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Il Soccorso Speleo Francese sotto la lente dell’Ispezione Generale dell’Amministrazione

Apríl 14th 2026 at 11:00

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Lo Spéléo Secours Français ottiene un riconoscimento istituzionale dall’IGA, che ne conferma il ruolo cruciale nel soccorso in ambiente sotterraneo e formula tre raccomandazioni per rafforzarne il sistema di finanziamento e di raccordo con i servizi di protezione civile.


Il SSF e il soccorso speleologico sotto audit: l’IGA conduce il controllo 2025

Nel corso del 2025, l’Inspection générale de l’administration (IGA) — corpo ispettivo del Ministero dell’Interno francese — ha sottoposto a controllo lo Spéléo Secours Français (SSF), la commissione tecnica di soccorso della Fédération Française de Spéléologie (FFS). Il controllo è stato condotto con il concorso dell’Inspection générale de la sécurité civile e rientra nella missione permanente dell’IGA di valutare le politiche di sicurezza civile, inclusa la gestione delle associazioni riconosciute di sicurezza civile (AASC).

Il rapporto di attività dell’IGA per il 2025 è stato pubblicato ufficialmente il 30 marzo 2026. Comprende 97 rapporti prodotti nell’anno e un capitolo specifico intitolato “Sécurité civile et gestion des crises”, con una sottosezione dedicata al “Contrôle de deux associations agréées de sécurité civile”: il SSF e il Bouclier bleu France. È il secondo controllo integrale del SSF nella sua storia. Il primo era stato condotto nell’ottobre-novembre 2012.


Un mémoire di 60 pagine: come il soccorso speleologico si è preparato all’audit IGA

Per prepararsi al controllo, la Direzione Nazionale del SSF ha redatto un mémoire di 60 pagine destinato agli ispettori. Il documento illustra le missioni dell’organizzazione, il bilancio operativo dei dieci anni precedenti, l’organizzazione interna e la precarietà dei finanziamenti. Si tratta di un atto di trasparenza istituzionale rilevante da parte di una struttura interamente volontaria.

Il SSF è la commissione tecnica di soccorso della FFS, federazione fondata nel 1963. La convenzione con il Ministero dell’Interno risale al 1977, facendo del SSF uno degli attori storici della sicurezza civile francese. Il riconoscimento formale come AASC risale al 2006, con l’agrément nazionale rinnovato da ultimo con l’arrêté del 2 dicembre 2024. Il SSF è l’unica federazione sportiva francese che gestisce direttamente i propri soccorsi, distinguendosi da tutte le altre strutture del volontariato civile.


Le conclusioni IGA: il soccorso speleologico è “cruciale” e “originale”

Il rapporto di attività IGA 2025 riassume le conclusioni in termini che la Direzione Nazionale del SSF ha dichiarato di condividere pienamente. Il testo recita:

“Entité spécialisée de la fédération française de spéléologie (FFS), le SSF joue un rôle crucial dans les opérations de secours en milieu souterrain, grâce à une expertise technique spécialisée et un engagement bénévole remarquable. Bénéficiant d’un agrément national, le SSF est organisé en antennes départementales qui, intégrées dans les comités départementaux de spéléologie, jouent un rôle opérationnel clé dans les dispositifs ORSEC.”

L’IGA ha scelto il termine “originale” per qualificare il SSF — insieme al Bouclier bleu France — all’interno del panorama delle AASC francesi. Il SSF è l’unica AASC il cui agrément riguarda esclusivamente le operazioni di soccorso in ambiente sotterraneo, senza dispositivi previsionali di soccorso (DPS), senza formazione al secourisme generalista e senza attività commerciali. Questa caratteristica lo rende strutturalmente diverso dalla quasi totalità delle associazioni riconosciute. L’IGA ha preferito il termine “originale” a “atipico”, e la direzione del SSF ha dichiarato che questa valutazione le conviene.


Le tre raccomandazioni per rafforzare il soccorso sotterraneo in Francia

A partire dalla propria valutazione, la missione IGA ha formulato tre raccomandazioni principali.

