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Come si illuminavano le grotte 14 mila anni fa? Nuove risposte dalla Grotta della Bàsura

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Uno studio internazionale ricostruisce i sistemi di illuminazione usati dagli uomini del Paleolitico nelle celebri cavità di Toirano

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Quaternary International porta nuove e affascinanti informazioni sulle modalità con cui gli uomini del Paleolitico esploravano le profondità della Grotta della Bàsura, a Toirano, uno dei più importanti siti preistorici europei legati alle tracce umane in ambiente sotterraneo.

La ricerca, dal titolo Archaeobotanical investigations and experimental activity performed at Bàsura Cave reveal clues on Epigravettian cave lighting systems, unisce archeologia, archeobotanica, paleoecologia e sperimentazione pratica per capire come venissero illuminate le grotte circa 14.000 anni fa.

Lo studio parte da un dato noto agli speleologi che visitano la Bàsura: lungo le pareti e vicino alle impronte umane sono presenti tracce nere lasciate dal carbone. Gli studiosi hanno analizzato questi residui e scoperto che derivano soprattutto da piccoli rami di pino silvestre e pino mugo, utilizzati come torce o fasci luminosi dagli uomini epigravettiani che penetrarono nella cavità insieme a un bambino e persino a un cane, lasciando le celebri impronte oggi conservate.

Uno degli aspetti più interessanti del lavoro è la parte sperimentale. I ricercatori hanno ricreato in grotta le stesse condizioni ambientali, utilizzando rami sottili di pino accesi per verificare durata, intensità luminosa e modalità di avanzamento nel buio. I test hanno dimostrato che piccoli fasci di rametti erano probabilmente più efficaci delle grandi torce: producevano abbastanza luce per muoversi in sicurezza, consumavano meno ossigeno, abbagliavano meno e lasciavano caratteristiche tracce carboniose sulle pareti, identiche a quelle osservate nella Bàsura.

Il gruppo preistorico avanzava probabilmente in fila, mantenendo il contatto fisico e utilizzando più punti luce distribuiti lungo il percorso. Le prove sperimentali suggeriscono anche che l’illuminazione fosse studiata con attenzione per affrontare cunicoli stretti, passaggi bassi e ambienti completamente oscuri.

Lo studio è frutto della collaborazione tra archeologi, speleologi e ricercatori di diverse università e istituti italiani e internazionali. La loro ricerca conferma ancora una volta l’eccezionale importanza archeologica della Grotta della Bàsura, celebre per le impronte umane paleolitiche, le tracce di frequentazione e le testimonianze legate all’esplorazione profonda delle cavità naturali in epoca preistorica.

Ringraziamo Fabio Negrino, archeologo, speleologo e docente dell’Università di Genova, per la condivisione di questo importante lavoro scientifico.

Fonte: Arobba D., Caramiello R., Starnini E., Rollini I., Avanzini M., Salvador I., Citton P., Romano M., Negrino F., Conventi M., Zunino M., 2026 — *Archaeobotanical investigations and experimental activity performed at Bàsura Cave (Toirano, NW Italy) reveal clues on Epigravettian cave lighting systems*. Quaternary International, Vol. 772, Article 110335 – articolo disponibile online in open access sulla piattaforma ScienceDirect: https://doi.org/10.1016/j.quaint.2026.110335

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