Campo InGrigna! 2026: una piccola panoramica dai resoconti dei partecipanti
Dal Buzio al Dito, dal Pilastro alle cavità nel ghiaccio e non solo: quasi due settimane di pozzi, traversi, disostruzioni e nuovi ingressi
Da una giunzione sotto il Moncodeno comincia a prendere forma un’idea molto più grande
Anche quest’anno dal Grignone (la Grigna settentrionale, sopra il ramo di Lecco del Lago di Como) ottime notizie. Come accade da 24 anni a questa parte, molti speleologi hanno partecipato al Campo esplorativo del gruppo multigruppo InGrigna!, in costante esplorazione del territorio grignesco, durata ufficiale dall’8 al 20 agosto 2026.
In questo luogo – bisogna dirlo – c’è sempre un problema: si parte quasi sempre con un programma, poi si trova una grotta nuova. Oppure si va a cercare un passaggio e si sbaglia quota, e nel posto sbagliato compare un pozzo. Oppure si apre una grottina, le si assegna diligentemente un numero e pochi giorni dopo bisogna cancellarlo perché si è già congiunta con un abisso conosciuto.
Il Campo InGrigna! 2026 è andato più o meno così. Partito con parecchi obiettivi — W le Donne (LOLC1936), Abisso Alberto Buzio (LOLC5935), Pozzo nel Dito (LOLC 1967), Pilastro (LOLC 5881), Poltergeist (LOLC 1775), cavità da ricontrollare e nuovi ingressi — giorno dopo giorno ha cominciato a raccontare una storia diversa: quella di grotte che in superficie hanno nomi e numeri differenti, ma che sottoterra sembrano avvicinarsi sempre di più. Fino a far pronunciare la frase che, a fine campo, gira ormai con una certa insistenza: «Sta nascendo un nuovo complesso».
Da registrare anche un debutto importante: breve exploit al Campo InGrigna! della piccola Petra Maconi, naturalmente con mamma Felicita e papà. La nuova generazione comincia presto.
W le Donne: si comincia prima di iniziare, già con un affondo
Il campo entra subito nel vivo con la produttiva punta precampo di Alex (mitico Alex Rinaldi), Francesco F. e Riccardo a W le Donne (LOLC1936), il cui ingresso è in Moncodeno, a quota 2170 m slm, sulla Costa della Piancaformia, lungo il sentiero di cresta che porta al Rifugio Brioschi.

Il 4 agosto la squadra scende velocemente nelle zone profonde per sistemare il nuovo campo interno, trasportare il materiale necessario a una risalita e cominciare subito i lavori: Francesco ne mette già a segno un primo tratto.
Tutto bene, compreso un confronto matematico — riferisce sorridendo Riccardo, uno dei pischelli di Bueno Fonteno — su ipotenuse, Pitagora e Archimede. L’Angolo della cultura del Campo InGrigna! 2026, evidentemente, ha iniziato i lavori in anticipo
Escono come razzi, e poi si continua.

