Grotte di Barcis, due visite autunnali nel sottosuolo della Valcellina
Le Grotte di Barcis saranno visitabili il 24 ottobre e l’8 novembre 2026 con le guide del Parco Dolomiti Friulane. Il percorso attraverserà la Forra del Cellina e i rami superiori della Grotta della Vecchia Diga, un complesso studiato da oltre settant’anni.
Grotte di Barcis: le escursioni del 24 ottobre e dell’8 novembre
Il Parco Naturale Dolomiti Friulane propone due geoescursioni alle Grotte di Barcis, in programma sabato 24 ottobre e domenica 8 novembre 2026. Il ritrovo è fissato alle ore 9 al Centro visite di Barcis, in località Ponte Antoi. Accompagneranno i partecipanti Antonio Cossutta e Paolo De Nardo. Le attività dureranno circa sei ore e richiedono la prenotazione attraverso il sito del Parco. [web:40][web:3]
Le due giornate porteranno il pubblico in un ambiente non attrezzato per il turismo ordinario. La proposta combina escursionismo, osservazione geologica e speleologia. L’itinerario comprende la strada storica della Valcellina, un sentiero ripido e la progressione nei settori superiori della cavità. [web:40][web:3]
Dalla Forra del Cellina alle Grotte di Barcis
Dal Centro visite il gruppo percorrerà la vecchia strada della Valcellina fino alla Vecchia Diga. Il tragitto attraversa la forra incisa dal torrente Cellina nei calcari di scogliera del Cretaceo. Le pareti e il corso d’acqua permettono di osservare il rapporto tra struttura delle rocce ed erosione fluviale. [web:40]
La Vecchia Diga rappresenta il primo sbarramento costruito sul Cellina per alimentare la produzione idroelettrica della centrale di Malnisio. Da questo punto parte il sentiero che raggiunge l’ingresso delle grotte, ai piedi di una parete rocciosa. Il dislivello complessivo in salita indicato dagli organizzatori è di 140 metri. [web:40][web:3]
Il percorso unisce così due aspetti della storia della valle. Da una parte si osservano gli ambienti modellati dall’acqua. Dall’altra si incontrano le opere realizzate per utilizzarne l’energia. [web:40]
Grotte di Barcis: la visita nei rami superiori
La visita si svolgerà nelle gallerie superiori, che hanno un andamento quasi orizzontale. Il gruppo attraverserà diversi ambienti fino a una sala con un pozzo collegato ai settori profondi. La discesa in questi rami non fa parte dell’escursione. [web:40][web:3]
Le Grotte di Barcis non sono attrezzate e la visita proposta dal Parco prevede l’accompagnamento delle guide. Due tratti sono stretti. Il contatto con il terreno e le superfici della cavità può sporcare gli indumenti. Sono richiesti pantaloni lunghi, felpa e scarponcini, questi ultimi obbligatori. L’attrezzatura comprende casco e lampada frontale, disponibili anche a noleggio sul posto. [web:40][web:3]
Tariffe e prenotazioni per le Grotte di Barcis
La quota di partecipazione è di 25 euro per gli adulti. La tariffa ridotta è di 13 euro per i ragazzi sotto i 12 anni e per le persone con più di 70 anni. Il noleggio dell’attrezzatura costa 5 euro a persona. [web:40][web:3]
Le prenotazioni sono obbligatorie e si effettuano dalle schede delle due attività sul sito del Parco Naturale Dolomiti Friulane. Per informazioni sono indicati i contatti delle guide: Antonio Cossutta, 329 6872503, e Paolo De Nardo, 333 8876626. [web:40][web:3]
Grotta della Vecchia Diga: una visita legata alla ricerca speleologica
Le escursioni interessano il complesso conosciuto anche come Grotta della Vecchia Diga o Grotte della Valcellina. La scheda del Catasto storico riporta 1.388 metri di sviluppo, 82 metri di profondità e due ingressi. Le dimensioni descrivono l’insieme dei percorsi conosciuti, non la lunghezza dell’itinerario aperto ai partecipanti. [web:5]
