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    Condividi Tra le più grandi camere cristalline mai esplorate, la grotta messicana di Naica conserva cristalli di selenite lunghi fino a 12 metri, frutto di un processo geochimico durato centinaia di migliaia di anni. Oggi la miniera è chiusa e la cavità si sta riallagando. La scoperta della Cueva de los Cristales nella miniera di Naica Nell’aprile del 2000, durante operazioni di perforazione nella miniera di Naica, nello stato di Chihuahua (Messico), i fratelli Juan e Pedro Sánchez
     

La Cueva de los Cristales di Naica: la grotta dei cristalli giganti di selenite scoperta a 300 metri di profondità

Apríl 13th 2026 at 08:00

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Tra le più grandi camere cristalline mai esplorate, la grotta messicana di Naica conserva cristalli di selenite lunghi fino a 12 metri, frutto di un processo geochimico durato centinaia di migliaia di anni. Oggi la miniera è chiusa e la cavità si sta riallagando.


La scoperta della Cueva de los Cristales nella miniera di Naica

Nell’aprile del 2000, durante operazioni di perforazione nella miniera di Naica, nello stato di Chihuahua (Messico), i fratelli Juan e Pedro Sánchez intercettano una cavità sconosciuta a circa 300 metri di profondità. L’accesso avviene dopo il drenaggio dell’area, operazione routinaria per l’estrazione di piombo, zinco e argento che la compagnia Industrias Peñoles conduce da decenni in quella zona.[1][2]

Quel che i due minatori trovano all’interno è una camera di circa 109 metri di lunghezza e un volume stimato tra 5.000 e 6.000 metri cubi. Le pareti, il pavimento e il soffitto sono interamente ricoperti da prismi di selenite trasparenti. Nessun cristallo di quella dimensione era mai stato osservato prima in natura.[1]


Cristalli di selenite da record mondiale

La selenite è una varietà di gesso (solfato di calcio diidrato, CaSO? · 2H?O), minerale comune in molte formazioni ipogee. Nella Cueva de los Cristales, i cristalli raggiungono dimensioni senza precedenti nella letteratura scientifica.[3][4]

I valori registrati parlano da soli:

  • Lunghezza massima: fino a 12–13 metri[5][3]
  • Diametro massimo: circa 4 metri[3]
  • Peso stimato dei campioni più grandi: fino a 55 tonnellate[5][3]

Non si tratta di una geoda nel senso tradizionale del termine. La camera si sviluppa lungo una faglia calcarea sovrastante una camera magmatica sotterranea situata tra 3 e 5 chilometri di profondità.[1]


Come si sono formati i cristalli di selenite: un processo lungo centinaia di migliaia di anni

La genesi di questi cristalli di selenite è ricostruita in dettaglio grazie agli studi condotti dal geologo Juan Manuel García-Ruiz dell’Università di Granada, attraverso l’analisi delle inclusioni liquide intrappolate nei cristalli stessi.[6][5]

Il meccanismo è il seguente: il magma sottostante scalda le acque sotterranee e le arricchisce di ioni solfuro. Queste acque calde entrano in contatto con acque fredde e ossigenate, senza mescolarsi per differenza di densità. L’ossigeno si diffonde lentamente, ossidando i solfuri in solfati, che precipitano dapprima come anidrite (CaSO?).[1]

Quando la temperatura complessiva della cavità scende al di sotto dei 56–58°C, l’anidrite si dissolve e il solfato di calcio ricristallizza in forma di selenite. Il ritmo di crescita è estremamente lento. Il processo si protrae per centinaia di migliaia di anni, e proprio questa lentezza spiega le dimensioni eccezionali dei cristalli.[7][5][1]


Temperature e umidità: condizioni limite per l’esplorazione speleologica

L’interno della grotta presenta condizioni ambientali che la rendono inaccessibile senza protezione adeguata. La temperatura dell’aria raggiunge i 58°C e l’umidità relativa si avvicina al 100%.[2][1]

