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    Condividi di Marco Massola  Dopo la lunga pausa invernale dovuta alle abbondantissime nevicate, sono riprese le esplorazioni nell’abisso Paperino, che si apre a 1890 m sull’Alpe degli Stanti, nel comune di Ormea (CN).  La grotta, la cui scoperta risale al 1989 a seguito di scavi operati da Livio Gai, Umberto Minazzo ed Enzo Trincheri, venne poi ripresa nel 2000 dal G.S. Imperiese, che ne portò lo sviluppo a circa 1500 metri. Da lì in poi per una serie di vicissitudini la grotta venn
     

Nuove esplorazioni nell’Abisso Paperino

September 15th 2026 at 14:00

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di Marco Massola 

Dopo la lunga pausa invernale dovuta alle abbondantissime nevicate, sono riprese le esplorazioni nell’abisso Paperino, che si apre a 1890 m sull’Alpe degli Stanti, nel comune di Ormea (CN). 

La grotta, la cui scoperta risale al 1989 a seguito di scavi operati da Livio Gai, Umberto Minazzo ed Enzo Trincheri, venne poi ripresa nel 2000 dal G.S. Imperiese, che ne portò lo sviluppo a circa 1500 metri.

Da lì in poi per una serie di vicissitudini la grotta venne abbandonata, fino a quando, in anni più recenti, un team composto principalmente da Speleo Tanari, Gruppo Speleologico Explora, Speleo Club Saluzzo ed altri speleologi piemontesi e liguri, ne ripresero l’esplorazione che tuttora continua regalando ad ogni punta nuovi spazi in un sistema carsico che sembra non avere fine.

Attualmente lo sviluppo supera i tre chilometri di sviluppo e i punti aperti si moltiplicano.

A seguito di una colorazione dell’acqua eseguita in uno dei rami della grotta, è stata dimostrata la connessione idrogeologica con la risorgenza del Borello, in Val Corsaglia, a ben 7 Km di distanza e 1000 metri più in basso della grotta. 

Analizzando nel suo complesso il carsismo locale, la grotta Paperino si trova in una posizione centrale tra il sistema di Borello e il chilometrico sistema della Mottera, quindi è possibile che si riveli essere l’anello di congiunzione tra questi due grandi sistemi carsici. 

Con la fine del campo di Agosto 2026 le esplorazioni si sono aperte in più direzioni, alcune di queste puntano in ambienti molto grandi, che a tratti raggiungono i 3/4 metri di larghezza e 10/15 di altezza.

Il team che sta portando avanti questa bella avventura ringrazia tutti quelli che hanno in qualche modo contribuito e contribuiranno a realizzarla, regalandoci emozioni incredibili che allo stato dei fatti sono ben lontane dal finire.

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  • Sistema Lizartza, nuove esplorazioni nel carso dei Paesi Baschi verso il collegamento con Gesaltza-Arrikrutz
    Condividi La galleria Errekan gora aggiunge circa 730 metri al quadro esplorativo. Restano aperti il sifone a -475 metri, la zona del Lirón e la prospettiva di unire due grandi sistemi sotterranei della Gipuzkoa Esplorazioni nel sistema Lizartza Il sistema Lizartza, nel territorio di Oñati, in Gipuzkoa, è stato al centro delle 31. Giornate basche di speleologia. L’iniziativa si è svolta dal 2 al 6 aprile 2026, con il coordinamento della Unión de Espeleólogos Vascos (UEV-EEE) e la collabora
     

Sistema Lizartza, nuove esplorazioni nel carso dei Paesi Baschi verso il collegamento con Gesaltza-Arrikrutz

September 15th 2026 at 13:00

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La galleria Errekan gora aggiunge circa 730 metri al quadro esplorativo. Restano aperti il sifone a -475 metri, la zona del Lirón e la prospettiva di unire due grandi sistemi sotterranei della Gipuzkoa

