Machu Picchu, il LiDAR rivela antichi percorsi Inca: uno potrebbe condurre a una montagna sacra
Oltre 2,5 chilometri di percorsi preispanici nascosti dalla fitta vegetazione sono stati individuati nell’area di Machu Picchu grazie alla tecnologia LiDAR. Uno dei tracciati potrebbe avere avuto una funzione rituale ed essere diretto verso la montagna sacra di Yanantin. Una tecnologia ben nota anche agli speleologi, che da anni utilizzano LiDAR e laser scanner per studiare il carsismo e realizzare modelli tridimensionali delle grotte.
Una rete di antichi percorsi nascosta dalla vegetazione è stata individuata nei dintorni di Machu Picchu, in Perù, grazie a rilievi effettuati con tecnologia LiDAR.
Le indagini condotte nell’area della cosiddetta Muralla de Mandor, a est della celebre città inca, hanno permesso di identificare oltre 2,5 chilometri di percorsi preispanici, insieme a possibili piattaforme e terrazzamenti. Tra le evidenze individuate spicca un tracciato principale lungo almeno 1,2 chilometri, con caratteristiche compatibili con tecniche costruttive di epoca inca, tra cui un andamento a zig-zag. (gob.pe)
Il ritrovamento risale alle ricognizioni effettuate nel luglio 2026 ed è stato annunciato ufficialmente il 10 agosto dal Ministero della Cultura del Perù. Le ricerche sono frutto della collaborazione tra la Dirección Desconcentrada de Cultura di Cusco e il Centro de Estudios Andinos dell’Università di Varsavia, con la partecipazione di specialisti di diverse istituzioni. (gob.pe)
Forse un percorso verso una montagna sacra
Le prime interpretazioni dei risultati aggiungono ora un elemento particolarmente affascinante.
In un’intervista pubblicata il 31 agosto dall’agenzia peruviana Andina, Nino Del Solar Velarde, responsabile delle ricerche archeologiche di Machu Picchu della DDC Cusco, ha spiegato che il percorso potrebbe essere collegato a una destinazione di carattere rituale.
L’attenzione degli archeologi si concentra sulla cosiddetta Muralla de Mandor, una struttura che in alcuni settori raggiunge i due o tre metri di altezza e che potrebbe, a prima vista, suggerire una funzione difensiva.
Del Solar invita però alla prudenza: nell’area non esiste al momento un contesto archeologico tale da dimostrare la necessità di una fortificazione. Inoltre, la struttura sembra seguire la conformazione naturale del terreno.
Soprattutto, il suo orientamento conduce verso Yanantin, una montagna che raggiunge circa 4.100 metri di quota e che viene indicata come luogo sacro nella concezione andina.
Da qui nasce l’ipotesi che la “muraglia” possa essere interpretata diversamente: potrebbe trattarsi di un percorso sopraelevato con una funzione rituale, orientato verso la montagna sacra.
È un’ipotesi suggestiva, ma non ancora una conclusione definitiva. Lo stesso Ministero della Cultura peruviano, nell’annuncio iniziale, sottolineava la necessità di ulteriori indagini archeologiche per stabilire cronologia, funzione e rapporti dei tracciati con gli altri elementi del paesaggio di Machu Picchu.
Il LiDAR ha permesso di guardare sotto la vegetazione
Determinante per la scoperta è stata la tecnologia LiDAR, Light Detection and Ranging, un sistema di telerilevamento basato sull’emissione di impulsi laser e sulla misurazione del tempo impiegato dalla luce per ritornare al sensore.
Nel caso di Machu Picchu il rilievo è stato effettuato anche con drone, ottenendo dati ad altissima risoluzione e modelli tridimensionali del territorio.
La caratteristica particolarmente preziosa nelle zone ricoperte da foreste è la possibilità di elaborare i dati separando digitalmente la vegetazione dal terreno sottostante.
Strade, terrazzamenti, muri e altre modificazioni artificiali del suolo possono così diventare leggibili nei modelli digitali anche quando, osservando direttamente il territorio, sono quasi completamente nascosti dagli alberi.
