Základné zobrazenie

  • ✇Scintilena
  • Pozzo del Merro: a 30 km da Roma c’è un abisso carsico allagato senza fondo conosciuto
    Condividi Il secondo sinkhole allagato più profondo del mondo si trova nei Monti Cornicolani, ignorato dalla maggior parte degli italiani Il Pozzo del Merro: una dolina carsica fuori dal comune Nel comune di Sant’Angelo Romano, all’interno della Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco, a circa 30 km da Roma, si apre una delle strutture geologiche più singolari d’Italia. Si chiama Pozzo del Merro ed è un sinkhole allagato — una dolina carsica con un lago di p
     

Pozzo del Merro: a 30 km da Roma c’è un abisso carsico allagato senza fondo conosciuto

Apríl 15th 2026 at 11:00

Condividi

Il secondo sinkhole allagato più profondo del mondo si trova nei Monti Cornicolani, ignorato dalla maggior parte degli italiani


Il Pozzo del Merro: una dolina carsica fuori dal comune

Nel comune di Sant’Angelo Romano, all’interno della Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco, a circa 30 km da Roma, si apre una delle strutture geologiche più singolari d’Italia.

Si chiama Pozzo del Merro ed è un sinkhole allagato — una dolina carsica con un lago di profondità sconosciuta.

Nonostante la vicinanza alla capitale, il sito rimane poco frequentato e quasi assente dalla divulgazione scientifica di massa.[1][2]

Il Pozzo del Merro è classificato come Geosito n. 391 della Regione Lazio ed è inserito nell’elenco “I Luoghi del Cuore” del FAI. La struttura occupa un posto di rilievo nella letteratura speleologica internazionale: è riconosciuta come il secondo sinkhole allagato più profondo del mondo, con una profondità misurata di 392 metri al di sotto del pelo dell’acqua.[3][4][5]


La struttura: 150 metri di diametro e un fondo mai raggiunto

Dall’esterno il Pozzo del Merro si presenta come una depressione subcircolare di circa 150 metri di diametro. Le pareti scendono per 70-80 metri fino a uno specchio d’acqua di circa 30 metri di larghezza. Sotto il pelo dell’acqua inizia il tratto sommerso: il condotto si restringe progressivamente, arrivando a soli 5-6 metri di diametro a -60 m.[1][5][6]

Le pareti sommerse mostrano ossidi di ferro e tracce di intensa erosione chimica. In profondità, il passaggio si inclina prima verso NNW, poi vira verso NE, allontanandosi dall’asse verticale. A -392 m sono visibili accumuli di materiali limosi, ma il fondo non è mai stato chiaramente identificato.[5]

La temperatura dell’acqua è costante tra 15 e 16°C a qualsiasi profondità e in qualsiasi stagione. A -310 m è stata rilevata una lieve risalita a 17°C. Le acque sono di tipo bicarbonato-calcico con pH neutro in superficie che scende a 6,57 a -100 m.[5]


La geologia: ipercarsismo termale in un’area vulcanica

I Monti Cornicolani sono composti da calcari del Lias inferiore e medio-Cretacico, strutturati da tre sistemi di faglie subverticali. Il Pozzo del Merro si è formato per dissoluzione chimica dei carbonati — ma il meccanismo che lo rende eccezionalmente profondo rispetto ad altre doline della zona è l’ipercarsismo termale.[5][7]

L’area si trova lungo una fascia tettonica che funge da via preferenziale per la risalita di fluidi caldi e chimicamente aggressivi, associati al complesso vulcanico albano. Questi fluidi, ricchi di CO? e acidi, hanno eroso i carbonati dall’interno verso l’esterno nel corso di millenni, creando la struttura a imbuto profondo che oggi si osserva. Un meccanismo analogo a quello che ha generato i cenotes dello Yucatan messicano.[7][5]

Dal punto di vista idrologico, il lago rappresenta l’affioramento della falda basale dell’idrostruttura cornicolana. La chimica delle acque suggerisce un collegamento sotterraneo con le Acque Albule di Tivoli.[5]


La storia delle esplorazioni: dal 1886 al ROV Prometeo

Le prime citazioni scientifiche del Pozzo del Merro risalgono al 1886, con il geologo Giuseppe Tuccimei, che lo incluse in uno studio sui fenomeni carsici dei Monti Sabini. Agli anni Quaranta del Novecento risale il primo studio geomorfologico sistematico, a opera del geologo Aldo Giacomo Segre, che per primo ipotizzò un collegamento idraulico tra il Merro e il vicino Pozzo Sventatore.[5]

