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Ghiacciai nascosti nelle grotte carsiche: gli ultimi archivi climatici delle Prealpi venete

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Il ghiaccio che scompare nel buio: depositi ipogei di Monte Baldo, Lessini e Asiago tra ricerca scientifica, paleoclima e divulgazione museale

Mentre il ritiro dei ghiacciai alpini occupa le pagine dei quotidiani, un altro tipo di ghiaccio scompare lontano dagli occhi. Si tratta del ghiaccio nascosto nelle grotte carsiche delle Prealpi venete: depositi invisibili, silenziosi, che rischiano di dissolversi prima che la scienza riesca a leggere tutto ciò che custodiscono. Questi ambienti sotterranei sono archivi climatici, serbatoi d’acqua dolce e habitat unici per comunità biologiche altamente specializzate. La mostra “Ghiacciai Nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio, ultime riserve glaciali nelle Prealpi venete”, inaugurata al Museo di Storia Naturale di Verona il 29 gennaio 2026, ha portato per la prima volta al grande pubblico una ricerca fino ad oggi confinata agli specialisti.[1][2]


Ice cave vs. glacier cave: distinzione fondamentale tra grotte con ghiaccio e grotte di ghiaccio

In geomorfologia e speleologia, i due termini identificano ambienti radicalmente diversi. Con ice cave si indica una grotta scavata nella roccia — tipicamente in calcare carsico — che contiene ghiaccio perenne al suo interno. Con glacier cave (grotta glaciale) si indica invece una cavità scavata direttamente all’interno di un ghiacciaio, le cui pareti sono composte da ghiaccio. La distinzione è spesso ignorata nel linguaggio comune, ma risulta fondamentale per comprendere i processi fisici in gioco.[3][1]

Le grotte carsiche con ghiaccio delle Prealpi venete appartengono alla categoria delle ice cave. La roccia che le ospita è calcare, non ghiaccio. Il ghiaccio che vi si accumula è un deposito secondario, formatosi per processi specifici legati al microclima della cavità. Questa precisione terminologica non è solo accademica: cambia il modo in cui si studia il bilancio di massa, si interpretano i dati paleoclimatici e si valuta la vulnerabilità ai cambiamenti climatici.[1][3]


Come si accumula il ghiaccio nelle grotte carsiche: neve, firn e cicli stagionali ipogei

Nelle Prealpi venete, le grandi cavità carsiche ospitano accumuli pluriannuali di neve, firn e ghiaccio alimentati da due processi principali. Il primo è l’intrusione di neve invernale attraverso grandi ingressi verticali, con successiva diagenesi che trasforma la neve in firn e poi in ghiaccio vero e proprio: le cosiddette glacières, sfruttate storicamente come cave di ghiaccio. Il secondo è il congelamento dell’acqua di infiltrazione, che penetra nel sottosuolo attraverso fratture e fessure della roccia carbonatica, dando origine al cosiddetto congelation ice.[4][1]

Queste grotte esistono grazie a un microclima ipogeo fortemente anomalo. Pur trovandosi in aree dove la temperatura media annua esterna è superiore a 0 °C, alcune cavità mantengono temperature prossime o inferiori al punto di congelamento per tutto l’anno. Il Buso del Vallon, in Lessinia, a quota 1711 m s.l.m., è stato monitorato con data logger tra il 2013 e il 2015: i rilievi hanno documentato una ciclicità annuale con volume massimo del ghiaccio in tarda primavera e minimo a fine estate. Il ciclo stagionale segue quindi dinamiche diverse rispetto ai ghiacciai di superficie, rendendolo un oggetto di studio a sé stante.[5][6][1]


Monte Baldo, Lessini, Asiago: le grotte con ghiaccio più studiate nelle Prealpi venete

Il Museo di Storia Naturale di Verona, in collaborazione con il Gruppo Amici della Montagna e i gruppi speleologici veneti, ha avviato un programma di ricerca sistematica su tre aree principali. Sul Monte Baldo si trova il Bus delle Taccole, cavità che scende fino a circa 140 metri di profondità e conserva al suo interno depositi di ghiaccio ipogeo. In Lessinia, il Buso del Vallon (438 V VR) è una voragine circolare profonda circa 60 metri aperta nei calcari grigi, che fino agli anni recenti ospitava un glacionevato perenne: agli inizi del Novecento veniva sfruttata per estrarre ghiaccio destinato alla pianura. Sull’Altopiano di Asiago è invece presente il Buso del Sieson (detto anche Caverna del Sieson), un altro sito incluso nel programma di monitoraggio biologico e glaciologico coordinato da Leonardo Latella.[6][7][8][4]

La scelta di queste tre aree non è casuale. Monte Baldo, Lessini e Asiago presentano caratteristiche litologiche e morfologiche diverse, consentendo un confronto tra ambienti distinti all’interno della stessa fascia prealpina. La ricerca in queste grotte ha dato vita alla prima indagine biologica completa in Italia dedicata agli ecosistemi delle ice cave. Le specie di ditteri senza ali del genere Chionea — le cosiddette “mosche della neve” — erano presenti nel Buso del Vallon: il loro monitoraggio ha documentato la progressiva scomparsa del glacionevato perenne e, con esso, di intere comunità faunistiche.[2][9][1]


Gli speleotemi di ghiaccio come archivi climatici: paleoclima e segnali del passato

Gli speleotemi di ghiaccio — stalattiti glaciali, pavimenti di ghiaccio congelato, calcite criogenica — intrappolano al loro interno informazioni preziose sul clima passato. Ogni strato depositato conserva bolle d’aria con la composizione atmosferica del momento di formazione, pollini, tracce organiche e segnali isotopici. Una volta fusi, questi archivi scompaiono per sempre.[10][1]

Nelle grotte carsiche dell’arco alpino orientale, i metodi di analisi includono la datazione al radiocarbonio (¹?C) della frazione organica, la datazione U-Th della calcite criogenica e, in un caso recente considerato una prima mondiale, la datazione con argon-39 applicata al ghiaccio della Grotta del Monte Leupa nel massiccio del Canin. Questo studio, pubblicato nel 2026 sul Journal of Glaciology nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate, ha stabilito che il deposito di ghiaccio si è formato rapidamente tra il 1840 e il 1893, alla fine della Piccola Età Glaciale. L’analisi dei pollini intrappolati nel ghiaccio, condotta dall’Università di Innsbruck, ha corroborato questa cronologia.[11][10]

Anche le stalagmiti delle grotte prealpine contribuiscono alla lettura del paleoclima. I rapporti isotopici dell’ossigeno negli speleotemi calcitici registrano con risoluzione annuale le variazioni di temperatura e precipitazione. La Grotta di Ernesto, in Trentino, ha fornito segnali chiari della fine della Piccola Età Glaciale intorno al 1840 e dell’inizio dell’inquinamento industriale attorno al 1960.[12][13][14]


Bilancio di massa del ghiaccio ipogeo e confronto con i ghiacciai di superficie

Il bilancio di massa misura la differenza tra accumulo e ablazione: per i ghiacciai di superficie alpini, tale bilancio è cronicamente negativo dagli anni Ottanta del Novecento. Dal 1995 al 2025, i principali ghiacciai alpini monitorati in Italia hanno registrato perdite cumulate da un minimo di 27 metri di acqua equivalente (ghiacciaio del Basòdino) a un massimo di oltre 53 metri (ghiacciaio di Caresèr), con una perdita media annua superiore a un metro. Per le grotte con ghiaccio, la logica è analoga ma con differenze strutturali: l’accumulo avviene principalmente d’inverno attraverso gli ingressi verticali, mentre la fusione è modulata dal microclima interno, che agisce da tampone rispetto alle variazioni esterne.[15][16][17][6][1]

Uno studio comparativo su ice cave nelle Alpi austriache ha mostrato che, su scale temporali plurisecolari, le dinamiche del bilancio del ghiaccio ipogeo seguono quelle dei ghiacciai superficiali: fasi di accumulo positive corrispondono a periodi freddi, fasi di fusione marcate a periodi caldi come l’Optimum medievale e il riscaldamento contemporaneo. Nel caso del Buso del Vallon, il monitoraggio condotto dal 2011 ha documentato la perdita pressoché totale del glacionevato perenne nell’arco di un decennio. Nel massiccio del Canin, tra il 2012 e il 2020 il deposito della Grotta del Monte Leupa ha perso oltre 180 metri cubi di ghiaccio, e dal 2014 il bilancio annuale è rimasto costantemente negativo.[9][18][11][1]


La mostra al Museo di Storia Naturale di Verona (2026): ghiacciai nascosti al centro della divulgazione scientifica

La mostra “Ghiacciai Nascosti” è rimasta aperta dal 29 gennaio al 12 aprile 2026 presso il Museo di Storia Naturale di Verona, curata da Leonardo Latella e Roberta Salmaso. L’esposizione ha proposto 20 immagini fotografiche di Daniele Sighel, video, modelli in scala di specie adattate agli ambienti glaciali sotterranei, esemplari reali e strumenti di ricerca. L’allestimento ha occupato l’atrio e il cavedio di Palazzo Pompei, sede del Museo, con accesso compreso nel biglietto d’ingresso.[2]

La mostra si è inserita nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il progetto che accompagna i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali con iniziative culturali diffuse sul territorio nazionale. Verona ha ospitato in questo contesto la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi e quella di apertura delle Paralimpiadi. Durante il periodo di apertura sono stati organizzati laboratori per bambini, visite guidate e conferenze dedicate allo stato di salute dei ghiacciai e agli effetti dei cambiamenti climatici. Il 19 marzo 2026 si è tenuta anche la presentazione del volume “Ghiacciai del Trentino. Ecosistemi di alta quota tra storia e ricerca”, con la partecipazione di Leonardo Latella e Antonio Guerreschi, già presidente del Comitato Scientifico Centrale del CAI.[19][2]

L’assessora alla Cultura di Verona, Marta Ugolini, ha sottolineato che la mostra non è stata solo un’esposizione fotografica, ma la restituzione alla città di una ricerca su ecosistemi a rischio di scomparsa, condotta con rigore scientifico e finalità divulgative. Per la comunità speleologica italiana, questo progetto rappresenta il riconoscimento istituzionale di una disciplina — la glaciospeleologia — fino a poco tempo fa confinata ai margini della ricerca. I ghiacciai nascosti nelle grotte carsiche delle Prealpi venete restano, in definitiva, tra gli archivi climatici più preziosi e fragili dell’intero arco alpino.[20][2]

Fonti
[1] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[2] “Ghiacciai nascosti”, la mostra sulle grotte con ghiaccio – Verona News https://www.veronanews.net/ghiacciai-nascosti-la-mostra-sulle-grotte-con-ghiaccio/
[3] Guida completa alle grotte di ghiaccio in Islanda – Guide to Iceland https://guidetoiceland.is/it/la-natura-islandese/guida-completa-grotte-di-ghiaccio-islanda
[4] grotta Buso del Valon – Wikimapia http://wikimapia.org/20236980/it/grotta-Buso-del-Valon
[5] Ghiaccio nelle grotte: il microclima ipogeo tra storia e cambiamento climatico – Scintilena https://www.scintilena.com/ghiaccio-nelle-grotte-il-microclima-ipogeo-tra-storia-e-cambiamento-climatico/07/07/
[6] Buso del Valon – FEDERAZIONE SPELEOLOGICA VENETA http://www.speleologiaveneta.it/index.php/progetti-delle-commissioni/scientifica/item/buso-del-valon-2
[7] Studi sui ghiacciai delle grotte delle Prealpi Venete – Scintilena https://www.scintilena.com/studi-sui-ghiacciai-delle-grotte-delle-prealpi-venete/11/02/
[8] In vista dei Giochi Olimpici, il Museo di Storia Naturale di Verona … https://www.instagram.com/reel/DUGCSlZElw0/
[9] Verona, il team che studia le grotte per capire gli effetti del clima https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/22_dicembre_08/verona-team-che-studia-grotte-capire-effetti-clima-alcune-specie-sono-gia-scomparse-dee7eae2-771e-11ed-a041-b07ba2e7f9ab.shtml
[10] Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella … https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-nascosto-delle-alpi-giulie-svela-le-sue-origini-nella-piccola-eta-glaciale/04/10/
[11] Cambiamento climatico: i segreti del ghiaccio ipogeo sul Monte Leupa https://catastogrotte.regione.fvg.it/dettaglionews/174
[12] Gli Speleotemi Rivelano i Segreti del Clima Passato https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/06/11/
[13] Grotta di Ernesto e la Speleotemia: Un Archivio per l’ … https://www.scintilena.com/grotta-di-ernesto-e-la-speleotemia-un-archivio-per-lantropocene/08/19/
[14] Speleologia e ricerca scientifica: le grotte come laboratori naturali … https://www.scintilena.com/speleologia-e-ricerca-scientifica-le-grotte-come-laboratori-naturali-per-decine-di-discipline/03/11/
[15] AMB_CEB_002 – Bilancio di massa dei ghiacciai https://www.arpa.vda.it/rsa-2021-ambiente-naturale/criosfera-e-biosfera/bilancio-di-massa-dei-ghiacciai-ambceb002
[16] Bilancio di massa del ghiacciaio – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Bilancio_di_massa_del_ghiacciaio
[17] BILANCIO DI MASSA DEI GHIACCIAI | Indicatori ambientali https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/clima/bilancio-di-massa-dei-ghiacciai
[18] Buso del Valòn: il ghiacciaio scomparso sui monti Lessini – Verona … https://www.veronanews.net/buso-del-valon-il-ghiacciaio-scomparso/
[19] La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di … https://www.dcuci.univr.it/?ent=iniziativa&id=14723&lang=en
[20] SPECCHI CLIMATICI SOTTERRANEI: La Mostra “Ghiacciai … https://www.scintilena.com/specchi-climatici-sotterranei-la-mostra-ghiacciai-nascosti-rivela-i-segreti-di-ecosistemi-fragili-nelle-prealpi-venete/01/24/
[21] Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/aac47009-36b6-414c-a17d-a894fd324d3c/Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable-1.pdf
[22] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[23] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[24] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[25] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda – Scintilena https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[26] Tracce di glaciazioni antiche nei Monti Lessini: scoperte … – Scintilena https://www.scintilena.com/tracce-di-glaciazioni-antiche-nei-monti-lessini-scoperte-nelle-prealpi-venete/08/08/
[27] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[28] Scoperte Paleoclimatiche nelle Grotte della Groenlandia: Il Miocene … https://www.scintilena.com/scoperte-paleoclimatiche-nelle-grotte-della-groenlandia-il-miocene-svelato-dai-depositi-minerali/11/05/
[29] Le Rocce Sedimentarie: Gli Archivi Naturali della Storia Terrestre https://www.scintilena.com/le-rocce-sedimentarie-gli-archivi-naturali-della-storia-terrestre/10/04/
[30] Glossario speleologico UIS – Lettera ‘a’ Traduzione in italiano https://www.scintilena.com/glossario-speleologico-uis-lettera-a-traduzione-in-italiano/07/22/
[31] Acqua e speleologia a Bergamo: al Palamonti un convegno per la … https://www.scintilena.com/acqua-e-speleologia-a-bergamo-al-palamonti-un-convegno-per-la-giornata-mondiale-dellacqua-2026/03/18/
[32] [PDF] Raccolta Luglio 2023 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[33] STRUTTURA DELLA CROSTA TERRESTRE IN CORRISPONDENZA DELL’ITALIA CENTRALE (Gran Sasso) https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5864/5797
[34] Temporary dense seismic network during the 2016 Central Italy seismic emergency for microzonation studies https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6761093/
[35] Comportamento di una grande diga sotto il gelo spinto https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5118/5187
[36] Analisi antropologica dei reperti osteologici tardo-antichi provenienti dal contesto ipogeico di Licata. L’ipogeo Zirafi-settore G ? Licata (Sicilia) https://riviste.fupress.net/index.php/aae/article/download/2361/1566
[37] Le grotte di ghiaccio in Islanda https://www.islanda.it/articoli/le-grotte-di-ghiaccio-in-islanda
[38] [PDF] Grotta della Ghiacciaia e i Neandertaliani sui Monti Lessini – Unife https://sfera.unife.it/retrieve/358e96e6-5dd8-4230-97ef-1f7d7fd8f157/Grotta_della_Ghiacciaia_e_i_Neandertaliani_sui_Monti_Lessini.pdf
[39] Le grotte in Islanda | Guide to Iceland https://guidetoiceland.is/it/la-natura-islandese/grotte-in-islanda
[40] Buso del Valon – FEDERAZIONE SPELEOLOGICA VENETA https://speleologiaveneta.it/index.php/progetti-delle-commissioni/scientifica/item/buso-del-valon-2
[41] Grotta di ghiaccio Vatnajokull vs grotta di ghiaccio Katla – Reddit https://www.reddit.com/r/VisitingIceland/comments/12pfgrg/vatnajokull_ice_cave_vs_katla_ice_cave/
[42] Studio della corrosione carsica mediante strumento (micrometro) http://www.speleologiaveneta.it/index.php/progetti-delle-commissioni/scientifica/item/studio-della-corrosione-carsica-mediante-strumento-micrometro
[43] Evoluzione pluriennale di depositi di neve e ghiaccio all’interno di … https://www.isp.cnr.it/index.php/it/lista-archivio-notizie/item/816-evoluzione-pluriennale-di-depositi-di-neve-e-ghiaccio-all-interno-di-cavita-carsiche-a-cielo-aperto
[44] [PDF] PARCO NATURALE DELLA LESSINIA – Comitato Scientifico Centrale https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2018/01/Francesco-Vinco-PARCO-NATURALE-DELLA-LESSINIA.pdf
[45] Robert Peroni e la Red House: il custode dell’umanità inuit … https://www.scintilena.com/robert-peroni-e-la-red-house-il-custode-dellumanita-inuit-nellartico-dimenticato/05/11/
[46] Quanto tempo impiega una stalattite per crescere di un … https://www.scintilena.com/quanto-tempo-impiega-una-stalattite-per-crescere-di-un-centimetro/08/18/
[47] Esplorazione in Groenlandia: una finestra sul passato climatico della Terra – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazione-in-groenlandia-una-finestra-sul-passato-climatico-della-terra/01/22/
[48] Branche scientifiche coinvolte nello studio delle grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/branche-scientifiche-coinvolte-nello-studio-delle-grotte/09/05/
[49] L’anima delle cose https://edizionicafoscari.unive.it/libri/978-88-6969-378-6/
[50] [PDF] università degli studi di milano – Gruppo Grotte Gallarate https://www.gruppogrottegallarate.it/wp-content/uploads/2022/03/Studio-Geochimico-di-speleotemi-Parte-A.pdf
[51] Bilancio di massa dei ghiacciai https://observatoire.espace-mont-blanc.com/it/indicatori/bilancio-di-massa-dei-ghiacciai
[52] [PDF] G l i S p e l e o t e m i s o n o concrezioni di grotta formate da … – INGV https://ww2.pi.ingv.it/wp-content/pdf/RollUp/Ambiente_GliSpeleotemi.pdf
[53] Ghiacciai nascosti – Visit Verona https://www.visitverona.it/it/eventi/ghiacciai-nascosti-71
[54] [PDF] datazioni di speleotemi carbonatici: implicazioni speleogenetiche e … https://www.venadelgesso.it/mm/10.pdf
[55] Museo di Storia Naturale di Verona – Facebook https://www.facebook.com/MSNverona/posts/ghiacciai-nascosti-%EF%B8%8F-%C3%A8-stata-inaugurata-ieri-pomeriggio-la-mostra-%F0%9D%97%9A%F0%9D%97%B5%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%AE%F0%9D%97%B0%F0%9D%97%B0%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%AE%F0%9D%97%B6-%F0%9D%97%BB%F0%9D%97%AE%F0%9D%98%80%F0%9D%97%B0/1542285831230680/
[56] Speleotemi Archivi – CNR Paleoclima https://www.paleoclima.cnr.it/keyword-laboratorio/speleotemi/
[57] Bilancio di massa dei ghiacciai https://climadat.isprambiente.it/dati-e-indicatori/indicatori-di-impatto-dei-cambiamenti-climatici/bilancio-di-massa-ghiacciai/
[58] Lo Co 2769 – Grotta della Betulla http://www.scintilena.com/speleoit/atlas/lombardia/betulla.html
[59] due hotspot di biodiversità ipogea nei Monti Lessini – Scintilena https://www.scintilena.com/la-dimensione-non-e-tutto-due-hotspot-di-biodiversita-ipogea-nei-monti-lessini/03/20/
[60] Aria Sotterranea e Vuoti Irraggiungibili: Il Viaggio del Vento nella … https://www.scintilena.com/aria-sotterranea-e-vuoti-irraggiungibili-il-viaggio-del-vento-nella-montagna-di-santa-croce/01/06/
[61] Pagina 519 di 2356 – Una luce nel buio – il giornale … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/519/?c=16
[62] Pagina 87 di 2329 – Una luce nel buio – Notiziario di … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/87/?c=10
[63] Una luce nel buio – Notiziario di speleologia e del sottosuolo https://www.scintilena.com/page/437/
[64] Pagina 29 di 2340 – Una luce nel buio – Notiziario di … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/29/?c=2
[65] Pagina 57 di 2306 – Una luce nel buio – Notiziario di … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/57/?c=1
[66] Spedizioni Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/spedizioni/
[67] Lo scorso fine settimana c’è stato il ritorno al bus delle Taccole sul … https://www.facebook.com/speleogamvr/posts/lo-scorso-fine-settimana-c%C3%A8-stato-il-ritorno-al-bus-delle-taccole-sul-monte-bald/885192906986285/
[68] [PDF] monte baldo segreto – World Biodiversity Association https://biodiversityassociation.org/wp-content/uploads/2023/05/Sfoglia-il-libro_Monte-Baldo-Segreto_compressed.pdf
[69] [PDF] I segni del passato geologico – Viaggio tra i geositi della provincia di … https://www.research.unipd.it/retrieve/e14fb26c-e57c-3de1-e053-1705fe0ac030/i-segni-del-passato-geologico-web.pdf
[70] [PDF] PROGETTO CARG – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/Media/carg/note_illustrative/46_Longarone.pdf
[71] [PDF] ormea2.pdf – La melodia delle grotte https://www.congressospeleo2020.it/wp-content/uploads/2023/11/ormea2.pdf
[72] [PDF] I depositi di ghiaccio ipogei della Grotta dello Specchio e del … https://caiscuola.cai.it/wp-content/uploads/2021/04/borsato.pdf