In queste condizioni il corpo umano non riesce a smaltire il calore attraverso la sudorazione. Il limite fisiologico di permanenza senza equipaggiamento protettivo è stimato in circa 10 minuti. Oltre tale soglia il rischio di ipertermia diventa rapidamente letale.[2][1]


La tuta Tolomea e il ruolo di La Venta Esplorazioni Geografiche

Per affrontare l’ambiente della Cueva de los Cristales, l’associazione La Venta Esplorazioni Geografiche sviluppa – in collaborazione con l’azienda Ferrino – la tuta refrigerante “Tolomea”. Il dispositivo utilizza un sistema di tubi polimerici percorsi da acqua fredda distribuiti sull’intera superficie corporea, alimentati da una riserva di ghiaccio contenuta nello zaino.[8][9][2]

L’autonomia operativa della tuta è di circa 30 minuti, corrispondente al tempo necessario alla fusione completa del ghiaccio. Gli esploratori utilizzano anche respiratori con flusso d’aria fredda per rendere tollerabile la respirazione nell’aria satura di umidità calda.[10][2]

La Venta avvia il Proyecto Naica nel 2006 con l’obiettivo di documentare scientificamente la grotta e approfondire la comprensione dei processi di formazione dei cristalli di selenite. Il progetto coinvolge partner internazionali tra cui SpeleoResearch&Film e istituti di ricerca universitari.[10]


Microbi antichi nelle inclusioni liquide: la ricerca scientifica nella grotta di Naica

Le ricerche condotte nell’ambito del Proyecto Naica aprono scenari inattesi anche per la biologia. All’interno delle inclusioni liquide intrappolate nei cristalli di selenite vengono identificati microorganismi antichissimi, probabilmente rimasti isolati per decine di migliaia di anni. La scoperta contribuisce agli studi sulle forme di vita in ambienti estremi e apre interrogativi rilevanti per l’astrobiologia.[11][6]

La Cueva de los Cristales non è l’unica cavità nota nella miniera di Naica. Già nel 1910, a 120 metri di profondità, era stata trovata la Cueva de las Espadas (Grotta delle Spade), con cristalli fino a 2 metri. Nel 2000 vengono scoperte anche la Cueva del Ojo de la Reina e la Cueva de las Velas, entrambe a circa 290 metri di profondità.[7]


La chiusura della miniera e il riallagamento della grotta

Nell’ottobre del 2015 la compagnia Peñoles sospende le operazioni estrattive per allagamenti non più gestibili. I livelli più profondi della miniera, inclusa la camera dei cristalli di selenite, tornano progressivamente a riempirsi di acqua.[2]

Il riallagamento interrompe l’accesso diretto alla grotta e la possibilità di nuove esplorazioni in situ. Allo stesso tempo, però, ricrea le condizioni idrochimiche e termiche originali che avevano permesso la crescita dei cristalli. Secondo i ricercatori del Proyecto Naica, questo processo potrebbe consentire la ripresa della mineralizzazione, proteggendo a lungo termine un patrimonio geologico che le pompe della miniera avevano tenuto esposto per soli quindici anni.[10]

La Cueva de los Cristales resta oggi inaccessibile, ma il corpus di dati raccolti da La Venta e dai suoi partner continua a essere oggetto di studio e pubblicazione scientifica in tutto il mondo.[6][10]


