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    Condividi Cinque lezioni di cartografia digitale e GPS per il torrentismo, dal 12 al 26 ottobre 2026: il corso T21 della Scuola Nazionale di Torrentismo è riservato a 16 soci CAI La Scuola Nazionale di Torrentismo del Club Alpino Italiano propone il corso T21 «Cartografia digitale e GPS». Le lezioni si svolgeranno dal 12 al 26 ottobre 2026, interamente online sulla piattaforma Google Meet. Il percorso comprende cinque incontri serali, dalle 20:30 alle 22:30, per dieci ore complessive di forma
     

Cartografia digitale e GPS: il CAI porta il canyoning sulle mappe, corso online dal 12 ottobre

Október 9th 2026 at 11:00

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Cinque lezioni di cartografia digitale e GPS per il torrentismo, dal 12 al 26 ottobre 2026: il corso T21 della Scuola Nazionale di Torrentismo è riservato a 16 soci CAI

La Scuola Nazionale di Torrentismo del Club Alpino Italiano propone il corso T21 «Cartografia digitale e GPS». Le lezioni si svolgeranno dal 12 al 26 ottobre 2026, interamente online sulla piattaforma Google Meet. Il percorso comprende cinque incontri serali, dalle 20:30 alle 22:30, per dieci ore complessive di formazione. La partecipazione è riservata ai soci CAI in regola con l’iscrizione 2026. Sono previsti al massimo 16 iscritti, con una quota di 30 euro.[1]

L’iniziativa rientra nelle attività della Scuola Nazionale di Torrentismo e della Commissione Centrale Speleologia e Torrentismo del CAI. Il corso è dedicato all’impiego di mappe, ricevitori GPS, applicazioni e strumenti web nelle uscite in forra e nelle attività outdoor. Alessandro Rossi è il referente indicato per la direzione. Il percorso ha validità come aggiornamento SNT, mentre non è valido come aggiornamento SNS.[2]

Cartografia digitale e GPS: dalla lettura delle mappe al rilievo dei torrenti

Il corso punta a costruire una conoscenza generale della cartografia digitale e GPS. L’obiettivo è collegare la lettura delle mappe all’utilizzo degli strumenti sul territorio. Il programma affronta anche le fasi di esecuzione di un rilievo, la strumentazione impiegata e le tecniche di restituzione grafica.[1]

Per il torrentismo, questa preparazione interessa la documentazione degli itinerari e l’organizzazione degli spostamenti. Un esempio è il catasto delle forre del Gruppo Torrentistico Otto Verticale del CAI Roma. Presentato da Scintilena nel dicembre 2024, comprendeva oltre 210 canyon del Lazio, dell’Italia e dell’estero. Le schede integrano descrizioni, difficoltà, tempi di percorrenza, tracce e punti GPS.[3]

Corso T21: il programma di cartografia digitale e GPS in cinque serate

Le lezioni seguono una progressione dai riferimenti geografici alla rappresentazione di un torrente:

  • Lunedì 12 ottobre, ore 20:30–22:30: introduzione al corso, cenni di geodesia, forma della Terra, ellissoidi di riferimento, tipi di coordinate, coordinate geografiche e proiettate.
  • Giovedì 15 ottobre, ore 20:30–22:30: cartografia digitale e raster, fonti cartografiche OSM, IGM, CTR e Google. Seguono funzionamento del GPS, riduzione degli errori, modelli di ricevitori e relative funzionalità.
  • Lunedì 19 ottobre, ore 20:30–22:30: software cartografici, formati KML, KMZ e GPX, gestione di punti e tracce, importazione ed esportazione dei dati.
  • Giovedì 22 ottobre, ore 20:30–22:30: analisi di un’applicazione per smartphone e simulazione di estrapolazione dei dati dalla cartografia.
  • Lunedì 26 ottobre, ore 20:30–22:30: rilievo di un torrente, software per la sua rappresentazione grafica e conclusione del corso.[1]

Torrentismo online: esercitazioni e requisiti per partecipare al corso T21

Ogni lezione prevede esercizi da svolgere direttamente online. La partecipazione attiva costituisce una parte del percorso didattico. La direzione si riserva di escludere chi non dimostri di avere seguito attivamente lezioni ed esercitazioni.[1]

Sono richiesti computer, monitor, webcam, mouse, smartphone e un account Google. I partecipanti devono avere una buona padronanza del PC, della posta elettronica e di Google Meet. Al termine è previsto l’invio dell’attestato di partecipazione in formato elettronico, tramite email.[1]

Il corso di cartografia digitale e GPS è quindi un modulo specialistico sugli strumenti di orientamento e rilievo. Il suo programma non coincide con quello di un corso pratico di progressione in forra. La formazione sul terreno richiede anche l’apprendimento delle tecniche specifiche del torrentismo e dell’impiego della relativa attrezzatura.[1][4]

Cartografia digitale e GPS: iscrizioni, pagamento e contatti del corso CAI

Le iscrizioni vengono accettate fino al raggiungimento dei 16 posti disponibili. Il modulo è accessibile all’indirizzo: https://forms.gle/eiHic3MQ6AQSv5Hb6

Durante l’iscrizione sono richiesti il certificato di iscrizione CAI per il 2026 e la ricevuta del pagamento. La quota di 30 euro va versata tramite bonifico intestato a C.A.I. Club Alpino Italiano Sezione di Roma, presso Banca Sella. L’IBAN indicato è IT29Y0326803200000853107250. La causale è «NOME COGNOME – Corso Cartografia Digitale».[1]

Per informazioni sono indicati tre contatti:

  • IT Alessandro Rossi: alessandro.rossi@mail.com — +39 349 6985892.
  • INT Greta Coppini: gretacoppini.90@gmail.com — +39 340 4042902.
  • Lorenzo Grande: Lorgra@libero.it — +39 339 8869235.[2]

Fonti dell’articolo sul corso di cartografia digitale e GPS


Canyoning in Italia e all’estero: relazione su territori, formazione, sicurezza e ambiente

Canyoning e torrentismo: una disciplina tra acqua, roccia e progressione su corda

Canyoning e torrentismo indicano la discesa di gole e corsi d’acqua incassati nella roccia. La progressione avviene generalmente da monte verso valle. Combina cammino, nuoto, disarrampicata e discesa su corda. Alcuni passaggi possono comprendere scivoli naturali e salti, quando le condizioni e la valutazione tecnica lo consentono. Non tutti i canyon presentano acqua permanente. La definizione adottata dalla federazione francese FFME comprende anche percorsi asciutti o con scorrimento discontinuo.[4][5]

La varietà dei movimenti non deve nascondere l’unità dell’ambiente. Una cascata, una pozza e una strettoia appartengono allo stesso itinerario. Le difficoltà non si valutano come ostacoli indipendenti. Contano anche la successione dei passaggi, la durata complessiva e le possibilità di uscita. La classificazione francese distingue proprio difficoltà verticale, difficoltà acquatica e impegno del percorso.[6]

Il canyoning non è una discesa fluviale in imbarcazione. La sua caratteristica è la progressione a piedi e su corda, con tratti eventualmente percorsi a nuoto. Il recupero delle corde e la presenza di salti possono rendere il ritorno verso monte molto difficile. Per questo l’AIC sottolinea la dimensione collettiva dell’attività e l’importanza dell’organizzazione del gruppo.[5]

Storia del canyoning: dalle esplorazioni delle gole alla pratica specializzata

La storia del canyoning precede la sua diffusione come attività ricreativa organizzata. La FFME colloca le prime esplorazioni documentate alla fine dell’Ottocento. Ricorda, tra gli episodi iniziali, la discesa dell’Artuby nel Verdon compiuta da Armand Jamet nel 1893. Le attrezzature erano lontane da quelle attuali. Nelle successive esplorazioni furono impiegati anche mezzi provenienti dalla speleologia, come le scale, insieme a imbarcazioni e altri sistemi di attraversamento.[4]

Questo percorso aiuta a comprendere il legame con la speleologia. La discesa di ambienti incassati richiede lettura del terreno, organizzazione del materiale e capacità di documentazione. Il torrentismo conserva queste relazioni, ma possiede tecniche specifiche. La presenza dell’acqua e la variabilità delle condizioni impongono una preparazione dedicata, non la semplice trasposizione delle competenze acquisite in altre discipline.[4]

Oggi la pratica comprende formazione associativa, esplorazione, frequentazione autonoma e uscite accompagnate da professionisti. Sono forme diverse di accesso allo stesso ambiente. Il panorama italiano comprende scuole, catasti e raduni. Quello internazionale affianca sistemi federali di formazione, offerte turistiche e regolamentazioni dei siti.[2][7][8][9]

Canyoning in Italia

La documentazione degli itinerari è un secondo asse dell’attività associativa. Il catasto AIC consente agli utenti registrati di inserire e aggiornare schede, caricare fotografie e aggiungere informazioni sulle ultime discese. Il modello mette in relazione una descrizione relativamente stabile del percorso con osservazioni più recenti.[12]

Il catasto di Otto Verticale integra invece, tra le sue funzioni descritte da Scintilena, una mappa interattiva, criteri di ricerca e dati GPS. La consultazione da dispositivi mobili collega la preparazione a casa con l’orientamento sul territorio. La disponibilità di una traccia non sostituisce la valutazione delle condizioni: anche la FFME raccomanda di incrociare le informazioni generali con quelle locali.[3][13]

Canyoning sulle Alpi e nelle Prealpi: il ruolo dei territori e dei raduni

L’Italia settentrionale offre diversi contesti di pratica. Il portale nazionale Italia.it presenta esempi in Trentino e Friuli Venezia Giulia. Le attività associative documentano inoltre la frequentazione delle Alpi Carniche, del Canal del Ferro e delle Dolomiti Friulane. In questi territori, il raduno itinerante FriulCanyon ha raggiunto nel 2026 la nona edizione, con appuntamento a Cimolais.[14][15]

I raduni costituiscono anche un luogo di incontro internazionale. L’AIC ha fissato il proprio 22° Raduno Internazionale dal 2 al 9 agosto 2026 a Ponte Caffaro, nel comune bresciano di Bagolino. L’annuncio prevedeva la partecipazione di torrentisti italiani e stranieri. Il significato associativo dell’incontro riguarda la condivisione di itinerari, esperienze e cultura della disciplina.[15]

La presenza di un’offerta territoriale ampia non rende equivalenti i percorsi. La scelta deve tenere conto del livello tecnico e fisico dei partecipanti, delle condizioni e delle caratteristiche della forra. La FFME raccomanda di adeguare l’uscita soprattutto al componente meno preparato del gruppo.[16]

Canyoning nell’Appennino e in Sardegna: forre, accessi e differenze tra percorsi

Nell’Italia centrale, Italia.it segnala le Gole del Salinello, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. La descrizione evidenzia tratti stretti e profondi, pareti elevate, pozze e cascate. Questi elementi mostrano come l’interesse paesaggistico coincida con esigenze tecniche di progressione.[14]

In Umbria, l’offerta di operatori locali comprende la Forra del Casco, in Valnerina, e la Forra di Prodo, nell’area di Orvieto. Le presentazioni distinguono itinerari con caratteristiche e disponibilità stagionali differenti. Non esiste quindi una sola esperienza di canyoning appenninico: accessi, verticalità, acqua e durata vanno esaminati per il percorso prescelto.[17]

La Sardegna aggiunge un contesto diverso. Italia.it descrive Bacu Padente come un canyon calcareo dell’Ogliastra che raggiunge il mare del Golfo di Orosei. Lo indica come percorso destinato a praticanti competenti. L’esempio chiarisce che l’attrattiva di un luogo non è un criterio sufficiente per sceglierlo. Il livello richiesto resta un elemento decisivo.[14]

Canyoning in Francia e Spagna: classificazione tecnica e territori di pratica

La Francia offre un riferimento importante per il linguaggio tecnico della disciplina. La FFME pubblica definizioni, indicazioni di sicurezza, documenti ambientali e un sistema di classificazione dei canyon. La scala distingue tre aspetti:

  • v: difficoltà verticale, con valori da 1 a 7.
  • a: difficoltà acquatica, con valori da 1 a 7.
  • I–VI: impegno e ampiezza del percorso, espressi con numeri romani.[6]

Il documento specifica che le scale restano aperte verso l’alto. L’impegno considera anche il tempo necessario per trovare una zona al riparo dalla piena, raggiungere una via di uscita e completare l’itinerario. Una sigla come v3 a4 III non è quindi un voto unico. Riassume dimensioni differenti del percorso.[6]

La valutazione si riferisce a una portata ordinaria nella stagione abituale di pratica, con livello relativamente basso. Un aumento dell’acqua può cambiare il problema tecnico senza modificare la sigla riportata nella guida. La classificazione serve a confrontare itinerari, non a certificare le condizioni del giorno.[6]

In Spagna, la Sierra de Guara compare nell’offerta del portale ufficiale Spain.info. Le proposte comprendono attività per famiglie e programmi di più giornate. Il territorio mostra la compresenza di percorsi introduttivi e soggiorni dedicati a discese successive. Queste formule non eliminano la necessità di verificare requisiti, condizioni e regole del singolo itinerario.[16][18][19]

Canyoning in Svizzera e a Réunion: dall’offerta guidata alle grandi verticali

Il Ticino presenta un’offerta articolata di canyoning. Il portale turistico cantonale descrive la discesa di corsi d’acqua montani con pozze, cascate e scivoli. Evidenzia la natura di gruppo dell’attività e la necessità di attrezzatura adeguata. Tra le località riportate dalla promozione territoriale figurano Lodrino, Iragna, Cresciano e Pontirone.[8][20]

L’offerta guidata permette di avvicinarsi a percorsi selezionati con il supporto di professionisti. Non equivale a un’automatica preparazione alla frequentazione autonoma. La padronanza delle tecniche e la capacità di valutare l’ambiente restano competenze da acquisire attraverso formazione ed esperienza.[4][8]

L’isola di Réunion, nell’Oceano Indiano, presenta un altro quadro. Il portale ufficiale cita Bras Rouge, Langevin, Fleur Jaune, Trou de Fer, Takamaka e Sainte-Suzanne. Il Trou de Fer viene indicato come itinerario riservato a canyonisti esperti. La descrizione di Fleur Jaune integrale comprende calate superiori a 50 metri e una successione di cascate.[21]

Il confronto tra Ticino e Réunion mostra perché una destinazione non possa essere trattata come una categoria di difficoltà. All’interno dello stesso territorio esistono percorsi diversi. La scelta deve riguardare l’itinerario concreto, non la notorietà del luogo.[16][21]

Canyoneering negli Stati Uniti: permessi e piene improvvise a Zion

Negli Stati Uniti è frequente il termine canyoneering. Il Parco nazionale di Zion costituisce un esempio di gestione regolamentata. Il National Park Service richiede permessi per tutti i canyon che necessitano di corde o attrezzatura da discesa. Le regole comprendono anche limiti numerici dei gruppi, differenti secondo l’itinerario.[9]

Il sistema non riguarda soltanto le discese tecniche. Sono soggetti a permesso anche specifici attraversamenti dei Narrows e altri itinerari Wilderness. Chi organizza un viaggio deve distinguere il percorso preciso e la modalità di percorrenza, senza estendere a tutti i canyon le condizioni previste per un singolo sito.[9][22]

A Zion il rischio di piena improvvisa è centrale. Il National Park Service avverte che tutti i canyon stretti sono potenzialmente pericolosi. L’acqua può salire a livelli pericolosi in minuti o secondi. L’aspetto asciutto o tranquillo del percorso non costituisce una garanzia. La preparazione richiede la consultazione delle previsioni e delle informazioni aggiornate sul potenziale di flash flood.[23]

Sicurezza nel canyoning: meteo, acqua e capacità di rinuncia

La preparazione comincia prima dell’ingresso in forra. La FFME indica tra le verifiche essenziali itinerario, condizioni, meteo, mezzi di allerta, attrezzatura e lunghezza adeguata delle corde. Richiede inoltre informazioni sulle eventuali regolazioni e variazioni del livello d’acqua.[4][16]

Il rischio acquatico non coincide con la sola capacità di nuotare. Nelle indicazioni federali compaiono movimenti d’acqua, vasche con uscite difficili e passaggi in cui le condizioni possono aumentare l’impegno. La formazione deve affrontare l’interazione tra acqua, ostacoli e tecniche di progressione. Una buona preparazione in altri sport non sostituisce questo apprendimento.[4]

La possibilità di rinunciare fa parte della gestione dell’attività. Il controllo delle condizioni non è un passaggio formale da completare per confermare una decisione già presa. Serve a scegliere se entrare, cambiare itinerario o interrompere il programma prima dell’impegno. La FFME inserisce esplicitamente la rinuncia tra le buone pratiche.[4]

Attrezzatura per il canyoning: protezione termica e sistemi di progressione

L’attrezzatura di base comprende protezione termica adeguata, casco, imbracatura, corde e discensore. La FFME collega l’impiego del materiale alla conoscenza delle tecniche specifiche. Il possesso degli strumenti, da solo, non rende un gruppo preparato.[4]

La selezione del materiale dipende dalle caratteristiche del percorso. Le indicazioni di sicurezza richiamano la lunghezza delle corde e la preparazione del sacco. Contano inoltre il livello fisico e tecnico di tutti i componenti. L’attrezzatura deve essere pianificata per l’uscita reale, non soltanto sulla base di un elenco generico.[16]

Anche salti e scivoli richiedono valutazioni specifiche. Non sono passaggi obbligati che definiscono la disciplina. Nelle informazioni di sicurezza per Zion, il National Park Service invita a non saltare e a utilizzare una corda. È un richiamo utile a distinguere la rappresentazione ricreativa del canyoning dalla decisione tecnica sul singolo ostacolo.[24]

Cartografia digitale e GPS nel canyoning: utilità e limiti del posizionamento

La cartografia digitale e GPS collega la descrizione delle forre a punti e tracce utilizzabili durante la preparazione. Il catasto di Otto Verticale mostra questa integrazione. Il corso T21 affronta i formati KML, KMZ e GPX, la gestione dei dati e la restituzione grafica del rilievo.[1][3]

La qualità del posizionamento dipende dalle condizioni di ricezione. GPS.gov distingue l’accuratezza dei segnali trasmessi dai satelliti dall’accuratezza ottenuta dall’utente. Contano geometria dei satelliti, ostacoli, condizioni atmosferiche e caratteristiche del ricevitore. I segnali riflessi dalle pareti possono produrre errori, un fenomeno chiamato multipath.[25]

Per una forra, questa distinzione è rilevante. Pareti e ostacoli possono limitare la visibilità del cielo e rendere meno affidabile una posizione. Una traccia registrata non va quindi interpretata come una ricostruzione infallibile di ogni passaggio. I dati devono essere letti insieme alla cartografia, alla descrizione dell’itinerario e alle informazioni locali.[13][25]

Il GPS non valuta la portata, lo stato degli ancoraggi o la praticabilità di un’uscita. Il suo impiego riguarda il posizionamento e la documentazione. La valutazione del canyon resta legata alle condizioni ambientali e alle competenze del gruppo. Questo è il rapporto tra utilità digitale e preparazione sul terreno.[4][25]

Soccorso in forra: allerta, coordinate e organizzazione preventiva

In Italia le indicazioni del Soccorso Alpino e Speleologico Alto Adige riportano il 112 come numero da chiamare in caso di incidente. Le informazioni essenziali comprendono luogo, dinamica, numero delle persone coinvolte, condizioni degli infortunati e recapito di chi chiama. La posizione è importante, ma non esaurisce la comunicazione dell’emergenza.[26]

L’organizzazione preventiva comprende anche i mezzi di allerta. La FFME li inserisce tra gli elementi da valutare prima della partenza. A Zion, il National Park Service raccomanda di lasciare l’itinerario a una persona esterna e di confermare il rientro. Le due indicazioni collegano la preparazione tecnica alla gestione dei contatti.[16][23]

La difficoltà del soccorso aumenta quando il terreno limita accessi e uscite. Nella propria documentazione sul canyoning invernale, la FFME descrive interventi lunghi, condizioni meteorologiche restrittive e problemi di protezione dal freddo. La disponibilità di soccorritori non annulla quindi l’impegno dell’ambiente.[4]

Ambiente e canyoning: ridurre l’impatto e rispettare gli accessi

Le gole non sono soltanto luoghi di attività sportiva. La FFME richiama la vulnerabilità di greti, depositi di tufo, fauna e flora. Invita ad adattare il numero dei partecipanti alla sensibilità del canyon e alla sua frequentazione.[4]

Le buone pratiche comprendono l’uso dei sentieri previsti e la riduzione del calpestio non necessario nel letto del corso d’acqua. Richiedono discrezione, rimozione dei rifiuti e rispetto degli altri frequentatori. Comprendono anche proprietari, coltivazioni, recinzioni e prese d’acqua.[4]

La gestione degli accessi è parte della tutela. Prima della partenza vanno verificate autorizzazioni, date, orari, parcheggi e indicazioni locali. Un sito presente in un catasto non è automaticamente disponibile in ogni stagione. La FFME raccomanda di controllare le informazioni sul posto e di confrontarsi con club e professionisti locali.[4][13]

Il ruolo del praticante può andare oltre la semplice fruizione. La raccolta di osservazioni, l’aggiornamento delle schede e il dialogo con gli interlocutori locali contribuiscono alla conoscenza dei siti. I catasti partecipativi e le indicazioni ambientali federali mostrano due aspetti complementari di questa responsabilità.[4][12]

Canyoning invernale e stagionalità: perché la conoscenza estiva non basta

Non esiste una stagione valida per ogni canyon. Le condizioni dipendono dal sito e devono essere controllate prima dell’uscita. La FFME dedica un avvertimento specifico alla pratica invernale, quando neve, ghiaccio e acqua in movimento introducono difficoltà ulteriori.[4]

Tra i rischi descritti figurano cadute di ghiaccio, ponti di neve fragili, vasche parzialmente gelate, corde irrigidite e ancoraggi inaccessibili. Il freddo accentua inoltre il rischio di ipotermia. Gli accessi e le vie di uscita possono risultare modificati.[4]

La federazione chiarisce che la conoscenza estiva del percorso è insufficiente. Il canyoning invernale richiede competenze ulteriori, anche in ambito alpinistico e nivologico. Non rappresenta soltanto la stessa discesa con temperature più basse. Cambiano sia il quadro dei pericoli sia le possibilità di intervento.[4]

Organizzare il canyoning all’estero: itinerari, regole e interlocutori locali

Un viaggio internazionale richiede una preparazione specifica per ciascuna destinazione. L’esempio di Zion mostra il peso di permessi e limiti dei gruppi. Quelli del Ticino e di Réunion evidenziano invece la varietà dell’offerta e dei livelli tecnici. Non è sufficiente scegliere un paese noto per il canyoning.[8][9][21]

La preparazione può essere organizzata in cinque passaggi:

  1. Individuare il percorso e valutarne difficoltà verticale, acquatica e impegno.
  2. Confrontare l’itinerario con la preparazione di tutti i partecipanti.
  3. Verificare regole di accesso, autorizzazioni e informazioni locali aggiornate.
  4. Controllare condizioni meteorologiche, acqua e materiale necessario.
  5. Definire mezzi di allerta, contatti esterni e organizzazione del rientro.[4][6][16][23]

Questa relazione offre un quadro di orientamento e documentazione. Non sostituisce l’addestramento pratico necessario alla progressione in forra. Il corso T21 affronta un tassello preciso di tale preparazione: l’uso della cartografia digitale e GPS per comprendere, gestire e rappresentare i dati territoriali.[1][4]

Fonti della relazione sul canyoning in Italia e all’estero


Fonti

[2] Cartografia digitale e GPS per il torrentismo: a ottobre il corso online … https://www.scintilena.com/cartografia-digitale-e-gps-per-il-torrentismo-a-ottobre-il-corso-online-della-snt/09/18/
[3] Innovativo Catasto Forre per il Torrentismo: Un Nuovo Strumento … https://www.scintilena.com/innovativo-catasto-forre-per-il-torrentismo-un-nuovo-strumento-per-gli-appassionati/12/11/
[4] Pratiquer canyon – FFME https://www.ffme.fr/montagne-canyon/canyon/pratiquer-canyon/
[5] Il canyoning https://www.aic-canyoning.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=17&Itemid=107&lang=it
[6] [PDF] 1 Système de cotations en canyonisme – FFME https://www.ffme.fr/wp-content/uploads/2020/04/Syst%C3%A8me-de-cotations-en-canyonisme.pdf
[7] About – Raduno AIC 2026 https://radunoaic.it/about/
[8] Canyoning in Ticino, Bellinzona https://www.ticino.ch/it/commons/details/Canyoning-in-Ticino/73492.html
[9] Wilderness Regulations – Zion – National Park Service https://www.nps.gov/zion/planyourvisit/wilderness-regulations.htm
[10] Torrentismo in Italia – Catasto AIC https://catastoforre.aic-canyoning.it/index/regioni
[11] Information sécurité en canyon – FFME https://www.ffme.fr/information-securite-en-canyon/
[12] Dove fare canyoning in Italia – Italia.it https://www.italia.it/it/italia/cosa-fare/dove-fare-canyoning-in-italia
[13] AIC – Associazione Italiana Canyoning https://www.aic-canyoning.it/
[14] Sécurité – Rappel des bonnes pratiques en canyonisme – FFME https://www.ffme.fr/securite-rappel-des-bonnes-pratiques-en-canyonisme/
[15] Centro Canyoning – Canyoning in centro Italia, Lazio, Umbria … https://www.canyoning.naturaavventura.it/
[16] Canyoning for family and kids in Sierra de Guara | spain.info in italiano https://www.spain.info/it/attivita/canyoning-for-family-sierra-de-guara/
[17] Week of canyoning in Sierra de Guara | spain.info in italiano https://www.spain.info/it/attivita/week-canyoning-sierra-de-guara/
[18] Canyoning – TicinoTopTen https://www.ticinotopten.ch/it/avventura/canyoning
[19] Canyoning à La Réunion : jetez-vous à l’eau – Reunion.fr https://www.reunion.fr/decouvrez/canyoning-a-la-reunion-jetez-vous-a-l-eau/
[20] The Narrows – Zion – National Park Service https://www.nps.gov/zion/planyourvisit/thenarrows.htm?ref=popsugar.com&=__psv__p_43556200__t_w
[21] Flash Floods – Zion National Park (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/zion/planyourvisit/flash-flood.htm
[22] Canyoneering in Zion – Video (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/media/video/view.htm?id=277C299C-155D-451F-67EC1348316FA603
[23] GPS Accuracy | GPS.gov https://www.gps.gov/gps-accuracy
[24] Sicurezza | Soccorso Alpino e Speleologico Alto Adige C.N.S.A.S. … https://www.soccorsoalpino.org/sicurezza
[25] T21 – Corso Cartografia digitale e GPS – Club Alpino Italiano – CAI https://organizzazione.cai.it/scuola-nazionale-torrentismo/evento/t21-cartografia-digitale-e-gps/
[26] Eventi – 22 Ottobre 2026 – Scuola Nazionale di Torrentismo https://organizzazione.cai.it/scuola-nazionale-torrentismo/eventi/2026-10-22/
[27] Corso online di Cartografia digitale e GPS – Scintilena https://www.scintilena.com/corso-online-di-cartografia-digitale-e-gps/09/08/
[28] Canyoning Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/canyoning/
[29] Torrentismo Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/torrentismo/
[30] Torrentismo Archivi – Pagina 6 di 8 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/torrentismo/page/6/
[31] Associazione Italiana Canyoning – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_Italiana_Canyoning
[32] Corsi di Torrentismo – Scintilena https://www.scintilena.com/corsi-di-torrentismo/04/02/
[33] Torrentismo Archivi – Pagina 8 di 8 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/torrentismo/page/8/
[34] Canyoning Archivi – Pagina 6 di 15 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/canyoning/page/6/
[35] Torrentismo: Un Percorso di Scoperta tra Natura e Avventura https://www.scintilena.com/torrentismo-un-percorso-di-scoperta-tra-natura-e-avventura/06/30/
[36] Canyoneering Permits – Zion – National Park Service https://www.nps.gov/zion/planyourvisit/canyoneeringpermits.htm
[37] Sécurité – FFME https://www.ffme.fr/ffme/securite/
[38] Fédération Française de la Montagne et de l’Escalade (FFME) https://www.ffme.fr/
[39] Canyoning: attività tra l’acquatico e l’alpinistico sempre più in voga https://www.rainews.it/tgr/bolzano/video/2023/06/canyoning-torrentismo-soccorso-alpino-forre-cascate-scivoli-acqua-alto-adige-trentino-cd4aa496-5dbf-4538-8e31-b4e07dd6aaf2.html
[40] Torrentismo in sicurezza – Soccorso Alpino e Speleologico Sardegna https://cnsas.sardegna.it/2018/08/torrentismo-in-sicurezza/
[41] The best Canyoning activities in Ticino | Manawa https://www.manawa.com/en/destinations/1806-ticino/1192-canyoning
[42] [PDF] normes-de-classement-canyon-28 novembre 2015 http://www.servicejeunesse.asso.fr/Regelementation_ACM/PDF_Regelementation/APS_ACM_canyonisme-classement.pdf
[43] Base de cotation des canyons (FFME) https://infos-canyon.fr/base-de-cotation-des-canyons/
[44] Esercitazione per 19 tecnici del Soccorso Alpino per il canyoning https://www.bergamonews.it/2015/05/17/esercitazione-per-19-tecnicidel-soccorso-alpinoper-il-canyoning/204354/
[45] Les cotations en canyoning – Escal’OSud https://www.escalosud.com/les-cotations-en-canyoning/
[46] Best Canyoning Destinations in Spain: Sierra de Guara Guide – Picuco https://www.picuco.com/en-es/blog/best-canyoning-destinations-in-spain-sierra-de-guara-rio
[47] Canyoning In Sierra De Guara https://sierradeguaracanyoning.com/en/canyoning-in-sierra-de-guara/
[48] Zion Park permit system re-evaluated in wake of deadly flash flood https://www.sltrib.com/news/2015/09/30/zion-park-permit-system-re-evaluated-in-wake-of-deadly-flash-flood/
[49] [PDF] Zion National Park – Wilderness Guide https://npshistory.com/publications/zion/wilderness-guide/2021.pdf
[50] Canyoning fleur jaune – Cilaos – Tripadvisor https://www.tripadvisor.fr/ShowUserReviews-g480229-d3889240-r454719323-Canyoning_la_Reunion-Cilaos_Arrondissement_of_Saint_Pierre.html
[51] Canyoning Trou de Fer Réunion – 2 jours | Ti Canyon https://www.ticanyon-reunion.fr/tous-les-canyons-damdup/trou-de-fer
[52] Fleur Jaune | Canyon aérien mythique dans le cirque de Cilaos https://www.canyonaventure.re/project/canyon-fleur-jaune-cilaos-canyoning-reunion
[53] Zion Permits: A 2026 Guide to Camping & Narrows Reservations https://reservenature.com/blogs/zion-permits-guide
[54] Canyoning in Réunion Island: Guide to the Best … – Tropicalodge https://www.tropicalodge.re/blog/canyoning-reunion
[55] Canyon Fleur Jaune – Carte de La Réunion https://www.cartedelareunion.fr/listings/canyon-fleur-jaune/
[56] Simulated Multipath Using Software Generated GPS Signals https://ntrs.nasa.gov/citations/20240003498
[57] Canyoning a Umbria: 16 prezzi e offerte 2026 | Yumping https://www.yumping.com/it/canyoning/umbria
[58] Canyoning – La Porta della Valnerina https://www.laportadellavalnerina.com/canyoning/
[59] GNSS Multipath in Urban Canyons: 9 Receiver Tests https://gnsssimulator.com/gnss-multipath-urban-canyon/
[60] GPS Accuracy: errors, precision and signal limitations – OkMap https://www.okmap.org/en/en_articles/en_gpsAccuracy.aspx
[61] Torrentismo Canyoning in Umbria – Rafting Marmore https://www.raftingmarmore.com/attivita/torrentismo-canyoning/
[62] Canyoning – Regala un’esperienza unica – Liveinup https://www.liveinup.it/esperienze/canyoning
[63] Canyoning in Italia: avventure emozionanti tra i torrenti | Freedome https://freedome.it/canyoning/

Scuola Nazionale Canyoning, iscrizioni on line: https://forms.gle/eiHic3MQ6AQSv5Hb6

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  • Grotte di Barcis, due visite autunnali nel sottosuolo della Valcellina
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Grotte di Barcis, due visite autunnali nel sottosuolo della Valcellina

Október 9th 2026 at 10:00

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Le Grotte di Barcis saranno visitabili il 24 ottobre e l’8 novembre 2026 con le guide del Parco Dolomiti Friulane. Il percorso attraverserà la Forra del Cellina e i rami superiori della Grotta della Vecchia Diga, un complesso studiato da oltre settant’anni.

