ZO SÉRIE 100 ROKOV OBJAVENIA DOMICE
PRAVEKÉ SÍDLISKO V PODZEMÍ
Keď objaviteľ Domice Ján Majko v deň objavu 3. októbra 1926 prenikol až do rozsiahleho podzemného dómu, ktorý dnes nesie jeho meno, rýchlo zbadal, že nie je prvým človekom, ktorý uzrel krásy Domice. Ocitol sa totiž v pradávnom jaskynnom sídlisku, ktoré bolo od sveta izolované viac než šesť a pol tisícročia. Domica ukrývala desaťtisíce nálezov, najmä keramických črepov aj celých nádob, množstvo rozličných kamenných aj kostených nástr
ZO SÉRIE 100 ROKOV OBJAVENIA DOMICE
PRAVEKÉ SÍDLISKO V PODZEMÍ
Keď objaviteľ Domice Ján Majko v deň objavu 3. októbra 1926 prenikol až do rozsiahleho podzemného dómu, ktorý dnes nesie jeho meno, rýchlo zbadal, že nie je prvým človekom, ktorý uzrel krásy Domice. Ocitol sa totiž v pradávnom jaskynnom sídlisku, ktoré bolo od sveta izolované viac než šesť a pol tisícročia. Domica ukrývala desaťtisíce nálezov, najmä keramických črepov aj celých nádob, množstvo rozličných kamenných aj kostených nástrojov, diery v sedimente po ľahkých kolových obydliach, 11 ohnísk, terasy a schodíky k podzemnej riečke, ťažobné jamy na sediment, dokonca otlačky rúk a nôh pravekého človeka, ba aj skromné nástenné maľby. To všetko patrilo ľudu východnej lineárnej keramiky a bukovohorskej kultúry, teda pravekým roľníkom, ktorí jaskyňu využívali pravdepodobne ako zimovisko. Ide o jednu z najvýznamnejších speleoarcheologických lokalít, ktorá významne prispela k poznaniu života v neolite – mladšej dobe kamennej.
Foto: Zbierka SMOPaJ, Archeologický ústav SAV, P. Staník
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La difficoltà di riunire il team internazionale di speleosub guidato dal britannico Jason Mallinson e i costi della logistica fermano l’avanzamento verso la punta. A Covanera si lavorerà sulle attrezzature e sugli obiettivi futuri.
La campagna estiva 2026 al Pozo Azul di Covanera, nella provincia spagnola di Burgos, non proseguirà verso nuovi settori della cavità sommersa.
L’esplorazione oltre l’estremo attualmente conosciuto viene rinviata a una prossima spedizione, mentre il g
La difficoltà di riunire il team internazionale di speleosub guidato dal britannico Jason Mallinson e i costi della logistica fermano l’avanzamento verso la punta. A Covanera si lavorerà sulle attrezzature e sugli obiettivi futuri.
La campagna estiva 2026 al Pozo Azul di Covanera, nella provincia spagnola di Burgos, non proseguirà verso nuovi settori della cavità sommersa.
L’esplorazione oltre l’estremo attualmente conosciuto viene rinviata a una prossima spedizione, mentre il gruppo internazionale coordinato dallo speleosub britannico Jason Mallinson concentrerà le attività su manutenzione, recupero dei materiali e pianificazione.
La decisione nasce dalle difficoltà nel far coincidere gli impegni dei componenti della squadra, provenienti da più Paesi, compresi Regno Unito e Australia.
Un problema ormai ricorrente per spedizioni che richiedono competenze molto specialistiche, lunghi periodi di permanenza e una logistica complessa, sostenuta in larga misura dagli stessi partecipanti.
Pedro González, membro del gruppo, ha spiegato a Radio Espinosa Merindades che organizzare una campagna con cadenza annuale è sempre più difficile: gli speleosub devono conciliare la disponibilità con ferie, lavoro e costi personali, senza contare l’investimento necessario per attrezzature tecniche, miscele respiratorie, comunicazioni e sicurezza. Il gruppo, secondo quanto riferito, non dispone di finanziamenti strutturali, salvo contributi occasionali per materiali.[1]
Lavori fino alla “Burbuja”
Gli speleosub raggiungeranno comunque Covanera nei prossimi giorni. L’obiettivo non sarà però la progressione esplorativa verso la punta del sistema, bensì il controllo e la progressiva rimozione delle attrezzature lasciate nella cosiddetta Burbuja, una zona emersa interna utilizzata come punto logistico avanzato.
Questo settore della cavità, collocato a circa 900 metri dall’ingresso secondo le informazioni della nuova campagna, è cruciale per le operazioni nelle gallerie profonde: consente di depositare e verificare materiali, ma richiede immersioni impegnative anche per le sole attività di manutenzione. Già nell’estate 2024 l’impossibilità di riunire il gruppo internazionale aveva imposto una campagna ridotta, orientata al controllo dei materiali depositati nella cavità anziché al raggiungimento dell’estremo esplorativo.[2]
L’ipotesi presa in considerazione è quindi quella di campagne esplorative biennali, intervallate da stagioni dedicate alla manutenzione e alla preparazione. Una scelta che privilegia la sicurezza e l’efficienza operativa, in un sistema dove l’accesso ai settori lontani richiede una catena logistica molto lunga e altamente vulnerabile a inconvenienti tecnici o ambientali.
Un sistema ancora aperto
Il Pozo Azul è una sorgente carsica del bacino del Rudrón e costituisce uno dei principali riferimenti mondiali per lo speleosubacqueo. Le fonti recenti indicano oltre 13 chilometri di gallerie sommerse esplorate, mentre la documentazione diffusa per l’attuale campagna parla di circa 14 chilometri di sviluppo noto; la differenza riflette probabilmente aggiornamenti e criteri diversi nel conteggio dei rami rilevati. La cavità resta comunque ben lontana dall’essere conclusa.[3]
La complessità non dipende soltanto dalla distanza. Le immersioni si svolgono in acqua fredda, generalmente fra 9 e 11 °C, lungo condotte profonde e con tempi di permanenza e decompressione elevati. Il sistema comprende anche tratti emersi interni: la galleria G2, detta Tipperary, è indicata come un settore asciutto lungo circa 500 metri.[3]
Nella campagna precedente il gruppo non era riuscito a raggiungere l’estremo noto a causa della torbidità dell’acqua, ma aveva ottenuto risultati importanti per la gestione del rischio: la comunicazione con l’esterno da oltre nove chilometri dall’ingresso e la geolocalizzazione in superficie della bolla Razor I. Quest’ultima si trova a circa nove chilometri dall’accesso di Covanera e potrebbe rivelarsi strategica tanto per la sicurezza quanto per l’eventuale ricerca di accessi alternativi.[4]
Gli altri obiettivi a Orbaneja
Il rinvio al Pozo Azul non sospende le attività del gruppo nell’area carsica di Orbaneja del Castillo, Covanera e Tubilla. Qui rimangono aperti diversi obiettivi secondari, legati a cavità e drenaggi sotterranei dello stesso territorio.
Un risultato di grande rilievo è stato annunciato nel 2025: Jason Mallinson e Pedro González hanno collegato l’Aguanal, il punto di assorbimento delle acque dirette alla cascata di Orbaneja, con la Cueva del Barbancho. Il collegamento ha portato il sistema carsico di Orbaneja a circa 30 chilometri esplorati, riunendo cinque cavità: Cueva del Agua, Barbancho, Socueto, Cueva del Níspero e Sumidero del Aguanal.[4]
Il rinvio dell’avanzamento al Pozo Azul va quindi letto non come un abbandono, ma come una rimodulazione delle priorità. In sistemi sommersi di questa scala, la manutenzione dell’infrastruttura esplorativa, il consolidamento delle comunicazioni e la preparazione dei materiali sono condizioni indispensabili per rendere possibile il successivo passo in avanti.
Fonti [1] La exploración del Pozo Azul se aplaza ante las … https://radioespinosamerindades.es/medio-ambiente/la-exploracion-del-pozo-azul-se-aplaza-ante-las-dificultades-para-reunir-al-equipo-internacional/ [2] Espeleólogos del Pozo Azul realizarán tareas de mantenimiento https://www.diariodeburgos.es/noticia/zee83d591-da77-a0ab-523a97e3d9e15d13/202408/espeleologos-del-pozo-azul-realizaran-tareas-de-mantenimiento [3] El secreto mejor guardado está bajo el agua: la cueva subacuática más larga de todo el planeta está en España https://www.marca.com/tiramillas/ciencia/2026/08/03/secreto-mejor-guardado-agua-cueva-subacuatica-larga-planeta-espana.html [4] En las entrañas de Orbaneja del Castillo https://www.diariodeburgos.es/noticia/z6af12c4a-390c-4ebe-891c7a5dc213c19c/202508/en-las-entranas-de-orbaneja-del-castillo [7] Mesetaria 2026: al Cañón del Río Lobos il documental 360° sulla … https://www.scintilena.com/mesetaria-2026-al-canon-del-rio-lobos-il-documental-360-sulla-cueva-de-la-galiana/04/16/ [8] Nella Gruta del Toro cento anni dopo Casteret – Scintilena https://www.scintilena.com/nella-gruta-del-toro-cento-anni-dopo-casteret-lesplorazione-subacquea-torna-protagonista-ai-pirenei/04/25/ [9] Scoperta la più grande grotta dell’Andalusia, il nuovo Complesso … https://www.scintilena.com/spagna-gli-speleologi-scoprono-il-collegamento-tra-due-grandi-grotte-e-nasce-il-complesso-nevero-aire-il-sistema-di-26-chilometri-che-premia-la-speleologia-in-andalusia/11/26/ [10] Cave visitabili Spagna: guida di 12 grotte con visita guidata. https://www.picuco.com/it-es/blog/grotte-aperte-al-pubblico-spagna-12-caverne [11] Cuevas dels Hams – Biglietti, orari e info utili https://www.spagna.info/isole-baleari/maiorca/cuevas-dels-hams/ [12] Una ruta de tres días por la naturaleza del norte de Burgos https://www.20minutos.es/viajes/destinos/una-ruta-tres-dias-por-naturaleza-norte-burgos-cascadas-cuevas-pueblos-medievales-5112268/ [13] Estero Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/estero/ [14] POZO AZUL (Covanera) – Qué SABER antes de ir (2026) https://www.tripadvisor.es/Attraction_Review-g15221320-d14049796-Reviews-Pozo_azul-Covanera_Province_of_Burgos_Castile_and_Leon.html [15] Les Coves de Sant Josep nella Vall d’Uixó – Bonterra Resort https://bonterraresort.com/it/blog/alla-scoperta-delle-meraviglie-sotterranee-les-coves-de-sant-josep-nella-vall-duixo/ [16] El Pozo Azul https://www.minube.it/posto-preferito/the-blue-pit-a91818 [17] Pozo Azul (Covanera, Burgos) · Senditur sendas rutas y … https://www.senditur.com/es/ruta/pozo-azul/ [18] Pozo Azul de Covanera Burgos https://www.niphargus.net/pozoazul.htm [19] Pozo Azul – Wikipedia, la enciclopedia libre https://es.wikipedia.org/wiki/Pozo_Azul [20] McEwen Inc. Presenta Actualización sobre el Proyecto Los Azules … https://es.marketscreener.com/noticias/mcewen-inc-presenta-actualizaci-n-sobre-el-proyecto-los-azules-de-cobre-oro-y-plata-en-san-juan-a-ce7d5addde8ef22c [21] La turbidez del Pozo Azul tras los vertidos obliga a cancelar la primera expedición del verano https://www.diariodeburgos.es/noticia/ze7bf6f78-f896-24ed-745f2fd2173929cf/202307/la-turbidez-del-pozo-azul-suspende-su-primera-exploracion [22] Nueva gesta en el Pozo Azul de Burgos tras … https://www.elcorreodeburgos.com/burgos/provincia/230904/187174/nueva-gesta-pozo-azul-descubrimiento-660-metros.html [23] Protección Civil alerta por chubascos y tormentas intensos en amplias zonas del interior peninsular – Radio Espinosa Merindades https://radioespinosamerindades.es/sociedad/proteccion-civil-alerta-por-chubascos-y-tormentas-intensos-en-amplias-zonas-del-interior-peninsular/ [24] Descubren 120 metros más en el Pozo Azul sin lograr desentrañar el misterio https://www.elcorreodeburgos.com/burgos/provincia/170904/23607/descubren-120-metros-mas-pozo-azul-lograr-desentranar-misterio.html [25] El espectacular paraje que esconde la cueva sumergida … https://www.larazon.es/castilla-y-leon/espectacular-paraje-que-esconde-cueva-sumergida-mas-larga-mundo-esta-espana_202511156918411e39b3f1652befaafd.html [26] La Dirección de Hidrocarburos prorrogó los plazos de la licitación … https://invertirenmendoza.com.ar/la-direccion-de-hidrocarburos-prorrogo-los-plazos-de-la-licitacion-de-las-17-areas-petroleras-de-exploracion-y-explotacion/ [27] Objetivo: Una semana en el corazón del Pozo Azul https://www.elcorreodeburgos.com/burgos/170828/179013/objetivo-semana-corazon-pozo-azul.html [28] El Pozo Azul pinta negro | Noticias Diario de Burgos https://www.diariodeburgos.es/noticia/zf5d25f97-edf3-cbca-4284e0759e9c6ec6/202109/el-pozo-azul-pinta-negro
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Dal modellamento idrogeologico al rischio sinkhole, dalla Giornata internazionale UNESCO alle grotte vulcaniche: il calendario indicato da NCKRI riunisce temi centrali per la ricerca e la tutela del carso.
