Zobrazenie na čítanie

Pipistrelli da record: Sulle Alpi a oltre 3000 metri ridisegnano la mappa della chirotterofauna alpina

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Uno studio scientifico pubblicato sull’Italian Journal of Mammalogy documenta le massime quote raggiunte da 29 specie di chirotteri in Piemonte e Valle d’Aosta. Per quattro specie i dati superano qualsiasi record mondiale finora conosciuto.


Uno studio sistematico sul gradiente altitudinale dei pipistrelli alpini

Un gruppo di ricercatori italiani e austriaci ha pubblicato, nell’aprile 2026, uno studio che raccoglie e analizza i record altitudinali di 29 specie di pipistrelli nel territorio di Piemonte e Valle d’Aosta, un’area che include alcune tra le cime più elevate d’Europa.

Il lavoro, firmato da Alex Bellè, Lucia Bello, Laura Garzoli, Fabrizio Gili, Giorgia Mattioli, Alberto Pastorino, Ibor Sabas, Rocco Tiberti, Paolo Debernardi ed Elena Patriarca, è apparso su Hystrix – Italian Journal of Mammalogy. Il periodo di raccolta dati sul campo copre gli anni 2018–2025. La ricerca ha integrato questi dati con una revisione sistematica della letteratura scientifica e grigia esistente, inclusi bollettini speleologici e banche dati regionali delle grotte.

L’area di studio comprende le Alpi Occidentali, le colline interne piemontesi, parte dell’Alta Pianura Padana e il settore settentrionale dell’Appennino Ligure. Le 29 specie documentate corrispondono al 96,7% delle specie di chirotteri regolarmente presenti nell’Italia continentale.


Nuovi record per 15 specie, quattro potrebbero essere mondiali

I ricercatori hanno identificato nuovi record altitudinali per 15 delle 29 specie censite nell’area. Si tratta di: Tadarida teniotis, Barbastella barbastellus, Eptesicus nilssonii, Eptesicus serotinus, Nyctalus lasiopterus, Nyctalus leisleri, Nyctalus noctula, Vespertilio murinus, Hypsugo savii, Pipistrellus nathusii, Pipistrellus pipistrellus, Pipistrellus pygmaeus, Myotis crypticus, Myotis daubentonii e Myotis mystacinus.

Per le restanti 14 specie, i record sono stati recuperati dalla letteratura scientifica e grigia disponibile.

Quattro specie raggiungono quote che, secondo gli autori, non trovano precedenti in nessun’altra parte del mondo:

  • Barbastella barbastellus a 2.703 m (Lago Leità, Ceresole Reale, TO; agosto 2024)
  • Myotis crypticus a 2.484 m (Colle Lauson, Salbertrand, TO; settembre 2022)
  • Myotis daubentonii a 2.564 m (Alpi Graie; agosto 2024)
  • Pipistrellus kuhlii a 2.208 m (Saint-Rhémy-En-Bosses, AO)

Il record assoluto in termini di quota appartiene a Tadarida teniotis (Molosso di Cestoni) e a Pipistrellus pipistrellus (Pipistrello nano), rilevati entrambi a 3.046 m sul livello del mare al Colle della Torre, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, nel settembre 2023.


Le tecniche di rilevamento in alta quota

Il monitoraggio si è avvalso principalmente di registratori acustici passivi (modelli SM2BAT+, SM4BAT e AudioMoth), operativi a 384 kHz. Catture con reti a nebbia e harp-trap e ispezioni dirette dei roost sono state utilizzate prevalentemente al di sotto dei 2.000 m di quota, dove la resa è nettamente superiore: 9,0 individui catturati per notte contro soli 2,8 al di sopra di tale soglia.

Ogni registrazione è stata classificata con il software Tadarida e successivamente validata manualmente. Per la distinzione delle specie del genere Plecotus, morfologicamente molto simili, sono stati applicati protocolli di analisi molecolare su campioni di biopsia alare o fecali.

La revisione bibliografica ha seguito il protocollo PRISMA (Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses). Si è rivelata insufficiente da sola — ha individuato solo 18 studi rilevanti — ed è stata integrata con ricerche esperte in fonti non indicizzate.


Prima segnalazione in Valle d’Aosta per la nottola comune e conferma della nottola gigante in Piemonte

Lo studio riporta due dati distributivi di particolare interesse faunistico. La Nottola comune (Nyctalus noctula) viene segnalata per la prima volta in Valle d’Aosta, regione dove la specie era finora assente dai dati ufficiali.

La Nottola gigante (Nyctalus lasiopterus) — la specie di pipistrello europeo più grande — viene confermata in Piemonte, dove aveva un’unica segnalazione precedente. La nuova registrazione, a 2.484 m sulle Alpi Cozie nel settembre 2022, aggiunge un dato di distribuzione altitudinale significativo per questa specie rara in Italia.


Cambiamento climatico e spostamento verso l’alto delle specie

I record altitudinali documentati si inseriscono in un quadro più ampio di risposta dei chirotteri al riscaldamento globale. Studi a lungo termine in Italia centrale su Myotis daubentonii hanno registrato uno spostamento verso l’alto di 175 metri del limite altitudinale delle femmine riproduttive nell’arco di 24 anni (2000–2023).

Le foreste ripariali emergono come corridoi ecologici essenziali per facilitare questa espansione altitudinale. I pipistrelli ripariali usano i corsi d’acqua alpini come vie di risalita, sfruttando le cavità degli alberi come roost diurni e i corsi d’acqua come aree di caccia.

Nelle aree di recente colonizzazione ad alta quota, le femmine di M. daubentonii adottano comportamenti inusuali di turnazione temporale nei siti di foraggiamento: invece di cacciare contemporaneamente, si alternano negli stessi specchi d’acqua, probabilmente per ridurre la competizione in ambienti dove la disponibilità di prede è ancora limitata.


Record nei siti ipogei: grotte e miniere come rifugi di alta quota

Lo studio documenta anche i record altitudinali per siti di svernamento e swarming. I dati più rilevanti riguardano:

  • Barbastella barbastellus: svernamento a 1.903 m (miniera di Praborna, Saint-Marcel, AO) e swarming a 1.930 m (Rem del Ghiaccio, Garessio, CN)
  • Rhinolophus ferrumequinum (Ferro di cavallo maggiore): individuo torpido a 1.947 m (Arma delle Mastrelle, Briga Alta, CN)
  • Rhinolophus hipposideros (Ferro di cavallo minore): ibernazione a 1.760 m (Carsena di Viora, Ormea, CN)
  • Miniopterus schreibersii: ibernazione a 1.530 m (Grotta di Rio Martino, Crissolo, CN)

Questi dati sottolineano il ruolo degli ambienti ipogei di alta montagna nella conservazione dei chirotteri. Le grotte e le miniere abbandonate a quote elevate rappresentano rifugi termicamente stabili, meno esposti ai disturbi antropici tipici delle quote più basse.


Implicazioni per la conservazione in quota

Lo studio invita a non trascurare la presenza dei pipistrelli nella valutazione dell’impatto delle attività umane in alta quota. Gli impianti eolici in aree montane, l’inquinamento luminoso da strutture alpine (rifugi, impianti sciistici) e il disturbo ai siti di roost ipogei sono tra le principali minacce identificate.

I chirotteri sono considerati ottimi bioindicatori del cambiamento climatico per la loro diversità ecologica e la relativa facilità di monitoraggio acustico. La documentazione sistematica dei record altitudinali fornisce una baseline fondamentale per rilevare e misurare i futuri spostamenti distributivi delle specie nelle Alpi.

Fonte: http://www.italian-journal-of-mammalogy.it/Elevational-records-of-bats-in-Northwestern-Italy,220697,0,2.html


Fonti consultate:

Record Altitudinali dei Pipistrelli nell’Italia Nord-Occidentale

Studio approfondito basato su: Bellè et al. (2026), “Elevational records of bats in Northwestern Italy”, Hystrix – Italian Journal of Mammalogy, DOI: 10.4404/hystrix-00858-2026


Sintesi Esecutiva

Lo studio, pubblicato nel 2026 sull’Italian Journal of Mammalogy (Hystrix), documenta le massime elevazioni raggiunte da 29 specie di pipistrelli in Piemonte e Valle d’Aosta (Italia nord-occidentale), area che include alcune delle cime più alte d’Europa. I dati di campo coprono il periodo 2018–2025 e identificano nuovi record altitudinali per 15 specie; per quattro di esse (Barbastella barbastellus, Myotis crypticus, Myotis daubentonii e Pipistrellus kuhlii) i record potrebbero rappresentare i più alti a livello mondiale. Lo studio fornisce un contributo fondamentale alla comprensione delle risposte dei chirotteri al cambiamento climatico e alla conservazione nelle aree di alta quota alpine.[^1][^2]


Contesto e Motivazioni dello Studio

Importanza Ecologica dei Chirotteri

I pipistrelli costituiscono quasi un quarto di tutte le specie di mammiferi descritte, con circa 1.500 specie note a livello mondiale. Svolgono servizi ecosistemici essenziali: controllo degli insetti nocivi, impollinazione, dispersione dei semi. La loro sensibilità agli stressori ambientali (attività agricole e industriali, gestione forestale, produzione energetica, urbanizzazione, persecuzione) e la strategia riproduttiva di tipo K — con tassi di declino rapidi e recupero lento — hanno portato molte specie a essere inserite nelle liste di protezione nazionale e internazionale.

