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Speleologia Veneta, il numero 25 prende forma: circa 350 pagine per raccontare il sottosuolo

November 3rd 2026 at 06:00

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Prenotazioni aperte fino al 14 novembre 2026 per Speleologia Veneta, la rivista della Federazione Speleologica Veneta. Uscita prevista nei primi giorni di dicembre. Dalle esplorazioni agli acquiferi carsici, un percorso editoriale iniziato nel 1984 e sviluppato attraverso rivista, aggiornamenti catastali e allegati scientifici.

Speleologia Veneta 25: uscita a dicembre e prenotazioni entro il 14 novembre

È in fase di impaginazione e revisione il numero 25 di Speleologia Veneta, la rivista della Federazione Speleologica Veneta. La pubblicazione è prevista per i primi giorni di dicembre 2026. Il nuovo volume avrà circa 350 pagine, con una consistenza particolarmente ampia rispetto alla produzione precedente.

La redazione ha aperto le prenotazioni al prezzo di 17,00 euro per copia. La scadenza è fissata al 14 novembre 2026. Le richieste serviranno anche a definire il numero di esemplari da stampare.

Per prenotare una o più copie occorre scrivere a pgasparetto@libero.it, indicando:

  • nome e cognome;
  • indirizzo postale completo per la spedizione;
  • numero di copie desiderate.

Le spedizioni avverranno, ove possibile, attraverso il servizio Piego di libri di Poste Italiane per invii inferiori a 2 chilogrammi. Per quelli di peso superiore è previsto il corriere espresso. Il costo esatto della spedizione e le modalità di pagamento saranno comunicati dopo la stampa. L’annuncio della redazione invita quindi a prenotare entro la scadenza, sostenendo la produzione e la diffusione della rivista.

Speleologia Veneta dal 1984: dalle fotocopie alla nuova serie

La storia di Speleologia Veneta comincia nel 1984. La pubblicazione nasce come foglio informativo interno fotocopiato. Contiene brevi notizie e i verbali dell’Assemblea dei delegati dei gruppi veneti. Fino al 1990 escono sei numeri in questa veste essenziale, pensata soprattutto per la comunicazione associativa. [web:2]

Il passaggio alla stampa tipografica arriva con i primi finanziamenti. La nuova serie si apre nel 1993, come documenta il catalogo della Federazione. Al primo volume si affianca un supplemento dedicato agli elenchi catastali delle grotte e delle aree carsiche del Veneto, firmato da Paolo Mietto. La rivista amplia così la propria funzione: non soltanto informazione interna, ma anche pubblicazione di dati sul patrimonio sotterraneo regionale. [web:2][web:24]

Un’altra tappa riguarda la veste grafica. Dal numero 5, uscito nel 1997, la pubblicazione diventa interamente a colori. Il cambiamento accompagna la volontà della Federazione di costruire un bollettino accurato, alimentato dai contributi degli autori veneti. I rinnovi della redazione introducono nel tempo nuove impostazioni e diverse modalità di organizzazione dei contenuti. [web:2]

La redazione di Speleologia Veneta e la crescita degli autori

La formazione degli autori costituisce uno degli obiettivi dichiarati della rivista. Le diverse redazioni hanno cercato di coinvolgere un numero crescente di speleologi nella scrittura delle proprie esperienze e ricerche. Il lavoro editoriale offre quindi uno sbocco alle attività dei gruppi e favorisce la loro trasformazione in documentazione consultabile. [web:2]

Nel percorso della testata si sono succeduti, come direttori responsabili, Federico Lanaro, Enrico Gleria, Giancarlo Marchetto e Paolo Gasparetto. Sono nomi legati a fasi differenti della sua evoluzione. La continuità del progetto risiede nell’attenzione agli autori e nella volontà di raccogliere il lavoro svolto sul territorio. [web:2]

