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  • Grotta Tina Jama, un’ascia in corno di cervo racconta il passaggio dal Mesolitico al Neolitico
    Condividi Nel Carso triestino la quarta campagna di scavo alla grotta Tina Jama indaga un accampamento di circa 8.000 anni fa. Reperti in selce, ornamenti e un dente infantile aiutano a ricostruire la transizione verso agricoltura e allevamento. Visite gratuite il 10 ottobre. La grotta Tina Jama, nel Comune di Sgonico/Zgonik, restituisce nuove testimonianze delle ultime comunità di cacciatori-raccoglitori del Carso triestino. Tra i ritrovamenti della quarta campagna di scavo figurano una rara
     

Grotta Tina Jama, un’ascia in corno di cervo racconta il passaggio dal Mesolitico al Neolitico

Október 8th 2026 at 09:00

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Nel Carso triestino la quarta campagna di scavo alla grotta Tina Jama indaga un accampamento di circa 8.000 anni fa. Reperti in selce, ornamenti e un dente infantile aiutano a ricostruire la transizione verso agricoltura e allevamento. Visite gratuite il 10 ottobre.

La grotta Tina Jama, nel Comune di Sgonico/Zgonik, restituisce nuove testimonianze delle ultime comunità di cacciatori-raccoglitori del Carso triestino. Tra i ritrovamenti della quarta campagna di scavo figurano una rara ascia in corno di cervo, piccoli elementi in selce per le frecce, ornamenti e un dente umano da latte. Le ricerche si concentrano sul passaggio tra Mesolitico e Neolitico nell’Adriatico nord-orientale, dove i primi gruppi neolitici arrivarono circa 7.500 anni fa. Sabato 10 ottobre 2026 il sito sarà visitabile con due visite guidate gratuite. [web:9][web:2]

Grotta Tina Jama: una sequenza archeologica tra Mesolitico e Neolitico

La cavità si trova nell’area del monte Lanaro/Volnik. La quarta campagna, prossima alla conclusione, ha raggiunto un ricco deposito del Mesolitico recente. Questi strati si trovano immediatamente sotto quelli associati ai primi gruppi neolitici.

La successione permette di studiare nello stesso sito due fasi decisive della preistoria locale. Da una parte si trovano le testimonianze delle comunità che vivevano di caccia e raccolta. Dall’altra emergono le tracce delle popolazioni portatrici di nuove pratiche di sussistenza, legate all’agricoltura e all’allevamento.

Secondo Federico Bernardini, direttore scientifico dello scavo, i primi gruppi neolitici raggiunsero il Carso risalendo le coste della Dalmazia e dell’Istria. Il loro arrivo avvenne alcune centinaia di anni dopo rispetto all’Istria meridionale. Lo studio della grotta Tina Jama affronta il ruolo delle ultime comunità mesolitiche in questo processo di trasformazione. [web:9]

L’ascia in corno di cervo e gli strumenti del Mesolitico

Uno dei reperti principali è una grande ascia ricavata da un corno di cervo. Conserva le tracce di una perforazione non completata. Il manufatto trova confronti nell’Europa centrale e settentrionale, mentre reperti analoghi sono molto rari in Italia.

A poca distanza è stato recuperato un secondo oggetto in corno. È lungo circa 11 centimetri e presenta un foro trasversale largo circa un centimetro, oltre a una perforazione longitudinale centrale. Una delle ipotesi è che servisse a raddrizzare le aste delle frecce. La funzione resta oggetto di studio: le analisi dovranno chiarire l’impiego di questo strumento. [web:9]

Il deposito ha restituito anche numerosi manufatti in selce e scarti di lavorazione. Tra questi figurano piccoli elementi trapezoidali impiegati come armature delle frecce, cioè parti inserite nei proiettili. Sono presenti punte in osso, alcune frammentarie e probabilmente appartenenti ad armi da lancio. L’insieme documenta diverse lavorazioni di materiali minerali e animali all’interno dell’accampamento.

Ornamenti, ocra e un dente infantile alla grotta Tina Jama

Gli ornamenti comprendono conchiglie marine e di acqua dolce perforate. Sono stati recuperati anche canini atrofici di cervo, forati per essere utilizzati come pendagli. Uno di questi conserva tracce di ocra.

L’ocra compare in più punti del deposito. In alcuni casi è associata a sostanze adesive ancora conservate sugli strumenti in selce. Questi residui offrono elementi per studiare la preparazione e l’uso degli utensili. [web:10]

Tra i ritrovamenti figura inoltre un dente umano da latte. Il reperto potrà contribuire allo studio delle popolazioni del Mesolitico recente. È stato recuperato anche un frammento osseo con incisioni ravvicinate, probabilmente intenzionali, il cui significato deve essere chiarito.

Un accampamento mesolitico organizzato attorno al focolare

Parte dei materiali proviene da un livello con probabili tracce di un accampamento di circa 8.000 anni fa. Il focolare occupava la zona più riparata della grotta. All’ingresso, una struttura composta da pietre e blocchi delimitava lo spazio.

Lo scavo su un’ampia superficie consente di collegare i reperti alla disposizione delle strutture. La ricerca non riguarda quindi soltanto i singoli oggetti, ma anche l’organizzazione dell’ambiente utilizzato dalle comunità preistoriche.

Alla grotta Tina Jama si affianca lo studio dei resti animali, affidato a Francesco Boschin dell’Università degli Studi di Siena. La buona conservazione dei reperti permette analisi archeozoologiche di dettaglio. L’attenzione si concentra sul cambiamento delle pratiche di sussistenza e dello sfruttamento dell’ambiente carsico con l’arrivo dell’allevamento.

Scavi nel Carso triestino: la collaborazione tra Italia e Slovenia

L’Università Ca’ Foscari Venezia è titolare della concessione di scavo del Ministero della Cultura. La direzione scientifica è affidata a Federico Bernardini, in collaborazione con l’Istituto di Archeologia dello ZRC SAZU, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e l’Università di Siena. Partecipa la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Elena Leghissa è responsabile del progetto per la parte slovena. [web:9]

La campagna 2026 rientra nel progetto «Tina Jama: Stratigraphy of Prehistoric Transitions in the Northern Adriatic», diretto da Leghissa. Il finanziamento ricade nel programma «Archaeological Research (2022–2027)», codice P6-0064.

Le attività sul campo hanno beneficiato della collaborazione dei proprietari del terreno, Marino Pernarcich e Paola Zivec. Il sostegno logistico è arrivato anche dalle aziende agricole Marucelli Omar e Mili? Zagrski.

Le indagini proseguono un percorso già documentato nelle precedenti campagne. Nel 2025 Scintilena aveva riportato risultati relativi a una sequenza compresa tra Mesolitico ed età del Bronzo, insieme al ritrovamento di un raro pugnale in rame di oltre 4.000 anni fa. I nuovi scavi approfondiscono ora le fasi più antiche e la transizione neolitica. [web:7]

Tina Jama e speleologia: la cavità nel Catasto regionale

La grotta è registrata nel Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 6479 e la sigla locale 6189VG. La scheda riporta un ingresso a 473 metri di quota e uno sviluppo planimetrico di 5,5 metri. Sono i dati catastali della cavità, distinti dall’estensione del deposito archeologico indagato.

Il catasto descrive un vano dal suolo terroso, utilizzato in passato come ricovero per ovini. La storia recente della grotta si aggiunge così alle frequentazioni preistoriche documentate dagli scavi. [web:13]

Visite guidate alla grotta Tina Jama il 10 ottobre 2026

Sabato 10 ottobre sono previste due visite guidate gratuite, condotte da Federico Bernardini ed Elena Leghissa. I ritrovi sono fissati alle ore 10.00 e alle ore 14.00. [web:2][web:9]

Il punto di incontro è il parcheggio alla base del sentiero numero 5A per il Lanaro. Si trova circa 300 metri a nord dell’agriturismo Mili? Zagrski. La risalita richiede circa mezz’ora di cammino per persone allenate. Sono consigliati abbigliamento e calzature adeguati al percorso.

Fonti

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  • Caverna III di Basovizza, il 24 ottobre visite gratuite nel sottosuolo del Carso
    Condividi La Caverna III di Basovizza apre al pubblico con il Club Alpinistico Triestino: due turni di visita, approfondimenti sulla vita ipogea con Sergio Dolce e un calco del cranio dell’orso delle caverne. Caverna III di Basovizza: l’apertura del 24 ottobre 2026 Sabato 24 ottobre 2026 la Caverna III di Basovizza sarà aperta al pubblico per una giornata dedicata alla conoscenza del sottosuolo carsico. Il Club Alpinistico Triestino APS organizza visite gratuite accompagnate dai propri Ist
     

Caverna III di Basovizza, il 24 ottobre visite gratuite nel sottosuolo del Carso

Október 8th 2026 at 08:00

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La Caverna III di Basovizza apre al pubblico con il Club Alpinistico Triestino: due turni di visita, approfondimenti sulla vita ipogea con Sergio Dolce e un calco del cranio dell’orso delle caverne.

Caverna III di Basovizza: l’apertura del 24 ottobre 2026

Sabato 24 ottobre 2026 la Caverna III di Basovizza sarà aperta al pubblico per una giornata dedicata alla conoscenza del sottosuolo carsico. Il Club Alpinistico Triestino APS organizza visite gratuite accompagnate dai propri Istruttori di Tecnica Speleologica. Sono previsti due turni: dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16.

L’appuntamento rientra nella serie di iniziative del CAT dedicate alla Giornata internazionale delle grotte e del carsismo. Il programma unisce la visita della cavità alla divulgazione naturalistica. Ad accompagnare i partecipanti sarà anche il dottor Sergio Dolce, già direttore del Museo di Storia Naturale di Trieste.

La Caverna III di Basovizza viene già utilizzata dal Club per attività educative e visite con le scuole. Nel maggio 2026 ha ospitato «Un giorno da speleologo», nell’ambito della Settimana del Geoparco transfrontaliero Kras-Carso. L’apertura di ottobre prosegue questo percorso di avvicinamento del pubblico all’ambiente sotterraneo.[1]

La Caverna III di Basovizza nel Catasto grotte del Friuli Venezia Giulia

La cavità è registrata nel Catasto speleologico regionale con il numero 1146 e con la sigla locale 3461 VG. L’ingresso si trova a 385 metri di quota, in una piccola dolina presso il paese di Basovizza. La scheda catastale riporta uno sviluppo planimetrico di 158 metri e una profondità di 11 metri.[2]

Il percorso ha un andamento prevalentemente orizzontale. L’accesso avviene attraverso una china che conduce a una caverna spaziosa, dalla quale si sviluppano due rami. Questa conformazione consente di presentare al pubblico un ambiente sotterraneo articolato, senza associarlo soltanto all’immagine dei grandi pozzi verticali. L’ingresso richiede comunque attenzione: la descrizione catastale segnala una china ripida, da affrontare seguendo gli accompagnatori.[2]

La Caverna III di Basovizza appartiene inoltre a un insieme di cavità vicine. Secondo la descrizione del Catasto, in passato queste grotte dovevano costituire un sistema sotterraneo più esteso. La visita permette quindi di conoscere una parte di un paesaggio carsico che continua anche sotto la superficie.[2]

Fauna ipogea e speleologia: la visita con Sergio Dolce

L’intervento di Sergio Dolce sarà dedicato agli aspetti naturalistici della cavità, con approfondimenti sulla flora e sulla fauna ipogea. Il percorso offrirà ai partecipanti una lettura dell’ambiente sotterraneo che affianca l’osservazione alla spiegazione scientifica.

La speleologia sarà presentata come attività di esplorazione e come strumento di conoscenza. Rocce, forme della grotta e organismi diventeranno elementi di un racconto comune sulla storia naturale del Carso.

La proposta si inserisce nelle attività divulgative del Club Alpinistico Triestino. Il CAT affianca alle uscite in grotta iniziative di biospeleologia e percorsi didattici. Dal 2011 porta avanti un progetto di educazione ambientale rivolto soprattutto alle scuole, finalizzato alla conoscenza del patrimonio ipogeo del Carso triestino.[3]

Orso delle caverne: un calco per raccontare il passato del Carso

Durante l’apertura sarà esposto il calco del cranio di un orso delle caverne, insieme ad altri manufatti didattici. Il materiale servirà a introdurre il tema degli animali che frequentavano le cavità nel passato.

L’orso delle caverne, Ursus spelaeus, visse in Europa e in Asia durante il Pleistocene medio e superiore. La documentazione del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste colloca alcuni degli ultimi resti conosciuti intorno a 25.000 anni fa. Il museo conserva anche reperti provenienti dalla Caverna Pocala e ne espone due scheletri completi. Il calco previsto per la visita consentirà di collegare l’esperienza in grotta a questo patrimonio paleontologico del territorio.[4]

Giornata internazionale delle grotte e del carsismo: conoscere e proteggere

La ricorrenza internazionale cade il 13 settembre. Proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025, è stata celebrata per la prima volta nel 2026. Le iniziative inaugurali si sono svolte a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con il coinvolgimento dell’Unione Internazionale di Speleologia.[5][6]

La giornata promuove la conoscenza, lo studio e la gestione sostenibile delle grotte e dei territori carsici. L’apertura organizzata dal CAT porta questi temi sul piano della partecipazione diretta: entrare in una cavità accompagnati dagli speleologi e comprenderne il valore naturale.[7]

Visite gratuite alla Caverna III di Basovizza: iscrizioni e contatti

Le iscrizioni saranno aperte dall’8 al 24 ottobre 2026. La partecipazione è gratuita e prevede la registrazione secondo le modalità indicate dagli organizzatori:

  • In sede: Club Alpinistico Triestino, via Raffaele Abro 5/A, Trieste, il martedì dalle 21 alle 23.
  • Via email: scaricare il modulo dal sito www.cat.ts.it e inviarlo compilato a cat@cat.ts.it.
  • Per informazioni: contattare il Club anche tramite WhatsApp al 327 8461635.