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L’idrodinamica endoglaciale: cosa succede davvero dentro un ghiacciaio alpino quando nevica o fa caldo

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Un ghiacciaio non è un blocco di ghiaccio inerte. È un sistema idrodinamico complesso, con reti di gallerie, pozzi verticali e condotti che si rimodellano ogni stagione. Capire come funziona questo “plumbing” naturale è una delle sfide più avvincenti della glaciologia moderna.


La superficie del ghiacciaio: bédières, crepacci e l’ingresso nei mulini glaciali

Quando le temperature si alzano in estate o piove su un ghiacciaio alpino, l’acqua non scompare semplicemente. Si raccoglie in piccoli corsi d’acqua stagionali che si incidono nel ghiaccio formando solchi allungati: le bédières. Questi canali epiglaciali — il termine deriva dal francese — scorrono veloci sulla superficie, sfruttando il basso attrito del ghiaccio.[1]

Il ghiaccio è impermeabile per natura, ma la sua parte più superficiale è attraversata da numerose fratture, i crepacci. Quasi sempre, le bédières spariscono in un inghiottitoio che dà accesso al complesso reticolo idrologico endoglaciale e subglaciale. Questi inghiottitoi prendono il nome di mulini glaciali: cavità verticali attraverso le quali l’acqua turbina verso le profondità del ghiacciaio, proprio come in un mulino ad acqua. Si formano nelle zone pianeggianti e poco crepacciate, dove l’acqua di superficie si concentra in corsi d’acqua ben definiti anziché disperdersi nelle fratture.[2][3][4][5]

L’acqua superficiale, più calda del ghiaccio circostante, fonde il materiale glaciale lungo il suo percorso, allargando le fratture fino a creare pozzi e gallerie. La fusione fisica — non chimica come nelle grotte calcaree — è l’unico meccanismo responsabile di queste strutture. Il risultato è un sistema di cavità che può modificarsi nel giro di pochi giorni o poche settimane, con una velocità di evoluzione senza paragoni nel mondo sotterraneo.[3]


Il viaggio dell’acqua: da 100 a 150 metri di profondità attraverso condotte ad albero

Una volta entrata in un mulino, l’acqua intrapprende un percorso verticale verso la base del ghiacciaio. Le esplorazioni speleologiche hanno raggiunto profondità intorno ai 150 metri, dove la pressione del ghiaccio soprastante fa sì che quello sottostante assuma un comportamento plastico, con la progressiva chiusura delle cavità. I modelli e le osservazioni dirette concordano nel mostrare che le acque assorbite dai mulini fluiscono a profondità di 100–150 metri attraverso una rete di condotte con struttura “ad albero” che connette i vari mulini tra loro.[6][7]

Il percorso non è mai lineare. L’acqua segue le linee di minor resistenza nel ghiaccio — foliazioni, giunture, fratture — scavando pozzi verticali e forre orizzontali. Il calore liberato per attrito durante il moto amplia ulteriormente le condotte. Questo meccanismo è alla base dell’idrologia endoglaciale: l’acqua si crea il proprio percorso fondendo il ghiaccio e allo stesso tempo viene guidata dalla geometria del substrato roccioso sottostante.[2]

Raggiunto il letto glaciale, il flusso si muove verso valle all’interno di condotti subglaciali, confluendo progressivamente in canali sempre più ampi fino alla bocca glaciale alla fronte del ghiacciaio. L’acqua riemerge così come torrente glaciale, spesso torbida di limo di abrasione.[8][2]


Il reticolo endoglaciale: velocità di flusso, connessioni tra mulini e sistema drenaggio subglaciale

Il sistema di drenaggio interno di un ghiacciaio vallivo temperato funziona come una rete di tubazioni naturali in continua evoluzione. I mulini non sono cavità isolate: sono collegati tra loro da un reticolo di gallerie endoglaciali che forma una struttura arborescente, simile a quella di un sistema carsico. La velocità di flusso al loro interno può essere notevole.[6]

Al Ghiacciaio dei Forni, prove con traccianti fluorescenti hanno misurato velocità di 50 metri all’ora per il Tinopal e 66 metri all’ora per la Fluoresceina. Questi valori elevati sono compatibili con la presenza di vie di drenaggio ben strutturate. La differenza di velocità tra i due traccianti suggerisce l’esistenza di percorsi multipli e di eventuali tasche d’acqua endoglaciali che ritardano il transito.[9]

Ogni sistema di mulini è organizzato lungo direzioni preferenziali dettate dalle discontinuità del ghiaccio — foliazioni e giunture — che fungono da guide strutturali per lo sviluppo delle cavità. Nelle zone di forte stress di taglio tra aree a diversa velocità di scorrimento del ghiaccio, il sistema può risultare compartimentato in settori paralleli e indipendenti. La gestione dell’idrologia endoglaciale e il drenaggio subglaciale sono quindi strettamente legati alla dinamica di flusso del ghiaccio stesso.[10]


Inverno: quando il sistema collassa e i mulini si riempiono d’acqua

Con l’arrivo del freddo e la cessazione dell’alimentazione superficiale, il reticolo di gallerie endoglaciali tende a collassare. Il comportamento plastico del ghiaccio a profondità, dove la pressione litostatica è elevata, porta alla chiusura progressiva dei condotti non più mantenuti aperti dal flusso idrico.[6]

Le osservazioni al Ghiacciaio dei Forni hanno fornito un’indicazione inattesa su ciò che accade durante la stagione invernale: la presenza di particolari texture del ghiaccio all’interno dei mulini suggerisce che le cavità glaciali possano riempirsi completamente d’acqua durante l’inverno. Il meccanismo ipotizzato prevede che il congelamento progressivo dei punti di scarico alla fronte del ghiacciaio provochi una risalita della falda idrica interna.[10]

La formazione di ghiaccio secondario all’interno dei condotti — che arriva a riempire completamente le gallerie endoglaciali — sarebbe in realtà la condizione che permette ai mulini di sopravvivere da una stagione all’altra. Senza questo effetto “conservante”, le cavità si chiuderebbero per collasso plastico nel giro di poche settimane dall’interruzione del flusso. La stagione invernale è quindi un momento critico nell’idrologia endoglaciale: non un periodo di quiescenza passiva, ma una fase attiva di riconfigurazione strutturale del sistema.[10]


Ghiacciaio dei Forni in Valtellina: un caso di studio per il drenaggio subglaciale

Il Ghiacciaio dei Forni, nel gruppo Ortles-Cevedale all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio in Alta Valtellina, è il più grande ghiacciaio di tipo vallivo delle Alpi italiane con una superficie di 11,38 km². La sua struttura particolare — originata da tre bacini collettori distinti che confluiscono in un’unica lingua di ablazione — ne fa un laboratorio naturale di primo piano per lo studio dell’idrologia endoglaciale e del drenaggio subglaciale.[11]

A partire dal 1994, i mulini del Ghiacciaio dei Forni sono stati oggetto di osservazione sistematica pluriennale, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi genetici ed evolutivi delle cavità e l’idrodinamica degli acquiferi en- e subglaciali. Nelle ricerche sono stati individuati oltre una cinquantina di mulini principali, concentrati prevalentemente allo sbocco dei ghiacciai laterali nella piana principale. Ogni ghiacciaio laterale genera il proprio torrente sopraglaciale che alimenta i mulini nella zona di confluenza.[9][10]

La vita media di un mulino al Forni è stimata in circa sei anni: dal momento in cui si forma come proto-mulino, una semplice frattura allargata dall’acqua, fino al raggiungimento delle dimensioni massime e alla fossilizzazione per mancanza di alimentazione a monte. La distanza regolare tra i mulini di uno stesso sistema — da 4–5 a 15–20 metri a seconda dell’area — corrisponde al movimento annuo del ghiacciaio, il che permette di ricostruire indirettamente la velocità di scorrimento del ghiaccio in diverse zone dell’apparato. Tra il 1929 e il 1998, lo spessore del ghiacciaio sulla lingua si è ridotto di ben 70 metri, il che modifica profondamente le condizioni di pressione interna e, di conseguenza, la geometria del reticolo di drenaggio endoglaciale.[11][10]


Modelli matematici e osservazione diretta: come si studia il sottosuolo glaciale

La comprensione del sistema di drenaggio subglaciale si basa su due approcci complementari: l’osservazione diretta — attraverso discese speleologiche nei mulini e prove con traccianti — e la modellazione matematica. Per molto tempo i modelli teorici hanno preceduto le verifiche sul campo: solo di recente le esplorazioni sistematiche nei ghiacciai alpini hanno permesso di corraborare, modificare o confutare le ipotesi formulate a tavolino.[12][6][10]

Il progetto europeo GlaDS (2D Glacial Drainage System Model), finanziato dall’UE, ha sviluppato il primo modello bidimensionale affidabile di drenaggio glaciale, validato su ghiacciai alpini. Il modello permette di simulare lo sviluppo delle reti di canali subglaciali, l’interazione con lo strato di acqua distribuita alla base del ghiacciaio e le variazioni stagionali del sistema di drenaggio endoglaciale. Queste simulazioni sono ora utilizzate anche per comprendere la dinamica dei grandi ghiacciai artici e la loro influenza sull’innalzamento del livello del mare.[12]

Sul piano delle tecniche di rilevamento diretto, accanto alle classiche esplorazioni speleologiche, si affiancano oggi l’utilizzo del georadar per individuare cavità endoglaciali senza accesso fisico e i modelli idrologici distribuiti come GEOtop, che integrano le misure di portata, le variazioni del manto nevoso e le caratteristiche del sistema di drenaggio. La combinazione di approcci diversi — esplorazioni in situ, traccianti, georadar e modellazione numerica — resta la via maestra per avanzare nella conoscenza dell’idrologia endoglaciale dei ghiacciai alpini, ambienti in rapida trasformazione dove ogni stagione può modificare significativamente la geometria del sistema sotterraneo.[13][14][15][16]

Idrodinamica endoglaciale dei ghiacciai alpini.


