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Sotto l’Appennino Abruzzese, la Crosta si Sdoppia: la Tomografia Svela una Struttura Nascosta

Apríl 26th 2026 at 09:00

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Una nuova ricerca pubblica la prima immagine tomografica del raddoppio crostale al fronte del Sistema a Thrust Esterno abruzzese, con implicazioni per la valutazione della pericolosità sismica dell’Italia centrale

Lo studio analizzato è “First Tomographic Imaging of Mid-Crustal Doubling at the Abruzzi Outer Thrust Front, Central-Southern Italy” (de Nardis et al., Solid Earth, aprile 2026). Si tratta di una ricerca di primo piano che presenta la prima immagine tomografica del raddoppio crostale lungo il fronte del Sistema a Thrust Esterno dell’Appennino centro-meridionale.


Una “TAC” della Crosta Profonda dell’Appennino

La tomografia sismica ha svelato per la prima volta una struttura profonda nascosta sotto l’Appennino centro-meridionale italiano. Lo studio, pubblicato il 20 aprile 2026 sulla rivista scientifica Solid Earth (EGU/Copernicus), è firmato da Rita de Nardis, Donato Talone, Luca De Siena, Maria Adelaide Romano, Francesco Brozzetti e Giusy Lavecchia.copernicus

La ricerca riguarda il cosiddetto Arco Thrust Basale Abruzzese (ATBA), una struttura tettonica compressiva che si estende per circa 170 km nella zona di transizione tra Appennino Centrale e Meridionale, raggiungendo profondità fino a 24 chilometri. Fino a oggi, la sua geometria profonda era sostanzialmente sconosciuta.


La Tomografia Sismica Locale: i Dati

Il gruppo di ricerca ha condotto una tomografia a tempi di percorso utilizzando l’algoritmo FMTOMO, capace di risolvere l’equazione eikonale in mezzi geologicamente eterogenei. L’analisi si basa su un dataset di 42.176 tempi di arrivo di onde P e 29.045 di onde S, estratti da 5.712 terremoti registrati tra gennaio 2009 e dicembre 2020 da 37 stazioni della Rete Sismica Nazionale.

Il modello tomografico raggiunge una riduzione del RMS e della covarianza rispettivamente del 73% e del 93% per le onde P, e del 65% e dell’88% per le onde S. La risoluzione spaziale minima raggiunta è di circa 15 chilometri, con valori localmente inferiori nei livelli più superficiali.


Il Raddoppio Crostale: il Risultato Più Significativo

Il dato più rilevante emerso dai modelli tomografici è un’ampia inversione di velocità sismica tra i 14 e i 24 km di profondità, nella zona compresa tra latitudine 41.3–41.8° N e longitudine 14.3–15.0° E. In questa zona, uno strato a velocità inferiore (6.0–6.6 km/s) si trova al di sotto di uno strato a velocità superiore (6.6–7.0 km/s): una configurazione caratteristica del raddoppio crostale.

Questa struttura è interpretata come un sistema di sovrascorrimento a metà crosta, dove pacchetti di unità cristalline e mesozoiche si sovrappongono a unità più profonde probabilmente composte da evaporiti triassiche e formazioni del Verrucano. Un corpo ad alta velocità analogo era già stato osservato leggermente a nord da Chiarabba et al. (2010), ma senza la risoluzione necessaria per identificare lo strato sottostante a bassa velocità. I due modelli sono considerati compatibili.


L’Arco Thrust Basale Abruzzese: Geometria e Segmentazione

Integrando la tomografia con dati geologici, profili sismici a riflessione, sezioni bilanciate e pozzi profondi, il gruppo di ricerca ha costruito un modello tridimensionale dell’ATBA. La struttura è suddivisa in tre archi di quarto ordine: Abruzzo Citeriore (segmento settentrionale), Frentani (centrale) e Daunia (meridionale).

Il sovrascorrimento basale immerge verso ovest con un angolo medio di circa 22° e raggiunge i 24 km di profondità. Il sistema comprende sia sovrascorrimenti affioranti nei contrafforti appenninici, sia strutture sepolte inferite dall’analisi geomorfologica del reticolo idrografico e del rilievo topografico.


Tre Domini Sismogenetici a Confronto

L’area di studio ospita tre domini sismotectonici distinti che si affiancano da ovest a est. Il dominio estensionale appenninico, con faglie normali NW-SE attive a profondità 0–14 km, ha prodotto storicamente grandi terremoti come quello dell’Aquila del 2009 (Mw 6.3) e di Norcia del 2016 (Mw 6.5). Il dominio contrattivo dell’ATBA ha mostrato solo attività microsismica minore (ML max 3.8 nel 2009) nel periodo strumentale. Il dominio trascorrente dell’avampaese adriatico, con faglie destre E-W tra 10 e 20 km di profondità, ha invece generato sequenze come San Giuliano di Puglia 2002 (Mw 5.7) e Montecilfone 2018 (Mw 5.1).ingvterremoti

Lo studio documenta come l’ATBA abbia agito come barriera strutturale durante la sequenza del 2002, impedendo la propagazione verso l’alto della rottura sismica dal dominio trascorrente sottostante.


Faglia Attiva o Struttura Inattiva? Il Dibattito è Aperto

La quiescenza sismica dell’ATBA nel periodo strumentale ha portato alcuni ricercatori a classificarlo come struttura inattiva. Lo studio non condivide questa conclusione definitiva. Diverse linee di evidenza indicano che il potenziale sismogenetico non può essere escluso.

Tra queste: evidenze morfotectoniche di sollevamento e accorciamento attivi nel Pleistocene medio nel segmento settentrionale; terremoti storici distruttivi il cui collegamento con l’ATBA rimane aperto, come quello del 1706 (Mw ~6.8) nella zona della Maiella e quello del 5 dicembre 1456 (Mw 7.2); e l’affinità strutturale con altri archi del STE padano-adriatico, come l’Arco Emiliano, che nel 2012 ha prodotto un terremoto di Mw 6.0 dopo un lungo silenzio. Il basso tasso di convergenza GPS (1–3 mm yr?¹) è compatibile con lunghi intervalli di ricorrenza sismica, non con l’assenza di attività.


