Pozzo del Merro: a 30 km da Roma c’è un abisso carsico allagato senza fondo conosciuto
Il secondo sinkhole allagato più profondo del mondo si trova nei Monti Cornicolani, ignorato dalla maggior parte degli italiani
Il Pozzo del Merro: una dolina carsica fuori dal comune
Nel comune di Sant’Angelo Romano, all’interno della Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco, a circa 30 km da Roma, si apre una delle strutture geologiche più singolari d’Italia.
Si chiama Pozzo del Merro ed è un sinkhole allagato — una dolina carsica con un lago di profondità sconosciuta.
Nonostante la vicinanza alla capitale, il sito rimane poco frequentato e quasi assente dalla divulgazione scientifica di massa.[1][2]
Il Pozzo del Merro è classificato come Geosito n. 391 della Regione Lazio ed è inserito nell’elenco “I Luoghi del Cuore” del FAI. La struttura occupa un posto di rilievo nella letteratura speleologica internazionale: è riconosciuta come il secondo sinkhole allagato più profondo del mondo, con una profondità misurata di 392 metri al di sotto del pelo dell’acqua.[3][4][5]
La struttura: 150 metri di diametro e un fondo mai raggiunto
Dall’esterno il Pozzo del Merro si presenta come una depressione subcircolare di circa 150 metri di diametro. Le pareti scendono per 70-80 metri fino a uno specchio d’acqua di circa 30 metri di larghezza. Sotto il pelo dell’acqua inizia il tratto sommerso: il condotto si restringe progressivamente, arrivando a soli 5-6 metri di diametro a -60 m.[1][5][6]
Le pareti sommerse mostrano ossidi di ferro e tracce di intensa erosione chimica. In profondità, il passaggio si inclina prima verso NNW, poi vira verso NE, allontanandosi dall’asse verticale. A -392 m sono visibili accumuli di materiali limosi, ma il fondo non è mai stato chiaramente identificato.[5]
La temperatura dell’acqua è costante tra 15 e 16°C a qualsiasi profondità e in qualsiasi stagione. A -310 m è stata rilevata una lieve risalita a 17°C. Le acque sono di tipo bicarbonato-calcico con pH neutro in superficie che scende a 6,57 a -100 m.[5]
La geologia: ipercarsismo termale in un’area vulcanica
I Monti Cornicolani sono composti da calcari del Lias inferiore e medio-Cretacico, strutturati da tre sistemi di faglie subverticali. Il Pozzo del Merro si è formato per dissoluzione chimica dei carbonati — ma il meccanismo che lo rende eccezionalmente profondo rispetto ad altre doline della zona è l’ipercarsismo termale.[5][7]
L’area si trova lungo una fascia tettonica che funge da via preferenziale per la risalita di fluidi caldi e chimicamente aggressivi, associati al complesso vulcanico albano. Questi fluidi, ricchi di CO? e acidi, hanno eroso i carbonati dall’interno verso l’esterno nel corso di millenni, creando la struttura a imbuto profondo che oggi si osserva. Un meccanismo analogo a quello che ha generato i cenotes dello Yucatan messicano.[7][5]
Dal punto di vista idrologico, il lago rappresenta l’affioramento della falda basale dell’idrostruttura cornicolana. La chimica delle acque suggerisce un collegamento sotterraneo con le Acque Albule di Tivoli.[5]
La storia delle esplorazioni: dal 1886 al ROV Prometeo
Le prime citazioni scientifiche del Pozzo del Merro risalgono al 1886, con il geologo Giuseppe Tuccimei, che lo incluse in uno studio sui fenomeni carsici dei Monti Sabini. Agli anni Quaranta del Novecento risale il primo studio geomorfologico sistematico, a opera del geologo Aldo Giacomo Segre, che per primo ipotizzò un collegamento idraulico tra il Merro e il vicino Pozzo Sventatore.[5]
Dal 1975 iniziarono le prime misurazioni strumentali, ma i metodi tradizionali rivelavano solo la profondità della parte aerea. La svolta arrivò tra il 1998 e il 1999, quando i speleosubacquei Giorgio Caramanna e Riccardo Malatesta, utilizzando miscele respiratorie speciali, scesero per la prima volta nella parte sommersa, raggiungendo i 100 metri di profondità nel buio totale.[1][8][5]
Nel 2000 due ROV distinti esplorarono la cavità: il Mercurio arrivò a 210 m e l’Hyball 300 spinse l’esplorazione fino a 310 m, senza trovare il fondo in nessuno dei due casi.[9]
