Základné zobrazenie

  • ✇Scintilena
  • La FUGS pubblica il Manuale per la Tutela della Fauna Cavernicola
    Condividi Il Gruppo di Lavoro Biospeleologia della Federazione Umbra Gruppi Speleologici ha rilasciato uno strumento tecnico-operativo per proteggere gli ecosistemi ipogei durante l’attività speleologica Fauna cavernicola e speleologi: un manuale per ridurre l’impatto in grotta La Federazione Umbra Gruppi Speleologici (FUGS), attraverso il suo Gruppo di Lavoro Biospeleologia, ha pubblicato il Manuale tecnico-operativo per la tutela della fauna cavernicola, un documento pratico e scientific
     

La FUGS pubblica il Manuale per la Tutela della Fauna Cavernicola

Apríl 12th 2026 at 09:00

Condividi

Il Gruppo di Lavoro Biospeleologia della Federazione Umbra Gruppi Speleologici ha rilasciato uno strumento tecnico-operativo per proteggere gli ecosistemi ipogei durante l’attività speleologica

Fauna cavernicola e speleologi: un manuale per ridurre l’impatto in grotta

La Federazione Umbra Gruppi Speleologici (FUGS), attraverso il suo Gruppo di Lavoro Biospeleologia, ha pubblicato il Manuale tecnico-operativo per la tutela della fauna cavernicola, un documento pratico e scientificamente fondato rivolto a speleologi, guide, istruttori, corsisti e curatori di attività divulgative. Il testo si propone come base per protocolli interni, briefing pre-uscita e materiali di supporto ai corsi organizzati dai gruppi speleologici.[1]

Il manuale parte da una premessa semplice ma spesso sottovalutata: in grotta non esiste una separazione netta fra fauna, ambiente e substrato. Un passo in una pozza, una sosta sotto una colonia di chirotteri, la dispersione di briciole o il lavaggio di un oggetto in acqua possono modificare più componenti dell’ecosistema nello stesso momento. Per questo l’approccio adottato è integrato: considera insieme fauna terrestre e fauna acquatica, organismi evidenti e microfauna poco appariscente, disturbo diretto e alterazioni indirette dell’habitat.[1]


Ecosistemi ipogei: fragili per struttura, non solo per rarità

Una delle chiavi di lettura più significative del manuale riguarda il motivo della fragilità degli ambienti sotterranei. La vulnerabilità non dipende soltanto dalla rarità delle specie, ma dal modo in cui energia e materia circolano nel sistema. La produzione primaria locale è nulla o molto ridotta: l’energia entra quasi esclusivamente sotto forma di detrito organico, guano, materiali trascinati dall’acqua o carcasse. Di conseguenza le reti trofiche sono corte e fortemente specializzate.[1]

In un sistema così povero di energia — definito oligotrofico — l’introduzione di cibo o rifiuti organici, il rimescolamento del guano o la variazione della qualità dell’acqua producono effetti molto più marcati che in qualsiasi altro ambiente. Per questo le regole su alimenti, rifiuti, pozze e sedimenti non sono meri dettagli di disciplina, ma misure di conservazione.[1]

A questo si aggiunge la distribuzione geografica ristretta di molte specie: in alcuni casi una singola cavità ospita popolazioni uniche. La perdita locale può quindi essere irreversibile, poiché non sempre esistono popolazioni vicine in grado di compensare il danno.[1]


Quattro gruppi faunistici, quattro profili di vulnerabilità

Il manuale distingue quattro grandi categorie di fauna cavernicola, ciascuna con microhabitat e fattori di rischio specifici.[1]

I chirotteri usano le grotte come rifugio diurno, sito di ibernazione o colonia riproduttiva. Durante l’ibernazione consumano le riserve energetiche accumulate in stagione favorevole: un risveglio indotto dal disturbo può avere costi energetici tali da compromettere la sopravvivenza dell’individuo fino alla primavera. Nelle nursery, il rischio principale è la mobilizzazione della colonia, con possibile frammentazione del gruppo e aumento della vulnerabilità dei piccoli.[1]

Gli anfibi legati agli ambienti umidi ipogei — salamandre e geotritoni dove presenti — dipendono dalla continuità delle superfici bagnate, dall’umidità elevata e dalla qualità dell’acqua. Il contatto diretto, l’asciugamento locale e la contaminazione introdotta da mani, guanti o attrezzature sono i principali fattori di rischio.[1]

