Nella Gruta del Toro cento anni dopo Casteret: l’esplorazione subacquea torna protagonista ai Pirenei
Al V Congresso Espeleopirineos di Boltaña, David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas presentano le nuove esplorazioni speleosubacquee nella grotta pirenaica dove il grande esploratore francese dimostrò l’origine del fiume Garonna
Il V Congresso Espeleopirineos 2026 a Boltaña
Il Palacio de Congresos di Boltaña, nel cuore del Geoparco Sobrarbe-Pirenei (Aragona, Spagna), ospita il 2, 3 e 4 ottobre 2026 il V Congresso Espeleopirineos, raduno degli speleologi che operano nella catena pirenaica. L’evento è organizzato dal Club Atlético Sobrarbeanche (CAS), che quest’anno festeggia i cinquant’anni di attività, in collaborazione con lo Speleo Club Sabadell e il SIES (Societat d’Investigació Espeleològica i Subaquàtica). Il congresso si svolge nella cornice del Geoparco Sobrarbe-Pirenei, uno dei territori carsici più rilevanti della Penisola Iberica.facebook+3
Tra le conferenze in programma, una attira l’attenzione della comunità speleologica internazionale. David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas presenteranno i risultati delle loro esplorazioni speleosubacquee nella Gruta del Toro, con un titolo che racchiude un preciso significato storico: “Exploración subacuática en la gruta de Toro, un siglo después de la incursión en solitario de Norbert Casteret”.
La Gruta del Toro e il mistero dell’origine della Garonna
Il Trou du Toro — in italiano “Buco del Toro” — è una cavità carsica situata nel massiccio pirenaico, sul versante spagnolo della Val d’Aran, a circa 2.000 metri di quota. Per secoli questa grotta è stata al centro di una delle grandi questioni geografiche europee: da dove nasce la Garonna, il secondo fiume della Francia per portata?traces-ecrites+1
Le acque che entrano nel Trou du Toro sul versante spagnolo percorrono un labirinto sotterraneo di gallerie e sifoni per riemergere ai Goueils de Jouéou (quota ~1.418 m) sul versante francese, dando origine alla Garonna. La connessione era ipotizzata da tempo, ma la sua prova sperimentale arrivò solo nel 1931, grazie a Norbert Casteret.books.openedition+1
Il 19 luglio di quell’anno, Casteret coordinò un esperimento di colorazione delle acque con fluoresceina, alla presenza di 14 testimoni. Il colorante immesso nel Trou du Toro ricomparve ai Goueils de Jouéou sul versante francese, dimostrando definitivamente il percorso sotterraneo transfrontaliero. I risultati furono presentati all’Académie des Sciences di Parigi.traces-ecrites
Norbert Casteret, il pioniere che sfidava i sifoni nudo e con una candela
Norbert Casteret (Saint-Martory, 19 agosto 1897 – Tolosa, 20 luglio 1987) è considerato uno dei padri fondatori della speleologia moderna. Sportivo eccezionale — nuotatore, alpinista, saltatore — iniziò l’esplorazione speleologica giovanissimo, sviluppando un metodo di ricerca tanto rigoroso quanto fisicamente estremo.treccani+2
La sua tecnica di attraversamento dei sifoni nelle prime esplorazioni era radicalmente semplice: si immergeva a corpo libero, senza muta né attrezzatura, portando con sé solo una candela impermeabilizzata e dei fiammiferi, fidando sulla propria capacità natatoria. Nei suoi libri successivi avvertì esplicitamente i lettori di non imitarlo.showcaves+1
Nel 1923 aveva già attraversato in apnea il sifone della Grotte de Montespan, scoprendo oltre la parete d’acqua sculture animali preistoriche risalenti a 20.000 anni fa. Nel 1926 scoprì la Grotte Glacée che porta oggi il suo nome, nel Circo di Gavarnie. Nel 1931 arrivò la dimostrazione dell’origine della Garonna attraverso il Trou du Toro. Casteret esplorò oltre 500 caverne e corsi d’acqua sotterranei nella sua carriera, prevalentemente nei Pirenei, e scrisse più di 43 libri tradotti in numerose lingue.wikipedia+4
Dalla candela di Casteret ai rebreather moderni: un secolo di tecnologia
Il confronto tra la speleosubacquea degli anni Venti e quella contemporanea è la dimensione più significativa della conferenza di Boltaña. In un secolo, la disciplina si è trasformata radicalmente.