Il numero di agosto 2026 di Cave and Karst News richiama l’attenzione su formazione tecnica, scadenze scientifiche e incontri internazionali dedicati a grotte e carso. Il quadro proposto dal National Cave and Karst Research Institute, NCKRI, collega discipline diverse. Comprende i
Dal modellamento idrogeologico al rischio sinkhole, dalla Giornata internazionale UNESCO alle grotte vulcaniche: il calendario indicato da NCKRI riunisce temi centrali per la ricerca e la tutela del carso.
Il numero di agosto 2026 di Cave and Karst News richiama l’attenzione su formazione tecnica, scadenze scientifiche e incontri internazionali dedicati a grotte e carso. Il quadro proposto dal National Cave and Karst Research Institute, NCKRI, collega discipline diverse. Comprende idrogeologia, gestione del rischio, protezione ambientale, biospeleologia e vulcanospeleologia.
La verifica delle fonti online segnala però alcune differenze tra le date riportate nel testo ricevuto e quelle oggi pubblicate sui siti degli organizzatori. Per questo motivo, il Cave and Karst News di agosto va letto come un promemoria di temi e opportunità, mentre le scadenze operative devono essere confermate direttamente sulle pagine ufficiali degli eventi. Il portale NCKRI, in particolare, presenta il notiziario mensile e il calendario come strumenti aperti a comunicazioni, opportunità professionali, bandi e appuntamenti del settore. nckri
Cave and Karst News e formazione Visual KARSYS
Tra le date indicate figura il corso Visual KARSYS, previsto per il 25 e 26 agosto 2026. Il tema riguarda la costruzione e l’interpretazione di modelli geologici e idrogeologici tridimensionali in contesti complessi, inclusi gli acquiferi carsici.
Visual KARSYS è uno strumento web che consente di integrare dati di terreno, sondaggi, assetti stratigrafici, faglie e informazioni geofisiche. Il suo impiego è rilevante per definire geometrie sotterranee, ipotesi di circolazione delle acque e relazioni tra superficie, epicarso e cavità. Un precedente corso Eurokarst ha presentato l’approccio come utile a geologi e idrogeologi impegnati nella gestione delle acque sotterranee, nell’ingegneria e nella valutazione dei sistemi carsici. eurokarst
La modellazione 3D rappresenta quindi il primo nucleo tematico del Cave and Karst News: conoscere l’assetto del sottosuolo prima di intervenire in superficie. Le linee guida UIS-IUCN ricordano che la pianificazione in aree carsiche deve considerare l’intero bacino idrografico e i possibili effetti delle attività superficiali sulle acque e sugli ambienti ipogei.[3]
Sinkhole Conference e rischio carsico
Il secondo argomento è la Sinkhole Conference, incontro multidisciplinare dedicato alle doline di crollo, all’ingegneria e agli impatti ambientali del carso. Nel testo ricevuto, la scadenza per i Karst Clips è fissata al 28 agosto. La pagina ufficiale aggiornata indica invece il 1° agosto 2026 come termine per questa formula di interventi brevi. [Linee](Linee guida UIS.txt)
La 18ª Multidisciplinary Conference on Sinkholes and the Engineering and Environmental Impacts of Karst è annunciata ad Albany, nello Stato di New York, dal 5 al 9 ottobre 2026. Il programma riunisce ricerca sui georischi, speleologia, idrogeologia e gestione delle infrastrutture in territori carsici. [Linee](Linee guida UIS.txt)
I Karst Clips costituiscono una modalità utile per comunicare rapidamente risultati preliminari, casi di studio, metodi di monitoraggio e tecniche di rilevamento. Il tema ha una ricaduta diretta anche nel contesto italiano. La ricerca applicata mostra come l’individuazione delle aree a rischio possa integrare sismica a riflessione, interferometria radar satellitare, livellazioni e georadar tridimensionale, come nel caso studio dell’Alta Val Tagliamento. sinkholeconference
Giornata internazionale delle grotte e del carso
La sezione più ampia del calendario riguarda la prima celebrazione dell’International Day of Caves and Karst, ricorrenza UNESCO del 13 settembre. Dal 10 al 13 settembre 2026 Postojna, in Slovenia, ospiterà una conferenza internazionale sul tema della gestione sostenibile di grotte e carso, con escursioni scientifiche e una cerimonia nella Grotta di Postumia il 12 settembre. mdpi
Nel testo fornito la chiusura delle registrazioni è indicata al 28 agosto. Il sito dell’iniziativa riporta invece il 1° settembre 2026. Gli abstract, inizialmente soggetti a una diversa scadenza, risultano già chiusi dopo una proroga al 10 luglio. mdpi
La ricorrenza porta il carso in una dimensione globale. Secondo il materiale ufficiale dell’IDCK, gli ambienti carsici coprono quasi un quarto delle terre emerse e gli acquiferi carsici forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Sono anche archivi geologici e paleoclimatici, habitat per biodiversità specializzata e luoghi con rilevanza culturale. mdpi
Questo scenario conferma l’attualità delle raccomandazioni UIS-IUCN. Il documento indica come priorità la protezione dei processi idrologici, il monitoraggio delle sorgenti, la pianificazione dell’uso del suolo e il coinvolgimento delle comunità locali.[3]
Vulcanospeleologia e Karst Science Days
Il calendario menziona anche una scadenza per gli abstract dell’International Symposium on Vulcanospeleology. Le verifiche disponibili online identificano il XXII Simposio Internazionale sulle Grotte Vulcaniche nelle Isole Canarie nel novembre 2026, senza confermare nel dettaglio il termine del 31 agosto riportato nel testo di partenza. caveskarstday
L’appuntamento riguarda lo studio di tubi lavici, cavità vulcaniche, processi eruttivi e analoghi planetari. Le grotte vulcaniche sono importanti anche per le applicazioni alla geologia lunare e marziana, oltre che per la ricostruzione dei processi di formazione dei condotti lavici terrestri.
Il testo segnala infine la scadenza del 14 settembre per i Karst Science Days. Il sito disponibile del simposio è dedicato alla precedente edizione e presenta un’iniziativa rivolta soprattutto a studenti negli ultimi anni di laurea, magistrali e dottorandi. I due filoni principali sono carsologia e biologia sotterranea, con spazio anche per contributi di citizen science. Non emerge, al momento della verifica, una pagina aggiornata che confermi il programma 2026 e la relativa scadenza. vulcanospeleology
Temi globali del numero
Gli argomenti annunciati nel Cave and Karst News possono essere raggruppati in cinque aree. Non si tratta di articoli già pubblicati e consultabili singolarmente nel numero di agosto, poiché l’archivio NCKRI consultato non mostra ancora un contenuto editoriale di agosto 2026. nckri
Argomento
Contenuto e rilevanza
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Modellazione del carso
Visual KARSYS propone metodi per interpretare in 3D acquiferi, strutture geologiche e circolazione sotterranea
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Lo studio sulle stalagmiti individua tre geometrie principali e collega la loro crescita alle condizioni dell’acqua di stillicidio, con possibili ricadute per le ricostruzioni paleoclimatiche.
Stalagmiti, una ricerca sulle forme ideali
Le stalagmiti non sono soltanto elementi del paesaggio sotterraneo. La loro forma conserva tracce delle condizioni fisiche e chimiche presenti durante la crescita.
Un nuovo studio, pubblicato nel 2025 sulla rivista Proceedings of the National A
Lo studio sulle stalagmiti individua tre geometrie principali e collega la loro crescita alle condizioni dell’acqua di stillicidio, con possibili ricadute per le ricostruzioni paleoclimatiche.
Stalagmiti, una ricerca sulle forme ideali
Le stalagmiti non sono soltanto elementi del paesaggio sotterraneo. La loro forma conserva tracce delle condizioni fisiche e chimiche presenti durante la crescita.
Un nuovo studio, pubblicato nel 2025 sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, propone una descrizione unificata delle forme assunte dalle stalagmiti in condizioni di sviluppo stabili.
La ricerca è firmata da Piotr Szymczak, Anthony J. C. Ladd, Matej Lipar e Dean Pekarovi?.
Gli autori hanno elaborato una teoria analitica per descrivere la crescita di queste concrezioni calcaree sul pavimento delle grotte.
Lo studio prende in esame le forme che una stalagmite può mantenere mentre cresce verso l’alto, senza cambiare in modo sostanziale il proprio profilo.[1]
Il lavoro distingue tre forme principali di stalagmiti: quelle a sommità piatta, quelle colonnari e quelle coniche.
Tutte sono osservabili in ambiente carsico. La differenza dipende da un parametro che riassume il rapporto tra la velocità dei processi chimici e il trasporto dell’acqua lungo la superficie della concrezione.[2]
Carsismo e formazione delle stalagmiti
Le stalagmiti sono speleotemi.
Si formano quando l’acqua che attraversa il suolo e le fratture della roccia calcarea arriva nella cavità sotterranea con calcio e carbonio disciolti.
In grotta, la perdita di anidride carbonica dall’acqua favorisce la deposizione di carbonato di calcio. Lo stesso processo produce anche colate, stalattiti e altre concrezioni.
Il fenomeno rientra nei processi del carsismo.
Il carsismo è legato soprattutto alla dissoluzione delle rocce solubili da parte dell’acqua.
Calcari e dolomie sono le rocce più diffuse negli ambienti carsici.
La presenza di fratture, giunti di stratificazione e altri percorsi permeabili consente all’acqua di infiltrarsi e alimentare sia la dissoluzione sia la successiva formazione di concrezioni nelle cavità.[3]
La concentrazione di anidride carbonica svolge un ruolo importante.
La differenza tra l’anidride carbonica presente nell’acqua di stillicidio e quella dell’atmosfera di grotta regola il degassamento e la sovrasaturazione rispetto alla calcite.
Monitoraggi condotti nel Carso Moravo hanno mostrato che la dinamica dell’anidride carbonica dipende da suolo, epicarso, ventilazione della cavità e, nelle grotte turistiche, anche dalla presenza dei visitatori.[4]
Le tre forme delle stalagmiti
Le stalagmiti a sommità piatta possono svilupparsi quando le gocce cadono da un’altezza significativa e si distribuiscono su un’area più ampia della sola punta.
L’impatto delle gocce e la loro dispersione sulla superficie favoriscono una zona sommitale relativamente orizzontale.
Le forme colonnari sono invece associate a uno stillicidio più concentrato.
L’acqua raggiunge una zona ristretta dell’apice e la stalagmite mantiene un profilo simile a una colonna con sommità arrotondata. Secondo gli autori, questa è la forma più frequente nelle grotte.
Le stalagmiti coniche presentano una punta più marcata.
Lo studio collega queste forme a condizioni in cui l’acqua in arrivo non ha ancora raggiunto un pieno equilibrio con l’atmosfera della cavità.