I chirotteri sono anche considerati eccellenti bioindicatori, in particolare per lo studio del cambiamento climatico, grazie alla loro elevata diversità tassonomica ed ecologica, alla distribuzione geografica ampia e alla relativa facilità di monitoraggio.

Distribuzione Altitudinale e Cambiamento Climatico

I cambiamenti nella distribuzione delle specie sono tra le conseguenze più studiate del cambiamento climatico. In Europa, espansioni verso latitudini più elevate sono già state documentate in specie ecologicamente flessibili come Pipistrellus kuhlii e Hypsugo savii. Al contrario, alcune specie come Myotis dasycneme, Eptesicus nilssonii e Nyctalus noctula potrebbero affrontare contrazioni distributive secondo modelli previsionali.

Uno studio paradigmatico a lungo termine su Myotis daubentonii nell’Italia centrale ha documentato uno spostamento verso l’alto di 175 metri del limite altitudinale delle femmine riproduttive nell’arco di 24 anni (2000–2023), interpretato come risposta diretta all’aumento delle temperature. In parallelo, le femmine hanno mostrato un aumento delle dimensioni corporee, probabilmente correlato a condizioni termiche più favorevoli nei siti di roost.

Perché le Alpi Nord-Occidentali?

L’area di Piemonte e Valle d’Aosta è stata scelta per ragioni specifiche:

  • Include un settore delle Alpi Occidentali con alcune tra le cime più elevate d’Europa.
  • Per via delle differenze climatiche (temperature più miti e maggiore umidità dovute alla vicinanza all’Oceano Atlantico), le fasce vegetazionali si estendono a quote maggiori rispetto alle Alpi Centrali o Orientali.
  • L’area ospita 28 specie regolarmente presenti più una 29ª (Nyctalus lasiopterus), rappresentando il 96,7% delle specie di pipistrelli presenti regolarmente nell’Italia continentale.
  • È probabile che molte specie raggiungano i loro limiti altitudinali nazionali in questa zona.

Area di Studio e Metodologia

Caratteristiche Geografiche

L’area di studio copre Piemonte e Valle d’Aosta (Fig. 1):

  • Alpi occidentali italiane: circa 41% della superficie totale.
  • Colline piemontesi interne: ~31%.
  • Alta Pianura Padana: ~26%.
  • Settore settentrionale dell’Appennino Ligure: ~2%.

Le fasce vegetazionali riconoscibili comprendono:

  • Fascia basale (<800–900 m): foreste decidue a latifoglie, fortemente trasformate.
  • Fascia montana (900–1.400/1.600 m): foreste dominate da Fagus sylvatica e conifere.
  • Fascia subalpina (1.400/1.600–2.000/2.300 m): limite superiore delle foreste, larici, rododendri, pascoli.
  • Fascia alpina (2.000/2.300–2.600/3.000 m): praterie alpine, arbusti nani.
  • Fascia nivale (>2.600–3.000 m): rocce nude, nevai e ghiacciai.

Tecniche di Rilevamento

Le tecniche classiche di censimento adottate includono: Metodo Descrizione Applicazione principale Rilievi acustici Registratori passivi (SM2BAT+, SM4BAT, AudioMoth) a 384 kHz Tutto il gradiente altitudinale Catture Reti a nebbia e harp-trap a siti di foraggiamento, corridoi di volo, roost Principalmente <2.000 m Ispezioni roost Grotte, miniere abbandonate, edifici Prevalentemente <2.000 m

La classificazione acustica automatica (software Tadarida) è stata utilizzata per una prima associazione delle registrazioni alle specie; ogni occorrenza è stata poi validata manualmente. Per l’identificazione di Plecotus spp. sono stati impiegati anche metodi molecolari (biopsia alare o analisi delle feci).

L’efficienza delle catture sopra i 2.000 m è risultata significativamente inferiore: 9,0 individui/notte al di sotto di questa quota vs. 2,8 individui/notte al di sopra.

Revisione della Letteratura

Oltre ai dati di campo (2018–2025), è stata condotta una revisione sistematica seguendo il protocollo PRISMA (Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses), che ha identificato 18 studi rilevanti su Scopus e Web of Science. Tuttavia, data la frammentazione delle informazioni disponibili sulla distribuzione altitudinale dei chirotteri, la ricerca bibliografica standard si è rivelata insufficiente, ed è stata integrata con letteratura grigia, rapporti tecnici locali, bollettini speleologici e banche dati regionali delle grotte (Piemonte e Valle d’Aosta). Questo approccio ibrido (standard PRISMA + ricerca esperta) è una delle caratteristiche metodologiche distintive dello studio.


Risultati: Record Altitudinali per Specie

Panoramica Generale

Lo studio documenta record altitudinali per 29 specie di chirotteri:[^2]

  • 15 specie con nuovi record identificati dai dati di campo 2018–2025.
  • 14 specie con record derivanti dalla letteratura scientifica e grigia.
  • Con l’eccezione di M. schreibersii, R. euryale, M. capaccinii e P. austriacus, i record elencati sono probabilmente i più alti finora registrati in Italia.
  • I record di B. barbastellus, M. crypticus, M. daubentonii e P. kuhlii rappresentano, a quanto si sappia, record mondiali.

Specie con i Record Altitudinali Più Elevati

Specie (nome comune) Record (m s.l.m.) Metodo Anno Note Tadarida teniotis (Molosso di Cestoni) 3.046 Acustico 2023 Colle della Torre, Gran Paradiso Pipistrellus pipistrellus (Pipistrello nano) 3.046 Acustico 2023 Colle della Torre, Gran Paradiso Plecotus auritus/macrobullaris (gruppo) 3.065 Acustico 2023 Alpi Graie Hypsugo savii (Pipistrello di Savi) 2.853 Acustico 2024 Alpi Graie Nyctalus leisleri (Nottola di Leisler) 2.853 Acustico 2024 Alpi Graie Myotis spp. 2.988 Acustico 2023 Alpi Graie Barbastella barbastellus (Barbastello) 2.703 Acustico 2024 Lago Leità, Ceresole Reale Eptesicus nilssonii (Serotino di Nilsson) 2.703 Acustico 2024 Lago Leità, Ceresole Reale Myotis daubentonii (Vespertilio di Daubenton) 2.564 Acustico 2024 Alpi Graie Nyctalus noctula (Nottola comune) 2.520 Acustico 2025 Alpi Graie Myotis crypticus2.484 Acustico 2022 Cottian Alps Nyctalus lasiopterus (Nottola gigante) 2.484 Acustico 2022 Alpi Cozie Pipistrellus nathusii (Pipistrello di Nathusius) 2.610 Acustico 2021 Alpi Graie

Specie con Record di Roost ad Alta Quota

Specie Quota roost (m) Tipo Località Barbastella barbastellus 1.903 (svernamento) Miniera abbandonata Praborna, Saint-Marcel (AO) Barbastella barbastellus 1.930 (swarming) Grotta Rem del Ghiaccio, Garessio (CN) Rhinolophus ferrumequinum 1.947 (individuo torpido) Grotta Arma delle Mastrelle, Briga Alta (CN) Rhinolophus hipposideros 1.760 (ibernazione) Grotta Carsena di Viora, Ormea (CN) Miniopterus schreibersii 1.530 (ibernazione) Grotta Grotta di Rio Martino, Crissolo (CN)

Specie con Nuovi Record Mondiali

Quattro specie presentano record altitudinali che, secondo gli autori, rappresentano i massimi conosciuti a livello mondiale:[^2]

  1. Barbastella barbastellus — 2.703 m (Lago Leità, Ceresole Reale, TO; 29–30 agosto 2024). Il precedente record era 2.292 m.
  2. Myotis crypticus — 2.484 m (Colle Lauson, Salbertrand, TO; settembre 2022). Specie di recente descrizione, precedentemente quasi sconosciuta ad alta quota.
  3. Myotis daubentonii — 2.564 m (Alpi Graie; agosto 2024). Specie ripariale che ha già mostrato spostamenti altitudinali documentati in Italia centrale.
  4. Pipistrellus kuhlii — 2.208 m (Casa Carioni, Saint-Rhémy-En-Bosses, AO; 2016). Record precedente per questa specie nelle Alpi era appunto 2.208 m, confermato e documentato definitivamente.

Prime Segnalazioni e Conferme Distributive

  • Prima segnalazione di Nyctalus noctula in Valle d’Aosta: la specie era finora assente da questa regione.
  • Conferma della presenza di Nyctalus lasiopterus in Piemonte: la specie era stata segnalata in precedenza una sola volta nell’area.

Metodologia di Identificazione

Identificazione Acustica

L’identificazione delle specie tramite ecolocalizzazione ha richiesto criteri altamente conservativi. I parametri acustici descritti per ogni nuovo record includono:

  • FmaxE = frequenza della massima ampiezza dello spettro
  • SF/EF = frequenza iniziale/finale della chiamata
  • BL = larghezza di banda della chiamata
  • dur = durata della chiamata
  • IPI = intervallo tra l’inizio di due chiamate consecutive
  • Distinzione tra chiamate QCF (quasi-costante frequenza, BL <5 kHz), FM (frequenza modulata) e CF (frequenza costante)

In caso di incertezza anche moderata, le registrazioni sono state assegnate a livelli tassonomici superiori (es. Myotis sp.) o scartate.

Identificazione Molecolare (Plecotus spp.)