Punti salienti del documento:

  1. Bédières e mulini — Come l’acqua superficiale si canalizza in torrenti epiglaciali e penetra nel ghiacciaio attraverso i mulini, sfruttando le fratture trasversali preesistenti[scintilena +1]
  2. Viaggio verticale — Discesa fino a 100–150 m di profondità, con dinamiche di pressione piezometrica documentate sperimentalmente (variazioni di livello di decine di metri in pochi minuti)[laventa]
  3. Reticolo ad albero — Struttura gerarchica dei canali di Röthlisberger, con velocità di flusso intorno a 1 m/s, confermata dai tracciamenti con fluoresceina al Ghiacciaio dei Forni (66–81 m/ora)[laventa]
  4. Inverno — Collasso delle condotte al di sotto dei 50–60 m, riempimento dei mulini e “galleggiamento” basale primaverile che accelera il moto del ghiacciaio[laventa]
  5. Ghiacciaio dei Forni — Caso di studio cruciale: dal monitoraggio satellitare (perdita media 4,7 m/anno nel periodo 2009–2021) alle esplorazioni speleologiche e ai tracciamenti del 1993[wikipedia +1]
  6. Modelli vs. campo — Confronto tra il modello GlaDS, le esplorazioni LIDAR/drone del Progetto Inside the Glaciers di La Venta e i tracciamenti fluorescenti del Progetto Speleologia Glaciale[geografia.deascuola +2]

L’idrodinamica endoglaciale: cosa succede davvero dentro un ghiacciaio alpino quando nevica o fa caldo

Introduzione: un sistema idrodinamico nascosto

Un ghiacciaio alpino temperato non è una massa inerte di ghiaccio. È un sistema idrodinamico articolato — con ingressi, condotti, gallerie, falde idriche interne e una “bocca” di uscita — che si rimodella in continuazione al ritmo delle stagioni. Capire come l’acqua entra, viaggia e fuoriesce dall’interno di un ghiacciaio è una delle sfide più avvincenti della glaciologia moderna e della glaciospeleologia, la disciplina che combina tecniche di esplorazione speleologica con quelle della fisica glaciale.[^1][^2][^3][^4]

Le analogie con un sistema carsico calcareo sono talmente forti da aver spinto i ricercatori a parlare di criocarsismo o termocarsismo: le cavità endoglaciali funzionano come inghiottitoi, condotte freatiche e risorgenze, esattamente come accade nelle rocce solubili — con il vantaggio che l’intero ciclo evolutivo del reticolo può essere osservato nell’arco di poche stagioni.[^3][^4]


1. La superficie del ghiacciaio: bédières, crepacci e la porta d’ingresso dei mulini

Tutto comincia in superficie. Nelle giornate calde, il sole scalda il ghiaccio della zona di ablazione e l’acqua di fusione — arricchita dalle precipitazioni piovose estive — si raccoglie nelle depressioni topografiche della lingua glaciale, dando origine ai torrenti epiglaciali detti bédière. Questi canali, spesso meandriformi, possono raggiungere lunghezze superiori al chilometro e seguono le zone più depresse della superficie, orientandosi nella direzione di massima pendenza.[^5][^6][^3]

I ghiacciai vallivi temperati con ampia zona di ablazione poco crepacciata e a bassa pendenza — come il Gorner, l’Aletsch o il Forni — sono i più favorevoli allo sviluppo di questo reticolo epiglaciale. Nei ghiacciai fortemente crepacciati, al contrario, l’acqua si disperde diffusamente nelle spaccature senza riuscire a canalizzarsi in torrenti di portata sufficiente a formare un mulino.[^4]

Le bédière non raggiungono il margine del ghiacciaio: prima di farlo, incontrano quasi sempre una frattura o un piccolo avvallamento dove le acque vengono inghiottite. Se l’energia cinetica del flusso è sufficiente, inizia il processo di scavo del mulino glaciale. I crepacci di tipo trasversale — formatisi per sforzi distensivi perpendicolari alla direzione di scorrimento del ghiaccio — sono le strutture preferenzialmente sfruttate dall’acqua per avviare questo processo.[^7][^3]


2. Il viaggio dell’acqua: da 100 a 150 metri di profondità attraverso condotte ad albero

Una volta inghiottita, l’acqua inizia la sua discesa verticale. La maggior parte dei mulini si apre con un salto verticale iniziale di 40–60 m, in casi eccezionali superiore ai 100 m. Questo primo pozzo si scava per fratturazione idraulica e per la fusione del ghiaccio indotta dal calore cinematico e d’attrito liberato dall’acqua in caduta. Oltre i 50–80 m di profondità, la crescente pressione litostatica costringe il ghiaccio ad assumere un comportamento plastico invece che rigido: i mulini perdono verticalità e le dimensioni tendono a diminuire, trasformandosi spesso in forre strette e inclinate.[^3][^4]

I modelli numerici e le osservazioni dirette concordano nell’indicare che le acque assorbite dai mulini raggiungono profondità di 100–150 m, dove intercettano la superficie piezometrica endoglaciale — uno specchio d’acqua il cui livello varia in funzione dell’alimentazione e dello stadio evolutivo del reticolo di gallerie sommerse. Discese ripetute nello stesso mulino a distanza di poche ore hanno rivelato variazioni del livello della falda anche di diverse decine di metri: nel Ghiacciaio Marconi (Patagonia) è stata documentata una risalita di 30 m in meno di mezz’ora, seguita da un abbassamento di 20 m in meno di 5 minuti.[^4]

Dalla falda endoglaciale, l’acqua prosegue fino al letto del ghiacciaio, dove trova il contatto con il substrato roccioso e si incammina verso la fronte, emergendo infine dalla bocca glaciale come torrente subglaciale.[^8][^3]


3. Il reticolo endoglaciale: velocità, diametri e struttura ad albero

I modelli fisici e il calcolo numerico mostrano che le condotte sommerse si organizzano in un reticolo a struttura arborescente, dove i canali minori si ramificano dai mulini e convergono verso condotte di dimensioni crescenti in direzione della fronte. Questo schema è governato dalla termodinamica dei canali di Röthlisberger: in un condotto a pieno carico, il calore generato dall’attrito viscoso tende ad allargare il canale laddove la portata è elevata. Ne consegue che i rami principali crescono a spese di quelli secondari, determinando la struttura gerarchica tipica dei sistemi carsici.[^9][^10][^4]

Il diametro delle condotte si stabilizza su valori dell’ordine di alcune decine di centimetri, laddove si realizza un equilibrio tra il processo di fusione delle pareti (mantenimento del canale) e il collasso plastico del ghiaccio (chiusura del canale). Le velocità di flusso massime all’interno di questi condotti si aggirano intorno a 1 m/s. I test con traccianti fluorescenti eseguiti nel 1993 al Ghiacciaio dei Forni (Valtellina) hanno confermato queste stime: la fluoresceina sodica ha percorso circa 1.850 m fino alla fronte a una velocità di 66 m/ora, mentre il Tinopal CBS-X ha raggiunto 81 m/ora. Velocità di questo livello sono compatibili esclusivamente con la presenza di vie di drenaggio ben strutturate e organizzate.[^11][^4]

La pressione dell’acqua all’interno dei condotti è variabile: nelle sezioni a pelo libero il flusso avviene a pressione atmosferica, mentre nelle sezioni a pieno carico può superare di diversi ordini di grandezza quella atmosferica. I valori maggiori di pressione si registrano in primavera, quando la ripresa della fusione trova un reticolo ancora insufficiente; in autunno, la pressione scende progressivamente man mano che il reticolo aumenta la propria capacità drenante.[^3]


4. Inverno: quando il sistema collassa e i mulini si riempiono d’acqua

Con l’arrivo dell’inverno e la cessazione dell’alimentazione, il reticolo endoglaciale subisce una trasformazione radicale. I modelli numerici mostrano che al di sotto dei 50–60 m di profondità le gallerie tendono a collassare progressivamente, per la pressione plastica del ghiaccio che non è più contrastata dall’energia del flusso idrico. L’acqua rimasta intrappolata nelle condotte esercita ancora una pressione idrostatica contraria, ma non sufficiente a mantenere aperti i condotti più profondi.[^4]

Il risultato è un “innalzamento” dell’acqua verso la superficie: essa viene progressivamente spinta verso l’alto nelle porzioni del mulino più vicine alla superficie, che in inverno si riempiono parzialmente. Parallelamente, gli ingressi in superficie tendono a chiudersi per regelazione (ricongelamento) e per l’accumulo di neve. In primavera, con la ripresa della fusione, le acque si concentrano nuovamente nelle depressioni precedenti, riattivano i mulini più o meno nelle stesse posizioni — perché quelle posizioni corrispondono a fratture strutturali permanenti nel ghiaccio — e il ciclo ricomincia.[^12][^8][^3][^4]

Questa dinamica stagionale ha conseguenze importanti: le pressioni all’inizio della primavera possono far “galleggiare” temporaneamente il ghiacciaio sul proprio letto, incrementando significativamente la velocità di scivolamento basale. Il ghiacciaio si muove più velocemente quando il sistema di drenaggio è ancora in formazione e l’acqua raggiunge pressioni superiori a quella del ghiaccio.[^3]


5. Ghiacciaio dei Forni in Valtellina: un caso di studio emblematico

Il Ghiacciaio dei Forni, con i suoi circa 11 km² (secondo ghiacciaio delle Alpi italiane per estensione, dopo l’Adamello), è il caso di studio più emblematico dell’idrologia glaciale alpina italiana. Situato nel gruppo Ortles-Cevedale in Alta Valtellina, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, è l’unico ghiacciaio italiano di tipo himalayano, cioè originato dalla confluenza di tre bacini collettori distinti in un’unica lingua di ablazione.[^13][^14]

La spedizione pionieristica del 1993, condotta da speleologi dell’Università di Padova e del Gruppo Speleologico CAI Varese con il coordinamento del Prof. Claudio Smiraglia e il supporto dell’AEM, ha eseguito il primo test multiplo con traccianti fluorescenti sull’idrogeologia interna del ghiacciaio. Le ricerche effettuate — pur non coprendo l’intero ghiacciaio — hanno individuato più di una decina di mulini attivi, concentrati soprattutto allo sbocco dei ghiacciai laterali nella piana principale. Lo spessore del ghiaccio nella piana principale era stimato intorno ai 100 m, suggerendo che alcuni mulini potessero attraversare completamente la massa glaciale fino alla roccia sottostante.[^11]

I risultati del tracciamento hanno mostrato la presenza di vie di drenaggio ben strutturate (velocità 66–81 m/ora), con picchi minori e differenze di velocità tra i due traccianti che segnalano la presenza di una zona satura limitata e una certa anisotropia nella struttura del reticolo drenante. La perdita di volume del Forni è stata quantificata con dati satellitari: tra il 2009 e il 2013 la lingua ha perso mediamente 3,3 m all’anno di spessore, con un’accelerazione a 3,8 m/a nel periodo 2009–2016 e a 4,7 m/a nel periodo 2009–2021.[^15][^11]

Il monitoraggio continua con tecnologie moderne: la campagna dell’Università di Milano–CAI utilizza drone fotogrammetrico (UAV) dal 2014 per rilevare le variazioni morfologiche della lingua terminale. Il Progetto Speleologia Glaciale — attivo dal 2008 e articolato su diversi ghiacciai alpini incluso il Forni — ha documentato in circa vent’anni come l’ampliarsi delle grotte interne e dei canali sotterranei indebolisca progressivamente la struttura del ghiacciaio, con un trend direttamente correlato all’aumento delle temperature.[^16][^17][^8]


6. Modelli matematici vs. osservazione diretta: come si studia il sottosuolo glaciale

La sfida principale è che il sottosuolo glaciale è quasi inaccessibile all’osservazione diretta. I mulini rappresentano la “via più semplice ed economica per raccogliere informazioni dirette sull’interno di un ghiacciaio”, ma la loro percorribilità è stagionale e spesso limitata dalla portata d’acqua. Per questa ragione, la ricerca si avvale di un approccio ibrido che integra tre metodologie distinte.[^4][^3]

Esplorazione speleologica diretta

La discesa dei mulini con tecniche speleologiche ha permesso di rilevare morfologie, profondità e connessioni tra cavità. Il gruppo La Venta Esplorazioni Geografiche ha esplorato oltre duecento mulini in ghiacciai alpini, himalayani e patagonici. Il Progetto “Inside the Glaciers”, avviato nel 2014 al Gorner, ha introdotto strumentazione di mappatura 3D con tecnologia LIDAR (Leica BLK2GO) e drone Flyability Elios 2, permettendo per la prima volta la documentazione tridimensionale di sistemi di gallerie altrimenti inaccessibili durante la stagione di fusione. Il risultato è una visione inedita delle cavità di contatto e dei mulini attivi — con fiumi sotterranei di svariati m³/s — impossibile da ottenere con l’esplorazione umana diretta.[^18][^19][^4]

Tracciamento con fluorescenti

L’immissione di traccianti atossici come la fluoresceina sodica o il Tinopal CBS-X nei mulini, con rilevamento a valle mediante fluocaptori in carbone attivo, permette di ricostruire le velocità di flusso, identificare zone sature interne (laghi endoglaciali), e rilevare l’anisotropia dei percorsi drenanti. Questa tecnica è utilizzata anche nella prevenzione dei rischi: consente di individuare eventuali tasche d’acqua che, se non identificate, potrebbero causare GLOF (Glacial Lake Outburst Flood) con effetti devastanti — come ricordato tragicamente dalla valanga della Marmolada del 3 luglio 2022, in cui l’acqua di fusione infiltratasi aveva compromesso la stabilità della massa glaciale.[^8][^11]

Modelli numerici bidimensionali

Il modello GlaDS (Glacier Drainage System model, sviluppato nell’ambito del progetto europeo omonimo), validato sui ghiacciai alpini, accoppia drenaggio distribuito in cavità basali interconnesse e drenaggio canalizzato in condotti di tipo Röthlisberger. Consente di simulare la transizione stagionale tra un sistema “distribuito” (in primavera, alta pressione) e un sistema “canalizzato efficiente” (a fine estate, bassa pressione). Studi recenti con GlaDS applicati a casi paleoglaciali scandinavi e a ghiacciai alpini hanno confermato la struttura arborescente del reticolo, la localizzazione delle zone di alta pressione idrostatica e la sequenza stagionale di attivazione e collasso del sistema.[^20][^21][^10][^22]

Un limite rilevante rimane la non linearità della plasticità del ghiaccio: i modelli analitici strettamente corretti hanno difficoltà a riprodurre il comportamento reale, in particolare la periodicità annuale del ciclo di apertura e collasso delle condotte. L’integrazione tra dati di campo, tracciamenti e modellistica rappresenta oggi l’approccio più robusto per avanzare nella comprensione di questo “plumbing” sotterraneo, cruciale non solo per la glaciologia fondamentale ma anche per la gestione del rischio e delle risorse idriche alpine.[^23][^24][^4]


Il quadro d’insieme: un sistema in trasformazione

Il sistema idrodinamico endoglaciale dei ghiacciai alpini temperati può essere sintetizzato nelle sue fasi principali come segue: Fase stagionale Stato del sistema Pressione basale Effetto sul moto del ghiaccio Primavera (ripresa fusione) Reticolo insufficiente, sistema distribuito Elevata (possibile galleggiamento) Accelerazione basale Estate (apice fusione) Canali Röthlisberger pienamente sviluppati Bassa (drenaggio efficiente) Rallentamento Autunno (declino portata) Canali persistenti, alta capacità drenante Minima Stabilizzazione Inverno (assenza fusione) Collasso sotto i 50–60 m, riempimento d’acqua Variabile (intrappolamento) Nessuno

Il cambiamento climatico sta alterando questa ciclicità. Temperature medie più elevate incrementano i volumi d’acqua che transitano nei sistemi endoglaciali, le grotte si ampliano, i mulini diventano più attivi e per periodi più lunghi. In cinque mesi di fusione estiva, il Mittelbergferner nelle Alpi Venoste ha perso fino a 4 m di spessore nel 2025. Il risultato complessivo, documentato da due decenni di osservazioni del Progetto Speleologia Glaciale su ghiacciai come Forni, Gorner e Aletsch, è un progressivo indebolimento strutturale delle masse glaciali dall’interno — un fenomeno invisibile dall’esterno ma fondamentale per comprendere la reale dinamica di deglaciazione.[^25][^26][^8]


Glossario dei termini chiave

  • Bédière: torrente epiglaciale che scorre sulla superficie del ghiacciaio, alimentato dalla fusione[^5]
  • Mulino glaciale: cavità verticale scavata dall’acqua di fusione che penetra in una frattura del ghiaccio; funziona da inghiottitoio del sistema endoglaciale[^3]
  • Cavità di contatto: grotta che si forma tra il ghiaccio e il substrato roccioso o morenico, spesso ai margini o alla fronte del ghiacciaio[^3]
  • Criocarsismo / Termocarsismo: insieme dei fenomeni di erosione e formazione di cavità nel ghiaccio per azione dell’acqua, per analogia con il carsismo in rocce solubili[^3]
  • Canale di Röthlisberger: condotto subglaciale a sezione circolare che tende ad ampliarsi in risposta al flusso d’acqua; costituisce il sistema di drenaggio “canalizzato efficiente”[^10][^9]
  • GLOF (Glacial Lake Outburst Flood): inondazione improvvisa causata dallo svuotamento di un lago glaciale, inclusi quelli endoglaciali non visibili in superficie[^8]
  • Superficie piezometrica endoglaciale: livello dell’acqua in pressione all’interno delle condotte sommerse del ghiacciaio[^4]

References

  1. Speleologia Glaciale 2021 al via il progetto “Northen Side of the … – *Il progetto Northern side of the Alps prevede esplorazioni e campionamenti sotto alcuni ghiacciai m…
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  3. [PDF] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio del Gorner … – Contenuto: In questo lavoro vengono descritte le caratteristiche morfologiche dei mulini del Gornerg…
  4. [PDF] Grotte e mulini glaciali – LA VENTA Esplorazioni Geografiche – I MULINI GLACIALI. L’esplorazione di oltre duecento mulini glaciali in ghiacciai alpini, himalayani …
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  3. La Venta – Ice Project – Gorner and Alestch – Ferrino