Fonti consultate

Fonti
[1] Cave of the Crystals https://en.wikipedia.org/wiki/Cave_of_the_Crystals
[2] Naica Mine https://en.wikipedia.org/wiki/Naica_Mine
[3] Cueva de los cristales (Naica) – Wikipedia, la enciclopedia libre https://es.wikipedia.org/wiki/Cueva_de_los_cristales_(Naica)
[4] Gigantescos cristales bajo tierra en Chihuahua: Naica https://www.mexicodesconocido.com.mx/maravillas-de-naica.html
[5] La Cueva de los cristales de Naica – Mercadillo de Minas https://mercadillominerales.es/cueva-cristales-naica-selenita/
[6] Naica’s Crystal Cave Captivates Chemists https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6311688/
[7] Crystals formation – Naica, The giant Crystal’s Cave http://naica.org.mx/crystalsformation
[8] Ferrino e La Venta Esplorazioni Geografiche live streaming – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=vbXL3xPBmvU
[9] Ferrino insieme a La Venta, per “un viaggio al centro della Terra” https://outdoormagazine.it/2021/11/17/ferrino-insieme-a-la-venta-per-un-viaggio-al-centro-della-terra/
[10] Naica – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/it/naica
[11] Naica’s crystal cave captivates chemists – C&EN https://cen.acs.org/physical-chemistry/geochemistry/Naicas-crystal-cave-captivates-chemists/97/i6
[12] La grotta dei cristalli giganti, il tesoro nella miniera di Naica – Geopop https://www.geopop.it/la-grotta-dei-cristalli-giganti-il-tesoro-nella-miniera-di-naica/
[13] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[14] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[15] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Una Spedizione Speleologica nell’Ignoto della Penisola di Bomberai, West Papua
    Condividi Per giugno 2026 è aperta la call for collaborations per esplorare un sistema carsico vergine nella Papua indonesiana, con il supporto delle comunità indigene locali La Penisola di Bomberai: un Carsismo Ancora Senza Nome sulle Carte Speleologiche Per giugno 2026 è stata lanciata una call for collaborations aperta a speleologi, esploratori e scienziati interessati a partecipare a una spedizione esplorativa nella penisola di Bomberai, provincia di West Papua, Indonesia. L’ob
     

Una Spedizione Speleologica nell’Ignoto della Penisola di Bomberai, West Papua

Apríl 13th 2026 at 07:00

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Per giugno 2026 è aperta la call for collaborations per esplorare un sistema carsico vergine nella Papua indonesiana, con il supporto delle comunità indigene locali


La Penisola di Bomberai: un Carsismo Ancora Senza Nome sulle Carte Speleologiche

Per giugno 2026 è stata lanciata una call for collaborations aperta a speleologi, esploratori e scienziati interessati a partecipare a una spedizione esplorativa nella penisola di Bomberai, provincia di West Papua, Indonesia. L’obiettivo è quello di localizzare, rilevare e documentare le cavità di una regione carsica che non ha ancora ricevuto alcuna esplorazione speleologica sistematica.

La penisola di Bomberai si trova nella parte occidentale della Nuova Guinea, a sud della Penisola della Testa d’Uccello (Bird’s Head), delimitata a nord dalla Baia di Bintuni, a ovest dalla Baia di Sebakor e a sud dal Mar di Arafura. L’unico centro urbano di rilievo è la città di Fakfak, sulla costa meridionale della penisola di Onin. La porzione montana e carsica della penisola è interamente ricoperta da foresta pluviale primaria e rimane, di fatto, sconosciuta alla comunità speleologica internazionale.[1]

Il nucleo geologicamente più interessante è rappresentato dai Monti Kumawa, una dorsale costiera calcaree sul versante sud-occidentale della penisola, protetta per 1.881 km² come Riserva Naturale. Il punto più alto raggiunge i 1.654 m s.l.m. e il paesaggio carsico è maturo e intenso: doline, inghiottitoi, assenza quasi totale di corsi d’acqua superficiali nonostante le precipitazioni abbondanti.[2]


Grotte Costiere, Fiumi Sotterranei e Pozzi Verticali: la Varietà del Carso Atteso

Le comunità indigene dell’area riferiscono la presenza di cavità di diverso tipo. Tra le morfologie segnalate figurano grotte costiere, grotte fluviali, grotte nelle aree d’alta quota e profondi pozzi verticali. Si tratta di una combinazione che riflette la complessità di un carso maturo sviluppato su calcari terziari di grande spessore.

