Základné zobrazenie

  • ✇Scintilena
  • Yellowstone: nuova ricerca rivela come la tettonica profonda alimenta il sistema magmatico del supervulcano
    Condividi Un nuovo studio pubblicato su Science integra sismologia, tomografia 3D e geodinamica per ridefinire il “plumbing system” di Yellowstone e chiarire i reali meccanismi di alimentazione magmatica Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science (DOI: 10.1126/science.aeg3511) ridefinisce la comprensione del sistema magmatico di Yellowstone. La ricerca, firmata da Zebin Cao e colleghi, dimostra che il supervulcano non si alimenta soltanto attraverso il classico pennacchio del mantel
     

Yellowstone: nuova ricerca rivela come la tettonica profonda alimenta il sistema magmatico del supervulcano

Apríl 12th 2026 at 11:00

Condividi

Un nuovo studio pubblicato su Science integra sismologia, tomografia 3D e geodinamica per ridefinire il “plumbing system” di Yellowstone e chiarire i reali meccanismi di alimentazione magmatica

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science (DOI: 10.1126/science.aeg3511) ridefinisce la comprensione del sistema magmatico di Yellowstone. La ricerca, firmata da Zebin Cao e colleghi, dimostra che il supervulcano non si alimenta soltanto attraverso il classico pennacchio del mantello — il cosiddetto mantle plume — ma anche attraverso processi tettonici profondi che spingono materiale caldo verso la crosta terrestre. Il risultato è un’immagine molto più articolata del plumbing system di Yellowstone, il complesso reticolo di condotti, camere e intrusioni magmatiche che sostengono il sistema vulcanico.[1]


Il modello tradizionale del mantle plume e i suoi limiti

Per decenni il modello dominante spiegava il vulcanismo di Yellowstone con un mantle plume: una colonna di materiale caldo che risale verticalmente dal mantello profondo fino alla base della crosta. Questo pennacchio caldo, inclinato verso sud-ovest per effetto dei grandi flussi del mantello, era stato confermato da numerose campagne di tomografia sismica. Il modello prevedeva che il materiale fuso risalisse verticalmente, alimentasse una o due camere magmatiche nella crosta superiore e inferiore, e generasse periodicamente eruzioni esplosive. Studi precedenti avevano già identificato due principali serbatoi sovrapposti: uno superficiale a circa 5–16 km di profondità e uno più profondo tra i 20 e i 50 km.[2][3][1]

Il plume di Yellowstone è alla base anche della migrazione del vulcanismo lungo la Snake River Plain. Man mano che la placca nordamericana si sposta verso sud-ovest, l’area attiva “migra” verso nord-est. Questo spiegava, almeno in parte, la storia eruttiva complessa e geograficamente distribuita del sistema vulcanico.[4]


Due sorgenti di alimentazione magmatica: il contributo della tettonica profonda

Il lavoro di Cao e collaboratori combina sismologia ad alta risoluzione, tomografia tridimensionale della crosta e del mantello, modelli geodinamici e dati raccolti nell’arco degli ultimi vent’anni. La scoperta centrale è che il magma raggiunge la crosta da due direzioni distinte: dal basso, attraverso il classico mantle plume che risale verticalmente; e lateralmente, tramite flussi orizzontali di materiale caldo del mantello, innescati e guidati dalla tettonica della placca nordamericana.[5][6]

Questa combinazione produce un sistema di alimentazione molto più complesso di quanto i modelli precedenti ipotizzassero. La tettonica profonda non è un fattore secondario: contribuisce in modo attivo alla generazione e alla distribuzione del magma all’interno della crosta. Il movimento della placca nordamericana sopra il plume stira e assottiglia la litosfera, creando zone di debolezza strutturale attraverso le quali il magma può risalire in modo irregolare e distribuito. Questo processo spiega la geometria complessa del sistema vulcanico e la storia eruttiva “migrante” di Yellowstone nel tempo geologico.[5]


La camera magmatica superiore: un magma mush, non un lago di lava

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la natura della camera magmatica superiore. Contrariamente all’immagine popolare di un vasto serbatoio di magma liquido pronto a esplodere, il sistema di Yellowstone è in realtà un magma mush: una miscela complessa di cristalli solidi, fuso parziale e fluidi caldi.[3][7]