L’indirizzo della sede, l’email e il numero di contatto sono riportati anche sul sito ufficiale del CAT.[3]

Fonti


Fonti
[1] Un giorno da speleologo: il Club Alpinistico Triestino … – Scintilena https://www.scintilena.com/un-giorno-da-speleologo-il-club-alpinistico-triestino-apre-la-caverna-iii-ad-est-di-basovizza-il-club-alpinistico-triestino-propone-visite-guidate-gratuite-e-mostre-didattiche-nella-caverna-iii-ad-es/05/20/
[2] Caverna 3ª ad E di Basovizza – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/1146-Caverna_3_ad_E_di_Basovizza
[3] Club Alpinistico Triestino: Home https://www.cat.ts.it/
[4] L’orso delle caverne – Museo Civico di Storia Naturale di Trieste https://museostorianaturaletrieste.it/visita/il-quaternario/lorso-delle-caverne/
[5] UNESCO International Day of Caves and Karst https://www.caveskarstday.org/
[6] First UNESCO International Day of Caves and Karst (Postojna … https://www.geomorph.org/2026/04/first-unesco-international-day-of-caves-and-karst-postojna-slovenia-10-13-september-2026/
[7] International Day of Caves and Karst | UNESCO https://www.unesco.org/en/days/caves-and-karst
[9] Fontanone del Riu Neri – Federazione Speleologica Regionale https://www.fsrfvg.it/?p=11735
[10] The Global Geoparks Network celebrates the International Day of … https://www.globalgeoparksnetwork.org/news/global-geoparks-network-celebrates-international-day-caves-and-karst
[11] Petra “Coda Allegra”: Piccole escursioni a 6 zampe https://codaallegra.blogspot.com/
[12] International Day of Caves and Karst 2026: what to expect – inItaly https://www.initaly.it/en/articolo/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-2026-calendario-e-35259
[13] UNESCO International Day of Caves and Karst – UIS https://uis-speleo.org/index.php/event/unesco-international-day-of-caves-and-karst/
[14] International Day of Caves and Karst (IDCK) https://izrkp.zrc-sazu.si/en/dogodki/international-day-of-caves-and-karst-idck
[15] Calendario – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/calendario/
[16] UNESCO proclaims the International Day of Caves and Karst! https://www.eurospeleo.eu/2025/11/26/unesco-proclaims-the-international-day-of-caves-and-karst/
[17] Kleine Berlin – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/kleine-berlin/
[18] Ciao Susi https://www.fsrfvg.it/?p=7491
[19] Chi siamo – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/chi-siamo/
[20] Orso delle Caverne | Musei di Genova https://www.museidigenova.it/it/orso-delle-caverne
[21] Ursus spelaeus | Itinerari Virtuali – Unipd http://itinerarivirtuali.musei.unipd.it/itinerario/sostenibilita-musei-unipd/obiettivo-13-lotta-ai-cambiamenti-climatici/reperto/ursus-spelaeus
[22] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[23] La Caverna 3° ad E di Basovizza – boegan.it https://www.boegan.it/2004/05/la-caverna-3-ad-e-di-basovizza/
[24] Orso delle caverne: perché si è estinto? L’uomo sul banco degli … https://www.archeostorie.it/orso-delle-caverne-perche-estinto/
[25] ORSO DELLE CAVERNE | Parco della Preistoria https://www.parcodellapreistoria.it/preistoria_orso-delle-caverne
[26] L’orso delle caverne – Museo Storia Naturale Gagliole https://www.museostorianaturalegagliole.com/orso-delle-caverne/
[27] 840 | Caverna 1ª ad E di Basovizza – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/840-Caverna_1_ad_E_di_Basovizza
[28] L’orso delle caverne: i fossili del Museo Civico di Storia https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/percorso-tematico/
[29] PRCS 4938 GROTTA 3° DELLA PINETA DI BASOVIZZA https://www.catastogrotte.it/grotta/4938
[30] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/1267/?nomobile/wp-admin/install_php&wpmp_switcher=mobile

Comunicato ufficiale:

Alla scoperta del mondo sotterraneo: la Caverna III di Basovizza apre al pubblico


Sabato 24 ottobre un’occasione speciale per entrare nel sottosuolo del Carso e scoprire, accompagnati dagli speleologi, un ambiente che custodisce testimonianze della vita animale e della storia naturale del territorio


C’è un mondo che comincia pochi metri sotto i nostri piedi, invisibile a chi percorre ogni giorno il Carso in superficie, ma capace di raccontare una storia antichissima fatta di acqua, roccia, animali e uomini. È il mondo sotterraneo, un patrimonio naturale spesso nascosto e proprio per questo ancora più affascinante, che sabato 24 ottobre sarà possibile conoscere da vicino grazie all’apertura straordinaria al pubblico della Caverna III ad Est di Basovizza, organizzata dal Club Alpinistico Triestino. L’appuntamento fa parte della serie di eventi organizzati dal CAT dedicati alla Giornata Internazionale della Speleologia e del Carsismo.
La giornata, istituita per la prima volta il 13 settembre 2026 su iniziativa dell’UNESCO e dell’UIS, Unione Internazionale di Speleologia, offre l’occasione per avvicinarsi alla speleologia non soltanto come disciplina dedicata all’esplorazione delle grotte, ma anche come strumento per conoscere e comprendere un ambiente fragile e ricco di testimonianze del passato.
Per l’occasione, la Caverna III ad Est di Basovizza sarà aperta ai visitatori, che potranno percorrerla accompagnati in sicurezza dagli Istruttori di Tecnica Speleologica del Club Alpinistico Triestino. La cavità, caratterizzata da uno sviluppo prevalentemente orizzontale e da un accesso relativamente agevole, permette anche a chi non ha mai avuto esperienza del mondo sotterraneo di compiere un primo viaggio nell’ambiente ipogeo, scoprendone caratteristiche, curiosità e peculiarità.

Ad accompagnare la visita ci sarà il dottor Sergio Dolce, già Direttore del Museo di Storia Naturale di Trieste, che illustrerà ai partecipanti alcuni degli aspetti più interessanti legati alla flora e alla fauna ipogea, permettendo di comprendere come la vita riesca ad adattarsi a condizioni ambientali completamente diverse da quelle della superficie.

La visita sarà inoltre un’occasione per fare un salto indietro nel tempo attraverso le testimonianze degli animali che un tempo popolavano le cavità carsiche.

Per l’occasione sarà infatti esposto il calco del cranio di un orso delle caverne, grande mammifero preistorico che frequentò le grotte europee fino a circa 25.000 anni fa, insieme ad altri manufatti che contribuiranno a raccontare la lunga storia naturale del sottosuolo carsico.
L’iniziativa è gratuita e prevede due turni di visita, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16.

Le iscrizioni saranno aperte dall’8 al 24 ottobre 2026 e potranno essere effettuate presso la sede del Club Alpinistico Triestino, in via Raffaele Abro 5/A a Trieste, il martedì dalle 21 alle 23, oppure scaricando il modulo dal sito www.cat.ts.it e inviandolo, una volta compilato, all’indirizzo cat@cat.ts.it.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Club Alpinistico Triestino anche tramite WhatsApp al 327 8461635.
CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS@Web

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  • A Verona non solo Romeo e Giulietta: una serata sul rilievo in grotta l’8 ottobre 2026
    Condividi Verona, una serata dedicata al rilievo in grotta con Giorgio Annichini Giovedì 8 ottobre 2026 il Gruppo Speleologico CAI Verona propone una serata divulgativa dedicata al rilievo in grotta, uno degli strumenti fondamentali per trasformare l’esplorazione speleologica in conoscenza e documentazione del mondo sotterraneo. Come si costruisce la carta di una grotta? Come si passa da una successione di pozzi, meandri e sale percorse sottoterra a una rappresentazione planimetrica e trid
     

A Verona non solo Romeo e Giulietta: una serata sul rilievo in grotta l’8 ottobre 2026

Október 8th 2026 at 07:00

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Verona, una serata dedicata al rilievo in grotta con Giorgio Annichini

Giovedì 8 ottobre 2026 il Gruppo Speleologico CAI Verona propone una serata divulgativa dedicata al rilievo in grotta, uno degli strumenti fondamentali per trasformare l’esplorazione speleologica in conoscenza e documentazione del mondo sotterraneo.

Come si costruisce la carta di una grotta? Come si passa da una successione di pozzi, meandri e sale percorse sottoterra a una rappresentazione planimetrica e tridimensionale utilizzabile per l’esplorazione, la ricerca e il catasto?

A questi temi sarà dedicata la serata “Rilievo in grotta”, in programma giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 21:00 presso la sede del CAI Verona, organizzata dal Gruppo Speleologico CAI Verona.

A condurre l’incontro sarà Giorgio Annichini, responsabile del Catasto Speleologico Veronese. Il suo nome è legato da molti anni alla documentazione delle cavità del territorio veronese e non solo: speleologo dal 1998, laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e istruttore di tecnica della Società Speleologica Italiana, Annichini ha partecipato a esplorazioni e campagne di rilievo in Italia e all’estero. Tra i lavori più significativi figura anche l’aggiornamento del rilievo della Spluga della Preta, al quale è dedicato un suo contributo specifico nella monografia sulla celebre cavità del Corno d’Aquilio.

Il tema della serata assume particolare interesse anche alla luce dell’evoluzione recente del Catasto delle Grotte del Veneto. Con la versione 3.0.0 del database e del Geoportale WISH è stata completata la digitalizzazione dei dati cartacei: il catasto riporta oggi 8.984 cavità naturali censite e 10.294 rilievi topografici, comprendenti anche i primi rilievi tridimensionali ottenuti con tecnologia LIDAR.

Il rilievo costituisce infatti uno degli elementi essenziali della documentazione speleologica. Nel sistema catastale vengono registrati, tra gli altri dati, sviluppo spaziale e dislivelli della cavità, localizzazione e gruppi che hanno effettuato il rilievo. Il passaggio dalle vecchie misure effettuate con bussola, clinometro e strumenti analogici ai sistemi digitali, GPS e rilievi tridimensionali ha inoltre consentito di aumentare notevolmente precisione e possibilità di elaborazione dei dati.

L’appuntamento si inserisce nell’attività divulgativa del Gruppo Speleologico CAI Verona: una realtà speleologica importante, che nel 2025 ha celebrato i cento anni dalle prime esperienze, avviate nel 1925 con le discese nella Spluga della Preta e dalla nascita del gruppo all’interno della sezione veronese del Club Alpino Italiano.

L’appuntamento è per giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 21:00 presso la sede del CAI Verona, in Via Porto San Pancrazio 83, a Verona.

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  • Yak X, il DNA antico svela un bovino estinto nelle grotte dell’Altai
    Condividi Dalla grotta di Denisova ai siti della Siberia meridionale, Yak X emerge come un parente degli yak con una storia evolutiva autonoma. Dopo la scoperta mitocondriale del 2025, venti genomi antichi ne ricostruiscono la presenza per circa 200.000 anni. Il DNA antico recuperato da frammenti ossei della grotta di Denisova e di altri siti della Siberia meridionale ha identificato Yak X, un bovino estinto imparentato con gli yak attuali. Il nuovo studio, pubblicato il 5 ottobre 2026 su Cur
     

Yak X, il DNA antico svela un bovino estinto nelle grotte dell’Altai

Október 8th 2026 at 06:00

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Dalla grotta di Denisova ai siti della Siberia meridionale, Yak X emerge come un parente degli yak con una storia evolutiva autonoma. Dopo la scoperta mitocondriale del 2025, venti genomi antichi ne ricostruiscono la presenza per circa 200.000 anni.

Il DNA antico recuperato da frammenti ossei della grotta di Denisova e di altri siti della Siberia meridionale ha identificato Yak X, un bovino estinto imparentato con gli yak attuali. Il nuovo studio, pubblicato il 5 ottobre 2026 su Current Biology, ricostruisce una storia evolutiva separata e una presenza regionale durata circa 200.000 anni.[1]

La ricerca sviluppa i risultati pubblicati nel novembre 2025 su Genome Biology and Evolution. Quel lavoro aveva riconosciuto una linea mitocondriale sconosciuta, denominata «yak X». L’analisi di venti genomi antichi ha ora permesso di caratterizzare più ampiamente questi animali e di riconoscerli come una specie estinta distinta.[1][2]

Yak X e DNA antico

Il primo studio ha esaminato 63 reperti bovini. Cinquantasette provenivano dalla grotta di Denisova; altri sei da siti della Siberia occidentale e meridionale. Le ossa della cavità erano state selezionate anche attraverso ZooMS, una tecnica paleoproteomica che utilizza i profili del collagene per attribuire i frammenti a gruppi animali.[2]

Il confronto delle sequenze ha individuato bovini affini agli yak, bisonti e uri. Fra i genomi mitocondriali ricostruiti con maggiore copertura, dodici campioni formavano un ramo separato rispetto alla diversità conosciuta degli yak moderni e antichi. È questa la linea chiamata Yak X.[2]

La nuova ricerca ha ampliato l’indagine al DNA nucleare. Il gruppo comprende ricercatori del Centre for Palaeogenetics di Stoccolma, dell’Università della California a Santa Cruz e dell’Università di Vienna. Fra gli autori principali figurano Alexandre Gilardet e Jonas Oppenheimer; Love Dalén è l’autore senior. I venti genomi ottenuti coprono un arco temporale di circa 200.000 anni.[1]

Il confronto con altri bovini indica che la separazione dagli antenati degli yak attuali iniziò circa 400.000 anni fa. La divergenza divenne completa intorno a 250.000 anni fa. Le analisi hanno inoltre rilevato tracce trascurabili di incrocio con altri bovini della regione, fra cui bisonti delle steppe e uri.[1]

Denisova conserva la biodiversità scomparsa

La grotta di Denisova è nota per le scoperte sugli ominini arcaici. Le sue raccolte ossee documentano anche una fauna più articolata di quella rappresentata dalle popolazioni viventi. Nella cavità, molti resti sono troppo frammentari per un’identificazione basata soltanto sulla forma. Il recupero delle biomolecole permette di ricostruirne l’appartenenza.[2]

Yak X non era un’apparizione isolata. La linea è stata riconosciuta in più siti e ha attraversato diverse oscillazioni climatiche. La sua lunga presenza riguarda il quadro regionale dell’Asia delle medie latitudini, non una sequenza ininterrotta di ritrovamenti nella sola grotta di Denisova.[2]

Anche gli altri bovini raccontano una perdita di diversità. I bisonti comprendevano la linea mitocondriale «clade X», distinta da Yak X. Gli uri erano meno rappresentati nel campione. I genomi ricostruiti mostrano rami evolutivi oggi assenti dalle popolazioni attuali. L’Altai emerge così come un territorio importante per la diversificazione sia dei bovini sia degli ominini.[2]

Per la ricerca negli ambienti sotterranei, questi risultati mostrano il valore delle raccolte di frammenti ossei. Reperti privi di caratteri morfologici diagnostici possono conservare informazioni utili a riconoscere animali estinti e a ricostruire antiche comunità faunistiche.[1][2]

Yak X tra clima ed estinzione

La nuova analisi genomica suggerisce un ricambio di popolazione durante l’ultimo periodo interglaciale, accompagnato da una riduzione della diversità genetica. Secondo i ricercatori, questo andamento potrebbe riflettere gli effetti del riscaldamento avvenuto circa 120.000 anni fa su un animale adattato al freddo. La serie temporale consente di seguire questi cambiamenti attraverso interi cicli glaciali.[1]

Il reperto più recente analizzato risale a circa 27.000 anni fa. Yak X si estinse successivamente, ma la data precisa e le cause della scomparsa restano da determinare. Questo reperto documenta quindi una presenza tardiva, senza fissare il momento dell’estinzione.[1]

I resti provengono dalla grotta di Denisova e dal più ampio territorio dell’Altai-Sayan e della Siberia meridionale. Gli yak selvatici attuali vivono invece alle alte quote dell’altopiano tibetano. Il confronto amplia la conoscenza della distribuzione geografica dei parenti degli yak durante il Pleistocene.[1]

Yak X e classificazione paleontologica

Yak X rimane una denominazione di ricerca. La distinzione genetica della specie sarà affiancata dal confronto con resti di bovini simili agli yak già descritti nella regione. I ricercatori intendono verificare se questi fossili appartengano allo stesso animale, così da definirne la classificazione formale.[1]

Lo studio del 2025 aveva già proposto un possibile collegamento con lo yak del Baikal, indicato come Bos mutus baikalensis. L’integrazione fra paleogenomica e studio delle ossa potrà collegare la linea genetica a caratteri anatomici riconoscibili. Le grotte dell’Altai continuano così a restituire informazioni sulla fauna e sui paesaggi della Siberia pleistocenica.[1][2]