Il sottosuolo della Bomberai è dominato dalla New Guinea Limestone, una formazione di calcari eocenico-oligocenici spessi in alcuni punti oltre 3.000 m in profondità, documentata come “frequentemente cavernosa” dalle esplorazioni petrolifere del Kasuri Block. Il sollevamento tettonico dal Pliocene a oggi, combinato con piogge superiori ai 200 cm annui, ha prodotto morfologie carsiche di tipo conico (tower karst) e la probabile presenza di sistemi fluviali sotterranei di scala eccezionale.[3][4]

Il termine di paragone più diretto è offerto dalla Bird’s Head Peninsula, la penisola contigua a nord. Lì, le esplorazioni del team italiano Acheloos Geo Exploring hanno portato alla scoperta del Sistema del Fiume Aouk, con portata media di circa 50 m³/s e 6 km di sviluppo esplorato, tra i maggiori fiumi in grotta del mondo per portata. Il corso inferiore, chiamato Kladuk, rimane completamente inesplorato con una portata stimata tra 150 e 180 m³/s, potenzialmente il più grande sistema sinkhole-spring del pianeta. Sistemi analoghi potrebbero esistere anche nella Bomberai.[5]


Una Biodiversità tra le più Endemiche del Pianeta

La Nuova Guinea è la seconda isola più grande del mondo, con 785.753 km², e ospita il terzo blocco più esteso di foresta pluviale tropicale ininterrotta del pianeta. La fauna della Bomberai è tra le più endemiche in assoluto.[6][7]

Nei soli Monti Kumawa e Fakfak sono state censite 283 specie di uccelli, tra cui 14 taxa non ancora descritti, e diverse sottospecie mai denominate prima. Nei Kumawa è comune la Greater Melampitta (Megalampitta gigantea), specie specialista del carso che usa le grotte come rifugio. West Papua nel complesso conta 68 specie di uccelli endemiche, tra cui sette uccelli del paradiso.[8][9]

Nelle acque associate agli ambienti carsici della penisola vivono almeno 24 specie endemiche di pesci arcobaleno del genere Melanotaenia. Nei boschi montani dei Fakfak è presente Oninia senglaubi, una rana endemica dei microilidi. Nel 2024 sono state descritte due nuove specie di lucertola del genere Papuascincus da habitat carsici paragonabili lungo la Cordigliera Centrale della Nuova Guinea.[10][1]


Tracce Preistoriche Attese nelle Cavità

Le regioni limitrofe alla Bomberai hanno già restituito testimonianze di insediamento umano antico nelle grotte. Nella vicina Reggenza di Kaimana, ricercatori dell’Università di Groningen hanno identificato negli anni Novanta strati di abitazione preistorica nelle grotte di Kria e Toe, con datazioni al C-14 rispettivamente di circa 8.000 e oltre 10.000 anni fa. I reperti includevano utensili litici, ami e aghi in osso, resti faunistici e resti umani.[11]

L’area della Bomberai si trova lungo la rotta di migrazione preistorica che ha portato Homo sapiens dall’Asia sudorientale verso l’Australia. In Indonesia, l’arte rupestre più antica del mondo è stata datata a 67.800 anni fa in una grotta dell’isola di Muna (Sulawesi). La possibilità che le grotte della Bomberai celino arte rupestre o depositi paleontologici è concreta, e nessuna esplorazione sistematica è stata ancora condotta nella regione.[12][13][14]


Comunità Indigene come Partner dell’Esplorazione

La spedizione è strutturata in collaborazione diretta con le comunità indigene locali, che hanno espresso interesse per lo sviluppo di un ecotourismo in piccola scala. L’approccio è coerente con le pratiche consolidate in West Papua: il modello ecotouristico del villaggio di Malagufuk e la gestione comunitaria della Marine Protected Area della Bird’s Head Seascape dimostrano che la co-gestione con le comunità funziona nella regione.[15][16]

