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Un’escursione al cuore della montagna: Cava del Ferro e Grotta della Miniera il 17 maggio 2026
Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino organizza per domenica 17 maggio 2026 una giornata di esplorazione sotterranea nell’area di Sascupo di Rigali, in provincia di Perugia. L’evento, aperto agli appassionati, porta il nome “Percorsi dentro la terra” e prevede la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, due siti di grande interesse geologico e storico-industriale lungo il
Un’escursione al cuore della montagna: Cava del Ferro e Grotta della Miniera il 17 maggio 2026
Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino organizza per domenica 17 maggio 2026 una giornata di esplorazione sotterranea nell’area di Sascupo di Rigali, in provincia di Perugia. L’evento, aperto agli appassionati, porta il nome “Percorsi dentro la terra” e prevede la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, due siti di grande interesse geologico e storico-industriale lungo il Sentiero dei Minatori.
Il Sentiero dei Minatori: dal fondovalle alla Cava del Ferro
Il ritrovo è fissato per le ore 8:45 al parcheggio del supermercato Il Gala di Gualdo Tadino. Da lì, i partecipanti si sposteranno in auto fino alla località Pianelle di Sascupo di Rigali, punto di partenza del percorso.
Il cammino segue il Sentiero dei Minatori, che sale dalla quota di 700 metri fino ai 1050 metri della Cava del Ferro. Il dislivello è moderato e il sentiero è considerato facile, anche se in costante salita. Circa un’ora di cammino è sufficiente per raggiungere l’ingresso delle gallerie.
Dentro le gallerie: Cava del Ferro e Grotta della Miniera
Una volta in quota, il gruppo visiterà le Gallerie 649 della Cava del Ferro e le Gallerie di Italo della Grotta della Miniera. Le gallerie si sviluppano su un centinaio di metri complessivi. Il fondo è bagnato e la temperatura si attesta intorno agli 8°C.
Per accedere in sicurezza alle gallerie, gli organizzatori raccomandano un equipaggiamento adeguato: lampada frontale, giacchetto, indumenti che possano sporcarsi e guanti da lavoro. Pantaloni lunghi e scarpe da montagna sono indispensabili per l’intero percorso.
Dopo la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, l’escursione prosegue fuori sentiero verso il Rifugio Monte Penna, posto a quota 1200 metri. Anche questo tratto richiede circa un’ora di cammino.
Al Rifugio Monte Penna: la riunione tecnica e il pranzo sociale
Alle ore 13 è prevista una “riunione tecnica” presso il Rifugio Monte Penna. All’incontro segue un momento conviviale con pranzo in quota. Il contributo è di quindici euro a persona, da versare direttamente sul posto.
Chi desidera partecipare al momento conviviale deve prenotare entro venerdì 15 maggio al numero indicato a fine articolo. La prenotazione non è necessaria per la sola escursione.
Il rientro: discesa verso Sascupo di Rigali
Nel pomeriggio, il gruppo scenderà dal Rifugio Monte Penna a Sascupo di Rigali attraverso un percorso con un dislivello di 500 metri, lungo strade e sentieri. Al termine della discesa si provvederà al recupero delle auto lasciate al mattino.
Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino ricorda che lo svolgimento dell’evento e il percorso potranno subire modifiche in base alle condizioni meteo e alla valutazione degli accompagnatori. Ogni partecipante è responsabile per sé stesso e per eventuali minori sotto la propria tutela.
Informazioni e prenotazioni per la Cava del Ferro
Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare Peppe al numero 333 343 9751. La scadenza per la prenotazione al pranzo sociale è fissata a venerdì 15 maggio 2026.
L’iniziativa del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino si inserisce nell’attività di valorizzazione del patrimonio sotterraneo e minerario del territorio umbro, portando i partecipanti lungo un percorso che unisce escursionismo, storia locale e speleologia.
