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Acque termali della Sicilia occidentale: le terre rare svelano i percorsi profondi, nuove chiavi per studiare le grotte termali

Október 11th 2026 at 13:00

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Uno studio di INGV e Università di Palermo ricostruisce la circolazione di dodici sorgenti. Le acque termali della Sicilia occidentale offrono strumenti per comprendere i sistemi geotermici e i processi che interessano le grotte termali.

Acque termali della Sicilia occidentale: la firma geochimica del sottosuolo

Le acque termali della Sicilia occidentale conservano informazioni sui processi che incontrano durante la circolazione sotterranea. A mostrarlo è uno studio pubblicato il 19 settembre 2026 sulla rivista Geosciences. La ricerca analizza gli elementi delle terre rare disciolti nelle acque di dodici sorgenti. Queste tracce permettono di distinguere l’influenza dei circuiti superficiali da quella dei fluidi profondi.

Lo studio, intitolato “Geochemical Behavior of Rare Earth Elements in Hydrothermal Groundwaters of Western Sicily (Italy)”, è firmato da Marianna Cangemi, Ygor Oliveri, Salvatore Inguaggiato, Rocco Favara e Paolo Madonia. Gli autori appartengono all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e all’Università di Palermo. Le analisi delle terre rare sono state acquisite tra il 2016 e il 2019 dal gruppo di Paolo Censi, del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare. I dati costituiscono un’eredità scientifica affidata ai ricercatori che hanno sviluppato il lavoro.

Dodici sorgenti termali siciliane e tre diversi circuiti idrogeologici

I punti studiati comprendono Sclafani Bagni 1 e 3, Sciacca Hotel, Terme Selinuntine, Termini Imerese e Terme Segestane. Completano il quadro Gorga Canne, Gorga Botola, Montevago, Fontana Calda, Bevaio Pioppo e Partanna. Le temperature riportate spaziano da 18 °C a Partanna a 56,1 °C alle Terme Selinuntine. Il ventaglio comprende quindi anche emergenze relativamente fresche, inserite nello studio dei circuiti idrotermali regionali.

La composizione degli ioni principali distingue tre gruppi. Sclafani Bagni, Sciacca Hotel e Termini Imerese presentano acque cloruro-solfatiche alcaline, con una composizione vicina a quella marina. Questa firma indica percorsi che coinvolgono salamoie marine fossili e, nelle località costiere, possibili contributi di acqua di mare. Il secondo gruppo comprende acque cloruro-solfatiche alcalino-terrose. Vi rientrano Terme Selinuntine, Fontana Calda, Montevago, le due emergenze di Gorga e Terme Segestane. Le interazioni con le successioni evaporitiche contribuiscono alla loro composizione.

Partanna e Bevaio Pioppo appartengono al gruppo delle acque bicarbonate alcalino-terrose. In questi circuiti prevale la componente meteorica, cioè l’acqua proveniente dalle precipitazioni. La circolazione attraverso le rocce carbonatiche avviene sotto l’influenza dell’anidride carbonica. Anche queste sorgenti mantengono una traccia del contributo profondo.

Terre rare nelle acque termali: cerio ed europio raccontano due ambienti

La somma delle terre rare disciolte varia da 10,2 a 954 nanogrammi per litro. Sono concentrazioni molto piccole, ma sufficienti per riconoscere differenze tra i circuiti. Tutti i campioni mostrano un’anomalia negativa del cerio e un’anomalia positiva dell’europio. Le anomalie esprimono una carenza o un arricchimento rispetto agli elementi vicini, dopo un confronto con una composizione geochimica di riferimento.

Il cerio viene interpretato come indicatore delle condizioni ossidanti incontrate nella parte più superficiale del percorso. In questi ambienti può essere rimosso dalla soluzione e trattenuto da ossidi e ossiidrossidi di ferro. L’europio racconta invece le interazioni profonde, avvenute in condizioni riducenti e a temperatura elevata. Secondo l’interpretazione degli autori, la sua mobilizzazione preferenziale dai feldspati lascia una firma riconoscibile anche dopo la risalita.

Le acque termali della Sicilia occidentale registrano così due fasi della propria storia. Una riguarda gli scambi profondi tra fluidi e rocce. L’altra riflette l’evoluzione chimica durante l’avvicinamento alla superficie.

Geotermia e grotte termali: il contributo della ricerca siciliana

Lo studio esamina anche l’arricchimento relativo delle terre rare pesanti e gli effetti di tetrade dei lantanidi. Questi ultimi sono variazioni segmentate della distribuzione degli elementi. Consentono di approfondire il ruolo dei complessi chimici e delle superfici minerali. L’arricchimento delle terre rare intermedie è collegato alle interazioni con depositi evaporitici e alla possibile dissoluzione riduttiva delle fasi del ferro.

Per la speleologia, il risultato offre un collegamento con lo studio dei fluidi che attraversano le rocce carbonatiche. Le acque termali della Sicilia occidentale aiutano a ricostruire percorsi, mescolamenti e trasformazioni chimiche. Sono gli stessi aspetti che, nei sistemi carsici appropriati, concorrono alla formazione e all’evoluzione delle grotte termali. La ricerca caratterizza gli acquiferi e le sorgenti; l’approfondimento speleologico riguarda il modo in cui questi processi possono agire nelle cavità.

Grotte termali: relazione su origine, geochimica, ambienti sotterranei e ricerca speleologica

Grotte termali e grotte ipogeniche: il significato delle definizioni

L’espressione “grotte termali” descrive cavità interessate da acque calde, vapori o flussi di calore legati alla circolazione idrotermale. Per comprenderne l’origine occorre distinguere lo stato attuale dalla storia geologica. Una cavità oggi calda può essere stata modificata da un circuito termale successivo alla sua formazione. Una grotta nata per azione di fluidi termali può invece conservare le proprie forme quando il circuito si è raffreddato o disattivato. La temperatura presente non riassume, da sola, la speleogenesi.

Il termine “ipogenico” riguarda l’origine dell’alimentazione e dell’aggressività chimica che dissolve la roccia. Nella speleogenesi ipogenica, fluidi o gas provenienti dal sottosuolo acquisiscono in profondità la capacità di dissolvere le formazioni attraversate. Nella speleogenesi epigenica, questa capacità deriva prevalentemente da processi superficiali. È il caso dell’acqua meteorica che incorpora anidride carbonica prima di infiltrarsi nei calcari.

“Termale” e “ipogenico” non sono quindi sinonimi perfetti. Il primo termine richiama il regime termico. Il secondo descrive un sistema genetico e idrogeologico. Anche una grotta ad acido solforico può essere ipogenica senza presentare oggi temperature elevate. Frasassi rappresenta un riferimento per lo studio della speleogenesi sulfurea e dell’attività ancora presente nei livelli inferiori.

Acquiferi termali e faglie: come circolano i fluidi nel sottosuolo

Le rocce carbonatiche possono ospitare acquiferi idrotermali estesi. L’acqua si muove attraverso fratture, discontinuità e condotti progressivamente ampliati dalla dissoluzione. Le faglie possono favorire collegamenti tra livelli profondi e superficiali. Strati poco permeabili possono invece confinare il circuito e deviare lateralmente il flusso. La distribuzione di queste strutture influenza la posizione delle sorgenti e delle cavità.

Il riscaldamento non richiede necessariamente un vulcano vicino alla grotta. Una circolazione sufficientemente profonda può trasferire alle acque il calore delle rocce. La risalita dipende poi dai gradienti idraulici, dalle pressioni e dalle differenze di densità. Durante il tragitto, i fluidi possono scambiare gas e soluti con formazioni carbonatiche, silicoclastiche ed evaporitiche.

Nella Sicilia occidentale, la tettonica regionale controlla un mosaico di circuiti diversi. Le rocce carbonatiche costituiscono importanti serbatoi idrotermali. Il mescolamento con acque meteoriche modifica la temperatura e la composizione delle emergenze. La sorgente rappresenta dunque il punto terminale osservabile di una storia più articolata.

Speleogenesi carbonica nelle grotte termali: il ruolo dell’anidride carbonica

L’anidride carbonica disciolta partecipa alla formazione di una soluzione capace di dissolvere il carbonato di calcio. Una forma sintetica della reazione è:

[
\mathrm{CaCO_3 + CO_2 + H_2O \rightleftharpoons Ca^{2+} + 2HCO_3^-}
]

Il risultato è il trasferimento del calcio e del bicarbonato dalla roccia all’acqua. La direzione e l’intensità del processo dipendono dalle condizioni chimiche e fisiche. Sono importanti la disponibilità di CO?, la temperatura e il grado di saturazione rispetto alla calcite.

Per “saturazione” si intende la condizione in cui una soluzione è in equilibrio con un minerale. Un’acqua sottosatura può dissolverlo. Un’acqua sovrasatura può favorirne la precipitazione. Nei circuiti profondi, pressioni e disponibilità di gas possono mantenere condizioni diverse da quelle osservate alla sorgente. Durante la risalita, il degassamento può spostare l’equilibrio verso la deposizione di carbonati.

Questa dinamica spiega perché uno stesso sistema possa presentare zone di dissoluzione e zone di deposito. Il circuito non agisce allo stesso modo lungo tutto il percorso. Le cavità e le concrezioni registrano condizioni locali e fasi successive.

Raffreddamento delle acque termali e formazione delle cavità carsiche

Un processo rilevante riguarda il raffreddamento dei fluidi ricchi di CO?. Uno studio pubblicato nel 2023 su Communications Earth & Environment ha esaminato questo meccanismo con modelli geochimici e numerici. In condizioni appropriate, un’acqua calda inizialmente satura rispetto alla calcite può diventare sottosatura durante il raffreddamento. Acquista quindi una nuova capacità di dissoluzione.

Il modello considera fluidi profondi che risalgono lungo una via preferenziale. Quando incontrano una copertura poco permeabile, si distribuiscono lateralmente nell’acquifero carbonatico. Il trasferimento di calore alle rocce circostanti favorisce il raffreddamento. La dissoluzione può concentrarsi a una certa distanza dal punto di alimentazione e produrre reti di gallerie.

Le simulazioni mostrano che alcuni sistemi possono svilupparsi in tempi geologicamente brevi, anche nell’ordine delle decine di migliaia di anni. Questi tempi dipendono dalle condizioni imposte al modello. Non costituiscono una durata standard per tutte le grotte termali. Il contributo dello studio consiste nell’individuazione di un meccanismo capace di spiegare cavità estese senza attribuire ogni caso all’acido solforico.

Mescolamento delle acque e corrosione nelle grotte termali

Due acque in equilibrio con la calcite possono avere composizioni differenti. Quando si mescolano, la soluzione risultante può diventare sottosatura. Questo fenomeno è noto come corrosione per mescolamento. Dipende dalla natura non lineare degli equilibri chimici e può ampliare fratture e condotti nelle zone di contatto tra fluidi diversi.

Nei sistemi termali, il contatto tra una componente profonda e una componente meteorica modifica anche temperatura, ossigenazione e concentrazione dei gas. Questi cambiamenti influenzano la mobilità dei metalli e la precipitazione dei minerali. La zona di mescolamento è quindi un ambiente reattivo, non una semplice diluizione.

Grotte sulfuree e acido solforico: un diverso percorso di dissoluzione

In alcune cavità, il fluido profondo contiene idrogeno solforato, indicato con la formula H?S. Quando questo composto incontra ossigeno, la sua ossidazione può produrre acido solforico. Il processo può avvenire attraverso reazioni abiotiche e attività microbica. In forma schematica:

[
\mathrm{H_2S + 2O_2 \rightarrow H_2SO_4}
]

L’acido reagisce con il calcare. Una rappresentazione complessiva della formazione di gesso è:

[
\mathrm{CaCO_3 + H_2SO_4 + H_2O \rightarrow CaSO_4\cdot2H_2O + CO_2}
]

Queste reazioni sintetizzano passaggi che in natura possono coinvolgere intermedi e diversi ambienti di reazione. Il risultato comprende dissoluzione della roccia, produzione di gesso e liberazione di anidride carbonica.

La speleogenesi ad acido solforico viene spesso indicata con la sigla SAS. Può operare vicino alla superficie dell’acqua e nell’ambiente aerato soprastante. L’idrogeno solforato che passa dall’acqua all’atmosfera della grotta può alimentare reazioni su pareti e soffitti umidi. Acquasanta Terme, nelle Marche, offre un esempio di cavità termali sulfuree con processi attivi.

Una rassegna scientifica del 2024 documenta 84 aree del mondo con grotte ad acido solforico. Il numero si riferisce ad aree riconosciute dalla rassegna, non al totale delle singole cavità. La varietà dei casi mostra che questi processi interessano contesti geologici differenti.

Condensazione e vapori nelle grotte termali

La condensazione si verifica quando aria umida incontra superfici sufficientemente fredde. Sulle pareti può formarsi un sottile velo d’acqua. Se incorpora gas che ne aumentano l’aggressività, questo velo può dissolvere il substrato. Il processo prende il nome di corrosione per condensazione.

Nelle grotte sulfuree, l’ossidazione dell’H?S può rendere il film particolarmente acido. La trasformazione della roccia continua quindi anche sopra il livello dell’acqua. Gli studi sulle grotte ipogeniche siciliane attribuiscono alla condensazione-corrosione numerose forme di piccola e media scala. Le strutture geologiche orientano invece lo sviluppo generale delle cavità.

Questo processo va distinto dalla dissoluzione per raffreddamento in un acquifero completamente sommerso. Nel primo caso intervengono l’atmosfera della grotta e il film sulle pareti. Nel secondo, la reazione si sviluppa nella massa d’acqua che circola nella roccia.

Morfologie e minerali delle grotte termali: leggere le tracce dei fluidi

Cupole, tasche di dissoluzione, condotti ascendenti e reti labirintiche possono contribuire al riconoscimento di una storia ipogenica. Nelle cavità sulfuree sono importanti anche croste di gesso, solchi e forme legate a superfici d’acqua corrosive. Nessuna singola forma basta a ricostruire l’intero sistema. Il significato emerge dall’associazione tra geometria, geologia, minerali e dati idrochimici.

Il gesso può derivare dalla trasformazione del calcare per azione dell’acido solforico. In altri contesti appartiene invece alla roccia evaporitica attraversata dalle acque. Distinguere queste origini evita di confondere un prodotto della reazione con il substrato geologico. La calcite può registrare fasi di deposizione successive alla dissoluzione.

Gli studi siciliani segnalano inoltre fosfati collegati a depositi di guano. La mineralogia di una grotta può quindi combinare segnali idrotermali, trasformazioni della roccia e contributi biologici. Le diverse componenti devono essere interpretate nella loro posizione stratigrafica e ambientale.

Terre rare e grotte termali: come si costruisce una lettura geochimica

L’interesse delle terre rare non riguarda soltanto la loro concentrazione totale. Conta soprattutto la distribuzione relativa dei lantanidi. Per confrontarla, lo studio siciliano normalizza i valori rispetto al PAAS, una composizione di riferimento delle argille sedimentarie. Questa operazione rende più leggibili gli arricchimenti e gli impoverimenti lungo la serie.

Le anomalie si esprimono mediante rapporti rispetto a un valore atteso. Un rapporto inferiore a uno indica un’anomalia negativa. Un rapporto superiore a uno indica un’anomalia positiva. Nelle sorgenti analizzate, il rapporto del cerio varia approssimativamente da 0,16 a 0,88. Quello dell’europio va da 1,87 a 4,42.

Le terre rare pesanti possono restare preferenzialmente in soluzione grazie a complessi carbonatici più stabili. Altre frazioni vengono rimosse per adsorbimento sulle superfici minerali. Gli effetti di tetrade aggiungono informazioni sui processi che non dipendono soltanto dalla carica e dal raggio degli ioni. La firma risultante riflette quindi una combinazione di trasporto, scambio con le rocce e reazioni lungo il percorso.

Nello studio delle grotte termali, queste misure possono affiancare analisi degli ioni principali, isotopi e osservazioni morfologiche. La chimica dell’acqua restituisce informazioni sulla circolazione attuale. La roccia alterata può conservare invece tracce di fluidi del passato. Studi isotopici sulle pareti di grotte ipogeniche hanno mostrato la possibilità di riconoscere alterazioni associate ad antiche acque termali ricche di CO?.

Microbiologia delle grotte termali e degli ambienti sulfurei

Le grotte sulfuree possono sostenere reti biologiche alimentate da energia chimica. Alcuni microrganismi utilizzano composti ridotti dello zolfo nei propri metabolismi. La produzione primaria non dipende quindi soltanto dalla materia organica trasportata dalla superficie. Questo distingue tali ambienti da molte cavità carbonatiche ordinarie.

I microrganismi partecipano ai cicli dello zolfo e del carbonio. Possono influenzare acidificazione, dissoluzione e trasformazioni delle superfici minerali. La biospeleologia e la geochimica descrivono così aspetti dello stesso sistema. La distribuzione delle comunità dipende dai gradienti di ossigeno, dalla disponibilità dei composti energetici e dalle condizioni locali.

Le grotte calde non sono necessariamente prive di vita. Un’indagine micologica nel sistema di Monte Kronio ha documentato comunità fungine in condizioni prossime a 37 °C e a umidità relativa del 100%. La presenza di organismi dimostra l’importanza di considerare anche le componenti biologiche nello studio degli ambienti idrotermali.

Monte Kronio e Stufe di San Calogero: grotte termali, esplorazione e archeologia

Monte Kronio, presso Sciacca, rappresenta un riferimento italiano per le grotte vaporose. Le Stufe di San Calogero e le cavità collegate sono interessate da correnti d’aria calda e molto umida. Le ricerche sul Progetto Kronio riportano valori intorno a 37 °C e umidità relativa prossima alla saturazione.

Queste condizioni rendono l’esplorazione impegnativa. L’umidità elevata ostacola l’evaporazione del sudore e limita la dissipazione del calore corporeo. Il progetto ha sviluppato un percorso interdisciplinare che coinvolge speleologia, geologia, biologia e archeologia. La preparazione delle attività sotterranee deve considerare il carico termico oltre alle difficoltà tecniche dei passaggi.

Le cavità custodiscono anche testimonianze della frequentazione umana. L’Antiquarium di Monte Kronio presenta materiali provenienti da scavi e ricerche avviati negli anni Sessanta. L’esposizione distingue le fasi preistoriche dalle frequentazioni dal VI secolo a.C. al Medioevo e oltre. Scintilena ha documentato il lavoro della Commissione Grotte “Eugenio Boegan” nel complesso termale di Sciacca.

Ricerca nelle grotte termali: osservazioni, misure e ricostruzioni

Una caratterizzazione completa mette in relazione più livelli di indagine:

  • Il rilievo speleologico descrive la geometria delle cavità e i collegamenti con le strutture geologiche.
  • Le analisi delle acque distinguono composizione, mescolamenti e reazioni tra fluidi e rocce.
  • Lo studio mineralogico e morfologico riconosce le tracce della dissoluzione e della deposizione.
  • Le misure microclimatiche descrivono temperatura, umidità, ventilazione e condensazione.
  • Le indagini microbiologiche chiariscono il contributo degli organismi ai processi geochimici.

La dimensione temporale è essenziale. Un campione d’acqua descrive una condizione del circuito. Una parete o un deposito possono riassumere trasformazioni avvenute in più fasi. Per questo, la lettura del sistema deve collegare misure attuali e archivi geologici.

Sicurezza nelle grotte termali: calore e atmosfere pericolose

Le condizioni ambientali cambiano tra cavità e tra settori dello stesso sistema. Nei complessi vaporosi, calore e umidità possono produrre un forte stress fisiologico. Nei sistemi sulfurei si aggiunge il possibile rischio legato all’idrogeno solforato. La valutazione dell’atmosfera e del carico termico deve precedere le attività e accompagnarne lo svolgimento.

L’odore non è un indicatore affidabile della sicurezza. Il NIOSH segnala che l’olfatto si affatica rapidamente in presenza di H?S. Il gas può quindi continuare a essere presente anche quando non viene più percepito. La scheda indica 100 parti per milione come concentrazione immediatamente pericolosa per la vita o la salute. Questo valore non rappresenta una soglia ammissibile per l’esplorazione.

L’accesso a questi ambienti richiede una pianificazione specialistica. La normale esperienza in grotta non sostituisce una valutazione dei rischi specifici. Il monitoraggio strumentale e le procedure devono essere adeguati al sito e alle attività previste.

Tutela delle grotte termali e valore degli archivi sotterranei

Le grotte termali riuniscono acqua, roccia, atmosfera e organismi in un sistema strettamente connesso. L’interesse scientifico comprende il funzionamento degli acquiferi, i processi di dissoluzione e le condizioni che sostengono gli ecosistemi. A Monte Kronio si aggiunge un patrimonio archeologico legato alla frequentazione delle cavità.

Una gestione orientata alla conservazione deve considerare insieme questi elementi. Il monitoraggio offre la base per valutare le trasformazioni del sistema e organizzare ricerca e accessi. La documentazione delle forme, dei depositi e delle comunità biologiche permette di conservare informazioni che non possono essere ricostruite soltanto osservando la sorgente.

Il legame con la ricerca siciliana consiste nella possibilità di integrare questi archivi con i traccianti disciolti. Le terre rare descrivono la storia chimica dei fluidi. Le cavità e i loro minerali mostrano gli effetti prodotti sulla roccia. Considerati insieme, questi dati aiutano a comprendere l’evoluzione dei sistemi idrotermali e del carsismo profondo.

https://www.mdpi.com/2076-3263/16/9/379

Fonti dell’articolo e della relazione

  1. Cangemi M., Oliveri Y., Inguaggiato S., Favara R., Madonia P. (2026), “Geochemical Behavior of Rare Earth Elements in Hydrothermal Groundwaters of Western Sicily (Italy)”, Geosciences, 16(9), 379.
    https://www.mdpi.com/2076-3263/16/9/379
    https://doi.org/10.3390/geosciences16090379
  2. “Cooling of hydrothermal fluids rich in carbon dioxide can create large karst cave systems in carbonate rocks”, Communications Earth & Environment (2023).
    https://www.nature.com/articles/s43247-023-01082-z
  3. “Sulfuric acid caves of the world: A review”, Earth-Science Reviews (2024).
    https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0012825224000205
  4. “Sulfuric acid speleogenesis (SAS) close to the water table”, Geomorphology (2016), testo scientifico.
    https://alpespeleo.fr/com/comdiv/papier/2016/2016%20De%20Waele%20et%20al%20SAS%20WT%20caves%20Geomorphology%20253%20p%20452-467.pdf
  5. “The sulfidic thermal caves of Acquasanta Terme (central Italy)”, testo scientifico.
    https://scispace.com/pdf/the-sulfidic-thermal-caves-of-acquasanta-terme-central-italy-4pz8mlslib.pdf
  6. “The geomicrobiology of limestone, sulfuric acid speleogenetic, and volcanic caves”, Frontiers in Microbiology (2024).
    https://www.frontiersin.org/journals/microbiology/articles/10.3389/fmicb.2024.1370520/full
  7. “The Progetto Kronio: history and problems of an extreme exploration”, Badino e Torelli, testo scientifico.
    https://iris.unito.it/retrieve/handle/2318/1524671/50324/Badino_Torelli.pdf
  8. “First mycological assessment in hydrothermal caves of Monte Kronio (Sicily, southern Italy)”, scheda bibliografica AGRIS.
    https://agris.fao.org/search/en/providers/122535/records/65de74d963b8185d9ca8acc8
  9. Regione Siciliana, Antiquarium di Monte Kronio – Sciacca.
    https://parchiarcheologici.regione.sicilia.it/valle-templi/en/siti-archeologici/antiquarium-di-monte-kronio-sciacca/
  10. Scintilena, “Nuove scoperte archeologiche nelle grotte vaporose di Sciacca in Sicilia” (30 novembre 2011).
    https://www.scintilena.com/nuove-scoperte-archeologiche-nelle-grotte-vaporose-di-sciacca-in-sicilia/11/30/
  11. “Hypogenic caves of Sicily (southern Italy)”, contributo al Congresso internazionale di speleologia (2013).
    https://www.alpespeleo.fr/com/comdiv/papier/2013/2013%20Vattano%20et%20al%20Hypogenic%20caves%20of%20Sicily%2016%20ICS%20p%20144-149.pdf
  12. USGS, “Hypogenic karst of the Great Basin” (2021).
    https://www.usgs.gov/publications/hypogenic-karst-great-basin
  13. “Combined use of conventional and clumped carbonate stable isotopes to identify hydrothermal isotopic alteration in cave walls” (2022).
    https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9163031/
  14. “Early hypogenic carbonic acid speleogenesis in unconfined limestone aquifers by upwelling deep-seated waters with high CO2 concentration: a modelling approach” (2021).
    https://hess.copernicus.org/articles/25/2895/2021/hess-25-2895-2021.pdf
  15. “Underground meteorology: What’s the weather underground?”, Acta Carsologica (2010).
    https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/download/74/66
  16. CDC–NIOSH, Pocket Guide to Chemical Hazards, “Hydrogen sulfide”.
    https://www.cdc.gov/niosh/npg/npgd0337.html

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  • La Venta: «Esplorazioni ai confini del mondo», dalle grotte tropicali ai ghiacciai
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La Venta: «Esplorazioni ai confini del mondo», dalle grotte tropicali ai ghiacciai

Október 11th 2026 at 12:00

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Venerdì 23 ottobre, alle 20:30, il foyer del Teatro Valle dei Laghi ospita un incontro gratuito sulle spedizioni di La Venta. Un viaggio nella speleologia tra ambienti tropicali, glaciali, vulcanici e desertici, dove esplorazione geografica e ricerca scientifica procedono insieme.

La Venta a Vezzano: incontro gratuito al Teatro Valle dei Laghi

Venerdì 23 ottobre, alle 20:30, il foyer del Teatro Valle dei Laghi, a Vezzano, ospiterà «Esplorazioni ai confini del mondo». L’ingresso sarà gratuito. La serata presenterà i progetti di esplorazione speleologica e ricerca scientifica dell’Associazione La Venta Esplorazioni Geografiche.

Il percorso annunciato attraverserà quattro grandi ambienti: tropicale, glaciale, vulcanico e desertico. Il filo conduttore sarà il lavoro svolto in alcuni dei territori più remoti della Terra. Al centro, le grotte e il loro rapporto con il paesaggio, l’acqua e la storia naturale.

Il Teatro Valle dei Laghi si trova a Vezzano, nel comune di Vallelaghi, in Trentino. È uno spazio culturale che ospita spettacoli, proiezioni e attività rivolte al territorio. La sede dell’incontro sarà il foyer, come indicato nell’annuncio della serata. [web:31][web:43]

La Venta Esplorazioni Geografiche: una storia iniziata nel Chiapas

La Venta è stata fondata nel 1991. Le sue origini sono legate alla prima discesa integrale del canyon del Río La Venta, compiuta in Messico nel gennaio 1990. Sei esploratori percorsero il fiume in dodici giorni, utilizzando due canotti. Il canyon rivelò grandi sistemi sotterranei e testimonianze archeologiche, aprendo un programma di ricerca destinato a proseguire negli anni. [web:8][web:68]

Da quell’esperienza è nata un’attività geografica più ampia. La grotta non viene considerata soltanto come un percorso da esplorare. Diventa una parte del territorio da conoscere attraverso geologia, idrologia, biologia e documentazione. I progetti coinvolgono ricercatori, speleologi e interlocutori locali. [web:9]

Spedizioni La Venta: grotte tropicali, ghiacciai, vulcani e deserti

I quattro ambienti richiamati dall’incontro corrispondono a filoni di ricerca sviluppati dall’associazione in diversi continenti. Nelle Filippine, il progetto Palawan ha approfondito la conoscenza del Puerto Princesa Underground River. In Venezuela, le spedizioni sui tepui hanno esplorato sistemi sotterranei nelle rocce quarzose, tra cui Imawarì Yeutà. [web:36][web:50]

Sui ghiacciai alpini e patagonici, La Venta ha studiato pozzi e gallerie attraversati dalle acque di fusione. In Islanda, il progetto Hraunrásir si è concentrato sui tubi lavici di recente formazione del Fagradalsfjall. Nel deserto di Atacama e nei duomi salini dell’Iran, l’esplorazione ha riguardato cavità scavate nel sale. Sono ambienti differenti, che richiedono strumenti e metodi di lavoro specifici. [web:8][web:25][web:72][web:83]

Questa varietà permette di confrontare processi sotterranei molto diversi. Nelle grotte cambiano le rocce, le temperature e le condizioni di vita. Resta comune la necessità di osservare, misurare e ricostruire l’origine degli ambienti esplorati. [web:9]

Ricerca scientifica La Venta: dalle mappe alla microbiologia

Le spedizioni producono rilievi topografici, modelli tridimensionali, fotografie, filmati e pubblicazioni. Questi materiali documentano luoghi difficili da raggiungere e rendono disponibili informazioni utili alla ricerca. La collaborazione con università ed enti scientifici collega il lavoro esplorativo a domande precise sulla formazione delle grotte e sui loro ecosistemi. [web:9]

Un esempio recente arriva da Imawarì Yeutà. Una ricerca sviluppata durante la spedizione del 2023 ha studiato strutture di silice e attività microbica direttamente in grotta. I risultati, presentati dall’Università di Bologna nel 2026, mostrano anche possibili applicazioni dei metodi impiegati allo studio degli ambienti planetari. [web:44]

La serata di Vezzano porterà al pubblico questo intreccio fra esplorazione e scienza. L’appuntamento resta fissato per venerdì 23 ottobre, alle 20:30, nel foyer del Teatro Valle dei Laghi, con ingresso gratuito.