Le caverne hanno valore spirituale profondo nelle tradizioni papuane. Nella Bird’s Head, le popolazioni Mej Mare e Mej Prat associano la mitologia degli antenati a un “mondo sotterraneo” chiamato Worn’su, legato ai fiumi sotterranei. L’esplorazione rispettosa del protocollo adat non è quindi solo un obbligo normativo: è una condizione culturale necessaria per accedere a questi luoghi.[5]


Il Quadro Normativo per i Ricercatori Stranieri

Tutti i ricercatori stranieri che operano in Indonesia sono tenuti per legge a ottenere il Surat Ijin Penelitian (permesso di ricerca) e il visto di ricerca E29 tramite il BRIN (Agenzia Nazionale per la Ricerca e l’Innovazione), con la sponsorizzazione obbligatoria di un’istituzione indonesiana. Per le attività nelle aree protette, come la Riserva Naturale dei Monti Kumawa, è richiesto anche il SIMAKSI (permesso di accesso alle aree di conservazione).[17][18][19]

Gli organizzatori della spedizione hanno già previsto la partnership con detentori locali di permessi esperti, per garantire sicurezza e coordinamento. La call è aperta a speleologi esperti, naturalisti, archeologi, fotografi e a chiunque abbia la capacità e la motivazione di operare in un territorio remoto, nel rispetto delle comunità locali e della normativa nazionale indonesiana.


Chi Vuole Partecipare

La call è rivolta a speleologi con competenze tecniche su corda (SRT), in acqua e nella documentazione topografica; a scienziati con specializzazioni in biologia, erpetologia, archeologia, paleontologia o entomologia; e più in generale a esploratori con capacità di trekking in terreno difficile e approccio interculturale. Per manifestare interesse è possibile contattare direttamente gli organizzatori attraverso i canali social indicati nella pubblicazione originale della call.


Fonte: Facebook

https://www.facebook.com/share/p/14fDkRDV1D8/?mibextid=wwXIfr

Fonti consultate

Fonti
[1] Bomberai Peninsula – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Bomberai_Peninsula
[2] Kumawa Mountains https://en.wikipedia.org/wiki/Kumawa_Mountains
[3] Exploring the Jurassic of the Bomberai Peninsula, West Papua, by … https://www.searchanddiscovery.com/abstracts/html/2012/90155ice/abstracts/wo.htm
[4] THE GEOLOGY OF WESTERN PAPUA https://www.publish.csiro.au/aj/aj67008
[5] News: Exploring Large River Caves in West Papua – Darkness Below https://darknessbelow.co.uk/news-exploring-large-river-caves-in-west-papua/
[6] New Guinea – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/New_Guinea
[7] Bird’s Head and Bomberai Peninsulas of Indonesian Papua https://www.esa.int/Applications/Observing_the_Earth/Bird_s_Head_and_Bomberai_Peninsulas_of_Indonesian_Papua
[8] Avifaunas of the Kumawa and Fakfak Mountains, … https://boc-online.org/bulletins/downloads/BBOC1354-Diamond.pdf
[9] Where to watch birds and wildlife in WEST PAPUA https://www.wheretowatchbirdsandotherwildlifeintheworld.co.uk/westpapua.html
[10] Gold in the mountains: Striking new species of Papuascincus (Sphenomorphini: Scincidae) from New Guinea https://vertebrate-zoology.arphahub.com/article/112782/download/pdf/
[11] Indonesian New Guinea Inhabited For More Than Ten Thousand … https://www.eurekalert.org/news-releases/1015878
[12] World’s oldest known rock art predates modern humans’ entrance … https://www.livescience.com/archaeology/worlds-oldest-known-rock-art-predates-modern-humans-entrance-into-europe-and-it-was-found-in-an-indonesian-cave
[13] World’s oldest cave art discovered in Indonesia’s Muna island https://www.aljazeera.com/news/2026/1/22/worlds-oldest-cave-art-discovered-in-indonesias-muna-island
[14] Exploratory expedition to unexplored karst region in West Papua … https://www.facebook.com/groups/5528904818/posts/10164167557969819/
[15] Here Are 3 Ecotourism Spots to Visit in Papua https://econusa.id/en/ecodefender/here-are-3-ecotourism-spots-to-visit-in-papua/
[16] The Bird’s Head Seascape Marine Protected Area network—Preventing biodiversity and ecosystem service loss amidst rapid change in Papua, Indonesia https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1111/csp2.393
[17] Research Permit and Visa Information for FOREIGN … https://www.aifis.org/research-permit-and-visa-information-for-americans
[18] Indonesia: permits for foreign researchers https://australiaindonesia.com/wp-content/uploads/2019/09/Indonesia-permits-for-foreign-researchers.pdf
[19] BRIN-Research-Permit-for-Foreign-Science-Technology- … https://www.ifi-id.com/wp-content/uploads/2024/12/BRIN-Research-Permit-for-Foreign-Science-Technology-Institutions-and-Foreigners-in-Indonesia-June-2022.pdf
[20] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[21] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[22] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Il Respiro Tossico della Terra: le grotte sulfuree della Grecia alla scoperta scientifica
    Condividi Una spedizione internazionale ha esplorato e documentato le grotte ipogene del Geopark UNESCO Vikos–Aoos in Epiro, portando alla luce nuove morfologie, dati geochimici e un ecosistema sotterraneo alimentato da reazioni chimiche anziché dalla luce solare. Grotte ipogeniche nel cuore del Geopark UNESCO Vikos–Aoos Il Geopark UNESCO Vikos–Aoos, nel nord-ovest della Grecia, è noto al grande pubblico per la Gola di Vikos — riconosciuta dal Guinness dei Primati come la più profo
     