Fonti

Fonti
[1] Previously unknown extinct bovine species discovered in Siberia https://www.eurekalert.org/news-releases/1145741
[3] Paleogenomics Reveals a Loss of Bovine Lineages in Mid-latitude … https://academic.oup.com/gbe/article/17/11/evaf206/8315343
[4] Paleogenomics Reveals a Loss of Bovine Lineages in Mid-latitude Asia Over the Last 200,000 Years https://academic.oup.com/gbe/article/doi/10.1093/gbe/evaf206/8315343
[5] Ancient genomes reveal an extinct bovine species from mid-latitude … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960982226012522
[6] Discovery of genomes of Neanderthal, Denisova and its impact on modern human https://engine.scichina.com/doi/10.1360/TB-2022-1134
[7] Extinct yak relative discovered from DNA in Denisova cave https://www.newscientist.com/article/2591962-extinct-yak-relative-discovered-from-dna-in-denisova-cave/
[8] Genetic history of an archaic hominin group from Denisova Cave in … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4306417/
[9] Extinct yak relative discovered from DNA in Denisova cave https://www.newscientist.com/article/2591962-2591962/
[10] Pleistocene sediment DNA reveals hominin and faunal turnovers at Denisova Cave https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8277575/
[11] A High-Coverage Genome Sequence from an Archaic Denisovan Individual https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3617501/
[12] Meet “Yak X,” A Newly Discovered Extinct Species Found In … https://www.iflscience.com/meet-yak-x-a-newly-discovered-extinct-species-found-in-siberias-famed-denisova-cave-84845
[13] 100 ancient genomes show repeated population turnovers in Neolithic Denmark https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10781617/
[14] Palaeontology News, Articles | IFLScience https://www.iflscience.com/tags/palaeontology
[15] Middle and Late Pleistocene Denisovan subsistence at Baishiya Karst Cave https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11291277/
[16] Extinct Yak Relative Discovered in Denisova Cave DNA https://scienceofficial.org/discoveries/extinct-yak-relative-identified-from-dna-in-siberian-cave/
[17] Population genomics of post-glacial western Eurasia https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10781627/
[18] Unknown Yak DNA Discovered in Denisova Cave in Altai https://247newsagency.com/unknown-yak-dna-discovered-in-denisova-cave-in-altai/
[19] Ancient genomes reveal insights into ritual life at Chichén Itzá https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11208145/
[20] DNA from broken bones uncovers a lost yak relative from Ice Age … https://www.earth.com/animals/dna-from-broken-bones-uncovers-a-lost-yak-relative-from-ice-age-siberia/
[21] Initial Upper Palaeolithic humans in Europe had recent Neanderthal ancestry https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8026394/
[22] Meet “Yak X,” A Newly Discovered Extinct Species Found In Siberia’s Famed Denisova Cave https://www.newsbreak.com/iflscience-1744888/4926753083463-meet-yak-x-a-newly-discovered-extinct-species-found-in-siberia-s-famed-denisova-cave
[23] A Complete Mitochondrial Genome Sequence from a Mesolithic Wild Aurochs (Bos primigenius) https://dx.plos.org/10.1371/journal.pone.0009255
[24] Previously unknown extinct bovine species discovered in Siberia https://www.su.se/english/news/articles/2026-10-06-previously-unknown-extinct-bovine-species-discovered-in-siberia
[25] Update on Fossil Stomata Paleoecology , Ploidy , Paleoatmospheric Composition , and Developmental Biology : A Review of the Multiple Uses of Fossil Stomata 1 [ OPEN ] https://www.semanticscholar.org/paper/9f1868e3a819b2a422868d92d5f8a640345273d2
[26] Ancient Mongolian aurochs and cattle genomes reveal population … https://www.cell.com/iscience/fulltext/S2589-0042(26)02787-2
[27] Molecular evolution of herpesviruses: genomic and protein sequence comparisons https://journals.asm.org/doi/10.1128/jvi.68.3.1886-1902.1994
[28] The Genomic Legacy of Aurochs hybridization in ancient and … – eLife https://elifesciences.org/reviewed-preprints/93076
[29] Ancient DNA confirms diverse origins of early post-Columbian cattle in the Americas https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10394069/
[30] Genes from cattle’s ancient wild relatives reveal the complex history … http://www.scimex.org/newsfeed/genes-from-cattles-ancient-wild-relatives-reveal-the-complex-history-of-the-modern-cow
[31] Pig Domestication and Human-Mediated Dispersal in Western Eurasia Revealed through Ancient DNA and Geometric Morphometrics https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3603306/
[32] Extinct ice age bovine discovered in Siberian cave https://www.popsci.com/science/extinct-ice-age-bovine-siberian-cave/
[33] Correction for Frantz et al., Ancient pigs reveal a near-complete genomic turnover following their introduction to Europe https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7322036/
[34] Aurochs – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Aurochs
[35] Extinct Ice Age Bovine Discovered in Siberian Cave https://ground.news/article/extinct-ice-age-bovine-discovered-in-siberian-cave_e86d70
[36] Scientists studying ancient Siberian bone fragments used DNA to identify a previously unknown extinct bovine related to modern yaks that followed its own evolutionary path for hundreds of thousands of years https://timesofindia.indiatimes.com/science/archaeology/scientists-studying-ancient-siberian-bone-fragments-used-dna-to-identify-a-previously-unknown-extinct-bovine-related-to-modern-yaks-that-followed-its-own-evolutionary-path-for-hundreds-of-thousands-of-years/articleshow/134738756.cms
[37] Nirm?t? on X: “Ancient genomes reveal an extinct bovine species … https://x.com/En_formare/status/2107210553496420638/photo/2
[38] Paleontology news https://phys.org/biology-news/paleontology/
[39] Paleogenomics Reveals a Loss of Bovine Lineages in Mid-latitude … https://sciact.archaeology.nsc.ru/public/article/2688/en
[40] Extinct bovine species discovered in Siberia reveals lost … https://phys.org/news/2026-10-extinct-bovine-species-siberia-reveals.html
[41] Realtalk: will the aurochs ever come back? http://breedingback.blogspot.com/2026/03/realtalk-will-aurochs-ever-come-back.html

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  • Grotte di Castellana, il mondo sotterraneo può diventare rifugio climatico contro il caldo estremo
    Condividi Durante le ondate di calore la Grave, con una temperatura intorno ai 16 °C, ha accolto anziani e persone fragili Il complesso carsico pugliese sperimenta una nuova funzione sociale, mentre cresce l’attenzione per accessibilità, sostenibilità e nuove forme di fruizione Le Grotte di Castellana, uno dei più importanti complessi carsici turistici italiani, durante l’estate 2026 hanno assunto anche una funzione insolita e particolarmente attuale: quella di rifugio climatico nelle gior
     

Grotte di Castellana, il mondo sotterraneo può diventare rifugio climatico contro il caldo estremo

Október 8th 2026 at 05:00

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Durante le ondate di calore la Grave, con una temperatura intorno ai 16 °C, ha accolto anziani e persone fragili

Il complesso carsico pugliese sperimenta una nuova funzione sociale, mentre cresce l’attenzione per accessibilità, sostenibilità e nuove forme di fruizione

Le Grotte di Castellana, uno dei più importanti complessi carsici turistici italiani, durante l’estate 2026 hanno assunto anche una funzione insolita e particolarmente attuale: quella di rifugio climatico nelle giornate caratterizzate dalle temperature più elevate.

L’iniziativa è stata sperimentata nel mese di luglio, quando la Grave, la grande cavità d’ingresso del sistema sotterraneo, è stata aperta per alcune ore ad anziani, bambini e persone fragili, offrendo loro un ambiente naturalmente fresco nel quale trascorrere parte della giornata. Nel sottosuolo di Castellana la temperatura si mantiene infatti attorno ai 16-16,5 °C per tutto l’anno.

Secondo quanto documentato il 18 luglio dalla TGR Puglia, nella Grave sono state organizzate anche attività di socializzazione e intrattenimento. L’iniziativa non era riservata ai soli abitanti di Castellana Grotte, ma era rivolta anche a persone provenienti dai comuni vicini e dall’area barese. La società di gestione aveva inoltre annunciato la possibilità di riattivare il servizio in occasione di successive ondate di calore.

Il sottosuolo come risposta alle temperature estreme

L’esperienza di Castellana introduce un tema destinato probabilmente ad assumere un interesse crescente: il ruolo degli ambienti sotterranei in presenza di condizioni climatiche estreme.

Le cavità naturali possiedono un microclima molto più stabile rispetto all’ambiente esterno. Nel caso delle Grotte di Castellana, il complesso si sviluppa per oltre tre chilometri e presenta temperature interne sostanzialmente costanti durante l’anno. Una caratteristica normalmente associata alla visita turistica che, durante le giornate di caldo eccezionale, può acquisire anche un valore sociale.

L’esperimento dell’estate è tornato all’attenzione nei giorni scorsi grazie a un articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 3 ottobre, dedicato alle trasformazioni in corso intorno al sito carsico pugliese. Il direttore artistico Giuseppe Savino ha ricordato che, durante l’estate particolarmente calda, le grotte sono state aperte alla cittadinanza nelle ore di maggiore afa proprio con la funzione di rifugio climatico.

Si tratta di un utilizzo che non modifica la destinazione principale delle Grotte di Castellana, ma mette in evidenza come un ambiente naturale ipogeo possa entrare, con le necessarie cautele e valutazioni, anche nelle strategie locali di adattamento alle temperature estreme.

Accessibilità e nuove modalità di conoscenza delle grotte

L’attenzione alla funzione sociale del complesso si accompagna ad altre iniziative rivolte ad ampliare le possibilità di fruizione. Il progetto “Grotte 100% Accessibili”, ad esempio, prevede visite dedicate anche a persone con disabilità fisiche, sensoriali, psichiche e intellettivo-relazionali, con modalità organizzative specifiche e una preventiva valutazione della compatibilità con il microclima e con le caratteristiche dell’ambiente sotterraneo.

Accanto alla visita turistica tradizionale vengono inoltre proposte esperienze che cercano di avvicinare il pubblico alla dimensione esplorativa della grotta.

Con SpeleoFamily, rivolta alle famiglie, parte del percorso viene effettuata al buio e con modalità che richiamano le prime esplorazioni del complesso. L’itinerario comprende anche una deviazione dal normale tracciato turistico verso la Caverna delle Concrezioni Coralline.

SpeleoNight propone invece un percorso di circa tre chilometri che comprende l’esplorazione di un tratto non normalmente inserito nella visita turistica e il passaggio individuale nel Corridoio del Deserto, sfruttando oscurità e silenzio come elementi dell’esperienza sotterranea.

Sono modalità di fruizione molto diverse dalla speleologia esplorativa propriamente detta, ma testimoniano il tentativo di comunicare al grande pubblico aspetti della grotta che vanno oltre la semplice contemplazione delle concrezioni.

Dalla scoperta del 1938 alle nuove funzioni del mondo sotterraneo

La storia moderna delle Grotte di Castellana è legata alla discesa di Franco Anelli nella Grave il 23 gennaio 1938 e alle successive esplorazioni condotte insieme a Vito Matarrese. Fu poi Matarrese, proseguendo le ricerche, a raggiungere nel 1939 la Grotta Bianca, uno degli ambienti più conosciuti del complesso.

A quasi novant’anni dall’inizio di quelle esplorazioni, Castellana mostra così un’altra possibile relazione tra comunità e sottosuolo. La grotta resta innanzitutto un ambiente naturale delicato, da conoscere e tutelare, ma la stabilità del suo microclima mette oggi in evidenza anche una funzione che difficilmente sarebbe stata immaginata dai primi esploratori.

In estati sempre più segnate da episodi di caldo intenso, l’esperienza pugliese offre quindi uno spunto che va oltre il singolo sito turistico: le cavità naturali possono diventare anche luoghi nei quali riflettere concretamente sul rapporto fra ambiente sotterraneo, comunità e adattamento ai cambiamenti climatici, purché ogni utilizzo sia compatibile con la conservazione del sistema carsico e con la sicurezza delle persone.

Fonti: Corriere della Sera, 3 ottobre 2026; Rai TGR Puglia, 18 luglio 2026; Grotte di Castellana Srl, sito istituzionale

Foto: Grave delle Grotte di Castellana – Boboseiptu / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

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  • Gessi Triassici imbrattati di blu: vandalismo nel sito UNESCO del Secchia
    Condividi Vernice sugli affioramenti dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano segnala l’episodio ai Carabinieri Forestali; operatori e speleologi intervengono per ridurre il danno. Gessi Triassici, scoperta e indagini Numerosi affioramenti dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia sono stati imbrattati con vernice blu lungo un percorso escursionistico dell’area UNESCO. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano ha denunciato l’ac
     

Gessi Triassici imbrattati di blu: vandalismo nel sito UNESCO del Secchia

Október 7th 2026 at 14:00

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Vernice sugli affioramenti dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano segnala l’episodio ai Carabinieri Forestali; operatori e speleologi intervengono per ridurre il danno.

Gessi Triassici, scoperta e indagini

Numerosi affioramenti dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia sono stati imbrattati con vernice blu lungo un percorso escursionistico dell’area UNESCO. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano ha denunciato l’accaduto. I Carabinieri Forestali hanno avviato le indagini per individuare i responsabili. La notizia è stata riportata da Il Resto del Carlino il 7 ottobre 2026.[1]

I segni sono stati individuati durante il sopralluogo che precedeva l’escursione di domenica 4 ottobre, intitolata “La bellezza sotto sopra – I Gessi Triassici raccontano”. Alla verifica del percorso hanno partecipato il Parco e il Gruppo Speleo “G. Chierici”. Il vandalismo ha interessato diversi affioramenti rocciosi lungo il sentiero.[1][2]

Operatori e volontari hanno dedicato una giornata alle operazioni di pulizia delle superfici imbrattate. L’intervento è stato svolto per ridurre il danno e ripulire le rocce. Dell’episodio sono stati informati anche il Comune di Villa Minozzo, le associazioni locali e le sezioni CAI di Reggio Emilia e Castelnovo ne’ Monti.[2]

Gessi Triassici e patrimonio UNESCO

Le rocce coinvolte appartengono a un paesaggio geologico che conserva una storia lunga oltre 200 milioni di anni. I Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia risalgono a circa 220 milioni di anni fa. Nell’area affiorano anche anidriti, dolomie e calcari cavernosi, che contribuiscono alla varietà delle forme del territorio.[1][3]

L’Alta Valle Secchia è una delle sette componenti del sito seriale “Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale”. Il riconoscimento UNESCO risale al settembre 2023. Il bene comprende paesaggi e sistemi sotterranei distribuiti in diverse aree dell’Emilia-Romagna, accomunati dai fenomeni carsici nelle rocce evaporitiche.[3]

L’acqua svolge un ruolo centrale nella formazione di questi ambienti. La dissoluzione di rocce come il gesso contribuisce allo sviluppo di doline, inghiottitoi, risorgenti e grotte. Le forme osservabili lungo i sentieri sono quindi collegate alla circolazione idrica nel sottosuolo. Per la speleologia, questo rapporto permette di leggere insieme il paesaggio esterno e i sistemi ipogei.[3]

Speleologia lungo i Gessi Triassici

L’escursione del 4 ottobre ha riunito circa cinquanta partecipanti. La giornata ha coinvolto il Parco nazionale, l’Università di Modena e Reggio Emilia, il mondo speleologico, la Regione, l’Ordine dei geologi e le guide ambientali escursionistiche. L’obiettivo era conoscere il territorio attraverso geologia, natura e storia delle comunità locali.[1]