Grotte di Barcis: le escursioni del 24 ottobre e dell’8 novembre

Il Parco Naturale Dolomiti Friulane propone due geoescursioni alle Grotte di Barcis, in programma sabato 24 ottobre e domenica 8 novembre 2026. Il ritrovo è fissato alle ore 9 al Centro visite di Barcis, in località Ponte Antoi. Accompagneranno i partecipanti Antonio Cossutta e Paolo De Nardo. Le attività dureranno circa sei ore e richiedono la prenotazione attraverso il sito del Parco. [web:40][web:3]

Le due giornate porteranno il pubblico in un ambiente non attrezzato per il turismo ordinario. La proposta combina escursionismo, osservazione geologica e speleologia. L’itinerario comprende la strada storica della Valcellina, un sentiero ripido e la progressione nei settori superiori della cavità. [web:40][web:3]

Dalla Forra del Cellina alle Grotte di Barcis

Dal Centro visite il gruppo percorrerà la vecchia strada della Valcellina fino alla Vecchia Diga. Il tragitto attraversa la forra incisa dal torrente Cellina nei calcari di scogliera del Cretaceo. Le pareti e il corso d’acqua permettono di osservare il rapporto tra struttura delle rocce ed erosione fluviale. [web:40]

La Vecchia Diga rappresenta il primo sbarramento costruito sul Cellina per alimentare la produzione idroelettrica della centrale di Malnisio. Da questo punto parte il sentiero che raggiunge l’ingresso delle grotte, ai piedi di una parete rocciosa. Il dislivello complessivo in salita indicato dagli organizzatori è di 140 metri. [web:40][web:3]

Il percorso unisce così due aspetti della storia della valle. Da una parte si osservano gli ambienti modellati dall’acqua. Dall’altra si incontrano le opere realizzate per utilizzarne l’energia. [web:40]

Grotte di Barcis: la visita nei rami superiori

La visita si svolgerà nelle gallerie superiori, che hanno un andamento quasi orizzontale. Il gruppo attraverserà diversi ambienti fino a una sala con un pozzo collegato ai settori profondi. La discesa in questi rami non fa parte dell’escursione. [web:40][web:3]

Le Grotte di Barcis non sono attrezzate e la visita proposta dal Parco prevede l’accompagnamento delle guide. Due tratti sono stretti. Il contatto con il terreno e le superfici della cavità può sporcare gli indumenti. Sono richiesti pantaloni lunghi, felpa e scarponcini, questi ultimi obbligatori. L’attrezzatura comprende casco e lampada frontale, disponibili anche a noleggio sul posto. [web:40][web:3]

Tariffe e prenotazioni per le Grotte di Barcis

La quota di partecipazione è di 25 euro per gli adulti. La tariffa ridotta è di 13 euro per i ragazzi sotto i 12 anni e per le persone con più di 70 anni. Il noleggio dell’attrezzatura costa 5 euro a persona. [web:40][web:3]

Le prenotazioni sono obbligatorie e si effettuano dalle schede delle due attività sul sito del Parco Naturale Dolomiti Friulane. Per informazioni sono indicati i contatti delle guide: Antonio Cossutta, 329 6872503, e Paolo De Nardo, 333 8876626. [web:40][web:3]

Grotta della Vecchia Diga: una visita legata alla ricerca speleologica

Le escursioni interessano il complesso conosciuto anche come Grotta della Vecchia Diga o Grotte della Valcellina. La scheda del Catasto storico riporta 1.388 metri di sviluppo, 82 metri di profondità e due ingressi. Le dimensioni descrivono l’insieme dei percorsi conosciuti, non la lunghezza dell’itinerario aperto ai partecipanti. [web:5]

Il sistema è stato studiato attraverso esplorazioni terrestri e speleosubacquee, ricerche idrogeologiche e indagini sulla fauna sotterranea. L’Unione Speleologica Pordenonese ha inoltre utilizzato la cavità per la didattica. Nel 2013 ha raccolto questo patrimonio di conoscenze nel volume «Le acque del Cellina e la Grotta della Vecchia Diga». Le visite autunnali si inseriscono nella valorizzazione di un ambiente che mantiene insieme interesse scientifico, storia locale e conoscenza del territorio. [web:11][web:32]

Fonti online dell’articolo

  • Parco Naturale Dolomiti Friulane, «Le grotte di Barcis», scheda del 24 ottobre 2026: https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/le-grotte-di-barcis/
  • Parco Naturale Dolomiti Friulane, «Avventura speleologica», scheda dell’8 novembre 2026: https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/avventura-speleologica/
  • Catasto storico delle grotte, cavità 786, «Grotte della Valcellina»: https://www.catastogrotte.it/grotta/786
  • Portale di Barcis, «Grotta della Vecchia Diga»: https://www.barcis.fvg.it/Grotta-della-Vecchia-Diga.111.0.html
  • Commissione Grotte «Eugenio Boegan», «Progressione», n. 61, recensione del volume sulle acque del Cellina: https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2017/08/Progressione_061.pdf

Ricerche speleologiche nelle Grotte di Barcis: storia, acque sotterranee e biodiversità della Vecchia Diga

Una relazione sul complesso carsico della Valcellina, dalle esplorazioni avviate negli anni Cinquanta alle risalite oltre il sifone, agli studi biospeleologici e geofisici. Le Grotte di Barcis rappresentano un punto d’incontro tra ricerca del sottosuolo, gestione dell’acqua e divulgazione ambientale.

Grotte di Barcis e Grotta della Vecchia Diga: l’identità del complesso carsico

L’espressione Grotte di Barcis, utilizzata nel programma delle escursioni, indica in questo contesto il complesso della Vecchia Diga. Nella documentazione speleologica compare anche il nome Grotte della Valcellina. I riferimenti catastali sono 786 per il catasto regionale e 327 per quello storico friulano. Questi identificativi permettono di collegare descrizioni, rilievi e bibliografia della stessa cavità. [web:5][web:11]

La grotta si apre sulla destra orografica del torrente Cellina, in corrispondenza della vecchia presa idroelettrica. La scheda storica registra due ingressi e un sistema di gallerie intercomunicanti. Lo sviluppo riportato è di 1.388 metri. La profondità e il dislivello indicati sono di 82 metri. [web:5]

Lo sviluppo esprime la lunghezza complessiva dei percorsi rilevati. Non coincide con la distanza in linea retta tra ingresso e fondo. Una cavità prevalentemente orizzontale può quindi comprendere pozzi, camini e tratti allagati. Nella Vecchia Diga questa articolazione distingue nettamente il settore della visita guidata dalle parti raggiunte attraverso attività esplorative specialistiche. [web:5][web:40]

Geologia delle Grotte di Barcis: dai calcari cretacici alle gallerie sotterranee

Il paesaggio della Forra del Cellina è inciso in calcari di scogliera del Cretaceo. Si tratta di rocce formate in un antico ambiente marino. La cavità permette di osservare questa origine anche attraverso i fossili. Il portale turistico Pordenone With Love segnala numerose rudiste nel settore denominato Corridoio dei Fossili. [web:40][web:12]

Le rudiste erano molluschi bivalvi marini. Vivevano soprattutto in acque poco profonde e contribuirono alla formazione di accumuli carbonatici e scogliere. Il loro riconoscimento aiuta a interpretare l’ambiente nel quale si depositarono i sedimenti poi trasformati in roccia. [web:47]

La nascita delle gallerie appartiene a una fase diversa dalla formazione del calcare. Il carsismo comprende i processi legati all’azione solvente dell’acqua sulle rocce. L’acqua di infiltrazione percorre le discontinuità e può ampliare progressivamente i passaggi. Quando le condizioni favoriscono la deposizione del carbonato di calcio, si formano concrezioni come stalattiti e stalagmiti. [web:57]

Nella Vecchia Diga la descrizione catastale evidenzia il controllo esercitato dalla stratificazione. Le volte di molte gallerie seguono le superfici degli strati. Oltre il sifone è descritta anche una galleria d’interstrato, incisa da un meandro. Queste forme collegano l’architettura della grotta alla struttura del massiccio roccioso e alla circolazione dell’acqua. [web:5]

Prime esplorazioni delle Grotte di Barcis: Corradino Corrado e gli studi sulla valle

La storia documentata della cavità prende avvio nei primi anni Cinquanta. L’ingegnere Corradino Corrado la individuò durante gli studi sul carsismo collegati alla costruzione della diga di Barcis. L’origine dell’interesse per la grotta fu quindi anche applicativa. Conoscere i percorsi dell’acqua nel calcare aveva un significato concreto per le opere della valle. [web:11][web:12]

La bibliografia catastale registra il contributo di Corrado «Le Grotte della bassa Valcellina», pubblicato nel 1953 nella Rivista mensile del CAI. Riporta inoltre «Le Grotte della Valcellina» di Silvano Mosetti, presentato negli atti del VI Congresso nazionale di speleologia e pubblicato nel 1956. Questi lavori collocano le prime esplorazioni all’interno della ricerca speleologica regionale e nazionale. [web:5]

La prosecuzione degli studi coinvolse diversi gruppi. Nella documentazione ricorrono il Gruppo Triestino Speleologi, l’Unione Speleologica Pordenonese e il Gruppo Speleologico Sacile. La conoscenza della Vecchia Diga si è costruita attraverso contributi successivi: ricognizioni, rilievi, immersioni e risalite. [web:5]

Morfologia delle Grotte di Barcis: gallerie superiori e settore attivo

Il complesso comprende ambienti che differiscono per forma e rapporto con l’acqua. I rami superiori presentano gallerie intercomunicanti. Nei settori più bassi si incontra un lago-sifone. Oltre questo passaggio allagato si sviluppano ambienti percorsi da un corso d’acqua che alimenta il sifone stesso. [web:5]

La descrizione del ramo ascendente segnala una breve galleria, un laghetto poco profondo e una successione di caverne. In una di esse una cascata proviene da un camino laterale. Più avanti compare una galleria che, nelle condizioni normali descritte, non è percorsa dall’acqua. Il meandro prosegue invece con salti e cambi di direzione. [web:5]

Questa successione spiega perché lo studio della grotta richieda tecniche diverse. Le gallerie superiori consentono osservazioni e rilievi terrestri. Il sifone richiede competenze speleosubacquee. I camini impongono risalite verticali. Ogni settore aggiunge informazioni sulla geometria del sistema e sui suoi rapporti con l’acqua. [web:5]

Speleosubacquea nelle Grotte di Barcis: il sifone come passaggio esplorativo

Il sifone costituisce uno dei punti centrali nella storia esplorativa della Vecchia Diga. Il suo superamento ha consentito l’accesso al ramo attivo e alle gallerie ascendenti. Le indagini speleosubacquee hanno quindi ampliato la conoscenza della cavità oltre gli ambienti raggiungibili senza immersione. [web:5][web:11]

La bibliografia conserva riferimenti specifici a queste attività. Nel 1990 Daniele Cirillo pubblicò «Attività speleosubacquee. Nuove prospettive esplorative» su «Esplorare». Nel 1994 Mauro Perotti firmò «Attività recenti speleosubacquee nella grotta Vecchia Diga (786/327 FR) – Barcis (PN)», apparso su «Speleologia», numero 30, alle pagine 96-97. Un ulteriore contributo di Cirillo sulle esplorazioni regionali compare nel volume «Speleologia Subacquea» del 1996. [web:5]

Il valore di queste esplorazioni non si misura soltanto nei metri aggiunti. L’accesso oltre il sifone permette di osservare il corso d’acqua sotterraneo, i suoi apporti laterali e la successione degli ambienti. La topografia assume così anche una funzione idrogeologica. [web:5]

Risalite e nuovi rami delle Grotte di Barcis tra il 1989 e il 1995

La scheda catastale riprende una cronaca esplorativa pubblicata nell’edizione speciale di «Esplorare» del 1995. Nel 1989 M. Camuccio, del Gruppo Speleologico Sacile, affrontò la risalita di un camino poco oltre il sifone. L’attenzione si spostò quindi anche verso le prosecuzioni verticali del settore interno. [web:5]

Nel 1991 D. Cirillo e G. Puppi, dell’Unione Speleologica Pordenonese, insieme a G. Zamparo del Lindner, rilevarono circa 30 metri di uno stretto meandro laterale. Il ramo presentava una corrente d’aria e un arrivo d’acqua. L’esplorazione fu interrotta dall’arrivo di una piena. L’episodio documenta la variabilità idrologica della cavità. [web:5]

Nel gennaio 1992 D. Cirillo, con G. Dagiat, S. Candida e M. D’Andrea, iniziò la risalita del camino terminale. Il lavoro venne concluso nel 1995 da M. Perotti, F. Tracanelli e M. Mazzolo. Dopo 35 metri di arrampicata artificiale, gli esploratori raggiunsero la base di un altro vasto camino. [web:5]

La sequenza mostra un’attività sviluppata su più anni. Una prosecuzione veniva individuata, affrontata e poi ripresa da squadre successive. Anche una grotta conosciuta da decenni poteva offrire nuovi ambienti, soprattutto nei punti dove acqua, strettoie e verticalità rendevano più impegnativa l’esplorazione. [web:5]

Idrogeologia delle Grotte di Barcis: leggere il percorso delle acque

L’acqua collega la grotta al paesaggio della Valcellina. La descrizione catastale segnala un sistema nel quale il lago-sifone raccoglie e smaltisce gli apporti del ramo interno. Oltre il passaggio allagato, il corso d’acqua e la cascata laterale mostrano che l’alimentazione non dipende da un solo condotto. [web:5]

Sul pavimento di alcune gallerie sono stati osservati detriti levigati e ciottoli di varie dimensioni. La scheda descrive anche depositi conglomeratici. Questi materiali costituiscono elementi utili per ricostruire il trasporto sedimentario e l’evoluzione dei passaggi. La lettura della grotta comprende quindi sia le forme scavate nella roccia sia ciò che l’acqua ha depositato. [web:5]

La piena incontrata nel 1991 offre un riferimento concreto al comportamento dinamico del sistema. Gallerie e meandri non sono ambienti idrologicamente immutabili. Le osservazioni effettuate durante le esplorazioni contribuiscono a riconoscere le condizioni nelle quali l’acqua occupa o attraversa i diversi settori. [web:5]

Questo interesse prosegue il legame originario tra indagine speleologica e studio della valle. Le ricerche iniziali nacquero nel contesto delle opere idrauliche. La monografia del 2013 ha poi riunito storia degli impianti, geologia, geomorfologia e conoscenza del sottosuolo attorno al tema delle acque del Cellina. [web:11][web:32]

Biospeleologia nelle Grotte di Barcis: la fauna degli ambienti ipogei

Le ricerche nella Vecchia Diga comprendono anche la biospeleologia, cioè lo studio della vita negli ambienti sotterranei. La recensione del volume del 2013 pubblicata su «Progressione» segnala l’individuazione di sedici specie troglobie nelle grotte. Il dato appartiene al quadro delle conoscenze raccolte dalla monografia. [web:32]

Gli organismi troglobi sono adattati alla vita sotterranea. Negli animali cavernicoli possono comparire depigmentazione, riduzione degli occhi e allungamento delle appendici. Buio, umidità e limitate escursioni termiche contribuiscono a definire le condizioni ecologiche di questi ambienti. [web:54][web:57]

La bibliografia della cavità comprende studi sui collemboli, sugli isopodi e su altri artropodi ipogei. Registra inoltre contributi sui chirotteri delle grotte della provincia di Pordenone. La diversità dei temi mostra che l’interesse naturalistico non riguarda una sola categoria di animali. [web:5]

La ricerca biologica aggiunge una dimensione diversa a quella esplorativa. Un piccolo deposito, una zona umida o una fessura possono avere interesse anche quando non conducono a nuove gallerie. Conoscere l’ambiente sotterraneo significa quindi considerare insieme morfologia, acqua e organismi. [web:5][web:57]

Geofisica nelle Grotte di Barcis: la stazione clinometrica

La Vecchia Diga ha ospitato anche attività di ricerca geofisica. La cronaca dell’Unione Speleologica Pordenonese riferisce che nel 1989 l’Istituto di Geofisica dell’Università di Trieste riprese lo studio clinometrico nella cavità. Gli speleologi collaboravano con un impegno settimanale. [web:31]

La bibliografia catastale registra inoltre «La stazione clinometrica di Barcis», un contributo di M. Zadro pubblicato nel 1990 su «Esplorare», alle pagine 50-53. Questo riferimento documenta l’utilizzo della grotta anche come sede di osservazioni strumentali. [web:5]

Un clinometro, o inclinometro, misura un’inclinazione. Il principio consente di seguire variazioni dell’orientamento del supporto sul quale lo strumento è collocato. Il filone geofisico resta distinto dagli studi sulle acque e dagli avanzamenti esplorativi, pur utilizzando lo stesso ambiente sotterraneo. [web:49][web:31]

Didattica speleologica nelle Grotte di Barcis: il ruolo dell’Unione Pordenonese

L’Unione Speleologica Pordenonese ha affiancato alla ricerca un’attività di divulgazione. La cronaca storica del gruppo descrive il progetto «Grotta didattica Vecchia Diga». L’obiettivo era valorizzare la cavità per un turismo soprattutto scolastico, con attenzione alle esigenze ecologiche del luogo. [web:31]

Il progetto proponeva un rapporto diretto tra visitatore e ambiente ipogeo. La grotta non era soltanto un luogo da attraversare. Diventava uno spazio nel quale spiegare fenomeni carsici, osservare le rocce e conoscere il lavoro degli speleologi. Il portale di Barcis conferma questa funzione di centro per la didattica speleologica della Valcellina. [web:31][web:11]

Le escursioni del 2026 conservano una distinzione precisa tra visita e ricerca specialistica. Il pubblico percorre i rami superiori con le guide. I settori profondi, i sifoni e le risalite restano fuori dal programma. Questa organizzazione consente di presentare la cavità attraverso un itinerario delimitato, senza confonderlo con un’esplorazione dell’intero sistema. [web:40][web:3]

La monografia sulle Grotte di Barcis: un patrimonio di ricerca multidisciplinare

Nel 2013 l’Unione Speleologica Pordenonese pubblicò «Le acque del Cellina e la Grotta della Vecchia Diga». La recensione della Commissione Grotte «Eugenio Boegan» indica un volume di 202 pagine. L’opera comprende capitoli sulla storia della Valcellina, sull’ingegneria idraulica, sulle prime esplorazioni, sulla geologia e sulla geomorfologia. Affronta inoltre biospeleologia, promozione e valorizzazione. [web:32]

Fotografie, mappe, disegni e diagrammi accompagnano il testo. Sei appendici approfondiscono le caratteristiche storico-tecniche delle grotte e del territorio. La bibliografia è organizzata per temi e comprende anche riferimenti a risorse online. [web:32]

Il filo conduttore è l’acqua del Cellina. La scelta collega le opere in superficie ai fenomeni carsici e alle indagini nel sottosuolo. Il complesso della Vecchia Diga viene così presentato come parte della storia ambientale della valle, non come una cavità separata dal territorio circostante. [web:11][web:32]

Grotte di Barcis nel contesto carsico di Montelonga e della Valcellina

La ricerca locale comprende anche altre cavità, che vanno mantenute distinte dalla Vecchia Diga. La cronaca dell’Unione Speleologica Pordenonese ricorda le esplorazioni in Montelonga, nei pressi di Barcis. Nel 1983 fu disceso un inghiottitoio con tre lunghi pozzi, fino a circa 200 metri di profondità. La cavità venne dedicata a Maurizio Vazzoler. [web:31]

Nel 1984 gli speleologi esplorarono l’Abisso Barcis, descritto allora con una profondità di circa 130 metri. L’anno successivo una diramazione ne aumentò la profondità di alcune decine di metri. Questi dati appartengono alla cronaca di quelle campagne e descrivono sistemi diversi dalle Grotte della Vecchia Diga. [web:31]

Il confronto chiarisce la varietà della speleologia nel territorio. Ai sistemi con prevalente andamento orizzontale si affiancano abissi verticali. Le ricerche hanno quindi richiesto prospezioni in superficie, discese di pozzi, rilievi, risalite e immersioni. La Vecchia Diga rappresenta uno dei luoghi nei quali questa esperienza si è intrecciata più direttamente con studio scientifico e didattica. [web:31][web:5][web:11]

Fonti online e bibliografia della relazione sulle Grotte di Barcis

  • Catasto storico delle grotte, «Grotte della Valcellina», scheda 786/327: dati dimensionali, descrizione, cronologia esplorativa e bibliografia. https://www.catastogrotte.it/grotta/786
  • Portale di Barcis, «Grotta della Vecchia Diga»: storia, attività scientifica e didattica, volume del 2013. https://www.barcis.fvg.it/Grotta-della-Vecchia-Diga.111.0.html
  • Pordenone With Love, «La Grotta della Vecchia Diga»: inquadramento territoriale e Corridoio dei Fossili. https://www.pordenonewithlove.it/it/cosa-fare/natura/parchi/la-grotta-della-vecchia-diga
  • Unione Speleologica Pordenonese, cronaca storica tratta da «Esplorare», n. 1, ottobre 1990: progetto didattico, collaborazione geofisica e attività in Montelonga. https://users.libero.it/expo.pn/usp0.htm
  • Commissione Grotte «Eugenio Boegan», «Progressione», n. 61: recensione di «Le acque del Cellina e la Grotta della Vecchia Diga», Unione Speleologica Pordenonese, 2013, 202 pagine. https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2017/08/Progressione_061.pdf
  • Parco Naturale Dolomiti Friulane, visita del 24 ottobre 2026. https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/le-grotte-di-barcis/
  • Parco Naturale Dolomiti Friulane, visita dell’8 novembre 2026. https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/avventura-speleologica/
  • Scintilena, «Grotte Vecchia Diga di Barcis: avventure speleologiche fra natura, storia e geologia», 26 luglio 2025: precedente programma di valorizzazione della cavità. https://www.scintilena.com/grotte-vecchia-diga-di-barcis-avventure-speleologiche-fra-natura-storia-e-geologia/07/26/
  • Treccani, «Rudiste»: definizione e significato paleontologico. https://www.treccani.it/enciclopedia/rudiste/
  • Treccani, «Inclinometro», Dizionario delle Scienze Fisiche. https://www.treccani.it/enciclopedia/inclinometro_(Dizionario-delle-Scienze-Fisiche)/
  • Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo, «Carsismo»: dissoluzione, concrezioni e adattamenti della fauna cavernicola. https://www.museoscienzebergamo.it/esposizione/scienze-della-terra/carsismo/
  • Società Italiana di Esplorazioni e Ricerche, materiale didattico «Il fenomeno carsico». https://www.sievr.it/corsiprima/geo%2019%20lezioni/04.pdf

Le Grotte di Barcis

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  • Acquasparta Sotterranea, 400mila euro per aprire il borgo sotto Palazzo Cesi
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Acquasparta Sotterranea, 400mila euro per aprire il borgo sotto Palazzo Cesi

Október 9th 2026 at 09:00

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Il progetto Acquasparta Sotterranea recupererà gli ambienti ipogei del centro storico. Lavori previsti tra il 2027 e il 2028, percorsi accessibili e collegamenti con il patrimonio culturale: una nuova tappa nello sviluppo del turismo sotterraneo in Umbria.

Acquasparta Sotterranea: il finanziamento dell’Area Interna Media Valle del Tevere

Acquasparta prepara un nuovo percorso di visita nel sottosuolo del centro storico. Il progetto Acquasparta Sotterranea dispone di un finanziamento di 400mila euro, assegnato attraverso i fondi dell’Area Interna Media Valle del Tevere. L’intervento riguarda gli ambienti ipogei del piano interrato dei giardini, del Palazzo Ducale e dell’area sottostante piazza Federico Cesi. Il Comune ha annunciato il programma di recupero e valorizzazione il 7 ottobre 2026.[1]

Il finanziamento si inserisce in un insieme più ampio di interventi territoriali. Per Acquasparta sono previste risorse complessive di circa 630mila euro: circa 400mila per i sotterranei di Palazzo Cesi e circa 230mila per uno spazio pubblico destinato ad attività sociali. Gli interventi presentati per gli otto Comuni dell’Area Interna raggiungono complessivamente 11,7 milioni di euro. Ne fanno parte Todi, Comune capofila, Acquasparta, San Gemini, Avigliano Umbro, Montecastrilli, Collazzone, Fratta Todina e Monte Castello di Vibio.[2]

Palazzo Cesi e turismo sotterraneo: un percorso nella storia di Acquasparta

Acquasparta Sotterranea nasce per integrare l’offerta museale ed esperienziale di Palazzo Cesi. Gli ambienti sotto il palazzo e gli spazi pubblici diventeranno parte di un itinerario dedicato alla storia del borgo. Il programma culturale annunciato dal Comune comprende racconti legati all’alchimia, agli incontri carbonari e ai riti di iniziazione. Questi temi entreranno nella narrazione del percorso insieme alle architetture e alle memorie del sottosuolo.[1]

La visita sarà concepita come un collegamento tra il palazzo e gli ambienti ipogei. Il patrimonio sotterraneo contribuirà così a raccontare una dimensione meno visibile del centro storico. Il progetto comunale associa questa valorizzazione allo sviluppo turistico, all’innovazione e alla capacità del paese di attrarre visitatori.[1]

Acquasparta Sotterranea accessibile a scuole, famiglie e persone con disabilità

L’accessibilità costituisce uno degli elementi previsti dal progetto. L’itinerario sarà rivolto a bambini, scuole, famiglie e persone con disabilità. Sono annunciati interventi per abbattere le barriere fisiche e sensoriali, così da ampliare la possibilità di conoscere gli ambienti sotterranei.[1]

L’impostazione lega il recupero degli spazi alla loro funzione educativa. Le visite scolastiche e familiari rientrano nel pubblico individuato dal Comune. Acquasparta Sotterranea sarà quindi sviluppata come percorso culturale destinato a categorie diverse di visitatori, non soltanto come accesso a locali finora poco conosciuti.[1]

Recupero dei sotterranei di Acquasparta: lavori tra il 2027 e il 2028

La prima fase comprenderà il recupero e la valorizzazione degli ambienti ipogei interessati dal finanziamento. La conclusione dei lavori è prevista entro un massimo di due anni, con un orizzonte indicato tra il 2027 e il 2028. Questa è la scansione temporale annunciata dall’amministrazione per l’intervento.[1]

Il programma guarda anche ad altre aree del borgo. Sono in corso ricerche, mappature e verifiche tecniche sui tracciati storici che conducevano all’antico orto botanico. L’obiettivo è predisporre ulteriori progetti da presentare a futuri finanziamenti. Queste estensioni rappresentano lo sviluppo successivo del percorso già finanziato.[1]

Turismo sotterraneo in Umbria: Acquasparta accanto a Narni, Orvieto e Todi

Il progetto si colloca in un panorama regionale nel quale la ricerca speleologica ha già prodotto percorsi culturali aperti al pubblico. A Narni, sei giovani del Gruppo Speleologico UTEC riscoprirono nel 1979 gli ambienti sotto l’antico convento domenicano. A Orvieto, le esplorazioni avviate alla fine degli anni Settanta contribuirono a conoscere il sistema di cavità artificiali della rupe, oggi raccontato anche dalle visite di Orvieto Underground.[3][4]

A Todi, il Gruppo Speleologico locale riscoprì ed esplorò nel 1994 le cisterne romane di via del Monte. A Perugia, il Gruppo Speleologico CAI organizza itinerari urbani che collegano pozzi, cisterne, cunicoli e rifugi. Nel marzo 2026, Collescipoli ha proposto visite ai sotterranei dei palazzi e ai rifugi con l’iniziativa “Speleologia sotto le mura”.[5][6][7]

Acquasparta Sotterranea aggiunge a questo quadro un investimento pubblico dedicato al recupero degli ipogei e alla loro fruizione culturale. Il programma prevede un sistema di luoghi e memorie capace di collegare storia, natura e scienza, ampliando l’offerta del borgo attraverso il suo sottosuolo.[1]

Fonti dell’articolo


Turismo sotterraneo in Umbria: dagli speleologi ai percorsi culturali dei centri storici

Lo sviluppo del turismo sotterraneo in Umbria: Narni, Orvieto, Perugia, Todi, Città della Pieve, Collescipoli e Terni. Esplorazioni, recupero del patrimonio, modelli di visita e integrazione territoriale nel quadro del nuovo progetto Acquasparta Sotterranea.

