Abisso Alberto Buzio a -545 metri: InGrigna! continua a ridisegnare il sottosuolo del Grignone
Tre nuove punte tra settembre e ottobre spingono la giovane cavità sempre più in profondità, completano il rilievo della doppia giunzione con Capitano Paff e aprono nuove vie. Intanto le ricerche continuano su molti altri fronti del massiccio
InGrigna! non è un singolo gruppo speleologico. È un progetto multigruppo, nato dall’incontro di speleologi provenienti da realtà diverse e uniti da una stessa vocazione: esplorare, rilevare e cercare di comprendere il grande sistema carsico nascosto sotto la Grigna Settentrionale, il Grignone.
Da oltre vent’anni il lavoro procede attraverso campi estivi, punte durante il resto dell’anno, battute in superficie, revisioni di vecchie cavità, rilievi, disostruzioni e confronti topografici. Si cercano nuovi ingressi, si torna in grotte che sembravano finite, si controllano correnti d’aria e punti di massimo avvicinamento tra sistemi diversi.
È un lavoro collettivo e paziente, nel quale anche un buco che chiude dopo tre metri aggiunge un’informazione alla conoscenza del massiccio.
Ogni tanto, però, uno di quei buchi decide di non fermarsi.
È quello che sta succedendo con l’Abisso Alberto Buzio, LOLC5935.
Dopo un’estate già straordinaria, culminata a fine agosto nella giunzione con l’Abisso Capitano Paff e nella nascita del Complesso del Moncodeno, tra settembre e ottobre InGrigna! è tornato più volte nella giovane cavità.
Tre punte raccontano bene quanto velocemente stia cambiando la geografia sotterranea di questo settore della Grigna.
La Buzio ha raggiunto –545m, sono stati aggiunti centinaia di metri di rilievo, è stata completata la topografia della doppia giunzione con Capitano Paff, sono comparsi nuovi freatici e gallerie concrezionate.
L’ultima esplorazione si è fermata su un P40, in una via ampia percorsa da una forte corrente d’aria.
Non perché la grotta chiuda.
Sono finiti i materiali.
Abisso Alberto Buzio, una storia cominciata da poco
La Buzio è una scoperta recentissima nella lunghissima storia delle esplorazioni del Grignone.
La LOLC5935 è emersa durante le ricerche di InGrigna! ed è diventata una delle protagoniste del Campo 2025, quando le esplorazioni hanno mostrato rapidamente le potenzialità della nuova cavità, portandola intorno ai -200m.
Il nome scelto dagli esploratori porta con sé un pezzo importante della storia speleologica della Grigna.
Alberto Buzio, scomparso nel dicembre 2021, è stato speleologo dagli anni Settanta, appartenente al Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, del quale è stato anche presidente, e all’Associazione Speleologica Comasca. Ha partecipato a esplorazioni in Italia e a spedizioni internazionali, lasciando inoltre un contributo importante alla documentazione della speleologia lombarda.
Alla Grigna era profondamente legato.
Nelle sue esplorazioni sul massiccio aveva utilizzato il nome “Freccia Azzurra” per indicare l’ipotetico grande collettore sotterraneo che dal fondo di W le Donne dovrebbe portare le acque verso Fiumelatte.
Il suo nome è legato anche a opere fondamentali per la conoscenza delle grotte lombarde, tra cui Grotte e Abissi di Lombardia, Lombardia Dentro e Grotte della Grigna e del Lecchese.
La nuova cavità è stata dedicata a lui, uno speleologo ricordato con grande affetto da chi ha condiviso con lui grotte, esplorazioni e anni di vita associativa.
Oggi quella grotta ha superato i cinquecento metri di profondità e continua ad aprire nuove domande sotto una montagna che Alberto Buzio aveva esplorato e studiato a lungo.
26-27 settembre: da -410 a -545m
La prima delle tre punte autunnali cambia decisamente le dimensioni della Buzio.
Alex Rinaldi dello Speleo Club CAI Romano di Lombardia, Cristian Paccani del Gruppo Speleologico Bergamasco Le Nottole e Andrea Maconi del Gruppo Grotte Milano salgono in Grigna già venerdì sera. Il mattino successivo li raggiunge al Bogani Marco Corvi (il Corvo) dello Speleo Club Ribaldone.
Un’altra squadra ligure, composta da Maurizio Rizzotto (Jack), Matteo Pinna e Francesca Cassina, entra successivamente dirigendosi verso il ramo di collegamento con Capitano Paff.
La squadra del fondo porta con sé 215 metri di corde.