Il Dibattito Thin-Skinned vs. Thick-Skinned

Il lavoro contribuisce a un dibattito di lungo corso sulla struttura profonda dell’Appennino. I modelli cosiddetti “thin-skinned” confinano la deformazione alla sola copertura sedimentaria, sopra una zona di scollamento, e prevedono accorciamenti molto elevati. I modelli “thick-skinned” coinvolgono invece anche il basamento cristallino e prevedono accorciamenti più contenuti.d-nb+1

La prima immagine tomografica del raddoppio crostale sotto l’Arco Abruzzese — una struttura che penetra fino a 24 km — fornisce l’evidenza geofisica diretta di una tettonica thick-skinned nell’ultima fase compressiva (Pliocene superiore–Quaternario) di questo settore. Si tratta di un tassello importante per la costruzione di modelli tettonici più affidabili in questa zona di transizione.copernicus


Implicazioni per la Pericolosità Sismica

I ricercatori sottolineano che il modello 3D dell’ATBA rappresenta una base per future valutazioni di pericolosità sismica nell’Italia centrale. La comprensione della geometria profonda delle strutture compressive del STE, spesso sepolte e difficilmente accessibili con tecniche paleosismologiche o geodetiche, è essenziale per stimare il potenziale di magnitudo massima e gli intervalli di ricorrenza dei terremoti in una delle aree più densamente popolate d’Europa.copernicus

Lo studio è stato condotto da ricercatori dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e dell’Università di Aberdeen, con dati della Rete Sismica Nazionale (INGV).copernicus


Lo studio analizzato è “First Tomographic Imaging of Mid-Crustal Doubling at the Abruzzi Outer Thrust Front, Central-Southern Italy” (de Nardis et al., Solid Earth, aprile 2026). Si tratta di una ricerca di primo piano che presenta la prima immagine tomografica del raddoppio crostale lungo il fronte del Sistema a Thrust Esterno dell’Appennino centro-meridionale.

La guida di studio copre:

  • Contesto geologico — i tre domini tettonici coesistenti (estensionale, contrattivo, trascorrente) e la gerarchia degli archi del STE italiano
  • Metodologia — come funziona FMTOMO, i dati sismici usati (42.176 onde P + 29.045 onde S), la costruzione del modello 3D
  • Risultati chiave — il raddoppio crostale a 14–24 km, la geometria dell’Arco Thrust Basale Abruzzese (~170 km, tre sotto-archi), le anomalie di velocità
  • Il dibattito thin-skinned vs. thick-skinned e come i nuovi dati contribuiscono a risolverlo
  • Implicazioni per la pericolosità sismica — attività vs. inattività strutturale, analogie con l’Emilia 2012
  • Glossario10 domande di autovalutazione con risposta multipla e risposta estesa, 5 flashcard concettuali, e le formule fisiche chiave della tomografia

Prima Imaging Tomografica del Raddoppio Crostale al Fronte Thrust dell’Arco Abruzzese (Italia Centro-Meridionale)

Studio di riferimento: de Nardis R., Talone D., De Siena L., Romano M.A., Brozzetti F., Lavecchia G. — Solid Earth, 17, 665–687, 2026[1]


Executive Summary

Uno studio pubblicato il 20 aprile 2026 sulla rivista Solid Earth (Copernicus/EGU) presenta per la prima volta un’immagine tomografica del raddoppio crostale alla profondità di 14–24 km lungo il fronte del Sistema a Thrust Esterno (STE) dell’Arco Abruzzese, nell’Appennino centro-meridionale italiano. La ricerca integra tomografia sismica locale, meccanismi focali, dati geologici e geofisici per costruire un modello 3D concettuale dell’Arco Thrust Basale Abruzzese (ATBA), una struttura arcuata convessa verso est lunga ~170 km che raggiunge profondità di ~24 km. I risultati hanno implicazioni significative per la valutazione della pericolosità sismica nell’Italia centrale.[2][3][1]


1. Contesto Geologico e Tettonico

1.1 Il Sistema a Thrust Esterno (STE) d’Italia

Il Sistema a Thrust Esterno (STE) dell’Italia si è sviluppato nel Pliocene superiore–Quaternario al fronte della catena Appenninico-Maghrebide e si estende per circa 2500 km. Along il suo tracciato si distinguono due archi di secondo ordine convessi verso l’esterno: l’Arco Padano–Adriatico a nord e l’Arco Ionico–Siculo a sud. L’Arco Padano–Adriatico comprende cinque archi di terzo ordine (Monferrato, Emilia, Ferrara, Adriatico e Abruzzese).

Il tasso di convergenza GPS lungo lo STE è stimato in 1–3 mm yr?¹, e i dati di breakout di pozzo e meccanismi focali evidenziano una zona contrattiva attiva con assi-P sub-orizzontali orientati circa SSW-NNE lungo l’Arco Padano e WSW-ENE lungo l’Arco Adriatico. L’intero settore contrattivo mostra bassa sismicità di fondo, con terremoti storici e strumentali che raramente superano Mw 6.0.

1.2 L’Arco Thrust Basale Abruzzese (ATBA)

L’ATBA si colloca nella zona di transizione tra Appennino Centrale e Meridionale, a sud dell’Arco Adriatico. La struttura comprende sovrascorrimenti vergenti a est sia affioranti che sepolti, sviluppatisi nel Pliocene superiore–Pleistocene inferiore e che coinvolgono la piattaforma carbonatica dell’avampaese Apulo.

Il dominio compressivo è delimitato a ovest dalla provincia sismotettonica estensionale appenninica — caratterizzata da faglie normali NNW-SSE e WNW-ESE del Pliocene superiore–Quaternario — e a est dalla provincia trascorrente dell’avampaese, composta da strutture E-W con cinematica destra che affiorano nell’area del Gargano.

1.3 Inquadramento dei Tre Domini Sismogenetici

DominioStile tettonicoProfondità sismogenicaEsempi di terremoti
Estensionale (Appennino)Faglie normali NW-SE0–12 kmL’Aquila 2009 (Mw 6.3)[4], Amatrice–Norcia 2016 (Mw 6.5)[5]
Contrattivo (STE Abruzzese)Sovrascorrimenti verso E8–25 km1706 Maiella (Mw ~6.8)[6], attività comprativa 2009 (ML 3.8)
Trascorrente (Avampaese Adriatico)Faglie destre E-W10–20 kmSan Giuliano 2002 (Mw 5.7), Montecilfone 2018 (Mw 5.1)

2. Metodologie Applicate

2.1 Tomografia a Tempi di Percorso (Travel-Time Tomography)

La tomografia sismica locale è eseguita con l’algoritmo FMTOMO (Fast-Marching Tomography), che risolve l’equazione eikonale mediante il metodo Fast-Marching per calcolare i tempi di primo arrivo in mezzi eterogenei. La procedura iterativa e linearizzata minimizza i residui dei tempi di percorso tramite inversione nel sottospazio con vincoli di smorzamento (damping = 25) e smoothing (= 5).

Dataset utilizzato:

  • 42.176 tempi di arrivo delle onde P e 29.045 delle onde S[2][1]
  • 5.712 terremoti con 0,2 ? ML ? 5,5, periodo gennaio 2009 – dicembre 2020
  • 37 stazioni della Rete Sismica Nazionale Italiana
  • Riduzione RMS e covarianza: ~73% e ~93% per Vp; ~65% e ~88% per Vs

Risoluzione: la dimensione minima dell’anomalia risolvibile è ~15 km, con valori localmente più piccoli (~10 km) alle profondità superficiali.

