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Presentati a Costacciaro 2026 gli Atti di Borgiosubterranea: la speleologia ligure diventa un libro

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Il volume raccoglie gli interventi dell’VIII Incontro di Speleologia Ligure, svoltosi a Borgio Verezzi nell’aprile 2025 a cura della Delegazione Speleologica Ligure e di Finalmentespeleo. Un patrimonio di esplorazioni, ricerche e memorie ora disponibile per la consultazione e l’acquisto. Una nuova occasione per incontrarlo sarà a Savona, il 10 dicembre prossimo

Da Borgio Verezzi 2025 a Costacciaro 2026

Al Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro 2026 sono stati presentati gli Atti di Borgiosubterranea 2025 – “Divenire”, il volume che raccoglie i contributi dell’VIII Incontro di Speleologia Ligure, svoltosi a Borgio Verezzi dal 4 al 6 aprile 2025.

L’appuntamento di Borgio ha riportato al centro dell’attenzione la speleologia ligure, riunendo esploratori, ricercatori, gruppi speleologici e appassionati attorno a un programma ricco di interventi e confronti.

La pubblicazione degli Atti rappresenta un risultato importante: le esperienze raccontate durante il convegno non rimangono soltanto nella memoria dei partecipanti, ma diventano documentazione consultabile, utile anche per chi non aveva potuto essere presente.

Esplorazioni, scienza, ambiente e memoria

Sfogliando l’indice del volume emerge la varietà dei temi affrontati: nuove esplorazioni e aggiornamenti sulle cavità liguri, rilievi e documentazione, monitoraggi ambientali, ricerche scientifiche, archeologia, paleontologia e storia della speleologia.

Tra i contributi trovano spazio studi sulle Grotte di Borgio Verezzi, sul loro ambiente sotterraneo e sulle attività di ricerca, accanto a lavori dedicati ad altre aree carsiche italiane e a progetti di collaborazione.

Non mancano le riflessioni sulla tutela delle grotte e sulla necessità di conservare la memoria delle esplorazioni.

Nelle pagine introduttive, il sindaco di Borgio Verezzi, Renato D’Aquino, ricorda che l’incontro del 2025 ha riunito oltre 200 partecipanti, con 38 interventi di carattere regionale e 16 di tematica extraregionale, oltre a mostre, stand e spettacoli.

I numeri raccontano un incontro vivace: il valore degli Atti però va oltre il bilancio della manifestazione: mettere per iscritto risultati, esperienze e conoscenze significa renderli disponibili alla comunità speleologica anche negli anni a venire.

Dove consultare e acquistare gli Atti

Il volume Borgiosubterranea 2025 – “Divenire”, pubblicato da Eidon Edizioni, è disponibile per la consultazione e l’acquisto.

Per informazioni è possibile rivolgersi alla Delegazione Speleologica Ligure, scrivendo all’indirizzo e-mail della presidenza: presidentedsl@gmail.com.

Una bella occasione per vedere il libro di persona, ed eventualmente decidere di acquisirlo nella propria biblioteca, sarà giovedì 10 dicembre 2026 a Savona, in occasione della serata Nel cuore della Terra per ascoltare il Cosmo, nell’ambito della rassegna Cine di Cime, al Nuovofilmstudio delle Officine Solimano.

Il 10 dicembre 2026 a Savona: dalle grotte di miniera all’Einstein Telescope

La serata, in programma alle ore 21, propone un percorso che unisce il patrimonio sotterraneo, la ricerca scientifica e le tecnologie del futuro.

Il programma comprende il documentario “Grotte di miniera. Dentro gli archivi del tempo” e la presentazione “L’eco del cosmo nel cuore della Terra”.

Ospiti dell’incontro saranno Angelo Naseddu, speleologo ed esploratore, già presidente della Federazione Speleologica Sarda, e Gianluca Gemme, fisico, dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e docente dell’Università di Genova, tra i progettisti dell’Einstein Telescope.

L’iniziativa si svolge con il patrocinio della Delegazione Speleologica Ligure.

L’appuntamento è al Nuovofilmstudio, Piazza Pippo Rebagliati 6A, Savona, con ingresso a 5 euro.

Sarà l’occasione per parlare di grotte e ricerca, ma anche per sfogliare gli Atti di Borgiosubterranea e ritrovare, tra le pagine, un anno di lavoro e di incontri della speleologia ligure.


Fonti e approfondimenti

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Federazione Speleologica Sarda: nuova Commissione Editoriale, le esplorazioni diventano racconti e ricerca

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Sardegna Speleologica raccoglie testi, fotografie e rilievi. La Federazione Speleologica Sarda collega la nuova attività editoriale a esplorazione, documentazione, formazione e tutela delle grotte

La Federazione Speleologica Sarda ha una nuova Commissione Editoriale. Insediato il 10 settembre 2026, l’organismo curerà la pubblicazione della rivista Sardegna Speleologica e la diffusione della cultura speleologica attraverso il sito istituzionale, i social network e le pubblicazioni online.

L’invito è rivolto a speleologhe, speleologi e gruppi che intendono condividere il lavoro svolto nel sottosuolo. La redazione raccoglierà resoconti esplorativi, studi, fotografie e rilievi. Prima dell’invio sarà necessario contattare la Commissione, per ricevere le indicazioni sugli standard richiesti nella preparazione dei file.

L’indirizzo di riferimento è redazione@federazionespeleologicasarda.it. Il contatto preliminare permetterà agli autori di predisporre i materiali secondo le esigenze redazionali.

Sardegna Speleologica: spazio a esplorazioni, scienza e patrimonio sotterraneo

Il programma editoriale abbraccia le diverse componenti della speleologia. Accanto alle nuove scoperte troveranno spazio biospeleologia, idrologia, geologia e paleontologia. Sono previsti contributi su rilievo, tecniche, materiali, speleologia urbana e cavità artificiali.

La raccolta comprenderà anche tutela e valorizzazione del patrimonio carsico. Rientrano nell’invito la storia della speleologia, le mostre, gli eventi e le attività didattiche. I gruppi potranno proporre resoconti di corsi, convegni e manifestazioni con contenuti di interesse generale.

Sardegna Speleologica mantiene così una funzione già riconoscibile nei numeri precedenti. Il fascicolo 28, del luglio 2016, affiancava esplorazioni e immersioni a studi sui pipistrelli, sui geotritoni e sulla sorgente di Su Gologone. Comprendeva inoltre ricerche sulle strutture sotterranee militari e sul ruolo degli speleologi nella pianificazione territoriale. [Fonte 9]

Federazione Speleologica Sarda: dalla rivista alla memoria delle esplorazioni

La pubblicazione dei risultati consente di conservare informazioni che nascono durante attività spesso lunghe e collettive. Relazioni, immagini e rilievi rendono consultabili percorsi di ricerca e conoscenze maturate dai gruppi.

Un esempio è il numero 29 di Sardegna Speleologica. Pubblicato nel 2017, è una monografia dedicata alla storia delle esplorazioni del Sistema Carsico del Supramonte Orientale. La Federazione presentò nello stesso periodo anche una guida alla Grotta di Santa Barbara e un volume sul monitoraggio della chirotterofauna del Sulcis-Iglesiente. [Fonte 10]

La nuova Commissione Editoriale si colloca in questa continuità. Il suo mandato riguarda sia la rivista sia i canali digitali. Sono strumenti diversi, riuniti dall’obiettivo dichiarato di promuovere la cultura speleologica.