La figura di Federico “Ico” Lanaro mostra il rapporto fra esplorazione e pubblicazione. Nel 1993 raccontò su Speleologia Veneta la Spurga del Viperotto, con l’articolo “Il Faedo ha un abisso: la Spurga del Viperotto”. Alla scrittura affiancava fotografie e rilievi. La sua attività documenta un modo di fare speleologia nel quale l’esplorazione prosegue attraverso il racconto e la rappresentazione delle cavità. [web:20]

Gli allegati scientifici di Speleologia Veneta: una seconda linea editoriale

Accanto alla rivista si sviluppa una produzione di supplementi e allegati. Dal 2007 l’allegato, pubblicato in precedenza in modo sporadico, assume una propria programmazione. La finalità dichiarata è ospitare ricerche ed eventi importanti della speleologia veneta, lasciando alla rivista una struttura più agile e leggibile. [web:2]

Le due linee editoriali rispondono quindi a esigenze complementari. La testata raccoglie contributi diversi, notizie e resoconti. I volumi tematici permettono di organizzare materiali estesi attorno a uno stesso argomento, progetto o incontro. Questa articolazione emerge anche dal catalogo delle pubblicazioni federali. [web:2][web:24]

Fra i titoli figurano gli “Atti del terzo incontro di Speleologia Veronese”, allegato scientifico numero 5 del 2007. Seguono il volume del 2009 sul progetto IN.A.C. e quello del 2010 dedicato a “Ramaloch 2007”. Nel catalogo compare anche “L’acqua che berremo”, del 2011, con il sottotitolo “Speleologi e istituzioni difendono la risorsa più preziosa”. Il programma editoriale collega così ricerca, confronto fra gruppi e divulgazione delle questioni ambientali. [web:24]

Catasto delle grotte del Veneto: la documentazione nelle pubblicazioni

La componente catastale accompagna la nuova serie fin dall’inizio. Al supplemento del 1993 si aggiunge, nel 2005, il volume “Elenchi catastali delle grotte del Veneto – X aggiornamento generale”, ancora a firma di Paolo Mietto. La pubblicazione degli aggiornamenti costituisce una parte riconoscibile dell’attività editoriale federale. [web:24]

Il catasto e la rivista svolgono funzioni distinte, ma collegate. Gli elenchi ordinano le informazioni sulle cavità. Gli articoli ospitano invece descrizioni, interpretazioni e resoconti delle attività. La presenza di entrambi nel catalogo permette di affiancare la registrazione del patrimonio carsico alla narrazione delle ricerche che ne ampliano la conoscenza. [web:24][web:25]

Questa relazione è visibile anche nella produzione recente. Nel volume 24 trovano spazio le nuove esplorazioni del periodo 2020-2024, curate da Francesco Sauro, e le ricerche sul Monte Baldo raccontate da Andrea Ceradini. La rivista conserva quindi una funzione di aggiornamento sulle attività esplorative regionali. [web:25]

Acquiferi carsici e progetto IN.A.C.: la ricerca pubblicata da Speleologia Veneta

Un esempio articolato della produzione scientifica è l’allegato numero 6 del 2009, “IN.A.C. – Inquinamento Acque carsiche”. Il volume conta 192 pagine. Il suo indice riunisce strumenti di misura, organizzazione dei dati, idrogeologia, qualità delle acque e indagini biologiche. [web:26]

Una prima parte affronta il confronto fra datalogger di temperatura, cioè strumenti che registrano le misure nel tempo. Un altro contributo riguarda il GIS delle sorgenti del progetto: un sistema informativo geografico che associa dati e cartografia. Il lavoro comprende la scelta del software, il sistema di riferimento e la struttura delle tabelle. La pubblicazione affianca così i risultati delle indagini alle modalità impiegate per raccogliere e organizzare le informazioni. [web:26]