Dall’8 agosto, le squadre si distribuiscono sui diversi obiettivi del Grignone. C’è chi esplora, chi riattrezza, chi rileva, chi traversa, chi risale, chi fotografa e chi va semplicemente a controllare un ingresso. Che è uno dei modi più efficaci, in Grigna, per trovare altro lavoro.
Andrea Maconi (che chiamerò Maconi perché c’è un altro Andrea M, ligure), riconosciuto guru della Grigna, durante una teorica tranquilla passeggiata dal Bregai al Passo della Capra, nel rivedere alcuni ingressi, dà un’occhiata anche al geode sotto il Pizzo della Pieve, giudicato «molto carino». Risale quasi casualmente un canale e si trova davanti un pozzo che non ricorda di aver mai visto. Nuovo ingresso? Cavità conosciuta e dimenticata? Altro tassello del puzzle carsico della Grigna? Da verificare, e naturalmente da aggiungere alla lista.
Qualche giorno dopo, poco oltre un’altra nuova grotta, Maconi individuerà un altro pozzo, con un po’ di detrito da spostare, ma anche quello arieggiante. Il programma del campo, a quel punto, ha già cominciato a prendere una direzione autonoma.
Al Buzio, per fortuna, si sbaglia strada e si scende ancora
Il 9 agosto Maurizio (Jack) aveva in realtà un altro programma: occuparsi insieme a Floriano dell’Abisso Poltergeist (LOLC 1775), dal notevole potenziale ma resa delicata da una dolina di crollo apertasi all’ingresso. Floriano arriverà più tardi, così Jack decide di fare prima un veloce salto all’Abisso Alberto Buzio (LOLC 5935), che si trova nella zona alta della Dolina Grande / Cima della Grigna settentrionale, quindi vicino all’inquietante Voragine, sotto il sentiero che prosegue allegramente verso il Rifugio Brioschi.
Con Matteo e Kaja, Frytka e Yure (i Polacchi), Jack va a cercare un punto indicato da Maconi. Individuata quella che sembra la condotta giusta, supera il pozzo successivo con un traverso e, oltre un grosso blocco, si affaccia su una nuova verticale. La mattina seguente arriva però un piccolo dettaglio: quella non è affatto la zona indicata da Andrea. Il punto che stavano cercando si trova a circa -100 e non a -70. Il posto non era quello, ma che risultato!
Nelle giornate successive, Rossella, Floriano e Matteo all’armo e Jack e Marco Corvi (Corvo) al rilievo scendono un P15, seguito da un grande meandro con blocchi di frana, quindi un P25 con una finestra ancora da controllare e una nuova grande verticale. Il giorno successivo, insieme anche a Francesca e Francesco, si sistemano gli armi e si prosegue fra terrazzi franosi, stillicidio e nuove verticali. Compaiono anche gallerie freatiche e restano diverse possibilità da verificare.
Insomma, la strada era sbagliata, ma il risultato no: al Buzio si aggiunge un’altra via da esplorare.
Il Buzio continua, ma da un’altra parte
Mentre la via individuata da Jack e compagni resta tra i lavori aperti, il Buzio continua a scendere da un’altra parte. Il 14 agosto Alex, Riccardo, Corvo, Kaja e Maconi tornano all’Abisso Buzio, questa volta lungo la via del fondo già individuata l’anno scorso. Dopo un P20, Alex arma un grande P60, circa 20 × 10 metri alla base, che verso l’alto prosegue anche in un enorme camino. Sotto, la cavità continua con una forra; Riccardo scende un altro P20 e la squadra si ferma ancora una volta in testa a un P20. Lungo la discesa restano inoltre due pozzi da vedere. Vengono intanto armati alcuni passaggi precedentemente percorsi in libera e sistemato lo scomodo meandro intorno a -170.
Il risultato è che il Buzio supera i -300 metri e non sembra avere alcuna intenzione di chiudere a breve. Nei giorni successivi vengono lasciati all’abisso altri 170 metri di corda.
Il pozzo nuovo che nuovo non era
Il 13 agosto Riccardo, Francesco O. e i Polacchi vanno a controllare la LOLC 5953, negli sfasciumi a sinistra del Passo della Capra con Maconi, seguendo un avvicinamento suggerito da quest’ultimo, quindi non esattamente il più comodo.

Il pozzo sembra nuovo, ma nuovo in realtà non è: sulla parete salta fuori una vecchia piastrina, sfuggita durante la precedente ricognizione. Dopo un lungo disgaggio, Riccardo riesce comunque a riarmarlo, nonostante la roccia sia poco collaborativa. Poco sotto i -20 metri, però, la cavità chiude.

