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Giornate di Speleologia Urbana nella Trieste sotterranea dal 5 al 30 novembre

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Con il Club Alpinistico Triestino propone la dodicesima edizione della manifestazione

Tornano a Trieste, dal 5 al 30 novembre 2026 in poi, le Giornate di Speleologia Urbana del CAT.

La parola ad Alessandra Ressa:

COMUNICATO STAMPA

Giornate di Speleologia Urbana: dal 5 al 30 novembre alla scoperta della Trieste sotterranea

Il Club Alpinistico Triestino propone la dodicesima edizione della manifestazione con conferenze e visite guidate dedicate alle gallerie antiaeree e ai bunker della Seconda guerra mondiale.

Trieste, 28 ottobre – Gallerie antiaeree, ricoveri pubblici e bunker raccontano una pagina significativa della storia di Trieste durante la Seconda guerra mondiale. Per approfondire la conoscenza di queste strutture e del loro contesto storico, il Club Alpinistico Triestino organizza dal 5 al 30 novembre 2026 la dodicesima edizione delle Giornate di Speleologia Urbana, con un ricco programma di incontri e visite guidate aperti al pubblico.

La prima giornata sarà giovedì 5 novembre alle 20, nella sede del CAT, in via Raffaele Abro 5/A, a Trieste, con la presentazione degli appuntamenti a cura del direttore della rassegna Lucio Mircovich e a seguire la conferenza I bombardamenti aerei alleati sulla provincia di Trieste, tenuta da Maurizio Radacich.

Venerdì 6 novembre, alle 20, è prevista una visita alla galleria antiaerea di via Pendice Scoglietto, con ritrovo all’incrocio tra via Cologna e via Pendice dello Scoglietto. Accompagneranno i partecipanti Maurizio Bressan, Marino Codiglia, Dean Leonardelli e Lucio Mircovich.

Giovedì 12 novembre, alle 20, il programma proseguirà alla Kleine Berlin, in via Fabio Severo. Dopo l’introduzione di Maurizio Radacich, seguirà la visita guidata con Lucio Mircovich, Maurizio Bressan, Marino Codiglia e Dean Leonardelli.

Mercoledì 18 novembre, alle 20, sempre alla Kleine Berlin, Maurizio Radacich terrà la conferenza I ricoveri pubblici in galleria della provincia di Trieste, dedicata alle strutture realizzate per proteggere la popolazione durante i bombardamenti.

Giovedì 19 novembre, alle 20, si visiterà la galleria antiaerea di Scala al Monticello, con ritrovo davanti all’ingresso del Centro Commerciale Il Giulia. La visita sarà condotta da Maurizio Bressan, Marino Codiglia, Dean Leonardelli e Lucio Mircovich.

Mercoledì 25 novembre, alle 20, la Kleine Berlin ospiterà la conferenza I ricoveri della Ferriera di Servola, a cura di Silvio Masè e Marco Brogi, dedicata alle strutture di protezione legate allo storico polo industriale triestino.

Sabato 28 novembre, alle 14.30, lo staff del CAT accompagnerà i partecipanti alla scoperta dei bunker di Opicina, con ritrovo nel piazzale dell’Obelisco.

La manifestazione si concluderà lunedì 30 novembre, alle 20, nella sede del Club Alpinistico Triestino, con la conferenza I bunker tedeschi nella provincia di Trieste, a cura di Maurizio Bressan. Al termine saranno consegnati gli attestati di partecipazione.

Le visite permetteranno di conoscere direttamente strutture sotterranee spesso poco accessibili, approfondendone la funzione e il ruolo nella storia del territorio.

La partecipazione alle visite è subordinata all’iscrizione, con un massimo di 25 persone. La quota è di 50 euro per gli adulti e di 25 euro per i bambini sotto i 10 anni. Per le escursioni è consigliato un abbigliamento adeguato alla visita in galleria; la durata delle escursioni è di circa due ore, salvo imprevisti.

Le iscrizioni si effettuano presso la sede del CAT, in via Raffaele Abro 5/A, il martedì dalle 21 alle 23 oppure direttamente prima delle presentazioni. Il modulo è disponibile sul sito www.cat.ts.it e, una volta compilato, può essere inviato a cat@cat.ts.it, indirizzo al quale rivolgersi anche per informazioni. La quota comprende l’iscrizione al CAT e il materiale divulgativo previsto dall’iniziativa.

