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    Condividi Lunedì 7 settembre 2026 parte a Narni Scalo il corso di Speleologia per la Terza Età ideato da Andrea Scatolini. Già più di dieci iscritti, tra i 60 e i 78 anni. Quattro incontri per studiare davvero le grotte e, a ottobre, una giornata a Frasassi NARNI – Si può cominciare a fare speleologia a settant’anni? Se per speleologia immaginiamo soltanto corde, imbraghi, pozzi verticali e strettoie da superare strisciando, la risposta potrebbe sembrare scontata. Invece, è proprio questo l’e
     

A Narni la speleologia non ha età: La Scintilena porta gli over 60 alla scoperta del mondo sotterraneo

September 5th 2026 at 05:30

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Lunedì 7 settembre 2026 parte a Narni Scalo il corso di Speleologia per la Terza Età ideato da Andrea Scatolini. Già più di dieci iscritti, tra i 60 e i 78 anni. Quattro incontri per studiare davvero le grotte e, a ottobre, una giornata a Frasassi

NARNI – Si può cominciare a fare speleologia a settant’anni? Se per speleologia immaginiamo soltanto corde, imbraghi, pozzi verticali e strettoie da superare strisciando, la risposta potrebbe sembrare scontata. Invece, è proprio questo l’equivoco che Andrea Scatolini, anima e cuore dell’associazione La Scintilena, vuole provare a rovesciare.

Perché una grotta si deve esplorare anche prima di entrarci. La si può conoscere attraverso la geologia, l’acqua che l’ha scavata, gli animali che la abitano, la storia degli uomini che l’hanno frequentata e degli speleologi che l’hanno studiata. E, soprattutto, non esiste un’età oltre la quale si debba smettere di essere curiosi.

Nasce da qui il Corso di speleologia per la terza età, che prenderà il via lunedì 7 settembre a Narni Scalo, organizzato da La Scintilena in collaborazione con ANCESCAO Narni, Associazione Tutela Pipistrelli APS e UTEC Narni, con il patrocinio del Comune di Narni.

Gli incontri si svolgeranno il 7, 14, 21 e 28 settembre, sempre di lunedì. Il ritrovo è alle 16 alla casetta all’ingresso del Campo Scuola di Narni Scalo, mentre la lezione inizierà alle 16.30.

E ancora prima di cominciare, l’esperimento sembra avere centrato il bersaglio.

Undici iscritti dai 60 ai 78 anni

Sono già undici i partecipanti, provenienti da Narni e Terni, con un’età compresa fra 60 e 78 anni. Un numero che potrebbe crescere ancora: Andrea conta di arrivare almeno a quindici iscritti, forse persino a venti.

Il dato più interessante non è soltanto anagrafico: le età – quelle età – raccontano che a 60, 70 o quasi 80 anni si può decidere di rimettersi a studiare, affrontare qualcosa di completamente nuovo e lasciarsi sorprendere da un mondo che, letteralmente, sta sotto i nostri piedi. Perché, in fondo, non esiste un’età oltre la quale si debba smettere di essere curiosi.

Una filosofia che richiama il celebre “Stay hungry. Stay foolish”: conservare la fame di conoscere, la disponibilità a stupirsi e il coraggio di sentirsi ancora principianti.

Nel caso degli iscritti di Narni e Terni, non è proprio uno slogan: lunedì pomeriggio torneranno davvero sui banchi per imparare come nasce una grotta.

Il corso nasce infatti da un’idea precisa: separare la conoscenza della speleologia dalla necessità di possedere le capacità fisiche richieste dall’esplorazione tecnica.

Scatolini lo spiega con un paragone efficace: «Nessun astronomo è mai andato su una stella a vedere come è fatta».

Allo stesso modo, per capire una grotta non è indispensabile calarsi in un pozzo. Si può imparare a leggere un paesaggio carsico, comprendere dove finisce l’acqua che scompare in un inghiottitoio, scoprire come nasce una stalattite, riconoscere una faglia o una frattura e capire perché, proprio lì, nel corso di migliaia o milioni di anni, l’acqua sia riuscita ad aprirsi una strada nella roccia.

È speleologia anche questa.

Altro che corso “facile”: si comincia dalla speleogenesi

E basta guardare il programma preparato per il primo appuntamento per capire che l’etichetta “terza età” non significa affatto semplificare fino a banalizzare.

La lezione inaugurale, tenuta dallo stesso Andrea, sarà dedicata alla storia della speleologia e alla speleogenesi, vale a dire all’insieme dei processi attraverso i quali si formano le grotte. Il percorso partirà dal rapporto fra uomo e cavità nella preistoria e arriverà alle prime esplorazioni scientifiche, a Édouard-Alfred Martel e alla nascita della speleologia moderna, fino allo sviluppo della disciplina in Italia.

Poi si scenderà, almeno con la mente, sotto terra.

Si parlerà di rocce carbonatiche e carsismo, di fratture, faglie e stratificazione, di zone vadose e freatiche e soprattutto dell’elemento che più di ogni altro costruisce il mondo sotterraneo: l’acqua.