Relazione di approfondimento: il Team La Venta e le spedizioni nel mondo

La Venta Esplorazioni Geografiche: identità e metodo di lavoro

La Venta è un’associazione italiana dedicata a progetti geografico-speleologici in territori remoti e di difficile accesso. La sua attività unisce esplorazione, ricerca e divulgazione. Nell’intervista pubblicata da MountainBlog nel maggio 2024, il socio Luca Gandolfo descriveva una realtà di circa cinquanta soci italiani, affiancata da una rete di contatti internazionali. Il dato fotografa la consistenza associativa indicata in quella data. [web:9]

Il metodo di lavoro parte dal territorio. Un progetto può nascere dall’osservazione di immagini satellitari, da un invito o dal confronto con speleologi locali. Seguono la costruzione delle collaborazioni, la definizione degli obiettivi scientifici e la ricerca dei finanziamenti. La disponibilità di competenze diverse consente di affrontare problemi che una sola disciplina non potrebbe risolvere. [web:9]

Il rapporto con le comunità locali è una componente del progetto, non un passaggio accessorio. Autorità, abitanti, associazioni speleologiche e ricercatori contribuiscono alla conoscenza dei luoghi e alla realizzazione delle attività. I risultati possono riguardare risorse idriche, testimonianze archeologiche e biodiversità. La loro documentazione accresce la conoscenza del patrimonio territoriale e può sostenerne la tutela. [web:9]

Río La Venta in Messico: il canyon da cui prende nome l’associazione

Il progetto Río La Venta comincia nel 1990, prima della costituzione formale dell’associazione. La discesa integrale del canyon, nel Chiapas, mette in relazione l’esplorazione fluviale con quella sotterranea. Lungo le pareti emergono ingressi di grotte e testimonianze del rapporto storico tra le popolazioni e il paesaggio. [web:66][web:68]

Dopo la prima traversata, una parte importante della ricerca speleologica si concentra sul reticolo idrogeologico della Selva El Ocote. Il problema non è soltanto individuare nuove cavità. È comprendere come le acque attraversino il massiccio e raggiungano il canyon. L’esplorazione dei singoli ambienti diventa così parte della ricostruzione di un sistema territoriale. [web:7]

Il progetto produce anche una documentazione organica. Il volume «Río La Venta, Treasure of Chiapas», pubblicato nel 1999, comprende 319 pagine e un supporto multimediale con filmati e mappe. La scheda bibliografica dell’Association for Mexican Cave Studies segnala la presenza di 150 mappe di grotte. Il numero riguarda la documentazione raccolta nel prodotto editoriale, non il conteggio aggiornato delle cavità dell’intera regione. [web:61]

Questa esperienza definisce un tratto che ricorre nei progetti successivi: collegare l’ambiente sotterraneo alla geografia e alla storia della superficie. La speleologia diventa uno strumento per leggere un territorio nel suo insieme. [web:9][web:61]

Naica e La Venta: ricerca tra i cristalli giganti del Messico

Il progetto Naica riguarda le grotte incontrate nelle profondità dell’omonima miniera, nello Stato messicano di Chihuahua. La Cueva de los Cristales fu scoperta nel 2000 durante i lavori minerari. Il contributo di La Venta si sviluppò dal 2006, con un programma di ricerca e documentazione condotto insieme a partner messicani e istituti scientifici internazionali. [web:18][web:48]

La cavità ospita cristalli di selenite, una varietà di gesso, che superano i dieci metri di lunghezza. L’ambiente presenta temperature prossime ai 50 °C e un’umidità molto elevata. Queste condizioni imposero la progettazione di equipaggiamenti specifici per consentire permanenze operative sufficienti a effettuare osservazioni e misure. [web:18][web:48]

La ricerca non si limitò alle dimensioni dei cristalli. Il programma comprendeva lo studio delle condizioni geochimiche di crescita, il monitoraggio ambientale e l’analisi delle mineralizzazioni. Erano previsti anche rilievi tridimensionali, indagini microbiologiche e verifiche sul rapporto fra le cavità e il giacimento minerario. [web:48]

La conservazione era parte integrante degli obiettivi. Documentare le superfici, valutare la stabilità dei cristalli e controllare gli effetti della presenza umana serviva a conoscere e proteggere un ambiente delicato. Naica va collocata fra i grandi progetti storici dell’associazione: la pagina ufficiale precisa che La Venta non vi conduce campagne da diversi anni e non programma nuove spedizioni nella grotta. [web:48]

Palawan nelle Filippine: il fiume sotterraneo e il massiccio del Saint Paul

Il progetto Palawan si concentra sul Puerto Princesa Underground River e sul massiccio calcareo del Saint Paul. La Venta tornò sull’isola nel 2000 per realizzare un documentario. Dal 2007 riprese un programma di studio ed esplorazione, sostenuto dagli amministratori della città di Puerto Princesa. [web:36]

Le attività ampliarono la conoscenza del sistema sotterraneo e delle aree poste sopra di esso. La scheda ufficiale descrive oltre 32 chilometri di gallerie esplorate nelle campagne riportate. Si tratta del dato riferito a quella fase del progetto, non di una misura presentata come aggiornamento al 2026. [web:36]

Il lavoro interessò grandi gallerie, settori ricchi di concrezioni e cavità attive nelle parti alte del massiccio. Nel 2011 fu raggiunta la vetta del Monte Saint Paul, alta 1.028 metri. La presenza di inghiottitoi e zone di assorbimento aprì nuove prospettive di ricerca lungo la componente verticale del sistema. [web:36]

Palawan mostra perché una spedizione non possa limitarsi al tratto più accessibile di una grotta. Per comprendere un fiume sotterraneo occorre studiare anche le aree che lo alimentano. Le collaborazioni con le università di Firenze e Bologna hanno affiancato all’esplorazione indagini geologiche, mineralogiche e geomorfologiche. [web:36]

Tepui del Venezuela: La Venta e le grotte nelle rocce quarzose

I tepui sono altopiani del settore settentrionale dell’Amazzonia, caratterizzati da pareti elevate e vaste superfici sommitali. Il progetto La Venta riguarda le cavità sviluppate nelle rocce quarzose di questi massicci. Una prima ricognizione sull’Auyán-tepui risale al 1992. Nel 2009 prende avvio una nuova fase scientifica sul Chimantá, seguita dal lavoro sull’Auyán dal 2010. [web:50]

Nel 2013 una spedizione italo-venezuelana, con La Venta e il Teraphosa Exploring Team, individuò il sistema di Imawarì Yeutà. La pagina ufficiale del progetto riporta uno sviluppo complessivo superiore a 25 chilometri. La scoperta consolidò l’interesse per sistemi sotterranei estesi in rocce differenti dai calcari normalmente associati al carsismo. [web:50][web:55]

La ricerca in questi ambienti lega la forma delle gallerie ai processi di alterazione della roccia e al ruolo dei microrganismi. Il lavoro richiede di integrare rilievo, geologia e microbiologia. Le grandi distanze e l’isolamento rendono particolarmente importante la capacità di effettuare analisi sul posto. [web:44]

Durante la spedizione del 2023 fu allestito un campo di ricerca all’interno di Imawarì Yeutà. Furono utilizzati una camera iperspettrale, uno scanner laser tridimensionale e strumenti per individuare l’attività microbica. Il dispositivo MinION consentì di sequenziare DNA direttamente in grotta. [web:44]

Lo studio, pubblicato su «Biogeosciences» e presentato dall’Università di Bologna nel gennaio 2026, riguarda stromatoliti di silice. Sono strutture la cui formazione pone domande sul rapporto fra processi geologici e attività biologica in assenza di luce. I risultati hanno identificato attività microbica e batteri potenzialmente coinvolti nel loro sviluppo. [web:44]

Il confronto con strutture silicee osservate su Marte apre una prospettiva metodologica. Le tecniche validate sulla Terra potrebbero aiutare a studiare ambienti planetari. Questo collegamento riguarda gli strumenti e i criteri di ricerca: non costituisce una dimostrazione dell’esistenza di vita marziana. [web:44]

Colombia: El Peñón, biospeleologia e collaborazione con EspeleoCol

Nel novembre e dicembre 2023 La Venta effettuò una prima spedizione sull’altopiano di El Peñón, nel dipartimento colombiano di Santander. L’area si trova a circa 2.500 metri di quota. La campagna coinvolse sette speleologi italiani, uno svizzero e tre colombiani, in collaborazione con la Federazione Speleologica Colombiana EspeleoCol. [web:9]

L’attività riguardò nuovi ingressi, pozzi nella foresta e settori di cavità già conosciute. I droni contribuirono a individuare un grande portale nelle pareti del Vaje de Panama. Per raggiungerlo furono necessari tre giorni di lavoro in parete. Nell’Hoyo de las Palmas furono rilevate centinaia di metri di nuove gallerie. [web:9]

La ricerca esplorativa si accompagnò alla biospeleologia. Alla spedizione si unì Carlos A. Lasso dell’Istituto Humboldt di Bogotá. Alcune giornate furono dedicate allo studio del pesce cavernicolo Trichomycterus rosablanca, adattato alla vita sotterranea. L’esempio mostra come il rilievo delle grotte e lo studio della fauna possano procedere nello stesso progetto. [web:9]

Chiribiquete in Colombia: archeologia, pareti e fiumi sotterranei

Nel dicembre 2024 una spedizione multidisciplinare operò nel Parco Naturale Nazionale Serranía del Chiribiquete. La missione, guidata dall’antropologo Carlos Castaño Uribe della Fondazione Herencia Ambiental Caribe, ricevette il supporto di sei speleologi di La Venta, fra tecnici e ricercatori. [web:65]

Le attività unirono antropologia, archeologia, geologia e speleologia. Fu raggiunta una parete lunga oltre trecento metri, sulla quale vennero individuati sette murales pittorici e cavità di interstrato. La presenza di testimonianze umane richiese una lettura del paesaggio che comprendesse anche il suo valore culturale. [web:65]

La Venta contribuì inoltre all’esplorazione di una grotta nelle quarzoareniti, attraversata da un fiume sotterraneo. La cavità fu esplorata e topografata per oltre un chilometro. Il risultato documenta il potenziale speleologico del massiccio e il contributo delle tecniche di accesso alle ricerche interdisciplinari. [web:65]

Grotte glaciali La Venta: dalle Alpi alla Patagonia

Le ricerche sul ghiaccio precedono la fondazione dell’associazione. Nel 1985 Giovanni Badino, Tullio Bernabei e altri speleologi iniziarono le esplorazioni sul Gorner, in Svizzera. La Venta diede poi continuità a un programma dedicato ai pozzi e alle gallerie generati dalle acque di fusione. [web:8]

I mulini glaciali sono condotti che trasferiscono l’acqua superficiale verso l’interno del ghiacciaio. La loro esplorazione permette di osservare direttamente una parte del drenaggio interno. Sul Gorner, le prime campagne documentarono pozzi profondi circa 140 metri e cavità con sviluppi orizzontali. [web:8]

La Patagonia ampliò la scala del progetto. Le campagne riportate nella ricostruzione storica comprendono il Perito Moreno nel 1994, il Marconi nel 1995, il Viedma nel 1998 e il Tyndall nel 2000. Il confronto fra ghiacciai diversi consentì di studiare morfologie e dinamiche idrologiche in contesti differenti. [web:8]

Nel 2017 il progetto MaGPat, realizzato con l’associazione francese Spélé’Ice, aggiunse ricerche microbiologiche sui ghiacciai Perito Moreno e Tyndall. Il programma «Inside the Glaciers», ideato nel 2014 da Alessio Romeo e Francesco Sauro, sviluppò ulteriormente il collegamento fra speleologi e ricercatori di più discipline. [web:8]

Nel 2022 il lavoro sul Gorner incluse una scansione tridimensionale dell’interno di un mulino glaciale, con tecnologie LiDAR e collaborazione con Flyability. Il modello consentì di documentare la geometria dei condotti in modo dettagliato. Nel 2025 La Venta partecipò anche al progetto GEMINI in Alaska, dedicato al confronto fra strutture glaciali terrestri e superfici dei satelliti ghiacciati. [web:8]

Islanda e progetto Hraunrásir: esplorare i tubi lavici appena formati

In Islanda, il progetto Hraunrásir riguarda le cavità nate dalle eruzioni del Fagradalsfjall, nella penisola di Reykjanes. Il programma si concentra sulla mineralogia e sulla microbiologia dei tubi lavici di recente formazione. Nel novembre 2022 Francesco Sauro ottenne un finanziamento della National Geographic Society a sostegno della ricerca. [web:25]

La campagna annunciata nel maggio 2023 rappresentava il quarto ritorno del team nell’area. Le condizioni operative richiedevano tute alluminizzate e autorespiratori per accedere ai condotti ancora caldi. Il programma prevedeva campionamenti di minerali metastabili e analisi sul posto con un microscopio elettronico SEM Phenom. [web:25]

L’interesse scientifico riguarda anche la rapidità dei cambiamenti. Studiare ambienti di recente formazione consente di documentare fasi iniziali che possono modificarsi durante il raffreddamento. Per questo il progetto ha collegato esplorazione e strumentazione da laboratorio direttamente sul terreno. [web:24][web:25]

La rete di collaborazione comprendeva le università di Bologna e Padova, istituti del CNR e del CSIC, enti scientifici islandesi e l’Università della South Florida. Partecipavano inoltre imprese specializzate in droni e topografia. È un esempio della dimensione internazionale dei programmi La Venta. [web:25]

Atacama e Iran: le spedizioni La Venta nelle grotte di sale

Il lavoro negli ambienti desertici comprende le cavità del deserto di Atacama, in Cile, e quelle dei duomi salini dell’Iran meridionale. In questi territori l’esplorazione riguarda il sale, anziché il calcare. Le spedizioni affrontano quindi paesaggi e materiali con caratteristiche differenti rispetto a molti sistemi carsici europei. [web:9][web:83]

In Atacama, i rilievi geostrutturali, il laser scanner e le analisi mineralogiche vengono impiegati per comprendere la formazione e l’evoluzione delle grotte. Queste indagini possono fornire informazioni geomorfologiche, paleoambientali e paleoclimatiche. I modelli tridimensionali realizzati durante le campagne permettono inoltre di rivedere e studiare gli ambienti documentati. [web:59][web:72]

In Iran, La Venta ha sviluppato ricerche nei diapiri salini, strutture nelle quali il sale risale e forma duomi. La spedizione «Iran Salt Caves 2019» ha riguardato depositi salini la cui origine risale a oltre 500 milioni di anni fa. Il programma si inserisce nel più ampio filone associativo dedicato alle grotte di sale. [web:83][web:9]

Uzbekistan: La Venta e le grotte profonde dell’Asia centrale

Le attività in Uzbekistan hanno radici nel 1989, quando un gruppo italiano partecipò a una spedizione con speleologi sovietici. Sei esploratori, tre italiani e tre russi, raggiunsero il fondo della grotta Boy Bulok dopo una discesa durata 115 ore. Quella esperienza precede la nascita formale di La Venta. [web:71]

Nel 1991 la nuova associazione organizzò una spedizione nella catena del Bai-Sun-Tau. L’obiettivo era cercare cavità nelle parti alte dei rilievi. Alcuni ingressi richiesero discese su pareti calcaree alte fino a cinquecento metri. Il lavoro integrava così tecniche alpinistiche e speleologiche. [web:71]

I risultati furono raccolti nel volume «Grotte e storie dell’Asia Centrale» e in due documentari. Nel 2020 l’associazione presentava ancora l’Uzbekistan come un progetto trentennale. Questa continuità distingue un programma esplorativo da una singola spedizione: ogni campagna costruisce conoscenze e relazioni utili a quelle successive. [web:71][web:21]

Repubblica Democratica del Congo: GeoRes4Dev e il sistema Ngovo-Ngungi

Dal 2024 La Venta contribuisce al progetto GeoRes4Dev nella Repubblica Democratica del Congo. Il programma coinvolge il Museo Reale Belga dell’Africa Centrale e il Centro di Ricerche Geologiche e Mineralogiche di Kinshasa. Il contributo associativo riguarda supporto tecnico, esplorazione e documentazione. [web:11][web:81]

Le campagne del 2023 e del 2024 avevano rivisto e mappato circa venti chilometri nelle principali cavità dell’area di Mbanza Ngungu. Il dato è cumulativo e riguarda più grotte. Il sistema Ngovo-Ngungi, invece, aveva raggiunto circa dieci chilometri grazie alle connessioni realizzate nel 2024. Sono due misure diverse, che descrivono rispettivamente il lavoro nell’area e lo sviluppo di un singolo sistema. [web:81]

La spedizione tra giugno e luglio 2025 ha prodotto documentazione fotografica e video delle cavità maggiori. Negli ultimi giorni, il team ha esplorato due nuovi rami del sistema Ngovo-Ngungi, dopo la risalita di un pozzo con cascata. Sono stati rilevati oltre settecento metri di nuovi ambienti. [web:76]

I rami comprendevano gallerie attive, sale di crollo, tratti fossili e un pozzo affacciato su un lago. Il lavoro ha lasciato ulteriori fronti esplorativi. Nel quadro di GeoRes4Dev, la conoscenza delle cavità si collega anche allo sviluppo delle competenze locali e alla valorizzazione del patrimonio geologico. [web:76][web:11]

Documentazione La Venta e tutela del patrimonio sotterraneo

La documentazione è il punto di incontro fra le diverse spedizioni. Rilievi, modelli tridimensionali, immagini e pubblicazioni trasformano l’esperienza sul campo in materiali consultabili. La divulgazione porta all’esterno informazioni su luoghi che restano difficili da raggiungere. [web:9]

Il percorso editoriale comprende libri come «Río La Venta, Treasure of Chiapas», «Grotte e storie dell’Asia Centrale» e «Grotte di cielo». Quest’ultimo, pubblicato nel 2004 e curato da Giovanni Badino, Antonio De Vivo e Leonardo Piccini, raccolse i risultati di vent’anni di ricerche sulle cavità glaciali. [web:61][web:71][web:8]

La tutela attraversa questo lavoro. La fragilità degli ambienti sotterranei richiede attenzione agli effetti dell’esplorazione e della frequentazione. I materiali didattici della Società Speleologica Italiana richiamano la necessità di limitare le modifiche alle grotte e migliorare tecniche e attrezzature per ridurne l’impatto. [file:1]

Nell’attività di La Venta, conoscere un ambiente significa anche produrre elementi utili alla sua protezione. Dalle ricerche sui cristalli di Naica alle collaborazioni nelle aree tropicali, esplorazione, scienza e conservazione costituiscono parti collegate dello stesso programma geografico. [web:48][web:9]

Fonti online consultate

Le informazioni su data, orario, ingresso gratuito e svolgimento della serata nel foyer provengono dall’annuncio fornito per la redazione dell’articolo.

  • Trentino Cultura, «Teatro Valle dei Laghi di Vezzano».
    https://www.cultura.trentino.it/Luoghi/Tutti-i-luoghi-della-cultura/Teatri-e-sale/Teatro-Valle-dei-Laghi-di-Vezzano
  • Trentino Spettacoli, «Vallelaghi – Teatro Valle dei Laghi».
    https://www.trentinospettacoli.it/luoghi/vallelaghi-teatro-valle-dei-laghi/
  • MountainBlog, intervista a Luca Gandolfo su La Venta e le nuove frontiere dell’esplorazione, 23 maggio 2024.
    https://www.mountainblog.it/redazionale/luca-gandolfo-la-venta-e-le-nuove-frontiere-dellesplorazione-intervista-di-roccati/
  • Scintilena, «Il progetto Rio La Venta».
    https://www.scintilena.com/il-progetto-rio-la-venta/09/17/
  • La Venta, progetto Río La Venta.
    https://laventa.it/en/rio-la-venta
  • Association for Mexican Cave Studies, scheda del volume «Río La Venta, Treasure of Chiapas».
    https://www.mexicancaves.org/other/laventa.htm
  • La Venta, progetto Naica.
    https://www.laventa.it/en/naica
  • PlanetMountain, «La Grotta dei Cristalli, la scoperta del tesoro di Naica».
    https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/la-grotta-dei-cristalli-la-scoperta-del-tesoro-di-naica.html
  • La Venta, progetto Palawan.
    https://www.laventa.it/it/palawan
  • La Venta, progetto Tepui.
    https://www.laventa.it/en/tepui
  • Università di Bologna, «From Venezuelan Caves to Rocks on Mars: A New Method for Studying Extreme Environments», 7 gennaio 2026.
    https://magazine.unibo.it/en/articles/from-venezuelan-caves-to-rocks-on-mars-a-new-method-for-studying-extreme-environments
  • La Venta, «Chiribiquete, una spedizione multidisciplinare nella Maloka cosmica dell’uomo giaguaro», 21 gennaio 2025.
    https://www.laventa.it/it/blog/726-colombia-chiribiquete-una-spedizione-multidisciplinare-nella-maloka-cosmica-dell-uomo-giaguaro
  • Scintilena, «La Venta e i ghiacciai: come un’associazione italiana è diventata riferimento mondiale nella speleologia glaciale», 2 maggio 2026.
    https://www.scintilena.com/la-venta-e-i-ghiacciai-come-unassociazione-italiana-e-diventata-riferimento-mondiale-nella-speleologia-glaciale/05/02/
  • La Venta, «Di nuovo in Islanda per il progetto Hraunrásir», 23 maggio 2023.
    https://www.laventa.it/it/blog/719-di-nuovo-in-islanda-per-il-progetto-hraunrasir
  • Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Bologna, «Le grotte di sale del deserto di Atacama raccontano».
    https://sma.unibo.it/it/agenda/le-grotte-di-sale-del-deserto-di-atacama-raccontano-conferenza
  • La Venta, «Atacama salt caves in 3D».
    https://www.laventa.it/it/blog/684-atacama-salt-caves-in-3d
  • La Venta, «Rientrata la spedizione Iran Salt Caves 2019», 1 marzo 2019.
    https://www.laventa.it/it/blog/681-rientrata-la-spedizione-iran-salt-caves-2019
  • La Venta, progetto Samarcanda.
    https://www.laventa.it/en/samarcanda
  • La Venta, «Parole dal buio. Esplorazioni e storie in mondi lontani – Uzbekistan».
    https://www.laventa.it/it/blog/695-parole-dal-buio-esplorazioni-e-storie-in-mondi-lontani-uzbekistan-grotte-e-storie-dell-asia-centrale-2
  • La Venta, «GeoRes4Dev project – Democratic Republic of Congo expedition 2025», 18 giugno 2025.
    https://www.laventa.it/it/blog/739-geores4dev-project-democratic-republic-of-congo-expedition-2025
  • La Venta, «DRC 2025 – Ultimi giorni di esplorazione nell’area di Mbanza Ngungu», 7 luglio 2025.
    https://www.laventa.it/it/blog/742-drc-2025-ultimi-giorni-di-esplorazione-nell-area-di-mbanza-ngungu
  • Scintilena, «Congo su National Geographic Italia: La Venta Esplorazioni Geografiche racconta le grotte più antiche dell’Africa», 11 gennaio 2026.
    https://www.scintilena.com/congo-su-national-geographic-italia-la-venta-esplorazioni-geografiche-racconta-le-grotte-piu-antiche-dellafrica/01/11/

la Venta

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  • Spelaion 2026, Bari apre le preiscrizioni: tre giorni per la speleologia pugliese
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Spelaion 2026, Bari apre le preiscrizioni: tre giorni per la speleologia pugliese

Október 11th 2026 at 11:00

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Spelaion 2026 dal 4 al 6 dicembre: iscrizioni entro il 31 ottobre, contributi entro il 25 ottobre e corso di armo sostenibile per i cinquant’anni del Vespertilio

Sono aperte le preiscrizioni a Spelaion 2026, l’incontro della speleologia pugliese in programma a Bari il 4, 5 e 6 dicembre. Il termine per aderire è il 31 ottobre 2026. Entro il 25 ottobre dovranno invece essere inviati i contributi destinati alle presentazioni. Le due scadenze accompagnano la preparazione di un’edizione dedicata alla «Sostenibilità in profondità» e al cinquantesimo anniversario del Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari. [web:6]

La manifestazione è organizzata dal Vespertilio in collaborazione con la Federazione Speleologica Pugliese. Il programma comunicato dagli organizzatori indica il patrocinio del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico della Puglia, del Club Alpino Italiano, della Società Speleologica Italiana e della SIGEA, Società Italiana di Geologia Ambientale.

Spelaion 2026: preiscrizioni e contributi dei gruppi speleologici

La preiscrizione alla manifestazione passa attraverso la pagina dedicata sul sito del Vespertilio. È aperta anche l’iscrizione al corso «Armo Sostenibile», inserito nelle giornate del 5 e 6 dicembre. Per quest’ultimo la scadenza è il 31 ottobre, oppure il raggiungimento del limite di 25 partecipanti. [web:19]

I contributi per Spelaion 2026 devono essere trasmessi all’indirizzo info@vespertilio.it entro il 25 ottobre, secondo l’aggiornamento diffuso dagli organizzatori. Le indicazioni per prepararli sono disponibili nella sezione dedicata alla manifestazione.

Ogni intervento avrà una durata prevista di 15 minuti. Sarà possibile utilizzare presentazioni PowerPoint, Canva o strumenti equivalenti. La raccolta anticipata dei lavori consentirà di costruire la sequenza degli interventi e di distribuire gli spazi tra ricerca, esplorazione e attività associative.

Spelaion 2026 e sostenibilità: conoscere le grotte per proteggerle

«Sostenibilità in profondità» è il filo conduttore dell’incontro. L’impostazione proposta dal Vespertilio collega l’esplorazione alla custodia degli ambienti sotterranei. Gli speleologi osservano, documentano e condividono informazioni utili alla conservazione delle cavità. Il confronto tra gruppi permette di trasformare le esperienze locali in conoscenze accessibili alla comunità speleologica. [web:6]

Il cinquantenario del Vespertilio si inserisce in questa prospettiva. La storia del gruppo comprende esplorazione, studio e formazione. Spelaion 2026 affianca alla ricorrenza un programma che comprende contributi scientifici, aggiornamento tecnico e lavoro federativo. [web:6][web:9]

Programma di Spelaion 2026: venerdì 4 dicembre tra geositi e libri

La prima giornata inizierà alle 17:00 con l’apertura della segreteria e delle iscrizioni. Alle 18:00 seguirà il saluto delle istituzioni. Alle 18:30 lo spazio «Grotte e Geositi» ospiterà i contributi della SIGEA.

Alle 20:00 è prevista la presentazione del libro «Viaggi sotto le Murge» di V. Iurilli. La chiusura della giornata inaugurale è fissata alle 21:00.

Programma di Spelaion 2026: sabato 5 dicembre tra ricerca e laser scanner

Sabato la segreteria aprirà alle 09:00. Alle 09:30 inizieranno i contributi dei ricercatori dell’Università di Bari e le presentazioni dei gruppi speleologici. Dopo la pausa delle 11:30, i lavori riprenderanno alle 11:45. Il pranzo a buffet è previsto alle 13:30.

Le presentazioni di ricerca speleologica ripartiranno alle 15:00. Dalla stessa ora sono previste le lezioni del corso di secondo livello «Armo Sostenibile». Il programma comprende anche l’Open Day del laser scanner della Federazione Speleologica Pugliese, curato dalla Commissione Catasto.

Una seconda pausa è fissata alle 17:30. Gli interventi riprenderanno alle 18:00 e termineranno alle 20:30. Dalle 21:00 seguirà il party «Vespertilio».

Armo sostenibile a Spelaion 2026: formazione sugli ancoraggi

Il corso approfondirà gli ancoraggi e le modalità di attrezzamento delle grotte. È un percorso tecnico-pratico di secondo livello, omologato CAI e SSI. La direzione è affidata a S. Sterchele, istruttore tecnico SSI, e V. D’Adduzio, istruttore di speleologia della Scuola Nazionale di Speleologia CAI. [web:8]

Il tema riguarda un passaggio concreto della sostenibilità speleologica. L’armo permette la progressione nelle cavità verticali e comporta scelte sull’impiego degli ancoraggi. Il corso mette queste scelte in relazione con sicurezza, efficacia e attenzione alle pareti e agli ambienti sotterranei. [web:8]

Spelaion 2026: domenica 6 dicembre assemblea FSP e attività a Lama Balice

Domenica la segreteria aprirà alle 09:00. Alle 10:00 sono previste l’assemblea della Federazione Speleologica Pugliese, la riunione del CER e quella della Commissione Catasto. La chiusura della manifestazione è fissata alle 17:00.

Nella stessa giornata proseguirà il corso «Armo Sostenibile». È inoltre annunciato un evento Plastic Free a Lama Balice. Il programma collega così la discussione sulla tutela del sottosuolo a un’attività ambientale sul territorio.

L’incontro di Bari riunisce diversi aspetti della speleologia pugliese. Le presentazioni documentano le ricerche. Il corso affronta la formazione tecnica. Il laser scanner richiama il lavoro di rilievo. Le riunioni federative riguardano il coordinamento e la gestione del patrimonio informativo.

Relazione: speleologia pugliese, territorio carsico e attività dei gruppi

Speleologia pugliese: Gargano, Murge e Salento come sistema territoriale

La speleologia pugliese opera in una regione caratterizzata da estesi affioramenti di rocce carbonatiche. Il carsismo interessa tre grandi aree: Gargano, Murge e Salento. Questa articolazione geografica comprende ambienti differenti, accomunati dall’azione dell’acqua sulle rocce solubili e dallo sviluppo di cavità sotterranee. [web:42][web:43]

Il paesaggio carsico non coincide soltanto con le grotte. Comprende doline, inghiottitoi e altre forme superficiali collegate alla circolazione delle acque. Nell’Alta Murgia, il Parco descrive un sistema di cavità con grotte, grave, pozzi e fratture naturali che danno accesso al sottosuolo. La dissoluzione della roccia lega queste forme alla struttura del territorio. [web:52]

Nel Gargano si trovano alcune delle cavità più profonde della regione. Tra gli esempi richiamati dalla documentazione ISPRA figurano la Grava di Campolato e la Grava di Zazzano. Sulle Murge e nel Salento, l’esplorazione incontra anche sistemi importanti per comprendere la falda idrica e i rapporti tra superficie e sottosuolo. [web:42][web:46]

Questa distribuzione spiega la presenza di gruppi in aree diverse della Puglia. La conoscenza locale consente ricognizioni ripetute, aggiornamento dei rilievi e osservazione delle condizioni ambientali. La rete federativa collega questi lavori attraverso il Catasto delle Grotte e delle Cavità Artificiali. [web:4]

Storia della speleologia pugliese: Castellana e la costruzione degli archivi

Castellana Grotte occupa un posto importante nella storia della documentazione speleologica italiana. Dopo la seconda guerra mondiale, il Catasto nazionale fu rifondato presso l’Istituto Italiano di Speleologia di Castellana. Franco Anelli ne custodì i dati. Il suo assistente Franco Orofino ricevette l’incarico di seguire il catasto di Puglia, Basilicata e Calabria. [web:4]

Negli anni Settanta il sistema catastale assunse un’organizzazione decentrata su base regionale. Dalla fine di quel decennio, la Federazione Speleologica Pugliese conserva e aggiorna l’archivio delle grotte attraverso il curatore regionale. Il passaggio dall’archivio storico alla banca dati geografica ha mantenuto centrale il lavoro dei gruppi. [web:4]

La continuità associativa emerge anche dalle ricorrenze. Il Gruppo Puglia Grotte è stato fondato nel 1971. Il Gruppo Speleologico Neretino è nato nel 1972. Il Vespertilio celebra nel 2026 cinquant’anni di attività. Sono percorsi distinti, accomunati dalla trasmissione di competenze e dalla produzione di documentazione sul sottosuolo. [web:27][web:39][web:6]

Federazione Speleologica Pugliese: coordinamento e rapporti istituzionali

La Federazione Speleologica Pugliese rappresenta i gruppi nei rapporti con istituzioni ed enti regionali e nazionali. La pagina federativa riferita al 2021 indicava 25 gruppi rappresentati. Il dato descrive la consistenza della rete a quella data. [web:20]

Tra le realtà riportate nel portale della Commissione Catasto figurano il Gruppo Puglia Grotte di Castellana, il GASP di Gioia del Colle, il Gruppo Ricerche Carsiche Putignano, il Vespertilio di Bari e il Gruppo Speleologico Ruvese. La distribuzione comprende centri urbani e territori direttamente collegati alle aree carsiche. [web:14]

Il coordinamento federativo ha anche una funzione operativa. Nel progetto di censimento descritto dalla FSP confluirono informazioni raccolte da 22 gruppi speleologici. I sopralluoghi seguirono procedure condivise. Coordinate, rilievi e descrizioni furono inseriti in un database geografico consultabile attraverso una rappresentazione cartografica. [web:4]

Il lavoro comune rende confrontabili osservazioni raccolte da associazioni diverse. Permette inoltre di conservare informazioni che superano la durata di una singola esplorazione. La riunione della Commissione Catasto prevista a Spelaion 2026 si colloca in questo processo di aggiornamento e condivisione.

Catasto delle grotte pugliesi: censimento, legge regionale e dati geografici

La Regione Puglia ha affidato alla Federazione la realizzazione del Catasto delle Grotte e delle Cavità Artificiali in attuazione dell’articolo 4 della legge regionale 4 dicembre 2009, n. 33. La norma riguarda la tutela e la valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico. Il progetto punta a uniformare gli archivi, completare il censimento e rendere utilizzabili le informazioni. [web:2]

Una scheda catastale non contiene soltanto il nome di una grotta. Comprende localizzazione, quota, coordinate, descrizione e rilievo topografico. Registra inoltre gli autori del lavoro e la data di compilazione. Piante e sezioni consentono di leggere la geometria della cavità. Le informazioni ambientali ampliano il valore del censimento. [web:4]

La pagina storica della FSP riporta 2.377 cavità naturali censite al 31 maggio 2013. Questo numero documenta una fase del lavoro e non rappresenta un conteggio aggiornato al 2026. Il catasto rimane un archivio alimentato da nuove segnalazioni e revisioni. [web:4]

Il dato speleologico serve anche fuori dall’ambito esplorativo. La documentazione federativa ne indica l’utilità per pianificazione territoriale, rischio idrogeologico, conservazione e fruizione. Le informazioni sulle grotte contribuiscono inoltre alla tutela delle risorse idriche sotterranee. [web:4]

Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari: esplorazione e formazione

Il Vespertilio è il gruppo organizzatore di Spelaion 2026. Nel corso dei decenni ha svolto attività di esplorazione e studio delle cavità pugliesi, estendendo le ricerche anche ad altre regioni italiane. La formazione costituisce una componente stabile della sua attività, attraverso corsi di introduzione alla speleologia. [web:9]

L’edizione del cinquantenario mette in relazione questa storia con temi attuali. Il confronto con i ricercatori dell’Università di Bari riguarda la produzione scientifica. Il corso di armo sostenibile riguarda l’aggiornamento tecnico. L’Open Day del laser scanner porta al centro la documentazione degli ambienti sotterranei.