Turismo sotterraneo in Umbria: la città letta attraverso i suoi ipogei

Il turismo sotterraneo in Umbria mette in relazione la visita dei centri storici con le strutture costruite sotto strade, piazze, chiese e palazzi. Il patrimonio comprende cisterne, pozzi, gallerie, ambienti produttivi, cripte, locali di detenzione e rifugi antiaerei. Sono opere diverse per epoca e funzione. La loro lettura consente di seguire la storia urbana attraverso la gestione dell’acqua, l’organizzazione del lavoro, le pratiche religiose e la protezione della popolazione.[4][6][8][9]

In questo contesto, la speleologia in cavità artificiali svolge un ruolo specifico. Studia ambienti sotterranei realizzati dall’uomo, ne documenta le caratteristiche e ne ricostruisce gli usi. La disciplina non coincide quindi con la sola esplorazione delle grotte naturali. Le ricerche condotte nel territorio ternano mostrano bene questa varietà: riguardano rifugi, tratti del canale Nerino e sotterranei dei centri storici.[10][11]

Il turismo sotterraneo in Umbria nasce dall’incontro fra questa ricerca e la valorizzazione culturale. Narni e Orvieto rappresentano percorsi di visita strutturati. Perugia affianca luoghi archeologici visitabili a iniziative di speleologia urbana. Todi collega il patrimonio idraulico alle attività di ricerca e divulgazione. Città della Pieve, Collescipoli e Terni offrono ulteriori articolazioni, dalle cantine storiche ai percorsi legati alla memoria del Novecento.[5][9][10][12][13][14]

Speleologi e turismo sotterraneo: dall’esplorazione alla conoscenza pubblica

Le esperienze umbre mostrano una sequenza ricorrente. Un accesso viene individuato o riaperto. Gli ambienti vengono esplorati e descritti. La documentazione consente di ricostruire la loro collocazione e di collegarli alla storia della città. Il percorso turistico prende forma quando questa conoscenza viene accompagnata dal recupero e dall’organizzazione delle visite. A Narni, il passaggio dalla scoperta del 1979 all’attività dell’Associazione Subterranea, nata nel 1994, esprime questa continuità.[3][15]

L’esplorazione costituisce una parte del lavoro. A Narni, la ricerca documentale prosegue negli archivi e si intreccia con le evidenze degli ambienti sotterranei. A Todi, la memoria delle indagini è stata resa pubblica anche attraverso il documentario “Sprofondando nel buio”, realizzato nel 1979. Sono due esempi di come la speleologia produca materiali utili alla divulgazione, oltre ai risultati delle ricognizioni.[5][15]

La collaborazione fra speleologi, archeologi, studiosi e amministrazioni assume quindi un valore operativo. Permette di trasformare un ambiente esplorato in un luogo comprensibile al pubblico. Le visite perugine e l’iniziativa di Collescipoli mostrano anche il ruolo dell’accompagnamento: il racconto dei luoghi rende leggibili strutture che, osservate senza spiegazioni, resterebbero difficili da interpretare.[7][16]

Narni Sotterranea: la scoperta speleologica diventa un percorso culturale

Narni costituisce uno dei riferimenti più riconoscibili del turismo sotterraneo in Umbria. Nel 1979 sei giovani del Gruppo Speleologico UTEC individuarono un passaggio fra i resti dell’antico convento domenicano, scendendo dall’area degli attuali giardini di San Bernardo. Il varco conduceva a un ambiente affrescato: la chiesa dedicata a San Michele, successivamente conosciuta anche come Santa Maria della Rupe.[3]

Il recupero ha restituito un complesso in cui architettura religiosa e storia del Sant’Uffizio si incontrano. La chiesa scavata nella roccia conserva un ciclo pittorico con l’immagine di San Michele Arcangelo. La visita collega gli ambienti alle vicende ricostruite attraverso le ricerche documentali. Il sito è dunque sia un patrimonio materiale sia un racconto storico costruito nel tempo.[12][17]

L’Associazione culturale Subterranea, costituita nel 1994, ha fra i propri obiettivi la salvaguardia e la valorizzazione del sito. La ricerca è proseguita negli archivi vaticani, nell’archivio dell’ex Sant’Uffizio e al Trinity College di Dublino. Questa attività permette di collegare le tracce visibili alle persone e alle istituzioni che utilizzarono gli ambienti.[15]

Il modello narnese dimostra come una scoperta speleologica possa alimentare una proposta culturale continuativa. Il suo elemento distintivo è il rapporto fra esplorazione, recupero, ricerca d’archivio e accompagnamento del pubblico. La componente turistica deriva da questa costruzione di conoscenza, non dalla sola presenza di spazi sotterranei.[12][15]

Orvieto Underground: la rupe e le attività della città sotterranea

A Orvieto, la natura geologica della rupe ha favorito lo scavo di ambienti sotterranei per circa 2.500 anni. Il sistema comprende pozzi, cisterne, cunicoli e locali utilizzati per attività diverse. Orvieto Underground presenta al pubblico una parte di questo patrimonio attraverso un percorso guidato.[18]

Le esplorazioni degli speleologi locali, avviate alla fine degli anni Settanta, contribuirono alla riscoperta di una rete che comprende oltre 1.200 cavità e strutture sotterranee. Questo numero descrive il patrimonio complessivo, non la quantità di ambienti attraversati durante una singola visita. Il percorso turistico seleziona luoghi capaci di raccontare le funzioni del sottosuolo e le trasformazioni della città.[4]

Fra gli elementi più caratteristici figurano i colombai, con le numerose nicchie ricavate nelle pareti, e i resti del mulino di Santa Chiara. Macine, pressa e altri apprestamenti documentano l’uso produttivo degli ipogei. L’itinerario collega inoltre le opere di epoca etrusca agli utilizzi più recenti, compreso l’impiego dei sotterranei come rifugi durante la Seconda guerra mondiale.[4]

Sul piano turistico, Orvieto mostra il valore della prossimità fra percorso sotterraneo e monumenti di superficie. Le visite partono da piazza Duomo. Il sottosuolo entra così in un itinerario urbano che può comprendere la cattedrale e i musei. La città dispone anche di altri luoghi sotterranei, fra cui il Pozzo della Cava, il Pozzo di San Patrizio e il Labirinto di Adriano, ciascuno con una propria identità di visita.[4][19]

Perugia Sotterranea: gli itinerari del Gruppo Speleologico CAI

Perugia presenta un modello articolato. All’offerta archeologica dell’area di San Lorenzo si affiancano gli appuntamenti di “Perugia Sotterranea”, organizzati dal Gruppo Speleologico CAI con il patrocinio comunale. Il primo percorso permette di leggere l’acropoli etrusca e le trasformazioni romane e medievali. Gli appuntamenti speleologici collegano invece più siti del centro storico, compresi ambienti aperti in occasione delle iniziative.[6][14][16]

Il programma del 18 e 19 aprile 2026 comprendeva sette tappe. Vi figuravano il rifugio antiaereo sotto Sant’Ercolano, l’affresco sotterraneo dell’Ospedale Grande, i resti del muro etrusco del Sopramuro, il pozzo di via Sant’Agata e la cisterna di Porta Sole. Completavano l’itinerario la Postierla della Conca e il cunicolo di Braccio.[6]

Questa successione rende evidente la pluralità del patrimonio urbano. Il visitatore incontra infrastrutture idrauliche, testimonianze difensive e luoghi legati all’assistenza e alla protezione civile. Il sottosuolo non viene raccontato come un’unica struttura, ma come una stratificazione di opere con funzioni differenti.[6]

Nel 2026 la quota comprendeva anche un coupon per visitare autonomamente il Pozzo Etrusco entro quindici giorni. Il collegamento fra evento speleologico e sito museale costituisce un esempio concreto di integrazione dell’offerta. Consente di estendere l’esperienza oltre la durata dell’escursione e di associare forme diverse di fruizione del patrimonio.[6]

Todi Sotterranea: cisterne e cunicoli raccontano la gestione dell’acqua

A Todi, il patrimonio sotterraneo è strettamente collegato alla gestione dell’acqua. La descrizione turistica regionale comprende oltre tre chilometri di cunicoli e gallerie, centinaia di pozzi e decine di cisterne di epoche diverse. L’itinerario segnalato da Umbria Tourism include le cisterne romane di piazza del Popolo, le gallerie della Fabbrica della Piana e la Neviera della Valle.[8]

La ricerca speleologica ha avuto un ruolo diretto nella riscoperta degli ambienti. Nel 1994 il Gruppo Speleologico Todi esplorò le cisterne romane di via del Monte. Nel giugno 2023, un’iniziativa dell’Associazione Todi Sotterranea APS ha previsto una targa per ricordare quel lavoro presso il sito archeologico visitabile.[5]

Nella stessa occasione è stato valorizzato il documentario “Sprofondando nel buio”. Realizzato dagli speleologi nel 1979, aveva mostrato ai cittadini le immagini del sottosuolo tuderte. La documentazione audiovisiva lega la storia delle esplorazioni alla conoscenza pubblica della città.[5]

Todi offre quindi una chiave tematica precisa per il turismo sotterraneo in Umbria: il rapporto fra abitato e risorse idriche. Le cisterne e i cunicoli permettono di spiegare come gli spazi sotterranei fossero parte delle infrastrutture urbane. La visita può collegare questi manufatti alle piazze e agli edifici sovrastanti, rendendo comprensibile il loro posto nell’organizzazione della città.[8]

Città della Pieve: cantine storiche, cripte e nuove cavità

Città della Pieve arricchisce il quadro regionale con un patrimonio distribuito fra edifici civili e religiosi. Nei sotterranei della cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio si conservano resti monumentali di una struttura loggiata. Colonne in arenaria, elementi gotici, volte costolonate e tracce di affreschi documentano trasformazioni architettoniche del centro storico.[9]

Un altro nucleo si trova nelle cantine della Corgna, in corrispondenza del Palazzo Comunale. Le gallerie cinquecentesche, sostenute da volte a sesto acuto, sono state utilizzate come cantine per l’invecchiamento del vino. La conoscenza del sistema si è ampliata nel 2014, quando la rimozione di un muro di mattoni ha consentito l’accesso ad altre cavità.[9]

La scheda di Umbria Tourism indica le cantine come visitabili su richiesta e descrive il proseguimento degli studi sugli ulteriori ambienti. Il patrimonio comprende anche due celle nel Palazzo Vescovile, con incisioni e iscrizioni: le più antiche risalgono alla metà del Seicento. Questi luoghi vengono collegati alla storia del tribunale ecclesiastico cittadino.[9]

Città della Pieve propone così un percorso tematico differente da quello delle grandi infrastrutture idrauliche. Il sottosuolo collega architettura religiosa, conservazione del vino e memoria della giustizia ecclesiastica. La progressiva conoscenza delle cavità amplia le possibilità di lettura del centro storico, affiancando gli ambienti ipogei al patrimonio artistico della città.[9]

Collescipoli: le ricerche dei Pipistrelli e le visite sotto i palazzi

Collescipoli, nel Comune di Terni, rappresenta un esempio recente di passaggio dalla ricerca alla divulgazione. Le indagini del Gruppo Grotte Pipistrelli del CAI di Terni sono iniziate nell’ottobre 2025. Hanno interessato gli ambienti sotterranei del castello e sono confluite nella manifestazione “Speleologia sotto le mura”, organizzata dal 20 al 29 marzo 2026.[10]

L’iniziativa ha unito conferenza, mostra video-fotografica e visite guidate. Nei fine settimana del 21-22 e del 28-29 marzo il programma comprendeva i rifugi antiaerei e i sotterranei di alcuni palazzi nobiliari. Il percorso collegava gli ambienti ipogei ai vicoli e alle strutture del centro storico.[7]

L’attività è stata sostenuta dalla Fondazione Carit e realizzata con la collaborazione del Centro Sociale e Culturale Collescipoli APS Ancescao. Questo assetto ha collegato il gruppo di ricerca alle realtà locali. La documentazione delle esplorazioni è diventata il contenuto di una proposta culturale rivolta a cittadini e visitatori.[10]

Per Collescipoli, la prospettiva indicata dai promotori è quella di un museo diffuso sotterraneo. Il lavoro speleologico fornisce la base conoscitiva per un possibile sviluppo formativo e turistico. Le aperture del marzo 2026 costituiscono un’esperienza concreta di presentazione al pubblico di ambienti normalmente non accessibili.[10]

Terni Sotterranea: rifugi antiaerei e archeologia industriale

Terni introduce un tema particolarmente legato alla storia contemporanea. Il patrimonio esplorato comprende rifugi antiaerei, cavità nell’area delle acciaierie e tratti dell’antico canale Nerino. Le attività del Gruppo Grotte Pipistrelli collegano lo studio di queste strutture alla ricostruzione della vita urbana e industriale.[10]

Il progetto “Terni Sotterranea” ha coinvolto il Comune, gli speleologi, l’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea e il laboratorio di comunicazione Blob, legato alla Siviera. Il rifugio di via Carrara, raggiungibile dalla sede dell’ex carcere divenuto spazio sociale, costituisce uno dei luoghi attraverso i quali raccontare la protezione dei civili durante la guerra.[10][20]

La specificità ternana è l’incontro fra speleologia urbana, memoria dei bombardamenti e archeologia industriale. Il visitatore può riconoscere il rapporto fra fabbriche, infrastrutture e spazi di protezione. Il sottosuolo diventa una chiave per comprendere il Novecento della città, accanto ai musei e alle testimonianze conservate in superficie.[10][21]

Le ricerche sui rifugi sono rimaste un tema della divulgazione locale anche nel 2025. Nel quadro regionale, Terni e Collescipoli possono offrire contenuti complementari: da una parte la città industriale e le sue infrastrutture, dall’altra il castello, i palazzi e gli ambienti sotterranei riutilizzati nel tempo.[10][22]

Turismo sotterraneo in Umbria: percorsi permanenti e aperture tematiche

Le esperienze descritte non richiedono un solo modello organizzativo. Narni e Orvieto offrono percorsi guidati strutturati. Perugia combina siti archeologici e appuntamenti di speleologia urbana. Città della Pieve comprende ambienti visitabili su richiesta. Collescipoli ha sperimentato un calendario concentrato di aperture, mentre Todi affianca la visita alle iniziative dedicate alla ricerca.[5][6][7][9][12][13][14]

Questa varietà può costituire la base di un’offerta regionale complementare. I siti continuativi permettono di programmare la visita durante un soggiorno. Gli appuntamenti tematici aggiungono date e contenuti specifici. Gli ambienti accessibili su richiesta possono sostenere proposte per gruppi e attività educative. Il valore comune resta la lettura guidata del patrimonio, adattata alle caratteristiche dei singoli luoghi.

L’accessibilità entra in questa organizzazione come parte del progetto culturale. Acquasparta prevede l’abbattimento delle barriere fisiche e sensoriali. A Orvieto, la descrizione del percorso segnala invece scale e terreno irregolare. Queste caratteristiche mostrano l’importanza di comunicare le condizioni di visita per ciascun sito, senza attribuire a tutti gli ipogei le stesse modalità di fruizione.[1][4]

Rete turistica del sottosuolo: il precedente di Narni, Orvieto e Amelia

Un precedente concreto di collaborazione risale al 31 gennaio 2023. Comune di Orvieto, Associazione culturale Subterranea e Sistema Museo hanno sottoscritto una convenzione triennale per la promozione integrata del Pozzo di San Patrizio, di Narni Sotterranea e delle cisterne romane di Amelia. L’accordo prevedeva riduzioni reciproche presentando il biglietto di uno dei siti.[23][24]

L’obiettivo dichiarato era creare itinerari tematici e favorire la permanenza dei turisti nell’Umbria sud-occidentale. Il caso dimostra che il patrimonio sotterraneo può essere promosso attraverso relazioni fra città diverse. L’identità dei singoli luoghi rimane riconoscibile, mentre il visitatore riceve un incentivo a proseguire il percorso nel territorio.[23]

Questo precedente offre una base per ragionare su un’integrazione più ampia. Una proposta regionale potrebbe collegare Narni, Orvieto, Perugia, Todi, Città della Pieve, Collescipoli, Terni e, dopo il recupero, Acquasparta. Si tratterebbe di un possibile sviluppo, con calendari e informazioni coordinati, non della descrizione di un circuito già istituito fra tutte queste località.

Sviluppo turistico e ricadute locali: dal singolo ipogeo al soggiorno

Lo sviluppo turistico legato al sottosuolo può essere valutato attraverso la relazione fra visita e territorio. Un percorso ipogeo può affiancare musei, monumenti e passeggiate urbane. L’obiettivo della permanenza più lunga, già esplicitato nell’accordo del 2023, collega questa offerta alle altre componenti del soggiorno.[23]

Narni valorizza una storia ricostruita attraverso ambienti e documenti. Orvieto integra il sottosuolo con il contesto della rupe e di piazza Duomo. Perugia collega tappe diverse del centro storico. Todi concentra il racconto sulle infrastrutture idriche. Città della Pieve affianca cantine e architetture religiose. Terni e Collescipoli sviluppano la memoria dei rifugi e delle trasformazioni urbane. Questa differenziazione sostiene itinerari complementari anziché visite ripetitive.[4][6][8][9][10][15]

Sul piano della programmazione, le ricadute potrebbero essere misurate con indicatori distinti: visitatori paganti, partecipanti alle iniziative, gruppi scolastici, visite abbinate ad altri siti e pernottamenti associati ai percorsi. La distinzione fra questi dati consentirebbe di valutare sia la diffusione culturale sia il contributo turistico, senza confondere la partecipazione a un evento con il soggiorno in una località.

Una gestione di lungo periodo può inoltre considerare insieme ricerca, manutenzione, formazione degli accompagnatori e aggiornamento dei contenuti. L’esperienza di Narni, dove gli studi documentali continuano, e quella di Collescipoli, dove le esplorazioni sono diventate mostra e visite, indicano il valore di un’offerta alimentata dalla conoscenza dei luoghi.[10][15]

Acquasparta Sotterranea: un nuovo investimento nel patrimonio urbano umbro

Il finanziamento di Acquasparta introduce un intervento di recupero nel quadro delle politiche per l’Area Interna Media Valle del Tevere. I 400mila euro sono destinati al sistema di ambienti sotto i giardini, il Palazzo Ducale e piazza Federico Cesi. Il percorso sarà collegato all’offerta di Palazzo Cesi e progettato per un pubblico che comprende scuole, famiglie e persone con disabilità.[1]

La futura estensione verso i tracciati dell’antico orto botanico aggiunge una prospettiva territoriale al primo nucleo. Ricerca, mappatura e verifica tecnica precedono la preparazione di ulteriori candidature a finanziamento. L’amministrazione configura così uno sviluppo per fasi, con il recupero degli ambienti già individuati e la possibilità di ampliare successivamente l’itinerario.[1]

Nella storia del turismo sotterraneo in Umbria, Acquasparta si affianca quindi alle località che hanno trasformato il sottosuolo in un patrimonio culturale visitabile. Il nuovo progetto collega investimento pubblico, accessibilità e interpretazione storica. Le esperienze di Narni, Orvieto, Perugia, Todi, Città della Pieve, Collescipoli e Terni offrono riferimenti diversi per costruire questa nuova proposta senza uniformare luoghi che conservano funzioni e memorie proprie.[1][3][4][6][8][9][10]

Fonti della relazione

Oltre alle fonti dell’articolo, sono stati utilizzati i seguenti riferimenti pubblici.


Fonti
1 Acquasparta, finanziato con l’Area Interna il progetto del percorso dei sotterranei – Portale https://www.provincia.terni.it/portal/-/-ptn-acquasparta-finanziato-con-l-area-interna-il-progetto-del-percorso-dei-sotterranei
[2] Oltre 600mila euro ad Acquasparta all’Area Interna Media Valle del … https://www.ansa.it/umbria/notizie/2026/09/29/oltre-600mila-euro-ad-acquasparta-allarea-interna-media-valle-del-tevere_de948963-5189-4b8c-8664-a5ac65608c48.html
[3] Narni Sotterranea – Turismo Narni https://www.turismonarni.it/cosa-vedere/citta-di-narni/narni-sotterranea/
[4] www.orvietoviva.com · orvieto-undergroundOrvieto Underground: informazioni e orari | Orvieto https://www.orvietoviva.com/orvieto-underground/
[5] Todi svela i segreti della sua città sotterranea – Scintilena https://www.scintilena.com/todi-svela-i-segreti-della-sua-citta-sotterranea/06/21/
[6] Perugia Sotterranea: due giorni di speleologia urbana tra millenni di … https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-due-giorni-di-speleologia-urbana-tra-millenni-di-storia-nascosta/04/13/
[7] Speleologia sotto le mura: a Collescipoli un viaggio nei sotterranei … https://www.scintilena.com/speleologia-sotto-le-mura-a-collescipoli-un-viaggio-nei-sotterranei-della-storia/03/16/
[8] Todi Sotterranea – Umbriatourism https://www.umbriatourism.it/it/w/todi-sotterranea
[9] I sotterranei di Città della Pieve – Umbriatourism https://www.umbriatourism.it/it/w/i-sotterranei-di-citta-della-pieve
[10] Collescipoli sotto le mura: itinerario esplorativo dentro, fuori e sotto – Vivo Umbria https://www.vivoumbria.it/collescipoli-sotto-le-mura-itinerario-esplorativo-dentro-fuori-e-sotto/
[11] Speleologia in cavità artificiali – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Speleologia_in_cavit%C3%A0_artificiali
[12] Narni Sotterranea – Un mistero lungo 30 anni https://www.narnisotterranea.it/
[13] Contatti&Info – Orvieto Underground https://orvietounderground.it/contattiinfo/
[14] Perugia sotterranea: viaggio tra Etruschi, Roma e Medioevo https://isolasanlorenzo.it/i-luoghi/perugia-sotterranea/
[15] Chi siamo – Narni Sotterranea https://www.narnisotterranea.it/?portfolio=chi-siamo
[16] PERUGIA SOTTERRANEA – ‘L SOTTO DE PERUGIA – Scintilena https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-l-sotto-de-perugia/02/06/
[17] Narni sotterranea – Ministero della cultura https://cultura.gov.it/luogo/narni-sotterranea
[18] Orvieto Underground https://orvietounderground.it/
[19] Orvieto underground – Ministero della cultura https://cultura.gov.it/luogo/orvieto-underground
[20] Terni | Umbria Underground – UmbriaSotterranea https://www.umbriasotterranea.it/terni/
[21] Terni sotterranea: archeologia industriale e speleologia urbana https://www.micropolisumbria.it/terni-sotterranea-archeologia-industriale-e-speleologia-urbana/
[22] Terni sotterranea, obiettivo riscoprire i rifugi antiaerei della città https://www.umbria24.it/attualita/terni-sotterranea-obiettivo-riscoprire-i-rifugi-antiaerei-della-citta/
[23] La storia dell’Umbria dal profondo: accordo tra Pozzo di San Patrizio … https://r1-it.storage.cloud.it/orvieto/www.comune.orvieto.tr.it/storia-umbria-dal-profondo-accordo-orvieto-narni-amelia/index.html
[24] Nei sotterranei di tre città per scoprire la storia dell’Umbria – ANSA https://www.ansa.it/umbria/notizie/2023/01/31/nei-sotterranei-di-tre-citta-per-scoprire-la-storia-dellumbria_fb7e0220-ed0b-4d31-ba3f-162a3ba2d221.html
[26] Quante storie 2018/19 – Narni Sotterranea – Video – RaiPlay https://www.raiplay.it/video/2019/01/Narni-Sotterranea-603beda4-5028-461c-bdae-a3450977710b.html
[27] città sotterranea Orvieto – Borgo Giorgione https://www.borgogiorgione.com/it/blog-6-orvieto-sotterranea.php
[28] Speleologia sotto le mura | Vivi Terni https://turismo.comune.terni.it/eventi/speleologia-sotto-le-mura
[29] La Storia – Orvieto Underground https://orvietounderground.it/storia/
[30] Anche Acquasparta scopre e valorizza la sua dimensione ‘sotterranea’ https://www.umbriaon.it/anche-acquasparta-scopre-e-valorizza-la-sua-dimensione-sotterranea/
[31] Nasce il Progetto Acquasparta Sotterranea – Virgilio https://www.virgilio.it/italia/acquasparta/notizielocali/nasce_il_progetto_acquasparta_sotterranea_-77475962.html
[32] Narni sotterranea – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Narni_sotterranea
[33] Acquasparta Sotterranea Finanziato con l Area Interna il Progetto … https://www.virgilio.it/italia/acquasparta/notizielocali/_acquasparta_sotterranea_finanziato_con_l_area_interna_il_progetto_del_percorso_ipogeo-77476328.html
[34] Il percorso archeologico di Narni Sotterranea – Secret Umbria https://www.secretumbria.it/alla-scoperta-di-narni-sotterranea-un-percorso-tra-le-grotte-e-i-cunicoli-dellantica-citta/
[35] Perugia Sotterranea – Bella Umbria https://www.bellaumbria.net/it/musei-e-gallerie-d-arte/perugia-sotterranea/
[36] Todi sotterranea – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Todi_sotterranea
[37] A Città della Pieve nuove scoperte nell’Umbria Sotterranea – Scintilena https://www.scintilena.com/a-citta-della-pieve-nuove-scoperte-nellumbria-sotterranea/04/29/
[38] Il Gruppo Speleologico di Todi e le Cisterne Romane – ilTamTam.it https://www.iltamtam.it/2023/06/21/il-gruppo-speleologico-di-todi-e-le-cisterne/
[39] Todi sotterranea, in mostra le cisterne dell’antica Arx Magistra https://www.lavocedelterritorio.it/todi-sotterranea-in-mostra-le-cisterne-dellantica-arx-magistra/
[40] Todi | Umbria Underground – UmbriaSotterranea https://www.umbriasotterranea.it/todi/
[41] Perugia Sotterranea: speleologia urbana alla scoperta della città … https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-speleologia-urbana-alla-scoperta-della-citta-nascosta/06/27/
[42] Perugia Sotterranea: alla scoperta della città nascosta nel nuovo … https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-alla-scoperta-della-citta-nascosta-nel-nuovo-evento-organizzato-dal-gruppo-speleologico/11/12/
[43] Visite a Perugia Sotterranea il 27 novembre! Nei … – Scintilena https://www.scintilena.com/visite-a-perugia-sotterranea-il-27-novembre-nei-sotterranei-di-fortebraccio/11/17/
[44] Perugia Sotterranea nuovo itinerario nei cunicoli di Braccio … https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-nuovo-itinerario-nei-cunicoli-di-braccio-fortebraccio-domenica-22-maggio/05/15/
[45] Archivi categoria: News https://www.fugs.it/archives/category/news
[46] In fuga dalle bombe nelle viscere della terra, ecco i segreti del Colle … https://www.ternitoday.it/video/terni-rifugi-anti-aerei-scavati-roccia-video.html
[47] Rifugi antiaerei e grotte, la storia dei ternani sotto terra – Il Messaggero https://www.ilmessaggero.it/umbria/rifugi_antiaerei_e_grotte_la_storia_dei_ternani_sotto_terra-7101887.html
[48] Sotterranei di Orvieto – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Sotterranei_di_Orvieto
[49] Orvieto Underground: scopri la storia segreta della città sotterranea https://www.secretumbria.it/orvieto-sotterranea/
[50] Città della Pieve – Al via la stagione speleologica https://provincia.perugia.it/news/citta-della-pieve-al-la-stagione-speleologica
[51] Orvieto Underground: la città sotterranea umbra – ELLE Decor https://www.elledecor.com/it/viaggi/a38537896/orvieto-underground-citta-sotterranea-umbra/
[52] Gruppo Speleologico – CAI – Sezione di Perugia https://www.caiperugia.it/index.php/gruppo-speleologico
[53] Città della Pieve | Umbria Underground https://www.umbriasotterranea.it/citta-della-pieve/
[54] “SUBTERRANEA” – Segreti celati – Città della Pieve https://www.comune.cittadellapieve.pg.it/c054012/po/mostra_news.php?id=95&area=H
[55] [PDF] SPELEOLOGIA – BCT – Terni https://bct.comune.terni.it/sites/default/files/speleologiad_per_sito_nuova_immagine.pdf
[56] Visualizza – Catasto Cavità Umbria https://catasto.fugs.it/index.php?mod=caves&nv_regione=UMBRIA&page=3&op=view
[57] Orvieto Underground: storia e visita guidata – Cantine Neri https://www.cantineneri.it/orvieto-underground/
[58] firmato accordo di programma per realizzazione leolandia umbria https://www.regione.umbria.it/la-presidente?p_p_id=101&p_p_lifecycle=0&p_p_state=maximized&p_p_mode=view&_101_struts_action=/asset_publisher/view_content&_101_returnToFullPageURL=https://www.regione.umbria.it/la-presidente?p_p_id=3&p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&p_p_state_rcv=1&_101_assetEntryId=16585940&_101_type=content&_101_urlTitle=area-crisi-complessa-terni-narni-firmato-accordo-di-programma-per-realizzazione-leolandia-umbria&inheritRedirect=true
[59] Bellezze sotterranee, patto turistico – La Nazione https://www.lanazione.it/umbria/cronaca/bellezze-sotterranee-patto-turistico-f58ac452
[60] Città della Pieve – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_della_Pieve
[61] Fiction girate a citta della pieve? – qualcherisposta.it https://qualcherisposta.it/fiction-girate-a-citta-della-pieve
[62] Sulla Rupe le telecamere di TF1. Protagonista il Pozzo di San … https://www.orvietonews.it/cultura/2023/02/01/sulla-rupe-le-telecamere-di-tf1-protagonista-il-pozzo-di-san-patrizio-e-il-suo-legame-con-il-castello-di-chambord-100139.html
[63] Terni, la ‘Liberazione’ rivissuta nei rifugi – UmbriaON https://www.umbriaon.it/terni-la-liberazione-rivissuta-nei-rifugi/
[64] Provvedimenti del Consiglio di Amministrazione anno 2023 https://www.teverenera.it/trasp/at/content/provvedimenti-del-consiglio-di-amministrazione-anno-2023
[65] Città della Pieve https://www.cittadellapieve.org/

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Nuove prospettive per la ricerca di vita nell’oceano sotterraneo di Encelado

Október 9th 2026 at 08:00

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Due studi su Science Advances collegano la chimica dell’oceano sotterraneo di Encelado alla ricerca di biofirme. Il congelamento delle gocce concentra i composti nei pennacchi, mentre un archeo terrestre cresce in condizioni simulate.

L’oceano sotterraneo di Encelado potrebbe rendere più agevole la ricerca di eventuali tracce biologiche. Due studi pubblicati il 25 settembre 2026 su Science Advances descrivono processi complementari. Il primo ricostruisce la separazione dei composti nelle particelle espulse dalla luna di Saturno. Il secondo mostra che un microrganismo terrestre produce metano e continua a crescere in un ambiente che riproduce aspetti della chimica oceanica enceladiana. I risultati riguardano l’abitabilità e le possibilità di campionamento, non il ritrovamento di vita extraterrestre.[1]

Oceano sotterraneo di Encelado: i pennacchi collegano l’interno allo spazio

Encelado possiede un oceano globale sotto la crosta ghiacciata. Dal polo sud, fratture attive immettono nello spazio vapore e particelle di ghiaccio. La sonda Cassini ha attraversato questi pennacchi e ne ha analizzato i componenti. Le misure hanno individuato sali e sostanze organiche, insieme a indizi di interazioni idrotermali tra acqua e fondo roccioso.[1]

Questo collegamento naturale permette di studiare materiale proveniente dall’interno senza raggiungere direttamente il fondale. Per la ricerca astrobiologica è un vantaggio operativo importante. Le particelle trasportano informazioni sulla composizione dell’oceano sotterraneo di Encelado e sui processi che interessano la sua acqua durante la risalita.[1]

Pennacchi di Encelado: il congelamento separa sali e composti organici

Il gruppo internazionale guidato da Frank Postberg, della Freie Universität Berlin, ha combinato dati di Cassini, esperimenti e modelli teorici. Lo studio ricostruisce la formazione delle gocce alla superficie oceanica, dove le bolle di gas risalgono e scoppiano. Il vapore trascina quindi le gocce attraverso le fratture della crosta.[1]

Il passaggio decisivo è il congelamento progressivo lungo questo percorso. I componenti disciolti si distribuiscono in zone diverse della stessa goccia. Il cloruro di sodio può separarsi dal carbonato di sodio. Anche sali e materiali organici possono concentrarsi in porzioni differenti.[1]

Durante la risalita, le particelle possono raggiungere velocità fino a circa 1.000 chilometri orari. Gli urti contro le pareti delle fratture possono frammentarle in granelli di pochi micrometri. Alcuni frammenti risultano così arricchiti in specifici componenti originariamente presenti nell’acqua.[1]

Il processo costituisce una forma di preparazione fisica del campione. Non crea sostanze biologiche, ma può renderle più concentrate qualora siano presenti. Un’eventuale biofirma potrebbe quindi comparire in una piccola parte dei granelli, con un segnale più riconoscibile rispetto a un campione diluito.[1]

Vita microbica su Encelado: gli esperimenti con un archeo metanogeno

Il secondo lavoro, guidato da Vanessa Helmbrecht della Ludwig-Maximilians-Universität München, riguarda la compatibilità tra metabolismo microbico e geochimica enceladiana. I ricercatori hanno utilizzato Methanothermococcus okinawensis. È un archeo metanogeno terrestre associato ad ambienti idrotermali profondi. Il suo metabolismo impiega idrogeno e anidride carbonica e non richiede ossigeno.[1]

L’esperimento ha riprodotto un ambiente ricco di carbonati, fortemente alcalino e povero di ossigeno. La ricostruzione comprendeva anche le interazioni tra acqua e roccia. Nelle condizioni considerate per l’oceano sotterraneo di Encelado, il pH può raggiungere valori di 10–11.[1]

In un normale mezzo di laboratorio, un’alcalinità così elevata limitava la crescita per la scarsa disponibilità di anidride carbonica disciolta. Nel simulante enceladiano, invece, l’archeo continuava a crescere e a produrre metano. Utilizzava l’idrogeno generato dalle reazioni tra acqua e materiali rocciosi e adattava il metabolismo alla limitata disponibilità di CO?.[1]

Il risultato amplia le condizioni geochimiche nelle quali questo metabolismo terrestre può funzionare. Gli esperimenti non trasferiscono organismi su Encelado. Forniscono una base sperimentale per valutare quali processi biologici potrebbero essere sostenuti dalla sua chimica oceanica.[1]

Missione ESA L4: analizzare singolarmente i granelli di Encelado

Le due ricerche convergono su un’indicazione operativa: le future sonde dovrebbero analizzare molti granelli, mantenendo distinguibili i singoli campioni. Se il materiale biologico fosse concentrato soltanto in alcune particelle, un’analisi individuale aiuterebbe a riconoscerlo. Il laboratorio di Postberg ha già studiato strumenti capaci di identificare materiale cellulare microbico in particelle analoghe a quelle dei pennacchi.[1]

L’Agenzia spaziale europea sta studiando L4, la prima missione di grande classe del programma Voyage 2050. Il progetto prevede un orbiter e un elemento destinato alla superficie di Encelado. Gli obiettivi comprendono campionamento dei pennacchi, misure sul terreno e ricerca di chimica prebiotica e biofirme. La scheda ESA indica il 2042 come anno di lancio previsto: la missione resta in fase di studio.[2]

L’oceano sotterraneo di Encelado offre quindi due direzioni di ricerca strettamente collegate. La geochimica aiuta a definire l’abitabilità. La fisica dei pennacchi stabilisce come cercarne gli eventuali segnali biologici.[1]


Esospeleologia e grotte extraterrestri: la ricerca del sottosuolo dalla Luna ai mondi oceanici

Le ricerche sulle grotte extraterrestri collegano osservazioni radar, speleologia, robotica e astrobiologia. Gli approfondimenti della categoria Esospeleologia di Scintilena documentano questo percorso, dai tubi lavici lunari agli oceani dei satelliti ghiacciati.

