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Grande impresa degli speleologi triestini che raggiungono il Fiume Timavo nell’ Abisso Luciano Filipas dopo 20 anni di tentativi.

Apríl 22nd 2026 at 06:00

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Cronologia delle esplorazioni in Italia e Slovenia

Foto di Andrea Miglia e Spartaco Savio


Il nuovo traguardo: l’Abisso Luciano Filipas (2026)

In aprile 2026, gli speleologi della Commissione Grotte “E. Boegan” (CGEB) della Società Alpina delle Giulie — Sezione di Trieste del Club Alpino Italiano — hanno annunciato l’apertura di un nuovo accesso al Timavo sotterraneo sul Carso triestino.

La grotta, registrata nel Catasto Speleologico Regionale con il numero 104 (VG 87 nel Catasto Storico), è stata ufficialmente denominata Abisso Luciano Filipas, in onore dello speleologo triestino scomparso nel giugno 2025 a quasi 86 anni.[^1][^2][^3][^4]

Si tratta della quarta cavità che, nella parte italiana del Carso Classico, raggiunge il Timavo sotterraneo.

La grotta è situata nei pressi di Fernetti, all’interno del comprensorio dell’autoporto, ed era nota fin dall’Ottocento come “buco soffiante” durante le piene del Timavo, ma originariamente si fermava a poco più di 7 metri di profondità.[^2][^5][^1]

Dopo 874 uscite complessive distribuite su vent’anni e il contributo di decine di speleologi, il 23 gennaio 2026 è stato raggiunto un nuovo pozzo che si affaccia in una caverna il cui fondo, a -315 m dalla superficie (circa -302 m s.l.m.), ospita il corso d’acqua color verde smeraldo del Timavo sotterraneo.

La prima discesa sul fondo è avvenuta nella prima settimana di aprile 2026, con prelievo di campioni d’acqua e sabbia, e l’osservazione di due laghi — a monte e a valle del fiume, di circa 50 metri ciascuno — nonché di diversi protei (Proteus anguinus) che nuotavano nell’acqua.[^5][^4][^1]


Il Timavo: fiume “fantasma” del Carso

Il fiume Timavo (Reka in Slovenia) è uno dei più affascinanti enigmi idrici europei.

Nasce dalle foreste del Monte Nevoso (Snežnik), attraversa la Croazia e la Slovenia nella Val Malacca, scompare definitivamente nelle Grotte di San Canziano (Škocjanske jame) in Slovenia e riaffiora in Italia presso San Giovanni di Duino (Trieste) dopo un percorso ipogeo di circa 38–40 chilometri.

Durante questo tragitto sotterraneo, il fiume attraversa il Carso classico a profondità che raggiungono e superano i 300 metri, scavando un complesso labirinto di gallerie e camere ancora non completamente mappato.[^6][^7][^2]

Il Carso triestino — da cui deriva il termine scientifico “carsismo” — è costituito da rocce calcaree di età compresa tra il Cretacico superiore e l’Eocene.

Le sue acque sono vulnerabili all’inquinamento per la scarsa capacità filtrante del substrato, rendendo ogni nuova “finestra” sul Timavo un punto strategico per il monitoraggio ambientale.[^8][^2]


Cronologia delle principali esplorazioni

Le prime ricerche e la scoperta di Trebiciano (1839–1841)

Nella prima metà dell’Ottocento, Trieste — porto franco dell’Impero asburgico in forte crescita demografica — soffriva una cronica carenza idrica.

L’idea di intercettare le acque del Timavo sotterraneo per l’acquedotto cittadino divenne un’ossessione pratica e scientifica. L’ingegnere Anton Frederick Lindner presentò nel 1839 al Governo del Litorale i risultati delle sue ricerche preliminari con una mappa del presunto corso sotterraneo.[^9][^10]

Nel 1840, Lindner esplorò la Grotta Gigante sul Carso triestino, calandosi con una corda alla ricerca del Timavo, senza successo.