2.2 Soluzioni di Meccanismo Focale

Sono stati calcolati sette nuovi meccanismi focali (ML 2.4–3.8) tramite inversione delle polarità P con il codice FPFIT. I dati provengono da una rete sismica temporanea installata nel 2009–2011, integrata con le forme d’onda della Rete Sismica Nazionale.

2.3 Costruzione del Modello 3D

Il modello tridimensionale dell’ATBA è costruito in quattro fasi principali:

  1. Cartografia geologica delle strutture affioranti e sepolte in GIS
  2. Estrusione 3D superficiale (0–5 km) delle tracce dei thrust mediante MOVE Suite
  3. Costruzione di sezioni trasversali (spaziatura 9 km, orientazioni N10°, N40°, N60°E) attraverso il modello tomografico
  4. Interpolazione 3D con triangolazione di Delaunay fino a ~24 km di profondità

3. Risultati Principali

3.1 Il Raddoppio Crostale a Metà Crosta

Il risultato più significativo è un’ampia inversione di velocità a profondità comprese tra ~14 e 24 km, localizzata nell’area delimitata da latitudine 41.3–41.8° e longitudine 14.3–15.0°. Questa anomalia delinea una zona di raddoppio ben sviluppata: uno strato a bassa velocità (6.0–6.6 km/s) al di sotto di uno strato ad alta velocità (6.6–7.0 km/s).

Questa configurazione è coerente con un sistema di sovrascorrimento a metà crosta in cui un pacchetto di unità cristalline e mesozoiche si sovrappone a un basamento più profondo a bassa velocità, probabilmente composto da evaporiti triassiche e formazioni del Verrucano. Un corpo ad alta velocità analogo è documentato leggermente a nord da Chiarabba et al. (2010), interpretato come imbrication thrust a metà crosta che coinvolge litologie dolomitiche.

3.2 Geometria dell’Arco Thrust Basale Abruzzese

La superficie non planare dell’ATBA ricostruita si estende per ~170 km lungo la direzione di scorrimento con un angolo di immersione medio di ~22° e raggiunge profondità fino a 24 km. Lungo l’andamento, l’ATBA è suddiviso in tre archi di quarto ordine di 40–50 km ciascuno:[1]

  • Abruzzo Citeriore (segmento settentrionale)
  • Frentani (segmento centrale)
  • Daunia (segmento meridionale)

Il sistema comprende due allineamenti strutturali principali: uno interno nei contrafforti appenninici con sovrascorrimenti affioranti del Pliocene superiore–Pleistocene inferiore, e uno esterno in gran parte sepolto inferito dall’analisi del rilievo topografico e del reticolo idrografico.

3.3 Anomalie di Velocità nell’Alta Crosta

Nella crosta superiore (0–8 km) sono state identificate anomalie a bassa velocità (Vp <5 km/s, Vs <3 km/s) sia nel dominio estensionale intra-appenninico (anomalie n. 1–2) che nel tetto sospeso dell’ATBA sepolto (anomalie n. 3–7):

  • Anomalie 1–2: correlate con i bacini quaternari intra-montani del dominio estensionale (es. bacini del Fucino e di Sulmona)
  • Anomalie 3–4: associate a facies costiere e depositi fluviali della zona peri-adriatica
  • Anomalie 5–7: correlate con unità sabbiose e argillose di età Miocenica–Pleistocenica

Le anomalie 5 e 6 si sovrappongono a una grande anomalia magnetica positiva la cui origine è dibattuta; lo studio favorisce l’ipotesi di una sorgente magnetica più profonda, poiché le anomalie tomografiche sono confinate nei primi 10 km.

3.4 Sismicità Strumentale e Meccanismi Focali

Durante il periodo strumentale 1981–2018, il dominio contrattivo dell’ATBA appare essenzialmente asismico a eccezione di attività comprativa minore (ML max 3.8) documentata nel 2009 a profondità 8–18 km. La sequenza del 2009 è concentrata lungo una struttura antitetica (back-thrust) dell’ATBA nel segmento Abruzzo Citeriore, con ipocentri ed assi-P che ruotano da SW-NE a E-W verso sud.

I terremoti di San Giuliano 2002 (Mw 5.7) e Montecilfone 2018 (Mw 5.1) appartengono invece al dominio trascorrente dell’avampaese e sono associati a faglie sub-verticali trending E-W con cinematica destra, localizzate nel blocco inferiore dell’ATBA a profondità 10–20 km. L’ATBA sembra aver agito come barriera strutturale impedendo la propagazione verso l’alto della rottura sismica del 2002.


4. Il Dibattito Tettonica Thin-Skinned vs. Thick-Skinned

4.1 Le Due Interpretazioni

Il dibattito sulla struttura profonda degli Appennini contrapponente modelli thin-skinned (deformazione confinata alla copertura sedimentaria sopra una zona di scollamento) e thick-skinned (deformazione che coinvolge anche il basamento cristallino) è rimasto irrisolto per decenni.[7][8]

I modelli thin-skinned predicono accorciamenti molto elevati (es. 172 km lungo alcune sezioni), mentre i modelli thick-skinned suggeriscono accorciamenti molto inferiori (37 km) attraverso piegamento aperto della piattaforma carbonatica e riattivazione di faglie estensionali preesistenti. Butler et al. (2004) e Mazzoli et al. (2000) propongono un modello misto con variabilità spazio-temporale dello stile di deformazione.[7]

4.2 Come il Nuovo Studio Risolve il Dibattito

Le immagini tomografiche dell’inversione di velocità a metà crosta — coerenti con un sovrascorrimento basale che penetra fino a 24 km — forniscono la prima evidenza geofisica diretta di una tettonica thick-skinned nell’ultima fase compressiva (Pliocene superiore–Quaternario) dell’Arco Abruzzese. La geometria e la dimensione dell’ATBA corrispondono bene a quelle degli archi di terzo ordine del sistema Padano-Adriatico, come l’Arco di Monferrato, l’Arco Emiliano e l’Arco Ferrarese.[1]


5. Attività vs. Inattività dell’ATBA

5.1 La Questione Aperta

La quiescenza sismica dell’ATBA nel periodo strumentale solleva una domanda fondamentale: la struttura è inattiva o è una faglia bloccata con potenziale sismogenetico? Studi recenti (Lanari et al., 2023) la considerano inattiva sulla base di analisi integrate di processi superficiali e profondi.[1]

5.2 Argomenti Favorevoli alla Potenziale Attività

Il nuovo studio non esclude la possibilità di attività futura, presentando diverse linee di evidenza:

  • Sismicità strumentale minore (ML max 3.8 nel 2009) nel segmento Abruzzo Citeriore
  • Evidenze morfotectoniche (analisi topografica e del reticolo idrografico) di sollevamento e accorciamento attivi almeno nel Pleistocene medio, nel segmento Abruzzo Citeriore settentrionale
  • Terremoti storici distruttivi il cui collegamento con l’ATBA non può essere escluso: 1706 (Mw 6.8), 1933 (Mw 6.0), 5 dicembre 1456 (Mw 7.2)[6]
  • Affinità strutturale con altri archi del STE Padano-Adriatico (es. terremoto Emilia 2012, Mw 6.0) che hanno prodotto eventi inaspettati dopo lungo silenzio sismico

6. Implicazioni per la Pericolosità Sismica

6.1 Un Sistema di Faglie Stratificato

Il modello 3D svela una configurazione tettonica complessa in cui le faglie trascorrenti dell’avampaese adriatico rimangono confinate al di sotto del sovrascorrimento basale a basso angolo che ne impedisce la propagazione verso la superficie. Questa struttura stratificata è stata riconosciuta in diversi settori dello STE italiano, incluso quello settentrionale, l’Appennino centrale e meridionale e la Sicilia.

