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“Racconti dal Buio” torna su Radio Fragola con una puntata dedicata ai libri di speleologia e alle origini della ricerca ipogea a Trieste

Apríl 28th 2026 at 08:00

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Il 28 aprile il programma speleologico di Radio Fragola dedica la puntata settimanale all’editoria del mondo sotterraneo e alla storia dei club triestini che esplorarono il Carso tra Otto e Novecento


Una serata di libri, grotte e speleologi

Martedì 28 aprile 2026, alle ore 20, va in onda su Radio Fragola una nuova puntata di “Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo”. Il tema della serata ruota attorno ai libri che raccontano le grotte e a chi le ha esplorate, con un percorso che porta alle origini stesse della speleologia organizzata a Trieste.[1][2]

La puntata è accessibile in FM sulle frequenze 104.6–104.8 per la provincia di Trieste e in streaming su www.radiofragola.com. È possibile contattare la rubrica durante la diretta via WhatsApp al numero +39 340 191 6542.[1]


Tre ospiti in studio

Ad animare la discussione saranno tre ospiti con profili complementari.[2]

Lo speleologo Maurizio Radacich, del Club Alpinistico Triestino (CAT), è uno dei massimi conoscitori delle cavità naturali del territorio comunale di Trieste. Nel corso degli anni ha firmato cinque volumi della serie “Le cavità naturali del comune di Trieste”, l’ultimo dei quali — dedicato a Trebiciano — è uscito nel 2025 in collaborazione con Giorgio Zanutto. Il suo approccio unisce l’esplorazione diretta alla ricerca storica e documentale.[3][4]

La giornalista Giulia Stibiel partecipa come rappresentante del Club Touristi Triestini, di cui è Segretaria. Collabora al bollettino sociale “Il Tourista”, pubblicazione periodica che restituisce memoria e vita al sodalizio fondato nel 1884.[5][6]

Il dott. Alberto Costa è anch’egli collaboratore del CTT e contribuisce alle attività culturali e divulgative del club.[7]


“Duemila Grotte”: cento anni di un’opera fondamentale

Il filo conduttore della puntata è il centenario di “Duemila Grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia”, pubblicato nel 1926 dal Touring Club Italiano e firmato da Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan. L’opera raccoglie in quasi 500 pagine il primo grande censimento sistematico delle cavità naturali della Venezia Giulia e rimane ancora oggi un punto di riferimento per chi studia il carsismo regionale.[8][9]

Il volume si articola in due parti distinte. La prima è un vero e proprio manuale di speleologia applicata, con capitoli sul fenomeno carsico, la fauna e flora cavernicola, la fotografia ipogea e le tecniche di esplorazione. La seconda è un inventario di oltre duemila grotte, corredato da rilievi planimetrici, sezioni e fotografie. Allegata vi è una carta speleologica alla scala 1:100.000.[8]

Le matrici tipografiche originali vennero distrutte durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1986 fu pubblicata una ristampa anastatica, anch’essa oggi esaurita. La Commissione Grotte “Eugenio Boegan” ha reso disponibile il volume in formato digitale sul proprio sito, dopo un lungo lavoro di digitalizzazione.[10][8]


Le origini della speleologia triestina: il Club Touristi Triestini

La puntata del 28 aprile approfondisce anche i primordi della speleologia locale, con particolare attenzione al Club Touristi Triestini. Il sodalizio nacque il 18 dicembre 1884 come associazione escursionistica per le gite nel Litorale e nella regione alpina. Il suo Comitato Grotte si costituì nel 1891 e prese concretamente avvio nel 1894, con l’ingresso degli studenti del disciolto Circolo Hades (Hades Verein), tra i quali figuravano i fratelli Petritsch e i fratelli Perko.[11][12]

Il Comitato Grotte del CTT divenne una delle realtà più attive nell’esplorazione delle cavità carsiche a cavallo tra Otto e Novecento. La sua impresa più celebre resta l’apertura turistica della Grotta Gigante. Il primo rilievo completo della cavità fu effettuato nel 1897 da Giovanni Andrea Perko. Il 5 luglio 1908, dopo anni di lavori per la realizzazione del percorso interno, la Grotta Gigante fu aperta al pubblico con una cerimonia solenne.[13][14]


Lo scioglimento del 1922 e la rinascita contemporanea

Con la fine della Prima Guerra Mondiale e l’annessione di Trieste all’Italia, il CTT — associazione composta da persone fedeli all’Impero austro-ungarico — andò incontro a crescenti difficoltà. Nel 1922 il club fu sciolto d’autorità per il suo carattere ritenuto filo-asburgico. La Grotta Gigante e gli archivi passarono alla Società Alpina delle Giulie.[15]

Il 30 settembre 2013, a 629 anni dalla Dedizione di Trieste all’Austria, il Club Touristi Triestini venne ricostituito, riprendendo l’attività di gite ed escursioni nell’area “Alpe-Adria”. Nel 2025 si è ricostituito anche il suo Comitato Grotte, avviando le prime collaborazioni con alcuni dei gruppi locali dediti alla speleologia e alla ricerca sotterranea.[2][15]


La rubrica “Racconti dal Buio”

“Racconti dal Buio” va in onda ogni martedì dalle 20 alle 21 su Radio Fragola (FM 104.6–104.8 per la provincia di Trieste). Radio Fragola è un’emittente comunitaria nata nel 1984, che trasmette dal Padiglione “M” dell’ex Ospedale Psichiatrico di San Giovanni a Trieste. La rubrica, avviata a gennaio 2026, affronta ogni settimana un tema diverso legato al mondo sotterraneo: cavità carsiche, acque ipogee, fauna di grotta, archeologia e storia dell’esplorazione.[16][17][1]

Le puntate precedenti sono disponibili all’indirizzo: www.radiofragola.com/racconti-dal-buio.[1]

Report approfondito sulla puntata

Ecco il report approfondito sulla puntata di domani sera. Copre tutti i temi principali che saranno discussi in diretta.
Il report include:
• La rubrica e Radio Fragola — storia dell’emittente comunitaria triestina nata nel 1984, contesto della rubrica “Racconti dal Buio”[scintilena +1]
• I tre ospiti — profilo di Maurizio Radacich (speleologo del CAT, autore di 5 volumi sulle grotte di Trieste), Giulia Stibiel (giornalista e segretaria del CTT) e Alberto Costa (collaboratore del bollettino CTT)[oltreilgiardino +4]
• “Duemila Grotte” (1926) — struttura, contenuti, autori Bertarelli e Boegan, la distruzione delle matrici durante la guerra, la ristampa del 1986 e la versione digitale oggi disponibile[scintilena +1]
• Origini della speleologia triestina — dal Comitato Grotte della SAG (1883), agli studenti del Circolo Hades, alla nascita del Comitato Grotte del CTT nel 1894[scintilena +1]
• La Grotta Gigante — storia delle esplorazioni, ruolo del CTT, apertura turistica il 5 luglio 1908[clubtouristitriestini.blogspot]
• Scioglimento (1922) e rinascita (2013/2025) del CTT con il nuovo Comitato Grotte
• Editoria speleologica — dal Tourista storico alle pubblicazioni contemporanee[scintilena +1]
• 8 flashcard per il ripasso dei concetti chiave

Racconti dal Buio – Libri, Grotte e Origini della Speleologia a Trieste

Panoramica della puntata

Martedì 28 aprile 2026, alle ore 20, la rubrica “Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo” va in onda su Radio Fragola con una puntata interamente dedicata ai libri che raccontano le grotte e a chi le ha esplorate, ripercorrendo le origini della speleologia a Trieste. Ospiti della serata sono lo speleologo Maurizio Radacich (Club Alpinistico Triestino), il dott. Alberto Costa e la giornalista Giulia Stibiel (Club Touristi Triestini).[^1]

La rubrica va in onda ogni martedì dalle 20 alle 21 su Radio Fragola (FM 104.6–104.8 per la provincia di Trieste) e in streaming su www.radiofragola.com. Per contattare la rubrica durante la diretta è possibile inviare un messaggio via WhatsApp al numero +39 340 191 6542.[^2]


Radio Fragola: la voce del sottosuolo triestino

Radio Fragola è un’emittente radiofonica comunitaria di Trieste, nata nei primi anni Ottanta all’indomani dell’entrata in vigore della Legge Basaglia che aveva determinato la chiusura dei manicomi in Italia. Trasmette ufficialmente dal 1984 dal Padiglione “M” dell’ex Ospedale Psichiatrico di San Giovanni (oggi Parco Culturale), ha un palinsesto giornalistico e musicale e si caratterizza per dare voce a cittadini, associazioni e movimenti con particolare attenzione alla salute mentale e all’inclusione sociale. La propagazione in FM copre la provincia di Trieste sulle frequenze 104.5 e 104.8 MHz. Dal 2015 fa parte di “Larghe Vedute”, il primo network delle radio della salute mentale in Italia.[^3][^4]

