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Grotte di Barcis, due visite autunnali nel sottosuolo della Valcellina

Október 9th 2026 at 10:00

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Le Grotte di Barcis saranno visitabili il 24 ottobre e l’8 novembre 2026 con le guide del Parco Dolomiti Friulane. Il percorso attraverserà la Forra del Cellina e i rami superiori della Grotta della Vecchia Diga, un complesso studiato da oltre settant’anni.

Grotte di Barcis: le escursioni del 24 ottobre e dell’8 novembre

Il Parco Naturale Dolomiti Friulane propone due geoescursioni alle Grotte di Barcis, in programma sabato 24 ottobre e domenica 8 novembre 2026. Il ritrovo è fissato alle ore 9 al Centro visite di Barcis, in località Ponte Antoi. Accompagneranno i partecipanti Antonio Cossutta e Paolo De Nardo. Le attività dureranno circa sei ore e richiedono la prenotazione attraverso il sito del Parco. [web:40][web:3]

Le due giornate porteranno il pubblico in un ambiente non attrezzato per il turismo ordinario. La proposta combina escursionismo, osservazione geologica e speleologia. L’itinerario comprende la strada storica della Valcellina, un sentiero ripido e la progressione nei settori superiori della cavità. [web:40][web:3]

Dalla Forra del Cellina alle Grotte di Barcis

Dal Centro visite il gruppo percorrerà la vecchia strada della Valcellina fino alla Vecchia Diga. Il tragitto attraversa la forra incisa dal torrente Cellina nei calcari di scogliera del Cretaceo. Le pareti e il corso d’acqua permettono di osservare il rapporto tra struttura delle rocce ed erosione fluviale. [web:40]

La Vecchia Diga rappresenta il primo sbarramento costruito sul Cellina per alimentare la produzione idroelettrica della centrale di Malnisio. Da questo punto parte il sentiero che raggiunge l’ingresso delle grotte, ai piedi di una parete rocciosa. Il dislivello complessivo in salita indicato dagli organizzatori è di 140 metri. [web:40][web:3]

Il percorso unisce così due aspetti della storia della valle. Da una parte si osservano gli ambienti modellati dall’acqua. Dall’altra si incontrano le opere realizzate per utilizzarne l’energia. [web:40]

Grotte di Barcis: la visita nei rami superiori

La visita si svolgerà nelle gallerie superiori, che hanno un andamento quasi orizzontale. Il gruppo attraverserà diversi ambienti fino a una sala con un pozzo collegato ai settori profondi. La discesa in questi rami non fa parte dell’escursione. [web:40][web:3]

Le Grotte di Barcis non sono attrezzate e la visita proposta dal Parco prevede l’accompagnamento delle guide. Due tratti sono stretti. Il contatto con il terreno e le superfici della cavità può sporcare gli indumenti. Sono richiesti pantaloni lunghi, felpa e scarponcini, questi ultimi obbligatori. L’attrezzatura comprende casco e lampada frontale, disponibili anche a noleggio sul posto. [web:40][web:3]

Tariffe e prenotazioni per le Grotte di Barcis

La quota di partecipazione è di 25 euro per gli adulti. La tariffa ridotta è di 13 euro per i ragazzi sotto i 12 anni e per le persone con più di 70 anni. Il noleggio dell’attrezzatura costa 5 euro a persona. [web:40][web:3]

Le prenotazioni sono obbligatorie e si effettuano dalle schede delle due attività sul sito del Parco Naturale Dolomiti Friulane. Per informazioni sono indicati i contatti delle guide: Antonio Cossutta, 329 6872503, e Paolo De Nardo, 333 8876626. [web:40][web:3]

Grotta della Vecchia Diga: una visita legata alla ricerca speleologica

Le escursioni interessano il complesso conosciuto anche come Grotta della Vecchia Diga o Grotte della Valcellina. La scheda del Catasto storico riporta 1.388 metri di sviluppo, 82 metri di profondità e due ingressi. Le dimensioni descrivono l’insieme dei percorsi conosciuti, non la lunghezza dell’itinerario aperto ai partecipanti. [web:5]

Il sistema è stato studiato attraverso esplorazioni terrestri e speleosubacquee, ricerche idrogeologiche e indagini sulla fauna sotterranea. L’Unione Speleologica Pordenonese ha inoltre utilizzato la cavità per la didattica. Nel 2013 ha raccolto questo patrimonio di conoscenze nel volume «Le acque del Cellina e la Grotta della Vecchia Diga». Le visite autunnali si inseriscono nella valorizzazione di un ambiente che mantiene insieme interesse scientifico, storia locale e conoscenza del territorio. [web:11][web:32]

Fonti online dell’articolo

  • Parco Naturale Dolomiti Friulane, «Le grotte di Barcis», scheda del 24 ottobre 2026: https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/le-grotte-di-barcis/
  • Parco Naturale Dolomiti Friulane, «Avventura speleologica», scheda dell’8 novembre 2026: https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/avventura-speleologica/
  • Catasto storico delle grotte, cavità 786, «Grotte della Valcellina»: https://www.catastogrotte.it/grotta/786
  • Portale di Barcis, «Grotta della Vecchia Diga»: https://www.barcis.fvg.it/Grotta-della-Vecchia-Diga.111.0.html
  • Commissione Grotte «Eugenio Boegan», «Progressione», n. 61, recensione del volume sulle acque del Cellina: https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2017/08/Progressione_061.pdf

Ricerche speleologiche nelle Grotte di Barcis: storia, acque sotterranee e biodiversità della Vecchia Diga

Una relazione sul complesso carsico della Valcellina, dalle esplorazioni avviate negli anni Cinquanta alle risalite oltre il sifone, agli studi biospeleologici e geofisici. Le Grotte di Barcis rappresentano un punto d’incontro tra ricerca del sottosuolo, gestione dell’acqua e divulgazione ambientale.