Per discriminare le specie del genere Plecotus — morfologicamente molto simili — sono stati impiegati protocolli molecolari su biopsie alari o campioni fecali, descritti nell’allegato S1.


Implicazioni per la Ricerca sul Cambiamento Climatico

I Chirotteri come Indicatori del Riscaldamento Globale

I pipistrelli rispondono al cambiamento climatico sia attraverso spostamenti distributivi (in quota e in latitudine) sia attraverso variazioni morfologiche (dimensioni corporee). Studi a lungo termine in Italia centrale su M. daubentonii hanno documentato contemporaneamente uno spostamento verso l’alto del limite altitudinale delle femmine riproduttive (+175 m in 24 anni) e un aumento delle dimensioni corporee.

Tuttavia, un’analisi su 15 specie in Italia ha mostrato che l’aumento delle dimensioni corporee non è un fenomeno generalizzato: solo tre specie (M. daubentonii, Nyctalus leisleri e Pipistrellus pygmaeus) hanno mostrato un incremento misurabile nel corso di oltre 20 anni di monitoraggio.

Risposte Comportamentali nelle Aree Neocoionizzate

A quote di recente colonizzazione, le femmine riproduttive di M. daubentonii mostrano comportamenti inusuali di turnazione temporale nei siti di foraggiamento: invece di cacciare contemporaneamente, si alternano negli stessi siti, probabilmente per evitare la competizione in ambienti dove la disponibilità di prede è limitata. Le foreste ripariali ben conservate emergono come corridoi ecologici cruciali per facilitare questi spostamenti.

Migrazioni Altitudinali vs. Residenza

Lo studio distingue tra:

  • Specie residenti che raggiungono alte quote per foraging estivo (es. T. teniotis, H. savii, B. barbastellus).
  • Specie migratrici che attraversano le Alpi durante le migrazioni autunnali (es. N. leisleri, N. noctula, V. murinus, E. serotinus).

Ricerche precedenti nei valichi alpini della Valle d’Aosta (2016) avevano già documentato un flusso migratorio di pipistrelli, con incremento delle attività nel periodo 31 agosto–14 settembre, associato principalmente al gruppo N. leisleri/N. noctula/V. murinus/E. serotinus.


Fasce Vegetazionali e Distribuzione delle Specie

La distribuzione altitudinale delle specie riflette in parte le fasce vegetazionali alpine. Alcune specie forestali (es. B. barbastellus, M. daubentonii) sfruttano le zone ecotonali al limite superiore del bosco, mentre specie rupicole o ad ampio spettro ecologico (es. T. teniotis, H. savii, P. pipistrellus) raggiungono le quote più elevate nelle fasce alpine e subnivali.

I laghi glaciali — abbondanti nell’area di studio — rappresentano siti di foraggiamento e abbeverata particolarmente importanti ad alta quota, poiché aumentano la produttività primaria e secondaria locale attraverso la disponibilità idrica e i nutrienti derivati dall’ecosistema lacustre.


Implicazioni per la Conservazione

Minacce alle Quote Elevate

Lo studio sottolinea l’importanza di non trascurare i pipistrelli nella valutazione dell’impatto delle attività umane in alta quota, in particolare:

  • Impianti eolici in aree montane: le specie migratrici e quelle ad alta mobilità sono particolarmente vulnerabili.
  • Inquinamento luminoso da strutture ad alta quota (rifugi, impianti sciistici).
  • Disturbo antropico ai siti di roost (grotte, miniere abbandonate a quote elevate).

Banche Dati e Monitoraggio

Lo studio evidenzia lacune significative nelle conoscenze sulla chirotterofauna di alta quota, anche in aree ben studiate come le Alpi Occidentali. Gran parte delle informazioni disponibili era frammentata in fonti grigie, bollettini speleologici e database regionali. La creazione di banche dati georeferenziate e il monitoraggio a lungo termine sono strumenti fondamentali per rilevare futuri cambiamenti distributivi.

Specie di Interesse Conservazionistico

Alcune specie documentate nello studio sono incluse nelle liste di protezione europee (Direttiva Habitat, Allegato II e IV) e presentano popolazioni in declino in Italia. La documentazione di roost ad alta quota — ambienti meno soggetti a pressioni agricole o insediative — potrebbe rivestire importanza strategica per la conservazione.


Sintesi dei Principali Record per Famiglia

Famiglia Molossidae

  • Tadarida teniotis: 3.046 m (Colle della Torre, Noasca, TO; settembre 2023). Precedente record: 2.560 m (PNGP, Patriarca et al. 2018). Specie rupicola, segnalata dal livello del mare a oltre 2.000 m. Ampiamente distribuita in Italia.

Famiglia Vespertilionidae

  • Barbastella barbastellus: 2.703 m — possibile record mondiale.
  • Eptesicus nilssonii: 2.703 m (Lago Leità, Ceresole Reale, TO; luglio 2024). Specie rara nell’area, con distribuzione che si estende fino alle Alpi Marittime.
  • Eptesicus serotinus: 2.275 m (Conca Cialancia, Perrero, TO; luglio 2018).
  • Hypsugo savii: 2.853 m. Specie in espansione verso latitudini e quote superiori in Europa.
  • Myotis daubentonii: 2.564 m — possibile record mondiale. Specie ripariale in documentata espansione altitudinale.
  • Myotis crypticus: 2.484 m — possibile record mondiale per questa specie di recente descrizione.
  • Myotis mystacinus: 2.396 m (cattura; Lago di Nel, Ceresole Reale, TO; luglio/agosto 2024).
  • Nyctalus lasiopterus: 2.484 m. Prima conferma solida della presenza in Piemonte.
  • Nyctalus leisleri: 2.853 m. Specie migratrice con popolazioni in aumento in Italia centrale.
  • Nyctalus noctula: 2.520 m. Prima segnalazione in Valle d’Aosta.
  • Pipistrellus kuhlii: 2.208 m — possibile record mondiale per le Alpi.
  • Pipistrellus nathusii: 2.610 m.
  • Pipistrellus pipistrellus: 3.046 m (Colle della Torre; settembre 2023).
  • Pipistrellus pygmaeus: 2.526 m.
  • Plecotus auritus: 2.402 m (cattura; 2020).
  • Plecotus macrobullaris: 2.292 m (cattura; 2015).
  • Vespertilio murinus: 2.526 m.

Famiglia Rhinolophidae

  • Rhinolophus ferrumequinum: 1.947 m (roost; Arma delle Mastrelle, Briga Alta, CN).
  • Rhinolophus hipposideros: 1.760 m (individuo torpido in grotta; Carsena di Viora, Ormea, CN; novembre 2019).

Famiglia Miniopteridae

  • Miniopterus schreibersii: 1.550 m (acustico; Alta Val Curone, Alessandria; 2022).

Confronto con Studi Europei

Area Quota massima documentata Riferimento Alpi svizzere 3.460 m (8 specie) Zingg & Bontadina 2016 Alpi austriache 3.100 m Widerin & Reiter 2017–2018 Alpi italiane (NW) 3.065 m (P. auritus/macrobullaris gruppo) Bellè et al. 2026 Alpi occidentali italiane (2016) 2.208 m (P. kuhlii) Caprio et al. 2020 Monti Pirin, Bulgaria 2.300–2.600 m Dundarova & Popov 2024

Nelle Alpi svizzere, 8 specie sono state rilevate acusticamente a 3.460 m s.l.m. in 36 notti di indagine, e flussi migratori regolari di pipistrelli sono stati documentati fino a 2.500 m. Lo studio piemontese si allinea con questo quadro, portando nuovi dati per il versante italiano della catena.


Domande di Ripasso / Flashcard

Concetti Chiave

D1: Quante specie di pipistrelli sono state documentate nello studio e in quale area?
R: 29 specie in Piemonte e Valle d’Aosta (Italia nord-occidentale); esse rappresentano il 96,7% delle specie regolarmente presenti nell’Italia continentale.

D2: Per quante specie sono stati stabiliti nuovi record altitudinali con dati di campo 2018–2025?
R: 15 specie (T. teniotis, B. barbastellus, E. nilssonii, E. serotinus, N. lasiopterus, N. leisleri, N. noctula, V. murinus, H. savii, P. nathusii, P. pipistrellus, P. pygmaeus, M. crypticus, M. daubentonii, M. mystacinus).

D3: Quali specie presentano record altitudinali che potrebbero essere i più alti al mondo?
R: Barbastella barbastellus (2.703 m), Myotis crypticus (2.484 m), Myotis daubentonii (2.564 m) e Pipistrellus kuhlii (2.208 m).[^2]

D4: Qual è la tecnica di rilevamento più utilizzata ad alta quota (>2.000 m)?
R: Il monitoraggio acustico passivo, poiché catture e ispezioni dei roost sono logisticamente più difficili e meno produttive in alta quota (2,8 individui/notte vs. 9,0 al di sotto di 2.000 m).

D5: Qual è il record altitudinale assoluto registrato nello studio per una singola specie identificata con certezza?
R: 3.046 m per Tadarida teniotis e Pipistrellus pipistrellus (Colle della Torre, Gran Paradiso National Park; settembre 2023).

D6: Qual è lo studio di riferimento che documenta lo spostamento altitudinale di M. daubentonii in Italia centrale?
R: Russo et al. 2024 / Belli et al. 2025: 175 m di spostamento verso l’alto del limite delle femmine riproduttive in 24 anni (2000–2023), nel PNALM.