I casi territoriali comprendono i Monti Lessini veronesi e l’altopiano Faedo-Casaron. Altri contributi riguardano la sorgente Copacan presso Lumignano, le sorgenti dell’Oliero e alcune sorgenti dell’Altopiano dei Sette Comuni. Il volume ospita anche uno studio sulle temperature delle sorgenti della Vena d’Oro, nelle Prealpi Bellunesi. [web:26]

La ricerca si estende alle acque ipogee del Bus de la Genziana e del Bus del Pal, sul Cansiglio. Include inoltre metodi di raccolta dei protozoi negli ambienti sotterranei e nelle risorgive. Due contributi affrontano i protozoi delle acque carsiche del Montello, anche come possibili indicatori di qualità. Il monitoraggio fisico e chimico viene quindi affiancato dall’osservazione biologica. [web:26]

Un capitolo presenta il lavoro condotto dal Liceo Scientifico di Asiago con protocolli IN.A.C. La sua presenza documenta anche una collaborazione fra ricerca speleologica e scuola. La raccolta non si limita a descrivere luoghi: mette in circolazione esperienze, procedure e bibliografie. [web:26]

Speleologia Veneta 24: esplorazioni, sorgenti e ghiacciai ipogei

Il volume 24, pubblicato nel 2024, offre un quadro recente degli interessi della testata. Conta 222 pagine e alterna sezioni dedicate a eventi, incontri, articoli di approfondimento e attività dei gruppi. Vi figurano l’inaugurazione della biblioteca “Francesco Dal Cin”, uno stage per istruttori e aiuto istruttori e gli atti di “Tutti giù in Lessinia 2023”. [web:25]

L’idrogeologia occupa uno spazio specifico con i contributi di Alessio Fileccia sulla sorgente del Meschio. Un articolo presenta i risultati del monitoraggio 2017-2020. Un secondo riferisce della ripresa delle esplorazioni dopo trent’anni, con aggiornamenti all’ottobre 2022. Le due prospettive affiancano lo studio del bacino di alimentazione alla frequentazione esplorativa della sorgente. [web:25]

Il numero comprende anche “Lo stato di salute di alcuni ghiacciai ipogei dell’Altopiano di Asiago, 25 anni dopo”, di Jacopo Zannoni. La presenza del contributo estende l’attenzione editoriale agli ambienti sotterranei con ghiaccio e al loro confronto nel tempo. Nella stessa pubblicazione trovano spazio temi di circolazione dell’acqua e dinamica dell’ambiente ipogeo. [web:25]

Cavità artificiali, mappe digitali e psicologia nella rivista

Speleologia Veneta non si limita alle grotte naturali. Il volume 24 comprende uno studio sugli antichi acquedotti sotterranei di Asolo, firmato da Massimiliano Zago, Daniele Davolio, Marcello Pellegrini, Roberto Sordi e Marco Sordi. La sezione dedicata alla speleologia artificiale raccoglie quindi ricerche sul sottosuolo costruito dall’uomo. [web:25]

Un altro contributo presenta “Il Buio in tasca”, di Daniele Davolio e Marco Romano. Il sottotitolo, “Mappe digitali per una speleologia diffusa e condivisa”, esplicita l’attenzione agli strumenti digitali e alla condivisione della documentazione. [web:25]

La sezione “Speleologia e Psyche” allarga ulteriormente il campo. Un articolo affronta caratteristiche e abilità di esperti e non esperti nell’ambiente ipogeo. Un secondo, di Tommaso De Vivo, riguarda la rappresentazione mentale del corpo negli speleologi. La rivista ospita così anche studi sull’esperienza umana della grotta, accanto a esplorazione, geologia e ricerca sulle acque. [web:25]

Recensioni, riferimenti ai gruppi veneti, laboratori di biologia sotterranea e incarichi federali completano il volume. La testata mantiene quindi un collegamento fra approfondimento e vita associativa, senza ridurre la propria funzione al resoconto delle sole esplorazioni. [web:25]

Fonti e documentazione

Speleologia Veneta

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