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Microplastiche nelle acque di stillicidio: il Carso di Slivia entra nello studio sulle contaminazioni sotterranee

August 7th 2026 at 07:30

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Microplastiche nelle acque di stillicidio della Grotta delle Torri di Slivia: uno studio pubblicato su Groundwater for Sustainable Development rileva fibre cellulosiche, PET e poliuretano e richiama la necessità di monitorare le connessioni tra superficie e sottosuolo.

Microplastiche nelle acque di stillicidio, un primo riscontro

Le microplastiche nelle acque di stillicidio sono state documentate per la prima volta da una ricerca condotta nella Grotta delle Torri di Slivia, o Pejca v Lazcu, nel Carso Classico del Nord-Est italiano.

Il lavoro, intitolato Falling from the ceiling: first evidence of microplastic and microfibre pollution in cave dripping waters, è apparso nel volume 34 di Groundwater for Sustainable Development, rivista Elsevier, ed è disponibile in accesso aperto.

Lo studio è firmato da Valentina Balestra, Raffaella Mossotti, Luca Zini e Rossana Bellopede. Le affiliazioni riuniscono Università di Torino, Politecnico di Torino, CNR-STIIMA, Università di Trieste e Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca.

La ricerca concentra l’attenzione sull’acqua che percola dalla copertura rocciosa e alimenta gli stillicidi di grotta.

Questo flusso rappresenta un collegamento diretto tra ciò che avviene al suolo e gli ambienti ipogei. Nei sistemi carsici, fratture, condotti e doline favoriscono un trasferimento relativamente rapido degli inquinanti verso falde e cavità.

Grotta delle Torri di Slivia e campionamento

Alla Grotta delle Torri di Slivia sono stati esaminati sette punti di campionamento.

Microparticelle antropiche sono state rilevate in quattro punti; le microplastiche vere e proprie sono emerse in tre. Le quantità di microplastiche variavano da zero a 23 particelle per litro.

Il dato non descrive una contaminazione uniforme della cavità.

Indica, invece, differenze locali che potranno essere chiarite solo ricostruendo con maggiore dettaglio i percorsi dell’acqua di infiltrazione, le condizioni meteorologiche e gli usi del suolo nelle rispettive aree di alimentazione.

Gli autori hanno combinato microscopia e analisi spettroscopiche per contare e caratterizzare le particelle.

Questo passaggio è rilevante perché l’osservazione visiva da sola non consente di attribuire con certezza la composizione del materiale.

Una precedente indagine in acque carsiche italiane aveva già applicato filtrazione, microscopia con e senza luce UV e verifiche spettroscopiche, evidenziando l’utilità di metodi integrati.

Microfibre cellulosiche, PET e poliuretano

Il risultato più evidente riguarda la composizione. L’80,5% delle microparticelle antropiche analizzate era di natura cellulosica e l’81,6% presentava forma fibrosa. Il cotone è risultato il materiale più frequente tra le fibre.

Le microplastiche nelle acque di stillicidio identificate con certezza comprendevano soprattutto PET, cioè polietilene tereftalato, e poliuretano. Erano prevalentemente frammenti; è stata segnalata una sola fibra in PET.

Le particelle inferiori a un millimetro costituivano l’89,3% del totale. La classe dimensionale tra 0,49 e 0,10 millimetri era la più rappresentata, con il 51,5% delle particelle.

Il quadro è coerente con quanto osservato in altre ricerche dedicate alle acque carsiche.

Un’indagine pubblicata nel 2023 ha rilevato nelle acque di grotta tra 12 e 54 microplastiche per litro, con una media di 28; le fibre rappresentavano il 95,1% delle particelle e la maggioranza misurava meno di un millimetro.

Doline, infrastrutture e vie di trasporto

Lo studio non attribuisce la contaminazione a una fonte unica. Tra le possibili sorgenti sono indicate discariche e rifiuti nelle doline, attività umane del territorio, infrastrutture viarie e ferroviarie prossime, oltre alle interazioni tra inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo.