In tali circostanze, i meccanismi di precipitazione possono differire da quelli che predominano nelle forme più massicce.
Le forme reali sono il risultato di condizioni che cambiano nel tempo.
Portata dello stillicidio, altezza di caduta, composizione dell’acqua, ventilazione e microclima della grotta possono variare su base stagionale o su intervalli più lunghi.
Per questo una stalagmite naturale non coincide sempre con un modello ideale.
Stalagmiti e archivi del paleoclima
Le stalagmiti sono utilizzate come archivi paleoclimatici perché crescono per strati successivi.
La composizione chimica e isotopica di questi strati può fornire indicazioni sulle acque di infiltrazione e sulle condizioni ambientali esterne nel periodo di deposizione.
Il nuovo studio segnala un punto rilevante: la forma delle stalagmiti può influenzare la distribuzione dei segnali isotopici all’interno della concrezione.
Una stalagmite a sommità piatta può produrre profili diversi da quelli di una forma colonnare o conica.
Di conseguenza, l’interpretazione dei dati isotopici deve considerare anche la morfologia del campione e il modo in cui l’acqua lo ha bagnato.[1][2]
La proposta non sostituisce il monitoraggio diretto delle grotte. Offre però un quadro utile per collegare geometria, idrologia dello stillicidio e geochimica delle concrezioni.
Per gli studi sul carsismo, l’approccio può contribuire a distinguere le variazioni dovute all’ambiente esterno da quelle prodotte dalle modalità locali di crescita delle stalagmiti.
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Uno studio pubblicato sul Journal of Archaeological Science identifica sangue animale e umano nel legante delle antiche pitture rosse realizzate sulle falesie calcaree di Zuojiang Huashan. Le proteine avrebbero favorito la biomineralizzazione del carbonato di calcio, contribuendo alla conservazione delle immagini per quasi duemila anni.
L’ipotesi più suggestiva, ancora da confermare, riguarda l’impiego di sangue legato al parto
Le celebri pitture rupestri rosse di Zuojiang Huasha
Uno studio pubblicato sul Journal of Archaeological Science identifica sangue animale e umano nel legante delle antiche pitture rosse realizzate sulle falesie calcaree di Zuojiang Huashan. Le proteine avrebbero favorito la biomineralizzazione del carbonato di calcio, contribuendo alla conservazione delle immagini per quasi duemila anni.
L’ipotesi più suggestiva, ancora da confermare, riguarda l’impiego di sangue legato al parto
Le celebri pitture rupestri rosse di Zuojiang Huashan, nel Guangxi, nella Cina meridionale, potrebbero nascondere nella loro composizione un ingrediente decisamente insolito: sangue.
È quanto emerge da uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Archaeological Science, nel quale un gruppo di ricercatori ha analizzato la composizione dei materiali utilizzati per realizzare alcune delle grandi figure dipinte sulle pareti calcaree del paesaggio carsico di Huashan.
La scoperta è interessante anche dal punto di vista speleologico e carsologico. Non si tratta infatti di pitture realizzate all’interno di grotte, ma di arte rupestre esposta su imponenti falesie calcaree che dominano lo Zuojiang e i suoi affluenti, all’interno di un paesaggio carsico subtropicale.
Il sito, inserito nel 2016 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come Zuojiang Huashan Rock Art Cultural Landscape, comprende 38 aree di arte rupestre associate a fiumi, altopiani e rilievi carsici.
Pitture sulle pareti di un grande paesaggio carsico
Le pitture sono attribuite al popolo Luoyue e vengono generalmente collocate tra il V secolo a.C. e il II secolo d.C.
Le figure, dipinte prevalentemente in rosso, rappresentano esseri umani, animali e oggetti, tra cui tamburi, armi e imbarcazioni, oltre a scene interpretate come cerimoniali.
Il pannello principale del Monte Huashan è eccezionale per dimensioni: uno studio dedicato alla sua datazione descrive circa 1.900 figure identificabili distribuite su una superficie di circa 8.000 metri quadrati.
Rock Paintings of Hua Mountain, Guangxi, Cina. Foto: Rolfmueller / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0
La valle dello Zuojiang è caratterizzata da un carsismo subtropicale sviluppato su rocce calcaree di età compresa tra il Carbonifero e il Triassico. Le pitture si trovano sulle ripide pareti che accompagnano il corso del fiume e dei suoi affluenti, in alcuni casi decine di metri sopra il livello attuale delle acque.
È proprio il rapporto tra pigmento, substrato calcareo e processi di mineralizzazione a rendere particolarmente interessante il nuovo studio.
Ematite, calce e sangue
I ricercatori hanno analizzato frammenti di pittura distaccatisi dalle pareti utilizzando diverse tecniche, tra cui spettroscopia Raman, microscopia elettronica, FTIR e analisi proteomiche.
Il pigmento rosso è risultato costituito principalmente da particelle molto fini di ematite, un ossido di ferro presente nell’argilla rossa.
Ma sotto e all’interno dello strato pigmentato gli studiosi hanno identificato un sistema più complesso.
Secondo gli autori, il materiale legante comprende carbonato di calcio biomineralizzato, la cui formazione sarebbe stata favorita dalla presenza di sangue.
In altre parole, il sangue non sarebbe stato semplicemente aggiunto come sostanza organica alla pittura: le sue componenti proteiche avrebbero partecipato a un processo capace di favorire la formazione di carbonato di calcio e di creare un materiale composito fortemente aderente al substrato calcareo.
Una sorta di legante organico-minerale antico.
Un “cemento” naturale sulla parete calcarea
Il meccanismo proposto potrebbe contribuire a spiegare come pitture esposte per quasi duemila anni a un clima subtropicale caldo e umido, con precipitazioni abbondanti, abbiano potuto conservarsi fino a oggi.
La biomineralizzazione avrebbe contribuito a inglobare e fissare le minuscole particelle di ematite all’interno di una matrice di carbonato di calcio.
Il rapporto con la natura calcarea della parete è particolarmente significativo: pigmento e legante finiscono così per essere integrati in una matrice minerale chimicamente affine al substrato stesso.
Non significa che il sangue sia necessariamente l’unica ragione della conservazione. Esposizione delle pareti, microclima, circolazione dell’acqua, alterazione superficiale del calcare e successive precipitazioni di carbonato possono avere avuto un ruolo e devono essere considerati insieme.
Ma lo studio fornisce un possibile meccanismo fisico-chimico per spiegare almeno una parte dell’eccezionale durata delle pitture.
Sangue animale e sangue umano
Le analisi proteomiche hanno fornito il risultato più sorprendente.
Secondo gli autori, nel materiale sarebbero presenti tracce riconducibili sia a sangue animale sia a sangue umano.
Il DNA antico, tuttavia, non ha fornito risultati utilizzabili. L’identificazione si basa quindi soprattutto sulle proteine conservate nel materiale.
Ed è proprio da queste che nasce l’ipotesi più affascinante — e al tempo stesso più delicata — dello studio.
Sangue legato al parto?
Gli autori ritengono possibile che una parte del sangue umano impiegato nella preparazione delle pitture fosse associata al parto.
Nell’articolo scientifico la conclusione viene però formulata prudentemente: il sangue potrebbe provenire da donne che avevano partorito.
Da qui nasce l’ipotesi di un possibile significato rituale connesso alla fertilità, alla nascita e alle pratiche religiose dei Luoyue.
È importante distinguere il dato analitico dall’interpretazione archeologica.
Lo studio fornisce evidenze proteomiche che gli autori interpretano come compatibili con l’impiego di sangue umano, forse anche collegato al parto. Non dimostra invece che il sangue venisse raccolto deliberatamente durante il travaglio, né che esistesse uno specifico rituale nel quale venisse utilizzato per preparare le pitture.
Sono possibilità suggestive che richiederanno ulteriori verifiche.
Non una grotta, ma un monumento del carsismo
Per chi si occupa di grotte e carsismo, Huashan rappresenta un caso particolarmente interessante.
Le pitture non appartengono alla categoria classica dell’arte parietale di grotta: sono opere realizzate all’aperto su grandi pareti calcaree. Eppure il carsismo è parte integrante del sito.
L’UNESCO considera infatti inseparabili le pitture e il paesaggio circostante: le falesie create dall’incisione dei fiumi nel massiccio carbonatico, gli altopiani e il sistema fluviale costituiscono insieme il Zuojiang Huashan Rock Art Cultural Landscape.
In questo caso la geologia non è soltanto lo scenario dell’arte rupestre.
La natura carbonatica della roccia potrebbe avere interagito direttamente con la tecnologia pittorica utilizzata quasi duemila anni fa e con i successivi processi di conservazione.
È un esempio particolarmente affascinante di incontro tra archeologia, geochimica, biomineralizzazione e studio degli ambienti carsici.
Prudenza davanti alla scoperta più spettacolare
La presenza del sangue come componente del legante è uno dei risultati centrali dello studio. Gli autori indicano inoltre una miscela di sangue animale e umano e avanzano la possibilità che fosse presente sangue associato al parto.
Zuojiang Huashan Rock Art, Guangxi, Cina. Foto: Xiquinho Silva / Wikimedia Commons – CC BY 2.0.
Quest’ultima interpretazione resta però un’ipotesi.
Presentare come dimostrato un rituale nel quale veniva raccolto sangue dalle donne durante il parto andrebbe oltre quanto consentono attualmente le evidenze.
La scoperta più importante potrebbe essere, paradossalmente, meno macabra e ancora più interessante: circa duemila anni fa gli artefici delle pitture di Huashan sembrano aver realizzato un materiale composito nel quale sostanze organiche e minerali interagivano con il carbonato di calcio.
Una tecnologia empirica sorprendentemente efficace, sopravvissuta per secoli sulle pareti di uno dei più spettacolari paesaggi carsici della Cina meridionale.
Fonti
Wu M., Hu P., Zhai K. et al. (2026), Blood-induced biomineralized calcium carbonate used for binding in the Huashan rock art of Guangxi, Southern China, Journal of Archaeological Science, 106650. DOI: 10.1016/j.jas.2026.106650.
UNESCO World Heritage Centre, Zuojiang Huashan Rock Art Cultural Landscape, World Heritage List n. 1508.
Shao Q. et al., High precision U/Th dating of the rock paintings at Mt. Huashan, Guangxi, southern China, Quaternary Research.
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L’incidente alla penultima calata della forra: l’uomo è caduto per alcuni metri nella pozza sottostante riportando un trauma a un arto superiore. Intervenuti l’elicottero, la Stazione del Soccorso Alpino della Val di Ledro e il Gruppo tecnico forre
VAL DI LEDRO (TN) – Un uomo del 1995 è stato soccorso nel pomeriggio di ieri, 13 agosto 2026, nel Canyon del Rio Nero, in Val di Ledro, dopo essere scivolato durante la discesa della forra e aver riportato un trauma a un arto superiore.
L’incidente alla penultima calata della forra: l’uomo è caduto per alcuni metri nella pozza sottostante riportando un trauma a un arto superiore. Intervenuti l’elicottero, la Stazione del Soccorso Alpino della Val di Ledro e il Gruppo tecnico forre
VAL DI LEDRO (TN) – Un uomo del 1995 è stato soccorso nel pomeriggio di ieri, 13 agosto 2026, nel Canyon del Rio Nero, in Val di Ledro, dopo essere scivolato durante la discesa della forra e aver riportato un trauma a un arto superiore.
La Val di Ledro si trova in Trentino, nella parte sud-occidentale della provincia di Trento, poco a ovest del Lago di Garda. Il Canyon del Rio Nero, conosciuto anche come Rio Nero – Jurassic, è una forra della Val di Ledro, nella zona del Passo d’Ampola, ai piedi dell’area di Tremalzo: secondo il Catasto dell’Associazione Italiana Canyoning, l’itinerario integrale della forra ha circa 2.300 metri di sviluppo, scende da quota 1.123 a 747 m, quindi supera 376 metri di dislivello, e comprende 26 calate. Notevole!
L’incidente è avvenuto nella parte finale del canyon, in corrispondenza della penultima calata. L’uomo è scivolato ed è caduto per alcuni metri nella pozza d’acqua sottostante.