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Biodiversità e fauna cavernicola nelle grotte di Narni: fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, Niphargus delle sorgenti carsiche e pipistrelli delle Gole del Nera
Un gamberetto cieco nelle acque di Santa Croce
A Recentino e Lecinetto, nel cuore delle Gole del Nera, la biodiversità ipogea dell’Appennino umbro ha mostrato un volto inatteso. Durante una campagna di ricerca sul genere Niphargus, il biologo Fabio Stoch, affiancato dagli speleologi locali, ha campionato l
Biodiversità e fauna cavernicola nelle grotte di Narni: fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, Niphargus delle sorgenti carsiche e pipistrelli delle Gole del Nera
Un gamberetto cieco nelle acque di Santa Croce
A Recentino e Lecinetto, nel cuore delle Gole del Nera, la biodiversità ipogea dell’Appennino umbro ha mostrato un volto inatteso. Durante una campagna di ricerca sul genere Niphargus, il biologo Fabio Stoch, affiancato dagli speleologi locali, ha campionato le sorgenti carsiche legate alla Montagna di Santa Croce. Nel retino è comparso un piccolo crostaceo bianco e trasparente, cieco, mai segnalato prima in Umbria.scintilena+2
Il protagonista è un Niphargus stigobio, gamberetto delle acque sotterranee tipico delle sorgenti carsiche europee e indicato come “Animale di grotta dell’anno 2023”. La morfologia depigmentata e l’assenza di occhi lo collocano tra le specie troglobie più specializzate della fauna cavernicola. In attesa delle analisi genetiche, gli esperti parlano di specie mai osservata finora nella regione, con un potenziale interesse anche a livello nazionale.umbriaecultura+3
Per chi si occupa di fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, il valore della scoperta è duplice. Da un lato amplia il quadro della biodiversità ipogea locale; dall’altro il Niphargus si comporta come un vero “sensore biologico” degli acquiferi carsici, utile per ricostruire percorsi e connessioni interne del sistema idrogeologico di Santa Croce.umbria24+1
Troglobi, troglofili, troglosseni: tre modi di vivere nel sottosuolo
Per interpretare la biodiversità ipogea dell’Appennino umbro è utile ricordare tre categorie ecologiche fondamentali. I troglobi (e, in ambiente acquatico, gli stigobionti come il Niphargus) vivono esclusivamente in grotta, con adattamenti permanenti al buio: anoftalmia, depigmentazione, appendici allungate e metabolismo lento. Queste specie sono indicatori di ambienti stabili, antichi e poco disturbati, come le sorgenti carsiche che alimentano le Gole del Nera.escholarship+1
I troglofili frequentano le grotte in modo preferenziale ma non esclusivo. Nei dintorni delle Gole del Nera, i protagonisti sono i pipistrelli, che utilizzano gli ambienti ipogei per svernare e in estate cacciano all’esterno, lungo il corso del fiume e nei boschi circostanti. I troglosseni, infine, sono frequentatori occasionali: sfruttano le grotte come rifugio temporaneo, senza sviluppare adattamenti specifici alla vita sotterranea.scintilena+2
Nell’insieme, queste tre categorie descrivono il mosaico di fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie e affini, che popola i vuoti del massiccio calcareo di Santa Croce. La presenza contemporanea di stigobionti specializzati, chirotteri troglofili e ospiti occasionali conferma il ruolo delle grotte narnesi come serbatoio di biodiversità complesso e strutturato.scintilena+1
La Grotta dei Grilli: pipistrelli e microclima nelle Gole del Nera
Lungo il percorso ciclopedonale delle Gole del Nera, la Grotta dei Grilli rappresenta uno degli accessi più noti al mondo ipogeo della Montagna di Santa Croce. La grotta presenta un doppio ingresso e due ambienti principali, con temperatura interna pressoché costante e umidità elevata, condizioni tipiche degli ambienti ipogei del settore.scintilena+1
Questa cavità è un importante rifugio per i pipistrelli grotte Gola del Nera Narni. Segnalazioni e monitoraggi indicano la presenza in letargo di Rhinolophus ferrumequinum (ferro di cavallo maggiore) e Rhinolophus hipposideros (ferro di cavallo minore), specie troglofile che usano grotte, miniere e altre cavità come siti di svernamento. Le condizioni stabili di temperatura (normalmente tra 4 e 12 °C) e l’elevata umidità permettono a questi mammiferi di ridurre drasticamente metabolismo, frequenza cardiaca e consumo energetico.scintilena+4