Gli invertebrati terrestri cavernicoli occupano guano, sedimenti fini, ghiaie umide, legni, pareti coperte da biofilm e fratture. Molti sono piccoli e facilmente ignorati. Il calpestio, lo spostamento di pietre e la manipolazione del substrato rappresentano per loro pressioni particolarmente rilevanti.[1]

La fauna stigobionte — crostacei, copepodi, anfipodi, isopodi e altri organismi permanentemente adattati alle acque sotterranee — è sensibile alla torbidità, alla contaminazione organica e al disturbo dei sedimenti di fondo. Il manuale ricorda che molti di questi organismi sono millimetrici o vivono fra interstizi: l’assenza di animali visibili in una pozza non equivale ad assenza di vita.[1]


Sei fattori di pressione e come gestirli

Il documento identifica sei categorie di pressione generate dall’attività speleologica.[1]

Rumore e voce alta: la voce concitata, i richiami non necessari e i rumori impulsivi dell’attrezzatura disturbano soprattutto i chirotteri, ma in generale segnalano una presenza prolungata. Il manuale indica comunicazioni brevi, funzionali e pianificate prima dell’ingresso.

Luce artificiale: l’illuminazione diretta e prolungata sugli animali va evitata. Il fascio frontale puntato per curiosità o l’uso di luci intense per fotografie aumentano il disturbo in modo significativo. La luce deve essere strumento di sicurezza e orientamento, non mezzo di osservazione insistente.

Calpestio e alterazione del substrato: sedimenti fini, fanghi, bordi di pozze e depositi organici sono habitat, non fondo neutro. Il calpestio può distruggere microstrutture, schiacciare fauna e aumentare la torbidità dell’acqua.

Contatto diretto con la fauna: toccare un animale non è mai accettabile. Anche una manipolazione breve può causare stress, favorire il trasferimento di contaminanti e indurre l’abbandono del rifugio.

Consumo e abbandono di alimenti: briciole, residui organici e involucri alterano la disponibilità di nutrienti. In sistemi oligotrofici il materiale biodegradabile può modificare la rete trofica con effetti a cascata.

Contaminazione biologica: fango, scarponi, corde e imbraghi possono trasferire spore, microrganismi e piccoli organismi tra siti diversi. Questa dimensione è particolarmente importante nei sistemi carsici connessi da acque sotterranee.[1]


Prima, durante e dopo: le linee guida operative

La sezione centrale del manuale sviluppa una sequenza operativa strutturata in tre fasi.[1]

Prima dell’ingresso è necessario verificare se la cavità ospita colonie, siti riproduttivi o pozze permanenti, strutturare gruppi piccoli con obiettivi chiari, definire ruoli di comunicazione e pulire l’attrezzatura. Il manuale è esplicito: valutare se l’uscita è davvero necessaria in quel periodo, perché una rinuncia è spesso la migliore misura di tutela.

Durante la progressione occorre mantenere la voce al minimo, seguire percorsi già consolidati, evitare soste prolungate presso fauna o pozze e non spostare substrati. Nei settori con acqua, la regola è non entrare in pozze o rivoli se esiste un percorso alternativo asciutto, non smuovere i sedimenti e non lavare materiale nelle acque di grotta.

All’uscita e nel post-uscita si pulisce l’attrezzatura prima di spostarsi verso altre cavità e si registrano criticità e osservazioni, condividendo le informazioni sensibili solo attraverso canali appropriati — referenti del gruppo, gestori del sito o ricercatori — evitando la diffusione pubblica di localizzazioni precise.


La rinuncia come atto di responsabilità

Uno dei passaggi più significativi del manuale è dedicato ai periodi e ai siti sensibili. La sensibilità di una grotta non è costante: varia nel tempo e nello spazio. In presenza di colonie di chirotteri in periodo di ibernazione o riproduzione, di acqua limpida ad alto rischio di intorbidamento, di zone umide con presenza rilevante di anfibi o di condizioni che impongono soste lunghe, il documento indica chiaramente che la scelta corretta è rimandare o annullare l’uscita. La rinuncia non è una sconfitta operativa: è una decisione responsabile.[1]


