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“Rilievo: tra arte e tecnica”, a Costacciaro premiati i migliori rilievi speleologici del 2026

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Era Bianca di Riccardo Temponi vince la terza edizione del concorso promosso dalla Commissione Nazionale Catasto Cavità Naturali della SSI. Sul podio anche il Complesso del Colle dei Signori e l’Abisso Generale Marietto, mentre il pubblico premia Grotta Barone

Un rilievo speleologico non è soltanto una successione di misure e punti topografici. È il risultato dell’esplorazione, dell’osservazione e dell’interpretazione di una cavità; uno strumento tecnico e scientifico che permette di trasformare lo spazio sotterraneo percorso dagli speleologi in qualcosa che possa essere letto, studiato, confrontato e conservato.

Proprio su questo incontro fra precisione e rappresentazione si è giocata la terza edizione del concorso “Rilievo: tra arte e tecnica”, promosso dalla Commissione Nazionale Catasto Cavità Naturali della Società Speleologica Italiana ETS.

La proclamazione dei vincitori si è svolta sabato 31 ottobre alle 19.30, durante il Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro, alla presenza del presidente della SSI Sergio Orsini e di un folto pubblico. Alla fine, anche un brindisi per festeggiare vincitori e partecipanti.

Dieci rilievi, quattro criteri di valutazione

Undici gli elaborati presentati al concorso; dieci quelli ammessi alla valutazione della Commissione giudicatrice, composta da Raffaella Zerbetto, Alessandro Uggeri e Giampaolo Pinto.. Un elaborato non ha potuto concorrere alla graduatoria finale per ragioni esclusivamente legate alla rispondenza alle prescrizioni del bando, indipendenti dalla qualità del lavoro presentato.

Quattro i criteri presi in considerazione: leggibilità, estetica, completezza e originalità.

Non soltanto, quindi, precisione del tratto e presenza delle informazioni necessarie alla comprensione della cavità, ma anche equilibrio compositivo, chiarezza, utilizzo della simbologia, integrazione dei dati geologici e ambientali e capacità di sperimentare nuove soluzioni grafiche e tecnologiche.

Una valutazione particolarmente complessa perché le cavità rappresentate erano molto diverse fra loro. Un piccolo sistema sotterraneo, un grande complesso plurichilometrico e un abisso prevalentemente verticale pongono infatti problemi cartografici differenti e richiedono differenti capacità di sintesi.

Primo premio a Era Bianca

Il primo premio è stato assegnato a Era Bianca, rilievo di Riccardo Temponi.

La Commissione ha riconosciuto nella tavola un equilibrio particolarmente riuscito fra rigore tecnico, veste grafica e inquadramento geologico.

Pianta e sezione permettono di seguire lo sviluppo della cavità mantenendo una lettura complessiva molto chiara, mentre l’impiego misurato del colore evidenzia acqua e caratteristiche litologiche senza appesantire il disegno.

Il rilievo integra inoltre dati catastali, coordinate, quota, sviluppo e dislivello con informazioni sul regime idrico, sulla circolazione dell’aria e sul contesto geologico.

Un esempio particolarmente efficace di come informazioni molto diverse possano convivere all’interno della stessa tavola senza comprometterne la leggibilità.

Secondo il Complesso del Colle dei Signori

Il secondo premio è andato al Complesso del Colle dei Signori, rappresentato da Enrico Massa.

Qui la difficoltà è soprattutto nelle dimensioni e nell’articolazione del sistema: oltre 6,9 chilometri di sviluppo e 560 metri di profondità.

Piante e sezioni schematiche, affiancate da codici colore differenti, permettono di orientarsi all’interno di un complesso sviluppato su più livelli e di percepirne immediatamente l’estensione.

La Commissione ha premiato proprio questa capacità di sintesi: riuscire a rendere leggibile un sistema ipogeo di grande sviluppo senza perdere la percezione della sua complessità.

Terzo l’Abisso Generale Marietto

Il terzo premio è stato assegnato all’Abisso Generale Marietto, rilievo di Simon Beatrice.

In questo caso è la verticalità a diventare protagonista.

La disposizione affiancata della sezione sviluppata e della pianta consente di seguire con immediatezza la successione dei pozzi e di comprenderne la posizione reciproca.