Esospeleologia: una ricerca comune su ambienti sotterranei differenti

L’esospeleologia applica lo studio delle cavità a corpi celesti diversi dalla Terra. Unisce geologia planetaria, osservazione orbitale, rilievo speleologico e progettazione di strumenti. La categoria dedicata di Scintilena segue queste connessioni attraverso notizie su Luna, Marte, tecnologie robotiche, addestramento astronautico e mondi oceanici.[3][4]

Gli ambienti interessati hanno origini e caratteristiche diverse. Un tubo lavico è un condotto roccioso lasciato dal passaggio della lava. Un oceano subglaciale è un serbatoio liquido sotto una copertura ghiacciata. Le fratture che alimentano i pennacchi di Encelado costituiscono un ulteriore sistema di collegamento tra interno e superficie.[1][5]

La ricerca delle grotte extraterrestri procede attraverso indizi osservabili: pozzi, collassi, ombre e risposte radar. Il confronto con cavità terrestri permette di interpretare questi segnali. La successiva esplorazione robotica dovrà trasformare le ricostruzioni da remoto in misure dell’interno.[5][6]

Tubi lavici planetari: dalla formazione della volta ai lucernari

I tubi lavici possono formarsi quando la superficie di una colata solidifica mentre la lava continua a scorrere sotto la crosta. Un altro processo prevede l’inserimento di materiale fuso tra livelli preesistenti. Quando il flusso si esaurisce, il drenaggio può lasciare un condotto vuoto.[5]

Il crollo di una porzione della volta genera un lucernario, o skylight. Quell’apertura permette di osservare parte del vuoto e può rappresentare un accesso. I sistemi terrestri consentono di verificare direttamente il rapporto tra forma superficiale e sviluppo sotterraneo.[5]

Per valutare una cavità contano larghezza, altezza, spessore del tetto e proprietà delle rocce. Anche la gravità modifica le condizioni di equilibrio. Le grandi dimensioni ipotizzate per alcuni sistemi planetari richiedono quindi analisi geomeccaniche specifiche.[5][6]

Grotte lunari: il condotto sotto il Mare della Tranquillità

Nel luglio 2024, un gruppo internazionale guidato dall’Università di Trento ha presentato una prova radar dell’esistenza di un condotto sotto il Mare della Tranquillità. Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, utilizza dati raccolti nel 2010 dallo strumento Mini-RF della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter.[7]

La ricerca, alla quale hanno partecipato Leonardo Carrer e Lorenzo Bruzzone, ha identificato riflessioni riconducibili a una cavità lunga decine di metri. Il condotto prosegue lateralmente rispetto al pozzo visibile dalla superficie. La scoperta collega quindi un’apertura già conosciuta a un ambiente coperto dalla roccia.[7][8]

Le osservazioni lunari hanno censito oltre duecento possibili aperture o pozzi. Il numero descrive un inventario di strutture superficiali candidate, non altrettanti sistemi già esplorati. Misurare sviluppo, sezioni e continuità delle grotte lunari richiederà strumenti capaci di raggiungerne l’interno.[6]

Le cavità interessano anche la ricostruzione del vulcanismo antico. Pareti e pavimenti potrebbero conservare successioni di colate meno esposte agli agenti che modificano la superficie. La copertura rocciosa offre inoltre una possibile schermatura rispetto a radiazioni e micrometeoriti.[6][9]

L’interesse per future basi nasce da queste proprietà. L’utilizzo umano richiederebbe comunque ambienti pressurizzati, energia e supporto vitale. Prima della progettazione di un insediamento occorrono dati sulla stabilità, sugli accessi e sulla distribuzione degli ostacoli.[6]

DaedalusCam: il rilievo delle grotte lunari si prepara nel Vicentino

Il trasferimento di metodi dalla Terra alla Luna passa attraverso prove sul campo. Il 16 settembre 2026 Scintilena ha documentato il test della configurazione completa di DaedalusCam a Cava Bertocchi. Il sito basaltico si trova nei Monti Lessini, tra San Pietro Mussolino e Nogarole Vicentino.[9]

Il sistema comprende quattro camere panoramiche, disposte per ottenere osservazioni sovrapposte e stereoscopiche. La campagna ha coinvolto INAF, Politecnico di Milano, Università di Padova, Planetek Italia e Agenzia spaziale italiana.[9]

DaedalusCam è collegata al concetto ESA Daedalus, studiato per l’esplorazione di un pozzo lunare come quello delle Marius Hills. La sequenza ipotizzata comprende un rover sul bordo e una piattaforma sferica calata nella cavità. Durante la discesa, le immagini dovrebbero documentare pareti e geometria dell’accesso.[9]

La ricostruzione tridimensionale richiede calibrazione, correzione delle distorsioni e allineamento delle immagini. Il modello del test sarà confrontato con misure laser indipendenti. Questa verifica rappresenta un passaggio essenziale per ottenere dati utilizzabili nella pianificazione di una missione. Daedalus resta un concetto di esplorazione, mentre DaedalusCam è una tecnologia in sviluppo.[9]

Grotte marziane: dagli ingressi di Arsia Mons alle tracce conservate

Su Marte, le aperture individuate presso Arsia Mons hanno orientato la ricerca verso il sottosuolo vulcanico. Le cosiddette Sette Sorelle sono state interpretate come possibili accessi a cavità profonde. Scintilena ha seguito queste segnalazioni e le successive ricerche sulla speleologia planetaria.[6][10]

Le immagini orbitali permettono di studiare margini, ombre e rapporti con le colate. Le catene di collassi possono indicare la presenza di condotti. L’obiettivo è selezionare siti nei quali un futuro robot possa raggiungere materiali protetti e ricostruire la storia geologica locale.[5][6]

L’interesse astrobiologico riguarda soprattutto la conservazione delle tracce. I tubi lavici terrestri mostrano come un ambiente riparato possa custodire depositi minerali e composti organici. Questi esempi aiutano a definire dove cercare eventuali segnali biologici su Marte.[11]

Nel novembre 2024 Scintilena ha descritto uno studio coordinato da Bogdan P. Onac, dell’Università della Florida del Sud, su sei tubi lavici di Lanzarote. Le analisi molecolari, isotopiche e mineralogiche hanno esaminato indizi di antichi ecosistemi. Il risultato contribuisce alla scelta di strumenti e strategie di campionamento per ambienti planetari analoghi.[11]

Il valore del confronto non consiste nell’attribuire a Marte la stessa storia biologica della Terra. Consiste nel comprendere come un segnale possa conservarsi e come debba essere interpretato insieme al deposito che lo contiene.[11]

Grotte di Venere: la ricerca radar presso Nyx Mons

Nel febbraio 2026 la ricerca sulle grotte extraterrestri si è estesa con nuovi risultati a Venere. Scintilena ha riportato uno studio dell’Università di Trento, pubblicato su Nature Communications, relativo a un grande condotto presso Nyx Mons. L’indagine utilizza immagini radar della missione Magellan.[5][12]

Il pozzo studiato presenta una risposta asimmetrica compatibile con un vuoto che prosegue lateralmente. Il segnale raggiunge almeno 300 metri all’interno. La larghezza media stimata del condotto è vicina a 940 metri. Le misure della volta e dell’altezza derivano dall’interpretazione geometrica dei dati.[5]

L’allineamento dei collassi suggerisce un sistema che potrebbe estendersi per almeno 45 chilometri. Questa ricostruzione riguarda la morfologia complessiva e va distinta dal tratto raggiunto direttamente dall’osservazione radar. Il confronto con il sistema lavico di Corona, a Lanzarote, sostiene l’interpretazione delle riflessioni.[5]

L’interesse principale riguarda la storia del vulcanismo venusiano. Le condizioni estreme del pianeta rendono impegnativa l’esplorazione diretta. EnVision e VERITAS potranno migliorare la ricerca degli ingressi e la caratterizzazione dei condotti con nuove osservazioni radar.[5]

Titano e carsismo extraterrestre: quando cambia il solvente

Titano propone un confronto diverso da quello delle grotte vulcaniche. Gli studi sui bacini lacustri considerano la dissoluzione di materiali organici solidi da parte di idrocarburi liquidi. Le forme risultanti sono state confrontate con paesaggi carsici terrestri.[13][14]

Sulla Terra, la dissoluzione di rocce solubili può generare depressioni e cavità. Su Titano cambiano i materiali, il solvente e il clima. Il rapporto tra circolazione dei liquidi e trasformazione della superficie resta un tema comune.[13][15]

Queste ricerche ampliano lo studio della speleogenesi oltre i processi carbonatici terrestri. Le depressioni osservate sostengono modelli di evoluzione del paesaggio, mentre l’eventuale presenza di cavità accessibili rappresenta un ulteriore obiettivo da indagare.[13][15]

Europa, Encelado e Juice: esplorare gli ambienti sotto il ghiaccio

Gli oceani dei satelliti ghiacciati introducono problemi differenti rispetto ai tubi lavici. Su Encelado, i pennacchi portano materiale interno nello spazio. Su Europa, le missioni studiano superficie, crosta e ambiente circostante per ricostruire il collegamento con l’oceano.[1][16]

Europa Clipper, lanciata il 14 ottobre 2024, raggiungerà il sistema di Giove nel 2030. La missione NASA svolgerà un’indagine dettagliata del satellite e delle condizioni che possono renderlo abitabile. Non entrerà in una grotta o nell’oceano: contribuirà alla conoscenza necessaria per eventuali esplorazioni successive.[16][17]

La missione ESA Juice studierà Ganimede, Callisto ed Europa con strumenti di telerilevamento e geofisici. L’arrivo a Giove è previsto per luglio 2031. Le osservazioni aiuteranno a caratterizzare struttura, proprietà e ambiente delle lune oceaniche.[18]

La differenza operativa è netta. Nelle cavità rocciose si cercano ingressi percorribili e ambienti da mappare. Nei mondi oceanici si studiano spessore del ghiaccio, scambi di materiale e possibilità di raggiungere l’acqua. Encelado permette di iniziare dal campionamento dei pennacchi, senza attraversare tutta la crosta.[1][6]

Robot per grotte extraterrestri: progressione, rilievo e comunicazioni

I robot destinati alle cavità devono affrontare ostacoli diversi da quelli delle superfici aperte. Pozzi verticali, blocchi e pareti irregolari richiedono architetture specifiche. Scintilena ha presentato ReachBot, un progetto che utilizza arti estensibili e punti di ancoraggio sulla roccia.[19]

La piattaforma mira a muoversi collegandosi a più appigli. L’approccio potrebbe consentire di superare geometrie difficili per un rover su ruote. Si tratta di ricerca tecnologica per future esplorazioni, non di un sistema già impiegato dentro grotte planetarie.[19]

Anche le comunicazioni richiedono soluzioni dedicate. La roccia può attenuare il segnale verso la superficie. Cavi, nodi di rilancio e squadre robotiche permetterebbero di distribuire i compiti: un mezzo mantiene il collegamento, un altro procede nell’ambiente sotterraneo.[6][20]

La navigazione si basa sulla costruzione di mappe locali. Laser scanner, telecamere e sensori di movimento possono essere integrati attraverso algoritmi SLAM. Questi sistemi stimano contemporaneamente la posizione del robot e la forma dell’ambiente. Energia, percorso e trasmissione dei dati diventano parti della stessa pianificazione.[6]

SWIM: piccoli robot per gli oceani extraterrestri

Per gli ambienti acquatici, la NASA ha studiato SWIM, Sensing With Independent Micro-swimmers. Il concetto prevede piccoli robot nuotatori trasportati sotto la crosta da un sistema capace di fondere il ghiaccio. Una volta nell’acqua, potrebbero misurare variazioni chimiche e termiche lontano dal punto di accesso.[21]

I prototipi sono stati provati nel 2024 in una piscina del Caltech. Le simulazioni hanno esaminato anche il comportamento di uno sciame nelle condizioni previste per Europa. La ricerca valuta comunicazione acustica, autonomia e compromessi tra energia disponibile e volume esplorabile.[21]

Scintilena ha seguito SWIM nella categoria Esospeleologia già nel giugno 2023. Il progetto collega tecnologie subacquee ed esplorazione planetaria. Le prove terrestri servono a verificarne la fattibilità prima di qualsiasi impiego nei mondi oceanici.[20][21]

ESA CAVES e PANGAEA: la speleologia prepara gli esploratori spaziali

Le grotte terrestri hanno anche una funzione formativa. ESA CAVES prepara gli astronauti a lavorare in squadre internazionali, prendere decisioni e operare in isolamento. La spedizione comprende orientamento, rilievo, documentazione e ricerca scientifica.[22][23]

PANGAEA sviluppa invece conoscenze di geologia e astrobiologia, insieme alle competenze pratiche per riconoscere materiali e scegliere campioni. I due programmi sono complementari: CAVES dedica particolare attenzione alla squadra e alle operazioni; PANGAEA alla preparazione scientifica sul terreno.[22][24]

Scintilena ha documentato nel settembre 2026 il decennale di PANGAEA e il ricordo del geologo planetario Riccardo Pozzobon. La categoria segnala anche l’ottava edizione di CAVES, conclusa in Italia nel 2026. Queste attività collegano esperienza speleologica, ricerca e addestramento degli equipaggi.[4][25]

Gli analoghi terrestri consentono di verificare procedure e strumenti in ambienti reali. La loro funzione non è riprodurre integralmente un altro pianeta, ma permettere misure controllabili e confronti diretti. Lo stesso metodo sostiene il rilievo delle grotte extraterrestri e la preparazione dei sistemi robotici.[6][9]

Esospeleologia e biofirme: conoscere il percorso del campione

La ricerca delle grotte extraterrestri segue una sequenza comune: individuare gli indizi, ricostruire la struttura, definire l’accesso e scegliere i materiali da analizzare. L’astrobiologia aggiunge lo studio della conservazione e del trasporto degli eventuali segnali biologici.[5][6][11]

Nei tubi lavici terrestri vengono studiati depositi e tracce microbiche. Su Encelado si ricostruisce invece la trasformazione delle gocce oceaniche in granelli espulsi nello spazio. In entrambi i casi, il contesto fisico e geologico determina ciò che lo strumento potrà osservare.[1][11]

Le nuove ricerche enceladiane mostrano quindi un’altra modalità di accesso al sottosuolo planetario. Il campione può arrivare all’esterno attraverso processi naturali. Comprendere quei processi è parte integrante dell’esplorazione, insieme al rilievo delle cavità, alla robotica e allo studio degli analoghi terrestri.[1][4]

Fonti e collegamenti integrali

Encelado: pubblicazioni scientifiche e missione ESA

Scintilena: esospeleologia e grotte extraterrestri

Università, NASA ed ESA

Fonti
[1] Great news from Saturn’s moon Enceladus in the search for life in space https://phys.org/news/2026-09-great-news-saturn-moon-enceladus.html
[2] www.science.esa.int › web › cm25L4 to Enceladus – ESA Science Programme https://www.science.esa.int/web/cm25/l4-to-enceladus
[3] Grotte su Marte e sulla Luna: L’Esospeleologia Apre la Strada all … https://www.scintilena.com/grotte-su-marte-e-sulla-luna-lesospeleologia-apre-la-strada-allesplorazione-sotterranea-dello-spazio/08/14/
[4] Esospeleologia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/esospeleologia/
[5] Radar-based observation of a lava tube on Venus https://www.nature.com/articles/s41467-026-68643-6
[6] Dalla grotta al Pianeta Rosso. Tunnel lavici lunari e marziani https://www.scintilena.com/dalla-grotta-al-pianeta-rosso-tunnel-lavici-lunari-la-luna-offre-un-possibile-rifugio-per-astronauti-e-una-nuova-frontiera-per-la-speleologia-planetaria/06/16/
[7] Existence of lunar lava tube cave demonstrated https://pressroom.unitn.it/comunicato-stampa/existence-lunar-lava-tube-cave-demonstrated
[8] Radar evidence of an accessible cave conduit on the Moon below … http://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2024NatAs…8.1119C/abstract
[9] Dalle cave del Vicentino alle grotte sulla Luna: DaedalusCam testa la ricostruzione 3D – Scintilena https://www.scintilena.com/dalle-cave-del-vicentino-alle-grotte-sulla-luna-daedaluscam-testa-la-ricostruzione-3d/09/16/
[10] Ecco le prime grotte extraterrestri, scoperte su Marte – Scintilena https://www.scintilena.com/ecco-le-prime-grotte-extraterrestri-scoperte-su-marte/03/22/
[11] Nuovi studi sulle grotte vulcaniche precedono la Ricerca di Vita su … https://www.scintilena.com/nuovi-studi-sulle-tubi-lavici-avanzano-la-ricerca-di-vita-su-marte/11/21/
[12] Scoperto un gigantesco tubo di lava su Venere – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperto-un-gigantesco-tubo-di-lava-su-venere-cosa-rivela-il-sottosuolo-del-pianeta-gemello/02/10/
[13] ESA – Dissolving Titan – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/Dissolving_Titan
[14] The Mysterious ‘Lakes’ on Saturn’s Moon Titan https://www.jpl.nasa.gov/news/the-mysterious-lakes-on-saturns-moon-titan/
[15] Dissolution on Titan and on Earth: Towards the age of Titan’s karstic … https://arxiv.org/html/1505.08109v1
[16] Europa Clipper – NASA Science https://science.nasa.gov/mission/europa-clipper/
[17] Exploring the Next Frontier in Our Search for Life With Europa Clipper https://www.jpl.nasa.gov/edu/resources/teachable-moment/exploring-the-next-frontier-in-our-search-for-life-with-europa-clipper/
[18] ESA – Juice – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/Juice
[19] Un robot con arti estensibili per esplorare grotte extraterrestri https://www.scintilena.com/un-robot-con-arti-estensibili-per-esplorare-grotte-extraterrestri/08/30/
[20] Esospeleologia Archivi – Pagina 5 di 5 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/esospeleologia/page/5/
[21] NASA Ocean World Explorers Have to Swim Before They Can Fly https://www.nasa.gov/solar-system/planets/jupiter/jupiter-moons/europa/nasa-ocean-world-explorers-have-to-swim-before-they-can-fly/
[22] CAVES: exploring inner space for outer space – ESA https://www.esa.int/Science_Exploration/Human_and_Robotic_Exploration/CAVES_and_Pangaea/CAVES_exploring_inner_space_for_outer_space
[23] ESA – CAVES timeline – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Human_and_Robotic_Exploration/CAVES_and_Pangaea/CAVES_timeline
[24] ESA – What is PANGAEA? – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Human_and_Robotic_Exploration/CAVES_and_Pangaea/What_is_PANGAEA
[25] ESA – CAVES and Pangaea – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Human_and_Robotic_Exploration/CAVES_and_Pangaea
[27] Enceladus-like geochemistry fuels methanogenesis under extreme … https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.aei0167
[28] Saturn’s moon Enceladus top target for ESA – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/Saturn_s_moon_Enceladus_top_target_for_ESA
[29] The Mission to Enceladus The ESA L4 mission – ADS http://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2025epsc.conf.1307H/abstract
[30] Abstract EGU26-2724 – CO Meeting Organizer https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU26/EGU26-2724.html
[31] Alien Life Can Survive on This Tiny Moon—We Just Need to Go Find It https://www.404media.co/alien-life-can-survive-on-this-tiny-moon-we-just-need-to-go-find-it/
[32] Grotte nel Cielo: Un Viaggio Scientifico dalla Terra alla Luna, a … https://www.scintilena.com/grotte-nel-cielo-un-viaggio-scientifico-dalla-terra-alla-luna-a-marte-e-oltre/02/16/
[33] Vision – ESA Science Programme – European Space Agency https://www.science.esa.int/web/cm25/vision
[34] The Mission to Enceladus – The ESA L4 mission | Stephanie Soquet https://www.linkedin.com/posts/stephaniesoquet_the-mission-to-enceladus-the-esa-l4-mission-activity-7375278538926624768-XgYn
[35] How Enceladus’ ocean spray becomes chemically diverse ice grains https://phys.org/news/2026-09-enceladus-ocean-spray-chemically-diverse.html
[36] Tien Nguyen’s Post – LinkedIn https://www.linkedin.com/posts/tien-nguyen-a0795a99_two-new-studies-science-advances-25-sep-activity-7511957212232249344-uE8g
[37] Saturn’s icy moon Enceladus may make alien life easier to find than … https://www.thebrighterside.news/post/saturns-icy-moon-enceladus-may-make-alien-life-easier-to-find-than-scientists-thought/
[38] A Low?Viscosity Lower Lunar Mantle Implied by Measured Monthly and Yearly Tides https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2024AV001285
[39] Mare Tranquillitatis pit – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Mare_Tranquillitatis_pit
[40] A Cave Conduit on the Moon, below the Mare Tranquillitatis Pit https://www.geoscienze.unipd.it/en/cave-conduit-moon-below-mare-tranquillitatis-pit-0
[41] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[42] La Scintilena – speleologiaveneta.it https://speleologiaveneta.it/index.php/la-scintilena
[43] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 http://www.gwferrari.it/RivisteSpeleo/NAZ/Scintilena/2023/Scintilena2023-V21-F7-Indice.pdf
[44] Cave on Moon near Apollo 11 site could be used as shelter https://www.skyatnightmagazine.com/news/moon-cave-mare-tranquillitatis
[45] Grotta su Marte scoperta da alunni di una scuola media americana https://www.scintilena.com/grotta-su-marte-scoperta-da-alunni-di-una-scuola-media-americana/06/23/
[46] NASA’s Europa Clipper Uses Mars to Go the Distance https://www.nasa.gov/missions/europa-clipper/nasas-europa-clipper-uses-mars-to-go-the-distance/
[47] NASA’s Europa Clipper Captures Mars in Infrared https://www.nasa.gov/missions/europa-clipper/nasas-europa-clipper-captures-mars-in-infrared/
[48] Tunnel di lava nel sottosuolo di Venere (FOTO), la scoperta … https://www.ildolomiti.it/ricerca-e-universita/2026/tunnel-di-lava-nel-sottosuolo-di-venere-foto-la-scoperta-delluniversita-di-trento-un-contributo-sullevoluzione-del-pianeta-gemello-della-terra
[49] Nel sottosuolo di Venere un gigantesco tunnel di lava … https://www.iltquotidiano.it/articoli/nel-sottosuolo-di-venere-un-gigantesco-tunnel-di-lava-scoperta-che-apre-nuove-prospettive-di-ricerca/
[50] Scintilena, Autore presso Scintilena – Pagina 2026 di 2026 https://www.scintilena.com/author/scintilena/page/2026/
[51] www.sciencedaily.com › releases › 2026Radar evidence suggests a massive lava tube beneath Venus https://www.sciencedaily.com/releases/2026/02/260212023020.htm
[52] Riviste Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/riviste/
[53] Venere svela un segreto geologico: scoperto un enorme tubo … https://ameve.eu/venere-svela-un-segreto-geologico-scoperto-un-enorme-tubo-lavico-con-radar-potrebbe-riscrivere-la-storia-del-pianeta/
[54] Università di Trento: scoperto su Venere un tubo di lava https://app.trentinotv.it/news/universita-di-trento-scoperto-su-venere-un-tubo-di-lava-1586
[55] Corsi Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/corsi/
[56] PANGAEA – Data Publisher for Earth & Environmental Science https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10238520/
[57] CAVES and Pangaea – Archive – European Space Agency https://www.esa.int/Science_Exploration/Human_and_Robotic_Exploration/CAVES_and_Pangaea/(archive)/0/(type)/video
[58] Mini NASA Robot Takes a SWIM https://www.nasa.gov/image-article/mini-nasa-robot-takes-a-swim/
[59] SWIM-Sensing with Independent Micro-swimmers – NASA https://www.nasa.gov/general/swim-sensing-with-independent-micro-swimmers/
[60] NASA Tests Swimming Robots for Exploring Oceans on Icy Moons https://www.jpl.nasa.gov/videos/nasa-tests-swimming-robots-for-exploring-oceans-on-icy-moons/
[61] NASA’s SWIM Robot Casts Reflection During Pool Testing https://www.jpl.nasa.gov/images/pia26423-nasas-swim-robot-casts-reflection-during-pool-testing/
[62] NASA’s SWIM Prototypes https://www.jpl.nasa.gov/images/pia26425-nasas-swim-prototypes/
[63] Caves & pangaea blog https://blogs.esa.int/caves/
[64] ESA CAVES & PANGAEA (@ESA_CAVES) / X https://x.com/ESA_CAVES
[65] Titano Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/tag/titano/
[66] Potential Caves: Inventory of Subsurface Access Points on the … https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1029/2022JE007512
[67] Possible explosion crater origin of small lake basins with raised rims on Titan https://iris.uniroma1.it/bitstream/11573/1560411/1/Mitri_Possibile-explosion_2019.pdf
[68] Open Questions and Future Directions in Titan Science https://arxiv.org/html/2501.00971v2
[69] The moons of Jupiter: What will Juice discover? – ESA https://www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/Juice/The_moons_of_Jupiter_What_will_Juice_discover
[70] Spectral properties of Titan’s impact craters imply chemical weathering of its surface https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5012121/
[71] Space for Kids – L’Europa in viaggio verso Giove – ESA https://www.esa.int/kids/it/imparare/L_Universo/JUICE/L_Europa_in_viaggio_verso_Giove
[72] ESA – Successful Earth flyby improves Juice’s course to Jupiter https://www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/Juice/Successful_Earth_flyby_improves_Juice_s_course_to_Jupiter
[73] La missione Juice dell’ESA è decollata alla scoperta dei segreti … https://www.esa.int/Newsroom/Press_Releases/La_missione_Juice_dell_ESA_e_decollata_alla_scoperta_dei_segreti_delle_lune_ghiacciate_di_Giove
[74] JUICE mission completes flyby of Earth: New pics! https://earthsky.org/space/esas-juice-mission-explore-jupiters-icy-moons-ganymede/
[75] lo studio del carsismo nella Grotta di Re Tiberio – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperte-nella-speleologia-lo-studio-del-carsismo-nella-grotta-re-tiberio/12/27/
[76] Jupiter Icy Moons Explorer – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Jupiter_Icy_Moons_Explorer
[77] Spazio, missione Juice dell’Esa in volo verso Giove, inizia … – USARCI https://www.usarci.it/article/Spazio-missione-Juice-dell-Esa-in-volo-verso-Giove-inizia-viaggio-lungo-8-anni
[78] Al Seppenhofer di Gorizia torna il ciclo di conferenze … – Scintilena https://www.scintilena.com/al-seppenhofer-di-gorizia-torna-il-ciclo-di-conferenze-sulla-speleologia-e-il-carsismo/04/28/
[79] In 2023, a spacecraft was launched to explore the largest planet in our solar system and its icy moons in depth. Eight years later, it will finally reach its target https://economictimes.indiatimes.com/news/international/us/in-2023-a-spacecraft-was-launched-to-explore-the-largest-planet-in-our-solar-system-and-its-icy-moons-in-depth-eight-years-later-it-will-finally-reach-its-target/articleshow/134573818.cms

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    Za historií o víkendu do podzemí. V neděli 11. října lze navštívit mimořádné tematické archeoprohlídky Kateřinská jeskyně v Moravském krasu. Odborníci v 10, 12 či 14 hodin přiblíží zajímavé nálezy z nejstarších dob a pravěké kresby v jejích útrobách. Předprodej vstupenek na https://portal.colosseum.eu/tours?mrsid=229. (Feed generated with FetchRSS)
     

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Emissario del Lago di Nemi: l’11 ottobre una traversata tra storia dell’acqua e ricerca speleologica

Október 9th 2026 at 07:00

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Doppio appuntamento con Trekking & Divertimento nell’Emissario del Lago di Nemi. Il percorso di circa 1,7 chilometri collega il bacino vulcanico a Vallericcia, sotto Genzano.

Emissario del Lago di Nemi, due gruppi per la visita dell’11 ottobre 2026

Domenica 11 ottobre 2026 Trekking & Divertimento propone una traversata dell’Emissario del Lago di Nemi, antico condotto idraulico dei Castelli Romani. Il programma prevede due gruppi. Il primo ha appuntamento nella fascia dalle 9.30 alle 13.00. Il secondo nella fascia dalle 15.30 alle 17.00. L’iniziativa porta i partecipanti nel sottosuolo tra il lago, Genzano e Vallericcia. La proposta unisce l’osservazione del manufatto al racconto della sua storia e delle tradizioni locali.

Il percorso parte dalle rive del lago e attraversa il bordo dell’edificio vulcanico. Lo sbocco si trova in Vallericcia, sul versante opposto. La lunghezza indicata per la visita è di circa 1,7 chilometri. I rilievi pubblicati nella letteratura speleologica riportano uno sviluppo di 1.653 metri. Il condotto passa sotto Genzano, con una copertura rocciosa che supera i cento metri.