Grotte di Barcis e Grotta della Vecchia Diga: l’identità del complesso carsico

L’espressione Grotte di Barcis, utilizzata nel programma delle escursioni, indica in questo contesto il complesso della Vecchia Diga. Nella documentazione speleologica compare anche il nome Grotte della Valcellina. I riferimenti catastali sono 786 per il catasto regionale e 327 per quello storico friulano. Questi identificativi permettono di collegare descrizioni, rilievi e bibliografia della stessa cavità. [web:5][web:11]

La grotta si apre sulla destra orografica del torrente Cellina, in corrispondenza della vecchia presa idroelettrica. La scheda storica registra due ingressi e un sistema di gallerie intercomunicanti. Lo sviluppo riportato è di 1.388 metri. La profondità e il dislivello indicati sono di 82 metri. [web:5]

Lo sviluppo esprime la lunghezza complessiva dei percorsi rilevati. Non coincide con la distanza in linea retta tra ingresso e fondo. Una cavità prevalentemente orizzontale può quindi comprendere pozzi, camini e tratti allagati. Nella Vecchia Diga questa articolazione distingue nettamente il settore della visita guidata dalle parti raggiunte attraverso attività esplorative specialistiche. [web:5][web:40]

Geologia delle Grotte di Barcis: dai calcari cretacici alle gallerie sotterranee

Il paesaggio della Forra del Cellina è inciso in calcari di scogliera del Cretaceo. Si tratta di rocce formate in un antico ambiente marino. La cavità permette di osservare questa origine anche attraverso i fossili. Il portale turistico Pordenone With Love segnala numerose rudiste nel settore denominato Corridoio dei Fossili. [web:40][web:12]

Le rudiste erano molluschi bivalvi marini. Vivevano soprattutto in acque poco profonde e contribuirono alla formazione di accumuli carbonatici e scogliere. Il loro riconoscimento aiuta a interpretare l’ambiente nel quale si depositarono i sedimenti poi trasformati in roccia. [web:47]

La nascita delle gallerie appartiene a una fase diversa dalla formazione del calcare. Il carsismo comprende i processi legati all’azione solvente dell’acqua sulle rocce. L’acqua di infiltrazione percorre le discontinuità e può ampliare progressivamente i passaggi. Quando le condizioni favoriscono la deposizione del carbonato di calcio, si formano concrezioni come stalattiti e stalagmiti. [web:57]

Nella Vecchia Diga la descrizione catastale evidenzia il controllo esercitato dalla stratificazione. Le volte di molte gallerie seguono le superfici degli strati. Oltre il sifone è descritta anche una galleria d’interstrato, incisa da un meandro. Queste forme collegano l’architettura della grotta alla struttura del massiccio roccioso e alla circolazione dell’acqua. [web:5]

Prime esplorazioni delle Grotte di Barcis: Corradino Corrado e gli studi sulla valle

La storia documentata della cavità prende avvio nei primi anni Cinquanta. L’ingegnere Corradino Corrado la individuò durante gli studi sul carsismo collegati alla costruzione della diga di Barcis. L’origine dell’interesse per la grotta fu quindi anche applicativa. Conoscere i percorsi dell’acqua nel calcare aveva un significato concreto per le opere della valle. [web:11][web:12]

La bibliografia catastale registra il contributo di Corrado «Le Grotte della bassa Valcellina», pubblicato nel 1953 nella Rivista mensile del CAI. Riporta inoltre «Le Grotte della Valcellina» di Silvano Mosetti, presentato negli atti del VI Congresso nazionale di speleologia e pubblicato nel 1956. Questi lavori collocano le prime esplorazioni all’interno della ricerca speleologica regionale e nazionale. [web:5]

La prosecuzione degli studi coinvolse diversi gruppi. Nella documentazione ricorrono il Gruppo Triestino Speleologi, l’Unione Speleologica Pordenonese e il Gruppo Speleologico Sacile. La conoscenza della Vecchia Diga si è costruita attraverso contributi successivi: ricognizioni, rilievi, immersioni e risalite. [web:5]

Morfologia delle Grotte di Barcis: gallerie superiori e settore attivo

Il complesso comprende ambienti che differiscono per forma e rapporto con l’acqua. I rami superiori presentano gallerie intercomunicanti. Nei settori più bassi si incontra un lago-sifone. Oltre questo passaggio allagato si sviluppano ambienti percorsi da un corso d’acqua che alimenta il sifone stesso. [web:5]

La descrizione del ramo ascendente segnala una breve galleria, un laghetto poco profondo e una successione di caverne. In una di esse una cascata proviene da un camino laterale. Più avanti compare una galleria che, nelle condizioni normali descritte, non è percorsa dall’acqua. Il meandro prosegue invece con salti e cambi di direzione. [web:5]

Questa successione spiega perché lo studio della grotta richieda tecniche diverse. Le gallerie superiori consentono osservazioni e rilievi terrestri. Il sifone richiede competenze speleosubacquee. I camini impongono risalite verticali. Ogni settore aggiunge informazioni sulla geometria del sistema e sui suoi rapporti con l’acqua. [web:5]

Speleosubacquea nelle Grotte di Barcis: il sifone come passaggio esplorativo

Il sifone costituisce uno dei punti centrali nella storia esplorativa della Vecchia Diga. Il suo superamento ha consentito l’accesso al ramo attivo e alle gallerie ascendenti. Le indagini speleosubacquee hanno quindi ampliato la conoscenza della cavità oltre gli ambienti raggiungibili senza immersione. [web:5][web:11]

La bibliografia conserva riferimenti specifici a queste attività. Nel 1990 Daniele Cirillo pubblicò «Attività speleosubacquee. Nuove prospettive esplorative» su «Esplorare». Nel 1994 Mauro Perotti firmò «Attività recenti speleosubacquee nella grotta Vecchia Diga (786/327 FR) – Barcis (PN)», apparso su «Speleologia», numero 30, alle pagine 96-97. Un ulteriore contributo di Cirillo sulle esplorazioni regionali compare nel volume «Speleologia Subacquea» del 1996. [web:5]

Il valore di queste esplorazioni non si misura soltanto nei metri aggiunti. L’accesso oltre il sifone permette di osservare il corso d’acqua sotterraneo, i suoi apporti laterali e la successione degli ambienti. La topografia assume così anche una funzione idrogeologica. [web:5]

Risalite e nuovi rami delle Grotte di Barcis tra il 1989 e il 1995

La scheda catastale riprende una cronaca esplorativa pubblicata nell’edizione speciale di «Esplorare» del 1995. Nel 1989 M. Camuccio, del Gruppo Speleologico Sacile, affrontò la risalita di un camino poco oltre il sifone. L’attenzione si spostò quindi anche verso le prosecuzioni verticali del settore interno. [web:5]

Nel 1991 D. Cirillo e G. Puppi, dell’Unione Speleologica Pordenonese, insieme a G. Zamparo del Lindner, rilevarono circa 30 metri di uno stretto meandro laterale. Il ramo presentava una corrente d’aria e un arrivo d’acqua. L’esplorazione fu interrotta dall’arrivo di una piena. L’episodio documenta la variabilità idrologica della cavità. [web:5]