La percentuale di magma effettivamente fuso è troppo bassa per alimentare un’eruzione catastrofica nelle condizioni attuali. La camera superiore contiene solo una piccola frazione di melt libero, ben al di sotto delle soglie critiche associate a sistemi eruttivi imminenti. Questa struttura ibrida è fondamentale per capire il comportamento del sistema. Un sistema magmatico attivo, come quello di Yellowstone, non è necessariamente un sistema prossimo all’eruzione.[7][8]


Perché Yellowstone produce eruzioni esplosive e non solo effusive

Il nuovo modello chiarisce anche la natura delle grandi eruzioni del passato. I tre eventi calderici avvenuti circa 2,1, 1,3 e 0,64 milioni di anni fa hanno generato enormi quantità di materiale piroclastico. La combinazione tra alimentazione dal plume e flussi tettonici laterali crea condizioni di accumulo rapido e disomogeneo del magma nella crosta. Studi precedenti avevano già mostrato che i serbatoi magmatici di Yellowstone si assemblano in modo eterogeneo, attraverso ripetute iniezioni di magma basaltico caldo proveniente dal mantello.[9][3]

Il contributo tettonico, ora meglio quantificato, aggiunge un elemento di variabilità che può accelerare i processi di carica del sistema. La geometria irregolare del plumbing system e la natura ibrida del magma mush favoriscono l’accumulo di pressione in modo non lineare: questo spiega perché Yellowstone produce periodicamente eruzioni esplosive su scala catastrofica, a differenza di molti vulcani effusivi.[1]


Il rischio eruttivo attuale: il sistema di Yellowstone è stabile

Nonostante la complessità del sistema magmatico rivelata dallo studio, la valutazione del rischio eruttivo attuale rimane invariata. La ricerca di Cao et al. non segnala alcun aumento del pericolo vulcanico a Yellowstone. Il sistema si trova in una fase di stabilità.[8][10]

I dati attuali indicano che la percentuale di melt nella camera superiore è troppo bassa per innescare un’eruzione. Non sono stati rilevati segnali precursori significativi: né deformazione anomala della crosta, né attività sismica inusuale, né variazioni geochimiche nei fluidi idrotermali. Il sistema idrotermale di superficie — geyser, sorgenti calde, fumarole — è monitorato continuativamente dall’USGS e dallo Yellowstone Volcano Observatory, e mostra comportamenti coerenti con la normale variabilità del sistema.[10][11][12]

Lo studio contribuisce a ridimensionare la narrativa popolare che dipinge Yellowstone come un supervulcano “in ritardo” rispetto a un ciclo eruttivo. Quella lettura è scientificamente infondata: non esiste alcun orologio biologico vulcanico, e la storia eruttiva di un sistema non ne determina la prossima attivazione.


Un’immagine più complessa apre nuove prospettive per il monitoraggio vulcanico

Il contributo più rilevante della ricerca per la comunità scientifica internazionale è metodologico e interpretativo. Dimostrare che i supervulcani sono alimentati da reti magmatiche dinamiche — e non da un’unica camera isolata — cambia il modo in cui vengono impostati i modelli di monitoraggio.[1]

Se il sistema di Yellowstone è alimentato contemporaneamente da un plume verticale e da flussi tettonici laterali, i parametri da monitorare si moltiplicano. Non basta osservare la deformazione superficiale della caldera: è necessario integrare dati profondi sulla velocità delle onde sismiche, sulla distribuzione del melt a scala crostale e mantellica, e sull’evoluzione termica del sistema. Studi correlati sulle Cascade Volcanoes hanno mostrato che i serbatoi magmatici possono restare parzialmente fusi per migliaia di anni senza generare eruzioni, a condizione che la percentuale di melt rimanga sotto le soglie critiche. Applicata a Yellowstone, questa prospettiva rafforza l’interpretazione dello studio: un sistema complesso e dinamico non è necessariamente un sistema pericoloso nel breve termine.[13][1]


