Le parole della montagna: il CAI presenta il suo Manuale operativo della comunicazione
Una guida operativa per aiutare le Sezioni, le Scuole e gli Organi tecnici del CAI a raccontare la montagna con coerenza, responsabilità e spirito di comunità
Come raccontare oggi la montagna? E come farlo quando dietro a quella voce ci sono oltre 350.000 soci, centinaia di sezioni e più di un secolo e mezzo di storia?
Sono domande tutt’altro che secondarie per il Club Alpino Italiano, che negli ultimi anni si trova sempre più spesso al centro del dibattito pubblico su temi come la sicurezza in montagna, la tutela dell’ambiente e il futuro dei territori alpini e appenninici.
Nasce anche da questa consapevolezza il Manuale operativo della comunicazione CAI, un documento recentemente diffuso alle strutture del sodalizio con l’obiettivo di offrire indicazioni chiare e strumenti concreti per rendere la comunicazione più efficace, coordinata e coerente con i valori dell’associazione.
Il documento è stato inviato, per diffusione, dal CAI Centrale in formato digitale a Sezioni, Scuole e Organi Tecnici del CAI, a cui può essere richiesto.
Come si legge nelle prime pagine del documento, il manuale nasce per “fornire indicazioni chiare, complete e operative a tutte le strutture del Club Alpino Italiano per gestire la comunicazione in modo efficace, coordinato e coerente con l’identità del Sodalizio”.
Un’esigenza comprensibile per una realtà associativa così ampia e articolata. Il CAI è infatti un ente pubblico non economico con oltre 160 anni di storia, una presenza capillare sul territorio e una straordinaria ricchezza di attività: escursionismo, alpinismo, formazione, tutela dell’ambiente montano, gestione di rifugi e sentieri, divulgazione culturale.
In questo contesto, ogni comunicazione – un comunicato stampa, un articolo, un post sui social – rappresenta la singola Sezione o descrive la specifica iniziativa, d’accordo, ma soprattutto contribuisce a definire l’immagine complessiva del sodalizio.
Il manuale affronta in modo sistematico i diversi aspetti della comunicazione contemporanea: l’uso corretto del marchio CAI, la gestione dei social media, i rapporti con la stampa, il coordinamento tra i diversi livelli dell’associazione e le procedure da adottare nei momenti più delicati, come interventi di soccorso ed emergenze sanitarie, crisi mediatiche o semplici incidenti in montagna.
Particolarmente interessante è la parte dedicata al cosiddetto tone of voice, vale a dire allo stile con cui il CAI si rivolge ai propri interlocutori. Il documento ricorda che la comunicazione del sodalizio deve essere autorevole ma accessibile, divulgativa senza banalizzare, rispettosa e dialogante, empatica e umana. Un equilibrio prezioso, soprattutto quando si affrontano temi complessi che riguardano il rapporto tra l’uomo e l’ambiente montano.
Da socia e da titolata del sodalizio CAI, non posso che accogliere con favore questo lavoro.
E’ un segnale importante, in un tempo in cui la comunicazione è spesso rapida, frammentata e superficiale, che un’associazione penso a dotarsi di strumenti condivisi per raccontare la montagna con competenza e responsabilità .
Il CAI dimostra, anche in questo, la capacità di rinnovarsi restando fedele alla propria identità.
La montagna non è soltanto un luogo da frequentare, ma un patrimonio naturale, culturale e umano che richiede attenzione, conoscenza e cura.
Anche nel modo in cui viene raccontata: se è vero che le parole contribuiscono a costruire il nostro rapporto con i territori, imparare a comunicare meglio la montagna significa anche proteggerla.
Per quanto riguarda i soccorsi e le emergenze sanitarie, nasce spontanea un’osservazione personale: la comunicazione in questi casi è un campo critico, sia per la rapidità di risposta richiesta sia per il forte impatto emotivo. Ben vengano quindi le indicazioni del CAI, davvero.
Per il resto, è lo spirito stesso del sodalizio a suggerire che, in primo luogo, sia fondamentale – oltre alla chiamata dei soccorsi, naturalmente – curare una gestione attenta e responsabile delle informazioni. Prima ancora di pensare all’ufficio stampa, però, è utile raccomandare ai presenti di non divulgare materiale fotografico sui social e, anche, di non prodursi in dichiarazioni, spesso non richieste e, generalmente, non autorizzate.
Allo stesso modo, meglio sottolineare vanno evitati riferimenti che possano portare all’identificazione delle persone coinvolte. La scelta più corretta resta quella di fornire esclusivamente dati certi, solo se autorizzati e necessari.
Può inoltre essere utile, infine e per quanto possibile, concordare con i media la verifica di articoli o interviste prima della pubblicazione. Ed evitare i social…
Marina Abisso – ORTAM e ONCN
In allegato: sintesi dei contenuti del Manuale di Comunicazione del CAI




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