Fonti
[1] Torrente epiglaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Torrente_epiglaciale
[2] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio … https://www.laventa.it/documenti/morfologia-ed-evoluzione-dei-mulini-del-gorner_35313.pdf
[3] Come si formano le grotte nel ghiaccio, ricerca a cura di … https://www.scintilena.com/come-si-formano-le-grotte-nel-ghiaccio-ricerca-a-cura-di-eni-scuola/06/21/
[4] [PDF] Morfologia dei ghiacciai – CAI SEM Milano https://caisem.org/scuola/didattica/generale/Morfologia_ghiacciai.pdf
[5] Mulino glaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Mulino_glaciale
[6] Grotte e mulini glaciali https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[7] [PDF] bollettino del gruppo grotte cai novara http://www.gruppogrottenovara.it/Labirinti/Labirinti_26.pdf
[8] Il modellamento glaciale (superiori) – Wikiversità https://it.wikiversity.org/wiki/Il_modellamento_glaciale_(superiori)
[9] [PDF] NEL GHIACCIAIO DEI FORNI (ALTA VALTELLINA) https://digilander.libero.it/gsvcai/Pubblicazioni/Poligrotta/pdf/P3_Ghiacciaio_dei_Forni.pdf
[10] Modello genetico ed evolutivo dei mulini glaciali sulla base di … https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/1242
[11] Ghiacciaio dei Forni – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ghiacciaio_dei_Forni
[12] Prima modellazione di drenaggio glaciale | GlaDS Project – CORDIS https://cordis.europa.eu/article/id/151483-first-modelling-of-glacial-drainage/it
[13] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[14] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[15] [PDF] GHIACCIAIO – AINEVA https://aineva.it/wp-content/uploads/2015/12/nv69_6.pdf
[16] Analisi di dati georadar per l’individuazione di cavità endoglaciali = Analysis of georadar data for the detection of endoglacial cavities https://www.semanticscholar.org/paper/a3e42074fb6a78a8a49ec2f4152f4820eccffc3c
[17] Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/aac47009-36b6-414c-a17d-a894fd324d3c/Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable-1.pdf
[18] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[19] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[20] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[21] Relevance and Scale Dependence of Hydrological Changes in Glacierized Catchments: Insights from Historical Data Series in the Eastern Italian Alps https://www.mdpi.com/2073-4441/11/1/89/pdf?version=1546932241
[22] Hydrogeology of continental southern Italy https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/17445647.2018.1454352?needAccess=true
[23] La Carta idrografica d’Italia come fonte per la storia degli opifici idraulici alla fine dell’Ottocento. Il caso toscano https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/1302/924
[24] Development of the critical zone environment in the highly dynamic landscape of the Forni Glacier forefield: Winds, tree vegetation, pedogenesis and surface waters after glacier retreat https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/esp.5983
[25] A Stepwise Modelling Approach to Identifying Structural Features That Control Groundwater Flow in a Folded Carbonate Aquifer System https://www.mdpi.com/2073-4441/14/16/2475/pdf?version=1660214212
[26] Geological monitoring networks for risk management close to large rock cliffs: the case history of Gallivaggio and Cataeggio in the italian Alps https://gh.copernicus.org/articles/76/85/2021/gh-76-85-2021.pdf
[27] Hydrogeological Study of the Glacial—Fluvioglacial Territory of Grandate (Como, Italy) and Stochastical Modeling of Groundwater Rising https://www.mdpi.com/2076-3417/8/9/1456/pdf?version=1535117723
[28] Speleologia Glaciale 2021 al via il progetto “Northen Side of the … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-2021-al-via-il-progetto-northen-side-of-the-alps-con-alessio-romeo-e-francesco-sauro/06/10/
[29] Acque Segrete delle Dolomiti: gli acquiferi di alta quota – Scintilena https://www.scintilena.com/acque-segrete-delle-dolomiti-gli-acquiferi-di-alta-quota/08/19/
[30] A Lettomanoppello viaggio nella speleologia glaciale tra Gorner e … https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-viaggio-nella-speleologia-glaciale-tra-gorner-e-aletsch/11/12/
[31] Le riserve idriche solide delle Alpi: un viaggio nella storia dell’acqua che beviamo – Scintilena https://www.scintilena.com/le-riserve-idriche-solide-delle-alpi-un-viaggio-nella-storia-dellacqua-che-beviamo/02/08/
[32] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[33] Dossier-Le-Acque-di-origine-carsica-una-risorsa-strategica … https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2024/08/Dossier-Le-Acque-di-origine-carsica-una-risorsa-strategica.pdf
[34] La Carovana dei Ghiacciai 2025: un viaggio per … https://www.scintilena.com/la-carovana-dei-ghiacciai-2025-un-viaggio-per-raccontare-il-declino-dei-ghiacciai-alpini/07/23/
[35] Il Pianeta in Bancarotta Idrica: Una Ricerca Approfondita sulla Crisi … https://www.scintilena.com/il-pianeta-in-bancarotta-idrica-una-ricerca-approfondita-sulla-crisi-globale-dellacqua/01/26/
[36] [PDF] valle forni – AINEVA https://aineva.it/wp-content/uploads/Pubblicazioni/Rivista91/NV91-3.pdf
[37] [PDF] ghiacciaio – planpincieux – AINEVA https://aineva.it/wp-content/uploads/Pubblicazioni/Rivista95/NV95_6.pdf
[38] IL VECCHIO GIGANTE DI GHIACCIO: IL GHIACCIAIO DEI FORNI https://www.esero.it/climatedetectives/il-vecchio-gigante-di-ghiaccio-il-ghiacciaio-dei-forni/
[39] [PDF] Il lago epiglaciale del Ghiacciaio del Belvedere a Macugnaga (VB) https://www.arpa.piemonte.it/sites/default/files/media/2023-10/Macugnaga.pdf
[40] [PDF] CALCOLO DISTRIBUITO DELL’ABLAZIONE DEL GHIACCIAIO … https://www.politesi.polimi.it/retrieve/a81cb059-744d-616b-e053-1605fe0a889a/2010_10_Apollonio.pdf
[41] [PDF] RISCHIO GLACIALE E PERIGLACIALE IN AMBIENTE ALPINO https://www.protezionecivile.gov.it/static/b3211a1887bb9799916f0bfb6f293a40/documento-tecnico-glaciale-pag-sing-def.pdf
[42] Ghiacciaio – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ghiacciaio
[43] Sentiero Glaciologico Antonio Stoppani e Ardito Desio al Ghiacciaio … https://sites.unimi.it/glaciol/index.php/it/ita_steps/
[44] Rivelati 332 Canyon Sottomarini Intorno all’Antartide https://www.scintilena.com/rivelati-332-canyon-sottomarini-intorno-allantartide-la-mappa-piu-dettagliata-mai-realizzata/01/04/
[45] tomografia elettrica 3D per decifrare i segreti dei sinkhole https://www.scintilena.com/rivoluzione-nella-speleologia-italiana-tomografia-elettrica-3d-per-decifrare-i-segreti-dei-sinkhole/08/19/
[46] Groenlandia: Inondazione Crea un Vuoto Subglaciale di Due Chilometri – Scintilena https://www.scintilena.com/groenlandia-inondazione-crea-un-vuoto-subglaciale-di-due-chilometri/08/15/
[47] Finisce dopo 130 anni la misurazione tradizionale del … https://www.scintilena.com/finisce-dopo-130-anni-la-misurazione-tradizionale-del-ghiacciaio-del-ventina/08/21/
[48] Monitoraggio delle grotte con geomatica e geofisica: il caso Bossea … https://www.scintilena.com/monitoraggio-delle-grotte-sotterranee-con-geomatica-e-geofisica-il-caso-bossea-mostra-la-risposta-sismica-a-temperatura-e-pioggia-12/09/01/
[49] Quanto tempo impiega una stalattite per crescere di un … https://www.scintilena.com/quanto-tempo-impiega-una-stalattite-per-crescere-di-un-centimetro/08/18/
[50] Dentro i Ghiacciai Alpini: Una Serata di Esplorazioni e Ricerche https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-alpini-una-serata-di-esplorazioni-e-ricerche/11/17/
[51] Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella … https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-nascosto-delle-alpi-giulie-svela-le-sue-origini-nella-piccola-eta-glaciale/04/10/
[52] Terremoti lenti: cosa sono https://www.scintilena.com/terremoti-lenti-cosa-sono/10/24/
[53] Una donnola a caccia di pipistrelli all’ingresso della grotta – Scintilena https://www.scintilena.com/una-donnola-a-caccia-di-pipistrelli-allingresso-della-grotta-documentata-per-la-prima-volta-la-predazione-durante-lemergenza-primaverile/03/04/
[54] “Mezza Europa”: lo speciale del Journal for Nature Conservation … https://www.scintilena.com/now-i-have-enough-information-to-write-the-article-let-me-compose-the-news-piece-according-to-the-space-instructions/03/09/
[55] [PDF] Analisi fotogrammetrica con immagini satellitari dell … – POLITesi https://www.politesi.polimi.it/retrieve/f04797bb-25c9-4fac-9b90-dff5132c0db3/2025_04_Cerina.pdf
[56] [PDF] LE FORME GLACIALI E PERIGLACIALI – Moodle@Units https://moodle2.units.it/pluginfile.php/404160/mod_resource/content/0/17_Geomorfologia_glaciale_2019-2020.pdf
[57] [PDF] Monitoraggio di un ghiacciaio alpino – WebThesis https://webthesis.biblio.polito.it/37116/1/tesi.pdf
[58] [PDF] Lez 6 Morfologia dei ghiacciai A1_2014 – Cai BOZZOLO https://www.caibozzolo.it/Icone/Materiale%20Didattico/Corso%20di%20Alpinismo%202014/Morfologia%20dei%20ghiacciai%20A1_2014.pdf
[59] [PDF] UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRIESTE – OpenstarTs https://www.openstarts.units.it/bitstream/10077/2671/1/TESI_WBF_ADL.pdf
[60] Alpi, 2022 l’anno nero dei ghiacciai. Perdite di neve e ghiaccio … https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/anno-nero-dei-ghiacciai-alpini–in-progress—-660952
[61] [PDF] MORFOLOGIA GLACIALE E PERIGLACIALE https://www.igmi.org/italia-atlante-dei-tipi-geografici/++theme++igm/atlante_tipi_geografici/pdf/morfoglaciale.pdf

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Grotte effimere: la filosofia dello speleologo che entra in un luogo che non rivedrà mai più

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Esplorare una cavità destinata a scomparire pone domande etiche e scientifiche inedite. La glaciospeleologia non è solo tecnica: è un confronto con il tempo, con la perdita e con la responsabilità verso ciò che non esiste più


L’effimero come categoria speleologica: esplorare grotte glaciali temporanee

In speleologia si parla spesso di preservare ciò che si trova. Ma cosa si preserva quando l’oggetto dell’esplorazione si trasformerà in acqua di ruscello entro pochi mesi? Le grotte glaciali pongono domande filosofiche che nessun’altra frontiera sotterranea ha mai sollevato con tale urgenza.

La glaciospeleologia — la branca della speleologia dedicata all’esplorazione delle cavità nei ghiacciai — opera in un territorio radicalmente diverso da quello classico. Le grotte nel ghiaccio non sono strutture perenni. Si formano per lo più a causa dell’acqua di fusione, che scolpisce nel ghiaccio tunnel e saloni talvolta di dimensioni enormi. Queste strutture possono collassare o sparire nel giro di una stagione. Chi entra in una grotta glaciale non sta esplorando un luogo che rimarrà lì ad attendere i successori. Sta entrando in qualcosa che non esiste già più nella sua interezza, e che domani potrebbe non esistere affatto.[1]

Nelle grotte in roccia, il principio fondamentale è “non lasciare tracce”. Qui, la sfida è opposta: lasciare le tracce più complete possibili, perché quelle grotte glaciali scompariranno comunque. L’etica dell’esplorazione in ambienti glaciali temporanei non riguarda la conservazione fisica, ma la conservazione della memoria. La categoria dell’effimero entra così, per la prima volta nella storia della disciplina, come dato strutturale e non come eccezione.[2]

Il ghiaccio, da questo punto di vista, si comporta come una roccia in versione accelerata. In un sistema carsico classico, fenomeni analoghi richiedono migliaia di anni. In un ghiacciaio, lo speleologo può osservare in scala umana ciò che in natura richiede ere geologiche. È questa compressione del tempo a rendere le grotte glaciali un laboratorio filosofico oltre che scientifico.[1]


Documentare per non dimenticare: fotografia e rilievo speleologico come atti scientifici

La documentazione fotografica e topografica delle grotte glaciali non è un’attività accessoria: è la ragion d’essere dell’esplorazione stessa. In ambienti destinati a scomparire, il rilievo diventa l’unica forma di sopravvivenza della grotta.[3]

Il Progetto Speleologia Glaciale (PSG), attivo dal 2008 e nato dalla collaborazione tra il Gruppo Speleologico CAI Varallo, il Gruppo Grotte Milano CAI SEM e il Gruppo Grotte CAI Saronno, ha fatto della documentazione sistematica il suo metodo principale. In circa vent’anni di attività, il PSG ha registrato grandi cambiamenti sia esterni sia interni ai ghiacciai vallivi delle Alpi, come Aletsch, Gorner e Forni. I rilievi topografici, le fotografie e le misurazioni morfologiche sono l’unico archivio di luoghi che il tempo ha già cancellato o sta cancellando.[4][1]

Paolo Testa, speleologo e presidente del Gruppo Speleologico CAI Varallo, sintetizza questo approccio con una frase precisa: “La fragilità di questi ambienti ci ricorda quanto sia effimero ciò che ci sembra solido, e quanto sia prezioso viverlo e documentarlo — se si è in possesso delle necessarie capacità — finché esiste.” Non è retorica: è un programma operativo. La grotta del Pitzaler Gletscher, esplorata il 31 dicembre 2025 da Testa insieme a Daniele Sighel, Lorenzo Bordin, Maria F. Trombini e altri, è stata documentata con fotografie puntuali durante tutta la progressione, sapendo che l’ambiente sarebbe cambiato radicalmente entro la stagione successiva.[1]

Gli strumenti della documentazione speleologica si sono evoluti. Dalla bussola e dal clinometro tradizionali, si è passati ai distanziometri laser DistoX e poi agli scanner LiDAR, che permettono di acquisire nuvole di punti tridimensionali con elevata accuratezza. In un contesto glaciale, questa evoluzione tecnica ha un peso particolare: più veloce è il rilievo, più alta è la probabilità di documentare la grotta prima che collassi.[5][3]


La responsabilità del primo esploratore in un ambiente glaciale destinato a sparire

Chi esplora per primo una grotta glaciale si trova in una posizione di responsabilità asimmetrica. Non c’è un secondo esploratore che potrà correggere errori o colmare lacune: nella maggior parte dei casi, non ci sarà una seconda esplorazione.[1]

Questa condizione modifica profondamente l’etica dell’esplorazione in ambienti glaciali temporanei. Il primo esploratore non è solo un esploratore: è un testimone, un archivista, uno scienziato. Il racconto di Andrea Benassi sul Gepatschferner (Alpi Venoste, versante austriaco) illustra questa responsabilità nel concreto: “Purtroppo la lingua che scende sul versante austriaco negli ultimi decenni ha subito un forte ritiro sia in lunghezza che in massa. Esploriamo circa 300 metri di condotte subglaciali distribuite su due linee di drenaggio.” Trecento metri di gallerie che, con ogni probabilità, non esisteranno più tra qualche anno.[1]

Il Progetto Speleologia Glaciale ha codificato questa responsabilità in un protocollo di ricerca che include rilievo topografico, fotografia, annotazioni morfologiche e misurazioni idrologiche. Ogni esplorazione in una grotta glaciale è, di fatto, l’unica occasione di documentazione esistente. Il taccuino dello speleologo glaciale diventa così il certificato di nascita e di morte di un luogo. Nessun’altra disciplina speleologica affronta questa condizione con tale sistematicità.[1]

La consapevolezza di operare in ambienti effimeri impone anche una diversa gestione del rischio. I crolli di ghiaccio sono frequenti, le vasche d’acqua interne possono essere imprevedibili, le gallerie si restringono o si bloccano senza preavviso. Il primo esploratore deve bilanciare la profondità dell’esplorazione con la sicurezza: rinunciare a un tratto inesplorato è spesso la scelta più responsabile, anche se quella sezione scomparirà senza mai essere conosciuta.[1]


Il lutto geologico: quando la grotta esplorata scompare nel nulla

C’è una dimensione emotiva nell’attività del glaciospeleologo che raramente viene discussa. Gli speleologi che tornano su un ghiacciaio dopo un anno o due trovano spesso non solo cavità modificate, ma paesaggi completamente trasformati. Il “lutto geologico” non è una metafora: è una risposta psicologica documentabile di fronte alla perdita di luoghi con cui si è instaurato un rapporto di conoscenza diretta.[4]

