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Esplorazioni speleologiche in Montenegro: a Hidden Earth 2026 il racconto della spedizione UBSS a Kameno More

September 8th 2026 at 13:00

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Le esplorazioni speleologiche in Montenegro saranno al centro di una conferenza di Daniel Rose dedicata alla missione UBSS nel Kameno More, mentre le campagne italiane nello Žijovo, nel sud-est del Paese e sul Durmitor aggiornano il quadro della ricerca carsica balcanica.

Hidden Earth 2026 e la spedizione UBSS

Le esplorazioni speleologiche in Montenegro approdano al programma di Hidden Earth 2026. La conferenza internazionale dedicata alla speleologia ospiterà infatti UBSS Montenegro Expedition – Kameno More, un intervento di 30 minuti presentato da Daniel Rose.

L’incontro è dedicato alla spedizione organizzata quest’anno dall’UBSS, l’University of Bristol Speleological Society, insieme ad altri speleologi. Il gruppo ha scelto di lavorare nella regione di Kameno More, espressione traducibile come “mare di pietra”. Si tratta di un’area carsica montenegrina nella quale il paesaggio superficiale e le cavità costituiscono un campo di ricerca ancora aperto.

Secondo la presentazione della sessione, la missione segna la ripresa di una presenza esplorativa britannica nella zona dopo un’interruzione che durava dal 2013. Il racconto non sarà limitato ai risultati sul terreno. Affronterà anche la costruzione pratica della spedizione: la scelta dell’area, l’organizzazione in tempi brevi, la composizione della squadra e le difficoltà affrontate da un gruppo giovane, senza precedenti esperienze dirette nell’allestimento di una spedizione autonoma.

Questo elemento rende la relazione utile anche oltre la cronaca delle cavità visitate. Le esplorazioni speleologiche in Montenegro richiedono infatti preparazione tecnica, lettura del territorio, capacità logistica e collaborazione con le realtà locali. Il contributo UBSS propone quindi una testimonianza sul metodo organizzativo, senza anticipare dati di rilievo o nuove profondità non ancora pubblicati nel programma dell’evento.

Kameno More nel quadro del carsismo montenegrino

Kameno More è stato già indicato come area di interesse internazionale. Nell’agosto 2024 la spedizione Stone Sea aveva programmato qui ricognizioni e la prosecuzione delle ricerche in tre cavità denominate Meandar, Dvestotka e PT4. Il ritorno di una squadra britannica segnala la continuità dell’attenzione verso questo settore montano.

Il Montenegro riunisce massicci calcarei di alta quota, zone fortemente fratturate e paesaggi modellati dall’azione congiunta dell’acqua e dei processi glaciali. In simili contesti, la ricerca può riguardare ingressi nuovi, pozzi, cavità a sviluppo orizzontale, sistemi con ghiaccio sotterraneo e reti idrologiche complesse. La documentazione topografica e ambientale è essenziale per passare dalla sola individuazione delle grotte alla loro conoscenza scientifica.

Il quadro più recente del Durmitor aiuta a comprendere la scala di questo patrimonio. Sul massiccio sono censite 415 cavità, esplorate integralmente o solo in parte. Una campagna svolta nel luglio 2026 da ricercatori delle Università di Belgrado e del Montenegro ha riguardato Vodena pecina, Zelenovirska pecina e Ledena pecina. La Zelenovirska pecina raggiunge 830 metri di sviluppo esplorato ed è rilevante perché le grotte a prevalente andamento orizzontale sono meno frequenti in un carsismo d’alta quota dominato da forme verticali.

Esplorazioni speleologiche italiane in Montenegro

Le esplorazioni speleologiche in Montenegro vedono da alcuni anni una presenza italiana articolata. Nel 2024 la Commissione Grotte Eugenio Boegan di Trieste ha operato sullo Žijovo, nelle Ku?ke Planine, vicino al confine albanese. Dopo ricognizioni preliminari svolte tra il 2022 e il 2023, sei partecipanti hanno esplorato e rilevato 15 grotte in sei giorni di attività.