Il marzo 2002 segnò la tappa più importante. I Nuclei Sommozzatori del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco di Roma, Viterbo e Grosseto, in collaborazione con le Università La Sapienza e Roma Tre e la Provincia di Roma, calarono il ROV Prometeo — dotato di telecamere a colori, pinza manipolatrice e cavo lungo quanto necessario. Il robot scese fino a 392 metri, limite operativo del cavo. Nessun fondo.[4][5]
Il record mondiale e il confronto con l’Abisso Hranice
Dall’impresa del 2002 al 2016, il Pozzo del Merro detenne il primato di sinkhole allagato più profondo del mondo. Nel settembre 2016 un robot calato nell’Abisso di Hranice (Hranická propast), in Moravia (Repubblica Ceca), raggiunse i 404 metri, superando il record italiano di soli 12 metri.[4][10][11]
Nel 2022 un ROV autonomo sviluppato da un consorzio europeo spinse l’esplorazione dell’Hranice fino a 450 metri, costruendo anche la prima mappa tridimensionale dettagliata della cavità. Le stime dei geologi indicano un fondo potenzialmente tra 700 m e 1 km.[12][13]
Il punto centrale resta però immutato: il fondo del Pozzo del Merro non è mai stato trovato. Le esplorazioni si sono fermate ogni volta al limite operativo degli strumenti, non al limite fisico della cavità. I ROV di nuova generazione disponibili oggi potrebbero superare i 392 m del 2002 con relativa facilità, riaprendo la possibilità di aggiornare i dati italiani.[5]
La biologia: il crostaceo che vive solo qui
Il Pozzo del Merro ospita una fauna ipogea di notevole interesse scientifico. La specie simbolo è il Niphargus cornicolanus (Iannilli & Vigna Taglianti, 2005), un piccolo crostaceo anfipode d’acqua dolce descritto per la prima volta nel 2005, con dimensioni di 15-20 mm. Vive a più di 40 m di profondità, in oscurità totale e temperatura costante, adattato a un ambiente che gli esseri umani ancora non riescono a misurare nella sua interezza.[5][14]
Inizialmente considerato endemico del solo Pozzo del Merro, è stato poi individuato anche nella Grotta dell’Elefante (Guidonia-Montecelio), a oltre 6 km di distanza, confermando l’esistenza di un reticolo idrogeologico sotterraneo di ampie dimensioni. Il genere Niphargus è stato nominato Animale di Grotta dell’Anno 2023 dalla Società Speleologica Italiana.[5][15]
Nell’ecosistema del sinkhole vivono anche il tritone crestato italiano (Triturus carnifex), specie protetta dalla Direttiva Habitat, il tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris) e la rana appenninica (Rana italica). Lungo le pareti emergenti crescono sette specie di felci, storace (Styrax officinalis) protetto nel Lazio, orchidee spontanee e una vegetazione microtermica che ricorda gli ambienti subtropicali.[16][17][5]
Le prospettive: sonar 3D, nuovo ROV e museo carsico
Gli studiosi che hanno firmato il report ventennale pubblicato su Acque Sotterranee (2022) indicano tre linee di sviluppo prioritarie. La prima è l’installazione di un sonar acustico tridimensionale per mappare completamente la parte sommersa, integrando il rilievo 3D della parte emersa già realizzato con LIDAR e laser scanner. La seconda è un sistema di monitoraggio in continuo dei parametri fisico-chimici dell’acqua, per quantificare le variazioni stagionali e a lungo termine — inclusa la preoccupante riduzione del livello del lago degli ultimi anni, attribuita al sovraemungimento della falda e ai cambiamenti nelle precipitazioni.[5]
La terza proposta è l’utilizzo di ROV di nuova generazione, che permetterebbero di superare agevolmente i 392 m del 2002 e fornire finalmente una risposta alla domanda principale: quanto è profondo il Pozzo del Merro? In parallelo, si discute la realizzazione di un Museo dell’Ambiente Carsico Cornicolano, da intitolare ad Aldo Giacomo Segre, come polo divulgativo per il territorio.[5]
A 30 km dal centro di Roma, in una riserva naturale che pochi frequentano, un abisso allagato aspetta ancora di essere misurato.