Catasto e biblioteca: la documentazione della speleologia sarda

L’attività editoriale si inserisce in un sistema documentale più ampio. La Federazione Speleologica Sarda cura il WebGIS del Catasto Speleologico Regionale. Il portale permette di consultare ingressi georeferenziati, planimetrie e informazioni sulle cavità. Al momento della consultazione riporta 4.180 grotte a catasto. [Fonte 2]

A Iglesias, nella Foresteria Monteponi, hanno sede la Biblioteca Regionale di Speleologia e i centri di documentazione. La biblioteca raccoglie oltre 3.000 unità documentali. Il complesso è gestito dalla Federazione attraverso convenzioni con l’amministrazione regionale. [Fonte 5]

In questo quadro, Sardegna Speleologica costituisce uno dei luoghi di restituzione del lavoro sul campo. Le informazioni tecniche alimentano gli archivi; articoli e immagini ne rendono comprensibili i risultati a una comunità più ampia. Rivista e catasto mantengono funzioni differenti, entrambe legate alla conoscenza del patrimonio sotterraneo. [Fonte 4][Fonte 9]

Commissione Editoriale della Federazione Speleologica Sarda: come proporre i contributi

Per partecipare, gli autori dovranno prendere contatto con la redazione prima di trasmettere i materiali. La Commissione fornirà le indicazioni necessarie sull’elaborazione dei file.

L’invito riguarda testi, fotografie e rilievi. Le proposte potranno raccontare una scoperta, presentare uno studio oppure documentare un’attività utile alla comunità speleologica. Il riferimento resta redazione@federazionespeleologicasarda.it.

La richiesta della Federazione mette al centro il contributo degli esploratori. Il lavoro compiuto nelle grotte diventa materia da ordinare, conservare e raccontare attraverso Sardegna Speleologica e gli altri strumenti di comunicazione federale.


Relazione sulle attività e sulle azioni della Federazione Speleologica Sarda

Federazione Speleologica Sarda: una rete tra esplorazione, ricerca e servizi documentali

Le attività della Federazione Speleologica Sarda si sviluppano lungo più direttrici. Comprendono il coordinamento di iniziative comuni, l’esplorazione, la documentazione, la divulgazione e la collaborazione nella formazione. A queste si aggiunge la gestione di strumenti previsti dalla normativa regionale, a partire dal Catasto Speleologico Regionale. [Fonte 4][Fonte 1][Fonte 7]

Il rapporto tra questi ambiti costituisce un elemento centrale del lavoro federale. L’esplorazione produce osservazioni e rilievi. Il catasto raccoglie dati identificativi e tecnici. Biblioteca e centri documentali conservano le fonti. Le pubblicazioni diffondono risultati, metodi e conoscenze. La direttiva regionale sul catasto collega espressamente questi servizi alla pratica speleologica, alla ricerca e alla didattica. [Fonte 4]

L’attività non coincide quindi con le sole uscite in grotta. Comprende anche il lavoro successivo: verificare dati, archiviare documenti, organizzare bibliografie e rendere accessibili le informazioni. È su questo terreno che l’iniziativa dei gruppi assume una dimensione regionale. [Fonte 4][Fonte 6]

Catasto Speleologico Regionale: il ruolo pubblico della Federazione Speleologica Sarda

Il Catasto Speleologico Regionale rappresenta la documentazione ufficiale delle grotte e delle aree carsiche della Sardegna. Una prima istituzione risale alla legge regionale 21 settembre 1993, n. 46. Nel 1999 iniziò l’informatizzazione del materiale cartaceo. La legge regionale 7 agosto 2007, n. 4, istituì il catasto presso l’Assessorato della Difesa dell’Ambiente, confermandone la gestione federale. [Fonte 3]

La direttiva approvata con deliberazione regionale n. 44/19 del 29 settembre 2009 ne definisce il funzionamento. L’affidamento alla Federazione avviene tramite convenzione. La FSS è responsabile delle iscrizioni catastali e della corretta tenuta dei dati. Deve inoltre comunicare all’amministrazione regionale variazioni e aggiornamenti secondo le modalità convenzionali. [Fonte 4]

Il catasto comprende due sezioni: grotte o cavità naturali e aree carsiche. Le schede delle cavità raccolgono coordinate, quota, dislivelli, lunghezze e informazioni sul rilievo. Possono comprendere annotazioni sulla circolazione idrica, sullo stato di conservazione e su altre caratteristiche significative. [Fonte 4]

Per le aree carsiche vengono documentati anche estensione, litologia e principali fenomeni superficiali. La direttiva considera inoltre le informazioni sull’acquifero e sulla sua vulnerabilità. L’archivio collega quindi la descrizione delle singole grotte alla conoscenza del territorio che le ospita. [Fonte 4]

Questa impostazione attribuisce alla documentazione speleologica un’utilità che supera l’ambito associativo. La disponibilità di dati ordinati sostiene lo studio delle acque sotterranee, la conoscenza ambientale e la conservazione dei beni censiti. Sono finalità esplicitamente richiamate dalla disciplina regionale. [Fonte 4]

WebGIS delle grotte sarde: cartografia digitale e organizzazione territoriale

Il portale del Catasto Speleologico Regionale rende consultabili online i dati attraverso un WebGIS, cioè un sistema informativo geografico accessibile dal web. Il visualizzatore sovrappone a una base cartografica gli ingressi georeferenziati e le planimetrie delle grotte. Un motore di ricerca permette di interrogare la banca dati. [Fonte 2]

Sono disponibili versioni per computer e dispositivi mobili. Il sito comprende anche uno strumento dedicato alle schede di progressione. La documentazione cartacea è custodita presso la sede federale. Il dato di 4.180 grotte, riportato dal portale consultato, indica la dimensione dell’archivio e del lavoro di raccolta. [Fonte 2]

L’organizzazione territoriale attualmente indicata sul portale comprende sei ambiti: Cagliaritano, Nuorese, Ogliastra, Oristanese, Sassarese e Sulcis-Iglesiente. La presenza di referenti locali collega il sistema centrale alle attività condotte nei diversi settori dell’isola. [Fonte 2]

La verifica delle informazioni è parte integrante del servizio. La descrizione federale del catasto illustra il passaggio dai dati raccolti territorialmente ai controlli e all’archiviazione centrale. L’inserimento di una cavità richiede quindi un lavoro documentale, non la sola segnalazione dell’ingresso. [Fonte 6]

Tutela delle grotte e accesso ai dati: conoscenza e conservazione

La normativa collega il catasto alla tutela del patrimonio speleologico. La raccolta delle informazioni serve a identificare i beni e a descriverne caratteristiche e condizioni. Le schede possono conservare indicazioni utili sulla circolazione dell’acqua, sui reperti e sullo stato degli ambienti. [Fonte 4]

La direttiva del 2009 disciplina anche l’accesso ai dati. Per la loro pubblicazione o divulgazione prevede una comunicazione preventiva alla Federazione, la citazione della fonte e la consegna di una copia dell’eventuale pubblicazione. Tutela inoltre il lavoro intellettuale degli autori. [Fonte 4]