D7: Perché i boschi ripariali sono importanti per l’espansione altitudinale dei pipistrelli?
R: Fungono da corridoi ecologici essenziali, offrendo rifugi per il roost diurno (cavità degli alberi) e siti di foraggiamento lungo i corsi d’acqua, permettendo alle specie di risalire gradualmente i versanti alpini.

D8: Quale novità distributiva è stata segnalata per la prima volta riguardo a Nyctalus noctula?
R: La prima segnalazione di questa specie in Valle d’Aosta.

D9: Quali sono i parametri acustici chiave utilizzati per l’identificazione delle specie?
R: FmaxE (frequenza della massima ampiezza), SF/EF (frequenza iniziale/finale), BL (larghezza di banda), dur (durata), IPI (intervallo tra chiamate consecutive), e la distinzione tra chiamate QCF, FM e CF.

D10: Qual è la procedura bibliografica standard utilizzata e perché si è rivelata insufficiente?
R: Il protocollo PRISMA, che ha individuato solo 18 studi rilevanti. Si è rivelato insufficiente perché gran parte dell’informazione sulle quote dei pipistrelli è frammentata in letteratura grigia, bollettini speleologici e database regionali non indicizzati.


Glossario dei Termini Tecnici

Termine Definizione

Record altitudinale La quota massima alla quale una specie è stata osservata

Swarming Comportamento autunnale (ago-set) di raccolta di pipistrelli all’ingresso di grotte/miniere, con cattura di molti individui (prevalentemente maschi di più specie)

Roost Sito di rifugio utilizzato dai pipistrelli per riposare, riprodursi o svernare

Harp-trap Tipo di trappola passiva per la cattura dei chirotteri

Feeding buzz Sequenza di ultrasuoni emessa durante un attacco di caccia; indica attività di foraggiamento

QCF Quasi-costante frequenza: chiamata con BL <5 kHz

FM Frequenza modulata: chiamata con rapido sweep in frequenza

CF Costante frequenza: chiamata a frequenza stabile (tipica dei rinolofidi)

FmaxE Frequenza della massima energia spettrale della chiamata

IPI Intervallo interpulse (tra l’inizio di due chiamate consecutive)

Fascia subnivale/nivale Zona alpina oltre i 2.600–3.000 m caratterizzata da rocce nude, nevai e ghiacciai

K-selected Strategia riproduttiva con bassa produzione di discendenti, lunga vita, recupero lento delle popolazioni

Ecolocalizzazione Sistema biologico di navigazione/caccia basato sull’emissione e la ricezione di ultrasuoni


Autori dello studio originale: Alex Bellè, Lucia Bello, Laura Garzoli, Fabrizio Gili, Giorgia Mattioli, Alberto Pastorino, Ibor Sabas, Rocco Tiberti, Paolo Debernardi, Elena Patriarca. Autrice corrispondente: Laura Garzoli (CNR-IRSA, Verbania). Ricevuto: 15 gennaio 2026; Accettato: 15 aprile 2026.


References

  1. Elevational records of bats in Northwestern Italy – We report the elevational records (i.e. highest elevations) at which 29 bat species were recorded in…
  2. [PDF] Elevational records of bats in Northwestern Italy – Abstract: We report the elevational records (i.e. highest elevations) at which 29 bat species were r…

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Le città sotterranee delle Formiche Tagliafoglie: quando la natura anticipa l’ingegneria umana

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Architetture subterranee milionarie: le formiche Atta costruiscono nidi profondi 8 metri con oltre 8.000 camere, in modo analogo alle grandi opere di scavo umane


Le formiche tagliafoglie del genere Atta costruiscono colonie sotterranee di dimensioni che, rapportate alla scala del loro corpo, non hanno paragoni nel mondo animale. Nidi profondi fino a 8 metri, con oltre 8.000 camere interconnesse, tumuli epigei alti fino a 5 metri e larghi 15 metri: strutture che ospitano milioni di individui per vent’anni consecutivi. Per capire la portata di queste opere, è utile un confronto diretto con le grandi realizzazioni sotterranee dell’uomo.[1]


Formiche Tagliafoglie: la biologia di un’architettura sotterranea

Le formiche tagliafoglie appartengono al genere Atta, con 15 specie distribuite dall’America Centrale al Sudamerica fino al Texas. La loro peculiarità non è solo la dimensione delle colonie, ma la specializzazione funzionale degli spazi interni: ogni camera ha un ruolo preciso, esattamente come i livelli di una metropolitana o i piani di un parcheggio multipiano.[2]

L’aspetto biologicamente rilevante è l’età di questa “tecnologia”. Le formiche tagliafoglie praticano l’agricoltura fungina da 66 milioni di anni, da prima della comparsa dei grandi mammiferi. L’uomo costruisce gallerie sotterranee da circa 5.000 anni. Il divario è enorme.[3]


Profondità e dimensioni: il confronto con le opere umane

Una colonia matura di Atta laevigata scava fino a 8 metri sotto il suolo. Per confronto, la metropolitana di Roma corre mediamente a 20-30 metri di profondità, quella di Mosca arriva a oltre 80 metri nei tratti più profondi. Le formiche scavano meno in profondità assoluta, ma con strumenti radicalmente diversi: mandibole, zampe e cooperazione di milioni di individui senza alcuna pianificazione centralizzata.[1]

Il volume degli spazi costruiti è impressionante. I tumuli epigei di Atta capiguara raggiungono 15-16 metri di diametro. Un calco in cemento di un nido maturo ha mostrato migliaia di camere distribuite su più livelli, con gallerie principali larghe fino a 21 centimetri. Per dare un riferimento umano: è la larghezza di una canalina di scarico di piccolo formato, ma percorsa ininterrottamente da milioni di individui ogni giorno.[1]


Il sistema delle gallerie: logistica paragonabile a un’autostrada urbana

Le colonne di foraggiamento delle formiche tagliafoglie percorrono fino a 300 metri dal nido, lungo percorsi fisicamente “asfaltati” — ovvero liberi da ostacoli — che aumentano la velocità di marcia delle operaie dell’86% e l’efficienza di foraggiamento del 67%. Sono strade vere. Le formiche le costruiscono e le mantengono pulite esattamente come un consorzio autostradale.[1]

Una colonia matura trasporta 1-2 tonnellate di materiale vegetale fresco ogni anno. Traducendo in termini logistici: è un flusso di merci continuo, giorno e notte, paragonabile a una piccola stazione ferroviaria merci — ma gestito senza ingegneri, senza macchinari e senza energia fossile.[1]


Le camere di coltivazione: il sottosuolo come laboratorio agricolo

Il cuore produttivo del nido sono le camere fungine, dove viene coltivato Leucoagaricus gongylophorus, un fungo simbiontico che costituisce la principale fonte di nutrimento della colonia. Le camere sono sferiche o ovali, con diametro fino a 30 centimetri, mantenute a temperatura stabile tra 20 e 25 °C e umidità controllata.[4]

Il confronto umano qui è con le cantine di stagionatura o con le moderne plant factory — ambienti sotterranei a clima controllato usati per coltivare in assenza di luce naturale. La differenza è che le formiche gestiscono questi ambienti da decine di milioni di anni senza tecnologia meccanica. Le camere fungine di un nido di A. texana possono superare le 97 unità.[1]


La ventilazione passiva: un sistema che anticipa la bioarchitettura

Le formiche tagliafoglie regolano la circolazione dell’aria nel nido costruendo turricole epigee — strutture a forma di ciminiera sul tumulo esterno. Quando il vento soffia su di esse, si genera una zona di bassa pressione che aspira aria fresca dall’interno attraverso le aperture periferiche. Il ricambio d’aria aumenta da 3 a 10 volte rispetto alle condizioni di calma.[5]

Questo principio fisico — la ventilazione naturale per effetto Venturi — è lo stesso alla base dei sistemi bioclimatici degli edifici moderni a basso consumo energetico. Architetture come i termitai dello Zimbabwe hanno ispirato la progettazione di edifici come l’Eastgate Centre di Harare. Le formiche tagliafoglie applicano un principio analogo in contesto sotterraneo.


La gestione dei rifiuti: separazione e sicurezza biologica

La colonia destina aree specifiche allo smaltimento dei rifiuti — materiale vegetale esaurito, formiche morte, fungo deteriorato — fisicamente separati dalle camere fungine. Il volume delle camere di rifiuto in un nido maturo di A. capiguara è stimato in circa 166 litri.[6][1]

Il confronto con l’ingegneria umana è diretto: il principio della separazione dei flussi (rifiuti vs. produzione vs. persone) è lo stesso applicato nei tunnel di servizio delle metropolitane, negli ospedali sotterranei militari e nelle strutture logistiche avanzate. Le formiche più anziane — considerate biologicamente meno preziose per la colonia — sono quelle designate alla gestione dei materiali più pericolosi. Una scelta che, in termini di gestione del rischio, è razionale.[6]


Dalla regina fondatrice alla megalopoli: la crescita nel tempo

Ogni colonia inizia da una sola regina. Dopo il volo nuziale, la fondatrice scava da sola un tunnel di circa 15 cm, si sigilla all’interno, semina un frammento di fungo portato dal nido d’origine e depone le prime uova. In cinque mesi nascono le prime operaie. In vent’anni, la colonia può raggiungere milioni di individui.[1]

La crescita è prima verticale — il nido si approfondisce — poi prevalentemente laterale, con espansione delle camere fungine e dei depositi. Un processo di urbanizzazione sotterranea che ricorda, in scala biologica, la crescita delle città umane: prima i palazzi in altezza, poi la diffusione in periferia.