Non tutti i nuovi punti interrogativi (fortunatamente) ne generano altri.
Il Dito non tradisce mai
Nel frattempo si lavora al Pozzo nel Dito (LOLC 1967) uno dei punti fermi dei vari Campi, che si apre a 2247 metri nel Dito della Piancaformia, in Grigna Settentrionale: mai eccessivamente ambito perché sale e scende, poi sale e poi scende, e così via.
Andrea e Alex e i Polacchi scendono fino a circa -350 metri. Alex traversa sopra un pozzo bagnato e raggiunge una finestra dalla quale arriva un torrentello; segue l’arrampicata di un caminetto, oltre il quale si apre un camino alto. La squadra passa poi a controllare un’altra possibilità: Andrea riesce a infilarsi nel passaggio, ma questa volta la montagna decide che può bastare e chiude.
Nel frattempo il trapano è scarico, le ore sottoterra aumentano e i freatici possono aspettare. Quando la squadra torna all’esterno sono passate 18 ore. Andrea sintetizza la giornata meglio di qualsiasi relazione tecnica: «Il Dito ti spacca sempre…»
Pilastro: -219 m, e non è finita
Il 15 agosto tocca all’Abisso Pilastro (LOLC 5881), scoperto nel 2019, che si apre in Moncodeno, sul versante settentrionale della Grigna, in un’area dove le grotte conosciute si fanno decisamente più rare: proprio per questo la sua posizione lo rende particolarmente interessante, perché potrebbe aprire la strada verso zone carsicamente ancora poco conosciute.
Lele torna con Simona e Ombretta e l’immancabile Corvo per lavorare il meandrino che, nella punta precedente, li aveva separati dalla verticale intravista oltre. La roccia li fa penare per qualche ora, ma alla fine il passaggio viene preparato e il pozzo può essere sceso.
La verticale si rivela più profonda del previsto: 21 metri, che portano il fondo rilevato del Pilastro a circa -219 metri. Alla base c’è già il regalo successivo: una nuova verticale stimata fra 15 e 18 metri, che attende di essere scesa dopo un veloce allargamento dell’accesso. Se ne riparlerà a settembre. Anche qui il risultato della punta è tornare fuori con più lavoro di quanto ce ne fosse prima: si torna a settembre.lusio Sandro, uno degli scopritori del Pilastro, esulta.
Ghiaccio, acqua e soprattutto aria
Un altro fronte riguarda una cavità nella quale, per due stagioni, si è cercato di limitare l’accumulo della neve all’ingresso, la Ghiacciaia (LOLC 1671), o Pozzo Gabriele, vicino al rifugio Bogani. L’anno scorso era stato verificato che la grotta proseguiva, e si era potuto scendere un P10, trovare circolazione d’aria ed effettuare la discesa nello scivolo di ghiaccio, fino a una saletta di 4×4 m, completa di soffitto, fondo e pilastro di ghiaccio con visibili gli strati di deposito. Durante il Campo 2026, Tiziano e Sandro, con Jack e Floriano, vi hanno riscontrato un’ulteriore fusione del ghiaccio esterno. Tiziano scrive che all’ingresso la neve è ancora diminuita e si è aperta una voragine, anche se, per evitare il materiale sospeso, è preferibile entrare ancora dalla fessura in parete. Dentro la grotta appare invece molto più ghiacciata, con parecchio verglas sulle pareti. Nella saletta scoperta nel 2025, compare anche neve fresca, senza che sia del tutto chiaro da dove provenga. Eppure la cavità è in scioglimento: sul fondo della saletta c’è una pozza con circa 15-20 centimetri d’acqua.

Interessante l’aria: una forte corrente proviene non dalla saletta, ma da un piccolo passaggio fra ghiaccio e roccia, là dove il piccolo meandro curva per entrarvi. Abbastanza per programmare un nuovo controllo a fine settembre o ottobre e vedere cosa avrà deciso di fare il ghiaccio.
Una grottina nuova. Anzi, no: una giunzione
Nei giorni successivi continuano disostruzioni e controlli sui nuovi ingressi. Il 16 agosto Rocca, in opera con l’Andrea M. ligure e il giovane Isaac, comunica che, dopo gli scavi e qualche miglioramento al sistema di lavoro, ormai «si viaggia». Il giorno seguente arriva invece il messaggio che cambia la prospettiva del campo: «Giunzione tra nuova grotta e Buzio!»
Pensare che Andrea aveva già scritto il numero della nuova cavità all’ingresso: ora deve cancellarlo: quella grotta non è più una grotta a sé, ma un altro ingresso dell’Abisso Buzio.
La mattina del 18 agosto Alex Rinaldi traduce l’entusiasmo generale senza troppi giri di parole: «Sta nascendo un nuovo complesso in Moncodeno!!!!!». I punti esclamativi abbondano, ma chi conosce lo youtuber più scherzoso del mondo sa che dietro l’entusiasmo c’è uno speleologo di gran classe e una questione speleologica molto concreta. Ne vedremo delle belle.
Buzio, Dito e gli altri: quanto sono vicini?
Maconi comincia a mettere insieme ingressi e distanze. Oltre alla possibile congiunzione fra Buzio e Dito, ci sono da considerare anche le cavità 5937 e 1739. Alcuni ingressi sono vicinissimi, in certi casi appena 10-20 metri, e se le ipotesi di collegamento trovassero conferma potrebbe delinearsi un sistema con una ventina di ingressi.
Per le prossime campagne si ragiona anche sulla possibilità di utilizzare l’ARTVA per individuare con maggiore precisione i punti di massimo avvicinamento fra le cavità. Intanto è già in programma una nuova grande punta per il 29 e 30 agosto e Alex avverte: «Bisogna esserci, sento l’odore di congiunzione con il Dito.» Odore non ancora certificato dal rilievo, naturalmente, ma sufficiente a rimettere le corde negli zaini. Andrea M. sta lavorando su Compass per chiarire le direzioni. Chissà che non gli tocchi rifare anche il rilievo di Capitan Paff (LOLC 1738), che si apre in Moncodeno a quota 2175 m s.l.m….