Queste ipotesi richiedono verifiche mirate. Il carsismo è un sistema aperto e vulnerabile: le acque superficiali possono entrare rapidamente nel sottosuolo, con tempi di filtrazione spesso ridotti rispetto ad altri acquiferi. In un monitoraggio statunitense su sorgenti carsiche, le concentrazioni di microplastiche sono aumentate in relazione all’urbanizzazione e ai regimi di piena, a conferma dell’importanza del contesto territoriale e degli eventi idrologici.

Per le microplastiche nelle acque di stillicidio, un futuro programma di indagine dovrà quindi associare analisi dei sedimenti e delle acque superficiali, caratterizzazione delle particelle aerodisperse, tracciamento idrogeologico e controlli ripetuti nelle diverse stagioni.

Anche le piogge intense meritano attenzione: studi su falde carsiche hanno osservato che gli eventi di precipitazione possono modificare abbondanza e trasporto delle microplastiche.

Conservazione delle acque carsiche e fauna ipogea

La presenza di microplastiche nelle acque di stillicidio pone una questione che riguarda insieme risorsa idrica, habitat e fauna sotterranea.

Le cavità carsiche ospitano comunità adattate a condizioni ambientali stabili e dipendono da apporti idrici che provengono dall’esterno.

Le evidenze disponibili non consentono di definire nello specifico il rischio ecologico per la Grotta delle Torri di Slivia.

Lo studio segnala però la necessità di considerare gli effetti potenziali su ecosistemi e risorse idriche e propone monitoraggi multidisciplinari orientati alla conservazione.

Il risultato si inserisce in un filone di ricerca in crescita. Nelle grotte turistiche italiane, uno studio sui sedimenti ha trovato microplastiche in tutte le cavità considerate, con valori medi più alti sui percorsi turistici rispetto alle aree speleologiche: 4.300 contro 2.570 particelle per chilogrammo.

La nuova indagine aggiunge un elemento diverso: non riguarda soltanto i depositi o le acque interne, ma le microplastiche nelle acque di stillicidio, cioè nel passaggio con cui la superficie continua a interagire con la grotta. Per gestori, speleologi, ricercatori e amministrazioni locali, la priorità indicata è estendere i controlli dal sottosuolo al bacino di alimentazione.

La collaborazione con grotte turistiche e gruppi speleologici viene indicata dagli autori come utile per avviare studi pilota e raccogliere dati comparabili.