Persino la chimica entrerà in aula. L’acqua piovana, attraversando atmosfera e terreno, si arricchisce di anidride carbonica; diventa così capace di aggredire lentamente il carbonato di calcio delle rocce. Infiltrandosi nelle discontinuità, allarga progressivamente fratture e condotti, contribuendo alla formazione delle cavità. Il materiale predisposto per gli allievi arriva a presentare anche la reazione chimica fondamentale del processo carsico.

Nessuno sconto sulla curiosità scientifica per ragioni anagrafiche.

Il fascicolo della prima lezione affronta inoltre le diverse famiglie di cavità – carsiche, vulcaniche, marine, glaciali e artificiali – e contiene un glossario con termini come dolina, inghiottitoio, risorgiva, diaclasi, faglia, anticlinale e sinclinale. È stato concepito non soltanto come supporto durante l’incontro, ma come materiale che i partecipanti potranno rileggere e approfondire autonomamente a casa.

Dalle grotte alla storia di Narni

Il luogo scelto per questo esperimento non è casuale.

Narni e il suo territorio hanno con il sottosuolo un rapporto antichissimo. Cavità naturali e artificiali, sorgenti, calcari, cunicoli e ambienti ipogei fanno parte del paesaggio e della storia locale. Insegnare a osservare ciò che avviene sotto i nostri piedi significa quindi anche offrire un modo diverso di leggere il territorio in cui si vive.

Qui emerge un altro aspetto del progetto di Scatolini: portare fuori dalla cerchia degli specialisti una cultura che spesso rimane confinata nei gruppi speleologici.

Non tutti possono o vogliono diventare esploratori. Tutti, invece, possono imparare perché una grotta esiste, quale patrimonio custodisce e perché debba essere rispettata.

La presenza dell’Associazione Tutela Pipistrelli APS consentirà inoltre di affrontare uno degli aspetti più delicati degli ambienti sotterranei: la fauna che li abita. Una grotta non è uno spazio vuoto a disposizione dell’uomo, ma un ecosistema nel quale anche una visita apparentemente innocua può avere conseguenze, soprattutto nei periodi più sensibili del ciclo biologico dei chirotteri.

La collaborazione con UTEC Narni aggiunge al progetto l’esperienza della speleologia del territorio, completando così un corso che vuole tenere insieme divulgazione scientifica, conoscenza locale e tutela.

Alla fine, Frasassi

Dopo i quattro lunedì di settembre arriverà il momento di vedere dal vivo ciò che fino a quel momento sarà stato studiato in aula.

La conclusione è prevista per la prima domenica di ottobre 2026, con una gita alle Grotte di Frasassi e il pranzo insieme al ristorante.

Grotte di Frasassi – Foto Accurimbono/Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Non sarà un’uscita speleologica tecnica, naturalmente, ma una visita lungo il percorso turistico: l’occasione per riconoscere concretamente sale, concrezioni e forme carsiche e collegarle ai fenomeni spiegati durante le lezioni.

C’è anche un valore sociale, volutamente semplice, in quel pranzo che chiuderà la giornata: il corso nasce per insegnare qualcosa, ma anche per creare occasioni d’incontro e restituire alla terza età spazi di partecipazione, scoperta e condivisione.

In corso comincia nell’anno delle grotte

C’è infine una coincidenza particolarmente significativa. Il corso prende il via proprio nel settembre 2026, il mese della prima Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, fissata al 13 settembre dopo il riconoscimento dell’UNESCO.

Una cornice mondiale per una piccola esperienza che nasce a Narni Scalo, ma che parte dalla stessa convinzione: le grotte non appartengono soltanto agli speleologi che riescono a raggiungerne gli angoli più remoti.

Sono patrimonio di conoscenza.

Questo rende la scommessa più interessante lanciata da Andrea e dalla Scintilena ancora più interessante: riusciranno i nostri eroi a dimostrare che per continuare a esplorare non serve necessariamente essere giovani? E che, a volte, basta continuare a fare domande?

Io credo proprio di sì.

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  • Soccorso Speleologico Toscano: selezioni il 24 e 25 ottobre 2026 per nuovi volontari
    Condividi Il Soccorso Alpino e Speleologico Toscano apre le selezioni per gli speleologi interessati a entrare nella componente speleologica del SAST. Le verifiche di ingresso si svolgeranno il 24 e 25 ottobre 2026. Le domande vanno presentate entro il 30 settembre 2026. Il 24 e 25 ottobre 2026 si svolgeranno le verifiche di ingresso per gli aspiranti soci della componente speleologica del Soccorso Alpino e Speleologico Toscano (SAST). Gli speleologi interessati a partecipare alla selezion
     

Soccorso Speleologico Toscano: selezioni il 24 e 25 ottobre 2026 per nuovi volontari

September 5th 2026 at 05:00

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Il Soccorso Alpino e Speleologico Toscano apre le selezioni per gli speleologi interessati a entrare nella componente speleologica del SAST. Le verifiche di ingresso si svolgeranno il 24 e 25 ottobre 2026. Le domande vanno presentate entro il 30 settembre 2026.