I compagni di escursione hanno lanciato l’allarme al Numero Unico per le Emergenze 112 intorno alle 15.30. In attesa dell’arrivo dei soccorsi, lo hanno aiutato a uscire dall’acqua e lo hanno coperto con un telo termico.
La Centrale Unica di Emergenza ha attivato l’elicottero e richiesto l’intervento della Stazione del Soccorso Alpino della Val di Ledro e del Gruppo tecnico forre, che hanno raggiunto la zona via terra.
Nonostante la conformazione piuttosto chiusa della forra, l’equipaggio dell’elicottero è riuscito a individuare dall’alto il luogo dell’incidente. Il Tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino è stato verricellato fino all’infortunato e lo ha recuperato a bordo.
L’elicottero ha quindi effettuato un campo base poco distante, dove l’équipe sanitaria ha prestato le prime cure. Dopo essere stato stabilizzato, l’uomo è stato trasferito all’ospedale Santa Chiara di Trento.
Nel frattempo, la squadra del Soccorso Alpino arrivata via terra è entrata nella forra e ha raggiunto il gruppo. I soccorritori hanno prestato assistenza anche a un’altra persona in difficoltà che, una volta uscita dalla forra, non ha avuto bisogno di cure sanitarie.
Il comunicato integrale del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino
Di seguito il comunicato diffuso il 13 agosto 2026 dal Soccorso Alpino e Speleologico Trentino.
Intervento nel Canyon del Rio Nero in Val di Ledro
Comunicati stampa 13 Agosto 2026
Un uomo del 1995 è stato soccorso nel pomeriggio di oggi nel Canyon del Rio Nero, in Val di Ledro, dopo essere scivolato durante la discesa in forra e aver riportato un trauma a un arto superiore. L’incidente è avvenuto nella parte finale del canyon, in corrispondenza della penultima calata. L’uomo è scivolato ed è caduto per alcuni metri nella pozza d’acqua sottostante. I compagni di escursione hanno lanciato l’allarme al Numero Unico per le Emergenze 112 intorno alle 15.30. In attesa dei soccorsi, lo hanno aiutato a uscire dall’acqua e lo hanno coperto con un telo termico.
La Centrale Unica di Emergenza ha attivato l’elicottero e chiesto l’intervento della Stazione del Soccorso Alpino della Val di Ledro e del Gruppo tecnico forre, che si sono portati sul posto via terra. Nonostante la conformazione piuttosto chiusa della forra, l’equipaggio dell’elicottero è riuscito a individuare dall’alto il luogo dell’incidente. Il Tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino è stato verricellato fino al punto in cui si trovava l’infortunato e lo ha recuperato a bordo. L’elicottero ha quindi effettuato un campo base poco distante, dove l’equipe sanitaria ha potuto prestare le prime cure all’uomo. Dopo essere stato stabilizzato, l’infortunato è stato trasferito all’ospedale Santa Chiara di Trento. Nel frattempo, la squadra del Soccorso Alpino arrivata via terra è entrata nella forra e ha raggiunto il gruppo. I soccorritori hanno prestato assistenza anche a un’altra persona che si trovava in difficoltà, ma che, una volta uscita dalla forra, non ha avuto bisogno di cure sanitarie.
Fonte (notizia e foto): Soccorso Alpino e Speleologico Trentino – CNSAS https://soccorsoalpinotrentino.it/2026/08/13/intervento-nel-canyon-del-rio-nero-in-val-di-ledro/
Malužiná je horská obec na severnom Slovensku v okrese Liptovský Mikuláš. Nachádza sa v južnej časti horného Liptova v Bocianskej doline, na rozhraní Ďumbierskych a Kráľovohoľských Tatier. Leží priamo na trase cesty I/72, ktorá spája Liptov s Horehroním cez horský priechod Čertovica. Patrí medzi menšie obce s populáciou okolo 250 obyvateľov. Obec je historicky známa ťažbou medenej rudy a železa, pričom v minulosti tu fungovala aj významná skláreň a medený hámor. V obci a okolí sa nachádza spr
Malužiná je horská obec na severnom Slovensku v okrese Liptovský Mikuláš. Nachádza sa v južnej časti horného Liptova v Bocianskej doline, na rozhraní Ďumbierskych a Kráľovohoľských Tatier. Leží priamo na trase cesty I/72, ktorá spája Liptov s Horehroním cez horský priechod Čertovica. Patrí medzi menšie obce s populáciou okolo 250 obyvateľov. Obec je historicky známa ťažbou medenej rudy a železa, pričom v minulosti tu fungovala aj významná skláreň a medený hámor. V obci a okolí sa nachádza sprístupnená Malužinská jaskyňa a farebná baňa Zubaustollen s baníckou a jaskyniarskou expozíciou v speleocampingu . Dolina je skvelým východiskovým bodom na cykloturistiku a pešie túry do Nízkych Tatier. Nachádza sa tu aj Speleocamping pre milovníkov jaskyniarstva. V lokalite sa nachádza aktívny kameňolom EUROVIA, kde sa ťaží špecifický paleobazalt . V celej oblasti , Malužinská a Bocianska dolina, evidujeme takmer 200 podzemných lokalít, pričom drvivá väčšina sú bane, novým poznaním je objav Modrej jaskyne.
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Il buio oltre le Foppe
Dopo la produttiva discesa a W le Donne, il campo entra nel vivo: Buzio, Dito, Pilastro, Gabriele, risalite, traversi e nuovi punti interrogativi. E sul Pizzo della Pieve compare persino un pozzo che nessuno ricordava di aver mai visto.
Il Campo InGrigna! 2026 è entrato nel vivo e, a giudicare dal resoconto dei primi giorni, nessuno sembra avere intenzione di perdere tempo.
Dopo la produttiva punta a W le Donne, con il lavoro in profondità già raccon
Dopo la produttiva discesa a W le Donne, il campo entra nel vivo: Buzio, Dito, Pilastro, Gabriele, risalite, traversi e nuovi punti interrogativi. E sul Pizzo della Pieve compare persino un pozzo che nessuno ricordava di aver mai visto.
Il Campo InGrigna! 2026 è entrato nel vivo e, a giudicare dal resoconto dei primi giorni, nessuno sembra avere intenzione di perdere tempo.
Dopo la produttiva punta a W le Donne, con il lavoro in profondità già raccontato su Scintilena, le squadre si sono distribuite su diversi obiettivi del Grignone. Mentre qualcuno esplora, qualcun altro riattrezza, traversa, risale, fotografa e, naturalmente, trova nuovi posti dove tornare.
A fare il punto questa mattina, 13 agosto, è Andrea Maconi direttamente dalle Foppe.
Sabato: una passeggiata… e salta fuori un pozzo
Sabato, sistemati i materiali destinati al campo, Andrea si concede quella che definisce tranquillamente una “passeggiata” dal Bregai al Passo della Capra, passando a rivedere alcuni ingressi.
foto A. Maconi
C’è anche il tempo per dare un’occhiata al geode sotto il Pizzo della Pieve, che supera l’esame: “molto carino”.
Poi succede una di quelle cose che in Grigna sembrano perfettamente normali. Salendo quasi a caso lungo un canale del Pizzo della Pieve, Andrea si ritrova davanti a un pozzo mai visto prima.
Un ingresso nuovo? Qualcosa già conosciuto e dimenticato? Un altro piccolo tassello del puzzle carsico della Grigna?
Da verificare. E naturalmente l’idea è già quella di tornarci.
Domenica: all’Abisso Alberto Buzio qualcosa “va”
Domenica è il turno dell’Abisso Alberto Buzio, leader del Campo 2025.
Con Andrea ci sono Jack (al secolo Maurizio), Matteo, Francesca, Kaja, Yurek e Frytka, per una prima ricognizione che finisce, inevitabilmente, per produrre nuovi lavori.
Jack, Matteo e i polacchi vanno alla ricerca di un ramo indicato da Andrea a circa -70 metri. Non lo trovano. In compenso scendono fino a circa -100, dove incontrano un traverso. Lo superano in libera e, dall’altra parte, individuano una via che prosegue.
Il che, in linguaggio speleologico, è già una frase capace di immaginare i programmi per i giorni successivi.
Nel frattempo Andrea e Francesca effettuano due brevi risalite nella prima parte della cavità. Una termina in fessura, mentre l’altra ricollega sul P17.
E’ sul P17 che Andrea parte per un traverso di una decina di metri, in buona parte nel vuoto. Raggiunge un breve meandro con aria in salita e, proseguendo, un camino. Dieci metri di arrampicata permettono di individuare un paio di sfondamenti su una cengia; sopra, il camino continua ancora per almeno una quindicina di metri.
Poi finiscono i materiali: un classico speleologico. A quanto pare, lassù potrebbe anche esserci un’uscita. Altro punto interrogativo da aggiungere alla lista.
Lunedì: il Dito, 18 ore e la solita cura dimagrante
Lunedì tocca al Pozzo nel Dito.
Ciaula scopre la luna– all’uscita del Dito – foto Alex Rinaldi 2025
Andrea, Alex, Kaja, Frytka e Yurek scendono fino a circa -350 metri. Alex traversa sopra un pozzo bagnato e raggiunge una finestra dalla quale arriva un torrentello. Segue l’arrampicata di un altro caminetto, oltre il quale si apre un camino alto.
La squadra successivamente disarma e passa a controllare un’altra possibilità: Andrea riesce a infilarsi nel passaggio, ma questa volta la grotta decide di non collaborare e chiude.
Nel frattempo il trapano è ormai scarico, il tempo corre e anche gli speleologi cominciano ad accusare le ore sottoterra. Niente ulteriori lavori nei freatici: si torna verso l’esterno.
Bilancio: 18 ore di punta.
La sintesi di Andrea è decisamente più efficace: “Il Dito ti spacca sempre…”
Nel frattempo, naturalmente, il resto del campo non è rimasto a guardare.
All’Abisso Pilastro (freddissima grotta scovata dall’instancabile Sandro Ghidelli e a sua volta cavità leader del Campo 2024) arrivano Lele e Simona: immancabilmente, con Marco e Ombretta tra i partecipanti, si scendono un paio di pozzi. La grotta cresce di almeno 25 m, e continua!
Pilastro – M. Abisso
Altre squadre tornano invece al Buzio, dove un ramo laterale viene seguito fino a circa -220 metri.
Per i dettagli, suggerisce Andrea, bisogna “chiedere a loro”. E noi lo faremo.
Ancora Buzio: aria forte e un P20 che aspetta
Martedì Andrea torna nell’Abisso Buzio insieme ad Alex, Kaja e altri compagni del campo: questa volta l’obiettivo è il fondo.
Sono scesi alcuni brevi salti fino a poco oltre -200 metri, dove l’esplorazione si arresta sulla sommità di un P20. Il dato interessante è un altro: il posto è valido e tira aria forte.
Secondo Andrea potrebbe essere stata superata una delle zone che finora avevano frenato l’esplorazione. Se lo dice Andrea, è così di certo.
Solita traduzione: bisogna tornare.
Intanto si ritorna anche dentro il Pozzo Gabriele
Tra un abisso e l’altro c’è spazio anche peril Pozzo Gabriele, la cavità con neve nei pressi del Bogani.
Jack, insieme a Floriano, Sandro e Tiziano, è tornato all’interno documentando la situazione attuale e confrontandola con le immagini dello scorso anno.
Pozzo Gabriele- Jack (Maurizio)-Florian
Le fotografie mostrano ancora importanti accumuli di neve e ghiaccio all’interno della cavità, ma il confronto diretto tra le diverse stagioni offre indicazioni interessanti sull’evoluzione dell’accumulo nivale e sulle trasformazioni dell’ambiente interno.
E così, mentre qualcuno cerca la profondità, qualcun altro guarda anche ciò che cambia vicino alla superficie.
È forse proprio questo il bello di InGrigna!: nello stesso giorno si può inseguire l’aria a duecento metri di profondità, traversare sopra un pozzo bagnato, arrampicare un camino, controllare una grotta di neve e, tornando verso il campo, imbattersi quasi per caso in un pozzo che nessuno aveva mai notato.
Il tutto possibilmente prima di cena.