La Commissione ha inoltre sottolineato la contestualizzazione della cavità nel particolare ambiente periglaciale della Vedretta Piana, a 2.861 metri di quota, un settore interessato dal ritiro glaciale e quindi in rapida evoluzione.

Tre menzioni speciali

Accanto ai primi tre classificati, la Commissione ha deciso di attribuire tre menzioni speciali, riconoscendo caratteristiche particolarmente significative di altrettanti elaborati.

Henry De Santis, con Arma del Galusso, è stato segnalato per la pulizia grafica e l’elevata leggibilità della rappresentazione classica in bianco e nero.

Vincenzo Martimucci, con Grotta Le Solagne, ha ricevuto la menzione per la sperimentazione tecnologica applicata al rilievo: fotogrammetria a 360°, nuvola di punti e successiva elaborazione digitale.

Luca Dada, con Abisso della Venere, è stato invece premiato per l’efficace utilizzo dei codici colore, capaci di distinguere i diversi rami e rendere comprensibili le sovrapposizioni di un sistema articolato.

Tre lavori molto diversi, che mostrano quanto ampio sia oggi il ventaglio degli strumenti disponibili per rappresentare una grotta: dal segno essenziale in bianco e nero alla fotogrammetria e alle nuvole di punti.

Il pubblico sceglie Grotta Barone

Alla valutazione tecnica della Commissione si è aggiunto il voto dei partecipanti al Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro.

Il maggior numero di preferenze è andato al rilievo di Enrico Massa, seguito da quello di Riccardo Temponi. Poiché entrambi avevano già ottenuto un premio dalla Commissione e i riconoscimenti non erano cumulabili, la graduatoria è stata fatta scorrere.

Il Premio del pubblico è stato quindi assegnato a Grotta Barone, rilievo di Antonio Bambina.

Una tavola particolarmente ricca, nella quale trovano spazio piante morfologiche e idrologiche, profili longitudinali, numerose sezioni trasversali, inquadramento cartografico e altre informazioni sulla cavità.

Una sala piena di grotte

Gli elaborati sono stati esposti durante il raduno nella Sala Uomini Originari di Costacciaro, per permettere agli speleologi di osservarli da vicino, confrontare tecniche e linguaggi e scegliere il proprio preferito.

Il confronto fra le tavole è uno degli aspetti più interessanti del concorso.

Rappresentare una cavità significa infatti risolvere problemi molto differenti. C’è chi deve raccontare chilometri di gallerie sovrapposte, chi una successione di grandi verticali, chi pochi metri di ambiente sotterraneo nei quali ogni dettaglio morfologico acquista importanza.

C’è chi sceglie il bianco e nero, chi utilizza il colore per separare livelli e rami, chi integra informazioni geologiche e idrologiche e chi sperimenta fotogrammetria, nuvole di punti e restituzioni tridimensionali.

Le tecnologie cambiano, ma rimane identica la domanda: come trasformare una grotta, spazio tridimensionale percorso fisicamente dagli esploratori, in una rappresentazione che possa essere compresa anche da chi non vi è mai entrato?

Qui che il titolo del concorso della Società Speleologica trova il suo significato più profondo: tra arte e tecnica.

Il premio più grande è il lavoro di tutti

La graduatoria individua necessariamente vincitori, menzioni e un premio del pubblico. Non racconta però da sola il lavoro che sta dietro agli elaborati presentati.

Ogni rilievo nasce da ore trascorse sottoterra, misure, appunti, capisaldi, controlli, ritorni nella cavità e molto lavoro successivo davanti a un tavolo o a un computer.

La stessa Commissione giudicatrice ha sottolineato quanto sia stata meditata la valutazione prima di arrivare alla scelta finale.

Per questo il ringraziamento della SSI ETS e della Commissione Catasto Cavità Naturali va a tutti i partecipanti alla terza edizione di “Rilievo: tra arte e tecnica”.

I lavori presentati testimoniano impegno, competenza e passione e contribuiscono, indipendentemente dalla posizione in classifica, alla valorizzazione del rilievo speleologico come strumento di documentazione, conoscenza e rappresentazione delle cavità naturali.

Una punta esplorativa può durare qualche ora o qualche giorno, e una scoperta può riempire per qualche giorno le conversazioni degli speleologi, ma un rilievo inserito a catasto, invece, raccontare la grotta per sempre.

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