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    Condividi Buzio–Capitano Paff: la giunzione che cambia la geografia sotterranea del Moncodeno Una nuova esplorazione collega la Buzio allo storico Capitano Paff. Nasce un grande complesso che, secondo le prime stime, potrebbe superare gli 800 metri di profondità. Sotto, restano acqua, pozzi, finestre e tanti punti interrogativi e domande ancora aperte Progetto InGrigna! all’opera nel weekend del 29 e 30 agosto 2026. I partecipanti al week end speleo sui monti del Grignone, anziché limit
     

Giunzione Abisso Buzio-Capitano Paff: in Grigna nasce il Complesso del Moncodeno!

September 1st 2026 at 00:24

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Buzio–Capitano Paff: la giunzione che cambia la geografia sotterranea del Moncodeno

Una nuova esplorazione collega la Buzio allo storico Capitano Paff. Nasce un grande complesso che, secondo le prime stime, potrebbe superare gli 800 metri di profondità. Sotto, restano acqua, pozzi, finestre e tanti punti interrogativi e domande ancora aperte

Progetto InGrigna! all’opera nel weekend del 29 e 30 agosto 2026.

I partecipanti al week end speleo sui monti del Grignone, anziché limitarsi a tornare a casa stanchi, sporchi e soddisfatti, sono andati oltre: hanno spalancato una porta che per anni era esistita soltanto nei rilievi e nelle intuizioni, e da sempre nella geologia del Moncodeno.

L’Abisso Buzio ha giuntato Capitano Paff.

La notizia è arrivata con l’entusiasmo incontenibile degli esploratori: una connessione attesa, immaginata e inseguita che ridisegna la geografia sotterranea del Moncodeno e unisce due storie esplorative fino a ieri separate.

«È nato il complesso del Moncodeno», è stato uno dei primi commenti circolati dopo la punta.7

Quale definizione può essere più efficace?

foto Francesco Ornaghi

La squadra ha seguito la prosecuzione profonda della Buzio privilegiando il ramo più fossile, lasciandosi alle spalle numerose possibilità laterali.

La progressione non è stata semplice. Lunghi traversi, tratti bagnati, armi da sistemare e passaggi impegnativi hanno rallentato l’avanzamento. Uno dei traversi ha richiesto un notevole lavoro di attrezzamento e il consumo di parecchia corda.

Foto Gialuca Perucchini

Al fondo gli esploratori stimano di essere scesi di circa 90 metri, raggiungendo una quota nell’ordine dei –410 metri rispetto alla Buzio.

Qui la situazione comincia a diventare ancora più interessante.

Pischelli in avvicinamento – foto Gianluca Perucchini

Il ramo principale non sembra infatti aver detto la sua ultima parola: una prosecuzione è stata lasciata su un piccolo pozzo e, soprattutto, lungo l’esplorazione sono state volutamente trascurate diverse finestre.

La corsa era verso il fondo.

Adesso bisognerà tornare indietro a guardare tutto ciò che è rimasto ai lati.

Un altro indizio importante viene dall’idrologia.

Foto Matteo Pinna

In alcuni punti inferiori gli esploratori hanno chiaramente percepito il rumore dell’acqua. Nella forra la portata osservata era relativamente modesta, ma nulla esclude che possa aumentare più in basso.

Da qui nasce una delle ipotesi più suggestive: sotto il ramo fossile percorso potrebbe esistere un bypass attivo, capace di riconnettersi ad altri settori del sistema.

La giunzione appena realizzata, quindi, potrebbe essere soltanto una delle connessioni possibili.

Una circostanza perfettamente coerente con un reticolo carsico complesso, nel quale vie fossili sovrapposte e drenaggi attivi possono incontrarsi, separarsi e ritrovarsi a quote differenti.

Tra gli obiettivi delle prossime esplorazioni ci saranno soprattutto le numerose finestre osservate durante la discesa.

Foto Rossella Giannuzzi

Una, in particolare, è stata segnalata nella zona di un grande pozzo indicato inizialmente come P60. Il confronto successivo con i vecchi rilievi ha portato a collocarla probabilmente nella zona del P42, ma sarà il nuovo rilievo a stabilirne con precisione la posizione.

Alcune delle aperture tralasciate mostrerebbero caratteristiche freatiche. Questo dettaglio le rende interessanti.

Le vie freatiche, spesso più orizzontali, potrebbero infatti rappresentare antichi livelli di circolazione capaci di intercettare altri rami del complesso senza obbligare gli esploratori a inseguire soltanto le grandi verticali.

«Con poco sbattimento si trovano vie orizzontali che collegano al resto», è stata una delle osservazioni a caldo.

Tradotto: c’è ancora parecchio da cercare.