Il 24 e 25 ottobre 2026 si svolgeranno le verifiche di ingresso per gli aspiranti soci della componente speleologica del Soccorso Alpino e Speleologico Toscano (SAST).

Gli speleologi interessati a partecipare alla selezione dovranno presentare entro il 30 settembre 2026 il proprio curriculum speleologico, illustrando l’attività svolta negli ultimi anni.

I requisiti richiesti

Per accedere alle selezioni è richiesta la totale autonomia nella progressione in grotta, insieme a una buona capacità nell’attrezzamento e nell’installazione di ancoraggi in cavità verticali e alla conoscenza delle tecniche di risalita in artificiale.

Le verifiche rappresentano il percorso di ingresso per gli aspiranti volontari che intendono entrare a far parte della squadra speleologica del SAST.

Date e contatti

Le selezioni si terranno sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026.

Termine per la presentazione della domanda: 30 settembre 2026.

Per informazioni e modalità di partecipazione è possibile contattare:

Email: g.dellacroce@sast.it
Telefono: 329 8144695

Fonte e immagine: Soccorso Alpino e Speleologico Toscano (SAST).

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  • Macedónsko - Jakupica
    Macedónsko - Jakupica. Rozsiahla planina s prevýšením do 3 km medzi vchodmi na planine a výverom Vrelo kde potápači dosiahli hĺbku cez 200m. Veľké výskumy boli aj vo vývere Babuna pod vedením K. Kyšku, D. Hutňana, E. Kapuciana a ďalších. (Feed generated with FetchRSS)
     
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  • Bosnia-Erzegovina, spedizione speleologica internazionale nell’area di Nevesinje dal 5 al 13 settembre
    Condividi Speleo italiani, tedeschi e slovacchi insieme per proseguire l’esplorazione della Grotta Provalija (già oltre i 4 km di sviluppo) e avviare ricerche sistematiche sul territorio Dal 5 al 13 settembre 2026 speleologi provenienti da Italia, Germania e Slovacchia saranno impegnati in una spedizione internazionale nell’area di Nevesinje, in Bosnia-Erzegovina, nella Republika Srpska. Tra i partecipanti italiani ci sarà il Gruppo Speleologico Bolognese – Unione Speleologica Bolognese (
     

Bosnia-Erzegovina, spedizione speleologica internazionale nell’area di Nevesinje dal 5 al 13 settembre

September 4th 2026 at 05:30

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Speleo italiani, tedeschi e slovacchi insieme per proseguire l’esplorazione della Grotta Provalija (già oltre i 4 km di sviluppo) e avviare ricerche sistematiche sul territorio

Dal 5 al 13 settembre 2026 speleologi provenienti da Italia, Germania e Slovacchia saranno impegnati in una spedizione internazionale nell’area di Nevesinje, in Bosnia-Erzegovina, nella Republika Srpska.


Tra i partecipanti italiani ci sarà il Gruppo Speleologico Bolognese – Unione Speleologica Bolognese (GSB-USB), insieme a speleologi del GSPGC, GSPT e GSP Torino.


Obiettivo principale della spedizione sarà la prosecuzione delle esplorazioni nella Grotta Provalija, importante sistema carsico che attualmente supera i 4 chilometri di sviluppo conosciuto.


Accanto alle attività all’interno della cavità, il campo avrà anche un secondo importante obiettivo: avviare nuove ricerche sistematiche nell’area circostante, con ricognizioni sul territorio finalizzate all’individuazione e alla documentazione di ulteriori fenomeni carsici e possibili nuovi ingressi.


Il campo base e gli aspetti logistici della spedizione saranno organizzati con il supporto delle associazioni locali e del Provalija Speleological Club di Kifino Selo, località del territorio di Nevesinje.


La collaborazione internazionale permetterà di riunire esperienze e competenze provenienti da diversi gruppi europei, rafforzando allo stesso tempo il rapporto con gli speleologi bosniaci che da anni operano nell’area.

Nove giorni di attività, per spingere oltre i limiti conosciuti la Grotta Provalija, e ampliare la conoscenza speleologica di un territorio ancora ricco di potenzialità esplorative.


La spedizione prenderà il via sabato 5 settembre e proseguirà fino a domenica 13 settembre 2026.


Buone esplorazioni a tutti i partecipanti!

Fonte: Gruppo Speleologico Bolognese – Unione Speleologica Bolognese (GSB-USB), post social

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  • Karahantepe, un uomo sul dorso di un leopardo 11.000 anni fa: cosa sappiamo davvero della nuova scoperta
    Condividi Una importante scultura neolitica è stata scoperta nel sito di Karahantepe, nella Turchia sudorientale. Raffigura un essere umano seduto sul dorso di un leopardo ed è stata trovata ancora nella sua posizione originaria all’interno di una piccola struttura. Il ritrovamento è autentico e recentissimo, ma sul suo significato l’archeologia, per ora, lascia aperte molte più domande che risposte. Una figura umana siede sul dorso di un leopardo. La scena è stata scolpita nella pietra circa
     

Karahantepe, un uomo sul dorso di un leopardo 11.000 anni fa: cosa sappiamo davvero della nuova scoperta

September 4th 2026 at 05:00

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Una importante scultura neolitica è stata scoperta nel sito di Karahantepe, nella Turchia sudorientale. Raffigura un essere umano seduto sul dorso di un leopardo ed è stata trovata ancora nella sua posizione originaria all’interno di una piccola struttura. Il ritrovamento è autentico e recentissimo, ma sul suo significato l’archeologia, per ora, lascia aperte molte più domande che risposte.