Il gruppo si è ritrovato a Sologno, nell’ex scuola recuperata dal Parco e destinata a diventare un ostello. Dopo una presentazione iniziale, i partecipanti hanno percorso il sentiero 621C. L’itinerario ha permesso di osservare una vecchia fornace per la cottura del gesso, affioramenti modellati dall’acqua e forre nelle rocce evaporitiche. Il percorso ha raggiunto anche le pareti di Monte Rosso e Monte Merlo.[1]

Gli speleologi hanno accompagnato il gruppo in prossimità del principale sistema carsico dell’area. Sono stati osservati gli ingressi del Tanone e del Tanino della Gaggiolina. L’escursione è poi proseguita fino alle Fonti di Poiano, collegando la lettura delle rocce alla presenza delle acque carsiche.[1]

Tutela dei Gessi Triassici

L’iniziativa rientrava nel programma della Settimana del Pianeta Terra, svoltasi dal 27 settembre al 4 ottobre 2026. Gli appuntamenti dedicati alle evaporiti dell’Appennino hanno messo in relazione divulgazione geologica, ricerca speleologica e conservazione.[3]

Dopo il vandalismo, il Parco ha richiamato la responsabilità collettiva nella tutela di questi luoghi. L’ente ha sottolineato che imbrattare una roccia danneggia un patrimonio appartenente alla comunità e da trasmettere alle generazioni future. Ha inoltre invitato gli stessi autori dei segni blu a partecipare ai prossimi appuntamenti divulgativi. La conoscenza della storia dei Gessi Triassici è al centro dell’appello al rispetto del territorio.[2]

Fonti

Fonti
[1] I gessi triassici imbrattati con la vernice blu https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/i-gessi-triassici-imbrattati-con-f6e13504
[2] «Rocce imbrattate di vernice blu nel cuore dell’area Unesco … https://www.redacon.it/2026/10/06/rocce-imbrattate-di-vernice-blu-nel-cuore-dellarea-unesco/
[3] La bellezza sotto sopra: i gessi dell’Appennino in mostra … – Scintilena https://www.scintilena.com/la-bellezza-sotto-sopra-i-gessi-dellappennino-in-mostra-durante-la-settimana-del-pianeta-terra/09/17/
[4] Gessi Triassici dell’Alta Val Secchia, quattro escursioni gratuite tra … https://www.scintilena.com/gessi-triassici-dellalta-val-secchia-quattro-escursioni-gratuite-tra-geologia-e-paesaggio-unesco/06/20/
[5] Manifestazioni culturali sui Gessi Triassici – Scintilena https://www.scintilena.com/manifestazioni-culturali-sui-gessi-triassici/09/26/
[6] Gessi Triassici – Luoghi Di Interesse Naturalistico – Ambiente e Natura https://www.appenninoreggiano.it/it/scheda/gessi-triassici
[7] Geologia Archivi – Pagina 3 di 23 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/geologia/page/3/
[8] Gessi Triassici, Uomini, Lupi e Pipistrelli: chi fa più paura … – Scintilena https://www.scintilena.com/gessi-triassici-uomini-lupi-e-pipistrelli-chi-fa-piu-paura-e-progetto-gypsum/03/02/
[9] Scintilena, Autore presso Scintilena – Pagina 1581 di 2018 https://www.scintilena.com/author/scintilena/page/1581/
[10] Convegno Internazionale sulle Aree Carsiche nei Gessi dell’Emilia … https://www.scintilena.com/convegno-internazionale-sulle-aree-carsiche-nei-gessi-dellemilia-romagna/08/10/

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  • Pulizia grotte a Santa Cesarea Terme: gli speleologi di Tricase rimuovono i rifiuti portati dal mare
    Condividi La pulizia grotte a Santa Cesarea Terme ha coinvolto otto volontari del Gruppo Speleologico Tricase. Nei pressi del Bagno Marino Archi sono stati recuperati legname, boe, ciabatte e frammenti di polistirolo, con un intervento dedicato alla tutela della costa e alla sensibilizzazione dei bagnanti. Pulizia grotte a Santa Cesarea Otto persone impegnate a trasportare grandi sacchi di rifiuti dalla grotta fino alla strada. È la scena descritta dal Gruppo Speleologico Tricase nel resoc
     

Pulizia grotte a Santa Cesarea Terme: gli speleologi di Tricase rimuovono i rifiuti portati dal mare

Október 7th 2026 at 13:00

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La pulizia grotte a Santa Cesarea Terme ha coinvolto otto volontari del Gruppo Speleologico Tricase. Nei pressi del Bagno Marino Archi sono stati recuperati legname, boe, ciabatte e frammenti di polistirolo, con un intervento dedicato alla tutela della costa e alla sensibilizzazione dei bagnanti.

Pulizia grotte a Santa Cesarea

Otto persone impegnate a trasportare grandi sacchi di rifiuti dalla grotta fino alla strada. È la scena descritta dal Gruppo Speleologico Tricase nel resoconto di una domenica dedicata alla pulizia di una cavità costiera. L’intervento si è svolto nei pressi dello stabilimento balneare Bagno Marino Archi, a Santa Cesarea Terme.

Gli speleologi hanno rimosso parte dei materiali accumulati nell’invaso, dove i marosi avevano trasportato oggetti di dimensioni e natura diverse. Il lavoro ha interessato una raccolta eterogenea di rifiuti. Accanto alle tavole di legno e alle grandi boe, i volontari hanno trovato numerose ciabatte e infradito. A queste si aggiungevano abbondanti quantità di polistirolo, ormai ridotto in piccoli frammenti.

La bonifica ha avuto carattere parziale, come spiegato dallo stesso gruppo. La pulizia grotte a Santa Cesarea Terme ha quindi rimosso una parte dell’accumulo, intervenendo concretamente su un tratto del patrimonio sotterraneo costiero. La raccolta e il trasporto dei sacchi hanno costituito il nucleo dell’attività raccontata dai partecipanti.

Rifiuti marini nelle grotte costiere

Il materiale recuperato racconta il problema dei rifiuti marini attraverso oggetti immediatamente riconoscibili. Ciabatte, infradito, boe e frammenti di imballaggio diventano presenze estranee nell’ambiente della grotta. Nel caso descritto dal Gruppo Speleologico Tricase, il mare aveva convogliato questi materiali all’interno della cavità.

Il quadro nazionale aiuta a collocare l’intervento nella più ampia questione della pulizia delle coste. Secondo ISPRA, nel 2024 la mediana dei rifiuti spiaggiati sui litorali italiani è stata di 252 oggetti ogni 100 metri. Il valore risultava vicino a quello del 2023, pari a 250. La soglia europea indicata per il raggiungimento del buono stato ambientale è invece di 20 oggetti ogni 100 metri.[1]

Le plastiche monouso rappresentavano circa il 28% dei rifiuti registrati. Il monitoraggio viene svolto dalle ARPA costiere in primavera e in autunno, su 69 spiagge distribuite lungo il litorale italiano. Sono conteggiati gli oggetti di dimensioni superiori a 2,5 centimetri. Questi dati descrivono le spiagge monitorate e offrono un riferimento generale sul fenomeno dei rifiuti lungo le coste.[1]

La pulizia grotte a Santa Cesarea Terme porta l’attenzione anche sugli accumuli presenti negli spazi costieri meno visibili. L’intervento degli speleologi ha riguardato proprio uno di questi luoghi, raggiunto dai materiali trasportati dai marosi.

Speleologia e tutela delle grotte

L’attività di bonifica affianca il lavoro di conoscenza e divulgazione svolto dal Gruppo Speleologico Tricase. Nel maggio 2025, Scintilena ha raccontato il convegno organizzato per il decennale del gruppo. L’incontro ha riunito speleologi, ricercatori e istituzioni intorno alle ricerche nel sottosuolo e alle testimonianze preistoriche conservate nelle grotte.[2]

Tra gli argomenti affrontati figurava anche la conservazione delle cavità archeologiche. Il confronto comprendeva la tutela delle stratigrafie e la collaborazione tra comunità speleologica e istituzioni. La salvaguardia del patrimonio ipogeo emergeva così accanto alle attività di ricerca e alla condivisione delle conoscenze.[2]

La pulizia grotte a Santa Cesarea Terme si inserisce in questa attenzione per gli ambienti sotterranei. In questa iniziativa, il contributo del gruppo si è tradotto nella rimozione dei rifiuti e nel loro trasferimento fuori dalla cavità.

Pulizia grotte e sensibilizzazione ambientale

Il lavoro si è svolto mentre altre persone facevano il bagno nelle vicinanze. Gli otto partecipanti, impegnati nel trasporto dei sacchi fino alla strada, hanno reso visibile un’attività che spesso resta lontana dallo sguardo dei frequentatori della costa.

Nel messaggio diffuso dal gruppo, l’obiettivo dichiarato è anche quello di sensibilizzare chi ha osservato la raccolta. Il passaggio dei volontari con i rifiuti recuperati poteva suscitare domande sulla provenienza di quei materiali e sulle condizioni della grotta.

La bonifica unisce quindi un risultato materiale e un intento divulgativo. Da una parte, vengono rimossi gli oggetti accumulati nella cavità. Dall’altra, l’intervento richiama l’attenzione sulla cura degli ambienti costieri. Il resoconto del Gruppo Speleologico Tricase propone la pulizia come una forma concreta di partecipazione alla tutela delle grotte e del mare.

Fonti

Fonti
[1] MONITORAGGIO STRATEGIA MARINA – RIFIUTI MARINI SPIAGGIATI https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/acque-marino-costiere-e-transizione/monitoraggio-strategia-marina-rifiuti-marini-spiaggiati
[2] Speleologi, grotte e preistoria: il bilancio di dieci anni di ricerche del … https://www.scintilena.com/speleologi-grotte-e-preistoria-il-bilancio-di-dieci-anni-di-ricerche-del-gruppo-speleologico-tricase/05/30/
[3] Mare e coste — Italiano – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/banche-dati/banche-dati-folder/mare
[4] Data aggiornamento scheda: 2025-12-31 – Indicatori ambientali https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/temi/179
[5] [PDF] Con i rifiuti abbiamo toccato il fondo e il 75% è plastica – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files2019/area-stampa/comunicati-stampa/COMUNICATOSTAMPA9ott2.pdf
[6] Sos polistirolo in Campania, è l’8,5% di tutti i rifiuti spiaggiati in regione https://www.ansa.it/campania/notizie/2026/09/18/sos-polistirolo-in-campania-e-l85-di-tutti-i-rifiuti-spiaggiati-in-regione_fea0731e-4f7d-4633-bb6a-5fcbfa70c674.html
[7] La “grotta del leone” liberata dai rifiuti dal Gruppo speleologico di … https://www.lecceprima.it/green/la-grotta-del-leone-liberata-dai-rifiuti-dal-gruppo-speleologico-di-tricase.html
[8] Ispra, il 77% dei rifiuti in mare è plastica: Sicilia discarica sottomarina https://tg24.sky.it/ambiente/2019/10/09/ispra-rifiuti-mare-plastica
[9] Grotte di Castellana: pulizia della Grave e ripartenza del Progetto … https://www.scintilena.com/grotte-di-castellana-pulizia-della-grave-e-ripartenza-del-progetto-lampenflora-per-la-tutela-del-patrimonio-carsico/07/07/
[10] Rifiuti Marini – Superset https://superset.isprambiente.it/superset/dashboard/p/Vzaw8lBwB7G/
[11] Gruppo Speleologico Tricase: GST http://www.gruppospeleotricase.it/
[12] Gruppo Speleologico Tricase – Openspeleo.org https://www.openspeleo.org/openspeleo/groups-view-152.html
[13] Puglia Archivi – Pagina 27 di 30 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/puglia/page/27/
[14] [PDF] RIFIUTI MARINI https://strategiamarina.isprambiente.it/wp-content/uploads/2024/02/6.1-medocc_Rifiuti-marini.pdf
[15] Rifiuti in mare: abbiamo toccato il fondo – Wise Society https://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/rifiuti-in-mare-ispra-plastica-fiumi/

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  • Shpella Shtares 2026: a Costacciaro il racconto di una grotta lunga 13,5 chilometri
    Condividi Vito Alessio Lacirignola porterà al Raduno Internazionale di Speleologia le nuove esplorazioni e gli studi della Shpella Shtares 2026. A dieci anni dalla scoperta, la cavità delle Alpi Albanesi continua ad ampliare il proprio sviluppo e le conoscenze sulla fauna sotterranea. Shpella Shtares 2026 a Costacciaro Le esplorazioni della Shpella Shtares 2026 saranno al centro di un incontro con Vito Alessio Lacirignola, del Gruppo Speleologico Martinese. La conferenza rientra nel progra
     

Shpella Shtares 2026: a Costacciaro il racconto di una grotta lunga 13,5 chilometri

Október 7th 2026 at 12:00

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Vito Alessio Lacirignola porterà al Raduno Internazionale di Speleologia le nuove esplorazioni e gli studi della Shpella Shtares 2026. A dieci anni dalla scoperta, la cavità delle Alpi Albanesi continua ad ampliare il proprio sviluppo e le conoscenze sulla fauna sotterranea.

Shpella Shtares 2026 a Costacciaro

Le esplorazioni della Shpella Shtares 2026 saranno al centro di un incontro con Vito Alessio Lacirignola, del Gruppo Speleologico Martinese. La conferenza rientra nel programma del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro, in calendario dal 29 ottobre al 1° novembre 2026. L’intervento, intitolato “Shpella Shtares 2026: nuovi studi ed esplorazioni”, presenterà il lavoro svolto ad agosto nelle Alpi Proclezie, nel nord dell’Albania.[1]

Il tema unisce avanzamento esplorativo e ricerca scientifica. La spedizione più recente ha aggiunto 1,4 chilometri di ambienti rilevati. Lo sviluppo complessivo della grotta ha così raggiunto circa 13,5 chilometri. Parallelamente sono proseguiti i monitoraggi microclimatici e i campionamenti della fauna ipogea.[2]

A Costacciaro, il racconto della Shpella Shtares 2026 porterà quindi l’attenzione su una ricerca continuativa. Le nuove prosecuzioni si inseriscono in un percorso iniziato dieci anni fa. Le osservazioni degli invertebrati troglobi affiancano la documentazione di gallerie, pozzi e collegamenti ancora da esplorare.