Prima raccomandazione: ridurre la capacità ISS autonoma dei SDIS. L’IGA invita a incoraggiare i Servizi Dipartimentali di Protezione Civile (SDIS) a ricondurre la propria capacità di intervento in sito sotterraneo (ISS) allo stretto necessario, rafforzando nel contempo i rapporti con l’antenne SSF locale. La logica è quella della sussidiarietà: formare squadre di vigili del fuoco per un’attività altamente specializzata e raramente necessaria è antieconomico, mentre il SSF garantisce già una copertura territoriale capillare con oltre 2.000 volontari formati. Nel 2025 si sono registrate 6 evacuazioni condotte autonomamente dai SDIS senza coinvolgimento dell’SSF locale.

Seconda raccomandazione: convenzioni bilaterali SSF/SDIS nei dipartimenti a rischio geologico. L’IGA mira a fare in modo che tutti i dipartimenti la cui geologia comporta rischi particolari vengano dotati di una convenzione bilaterale di assistenza tecnica tra SSF e SDIS. L’assenza di queste convenzioni crea ambiguità giuridiche e operative in materia di comando, allerta, indennizzi e formazione congiunta. Già nel 2012 il precedente controllo aveva evidenziato questa lacuna: su 47 SDIS che avrebbero dovuto avere rapporti con il SSF, solo 13 disponevano di una convenzione finanziaria con il Comitato Dipartimentale di Speleologia. A distanza di oltre un decennio, la questione rimane parzialmente irrisolta.

Terza raccomandazione: consolidare i bisogni di finanziamento del SSF. L’IGA invita a consolidare e oggettivare i bisogni di finanziamento pubblico espressi dal SSF. Il mémoire preparato per l’audit aveva sottolineato esplicitamente la precarietà delle entrate, frammentate, disomogenee sul territorio e spesso dipendenti da decisioni discrezionali delle autorità locali. Le risorse dipartimentali variano enormemente: alcune antenne beneficiano di convenzioni con i SDIS o di sovvenzioni dai Consigli Dipartimentali, altre funzionano con le sole contribuzioni dei soci FFS e con spese coperte direttamente dai volontari. La raccomandazione apre la strada alla costruzione di un dossier finanziario strutturato da presentare agli interlocutori istituzionali.


Bilancio operativo 2025: 38 persone soccorse sottoterra, 55% non speleologi

I dati del 2025 restituiscono un quadro operativo preciso dell’attività del SSF. Le strutture dipartimentali agréées sono 52, i soccorritori volontari attivi superano le 2.000 unità. Nel corso dell’anno sono state soccorse 38 persone in ambiente sotterraneo: 10 speleologi federati FFS, 7 speleologi non federati e 21 persone senza alcuna pratica speleologica. I non speleologi rappresentano il 55% del totale, a conferma della funzione di servizio pubblico universale svolta dal SSF. Si sono registrati 17 feriti e 2 decessi, entrambi visitatori di grotte attrezzate — uno per arresto cardiaco e uno per suicidio — non riconducibili a cause tecniche legate all’attività speleologica.

Il numero di eventi per il secondo anno consecutivo è in aumento, principalmente per falsi allarme e ritardi che coinvolgono non speleologi o speleologi non federati. Il numero elevato di auto-soccorsi dichiarati conferma invece la buona preparazione tecnica degli speleologi FFS.


Verso il 2027: i 50 anni della convenzione con il Ministero dell’Interno

Il SSF affronta questa nuova fase con un riconoscimento istituzionale rafforzato. La Direzione Nazionale ha già iniziato a preparare il 2027, anno in cui ricorrerà il cinquantesimo anniversario della convenzione con il Ministero dell’Interno. Si tratta di un appuntamento che la struttura intende utilizzare come momento di visibilità istituzionale e di consolidamento della propria vocazione pubblica. Il riconoscimento ottenuto dall’IGA rafforza la legittimità del SSF nel dialogo con i partner istituzionali — prefetture, SDIS, Consigli Dipartimentali — proprio nel momento in cui si apre la necessità di costruire un quadro finanziario più stabile e documentato.

Nel contesto più ampio del Beauvau de la sécurité civile — il processo di riforma avviato nel 2024 e concluso nel 2025 — le AASC sono state riconosciute per la prima volta come “partenaires des pouvoirs publics” e non semplici fornitori di servizi. Con 100.000 volontari e oltre 60.000 posti di soccorso garantiti ogni anno, le associazioni riconosciute rappresentano una componente strutturale del dispositivo nazionale. Il SSF, con la sua originalità riconosciuta, ne è uno degli esempi più coerenti e tecnicamente caratterizzati.