Fonti consultate

Fonti
[1] The Yellowstone magmatic system from the mantle plume to the upper crust https://www.science.org/doi/10.1126/science.aaa5648
[2] Yellowstone Plume Conduit Tilt Caused by Large?Scale Mantle Flow https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1029/2019GC008490
[3] Rapid heterogeneous assembly of multiple magma reservoirs prior to Yellowstone supereruptions https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4564848/
[4] HOTSPOT: The Snake River Scientific Drilling Project – Tracking the Yellowstone Hotspot Through Space and Time https://sd.copernicus.org/articles/3/56/2006/sd-3-56-2006.pdf
[5] Plume?Lithosphere Interaction and Delamination at Yellowstone and Its Implications for the Boundary of Craton Stability https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1029/2021GL096864
[6] Deep mantle plumes feeding periodic alignments of asthenospheric fingers beneath the central and southern Atlantic Ocean https://pnas.org/doi/10.1073/pnas.2407543121
[7] Eruptible magma https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5150370/
[8] Determining the current size and state of subvolcanic magma reservoirs https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7644707/
[9] Discovery of two new super-eruptions from the Yellowstone hotspot track (USA): Is the Yellowstone hotspot waning? https://pubs.geoscienceworld.org/gsa/geology/article-pdf/48/9/934/5135163/934.pdf
[10] A Newly Emerging Thermal Area in Yellowstone https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/feart.2020.00204/pdf
[11] A shake and a surge: Assessing the possibility of an earthquake-triggered eruption at Steamboat Geyser https://www.jvolcanica.org/ojs/index.php/volcanica/article/view/276
[12] Multi?Scale Geophysical Imaging of a Hydrothermal System in Yellowstone National Park, USA https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2024JB029839
[13] Scoperti enormi serbatoi di magma sotto i vulcani dormienti … https://www.scintilena.com/scoperti-enormi-serbatoi-di-magma-sotto-i-vulcani-dormienti-del-pacifico-nord-occidentale/02/18/

L'articolo Yellowstone: nuova ricerca rivela come la tettonica profonda alimenta il sistema magmatico del supervulcano proviene da Scintilena.

Nella penisola arabica, tra lava e vuoto, un sistema di grotte basaltiche sfida i limiti dell’esplorazione: Jabal Al-Hil

Apríl 11th 2026 at 12:00

Condividi


Una spedizione internazionale riporta in superficie i dati su uno dei sistemi di cavità vulcaniche più complessi dell’Arabia Saudita, aprendo nuovi scenari per la speleologia della Penisola Arabicau


Harrat Kishb: il contesto vulcanologico saudita

L’Arabia Saudita ospita uno dei più estesi sistemi di campi lavici al mondo. Le harrat — termine arabo per “campo di lava” — coprono circa 80.000 km² lungo il margine occidentale della penisola, dal Yemen alla Siria. Il vulcanismo è legato a un pennacchio mantellico attivo da circa 30 milioni di anni, in stretta associazione con l’apertura del rift del Mar Rosso e l’hotspot dell’Afar.[1][2]

Tra queste distese basaltiche si trova Harrat Kishb, un campo lavico di 5.892 km² situato nella parte centro-occidentale del Paese. Sulla base di 18 datazioni K/Ar, il vulcanismo del campo è stato collocato in un arco temporale che va da meno di 2 milioni di anni fa fino a tempi storici (4.500–2.000 anni BP). Al suo interno si trova anche il maar di Al Wahbah, una delle strutture vulcaniche più imponenti della penisola: circa 2,3 km di diametro e 250 m di profondità.[3][4][5]

Il campo è suddiviso in tre unità vulcanostratigrafiche. La più giovane — la Hil Basalt — è quella che custodisce tutte le grotte vulcaniche finora documentate nell’area.[6]


Jabal Al-Hil: morfologia e struttura di un vulcano scudo

Al centro di Harrat Kishb si erge Jabal Al-Hil, un vulcano scudo che raggiunge 1.475 m di quota, circa 150–200 m sopra il piano lavico circostante. Il cratere sommitale — una caldera di circa 380×430 m — e la morfologia cilindrica ben conservata lo rendono uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio.[6]

La storia eruttiva del vulcano fu complessa e multifasica. Una prima fase produsse accumuli piroclastici visibili ancora oggi nelle migliaia di bombe vulcaniche sparse sulle pendici. Seguirono colate di lava pahoehoe e lava ?a?? e una spettacolare lava fall sul fianco sudoccidentale. Le terrazze laviche lungo il bordo della caldera testimoniano oscillazioni ripetute del livello magmatico nel condotto, con la formazione di un lago di lava che non tracimò mai dalle pareti del cratere.[7]

Le immagini satellitari rivelano un allineamento di aperture che si estende dalla sommità verso ovest per oltre 2 km, indizio della presenza di un sistema di lava tube sotterraneo di potenziale dimensione record per l’Arabia Saudita.


