Grotta Vittorio Vecchi, a Sezze emerge una tana di iena del Pleistocene
La terza campagna di scavo nella cavità dei Monti Lepini ha indagato un livello di antico e ha restituito nuovi materiali del II millennio a.C.
A Sezze, la terza campagna di scavo archeologico nella Grotta Vittorio Vecchi ha portato all’individuazione di un livello pleistocenico interpretato come tana di iena preistorica. Le indagini hanno riguardato anche i depositi funerari e cultuali del II millennio a.C., nei quali sono stati rinvenuti vasi, fibule in bronzo e manufatti in osso lavorato.
La notizia riguarda una cavità già nota per la sua lunga frequentazione preistorica. Il nuovo dato aggiunge una fase molto più antica alla sequenza di evidenze conservate nella grotta. Secondo quanto comunicato al termine delle ricerche, si tratta della prima testimonianza finora individuata di una tana di iena pleistocenica sui Monti Lepini.
Grotta Vittorio Vecchi e la tana di iena di 50mila anni fa
Le ricerche hanno esaminato per la prima volta un livello del Pleistocene nella Grotta Vittorio Vecchi. Questo livello è stato ricondotto a una tana di iena la cui datazione è ancora in corso. Il riconoscimento, allo stato attuale delle indagini, segnala quindi la presenza di questi carnivori nel territorio lepino durante il Pleistocene superiore.
L’espressione “tana di iena” indica un deposito formato o modificato dalla frequentazione dei grandi carnivori. Nelle grotte, le iene potevano accumulare resti delle prede e lasciare tracce della propria attività. La definizione puntuale del contesto di Sezze dipenderà dagli studi sui reperti faunistici, sulle eventuali tracce di rosicchiamento e sulla stratigrafia del deposito.
Il risultato ha interesse territoriale. Non dimostra soltanto la presenza di fauna pleistocenica nella cavità, ma apre una nuova prospettiva di ricerca sulle dinamiche ambientali e sui popolamenti animali dei Monti Lepini nel periodo considerato. Le comunicazioni disponibili non indicano ancora la specie attribuita né un elenco dei resti faunistici rinvenuti. Questi elementi richiederanno analisi specialistiche e successive pubblicazioni.
Scavi archeologici nella Grotta Vittorio Vecchi
La campagna è stata condotta dal professor Mario Federico Rolfo dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, insieme a Rolfo lo scavo è stato coordinato anche da Angelica Ferracci e Francesca Cortese, dottoranda e ricercatrice di Roma Tor Vergata. L’attività si è svolta con il Comune di Sezze e con l’autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Lazio. Hanno partecipato anche geologi dell’INGV e dell’Università di Pisa, insieme a ricercatori, dottorandi e laureandi.
Nel settore riferibile al II millennio a.C. sono emersi numerosi vasi, fibule in bronzo e oggetti in osso lavorato. I materiali contribuiscono alla lettura delle pratiche cultuali svolte nella Grotta Vittorio Vecchi. La cavità conserva infatti una documentata fase di uso funerario e rituale nella protostoria.
Le ricerche avviate nel 2024 avevano già confermato una frequentazione cultuale e funeraria di circa 4mila anni fa. In quelle indagini erano state segnalate aree di combustione, resti animali di pecore, capre e maiali, semi combusti e numerosi frammenti ceramici. Erano emersi anche resti umani, in parte dispersi nelle zone più strette e impervie della cavità.
Dalla necropoli dell’Età del Bronzo al Pleistocene
La Grotta Vittorio Vecchi era stata scoperta dagli speleologi. Le campagne di scavo del 1988 e del 1989 avevano accertato l’uso della cavità come sepolcreto per oltre 40 persone di una comunità insediata nell’area. Lo studio della ceramica e degli oggetti metallici ha collocato quella utilizzazione tra l’antica e la media Età del Bronzo, nella prima metà del II millennio a.C.
La nuova indagine mette così in relazione due tempi molto distanti della storia della cavità. Da una parte vi è la frequentazione animale attribuita al Pleistocene superiore. Dall’altra vi sono le pratiche funerarie e cultuali delle comunità protostoriche. La continuità delle ricerche consentirà di chiarire la successione dei depositi e le trasformazioni subite dall’ambiente sotterraneo.
La lettura archeologica richiede prudenza. I materiali e le datazioni comunicati sono parte di un lavoro in corso. L’équipe ha annunciato che i risultati saranno illustrati alla cittadinanza in un convegno previsto nell’ambito del Natale Setino. Per la comunità speleologica, la Grotta Vittorio Vecchi resta un caso di interesse perché riunisce in una stessa cavità evidenze paleontologiche, archeologiche e di uso rituale del sottosuolo.
Fonti
- Radio Luna, “Sezze: terminati gli scavi presso la grotta Vittorio Vecchi, scoperta la presenza di tane di iena pleistocenica sui Monti Lepini”, 20 settembre 2026: https://www.radioluna.it/news/2026/09/sezze-terminati-gli-scavi-presso-la-grotta-vittorio-vecchi-scoperta-la-presenza-di-tane-di-iena-pleistocenica-sui-monti-lepini/
- La Scintilena, “Nuovi scavi della Cattedra di Preistoria dell’Università di Roma Tor Vergata a Sezze”, 16 agosto 2024: https://www.scintilena.com/nuovi-scavi-della-cattedra-di-preistoria-delluniversita-di-roma-tor-vergata-a-sezze/08/16/
- Alessandro Guidi e Lucia Rosini, Materiali protostorici dalla grotta Vittorio Vecchi (Sezze Romano, LT), BAR Publishing, 2019: https://www.fulcrum.org/concern/monographs/qr46r256j
- Clemente Pistilli, “Grotta Vittorio Vecchi, scoperta a Sezze una tana di iena preistorica”, la Repubblica, 20 settembre 2026: https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/09/20/news/sezze_grotta_vittorio_vecchi_scoperta_tana_iena_preistorica-425596922/
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