L’organizzazione segnala ripetuti tentativi di attacco al sito e disagi durante le iscrizioni. La tariffa agevolata resterà disponibile fino alle 23:59 di giovedì 10 settembre 2026
Solo due giorni fa raccontavamo su Scintilena di un sogno che, giorno dopo giorno, sta prendendo forma: Costacciaro 2026, il Raduno Internazionale di Speleologia in programma dal 29 ottobre al 1° novembre nel cuore del Monte Cucco.
E ricordavamo anche una scadenza: quella dell’Early Bird, prevista per il 31 agosto.
Adesso arriva una buona notizia per chi non è riuscito a completare l’iscrizione, anche se il motivo che ha portato alla proroga è decisamente meno piacevole.
Secondo quanto comunica Luca Bussolati a nome dell’organizzazione di Costacciaro 2026, negli ultimi giorni il sito del Raduno sarebbe stato interessato da ripetuti tentativi di attacco informatico, che avrebbero provocato problemi e disagi anche ad alcune persone impegnate nella procedura di iscrizione.
Da qui la decisione: la tariffa Early Bird viene prorogata fino alle ore 23:59 di giovedì 10 settembre 2026.
Con l’ironia che da sempre accompagna i raduni speleologici, il messaggio diffuso dall’organizzazione comincia così:
Care Speleologhe, cari Speleologi, cari Amici e cari Nemici!
Lo diciamo con un misto di orgoglio ed imbarazzo: il sito del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro 2026 è evidentemente troppo interessante!
Talmente interessante che negli ultimi giorni è stato preso di mira più volte da tentativi di attacco informatico.
Capiamo che non è esattamente il tipo di attenzione che cercavamo (avremmo preferito la vostra sinceramente) ma qualcuno, da qualche parte, ha deciso che le nostre grotte meritassero anche un po’ di attenzione… digitale.
Onorati, ma anche un po’ scocciati, visto che questo ha creato disagi a chi stava cercando di iscriversi.
L’organizzazione si scusa con quanti abbiano incontrato difficoltà e annuncia quindi la nuova scadenza:
Per questo motivo, e con sincere scuse a chiunque abbia avuto problemi durante il processo di iscrizione, abbiamo deciso di prorogare l’Early Bird fino alle 23:59 di giovedì 10 settembre 2026.
Avete quindi qualche giorno in più per assicurarvi la quota agevolata, senza dover competere con eventuali hacker per un posto nel form di registrazione.
Chi avesse riscontrato problemi tecnici viene invitato a contattare direttamente l’organizzazione, che assicura di essere già al lavoro per risolverli.
Se avete riscontrato problemi tecnici durante il tentativo di iscrizione, scriveteci con uno spirito collaborativo e risolveremo tutto, promesso (i nostri whitehat sono già all’opera).
Insomma, questa volta l’Early Bird vola un po’ più a lungo.
La nuova scadenza da segnare è giovedì 10 settembre alle 23:59.
Poi davvero niente scuse: Costacciaro si avvicina.
Aria. Acqua. Terra. Fuoco. Vuoto. E, a quanto pare, anche qualche hacker.
Il Raduno Internazionale di Speleologia si svolgerà a Costacciaro dal 29 ottobre al 1° novembre 2026.
A je tu další akce s našimi kamarády Speleoklubu Bielsko-Biała, Tentokráte do propasťovitého systému Wielka Litworova (-300 m) v Tatrách. Ta už trochu prověří kondičku i zvládnutí SRT. Do Tater se vypravili M. Bolcková , R. Latečka, L. Michalík, J. Vávra a doprovázeli nás nestor speleologie Jerzy Ganszer -zvaný Prymula, Zofia Gutek, Jerzy Pukowski (podpůrný tým) – Speleoklub Bielsko- Biala a Kamil Polański – Speleoklub Tatrzański.
A jak to vše viděla Monika:
Sraz byl v pítek v dolině Bialy Potok v oblasti Zakopaného. Plán akce na sestup do jeskyně Wielka Litworowa je následovný 3 hodiny k jeskyni, 6-7 hodin v jeskyni a pak pozdní návrat k autům.
V sobotu brzy ráno vycházíme z parkoviště Dolina Malej Laki na vrcholky, kdy zdoláváme více jak tisíc metrů převýšení na 6 km úseku a první časový úsek udržíme. Jeskyně se nachází ve výšce 1.903 m.n.m. Počasí je na trek dokonalé, mírně oblačno, teplota akorát a žádné mlhy. Na vrcholku se nám otevírají nádherné výhledy.