L’anno seguente, il 1841, la spedizione si concentrò su una dolina nei pressi di Trebiciano: seguendo le correnti d’aria delle piene, gli esploratori scesero il quindicesimo pozzo della cavità e raggiunsero un enorme salone al cui fondo scorreva un ramo sotterraneo del Timavo a -329 metri di profondità.

La Grotta di Trebiciano (17 VG) divenne così la prima finestra italiana sul Timavo, e rimase per 83 anni la grotta più profonda del mondo.[^11][^12][^13][^14]

Nonostante la scoperta, i progetti di captazione idrica risultarono troppo costosi: la profondità rendeva tecnicamente e finanziariamente impossibile sollevare l’acqua fino alla città.[^15][^9]

Le esplorazioni ottocentesche: la Grotta dei Morti e la ricerca continua (1862–1866)

La speranza di intercettare il Timavo più vicino alla città non si spense.

Nel dicembre 1861, su invito di Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena, l’abate idroscopo Richard identificò il costone carsico sopra Longera come sito promettente.

I lavori iniziarono nel febbraio 1862 sotto la direzione degli ingegneri Vallon e De Rin, discendendo in una grotta già nota ai locali per le correnti d’aria: il “Foro della Speranza” (oggi Grotta dei Morti o Jama v Griži), sull’attuale Monte Spaccato.

A 245 metri, nel 1863, fu avvertito il rumore di un lontano stillicidio; la galleria si allagò tre volte fino a un metro.

Nel maggio 1864, a 254 metri, i lumi si spegnevano per mancanza di ossigeno.[^8]

Il 28 ottobre 1866 una carica esplosiva di circa 200 kg fu fatta detonare nel fondo dell’abisso.

Convinti che la carica non fosse esplosa, tre lavoratori scesero a verificare e perirono asfissiati dai gas tossici. Un quarto — il custode Matteo Kralj — morì tentando il soccorso l’8 novembre. La grotta prese definitivamente il nome di Grotta dei Morti.

Nel 2001, su iniziativa di Luciano Filipas, la CGEB pose sull’imbocco una targa commemorativa con i quattro nomi.[^8]

Esplorazioni novecentesche nella Grotta dei Morti e nella grotta di Trebiciano

Il Club Touristi Triestini visitò la Grotta dei Morti nel 1894, rinvenendo resti delle vittime. Nel 1957, il Gruppo Grotte “Carlo Debeljak” rimosse 80 tonnellate di materiale dalla cavità senza superare i limiti precedenti. Solo nel 2005, 139 anni dopo la tragedia, il Club Alpinistico Triestino raggiunse il punto dell’esplosione e si spinse oltre.[^8]

Parallelamente, l’Abisso di Trebiciano rimase al centro della ricerca. Negli anni, la Società Adriatica di Speleologia (SAS) ne assunse la gestione scientifica, avviando un programma sistematico di allestimento interno e di ricerca idrogeologica. Dal 2013, la SAS e la Fédération Française d’Études et de Sports Sous-marins (FFESSM) di Marsiglia avviarono il programma Timavo System Exploration (TSE), con spedizioni speleosubacquee annuali nel sifone a valle della Caverna Lindner.[^16][^17][^18]

La Grotta Meravigliosa di Lazzaro Jerko (1999): la seconda finestra italiana

Negli anni ’60, gli speleologi della CGEB avevano individuato nei pressi di Monrupino (Percedol) una “fessura soffiante” in una dolina. Campagne di scavo del 1966 e degli anni ’80 avevano prodotto risultati limitati, bloccate da frane instabili. A partire dal 1996, Luciano Filipas — ritiratosi dal servizio e già sessantenne — intraprese personalmente una campagna straordinaria: affittò il terreno, predispose infrastrutture di puntellamento e scese nella cavità 2-3 volte alla settimana, spesso da solo.[^19][^2]