Fonti consultate

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  • Soccorso speleologico invernale alla Voragine della Ciuaiera: 15 tecnici CNSAS sfidano neve e profondità
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Soccorso speleologico invernale alla Voragine della Ciuaiera: 15 tecnici CNSAS sfidano neve e profondità

Apríl 14th 2026 at 07:00

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La Prima Delegazione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha simulato il recupero di un infortunato a -100 metri in condizioni invernali estreme, con 12 chilometri di avvicinamento su neve e nessun supporto elicotteristico.


Esercitazione di soccorso speleologico ad alta quota: lo scenario operativo

L’11 e il 12 aprile si è svolta un’esercitazione di soccorso speleologico organizzata dalla Prima Delegazione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), con sede operativa presso la Voragine della Ciuaiera, nel comune di Ormea, in provincia di Cuneo.[1]

La cavità si apre a 2.099 metri di quota nelle Alpi Liguri, nell’area della Cima Ciuaiera, zona caratterizzata da importanti fenomeni carsici e da un accesso che, per gran parte dell’anno, risulta ostruito da abbondanti cumuli nevosi. L’obiettivo dell’esercitazione era simulare il recupero di uno speleologo infortunato in ambiente ipogeo, operando in condizioni invernali reali e in assenza di supporto aereo.[2][3][1]


Scenario simulato: frattura agli arti inferiori a cento metri di profondità

Lo scenario progettato per l’esercitazione prevedeva un incidente a 100 metri di profondità. Il figurante riportava una sospetta frattura agli arti inferiori in seguito a una caduta.[1]

Le operazioni di soccorso speleologico sono state condotte da una squadra composta da 15 tecnici. Ogni operatore era dotato di attrezzatura invernale completa: sci, ciaspole, pala, ARTVA e sonda. Lo scenario era privo di supporto elicotteristico, una scelta operativa che ha reso l’intervento più fedele a un’emergenza reale in quota.[1]


L’avvicinamento su neve: 12 chilometri con oltre 800 metri di dislivello

La fase di avvicinamento ha rappresentato uno degli elementi più impegnativi dell’intera operazione di soccorso speleologico. I tecnici hanno percorso circa 12 chilometri su neve, affrontando un dislivello positivo di 800 metri e accumuli nevosi superiori ai due metri.[1]

Il trasporto del materiale tecnico è avvenuto interamente a spalla. Non era disponibile alcun mezzo di supporto esterno per il rifornimento o la movimentazione delle attrezzature. Questa condizione logistica ha imposto una scelta accurata dei materiali, adottati in configurazione minima per contenere i pesi durante il lungo percorso.[1]

La Prima Delegazione CNSAS di Piemonte e Valle d’Aosta conta attualmente 45 tecnici specializzati per interventi in contesti naturali ipogei. Non è la prima volta che questa delegazione si addestra in ambienti ad alta quota in condizioni invernali: già in passato aveva svolto esercitazioni analoghe sui rilievi dell’Alta Valle Tanaro, nelle vicinanze della stessa area geografica.[4][5]


Dentro la grotta: pozzi verticali e tratti meandriformi

Una volta raggiunto l’ingresso della Voragine della Ciuaiera, i soccorritori hanno avviato le operazioni all’interno della cavità. Il recupero del figurante dalla quota di -100 metri ha richiesto il superamento di ostacoli naturali significativi.[1]

I tecnici hanno affrontato un pozzo da 20 metri, uno da 40 metri e diversi tratti meandriformi, tipici delle cavità carsiche dell’area. La Voragine della Ciuaiera è nota per la sua profondità superiore ai 200 metri e per la presenza di fauna endemica, tra cui il ragno Troglohyphantes vignai.[3]

Le operazioni di recupero della barella si sono svolte in modo continuativo, senza interruzioni, e si sono concluse in circa 10 ore.[1]


Addestramento continuo: la logistica come elemento critico del soccorso speleologico

L’esercitazione ha permesso al CNSAS di testare le procedure operative in uno scenario particolarmente severo. Uno degli aspetti più rilevanti emersi riguarda la gestione logistica: in ambienti invernali ad alta quota, l’accesso e la movimentazione rappresentano spesso le criticità principali, prima ancora delle operazioni di recupero in grotta.[1]