Il sistema è stato studiato attraverso esplorazioni terrestri e speleosubacquee, ricerche idrogeologiche e indagini sulla fauna sotterranea. L’Unione Speleologica Pordenonese ha inoltre utilizzato la cavità per la didattica. Nel 2013 ha raccolto questo patrimonio di conoscenze nel volume «Le acque del Cellina e la Grotta della Vecchia Diga». Le visite autunnali si inseriscono nella valorizzazione di un ambiente che mantiene insieme interesse scientifico, storia locale e conoscenza del territorio. [web:11][web:32]
Fonti online dell’articolo
- Parco Naturale Dolomiti Friulane, «Le grotte di Barcis», scheda del 24 ottobre 2026: https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/le-grotte-di-barcis/
- Parco Naturale Dolomiti Friulane, «Avventura speleologica», scheda dell’8 novembre 2026: https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/avventura-speleologica/
- Catasto storico delle grotte, cavità 786, «Grotte della Valcellina»: https://www.catastogrotte.it/grotta/786
- Portale di Barcis, «Grotta della Vecchia Diga»: https://www.barcis.fvg.it/Grotta-della-Vecchia-Diga.111.0.html
- Commissione Grotte «Eugenio Boegan», «Progressione», n. 61, recensione del volume sulle acque del Cellina: https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2017/08/Progressione_061.pdf
Ricerche speleologiche nelle Grotte di Barcis: storia, acque sotterranee e biodiversità della Vecchia Diga
Una relazione sul complesso carsico della Valcellina, dalle esplorazioni avviate negli anni Cinquanta alle risalite oltre il sifone, agli studi biospeleologici e geofisici. Le Grotte di Barcis rappresentano un punto d’incontro tra ricerca del sottosuolo, gestione dell’acqua e divulgazione ambientale.
Grotte di Barcis e Grotta della Vecchia Diga: l’identità del complesso carsico
L’espressione Grotte di Barcis, utilizzata nel programma delle escursioni, indica in questo contesto il complesso della Vecchia Diga. Nella documentazione speleologica compare anche il nome Grotte della Valcellina. I riferimenti catastali sono 786 per il catasto regionale e 327 per quello storico friulano. Questi identificativi permettono di collegare descrizioni, rilievi e bibliografia della stessa cavità. [web:5][web:11]
La grotta si apre sulla destra orografica del torrente Cellina, in corrispondenza della vecchia presa idroelettrica. La scheda storica registra due ingressi e un sistema di gallerie intercomunicanti. Lo sviluppo riportato è di 1.388 metri. La profondità e il dislivello indicati sono di 82 metri. [web:5]
Lo sviluppo esprime la lunghezza complessiva dei percorsi rilevati. Non coincide con la distanza in linea retta tra ingresso e fondo. Una cavità prevalentemente orizzontale può quindi comprendere pozzi, camini e tratti allagati. Nella Vecchia Diga questa articolazione distingue nettamente il settore della visita guidata dalle parti raggiunte attraverso attività esplorative specialistiche. [web:5][web:40]
Geologia delle Grotte di Barcis: dai calcari cretacici alle gallerie sotterranee
Il paesaggio della Forra del Cellina è inciso in calcari di scogliera del Cretaceo. Si tratta di rocce formate in un antico ambiente marino. La cavità permette di osservare questa origine anche attraverso i fossili. Il portale turistico Pordenone With Love segnala numerose rudiste nel settore denominato Corridoio dei Fossili. [web:40][web:12]
Le rudiste erano molluschi bivalvi marini. Vivevano soprattutto in acque poco profonde e contribuirono alla formazione di accumuli carbonatici e scogliere. Il loro riconoscimento aiuta a interpretare l’ambiente nel quale si depositarono i sedimenti poi trasformati in roccia. [web:47]