Il ruolo del gruppo non si esaurisce quindi nell’organizzazione dell’incontro. Il programma richiama le attività che accompagnano la pratica speleologica: preparazione, esplorazione, rilievo, conservazione dei dati e confronto con altre competenze. [web:6][web:9]

Gruppo Puglia Grotte: corsi, ricerca e spedizioni

Il Gruppo Puglia Grotte APS svolge ricerca ed esplorazione in Puglia, nell’Italia meridionale e all’estero. Il suo sito richiama attività nelle Murge e negli Alburni, oltre a spedizioni in Albania, Marocco e Portogallo. Il lavoro locale si affianca quindi a esperienze in altri contesti carsici. [web:5]

Nel 2026 il gruppo organizza il 52° Corso di Introduzione alla Speleologia. Il calendario va dal 20 settembre all’8 novembre. Il corso è omologato dalla Società Speleologica Italiana e diretto da Modesto Tartarelli. Le lezioni teoriche si tengono a Castellana Grotte, mentre i fine settimana ospitano esercitazioni e uscite. [web:27]

I contenuti comprendono progressione su corda, tecniche esplorative, geologia, speleogenesi, prevenzione degli incidenti, ecologia, speleobiologia e cartografia. Il programma mostra come l’ingresso nella disciplina richieda competenze tecniche e conoscenze ambientali. La formazione non si limita all’uso degli attrezzi. [web:27]

GASP e Gruppo Speleologico Ruvese: tutela delle grotte e presenza sul territorio

Il GASP, Gruppo Archeologico Speleologico Pugliese della Sezione CAI «Donato Boscia» di Gioia del Colle, ha partecipato nel settembre 2026 alla campagna «Puliamo il Buio». L’intervento ha interessato l’inghiottitoio di Monte Carello, tra Noci e Alberobello. La bonifica ha collegato l’azione sul campo alla sensibilizzazione sul patrimonio carsico. [web:47][web:45]

La scelta di un inghiottitoio richiama il rapporto tra rifiuti, acque di infiltrazione e sottosuolo. Le cavità non sono ambienti separati dal territorio sovrastante. Il loro stato di conservazione dipende anche dagli usi della superficie e dalla gestione degli scarichi e dei materiali abbandonati. [web:47]

Un altro esempio di continuità è il Gruppo Speleologico Ruvese. Nel novembre 2025 la TGR Puglia ha raccontato i suoi quarant’anni di attività, collegando speleologia e tutela ambientale. La ricorrenza documenta il radicamento di un’associazione che opera sul territorio attraverso la conoscenza delle grotte. [web:29]

Speleologia nel Salento: il Gruppo Speleologico Neretino

Il Gruppo Speleologico Neretino ha contribuito all’esplorazione e alla documentazione delle cavità salentine. Le sue attività comprendono progetti archeologici, naturalistici e didattici, oltre alla collaborazione con enti e istituzioni per la valorizzazione del patrimonio ipogeo. [web:39]

Nel 2026 il gruppo ha proposto anche iniziative divulgative sulle tecniche di progressione verticale. Il 6 agosto, al Giardino Botanico di Nardò, l’attività «Salire e scendere a modo mio» ha aperto la conoscenza della speleologia a bambini, famiglie e adulti. L’impiego delle attrezzature era seguito da personale qualificato. [web:39]

La documentazione del gruppo richiama inoltre attività di biospeleologia, archeologia e speleosubacquea. Sono ambiti che ampliano lo studio delle cavità oltre l’esplorazione terrestre. La didattica rivolta alle scuole affronta carsismo, ecologia dei sistemi carsici, preistoria e conoscenza degli ambienti naturali. [web:40]

Speleologia nel Gargano: il precedente di Spelaion 2012

Il Gargano ha ospitato una tappa importante della storia di Spelaion. Dal 1° al 4 novembre 2012, a Borgo Celano, nel territorio di San Marco in Lamis, il raduno regionale si unì all’incontro nazionale e internazionale della SSI. L’organizzazione fu curata dal Gruppo Speleologico Montenero, con il Parco Nazionale del Gargano come partner e co-organizzatore. [web:41]

Il programma comprendeva convegni, proiezioni, mostre e itinerari speleologici e naturalistici. L’esperienza mostra la capacità dei gruppi pugliesi di collegare il lavoro sotterraneo alla conoscenza del territorio. Spelaion funziona anche come luogo di incontro tra comunità locale e rete speleologica nazionale. [web:41]

Cavità artificiali in Puglia: acquedotti, ipogei e Gruppo Speleo Statte

La speleologia pugliese studia anche cavità realizzate dall’uomo. Il Catasto delle Cavità Artificiali Pugliesi nasce nel 1990. Comprende insediamenti rupestri, acquedotti, cave, miniere, cisterne, pozzi, frantoi sotterranei e ipogei sepolcrali. La documentazione combina topografia, storia, architettura e stato di conservazione. [web:4]

Questo campo è rilevante nei territori delle gravine e nei centri con un esteso patrimonio sotterraneo. La FSP richiama, tra gli esempi, Canosa, Andria, Gravina di Puglia, Massafra e Mottola. Il censimento consente di conservare memoria delle strutture e di contribuire alla conoscenza dei vuoti presenti sotto gli abitati. [web:4]

L’Acquedotto del Triglio offre un esempio concreto. Attraversa i territori di Statte, Crispiano e Taranto. Combina gallerie scavate nella roccia, sorgenti, pozzi verticali e un tratto in elevato con arcate. Il Gruppo Speleo Statte propone attività di conoscenza e visite guidate nel sistema ipogeo. [web:30]

La divulgazione si affianca all’interesse idrogeologico. Già nel 2010 il Centro di Educazione Ambientale Janet Ross, gestito dal Gruppo Speleo Statte, promuoveva un incontro sullo studio delle sorgenti dell’acquedotto. La ricerca sulle cavità artificiali mette così in relazione storia delle infrastrutture e funzionamento dell’acqua. [web:35]

Grotte pugliesi e ricerca idrogeologica: Masseria Rotolo e Vora Bosco

Le grotte permettono in alcuni casi di raggiungere direttamente le acque sotterranee. Due siti studiati in Puglia sono l’Inghiottitoio di Masseria Rotolo, nel territorio di Monopoli, e Vora Bosco, a Galatina. Il primo raggiunge la falda a circa 260 metri dalla superficie; il secondo a circa 60 metri. [web:46]

Nei due ambienti sono state utilizzate sonde per misurare livello idrico, temperatura e conducibilità elettrica. Il monitoraggio è stato affiancato da campionamenti e analisi delle acque. Il confronto con le precipitazioni aiuta a descrivere la risposta dei sistemi carsici agli eventi meteorologici. [web:46]

L’esplorazione assume qui un valore scientifico preciso. Rende accessibili punti di osservazione della falda e sostiene la raccolta di dati. La collaborazione con la ricerca universitaria collega le competenze di progressione sotterranea alla comprensione dei processi idrogeologici. [web:46]

Rilievo delle grotte pugliesi: dal catasto al laser scanner

Il rilievo topografico è uno degli strumenti principali della documentazione speleologica. Il catasto richiede piante e sezioni, con indicazione del nord e della scala. Questi elaborati descrivono forma, sviluppo e dislivello delle cavità e conservano i riferimenti degli autori. [web:4]

L’Open Day del laser scanner annunciato a Spelaion 2026 si inserisce nell’evoluzione degli strumenti di rilievo. Nel settembre 2026 è stato inoltre presentato sulla stampa regionale il progetto «Caves», finanziato dall’Università di Bari e sviluppato dal Politecnico di Bari, dedicato alla mappatura tridimensionale del paesaggio carsico sotterraneo del sud-est pugliese. [web:53]

L’integrazione tra cartografia, rilievi e banche dati permette di leggere le grotte nel loro contesto geografico. Il risultato interessa esploratori, ricercatori, amministrazioni e professionisti coinvolti nella gestione del territorio. [web:4]

Biospeleologia e pipistrelli: la sostenibilità durante la frequentazione delle grotte

La tutela comprende anche gli organismi che utilizzano gli ambienti sotterranei. Il catasto pugliese consente di individuare cavità con presenza di chirotteri e altra fauna. L’informazione biologica affianca quindi quella geologica e topografica. [web:4]

Per i pipistrelli, il periodo invernale richiede particolare attenzione. Tutela Pipistrelli evidenzia che il disturbo durante il letargo può provocare risvegli e consumo delle riserve energetiche. Raccomanda di evitare la frequentazione delle cavità utilizzate dalle colonie nel periodo invernale e di non illuminare direttamente gli animali. [web:44]

Il tema di Spelaion 2026 comprende anche questa responsabilità. Documentare una grotta significa riconoscerne le componenti viventi. La sostenibilità riguarda le tecniche, ma anche tempi di accesso, modalità di osservazione e conservazione degli habitat.

Soccorso speleologico in Puglia: prevenzione e organizzazione

La sicurezza accompagna la formazione e le attività esplorative. Il Soccorso Alpino e Speleologico Puglia descrive una struttura articolata in quattro stazioni: tre alpine, riferite a Gargano, Murgia e Salento, e una speleologica. Quest’ultima costituisce il riferimento specialistico per gli interventi sotterranei. [web:22]

I corsi dei gruppi affrontano la prevenzione degli incidenti insieme alla progressione e alla conoscenza dell’ambiente. Il 52° corso del Gruppo Puglia Grotte ne offre un esempio. Il patrocinio del soccorso a Spelaion 2026 colloca questi temi dentro un confronto che coinvolge associazioni, formazione e ricerca. [web:27][web:6]

Fonti consultate e collegamenti per Spelaion 2026 e la speleologia pugliese

  • Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari, pagina ufficiale di Spelaion 2026: https://vespertilio.it/spelaion-2026/
  • Pagina per la preiscrizione alla manifestazione: https://vespertilio.it/spelaion-2026-iscriviti/
  • Pagina del corso «Armo Sostenibile»: https://vespertilio.it/spelaion-2026-corso-armo-sostenibile/
  • Scintilena, corso di armo sostenibile a Spelaion 2026: https://www.scintilena.com/armo-sostenibile-a-spelaion-2026-un-corso-sugli-ancoraggi-per-la-speleologia/10/04/
  • Scintilena, Spelaion 2026 e cinquantenario del Vespertilio: https://www.scintilena.com/spelaion-2026-a-bari-la-speleologia-pugliese-celebra-50-anni-del-gruppo-vespertilio/05/30/
  • Regione Puglia, Catasto delle grotte e delle formazioni naturali: https://pugliacon.regione.puglia.it/web/sit-puglia-sit/catasto-delle-grotte-e-delle-formazioni-naturali
  • Federazione Speleologica Pugliese, storia e organizzazione del catasto: https://www.fspuglia.it/catasto/catasto-puglia/31
  • Federazione Speleologica Pugliese, gruppi federati: http://fspuglia.it/la-federazione/gruppi-federati/5
  • Commissione Catasto FSP, gruppi speleologici: https://catasto.fspuglia.it/gruppi-speleologici-puglia/
  • ISPRA, «Fenomeni di subsidenza carsica»: https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00003300/3365-377-388.pdf
  • Università di Bari, «Alcuni aspetti idrogeologici della circolazione idrica sotterranea»: https://ricerca.uniba.it/handle/11586/429182
  • Parco Nazionale dell’Alta Murgia, le grotte: https://www.parcoaltamurgia.it/node/27940
  • Gruppo Puglia Grotte APS: https://www.gruppopugliagrotte.it/
  • Scintilena, 52° corso del Gruppo Puglia Grotte: https://www.scintilena.com/castellana-grotte-al-via-il-52-corso-di-speleologia-del-gruppo-puglia-grotte/09/07/
  • Scintilena, GASP e bonifica di Monte Carello: https://www.scintilena.com/puliamo-il-buio-a-monte-carello-il-gasp-interviene-per-proteggere-il-carsismo-pugliese/09/12/
  • Scintilena, intervento a Monte Carello: https://www.scintilena.com/puliamo-il-buio-2026-bonifica-allinghiottitoio-di-monte-carello-tra-noci-e-alberobello/09/17/
  • RaiNews TGR Puglia, quarant’anni del Gruppo Speleologico Ruvese: https://www.rainews.it/tgr/puglia/video/2025/11/tgreen-gruppo-speleologico-ruvese-ruvo-speleologia-anniversario-tutela-monitoraggio-ambiente-bdd3fffe-e059-4f3a-b488-39f3ea3428fd.html
  • Scintilena, attività divulgative del Gruppo Speleologico Neretino: https://www.scintilena.com/speleologia-a-nardo-il-gruppo-speleologico-neretino-propone-una-nuova-giornata-di-attivita-su-corda-al-giardino-botanico/07/31/
  • Openspeleo, Gruppo Speleologico Neretino: http://www.openspeleo.org/openspeleo/groups-view-118.html
  • Parco Nazionale del Gargano, Spelaion 2012: https://www.parcogargano.it/spelaion-la-fine-del-mondo/
  • Scintilena, Acquedotto del Triglio e Gruppo Speleo Statte: https://www.scintilena.com/alla-scoperta-dellacquedotto-del-triglio-visita-guidata-nel-sottosuolo-tarantino-con-il-gruppo-speleo-statte/09/17/
  • Scintilena, incontro sulle sorgenti dell’Acquedotto del Triglio: https://www.scintilena.com/puglia-studio-delle-sorgenti-del-tiglio/02/20/
  • Scintilena, studio dell’acquifero carsico pugliese: https://www.scintilena.com/lacquifero/03/21/
  • La Gazzetta del Mezzogiorno, progetto «Caves» e rilievo laser: https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/2151756/alla-scoperta-delle-grotte-sotterranee-nel-sudest-della-puglia-arriva-la-mappatura-con-il-laser.html
  • Tutela Pipistrelli, il periodo invernale: https://www.tutelapipistrelli.it/il-periodo-invernale/
  • Soccorso Alpino e Speleologico Puglia: https://www.cnsaspuglia.it/

Spelaion 2026

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  • Speleologia per la terza età: a Cormons ripartono le lezioni, a Narni il corso si chiude a Frasassi
    Condividi Il Centro Ricerche Carsiche Seppenhofer propone un corso di speleologia per la terza età nell’anno accademico 2026-2027 dell’Università di Cormons. A Narni, La Scintilena e UTEC hanno concluso un percorso con 15 iscritti, lezioni teoriche e visite alle grotte di Falvaterra e Frasassi. Speleologia per la terza età nel nuovo anno accademico di Cormons La speleologia torna nel programma dell’Università della Terza Età di Cormons. Venerdì 9 ottobre si è svolta l’inaugurazione dell’an
     

Speleologia per la terza età: a Cormons ripartono le lezioni, a Narni il corso si chiude a Frasassi

Október 11th 2026 at 10:00

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Il Centro Ricerche Carsiche Seppenhofer propone un corso di speleologia per la terza età nell’anno accademico 2026-2027 dell’Università di Cormons. A Narni, La Scintilena e UTEC hanno concluso un percorso con 15 iscritti, lezioni teoriche e visite alle grotte di Falvaterra e Frasassi.

Speleologia per la terza età nel nuovo anno accademico di Cormons

La speleologia torna nel programma dell’Università della Terza Età di Cormons. Venerdì 9 ottobre si è svolta l’inaugurazione dell’anno accademico 2026-2027, alla presenza di docenti, corsisti e rappresentanti delle realtà territoriali. Tra i primi appuntamenti figura il Corso di speleologia teorico, curato dal Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” APS. L’iniziativa propone un avvicinamento alle grotte e al patrimonio carsico attraverso la divulgazione scientifica e l’esperienza dei relatori. [web:5][web:35]

Il calendario dell’Università indica Maurizio Tavagnutti come docente. Le lezioni sono programmate il venerdì, dal 16 ottobre al 13 novembre 2026, dalle 17.30 alle 18.30. La sede indicata è la sala Kuenburg, identificata nel calendario dalla sigla “MO”. Il corso rientra nell’offerta didattica dell’Università, le cui attività inizieranno lunedì 12 ottobre e termineranno il 13 maggio 2027. [web:37][web:10]

Carso e grotte: i temi del corso di speleologia teorico

Geologia, formazione delle cavità e storia delle esplorazioni costituiscono i temi centrali del percorso annunciato dal Seppenhofer. L’obiettivo è fornire strumenti per conoscere il mondo ipogeo e leggere il paesaggio carsico. La presentazione del corso sul sito dell’Università richiama lo studio del carsismo e l’importanza della speleologia nelle scienze geografiche. [web:35]

Il corso di speleologia per la terza età porta così in aula una disciplina che comprende osservazione, ricerca e interpretazione del territorio. La conoscenza delle grotte non riguarda soltanto la progressione nel sottosuolo. Comprende anche lo studio dell’acqua, delle rocce e dei processi che modellano le cavità. Sono aspetti affrontati anche nel percorso divulgativo realizzato a Narni. [web:34][web:35]

La collaborazione tra il Seppenhofer e l’Università di Cormons ha precedenti documentati. Nel 2018 la rivista “Sopra e sotto il Carso” riportava un ciclo di lezioni con Maurizio Tavagnutti e Giorgio Cancian. Il programma comprendeva anche una visita conclusiva alla grotta Obir, in Austria. Il nuovo appuntamento si inserisce quindi in un rapporto didattico già sviluppato negli anni. [web:8]

A Narni concluso il corso di speleologia per la terza età

Intanto, a Narni, domenica 4 ottobre si è concluso il Corso di Speleologia per la terza età. Lo ha organizzato l’associazione La Scintilena in collaborazione con UTEC Narni, presso la sede ANCESCAO ADÌ di Narni Scalo. Il percorso ha registrato un riscontro positivo, con 15 iscritti. I partecipanti hanno seguito le lezioni teoriche e preso parte alle uscite alle grotte di Falvaterra e di Frasassi.

Il progetto, ideato da Andrea Scatolini, prevedeva quattro incontri nelle giornate del 7, 14, 21 e 28 settembre. Alla collaborazione hanno partecipato anche ANCESCAO Narni e l’Associazione Tutela Pipistrelli APS, con il patrocinio del Comune di Narni. Il programma ha affiancato la conoscenza del sottosuolo all’attenzione per la fauna e la tutela ambientale. [web:34]

La prima lezione era dedicata alla storia della speleologia e alla speleogenesi, cioè ai processi di formazione delle grotte. Il materiale didattico affrontava rocce carbonatiche, fratture, faglie e circolazione dell’acqua. Il corso di speleologia per la terza età ha quindi mantenuto un’impostazione scientifica, con contenuti accessibili anche a chi si avvicinava per la prima volta alla materia. [web:34]

Grotte di Falvaterra e Diversamente Speleo: l’uscita dedicata alla partecipazione

Il percorso narnese ha compreso un’uscita alle Grotte di Falvaterra con Diversamente Speleo. La giornata del 27 settembre si è svolta nel Monumento naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco, in provincia di Frosinone. L’iniziativa ha riunito gruppi speleologici di cinque regioni. Tra le realtà umbre erano presenti il Gruppo Speleologico UTEC Narni e l’associazione La Scintilena. [web:17]

Il resoconto dell’evento riporta 16 partecipanti di Diversamente Speleo accompagnati in grotta da una rete di 76 speleologi. Questi numeri riguardano la manifestazione e sono distinti dai 15 iscritti al corso narnese. L’accompagnamento delle persone e l’adattamento dell’esperienza alle loro esigenze costituiscono il centro del progetto Diversamente Speleo. [web:17][web:20]

Grotte di Frasassi: la visita conclusiva del corso di Narni

L’uscita finale si è svolta alle grotte turistiche di Frasassi, a Genga, nelle Marche. La visita ha concluso il percorso iniziato in aula, consentendo ai partecipanti di osservare direttamente ambienti sotterranei e concrezioni. L’appuntamento era stato previsto fin dalla presentazione del corso per la prima domenica di ottobre. [web:34]

Il percorso turistico di Frasassi permette di osservare stalattiti, stalagmiti e colate lungo un itinerario attrezzato. La visita dura circa un’ora e quindici minuti. Nel programma narnese questa esperienza ha collegato le spiegazioni teoriche alle forme visibili in grotta, senza richiedere una progressione speleologica tecnica. [web:18][web:34]

Speleologia per la terza età: formazione e conoscenza del territorio

Le iniziative di Cormons e Narni condividono un’impostazione divulgativa. Le associazioni speleologiche mettono le proprie competenze a disposizione di un pubblico interessato a conoscere il sottosuolo. A Cormons il percorso si sviluppa attraverso lezioni teoriche. A Narni, gli incontri sono stati affiancati da due uscite, concludendo un’esperienza di studio e partecipazione. [web:35][web:34]

La speleologia per la terza età amplia così il pubblico della conoscenza carsica. La formazione non coincide necessariamente con l’apprendimento delle tecniche di esplorazione verticale. Può partire dalla comprensione di una grotta, della sua storia e del suo ambiente, per costruire un rapporto più consapevole con il patrimonio sotterraneo. [web:34]

Fonti e documentazione

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  • Grotte di Stiffe, ottobre tra pipistrelli e oscurità: arrivano Bat Tour e Visita al Buio
    Condividi Il 24 e il 31 ottobre 2026 le Grotte di Stiffe propongono due appuntamenti dedicati ai pipistrelli e alla scoperta sensoriale dell’ambiente sotterraneo. Biglietti online e posti limitati. Le Grotte di Stiffe dedicano gli ultimi due sabati di ottobre alla conoscenza della fauna e alla percezione dell’ambiente sotterraneo. Sabato 24 ottobre 2026, alle 15:30, è in programma il Bat Tour, nuovo appuntamento dedicato ai pipistrelli. Sabato 31 ottobre, alle 18:00, seguirà la Visita al Buio
     

Grotte di Stiffe, ottobre tra pipistrelli e oscurità: arrivano Bat Tour e Visita al Buio

Október 11th 2026 at 09:00

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Il 24 e il 31 ottobre 2026 le Grotte di Stiffe propongono due appuntamenti dedicati ai pipistrelli e alla scoperta sensoriale dell’ambiente sotterraneo. Biglietti online e posti limitati.

Le Grotte di Stiffe dedicano gli ultimi due sabati di ottobre alla conoscenza della fauna e alla percezione dell’ambiente sotterraneo. Sabato 24 ottobre 2026, alle 15:30, è in programma il Bat Tour, nuovo appuntamento dedicato ai pipistrelli. Sabato 31 ottobre, alle 18:00, seguirà la Visita al Buio. Le due iniziative si svolgeranno nel complesso carsico di San Demetrio ne’ Vestini, in provincia dell’Aquila. I posti sono limitati e i biglietti sono acquistabili online.

Bat Tour alle Grotte di Stiffe: il 24 ottobre un incontro con il mondo dei pipistrelli

Il Bat Tour introduce una proposta tematica centrata sulla conoscenza dei chirotteri, il gruppo di mammiferi al quale appartengono i pipistrelli. L’appuntamento del 24 ottobre alle Grotte di Stiffe sposta l’attenzione dal paesaggio geologico agli animali che utilizzano gli ambienti sotterranei.

Le grotte non sono soltanto spazi da attraversare. Per molte specie di pipistrelli costituiscono rifugi utilizzati in diverse fasi dell’anno. Possono ospitare animali durante il letargo, la riproduzione e gli spostamenti stagionali. Comprendere queste funzioni aiuta a leggere la cavità anche come habitat, oltre che come sistema di gallerie, concrezioni e corsi d’acqua. [web:5]

La proposta di ottobre si affianca alle iniziative divulgative già sviluppate nel sito. Nel maggio 2026 le Grotte di Stiffe hanno ospitato un Biospeleo Tour dedicato agli ecosistemi ipogei. In quell’occasione l’attenzione si è concentrata sulla biodiversità e sui rapporti tra fauna e acque sotterranee. Il nuovo Bat Tour pone invece al centro uno specifico gruppo animale. [web:8]

Pipistrelli in grotta: conoscere i rifugi e rispettare gli animali

La conoscenza dei pipistrelli passa anche dal rispetto dei loro ritmi biologici. Tutela Pipistrelli indica due fasi particolarmente delicate: il letargo, orientativamente tra novembre e marzo, e la nascita, crescita e svezzamento dei piccoli, soprattutto in giugno e luglio. Nei rifugi occupati da colonie, in questi periodi vanno evitati sopralluoghi che possano disturbare gli animali. [web:7]

L’osservazione responsabile richiede comportamenti semplici. Non si devono toccare i pipistrelli, avvicinarsi alle colonie o dirigere fasci luminosi sugli animali. Vanno evitati anche il flash fotografico e i rumori non necessari. Durante il letargo, risvegli ripetuti consumano le riserve energetiche accumulate prima dell’inverno. La divulgazione su questi aspetti rende più comprensibile il legame tra frequentazione delle grotte e conservazione della fauna. [web:5]

Visita al Buio alle Grotte di Stiffe: il 31 ottobre spazio ai suoni dell’acqua

Il secondo appuntamento è previsto per sabato 31 ottobre 2026, alle 18:00. La Visita al Buio propone un approccio diverso rispetto alla consueta illuminazione turistica. Il centro dell’esperienza diventa la percezione dello spazio sotterraneo attraverso il buio, i suoni e le sensazioni della grotta.

La formula è già stata proposta alle Grotte di Stiffe. Nella precedente edizione di maggio, l’illuminazione fissa lasciava posto alle lampade frontali dei partecipanti. Il percorso restava quello turistico, mentre cambiava il modo di osservare e attraversare gli ambienti. Il suono dell’acqua acquistava così maggiore rilievo nell’esperienza di visita. [web:8]

Questo elemento caratterizza profondamente Stiffe. Il fiume sotterraneo accompagna il visitatore tra rapide, specchi d’acqua e cascate. Con una diversa illuminazione, l’attenzione può concentrarsi sul rumore della corrente e sulla relazione tra acqua, roccia e spazio. [web:2][web:8]

Grotte di Stiffe e carsismo: una risorgenza attiva nel territorio aquilano

Le Grotte di Stiffe si aprono nel comune di San Demetrio ne’ Vestini, in Abruzzo. Sono una risorgenza attiva: il punto in cui un corso d’acqua sotterraneo torna alla superficie. Il sito ufficiale descrive il Rio Gamberale come alimentato dagli inghiottitoi carsici dell’Altopiano delle Rocche. [web:2]

L’acqua continua a modellare gli ambienti attraversati dalla visita. Cascate e rapide si alternano a stalattiti e stalagmiti. Il percorso turistico si sviluppa per circa 700 metri ed è attrezzato con passerelle, scale e ponti. La visita ordinaria dura indicativamente 50–60 minuti. Questi dati descrivono il percorso abituale del sito, sul quale si innestano le proposte tematiche. [web:2]

Bat Tour e Visita al Buio: biglietti e contatti delle Grotte di Stiffe

Il calendario annunciato comprende due appuntamenti distinti:

  • Bat Tour: sabato 24 ottobre 2026, ore 15:30.
  • Visita al Buio: sabato 31 ottobre 2026, ore 18:00.

Per entrambe le iniziative i posti sono limitati. L’acquisto avviene online attraverso le pagine dedicate del sistema di biglietteria, raggiungibile dal sito delle Grotte di Stiffe. Per informazioni sono disponibili i numeri 329 7823909 e 0862 583798, riportati anche dal portale di prenotazione. [web:11]

Fonti e link per le prenotazioni

Grotte di Stiffe

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  • Petzl Underground Session: a Kendal le esplorazioni in grotta e la prima di Inside the Mountain
    Condividi La Petzl Underground Session del Kendal Mountain Festival si terrà il 20 novembre 2026. In programma scoperte britanniche, esplorazioni in Russia, Three Counties Grand Traverse e il documentario sulla risalita in arrampicata di Gaping Gill. Petzl Underground Session: appuntamento il 20 novembre a Kendal La Petzl Underground Session torna al Kendal Mountain Festival venerdì 20 novembre 2026. La serata si svolgerà nella Assembly Room del Kendal Town Hall, nel Regno Unito. Il progra
     

Petzl Underground Session: a Kendal le esplorazioni in grotta e la prima di Inside the Mountain

Október 11th 2026 at 08:00

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La Petzl Underground Session del Kendal Mountain Festival si terrà il 20 novembre 2026. In programma scoperte britanniche, esplorazioni in Russia, Three Counties Grand Traverse e il documentario sulla risalita in arrampicata di Gaping Gill.

Petzl Underground Session: appuntamento il 20 novembre a Kendal

La Petzl Underground Session torna al Kendal Mountain Festival venerdì 20 novembre 2026. La serata si svolgerà nella Assembly Room del Kendal Town Hall, nel Regno Unito. Il programma riunisce racconti di esplorazione speleologica e cinema di montagna. L’inizio è previsto alle 19:30, ora britannica GMT, con conclusione indicata alle 22:29. Petzl presenta l’appuntamento, dedicato alle attività e alle scoperte negli ambienti sotterranei. [web:11][web:23]

Sul palco arriveranno aggiornamenti dalle grotte del Regno Unito, esperienze di esplorazione in Russia e il racconto della Three Counties Grand Traverse. La Petzl Underground Session ospiterà anche la prima di Inside the Mountain. Il documentario segue Steve McClure e Molly Thompson-Smith nell’arrampicata lungo il pozzo principale di Gaping Gill, chiamato anche Gaping Ghyll. Dopo la proiezione è previsto un incontro con il regista e gli arrampicatori. [web:23]

Esplorazioni speleologiche britanniche: Dales, Forest of Dean e Mendip

Frank Pearson presenterà nuovi sviluppi dell’esplorazione in tre aree del carsismo britannico: Dales, Forest of Dean e Mendip. Il suo intervento porterà al pubblico gli aggiornamenti sulle scoperte compiute in questi territori. Il programma della Petzl Underground Session accosta così diverse realtà dell’attività speleologica nel Regno Unito. [web:23]

La dimensione internazionale sarà affidata a Becka Lawson e Andrey Kozhenkov, annunciati nel programma della serata per raccontare le esplorazioni in Russia. La sequenza degli interventi mette in relazione le ricerche condotte vicino ai principali gruppi britannici con le esperienze maturate all’estero. Il pubblico potrà seguire questi racconti attraverso le testimonianze dei protagonisti.

Three Counties Grand Traverse: il racconto di Todd Rye

Todd Rye porterà una testimonianza diretta della Three Counties Grand Traverse. Il suo intervento è dedicato a una traversata impegnativa, inserita nel programma come uno dei temi centrali della serata. Il Three Counties System è anche al centro di un articolo della rivista Descent del febbraio 2026, dedicato a un itinerario proposto da Rye e presentato come The Dry Traverse. [web:23][web:152]

Il tema delle traversate restituisce una dimensione collettiva della speleologia. Un precedente resoconto della British Caving Association ha richiamato il coinvolgimento di circa cinquanta speleologi nella giornata di una Grand Traverse, oltre al lavoro preparatorio. L’esplorazione non si esaurisce quindi nel passaggio dei singoli partecipanti. Comprende l’organizzazione e il contributo delle persone che rendono possibile il progetto. [web:148]

Inside the Mountain: arrampicata nel pozzo di Gaping Gill

La prima di Inside the Mountain sarà il principale appuntamento cinematografico della Petzl Underground Session. Il film, diretto da Jack Homan, documenta la salita di Steve McClure e Molly Thompson-Smith sulla via Gee Gee Rider, valutata E3 5c nella scala britannica. La risalita è stata completata il 18 maggio 2026. La storia unisce arrampicata tradizionale, ambiente sotterraneo e organizzazione delle riprese in grotta. [web:23][web:30]

La prima salita in libera della via risale al 1988, con Paul e Dave Hetherington. Il documentario utilizza interviste e testimonianze per collegare quella esperienza alla ripetizione contemporanea. McClure ha condotto la salita da primo di cordata. Thompson-Smith ha seguito da seconda, spiegando nell’intervista a UKClimbing la scelta di rispettare i propri limiti nell’arrampicata tradizionale su roccia bagnata. [web:23]

Le riprese hanno richiesto sette uscite del regista nella grande sala, tra sopralluoghi e prove. Il progetto ha dovuto affrontare acqua, freddo e trasporto delle attrezzature. Per il giorno della salita, la squadra ha utilizzato anche il sistema di verricello installato dai club speleologici locali. L’illuminazione artificiale ha sostenuto le riprese nella parte inferiore. Più in alto, la produzione ha sfruttato progressivamente la luce proveniente dall’ingresso. [web:23]

Kendal Mountain Festival: biglietti, sede e accessibilità

La sede della serata è il Kendal Town Hall, al numero 9a di Lowther Street, Kendal LA9 4DA. I biglietti sono disponibili attraverso la piattaforma del festival. L’annuncio invita a prenotare per tempo, segnalando una vendita sostenuta. Per prenotazioni con sedia a rotelle o altre esigenze di accessibilità, il contatto indicato è info@mountainfest.co.uk.

Il confronto con il regista e gli arrampicatori, previsto dopo Inside the Mountain, completerà la serata. Consentirà di approfondire sia la salita sia il lavoro necessario per raccontarla attraverso il cinema. [web:23]

Fonti dell’articolo


Prodotti Petzl per la speleologia: relazione su illuminazione, progressione verticale e attrezzature di supporto

Una panoramica tecnica dei prodotti Petzl per la speleologia: caschi e lampade DUO, imbracature, bloccanti, discensori, longe, corde, ancoraggi e sacchi. Funzioni, compatibilità e manutenzione distinguono i diversi componenti dell’equipaggiamento.

