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    Condividi Martedì 14 aprile 2026 a Vicenza la conferenza pubblica di ESCA – Padova Sotterranea ripercorre anni di esplorazioni, scoperte e ricerca nel sottosuolo della provincia di Padova: dalle gallerie medievali del Castello Carrarese all’acquedotto romano dei Colli Euganei La provincia patavina come laboratorio di speleologia in cavità artificiali Sotto le strade, le piazze e i campi della provincia di Padova si nasconde un archivio millenario di opere umane. Acquedotti romani,
     

Padova Il vuoto sotto la città: ESCA esplora e racconta il patrimonio ipogeo della Provincia Patavina

Apríl 14th 2026 at 08:00

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Martedì 14 aprile 2026 a Vicenza la conferenza pubblica di ESCA – Padova Sotterranea ripercorre anni di esplorazioni, scoperte e ricerca nel sottosuolo della provincia di Padova: dalle gallerie medievali del Castello Carrarese all’acquedotto romano dei Colli Euganei


La provincia patavina come laboratorio di speleologia in cavità artificiali

Sotto le strade, le piazze e i campi della provincia di Padova si nasconde un archivio millenario di opere umane. Acquedotti romani, gallerie medievali, bastioni cinquecenteschi, cunicoli estrattivi e rifugi bellici: il territorio patavino è uno dei contesti più ricchi d’Italia per la speleologia in cavità artificiali.

A esplorarlo sistematicamente da anni è ESCA – Padova Sotterranea (Esplorazioni Speleologiche Cavità Artificiali), gruppo iscritto all’Albo Regionale dei Gruppi Speleologici del Veneto. L’occasione per un bilancio pubblico è la conferenza “Un viaggio nello spazio e nella storia della provincia Patavina”, in programma martedì 14 aprile 2026 alle ore 21:00 presso il Centro Civico di Via Turra 70 a Vicenza. L’ingresso è libero.


ESCA Padova Sotterranea: identità e metodo

ESCA è dedicata allo studio, alla ricerca e all’esplorazione di ambienti sotterranei di origine antropica. Il gruppo è guidato da Marco Romano e conta tra i suoi protagonisti figure come Adriano Menin, Eleonora Berto, Giacomo Ghiotto, Martina Barazzuol e Umberto Fortini.

La filosofia del gruppo parte da una premessa precisa: la speleologia in cavità artificiali viaggia nel tempo umano, fatto di secoli di lavoro. Ogni galleria, ogni cunicolo, ogni cisterna è la traccia concreta di una scelta, di una necessità, di un progetto costruito da chi ha abitato questo territorio prima di noi. Le indagini mirano all’individuazione geografica e tipologica delle cavità, all’analisi delle tecniche costruttive e alla comprensione delle funzioni originarie, con un rigore che unisce speleologia, archeologia e storia.

Le frasi sono volutamente brevi. Il sottosuolo parla da solo. Il compito degli speleologi è ascoltarlo.


Il progetto “Padova Sotterranea”: trent’anni di bastioni e gallerie

Alla fine del 2008 nasce il progetto “Padova Sotterranea”, per iniziativa del Comitato Mura di Padova e del Gruppo Speleologico Padovano CAI, con cui ESCA collabora strettamente. L’obiettivo era rilevare e documentare tutti gli ambienti ipogei del sistema bastionato veneziano di Padova — la cinta muraria cinquecentesca più estesa conservata in Europa, con undici chilometri di mura e diciannove bastioni.

Le esplorazioni hanno portato alla luce casematte, gallerie di soccorso, cunicoli di scarico e camere mai segnalate. Per ogni bastione — dal Baluardo San Prosdocimo al bastione Pontecorvo, dalla Saracinesca al Venier — è stata prodotta documentazione fotografica e cartografica consegnata al Comune di Padova senza alcun onere per l’amministrazione. Il risultato di oltre trent’anni di ricerca è confluito nel volume “Padova sotterranea. Nel cuore delle mura rinascimentali esistenti più estese d’Europa”, pubblicato nel 2018 da Edizioni Chartesia, 240 pagine con fotografie, disegni architettonici e documenti d’archivio.


La scoperta del tunnel medievale sotto il Castello Carrarese

Tra le esplorazioni più recenti di ESCA spicca quella del 2024 al Castello Carrarese. Durante i sopralluoghi preparatori al progetto di restauro dell’ala est del castello — un intervento da 18 milioni di euro — la squadra guidata da Adriano Menin ha individuato e percorso per prima un tunnel sotterraneo di circa 50 metri, completamente ignoto e assente da qualsiasi mappa dei sotterranei del castello.