Shpella Shtares, dieci anni di esplorazioni

La Shpella Shtares fu scoperta nell’agosto 2016 durante la spedizione Curraj. L’individuazione dell’ingresso avvenne grazie alle indicazioni dei pastori locali, in particolare della famiglia Kolbucaj. Dal 2017 il Gruppo Speleologico Martinese ha concentrato nella cavità una parte consistente delle proprie attività in Albania.[3]

La grotta si trova presso Vrane e Madhe, nel Parco Naturale Regionale Nikaj-Mërtur. L’ingresso si apre a circa 1.400 metri di quota, alla base della cresta calcarea del Maja e Kakisë. Il contesto montano e la complessità dei passaggi hanno accompagnato l’organizzazione delle diverse campagne.[3][4]

Lo sviluppo conosciuto è cresciuto attraverso successive spedizioni e rilievi. Nel 2024 furono aggiunti 1,8 chilometri di nuovi rami e ambienti, raggiungendo la soglia dei dieci chilometri. Le campagne successive hanno ampliato ulteriormente la mappa del sistema. La Shpella Shtares 2026 rappresenta l’ultima tappa di questo lavoro sul campo.[2][5]

La spedizione di agosto si è svolta dall’8 al 23 e ha coinvolto 28 speleologi. Accanto al gruppo martinese hanno partecipato esploratori di diverse associazioni italiane. La collaborazione ha consentito di distribuire le squadre su più fronti e di sostenere le attività nelle zone più lontane dall’ingresso.[2]

Shpella Shtares 2026, nuovi rami

Una delle principali novità è il Ramo Radio Alice. È stato raggiunto nella zona della Connessione, al termine della Via di Oniro, dopo una risalita di quaranta metri. Il nuovo settore si sviluppa per circa cinquecento metri. Presenta diverse condotte e un pozzo ancora da discendere.[2]

Altri avanzamenti hanno interessato il Ramo del Mezzogiorno. Qui una risalita ha aperto l’accesso a una galleria lunga circa cento metri. La prosecuzione incontra una frana alla base di un salto verticale. Nella Sala di Morfeo è stata invece avviata una risalita di circa trenta metri.[2]

Le verifiche nel Ramo Poseidone hanno confermato collegamenti con condotte già conosciute. Nella Forra dei Ragazzi è stato superato un primo tratto bagnato. Più avanti, acqua abbondante e roccia friabile hanno fermato la progressione sotto una seconda risalita.[2]

Per sostenere le esplorazioni più remote è stato allestito un campo avanzato con amache nel Ramo Apuani in Vacanza. In quel settore sono stati rilevati circa cinquecento metri di sviluppo e discesi diversi pozzi. Il limite raggiunto è una strettoia di complessa percorrenza. I collegamenti radio e gli otto posti letto del campo base hanno supportato l’organizzazione interna.[2]

Biospeleologia e microclima della Shpella Shtares

La conferenza dedicata alla Shpella Shtares 2026 comprenderà anche gli studi sull’ambiente sotterraneo. Durante la spedizione sono stati scaricati e riposizionati i termometri di profondità. La rete è stata integrata con un sensore esterno. Due anemometri sono stati installati nella Via di Oniro per studiare la circolazione stagionale dell’aria.[2]

La ricerca biospeleologica ha raccolto campioni di diversi gruppi di invertebrati. Tra questi figurano collemboli, acari, pseudoscorpioni, miriapodi, aracnidi e altri insetti. Sono state campionate anche patine e vermicolazioni per le analisi microbiologiche.[2]

Queste attività proseguono una linea di indagine già avviata nelle precedenti campagne. Vito Alessio Lacirignola figura fra gli autori della relazione sulle prime ricerche biospeleologiche effettuate nella grotta nel 2019. Quel lavoro ha affiancato alle esplorazioni la documentazione della comunità biologica sotterranea.[6]

Nel 2022 sono state descritte tre specie di coleotteri raccolte nella cavità: Kircheria dritae, Anthroherpon shtarensis e Riberius stillicidii. Per quest’ultima è stato istituito anche il nuovo genere Riberius. Sono risultati che documentano l’interesse della Shpella Shtares per lo studio della fauna specializzata degli ambienti ipogei.[6]

L’incontro di Costacciaro collegherà questi studi alle nuove esplorazioni di agosto. Il programma di ricerca proseguirà con Shtares 2027, dedicato ai fronti rimasti aperti e alla continuità dei monitoraggi scientifici.[2]

Fonti

Fonti
[1] Raduno Internazionale di Speleologia 2026 | Costacciaro https://radunocostacciaro.it/
[2] Nuove esplorazioni nel cuore delle Alpi Albanesi: la Shpella Shtares … https://www.scintilena.com/nuove-esplorazioni-nel-cuore-delle-alpi-albanesi-la-shpella-shtares-raggiunge-lo-sviluppo-complessivo-di-135-km/09/07/
[3] Il progetto “Shtares 2026” – Scintilena https://www.scintilena.com/il-progetto-shtares-2026autore-del-thread-sebastiano-data-di-inizio-venerdi-alle-2235venerdi-alle-2235/05/18/
[4] Shpella Shtares raggiunge i 10km di sviluppo https://gsmartinese.it/2024/09/30/shpella-shtares-raggiunge-i-10km-di-sviluppo/
[5] La grotta Shpella Shtares raggiunge la soglia dei 10 km – Scintilena https://www.scintilena.com/la-shpella-shtares-raggiunge-la-soglia-dei-10-km-conclusa-la-spedizione-del-gruppo-speleologico-martinese-sulle-alpi-albanesi/09/27/
[6] Shpella Shtares, la biospeleologia accompagna l’esplorazione nelle … https://www.scintilena.com/shpella-shtares-la-biospeleologia-accompagna-lesplorazione-nelle-alpi-albanesi/08/20/
[8] Programma Eventi | Raduno Internazionale di Speleologia 2026 https://radunocostacciaro.it/programma/
[9] International Speleology Meeting Costacciaro 2026 https://www.eurospeleo.eu/event/international-speleology-meeting-costacciaro-2026-in-italy/
[10] Speleologi di Martina Franca sulle Alpi Albanesi, partita la … https://www.buonasera24.it/gallery/cronaca/926516/speleologi-di-martina-franca-sulle-alpi-albanesi-partita-la-spedizione-shtares-2026-con-28-esploratori-le-foto.html
[11] Costacciaro 2026, attacchi informatici al sito del Raduno … https://www.scintilena.com/costacciaro-2026-attacchi-informatici-al-sito-del-raduno-early-bird-prorogato-al-10-settembre/08/31/
[12] Scintilena https://www.scintilena.com/
[13] RADUNO SPELEO 2026 – KONG https://www.kong.it/it/post/raduno-speleo-2026/
[14] Gli speleologi di Martina Franca portano un «pezzo» di città nelle … https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/taranto/2126911/gli-speleologi-di-martina-franca-portano-un-pezzo-di-citta-nelle-grotte-albanesi.html
[15] Shpella Shtares raggiunge i 5,7km di sviluppo https://gsmartinese.it/2022/12/17/shpella-shtares-raggiunge-i-5-7km-di-sviluppo/
[16] Costacciaro 2026, si sta delineando un sogno: cinque elementi per … https://www.scintilena.com/costacciaro-2026-si-sta-delineando-un-sogno-cinque-elementi-per-raccontare-il-mondo-sotterraneo/08/29/

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  • Grotte glaciovulcaniche in Islanda: Fire under Ice arriva a Costacciaro
    Condividi Andrea Benassi e il Gruppo Speleologico Sacile porteranno al Raduno Internazionale di Speleologia Costacciaro 2026 i risultati della spedizione Vatnajökull 2026 – Fire under Ice. Al centro dell’incontro, le grotte glaciovulcaniche in Islanda e la scoperta di Freyja Hellir, un complesso di circa 1,5 chilometri tra ghiaccio, fumarole e lava. Fire under Ice a Costacciaro 2026 Le esplorazioni delle grotte glaciovulcaniche in Islanda entrano nel programma del Raduno Internazionale di
     

Grotte glaciovulcaniche in Islanda: Fire under Ice arriva a Costacciaro

Október 7th 2026 at 11:00

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Andrea Benassi e il Gruppo Speleologico Sacile porteranno al Raduno Internazionale di Speleologia Costacciaro 2026 i risultati della spedizione Vatnajökull 2026 – Fire under Ice. Al centro dell’incontro, le grotte glaciovulcaniche in Islanda e la scoperta di Freyja Hellir, un complesso di circa 1,5 chilometri tra ghiaccio, fumarole e lava.

Fire under Ice a Costacciaro 2026

Le esplorazioni delle grotte glaciovulcaniche in Islanda entrano nel programma del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro. La manifestazione si svolgerà dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, nel territorio del Parco del Monte Cucco. La conferenza «Vatnajökull 2026 – Fire under Ice» vedrà la partecipazione di Andrea Benassi e del Gruppo Speleologico Sacile. L’incontro presenterà il lavoro svolto durante la spedizione scientifica dedicata alle cavità generate dall’interazione tra attività geotermica e ghiaccio.[1]

Benassi, consigliere della Società Speleologica Italiana e partecipante alla missione, illustrerà un’esperienza che unisce esplorazione, documentazione e ricerca microbiologica. La spedizione, coordinata dal Consorzio Speleologi Ipogenici, ha coinvolto tredici speleologi. Complessivamente sono stati esplorati e documentati quasi 2,5 chilometri di nuove cavità glaciovulcaniche.[2][3]

Il contributo porterà quindi a Costacciaro non soltanto il racconto di una scoperta. Offrirà anche una lettura dei processi che modellano questi ambienti sotterranei e delle attività avviate per seguirne l’evoluzione. Rilievi, fotografie e campionamenti costituiscono parti complementari dello stesso percorso di ricerca.[3]

Grotte glaciovulcaniche tra ghiaccio e lava

La spedizione Vatnajökull 2026 ha proseguito le ricerche iniziate con la ricognizione italiana del 2025. Le attività si sono concentrate su due aree. La prima è la caldera settentrionale del Kverkfjöll, sul ghiacciaio Vatnajökull. La seconda è il distretto vulcanico della caldera del Torfa, nel comprensorio del Torfajökull, nella parte meridionale dell’Islanda.[3]

Le grotte glaciovulcaniche in Islanda si formano dove il calore geotermico incontra le masse glaciali. Fumarole, sorgenti calde e acque di fusione contribuiscono a modellare gallerie e sale. Sono ambienti diversi dalle cavità glaciali prodotte dalla sola circolazione dell’acqua: l’attività idrotermale introduce un’ulteriore componente nella loro formazione e trasformazione.[3]

Al Kverkfjöll, gli esploratori hanno installato strumenti e fotocamere per monitorare alcune cavità già visitate nel 2025. Il lavoro è stato impostato in collaborazione con un gruppo internazionale di speleologi e ricercatori nordamericani. Il confronto fra osservazioni, immagini e rilievi permette di studiare i cambiamenti delle strutture sotterranee nel corso della stagione.[3]

Freyja Hellir, 1,5 chilometri sotterranei

Nel settore del Torfa è stato scoperto e documentato il complesso Freyja Hellir, dedicato alla divinità della mitologia norrena. Con circa 1,5 chilometri di sviluppo, è la più lunga grotta glaciovulcanica attualmente esistente documentata in Islanda. Per sviluppo, occupa il secondo posto tra quelle documentate sul pianeta, dopo il complesso del monte Rainier, negli Stati Uniti.[3]

Freyja Hellir comprende gallerie e sale sviluppate tra il ghiaccio e un substrato di lava riolitica. L’elevata densità delle emissioni fumaroliche alimenta un sistema nel quale agiscono anche sorgenti calde e corsi d’acqua. Lungo il percorso sono stati osservati solchi e marmitte scavati nei depositi vulcanici e nella roccia. Queste forme aggiungono alla documentazione speleologica elementi utili per studiare la storia del drenaggio sotterraneo.[3]

Tra gli ambienti descritti figura la Sala del Graal. Qui una sorgente con acqua a quasi 60 °C, e una portata di diversi litri al secondo, contribuisce a modellare una grande cavità nel ghiaccio. L’acqua termale confluisce poi nel torrente principale. Il complesso mostra così la compresenza di fumarole, calore geotermico e circolazione idrica.[3]

Microbiologia nelle grotte glaciovulcaniche

Lo studio delle grotte glaciovulcaniche in Islanda comprende anche la ricerca sulle comunità microbiche. La spedizione ha effettuato campionamenti in diversi siti, in accordo con il Parco nazionale del Vatnajökull. I materiali raccolti sono destinati alle analisi condotte attraverso la collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca.[3][4]

Gli ambienti campionati rientrano nella categoria DOVE, acronimo di Dark Oligotrophic Volcanic Environments: ambienti vulcanici bui e poveri di nutrienti. Nei siti studiati sono presenti alte temperature e atmosfere caratterizzate da gas come idrogeno solforato, anidride carbonica e metano. Queste condizioni rendono le cavità interessanti per la ricerca sugli organismi estremofili e sui possibili analoghi planetari utilizzati negli studi di esobiologia.[3]

Le stesse caratteristiche richiedono attenzione durante l’esplorazione. Il resoconto della missione descrive l’impiego di strumenti per individuare accumuli di gas e il lavoro su tecniche, materiali e protocolli di sicurezza. La presenza del ghiaccio non esclude temperature elevate, mentre l’aspetto di una sala non permette di riconoscere ogni pericolo atmosferico.[3]

La conferenza di Costacciaro riunirà questi diversi aspetti della spedizione Fire under Ice. La scoperta di Freyja Hellir sarà presentata insieme al monitoraggio delle cavità e alle ricerche microbiologiche. Un contributo dedicato al rapporto fra esplorazione speleologica e studio degli ambienti glaciovulcanici.[3]

Fonti

Fonti
[1] Raduno Internazionale di Speleologia 2026 | Costacciaro https://radunocostacciaro.it/
[2] Islanda: il 9 luglio prende il via la spedizione glaciospeleologica … https://www.scintilena.com/islanda-il-9-luglio-prende-il-via-la-spedizione-glaciospeleologica-vatnajokull-2026-fire-under-ice/06/30/
[3] Islanda, sotto il Vatnajokull la scoperta di Freyja Hellir https://www.scintilena.com/islanda-sotto-il-vatnajokull-la-scoperta-di-freyja-hellir-la-seconda-grotta-glaciovulcanica-piu-estesa-del-pianeta/07/28/
[4] Vatnajökull 2026 – Fire under Ice https://www.speleo.lazio.it/home/2026/07/21/vatnajokull-2026-fire-under-ice/
[10] Islanda – si è conclusa la spedizione glaciospeleologica “Fire under … https://www.scintilena.com/islanda-si-conclude-la-spedizione-glaciospeleologica-fire-under-ice-2026/07/27/
[11] Grotte glaciovulcaniche in Islanda, le esplorazioni internazionali che … https://www.scintilena.com/grotte-glaciovulcaniche-in-islanda-le-esplorazioni-internazionali-che-hanno-preceduto-vatnajokull-2026/07/28/
[12] Grotte glaciovulcaniche sul Vatnajökull 2026, nuove scoperte tra … https://www.scintilena.com/grotte-glaciovulcaniche-sul-vatnajokull-2026-nuove-scoperte-tra-kverkfjoll-e-torfa/07/28/
[13] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda – Scintilena https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[16] Vatnajokull National Park 2026 – Islanda – Tripadvisor https://www.tripadvisor.it/Tourism-g612424-Vatnajokull_National_Park_East_Region-Vacations.html
[17] Freia – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Freia
[19] Iscrizioni Costacciaro 2026 | Raduno Internazionale di Speleologia https://radunocostacciaro.it/registrazione-partecipanti-2/
[20] Programma Eventi | Raduno Internazionale di Speleologia 2026 https://radunocostacciaro.it/programma/
[21] Comunicazione – Costacciaro 2026 https://radunocostacciaro.it/comunicazione/
[22] International Speleology Meeting Costacciaro 2026 https://www.eurospeleo.eu/event/international-speleology-meeting-costacciaro-2026-in-italy/
[23] ATTIVITA’ 2026 OK – Costacciaro 2026 https://radunocostacciaro.it/attivita-2026-ok/
[24] Aperte le iscrizioni al Raduno Internazionale di Speleologia … https://www.scintilena.com/aperte-le-iscrizioni-al-raduno-internazionale-di-speleologia-costacciaro-2026/07/22/
[25] Costacciaro 2026 accende i motori: online la piattaforma per … https://www.scintilena.com/costacciaro-2026-accende-i-motori-online-la-piattaforma-per-partecipare-al-raduno-internazionale-di-speleologia/03/17/
[26] RADUNO SPELEO 2026 – Kong Italy https://www.kong.it/it/post/raduno-speleo-2026/
[27] Come nasce il Raduno Internazionale di Speleologia 2026 https://radunocostacciaro.it/costruiamo-il-raduno/
[29] Prossimi Appuntamenti della Speleologia https://www.scintilena.com/prossimi-appuntamenti-della-speleologia/06/12/
[30] [PDF] 2026 – CAI L’Aquila https://cailaquila.it/wp-content/uploads/2026/03/CAI26-web.pdf
[31] RADUNO SPELEO 2026 https://kongfareast.cn/en/post/raduno-speleo-2026/

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  • Tracce invisibili: a Costacciaro le grotte raccontano il passaggio umano
    Condividi La mostra fotografica di Natasha Milosevic porta al Raduno Internazionale di Speleologia il tema delle tracce lasciate nelle grotte. Una conferenza accompagnerà la presentazione del progetto, nel programma di Costacciaro 2026, dal 29 ottobre al 1° novembre. Tracce invisibili al raduno speleologico Le tracce del passaggio umano nelle grotte sono al centro di “Tracce invisibili”, la mostra fotografica di Natasha Milosevic annunciata nel programma del raduno di Costacciaro. L’esposi
     

Tracce invisibili: a Costacciaro le grotte raccontano il passaggio umano

Október 7th 2026 at 10:00

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La mostra fotografica di Natasha Milosevic porta al Raduno Internazionale di Speleologia il tema delle tracce lasciate nelle grotte. Una conferenza accompagnerà la presentazione del progetto, nel programma di Costacciaro 2026, dal 29 ottobre al 1° novembre.

