Cavità nel ghiaccio del Montasio: esplorazioni e segnali di una criosfera che cambia
La grande cavità osservata sul ghiacciaio occidentale del Montasio richiama l’attenzione su un mondo effimero di acqua e ghiaccio. Nelle vicine Alpi Giulie gli speleologi studiano da anni la criosfera sotterranea, documentando ambienti che cambiano, scompaiono e talvolta diventano accessibili proprio per effetto della fusione.
Una grande cavità nel settore superiore del ghiacciaio occidentale del Montasio, nelle Alpi Giulie, è stata osservata alla fine di agosto durante la quarta tappa della Carovana dei Ghiacciai 2026 di Legambiente, salita in quota insieme agli esperti dell’Università di Udine e al Corpo Forestale del Friuli Venezia Giulia. Parte della struttura è crollata proprio durante il sopralluogo.
La cavità non sarebbe però una comparsa assoluta. Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente, ha ricordato che forme analoghe si sono già manifestate in passato per poi essere nuovamente colmate da neve e ghiaccio. Quella attuale viene descritta come scavata dall’acqua meteorica nella parte sommitale del ghiacciaio. È un dettaglio importante: le cavità glaciali sono strutture estremamente dinamiche, che possono modificarsi o scomparire anche in tempi relativamente brevi. Come molte cavità che si formano nel ghiaccio, anche quella osservata sul Montasio ha INFATTI carattere potenzialmente effimero e può modificarsi o scomparire in tempi relativamente brevi.

Il Montasio costituisce un caso particolare. Posto a circa 1.900 metri di quota media e con un’estensione di circa sette ettari, deve la sua eccezionale resistenza all’esposizione settentrionale, all’ombra delle pareti dello Jôf di Montasio, all’alimentazione valanghiva e alla copertura detritica. Nel 2026, tuttavia, la scarsità di neve e le elevate temperature estive hanno lasciato il ghiacciaio più appiattito e annerito rispetto alle osservazioni del 2022.
Per gli speleologi la presenza di una cavità nel ghiacciaio apre inevitabilmente un interrogativo: qualcuno l’ha mai esplorata? Al momento non risultano pubblicazioni o relazioni facilmente reperibili che documentino esplorazioni speleologiche sistematiche all’interno delle cavità del ghiacciaio del Montasio. Sarebbe quindi prematuro parlare di una “grotta esplorata” o attribuirle uno sviluppo noto.
A pochi chilometri di distanza, però, il rapporto tra speleologia e ghiaccio ha una storia ben diversa. Nel massiccio del Canin, il progetto C3 – Cave’s Cryosphere and Climate, nato dalla collaborazione fra Commissione Grotte “Eugenio Boegan” della Società Alpina delle Giulie e CNR, ha unito esplorazione speleologica e ricerca scientifica in numerose cavità contenenti ghiaccio permanente. Tra queste la 1938FR, la Grotta con ghiaccio sotto il Foran dal Muss 155FR, la Grotta del Ghiaccio Gilberti 558FR, Frozen e Turbine.
Ed è proprio qui che esplorazione e cambiamento ambientale si incontrano in modo sorprendente. Nella 1938FR la riduzione del deposito di ghiaccio ha reso accessibili nuovi ambienti precedentemente nascosti, mentre nella 155FR gli speleologi hanno percorso e rilevato un lungo meandro tra roccia e ghiaccio che consente di raggiungere la base del deposito glaciale. Rilievi, fotogrammetrie, carotaggi e monitoraggi termici hanno trasformato queste esplorazioni in strumenti per comprendere l’evoluzione della criosfera sotterranea.
Il fenomeno è tutt’altro che marginale. Il progetto regionale CryoKarst censiva, alla fine del 2022, 177 cavità con depositi di ghiaccio e 666 con presenza di neve e ghiaccio in Friuli Venezia Giulia, individuando proprio il Canin fra le aree di maggiore interesse.
Bisogna però distinguere i fenomeni: nelle grotte del Canin siamo prevalentemente dentro cavità carsiche nella roccia che conservano ghiaccio; sul Montasio osserviamo invece una cavità nel settore superiore del ghiacciaio, attribuita all’azione dell’acqua meteorica e di fusione. Due mondi differenti, ma accomunati dall’acqua, dal ghiaccio e dalla rapidità delle trasformazioni.
La cavità del Montasio può quindi diventare qualcosa di più di una fotografia spettacolare. Per la speleologia rappresenta una domanda ancora aperta; per chi osserva e tutela l’ambiente montano, un’ulteriore occasione per documentare una criosfera che cambia. E, come dimostra l’esperienza del vicino Canin, esplorare può significare anche misurare, osservare e conservare memoria di ambienti destinati a non rimanere uguali a lungo.
Fonti essenziali: Legambiente, Carovana dei Ghiacciai 2026 – Ghiacciaio del Montasio, 29 agosto 2026. Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, C3 – Cave’s Cryosphere and Climate 2016–2020. Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Progetto CryoKarst.
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