Studi e linee guida mostrano però come il disturbo umano in grotta possa avere effetti significativi sul comportamento e sulla sopravvivenza dei chirotteri in letargo. In presenza di luci intense, rumore o accessi ripetuti, i pipistrelli interrompono il torpore, consumano le riserve di grasso e rischiano di non superare la stagione fredda. Per questo la Grotta dei Grilli è considerata un sito sensibile, da gestire con particolare attenzione durante l’inverno, anche in relazione alla tutela dei pipistrelli grotte Gola del Nera Narni.tutelapipistrelli+2
Correnti d’aria, acqua e guano: come funziona la catena alimentare ipogea
Un ecosistema di grotta vive in assenza di luce e di fotosintesi. La biodiversità ipogea Appennino umbro si regge su flussi di materia organica che raggiungono il sottosuolo attraverso l’acqua, l’aria e gli animali che frequentano le cavità.vulnerabilita-aree-carsiche.txtgeorgofili
Nelle grotte di Santa Croce, l’acqua proveniente dall’infiltrazione meteorica e dai circuiti carsici trasporta nei condotti sotterranei particelle organiche, batteri e funghi. Questi microrganismi costituiscono la base della catena alimentare per la fauna microfaga e detritivora, inclusi molti invertebrati cavernicoli. Le correnti d’aria, studiate anche con progetti specifici sulla “meteorologia ipogea” condotti dall’UTEC Narni, veicolano polveri e materiale organico in sospensione, collegando ingressi, pozzi e gallerie nella montagna.scintilena+2vulnerabilita-aree-carsiche.txt
Nei siti occupati da colonie di pipistrelli, il guano rappresenta una seconda fonte di nutrimento, particolarmente concentrata. Su questo substrato si sviluppano comunità di artropodi, funghi e batteri che alimentano ulteriori livelli trofici. In questo quadro, il Niphargus delle sorgenti carsiche di Santa Croce è un elemento chiave della fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, inserito in una rete alimentare basata su risorse scarse e irregolari ma sufficienti a sostenere popolazioni specializzate.scintilena+1
Grotta dello Scheletro: resti di cervidi e memoria della montagna
Oltre alla fauna vivente, la Montagna di Santa Croce conserva archivi naturali di lunga durata. Tra le cavità esplorate negli ultimi anni dal Gruppo Speleologico UTEC Narni si segnala la Grotta dello Scheletro, dove sono stati documentati resti di cervidi. Le grotte carsiche, grazie a microclimi stabili e all’assenza di luce, possono conservare resti ossei per periodi molto lunghi, permettendo ricostruzioni paleo-faunistiche e ambientali.corrieredellumbria+1
In contesti appenninici simili, i ritrovamenti di grandi mammiferi in grotta sono spesso interpretabili come cadute accidentali in pozzi o ingressi verticali, oppure come utilizzo occasionale delle cavità come rifugio naturale. Anche in questo caso, lo scheletro di cervide contribuisce a raccontare il ruolo delle grotte come archivi della storia naturale del territorio, oltre che come habitat per la biodiversità ipogea Appennino umbro.boegan
Grotte di Santa Croce: contenitori di biodiversità fragile
La Montagna di Santa Croce è un grande massiccio calcareo, attraversato da un esteso sistema carsico che alimenta sorgenti ad alta portata nelle Gole del Nera. All’interno di questo sistema, le grotte funzionano come veri contenitori di biodiversità, ma anche come ambienti estremamente vulnerabili. La porosità delle rocce e la presenza di condotti e fratture rendono gli acquiferi carsici molto sensibili all’inquinamento: pesticidi, fertilizzanti, scarichi e idrocarburi possono raggiungere rapidamente le acque sotterranee, con impatti diretti sulla fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie.scintilena+2vulnerabilita-aree-carsiche.txt
A livello locale, il primo censimento delle cavità a rischio nel Comune di Narni ha messo in evidenza criticità legate ad accessi incontrollati, rifiuti e pressioni antropiche sui bacini di alimentazione delle sorgenti. In parallelo, la letteratura speleologica e le linee guida sulla tutela delle aree carsiche richiamano la necessità di regolamentare il turismo, monitorare il microclima interno e proteggere le zone di ricarica degli acquiferi.scintilena+1vulnerabilita-aree-carsiche.txt
In questo contesto, i progetti dell’UTEC Narni sulla “meteorologia ipogea” di Santa Croce, il monitoraggio della biodiversità ipogea Appennino umbro e le nuove scoperte come il Niphargus delle sorgenti carsiche contribuiscono a costruire un quadro sempre più completo. La sfida è conciliare la frequentazione consapevole delle grotte con la tutela di ecosistemi che, per molte delle loro specie, non esistono in nessun altro luogo.
