Le Trozze di Nardò: il Gruppo Speleologico Neretino racconta la storia dell’acqua nel Salento
Il 26 aprile 2026, al Chiostro dei Carmelitani, una serata divulgativa porta alla luce il patrimonio idrico rurale del Salento: pozzi scavati a mano, trozze e ingegno contadino come testimonianze di una civiltà dell’acqua da tutelare.
Trozze del Salento: quando l’acqua era il tesoro della terra
Il Salento non ha fiumi. Non ha laghi perenni. Ha la roccia calcarea, il sole, e l’ingegno degli uomini che per secoli hanno dovuto strappare ogni goccia d’acqua al sottosuolo. In questo contesto nasce il mondo delle trozze, strutture ipogee di raccolta idrica scavate a mano nel tufo, che rappresentano uno dei capitoli più affascinanti dell’architettura rurale minore del territorio salentino.
La parola trozza deriva dal latino medievale trochlea, a sua volta dal greco ????????, che significa “carrucola”. Non si tratta di un semplice pozzo: la trozza è un pozzo tanto profondo da richiedere obbligatoriamente una carrucola per l’estrazione dell’acqua, con una struttura esterna spesso curata con pregevolissimi esiti estetici. Alcune trozze, come la celebre Trozza di Villa Scrasceta a Nardò, recano ancora iscrizioni latine d’epoca moderna che raccontano la data di inizio dello scavo e il giorno in cui l’acqua fu finalmente raggiunta.
Il GSN incontra la storia: una serata sul patrimonio rurale
Il Gruppo Speleologico Neretino organizza domenica 26 aprile 2026, alle ore 19:30, una serata dedicata alla conoscenza e alla salvaguardia delle opere rurali minori del Salento. L’appuntamento si terrà nella Sala Conferenze del Chiostro dei Carmelitani di Nardò, lo storico spazio ricavato nell’ex Convento carmelitano che dal 1150 ospitò la comunità religiosa. La sala, dotata di 60 posti a sedere, è da anni punto di riferimento culturale della città.
La serata è intitolata Le Trozze: dove l’acqua accarezza la terra, ed è realizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale Carabinieri – Sezione “Salvo D’Acquisto” di Nardò, guidata dal Maresciallo Mario Guagnano. L’evento gode del patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Nardò, nella persona del dott. Francesco Plantera, che porterà i saluti istituzionali.
Relatori e interventi: la voce degli speleologi del Salento
Gli interventi tecnici e divulgativi saranno a cura di Francesco Orlando e Antonio D’Elia, entrambi del Gruppo Speleologico Neretino. Il GSN, fondato nel 1972 come affiliata al Centro Speleologico Meridionale del professor Pietro Parenzan, è attivo da oltre cinquant’anni nel territorio salentino. La sua sede si trova all’interno del Castello Aragonese Acquaviva di Nardò.
Nel corso degli anni il gruppo ha dato il proprio contributo allo studio delle grotte marine del Salento, alla ricerca biospeleologica, all’archeologia rupestre e ora alla documentazione del patrimonio idraulico rurale. La serata si inserisce in una lunga tradizione di incontri divulgativi organizzati dal GSN per avvicinare il pubblico al territorio sotterraneo e ai suoi manufatti.
Pozzi e trozze del Salento: l’ingegno contadino contro la siccità
In un territorio privo di corsi d’acqua superficiali, la sopravvivenza dipendeva dalla capacità di raccogliere e conservare l’acqua piovana o di raggiungere la falda freatica attraverso scavi a mano. Le trozze rappresentano la risposta più sofisticata a questa sfida: pozzi profondi, talvolta ornati, dotati di carrucola per l’estrazione, che richiedevano mesi di lavoro e grandi risorse economiche.
Accanto alle trozze, il paesaggio rurale salentino conserva altri manufatti idraulici: le pozzelle della Grecìa Salentina, cisterne ipogee scavate nelle depressioni carsiche per raccogliere l’acqua piovana in zone dove la falda superficiale era assente; le cisterne dei masseri e delle ville rurali; e poi la ‘ngegna, il sistema di pompaggio ad energia animale precursore dell’elettropompa moderna. Ognuno di questi manufatti racconta una strategia di adattamento all’ambiente carsico e arido del Salento.
Un recente volume curato da Antonio Costantini e Stefano Margiotta, Salento. I monumenti dell’acqua, ricostruisce le letture storico-geografiche e idrico-geologiche di queste architetture rurali, confermando l’importanza scientifica e culturale di pozzi, pozzelle, neviere e cisternoni disseminati nel territorio.
Conoscere per tutelare: il valore della speleologia civile
L’obiettivo della serata non è puramente storico. La tutela delle opere rurali minori passa prima di tutto dalla loro conoscenza e dalla consapevolezza del loro valore identitario. Il Gruppo Speleologico Neretino, da anni impegnato in attività di esplorazione, documentazione e divulgazione, porta avanti questa missione anche al di fuori delle grotte naturali, estendendo lo sguardo speleologico ai manufatti ipogei di origine antropica.
Le trozze del Salento sono testimonianze concrete di come le comunità rurali abbiano costruito nel tempo un rapporto sostenibile con le risorse idriche del territorio. In un momento in cui il cambiamento climatico mette sotto pressione gli acquiferi carsici pugliesi, riscoprire e valorizzare queste opere assume un significato che va ben oltre l’interesse antiquario.
La serata del 26 aprile al Chiostro dei Carmelitani è aperta al pubblico. L’apertura è affidata al Maresciallo Mario Guagnano, Presidente dell’ANC Sezione di Nardò, con i saluti del dott. Francesco Plantera in rappresentanza dell’Assessorato alla Cultura.
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