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Sotto Roma c’è un’altra Roma: la geomorfologia rivela il paesaggio sepolto dell’Urbs antica

Máj 29th 2026 at 09:00

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La prima mappa dettagliata a scala 1:5000 del centro storico di Roma ricostruisce tremila anni di trasformazioni del suolo tra rischi naturali e depositi antropici profondi fino a 20 metri

Geomorfologia urbana di Roma: cos’è lo studio dell’Urbs

Un gruppo di ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma — Francesca Vergari, Gian Marco Luberti, Alessia Pica e Maurizio Del Monte — ha pubblicato nel 2020 sul Journal of Maps uno studio dedicato alla geomorfologia del centro storico di Roma, l’area corrispondente all’antica Urbs, delimitata dalle mura aureliane.

Lo studio approfondisce un lavoro avviato nel 2016, quando fu presentata la prima carta geomorfologica dell’area centrale di Roma alla scala 1:10.000.

Il nuovo contributo porta la scala di dettaglio a 1:5000, raddoppiando la risoluzione cartografica e quadruplicando lo spazio disponibile per la rappresentazione dei dati.

Questo avanzamento tecnico ha permesso di descrivere con maggiore precisione le forme del paesaggio urbano, distinguendo tra processi naturali e modificazioni indotte dall’attività umana nel corso di circa tremila anni.

La geomorfologia urbana di Roma è un campo di ricerca che studia come le forme del terreno influenzano lo sviluppo delle città, come le attività urbane modificano i processi geologici di superficie e quali rischi naturali derivano da questa interazione.

Nel caso di Roma, la complessità è eccezionale per la durata e l’intensità delle trasformazioni storiche.

Valli sepolte e colline artificiali: il paesaggio nascosto sotto Roma

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio riguarda la profondità delle trasformazioni antropiche del territorio.

Sotto le strade e gli edifici del centro storico di Roma si trovano depositi antropici spessi fino a 20 metri, che nel corso dei secoli hanno progressivamente riempito le antiche valli naturali.

Un esempio documentato è il Fosso di Santa Croce, un antico corso d’acqua che scorreva tra la zona di San Giovanni e Santa Croce in Gerusalemme.

Oggi è completamente sepolto sotto la città moderna, ma la sua presenza è ricostruibile attraverso l’incrocio di dati archeologici, geognostici e geoarcheologici.

Accanto alle valli scomparse, lo studio descrive anche la formazione di colline artificiali.

Il Monte della Giustizia, per esempio, deve la sua origine alla costruzione, a partire dal VI secolo a.C., di un imponente sistema difensivo militare che comprendeva le Mura Serviane, un fossato e un terrapieno. Questa struttura ha elevato progressivamente la superficie del colle Esquilino fino a farne il rilievo più alto di Roma sulla sponda sinistra del Tevere.

Un altro esempio è Monte Giordano, nel rione Ponte, citato persino da Dante nella Divina Commedia: si tratta di un accumulo di materiali di riporto che nei secoli ha formato un’altura artificiale nel tessuto urbano medievale.

La geomorfologia urbana di Roma rivela quindi un territorio profondamente ri-modellato, in cui il paesaggio naturale originario è spesso irriconoscibile senza strumenti di analisi specializzati.

L’Antropocene a Roma: tremila anni di modificazioni del territorio

Il concetto di Antropocene — il periodo geologico in cui l’attività umana è diventata la principale forza di modifica della superficie terrestre — trova a Roma una delle sue espressioni più documentate e continue.

Il termine fu proposto da Paul Crutzen e Eugene Stoermer nel 2000, ma l’idea che l’uomo agisse come agente geomorfologico alla pari di altri processi naturali era già stata avanzata nel 1873 dal geologo italiano Antonio Stoppani. Nel caso di Roma, questa sovrapposizione tra processi naturali e antropici si estende per circa tremila anni senza soluzione di continuità.

I ricercatori hanno combinato dati provenienti da fonti molto diverse: analisi cartografiche multitemporali, dati archeologici, indagini geognostiche e geoarcheologiche. Le evidenze del Circo Massimo e dell’Isola Tiberina hanno permesso di ricostruire le condizioni paleogeografiche al momento della fondazione di Roma. I dati sulle antiche aree paludose hanno consentito di ricostruire la rete idrografica naturale originaria del centro urbano.

Questa metodologia interdisciplinare è considerata dagli autori fondamentale per distinguere ciò che è naturale da ciò che è stato costruito o trasformato dall’uomo nella geomorfologia urbana della città.

Carta geomorfologica a scala 1:5000: innovazioni metodologiche nella cartografia urbana

Sul piano tecnico, lo studio ha verificato se la legenda sviluppata per la mappa del 2016 potesse essere adattata portando la scala a 1:5000. Il risultato è positivo: il raddoppio della scala ha reso possibile inserire nuovi simboli cartografici e distinguere con maggiore precisione tra forme del terreno di origine naturale e di origine antropica.

La carta geomorfologica a questa scala ha applicazioni concrete nella pianificazione urbana. Gli autori sottolineano che mappe di questo tipo possono essere utilizzate come strumento complementare per la valutazione dei rischi naturali in ambito urbano. Il metodo è ritenuto replicabile per altri centri storici, in Italia e all’estero.

Rischi naturali e subsidenza: le implicazioni pratiche per la sicurezza di Roma

I materiali antropici non consolidati che riempiono le antiche valli di Roma non sono soltanto un dato storico e scientifico. Hanno implicazioni dirette sulla sicurezza del territorio urbano.

Depositi di riporto di questa natura possono causare fenomeni di subsidenza, cedimenti del terreno e collasso della superficie stradale. In caso di evento sismico, questi materiali tendono ad amplificare le onde sismiche, aumentando il rischio per gli edifici sovrastanti.

La conoscenza dettagliata della geomorfologia urbana di Roma diventa quindi uno strumento di prevenzione. Sapere dove si trovano le valli sepolte, quali aree sono costruite su riporti profondi e dove il terreno naturale è stato più alterato permette di orientare le scelte progettuali e le politiche di pianificazione del rischio. Per una città che ospita un patrimonio architettonico e storico di portata mondiale, questa conoscenza assume un valore operativo preciso.

Fonte: Vergari F., Luberti G.M., Pica A., Del Monte M. (2020). Geomorphology of the historic centre of the Urbs (Rome, Italy). Journal of Maps, 16(1), 6–17. https://doi.org/10.1080/17445647.2020.1761465

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