All’interno di questo palinsesto aperto e partecipativo, da gennaio 2026 è nata la rubrica “Racconti dal Buio”, che offre ogni martedì sera 60 minuti di approfondimento sul mondo sotterraneo: grotte, acque sotterranee, Carso triestino, fauna ipogea, sotterranei urbani, con ospiti esperti e un approccio multidisciplinare che intreccia geologia, biologia, storia e archeologia.[^5][^2]


Gli ospiti della puntata

Maurizio Radacich – speleologo del CAT

Maurizio Radacich è un affermato speleologo del Club Alpinistico Triestino (CAT), attivo da oltre vent’anni nell’organizzazione, ricerca e divulgazione speleologica triestina. La sua passione per le cavità naturali e artificiali è nata nel 1968, quando cominciò a frequentare un gruppo speleologico triestino, sviluppando poi un interesse per la storia che le grotte possono raccontare — sin dalla preistoria, quando l’uomo le usò come rifugio.[^6]

Radacich è anche prolific autore di pubblicazioni speleologiche. Tra le sue opere principali si distingue la serie “Le cavità naturali del comune di Trieste”, di cui ha pubblicato il quinto volume dedicato a Trebiciano nel 2025, scritto in collaborazione con Giorgio Zanutto. In precedenza aveva curato volumi su Basovizza, Gropada, Longera e Padriciano. Nel 2025 ha presentato il libro “TREBICIANO: Il Territorio, la Storia e le Sue Grotte” al Club Alpinistico Triestino. Nel 2024 ha tenuto una conferenza intitolata “Grottenarbeiter di Ieri e di Oggi” nella cornice delle Torri di Slivia, esplorando la storia e l’evoluzione dell’esplorazione speleologica. Di recente, con Mario Carboni e Sergio Vianello del CAT, ha contribuito alla riscoperta dello “scoglio delle tre croci”, antico segno di confine nel Carso triestino citato in documenti dal Cinquecento.[^7][^8][^9][^10]

Giulia Stibiel – giornalista e segretaria del CTT

Giulia Stibiel è una giornalista che ricopre il ruolo di Segretaria del Club Touristi Triestini rinato nel 2013. Collabora stabilmente al bollettino sociale “Il Tourista” del CTT ed è definita “firma di punta” per gli argomenti storico-culturali. Il suo contributo è fondamentale nella promozione della storia e dell’identità del club, in un’ottica mitteleuropea, multiculturale e plurilinguistica della città di Trieste.[^11][^12][^13]

Alberto Costa – dott. collaboratore del CTT

Il dott. Alberto Costa figura tra i collaboratori del bollettino sociale “Il Tourista” del Club Touristi Triestini, contribuendo con contenuti storico-divulgativi sul territorio carsico e sull’attività del sodalizio.[^14]


“Duemila Grotte” – il libro caposaldo del 1926

Al centro della puntata vi è la celebrazione del centenario di “Duemila Grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia”, pubblicato nel 1926 dal Touring Club Italiano e firmato da Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan. L’opera, destinata a diventare la “Bibbia” degli speleologi del Carso triestino, raccoglieva in quasi 500 pagine il primo grande censimento sistematico delle cavità naturali della Venezia Giulia.[^15][^16]

Struttura e contenuti

Il volume si divide in due parti principali:[^16]

  • Prima parte: un vero e proprio manuale di speleologia applicata, con capitoli sul fenomeno carsico, la flora e fauna cavernicola, gli aspetti paleontologici e paletnologici, le tecniche di esplorazione, il rilievo delle grotte, la fotografia ipogea e le grotte di guerra.
  • Seconda parte: l’inventario di oltre duemila grotte della Venezia Giulia, con schede che riportano posizione, descrizione, rilievi planimetrici e sezioni, fotografie e note storiche. Allegata vi è una carta speleologica in due fogli alla scala 1:100.000.

Il formato originale è 18×25 cm per 494 pagine con illustrazioni. L’opera rappresentò uno spartiacque non solo per l’inventariazione delle grotte, ma per la nascita di una prassi condivisa fra i gruppi speleologici italiani: la struttura delle schede, la numerazione e i rilievi standardizzati divennero il modello per il catasto nazionale.[^17][^18]

Gli autori

Luigi Vittorio Bertarelli (Milano, 1859–1926) era fondatore e presidente del Touring Club Italiano. Nei decenni successivi alla Prima Guerra Mondiale si avvicinò con crescente interesse al Carso triestino, sostenendo economicamente e organizzativamente il progetto editoriale di Duemila Grotte attraverso il TCI.[^15]

Eugenio Boegan (Trieste, 1875–1939) era idrologo e speleologo, autore di decine di lavori scientifici. Entrò nella Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie nel 1894, diventandone presidente nel 1904. Fu lui a coordinare la raccolta dei dati e la struttura del catasto, portando il numero delle cavità censite da poche decine a oltre duemila nel corso degli anni ’20. Diresse in seguito la rivista Le Grotte d’Italia, strumento di collegamento per la nascente comunità speleologica nazionale.[^15]

Il destino del libro

Durante la Seconda Guerra Mondiale le matrici tipografiche originali vennero distrutte da un bombardamento, rendendo impossibile una ristampa per decenni. Nel 1986 fu pubblicata una ristampa anastatica che riprodusse fedelmente il volume del 1926, anch’essa rapidamente esaurita. Oggi la Commissione Grotte “Eugenio Boegan” ha reso disponibile il volume in formato digitale sul proprio sito, dopo un lungo lavoro di digitalizzazione e ottenimento delle liberatorie dalla casa editrice. A cent’anni dalla pubblicazione, Duemila Grotte continua a essere un riferimento per chi studia il carsismo della regione e la storia della speleologia italiana.[^19][^16][^15]


Le origini della speleologia a Trieste

Il contesto: il Carso triestino come laboratorio naturale

Il Carso triestino ha dato il nome al fenomeno del carsismo mondiale. Quest’altipiano calcareo tra Trieste e la Slovenia è caratterizzato da inghiottitoi, doline, sistemi di grotte e corsi d’acqua sotterranei come il Timavo, che scorre per chilometri sotto la superficie prima di riaffiorare vicino al mare. La densità di grotte, doline e cavità del Carso triestino è tra le più alte al mondo, il che ha reso naturalmente fertile il terreno per i pionieri dell’esplorazione sotterranea.[^15]

I primissimi gruppi speleologici (1883–1894)

Le radici della speleologia organizzata a Trieste risalgono al 1883, quando nella Società Alpina delle Giulie fu fondato il Comitato alle Grotte (poi Commissione Grotte), considerata oggi il più antico gruppo speleologico ancora attivo. In parallelo, nacque anche la sezione speleologica dell’Alpenverein tedesco-austriaco.[^15]

Negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta dell’Ottocento fiorì a Trieste una generazione di giovani esploratori appassionati di grotte. Tra questi si distinsero due circoli giovanili di grande importanza: il Club Alpino dei Sette (fondato intorno al 1892) e l’Hades Verein (o Circolo Hades), entrambi formati da studenti liceali. Erano giovani di grande entusiasmo che, ispirati dalle grandi scoperte dell’epoca, avviarono esplorazioni sistematiche nel Carso triestino.[^20][^21][^22]

Il documento della Moodle dell’Università di Trieste sulle origini della speleologia locale precisa che Eugenio Boegan stesso iniziò le esplorazioni sul Carso a 15 anni; nel 1892 fondò con alcuni coetanei del liceo il Club dei Sette; nel 1894 passò alla Commissione Grotte dell’Alpina.[^23]

Il Club Touristi Triestini e il suo Comitato Grotte

Il Club Touristi Triestini (CTT) fu fondato il 18 dicembre 1884, quando l’i.r. Luogotenente di Trieste ne certificò la legale esistenza. Nacque come associazione escursionistica dedicata alle gite nei dintorni della città, nell’Istria e sporadicamente nelle Alpi, con soci di ogni estrazione sociale fedeli all’Impero austro-ungarico. Tra i soci più illustri si ricordano Moser, Perko, Müller, Konvizca; patrono ne fu l’arciduca Lodovico Salvatore.[^24][^11]

Il Comitato Grotte del CTT si costituì formalmente nel 1891, ma prese realmente vita nel 1894 con l’ingresso degli studenti del disciolto Hades Verein (in particolare i fratelli Leo ed Ernst Felix Petritsch e i fratelli Giovanni Andrea e Anton Perko). Ruggero Konviczka (1866–1927), già Segretario e poi Presidente del CTT, fu chiamato a dirigere il Comitato Grotte nel 1895.[^25]