Conclusione: un laboratorio naturale sotto Narni
Le grotte della Montagna di Santa Croce, affacciate sulle Gole del Nera, si confermano come un laboratorio naturale dove fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, pipistrelli troglofili e archivi paleontologici convivono in uno spazio ristretto ma ricco di informazioni. Tra correnti d’aria, sorgenti carsiche e colonie di chirotteri, la biodiversità ipogea Appennino umbro appare come un patrimonio scientifico e ambientale di primo piano.
Il Niphargus scoperto a Recentino e Lecinetto, i pipistrelli grotte Gola del Nera Narni e i resti di cervidi della Grotta dello Scheletro raccontano una montagna in cui il buio non è assenza di vita, ma spazio di adattamenti lenti e profondi. La conservazione di questo sistema carsico passa dalla riduzione degli impatti esterni, dal controllo delle fonti di inquinamento e da una fruizione speleologica attenta, in cui la curiosità per il mondo sotterraneo si accompagna alla responsabilità di proteggerlo.
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La grotta era lì da millenni, nascosta sotto il bosco fitto. Nessuno la vedeva. Poi uno speleologo ha aperto il modello LiDAR sul laptop e ha detto: “Aspetta — quella dolina non dovrebbe essere lì.” Era una nuova cavità, scoperta da un algoritmo prima ancora di mettere piede nella foresta.
Ecco un riepilogo dei contenuti principali:
DTM come mappa del tesoro — il LiDAR aereo del Ministero dell’Ambiente (risoluzione 1 m/pixel) ha permesso all’UTEC Narni di identificare doline e d
La grotta era lì da millenni, nascosta sotto il bosco fitto. Nessuno la vedeva. Poi uno speleologo ha aperto il modello LiDAR sul laptop e ha detto: “Aspetta — quella dolina non dovrebbe essere lì.” Era una nuova cavità, scoperta da un algoritmo prima ancora di mettere piede nella foresta.
Ecco un riepilogo dei contenuti principali:
DTM come mappa del tesoro — il LiDAR aereo del Ministero dell’Ambiente (risoluzione 1 m/pixel) ha permesso all’UTEC Narni di identificare doline e depressioni anomale sotto la vegetazione, portando nel 2024 alla scoperta della Grotta del Fungo, Grotta del LiDAR e Grotta di Sasha.
Il NASO di Alessandro Vernassa — un FluxyLogger su Arduino UNO da ~90 euro, open source su GitHub, che ha vinto il 2° posto al Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino 2024 contro strumenti professionali da 5.000–10.000 euro.
Procedura con bomboletta spray — descritta passo dopo passo: preparazione del firmware, posizionamento del sensore all’ingresso basso, immissione di butano all’ingresso alto, monitoraggio passivo, lettura CSV e analisi dei picchi di concentrazione.
Sei campagne 2025 — da giugno a dicembre, con inversione stagionale della logica di tracciamento; nessun collegamento diretto provato, ma anomalie termiche eloquenti (9°C alla Grotta Perduta in estate) che indicano grandi vuoti nel sottosuolo.
CloudCompare e scansione 3D — integrazione tra rilievo iPhone LiDAR e nuvole di punti elaborate con il software open source CloudCompare, con overlay dei dati NASO per visualizzare i flussi d’aria in 3D.
Prospettive 2026 — monitoraggi barometrici continuativi, nuovi obiettivi (Grotta Tagliata, Grotta dei Cocci Superiore), conferme su Grotta Sasha e avanzamento verso una meteorologia ipogea quantitativa.
