La FUGS pubblica il Manuale per la Tutela della Fauna Cavernicola
Il Gruppo di Lavoro Biospeleologia della Federazione Umbra Gruppi Speleologici ha rilasciato uno strumento tecnico-operativo per proteggere gli ecosistemi ipogei durante l’attività speleologica
Fauna cavernicola e speleologi: un manuale per ridurre l’impatto in grotta
La Federazione Umbra Gruppi Speleologici (FUGS), attraverso il suo Gruppo di Lavoro Biospeleologia, ha pubblicato il Manuale tecnico-operativo per la tutela della fauna cavernicola, un documento pratico e scientificamente fondato rivolto a speleologi, guide, istruttori, corsisti e curatori di attività divulgative. Il testo si propone come base per protocolli interni, briefing pre-uscita e materiali di supporto ai corsi organizzati dai gruppi speleologici.[1]
Il manuale parte da una premessa semplice ma spesso sottovalutata: in grotta non esiste una separazione netta fra fauna, ambiente e substrato. Un passo in una pozza, una sosta sotto una colonia di chirotteri, la dispersione di briciole o il lavaggio di un oggetto in acqua possono modificare più componenti dell’ecosistema nello stesso momento. Per questo l’approccio adottato è integrato: considera insieme fauna terrestre e fauna acquatica, organismi evidenti e microfauna poco appariscente, disturbo diretto e alterazioni indirette dell’habitat.[1]
Ecosistemi ipogei: fragili per struttura, non solo per rarità
Una delle chiavi di lettura più significative del manuale riguarda il motivo della fragilità degli ambienti sotterranei. La vulnerabilità non dipende soltanto dalla rarità delle specie, ma dal modo in cui energia e materia circolano nel sistema. La produzione primaria locale è nulla o molto ridotta: l’energia entra quasi esclusivamente sotto forma di detrito organico, guano, materiali trascinati dall’acqua o carcasse. Di conseguenza le reti trofiche sono corte e fortemente specializzate.[1]
In un sistema così povero di energia — definito oligotrofico — l’introduzione di cibo o rifiuti organici, il rimescolamento del guano o la variazione della qualità dell’acqua producono effetti molto più marcati che in qualsiasi altro ambiente. Per questo le regole su alimenti, rifiuti, pozze e sedimenti non sono meri dettagli di disciplina, ma misure di conservazione.[1]
A questo si aggiunge la distribuzione geografica ristretta di molte specie: in alcuni casi una singola cavità ospita popolazioni uniche. La perdita locale può quindi essere irreversibile, poiché non sempre esistono popolazioni vicine in grado di compensare il danno.[1]
Quattro gruppi faunistici, quattro profili di vulnerabilità
Il manuale distingue quattro grandi categorie di fauna cavernicola, ciascuna con microhabitat e fattori di rischio specifici.[1]
I chirotteri usano le grotte come rifugio diurno, sito di ibernazione o colonia riproduttiva. Durante l’ibernazione consumano le riserve energetiche accumulate in stagione favorevole: un risveglio indotto dal disturbo può avere costi energetici tali da compromettere la sopravvivenza dell’individuo fino alla primavera. Nelle nursery, il rischio principale è la mobilizzazione della colonia, con possibile frammentazione del gruppo e aumento della vulnerabilità dei piccoli.[1]
Gli anfibi legati agli ambienti umidi ipogei — salamandre e geotritoni dove presenti — dipendono dalla continuità delle superfici bagnate, dall’umidità elevata e dalla qualità dell’acqua. Il contatto diretto, l’asciugamento locale e la contaminazione introdotta da mani, guanti o attrezzature sono i principali fattori di rischio.[1]
Gli invertebrati terrestri cavernicoli occupano guano, sedimenti fini, ghiaie umide, legni, pareti coperte da biofilm e fratture. Molti sono piccoli e facilmente ignorati. Il calpestio, lo spostamento di pietre e la manipolazione del substrato rappresentano per loro pressioni particolarmente rilevanti.[1]
La fauna stigobionte — crostacei, copepodi, anfipodi, isopodi e altri organismi permanentemente adattati alle acque sotterranee — è sensibile alla torbidità, alla contaminazione organica e al disturbo dei sedimenti di fondo. Il manuale ricorda che molti di questi organismi sono millimetrici o vivono fra interstizi: l’assenza di animali visibili in una pozza non equivale ad assenza di vita.[1]
Sei fattori di pressione e come gestirli
Il documento identifica sei categorie di pressione generate dall’attività speleologica.[1]
Rumore e voce alta: la voce concitata, i richiami non necessari e i rumori impulsivi dell’attrezzatura disturbano soprattutto i chirotteri, ma in generale segnalano una presenza prolungata. Il manuale indica comunicazioni brevi, funzionali e pianificate prima dell’ingresso.
