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Racconti di Roccia a Genga, la fotografia speleologica entra nel buio delle grotte

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Andrea Moretti ospite della prima serata dedicata alla speleologia

Venerdì 18 settembre 2026, dalle 20 alle 21, La Sosta di Genga San Vittore, nell’area che in precedenza ospitava il bar La Pinta, conosciuto anche come Climber, ospiterà il primo appuntamento speleologico della rassegna “Racconti di Roccia”. La serata è promossa e gestita dai responsabili del locale, Leo e Andrea, e vedrà la partecipazione del Gruppo Speleologico CAI Jesi.

L’incontro sarà dedicato a “Fotografare il Buio”, progetto e tema sviluppato da Andrea Moretti, fotografo e speleologo fiorentino. L’appuntamento è rivolto agli speleologi, agli appassionati di fotografia e a tutte le persone interessate a conoscere il mondo sotterraneo attraverso le immagini.

La comunicazione diffusa dal Gruppo Speleologico CAI Jesi presenta l’iniziativa come una serata aperta, pensata per favorire l’incontro tra la comunità speleologica e il pubblico del territorio. Il programma grafico indica l’orario 20:00-21:00 e la sede di La Sosta, a Genga San Vittore.

Fotografare il Buio, un progetto tra tecnica e percezione

Il progetto “Fotografare il Buio” nasce da una ricerca personale di Andrea Moretti sulla fotografia speleologica. Una prima esposizione è stata realizzata a Costacciaro, in provincia di Perugia, nel novembre 2023, durante il Raduno Speleologico Internazionale. Secondo la presentazione dell’autore, quella mostra ha rappresentato l’avvio di un lavoro ancora in evoluzione.

La fotografia di Moretti parte da una condizione specifica dell’esplorazione sotterranea: la grotta non offre una luce naturale capace di descrivere spontaneamente forme, distanze e volumi. La scena viene rivelata dalle sorgenti luminose portate dagli speleologi. Il fascio di una lampada mostra solo una parte dell’ambiente e cambia con il movimento di chi esplora.

La fotografia permette di fissare questo rapporto tra luce, spazio e presenza umana. Le immagini non restituiscono soltanto concrezioni o grandi sale. Possono mostrare la scala dell’ambiente, la profondità dei pozzi, la continuità dei meandri e il modo in cui il corpo si muove nella cavità.

La pagina dedicata al progetto descrive fotografie realizzate in diverse grotte, tra cui la Grotta del Belagaio, l’Antro del Corchia, la Grotta del Bue Marino, la Grotta Verde e la Cueva de Julia y Simona. Il lavoro comprende anche una componente testuale, sviluppata con Eugenio Griffoni, che accompagna le immagini e propone una riflessione sul significato del buio nell’esperienza speleologica.

La fotografia speleologica come documentazione

Nella speleologia, documentare una grotta significa raccogliere informazioni utili alla conoscenza e alla successiva verifica. Il rilievo topografico descrive lo sviluppo della cavità. Le coordinate individuano l’ingresso. Le osservazioni geologiche, idrologiche e biologiche aggiungono altri elementi. La fotografia integra questi dati con una registrazione visiva immediata.

Una fotografia correttamente associata a una cavità può fornire informazioni sull’ingresso, sulle morfologie interne, sulle concrezioni, sui depositi, sui corsi d’acqua e sui segni dell’impatto umano. Per essere utile, deve essere accompagnata da una didascalia precisa. Sono importanti il nome della grotta, la zona, la data, l’autore e, quando possibile, il punto del rilievo o la posizione dello scatto.

Il materiale didattico di riferimento della Società Speleologica Italiana colloca fotografia e rilievo all’interno del più ampio processo di esplorazione, documentazione e divulgazione. La fotografia non sostituisce il rilievo. Ne costituisce un complemento, perché consente di confrontare nel tempo l’aspetto di un ambiente e di registrare dettagli che possono sfuggire alla descrizione scritta.

Immagini e tutela delle grotte

La fotografia ha un ruolo anche nella tutela delle grotte. Un’immagine può rendere visibile a chi non frequenta gli ambienti ipogei la fragilità di una concrezione, la presenza di fauna cavernicola o l’effetto di rifiuti e manomissioni. La conoscenza pubblica del patrimonio sotterraneo può sostenere attività di monitoraggio, educazione ambientale e conservazione.

La documentazione fotografica è utile anche per confrontare condizioni diverse nel tempo. Una serie di immagini ripetute dalla stessa posizione può evidenziare variazioni del livello dell’acqua, alterazioni delle concrezioni, nuove tracce di frequentazione o cambiamenti nella presenza di organismi. In questo modo la fotografia diventa una forma di archivio ambientale.

La divulgazione deve essere accompagnata da responsabilità. Pubblicare l’immagine di una grotta non significa necessariamente diffondere l’esatta posizione di ogni cavità. Per ambienti vulnerabili o con specie sensibili, le informazioni localizzative devono essere valutate con attenzione. Durante gli scatti occorre evitare il contatto con concrezioni, disturbo della fauna e alterazione dei microhabitat.

L’importanza della fotografia nella tutela dipende quindi dalla qualità del metodo. Una fotografia spettacolare ma priva di contesto può avere un valore limitato. Un’immagine accompagnata da dati essenziali e realizzata senza danneggiare l’ambiente può diventare un documento utile alla ricerca e alla conservazione.

Tecniche per fotografare gli ambienti sotterranei

Fotografare il buio richiede il controllo di esposizione, messa a fuoco e illuminazione. Tempi lunghi consentono di registrare più luce, ma aumentano il rischio di mosso. Apertura e sensibilità ISO devono essere bilanciate per contenere il rumore e mantenere leggibili le superfici rocciose.

Le luci artificiali possono essere distribuite in punti diversi della cavità. Una fonte frontale appiattisce le forme. Luci laterali o arretrate possono evidenziare rilievi, fratture e profondità. La collaborazione tra fotografo e compagni di squadra è essenziale, perché le persone possono illuminare porzioni diverse della scena e offrire un riferimento dimensionale.

Umidità, fango, condensa e superfici irregolari rendono necessario proteggere l’attrezzatura. La preparazione dell’uscita comprende batterie, sistemi di illuminazione, supporti, protezioni e una valutazione dei tempi necessari. La tecnica resta subordinata alla sicurezza della squadra e alla conservazione della grotta.

Un appuntamento aperto al territorio

La serata di Genga San Vittore offre un’occasione di confronto sulla fotografia speleologica e sul modo in cui il buio può essere trasformato in racconto visivo. Andrea Moretti presenterà la propria esperienza e la propria lettura degli ambienti sotterranei. Il Gruppo Speleologico CAI Jesi contribuirà a collegare l’incontro alla pratica speleologica e alla conoscenza delle cavità del territorio.

“Racconti di Roccia” si apre così a un tema che unisce esplorazione, tecnica, arte della luce e documentazione scientifica. La fotografia può avvicinare il pubblico alle grotte, purché la loro rappresentazione mantenga insieme accessibilità e rispetto. La serata è prevista per venerdì 18 settembre 2026, dalle 20 alle 21, presso La Sosta di Genga San Vittore.

Fonti

Frasassi Andrea Moretti

L'articolo Racconti di Roccia a Genga, la fotografia speleologica entra nel buio delle grotte proviene da Scintilena.

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