Speleo italiani, tedeschi e slovacchi insieme per proseguire l’esplorazione della Grotta Provalija (già oltre i 4 km di sviluppo) e avviare ricerche sistematiche sul territorio
Dal 5 al 13 settembre 2026 speleologi provenienti da Italia, Germania e Slovacchia saranno impegnati in una spedizione internazionale nell’area di Nevesinje, in Bosnia-Erzegovina, nella Republika Srpska.
Tra i partecipanti italiani ci sarà il Gruppo Speleologico Bolognese – Unione Speleologica Bolognese (GSB-USB), insieme a speleologi del GSPGC, GSPT e GSP Torino.
Obiettivo principale della spedizione sarà la prosecuzione delle esplorazioni nella Grotta Provalija, importante sistema carsico che attualmente supera i 4 chilometri di sviluppo conosciuto.
Accanto alle attività all’interno della cavità, il campo avrà anche un secondo importante obiettivo: avviare nuove ricerche sistematiche nell’area circostante, con ricognizioni sul territorio finalizzate all’individuazione e alla documentazione di ulteriori fenomeni carsici e possibili nuovi ingressi.
Il campo base e gli aspetti logistici della spedizione saranno organizzati con il supporto delle associazioni locali e del Provalija Speleological Club di Kifino Selo, località del territorio di Nevesinje.
La collaborazione internazionale permetterà di riunire esperienze e competenze provenienti da diversi gruppi europei, rafforzando allo stesso tempo il rapporto con gli speleologi bosniaci che da anni operano nell’area.
Nove giorni di attività, per spingere oltre i limiti conosciuti la Grotta Provalija, e ampliare la conoscenza speleologica di un territorio ancora ricco di potenzialità esplorative.
La spedizione prenderà il via sabato 5 settembre e proseguirà fino a domenica 13 settembre 2026.
Buone esplorazioni a tutti i partecipanti!
Fonte: Gruppo Speleologico Bolognese – Unione Speleologica Bolognese (GSB-USB), post social
Una importante scultura neolitica è stata scoperta nel sito di Karahantepe, nella Turchia sudorientale. Raffigura un essere umano seduto sul dorso di un leopardo ed è stata trovata ancora nella sua posizione originaria all’interno di una piccola struttura. Il ritrovamento è autentico e recentissimo, ma sul suo significato l’archeologia, per ora, lascia aperte molte più domande che risposte.
Una figura umana siede sul dorso di un leopardo. La scena è stata scolpita nella pietra circa 11.000 anni fa e proviene da Karahantepe, uno dei grandi siti neolitici dell’Anatolia sudorientale, nella provincia turca di ?anl?urfa.
La scoperta è stata annunciata il 25 agosto 2026 dal ministro turco della Cultura e del Turismo Mehmet Nuri Ersoy e proviene dalla campagna di scavo attualmente in corso nel sito.
La scultura misura circa 70 centimetri di altezza e riunisce nello stesso manufatto una figura umana e un grande felino. Ma uno degli aspetti archeologicamente più interessanti non è soltanto ciò che rappresenta: è dove è stata trovata.
Una scultura ancora al suo posto
Secondo il comunicato ufficiale del Ministero turco della Cultura e del Turismo, l’opera è stata rinvenuta nel luogo in cui era stata lasciata circa 11.000 anni fa.
Si trovava su una panca in pietra che corre lungo la parete di una piccola struttura di circa tre metri di diametro, il cui pavimento era rivestito di pietre piatte.
È un’informazione fondamentale.
Un oggetto archeologico rinvenuto nel proprio contesto può raccontare molto più di un manufatto isolato. La posizione rispetto alle pareti, agli accessi, agli altri reperti e all’organizzazione dello spazio può contribuire a ricostruirne l’uso e, almeno in parte, il significato.
Nel caso della nuova scultura di Karahantepe, però, queste informazioni dettagliate non sono ancora disponibili.
Il Ministero la definisce una «scultura composita» realizzata secondo uno stile del quale nel sito non erano stati precedentemente trovati esempi.
Al momento dell’annuncio non risulta ancora pubblicato un rapporto scientifico completo sul ritrovamento che permetta di conoscere nel dettaglio la stratigrafia, la cronologia e la funzione della struttura e dell’oggetto.
Cosa significa quell’uomo sul leopardo?
È la domanda inevitabile, ed è anche quella alla quale, per ora, non possiamo rispondere.
L’immagine è potentissima: un essere umano sopra uno dei più grandi predatori dell’ambiente neolitico anatolico.
È facile vedere nella scena un’immagine di dominio dell’uomo sull’animale, oppure immaginare un significato rituale, religioso o mitologico. Potremmo pensare a un individuo particolare, a una figura sovrannaturale, a un racconto condiviso dalla comunità o a una rappresentazione simbolica del rapporto fra esseri umani e mondo selvatico.
Sono tutte possibilità, ma nessuna, allo stato attuale, è una spiegazione dimostrata.
Qui che la scoperta diventa particolarmente interessante.
Nel comunicato del 25 agosto il Ministero turco non attribuisce infatti alla scena uno di questi significati. Non parla di dominio sulla natura, né identifica la figura come divinità, sciamano o personaggio mitologico.
Il ministro Ersoy afferma invece che il ritrovamento apre «nuove domande» sulle fasi più antiche della storia umana.
Una formulazione prudente, almeno fino a quando il contesto archeologico non sarà pubblicato in modo più completo.
L’uomo e il leopardo: una relazione che ritorna
Il nuovo reperto non compare però in un vuoto iconografico.
A Karahantepe il rapporto fra figure umane e grandi felini è già documentato e proprio il confronto con le immagini precedenti rende questa scoperta particolarmente intrigante.