Un altro punto riguarda la sensibilità delle informazioni. L’accesso può essere limitato su precise disposizioni regionali quando la divulgazione rischia di danneggiare l’ambiente o interferisce con esigenze di sicurezza pubblica. Conoscenza e conservazione sono quindi considerate insieme. [Fonte 4]

Il ruolo federale comprende così un equilibrio tra consultazione, corretto uso dei materiali e salvaguardia dei luoghi documentati. È una funzione concreta di gestione del patrimonio informativo, distinta dalla semplice promozione della frequentazione delle grotte. [Fonte 4]

Biblioteca Regionale di Speleologia: archivi e memoria a Monteponi

La Biblioteca Regionale di Speleologia, il Centro di Documentazione Speleologica e il Centro Internazionale di Documentazione e Ricerca sulle Grotte di Miniera hanno sede a Iglesias. Si trovano nella Foresteria Monteponi, in viale Aligi Sassu. La gestione è affidata alla Federazione attraverso convenzioni con la Regione. [Fonte 5]

La biblioteca raccoglie oltre 3.000 unità documentali. È presente nel portale nazionale Speleoteca con la denominazione Biblioteca “Franco Todde” – Federazione Speleologica Sarda. Il patrimonio si arricchisce attraverso nuove acquisizioni. [Fonte 5]

Il Centro di Documentazione conserva carte geografiche, geologiche, naturalistiche ed escursionistiche. Sono presenti anche fotografie storiche e materiali audiovisivi. Questi documenti permettono di affiancare ai risultati recenti le testimonianze delle esplorazioni precedenti. [Fonte 5]

La direttiva regionale assegna alla FSS compiti di catalogazione, conservazione e incremento delle raccolte. Richiede inoltre di garantire l’integrità dei documenti e la consultazione nel rispetto del diritto d’autore. La biblioteca è dunque un servizio operativo per speleologi, ricercatori e attività didattiche. [Fonte 4]

Grotte di miniera e cavità artificiali: ricerca sul sottosuolo naturale e storico

Il Centro Internazionale di Documentazione e Ricerca sulle Grotte di Miniera promuove studi in collaborazione con istituti di ricerca, università e associazioni speleologiche. Il suo ambito riguarda le grotte di miniera, inserite nel più ampio patrimonio sotterraneo sardo. [Fonte 5]

La direttiva del 2009 prevede un raccordo con il Parco Geominerario della Sardegna. Le modalità di collaborazione devono essere definite attraverso un’intesa tra amministrazione regionale e Parco. Il centro è organizzato insieme al catasto, alla biblioteca e al Centro di Documentazione. [Fonte 4]

Le iniziative divulgate dal sito federale comprendono anche il convegno di Nuxis del 28 e 29 ottobre 2023 sulle cavità artificiali per un turismo sostenibile. Nello stesso anno, il programma culturale del sito Sa Marchesa ha affrontato la speleologia di miniera nel Medioevo sardo. Nel 2024 il sito federale ha inoltre annunciato un corso di secondo livello sulle cavità artificiali. [Fonte 1]

Le grotte naturali incontrate nelle attività minerarie e le cavità realizzate dall’uomo restano categorie differenti. Nel lavoro documentale federale trovano spazio sia la ricerca sugli ambienti naturali sia lo studio delle strutture sotterranee storiche. Lo testimoniano i servizi dedicati alle grotte di miniera e i contributi sulle opere militari pubblicati nella rivista. [Fonte 5][Fonte 9]

Commissione Speleosubacquea: esplorazioni e cooperazione nei sistemi carsici sardi

La Commissione Speleosubacquea è stata istituita il 17 giugno 2015, durante una riunione presso lo Speleo Club Oristanese. La pagina federale ne definisce gli obiettivi: esplorare, studiare, rilevare e documentare grotte sommerse terrestri e marine e sistemi carsici della Sardegna. [Fonte 7]

La collaborazione con altri gruppi regionali e nazionali costituisce un altro obiettivo dichiarato. La Commissione intende coinvolgere nuovi speleosubacquei e integrare il loro lavoro con il contributo degli speleologi impegnati nel supporto alle esplorazioni. [Fonte 7]

Un risultato documentato riguarda la Codula Ilune. Il portale del catasto ospita il documentario “Monte Longos – La via per la congiunzione”, realizzato dalla ComSub. Il film ricostruisce le esplorazioni del 2016 che collegarono diverse cavità, delineando un sistema di oltre 70 chilometri. Il dato si riferisce al risultato illustrato dal documentario. [Fonte 2]

Questa attività mostra il rapporto tra immersione, rilievo e restituzione pubblica. La scoperta di un collegamento viene accompagnata da documentazione tecnica e racconto audiovisivo. La cooperazione diventa così anche una modalità di produzione e trasmissione delle conoscenze. [Fonte 2][Fonte 7]

Sa Rutta ’e S’Edera: il progetto Main River 2026 e le esplorazioni oltre i sifoni

Nel 2026 le attività della ComSub hanno interessato Sa Rutta ’e S’Edera attraverso il progetto Main River. La preparazione ha compreso trasporto di materiali, organizzazione del campo e predisposizione delle attrezzature necessarie alle immersioni. [Fonte 13]

Il resoconto pubblicato da Scintilena il 19 maggio descrive il trasferimento dei materiali al primo sifone e la pianificazione dei trasporti verso S7. Il progetto comprendeva anche una raccolta fondi mediante una campagna di magliette, destinata a sostenere le spese tecniche. [Fonte 13]

Il 22 settembre 2026 Scintilena ha riportato il completamento dell’esplorazione del settimo sifone. Il rilievo ne ha fissato la lunghezza in 485 metri. Oltre il tratto sommerso sono stati raggiunti ambienti emersi e un lago con superficie stimata in circa 2.000 metri quadrati. [Fonte 14]

La sequenza restituisce la complessità organizzativa delle esplorazioni. Il risultato finale dipende anche dal lavoro di trasporto e preparazione, distribuito su più uscite. La documentazione pubblicata consente di ricostruire queste fasi insieme ai nuovi sviluppi della grotta. [Fonte 13][Fonte 14]

Biospeleologia in Sardegna: geotritoni, pipistrelli e tutela degli habitat

La costruzione della Commissione Biospeleologica prese avvio nel 2014. Una prima riunione informale si svolse a Nuxis durante un corso sulla tutela delle aree carsiche e degli ambienti ipogei. Seguì un incontro ufficiale a Oristano nel settembre dello stesso anno. [Fonte 8]

Gli obiettivi discussi comprendevano l’approfondimento delle conoscenze faunistiche e la tutela dei siti più vulnerabili. Tra le collaborazioni indicate figurava quella con l’Università di Milano-Bicocca per lo studio della distribuzione dei geotritoni. Furono inoltre previsti un corso di biospeleologia e una raccolta bibliografica condivisa. [Fonte 8]

L’attenzione alla fauna sotterranea è documentata anche dall’attività editoriale. Sardegna Speleologica n. 28 ospita contributi sui pipistrelli della Grotta di San Giovanni, sul microclima e sulle deposizioni dei geotritoni. Il fascicolo presenta inoltre il progetto sulla chirotterofauna del Sulcis-Iglesiente. [Fonte 9]