6.2 Valutazione del Potenziale Sismogenetico

Il lento tasso di deformazione (~1–3 mm yr?¹ da GPS) e la possibilità di lunghi intervalli di ricorrenza non escludono futuri eventi sismici di grande magnitudo. La struttura si affilia a sistemi analoghi (Arco Emiliano, Ferrarese) che hanno prodotto sequenze sismiche significative, e alcuni terremoti storici devastanti — come il 1706 (Mw ~6.8) nella Maiella — potrebbero essere associati all’ATBA o ai suoi back-thrust.[6]

6.3 Verso Nuovi Modelli di Pericolosità

I risultati costituiscono un nuovo framework per future investigazioni sul potenziale sismico dello STE italiano e per una nuova generazione di modelli 3D di pericolosità sismica applicabili a domini sismotectonici complessi.


7. Glossario dei Termini Chiave

TermineDefinizione
STE (Sistema a Thrust Esterno)Catena di sovrascorrimenti del fronte appenninico, sviluppatasi nel Pliocene sup.–Quaternario[9]
Sovrascorrimento basale (basal thrust)Struttura tettonica compressiva che separa il blocco superiore (hanging wall) da quello inferiore (footwall)
Raddoppio crostaleDuplicazione della crosta per impilamento tettonico; produce inversione di velocità sismica in tomografia
Thick-skinnedStile tettonico in cui la deformazione coinvolge anche il basamento cristallino[7][8]
Thin-skinnedStile tettonico in cui la deformazione è confinata alla copertura sedimentaria sopra uno scollamento[7]
FMTOMOAlgoritmo di tomografia a tempi di percorso basato sul metodo Fast-Marching; risolve l’equazione eikonale
Vp/VsRapporto tra velocità dell’onda P e dell’onda S; indicatore della litologia e del contenuto di fluidi[10]
Checkerboard testTest sintetico per valutare la risoluzione e l’affidabilità di un modello tomografico
Meccanismo focaleSoluzione che descrive la geometria e la cinematica di una faglia da un terremoto; determina se trattasi di compressione, estensione o trascorrenza
Back-thrustSovrascorrimento antitetico rispetto al thrust principale, con vergenza opposta

8. Domande di Studio e Autovalutazione

Domande a Risposta Breve

  1. Qual è il principale risultato della tomografia sismica presentata in questo studio?
  2. Quante onde P e S sono state invertite nel modello tomografico? Qual è il periodo temporale coperto?
  3. Quali tre province sismogenetiche coesistono nell’area di studio?
  4. Cosa si intende per “raddoppio crostale” e con quali valori di Vp si manifesta?
  5. In quanti archi di quarto ordine si articola l’ATBA e quali sono i loro nomi?

Domande a Risposta Estesa

  1. Spiega il dibattito tra tettonica thin-skinned e thick-skinned nell’Appennino e come i nuovi dati tomografici contribuiscono a risolverlo.
  2. Perché la sismicità strumentale assente non esclude necessariamente il potenziale sismogenetico dell’ATBA? Porta esempi di strutture analoghe nel STE italiano.
  3. Descrivi la metodologia FMTOMO: come funziona l’algoritmo Fast-Marching e quali parametri ottimali sono stati scelti per questo studio?
  4. Qual è il ruolo dell’ATBA come barriera meccanica rispetto alle faglie trascorrenti dell’avampaese? Cita l’esempio della sequenza del 2002.
  5. Quali terremoti storici potrebbero essere associati all’ATBA o ai suoi back-thrust? Discuti l’incertezza interpretativa.

Domande a Scelta Multipla

D1. La profondità massima raggiunta dall’ATBA nel modello 3D è:

  • a) ~12 km
  • b) ~18 km
  • c) ~24 km ?
  • d) ~30 km

D2. Il tasso di convergenza GPS lungo lo STE italiano è di:

  • a) 0,1–0,5 mm yr?¹
  • b) 1–3 mm yr?¹ ?
  • c) 5–10 mm yr?¹
  • d) >15 mm yr?¹

D3. L’algoritmo tomografico usato è:

  • a) SimulPS
  • b) VELEST
  • c) FMTOMO ?
  • d) TomoDD

D4. Quale terremoto ha attivato faglie del dominio trascorrente nel footwall dell’ATBA nel 2002?

  • a) L’Aquila (Mw 6.3)
  • b) San Giuliano di Puglia (Mw 5.7) ?
  • c) Norcia (Mw 6.5)
  • d) Sulmona (Mw 5.2)

D5. L’inversione di velocità tomografica a metà crosta mostra uno strato a bassa velocità (6.0–6.6 km/s) sottostante a uno ad alta velocità (6.6–7.0 km/s). Questo è interpretato come:

  • a) Presenza di fluidi in pressione
  • b) Raddoppio crostale per sovrascorrimento ?
  • c) Anomalia termica locale
  • d) Cambio di composizione della crosta oceanica

9. Flashcard Concettuali

Flashcard 1

  • Fronte: Cos’è l’Outer Thrust System (OTS) / STE d’Italia?
  • Retro: Catena di sovrascorrimenti del fronte della catena Appenninico-Maghrebide, sviluppata nel Pliocene superiore–Quaternario, lunga ~2500 km, con due archi principali: Padano–Adriatico a nord e Ionico–Siculo a sud.

Flashcard 2

  • Fronte: Cosa rivela un’inversione di velocità Vp a metà crosta nella tomografia sismica?
  • Retro: Un strato a velocità inferiore sottostante a uno a velocità superiore indica un raddoppio crostale: unità crostali più rigide (alta Vp) sovrascorrono unità più morbide (bassa Vp, come evaporiti triassiche).

Flashcard 3

  • Fronte: Qual è la differenza tra tettonica thin-skinned e thick-skinned?
  • Retro: Thin-skinned = deformazione confinata alla copertura sedimentaria sopra uno scollamento (predice molto accorciamento, es. >100 km). Thick-skinned = deformazione che coinvolge anche il basamento cristallino (predice meno accorciamento, es. 37 km).