Il DTM come mappa del tesoro: come il LiDAR aereo ha rivelato cavità invisibili
Nel 2024, il Gruppo Speleologico UTEC Narni ha adottato su larga scala la tecnologia LiDAR (Laser Detection and Ranging) per il rilievo del territorio della Montagna di Santa Croce, con l’obiettivo di identificare ingressi di grotte mascherati dalla vegetazione fitta delle Gole del Nera. Il cuore di questa metodologia è il DTM (Digital Terrain Model, Modello Digitale del Terreno): un dato pubblicamente disponibile, frutto di scansioni aeree condotte dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito del Piano Straordinario di Telerilevamento, con una risoluzione al suolo di 1 metro per pixel.[1][2][3]
La forza rivoluzionaria del LiDAR aereo sta nella sua capacità di “penetrare” il fogliame. Mentre una normale fotografia aerea vede soltanto alberi, il laser del sensore LiDAR — sparando migliaia di impulsi al secondo — riesce a intercettare la piccola frazione di luce che filtra tra i rami e raggiunge il suolo, restituendo la morfologia reale del terreno al di sotto della copertura vegetale. Il risultato è un modello tridimensionale del terreno che rivela doline, depressioni, scarpate e anomalie morfologiche altrimenti invisibili.[4]
Con questa metodologia, nel 2024 il gruppo narnese ha scoperto e catalogato tre nuove cavità sul versante della Montagna di Santa Croce: la Grotta del Fungo, la Grotta del LiDAR e la Grotta di Sasha. Non si è trattato di scoperte casuali: le grotte sono state individuate prima sul modello digitale — riconoscendo doline e depressioni anomale coerenti con possibili ingressi ipogei — e poi verificate sul campo dalle squadre di speleologi. Le indagini LiDAR hanno portato anche alla scoperta di numerose doline, carbonaie e fornaci storiche, oltre che di una struttura complessa sulla collina di Narni composta da terrazzamenti, strade antiche e vasche di raccolta dell’acqua.[1]
La ricerca di grotte con il LiDAR non è un processo automatico: richiede competenza interpretativa. Gli speleologi analizzano il DTM utilizzando tecniche come hillshading (ombreggiatura artificiale), mappe di pendenza e analisi geomorfologiche, cercando le “firme” tipiche del carsismo — chiuse topografiche, depressioni circolari, scarpate orientate — per distinguerle dalle forme generate dall’erosione ordinaria. Sul Monte Santa Croce, nella zona compresa tra Stifone, Montoro, San Casciano, Casa Nera e le Gole del Nera, questa lettura del modello digitale ha permesso di affinare progressivamente la correlazione tra dati telerilevati ed evidenze sul campo.[5]
Il NASO: quando uno speleologo “nerd” costruisce un rivoluzionario sensore con Arduino
Parallelamente alle esplorazioni con LiDAR, una seconda tecnologia ha fatto il suo ingresso nell’arsenale del Gruppo UTEC Narni: il NASO (Novel Aereal Sensing Observer), letteralmente “Osservatore Innovativo di Aeriformi” — ma anche un gioco di parole, perché il dispositivo “fiuta” i gas sotterranei come un naso biologico percepisce gli odori.[6]
Il progetto nasce nel 2020, in piena pandemia, dalla mente di Alessandro Vernassa, full stack developer genovese dello Speleo Club Ribaldone CAI-ULE di Genova. Vernassa si scontra con un problema antico della speleologia esplorativa: come dimostrare in modo scientifico e a basso costo che due grotte separate comunicano attraverso la montagna? Le tecniche tradizionali di tracciamento aereo — basate su gas come il diossido di carbonio o l’esafluoruro di zolfo — richiedevano apparecchiature sofisticate dal costo di 5.000–10.000 euro, del tutto inaccessibili per la maggior parte dei gruppi speleologici amatoriali.[7][6]
La soluzione di Vernassa è tanto ingegnosa quanto economica: usare come tracciante il propellente di una normale bomboletta di deodorante spray — cioè butano e propano — rilevabile a pochi milioni di parti per milione da un sensore catalitico VOC insensibile all’umidità. Il cuore del sistema è il FluxyLogger, costruito su microcontrollore Arduino UNO: registra automaticamente la concentrazione di gas in file CSV su scheda SD, con cadenza configurabile (tipicamente ogni 10 secondi). Il costo complessivo dell’intero sistema si aggira sui 90 euro — meno dell’1% della strumentazione professionale equivalente.[8][9][6]
