Le Grotte di El Mejdam, Marocco: quando il fiume abbandona il sottosuolo e le tribù Amazigh trovano rifugio nella roccia
Dolomiti giurassiche, faglie atlasiche e memoria Berbera si intrecciano nel Medio Atlante: le grotte fossili del Causse di El Menzel rivelano un sistema carsico di grande interesse scientifico e culturale
Il Medio Atlante come laboratorio naturale di speleogenesi
Nel cuore del Medio Atlante marocchino, a circa 60 km a sud-est di Fez, si apre uno dei paesaggi carsici più suggestivi e meno conosciuti del Nord Africa. Le grotte di El Mejdam si trovano nel comune di El Menzel, lungo le pareti di un canyon profondo oltre 300 metri scavato dall’Oued Sebou nelle dolomiti del Lias inferiore. Sospese tra i 70 e i 100 metri al di sopra del livello attuale del fiume, queste cavità fossili sono il risultato di un processo millenario in cui tettonica, clima e incisione fluviale si sono combinati in una sequenza leggibile in ogni dettaglio della roccia.
Lo studio delle grotte di El Mejdam è stato pubblicato nel numero inaugurale della rivista internazionale Underground Vision (marzo 2026), a cura di Iliass Naouadir del Laboratorio GERA dell’Università Sidi Mohammed Ben Abdellah di Fez. Il lavoro si inserisce in un programma di ricerca sistematico che ha già prodotto due articoli scientifici su Proceedings of the Geologists’ Association (Elsevier, 2025) e una monografia sul geopatrimonio del Causse di El Menzel pubblicata da Springer nel 2026.
Il Causse di El Menzel: stratigrafia di un serbatoio carsico
Il Causse di El Menzel è un altopiano tabulare largo circa 15 km per 25 km, quasi privo di acque superficiali a causa del drenaggio carsico sotterraneo. La sequenza stratigrafica esposta nelle gole del Sebou è di rara completezza: alla base affiorano gli scisti ordoviciani del basamento paleozoico, ricoperti da argille e basalti triassici impermeabili che costituiscono il pavimento dell’acquifero. Al di sopra si estendono fino a 200 metri di dolomiti giurassiche del Lias inferiore — la roccia madre delle grotte — e a est si erge Jbel Bouiblane, vetta più alta del Medio Atlante settentrionale con 3.081 metri, la cui copertura nevosa alimenta le sorgenti carsiche.
La struttura tettonica è dominata dalla Faglia del Medio Atlante Settentrionale (NMAF) e dalla Faglia Mediana del Medio Atlante (MMAF), ereditate dall’orogenesi ercinica e riattivate durante il ciclo alpino. Le analisi di telerilevamento (immagini Sentinel-2, algoritmo LINE) hanno cartografato i lineamenti tettonici NE-SO dominanti, confermando una corrispondenza spaziale diretta tra le faglie, la distribuzione delle sorgenti e la posizione delle cavità.
Tre atti per costruire — e abbandonare — un sistema di grotte
La genesi delle grotte di El Mejdam si articola in tre fasi successive che i ricercatori descrivono come tre atti di una storia geologica.
Il primo atto è quello della ferita tettonica. La riattivazione della MMAF ha generato il thrust dei Beni Yazgha, nei pressi del Douar Quacbat Beni Yazgha: la struttura ospite delle grotte. Pressioni colossali hanno trasformato la dolomite compatta in breccia tettonica, aumentando enormemente la superficie di attacco chimico disponibile per l’acqua. Questa zona di triturazione è diventata il corridoio preferenziale di infiltrazione verso il profondo.
Il secondo atto appartiene al clima quaternario. Durante le fasi umide del Quaternario, i massicci apporti di pioggia e scioglimento delle nevi si infiltravano nelle brecce tettoniche. L’acqua acida — per dissoluzione di CO? nei suoli — attaccava la dolomite (CaMg(CO?)?), espandendo le microfratture in gallerie. Il sistema El Mejdam funzionava come un condotto naturale che convogliava le acque del plateau verso la valle, connesso alla sorgente carsica di Ain Sebou — che ancora oggi eroga oltre 2.500 litri al secondo.
Il terzo atto è quello del grande abbandono. Il continuo sollevamento della catena atlasica ha spinto l’Oued Sebou ad incidere sempre più in profondità per mantenere il suo corso, abbassando il livello di base del sistema idrologico sotterraneo. Le grotte sono state progressivamente svuotate, lasciate sospese e fossilizzate. Le volte, private del supporto idrostatico dell’acqua, hanno ceduto in più punti, generando i caotici accumuli di blocchi che oggi caratterizzano gli ingressi delle cavità.
Ottanta grotte lungo il corridoio del Sebou
Le tre cavità principali di El Mejdam sono soltanto il punto di accesso più visibile a un sistema molto più esteso. Le ricognizioni lungo il corridoio del Sebou hanno documentato per la prima volta oltre 80 grotte in un’area ristretta, costituendo una delle reti carsiche più dense finora conosciute nel Medio Atlante. Le forme di esocarso presenti sul Causse comprendono lapiés a blocchi, kamenitzas, scanalature da impatto di pioggia, rilievi ruiniformi e valli secche profonde fino a 200 metri orientate NE-SO.