Il 21 novembre 1999, dopo oltre 400 uscite e tre anni di lavoro intenso con la squadra della CGEB, il gruppo superò l’ultimo salto di circa 15 metri nella Grotta Meravigliosa di Lazzaro Jerko e si trovò di fronte a un’enorme galleria sul fondo della quale scorreva il Timavo. A 158 anni di distanza dalla prima scoperta a Trebiciano, si apriva la seconda finestra italiana sul fiume sotterraneo. Luciano Filipas ricevette un riconoscimento ufficiale dal vicesindaco di Trieste nel 2000.[^14][^2][^19]

La Caverna Maucci: la scoperta speleosubacquea del TSE (2022)

Nel 16 agosto 2022, nell’ambito della spedizione Timavo System Exploration 2022, gli speleosub francesi Patrice Cabanel e Michel Philips si immersero nel sifone a valle dell’Abisso di Trebiciano, a -330 metri di profondità. Dopo 200 metri di gallerie sommerse, emergendo a -50 metri sott’acqua, scoprirono una grande caverna: 160 metri di lunghezza, 50 di larghezza e 60 di altezza — vasta quanto un campo da calcio. Con questa scoperta, l’Abisso di Trebiciano ritornò a essere la grotta più profonda del Carso triestino (-380 m e 2 km di sviluppo totale) e la nuova sala prese il nome di Caverna Maucci.[^20][^21]

Nel 2024 (TSE 9ª missione), gli speleosub esplorarono il sifone di uscita dalla Caverna Maucci per centinaia di metri, superando la metà della distanza che separa questa caverna dalla Luftloch. L’obiettivo dichiarato è creare un unico sistema Trebiciano–Maucci–Luftloch per seguire il Timavo per oltre due chilometri.[^17][^22][^16]

La Grotta Luftloch (2024): la terza finestra italiana

La grotta Luftloch (dal tedesco: “grotta che respira”, NC 7477) si apre sul fondo della Dolina delle Cloce a Trebiciano, a 312 m s.l.m., nota da secoli per i forti soffioni d’aria durante le piene timaviche. A partire dal 2000, Marco Restaino e Piero Slama — allora minorenni — avviarono gli scavi per la Società Adriatica di Speleologia, formando nel tempo una squadra che si ampliò di anno in anno.[^23][^24][^25][^26]

Il 23 marzo 2024, dopo 23 anni di esplorazioni e scavi, una squadra di 12 speleologi della SAS raggiunse per la prima volta il fondo della grotta: un’ampia caverna dove scorre il Timavo a oltre -300 metri di profondità. La grotta costituisce la terza finestra italiana sul fiume sotterraneo, con quasi 300 metri di percorso esplorabile del fiume. Nell’agosto 2024, proseguendo verso monte, fu scoperta una grande galleria con laghi terminali; nel 2025, la caverna principale fu intitolata a Ruggero Calligaris, speleologo della SAS scomparso nel 2015.[^24][^27][^22][^23]


Le esplorazioni in Slovenia sul sistema Reka-Timavo

Grotte di San Canziano / Škocjanske jame (XIX–XXI secolo)

Le Grotte di San Canziano (Škocjanske jame) sono il punto in cui il fiume Reka scompare definitivamente nel sottosuolo, scendendo per circa 100 metri in un canyon sotterraneo spettacolare. Descritte da Valvasor nel 1689, furono esplorate sistematicamente nel XIX secolo e aperte al pubblico nel 1884. Nel 1986 furono inserite nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO. La Sala Martel, al fondo del sistema, è la sala sotterranea più grande d’Europa con i suoi 308 m di lunghezza, 89 m di larghezza e 146 m di altezza.[^7][^28]

Nel gennaio 2019, dopo un anno di difficili scavi e 58 uscite, gli speleologi dei Gruppi di Diva?a e Sežana raggiunsero il soffitto della Sala Martel dall’esterno, allargando il Fedrigov dihalnik (buco soffiante di Fedriga), scoperto dagli scalatori nel 2017. Contestualmente fu scoperto il ramo fossile del fiume Reka — l’antico letto del fiume sul soffitto della sala, con due sale alte 30–50 metri invisibili dal basso, ancora allagate durante le piene. Questa scoperta permette ora lo studio del Reka in piena, evento precedentemente impossibile.[^29]