Prodotti Petzl per la speleologia: un sistema di componenti complementari

Il legame di Petzl con la speleologia nasce dall’attività di Fernand Petzl e dalla costruzione di strumenti per esplorare il sottosuolo. La storia del fondatore è ricordata anche da Scintilena, che ne ripercorre la partecipazione alle esplorazioni del Gouffre Berger e lo sviluppo delle attrezzature speleologiche. Queste origini spiegano la presenza, nel catalogo attuale, di una gamma specificamente dedicata alla grotta. [web:131][web:138]

I prodotti Petzl per la speleologia non costituiscono un unico kit standard. Comprendono dispositivi con funzioni distinte, destinati a lavorare insieme. Il casco protegge il capo. La lampada permette di orientarsi. Imbracatura, connettori, bloccanti e discensore formano il sistema di progressione su corda. Longe e corde completano l’attrezzatura individuale e quella utilizzata per attrezzare i percorsi. [web:8]

La relazione descrive questa architettura senza sostituire i manuali o la formazione. Petzl ricorda che le attività considerate sono intrinsecamente pericolose. L’utilizzatore deve conoscere i dispositivi e possedere le competenze necessarie. Compatibilità e limiti d’impiego vanno riferiti alla versione effettivamente utilizzata, non soltanto al nome commerciale. [web:8][web:100]

Casco BOREO CAVING: protezione e fissaggio delle lampade DUO

BOREO CAVING è il casco della gamma dedicato alla speleologia. La costruzione combina una calotta esterna in ABS con schiume interne EPP ed EPS. Il profilo scende nella parte posteriore e offre una copertura estesa. Il marchio TOP AND SIDE PROTECTION identifica la protezione superiore e laterale sviluppata dal produttore; le certificazioni indicate comprendono EN 12492 e UIAA. [web:77]

Il casco dispone di piastre anteriori e posteriori per montare DUO RL o DUO S. La lampada non è inclusa nella vendita del casco. Questa distinzione è importante quando si confrontano configurazioni e confezioni. L’imbottitura di comfort a cellule chiuse non assorbe acqua o sudore ed è progettata per facilitare il lavaggio. [web:77]

Le due taglie riportate nella scheda sono S/M e M/L. Coprono rispettivamente circonferenze di 48–58 e 53–61 centimetri. Il peso dichiarato è di 335 e 355 grammi. Il sistema di illuminazione aggiunge quindi il proprio peso a quello del casco; la scelta deve considerare anche regolazione, stabilità e distribuzione del carico. [web:77]

Lampade Petzl DUO RL e DUO S: potenza, autonomia e gestione della luce

DUO RL e DUO S rispondono a esigenze simili con tecnologie differenti. Entrambe utilizzano una batteria ricaricabile R2 e separano il corpo illuminante dal portabatteria posteriore. Il comando rotante può essere utilizzato con i guanti. Le schede prevedono un passaggio alla riserva quando la carica si riduce. [web:17][web:91]

DUO RL raggiunge una potenza dichiarata di 2.800 lumen e pesa 390 grammi. La tecnologia REACTIVE LIGHTING regola automaticamente luce e fascio attraverso un sensore. È disponibile anche la modalità STANDARD LIGHTING, con livelli selezionabili. Il corpo anteriore in alluminio è progettato per resistere agli urti. [web:17]

DUO S pesa 370 grammi e raggiunge 1.100 lumen nella modalità BOOST, destinata all’impiego temporaneo. La tecnologia CONSTANT LIGHTING mantiene un’illuminazione regolata. La funzione FACE2FACE riduce automaticamente la potenza quando si incontrano i fasci di lampade compatibili della gamma DUO, limitando l’abbagliamento tra le persone. [web:91]

Il confronto non può fermarsi ai lumen massimi. Le tabelle del produttore distinguono livelli, fascio e autonomia: Lampada e modalità Potenza dichiarata Autonomia dichiarata DUO RL, STANDARD LIGHTING di prossimità 80 lumen 24 ore DUO RL, STANDARD LIGHTING di spostamento 200 lumen 12 ore DUO RL, STANDARD LIGHTING alla potenza massima 1.800 lumen 1 ora e 30 minuti DUO S, ambiente 80 lumen 23 ore DUO S, spostamento 330 lumen 6 ore DUO S, spostamento rapido 700 lumen 3 ore e 30 minuti

I dati della tabella provengono dalle schede Petzl. I 2.800 lumen della DUO RL non corrispondono alla sua modalità STANDARD da 1.800 lumen. I 1.100 lumen della DUO S appartengono invece al BOOST. Queste differenze impediscono di associare automaticamente la potenza pubblicizzata all’autonomia di un altro livello. [web:17][web:91]

Entrambe le schede indicano IP67 e immersione fino a un metro per trenta minuti in acqua dolce. Il produttore descrive anche una tolleranza fino a tre metri per dieci minuti per brevi passaggi in speleologia. Sono condizioni definite, non una qualificazione generale per immersioni speleosubacquee. Le batterie di ricambio R2 sono previste tra gli accessori per prolungare l’impiego. [web:17][web:91]

Imbracature AVEN e SUPERAVANTI: comfort e compattezza nella progressione

AVEN e SUPERAVANTI sono le imbracature speleologiche presenti nella documentazione consultata. Entrambe adottano punti di attacco bassi, destinati a facilitare la risalita su corda. La loro chiusura si integra con il connettore semirotondo OMNI. [web:52][web:65][web:100]

AVEN privilegia il comfort attraverso cintura e cosciali imbottiti e rinforzati. Offre sei portamateriali, due passanti per CARITOOL e un anello porta-kit. La disposizione consente di organizzare gli strumenti individuali e il materiale aggiuntivo. La robustezza riguarda in particolare i punti di attacco, i cosciali e i portamateriali. [web:65]

SUPERAVANTI concentra il progetto su robustezza e leggerezza. I quattro portamateriali permettono di distribuire l’equipaggiamento. Le fibbie dei cosciali sono posizionate internamente per limitare gli impigliamenti nei passaggi stretti. Il confronto con AVEN riguarda quindi soprattutto imbottitura, organizzazione del materiale e ingombro, non una graduatoria generale tra le due imbracature. [web:52][web:65]

EXPLO ha una funzione diversa. È un sistema di bretelle per mantenere il CROLL nella posizione corretta. La costruzione a X stabilizza le bretelle sulle spalle. Una fettuccia pettorale regola la tensione del bloccante ventrale. I portamateriali aggiungono possibilità di organizzazione, senza trasformare EXPLO in un sostituto dell’imbracatura speleologica. [web:63]

OMNI e DUAL CAVING: collegamenti centrali e longe speleologiche

OMNI è un moschettone semirotondo multidirezionale. Chiude i due punti tessili delle imbracature AVEN e SUPERAVANTI e consente il collegamento di CROLL e DUAL CAVING. È disponibile con chiusura manuale SCREW-LOCK e automatica TRIACT-LOCK. La scheda attuale dichiara 25 kN per la sollecitazione simultanea sui tre assi. Questa caratteristica lo distingue da un comune moschettone valutato principalmente sull’asse maggiore. [web:100]

DUAL CAVING è un cordino doppio in corda dinamica. Serve per la progressione sui corrimano e il superamento dei frazionamenti, cioè i punti intermedi che suddividono una verticale attrezzata. I due capi misurano 35 e 65 centimetri. Il peso dichiarato è di 85 grammi. Le guaine alle estremità proteggono le cuciture e mantengono i moschettoni in posizione. [web:32]

La corda dinamica riduce la forza trasmessa nelle cadute di altezza limitata. DUAL CAVING non possiede un assorbitore di energia. Petzl prescrive l’impiego sotto il punto di ancoraggio e soltanto quando il rischio comporta un fattore di caduta inferiore a uno. Non è quindi equivalente a un kit da via ferrata. [web:32]

Bloccanti CROLL, ASCENSION e PANTIN: ruoli diversi nella risalita

Il CROLL è il bloccante ventrale. Scorre lungo la corda in una direzione e la trattiene nell’altra. È utilizzato insieme a un secondo bloccante, come ASCENSION o BASIC, e a un pedale. Il sistema consente di alternare le fasi della risalita senza affidare tutte le funzioni a un solo attrezzo. [web:45][web:69]

CROLL S è compatto e incorpora una placca antiusura in acciaio inossidabile. Pesa 85 grammi e ha un intervallo generale di compatibilità di 8–11 millimetri. CROLL L pesa 140 grammi e presenta un passaggio di corda più ampio, con intervallo generale di 8–13 millimetri. Questi dati vanno letti insieme alle prescrizioni della specifica applicazione e della relativa norma. [web:64][web:67]

ASCENSION è una maniglia bloccante con impugnatura ergonomica. Il foro inferiore permette di collegare cordino e pedale. BASIC svolge il ruolo di bloccante compatto senza impugnatura. La documentazione Petzl considera entrambi in abbinamento al CROLL per le risalite. [web:69][web:118]

FOOTAPE è un pedale regolabile in fettuccia. FOOTCORD utilizza invece un cordino in polietilene ad alto modulo. Entrambi offrono regolazione della lunghezza e un elastico per mantenere il piede in posizione. La differenza riguarda costruzione, regolazione e resistenza all’usura del componente. [web:111][web:114]

PANTIN si fissa al piede e rende la risalita più efficace e meno faticosa. Esistono versioni per piede destro e sinistro. La distinzione essenziale è indicata esplicitamente dal produttore: PANTIN non è un dispositivo di protezione individuale. È un complemento della progressione, non il dispositivo al quale affidare la sicurezza della persona. [web:62]

Discensori STOP, SIMPLE e RACK: tre soluzioni per la discesa in grotta

STOP è un discensore con frenata assistita. La versione D009AA00 accetta corde semistatiche da 8,5 a 11 millimetri e pesa 350 grammi. Camma e puleggia in acciaio inossidabile migliorano la resistenza all’usura. La flangia apribile permette di inserire la corda mantenendo il dispositivo collegato all’imbracatura. [web:18]

La frenata assistita facilita il controllo, ma non equivale a una discesa autonoma. La documentazione d’uso dello STOP prescrive il controllo della corda sul lato frenante. Per le soste a mani libere, Petzl dedica specifici contenuti alle chiavi d’arresto. Queste manovre richiedono apprendimento pratico e riferimento al manuale della propria versione. [web:146][web:8]

SIMPLE adotta una costruzione più leggera e non offre la frenata assistita dello STOP. Pesa 240 grammi e utilizza corde semistatiche da 8,5 a 11 millimetri. Le pulegge possono essere ruotate o sostituite per prolungare l’impiego del dispositivo. Compattezza e ridotto peso sono caratteristiche rilevanti nei passaggi stretti. [web:21]

RACK è un discensore a barrette, destinato in particolare alle lunghe discese. Distribuisce attrito e calore lungo diversi elementi e non torce la corda. La scheda indica un peso di 470 grammi. La compatibilità è di 9–13 millimetri su un solo capo e 8–11 millimetri su due capi. Le barrette sono sostituibili. [web:159] Discensore Principio distintivo Peso Compatibilità dichiarata STOP D009AA00 Frenata assistita 350 g Corda semistatica 8,5–11 mm SIMPLE D004AA00 Costruzione semplice e leggera 240 g Corda semistatica 8,5–11 mm RACK D11 Barrette per modulare l’attrito 470 g 9–13 mm su un capo; 8–11 mm su due capi

I valori riassumono le schede dei tre modelli. La scelta dipende dal percorso, dalle corde e dalle competenze dell’utilizzatore. Il diametro compatibile è una condizione necessaria, non una descrizione completa dell’impiego. [web:18][web:21][web:159]

FREINO Z: frenaggio aggiuntivo e differenze tra versioni

FREINO Z aggiunge un rimando per aumentare o modulare l’azione frenante. La versione Sport M042AA00 è progettata per STOP D009AA00 e SIMPLE D004AA00. Adotta una ghiera TWIST-LOCK e pesa 75 grammi. Il connettore può essere ruotato per mantenere il discensore collegato durante il trasferimento dal portamateriale al punto centrale. [web:115]

Il nome FREINO Z compare anche nella gamma professionale. La versione M042BA00 utilizza TRIACT-LOCK ed è descritta per i discensori I’D e RIG. Per distinguere prodotti con nome simile servono quindi codice, sistema di chiusura e compatibilità dichiarata. La relazione tra componenti deve essere verificata sulla scheda del modello effettivo. [web:113][web:115]

Corde Petzl PUSH e CLUB: diametri e certificazioni da distinguere

PUSH 9 mm è una corda semistatica per speleologia e torrentismo. La scheda riporta certificazione EN 1891 tipo B e peso di 55 grammi al metro. Il trattamento EverFlex è destinato a preservare maneggevolezza e omogeneità. Le lunghezze indicate sono 40, 60, 70 e 200 metri. [web:48]

CLUB 10 mm è presentata per l’impiego collettivo. La documentazione del modello riporta EN 1891 tipo A e 70 grammi al metro. La costruzione punta su maneggevolezza e resistenza all’abrasione. Le lunghezze disponibili nella scheda coincidono con quelle della PUSH. [web:99]

Nel catalogo compare anche CLUB + 10 mm. La calza ibrida integra polietilene ad alto modulo. La scheda dichiara 66 grammi al metro e certificazione EN 1891 tipo B. CLUB e CLUB + non devono quindi essere confuse, anche se condividono il diametro nominale. Nome completo e codice permettono di associare correttamente le caratteristiche alla corda. [web:96][web:99]

Le corde di progressione, le longe dinamiche e i dispositivi di discesa svolgono funzioni differenti. Il confronto tra i prodotti Petzl per la speleologia richiede di mantenerle separate. Le rispettive schede definiscono destinazione d’uso, diametri e collegamenti ammessi. [web:18][web:32][web:48]

Ancoraggi COEUR e carrucole MICRO TRAXION: attrezzare e movimentare materiale

La famiglia COEUR comprende placchette e ancoraggi con materiali differenti. Petzl distingue acciaio standard, acciaio inossidabile 316L e acciaio HCR per ambienti particolarmente corrosivi. Le varianti rispondono a condizioni ambientali diverse. Non basta quindi riconoscere la forma della placchetta per conoscere le caratteristiche dell’ancoraggio. [web:132]

COEUR PULSE 12 mm è un ancoraggio amovibile. Dopo la preparazione del foro, può essere installato e rimosso senza attrezzi. La funzione di bloccaggio limita la rimozione involontaria. I valori di resistenza pubblicati sono riferiti a supporti e prove definiti: non possono essere trasferiti automaticamente a qualsiasi roccia di grotta. [web:126]

MICRO TRAXION è una carrucola bloccante compatta. Pesa 85 grammi e ha un rendimento dichiarato del 91%. La camma può essere mantenuta aperta per l’uso come carrucola semplice. La scheda Sport la descrive per recuperi, autosoccorso e impiego come bloccante di emergenza, con corde da 7 a 11 millimetri. [web:112]

Questi strumenti ampliano le possibilità di movimentazione e recupero. Non costituiscono, da soli, un sistema completo di soccorso. Petzl separa i consigli di base dai contenuti dedicati a tecniche esperte e soccorso, ribadendo la necessità di formazione. [web:8]

Sacchi CLASSIQUE e TRANSPORT: trasporto e organizzazione delle attrezzature

CLASSIQUE 22 è un sacco speleologico da 22 litri. È pensato per trasportare contenitori stagni e altro materiale. La costruzione saldata e le diverse maniglie favoriscono robustezza e movimentazione. La presenza di bidoni stagni nell’esempio d’uso non significa che il sacco stesso sia un contenitore impermeabile certificato. [web:35]

TRANSPORT 45 appartiene alla gamma professionale e offre 45 litri di capacità. Schienale, spallacci e cintura imbottiti facilitano il trasporto dei carichi. Il tessuto rivestito in TPU è destinato a impieghi regolari e intensivi. Il peso dichiarato è di 1.530 grammi; la scheda indica un carico massimo di 50 chilogrammi e una maniglia superiore utilizzabile per il sollevamento del sacco. [web:97]

Il confronto riguarda quindi due categorie diverse. CLASSIQUE è presentato specificamente per la grotta. TRANSPORT propone una soluzione professionale di maggiore capacità. Volume, peso e disposizione delle maniglie aiutano a valutare l’organizzazione del materiale, senza rendere automaticamente equivalenti i due prodotti. [web:35][web:97]

Manutenzione dei prodotti Petzl per la speleologia: controlli, usura e ricambi

La manutenzione è parte dell’impiego dell’attrezzatura. Petzl distingue il controllo prima di ogni utilizzo dalla verifica approfondita svolta da una persona competente. Quest’ultima è raccomandata almeno ogni dodici mesi e dopo eventi eccezionali che possano compromettere l’affidabilità del materiale. Le condizioni d’impiego possono richiedere verifiche più frequenti. [web:80]

Per i prodotti in plastica e tessuto, il limite generale indicato è di dieci anni dalla fabbricazione. La data di acquisto non avvia questo conteggio. Per i prodotti metallici la durata non ha un limite temporale prestabilito. Ciò non significa che possano essere utilizzati senza controlli o oltre un’usura incompatibile con la sicurezza. Un singolo evento può imporre la dismissione. [web:80][web:82]

I ricambi hanno un ruolo concreto nella gestione dei dispositivi. SIMPLE permette di intervenire sulle pulegge. RACK dispone di barrette sostituibili. Le lampade DUO utilizzano batterie R2 rimovibili. Ogni sostituzione deve rispettare la documentazione del prodotto; la disponibilità di un ricambio non elimina la necessità di valutare l’intero dispositivo. [web:21][web:159][web:17][web:91]

Compatibilità dell’attrezzatura speleologica: leggere il sistema completo

Il quadro dei prodotti Petzl per la speleologia si chiarisce osservando le relazioni tra i componenti. BOREO CAVING accoglie le lampade DUO. AVEN e SUPERAVANTI si chiudono con OMNI. EXPLO mantiene il CROLL in posizione. ASCENSION e pedale completano la risalita. STOP, SIMPLE e RACK rispondono a differenti esigenze di discesa. [web:8][web:77][web:100][web:159]

La configurazione finale dipende dalla compatibilità dichiarata e dalle tecniche apprese. La documentazione tecnica accompagna questa scelta con manuali, schede e consigli sulle manovre. Il valore dell’equipaggiamento non risiede soltanto nella somma delle caratteristiche dei singoli strumenti, ma nel loro impiego coerente all’interno del sistema previsto. [web:8][web:100]

Fonti della relazione sui prodotti Petzl per la speleologia

  • Petzl, consigli tecnici e prodotti per la speleologia: https://www.petzl.com/int/it/sport/consigli-tecnici/speleologia
  • Petzl, origini del marchio: https://brand.petzl.com/s/Our-Roots?language=it
  • Scintilena, ricordo di Fernand Petzl: https://www.scintilena.com/e-morto-fernand-petzl/06/02/
  • Petzl, BOREO CAVING: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Helmets/BOREO-CAVING
  • Petzl, DUO RL: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Lampade-frontali/DUO-RL
  • Petzl, DUO S: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Lampade-frontali/DUO-S
  • Petzl, AVEN: https://www.petzl.com/int/it/sport/prodotti/imbraghi-speleologia/aven/AVEN_SPO_a2m1r000002bl5ZAAQ.html
  • Petzl, SUPERAVANTI: https://m.petzl.com/US/en/Sport/Harnesses/SUPERAVANTI
  • Petzl, EXPLO: https://www.petzl.com/INT/it/Sport/Imbracature/EXPLO
  • Petzl, OMNI: https://www.petzl.com/int/it/sport/prodotti/moschettoni-con-ghiera/omni/OMNI_SPO_a2mTx000002bxb3IAA.html
  • Petzl, DUAL CAVING: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Longe/DUAL-CAVING
  • Petzl, CROLL S: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Bloccanti/CROLL-S
  • Petzl, confronto CROLL S e CROLL L: https://www.petzl.com/IT/it/Professionale/Bloccanti/CROLL
  • Petzl, PANTIN: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Bloccanti/PANTIN
  • Petzl, catalogo professionale, bloccanti e pedali: https://catalogs.petzl.com/Petzl-pro-catalog-2025/en/67-Rope-Clamps.html
  • Petzl, FOOTCORD: https://www.petzl.com/us/en/sport/products/foot-loops-foot-ascenders/footcord/FOOTCORD_SPO_a2mw0000000HeYJAA0.html
  • Petzl, FOOTAPE: https://www.petzl.com/US/en/Sport/Ascenders/FOOTAPE
  • Petzl, STOP: https://www.petzl.com/US/en/Sport/Belay-devices-and-descenders/STOP
  • Petzl, SIMPLE: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Belay-devices-and-descenders/SIMPLE
  • Petzl, RACK: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Belay-devices-and-descenders/RACK
  • Petzl, FREINO Z Sport: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Moschettoni-e-rinvii/FREINO-Z
  • Petzl, FREINO Z Professionale: https://www.petzl.com/IT/it/Professionale/Connettori/FREINO-Z
  • Petzl, PUSH 9 mm: https://www.petzl.com/it/it/sport/prodotti/corde-canyoning-e-speleologia/push-9-mm/PUSH-9-mm_SPO_a2mw0000000QEbMAAW.html
  • Petzl, CLUB 10 mm: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Ropes/CLUB-10-mm
  • Petzl, CLUB + 10 mm: https://www.petzl.com/US/en/Sport/Ropes/CLUB-PLUS-10-mm
  • Petzl, COEUR PULSE 12 mm: https://www.petzl.com/INT/en/Professional/Anchors/COEUR-PULSE-12-mm
  • Petzl, catalogo professionale, ancoraggi COEUR: https://catalogs.petzl.com/Petzl-pro-catalog-2024/en/73-Anchors.html
  • Petzl, MICRO TRAXION: https://www.petzl.com/US/en/Sport/Pulleys/MICRO-TRAXION
  • Petzl, CLASSIQUE 22: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Packs-and-accessories/CLASSIQUE-22L
  • Petzl, TRANSPORT 45: https://www.petzl.com/US/en/Professional/Packs-and-accessories/TRANSPORT-45
  • Petzl, verifica dei dispositivi di protezione individuale: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Notizie/2023-2-16/In-cosa-consiste-la-verifica-dei-DPI-e-come-va-eseguita-
  • Petzl, durata dell’attrezzatura: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/FAQ/qual-e-la-durata-della-mia-attrezzatura-petzl


https://kendalmountainfestival.eventive.org/Programme/6a3148e654b24310a7372d07

Petzl UK Caving @Yorkshire Dales Guides

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    Condividi La Mostra Minerali e Fossili a Borgosesia torna domenica 11 ottobre 2026 al Palazzetto Loro Piana. Ingresso gratuito, oltre 120 metri di esposizione e uno spazio dedicato alla speleologia. Un approfondimento spiega origine, varietà e valore scientifico delle mineralizzazioni in grotta. Mostra Minerali e Fossili a Borgosesia: data, sede e organizzazione Domenica 11 ottobre 2026 il Palazzetto dello Sport Loro Piana di Borgosesia ospiterà la 25ª Mostra Minerali e Fossili. La man
     

Mostra Minerali e Fossili a Borgosesia: il 25° appuntamento apre una finestra sulle mineralizzazioni in grotta

Október 11th 2026 at 07:00

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La Mostra Minerali e Fossili a Borgosesia torna domenica 11 ottobre 2026 al Palazzetto Loro Piana. Ingresso gratuito, oltre 120 metri di esposizione e uno spazio dedicato alla speleologia. Un approfondimento spiega origine, varietà e valore scientifico delle mineralizzazioni in grotta.

Mostra Minerali e Fossili a Borgosesia: data, sede e organizzazione

Domenica 11 ottobre 2026 il Palazzetto dello Sport Loro Piana di Borgosesia ospiterà la 25ª Mostra Minerali e Fossili.

La manifestazione si svolgerà in via Marconi 5.

L’organizzazione è del Gruppo Speleologico Mineralogico Valsesiano, con il patrocinio del Comune di Borgosesia.

L’appuntamento compare anche nei calendari mineralogici nazionali e nella programmazione turistica della Valsesia.[1][2][3]

La giornata sarà dedicata ai minerali, ai fossili e alle attività speleologiche del gruppo. L’ingresso sarà gratuito.

La mostra aprirà dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 18.

Davanti al palazzetto è disponibile un parcheggio, utile per raggiungere la sede della manifestazione.[2][4][5]

Minerali e fossili: oltre 120 metri di tavoli espositivi

La Mostra Minerali e Fossili a Borgosesia proporrà oltre 120 metri di tavoli espositivi.

Saranno presenti numerosi espositori provenienti da diverse parti d’Italia.

Il pubblico potrà osservare gli esemplari e confrontarsi con chi coltiva interessi mineralogici e paleontologici.

Per i bambini sono previste piccole sorprese.[1][4]

L’iniziativa affiancherà il patrimonio mineralogico alla conoscenza del mondo sotterraneo.

Sono ambiti distinti, ma collegati dallo studio delle rocce e della loro storia.

Le grotte conservano depositi chimici, sedimenti e testimonianze degli ambienti del passato.

La ricerca speleologica utilizza questi elementi per ricostruire processi geologici e trasformazioni del territorio.[6]

Speleologia in Valsesia: fotografie, corsi e attività per famiglie

Alla Mostra Minerali e Fossili a Borgosesia sarà presente lo stand del Gruppo Speleologico Mineralogico Valsesiano.

Fotografie e video presenteranno le escursioni in grotta.

I visitatori potranno ricevere informazioni sui corsi, sulle iniziative “Speleo Famiglie” e sulle uscite previste dal gruppo.[4]

Lo spazio speleologico consentirà di collegare l’osservazione dei minerali alla conoscenza degli ambienti nei quali si sviluppano alcuni depositi.

Una stalattite, per esempio, non è una specie minerale. È una forma di deposito, che può essere costituita da calcite o da altri minerali.

Questa distinzione aiuta a comprendere la varietà delle concrezioni sotterranee.[7]

Mineralizzazioni in grotta: il collegamento scientifico con la mostra

Il tema delle mineralizzazioni in grotta amplia il quadro della manifestazione.

Le concrezioni non sono soltanto elementi del paesaggio sotterraneo.

Sono anche archivi della circolazione delle acque, della chimica ambientale e, in condizioni adatte, del clima del passato.

Il loro studio coinvolge mineralogia, idrogeologia, geochimica e microbiologia.[8]

Calcite e aragonite appartengono ai minerali più familiari agli speleologi.

Accanto ai carbonati si incontrano gesso, fosfati e numerose altre specie.

La loro formazione dipende dalle rocce attraversate dalle acque, dai sedimenti presenti e dalle condizioni fisiche e chimiche della cavità.[9]

Mostra Minerali e Fossili a Borgosesia: orari e contatti

Per informazioni sulla Mostra Minerali e Fossili a Borgosesia è disponibile il numero 348 2721041, utilizzabile anche tramite WhatsApp.

Il contatto e-mail indicato è d.beltrametti@gmail.com.

Il calendario del Gruppo Mineralogico Lombardo riporta anche l’indirizzo info@gsmv.it e il sito dell’associazione.[3]

L’appuntamento riunirà appassionati, famiglie e persone interessate alla conoscenza dei minerali e dei fossili.

Lo stand del gruppo offrirà anche informazioni per avvicinarsi alle attività speleologiche attraverso le iniziative associative.[4]

Mineralizzazioni in grotta: relazione su processi, minerali, ricerca e conservazione

Dalla deposizione della calcite ai cristalli di gesso, dai fosfati del guano agli archivi climatici: le mineralizzazioni in grotta documentano le relazioni tra acqua, roccia, atmosfera sotterranea e organismi.

Mineralizzazioni in grotta e speleotemi: le distinzioni fondamentali

Le mineralizzazioni in grotta comprendono situazioni geologiche diverse.

Una cavità può intercettare minerali già presenti nella roccia.

Può anche ospitare nuovi depositi, formati dalle acque e dalle reazioni sviluppate nell’ambiente sotterraneo.

Distinguere queste origini è essenziale per ricostruire la storia del sito.[9][10]

Un caso documentato a Lechuguilla, nel Nuovo Messico, chiarisce la differenza.

Uno studio del 2026 descrive barite e celestina sia in vene idrotermali della roccia, anteriori alla grotta, sia in speleotemi.

Le vene vengono intercettate dalla cavità.

I depositi secondari registrano invece processi di formazione avvenuti nel suo ambiente.[10]

Il termine speleotema identifica un deposito attraverso la sua forma e il suo modo di presentarsi. “Calcite” indica una specie minerale.

“Stalattite” indica una tipologia di speleotema.

Stalattiti di composizione diversa possono condividere una forma simile.

Cristalli dello stesso minerale possono costruire forme molto differenti.[7]

La varietà è ampia. La rassegna di Bogdan P. Onac e Paolo Forti, pubblicata nel 2011, riportava circa 350 minerali osservati in grotta.

Il numero descrive il quadro conosciuto allora, non un inventario aggiornato al 2026.

La ricchezza dipende dalle rocce attraversate dai fluidi e dai materiali presenti nelle cavità.[9]

Acqua, anidride carbonica e calcite: come nascono le concrezioni

Nelle grotte carbonatiche, l’acqua mette in relazione superficie e sottosuolo.

Durante l’infiltrazione si arricchisce di anidride carbonica e può dissolvere il calcare.

Trasporta così calcio e bicarbonato verso la cavità.

Quando perde anidride carbonica, può diventare sovrasatura rispetto alla calcite e depositarla.[7][11][12]

La relazione chimica complessiva può essere rappresentata come equilibrio:

[
\mathrm{CaCO_3 + CO_2 + H_2O \rightleftharpoons Ca^{2+} + 2HCO_3^-}
]

La direzione verso destra descrive la dissoluzione del carbonato di calcio.

Quella inversa rappresenta la sua precipitazione, con liberazione di anidride carbonica.

Il passaggio non è automatico.

Dipende dalla composizione dell’acqua e dalle condizioni di scambio con l’atmosfera sotterranea.[9][11]

Il degassamento svolge un ruolo centrale in molti speleotemi carbonatici.

L’evaporazione può contribuire, ma non va considerata la spiegazione universale.

Anche temperatura, umidità, ventilazione e alimentazione idrica influenzano il sistema.

Per interpretare un deposito occorre quindi studiare insieme l’acqua e il microclima della grotta.[7][9]

Calcite, aragonite e carbonati di magnesio nelle grotte

Calcite e aragonite condividono la formula (\mathrm{CaCO_3}), ma possiedono strutture cristalline differenti.

Sono polimorfi del carbonato di calcio. La calcite domina molti depositi comuni.

L’aragonite può produrre aggregati aghiformi e ramificati.

L’aspetto, da solo, non basta a identificarla: forme aghiformi possono essere composte anche da altri minerali.[7][13]

Le associazioni carbonatiche comprendono inoltre dolomite, idromagnesite e altre specie.

A Lechuguilla sono state documentate associazioni con calcite, dolomite, aragonite, huntite e idromagnesite.

La composizione riflette la disponibilità degli elementi e l’evoluzione delle soluzioni.

Non tutte le grotte ospitano la stessa associazione mineralogica.[9][10]

Un esempio diverso arriva dalla grotta Ryongmun, nella Corea del Nord.

Una ricerca del 2024 descrive depositi recenti di moonmilk prevalentemente costituiti da idromagnesite.

Il caso mostra perché un deposito bianco e soffice non debba essere identificato automaticamente come calcite.[14]

Stalattiti, stalagmiti, eccentriche e perle di grotta

Il movimento dell’acqua contribuisce a determinare la forma degli speleotemi.

Il gocciolamento costruisce depositi diversi rispetto allo scorrimento lungo una parete.

La crescita per capillarità produce altre geometrie. Anche l’ambiente sommerso ospita forme proprie.[7]

Le principali tipologie comprendono:

  • Stalattiti: crescono dal soffitto. I sottili tubi iniziali, detti cannule, mantengono un canale interno attraversato dall’acqua.
  • Stalagmiti: crescono dal pavimento, dove arrivano le gocce. Non possiedono il tubo centrale caratteristico delle cannule.
  • Colonne: si formano quando stalattite e stalagmite si congiungono.
  • Colate e drappi: derivano dall’acqua che scorre sulle superfici. La deposizione può seguire pareti, pendii e soffitti inclinati.
  • Eccentriche: crescono in direzioni variabili. Minuscoli canali e alimentazione capillare consentono lo sviluppo di forme contorte.
  • Coralloidi: comprendono noduli e aggregati dall’aspetto coralliforme. Possono formarsi sia all’aria sia sott’acqua.
  • Perle di grotta: sono concrezioni a strati concentrici, sviluppate attorno a un nucleo in piccole vasche.[7]

Le perle non devono necessariamente ruotare per diventare tonde.

La deposizione può procedere in modo simile nelle diverse direzioni.

L’agitazione dell’acqua non equivale quindi a una continua levigatura meccanica.

Anche questo dettaglio distingue la crescita chimica dall’abrasione di un ciottolo.[7]

La forma va inoltre separata dalla natura del materiale.

Il boxwork è un esempio utile.

Vene minerali più resistenti possono restare in rilievo quando la roccia circostante viene rimossa.

Il risultato è una struttura reticolare, legata all’erosione differenziale, non una normale concrezione costruita dal gocciolamento.[7]

Gesso e solfati: evaporazione, ossidazione e grotte sulfuree

Il gesso è un solfato di calcio idrato, con formula (\mathrm{CaSO_4\cdot2H_2O}).

In grotta può costruire croste, aghi, aggregati fibrosi e forme simili a fiori.

Nella Mammoth Cave questi depositi caratterizzano soprattutto settori relativamente asciutti.

L’acqua di infiltrazione e la chimica locale restano fondamentali per la loro alimentazione.[7][12][15]

La presenza di solfati può dipendere anche dall’ossidazione di minerali solfurati o dalle reazioni sviluppate in ambienti sulfurei.

In questi sistemi, formazione della cavità e deposizione minerale possono essere strettamente collegate.

I processi ossidativi modificano l’acidità e rendono disponibili componenti che partecipano alla nascita di nuovi minerali.[9][11]

Non esiste quindi un’unica origine del gesso di grotta.

Ambiente idrotermale, evaporazione e reazioni tra fluidi e rocce possono contribuire in modi differenti.

Per riconoscere il percorso corretto servono dati geologici e geochimici.

La sola osservazione dei cristalli non ricostruisce l’intera sequenza.[9][15]

Altri solfati possono essere ancora più sensibili alle variazioni ambientali.

Nella Mammoth Cave, mirabilite ed epsomite compaiono in settori asciutti e possono dissolversi quando arriva aria più umida.

Il deposito osservato in una visita può quindi cambiare durante l’anno.[12]

Fosfati del guano: il contributo dei pipistrelli alla mineralogia

I depositi di guano introducono nella grotta materia organica e componenti chimici che alimentano nuove reazioni.

Durante la decomposizione si generano fluidi e gas acidi.

Questi interagiscono con roccia, concrezioni e sedimenti.