Esplorazioni nel sistema Lizartza

Il sistema Lizartza, nel territorio di Oñati, in Gipuzkoa, è stato al centro delle 31. Giornate basche di speleologia. L’iniziativa si è svolta dal 2 al 6 aprile 2026, con il coordinamento della Unión de Espeleólogos Vascos (UEV-EEE) e la collaborazione del gruppo Aloña Mendi. L’obiettivo indicato era verificare le possibilità di collegamento tra Lizartza 1 e il sistema Gesaltza-Arrikrutz, distante circa 100 metri in proiezione orizzontale. Lizartza 1 supera i 4 chilometri di sviluppo e presenta un dislivello di circa 450 metri. [web:2]

Il lavoro si è svolto con uscite giornaliere dall’ingresso di Lizartza 1 e con un bivacco interno nella zona Kortakogain, a circa 415 metri di profondità. Per il secondo accesso è stata utilizzata la miniera di Atxuri. Questa organizzazione ha permesso di distribuire le squadre su obiettivi diversi, riducendo i tempi di trasferimento nelle parti profonde della cavità. [web:2]

Errekan gora e il nuovo rilievo topografico

Le attività successive, sostenute dal gruppo locale AMET, hanno concentrato l’attenzione sulla galleria Errekan gora. Il ramo è associato a uno dei corsi d’acqua più importanti del sistema. L’avanzamento ha evidenziato una prosecuzione verso monte articolata in due settori.

Il primo tratto è relativamente comodo e può essere percorso a piedi. Il secondo presenta piccoli salti. Per superarli sono necessarie corde brevi, con lunghezze comprese indicativamente tra 4 e 6 metri. Il rilievo ha registrato circa 500 metri verso est e 150 metri verso sud. Il nuovo sviluppo complessivo indicato per la galleria è di circa 730 metri, con un dislivello di 110 metri.

L’esplorazione si è fermata in prossimità di una scalata considerata accessibile. La prosecuzione richiederà nuovo materiale e una verifica delle condizioni della roccia. Il completamento del rilievo sarà importante per confrontare l’orientamento dei rami di Lizartza con quello delle gallerie di Gesaltza-Arrikrutz.

Il sifone terminale a 475 metri di profondità

Un altro obiettivo riguarda il sifone terminale individuato a quota speleologica di -475 metri. Il passaggio richiede tecniche di speleobuceo e una preparazione specifica. Durante l’uscita più recente è stato verificato un condotto allagato che precede il sifone.

Il tratto conserva acqua anche in condizioni di siccità e riceve un apporto continuo. Il dato rende probabile la presenza di acqua anche nel sifone terminale. Prima di programmare un’immersione sarà necessario valutare portata, visibilità, sicurezza degli ancoraggi e possibilità di individuare un bypass asciutto.

L’eventuale esplorazione subacquea dovrà essere affidata a una squadra qualificata. La gestione delle bombole, della linea guida, delle riserve e dei tempi di permanenza costituisce una parte essenziale della pianificazione. Per la stessa ragione, il monitoraggio delle portate potrà aiutare a scegliere il periodo con minore presenza d’acqua.

La zona del Lirón e il valore biologico

Nella zona denominata Lirón, termine collegato al muxarra, è stata predisposta un’installazione di corde in vista di una prossima uscita. Un passaggio attraverso una galleria stretta, lungo circa 50-100 metri, ha inoltre permesso di stabilire un collegamento con uno dei rami che conducono alla scalata del Lirón.

La presenza del piccolo mammifero richiede prudenza nell’interpretazione. Il ritrovamento non dimostra da solo l’esistenza di una colonia di pipistrelli né definisce il valore biologico dell’intero settore. Può però indicare una relazione tra ambiente esterno e cavità, soprattutto nei rami fossili o nelle zone con correnti d’aria.