Tracce invisibili al raduno speleologico

Le tracce del passaggio umano nelle grotte sono al centro di “Tracce invisibili”, la mostra fotografica di Natasha Milosevic annunciata nel programma del raduno di Costacciaro. L’esposizione sarà accompagnata da una conferenza di presentazione. Il Raduno Internazionale di Speleologia si terrà nel paese umbro dal 29 ottobre al 1° novembre 2026.[1]

Il progetto affronta un tema vicino all’esperienza di chi frequenta il sottosuolo: il rapporto tra l’esplorazione e i segni della presenza umana. Le grotte non sono soltanto luoghi da raggiungere, osservare e documentare. Sono anche ambienti nei quali il passaggio delle persone diventa parte della storia del luogo.

“Tracce invisibili” concentra l’attenzione proprio su questa relazione. Il titolo invita a spostare lo sguardo dall’immagine complessiva della cavità al tema del passaggio. Al centro della proposta non c’è soltanto la grotta fotografata, ma il rapporto che chi la attraversa stabilisce con essa.

Fotografia e grotte a Costacciaro

La presenza di una mostra fotografica nel programma si inserisce nella storia dei raduni di Costacciaro. Nel 1980, l’incontro “Costacciaro Immagini dalle Grotte” nacque dalla volontà di condividere fotografie delle esplorazioni. Le immagini, sviluppate da rullini da 35 millimetri, permettevano di raccontare esperienze e luoghi sotterranei alla comunità speleologica.[2]

“Tracce invisibili” riprende questo legame tra fotografia e racconto delle grotte, scegliendo un argomento specifico: i segni del nostro passaggio. La proposta di Natasha Milosevic porta quindi nel contesto del raduno una domanda di interesse comune. Che rapporto esiste tra il desiderio di conoscere un ambiente e la presenza di chi lo esplora?

La conferenza di presentazione affiancherà la visita alla mostra. Fotografie e incontro costituiscono due momenti dello stesso progetto: da una parte l’osservazione delle immagini, dall’altra la presentazione del tema che le riunisce. È una formula che mette in relazione il linguaggio visivo con il confronto tra persone impegnate nella frequentazione delle grotte.

Tracce nelle grotte e ricerca

Il tema delle tracce trova un riferimento concreto anche nelle ricerche sull’ambiente sotterraneo. La Scintilena ha documentato iniziative dedicate alle microplastiche nelle grotte e negli acquiferi carsici. Tra queste figura MicroplastiCave, un percorso di approfondimento e monitoraggio delle cavità lombarde.[3]

Questo contesto dà rilievo al tema proposto da “Tracce invisibili”. La presenza umana nel sottosuolo può essere affrontata attraverso linguaggi diversi. La ricerca analizza fenomeni e campioni. La fotografia offre invece un punto di osservazione, dal quale possono nascere domande e approfondimenti.

Tracce invisibili nel programma

A Costacciaro, la mostra di Natasha Milosevic propone al pubblico speleologico un percorso dedicato al passaggio umano nelle grotte. L’appuntamento unisce esposizione fotografica e conferenza di presentazione, mantenendo al centro la relazione fra persone e ambiente sotterraneo.

Il raduno offre una cornice coerente con questa proposta. Il sito ufficiale di Costacciaro 2026 prevede spazi per mostre fotografiche e rilievi, esposizioni e installazioni. Le attività si inseriscono nelle quattro giornate del Raduno Internazionale di Speleologia.[1]

“Tracce invisibili” aggiunge a questo programma un’occasione di osservazione e confronto. La mostra invita a considerare le grotte non soltanto attraverso il racconto delle esplorazioni, ma anche attraverso ciò che il passaggio umano lascia dietro di sé.

Fonti

Fonti
[1] COSTACCIARO 2026 https://www.radunocostacciaro.it/
[3] Studio e ricerca delle tracce invisibili dell’inquinamento … https://www.scintilena.com/studio-e-ricerca-delle-tracce-invisibili-dellinquinamento-plastico/04/25/
[5] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[9] RADUNO SPELEO 2026 – Kong Italy https://www.kong.it/it/post/raduno-speleo-2026/
[10] Università degli Uomini Originari di Costacciaro – Via Ghigi, 1 – 06021 Costacciaro (Pg) – info@uominioriginaricostacciaro.it https://www.uominioriginaricostacciaro.it/wp-content/uploads/2024/01/GIORNALINO-UOMINI-ORIGINARI-DI-COSTACCIARO-2023-5.pdf
[11] [PDF] 2026 – CAI L’Aquila https://cailaquila.it/wp-content/uploads/2026/03/CAI26-web.pdf

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  • Beyond the Surface: Silvia Arrica porta le grotte in mostra a Costacciaro
    Condividi La mostra fotografica Beyond the Surface, di Silvia Arrica del Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano di Cagliari, nel programma del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro, dal 29 ottobre al 1° novembre 2026. Un viaggio per immagini dedicato alla varietà del mondo sotterraneo. Beyond the Surface a Costacciaro Grotte diverse, mondi diversi, un unico viaggio oltre la superficie. La mostra fotografica Beyond the Surface di Silvia Arrica porta a Costacciaro uno sguard
     

Beyond the Surface: Silvia Arrica porta le grotte in mostra a Costacciaro

Október 7th 2026 at 09:00

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La mostra fotografica Beyond the Surface, di Silvia Arrica del Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano di Cagliari, nel programma del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro, dal 29 ottobre al 1° novembre 2026. Un viaggio per immagini dedicato alla varietà del mondo sotterraneo.

Beyond the Surface a Costacciaro

Grotte diverse, mondi diversi, un unico viaggio oltre la superficie. La mostra fotografica Beyond the Surface di Silvia Arrica porta a Costacciaro uno sguardo sugli ambienti sotterranei e sulle differenze che rendono ogni grotta un paesaggio da conoscere. L’esposizione fa parte del programma del raduno e rappresenta un appuntamento per chi segue la fotografia speleologica, pratica l’esplorazione o desidera avvicinarsi al sottosuolo attraverso le immagini.

Il Raduno Internazionale di Speleologia si svolgerà dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, nell’area del Parco del Monte Cucco. Mostre, incontri, conferenze, workshop ed escursioni compongono il programma della manifestazione, che riunisce la comunità speleologica e offre spazio a diversi modi di raccontare le grotte. In questo contesto, Beyond the Surface propone il linguaggio della fotografia. [web:4][web:13]

Andare oltre ciò che appare in superficie. Le fotografie diventano il punto d’incontro tra l’esperienza di chi frequenta gli ambienti ipogei e la curiosità di chi li osserva dall’esterno. Al centro resta la pluralità delle grotte, richiamata dal messaggio che accompagna la mostra.

Silvia Arrica e fotografia speleologica

Silvia Arrica appartiene al Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano di Cagliari. Il suo lavoro fotografico trova spazio in raccolte dedicate al patrimonio sotterraneo della Sardegna e nella divulgazione speleologica. La Sardegna DigitalLibrary conserva immagini dell’autrice realizzate a Su Bentu, nel territorio di Oliena, e nella grotta del Bue Marino, a Dorgali. Tra i soggetti figurano la galleria dal fondo sabbioso e l’ambiente denominato «Il Ciclope». [web:10][web:21]

Le sue fotografie sono presenti anche nella galleria del Catasto Speleologico Regionale della Sardegna. La raccolta comprende scatti di Sa Rutta ’e Su Crabargiu, Eliches Artas e della grotta del Sorell. Altri lavori riguardano il sistema carsico della Codula Ilune e Lovettecannas. Queste presenze documentano il legame dell’autrice con la rappresentazione degli ambienti ipogei sardi. [web:26]

Anche La Scintilena ha ospitato il suo lavoro. Nel 2017 il notiziario ha pubblicato «Acqua e pietra», una fotografia della grotta di Su Palu, all’interno di un articolo dedicato alla fotografia sotterranea. Beyond the Surface porta ora il racconto fotografico di Arrica nel contesto espositivo del raduno di Costacciaro. [web:19]

Giovanni Spano e cultura speleologica

La partecipazione di Silvia Arrica si lega all’attività del Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano, con sede a Cagliari. Nella scheda del Comitato Regionale Speleologico Sardo, l’autrice figura anche tra gli Istruttori di Tecnica del gruppo. Fotografia e formazione sono quindi due componenti del suo percorso nella speleologia. [web:10]

La mostra porta al raduno questa esperienza, affidando alle immagini il compito di raccontare il sottosuolo. Il richiamo a «grotte diverse» invita a considerare gli ambienti ipogei nella loro varietà. Il viaggio evocato dal titolo non si esaurisce nel passaggio sotto terra: propone al pubblico un cambiamento di prospettiva, dal paesaggio esterno ai mondi che custodisce.

Per gli speleologi, Beyond the Surface sarà un momento di incontro attorno al racconto fotografico. Per gli altri visitatori, offrirà un punto di accesso al tema delle grotte e alla cultura dell’esplorazione. La scelta di inserire l’esposizione nel raduno avvicina questi pubblici e affianca la dimensione visiva alle altre attività della manifestazione.

Fotografia e raduno di Costacciaro

A Costacciaro, Beyond the Surface si inserisce in un programma che mette in relazione esplorazione, conoscenza e divulgazione. La presenza delle mostre accanto a conferenze ed escursioni dà alla fotografia uno spazio nel confronto tra speleologi, ricercatori, associazioni e appassionati. [web:13]

L’appuntamento con Silvia Arrica invita a dedicare tempo all’osservazione delle immagini, oltre ai racconti e alle esperienze condivise durante il raduno. «Grotte diverse. Mondi diversi» diventa così il filo conduttore di una visita dedicata al paesaggio sotterraneo. Dal 29 ottobre al 1° novembre, Costacciaro sarà la cornice di questo incontro tra fotografia e speleologia. [web:4]

Fonti

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    Trocha informací z aktuálního dění u nás v krasu: Ve středu po práci jsme se v počtu pěti lidí sešli na základně. V plánu bylo pokračovat v sondě v Termitišti v jeskyni V Jedlích. Vyrazili jsme na jistotu s tím, že sonda bude tentokrát bez vody, což se na místě také potvrdilo. Nemile nás však překvapila velikost samotné deponie vytěženého sedimentu v Termitišti, nicméně poslední zbytky volného prostoru nám na tuto akci ještě stačily. Kdo zmeškal poslední akce na pracovišti, byl překvapený hloub
     

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Trocha informací z aktuálního dění u nás v krasu: Ve středu po práci jsme se v počtu pěti lidí sešli na základně. V plánu bylo pokračovat v sondě v Termitišti v jeskyni V Jedlích. Vyrazili jsme na jistotu s tím, že sonda bude tentokrát bez vody, což se na místě také potvrdilo. Nemile nás však překvapila velikost samotné deponie vytěženého sedimentu v Termitišti, nicméně poslední zbytky volného prostoru nám na tuto akci ještě stačily.

Kdo zmeškal poslední akce na pracovišti, byl překvapený hloubkou sondy, pěkně se tu postoupilo. Pokračovali jsme tedy dál v jejím prohlubování, ono taky moc jiných možností, kudy jít, stejně není. Původní předpoklad, že se sonda rychle zalomí a půjde spíše horizontálně někam pod stěnu, se ukázal jako lichý a z prostoru se stala čistá vertikála.

Práce běžela svižným tempem, vytahali jsme osmdesát kýblů a dno sondy jsme prohloubili minimálně o tři čtvrtě metru. V sedimentech se stále střídají vrstvy šedého až modrého jemného jílu s rezavými štěrkovými sedimenty. Celková hloubka sondy se odhadem pohybuje kolem pěti metrů. Celé by to začínalo působit trochu beznadějně, kdyby ke konci pracovní akce nedošlo k zajímavému obratu: Vzduch byl sice na dně sondy po celou dobu bez problémů dýchatelný, ale přeci jen na sebe pracovník na čelbě a ten nahoře nad sondou po pár desítkách kýblů téměř neviděli přes opar. Před koncem akce se však na dně pod stěnou objevila malá volná škvíra, spíše jen jíl odsednutý od stropu. V tu chvíli Dejv zezdola zahlásil, že má pocit, že začal proudit vzduch. To se vzápětí potvrdilo i vizuálně – opar byl najednou pryč, vzduch se krásně pročistil.

Pracoviště, které pomalu začínalo vypadat docela zoufale, tak má rázem novou perspektivu. Před námi teď stojí úkol, jak vyřešit hromadu vytěžené hlíny v Termitišti. Bude to chtít větší akci, spoustu lidí a další stovky a stovky kýblů sedimentu budou muset ven z jeskyně. Za tmy tak odjíždíme domů spokojení – na malou středeční pracovku je to pěkný výkon s velmi nadějným výhledem do budoucna.













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  • Hidden Bussento a Costacciaro: il fiume sotterraneo al centro dell’incontro con Francesco Maurano
    Condividi Hidden Bussento nel programma del raduno di speleologia di Costacciaro: Francesco Maurano presenterà le esplorazioni del tratto sotterraneo del fiume Bussento, tra Caselle in Pittari e Morigerati, nel Cilento. Hidden Bussento al raduno di Costacciaro Le esplorazioni del fiume Bussento arrivano a Costacciaro con la conferenza «Hidden Bussento», affidata a Francesco Maurano. L’incontro, annunciato nella presentazione «Dentro il programma», porterà all’attenzione degli speleolog
     

Hidden Bussento a Costacciaro: il fiume sotterraneo al centro dell’incontro con Francesco Maurano

Október 7th 2026 at 08:00

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Hidden Bussento nel programma del raduno di speleologia di Costacciaro: Francesco Maurano presenterà le esplorazioni del tratto sotterraneo del fiume Bussento, tra Caselle in Pittari e Morigerati, nel Cilento.