Il Pozzo del Testamento e le altre cose da fare
Andrea R., Rocca, dedica con altri quattro ore di disostruzione a un’altra grottina nuova. Il risultato è il Pozzo del Testamento (LOLC 5954), dove resta anche un camino da risalire. L’anno precedente una situazione analoga aveva portato, in cima a una risalita, all’intercettazione di un freatico: abbastanza per inserire anche questa nell’elenco dei lavori futuri.

Ci sarebbe poi da finire l’Abisso Paolo Trentinaglia (LOLC 5031), una bella grotta nel carsismo del Circo del Moncodeno.
In previsione delle prossime esplorazioni, sono già state acquistate le maglie rapide adeguate, e per il prossimo campo serviranno probabilmente anche corde nuove. La stima provvisoria è 400 metri, e potrebbero persino non essere sufficienti…
65 buone ragioni per tornare
Il 20 agosto Maconi verifica che nel solo versante del Moncodeno restano ancora da verificare, rivedere e disostruire circa 65 grotticelle sulle quali non è mai stato fatto un lavoro sistematico, alcune delle quali decisamente interessanti, come la 5893.
La risposta degli astanti è prevedibile: prepara l’elenco e le rivediamo tutte e 65. E l’elenco è già stilato.
A questo punto parlare di “fine del campo” comincia a sembrare soprattutto una convenzione del calendario.
Sta davvero nascendo un nuovo complesso nel Moncodeno?
È presto per dirlo. Una congiunzione c’è stata; le altre, per ora, sono ipotesi sostenute dalla vicinanza delle cavità e da quanto le esplorazioni stanno progressivamente mostrando. Bisognerà scendere, rilevare, confrontare, cercare i punti di massimo avvicinamento e, con ogni probabilità, disostruire parecchio.
Il Campo InGrigna! 2026 lascia una sensazione precisa: cavità finora esplorate come mondi distinti stanno cominciando a essere guardate come parti possibili di un sistema più grande. Il Buzio continua oltre i -300, il Dito resta aperto e difficile come sempre, il Pilastro ha raggiunto circa -219 e ha già una nuova verticale da scendere. Le cavità nel ghiaccio respirano, nuovi ingressi continuano a comparire e una grotta appena scoperta ha già perso il proprio numero perché si è congiunta.
Non è ancora un Complesso, ma vedremo cosa accadrà a breve.
L’angolo della cultura
Un campo non vive di sole grotte. Le telecamere di Alex testimoniano un Angolo della cultura. In una memorabile sessione, il Corvo ha disquisito di equazioni di quinto grado e del teorema dei quattro colori, davanti a un’attenta platea.
La discussione ha raggiunto livelli accademici difficilmente ripetibili e la soluzione del teorema dei quattro colori è stata confermata, naturalmente, da Alex, che è stato impossibile confutare.
La comunità matematica internazionale esulta.
Un campo fatto anche oltre la montagna
A parte gli scherzi, un campo – lo sappiamo – non è soltanto la somma dei metri scesi, dei pozzi armati e delle corde finite proprio quando servirebbero, ma soprattutto delle persone che esplorano, armano, rilevano, disostruiscono, fotografano, trasportano materiali e aspettano chi deve ancora uscire.
E da chi consente di concludere in bellezza: a fine campo Simona ci ha invitati a casa sua, raccogliendo anche le adesioni di chi stava tornando a casa dal Campo (di malavoglia). Così, intorno a una pizzoccherata senza pari accompagnata da birra autoctona, ci siamo ritrovati con diversi protagonisti del Campo 2026 e con alcuni che — come me, Leda e Franco, — quest’anno, per motivi diversi, non abbiamo potuto partecipare, con la bella sorpresa della presenza di Mariangela.
La conclusione ci vuole, e Simona lo ha descritto benissimo: sono giornate che danno un senso al fare speleologia, perché all’avventura e alla scoperta si uniscono la post-elaborazione e il rafforzamento di quell’amicizia vera che lega noi “pazzi amanti del sottoterra”.
Forse è anche questo il bello dei campi: ognuno fa qualcosa, prepara, esplora, rileva, disostruisce, qualcuno resta a casa. Ma alla pizzoccherata, per fortuna, ci si può ritrovare tutti.
Da InGrigna! un ringraziamento davvero speciale a Erica e Luca dell’Alpeggio Moncodeno (con Mirco, Michele e Mattia), per l’accoglienza, la disponibilità e l’insostituibile e insperato supporto dato al Campo InGrigna! e ai suoi partecipanti, che ha fatto rimpiangere un pochino meno il Bogani e gli amici gestori Mariangela ed Enrico, che hanno regalato comunque una visita ferragostana.