Le osservazioni biologiche dovrebbero essere accompagnate da misure di temperatura, umidità e ventilazione. In presenza di chirotteri, le visite devono rispettare i periodi più delicati del ciclo annuale. Tutela Pipistrelli segnala come fasi sensibili il letargo, indicativamente tra novembre e marzo, e la nascita e lo svezzamento dei piccoli, soprattutto tra giugno e luglio. [web:11]

Il contesto carsico di Aizkorri-Aratz

Lizartza si trova in un territorio caratterizzato da una complessa evoluzione carsica. Il sistema Gesaltza-Arrikrutz raggiunge circa 14-15 chilometri di gallerie interconnesse, distribuite su sei livelli carsici sovrapposti. Il complesso è inserito nel massiccio di Aizkorri e costituisce la maggiore cavità della Gipuzkoa secondo la documentazione del parco naturale. [web:2][web:21]

La grotta di Arrikrutz si sviluppa in calcari del Cretacico inferiore, datati tra 154 e 96 milioni di anni fa. La rete comprende gallerie attive e fossili. Le prime sono interessate dalla circolazione idrica attuale. Le seconde testimoniano fasi precedenti dell’evoluzione del reticolo sotterraneo. [web:21]

Il sistema idrogeologico locale è alimentato dall’infiltrazione delle precipitazioni e dall’ingresso di acque superficiali attraverso i sumideri. Le acque possono riapparire più avanti attraverso sorgenti e risorgive. Il fiume Arantzazu mostra un comportamento variabile. In condizioni di magra può disperdersi o scomparire in alcuni tratti. Durante le piene raggiunge portate elevate e alimenta il complesso di Gesaltza. [web:21]

Una prospettiva di collegamento ancora da verificare

La distanza ridotta tra Lizartza 1 e Gesaltza-Arrikrutz rende il collegamento un obiettivo concreto, ma non ancora acquisito. La sola vicinanza in pianta non consente di dimostrare l’esistenza di un passaggio. Saranno necessari rilievi coerenti, quote confrontabili e una lettura integrata delle direzioni delle gallerie.

La prosecuzione di Errekan gora potrebbe fornire nuovi elementi. Anche la zona del Lirón può contribuire alla ricostruzione della rete. Il sifone profondo rappresenta un possibile punto di avanzamento, con difficoltà tecniche superiori rispetto ai rami asciutti.

Un eventuale collegamento modificherebbe la conoscenza del reticolo sotterraneo dell’area. I dati potrebbero essere utili per l’idrogeologia, la ricostruzione dell’evoluzione del carsismo e la gestione coordinata delle cavità. La priorità resta proseguire con rilievi verificabili e con una documentazione condivisa tra gruppi esplorativi e realtà locali.

Sicurezza e tutela dell’ambiente sotterraneo

Le prossime uscite dovranno distinguere gli obiettivi esplorativi. Errekan gora richiede corde brevi e materiale per completare la scalata. Il sifone a -475 metri richiede una squadra speleosubacquea e una valutazione specifica dei rischi. La zona del Lirón necessita di tempo per completare l’installazione e osservare le condizioni microclimatiche.

La frequentazione dovrà essere compatibile con la tutela della fauna. Nel caso di pipistrelli in letargo, Tutela Pipistrelli raccomanda di ridurre al minimo la permanenza, evitare di illuminare direttamente gli animali e non utilizzare il carburo. [web:8] La documentazione biologica deve quindi procedere senza contatto, raccolta o disturbo degli esemplari.

La ricerca nel sistema Lizartza prosegue così su più fronti: esplorazione, topografia, idrologia e biospeleologia. Il risultato più immediato è l’avanzamento di Errekan gora. Il nodo tecnico principale resta il sifone terminale. Sullo sfondo rimane la possibilità di collegare Lizartza 1 al complesso Gesaltza-Arrikrutz.

Fonti

Euskalespeleo https://euskalespeleo.com/lizartza-interklub-esplorazioa/

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