Flashcard 4

  • Fronte: Perché il terremoto di Emilia del 2012 è rilevante per comprendere l’ATBA?
  • Retro: Dimostra che strutture compressive dello STE possono rimanere sismicamente silenziose per lunghi periodi e poi generare eventi inaspettati (Mw 6.0), supportando l’ipotesi che anche l’ATBA — attualmente quasi asismico — possa avere un potenziale sismogenetico residuo.

Flashcard 5

  • Fronte: Cosa sono i checkerboard test in tomografia?
  • Retro: Test sintetici in cui si inserisce nel modello di riferimento 1D una struttura a scacchiera con anomalie di velocità alternanti e si verifica se l’inversione riesce a ricostruirla. Permettono di stimare la risoluzione spaziale del modello tomografico.

10. Formule e Relazioni Fisiche Chiave

La tomografia sismica si basa sull’inversione dei residui di tempo di percorso. Il problema forward è descritto dall’equazione eikonale:

[ |\nabla T(\mathbf{x})|^2 = \frac{1}{v^2(\mathbf{x})} ]

dove (T) è il tempo di percorso e (v(\mathbf{x})) è la velocità sismica nel punto (\mathbf{x}).

La relazione tra residui osservati (\delta t) e perturbazioni di velocità (\delta v) è linearizzata tramite le derivate di Fréchet (G):

[ G \, \delta \mathbf{m} = \delta \mathbf{d} ]

L’inversione regolarizzata minimizza la funzione obiettivo:

[ |\mathbf{G} \, \delta\mathbf{m} – \delta\mathbf{d}|^2 + \lambda |\mathbf{D}\,\delta\mathbf{m}|^2 ]

dove (\lambda) è il parametro di smorzamento (damping = 25 in questo studio) e (\mathbf{D}) incorpora vincoli di smoothing (= 5).


11. Schema Riassuntivo delle Relazioni tra Domini Tettonici

OVEST ?————————————————————————————————? EST
[Dominio Estensionale]  [ATBA]  [Dominio Trascorrente]
Faglie normali NW-SE    |~170km|  Faglie destre E-W
Profondità: 0–14 km     |      |  Profondità: 10–20 km
Es. L'Aquila 2009       |      |  Es. San Giuliano 2002
                        |      |
                 RADDOPPIO CROSTALE
                  (14–24 km depth)
                  Vp alto / Vp basso

Studio pubblicato in: Solid Earth, 17, 665–687, 2026. DOI: 10.5194/se-17-665-2026. Autori: de Nardis R., Talone D., De Siena L., Romano M.A., Brozzetti F., Lavecchia G.[1]

Fonti e link

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Il magico calore della Terra: l’INGV porta la geotermia nelle aule delle scuole primarie

Apríl 26th 2026 at 06:00

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L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia pubblica un libro illustrato bilingue per avvicinare bambini e bambine alla geotermia, nell’ambito del progetto scientifico IRGIE sulle risorse geotermiche delle Isole Eolie


Un libro illustrato sulla geotermia per le scuole primarie

Il 24 aprile 2026 l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha dato alle stampe Il magico calore della Terra, un volume illustrato destinato ai bambini e alle bambine delle scuole primarie. Il libro si propone di introdurre i più giovani al tema dell’energia geotermica: una risorsa naturale rinnovabile, spesso invisibile, che origina dal calore interno del pianeta.ingv

Il volume è scritto da Monia Procesi, geologa e ricercatrice INGV specializzata in geochimica dei fluidi e caratterizzazione dei sistemi geotermici, e illustrato da Federico Florindo, graphic designer e illustratore dell’Istituto. Secondo l’INGV, si tratta di uno dei pochi prodotti editoriali del suo genere in Italia dedicati alla geotermia per un pubblico così giovane. Il testo è disponibile in italiano e in inglese.ingvambiente+1

Il libro utilizza un linguaggio semplice e illustrazioni dettagliate per condurre i lettori in un percorso progressivo: dalla struttura interna della Terra fino al ruolo dell’energia geotermica nel processo di transizione energetica. La scelta del pubblico di riferimento non è casuale. Procesi ha spiegato che avvicinare le famiglie a queste tematiche attraverso i bambini è un “passaggio strategico”, capace di agire come veicolo di informazione all’interno delle comunità locali.fondazionebassetti+1


Il progetto IRGIE: scienza, territorio e partecipazione civica

Il libro nasce nell’ambito del progetto IRGIE (Inventario delle Risorse Geotermiche delle Isole Eolie), avviato nel 2023 e con durata fino ad agosto 2026, finanziato dal Dipartimento dell’Energia della Regione Siciliana e coordinato scientificamente da Monia Procesi per l’INGV, con il coinvolgimento del CNR-IGG per la caratterizzazione geochimica dei fluidi.igg.cnr+1

Le sette isole eoliane non sono connesse alla rete elettrica nazionale e dipendono da generatori a gasolio: una condizione percepita dagli abitanti come un problema ambientale, economico e identitario. Dal 2023 l’arcipelago fa parte del programma europeo 100% Renewable Energy Islands for 2030. Il progetto IRGIE punta a stimare il potenziale geotermico dell’arcipelago in tre fasce di temperatura — bassa (30–100 °C), media (100–150 °C) e alta (oltre 150 °C) — individuando possibili utilizzi sia diretti (riscaldamento, raffrescamento, uso termale) sia indiretti (produzione di elettricità). Per l’isola di Panarea è già stata avanzata l’ipotesi di un pozzo geotermico sperimentale sottomarino che potrebbe coprire il 35% del fabbisogno dell’isola. A Vulcano, la società Geolog ha presentato alla Regione Siciliana un permesso di ricerca per un pozzo esplorativo profondo oltre 700 metri.corriere+5

Una caratteristica che distingue IRGIE da altri progetti tecnici è l’integrazione di una ricerca sociale sistematica, affidata alla Fondazione Giannino Bassetti, che ha sondato la percezione della geotermia tra residenti e turisti attraverso questionari e focus group. I risultati mostrano che i residenti sono generalmente favorevoli, vedendovi un’opportunità di sviluppo; i turisti si dimostrano più cauti; la fiducia verso le istituzioni è bassa, anche a causa di tentativi di innovazione energetica pregressi e non concretizzati. Il tema della partecipazione civica emerge come prioritario: coinvolgere le comunità locali prima di qualunque sviluppo tecnologico è considerato dalla ricercatrice Anna Pellizzone una condizione necessaria, non accessoria.fondazionebassetti


Attività nelle scuole e materiali didattici

Nell’ambito di IRGIE, l’INGV ha già condotto percorsi di formazione rivolti agli insegnanti delle scuole eoliane di ogni ordine e grado. I lavori realizzati dalle classi saranno condivisi in un momento di confronto previsto per l’inizio dell’estate 2026. Il libro si affianca a un ecosistema di materiali didattici già disponibili: il volume Conosciamo la Geotermia per insegnanti di ogni grado scolastico, le schede da colorare IRGIEcolour, la brochure IRGIEleaflet e un video divulgativo in quattro domande. INGVambiente mette a disposizione anche GeoSchede, fumetti, poster e giochi educativi organizzati per fascia d’età.educational.ingv+3


Come richiedere una copia

La distribuzione del volume avviene attraverso le scuole coinvolte nel progetto, enti, università e associazioni del settore geotermico, congressi tematici ed eventi INGV come gli Open Day. Le copie si richiedono scrivendo a:ingv

  • monia.procesi@ingv.it
  • federico.florindo@ingv.it

Nella richiesta è necessario indicare: destinatario, indirizzo, ente di appartenenza, numero di copie (italiano e/o inglese) e utilizzo previsto (progetti scolastici, attività didattiche, eventi divulgativi).ingv


Ecco lo studio approfondito!