Biosicurezza: prevenzione semplice e costante

Il capitolo sulla biosicurezza chiarisce che l’obiettivo non è raggiungere una sterilità assoluta dell’attrezzatura. Lo scopo è ridurre in modo credibile e costante la probabilità di trasportare materiale biologico e contaminanti tra sistemi diversi. Una procedura semplice ma applicata con regolarità è più efficace di una teoricamente perfetta ma seguita solo occasionalmente. Le misure minime prevedono la rimozione del fango visibile, la pulizia delle superfici a contatto con acqua o sedimenti, la disinfezione nei casi previsti dai protocolli e l’ordine delle visite impostato sempre dai siti meno sensibili a quelli più sensibili.[1]


Osservare, registrare, comunicare con prudenza

Il manuale dedica una sezione specifica al monitoraggio responsabile. Gli speleologi possono contribuire alla conservazione registrando osservazioni su colonie, anfibi, invertebrati insoliti, livelli d’acqua e tracce di disturbo. La segnalazione deve però seguire canali appropriati. Diffondere pubblicamente localizzazioni precise, fotografie georeferenziate o dettagli su siti poco noti può aumentare la pressione di visita su ambienti già vulnerabili.[1]


Il contesto scientifico internazionale

Il lavoro della FUGS si inserisce in un quadro scientifico di crescente attenzione globale. Il lavoro di Mammola et al. (2019), pubblicato su BioScience, ha evidenziato come gli ecosistemi sotterranei rappresentino probabilmente gli ambienti non marini più diffusi sulla Terra, ma i loro organismi siano tra i meno documentati e largamente ignorati nelle politiche di conservazione. Le Guidelines for Cave and Karst Protection dell’Unione Internazionale di Speleologia (IUS, 2022) e la Direttiva Habitat europea 92/43/CEE costituiscono i riferimenti normativi e tecnici internazionali richiamati nella bibliografia del manuale.[2][3][4][1]


Fonti consultate

Fonti
[1] manuale_fauna_cavernicola_tecnico_operativo_v3.pdf

[2] Scientists’ Warning on the Conservation of Subterranean Ecosystems https://digitalcommons.usf.edu/kip_articles/4740/
[3] Scientists’ Warning on the Conservation of Subterranean Ecosystems https://researchprofiles.ku.dk/en/publications/scientists-warning-on-the-conservation-of-subterranean-ecosystems/
[4] Scientists’ Warning on the Conservation of Subterranean Ecosystems https://academic.oup.com/bioscience/article/69/8/641/5519083?searchresult=1

L'articolo La FUGS pubblica il Manuale per la Tutela della Fauna Cavernicola proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Speleologia per la Terza Età: a Narni Scalo parte il progetto formativo dell’Associazione La Scintilena
    Condividi Il 14 aprile la presentazione pubblica del corso, aperto a tutti, con lezioni teoriche gratuite e un’uscita pratica alle Grotte di Frasassi prevista per settembre 2026 Speleologia e terza età: nasce il corso di La Scintilena a Narni Scalo Martedì 14 aprile 2026, alle ore 16, al Parco dei Pini di Narni Scalo — in Via delle Rose — si terrà la presentazione pubblica del Corso di Speleologia per la Terza Età, promosso dall’Associazione La Scintilena. L’incontro è aperto a tut
     

Speleologia per la Terza Età: a Narni Scalo parte il progetto formativo dell’Associazione La Scintilena

Apríl 12th 2026 at 08:12

Condividi

Il 14 aprile la presentazione pubblica del corso, aperto a tutti, con lezioni teoriche gratuite e un’uscita pratica alle Grotte di Frasassi prevista per settembre 2026


Speleologia e terza età: nasce il corso di La Scintilena a Narni Scalo

Martedì 14 aprile 2026, alle ore 16, al Parco dei Pini di Narni Scalo — in Via delle Rose — si terrà la presentazione pubblica del Corso di Speleologia per la Terza Età, promosso dall’Associazione La Scintilena.

L’incontro è aperto a tutti: residenti, associati e non. L’obiettivo della serata è illustrare il progetto, raccogliere le adesioni e definire spazi, tempi e modalità di fruizione delle attività.

Il corso si svolgerà a settembre 2026 e prevede quattro lezioni teoriche gratuite più un’uscita pratica. Le lezioni si terranno presso il Centro ANCESCAO di Narni Scalo, in Via delle Rose 15.