L’impresa della Grotta Gigante

L’opera più celebre del Club Touristi Triestini è l’apertura turistica della Grotta Gigante, oggi la sala naturale più grande al mondo (inserita nel Guinness dei primati nel 1995). Il CTT, nel 1890, riprese l’esplorazione della grotta dopo la prima discesa di Anton Frederick Lindner nel 1840, individuando un secondo ingresso. Il primo rilievo completo fu effettuato nel 1897 da Giovanni Andrea Perko. Nel 1905, dopo la scoperta di un terzo ingresso (l’attuale accesso turistico), il CTT avviò i lavori per la realizzazione del percorso turistico, costruendo una monumentale scalinata a rampe che dissanguò le esigue risorse del sodalizio.[^26][^27][^28]

Il 5 luglio 1908, migliaia di candele, fanali ad acetilene e fiaccole illuminarono la grande sala naturale mentre dalla volta veniva calato un gigantesco lampadario a 100 fiamme, accompagnato dalla musica della banda cittadina che suonò brani dal Sigfrido di Wagner: la Grotta Gigante fu solennemente aperta al pubblico.[^27][^26]

Lo scioglimento del 1922 e la rinascita

Con la fine della Prima Guerra Mondiale e l’annessione all’Italia, il CTT — associazione composta da persone fedeli all’Impero austro-ungarico — incontrò crescenti difficoltà. Nel 1922 la sede fu saccheggiata dai nazionalisti italiani e il club fu sciolto d’autorità per il suo carattere “lealista” e ritenuto filo-asburgico. Il libro Duemila Grotte del 1926 stesso definì CTT e Alpenverein come “una filiazione prettamente straniera e antiitaliana” che tentava di “svisare il carattere italiano della Venezia Giulia“, giustificando lo scioglimento. La Grotta Gigante e gli archivi del club passarono alla Società Alpina delle Giulie.[^11]

Il 30 settembre 2013, per celebrare il 631° anniversario della Dedizione di Trieste all’Austria, il Club Touristi Triestini venne ricostituito, mantenendosi nel solco della tradizione con gite ed escursioni nell’area “Alpe-Adria”. Nel 2025 si è ricostituito anche il suo Comitato Grotte, ancora in fase iniziale e a carattere amatoriale, con prime collaborazioni con associazioni locali dedite alla speleologia e alla ricerca sotterranea.[^1][^11]


Il catasto delle grotte: da Boegan al sistema regionale

Tra le eredità più concrete del lavoro pionieristico triestino vi è la nascita del catasto delle grotte, strumento fondamentale per la conoscenza e tutela del patrimonio ipogeo. Una delle prime raccolte organizzate di dati su cavità carsiche risale al 1893, con la pubblicazione di Edoardo Taucer. Eugenio Boegan, con uno scritto del 1896 sulla rivista Alpi Giulie, delineò la concezione di un catasto grotte sistematico. Nel 1907 pubblicò il primo catasto vero e proprio: “Elenco e carta topografica delle Grotte del Carso“, con il censimento e la descrizione di 314 cavità numerate.[^18]

Nel 1924 comparve per la prima volta una scheda catastale con la dicitura “Catasto”. Il lavoro di censimento proseguì fino a raggiungere circa 3.000 cavità note alle soglie della Seconda Guerra Mondiale. Con la ridefinizione dei confini nel dopoguerra, molte grotte passarono in territorio yugoslavo e fu necessario riorganizzare i dati. Con la Legge Regionale n. 27 del 1966 i due catasti preesistenti (Venezia Giulia e Friuli) vennero unificati con numerazione univoca. Oggi il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia conta oltre 8.000 cavità censite, portando la regione in cima alla classifica italiana per numero di gruppi speleologici.[^18]


L’editoria speleologica: dai manuali storici alla divulgazione contemporanea

La puntata del 28 aprile 2026 si inserisce nel solco di una lunga tradizione editoriale dedicata alle grotte, analizzando come le pubblicazioni siano cambiate nel corso del tempo.

Le opere classiche

Accanto a Duemila Grotte (1926), tra le pietre miliari dell’editoria speleologica triestina si ricorda “Il Timavo” (1938) di Eugenio Boegan, considerato anch’esso un’opera fondamentale per la storia della speleologia italiana e degli studi sull’idrografia sotterranea, digitalizzato e messo in rete nel 2014. Il CTT stesso pubblicava dal 1894 il bollettino sociale “Il Tourista”, che ospitava le relazioni delle esplorazioni e le descrizioni delle cavità visitate.[^29][^25]

La produzione contemporanea

Oggi la produzione editoriale speleologica si articola su più livelli. Da un lato vi sono opere tecniche rivolte agli specialisti: la serie di Maurizio Radacich sulle Cavità naturali del comune di Trieste (cinque volumi pubblicati tra il 2010 e il 2025) ne è un esempio eccellente. Dall’altro vi sono opere di divulgazione per il grande pubblico, come “Le Forme del Vuoto”, libro che ha superato le 1.800 copie vendute in poco più di un mese dal lancio nel 2024, o “Il continente buio” di Francesco Sauro (Il Saggiatore, 2021), recentemente pubblicato in versione spagnola nel 2026.[^30][^31][^10][^7]

Riviste scientifiche come gli “Atti e Memorie” della Commissione Grotte “Eugenio Boegan” — giunta al volume 54 nel 2026 — e il Bollettino del Gruppo Triestino Speleologi (volume XXII nel 2025) mantengono viva la produzione tecnico-scientifica regionale. Il notiziario online Scintilena svolge il ruolo di quotidiano della speleologia italiana, mentre il nuovo Stillicidio del Gruppo Triestino Speleologi ha fatto la sua comparsa online nell’aprile 2026.[^32][^33][^34][^35]


La speleologia triestina oggi: club e istituzioni attive

Il tessuto speleologico triestino è tra i più ricchi d’Italia. I principali sodalizi attivi includono: Club / Gruppo Fondazione Note principali Commissione Grotte “Eugenio Boegan” (CGEB/CAI-SAG) 1883 Il più antico gruppo speleologico ancora attivo; gestisce il catasto storico[^15] Club Alpinistico Triestino (CAT) – Gruppo Grotte 1945 80 anni nel 2025; 464 uscite in grotta e 22 nuove cavità nel solo 2024[^36] Gruppo Grotte XXX Ottobre 1918 Attivo in esplorazioni e ricerche nel Carso[^37] Gruppo Triestino Speleologi (GTS) 1946 Bollettino al volume XXII, nuovo notiziario Stillicidio dal 2026[^33][^34] Club Touristi Triestini (CTT) – Comitato Grotte Ricostituito 2025 Ripreso dopo lo scioglimento del 1922; collaborazioni in corso con gruppi locali[^1]


Schede di studio: concetti chiave

Cos’è il carsismo?

Il carsismo (o fenomeno carsico) è il complesso dei processi fisici e chimici attraverso cui l’acqua, carica di anidride carbonica, scioglie la roccia calcarea formando grotte, doline, inghiottitoi e sistemi di acque sotterranee. Il termine deriva proprio dall’altopiano del Carso (Kras in sloveno) tra Trieste e la Slovenia, che storicamente ha dato il nome al fenomeno a livello mondiale.[^15]

Cos’è un catasto speleologico?

Un catasto speleologico è un registro sistematico delle cavità naturali di un territorio, con numerazione progressiva, schede descrittive, rilievi topografici e fotografie. Il primo catasto sistematico del Carso triestino fu realizzato da Eugenio Boegan nel 1907. Il catasto regionale del Friuli Venezia Giulia oggi conta oltre 8.000 cavità.[^18]

Cosa distingue un libro divulgativo da uno tecnico?