Nel 2017 la Federazione annunciò il volume “Studi sulla chirotterofauna in alcune grotte del Sulcis-Iglesiente”. La pubblicazione derivava dal monitoraggio del 2015-2016 ed era realizzata in collaborazione con la Provincia del Sud Sardegna, con finanziamento legato alla legge regionale n. 4/2007. [Fonte 10]

Queste iniziative collegano osservazione sul campo, formazione e pubblicazione dei risultati. La biospeleologia entra così nella conoscenza delle grotte insieme alla topografia e alla geologia, ampliando la documentazione delle loro caratteristiche ambientali. [Fonte 9][Fonte 8]

Formazione speleologica e sicurezza in grotta: collaborazione tra organismi distinti

La formazione coinvolge più soggetti della speleologia sarda. La Commissione Regionale Scuole di Speleologia pubblica programmi di corsi, aggiornamenti ed esami per le qualifiche didattiche SSI. Il calendario comprende, tra gli altri, il corso sulle tecniche di armo di base annunciato per il 28 febbraio e il 1° marzo 2026 a Perdasdefogu. [Fonte 11]

La collaborazione emerge anche nel seminario “Grotta Sicura”, organizzato dalla Federazione per l’11 e il 12 aprile 2026 a Dorgali. Il programma coinvolgeva il Comitato Esecutivo Regionale delle scuole CNSS-SSI, il CNSAS Sardegna e il Centro Speleo Archeologico Dorgali “Vittorio Mazzella”. [Fonte 12]

Le attività previste affrontavano organizzazione delle uscite, materiali, armi e prevenzione degli incidenti. Comprendevano testimonianze e dimostrazioni pratiche sulla gestione dell’infortunato nelle grotte Sos Jocos e Decima. La sicurezza veniva trattata attraverso confronto teorico ed esercitazione. [Fonte 12]

I ruoli restano distinti. La Federazione promuove e coordina iniziative comuni; le strutture didattiche operano nella formazione; il CNSAS interviene con le proprie competenze di soccorso. Il seminario rappresenta un esempio di collaborazione fra questi ambiti, senza sovrapporne le responsabilità. [Fonte 11][Fonte 12]

Divulgazione speleologica: riviste, mostre, convegni e canali digitali

La comunicazione federale comprende strumenti diversi. Il sito diffonde notizie sulle esplorazioni e sulle iniziative dei gruppi. La rivista ospita contributi estesi. Il portale del catasto affianca alle schede cartografiche fotografie e filmati. [Fonte 1][Fonte 2][Fonte 9]

Il complesso documentale di Monteponi ospita la mostra fotografica “La Sardegna Sotterranea”, costruita con materiali prodotti dai gruppi. Gli spazi sono utilizzati anche per attività convegnistiche e di promozione dello studio e della ricerca. [Fonte 5]

Il programma divulgato dal sito federale comprende raduni, mostre fotografiche e incontri tematici. Tra gli esempi figurano il Raduno Regionale di Speleologia di Lula del 2025, le iniziative culturali di Nuxis e il convegno del 2023 sulle esperienze delle grotte turistiche sarde. [Fonte 1]

La nuova Commissione Editoriale riunisce nel proprio mandato rivista, sito, social network e pubblicazioni online. L’invito del settembre 2026 mette a disposizione di questi canali i contributi della comunità speleologica. Il contatto preliminare con la redazione costituisce il passaggio operativo indicato agli autori.

Attività della Federazione Speleologica Sarda: le connessioni tra i diversi strumenti

Il quadro delle azioni federali può essere letto attraverso cinque collegamenti principali:

  • Esplorazione e documentazione: le ricerche producono rilievi e osservazioni, conservati e organizzati attraverso strumenti tecnici. [Fonte 4][Fonte 7]
  • Catasto e territorio: le schede associano le grotte alle caratteristiche delle aree carsiche e alle informazioni sugli acquiferi. [Fonte 4]
  • Ricerca e tutela: i programmi biospeleologici approfondiscono la conoscenza della fauna e l’attenzione ai siti vulnerabili. [Fonte 8]
  • Formazione e prevenzione: corsi e seminari mettono in relazione competenze tecniche e gestione delle situazioni critiche. [Fonte 11][Fonte 12]
  • Archivi e divulgazione: biblioteca, centri documentali, rivista e strumenti digitali conservano le fonti e ne diffondono i contenuti. [Fonte 5][Fonte 9]

La nuova attività editoriale si inserisce in queste relazioni. Pubblicare una ricerca significa renderne consultabili risultati e percorso. Raccogliere fotografie e rilievi permette di conservare il contributo degli autori. Per la Federazione, la comunicazione accompagna così il lavoro esplorativo e documentale che si sviluppa nei diversi territori della Sardegna. [Fonte 4][Fonte 9]

Fonti e documentazione

Comunicazione della nuova Commissione Editoriale della Federazione Speleologica Sarda, insediata il 10 settembre 2026: testo fornito per la redazione dell’articolo. Contatto: redazione@federazionespeleologicasarda.it.

  1. Federazione Speleologica Sarda – sito istituzionale e attività https://www.federazionespeleologicasarda.it/
  2. Catasto Speleologico Regionale della Sardegna – portale e WebGIS https://www.catastospeleologicoregionale.sardegna.it/
  3. Regione Sardegna, Sardegna SIRA – Catasto speleologico regionale https://portal.sardegnasira.it/catasto-speleologico-regionale
  4. Regione Sardegna – Direttiva per il funzionamento, aggiornamento e accesso al Catasto Speleologico Regionale, deliberazione n. 44/19 del 29 settembre 2009 https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20091001164354.pdf
  5. Regione Sardegna, Sardegna SIRA – Biblioteca Regionale di Speleologia https://portal.sardegnasira.it/biblioteca-speleologica-regionale
  6. Federazione Speleologica Sarda – Catasto delle Grotte https://www.federazionespeleologicasarda.it/catasto/
  7. Federazione Speleologica Sarda – Commissione Speleosubacquea https://www.federazionespeleologicasarda.it/commissione-speleosubacquea/
  8. Federazione Speleologica Sarda – Commissione Biospeleologica https://www.federazionespeleologicasarda.it/commissione-biospeleologica/
  9. Federazione Speleologica Sarda – Sardegna Speleologica n. 28, luglio 2016 https://www.federazionespeleologicasarda.it/sardegna-speleologica-28-luglio-2016/
  10. Federazione Speleologica Sarda – Sardegna Speleologica n. 29 e pubblicazioni, 9 novembre 2017 https://www.federazionespeleologicasarda.it/sardegna-speleologica-29789/
  11. Commissione Regionale Scuole di Speleologia della Sardegna – programmi formativi https://www.crss-sardegna.it/
  12. Scintilena – Grotta Sicura a Dorgali, 7 marzo 2026 https://www.scintilena.com/grotta-sicura-a-dorgali-il-seminario-sulla-sicurezza-in-grotta-della-federazione-speleologica-sarda/03/07/
  13. Scintilena – Grotta S’Edera, Main River 2026, 19 maggio 2026 https://www.scintilena.com/grotta-sedera-main-river-2026-il-progetto-entra-nella-fase-operativa/05/19/
  14. Scintilena – Sa Rutta ’e S’Edera, esplorazione del settimo sifone, 22 settembre 2026 https://www.scintilena.com/sa-rutta-e-sedera-il-settimo-sifone-si-arrende-dopo-485-metri-oltre-lacqua-appare-un-enorme-lago/09/22/

Consultazione delle fonti online: 4 novembre 2026. I dati numerici del portale catastale sono quelli visualizzati alla consultazione.