Traversata dell’Emissario del Lago di Nemi: percorso e condizioni di progressione

Il programma indica circa due ore per l’attraversamento sotterraneo. Il ritorno al punto di partenza avverrà con un breve trasferimento in automobile. Questa organizzazione evita di ripercorrere il cunicolo in senso inverso. La divisione in due gruppi punta a contenere il numero di persone presenti contemporaneamente lungo l’itinerario.[1]

L’escursione viene presentata senza particolari difficoltà tecniche. La progressione richiede comunque disponibilità a muoversi in spazi ristretti. Per circa 300 metri il soffitto è alto poco più di 1,40 metri. In alcuni punti la larghezza scende a circa 70 centimetri. Un tratto di circa 500 metri presenta acqua sorgiva, che può arrivare alle caviglie. Sono caratteristiche importanti per valutare la partecipazione, soprattutto per chi soffre di claustrofobia.[1]

Il programma comprende spiegazioni sulla storia e sulle leggende del luogo. È previsto anche un momento facoltativo di socializzazione in un locale dei Castelli Romani. Informazioni e prenotazioni fanno riferimento a Giancarlo Conte, al numero 347 293 1752, preferibilmente tramite WhatsApp. La scheda dell’evento è disponibile sul sito Trekking & Divertimento.[1][5]

Emissario del Lago di Nemi: un’opera idraulica di età arcaica

La galleria appartiene alla storia della gestione delle acque nei Colli Albani. Il lago di Nemi non dispone di un emissario naturale. Il condotto artificiale consentiva di regolarne il livello e convogliare acqua verso Vallericcia. La stessa risorsa poteva così servire i terreni agricoli esterni al bacino.[3]

Le ricerche pubblicate su Opera Ipogea collocano comunemente l’origine dell’opera tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. Il tracciato oggi attraversabile comprende modifiche, approfondimenti e ripristini di epoche successive. Il collegamento con il santuario di Diana Nemorense inserisce questa infrastruttura nella storia religiosa e territoriale del lago. Il controllo delle acque contribuì infatti alla disponibilità degli spazi lungo le sponde.[3][4]

L’Emissario del Lago di Nemi tornò a svolgere un ruolo operativo nel Novecento. Fu riattivato per convogliare le acque estratte durante il recupero delle navi di Caligola. Quei lavori modificarono alcune parti della galleria e produssero documenti utili alle successive ricerche. Dagli anni Novanta le esplorazioni speleologiche hanno approfondito la conoscenza della sua struttura.[3][6]

Emissario del Lago di Nemi e tutela dei pipistrelli

Il patrimonio sotterraneo comprende anche una componente naturalistica. Le indagini del Parco regionale dei Castelli Romani hanno rilevato otto specie di pipistrelli nell’emissario. Il sito offre condizioni favorevoli allo svernamento e alla riproduzione dei chirotteri.[7]

Per proteggere questo rifugio, il Parco adotta provvedimenti di chiusura stagionale. L’ordinanza n. 8 del 27 ottobre 2025 ha vietato l’accesso dal 1° novembre 2025 al 31 marzo 2026. La visita dell’11 ottobre 2026 si inserisce quindi in un luogo dove divulgazione, conservazione e conoscenza scientifica sono strettamente collegate. La frequentazione deve rispettare le disposizioni dell’Ente Parco e la presenza della fauna.[7]

Relazione di approfondimento: Emissario del Lago di Nemi, esplorazioni e studi speleologici

Emissario del Lago di Nemi nel paesaggio vulcanico dei Colli Albani

L’Emissario del Lago di Nemi è una cavità artificiale scavata per trasferire acqua tra due bacini del paesaggio vulcanico laziale. Il punto di partenza è il lago nemorense. Il punto di arrivo è Vallericcia, una conca un tempo occupata anch’essa da uno specchio d’acqua. Il collegamento attraversa la barriera rocciosa che separa i due ambienti.[3][4]

La sua funzione va distinta da quella di un acquedotto destinato principalmente a rifornire un abitato. L’emissario controllava la quota del lago e rendeva disponibile una portata idrica all’esterno del cratere. Era quindi parte di un sistema di regolazione, drenaggio e utilizzazione agricola delle acque. Il lago rimaneva una riserva, mentre il condotto ne governava una parte del deflusso.[3]

La geologia determinò le condizioni del cantiere antico. Nel percorso si alternano materiali vulcanici con diversa resistenza allo scavo. Tufi e pozzolane risultavano relativamente lavorabili. I banchi di roccia lavica opponevano una resistenza maggiore. Questa alternanza aiuta a comprendere le differenze tra i tratti del cunicolo, le deviazioni e la distribuzione dell’avanzamento delle squadre.[3][4]

Il manufatto non presenta una sezione costante. Lo studio del 2012 descrive, dall’incile al secondo bypass, un condotto alto circa due metri e largo circa un metro. Nell’ultima parte la sezione diventa più ridotta e rettangolare. Le misure dell’itinerario escursionistico riguardano invece gli spazi concretamente attraversati dai partecipanti. La forma della galleria conserva così informazioni sia sul lavoro originario sia sulle trasformazioni successive.[1][3]

Origine dell’Emissario del Lago di Nemi e rapporto con Diana Nemorense

La sintesi di Vittoria Caloi, Carla Galeazzi e Carlo Germani, pubblicata nel 2012, colloca comunemente la costruzione tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. L’inquadramento è quello delle grandi opere idrauliche del territorio latino. Il rapporto con il santuario di Diana Nemorense costituisce un elemento importante per comprendere la sistemazione delle rive.[3]

Il controllo del livello lacustre permetteva di conservare superfici utilizzabili lungo il bacino. Aveva quindi conseguenze sulle coltivazioni, sugli insediamenti e sulle aree sacre. Roma Sotterranea mette in relazione il tempio con la presenza dell’emissario: senza una regolazione delle acque, parte degli spazi rivieraschi avrebbe potuto essere occupata dal lago.[4]

Gli scavi nordici presso la villa di Santa Maria hanno aggiunto dati sulla successione degli accessi. La sintesi del 2012 riferisce che il primo incile venne riempito intorno al 300 a.C. La datazione deriva dai materiali ceramici rinvenuti. Il secondo ingresso fu realizzato attraverso più fasi e consentì un abbassamento del livello di circa due metri. Gli autori collegano probabilmente questa trasformazione alla costruzione del grande tempio di Diana.[3]

L’associazione fra il paesaggio sacro e il sistema idraulico non riduce l’opera a una funzione religiosa. La galleria serviva anche la gestione agricola e territoriale. Il lago, le sponde e Vallericcia appartenevano a un medesimo sistema di utilizzo dell’acqua. Le trasformazioni dell’emissario rispecchiano l’evoluzione di quel sistema.[3][4]

Scavo dell’Emissario del Lago di Nemi: coltellatio e fronti contrapposti

La ricostruzione tecnica proposta dagli studi speleologici prevede due fronti di scavo. Una squadra avanzava dal lato del lago. L’altra procedeva da Vallericcia. Il problema fondamentale era trasferire nel sottosuolo una direzione determinata sulla superficie, mantenendo quote compatibili con il deflusso.[3]

Gli studiosi richiamano la tecnica della coltellatio. Il metodo consentiva di impostare l’allineamento esterno attraverso il rilievo del terreno e riferimenti verticali. Pozzi prossimi alle estremità permettevano di riportare la direzione all’interno delle gallerie. Non si trattava di una sequenza continua di pozzi distribuiti su tutto il tracciato. Il tratto centrale veniva affrontato con scavi ciechi, avanzando dalla roccia senza accessi intermedi ravvicinati.[3][4]

La distinzione è rilevante. Numerosi acquedotti antichi furono costruiti attraverso molti pozzi, con più squadre al lavoro contemporaneamente. Per Nemi, la ricostruzione speleologica individua invece un’impostazione a fronti contrapposti e pozzi alle estremità. Quando le squadre si avvicinarono, i rumori prodotti dall’altro fronte poterono guidare la ricerca del punto di collegamento.[3]

L’incontro è individuato a circa 1.300 metri dall’imbocco lacustre. La sintesi del 2012 riporta una differenza di quota di circa due metri tra i fronti. Il punto conserva una discontinuità leggibile nella struttura. La posizione dell’incontro mostra anche che l’avanzamento non fu simmetrico: la squadra dal lago percorse una distanza maggiore rispetto a quella proveniente da valle.[3]

Il comportamento delle rocce contribuisce a spiegare questa differenza. Dal lato lacustre prevalevano materiali più agevoli da scavare. Sul versante opposto, la presenza di banchi lavici rallentava il lavoro. Il risultato dipendeva quindi non soltanto dal controllo topografico, ma anche dalla capacità di adattare il cantiere alle condizioni geologiche.[4]

Incile dell’Emissario del Lago di Nemi: camere, filtri e regolazione dell’acqua

L’incile è il punto di ingresso dell’acqua nel condotto. A Nemi comprende ambienti e strutture che documentano più fasi costruttive. L’accesso oggi utilizzato si collega alla galleria principale attraverso un ramo laterale. Una precedente discenderia appartiene all’impostazione più antica del sistema.[3]

La sintesi pubblicata su Opera Ipogea descrive tre ambienti con pareti in grandi blocchi squadrati di peperino. Gli scavi del Nordic Institute in Rome li hanno interpretati come camere di manovra. Nel settore iniziale, filtri e dispositivi di chiusura permettevano di gestire l’ingresso dell’acqua.[3][4]

Roma Sotterranea segnala una lastra con fori circolari, conservata in parte sul posto. Il suo ruolo era trattenere tronchi e altri materiali trasportati dal lago. Le scanalature nella pietra permettevano l’inserimento di paratie. Queste potevano interrompere il flusso e agevolare la pulizia dei filtri, oltre a intervenire sulla portata.[4]

Gli scavi nordici hanno riconosciuto anche l’impiego idraulico dell’accesso più antico. Il suo riempimento e la costruzione dell’ingresso laterale appartengono a una trasformazione della quota di regolazione. Intorno al 50 a.C. iniziò poi la realizzazione della grande villa soprastante. La nuova costruzione inglobò parte del secondo incile, contribuendo all’assetto architettonico attuale.[3]

Le ricerche del Centro Ricerche Speleo Archeologiche hanno proposto un’ulteriore lettura delle scanalature dell’ingresso. Secondo questa ipotesi, pannelli inseriti nelle sedi verticali avrebbero potuto bloccare il deflusso anche in relazione al varo delle navi di Caligola. Si tratta di una proposta interpretativa, che collega i dispositivi idraulici alle attività svolte sul lago in età imperiale.[8]

Bypass dell’Emissario del Lago di Nemi: frane, lava e trasformazioni del tracciato

Le deviazioni costituiscono uno dei temi principali degli studi speleologici. Dimostrano che la galleria non fu soltanto il risultato di uno scavo rettilineo. Il condotto venne adattato, ripristinato e modificato in risposta a ostacoli o esigenze emerse nel tempo.[3]

Il primo bypass si incontra a circa 800 metri dall’ingresso lacustre. Si sviluppa sulla destra del percorso, in un settore di materiali friabili. Gli studiosi lo interpretano come una soluzione per aggirare un crollo che aveva interrotto la galleria principale. Il ramo venne scavato a una quota più alta e successivamente approfondito per ristabilire il passaggio dell’acqua. Durante i lavori novecenteschi il settore principale ricevette un rivestimento in muratura.[3]

Il secondo bypass si trova intorno a 1.100 metri dall’incile. È un insieme più articolato di deviazioni e scavi. La ricostruzione di Castellani e dei suoi collaboratori lo mette in relazione con l’incontro di un banco lavico particolarmente duro. Sottoescavazioni, sovraescavazioni e rami laterali testimoniano i tentativi di superare o aggirare quel settore.[3]

Le ricerche del CRSA hanno proposto anche una spiegazione legata alle infiltrazioni e alla dispersione d’acqua nel terreno. Le due letture affrontano aspetti diversi dello stesso problema: la resistenza della roccia durante il cantiere e il comportamento idraulico del manufatto durante l’utilizzo. La presenza di interventi successivi rende il bypass un punto centrale per ricostruire la storia operativa dell’emissario.[3][8]

Dopo il settore delle deviazioni, le pareti mostrano segni circolari nella roccia dura. Caloi, Galeazzi e Germani li distinguono dalle consuete tracce di piccone. Gli autori suggeriscono strumenti o metodi differenti e un possibile intervento successivo di rettifica. La lettura delle superfici permette quindi di cercare fasi di lavoro diverse anche dove non esistono elementi architettonici monumentali.[3]

Esplorazioni dell’Emissario del Lago di Nemi e recupero delle navi di Caligola

Le descrizioni dell’emissario compaiono nella letteratura moderna dal Seicento. La documentazione diventa progressivamente più dettagliata. Un passaggio decisivo arriva nel primo Novecento, quando il condotto entra nel progetto di recupero delle due navi imperiali. La sintesi del 2012 collega a questi lavori la prima esplorazione completa e documentata.[3]

Dal 1928 l’ingegnere Guido Ucelli diresse gli interventi necessari al prosciugamento parziale del lago. L’emissario fu ripulito e adattato per smaltire l’acqua estratta dalle idrovore. Non si trattò quindi di svuotare il bacino soltanto per deflusso naturale. Le pompe trasferivano l’acqua nel sistema di scarico costituito dall’antico cunicolo.[4][6]

Il livello del lago fu abbassato di oltre dieci metri. Questa operazione rese accessibili le imbarcazioni adagiate sul fondo. Il recupero unì archeologia, ingegneria e riutilizzo di un’infrastruttura antica. La documentazione prodotta comprende rilievi, fotografie e descrizioni confluiti anche nell’opera Le Navi di Nemi, pubblicata da Ucelli nel 1940.[3][4]

Le navi furono poi esposte nel museo costruito presso il lago. Andarono distrutte nell’incendio del 1944, durante la Seconda guerra mondiale. L’emissario rimase una testimonianza materiale dell’operazione di recupero. Le sue pareti conservano anche gli interventi realizzati per renderla possibile.[3][9]

Speleologi nell’Emissario del Lago di Nemi: Cappa, Castellani ed Egeria

L’abbassamento del livello lacustre e la cessazione del deflusso regolare facilitarono nuove ricognizioni. La sintesi del 2012 colloca dagli anni Novanta un’intensa campagna di esplorazioni speleologiche. L’obiettivo era ricostruire il manufatto nella sua interezza, distinguendo le diverse fasi e verificando il rapporto tra forma della galleria e funzionamento idraulico.[3]

La storia degli studi comprende le ricerche di Cappa e il successivo lavoro di Vittorio Castellani. Le indagini di Castellani proseguirono fino al 2006, anno della sua morte. Il suo contributo si inserisce in una più ampia ricerca sulle opere sotterranee e sulle tecniche antiche di gestione dell’acqua.[3][8]

Un riferimento centrale è lo studio del 2003, L’emissario del Lago di Nemi. Indagine topografico-strutturale. Lo firmano Vittorio Castellani, Vittoria Caloi, T. Dobosz, Carla Galeazzi, S. Galeazzi e Carlo Germani. Il lavoro occupa le pagine 2-76 del fascicolo 2-3/2003 di Opera Ipogea. La pubblicazione affronta gli aspetti storici, topografici e strutturali dell’opera.[3]

Il fascicolo inserisce l’emissario nel contesto degli ipogei di Ariccia, Nemi e Albano. Questa impostazione supera l’osservazione della sola galleria principale. I condotti, i pozzi e le canalizzazioni del territorio diventano parti di una medesima storia idraulica.[3][10]

Nel 2012 Vittoria Caloi, Carla Galeazzi e Carlo Germani pubblicano Gli emissari maggiori dei Colli Albani. Gli autori appartengono alla Commissione Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana e al Centro Ricerche Sotterranee Egeria. La sintesi mette a confronto Nemi e Albano, descrivendo progettazione, struttura e trasformazioni dei due sistemi. Integra inoltre i risultati delle ricerche archeologiche nordiche.[3]

Studi speleoarcheologici nell’Emissario del Lago di Nemi dal 2008

Dal 2008 il Centro Ricerche Speleo Archeologiche ha avviato una campagna dedicata all’emissario. Il programma si propone di integrare le ricerche di Castellani. Le indagini affrontano i bypass, l’ingresso monumentale e il rapporto tra la galleria e gli interventi novecenteschi.[8]

Lo studio di una cavità artificiale richiede di mettere in relazione dati diversi. La planimetria ricostruisce l’andamento del percorso. Le sezioni mostrano le dimensioni e i cambiamenti del profilo. Il rilievo delle quote permette di interpretare la circolazione dell’acqua. Le tracce sulle pareti aiutano a riconoscere strumenti, direzioni di avanzamento e fasi di approfondimento. Nell’emissario questi elementi sono stati utilizzati insieme per elaborare una lettura topografico-strutturale.[3]

La ricerca documentaria completa quella svolta nel sottosuolo. Una mappa del 1926, precedente ai lavori di Ucelli, offre informazioni sulle dimensioni, sulla percorribilità e sulla presenza di pozzi. Consente inoltre di confrontare l’assetto del condotto prima delle trasformazioni del 1928.[11]

Un altro filone riguarda le mappe inedite dell’archivio Ucelli. Il riordino digitale ha restituito documenti, fotografie e rilievi tecnici. Il confronto tra elaborati precedenti e successivi all’avvio dei lavori permette di riconoscere interventi, rettifiche e cambiamenti della struttura. L’archivio diventa così uno strumento per leggere correttamente ciò che gli speleologi osservano sul posto.[6]

Emissario del Lago di Nemi e rete idraulica verso il Tirreno

Il cunicolo tra Nemi e Vallericcia era soltanto il primo tratto di un sistema più esteso. In Vallericcia l’acqua proseguiva lungo un canale di circa 2.100 metri. Attraversava poi il bordo della conca in un’altra galleria, lunga circa 600 metri.[3]

Quest’ultimo manufatto, il cunicolo aricino, venne realizzato attraverso dodici pozzi. La minore altezza del rilievo da superare rendeva praticabile questa tecnica. Il confronto con Nemi mostra come la geometria del terreno condizionasse l’organizzazione del cantiere. A una stessa esigenza idraulica corrispondevano soluzioni costruttive differenti.[3]

Il corso proseguiva verso Fontana di Papa. In questa zona gli studi hanno documentato un ulteriore condotto sotterraneo lungo circa 300 metri. Lo sbocco avviene in una forra profonda una decina di metri, artificiale almeno nel tratto iniziale. Attraverso una successione di fossi, le acque raggiungevano infine il Tirreno con il Fosso dell’Incastro.[3]

La rete chiarisce la scala territoriale dell’opera. Il drenaggio del lago era collegato alla regolazione delle conche, alla distribuzione dell’acqua e al suo recapito finale. Per gli speleologi, studiare l’emissario significa quindi ricostruire un paesaggio idraulico, non soltanto descrivere un percorso sotterraneo.[3]

Emissario del Lago di Nemi, chirotteri e conservazione dell’ipogeo

Il condotto è anche un rifugio faunistico. Secondo le indagini del Parco regionale dei Castelli Romani, ospita otto specie di chirotteri. Il numero corrisponde a circa il 35% delle specie rilevate nella provincia di Roma, secondo il quadro riportato dall’Ente. La cavità presenta condizioni adatte allo svernamento e alla riproduzione.[7]

Tra le specie citate figurano il rinolofo maggiore, Rhinolophus ferrumequinum, e il rinolofo minore, Rhinolophus hipposideros. Entrambe sono incluse negli allegati II e IV della direttiva Habitat. Il Parco richiama inoltre lo studio La Chirotterofauna del Parco Regionale dei Castelli Romani: Ricerche 2018, svolto da Vincenzo Ferri in collaborazione con il personale dell’Ente.[7]

La chiusura invernale risponde alla necessità di limitare il disturbo durante il letargo. L’ordinanza del 2025 ha previsto il divieto di accesso dal 1° novembre al 31 marzo successivo. Sono escluse dal divieto le attività di studio dell’Ente e quelle autorizzate con espresso nulla osta. Il provvedimento vieta anche emissioni sonore ad alto volume vicino agli ingressi.[7]

La conservazione dell’emissario comprende quindi due patrimoni inseparabili. Da una parte vi sono il manufatto e le tracce della sua storia. Dall’altra un ambiente utilizzato dalla fauna. Le visite divulgative e le attività scientifiche trovano il proprio quadro nelle regole di gestione del sito, che proteggono entrambe le componenti.[3][7]

Fonti e collegamenti

Fonti
[1] Avventura Speleologica: l’Emissario di Nemi – Trekking & Divertimento https://www.trekkingedivertimento.it/emissario-nemi-ott26
[2] Prossimi eventi – Trekking & Divertimento https://www.trekkingedivertimento.it/eventi
[3] [PDF] Estratto da: – HYPOGEA http://www.hypogea.it/archivio/2012%20Emissari%20Maggiori%20dei%20Colli%20Albani%20Albano%20e%20Nemi%20OI%201_2012.pdf
[4] Emissario del lago di Nemi – Speleologia per l’Archeologia http://www.romasotterranea.it/emissariodellagodinemi.html
[5] Trekking & Divertimento https://trekkingedivertimento.it/
[6] Emissario di Nemi: Mappe inedite dall’archivio Ucelli.pdf https://www.academia.edu/26589749/Emissario_di_Nemi_Mappe_inedite_dallarchivio_Ucelli_pdf
[7] Chiusura dell’Emissario del lago di Nemi – Parchilazio.it https://www.parchilazio.it/schede-34234-chiusura_dell_emissario_del_lago_di_nemi
[8] L’emissario del Lago di Nemi https://www.academia.edu/10726030/L_emissario_del_Lago_di_Nemi
[9] L’emissario del Lago di Nemi, capolavoro sotterraneo dell’ingegneria antica – Scintilena https://www.scintilena.com/lemissario-del-lago-di-nemi-capolavoro-sotterraneo-dellingegneria-antica/07/02/
[10] [PDF] Opere Idrauliche Nemi_CRS Egeria https://speleology.wordpress.com/wp-content/uploads/2013/01/opera-ipogea-2-3-2003-2-opereidraulichenemi-pr.pdf
[11] Una mappa dimenticata dell’emissario del lago di Nemi, eseguita … https://www.academia.edu/10730684/Una_mappa_dimenticata_dell_emissario_del_lago_di_Nemi_eseguita_prima_dei_lavori_del_1928
[13] Lazio Sotterraneo 2026, itinerari nel patrimonio invisibile tra Roma … https://www.scintilena.com/lazio-sotterraneo-2026-itinerari-nel-patrimonio-invisibile-tra-roma-bellegra-e-nemi/05/12/
[14] L’Emissario del lago di Nemi nella Storia di Genzano – Scintilena https://www.scintilena.com/progetto-paesaggi-ipogei-lemissario-del-lago-di-nemi-nella-storia-di-genzano/01/22/
[15] Alla scoperta dell’emissario sotterraneo del lago di Nemi – Scintilena https://www.scintilena.com/alla-scoperta-dellemissario-sotterraneo-del-lago-di-nemi-unavventura-nel-cuore-della-storia/08/12/
[16] [PDF] OCIETA – Federazione Speleologica Campana https://www.fscampania.it/pubb/atti_napoli91/full%20text_Caloi%20e%20Castellani_Emissario%20Nemi.pdf
[17] Traversata dell’Emissario del Lago di Nemi – Trek – Trekking Italia https://trekkingitalia.org/trek/237728
[18] Dal Lago di Nemi al Lago Albano – CASTELLINFORMA https://www.castellinforma.it/home/event/141731
[19] Emissario del lago di Nemi – archeologiasotterranea.it https://www.archeologiasotterranea.it/sites/emissario-del-lago-di-nemi
[20] Emissario | Nemi – La guida ufficiale ai Castelli Romani https://www.visitcastelliromani.it/guida/emissario/
[21] Giornate Nazionali del Camminare: ecco gli appuntamenti per il 10 e 11 ottobre https://us.headtopics.com/news/giornate-nazionali-del-camminare-ecco-gli-appuntamenti-per-88545644
[22] L’Emissario del Lago di Nemi. – Luigi Plos: Natura & Avventura. E’ un … https://www.luigiplos.it/lemissario-del-lago-di-nemi/
[23] 2-3/2003 Prima serie maggio/dicembre 2003 – Opera Ipogea https://www.operaipogea.it/pubblicazione/2-3-2003-prima-serie/
[24] Índice general de Shupihui: Revista Latinoamericana de Actualidad y Análisis (1976-1990) https://revistas.pucp.edu.pe/index.php/revistaira/article/download/24352/23146
[25] Emissario del lago di Nemi – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Emissario_del_lago_di_Nemi
[26] Emissario del lago di Nemi – Sotterranei di Roma https://www.sotterraneidiroma.it/sites/emissario-del-lago-di-nemi
[27] [PDF] Il misterioso emissario di Nemi | Terra Incognita http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/misterioso_emissario_nemi.pdf
[28] Chiusura stagionale dell’emissario del lago di Nemi https://www.parcocastelliromani.it/s/content/92003020580/1695984785.198
[29] OPERA IPOGEA https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/2003/12/Opera-Ipogea-2-3-2003-1-EmissarioNemi-pr_compressed-1.pdf
[30] Emissario del lago di Nemi: storia, funzione e percorso – Nemora https://www.nemora.it/emissario-del-lago-di-nemi/
[31] Percorso Emissario Lago di Nemi – Wikiloc https://it.wikiloc.com/percorsi-speleologia/emissario-lago-di-nemi-52569126
[32] L’Emissario del lago di Nemi – Parchi Lazio https://www.parchilazio.it/schede-34207-l_emissario_del_lago_di_nemi
[33] Sección bibliográfica https://journals.uio.no/MyN/article/download/11761/9708
[34] Trekking all’emissario di Nemi | 12 giugno 2026 – RomaToday https://www.romatoday.it/eventi/trekking-all-emissario-di-nemi-12-giugno-2026.html
[35] Capas de disco do rock brasileiro (1968-1978) https://revistaecopos.eco.ufrj.br/eco_pos/article/download/27910/15376
[36] Capas da militia: representações da força pública de São Paulo https://periodicos.ufba.br/index.php/rvh/article/download/51928/31061
[37] Avventura Speleologica: l’Emissario di Nemi – Trekking & Divertimento https://www.trekkingedivertimento.it/emissario-nemi-apr26
[38] L’Emissario del Lago di Nemi. | Egeria Centro Ricerche Sotterranee https://speleology.wordpress.com/2013/01/13/emissario-di-nemi/
[39] Il Giro del Lago di Nemi, il Tempio di Diana e l’Emissario https://www.camminesploratori.com/home/lagodinemi0122/
[40] Page 24 – ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA N. 1 https://archeologiasotterranea.com/AS1/files/basic-html/page24.html
[41] Traversata dell’Emissario del Lago di Nemi – Trekking Italia https://www.trekkingitalia.org/trek/233093

L'articolo Emissario del Lago di Nemi: l’11 ottobre una traversata tra storia dell’acqua e ricerca speleologica proviene da Scintilena.

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  • Grotte del Brasile, torna l’allarme sulla tutela: gli speleologi chiedono garanzie contro la distruzione
    Condividi La tutela delle grotte del Brasile torna al centro di un appello della comunità speleologica. Il dibattito politico riapre l’attenzione su decreti, attività minerarie e conservazione di un patrimonio che custodisce biodiversità, acqua e testimonianze del passato. https://youtu.be/2mpUXYL8Pg4?is=KfCHvCVvXrySRGeh Tutela delle grotte del Brasile: un nuovo appello alla mobilitazione Un nuovo appello richiama l’attenzione sulla tutela delle grotte del Brasile e sulle conseguenze di
     

Grotte del Brasile, torna l’allarme sulla tutela: gli speleologi chiedono garanzie contro la distruzione

Október 9th 2026 at 06:00

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La tutela delle grotte del Brasile torna al centro di un appello della comunità speleologica. Il dibattito politico riapre l’attenzione su decreti, attività minerarie e conservazione di un patrimonio che custodisce biodiversità, acqua e testimonianze del passato.

https://youtu.be/2mpUXYL8Pg4?is=KfCHvCVvXrySRGeh

Tutela delle grotte del Brasile: un nuovo appello alla mobilitazione

Un nuovo appello richiama l’attenzione sulla tutela delle grotte del Brasile e sulle conseguenze di un possibile indebolimento delle norme ambientali. Il messaggio invita a diffondere informazioni e a discutere della conservazione del sottosuolo anche fuori dalla comunità speleologica.

Al centro della preoccupazione ci sono le pressioni delle attività minerarie e dei grandi progetti infrastrutturali. L’appello collega questi rischi al confronto politico brasiliano e alla prospettiva di una presidenza di Flávio Bolsonaro. Il senatore del Partido Liberal è candidato alla presidenza nelle elezioni del 2026.

Il richiamo non riguarda soltanto gli accessi alle cavità. La normativa brasiliana considera parte dell’ambiente sotterraneo anche le acque, i minerali, la fauna, la flora e il corpo roccioso circostante. La conservazione richiede quindi attenzione all’intero sistema, non soltanto alle sale e alle gallerie visibili.

Decreti sulle grotte del Brasile: dalla mobilitazione al ricorso giudiziario

Il testo dell’appello ricorda una mobilitazione avviata nel maggio 2020, durante il governo di Jair Bolsonaro. Speleologi e ricercatori produssero filmati e materiali divulgativi. Il messaggio richiama anche la consegna di libri ai giudici del Supremo Tribunal Federal, la più alta corte del Paese.

La tutela delle grotte del Brasile è stata poi al centro di una controversia sul decreto n. 10.935 del 12 gennaio 2022. Il provvedimento apriva alla realizzazione di determinati interventi anche nelle cavità classificate di massima rilevanza. Modificava così una protezione che vietava gli impatti negativi irreversibili su questi ambienti.

Nel gennaio 2022 il giudice Ricardo Lewandowski sospese alcune disposizioni del decreto. Il ricorso, identificato come ADPF 935, era stato presentato da Rede Sustentabilidade. Nell’aprile 2024 il Supremo Tribunal Federal confermò la misura cautelare. Tornò così efficace la disposizione precedente che protegge le cavità di massima rilevanza e le loro aree d’influenza dagli impatti irreversibili.

La vicenda mostra quanto le decisioni normative incidano sulla conservazione del patrimonio sotterraneo. Classificare una grotta e stabilire quali interventi siano consentiti determina il suo livello concreto di protezione.

Cavità di massima rilevanza: classificazione e attività minerarie

Le norme brasiliane distinguono quattro livelli di rilevanza: massimo, alto, medio e basso. La valutazione comprende caratteristiche ecologiche, biologiche, geologiche, idrologiche, paleontologiche e storico-culturali. Non dipende quindi soltanto dalle dimensioni della cavità.

Nel marzo 2025 l’ICMBio e il Centro Nacional de Pesquisa e Conservação de Cavernas, Cecav, hanno organizzato a Brasília un seminario tecnico-scientifico. Il confronto riguardava i metodi per identificare le cavità dalle “dimensioni notevoli”, uno degli attributi utilizzati nella classificazione.

Hanno partecipato istituzioni, università, Sociedade Brasileira de Espeleologia, consulenti e imprese del settore minerario. L’incontro rientrava nel percorso di revisione del decreto del 2022. La tutela delle grotte del Brasile resta dunque legata anche alla definizione di criteri tecnici condivisi, capaci di tradurre le conoscenze scientifiche in regole applicabili.

Biodiversità e acqua: perché proteggere le grotte del Brasile

Le cavità naturali conservano ambienti biologici vulnerabili. L’ICMBio ha evidenziato che l’indebolimento delle protezioni aumenterebbe i rischi anche per grotte con specie criticamente minacciate di estinzione.[3]

La protezione interessa inoltre le risorse idriche. I sistemi sotterranei contribuiscono alla ricarica degli acquiferi, collegati all’approvvigionamento di acqua potabile. Alterare questi ambienti può quindi compromettere funzioni che riguardano anche le comunità in superficie.[3]

L’appello ricorda inoltre il valore delle grotte come archivi naturali. Sedimenti, fossili e concrezioni offrono materiali per studiare il clima, la megafauna estinta e la presenza umana. La stessa normativa riconosce gli attributi paleontologici, geologici e storico-culturali tra i criteri di rilevanza delle cavità.[2]

Microorganismi delle grotte e ricerca sugli antimicrobici

Un ulteriore campo di ricerca riguarda i microorganismi sotterranei. Studi condotti in diverse grotte del mondo hanno individuato batteri capaci di produrre composti antimicrobici. Altri aiutano a comprendere l’origine e i meccanismi della resistenza agli antibiotici.[6]

Questi risultati non equivalgono alla disponibilità immediata di nuovi farmaci. Indicano piuttosto un ambito di ricerca che dipende dalla conservazione degli habitat e dalla possibilità di studiarli nel tempo.[6]

La tutela delle grotte del Brasile riguarda quindi anche conoscenze ancora da acquisire. Il nuovo appello chiede di mantenere l’attenzione pubblica sulle scelte ambientali. La distruzione di una cavità elimina il luogo in cui acqua, organismi e testimonianze geologiche possono essere osservati insieme. Proteggerla significa conservare anche le condizioni necessarie per continuare a studiarla.

