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Grotta Battifratta, nuove ricerche tra clima, riti e frequentazioni nella Sabina preistorica

August 26th 2026 at 07:00

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Alla Grotta Battifratta di Poggio Nativo, nel Reatino, uno studio geoarcheologico pubblicato nel 2026 ricostruisce il rapporto tra dinamiche idroclimatiche, depositi carsici e presenza umana dal Neolitico all’età del Bronzo.

Grotta Battifratta e la valle del Farfa

La Grotta Battifratta si trova in località Casali di Poggio Nativo, lungo il versante sinistro della valle del Riano, piccolo affluente del Farfa. La cavità si apre in una scarpata di travertino attribuita al Sintema di Poggio Moiano, formato nel Pleistocene medio.

Oggi si presenta come un riparo sotto roccia collegato a un cunicolo che conduce a un ambiente interno. La morfologia attuale è il risultato di crolli, erosione e accumuli sedimentari. Alcuni collassi hanno sigillato settori della cavità e antichi accessi, contribuendo alla conservazione di parte del deposito archeologico.

La Grotta Battifratta era già nota per le indagini condotte negli anni Ottanta dall’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. I saggi avevano individuato livelli di frequentazione riferibili al Neolitico e all’età del Bronzo. Dal 2021 il sito è tornato al centro delle ricerche con il Farfa Valley Project. Caves, people, and past environments, coordinato dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma e diretto da Cecilia Conati Barbaro.[1]

Archeologia della Grotta Battifratta

Le campagne recenti hanno ampliato in modo rilevante il quadro cronologico della Grotta Battifratta. Oltre alle attestazioni neolitiche e dell’età del Bronzo, sono emersi strumenti litici e reperti faunistici riferibili al Paleolitico medio. La sequenza documentata arriva poi fino alle fasi post-medievali.

Il sito conserva quindi tracce di utilizzi diversi e distanti nel tempo. L’attuale imbocco della cavità coincide con lo sbocco di un’antica sorgente, probabilmente stagionale. La disponibilità d’acqua può avere avuto un ruolo centrale nell’attrazione esercitata dal luogo sulle comunità preistoriche.

Nei livelli del Neolitico, datati tra la fine del VI e l’inizio del V millennio a.C., sono stati rinvenuti ceramiche, manufatti litici, resti faunistici e materiali botanici. Le ricerche hanno inoltre restituito resti umani e una statuina antropomorfa in argilla, datata a circa 7.000 anni fa. Il manufatto è oggetto di studio tecnologico e stilistico, per definirne tecniche produttive e possibili riferimenti culturali.[2]

I dati disponibili suggeriscono che la Grotta Battifratta non fosse usata solo per l’approvvigionamento idrico. Le evidenze archeologiche indicano pratiche funerarie e rituali associate ai livelli neolitici. Ceramiche decorate, utensili in selce e ossidiana, ornamenti in osso e resti di fauna sono stati esposti nel 2025-2026 nella mostra Acque nascoste. Grotte e riti nella preistoria della Sabina, al Museo Civico Archeologico di Rieti.[3][4]

Il nuovo studio sul clima

La principale novità emersa nel 2026 riguarda la pubblicazione di uno studio su Quaternary Science Reviews. Il lavoro, firmato da Luca Forti e da un gruppo interdisciplinare di ricercatori, analizza i depositi olocenici della Grotta Battifratta con un approccio integrato.

La ricerca combina dati di scavo, sedimentologia, micromorfologia, geochimica, mineralogia, micropaleontologia e datazioni radiocarboniche. L’obiettivo è capire come si sia formato il riempimento della cavità e in che modo clima, idrologia e attività umane abbiano interagito nel tempo.[5]

Per il Neolitico, lo studio riconosce brevi alternanze tra erosione e deposizione. Questi processi sono collegati a fasi di stabilità dei versanti, ruscellamento superficiale e riattivazioni episodiche del sistema carsico. Il deposito della Grotta Battifratta non rappresenta quindi un semplice accumulo di sedimenti. Registra anche le variazioni delle condizioni ambientali che modificavano l’accessibilità e la funzione della cavità.