Il Respiro Tossico della Terra: le grotte sulfuree della Grecia alla scoperta scientifica

Apríl 11th 2026 at 11:00

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Una spedizione internazionale ha esplorato e documentato le grotte ipogene del Geopark UNESCO Vikos–Aoos in Epiro, portando alla luce nuove morfologie, dati geochimici e un ecosistema sotterraneo alimentato da reazioni chimiche anziché dalla luce solare.


Grotte ipogeniche nel cuore del Geopark UNESCO Vikos–Aoos

Il Geopark UNESCO Vikos–Aoos, nel nord-ovest della Grecia, è noto al grande pubblico per la Gola di Vikos — riconosciuta dal Guinness dei Primati come la più profonda al mondo in rapporto alla propria larghezza — e per i paesaggi alpini del Monte Smolikas.

Meno visibile, ma altrettanto significativo, è il patrimonio geologico nascosto sotto le creste e le valli del parco.[1]

Sotto i massicci calcarei dell’Epiro si sviluppa una rete di grotte ipogene, forgiate non dall’acqua piovana che scende dall’alto, ma da fluidi profondi che salgono dal basso.

Queste grotte sono tra i sistemi sotterranei meno compresi e meno esplorati della Terra.

La loro formazione è legata all’ossidazione del solfuro di idrogeno (H?S) vicino alla falda acquifera: l’H?S si trasforma in acido solforico (H?SO?), che corrode la roccia carbonatica producendo gallerie sinuose o labirintiche, con sviluppo prevalentemente orizzontale e senza connessione diretta con la superficie.[2][3]

Il risultato morfologico è un insieme di strutture peculiari: cupole al soffitto, nicchie murali, corrosion tables, passaggi ciechi e sulfuric karren — forme che conservano la memoria di regimi idrogeologici precedenti l’attuale paesaggio.[4][5]


La spedizione “Sulfur Caves – Epirus 2025”

Nel luglio 2025 il Dipartimento di Geologia dell’Università Aristotele di Salonicco ha condotto la spedizione “Sulfur Caves – Epirus 2025”, in collaborazione con il Geopark UNESCO Vikos–Aoos. Il coordinamento scientifico era affidato a Georgios Lazaridis e Christos Stergiou; la documentazione fotografica a Sotiris Kountouras.[5]