Fonti consultate e materiale dell’appello

Fonti
[1] g1.globo.com › politica › eleicoesQuem é Flávio Bolsonaro: o candidato do PL à Presidência | G1 https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/noticia/2026/10/04/flavio-bolsonaro-de-filho-do-ex-presidente-a-candidato-do-pl-a-presidencia-da-republica.ghtml
[2] D10935 – Planalto https://www.planalto.gov.br/ccivil_03/_ato2019-2022/2022/decreto/d10935.htm
[3] Cavernas em pauta: seminário discute critério para revisão do … https://www.gov.br/icmbio/pt-br/assuntos/centros-de-pesquisa/cavernas/patrimonio-espeleologico-em-pauta-1/cavernas-em-pauta-seminario-discute-criterio-para-revisao-do-decreto-no-10-935-2022
[4] STF confirma liminar que impede a realização de empreendimentos … https://noticias.stf.jus.br/postsnoticias/stf-confirma-liminar-que-impede-a-realizacao-de-empreendimentos-em-grutas-e-cavernas/
[5] Plenário do STF suspende parcialmente decreto que permitia … https://www.demarest.com.br/plenario-do-stf-suspende-parcialmente-decreto-que-permitia-intervencao-em-cavidades-naturais-subterraneas/
[6] Resistência a antibióticos: superbactérias de cavernas … https://g1.globo.com/ciencia/noticia/2026/04/23/as-poderosas-bacterias-encontradas-em-cavernas-profundas-que-desafiam-a-medicina-resistentes-a-praticamente-todos-os-antibioticos.ghtml
[8] Pesquisa para presidente: Lula e Flávio voltam a empatar no … – BBC https://www.bbc.com/portuguese/articles/cmwyze3r990vo
[9] Datafolha: Lula tem 45% e Flávio Bolsonaro, 42% em válidos – UOL https://www1.folha.uol.com.br/poder/2026/10/datafolha-lula-tem-45-e-flavio-bolsonaro-42-em-votos-validos-na-vespera-do-1o-turno.shtml
[10] Datafolha: Lula tem 45% e Flávio 40% em votos válidos – UOL https://www1.folha.uol.com.br/poder/2026/10/datafolha-lula-tem-45-e-flavio-bolsonaro-40-em-votos-validos-no-1o-turno.shtml
[11] Quaest, 2º turno: Flávio Bolsonaro, 44%; Lula 42% | G1 – Globo https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral/noticia/2026/10/03/quaest-2o-turno-flavio-bolsonaro-44percent-lula-42percent.ghtml
[12] g1.globo.com › politica › eleicoesDatafolha, 2º turno: Lula, 47%; Flávio Bolsonaro, 46% | G1 https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral/noticia/2026/10/03/datafolha-presidente-segundo-turno-3-outubro.ghtml
[13] Pesquisa Datafolha: Lula tem 42% e Flávio Bolsonaro 38% | G1 https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral/noticia/2026/10/01/datafolha-presidente-1-outubro.ghtml
[14] Datafolha, 2º turno: Lula, 48%; Flávio Bolsonaro, 45% | G1 https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral/noticia/2026/10/01/datafolha-presidente-segundo-turno-1-outubro.ghtml
[15] cbn.globo.com › politica › noticiaDatafolha, 2º turno: Lula, 48%; Flávio Bolsonaro, 45% https://cbn.globo.com/politica/noticia/2026/10/01/datafolha-2o-turno-lula-48percent-flavio-bolsonaro-45percent.ghtml
[16] cbn.globo.com › coberturas › eleicoes-2026Quaest: Flávio Bolsonaro tem 44%; Lula, 42%, em cenário de 2º … https://cbn.globo.com/coberturas/eleicoes-2026/noticia/2026/10/03/quaest-flavio-bolsonaro-tem-44percent-lula-42percent.ghtml
[17] Lula tem 46,7% e Flávio Bolsonaro, 43,8%, na véspera da eleição … https://www.jota.info/eleicoes/eleicoes-2026/lula-tem-467-e-flavio-bolsonaro-438-na-vespera-da-eleicao-aponta-pesquisa-atlasintel
[18] Flávio Bolsonaro na pesquisa para presidente para 1º turno hoje https://noticias.uol.com.br/eleicoes/2026/10/03/flavio-bolsonaro-na-pesquisa-para-presidente-para-1-turno-hoje-veja-numeros-atualizados.ghtm
[19] CastelSotterra Project in Brasile – Scintilena https://www.scintilena.com/castelsotterra-project-in-brasile/07/21/
[20] CNT/MDA divulga pesquisa eleitoral para presidente da República https://www.gazetadopovo.com.br/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral-2026/cnt-mda-presidente-outubro-2026-vespera-primeiro-turno/
[21] STF suspende norma que permite empreendimentos em cavernas https://www.migalhas.com.br/quentes/406291/stf-suspende-norma-que-permite-empreendimentos-em-cavernas
[22] STF forma maioria para manter a proibição de construção em … https://www.jota.info/stf/do-supremo/stf-forma-maioria-para-manter-a-proibicao-de-construcao-em-cavernas
[23] Entenda as normas para proteção, classificação e uso de cavidades naturais subterrâneas no Brasil | Rádio Itatiaia https://www.itatiaia.com.br/economia/negocios/eloos/mineracao/entenda-as-normas-para-protecao-classificacao-e-uso-de-cavidades-naturais-subterraneas-no-brasil/
[24] Nuove norme per la sicurezza in grotta: dispositivi intelligenti e … https://www.scintilena.com/nuove-normative-per-la-sicurezza-in-grotta-dispositivi-intelligenti-e-controlli-digitali-obbligatori-dal-2027/04/01/
[25] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[26] 30cbe_215-220 – cavernas https://www.cavernas.org.br/wp-content/uploads/2021/07/30cbe_215-220.pdf
[27] Perfil de resistência antimicrobiana de bactérias isoladas em … https://editorapoisson.com.br/I-0284/capitulo/1/
[28] Bactérias em cavernas profundas apresentam resistência a … https://www.brasilemfolhas.com.br/2026/04/bacterias-cavernas-resistencia-antibioticos/
[29] Atos formalizados contra o Decreto nº 10.935/2022 – Sociedade … https://www.cavernas.org.br/noticia_geral/atos-formalizados-contra-deceto-10-935-2022/
[30] Proteção de cavidades naturais subterrâneas: validade de decreto https://www.cognijus.com/blog/protecao-de-cavidades-naturais-subterraneas-validade-de-decreto-supremo-tribunal-federal-stf
[31] As poderosas bactérias encontradas em cavernas profundas que … https://www.hora1mt.com.br/2026/04/as-poderosas-bacterias-encontradas-em-cavernas-profundas-que-desafiam-a-medicina-resistentes-a-praticamente-todos-os-antibioticos/

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  • Cunicoli di Claudio, il 10 ottobre apertura al pubblico: viaggio nella bonifica del Fucino
    Condividi Sabato 10 ottobre 2026 il Parco archeologico dei Cunicoli di Claudio, ad Avezzano, accoglierà i visitatori dalle 9 alle 13. L’iniziativa «Storie di acqua e di uomini» prevede visite guidate gratuite su prenotazione, nell’ambito del progetto RADICI della Soprintendenza ABAP L’Aquila-Teramo. Il percorso introduce alla storia della bonifica del Fucino, dall’emissario romano al prosciugamento ottocentesco. Cunicoli di Claudio: apertura gratuita ad Avezzano il 10 ottobre Il Parco arch
     

Cunicoli di Claudio, il 10 ottobre apertura al pubblico: viaggio nella bonifica del Fucino

Október 8th 2026 at 14:00

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Sabato 10 ottobre 2026 il Parco archeologico dei Cunicoli di Claudio, ad Avezzano, accoglierà i visitatori dalle 9 alle 13. L’iniziativa «Storie di acqua e di uomini» prevede visite guidate gratuite su prenotazione, nell’ambito del progetto RADICI della Soprintendenza ABAP L’Aquila-Teramo. Il percorso introduce alla storia della bonifica del Fucino, dall’emissario romano al prosciugamento ottocentesco.

Cunicoli di Claudio: apertura gratuita ad Avezzano il 10 ottobre

Il Parco archeologico dei Cunicoli di Claudio torna ad aprire al pubblico sabato 10 ottobre 2026. L’appuntamento si svolgerà ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, nella fascia oraria dalle 9:00 alle 13:00. L’ingresso è gratuito e le visite saranno organizzate per gruppi.[1]

L’iniziativa, intitolata «Storie di acqua e di uomini», rientra in RADICI, il Piano di Valorizzazione 2026. Il programma è promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo. La nuova apertura permetterà di conoscere direttamente una delle opere idrauliche romane che hanno segnato la storia della Marsica.[1]

La visita ai Cunicoli di Claudio mette in relazione il patrimonio sotterraneo con il paesaggio della Piana del Fucino. Gallerie, pozzi e accessi raccontano il tentativo di governare le acque di un lago soggetto a forti oscillazioni. La loro storia prosegue nell’Ottocento, quando il sistema fu ripreso e ampliato per completare il prosciugamento del bacino.[2][3]

Visite ai Cunicoli di Claudio: prenotazioni, accesso e sicurezza

Il sito si trova in via Alfredo Nobel ad Avezzano. Per partecipare è obbligatorio prenotare telefonando al numero 0863 455734. Il servizio di prenotazione è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 13:00.[1]

I partecipanti dovranno indossare scarpe antiscivolo. Il casco di protezione è obbligatorio e sarà fornito sul posto dalla Soprintendenza prima dell’ingresso nel percorso sotterraneo. Le visite guidate consentiranno di osservare l’area archeologica e di approfondire il funzionamento dell’opera romana.[1]

L’apertura del 10 ottobre riguarda il parco archeologico e il suo percorso di visita. Il complesso storico comprende anche il lungo emissario sotterraneo e le strutture di servizio distribuite lungo il tracciato. Questi elementi appartengono a un sistema idraulico più ampio, costruito per convogliare le acque verso il fiume Liri.[1][3]

Lago Fucino: perché fu necessaria la bonifica

Prima del prosciugamento, il Fucino occupava il cuore della conca marsicana. La sua superficie media era di circa 155 chilometri quadrati. Per estensione era il terzo lago italiano, dopo il Garda e il Lago Maggiore. La profondità massima raggiungeva circa 22 metri.[4]

Il lago non disponeva di un emissario superficiale stabile. Le acque si smaltivano attraverso l’evaporazione e gli inghiottitoi presenti nel fondo. Questo equilibrio era instabile. Le piogge e gli apporti dei torrenti potevano provocare aumenti del livello, con inondazioni di colture e abitati.[4]

Per le popolazioni rivierasche, il Fucino rappresentava anche una risorsa economica legata alla pesca. Il rapporto con il lago combinava quindi opportunità e rischi. La regimazione delle acque rispondeva alla necessità di proteggere le campagne e rendere più sicuro l’insediamento lungo le sponde.[2][4]

Cunicoli di Claudio e bonifica del Fucino in età romana

L’idea di dare uno sbocco alle acque del Fucino era stata considerata già da Giulio Cesare. Il progetto fu realizzato sotto l’imperatore Claudio. I lavori si svolsero tra il 41 e il 52 d.C. e impegnarono, secondo le testimonianze antiche, circa 30.000 lavoratori.[3]

L’emissario romano attraversava il Monte Salviano e raggiungeva il Liri sul versante di Capistrello. Il canale principale era lungo circa 5.650 metri. Allo scavo erano collegati cunicoli inclinati e numerosi pozzi: nel sistema romano ne sono stati individuati 32.[3][4]

Queste strutture non servivano soltanto al passaggio dell’acqua. I cunicoli consentivano l’accesso dei lavoratori, la movimentazione dei materiali e l’aerazione degli ambienti sotterranei. Pozzi e gallerie di servizio rendevano possibile l’avanzamento di un cantiere sviluppato sotto la montagna.[3]

L’inaugurazione dell’emissario avvenne nel 52 d.C. L’opera permise di abbassare il livello del lago, senza ottenere inizialmente il completo prosciugamento. Seguirono interventi di approfondimento e manutenzione, anche sotto Traiano e Adriano.[4]

Emissario del Fucino: manutenzione e tentativi di recupero

Il funzionamento dell’emissario dipendeva dalla continuità della manutenzione. Con il progressivo deterioramento e l’ostruzione del canale, il sistema perse la capacità di regolare il lago. Dopo la fase romana, le acque tornarono a occupare la conca e ripresero le oscillazioni che minacciavano i terreni circostanti.[3][4]

Nei secoli successivi furono promossi diversi tentativi di recupero. Interventi e progetti sono ricordati sotto Federico II e Alfonso d’Aragona. Alla fine del Settecento e nella prima metà dell’Ottocento ripresero gli studi e le operazioni di ripulitura, senza arrivare a una soluzione definitiva.[3][4]

Nel 1826 Francesco I affidò nuovi lavori alla Direzione Ponti e Strade, guidata dall’ingegnere Carlo Afan de Rivera. Il recupero dell’antico condotto contribuì alla conoscenza dell’infrastruttura. Il passaggio decisivo arrivò poi con il finanziamento privato della bonifica ottocentesca.[3]

Bonifica del Fucino: Alessandro Torlonia e il prosciugamento ottocentesco

Nel 1853 fu costituita una società per avviare il prosciugamento del Fucino. Alessandro Torlonia ne divenne progressivamente il principale protagonista, rilevando le quote degli altri soci. I lavori cominciarono nel 1854. Il progetto coinvolse l’ingegnere svizzero Frantz Mayor de Montricher e, nelle successive fasi, gli ingegneri Bermont e Brisse.[3][4]

Il nuovo emissario riprese e inglobò gran parte della galleria romana. La lunghezza raggiunse circa 6.301 metri, con una sezione ampliata a circa 19,6 metri quadrati. L’obiettivo non era più soltanto contenere le oscillazioni del lago, ma prosciugare il bacino e trasformarlo in terreno agricolo.[3][4]

Lo svuotamento fu completato nel 1875. Il 1° ottobre 1878 il lago venne dichiarato ufficialmente prosciugato. La bonifica del Fucino richiese anche una rete di canali, collettori e opere di regolazione sulla superficie liberata dalle acque.[3][4]

La Grande Cinta raccoglieva gli apporti degli antichi immissari. I canali laterali convogliavano le acque verso il sistema di scolo principale. Il bacinetto, nella parte più depressa della conca, funzionava come area di accumulo in caso di interruzione dell’emissario. Il nuovo paesaggio agricolo dipendeva così da una gestione idraulica organizzata.[4]

Piana del Fucino: dalla bonifica alla storia sociale della Marsica

Il prosciugamento modificò l’economia e l’organizzazione del territorio. Al posto del lago si sviluppò una pianura coltivata, attraversata da strade e canali. La concentrazione di gran parte dei terreni nelle proprietà Torlonia segnò anche i rapporti tra proprietari, affittuari e lavoratori agricoli.[2][4]

Nel Novecento la Piana del Fucino divenne uno dei luoghi delle mobilitazioni contadine per la terra. La riforma agraria del 1950 avviò l’esproprio e la redistribuzione dei terreni ai coltivatori. La storia della bonifica comprende quindi non soltanto le opere ingegneristiche, ma anche i cambiamenti sociali prodotti dalla trasformazione del lago.[2]

L’apertura dei Cunicoli di Claudio permette di rileggere questa vicenda a partire dalle sue strutture sotterranee. Il percorso collega il cantiere romano, il recupero ottocentesco e la formazione della Piana del Fucino. «Storie di acqua e di uomini» porta così l’attenzione sul rapporto tra gestione delle acque, lavoro e trasformazione del paesaggio marsicano.[1][2]

Fonti consultate


Fonti
[1] Apertura straordinaria del Parco dei Cunicoli di Claudio: il 10 Ottobre visite gratuite su prenotazione https://www.terremarsicane.it/apertura-straordinaria-del-parco-dei-cunicoli-di-claudio-il-10-ottobre-visite-gratuite-su-prenotazione/
[2] Il lago scomparso: come i Cunicoli di Claudio hanno scavato … https://www.scintilena.com/il-lago-scomparso-come-i-cunicoli-di-claudio-hanno-scavato-la-storia-del-fucino/08/17/
[3] Storia dell’Emissario https://www.amicidellemissario.it/web/index.php/it/luoghi/emissario/9-emissario
[4] Fucino – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/fucino_(Enciclopedia-Italiana)/
[6] Tunnels of Claudius – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Tunnels_of_Claudius
[7] Cunicoli di Claudio – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Cunicoli_di_Claudio
[8] Da Lettomanoppello al Fucino, alla scoperta dei Cunicoli di Claudio https://www.scintilena.com/da-lettomanoppello-al-fucino-alla-scoperta-dei-cunicoli-di-claudio/11/19/
[9] Cunicoli di Claudio nel Fucino: Firmato protocollo di intesa per la … https://www.scintilena.com/cunicoli-di-claudio-nel-fucino-firmato-protocollo-di-intesa-per-la-valorizzazione-turistica/10/24/
[10] FUCINO. I CUNICOLI DELL’IMPERATORE CLAUDIO E IL PRINCIPE … https://www.reteabruzzo.com/2026/03/22/fucino-i-cunicoli-dellimperatore-claudio-e-il-principe-torlonia-per-prosciugare-il-lago/
[11] Abruzzo Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/abruzzo/
[12] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/1571/
[13] Dei Cunicoli di Claudio. E del prosciugamento del Fucino. http://www.qualcheriga.it/cunicoli-di-claudio/
[14] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/487/?c=6
[15] Notizie regionali Abruzzo – Scintilena https://www.scintilena.com/notizie-regionali-abruzzo/11/21/
[16] La lunga e singolare storia della bonifica del Fucino https://www.piccolagrandeitalia.tv/la-lunga-e-singolare-storia-della-bonifica-del-fucino/
[17] La bonifica del Lago Fucino – Storia Glocale https://storiaglocale.com/la-bonifica-del-lago-fucino/
[18] Parco Archeologico Cunicoli di Claudio – Alba sul Fucino https://www.albafucens.com/cunicoli/

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  • Trentatré ore nel cuore del Matese: il soccorso speleologico alla prova oltre tre laghi sotterranei
    Condividi Nella Grotta Cul di Bove, a Campochiaro, 38 tecnici del CNSAS di Campania-Molise, Lazio, Abruzzo e Puglia hanno simulato il recupero di un infortunato tra pozzi, strettoie e meandri allagati: un’esercitazione interregionale per affinare tecniche, coordinamento e comunicazioni in emergenza. Fonte: Comunicato ufficiale CNSAS Si è conclusa nella notte tra il 3 e il 4 ottobre l’esercitazione interregionale di soccorso speleologico che ha visto impegnati 38 tecnici provenienti dalle D
     

Trentatré ore nel cuore del Matese: il soccorso speleologico alla prova oltre tre laghi sotterranei

Október 8th 2026 at 13:00

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Nella Grotta Cul di Bove, a Campochiaro, 38 tecnici del CNSAS di Campania-Molise, Lazio, Abruzzo e Puglia hanno simulato il recupero di un infortunato tra pozzi, strettoie e meandri allagati: un’esercitazione interregionale per affinare tecniche, coordinamento e comunicazioni in emergenza.

Fonte: Comunicato ufficiale CNSAS

Si è conclusa nella notte tra il 3 e il 4 ottobre l’esercitazione interregionale di soccorso speleologico che ha visto impegnati 38 tecnici provenienti dalle Delegazioni di Campania-Molise, Lazio, Abruzzo e Puglia del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico nella Grotta Cul di Bove, a Campochiaro (CB).

Lo scenario ha simulato il recupero di un infortunato in un tratto profondo della cavità, oltre tre laghi sotterranei.

Ventisette tecnici, organizzati in tre squadre di recupero che si sono date il cambio, hanno trasportato la barella per circa 24 ore lungo un percorso caratterizzato da pozzi verticali, meandri allagati, strettoie e tratti da superare in acqua.

Due sanitari si sono alternati per seguire il ferito simulato durante le fasi del recupero.

Le operazioni sono state coordinate dai direttori delle operazioni di soccorso speleologico provenienti dalle diverse regioni partecipanti. Grazie al Gruppo Speleologico del Matese che ha messo a disposizione il rifugio situato a Sella del Perrone, tutti i partecipanti hanno potuto usufruire di una base logistica per riposare quando non erano impegnati nelle attività, andate avanti ininterrottamente per 33 ore.

Le squadre in grotta erano collegate direttamente con la direzione operazioni attraverso una linea telefonica stesa lungo la cavità, una rete radio mesh e un radio link posizionato all’ingresso della grotta, così da avere una comunicazione continua e costante.

L’obiettivo dell’evento era di addestrare soccorritori di regioni diverse a lavorare insieme, sia per la parte tecnica che di direzione operazioni.

In un intervento reale in grotta, che può durare giorni, infatti, il soccorso richiede il concorso di più Delegazioni e queste esercitazioni congiunte servono a condividere procedure e tecniche per poter essere efficaci in caso di emergenza.

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  • Su Mannau, il campo del 1978 torna in un libro: Silvestro Papinuto presenta la storia a Selargius
    Condividi Il Gruppo Speleologico CSI Specus ospita Silvestro Papinuto e Paolo Salimbeni per raccontare il campo del 1978 a Su Mannau. Incontro gratuito e aperto anche ai non soci nella sede di via Meucci 10. Il campo del 1978 a Su Mannau è al centro del nuovo libro di Silvestro Papinuto, che sarà presentato a Selargius nella sede del Gruppo Speleologico CSI Specus. L’incontro si svolgerà in via Meucci 10 e sarà gratuito. La partecipazione è aperta anche alle persone esterne al gruppo. Acca
     

Su Mannau, il campo del 1978 torna in un libro: Silvestro Papinuto presenta la storia a Selargius

Október 8th 2026 at 12:00

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Il Gruppo Speleologico CSI Specus ospita Silvestro Papinuto e Paolo Salimbeni per raccontare il campo del 1978 a Su Mannau. Incontro gratuito e aperto anche ai non soci nella sede di via Meucci 10.

Il campo del 1978 a Su Mannau è al centro del nuovo libro di Silvestro Papinuto, che sarà presentato a Selargius nella sede del Gruppo Speleologico CSI Specus. L’incontro si svolgerà in via Meucci 10 e sarà gratuito. La partecipazione è aperta anche alle persone esterne al gruppo.

Accanto all’autore interverrà Paolo Salimbeni. Entrambi furono testimoni dell’esperienza raccontata nel volume. La presentazione porterà quindi davanti al pubblico una vicenda della speleologia sarda attraverso la voce di chi la visse direttamente.

Il campo del 1978 a Su Mannau: 540 ore nel sottosuolo

L’esperienza del 1978 appartiene alla storia delle esplorazioni di lunga durata in grotta. Il Gruppo Speleologico CSI Specus la presenta come uno dei primissimi campi esplorativi di questo genere. La ricostruzione storica pubblicata sul sito delle Grotte di Su Mannau attribuisce il campo allo Speleo Club di Cagliari e riporta una permanenza di 540 ore. Il lavoro contribuì alla conoscenza e alla mappatura della cavità.[1]

Si tratta di ventidue giorni e mezzo nel sottosuolo. Il dato permette di comprendere la dimensione temporale dell’esperienza: non una singola uscita esplorativa, ma una permanenza prolungata all’interno del sistema carsico. Il campo del 1978 a Su Mannau costituisce così il riferimento centrale del libro e dell’incontro promosso a Selargius.

Il racconto di Papinuto e Salimbeni mette in relazione quella durata con la memoria dei partecipanti. La presenza dei due testimoni consente di avvicinare una pagina della storia speleologica attraverso il ricordo diretto, mantenendo al centro l’esperienza vissuta nella grotta.

Silvestro Papinuto e Paolo Salimbeni: la memoria della speleologia sarda

La presentazione del libro di Silvestro Papinuto riporta l’attenzione su un’esperienza maturata quasi mezzo secolo fa. A Selargius, il campo del 1978 a Su Mannau diventa il punto di incontro fra una pubblicazione e una testimonianza condivisa.

Il ruolo di Paolo Salimbeni affianca quello dell’autore senza sovrapporvisi: Papinuto presenta il nuovo volume, mentre entrambi partecipano al racconto come testimoni dell’avventura. È questo rapporto fra scrittura e memoria personale a caratterizzare l’appuntamento annunciato dal Gruppo Speleologico CSI Specus.

L’apertura ai non soci allarga il pubblico dell’iniziativa. Il tema riguarda gli speleologi, ma anche chi desidera conoscere la storia delle esplorazioni sotterranee in Sardegna. L’ingresso gratuito e la sede associativa definiscono un incontro dedicato alla divulgazione e alla condivisione della memoria.

La grotta di Su Mannau tra Fluminimaggiore e fiumi sotterranei

La grotta di Su Mannau si trova nel territorio di Fluminimaggiore, nella Sardegna sud-occidentale. Il complesso presenta due rami principali, legati ai corsi d’acqua sotterranei Placido e Rapido. La presenza dell’acqua caratterizza gli ambienti interni, con laghetti e cascatelle.[2]

Il ramo del Rapido è il più esteso e comprende ambienti destinati alla frequentazione speleologica con attrezzature. Il percorso turistico interessa invece una porzione limitata del complesso, lungo un itinerario attrezzato di circa 500 metri. Questa distinzione separa la visita aperta al pubblico dalle attività negli ambienti esplorativi della cavità.[2]

Il contesto aiuta a collocare il campo del 1978 a Su Mannau nella storia di una grotta che conserva interessi diversi. Alle esplorazioni si affianca infatti una componente archeologica: la sala iniziale ospita un tempio ipogeo frequentato fin dall’epoca prenuragica. Le testimonianze rinvenute nell’area rimandano al culto dell’acqua.[2]

Presentazione del libro a Selargius: ingresso gratuito nella sede Specus

Il Gruppo Speleologico CSI Specus ospiterà la presentazione nella propria sede di via Meucci 10, a Selargius. Silvestro Papinuto e Paolo Salimbeni saranno i protagonisti dell’incontro dedicato al campo del 1978 a Su Mannau.

La partecipazione è gratuita e non è riservata agli iscritti. L’appuntamento porta al pubblico la memoria di un campo esplorativo di lunga durata, collegando il nuovo libro alla testimonianza di due persone che presero parte a quella vicenda.

Fonti

Fonti
[1] Storia e Scoperte delle Grotte – Grotte di Su Mannau https://www.sumannau.it/grotte/
[3] Grotte di Su Mannau – Idese – Ministero della cultura https://idese.cultura.gov.it/place/grotte-di-su-mannau/
[4] Grotte Su Mannau – Sardegna Sentieri https://www.sardegnasentieri.it/node/776
[5] Grotte di Su Mannau https://www.sumannau.it/
[6] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[7] https://biblioteche.medialibrary.it/search?idpub=9865 https://biblioteche.medialibrary.it/search?idpub=9865
[8] Grotta di Su Mannau – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_di_Su_Mannau
[9] Orari e Prezzi – Grotte di Su Mannau https://www.sumannau.it/orari-e-prezzi/
[10] Riviste Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/riviste/
[11] scintilena.com Bias & Factuality Rating | Ground News https://ground.news/interest/scintilenacom
[12] Grotte e speleologia: un viaggio nel mondo sotterraneo – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-e-speleologia-un-viaggio-nel-mondo-sotterraneo/12/11/
[13] Come Trovarci – Scintilena https://www.scintilena.com/come-trovarci/03/01/
[14] Grotta di Su Mannau – AGTI https://grotteturistiche.it/grotta-di-su-mannau/
[15] Scintilena Luglio 2025: le scoperte e le esplorazioni speleologiche … https://www.scintilena.com/scintilena-luglio-2025-le-scoperte-e-le-esplorazioni-speleologiche-piu-seguite/07/19/
[16] settantasette – Comune di Bologna https://www.comune.bologna.it/iperbole/asnsmp/settantasette.html
[17] [PDF] Errata corrige al Bollettino del Servizio per il Diritto d’Autore e Diritti … https://biblioteche.cultura.gov.it/export/sites/dgbid/it/documenti/Servizio_III/Bollettini/ECBollettino1978.pdf
[18] Grotte di Su Mannau a Fluminimaggiore: cosa vedere – Italia.it – Italy https://www.italia.it/it/sardegna/grotte-di-su-mannau
[19] Menù completo e carta 2026 – Specus a Valmontone | TheFork https://www.thefork.it/ristorante/specus-r823880/menu
[20] SPECUS, Valmontone – Menu, Prezzo, Ristorante Recensioni … https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g1925778-d7213427-Reviews-Specus-Valmontone_Province_of_Rome_Lazio.html
[21] Visita – Grotte di Su Mannau https://www.sumannau.it/visita/
[22] catalogo Libri Li | Unilibro | 1978 https://www.unilibro.it/libri/f/argomento/li/rad/1978
[23] Prenota visita – Grotte di Su Mannau https://www.sumannau.it/prenota-visita/
[24] https://pavese.medialibrary.it/list/details/896383 https://pavese.medialibrary.it/list/details/896383
[25] Ristorante Specus – Roma – Menu Digitale – leggimenu https://www.leggimenu.it/menu/specus/
[26] Contatti – Grotte di Su Mannau https://www.sumannau.it/contatti/
[27] Le grotte di Su Mannau e l’orco che piange – foglieviaggi https://www.foglieviaggi.cloud/blog-detail/post/223706/le-grotte-di-su-mannau-e-lorco-che-piange

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  • Grotte turistiche, Lorenzo Burzacca confermato nel direttivo ISCA 2026-2030
    Condividi Il 10° congresso in Dordogna rinnova la guida dell’associazione internazionale delle grotte turistiche. Friedrich Oedl resta alla presidenza; nel nuovo mandato trovano spazio conservazione, gestione sostenibile e divulgazione del patrimonio sotterraneo. Grotte turistiche: la conferma di Lorenzo Burzacca nel direttivo ISCA Lorenzo Burzacca è stato confermato nel consiglio direttivo dell’International Show Caves Association per il mandato 2026-2030. L’elezione si è svolta durante i
     

Grotte turistiche, Lorenzo Burzacca confermato nel direttivo ISCA 2026-2030

Október 8th 2026 at 11:00

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Il 10° congresso in Dordogna rinnova la guida dell’associazione internazionale delle grotte turistiche. Friedrich Oedl resta alla presidenza; nel nuovo mandato trovano spazio conservazione, gestione sostenibile e divulgazione del patrimonio sotterraneo.

Grotte turistiche: la conferma di Lorenzo Burzacca nel direttivo ISCA

Lorenzo Burzacca è stato confermato nel consiglio direttivo dell’International Show Caves Association per il mandato 2026-2030. L’elezione si è svolta durante il 10° congresso ISCA, ospitato nella Dordogna francese dal 22 settembre al 1° ottobre 2026. Burzacca figura tra i nove direttori della nuova squadra, insieme a rappresentanti di Europa, Americhe e Oceania. [web:5]

La conferma mantiene la presenza italiana nella guida dell’associazione internazionale delle grotte turistiche. Il nuovo direttivo proseguirà il lavoro sulla cooperazione tra i siti aperti al pubblico. Tra le priorità figurano lo scambio di conoscenze, la conservazione e lo sviluppo responsabile del patrimonio sotterraneo. [web:5]

Il congresso ISCA in Dordogna e il confronto sul turismo sotterraneo

Il 10° congresso ISCA si è svolto a Périgueux e nella regione della Dordogna. L’organizzazione ha coinvolto la Fédération Française du Tourisme et du Patrimoine Souterrains, la federazione francese dedicata al turismo e al patrimonio sotterraneo. La Francia ha ospitato per la prima volta questo appuntamento internazionale. [web:4][web:9]

Il programma congressuale ha affiancato presentazioni, laboratori di confronto e assemblea generale. Le attività previste comprendevano anche una rassegna video internazionale e visite a diversi siti del territorio. Tra questi figuravano Lascaux IV, le grotte di Maxange e il Gouffre de Proumeyssac. [web:9]

Il calendario complessivo comprendeva inoltre escursioni prima e dopo le giornate centrali del congresso. Domme, Tourtoirac, Villars e Cougnac erano tra le mete inserite nel programma. La dimensione territoriale dell’incontro ha così affiancato il confronto professionale sulla gestione delle grotte turistiche. [web:9]

Direttivo ISCA 2026-2030: presidente, vicepresidenti e direttori

La presidenza dell’ISCA per il quadriennio 2026-2030 è affidata all’austriaco Friedrich Oedl. Lo spagnolo Rafael Pagés Rodríguez ricopre il ruolo di primo vicepresidente. Il portoghese Nuno Querido Jorge è il secondo vicepresidente. Lo spagnolo Juan José Tíscar Moya assume gli incarichi di segretario e tesoriere. [web:5]

Accanto a queste quattro cariche, il consiglio comprende nove direttori: [web:5]

  • Heros A. Santos Lobo, Brasile;
  • Yvonne Wagner, Germania;
  • Guilhem de Grully, Francia;
  • Peter Gažik, Slovacchia;
  • Jakub Gabris, Repubblica Ceca;
  • Joe Klimczak, Stati Uniti;
  • Lorenzo Burzacca, Italia;
  • Peter Chandler, Nuova Zelanda;
  • Oliver Bowerman, Regno Unito.