Una figura umana siede sul dorso di un leopardo. La scena è stata scolpita nella pietra circa 11.000 anni fa e proviene da Karahantepe, uno dei grandi siti neolitici dell’Anatolia sudorientale, nella provincia turca di ?anl?urfa.

La scoperta è stata annunciata il 25 agosto 2026 dal ministro turco della Cultura e del Turismo Mehmet Nuri Ersoy e proviene dalla campagna di scavo attualmente in corso nel sito.

La scultura misura circa 70 centimetri di altezza e riunisce nello stesso manufatto una figura umana e un grande felino. Ma uno degli aspetti archeologicamente più interessanti non è soltanto ciò che rappresenta: è dove è stata trovata.

Una scultura ancora al suo posto

Secondo il comunicato ufficiale del Ministero turco della Cultura e del Turismo, l’opera è stata rinvenuta nel luogo in cui era stata lasciata circa 11.000 anni fa.

Si trovava su una panca in pietra che corre lungo la parete di una piccola struttura di circa tre metri di diametro, il cui pavimento era rivestito di pietre piatte.

È un’informazione fondamentale.

Un oggetto archeologico rinvenuto nel proprio contesto può raccontare molto più di un manufatto isolato. La posizione rispetto alle pareti, agli accessi, agli altri reperti e all’organizzazione dello spazio può contribuire a ricostruirne l’uso e, almeno in parte, il significato.

Nel caso della nuova scultura di Karahantepe, però, queste informazioni dettagliate non sono ancora disponibili.

Il Ministero la definisce una «scultura composita» realizzata secondo uno stile del quale nel sito non erano stati precedentemente trovati esempi.

Al momento dell’annuncio non risulta ancora pubblicato un rapporto scientifico completo sul ritrovamento che permetta di conoscere nel dettaglio la stratigrafia, la cronologia e la funzione della struttura e dell’oggetto.

Cosa significa quell’uomo sul leopardo?

È la domanda inevitabile, ed è anche quella alla quale, per ora, non possiamo rispondere.

L’immagine è potentissima: un essere umano sopra uno dei più grandi predatori dell’ambiente neolitico anatolico.

È facile vedere nella scena un’immagine di dominio dell’uomo sull’animale, oppure immaginare un significato rituale, religioso o mitologico. Potremmo pensare a un individuo particolare, a una figura sovrannaturale, a un racconto condiviso dalla comunità o a una rappresentazione simbolica del rapporto fra esseri umani e mondo selvatico.

Sono tutte possibilità, ma nessuna, allo stato attuale, è una spiegazione dimostrata.

Qui che la scoperta diventa particolarmente interessante.

Nel comunicato del 25 agosto il Ministero turco non attribuisce infatti alla scena uno di questi significati. Non parla di dominio sulla natura, né identifica la figura come divinità, sciamano o personaggio mitologico.

Il ministro Ersoy afferma invece che il ritrovamento apre «nuove domande» sulle fasi più antiche della storia umana.

Una formulazione prudente, almeno fino a quando il contesto archeologico non sarà pubblicato in modo più completo.

L’uomo e il leopardo: una relazione che ritorna

Il nuovo reperto non compare però in un vuoto iconografico.

A Karahantepe il rapporto fra figure umane e grandi felini è già documentato e proprio il confronto con le immagini precedenti rende questa scoperta particolarmente intrigante.

In altre rappresentazioni rinvenute nel sito il rapporto appare infatti rovesciato: è il felino a trovarsi sul dorso della figura umana.

Nella scultura scoperta nel 2026 accade il contrario.

È l’uomo a stare sul leopardo.

Non sappiamo se questa inversione possedesse un significato preciso per chi realizzò le immagini. Il confronto, tuttavia, pone una domanda affascinante: siamo davanti a episodi differenti di uno stesso racconto, a immagini rituali, a rappresentazioni di identità oppure a qualcosa che apparteneva a un sistema simbolico che oggi non siamo più in grado di decifrare?

Per il momento possiamo soltanto osservare la ricorrenza, ed evitare di trasformarla prematuramente in una bella narrazione.

Karahantepe e il mondo di Tas Tepeler

Karahantepe si trova nella regione di ?anl?urfa ed è uno dei siti compresi nel progetto archeologico Tas Tepeler, le “Colline di Pietra”, insieme a Göbekli Tepe e ad altri insediamenti preistorici dell’Anatolia sudorientale.

Gli scavi a Karahantepe sono iniziati nel 2019 e hanno restituito strutture monumentali, pilastri scolpiti, figure umane e numerose rappresentazioni animali.

