Un’infrastruttura idraulica storica nel cuore delle Murge tarantine
L’Acquedotto del Triglio è una delle più imponenti opere di ingegneria idraulica antica della Puglia. Si tratta di un sistema complesso che attraversa i territori di Statte, Crispiano e Taranto, nella provincia ionica. L’opera combina gallerie artificiali scavate nella roccia, sorgenti naturali, pozzi verticali e un tratto monumentale in elevato caratterizzato da una successione di arcate.
Il Gruppo Speleo Statte organizza iniziative di visita guidata in un tratto ipogeo di questo acquedotto, offrendo ai partecipanti l’opportunitಳ di osservare da vicino un’infrastruttura normalmente invisibile. La visita si svolge in ambiente sotterraneo, con accesso regolamentato e accompagnamento da parte di speleologi esperti che studiano il sistema da anni.
Il sistema idraulico del Triglio: percorso, sorgenti e struttura
L’acquedotto prende il nome dalla località e dalla valle del Triglio, sul versante meridionale delle Murge tarantine. Il sistema intercetta e raccoglie acque provenienti da sorgenti situate nell’area del Monte Crispiano e le convoglia verso Taranto. Secondo la scheda del Comune di Statte, le gallerie sono alimentate da sei sorgenti, alcune attive e altre fossili, con nomi come Boccaladrona, Lazzarola, Rosamarina, Alezza, Miola e Monte Specchia.
Le acque vengono raccolte mediante raccordi e convogliate in un collettore, quindi nella galleria principale che passa sotto la collina di Montetermiti, attraversa Statte in corrispondenza della Via delle Sorgenti, raggiunge la Fontana Vecchia e prosegue verso Taranto. Il percorso è in parte sotterraneo e in parte esterno. L’ultimo tratto storico verso Taranto era caratterizzato da una successione di archi-canale.
Il sito CartApulia descrive il ponte dell’acquedotto lungo circa un chilometro, con arcate a tutto sesto larghe mediamente cinque metri e alte tra quattro e sei metri. La struttura presenta muratura a sacco, paramenti esterni in conci di tufo e crolli parziali. Le torrette in tufo visibili lungo Via delle Sorgenti non sono semplici elementi decorativi: sono pozzetti di aerazione, ispezione e manutenzione. Durante lo scavo servivano anche a organizzare il lavoro da più punti e a estrarre il materiale di risulta.
Lunghezza e datazione: cosa dicono le fonti
Esiste una differenza significativa tra le lunghezze riportate dalle diverse fonti, che va esplicitata chiaramente. Il Comune di Statte descrive l’opera come un sistema di circa otto chilometri di gallerie sotterranee. La letteratura scientifica segnala però una lunghezza complessiva del sistema fino a circa 18 km, includendo diramazioni e tratti non completamente sovrapponibili nelle diverse ricostruzioni.
La datazione dell’Acquedotto del Triglio non è univoca ed è importante distinguere tra dati documentati, ipotesi storiche e interpretazioni archeologiche. Il Comune di Statte riporta una tradizionale interpretazione secondo cui il primo tratto, dalle sorgenti fino a Statte, sarebbe stato realizzato nel 123 a.C., in relazione alla colonia Neptunia o Maritima e all’insediamento di ville suburbane. La stessa pagina comunale precisa però che questa ipotesi è stata superata da studi più recenti, orientati a interpretare l’opera come infrastruttura destinata al porto di Taranto.
Lo studio scientifico di Leucci, Parise, Sammarco e Scardozzi presenta il Triglio come acquedotto scavato in epoca romana e destinato a fornire acqua alla Tarentum antica. Gli autori ricordano comunque che sulla cronologia del canale principale permangono problemi archeologici: alcuni studiosi propongono l’etಳ romana, altri una fase bizantina.
Il tratto monumentale in elevato verso Taranto non deve essere automaticamente considerato contemporaneo alla galleria ipogea. Secondo lo studio CNR, la parte finale lunga circa tre chilometri, con oltre 200 arcate, assunse la forma monumentale nel XIV secolo. La banca dati CartApulia propone una lettura ancora più articolata: il tratto da Triglio a Statte potrebbe essere romano, mentre la parte restante sarebbe stata realizzata o modificata in epoca medievale. La scheda indica come periodo di riferimento l’Alto Medioevo (VII-X secolo), ma segnala l’incertezza dell’epoca di realizzazione.
Uso dell’acquedotto fino all’età contemporanea
Lo studio CNR segnala che l’infrastruttura rimase in uso fino al 1928, con restauri successivi, e che ancora in tempi recenti alcune parti sono utilizzate per l’irrigazione agricola. Una pubblicazione speleologica del 2007 riporta invece il 1922 come data di cessazione dell’approvvigionamento della città di Taranto. La differenza può dipendere dalla distinzione tra uso urbano potabile, uso residuo e uso agricolo.