Fonti

Fonti
[1] first evidence of microplastic and microfibre pollution in … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2352801X26000949
[2] Preliminary investigations of microplastic pollution in karst systems, from surface watercourses to cave waters – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36424222/
[3] Microplastiche nelle grotte turistiche: una nuova minaccia per il … https://www.scintilena.com/microplastiche-nelle-grotte-turistiche-una-nuova-minaccia-per-il-patrimonio-geologico-mondiale/11/23/
[4] Urbanization and Flooding Enhance Microplastic Pollution in Karst Aquifers https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2022AGUFM.H56D..07B/abstract
[5] Preliminary Study on the Distribution, Source, and Ecological … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9691064/
[6] Microplastics in caves: A new threat in the most famous geo-heritage in the world. Analysis and comparison of Italian show caves deposits https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0301479723009775
[7] Microplastiche nelle grotte del Timavo: la contaminazione raggiunge … https://www.scintilena.com/microplastiche-nelle-grotte-del-timavo-la-contaminazione-raggiunge-300-metri-di-profondita/02/19/
[8] Microplastiche e Microfibre nei Sistemi Carsici – Scintilena https://www.scintilena.com/microplastiche-e-microfibre-nei-sistemi-carsici-nella-tesi-di-dottorato-di-valentina-balestra/01/29/
[9] Microplastiche in Grotte Inesplorate: Studio Inedito Rivela Inquinamento nel “Continente Buio” Abruzzese – Scintilena https://www.scintilena.com/microplastiche-in-grotte-inesplorate-studio-inedito-rivela-inquinamento-nel-continente-buio-abruzzese-2/08/24/
[10] Microplastiche nei Sistemi Carsici: l’Inquinamento Silenzioso che … https://www.scintilena.com/microplastiche-nei-sistemi-carsici-linquinamento-silenzioso-che-raggiunge-il-cuore-della-terra/04/26/
[11] Microplastiche nelle grotte turistiche italiane: una nuova minaccia per il patrimonio geologico mondiale – Scintilena https://www.scintilena.com/microplastiche-nelle-grotte-turistiche-italiane-una-nuova-minaccia-per-il-patrimonio-geologico-mondiale/08/17/
[12] Microplastiche nelle acque sotterranee: identificata … https://www.scintilena.com/microplastiche-nelle-acque-sotterranee-identificata-presenza-anche-nella-fauna-ipogea/12/28/
[13] Grotte del Carso e Ambiente: Un Evento di Divulgazione … https://www.scintilena.com/grotte-del-carso-e-ambiente-un-evento-di-divulgazione-scientifica-alle-torri-di-slivia/09/17/
[14] Nuovo libro: Impatto umano sulla grotte messicane (in inglese e … https://www.scintilena.com/nuovo-libro-impatto-umano-sulla-grotte-messicane-in-inglese-e-spagnolo/02/26/
[15] Libri: Karst Hydrogeology, Geomorphology and Caves in offerta fino … https://www.scintilena.com/libri-karst-hydrogeology-geomorphology-and-caves-in-offerta-fino-a-fine-anno/06/23/
[16] Solo un mese per scaricare il nuovo studio sulle microplastiche nelle … https://www.scintilena.com/solo-un-mese-per-scaricare-il-nuovo-studio-sulle-microplastiche-nelle-grotte-turistiche-italiane/06/10/
[17] Microplastiche nelle Acque Sotterranee: Nuovo Studio nel Regno Unito Rivela Dati Preoccupanti – Scintilena https://www.scintilena.com/microplastiche-nelle-acque-sotterranee-nuovo-studio-nel-regno-unito-rivela-dati-preoccupanti/11/20/
[18] Studio e ricerca delle tracce invisibili dell’inquinamento … https://www.scintilena.com/studio-e-ricerca-delle-tracce-invisibili-dellinquinamento-plastico/04/25/
[19] Slovenia – 25th International Karstological School “Classical Karst” MILESTONES AND CHALLENGES IN KARSTOLOGY – Scintilena https://www.scintilena.com/slovenia-25th-international-karstological-school-classical-karst-milestones-and-challenges-in-karstology/03/05/
[20] Via all’ International Spring Project per monitorare le microplastiche nelle grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/via-all-international-spring-project-per-monitorare-le-microplastiche-nelle-grotte/08/04/
[21] Lost in the Dark: Current Evidence and Knowledge Gaps About Microplastic Pollution in Natural Caves https://arts.units.it/retrieve/2bffc6be-4ce5-4101-b6fe-b6f791b2dca5/Piccardo%20&%20Bevilacqua_2024_Environments.pdf
[22] Microplastic pollution in karst areas: a threat to caves … https://iris.polito.it/handle/11583/2972057
[23] Preliminary investigations of microplastic pollution in karst systems, from surface watercourses to cave waters https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0169772222001656
[24] Above and in the underground: Linking microplastic patterns in cave … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0269749125013120
[25] Research article Seasonal dynamics and typology of microplastic pollution in Huixian karst wetland groundwater: Implications for ecosystem health https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0301479724008685
[26] Microplastics in Pristine Caves of the Classic Karst (NE Italy) https://arts.units.it/handle/11368/3125238
[27] [PDF] A case study from Classical karst – AIR Unimi https://air.unimi.it/retrieve/d649ed0d-9515-4fcd-8280-45d334b6fe77/Balestra%20et%20al%202024%20microplastics%20karst%20proteus.pdf
[28] The invisible problem of microplastics and microfibres in … https://iris.polito.it/retrieve/14d5b429-f9d4-426b-97cc-92cf6a97fafe/conv_2025-12%20thesis%20balestra%20valentina%20mps%20karst%20systems%20nd%20aquifers.pdf
[29] Assessing Microplastic Contamination Within Karst … https://uknowledge.uky.edu/context/ees_etds/article/1120/viewcontent/FareediThesis2024.pdf