In altre rappresentazioni rinvenute nel sito il rapporto appare infatti rovesciato: è il felino a trovarsi sul dorso della figura umana.
Nella scultura scoperta nel 2026 accade il contrario.
È l’uomo a stare sul leopardo.
Non sappiamo se questa inversione possedesse un significato preciso per chi realizzò le immagini. Il confronto, tuttavia, pone una domanda affascinante: siamo davanti a episodi differenti di uno stesso racconto, a immagini rituali, a rappresentazioni di identità oppure a qualcosa che apparteneva a un sistema simbolico che oggi non siamo più in grado di decifrare?
Per il momento possiamo soltanto osservare la ricorrenza, ed evitare di trasformarla prematuramente in una bella narrazione.
Karahantepe e il mondo di Tas Tepeler
Karahantepe si trova nella regione di ?anl?urfa ed è uno dei siti compresi nel progetto archeologico Tas Tepeler, le “Colline di Pietra”, insieme a Göbekli Tepe e ad altri insediamenti preistorici dell’Anatolia sudorientale.
Gli scavi a Karahantepe sono iniziati nel 2019 e hanno restituito strutture monumentali, pilastri scolpiti, figure umane e numerose rappresentazioni animali.
Il sito appartiene a una fase cruciale della preistoria del Vicino Oriente, quando gruppi di cacciatori-raccoglitori stavano sperimentando nuove forme di aggregazione, costruzione monumentale e organizzazione sociale nel lungo processo che avrebbe accompagnato la nascita delle società neolitiche.
Le immagini hanno un ruolo sorprendentemente importante in questo mondo.
Felini, serpenti, uccelli rapaci, bovidi e figure umane compaiono ripetutamente nell’arte monumentale e negli oggetti della regione. Non sembrano semplici rappresentazioni naturalistiche: animali ed esseri umani vengono messi in relazione attraverso posture, associazioni e composizioni intenzionali.
Capire che cosa quelle immagini significassero è molto più difficile.
Non disponiamo di testi che possano spiegarle e interpretarle attraverso mitologie o religioni conosciute migliaia di anni più tardi rischia di proiettare sul Neolitico categorie che appartengono ad altre società.
Quegli “11.000 anni” richiedono ancora prudenza
Anche la cronologia merita una precisazione: il comunicato ufficiale parla di una scultura risalente a circa 11.000 anni fa. È quindi corretto utilizzare questa indicazione come datazione generale del reperto.
Non è ancora disponibile, nell’annuncio pubblico, una datazione scientifica dettagliata associata alla scultura, con l’indicazione della fase stratigrafica o di eventuali analisi radiocarboniche del contesto.
“11.000 anni” deve quindi essere letto, per il momento, come l’inquadramento cronologico comunicato dalle autorità archeologiche turche, non come una data assoluta del manufatto determinata con precisione all’anno.
È una distinzione lieve solo in apparenza.
Una scoperta che vale soprattutto per le domande che apre
La nuova scultura di Karahantepe è un ritrovamento eccezionale senza bisogno di attribuirle immediatamente un significato misterioso.
Sappiamo che una comunità vissuta nell’Anatolia sudorientale circa undici millenni fa scolpì una figura umana seduta sul dorso di un leopardo.
Sappiamo che quell’immagine non era un oggetto abbandonato casualmente: fu ritrovata su una panca, all’interno di una struttura organizzata e pavimentata.
Sappiamo inoltre che uomini e grandi felini erano già stati messi in relazione nelle immagini di Karahantepe.
Non sappiamo ancora perché:la motivazione è però un dato importante.
In archeologia una scoperta non diventa significativa solo quando più rapidamente riusciamo a darle un significato. A volte accade esattamente il contrario: è la capacità di conservare una domanda aperta, finché nuovi dati non permettono di restringere le possibilità, a rendere davvero prezioso un ritrovamento.
L’uomo sul leopardo di Karahantepe, almeno per ora, appartiene a questa categoria.
Fonte principale: Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia, comunicato del 25 agosto 2026; Anadolu Agency, 25 agosto 2026; Archaeology Magazine, 27 agosto 2026. La scoperta è stata annunciata nell’ambito degli scavi 2026 del progetto “Gelece?e Miras” (Patrimonio per il Futuro)
Il racconto della scoperta in Italia
La notizia è stata ripresa in Italia il 28 agosto da Il Giornale dell’Arte, che riferisce correttamente gli elementi principali del ritrovamento: la provenienza da Karahantepe, la datazione indicativa a circa 11.000 anni fa e la presenza di una figura umana sul dorso di un leopardo.
L’articolo introduce tuttavia anche interpretazioni che richiedono maggiore cautela rispetto ai dati finora resi pubblici. La posizione dell’uomo viene letta come possibile espressione di «dominio e controllo sulla natura» e la rappresentazione viene collegata a concetti di potere, virilità e autorità.
Sono ipotesi suggestive, ma non sono conclusioni archeologiche dimostrate dal ritrovamento.
Nel comunicato ufficiale del Ministero turco della Cultura e del Turismo del 25 agosto, queste interpretazioni non compaiono. La fonte primaria descrive la posizione delle due figure e il contesto della scoperta, sottolineandone l’eccezionalità, ma non attribuisce alla scena un significato preciso.
La distinzione è importante: dire che una figura umana è rappresentata sul dorso di un leopardo descrive ciò che possiamo osservare; affermare che quella figura domini il leopardo significa già interpretare l’immagine.
In attesa della pubblicazione scientifica completa del contesto, è quindi preferibile mantenere separate le due cose.
Fonte italiana:Il Giornale dell’Arte, «Una rara e particolare scultura di un leopardo risalente al Neolitico è stata scoperta in Turchia», 28 agosto 2026