Per l’età del Bronzo, le tracce di frequentazione risultano più limitate nello spazio e probabilmente episodiche. Gli autori collegano questa fase a pratiche pastorali e a una riorganizzazione del sistema idrologico carsico. In seguito si sviluppò una sedimentazione carbonatica a bassa energia, legata a condizioni differenti nella circolazione delle acque.[5]

Un archivio geoarcheologico sabino

La Grotta Battifratta conferma il valore delle cavità naturali come archivi complessi. Nei suoi sedimenti si intrecciano eventi di piena, erosione dei suoli, crolli, attività carsica e azioni umane. Ogni livello deve quindi essere letto attraverso il rapporto tra processi naturali e presenza antropica.

Le indagini paleoambientali in corso comprendono lo studio dei pollini, dei carboni, della fauna, dei sedimenti e delle materie prime impiegate per la produzione di strumenti e ceramiche. Queste analisi possono contribuire a ricostruire la vegetazione del passato, le risorse animali sfruttate e le strategie economiche delle comunità che frequentarono la valle del Farfa.

Nel caso della Grotta Battifratta, la ricerca speleologica sostiene direttamente l’archeologia. La conoscenza della cavità, delle sue morfologie, dei depositi e delle dinamiche idriche permette infatti di interpretare meglio la conservazione dei reperti e le trasformazioni del paesaggio preistorico della Sabina.

Fonti

Fonti
[1] Grotta Battifratta https://www.antichita.uniroma1.it/grotta-battifratta
[2] Rare clay figurine found in Lazio dating back 7000 years https://www.uniroma1.it/en/notizia/rare-clay-figurine-found-lazio-dating-back-7000-years
[3] In mostra a Rieti dal 25 ottobre le scoperte nel sito preistorico … https://sabap-met-rm.cultura.gov.it/in-mostra-a-rieti-dal-25-ottobre-le-scoperte-nel-sito-preistorico-della-grotta-battifratta/
[4] Acque nascoste. Grotte e riti della Sabina preistorica https://news.uniroma1.it/25102025_1700
[5] Catalogo dei prodotti della ricerca https://iris.uniroma1.it/handle/11573/1766833
[7] Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo. I. Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale https://www.openaccessrepository.it/record/61640/files/fulltext.pdf
[8] Poggio Nativo – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Poggio_Nativo
[9] Metamorfosi del paesaggio nella pianura fluviale mantovana (secoli VIII-XIII) https://revistes.ua.es/medieval/article/view/19812/pdf
[10] Chert sources, procurement strategies and mobility in central Italy … https://iris.uniroma1.it/handle/11573/1760926
[11] Grotta Battifratta (Poggio Nativo, Rieti). Un nuovo progetto … https://air.unimi.it/handle/2434/1188955
[12] Discovered Neolithic statuette in Lazio – Prehistory in Italy https://www.preistoriainitalia.it/en/2023/05/18/scoperta-una-statuetta-nel-lazio/
[13] Lazio e Sabina 13 – Atti del Convegno. Roma 25-27 maggio 2022 https://edizioniquasar.it/products/lazio-e-sabina-13
[14] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[15] Atti del 6° Convegno Nazionale di Archeozoologia https://www.academia.edu/1499788/Atti_del_6_Convegno_Nazionale_di_Archeozoologia
[16] Scavi Archeologici alla Grotta di Battifratta: Un’Opportunità … https://www.scintilena.com/scavi-archeologici-alla-grotta-di-battifratta-unopportunita-per-gli-appassionati/07/10/
[17] The Farfa Valley Project: Grotta Battifratta https://www.ninatorp.com/battifratta.html
[18] Sinkhole: Quando la Terra Sprofonda https://www.scintilena.com/sinkhole-le-cause-delle-voragini-della-terra/10/04/
[19] Italia preistorica in grotta: a fine Ottobre il convegno di San … https://www.scintilena.com/italia-preistorica-in-grotta-a-fine-ottobre-il-convegno-di-san-lorenzo-bellizzi/10/03/
[20] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/1191/
[21] Sistemi informativi dinamici a supporto della documentazione archeologica per interventi in emergenza https://oaj.fupress.net/index.php/ra/article/download/14150/11981
[22] Cecilia Conati Barbaro https://research.uniroma1.it/researcher/7244b15667a9b712c877d48d8d089ace0c68ccc4c45dc8b862cd72ae
[23] Scoperta statuetta Neolitica nel Lazio – Preistoria in Italia https://www.preistoriainitalia.it/2023/05/18/scoperta-una-statuetta-nel-lazio/
[24] Grotta Battifratta, il nuovo studio lega clima e presenza umana nel … https://www.scintilena.com/grotta-battifratta-il-nuovo-studio-lega-clima-e-presenza-umana-nel-sito-di-rieti/05/11/
[25] Scavi nazionali https://www.antichita.uniroma1.it/scavi_nazionali
[26] Figurines – Prehistory in Italy https://www.preistoriainitalia.it/en/segnalazioni/statuine/
[27] Poggio Nativo, avviato il Progetto di scavo e valorizzazione delle grotte di Battifratta – Rieti Life https://www.rietilife.com/2021/07/13/poggio-nativo-avviato-il-progetto-di-scavo-e-valorizzazione-delle-grotte-di-battifratta/
[28] Reports – Prehistory in Italy https://www.preistoriainitalia.it/en/segnalazioni/
[29] A 7,000-year-old figurine may hold secrets about ancient rituals on … https://wildhunt.org/2023/05/a-7000-year-old-figurine-may-hold-secrets-about-ancient-rituals-on-the-italian-peninsula.html