Dal precedente limite esplorativo, intorno a -410 metri, la grotta continua immediatamente con un P31, seguito da una ripida galleria e da un P22.
Alla base sembra finire tutto contro una frana.
C’è però un particolare che non convince: alla partenza del pozzo si sentiva aria.
Dopo quasi un’ora di ricerca viene individuato un piccolo foro sul lato della frana. Spostati alcuni massi, dietro compare un cunicolo ventoso.
La Buzio riparte.
Un P24 sembra nuovamente chiudere alla base, ma quattro metri più in alto un terrazzino nasconde un altro passaggio. Cristian Paccani risale e trova la prosecuzione.
Seguono tratti in frana, un P6 che immette nell’attivo, una strettoia, un P23 e altri passaggi intervallati da pozzetti.
Poi compare un freatico lungo una ventina di metri.
Marco Corvi risale sopra un pozzo e ritrova la prosecuzione della galleria. Avanza per altri venti metri prima di tornare indietro, ma la condotta continua.
La squadra decide per il momento di puntare verso il basso.
Altri pozzetti conducono ancora più in profondità, finché finiscono gli attacchi e rimane soltanto uno spezzone di corda. Anche l’ultimo salto sembra chiudere, ma scavando nel fango fossile viene aperto un cunicolo che dà su un ulteriore pozzetto.
Bisogna fermarsi.
Dopo 19 ore di punta, alle sei del mattino di domenica gli esploratori sono nuovamente all’esterno.
Il bilancio è impressionante: circa 330 metri nuovi rilevati e Abisso Alberto Buzio a -545 metri.
La Buzio continua a sfiorare il Dito
Il rilievo racconta anche un’altra storia.
La Buzio passa a poche decine di metri dal Pozzo nel Dito in diversi punti, senza ancora trovare la connessione.
Le grotte sembrano quasi rincorrersi nel sottosuolo.
Il collegamento potrebbe non trovarsi necessariamente attraverso qualche grande pozzo. I numerosi freatici incontrati lungo la Buzio fanno pensare che la chiave possa nascondersi anche in una piccola condotta, in una finestra o in un passaggio poco evidente sulle pareti delle grandi verticali.
Nelle vicinanze c’è inoltre il Complesso del Ghiaccio.
Il disegno che lentamente compare sui rilievi lascia immaginare collegamenti ancora più grandi, fino alla possibilità futura di costruire un unico grande Sistema del Grignone.

Per ora è una prospettiva esplorativa: bisogna ancora trovare i passaggi.
17-18 ottobre: finalmente il rilievo della doppia giunzione
La seconda punta ha un obiettivo differente: mettere definitivamente ordine nel rilievo delle due connessioni tra Buzio e Capitano Paff.

Scendono Jack, Ombretta e Andrea Maconi.
Per completare il lavoro sono serviti tre tentativi.
Durante il primo, raggiunta la prima giunzione attraverso un traverso, un problema al telefono utilizzato nelle operazioni impedisce di concludere il rilievo.
Nella punta successiva viene individuato un freatico che porta addirittura a una seconda giunzione con Capitano Paff. Il rilievo viene eseguito, ma il controllo successivo mostra errori evidenti: il DistoX risulta completamente fuori calibrazione.
Bisogna tornare ancora una volta.
Il 17-18 ottobre finalmente tutto funziona. Jack arma e disarma i due rami, mentre Andrea e Ombretta rilevano.
Quella che nel resoconto viene scherzosamente definita l’“epopea del rilievo” può considerarsi conclusa.
Le esplorazioni, invece, no.
Nel settore restano una breve risalita, diversi freatici che partono in entrambe le direzioni e soprattutto un punto nel quale il rilievo porta la Buzio ad appena 15 metri dal Complesso del Ghiaccio, che possiede otto ingressi conosciuti.
Quindici metri sulla carta.
Chi esplora in Grigna sa bene che possono significare tutto o niente.
24-25 ottobre: freatici, cristalli e ancora pozzi
Una settimana dopo si torna dentro.
Alla punta partecipano Jack e Francesca, Andrea Maconi, Alex Rinaldi e Cristian Paccani.
La squadra ligure sale venerdì notte per dormire al Bogani. Sulla Grigna è arrivata la prima neve della stagione e durante la notte le temperature scendono sotto zero.
L’inverno comincia a farsi sentire.
Sabato, intorno a mezzogiorno, gli speleologi entrano e tornano oltre i -500m.
Il piccolo scavo lasciato in sospeso non concede strada: termina in una strettoia impraticabile.