Ještě ani nesundám těžký “speláč! ze zad a Jerzy už sjíždí první nastrojenou vertikálu :). Do hloubky -208 metrů se jedná o systém kratších či delších slanění. Už u první delší vertikály se jeskyně začíná monumentálně otevírat a ukazuje se ve své plné krásy. Výzdoba zde není, ale velikost prostor uchvacuje.
Dostáváme se do místa zvaného Sala pod Plytowcem. Je to největší dóm této jeskyně s velikostí 90m x 20m x 25m. Prostora se používá jako bivak pro delší pobyt v jeskyni a v rohu zde vytéká voda, kterou pijeme. Odkládáme přebytečné vybavení a jen s brzdou a “jumarem”pokračujeme dále.
První padesátka
A teď to začíná být výživné, prostory se naprosto zužují, soukáme se velice úzkými místy hlouběji do jeskyně. Podruhé v životě jedu s brzdou připnutou na odsedce, protože bych s ní do těch úzkých vertikálních stupňů prostě nevlezla. Několik míst nás pěkně pomačká. Konečně stojíme na římse v -300 metrech, zdaleka se nejedná o konec jeskyně. Systém zde dále pokračuje, kde se napojí na jeskyni Wielka Sniežná. Jsme v systému, který je nejdelší a nejhlubší v Polsku. Celkově dosahuje hloubky – 808 m s délkou kolem 24 kilometrů. Jedná se o propojení 5 jeskynních systémů.
Dost bylo kochání, Jerzyho časový plán neúprosně odtikává a tak makáme nahoru, ať stihneme vylézt na povrch v rozumnou dobu. Za 6,30 hodiny jsme všichni v pořádku venku. Teprve teď si můžeme gratulovat k podanému výkonu, všichni účastníci členové Orcusu si tady udělali svůj hloubkový rekord. Ale ještě musíme sejít z hor. Jerzy nás provádí zpět jinou cestou a ukazuje nám další vstupy do tohoto systému, nakukujeme do jeskyně Nad Kotlinami a Sniežná. Smráká se a za námi se rýsuji obrysy hor. I v podvečer je příjemná teplota. Jsme na parkovišti a loučíme se s našimi kamarády.
Děkujeme moc Jerzymu, že se nás opět ujal a provedl nás tímto úchvatným systémem, Kamilovi, který na nás vzadu dohlížel a Zošce a Jurkovi v podpůrném týmu.
Buzio–Capitano Paff: la giunzione che cambia la geografia sotterranea del Moncodeno
Una nuova esplorazione collega la Buzio allo storico Capitano Paff. Nasce un grande complesso che, secondo le prime stime, potrebbe superare gli 800 metri di profondità. Sotto, restano acqua, pozzi, finestre e tanti punti interrogativi e domande ancora aperte
Progetto InGrigna! all’opera nel weekend del 29 e 30 agosto 2026.
I partecipanti al week end speleo sui monti del Grignone, anziché limitarsi a tornare a casa stanchi, sporchi e soddisfatti, sono andati oltre: hanno spalancato una porta che per anni era esistita soltanto nei rilievi e nelle intuizioni, e da sempre nella geologia del Moncodeno.
L’Abisso Buzio ha giuntato Capitano Paff.
La notizia è arrivata con l’entusiasmo incontenibile degli esploratori: una connessione attesa, immaginata e inseguita che ridisegna la geografia sotterranea del Moncodeno e unisce due storie esplorative fino a ieri separate.
«È nato il complesso del Moncodeno», è stato uno dei primi commenti circolati dopo la punta.7
Quale definizione può essere più efficace?
foto Francesco Ornaghi
La squadra ha seguito la prosecuzione profonda della Buzio privilegiando il ramo più fossile, lasciandosi alle spalle numerose possibilità laterali.
La progressione non è stata semplice. Lunghi traversi, tratti bagnati, armi da sistemare e passaggi impegnativi hanno rallentato l’avanzamento. Uno dei traversi ha richiesto un notevole lavoro di attrezzamento e il consumo di parecchia corda.
Foto Gialuca Perucchini
Al fondo gli esploratori stimano di essere scesi di circa 90 metri, raggiungendo una quota nell’ordine dei –410 metri rispetto alla Buzio.
Qui la situazione comincia a diventare ancora più interessante.
Pischelli in avvicinamento – foto Gianluca Perucchini
Il ramo principale non sembra infatti aver detto la sua ultima parola: una prosecuzione è stata lasciata su un piccolo pozzo e, soprattutto, lungo l’esplorazione sono state volutamente trascurate diverse finestre.