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  • Grotte di Arpino, rifiuti in una cavità carsica: verifiche per la bonifica e allarme sulle acque sotterranee
    Condividi La denuncia sulle grotte di Arpino riporta al centro la fragilità del carsismo frusinate Una cavità del sistema carsico di Arpino, in provincia di Frosinone, è stata segnalata come ricettacolo di grandi quantità di rifiuti. La denuncia delle associazioni locali ha portato alla presentazione di un esposto al Comune. L’amministrazione ha avviato verifiche catastali per accertare la proprietà dell’area e definire le eventuali responsabilità per la rimozione dei materiali. In una second
     

Grotte di Arpino, rifiuti in una cavità carsica: verifiche per la bonifica e allarme sulle acque sotterranee

August 25th 2026 at 08:00

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La denuncia sulle grotte di Arpino riporta al centro la fragilità del carsismo frusinate

Una cavità del sistema carsico di Arpino, in provincia di Frosinone, è stata segnalata come ricettacolo di grandi quantità di rifiuti. La denuncia delle associazioni locali ha portato alla presentazione di un esposto al Comune. L’amministrazione ha avviato verifiche catastali per accertare la proprietà dell’area e definire le eventuali responsabilità per la rimozione dei materiali. In una seconda grotta, a Santopadre, sono state rinvenute carcasse di animali: sono intervenuti i carabinieri e restano al vaglio diverse ipotesi, comprese possibili macellazioni abusive o l’abbandono di animali morti.

Rifiuti nelle grotte di Arpino, il quadro segnalato dalle associazioni

Le grotte di Arpino fanno parte di un territorio ricco di cavità e fenomeni carsici. In una delle cavità raggiungibili dal bosco sarebbero stati gettati metri cubi di rifiuti. Carlo Scappaticci, dell’associazione Arpino Vacanze, ha definito il deposito «recente», ricordando che circa vent’anni fa, al momento della scoperta della cavità, non vi erano rifiuti al suo interno.

La segnalazione non descrive quindi un problema storico ormai stabilizzato. Indica una pressione recente su un ambiente sotterraneo vulnerabile. Il dato sarà da precisare attraverso gli accertamenti tecnici e amministrativi in corso, a partire dalla localizzazione della cavità e dalla titolarità del terreno.

La verifica catastale è un passaggio necessario. Se l’area risultasse privata, l’eventuale bonifica potrebbe ricadere sul proprietario secondo gli esiti dell’istruttoria. Al momento non risultano nel servizio consultato indicazioni su tempi, modalità operative o volume esatto dei materiali da rimuovere.

Carsismo e acque sotterranee nelle grotte di Arpino

Il caso delle grotte di Arpino riguarda direttamente la protezione delle acque. Patrizio Ricciotti, della Federazione Speleologica del Lazio, ha richiamato il legame tra sistemi carsici e risorsa idropotabile. Nel servizio RaiNews ha spiegato che gli inquinanti possono raggiungere rapidamente le sorgenti, soprattutto durante eventi meteorologici intensi.