Dal 1975 iniziarono le prime misurazioni strumentali, ma i metodi tradizionali rivelavano solo la profondità della parte aerea. La svolta arrivò tra il 1998 e il 1999, quando i speleosubacquei Giorgio Caramanna e Riccardo Malatesta, utilizzando miscele respiratorie speciali, scesero per la prima volta nella parte sommersa, raggiungendo i 100 metri di profondità nel buio totale.[1][8][5]

Nel 2000 due ROV distinti esplorarono la cavità: il Mercurio arrivò a 210 m e l’Hyball 300 spinse l’esplorazione fino a 310 m, senza trovare il fondo in nessuno dei due casi.[9]

Il marzo 2002 segnò la tappa più importante. I Nuclei Sommozzatori del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco di Roma, Viterbo e Grosseto, in collaborazione con le Università La Sapienza e Roma Tre e la Provincia di Roma, calarono il ROV Prometeo — dotato di telecamere a colori, pinza manipolatrice e cavo lungo quanto necessario. Il robot scese fino a 392 metri, limite operativo del cavo. Nessun fondo.[4][5]


Il record mondiale e il confronto con l’Abisso Hranice

Dall’impresa del 2002 al 2016, il Pozzo del Merro detenne il primato di sinkhole allagato più profondo del mondo. Nel settembre 2016 un robot calato nell’Abisso di Hranice (Hranická propast), in Moravia (Repubblica Ceca), raggiunse i 404 metri, superando il record italiano di soli 12 metri.[4][10][11]

Nel 2022 un ROV autonomo sviluppato da un consorzio europeo spinse l’esplorazione dell’Hranice fino a 450 metri, costruendo anche la prima mappa tridimensionale dettagliata della cavità. Le stime dei geologi indicano un fondo potenzialmente tra 700 m e 1 km.[12][13]

Il punto centrale resta però immutato: il fondo del Pozzo del Merro non è mai stato trovato. Le esplorazioni si sono fermate ogni volta al limite operativo degli strumenti, non al limite fisico della cavità. I ROV di nuova generazione disponibili oggi potrebbero superare i 392 m del 2002 con relativa facilità, riaprendo la possibilità di aggiornare i dati italiani.[5]


La biologia: il crostaceo che vive solo qui

Il Pozzo del Merro ospita una fauna ipogea di notevole interesse scientifico. La specie simbolo è il Niphargus cornicolanus (Iannilli & Vigna Taglianti, 2005), un piccolo crostaceo anfipode d’acqua dolce descritto per la prima volta nel 2005, con dimensioni di 15-20 mm. Vive a più di 40 m di profondità, in oscurità totale e temperatura costante, adattato a un ambiente che gli esseri umani ancora non riescono a misurare nella sua interezza.[5][14]

Inizialmente considerato endemico del solo Pozzo del Merro, è stato poi individuato anche nella Grotta dell’Elefante (Guidonia-Montecelio), a oltre 6 km di distanza, confermando l’esistenza di un reticolo idrogeologico sotterraneo di ampie dimensioni. Il genere Niphargus è stato nominato Animale di Grotta dell’Anno 2023 dalla Società Speleologica Italiana.[5][15]

Nell’ecosistema del sinkhole vivono anche il tritone crestato italiano (Triturus carnifex), specie protetta dalla Direttiva Habitat, il tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris) e la rana appenninica (Rana italica). Lungo le pareti emergenti crescono sette specie di felci, storace (Styrax officinalis) protetto nel Lazio, orchidee spontanee e una vegetazione microtermica che ricorda gli ambienti subtropicali.[16][17][5]


Le prospettive: sonar 3D, nuovo ROV e museo carsico

Gli studiosi che hanno firmato il report ventennale pubblicato su Acque Sotterranee (2022) indicano tre linee di sviluppo prioritarie. La prima è l’installazione di un sonar acustico tridimensionale per mappare completamente la parte sommersa, integrando il rilievo 3D della parte emersa già realizzato con LIDAR e laser scanner. La seconda è un sistema di monitoraggio in continuo dei parametri fisico-chimici dell’acqua, per quantificare le variazioni stagionali e a lungo termine — inclusa la preoccupante riduzione del livello del lago degli ultimi anni, attribuita al sovraemungimento della falda e ai cambiamenti nelle precipitazioni.[5]

La terza proposta è l’utilizzo di ROV di nuova generazione, che permetterebbero di superare agevolmente i 392 m del 2002 e fornire finalmente una risposta alla domanda principale: quanto è profondo il Pozzo del Merro? In parallelo, si discute la realizzazione di un Museo dell’Ambiente Carsico Cornicolano, da intitolare ad Aldo Giacomo Segre, come polo divulgativo per il territorio.[5]

A 30 km dal centro di Roma, in una riserva naturale che pochi frequentano, un abisso allagato aspetta ancora di essere misurato.


