Inferriata e videosorveglianza nella cavità scoperta a luglio da Kurt Walde a quasi 2.800 metri nelle Dolomiti della Val Badia. All’interno numerosi resti di orsi delle caverne, con diversi scheletri quasi completi. Ora si prepara un progetto scientifico interdisciplinare
La grotta degli orsi scoperta lo scorso luglio sotto la Cima di Conturines è stata definitivamente messa in sicurezza. L’ingresso della cavità, situato in una zona impervia del Col Toronn, nelle Dolomiti della Val Badia (nel Trentino Alto Adige/Sudtirol, nella parte Alto Adige) è stato chiuso con un’inferriata ed è stato installato un sistema di videosorveglianza.
Scintilena aveva dato notizia del ritrovamento alla fine di luglio. A distanza di tre mesi arriva ora un aggiornamento importante: terminata la fase più urgente di protezione del sito, può cominciare quella scientifica.
Il materiale da studiare non manca: all’interno della grotta sono stati osservati numerosi resti di orsi delle caverne, tra i quali diversi scheletri quasi completi. Una situazione che potrebbe offrire ai ricercatori informazioni preziose sulla popolazione di questi animali che decine di migliaia di anni fa frequentavano le alte quote delle Dolomiti.
Una grotta scoperta a luglio
La cavità è stata individuata il 3 luglio 2026 dalla guida alpina di Brunico Kurt Walde, sotto la Cima di Conturines e poco sopra la già nota Grotta delle Conturines.

Walde conosce da tempo questa montagna e accompagna visitatori nella grotta diventata celebre dopo il ritrovamento del 1987. Da anni sospettava che nella zona potessero esistere altri ambienti.
La nuova cavità si apre a circa 2.800 metri di quota e ha uno sviluppo di circa 170 metri. Si trova all’interno del Parco naturale Fanes-Senes-Braies, in un’area Natura 2000.
Dopo la segnalazione alle autorità, avvenuta il 17 luglio, la priorità è stata impedire accessi che potessero danneggiare o contaminare il deposito.
Un sito da proteggere prima ancora di studiarlo
La prima chiusura è stata provvisoria. Ora l’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Bolzano ha completato la sistemazione definitiva dell’ingresso.
L’intervento non è stato semplice. L’accesso si trova su una parete rocciosa verticale a quasi 3.000 metri di quota e anche portare sul posto materiali e attrezzature ha comportato notevoli difficoltà logistiche.
Prima dei lavori è stato applicato davanti all’ingresso un telo protettivo antipolvere, per evitare che le operazioni necessarie alla posa della struttura introducessero impurità nella grotta.
Successivamente l’inferriata è stata realizzata su misura e ancorata alla roccia. È stato inoltre installato un sistema di sorveglianza.
La cautela ha una ragione precisa. Una grotta rimasta indisturbata può conservare non soltanto ossa, ma sedimenti, tracce biologiche e rapporti spaziali tra i reperti. Spostare un osso o introdurre materiale dall’esterno significa perdere una parte delle informazioni che il sito potrebbe ancora restituire.
Scheletri quasi completi
È proprio la conservazione dei resti a rendere particolarmente interessante la nuova cavità.
Sono stati segnalati numerosi scheletri fossili di orso delle caverne e diversi risultano quasi completi. Durante le prime osservazioni sono state riconosciute anche colonne vertebrali, ossa del bacino e numerose altre parti scheletriche.
Resta invece da stabilire con precisione a quale popolazione appartengano.
Ursus ladinicus (ex articolo di Il Dolomiti): una precisazione
A proposito dell’attribuzione dei resti, è necessaria una precisazione rispetto a quanto riportato in questi giorni da alcune testate.
L’Ursus ladinicus è l’orso delle caverne conosciuto attraverso i resti rinvenuti nella Grotta delle Conturines. La denominazione è presente nella letteratura dedicata a questi reperti, ma la classificazione viene indicata anche come Ursus spelaeus ladinicus, considerandolo quindi nell’ambito di Ursus spelaeus. È questa, per esempio, la denominazione utilizzata oggi dal Museum Ladin Ursus ladinicus di San Cassiano.
