Il sacro fuoco dell’esplorazione accende Colciavath
Un nuovo gigante sotterraneo emerge nelle montagne di Claut: il racconto travolgente di Filippo Felici e l’entusiasmo di una comunità che ama continuare a sognare nel buio
Nella speleologia, c’è il solito momento in cui tutto si ferma: rumore dei sassi, respiro corto, “Silenzio!”…un silenzio sospeso. E un altro silenzio, davanti a un passaggio che finalmente cede. Poi una voce nel buio: “Enoormeee!”. Ed è lì che torna a bruciare quel fuoco antico che spinge gli esploratori a cercare l’impossibile sotto le montagne.
A Colciavath, sopra Claut, è successo di nuovo.
Solo per introduzione, il Colciavath è una vasta area montana del territorio di Claut, nelle Dolomiti Friulane, celebre tra gli speleologi per l’enorme potenziale carsico e per la presenza di profondi sistemi sotterranei ancora in esplorazione. Con il nome si indica spesso l’altopiano e le zone attorno a Casera Colciavath e Casera Casavento: un ambiente severo e isolato, caratterizzato da calcari molto fratturati, doline, inghiottitoi e fortissime correnti d’aria che da decenni fanno intuire la presenza di grandi collettori sotterranei.
Per gli speleologi italiani il “mito del Colciavath” è legato proprio a questo: la convinzione che sotto quelle montagne esistano enormi vuoti ancora da scoprire, forse collegati ai grandi abissi già noti della zona. Non a caso nel racconto di Filippo Felici compare l’Abisso dell’Ottavo Nano, una delle cavità storiche dell’area (“https://www.scintilena.com/scoperto-un-nuovo-ingresso-sotterraneo-in-colciavath/09/06/).
È un territorio che negli anni ha attirato generazioni di esploratori, spesso costretti a lunghe ricerche in quota tra neve, vento e ingressi minuscoli. Per questo la scoperta raccontata nel post ha colpito così tanto: sembra materializzare un sogno inseguito da decenni.
Il racconto pubblicato sui social da Filippo Felici, esploratore, speleologo e soccorritore CNSAS, è molto più di una cronaca esplorativa: è un’esplosione di emozioni, amicizia, intuizioni inseguite per anni e sogni finalmente diventati vuoto percorribile.
Un testo ruvido, sincero, potentissimo, che restituisce tutta l’energia di una scoperta nata dal lavoro di squadra e dalla determinazione di un gruppo di giovani speleologi capaci di credere fino in fondo in quel “buco ventosissimo” sopra Casera Casavento.
Dietro quelle parole si sente il battito autentico della speleologia con la “S” maiuscola, quella fatta di fatica, vento, fango, intuizioni e legami profondi. E anche di scherzi memorabili, come la sorpresa organizzata dagli esploratori ai danni dello stesso Felici, lasciato all’oscuro dell’avvenuto ingresso nel nuovo sistema fino al momento della scoperta della corda già armata nel traverso.

Le prime esplorazioni parlano già di numeri impressionanti: oltre un chilometro rilevato con una sola corda da 40 metri, quasi 200 metri di sviluppo verticale in salita, enormi saloni, pozzoni da scendere, camini da risalire e soprattutto una corrente d’aria descritta come “mai vista”. Un gigante sotterraneo che sembra promettere ancora moltissimo.
E non stupisce che il racconto abbia acceso immediatamente l’entusiasmo della comunità speleologica.