Nell’area di Mandor il LiDAR non ha soltanto consentito di seguire gli antichi percorsi: ha confermato alcuni recinti circolari già conosciuti e ha permesso di individuare nuove strutture e piattaforme sotto la vegetazione.
Una tecnologia già ampiamente utilizzata in speleologia
Il LiDAR è ben conosciuto anche nel mondo della speleologia e della ricerca sul carsismo, dove le tecnologie di scansione laser sono ormai utilizzate per numerose applicazioni.
All’esterno delle grotte, i rilievi LiDAR aerotrasportati o effettuati con drone permettono di ottenere modelli estremamente dettagliati della superficie terrestre. Eliminando digitalmente la vegetazione possono diventare più evidenti doline, depressioni, inghiottitoi, scarpate, fratture e altre forme del paesaggio carsico.
Il LiDAR di superficie, naturalmente, non attraversa la roccia e non permette di vedere direttamente una grotta sotterranea. La lettura dettagliata della morfologia può però fornire informazioni preziose per indirizzare le ricognizioni e individuare aree potenzialmente interessanti per l’esplorazione speleologica.
Ancora più diffuso è l’impiego delle tecnologie LiDAR direttamente all’interno delle cavità.
Laser scanner terrestri e, sempre più spesso, sistemi mobili e portatili consentono di acquisire grandi quantità di punti e costruire modelli tridimensionali dettagliati degli ambienti sotterranei. Le applicazioni comprendono rilievo, studio geomorfologico, analisi delle fratture, documentazione archeologica e monitoraggio della stabilità delle cavità. Recenti ricerche hanno integrato, per esempio, LiDAR portatile, laser scanner terrestre e rilievi da drone per produrre cartografie geomorfologiche tridimensionali ad alta risoluzione di ambienti carsici.
La diffusione della tecnologia è arrivata anche a strumenti molto più piccoli: uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Archaeological Science ha valutato persino l’impiego dei sensori LiDAR incorporati negli smartphone per applicazioni archeologiche e speleologiche, evidenziandone le possibilità nella documentazione tridimensionale delle cavità.
Il modello digitale non sostituisce l’esplorazione
Il caso di Machu Picchu mostra però anche un principio familiare agli speleologi: individuare qualcosa a distanza non equivale ad averlo esplorato e compreso.
I dati raccolti nell’area di Mandor costituiscono una base sulla quale indirizzare le prossime indagini. Le strutture riconosciute digitalmente dovranno essere raggiunte e studiate sul terreno per verificarne caratteristiche, cronologia e funzione.
Secondo quanto dichiarato da Del Solar ad Andina, le prospezioni sul posto sono previste tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. La zona presenta inoltre particolari condizioni ambientali e le attività richiederanno le necessarie autorizzazioni per operare nell’area protetta. (
Soltanto queste verifiche potranno chiarire se il percorso individuato fosse realmente legato a pratiche rituali e quale rapporto avesse con Yanantin e con la più vasta organizzazione territoriale di Machu Picchu.

Il LiDAR ha dunque fatto quello che sa fare particolarmente bene: ha reso visibili tracce che il paesaggio aveva nascosto.
Ora comincia la parte più antica del mestiere, comune in fondo ad archeologi e speleologi: andare sul terreno, osservare, esplorare e verificare.
Fonti:
Agencia Peruana de Noticias Andina, 31 agosto 2026 https://andina.pe/agencia/noticia-camino-inca-recientemente-hallado-machu-picchu-era-ruta-a-un-destino-uso-ritual-1089500.aspx
Ministerio de Cultura del Perú – Dirección Desconcentrada de Cultura de Cusco, 10 agosto 2026 https://www.gob.pe/institucion/cultura/noticias/1427676-identifican-mas-de-2-5-kilometros-de-caminos-prehispanicos-en-el-entorno-de-la-muralla-de-mandor-en-machupicchu
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