Complimenti a tutti gli speleologi e ai gruppi che hanno partecipato alla preparazione, alle esplorazioni, alle ricognizioni, agli armi e disarmi, ai rilievi, alle disostruzioni e alla vita del campo.
E adesso?
C’è Buzio da continuare, il Dito da avvicinare, il Pilastro, i freatici, i camini, i pozzi nuovi, le grotte nel ghiaccio e gli ingressi arieggianti. Ci sono una ventina di ingressi che potrebbero un giorno raccontare la stessa storia e ci sono quelle famose 65 grotticelle.
Ah, sì. Ci sarebbe anche Poltergeist. Ma può attendere, direbbe Jack.
Campo InGrigna! 2026 concluso: il sottosuolo, evidentemente, non è d’accordo.
Fotografie dei partecipanti al Campo InGrigna! 2026

InGrigna! 2026 da vedere e da leggere
Per chi vuole entrare ancora un po’ nell’atmosfera del Campo InGrigna! 2026, ci sono anche le immagini di Alex Rinaldi, che ha raccontato le giornate dalla Grigna con tre video:
Video – Punta precampo Fondo W le Donne https://www.youtube.com/watch?v=V06fYp-3icg
Video – Prima parte: [https://www.youtube.com/watch?v=_fWSXwqOok0]
htps://www.youtube.com/watch?v=_fWSXwqOok0
Video – Seconda parte: [https://youtu.be/hKTPFlkNVyo?is=Mqhukf1FMQKNCm0o]
E non è finita qui. Presto arriveranno anche i Diari di campo, a cura di Marco Corvi, per ripercorrere dall’interno giornate, esplorazioni, personaggi e vita quotidiana del campo. Li troverete presto a questo indirizzo, insieme a quelli degli anni precedenti
Diari di campo: [https://sites.google.com/view/ingrigna/home]
Gruppi e partecipazioni – progetto InGrigna!
Al Campo InGrigna! 2026 hanno preso parte speleologi provenienti da diversi Gruppi: Gruppo Grotte CAI Busto Arsizio, Gruppo Grotte Milano CAI SEM, Gruppo Speleologico Lecchese, Progetto Sebino, Speleo Club CAI Romano di Lombardia, Speleo Club Erba; Società Svizzera di Speleologia – Sezione Ticino; Krakowski Klub Taternictwa Jaskiniowego (KKTJ) di Cracovia, Speleo Klub Bielsko-Biala; Gruppo Grotte Borgio Verezzi, Gruppo Speleologico Ligure “A. Issel”, Speleo Club Ribaldone; ASG San Giorgio, CARS, Gruppo Speleologico Édouard-Alfred Martel e Le Grave.
A completare la squadra, a titolo personale, Ombretta, Simona e Lele.
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