  • Il libro e la sua pedagogia — analisi dell’approccio didattico e del perché il formato illustrato è efficace per comunicare la scienza ai bambini
  • IRGIE in dettaglio — i quattro Work Package scientifici, le campagne geochimiche e geofisiche, il portale web dei dati in costruzione
  • Il potenziale delle singole isole — dati su Panarea, Vulcano (pozzo esplorativo da 700 m), il programma europeo 100% Renewable Energy Islands
  • La ricerca sociale RRI — indagine Fondazione Bassetti su percezione, sondaggi, focus group: residenti favorevoli, turisti scettici, fiducia nelle istituzioni bassa
  • Il contesto geotermico italiano — dal primato di Larderello 1904 ai serbatoi magmatici appena scoperti in Toscana (8–15 km di profondità)
  • L’ecosistema divulgativo INGV — tabella comparativa di tutti i materiali didattici prodotti
  • Riflessioni critiche — sfide, limiti del progetto e prospettive di sviluppo futuro

Geotermia, divulgazione scientifica e territorio: analisi approfondita del libro INGV e del progetto IRGIE

Executive Summary

Il 24 aprile 2026 l’INGV ha pubblicato Il magico calore della Terra, un libro illustrato bilingue destinato alle scuole primarie, realizzato nell’ambito del progetto IRGIE (Inventario delle Risorse Geotermiche delle Isole Eolie). L’iniziativa non è un prodotto editoriale isolato: è il frutto di quasi quattro anni di ricerca scientifica multidisciplinare, di un ampio lavoro di coinvolgimento della comunità locale e di una strategia di comunicazione che ha visto l’INGV lavorare direttamente nelle scuole dell’arcipelago eoliano. La pubblicazione si colloca in un momento strategico per la transizione energetica delle isole minori italiane, dove la dipendenza dai combustibili fossili resta una criticità ambientale, economica e sociale irrisolta.[1][2][3]


1. Il libro: caratteristiche editoriali e obiettivi

1.1 Scheda tecnica

Il magico calore della Terra è stato scritto da Monia Procesi, geologa e ricercatrice dell’INGV con specializzazione in geochimica dei fluidi e sistemi geotermici, e illustrato da Federico Florindo, graphic designer e illustratore interno all’Istituto. Il volume è disponibile in versione italiana e inglese e rappresenta, secondo l’INGV stesso, uno dei pochi prodotti editoriali nel suo genere dedicati alla geotermia per un pubblico così giovane.[4][1]

La scelta di rivolgersi ai bambini e alle bambine delle scuole primarie non è casuale: Monia Procesi ha dichiarato che partire dalla cittadinanza più giovane attraverso la scuola è parso un “passaggio strategico”, capace di agire come “veicolo di informazione all’interno delle comunità” e di raggiungere indirettamente le famiglie. L’entusiasmo dimostrato dal corpo docente delle scuole eoliane è stato descritto come “estremamente positivo” e incoraggiante per ulteriori sviluppi.[2]

1.2 Linguaggio e approccio pedagogico

Il volume utilizza un linguaggio semplice, illustrazioni “delicate e ricche di dettagli” e un impianto narrativo progressivo: dal concetto base di calore terrestre fino al ruolo della geotermia nella transizione energetica. Questo approccio si inserisce in un orientamento pedagogico consolidato nella didattica delle scienze naturali nella scuola primaria, che valorizza la narrazione e la visualizzazione come strumenti per costruire concetti scientifici in età precoce. La ricerca didattica evidenzia come i bambini possiedano già “due livelli di conoscenza” — del senso comune e scientifico — e che il compito dell’educazione sia favorirne l’integrazione attraverso esperienze concrete e linguaggi multipli (iconico, matematico, verbale).[5][6][1]

1.3 Canali di distribuzione

Il libro è distribuito attraverso quattro canali principali:[1]

  • Scuole coinvolte dalle attività del progetto IRGIE nelle isole Eolie
  • Enti, università e associazioni del settore geotermico
  • Congressi tematici ed eventi INGV, inclusi gli Open Day
  • Richiesta diretta via e-mail a monia.procesi@ingv.it e federico.florindo@ingv.it (specificando destinatario, ente, numero di copie e utilizzo previsto)

2. Il progetto IRGIE: genesi, struttura e risultati

2.1 Perché le Isole Eolie

L’arcipelago delle Isole Eolie vive una condizione di isolamento energetico strutturale: le sette isole non sono connesse alla rete elettrica nazionale e soddisfano il proprio fabbisogno attraverso piccoli impianti a gasolio. Questa condizione è percepita dagli abitanti come un problema su più livelli: ambientale (emissioni, inquinamento), economico (costi elevati e mercato energetico non diversificato) e identitario (contraddizione con la vocazione turistica dell’arcipelago, patrimonio UNESCO dal 2000).[3][2]

Dal 2023, tutte le Isole Eolie fanno parte del programma europeo “100% Renewable Energy Islands for 2030”, che mira a portare l’arcipelago verso la piena autonomia energetica rinnovabile. In questo contesto, la geotermia — grazie alla natura vulcanica delle isole — rappresenta una risorsa potenzialmente abbondante e localizzata.[7]

2.2 Struttura scientifica del progetto

Il progetto IRGIE, avviato il 28 agosto 2023 e con durata di 30 mesi (conclusione prevista agosto 2026), è finanziato dal Dipartimento dell’Energia della Regione Siciliana ed è coordinato scientificamente da Monia Procesi per l’INGV. Il CNR-IGG è partner per la caratterizzazione geochimica dei fluidi.[8][9]

Il lavoro scientifico è articolato in quattro pacchetti principali (Work Package):

WPTitoloAttività principali
WP1Banca dati e letteraturaSistematizzazione di dati e pubblicazioni esistenti sulle Eolie
WP2Caratterizzazione del fluido geotermicoCampionamento di acque, gas, fumarole; analisi chimiche e isotopiche[9]
WP3Acquisizioni geofisicheCampagne di misura geofisica in campo
WP4Stima del potenziale geotermicoModellazione numerica di flusso reattivo, stima del potenziale teorico e tecnico[9]