Gli speleosub di oggi operano con mute stagne, autorespiratori a circuito aperto (SCUBA) con doppie bombole indipendenti, sagola guida come unico mezzo per trovare l’uscita nel buio totale, miscele gassose come Nitrox per gestire la narcosi da azoto, computer subacquei per il monitoraggio della decompressione e illuminazione frontale a LED. Le linee guida del CNSAS stabiliscono che non si può avanzare di un metro senza sagola guida e che l’utilizzo di almeno due bombole indipendenti è obbligatorio.ilsecoloxix+2
I sifoni pirenaici presentano condizioni particolarmente severe: le acque di fusione glaciale mantengono temperature tra 4°C e 10°C, la torbidità stagionale può azzerare la visibilità, e alcuni sifoni superano i cento metri di profondità. Nonostante l’evoluzione tecnica, la speleosubacquea rimane una disciplina ad alto rischio. A gennaio 2026, un esploratore francese ha perso la vita alla Font Estramar (Pirenei Orientali), con il corpo recuperato a 125 metri di profondità dopo tre giorni di operazioni — quella grotta conta già 9 vittime nella sua storia.scintilena+2
Una conferenza che unisce storia ed esplorazione contemporanea
La scelta di intitolare la conferenza “un siglo después” — un secolo dopo — non è casuale. David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas dello Speleo Club Sabadell portano avanti una tradizione di esplorazione sistematica nelle grotte sommerse dei Pirenei, aggiornando con le tecnologie attuali quanto Casteret aveva fatto con i soli mezzi del suo corpo.espeleologia+1
La Gruta del Toro torna così al centro dell’attenzione speleologica internazionale a distanza di cento anni: le sue gallerie sommerse, i sifoni e i misteri idrografici che ne fanno uno snodo cruciale del carsismo pirenaico restano un territorio aperto all’indagine. La conferenza al V Congresso Espeleopirineos di Boltaña rappresenta l’occasione per presentare alla comunità scientifica i risultati di esplorazioni che idealmente dialogano con il lavoro del grande speleologo francese, attraverso un secolo di storia sotterranea.
La locandina annuncia una conferenza al V Congresso Espeleopirineos 2026 (Boltaña, Aragona, 2–4 ottobre 2026), tenuta da David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas dello Speleo Club Sabadell, sul tema dell’esplorazione subacquea nella Gruta del Toro, a cent’anni esatti dall’incursione solitaria di Norbert Casteret.
Il report copre tutti gli aspetti principali del tema:
- La Gruta del Toro: cavità carsica pirenaica d’importanza idrogeologica eccezionale, attraverso cui scorrono le acque che riemergono ai Goueils de Jouéou, sorgente della Garonna — una delle dispute geografiche più note della storia della scienza francese.
- Norbert Casteret e il Trou du Toro: il celebre speleologo francese (1897–1987) esplorò la grotta da solo negli anni ’20, poi nel 1931 coordinò l’esperimento di colorazione delle acque con 14 testimoni che dimostrò definitivamente la connessione sotterranea e l’origine della Garonna. Una scoperta presentata all’Académie des Sciences di Parigi.
- Un secolo di evoluzione tecnica: dalle immersioni in apnea di Casteret (nudo, con una candela impermeabilizzata) ai rebreather, alle sagole guida obbligatorie e ai gas di miscela usati oggi.
- Il contesto congressuale: il CAS (Club Atlético Sobrarbeanche) che organizza l’evento festeggia i suoi 50 anni nel 2026, in un’area — il Geoparco Sobrarbe-Pirenei — tra le più ricche carsicamente della Penisola Iberica.
Esplorazione Subacquea nella Gruta del Toro: Un Secolo dopo Norbert Casteret
Il contesto: V Congresso Espeleopirineos 2026
La locandina analizzata annuncia una conferenza del V Congresso Espeleopirineos, l’incontro degli speleologi che operano nei Pirenei aragonesi, in programma al Palacio de Congresos di Boltaña (Aragona, Spagna) il 2, 3 e 4 ottobre 2026. L’evento è organizzato dal Club Atlético Sobrarbeanche (CAS), che nel 2026 celebra i suoi 50 anni di attività, con il patrocinio dell’Ayuntamiento de Boltaña e la co-organizzazione dello Speleo Club Sabadell e del SIES (Societat d’Investigació Espeleològica i Subaquàtica).[1][2][3]
La conferenza specifica promossa dalla locandina è quella di David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas, il cui tema dichiarato è:
“Exploración subacuática en la gruta de Toro, un siglo después de la incursión en solitario de Norbert Casteret”
L’immagine di sfondo raffigura due speleosub in piena attività dentro una grotta allagata, con le luci frontali che illuminano il sifone, mentre un terzo esploratore osserva da una cengia asciutta — una rappresentazione emblematica della speleosubacquea contemporanea nei Pirenei.