Possono produrre fosfati e favorire la formazione di solfati e nitrati.[16]

Uno studio del 2019 ha esaminato 22 grotte europee.

Le analisi hanno riconosciuto 17 fosfati e gesso come prodotti secondari associati alla decomposizione del guano.

Le specie più comuni appartenevano al gruppo dell’apatite.

Alcuni minerali rari derivavano dall’interazione con argille, sedimenti fluviali o pirite.[16]

Tra i siti segnalati per la ricchezza dei fosfati figurano Corona ’e sa Craba, in Italia, e il sistema Domica-Baradla, tra Slovacchia e Ungheria.

Il risultato lega mineralogia, biospeleologia e storia dei depositi organici.

Le colonie di pipistrelli partecipano così alla trasformazione geochimica dell’ambiente sotterraneo.[16]

Questi materiali sono anche oggetti di ricerca paleoambientale.

La loro tutela rientra nella protezione complessiva delle grotte, che comprende patrimonio geologico e componenti biologiche.

Conservare la cavità significa mantenere le relazioni fra depositi, organismi e acque.[16][17]

Microrganismi e moonmilk: la biomineralizzazione sotterranea

Le grotte non sono ambienti biologicamente inerti.

I microrganismi partecipano ai cicli degli elementi e possono favorire dissoluzione e precipitazione.

Alcuni processi microbici producono acidità.

Altri modificano le condizioni locali e promuovono la formazione di carbonati o l’ossidazione dei metalli.[8][18]

Il termine biomineralizzazione descrive il rapporto tra attività biologica e formazione di minerali.

Nei sistemi sotterranei, cellule e sostanze prodotte dai microrganismi possono offrire superfici per la nucleazione.

Il metabolismo può modificare pH e condizioni chimiche.

Studi sperimentali hanno osservato cristalli di carbonato associati alle cellule batteriche.[13][19]

Il moonmilk, o latte di monte, è un deposito molto fine, soffice quando umido e polverulento quando asciutto.

Non identifica una sola specie minerale. Può presentare composizioni differenti.

In alcuni campioni prevale la calcite; in altri sono presenti carbonati di magnesio.[7][14]

La presenza di microrganismi non dimostra, da sola, che abbiano costruito l’intero deposito.

Occorre distinguere colonizzazione e partecipazione alla crescita.

La ricerca confronta struttura dei cristalli, comunità microbiche e risultati sperimentali.

Il quadro descrive interazioni fra processi biologici e abiotici, non una spiegazione esclusivamente batterica.[19]

Colori dei minerali di grotta: ferro, manganese e sostanze organiche

Il colore di una concrezione non coincide necessariamente con la sua composizione principale.

Una matrice carbonatica può incorporare particelle o ricevere rivestimenti sottili.

Ossidi di ferro, composti del manganese e sostanze organiche possono contribuire alle tonalità.

Per questo il colore va interpretato insieme alle analisi.[7][8][20]

Uno studio pubblicato sull’International Journal of Speleology ha analizzato concrezioni colorate della grotta Cigalère, nei Pirenei francesi.

Le indagini sono state condotte in situ con fluorescenza a raggi X portatile.

Non sono stati prelevati campioni. Il metodo ha permesso di studiare i depositi rispettando le esigenze di conservazione.[20]

I risultati propongono associazioni tra alcune colorazioni e rivestimenti contenenti ematite, goethite, jarosite o ossidi di manganese.

Per determinate porzioni blu del gesso viene proposta la presenza di rame nella struttura.

Le tonalità gialle di alcuni carbonati potrebbero dipendere da sostanze umiche, non rilevate con quella tecnica.[20]

Naica e Lechuguilla: mineralizzazioni idrotermali e associazioni rare

Le mineralizzazioni in grotta non si limitano alle cavità alimentate da acque meteoriche fredde.

I sistemi idrotermali ospitano condizioni differenti. Naica, in Messico, rappresenta uno dei casi più studiati.

I grandi cristalli di gesso si svilupparono in acque calde ricche di calcio e solfato.[9][15]

Il meccanismo è legato al raffreddamento delle acque attraverso l’intervallo di stabilità di anidrite e gesso.

L’anidrite, priva di acqua nella struttura, iniziò a dissolversi mentre il gesso poteva crescere.

L’alimentazione mantenne una debole sovrasaturazione per tempi prolungati.

La stabilità delle condizioni favorì l’accrescimento dei grandi cristalli.[15]

Lechuguilla offre un esempio diverso. L’inventario del 2026 documenta speleotemi di barite e celestina con forme sia subaeree sia sommerse.

Comprende stalattiti, stalagmiti, colate, coralloidi, croste e cristalli di vasca.

Le associazioni coinvolgono carbonati, solfati, silice, fluorite e altre specie.[10]

Questi casi mostrano che la forma non dipende soltanto dal minerale. Conta anche il modo in cui il fluido raggiunge il deposito.

Una stessa famiglia morfologica può essere costruita da composizioni differenti e in condizioni geochimiche molto diverse.[7][10]

Carbonati criogenici: quando il congelamento produce minerali

Il congelamento può favorire la deposizione di carbonati.

Durante la formazione del ghiaccio, i soluti si concentrano nell’acqua residua.

In determinate condizioni precipita carbonato di calcio.

Si formano così i carbonati criogenici di grotta, distinti dalle normali concrezioni da gocciolamento.[21][22]

La letteratura distingue tradizionalmente depositi fini associati al congelamento rapido e depositi più grossolani legati al congelamento lento.

Nei secondi, piccole raccolte d’acqua possono gelare sotto una copertura di ghiaccio.

Le condizioni di scambio con l’esterno influenzano le firme isotopiche dei cristalli.[21][22]

La classificazione continua a svilupparsi.

Una ricerca del 2025 su grotte glaciali alpine ha documentato una classe intermedia, con granulometria prevalentemente inferiore a un millimetro.

I dati indicano che dimensioni e composizione isotopica non sempre seguono una separazione rigida fra due categorie.[23]

Questi depositi aiutano a studiare il permafrost e le trasformazioni della criosfera.

La loro presenza non equivale semplicemente a un clima sempre più freddo.

Alcuni richiedono l’arrivo di acqua liquida in cavità gelate, anche durante fasi di degradazione del permafrost.[22][24]

Speleotemi e paleoclima: gli archivi custoditi nelle concrezioni

La crescita degli speleotemi può conservare una successione temporale di informazioni ambientali.

Gli strati incorporano variazioni isotopiche, elementi in traccia e materiali trasportati dalle acque.

Il loro studio permette di indagare idrologia, vegetazione e cambiamenti climatici.[8]

Le datazioni uranio-torio offrono un riferimento cronologico per molti depositi carbonatici.

Le tecniche di spettrometria di massa hanno migliorato la precisione e ridotto la quantità di materiale necessaria.

Le età ottenute possono essere confrontate con i segnali geochimici lungo la crescita dello speleotema.[8]

Gli isotopi dell’ossigeno non costituiscono un semplice indicatore universale della temperatura.

Possono riflettere anche quantità e provenienza delle precipitazioni, circolazione atmosferica e dinamiche del monsone.

Gli isotopi del carbonio e gli elementi in traccia possono registrare vegetazione, bilancio idrico e funzionamento del sistema carsico.[8]

Per ricostruzioni solide occorre conoscere il contesto locale.

Il confronto fra indicatori diversi aiuta a separare i processi sovrapposti.

Anche inclusioni d’acqua, composti organici e proprietà magnetiche possono aggiungere informazioni.

Una concrezione diventa così un archivio da leggere con metodi complementari.[8]

Analisi delle mineralizzazioni in grotta: metodi e monitoraggio

La ricerca combina osservazioni sul terreno e strumenti di laboratorio.

La diffrazione a raggi X identifica le fasi cristalline.

La microscopia elettronica studia morfologie e relazioni tra cristalli e microrganismi.

Le analisi elementari misurano composizione ed elementi in traccia.[13]

Ogni metodo risponde a una domanda diversa.

Conoscere gli elementi presenti non equivale sempre a identificare una specie minerale.

Il lavoro sulla Cigalère mostra il valore delle misure non distruttive e i loro limiti interpretativi.

Alcune componenti, come le sostanze umiche, richiedono strumenti differenti.[20]

Alle analisi dei solidi si affianca lo studio delle condizioni ambientali.

Temperatura, acidità, condizioni ossidoriduttive e caratteristiche dei fluidi controllano molti processi minerogenetici.

Il monitoraggio aiuta a collegare il deposito all’ambiente che lo alimenta.

Una misura isolata fornisce soltanto una parte della storia.[9]

Conservazione delle mineralizzazioni in grotta e del sistema carsico

La protezione dei depositi deve mantenere anche il loro contesto.

Le linee guida IUCN del 2022 comprendono geodiversità, patrimonio geologico ed ecologia delle grotte.

La tutela riguarda inoltre le acque carsiche e gli ecosistemi di superficie collegati al sottosuolo.[17]

Molti speleotemi sono fragili.

Il contatto può spezzare strutture delicate e alterarne le superfici.

Nella Mammoth Cave, il National Park Service ricorda che concrezioni carbonatiche e gessose hanno richiesto migliaia di anni per formarsi.

I danni non sono recuperabili nei tempi di una visita o di una generazione.[12]

La conservazione richiede quindi di evitare raccolte e danneggiamenti.

Nella ricerca, il campionamento va ridotto e sostituito con indagini non distruttive quando queste rispondono alla domanda scientifica.

Lo studio della Cigalère dimostra che è possibile ottenere informazioni mineralogiche senza asportare gli esemplari.[12][20]

La mineralogia espositiva e l’osservazione speleologica possono convivere con questa distinzione.

Una concrezione mantiene valore scientifico perché conserva posizione, successione degli strati e rapporto con le acque.

Studiare le mineralizzazioni in grotta significa interpretare queste relazioni senza separarle dal luogo in cui si sono sviluppate.[8][17]

Fonti consultate

Mostra Minerali e Fossili a Borgosesia

Mineralizzazioni in grotta: letteratura scientifica e fonti


Fonti
[1] 25° mostra minerali e fossili Borgosesia — Italiano https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/calendario-eventi/2026/25deg-mostra-minerali-e-fossili-borgosesia
[2] 25° mostra minerali e fossili Borgosesia – Visit Valsesia … https://visitvalsesiavercelli.it/partecipa/eventi-e-news/eventi/25-mostra-minerali-e-fossili-borgosesia/
[3] Mostre e Manifestazioni Mineralogiche Ottobre 2026 https://www.gmlmilano.it/mostre-e-manifestazioni-mineralogiche-2026-10.html


[4] Borgosesia: 25^ mostra di Minerali e Fossili, domenica 11 Ottobre … https://www.eventivalsesia.info/eventi/borgosesia-25-mostra-di-minerali-e-fossili-domenica-11-ottobre/
[5] Homepage – Gruppo Speleologico Mineralogico Valsesiano https://www.gsmv.it/
[7] Speleothems – Caves and Karst (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/subjects/caves/speleothems.htm
[8] Speleothems – Elements Magazine http://www.elementsmagazine.org/speleothems/
[9] Minerogenetic mechanisms occurring in the cave environment: an overview https://digitalcommons.usf.edu/ijs/vol40/iss2/1/
[10] Exceptional variety of baryte-celestine-series speleothems in Lechuguilla Cave (New Mexico, USA) https://digitalcommons.usf.edu/ijs/vol55/iss1/7


[11] Speleothems in subglacial caves: An emerging archive of glacial climate history and mountain glacier dynamics https://publications.pik-potsdam.de/rest/items/item_31396_1/component/file_31397/content
[12] Stalactites, Stalagmites, and Cave Formations – National Park Service https://www.nps.gov/maca/learn/nature/stalactites-stalagmites-and-cave-formations.htm
[13] Microbial Diversity and Mineralogical-Mechanical Properties of Calcitic Cave Speleothems in Natural and in Vitro Biomineralization Conditions https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5810276/
[14] Cave morphology and moonmilk deposits of Ryongmun Cavern, Democratic People’s Republic of Korea: A Study for the Conservation of Natural Heritage https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/12455
[15] Naica’s Crystal Cave Captivates Chemists – PMC – NIH https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6311688/
[16] Guano-related phosphate-rich minerals in European caves – IRIS https://cris.unibo.it/handle/11585/683354
[17] Guidelines for cave and karst protection : second edition – IUCN.org https://iucn.org/resources/jointly-published/guidelines-cave-and-karst-protection-second-edition
[18] Microbial roles in cave biogeochemical cycling https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9554484/

[19] Microbial Diversity and Mineralogical-Mechanical Properties of … https://www.frontiersin.org/journals/microbiology/articles/10.3389/fmicb.2018.00040/full
[20] Non-destructive characterization of variously colored gypsum and aragonite/calcite speleothems from the Cigalère Cave (Ariège, France) https://digitalcommons.usf.edu/ijs/vol55/iss1/1
[21] Cryogenic carbonates in cave environments: A review https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1040618207000766
[22] Cryogenic cave carbonate and implications for thawing permafrost at Winter Wonderland Cave, Utah, USA https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7979826/


[23] Cryogenic cave carbonates: New insights from alpine ice caves https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0009254125001986
[24] Cryogenic cave carbonate and implications for thawing … https://www.nature.com/articles/s41598-021-85658-9
[25] Speleothems | Springer Nature Link https://link.springer.com/rwe/10.1007/978-1-4020-9212-1_225
[26] Distinct Microbial Communities in the Soils, Waters, and … https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1029/2022JG006866


[27] HOW SPELEOTHEMS GROW: AN INTRODUCTION TO THE ONTOGENY OF CAVE MINERALS https://www.semanticscholar.org/paper/823495ec125f2a846d3825a0d8354f8262db18ec
[28] Petrographic, mineralogical and geochemical characteristics of … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0037073826000990
[29] Modern aragonite formation at near-freezing conditions in an alpine cave, Carnic Alps, Austria https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0009254116301991


[30] Monohydrocalcite, hydromagnesite, nesquehonite, dolomite, aragonite, and calcite in speleothems of the Fränkische Schweiz, Western Germany http://link.springer.com/10.1007/BF00386107
[31] Giornate FAI d’Autunno 2026: i luoghi da visitare nell’Alto Piemonte il 10 e 11 ottobre https://radiogold.it/news-alto-piemonte/448585-giornate-fai-dautunno-2026-i-luoghi-visitare-nellalto-piemonte-10-11-ottobre/
[32] Aragonite–Calcite Speleothems: Identifying Original and Diagenetic Features https://pubs.geoscienceworld.org/jsedres/article/84/4/245/145389/Aragonite-Calcite-Speleothems-Identifying-Original
[33] [PDF] Minerogenetic Mechanisms Occurring in the Cave environment https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=4397&context=kip_articles


[34] Cavity?filling dolomite speleothems and submarine cements in the Ediacaran Dengying microbialites, South China: Responses to high?frequency sea?level fluctuations in an ‘aragonite–dolomite sea’ https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/sed.12605
[35] Roma Mineral Show new – Gruppo Mineraleologico Romano https://gminromano.it/roma-mineral-show/
[36] Microbial Diversity and Mineralogical-Mechanical Properties of Calcitic Cave Speleothems in Natural and in Vitro Biomineralization Conditions http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fmicb.2018.00040/full
[37] Weathering of host rock and corrosion over speleothems in Castañar cave, Spain: an example of a complex meteoric environment http://link.springer.com/10.1007/s13146-010-0039-9


[38] Minerogenetic mechanisms occurring in the cave environment: an overview http://scholarcommons.usf.edu/ijs/vol40/iss2/1/
[39] [PDF] PECULIAR MINEROGENETIC CAVE ENVIRONMENTS Of MExICO https://iris.unimore.it/bitstream/11380/303919/1/document-3.pdf
[40] Exploring Microbial Biosignatures in Mn-Deposits of Deep Biosphere: A Preliminary Cross-Disciplinary Approach to Investigate Geomicrobiological Interactions in a Cave in Central Italy https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/feart.2021.590257/pdf
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[42] Microbial Diversity and Mineralogical-Mechanical Properties of Calcitic Cave Speleothems in Natural and in Vitro Biomineralization Conditions https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fmicb.2018.00040/pdf
[43] Comune di Borgosesia – Home Page https://comune.borgosesia.vc.it/
[44] [PDF] Minerogenetic mechanisms occurring in the cave environment https://www.semanticscholar.org/paper/Minerogenetic-mechanisms-occurring-in-the-cave-an-Onac-Forti/6ca4f67c69c2dc7cc298f6ac709e3d1fe1042de8
[45] Microbial Ecosystems in Movile Cave: An Environment of Extreme Life https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10672346/


[46] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[47] The Characterization of Microbiome and Interactions on Weathered Rocks in a Subsurface Karst Cave, Central China https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9277220/
[48] [PDF] Guano-related phosphate-rich minerals in European caves https://alpespeleo.fr/com/comdiv/papier/2019/2019%20Audra%20et%20al%20Guano%20phosphates%20IJS%2048-1%20p%2075-105.pdf
[49] Microbial Ecosystems in Movile Cave: An Environment of Extreme Life https://www.mdpi.com/2075-1729/13/11/2120/pdf?version=1698306387


[50] Visualizzazioni Scintilena agosto 2026: 324.627 pagine viste … https://www.scintilena.com/visualizzazioni-scintilena-agosto-2026-324-627-pagine-viste-e-oltre-167-mila-letture-per-la-top-10/09/03/
[51] Microbial communities in carbonate precipitates from drip waters in Nerja Cave, Spain https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9074860/
[52] Author Index https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8387776/
[53] Indice delle testimonianze manoscritte e a stampa https://www.degruyter.com/document/doi/10.1515/9783110697179-046/pdf
[54] L’autunno svela le bellezze nascoste del Fai https://www.lastampa.it/vercelli/2026/10/04/news/l_autunno_svela_le_bellezze_nascoste_del_fai-15756314/
[55] Dal Castello Rosso di Ceva alla Bolla del Lingotto: il Piemonte apre le porte alla storia con le Giornate FAI d’Autunno https://radiogold.it/news-wonderland/448436-giornate-fai-autunno-2026-piemonte-cuneo-torino-castelli-luoghi-aperti/
[56] Borgosesia Overview | Goal.com Nigeria https://www.goal.com/en-ng/team/borgosesia/a929p0x58oqtqw94l4yocz513
[57] Cave of the Crystals – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Cave_of_the_Crystals


[58] Borgosesia S.p.A.: Notizie in altre lingue | BO | IT0003217335 | MarketScreener Italia https://it.marketscreener.com/quotazioni/azione/BORGOSESIA-S-P-A-92032/attualita-altre-lingue/
[59] Borgosesia S.p.A.: report finanziari (10 anni), dati finanziari | MarketScreener Italia https://it.marketscreener.com/quotazioni/azione/BORGOSESIA-S-P-A-92032/finanza-rapporti/
[60] 25° mostra minerali e fossili Borgosesia – Buzz Event Map https://buzzeventmap.com/event/4685dace-cae6-483c-adb7-4351486f35ee
[61] 22^ Mostra minerali e fossili – MONTEROSA SKI https://monterosaski.eu/eventi/22-mostra-minerali-e-fossili-24869
[62] [PDF] The Formation of Natural Gypsum Megacrystals in Naica (Mexico) http://www.garciaruiz.net/Naica/Naica/Literatura_files/supplementary.pdf


[63] Crystals formation – Naica, The giant Crystal’s Cave http://naica.org.mx/crystalsformation
[64] First investigations of fine-grained cryogenic cave carbonates from a High-Arctic permafrost karst system in Greenland https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU21/EGU21-14642.html
[65] Speleothems (Cave Formations) – National Park Service https://www.nps.gov/wica/learn/nature/cave-formations-speleothems.htm


[66] Clumped isotope thermometry of cryogenic cave carbonates https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0016703713006509
[67] Cryogenic Mineral Formation in Caves https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/B9780128117392000358
[68] Holocene climate change, permafrost and cryogenic carbonate formation: insights from a recently deglaciated, high-elevation cave in the Austrian Alps https://cp.copernicus.org/articles/10/1349/2014/cp-10-1349-2014.pdf
[69] Speleothems (Cave Formations) – Great Basin National Park (U.S. … https://www.nps.gov/grba/learn/nature/speleothems-cave-formations.htm


[70] Alpine permafrost thawing during the Medieval Warm Period identified from cryogenic cave carbonates https://tc.copernicus.org/articles/7/1073/2013/tc-7-1073-2013.pdf
[71] Coarsely crystalline cryogenic cave carbonate – a new archive to estimate the Last Glacial minimum permafrost depth in Central Europe https://cp.copernicus.org/articles/8/1821/2012/cp-8-1821-2012.pdf
[72] Formation of cryogenic carbonates: experimental validation in … https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2023EGUGA..25.9506S/abstract


[73] First investigations of an ice core from Eisriesenwelt cave (Austria) https://tc.copernicus.org/articles/5/81/2011/tc-5-81-2011.pdf
[74] Settings of cryogenic cave carbonate formation – NASA/ADS https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2023EGUGA..2514557D/abstract
[75] Bacterial diversity and geomicrobiology of Winter Wonderland ice cave, Utah, USA https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/mbo3.1426
[76] Speleothem – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Speleothem
[77] Bacterial diversity and geomicrobiology of Winter Wonderland ice cave, Utah, USA https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11241547/

Mostra minerali

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  • Valsesia, una perforazione scientifica verso il mantello terrestre
    Condividi Il progetto internazionale DIVE prepara a Vocca una nuova fase di carotaggi nella Zona Ivrea-Verbano, dove il confine tra crosta e mantello potrebbe trovarsi a profondità eccezionalmente ridotta In Valsesia si prepara una delle perforazioni scientifiche più interessanti degli ultimi anni. Il progetto internazionale DIVE – Drilling the Ivrea-Verbano zonE punta infatti a studiare direttamente le rocce profonde della crosta continentale e ad avvicinarsi alla transizione con il mantello
     

Valsesia, una perforazione scientifica verso il mantello terrestre

Október 11th 2026 at 06:00

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Il progetto internazionale DIVE prepara a Vocca una nuova fase di carotaggi nella Zona Ivrea-Verbano, dove il confine tra crosta e mantello potrebbe trovarsi a profondità eccezionalmente ridotta

In Valsesia si prepara una delle perforazioni scientifiche più interessanti degli ultimi anni. Il progetto internazionale DIVE – Drilling the Ivrea-Verbano zonE punta infatti a studiare direttamente le rocce profonde della crosta continentale e ad avvicinarsi alla transizione con il mantello terrestre.

Il nuovo sito individuato si trova nell’area di Vocca, in provincia di Vercelli, all’interno della Zona Ivrea-Verbano, una struttura geologica nota in tutto il mondo perché espone in superficie rocce che normalmente si trovano a decine di chilometri di profondità.

Secondo le indagini geofisiche, in quest’area rocce con caratteristiche riconducibili al mantello potrebbero trovarsi ad appena 1-3 chilometri dalla superficie. Una situazione eccezionale: sotto i continenti il limite tra crosta e mantello, la cosiddetta discontinuità di Mohorovi?i? o Moho, si trova normalmente a 30-40 chilometri di profondità e ancora più in basso sotto le grandi catene montuose.

La particolare situazione della Valsesia è legata alla storia geologica delle Alpi. Durante l’apertura e la successiva chiusura dell’antico oceano che separava Europa e Africa, parti della crosta profonda e del mantello furono deformate e sollevate. Oggi la Zona Ivrea-Verbano costituisce quindi una sorta di sezione naturale attraverso le parti più profonde della crosta continentale.

Pochi chilometri a monte di Vocca si trova inoltre la celebre peridotite di Balmuccia, un affioramento di roccia proveniente dal mantello superiore e uno dei siti geologici più studiati al mondo.

DIVE ha già completato una prima fase di perforazioni in Val d’Ossola. Tra il 2022 e il 2024 sono stati realizzati due pozzi a Ornavasso e Pieve Vergonte, profondi rispettivamente circa 580 e 910 metri. Le carote recuperate hanno fornito nuovi dati sulla composizione e sulle proprietà fisiche della crosta continentale inferiore.

La seconda fase sarà molto più ambiziosa. Il pozzo previsto nell’area di Vocca dovrebbe raggiungere diversi chilometri di profondità. L’obiettivo non è soltanto recuperare nuove carote, ma confrontare direttamente le rocce attraversate con i segnali sismici e geofisici che oggi fanno ipotizzare la presenza del mantello a profondità così ridotta.

Le analisi riguarderanno composizione mineralogica, temperatura, proprietà fisiche delle rocce e fluidi profondi. I risultati potranno contribuire a comprendere meglio la struttura della crosta terrestre, la formazione delle Alpi e i processi che avvengono al confine tra crosta e mantello.

Se il progetto riuscirà a raggiungere questa transizione, la Valsesia diventerà uno dei rarissimi luoghi al mondo dove sarà possibile studiare direttamente, dalla terraferma, una delle principali frontiere dell’interno della Terra.

Fonti:

  • Corriere della Sera, Cristina Marrone, «In Valsesia si può “toccare” il mantello terrestre: nel paese di Vocca è a due chilometri di profondità», 7 ottobre 2026
  • Approfondimenti scientifici: progetto DIVE – Drilling the Ivrea-Verbano zonE, International Continental Scientific Drilling Program (ICDP).

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  • Grotta di Denisova, il DNA rivela una linea estinta di bovini finora sconosciuta
    Condividi L’analisi del DNA antico recuperato da frammenti ossei della celebre cavità siberiana e di altri siti degli Altai ha identificato lo “yak X”, una linea genetica finora sconosciuta, sopravvissuta nella regione per circa 200 mila anni nella Grotta di Denisova a Grotta di Denisova, celebre per le straordinarie scoperte sull’evoluzione umana, si conferma anche un eccezionale archivio della biodiversità del Pleistocene. L’analisi del DNA antico conservato in frammenti ossei provenienti d
     

Grotta di Denisova, il DNA rivela una linea estinta di bovini finora sconosciuta

Október 11th 2026 at 05:00

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L’analisi del DNA antico recuperato da frammenti ossei della celebre cavità siberiana e di altri siti degli Altai ha identificato lo “yak X”, una linea genetica finora sconosciuta, sopravvissuta nella regione per circa 200 mila anni nella Grotta di Denisova

a Grotta di Denisova, celebre per le straordinarie scoperte sull’evoluzione umana, si conferma anche un eccezionale archivio della biodiversità del Pleistocene. L’analisi del DNA antico conservato in frammenti ossei provenienti dalla cavità e da altri siti della Siberia ha infatti permesso di individuare una linea di bovini finora sconosciuta, strettamente imparentata con gli yak.

I ricercatori l’hanno denominata “yak X”. Non si tratta, almeno per il momento, della descrizione formale di una nuova specie, ma di una linea mitocondriale profondamente divergente rispetto a tutte quelle conosciute negli yak antichi e moderni.

La scoperta emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Genome Biology and Evolution, dedicato alla diversità dei bovini vissuti nell’Asia delle medie latitudini durante il Pleistocene.

Il DNA nascosto nelle ossa della grotta

I ricercatori hanno analizzato 63 frammenti ossei di bovini, 57 dei quali provenienti dalla Grotta di Denisova e sei da altri siti della Siberia occidentale e meridionale.

Molti dei reperti erano troppo frammentari per consentire una precisa identificazione sulla base della sola morfologia. Le ossa provenienti da Denisova erano state precedentemente attribuite alla sottofamiglia dei bovini attraverso analisi paleoproteomiche.

L’estrazione e il sequenziamento del DNA antico hanno permesso di andare molto oltre.

Le analisi genetiche hanno identificato uri (Bos primigenius), bisonti e numerosi individui appartenenti al gruppo degli yak. All’interno di questi ultimi è comparsa una linea mitocondriale mai documentata prima.

È lo yak X, una linea sorella rispetto alla diversità genetica conosciuta degli yak, ma nettamente distinta da essa.

Una presenza durata circa 200 mila anni

I dati indicano che questa linea non rappresentò una presenza occasionale negli Altai.

Lo yak X sembra essere rimasto nella regione per un arco temporale eccezionalmente lungo, attraversando importanti oscillazioni climatiche del Pleistocene.

Le datazioni e la stratigrafia documentano la sua presenza per circa 200 mila anni. Nella Grotta di Denisova la continuità della linea è attestata, secondo gli autori, approssimativamente da 203 mila fino a 18 mila anni fa.

Il risultato modifica anche l’immagine tradizionale della fauna degli Altai. Gli yak erano stati precedentemente considerati presenze relativamente rare nella regione, mentre le nuove analisi genetiche indicano che bovini con un mitogenoma simile a quello dello yak erano fra gli abitanti più comuni dell’area.

Non sappiamo ancora esattamente che animale fosse

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda proprio l’identità dello yak X.

Gli autori ipotizzano che la linea genetica possa corrispondere allo yak del Baikal (Bos mutus baikalensis), conosciuto attraverso precedenti osservazioni paleontologiche negli Altai.

Ma si tratta, per ora, soltanto di un’ipotesi.

Per verificarla saranno necessari altri reperti identificabili dal punto di vista morfologico e ulteriori analisi genetiche.

Gli stessi ricercatori sottolineano inoltre che lo studio si basa soprattutto sul DNA mitocondriale. L’ottenimento di genomi nucleari permetterà di comprendere meglio i rapporti evolutivi dello yak X con gli yak e con gli altri bovini.

Una grotta, molti abitanti scomparsi

La scoperta assume un significato particolare proprio perché arriva dalla Grotta di Denisova.

La cavità dei monti Altai è diventata uno dei luoghi simbolo della paleogenetica mondiale dopo l’identificazione dei Denisoviani, una popolazione umana arcaica riconosciuta inizialmente grazie al DNA ricavato da pochissimi resti fossili.

Nella stessa regione vissero anche Neanderthal e, successivamente, esseri umani moderni.

Ora le analisi mostrano che qualcosa di simile accadde anche per la fauna: negli Altai erano presenti linee di bovini profondamente divergenti che non sono sopravvissute nelle popolazioni attuali.

Oltre allo yak X, lo studio documenta infatti antiche linee di bisonti e la presenza, più rara, dell’uro.

Gli autori descrivono così gli Altai come un vero hotspot di diversità, tanto per gli ominini quanto per i grandi bovini.

Reperti litici e resti faunistici provenienti dalla Grotta di Denisova, nei monti Altai. Foto: Thilo Parg / Wikimedia Commons – Licenza CC BY-SA 4.0

Le grotte come archivi della biodiversità perduta

Una grande quantità di materiale proveniente dai depositi di grotta è costituita da frammenti ossei difficilmente identificabili con i metodi tradizionali. L’integrazione tra stratigrafia, paleoproteomica e DNA antico permette oggi di ottenere informazioni anche da questi reperti apparentemente anonimi.

Nel caso di Denisova, la forte frammentazione di parte delle ossa potrebbe essere collegata anche all’attività di predatori e necrofagi, in particolare delle iene delle caverne, la cui presenza emerge dalle analisi effettuate sui reperti.

Da frammenti che a prima vista avrebbero potuto raccontare molto poco è stato così possibile ricostruire una parte della biodiversità scomparsa degli Altai.

Non smetteremo mai di scriverlo: le grotte – in questo caso la grotta di Denisova – confermano sempre che i depositi sotterranei possono funzionare come archivi biologici del tempo profondo, conservando ossa, manufatti e tracce genetiche, in grado di rivelare popolazioni animali e umane delle quali, altrimenti, si conoscerebbe poco o nulla.

Fonti

Scienze Notizie, Un misterioso animale estinto scoperto nella grotta Denisova nel cuore della Siberia, 6 ottobre 2026 – https://www.scienzenotizie.it/2026/10/06/un-misterioso-animale-estinto-scoperto-nella-grotta-denisova-nel-cuore-della-siberia-43128566

“Paleogenomics Reveals a Loss of Bovine Lineages in Mid-latitude Asia Over the Last 200,000 Years”, pubblicato su Genome Biology and Evolution, volume 17, numero 11 – DOI: 10.1093/gbe/evaf206

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  • Kyklop bez oka a co s lidarem v jeskyni
    Technika v podzemí dostává pořádně na frak. Při jedné z výprav za vylepšením skenů v údolí Říčky přišel projekt „Cave-Cyclops“ o své oko (kluzká zlá Malčina). Zásadní úskalí této konstrukce spočívá v tom, že má Kyklop senzor pouze jeden. Použitý modul Unitree L1 má bohužel mechanické otočné části, které jsou poměrně snadno zranitelné. Stačilo lehké ťuknutí do skály které nebylo sice první, ale tentokrát se stalo pro rotaci senzoru kritickým. Motor otáčení svou práci vzdal a z tisíců bodů za
     

Kyklop bez oka a co s lidarem v jeskyni

Technika v podzemí dostává pořádně na frak. Při jedné z výprav za vylepšením skenů v údolí Říčky přišel projekt „Cave-Cyclops“ o své oko (kluzká zlá Malčina). Zásadní úskalí této konstrukce spočívá v tom, že má Kyklop senzor pouze jeden. Použitý modul Unitree L1 má bohužel mechanické otočné části, které jsou poměrně snadno zranitelné. Stačilo lehké ťuknutí do skály které nebylo sice první, ale tentokrát se stalo pro rotaci senzoru kritickým. Motor otáčení svou práci vzdal a z tisíců bodů za sekundu zbyla jen hrstka statečných, což pro výpočet SLAMu nestačí.