La Ka?na jama e le esplorazioni ceche (2004–2025)

La Ka?na jama (Grotta del Serpente) in Slovenia è una tappa cruciale nel percorso sotterraneo del fiume Reka dopo le Grotte di San Canziano. Gli speleologi cechi dei Planiváci conducono ricerche sistematiche nella Ka?na jama dal 2004, esplorando le gallerie allagate e i rami fossili del sistema. Il Reka è visibile nella Propast’ tre generacij, nella Nova deli e nella Škocjanska chodba, tra massi di dimensioni imponenti.[^30][^31]

Nell’agosto 2025, una spedizione ceca si è concentrata nella Ka?na jama per nove giorni, con 70 carichi trasportati; ha identificato nuove gallerie e si è avvicinata a prosecuzioni sconosciute, pur senza riuscire a superare l’ostacolo per esaurimento dell’aria.[^30]

La Povirská dvorana (2025): nuova scoperta slovena nel sistema Reka-Timavo

Nel luglio 2025, un team internazionale a guida ceca ha scoperto la Povirská dvorana (dvorana = sala), un vasto salone di 60 × 30 metri situato a circa 300 metri di profondità nel sistema carsico di Povir (Slovenia), poco oltre il confine italiano. Questa cavità fa parte di un sistema che gli speleologi cechi esplorano nella Hadí jeskyn? (Grotta del Serpente) di Povir da vent’anni.[^32][^33]

La Povirská dvorana è caratterizzata da un fenomeno spettacolare: durante le piene del Reka, il sistema espelle grandi quantità d’aria che fa muovere le tende poste sopra le aperture del terreno. Marco Restaino (SAS) ha commentato che sotto Povir si cela una grotta ben più grande di quella raggiunta finora, perché la quantità d’aria mossa dalle piene non è giustificabile con la sola sala di 60 × 30 m. La scoperta è stata la notizia più letta su Scintilena nel luglio 2025.[^33][^32]


Riepilogo cronologico delle principali “finestre” sul Timavo

Anno Cavità / Evento Gruppo Profondità Note

1841 Grotta di Trebiciano (17 VG) — 1ª finestra IT A.F. Lindner / esploratori asburgici -329 m Prima finestra italiana; grotta più profonda al mondo per 83 anni[^12]

1862–1866 Grotta dei Morti (Monte Spaccato) Ingegneri Vallon e De Rin ~ -254 m Tragedia con 4 vittime; Timavo non raggiunto[^8]

2005 Grotta dei Morti: fondo raggiunto Club Alpinistico Triestino oltre -254 m 139 anni dopo la tragedia del 1866[^8]

1999 Grotta Lazzaro Jerko — 2ª finestra IT CGEB / Luciano Filipas ~ -300 m 158 anni dopo Trebiciano; 400+ uscite in 3 anni[^19][^14]

2013– Timavo System Exploration (TSE) SAS + FFESSM Francia -330 m e oltre Serie di missioni speleosubacquee nell’Abisso di Trebiciano[^16]

2019 Fedrigov dihalnik + ramo fossile Sala Martel (Škocjanske jame) JD Diva?a + JD Sežana +80 m sul fiume 58 uscite di scavo; nuovo accesso alla Sala Martel dall’esterno; ramo fossile scoperto[^29]

2022 Caverna Maucci (sifone a valle di Trebiciano) SAS + FFESSM (TSE 2022) -380 m (sifone) Sala 160 × 50 × 60 m; record assoluto profondità Carso TS[^20]

2024 Grotta Luftloch — 3ª finestra IT SAS / Marco Restaino ~ -300 m 23 anni di scavi; ~300 m di Timavo esplorabile[^23][^22]

2024 TSE 9ª missione (Trebiciano ? Caverna Maucci ? Luftloch) SAS + FFESSM -380 m Superata metà della distanza Maucci–Luftloch[^17]

2025 Povirská dvorana (Povir, Slovenia) Team internazionale / speleosub cechi ~ -300 m Sala 60 × 30 m nel sistema Reka-Timavo sloveno; altri ambienti attesi[^32][^33]