I libri divulgativi (come Duemila Grotte nella sua parte monografica, o “Le Forme del Vuoto”) sono pensati per un pubblico non specialista e puntano a raccontare le grotte in modo accessibile. I volumi tecnici (come le serie di Radacich sulle grotte del comune di Trieste) contengono rilievi, dati catastali e informazioni operative per chi deve entrare nelle cavità.[^31][^10][^1]


Domande di verifica / Flashcard

  1. Quando fu fondato il Club Touristi Triestini e chi ne fu patrono?
    Fondato il 18 dicembre 1884; patrono fu l’arciduca Lodovico Salvatore.[^24][^11]
  2. In che anno si costituì il Comitato Grotte del CTT e quale fu il suo impulso determinante?
    Si costituì nel 1891 ma decollò nel 1894 con l’ingresso degli studenti del disciolto Hades Verein.[^25]
  3. Chi scrisse “Duemila Grotte” e quando fu pubblicato?
    Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan, pubblicato nel 1926 dal Touring Club Italiano.[^16]
  4. Quando fu aperta al pubblico la Grotta Gigante e da chi fu gestita l’apertura?
    Il 5 luglio 1908, grazie al Club Touristi Triestini.[^27]
  5. Perché il Club Touristi Triestini fu sciolto nel 1922?
    Fu sciolto d’autorità per il suo carattere “lealista” e filo-asburgico dopo l’annessione all’Italia.[^11]
  6. Quante cavità conta oggi il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia?
    Oltre 8.000 cavità.[^18]
  7. Chi è Maurizio Radacich e qual è il suo contributo editoriale più recente?
    Speleologo del CAT, autore di una serie di 5 volumi sulle cavità del comune di Trieste, l’ultimo dedicato a Trebiciano (2025).[^10]
  8. Quando è nata Radio Fragola e da dove trasmette?
    Nata nel 1984, trasmette dal Padiglione “M” dell’ex Ospedale Psichiatrico di San Giovanni a Trieste.[^3]

References

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  19. Il 2000 grotte – boegan.it – Boegan mette a disposizione di tutto il mondo speleologico un prezioso volume ricco di note storiche…
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Fonti consultate

Fonti
[1] Racconti dal buio – Trieste – Radio Fragola https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/
[2] Racconti dal Buio: su Radio Fragola la speleologia torna in onda https://www.scintilena.com/racconti-dal-buio-su-radio-fragola-la-speleologia-torna-in-onda-memoria-scoperte-carso-ed-altro/01/27/
[3] Trebiciano e le sue grotte: pubblicato il quinto volume sulla … https://www.scintilena.com/trebiciano-e-le-sue-grotte-pubblicato-il-quinto-volume-sulla-speleologia-del-carso/02/07/
[4] Trieste. Il fascino di una città da scoprire nel profondo. Intervista a Maurizio Radacich https://www.wwwitalia.eu/web/trieste-il-fascino-di-una-citta-da-scoprire-nel-profondo-intervista-a-maurizio-radacich/
[5] Direzione del CTT – Club Touristi Triestini https://clubtouristitriestini.blogspot.com/p/direzione-del-clu-touristi-triestini.html
[6] Nord Adriatico Magazine – Facebook https://www.facebook.com/NordAdriaticoMagazine/posts/la-giornalista-giulia-stibiel-firma-di-punta-della-sezione-dedicata-agli-argomen/559096491469425/
[7] [PDF] Club Touristi Triestini https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d0/202401_Il_Tourista_20240205a.pdf
[8] Duemila grotte – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Duemila_grotte
[9] Duemila grotte: la “Bibbia” degli speleologi della Venezia Giulia … https://www.scintilena.com/duemila-grotte-la-bibbia-degli-speleologi-della-venezia-giulia-compie-centanni/04/15/
[10] Il 2000 grotte – boegan.it https://www.boegan.it/2025/04/il-2000-grotte/
[11] 18.12.1884: costituzione del Club Touristi Triestini https://clubtouristitriestini.blogspot.com/2021/12/18121884-costituzione-del-club-touristi.html
[12] Ruggero Konviczka – boegan.it https://www.boegan.it/2012/06/ruggero-konviczka/
[13] La storia della Grotta Gigante: come il sottosuolo divenne luogo… https://www.triesteallnews.it/2022/08/la-storia-della-grotta-gigante-come-il-sottosuolo-divenne-luogo-turistico/
[14] Grotta Gigante – Trieste Città della Scienza https://www.triestecittadellascienza.it/luoghi/grotta-gigante/
[15] Rinasce il Club Touristi Triestini https://www.fsrfvg.it/?p=3508
[16] Radio Fragola – oltreilgiardino https://www.oltreilgiardino.info/index.php?title=Radio_Fragola
[17] il martedì sera su Radio Fragola tra grotte, acque sotterranee e Timavo https://www.scintilena.com/racconti-dal-buio-il-martedi-sera-su-radio-fragola-tra-grotte-acque-sotterranee-e-timavo/01/13/
[18] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[19] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[20] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

L'articolo “Racconti dal Buio” torna su Radio Fragola con una puntata dedicata ai libri di speleologia e alle origini della ricerca ipogea a Trieste proviene da Scintilena.

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La Miniera Abbandonata non è una Rovina: è un Organismo che Cambia

Apríl 28th 2026 at 07:00

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La speleologia mineraria come pratica di memoria e consapevolezza del tempo: esplorare le cavità dismesse significa essere testimoni di uno spazio irripetibile, destinato a scomparire


La Miniera Dismessa come Spazio in Continua Trasformazione

Quando si pensa a una miniera abbandonata, l’immagine che viene in mente è spesso quella di un luogo immobile, sospeso nel tempo. Una fotografia fissa di un passato industriale ormai concluso. Quella immagine è sbagliata.

La miniera abbandonata è invece un organismo in continua trasformazione. Le armature in legno marciscono. Le volte cedono. L’acqua scava nuovi percorsi. I detriti colmano i vuoti. La roccia si assesta. La vegetazione riconquista gli accessi. Ciò che oggi è percorribile, domani può essere interdetto. Ciò che oggi appare leggibile, fra pochi anni può scomparire senza lasciare traccia.[1][2]

Il GRAIM (Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella) lo ha documentato concretamente nel corso di oltre un decennio di esplorazioni sulla Maiella: «la montagna si sta riappropriando del suo territorio cancellando a poco a poco le tracce del vissuto umano legato all’estrazione mineraria».[3][4]


Ogni Ingresso è un Momento Irripetibile della Speleologia Mineraria

L’esploratore che entra in una miniera dismessa non visita uno spazio. Visita un momento di quello spazio. Una configurazione unica, destinata a mutare.

Anche tornando nello stesso luogo, non si torna davvero nello stesso luogo. Il sottosuolo abbandonato è un teatro del divenire, dove il tempo agisce con pazienza silenziosa ma inesorabile. Questo aspetto della speleologia mineraria non riguarda solo la dimensione tecnica dell’esplorazione: tocca una questione filosofica profonda sull’irripetibilità dell’esperienza sotterranea.[5]

Le tecniche di rilievo più avanzate — scanner LiDAR, fotogrammetria sferica, modelli 3D — cercano di catturare questa configurazione momentanea prima che muti ulteriormente. Ma nessuna tecnologia può fermare il processo. Può solo documentarlo.[6][7]


Il Paradosso del Dominio Umano e il Riassorbimento della Natura

Ogni miniera nasce come gesto di dominio sulla materia. L’uomo fora, spacca, svuota, estrae. È un atto tecnico che separa artificialmente uno spazio dalla montagna che lo conteneva.

Cessata la presenza umana, la Natura avvia il processo inverso. Non distrugge: riassorbe. La montagna lentamente cicatrizza le ferite. L’acqua dissolve, la gravità abbatte, i sedimenti seppelliscono, il gelo spacca, il bosco cancella le tracce in superficie.

Questo processo è visibile nelle miniere di bitume della Maiella, nei complessi estrattivi dell’Aspromonte, nelle zolfare siciliane dove «strutture obsolete, lacerti tristemente fascinosi dell’archeologia industriale, resistono in mezzo alle campagne dell’entroterra», nelle gallerie umbre della lignite con i loro oltre 20 km di percorsi oggi quasi integralmente inaccessibili.[8][9][10]


La Documentazione nelle Miniere Abbandonate come Atto Etico

Entrare in questi luoghi significa spesso essere tra gli ultimi testimoni di una realtà in via di estinzione. Ogni fotografia, ogni rilievo, ogni mappa, ogni testimonianza orale raccolta, ogni nome annotato su una parete può diventare un frammento salvato dall’oblio.

Documentare non è semplice archivistica. È un atto di responsabilità verso il passato umano depositato nel sottosuolo.

Le miniere custodiscono non solo gallerie e macchinari. Custodiscono fatica, ingegno, pericolo, speranze, tragedie, economie locali, comunità intere. In una galleria della Maiella, il GRAIM ha scoperto un ambiente di circa 80 m² «interamente ricoperto di scritte lasciate dai minatori», definito «un autentico gioiello di testimonianze antropologiche». Quando una cavità collassa, non scompare solo un vuoto fisico: si perde una parte di memoria collettiva.[4]


Il Patrimonio Minerario Dismesso in Italia: i Numeri dell’Urgenza

L’ISPRA ha censito 3.021 siti minerari dismessi in Italia, distribuiti in 93 province e 889 comuni. Di questi, solo 75 fanno parte della Rete Nazionale dei Musei e Parchi Minerari (ReMi).[11]

Il divario tra il numero di siti esistenti e quelli effettivamente tutelati mostra la vastità del problema. L’ISPRA ha denunciato che «dal 1980 ad oggi, vi è stata assenza delle istituzioni per una politica alla pianificazione del territorio con investimenti coordinati, integrati e continui».[11]

I siti minerari di interesse storico ed etnoantropologico sono riconosciuti come beni culturali dall’art. 10, comma 4, lettera h del Codice Urbani. Nella realtà normativa, però, solo alcune regioni — Lombardia, Valle d’Aosta, Sardegna, Liguria, Piemonte, Abruzzo — hanno legiferato in materia. Manca ancora una normativa nazionale organica.[11]


Pericoli Concreti nelle Miniere di Carbone: la Sicurezza nella Speleologia Mineraria

La consapevolezza filosofica del tempo non può prescindere dalla consapevolezza fisica del rischio. Le miniere di carbone presentano pericoli specifici e spesso invisibili.