La Gruta del Toro e la scoperta delle sorgenti della Garonna
Il Trou du Toro: una porta sul sottosuolo pirenaico
Il Trou du Toro (in francese “Buco del Toro”), noto anche come Trou (o Gruta) del Toro, è una cavità carsica situata nel massiccio pirenaico, sul versante spagnolo, nella regione della Val d’Aran, a circa 2.000 metri di quota. È una cavità di importanza idrogeologica eccezionale: attraverso di essa scorrono le acque che, dopo un percorso sotterraneo di svariati chilometri, riemergono ai Goueils de Jouéou (quota ~1.418 m), nel versante francese, costituendo la sorgente principale del fiume Garonna, uno dei più importanti della Francia.[4][5]
La struttura è di tipo carsico, sviluppata nei calcari del massiccio mesozoico pirenaico, con gallerie parzialmente allagate e sifoni — tratti completamente sommersi — che rendono la progressione interna un’impresa speleosubacquea di notevole complessità.[6]
La storica incursione solitaria di Casteret (1926–1931)
La storia speleologica della Gruta del Toro è indissolubilmente legata al nome di Norbert Casteret (Saint-Martory, 19 agosto 1897 – Tolosa, 20 luglio 1987), considerato uno dei padri della speleologia moderna.[7][8]
Casteret era uno sportivo poliedrico, alpinista, nuotatore e sub, che iniziò l’esplorazione speleologica nel 1912, e divenne la figura di riferimento della speleologia francese per oltre mezzo secolo. Il suo motto era il motto latino Ad Augusta per Angusta (“attraverso le difficoltà alla grandezza”). Già nel 1923, durante la sua prima impresa eclatante, aveva eseguito un’immersione a corpo libero (senza muta né attrezzatura) nel sifone della Grotte de Montespan, attraversandolo con una candela impermeabilizzata in mano, portando alla scoperta di sculture preistoriche su di un lago sotterraneo.[9][8][10]
L’interesse di Casteret per il Trou du Toro nasce dalla storica questione geografica dell’origine della Garonna: per secoli si dibatteva se le acque che scaturivano ai Goueils de Jouéou in Francia provenissero effettivamente dal versante spagnolo attraverso una connessione sotterranea. Casteret si dedicò a questa ricerca con metodo idrogeologico.
Il 19 luglio 1931, Casteret organizzò e coordinò un’esperienza di colorazione delle acque alla quale parteciparono 14 testimoni. Il colorante (fluoresceina) fu introdotto nel Trou du Toro sul versante spagnolo e dopo qualche tempo ricomparvero ai Goueils de Jouéou in Francia, dimostrando definitivamente la connessione sotterranea e identificando il Trou du Toro come l’autentica sorgente della Garonna. Il verbale di quell’esperimento, firmato dai 14 partecipanti il 19 e 20 luglio 1931, è un documento storico della speleologia e dell’idrologia.[4]
Casteret stesso aveva precedentemente effettuato incursioni in solitaria nella grotta, esplorando le zone accessibili senza attrezzatura subacquea moderna, in quello stile audace e solitario che lo caratterizzava. La sua esplorazione fu la premessa scientifica necessaria per l’esperimento di colorazione.[5]
L’importanza scientifica della scoperta
La scoperta della connessione idrica tra il Trou du Toro e i Goueils de Jouéou fu presentata all’Académie des Sciences di Parigi, per la quale Casteret redasse un manoscritto autografo intitolato “Sur la détermination du Trou du Toro avec les Goueils de Joueau, source de la Garonne”. Questa scoperta:[4]
- Risolse una controversia geografica secolare sull’origine del secondo fiume della Francia per portata[5]
- Dimostò la possibilità di tracciare percorsi idrici sotterranei attraverso rilievi montuosi impervi
- Aprì una nuova frontiera nell’idrogeologia carsica pirenaica
- Fornì la prova sperimentale di connessioni sotterranee che potevano attraversare lo spartiacque transpirenaico
Norbert Casteret: il pioniere dell’esplorazione subacquea in grotta
Biografie e metodo
Casteret nacque il 19 agosto 1897 a Saint-Martory (Haute-Garonne) e morì il 20 luglio 1987 a Tolosa. Era figlio di un avvocato, studiò diritto e lavorò come impiegato notarile prima di abbandonare la carriera per dedicarsi all’esplorazione. Sportivo eccezionale, era campione di corsa, salto in alto, nuoto e altre discipline, il che lo rese fisicamente adatto all’ambiente ipogeo.[7][9][8]