Nel gennaio 1992 D. Cirillo, con G. Dagiat, S. Candida e M. D’Andrea, iniziò la risalita del camino terminale. Il lavoro venne concluso nel 1995 da M. Perotti, F. Tracanelli e M. Mazzolo. Dopo 35 metri di arrampicata artificiale, gli esploratori raggiunsero la base di un altro vasto camino. [web:5]

La sequenza mostra un’attività sviluppata su più anni. Una prosecuzione veniva individuata, affrontata e poi ripresa da squadre successive. Anche una grotta conosciuta da decenni poteva offrire nuovi ambienti, soprattutto nei punti dove acqua, strettoie e verticalità rendevano più impegnativa l’esplorazione. [web:5]

Idrogeologia delle Grotte di Barcis: leggere il percorso delle acque

L’acqua collega la grotta al paesaggio della Valcellina. La descrizione catastale segnala un sistema nel quale il lago-sifone raccoglie e smaltisce gli apporti del ramo interno. Oltre il passaggio allagato, il corso d’acqua e la cascata laterale mostrano che l’alimentazione non dipende da un solo condotto. [web:5]

Sul pavimento di alcune gallerie sono stati osservati detriti levigati e ciottoli di varie dimensioni. La scheda descrive anche depositi conglomeratici. Questi materiali costituiscono elementi utili per ricostruire il trasporto sedimentario e l’evoluzione dei passaggi. La lettura della grotta comprende quindi sia le forme scavate nella roccia sia ciò che l’acqua ha depositato. [web:5]

La piena incontrata nel 1991 offre un riferimento concreto al comportamento dinamico del sistema. Gallerie e meandri non sono ambienti idrologicamente immutabili. Le osservazioni effettuate durante le esplorazioni contribuiscono a riconoscere le condizioni nelle quali l’acqua occupa o attraversa i diversi settori. [web:5]

Questo interesse prosegue il legame originario tra indagine speleologica e studio della valle. Le ricerche iniziali nacquero nel contesto delle opere idrauliche. La monografia del 2013 ha poi riunito storia degli impianti, geologia, geomorfologia e conoscenza del sottosuolo attorno al tema delle acque del Cellina. [web:11][web:32]

Biospeleologia nelle Grotte di Barcis: la fauna degli ambienti ipogei

Le ricerche nella Vecchia Diga comprendono anche la biospeleologia, cioè lo studio della vita negli ambienti sotterranei. La recensione del volume del 2013 pubblicata su «Progressione» segnala l’individuazione di sedici specie troglobie nelle grotte. Il dato appartiene al quadro delle conoscenze raccolte dalla monografia. [web:32]

Gli organismi troglobi sono adattati alla vita sotterranea. Negli animali cavernicoli possono comparire depigmentazione, riduzione degli occhi e allungamento delle appendici. Buio, umidità e limitate escursioni termiche contribuiscono a definire le condizioni ecologiche di questi ambienti. [web:54][web:57]

La bibliografia della cavità comprende studi sui collemboli, sugli isopodi e su altri artropodi ipogei. Registra inoltre contributi sui chirotteri delle grotte della provincia di Pordenone. La diversità dei temi mostra che l’interesse naturalistico non riguarda una sola categoria di animali. [web:5]

La ricerca biologica aggiunge una dimensione diversa a quella esplorativa. Un piccolo deposito, una zona umida o una fessura possono avere interesse anche quando non conducono a nuove gallerie. Conoscere l’ambiente sotterraneo significa quindi considerare insieme morfologia, acqua e organismi. [web:5][web:57]

Geofisica nelle Grotte di Barcis: la stazione clinometrica

La Vecchia Diga ha ospitato anche attività di ricerca geofisica. La cronaca dell’Unione Speleologica Pordenonese riferisce che nel 1989 l’Istituto di Geofisica dell’Università di Trieste riprese lo studio clinometrico nella cavità. Gli speleologi collaboravano con un impegno settimanale. [web:31]

La bibliografia catastale registra inoltre «La stazione clinometrica di Barcis», un contributo di M. Zadro pubblicato nel 1990 su «Esplorare», alle pagine 50-53. Questo riferimento documenta l’utilizzo della grotta anche come sede di osservazioni strumentali. [web:5]

Un clinometro, o inclinometro, misura un’inclinazione. Il principio consente di seguire variazioni dell’orientamento del supporto sul quale lo strumento è collocato. Il filone geofisico resta distinto dagli studi sulle acque e dagli avanzamenti esplorativi, pur utilizzando lo stesso ambiente sotterraneo. [web:49][web:31]

Didattica speleologica nelle Grotte di Barcis: il ruolo dell’Unione Pordenonese

L’Unione Speleologica Pordenonese ha affiancato alla ricerca un’attività di divulgazione. La cronaca storica del gruppo descrive il progetto «Grotta didattica Vecchia Diga». L’obiettivo era valorizzare la cavità per un turismo soprattutto scolastico, con attenzione alle esigenze ecologiche del luogo. [web:31]

Il progetto proponeva un rapporto diretto tra visitatore e ambiente ipogeo. La grotta non era soltanto un luogo da attraversare. Diventava uno spazio nel quale spiegare fenomeni carsici, osservare le rocce e conoscere il lavoro degli speleologi. Il portale di Barcis conferma questa funzione di centro per la didattica speleologica della Valcellina. [web:31][web:11]

Le escursioni del 2026 conservano una distinzione precisa tra visita e ricerca specialistica. Il pubblico percorre i rami superiori con le guide. I settori profondi, i sifoni e le risalite restano fuori dal programma. Questa organizzazione consente di presentare la cavità attraverso un itinerario delimitato, senza confonderlo con un’esplorazione dell’intero sistema. [web:40][web:3]

La monografia sulle Grotte di Barcis: un patrimonio di ricerca multidisciplinare

Nel 2013 l’Unione Speleologica Pordenonese pubblicò «Le acque del Cellina e la Grotta della Vecchia Diga». La recensione della Commissione Grotte «Eugenio Boegan» indica un volume di 202 pagine. L’opera comprende capitoli sulla storia della Valcellina, sull’ingegneria idraulica, sulle prime esplorazioni, sulla geologia e sulla geomorfologia. Affronta inoltre biospeleologia, promozione e valorizzazione. [web:32]

Fotografie, mappe, disegni e diagrammi accompagnano il testo. Sei appendici approfondiscono le caratteristiche storico-tecniche delle grotte e del territorio. La bibliografia è organizzata per temi e comprende anche riferimenti a risorse online. [web:32]

Il filo conduttore è l’acqua del Cellina. La scelta collega le opere in superficie ai fenomeni carsici e alle indagini nel sottosuolo. Il complesso della Vecchia Diga viene così presentato come parte della storia ambientale della valle, non come una cavità separata dal territorio circostante. [web:11][web:32]

