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    Condividi Radiocarbonio e speleologia raccontano un nuovo capitolo del sito di Castro La datazione diretta di tre resti scheletrici conservati presso il Museo di Antropologia dell’Università Federico II di Napoli colloca in epoca medievale un adulto e due bambini rinvenuti a Grotta Romanelli, sulla costa di Castro, in provincia di Lecce. Le analisi, condotte dal CEDAD dell’Università del Salento con la spettrometria di massa con acceleratore, indicano tre intervalli calibrati: 1302-1411 d.C.
     

Grotta Romanelli oltre la preistoria: tre sepolture medievali riaprono la storia della cavità

September 15th 2026 at 08:00

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Radiocarbonio e speleologia raccontano un nuovo capitolo del sito di Castro

La datazione diretta di tre resti scheletrici conservati presso il Museo di Antropologia dell’Università Federico II di Napoli colloca in epoca medievale un adulto e due bambini rinvenuti a Grotta Romanelli, sulla costa di Castro, in provincia di Lecce. Le analisi, condotte dal CEDAD dell’Università del Salento con la spettrometria di massa con acceleratore, indicano tre intervalli calibrati: 1302-1411 d.C. per l’adulto, 1423-1455 d.C. per un bambino e 1435-1489 d.C. per il secondo.

Il risultato amplia la storia di Grotta Romanelli, da lungo tempo considerata uno dei principali archivi della preistoria mediterranea. La cavità conserva infatti sedimenti, resti faunistici, industrie litiche, tracce di fuoco e testimonianze di arte parietale e portatile. Le nuove date mostrano che la sequenza delle frequentazioni non si esaurisce con il Paleolitico e con la transizione verso l’Olocene.

Le tre sepolture medievali e il valore della datazione diretta

I resti furono scoperti all’inizio del Novecento e trasferiti a Napoli nel 1914. La loro provenienza storica li aveva separati dal contesto stratigrafico originario. La nuova ricerca dimostra il valore delle collezioni museali, che possono essere riesaminate con metodi aggiornati anche quando la documentazione dello scavo è incompleta.

La novità principale riguarda la datazione diretta dell’osso umano. Il radiocarbonio misura il carbonio-14 residuo nei tessuti dopo la morte. Per i reperti scheletrici, il laboratorio analizza normalmente il collagene, dopo averne verificato la conservazione e l’eventuale presenza di contaminanti.

La spettrometria di massa con acceleratore, indicata con l’acronimo AMS, permette di misurare gli isotopi del carbonio usando quantità ridotte di materiale. Questa caratteristica è importante per reperti antropologici preziosi e non sempre sostituibili. Gli intervalli ottenuti non indicano un singolo anno. Esprimono una finestra temporale calibrata, associata alla probabilità che la morte sia avvenuta in quel periodo.

Grotta Romanelli come palinsesto archeologico

Le ricerche recenti hanno già modificato la cronologia del sito. Uno studio pubblicato nel 2022 su Scientific Reports ha collocato le più antiche frequentazioni umane tra gli stadi isotopici marini MIS 9 e MIS 7, in una fase molto più antica rispetto alla precedente interpretazione basata sull’ultimo interglaciale. La grotta è quindi inserita in una storia ambientale e umana che comprende diversi cicli glaciali e interglaciali. [web:3]

Le tre sepolture medievali aggiungono un episodio successivo. Non sostituiscono il ruolo di Grotta Romanelli nella ricerca sul Paleolitico. Lo completano. La cavità può essere letta come un palinsesto, cioè come un luogo nel quale tracce appartenenti a epoche diverse si sovrappongono, si rimaneggiano o si conservano in modo diseguale.

È utile parlare di successione di frequentazioni, non di presenza umana continua. Tra un episodio e l’altro possono essere trascorsi secoli o millenni. La grotta può essere stata conosciuta senza essere frequentata con regolarità. Questa distinzione evita di trasformare una sequenza archeologica discontinua in una storia di insediamento permanente.