Paolo Testa documenta questa trasformazione con dati precisi. Sul ghiacciaio del Mont Miné, fotografato nel 2016 e poi nel 2025, la zona di ablazione è ormai ridotta a una distesa di materiale detritico. Le cavità di contatto che il PSG aveva rilevato nei cicli precedenti non esistono più. Non sono cambiate: non ci sono. La grotta che si è esplorata, descritta, fotografata, condivisa con i colleghi, è semplicemente scomparsa.[4]

Nel ghiacciaio del Gorner, oggetto di indagini glaciospeleologiche approfondite, il ritiro è diventato così accentuato da rendere irriconoscibili le aree già esplorate. “Il Gorner ormai non è più connesso al Grenz”, racconta uno speleologo, “e le sue acque contribuiscono alla fusione della lingua principale, aggredendola da sotto.” Una “fusione nascosta”, difficile da rilevare perfino dalle immagini satellitari. Chi ha esplorato quelle gallerie interne porta con sé una testimonianza che non ha riscontro fisico: la memoria di luoghi che non lasciano rovine, solo acqua.[6]

Questo lutto non paralizza l’attività: la stimola. È proprio la consapevolezza della perdita imminente che spinge i glaciospeleologi a tornare, ogni stagione, con strumenti sempre più precisi e con la determinazione di documentare ogni metro esplorabile prima che scompaia.[7]


Grotte glaciali come metafora del cambiamento climatico: un’aula a cielo aperto

Le grotte glaciali non sono solo oggetto di studio del cambiamento climatico: ne sono la rappresentazione più immediata e comprensibile. Entrare in una cavità nel ghiaccio e sapere che non esisterà più tra un anno è un’esperienza pedagogica che nessun grafico o rapporto scientifico può replicare.[8]

I dati confermano la drammaticità del fenomeno. Tra il 2022 e il 2023 si è verificata una perdita del 10% del volume glaciale complessivo delle Alpi italiane. Il ghiacciaio della Marmolada ha registrato picchi di perdita di spessore fino a 7-10 centimetri al giorno durante l’estate, con un arretramento complessivo di 1.200 metri dal 1888. Dal 2000 al 2023, la perdita totale di massa glaciale a livello globale ha raggiunto 6.542 miliardi di tonnellate. L’Europa centrale rischia di perdere il 100% della copertura glaciale entro il 2100.[9][10]

In questo contesto, le grotte glaciali degli Himalaya studiate da Jason Gulley (Università della Florida del Sud) e Doug Benn (Università di St Andrews) funzionano come “tunnel di drenaggio” che accelerano il collasso dei ghiacciai dall’interno. Nei ghiacciai alpini, i mulini glaciali veicolano significativi flussi d’aria, accelerando la fusione del ghiaccio, innescando collassi e sublimazioni. Ciò che lo speleologo documenta entrando in una grotta glaciale è esattamente il meccanismo fisico del cambiamento in atto.[11][7]

Il 2025 è stato proclamato dall’UNESCO Anno Internazionale della Conservazione dei Ghiacciai. In questo quadro, la speleologia glaciale si trova a svolgere un ruolo che va ben oltre l’esplorazione: produce dati di monitoraggio sull’evoluzione interna dei ghiacciai che i sistemi di osservazione classici non possono raggiungere. La grotta glaciale come aula a cielo aperto è, al tempo stesso, un laboratorio scientifico e un promemoria permanente della velocità con cui il pianeta sta cambiando.[8][9]


Speleologi e glaciologi a confronto: il dialogo tra discipline al convegno “Vuoto e Ghiaccio”

Il dialogo tra speleologia e glaciologia non è automatico. Sono discipline con metodi, linguaggi e priorità diverse. Il convegno nazionale “Vuoto e Ghiaccio: speleologia e scienza nelle grotte glaciali italiane”, organizzato dal Gruppo Grotte CAI Novara il 22 settembre 2018 ad Agognate, ha rappresentato uno dei momenti più strutturati di confronto tra questi due mondi.[12][13]

Il convegno si è proposto di favorire la condivisione di conoscenze tra studiosi di ghiacciai e speleologi che ne esplorano l’interno. La contemporanea presenza di ricercatori accademici e speleologi “di campo” ha prodotto un confronto su aspetti morfologici, climatici e documentari delle cavità glaciali italiane. I temi trattati spaziavano dalle esplorazioni nei ghiacciai dell’arco alpino italiano ai “ghiacciai del Monte Rosa sopra e sotto”, fino al dibattito su punti di contatto e interazioni tra speleologia glaciale e scienza glaciologica.[14][15][16]

Il confronto tra discipline è necessario perché i glaciologi osservano i ghiacciai dall’esterno e dall’alto, spesso tramite satellite o misurazioni di superficie. Gli speleologi, al contrario, entrano fisicamente nell’oggetto di studio. Questa prospettiva “dall’interno” produce dati che non possono essere ottenuti in altro modo: morfologia delle gallerie, portate idriche, temperatura locale, struttura degli scallops di parete, presenza di sedimenti. Il Progetto Speleologia Glaciale nasce esattamente per sistematizzare questo contributo e renderlo utilizzabile dalla comunità scientifica più ampia.[1]

A livello internazionale, gli IWIC (International Workshop on Ice Caves) costituiscono il forum scientifico principale su questi temi. L’edizione italiana, la quinta, si è tenuta nel 2012 in Lombardia con ampio contributo degli speleologi del PSG. L’undicesima edizione si è svolta nel febbraio 2026 in Romania. Questi appuntamenti dimostrano che il dialogo tra speleologia e glaciologia non è un fatto episodico: è un campo di ricerca in crescita, reso urgente proprio dalla velocità con cui gli ambienti oggetto di studio stanno scomparendo.[1]

Le grotte glaciali effimere pongono dunque domande che investono insieme l’etica, la scienza e la percezione del tempo. Esplorarle è, in ogni caso, un atto consapevole di conservazione della memoria di un mondo che si sta sciogliendo.[4]

Fonti
[1] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[2] Gruppo di Lavoro Glaciospeleologia | speleolombardia.it https://speleolombardia.wordpress.com/commissione-scientifica/gruppo-di-lavoro-glaciospeleologia/
[3] Mappe dall’Oscurità: Come si Crea la Cartografia del … – Scintilena https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-si-crea-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo/10/05/
[4] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[5] Tecnologia Speleologica: I Nuovi Strumenti per Esplorare le Grotte https://www.scintilena.com/tecnologia-speleologica-i-nuovi-strumenti-per-esplorare-le-grotte/08/21/
[6] Addio alle cattedrali di ghiaccio: a settembre 2024 il Gorner si … https://www.scintilena.com/addio-alle-cattedrali-di-ghiaccio-a-settembre-2025-il-gorner-si-sgretolava-sotto-il-caldo-record/04/20/
[7] I ghiacciai degli speleologi – Lo Scarpone https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/ghiacciai-speleologi/
[8] SPECCHI CLIMATICI SOTTERRANEI https://www.scintilena.com/specchi-climatici-sotterranei-la-mostra-ghiacciai-nascosti-rivela-i-segreti-di-ecosistemi-fragili-nelle-prealpi-venete/01/24/
[9] 2025, l’anno dei ghiacciai: tra perdita del ghiaccio e futuro dell’acqua https://www.scienzainrete.it/articolo/2025-lanno-dei-ghiacciai-tra-perdita-del-ghiaccio-e-futuro-dellacqua/grazia-giampaolo/2025
[10] I ghiacciai stanno scomparendo: miliardi di tonnellate di … https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/i-ghiacciai-stanno-scomparendo-miliardi-di-tonnellate-di-ghiaccio-perse-ogni-anno/
[11] Grotte glaciali himalayane: acceleratori silenziosi dello scioglimento … https://www.scintilena.com/grotte-glaciali-himalayane-acceleratori-silenziosi-dello-scioglimento-dei-ghiacciaisottotitolo-formazioni-sotterranee-scavate-dallacqua-di-fusione-minacciano-linstabilita-idrogeologica-e-le-comu/02/06/
[12] [PDF] “Vuoto e Ghiaccio. Speleologia e scienza nelle grotte glaciali … https://www.estmonterosa.it/images/eventi/2018/2018.09.22-vuoto-e-ghiaccio-speleologia-scienza-grotte-glaciali-italiane-convegno-agognate-cs.pdf
[13] VUOTO E GHIACCIO – Convegno di speleologia glaciale a Novara https://www.scintilena.com/vuoto-e-ghiaccio-convegno-di-speleologia-glaciale-a-novara-22-settembre-2018-prima-circolare/04/05/
[14] CONVEGNO DI GLACIOSPELEOLOGIA – IL PROGRAMMA https://cainovara.it/convegno-di-glaciospeleologia-2/
[15] VUOTO e GHIACCIO – Comitato Scientifico Centrale https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2018/09/PROGRAMMA_NOVARA.pdf
[16] Eventi – Comitato Scientifico Centrale https://csc.cai.it/category/notizie/eventi/page/8/
[17] Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/aac47009-36b6-414c-a17d-a894fd324d3c/Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable-1.pdf
[18] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[19] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[20] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[21] Comunicazione e didattica archeologica in scavi aperti e non ultimati: spunti di riflessione dalla Casa delle bestie ferite (Aquileia) https://www.uco.es/ucopress/ojs/index.php/anarcor/article/download/12449/11128
[22] L’eruzione laterale dell’Etna del 30-6-1942 e susseguenti fenomeni esplosivi al cratere centrale https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6000/5928
[23] Speleo-escursione alla Miniera di Cave del Predil: gallerie turistiche … https://www.scintilena.com/speleo-escursione-alla-miniera-di-cave-del-predil-gallerie-turistiche-e-zona-speleologica-sotto-la-sala-santa-barbara/02/28/
[24] Ghiaccio e fuoco: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda … https://www.scintilena.com/ghiaccio-e-fuoco-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda-firmate-da-speleologi-italiani-sulla-rivista-del-cai/01/16/
[25] La Memoria Radioattiva Nascosta nelle Grotte di Ghiaccio – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-come-archivi-di-radioattivita-ambientale-pre-moderna/07/25/
[26] Dalle Leggende al Metodo Scientifico: La Speleologia nel … https://www.scintilena.com/dalle-leggende-al-metodo-scientifico-la-speleologia-nel-rinascimento/01/22/
[27] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[28] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[29] Sotto ai ghiacciai, scansione 3D dei mulini glaciali – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-ai-ghiacciai-scansione-3d-dei-mulini-glaciali-con-la-venta-inside-the-gorner-glacier/01/27/
[30] speleologia d’esplorazione e d’avventura in Islanda e sulle Alpi https://www.scintilena.com/tra-ghiaccio-e-fuoco-speleologia-desplorazione-e-davventura-in-islanda-e-sulle-alpi/01/22/
[31] Esplorazione in Groenlandia: una finestra sul passato climatico … https://www.scintilena.com/esplorazione-in-groenlandia-una-finestra-sul-passato-climatico-della-terra/01/22/
[32] [PDF] DELLE GROTTE CON GHIACCIO NELLE ALPI PIEMONTESI https://aineva.it/wp-content/uploads/Pubblicazioni/Rivista96/NV96_06.pdf
[33] Scioglimento dei ghiacciai: cos’è, cause, conseguenze https://www.sanpellegrino-corporate.it/impegno-per-ambiente/scioglimento-dei-ghiacciai-cause-conseguenze
[34] [PDF] EMILIANA – la vena del gesso romagnola https://www.venadelgesso.it/2019/se/se12.pdf
[35] Scioglimento dei ghiacciai: cause e conseguenze future – Wise Society https://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/scioglimento-dei-ghiacciai-cause-e-scenari-futuri/
[36] Nel mondo nascosto delle grotte glaciali: il caso del ghiacciaio … https://www.montagna.tv/207787/nel-mondo-nascosto-delle-grotte-glaciali-il-caso-del-ghiacciaio-gruviera-della-vallelunga/
[37] [PDF] GROTTE DI GHIACCIO – Periodici del CAI https://tecadigitale.cai.it/periodici/PDF/Montagne%20360/Montagne%20360_004_010_2015.pdf
[38] [PDF] Speleologia! … Che cos’è? https://www.fsrfvg.it/sopraesotto/Sopra-e-sotto-il-Carso-2017-07.pdf
[39] LA SITUAZIONE DEI GHIACCIAI NELLE ALPI PIEMONTESI https://www.arpa.piemonte.it/sites/default/files/media/2024-06/Ecoscienza_la%20situazione%20dei%20ghiacciai%20nelle%20Alpi%20Piemontesi_2023_1.pdf
[40] Speleologia e psicoterapia – analisi-reichiana.it https://www.analisi-reichiana.it/psicoterapiaanaliticareichiana/index.php/home-page/25-rivista/numero-2-2016/197-speleologia-e-psicoterapia
[41] [PDF] Grotte e fenomeno carsico https://www.ggcr.altervista.org/img/documenti/habitat.pdf
[42] Notulae to the Italian native vascular flora: 10 https://italianbotanist.pensoft.net/article/60743/download/pdf/
[43] Mappe o Capolavori? Scopri come il Rilievo Speleologico … https://www.scintilena.com/mappe-o-capolavori-scopri-come-il-rilievo-speleologico-si-trasforma-in-inaspettata-arte/08/13/
[44] Tracce di glaciazioni antiche nei Monti Lessini: scoperte … – Scintilena https://www.scintilena.com/tracce-di-glaciazioni-antiche-nei-monti-lessini-scoperte-nelle-prealpi-venete/08/08/
[45] [PDF] Raccolta Luglio 2023 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[46] Mappe sotterranee al servizio della sicurezza: quando la cartografia … https://www.scintilena.com/mappe-sotterranee-al-servizio-della-sicurezza-quando-la-cartografia-delle-grotte-diventa-strumento-di-prevenzione/10/06/
[47] Non Solo Mappe, Ma Capolavori: la Cartografia Sotterranea tra … https://www.scintilena.com/non-solo-mappe-ma-capolavori-la-cartografia-sotterranea-tra-scienza-e-arte/04/26/
[48] un webinar sulla misurazione e il rilievo in grotta https://www.scintilena.com/evoluzione-degli-archivi-del-vuoto-un-webinar-sulla-misurazione-e-il-rilievo-in-grotta/03/01/
[49] Mappe dall’Oscurità: come nasce la cartografia del mondo sotterraneo https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-nasce-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo-3/04/25/
[50] GUIDA DIVULGATIVA ALLA SPELEOLOGIA – Scintilena https://www.scintilena.com/guida-accademico-divulgativa-alla-speleologia/01/21/
[51] A Lettomanoppello la presentazione del libro sulla speleologia in … https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-la-presentazione-del-libro-sulla-speleologia-in-cavita-artificiali-pericoli-rischi-e-linee-guida/02/20/
[52] Mappe delle Grotte: Strumento Scientifico per la Sicurezza del … https://www.scintilena.com/mappe-delle-grotte-strumento-scientifico-per-la-sicurezza-del-territorio-e-la-gestione-delle-acque-sotterranee/04/26/
[53] Glaciospeleologia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/glaciospeleologia/
[54] Evoluzione e scomparsa dei ghiacciai delle Alpi, gli … https://www.insalutenews.it/in-salute/evoluzione-e-scomparsa-dei-ghiacciai-delle-alpi-gli-scenari-al-2100/
[55] TopografiaIpogea – Rilievo di Grotta https://sites.google.com/site/topografiaipogea/home/riievo-in-grotta
[56] [PDF] IL GROTTESCONE – Gruppo Grotte Milano http://www.gruppogrottemilano.it/resource/pdf/grottesco/grottesco57.pdf
[57] Evoluzione e scomparsa dei ghiacciai delle Alpi: gli scenari al 2100 https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/9879/evoluzione-e-scomparsa-dei-ghiacciai-delle-alpi-gli-scenari-al-2100
[58] Modulistica per corsi di speleologia – boegan.it https://www.boegan.it/2019/09/modulistica-per-corsi-di-speleologia/
[59] Ritiro dei ghiacciai – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ritiro_dei_ghiacciai

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Dai mulini glaciali dell’Alaska ai satelliti di Giove: la speleologia che guarda le stelle

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Il Progetto GEMINI studia le fratture dei ghiacciai dell’Alaska per capire la tettonica di Europa, Ganimede ed Encelado. Una ricerca finanziata dal National Geographic che mette insieme INAF, Università di Padova e La Venta Esplorazioni Geografiche.