I pionieri: Roobol, Camp e John Pint

Le aperture sul lato ovest di Jabal Al-Hil furono identificate per la prima volta durante la campagna di cartografia geologica del 1991 condotta da Roobol e Camp. In quell’occasione, i due geologi stimarono che la profondità delle cavità non avrebbe superato i 42,5 m e annotarono tutti i potenziali accessi, senza tuttavia entrare nelle grotte.[3]

La fase esplorativa vera e propria cominciò un decennio dopo, con le spedizioni del novembre 2001 e del febbraio 2002 guidate da John Pint, speleologo americano che giunse in Arabia Saudita come insegnante di inglese. In collaborazione con il Saudi Geological Survey (SGS), Pint partecipò alla scoperta e documentazione di grotte in pressoché tutti i campi basaltici del Paese, classificando le aperture di Jabal Al-Hil con il termine hawaiiano “puka” (da Puka 1 a Puka 7). Le aperture sul lato ovest del vulcano rimasero tuttavia inesplorate per le difficoltà di accesso verticale.[8][9]


La spedizione internazionale del 2025

Nel febbraio 2025 un team multinazionale composto da partecipanti provenienti da Germania, Inghilterra, Paesi Bassi, USA e Repubblica Ceca ha raggiunto Jabal Al-Hil. La spedizione — inquadrata come iniziativa di geotourismo — è stata sostenuta da Speleo Nederland e dalla Federazione Speleologica Europea (FSE), che ha messo a disposizione le corde Korda’s IRIS 10 mm. L’obiettivo principale era stabilire se le aperture identificate formassero un sistema continuo o più grotte separate.[7]

Le sfide logistiche erano notevoli: basalto discontinuo e localmente friabile, assenza di massi vicino alle entrate e difficoltà nell’ancoraggio su pareti verticali. Il campo base è stato allestito ai piedi del vulcano, sotto un’acacia solitaria che ha fatto da punto di riferimento per tutto il periodo delle ricerche.


Il sistema sotterraneo di Jabal Al-Hil: le grotte

Sono state rilevate più di 8 grotte attorno al vulcano, per una lunghezza cumulativa superiore a 1,3 km e una profondità massima di 70 m.[7]

Puka 1 e Puka 2, localizzate nella caldera sommitale, sono collegate da un condotto lavico intrusionale verticale. Puka 1 è un pozzo di circa 45 m con alla base un ingresso ostruito da frane sul lato della caldera. Puka 2 è una grande doline di 120×120 m e 70 m di profondità. La Cave A si estende per circa 103 m con una profondità di 67 m; la Cave B — scoperta sul lato meridionale — percorre circa 75 m con una caratteristica sezione trasversale triangolare e mostra lastroni di lava accretata ancora visibili sulle pareti.[7]

Puka 3, alla base del fianco sudoccidentale, è un massiccio collasso di tunnel di 40×52 m e circa 44 m di profondità. Al suo interno sono stati documentati due fenomeni rari: i “guanomiti”, stalagmiti formate dall’accumulo e dalla mineralizzazione di guano di piccione, e la mummia essiccata di un avvoltoio delle steppe, conservata per le condizioni di aridità estrema del deserto. Il condotto occidentale raggiunge 67 m di profondità e si chiude su un blocco di pahoehoe lava.