Perché furono deposti i corpi nella grotta

Le date dimostrano l’appartenenza dei tre individui al Medioevo. Non spiegano, da sole, perché i corpi furono portati nella cavità. Non stabiliscono se le deposizioni siano state contemporanee, se adulto e bambini appartenessero alla stessa famiglia o se Grotta Romanelli fosse utilizzata come luogo funerario ricorrente.

Tra le ipotesi compatibili rientra la scelta di uno spazio riparato e riconoscibile. Una cavità costiera poteva offrire protezione dalle intemperie e un luogo separato dagli abitati. Un’altra possibilità riguarda l’uso da parte di una comunità locale, ma questa interpretazione richiederebbe ulteriori deposizioni medievali, tracce di frequentazione e una ricostruzione spaziale dei reperti.

Non si possono escludere deposizioni legate a circostanze eccezionali, a pratiche non ordinarie o a un significato rituale attribuito allo spazio sotterraneo. Nessuna di queste spiegazioni è dimostrata. La presenza di due bambini non autorizza a parlare di epidemie, stragi o legami familiari senza dati osteologici, paleopatologici e genetici.

Le analisi future tra bioarcheologia e speleologia

Le ossa possono conservare informazioni su malattie, traumi, alimentazione e condizioni di vita. L’esame osteologico potrà verificare fratture, alterazioni articolari, segni di infezione, stress di crescita e patologie dentarie. Nei bambini, denti e ossa possono documentare fasi dello sviluppo, svezzamento e perturbazioni fisiologiche.

Gli isotopi stabili del carbonio e dell’azoto potranno offrire indicazioni sulla dieta. Carbonio, ossigeno e stronzio, se analizzati insieme, possono contribuire allo studio della mobilità e del luogo di crescita. L’analisi del DNA antico potrebbe valutare eventuali rapporti di parentela, se la conservazione dei campioni e le autorizzazioni lo permetteranno.

Sarà importante esaminare anche la tafonomia. Segni di disarticolazione, spostamento, esposizione, rosicchiamento o manipolazione possono aiutare a distinguere deposizioni primarie e secondarie. La ricerca dovrà comprendere un inventario completo dei resti conservati nei musei, il recupero dei vecchi registri e il collegamento tra numeri di catalogo, campagne di scavo e pubblicazioni.

Una ricerca interdisciplinare sul Salento medievale

Il caso di Grotta Romanelli richiede il confronto tra archeologia, antropologia fisica, geologia, sedimentologia, storia e speleologia. Le date collocano le deposizioni tra XIV e XV secolo, in un Salento attraversato da trasformazioni politiche, economiche e demografiche. Questo quadro storico offre un contesto di ricerca, ma non permette di collegare automaticamente le morti a epidemie, conflitti o crisi locali.

Il confronto con altre sepolture medievali della Puglia potrà chiarire se i tre individui fossero compatibili con una popolazione costiera locale o se presentassero segnali di mobilità. Potrà inoltre verificare la presenza di diete con una componente marina significativa, un aspetto rilevante per l’interpretazione delle date radiocarboniche.

Grotta Romanelli si conferma così un sito di lunga durata e di grande complessità. La ricerca non ha ancora stabilito se la cavità fosse un cimitero medievale. Ha però dimostrato che il suo uso non terminò con la preistoria. Le tre sepolture medievali trasformano una collezione storica ambigua in un problema scientifico verificabile e aprono nuove domande sulla relazione tra comunità, paesaggio carsico e spazi sotterranei.

Fonti

  • ANSA, “Il giallo di Grotta Romanelli, i tre corpi risalgono al Medioevo”, 11 settembre 2026.
  • La Repubblica Bari, “La grotta Romanelli frequentata anche nel Medioevo: la rivelazione dall’analisi di tre scheletri”, 11 settembre 2026.
  • Pieruccini et al., “Stratigraphic reassessment of Grotta Romanelli sheds light on Middle-Late Pleistocene palaeoenvironments and human settling in the Mediterranean”, Scientific Reports, 2022.
  • Materiale accademico e documentazione di progetto sulla datazione radiocarbonica, l’antropologia e la storia delle frequentazioni di Grotta Romanelli.

Grotta Romanelli

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