L’obiettivo era duplice: studiare i sistemi ipogeni già noti e individuare nuovi siti non ancora documentati lungo il fiume Sarantaporos, il cui basso livello estivo delle acque consente l’accesso alle grotte. I principali sistemi esaminati sono stati il complesso Kavasila–Pixaria e la grotta Skordili (nota anche come Sulfur Cave), quest’ultima situata al confine greco-albanese.[5]

Il rilievo topografico tradizionale è stato integrato con scansione LiDAR terrestre in 3D, che ha permesso di catturare le morfologie dei soffitti e le relazioni verticali tra le camere con una risoluzione impossibile da raggiungere sul campo. Sono stati prelevati campioni mineralogici e rivestimenti murali nei siti in cui le norme di conservazione lo consentivano. I parametri ambientali — concentrazioni di H?S e CO? — venivano misurati in tempo reale per garantire la sicurezza degli operatori.[5]


Dati morfometrici e geochimici: cosa rivelano le grotte

L’analisi morfometrica ha prodotto dati di rilievo. Il sistema Kavasila raggiunge una densità dei passaggi di 380,6 km/km², con copertura areale del 65,6%; Pixaria mostra 305,2 km/km² e 56,6%. Questi valori sono coerenti con uno sviluppo in regime confinato, secondo il modello speleogenetico di Klimchouk.[5]

Le analisi isotopiche del zolfo nelle grotte di speleogenesi solforica dell’Epiro mostrano valori ?³?S medi di circa –26‰, plausibilmente correlati agli idrocarburi e all’attività batterica. Le inclusioni fluide nella calcite spatifera dell’area mostrano temperature di omogenizzazione con picco a 280°C, indicazione di una fase speleogenetica precoce in ambiente idrotermale profondo. Tra i minerali identificati figurano gesso (CaSO?·2H?O), orpimento (As?S?), tamarugite e pickeringite.[6][2]


Fotografare nell’atmosfera tossica: condizioni estreme sul campo

La documentazione fotografica in queste grotte pone sfide che vanno ben oltre la tecnica. Nei passaggi esplorati durante la spedizione del luglio 2025 l’aria presentava un forte odore solforoso, spesso accompagnato da una sensazione di soffocamento che limitava sia il tempo di permanenza che la resistenza fisica degli operatori.[5]

Le temperature elevate e le gallerie contorte rendevano impossibile il riposizionamento delle luci o dei treppiedi. In alcuni tratti la fotografia era praticabile da una sola postura fissa, senza alcuna possibilità di variare l’angolazione. Ogni scatto richiedeva pianificazione preventiva e tolleranza fisica. Le condizioni ambientali hanno condizionato il risultato visivo tanto quanto le scelte artistiche.[5]


Un ecosistema nel buio solforoso: la vita nelle grotte ipogeniche

Anche nelle condizioni chimicamente più estreme, la vita trova spazio. Le grotte ipogeniche del Vikos–Aoos ospitano una comunità biologica che non dipende dalla fotosintesi, ma dalla chemioautotrofia: batteri ossidanti il zolfo producono biofilm sulle pareti che sostengono l’intera rete trofica sotterranea.[7][8]

Nella grotta Skordili è stata documentata una delle scoperte biologiche più rilevanti degli ultimi anni. Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista Subterranean Biology descrive una mega-colonia di ragni composta da circa 69.000 individui di Tegenaria domestica e circa 42.000 di Prinerigone vagans, con una tela totale di oltre 100 m² — la prima struttura coloniale documentata per queste due specie. Le analisi isotopiche hanno confermato che la rete trofica è alimentata dalla produzione primaria dei biofilm microbici. I profili del DNA indicano che le popolazioni cavernicole sono geneticamente distinte dai conspecifici di superficie, segno di adattazione rapida all’oscurità e all’atmosfera tossica.[8][9]