Il confronto con altri grandi sistemi carsici mondiali rafforza la lettura del sito. La Mammoth Cave (Kentucky) mostra lo stesso pattern di gallerie sospese a gradoni prodotto dall’abbassamento progressivo della falda nel Plio-Pleistocene. La Grotta di Postojna (Slovenia) documenta condotti fossili sovrapposti come risultato del sollevamento delle Alpi Dinariche. El Mejdam si configura come il corrispettivo nordafricano di questi fenomeni: un archivio tettonico e paleoclimatico aperto alla lettura.
La sorgente perenne e l’eredità delle tribù Beni Yazgha
Le grotte di El Mejdam non sono solo archivi geologici. Direttamente sotto il cluster principale di cavità emerge la sorgente carsica perenne di Ain Kehf El Mejdam, che dimostra come il sistema sia ancora idrologicamente attivo in profondità pur avendo perso le sue gallerie superiori. Questa sorgente ha irrigato i campi e abbeverato i greggi delle tribù Amazigh dei Beni Yazgha per generazioni.
Il nome stesso delle grotte rivela un capitolo dimenticato della storia locale. “El Mejdam” deriva da Jdame, termine arabo-berbero associato storicamente alla lebbra: secondo la tradizione orale, queste cavità isolate, fresche e ben ventilate servivano come spazi di cura e quarantena naturale. Al tempo stesso, le grotte erano parte integrante della vita pastorale, usate come riparo per il bestiame. Intorno alle sorgenti carsiche e alle depressioni naturalmente irrigate dell’altopiano si sono sviluppati oliveti, orti di fichi, carrubi e vigneti che caratterizzano ancora il paesaggio del Causse.
Tutto questo si inserisce in un contesto paleoantropologico di straordinario rilievo: il Marocco ha restituito i fossili di Homo sapiens più antichi noti al mondo, datati a circa 315.000 anni fa a Jebel Irhoud. Nel gennaio 2026 la scoperta a Thomas Quarry I (Casablanca) di fossili dell’età di 773.000 anni ha ulteriormente arricchito il quadro, individuando nella regione popolazioni ominidi prossime alla radice comune con i Neanderthal.
La proposta del Geoparco El Menzel tra tutela e sviluppo locale
Il cambiamento climatico in atto nel Medio Atlante — precipitazioni torrenziali sempre più frequenti, siccità prolungate, rischio di incendi boschivi — espone le grotte di El Mejdam a rischi concreti. Le piogge intense destabilizzano le pareti rocciose, gli incendi possono provocare shock termici che danneggiano irrimediabilmente la roccia e i potenziali resti archaeologici ancora inesplorati. I deflussi minimi del bacino del Sebou mostrano già una tendenza al ribasso, segnale di uno stress crescente sull’acquifero carsico.
In questo contesto, il gruppo di ricerca propone la creazione del Geoparco El Menzel, come strumento integrato di tutela dell’intero corridoio carsico del Sebou. La proposta si ispira al modello del M’Goun UNESCO Global Geopark nel Medio Atlante centrale e si affianca alle consultazioni avviate nel gennaio 2026 dalla Provincia di Boulemane per un Geoparco del Medio Atlante Orientale.
La visione è quella di un territorio dove formazione di geo-guide locali, sentieri interpretativi, strutture ricettive a basso impatto e un marchio di qualità per i prodotti locali (olio d’oliva, miele, carrubi) possano trasformare il patrimonio geologico in risorsa di sviluppo sostenibile per le comunità Beni Yazgha. Le grotte di El Mejdam, da balconi dimenticati sul canyon del Sebou, potrebbero così diventare finestre aperte sulla storia del nostro pianeta.
Vedi l’articolo completo pubblicato sull’ultimo numero di SpeleoMedit – Underground Vision Magazine: https://speleomedit.tetide.org/magazine/
Fonti consultate:
- Naouadir et al. (2025a) – Proceedings of the Geologists’ Association, vol. 136, 101137 – Analisi dei fattori carsici nel Medio Atlante: https://doi.org/10.1016/j.pgeola.2025.101137
- Naouadir et al. (2025b) – Proceedings of the Geologists’ Association, vol. 136, 101097 – Origini orogeniche e fluvio-tettoniche delle grotte del Medio Atlante: https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0016787825000069
- Naouadir et al. (2023) – Iraqi Geological Journal – Studio del Causse di El Menzel con telerilevamento e GIS: https://igj-iraq.org/igj/index.php/igj/article/view/1478
- Naouadir et al. (2026) – Geoheritage (Springer) – Geopatrimonio e geodiversità del Causse di El Menzel: https://link.springer.com/10.1007/s12371-026-01261-2
- Hublin et al. (2017) – Nature, 546 – Fossili di Jebel Irhoud e origine panafricana di Homo sapiens: https://www.nature.com/articles/nature22336
- Gallotti et al. (2026) – Nature – Ominidi di Thomas Quarry I, Marocco, 773.000 anni fa: https://www.nature.com/articles/s41586-025-09914-y
- Wikipedia – Oued Sebou (idrologia e dati di bacino): https://en.wikipedia.org/wiki/Sebou_River
- Underground Vision – Rivista internazionale di speleologia, n. 1, marzo 2026 (Tetide APS): https://speleomedit.tetide.org/magazine/
- M’Goun UNESCO Global Geopark – Showcaves.com: https://www.showcaves.com/english/ma/geoparks/MGoun.html
- Provincia di Boulemane – consultazioni Geoparco Medio Atlante Orientale (gennaio 2026): https://fesnews.media/315109/2026/01/16/
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