Sardegna Speleologica

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Federico Paperini Cavaliere della Repubblica: il riconoscimento al soccorritore del SASU e il lavoro del CNSAS

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A Terni l’onorificenza a Federico Paperini per gli interventi in ambiente impervio e nelle grandi emergenze. Il ruolo del SASU e le attività del CNSAS nel soccorso alpino e speleologico

Federico Paperini, componente del Soccorso Alpino e Speleologico Umbria, ha ricevuto il 4 novembre 2026 a Terni l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. A consegnarla sono stati il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco, la prefetta Antonietta Orlando e il sindaco Stefano Bandecchi. Il riconoscimento riguarda un percorso che comprende oltre cento interventi tecnici e sanitari in ambiente impervio e la partecipazione alle emergenze del terremoto del Centro Italia del 2016 e di Rigopiano. [web:4]

Federico Paperini Cavaliere della Repubblica: la cerimonia del 4 novembre a Terni

La consegna si è svolta durante le celebrazioni della Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate. La mattinata si è aperta in piazza Briccialdi con l’alzabandiera e la deposizione delle corone al Monumento ai Caduti. La cerimonia è proseguita in piazza Tacito, dove sono state conferite le onorificenze a Federico Paperini, Cristiano Ceccotti, Stefania Capponi e Adriana De Santo. [web:5]

Per Paperini, conosciuto tra i soccorritori come “il Papero”, il titolo di Cavaliere della Repubblica riconosce anni dedicati all’assistenza delle persone in difficoltà. Nel percorso richiamato dal SASU rientrano gli interventi sul territorio e le operazioni nelle emergenze nazionali. Sono attività nelle quali preparazione tecnica e assistenza sanitaria devono procedere insieme. [web:4]

Federico Paperini e il SASU: interventi, organizzazione e volontariato

L’impegno di Federico Paperini nel SASU non riguarda soltanto le missioni di soccorso. Nei suoi mandati da vicepresidente ha contribuito allo sviluppo organizzativo del servizio regionale. La nota del Soccorso Alpino e Speleologico Umbria richiama il lavoro istituzionale e l’attenzione alla tutela del personale volontario e tecnico. [web:4]

La continuità di una struttura di soccorso dipende anche da questo lavoro. La formazione, le verifiche delle competenze e i rapporti con il sistema sanitario costituiscono infatti attività permanenti del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. La legge ne disciplina il funzionamento e riconosce il carattere prevalentemente volontario dell’attività dei suoi membri. [web:8]

Il profilo di Paperini comprende anche il lavoro alla Provincia di Terni. A questo si affianca la promozione di attività sportive, educative e sociali in Valnerina, anche come istruttore presso il Centro Canoa e Rafting Le Marmore. Il riconoscimento riunisce così esperienze diverse di servizio alla comunità. [web:4]

Dal riconoscimento a Federico Paperini al soccorso alpino e speleologico in Umbria

Il SASU è il servizio regionale umbro del CNSAS. Opera in raccordo con il sistema di emergenza sanitaria per intervenire in montagna, in grotta e negli ambienti impervi. Il suo ruolo è richiamato dalla legge nazionale n. 74 del 2001 e dalla legge regionale umbra n. 1 del 2021. [web:42]

L’onorificenza a Federico Paperini si colloca dentro questa organizzazione. Il soccorso in un ambiente difficile richiede competenze che vanno oltre il raggiungimento dell’infortunato. Occorre assisterlo, proteggerlo e predisporne il trasporto lungo un percorso sicuro. Sono finalità che il CNSAS persegue attraverso la collaborazione tra personale tecnico, sanitari e sistema dell’emergenza. [web:8][web:14]

Il percorso del soccorritore umbro collega inoltre la dimensione regionale a quella nazionale. Le emergenze del Centro Italia e di Rigopiano hanno richiesto l’impiego di squadre provenienti da più territori. In quei contesti il CNSAS ha operato con le altre strutture del sistema di protezione civile, mettendo a disposizione le proprie specializzazioni. [web:41][web:47]

Relazione di approfondimento: attività, organizzazione e azioni del CNSAS

CNSAS: missione pubblica e ambiti del soccorso alpino e speleologico

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è una sezione nazionale del Club Alpino Italiano. Dispone di autonomia organizzativa, funzionale e patrimoniale. Svolge un servizio pubblico finalizzato al soccorso tecnico e sanitario e concorre alle attività di protezione civile. [web:14]

La sua competenza riguarda il territorio montano, l’ambiente ipogeo e le zone impervie. Il riferimento non è soltanto all’altitudine. Anche una cavità sotterranea o una forra possono richiedere attrezzature e preparazione specialistiche per raggiungere una persona e trasportarla. Il quadro operativo comprende pareti, sentieri, canyon, grotte e altri ambienti difficilmente accessibili. [web:14]

Le azioni fondamentali comprendono:

  • la ricerca e il soccorso degli infortunati e delle persone in pericolo;
  • l’assistenza ai soggetti esposti a un possibile peggioramento sanitario;
  • la ricerca dei dispersi;
  • il recupero e il trasporto delle persone soccorse;
  • il recupero dei caduti;
  • la prevenzione degli incidenti;
  • la formazione e l’aggiornamento del personale. [web:8][web:14]

L’espressione “rischio di evoluzione sanitaria” indica un elemento importante del mandato. L’attivazione non riguarda soltanto chi presenta già un trauma evidente. La legge comprende anche le persone le cui condizioni possono peggiorare, rendendo necessario un intervento tecnico e sanitario. [web:8]

Storia del CNSAS: dal soccorso alpino alla componente speleologica

La nascita dell’organizzazione nazionale risale al 12 dicembre 1954. A Clusone, il Consiglio centrale del CAI deliberò la costituzione del Corpo Soccorso Alpino. La decisione raccolse esperienze locali già sviluppate nelle comunità montane e nelle associazioni alpinistiche. Scipio Stenico fu il primo responsabile della nuova struttura. [web:14]

Il soccorso speleologico entrò nel Corpo nel 1968. Nel 1990 divenne parte integrante della struttura, dando vita al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Il passaggio consolidò l’integrazione tra due ambiti accomunati dalla difficoltà dell’ambiente, ma caratterizzati da tecniche e necessità operative specifiche. [web:14]

Questa evoluzione ha portato alla costruzione di una rete nazionale. I servizi regionali e provinciali assicurano il radicamento territoriale. Zone, delegazioni e stazioni organizzano la presenza locale e l’attività operativa. Il livello nazionale sostiene il sistema attraverso indirizzi, formazione e coordinamento. [web:14][web:28]

Organizzazione del CNSAS e ruolo dei servizi regionali come il SASU

L’articolazione territoriale consente di associare la conoscenza dei luoghi a procedure condivise. Lo statuto prevede che i servizi regionali e provinciali comprendano zone o delegazioni di soccorso. I soci sono inquadrati in stazioni alpine o speleologiche. [web:28]