Il lavoro ha prodotto una quantità significativa di nuovi dati, in particolare geochimici e geofisici, colmando lacune conoscitive importanti soprattutto per le isole storicamente meno studiate dal punto di vista geotermico. Tutti i dati confluiranno in un portale web dedicato, consultabile con diversi livelli di accessibilità, pensato per la comunità scientifica, gli operatori economici, i decisori politici e i cittadini.[2]

2.3 Potenziale geotermico delle singole isole

Le sette isole eoliane (Lipari, Vulcano, Stromboli, Salina, Filicudi, Alicudi e Panarea) presentano caratteristiche geotermiche differenziate. Il progetto IRGIE ha investigato le potenzialità per l’utilizzo della risorsa in tre fasce di temperatura:[3]

FasciaTemperaturaUtilizzi identificati
Bassa entalpia30–100 °CRiscaldamento/raffrescamento di ambienti, uso termale e balneologico
Media entalpia100–150 °CProduzione di energia, processi industriali
Alta entalpia> 150 °CProduzione di elettricità

Per l’isola di Panarea è stato proposto un pozzo geotermico sperimentale sui fondali marini che potrebbe fornire energia sufficiente a coprire il 35% del fabbisogno dell’isola. Per Vulcano, la società lombarda Geolog ha presentato alla Regione Siciliana un permesso di ricerca per un pozzo esplorativo profondo oltre 700 metri, nel settore nord-occidentale dell’isola, in prossimità del cono vulcanico Gran Cratere La Fossa. Il Piano Energetico Regionale Siciliano (PEARS) indica esplicitamente Vulcano e Pantelleria tra le aree strategiche per lo sfruttamento geotermico.[10][11][12]

Nel settembre 2025, fondi europei e regionali sono stati approvati per lo sviluppo della geotermia offshore nell’arcipelago eoliano e nel Tirreno meridionale, nell’ambito di uno schema di aiuti da 35,3 miliardi di euro predisposto dal governo italiano per le energie rinnovabili “non ancora mature”.[13]


3. La dimensione sociale: percezione della geotermia alle Eolie

Una delle caratteristiche più innovative del progetto IRGIE è l’integrazione della componente tecnico-scientifica con una ricerca sociale sistematica, affidata alla Fondazione Giannino Bassetti, con il coinvolgimento di Anna Pellizzone esperta di Responsible Research and Innovation (RRI).[2]

3.1 Metodologia dell’indagine sociale

L’indagine ha adottato un approccio quali-quantitativo:[2]

  • Un sondaggio per esplorare la percezione di residenti e turisti rispetto a potenziali impianti geotermici
  • Focus group per una chiave interpretativa qualitativa dei risultati e per raccogliere idee concrete

3.2 Principali risultati

I risultati hanno evidenziato una popolazione eoliana molto segmentata rispetto all’energia geotermica:[2]

  • La geotermia è generalmente ben vista, purché vi sia attenzione alla sicurezza e all’impatto ambientale
  • L’ottimismo per la geotermia decresce con l’aumentare dell’età
  • I turisti sono significativamente meno favorevoli rispetto ai residenti, probabilmente perché meno colpiti dai costi energetici attuali o preoccupati dall’impatto paesaggistico
  • I residenti vedono nella geotermia un’opportunità di rilancio economico, coerente con la storia locale (le terme eoliane erano già utilizzate dai Romani)
  • Tutti i focus group hanno manifestato un “generale senso di immobilismo e di abbandono da parte delle istituzioni pubbliche”, maturato da esperienze negative come il parco solare di Monte Sant’Angelo a Lipari, mai entrato in funzione[2]
  • La fiducia verso il mondo della ricerca è alta, mentre è bassa verso la capacità delle istituzioni pubbliche e private di realizzare soluzioni efficaci e in armonia con il territorio[2]

Questi risultati hanno implicazioni importanti: prima di qualsiasi sviluppo tecnologico, è necessario un percorso di ricostruzione della fiducia, basato su trasparenza, informazione e partecipazione civica. I partecipanti ai focus group hanno auspicato opere di piccola scala come primo passo sperimentale.[2]


4. Il contesto italiano della geotermia

4.1 Primato storico e sottoutilizzo attuale

L’Italia ha un primato storico irrinunciabile nella geotermia: a Larderello (Toscana), nel 1904, si produsse per la prima volta al mondo elettricità da calore geotermico. Oggi il campo geotermico di Larderello-Travale è tra i più estesi al mondo per produzione da vapore naturale e, insieme agli altri impianti toscani, produce circa il 30% del fabbisogno elettrico regionale della Toscana, con una potenza installata superiore a 900 MW.[14][12][15]

Nonostante questo primato, la geotermia copre a livello nazionale una quota ancora marginale del mix energetico. Le stime scientifiche indicano che sfruttare solo il 2% del potenziale geotermico entro i primi 5 km di profondità potrebbe generare il 10% della produzione elettrica italiana al 2050.[12]

4.2 Nuove scoperte e frontiere della ricerca

Un recente studio pubblicato su Communications Earth & Environment (Nature) ha identificato vasti serbatoi ricchi di fluidi magmatici nel sottosuolo toscano, tra Larderello e il Monte Amiata, a profondità comprese tra 8 e 15 km, con volumi stimati di migliaia di chilometri cubi. La scoperta, coordinata dal geofisico Matteo Lupi dell’Università di Ginevra con il coinvolgimento di INGV e CNR, ha impiegato la tecnica della tomografia da rumore sismico ambientale e apre nuove prospettive per gli Enhanced Geothermal Systems (EGS), che permettono la produzione di energia anche in aree non naturalmente permeabili.[14]

A livello globale, le previsioni dell’IEA indicano che, se i costi continueranno a scendere, la geotermia potrebbe coprire fino al 15% della crescita della domanda mondiale di elettricità tra il 2024 e il 2050.[16]

4.3 Quadro normativo recente

Il 2 aprile 2026 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha emanato un decreto di adeguamento delle normative per la produzione di energia da fonti rinnovabili, inserendo la geotermia tra le tecnologie “non ancora mature” meritevoli di priorità nei bandi per nuova capacità installata, nell’ambito di uno schema di aiuti europeo da 35,3 miliardi di euro valido per quattro anni.[17][13]


5. Il sistema di divulgazione scientifica dell’INGV

5.1 L’ecosistema di materiali didattici sulla geotermia

Il magico calore della Terra si inserisce in un ecosistema più ampio di materiali prodotti dall’INGV nell’ambito di IRGIE e della missione istituzionale di educazione scientifica:[18]