Grotte di Barcis nel contesto carsico di Montelonga e della Valcellina

La ricerca locale comprende anche altre cavità, che vanno mantenute distinte dalla Vecchia Diga. La cronaca dell’Unione Speleologica Pordenonese ricorda le esplorazioni in Montelonga, nei pressi di Barcis. Nel 1983 fu disceso un inghiottitoio con tre lunghi pozzi, fino a circa 200 metri di profondità. La cavità venne dedicata a Maurizio Vazzoler. [web:31]

Nel 1984 gli speleologi esplorarono l’Abisso Barcis, descritto allora con una profondità di circa 130 metri. L’anno successivo una diramazione ne aumentò la profondità di alcune decine di metri. Questi dati appartengono alla cronaca di quelle campagne e descrivono sistemi diversi dalle Grotte della Vecchia Diga. [web:31]

Il confronto chiarisce la varietà della speleologia nel territorio. Ai sistemi con prevalente andamento orizzontale si affiancano abissi verticali. Le ricerche hanno quindi richiesto prospezioni in superficie, discese di pozzi, rilievi, risalite e immersioni. La Vecchia Diga rappresenta uno dei luoghi nei quali questa esperienza si è intrecciata più direttamente con studio scientifico e didattica. [web:31][web:5][web:11]

Fonti online e bibliografia della relazione sulle Grotte di Barcis

  • Catasto storico delle grotte, «Grotte della Valcellina», scheda 786/327: dati dimensionali, descrizione, cronologia esplorativa e bibliografia. https://www.catastogrotte.it/grotta/786
  • Portale di Barcis, «Grotta della Vecchia Diga»: storia, attività scientifica e didattica, volume del 2013. https://www.barcis.fvg.it/Grotta-della-Vecchia-Diga.111.0.html
  • Pordenone With Love, «La Grotta della Vecchia Diga»: inquadramento territoriale e Corridoio dei Fossili. https://www.pordenonewithlove.it/it/cosa-fare/natura/parchi/la-grotta-della-vecchia-diga
  • Unione Speleologica Pordenonese, cronaca storica tratta da «Esplorare», n. 1, ottobre 1990: progetto didattico, collaborazione geofisica e attività in Montelonga. https://users.libero.it/expo.pn/usp0.htm
  • Commissione Grotte «Eugenio Boegan», «Progressione», n. 61: recensione di «Le acque del Cellina e la Grotta della Vecchia Diga», Unione Speleologica Pordenonese, 2013, 202 pagine. https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2017/08/Progressione_061.pdf
  • Parco Naturale Dolomiti Friulane, visita del 24 ottobre 2026. https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/le-grotte-di-barcis/
  • Parco Naturale Dolomiti Friulane, visita dell’8 novembre 2026. https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/avventura-speleologica/
  • Scintilena, «Grotte Vecchia Diga di Barcis: avventure speleologiche fra natura, storia e geologia», 26 luglio 2025: precedente programma di valorizzazione della cavità. https://www.scintilena.com/grotte-vecchia-diga-di-barcis-avventure-speleologiche-fra-natura-storia-e-geologia/07/26/
  • Treccani, «Rudiste»: definizione e significato paleontologico. https://www.treccani.it/enciclopedia/rudiste/
  • Treccani, «Inclinometro», Dizionario delle Scienze Fisiche. https://www.treccani.it/enciclopedia/inclinometro_(Dizionario-delle-Scienze-Fisiche)/
  • Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo, «Carsismo»: dissoluzione, concrezioni e adattamenti della fauna cavernicola. https://www.museoscienzebergamo.it/esposizione/scienze-della-terra/carsismo/
  • Società Italiana di Esplorazioni e Ricerche, materiale didattico «Il fenomeno carsico». https://www.sievr.it/corsiprima/geo%2019%20lezioni/04.pdf

Le Grotte di Barcis

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Emissario del Lago di Nemi: l’11 ottobre una traversata tra storia dell’acqua e ricerca speleologica

Október 9th 2026 at 07:00

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Doppio appuntamento con Trekking & Divertimento nell’Emissario del Lago di Nemi. Il percorso di circa 1,7 chilometri collega il bacino vulcanico a Vallericcia, sotto Genzano.

Emissario del Lago di Nemi, due gruppi per la visita dell’11 ottobre 2026

Domenica 11 ottobre 2026 Trekking & Divertimento propone una traversata dell’Emissario del Lago di Nemi, antico condotto idraulico dei Castelli Romani. Il programma prevede due gruppi. Il primo ha appuntamento nella fascia dalle 9.30 alle 13.00. Il secondo nella fascia dalle 15.30 alle 17.00. L’iniziativa porta i partecipanti nel sottosuolo tra il lago, Genzano e Vallericcia. La proposta unisce l’osservazione del manufatto al racconto della sua storia e delle tradizioni locali.

Il percorso parte dalle rive del lago e attraversa il bordo dell’edificio vulcanico. Lo sbocco si trova in Vallericcia, sul versante opposto. La lunghezza indicata per la visita è di circa 1,7 chilometri. I rilievi pubblicati nella letteratura speleologica riportano uno sviluppo di 1.653 metri. Il condotto passa sotto Genzano, con una copertura rocciosa che supera i cento metri.

Traversata dell’Emissario del Lago di Nemi: percorso e condizioni di progressione

Il programma indica circa due ore per l’attraversamento sotterraneo. Il ritorno al punto di partenza avverrà con un breve trasferimento in automobile. Questa organizzazione evita di ripercorrere il cunicolo in senso inverso. La divisione in due gruppi punta a contenere il numero di persone presenti contemporaneamente lungo l’itinerario.[1]

L’escursione viene presentata senza particolari difficoltà tecniche. La progressione richiede comunque disponibilità a muoversi in spazi ristretti. Per circa 300 metri il soffitto è alto poco più di 1,40 metri. In alcuni punti la larghezza scende a circa 70 centimetri. Un tratto di circa 500 metri presenta acqua sorgiva, che può arrivare alle caviglie. Sono caratteristiche importanti per valutare la partecipazione, soprattutto per chi soffre di claustrofobia.[1]

Il programma comprende spiegazioni sulla storia e sulle leggende del luogo. È previsto anche un momento facoltativo di socializzazione in un locale dei Castelli Romani. Informazioni e prenotazioni fanno riferimento a Giancarlo Conte, al numero 347 293 1752, preferibilmente tramite WhatsApp. La scheda dell’evento è disponibile sul sito Trekking & Divertimento.[1][5]