La struttura permette di sviluppare competenze locali senza isolare le squadre. Un intervento complesso può richiedere l’arrivo di tecnici da altre regioni. Nel soccorso speleologico, questa collaborazione assume particolare rilievo quando servono specialisti, avvicendamenti e assistenza sanitaria prolungata. Un esempio è l’operazione all’Abisso Paperino del luglio 2025, che coinvolse oltre cinquanta tecnici di più delegazioni. [web:23]

Il SASU rappresenta l’articolazione di questo sistema in Umbria. Il suo collegamento con l’emergenza sanitaria regionale rende disponibile una risposta specialistica nei luoghi in cui l’accesso ordinario risulta difficile. Il servizio comprende sia la dimensione montana sia quella sotterranea. [web:42]

Legge 74 del 2001: competenze del CNSAS e collaborazione tra enti

La legge 21 marzo 2001, n. 74 riconosce il valore di solidarietà sociale e la funzione di pubblica utilità del CNSAS. Definisce i compiti di soccorso, ricerca e prevenzione. Stabilisce inoltre il rapporto con il Servizio sanitario nazionale e con il sistema dell’emergenza-urgenza. [web:8]

Il Corpo opera in stretto coordinamento con le centrali del Numero unico di emergenza 112 e con i servizi di elisoccorso. Le strutture regionali e provinciali sono individuate dalla legge come riferimento esclusivo per l’attuazione del soccorso sanitario nel territorio montano e nell’ambiente ipogeo. Le convenzioni disciplinano l’organizzazione dei servizi. [web:8]

Questo ruolo non elimina le competenze delle altre amministrazioni. La stessa legge le mantiene espressamente ferme. Nel proprio ambito operativo il CNSAS assume le funzioni di coordinamento e direzione previste dalla normativa quando intervengono squadre di enti diversi. Per le grandi emergenze e le calamità vale la distinzione indicata dalla legge n. 289 del 2002: il coordinamento generale rientra nel sistema dell’emergenza, al quale il Corpo concorre. [web:8][web:14]

Soccorso alpino del CNSAS: assistenza sanitaria e recupero tecnico

L’intervento in montagna combina due esigenze. La prima è raggiungere la persona e assisterla. La seconda è trasferirla senza aggiungere rischi a quelli già presenti. Per questo il soccorso comprende ricerca, recupero, trasporto sanitario e trasporto non sanitario. [web:14]

La componente tecnica consente di operare dove terreno e condizioni ambientali rendono difficile l’accesso. La componente sanitaria valuta e tratta l’infortunato. L’integrazione tra le due è il fondamento del rapporto con il sistema dell’emergenza, non una fase accessoria del recupero. [web:8][web:14]

L’elisoccorso rientra in questa organizzazione. La normativa riconosce la figura del tecnico di elisoccorso e disciplina il rapporto con i servizi sanitari e aeronautici. Restano centrali anche le squadre terrestri, alle quali fanno riferimento le operazioni sul terreno e le attività che richiedono una presenza diretta nell’ambiente. [web:8][web:14]

Soccorso speleologico CNSAS: medicina in grotta e trasporto del ferito

Il soccorso in grotta richiede una preparazione dedicata. L’ambiente ipogeo può imporre passaggi stretti, pozzi, meandri e lunghi percorsi di trasporto. L’assistenza sanitaria deve quindi essere organizzata all’interno della cavità e mantenuta durante le successive fasi del recupero. [web:23]

L’intervento all’Abisso Paperino, nel comune di Ormea, offre un esempio concreto. Il 21 luglio 2025 si concluse il recupero di uno speleologo ferito dalla caduta di un masso. L’incidente era avvenuto a circa quaranta metri di profondità. Due sanitari specializzati, provenienti da Piemonte e Umbria, lo stabilizzarono e monitorarono in una tenda riscaldata. [web:23]

Il trasporto richiese la disostruzione di tre strettoie e il superamento di due pozzi di circa quindici metri ciascuno. Parteciparono oltre cinquanta tecnici, arrivati da diverse regioni. Una volta all’esterno, il paziente fu affidato all’elisoccorso per il trasferimento in ospedale. [web:23]

Il caso mostra come la profondità non descriva da sola la complessità di un incidente. Contano soprattutto la geometria della cavità, le condizioni del ferito e le possibilità di movimentazione. La preparazione dell’itinerario di uscita deve procedere insieme all’assistenza medica. [web:23]

Specialisti CNSAS: disostruzione, speleosubacquea, ricerca e droni

La normativa riconosce numerose figure specialistiche. Oltre ai tecnici di soccorso alpino, speleologico e in forra, comprende sanitari per l’emergenza ad alto rischio, direttori delle operazioni e tecnici di centrale operativa. [web:8]

Tra le qualifiche figurano anche:

  • tecnici disostruttori;
  • tecnici speleosubacquei;
  • coordinatori delle operazioni di ricerca;
  • tecnici di ricerca;
  • unità cinofile da valanga e da ricerca in superficie;
  • piloti di sistemi aeromobili a pilotaggio remoto. [web:8]

Queste specializzazioni ampliano gli strumenti disponibili. La disostruzione permette di affrontare passaggi incompatibili con il trasporto del ferito. La speleosubacquea fornisce una competenza dedicata agli ambienti sommersi. Unità cinofile, tecnici di ricerca e droni concorrono alle attività di individuazione delle persone, secondo le caratteristiche dello scenario. [web:8][web:23][web:37]

Comunicazioni nel soccorso speleologico: ERMES e il campo interno ESTIA

Una parte del lavoro del CNSAS riguarda lo sviluppo di strumenti e tecnologie. Nel settembre 2026, all’Antro del Corchia, la Commissione Tecnica Speleologica ha riunito tecnici di diverse delegazioni per provare sistemi destinati agli interventi sotterranei. [web:18]

Tra questi figura ERMES, sviluppato per trasmettere voce, video, dati e parametri medici in grotta e negli ambienti confinati. La condivisione delle informazioni collega il lavoro vicino al paziente con il supporto disponibile all’esterno. L’attività formativa ha riguardato anche reti Mesh, ETHER e diagnostica delle linee telefoniche. [web:18][web:19]

Un altro settore è il supporto logistico agli interventi prolungati. ESTIA è un campo interno modulare pensato per le operazioni in profondità. Il progetto considera trasporto, installazione, impiego e recupero dei materiali. Sono aspetti necessari per sostenere la permanenza operativa nel sottosuolo. [web:18]

Formazione CNSAS: scuole nazionali, certificazioni e verifiche periodiche

La disponibilità delle squadre deriva da un’attività continuativa di formazione. La legge affida alle scuole nazionali la preparazione, la certificazione e la verifica periodica dell’operatività dei tecnici e delle unità cinofile. Gli aggiornamenti sono registrati nel libretto personale. [web:8]

Le scuole coprono il soccorso alpino, quello speleologico, la medicina in ambiente montano e ipogeo, il soccorso in forra, la cinofilia e la direzione delle operazioni. Il quadro formativo comprende anche il personale del Servizio sanitario nazionale per le competenze specifiche del Corpo. [web:8]

L’addestramento serve quindi a mantenere capacità individuali e lavoro di squadra. Le esercitazioni permettono di provare materiali e comunicazioni in scenari realistici. L’esperienza del Corchia ha perseguito anche questo obiettivo: trasferire nelle delegazioni territoriali le conoscenze sperimentate durante la formazione comune. [web:18]