Hidden Bussento al raduno di Costacciaro

Le esplorazioni del fiume Bussento arrivano a Costacciaro con la conferenza «Hidden Bussento», affidata a Francesco Maurano.

L’incontro, annunciato nella presentazione «Dentro il programma», porterà all’attenzione degli speleologi il lavoro condotto lungo il tratto sotterraneo del corso d’acqua cilentano.

La presentazione si inserisce nel Raduno Internazionale di Speleologia, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026. Costacciaro, ai piedi del Monte Cucco, ospiterà conferenze, mostre, workshop e incontri dedicati al mondo ipogeo. Il filo conduttore della manifestazione comprende cinque elementi: aria, acqua, terra, fuoco e vuoto. Il tema del Bussento unisce direttamente l’acqua allo spazio sotterraneo attraversato dalle esplorazioni.[1]

Hidden Bussento offrirà al pubblico un percorso attraverso un sistema carsico nel quale la progressione speleologica incontra l’immersione in grotta. Al centro dell’appuntamento figurano le esplorazioni di un fiume che scompare nel sottosuolo e torna alla luce alcuni chilometri più a valle.

Il Bussento sotterraneo nel Cilento

Il sistema si sviluppa tra Caselle in Pittari e Morigerati, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Il Bussento entra nell’omonimo inghiottitoio e riemerge dalla risorgenza situata nell’Oasi WWF di Morigerati. Il percorso sotterraneo è stimato in circa quattro chilometri. Questa misura descrive il collegamento tra i due estremi del sistema, non una traversata già interamente esplorata.[2]

La storia delle esplorazioni risale agli anni Cinquanta. Il Circolo Speleologico Romano e il Centro Speleologico Meridionale affrontarono allora cascate, rapide e portate elevate. La costruzione della diga Sabetta, completata nel 1959, ridusse il flusso e rese più accessibile la progressione nell’inghiottitoio fino al sifone terminale.[2]

Un sifone è un tratto di galleria completamente occupato dall’acqua. Nel Bussento questi passaggi segnano il punto di incontro tra esplorazione speleologica e attività speleosubacquea. Nell’inghiottitoio, il materiale flottante ha ostacolato a lungo i tentativi di immersione. Nel 2023, condizioni favorevoli e il lavoro di una squadra di Tetide APS hanno consentito una prima discesa fino a 22 metri di profondità.[2]

Hidden Bussento e le immersioni

Sul versante della risorgenza, le esplorazioni speleosubacquee sono riprese dal 2005. Nel 2009 un’immersione raggiunse 47 metri di profondità. Tra il 2023 e il 2025, la riattrezzatura della grotta ha consentito di proseguire oltre il precedente limite. Le immersioni hanno raggiunto 49 metri e individuato una nuova forra subacquea ascendente.[2]

Questi risultati hanno modificato la lettura del sistema. Il progetto Hidden Bussento descrive un collettore carsico con lunghi tratti sommersi in profondità. Non si tratta quindi soltanto di gallerie percorse da un fiume a superficie libera, separate da brevi passaggi allagati. Una parte rilevante dell’esplorazione si svolge in condotte completamente sommerse.[2]

La spedizione del 17-26 ottobre 2025 mostra anche il lavoro necessario prima delle immersioni. Quarantasei speleologi hanno partecipato al trasporto delle attrezzature per lo speleosub Gigi Casati. Il materiale è stato movimentato mediante teleferica e lungo il fiume sotterraneo. Francesco Papetti ha coordinato la logistica e la formazione delle squadre.[3]

Le attività hanno coinvolto i Comuni di Morigerati e Caselle in Pittari e IREN Energia, gestore della diga Sabetta. Un protocollo condiviso ha permesso di coordinare la gestione dei flussi d’acqua con le operazioni in grotta. La risalita subacquea verso le gallerie superiori non è stata completata durante quella spedizione, che ha preparato le successive fasi di ricerca.[3]

Esplorazioni e ricerca sul Bussento

Hidden Bussento procede su due fronti. Il primo riguarda l’avanzamento dalla risorgenza verso l’inghiottitoio, attraverso immersioni profonde. Il secondo comprende la ricerca di ingressi intermedi. Le attività previste includono analisi termiche del terreno, rilievi, prospezioni esterne e immagini acquisite con drone.[2]

La conferenza di Francesco Maurano porterà questo tema nel programma di Costacciaro. Il racconto delle esplorazioni riguarda sia i passaggi sommersi sia il lavoro delle squadre che rendono possibile raggiungerli. Per il pubblico del raduno, l’incontro sarà dedicato a un sistema nel quale carsismo, circolazione dell’acqua e organizzazione delle spedizioni restano strettamente collegati.

Fonti

Fonti
[1] Costacciaro 2026, si sta delineando un sogno: cinque elementi per … https://www.scintilena.com/costacciaro-2026-si-sta-delineando-un-sogno-cinque-elementi-per-raccontare-il-mondo-sotterraneo/08/29/
[2] Hidden Bussento – Tetide https://www.tetide.org/hidden-bussento/
[3] Alla scoperta del Bussento sommerso: 10 giorni di esplorazione … https://www.scintilena.com/alla-scoperta-del-bussento-sommerso-10-giorni-di-esplorazione-speleosubacquea-nella-risorgenza-di-morigerati/12/20/
[4] Grotte del Bussento e Oasi WWF, un viaggio tra natura e storia a … https://www.cilentoediano.it/2023/03/26/grotte-del-bussento-e-oasi-wwf-un-viaggio-tra-natura-e-storia-a-morigerati/
[5] Hydrogeology of continental southern Italy https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/17445647.2018.1454352?needAccess=true
[6] Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni – Parks.it https://www.parks.it/parco.nazionale.cilento/pun_dettaglio.php?id_pun=2924
[7] Inghiottitoio del Bussento – Syphonìa2024 – Tetide https://www.tetide.org/syphonia2024/escursioni/escursioni-in-grotta/inghiottitoio-del-bussento/
[8] Hidden Bussento 2026: torna l’esplorazione internazionale nel … https://www.scintilena.com/hidden-bussento-2026-torna-lesplorazione-internazionale-nel-cuore-carsico-del-cilento/04/03/
[9] Trekking sulle rive del fiume Bussento e alle grotte di Morigerati https://www.walking-trekking.it/bussento.htm
[10] Hidden Bussento Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/tag/hidden-bussento/
[11] Obiettivo Bussento – Federazione Speleologica Campana https://www.fscampania.it/2021/06/08/obiettivo-bussento/
[12] Grotte/inghiottitoi dell’Alta Valle del Fiume Bussento https://www.itineraridelcilento.it/evidenze-della-natura/grotte-inghiottitoi-dellalta-valle-del-fiume-bussento/
[14] Costacciaro – Corso per Guida alla Grotta di Monte Cucco – Scintilena https://www.scintilena.com/costacciaro-corso-per-guida-alla-grotta-di-monte-cucco/06/04/
[15] Le escursioni e trekking migliori nei dintorni di Costacciaro – Komoot https://www.komoot.com/it-it/guide/646173/hiking-around-costacciaro
[16] I migliori percorsi di Escursionismo in Costacciaro – Wikiloc https://it.wikiloc.com/percorsi/escursionismo/italia/umbria/costacciaro

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  • Maree Ipogee, a Costacciaro 2026 i primi risultati della ricerca nelle grotte
    Condividi Il progetto Maree Ipogee arriva al Raduno Internazionale di Speleologia con una conferenza di Piero Dal Tio: al centro, il monitoraggio delle acque sotterranee e il confronto tra segnali mareali, pressione atmosferica e dinamiche degli acquiferi. Maree Ipogee a Costacciaro 2026 Dopo oltre un anno di lavoro, il progetto “Maree Ipogee” presenterà i primi risultati al raduno speleologico di Costacciaro. La conferenza annunciata, affidata a Piero Dal Tio, affronterà anche gli svilupp
     

Maree Ipogee, a Costacciaro 2026 i primi risultati della ricerca nelle grotte

Október 7th 2026 at 07:00

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Il progetto Maree Ipogee arriva al Raduno Internazionale di Speleologia con una conferenza di Piero Dal Tio: al centro, il monitoraggio delle acque sotterranee e il confronto tra segnali mareali, pressione atmosferica e dinamiche degli acquiferi.

Maree Ipogee a Costacciaro 2026

Dopo oltre un anno di lavoro, il progetto “Maree Ipogee” presenterà i primi risultati al raduno speleologico di Costacciaro. La conferenza annunciata, affidata a Piero Dal Tio, affronterà anche gli sviluppi futuri della ricerca. L’incontro rientra nel Raduno Internazionale di Speleologia, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 nel territorio del Monte Cucco.

Il progetto ha coinvolto gruppi speleologici provenienti da tutta Italia. L’obiettivo è indagare l’influenza delle maree sulle acque sotterranee raggiungibili attraverso le grotte. L’attenzione si concentra soprattutto sulle acque prive di comunicazione diretta con il mare.

Il percorso ha già avuto occasioni di divulgazione. La Scuola Nazionale di Speleologia del CAI ha inserito una presentazione di Piero Dal Tio sul progetto nel calendario “Speleo Dentro” 2026, alla data del 16 aprile.

Maree Ipogee e acque sotterranee

Il riferimento alle maree non riguarda soltanto l’innalzamento e l’abbassamento del mare. L’azione gravitazionale di Luna e Sole provoca anche piccole deformazioni della parte solida della Terra. Queste deformazioni possono modificare la pressione dell’acqua presente nei pori e nelle fratture delle rocce. Negli acquiferi, la risposta può manifestarsi attraverso oscillazioni del livello idrico.

La letteratura scientifica studia da tempo la risposta delle acque sotterranee alle maree terrestri. Il fenomeno non richiede necessariamente un collegamento idraulico con il mare. Il progetto Maree Ipogee si colloca in questo quadro, concentrando l’osservazione sugli ambienti accessibili agli speleologi. Non si tratta quindi di dimostrare per la prima volta un effetto sconosciuto in idrogeologia, ma di indagarne le manifestazioni nei siti monitorati.

Occorre distinguere meccanismi diversi. In una cavità costiera collegata al mare, le variazioni possono risentire della marea marina. In un acquifero interno, può invece essere rilevante la deformazione mareale delle rocce. Anche la pressione atmosferica modifica il comportamento dei livelli sotterranei. Separare questi contributi è essenziale per interpretare le registrazioni.[3]

Maree Ipogee: grotte e monitoraggi

Una ricostruzione pubblicata da La Scintilena il 16 maggio 2025 descrive il progetto nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Speleo Dentro” del CAI. La stessa fonte cita Villasmundo, Rotolo, Nuovi Orizzonti, Punta degli Stretti e Frasassi tra le cavità interessate dalla ricerca. Questo elenco documenta una fase precedente del lavoro e non certifica, da solo, lo stato attuale di ciascuna stazione.[4]

Punta degli Stretti viene indicata come sito di prova per strumenti e analisi, grazie alla comunicazione diretta con il mare. La sua funzione differisce quindi da quella delle cavità utilizzate per studiare acque senza collegamento marino diretto. A Frasassi, la ricostruzione segnala l’installazione di sonde nel Lago dello Svizzero. Alla Grotta Rotolo, il monitoraggio viene descritto in prossimità della falda, a circa 265 metri di profondità.[4]

La strumentazione descritta comprende registratori di pressione e temperatura, con sonde collocate in aria e in acqua. Le misure consentono di ricostruire le variazioni del livello idrico tenendo conto della pressione atmosferica. La campagna era prevista su almeno un anno, per ottenere serie temporali utili al confronto e all’analisi.[4]

Maree Ipogee: analisi e prospettive

Il metodo illustrato nella documentazione divulgativa prevede l’analisi delle frequenze attraverso la trasformata di Fourier. Questa tecnica aiuta a cercare oscillazioni che si ripetono con una determinata periodicità. Tra i segnali d’interesse compare quello lunare semidiurno, con un periodo di circa 12 ore e 25 minuti.[4]

Una periodicità riconoscibile non basta, da sola, a descrivere l’intero funzionamento di un acquifero. Le oscillazioni mareali possono essere più piccole delle variazioni dovute alla ricarica stagionale o ad altri fattori. La letteratura considera sia l’ampiezza sia lo sfasamento del segnale rispetto alla sollecitazione mareale. L’interpretazione dipende inoltre dalle caratteristiche idrauliche e geologiche del sito.[3]

Le domande indicate per il progetto Maree Ipogee riguardano il rapporto tra oscillazioni, caratteristiche geologiche e volume della falda. Comprendono anche la possibile distinzione tra acque legate al livello freatico e laghi pensili. Nei siti costieri, un ulteriore tema è la distanza alla quale si avverte l’influenza marina. Si tratta di obiettivi d’indagine, non di conclusioni già dimostrate dai risultati annunciati.[4]

A Costacciaro, la presentazione potrà mettere a confronto queste domande con le misure raccolte. Per la comunità speleologica, il punto centrale sarà conoscere i segnali osservati, i limiti dei dati e le prospettive del monitoraggio. La ricerca sulle maree nelle acque sotterranee offre infatti strumenti per studiare le proprietà degli acquiferi, purché ogni interpretazione resti collegata al contesto geologico e al modello utilizzato.[3]

Fonti

Fonti
[1] Raduno Internazionale di Speleologia 2026 | Costacciaro https://radunocostacciaro.it/
[2] Progetto Speleo Dentro – CCST 2026 – SNS-CAI https://www.sns-cai.it/evento/progetto-speleo-dentro-ccst-sns-2026/
[3] Response to Tides, Barometric Pressure and Seismic Waves https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-3-030-64308-9_5
[4] Le Maree Ipogee al centro dell’attenzione al Congresso CAI di … https://www.scintilena.com/congresso-cai-di-pordenone-il-progetto-maree-ipogee-al-centro-dellattenzione/05/16/
[5] Characterizing water level responses to barometric pressure … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0022169424012393
[6] Programma Eventi | Raduno Internazionale di Speleologia 2026 https://radunocostacciaro.it/programma/
[7] Aperte le iscrizioni al Raduno Internazionale di Speleologia … https://www.scintilena.com/aperte-le-iscrizioni-al-raduno-internazionale-di-speleologia-costacciaro-2026/07/22/
[8] Costacciaro 2026 https://radunocostacciaro.it/costacciaro/
[9] RADUNO SPELEO 2026 – Kong Italy https://www.kong.it/it/post/raduno-speleo-2026/
[10] Come nasce il Raduno Internazionale di Speleologia 2026 https://radunocostacciaro.it/costruiamo-il-raduno/
[11] Comunicazione – Costacciaro 2026 https://radunocostacciaro.it/comunicazione/
[12] Iscrizioni Costacciaro 2026 | Raduno Internazionale di Speleologia https://radunocostacciaro.it/registrazione-partecipanti-2/
[13] Removal of Barometric Pressure Effects and Earth Tides from … https://www.academia.edu/26158686/Removal_of_Barometric_Pressure_Effects_and_Earth_Tides_from_Observed_Water_Levels
[14] Water Level Monitoring — Upper Loup Natural Resources District https://www.upperloupnrd.org/water-level-monitoring
[15] Changes in Tidal and Barometric Response of Groundwater during … https://www.mdpi.com/2073-4441/15/7/1327

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  • La geologia dei Monti Pisani: a Pisa un incontro per il Centenario della Speleologia Pisana, 1926-2026
    Condividi Venerdì 9 ottobre 2026, alle h 18:00, all’Università di Pisa i professori Michele Marroni e Chiara Frassi accompagneranno il pubblico alla scoperta della storia geologica dei Monti Pisani. L’appuntamento rientra nelle celebrazioni per i cento anni della speleologia pisana, 1926-2026. PISA – Un viaggio nella storia più antica del territorio, tra rocce, strutture geologiche e paesaggi che raccontano milioni di anni di trasformazioni. Venerdì 9 ottobre 2026, alle ore 18, l’Università
     

La geologia dei Monti Pisani: a Pisa un incontro per il Centenario della Speleologia Pisana, 1926-2026

Október 7th 2026 at 06:00

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Venerdì 9 ottobre 2026, alle h 18:00, all’Università di Pisa i professori Michele Marroni e Chiara Frassi accompagneranno il pubblico alla scoperta della storia geologica dei Monti Pisani. L’appuntamento rientra nelle celebrazioni per i cento anni della speleologia pisana, 1926-2026.