La composizione riunisce esperienze provenienti da undici Paesi. Le tredici cariche del consiglio sono distinte dalle presidenze dei comitati e delle commissioni specializzate, annunciate insieme al nuovo direttivo. Questa articolazione affianca alla guida associativa specifiche competenze scientifiche, culturali e comunicative. [web:5]

Grotte turistiche e patrimonio sotterraneo: le commissioni specializzate

Lo spagnolo Juan José Durán Valsero presiede il Comitato scientifico e tecnico. La francese Joëlle Darricau guida la Commissione sulla preistoria. Allo statunitense Rod Graves è affidata la Commissione media, relazioni pubbliche e risorse informative. [web:5]

I tre incarichi riguardano ambiti diversi del patrimonio sotterraneo. La componente scientifica e tecnica affianca il lavoro sulla preistoria e quello sulla comunicazione. Nel mandato 2026-2030, questi settori accompagnano gli obiettivi dichiarati dall’associazione: conservazione, educazione e gestione sostenibile dei siti. [web:5]

ISCA e Italia: una rete internazionale per le grotte turistiche

L’International Show Caves Association riunisce persone, associazioni, società ed enti pubblici che possiedono, gestiscono o conducono grotte aperte alle visite. La sede dell’organizzazione si trova a Genga, in Italia, in largo Leone XII. I congressi e le assemblee generali seguono un ciclo quadriennale. [web:13]

Il rapporto con il territorio italiano comprende anche la storia degli incontri internazionali. Nel 2018 Genga e le Grotte di Frasassi hanno ospitato l’ottavo congresso ISCA. La conferma di Burzacca nel nuovo consiglio prosegue questa presenza italiana nelle strutture dell’associazione. [web:9][web:5]

Per il quadriennio appena avviato, il programma annunciato dall’ISCA mette al centro la cooperazione. Il confronto tra gestori dovrà sostenere lo scambio di esperienze e conoscenze. La fruizione turistica viene collegata alla tutela delle cavità e alla loro funzione educativa, insieme allo sviluppo responsabile del patrimonio sotterraneo. [web:5]

Fonti

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  • Progetto DIVE in Valsesia: il Piemonte prepara la perforazione verso il mantello terrestre
    Condividi Il progetto DIVE porta la ricerca nella Zona Ivrea-Verbano: nell’area di Vocca la transizione tra crosta e mantello è attesa a circa due chilometri. Dopo i carotaggi in Val d’Ossola, la seconda fase punta a studiare rocce profonde, fluidi e proprietà fisiche del sottosuolo. Progetto DIVE in Valsesia: la seconda fase punta sull’area di Vocca La Valsesia si prepara a ospitare una nuova perforazione scientifica dedicata alla struttura profonda della Terra. Il progetto DIVE, acronimo
     

Progetto DIVE in Valsesia: il Piemonte prepara la perforazione verso il mantello terrestre

Október 8th 2026 at 10:00

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Il progetto DIVE porta la ricerca nella Zona Ivrea-Verbano: nell’area di Vocca la transizione tra crosta e mantello è attesa a circa due chilometri. Dopo i carotaggi in Val d’Ossola, la seconda fase punta a studiare rocce profonde, fluidi e proprietà fisiche del sottosuolo.

Progetto DIVE in Valsesia: la seconda fase punta sull’area di Vocca

La Valsesia si prepara a ospitare una nuova perforazione scientifica dedicata alla struttura profonda della Terra. Il progetto DIVE, acronimo di Drilling the Ivrea-Verbano zonE, concentra la seconda fase nell’area di Vocca. Qui le indagini geofisiche indicano una transizione crosta-mantello attesa a circa due chilometri dalla superficie. Una profondità molto inferiore ai circa 35 chilometri medi dei continenti.[1][2]

Il programma è sostenuto dall’International Continental Scientific Drilling Program, noto come ICDP. Riunisce oltre cento ricercatori di diversi Paesi e combina perforazioni, analisi delle rocce e misure geofisiche. La presentazione pubblica della seconda fase è stata annunciata per il 2 ottobre 2026, a Palazzo d’Adda di Varallo. Il nuovo pozzo di ricerca previsto a Vocca porterà l’indagine dalla superficie alle strutture sepolte della Zona Ivrea-Verbano.[1][2]

Zona Ivrea-Verbano: perché il mantello terrestre è vicino alla superficie

La Zona Ivrea-Verbano conserva una sezione di crosta continentale profonda oggi accessibile agli studiosi. Si estende dal settore di Ivrea, attraverso il Piemonte nordorientale, fino all’area di Locarno, in Svizzera. Comprende rocce metamorfiche, grandi corpi magmatici e porzioni di rocce di origine mantellica.[2]

La sua configurazione attuale deriva da una lunga storia geologica. Alla costruzione della crosta antica seguirono il magmatismo permiano e i successivi processi tettonici. La formazione delle Alpi contribuì a portare verso la superficie materiali che si trovavano originariamente a decine di chilometri di profondità. Lungo questa sezione affiorano così livelli normalmente nascosti sotto la crosta superiore.[2]

La collisione coinvolse il margine europeo e la placca adriatica, legata al margine settentrionale africano. Il risultato offre ai ricercatori un archivio delle trasformazioni della crosta e delle sue relazioni con il mantello superiore. Tra le rocce visibili figurano le peridotiti di Balmuccia e Baldissero, testimonianze di materiali mantellici incorporati nella sezione crostale.[2]

Moho e mantello terrestre: che cosa cercherà la perforazione

Il confine geofisico tra crosta e mantello prende il nome di discontinuità di Mohorovi?i?, abbreviata in Moho. La sua identificazione si basa sul cambiamento della velocità delle onde sismiche. Questo segnale registra differenze nelle proprietà dei materiali attraversati.[2]

La Moho non coincide necessariamente con una superficie netta e uniforme. Può corrispondere a una zona di transizione, composta da rocce diverse e strutture complesse. Il progetto DIVE intende collegare il segnale geofisico alla composizione mineralogica e all’organizzazione reale del sottosuolo.[2]

Sotto la Zona Ivrea-Verbano si trova il Corpo Geofisico dell’Ivrea. È una struttura caratterizzata da densità elevata e alte velocità sismiche, individuata vicino alla superficie. Le perforazioni serviranno a caratterizzarne direttamente le rocce e a riconoscere il passaggio verso i materiali del mantello. La profondità di circa due chilometri rappresenta quindi il riferimento scientifico dell’obiettivo, da investigare attraverso il nuovo sondaggio.[2][3]

Progetto DIVE in Val d’Ossola: due pozzi e quasi 1.500 metri di carotaggi

La prima fase del progetto DIVE si è svolta tra ottobre 2022 e aprile 2024. Ha interessato due località della Val d’Ossola: Ornavasso e Megolo di Mezzo, nel comune di Pieve Vergonte.[2]

A Ornavasso il sondaggio ha raggiunto 578,5 metri. Ha attraversato soprattutto rocce metasedimentarie appartenenti alla crosta medio-inferiore. A Megolo il pozzo è sceso fino a 909,5 metri. Qui sono stati campionati gabbri, gabbronoriti, corpi pirossenitici e livelli di rocce metamorfiche.[4]

Il recupero delle carote è stato prossimo al 100% in entrambi i pozzi. Questi cilindri di roccia conservano la successione attraversata dalla perforazione. Consentono di osservare contatti, fratture e variazioni mineralogiche lungo il percorso del sondaggio. Alle descrizioni dei campioni sono state affiancate misure di densità, suscettività magnetica, resistività e velocità delle onde.[5]

I risultati mostrano una crosta inferiore variabile nella composizione e nelle proprietà fisiche. Il confronto tra carote e registrazioni geofisiche permette di interpretare con maggiore precisione anche le strutture non raggiunte dai pozzi.[5]

Perforazione in Valsesia: dalle radici vulcaniche ai campioni profondi

La seconda fase del progetto DIVE sposta l’indagine verso il settore di Balmuccia-Vocca. Il bersaglio comprende le radici del sistema magmatico permiano e la transizione verso il mantello. Il programma procede così dai due sondaggi ossolani a un terzo sito di ricerca in Valsesia.[1][3]

L’interesse non riguarda soltanto la profondità raggiunta. Il carotaggio permette di collegare ogni campione alla sua posizione nel sottosuolo. Le misure eseguite nel pozzo aggiungono informazioni sulle proprietà fisiche e sui fluidi presenti nelle fratture. Insieme, questi dati collegano l’osservazione delle rocce agli assetti ricostruiti dalle indagini geofisiche.[2][5]

L’approccio riprende un percorso discusso nel workshop ICDP di Baveno del maggio 2017. In quella sede furono definite le principali domande scientifiche e valutate le strategie di perforazione nelle sezioni della Valsesia e della Val d’Ossola.[6]

Fluidi profondi, georisorse e biosfera nel progetto DIVE

Il progetto DIVE studia anche la circolazione dei fluidi e gli scambi chimici tra fluidi e rocce. Durante la prima fase sono stati monitorati diversi gas, compresi idrogeno, elio e radon. Il confronto con le misure nel pozzo ha individuato correlazioni tra alcuni segnali gassosi e zone di ingresso dei fluidi.[7]

Le analisi contribuiscono alla conoscenza dei percorsi di migrazione nel basamento cristallino. Affiancano le ricerche sulla formazione delle rocce, sulla distribuzione degli elementi e sulle proprietà termiche del sottosuolo. Il programma comprende inoltre la geomicrobiologia, che indaga la presenza e l’attività dei microrganismi negli ambienti profondi.[2][7]

Lo studio delle georisorse sostenibili rientra negli sviluppi della seconda fase. Il Sesia Val Grande UNESCO Global Geopark collega queste ricerche alla conoscenza del patrimonio geologico e ai temi della transizione energetica. Si tratta di obiettivi scientifici, distinti dall’avvio di attività estrattive.[8]

Ricerca del sottosuolo: il collegamento con la speleologia

Per chi si occupa di speleologia, il progetto offre un confronto tra modalità diverse di esplorazione del sottosuolo. Le cavità naturali consentono osservazioni dirette lungo percorsi accessibili. La perforazione scientifica recupera invece campioni da rocce compatte e permette misure strumentali lungo un foro. Entrambe le prospettive contribuiscono alla conoscenza degli ambienti sotterranei, su scale e con strumenti differenti.[2]

In Valsesia l’obiettivo resta la caratterizzazione di una sezione geologica profonda riportata vicino alla superficie. Il richiamo al «viaggio al centro della Terra» descrive quindi una ricerca sulle fondamenta della crosta continentale. Il mantello superiore, e non il nucleo terrestre, è il riferimento dell’indagine.[2]

Fonti


Fonti
[1] Varallo, domani la presentazione della seconda fase del progetto … https://www.valsesianotizie.it/2026/10/01/leggi-notizia/argomenti/varallo-civiasco/articolo/varallo-domani-la-presentazione-della-seconda-fase-del-progetto-dive-in-valsesia.html
[2] Moho mission to the foundations of continents: the ICDP DIVE drilling project in the Ivrea-Verbano Zone, Alps, Italy – Rendiconti Lincei. Scienze Fisiche e Naturali https://link.springer.com/10.1007/s12210-026-01450-9
[3] DIVE – Drilling the Ivrea-Verbano zonE https://dive2ivrea.org/it/node/1
[4] Completion of the Phase 1 of scientific drilling of the ICDP … https://geology.uga.edu/news/stories/2024/diving-roots-continents-completion-phase-1-scientific-drilling-icdp-sponsored
[5] From the lower crust towards the crust–mantle transition zone: Initial results from the ICDP DIVE project https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU25/EGU25-16604.html
[6] Report on the ICDP workshop DIVE (Drilling the Ivrea–Verbano zonE) https://sd.copernicus.org/articles/23/47/2017/
[7] Continuous Real?Time Detection of H2, He, and 222Rn While Drilling DIVE?1 Boreholes (ICDP) Indicates Deep Fracture Fluid Migration in Crystalline Rocks https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2025GC012168
[8] Il progetto internazionale ICDP-DIVE nel Sesia Val Grande Geopark … https://www.sesiavalgrandegeopark.it/il-progetto-internazionale-icdp-dive-nel-sesia-val-grande-geopark-su-geologicamente/
[10] Project DIVE (Drilling the Ivrea-Verbano zonE) – Trieste – ArTS https://arts.units.it/handle/11368/3099007
[11] Geophysical overview of the planned phase 2 drilling sites of projet … https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2025EGUGA..2712155H/abstract
[12] Moho mission to the foundations of continents: the ICDP DIVE drilling project in the Ivrea-Verbano Zone, Alps, Italy – Rendiconti Lincei. Scienze Fisiche e Naturali https://link.springer.com/article/10.1007/s12210-026-01450-9?error=cookies_not_supported&code=8ee9d846-d751-4425-a01a-5913d43c99b6
[13] Reflection seismic surveys to site the Drilling the Ivrea Verbano zonE (DIVE) proposed drill-holes, Val Sesia and Val d’Ossola, Italy. https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU2020/EGU2020-18146.html
[14] Moho mission to the foundations of continents: the ICDP DIVE … https://link.springer.com/content/pdf/10.1007/s12210-026-01450-9.pdf?error=cookies_not_supported&code=4b6026a5-de19-4647-b22e-7366c85aa515
[15] Progetto internazionale “DIVE”: drilling the Ivrea-Verbano zone – CNR https://www.cnr.it/it/news/9778/progetto-internazionale-dive-drilling-the-ivrea-verbano-zone
[16] New constraints on the shear-wave velocity structure of the Ivrea geophysical body from seismic ambient noise tomography (Ivrea-Verbano Zone, Alps) https://academic.oup.com/gji/article/236/2/1089/7459954
[17] Report on the ICDP workshop DIVE (Drilling the Ivrea–Verbano zonE) https://www.sci-dril.net/23/47/2017/sd-23-47-2017.pdf
[18] Insights Into the Origin and Deformation Style of the Continental Moho: A Case?Study From the Western Alps (Italy) https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1029/2020JB021319
[19] Session ITS5.1/CL0.6 – CO Meeting Organizer https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU26/session/57656
[20] InnovaRig – The New Scientific Land Drilling Facility https://sd.copernicus.org/articles/5/67/2007/sd-5-67-2007.pdf
[21] Home – DIVE – Drilling the Ivrea-Verbano zonE https://dive2ivrea.org/it
[22] Progetto DIVE: Nuove Frontiere nella Geologia Profonda … https://www.scintilena.com/progetto-dive-nuove-frontiere-nella-geologia-profonda-della-valsesia/07/11/
[23] Progetto DIVE – Fase 2 in Valsesia – Sesia Val Grande Geopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/progetto-dive-fase-2-in-valsesia/
[24] [PDF] COMUNE DI VOCCA https://www.servizipubblicaamministrazione.it/servizi/saturnweb/DettaglioFile.aspx?Documento=7984-3180-vcc634&D=true
[25] Home – sesiavalgrandegeopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/
[26] Geologia Archivi – Pagina 19 di 21 https://www.scintilena.com/category/geologia/page/19/
[27] Perforare il Mantello: verso la scoperta diretta del cuore … https://www.scintilena.com/perforare-il-mantello-verso-la-scoperta-diretta-del-cuore-della-terrail-progetto-cinese-meng-xian-e-lesplorazione-italiana-della-moho-aprono-nuove-prospettive-sulla-crosta-e-il-mantello-terr/05/11/
[28] News & Eventi – sesiavalgrandegeopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/news-eventi/
[29] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/436/?c=8
[30] Prepara la tua visita – Sesia Val Grande Geopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/prepara-la-tua-visita/
[31] Il Progetto italiano Phreatic vince l’EuroSpeleo Protection Label … https://www.scintilena.com/il-progetto-italiano-phreatic-vince-leurospeleo-protection-label-2020-della-federazione-speleologica-europea/11/09/
[32] DIVE, la Fase 2 arriva in Valsesia: a Varallo la presentazione del … https://www.eventivalsesia.info/eventi/dive-la-fase-2-arriva-in-valsesia-a-varallo-la-presentazione-del-progetto-scientifico/
[33] Sesia Val Grande Geopark – sesiavalgrandegeopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/il-geoparco/sesia-val-grande-geopark/
[34] Geoturismo con l’Associazione Sesia Val Grande Geopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/geoturismo-con-lassociazione-sesia-val-grande-geopark/
[35] Balmuccia 12-09-25: DIVE – “Drilling the Ivrea-Verbano zonE” https://www.supervulcano.it/index.php/news/archivio-news?view=article&id=429:balmuccia-12-09-25-dive-drilling-the-ivrea-verbano-zone&catid=8
[36] DIVE – “Drilling the Ivrea-Verbano zonE” – sesiavalgrandegeopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/dive-drilling-the-ivrea-verbano-zone/

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  • Grotta Tina Jama, un’ascia in corno di cervo racconta il passaggio dal Mesolitico al Neolitico
    Condividi Nel Carso triestino la quarta campagna di scavo alla grotta Tina Jama indaga un accampamento di circa 8.000 anni fa. Reperti in selce, ornamenti e un dente infantile aiutano a ricostruire la transizione verso agricoltura e allevamento. Visite gratuite il 10 ottobre. La grotta Tina Jama, nel Comune di Sgonico/Zgonik, restituisce nuove testimonianze delle ultime comunità di cacciatori-raccoglitori del Carso triestino. Tra i ritrovamenti della quarta campagna di scavo figurano una rar
     

Grotta Tina Jama, un’ascia in corno di cervo racconta il passaggio dal Mesolitico al Neolitico

Október 8th 2026 at 09:00

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Nel Carso triestino la quarta campagna di scavo alla grotta Tina Jama indaga un accampamento di circa 8.000 anni fa. Reperti in selce, ornamenti e un dente infantile aiutano a ricostruire la transizione verso agricoltura e allevamento. Visite gratuite il 10 ottobre.

La grotta Tina Jama, nel Comune di Sgonico/Zgonik, restituisce nuove testimonianze delle ultime comunità di cacciatori-raccoglitori del Carso triestino. Tra i ritrovamenti della quarta campagna di scavo figurano una rara ascia in corno di cervo, piccoli elementi in selce per le frecce, ornamenti e un dente umano da latte. Le ricerche si concentrano sul passaggio tra Mesolitico e Neolitico nell’Adriatico nord-orientale, dove i primi gruppi neolitici arrivarono circa 7.500 anni fa. Sabato 10 ottobre 2026 il sito sarà visitabile con due visite guidate gratuite. [web:9][web:2]

Grotta Tina Jama: una sequenza archeologica tra Mesolitico e Neolitico

La cavità si trova nell’area del monte Lanaro/Volnik. La quarta campagna, prossima alla conclusione, ha raggiunto un ricco deposito del Mesolitico recente. Questi strati si trovano immediatamente sotto quelli associati ai primi gruppi neolitici.

La successione permette di studiare nello stesso sito due fasi decisive della preistoria locale. Da una parte si trovano le testimonianze delle comunità che vivevano di caccia e raccolta. Dall’altra emergono le tracce delle popolazioni portatrici di nuove pratiche di sussistenza, legate all’agricoltura e all’allevamento.

Secondo Federico Bernardini, direttore scientifico dello scavo, i primi gruppi neolitici raggiunsero il Carso risalendo le coste della Dalmazia e dell’Istria. Il loro arrivo avvenne alcune centinaia di anni dopo rispetto all’Istria meridionale. Lo studio della grotta Tina Jama affronta il ruolo delle ultime comunità mesolitiche in questo processo di trasformazione. [web:9]

L’ascia in corno di cervo e gli strumenti del Mesolitico

Uno dei reperti principali è una grande ascia ricavata da un corno di cervo. Conserva le tracce di una perforazione non completata. Il manufatto trova confronti nell’Europa centrale e settentrionale, mentre reperti analoghi sono molto rari in Italia.

A poca distanza è stato recuperato un secondo oggetto in corno. È lungo circa 11 centimetri e presenta un foro trasversale largo circa un centimetro, oltre a una perforazione longitudinale centrale. Una delle ipotesi è che servisse a raddrizzare le aste delle frecce. La funzione resta oggetto di studio: le analisi dovranno chiarire l’impiego di questo strumento. [web:9]

Il deposito ha restituito anche numerosi manufatti in selce e scarti di lavorazione. Tra questi figurano piccoli elementi trapezoidali impiegati come armature delle frecce, cioè parti inserite nei proiettili. Sono presenti punte in osso, alcune frammentarie e probabilmente appartenenti ad armi da lancio. L’insieme documenta diverse lavorazioni di materiali minerali e animali all’interno dell’accampamento.

Ornamenti, ocra e un dente infantile alla grotta Tina Jama

Gli ornamenti comprendono conchiglie marine e di acqua dolce perforate. Sono stati recuperati anche canini atrofici di cervo, forati per essere utilizzati come pendagli. Uno di questi conserva tracce di ocra.

L’ocra compare in più punti del deposito. In alcuni casi è associata a sostanze adesive ancora conservate sugli strumenti in selce. Questi residui offrono elementi per studiare la preparazione e l’uso degli utensili. [web:10]

Tra i ritrovamenti figura inoltre un dente umano da latte. Il reperto potrà contribuire allo studio delle popolazioni del Mesolitico recente. È stato recuperato anche un frammento osseo con incisioni ravvicinate, probabilmente intenzionali, il cui significato deve essere chiarito.

Un accampamento mesolitico organizzato attorno al focolare

Parte dei materiali proviene da un livello con probabili tracce di un accampamento di circa 8.000 anni fa. Il focolare occupava la zona più riparata della grotta. All’ingresso, una struttura composta da pietre e blocchi delimitava lo spazio.

Lo scavo su un’ampia superficie consente di collegare i reperti alla disposizione delle strutture. La ricerca non riguarda quindi soltanto i singoli oggetti, ma anche l’organizzazione dell’ambiente utilizzato dalle comunità preistoriche.

Alla grotta Tina Jama si affianca lo studio dei resti animali, affidato a Francesco Boschin dell’Università degli Studi di Siena. La buona conservazione dei reperti permette analisi archeozoologiche di dettaglio. L’attenzione si concentra sul cambiamento delle pratiche di sussistenza e dello sfruttamento dell’ambiente carsico con l’arrivo dell’allevamento.

Scavi nel Carso triestino: la collaborazione tra Italia e Slovenia

L’Università Ca’ Foscari Venezia è titolare della concessione di scavo del Ministero della Cultura. La direzione scientifica è affidata a Federico Bernardini, in collaborazione con l’Istituto di Archeologia dello ZRC SAZU, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e l’Università di Siena. Partecipa la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Elena Leghissa è responsabile del progetto per la parte slovena. [web:9]

La campagna 2026 rientra nel progetto «Tina Jama: Stratigraphy of Prehistoric Transitions in the Northern Adriatic», diretto da Leghissa. Il finanziamento ricade nel programma «Archaeological Research (2022–2027)», codice P6-0064.

Le attività sul campo hanno beneficiato della collaborazione dei proprietari del terreno, Marino Pernarcich e Paola Zivec. Il sostegno logistico è arrivato anche dalle aziende agricole Marucelli Omar e Mili? Zagrski.

Le indagini proseguono un percorso già documentato nelle precedenti campagne. Nel 2025 Scintilena aveva riportato risultati relativi a una sequenza compresa tra Mesolitico ed età del Bronzo, insieme al ritrovamento di un raro pugnale in rame di oltre 4.000 anni fa. I nuovi scavi approfondiscono ora le fasi più antiche e la transizione neolitica. [web:7]

Tina Jama e speleologia: la cavità nel Catasto regionale

La grotta è registrata nel Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 6479 e la sigla locale 6189VG. La scheda riporta un ingresso a 473 metri di quota e uno sviluppo planimetrico di 5,5 metri. Sono i dati catastali della cavità, distinti dall’estensione del deposito archeologico indagato.

Il catasto descrive un vano dal suolo terroso, utilizzato in passato come ricovero per ovini. La storia recente della grotta si aggiunge così alle frequentazioni preistoriche documentate dagli scavi. [web:13]

Visite guidate alla grotta Tina Jama il 10 ottobre 2026

Sabato 10 ottobre sono previste due visite guidate gratuite, condotte da Federico Bernardini ed Elena Leghissa. I ritrovi sono fissati alle ore 10.00 e alle ore 14.00. [web:2][web:9]

Il punto di incontro è il parcheggio alla base del sentiero numero 5A per il Lanaro. Si trova circa 300 metri a nord dell’agriturismo Mili? Zagrski. La risalita richiede circa mezz’ora di cammino per persone allenate. Sono consigliati abbigliamento e calzature adeguati al percorso.

Fonti

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  • Caverna III di Basovizza, il 24 ottobre visite gratuite nel sottosuolo del Carso
    Condividi La Caverna III di Basovizza apre al pubblico con il Club Alpinistico Triestino: due turni di visita, approfondimenti sulla vita ipogea con Sergio Dolce e un calco del cranio dell’orso delle caverne. Caverna III di Basovizza: l’apertura del 24 ottobre 2026 Sabato 24 ottobre 2026 la Caverna III di Basovizza sarà aperta al pubblico per una giornata dedicata alla conoscenza del sottosuolo carsico. Il Club Alpinistico Triestino APS organizza visite gratuite accompagnate dai propri Ist
     

Caverna III di Basovizza, il 24 ottobre visite gratuite nel sottosuolo del Carso

Október 8th 2026 at 08:00

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La Caverna III di Basovizza apre al pubblico con il Club Alpinistico Triestino: due turni di visita, approfondimenti sulla vita ipogea con Sergio Dolce e un calco del cranio dell’orso delle caverne.

Caverna III di Basovizza: l’apertura del 24 ottobre 2026

Sabato 24 ottobre 2026 la Caverna III di Basovizza sarà aperta al pubblico per una giornata dedicata alla conoscenza del sottosuolo carsico. Il Club Alpinistico Triestino APS organizza visite gratuite accompagnate dai propri Istruttori di Tecnica Speleologica. Sono previsti due turni: dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16.

L’appuntamento rientra nella serie di iniziative del CAT dedicate alla Giornata internazionale delle grotte e del carsismo. Il programma unisce la visita della cavità alla divulgazione naturalistica. Ad accompagnare i partecipanti sarà anche il dottor Sergio Dolce, già direttore del Museo di Storia Naturale di Trieste.

La Caverna III di Basovizza viene già utilizzata dal Club per attività educative e visite con le scuole. Nel maggio 2026 ha ospitato «Un giorno da speleologo», nell’ambito della Settimana del Geoparco transfrontaliero Kras-Carso. L’apertura di ottobre prosegue questo percorso di avvicinamento del pubblico all’ambiente sotterraneo.[1]

La Caverna III di Basovizza nel Catasto grotte del Friuli Venezia Giulia

La cavità è registrata nel Catasto speleologico regionale con il numero 1146 e con la sigla locale 3461 VG. L’ingresso si trova a 385 metri di quota, in una piccola dolina presso il paese di Basovizza. La scheda catastale riporta uno sviluppo planimetrico di 158 metri e una profondità di 11 metri.[2]

Il percorso ha un andamento prevalentemente orizzontale. L’accesso avviene attraverso una china che conduce a una caverna spaziosa, dalla quale si sviluppano due rami. Questa conformazione consente di presentare al pubblico un ambiente sotterraneo articolato, senza associarlo soltanto all’immagine dei grandi pozzi verticali. L’ingresso richiede comunque attenzione: la descrizione catastale segnala una china ripida, da affrontare seguendo gli accompagnatori.[2]

La Caverna III di Basovizza appartiene inoltre a un insieme di cavità vicine. Secondo la descrizione del Catasto, in passato queste grotte dovevano costituire un sistema sotterraneo più esteso. La visita permette quindi di conoscere una parte di un paesaggio carsico che continua anche sotto la superficie.[2]

Fauna ipogea e speleologia: la visita con Sergio Dolce

L’intervento di Sergio Dolce sarà dedicato agli aspetti naturalistici della cavità, con approfondimenti sulla flora e sulla fauna ipogea. Il percorso offrirà ai partecipanti una lettura dell’ambiente sotterraneo che affianca l’osservazione alla spiegazione scientifica.

La speleologia sarà presentata come attività di esplorazione e come strumento di conoscenza. Rocce, forme della grotta e organismi diventeranno elementi di un racconto comune sulla storia naturale del Carso.

La proposta si inserisce nelle attività divulgative del Club Alpinistico Triestino. Il CAT affianca alle uscite in grotta iniziative di biospeleologia e percorsi didattici. Dal 2011 porta avanti un progetto di educazione ambientale rivolto soprattutto alle scuole, finalizzato alla conoscenza del patrimonio ipogeo del Carso triestino.[3]

Orso delle caverne: un calco per raccontare il passato del Carso

Durante l’apertura sarà esposto il calco del cranio di un orso delle caverne, insieme ad altri manufatti didattici. Il materiale servirà a introdurre il tema degli animali che frequentavano le cavità nel passato.

L’orso delle caverne, Ursus spelaeus, visse in Europa e in Asia durante il Pleistocene medio e superiore. La documentazione del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste colloca alcuni degli ultimi resti conosciuti intorno a 25.000 anni fa. Il museo conserva anche reperti provenienti dalla Caverna Pocala e ne espone due scheletri completi. Il calco previsto per la visita consentirà di collegare l’esperienza in grotta a questo patrimonio paleontologico del territorio.[4]

Giornata internazionale delle grotte e del carsismo: conoscere e proteggere

La ricorrenza internazionale cade il 13 settembre. Proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025, è stata celebrata per la prima volta nel 2026. Le iniziative inaugurali si sono svolte a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con il coinvolgimento dell’Unione Internazionale di Speleologia.[5][6]

La giornata promuove la conoscenza, lo studio e la gestione sostenibile delle grotte e dei territori carsici. L’apertura organizzata dal CAT porta questi temi sul piano della partecipazione diretta: entrare in una cavità accompagnati dagli speleologi e comprenderne il valore naturale.[7]

Visite gratuite alla Caverna III di Basovizza: iscrizioni e contatti

Le iscrizioni saranno aperte dall’8 al 24 ottobre 2026. La partecipazione è gratuita e prevede la registrazione secondo le modalità indicate dagli organizzatori:

  • In sede: Club Alpinistico Triestino, via Raffaele Abro 5/A, Trieste, il martedì dalle 21 alle 23.
  • Via email: scaricare il modulo dal sito www.cat.ts.it e inviarlo compilato a cat@cat.ts.it.
  • Per informazioni: contattare il Club anche tramite WhatsApp al 327 8461635.

L’indirizzo della sede, l’email e il numero di contatto sono riportati anche sul sito ufficiale del CAT.[3]

Fonti


Fonti
[1] Un giorno da speleologo: il Club Alpinistico Triestino … – Scintilena https://www.scintilena.com/un-giorno-da-speleologo-il-club-alpinistico-triestino-apre-la-caverna-iii-ad-est-di-basovizza-il-club-alpinistico-triestino-propone-visite-guidate-gratuite-e-mostre-didattiche-nella-caverna-iii-ad-es/05/20/
[2] Caverna 3ª ad E di Basovizza – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/1146-Caverna_3_ad_E_di_Basovizza
[3] Club Alpinistico Triestino: Home https://www.cat.ts.it/
[4] L’orso delle caverne – Museo Civico di Storia Naturale di Trieste https://museostorianaturaletrieste.it/visita/il-quaternario/lorso-delle-caverne/
[5] UNESCO International Day of Caves and Karst https://www.caveskarstday.org/
[6] First UNESCO International Day of Caves and Karst (Postojna … https://www.geomorph.org/2026/04/first-unesco-international-day-of-caves-and-karst-postojna-slovenia-10-13-september-2026/
[7] International Day of Caves and Karst | UNESCO https://www.unesco.org/en/days/caves-and-karst
[9] Fontanone del Riu Neri – Federazione Speleologica Regionale https://www.fsrfvg.it/?p=11735
[10] The Global Geoparks Network celebrates the International Day of … https://www.globalgeoparksnetwork.org/news/global-geoparks-network-celebrates-international-day-caves-and-karst
[11] Petra “Coda Allegra”: Piccole escursioni a 6 zampe https://codaallegra.blogspot.com/
[12] International Day of Caves and Karst 2026: what to expect – inItaly https://www.initaly.it/en/articolo/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-2026-calendario-e-35259
[13] UNESCO International Day of Caves and Karst – UIS https://uis-speleo.org/index.php/event/unesco-international-day-of-caves-and-karst/
[14] International Day of Caves and Karst (IDCK) https://izrkp.zrc-sazu.si/en/dogodki/international-day-of-caves-and-karst-idck
[15] Calendario – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/calendario/
[16] UNESCO proclaims the International Day of Caves and Karst! https://www.eurospeleo.eu/2025/11/26/unesco-proclaims-the-international-day-of-caves-and-karst/
[17] Kleine Berlin – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/kleine-berlin/
[18] Ciao Susi https://www.fsrfvg.it/?p=7491
[19] Chi siamo – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/chi-siamo/
[20] Orso delle Caverne | Musei di Genova https://www.museidigenova.it/it/orso-delle-caverne
[21] Ursus spelaeus | Itinerari Virtuali – Unipd http://itinerarivirtuali.musei.unipd.it/itinerario/sostenibilita-musei-unipd/obiettivo-13-lotta-ai-cambiamenti-climatici/reperto/ursus-spelaeus
[22] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[23] La Caverna 3° ad E di Basovizza – boegan.it https://www.boegan.it/2004/05/la-caverna-3-ad-e-di-basovizza/
[24] Orso delle caverne: perché si è estinto? L’uomo sul banco degli … https://www.archeostorie.it/orso-delle-caverne-perche-estinto/
[25] ORSO DELLE CAVERNE | Parco della Preistoria https://www.parcodellapreistoria.it/preistoria_orso-delle-caverne
[26] L’orso delle caverne – Museo Storia Naturale Gagliole https://www.museostorianaturalegagliole.com/orso-delle-caverne/
[27] 840 | Caverna 1ª ad E di Basovizza – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/840-Caverna_1_ad_E_di_Basovizza
[28] L’orso delle caverne: i fossili del Museo Civico di Storia https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/percorso-tematico/
[29] PRCS 4938 GROTTA 3° DELLA PINETA DI BASOVIZZA https://www.catastogrotte.it/grotta/4938
[30] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/1267/?nomobile/wp-admin/install_php&wpmp_switcher=mobile

Comunicato ufficiale:

Alla scoperta del mondo sotterraneo: la Caverna III di Basovizza apre al pubblico


Sabato 24 ottobre un’occasione speciale per entrare nel sottosuolo del Carso e scoprire, accompagnati dagli speleologi, un ambiente che custodisce testimonianze della vita animale e della storia naturale del territorio


C’è un mondo che comincia pochi metri sotto i nostri piedi, invisibile a chi percorre ogni giorno il Carso in superficie, ma capace di raccontare una storia antichissima fatta di acqua, roccia, animali e uomini. È il mondo sotterraneo, un patrimonio naturale spesso nascosto e proprio per questo ancora più affascinante, che sabato 24 ottobre sarà possibile conoscere da vicino grazie all’apertura straordinaria al pubblico della Caverna III ad Est di Basovizza, organizzata dal Club Alpinistico Triestino. L’appuntamento fa parte della serie di eventi organizzati dal CAT dedicati alla Giornata Internazionale della Speleologia e del Carsismo.
La giornata, istituita per la prima volta il 13 settembre 2026 su iniziativa dell’UNESCO e dell’UIS, Unione Internazionale di Speleologia, offre l’occasione per avvicinarsi alla speleologia non soltanto come disciplina dedicata all’esplorazione delle grotte, ma anche come strumento per conoscere e comprendere un ambiente fragile e ricco di testimonianze del passato.
Per l’occasione, la Caverna III ad Est di Basovizza sarà aperta ai visitatori, che potranno percorrerla accompagnati in sicurezza dagli Istruttori di Tecnica Speleologica del Club Alpinistico Triestino. La cavità, caratterizzata da uno sviluppo prevalentemente orizzontale e da un accesso relativamente agevole, permette anche a chi non ha mai avuto esperienza del mondo sotterraneo di compiere un primo viaggio nell’ambiente ipogeo, scoprendone caratteristiche, curiosità e peculiarità.