Emissario del Lago di Nemi: un’opera idraulica di età arcaica

La galleria appartiene alla storia della gestione delle acque nei Colli Albani. Il lago di Nemi non dispone di un emissario naturale. Il condotto artificiale consentiva di regolarne il livello e convogliare acqua verso Vallericcia. La stessa risorsa poteva così servire i terreni agricoli esterni al bacino.[3]

Le ricerche pubblicate su Opera Ipogea collocano comunemente l’origine dell’opera tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. Il tracciato oggi attraversabile comprende modifiche, approfondimenti e ripristini di epoche successive. Il collegamento con il santuario di Diana Nemorense inserisce questa infrastruttura nella storia religiosa e territoriale del lago. Il controllo delle acque contribuì infatti alla disponibilità degli spazi lungo le sponde.[3][4]

L’Emissario del Lago di Nemi tornò a svolgere un ruolo operativo nel Novecento. Fu riattivato per convogliare le acque estratte durante il recupero delle navi di Caligola. Quei lavori modificarono alcune parti della galleria e produssero documenti utili alle successive ricerche. Dagli anni Novanta le esplorazioni speleologiche hanno approfondito la conoscenza della sua struttura.[3][6]

Emissario del Lago di Nemi e tutela dei pipistrelli

Il patrimonio sotterraneo comprende anche una componente naturalistica. Le indagini del Parco regionale dei Castelli Romani hanno rilevato otto specie di pipistrelli nell’emissario. Il sito offre condizioni favorevoli allo svernamento e alla riproduzione dei chirotteri.[7]

Per proteggere questo rifugio, il Parco adotta provvedimenti di chiusura stagionale. L’ordinanza n. 8 del 27 ottobre 2025 ha vietato l’accesso dal 1° novembre 2025 al 31 marzo 2026. La visita dell’11 ottobre 2026 si inserisce quindi in un luogo dove divulgazione, conservazione e conoscenza scientifica sono strettamente collegate. La frequentazione deve rispettare le disposizioni dell’Ente Parco e la presenza della fauna.[7]

Relazione di approfondimento: Emissario del Lago di Nemi, esplorazioni e studi speleologici

Emissario del Lago di Nemi nel paesaggio vulcanico dei Colli Albani

L’Emissario del Lago di Nemi è una cavità artificiale scavata per trasferire acqua tra due bacini del paesaggio vulcanico laziale. Il punto di partenza è il lago nemorense. Il punto di arrivo è Vallericcia, una conca un tempo occupata anch’essa da uno specchio d’acqua. Il collegamento attraversa la barriera rocciosa che separa i due ambienti.[3][4]

La sua funzione va distinta da quella di un acquedotto destinato principalmente a rifornire un abitato. L’emissario controllava la quota del lago e rendeva disponibile una portata idrica all’esterno del cratere. Era quindi parte di un sistema di regolazione, drenaggio e utilizzazione agricola delle acque. Il lago rimaneva una riserva, mentre il condotto ne governava una parte del deflusso.[3]

La geologia determinò le condizioni del cantiere antico. Nel percorso si alternano materiali vulcanici con diversa resistenza allo scavo. Tufi e pozzolane risultavano relativamente lavorabili. I banchi di roccia lavica opponevano una resistenza maggiore. Questa alternanza aiuta a comprendere le differenze tra i tratti del cunicolo, le deviazioni e la distribuzione dell’avanzamento delle squadre.[3][4]

Il manufatto non presenta una sezione costante. Lo studio del 2012 descrive, dall’incile al secondo bypass, un condotto alto circa due metri e largo circa un metro. Nell’ultima parte la sezione diventa più ridotta e rettangolare. Le misure dell’itinerario escursionistico riguardano invece gli spazi concretamente attraversati dai partecipanti. La forma della galleria conserva così informazioni sia sul lavoro originario sia sulle trasformazioni successive.[1][3]

Origine dell’Emissario del Lago di Nemi e rapporto con Diana Nemorense

La sintesi di Vittoria Caloi, Carla Galeazzi e Carlo Germani, pubblicata nel 2012, colloca comunemente la costruzione tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. L’inquadramento è quello delle grandi opere idrauliche del territorio latino. Il rapporto con il santuario di Diana Nemorense costituisce un elemento importante per comprendere la sistemazione delle rive.[3]

Il controllo del livello lacustre permetteva di conservare superfici utilizzabili lungo il bacino. Aveva quindi conseguenze sulle coltivazioni, sugli insediamenti e sulle aree sacre. Roma Sotterranea mette in relazione il tempio con la presenza dell’emissario: senza una regolazione delle acque, parte degli spazi rivieraschi avrebbe potuto essere occupata dal lago.[4]

Gli scavi nordici presso la villa di Santa Maria hanno aggiunto dati sulla successione degli accessi. La sintesi del 2012 riferisce che il primo incile venne riempito intorno al 300 a.C. La datazione deriva dai materiali ceramici rinvenuti. Il secondo ingresso fu realizzato attraverso più fasi e consentì un abbassamento del livello di circa due metri. Gli autori collegano probabilmente questa trasformazione alla costruzione del grande tempio di Diana.[3]

L’associazione fra il paesaggio sacro e il sistema idraulico non riduce l’opera a una funzione religiosa. La galleria serviva anche la gestione agricola e territoriale. Il lago, le sponde e Vallericcia appartenevano a un medesimo sistema di utilizzo dell’acqua. Le trasformazioni dell’emissario rispecchiano l’evoluzione di quel sistema.[3][4]

Scavo dell’Emissario del Lago di Nemi: coltellatio e fronti contrapposti

La ricostruzione tecnica proposta dagli studi speleologici prevede due fronti di scavo. Una squadra avanzava dal lato del lago. L’altra procedeva da Vallericcia. Il problema fondamentale era trasferire nel sottosuolo una direzione determinata sulla superficie, mantenendo quote compatibili con il deflusso.[3]

Gli studiosi richiamano la tecnica della coltellatio. Il metodo consentiva di impostare l’allineamento esterno attraverso il rilievo del terreno e riferimenti verticali. Pozzi prossimi alle estremità permettevano di riportare la direzione all’interno delle gallerie. Non si trattava di una sequenza continua di pozzi distribuiti su tutto il tracciato. Il tratto centrale veniva affrontato con scavi ciechi, avanzando dalla roccia senza accessi intermedi ravvicinati.[3][4]