Labyrint – Ochozská jeskyně, sken mezi body polygonu.
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  • Den otevřených dveří v neděli 13. září 2026
    Při příležitosti prvního Mezinárodního dne jeskyní a krasu a 70 let CHKO Moravský kras zveme zájemce na prohlídku Ochozské jeskyně. Obecné informace o návštěvě naleznete na stránce Dny otevřených dveří v Ochozské jeskyni. K prohlídce je nutná rezervace ZDE. Aktualizace 2. 9.: Rezervace jsou zaplněné, děkujeme za zájem. Aktualizace 12. 9.: Kontrola jeskyně proběhla, nedělním návštěvám nic nebrání. Odpoledne může poprchat, ale u nás budete v suchu. 🙂 Pokud se situace změní a ne
     

Den otevřených dveří v neděli 13. září 2026

Při příležitosti prvního Mezinárodního dne jeskyní a krasu a 70 let CHKO Moravský kras zveme zájemce na prohlídku Ochozské jeskyně.

Obecné informace o návštěvě naleznete na stránce Dny otevřených dveří v Ochozské jeskyni.

K prohlídce je nutná rezervace ZDE.

Aktualizace 2. 9.: Rezervace jsou zaplněné, děkujeme za zájem.

Aktualizace 12. 9.: Kontrola jeskyně proběhla, nedělním návštěvám nic nebrání. Odpoledne může poprchat, ale u nás budete v suchu. 🙂

Pokud se situace změní a nebudete moci přijít, napište nám prosím zprávu (na mail csszo611@gmail.com), ať místa uvolníme. Pokud se na vás nedostalo a půjdete kolem, můžeme vás zkusit zařadit místo někoho, kdo bez omluvy nedorazí (i to se bohužel stává).

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Speleo-mapovací iniciativa

Každý metr jeskyně se počítá a ten zmapovaný ještě víc! Přesto je stále dokola slyšet: „Mapování je složité,“ „Nikdo mi nepůjčí DISTO,“ „Správná kalibrace je věda,“ „Neumím to nakreslit…“ Výmluvy a skuhrání! Pojďme to změnit a naučit se mapovat společnými silami. Věřím, že se vzájemně posuneme a přiučíme něčemu novému, sdílet postřehy a zkušenosti je totiž k nezaplacení.

Mapování jeskynního systému AI Gemini
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  • Grotta del Leone, nuovi scavi ad Agnano: il Monte Pisano cerca le tracce del suo passato più antico
    Condividi La settima campagna alla Grotta del Leone approfondisce le frequentazioni del Tardo Paleolitico. Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa guida le ricerche, sostenute dal bando ProArcheo 2025-2026 e dalla collaborazione con il Comune di San Giuliano Terme. Grotta del Leone: iniziata la campagna archeologica di ottobre 2026 Ad Agnano sono ripresi gli scavi alla Grotta del Leone. Nel mese di ottobre 2026 è iniziata la settima campagna nel sito archeologico del Comune di
     

Grotta del Leone, nuovi scavi ad Agnano: il Monte Pisano cerca le tracce del suo passato più antico

Október 10th 2026 at 14:00

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La settima campagna alla Grotta del Leone approfondisce le frequentazioni del Tardo Paleolitico. Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa guida le ricerche, sostenute dal bando ProArcheo 2025-2026 e dalla collaborazione con il Comune di San Giuliano Terme.

Grotta del Leone: iniziata la campagna archeologica di ottobre 2026

Ad Agnano sono ripresi gli scavi alla Grotta del Leone. Nel mese di ottobre 2026 è iniziata la settima campagna nel sito archeologico del Comune di San Giuliano Terme. La cavità si apre in località La Croce, sul versante sudoccidentale del Monte Pisano. Le indagini puntano a ricostruire le frequentazioni del Tardo Paleolitico e a verificare la presenza di testimonianze ancora più antiche, finora non documentate nell’area.[1]

La ricerca riguarda quindi una fase centrale della preistoria locale. L’obiettivo è comprendere meglio quando e come i gruppi umani utilizzarono questo ambiente sotterraneo. La verifica delle sequenze più antiche potrà ampliare il quadro del popolamento del Monte Pisano. Si tratta di un obiettivo della campagna, distinto dai risultati che emergeranno dallo scavo e dalle successive analisi.[1]

Scavi alla Grotta del Leone: direzione scientifica e tutela archeologica

Gli scavi sono condotti in regime di concessione dal Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa. La direzione scientifica è affidata a Jacopo Conforti. La supervisione è svolta da Claudia Rizzitelli, funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno.[1]

Il Museo coordina le ricerche dal 2019. Il progetto integra indagine archeologica, tecnologie digitali e valorizzazione museale. Questo collegamento permette di sviluppare lo studio del sito insieme alla comunicazione dei suoi contenuti al pubblico. Reperti, documentazione e ricostruzioni diventano così parti di uno stesso percorso di conoscenza.[1]

Preistoria del Monte Pisano: dai primi scavi alle ricerche attuali

La storia delle indagini alla Grotta del Leone attraversa più generazioni di studiosi. Ezio Tongiorgi avviò le ricerche dell’Università di Pisa tra il 1947 e il 1950. Antonio Mario Radmilli proseguì gli scavi dal 1970 al 1974. Nel 2015 le attività ripresero a cura di Giovanna Radi, in collaborazione con il Museo. Dal 2019 quest’ultimo è concessionario degli scavi.[2]

I materiali già recuperati documentano usi diversi della cavità. Durante il Paleolitico la grotta servì da riparo a gruppi di cacciatori. Nel Neolitico fu utilizzata anche per attività rituali. Questa successione mostra come uno stesso luogo possa assumere funzioni differenti nel corso della preistoria.[2]

Il sito contribuisce a una lettura più ampia del territorio pisano. Il percorso espositivo del Museo lo mette in relazione con il Riparo la Romita di Asciano e con le Dune del Poggio di Mezzo a San Rossore. I tre contesti aiutano a ricostruire le frequentazioni preistoriche tra Monte Pisano, aree interne e fascia costiera.[2]

ProArcheo 2025-2026 e anello di Agnano: ricerca e valorizzazione del territorio

La campagna alla Grotta del Leone beneficia anche di un finanziamento dell’Università di Pisa attraverso il bando ProArcheo 2025-2026. L’accesso al sostegno è stato reso possibile dalla collaborazione con il Comune di San Giuliano Terme. L’intervento rientra in un progetto di valorizzazione del patrimonio naturalistico, archeologico e storico del Monte Pisano.[1]

Il programma comprende il rinnovo della pannellistica lungo il percorso escursionistico dell’anello di Agnano, finanziato dal Comune. La collaborazione tra amministrazione e Museo era già stata illustrata da Scintilena nell’ambito degli investimenti dedicati al territorio e alla campagna di scavo 2026.[1][3]

L’assessore all’Ambiente Filippo Pancrazzi collega il sostegno alla ricerca alla conoscenza dei luoghi. «Come Amministrazione vogliamo investire sulla conoscenza del territorio», ha dichiarato, richiamando il rafforzamento della collaborazione con l’Università e il Museo. La nuova segnaletica risponde alla stessa impostazione: rendere il Monte Pisano più riconoscibile e favorirne una frequentazione consapevole.[1]

Grotta del Leone e divulgazione: i risultati saranno presentati alla cittadinanza

Al termine della campagna sono previsti incontri aperti alla cittadinanza. Si svolgeranno presso il Museo di Storia Naturale e presso il Comune di San Giuliano Terme. Gli appuntamenti presenteranno l’avanzamento delle ricerche e il lavoro svolto nel sito.[1]

La restituzione pubblica si inserisce in un’attività museale già consolidata. Alla Certosa di Calci, la sala dedicata alla preistoria del Monte Pisano comprende una ricostruzione della Grotta del Leone durante lo scavo. Il percorso espone inoltre reperti e fossili provenienti dai principali contesti preistorici dell’area. La nuova campagna alimenta questo rapporto tra ricerca sul campo, conservazione e divulgazione.[2][4]

Fonti dell’articolo


Speleoarcheologia: metodi, interpretazioni e tutela del patrimonio sotterraneo

Relazione di approfondimento sull’archeologia delle grotte naturali e delle cavità artificiali: dalla formazione dei depositi alle datazioni, dalla documentazione tridimensionale alla conservazione degli ambienti ipogei.

Speleoarcheologia: il rapporto tra esplorazione sotterranea e ricerca archeologica

La speleoarcheologia indica un ambito di ricerca nel quale lo studio delle testimonianze umane nel sottosuolo incontra le competenze dell’esplorazione speleologica. Comprende contesti differenti: grotte naturali frequentate nella preistoria, ambienti funerari, luoghi di culto e opere sotterranee costruite dall’uomo. Il terreno comune è l’analisi del rapporto tra comunità umane e spazi ipogei.[5][6][7]

Le competenze coinvolte restano distinte e complementari. La speleologia contribuisce alla conoscenza degli accessi, della morfologia e delle relazioni tra ambienti. L’archeologia ricostruisce le attività umane attraverso stratigrafie, manufatti e strutture. La geoarcheologia applica metodi delle scienze della Terra alla comprensione dei depositi e dei processi che li hanno trasformati.[6][8]

Questa cooperazione ha anche una dimensione istituzionale. Nel luglio 2025 l’Istituto centrale per l’archeologia del Ministero della Cultura e la Società Speleologica Italiana hanno annunciato un accordo. Il programma riguarda ricerca congiunta, censimento delle cavità con evidenze archeologiche, formazione e divulgazione. L’intesa riconosce il valore scientifico della documentazione speleologica nello studio del patrimonio sotterraneo.[6]

Grotte naturali e cavità artificiali: due contesti della speleoarcheologia

Una grotta naturale precede, di norma, la sua frequentazione umana. La ricerca deve comprendere sia la storia geologica dell’ambiente sia gli usi successivi. Un vano scavato dall’uomo pone invece anche domande sulla progettazione, sulle tecniche di realizzazione e sulla funzione originaria. Le cavità artificiali comprendono, tra gli altri esempi, miniere, acquedotti, abitazioni sotterranee e tombe.[7][9]

La distinzione non elimina le sovrapposizioni. Una cavità naturale può contenere opere e adattamenti antropici. Un ambiente artificiale può essere riutilizzato con finalità diverse da quelle iniziali. L’indagine deve quindi separare la formazione dello spazio, le modifiche umane e le trasformazioni successive. La classificazione tipologica costituisce un punto di partenza, non sostituisce la ricostruzione storica.[10]

Il termine “speleologia urbana” non comprende da solo tutto questo campo. Molte opere ipogee si trovano fuori dai centri abitati. La denominazione “speleologia in cavità artificiali” descrive meglio questa varietà di ambienti e paesaggi.[10]

Archeologia in grotta: ripari, sepolture, santuari e attività produttive

Le grotte hanno ospitato attività differenti nel corso del tempo. Sono state utilizzate come ripari, abitazioni, cimiteri, miniere e santuari. La documentazione didattica della Società Speleologica Italiana presenta questa pluralità come un elemento centrale del rapporto tra uomo e sottosuolo.[11]

La funzione di un sito non deriva soltanto dal tipo di oggetto rinvenuto. Conta la combinazione tra reperti, posizione, tracce d’uso e caratteristiche dei depositi. Anche strumenti simili possono essere impiegati in attività diverse. Per ricostruirle occorre integrare lo studio tecnologico con analisi funzionali, spaziali e ambientali.[12][13]

La Grotta del Leone offre un esempio della variazione degli usi nel tempo. Il Museo documenta un impiego paleolitico come riparo e una frequentazione neolitica legata a pratiche rituali. Queste fasi non vanno sovrapposte in una descrizione generica di “abitazione preistorica”. La successione degli utilizzi è parte della storia del sito.[2]

Sedimenti di grotta e tafonomia: come si forma un archivio archeologico

Il deposito di una grotta non è una semplice pila di livelli intatti. I materiali possono arrivare dall’esterno con acqua, vento o gravità. Altri derivano dalla disgregazione della roccia, dagli animali o dalle attività umane. Il risultato è un archivio composito, nel quale fonti diverse contribuiscono alla formazione della sequenza.[9]

Le grotte possono contenere strati inclinati, accumuli localizzati e superfici interrotte dall’erosione. Un deposito antico può essere rimosso e rideposto in una posizione successiva. Scavare più in profondità non basta quindi a dimostrare automaticamente una maggiore antichità di ogni reperto. La cronologia dipende dalla comprensione delle relazioni stratigrafiche e dei processi di formazione.[9]

La tafonomia studia i processi che intervengono tra la deposizione dei materiali e il loro rinvenimento. In ambito sotterraneo comprende trasporto, frammentazione, alterazione chimica e rimaneggiamento. La bioturbazione indica invece il disturbo prodotto dall’attività degli organismi. Questi fenomeni possono modificare i rapporti originari tra reperti e sedimenti.[9][14]

Analizzarli permette di distinguere un’associazione originaria da una concentrazione secondaria. È una questione decisiva per attribuire un oggetto a una fase di frequentazione. Lo stesso criterio vale per campioni destinati alle datazioni e alle analisi genetiche.[9][15]

Scavo stratigrafico e microstratigrafia: ricostruire gli eventi nel sottosuolo

Lo scavo deve riconoscere differenze tra depositi e rapporti tra superfici. Colore, consistenza, composizione e inclusioni aiutano a individuare i contesti. Le relazioni osservate consentono di ricostruire una successione di eventi, collegando deposizione, erosione e attività umane.[16]

La scala visibile sul campo non esaurisce l’informazione. La micromorfologia esamina campioni di sedimento prelevati senza alterarne la struttura interna. I campioni vengono consolidati e trasformati in sezioni sottili, osservabili al microscopio. La tecnica permette di studiare insieme particelle, piccoli resti e organizzazione del deposito.[17][18]

Alcune tracce di attività formano laminazioni inferiori al millimetro. La microstratigrafia può riconoscere minute deposizioni di cenere e distinguere livelli conservati da materiali rimescolati. In questo modo collega la lettura dello scavo a una ricostruzione più fine degli eventi.[18]

Il vantaggio non consiste soltanto nel trovare nuovi elementi. Consiste anche nel capire se elementi già riconosciuti appartengano allo stesso episodio. Per l’archeologia delle grotte, questa verifica sostiene l’interpretazione delle attività e l’affidabilità della cronologia.[18]

Rilievo 3D e fotogrammetria: documentare le grotte archeologiche

La documentazione tridimensionale collega forma della cavità, superfici di scavo e posizione dei materiali. La fotogrammetria ricava modelli e informazioni metriche da immagini elaborate digitalmente. Le sue applicazioni archeologiche comprendono reperti, strutture, scavi e ricostruzioni virtuali.[19]

Il rilievo rende possibile conservare una rappresentazione delle superfici prima della loro rimozione. Permette inoltre di confrontare distribuzioni spaziali e di integrare osservazioni effettuate in momenti differenti. Nei contesti archeologici e paleontologici di grotta, la fotogrammetria viene impiegata anche per documentazione e monitoraggio delle risorse conservate sul posto.[20]

Il modello digitale va letto insieme alle informazioni archeologiche. Una superficie tridimensionale descrive la geometria; la stratigrafia attribuisce relazioni e significati. Le analisi funzionali aggiungono indicazioni sulle attività. Uno studio su strumenti macrolitici della Grotta di Fumane ha integrato tracce d’uso, modelli 3D, distribuzione spaziale e archeologia sperimentale.[13]

Datazioni in speleoarcheologia: radiocarbonio, uranio-torio e luminescenza

La scelta del metodo dipende dal materiale e dall’evento da datare. Nessuna tecnica fornisce indistintamente l’età della grotta, dei suoi sedimenti e delle sue frequentazioni. Occorre stabilire quale processo abbia avviato l’“orologio” misurato e quale rapporto esista con il contesto archeologico.[15]

Radiocarbonio: la cronologia dei materiali organici

Il radiocarbonio misura il decadimento del carbonio-14 nei materiali di origine biologica. Può essere applicato, in condizioni adeguate, a ossa, resti vegetali e carbone. Per i campioni pleistocenici il problema della contaminazione diventa particolarmente importante. La quantità residua dell’isotopo diminuisce infatti con l’età.[15]

Il limite operativo si colloca generalmente nell’ordine di 50.000-55.000 anni. L’affidabilità effettiva dipende da campione, conservazione e trattamento. Le misure richiedono calibrazione e devono essere accompagnate dai dati di laboratorio. Anche il legame con l’attività umana da ricostruire deve essere verificato.[15]

Uranio-torio: le concrezioni come vincoli cronologici

Il metodo uranio-torio viene utilizzato soprattutto sulle deposizioni di carbonato di calcio, tra cui stalagmiti e colate calcitiche. In condizioni appropriate può raggiungere età nell’ordine di 500.000 anni. Misura la formazione della concrezione, non direttamente quella di un manufatto vicino.[15]

Una colata che sigilla un livello archeologico può stabilire un limite minimo alla sua antichità. Il deposito sottostante deve essersi formato prima. Una concrezione situata sotto il livello può invece fornire un limite massimo. La validità di questi vincoli dipende dalla relazione stratigrafica documentata.[15]

Luminescenza: l’ultima esposizione alla luce o al calore

La luminescenza sfrutta l’energia accumulata nei minerali per effetto della radioattività ambientale. L’OSL, luminescenza otticamente stimolata, stima il tempo trascorso dall’ultima esposizione sufficiente dei granuli alla luce. Altre applicazioni riguardano materiali riscaldati.[15]

Per i sedimenti, il rapporto di base è:

[
t = \frac{D_e}{\dot{D}}
]

Qui (D_e) è la dose equivalente accumulata. (\dot{D}) è la dose assorbita per unità di tempo. Il rapporto fornisce una stima dell’età, con incertezze legate alle misure e alla storia del deposito. L’esposizione incompleta alla luce prima del seppellimento richiede particolare attenzione.[15]

Cronologie integrate: collegare misure e stratigrafia

L’impiego di metodi diversi permette di verificare la coerenza della ricostruzione. Una data sul carbone, una sulle concrezioni e una sui sedimenti descrivono eventi differenti. Il confronto acquista significato quando questi eventi vengono inseriti nella stessa sequenza stratigrafica. Le modellazioni cronologiche possono integrare serie di campioni e rapporti tra contesti.[15]

Reperti litici e tracce d’uso: dalle forme degli strumenti alle attività umane

Lo studio dei manufatti in pietra comprende tecnologia e funzione. L’analisi tecnologica ricostruisce modalità di produzione e lavorazione. L’analisi delle tracce d’uso cerca invece indicatori delle attività svolte con gli strumenti. L’osservazione microscopica viene confrontata con tracce ottenute attraverso sperimentazioni controllate.[12]

Il caso della Ciota Ciara, in Piemonte, mostra il valore di questo approccio. Uno studio ha integrato tracce d’uso con dati geoarcheologici, paleontologici, archeozoologici e tecnologici. I risultati hanno contribuito a ricostruire attività legate alla lavorazione delle risorse animali e differenti fasi di occupazione della grotta.[12]

Le superfici dei reperti conservano informazioni delicate. Le alterazioni successive alla deposizione possono rendere difficile riconoscere le tracce funzionali. Per questo l’analisi comprende anche una valutazione dello stato di conservazione. Il reperto diventa una fonte sulle azioni compiute, non soltanto un elemento da classificare per forma.[12]

Resti biologici e ambiente antico: una lettura integrata della grotta

Ossa, resti vegetali, pollini e altre componenti biologiche contribuiscono alla ricostruzione del paesaggio e delle frequentazioni. Gli studi contemporanei sui depositi di grotta associano questi indicatori a dati mineralogici, geochimici e stratigrafici. Il confronto tra fonti differenti è definito approccio multiproxy.[9]

Un resto biologico può provenire da attività umane, da animali o da trasporto naturale. La sua presenza deve quindi essere collegata al processo di deposizione. La grotta registra il rapporto con l’esterno, ma lo fa attraverso meccanismi selettivi. Non conserva necessariamente tutte le specie e tutte le attività presenti nel territorio.[9]

Questa distinzione permette di utilizzare i dati senza confondere ambiente e comportamento. Una testimonianza di presenza animale non coincide automaticamente con una preda cacciata. La ricostruzione richiede il contributo congiunto dello studio dei resti, dei manufatti e delle modalità di formazione del deposito.[9][12]

DNA antico nei sedimenti: nuove possibilità per la speleoarcheologia

Il DNA antico può essere recuperato anche dai sedimenti, oltre che dai resti biologici riconoscibili. Questa linea di ricerca è indicata con la sigla sedaDNA. Le molecole possono conservarsi associate alle particelle minerali e a piccoli residui organici. Alcuni ambienti di grotta offrono condizioni favorevoli alla loro persistenza.[9]

Una rassegna pubblicata nel 2025 sul Journal of Quaternary Science descrive possibilità e vincoli del metodo. Gli autori, Siobhan Evans, Bastien Llamas e Jamie R. Wood, sottolineano l’importanza di integrare DNA, mineralogia, geochimica, microstratigrafia e dati sul clima della cavità.[9]

Il segnale genetico richiede una lettura contestuale. Contaminazione moderna, rimaneggiamento e possibile spostamento delle molecole tra livelli possono influenzare l’interpretazione. Anche l’assenza di DNA identificabile non dimostra da sola l’assenza antica di una specie. Conservazione e procedure analitiche incidono sui risultati.[9]

Il DNA sedimentario amplia quindi il numero delle testimonianze disponibili. Non sostituisce la documentazione dello scavo. Il suo contributo diventa più solido quando concorda con cronologia, resti biologici e storia del deposito.[9]

Cavità artificiali e archeologia degli ipogei: studiare opere e trasformazioni

Nelle cavità artificiali l’indagine riguarda anche la costruzione degli ambienti. Forma, articolazione e tecniche di lavorazione contribuiscono a chiarire finalità e organizzazione dell’opera. Il confronto tra assetto attuale e trasformazioni del territorio aiuta a ricostruirne la storia.[10]

La Federazione Speleologica Toscana descrive un patrimonio che comprende miniere, acquedotti, passaggi, abitazioni e tombe. La sua Commissione Cavità Artificiali svolge attività di classificazione, registrazione a catasto e conservazione dei dati. Questo lavoro collega esplorazioni locali a sistemi documentari più ampi.[7]

Il censimento non coincide con la sola individuazione dell’ingresso. Deve rendere disponibili posizione, dati metrici e rilievi. L’accordo tra ICA e SSI valorizza proprio la relazione tra archivi speleologici, conoscenza archeologica e strumenti nazionali di documentazione.[6]

Tutela archeologica in grotta: le scoperte fortuite e la conservazione del contesto

In Italia i ritrovamenti fortuiti di beni culturali sono disciplinati dall’articolo 90 del decreto legislativo 42/2004. La disposizione impone la denuncia entro ventiquattro ore al soprintendente, al sindaco oppure all’autorità di pubblica sicurezza. Prevede inoltre la conservazione temporanea nelle condizioni e nel luogo del rinvenimento.[21]

Per i beni mobili la norma contempla una possibilità circoscritta di rimozione. È ammessa quando non sia altrimenti possibile assicurarne custodia, sicurezza e conservazione, in attesa dell’autorità competente. Non costituisce un’autorizzazione generale a raccogliere materiali archeologici.[21]

Il contesto conserva una parte essenziale dell’informazione. Posizione, rapporti stratigrafici e associazioni tra reperti servono a ricostruire gli eventi. La collaborazione tra gruppi speleologici e istituzioni permette di collegare le segnalazioni a percorsi di studio e tutela, come documentato dalle attività in cavità naturali e artificiali della Sabina.[5][15]

Conservazione delle grotte archeologiche e tutela dei pipistrelli

La protezione del patrimonio sotterraneo riguarda insieme testimonianze culturali e organismi viventi. Una cavità può essere un sito archeologico e un rifugio per chirotteri. La programmazione delle attività deve quindi considerare anche le fasi sensibili delle specie presenti.[6][22]

Tutela Pipistrelli richiama in particolare il letargo e il periodo di nascita, crescita e svezzamento dei piccoli. Il disturbo alle colonie durante queste fasi può avere conseguenze sulla sopravvivenza degli individui. Le indicazioni dell’associazione invitano a evitare sopralluoghi presso le colonie nei periodi delicati.[22]

Scintilena approfondisce le possibili fonti di disturbo: avvicinamento, rumore, luce diretta, flash fotografici e permanenza prolungata. Per la gestione di un progetto sotterraneo, questi elementi entrano nella valutazione dell’impatto delle attività. Il calendario biologico non è un aspetto separato dalla tutela del sito.[23]

Museo, paesaggio e divulgazione: la restituzione dei risultati speleoarcheologici

La ricerca produce reperti, archivi, modelli e interpretazioni. La valorizzazione deve collegarli al territorio nel quale sono stati raccolti. Il percorso museale della Grotta del Leone associa la ricostruzione dello scavo all’esposizione dei materiali e al confronto con altri siti pisani.[2]

La campagna 2026 aggiunge una dimensione territoriale. Il rinnovo della pannellistica dell’anello di Agnano e gli incontri pubblici previsti al termine dei lavori affiancano l’attività scientifica. Il progetto mette in relazione conoscenza della cavità, lettura del paesaggio e comunicazione alla cittadinanza.[1]

La speleoarcheologia trova qui una delle sue applicazioni più concrete. L’ambiente sotterraneo viene studiato come parte di un sistema più ampio, non come contenitore isolato di oggetti. La collaborazione tra archeologi, speleologi, musei e istituzioni collega ricerca, documentazione e conservazione del patrimonio.[1][6]

Fonti scientifiche, tecniche e normative della relazione

Il file Markdown allegato contiene l’articolo, la relazione completa e gli URL delle fonti.

Fonti
[1] Al via la settima campagna di scavi a Grotta del Leone – Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa https://www.msn.unipi.it/it/al-via-la-settima-campagna-di-scavi-a-grotta-del-leone/
[2] Sala della preistoria del Monte Pisano https://www.msn.unipi.it/it/la-sala-della-preistoria-dei-monti-pisani/
[3] Monte Pisano, nuovi investimenti per la valorizzazione del territorio https://www.scintilena.com/monte-pisano-nuovi-investimenti-per-la-valorizzazione-del-territorio-aggiornati-i-percorsi-e-riprendono-gli-scavi-alla-grotta-del-leone/07/17/
[4] Benvenuti nel sito del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa https://www.msn.unipi.it/it/
[5] G.S.A.V. – Federazione Speleologica del Lazio https://www.speleo.lazio.it/GROTTA/gsav.php
[6] archeologia-e-cavita-siglato-accordo-di-collaborazione-con-la … https://ica.cultura.gov.it/notizia/archeologia-e-cavita-siglato-accordo-di-collaborazione-con-la-ssi/
[7] Commissione Cavità Artificiali – – Federazione Speleologica Toscana https://www.speleotoscana.it/commissione-cavita-artificiali/
[8] Geoarchaeology (Chapter 13) – Archaeological Science https://www.cambridge.org/core/books/archaeological-science/geoarchaeology/BD56236216D9567D967AEA7E8FE78B2B
[9] Sedimentary ancient DNA from caves: Challenges and opportunities https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jqs.3712
[10] Speleologia in cavità artificiali – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Speleologia_in_cavit%C3%A0_artificiali
[12] Reconstructing Palaeolithic Occupations Through Use-Wear … https://link.springer.com/article/10.1007/s41982-024-00173-3
[13] An integrated method for understanding the function of macro-lithic … https://www.armandofalcucci.com/publication/caricola-et-al_2018_plosone/
14 Mind the gap: geoarchaeology and micromorphology of cave … https://www.academia.edu/33513882/Mind_the_gap_geoarchaeology_and_micromorphology_of_cave_and_rockshelter_sequences_from_the_Kimberley_north_west_Australia
[15] Scientific Dating of Pleistocene Sites: Scientific Dating Methods | Historic England https://historicengland.org.uk/images-books/publications/scientific-dating-pleistocene-sites/scientific-dating-methods/
[16] Cave morphology and human-mediated sediment deposition – PMC https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13189332/
[17] Archaeological Soil Micromorphology | Springer Nature Link https://link.springer.com/rwe/10.1007/978-1-4419-0465-2_227
[18] Microstratigraphic analysis | Paisley Caves – Newcastle University https://research.ncl.ac.uk/americas/aboutourproject/microstratigraphicanalysis/
[19] Photogrammetry as a New Scientific Tool in Archaeology – MDPI https://www.mdpi.com/2071-1050/13/9/5319
[20] Using photogrammetry to document and monitor cave … https://www.academia.edu/19653808/Using_photogrammetry_to_document_and_monitor_cave_paleontological_and_archaeological_sites_in_Grand_Canyon_National_Park
[21] Art. 90 codice dei beni culturali e del paesaggio – Scoperte fortuite https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-seconda/titolo-i/capo-vi/sezione-i/art90.html
[22] Come comportarsi – TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/come-comportarsi/
[23] Disturbo dei pipistrelli in grotta: perché le visite possono … https://www.scintilena.com/disturbo-dei-pipistrelli-in-grotta-perche-le-visite-possono-mettere-a-rischio-colonie-e-letargo/08/23/
[24] 50,000 years of archaeological site stratigraphy and … https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2352409X1730408X
[25] [PDF] sediments, bat guano, and prehistoric footprints at the ponte di … – IRIS https://iris.unive.it/bitstream/10278/5113549/1/Battistel%20et%20al%202025%20QSR.pdf
[26] Alla scoperta della Grotta del Leone. Al via la settima campagna di scavi https://www.lanazione.it/pisa/cronaca/alla-scoperta-della-grotta-del-ecba6c31
[27] Settima campagna di scavi a Grotta del Leone https://www.msn.unipi.it/it/campagna-di-scavi-a-grotta-del-leone-2023/
[28] [PDF] Cave Sediments and Paleoclimate – Digital Commons @ USF https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1783&context=kip_articles
[29] Settima campagna di scavi nella Grotta del Leone sul Monte … https://www.initaly.it/it/articolo/settima-campagna-di-scavi-nella-grotta-del-leone-sul-monte-pisano-39710
[30] Alla scoperta della Grotta del Leone. Al via la settima … https://article.wn.com/view/2026/10/08/Alla_scoperta_della_Grotta_del_Leone_Al_via_la_settima_campa/
[31] Sediment micromorphology and site formation processes during the … https://scispace.com/pdf/sediment-micromorphology-and-site-formation-processes-during-2vnrk499ij.pdf
[32] Fossils and fires: Insights into early modern human activity … https://www.sciencedaily.com/releases/2024/10/241010002142.htm
[33] This Australian cave hid 25,000 years of ritual secrets https://www.sciencedaily.com/releases/2026/09/260914102443.htm
[34] La Grotta del Leone di Agnano (Pisa) : le ricerche 2015-2019 http://digital.casalini.it/10.12871/97888333961256
[35] La Grotta del Leone di Agnano (Com. di San Giuliano, Prov. di Pisa), in: “”, Massarosa : 221-230. https://www.semanticscholar.org/paper/3be5b6627fa43952e4b789137c112daf5bb0bb59
[36] Grotta del Leone: dallo scavo al Museo https://www.msn.unipi.it/it/eventi/grotta-del-leone-dallo-scavo-al-museo/
[37] Revisione ed inquadramento dei materiali della Grotta del Leone (Pisa) https://www.semanticscholar.org/paper/71ce39a7407a3f6bfbfaac04216952e121b33cba
[38] Ripresa degli scavi a Grotta del Leone https://www.msn.unipi.it/it/ripresa-degli-scavi-a-grotta-del-leone/
[39] Ricerche biologiche nell\’acquifero del complesso carsico di Badisco (Otranto) https://ese-journals.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/view/i15910725v27p91
[40] La Grotta del Leone – Il servizio TGR TOSCANA Rai3 08_01_2019 https://www.msn.unipi.it/it/la-grotta-del-leone-il-servizio-tgr-toscana-rai3-08_01_2019/
[41] Experience of archaeological didactics and museal interaction on the Palaeolithic of the Pradis Plateau (Pordenone, Italy) http://annali.unife.it/adfd/article/view/1376
[42] Grotta del Leone scavi 2019-2023. Nuovi dati sul popolamento … – IT https://old.unipi.it/index.php/events/event/7621-grotta-del-leone-scavi-2019-2023-nuovi-dati-sul-popolamento-umano-e-future-prospettive-di-ricerca
[43] Paleoenvironmental analysis. https://www.semanticscholar.org/paper/c2da1503740e27ce90c46b411e16af3fc5778d51
[44] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[45] Living-floors and structures from the Lower Paleolithic to the Bronze Age in Italy. https://www.semanticscholar.org/paper/4dd9035501f979aea206f08d82e906a0b5a329cc
[46] Comune di San Giuliano Terme: Homepage https://www.comune.sangiulianoterme.pi.it/
[47] THE PHOSPHENIC DEER CAVE OF BADISCO Art and Myth of the Shadows in Depth https://www.semanticscholar.org/paper/76890532a72f06ab674dfe04b50d821bfeb668c2
[48] Scintilena Luglio 2025: le scoperte e le esplorazioni speleologiche … https://www.scintilena.com/scintilena-luglio-2025-le-scoperte-e-le-esplorazioni-speleologiche-piu-seguite/07/19/
[49] Máscara e mascaramentos femininos http://www.seer.ufu.br/index.php/ouvirouver/article/view/53840
[50] Novità | Comune di San Giuliano Terme https://www.comune.sangiulianoterme.pi.it/novita
[51] Stratigraphy of Bi?nik Cave: New data and interpretations https://www.cambridge.org/core/product/identifier/S0033822226102434/type/journal_article
[52] academic.oup.com · edited-volume · 28279Uranium-Thorium Dating of Cave Art | The Oxford Handbook of … https://academic.oup.com/edited-volume/28279/chapter/214426309
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[57] 21 Dating Rock Art: A Kimberley Perspective Purchased https://academic.oup.com/edited-volume/35424/chapter/402488123?guestAccessKey=
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[59] Chronology https://academic.oup.com/florida-scholarship-online/book/33337/chapter-abstract/286052637?redirectedFrom=fulltext
[60] Dating fossil teeth by electron paramagnetic resonance: how is that possible? https://www.semanticscholar.org/paper/b1e657ac8bdefd207e6c93b1d42845a311a45ffc
[61] Sediment burial dating using terrestrial cosmogenic nuclides https://www.eg-quaternary-sci-j.net/57/210/2008/egqsj-57-210-2008.pdf
[62] [PDF] A 75,000-y-old Scandinavian Arctic cave deposit reveals past faunal … https://eprints.bournemouth.ac.uk/41249/1/walker-et-al-a-75-000-y-old-scandinavian-arctic-cave-deposit-reveals-past-faunal-diversity-and-paleoenvi.pdf
[63] Radiocarbon Dates for Las Chimeneas (Cantabria, Spain) Palaeolithic Cave Art: Quality of Radiocarbon and Relevance to Parietal Art https://www.cambridge.org/core/services/aop-cambridge-core/content/view/F68DB6792888DBF1188799BFA9CE5330/S1461957122000407a.pdf/div-class-title-radiocarbon-dates-for-las-chimeneas-cantabria-spain-palaeolithic-cave-art-quality-of-radiocarbon-and-relevance-to-parietal-art-div.pdf
[64] Dating El Sidron Cave (Piloña, Asturias, North Spain); An example of a multi-methodological approach to te dating of Upper Pleistocene sites. https://hal.science/hal-03200074/document
[65] COMBINING ANCIENT DNA AND RADIOCARBON DATING DATA TO INCREASE CHRONOLOGICAL ACCURACY. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8415703/
[66] The established dating methods of rock art and their … https://studenttheses.universiteitleiden.nl/access/item:4253809/view
[67] Application and implications of radiocarbon dating in forensic case work: when medico-legal significance meets archaeological relevance https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11491528/
[69] I pipistrelli sono ancora in letargo, rinviata l’apertura della grotta https://www.lastampa.it/cuneo/2018/04/08/news/i-pipistrelli-sono-ancora-in-letargo-rinviata-l-apertura-della-grotta-1.34002537/
[70] Beni Culturali. Omessa denuncia della scoperta di cose d’antichità o … https://www.lexambiente.it/materie/beni-culturali/cassazione-penale147/beni-culturali-omessa-denuncia-della-scoperta-di-cose-d-antichit%C3%A0-o-d-arte.html
[71] Vuoi fare il volontario per i pipistrelli a Roma? – Scintilena https://www.scintilena.com/vuoi-fare-il-volontario-per-i-pipistrelli-a-roma/05/12/
[72] Corsi – Sotterranei di Roma https://www.sotterraneidiroma.it/didattica/corsi
[73] Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio – Parte Seconda, Titolo … https://generazionediarcheologi.com/2017/05/20/diritto-beni-culturali-codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio-ritrovamenti-e-scoperte-sezione-i/
[74] CORSO SPELEO – Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio https://www.speleovespertilio.it/corsispeleo.htm
[75] Gruppo Grotte Castelli Romani: Speleologia Roma https://www.ggcr.altervista.org/
[76] Chiude la Grotta di Rio Martino a Crissolo, per tutelare il … – Scintilena https://www.scintilena.com/chiude-la-grotta-di-rio-martino-a-crissolo-per-tutelare-il-sonno-dei-pipistrelli/11/06/
[77] Speleologia in cavità artificiali – Gruppo Grotte Gallarate https://www.gruppogrottegallarate.it/cavita-artificiali/
[78] Portable and low-cost solutions to the imaging of Paleolithic art objects https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2352409X16303753
[79] Il disturbo arrecato alle comunità di chirotteri dalla fruizione delle grotte https://ese-journals.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/view/i15910725v26supp277
[80] Progetto Roost Chirotteri Piemonte – Valle d’Aosta. Primo censimento dei siti e priorità di conservazione http://www.italian-journal-of-mammalogy.it/Progetto-Roost-Chirotteri-Piemonte-Valle-d-Aosta-Primo-censimento-dei-siti-e-priorita,77569,0,2.html
[81] [PDF] From excavation to analysis – Ferrara – Unife https://sfera.unife.it/retrieve/a42f1227-0796-4f31-b80a-6fa2f06c145e/1-s2.0-S2352409X25003979-main.pdf
[82] TutelaPipistrelli.it: Sito italiano dedicato ai chirotteri https://www.tutelapipistrelli.it/
[83] Pipistrelli e grotte: la scienza conferma gli effetti del … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-la-scienza-conferma-gli-effetti-del-disturbo-umano-sulle-colonie-in-ibernazione/03/12/
[84] Archaeology Applications with Photogrammetry – PhotoModeler https://www.photomodeler.com/pm-applications/photogrammetry-academics-research/archaeology/
[85] Labs – Association of Archaeological Wear and Residue Analysts https://awrana.org/labs/
[86] Informazioni ipogee | aggrottiamoci https://aggrottiamoci.com/informazioni-ipogee/
[87] Biodiversità della grotta – Grotte di Pastena e Collepardo https://www.grottepastenacollepardo.it/biodiversita-della-grotta/
[88] PCI Archaeology – Peer Community In https://archaeo.peercommunityin.org/PCIArchaeology?order=v_article.recommender