CNSAS e grandi emergenze: terremoti del Centro Italia e Rigopiano

La partecipazione alle calamità costituisce un compito distinto dal soccorso ordinario. Il CNSAS è una struttura operativa del Servizio nazionale della protezione civile. Interviene entro le proprie competenze tecniche, cooperando con le altre componenti del sistema. [web:8][web:14]

Il Corpo ha operato nei terremoti del Centro Italia del 2016 e del 2017 e nell’emergenza di Rigopiano. Sono gli stessi contesti richiamati nel percorso di servizio di Federico Paperini, pur con una distinzione: i dati complessivi delle operazioni nazionali riguardano l’intera organizzazione. [web:4][web:47]

Per Rigopiano, il rapporto conclusivo del CNSAS documenta l’attivazione nella sera del 18 gennaio 2017. Furono impiegati complessivamente 403 tecnici, con 782 giornate/uomo e settanta mezzi fuoristrada per il trasferimento delle squadre. [web:41]

Le attività compresero ricerca in valanga, impiego di tecnologie RECCO, sonde tradizionali e sonde a vapore. Nelle macerie vennero utilizzate anche tecniche speleologiche. Il lavoro si svolse insieme agli altri enti presenti, nell’ambito dell’operazione diretta dal sistema di protezione civile. [web:41]

Attività CNSAS nel 2025: missioni, feriti e impegno dei soccorritori

Il rapporto sulle attività del 2025 restituisce la dimensione del servizio. Il totale nazionale pubblicato comprende 11.287 missioni del CNSAS e 1.750 del Soccorso Alpino Valdostano. Il risultato è di 13.037 missioni, circa l’8% in più rispetto alle 12.063 del 2024. [web:3]

Il report indica inoltre 9.624 feriti, 4.231 persone illese, 528 deceduti e 140 dispersi. Missioni e persone rappresentano grandezze diverse: un intervento può riguardare più soggetti. I dati sugli esiti non devono quindi essere letti come una suddivisione del numero delle missioni. [web:3]

L’impegno registrato raggiunge 204.996 ore/uomo. Le 46.927 presenze di soccorritori nelle attività vanno distinte dall’organico complessivo, pari a circa settemila tecnici: la stessa persona può partecipare a più operazioni nel corso dell’anno. [web:3]

Le cadute e le scivolate rappresentano il 45% delle cause d’intervento. Seguono i malori, con il 14,1%, e l’incapacità durante l’attività, con l’8,1%. L’escursionismo è l’attività più rappresentata, con il 43,6%. Questi dati orientano l’attenzione anche verso pratiche molto diffuse, non soltanto verso l’alpinismo tecnico. [web:3]

Prevenzione CNSAS: sicurezza in montagna, GeoResQ e richiesta di soccorso

La prevenzione è parte del mandato del Corpo. Le iniziative di “Sicuri sul Sentiero” affrontano pianificazione degli itinerari, scelta dell’equipaggiamento e modalità di richiesta di aiuto. Comprendono dimostrazioni e informazioni sulle tecnologie di localizzazione e di ricerca. [web:37]

Nel 2025 le centrali hanno gestito 354 eventi attraverso GeoResQ, l’app sviluppata dal CNSAS e dal CAI. Il rapporto indica 55.000 nuovi utenti e 256.000 utenti attivi complessivi. Lo strumento contribuisce alla localizzazione mediante coordinate GPS e al collegamento con la gestione dell’emergenza. [web:3]

Il riferimento telefonico per l’emergenza è il 112. La comunicazione della posizione e delle condizioni della persona permette alla centrale di organizzare la risposta. Nelle attività di prevenzione il CNSAS dedica spazio proprio alle informazioni da fornire e all’uso consapevole degli strumenti disponibili. [web:8][web:37]

Volontariato CNSAS: tutele, continuità del servizio e trasparenza

L’attività dei membri del Corpo è prevalentemente volontaria e senza fine di lucro. La legge n. 162 del 1992 riconosce specifiche tutele lavorative per le operazioni di soccorso e le esercitazioni. Si tratta di disposizioni che sostengono la partecipazione dei volontari al servizio. [web:8][web:14]

La continuità operativa richiede inoltre organizzazione, attrezzature, formazione e rapporti convenzionali con le istituzioni. Per rendere conoscibili questi aspetti, il CNSAS pubblica bilanci e documenti di approfondimento nella propria sezione dedicata alle pubblicazioni. [web:14][web:16]

Il lavoro delle strutture territoriali, compreso il SASU, si inserisce in questo quadro. Gli interventi rappresentano la parte più visibile. La preparazione delle persone e la gestione dell’organizzazione ne costituiscono il presupposto permanente. [web:8][web:14]

Fonti e indirizzi web completi

L'articolo Federico Paperini Cavaliere della Repubblica: il riconoscimento al soccorritore del SASU e il lavoro del CNSAS proviene da Scintilena.

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Jeskyně ČR - Správa jeskyní České republiky jsou tématem nového čísla časopisu Ochrana přírody ;)

Jeskyně ČR - Správa jeskyní České republiky jsou tématem nového čísla časopisu Ochrana přírody ;)


🍂 Na podzim se v časopise Ochrana přírody věnujeme mimo jiné jeskyním. V úvodníku o nich píše houslový virtuos Jaroslav Svěcený. Dozvíte se i o tom, jakých bylo 20 let, které uběhly od vzniku Jeskyně ČR - Správa jeskyní České republiky. A neopomeneme ani Moravský kras. 🪨 Ten navíc slaví 70tiny, a proto je tématem rozhovoru s dlouholetým vedoucím CHKO Leošem Štefkou.

A jaká jsou další témata? Dozvíte se třeba:

🦉 zajímavosti ze života zbývajících českých sýčků
🌳 jak se na Ještědském hřebenu proměnily smrkové monokultury na pestrý, přírodě blízký les
🦅 jaké jsou možnosti využití dravců a sov při ochraně kultur v zemědělské krajině
🐦 nebo to, že Česká společnost ornitologická letos slaví 100 let

Podzimní číslo je opravdu nabité a máte se na co těšit. Však i časopis Ochrana přírody právě slaví 80. narozeniny. 🤩 Všechny články najdete na www.casopis.ochranaprirody.cz.

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“Colori al buio”: Progetto Sebino segue il viaggio dell’acqua nel complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida

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Tre traccianti immessi nei corsi d’acqua sotterranei di un sistema carsico che ormai supera i 45 chilometri di sviluppo. Cinque sorgenti sotto osservazione tra il lago d’Iseo e la Val Cavallina, per ricostruire percorsi e collegamenti ancora sconosciuti.

Dove finisce l’acqua che scompare nelle profondità della montagna?

Quali percorsi segue attraverso pozzi, gallerie e meandri?

Quanto tempo impiega a raggiungere le sorgenti?

Sono alcune delle domande alle quali cerca di rispondere “Colori al buio”, l’operazione di tracciamento idrologico condotta da Progetto Sebino nel complesso carsico Bueno Fonteno–Nueva Vida, tra il lago d’Iseo e la Val Cavallina, in Lombardia.