Niphargus cornicolanus: scoperto un anfipode endemico nelle acque profonde del Pozzo del Merro

Un piccolo crostaceo privo di occhi e senza pigmentazione vive nelle acque sotterranee di uno dei sinkhole più profondi del mondo, sui Monti Cornicolani nel Lazio


Niphargus cornicolanus: la specie e il suo nome

Nel 2005, i zoologi Valentina Iannilli e Augusto Vigna Taglianti hanno descritto una nuova specie di crostaceo anfipode stigobionte, battezzandola Niphargus cornicolanus. Il nome scientifico omaggia direttamente i Monti Cornicolani, il massiccio calcareo a nordest di Roma nel cui sottosuolo la specie è stata ritrovata.[1]

La descrizione è stata pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Crustaceana (vol. 77, n. 10, pp. 1253–1261), nell’ambito di un lavoro più ampio sui rappresentanti italiani del genere Niphargus appartenenti al cosiddetto gruppo orcinus. Lo status tassonomico della specie è oggi riconosciuto come valido e accettato sia dal World Register of Marine Species (WoRMS) che dal database GBIF.[1][2]


Il Pozzo del Merro: unico habitat conosciuto della specie

N. cornicolanus è nota esclusivamente dal Pozzo del Merro, una dolina carsica sommersa situata nel territorio di Sant’Angelo Romano, in provincia di Roma. Si tratta di uno dei siti ipogei più singolari d’Europa: la cavità si apre con un’ampia bocca imbutoiforme di circa 150 m di diametro, profonda circa 80 m, al fondo della quale si trova un lago sotterraneo le cui acque scendono oltre i 392 m di profondità. Questo la rende il secondo sinkhole sommerso più profondo del mondo, dopo l’Abisso Hranice nella Repubblica Ceca.[1]

Il sito appartiene alla Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco. Il sistema idrogeologico è alimentato da acque di falda profonda, arricchite da contributi geotermici che accelerano la dissoluzione del substrato calcareo giurassico, un processo definito ipercarsismo geotermico. La connessione con altri pozzi dell’area è stata verificata empiricamente.

I primi esemplari della specie sono stati raccolti a circa 70 m di profondità durante esplorazioni speleo-subacquee. Nessuna altra stazione di raccolta è nota fino ad oggi, il che fa di N. cornicolanus un endemismo puntiforme di estrema rarità.


Adattamenti alla vita nel buio sotterraneo

Come tutti i rappresentanti del genere Niphargus, N. cornicolanus appartiene alla famiglia Niphargidae, ordine Amphipoda, classe Malacostraca. Si tratta di un organismo stigobionte: vive esclusivamente nelle acque sotterranee e non è in grado di sopravvivere in superficie.[1][3][4]

La morfologia di questa specie riflette le pressioni selettive tipiche dell’ambiente ipogeo:[3][5]

  • Assenza totale di pigmentazione: il corpo è traslucido o biancastro
  • Occhi ridotti o assenti: la vita nel buio permanente rende superflua la vista
  • Appendici allungate: antenne e zampe sviluppate per la percezione tattile e chimica dell’ambiente
  • Metabolismo rallentato: adattamento alle condizioni oligotrofiche tipiche delle acque sotterranee profonde

Il genere Niphargus è il più ricco di specie tra gli anfipodi d’acqua dolce a livello mondiale, con una distribuzione centrata nel Paleartico occidentale. L’Italia è tra i paesi con la maggiore diversità di specie del genere.[2][6][7][8]


Un ecosistema fragile sotto pressione antropica

La posizione di N. cornicolanus come endemismo di un singolo sito la rende particolarmente vulnerabile. Il Pozzo del Merro ha già subito significative pressioni nel corso del Novecento. Negli anni ’70, l’ACEA tentò di sfruttare le acque della cavità come risorsa idrica per uso potabile, ma il progetto fu abbandonato nel 1978 a causa dell’aumento del contenuto di zolfo nelle acque man mano che veniva incrementata l’estrazione.