La nascita delle gallerie appartiene a una fase diversa dalla formazione del calcare. Il carsismo comprende i processi legati all’azione solvente dell’acqua sulle rocce. L’acqua di infiltrazione percorre le discontinuità e può ampliare progressivamente i passaggi. Quando le condizioni favoriscono la deposizione del carbonato di calcio, si formano concrezioni come stalattiti e stalagmiti. [web:57]
Nella Vecchia Diga la descrizione catastale evidenzia il controllo esercitato dalla stratificazione. Le volte di molte gallerie seguono le superfici degli strati. Oltre il sifone è descritta anche una galleria d’interstrato, incisa da un meandro. Queste forme collegano l’architettura della grotta alla struttura del massiccio roccioso e alla circolazione dell’acqua. [web:5]
Prime esplorazioni delle Grotte di Barcis: Corradino Corrado e gli studi sulla valle
La storia documentata della cavità prende avvio nei primi anni Cinquanta. L’ingegnere Corradino Corrado la individuò durante gli studi sul carsismo collegati alla costruzione della diga di Barcis. L’origine dell’interesse per la grotta fu quindi anche applicativa. Conoscere i percorsi dell’acqua nel calcare aveva un significato concreto per le opere della valle. [web:11][web:12]
La bibliografia catastale registra il contributo di Corrado «Le Grotte della bassa Valcellina», pubblicato nel 1953 nella Rivista mensile del CAI. Riporta inoltre «Le Grotte della Valcellina» di Silvano Mosetti, presentato negli atti del VI Congresso nazionale di speleologia e pubblicato nel 1956. Questi lavori collocano le prime esplorazioni all’interno della ricerca speleologica regionale e nazionale. [web:5]
La prosecuzione degli studi coinvolse diversi gruppi. Nella documentazione ricorrono il Gruppo Triestino Speleologi, l’Unione Speleologica Pordenonese e il Gruppo Speleologico Sacile. La conoscenza della Vecchia Diga si è costruita attraverso contributi successivi: ricognizioni, rilievi, immersioni e risalite. [web:5]
Morfologia delle Grotte di Barcis: gallerie superiori e settore attivo
Il complesso comprende ambienti che differiscono per forma e rapporto con l’acqua. I rami superiori presentano gallerie intercomunicanti. Nei settori più bassi si incontra un lago-sifone. Oltre questo passaggio allagato si sviluppano ambienti percorsi da un corso d’acqua che alimenta il sifone stesso. [web:5]
La descrizione del ramo ascendente segnala una breve galleria, un laghetto poco profondo e una successione di caverne. In una di esse una cascata proviene da un camino laterale. Più avanti compare una galleria che, nelle condizioni normali descritte, non è percorsa dall’acqua. Il meandro prosegue invece con salti e cambi di direzione. [web:5]
Questa successione spiega perché lo studio della grotta richieda tecniche diverse. Le gallerie superiori consentono osservazioni e rilievi terrestri. Il sifone richiede competenze speleosubacquee. I camini impongono risalite verticali. Ogni settore aggiunge informazioni sulla geometria del sistema e sui suoi rapporti con l’acqua. [web:5]
Speleosubacquea nelle Grotte di Barcis: il sifone come passaggio esplorativo
Il sifone costituisce uno dei punti centrali nella storia esplorativa della Vecchia Diga. Il suo superamento ha consentito l’accesso al ramo attivo e alle gallerie ascendenti. Le indagini speleosubacquee hanno quindi ampliato la conoscenza della cavità oltre gli ambienti raggiungibili senza immersione. [web:5][web:11]
La bibliografia conserva riferimenti specifici a queste attività. Nel 1990 Daniele Cirillo pubblicò «Attività speleosubacquee. Nuove prospettive esplorative» su «Esplorare». Nel 1994 Mauro Perotti firmò «Attività recenti speleosubacquee nella grotta Vecchia Diga (786/327 FR) – Barcis (PN)», apparso su «Speleologia», numero 30, alle pagine 96-97. Un ulteriore contributo di Cirillo sulle esplorazioni regionali compare nel volume «Speleologia Subacquea» del 1996. [web:5]