Il 24 ottobre 2026, gli speleologi hanno immesso tre differenti traccianti nei corsi d’acqua sotterranei del sistema, che conta ormai oltre 45 chilometri di sviluppo esplorato. L’obiettivo è seguire il movimento dell’acqua attraverso la montagna e individuare le possibili connessioni con le sorgenti del territorio.

L’operazione è stata raccontata anche da L’AltraMontagna e approfondita da Progetto Sebino in un resoconto pubblicato il 3 novembre scorso.

Tre colori per seguire l’acqua

Nello studio degli acquiferi carsici, i tracciamenti permettono di indagare collegamenti che non possono essere osservati direttamente.

Si introducono nell’acqua sostanze riconoscibili anche a concentrazioni molto basse e si controlla successivamente se, dove e quando compaiono nei punti di monitoraggio.

I traccianti impiegati in questo tipo di ricerca sono scelti per poter essere rilevati attraverso specifiche analisi. Non sempre, quindi, l’acqua assume una colorazione visibile a occhio nudo.

Nel caso di “Colori al buio”, tre traccianti differenti sono stati utilizzati in altrettanti corsi d’acqua sotterranei del complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida.

L’impiego di sostanze distinguibili permette di seguire contemporaneamente più percorsi idrici e di verificare se acque provenienti da settori diversi convergano verso le stesse sorgenti oppure seguano vie separate.

Il lavoro richiede una lunga preparazione, perché l’immissione dei traccianti rappresenta soltanto la prima fase dell’esperimento.

Cinque sorgenti sotto osservazione

All’esterno del complesso sono state individuate cinque sorgenti da monitorare, distribuite tra l’area del lago d’Iseo e la Val Cavallina.

Il controllo delle acque consentirà di cercare le tracce delle sostanze immesse in grotta e, qualora vengano rilevate, di ricostruire i collegamenti idrologici.

Accanto ai campionamenti sono stati installati nuovi strumenti per misurare la portata, cioè la quantità d’acqua che attraversa una determinata sezione nell’unità di tempo.

Sono previste anche analisi chimico-fisiche, utili per interpretare i risultati in relazione alle condizioni dell’acquifero.

La quantità d’acqua in circolazione, le precipitazioni e le variazioni di portata possono infatti influenzare la velocità di trasporto e la concentrazione dei traccianti.

Il monitoraggio proseguirà nelle prossime settimane, con una prima valutazione dei risultati attesa entro dicembre.

Per il momento non è ancora possibile indicare quali collegamenti siano stati dimostrati: l’esperimento è in corso e saranno i dati raccolti alle sorgenti a fornire le risposte.

Un sistema di oltre 45 chilometri

Il complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida rappresenta uno dei principali fronti di esplorazione e ricerca speleologica dell’area sebina.

Con oltre 45 chilometri di gallerie, pozzi e meandri esplorati, il sistema offre agli speleologi una conoscenza diretta di una parte importante della rete sotterranea.

Ma il rilievo delle cavità, per quanto esteso, non coincide necessariamente con la conoscenza completa della circolazione idrica.

L’acqua può attraversare fratture, condotti troppo stretti per essere percorsi e settori ancora inesplorati. Due ambienti sotterranei apparentemente lontani possono appartenere allo stesso bacino idrogeologico, mentre gallerie vicine possono convogliare le acque verso sorgenti differenti.

Per questo i tracciamenti costituiscono uno strumento fondamentale di integrazione tra esplorazione speleologica, rilievo topografico e ricerca idrogeologica.

Il progetto “100 km di abissi”

L’operazione si inserisce nel più ampio progetto “100 km di abissi”, attraverso il quale Progetto Sebino porta avanti attività di esplorazione, documentazione e studio del sistema carsico.

L’iniziativa si sviluppa anche con il sostegno di Uniacque e del Lions Club Valcalepio Valcavallina.

La ricerca sulla circolazione sotterranea non riguarda soltanto la ricostruzione geografica delle grotte.

Conoscere l’origine delle acque che alimentano una sorgente e i percorsi che seguono attraverso le rocce è importante anche per comprendere la vulnerabilità degli acquiferi carsici.

In questi ambienti l’acqua può spostarsi rapidamente lungo fratture e condotti, con una capacità di filtrazione naturale spesso molto diversa da quella dei terreni porosi.

Individuare le aree di alimentazione e i collegamenti sotterranei contribuisce quindi alla conoscenza e alla tutela delle risorse idriche.

Ora la parola passa alle sorgenti

Dopo il lavoro degli speleologi nei corsi d’acqua sotterranei, la ricerca continua soprattutto attraverso il monitoraggio.

I campioni raccolti e le misure di portata dovranno chiarire se i traccianti raggiungeranno le sorgenti controllate, con quali tempi e in quali concentrazioni.

Ogni eventuale riscontro aggiungerà un elemento alla ricostruzione della rete idrica che attraversa la montagna.

Il complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida è già conosciuto per decine di chilometri di ambienti percorribili. “Colori al buio” cerca ora di raccontare anche il viaggio dell’acqua nei tratti che gli speleologi non possono ancora raggiungere.

Fonti

Progetto Sebino (anche per le fotografie) – Report dettagliato operazione “Colori al buio”, complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida, 24 ottobre 2026 – 3 novembre 2026
https://www.progettosebino.com/2026/11/03/report-dettagliato-operazione-colori-al-buio-complesso-bueno-fonteno-nueva-vida-24-10-2026/

L’AltraMontagna – Samuele Doria – “Versando traccianti chimici nell’acqua che spariva nella montagna hanno scoperto oltre 45 chilometri di pozzi, gallerie e tortuosi meandri: l’operazione Colori al buio” – 30 ottobre 2026
https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/ambiente/2026/versando-traccianti-chimici-nellacqua-che-spariva-nella-montagna-hanno-scoperto-oltre-45-chilometri-di-pozzi-gallerie-e-tortuosi-meandri-loperazione-colori-al-buio

Partecipanti PS: Gianluca P.

Partecipanti gruppi esterni: Alessandro M. Federico B. Alberto C. Corrado P. Federico V. Sirio C. e Maurizio G.

Dai 40 chilometri esplorati allo studio delle acque sotterranee

Scintilena ha raccontato in passato il raggiungimento dei 40 chilometri di gallerie esplorate e topografate nel complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida, una tappa importante nella lunga storia delle esplorazioni di Progetto Sebino.

Oggi il sistema supera i 45 chilometri di sviluppo e la ricerca prosegue anche sul fronte idrogeologico.

Con l’operazione “Colori al buio”, gli speleologi cercano di ricostruire i percorsi dell’acqua attraverso condotti e fratture ancora sconosciuti, aggiungendo alla conoscenza degli ambienti esplorati quella della circolazione idrica sotterranea.

Per approfondire:

Il complesso carsico del Sebino Occidentale “Bueno Fonteno-Vida”: 40 km di meraviglie sotterranee in una sfida apparentemente senza confini – Scintilena, 30 marzo 2025 https://www.scintilena.com/il-complesso-carsico-di-del-sebino-occidentale-bueno-fonteno-vida-40-km-di-meraviglie-sotterranea-in-una-sfida-apparentemente-senza-confini/03/30/

L'articolo “Colori al buio”: Progetto Sebino segue il viaggio dell’acqua nel complesso Bueno Fonteno–Nueva Vida proviene da Scintilena.

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