In anni più recenti, la cavità ha subito l’introduzione accidentale di specie aliene, tra cui la felce acquatica invasiva Salvinia molesta e una tartaruga palustre nordamericana. Un intervento di bonifica per la rimozione di Salvinia molesta è stato condotto nel 2009.

L’accesso alla dolina è attualmente interdetto per ragioni di sicurezza e per la tutela dell’ecosistema. Niphargus cornicolanus non risulta inserita in specifici elenchi di protezione nazionali o europei, ma la sua distribuzione ristretta a un unico sito la espone a rischi elevati in caso di qualsiasi alterazione del sistema idrogeologico dei Monti Cornicolani.


Prospettive di ricerca

Le tecniche di tassonomia molecolare applicate al genere Niphargus in tutta Europa stanno rivelando una diversità reale ben superiore a quella nota dalla sola morfologia. Un’analisi genetica di N. cornicolanus potrebbe fornire dati biogeografici e filogenetici di grande interesse, chiarendo le relazioni di parentela con le specie del gruppo orcinus distribuite nella penisola italiana e nei Balcani. A oggi, la descrizione morfologica del 2005 di Iannilli e Vigna Taglianti rimane l’unica fonte primaria disponibile su questa specie.[1][2][8][9][10]


Fonti consultate

  1. Iannilli, V. & Vigna Taglianti, A. (2005). New data on the genus Niphargus (Amphipoda, Niphargidae) in Italy, with the description of a new species of the orcinus group. Crustaceana, 77(10): 1253–1261 — https://brill.com/view/journals/cr/77/10/article-p1253_9.xml[2]
  2. GBIF — Niphargus cornicolanus Iannilli & Vigna-Taglianti, 2005 — https://www.gbif.org/species/6461053[1]
  3. World Register of Marine Species (WoRMS) / World Amphipoda Database — Niphargus cornicolanus (AphiaID: 545766) — https://www.marinespecies.org/aphia.php?p=taxdetails&id=545766[1]
  4. Wikipedia — Pozzo del Merrohttps://it.wikipedia.org/wiki/Pozzo_del_Merro
  5. Leys, R. et al. (2019). Niches within a niche: ecological differentiation of subterranean amphipods across Europe’s interstitial waters. Ecographyhttps://nsojournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/ecog.03983[11]
  6. Fišer, C. et al. (2024). From darkness to twilight: Morphological divergence between cave and surface-subterranean ecotone Niphargus species. Ecology and Evolutionhttps://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ece3.70061[3]
  7. Horton T. et al. (2026). World Amphipoda Database. Functional trait dataset of European groundwater Amphipoda: Niphargidae and Typhlogammaridae.https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10858915/[6]
  8. Zagmajster, M. et al. (2025). Diversity of Niphargus in France, as revealed by DNA barcoding approach. Zoosyst. Evol.https://zse.pensoft.net/article/153239/[9]


Fonti consultate

L'articolo Pozzo del Merro: a 30 km da Roma c’è un abisso carsico allagato senza fondo conosciuto proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Velež 2026: sul massiccio calcareo bosniaco parte la grande spedizione speleologica internazionale
    Condividi Dall’1 al 9 agosto 2026 la Società Speleologica “Herceg” di Mostar organizza una campagna di esplorazione e mappatura degli abissi del Monte Velež. Nel 2025 già scoperti due pozzi profondi oltre 100 metri con depositi di ghiaccio al fondo Monte Velež: geologia carsica e potenziale esplorativo Il Monte Velež è un massiccio calcareo del sistema delle Alpi Dinariche, situato a est di Mostar, in Bosnia ed Erzegovina. La vetta principale, il Botin, raggiunge i 1.969 metri
     

Velež 2026: sul massiccio calcareo bosniaco parte la grande spedizione speleologica internazionale

Apríl 15th 2026 at 09:00

Condividi


Dall’1 al 9 agosto 2026 la Società Speleologica “Herceg” di Mostar organizza una campagna di esplorazione e mappatura degli abissi del Monte Velež. Nel 2025 già scoperti due pozzi profondi oltre 100 metri con depositi di ghiaccio al fondo