Il valore di queste esplorazioni non si misura soltanto nei metri aggiunti. L’accesso oltre il sifone permette di osservare il corso d’acqua sotterraneo, i suoi apporti laterali e la successione degli ambienti. La topografia assume così anche una funzione idrogeologica. [web:5]
Risalite e nuovi rami delle Grotte di Barcis tra il 1989 e il 1995
La scheda catastale riprende una cronaca esplorativa pubblicata nell’edizione speciale di «Esplorare» del 1995. Nel 1989 M. Camuccio, del Gruppo Speleologico Sacile, affrontò la risalita di un camino poco oltre il sifone. L’attenzione si spostò quindi anche verso le prosecuzioni verticali del settore interno. [web:5]
Nel 1991 D. Cirillo e G. Puppi, dell’Unione Speleologica Pordenonese, insieme a G. Zamparo del Lindner, rilevarono circa 30 metri di uno stretto meandro laterale. Il ramo presentava una corrente d’aria e un arrivo d’acqua. L’esplorazione fu interrotta dall’arrivo di una piena. L’episodio documenta la variabilità idrologica della cavità. [web:5]
Nel gennaio 1992 D. Cirillo, con G. Dagiat, S. Candida e M. D’Andrea, iniziò la risalita del camino terminale. Il lavoro venne concluso nel 1995 da M. Perotti, F. Tracanelli e M. Mazzolo. Dopo 35 metri di arrampicata artificiale, gli esploratori raggiunsero la base di un altro vasto camino. [web:5]
La sequenza mostra un’attività sviluppata su più anni. Una prosecuzione veniva individuata, affrontata e poi ripresa da squadre successive. Anche una grotta conosciuta da decenni poteva offrire nuovi ambienti, soprattutto nei punti dove acqua, strettoie e verticalità rendevano più impegnativa l’esplorazione. [web:5]
Idrogeologia delle Grotte di Barcis: leggere il percorso delle acque
L’acqua collega la grotta al paesaggio della Valcellina. La descrizione catastale segnala un sistema nel quale il lago-sifone raccoglie e smaltisce gli apporti del ramo interno. Oltre il passaggio allagato, il corso d’acqua e la cascata laterale mostrano che l’alimentazione non dipende da un solo condotto. [web:5]
Sul pavimento di alcune gallerie sono stati osservati detriti levigati e ciottoli di varie dimensioni. La scheda descrive anche depositi conglomeratici. Questi materiali costituiscono elementi utili per ricostruire il trasporto sedimentario e l’evoluzione dei passaggi. La lettura della grotta comprende quindi sia le forme scavate nella roccia sia ciò che l’acqua ha depositato. [web:5]
La piena incontrata nel 1991 offre un riferimento concreto al comportamento dinamico del sistema. Gallerie e meandri non sono ambienti idrologicamente immutabili. Le osservazioni effettuate durante le esplorazioni contribuiscono a riconoscere le condizioni nelle quali l’acqua occupa o attraversa i diversi settori. [web:5]
Questo interesse prosegue il legame originario tra indagine speleologica e studio della valle. Le ricerche iniziali nacquero nel contesto delle opere idrauliche. La monografia del 2013 ha poi riunito storia degli impianti, geologia, geomorfologia e conoscenza del sottosuolo attorno al tema delle acque del Cellina. [web:11][web:32]
Biospeleologia nelle Grotte di Barcis: la fauna degli ambienti ipogei
Le ricerche nella Vecchia Diga comprendono anche la biospeleologia, cioè lo studio della vita negli ambienti sotterranei. La recensione del volume del 2013 pubblicata su «Progressione» segnala l’individuazione di sedici specie troglobie nelle grotte. Il dato appartiene al quadro delle conoscenze raccolte dalla monografia. [web:32]
Gli organismi troglobi sono adattati alla vita sotterranea. Negli animali cavernicoli possono comparire depigmentazione, riduzione degli occhi e allungamento delle appendici. Buio, umidità e limitate escursioni termiche contribuiscono a definire le condizioni ecologiche di questi ambienti. [web:54][web:57]