La sua tecnica di esplorazione subacquea delle origini era radicalmente semplice e pericolosa: si immergeva nudo, portando con sé solo una candela e dei fiammiferi impermeabilizzati, fidando sulla sua capacità atletica di nuoto in apnea. Nei suoi libri successivi, avvertì esplicitamente i lettori di non imitare questo approccio. Col tempo apprese le tecniche speleologiche più strutturate da Édouard-Alfred Martel, il fondatore della speleologia moderna, che scrisse la prefazione al suo primo libro.[9]
Le grandi esplorazioni
Tra le imprese più significative di Casteret nei Pirenei:
| Anno | Grotta/Impresa | Significato |
|---|---|---|
| 1922–1923 | Grotte de Montespan | Prima immersione in sifone (nudo, con candela); scoperta di sculture preistoriche di 20.000 anni[8][11] |
| 1926 | Grotte Glacée Casteret (Circo di Gavarnie) | Scoperta della cavità con lago e fiume di ghiaccio fossile[12][13] |
| 1931 | Trou du Toro / Goueils de Jouéou | Dimostrazione dell’origine della Garonna; esperimento di colorazione con 14 testimoni[4][5] |
| 1932–1933 | Grotte Cigalère e Gouffre Martel (-303 m) | Esplorazione di grandi sistemi ipogei pirenaici[9] |
| 1941–1947 | Henne Morte | Esplorazione con record di profondità per l’epoca (inizialmente -446 m, poi corretto a -358 m)[8] |
| 1952–1953 | Gouffre de la Pierre Saint-Martin (-689 m) | Una delle cavità più profonde d’Europa all’epoca; tragica morte del compagno Marcel Loubens[8] |
Casteret esplorò più di 500 caverne e corsi d’acqua sotterranei, prevalentemente nei Pirenei. Scrisse più di 43 libri tradotti in numerose lingue, e centinaia di articoli che resero la speleologia accessibile al grande pubblico. Tra le sue opere più note: Dix ans sous terre (1933), Au fond des gouffres (1936), tradotti in inglese come Ten Years Under the Earth.[9][8][10]
La speleosubacquea pirenaica: un secolo di evoluzione
Dal nuoto in apnea ai rebreather
Il confronto tra l’approccio di Casteret degli anni ’20–’30 e la speleosubacquea contemporanea rappresentata nella locandina è emblematico del progresso tecnico avvenuto in un secolo. Casteret affrontava i sifoni con il solo corpo, fiato e una candela. Oggi gli speleosub del Congresso Espeleopirineos operano con:[9][10]
- Mute stagne e mute in neoprene per l’isolamento termico nelle acque fredde alpine
- Autorespiratori a circuito aperto (SCUBA) con doppie bombole indipendenti
- Sagola guida (il filo d’Arianna) che rappresenta l’unico mezzo per trovare l’uscita[14]
- Miscele gassose come Nitrox o miscele ternarie per gestire la narcosi da azoto
- Computer subacquei per il monitoraggio della decompressione
- Illuminazione frontale a LED ad alta potenza
Le linee guida CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) stabiliscono 20 regole fondamentali per l’immersione in grotta, tra cui l’utilizzo obbligatorio di almeno due bombole indipendenti e l’assoluta impossibilità di avanzare anche solo di un metro senza sagola guida.[15][14]
Caratteristiche specifiche dei sifoni pirenaici
I sifoni carsici nei Pirenei presentano caratteristiche che li rendono particolarmente impegnativi:
- Temperature molto basse: le acque di fusione glaciale e le infiltrazioni ad alta quota mantengono temperature tra 4°C e 10°C, limitando il tempo di immersione sicuro
- Torbidità variabile: le piene stagionali possono azzerare la visibilità
- Profondità elevate: alcuni sifoni nei sistemi alpini-pirenaici superano i 100 metri
- Sviluppo orizzontale spesso molto lungo, con percorsi che possono superare il chilometro
La rivista Pyrénées Souterraines, recentemente fondata, dedica specifiche sezioni all’idrologia e alla speleologia subacquea pirenaica, confermando l’attualità del tema.[16]
Il Congresso Espeleopirineos e i protagonisti della conferenza
Il Congresso Espeleopirineos
Il Congresso Espeleopirineos è un raduno di speleologi che operano nei Pirenei aragonesi, che si tiene periodicamente a Boltaña e Ainsa (Aragona, Spagna). La sua quinta edizione, prevista per il 2–4 ottobre 2026, è organizzata in collaborazione tra il Club Atlético Sobrarbeanche (CAS) — che celebra i suoi 50 anni — e lo Speleo Club Sabadell, club catalano di lunga tradizione nelle esplorazioni sotterranee e subacquee.[1][2]