Il meccanismo è noto a chi opera in ambiente carsico. Fratture, inghiottitoi e condotti sotterranei possono collegare in tempi brevi la superficie alla circolazione idrica profonda. La capacità di filtrazione del sottosuolo non equivale a una barriera sicura contro gli sversamenti. Rifiuti indifferenziati, percolati e carcasse possono rappresentare sorgenti di contaminazione, la cui effettiva incidenza va valutata con sopralluoghi, campionamenti e analisi mirate.

Nel maggio 2026, un progetto divulgativo dedicato alle grotte di Arpino aveva già posto al centro il rapporto tra comportamenti in superficie, qualità delle acque e tutela degli ecosistemi ipogei. L’iniziativa, denominata “Nel Cuore di Arpino – Grotte e Tutela dell’Ambiente”, aveva coinvolto scuole, fotografia e divulgazione sul carsismo locale. La nuova segnalazione rende più concreto quel tema educativo.

Santopadre, carcasse animali in un’altra cavità

A breve distanza da Arpino, nel territorio di Santopadre, è stata indicata un’altra situazione critica. In una grotta sono state trovate carcasse di animali. I carabinieri sono intervenuti sul posto. Tra le possibilità considerate figurano macellazioni abusive, animali deceduti per cause naturali e abbandonati nella cavità per evitare gli oneri di smaltimento.

Non sono elementi che consentono di attribuire responsabilità prima delle verifiche. Resta il rilievo ambientale dell’episodio. Una grotta non è un luogo idoneo per depositare resti animali o scarti. In un sistema carsico, ogni materiale immesso nel sottosuolo deve essere valutato anche in relazione al reticolo delle acque e agli habitat presenti.

Le esplorazioni speleologiche tra Arpino e Frosinone

La ricerca su Scintilena restituisce un quadro di attività e conoscenze che amplia il contesto della denuncia. Ad Arpino, nel 2026, il progetto “Nel Cuore di Arpino” ha valorizzato le cavità del conglomerato arpinate, il Sentiero dei Sotterranei, la Grotta delle Fate e la Grotta dello Zoppo. Il percorso ha prodotto anche il reportage fotografico “Segui il filo: Arpino sotterranea”, collegando patrimonio ipogeo, scuola e tutela ambientale.

Per quanto riguarda le esplorazioni recenti nella provincia di Frosinone, il riferimento più rilevante pubblicato da Scintilena è la Grotta degli Urli, nei Monti Ernici. Nel settembre 2025 il sito veniva indicato come il sistema carsico più esteso del Lazio per sviluppo complessivo, con oltre 6 chilometri di ambienti esplorati tra pozzi e gallerie. Nei due anni precedenti, le attività di Paolo Turrini, Roberto Pettirossi e altri speleologi avevano ampliato in modo significativo la conoscenza della cavità. Le aggiunte riportate comprendevano circa un chilometro di nuovi passaggi nel 2024, con 430 metri nella galleria LiberaDoria e 350 metri nella Via dei Campi Flegrei.

Il confronto è utile. Le grotte di Arpino e i sistemi ipogei del Frusinate non sono spazi marginali. Sono archivi geologici, habitat, percorsi idrici e luoghi di ricerca. La loro conoscenza dipende da esplorazione, documentazione e monitoraggio. La loro tutela richiede anche controlli sul territorio e una gestione tempestiva degli abbandoni.

Verifiche, bonifica e documentazione ambientale

Le priorità indicate dalla vicenda sono chiare: individuare con precisione l’area interessata, stabilire l’origine e la natura dei rifiuti, definire le responsabilità, rimuovere i materiali in condizioni di sicurezza e valutare se occorrano controlli sulle acque o sugli ambienti sotterranei connessi. Ogni operazione dovrebbe evitare ulteriori alterazioni della cavità e conservare la documentazione utile agli accertamenti.

La denuncia sulle grotte di Arpino mostra un contrasto netto tra valorizzazione e abbandono. Da un lato esistono iniziative per far conoscere il patrimonio sotterraneo. Dall’altro, l’uso improprio delle cavità può compromettere in poco tempo ambienti formati in scale geologiche molto più lunghe. Gli esiti delle verifiche comunali e delle indagini a Santopadre chiariranno quali interventi saranno necessari.

Fonti

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