Secondo quanto riportato dal professor Angelo Conte, l’acquedotto del Triglio fu costruito dai Romani fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. La condotta ipogea proveniente dal territorio fra Crispiano e Statte convoglia le acque provenienti da sei gravine che, a una profondità di circa 9-10 metri, danno origine a un’unica condotta idrica che si dirige verso Taranto.
Struttura tecnica e indagini geofisiche
La galleria principale è un condotto scavato nel banco roccioso. Nella zona di Boccaladrona, studiata con rilievi speleologici e geofisici, il canale presenta un’altezza variabile fra circa 1,40 e 2,00 metri e una larghezza intorno ai 70 centimetri. Il soffitto è generalmente arcuato.
I pozzi verticali hanno dimensioni indicative di circa 80 × 80 centimetri e, in alcuni settori, sono distanziati di circa 20–42 metri. Le loro funzioni erano molteplici: ventilazione del condotto, accesso per ispezioni e manutenzione, rimozione dei detriti, controllo della profondità e della pendenza durante lo scavo, organizzazione del lavoro di avanzamento della galleria.
Alcuni tratti della volta e delle pareti sono stati rinforzati con piccoli blocchi di calcare. Lo studio CNR osserva che tali rinforzi possono essere riferiti a interventi compresi fra il V e il X secolo d.C., ma la cronologia delle singole opere di consolidamento richiede cautela.
Un lavoro pubblicato su Archaeological Prospection ha integrato archeologia, topografia, georadar (GPR) e tomografia elettrica di resistività (ERT). L’obiettivo era riconoscere e mappare un tratto sotterraneo minacciato dall’espansione di una cava vicina all’area industriale ILVA. Le indagini hanno documentato quattro pozzi verticali e circa 400 metri di galleria orizzontale. Il GPR ha permesso di riconoscere riflessioni associate alla volta del condotto, mentre l’ERT ha contribuito a ricostruire la stratigrafia e a distinguere le strutture artificiali da fratture o cavità carsiche riempite di sedimento.
Il contesto geologico e idrogeologico
Il settore del Triglio si trova sul versante meridionale dell’altopiano delle Murge, in un paesaggio caratterizzato da calcari e calcari dolomitici cretacici, ricoperti localmente da calcareniti e argille plio-pleistoceniche. Le gravine costituiscono incisioni vallive di origine fluvio-carsica.
Lo studio scientifico individua due livelli principali di acqua sotterranea nell’area: una falda superficiale sospesa, prossima alla superficie e localmente sostenuta da livelli argillosi, e una falda più profonda nei calcari cretacici. La progettazione dell’acquedotto presupponeva la capacità di intercettare la falda superficiale; le diramazioni secondarie furono probabilmente realizzate per aumentare la quantità d’acqua raccolta.
Questo quadro spiega perché l’acquedotto non sia soltanto un canale di trasporto: è anche un sistema di captazione e drenaggio, costruito adattandosi alla stratigrafia e alla circolazione idrica sotterranea.
L’iniziativa del Gruppo Speleo Statte
Il Gruppo Speleo Statte studia da anni la parte meno conosciuta del Triglio e ha contribuito al rilievo e alla documentazione del tracciato ipogeo. Le attività speleologiche hanno fornito dati utili per ricostruire le fasi costruttive, le tecniche di scavo e il funzionamento dell’opera.
Le visite guidate trasformano questo patrimonio specialistico in un’esperienza di divulgazione. Il valore dell’iniziativa non è soltanto turistico: consente di mostrare come la speleologia possa contribuire alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione delle cavità artificiali.
ȳ opportuno non presentare la visita come accesso libero a tutto l’acquedotto. Il percorso visitabile dipende dal tratto scelto dagli organizzatori, dallo stato della galleria, dalla presenza d’acqua, dalle condizioni meteorologiche e dalle autorizzazioni.
Un precedente evento “Statte Segreta”, documentato da La Scintilena nel 2025, prevedeva ritrovo al Rifugio Parco del Triglio, suddivisione in gruppi, attrezzatura fornita dall’organizzazione, contributo di 10 euro, massimo 25 partecipanti e indicazione di portare ricambi e guanti. Queste informazioni sono riferite a quell’edizione e non devono essere attribuite automaticamente all’annuncio attuale.
Informazioni pratiche e sicurezza
L’annuncio propone un’escursione esclusiva nei cunicoli dell’Acquedotto ipogeo del Triglio, con turni e piccoli gruppi. L’attrezzatura tecnica viene fornita dall’organizzazione e la prenotazione è obbligatoria per telefono al numero 353 4123514.
Il testo promozionale non specifica data e orari dell’evento, luogo esatto di ritrovo, durata della visita, importo del contributo, età minima o eventuali limiti fisici, abbigliamento personale obbligatorio, accessibilitಳ per persone con difficoltà motorie, condizioni di annullamento in caso di pioggia o piena, eventuali autorizzazioni o liberatorie, tratto preciso dell’acquedotto visitato.