La distinzione è rilevante. Numerosi acquedotti antichi furono costruiti attraverso molti pozzi, con più squadre al lavoro contemporaneamente. Per Nemi, la ricostruzione speleologica individua invece un’impostazione a fronti contrapposti e pozzi alle estremità. Quando le squadre si avvicinarono, i rumori prodotti dall’altro fronte poterono guidare la ricerca del punto di collegamento.[3]

L’incontro è individuato a circa 1.300 metri dall’imbocco lacustre. La sintesi del 2012 riporta una differenza di quota di circa due metri tra i fronti. Il punto conserva una discontinuità leggibile nella struttura. La posizione dell’incontro mostra anche che l’avanzamento non fu simmetrico: la squadra dal lago percorse una distanza maggiore rispetto a quella proveniente da valle.[3]

Il comportamento delle rocce contribuisce a spiegare questa differenza. Dal lato lacustre prevalevano materiali più agevoli da scavare. Sul versante opposto, la presenza di banchi lavici rallentava il lavoro. Il risultato dipendeva quindi non soltanto dal controllo topografico, ma anche dalla capacità di adattare il cantiere alle condizioni geologiche.[4]

Incile dell’Emissario del Lago di Nemi: camere, filtri e regolazione dell’acqua

L’incile è il punto di ingresso dell’acqua nel condotto. A Nemi comprende ambienti e strutture che documentano più fasi costruttive. L’accesso oggi utilizzato si collega alla galleria principale attraverso un ramo laterale. Una precedente discenderia appartiene all’impostazione più antica del sistema.[3]

La sintesi pubblicata su Opera Ipogea descrive tre ambienti con pareti in grandi blocchi squadrati di peperino. Gli scavi del Nordic Institute in Rome li hanno interpretati come camere di manovra. Nel settore iniziale, filtri e dispositivi di chiusura permettevano di gestire l’ingresso dell’acqua.[3][4]

Roma Sotterranea segnala una lastra con fori circolari, conservata in parte sul posto. Il suo ruolo era trattenere tronchi e altri materiali trasportati dal lago. Le scanalature nella pietra permettevano l’inserimento di paratie. Queste potevano interrompere il flusso e agevolare la pulizia dei filtri, oltre a intervenire sulla portata.[4]

Gli scavi nordici hanno riconosciuto anche l’impiego idraulico dell’accesso più antico. Il suo riempimento e la costruzione dell’ingresso laterale appartengono a una trasformazione della quota di regolazione. Intorno al 50 a.C. iniziò poi la realizzazione della grande villa soprastante. La nuova costruzione inglobò parte del secondo incile, contribuendo all’assetto architettonico attuale.[3]

Le ricerche del Centro Ricerche Speleo Archeologiche hanno proposto un’ulteriore lettura delle scanalature dell’ingresso. Secondo questa ipotesi, pannelli inseriti nelle sedi verticali avrebbero potuto bloccare il deflusso anche in relazione al varo delle navi di Caligola. Si tratta di una proposta interpretativa, che collega i dispositivi idraulici alle attività svolte sul lago in età imperiale.[8]

Bypass dell’Emissario del Lago di Nemi: frane, lava e trasformazioni del tracciato

Le deviazioni costituiscono uno dei temi principali degli studi speleologici. Dimostrano che la galleria non fu soltanto il risultato di uno scavo rettilineo. Il condotto venne adattato, ripristinato e modificato in risposta a ostacoli o esigenze emerse nel tempo.[3]

Il primo bypass si incontra a circa 800 metri dall’ingresso lacustre. Si sviluppa sulla destra del percorso, in un settore di materiali friabili. Gli studiosi lo interpretano come una soluzione per aggirare un crollo che aveva interrotto la galleria principale. Il ramo venne scavato a una quota più alta e successivamente approfondito per ristabilire il passaggio dell’acqua. Durante i lavori novecenteschi il settore principale ricevette un rivestimento in muratura.[3]

Il secondo bypass si trova intorno a 1.100 metri dall’incile. È un insieme più articolato di deviazioni e scavi. La ricostruzione di Castellani e dei suoi collaboratori lo mette in relazione con l’incontro di un banco lavico particolarmente duro. Sottoescavazioni, sovraescavazioni e rami laterali testimoniano i tentativi di superare o aggirare quel settore.[3]

Le ricerche del CRSA hanno proposto anche una spiegazione legata alle infiltrazioni e alla dispersione d’acqua nel terreno. Le due letture affrontano aspetti diversi dello stesso problema: la resistenza della roccia durante il cantiere e il comportamento idraulico del manufatto durante l’utilizzo. La presenza di interventi successivi rende il bypass un punto centrale per ricostruire la storia operativa dell’emissario.[3][8]

Dopo il settore delle deviazioni, le pareti mostrano segni circolari nella roccia dura. Caloi, Galeazzi e Germani li distinguono dalle consuete tracce di piccone. Gli autori suggeriscono strumenti o metodi differenti e un possibile intervento successivo di rettifica. La lettura delle superfici permette quindi di cercare fasi di lavoro diverse anche dove non esistono elementi architettonici monumentali.[3]

Esplorazioni dell’Emissario del Lago di Nemi e recupero delle navi di Caligola

Le descrizioni dell’emissario compaiono nella letteratura moderna dal Seicento. La documentazione diventa progressivamente più dettagliata. Un passaggio decisivo arriva nel primo Novecento, quando il condotto entra nel progetto di recupero delle due navi imperiali. La sintesi del 2012 collega a questi lavori la prima esplorazione completa e documentata.[3]

Dal 1928 l’ingegnere Guido Ucelli diresse gli interventi necessari al prosciugamento parziale del lago. L’emissario fu ripulito e adattato per smaltire l’acqua estratta dalle idrovore. Non si trattò quindi di svuotare il bacino soltanto per deflusso naturale. Le pompe trasferivano l’acqua nel sistema di scarico costituito dall’antico cunicolo.[4][6]

Il livello del lago fu abbassato di oltre dieci metri. Questa operazione rese accessibili le imbarcazioni adagiate sul fondo. Il recupero unì archeologia, ingegneria e riutilizzo di un’infrastruttura antica. La documentazione prodotta comprende rilievi, fotografie e descrizioni confluiti anche nell’opera Le Navi di Nemi, pubblicata da Ucelli nel 1940.[3][4]

Le navi furono poi esposte nel museo costruito presso il lago. Andarono distrutte nell’incendio del 1944, durante la Seconda guerra mondiale. L’emissario rimase una testimonianza materiale dell’operazione di recupero. Le sue pareti conservano anche gli interventi realizzati per renderla possibile.[3][9]