Niphargus cornicolanus: scoperto un anfipode endemico nelle acque profonde del Pozzo del Merro
Un piccolo crostaceo privo di occhi e senza pigmentazione vive nelle acque sotterranee di uno dei sinkhole più profondi del mondo, sui Monti Cornicolani nel Lazio
Niphargus cornicolanus: la specie e il suo nome
Nel 2005, i zoologi Valentina Iannilli e Augusto Vigna Taglianti hanno descritto una nuova specie di crostaceo anfipode stigobionte, battezzandola Niphargus cornicolanus. Il nome scientifico omaggia direttamente i Monti Cornicolani, il massiccio calcareo a nordest di Roma nel cui sottosuolo la specie è stata ritrovata.[1]
La descrizione è stata pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Crustaceana (vol. 77, n. 10, pp. 1253–1261), nell’ambito di un lavoro più ampio sui rappresentanti italiani del genere Niphargus appartenenti al cosiddetto gruppo orcinus. Lo status tassonomico della specie è oggi riconosciuto come valido e accettato sia dal World Register of Marine Species (WoRMS) che dal database GBIF.[1][2]
Il Pozzo del Merro: unico habitat conosciuto della specie
N. cornicolanus è nota esclusivamente dal Pozzo del Merro, una dolina carsica sommersa situata nel territorio di Sant’Angelo Romano, in provincia di Roma. Si tratta di uno dei siti ipogei più singolari d’Europa: la cavità si apre con un’ampia bocca imbutoiforme di circa 150 m di diametro, profonda circa 80 m, al fondo della quale si trova un lago sotterraneo le cui acque scendono oltre i 392 m di profondità. Questo la rende il secondo sinkhole sommerso più profondo del mondo, dopo l’Abisso Hranice nella Repubblica Ceca.[1]
Il sito appartiene alla Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco. Il sistema idrogeologico è alimentato da acque di falda profonda, arricchite da contributi geotermici che accelerano la dissoluzione del substrato calcareo giurassico, un processo definito ipercarsismo geotermico. La connessione con altri pozzi dell’area è stata verificata empiricamente.
I primi esemplari della specie sono stati raccolti a circa 70 m di profondità durante esplorazioni speleo-subacquee. Nessuna altra stazione di raccolta è nota fino ad oggi, il che fa di N. cornicolanus un endemismo puntiforme di estrema rarità.
Adattamenti alla vita nel buio sotterraneo
Come tutti i rappresentanti del genere Niphargus, N. cornicolanus appartiene alla famiglia Niphargidae, ordine Amphipoda, classe Malacostraca. Si tratta di un organismo stigobionte: vive esclusivamente nelle acque sotterranee e non è in grado di sopravvivere in superficie.[1][3][4]
La morfologia di questa specie riflette le pressioni selettive tipiche dell’ambiente ipogeo:[3][5]
- Assenza totale di pigmentazione: il corpo è traslucido o biancastro
- Occhi ridotti o assenti: la vita nel buio permanente rende superflua la vista
- Appendici allungate: antenne e zampe sviluppate per la percezione tattile e chimica dell’ambiente
- Metabolismo rallentato: adattamento alle condizioni oligotrofiche tipiche delle acque sotterranee profonde
Il genere Niphargus è il più ricco di specie tra gli anfipodi d’acqua dolce a livello mondiale, con una distribuzione centrata nel Paleartico occidentale. L’Italia è tra i paesi con la maggiore diversità di specie del genere.[2][6][7][8]
Un ecosistema fragile sotto pressione antropica
La posizione di N. cornicolanus come endemismo di un singolo sito la rende particolarmente vulnerabile. Il Pozzo del Merro ha già subito significative pressioni nel corso del Novecento. Negli anni ’70, l’ACEA tentò di sfruttare le acque della cavità come risorsa idrica per uso potabile, ma il progetto fu abbandonato nel 1978 a causa dell’aumento del contenuto di zolfo nelle acque man mano che veniva incrementata l’estrazione.
In anni più recenti, la cavità ha subito l’introduzione accidentale di specie aliene, tra cui la felce acquatica invasiva Salvinia molesta e una tartaruga palustre nordamericana. Un intervento di bonifica per la rimozione di Salvinia molesta è stato condotto nel 2009.
L’accesso alla dolina è attualmente interdetto per ragioni di sicurezza e per la tutela dell’ecosistema. Niphargus cornicolanus non risulta inserita in specifici elenchi di protezione nazionali o europei, ma la sua distribuzione ristretta a un unico sito la espone a rischi elevati in caso di qualsiasi alterazione del sistema idrogeologico dei Monti Cornicolani.