La galleria si articola in due sezioni: una parte risalente al XIII secolo, che si estende verso il Naviglio carraresco, e una porzione più recente di epoca ottocentesca. La funzione principale sembra essere idraulica — uno scolo per le acque meteoriche e reflue — ma non si escludono usi secondari. L’assessore alla Cultura Andrea Colasio ha riconosciuto che la scoperta ha imposto una revisione della strategia di restauro, con implicazioni dirette sul passaggio dei tubi fognari e sui tempi del cantiere. Una singola esplorazione speleologica ha cambiato il piano operativo di un cantiere milionario.


I Colli Euganei: dal Buso della Casara alle grotte Frassanelle

I Colli Euganei costituiscono un capitolo autonomo nel patrimonio speleologico della provincia. Le loro rocce — rioliti, trachiti, calcari — custodiscono sia grotte naturali sia un sistema articolato di cavità artificiali che attraversa i secoli.

Il sito più significativo è il Buso della Casara, a Cinto Euganeo: un sistema di gallerie romane scavate nella riolite per oltre 100 metri, costruito per captare le sorgenti interne del Monte Vendevolo e convogliare l’acqua verso la città di Ateste (Este). Cinque polle di sorgente alimentavano un bacino di raccolta, da cui l’acqua scorreva lungo 10 chilometri di condottura in tubuli di trachite. I cunicoli presentano incavi per le lucerne usate durante la manutenzione: un dettaglio che dice molto sulla cura con cui i romani progettavano le loro infrastrutture.

ESCA ha esplorato e documentato il Buso della Casara con rilievo LIDAR fotografico, producendo una ricostruzione tridimensionale virtuale presentata alla Soprintendenza nel 2024 con Adriano Menin ed Eleonora Berto come relatori. I dati sono stati consegnati all’autorità di tutela competente.

Sul versante opposto della storia, le Grotte delle Frassanelle a Rovolon raccontano un episodio ottocentesco: il conte Alberto Papafava le fece costruire artificialmente per sette anni, usando lastre di pietra calcarea locale, per replicare le grotte naturali del suo parco romantico all’inglese. Il risultato — cunicoli, stalattiti, laghetti — è oggi visitabile all’interno del parco.


L’acquedotto romano di Padova: una scoperta da 24 chilometri

In parallelo alle esplorazioni dirette, il territorio patavino ha rivelato negli ultimi anni un altro segreto di dimensioni storiche. Nel 2025 uno studio pubblicato sul Journal of Ancient Topography — firmato da ricercatori dell’Università di Padova e della Soprintendenza — ha identificato nell’Arzeron della Regina, il lungo terrapieno a nordovest di Padova per secoli interpretato come argine o strada sopraelevata, il supporto di un acquedotto romano di 24 chilometri, di cui 12 ipogei.

L’opera risale all’ultimo quarto del I secolo a.C. e portava le acque di risorgiva dalla località Fontanon del Diavolo di Gazzo Padovano fino alla città. Questa scoperta si aggiunge a un quadro che si arricchisce continuamente: tombe protostoriche dei Veneti antichi emerse nei cantieri universitari, necropoli romane, resti di domus affrescate sotto il Palazzo della Ragione. Il sottosuolo della Provincia Patavina è, letteralmente, un archivio a cielo aperto.


Formazione, relazioni e tutela: il valore aggiunto di una rete

L’attività di ESCA non si esaurisce nell’esplorazione. Il gruppo porta avanti da anni una serie di conferenze divulgative — le “Pillole di ESCA” — su temi come la cartografia catastale, le tecnologie di rilievo e la storia delle singole cavità. Collabora con il Gruppo Speleologico Padovano CAI, con Treviso Sotterranea, con il Gruppo San Marco di Venezia, con la Soprintendenza e con il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova.

Ogni rilievo prodotto da ESCA viene consegnato alle autorità competenti — Comune, Soprintendenza, enti di tutela — contribuendo al patrimonio di conoscenza pubblica del territorio. In questo senso, la speleologia in cavità artificiali non è solo un’attività tecnica o sportiva: è un atto di responsabilità civica. Scoprire, documentare e condividere sono le tre fasi di un unico gesto.

La conferenza del 14 aprile a Vicenza è l’occasione per raccontare tutto questo a un pubblico più ampio. Non solo esplorazioni: anche le persone, le relazioni, le scoperte condivise e i momenti di crescita che la Provincia Patavina ha regalato agli speleologi di ESCA nel corso degli anni.


Evento: “Un viaggio nello spazio e nella storia della provincia Patavina” — martedì 14 aprile 2026, ore 21:00 — Centro Civico, Via Turra 70, Vicenza — ingresso libero.


Fonti consultate

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