Il Progetto GEMINI: obiettivi, partner e finanziamento National Geographic

Il Progetto GEMINI — acronimo di Glacial Environment deformation Mechanisms to INfer Icy satellites tectonics — è un’iniziativa di ricerca scientifica finanziata dal National Geographic Grant Programme. Il riconoscimento è stato assegnato al progetto guidato da Costanza Rossi dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Padova, che ne è la responsabile scientifica.[1][2][3]

Al gruppo di ricerca partecipano il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e l’associazione La Venta Esplorazioni Geografiche, che fornisce supporto tecnico e logistico sul campo. L’obiettivo dichiarato è esplorare il legame tra le fratture osservate nei ghiacciai dell’Alaska e quelle presenti sulla superficie dei satelliti ghiacciati di Giove e Saturno: Ganimede, Europa ed Encelado. Il progetto è sostenuto da sponsor tecnici come Ferrino Outdoor, VIGEA, MilesBeyond, Explorer Cases e Tiberino 1888.[3][4][1]


Juneau Icefield: un campo di ghiaccio dell’Alaska come laboratorio naturale

Il Juneau Icefield, situato nell’area della capitale dell’Alaska, è uno dei più vasti campi di ghiaccio al mondo ed è stato scelto come laboratorio naturale principale del Progetto GEMINI. La zona sta attraversando un significativo ritiro glaciale negli ultimi anni: di recente, il Mendenhall Glacier ha rilasciato improvvisamente acqua di fusione, con un rischio alluvione — fortunatamente scongiurato — per le aree periferiche di Juneau.[2][4][1]

Il Ghiacciaio Taku, che rientra nel sistema di Juneau, raggiunge uno spessore prossimo ai 1.500 metri, rendendolo il ghiacciaio alpino più spesso del mondo. Proprio questa profondità e complessità strutturale lo rende adatto allo studio multiscala delle fratture. Il team combina rilievi diretti sul campo con osservazioni satellitari, costruendo cartografie multiscala che permettono di leggere la geometria delle deformazioni glaciali a diverse scale.[4][1][3]


Fratture nei ghiacciai terrestri e faglie su Europa: le analogie morfologiche

Uno dei punti cardine del Progetto GEMINI è il confronto tra le fratture generate dal flusso glaciale in Alaska e i sistemi di faglie estesi sulla superficie dei satelliti ghiacciati. Europa, Ganimede ed Encelado presentano cros?? di ghiaccio deformate da forze interne che generano vasti sistemi di zone di frattura, spesso interpretati come possibili connessioni con gli oceani liquidi nascosti sotto la superficie.[5][1]

Lo studio di questi corpi celesti si basa quasi esclusivamente sulle immagini acquisite dalle sonde spaziali, che però offrono dati limitati su piccola scala. Per questo motivo, l’analisi degli analoghi terrestri — come i ghiacciai dell’Alaska — diventa fondamentale: il flusso glaciale genera fratture morfologicamente simili a quelle rilevate sui satelliti ghiacciati. Le conoscenze acquisite su scala terrestre vengono poi trasferite all’interpretazione dei dati planetari, dove mancano osservazioni locali dettagliate.[1][2][3]


Il contributo di La Venta: valutare i mulini glaciali come sedi di indagine

Il contributo specifico di La Venta Esplorazioni Geografiche al Progetto GEMINI riguarda la valutazione del potenziale esplorativo dei mulini glaciali. Le prospezioni sono condotte da Alessio Romeo, membro dell’associazione, che nel corso della spedizione 2025 analizza l’idoneità di queste strutture come siti di indagine scientifica.[2][3]

I mulini glaciali sono condotti verticali o quasi verticali nel ghiaccio attraverso i quali l’acqua di fusione scende verso il basso. Nel contesto del Progetto GEMINI, questi canali vengono valutati come possibili simulatori di carotaggi profondi nei ghiacci di Europa o Ganimede. Si tratta, in sostanza, di verificare se i mulini terrestri possano costituire un modello operativo per le future missioni di esplorazione del sottosuolo ghiacciato dei satelliti gioviani. La speleologia glaciale porta così il suo bagaglio tecnico direttamente al servizio della pianificazione astrogeologica.[4][1]


Ganimede, Europa, Encelado: cosa ci aspettiamo di trovare sotto il ghiaccio

Europa, uno dei satelliti galileiani di Giove, ha un diametro equatoriale di circa 3.100 km ed è leggermente più piccola della nostra Luna. Le temperature sulla sua superficie raggiungono i ?227 °C ai poli, ma sotto la crosta di ghiaccio si ritiene nascosto un oceano di acqua liquida mantenuto da forze mareali. Encelado, satellite di Saturno, presenta pennacchi d’acqua che fuoriescono da fessure nel ghiaccio, confermando l’esistenza di un oceano sotterraneo profondo.[6][7]

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha individuato proprio Encelado come obiettivo prioritario del programma Voyage 2050, con una missione di classe large prevista per il lancio intorno agli anni 2040. Su Ganimede, la luna più grande del Sistema Solare, la ricercatrice Costanza Rossi ha a lungo studiato le strutture tettoniche della superficie ghiacciata, rilevando come i tangles di strutture che attraversano il satellite su scala globale rappresentino prove fondamentali di processi geologici passati — e forse ancora attivi — collegati all’oceano sottostante. Il Progetto GEMINI si inserisce esattamente in questo quadro: i dati raccolti in Alaska guideranno le future missioni spaziali nell’identificare le strutture più promettenti per l’esplorazione del sottosuolo ghiacciato.[5][6][1][4]


Perché la speleologia è la disciplina del futuro anche per l’astrogeologia

La speleologia glaciale sta diventando un punto di riferimento per l’esplorazione planetaria. La capacità di entrare fisicamente nelle strutture del ghiaccio — fratture, mulini, canali di scorrimento — fornisce una comprensione dei processi di deformazione che nessuna immagine satellitare può restituire completamente. Il Progetto GEMINI ne è un esempio concreto: unisce l’esplorazione di campo con la modellazione scientifica per colmare il divario tra ciò che le sonde spaziali osservano e ciò che accade realmente all’interno di una crosta ghiacciata.[3][1][2][4]

L’approccio multiscala adottato — che integra rilievi diretti, dati da satellite terrestre e immagini delle sonde planetarie — apre la strada a un modello unificato di analisi delle fratture glaciali e planetarie. Entro la fine del 2025, il progetto prevede di produrre mappe innovative e linee guida operative per le missioni di esplorazione future. In questo scenario, lo speleologo che scende in un mulino dell’Alaska non studia solo il ghiaccio sotto i propri piedi: contribuisce a disegnare le rotte di esplorazione di oceani nascosti a centinaia di milioni di chilometri dalla Terra.[1][2][4]

Fonti
[1] La Venta Esplorazioni Geografiche – Facebook https://www.facebook.com/laventateam/posts/-%F0%9D%90%80%F0%9D%90%8B%F0%9D%90%80%F0%9D%90%92%F0%9D%90%8A%F0%9D%90%80-%F0%9D%9F%90%F0%9D%9F%8E%F0%9D%9F%90%F0%9D%9F%93-%F0%9D%90%86%F0%9D%90%84%F0%9D%90%8C%F0%9D%90%88%F0%9D%90%8D%F0%9D%90%88-%F0%9D%90%8F%F0%9D%90%91%F0%9D%90%8E%F0%9D%90%89%F0%9D%90%84%F0%9D%90%82%F0%9D%90%93the-gemini-project-glacial-environment-deformation-me/1069635945343917/
[2] From Alaskan Glaciers to Icy Moons: Unraveling Space Mysteries on … https://www.geoscienze.unipd.it/en/alaskan-glaciers-icy-moons-unraveling-space-mysteries-earth
[3] In Alaska per studiare i meccanismi di deformazione dell’ambiente … https://www.geoscienze.unipd.it/alaska-studiare-i-meccanismi-di-deformazione-dellambiente-glaciale-e-dedurre-la-tettonica-dei
[4] Progetto GEMINI in Alaska 2025: collegamenti tra ghiacciai e satelliti … https://www.scintilena.com/progetto-gemini-in-alaska-2025-collegamenti-tra-ghiacciai-e-satelliti-ghiacciati/09/03/
[5] GeoLog | Tectonics on Ice…. learning about Jupiter’s Icy Moons and … https://blogs.egu.eu/geolog/2023/01/25/tectonics-on-ice-learning-about-jupiters-ice-moons-and-the-juice-mission/
[6] Dopo Marte, più in là di Giove: l’Esa vuole Encelado https://www.media.inaf.it/2024/04/10/esa-encelado-alice-lucchetti/
[7] Europa: Jupiter’s icy moon | Natural History Museum https://www.nhm.ac.uk/discover/europa-icy-moon.html
[12] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[13] L’ultimo rifugio dei Neanderthal: sopravvissuti fino a 12mila … https://www.scintilena.com/lultimo-rifugio-quando-il-neanderthal-sopravvisse-il-doppio-di-quanto-credevamo/01/22/
[15] Grotta Norvegese di 75.000 Anni Rivela Tesori della Fauna … https://www.scintilena.com/grotta-norvegese-di-75-000-anni-rivela-tesori-della-fauna-artica-preistorica/08/09/
[17] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[18] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[21] ALASKA 2025 – PROGETTO “GEMINI” Oggi, 26 agosto … – Instagram https://www.instagram.com/p/DN0F9JJWhul/
[22] Analogue Icy Moon Simulations | AIMS | Project | Fact Sheet – CORDIS https://cordis.europa.eu/project/id/101171589

[25] Icy Worlds and their Analog Sites | News – NASA Astrobiology https://astrobiology.nasa.gov/news/icy-worlds-and-their-analog-sites/
[26] Pisa, 17-19 dicembre 2025 – Il risveglio di Encelado. Un’indagine … https://www.fondazionereturn.it/blog/2025/11/19/il-risveglio-di-encelado-unindagine-transdisciplinare-sul-rischio-e-il-disastro-geologico/

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La Venta e i ghiacciai: come un’associazione italiana è diventata riferimento mondiale nella speleologia glaciale

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Nata nel 1991 in seno alla speleologia italiana, La Venta Esplorazioni Geografiche ha costruito in quarant’anni un corpus scientifico sulle cavità glaciali di tutto il mondo che non ha eguali. Dalla Patagonia all’Alaska, la storia di un primato tutto italiano nella glaciospeleologia


Il progetto Ghiaccio: le radici negli anni Ottanta

La storia della glaciospeleologia italiana affonda le radici nella prima metà degli anni Ottanta. È Giovanni Badino, Leonardo Piccini e Mario Vianelli — destinati a diventare soci fondatori di La Venta — a dare il via alle prime esplorazioni sul Ghiacciaio del Gorner, in Svizzera, nel 1985. Mario Vianelli è considerato il fondatore della speleologia glaciale in Italia: percorse molti ghiacciai alpini e comprese subito l’eccezionalità del Gorner.[1][2]

L’associazione La Venta Esplorazioni Geografiche viene fondata ufficialmente nel 1991 da un gruppo di amici con la passione per la speleologia. Quando nasce, il “progetto Ghiaccio” era già avviato: molti dei futuri soci fondatori avevano già partecipato a spedizioni sulle Alpi e persino in Patagonia. La nuova associazione dà un impulso decisivo a quella che Alessio Romeo, oggi coordinatore del progetto, definisce «una banca della speleologia glaciale» a livello mondiale.[3][4]

Le prime campagne sul Gorner risalgono agli anni 1985, 1986 e 1989. In quelle stagioni vengono esplorati una ventina di mulini glaciali fino a profondità di circa 140 metri. Nel 1989 viene scoperta e rilevata una complessa cavità epidermica sub-orizzontale di circa 200 metri di sviluppo al margine del ghiacciaio. Sono gli anni in cui la speleologia glaciale si consolida come disciplina autonoma, con i ricercatori italiani tra i più attivi al mondo.[5]


Il Gorner: la campagna simbolo tra il 1999 e il 2004

Il Ghiacciaio del Gorner, secondo ghiacciaio delle Alpi per estensione con circa 65 km², diventa il terreno privilegiato della glaciospeleologia italiana. La sua superficie di ablazione è caratterizzata da torrenti epiglaciali, piccole vallecole e profondi mulini glaciali che assorbono le acque di fusione trasferendole nelle profondità del ghiaccio. Nelle campagne di ricerca che si sono succedute nel tempo sono state individuate circa trenta grotte, con morfologie assai diverse: dai lunghi meandri subglaciali ai pozzi profondi più di cento metri.[2]

Tra il 1999 e il 2000 la ricerca sui mulini del Gorner entra in una fase particolarmente intensa. Nel 1999 Alessio Romeo compie i rilievi fotografici documentati nella pubblicazione scientifica sulla morfologia ed evoluzione dei mulini. I mulini classificati G10, G17 e G18 diventano oggetto di studio sistematico, rivelando tipologie distinte legate ai fattori glacio-strutturali del ghiacciaio. I ricercatori dimostrano che i mulini di maggiori dimensioni hanno un periodo di attività variabile tra i tre e i cinque anni, in funzione della velocità locale di movimento del ghiacciaio.[6][7]

Nel 2004 una vasta zona nei pressi della fronte del Gorner cede, rivelando una sala subglaciale lunga circa sessanta metri, larga trenta e alta una ventina. Quell’autunno segna un momento cruciale: il ghiaccio aveva smesso il suo scorrimento a valle da anni e le grotte, anziché essere forme di transito, restano stabili da una stagione all’altra. La scoperta dimostra che il carsismo glaciale può produrre ambienti di dimensioni insospettate persino in ghiacciai alpini relativamente contenuti.[2]


Patagonia, Islanda, Antartide: le spedizioni che hanno fatto scuola

Parallelamente alle ricerche alpine, La Venta costruisce un programma internazionale di spedizioni speleologiche sui ghiacciai extraeuropei che non ha precedenti in Italia. Le prime spedizioni extraalpine riguardano il Biafo e il Batura in Karakorum nel 1987 e 1993, e l’Enylchek in Pamir nel 1992. La svolta avviene però con i ghiacciai patagonici: il Moreno nel 1994, il Marconi nel 1995, il Viedma nel 1998 e il Tyndall nel 2000.[5]

La Patagonia rappresenta quello che Alessio Romeo chiama «il secondo step del progetto Ghiaccio, ma certamente il più affascinante». I ghiacciai patagonici offrono condizioni uniche: si trovano a livello del mare, hanno origine da una calotta e mostrano fenomeni di carsismo glaciale di intensità eccezionale. Sul ghiacciaio Marconi, ad esempio, i ricercatori documentano una risalita del livello dell’acqua di 30 metri in meno di mezz’ora, seguita da una discesa di circa 20 metri in meno di cinque minuti. Un fenomeno idrologico estremo, ancora parzialmente inesplicato.[1][5]

Nel 1997 La Venta organizza la spedizione Islanda ’97 sul ghiacciaio Kviarjokull, una lingua glaciale discendente dal Vatnajokull. La ricerca correla la forma e il tipo delle cavità con la struttura tensionale della lingua glaciale. Nel febbraio 2000, una spedizione leggera si reca in Antartide nella penisola di King George, dimostrando per la prima volta la presenza di grotte glaciali al di sotto del circolo polare antartico. Nel 2017 la spedizione MaGPat (Microalgae and Glaciers of Patagonia) vede La Venta collaborare con l’associazione francese Spélé’Ice sui ghiacciai Perito Moreno e Tyndall, ampliando l’agenda scientifica alla microbiologia glaciale.[8][2][5]


Le pubblicazioni scientifiche: “Grotte di cielo” e i lavori fondamentali

Il lavoro sul campo di La Venta si traduce in un corpus pubblicistico di rilievo internazionale. Il saggio “Grotte e mulini glaciali” di Giovanni Badino e Leonardo Piccini, pubblicato nel 1999 sul sito dell’associazione, sintetizza i risultati delle ricerche condotte in varie aree del globo e afferma senza ambiguità che «i ricercatori italiani, provenienti dall’ambiente della speleologia, e in particolare quelli che operano all’interno dell’Associazione La Venta, sono i più attivi al mondo» nel campo delle cavità endoglaciali.[5]

Nel 2004 esce il volume “Grotte di cielo, viaggio nel cuore dei ghiacciai”, curato da Giovanni Badino, Antonio De Vivo e Leonardo Piccini. Pubblicato in italiano, inglese e spagnolo e patrocinato dall’UNESCO per la sua importanza dal punto di vista ecologico-ambientale, il libro rappresenta il primo bilancio organico di vent’anni di speleologia glaciale italiana. Stampato in tricromia — tecnica ibrida tra bianco/nero e quadricromia — ricostruisce la struttura interna dei ghiacciai temperati e i processi di formazione dei mulini.[9]

Nel 2022, in collaborazione con la società svizzera Flyability, La Venta realizza la prima scansione LIDAR 3D dell’interno di un mulino glaciale del Gorner. Il modello tridimensionale, ottenuto con il drone Elios 2 e il mobile mapping LIDAR Leica BLK2GO, consente di documentare con precisione inedita le strutture interne del ghiaccio. Si inserisce nel progetto “Inside the Glaciers”, ideato nel 2014 da Alessio Romeo e Francesco Sauro con l’obiettivo di creare collaborazioni tra ricercatori di diverse discipline e speleologi.[10][11]