Puka 4–7 formano il settore principale del sistema. Il condotto si estende per circa 225 m con dimensioni spettacolari: fino a 30 m di larghezza e 20 m di altezza. Oltre i 400 m dall’ingresso di Puka 4, il sistema termina in uno stretto crawlway caldo e umido, sigillato da lava balls e lava solidificata. Puka 7 è classificata come “warm puka” — apertura primaria direttamente connessa al condotto durante l’eruzione — mentre le Puka 4, 5 e 6 sono “cold pukas”, entrate da collasso secondario formatesi dopo la fine del flusso lavico.[10]

La “Other Cave” (83 m, profondità 12 m) ospita pipistrelli della famiglia Rhinolophidae e corna di stambecco nubiano. La Double Chamber Cave (circa 90 m, profondità 25 m) presenta due camere con morfologia a cupola collassata, delicate formazioni di gesso e calcite, lava balls all’ingresso e crani di stambecco nubiano.[7]

Le Feature 8–11 sono laghi di lava collassati di dimensioni fino a 100×80 m. Le immagini satellitari mostrano flussi lavici secondari diretti verso nord e sud, perpendicolari alla direzione principale est–ovest del campo: conferma che questi siti funzionavano come overflow vent durante la fase eruttiva.[7]


Fauna e frequentazione umana

Le grotte di Jabal Al-Hil funzionano come trappole naturali che conservano testimonianze di vita animale e umana. Nelle cavità sono stati osservati o documentati: pipistrelli Rhinopoma (pipistrello dalla coda a topo) e Rhinolophidae (pipistrello a ferro di cavallo), un geco Ptyodactylus hasselquistii, iena striata (Hyaena hyaena) viva, corna e crani di stambecco nubiano (Capra nubiana), nidi della vespa muraria nera Sceliphron e la mummia dell’avvoltoio delle steppe in Puka 3.[7]

La frequentazione umana è attestata da bastoni di legno con intagli artificiali — la cui presenza, in assenza di alberi nell’area, implica un trasporto intenzionale da oltre un chilometro — pali con bordi tagliati, un cranio di capra e bossoli di cacciatori di piccioni. I reperti sono stati lasciati in loco.[7]


Un sistema geneticamente unico, oggi frammentato

Sul piano genetico, il sistema di Jabal Al-Hil rappresenta un unico episodio eruttivo complesso, oggi frammentato da collassi e ostruzioni che impediscono il percorso sotterraneo continuo. La ricostruzione della sequenza indica una fase iniziale da vulcano scudo con overflow pahoehoe, seguita dallo sviluppo di un condotto intrusionale sul fianco sudoccidentale, dalla formazione di cold e warm pukas, dall’accumulo di laghi di lava in corrispondenza di ostruzioni e infine dalla cessazione dell’apporto lavico con drenaggio e solidificazione.[7]

Il confronto con la grotta Umm Jirsan (Harrat Khaybar, 1.481 m), attualmente la più lunga lava tube ufficialmente documentata in Arabia Saudita, mostra che il potenziale di Jabal Al-Hil è tutt’altro che esaurito. L’allineamento delle aperture si estende per oltre 2 km e non è escluso che un condotto continuo integro attenda ancora di essere percorso.[11][12]


Speleologia saudita e prospettive future

Il Saudi Geological Survey ha censito oltre 1.800 grotte e doline nel territorio nazionale. Il programma Vision 2030 ha selezionato cinque grotte per lo sviluppo ecoturistico e la grotta Abu Al-Waul (Harrat Khaybar) è stata recentemente approvata come destinazione geoturistica. Il settore resta ampiamente inesplorato: ulteriori campagne di rilevamento — supportate da geofisica di superficie e analisi di immagini satellitari ad alta risoluzione — potrebbero rivelare sistemi di lava tube tra i più significativi dell’intero Medio Oriente.[13][14][15][7]


Vedi l’articolo completo pubblicato sull’ultimo numero di SpeleoMedit – Underground Vision Magazine: https://speleomedit.tetide.org/magazine/