MaterialeDestinatariFormato
Il magico calore della TerraScuola primariaLibro illustrato bilingue (IT/EN)[1]
Conosciamo la GeotermiaScuola primaria, secondaria e primo anno universitarioVolume didattico in 4 sezioni per insegnanti[19]
IRGIEcolourTutti, inclusi bambiniSchede A4 da stampare e colorare[18]
IRGIEleafletPubblico generaleBrochure illustrativa bilingue[18]
Video “4 domande e 4 risposte sulla geotermia”Pubblico generaleFormato digitale[18]

Il volume Conosciamo la Geotermia, realizzato da un team allargato che include Procesi, Florindo, La Longa, Cantucci Marini, Maffucci, Misiti, Voltattorni, Castellano e Crescimbene, è articolato in quattro sezioni: percorsi didattici strutturati per la scuola di ogni ordine, fondamenti scientifici sulla struttura interna della Terra, distribuzione globale delle risorse geotermiche e utilizzi energetici, impatti e misure di mitigazione nel contesto italiano.[19]

5.2 Attività nelle scuole delle Eolie

Nell’ambito di IRGIE, l’INGV ha avviato percorsi di formazione rivolti agli insegnanti delle scuole eoliane di ogni ordine e grado, fornendo presentazioni, esercitazioni pratiche e volumi didattici. I lavori realizzati dalle classi verranno condivisi in un momento di confronto previsto per l’inizio dell’estate 2026. Questo approccio che parte dalla scuola per raggiungere le comunità locali riflette l’esperienza consolidata dell’INGV nella percezione del rischio, qui trasferita al tema dell’energia geotermica.[2]

5.3 L’INGV e l’educazione scientifica: un impegno strutturale

L’impegno divulgativo dell’INGV verso le scuole è strutturale e non episodico. Le attività includono visite alle sale di sorveglianza sismica e centro allerta tsunami, incontri e seminari presso scuole di ogni ordine e grado, partecipazione a Open Day, festival della scienza e Notte Europea dei Ricercatori, collaborazioni con enti locali per la formazione sulla pericolosità sismica. Il 21 aprile 2026, solo tre giorni prima della pubblicazione del libro, l’INGV ha lanciato anche il concorso “Un Pianeta da scoprire” per la realizzazione del calendario scolastico 2027, destinato agli alunni delle scuole primarie, in occasione della Giornata Mondiale della Terra. INGVambiente pubblica inoltre gratuitamente materiali didattici organizzati per fascia d’età (6–8 anni, 9–11 anni, scuola secondaria di I grado), comprendenti GeoSchede, racconti, fumetti, poster e giochi educativi.[20][21][22]


6. Riflessioni critiche e prospettive

6.1 Il valore dell’integrazione ricerca-educazione-partecipazione

Il progetto IRGIE offre un modello interessante di integrazione tra ricerca scientifica, comunicazione territoriale e educazione formale. La scelta di affiancare alla ricerca tecnica un’indagine sulla percezione sociale (RRI) e un’intensa attività nelle scuole rivela una consapevolezza matura: la transizione energetica non è solo una questione tecnologica, ma richiede consenso, informazione e partecipazione civica. Anna Pellizzone ha sottolineato come “lanciare un artefatto tecnologico sul mercato senza coinvolgere la società civile non porta automaticamente al progresso”.[2]

6.2 Il ruolo dei libri illustrati nella comunicazione scientifica

La scelta del formato libro illustrato per avvicinare i bambini alla geotermia risponde a una domanda ben documentata nella letteratura di educazione scientifica: i bambini in età scolare primaria apprendono meglio attraverso narrazioni visivamente ricche e linguaggi multisensoriali. La ricerca didattica mostra che l’utilizzo di linguaggi iconici, matematici e verbali integrati favorisce l’acquisizione di concetti scientifici e lo sviluppo del pensiero critico, anche su argomenti complessi come i fenomeni geofisici. Un libro illustrato distribuito a scuola diventa anche un mediatore culturale verso le famiglie, in particolare nelle comunità geograficamente isolate come le isole eoliane.[6][5]

6.3 Sfide e limiti

L’esperienza eoliana ha evidenziato alcune sfide reali. La partecipazione ai focus group è stata inferiore alle attese a causa della stagionalità (ricerca condotta in alta stagione turistica). La fiducia nelle istituzioni è bassa per via di tentativi precedenti di innovazione energetica falliti. Rimane aperta la questione di come tradurre la conoscenza scientifica — anche ben divulgata — in processi decisionali partecipativi strutturati, che il progetto IRGIE ha solo iniziato a esplorare. Anna Pellizzone ha definito potenzialmente “pioneristica” una tale esperienza, sia per il contesto geotermico che per quello italiano in generale.[2]

6.4 Prospettive future

Con la conclusione del progetto IRGIE prevista per agosto 2026, il portale web con tutti i dati raccolti rappresenterà uno strumento di riferimento per operatori, decisori e cittadini. I lavori delle classi saranno condivisi in estate, e il libro continuerà a circolare attraverso congressi ed eventi INGV. Sul fronte industriale, il progetto di pozzo esplorativo a Vulcano è in fase di valutazione da parte della commissione tecnico-specialistica della Regione Siciliana, mentre i fondi europei per la geotermia offshore alle Eolie sono stati approvati. La geotermia alle isole Eolie appare quindi a un bivio: da anni oggetto di studi e promesse, è ora sostenuta da dati scientifici aggiornati, finanziamenti pubblici e una crescente attenzione istituzionale. La sfida principale resta quella di tradurre tutto ciò in impianti concreti, sicuri e accettati dalle comunità locali.[11][13][1][2]


Appendice: Flashcard di studio rapido

Cos’è IRGIE?

Inventario delle Risorse Geotermiche delle Isole Eolie, progetto INGV–Regione Siciliana 2023–2026, coordinato da Monia Procesi.[3]

Qual è il problema energetico delle Eolie?

Assenza di collegamento alla rete elettrica nazionale; dipendenza da generatori a gasolio, soluzione costosa e inquinante.[2]

Cos’è la Responsible Research and Innovation (RRI)?

Approccio alla ricerca che integra la partecipazione della società civile nei processi di innovazione, per evitare che tecnologie vengano “lanciate” senza consenso informato.[2]

Qual è stata la principale scoperta sulla percezione sociale della geotermia alle Eolie?

I residenti sono favorevoli alla geotermia come opportunità di sviluppo; i turisti sono più scettici; la fiducia verso le istituzioni è bassa per esperienze negative pregresse.[2]

In cosa si distingue il libro dalla precedente produzione editoriale INGV sulla geotermia?

È destinato specificamente ai bambini della scuola primaria con linguaggio narrativo e illustrativo semplice, colmando un vuoto editoriale in questo segmento.[1]

Dove è disponibile il portale dati del progetto IRGIE?

Sarà pubblicato entro fine 2026; raccoglie dati geochimici e geofisici inediti sull’arcipelago eoliano con diversi livelli di accesso per diversi utenti.[2]

Fonti consultate

L'articolo Il magico calore della Terra: l’INGV porta la geotermia nelle aule delle scuole primarie proviene da Scintilena.

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