La bibliografia della cavità comprende studi sui collemboli, sugli isopodi e su altri artropodi ipogei. Registra inoltre contributi sui chirotteri delle grotte della provincia di Pordenone. La diversità dei temi mostra che l’interesse naturalistico non riguarda una sola categoria di animali. [web:5]
La ricerca biologica aggiunge una dimensione diversa a quella esplorativa. Un piccolo deposito, una zona umida o una fessura possono avere interesse anche quando non conducono a nuove gallerie. Conoscere l’ambiente sotterraneo significa quindi considerare insieme morfologia, acqua e organismi. [web:5][web:57]
Geofisica nelle Grotte di Barcis: la stazione clinometrica
La Vecchia Diga ha ospitato anche attività di ricerca geofisica. La cronaca dell’Unione Speleologica Pordenonese riferisce che nel 1989 l’Istituto di Geofisica dell’Università di Trieste riprese lo studio clinometrico nella cavità. Gli speleologi collaboravano con un impegno settimanale. [web:31]
La bibliografia catastale registra inoltre «La stazione clinometrica di Barcis», un contributo di M. Zadro pubblicato nel 1990 su «Esplorare», alle pagine 50-53. Questo riferimento documenta l’utilizzo della grotta anche come sede di osservazioni strumentali. [web:5]
Un clinometro, o inclinometro, misura un’inclinazione. Il principio consente di seguire variazioni dell’orientamento del supporto sul quale lo strumento è collocato. Il filone geofisico resta distinto dagli studi sulle acque e dagli avanzamenti esplorativi, pur utilizzando lo stesso ambiente sotterraneo. [web:49][web:31]
Didattica speleologica nelle Grotte di Barcis: il ruolo dell’Unione Pordenonese
L’Unione Speleologica Pordenonese ha affiancato alla ricerca un’attività di divulgazione. La cronaca storica del gruppo descrive il progetto «Grotta didattica Vecchia Diga». L’obiettivo era valorizzare la cavità per un turismo soprattutto scolastico, con attenzione alle esigenze ecologiche del luogo. [web:31]
Il progetto proponeva un rapporto diretto tra visitatore e ambiente ipogeo. La grotta non era soltanto un luogo da attraversare. Diventava uno spazio nel quale spiegare fenomeni carsici, osservare le rocce e conoscere il lavoro degli speleologi. Il portale di Barcis conferma questa funzione di centro per la didattica speleologica della Valcellina. [web:31][web:11]
Le escursioni del 2026 conservano una distinzione precisa tra visita e ricerca specialistica. Il pubblico percorre i rami superiori con le guide. I settori profondi, i sifoni e le risalite restano fuori dal programma. Questa organizzazione consente di presentare la cavità attraverso un itinerario delimitato, senza confonderlo con un’esplorazione dell’intero sistema. [web:40][web:3]
La monografia sulle Grotte di Barcis: un patrimonio di ricerca multidisciplinare
Nel 2013 l’Unione Speleologica Pordenonese pubblicò «Le acque del Cellina e la Grotta della Vecchia Diga». La recensione della Commissione Grotte «Eugenio Boegan» indica un volume di 202 pagine. L’opera comprende capitoli sulla storia della Valcellina, sull’ingegneria idraulica, sulle prime esplorazioni, sulla geologia e sulla geomorfologia. Affronta inoltre biospeleologia, promozione e valorizzazione. [web:32]
Fotografie, mappe, disegni e diagrammi accompagnano il testo. Sei appendici approfondiscono le caratteristiche storico-tecniche delle grotte e del territorio. La bibliografia è organizzata per temi e comprende anche riferimenti a risorse online. [web:32]