La missione ha utilizzato anche un drone con camera ad alta definizione per migliorare la lettura del terreno e individuare ulteriori ingressi. Tra le cavità descritte figurano l’Abisso Ledo, la Grotta Prepih e la Grotta Armada. Ledo presenta un pozzo superiore ai 100 metri, con pareti in larga parte ricoperte da ghiaccio; sul fondo è stata misurata una temperatura dell’aria di 1,7 °C. La Grotta Armada, profonda 34 metri e sviluppata per 100 metri, conserva invece evidenze di origine idrologica, mentre un crollo impedisce la prosecuzione verso livelli inferiori.

Nel 2025 la stessa Commissione ha programmato una nuova campagna sullo Žijovo dal 21 al 31 agosto. Gli obiettivi erano completare la mappatura delle cavità individuate nel 2024, cercare nuovi ingressi mediante prospezioni mirate e acquisire dati geologici e materiali multimediali. Il lavoro integrava droni, GIS, modello digitale del terreno e fotografie aeree. Le esplorazioni speleologiche in Montenegro proseguono quindi con una sequenza di ricognizione, verifica, rilievo e documentazione.

Un secondo filone italiano è quello del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia. Durante la Montenegro Speleo Expedition 2024, attiva tra il monte Pasjak e la cresta del Surdup nel sud-est del Paese, il gruppo ha scoperto, esplorato e rilevato 24 nuove grotte in dieci giorni. Alla campagna hanno partecipato anche speleologi di gruppi italiani e austriaci.

Il progetto ha associato alla ricerca esplorativa misure fisiche dell’aria in cavità, comprendenti temperatura, acidità, anidride carbonica, radon e radioattività. La seconda spedizione Seppenhofer è partita il 4 luglio 2025 con l’obiettivo di proseguire lo studio di nuove cavità e dei loro caratteri geologici e ambientali. I risultati preliminari diffusi per la campagna 2025 indicavano 12 pozzi esplorati, con profondità tra 15 e 34 metri, e nuove acquisizioni su CO? e radon.

Ricerca, rilievo e tutela delle grotte

La presenza di squadre britanniche, italiane, montenegrine e serbe mostra come le esplorazioni speleologiche in Montenegro siano oggi legate a una dimensione internazionale. Le attività sul campo producono dati utili per cartografia, geomorfologia, idrologia sotterranea, biologia e valutazione dei rischi. Non ogni cavità è destinata alla frequentazione, e la documentazione può essere il primo strumento di tutela.

Il caso della Ledena pecina nel Durmitor è indicativo. I ricercatori hanno segnalato condizioni di degrado e proposto di rimuovere corde danneggiate, delimitare l’area dell’ingresso e vietare chiaramente la discesa. Il mantenimento delle formazioni di ghiaccio e del microclima richiede infatti una gestione prudente. I Parchi nazionali del Montenegro hanno dichiarato che adotteranno misure nell’ambito delle loro competenze.

La conferenza di Hidden Earth 2026 si inserisce in questo contesto. Il resoconto UBSS su Kameno More potrà offrire un aggiornamento diretto su una campagna recente e mettere in comune esperienze organizzative, tecniche di esplorazione e problemi aperti. Per le esplorazioni speleologiche in Montenegro, la condivisione dei risultati resta una parte decisiva del lavoro: consente di confrontare dati, evitare sovrapposizioni e costruire conoscenza su aree carsiche che restano solo parzialmente investigate.

Fonti

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  • Festa della Speleologia a Trýpa tou Voriá: memoria esplorativa e ricerca nel Peloponneso
    Condividi Trýpa tou Voriá torna al centro di un appuntamento previsto il 12 settembre 2026 a Metamorfosi, in Laconia: visita all’ingresso, racconti degli esploratori e un calendario dedicato alla grotta. La ricorrenza richiama anche le esplorazioni speleologiche nel Peloponneso, dalle ricerche italiane e greche nella Lakonia alle recenti immersioni nella sorgente di Sintzi. La festa di Trýpa tou Voriá Metamorfosi, nel territorio di Molai in Laconia, si prepara a dedicare una giornata a
     