Gli obiettivi aperti, insomma, stanno aumentando invece di diminuire. Buzio chiama, il Dito non fa sconti, il Pilastro continua, Gabriele cambia e sul Pizzo della Pieve c’è già un nuovo punto interrogativo da andare a vedere. Più tutto il resto: il Grignone è sconfinato, e fresco.
Avrò scordato qualcosa?
Nel dubbio, riporto il post di Andrea Maconi: e ricordiamoci: siamo soltanto ai primi giorni. Il campo InGrigna! continua!!!
“Primi giorni di campo in Grigna.
Sabato, post trasporto materiali per campo, ho fatto una passeggiata dal Bregai al Passo della Capra rivedendo alcuni ingressi. Sono passato anche a dare un’occhiata al geode sotto il Pizzo della Pieve ed è molto carino. Salendo a caso da un canale sul Pizzo della Pieve ho sbattuto la faccia contro un pozzo che non avevamo mai visto… forse oggi ci torniamo.
Domenica con Jack, Matteo, Francesca, Kaja, Yurech, Frutkapunk (Polacchi) abbiamo fatto un rapido giro all’Abisso Alberto Buzio nella prima parte. Jack, Matteo e i Polacchi sono andati a vedere un ramo che gli ho suggerito a -70m, ma in realtà non l’hanno visto e sono scesi a -100m dove c’era un traverso da fare, che sono riusciti in libera. Di là c’è una via che va. Io e Francesca abbiamo fatto 2 brevi risalite nella prima parte. Una chiude in fessura, altra ricollega su p17. Poi sul p17 ho fatto il traverso all’inizio, lungo una decina di metri, per buona parte nel vuoto, abbiamo raggiunto breve meandro con aria in salita, poi proseguendo traverso c’è un camino. Ho arrampicato 10m e visto un paio di sfondamenti su cengia. Il camino prosegue verso alto per almeno 15m ma avevamo finito materiali e poi sembra uscire.
Lunedì Alex, Kaja, Frytka e Yurek siamo andati al Dito a -350m. Alex ha traversato su pozzo bagnato e raggiunto finestra con torrentello. Arrampicato altro caminetto, poi c’è un camino alto. Abbiamo disarmato e siamo andati a vedere altro buchetto dove sono passato ma chiude. Il trapano era ormai scarico e non abbiamo più avuto tempo di fare altre robe nei freatici. Poi anche noi eravamo belli cotti e siamo usciti. Punta di 18 h. Il Dito ti spacca sempre…
Gli altri nel frattempo hanno fatto Abisso Pilastro, grazie anche a arrivo Lele e Simona e sceso un paio di pozzi. Altra punta a Buzio e sceso ramo laterale sino a -220m circa. Chiedere a loro per maggiori dettagli!
Ieri Alex, Kaja ed io siamo tornati al fondo della Buzio. Sceso alcuni brevi saltini sino a poco oltre -200m, fermi su p20. Posto valido, aria forte, forse abbiamo passato i posti di emme…
Ciao dalle Foppe!!!”
Ci aggiorniamo per la continuazione.
E, alla fine, ci sarà come sempre sempre il Diario di Campo di Marco Corvi.
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Dal letargo ai primi voli: il ciclo vitale dei pipistrelli spiega perché grotte, edifici e alberi devono essere protetti nei periodi più sensibili.
Il ciclo vitale dei pipistrelli segue le stagioni e dipende dalla disponibilità di insetti, dalle temperature e dalla qualità dei rifugi. L’infografica allegata riassume le fasi principali: accoppiamento, gestazione, nascita, allattamento, crescita, primi voli, indipendenza e maturità sessuale. È una sequenza utile per avvicinare il pubb
Dal letargo ai primi voli: il ciclo vitale dei pipistrelli spiega perché grotte, edifici e alberi devono essere protetti nei periodi più sensibili.
Il ciclo vitale dei pipistrelli segue le stagioni e dipende dalla disponibilità di insetti, dalle temperature e dalla qualità dei rifugi. L’infografica allegata riassume le fasi principali: accoppiamento, gestazione, nascita, allattamento, crescita, primi voli, indipendenza e maturità sessuale. È una sequenza utile per avvicinare il pubblico alla biologia dei Chirotteri, ma le tempistiche possono variare molto tra specie, latitudine e condizioni meteorologiche.
I pipistrelli sono gli unici mammiferi capaci di volo attivo. In Italia sono presenti oltre 35 specie e tutte sono insettivore. Il loro ruolo ecologico è legato soprattutto al controllo naturale degli insetti. In altre aree del pianeta, molte specie contribuiscono anche all’impollinazione e alla dispersione dei semi.[1]
Ciclo vitale dei pipistrelli tra autunno e primavera
Nelle specie europee, gli accoppiamenti avvengono spesso tra la fine dell’estate e l’autunno. In molte specie le femmine conservano lo sperma durante l’inverno e la fecondazione avviene in primavera, quando temperatura e disponibilità di prede diventano più favorevoli. Fanno eccezione alcuni meccanismi riproduttivi specifici, che richiedono valutazioni per specie.[1]
L’inverno è la fase dell’ibernazione. I pipistrelli riducono temperatura corporea e metabolismo, conservando l’energia accumulata in autunno. Le cavità naturali, le miniere dismesse, i cunicoli e altri ambienti sotterranei offrono condizioni relativamente stabili di umidità e temperatura. Sono quindi rifugi importanti per il ciclo vitale dei pipistrelli.[2]
Il disturbo in questa fase può avere conseguenze rilevanti. Luci intense, rumori, fotografie con flash, fonti di calore e presenza ravvicinata possono indurre il risveglio degli animali. EUROBATS segnala che un disturbo eccessivo durante ibernazione o riproduzione può provocare l’abbandono del sito o contribuire alla mortalità.[2]
Nursery e nascita dei piccoli
Con la primavera, le femmine gravide raggiungono rifugi caldi e sicuri, spesso riunendosi in colonie riproduttive chiamate nursery o colonie di maternità. La durata della gestazione varia in genere fra sei e nove settimane ed è influenzata dalla specie, dal clima e dalla disponibilità di alimento.[3]
Nella maggior parte dei casi nasce un solo piccolo, chiamato pup nella letteratura anglosassone. Alla nascita il neonato è totalmente dipendente dalla madre. Viene allattato, mantenuto al caldo e protetto nel rifugio. In molte specie l’allattamento dura circa quattro o cinque settimane, fino a quando il giovane è in grado di volare e iniziare le prime uscite di alimentazione.[3]
L’estate è quindi il momento più delicato del ciclo vitale dei pipistrelli. Un accesso non controllato in una grotta o un intervento edilizio effettuato senza verifica preventiva possono generare panico nella colonia. Il rischio riguarda soprattutto la caduta dei piccoli, la separazione dalle madri e l’abbandono del rifugio riproduttivo.[1]
Primi voli, autonomia e protezione
Dopo una crescita rapida, i giovani iniziano i primi voli. L’età esatta cambia fra specie. Per il pipistrello nano comune, ad esempio, i giovani possono volare intorno alle quattro settimane e diventare capaci di alimentarsi autonomamente circa a sei settimane.[4]
L’indipendenza non coincide sempre con la maturità sessuale. Quest’ultima può essere raggiunta nel primo o nel secondo anno di vita, secondo la specie e le condizioni ambientali. Per questo è preferibile evitare generalizzazioni rigide come un’unica data valida per tutti i pipistrelli.
La tutela del ciclo vitale dei pipistrelli passa dalla conservazione dei loro rifugi. Una grotta non va valutata solo in base al numero di animali osservati in una singola visita. Anche pochi individui possono indicare un sito importante, usato per svernamento, riproduzione, transito stagionale o riposo.[1]
In presenza di colonie o singoli esemplari, la regola pratica è non toccare gli animali, non illuminarli direttamente e non modificare ingressi, ventilazione o microclima della cavità. Eventuali chiusure o interventi devono essere progettati con il supporto di chirotterologi qualificati. Griglie e recinzioni non idonee possono infatti ostacolare il volo o alterare le condizioni interne del rifugio.[2]
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Sepoltura di una donna incinta nella grotta di Suder Vagnhus, su Lilla Karlsö: il ritrovamento attribuito al Mesolitico è ancora in fase di scavo e attende datazione al radiocarbonio e analisi del DNA.
La sepoltura di una donna incinta è a Lilla Karlsö, non a Stora Förvar
Una giovane donna con un feto conservato nell’area addominale è stata individuata nella grotta di Suder Vagnhus, sull’isola svedese di Lilla Karlsö, al largo della costa occidentale di Gotland.
Le prime
Sepoltura di una donna incinta nella grotta di Suder Vagnhus, su Lilla Karlsö: il ritrovamento attribuito al Mesolitico è ancora in fase di scavo e attende datazione al radiocarbonio e analisi del DNA.
La sepoltura di una donna incinta è a Lilla Karlsö, non a Stora Förvar
Una giovane donna con un feto conservato nell’area addominale è stata individuata nella grotta di Suder Vagnhus, sull’isola svedese di Lilla Karlsö, al largo della costa occidentale di Gotland.
Le prime notizie hanno indicato un’età intorno a 9.000 anni, collocando il contesto nel Mesolitico.
La formulazione richiede però precisione: il ritrovamento non proviene dalla grotta di Stora Förvar, sulla vicina isola di Stora Karlsö, come riportato in alcune ricostruzioni iniziali.
La sepoltura donna incinta si trova cinque metri sotto il piano di grotta, in livelli profondi della piccola cavità laterale di Suder Vagnhus.
Gli archeo-osteologi Alexander Roesen Sjöstrand e Olivia Bartholdson hanno riconosciuto dapprima due ossa dell’arto superiore fetale.
Il rinvenimento successivo di costole, sacro e frammenti del bacino della giovane ha consentito di valutare la relazione spaziale tra i resti.
Il feto era nell’area addominale della donna. Sono stati recuperati anche un frammento cranico e un elemento cervicale fetali.
Questa distribuzione rende plausibile che il feto fosse ancora in utero alla morte e al momento della deposizione.
I ricercatori stimano per la donna un’età adolescenziale avanzata, in un intervallo comunicato fra circa 14 e 19 anni, e per il feto uno sviluppo di 32-34 settimane. Si tratta di valutazioni preliminari, non di risultati definitivi.
Datazione della grotta Suder Vagnhus e verifiche ancora necessarie
L’età di 8.000-9.500 anni deriva per ora dalla stratigrafia della cavità, dal confronto con materiali delle isole Karlsö e dalla presenza, nello stesso livello, di fanerogame marine già attribuite a quell’intervallo.
Le ossa della donna e del feto non sono ancora state datate direttamente con radiocarbonio. Di conseguenza, la definizione di ritrovamento di 9.000 anni deve essere letta come una stima di lavoro.
Il gruppo di ricerca prevede di inviare un campione osseo al radiocarbonio e di eseguire analisi del DNA antico.
La datazione al carbonio-14 permetterà di stabilire l’età dei resti in modo diretto, con una necessaria calibrazione cronologica.
Il DNA potrà verificare il rapporto biologico tra donna e feto, oltre a fornire indicazioni su sesso genetico, ascendenze e conservazione molecolare, se la quantità e qualità del materiale lo consentiranno.
Proseguono anche le operazioni di scavo. La posizione di deposizione non è stata ancora documentata per intero.
L’ipotesi di una posizione rannicchiata sul fianco, detta Hocker, resta da confermare con il recupero delle parti ancora sepolte del tronco, del bacino, degli arti inferiori e della spalla.
Non è stata comunicata una causa di morte. Non è quindi corretto attribuire il decesso a parto, emorragia, infezione o altre complicazioni ostetriche senza dati paleopatologici e tafonomici.
La sepoltura della donna incinta di Lilla Karlsö potrà offrire informazioni sulle pratiche funerarie e sulla presenza di gruppi umani nell’arcipelago baltico all’inizio dell’Olocene.
L’interpretazione di una deposizione intenzionale dovrà essere sostenuta dalla documentazione completa di posizione anatomica, limiti della fossa, eventuali corredi, pigmenti, alterazioni post-deposizionali e associazioni stratigrafiche.