Grotta del Leone San Giuliano https://comune.sangiulianoterme.pi.it/novita/al-la-settima-campagna-di-scavi-grotta-del-leone

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Grotte laviche di Harrat Khaybar: sette cavità raccontano il sottosuolo dell’Arabia Saudita

Október 10th 2026 at 13:00

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Tra tubi di lava, pozze sotterranee e tracce di antiche frequentazioni, la campagna di aprile 2026 amplia la conoscenza delle grotte laviche saudite. L’indagine collega esplorazione, biospeleologia e archeologia, con prospettive di ricerca che richiamano l’Etna e altri sistemi vulcanici del mondo.

Grotte laviche di Harrat Khaybar: la campagna internazionale del 2026

Sette grotte laviche visitate nel settore centrale di Harrat Khaybar. È il bilancio della campagna condotta all’inizio di aprile 2026 nell’Arabia Saudita occidentale. Il resoconto porta le firme di Dominik Fröhlich, Hassan Al-Rashidi e Boaz Langford. Il documento fornito è tratto dalla newsletter numero 87 della Commissione sulle grotte vulcaniche dell’Unione Internazionale di Speleologia, datata settembre 2026.[1]

Hassan Al-Rashidi, presidente del Cave Depth Explorers Club, ha guidato il gruppo attraverso cavità conosciute grazie alla sua attività pluriennale sul territorio. Alla campagna hanno partecipato anche Daher Al-Juhani, Abdullah Al-Rashidi e Rakan Ibn Hassan Al-Rashidi. Le visite hanno interessato soprattutto le colate associate a Jabal Mishrefa e all’area di Hazm al-Salatin.[1]

Il lavoro ha documentato forme vulcaniche, depositi, fauna e testimonianze della presenza umana. Le descrizioni derivano da osservazioni dirette. Le dimensioni riportate sono indicative, perché durante la campagna non è stato realizzato un rilievo topografico delle cavità. Tutti i materiali osservati sono rimasti sul posto, senza raccolta di reperti, ossa o campioni biologici e geologici.[1]

Harrat Khaybar: grotte laviche in un campo vulcanico di 14.000 chilometri quadrati

Harrat Khaybar si trova a nord di Medina. Occupa circa 14.000 chilometri quadrati e appartiene alla fascia di campi vulcanici sviluppata nell’Arabia occidentale. Il termine harrat identifica questi territori ricoperti da prodotti vulcanici. La loro storia si inserisce nell’evoluzione geologica del Mar Rosso e dello Scudo Arabico.[1]

Il paesaggio comprende colate basaltiche, coni di scorie, aperture eruttive e depressioni da collasso. Le montagne chiare dell’area, note come White Mountains, sono costituite da prodotti vulcanici più ricchi in silice rispetto ai basalti circostanti. Le grotte laviche visitate nel 2026 si collocano soprattutto a sud di questi rilievi.[1]

La lettura delle immagini satellitari e dei rapporti sul terreno indica che la colata di Mishrefa è più giovane del campo di Hazm al-Salatin. Dal cono di Jabal Mishrefa, con cratere a circa 1.540 metri di quota, si sviluppano due principali direttrici laviche. Raggiungono distanze dell’ordine di 20 chilometri dal centro eruttivo.[1]

Hazm al-Salatin: tubi di lava, ossa animali e segni delle piene

Hazm al-Salatin Cave 1 presenta due ingressi e una galleria ampia. Un ramo seguito per circa 150 metri conduce a una sala con ossa animali, interpretate come indizi dell’attività di iene striate. Muri in pietra e accessi modificati documentano precedenti utilizzi della cavità. Il gruppo ha osservato ragni dei generi Artema e Loxosceles, nidi di vespe Eumeninae e uno scorpione probabilmente attribuibile a Compsobuthus khaybari.[1]

Hazm al-Salatin Cave 2 è un tubo lavico lungo circa 200 metri. L’ingresso si apre sul margine di una depressione che trattiene polvere trasportata dal vento. Dopo piogge intense, questa conca può ospitare una pozza stagionale. Nel condotto, le piene lasciano strutture di scorrimento sui sedimenti del pavimento.[1]

Ossa e deiezioni documentano l’utilizzo della seconda grotta da parte delle iene. Tra i resti riconosciuti sul campo figurano soprattutto ossa di cammelli, insieme a corna di stambecco e zoccoli di orice. Questi accumuli costituiscono materiali potenzialmente utili per ricostruire la storia della fauna e delle frequentazioni della cavità.[1]

Hazm al-Salatin Cave 3 misura circa 15 metri. Un’apertura verticale immette in una camera allungata, con pavimento coperto da polvere e fango. La vicinanza alla seconda grotta suggerisce l’appartenenza a uno stesso sistema lavico. Il collegamento rimane un’interpretazione da verificare.[1]

Al-Hayya e Al-Laban: grotte laviche e testimonianze del paesaggio umano

Al-Hayya Cave è un tubo lavico di circa 100 metri. Il nome significa “il serpente” e deriva dall’osservazione di una vipera nei pressi dell’ingresso. La galleria scende verso ovest con una pendenza più marcata rispetto ad altre cavità visitate.[1]

Muschi verdi rivestono parte dell’entrata, in un contesto esterno arido. Gli autori collegano questa presenza all’aria calda e umida proveniente dal sottosuolo. Sopra l’ingresso si trova una struttura in pietra interpretata come santuario all’aperto. Comprende cerchi concentrici e un allineamento verso un ulteriore cerchio.[1]

Al-Laban Cave è una camera di circa 5 × 2 × 2 metri. L’accesso era parzialmente nascosto da un masso. Il nome, traducibile come “lo yogurt”, richiama un contenitore trovato all’ingresso. La posizione suggerisce un rapporto con il sistema di Al-Hayya, senza dimostrare una continuità percorribile.[1]

Mishrefa Cave: pipistrelli, gesso e sviluppo ancora da definire

Due pastori di cammelli hanno indicato al gruppo l’ingresso di Mishrefa Cave. La cavità drena il cratere di Jabal Mishrefa e prosegue verso nord. Nel tratto superiore, aperture da collasso si alternano a ponti di basalto. Un grande Ficus palmata segnala l’accesso alla sezione completamente sotterranea.[1]

Il condotto comprende diverse centinaia di metri di galleria. Durante la visita il pavimento era bagnato e l’umidità elevata. Sono stati osservati scorpioni del genere Nebo e depositi salini sulle pareti, comprese croste di gesso modellate dalla circolazione dell’aria. Nella parte interna è stato trovato lo scheletro completo di un felino di taglia media, probabilmente un caracal.[1]

Presso un crollo che ha fermato l’avanzamento erano presenti molte decine di pipistrelli e un consistente deposito di guano. Lo sviluppo complessivo di Mishrefa Cave rimane sconosciuto. La visita ha documentato solo una parte del sistema.[1]

Kahf al-Khasf: l’acqua attraversa le grotte laviche saudite

Kahf al-Khasf funziona come inghiottitoio delle acque superficiali. Si trova in un wadi, una valle di drenaggio generalmente asciutta che può attivarsi durante le piogge. Alcuni canali confluiscono in aperture verticali. Un’altra depressione sembra funzionare come punto di uscita delle acque più a valle.[1]

Nel tratto visitato si sviluppano pozze che persistono per gran parte dell’anno. La ridotta evaporazione sotterranea favorisce il mantenimento dell’acqua e dell’umidità. Il sopralluogo è avvenuto pochi giorni dopo alcune piene, con livelli prossimi al massimo stagionale. Nelle pozze erano presenti artropodi associati ad acque temporanee, compresi crostacei anostraci.[1]

Un passaggio allagato ha impedito di raggiungere la sezione interna. La prosecuzione delle indagini richiederà una valutazione specialistica, anche speleosubacquea. Restano da chiarire i collegamenti tra gli ingressi e la possibile uscita.[1]

Vulcanospeleologia a Harrat Khaybar: dalle conoscenze locali alla cartografia

La campagna prosegue una storia di documentazione costruita anche grazie alle conoscenze delle comunità locali. Lo studio di John J. Pint, pubblicato nel 2006 su Acta Carsologica, ricostruiva già le esplorazioni nei diversi harrat sauditi. Mostrava l’esistenza di condotti, depositi ossei e materiali utili alla ricerca.[2]

Un riferimento è Umm Jirsan, rilevata per 1.481 metri e composta da tre segmenti separati da grandi crolli. Lo studio archeologico pubblicato da Mathew Stewart e colleghi su PLOS ONE nel 2024 ha documentato ripetute frequentazioni umane. Le evidenze comprendono occupazioni neolitiche e utilizzi successivi, fino alle fasi calcolitiche e dell’età del Bronzo.[3]

Le grotte laviche di Harrat Khaybar conservano quindi informazioni su più aspetti del territorio. Registrano la dinamica delle colate, il passaggio dell’acqua e l’attività degli animali. Custodiscono anche tracce dell’utilizzo umano del sottosuolo. Il prossimo passo indicato dagli autori è la produzione di cartografie sistematiche, attraverso la collaborazione internazionale con il Cave Depth Explorers Club.[1]

Approfondimento — Grotte laviche e vulcanospeleologia: come nasce un tubo di lava

La vulcanospeleologia studia le cavità legate agli ambienti vulcanici, la loro formazione e la loro evoluzione. Comprende i tubi di scorrimento lavico e altre cavità associate agli apparati eruttivi e alle fratture. Non tutte le grotte presenti nel basalto hanno quindi la stessa origine.[4][5]

Un tubo lavico è un condotto coperto nel quale scorre o ha scorso lava. Nel modello più semplice, la superficie di una colata solidifica mentre il materiale sottostante continua a muoversi. Quando l’alimentazione diminuisce, il drenaggio può lasciare una galleria vuota. Se il condotto rimane riempito di lava solidificata, non diventa una grotta percorribile.[6][7]

La ricerca distingue diversi meccanismi, che possono agire insieme:

  • Copertura del canale, o overcrusting: la volta nasce dalla crescita delle croste laterali, dall’accumulo di spruzzi oppure dalla saldatura di placche galleggianti.
  • Rigonfiamento superficiale, o shallow inflation: nuova lava entra sotto porzioni già raffreddate e solleva la crosta.
  • Rigonfiamento profondo ed erosione termica e meccanica: un flusso prolungato amplia vie preesistenti, fonde o asporta materiale e approfondisce il condotto.[4]

La copertura riduce la dispersione del calore. La lava può così raggiungere distanze maggiori rispetto a un flusso completamente esposto. Portata, durata dell’eruzione, pendenza e caratteristiche del substrato contribuiscono a determinare forma e dimensioni del sistema.[4][8]

Morfologia delle grotte laviche: livelli sovrapposti e aperture da collasso

Un tubo di lava non è necessariamente cilindrico. Le sezioni possono essere ellittiche, arcuate, rettangolari o simili a una serratura. Alcuni sistemi presentano biforcazioni, ricongiungimenti e gallerie sovrapposte.[4]

Le mensole laterali registrano livelli ai quali il flusso è rimasto stabile. Quando due mensole si saldano, possono separare il condotto in piani distinti. Striature, rivestimenti e superfici del pavimento permettono di leggere le successive fasi di scorrimento e drenaggio.[7]

Le aperture nel tetto sono spesso definite skylights. Nel lessico hawaiano compare puka, mentre nelle Canarie è comune jameo. Un collasso avvenuto durante il flusso può lasciare pochi blocchi, perché la lava li trasporta. Dopo il drenaggio, il materiale caduto resta generalmente sul pavimento.[4]

Una successione di depressioni in superficie segnala un possibile sistema sotterraneo. Non dimostra da sola l’esistenza di una galleria continua. Anche a Harrat Khaybar, diversi collegamenti richiedono una verifica diretta.[1][4]

Minerali e acqua nei tubi di lava: due fasi della storia sotterranea

Le stalattiti di lava non hanno la stessa origine delle comuni stalattiti di calcite. Derivano da materiale fuso che aderisce alla volta o da rifusione locale, seguita dalla solidificazione. Sono testimonianze della fase calda del condotto.[7]

Dopo l’eruzione, le acque di infiltrazione e l’evaporazione possono generare depositi secondari. Nelle grotte etnee sono stati descritti solfati, cloruri e altri minerali. Alcuni sono effimeri, perché molto solubili o instabili al variare della temperatura. La Grotta Cutrona, formatasi durante l’eruzione del 1991–1993, costituisce un riferimento per lo studio di queste trasformazioni.[7]

L’acqua può anche riutilizzare il condotto come via di drenaggio. Entra da ingressi e fratture, trasporta sedimenti e forma pozze. Sono documentati tratti sommersi, come nel sistema di La Corona a Lanzarote. Kahf al-Khasf mostra una situazione diversa ma collegata: un tubo vulcanico intercetta il deflusso episodico di una valle superficiale.[1][4]

Vulcanospeleologia in Italia: l’Etna e le grotte delle eruzioni storiche

L’Etna è il principale riferimento italiano della disciplina. Scintilena riporta oltre 200 cavità vulcaniche censite. Il patrimonio comprende tubi di scorrimento, cavità degli apparati eruttivi e sistemi di frattura. Il Centro Speleologico Etneo e il Gruppo Grotte Catania CAI contribuiscono all’esplorazione, alla documentazione e alla formazione.[5]

Il territorio permette di associare numerose grotte a eruzioni storiche conosciute. Paolo Mammino e Francesco Santonocito, nelle Memorie descrittive della Carta geologica d’Italia, hanno analizzato cavità originate dalla colata del 1669 presso Belpasso. Lo studio descrive biforcazioni, mensole, stalattiti, rotoli lavici e aperture da crollo.[7]

La Grotta dei Tre Livelli mostra un sistema di condotti sovrapposti. La Grotta del Gelo documenta un altro percorso evolutivo: una cavità lavica conserva ghiaccio grazie al proprio assetto e al microclima. Il monitoraggio collega così la speleologia vulcanica allo studio dei depositi glaciali sotterranei.[5]

Il valore scientifico dell’Etna non dipende soltanto dal numero delle grotte. Risiede anche nella possibilità di confrontare cavità di età diverse e di leggere la loro evoluzione dopo il raffreddamento.[7]

Grotte laviche nel mondo: Hawaii, Canarie, Islanda, Jeju e Undara

Le Hawaii ospitano alcuni dei sistemi più sviluppati. Kazumura, sull’isola di Hawai?i, raggiunge circa 65,5 chilometri secondo la revisione scientifica del 2025. Il National Park Service la indica come il più lungo tubo lavico conosciuto. Il valore riguarda lo sviluppo complessivo del sistema sotterraneo.[4][9]

Nelle Canarie, La Corona a Lanzarote è un riferimento per lo studio dei grandi condotti e dei tratti sommersi. Le ricerche dell’Università di Padova evidenziano il ruolo di un livello piroclastico nello sviluppo del sistema. Questo aiuta a comprendere come la lava possa utilizzare e ampliare orizzonti relativamente deboli del substrato.[8]

In Islanda, Surtshellir occupa un posto nella storia delle osservazioni scientifiche dei tubi lavici. La revisione del 2025 richiama descrizioni settecentesche e ottocentesche che interpretavano questi ambienti attraverso il movimento della lava e la solidificazione della copertura.[4]

A Jeju, in Corea del Sud, il sistema di Geomunoreum fa parte del sito UNESCO Jeju Volcanic Island and Lava Tubes. Le gallerie presentano pareti laviche scure e concrezioni carbonatiche secondarie. Il riconoscimento del 2007 collega tutela delle cavità, storia geologica e gestione del territorio sovrastante.[10][11]

In Australia, Undara conserva tubi lavici con ecosistemi specializzati e importanti colonie di pipistrelli. L’ente parco del Queensland descrive numerose specie cavernicole e, in alcuni condotti, elevate concentrazioni di anidride carbonica. Il sistema mostra quanto le condizioni biologiche e atmosferiche possano variare tra grotte di origine simile.[12]

Biospeleologia e archeologia delle grotte laviche

Un animale osservato in grotta non è automaticamente una specie esclusivamente cavernicola. Nel rapporto saudita sono distinte le presenze dirette di pipistrelli, ragni e scorpioni dalle tracce indirette dei carnivori. Per alcuni scorpioni e per lo scheletro attribuito al caracal, le identificazioni restano probabilistiche.[1]

Le cavità basaltiche possono ospitare anche comunità microbiche. La revisione di Léveillé e Datta del 2010 collega disponibilità d’acqua, microbiologia e formazione di minerali secondari. Questi processi interessano l’astrobiologia, perché possono produrre o conservare biosignature, ossia tracce riconducibili all’attività biologica.[13]

Sul piano archeologico, il riparo sotterraneo può favorire la conservazione di materiali esposti in superficie a vento, calore e forti oscillazioni termiche. A Umm Jirsan, scavi, datazioni e analisi isotopiche hanno permesso di ricostruire frequentazioni e aspetti della mobilità pastorale.[3]

Muri e ingressi modificati, come quelli osservati nel 2026, documentano utilizzi precedenti. Non assegnano automaticamente una data alle frequentazioni. Preservare la posizione dei reperti e distinguere gli accumuli prodotti dagli animali dalle attività umane consente di mantenere leggibile il contesto.[1][3]

Tutela delle grotte laviche: sicurezza, atmosfera e patrimonio culturale

La presenza di basalto non garantisce la stabilità di un ingresso o di una volta. Gli ambienti sotterranei possono inoltre trattenere gas. A Undara, l’ente parco segnala in alcuni tubi concentrazioni di CO? fino al 6% e consente l’accesso alle gallerie soltanto attraverso visite guidate.[12][14]

La tutela riguarda anche i valori culturali. Alle Hawaii, alcune grotte sono luoghi di sepoltura sacri e il parco ne vieta l’ingresso. A Jeju, l’UNESCO richiama il controllo dei visitatori e delle attività agricole che possono influire sul sottosuolo. Proteggere una grotta significa quindi considerare anche il territorio sovrastante.[9][11]

La campagna saudita ha adottato una documentazione senza raccolta. La prosecuzione delle ricerche potrà affiancare al rilievo l’analisi dei settori allagati, dei depositi e delle comunità animali, mantenendo questa attenzione alla conservazione.[1]

Tubi di lava sulla Luna e su Marte: il ruolo degli analoghi terrestri

Le grotte laviche terrestri aiutano a interpretare aperture, catene di collasso e anomalie osservate su altri corpi del Sistema solare. Sulla Luna e su Marte, gran parte della ricostruzione dipende dal telerilevamento e dai modelli. Non dispone dello stesso livello di verifica diretta delle grotte esplorate sulla Terra.[4]

Questi ambienti vengono studiati come possibili protezioni da radiazioni, micrometeoriti e forti escursioni termiche. Su Marte interessano anche per la conservazione di eventuali tracce biologiche. Sono obiettivi di ricerca, non dimostrazioni di abitabilità operativa o di vita extraterrestre.[4][13]

Il confronto con Etna, Hawaii, Canarie e Arabia Saudita permette di studiare sul terreno i processi che le osservazioni orbitali possono soltanto suggerire. Per questo la cartografia delle grotte laviche e la comprensione della loro evoluzione hanno un valore che supera il singolo campo vulcanico.[4][8]


Il file Markdown allegato contiene l’articolo e la relazione estesa, per circa 3.500 parole, con ulteriori sezioni su rilievo, idrologia, mineralogia e domande di ripasso.

Fonti
https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf
[2] Vulcanospeleology in Saudi Arabia | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/247
[3] First evidence for human occupation of a lava tube in Arabia: The archaeology of Umm Jirsan Cave and its surroundings, northern Saudi Arabia https://doi.org/10.1371/journal.pone.0299292
[4] Lava Tubes on Earth, the Moon, and Mars – Springer Nature https://link.springer.com/article/10.1007/s11214-025-01260-9
[5] L’Etna Sotto l’Etna https://www.scintilena.com/letna-sotto-letna-le-200-grotte-vulcaniche-quante-sono-e-dove-si-trovano/05/06/
[6] Lava Caves/Tubes – Caves and Karst (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/subjects/caves/lava-caves-or-tubes.htm
[7] Le gallerie laviche del Monte Etna: le grotte dell’eruzione del … https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-102/memdes_102_mammino2.pdf
[8] Inception and Evolution of La Corona Lava Tube System https://www.geoscienze.unipd.it/en/inception-and-evolution-la-corona-lava-tube-system-0
[9] Lava Tubes – Hawai?i Volcanoes – National Park Service https://www.nps.gov/havo/learn/nature/lava-tubes.htm
[10] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/
[11] Decision – 31 COM 8B.12 – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/decisions/1310/
[12] Nature, culture and history | Undara Volcanic National Park https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/about/culture
[13] Lava tubes and basaltic caves as astrobiological targets on Earth … https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0032063309001603
[14] Things to do | Undara Volcanic National Park – Queensland Parks https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/things-to-do
[15] The Rare Trachyandesitic Lavas at Mount Etna: A Case Study to Investigate Eruptive Process and Propose a New Interpretation for Magma Genesis https://www.mdpi.com/2075-163X/11/3/333/pdf
[16] Time and space scattered volcanism of Mt. Etna driven by strike-slip tectonics https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6702169/
[17] Lava Tube Caves on the Earth: A Review of Published Data Aimed … https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2023LPICo2697.1005C/abstract
[18] Explosive Paroxysmal Events at Etna Volcano of Different Magnitude and Intensity Explored through a Multidisciplinary Monitoring System https://www.mdpi.com/2072-4292/14/16/4006/pdf?version=1660737435
[19] [PDF] The Astrobiology of the https://ntrs.nasa.gov/api/citations/20170005255/downloads/20170005255.pdf
[20] Sicily and southern Calabria focal mechanism database: a valuable tool for local and regional stress-field determination https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6109/6210
[21] The VEI 2 Christmas 2018 Etna Eruption: A Small But Intense Eruptive Event or the Starting Phase of a Larger One? https://www.mdpi.com/2072-4292/12/6/905/pdf
[22] [PDF] Lunar and Martian Lava Tube Exploration as Part of an Overall … https://www.lpi.usra.edu/decadal/leag/AndrewWDagaFINAL.pdf
[23] Large dyke intrusion and small eruption: The December 24, 2018 Mt. Etna eruption imaged by Sentinel?1 data https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1111/ter.12403
[24] Newly selected NASA mission will hunt for caves on the Moon https://www.astronomy.com/science/newly-selected-nasa-mission-will-hunt-for-caves-on-the-moon/
[25] L’eruzione laterale dell’Etna del 30-6-1942 e susseguenti fenomeni esplosivi al cratere centrale https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6000/5928
[26] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/489/
[27] Intrusive Seismic Swarms as Possible Precursors of Destructive Earthquakes on Mt. Etna’s Eastern Flank https://downloads.hindawi.com/journals/ijge/2022/8565536.pdf
[28] [PDF] 2025 Volcanic Caving in Saudi Arabia https://speleo.nl/wp-content/uploads/2026/04/2025-Saudi-Arabia.pdf
[29] 3D seismic velocity models from local earthquake tomography furnish new insights on the Mount Etna volcano (Southern Italy) https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11574274/
[30] grotta glaciale Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/tag/grotta-glaciale/
[31] Bryophyte Diversity and Distribution Patterns along Elevation Gradients of the Mount Etna (Sicily), the Highest Active Volcano in Europea https://www.mdpi.com/2223-7747/12/14/2655/pdf?version=1689406007
[32] Grotta di Manjanggul, Jeju – Prenota biglietti e tour – GetYourGuide https://www.getyourguide.com/it-it/grotta-di-manjanggul-l91352/
[33] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES – SYMPOSIA https://www.vulcanospeleology.org/sym22/22ndsymposia.html
[34] La Grotta del Gelo dell’Etna: Il Ghiacciaio più Meridionale d’Europa … https://www.scintilena.com/la-grotta-del-gelo-delletna-il-ghiacciaio-piu-meridionale-deuropa-custodisce-un-equilibrio-fragile-tra-lava-e-ghiaccio/10/04/
[35] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/news.html
[36] CALENDAR – COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/calendar.html
[37] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/menu.html
[38] Ragni di grotta sull’Etna: la temperatura decide chi sopravvive https://www.scintilena.com/ragni-di-grotta-sulletna-la-temperatura-decide-chi-sopravvive/08/25/
[39] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES – SYMPOSIA https://www.vulcanospeleology.org/symposia.html
[40] Manjanggul – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Manjanggul
[41] Caverna di Manjanggul a Gujwa: tour e visite guidate | Expedia.it https://www.expedia.it/Caverna-Di-Manjanggul-Gujwa.d6119690.Punti-di-Interesse
[42] Guida a Manjanggul: Orari, Biglietti e Cosa Aspettarsi 2026 https://www.jeju-escape.com/it/guide/grotta-lavica-di-manjanggul/
[43] MANJANGGUL LAVA TUBE: Tutto quello che c’è da sapere (2026) https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g297885-d34469345-Reviews-Manjanggul_Lava_Tube-Jeju_Jeju_Island.html
[44] [PDF] 22nd Symposium – The Commission on Volcanic Caves – UIS https://www.vulcanospeleology.org/sym22/ISV22%20second%20circular%2015042026_final.pdf
[45] https://www.jeju.go.kr/003896355596/003829246732/j… https://www.jeju.go.kr/003896355596/003829246732/jejuwnh/unesco/world.htm
[46] Hex Code-based Geological Cross-sections Describing Landscape Dynamics in the Jeju Geomunoreum Lava Tube System http://www.korseaj.org/selectArticleInfo.do?article_a_no=HGNHB8_2022_v41n1_65&ano=HGNHB8_2022_v41n1_65
[47] Hydrochemical characteristics of dripwater in the Geomunoreum lava tube system in Jeju Island and interpretation of its origin through comparison with rainwater http://www.dbpia.co.kr/Journal/ArticleDetail/NODE12485820
[48] A Study on the Blasting Vibration Characteristics of Geomunoreum Lava Tubes System, Jeju Island http://koreascience.or.kr/journal/view.jsp?kj=JJGHBG&py=2021&vnc=v31n1&sp=103
[49] About | Undara Volcanic National Park – Queensland Parks https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/about
[50] A study on the vehicles and construction equipments vibration characteristics of Geomunoreum lava tube system, Jeju Island http://www.dbpia.co.kr/Journal/ArticleDetail/NODE10550001
[51] The Geomunoreum Lava Tube System in the northeastern Jeju Island, Korea https://www.semanticscholar.org/paper/c08f31504a103dfb7c446d9e6e7092add77ed93b
[52] Rare or threatened animals of Undara Lava Tubes DIWA nationally … https://wetlandinfo.detsi.qld.gov.au/wetlands/facts-maps/wildlife/?&AreaID=diwa-wetland-undara-lava-tubes&Kingdom=animals&SpeciesFilter=RareOrThreatened
[53] Spring Water and Water Culture on Jeju Island https://ngwa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1745-6584.2011.00862.x
[54] Undara Volcanic National Park – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Undara_Volcanic_National_Park
[55] Jeju: South Korea’s premier island geotourism destination https://www.semanticscholar.org/paper/f9912caf7f2c36297238beb1582c8ea264aded28
[56] Kazumura Cave – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Kazumura_Cave
[57] ???????? ???? ??? ?? https://www.semanticscholar.org/paper/4933be4a0669685a4fc329824831fd4c3ae06c13
[58] Visit The Undara Lava Tubes | Cairns & Great Barrier Reef https://tropicalnorthqueensland.org.au/articles/must-visit-undara-lava-tubes/
[59] The Survey of Lava Tube Distribution in Jeju Island by Multi-Source Data Fusion https://www.mdpi.com/2072-4292/14/3/443/pdf?version=1642504389
[60] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Videos – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/video
[61] Volcaniclastic tide-modulated tempestite in a coastal tuff ring, Jeju Island, Korea https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6401065/
[62] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Documents https://whc.unesco.org/en/list/1264/documents/
[63] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Gallery – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/gallery/
[64] [PDF] WHV – Jeju – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/document/140591
[65] Senza titolo https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/citationstylelanguage/get/turabian-fullnote-bibliography?submissionId=247
[66] Senza titolo https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/citationstylelanguage/get/vancouver?submissionId=247
[67] Acta Carsologica – ZRC SAZU, Založba ZRC https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica
[68] Author Details | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/user/setLocale/en_US?source=/carsologica/search/authors/view?firstName=Luca&middleName=&lastName=Zini&affiliation=&country=IT
[69] About the Journal | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/about
[70] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes (1264) – Basic Webpage – WII https://c2c.wii.gov.in/jeju-volcanic-island-and-lava-tubes
[71] Nella penisola arabica, tra lava e vuoto, un sistema di grotte … https://www.scintilena.com/jabal-al-hil-nella-penisola-arabica-tra-lava-e-vuoto-un-sistema-di-grotte-basaltiche-sfida-i-limiti-dellesplorazione/04/11/
[72] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – IUCN World Heritage Outlook https://worldheritageoutlook.iucn.org/node/1146

Grotte Laviche

https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf

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  • Grotte laviche di Harrat Kishb: tre siti e dieci pozzi sul vulcano Jabal Umm Arqiba
    Condividi La ricognizione dell’aprile 2026 amplia le conoscenze sulle grotte laviche di Harrat Kishb, in Arabia Saudita. A Jabal Umm Arqiba sono stati documentati tre siti ipogei e una catena di sprofondamenti legata al drenaggio della lava. Grotte laviche di Harrat Kishb: i risultati della ricognizione Tre siti di cavità e dieci depressioni allineate sul fianco di un cono vulcanico. Sono gli elementi documentati dalla ricognizione speleologica condotta nell’aprile 2026 a Jabal Umm Arqiba,
     

Grotte laviche di Harrat Kishb: tre siti e dieci pozzi sul vulcano Jabal Umm Arqiba

Október 10th 2026 at 12:00

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La ricognizione dell’aprile 2026 amplia le conoscenze sulle grotte laviche di Harrat Kishb, in Arabia Saudita. A Jabal Umm Arqiba sono stati documentati tre siti ipogei e una catena di sprofondamenti legata al drenaggio della lava.