Con questa dodicesima edizione, il Club Alpinistico Triestino rinnova il proprio impegno nella divulgazione e nella valorizzazione del patrimonio sotterraneo cittadino, offrendo al pubblico l’opportunità di esplorare luoghi che conservano importanti testimonianze del passato.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

Via R. Abro, 5/A
34144 Trieste
cell.: 348 5164550
codice fiscale: 80016650329
e-mail:cat@cat.ts.it
pec:cat.trieste@pec.csvfvg.it
http://www.cat.ts.it

Ufficio Stampa: Alessandra Ressa +39 348 3515270

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Vizi preistorici? Incredibile ma vero: a Sulawesi piante psicoattive già 25.000 anni fa

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Le analisi dei denti di due cacciatori-raccoglitori di Sulawesi rivelano l’uso abituale della noce di areca, una pianta neuroattiva, fino a 25.000 anni fa

Uno studio pubblicato su Science Advances parla di due cacciatori-raccoglitori vissuti a migliaia di anni di distanza. Il più antico è datato tra circa 25.000 e 16.000 anni fa, mentre il secondo tra circa 7.600 e 6.300 anni fa.

Entrambi presentano sui denti profonde scanalature, compatibili con l’abitudine di trattenere e succhiare a lungo noci di areca intere. A rafforzare questa interpretazione sono state le analisi biomolecolari, che hanno individuato nei tessuti dentali tracce compatibili con la presenza di arecolina, il principale alcaloide neuroattivo dell’areca.

I ricercatori hanno anche condotto esperimenti dimostrando che mantenere a lungo una noce intera a contatto con la saliva può liberare arecolina in quantità sufficienti a produrre effetti fisiologici.

La noce di areca, seme della palma Areca catechu, ha effetti prevalentemente stimolanti dovuti soprattutto all’arecolina, un alcaloide che agisce sul sistema nervoso. Oggi viene spesso consumata nel cosiddetto betel quid, insieme a foglie di betel e calce spenta, ed è considerata una delle sostanze psicoattive più diffuse al mondo, con centinaia di milioni di consumatori soprattutto in Asia e nel Pacifico.

Frutti della palma Areca catechu, dai cui semi si ricava la cosiddetta noce di areca, contenente l’alcaloide psicoattivo arecolina. Foto: Dinesh Valke / Wikimedia Commons – CC BY-SA 2.0

Perché succhiavano le noci di areca?

La risposta rimane incerta. Entrambi gli individui soffrivano di importanti problemi dentali e gli autori considerano possibile che l’areca venisse utilizzata anche per le sue proprietà analgesiche.

Non è però possibile stabilire se questa fosse la ragione principale. Potrebbero aver avuto importanza anche gli effetti neuroattivi della pianta o motivazioni che i resti archeologici non permettono di ricostruire.

L’abitudine aveva inoltre conseguenze pesanti: la durezza delle noci provocava una progressiva usura dei denti e, in uno degli individui, le scanalature arrivavano fino alla cavità pulpare.

Una pratica precedente all’agricoltura

Il dato più interessante riguarda l’antichità del comportamento. I due individui erano cacciatori-raccoglitori preagricoli e il più antico testimonia questa pratica già nel Pleistocene superiore.

La scoperta suggerisce quindi che l’uso abituale di una pianta neuroattiva possa avere radici molto più antiche di quanto documentato finora.

Gli studiosi invitano comunque alla prudenza. I resti appartengono a soli due individui e non dimostrano che il comportamento fosse diffuso nell’intera popolazione di Sulawesi né che la pratica sia stata trasmessa senza interruzioni per migliaia di anni.

L’usura e le molecole rimaste nei denti possono restituire comportamenti quotidiani avvenuti decine di migliaia di anni fa, altrimenti difficili da riconoscere.

Che dire? Al prossimo Raduno inviteremo anche qualche cacciatore-raccoglitore… così, tanto per farli stare in buona compagnia.

Fonti

Science Advances – Betel nut sucking is the earliest recorded evidence for the habitual use of a neuroactive plant drug – 9 settembre 2026
https://doi.org/10.1126/sciadv.aei1901

Pikaia – Sulawesi: le più antiche tracce di droga? – 2026
https://pikaia.eu/sulawesi-piu-antiche-tracce-droga/

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O uplynulém víkendu se v krasu sešla partička pracantů s hlavním cílem pořešit přerostlou deponii v jeskyni V Jedlích

O uplynulém víkendu se v krasu sešla partička pracantů s hlavním cílem pořešit přerostlou deponii v jeskyni V Jedlích. A byli úspěšní. Z Termitiště se jim podařilo přesunout blíže k povrchu parádních 304 kýblů. Teď je tam dost místa na pár dalších prolongačních akcí v sondě. Kromě toho se V Jedlích bádalo také v Silvestrově chodbě a jedna menší akce proběhla i v jeskyni U Jedelské cesty, kde se podařilo postoupit odhadem o metr.



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Kam v neděli na výlet?

Kam v neděli na výlet? V jeskyních nefouká a neprší ;) A v neděli 1. listopadu bude všech 13 otevřeno ještě jako v říjnu! Viz https://www.caves.cz/sluzby-a-nabidky/oteviraci-doba-jeskyni?datum=2026-11-01 - nejen Bozkovské dolomitové jeskyně na snímku...



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