Il Congresso si svolge al Palacio de Congresos di Boltaña, nel cuore del Geoparco Sobrarbe-Pirenei, una delle aree carsiche più ricche e studiate di tutta la Penisola Iberica. Il territorio di Sobrarbe include formazioni calcaree di età mesozoica che ospitano complessi speleologici di grande interesse scientifico e storico.[17][1]
I relatori
I tre ponentes della conferenza — David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas — rappresentano l’eredità viva della tradizione speleologica pirenaica. La compresenza di tre relatori indica quasi certamente un lavoro di squadra pluriennale nella Gruta del Toro, con un approccio multidisciplinare tipico della speleosubacquea moderna, che richiede sempre almeno due subacquei in acqua e ulteriori supporti tecnici in superficie.[18][14]
L’annuncio della conferenza come “un siglo después” (un secolo dopo) conferisce alla presentazione un forte valore commemorativo e storico: si inserisce pienamente nella tradizione di omaggiare le grandi figure pionieristiche della speleologia revisitando le loro cavità con le tecnologie contemporanee.[8]
La speleosubacquea come disciplina scientifica
Più della semplice esplorazione
L’esplorazione speleosubacquea moderna va ben oltre l’aspetto sportivo e avventuroso. Come illustrato dalla presentazione al Congresso Espeleopirineos, essa contribuisce in modo determinante alla:
Idrogeologia carsica: i sifoni sono i nodi critici della circolazione idrica sotterranea. La loro esplorazione permette di tracciare le reti idriche, calcolare i tempi di transito e le portate, fondamentali per la gestione delle risorse idriche.
Geologia e speleogenesi: le gallerie sommerse conservano morfologie idrauliche — scallops, condotte forzate, cupole di dissoluzione — che raccontano la storia evolutiva del carso.[6]
Biospeleologia: le grotte allagate ospitano ecosistemi unici, con specie troglobie adattate all’oscurità permanente. Le acque sotterranee pirenaiche sono note per la presenza di crostacei anfipodi e altri invertebrati endemici.[19]
Archeologia subacquea: in contesti carsici mediterranei, i sifoni sommergono spesso depositi preistorici. Nel caso della Gruta del Toro, l’ambiente sotterraneo può conservare tracce dell’utilizzo antico della cavità.
Rischi e sicurezza
La speleosubacquea è unanimemente riconosciuta come una delle discipline più rischiose al mondo. La combinazione di oscurità totale, spazio confinato, impossibilità di risalire in superficie in caso di emergenza e complessità tecnica dell’attrezzatura crea condizioni estreme.[18][20]
L’incidente alla Font Estramar (Pirenei Orientali, gennaio 2026), dove uno speleosub francese di 45 anni ha perso la vita e il cui corpo è stato ritrovato a 125 metri di profondità dopo operazioni di recupero durate 3 giorni, testimonia quanto il margine d’errore sia ridotto anche per esperti. Quella cavità ha visto già 9 vittime nella sua storia.[21]
La differenza tra subacquea standard e speleosubacquea è sostanziale e spesso sottovalutata: chi è un subacqueo esperto in acque libere può non avere le competenze specifiche per sopravvivere in un sifone.[20]
Conclusioni: un secolo di storia, un futuro da esplorare
La conferenza di David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas al V Congresso Espeleopirineos 2026 è molto più di un resoconto esplorativo. È un dialogo attraverso il tempo, che connette:
- L’audacia solitaria di Casteret degli anni ’20–’30, che con il solo corpo e una candela percorse sifoni pirenaici e identificò l’origine della Garonna[10][4]
- L’evoluzione tecnica di un secolo, che ha trasformato la speleosubacquea da impresa quasi suicida a disciplina strutturata, ancorché pericolosissima[18][22]
- Il presente dell’esplorazione pirenaica, con gruppi come lo Speleo Club Sabadell che portano avanti la ricerca sistematica nelle grotte sommerse dei Pirenei[1]
Il fatto che a distanza di 100 anni dalla prima incursione di Casteret la Gruta del Toro ritorni al centro dell’attenzione speleologica internazionale è la prova più eloquente che il sottosuolo pirenaico — con i suoi sifoni, le sue gallerie sommerse e i suoi misteri idrografici — è ancora un territorio di frontiera, dove la storia si intreccia con la scoperta.