La partecipazione alle lezioni teoriche è completamente gratuita e aperta a chiunque voglia avvicinarsi alla speleologia, indipendentemente dall’appartenenza ad associazioni.


Un invito aperto: non solo per i soci ANCESCAO

La Scintilena ha rivolto un invito allargato a tutte le realtà associative del territorio narnese. La partecipazione non è riservata agli iscritti all’ANCESCAO: chiunque voglia partecipare, anche chi non fa parte di nessuna associazione, è benvenuto.

Questo approccio riflette la vocazione sociale del progetto. Il corso si propone come strumento di integrazione per le persone anziane, offrendo un contesto culturale e scientifico che va ben oltre l’immagine della speleologia come semplice “sport estremo”. L’obiettivo è valorizzare la dimensione scientifica e culturale dell’esplorazione sotterranea, rendendola accessibile a un pubblico ampio e diversificato.


Il programma: quattro lezioni teoriche di speleologia

Le lezioni del corso di speleologia per la terza età copriranno un ventaglio ampio di argomenti. Ogni incontro affronterà un tema specifico, con un linguaggio accessibile e divulgativo:

  • Storia della Speleologia: dalle origini dell’esplorazione delle grotte fino ai giorni nostri
  • Speleogenesi: come si formano le grotte e i processi geologici che le modellano
  • Geografia delle grotte: i massicci carbonatici in Italia e nel territorio umbro
  • Organizzazione della Speleologia in Italia: il ruolo della Società Speleologica Italiana e del Soccorso Alpino e Speleologico
  • Il concrezionamento: stalattiti, stalagmiti e le forme del sottosuolo
  • Tutela dei territori carsici e delle acque sotterranee
  • Cenni di geologia
  • Biospeleologia e pipistrelli: la vita nel buio delle cavità
  • La scienza in grotta: ricerca e monitoraggio ambientale
  • Le cavità artificiali
  • I sedimenti nelle grotte come archivi del tempo
  • Diversamente Speleo: speleologia inclusiva e accessibilità

Il programma dimostra come la speleologia per la terza età possa diventare un percorso formativo completo, che intreccia geologia, biologia, storia e tematiche ambientali.


L’uscita pratica: le Grotte di Frasassi con pranzo incluso

Al termine del ciclo teorico è prevista un’uscita pratica presso le Grotte di Frasassi, uno dei complessi carsici più noti e visitati d’Italia, situato nelle Marche.

La visita sarà di carattere turistico e si concluderà con un pranzo al ristorante, offrendo ai partecipanti l’esperienza diretta di un ambiente sotterraneo in totale sicurezza.

Le Grotte di Frasassi rappresentano un contesto ideale per un primo approccio pratico alla speleologia: ambienti illuminati, percorsi accessibili e un patrimonio scientifico e naturalistico di grande valore.

Per molti partecipanti sarà la prima esperienza diretta in un sistema carsico di grandi dimensioni.


Patrocini e collaborazioni: un progetto che guarda al territorio

Il progetto della speleologia per la terza età non si limita alla dimensione locale. L’Associazione La Scintilena intende coinvolgere il Comune di Narni, la Società Speleologica Italiana e le associazioni attive nella tutela dei pipistrelli, con l’obiettivo di ottenere patrocini e avviare collaborazioni istituzionali.

Queste realtà saranno contattate nelle prossime settimane. La loro partecipazione contribuirebbe a dare al corso una dimensione più ampia, rafforzando il legame tra divulgazione scientifica, tutela ambientale e politiche sociali rivolte alla terza età.


Appuntamento al Parco dei Pini: il 14 aprile alle ore 16

L’appuntamento per la presentazione del corso è fissato per martedì 14 aprile 2026, alle ore 16, al Parco dei Pini di Narni Scalo, Via delle Rose. Andrea Scatolini, presidente dell’Associazione La Scintilena, guiderà l’incontro illustrando nel dettaglio il programma del corso di speleologia per la terza età.

La partecipazione alla presentazione è libera e aperta a tutti. Chiunque voglia saperne di più sul progetto, contribuire alla sua realizzazione o semplicemente incontrare gli organizzatori è invitato a essere presente.


Informazioni: Associazione La Scintilena — Centro ANCESCAO Narni Scalo, Via delle Rose 15

L'articolo Speleologia per la Terza Età: a Narni Scalo parte il progetto formativo dell’Associazione La Scintilena proviene da Scintilena.

❌