Festa della Speleologia a Trýpa tou Voriá: memoria esplorativa e ricerca nel Peloponneso

September 8th 2026 at 12:00

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Trýpa tou Voriá torna al centro di un appuntamento previsto il 12 settembre 2026 a Metamorfosi, in Laconia: visita all’ingresso, racconti degli esploratori e un calendario dedicato alla grotta. La ricorrenza richiama anche le esplorazioni speleologiche nel Peloponneso, dalle ricerche italiane e greche nella Lakonia alle recenti immersioni nella sorgente di Sintzi.

La festa di Trýpa tou Voriá

Metamorfosi, nel territorio di Molai in Laconia, si prepara a dedicare una giornata alla Trýpa tou Voriá, nome greco che significa “Buco della Bora”.

L’iniziativa, annunciata per sabato 12 settembre 2026, unirà attività all’aperto, divulgazione per le nuove generazioni e testimonianze dedicate alla storia esplorativa della cavità.

Il programma prevede alle 8 la partenza a piedi lungo il sentiero situato di fronte all’azienda agricola di Nikolaos Panaritis.

Il percorso di andata e ritorno è indicato in circa 1.200 metri. I partecipanti raggiungeranno l’area dell’ingresso della grotta. L’obiettivo è mostrare ai ragazzi la posizione della bocca, spiegare l’estensione del sistema attraverso riferimenti posti sul terreno e assistere alle fasi di preparazione e discesa degli speleologi.

Gli organizzatori chiedono che i minori siano iscritti entro le 18 dell’11 settembre, accompagnati da un genitore. È raccomandato portare acqua. La scelta di svolgere l’attività fuori dalla cavità consente di avvicinare il pubblico alla speleologia e alla sicurezza in ambiente verticale, senza trasformare un ingresso impegnativo in una visita non attrezzata.

Alle 20 si terranno proiezioni fotografiche e video, con interventi dedicati alle prime campagne di ricerca.

Il testo dell’iniziativa annuncia la presenza di Nino Larocca, indicato come componente del Gruppo Speleologico Sparviere e tra gli esploratori che operarono nell’area con attività di documentazione, rilievo e formazione rivolta agli abitanti. È inoltre previsto un richiamo alle esplorazioni di Giannis Kofinas del 1998.

La giornata comprenderà la consegna di targhe al Gruppo Speleologico Sparviere e alla Fondazione di pubblica utilità “Eugenia Anastasiadou Smyrnaiou” del Gruppo Anastassiadis. Quest’ultima ha sostenuto la realizzazione del calendario da collezione 2027, “Dentro la Trýpa tou Voriá”, che sarà distribuito gratuitamente ai presenti. Il calendario raccoglierà immagini delle concrezioni della grotta.

Trýpa tou Voriá e la storia della Bora

La Trýpa tou Voriá si apre nei pressi di Metamorfosi, nella Laconia sud-orientale. La denominazione locale è legata alla forte corrente d’aria fresca che esce da una piccola apertura. Nella tradizione greca Boreas è il vento del Nord. Il nome della grotta traduce quindi un fenomeno fisico ben percepibile da chi si avvicina al suo ingresso.

Una ricostruzione pubblicata nel 2011 dalla rivista della Società Speleologica Italiana documenta le campagne svolte dal Gruppo Speleologico Sparviere nel Peloponneso sud-orientale.

Le prime ricognizioni italiane nell’area, con base nei pressi di Molai, risalgono al periodo 28 dicembre 1989-6 gennaio 1990. La cavità venne poi individuata ed esplorata durante la seconda spedizione, nelle festività 1990-1991.

L’accesso era noto ai pastori locali, ma le dimensioni ridotte della bocca e il pozzo iniziale avevano reso difficile ogni discesa. Il primo pozzo fu rilevato con una profondità di 47 metri. Alla base furono segnalati resti ossei umani e materiali bellici inesplosi, elementi che impongono la massima prudenza e che appartengono alla complessa storia del luogo.