Questo studio si basa sulla locandina del V Congresso Espeleopirineos 2026 (Boltaña, 2–4 ottobre 2026) e su fonti bibliografiche e archivistiche relative a Norbert Casteret, alla Gruta del Toro, alla storia della speleosubacquea pirenaica e alla speleologia dei Pirenei aragonesi.
Fonti consultate
- Annuncio V Congresso Espeleopirineos su Facebook (gennaio 2026): https://www.facebook.com/tiendatangosenlaroca/posts/se-viene-el-v-congreso-espeleopirineos-%EF%B8%8Fdel-2-al-4-de-octubre-de-202
- Centro Espeleología Aragón – Salida al Congreso Espeleopirineos 2026: https://centroespeleoaragon.org/events/salida-al-congreso-espeleopirineos-2026/
- Federació Catalana d’Espeleologia – Espeleo Pirineos: https://www.espeleologia.cat/es/agenda/eventos-externos/espeleo-pirineos/
- Geoparque Sobrarbe-Pirineos: https://www.geoparquepirineos.com
- Traces-écrites.com – Dossier sur la découverte des sources de la Garonne par Norbert Casteret: https://www.traces-ecrites.com/document/dossier-sur-la-decouverte-des-sources-de-la-garonne-par-norbert-casteret/
- Books OpenEdition – La Garonne: fleuve aux sources introuvables: https://books.openedition.org/pumi/41621
- Wikipedia EN – Norbert Casteret: https://en.wikipedia.org/wiki/Norbert_Casteret
- Showcaves.com – Norbert Casteret: https://www.showcaves.com/english/explain/People/Casteret.html
- Treccani – Casteret, Norbert: https://www.treccani.it/enciclopedia/norbert-casteret/
- Travesiapirenaica.com – Gruta Helada de Casteret: https://travesiapirenaica.com/en/casteret-ice-grotto/
- Wikipédia FR – Grotte Casteret: https://fr.wikipedia.org/wiki/Grotte_Casteret
- Scintilena – Speleosub morto in Francia, il corpo a 125 metri: https://www.scintilena.com/speleosub-morto-in-francia-a-gennaio-il-soccorso-ritrova-il-corpo-a-125-metri/02/25/
- Scintilena – Racconti dal Buio, speleosubacquea e sifoni: https://www.scintilena.com/racconti-dal-buio-speleosubacquea-e-fontanon-di-riu-neri-nella-puntata-del-10-marzo-su-radio-fragola/
- Scintilena – Linee guida CNSAS per immersioni in grotta: https://www.scintilena.com/linee-guida-del-cnsas-per-la-sicurezza-nelle-immersioni-in-grotta/07/03/
- Scintilena – Scopri i Pirenei segreti con la rivista Pyrénées Souterraines: https://www.scintilena.com/scopri-i-pirenei-segreti-con-la-rivista-pyrenees-souterraines/06/06/
- Il Secolo XIX – Sub, il vademecum della sicurezza: https://www.ilsecoloxix.it/italia/2012/07/03/news/sub-il-vademecum-della-sicurezza-1.37809445
- Deep Diving Academy – Corso Full Cave Diver: https://www.deepdivingacademy.it/wordpress/full-cave-diver/
- MDPI Diversity – The Coume Ouarnède System, subterranean biodiversity in Pyrenees: https://www.mdpi.com/1424-2818/13/9/419/pdf
L'articolo Nella Gruta del Toro cento anni dopo Casteret: l’esplorazione subacquea torna protagonista ai Pirenei proviene da Scintilena.