PISA – Un viaggio nella storia più antica del territorio, tra rocce, strutture geologiche e paesaggi che raccontano milioni di anni di trasformazioni. Venerdì 9 ottobre 2026, alle ore 18, l’Università di Pisa ospiterà l’incontro “Geologia dei Monti Pisani”, dedicato alla conoscenza di uno dei complessi montuosi più significativi della Toscana settentrionale.

A condurre la serata saranno il professor Michele Marroni e la professoressa Chiara Frassi, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. L’appuntamento si terrà nell’Aula C del Dipartimento di Scienze della Terra, in via Santa Maria 53 a Pisa.

L’iniziativa si inserisce nel programma del Centenario della Speleologia Pisana, 1926-2026, un importante anniversario che celebra un secolo di esplorazioni, ricerche e attività dedicate alla conoscenza del mondo sotterraneo e del territorio.

I Monti Pisani rappresentano infatti un ambiente di particolare interesse non soltanto paesaggistico, ma anche scientifico. La loro struttura conserva testimonianze fondamentali per comprendere l’evoluzione geologica dell’area e offre numerosi spunti per mettere in relazione geologia, morfologia del territorio e fenomeni carsici.

Ci si potrà avvicinare alla geologia del comprensorio attraverso il contributo dei due studiosi dell’Università di Pisa, veri esperti di geologia strutturale e tettonica, che guideranno il pubblico alla scoperta della storia geologica dei Monti Pisani, approfondendo l’origine e l’evoluzione dei rilievi che caratterizzano il paesaggio tra Pisa e Lucca.

L’evento è organizzato nell’ambito delle manifestazioni per il Centenario della Speleologia Pisana, con il patrocinio del Comune di Pisa e la partecipazione delle realtà speleologiche e scientifiche coinvolte nelle celebrazioni.

Appuntamento venerdì 9 ottobre alle ore 18, nell’Aula C del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, via Santa Maria 53.

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  • Sotto il Carso comincia l’avventura: a Trieste il 44° corso di speleologia del CAT
    Condividi Dal 3 novembre al 1° dicembre 2026 la Scuola di Speleologia Ennio Gherlizza del Club Alpinistico Triestino propone il 44° corso di primo livello, con lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche nelle grotte del Carso RIESTE – Imparare a muoversi in grotta, conoscere il carsismo, osservare la vita sotterranea e avvicinarsi alla speleologia con attenzione alla sicurezza e alla tutela dell’ambiente ipogeo. È questo il percorso proposto dal 44° Corso di Speleologia di primo livello organ
     

Sotto il Carso comincia l’avventura: a Trieste il 44° corso di speleologia del CAT

Október 7th 2026 at 05:00

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Dal 3 novembre al 1° dicembre 2026 la Scuola di Speleologia Ennio Gherlizza del Club Alpinistico Triestino propone il 44° corso di primo livello, con lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche nelle grotte del Carso

RIESTE – Imparare a muoversi in grotta, conoscere il carsismo, osservare la vita sotterranea e avvicinarsi alla speleologia con attenzione alla sicurezza e alla tutela dell’ambiente ipogeo. È questo il percorso proposto dal 44° Corso di Speleologia di primo livello organizzato dalla Scuola di Speleologia Ennio Gherlizza del Club Alpinistico Triestino APS.

Il corso prenderà il via il 3 novembre 2026 e proseguirà fino al 1° dicembre, alternando incontri teorici nella sede del CAT di Trieste ed esercitazioni pratiche in cava e nelle grotte del Carso. L’iniziativa è rivolta anche a chi non ha precedenti esperienze speleologiche e vuole scoprire, con l’accompagnamento degli istruttori, tecniche, conoscenze e aspetti scientifici dell’esplorazione sotterranea.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Club Alpinistico Triestino.

La parola ad Alessandra Ressa.

COMUNICATO STAMPA con preghiera di pubblicazione

Scendere nel buio per scoprire un mondo nuovo: al via il nuovo corso di speleologia del Club Alpinistico Triestino

Non serve essere esperti alpinisti, né avere già messo piede in una grotta. Servono curiosità, voglia di mettersi alla prova e il desiderio di scoprire un mondo che, a pochi metri dalla superficie, cambia completamente le proprie regole. Il Club Alpinistico Triestino apre le iscrizioni al nuovo corso di primo livello di introduzione alla speleologia, un percorso pensato per chi vuole avvicinarsi al mondo sotterraneo imparando a conoscerlo, rispettarlo e viverlo in sicurezza.

C’è un momento, quando si entra per la prima volta in una grotta, in cui la luce del giorno scompare alle spalle e tutto ciò che sembrava familiare cambia improvvisamente. Il rumore dell’acqua diventa più vicino, le pareti assumono forme inattese, il buio non è più semplicemente assenza di luce e anche il proprio corpo comincia a percepire lo spazio in maniera diversa. È proprio da quella soglia che può cominciare un’avventura destinata a cambiare il modo di guardare il territorio.

Il nuovo corso di primo livello organizzato dalla Scuola di Speleologia Ennio Gherlizza del Club Alpinistico Triestino nasce per accompagnare passo dopo passo chi desidera compiere questo primo ingresso nel mondo sotterraneo. Non sarà soltanto un corso sulle tecniche necessarie per muoversi in grotta, ma un vero viaggio alla scoperta dell’ambiente ipogeo, delle sue origini, delle forme di vita che lo abitano, delle tracce lasciate dall’uomo e delle straordinarie caratteristiche geologiche del Carso.

La Scuola di Speleologia del CAT vanta una storia che risale al 1975 e dal 1983 organizza corsi di primo livello secondo gli standard della Società Speleologica Italiana. Nel corso degli anni la formazione si è sviluppata affiancando alle lezioni teoriche l’insegnamento delle tecniche di progressione, comprese quelle necessarie per muoversi su corda. Oggi la scuola dispone di un gruppo di istruttori e aiuto istruttori con competenze diverse e complementari, in grado di offrire agli allievi una formazione che unisce esperienza sul campo, preparazione tecnica e conoscenza scientifica.

Ed è proprio la qualità degli istruttori uno degli elementi che caratterizza il corso. Accanto agli istruttori nazionali certificati dalla Società Speleologica Italiana figurano infatti speleologi con una lunga esperienza di esplorazione e di didattica e professionisti impegnati anche nel Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia.

Per chi si avvicina per la prima volta alla speleologia, questo significa poter imparare direttamente da persone abituate ad affrontare situazioni molto diverse in ambiente sotterraneo e a trasmettere agli altri non soltanto la tecnica, ma soprattutto il concetto fondamentale che sta alla base di ogni esplorazione: in grotta l’avventura comincia dalla conoscenza e dalla sicurezza.

Durante il corso si scoprirà innanzitutto come nasce una grotta. Si parlerà di carsismo, di acqua e di roccia, dei processi che nel corso di migliaia e talvolta milioni di anni hanno scavato condotti, pozzi, gallerie e grandi sale nel sottosuolo. Ma la geologia sarà soltanto il punto di partenza, perché una grotta è un ambiente complesso nel quale si incontrano fenomeni naturali, biodiversità, storia e tracce della presenza umana.

Gli allievi impareranno a riconoscere le principali morfologie e concrezioni che si possono incontrare sottoterra, comprendendo come si sono formate e perché alcune cavità presentano caratteristiche completamente diverse da altre. Si parlerà della fauna cavernicola e degli organismi che hanno sviluppato straordinarie strategie per vivere in un ambiente privo di luce, ma anche dell’importanza della tutela di un patrimonio fragile, che può essere danneggiato in modo irreversibile da comportamenti superficiali o semplicemente inconsapevoli.

Una parte importante sarà dedicata alla tecnica di progressione in grotta. Non si tratta semplicemente di imparare a camminare in un ambiente accidentato: una grotta può richiedere di superare passaggi tecnici nei quali è necessario utilizzare correttamente il corpo e l’attrezzatura. Gli allievi saranno accompagnati nell’apprendimento delle tecniche fondamentali, affrontando progressivamente le diverse situazioni che possono presentarsi durante un’uscita.

Ma la preparazione di uno speleologo non è soltanto fisica. Muoversi sottoterra significa anche imparare a gestire la fatica, la concentrazione e le proprie reazioni davanti a situazioni nuove. Per questo il corso affronterà anche aspetti legati alla gestione della paura e della fatica, aiutando gli allievi a comprendere come affrontare con lucidità le normali difficoltà che possono emergere durante una progressione. Imparare a riconoscere i propri limiti, mantenere la calma e affrontare un passaggio con metodo fa parte della formazione tanto quanto imparare una manovra tecnica.

E poi ci sarà la parte forse più affascinante: quella che porta a capire che sotto i nostri piedi esiste un vero archivio della storia del territorio. Nel corso si parlerà infatti di archeologia in grotta, delle tracce lasciate da uomini e animali che hanno frequentato le cavità nel corso dei secoli e dei millenni, dei reperti e delle testimonianze che possono trasformare una grotta in una preziosa fonte di informazioni sul passato. La speleologia non consiste soltanto nell’entrare in una cavità, ma anche nel saper osservare ciò che si incontra e nel comprendere il valore scientifico, naturalistico e storico di quell’ambiente.

Le lezioni teoriche, ospitate nella sede del Club Alpinistico Triestino di via Raffaele Abro 5/A a Trieste, permetteranno di acquisire le conoscenze necessarie prima di affrontare le uscite pratiche. Saranno proprio queste ultime a trasformare le nozioni apprese in aula in esperienza concreta, accompagnando gli allievi nelle prime esplorazioni e permettendo loro di prendere confidenza con l’ambiente ipogeo e con le tecniche di progressione.

Le lezioni teoriche sono in programma in orario serale dal 3 novembre al 1 dicembre ogni martedì e giovedì, mentre le uscite pratiche si svolgeranno ogni domenica dall’8 al 29 novembre 2026. Per informazioni e iscrizioni scrivere a cat@cat.ts.it

(foto a cura del Club Alpinistico Triestino)

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

Via R. Abro, 5/A
34144 Trieste
cell.: 348 5164550
codice fiscale: 80016650329
e-mail:cat@cat.ts.it

Il corso sarà la porta d’ingresso verso un territorio che a Trieste e dintorni è parte del paesaggio, della storia e dell’identità stessa della città, ma che continua a custodire sotto la superficie spazi e storie ancora da conoscere.

Per chi non è mai entrato in una grotta, può essere l’occasione per scoprire la speleologia: tecnica, corde e passaggi nel buio, ma soprattutto curiosità, osservazione, conoscenza e rispetto per un ambiente straordinariamente fragile.

Basta scendere pochi metri sotto i nostri piedi per cominciare a guardare con occhi diversi anche quello che è in superficie.

Programma del 44° Corso di Speleologia

  • Martedì 3 novembre, ore 20:30 – Presentazione; ambiente ipogeo; organizzazione della speleologia; Catasto Grotte
  • Giovedì 5 novembre, ore 20:30 – Equipaggiamento individuale
  • Domenica 8 novembre – Esercitazione pratica in cava a Rupinpiccolo
  • Martedì 10 novembre, ore 20:30 – Carsismo e speleogenesi
  • Giovedì 12 novembre, ore 20:30 – Speleobiologia
  • Domenica 15 novembre – Esercitazione pratica in Grotta Ternovizza
  • Martedì 17 novembre, ore 20:30 – Cartografia e rilevamento
  • Giovedì 19 novembre, ore 20:30 – Equipaggiamento collettivo e armo
  • Domenica 22 novembre – Esercitazione pratica in Grotta Natale
  • Martedì 24 novembre, ore 20:30 – Prevenzione e primo soccorso
  • Giovedì 26 novembre, ore 20:30 – Archeologia
  • Domenica 29 novembre – Esercitazione pratica in Grotta Ercole
  • Martedì 1° dicembre, ore 20:30 – Geologia; gestione della paura e della fatica; chiusura del corso

Quota di partecipazione: 150 euro
Età minima: 14 anni
Chiusura iscrizioni: martedì 27 ottobre 2026, ore 20:30
Informazioni e iscrizioni: cat@cat.ts.it – WhatsApp 349 5128401 (Clarissa)

Fonte notizia e immagini: Alessandra Ressa

L'articolo Sotto il Carso comincia l’avventura: a Trieste il 44° corso di speleologia del CAT proviene da Scintilena.

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    V týchto dňoch uplynulo 100 rokov od objavu Domice Jánom Majkom. Treba pripomenúť, že jeho pôsobenie aj v Čachtickom krase zanechalo nezmazateľné stopy. Keď koncom roka 1960 objavili koncové jazero v jaskyni Hladový prameň, nik z nás po pár desiatkach rokov netušil, že nám objavitelia nechali malé prekvapenie. Za vidinou ďalšieho objavu prehliadli nenápadný otvor pri dne chodby, presne pred vstupom do jazera. Ten sa podarilo nájsť už dávnejšie, ešte pred čerpacím pokusom, no až teraz, po takmer
     

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Október 5th 2026 at 09:43
V týchto dňoch uplynulo 100 rokov od objavu Domice Jánom Majkom. Treba pripomenúť, že jeho pôsobenie aj v Čachtickom krase zanechalo nezmazateľné stopy.

Keď koncom roka 1960 objavili koncové jazero v jaskyni Hladový prameň, nik z nás po pár desiatkach rokov netušil, že nám objavitelia nechali malé prekvapenie. Za vidinou ďalšieho objavu prehliadli nenápadný otvor pri dne chodby, presne pred vstupom do jazera. Ten sa podarilo nájsť už dávnejšie, ešte pred čerpacím pokusom, no až teraz, po takmer 66 rokoch, sa nám podarilo preniknúť dnu.

Zatiaľ je priestor krátky, s dĺžkou približne 5 metrov a výškou asi 3 metre. Pri bližšom skúmaní sa však ukázalo, že pokračuje ďalej, pričom je celý priestor kompaktný a s prievanom, čo je v jaskyni Hladový prameň nevídaná vec.

Nájdená takmer horizontálna chodba sa od koncového jazera stáča približne o 90 stupňov. Zaujímavosťou sú pre nás aj konáre stromov, ktoré sa objavujú vo vypadávajúcom materiáli z koncového závalu. Miesto sa podľa mapy nachádza niekoľko desiatok metrov pod povrchom.

Uvidíme, čím nás jaskyňa prekvapí v budúcnosti.



















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