Euscorpius sulfur: lo scorpione endemico delle grotte sulfuree

Nel 2023 la rivista Euscorpius (No. 376) ha pubblicato la descrizione di una nuova specie di scorpione cavernicolo: Euscorpius sulfur sp. n. (Scorpiones: Euscorpiidae), endemica delle grotte solforiche di Albania e Grecia nord-occidentale. Gli autori sono František Kova?ík, Marek Audy, Serban M. Sarbu e Victor Fet.[10]

La specie misura tra 28 e 35 mm, presenta colorazione giallo-rossastra e telson giallo. A differenza di quanto atteso per un animale cavernicolo, non mostra caratteri troglomorfici evidenti — gli occhi sono presenti e la pigmentazione è conservata. Il nome specifico sulfur deriva direttamente dalla Sulfur Cave, la grotta albanoca-greca che ne è la località tipo.[11][12]


Grotte ipogeniche e geoconservazione in area UNESCO

L’importanza di queste grotte supera il dato puramente esplorativo. In un’area tutelata come il Geopark UNESCO Vikos–Aoos, i sistemi ipogeni aggiungono una dimensione sotterranea alla conservazione del patrimonio geologico: dimostrano che la geodiversità non si ferma alla superficie del suolo.[1][5]

Le morfologie cavernicole conservano archivi di processi idrogeologici profondi che precedono il paesaggio attuale. I biofilm microbici potrebbero ospitare metabolismi rilevanti per la ricerca in astrobiologia. La spedizione del luglio 2025 non ha chiuso l’esplorazione del sottosuolo di Vikos–Aoos, ma ha aggiunto nuovi tasselli — passaggi inediti, dati raffinati, immagini che traducono il tempo geologico in forma visiva — a un archivio scientifico in costruzione.[5]


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Fonti consultate

Fonti
[1] Vikos – Aoos UNESCO Global Geopark https://www.unesco.org/en/iggp/vikos-aoos-unesco-global-geopark
[2] Sulfuric acid speleogenesis in Greece https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/13668
[3] Hypogene Cave Morphologies https://karstwaters.org/wp-content/uploads/2015/04/SP18_Hypogene1.pdf
[4] 2017VattanoetalSicilySpringerHypogeneKarstBook http://alpespeleo.fr/com/comdiv/papier/2017/2017%20Vattano%20et%20al%20Sicily%20Springer%20Hypogene%20Karst%20Book%20p%20199-209.pdf
[5] Session: Hypogene Speleogenesis – Geological Society of America https://gsameetings.secure-platform.com/connects25/solicitations/103002/sessiongallery/schedule/items/95076/application/9962
[6] The first cave occurrence of orpiment (As?S?) from the sulfuric acid caves of Aghia Paraskevi (Kassandra Peninsula, N. Greece) https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1000&context=ijs
[7] An extraordinary colonial spider community in Sulfur Cave (Albania … https://archive.org/details/extraordinaryco53urak
[8] An extraordinary colonial spider community in Sulfur Cave (Albania/Greece) sustained by chemoautotrophy https://subtbiol.pensoft.net/article_preview.php?id=162344
[9] 111000-spider colony weaves record web in Greece cave https://www.jpost.com/science/article-872957
[10] Euscorpius sulfur sp. n. (Scorpiones: Euscorpiidae), a new cave scorpion from Albania and northwestern Greece https://mds.marshall.edu/euscorpius/vol2023/iss376/1/
[11] Euscorpius sulfur, Kova?ík & Audy & Sarbu & Fet, 2023 https://tb.plazi.org/GgServer/html/03848B6BFFE9A457FECEFB13FDFBFAD9
[12] A new cave dwelling Euscorpius from Albania and Northwestern Greece https://scorpion-files.blogspot.com/2023/08/a-new-cave-dwelling-euscorpius-from.html
[13] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[14] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[15] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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