Luce artificiale: l’illuminazione diretta e prolungata sugli animali va evitata. Il fascio frontale puntato per curiosità o l’uso di luci intense per fotografie aumentano il disturbo in modo significativo. La luce deve essere strumento di sicurezza e orientamento, non mezzo di osservazione insistente.
Calpestio e alterazione del substrato: sedimenti fini, fanghi, bordi di pozze e depositi organici sono habitat, non fondo neutro. Il calpestio può distruggere microstrutture, schiacciare fauna e aumentare la torbidità dell’acqua.
Contatto diretto con la fauna: toccare un animale non è mai accettabile. Anche una manipolazione breve può causare stress, favorire il trasferimento di contaminanti e indurre l’abbandono del rifugio.
Consumo e abbandono di alimenti: briciole, residui organici e involucri alterano la disponibilità di nutrienti. In sistemi oligotrofici il materiale biodegradabile può modificare la rete trofica con effetti a cascata.
Contaminazione biologica: fango, scarponi, corde e imbraghi possono trasferire spore, microrganismi e piccoli organismi tra siti diversi. Questa dimensione è particolarmente importante nei sistemi carsici connessi da acque sotterranee.[1]
Prima, durante e dopo: le linee guida operative
La sezione centrale del manuale sviluppa una sequenza operativa strutturata in tre fasi.[1]
Prima dell’ingresso è necessario verificare se la cavità ospita colonie, siti riproduttivi o pozze permanenti, strutturare gruppi piccoli con obiettivi chiari, definire ruoli di comunicazione e pulire l’attrezzatura. Il manuale è esplicito: valutare se l’uscita è davvero necessaria in quel periodo, perché una rinuncia è spesso la migliore misura di tutela.
Durante la progressione occorre mantenere la voce al minimo, seguire percorsi già consolidati, evitare soste prolungate presso fauna o pozze e non spostare substrati. Nei settori con acqua, la regola è non entrare in pozze o rivoli se esiste un percorso alternativo asciutto, non smuovere i sedimenti e non lavare materiale nelle acque di grotta.
All’uscita e nel post-uscita si pulisce l’attrezzatura prima di spostarsi verso altre cavità e si registrano criticità e osservazioni, condividendo le informazioni sensibili solo attraverso canali appropriati — referenti del gruppo, gestori del sito o ricercatori — evitando la diffusione pubblica di localizzazioni precise.