Il sito appartiene a una fase cruciale della preistoria del Vicino Oriente, quando gruppi di cacciatori-raccoglitori stavano sperimentando nuove forme di aggregazione, costruzione monumentale e organizzazione sociale nel lungo processo che avrebbe accompagnato la nascita delle società neolitiche.

Le immagini hanno un ruolo sorprendentemente importante in questo mondo.

Felini, serpenti, uccelli rapaci, bovidi e figure umane compaiono ripetutamente nell’arte monumentale e negli oggetti della regione. Non sembrano semplici rappresentazioni naturalistiche: animali ed esseri umani vengono messi in relazione attraverso posture, associazioni e composizioni intenzionali.

Capire che cosa quelle immagini significassero è molto più difficile.

Non disponiamo di testi che possano spiegarle e interpretarle attraverso mitologie o religioni conosciute migliaia di anni più tardi rischia di proiettare sul Neolitico categorie che appartengono ad altre società.

Quegli “11.000 anni” richiedono ancora prudenza

Anche la cronologia merita una precisazione: il comunicato ufficiale parla di una scultura risalente a circa 11.000 anni fa. È quindi corretto utilizzare questa indicazione come datazione generale del reperto.

Non è ancora disponibile, nell’annuncio pubblico, una datazione scientifica dettagliata associata alla scultura, con l’indicazione della fase stratigrafica o di eventuali analisi radiocarboniche del contesto.

“11.000 anni” deve quindi essere letto, per il momento, come l’inquadramento cronologico comunicato dalle autorità archeologiche turche, non come una data assoluta del manufatto determinata con precisione all’anno.

È una distinzione lieve solo in apparenza.

Una scoperta che vale soprattutto per le domande che apre

La nuova scultura di Karahantepe è un ritrovamento eccezionale senza bisogno di attribuirle immediatamente un significato misterioso.

Sappiamo che una comunità vissuta nell’Anatolia sudorientale circa undici millenni fa scolpì una figura umana seduta sul dorso di un leopardo.

Sappiamo che quell’immagine non era un oggetto abbandonato casualmente: fu ritrovata su una panca, all’interno di una struttura organizzata e pavimentata.

Sappiamo inoltre che uomini e grandi felini erano già stati messi in relazione nelle immagini di Karahantepe.

Non sappiamo ancora perché:la motivazione è però un dato importante.

In archeologia una scoperta non diventa significativa solo quando più rapidamente riusciamo a darle un significato. A volte accade esattamente il contrario: è la capacità di conservare una domanda aperta, finché nuovi dati non permettono di restringere le possibilità, a rendere davvero prezioso un ritrovamento.

L’uomo sul leopardo di Karahantepe, almeno per ora, appartiene a questa categoria.

Fonte principale: Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia, comunicato del 25 agosto 2026; Anadolu Agency, 25 agosto 2026; Archaeology Magazine, 27 agosto 2026. La scoperta è stata annunciata nell’ambito degli scavi 2026 del progetto “Gelece?e Miras” (Patrimonio per il Futuro)

Il racconto della scoperta in Italia

La notizia è stata ripresa in Italia il 28 agosto da Il Giornale dell’Arte, che riferisce correttamente gli elementi principali del ritrovamento: la provenienza da Karahantepe, la datazione indicativa a circa 11.000 anni fa e la presenza di una figura umana sul dorso di un leopardo.

L’articolo introduce tuttavia anche interpretazioni che richiedono maggiore cautela rispetto ai dati finora resi pubblici. La posizione dell’uomo viene letta come possibile espressione di «dominio e controllo sulla natura» e la rappresentazione viene collegata a concetti di potere, virilità e autorità.

Sono ipotesi suggestive, ma non sono conclusioni archeologiche dimostrate dal ritrovamento.

Nel comunicato ufficiale del Ministero turco della Cultura e del Turismo del 25 agosto, queste interpretazioni non compaiono. La fonte primaria descrive la posizione delle due figure e il contesto della scoperta, sottolineandone l’eccezionalità, ma non attribuisce alla scena un significato preciso.

La distinzione è importante: dire che una figura umana è rappresentata sul dorso di un leopardo descrive ciò che possiamo osservare; affermare che quella figura domini il leopardo significa già interpretare l’immagine.

In attesa della pubblicazione scientifica completa del contesto, è quindi preferibile mantenere separate le due cose.

Fonte italiana: Il Giornale dell’Arte, «Una rara e particolare scultura di un leopardo risalente al Neolitico è stata scoperta in Turchia», 28 agosto 2026

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    Mladečské jeskyně u Litovle na Olomoucku ožily o posledním víkendu letních prázdnin 2026 svou historii. Návštěvníci kostýmovaných prohlídek Tváří v tvář pravěku se mohli těšit například na kromaňonské dívky včetně Mlady, která v krasovém podzemí pod kopcem Třesínem žila před 31 tisíci let, či rakousko-uherského archeologa Josefa Szombathyho. Ten lebku pravěké dívky v roce 1881 objevil. Nechyběl ani jeho pokračovatel, řídící učitel v Mladči Josef Fürst, zlotřilí zloději krápníků, netopýrologové i
     