Dopo l’esplorazione è iniziata immediatamente una seconda avventura: quella sui rilievi.

Il confronto con i dati Compass e con la documentazione delle vecchie esplorazioni belghe ha permesso di riconoscere nell’area interessata il ramo Euphoria di Capitano Paff.

I rilievi storici CSARI del 1993–1994 riportano per Euphoria circa 340 metri di sviluppo topografico, con un dislivello che raggiunge approssimativamente i –420 metri rispetto all’ingresso di Capitano Paff.

Particolarmente significativo è risultato il confronto con alcuni capisaldi dei vecchi rilievi, collocati proprio nella zona più prossima alla Buzio.

Pezzo dopo pezzo, le due geografie hanno cominciato a sovrapporsi.

Vecchie poligonali tracciate più di trent’anni fa e nuove misure digitali hanno finito per raccontare la stessa cosa.

La giunzione era lì.

Nel rileggere il vecchio rilievo è emerso anche un curioso dettaglio.

Come Francesca ha fatto notare, Jack, parlando delle zone esplorate, aveva tirato ballo Euphoria. Non si sa se per doti profetiche e se per confusione nella nomenclatura, il nostro Jack aveva indicato come Pozzo Euphoria quello che sarebbe invece il Pozzo dell’Oblio. L’attenzione era lì, proprio sul settore che avrebbe poi assunto un ruolo fondamentale nell’interpretazione della giunzione.

Memoria, vecchi nomi, rilievi incompleti, intuizioni e correzioni che acquistano senso soltanto molti anni dopo.

Prima ancora che il collegamento fosse completamente interpretato, si era già intuito che il fondo della Buzio potesse terminare nuovamente su Capitano Paff o avvicinarsi al Dito, nel ramo dell’Udito.

Alla luce della nuova giunzione, questa ipotesi acquista ancora più interesse.

Il settore potrebbe infatti contenere ulteriori connessioni tra i due sistemi, forse a quote diverse e attraverso morfologie differenti.

Foto Gianluca Perrucchini

Anche alcuni toponimi riportati nelle vecchie esplorazioni hanno quindi richiesto una rilettura: il confronto fra testimonianze, rilievi CSARI e dati moderni sta permettendo di ricostruire con maggiore precisione quali ambienti fossero effettivamente stati raggiunti dagli esploratori precedenti.

Una scoperta nuova può costringere a rileggere anche quella vecchia.

Con Buzio divenuta ingresso alto del sistema collegato a Capitano Paff, le prime valutazioni effettuate dagli esploratori indicano per il nuovo complesso una profondità potenzialmente superiore agli 800 metri.

È però un dato che dovrà essere verificato con la chiusura e l’elaborazione definitiva del rilievo.

La prudenza, in questi casi, è obbligatoria.

Ma la sostanza della scoperta non cambia: la connessione modifica radicalmente la lettura speleologica dell’area e apre prospettive esplorative considerevoli.

Perché il punto più interessante non è soltanto ciò che è stato unito.

È tutto quello che, grazie alla giunzione, improvvisamente diventa possibile cercare.

Al fondo resta una prosecuzione.

Sotto si sente l’acqua.

Lungo la discesa rimangono finestre.

I vecchi rilievi suggeriscono altri settori da confrontare.

E le geometrie del sistema fanno immaginare possibili ulteriori collegamenti.

La prossima fase sarà dunque fatta di nuove punte, rilievi, sovrapposizioni e ritorni nei punti volutamente ignorati durante la corsa verso il basso.

Dopo una giunzione del genere sarebbe facile parlare di un’esplorazione conclusa.

In realtà sembra vero esattamente il contrario.

Ed è Floriano Grigna a condensare perfettamente il senso di quanto sta accadendo sotto il Moncodeno: come ha detto Jack in grotta, in un momento clou, «…in realtà non può chiudere, la geologia non sbaglia.»

Mi è sembrata la miglior conclusione possibile, perché la giunzione Buzio–Capitano Paff è arrivata.

E ora a Maconi toccherà rifare il rilievo di Capitano Paff, come aveva profetizzato Marzio Merazzi a fine campo.

Toccherà agli speleo verficare fin dove ha ragione la geologia.

Salvo dimenticanze, sono stati coinvolti nelle attività del tranquillo week end di giunzioni: Alex Rinaldi, Andrea Maconi, Gianluca Perucchini, Riccardo Temponi, Cristian Paccani, Francesco Ornaghi, Rossella Giannuzzi (la prima -1150 della Puglia, ricordiamolo!), Floriano Martinaglia, Matteo Pinna, Francesca Cassina, Maurizio “Jack” Rizzotto,

Il video di Alex non poteva mancare: https://youtu.be/06m_9fCxG8o?is=AtWX3xD5lbU9iaP4

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