Una struttura che ispira la ricerca scientifica

La complessità dei nidi di Atta è oggetto di studio da parte di ingegneri, biologi e architetti. Le tecniche di calco in cemento — che riproducono in tre dimensioni l’intera struttura del nido — hanno permesso di misurare con precisione profondità, volumi e geometrie delle camere. Le indagini con tomografia computerizzata (CT scan) permettono oggi di osservare la crescita del nido nel tempo senza distruggerlo.[7][8]

I risultati alimentano ricerche nel campo della robotica collettiva, dei sistemi logistici autonomi e dell’architettura bioispirata. Il nido delle formiche tagliafoglie non è solo una curiosità naturale: è un modello funzionante di ingegneria distribuita.


Fonti consultate

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Sorgenti acque sotterranee: il punto d’incontro tra mondo ipogeo e rete idrografica

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Sorgenti acque sotterranee: snodi chiave tra falde e corsi d’acqua

Le sorgenti sono luoghi in cui l’acqua che ha circolato nel sottosuolo riemerge in superficie, chiudendo idealmente il percorso iniziato con l’infiltrazione delle piogge.

Le sorgenti acque sotterranee costituiscono quindi il collegamento fisico e funzionale tra falde e corsi d’acqua, con un ruolo centrale nel ciclo idrologico e nella gestione delle risorse idriche.


Definizione idrologica di sorgente e ruolo delle falde

In idrologia, una sorgente è un’area più o meno estesa della superficie terrestre da cui fuoriesce naturalmente una portata apprezzabile di acqua sotterranea.

Le sorgenti acque sotterranee rappresentano la via di scarico delle falde, cioè la fase in cui l’acqua lascia il sistema ipogeo e diventa deflusso superficiale.

L’emergenza può concentrarsi in una polla puntuale o distribuirsi lungo un fronte sorgentizio, ad esempio ai piedi di un versante. In ogni caso sono presenti tre elementi fondamentali: una falda alimentata dalle precipitazioni infiltrate, un percorso di deflusso nel sottosuolo e una struttura geologica che costringe l’acqua a riemergere.

La sorgente indica quindi un punto in cui la superficie freatica o piezometrica incontra o supera la topografia.


Acque superficiali, acque sotterranee e sorgenti acque sotterranee

Fiumi, torrenti, laghi e invasi costituiscono la parte visibile del sistema idrico. Le acque sotterranee circolano invece in acquiferi ospitati in rocce permeabili e sono note solo tramite pozzi, indagini idrauliche e traccianti. In molti contesti italiani, falde freatiche e acquiferi in rocce carbonatiche sono una componente essenziale del ciclo idrologico.

L’acqua meteorica si infiltra, si accumula nelle falde e torna in superficie attraverso le sorgenti o tramite scambi diretti con gli alvei.

Le sorgenti acque sotterranee diventano così nodi in cui il bilancio tra ricarica, stoccaggio e scarico delle falde si manifesta in modo diretto e misurabile.


Come si forma una sorgente: infiltrazione, falde e geologia

Quando le precipitazioni cadono su terreni permeabili, l’acqua penetra nel sottosuolo e riempie pori, fratture e cavità fino a incontrare uno strato meno permeabile.

Si forma così una falda freatica o artesiana, la cui superficie è controllata dalla pressione idrostatica e dall’alimentazione.

Laddove il livello della falda intercetta la superficie del terreno, l’acqua emerge spontaneamente e dà origine a una sorgente.

L’assetto stratigrafico e tettonico condiziona posizione e tipologia delle sorgenti.

Contatti tra rocce permeabili e livelli argillosi o marnosi favoriscono sorgenti di bordo lungo versanti e fondovalle.

Faglie, fratture e lineamenti strutturali canalizzano il deflusso sotterraneo, organizzando l’emergenza in allineamenti sorgentizi o in punti ben localizzati.


Tipologie di sorgenti: contatto, sfioramento, fessura e artesiane

Una classificazione tradizionale distingue tre grandi gruppi: sorgenti di contatto, di sfioramento e di fessura.

Le sorgenti di contatto si trovano al limite tra un corpo roccioso permeabile e un livello sottostante impermeabile, con emergenze tipiche ai piedi dei rilievi.

Le sorgenti di sfioramento funzionano come un troppopieno: l’acqua raggiunge la superficie solo quando il livello piezometrico supera una certa quota.

Le sorgenti di fessura scaricano l’acqua lungo fratture e diaclasi di rocce compatte, con emergenze spesso limitate ma ben concentrate.

Le sorgenti artesiane, invece, derivano da falde confinate in pressione: dove l’acquifero viene intercettato in superficie, l’acqua può zampillare o mantenere un livello più alto del terreno, anche sul fondo di laghi o in ambiente costiero.


Sorgenti carsiche: acque sotterranee veloci e vulnerabili

Le sorgenti carsiche sono alimentate da acquiferi in calcari e dolomie, dove la dissoluzione crea fratture allargate, condotti e gallerie.

La ricarica avviene spesso in quota, tramite doline, inghiottitoi e assorbimenti diffusi, mentre lo scarico si concentra in poche grandi sorgenti di valle. In questi sistemi le sorgenti acque sotterranee mostrano portate anche molto elevate e forti escursioni stagionali.

La risposta alle piogge può essere rapidissima, con piene improvvise e variazioni di portata di più ordini di grandezza tra magra e piena.

La circolazione veloce, associata a una filtrazione naturale limitata, rende le sorgenti carsiche risorse idriche produttive ma molto esposte alle pressioni esterne.


Vulnerabilità all’inquinamento e impatto sugli ecosistemi

Nei sistemi carsici, l’acqua si infiltra velocemente attraverso doline, inghiottitoi e fratture, spesso con coperture poco permeabili e con scarso potere filtrante della roccia.

Inquinanti agricoli, scarichi civili e industriali o sversamenti accidentali possono raggiungere rapidamente le falde e manifestarsi alle sorgenti senza significativa attenuazione.

Gli effetti non riguardano solo la qualità dell’acqua potabile, ma anche gli ecosistemi ipogei e i tratti fluviali alimentati dalle emergenze.

Gli ambienti sotterranei ospitano faune specializzate e spesso endemiche, sensibili a variazioni anche modeste di ossigeno, nutrienti o contaminanti.

La protezione delle sorgenti acque sotterranee implica quindi la salvaguardia di una rete ecologica che collega grotte, falde e corsi d’acqua superficiali.


Valore idrico, ecologico e paesaggistico delle sorgenti acque sotterranee

Molte sorgenti, soprattutto montane e carsiche, alimentano acquedotti a servizio di centri abitati, attività produttive e agricoltura.

La buona qualità iniziale dell’acqua riduce i trattamenti necessari, rendendo queste sorgenti acque sotterranee risorse strategiche per la sicurezza idrica.

Le stesse emergenze possono essere utilizzate per irrigazione o piccoli impianti idroelettrici, a condizione di garantire i deflussi ecologici.

Dal punto di vista ecologico, le sorgenti definiscono habitat particolari, spesso caratterizzati da condizioni termo?chimiche stabili e da comunità biologiche proprie.

Sul piano paesaggistico e culturale, sono elementi identitari legati a usi tradizionali, luoghi di culto, toponimi e percorsi storici. In ambito speleologico, il carsismo e le grotte collegate alle sorgenti rappresentano anche un importante patrimonio turistico e didattico.


Monitoraggio, gestione integrata e ruolo della speleologia

La gestione sostenibile richiede reti di monitoraggio che considerino insieme corpi idrici superficiali e sotterranei.

Misure di portata, livelli piezometrici, temperatura, conducibilità e chimismo permettono di valutare lo stato quantitativo e qualitativo delle risorse.

In contesti carsici, strumenti di misura continua e traccianti naturali o artificiali sono indispensabili per ricostruire i percorsi dell’acqua e individuare rapidamente segnali di inquinamento o sovrasfruttamento.

Le normative impongono il mantenimento di deflussi vitali negli alvei e la tutela degli ecosistemi connessi.

Nei territori carsici questo comporta limiti ai prelievi e una forte protezione delle aree di ricarica, tramite regolamentazione dell’uso del suolo, controllo delle sorgenti di inquinamento e zone di salvaguardia attorno alle emergenze.

La speleologia contribuisce in modo decisivo alla conoscenza di grotte e condotti, fornendo dati essenziali per i modelli idrogeologici e per le scelte di pianificazione.


Formazione, divulgazione e materiali didattici per la comunità speleologica

La comprensione dei legami tra sorgenti, acque sotterranee e sistemi carsici è un tema centrale nella formazione di speleologi, tecnici e amministratori.

In questo quadro, la produzione di materiali divulgativi e didattici sulla speleologia e sulla ricerca scientifica in grotta affianca e rafforza l’attività esplorativa sul campo.03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

Approfondire struttura e funzionamento degli acquiferi, tipologie di sorgenti, dinamica portata?qualità, vulnerabilità agli inquinanti e strumenti di monitoraggio significa dotarsi degli strumenti concettuali necessari per una gestione più consapevole delle sorgenti acque sotterranee e dei territori in cui esse emergono.