Stora Förvar, il confronto con la grotta vicina
Stora Förvar resta un riferimento archeologico essenziale, ma distinto. La grotta di Stora Karlsö fu scavata intensamente tra il 1888 e il 1893.
Le indagini recuperarono una potente successione archeologica, superiore a quattro metri, con fauna, manufatti, ceramiche e resti umani dal Mesolitico all’età del Ferro.
I materiali delle vecchie campagne hanno limiti documentari rilevanti.
Gli scavi ottocenteschi procedettero per livelli artificiali di 30 centimetri e aree orizzontali, senza seguire in modo adeguato la stratigrafia di un pavimento inclinato.
Per questo l’associazione cronologica fra singoli resti non può essere dedotta soltanto dalla profondità di rinvenimento.
Revisioni osteologiche e datazioni AMS hanno riconosciuto, nelle unità più antiche, resti di almeno cinque individui: un lattante, adolescenti, una donna adulta e probabilmente uomini adulti. Il lattante e un adolescente sono stati collocati nel Mesolitico tardo, fra circa 9.500 e 8.200 anni calibrati prima del presente. Non risulta, nelle fonti scientifiche consultate, una sepoltura integra di donna gravida a Stora Förvar.
L’Università di Uppsala ha inoltre incluso resti di Gotland e Stora Karlsö in uno studio di genomica delle popolazioni mesolitiche. In quel progetto le ossa, datate a oltre 8.000 anni, sono state sottoposte a estrazione di DNA da ossa e denti e a sequenziamento genomico. Il confronto con dati archeologici, isotopici e paleoclimatici ha contribuito a ricostruire le migrazioni postglaciali in Scandinavia. Questo mostra il potenziale delle analisi future su Lilla Karlsö, senza anticiparne gli esiti.
Donne incinte in grotta: i casi di Ostuni e Skye
La sepoltura donna incinta di Lilla Karlsö è rara, ma non isolata nel record archeologico. Il confronto più antico e meglio studiato in ambiente ipogeo è quello di Ostuni 1, nella grotta-santuario di Santa Maria di Agnano, in Puglia. La tomba del Paleolitico superiore, datata a circa 27.810-27.430 anni calibrati prima del presente, conteneva una giovane donna in posizione rannicchiata con il feto nel bacino. Conchiglie perforate e ocra rossa facevano parte del contesto funerario.
Lo studio del feto di Ostuni 1b dimostra quanto le tecniche non distruttive possano modificare le interpretazioni. I ricercatori hanno esaminato due corone di denti decidui con microtomografia a raggi X con contrasto di fase, presso la linea SYRMEP del sincrotrone Elettra di Trieste. Hanno inoltre analizzato una emimandibola con micro-CT a fuoco microfocale al TomoLab. Le immagini tridimensionali hanno permesso di leggere le linee incrementali dello smalto e di applicare un’istologia virtuale. L’età fetale è stata stimata in 31-33 settimane. Tre linee accentuate nello smalto indicano episodi di forte stress fisiologico negli ultimi due mesi e mezzo di gestazione. Le cause specifiche della morte restano non dimostrate.
Un secondo confronto, molto più recente, viene dalla High Pasture Cave sull’isola di Skye, in Scozia. In un contesto dell’età del Ferro sono stati rinvenuti una donna adulta, un feto e un perinato. Qui la vicinanza dei resti non è stata considerata prova automatica di maternità. Un’équipe ha estratto DNA antico da osso petroso della donna e frammenti ossei dei piccoli, in condizioni di laboratorio controllate, e ha usato shotgun sequencing per ricostruire genomi mitocondriali completi. Il risultato ha escluso che la donna fosse la madre del perinato, mentre non ha potuto escludere una relazione materna con il feto. È un dato metodologico importante: nella bioarcheologia, prossimità anatomica o funeraria e parentela genetica non coincidono sempre.
Una notizia da seguire con prudenza scientifica
La sepoltura donna incinta di Suder Vagnhus ha un forte interesse per l’archeologia delle grotte, per la bioarcheologia della gravidanza e per lo studio delle prime comunità mesolitiche del Baltico. La sua rilevanza dipenderà dalla qualità della documentazione di scavo e dai risultati delle analisi in programma.
Per ora sono sostenute dai dati disponibili la localizzazione a Lilla Karlsö, l’associazione spaziale tra la giovane e il feto e una cronologia stratigrafica compatibile con il Mesolitico. Restano aperti datazione diretta, sesso ed età biologica definitivi, parentela genetica, posizione completa del corpo, modalità della deposizione e causa della morte. La distinzione tra dati osservati, stime e ipotesi è essenziale per raccontare correttamente questo raro ritrovamento in grotta.
Nava, A. et al., “Virtual histological assessment of the prenatal life history and age at death of the Upper Paleolithic fetus from Ostuni (Italy)”, Scientific Reports, 2017. URL: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5572742/
Fonti [1] Ben från stenålderskvinna med foster upptäckt på Lilla Karlsö https://fof.se/artikel/ben-fran-kvinna-med-foster-upptackt-pa-lilla-karlso/ [2] A Pregnant Teenager’s 9,000-Year-Old Burial Was Just Uncovered in a Swedish Cave https://www.sciencealert.com/a-pregnant-teenagers-9000-year-old-burial-was-just-uncovered-in-a-swedish-cave [4] Maternal relationships within an Iron Age burial at the High Pasture Cave, Isle of Skye, Scotland https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0305440319300664 [5] Motherhood at Early Bronze Age Unterhautzenthal, Lower … https://www.austriaca.at/0xc1aa5576_0x00390303.pdf [6] Mesolithic Period https://historiska.se/en/explore-history/historical-periods/stone-age-mesolithic-period/ [7] [PDF] An Optimal Foraging Perspective on Early Holocene Human Prey … https://www.diva-portal.org/smash/get/diva2:538584/fulltext01.pdf [8] Durham Research Online https://pdfs.semanticscholar.org/14c7/36bf6bd7cc961b055df010d225e10b8e99a5.pdf [9] A Case of Maternal and Perinatal Death in Neolithic Southern Vietnam, c. 2100-1050 BCE https://researchportalplus.anu.edu.au/en/publications/a-case-of-maternal-and-perinatal-death-in-neolithic-southern-viet [10] palmgren.qxd https://pdfs.semanticscholar.org/bbb9/a5eacce2c78c09e78dd3d7987b2098efc8f6.pdf [11] terra australis 29 https://www.storakarlso.se/wp-content/uploads/2020/09/karlso-puzzling-past.pdf [12] 9,500 Years Later, Stone Age Mother and Her Unborn Child Are Found in a Swedish Cave | Arkeonews https://arkeonews.net/9500-years-later-stone-age-mother-and-her-unborn-child-are-found-in-a-swedish-cave/ [13] Delia, the woman of Ostuni (BR) – Prehistory in Italy – Preistoria in Italia https://www.preistoriainitalia.it/en/scheda/delia-la-donna-di-ostuni-br/ [14] Discovery Of The Oldest Remains Of A Woman Who Died In Childbirth https://www.sciencedaily.com/releases/2004/10/041007084440.htm [15] skrifter 26.pdf https://journals.uis.no/index.php/AmS-Skrifter/article/download/208/201 [16] Archeologists discover pregnant woman with fetus in Ancient Egyptian burial site https://www.arabnews.com/node/1406026/middle-east [17] prehistoric-lifestyles-on-gotland-diachronic-and-synchronic … https://scispace.com/pdf/prehistoric-lifestyles-on-gotland-diachronic-and-synchronic-50zr2cdl3p.pdf [18] Pitted Ware Shorelines https://www.dnagenics.com/spotlights/pitted-ware-shorelines [19] Virtual histological assessment of the prenatal life history … https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28842603/ [20] Virtual histological assessment of the prenatal life history and age at death of the Upper Paleolithic fetus from Ostuni (Italy) https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5572742/ [21] La “Donna di Ostuni”, a case of eclampsia 28,000 years ago? https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28434287/ [22] (Synchrotron) light shed on ancient fossils https://www.ictp.it/news/2017/9/synchrotron-light-shed-ancient-fossils [23] Donna di Ostuni – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Donna_di_Ostuni [24] [PDF] On the Mesolithic Occupation in the – Stora Förvar Cave https://pdfs.semanticscholar.org/7ccc/c989bd36f1b3f602ac3b57c4dae8305a5a30.pdf [25] Genomic data suggest two main migrations into … https://www.uu.se/en/press/press-releases/2018/2018-01-09-genomic-data-suggest-two-main-migrations-into-scandinavia-after-the-last-ice-age [26] Human remains in the University’s collections – Uppsala universitet https://www.uu.se/en/about-uu/history/human-remains [27] Madre del paleolitico di Ostuni, dopo oltre 30 anni scoperto il sesso del feto: era un maschio https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/brindisi/1715199/madre-del-paleolitico-di-ostuni-dopo-oltre-30-anni-scoperto-il-sesso-del-feto-era-un-maschio.html [28] Mummification in Europe may be older than previously … https://www.uu.se/en/press/press-releases/2022/2022-03-03-mummification-in-europe-may-be-older-than-previously-known [29] The Site of Santa Maria di Agnano (Brindissi, Italy) https://juniperpublishers.com/gjaa/pdf/GJAA.MS.ID.555632.pdf [30] (PDF) Lo studio dello smalto prenatale delle gemme dentali dell … https://www.academia.edu/89940829/Lo_studio_dello_smalto_prenatale_delle_gemme_dentali_dell_individuo_fetale_del_Paleolitico_superiore_Ostuni_1b_Puglia_ca_28_ka_BP_per_mezzo_di_analisi_istologica_virtuale [31] The woman of Ostuni | Palaeo Diet https://palaeodiet.org/the-woman-of-ostuni/ [32] (PDF) Mini Review The Site of Santa Maria di Agnano (Brindissi, Italy https://www.academia.edu/39967250/Mini_Review_The_Site_of_Santa_Maria_di_Agnano_Brindissi_Italy [33] Lilla Karlsö – Wikipedia https://sv.wikipedia.org/wiki/Lilla_Karls%C3%B6 [34] 9 000 år gammal gravid kvinna hittad utanför Gotland https://www.dn.se/direkt/2026-08-10/9-000-ar-gammal-gravid-kvinna-hittad-utanfor-gotland/ [35] Arkeologen Alexander chockades över egna fyndet https://www.sverigesradio.se/artikel/arkeologen-alexander-chockades-over-egna-fyndet-helt-orimligt [36] Världsunikt: 9 000 år gammal gravid kvinna hittad i grotta https://www.sverigesradio.se/artikel/varldsunikt-9000-ar-gammal-gravid-kvinna-hittad-i-grotta [37] Världsunikt fynd av 9 000 år gammal gravid kvinna på Lilla … https://www.svt.se/nyheter/video/0921138a53a62829-9-000-ar-gamla-fynd-av-gravid-kvinna-utanfor-gotland/jdbc2w [38] Världsunikt fynd på Lilla Karlsö: ”Vi är ganska chockade” https://www.helagotland.se/nyheter/lilla-karlso/artikel/unikt-fynd-av-bevarat-foster-i-grotta-pa-lilla-karlso/r5pe2p1j [39] 9000 år gammel gravid kvinne funnet begravd ved Gotland https://www.nettavisen.no/nyheter/9000-ar-gammel-gravid-kvinne-funnet-begravd-ved-gotland/s/5-95-3188891 [40] Unikt 9 000 år gammalt foster hittat på Lilla Karlsö — Morgonbladet https://morgonbladet.se/inrikes/unikt-9-000-ar-gammalt-foster-hittat-pa-lilla-karlso [41] Unika fyndet på Lilla Karlsö: 9 000 år gammal gravid kvinna … https://frihetsnytt.se/en/unique-discovery-at-lilla-karlso-a-9000-year-old-pregnant-woman/ [42] 9000-year-old pregnant woman found in cave off Gotland https://swedenherald.com/article/9000yearold-pregnant-woman-found-in-cave-off-gotland [43] 9 000 år gammal gravid kvinna hittad: ”Världsunikt” – tv4.se https://www.tv4.se/just-nu/l8mAOMQz0HdHXgKpvaBPI/9-000-ar-gammal-gravid-kvinna-hittad-vardsunikt [44] Forskning & Framsteg https://fof.se/ [45] A 9,000-year-old pregnant woman’s skeleton found in Sweden https://en.haberler.com/a-9-000-year-old-pregnant-woman-s-skeleton-found-2296277/
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Convegno al Museo della Preistoria di Nardò sulla Palude del Capitano nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano
Palude del Capitano laboratorio naturale
La Palude del Capitano, zona umida costiera del territorio di Nardò, è oggi uno dei principali laboratori naturali per lo studio delle doline carsiche e degli ecosistemi salmastri del Salento.