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Mladečské jeskyně u Litovle na Olomoucku ožily o posledním víkendu letních prázdnin 2026 svou historii. Návštěvníci kostýmovaných prohlídek Tváří v tvář pravěku se mohli těšit například na kromaňonské dívky včetně Mlady, která v krasovém podzemí pod kopcem Třesínem žila před 31 tisíci let, či rakousko-uherského archeologa Josefa Szombathyho. Ten lebku pravěké dívky v roce 1881 objevil. Nechyběl ani jeho pokračovatel, řídící učitel v Mladči Josef Fürst, zlotřilí zloději krápníků, netopýrologové i další objevitelé a výzkumníci krasového podzemí.
Foto: Simona Arnošová/SJ ČR



















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  • “Sopra e sotto il Carso”, online il numero di agosto 2026: ricerca, esplorazioni e memoria speleologica
    Condividi Dalla nuova Giornata Internazionale delle Grotte e del Carso agli studi su microplastiche e acquiferi, passando per Acqua Negra e Campo InGrigna! 2026: un numero ricco di scienza, attività e storia della speleologia Dalla nuova Giornata Internazionale delle Grotte e del Carso agli studi su microplastiche e acquiferi, passando per Acqua Negra e Campo InGrigna! 2026: un numero ricco di scienza, attività e storia della speleologia Ad aprire il numero è una notizia di particolare ril
     

“Sopra e sotto il Carso”, online il numero di agosto 2026: ricerca, esplorazioni e memoria speleologica

September 3rd 2026 at 10:30

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Dalla nuova Giornata Internazionale delle Grotte e del Carso agli studi su microplastiche e acquiferi, passando per Acqua Negra e Campo InGrigna! 2026: un numero ricco di scienza, attività e storia della speleologia

Dalla nuova Giornata Internazionale delle Grotte e del Carso agli studi su microplastiche e acquiferi, passando per Acqua Negra e Campo InGrigna! 2026: un numero ricco di scienza, attività e storia della speleologia

Ad aprire il numero è una notizia di particolare rilievo per l’intera comunità speleologica internazionale: l’istituzione della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carso, che sarà celebrata ogni anno il 13 settembre. George Veni, past president UIS, ricorda come il risultato sia maturato dagli sforzi sviluppati durante e dopo l’Anno Internazionale delle Grotte e del Carso, con l’obiettivo di accrescere nel mondo la conoscenza, lo studio e la protezione degli ambienti carsici.

Ampio spazio è riservato alla ricerca scientifica. Graziano Cancian presenta le osservazioni microscopiche e le analisi in spettrometria gamma effettuate su sedimenti della Grotta in parete presso baita Carosez, nelle Prealpi Giulie. Le indagini mettono in evidenza componenti prevalentemente silicee, possibili pseudomorfosi di goethite dopo pirite e radionuclidi naturali che suggeriscono l’interesse di future misure dirette del radon nella cavità.

Valentina Balestra affronta invece il tema sempre più attuale della presenza di microplastiche e microfibre negli ambienti carsici. I dati riportati mostrano come particelle provenienti dalle attività di superficie possano essere trasportate dalle acque meteoriche e raggiungere le grotte attraverso infiltrazioni e stillicidi, ribadendo la stretta relazione fra ciò che avviene all’esterno e la qualità degli ecosistemi sotterranei.

L’acqua è protagonista anche dell’intervento di Rino Semeraro sul ruolo della speleologia nella conoscenza degli acquiferi carsici, un tema che assume un peso crescente di fronte ai periodi siccitosi, all’abbassamento delle falde e agli effetti del cambiamento climatico. L’autore sottolinea come l’esplorazione debba sempre più integrarsi con monitoraggi, documentazione e ricerca scientifica, riaffermando il ruolo degli speleologi come veri e propri “geografi del sottosuolo”.

Seguono le novità del Progetto Acqua Negra, ricerca multidisciplinare dedicata al bacino idrogeologico del Torrente La Foce nelle Prealpi Carniche. Le esplorazioni subacquee hanno raggiunto un sifone profondo 77 metri, dal quale si sviluppa una lunga galleria sommersa; nell’estate 2026 sono inoltre proseguiti rilievi e documentazione, con nuove centinaia di metri topografate.

Nel numero trova spazio anche il Campo InGrigna! 2026, svoltosi dall’8 al 20 agosto sulla Grigna Settentrionale. Numerose squadre italiane e straniere hanno lavorato contemporaneamente su diversi fronti del Moncodeno, tra esplorazioni, risalite, traversi, disostruzioni, nuovi ingressi e rilievi. Tra i risultati più significativi figurano gli avanzamenti nell’Abisso Alberto Buzio, che ha superato i 300 metri di profondità, e nuove prosecuzioni in diverse cavità del massiccio, alimentando ancora una volta l’ipotesi di sistemi sotterranei sempre più vicini fra loro.

Infinita Grigna foto Gianlilucca Perucchini

Completano il fascicolo un viaggio nella speleologia degli anni Settanta, un articolo sulla Grotta del Lago Bianco, le pagine dedicate agli speleocollezionisti e agli annulli postali figurativi legati alle grotte, recensioni e segnalazioni librarie, l’approfondimento su Contovello, gli aggiornamenti della biblioteca virtuale e un intenso ricordo di Giorgio Geromet, figura eclettica della cultura goriziana, scrittore, ricercatore, artista e collezionista.