Il grisù (metano) è esplosivo in concentrazioni tra il 5% e il 16% nell’aria. Il blackdamp — miscela di CO? e azoto — sostituisce l’ossigeno causando perdita di coscienza senza preavviso. Il whitedamp (monossido di carbonio) è inodore, insapore, letale. Nel 1906 la peggiore catastrofe mineraria europea uccise 1.099 minatori per un’esplosione di grisù.[12]

Gabriele La Rovere ha dedicato un intero volume — Speleologia in Cavità Artificiali – Pericoli e Rischi: Linee Guida — a codificare queste competenze di sicurezza, segnale dell’urgenza avvertita dalla comunità specializzata.[12]


La Speleologia Mineraria come Disciplina della Consapevolezza del Tempo

La speleologia mineraria non è soltanto avventura o ricerca tecnica. È anche una disciplina della consapevolezza del tempo.

Ci insegna che tutto ciò che l’uomo costruisce è transitorio. Che proprio la fragilità delle opere rende preziosa la loro testimonianza. Si scende nel sottosuolo per osservare ciò che resta, ma anche per comprendere che il restare stesso è provvisorio.[5]

Per questo documentare è urgente. Non per possedere questi luoghi, ma per consegnarne traccia a chi verrà dopo, quando gli accessi saranno chiusi, le gallerie franate e i vuoti nuovamente confusi nella roccia. Prima che tutto ritorni al silenzio minerale da cui era emerso.


Guida di studio

Struttura della guida:

Il testo propone una filosofia dell’effimero sotterraneo articolata su quattro assi principali, che la guida esplora in profondità:

  1. La miniera come organismo vivo — non rovina statica ma sistema in continua trasformazione per azione di acqua, gravità, processi chimici e vegetazione. Il GRAIM sulla Maiella ha osservato direttamente come «la montagna si stia riappropriando del suo territorio cancellando a poco a poco le tracce del vissuto umano».[1]
  2. Il paradosso dell’unicità eraclitea — ogni ingresso è irripetibile perché la configurazione dello spazio muta costantemente; si ritorna in un luogo nominalmente identico ma ontologicamente diverso.[2]
  3. Il paradosso dominio/riassorbimento — la miniera nasce come gesto di dominio sulla materia, ma la Natura non distrugge: riassorbe, cicatrizza, reintegra.[3][4]
  4. La dimensione etica e memoriale — documentare è «un atto di responsabilità verso il passato umano depositato nel sottosuolo». In Italia esistono 3.021 siti minerari dismessi censiti da ISPRA in 93 province, ma solo 75 sono tutelati nella rete ReMi — una sproporzione che rende urgente ogni azione documentale.[5]

La guida include anche il profilo dei pericoli concreti (gas letali nelle miniere di carbone, crolli strutturali), le tecniche di documentazione speleologica (rilievo LiDAR, fotogrammetria sferica, cartografia topografica), casi di studio da Abruzzo, Sardegna, Umbria e Sicilia, un glossario, domande per la riflessione e flashcard per la preparazione all’esame.[6][7][8]

La Filosofia dell’Effimero Sotterraneo: Le Miniere Dismesse come Spazio di Memoria e Divenire

Guida di Studio Approfondita


Panoramica Concettuale

Il testo di riferimento sviluppa una tesi filosofica complessa che intreccia quattro dimensioni fondamentali:

DimensioneConcetto ChiaveImplicazione
OntologicaLa miniera come organismo in divenireL’abbandono non congela, ma accelera la trasformazione
FenomenologicaOgni ingresso è irripetibileNon esiste la “stessa” miniera in tempi diversi
EticaL’esploratore come testimoneDocumentare è un atto di responsabilità morale
MemorialeMiniere come archivi di umanitàLa perdita fisica è perdita di memoria collettiva

1. La Miniera come Organismo in Trasformazione

Concetto Fondamentale: Rifiutare il Paradigma della “Rovina Museale”

Il testo stabilisce sin dall’inizio una distinzione critica: la miniera abbandonata non è uno spazio statico, congelato come reperto museale, ma un sistema in continua evoluzione biologica e geologica. Questa posizione si oppone a una lettura romantica e contemplativa delle rovine che le vuole ferme nel tempo.

L’idea trova riscontro nelle esperienze documentate da gruppi come il GRAIM (Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella), che nel corso di oltre un decennio di esplorazioni sulla Maiella ha osservato come «la montagna si stia riappropriando del suo territorio cancellando a poco a poco le tracce del vissuto umano legato all’estrazione mineraria». Questo processo di riassorbimento è reale, concreto e misurabile, non una metafora.[1]

I Meccanismi della Trasformazione

La miniera si trasforma attraverso agenti fisici, chimici e biologici che agiscono simultaneamente:

  • Degradazione strutturale: le armature in legno marciscono; nelle miniere di carbone, costruite prevalentemente in roccia sedimentaria tenera, i sostegni che reggevano tonnellate di pietra si ammorbidiscono per l’infiltrazione dell’acqua fino al cedimento[2]
  • Azione idrica: l’acqua scava nuovi percorsi, dissolve materiali, trasporta sedimenti, crea laghi sotterranei là dove non esistevano
  • Cedimenti litici: la roccia risponde allo stress generato dall’escavazione con assestamenti progressivi e crolli — a volte improvvisi, a volte lentissimi
  • Ricolonizzazione vegetale: in superficie, il bosco cancella le tracce degli accessi; muschi e felci penetrano nelle gallerie più esterne
  • Processi chimici: nelle miniere metallifere, l’ossidazione dei minerali crea concrezioni di ossidi e idrossidi che colorano le pareti e formano strutture simili a stalattiti e stalagmiti[3]

In Umbria, per esempio, le miniere di lignite che avevano raggiunto nei decenni attivi fino a 20 km di gallerie su più livelli oggi vedono i propri ambienti progressivamente compromessi da infiltrazioni e cedimenti: i record storici sono i soli archivi di quella geometria oggi alterata.[4][5]


2. Il Paradosso dell’Unicità: Ogni Ingresso è Irripetibile

La Struttura Filosofica del Paradosso

Il testo formula un paradosso di natura eraclitea: non si entra mai due volte nella stessa miniera. Questa affermazione, che suona quasi come un aforisma, ha radici concrete nei processi di trasformazione descritti sopra. Se la configurazione di un ambiente sotterraneo cambia costantemente — sia pur con ritmi più lenti di un corso d’acqua — allora ogni visita è ontologicamente distinta dalle precedenti.

Questo paradosso richiama la distinzione aristotelica tra hyle (materia) e morphé (forma): la materia rocciosa è la stessa, ma la forma — disposizione dei vuoti, orientamento delle gallerie accessibili, presenza o assenza di acqua — si modifica. Sono due accessi a luoghi diversi, anche se nominalmente identici.

Implicazioni per l’Esplorazione

L’unicità dell’ingresso trasforma l’esplorazione in un atto non ripetibile e non delegabile. Non è sufficiente leggere il resoconto di chi è entrato prima: la miniera che quella persona ha visitato potrebbe non esistere più. Questa consapevolezza genera un senso di urgenza nella documentazione e spiega la prassi, consolidata tra gli esploratori più rigorosi, di redigere ogni volta dettagliati resoconti scritti, fotografie, rilievi.[6]


3. Il Paradosso Profondo: Dominio Umano vs. Riassorbimento Naturale

La Miniera come Gesto di Dominio

Ogni miniera nasce da un atto di violenza controllata sulla materia: l’uomo fora, spacca, svuota, estrae. È un gesto di dominio tecnico che presuppone una separazione netta tra soggetto (l’umanità produttrice) e oggetto (la montagna, la roccia, il minerale). Le miniere storiche italiane — dalle zolfare siciliane alle ligniti umbre, dalle miniere di bitume della Maiella alle grandi concessioni metallifere sarde — rappresentano tutte questo stesso impulso.[7][8]

In Sicilia, le zolfare delle province di Agrigento e Caltanissetta hanno segnato per quasi due secoli il paesaggio e la società locali, con strutture che oggi «resistono in mezzo alle campagne dell’entroterra quasi con un senso di vergogna, e, certamente, di solitudine immensa». La dismissione ha interrotto il gesto di dominio, lasciando la ferita aperta.[9]

Il Riassorbimento come Risposta della Natura

Cessato il presidio umano, la Natura avvia il processo inverso: non distrugge ma riassorbe. Questa distinzione semantica è cruciale nel testo. “Distruggere” implica un’azione violenta; “riassorbire” è un processo organico, quasi fisiologico. La montagna si comporta come un organismo che cicatrizza: acqua, gravità, sedimenti, gelo, vegetazione lavorano con «pazienza silenziosa ma inesorabile».