L’area è caratterizzata da bacini d’acqua salmastra alimentati da sorgenti ipotermali, con cavità di crol
Convegno al Museo della Preistoria di Nardò sulla Palude del Capitano nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano
Palude del Capitano laboratorio naturale
La Palude del Capitano, zona umida costiera del territorio di Nardò, è oggi uno dei principali laboratori naturali per lo studio delle doline carsiche e degli ecosistemi salmastri del Salento.
L’area è caratterizzata da bacini d’acqua salmastra alimentati da sorgenti ipotermali, con cavità di crollo collegate a cunicoli sommersi che mettono in comunicazione la Palude del Capitano con il mare Ionio.[1][2][3]
Queste depressioni, localmente note come “spunnulate”, sono doline colme d’acqua che ospitano vegetazione idrofila e fauna specializzata, inserite in un paesaggio dove si intrecciano elementi carsici, costieri e umidi.
La Palude del Capitano nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano costituisce così un contesto di interesse sia per la speleologia sia per l’idrogeologia applicata alla gestione delle risorse idriche.[2][4]
Parco Porto Selvaggio e Palude del Capitano
La Palude del Capitano è parte integrante del Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano, istituito dalla Regione Puglia nel 2006 per tutelare oltre mille ettari di costa, pineta, macchia mediterranea e zone umide.
Il parco comprende tre Siti di Interesse Comunitario – Torre Uluzzo, Torre Inserraglio e Palude del Capitano – e numerose aree di interesse archeologico e paleontologico con grotte emerse e sommerse.[2][5][6][7]
Nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano la Palude del Capitano rappresenta una delle poche aree palustri ancora integre del Salento, con habitat umidi mediterranei e comunità di flora e fauna oggi considerate sensibili.
La gestione, affidata al Comune di Nardò, punta a conciliare conservazione degli ambienti naturali e attività di ricerca scientifica, con un ruolo crescente per la speleologia nella lettura dei processi carsici costieri.[4][6][2]
Progetti di ricerca speleologica
Negli ultimi anni la Palude del Capitano nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano è stata scelta come sito principale per un progetto di dottorato dedicato alle ricerche idrogeologiche e biologiche nelle doline del Salento.
Il lavoro, sviluppato presso il Dipartimento di Geologia dell’Università di Bari, è condotto da Michele Onorato sotto la supervisione scientifica del professor Mario Parise, con la collaborazione dell’Università di Trieste e della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli.[8][9]
Le indagini riguardano la qualità delle risorse idriche, il mescolamento tra acqua dolce, salmastra e marina e il grado di confinamento degli ecosistemi della Palude del Capitano.
Le immersioni del Centro di Speleologia Sottomarina Apogon, che esplorano i cunicoli sommersi e le connessioni tra Palude del Capitano e mare aperto, permettono di raccogliere dati idrologici e campioni biologici lungo l’intero sistema carsico.[1][3][9][8]
Il convegno Smoke in the Water
In questo quadro di studi si inserisce il convegno “Smoke in the Water – Studi e novità scientifiche nella Palude del Capitano”, in programma il 21 agosto 2026 al Museo della Preistoria di Nardò, in piazza Sant’Antonio, con inizio alle ore 19.
L’evento è promosso con il coinvolgimento del Comune di Nardò, della Società Speleologica Italiana, del Centro di Speleologia Sottomarina Apogon e dell’Università di Bari, nel contesto del Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano.
Il programma, come indicato nella locandina dell’iniziativa, prevede l’introduzione e la moderazione di Sergio Fai, i saluti dell’amministrazione comunale e della Società Speleologica Italiana, le relazioni di Mario Parise, Serena Liso e Michele Onorato e la chiusura dei lavori affidata a Filomena Ranaldo.
La Palude del Capitano è al centro dell’intera serata, pensata per condividere con la comunità speleologica e con il pubblico i risultati più recenti delle ricerche.
Le relazioni scientifiche sulla Palude del Capitano
La relazione di Mario Parise è dedicata alla Palude del Capitano come laboratorio scientifico e elemento di rilievo paesaggistico nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano.
Il docente approfondisce la genesi delle doline di crollo, il ruolo delle spunnulate e il legame tra morfologia carsica, tettonica e circolazione idrica sotterranea nell’area costiera neretina.[1]
Serena Liso affronta l’importanza idrogeologica della Palude del Capitano in relazione alle doline carsiche del Salento e alle zone umide costiere tutelate dalla normativa regionale.
L’attenzione si concentra sui dati di monitoraggio di temperatura, salinità e grado di confinamento del sistema, collegando la Palude del Capitano ad altri siti di interesse comunitario e alle esigenze di gestione delle risorse idriche.[6][8]
Michele Onorato presenta le nuove scoperte biologiche nelle acque della Palude del Capitano, dalle comunità ittiche agli organismi di ambienti salmastri, con rilievi condotti nei laghetti, nelle sorgenti ipotermali e nei cunicoli sommersi.
L’analisi biologica permette di valutare la risposta dell’ecosistema della Palude del Capitano ai cambiamenti ambientali e di definire indicatori di qualità ecologica delle zone umide costiere.[3][8]
Speleologia e tutela delle zone umide
Le attività di ricerca nella Palude del Capitano mostrano come la speleologia, integrata con l’idrogeologia e la biologia, possa contribuire alla tutela delle zone umide del Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano.
La lettura speleologica delle doline, delle cavità sommerse e dei percorsi idrici sotterranei è infatti essenziale per comprendere la dinamica di questi ambienti e per definire strategie di conservazione.[8][10]
Nel territorio di Nardò la Palude del Capitano si conferma un sito di studio continuativo, inserito tra i progetti scientifici segnalati in ambito speleologico e tra le aree di riferimento per la salvaguardia degli habitat umidi mediterranei.
Il convegno “Smoke in the Water” offre alla comunità speleologica un momento di aggiornamento condiviso, in linea con la vocazione del Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano a fare da ponte tra ricerca, divulgazione e gestione del territorio.[2][10]
Fonti [1] Università del Salento http://llpp.nardo.puglia.it/documenti/azione65/Progetto%20DEFINITIVO/ALLEGATI%20TF/A.2a_Rel_Specialistica.pdf [2] Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano https://www.parks.it/parco.porto.selvaggio/ [3] supplemento thalassia 2006.indd http://siba-ese.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/viewFile/i15910725v29supp99/1974 [4] Parco Naturale di Porto Selvaggio – Comune di Nardò https://www.comune.nardo.le.it/informazione/parco-naturale-di-porto-selvaggio/ [5] Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del … https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_naturale_regionale_Porto_Selvaggio_e_Palude_del_Capitano [6] Bollettino ufficiale della Regione Puglia n. 35 del 17/03/2006 https://burp.regione.puglia.it/documents/20135/249520/LEGGE+REGIONALE+15+marzo+2006,+n.+6+(id+5212786).pdf/0d91028a-b230-0db9-2ffb-3a6448da4bd6?version=1.0&t=1622716413873 [7] Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano https://www.viaggiareinpuglia.it/it/dettaglio-attrattore/parco-naturale-regionale-porto-selvaggio-palude-capitano [8] La Palude del Capitano si trasforma in un laboratorio di ricerca sulle … https://www.scintilena.com/la-palude-del-capitano-si-trasforma-in-un-laboratorio-di-ricerca-sulle-doline-carsiche-del-salento/12/06/ [9] La speleologia neritina brilla all’Assemblea Generale dell’European … https://www.scintilena.com/la-speleologia-neritina-brilla-allassemblea-generale-delleuropean-geosciences-union/04/26/ [10] Speleologia n. 92: dalle grotte della Campania ai ghiacci del CryoKarst – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-n-92-dalle-grotte-della-campania-ai-ghiacci-del-cryokarst/12/16/ [11] mare, sole e laboratorio di biodiversità e scienza universitaria https://www.scintilena.com/portoselvaggio-mare-sole-e-laboratorio-di-biodiversita-e-scienza-universitaria/06/15/ [12] Nardò: I portali della preistoria – Serata a Portoselvaggio https://www.scintilena.com/nardo-i-portali-della-preistoria-serata-a-portoselvaggio/08/25/?amp& [15] Alla scoperta delle zone umide: speleologi e ambientalisti insieme … https://www.scintilena.com/alla-scoperta-delle-zone-umide-speleologi-e-ambientalisti-insieme-per-difendere-un-patrimonio-vitale/01/28/ [16] Potenziato il monitoraggio sottomarino della caldera dei Campi Flegrei – Scintilena https://www.scintilena.com/potenziato-il-monitoraggio-sottomarino-della-caldera-dei-campi-flegrei/05/29/ [17] Scoperta eccezionale nella Grotta di Avendaños https://www.scintilena.com/scoperta-eccezionale-nella-grotta-di-avendanos-ritrovamenti-archeologici-rivelano-antichi-scambi-commerciali-tra-america-del-nord-e-messico/09/26/ [18] Puglia Straordinaria apertura al pubblico dei siti preistorici nel … https://www.scintilena.com/puglia-straordinaria-apertura-al-pubblico-dei-siti-preistorici-nel-parco-naturale-regionale-porto-selvaggio-e-palude-del-capitano/09/26/ [19] La Giornata Mondiale delle Zone Umide 2025 con il Centro … https://www.scintilena.com/la-giornata-mondiale-delle-zone-umide-2025-con-il-centro-di-speleologia-sottomarina-apogon/01/27/ [20] lo Speleo Weekend del Gruppo Speleologico Ruvese https://www.scintilena.com/alla-scoperta-delle-meraviglie-sotterranee-lo-speleo-weekend-del-gruppo-speleologico-ruvese/09/19/ [21] Studi sulle grotte di Capo Caccia e Grotte di Nettuno con l’Università … https://www.scintilena.com/studi-sulle-grotte-di-capo-caccia-e-grotte-di-nettuno-con-luniversita-di-urbino/01/18/ [22] Un viaggio tra l’essenziale bellezza delle Alpi Apuane https://www.scintilena.com/presentazione-del-libro-davventura-laltezza-della-liberta-di-gianluca-briccolani-un-viaggio-tra-lessenziale-bellezza-delle-alpi-apuane/09/25/ [23] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf [24] Un Mediterraneo, due specie: a Nardò incontro su Sapiens … https://www.scintilena.com/un-mediterraneo-due-specie-a-nardo-incontro-su-sapiens-e-neanderthal/07/16/ [25] Parco Naturale Regionale Porto Selvaggio e Palude del … https://www.perledipuglia.it/it/blog-perle-di-puglia/esplora-il-parco-naturale-regionale-porto-selvaggio-e-palude-del-capitano-a-santa-caterina-di-nardo.html [26] Parc naturel régional de Porto Selvaggio et Palude del Capitano — Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Parc_naturel_r%C3%A9gional_de_Porto_Selvaggio_et_Palude_del_Capitano [27] Parco naturale regionale di Porto Selvaggio e Palude del … https://interregaismart.regione.puglia.it/-/parco-naturale-regionale-di-porto-selvaggio-e-palude-del-capitano [28] Tra mare e campagna: la Riserva Naturale di Porto Selvaggio – Masseria LuciaGiovanni https://www.masserialuciagiovanni.it/magazine/tra-mare-e-campagna-la-riserva-naturale-di-porto-selvaggio/ [29] Alla scoperta della Palude del Capitano a Porto Selvaggio https://www.caladelsalento.it/it/blog/riserve-naturali-nel-salento-alla-scoperta-della-palude-del-capitano-a-porto-selvaggio/ [30] Porto Selvaggio: cosa vedere, come arrivare, spiaggia https://www.hdsalento.com/porto-selvaggio/ [31] Parc naturel de Porto Selvaggio et Palude del Capitano – Italia.it https://www.italia.it/fr/pouilles/lecce/parc-naturel-de-porto-selvaggio-et-palude-del-capitano [32] IMG_5252.jpeg 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Grotta trasformata in cantiere illegale lungo il corso dell’Enza
Una cavità naturale nascosta nei boschi dell’Appennino reggiano, lungo il corso del fiume Enza, è stata trasformata in un vero e proprio cantiere clandestino per scavi archeologici abusivi.