E naturalmente l’attesissima cronaca dell’attività del Centro Seppenhofer, che nel corso di agosto ha visto soci impegnati in ricerche di nuove cavità, esplorazioni, monitoraggi, disostruzioni e progetti sulle cavità artificiali del territorio goriziano.

Il numero di agosto di “Sopra e sotto il Carso” restituisce così un’immagine molto ampia della speleologia contemporanea: esplorare resta fondamentale, ma significa sempre più anche misurare, documentare, studiare, conservare la memoria e contribuire alla tutela di un patrimonio sotterraneo intimamente collegato alla vita in superficie.

https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2026/09/Sopra-e-sotto-il-Carso-8-2026-1-1.pdf

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Visualizzazioni Scintilena agosto 2026: 324.627 pagine viste e oltre 167 mila letture per la Top 10

September 3rd 2026 at 07:12

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Le visualizzazioni Scintilena agosto 2026 crescono sul mese di luglio; esplorazioni, archeologia e biospeleologia guidano gli articoli più consultati

Le visualizzazioni Scintilena agosto 2026 raggiungono 324.627 pagine viste totali, secondo le statistiche Shinystat comunicate dalla redazione.

Il dato segna un recupero netto rispetto a luglio e mantiene il sito su livelli elevati anche nel periodo estivo. La graduatoria degli articoli più letti indica un interesse concentrato sulle esplorazioni speleologiche, sulle scoperte archeologiche in grotta, sulla biospeleologia e sulla paleontologia.

La metrica indicata per il totale mensile è quella delle pagine viste di Shinystat. I valori associati ai singoli articoli sono invece impression registrate dal server. Le due serie sono utili per descrivere l’andamento editoriale, ma non sono sovrapponibili in modo automatico. Una pagina vista di Shinystat e un’impression di server possono dipendere da criteri tecnici differenti.

Visualizzazioni Scintilena agosto 2026: il dato giornaliero

Il mese si chiude con una media giornaliera dichiarata di 11.036 pagine viste dal lunedì al venerdì e di 9.288 nei giorni di sabato e domenica.

Confronto delle visualizzazioni Scintilena 2026

Le visualizzazioni Scintilena agosto 2026 sono superiori di 74.627 pagine viste rispetto alle circa 250.000 di luglio.

L’aumento mensile è vicino al 29,9%. Il confronto va svolto con cautela, perché il dato di luglio è pubblicato in forma arrotondata.

Rispetto a giugno, quando Scintilena ha riportato 385.000 pagine viste, agosto registra una flessione di 60.373 unità, pari al 15,7%. Giugno resta il picco fra i mesi messi a confronto.

Rispetto a maggio, indicato dal relativo articolo del sito come mese da 330.000 visualizzazioni, agosto è inferiore di 5.373 pagine viste, circa l’1,6%. Mese 2026 Pagine viste Variazione rispetto ad agosto Maggio 330.000 -5.373 (-1,6%) Giugno 385.000 -60.373 (-15,7%) Luglio circa 250.000 +74.627 (+29,9%) Agosto 324.627 Dato di riferimento

Il confronto mostra un agosto vicino al volume di maggio, dopo il calo di luglio e senza raggiungere il massimo di giugno. Nel trimestre giugno-agosto, la media mensile è di circa 319.876 pagine viste. Il risultato di agosto non rappresenta quindi un episodio isolato, ma si colloca in una sequenza di traffico consistente.

Gli articoli più letti di agosto

La Top 10 di agosto totalizza 167.907 impression di server. Questa somma corrisponde a circa il 51,7% delle 324.627 pagine viste mensili Shinystat, pur con la necessaria cautela dovuta alla diversità delle metriche.

Il primo articolo, dedicato alla scoperta di un tubo di 700 metri nel Dachstein, raccoglie 79.300 impression. Da solo rappresenta circa il 24,4% del totale mensile Shinystat e il 47,2% delle impression della Top 10.

  1. Scoperta eccezionale nel Dachstein: tubo di 700 metri in arenaria calcarea dentro una grotta carsica dolomitica — 79.300 impression.
  2. In Turchia scoperta la Grotta di Koskarli, un insediamento epipaleolitico datato tra 12.900 e 12.000 anni fa — 21.491.
  3. Messico, pescatore ritrovato vivo dopo 15 giorni in una grotta sommersa — 11.567.
  4. Kef El Ghar: la grotta del Marocco che unisce geologia, archeologia e tutela del patrimonio sotterraneo — 9.976.
  5. Il proteo non è più solo: nove specie nelle acque sotterranee dei Balcani — 9.735.
  6. Nuovo ritrovamento di Ursus ladinicus a Conturines: una seconda grotta con numerosi scheletri fossili — 9.197.
  7. Nuovi dati sul sollevamento della Linea Periadriatica dalle grotte della Slovenia nord-orientale — 7.886.
  8. Arera: l’esplorazione non finisce: l’Abisso LoBG 3990 scende a -302 — 6.862.
  9. Durmitor, il grande mondo sotterraneo ancora da esplorare — 5.961.
  10. Mujina Pecina, nuove datazioni spostano indietro di 30.000 anni il Musteriano in Dalmazia — 5.932.