La rinuncia come atto di responsabilità
Uno dei passaggi più significativi del manuale è dedicato ai periodi e ai siti sensibili. La sensibilità di una grotta non è costante: varia nel tempo e nello spazio. In presenza di colonie di chirotteri in periodo di ibernazione o riproduzione, di acqua limpida ad alto rischio di intorbidamento, di zone umide con presenza rilevante di anfibi o di condizioni che impongono soste lunghe, il documento indica chiaramente che la scelta corretta è rimandare o annullare l’uscita. La rinuncia non è una sconfitta operativa: è una decisione responsabile.[1]
Biosicurezza: prevenzione semplice e costante
Il capitolo sulla biosicurezza chiarisce che l’obiettivo non è raggiungere una sterilità assoluta dell’attrezzatura. Lo scopo è ridurre in modo credibile e costante la probabilità di trasportare materiale biologico e contaminanti tra sistemi diversi. Una procedura semplice ma applicata con regolarità è più efficace di una teoricamente perfetta ma seguita solo occasionalmente. Le misure minime prevedono la rimozione del fango visibile, la pulizia delle superfici a contatto con acqua o sedimenti, la disinfezione nei casi previsti dai protocolli e l’ordine delle visite impostato sempre dai siti meno sensibili a quelli più sensibili.[1]
Osservare, registrare, comunicare con prudenza
Il manuale dedica una sezione specifica al monitoraggio responsabile. Gli speleologi possono contribuire alla conservazione registrando osservazioni su colonie, anfibi, invertebrati insoliti, livelli d’acqua e tracce di disturbo. La segnalazione deve però seguire canali appropriati. Diffondere pubblicamente localizzazioni precise, fotografie georeferenziate o dettagli su siti poco noti può aumentare la pressione di visita su ambienti già vulnerabili.[1]
Il contesto scientifico internazionale
Il lavoro della FUGS si inserisce in un quadro scientifico di crescente attenzione globale. Il lavoro di Mammola et al. (2019), pubblicato su BioScience, ha evidenziato come gli ecosistemi sotterranei rappresentino probabilmente gli ambienti non marini più diffusi sulla Terra, ma i loro organismi siano tra i meno documentati e largamente ignorati nelle politiche di conservazione. Le Guidelines for Cave and Karst Protection dell’Unione Internazionale di Speleologia (IUS, 2022) e la Direttiva Habitat europea 92/43/CEE costituiscono i riferimenti normativi e tecnici internazionali richiamati nella bibliografia del manuale.[2][3][4][1]
Fonti consultate
- Manuale tecnico-operativo per la tutela della fauna cavernicola – GdL Biospeleologia, Federazione Umbra Gruppi Speleologici (FUGS) (documento allegato, v3)
- FUGS – Federazione Umbra Gruppi Speleologici (profilo Facebook): https://www.facebook.com/FUGS.SpeleoUmbria/
- FUGS su Instagram: https://www.instagram.com/fugs_speleoumbria/
- La FUGS al centro dell’incontro regionale sulle cavità artificiali in Umbria – Scintilena: https://www.scintilena.com/la-fugs-al-centro-dellincontro-regionale-sulle-cavita-artificiali-in-umbria/05/28/
- Mammola S. et al. (2019) – Scientists’ Warning on the Conservation of Subterranean Ecosystems, BioScience 69(8), 641–650: https://academic.oup.com/bioscience/article/69/8/641/5519083
- Mammola et al. (2019) – PDF open access (FULIR): http://fulir.irb.hr/7357/1/Mammola%20et%20al%202019_warning.pdf
- Scientists’ Warning on the Conservation of Subterranean Ecosystems – Digital Commons USF: https://digitalcommons.usf.edu/kip_articles/4740/
- Towards evidence-based conservation of subterranean ecosystems – Biological Reviews (2022): https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/brv.12851
- Fauna cavernicola – Wikipedia Italia: https://it.wikipedia.org/wiki/Fauna_cavernicola
- La fauna delle grotte e delle acque carsiche – Commissione Grotte E. Boegan: https://www.boegan.it/1995/07/la-fauna-delle-grotte-e-delle-acque-carsiche/
Fonti
[1] manuale_fauna_cavernicola_tecnico_operativo_v3.pdf
[2] Scientists’ Warning on the Conservation of Subterranean Ecosystems https://digitalcommons.usf.edu/kip_articles/4740/
[3] Scientists’ Warning on the Conservation of Subterranean Ecosystems https://researchprofiles.ku.dk/en/publications/scientists-warning-on-the-conservation-of-subterranean-ecosystems/
[4] Scientists’ Warning on the Conservation of Subterranean Ecosystems https://academic.oup.com/bioscience/article/69/8/641/5519083?searchresult=1
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