L’operazione di scoperta e sequestro è stata condotta dai carabinieri della Forestale, con il supporto del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Reggio
Grotta trasformata in cantiere illegale lungo il corso dell’Enza
Una cavità naturale nascosta nei boschi dell’Appennino reggiano, lungo il corso del fiume Enza, è stata trasformata in un vero e proprio cantiere clandestino per scavi archeologici abusivi.
L’operazione di scoperta e sequestro è stata condotta dai carabinieri della Forestale, con il supporto del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Reggio Emilia.
Nel luglio 2026 i militari hanno sequestrato gli strumenti utilizzati per scavare abusivamente nel sottosuolo alla ricerca di possibili reperti archeologici.
All’interno della grotta, situata in una zona particolarmente impervia e di difficile accesso, era stato predisposto uno scavo stratigrafico condotto senza alcuna autorizzazione.
Scavo stratigrafico abusivo: attrezzi e bivacco improvvisato nella cavità naturale
I carabinieri della Forestale hanno trovato diversi attrezzi da scavo all’interno della cavità naturale.
Tra i materiali sequestrati figurano picconi, zappe e pale, strumenti tipici per lavori di movimentazione terra in ambito archeologico.
Oltre agli attrezzi, i militari hanno rinvenuto i resti di un bivacco improvvisato, con rifiuti abbandonati nell’area.
I carabinieri hanno provveduto alla completa rimozione dei materiali e alla pulizia dell’area, ripristinando le condizioni originarie della grotta.
Le indagini hanno previsto l’utilizzo di droni, fototrappole e personale addestrato a operare su terreni impervi.
Questa metodologia investigativa ha permesso di individuare la cavità naturale trasformata in cantiere illegale e di documentare il modus operandi degli esploratori abusivi.
Scavi clandestini contro la legge: rischi per il patrimonio archeologico italiano
Gli scavi clandestini costituiscono un serio pericolo per il patrimonio archeologico, riferisce l’Arma dei Carabinieri.
Un intervento condotto senza metodo scientifico può compromettere irrimediabilmente la stratigrafia del terreno, cancellando informazioni preziose per ricostruire la storia dei luoghi.
La normativa italiana stabilisce che i beni archeologici rinvenuti nel sottosuolo appartengono allo Stato.
Le attività di ricerca e scavo devono essere autorizzate dal Ministero della Cultura, eseguite da personale qualificato e sottoposte alla supervisione della Soprintendenza competente per territorio.
Il Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) prevede sanzioni per chi esegue ricerche archeologiche o opere per il ritrovamento di cose senza concessione.
Anche in caso di ritrovamento fortuito è obbligatoria la denuncia all’autorità competente.
Collaborazione tra Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e Forestale per le indagini
L’operazione è il risultato della collaborazione tra il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, che ha contribuito a ricostruire il modus operandi degli esploratori abusivi, e la Forestale, che ha messo in campo la sua conoscenza del territorio montano dell’Appennino reggiano.
Il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna rappresenta una specializzazione dell’Arma dedicata alla tutela del patrimonio culturale italiano.
La collaborazione con i carabinieri della Forestale permette di combinare competenze archeologiche e conoscenza del territorio per contrastare gli illeciti contro i beni culturali.
Le indagini proseguono per individuare i responsabili degli scavi archeologici clandestini.
L’operazione dimostra l’impegno delle forze dell’ordine nella salvaguardia del patrimonio storico e ambientale dell’Appennino reggiano.
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Sulla Piana di Marcesina gli speleologi tornano a cercare l’ingresso di una cavità cancellato dai lavori successivi alla tempesta Vaia. Il varco è stato ritrovato, ma il pozzo che conduce al cuore della grotta resta ancora da raggiungere.
La Grotta del Lago Bianco è ancora lì, sotto la Piana di Marcesina. Di questo non vi sono dubbi. Il problema è ritrovare la porta per entrarvi.
Con questo obiettivo il Gruppo Grotte Valdagno ha organizzato una mini-spedizione sull’Altopiano dei
Sulla Piana di Marcesina gli speleologi tornano a cercare l’ingresso di una cavità cancellato dai lavori successivi alla tempesta Vaia. Il varco è stato ritrovato, ma il pozzo che conduce al cuore della grotta resta ancora da raggiungere.
La Grotta del Lago Bianco è ancora lì, sotto la Piana di Marcesina. Di questo non vi sono dubbi. Il problema è ritrovare la porta per entrarvi.
Con questo obiettivo il Gruppo Grotte Valdagno ha organizzato una mini-spedizione sull’Altopiano dei Sette Comuni, coinvolgendo anche volontari del Gruppo Speleologi Malo e del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia.
Il teatro delle operazioni è la Piana di Marcesina, sull’Altopiano dei Sette Comuni,, vasto e suggestivo pianoro posto tra le province di Vicenza e Trento, a una quota compresa indicativamente fra i 1.300 e i 1.400 metri. Siamo nei pressi del rifugio Barricata, struttura ben più grande del classico rifugietto di montagna, attrezzata con ampi spazi esterni, parcheggio, tavoli e servizi per i numerosi frequentatori della zona.
Non lontano si trova anche una presenza ormai simbolica del territorio: la cosiddetta Aquila Vaia di Marcesina, o “Aquila del Barricata”, realizzata sul Monte Cucco dallo scultore Marco Martalar. Una gigantesca aquila di legno nata utilizzando radici e materiali provenienti dagli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia. Alta circa sette metri e pesante 1.600 chilogrammi, l’opera è diventata un simbolo della rinascita del territorio dopo la devastazione del 2018.
Ed è proprio a Vaia che bisogna tornare per capire perché oggi sia necessario andare alla ricerca dell’ingresso di una grotta che, in passato, era perfettamente conosciuto.
Un ingresso cancellato
Tra il 26 e il 30 ottobre 2018 una violentissima perturbazione investì vaste aree dell’Europa e colpì con particolare durezza il Nord-Est italiano. Piogge eccezionali e raffiche di vento di intensità straordinaria provocarono allagamenti e soprattutto estesissimi schianti forestali.
Sulle montagne del Triveneto milioni di alberi furono abbattuti. Dopo la tempesta iniziò quindi un enorme lavoro di recupero del legname, con un continuo passaggio di mezzi pesanti, cingolati e non, e con interventi di sistemazione del terreno.
Nella zona della Grotta del Lago Bianco quelle operazioni ebbero una conseguenza particolare: l’ingresso della cavità venne di fatto cancellato.
La morfologia superficiale fu modificata a tal punto che, a distanza di anni, individuare nuovamente il punto esatto dal quale si accedeva alla grotta è diventato un piccolo problema di archeologia speleologica.
Una curiosità riguarda proprio il nome “Vaia”. La denominazione deriva dal sistema adottato dall’Istituto di Meteorologia dell’Università Libera di Berlino, che consente di attribuire un nome alle perturbazioni meteorologiche. “Vaia” era stato acquistato come originale regalo per una donna di nome Vaia Jakobs, naturalmente senza che nessuno potesse immaginare le conseguenze che quell’evento atmosferico avrebbe successivamente prodotto. Nel sistema europeo la perturbazione era invece conosciuta anche con il nome di Adrián, ma in Italia fu “Vaia” a imporsi nell’uso comune e mediatico.
Prima il georadar, poi gli scavi
La ricerca dell’antico ingresso non è stata affidata soltanto alla memoria e all’intuito.
Prima dell’intervento è stata effettuata un’accurata ricognizione mediante georadar, con l’obiettivo di individuare nel sottosuolo almeno il vuoto corrispondente al primo pozzo della grotta.
L’indagine aveva evidenziato alcuni punti interessanti, probabilmente distribuiti fra il pozzo iniziale e il meandro che conduceva ad esso. Da quelle indicazioni è quindi partita la ricerca sul terreno.
Otto gli speleologi impegnati nelle operazioni, un numero che ha consentito di formare due squadre. Mentre una lavorava alla ricerca dell’ingresso perduto, l’altra ha potuto controllare anche una vicina cavità, distante circa un centinaio di metri, nella quale si ipotizzava una possibile prosecuzione.
D’altra parte ci troviamo in uno dei territori carsici più importanti delle Prealpi: l’Altopiano di Asiago è disseminato di cavità, alcune delle quali raggiungono profondità prossime al migliaio di metri.
E poiché anche gli speleologi hanno bisogno di carburante, accanto al cantiere non è mancato un provvidenziale punto di ristoro, generosamente fornito di prodotti locali e, soprattutto, di abbondante caffè caldo.
Sotto terra compare un varco
Lo scavo è cominciato praticamente dalla superficie, fra terra, pietre, erba e arbusti.
Poi qualcosa è apparso.
È stato individuato un varco, sotto il quale si apre una comoda stanzetta seguita da un cunicolo. Un risultato importante, perché conferma che la ricerca si sta muovendo nella direzione giusta.
Ma non è ancora il risultato sperato.
Gli interventi eseguiti dopo Vaia hanno infatti modificato non soltanto la superficie, ma anche i primi metri del sottosuolo. Riporti, sistemazioni e movimenti di materiale hanno alterato quella che un tempo era la naturale via d’accesso alla cavità.
Lo scavo effettuato durante questa prima operazione non ha quindi permesso di raggiungere il pozzo iniziale.
Ed è proprio oltre quel pozzo che comincia la parte più interessante della storia.
Laggiù c’è ancora il Lago Bianco
La Grotta del Lago Bianco non è, infatti, una piccola cavità limitata ai primi ambienti intercettati dallo scavo. Superato il pozzo iniziale, la grotta prosegue per centinaia di metri e custodisce quello che può essere considerato il suo piccolo gioiello geologico: il “Lago Bianco”, dal quale la cavità prende il nome.
Per ora rimane irraggiungibile.
La giornata sulla Piana di Marcesina però è stata davvero produttiva: è stato ritrovato un vuoto, è stato individuato un possibile accesso e, soprattutto, sono state raccolte nuove informazioni utili per orientare i prossimi lavori.
La montagna, insomma, ha restituito una parte della porta. Ora bisognerà trovare il resto.
La mini-spedizione si è così conclusa senza il successo pieno che tutti speravano, ma anche con la consapevolezza che il lavoro può continuare.
E forse è proprio questo uno degli aspetti più autentici della speleologia: non sempre una ricerca termina con una discesa nel buio. A volte finisce davanti a qualche metro di terra e pietre che separa da qualcosa che sappiamo essere là sotto.
La Grotta del Lago Bianco aspetta la prossima visita degli speleologi. E noi anche, per il seguito del racconto.
Je tady nový oběžník, který mimo jiné připomíná stále probíhající soutěž o návrh loga k 50. výročí ČSS a přináší přehled nadcházejících setkání a akcí, na kterých se můžeme v příštích týdnech potkat. Z jednání předsednictva se dozvíte například o možné změně sídla ČSS, přípravě nových webových stránek nebo zahájení příprav na oslavy 50 let ČSS (2028) a 60 let od objevu Amatérské jeskyně (2029) a další aktuální témata. Na závěr nechybí informace o stále otevřené registraci na mezinárodní konferen
Je tady nový oběžník, který mimo jiné připomíná stále probíhající soutěž o návrh loga k 50. výročí ČSS a přináší přehled nadcházejících setkání a akcí, na kterých se můžeme v příštích týdnech potkat. Z jednání předsednictva se dozvíte například o možné změně sídla ČSS, přípravě nových webových stránek nebo zahájení příprav na oslavy 50 let ČSS (2028) a 60 let od objevu Amatérské jeskyně (2029) a další aktuální témata. Na závěr nechybí informace o stále otevřené registraci na mezinárodní konferenci v Postojne, o grantových výzvách Evropské speleologické federace a ohlédnutí za 22. setkáním seniorů, jeskyňářů ve Vilémovicích.