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  • Campo InGrigna! 2026, si parte. E qualcuno è già a -1200
    Condividi Tra elicotteri, corde, Nutella che anche quest’anno non congela, un orso curioso e una squadra già sottoterra, prende il via Campo InGrigna! 2026 Ci siamo. Per qualcuno il conto alla rovescia è finito già da un pezzo, per altri inizierà sabato mattina con il primo zaino da sollevare. Per tutti, però, Campo InGrigna! significa la stessa cosa: tornare sotto il Grignone per esplorare, scavare, cercare quello che ancora non si conosce. Dopo settimane di preparativi, carichi improbabi
     

Campo InGrigna! 2026, si parte. E qualcuno è già a -1200

August 7th 2026 at 06:00

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Tra elicotteri, corde, Nutella che anche quest’anno non congela, un orso curioso e una squadra già sottoterra, prende il via Campo InGrigna! 2026

Ci siamo. Per qualcuno il conto alla rovescia è finito già da un pezzo, per altri inizierà sabato mattina con il primo zaino da sollevare. Per tutti, però, Campo InGrigna! significa la stessa cosa: tornare sotto il Grignone per esplorare, scavare, cercare quello che ancora non si conosce.

Dopo settimane di preparativi, carichi improbabili e una logistica che farebbe impallidire una spedizione himalayana, sabato 8 agosto prende ufficialmente il via Campo InGrigna! 2026.

Anzi, a dire il vero, per qualcuno il campo è già iniziato.

Mentre il resto della compagnia prepara zaini, tende e pentoloni, Alex Rinaldi, mitico youtuber e ormai anche anglofono, Francesco Ferraro e Federico Temponi, uno dei “Pischelli” del Progetto Sebino, sono già impegnati in una punta al fondo di W le Donne. L’obiettivo? Scendere, sistemare il campo alle Gallerie Grazie Giovanni (-1200 m) e trasportare tutto il necessario per la successiva risalita dell’attivo a circa -1330 metri.

In ogni caso dovrebbero riemergere sabato mattina. Se così non fosse… diciamo che inizieremo a preoccuparci. Se invece usciranno come previsto, li aspettano le brioche.

Nel frattempo la Grigna fa sapere di essere pronta ad accogliere tutti. Persino un orso, avvistato nei pressi dell’Alpe di Era, sembra interessato al programma del campo. Speriamo soltanto che decida di seguire un altro itinerario.

Anche il meteo contribuisce alle sorprese. Erika e Luca, dell’alpeggio vicino, raccontano che quest’anno la temperatura notturna non scende sotto i 18 °C. Un’anomalia che farà sorridere chi ricorda le edizioni in cui, ad agosto, la Nutella si trasformava in un blocco di marmo già all’ora di colazione.

Sabato arriveranno naturalmente gli immancabili Andrea Maconi, con Felicita e la piccola Petra, e Marco Corvi — perché, diciamolo, senza di loro il Grignone non apre la stagione speleologica — insieme agli immancabili locali e non locali protagonisti degli altri campi, ai primi liguri, agli svizzeri e agli ormai “italici polacchi” Kaja, Frytka e Jurek, ormai di casa sulle montagne lecchesi.

I preparativi sono stati quelli delle grandi occasioni. Un volo di elicottero, naturalmente — che campo sarebbe senza elicottero? —, poche auto ma caricate ben oltre ogni ragionevole concetto di bagagliaio (in totale sicurezza… probabilmente), un super generatore arrivato dalla Liguria (chi mai si aspetterebbe una simile generosità?), bobine di corda, viveri, acqua e tutto ciò che serve per far funzionare una piccola comunità speleologica in quota.

Gli obiettivi, come sempre, non mancano. Oltre al ritorno a W le Donne, c’è da verificare se Poltergeist sia ancora aperto e, nel caso, armarlo, raggiungere una promettente cavità sulla parete del Sasso dei Carbonari e un misterioso buco in parete per il quale servirebbero “appena” 250 metri di corda, da calare lungo una parete alta circa 500 metri. Poi ci sono il Pozzo nel Dito, il celebre Abisso delle Spade, l’Abisso Buzio, Trentinaglia e, naturalmente, Orione, magari con una notte al Rifugio Bietti.