Speleologi nell’Emissario del Lago di Nemi: Cappa, Castellani ed Egeria

L’abbassamento del livello lacustre e la cessazione del deflusso regolare facilitarono nuove ricognizioni. La sintesi del 2012 colloca dagli anni Novanta un’intensa campagna di esplorazioni speleologiche. L’obiettivo era ricostruire il manufatto nella sua interezza, distinguendo le diverse fasi e verificando il rapporto tra forma della galleria e funzionamento idraulico.[3]

La storia degli studi comprende le ricerche di Cappa e il successivo lavoro di Vittorio Castellani. Le indagini di Castellani proseguirono fino al 2006, anno della sua morte. Il suo contributo si inserisce in una più ampia ricerca sulle opere sotterranee e sulle tecniche antiche di gestione dell’acqua.[3][8]

Un riferimento centrale è lo studio del 2003, L’emissario del Lago di Nemi. Indagine topografico-strutturale. Lo firmano Vittorio Castellani, Vittoria Caloi, T. Dobosz, Carla Galeazzi, S. Galeazzi e Carlo Germani. Il lavoro occupa le pagine 2-76 del fascicolo 2-3/2003 di Opera Ipogea. La pubblicazione affronta gli aspetti storici, topografici e strutturali dell’opera.[3]

Il fascicolo inserisce l’emissario nel contesto degli ipogei di Ariccia, Nemi e Albano. Questa impostazione supera l’osservazione della sola galleria principale. I condotti, i pozzi e le canalizzazioni del territorio diventano parti di una medesima storia idraulica.[3][10]

Nel 2012 Vittoria Caloi, Carla Galeazzi e Carlo Germani pubblicano Gli emissari maggiori dei Colli Albani. Gli autori appartengono alla Commissione Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana e al Centro Ricerche Sotterranee Egeria. La sintesi mette a confronto Nemi e Albano, descrivendo progettazione, struttura e trasformazioni dei due sistemi. Integra inoltre i risultati delle ricerche archeologiche nordiche.[3]

Studi speleoarcheologici nell’Emissario del Lago di Nemi dal 2008

Dal 2008 il Centro Ricerche Speleo Archeologiche ha avviato una campagna dedicata all’emissario. Il programma si propone di integrare le ricerche di Castellani. Le indagini affrontano i bypass, l’ingresso monumentale e il rapporto tra la galleria e gli interventi novecenteschi.[8]

Lo studio di una cavità artificiale richiede di mettere in relazione dati diversi. La planimetria ricostruisce l’andamento del percorso. Le sezioni mostrano le dimensioni e i cambiamenti del profilo. Il rilievo delle quote permette di interpretare la circolazione dell’acqua. Le tracce sulle pareti aiutano a riconoscere strumenti, direzioni di avanzamento e fasi di approfondimento. Nell’emissario questi elementi sono stati utilizzati insieme per elaborare una lettura topografico-strutturale.[3]

La ricerca documentaria completa quella svolta nel sottosuolo. Una mappa del 1926, precedente ai lavori di Ucelli, offre informazioni sulle dimensioni, sulla percorribilità e sulla presenza di pozzi. Consente inoltre di confrontare l’assetto del condotto prima delle trasformazioni del 1928.[11]

Un altro filone riguarda le mappe inedite dell’archivio Ucelli. Il riordino digitale ha restituito documenti, fotografie e rilievi tecnici. Il confronto tra elaborati precedenti e successivi all’avvio dei lavori permette di riconoscere interventi, rettifiche e cambiamenti della struttura. L’archivio diventa così uno strumento per leggere correttamente ciò che gli speleologi osservano sul posto.[6]

Emissario del Lago di Nemi e rete idraulica verso il Tirreno

Il cunicolo tra Nemi e Vallericcia era soltanto il primo tratto di un sistema più esteso. In Vallericcia l’acqua proseguiva lungo un canale di circa 2.100 metri. Attraversava poi il bordo della conca in un’altra galleria, lunga circa 600 metri.[3]

Quest’ultimo manufatto, il cunicolo aricino, venne realizzato attraverso dodici pozzi. La minore altezza del rilievo da superare rendeva praticabile questa tecnica. Il confronto con Nemi mostra come la geometria del terreno condizionasse l’organizzazione del cantiere. A una stessa esigenza idraulica corrispondevano soluzioni costruttive differenti.[3]

Il corso proseguiva verso Fontana di Papa. In questa zona gli studi hanno documentato un ulteriore condotto sotterraneo lungo circa 300 metri. Lo sbocco avviene in una forra profonda una decina di metri, artificiale almeno nel tratto iniziale. Attraverso una successione di fossi, le acque raggiungevano infine il Tirreno con il Fosso dell’Incastro.[3]

La rete chiarisce la scala territoriale dell’opera. Il drenaggio del lago era collegato alla regolazione delle conche, alla distribuzione dell’acqua e al suo recapito finale. Per gli speleologi, studiare l’emissario significa quindi ricostruire un paesaggio idraulico, non soltanto descrivere un percorso sotterraneo.[3]

Emissario del Lago di Nemi, chirotteri e conservazione dell’ipogeo

Il condotto è anche un rifugio faunistico. Secondo le indagini del Parco regionale dei Castelli Romani, ospita otto specie di chirotteri. Il numero corrisponde a circa il 35% delle specie rilevate nella provincia di Roma, secondo il quadro riportato dall’Ente. La cavità presenta condizioni adatte allo svernamento e alla riproduzione.[7]

Tra le specie citate figurano il rinolofo maggiore, Rhinolophus ferrumequinum, e il rinolofo minore, Rhinolophus hipposideros. Entrambe sono incluse negli allegati II e IV della direttiva Habitat. Il Parco richiama inoltre lo studio La Chirotterofauna del Parco Regionale dei Castelli Romani: Ricerche 2018, svolto da Vincenzo Ferri in collaborazione con il personale dell’Ente.[7]

La chiusura invernale risponde alla necessità di limitare il disturbo durante il letargo. L’ordinanza del 2025 ha previsto il divieto di accesso dal 1° novembre al 31 marzo successivo. Sono escluse dal divieto le attività di studio dell’Ente e quelle autorizzate con espresso nulla osta. Il provvedimento vieta anche emissioni sonore ad alto volume vicino agli ingressi.[7]

La conservazione dell’emissario comprende quindi due patrimoni inseparabili. Da una parte vi sono il manufatto e le tracce della sua storia. Dall’altra un ambiente utilizzato dalla fauna. Le visite divulgative e le attività scientifiche trovano il proprio quadro nelle regole di gestione del sito, che proteggono entrambe le componenti.[3][7]