Approfondimenti

Sorgenti: il punto d’incontro tra acque sotterranee e superficiali

Le sorgenti sono aree della superficie terrestre in cui l’acqua sotterranea ritorna naturalmente a giorno, costituendo il punto fisico e funzionale di collegamento tra il sistema delle falde e la rete idrografica superficiale.

La loro presenza, distribuzione e tipologia dipendono dall’assetto geologico, dalla struttura degli acquiferi (freatici, artesiani, carsici) e dalle condizioni idrauliche locali, e svolgono un ruolo cruciale nel ciclo idrologico, negli ecosistemi e nell’approvvigionamento idrico umano.

Le interazioni tra acque sotterranee e superficiali tramite sorgenti sono particolarmente complesse e sensibili nei sistemi carsici, dove la circolazione avviene in rocce carbonatiche fratturate e cavità che consentono trasferimenti rapidi e poca filtrazione naturale, rendendo queste risorse idriche molto vulnerabili all’inquinamento.

Una gestione sostenibile richiede conoscenze idrogeologiche di dettaglio, monitoraggio quantitativo e qualitativo, regolazione dei prelievi e rigorosa protezione delle aree di ricarica.

1. Definizione idrologica di sorgente

In idrologia, una sorgente è un’area più o meno estesa della crosta terrestre in cui fuoriesce naturalmente una portata apprezzabile di acqua sotterranea, che può alimentare rigagnoli, fossi, torrenti o veri corsi d’acqua.

Dal punto di vista del funzionamento degli acquiferi, la sorgente rappresenta la via di scarico della falda, cioè la fase di uscita dell’acqua dal sistema sotterraneo verso la superficie.

Una sorgente può presentarsi come punto singolo concentrato (polla) o come fronte sorgentizio diffuso lungo un tratto di versante o di fondovalle, a seconda delle caratteristiche litologiche e strutturali del serbatoio idrico e dei contatti con rocce meno permeabili.

Gli elementi chiave sono sempre: una falda alimentata da precipitazioni infiltrate, un percorso di deflusso sotterraneo e una condizione strutturale che obbliga l’acqua a riemergere.

2. Acque superficiali e acque sotterranee: quadro generale

Le acque superficiali sono i corpi idrici visibili all’esterno, come fiumi, torrenti, laghi e invasi, governati dal deflusso in alveo e dall’andamento delle precipitazioni e degli apporti da monte.

Le acque sotterranee, invece, sono contenute in rocce permeabili (acquiferi) nel sottosuolo, spesso non direttamente osservabili e ricostruibili solo tramite indagini specifiche (pozzi, prove idrauliche, traccianti, monitoraggi).

In ampie porzioni del territorio italiano, le falde freatiche e gli acquiferi in rocce carbonatiche rappresentano una parte essenziale del ciclo idrologico: l’acqua meteorica si infiltra, scorre in profondità e poi rientra nel sistema superficiale attraverso sorgenti o scambi diretti con alvei fluviali.

Le sorgenti sono dunque nodi idrologici in cui il bilancio tra ricarica, stoccaggio e scarico delle acque sotterranee si manifesta in superficie.

3. Come si forma una sorgente

3.1 Infiltrazione, falde e pressione idrostatica

Le precipitazioni che raggiungono il suolo, se il terreno è permeabile, si infiltrano nel sottosuolo riempiendo pori, fratture e cavità delle rocce fino a incontrare uno strato relativamente impermeabile che ne arresta la discesa, formando una falda acquifera (freatica o artesiana).

La superficie superiore della falda (superficie freatica o piezometrica) è in equilibrio con la pressione idrostatica dell’acqua, che dipende dalla quota e dall’alimentazione.

Quando il livello della falda viene intercettato dalla superficie topografica, ad esempio su un versante, al piede di un rilievo o in fondo valle, l’acqua sotterranea emerge spontaneamente costituendo una sorgente. La sorgente, quindi, segnala un punto in cui la superficie della falda si trova al di sopra o coincide con la topografia, e l’energia potenziale dell’acqua viene dissipata in deflusso superficiale.

3.2 Ruolo dell’assetto geologico e strutturale

L’assetto stratigrafico e tettonico condiziona fortemente posizione e tipo di sorgenti, in particolare attraverso i contatti tra rocce permeabili e impermeabili e la presenza di faglie e fratture.

Ad esempio, dove un potente pacco di rocce carbonatiche permeabili è bordato da successioni argilloso?marnose meno permeabili, l’acqua accumulata nell’idrostruttura carbonatica è costretta a uscire in corrispondenza di questi bordi, generando fronti sorgentizi spesso allineati lungo lineamenti tettonici.

Nelle aree carsiche, la circolazione avviene in reti di fratture e condotti che organizzano i deflussi sotterranei e collegano zone di ricarica in quota con grandi sorgenti di valle, talvolta con portate molto elevate e variabili.

In altri contesti, l’assetto geologico può favorire sorgenti di contatto alla base di terrazzi alluvionali o di versante, dove l’acquifero incontra orizzonti meno permeabili.

4. Tipologie principali di sorgenti

4.1 Sorgenti di contatto, sfioramento e fessura

Una classificazione classica distingue, tra le sorgenti ordinarie, tre gruppi principali: sorgenti di contatto, di sfioramento (trabocco) e di fessura.

  • Sorgenti di contatto: sgorgano al limite tra un corpo roccioso permeabile (che ospita la falda) e un livello sottostante impermeabile; l’acqua, costretta a seguire il contatto, emerge dove questo affiora in superficie, tipicamente ai piedi di versanti o rilievi collinari e montuosi.
  • Sorgenti di sfioramento o trabocco: si formano quando la superficie piezometrica di una falda supera localmente un “troppopieno” strutturale o geomorfologico, e l’acqua tracima in superficie solo quando il livello supera una certa quota; sono tipiche di acquiferi confinati o di bacini con barriere parzialmente impermeabili.
  • Sorgenti di fessura: associate a fratture, diaclasi o piccole zone di debolezza in rocce compatte; concentrano il deflusso sotterraneo lungo piani di rottura o fratture aperte, dando luogo a emergenze spesso lineari o puntuali.

Queste tipologie, pur semplificate, permettono di collegare direttamente la morfologia del paesaggio con le condizioni idrogeologiche del sottosuolo.

4.2 Sorgenti artesiane

Le sorgenti artesiane derivano da falde confinate tra due strati impermeabili, nelle quali l’acqua è in pressione.

Se un punto della superficie terrestre intercetta l’acquifero in pressione (ad esempio lungo una valle incisa o una zona di erosione), il livello piezometrico, più alto del piano campagna, provoca l’emergenza spontanea dell’acqua.

In questi casi, l’acqua può zampillare verso l’alto o mantenere un livello più elevato rispetto alla quota del punto di affioramento, senza bisogno di sollevamento artificiale, analogamente a quanto avviene in pozzi artesiani perforati.

Alcune sorgenti artesiane possono essere anche subacquee, emergendo sul fondo di laghi o in ambiente costiero.

4.3 Sorgenti carsiche

Le sorgenti carsiche sono alimentate da acquiferi in rocce carbonatiche (calcari e dolomie) soggette a dissoluzione, dove la circolazione idrica è organizzata lungo fratture, condotti e gallerie ipogee.

In questi acquiferi la ricarica avviene spesso in aree di alta quota, tramite doline, inghiottitoi e assorbimenti diffusi, mentre lo scarico è concentrato in poche grandi sorgenti di valle.

Le sorgenti carsiche si caratterizzano spesso per portate molto abbondanti e una forte variabilità stagionale: la portata può variare anche di diversi ordini di grandezza tra periodi di magra e di piena, riflettendo la combinazione di zone a circolazione lenta (matrice e fessure) e condotti a circolazione rapida.

La risposta veloce alle piogge rende queste sorgenti indicatori sensibili dei cambiamenti nel regime di ricarica.

5. Le sorgenti come interfaccia tra sistemi sotterranei e superficiali

5.1 Scarico delle falde e alimentazione dei corsi d’acqua

La maggior parte delle falde acquifere poco profonde rientra nel ciclo idrologico attivo proprio attraverso le sorgenti e gli scambi con i corsi d’acqua.

In molti bacini, le sorgenti costituiscono la principale modalità di scarico naturale degli acquiferi verso la superficie, alimentando in modo continuo o stagionale la rete idrografica.

Nei tratti sorgentizi di fiumi e torrenti, l’apporto delle sorgenti garantisce deflussi base (baseflow) durante i periodi siccitosi, mantenendo un minimo deflusso vitale e contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di qualità fissati dalla Direttiva Quadro Acque.

A livelli di bacino, conoscere la localizzazione e il comportamento delle sorgenti è quindi essenziale per redigere bilanci idrici integrati tra acque sotterranee e superficiali.

5.2 Aree di interazione falde–alveo

In prossimità di fiumi e torrenti, l’interazione tra acque superficiali e sotterranee può avvenire in entrambe le direzioni: la falda può alimentare il corso d’acqua (tratto effluente) oppure il corso d’acqua può ricaricare l’acquifero (tratto influente), a seconda dei gradienti idraulici locali.

Le sorgenti di sub?alveo rappresentano casi particolari in cui la falda scarica all’interno stesso dell’alveo, contribuendo alle portate anche in assenza di affioramenti laterali.

Le aree dove tale interazione è significativa sono particolarmente sensibili ai prelievi da pozzi, che possono abbassare la superficie piezometrica e ridurre le portate fluviali o prolungarne i periodi di magra.