La corsa era verso il fondo.
Adesso bisognerà tornare indietro a guardare tutto ciò che è rimasto ai lati.
Un altro indizio importante viene dall’idrologia.
Foto Matteo Pinna
In alcuni punti inferiori gli esploratori hanno chiaramente percepito il rumore dell’acqua. Nella forra la portata osservata era relativamente modesta, ma nulla esclude che possa aumentare più in basso.
Da qui nasce una delle ipotesi più suggestive: sotto il ramo fossile percorso potrebbe esistere un bypass attivo, capace di riconnettersi ad altri settori del sistema.
La giunzione appena realizzata, quindi, potrebbe essere soltanto una delle connessioni possibili.
Una circostanza perfettamente coerente con un reticolo carsico complesso, nel quale vie fossili sovrapposte e drenaggi attivi possono incontrarsi, separarsi e ritrovarsi a quote differenti.
Tra gli obiettivi delle prossime esplorazioni ci saranno soprattutto le numerose finestre osservate durante la discesa.
Foto Rossella Giannuzzi
Una, in particolare, è stata segnalata nella zona di un grande pozzo indicato inizialmente come P60. Il confronto successivo con i vecchi rilievi ha portato a collocarla probabilmente nella zona del P42, ma sarà il nuovo rilievo a stabilirne con precisione la posizione.
Alcune delle aperture tralasciate mostrerebbero caratteristiche freatiche. Questo dettaglio le rende interessanti.
Le vie freatiche, spesso più orizzontali, potrebbero infatti rappresentare antichi livelli di circolazione capaci di intercettare altri rami del complesso senza obbligare gli esploratori a inseguire soltanto le grandi verticali.
«Con poco sbattimento si trovano vie orizzontali che collegano al resto», è stata una delle osservazioni a caldo.
Tradotto: c’è ancora parecchio da cercare.
Dopo l’esplorazione è iniziata immediatamente una seconda avventura: quella sui rilievi.
Il confronto con i dati Compass e con la documentazione delle vecchie esplorazioni belghe ha permesso di riconoscere nell’area interessata il ramo Euphoria di Capitano Paff.
I rilievi storici CSARI del 1993–1994 riportano per Euphoria circa 340 metri di sviluppo topografico, con un dislivello che raggiunge approssimativamente i –420 metri rispetto all’ingresso di Capitano Paff.
Particolarmente significativo è risultato il confronto con alcuni capisaldi dei vecchi rilievi, collocati proprio nella zona più prossima alla Buzio.
Pezzo dopo pezzo, le due geografie hanno cominciato a sovrapporsi.
Vecchie poligonali tracciate più di trent’anni fa e nuove misure digitali hanno finito per raccontare la stessa cosa.
La giunzione era lì.
Nel rileggere il vecchio rilievo è emerso anche un curioso dettaglio.
Come Francesca ha fatto notare, Jack, parlando delle zone esplorate, aveva tirato ballo Euphoria. Non si sa se per doti profetiche e se per confusione nella nomenclatura, il nostro Jack aveva indicato come Pozzo Euphoria quello che sarebbe invece il Pozzo dell’Oblio. L’attenzione era lì, proprio sul settore che avrebbe poi assunto un ruolo fondamentale nell’interpretazione della giunzione.
Memoria, vecchi nomi, rilievi incompleti, intuizioni e correzioni che acquistano senso soltanto molti anni dopo.
Prima ancora che il collegamento fosse completamente interpretato, si era già intuito che il fondo della Buzio potesse terminare nuovamente su Capitano Paff o avvicinarsi al Dito, nel ramo dell’Udito.
Alla luce della nuova giunzione, questa ipotesi acquista ancora più interesse.
Il settore potrebbe infatti contenere ulteriori connessioni tra i due sistemi, forse a quote diverse e attraverso morfologie differenti.
Foto Gianluca Perrucchini
Anche alcuni toponimi riportati nelle vecchie esplorazioni hanno quindi richiesto una rilettura: il confronto fra testimonianze, rilievi CSARI e dati moderni sta permettendo di ricostruire con maggiore precisione quali ambienti fossero effettivamente stati raggiunti dagli esploratori precedenti.
Una scoperta nuova può costringere a rileggere anche quella vecchia.
Con Buzio divenuta ingresso alto del sistema collegato a Capitano Paff, le prime valutazioni effettuate dagli esploratori indicano per il nuovo complesso una profondità potenzialmente superiore agli 800 metri.
È però un dato che dovrà essere verificato con la chiusura e l’elaborazione definitiva del rilievo.