Esplorazioni e ricerca nella Top 10 Scintilena

Le visualizzazioni Scintilena agosto 2026 mostrano il peso delle notizie di esplorazione.

Il Dachstein concentra quasi la metà delle impression della Top 10. Accanto a questo risultato emergono contenuti che collegano le grotte alla ricerca archeologica e paleoantropologica, come Koskarli in Turchia, Kef El Ghar in Marocco e Mujina Pecina in Dalmazia.

La classifica include anche temi centrali per la conoscenza del sottosuolo: la diversità del proteo e delle specie affini nelle acque balcaniche, i resti di Ursus ladinicus a Conturines, il sollevamento della Linea Periadriatica e l’avanzamento esplorativo dell’Abisso LoBG 3990. Il posizionamento di questi articoli segnala una domanda di divulgazione che non riguarda solo le grandi imprese, ma anche biospeleologia, geologia strutturale e paleontologia.

Il caso del pescatore salvato in Messico ha un profilo diverso. La sua presenza al terzo posto dimostra la capacità delle cronache legate agli ambienti sommersi di raggiungere un pubblico ampio. Il quadro complessivo resta diversificato: le visualizzazioni Scintilena agosto 2026 sono sostenute da un articolo con forte richiamo, ma la Top 10 distribuisce l’attenzione su otto paesi e su più discipline legate alle grotte e al patrimonio sotterraneo.

Fonti

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  • Speleologia subacquea, alla Grotta del Vento un viaggio nell’ultima frontiera del mondo sotterraneo
    Condividi Il 4 settembre 2026 in programma alla Grotta del Vento, in Garfagnana, una serata dedicata alla speleologia subacquea e all’esplorazione degli ambienti sommersi delle Alpi Apuane Una grande serata in programma il 4 settembre 2026 alla Grotta del Vento, in Garfagnana. L’appuntamento, inserito nelle Serate della Scienza e dell’Avventura, ci porterà alla scoperta di quella che può essere considerata una delle ultime frontiere dell’esplorazione sotterranea: il mondo che si apre o
     

Speleologia subacquea, alla Grotta del Vento un viaggio nell’ultima frontiera del mondo sotterraneo

September 3rd 2026 at 05:00

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Il 4 settembre 2026 in programma alla Grotta del Vento, in Garfagnana, una serata dedicata alla speleologia subacquea e all’esplorazione degli ambienti sommersi delle Alpi Apuane

Una grande serata in programma il 4 settembre 2026 alla Grotta del Vento, in Garfagnana.


L’appuntamento, inserito nelle Serate della Scienza e dell’Avventura, ci porterà alla scoperta di quella che può essere considerata una delle ultime frontiere dell’esplorazione sotterranea: il mondo che si apre oltre i sifoni, dove la progressione speleologica prosegue sott’acqua e richiede tecniche, attrezzature e preparazione altamente specialistiche.


Protagonisti dell’incontro saranno Adriano Roncioni e Davide Massarenti, che racconteranno esperienze e attività di esplorazione speleosubacquea, illustrando tecniche, attrezzature e difficoltà legate alla progressione negli ambienti sotterranei allagati.


Nel corso della serata saranno presentate immagini e video inediti, tra cui materiali di Luigi Casati relativi alla Sorgente del Tinello: getteremo uno sguardo su ambienti normalmente non visibili, accessibili soltanto agli speleosubacquei.


Al centro dell’incontro ci saranno in particolare le esplorazioni della Buca del Tinello e della Tana del Pollone, due realtà del mondo carsico apuano nelle quali l’acqua rappresenta al tempo stesso un ostacolo alla progressione e una via verso nuove porzioni ancora da conoscere del sistema sotterraneo.

Alle 17 l’inaugurazione della Sorgente del Tinello

La giornata inizierà già alle ore 17.00, prima dell’incontro pubblico, con l’inaugurazione della Sorgente del Tinello.


A seguire, alle ore 18.00, nella Sala Multifunzionale della Grotta del Vento, avrà luogo la serata dedicata alla speleologia subacquea.

Insomma, una serata da non perdere: meglio prenotare!

Data: 4 settembre 2026
– Ore 17.00: inaugurazione della Sorgente del Tinello
– Ore 18.00: incontro “Speleologia subacquea”
– Grotta del Vento – Sala Multifunzionale
– Località: Fornovolasco, Fabbriche di Vergemoli (LU)
– Prenotazione consigliata: 0583 722024

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Blahopřejeme Jeskyně Na Špičáku u Supíkovic na Jesenicku k nejúspěšnějšímu měsíci v historii

Blahopřejeme Jeskyně Na Špičáku u Supíkovic na Jesenicku k nejúspěšnějšímu měsíci v historii. A zve zájemce i v září - denně kromě pondělí 9:00–15:30 ;)



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