Monte Velež: geologia carsica e potenziale esplorativo

Il Monte Velež è un massiccio calcareo del sistema delle Alpi Dinariche, situato a est di Mostar, in Bosnia ed Erzegovina. La vetta principale, il Botin, raggiunge i 1.969 metri sul livello del mare.[1][2]

Il substrato è composto da calcari mesozoici di grande spessore, strutturati da una intensa fratturazione tettonica. Queste caratteristiche lo rendono uno degli ambienti più favorevoli alla formazione di cavità profonde dell’intera catena dinarica.[3][4]

Il versante meridionale digrada sull’altopiano di Podveležje, tra 500 e 1.200 m s.l.m. Si tratta di un plateau carsico classico, quasi privo di acque superficiali. Le precipitazioni penetrano rapidamente nel sottosuolo attraverso doline e fratture. Le sorgenti carsiche più importanti emergono ai piedi del massiccio: tra queste il Vrelo Bune di Blagaj, una delle sorgenti più potenti d’Europa.[2][5]


Gli abissi del 2025: ghiaccio al fondo e nuovi obiettivi speleologici

Nel corso del 2025 la Società Speleologica “Herceg” ha condotto le prime campagne sistematiche sul Velež. Il risultato è stato la discesa di due abissi: il primo raggiunge circa -120 m, il secondo circa -150 m.[6][7]

In entrambi i casi, al fondo è stata documentata la presenza di grandi depositi di ghiaccio.[7][6]

Le grotte di ghiaccio d’alta quota nelle Dinaridi conservano depositi plurimillenari. Sono archivi paleoclimatici di notevole valore scientifico. Sullo stesso sistema montuoso, sul Velebit croato, il livello del ghiaccio è calato di tre metri in soli due anni per effetto del cambiamento climatico. Sul massiccio della ?abulja, monitorato dalla stessa “Herceg”, uno degli abissi ha perduto circa 15 m di spessore nei depositi di ghiaccio.[8][9]

Nelle aree circostanti gli abissi esplorati nel 2025, il gruppo ha individuato un elevato numero di aperture non ancora discese, potenzialmente molto profonde. Queste costituiscono il principale obiettivo della spedizione 2026.[10][6]


La spedizione internazionale: campo base a 1.500 metri e rilievo sistematico

La spedizione “Velež 2026” si svolgerà dall’1 al 9 agosto 2026. Le operazioni si baseranno su un campo avanzato installato sulla montagna a 1.500 m s.l.m., per ridurre i tempi di avvicinamento alle zone di ricerca.[6][7]

Gli obiettivi dichiarati sono la discesa e l’esplorazione di nuove cavità, il rilievo topografico sistematico del massiccio e lo studio dei depositi di ghiaccio.[10][6]

Al momento dell’annuncio — pubblicato il 9 aprile 2026 — la partecipazione di speleologi provenienti da Gran Bretagna, Italia, Croazia e Slovenia era già considerata molto probabile. Le procedure di iscrizione e i dettagli operativi completi sono stati annunciati come “in arrivo” dagli organizzatori.[11][7][6][10]


La SD “Herceg”: un gruppo con oltre dieci anni di attività sul territorio

La Società Speleologica “Herceg” è stata fondata a Mostar nel dicembre 2012. Conta circa 20 soci attivi e ha organizzato nel corso degli anni almeno dieci scuole di speleologia. Il catasto del gruppo comprende oltre 90 cavità nel territorio bosniaco-erzegovese.[9][12]

Tra le attività più significative, il Campo Speleologico Mostar–Vrdi del 2019. Ventdue speleologi da Serbia, Croazia, Slovenia e Bosnia esplorarono 18 oggetti sotterranei, percorrendo oltre 1.000 m di ambienti sotterranei con una profondità massima di -260 m.[13]


Bosnia-Erzegovina: il carsismo dinarico al centro della speleologia europea

La spedizione sul Velež si colloca in un contesto più ampio. La Bosnia-Erzegovina è diventata negli ultimi anni uno dei territori di riferimento per la speleologia internazionale.[14][15]

Il sistema carsico dinarico è tra i più estesi al mondo. Le successioni carbonatiche raggiungono in alcune zone gli 8 km di spessore. Le esplorazioni sistematiche sono riprese dopo il lungo periodo di inattività legato alla guerra e al problema delle mine antiuomo, che in alcune aree del Velež impedisce ancora l’accesso a diverse cavità.[16][17][18][3]