La prudenza, in questi casi, è obbligatoria.
Ma la sostanza della scoperta non cambia: la connessione modifica radicalmente la lettura speleologica dell’area e apre prospettive esplorative considerevoli.
Perché il punto più interessante non è soltanto ciò che è stato unito.
È tutto quello che, grazie alla giunzione, improvvisamente diventa possibile cercare.
Al fondo resta una prosecuzione.
Sotto si sente l’acqua.
Lungo la discesa rimangono finestre.
I vecchi rilievi suggeriscono altri settori da confrontare.
E le geometrie del sistema fanno immaginare possibili ulteriori collegamenti.
La prossima fase sarà dunque fatta di nuove punte, rilievi, sovrapposizioni e ritorni nei punti volutamente ignorati durante la corsa verso il basso.
Dopo una giunzione del genere sarebbe facile parlare di un’esplorazione conclusa.
In realtà sembra vero esattamente il contrario.
Ed è Floriano Grigna a condensare perfettamente il senso di quanto sta accadendo sotto il Moncodeno: come ha detto Jack in grotta, in un momento clou, «…in realtà non può chiudere, la geologia non sbaglia.»
Mi è sembrata la miglior conclusione possibile, perché la giunzione Buzio–Capitano Paff è arrivata.
E ora a Maconi toccherà rifare il rilievo di Capitano Paff, come aveva profetizzato Marzio Merazzi a fine campo.
Toccherà agli speleo verficare fin dove ha ragione la geologia.
Salvo dimenticanze, sono stati coinvolti nelle attività del tranquillo week end di giunzioni: Alex Rinaldi, Andrea Maconi, Gianluca Perucchini, Riccardo Temponi, Cristian Paccani, Francesco Ornaghi, Rossella Giannuzzi (la prima -1150 della Puglia, ricordiamolo!), Floriano Martinaglia, Matteo Pinna, Francesca Cassina, Maurizio “Jack” Rizzotto,
V Juhoslovenskom krase prebehli intenzívne prieskumy propastí v spolupráci so speleologickou skupinou ZO Aragonit, čo prispelo k rozšíreniu poznatkov o tejto krasovej oblasti [7]. Zároveň sa uskutočnili praktické prieskumy pod propadaním, ktoré poskytli nové údaje o hydrogeológii lokality [6].
Sabato 5 settembre 2026 al Festival Sinestesie un incontro dedicato alla preistoria del territorio del Beigua e al Museo dell’Alpicella. Nell’entroterra di Varazze il Riparo di Rocca Due Teste conserva le tracce di frequentazioni dal Neolitico all’età dei metalli, in un particolare ambiente di roccia non calcarea.
VARAZZE (SV) – Un viaggio nella preistoria del Beigua, tra archeologia, ambiente e testimonianze delle comunità che migliaia di anni fa frequentavano l’entroterra ligure. È il tema dell’incontro con Fabio Negrino, docente di Archeologia preistorica e Paleontologia all’Università di Genova e speleologo, in programma sabato 5 settembre alle 21 al Giardino delle Boschine di Varazze, nell’ambito del Festival Sinestesie.
L’appuntamento, intitolato “La preistoria del Beigua e il Museo dell’Alpicella”, offre l’occasione per riscoprire un sito particolarmente interessante anche per chi si occupa del rapporto tra uomo e ambienti naturali: il Riparo sotto Roccia di Fenestrelle, o Rocca Due Teste, nei pressi della frazione di Alpicella.
Un riparo preistorico tra le rocce del Beigua
Scoperto casualmente nel 1977 da Mario Fenoglio, il riparo fu interessato da campagne archeologiche a partire dal 1979. Si apre alla base di una parete caratterizzata da una marcata scistosità ed è costituito da una stretta piattaforma naturale lunga circa 22 metri e larga non più di quattro.
Particolarmente curioso dal punto di vista geomorfologico è un profondo inghiottitoio, associato a un affioramento roccioso, che interrompe la piattaforma all’incirca a metà e divide il riparo in due settori.
Non si tratta, tuttavia, di una grotta carsica. Il Parco del Beigua definisce infatti Rocca Due Teste come una delle rare testimonianze liguri di insediamento preistorico in ambiente di roccia non calcarea: una precisazione importante in ambito speleologico, perché permette di inserire il sito nel più ampio tema dell’utilizzo umano di ripari e cavità naturali senza attribuirgli impropriamente un’origine carsica.