Prospettive di ricerca
Le tecniche di tassonomia molecolare applicate al genere Niphargus in tutta Europa stanno rivelando una diversità reale ben superiore a quella nota dalla sola morfologia. Un’analisi genetica di N. cornicolanus potrebbe fornire dati biogeografici e filogenetici di grande interesse, chiarendo le relazioni di parentela con le specie del gruppo orcinus distribuite nella penisola italiana e nei Balcani. A oggi, la descrizione morfologica del 2005 di Iannilli e Vigna Taglianti rimane l’unica fonte primaria disponibile su questa specie.[1][2][8][9][10]
Fonti consultate
- Iannilli, V. & Vigna Taglianti, A. (2005). New data on the genus Niphargus (Amphipoda, Niphargidae) in Italy, with the description of a new species of the orcinus group. Crustaceana, 77(10): 1253–1261 — https://brill.com/view/journals/cr/77/10/article-p1253_9.xml[2]
- GBIF — Niphargus cornicolanus Iannilli & Vigna-Taglianti, 2005 — https://www.gbif.org/species/6461053[1]
- World Register of Marine Species (WoRMS) / World Amphipoda Database — Niphargus cornicolanus (AphiaID: 545766) — https://www.marinespecies.org/aphia.php?p=taxdetails&id=545766[1]
- Wikipedia — Pozzo del Merro — https://it.wikipedia.org/wiki/Pozzo_del_Merro
- Leys, R. et al. (2019). Niches within a niche: ecological differentiation of subterranean amphipods across Europe’s interstitial waters. Ecography — https://nsojournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/ecog.03983[11]
- Fišer, C. et al. (2024). From darkness to twilight: Morphological divergence between cave and surface-subterranean ecotone Niphargus species. Ecology and Evolution — https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ece3.70061[3]
- Horton T. et al. (2026). World Amphipoda Database. Functional trait dataset of European groundwater Amphipoda: Niphargidae and Typhlogammaridae. — https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10858915/[6]
- Zagmajster, M. et al. (2025). Diversity of Niphargus in France, as revealed by DNA barcoding approach. Zoosyst. Evol. — https://zse.pensoft.net/article/153239/[9]
Fonti consultate
- Argentieri A. et al. (2022). Il sinkhole allagato del “Pozzo del Merro”. Acque Sotterranee – Italian Journal of Groundwater. Città Metropolitana di Roma Capitale. https://geologico.cittametropolitanaroma.it/sites/default/files/pubblicazioni/2023/03_605_STORIA%20ARGENTIERI_01.pdf
- Città Metropolitana di Roma Capitale – Il Pozzo del Merro. https://www.cittametropolitanaroma.it/homepage/aree-tematiche/ambiente/aree-protette-tutela-della-flora-della-biodiversita/le-ar
- Wikipedia IT – Pozzo del Merro. https://it.wikipedia.org/wiki/Pozzo_del_Merro
- Wikipedia IT – Niphargus cornicolanus. https://it.wikipedia.org/wiki/Niphargus_cornicolanus
- Wikipedia IT – Abisso di Hranice. https://it.wikipedia.org/wiki/Abisso_di_Hranice
- OpenSpeleo – Pozzo del Merro. https://www.openspeleo.org/openspeleo/caves-view-232.html
- Funweek.it – A 30 km da Roma esiste il secondo abisso allagato più profondo del mondo. https://www.funweek.it/roma-news-curiosita-eventi/roma-abisso-profondo-pozzo-merro-mentana/
- IlTerritorio.net – La voragine più profonda al mondo è vicino Roma. https://ilterritorio.net/la-voragine-piu-profonda-al-mondo-e-vicino-roma-ecco-di-cosa-si-tratta/
- VisitCzechia – Abisso di Hranice. https://www.visitczechia.com/it-it/things-to-do/places/nature/natural-attractions/c-hranice-abyss-worlds-deepest-freshwater-cave
- Exame Informática – ROV a 450 m nell’Abisso di Hranice (2022). https://visao.pt/exameinformatica/noticias-ei/ciencia-ei/2022-08-16-robo-recorde-profundidade-no-abismo-de-hranice/
- Scintilena.com – Hranice Abyss, il più profondo abisso d’acqua dolce al mondo. https://www.scintilena.com/hranice-abyss-il-piu-profondo-abisso-dacqua-dolce-al-mondo-tra-sfide-estreme-ed-esplorazioni/07/17/
- Animali di Grotta – Niphargus spp., Animale di Grotta 2023. https://animalidigrotta.speleo.it/niphargus/
- Il Nuovo Terraglio – Trecentonovantadue metri di mistero: il Pozzo del Merro. https://ilnuovoterraglio.it/trecentonovantadue-metri-di-mistero-il-pozzo-del-merro/
- Parchilazio.it – Pozzo del Merro. https://www.parchilazio.it/schede-33127-38_pozzo_del_merro
- FAI – I Luoghi del Cuore: Pozzo del Merro. https://fondoambiente.it/luoghi/pozzo-del-merro-fontanile-di-pantano
- Journal of Cave and Karst Studies – Diet of the newt Triturus carnifex in the Pozzo del Merro (2012). http://www.caves.org/pub/journal/PDF/V74/cave-74-03-271.pdf
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