Fonti e collegamenti

Fonti
[1] Avventura Speleologica: l’Emissario di Nemi – Trekking & Divertimento https://www.trekkingedivertimento.it/emissario-nemi-ott26
[2] Prossimi eventi – Trekking & Divertimento https://www.trekkingedivertimento.it/eventi
[3] [PDF] Estratto da: – HYPOGEA http://www.hypogea.it/archivio/2012%20Emissari%20Maggiori%20dei%20Colli%20Albani%20Albano%20e%20Nemi%20OI%201_2012.pdf
[4] Emissario del lago di Nemi – Speleologia per l’Archeologia http://www.romasotterranea.it/emissariodellagodinemi.html
[5] Trekking & Divertimento https://trekkingedivertimento.it/
[6] Emissario di Nemi: Mappe inedite dall’archivio Ucelli.pdf https://www.academia.edu/26589749/Emissario_di_Nemi_Mappe_inedite_dallarchivio_Ucelli_pdf
[7] Chiusura dell’Emissario del lago di Nemi – Parchilazio.it https://www.parchilazio.it/schede-34234-chiusura_dell_emissario_del_lago_di_nemi
[8] L’emissario del Lago di Nemi https://www.academia.edu/10726030/L_emissario_del_Lago_di_Nemi
[9] L’emissario del Lago di Nemi, capolavoro sotterraneo dell’ingegneria antica – Scintilena https://www.scintilena.com/lemissario-del-lago-di-nemi-capolavoro-sotterraneo-dellingegneria-antica/07/02/
[10] [PDF] Opere Idrauliche Nemi_CRS Egeria https://speleology.wordpress.com/wp-content/uploads/2013/01/opera-ipogea-2-3-2003-2-opereidraulichenemi-pr.pdf
[11] Una mappa dimenticata dell’emissario del lago di Nemi, eseguita … https://www.academia.edu/10730684/Una_mappa_dimenticata_dell_emissario_del_lago_di_Nemi_eseguita_prima_dei_lavori_del_1928
[13] Lazio Sotterraneo 2026, itinerari nel patrimonio invisibile tra Roma … https://www.scintilena.com/lazio-sotterraneo-2026-itinerari-nel-patrimonio-invisibile-tra-roma-bellegra-e-nemi/05/12/
[14] L’Emissario del lago di Nemi nella Storia di Genzano – Scintilena https://www.scintilena.com/progetto-paesaggi-ipogei-lemissario-del-lago-di-nemi-nella-storia-di-genzano/01/22/
[15] Alla scoperta dell’emissario sotterraneo del lago di Nemi – Scintilena https://www.scintilena.com/alla-scoperta-dellemissario-sotterraneo-del-lago-di-nemi-unavventura-nel-cuore-della-storia/08/12/
[16] [PDF] OCIETA – Federazione Speleologica Campana https://www.fscampania.it/pubb/atti_napoli91/full%20text_Caloi%20e%20Castellani_Emissario%20Nemi.pdf
[17] Traversata dell’Emissario del Lago di Nemi – Trek – Trekking Italia https://trekkingitalia.org/trek/237728
[18] Dal Lago di Nemi al Lago Albano – CASTELLINFORMA https://www.castellinforma.it/home/event/141731
[19] Emissario del lago di Nemi – archeologiasotterranea.it https://www.archeologiasotterranea.it/sites/emissario-del-lago-di-nemi
[20] Emissario | Nemi – La guida ufficiale ai Castelli Romani https://www.visitcastelliromani.it/guida/emissario/
[21] Giornate Nazionali del Camminare: ecco gli appuntamenti per il 10 e 11 ottobre https://us.headtopics.com/news/giornate-nazionali-del-camminare-ecco-gli-appuntamenti-per-88545644
[22] L’Emissario del Lago di Nemi. – Luigi Plos: Natura & Avventura. E’ un … https://www.luigiplos.it/lemissario-del-lago-di-nemi/
[23] 2-3/2003 Prima serie maggio/dicembre 2003 – Opera Ipogea https://www.operaipogea.it/pubblicazione/2-3-2003-prima-serie/
[24] Índice general de Shupihui: Revista Latinoamericana de Actualidad y Análisis (1976-1990) https://revistas.pucp.edu.pe/index.php/revistaira/article/download/24352/23146
[25] Emissario del lago di Nemi – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Emissario_del_lago_di_Nemi
[26] Emissario del lago di Nemi – Sotterranei di Roma https://www.sotterraneidiroma.it/sites/emissario-del-lago-di-nemi
[27] [PDF] Il misterioso emissario di Nemi | Terra Incognita http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/misterioso_emissario_nemi.pdf
[28] Chiusura stagionale dell’emissario del lago di Nemi https://www.parcocastelliromani.it/s/content/92003020580/1695984785.198
[29] OPERA IPOGEA https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/2003/12/Opera-Ipogea-2-3-2003-1-EmissarioNemi-pr_compressed-1.pdf
[30] Emissario del lago di Nemi: storia, funzione e percorso – Nemora https://www.nemora.it/emissario-del-lago-di-nemi/
[31] Percorso Emissario Lago di Nemi – Wikiloc https://it.wikiloc.com/percorsi-speleologia/emissario-lago-di-nemi-52569126
[32] L’Emissario del lago di Nemi – Parchi Lazio https://www.parchilazio.it/schede-34207-l_emissario_del_lago_di_nemi
[33] Sección bibliográfica https://journals.uio.no/MyN/article/download/11761/9708
[34] Trekking all’emissario di Nemi | 12 giugno 2026 – RomaToday https://www.romatoday.it/eventi/trekking-all-emissario-di-nemi-12-giugno-2026.html
[35] Capas de disco do rock brasileiro (1968-1978) https://revistaecopos.eco.ufrj.br/eco_pos/article/download/27910/15376
[36] Capas da militia: representações da força pública de São Paulo https://periodicos.ufba.br/index.php/rvh/article/download/51928/31061
[37] Avventura Speleologica: l’Emissario di Nemi – Trekking & Divertimento https://www.trekkingedivertimento.it/emissario-nemi-apr26
[38] L’Emissario del Lago di Nemi. | Egeria Centro Ricerche Sotterranee https://speleology.wordpress.com/2013/01/13/emissario-di-nemi/
[39] Il Giro del Lago di Nemi, il Tempio di Diana e l’Emissario https://www.camminesploratori.com/home/lagodinemi0122/
[40] Page 24 – ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA N. 1 https://archeologiasotterranea.com/AS1/files/basic-html/page24.html
[41] Traversata dell’Emissario del Lago di Nemi – Trekking Italia https://www.trekkingitalia.org/trek/233093

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