L’intero progetto è open source, con hardware, firmware e software pubblicati liberamente su GitHub all’indirizzo github.com/speleoalex/opsdatalogger. Chiunque abbia competenze elettroniche di base può assemblare il proprio NASO seguendo gli schemi di Vernassa. Nel 2024, per semplificare ulteriormente l’uso, Marco Corvi ha sviluppato NASO++, un’applicazione Android che si collega al FluxyLogger via Bluetooth e visualizza i dati in tempo reale direttamente sullo schermo del cellulare. L’innovazione è stata riconosciuta dalla comunità speleologica: il NASO ha ottenuto il secondo posto al Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino 2024.[10][9][11][12][8]
Nel caso dell’UTEC Narni, i sensori NASO sono stati autocostruiti dallo speleologo Giulio Foschi, seguendo fedelmente il progetto open-source di Vernassa. Attualmente il gruppo dispone di 4 sensori NASO funzionanti, supportati da 5 powerbank che consentono sequenze di monitoraggio di più giorni consecutivi in condizioni ambientali difficili.[5]
Come si traccia l’aria in una montagna con una bomboletta di deodorante
La procedura di tracciamento aereo con il NASO è strutturata in fasi ben definite, concepita per essere ripetibile e documentabile:[8][5]
1. Preparazione e configurazione Lo speleologo scarica il firmware del NASO sul FluxyLogger tramite Arduino IDE (gratuito), programma il datalogger per acquisire letture ogni 10 secondi e salvarle su file CSV. Assembla il sensore di gas, verifica il funzionamento tramite LED di stato e inserisce una bomboletta di deodorante o spray ecologico contenente butano o propano.[5]
2. Posizionamento dei sensori Una squadra entra nella grotta bassa (l’ingresso aspirante) e posiziona il NASO all’interno della cavità, in una zona esposta al flusso d’aria principale. Registra l’ora esatta, le coordinate GPS e documenta fotograficamente la postazione.[5]
3. Immissione del tracciante Una seconda squadra, simultaneamente o poco dopo, raggiunge l’ingresso alto (quello soffiante) e spruzza il deodorante verso l’apertura o nel flusso d’aria in uscita per alcuni secondi, rilasciando una nuvola visibile di spray. Registra ora e condizioni meteo.[5]
4. Monitoraggio passivo Il NASO, silenziosamente, legge la concentrazione di butano ogni 10 secondi, scrivendo i dati sulla scheda SD. Se il butano percorre davvero un percorso sotterraneo fino alla grotta bassa, il sensore registrerà un picco di concentrazione in un determinato momento.[5]
5. Recupero e analisi dei dati Dopo 5–24 ore (o anche giorni), gli speleologi tornano, estraggono la scheda SD e aprono il file CSV in un foglio di calcolo. Un picco netto nella concentrazione di gas — paragonato all’ora di immissione — fornisce una stima del tempo di transito attraverso la montagna. Per analisi avanzate, è possibile importare i dati in software come QGIS per georeferenziarli o integrarli nel modello 3D della grotta con CloudCompare.[5]
Le campagne di tracciamento 2025 sulla Montagna di Santa Croce: successi, fallimenti e cosa ci dicono
Durante tutto il 2025, il Gruppo UTEC Narni — attraverso uno specifico Gruppo di Lavoro dedicato alla meteorologia ipogea — ha condotto una ricerca sistematica sui flussi d’aria della Montagna di Santa Croce, indagando il sistema carsico su un dislivello di circa 350 metri. L’obiettivo era dimostrare un collegamento diretto tra gli ingressi alti (quota ~380 m) e quelli bassi (quota ~80–130 m), in particolare tra la Grotta dello Svizzero e la Grotta Perduta.[8][5]
Le campagne si sono svolte in sei sessioni distribuite su tutto l’anno, con inversione stagionale della logica di tracciamento:
Periodo
Tracciante/Sito immissione
Sensori posizionati
Esito
Giugno (prima campagna)
Butano – Grotta dello Svizzero
Ingressi bassi
Risposta significativa (prima prova)
14 giugno
Butano – Grotta dello Svizzero
Grotta Perduta, Miniera Fondo dei Frati
Negativo (sospetto errore sensore)
28 giugno
Butano – Grotta dello Svizzero
Grotta Perduta, Miniera Fondo dei Frati
Negativo
Agosto
Gas – Grotta dello Svizzero