Questi elementi devono essere richiesti al Gruppo Speleo Statte prima di pubblicare una scheda informativa definitiva. L’ambiente ipogeo richiede prudenza anche quando l’attrezzatura è fornita dagli organizzatori. Prima della visita è consigliabile chiarire se il percorso comporta passaggi bassi, acqua o fango, se è necessario camminare in acqua e fino a quale altezza, se sono presenti pozzi, scale, corde o tratti verticali, quali sono le condizioni minime di salute e mobilità, come viene gestita un’eventuale emergenza, se la visita viene sospesa dopo piogge intense, quali indumenti e calzature deve portare il partecipante.
Durante la visita è importante seguire esclusivamente il gruppo, non toccare murature, concrezioni o reperti, non abbandonare rifiuti, non entrare nei pozzi non inclusi nel percorso e non separarsi dagli accompagnatori. In un acquedotto storico la presenza di acqua, sedimenti e strutture fragili rende dannoso ogni comportamento esplorativo non autorizzato.
Il contesto carsico aumenta inoltre la vulnerabilità alle contaminazioni: gli acquiferi carsici hanno spesso rapida circolazione e limitata capacità di filtrazione naturale. Anche per questo la tutela dell’acqua e l’assenza di sostanze estranee nell’ambiente ipogeo devono essere considerate parte integrante della sicurezza e della conservazione.
Valore culturale e divulgativo dell’Acquedotto del Triglio
Il Triglio è un esempio di patrimonio ipogeo complesso. Non è soltanto una galleria romana, né soltanto un acquedotto monumentale: è un sistema stratificato, modificato e riutilizzato in epoche diverse.
La sua lettura richiede il confronto fra fonti storiche e cartografiche, archeologia dell’architettura, speleologia delle cavitಳ artificiali, idrogeologia e geologia del carsismo, rilievi topografici e tecniche geofisiche, documentazione degli interventi di restauro e delle trasformazioni recenti.
La visita guidata può quindi essere raccontata come un’esperienza di archeologia pubblica: il pubblico entra in contatto con un’opera normalmente invisibile e comprende il rapporto fra acqua, roccia, insediamento umano e sviluppo della città di Taranto.
Fonti
- Comune di Statte, “L’Acquedotto del Triglio” – https://www.comune.statte.ta.it/l-acquedotto-del-triglio
- Leucci G., Parise M., Sammarco M., Scardozzi G., “Ancient Hydraulic Works: The Triglio Underground Aqueduct (Apulia, Southern Italy)”, Archaeological Prospection (CNR-IRPI) – https://iris.cnr.it/retrieve/db94d25a-6fbf-4574-a399-e6f6f2a7d261/prod_355134-doc_115237.pdf
- CartApulia, scheda “Acquedotto del Triglio” – https://www.cartapulia.it/esplora-la-carta/-/rcp/ricercaCartapulia_INSTANCE_1yi8w0oVRO9u/dettaglio/28232
- Made in Taranto, “Acquedotto del Triglio: l’opera di ingegneria idraulica con più di …” – https://www.madeintaranto.org/acquedotto-del-triglio/
- La Scintilena, “Statte Segreta: visita speleologica all’acquedotto romano ipogeo del Parco del Triglio”, 26 luglio 2025 – https://www.scintilena.com/statte-segreta-visita-speleologica-allacquedotto-romano-ipogeo-del-parco-del-triglio/07/26/
- Fondo Ambiente Italiano, “ACQUEDOTTO DEL TRIGLIO | I Luoghi del Cuore” – https://fondoambiente.it/luoghi/acquedotto-del-triglio?ldc
- Salento a Colori, “L’Acquedotto del Triglio fra Statte e Taranto” – https://www.salentoacolory.it/lacquedotto-del-triglio-fra-statte-taranto/
- Crispianonline, “Conosciamo la Gravina di Triglie” – https://www.crispianonline.com/wp/2018/09/conosciamo-la-gravina-di-triglie/
- Fame di Sud, “Acquedotto del Triglio. Un’antica opera d’ingegneria idraulica da salvare. Incontro a Taranto” – https://www.famedisud.it/acquedotto-del-triglio-unantica-opera-dingegneria-idraulica-da-salvare-incontro-a-taranto/
- Lab Green and Blue, “Cronache d’acqua – Giulia Parlato – Taranto sotterranea” – https://lab.greenandblue.it/2024/cronache-acqua-immagini-sud-italia-cambiamento-climatico/articolo/giulia-parlato/taranto-sotterranea/
- Tripadvisor, “Acquedotto del Triglio (2025)” – https://www.tripadvisor.com/Attraction_Review-g4013729-d6560801-Reviews-Acquedotto_del_Triglio-Statte_Province_of_Taranto_Puglia.html
- Blog Puglia, “Statte, rassegna ‘Le vie dell’acqua: lungo il Triglio’ dal 23 al 25 settembre 2026” – https://www.blog.puglia.it/le-vie-dell-acqua-lungo-il-triglio-statte-23-25-settembre-2026/
Acquedotto del Triglio
L'articolo Alla scoperta dell’Acquedotto del Triglio: visita guidata nel sottosuolo tarantino con il Gruppo Speleo Statte proviene da Scintilena.