Per questo motivo, la pianificazione dei prelievi deve considerare congiuntamente gli effetti su corpi idrici sotterranei e superficiali.

6. Dinamica idrologica delle sorgenti

6.1 Regimi di portata e risposta alle piogge

Le sorgenti mostrano regimi di portata che dipendono dalla geometria e dalla permeabilità dell’acquifero, dall’estensione del bacino di alimentazione e dal clima.

In acquiferi porosi granulari, la risposta alle piogge può essere relativamente smorzata e ritardata; in sistemi carsici, invece, la presenza di condotti favorisce risposte rapide con piene improvvise.

Il monitoraggio delle portate sorgentizie, tramite misure di deflusso e analisi delle curve di recessione, consente di dedurre parametri idrodinamici dell’acquifero (capacità di stoccaggio, conducibilità, tempo di svuotamento) e di individuare eventuali cambiamenti legati a eventi eccezionali, come sequenze sismiche o periodi siccitosi prolungati.

Queste analisi sono sempre più utilizzate per la gestione delle risorse idriche, specie nei sistemi montani.

6.2 Temperatura, chimismo e traccianti

Oltre alla portata, la caratterizzazione delle sorgenti include il monitoraggio di temperatura, conducibilità elettrica, salinità e composizione chimica, parametri che riflettono profondità e tempi di residenza delle acque, mescolamenti tra diverse componenti e processi di interazione acqua?roccia.

Ad esempio, variazioni termo?saline in un sistema sorgentizio carsico costiero possono segnalare intrusioni marine o cambiamenti nel bilancio acqua dolce/acqua salata.

L’uso di traccianti naturali (isotopi stabili, radioisotopi, segnali geochimici) e artificiali (coloranti, sali) permette di definire i percorsi di flusso sotterraneo, i tempi di transito e le connessioni idrauliche tra aree di ricarica, cavità e punti di emergenza.

Nei sistemi carsici, tali tecniche sono fondamentali per costruire modelli concettuali realistici dell’interazione tra acque sotterranee e superficiali.

7. Sorgenti in ambienti carsici: vulnerabilità e rischi

7.1 Caratteristiche degli acquiferi carsici

I territori carsici sono costituiti prevalentemente da rocce carbonatiche (calcari, dolomie) soggette a dissoluzione da parte dell’acqua, che porta alla formazione di grotte, cavità, doline, inghiottitoi e reticoli di condotti sotterranei.

In questi ambienti, la circolazione idrica si concentra lungo fratture e condotti di grande permeabilità, mentre la matrice rocciosa massiva gioca un ruolo secondario nello stoccaggio.

La presenza di cavità e condotti rende gli acquiferi carsici sistemi ad elevata eterogeneità e anisotropia, in cui l’acqua può percorrere distanze considerevoli in tempi brevi, con collegamenti idraulici diretti tra la superficie (zone di assorbimento) e le grandi sorgenti di valle.

Questo assetto spiega sia l’elevata produttività delle sorgenti carsiche sia la loro estrema vulnerabilità.

7.2 Elevata vulnerabilità all’inquinamento

La rapida infiltrazione attraverso doline, inghiottitoi e fratture, unita al ridotto spessore di coperture poco permeabili e al limitato potere filtrante della matrice rocciosa, fa sì che gli acquiferi carsici abbiano una capacità autodepurante molto bassa.

Gli inquinanti immessi in superficie (fertilizzanti, pesticidi, scarichi civili e industriali, sversamenti accidentali) possono raggiungere rapidamente le falde e manifestarsi alle sorgenti senza significativi processi di attenuazione.

Di conseguenza, anche rilasci relativamente limitati possono contaminare volumi d’acqua molto grandi, compromettendo la qualità di sorgenti che spesso rappresentano la principale risorsa idropotabile per intere comunità.

L’elevata vulnerabilità richiede quindi restrizioni rigorose alle attività potenzialmente inquinanti nelle aree di ricarica e lungo i percorsi di flusso verso le sorgenti.

7.3 Impatti sugli ecosistemi sotterranei e sulla biodiversità

L’inquinamento chimico nelle aree carsiche ha effetti diretti sugli ecosistemi ipogei, che ospitano specie altamente specializzate e spesso endemiche, adattate a condizioni stabili di buio, bassa temperatura e scarse risorse. Alterazioni di pochi parametri (ossigeno disciolto, nutrienti, contaminanti organici e inorganici) possono rompere equilibri ecologici delicati e causare perdita di biodiversità.

La contaminazione delle acque sotterranee e delle sorgenti si ripercuote inoltre sui corsi d’acqua superficiali alimentati da queste emergenze, estendendo gli impatti a valle e coinvolgendo reti trofiche più ampie.

In questo senso, la protezione delle sorgenti carsiche coincide con la tutela di interi ecosistemi connessi, sia sotterranei che superficiali.

8. Valore idrico, ecologico e socio?economico delle sorgenti

8.1 Risorsa idropotabile e per usi plurimi

Molte sorgenti, in particolare montane e carsiche, costituiscono la base di sistemi acquedottistici che riforniscono centri abitati, attività industriali e agricole.

La qualità generalmente elevata delle acque sorgive, in assenza di inquinamento, riduce la necessità di trattamenti complessi e ne fa risorse strategiche per la sicurezza idrica.

Oltre all’uso potabile, le sorgenti sono spesso sfruttate per usi irrigui, industriali o per la produzione idroelettrica di piccola scala, in particolare laddove le portate sono regolari e il salto di quota disponibile è significativo.

La disponibilità di dati affidabili su portate e variabilità è fondamentale per dimensionare e gestire tali utilizzi senza compromettere gli equilibri ambientali.

8.2 Funzioni ecologiche e paesaggistiche

Le sorgenti definiscono habitat peculiari, con condizioni fisico?chimiche spesso stabili (temperatura, chimismo) che ospitano comunità biologiche specifiche e contribuiscono alla diversità complessiva degli ecosistemi d’acqua dolce.

In molti casi, sorgenti e tratti sorgentizi sono rifugi climatici importanti in scenari di cambiamento climatico.

Dal punto di vista paesaggistico e culturale, le sorgenti rappresentano elementi identitari del territorio, spesso associati a usi tradizionali, luoghi di culto, toponimi e percorsi storici; il carsismo e le grotte connesse alle sorgenti sono anche risorse turistiche e didattiche di rilievo.

La valorizzazione sostenibile di questi elementi può contribuire allo sviluppo locale, a condizione di non comprometterne la funzionalità idrogeologica.

9. Monitoraggio e gestione integrata di sorgenti e interazione acque sotterranee–superficiali

9.1 Monitoraggio quantitativo e qualitativo

La gestione delle risorse idriche richiede reti di monitoraggio che includano sia corpi idrici superficiali sia sotterranei (sorgenti montane, falde freatiche, artesiane), con misure di portata, livelli piezometrici e qualità chimico?fisica e biologica.

Questi dati sono alla base della classificazione dello stato quantitativo e chimico degli acquiferi e dello stato ecologico e chimico dei corpi idrici superficiali.

In contesti carsici e complessi, il monitoraggio delle sorgenti con strumentazione continua (portata, temperatura, conducibilità) e studi specifici (traccianti, prove di portata) è indispensabile per calibrare modelli idrogeologici e per individuare tempestivamente segnali di inquinamento o di sovrasfruttamento.

Le conoscenze così acquisite devono essere integrate nelle pianificazioni di bacino e negli strumenti di protezione delle acque.

9.2 Pianificazione dei prelievi e protezione delle aree di ricarica

Le norme europee e nazionali stabiliscono che l’utilizzo delle risorse idriche superficiali e sotterranee deve garantire il mantenimento di un minimo deflusso vitale negli alvei e la conservazione degli ecosistemi connessi, evitando alterazioni significative del regime naturale.

Per i sistemi sorgentizi ciò implica limiti ai prelievi, in particolare nei periodi di magra, e valutazioni di impatto cumulativo di più captazioni.

Nei territori carsici, la definizione e la tutela delle aree di ricarica degli acquiferi è cruciale: regolamentare l’uso del suolo, limitare attività inquinanti, controllare discariche e scarichi, e istituire zone di protezione attorno alle sorgenti riduce significativamente il rischio di contaminazione.

La gestione integrata deve tenere conto della connessione rapida tra superfici di assorbimento e sorgenti, anche a grande distanza.

9.3 Educazione, partecipazione e ruolo della speleologia

La comprensione dei meccanismi che legano carsismo, acque sotterranee e sorgenti è essenziale per la consapevolezza pubblica e il coinvolgimento delle comunità nella tutela del territorio.

La speleologia, attraverso l’esplorazione e la documentazione delle grotte, contribuisce in modo determinante alla conoscenza dei sistemi carsici e alla definizione delle vie di circolazione delle acque.

Collaborazioni tra enti pubblici, gruppi speleologici, ricercatori e cittadini permettono di integrare dati scientifici e osservazioni locali, migliorando la base conoscitiva per le decisioni di gestione e valorizzando al tempo stesso il patrimonio naturale e culturale connesso alle sorgenti.

Progetti di educazione ambientale, monitoraggio partecipato e turismo sostenibile possono rafforzare questa sinergia.