Il Progetto GEMINI in Alaska: i mulini come laboratori spaziali

Nel 2025 La Venta partecipa al Progetto GEMINI (Glacial Environment deformation Mechanisms to INfer Icy satellites tectonics), spedizione scientifica finanziata dal National Geographic Grant Programme e guidata da Costanza Rossi dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Padova. La ricerca studia le fratture nei ghiacciai dell’icefield di Juneau, in Alaska, per tracciare analogie con le superfici dei satelliti ghiacciati di Giove e Saturno: Ganimede, Europa ed Encelado.[12][13]

All’interno del progetto, i soci di La Venta sono incaricati di valutare il potenziale esplorativo dei mulini glaciali come possibili sedi di indagine per simulare carotaggi sul sottosuolo di corpi celesti come Europa o Ganimede. Il Taku Glacier, uno dei ghiacciai dell’icefield di Juneau, ha uno spessore che si avvicina ai 1.500 metri, offrendo condizioni di pressione paragonabili a quelle ipotizzate su alcuni satelliti ghiacciati. I risultati attesi dalla campagna dovevano guidare future missioni spaziali con un modello unificato di analisi delle fratture glaciali e planetarie.[12]

La spedizione è però segnata da una tragedia: il 4 settembre 2025, Riccardo Pozzobon, geologo e responsabile scientifico della missione, cade nelle acque di un fiume superficiale del ghiacciaio Mendenhall durante l’attività sul campo e risulta disperso. Pozzobon era una figura di riferimento per gli studi internazionali sulle dinamiche glaciali e la geologia dei corpi celesti. In suo onore, nel 2026 l’Unione Astronomica Internazionale ha intitolato a Riccardo Pozzobon l’asteroide 86029 della fascia principale del Sistema Solare, già noto con la denominazione provvisoria 1999 LV32.[14][15]


Alessio Romeo e la nuova generazione della glaciospeleologia

Alessio Romeo, geologo nato a Firenze nel 1971, incarna la continuità tra la prima generazione dei fondatori e quella attuale della glaciospeleologia italiana. Ha conseguito la laurea in geologia nel 2000 con una tesi intitolata “Aspetti morfologici ed evolutivi delle cavità glaciali del ghiacciaio Gorner (Svizzera)” e da allora ha proseguito la ricerca sia sui ghiacciai alpini che extraeuropei, in Patagonia e Groenlandia. È socio La Venta dal 2005, ma collabora con l’associazione dal 1997.[16]

Il suo battesimo nella speleologia glaciale avviene proprio in Patagonia nel 1997, aggregandosi a una spedizione di La Venta organizzata da Giovanni Badino. «La Patagonia ti catapulta direttamente dall’altra parte del mondo, su un ghiacciaio che per me era il primo viaggio fuori dall’Europa, la prima spedizione speleologica», racconta Romeo nel podcast dell’associazione. Da quel primo viaggio sono seguite oltre cinquanta spedizioni in tutto il mondo, accompagnate da un lavoro fotografico che ha portato le immagini dei mulini glaciali italiani sulle pagine di National Geographic nel marzo 2019.[4]

Nel 2014, insieme a Francesco Sauro, Romeo fonda il progetto “Inside the Glaciers”, un programma di ricerca multidisciplinare sulla superficie e all’interno dei principali ghiacciai delle Alpi svizzere. Nel giugno 2025, al Museo Kosmos dell’Università di Pavia, Romeo e Sauro presentano la conferenza “Gli ultimi ghiacci”, con un videomessaggio dell’astronauta Luca Parmitano sull’esperienza condivisa con La Venta sul Gorner. Una presenza che certifica il riconoscimento internazionale del lavoro che i glaciospeleologi italiani portano avanti ormai da quattro decenni.[11][17]

Fonti
[1] Nelle profondità del ghiaccio con La Venta – Ferrino e C SpA https://ferrino.it/news/nelle-profondit-del-ghiaccio-con-la-venta/
[2] Ghiacciai alpini – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/it/ghiacciai-alpini
[3] La Venta Esplorazioni Geografiche, un mondo ancora tutto da scoprire https://www.greenplanetnews.it/la-venta-esplorazioni-geografiche-un-mondo-ancora-tutto-da-scoprire/
[4] Le grotte glaciali – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=G5CV3H5LXDk
[5] [PDF] Grotte e mulini glaciali – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[6] [PDF] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio del Gorner … https://www.laventa.it/documenti/morfologia-ed-evoluzione-dei-mulini-del-gorner_35313.pdf
[7] [PDF] Moulins and marginal contact caves in the Gornergletscher … https://www.laventa.it/documenti/moulins-and-marginal-contact-caves_66080.pdf
[8] La Venta – Parte oggi la spedizione di glaciospeleologia in Patagonia https://www.scintilena.com/la-venta-parte-oggi-la-spedizione-di-glaciospeleologia-in-patagonia/03/23/
[9] Libri – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/it/libri
[10] Sotto ai ghiacciai, scansione 3D dei mulini glaciali – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-ai-ghiacciai-scansione-3d-dei-mulini-glaciali-con-la-venta-inside-the-gorner-glacier/01/27/
[11] La fragilità dei giganti di ghiaccio https://www.laventa.it/it/blog/712-la-fragilita-dei-giganti-di-ghiaccio
[12] Progetto GEMINI in Alaska 2025: collegamenti tra ghiacciai e satelliti … https://www.scintilena.com/progetto-gemini-in-alaska-2025-collegamenti-tra-ghiacciai-e-satelliti-ghiacciati/09/03/
[13] ALASKA 2025 – “GEMINI” PROJECT Today, 26 August … – Instagram https://www.instagram.com/p/DN0DIoX2gNL/
[14] Incidente durante la spedizione GEMINI in Alaska https://www.scintilena.com/incidente-durante-la-spedizione-gemini-in-alaska-disperso-il-ricercatore-riccardo-pozzobon/09/07/
[15] Un asteroide porta il nome di Riccardo Pozzobon, geologo … https://www.scintilena.com/un-asteroide-porta-il-nome-di-riccardo-pozzobon-geologo-planetario-e-pioniere-delle-grotte-lunari/04/16/
[16] [PDF] Alessio ROMEO – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/curriculum/ROMEO.pdf
[17] Gli ultimi ghiacci: incontro e apertura serale al Museo Kosmos di Pavia https://www.scintilena.com/gli-ultimi-ghiacci-incontro-e-apertura-serale-al-museo-kosmos-di-pavia/06/06/

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Giovanni Badino: dalla fisica delle particelle alla scienza dei ghiacciai

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Il fisico torinese che ha trasformato la glaciospeleologia in una disciplina rigorosa, lasciando un’eredità scientifica che continua a influenzare la ricerca mondiale


Giovanni Badino speleologo e fisico: una carriera fuori dagli schemi

Giovanni Badino nasce a Savona il 17 luglio 1953 e si trasferisce a Torino per laurearsi in Fisica negli anni ’70. Fin dal liceo mostra un interesse tenace per il mondo sotterraneo, interesse che cresce parallelamente alla sua formazione scientifica universitaria. Il suo primo articolo su una grotta è pubblicato nel 1971, quando è ancora studente.[1][2]

Dopo la laurea entra come ricercatore al Dipartimento di Fisica Generale dell’Università di Torino, dove diventerà Professore Associato. In quella fase della carriera lavora nel campo della fisica delle particelle cosmiche, in particolare sulla rilevazione sotterranea di neutrini da supernova: contribuisce all’esperimento LSD sotto il Monte Bianco e all’esperimento LVD nei Laboratori del Gran Sasso. Tra il 1979 e il 2003 pubblica oltre 180 lavori scientifici internazionali in questo campo.[2]

La sua attività speleologica esplorativa prosegue in parallelo, ai massimi livelli: l’Antro del Corchia in Toscana e la Grotta di Piaggia Bella nel Marguareis sono le prime palestre, prima di passare a esplorazioni in tutto il mondo. Badino è anche tra i soci fondatori dell’Associazione La Venta, uno dei sodalizi di esplorazione geografica più attivi a livello internazionale.[3][1]


Dalla fisica cosmica alla termodinamica del sottosuolo: la svolta scientifica

A partire dagli anni ’90, le competenze di Badino nella fisica delle particelle trovano una nuova applicazione: lo studio della termodinamica del sottosuolo e del trasporto dei fluidi nelle montagne. Questo passaggio non è una rottura, ma una trasposizione: gli stessi strumenti matematici usati per modellare fenomeni cosmici si rivelano adatti a descrivere i flussi d’aria e d’acqua nelle cavità ipogee.[4][5]

Nel 1995 pubblica Fisica del Clima Sotterraneo, primo libro organico sulla fisica dell’ambiente ipogeo, che affronta tutti gli aspetti del microclima delle grotte. È un testo che stabilisce un paradigma nuovo: la grotta non è solo un oggetto da esplorare, ma un sistema fisico da modellare quantitativamente. Nel contempo, le sue ricerche si concentrano sulla meteorologia ipogea e sulla speleogenesi, con applicazioni che spaziano dal carsismo classico al ghiaccio.[6][1]

Il trasferimento metodologico dalla fisica astroparticellare alla geofisica sotterranea è riconosciuto come uno dei contributi più originali di Badino. Come scrivono Arrigo Cigna e Paolo Forti sull’International Journal of Speleology nel 2017, Badino ha prodotto circa 500 lavori scientifici, molti dei quali rappresentano vere pietre miliari nella scienza carsica.[1]


I primi modelli matematici delle gallerie endoglaciali: una rivoluzione metodologica

Il contributo più innovativo di Badino alla speleologia glaciale è la costruzione dei primi modelli matematici in grado di mostrare forme e dimensioni delle gallerie endoglaciali. Prima del suo lavoro, l’interno dei ghiacciai era inaccessibile sia fisicamente che teoricamente: non esistevano strumenti computazionali per prevedere dove e come si formassero le cavità nel ghiaccio.[7][3]

Badino chiama questo approccio Fisica dei Buchi nell’Acqua: un metodo che integra termodinamica dell’acqua, meccanica del ghiaccio, perdite di carico e pressioni per delineare la struttura dei reticoli di drenaggio subglaciale. I modelli numerici mostrano che le acque assorbite dai mulini glaciali fluiscono a profondità di 100-150 metri attraverso reti di condotte con struttura “ad albero”. Questi calcoli, verificabili sul campo, rappresentano una rottura epistemologica: per la prima volta la glaciospeleologia dispone di uno strumento predittivo.[8][9]

Il modello interpretativo di Badino chiarisce anche la natura delle grotte endoglaciali come strutture dinamiche: non sono cavità permanenti, ma si riformano stagionalmente negli stessi punti del ghiacciaio, come vortici in un fiume. “Le grotte nella roccia sono memorie di epoche antiche, quelle nei ghiacci si riformano anno dopo anno” scrive Badino in Trent’anni di Abissi di Ghiaccio (2015). Questo cambio di prospettiva trasforma il modo in cui la comunità scientifica interpreta la dinamica glaciale.[9]


Le spedizioni glaciali: dal Gorner alla Patagonia, dall’Islanda all’Antartide

Il punto di partenza delle esplorazioni di Badino nei ghiacciai è il ghiacciaio del Gorner, nelle Alpi svizzere, dove scende per la prima volta in un pozzo dedicato a Louis Agassiz, padre della glaciologia. L’esperienza lo convince: da quel momento la glaciospeleologia diventa uno degli assi portanti del suo lavoro sul campo.[9]

Negli anni successivi guida e partecipa a spedizioni in ogni parte del mondo: Karakorum, Islanda, Svalbard, Patagonia. In Patagonia il ghiaccio scorre particolarmente veloce, il che consente di osservare la formazione e la trasformazione rapida delle grotte glaciali su scale temporali molto brevi. All’inizio degli anni 2000 partecipa alla XVI Spedizione Italiana in Antartide, dove studia lo sviluppo di grotte carsiche nel ghiaccio in condizioni di temperatura media annua di –18°C. Qui scopre che la formazione delle cavità avviene per sublimazione, senza la presenza di acqua liquida, grazie a differenze di temperatura tra il suolo e la volta delle grotte.[1][9]

Dal 2005 si sposta verso ambienti radicalmente diversi: le grotte di Naica in Messico, dove dirige il Proyecto Naica, incentrato sull’esplorazione di cavità a 46°C di temperatura con cristalli di gesso giganti. Per operare in quelle condizioni, Badino progetta personalmente una tuta dotata di un sistema di raffreddamento a ghiaccio, che consente circa un’ora di lavoro utile. Anche questo è un gesto emblematico del suo metodo: unire esplorazione fisica e invenzione tecnica al servizio della ricerca.[10][1]


L’eredità scientifica di Badino nella glaciospeleologia mondiale

Giovanni Badino muore l’8 agosto 2017 a Savona, dopo una lunga malattia, all’età di 64 anni. La sua eredità scientifica nella glaciospeleologia è misurata in tre dimensioni: i modelli teorici, le tecniche di esplorazione e la formazione di una comunità di ricercatori.[10]

I ricercatori italiani che operano all’interno dell’Associazione La Venta sono oggi riconosciuti come i più attivi al mondo nell’esplorazione e nello studio delle cavità endoglaciali. Spedizioni successive in Groenlandia, come il progetto Inside the Glaciers supportato da Moncler e presentato su National Geographic nel 2019, portano avanti il programma esplorativo avviato da Badino. Anche la stima – diventata un riferimento bibliografico citato a livello internazionale – secondo cui nelle montagne della Terra esistano tra i 20 e i 50 milioni di chilometri di gallerie naturali è opera di Badino.[11][12][8]

La Società Speleologica Italiana e La Venta hanno istituito il Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino, destinato a progetti innovativi nel campo della speleologia. Giunto alla seconda edizione nel 2025, il premio premia ricerche che combinano rigore metodologico, innovazione tecnica e divulgazione scientifica: esattamente i tre pilastri su cui Badino ha costruito la sua carriera. La commissione valuta originalità, chiarezza degli obiettivi scientifici e contributo alla conoscenza.[13][6]


Trent’anni di Abissi di Ghiaccio: il bilancio di una vita sul campo

Nel 2015, su Montagne360, Badino pubblica Trent’anni di Abissi di Ghiaccio: un testo autobiografico e scientifico insieme, in cui ripercorre le tappe della ricerca glaciospeleologica italiana dagli anni ’80 in poi. Il testo è anche una riflessione sul metodo: Badino ammette di aver sottovalutato, nelle prime esplorazioni, il valore documentale dei rilievi, concentrandosi sulla profondità raggiunta piuttosto che sulla morfologia delle cavità.[9]

Nel saggio emergono i temi centrali del suo pensiero: l’effimero come categoria scientifica, il valore dei modelli numerici per andare dove le corde non arrivano, la connessione tra dinamica interna dei ghiacciai e cambiamenti climatici. Badino scrive che la comprensione del collasso dei reticoli di drenaggio profondo può spiegare fenomeni come i jökulhlaup (piene improvvise) e i surge glaciali (avanzate rapide), con implicazioni dirette per la previsione degli effetti del riscaldamento globale.[9]

Il saggio si chiude con una consapevolezza lucida: “Avevamo iniziato per estetica, continuato perché avevamo finalmente trovato una speleologia senza conquista in effimere grotte di un mondo fluttuante, e ci siamo trovati ad avanzare in una bizzarra miniera d’oro di complessi risultati scientifici, che abbiamo appena iniziato a sondare”. È la sintesi migliore di un percorso che ha trasformato la speleologia glaciale da pratica esplorativa in disciplina con strumenti propri, capace di dialogare con la climatologia e la glaciologia internazionale.[9]

Fonti
[1] Giovanni Badino – di Arrigo Cigna e Paolo Forti https://www.scintilena.com/giovanni-badino-tributo-dellinternational-journal-of-speleology-di-arrigo-cigna-e-paolo-forti/11/22/
[2] Giovanni Badino – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Badino
[3] Gruppo Puglia Grotte – Didattica – Chi è Giovanni Badino? https://www.gruppopugliagrotte.it/corso/25/badino.htm
[4] La ricerca speleologica – Scintilena http://www.scintilena.com/utec/old/utec/vento.htm
[5] [PDF] Giovanni BADINO https://www.laventa.it/documenti/curriculum/BADINO.pdf
[6] Premio Badino – seconda edizione 2025: un riconoscimento all … https://www.scintilena.com/premio-badino-2025-al-via-la-seconda-edizione-del-riconoscimento-speleologico-internazionale/04/14/
[7] Grotte e Speleologi – Giovanni Badino https://digilander.libero.it/speleologia/html/badino.html
[8] Grotte e mulini glaciali https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[9] [PDF] Trent’anni di Abissi di Ghiaccio – IRIS-AperTO https://iris.unito.it/retrieve/e27ce428-5ae5-2581-e053-d805fe0acbaa/44-49_abissi%20di%20ghiaccio_badino.pdf
[10] Giovanni Badino: Le tre dimensioni degli abissi sotterranei – GognaBlog https://gognablog.sherpa-gate.com/giovanni-badino/
[11] Il continente buio: perché il mondo sotterraneo resta in gran parte … https://www.scintilena.com/il-continente-buio-perche-il-mondo-sotterraneo-resta-in-gran-parte-sconosciuto/04/25/
[12] Sul National Geographic di Marzo la spedizione “Inside the Glaciers … https://www.scintilena.com/sul-national-geographic-di-marzo-le-spedizioni-la-venta-inside-the-glaciers-in-groenlandia/03/06/
[13] Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino – Scintilena https://www.scintilena.com/premio-speleologico-internazionale-giovanni-badino-unopportunita-per-la-ricerca-avanzata/10/01/

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I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica che li scava

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Centinaia di metri cubi d’acqua di fusione si gettano ogni estate in buchi perfettamente cilindrici nel cuore dei ghiacciai alpini. La spiegazione è fisica pura, e i dati raccolti da speleologi e glaciologi rivelano un mondo sotterraneo complesso e poco conosciuto.