2025 Ka?na jama — nuove esplorazioni ceche Planiváci > -300 m 9 giorni; nuove gallerie individuate, non ancora superate[^30]

gen. 2026 Abisso Luciano Filipas (87 VG) — 4ª finestra IT CGEB -302 m s.l.m. (-315 m) 20 anni, 874 uscite; Timavo visibile 10 m sotto l’apertura[^5][^4]

apr. 2026 Prima discesa al fondo dell’Abisso Filipas CGEB -315 m Campioni d’acqua e sabbia; protei osservati; esplorazione laghi interni[^1]


Luciano Filipas: la figura al centro di due scoperte epocali

Luciano Filipas (Valsantamarina/Fiume, 26 giugno 1939 – Trieste, giugno 2025) incarna come nessun altro la continuità della tradizione esplorativa triestina. Dagli anni ’50 agli anni ’80, fu tra gli esploratori più attivi della CGEB, partecipando a imprese in tutta Italia e persino nello Yucatan. Scoprì decine di nuove cavità, di cui circa trenta recano la sua firma nei rilievi del Catasto Speleologico.[^2]

La sua impresa più celebre rimane il raggiungimento del Timavo nella Grotta Lazzaro Jerko nel 1999, seconda finestra italiana sul fiume dopo 158 anni di attesa. A 84 anni scendeva nella cavità 2-3 volte la settimana, spesso da solo. Nel 2010, già settantunenne e con problemi alla colonna vertebrale, si unì al team della CGEB nei lavori alla grotta 87 VG (futuro Abisso Filipas), contribuendo come esperto scavatore fino a -120 m. Scomparve nel giugno 2025, poche settimane prima che la grotta cui aveva contribuito raggiungesse il Timavo: la CGEB ne onorò la memoria intitolandogli l’Abisso.[^5][^19][^2]


Prospettive future

Le prossime fasi delle esplorazioni nell’Abisso Luciano Filipas includeranno: l’esplorazione dei percorsi dell’acqua fino al limite delle gallerie percorribili in asciutto, le future esplorazioni subacquee oltre i sifoni terminali, il rilievo topografico completo degli ambienti, e l’avvio di una fase di ricerca scientifica con strumenti per il monitoraggio continuo delle acque e test di tracciamento. I risultati attesi forniranno dati inediti sull’idrodinamica del sistema Timavo e sulla vulnerabilità dell’acquifero carsico.[^1]

Sul fronte subacqueo, l’obiettivo primario del programma TSE rimane quello di collegare il sistema Trebiciano–Caverna Maucci–Luftloch, creando un percorso continuo di oltre due chilometri del Timavo. In Slovenia, il sistema Reka-Timavo continua a rivelare nuovi ambienti grazie alle spedizioni ceche, italiane e internazionali che operano da Škocjan alla Ka?na jama e oltre.[^22][^32][^30]

La scoperta del proteo più grande d’Italia (31 cm) nella Grotta Luftloch nel novembre 2025 e l’osservazione di protei nell’Abisso Filipas ad aprile 2026 confermano la vitalità biologica di questi ambienti e la necessità di una gestione conservativa rigorosa. Come scrive Scintilena, i grottenarbeiter contemporanei — eredi diretti di Lindner e di Filipas — continuano a scrivere pagine di storia nelle viscere del Carso.[^34][^20][^1]


Fonti principali: Scintilena.com, boegan.it (CGEB), sastrieste.it (SAS), ilpiccolo.it, rivistanatura.com, caisag.ts.it, catasto speleologico FVG.


References

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  3. Timavo, dopo 20 anni di scavi aperto un nuovo accesso dentro l … – Timavo, dopo 20 anni di scavi aperto un nuovo accesso dentro l’Abisso Filipas. 21 aprile 2026.
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  9. Int. J. Speleol.
  10. LA RICERCA DEL TIMAVO SOTTERRANEO
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  12. Abisso di Trebiciano – Wikipedia
  13. IL PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE DEL
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