Per i resti scoperti nella nuova grotta nel luglio 2026, invece, è ancora presto per un’attribuzione definitiva. Nelle comunicazioni ufficiali la Provincia autonoma di Bolzano ha parlato di orsi delle caverne indicando Ursus spelaeus o Ursus ladinicus.
Solo lo studio dei nuovi reperti potrà quindi chiarire se gli scheletri appartengano effettivamente alla stessa forma conosciuta nella vicina Grotta delle Conturines. Per il momento è più corretto parlare semplicemente di resti di orsi delle caverne.
Il precedente del 1987
Il confronto inevitabile è con la vicina Grotta delle Conturines.
Il 23 settembre 1987 Willy Costamoling vi trovò resti di orsi delle caverne. Gli scavi iniziarono l’anno successivo sotto la direzione del paleontologo Gernot Rabeder e portarono allo studio della particolare forma alpina conosciuta come Ursus ladinicus.
I reperti della grotta già nota sono stati datati a circa 40-50 mila anni fa.
La scoperta ebbe grande importanza anche per un’altra ragione: dimostrò che gli orsi delle caverne raggiungevano quote elevatissime sulle Dolomiti, in condizioni ambientali molto diverse da quelle attuali.
Ora, a poca distanza, una seconda cavità offre un nuovo archivio paleontologico da studiare.
Una grotta protetta prima delle analisi
Rispetto a quanto accaduto quasi quarant’anni fa, è stata assunta la decisione di proteggere la grotta subito dopo la scoperta, così che i ricercatori possano affrontarne lo studio con tecniche oggi molto più avanzate.
Non si tratta soltanto di identificare e datare le ossa. Sedimenti e reperti potranno essere studiati per ricostruire l’età del deposito, l’ambiente nel quale vivevano gli animali, la loro alimentazione e le caratteristiche della popolazione.
Tra le prospettive indicate dagli studiosi c’è anche la possibilità di verificare l’eventuale presenza di tracce umane. Al momento non ne è stata annunciata alcuna: è una delle domande che le future ricerche potranno affrontare.
La Provincia autonoma di Bolzano sta ora lavorando alla definizione di un progetto interdisciplinare, con il coinvolgimento di specialisti e partner scientifici internazionali.
Dopo aver protetto l’ingresso, quindi, il lavoro vero comincia adesso.
Fonti
Provincia autonoma di Bolzano – Ufficio Beni archeologici – Gli orsi delle caverne sono al sicuro – 23 ottobre 2026
https://news.provinz.bz.it/it/news/gli-orsi-delle-caverne-sono-al-sicuro
Provincia autonoma di Bolzano – Ufficio Beni archeologici – Orsi delle caverne – 2 ottobre 2026
https://beni-culturali.provincia.bz.it/it/news/orsi-delle-caverne
Scintilena – Nuovo ritrovamento di Ursus ladinicus a Conturines: una seconda grotta con numerosi scheletri fossili – 30 luglio 2026
https://www.scintilena.com/nuovo-ritrovamento-di-ursus-ladinicus-a-conturines-una-seconda-grotta-con-numerosi-scheletri-fossili/07/30/
Rai TGR Bolzano – L’Ursus ladinicus, la grotta scoperta apre a nuovi scenari – 28 settembre 2026
https://www.rainews.it/tgr/bolzano/articoli/2026/09/lursus-ladinicus-la-grotta-scoperta-apre-a-nuovi-scenari-b02685cf-a31e-4d70-b614-d1bf3f3ce4ca.html
Il Dolomiti – Orsi preistorici sulle Dolomiti, la scoperta a 2800 metri di quota. “Diversi scheletri quasi completi” – 23 ottobre 2026
https://www.ildolomiti.it/ricerca-e-universita/2026/orsi-preistorici-sulle-dolomiti-la-scoperta-a-2800-metri-di-quota-diversi-scheletri-quasi-completi
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