Il fenomeno è documentato sia nei siti della Maiella, dove le testimonianze dell’attività estrattiva «vanno scomparendo perché la montagna si sta riappropriando del suo territorio», sia nelle miniere dell’Aspromonte, dove «cunicoli e gallerie ancora visibili nel territorio» convivono con le prime forme di ri-colonizzazione naturale.[10][11]

La Tabella del Conflitto Ontologico

FaseSoggettoAzioneRisultato
AttivaUomoEstrae, domina, controllaSpazio artificiale separato dalla natura
AbbandonoNaturaRiassorbe, cicatrizzaSpazio ibrido in transizione
FinaleNaturaCompleta il riassorbimentoRitorno alla condizione originaria

4. La Dimensione Etica e Memoriale

L’Esploratore come Ultimo Testimone

Il testo attribuisce all’esploratore-documentatore un ruolo etico preciso: essere tra i “testimoni di una realtà in via di estinzione”. Questa funzione memoriale trasforma la speleologia mineraria da semplice avventura a disciplina umanistica.

La struttura etica si articola in tre passaggi:

  1. Riconoscimento: l’esploratore prende coscienza del valore di ciò che vede
  2. Documentazione: trasforma l’esperienza in archivio (fotografie, rilievi, mappe, testimonianze orali)
  3. Trasmissione: consegna questo archivio alla memoria collettiva, oltre i propri anni di vita

Il GRAIM, che dal 2014 ha documentato circa venti complessi minerari sulla Maiella, raccogliendo testimonianze degli anziani ex-minatori e catalogando oltre cento ingressi tra miniere e sondaggi, incarna esattamente questo modello. La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara ha riconosciuto formalmente questa funzione, ma si tratta di eccezioni virtuose in un panorama di generale disattenzione istituzionale.[12][13][14]

Le Miniere come Archivi di Umanità

Le cavità minerarie non custodiscono solo geometrie e macchinari. Contengono strati di vita umana sedimentati:

  • Materiali: binari, carrelli, montacarichi, tramogge, stazioni di carico, centrali idroelettriche[1]
  • Immateriali: le scritte dei minatori sulle pareti — una galleria di circa 80 m² nella Maiella è stata scoperta «interamente ricoperta di scritte lasciate dai minatori», definita «un autentico gioiello di testimonianze antropologiche»[15]
  • Sociali: economie locali, comunità intere, gerarchie di classe (nelle zolfare siciliane il lavoro dei “carusi” era condizioni semiservili)[9]
  • Letterari: le miniere siciliane «respirano» nelle pagine di Pirandello e Sciascia, dove lo zolfo «esala fino alla tragedia nelle dolorose vicende familiari»[9]

Quando una cavità collassa, non scompare solo il vuoto fisico. Si perde un archivio multistratificato che nessun documento cartaceo può sostituire completamente.

Il Framework dell’Urgenza

Il censimento ISPRA ha registrato 3.021 siti minerari dismessi in Italia, distribuiti in 93 province e 889 comuni. Di questi, solo 75 fanno parte della Rete Nazionale dei Musei e Parchi Minerari (ReMi). Il divario tra il numero di siti esistenti e quelli tutelati rivela la vastità del problema: la maggior parte dei siti è in abbandono senza protezione normativa né risorse per la valorizzazione.[16]

Questa sproporzione conferisce un carattere di urgenza pratica alla riflessione filosofica: il tempo non è una metafora astratta, ma una variabile concreta che misura la velocità della perdita.


5. La Speleologia Mineraria come Disciplina della Consapevolezza

Definizione e Specificità

La speleologia mineraria — o speleologia in cavità artificiali — si distingue dalla speleologia classica per l’ambiente e per le competenze richieste. Opera in cavità create dall’uomo (miniere, cave, acquedotti storici, catacombe) piuttosto che in grotte naturali, ma condivide con essa:

  • Le tecniche di progressione verticale e orizzontale
  • La cartografia speleologica (poligonale, bussola, clinometro, distanziometri laser)[6]
  • Le tecnologie di rilievo avanzate (scanner LiDAR, fotogrammetria sferica, modelli 3D)[17]
  • Il codice etico del rispetto dell’ambiente: «prendi solo foto, lascia solo impronte»[18]

I Pericoli Specifici delle Miniere

La consapevolezza etica include la consapevolezza del rischio fisico. Le miniere presentano pericoli distinti per tipologia:

Miniere metallifere (ferro, rame, piombo, zinco):

  • Strutture più stabili perché scavate in rocce ignee e metamorfiche
  • Concrezioni chimiche vistose ma non letali
  • Rischio principale: instabilità strutturale localizzata[19]

Miniere di carbone (pericoli maggiori):

  • Strutture meno stabili per la natura sedimentaria della roccia (argilliti, scisti)
  • Grisù (metano): esplosivo tra il 5% e il 16% di concentrazione[2]
  • Blackdamp: miscela di CO? e azoto che sostituisce l’ossigeno causando perdita di coscienza[2]
  • Whitedamp (monossido di carbonio): inodore, insapore, letale senza sintomi evidenti[2]
  • Nel 1906, la peggiore catastrofe mineraria europea uccise 1.099 minatori per un’esplosione di grisù[2]

Gabriele La Rovere, autore di Speleologia in Cavità Artificiali – Pericoli e Rischi: Linee Guida, ha dedicato un intero volume a codificare queste competenze di sicurezza, segnale dell’urgenza avvertita dalla comunità specializzata.[2]

Il Codice Etico nella Speleologia

La speleologia ha sviluppato una riflessione etica interna che riguarda direttamente il tema del testo:[18]

  • Rispetto ambientale: non alterare l’ambiente (non scavare, non rimuovere oggetti, non spostare minerali)
  • Gestione delle informazioni: il dibattito sulla divulgazione delle coordinate di nuove scoperte — proteggere dall’affluenza eccessiva vs. condivisione della conoscenza
  • Responsabilità verso il futuro: ogni scelta di oggi ha effetti per le generazioni di esploratori che verranno

6. La Filosofia dell’Abbandono: Contesto Teorico

Il Concetto di “Fatiscente”

Il termine “fatiscente” (dal latino fatisci, fendersi) cattura meglio di qualunque altro la dinamica che il testo descrive. Non è una condizione statica ma un processo in atto: il participio presente (fatiscens) segnala che la rovina sta accadendo adesso, non che è già avvenuta. La miniera non è una rovina compiuta ma una rovina in divenire.[20]

La Psicologia dell’Abbandono e dell’Esplorazione

I luoghi abbandonati generano un’«ambivalenza emotiva: ne siamo attratti e respinti, contemporaneamente, oscilliamo come pendoli tra l’inquietudine e il fascino della scoperta». Questa tensione è il motore psicologico dell’esplorazione. Gli urbexer — esploratori di edifici e luoghi abbandonati — condividono questa psicologia: l’esploratore «non è il custode del posto fisico, ma della sua memoria e il suo compito è quello di raccontare e congelare con i suoi scatti un istante preciso della storia».[21][20]

La stessa Carmen Pellegrino, studiosa dell’abbandono definita “abbandonologa” anche dall’Enciclopedia Treccani, afferma che «l’abbandono riduce le dissomiglianze sociali, economiche, geografiche e persino quelle religiose»: le rovine livellano i destini, rendendo simili nei silenzi i luoghi dei potenti e quelli dei poveri.[22]

Il Raccordo con la Filosofia del Tempo

Il testo evoca implicitamente la concezione eraclitea del tempo come flusso (panta rhei) e quella buddhista dell’impermanenza. Ma radica queste intuizioni in un contesto materiale preciso: il sottosuolo industriale moderno. La filosofia dell’effimero non si applica a un’astrazione ma a gallerie misurabili, strutture catalogabili, storie documentabili.

Questa materializzazione della filosofia è la specificità della speleologia mineraria rispetto alla mera speculazione teorica: l’esploratore non contempla l’impermanenza in astratto, ma la tocca con mano, la respira, la misura con clinometro e bussola.