Fonti consultate

  1. Roobol, M.J. & Camp, V.E. (1991) – Geologic map of the Cenozoic lava field of Harrat Kishb, Saudi Arabian Directorate General of Mineral Resources, GM-132. http://www.saudicaves.com/kishb/kishb.htm
  2. Pint, J.J. (2006) – Vulcanospeleology in Saudi Arabia. Acta Carsologica, 35(1). https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/247
  3. Roobol et al. (2002) – Preliminary survey for lava-tube caves on Harrat Kishb. SGS Open-File report SGS-OF-2002-3. http://www.saudicaves.com/kishb/kishb.htm
  4. Smets, L.M.J., Langford, B. & Fröhlich, D. (2025) – Volcanic caving as geotourism in Saudi Arabia. UIS Commission on Volcanic Caves e-Newsletter, No. 85. https://www.vulcanospeleology.org/newsletters/Vulcano85%20Sep%202025.pdf
  5. Saudi Geological Survey – Volcanism https://sgs.gov.sa/en/pages/volcanism
  6. Al Wahbah maar – Geoheritage – The geology and geochronology of Al Wahbah maar crater. Journal of Volcanology and Geothermal Research (2013). https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1871101413000095
  7. Harrat Kishb – VolcanoDiscovery https://www.volcanodiscovery.com/harrat_kishb.html
  8. Umm Jirsan Cave – Archeologia – First evidence for human occupation of a lava tube in Arabia. PLOS ONE (2024). https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0299292
  9. John Pint – Curriculum ed esplorazioni http://www.saudicaves.com/resumejp.htm
  10. National Speleological Society – Entrances lava tube https://caves.org/virtualcave/lava-tube-entrances/
  11. Ghar Al Hibashi – Minerali – Acta Carsologica (2016). https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/299
  12. Hyena dens in Arabia – TaphonomyArchaeological and Anthropological Sciences (2021). https://link.springer.com/10.1007/s12520-021-01365-6
  13. Saudi Arabia caves – tourism news https://www.arabnews.com/node/2611505/saudi-arabia
  14. Vision 2030 – Cave tourism Saudi Arabia https://www.saudigazette.com.sa/article/603863
  15. Abu Al-Waul Cave – geosito https://www.mediaoneonline.com/en/saudi-arabias-abu-al-waul-cave-approved-as-new-geological-tourist-destination-243447

Fonti
[1] Volcanism – SGS https://sgs.gov.sa/en/pages/volcanism
[2] Asthenospheric Flow of Plume Material Beneath Arabia Inferred From S Wave Traveltime Tomography https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1029/2020JB019668
[3] Volcano Live http://volcanolive.com/kishb.html
[4] The geology and geochronology of Al Wahbah maar crater, Harrat … https://www.academia.edu/12747395/The_geology_and_geochronology_of_Al_Wahbah_maar_crater_Harrat_Kishb_Saudi_Arabia
[5] the Al Wahbah Crater and other volcanoes (Harrat Kishb, Saudi … https://www.academia.edu/79641895/Geoheritage_values_of_one_of_the_largest_maar_craters_in_the_Arabian_Peninsula_the_Al_Wahbah_Crater_and_other_volcanoes_Harrat_Kishb_Saudi_Arabia_
[6] Harrat Kishb Volcano – Saudi Arabia https://www.volcanodiscovery.com/harrat_kishb.html
[7] No. 85 September 2025 https://www.vulcanospeleology.org/newsletters/Vulcano85%20Sep%202025.pdf
[8] John J. Pint http://www.saudicaves.com/resumejp.htm
[9] THE LAVA TUBES OF HARRAT KISHB http://www.saudicaves.com/kishb/kishb.htm
[10] Entrances – National Speleological Society https://caves.org/virtualcave/lava-tube-entrances/
[11] TRACCE DI VITA DI 7000 ANNI FA NEL TUBO DI LAVA … https://www.danielemancini-archeologia.it/tracce-di-vita-di-7000-anni-fa-nel-tubo-di-lava-di-umm-jirsan-arabia-saudita/
[12] UMM JIRSAN: ARABIA’S LONGEST LAVA-TUBE SYSTEM https://www.semanticscholar.org/paper/dbb2ea5a60deb52af12074d4b356a7d6897aae89
[13] Adventurers will soon be able to go caving in Saudi Arabia https://www.thenationalnews.com/lifestyle/travel/adventurers-will-soon-be-able-to-go-caving-in-saudi-arabia-1.823287
[14] Saudi Arabia to tap unexplored potential of cave tourism https://www.saudigazette.com.sa/article/603863
[15] Saudi Arabia’s Abu Al-Waul Cave Approved as New Geological … https://www.mediaoneonline.com/en/saudi-arabias-abu-al-waul-cave-approved-as-new-geological-tourist-destination-243447
[16] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[17] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[18] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

L'articolo Nella penisola arabica, tra lava e vuoto, un sistema di grotte basaltiche sfida i limiti dell’esplorazione: Jabal Al-Hil proviene da Scintilena.

❌