Il filo conduttore è l’acqua del Cellina. La scelta collega le opere in superficie ai fenomeni carsici e alle indagini nel sottosuolo. Il complesso della Vecchia Diga viene così presentato come parte della storia ambientale della valle, non come una cavità separata dal territorio circostante. [web:11][web:32]
Grotte di Barcis nel contesto carsico di Montelonga e della Valcellina
La ricerca locale comprende anche altre cavità, che vanno mantenute distinte dalla Vecchia Diga. La cronaca dell’Unione Speleologica Pordenonese ricorda le esplorazioni in Montelonga, nei pressi di Barcis. Nel 1983 fu disceso un inghiottitoio con tre lunghi pozzi, fino a circa 200 metri di profondità. La cavità venne dedicata a Maurizio Vazzoler. [web:31]
Nel 1984 gli speleologi esplorarono l’Abisso Barcis, descritto allora con una profondità di circa 130 metri. L’anno successivo una diramazione ne aumentò la profondità di alcune decine di metri. Questi dati appartengono alla cronaca di quelle campagne e descrivono sistemi diversi dalle Grotte della Vecchia Diga. [web:31]
Il confronto chiarisce la varietà della speleologia nel territorio. Ai sistemi con prevalente andamento orizzontale si affiancano abissi verticali. Le ricerche hanno quindi richiesto prospezioni in superficie, discese di pozzi, rilievi, risalite e immersioni. La Vecchia Diga rappresenta uno dei luoghi nei quali questa esperienza si è intrecciata più direttamente con studio scientifico e didattica. [web:31][web:5][web:11]
Fonti online e bibliografia della relazione sulle Grotte di Barcis
- Catasto storico delle grotte, «Grotte della Valcellina», scheda 786/327: dati dimensionali, descrizione, cronologia esplorativa e bibliografia. https://www.catastogrotte.it/grotta/786
- Portale di Barcis, «Grotta della Vecchia Diga»: storia, attività scientifica e didattica, volume del 2013. https://www.barcis.fvg.it/Grotta-della-Vecchia-Diga.111.0.html
- Pordenone With Love, «La Grotta della Vecchia Diga»: inquadramento territoriale e Corridoio dei Fossili. https://www.pordenonewithlove.it/it/cosa-fare/natura/parchi/la-grotta-della-vecchia-diga
- Unione Speleologica Pordenonese, cronaca storica tratta da «Esplorare», n. 1, ottobre 1990: progetto didattico, collaborazione geofisica e attività in Montelonga. https://users.libero.it/expo.pn/usp0.htm
- Commissione Grotte «Eugenio Boegan», «Progressione», n. 61: recensione di «Le acque del Cellina e la Grotta della Vecchia Diga», Unione Speleologica Pordenonese, 2013, 202 pagine. https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2017/08/Progressione_061.pdf
- Parco Naturale Dolomiti Friulane, visita del 24 ottobre 2026. https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/le-grotte-di-barcis/
- Parco Naturale Dolomiti Friulane, visita dell’8 novembre 2026. https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/avventura-speleologica/
- Scintilena, «Grotte Vecchia Diga di Barcis: avventure speleologiche fra natura, storia e geologia», 26 luglio 2025: precedente programma di valorizzazione della cavità. https://www.scintilena.com/grotte-vecchia-diga-di-barcis-avventure-speleologiche-fra-natura-storia-e-geologia/07/26/
- Treccani, «Rudiste»: definizione e significato paleontologico. https://www.treccani.it/enciclopedia/rudiste/
- Treccani, «Inclinometro», Dizionario delle Scienze Fisiche. https://www.treccani.it/enciclopedia/inclinometro_(Dizionario-delle-Scienze-Fisiche)/
- Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo, «Carsismo»: dissoluzione, concrezioni e adattamenti della fauna cavernicola. https://www.museoscienzebergamo.it/esposizione/scienze-della-terra/carsismo/
- Società Italiana di Esplorazioni e Ricerche, materiale didattico «Il fenomeno carsico». https://www.sievr.it/corsiprima/geo%2019%20lezioni/04.pdf
Le Grotte di Barcis
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