7. La Documentazione come Atto Politico e Culturale

Dal Dato all’Archivio, dall’Archivio alla Memoria

Il testo afferma che «documentare non è semplice archivistica: è un atto di responsabilità verso il passato umano depositato nel sottosuolo». Questa affermazione meriterebbe di essere letta alla luce del dibattito archivistico italiano, che negli ultimi decenni ha riconosciuto come il lavoro dell’archivista non sia «mera “scrittura” amministrativa, ma produzione di strumenti di ricerca e di comunicazione culturale».[23]

La documentazione speleologica delle miniere produce:

  1. Rilievi topografici — piante, sezioni, modelli 3D con sistemi LiDAR e fotogrammetria sferica[17][6]
  2. Documentazione fotografica — da quella analogica storica alle tecniche subacquee e sotterranee contemporanee
  3. Testimonianze orali — raccolte dagli ex-minatori ancora viventi, che custodiscono il sapere incarnato che nessun documento scritto può rimpiazzare[24]
  4. Ricerca archivistica — consultazione di archivi comunali, catastali, biblioteche, pubblicazioni minerarie storiche[25]
  5. Schede catalografiche — l’ISPRA ha sviluppato la nuova Scheda di Catalogo SPD (Siti Produttivi Dismessi) per standardizzare la documentazione[16]

Il Riconoscimento Istituzionale: un Quadro Ancora Incompleto

I siti minerari «di interesse storico ed etnoantropologico» sono riconosciuti come beni culturali dall’art. 10, comma 4, lettera h del Codice Urbani. Tuttavia, questa tutela formale si scontra con una realtà normativa frammentata: solo alcune regioni hanno legiferato in materia di valorizzazione del patrimonio minerario dismesso (Lombardia, Valle d’Aosta, Sardegna, Liguria, Piemonte, Abruzzo), mentre manca una normativa nazionale organica.[16]

L’ISPRA stessa ha denunciato che «dal 1980 ad oggi, vi è stata assenza delle istituzioni per una politica alla pianificazione del territorio con investimenti coordinati, integrati e continui». Questa lacuna istituzionale amplifica la responsabilità dell’esplorazione volontaria e della documentazione privata.[16]


8. Casi di Studio: Esempi Concreti dalla Realtà Italiana

La Maiella (Abruzzo): Modello di Speleologia Mineraria Attiva

Il massiccio della Maiella rappresenta forse il caso più documentato di speleologia mineraria sistematica in Italia. Il GRAIM ha:[7][12]

  • Catalogato oltre 100 ingressi tra miniere e sondaggi[1]
  • Documentato chilometri di binari, carrelli, bunker, montacarichi, tramogge[1]
  • Ritrovato miniere considerate perdute (miniera di Santo Spirito, miniera di Cusano)[15]
  • Scoperto la galleria ricoperta di scritte dei minatori — un documento antropologico irripetibile[15]
  • Ottenuto il riconoscimento della Soprintendenza[13]

Nel 2026 le esplorazioni si sono estese a nuovi territori (Taranta Peligna, Lama dei Peligni) in cerca di ulteriori siti di estrazione del bitume.[26]

La Sardegna: Dalla Dismissione al Turismo Culturale

Le miniere sarde, particolarmente nel Sulcis-Iglesiente, rappresentano uno dei patrimoni minerari più rilevanti d’Italia. Siti come l’Argentiera (Nord Sardegna), con strutture «in parte restaurate e in parte lasciate alle intemperie», raccontano «due secoli di lavoro e sacrificio». Sos Enattos (Galtellì), ultima miniera metallifera del Nuorese, chiusa nel 1996, è ora candidata a ospitare l’Einstein Telescope, proiettando il passato minerario verso il futuro scientifico.[8][27]

L’Umbria: Lignite e Memoria Industriale

In Umbria, i permessi di ricerca della lignite risalgono al primo Novecento, con un predominio della Società Terni fino agli anni ’50. La miniera di Buonacquisto (Arrone, TR), pilastro economico della regione, ha oggi un Parco Minerario dedicato (Parco Minerario Valentino Paparelli). Le miniere di Spoleto hanno raggiunto fino al XIII livello, a 55 metri sotto il livello del mare, con oltre 20 km di gallerie: oggi quel reticolo è quasi integralmente inaccessibile.[28][5][4]

La Sicilia: Tragedia, Letteratura e Recupero Difficile

Le zolfare siciliane sono forse le miniere più cariche di memorie dolorose: sfruttamento dei “carusi”, tragedia di Gibellini, economia estrattiva segnata dal disumano. Ciò che resta oggi sono «strutture obsolete, lacerti tristemente fascinosi dell’archeologia industriale, resistenti in mezzo alle campagne». Alcune soprintendenze hanno avviato tutele formali, ma la valorizzazione è ancora largamente incompiuta.[9]

La Liguria e il Piemonte: Miniere Metallifere Esplorabili

Nelle miniere di Brosso (Ivrea, TO) — oltre 180 chilometri di gallerie — gli esploratori possono girare per ore senza ripassare nello stesso punto, incontrando carrellini, binari con scambi, scivoli inclinati, formazioni di ossidi e idrossidi che replicano nelle gallerie la bellezza delle concrezioni naturali. È uno degli esempi più vividi di come la miniera diventi, nel tempo, un ambiente quasi naturale.[3]


9. Glossario dei Concetti Chiave

TermineDefinizione nel contesto del testo
Effimero sotterraneoLa condizione di transitorietà di ogni configurazione spaziale in una miniera abbandonata
Teatro del divenireMetafora per indicare la miniera come luogo dove il tempo agisce visibilmente sulla materia
Riassorbimento naturaleIl processo con cui la Natura reintegra nel proprio sistema gli spazi artificialmente separati dall’attività estrattiva
Esploratore-documentatoreFigura che unisce la prassi esplorativa alla responsabilità memoriale
Mediatore di temporalitàFunzione dell’esploratore tra il tempo passato del lavoro minerario e il tempo futuro dell’oblio
Disciplina della consapevolezzaDimensione filosofica della speleologia mineraria che trascende la sola tecnica
Silenzio mineraleL’immagine finale del testo: la condizione anteriore e posteriore all’intervento umano, a cui tutto ritorna

10. Domande per la Riflessione e l’Esame

Comprensione

  1. Perché il testo rifiuta il paragone tra la miniera abbandonata e una “rovina museale”? Quali argomenti porta a supporto?
  2. Quali sono i quattro agenti fisici principali della trasformazione sotterranea citati nel testo?
  3. Cosa intende l’autore con “mediatore tra due temporalità”?

Analisi Critica

  1. Il paradosso “non si torna mai nello stesso luogo” è di matrice eraclitea. In che modo il testo adatta questa intuizione filosofica al contesto specifico delle miniere?
  2. Analizza la distinzione semantica tra “distruggere” e “riassorbire”. Perché questa distinzione è filosoficamente rilevante?
  3. Come si articola, secondo il testo, il rapporto tra urgenza della documentazione e limitazione del tempo?

Applicazione e Sintesi

  1. Un critico potrebbe obiettare che la documentazione speleologica non cambia nulla, perché le miniere continueranno a deteriorarsi. Come potrebbe rispondere l’autore del testo?
  2. Confronta il ruolo etico dell’esploratore-documentatore con quello dell’archivista tradizionale. In cosa si sovrappongono? In cosa divergono?
  3. La tesi del “silenzio minerale” finale (tutto ritorna al silenzio da cui era emerso) ha implicazioni pessimistiche o costruttive? Argomenta la tua posizione.
  4. Come si collega il concetto di “speleologia come disciplina della consapevolezza del tempo” con la pratica concreta del rilievo topografico?

Domanda di Sintesi (tipo saggio breve)

Traccia: Il testo afferma che «documentare è urgente. Non per possedere questi luoghi, ma per consegnarne traccia a chi verrà dopo». Analizza questa affermazione in relazione alla situazione reale del patrimonio minerario italiano, utilizzando esempi concreti e sviluppando una tua posizione argomentata sulla responsabilità dell’esploratore-documentatore.


Schede Flash (Flashcard)

Q: Qual è la distinzione fondamentale che il testo stabilisce rispetto alla concezione comune della miniera abbandonata?
A: La miniera non è uno spazio immobile “congelato nel tempo come una rovina museale”, ma un organismo in lenta ma continua trasformazione.


Q: Perché l’esplorazione non è mai “semplice ripetizione”?
A: Perché l’ambiente sotterraneo si trasforma costantemente: anche tornando nello stesso luogo, non si torna mai davvero nello stesso luogo.