Grotta Perduta, Miniera Montoro, Punto Freddo
Negativo
Dicembre (invertita)
Propano – Grotta Perduta (basso)
4 ingressi alti
Negativo (recupero 27 dicembre)
Nessuna campagna ha fornito risultati strumentali conclusivi sul collegamento diretto tra specifici ingressi. La prima risposta significativa di giugno è stata considerata un probabile falso positivo causato da un malfunzionamento del dispositivo di rilevazione.[5]
Tuttavia, i risultati negativi non equivalgono a un fallimento metodologico. Come spiegano gli autori del lavoro di sintesi pubblicato su Scintilena, nei sistemi carsici con grandi volumi interni i tempi di transito possono essere estremamente lunghi, il tracciante può disperdersi in volumi enormi o seguire circuiti multipli che mascherano il percorso principale. I dati raccolti rimangono metodologicamente validi e contribuiscono a escludere certi percorsi, orientando le ricerche future.[8][5]
Il sistema, nel suo complesso, mostra un comportamento “a polmone” stagionale coerente con la teoria: in inverno, gli ingressi bassi aspirano aria esterna fredda mentre gli alti soffiano aria calda proveniente dall’interno; in estate la situazione si inverte completamente. Le anomalie termiche rilevate sono eloquenti: la Grotta Perduta soffia aria a circa 9°C in estate, ben al di sotto della temperatura media annua attesa per quella fascia altimetrica e persino delle sorgenti del Nera (16°C a Stifone). Questo raffreddamento è interpretato come effetto combinato di evaporazione, condensazione e scambio termico su volumi ipogei molto estesi — un indicatore indiretto di grandi vuoti nel sottosuolo della montagna.[5]
Il 3 gennaio 2026, un sensore NASO posizionato alla Grotta Sasha ha rilevato una buona corrente d’aria in uscita, confermando l’attività di questo ingresso nel circuito di ventilazione complessivo.[5]
Scansione LiDAR 3D + CloudCompare: come si costruisce il modello digitale di una grotta
Accanto al LiDAR aereo per la ricognizione in superficie, il Gruppo UTEC Narni ha introdotto dal 2023 la scansione LiDAR tridimensionale delle cavità, sfruttando il sensore integrato nell’iPhone 13 Pro. In oltre 18 mesi di sperimentazione, il gruppo ha applicato questa tecnologia a grotte naturali e cavità artificiali del territorio narnese — tra cui cisterne storiche, cunicoli medievali e gli ipogei della Montagna di Santa Croce.[13][14]
Il processo di acquisizione è semplice: all’interno della grotta, lo speleologo percorre la cavità con lo smartphone, effettuando scansioni successive di tratti sovrapposti. Il sensore LiDAR del telefono — lo stesso utilizzato per la realtà aumentata — cattura milioni di punti 3D in pochi minuti, contro le 6–8 ore richieste dai metodi di rilievo manuale tradizionale. La precisione è decimetrica, sufficiente per la maggior parte delle applicazioni speleologiche.[13]
Il software di riferimento per l’elaborazione dei dati è CloudCompare, uno strumento open source e gratuito ormai adottato come standard nel rilievo speleologico 3D. Con CloudCompare è possibile:[15][16][17]
Importare le nuvole di punti in formato LAS/LAZ o PLY
“Pulire il rumore” (eliminare punti anomali dovuti a riflessioni parassite)
Unire più scansioni parziali in un unico modello coerente
Estrarre sezioni trasversali e profili longitudinali della cavità
Calcolare curve di livello e modelli di superficie
Sovrapporre i dati NASO — le concentrazioni di gas registrate nel tempo — sul modello 3D della grotta, per visualizzare i flussi ipogei in relazione alla geometria degli spazi[17][5]
Quest’ultima funzionalità rappresenta l’integrazione più innovativa: i file CSV prodotti dal FluxyLogger, georeferenziati tramite QGIS e poi importati in CloudCompare, permettono di “colorare” la nuvola di punti con i valori di concentrazione del gas, creando una mappa 3D dei flussi d’aria all’interno della grotta. Un corso SSI di III livello su “LiDAR iPhone 2.0 e CloudCompare” è stato organizzato nel marzo 2026 a Nervesa della Battaglia (TV), testimoniando la rapida diffusione di queste competenze nella comunità speleologica italiana.[17]
Il futuro delle ricerche 2026: monitoraggi barometrici continuativi e nuovi obiettivi