10. Conclusioni e concetti chiave per lo studio delle sorgenti

Le sorgenti rappresentano il punto di incontro fisico e funzionale tra acque sotterranee e superficiali: sono lo scarico naturale delle falde e, al tempo stesso, la principale alimentazione dei tratti di testa della rete idrografica e del deflusso di base.

Comprenderne la genesi, la tipologia e la dinamica significa quindi comprendere una parte centrale del ciclo idrologico.

In ambienti carsici, le sorgenti assumono un ruolo ancora più delicato: altissima produttività idrica si accompagna a una marcata vulnerabilità all’inquinamento, alla rapida propagazione degli impatti e alla fragilità degli ecosistemi ipogei.

La tutela di queste sorgenti richiede misure preventive rigorose, monitoraggio continuo e una gestione integrata che tenga conto simultaneamente di acquiferi, corsi d’acqua superficiali e usi antropici.

Dal punto di vista applicativo, lo studio delle sorgenti con approcci idrogeologici, geochimici e biologici fornisce informazioni indispensabili per la pianificazione dei prelievi, la definizione dei deflussi ecologici, la protezione delle risorse idropotabili e la conservazione della biodiversità acquatica.

Per un percorso di studio e formazione, i concetti chiave da padroneggiare includono: struttura e funzionamento degli acquiferi, tipologie di sorgenti, dinamica portata?qualità, vulnerabilità agli inquinanti e strumenti di monitoraggio e gestione.

Di seguito le principali fonti utilizzate nello studio sulle sorgenti come punto d’incontro tra acque sotterranee e superficiali, con titolo, breve nota e link.

Fonti divulgative su sorgenti e falde

  • “Cos’è una sorgente d’acqua e come nasce” – In a Bottle
    Articolo divulgativo che spiega in modo semplice come si forma una falda freatica e in quali condizioni l’acqua sotterranea riaffiora come sorgente, con riferimenti anche alla definizione normativa di “acqua di sorgente”.inabottle
    Link: https://www.inabottle.it/it/territorio/sorgenti-acqua-definizione-tipologie
  • “Le sorgenti d’acqua, come nascono e le tipologie” – Acqua Sant’Anna
    Scheda divulgativa che descrive il ciclo dell’acqua, la formazione delle sorgenti e le principali tipologie, utile per inquadrare i meccanismi di infiltrazione e di emergenza in superficie.santanna
    Link: https://www.santanna.it/il-bicchiere-mezzo-pieno/le-sorgenti-dacqua/
  • “Le acque sotterranee: le falde e le sorgenti” – Arcangeli Pozzi
    Spiega il funzionamento delle falde freatiche e artesiane, la differenza tra falda libera e confinata, e il modo in cui l’acqua ritorna in superficie tramite pozzi e sorgenti, con un taglio introduttivo ma corretto dal punto di vista idrogeologico.arcangelipozzi
    Link: https://arcangelipozzi.it/2018/06/12/le-acque-sotterranee-le-falde-e-le-sorgenti/
  • “Acque superficiali e sotterranee – CAFC Educational”
    Scheda educativa (già richiamata nella ricerca precedente) che distingue acque superficiali e sotterranee e descrive in modo semplice i loro scambi e il ruolo delle sorgenti nel ciclo idrico.cafcspa
    Link: https://www.cafcspa.com/educational/acqua/acque-superficiali-sotterranee/acque-superficiali-sotterranee.html
  • “Le acque sotterranee” – Gruppo Mineralogico Paleontologico Euganeo (GMPE)
    Testo divulgativo che presenta i concetti di falda, permeabilità delle rocce e relazioni tra acque sotterranee e sorgenti.gmpe
    Link: https://www.gmpe.it/geomorfologia/acque-sotterranee

Fonti enciclopediche e di riferimento

  • Voce “Sorgente” – Wikipedia in italiano
    Voce enciclopedica che definisce la sorgente in senso idrologico, presenta le principali classificazioni (contatto, sfioramento, fessura, ecc.) e collega l’argomento alla circolazione delle acque sotterranee.wikipedia
    Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Sorgente
  • Voce “Sorgente” – Enciclopedia Italiana Treccani
    Voce enciclopedica (richiamata in base alla ricerca precedente) che fornisce la definizione classica di sorgente, la distinzione in tipologie e alcuni cenni sul contesto geologico.treccani
    Link: https://www.treccani.it/enciclopedia/sorgente_(Enciclopedia-Italiana)/

Fonti tecnico?scientifiche e linee guida

  • “Groundwater-Surface Water Interaction in the Nera River Basin (Central Italy): New Insights after the 2016 Seismic Sequence” – Hydrology, MDPI
    Articolo scientifico che studia in dettaglio l’interazione tra acque sotterranee e superficiali nel bacino del Nera (area molto vicina alla tua zona), includendo il ruolo delle sorgenti e gli effetti di eventi sismici sulla circolazione idrica.mdpi
    Link: https://www.mdpi.com/2306-5338/8/3/97/pdf
  • “Combined Discharge and Thermo-Salinity Measurements for the Characterization of a Karst Spring System in Southern Italy” – Sustainability, MDPI
    Studio su un sistema sorgentizio carsico nel Sud Italia, in cui sono analizzate portate e parametri termo?salini per caratterizzare la dinamica dell’acquifero e le interazioni con l’ambiente superficiale.mdpi
    Link: https://www.mdpi.com/2076-3417/11/16/7595/pdf
  • “Multivariate Analysis Applied to Aquifer Hydrogeochemical Evaluation: A Case Study in the Coastal Significant Subterranean Water Body between ‘Cecina River and San Vincenzo’, Tuscany (Italy)” – Applied Sciences, MDPI
    Articolo che utilizza analisi idrogeochimiche per la caratterizzazione di acquiferi, utile per comprendere metodi e parametri usati nello studio delle acque di sorgente.mdpi
    Link: https://www.mdpi.com/2076-3417/11/16/7595/pdf
  • Linee guida di idrogeologia: approccio ai progetti – Ordine Geologi Toscana
    Documento tecnico che introduce i criteri di analisi idrogeologica, inclusi il ruolo delle sorgenti, il bilancio idrico e le relazioni tra acquiferi e corsi d’acqua.geologitoscana
    Link: https://www.geologitoscana.it/upldocumenti/3-idrogeo-supplemento-73.pdf
  • Capitolo “Caratteristiche idrogeologiche e risorse idriche” – Piano di bacino Basilicata
    Capitolo di piano che illustra la classificazione delle sorgenti, il funzionamento degli acquiferi e l’inquadramento idrogeologico regionale, utile come modello di analisi idrica di bacino.adb
    Link: http://www.adb.basilicata.it/adb/pstralcio/bilancioidrico/cap3.pdf
  • “Ambiente idrico e Suolo e Sottosuolo” – ISPRA
    Documento di ISPRA che descrive lo stato delle risorse idriche superficiali e sotterranee in Italia, con attenzione alle interazioni tra falde e corpi idrici superficiali.isprambiente
    Link: https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00000600/617-tv-ambiente-idrico-suolo.pdf
  • “TIPO E COMPORTAMENTO DELLE SORGENTI” – Engeology
    Appunto tecnico che classifica le sorgenti (contatto, sfioramento, fessura, ecc.) e ne descrive il comportamento idrogeologico.engeology
    Link: https://www.engeology.eu/sites/default/files/news-attach/gestione_risorse_idriche_sotterranee.pdf

Fonti su carsismo, vulnerabilità e rischi ambientali

  • “Geologia e Carsismo” – Manuale online
    Scheda sul carsismo che illustra rocce carbonatiche, doline, grotte, circolazione ipogea e ruoli delle sorgenti carsiche nel deflusso delle acque.digilander.libero
    Link: http://www.digilander.libero.it/gsvcai/Manuale/m_7/m_75.htm
  • “Analisi conoscitiva – Regione Friuli Venezia Giulia” (parte idrogeologia e risorse idriche)
    Documento regionale che inquadra idrogeologia, sorgenti e vulnerabilità all’inquinamento dei sistemi acquiferi, con richiamo alla relazione tra acque sotterranee e superficiali.regione
    Link: (PDF) https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-territorio/pianificazione-gestione-territorio/FOGLIA20/FOGLIA21/allegati/Analisi_conoscitiva.pdf
  • “Le acque sotterranee e sorgive” – Idrogeologia Quantitativa
    Pubblicazione storica in italiano che tratta in modo sistematico acque sotterranee e sorgive, con concetti di base ancora utili per lo studio idrogeologico.idrogeologiaquantitativa
    Link: https://www.idrogeologiaquantitativa.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/Pubb_1969_Acque_sotterranee-e-sorgive.pdf
  • “L’interazione tra acque superficiali e acque sotterranee” – Appennino Settentrionale
    Scheda didattica sullo scambio falda–alveo, con esempi di tratti influenti/effluenti e ruolo delle sorgenti nelle portate di base dei corsi d’acqua.appenninosettentrionale
    Link: https://www.appenninosettentrionale.it/itc/?page_id=2284

Fonte locale sul carsismo e sulla vulnerabilità delle sorgenti

  • “Guida completa ai territori carsici e tutela ambientale – 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico” – La Scintilena
    Testo caricato nello spazio di lavoro che tratta fenomeni carsici (grotte, doline, sorgenti carsiche, inghiottitoi), vulnerabilità all’inquinamento delle acque sotterranee e rischi ambientali, con molte parti dedicate alla relazione tra acque sotterranee, sorgenti e qualità dell’acqua. 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico – Scintilena

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