Mulino glaciale: definizione e origine del nome

Un mulino glaciale è una cavità tubulare verticale attraverso cui l’acqua di fusione penetra in un ghiacciaio dalla superficie. Il nome deriva dal comportamento dell’acqua al suo ingresso: il flusso turbina vorticosamente, come in un mulino ad acqua tradizionale.[1][2]

I mulini glaciali si aprono soprattutto sulle lingue glaciali estese, poco crepacciate e con scarsa pendenza, tipiche dei ghiacciai vallivi di ambiente temperato. Non si tratta di semplici buchi. Sono le porte d’accesso a un sistema idrodinamico sotterraneo che regola l’intero comportamento del ghiacciaio.[3][4]

Nei ghiacciai di tipo temperato — come quelli delle Alpi italiane e svizzere — l’acqua allo stato liquido è presente per diversi mesi all’anno. Questa condizione è indispensabile perché i mulini si formino. I grandi ghiacciai polari, dove anche d’estate la fusione superficiale è trascurabile, ne sono in genere privi.[4][1]

La glacio-speleologia, branca della speleologia dedicata allo studio di queste cavità, è una disciplina relativamente giovane. I primi gruppi organizzati che la praticano in modo sistematico vengono da Italia, Francia, Svizzera e Polonia. In Italia, i ricercatori dell’Associazione La Venta sono tra i più attivi al mondo nell’esplorazione e nello studio dei mulini glaciali.[4]


La fisica della formazione dei mulini glaciali: energia cinetica, calore e fusione

Il processo che dà origine a un mulino glaciale è fisico, non chimico. A differenza delle grotte carsiche — scavate dalla dissoluzione chimica del calcare — i mulini glaciali si formano per fusione termica.[1]

In estate, l’acqua di fusione superficiale si raccoglie in piccoli torrenti chiamati bédières. Questi corsi d’acqua epiglaciali seguono la pendenza della superficie e, prima di raggiungere i margini del ghiacciaio, incontrano fratture aperte nel ghiaccio. Quando il flusso trova una discontinuità, si incunea in profondità.[3]

Il meccanismo di scavo è diretto: l’acqua in movimento libera energia cinetica e di attrito sotto forma di calore. Questo calore locale provoca la fusione del ghiaccio circostante, allargando progressivamente la frattura iniziale. Il processo si autoalimenta: più acqua scende, più calore si genera, più il condotto si amplia.[3]

Un secondo meccanismo aggrava ulteriormente la fratturazione. Quando una frattura si riempie d’acqua, la differenza di densità tra acqua e ghiaccio genera una pressione idraulica che propaga la frattura verso il basso. Questo fenomeno, noto come fratturazione idraulica, può portare le fessure a propagarsi fino al letto roccioso del ghiacciaio, a profondità di centinaia di metri.[3]

I mulini glaciali non si formano ovunque sul ghiacciaio. Nelle zone ricche di crepacci, l’acqua di fusione si disperde in modo diffuso e non si concentra abbastanza da innescare lo scavo. Servono zone pianeggianti con ghiaccio intatto, dove i torrenti superficiali possono accumularsi e convogliare portate d’acqua significative verso pochi punti di assorbimento.[4][3]


Da frattura a canyon: le fasi evolutive di un mulino glaciale

Lo studio sistematico condotto sul Ghiacciaio dei Forni, in alta Valtellina, ha permesso di ricostruire un modello genetico ed evolutivo dettagliato dei mulini glaciali nelle Alpi italiane. Le osservazioni, condotte dalla ricercatrice Paola Tognini a partire dal 1994, documentano tutte le fasi di vita di queste cavità.[5]

Tutto inizia da quello che i ricercatori chiamano proto-moulin: una semplice frattura nel ghiaccio, allargata dall’attrito dell’acqua e dalla fusione locale. In questa fase iniziale il pozzo può avere un diametro di pochi centimetri o decimetri, ma già una profondità significativa rispetto alle sue dimensioni.[5]

Con il passare delle settimane, se la portata d’acqua è sufficiente, il proto-mulino evolve in un pozzo sub-circolare. Le dimensioni crescono progressivamente: il diametro può raggiungere alcuni metri, la profondità supera i 40 metri. A questo stadio il mulino è pienamente attivo e inghiotte quantità consistenti di acqua.[5]

Osservazioni sul Ghiacciaio del Gorner, in Svizzera, mostrano che i mulini più sviluppati hanno un primo salto verticale che varia generalmente tra 40 e 60 metri, con casi eccezionali fino a 100 metri. Alla base del pozzo iniziale si apre tipicamente una forra stretta, con inclinazione compresa tra 15° e 45°, percorsa da flusso di tipo vadoso.[4][3]

Oltre i 50-80 metri di profondità, il comportamento del ghiaccio cambia radicalmente. A quella pressione il ghiaccio non si comporta più come un solido rigido: diventa plastico, fluisce lentamente e tende a richiudere i condotti dall’esterno. Le dimensioni del mulino tendono a diminuire con la profondità proprio per questo effetto di compressione plastica.[4]

Il ciclo di vita di un mulino glaciale, nelle Alpi, dura mediamente circa sei anni. Dopo aver raggiunto le dimensioni massime, il mulino viene progressivamente “sorpassato” da nuovi inghiottitoi che si formano a monte. Privato dell’alimentazione idrica, il vecchio mulino si fossilizza.[5]


Le profondità raggiunte: dai 40 ai 140 metri e oltre

Le misurazioni dirette nei mulini glaciali alpini hanno prodotto dati precisi. Sul Ghiacciaio del Gorner, speleologi italiani scesero nel 1985 e 1986 fino a profondità di 90 e 140 metri, un record assoluto a quell’epoca. Oggi le esplorazioni hanno documentato profondità variabili tra 30 e 140 metri dalla superficie.[6][4]

Le esplorazioni si fermano invariabilmente davanti a specchi d’acqua. A profondità variabili tra 70 e 150 metri si raggiunge la superficie di una falda idrica interna al ghiacciaio. Al di sotto, le cavità continuano allagate e inaccessibili.[4]

Il livello di questa falda non è stabile. Discese ripetute nello stesso mulino a distanza di poche decine di ore hanno mostrato variazioni del livello dell’acqua anche di diverse decine di metri. Sul Ghiacciaio Marconi, in Patagonia, è stata documentata una risalita di 30 metri in meno di mezz’ora, seguita da una discesa di 20 metri in meno di 5 minuti.[4]

Le variazioni di livello seguono un ritmo giornaliero correlato al ciclo termico: portate massime nel tardo pomeriggio, minime nelle ore prima dell’alba. A questi cicli si sovrappongono variazioni stagionali, con portate crescenti dall’inizio del disgelo fino al culmine dell’estate e decrescenti poi in autunno.[4]


Il reticolo sotterraneo: come i mulini si connettono a 100–150 metri di profondità

I modelli numerici sviluppati dai ricercatori dell’Associazione La Venta mostrano che le acque assorbite dai mulini fluiscono a profondità di 100-150 metri attraverso una rete di condotte con struttura ad albero. Questa struttura connette i diversi mulini tra loro, convogliando il flusso verso il letto roccioso del ghiacciaio e poi verso la bocca glaciale di valle.[4]

Il sistema è del tutto analogo a quello di un massiccio carsico. Esiste una superficie piezometrica interna al ghiacciaio, la cui quota varia in funzione dell’alimentazione e dello stato evolutivo del reticolo sommerso. Quando la pressione dell’acqua in profondità supera quella del ghiaccio sovrastante, si produce il cosiddetto galleggiamento del ghiacciaio, con aumento della velocità di scivolamento basale.[3][4]

I condotti immersi si mantengono aperti grazie a un equilibrio delicato tra due processi opposti. Da un lato, l’energia liberata dall’acqua in movimento asporta ghiaccio dalle pareti, mantenendo il condotto. Dall’altro, il collasso plastico del ghiaccio tende a richiuderlo. Il reticolo si stabilizza con diametri di sezione tali da equilibrare i due processi antagonisti, con velocità di flusso massime intorno al metro al secondo.[4]

Un aspetto fisicamente controintuitivo riguarda il comportamento dell’acqua nelle condotte profonde. Le acque che scendono verso zone più profonde riescono a sciogliere ulteriore ghiaccio anche raffreddandosi. Al contrario, le acque che risalgono depositano ghiaccio sulle pareti, tendendo a ostruire i condotti ascendenti. Questo processo tende a far migrare i condotti verso il basso nel tempo.[4]

La portata totale che transita attraverso i mulini di un grande ghiacciaio alpino in periodo di fusione intensa può raggiungere i 10 metri cubi al secondo. Un dato che rende questi inghiottitoi naturali tra i più attivi condotti idrici dell’intero arco alpino.[6]


La morte del mulino: fossilizzazione e collasso plastico del ghiaccio

La fine di un mulino glaciale è determinata da due fattori distinti. Il primo è la perdita dell’alimentazione idrica, dovuta alla formazione di nuovi mulini a monte che sottraggono il torrente che lo alimentava. Il secondo è il comportamento plastico del ghiaccio in profondità.[5]

Quando il mulino viene privato dell’acqua che lo percorreva, il ghiaccio circostante riprende a fluire lentamente verso il centro della cavità. Il processo di collasso plastico restringe progressivamente il condotto fino a obliterarlo. In condizioni normali, un mulino fossilizzato può scomparire nel giro di poche settimane.[5][4]

In inverno, con la cessazione completa dell’alimentazione idrica, i mulini tendono a collassare a profondità superiori a 50-60 metri. La pressione dell’acqua rimasta intrappolata nei condotti profondi controbilancia la spinta del ghiaccio, impedendo un collasso totale immediato. Gli ingressi in superficie, invece, tendono a chiudersi per rigelo e per l’accumulo di neve.[4]

Paradossalmente, questo allagamento invernale è probabilmente ciò che permette ai mulini di sopravvivere da una stagione all’altra. Quando il condotto si riempie d’acqua si forma ghiaccio secondario che consolida le pareti. In primavera, con la ripresa della fusione, i mulini che hanno superato l’inverno in questo stato si riattivano spesso nella medesima posizione dell’anno precedente.[3][5]

La posizione dei mulini sul ghiacciaio non è casuale. Le osservazioni sul Ghiacciaio dei Forni mostrano che i nuovi mulini si formano ogni anno nella stessa posizione rispetto al substrato roccioso, probabilmente in corrispondenza di rilievi del letto che creano tensioni nel ghiaccio sovrastante. Il movimento del ghiacciaio sposta il mulino vecchio verso valle, mentre uno nuovo si apre a monte, nello stesso punto topograficamente significativo: un ciclo che si ripete stagione dopo stagione.[5]

Studiare questi pozzi verticali significa accedere a informazioni dirette sull’interno di un ghiacciaio che altrimenti resterebbero inaccessibili. I mulini glaciali sono al tempo stesso oggetto di studio e strumento di indagine — una finestra aperta, per poche settimane all’anno, sulla fisica nascosta dei ghiacciai alpini.[7][8][3]

Fonti
[1] Come si formano le grotte nel ghiaccio, ricerca a cura di … https://www.scintilena.com/come-si-formano-le-grotte-nel-ghiaccio-ricerca-a-cura-di-eni-scuola/06/21/
[2] Mulino glaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Mulino_glaciale
[3] [PDF] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio del Gorner … https://www.laventa.it/documenti/morfologia-ed-evoluzione-dei-mulini-del-gorner_35313.pdf
[4] [PDF] Grotte e mulini glaciali – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[5] Modello genetico ed evolutivo dei mulini glaciali sulla base di … https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/1242
[6] 2313gorner.qxd https://www.laventa.it/documenti/moulins-and-marginal-contact-caves_66080.pdf
[7] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[8] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[14] Comportamento di una grande diga sotto il gelo spinto https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5118/5187
[16] Groenlandia: Inondazione Crea un Vuoto Subglaciale di Due Chilometri – Scintilena https://www.scintilena.com/groenlandia-inondazione-crea-un-vuoto-subglaciale-di-due-chilometri/08/15/
[17] Gli speleologi alla ricerca di grotte glaciali in Val Venosta https://www.scintilena.com/gli-speleologi-alla-ricerca-di-grotte-glaciali-in-val-venosta/08/26/
[18] Grotte glaciali himalayane: acceleratori silenziosi dello scioglimento dei ghiacciai – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-glaciali-himalayane-acceleratori-silenziosi-dello-scioglimento-dei-ghiacciaisottotitolo-formazioni-sotterranee-scavate-dallacqua-di-fusione-minacciano-linstabilita-idrogeologica-e-le-comu/02/06/
[19] Glossario speleologico UIS – Lettera ‘a’ Traduzione in italiano https://www.scintilena.com/glossario-speleologico-uis-lettera-a-traduzione-in-italiano/07/22/
[20] Morteratsch 2015 https://www.scintilena.com/morteratsch-2015/10/20/
[21] La Memoria Radioattiva Nascosta nelle Grotte di Ghiaccio https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-come-archivi-di-radioattivita-ambientale-pre-moderna/07/25/
[22] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[23] Coleotteri Troglobi: Nuova Ricerca Rivela Come Profondità … https://www.scintilena.com/coleotteri-troglobi-nuova-ricerca-rivela-come-profondita-e-connettivita-influenzano-la-variabilita-morfologica/10/04/
[25] Dentro i Ghiacciai Alpini: Una Serata di Esplorazioni e Ricerche https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-alpini-una-serata-di-esplorazioni-e-ricerche/11/17/
[26] Vulnerabilità degli acquiferi carsici in ambiente alpino https://www.scintilena.com/vulnerabilita-degli-acquiferi-carsici-in-ambiente-alpino-nuovo-approccio-di-modellazione-numerica/08/07/
[27] Suppl. Geogr. Fis. Dinam. Quat. http://www.glaciologia.it/wp-content/uploads/Supplementi/FullText/SGFDQ_V_FullText/18_SGFDQ_V_Piccini_151_156.pdf
[28] Cervinia, torrenti con acqua di fusione sul versante italiano del … https://www.youtube.com/watch?v=2U-j9BoQPKg
[29] “I turisti si fanno i selfie, ma quel laghetto di fusione in fondo al … https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/attualita/2025/i-turisti-si-fanno-i-selfie-ma-quel-laghetto-di-fusione-in-fondo-al-ghiacciaio-a-3185-metri-e-una-lapide-e-ogni-anno-diventa-piu-grande
[30] [PDF] Morfologia dei ghiacciai – CAI SEM Milano https://caisem.org/scuola/didattica/generale/Morfologia_ghiacciai.pdf
[31] Con gli scienziati al capezzale dei ghiacciai in fusione. – Corriere https://www.corriere.it/animali/biodiversita/25_settembre_03/con-gli-scienziati-al-capezzale-dei-ghiacciai-in-ritirata-calo-drammatico-ma-si-puo-ancora-provare-a-resistere-e78faf5b-d9f1-4575-ac2a-8247f1e68xlk.shtml
[32] [PDF] Glaciologia e geomorfologia glaciale – Forme epiglaciali https://ssu.elearning.unipd.it/pluginfile.php/1054056/mod_folder/content/0/Lezione%20GLACIO_02-Forme%20epiglaciali.pdf?forcedownload=1
[33] Permafrost e risorse idriche – Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/permafrost-risorse-idriche
[34] [PDF] I GHIACCIAI, UN BENE GEOMORFOLOGICO IN RAPIDA … https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/6944/6262
[35] [PDF] 1.2. Caratteristiche geologiche e idrogeologiche https://www.atobergamo.it/allegati/39_2_67_Capitolo%201.2%20Caratteristiche%20geologiche%20e%20idrogeologiche.pdf

L'articolo I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica che li scava proviene da Scintilena.

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