Nonostante i risultati strumentali non conclusivi del 2025, le prospettive per il 2026 sono ambiziose e metodologicamente più sofisticate. Il Gruppo di Lavoro Aria Montagna di Santa Croce si configura ormai come un laboratorio permanente di meteorologia ipogea applicata, in collaborazione con ricercatori e speleologi di altre realtà italiane.[5]
Gli obiettivi principali per il 2026 sono:
Nuovi obiettivi esplorativi La ricerca si concentrerà sulla Grotta Tagliata e sulla Grotta dei Cocci Superiore, identificate come potenziali nodi del sistema di ventilazione. Verranno verificate anche la Grotta di Piero, la Grotta di Sisto, la Grotta della Topa e la Grotta Sini, tutti ingressi alti potenzialmente coinvolti nel circuito complessivo.[5]
Monitoraggi barometrici e termo-igrometrici continuativi La principale novità metodologica del 2026 sarà l’introduzione di monitoraggi barometrici continuativi: stazioni strumentali lasciate nelle grotte per settimane o mesi, capaci di registrare le variazioni di pressione atmosferica interna ed esterna con cadenza temporale ravvicinata. Questo approccio — già sperimentato con successo in altri sistemi italiani come il Monte Corchia e la Grotta Bossea — permette di distinguere i due principali regimi di circolazione: quello barometrico (dominato da gradienti di pressione atmosferica) e quello convettivo (dominato dalla differenza di densità tra aria interna e esterna). I dati di pressione, temperatura e umidità verranno correlati quantitativamente per ricostruire la “respirazione” della montagna.[18][19][5]
Conferme su ingressi già identificati L’interpretazione del comportamento della Grotta Sasha (corrente in uscita rilevata il 3 gennaio 2026) e della Grotta dei Cocci come possibile ingresso di aria calda verso la Grotta della Montagna di Santa Croce richiederà conferme con misure a temperature esterne ancora più basse. La scansione LiDAR e i rilievi 3D proseguiranno parallelamente, affinando la lettura del modello digitale del terreno.[5]
Nella sua ambiziosa integrazione di LiDAR aereo, DTM a 1 metro, sensori Arduino open source, app Android, CloudCompare e meteorologia ipogea, il lavoro dell’UTEC Narni sulla Montagna di Santa Croce rappresenta un modello paradigmatico di come la tecnologia democratizzata — a costi accessibili, con strumenti open source, costruiti con le proprie mani — stia trasformando la speleologia esplorativa del XXI secolo. Non è più necessario aspettare grandi finanziamenti o laboratori universitari: un gruppo di appassionati con un laptop, uno smartphone e una bomboletta di deodorante può oggi fare ricerca scientifica di frontiera sulle viscere di una montagna rimasta inesplorata per millenni.
Ecco tutte le fonti utilizzate nell’articolo, con i relativi link:
NASO++, la nuova App per semplificare l’uso del dispositivo di rilevazione ? https://www.scintilena.com/naso-la-nuova-app-per-semplificare-luso-del-dispositivo-di-rilevazione-olfattiva-naso-per-lesplorazio…/
LiDAR iPhone e CloudCompare: a Nervesa il corso che porta il rilievo 3D in grotta nello smartphone ? https://www.scintilena.com/lidar-iphone-e-cloudcompare-a-nervesa-il-corso-che-porta-il-rilievo-3d-in-grotta-nello-smartphone/02/
Fonti istituzionali e dati open
DTM LiDAR risoluzione 1 metro – Regione Umbria (INSPIRE Geoportal) ? https://inspire-geoportal.ec.europa.eu/srv/api/records/m_amte:299FN3:4aaf20d4-3a9f-45d8-cc2f-203f8e2a141c
DTM LiDAR 1 metro – Umbria Region (data.europa.eu) ? https://data.europa.eu/data/datasets/m_amte-299fn3-4aaf20d4-3a9f-45d8-cc2f-203f8e2a141c?locale=en
Video e multimedia
“COSA SUCCEDE A METTERE IL NASO IN GROTTA” – Alessandro Vernassa (YouTube) ? https://www.youtube.com/watch?v=oKeq6hGVVtg
Caves in 3D – EP03 – Import a cloud into CloudCompare (YouTube) ? https://www.youtube.com/watch?v=CbTiTv3Qafw
Grotte in 3D – EP02 – L’area di lavoro di Cloud Compare (YouTube) ? https://www.youtube.com/watch?v=_Tdzv0ZaKsg
Fonti complementari
Corrieredellumbria.it – UTEC Narni e corsi di speleologia ? https://corrieredellumbria.it/news/attualita/418298/tra-grotte-e-cavita-l-utec-narni-da-il-via-ai-corsi-di-speleologia-il-mondo-sotterraneo-non-ha-segreti.html