Grotte laviche di Harrat Kishb: i risultati della ricognizione

Tre siti di cavità e dieci depressioni allineate sul fianco di un cono vulcanico. Sono gli elementi documentati dalla ricognizione speleologica condotta nell’aprile 2026 a Jabal Umm Arqiba, nel settore settentrionale di Harrat Kishb, in Arabia Saudita. Le osservazioni forniscono evidenze dirette del passaggio sotterraneo della lava anche in questa porzione del campo vulcanico.[1]

Il rapporto è firmato da Boaz Langford, Noam Hecht, Noam Ganz, Ayal Alexander e Dominik Frohlich. È pubblicato nel numero 87, datato settembre 2026, della newsletter della Commissione sulle Grotte Vulcaniche dell’Union Internationale de Spéléologie. L’indagine prosegue il lavoro svolto attorno a Jabal Al-Hil, nel settore meridionale, descritto nella newsletter del 2025.[1]

I tre siti prendono il nome di Umm Arqiba Cave 1, Cave 2 e Cave 3. Il primo comprende passaggi sotterranei percorsi per alcune decine di metri. Il secondo è una piccola cavità sviluppata lungo una frattura. Il terzo è un ingresso in parete, ancora da raggiungere con tecniche su corda.[1]

Harrat Kishb e i basalti Hil: il contesto delle grotte laviche

Harrat Kishb occupa circa 5.892 chilometri quadrati nell’Arabia Saudita centro-occidentale. La sua successione vulcanica comprende tre unità principali: i basalti Diakah, Nafrat e Hil, dal più antico al più recente. L’evoluzione del campo è stata descritta da Victor E. Camp, Michael J. Roobol e Peter R. Hooper in uno studio pubblicato nel 1992 sul Geological Society of America Bulletin.[1][2]

Le grotte laviche di Harrat Kishb finora documentate si trovano nei basalti Hil. Questa unità, più giovane di un milione di anni, affiora soprattutto in due aree distinte, una meridionale e una settentrionale. Le precedenti ricerche si erano concentrate principalmente sulla prima.[1]

Le ricognizioni del Saudi Geological Survey e di John Pint avevano già individuato tubi lavici e ingressi di grotta. Nel 2025, nuove indagini attorno a Jabal Al-Hil avevano aggiornato i rilievi e aggiunto una prosecuzione di 30 metri a Ghostly Cave. La visita del 2026 sposta ora l’attenzione verso l’affioramento settentrionale dei basalti Hil.[1]

Jabal Umm Arqiba nella catena dei sette coni vulcanici

Jabal Umm Arqiba è il cono più settentrionale di un allineamento di sette rilievi di scorie vulcaniche. La catena segue una direzione approssimativamente nord-sud. I coni emergono per circa 100 metri dalla pianura basaltica circostante. La sommità di Umm Arqiba raggiunge approssimativamente 1.400 metri di quota.[1]

Sul versante nord-occidentale, una colata ha attraversato il bordo del cratere ed è scesa lungo il pendio. Questa struttura, indicata nel rapporto come “lava fall”, ospita la sequenza dei dieci pozzi. All’interno del cratere si conserva anche un terrazzo basaltico. Gli autori lo interpretano come una traccia del livello di un antico lago di lava, formatasi probabilmente durante una riduzione dell’alimentazione eruttiva.[1]

La presenza di condotti vuoti vicino ai centri eruttivi è già descritta nelle ricerche sulle grotte saudite. Il drenaggio della lava può lasciare spazi sotterranei quando il materiale ancora fluido defluisce da una struttura già delimitata da roccia solidificata. È uno dei processi illustrati da Roobol per le cavità dell’area di Jabal Hil.[3]

Dieci pozzi di collasso lungo la colata di Jabal Umm Arqiba

Le depressioni sono numerate da P1 a P10. Si distribuiscono tra circa 1.370 e 1.240 metri sul livello del mare. Scendendo verso la base del cono, diventano generalmente meno profonde e meno ripide. Il loro allineamento suggerisce l’esistenza di un precedente percorso sotterraneo della lava.[1]

Il rapporto le interpreta come pukas, aperture di collasso sopra un tubo lavico o un condotto poco profondo. La ricognizione non ha individuato una galleria accessibile continua fra i pozzi. La geometria della sequenza richiama quella osservata a Jabal Al-Hil, dove sono presenti soltanto collegamenti limitati fra i segmenti percorribili.[1]

P1 presenta una parete sud-orientale alta fino a circa dieci metri. Il fondo raccoglie polveri fini e sedimenti argillosi e può ospitare acqua dopo le piogge. Durante la visita erano presenti piante annuali di Blepharis attenuata. Fra i blocchi di crollo è stato percorso un breve passaggio basso, con ossa ed escrementi attribuiti alla frequentazione di iene.[1]

P2 e P3 conservano margini più scoscesi verso sud ed est. Sul fondo di P4 sono stati osservati bassi muretti in pietra, testimonianza di un uso umano dello spazio riparato. La loro funzione e la loro età non sono state determinate. P5 mostra una morfologia simile a un canale; P6-P10 sono stati localizzati sulle immagini satellitari, senza ispezione diretta sul terreno.[1]

Umm Arqiba Cave 1: aria calda, condotti e pipistrelli

Fra le grotte laviche di Harrat Kishb descritte nella ricognizione, Umm Arqiba Cave 1 offre le prospettive esplorative più concrete. L’ingresso si trova vicino al bordo settentrionale del cratere. Un breve pozzo, profondo circa 1,5 metri, introduce a un passaggio basso e alla prima di due piccole sale.[1]

Dalla seconda sala prosegue un condotto lavico inclinato di circa 15 gradi verso il basso. Durante la visita, la cavità appariva insolitamente calda e umida. Era inoltre attraversata da una corrente d’aria marcata, osservata in una giornata con vento forte anche all’esterno.[1]

Seguendo il flusso d’aria, gli esploratori hanno raggiunto un cunicolo polveroso e una strettoia non superata. L’aria calda e umida suggerisce la possibile presenza di altri vuoti collegati oltre il limite raggiunto. Si tratta di un’indicazione per future esplorazioni, non della dimostrazione di una prosecuzione già percorribile.[1]

Nella grotta sono stati osservati circa venti pipistrelli insettivori, attribuiti preliminarmente al genere Rhinopoma. Sono presenti anche ossa, escrementi di iena e altre deiezioni, forse di volpe, ricche di resti di coleotteri. Rivestimenti bianchi sulle superfici potrebbero essere costituiti da gesso o calcite; la composizione resta da verificare con analisi.[1]

Umm Arqiba Cave 2 e Cave 3: fratture e ingressi in parete

Umm Arqiba Cave 2 si apre nella parete settentrionale del cratere. Il suo ingresso ampio conduce a un ambiente poco profondo e illuminato, sviluppato lungo una frattura di tensione. La fessura può essere seguita per pochi metri, prima di restringersi.[1]

Umm Arqiba Cave 3 è invece visibile nella parete meridionale. La forma dell’apertura ricorda la sezione di un tubo lavico. Poco più a ovest compare un secondo ingresso orizzontale, apparentemente associato a un ampio riparo. Nessuna delle due aperture è stata raggiunta durante la visita: l’accesso richiede corde e una ricognizione tecnica dedicata.[1]

Grotte laviche di Harrat Kishb: ricerca e patrimonio geologico

I risultati ampliano verso nord la distribuzione conosciuta delle strutture legate al drenaggio sotterraneo della lava. La catena di pozzi rende leggibile in superficie un antico percorso di deflusso. Cave 1 conserva invece un tratto accessibile del sistema ipogeo, insieme a elementi di interesse faunistico e microclimatico.[1]

Il confronto con Jabal Al-Hil suggerisce che il sistema di Umm Arqiba sia meno conservato e forse relativamente più antico. Questa interpretazione dovrà essere verificata mediante ulteriori rilievi e datazioni. Le priorità indicate dal rapporto comprendono il riesame della strettoia di Cave 1 e l’accesso tecnico agli ingressi meridionali.[1]

Il cono vulcanico, la colata sul pendio, i pozzi di collasso e il terrazzo interno al cratere compongono un paesaggio di interesse geologico. Insieme al vicino Jabal Aslaj, già segnalato nella letteratura sul patrimonio vulcanico saudita, Jabal Umm Arqiba offre nuovi elementi per lo studio e la valorizzazione delle grotte laviche di Harrat Kishb.[1]


Fonti

https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf
[2] The Arabian continental alkali basalt province: Part III. Evolution of … https://pubs.geoscienceworld.org/gsa/gsabulletin/article/104/4/379/182657/The-Arabian-continental-alkali-basalt-province
[3] LAVA FIELDS OF SAUDI ARABIA – Saudicaves http://www.saudicaves.com/lava/introobl.htm
[4] Collective Memory and Narrative Cohesion: A Computational Study of
Palestinian Refugee Oral Histories in Lebanon https://arxiv.org/abs/2501.13682
[5] The 1256 AD Al Madinah historic eruption geosite as the youngest … https://link.springer.com/article/10.1007/s00531-013-0878-4
[6] Critical Literature Study on Habaib Identity in the constellation of Islamic studies in Indonesia from the colonial period to the present https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/23311983.2022.2096286?needAccess=true
[7] [PDF] Geologic Map of the Northern Harrat Rahat Volcanic Field, Kingdom … https://pubs.usgs.gov/sim/3428/sim3428_pamphlet.pdf
[9] Refined chronology of late Quaternary eruptions at Harrat Khaybar … https://www.usgs.gov/publications/refined-chronology-late-quaternary-eruptions-harrat-khaybar-saudi-arabia-implications
[11] Harrat Kishb – Smithsonian Institution | Global Volcanism Program https://volcano.si.edu/volcano.cfm?vn=231071
[12] Camp, V. E., & Roobol, M. J. (1989). The Arabian continental alkali … https://www.mindat.org/reference.php?id=15930574
[13] Harrat Kishb – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Harrat_Kishb
[14] Archive pdf | Kuwait Times Newspaper https://kuwaittimes.com/archive-pdf/
[15] Alhurra|Newsletters https://alhurra.com/en/product/newsletters
[16] [PDF] AN ABSTRACT OF THE THESIS OF https://fac.ksu.edu.sa/sites/default/files/alhejjisuhail2019_0.pdf
[17] http://alshaqab.com/ar/newsletter-issue-1 http://alshaqab.com/ar/newsletter-issue-1
[18] Fire Forts .. a 30-Million-Year-Old Land That Reveals the History of … https://www.spa.gov.sa/en/N2143073
[19] Ads https://www.argaam.com/en/tags/id/25704/1/ads

Vulcanospeleologia in Arabia

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  • Sistema Delissea alle Hawaii: 190 chilometri di grotte laviche e nuove connessioni sul vulcano Hual?lai
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Sistema Delissea alle Hawaii: 190 chilometri di grotte laviche e nuove connessioni sul vulcano Hual?lai

Október 10th 2026 at 11:00

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Il sistema Delissea raggiunge 70 chilometri di gallerie collegate e percorribili in continuità. L’aggiornamento delle esplorazioni descrive nuovi settori, resti di pipistrelli, depositi di ossa di uccelli estinti e prospettive di ricerca con il LiDAR.

Sistema Delissea: il nuovo bilancio delle esplorazioni alle Hawaii

Il sistema Delissea, sull’isola di Hawai?i, ha raggiunto 190 chilometri di sviluppo rilevato. La rete di grotte laviche si estende sul versante settentrionale del vulcano Hual?lai, nell’area protetta di Pu?u Wa?awa?a. Il dislivello complessivo è di 1.654 metri, fra quote di 2.296 e 642 metri.

Il nuovo bilancio è presentato da Peter Bosted nell’articolo “The Delissea System of Hawai’i Island — The Cave that Won’t Quit”. Il contributo compare nel numero 87 della newsletter della Commissione UIS sulle grotte vulcaniche, datato settembre 2026. La carta generale che accompagna il resoconto è aggiornata ad agosto 2026.

Nel 2024, al simposio internazionale di vulcanospeleologia delle Galápagos, Bosted aveva illustrato una rete di 150 chilometri. Il nuovo aggiornamento porta quindi il totale a 40 chilometri in più. Dal 2008 il progetto ha continuato ad ampliare la documentazione, con almeno dieci chilometri di nuove gallerie rilevate ogni anno secondo il resoconto dell’esploratore.

Grotte laviche di Delissea: 190 chilometri di sistema e 70 in continuità

I 190 chilometri comprendono l’intera rete documentata del sistema Delissea. Al suo interno, 70 chilometri appartengono alla porzione definita “caver contiguous”: gallerie collegate lungo un percorso che uno speleologo può seguire mantenendosi sotto una copertura rocciosa. Questa può essere anche il margine aggettante di un’apertura o di una trincea.

La distinzione è importante per leggere correttamente i dati esplorativi. Lo sviluppo complessivo del sistema e quello della parte percorribile in continuità descrivono due grandezze diverse. Per quest’ultima il dislivello è di 1.254 metri.

Negli ultimi due anni sono stati collegati alla rete continua i settori Bat Sanctuary e Lower Delissea. Ne fanno parte anche Delissea Top, Upper Delissea, Pig Fence, Ambigua, Hapuu e Middle Delissea.

La rete presenta una struttura intrecciata. In alcune aree si affiancano fino a trenta gallerie quasi parallele. Le interruzioni fra i tratti cartografati dipendono da occlusioni laviche, crolli e passaggi ancora da rilevare.

Tubi lavici del vulcano Hual?lai: come nasce una rete sotterranea

Le grotte laviche si formano quando la superficie di una colata si raffredda e solidifica, mentre la lava continua a scorrere all’interno. La crosta crea una copertura che isola il flusso. Quando l’alimentazione termina e il condotto si svuota, può rimanere una galleria sotterranea. Anche le stalattiti laviche possono formarsi mentre la lava è ancora presente nel tubo. [web:19]

Nel sistema Delissea, sovrapposizioni e ramificazioni producono una geometria articolata. Il progetto registra un’inclinazione media di 9,9 gradi, considerata elevata per una grotta vulcanica. Le esplorazioni documentano ambienti ampi, cunicoli bassi, ingressi da crollo e livelli sovrapposti.

Il settore Delissea Top ne offre un esempio. Qui sono stati riconosciuti cinque livelli distinti, distribuiti su circa trenta metri di dislivello.

Pu?u Wa?awa?a e Delissea: dalle piante rare alle prime esplorazioni

La storia del sistema Delissea nasce anche dalla ricerca sulla vegetazione. Nei primi decenni del Novecento, parte della foresta originaria fu eliminata per fare spazio al pascolo. Negli anni Novanta il biologo Jon Giffin studiò ciò che restava dell’ecosistema nativo.

Le piante sopravvivevano soprattutto nei luoghi inaccessibili a bovini, maiali, capre e pecore. Fra questi figuravano gli ingressi ripidi delle grotte e le aperture nella volta, chiamate “puka”. Giffin ne cartografò numerosi e individuò piante rare, fra cui un esemplare vivente di Delissea ritenuto scomparso.

Le aperture divennero così punti di partenza per le esplorazioni sotterranee. Giffin assegnò alle cavità nomi ispirati alle piante locali. Quelle considerate inizialmente grotte separate si rivelarono poi settori di una rete più ampia.

La tutela della vegetazione resta parte della gestione dell’area. La Division of Forestry and Wildlife delle Hawaii documenta interventi di controllo degli ungulati, recinzioni per le piante rare e rimozione di specie vegetali non native avviati dal 1990. Il piano di gestione di Pu?u Wa?awa?a riconosce inoltre il valore dei tubi lavici per i depositi di ossa e gli invertebrati sotterranei. [web:2][web:8]

Esplorazione del sistema Delissea: da Giffin e Medville al progetto Bosted

Nel 1999 Giffin coinvolse la speleologa e conservazionista Barbara Schaeffer per rilevare un settore ricco di ossa di uccelli. Furono cartografati circa due chilometri della cavità chiamata Umini Manu, ossia “trappola per uccelli”. Un lavoro successivo interessò Ambigua Cave, con la partecipazione di Doug e Hazel Medville.

Dal 2008 Doug Medville e Nevin Davis ottennero un permesso per rilevare altre grotte dell’area. Peter e Annie Bosted entrarono nel progetto nel 2010. Nel 2015 Peter Bosted ne assunse la responsabilità principale, mentre diventava evidente l’appartenenza di molte cavità allo stesso sistema.

Dal 2016 Bosted ha effettuato mediamente circa cinquanta uscite all’anno a Delissea. La distanza dalla sua abitazione di Ocean View e gli accessi lungo piste richiedono una logistica articolata. I soggiorni di più giorni nelle strutture disponibili nell’area hanno consentito di concentrare il lavoro sul campo.

Il progetto coinvolge speleologi statunitensi e di altri Paesi. Steve Lewis contribuisce alle esplorazioni e alla cartografia. Dal 2024 Ron DeLano, trasferitosi a Kona, è diventato un compagno regolare delle uscite. Fra i collaboratori più assidui figurano anche Tomislav Gracanin, Veda Hackell, Carol Vesely, Bob Richards, Annie Bosted, Doug Medville e Allan Cobb.

Bat Sanctuary: resti di pipistrelli nelle grotte laviche di Delissea

Una delle scoperte recenti riguarda Bat Sanctuary, a circa 2.100 metri di quota. Gli esploratori hanno osservato una dozzina di scheletri di pipistrello. Alcuni conservavano ancora tracce di pelliccia. Attraverso passaggi stretti, il settore è stato collegato al resto del sistema Delissea in due punti.

Oggi la cavità presenta un solo ingresso. Bosted propone che altre aperture siano state chiuse da una colata successiva. Lava nera più recente compare infatti alle terminazioni verso monte di numerose gallerie parallele. Si tratta dell’interpretazione avanzata nel resoconto per spiegare la configurazione osservata.

Il pipistrello hawaiano comunemente chiamato ??pe?ape?a riposa prevalentemente sugli alberi e si alimenta di insetti, soprattutto falene. Il National Park Service precisa che non occupa abitualmente grotte e tubi lavici. Il ritrovamento dei resti a Bat Sanctuary aggiunge quindi un elemento alla documentazione naturalistica del sistema, senza implicare la presenza di una colonia attuale. [web:4]

Il settore conserva anche pavimenti e formazioni laviche dalle colorazioni arancioni. Alcuni passaggi ancora da esplorare si trovano nella parte più remota della rete, a circa due ore dall’ingresso più vicino.

Delissea Top, Branta Rhuax e Henahena: i nuovi rilievi speleologici

Le campagne recenti hanno interessato più fronti. Nel settore Pua?akuhinia è stato rilevato circa un chilometro di gallerie. Il nome deriva da una pianta endemica osservata all’ingresso. La cavità si trova circa cento metri a est della rete già conosciuta e in allineamento con Ambigua. La ricerca di ingressi intermedi potrà verificare una possibile connessione.

A Delissea Top è stato esplorato un cunicolo lungo circa settecento metri, privo di diramazioni e ingressi intermedi. Corre a meno di due metri dalla superficie. Altri settecento metri di gallerie sono stati rilevati a oltre trenta metri di profondità, in ambienti umidi e freddi, con depositi viscidi.

Dopo un infortunio di Bosted alla fine del 2025, il lavoro si è concentrato anche su accessi inferiori vicini alle strade. Ventidue uscite nella parte orientale di Branta Rhuax hanno prodotto oltre sei chilometri di rilievo. Le gallerie sono relativamente superficiali e spesso percorribili in piedi. Radici robuste si sviluppano lungo pavimenti e pareti, talvolta per più di dieci metri.

Nell’ultimo anno, almeno trenta uscite intorno a Henahena Corral hanno portato al rilievo di circa sedici chilometri di gallerie, in gran parte non documentate. Il lavoro ha incluso nuove misurazioni in Prow Cave, Petrel Bone Cave e Upper Petrel Bone Cave. Due prosecuzioni sono state raggiunte con una scala telescopica. Le ricognizioni in superficie hanno individuato altri ingressi, comprese tre aperture su grandi gallerie sconosciute.

Ossa di uccelli estinti e fauna sotterranea nel sistema Delissea

Le grotte conservano un archivio della fauna hawaiana. Il resoconto descrive resti di uccelli appartenenti a diversi gruppi, comprese oche incapaci di volare e petrelli. Fra i reperti figurano ossa dell’oca estinta Branta rhuax, che ha dato il nome a un settore del sistema.

Secondo la ricostruzione presentata da Bosted, la rete ha un’età superiore a 1.500 anni. Le numerose aperture avrebbero funzionato da trappole naturali: gli uccelli incapaci di volare, una volta caduti, non potevano risalire. Il piano di gestione dell’area conferma la presenza nei tubi lavici di resti subfossili di uccelli estinti e riconosce l’importanza di questi depositi. [web:8]

Gli ingressi contengono anche ossa di bovini, maiali, capre e pecore. La fauna vivente osservata comprende ragni adattati alla vita sotterranea, piccoli insetti saltatori e insetti dalle zampe filiformi. Radici, piante protette nei puka e ambienti sotterranei mostrano il legame fra la grotta e la foresta sovrastante.

Cartografia e LiDAR: le prossime ricerche nelle grotte laviche di Delissea

La documentazione del sistema Delissea comprende circa 760 uscite di rilievo, 34.000 misure fra stazioni e 28.000 stazioni topografiche. Circa 1.500 stazioni presso gli ingressi dispongono di posizioni determinate con GPS. Sono stati registrati 1.250 circuiti chiusi di rilievo, utili al controllo della coerenza della rete.

La carta è suddivisa in duecento tavole, ciascuna relativa a un’area di 200 per 320 metri. I dettagli del pavimento e le sezioni vengono aggiunti progressivamente, soprattutto da Steve Lewis, Derek Wolfe e Bosted. Dopo ogni uscita sono aggiornati l’elenco degli ingressi e il modello tridimensionale consultabile in Google Earth. L’archivio fotografico conta 1.601 immagini, associate a codici, date, descrizioni e stazioni di riferimento.

Restano centinaia di prosecuzioni da verificare. Un nuovo insieme di dati derivati dal LiDAR statale segnala migliaia di depressioni della superficie. Per il progetto rappresenta uno strumento di ricognizione soprattutto nelle aree boscate, dove le immagini satellitari sono meno utili. Le depressioni potranno orientare le ricerche di ulteriori aperture.

Le attività si svolgono con il permesso della Division of Forestry and Wildlife del Department of Land and Natural Resources delle Hawaii. Il programma prosegue così lungo due direttrici: estendere il rilievo delle grotte laviche e documentarne il patrimonio geologico, biologico e paleontologico.

Fonti

Vulcanospeleologia

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  • Gran Pertus, 500 anni del tunnel di Colombano Romean che porta ancora acqua in Val di Susa
    Condividi Il Gran Pertus, scavato a mano tra il 1526 e il 1533, continua a irrigare Ramats e Cels. Il cinquecentenario riunisce storia, speleologia e iniziative culturali tra Chiomonte ed Exilles. Il Gran Pertus compie cinquecento anni dall’avvio dei lavori e continua a svolgere la funzione per cui venne realizzato. La galleria porta l’acqua dalla Val Clarea ai terreni delle borgate di Ramats, nel comune di Chiomonte, e di Cels, nel comune di Exilles. A scavarla fu Colombano Romean, minatore
     

Gran Pertus, 500 anni del tunnel di Colombano Romean che porta ancora acqua in Val di Susa

Október 10th 2026 at 10:00

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Il Gran Pertus, scavato a mano tra il 1526 e il 1533, continua a irrigare Ramats e Cels. Il cinquecentenario riunisce storia, speleologia e iniziative culturali tra Chiomonte ed Exilles.

Il Gran Pertus compie cinquecento anni dall’avvio dei lavori e continua a svolgere la funzione per cui venne realizzato. La galleria porta l’acqua dalla Val Clarea ai terreni delle borgate di Ramats, nel comune di Chiomonte, e di Cels, nel comune di Exilles. A scavarla fu Colombano Romean, minatore e scalpellino originario delle Ramats. L’opera attraversa la montagna nei pressi dei Quattro Denti, a circa 2.000 metri di quota. Nel 2026, il progetto «Colombano 500» ne ripercorre la storia attraverso appuntamenti culturali, scientifici e artistici. [web:4][web:23][web:25]

Gran Pertus: un acquedotto sotterraneo per i campi di Ramats e Cels

Il Gran Pertus nasce da una necessità concreta: fornire acqua a un versante montano povero di risorse idriche. Campi e prati delle comunità di Ramats e Cels avevano bisogno di irrigazione. Sul versante opposto, nel vallone di Touilles, tributario della Val Clarea, l’acqua era disponibile. La soluzione consisteva nel farla passare attraverso la montagna, collegando i due versanti con un condotto scavato nella roccia. [web:4][web:25]

La galleria, conosciuta anche come Trou de Touilles, misura 433,24 metri. La sua sezione ha un’altezza media di circa 1,80 metri e una larghezza di un metro. Si trova nel territorio di Exilles, vicino alla Cima Quattro Denti. Il suo tracciato consente di trasferire l’acqua verso il versante soleggiato della Valle della Dora Riparia. Ancora oggi alimenta l’irrigazione dei terreni delle due borgate. [web:25][web:5]

Colombano Romean e il contratto del Gran Pertus del 1526

Il 20 ottobre 1526 le comunità di Cels e Ramats formalizzarono l’incarico davanti al notaio Jehan Rostollan. Per realizzare l’acquedotto si erano riunite in consorzio. Romean portava con sé l’esperienza maturata come cavatore e scalpellino a Saint-Gilles, nel sud della Francia. [web:25]

Il contratto stabiliva un compenso proporzionato all’avanzamento: cinque fiorini per ogni tesa scavata, una misura corrispondente a circa 1,80 metri. Per la lunghezza complessiva dell’opera, il valore del compenso era di circa 1.210 fiorini. Le comunità dovevano inoltre fornire vino, segale e legumi. Una baracca presso l’imbocco avrebbe ospitato il lavoratore e le sue provviste. [web:25]

Lo scavo del Gran Pertus è legato al lavoro di un solo uomo, ma anche al sostegno delle comunità committenti. Gli abitanti procuravano gli attrezzi e rimuovevano il materiale di risulta. Fornivano inoltre carbone, mantici e quanto serviva per l’illuminazione. Romean provvedeva a riparare gli utensili, riforgiarli e riaffilarne le punte. [web:25]

Lo scavo del Gran Pertus tra scalpelli, lampade e tracce nella roccia

I lavori si svilupparono tra il 1526 e il 1533. Mazze, martelli, cunei e scalpelli permisero di avanzare nel sottosuolo senza mezzi meccanici. Il contributo di Andrea Milone, «Un acquedotto sotterraneo a 2000 metri di quota: il Pertus di Chiomonte e il minatore Colombano Romean», pubblicato su Opera Ipogea e presentato da Scintilena, ricostruisce l’opera attraverso la documentazione storica. Opera Ipogea è la rivista dedicata alle cavità artificiali della Società Speleologica Italiana. [web:4]

I racconti locali indicano un avanzamento di circa venti centimetri al giorno. All’interno si conservano segni degli scalpelli, nicchie e incisioni. Le piccole mensole ricavate nelle pareti vengono associate all’impiego di candele allineate, utilizzate come riferimento per mantenere la direzione dello scavo. Il contratto prevedeva anche la fornitura di un lume e dell’olio necessario ad alimentarlo. [web:6][web:25]

Questi elementi rendono il condotto interessante per la speleologia in cavità artificiali. Il Gran Pertus conserva insieme la funzione idraulica e le tracce materiali della sua costruzione cinquecentesca. [web:4][web:6]

Le leggende di Colombano Romean e la memoria del Gran Pertus

Alla storia dell’acquedotto si sono affiancati racconti sulla morte del suo costruttore. Una leggenda parla di avvelenamento per evitare il pagamento del compenso. Un’altra attribuisce la morte a una malattia, indicata nella tradizione come idropisia e associata alle condizioni del lavoro sotterraneo. Sono narrazioni che appartengono alla memoria locale della figura di Romean. [web:6]

Un ulteriore racconto assegna al suo cane il compito di raggiungere le Ramats e riportare il cibo al padrone. Queste storie accompagnano da tempo la conoscenza del tunnel e del rapporto fra il minatore e le comunità della montagna. [web:6]

Gran Pertus e Colombano 500: le iniziative del cinquecentenario

La ricorrenza del 2026 riguarda l’avvio dei lavori, non il completamento della galleria, avvenuto nel 1533. Il progetto «Colombano 500» è promosso dal Comune di Exilles. Collaborano ArTeMuDa APS, i Parchi Alpi Cozie con l’Ecomuseo Colombano Romean e altre realtà del territorio. [web:23]

Il programma comprende il convegno «Oltre la roccia. Il Pertus di Colombano Romean tra storia, scienza e tradizione alpina», visite guidate, teatro e proiezioni cinematografiche. La pubblicazione degli atti del convegno è prevista nel 2027, in un nuovo Cahier dell’Ecomuseo. [web:23]

Il 17 ottobre 2026 è in programma a Exilles l’appuntamento conclusivo del percorso annuale. L’incontro celebrerà simbolicamente i cinquecento anni dall’inizio dello scavo. È previsto anche il lancio di due concorsi, uno letterario e uno fotografico, con premiazioni nel 2027. [web:23]

Visitare il Gran Pertus: sentieri e condizioni del percorso sotterraneo

L’imbocco si raggiunge attraverso i sentieri che salgono verso i Quattro Denti. Fra gli accessi figura la salita da Grange Rigaud, nel territorio di Chiomonte. La visita interna viene consigliata in autunno, quando la portata dell’acqua è generalmente più limitata. Restano determinanti le condizioni effettive del condotto al momento dell’escursione. [web:5][web:13]

Il Comune di Chiomonte indica una torcia, preferibilmente frontale, e abbigliamento resistente al fango e allo sfregamento sulle rocce. Le descrizioni del percorso segnalano anche l’impiego di stivali e la possibilità di informarsi sulle visite accompagnate. Il tunnel è stretto, umido e ancora attraversato dall’acqua: la visita richiede una preparazione adeguata all’ambiente sotterraneo. [web:13][web:6]

A cinque secoli dall’avvio dello scavo, il Gran Pertus rimane un’opera idraulica in esercizio. La sua storia collega il lavoro minerario, la gestione dell’acqua e l’agricoltura delle comunità alpine. [web:4][web:25]

Fonti

Chiomonte

L'articolo Gran Pertus, 500 anni del tunnel di Colombano Romean che porta ancora acqua in Val di Susa proviene da Scintilena.

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