Dal Neolitico all’Età del Bronzo
Gli scavi hanno restituito una stratigrafia articolata. Nel settore occidentale sono particolarmente importanti i materiali riferibili al Neolitico Medio, con ceramiche della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata. La quantità dei reperti suggerisce che la frequentazione non fosse semplicemente occasionale.
Il riparo conobbe successivamente altre fasi di utilizzo. Tra i reperti figurano ceramiche e manufatti riferibili all’Età del Bronzo, compreso uno spillone in bronzo; la documentazione archeologica indica una presenza particolarmente significativa anche durante il Bronzo Finale.
Un dato di notevole interesse è inoltre la scoperta di una sepoltura incompleta di un fanciullo. Il Comune di Varazze la segnala come un caso finora unico di questo tipo al di fuori delle aree del Finalese e dell’Albenganese-Val Pennavaira.
Il sito racconta quindi un rapporto con il riparo naturale protratto per millenni e modificatosi nel tempo, dall’insediamento neolitico alle frequentazioni successive.
I reperti nel rinnovato Museo dell’Alpicella
Una parte importante dei materiali rinvenuti negli scavi è oggi conservata nell’Esposizione Archeologica Permanente “Mario Fenoglio” di Alpicella, intitolata proprio allo studioso e conoscitore del territorio che individuò Rocca Due Teste nel 1977.
L’esposizione raccoglie reperti provenienti dalle campagne archeologiche condotte tra il 1979 e il 1987 a Fenestrelle-Rocca Due Teste e Alpicella ed è stata completamente riallestita tra il 2025 e il 2026. Il percorso mette in relazione i reperti con il contesto archeologico, geologico e paesaggistico nel quale vissero le comunità preistoriche del Beigua.
Pietra verde e incisioni rupestri
Rocca Due Teste non è un episodio isolato. Il comprensorio del Beigua conserva numerose testimonianze di frequentazione preistorica. In particolare nell’area di Sassello sono stati rinvenuti manufatti, asce, accette e semilavorati in pietra verde, mentre il territorio conserva anche un articolato patrimonio di incisioni rupestri: coppelle, intagli, croci, canalette e altri segni prodotti in epoche differenti.
Il Parco ha creato anche l’itinerario “Alpicella Neolitica”, che collega idealmente l’esposizione archeologica, il sito di Fenestrelle e il territorio circostante. Dal paese il riparo è raggiungibile seguendo un sentiero che scende verso il torrente Teiro e attraversa il cosiddetto Ponte dei Saraceni.
È un paesaggio nel quale archeologia e geologia risultano strettamente intrecciate: proprio le caratteristiche naturali delle rocce e dei rilievi contribuirono a determinare i luoghi scelti dall’uomo preistorico per sostare e insediarsi.
La Strada Megalitica di Alpicella
Nel territorio di Alpicella si trova anche la suggestiva Strada Megalitica, inserita dal Parco del Beigua nell’itinerario escursionistico “Alpicella Neolitica”. Il tracciato, immerso nel bosco, presenta un tratto lastricato lungo poco più di cento metri, delimitato da grandi blocchi di pietra, e conduce verso un’area caratterizzata da massi infissi nel terreno. La particolare disposizione delle strutture e l’orientamento verso il Monte Greppino hanno fatto ipotizzare in passato possibili funzioni rituali o legami con il ciclo solare. Datazione e funzione restano tuttavia incerte, poiché la struttura non è stata oggetto di indagini archeologiche sufficienti a confermarne l’origine preistorica. La cosiddetta Strada Megalitica rimane quindi uno degli elementi più enigmatici del paesaggio archeologico del Beigua, da leggere con cautela accanto alle testimonianze preistoriche documentate di Alpicella.
Foto Fabio Negrino
L’incontro a Varazze
L’incontro con Fabio Negrino si svolgerà sabato 5 settembre 2026 alle ore 21 al Giardino delle Boschine, in Piazza San Bartolomeo 3 a Varazze. La partecipazione è gratuita.
La serata fa parte di Sinestesie – Festival Varazze, manifestazione dedicata all’incontro tra cultura, natura e differenti forme espressive.
Per gli appassionati di archeologia e speleologia, l’appuntamento rappresenta soprattutto l’occasione per conoscere meglio uno dei siti preistorici più interessanti dell’immediato entroterra ligure: un riparo naturale che, insieme ai reperti conservati ad Alpicella, testimonia una storia di frequentazioni umane lunga diversi millenni.
Fonti: Parco Naturale Regionale del Beigua; Comune di Varazze – Esposizione Archeologica Permanente “Mario Fenoglio”; programma Sinestesie – Festival Varazze.