Nel 2025, sul vicino massiccio della ?vrsnica, una spedizione internazionale di 21 speleologi da cinque paesi ha scoperto oltre 40 nuove cavità e quasi 2 km di nuovi ambienti. Tre abissi hanno superato i 100 m di profondità. Risultati simili sono stati ottenuti dal Gruppo Speleologico Bolognese, attivo in Bosnia dal 2008.[19][14]

La “Velež 2026” si inserisce in questo filone. Il massiccio ha un potenziale esplorativo ancora in larga parte da verificare, con un team locale consolidato e una rete di collaboratori internazionali già attiva.[6][10]


Contatti e informazioni: Speleološko društvo “Herceg”, Mostar — sd.herceg@gmail.com
Pagina Facebook: Speleološko društvo “HERCEG”, Mostar
Instagram: @sd.herceg


Fonti consultate

Fonti
[1] Velež (Bosnia and Herzegovina) – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Vele%C5%BE_(Bosnia_and_Herzegovina)
[2] Velež (planina) – Wikipedia https://bs.wikipedia.org/wiki/Vele%C5%BE_(planina)
[3] Speleogenesis in Dinaric karst area https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2015EGUGA..1710058G/abstract
[4] [PDF] KU?KE PLANINE (MONTENEGRO): NUOVE CAVITÀ … – boegan.it https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2026/02/3-Kucke-Planine-Montenegro-Nuove-cavita-processi-glaciocarsici-e-speleogenesi.pdf
[5] Planine u Bosni i Hercegovini/ Planina Velež https://mostarski.ba/planine-u-bosni-i-hercegovini-planina-velez/
[6] Velež postaje centar speleoloških istraživanja – Mostarski.ba https://mostarski.ba/velez-postaje-centar-speleoloskih-istrazivanja/
[7] Najava ekspedicije “Velež 2026” Od 01. do 09.08. održat ?e se … https://www.facebook.com/SpeleoloskoDrustvoHercegMostar/photos/najava-ekspedicije-vele%C5%BE-2026-od-01-do-0908-odr%C5%BEat-%C4%87e-se-me%C4%91unarodna-istra%C5%BEiva%C4%8Dk/1372613164898857/
[8] si scioglie il ghiaccio millenario nelle grotte del Monte Velebit https://www.scintilena.com/allarme-sulle-alpi-dinariche-si-scioglie-il-ghiaccio-millenario-nelle-grotte-del-monte-velebit/08/26/
[9] ?lanovi Speleološkog društva ‘Herceg’ otkrili novu jamu na … https://federalna.ba/clanovi-speleoloskog-drustva-herceg-otkrili-novu-jamu-na-cabulji-6r8cv
[10] Velež ?e istraživati stru?njaci iz cijele Europe https://bljesak.info/magazin/znanost/velez-ce-istrazivati-strucnjaci-iz-cijele-europe/557207
[11] Najava ekspedicije “Velež 2026” Od 01. do 09.08. održat … – Instagram https://www.instagram.com/p/DW534M8DA-W/
[12] Zavirite u fascinantni svijet hercegova?kih speleologa – Media In https://mediain.ba/zavirite-u-fascinantni-svijet-hercegovackih-speleologa/
[13] FOTO Održan speleološki kamp Mostar- Vrdi https://www.hercegovina.info/zanimljivo/odrzan-speleoloski-kamp-mostar-vrdi-167049/167049/
[14] oltre 40 nuove cavità sotterranee scoperte sulla ?vrsnica https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/bosnia-ed-erzegovina-oltre-40-nuove-cavit%C3%A0-sotterranee-scoperte-sulla-cvrsnica/
[15] Balkan Cavers Camp 2025: Speleologia e natura … https://www.scintilena.com/balkan-cavers-camp-2025-speleologia-e-natura-incontaminata-in-bosnia-erzegovina/05/16/
[16] [PDF] REGIONAL KARSTOLOGY – LOCAL AND GENERAL ASPECTS … https://subbiocode.net/wp-content/uploads/2021/07/VODNIK-MKS-28-2021_compressed.pdf
[17] Speleološka istraživanja na padinama Veleži i platou Podveležje https://hrcak.srce.hr/204720
[18] Velež – Wikipedia https://de.wikipedia.org/wiki/Vele%C5%BE
[19] Spedizioni https://www.gsb-usb.it/site/category/speleospedizioni/

L'articolo Velež 2026: sul massiccio calcareo bosniaco parte la grande spedizione speleologica internazionale proviene da Scintilena.

❌