La configurazione minima dei materiali è stata una risposta diretta alle esigenze di trasporto su lunga distanza in terreno innevato. Questa impostazione richiede esperienza consolidata e capacità di valutazione tecnica da parte dei soccorritori.[1]

Esercitazioni di questo tipo rientrano nel programma di addestramento continuo del CNSAS, che si articola su scala nazionale attraverso 17 zone operative. Il soccorso speleologico italiano investe regolarmente in scenari formativi realistici, in contesti che spaziano dalle forze verticali in miniera agli ambienti alpini innevati.[6][7][8]


Il CNSAS e la formazione in ambiente ipogeo invernale

La Prima Delegazione Speleologica del CNSAS è storicamente impegnata in attività formative che includono la componente invernale. L’addestramento in ambiente nevoso, con utilizzo di ARTVA, pala e sonda, fa parte del programma modulare riconosciuto a livello nazionale.[9]

Interventi in grotte ad alta quota, dove l’ingresso è coperto da neve per buona parte dell’anno, richiedono una preparazione che integra le competenze speleologiche con quelle alpinistiche. Nessun supporto aereo, lunghi avvicinamenti e gestione autonoma dei materiali sono variabili con cui i tecnici devono confrontarsi regolarmente.[5][1]

L’esercitazione alla Voragine della Ciuaiera rappresenta un esempio concreto di come il soccorso speleologico si prepari ad operare in ambienti remoti e isolati, dove le condizioni meteorologiche e orografiche amplificano la complessità degli interventi.[1]

Fonti
[1] Neve, buio e 2.099 metri di quota: così il soccorso speleologico sfida … https://unionemonregalese.it/news/tendenza/311210/neve-buio-e-2-099-metri-di-quota-cosi-il-soccorso-speleologico-sfida-limpossibile.html

Comunicato ufficiale CNSAS

Neanche la neve ferma il soccorso speleologico

Voragine della Ciuaiera (CN): simulato il recupero di un infortunato in ambiente invernale a 2099 metri di quota

 

Si è svolta sabato 11 e domenica 12 aprile un’esercitazione di soccorso speleologico organizzata dalla Prima Delegazione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), finalizzata a simulare il recupero di uno speleologo infortunato in ambiente ipogeo in condizioni invernali particolarmente impegnative.

L’attività si è svolta presso la Voragine della Ciuaiera, nel comune di Ormea (CN), una cavità che si apre a quota 2.099 metri sul livello del mare e che, per gran parte dell’anno, presenta all’ingresso grandi cumuli di neve. Le condizioni ambientali hanno reso l’esercitazione particolarmente realistica, simulando uno scenario operativo privo di supporto elicotteristico e caratterizzato da un lungo avvicinamento su terreno innevato.

Lo scenario prevedeva un incidente a 100 metri di profondità, con uno speleologo coinvolto in una caduta e riportante una sospetta frattura agli arti inferiori. Le operazioni di soccorso sono state condotte da una squadra composta da 15 tecnici, equipaggiati con dotazioni invernali complete, tra cui sci, ciaspole, pala, ARTVA e sonda.

La fase di avvicinamento ha rappresentato uno degli elementi più impegnativi dell’intervento: i soccorritori hanno percorso circa 12 chilometri su neve, con un dislivello positivo di 800 metri e accumuli nevosi superiori ai due metri, trasportando a spalla il materiale tecnico necessario per le operazioni in grotta.

Una volta raggiunto l’ingresso, le squadre hanno effettuato la discesa nella cavità e il successivo recupero del figurante dalla quota di -100 metri, superando ostacoli naturali significativi, tra cui un pozzo da 20 metri, uno da 40 metri e diversi tratti meandriformi.

Le operazioni di recupero della barella si sono svolte in modo continuativo e senza interruzioni, concludendosi in circa 10 ore. La gestione dell’intervento ha richiesto un’attenta ottimizzazione dei materiali, utilizzati in configurazione minima a causa della necessità di trasporto su lunga distanza in ambiente innevato.

L’esercitazione ha permesso di testare procedure e capacità operative in uno scenario particolarmente severo, evidenziando l’importanza della preparazione tecnica e logistica per interventi in ambiente ipogeo in condizioni invernali, dove l’accesso e la movimentazione rappresentano spesso le principali criticità.

L’attività rientra nel programma di addestramento continuo del CNSAS, volto a garantire l’efficacia e la sicurezza degli interventi anche nei contesti più complessi e isolati.

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