Insomma, il solito facile riscaldamento (Bietti a parte).

Quest’anno, però, mancherà qualcosa di importante. Il Rifugio Bogani resta chiuso e, più ancora dell’edificio, mancheranno il sorriso e l’accoglienza di Mariangela ed Enrico, che per tanti anni hanno rappresentato una presenza familiare per generazioni di speleologi e che ora si godono il meritato riposo.

Una vera spedizione, altro che Uzbekistan“, scrive Alex Rinaldi. Difficile dargli torto.

Vista la chiusura del Bogani, è stato importante comunicare per tempo la propria partecipazione, così da permettere agli organizzatori di pianificare logistica e approvvigionamenti. E’ richiesto un piccolo contributo, destinato a coprire viveri comuni, acqua, materiali di consumo e trasporto con elicottero. Colazione e pranzo al sacco sono invece a carico dei partecipanti.

Per informazioni si possono contattare Andrea Maconi o Alex Rinaldi. Naturalmente, se e quando escono di grotta. Oppure, più semplicemente, quando ritroveranno un po’ di… campo (telefonico).

Buon Campo InGrigna! 2026.

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  • Nascosto in piena vista: il “Demon Cavefish” protagonista di un webinar della Balkan Speleological Union
    Condividi Una grotta monitorata per oltre tre decenni ha restituito una delle più sorprendenti scoperte della biospeleologia moderna: un nuovo genere di pesce cavernicolo. Il 12 agosto prossimo Matthew L. Niemiller ne racconterà la storia in un webinar della BSU Hidden in Plain Sight: The Discovery of Demogorgonichthys arcanus, a New Genus and Species of Cavefish from Alabama È il titolo usato da Matthew L. Niemiller per raccontare la scoperta del nuovo pesce cavernicolo dell’Alabama. “Hid
     

Nascosto in piena vista: il “Demon Cavefish” protagonista di un webinar della Balkan Speleological Union

August 7th 2026 at 05:00

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Una grotta monitorata per oltre tre decenni ha restituito una delle più sorprendenti scoperte della biospeleologia moderna: un nuovo genere di pesce cavernicolo. Il 12 agosto prossimo Matthew L. Niemiller ne racconterà la storia in un webinar della BSU

Hidden in Plain Sight: The Discovery of Demogorgonichthys arcanus, a New Genus and Species of Cavefish from Alabama

È il titolo usato da Matthew L. Niemiller per raccontare la scoperta del nuovo pesce cavernicolo dell’Alabama. “Hidden in Plain Sight” è un’espressione inglese che significa letteralmente “Nascosto in piena vista”, cioè qualcosa che è sempre stato davanti agli occhi di tutti, ma che nessuno aveva riconosciuto per ciò che era. È un titolo particolarmente azzeccato, considerando che il pesce viveva in una grotta studiata da oltre trent’anni.

Anche le grotte più conosciute possono custodire segreti inattesi.

La Balkan Speleological Union (BSU) propone per il 12 agosto 2026 un incontro online dedicato a una delle scoperte biospeleologiche più sorprendenti degli ultimi anni: Demogorgonichthys arcanus, il “Demon Cavefish”.

Si tratta di un pesce cavernicolo cieco e privo di pigmentazione che ha portato gli studiosi a descrivere non solo una nuova specie, ma addirittura un nuovo genere. Uno studio, pubblicato nel luglio 2026 sulla rivista Scientific Reports, descrive Demogorgonichthys arcanus, un nuovo genere e una nuova specie di pesce cavernicolo scoperti in una grotta dell’Alabama monitorata da oltre trent’anni.

Figura 1. Demogorgonichthys arcanus, il “Demon Cavefish”. Da Niemiller et al. (2026), Scientific Reports, DOI: 10.1038/s41598-026-54315-4. Licenza Creative Commons CC BY 4.0

A raccontare questa straordinaria vicenda sarà Matthew L. Niemiller, direttore del Cave Biology Lab dell’Università dell’Alabama a Huntsville e tra i massimi esperti mondiali di fauna cavernicola.