“Grandi!!! Sempre bello leggere la speleologia con la S maiuscola!!”, ha scritto Andrea Maconi.
“Questi racconti mi rimettono in pace con la speleologia. Fateci sognare ancora”, gli ha fatto eco Giorgio Pannuzzo.
Parole ancora più profonde arrivano da Claudio Dal Cin, che quel vento lo aveva cercato per una vita: “L’ho cercato per una vita, c’ero passato anche con gli sci negli anni 80 per cercare l’aria ma niente, alla fine questi ragazzi sono riusciti a trovarla”.
Sono commenti che raccontano bene cosa rappresenti davvero una scoperta come questa: non soltanto nuovi metri di grotta, ma il passaggio di un testimone tra generazioni, la continuità di una ricerca collettiva che attraversa decenni e continua ad alimentare il cuore dell’esplorazione.
Perché il sacro fuoco dell’ignoto, sotto le montagne di Colciavath, brucia ancora.
E adesso basta introduzione: ecco il racconto integrale condiviso sui social da Filippo Felici, una testimonianza travolgente che restituisce tutta l’emozione dell’esplorazione vissuta a Colciavath.
24 maggio 2026, Comune di Claut, Colciavath
Tutto comincia il giovedì con una influenza, con un malessere che mi fa tornare indietro da Ferrara mentre mi stavo recando ad un evento della CD del CNSAS, a L’Aquila…..
Venerdì sera contatto Marco e mi dice che sarebbe tornato in quel buco ventosissimo, sopra Casera Casavento, che aveva trovato un mesetto prima e che avevamo cominciato a scavare. Quasi passati eravamo, ma la frana….. i sassi… tengo famiglia!
Sabato sera salgo. Trovo Marco, Sergio, Nicola, Sebastiano, Damiano, Sara, billy, Olimpio, Caio e Carlo. Aria euforica, nessuno mi guarda negli occhi…
Stamattina siamo al buco.
Entra Sergio, Cade un sasso.
Scompare.
Silenzio
….
nullla
….
silenzio
….La sua voce: “Enoormeee!”
Questo posto l’ho più volte sognato, accarazzato, ipotizzato. Non ci redo ancora. Sono scaramantico. dico ad Olimpio di prendere la mia tuta, entrerò più tardi, gli dico
Ma entro. Senza imbrago
L’aria fa impressione. Il serpente sul Corchia ha la metà dell’aria di qua. Non ci credo.
Man mano che entro, però, mi rendo conto, E urlo, e bestemmio, e urlo. Mi vanto, eccome, di aver ipotizzato che proprio lì doveva esserci quel collettore. Mi vanto, sì, del fatto che sono riuscito a creare questo gruppo di giovani speleo. Mi vanto, sì, e basta. Me lo merito.
Percorriamo circa mezzo km e poi mi fermo ad un bivio. Sergio mi sorpassa e va a destra ma l’aria va a sinistra. Urla: “Un Traverso!!!!”. ci faccio poco caso, penso a sentire l’aria che arriva dai featici di sinistra.
Poi Sergio ci convince e lo raggiungo: una corda. Cazzo, una corda. Una corda? Di chi?
Il primo mio pensiero è quello di cercare di riconoscere il posto. Nulla, non sono mai arrivato qua.
Poi cerco di apire se n questa zona di Colciavath ci sono grotte storiche a catasto di queste dimensioni. Nulla.
E Quindi? Ci sono morsetti industriali su questo traverso.
E moschettoni col nastro giallo del GSS.
Ed anche con spray blu dell’USP.
Fanculo, mi arrendo.
Mi hanno preso per il culo per una settimana intera, non mi hanno detto nulla, questi fottutissimi figli di puttana che io amo. Erano entrati e volevano farmi una sorpresa!
Abbiamo continuato ad esplorare questo gigante di vuoto sotto la montagna. Vagando per freatici incredibili, di fronte ad una corrente d’aria mai vista, per saloni di dimensioni 80 m per 40 , ci siamo arrestati sul bordo di pozzoni da scendere, al di sotto di camini da risalire e di gallerie da percorrere.
Utilizzando una sola corda da 40 m, abbiamo rilevato più di un km dall’ingresso.Quasi 200 m di dislivello in salita. Siamo sotto Casera Colciavath, 60 metri di dislivello dal fondo dell’Abisso dell’Ottavo Nano.
Speleologia TI AMO!
Magico Colciavath!

A Filippo Felici, Marco, Sergio e a tutta la squadra va l’abbraccio ideale della comunità speleologica: scoperte come questa motivano tutti noi a continuare a cercare nel buio, a seguire il vento, a vedere l’ignoto.
Il sacro fuoco dell’esplorazione arde ancora sotto le montagne di Claut: grazie a questi esploratori, oggi illumina anche i sogni di chi legge (e chi scrive)!
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