Q: Cosa significa che la Natura “riassorbe” invece di “distruggere”?
A: Significa che il processo è organico, quasi fisiologico: la montagna cicatrizza le ferite, reintegrando gli spazi artificiali nel sistema naturale piuttosto che semplicemente demolirli.


Q: Quale valore etico attribuisce il testo alla documentazione speleologica?
A: È un «atto di responsabilità verso il passato umano depositato nel sottosuolo», non semplice archivistica.


Q: Cosa si intende con l’espressione “silenzio minerale”?
A: La condizione originaria e finale dello spazio sotterraneo: prima dell’intervento umano e dopo che la Natura ha completato il riassorbimento di ciò che l’uomo aveva scavato.


Q: Cos’è il GRAIM e qual è il suo significato nel contesto della speleologia mineraria?
A: È il Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella, fondato nel 2014, che documenta sistematicamente le miniere abbandonate della Maiella; incarna il modello dell’esploratore-documentatore descritto nel testo.


Q: Quanti siti minerari dismessi ha censito ISPRA in Italia?
A: 3.021 siti, distribuiti in 93 province e 889 comuni; solo 75 fanno parte della Rete ReMi di musei e parchi minerari.


Q: Quali sono i tre gas più pericolosi nelle miniere di carbone abbandonate?
A: Grisù (metano, esplosivo), Blackdamp (CO? + azoto, asfissiante), Whitedamp/monossido di carbonio (letale, inodore e insapore).


Q: In che senso la speleologia mineraria è definita “disciplina della consapevolezza del tempo”?
A: Perché ci insegna che tutto ciò che l’uomo costruisce è transitorio, e che proprio la fragilità delle opere rende preziosa la loro testimonianza.


Q: Cosa custodiscono le miniere oltre alle gallerie e ai macchinari?
A: «Fatica, ingegno, pericolo, speranze, tragedie, economie locali, comunità intere» — ovvero strati di vita umana che nessun documento può rimpiazzare.


Note Metodologiche per lo Studio

Il testo ha una struttura argomentativa circolare, non lineare. Parte da una tesi (la miniera come organismo in divenire), la sviluppa attraverso paradossi e implicazioni, e ritorna all’inizio con una diversa profondità. Per studiarla efficacemente:

  1. Prima lettura: identifica le tesi principali e la loro sequenza logica
  2. Seconda lettura: isola i paradossi e analizza come vengono risolti o lasciati aperti
  3. Terza lettura: collega ogni affermazione filosofica a un esempio concreto (dalla documentazione GRAIM, dall’ISPRA, dalla letteratura sul campo)
  4. Scrittura: esercitati a parafrasare le tesi in linguaggio tecnico-scientifico, poi in linguaggio filosofico, poi in linguaggio divulgativo — la padronanza si misura nella capacità di traduzione tra registri

L’urgenza che il testo esprime non è retorica: il patrimonio minerario italiano si deteriora più velocemente delle capacità istituzionali di tutelarlo. Comprendere questa realtà è parte integrante della comprensione del testo stesso.

Fonti consultate:

Fonti
[1] Le miniere dismesse della Maiella al Raduno Internazionale di … https://www.scintilena.com/le-miniere-dismesse-della-maiella-al-raduno-internazionale-di-speleologia-di-costacciaro/10/15/
[2] “Le miniere abbandonate della Maiella: situazione attuale, nuove … https://www.museo.unich.it/news/le-miniere-abbandonate-della-maiella-situazione-attuale-nuove-scoperte-e-prospettive-future
[3] Le miniere abbandonate della Majella: situazione attuale … https://www.scintilena.com/doppio-appuntamento-in-abruzzo-le-miniere-abbandonate-della-majella-situazione-attuale-nuove-scoperte-e-prospettive-future/03/08/
[4] GRAIM: Presentazione delle Scoperte e ricerche sulle … https://www.scintilena.com/graim-presentazione-delle-scoperte-e-ricerche-sulle-miniere-abbandonate-della-maiella-il-23-gennaio/01/08/
[5] Esplorare oltre la roccia: riflessioni sull’etica nella speleologia https://www.scintilena.com/esplorare-oltre-la-roccia-riflessioni-sulletica-nella-speleologia/02/24/
[6] Mappe dall’Oscurità: Come si Crea la Cartografia del … – Scintilena https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-si-crea-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo/10/05/
[7] Modellazione 3D di cavità artificiali per analisi geomeccanica a … https://www.scintilena.com/modellazione-3d-di-grotte-artificiali-per-analisi-geomeccanica-a-gravina-in-puglia/09/02/
[8] Miniere dimenticate dell’Aspromonte: storia, geologia e archeologia https://www.scintilena.com/miniere-dimenticate-dellaspromonte-storia-geologia-e-archeologia/07/13/
[9] Le miniere abbandonate, patrimonio siciliano da riscoprire https://www.leviedeitesori.com/le-miniere-abbandonate-patrimonio-siciliano-da-riscoprire/
[10] Miniere d’Italia – Le miniere di lignite di Spoleto https://sites.google.com/view/miniere-italia/regioni/umbria/lignite-xiloide/le-miniere-di-lignite-di-spoleto
[11] [PDF] Miniere dismesse: un patrimonio culturale ed economico – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files2025/notizie/san-cataldo-re-mi-patane-giugno-2025-1.pdf
[12] A Lettomanoppello la presentazione del libro sulla speleologia in … https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-la-presentazione-del-libro-sulla-speleologia-in-cavita-artificiali-pericoli-rischi-e-linee-guida/02/20/
[13] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[14] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[15] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Giovediamoci 2026 torna a Trieste

Apríl 28th 2026 at 05:00

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Diciassette serate al CAT tra speleologia, ricerca e divulgazione: un calendario aperto a tutti nel cuore della città

“Inizia la rassegna GIOVEDIAMOCI 2026: un viaggio tra scienza, mistero e mondi sotterranei nel cuore di Trieste”

Anche nel 2026 il Club Alpinistico Triestino rinnova il proprio impegno nella divulgazione scientifica e culturale, aprendo la sede sociale al pubblico con GIOVEDIAMOCI 2026, il ciclo di incontri serali aperti a tutti e dedicati alla scoperta del mondo sotterraneo, della scienza e dell’esplorazione.

Il programma prevede 17 appuntamenti con esperti di diversi settori – dalla speleologia alla chimica, dall’astronomia alla storia, fino alla speleosubacquea e alla speleologia urbana – offrendo al pubblico un’occasione unica di approfondimento e confronto.

Grotta Savi, carso triestino (foto A. Ressa)

Tutti gli incontri si svolgeranno il giovedì alle ore 20.30 presso la sede del CAT, a Trieste, Via Raffaele Abro 5/A, con ingresso libero fino ad esaurimento posti e senza necessità di prenotazione.

Di seguito il programma completo:

30 aprile – Benedetta Rigo, Alberto Riva, Josef Vuch
Batteri oro e argento – Capitolo 2

7 maggio – Maurizio Bressan, Silvio Masè, Cristian Duro, Marco Brogi
Bunker della provincia di Trieste (parte prima) e galleria antiaerea di Viale D’Annunzio

14 maggio – Dario Gasparo
Spedizione sui vulcani

21 maggio – Paolo Forti, Fulvio Forti
CO2 – aspetti chimici e strumenti

28 maggio – Gigliola Antonazzi
Dello spazio e del tempo

4 giugno – Maurizio Bressan
Bunker della provincia di Trieste (parte seconda)

11 giugno – Dario Gasparo
Rilievi 3D

18 giugno – Stefano Schirinzi
Curiosando tra le stelle

10 settembre – Lorenzo Lucia Molch
Base segreta

17 settembre – Alessandro Turchetto
Gas tossici (e non) in grotta – metodi di misura

24 settembre – Duilio Cobol
Speleosubacquea – tecnica ed attrezzatura

1 ottobre – Stefano Schirinzi
Pillole di universo

8 ottobre – Duilio Cobol
Esplorazioni speleosubacquee

15 ottobre – M. Carboni, F. Gherlizza, M. Nacinovi, F. Podgornik
Storie di grotte e grottisti

22 ottobre – Furio Scrimali
Serata fotografica

12 novembre – Sergio Dolce
Uomo di Neanderthal face to face

10 dicembre – Franco Gherlizza
Grotte e leggende del Friuli Venezia Giulia

Con GIOVEDIAMOCI 2026, il Club Alpinistico Triestino conferma il proprio ruolo di punto di riferimento per la cultura ipogea e scientifica sul territorio, proponendo un calendario ricco e variegato, capace di coinvolgere appassionati e curiosi di ogni età.

In allegato il comunicato stampa, a firma di Alessandra Ressa del CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS (Via R. Abro, 5/A – Trieste)

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