La domanda da cui prende il titolo la conferenza è tanto semplice quanto affascinante: come può un animale completamente sconosciuto alla scienza vivere in una grotta esplorata e monitorata da oltre trent’anni?

La risposta è una: il mondo sotterraneo è ancora ricco di sorprese.

Una scoperta inattesa

Il nuovo pesce è stato individuato nella Bobcat Cave, in Alabama, una cavità oggetto di studi biologici continuativi da decenni.

La grotta era già considerata ben conosciuta dagli specialisti, soprattutto per il monitoraggio di altre specie rare.

Eppure, grazie a osservazioni sul campo, analisi morfologiche, studi genetici e tomografia computerizzata (micro-CT), i ricercatori hanno dimostrato che alcuni esemplari appartenevano a una linea evolutiva completamente distinta da tutti gli altri pesci cavernicoli nordamericani.

La scoperta ha portato all’istituzione del nuovo genere Demogorgonichthys, un evento estremamente raro nella zoologia dei vertebrati.

Olotipo di Demogorgonichthys arcanus gen. et sp. nov. (UAIC 52236.01), mostrato in vista dorsale (A), laterale (B) e ventrale (C), a confronto con Typhlichthys subterraneus (AUM 89701) in vista laterale (D). Barra di scala = 1 cm. Adattato da Niemiller et al. (2026), Scientific Reports, DOI: 10.1038/s41598-026-54315-4.

Un messaggio importante per gli speleologi

Oltre all’interesse zoologico, questa scoperta ricorda una lezione fondamentale: anche le grotte meglio conosciute possono ancora nascondere specie sconosciute.

Per la comunità speleologica, quindi, è un invito a continuare l’esplorazione, il monitoraggio e la documentazione scientifica degli ambienti sotterranei.

Ogni rilievo, ogni campagna di osservazione e ogni studio possono contribuire a rivelare aspetti ancora ignoti della biodiversità ipogea.

Il webinar si inserisce in un periodo particolarmente ricco di novità per la biospeleologia nordamericana. Solo pochi mesi fa un altro studio aveva descritto la nuova specie Typhlichthys styx, contribuendo a superare l’idea delle grotte come “vicoli ciechi evolutivi”. Ne avevamo parlato su Scinrilena (https://www.scintilena.com/nuova-specie-di-pesce-cavernicolo-sfida-lidea-dei-vicoli-ciechi-evolutivi/05/30/), dove si citava uno studio dell’Università di Yale che ha identificato una nuova specie di cavefish e ha riaperto il dibattito sull’evoluzione negli ecosistemi sotterranei

Ora la scoperta di Demogorgonichthys arcanus va ancora oltre, introducendo un nuovo genere di pesce cavernicolo e dimostrando quanto la biodiversità sotterranea abbia ancora da raccontare.

Il webinar

L’incontro darà a tutti l’occasione di conoscere direttamente la storia di una scoperta destinata a diventare un punto di riferimento nella ricerca sulla fauna cavernicola.

Il webinar, organizzato dalla Balkan Speleological Union, si svolgerà come segue:

  • 12 agosto 2026 ore 20:00 (EEST)
  • Piattaforma: Microsoft Teams
  • Al termine della presentazione è prevista una sessione di domande e risposte con il relatore
  • Le modalità di accesso al webinar (link o eventuale codice Teams) saranno comunicate dagli organizzatori attraverso i canali ufficiali della Balkan Speleological Union

Fonte scientifica
Niemiller M.L., Armbruster J.W., Sandel M.W., Maxwell E.C., Bierstein O.M., Anderson C.L., Schaefer J., Quering C.I., Hinkle A., Candeias M., Kendall Niemiller K.D. & Hart P.B. (2026). Surprising cryptic cavefish diversity in a long-studied karst cave ecosystem of northern Alabama. Scientific Reports, 16: 20765. https://doi.org/10.1038/s41598-026-54315-4

L'articolo Nascosto in piena vista: il “Demon Cavefish” protagonista di un webinar della Balkan Speleological Union proviene da Scintilena.

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