Ad accompagnare la visita ci sarà il dottor Sergio Dolce, già Direttore del Museo di Storia Naturale di Trieste, che illustrerà ai partecipanti alcuni degli aspetti più interessanti legati alla flora e alla fauna ipogea, permettendo di comprendere come la vita riesca ad adattarsi a condizioni ambientali completamente diverse da quelle della superficie.

La visita sarà inoltre un’occasione per fare un salto indietro nel tempo attraverso le testimonianze degli animali che un tempo popolavano le cavità carsiche.

Per l’occasione sarà infatti esposto il calco del cranio di un orso delle caverne, grande mammifero preistorico che frequentò le grotte europee fino a circa 25.000 anni fa, insieme ad altri manufatti che contribuiranno a raccontare la lunga storia naturale del sottosuolo carsico.
L’iniziativa è gratuita e prevede due turni di visita, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16.

Le iscrizioni saranno aperte dall’8 al 24 ottobre 2026 e potranno essere effettuate presso la sede del Club Alpinistico Triestino, in via Raffaele Abro 5/A a Trieste, il martedì dalle 21 alle 23, oppure scaricando il modulo dal sito www.cat.ts.it e inviandolo, una volta compilato, all’indirizzo cat@cat.ts.it.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Club Alpinistico Triestino anche tramite WhatsApp al 327 8461635.
CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS@Web

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  • A Verona non solo Romeo e Giulietta: una serata sul rilievo in grotta l’8 ottobre 2026
    Condividi Verona, una serata dedicata al rilievo in grotta con Giorgio Annichini Giovedì 8 ottobre 2026 il Gruppo Speleologico CAI Verona propone una serata divulgativa dedicata al rilievo in grotta, uno degli strumenti fondamentali per trasformare l’esplorazione speleologica in conoscenza e documentazione del mondo sotterraneo. Come si costruisce la carta di una grotta? Come si passa da una successione di pozzi, meandri e sale percorse sottoterra a una rappresentazione planimetrica e trid
     

A Verona non solo Romeo e Giulietta: una serata sul rilievo in grotta l’8 ottobre 2026

Október 8th 2026 at 07:00

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Verona, una serata dedicata al rilievo in grotta con Giorgio Annichini

Giovedì 8 ottobre 2026 il Gruppo Speleologico CAI Verona propone una serata divulgativa dedicata al rilievo in grotta, uno degli strumenti fondamentali per trasformare l’esplorazione speleologica in conoscenza e documentazione del mondo sotterraneo.

Come si costruisce la carta di una grotta? Come si passa da una successione di pozzi, meandri e sale percorse sottoterra a una rappresentazione planimetrica e tridimensionale utilizzabile per l’esplorazione, la ricerca e il catasto?

A questi temi sarà dedicata la serata “Rilievo in grotta”, in programma giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 21:00 presso la sede del CAI Verona, organizzata dal Gruppo Speleologico CAI Verona.

A condurre l’incontro sarà Giorgio Annichini, responsabile del Catasto Speleologico Veronese. Il suo nome è legato da molti anni alla documentazione delle cavità del territorio veronese e non solo: speleologo dal 1998, laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e istruttore di tecnica della Società Speleologica Italiana, Annichini ha partecipato a esplorazioni e campagne di rilievo in Italia e all’estero. Tra i lavori più significativi figura anche l’aggiornamento del rilievo della Spluga della Preta, al quale è dedicato un suo contributo specifico nella monografia sulla celebre cavità del Corno d’Aquilio.

Il tema della serata assume particolare interesse anche alla luce dell’evoluzione recente del Catasto delle Grotte del Veneto. Con la versione 3.0.0 del database e del Geoportale WISH è stata completata la digitalizzazione dei dati cartacei: il catasto riporta oggi 8.984 cavità naturali censite e 10.294 rilievi topografici, comprendenti anche i primi rilievi tridimensionali ottenuti con tecnologia LIDAR.

Il rilievo costituisce infatti uno degli elementi essenziali della documentazione speleologica. Nel sistema catastale vengono registrati, tra gli altri dati, sviluppo spaziale e dislivelli della cavità, localizzazione e gruppi che hanno effettuato il rilievo. Il passaggio dalle vecchie misure effettuate con bussola, clinometro e strumenti analogici ai sistemi digitali, GPS e rilievi tridimensionali ha inoltre consentito di aumentare notevolmente precisione e possibilità di elaborazione dei dati.

L’appuntamento si inserisce nell’attività divulgativa del Gruppo Speleologico CAI Verona: una realtà speleologica importante, che nel 2025 ha celebrato i cento anni dalle prime esperienze, avviate nel 1925 con le discese nella Spluga della Preta e dalla nascita del gruppo all’interno della sezione veronese del Club Alpino Italiano.

L’appuntamento è per giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 21:00 presso la sede del CAI Verona, in Via Porto San Pancrazio 83, a Verona.

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  • Yak X, il DNA antico svela un bovino estinto nelle grotte dell’Altai
    Condividi Dalla grotta di Denisova ai siti della Siberia meridionale, Yak X emerge come un parente degli yak con una storia evolutiva autonoma. Dopo la scoperta mitocondriale del 2025, venti genomi antichi ne ricostruiscono la presenza per circa 200.000 anni. Il DNA antico recuperato da frammenti ossei della grotta di Denisova e di altri siti della Siberia meridionale ha identificato Yak X, un bovino estinto imparentato con gli yak attuali. Il nuovo studio, pubblicato il 5 ottobre 2026 su Cur
     

Yak X, il DNA antico svela un bovino estinto nelle grotte dell’Altai

Október 8th 2026 at 06:00

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Dalla grotta di Denisova ai siti della Siberia meridionale, Yak X emerge come un parente degli yak con una storia evolutiva autonoma. Dopo la scoperta mitocondriale del 2025, venti genomi antichi ne ricostruiscono la presenza per circa 200.000 anni.

Il DNA antico recuperato da frammenti ossei della grotta di Denisova e di altri siti della Siberia meridionale ha identificato Yak X, un bovino estinto imparentato con gli yak attuali. Il nuovo studio, pubblicato il 5 ottobre 2026 su Current Biology, ricostruisce una storia evolutiva separata e una presenza regionale durata circa 200.000 anni.[1]

La ricerca sviluppa i risultati pubblicati nel novembre 2025 su Genome Biology and Evolution. Quel lavoro aveva riconosciuto una linea mitocondriale sconosciuta, denominata «yak X». L’analisi di venti genomi antichi ha ora permesso di caratterizzare più ampiamente questi animali e di riconoscerli come una specie estinta distinta.[1][2]

Yak X e DNA antico

Il primo studio ha esaminato 63 reperti bovini. Cinquantasette provenivano dalla grotta di Denisova; altri sei da siti della Siberia occidentale e meridionale. Le ossa della cavità erano state selezionate anche attraverso ZooMS, una tecnica paleoproteomica che utilizza i profili del collagene per attribuire i frammenti a gruppi animali.[2]

Il confronto delle sequenze ha individuato bovini affini agli yak, bisonti e uri. Fra i genomi mitocondriali ricostruiti con maggiore copertura, dodici campioni formavano un ramo separato rispetto alla diversità conosciuta degli yak moderni e antichi. È questa la linea chiamata Yak X.[2]

La nuova ricerca ha ampliato l’indagine al DNA nucleare. Il gruppo comprende ricercatori del Centre for Palaeogenetics di Stoccolma, dell’Università della California a Santa Cruz e dell’Università di Vienna. Fra gli autori principali figurano Alexandre Gilardet e Jonas Oppenheimer; Love Dalén è l’autore senior. I venti genomi ottenuti coprono un arco temporale di circa 200.000 anni.[1]

Il confronto con altri bovini indica che la separazione dagli antenati degli yak attuali iniziò circa 400.000 anni fa. La divergenza divenne completa intorno a 250.000 anni fa. Le analisi hanno inoltre rilevato tracce trascurabili di incrocio con altri bovini della regione, fra cui bisonti delle steppe e uri.[1]

Denisova conserva la biodiversità scomparsa

La grotta di Denisova è nota per le scoperte sugli ominini arcaici. Le sue raccolte ossee documentano anche una fauna più articolata di quella rappresentata dalle popolazioni viventi. Nella cavità, molti resti sono troppo frammentari per un’identificazione basata soltanto sulla forma. Il recupero delle biomolecole permette di ricostruirne l’appartenenza.[2]

Yak X non era un’apparizione isolata. La linea è stata riconosciuta in più siti e ha attraversato diverse oscillazioni climatiche. La sua lunga presenza riguarda il quadro regionale dell’Asia delle medie latitudini, non una sequenza ininterrotta di ritrovamenti nella sola grotta di Denisova.[2]

Anche gli altri bovini raccontano una perdita di diversità. I bisonti comprendevano la linea mitocondriale «clade X», distinta da Yak X. Gli uri erano meno rappresentati nel campione. I genomi ricostruiti mostrano rami evolutivi oggi assenti dalle popolazioni attuali. L’Altai emerge così come un territorio importante per la diversificazione sia dei bovini sia degli ominini.[2]

Per la ricerca negli ambienti sotterranei, questi risultati mostrano il valore delle raccolte di frammenti ossei. Reperti privi di caratteri morfologici diagnostici possono conservare informazioni utili a riconoscere animali estinti e a ricostruire antiche comunità faunistiche.[1][2]

Yak X tra clima ed estinzione

La nuova analisi genomica suggerisce un ricambio di popolazione durante l’ultimo periodo interglaciale, accompagnato da una riduzione della diversità genetica. Secondo i ricercatori, questo andamento potrebbe riflettere gli effetti del riscaldamento avvenuto circa 120.000 anni fa su un animale adattato al freddo. La serie temporale consente di seguire questi cambiamenti attraverso interi cicli glaciali.[1]

Il reperto più recente analizzato risale a circa 27.000 anni fa. Yak X si estinse successivamente, ma la data precisa e le cause della scomparsa restano da determinare. Questo reperto documenta quindi una presenza tardiva, senza fissare il momento dell’estinzione.[1]

I resti provengono dalla grotta di Denisova e dal più ampio territorio dell’Altai-Sayan e della Siberia meridionale. Gli yak selvatici attuali vivono invece alle alte quote dell’altopiano tibetano. Il confronto amplia la conoscenza della distribuzione geografica dei parenti degli yak durante il Pleistocene.[1]

Yak X e classificazione paleontologica

Yak X rimane una denominazione di ricerca. La distinzione genetica della specie sarà affiancata dal confronto con resti di bovini simili agli yak già descritti nella regione. I ricercatori intendono verificare se questi fossili appartengano allo stesso animale, così da definirne la classificazione formale.[1]

Lo studio del 2025 aveva già proposto un possibile collegamento con lo yak del Baikal, indicato come Bos mutus baikalensis. L’integrazione fra paleogenomica e studio delle ossa potrà collegare la linea genetica a caratteri anatomici riconoscibili. Le grotte dell’Altai continuano così a restituire informazioni sulla fauna e sui paesaggi della Siberia pleistocenica.[1][2]

Fonti

Fonti
[1] Previously unknown extinct bovine species discovered in Siberia https://www.eurekalert.org/news-releases/1145741
[3] Paleogenomics Reveals a Loss of Bovine Lineages in Mid-latitude … https://academic.oup.com/gbe/article/17/11/evaf206/8315343
[4] Paleogenomics Reveals a Loss of Bovine Lineages in Mid-latitude Asia Over the Last 200,000 Years https://academic.oup.com/gbe/article/doi/10.1093/gbe/evaf206/8315343
[5] Ancient genomes reveal an extinct bovine species from mid-latitude … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960982226012522
[6] Discovery of genomes of Neanderthal, Denisova and its impact on modern human https://engine.scichina.com/doi/10.1360/TB-2022-1134
[7] Extinct yak relative discovered from DNA in Denisova cave https://www.newscientist.com/article/2591962-extinct-yak-relative-discovered-from-dna-in-denisova-cave/
[8] Genetic history of an archaic hominin group from Denisova Cave in … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4306417/
[9] Extinct yak relative discovered from DNA in Denisova cave https://www.newscientist.com/article/2591962-2591962/
[10] Pleistocene sediment DNA reveals hominin and faunal turnovers at Denisova Cave https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8277575/
[11] A High-Coverage Genome Sequence from an Archaic Denisovan Individual https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3617501/
[12] Meet “Yak X,” A Newly Discovered Extinct Species Found In … https://www.iflscience.com/meet-yak-x-a-newly-discovered-extinct-species-found-in-siberias-famed-denisova-cave-84845
[13] 100 ancient genomes show repeated population turnovers in Neolithic Denmark https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10781617/
[14] Palaeontology News, Articles | IFLScience https://www.iflscience.com/tags/palaeontology
[15] Middle and Late Pleistocene Denisovan subsistence at Baishiya Karst Cave https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11291277/
[16] Extinct Yak Relative Discovered in Denisova Cave DNA https://scienceofficial.org/discoveries/extinct-yak-relative-identified-from-dna-in-siberian-cave/
[17] Population genomics of post-glacial western Eurasia https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10781627/
[18] Unknown Yak DNA Discovered in Denisova Cave in Altai https://247newsagency.com/unknown-yak-dna-discovered-in-denisova-cave-in-altai/
[19] Ancient genomes reveal insights into ritual life at Chichén Itzá https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11208145/
[20] DNA from broken bones uncovers a lost yak relative from Ice Age … https://www.earth.com/animals/dna-from-broken-bones-uncovers-a-lost-yak-relative-from-ice-age-siberia/
[21] Initial Upper Palaeolithic humans in Europe had recent Neanderthal ancestry https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8026394/
[22] Meet “Yak X,” A Newly Discovered Extinct Species Found In Siberia’s Famed Denisova Cave https://www.newsbreak.com/iflscience-1744888/4926753083463-meet-yak-x-a-newly-discovered-extinct-species-found-in-siberia-s-famed-denisova-cave
[23] A Complete Mitochondrial Genome Sequence from a Mesolithic Wild Aurochs (Bos primigenius) https://dx.plos.org/10.1371/journal.pone.0009255
[24] Previously unknown extinct bovine species discovered in Siberia https://www.su.se/english/news/articles/2026-10-06-previously-unknown-extinct-bovine-species-discovered-in-siberia
[25] Update on Fossil Stomata Paleoecology , Ploidy , Paleoatmospheric Composition , and Developmental Biology : A Review of the Multiple Uses of Fossil Stomata 1 [ OPEN ] https://www.semanticscholar.org/paper/9f1868e3a819b2a422868d92d5f8a640345273d2
[26] Ancient Mongolian aurochs and cattle genomes reveal population … https://www.cell.com/iscience/fulltext/S2589-0042(26)02787-2
[27] Molecular evolution of herpesviruses: genomic and protein sequence comparisons https://journals.asm.org/doi/10.1128/jvi.68.3.1886-1902.1994
[28] The Genomic Legacy of Aurochs hybridization in ancient and … – eLife https://elifesciences.org/reviewed-preprints/93076
[29] Ancient DNA confirms diverse origins of early post-Columbian cattle in the Americas https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10394069/
[30] Genes from cattle’s ancient wild relatives reveal the complex history … http://www.scimex.org/newsfeed/genes-from-cattles-ancient-wild-relatives-reveal-the-complex-history-of-the-modern-cow
[31] Pig Domestication and Human-Mediated Dispersal in Western Eurasia Revealed through Ancient DNA and Geometric Morphometrics https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3603306/
[32] Extinct ice age bovine discovered in Siberian cave https://www.popsci.com/science/extinct-ice-age-bovine-siberian-cave/
[33] Correction for Frantz et al., Ancient pigs reveal a near-complete genomic turnover following their introduction to Europe https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7322036/
[34] Aurochs – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Aurochs
[35] Extinct Ice Age Bovine Discovered in Siberian Cave https://ground.news/article/extinct-ice-age-bovine-discovered-in-siberian-cave_e86d70
[36] Scientists studying ancient Siberian bone fragments used DNA to identify a previously unknown extinct bovine related to modern yaks that followed its own evolutionary path for hundreds of thousands of years https://timesofindia.indiatimes.com/science/archaeology/scientists-studying-ancient-siberian-bone-fragments-used-dna-to-identify-a-previously-unknown-extinct-bovine-related-to-modern-yaks-that-followed-its-own-evolutionary-path-for-hundreds-of-thousands-of-years/articleshow/134738756.cms
[37] Nirm?t? on X: “Ancient genomes reveal an extinct bovine species … https://x.com/En_formare/status/2107210553496420638/photo/2
[38] Paleontology news https://phys.org/biology-news/paleontology/
[39] Paleogenomics Reveals a Loss of Bovine Lineages in Mid-latitude … https://sciact.archaeology.nsc.ru/public/article/2688/en
[40] Extinct bovine species discovered in Siberia reveals lost … https://phys.org/news/2026-10-extinct-bovine-species-siberia-reveals.html
[41] Realtalk: will the aurochs ever come back? http://breedingback.blogspot.com/2026/03/realtalk-will-aurochs-ever-come-back.html

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  • Grotte di Castellana, il mondo sotterraneo può diventare rifugio climatico contro il caldo estremo
    Condividi Durante le ondate di calore la Grave, con una temperatura intorno ai 16 °C, ha accolto anziani e persone fragili Il complesso carsico pugliese sperimenta una nuova funzione sociale, mentre cresce l’attenzione per accessibilità, sostenibilità e nuove forme di fruizione Le Grotte di Castellana, uno dei più importanti complessi carsici turistici italiani, durante l’estate 2026 hanno assunto anche una funzione insolita e particolarmente attuale: quella di rifugio climatico nelle gior
     

Grotte di Castellana, il mondo sotterraneo può diventare rifugio climatico contro il caldo estremo

Október 8th 2026 at 05:00

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Durante le ondate di calore la Grave, con una temperatura intorno ai 16 °C, ha accolto anziani e persone fragili

Il complesso carsico pugliese sperimenta una nuova funzione sociale, mentre cresce l’attenzione per accessibilità, sostenibilità e nuove forme di fruizione

Le Grotte di Castellana, uno dei più importanti complessi carsici turistici italiani, durante l’estate 2026 hanno assunto anche una funzione insolita e particolarmente attuale: quella di rifugio climatico nelle giornate caratterizzate dalle temperature più elevate.

L’iniziativa è stata sperimentata nel mese di luglio, quando la Grave, la grande cavità d’ingresso del sistema sotterraneo, è stata aperta per alcune ore ad anziani, bambini e persone fragili, offrendo loro un ambiente naturalmente fresco nel quale trascorrere parte della giornata. Nel sottosuolo di Castellana la temperatura si mantiene infatti attorno ai 16-16,5 °C per tutto l’anno.

Secondo quanto documentato il 18 luglio dalla TGR Puglia, nella Grave sono state organizzate anche attività di socializzazione e intrattenimento. L’iniziativa non era riservata ai soli abitanti di Castellana Grotte, ma era rivolta anche a persone provenienti dai comuni vicini e dall’area barese. La società di gestione aveva inoltre annunciato la possibilità di riattivare il servizio in occasione di successive ondate di calore.

Il sottosuolo come risposta alle temperature estreme

L’esperienza di Castellana introduce un tema destinato probabilmente ad assumere un interesse crescente: il ruolo degli ambienti sotterranei in presenza di condizioni climatiche estreme.

Le cavità naturali possiedono un microclima molto più stabile rispetto all’ambiente esterno. Nel caso delle Grotte di Castellana, il complesso si sviluppa per oltre tre chilometri e presenta temperature interne sostanzialmente costanti durante l’anno. Una caratteristica normalmente associata alla visita turistica che, durante le giornate di caldo eccezionale, può acquisire anche un valore sociale.

L’esperimento dell’estate è tornato all’attenzione nei giorni scorsi grazie a un articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 3 ottobre, dedicato alle trasformazioni in corso intorno al sito carsico pugliese. Il direttore artistico Giuseppe Savino ha ricordato che, durante l’estate particolarmente calda, le grotte sono state aperte alla cittadinanza nelle ore di maggiore afa proprio con la funzione di rifugio climatico.

Si tratta di un utilizzo che non modifica la destinazione principale delle Grotte di Castellana, ma mette in evidenza come un ambiente naturale ipogeo possa entrare, con le necessarie cautele e valutazioni, anche nelle strategie locali di adattamento alle temperature estreme.

Accessibilità e nuove modalità di conoscenza delle grotte

L’attenzione alla funzione sociale del complesso si accompagna ad altre iniziative rivolte ad ampliare le possibilità di fruizione. Il progetto “Grotte 100% Accessibili”, ad esempio, prevede visite dedicate anche a persone con disabilità fisiche, sensoriali, psichiche e intellettivo-relazionali, con modalità organizzative specifiche e una preventiva valutazione della compatibilità con il microclima e con le caratteristiche dell’ambiente sotterraneo.

Accanto alla visita turistica tradizionale vengono inoltre proposte esperienze che cercano di avvicinare il pubblico alla dimensione esplorativa della grotta.

Con SpeleoFamily, rivolta alle famiglie, parte del percorso viene effettuata al buio e con modalità che richiamano le prime esplorazioni del complesso. L’itinerario comprende anche una deviazione dal normale tracciato turistico verso la Caverna delle Concrezioni Coralline.

SpeleoNight propone invece un percorso di circa tre chilometri che comprende l’esplorazione di un tratto non normalmente inserito nella visita turistica e il passaggio individuale nel Corridoio del Deserto, sfruttando oscurità e silenzio come elementi dell’esperienza sotterranea.

Sono modalità di fruizione molto diverse dalla speleologia esplorativa propriamente detta, ma testimoniano il tentativo di comunicare al grande pubblico aspetti della grotta che vanno oltre la semplice contemplazione delle concrezioni.

Dalla scoperta del 1938 alle nuove funzioni del mondo sotterraneo

La storia moderna delle Grotte di Castellana è legata alla discesa di Franco Anelli nella Grave il 23 gennaio 1938 e alle successive esplorazioni condotte insieme a Vito Matarrese. Fu poi Matarrese, proseguendo le ricerche, a raggiungere nel 1939 la Grotta Bianca, uno degli ambienti più conosciuti del complesso.

A quasi novant’anni dall’inizio di quelle esplorazioni, Castellana mostra così un’altra possibile relazione tra comunità e sottosuolo. La grotta resta innanzitutto un ambiente naturale delicato, da conoscere e tutelare, ma la stabilità del suo microclima mette oggi in evidenza anche una funzione che difficilmente sarebbe stata immaginata dai primi esploratori.

In estati sempre più segnate da episodi di caldo intenso, l’esperienza pugliese offre quindi uno spunto che va oltre il singolo sito turistico: le cavità naturali possono diventare anche luoghi nei quali riflettere concretamente sul rapporto fra ambiente sotterraneo, comunità e adattamento ai cambiamenti climatici, purché ogni utilizzo sia compatibile con la conservazione del sistema carsico e con la sicurezza delle persone.

Fonti: Corriere della Sera, 3 ottobre 2026; Rai TGR Puglia, 18 luglio 2026; Grotte di Castellana Srl, sito istituzionale

Foto: Grave delle Grotte di Castellana – Boboseiptu / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

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  • Gessi Triassici imbrattati di blu: vandalismo nel sito UNESCO del Secchia
    Condividi Vernice sugli affioramenti dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano segnala l’episodio ai Carabinieri Forestali; operatori e speleologi intervengono per ridurre il danno. Gessi Triassici, scoperta e indagini Numerosi affioramenti dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia sono stati imbrattati con vernice blu lungo un percorso escursionistico dell’area UNESCO. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano ha denunciato l’ac
     

Gessi Triassici imbrattati di blu: vandalismo nel sito UNESCO del Secchia

Október 7th 2026 at 14:00

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Vernice sugli affioramenti dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano segnala l’episodio ai Carabinieri Forestali; operatori e speleologi intervengono per ridurre il danno.

Gessi Triassici, scoperta e indagini

Numerosi affioramenti dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia sono stati imbrattati con vernice blu lungo un percorso escursionistico dell’area UNESCO. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano ha denunciato l’accaduto. I Carabinieri Forestali hanno avviato le indagini per individuare i responsabili. La notizia è stata riportata da Il Resto del Carlino il 7 ottobre 2026.[1]

I segni sono stati individuati durante il sopralluogo che precedeva l’escursione di domenica 4 ottobre, intitolata “La bellezza sotto sopra – I Gessi Triassici raccontano”. Alla verifica del percorso hanno partecipato il Parco e il Gruppo Speleo “G. Chierici”. Il vandalismo ha interessato diversi affioramenti rocciosi lungo il sentiero.[1][2]

Operatori e volontari hanno dedicato una giornata alle operazioni di pulizia delle superfici imbrattate. L’intervento è stato svolto per ridurre il danno e ripulire le rocce. Dell’episodio sono stati informati anche il Comune di Villa Minozzo, le associazioni locali e le sezioni CAI di Reggio Emilia e Castelnovo ne’ Monti.[2]

Gessi Triassici e patrimonio UNESCO

Le rocce coinvolte appartengono a un paesaggio geologico che conserva una storia lunga oltre 200 milioni di anni. I Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia risalgono a circa 220 milioni di anni fa. Nell’area affiorano anche anidriti, dolomie e calcari cavernosi, che contribuiscono alla varietà delle forme del territorio.[1][3]

L’Alta Valle Secchia è una delle sette componenti del sito seriale “Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale”. Il riconoscimento UNESCO risale al settembre 2023. Il bene comprende paesaggi e sistemi sotterranei distribuiti in diverse aree dell’Emilia-Romagna, accomunati dai fenomeni carsici nelle rocce evaporitiche.[3]

L’acqua svolge un ruolo centrale nella formazione di questi ambienti. La dissoluzione di rocce come il gesso contribuisce allo sviluppo di doline, inghiottitoi, risorgenti e grotte. Le forme osservabili lungo i sentieri sono quindi collegate alla circolazione idrica nel sottosuolo. Per la speleologia, questo rapporto permette di leggere insieme il paesaggio esterno e i sistemi ipogei.[3]

Speleologia lungo i Gessi Triassici

L’escursione del 4 ottobre ha riunito circa cinquanta partecipanti. La giornata ha coinvolto il Parco nazionale, l’Università di Modena e Reggio Emilia, il mondo speleologico, la Regione, l’Ordine dei geologi e le guide ambientali escursionistiche. L’obiettivo era conoscere il territorio attraverso geologia, natura e storia delle comunità locali.[1]

Il gruppo si è ritrovato a Sologno, nell’ex scuola recuperata dal Parco e destinata a diventare un ostello. Dopo una presentazione iniziale, i partecipanti hanno percorso il sentiero 621C. L’itinerario ha permesso di osservare una vecchia fornace per la cottura del gesso, affioramenti modellati dall’acqua e forre nelle rocce evaporitiche. Il percorso ha raggiunto anche le pareti di Monte Rosso e Monte Merlo.[1]

Gli speleologi hanno accompagnato il gruppo in prossimità del principale sistema carsico dell’area. Sono stati osservati gli ingressi del Tanone e del Tanino della Gaggiolina. L’escursione è poi proseguita fino alle Fonti di Poiano, collegando la lettura delle rocce alla presenza delle acque carsiche.[1]

Tutela dei Gessi Triassici

L’iniziativa rientrava nel programma della Settimana del Pianeta Terra, svoltasi dal 27 settembre al 4 ottobre 2026. Gli appuntamenti dedicati alle evaporiti dell’Appennino hanno messo in relazione divulgazione geologica, ricerca speleologica e conservazione.[3]

Dopo il vandalismo, il Parco ha richiamato la responsabilità collettiva nella tutela di questi luoghi. L’ente ha sottolineato che imbrattare una roccia danneggia un patrimonio appartenente alla comunità e da trasmettere alle generazioni future. Ha inoltre invitato gli stessi autori dei segni blu a partecipare ai prossimi appuntamenti divulgativi. La conoscenza della storia dei Gessi Triassici è al centro dell’appello al rispetto del territorio.[2]

Fonti

Fonti
[1] I gessi triassici imbrattati con la vernice blu https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/i-gessi-triassici-imbrattati-con-f6e13504
[2] «Rocce imbrattate di vernice blu nel cuore dell’area Unesco … https://www.redacon.it/2026/10/06/rocce-imbrattate-di-vernice-blu-nel-cuore-dellarea-unesco/
[3] La bellezza sotto sopra: i gessi dell’Appennino in mostra … – Scintilena https://www.scintilena.com/la-bellezza-sotto-sopra-i-gessi-dellappennino-in-mostra-durante-la-settimana-del-pianeta-terra/09/17/
[4] Gessi Triassici dell’Alta Val Secchia, quattro escursioni gratuite tra … https://www.scintilena.com/gessi-triassici-dellalta-val-secchia-quattro-escursioni-gratuite-tra-geologia-e-paesaggio-unesco/06/20/
[5] Manifestazioni culturali sui Gessi Triassici – Scintilena https://www.scintilena.com/manifestazioni-culturali-sui-gessi-triassici/09/26/
[6] Gessi Triassici – Luoghi Di Interesse Naturalistico – Ambiente e Natura https://www.appenninoreggiano.it/it/scheda/gessi-triassici
[7] Geologia Archivi – Pagina 3 di 23 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/geologia/page/3/
[8] Gessi Triassici, Uomini, Lupi e Pipistrelli: chi fa più paura … – Scintilena https://www.scintilena.com/gessi-triassici-uomini-lupi-e-pipistrelli-chi-fa-piu-paura-e-progetto-gypsum/03/02/
[9] Scintilena, Autore presso Scintilena – Pagina 1581 di 2018 https://www.scintilena.com/author/scintilena/page/1581/
[10] Convegno Internazionale sulle Aree Carsiche nei Gessi dell’Emilia … https://www.scintilena.com/convegno-internazionale-sulle-aree-carsiche-nei-gessi-dellemilia-romagna/08/10/

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