La prima fase di esplorazione e rilievo raggiunse circa 500 metri di gallerie e la quota di -140 metri. Le ricerche successive ampliarono la conoscenza del sistema. Il rilievo pubblicato nel 2011 attribuisce alla Trýpa tou Voriá uno sviluppo spaziale di 988 metri e una profondità di 140 metri. Sono dati storici di rilievo, non una certificazione di eventuali sviluppi realizzati dopo quella pubblicazione.

Le esplorazioni speleologiche in Peloponneso

La festa permette di collocare la Trýpa tou Voriá in un territorio dove la speleologia ha costruito nel tempo una rete di collaborazioni internazionali. Nella Lakonia, le spedizioni del Gruppo Speleologico Sparviere, dell’Associazione Speleologica Barese e dei gruppi greci hanno interessato non solo il Buco della Bora, ma anche i distretti di Niata, Molai e Zarakas.

Nel 1997 un campo interno nella grotta portò al rilievo di circa altri 350 metri di gallerie e a un secondo rilievo di precisione. Nel 1998 intervennero gruppi greci, tra cui S.P.E.L.E.O. di Atene e Speleo Club Parnon-Taigetos Poseidon di Sparta, con studi geologici e documentazione fotografica. Nel 1999 furono effettuate risalite nella zona della Torre, che consentirono di raggiungere il settore chiamato Trono di Poseidone. Un incontro italo-greco del 2004 puntò al completamento del rilievo, alla topografia ipogea e alla ricognizione di ulteriori aree della Lakonia e della Messinia.

Gli ambienti descritti nel rilievo storico comprendono grandi saloni, settori labirintici, pozzi e ricche concrezioni calcitiche. La cavità è impostata lungo fratture opposte ed è interessata da una corrente d’aria. Questi elementi mantengono interesse per la lettura morfologica e per eventuali prosecuzioni da verificare con metodi aggiornati, autorizzazioni e competenze adeguate.

Nello stesso Peloponneso, la ricerca continua anche in ambiente sommerso. Tra aprile e maggio 2025 il gruppo polacco BAD Exploration ha esplorato oltre 100 metri aggiuntivi nella sorgente di Sintzi, nella regione di Kandila. La progressione ha raggiunto -255 metri, lungo un tratto orizzontale. La missione ha prodotto rilievi e proiezioni 3D e ha lasciato una sagola di 150 metri per future attività. Sintzi viene indicata dalle fonti di spedizione come la grotta sommersa più profonda della Grecia.

Le due vicende mostrano approcci diversi. La Trýpa tou Voriá racconta decenni di ricerca in una cavità verticale concrezionata della Lakonia. Sintzi Spring rappresenta invece una frontiera speleosubacquea profonda, dove distanza, gestione dei gas, tempi di fondo e decompressione definiscono il margine operativo. In entrambi i casi, rilievo, documentazione e cooperazione fra gruppi restano strumenti centrali per trasformare l’esplorazione in conoscenza condivisa.

Divulgazione, sicurezza e territorio

L’appuntamento di Metamorfosi non è una visita turistica alla grotta. La prevista osservazione dell’ingresso e delle manovre dall’esterno ha un valore educativo. Rende visibile il lavoro preparatorio che precede ogni discesa e separa la divulgazione dalla pratica speleologica tecnica.

L’incontro dedicherà spazio anche alle piante endemiche lungo i sentieri che conducono alle cavità dell’area. Il tema collega la Trýpa tou Voriá al paesaggio superficiale. La tutela di una grotta non riguarda solo le sale interne. Coinvolge l’accesso, le acque, la vegetazione, le tracce storiche e il comportamento di chi frequenta il territorio.

Il ritorno degli esploratori e la distribuzione di immagini possono rendere accessibile un patrimonio sotterraneo che non può essere aperto indistintamente al pubblico. La fotografia e il rilievo svolgono qui una funzione precisa: documentare la cavità, conservarne la memoria e offrire strumenti per leggere le esplorazioni speleologiche in Peloponneso senza aumentare la pressione diretta sugli ambienti più delicati.

Fonti

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