Resta però da vedere il freatico individuato da Marco Corvi nella punta di settembre.
Qui la Buzio cambia completamente aspetto.
Fiori nel buio
Le nuove gallerie sono particolarmente concrezionate.
Compaiono forme che sembrano fiori di aragonite e, alle estremità di alcuni cristalli, depositi bianchi dall’aspetto pastoso.
La composizione non è ancora stata determinata. Potrebbe trattarsi di latte di monte, calcite microcristallina, gesso o altri depositi: per identificarli con certezza servirebbero analisi mineralogiche.
Il settore viene rilevato per circa cento metri.
Le prosecuzioni terminano per ora in accumuli di sabbia e fango parzialmente concrezionato. In una piccola condotta, però, passa ancora una debole corrente d’aria. Per continuare occorrerebbe affrontare uno scavo impegnativo.
Il freatico può aspettare.
La via del fondo no.
P30, P10, P40. Poi finiscono i materiali
Una parte della squadra prende la strada dell’uscita, mentre gli altri continuano a seguire l’attivo.
Arriva un P30, poi un P10, infine un P40.
Qui devono fermarsi.
La via è ampia e percorsa da una forte corrente d’aria.
La direzione, secondo le prime valutazioni del rilievo, non sembra favorire la giunzione con il Dito. Potrebbe invece riportare verso il settore del fondo e, in quel caso, rimarrebbero ancora circa 200 metri di dislivello da percorrere.
Le grandi vie aperte restano quindi almeno due: il ramo dei Liguri e quello del fondo.
A queste si aggiungono diverse finestre individuate risalendo dalle zone intorno a -400m e non ancora esplorate.
Gli ultimi escono intorno a mezzogiorno di domenica.
Fuori c’è la neve.
Sotto, un P40 con tanta aria.
Il rilievo topografico, immancabile aiuto alle esplorazioni
Un ruolo fondamentale in questa corsa esplorativa lo ha il rilievo topografico. Tutto ciò che viene scoperto viene via via misurato dai partecipanti, riportato, disegnato e inerito a catasto dall’inossidabile Andrea Maconi, componendo metro dopo metro la mappa del sottosuolo del Grignone. È il rilievo a mostrare quanto grotte apparentemente separate arrivino a sfiorarsi e a indicare dove potrebbero nascondersi nuove giunzioni.

All’esplorazione e alla topografia si affianca anche un vero diario per immagini: Alex Rinaldi, ormai uno degli speleoyoutuber più conosciuti e seguiti anche fuori dall’Italia, documenta regolarmente le avventure di InGrigna!, portando nei suoi video pozzi, strettoie, nuove scoperte e soprattutto l’atmosfera delle esplorazioni.
Nel frattempo InGrigna! cerca ovunque
Concentrarsi sulla Buzio non significa fermare il resto.
La filosofia di InGrigna! è esattamente opposta: continuare a controllare ingressi, rivedere vecchie cavità e battere il territorio anche quando il risultato può essere soltanto qualche metro.
Sandro Ghidelli e Roberto O. sono tornati su una cavità individuata alla fine di giugno. Dopo una discesa di circa 12 metri lungo il versante e un breve lavoro di ampliamento dell’ingresso, il passaggio è risultato percorribile, ma soltanto per pochi metri.
Altre battute sulle pareti del versante Valsassina hanno individuato piccole cavità-sorgente, tre delle quali curiosamente poste alla testata di vallette.
Alle pendici del Menna, Andrea e Felicita con la più piccola speleo di tutti i tempi, Petra, e con Sara e Marco sono invece andati a controllare una cavità individuata da Marco e Sara sul ciglio della Val Parina. La LOBG9293, dopo un ingresso ingombro di ossa di mucca, conduce a un breve pozzo che chiude alla base.
Maconi ha inoltre ricontrollato LOLC1877 e LOLC1957. Quest’ultima, trovata con meno neve rispetto a cinque anni prima, è stata nuovamente scesa fino al fondo a -28m, dove termina nei detriti.
Sandro Ghidelli, dopo aver raccontato le ultime verifiche, ha promesso scherzosamente di smettere di annoiare tutti con i suoi «piccoli buchi»: speriamo proprio di no. La ricerca speleologica funziona anche così: molti ingressi finiscono quasi subito. Altri aspettano anni prima di mostrare ciò che nascondono.
Un metro dal Pifferaio
C’è infine un altro fronte che merita di essere seguito.
Durante l’esplorazione della 1823, Andrea Maconi si è fermato in un grande pozzo per la presenza di una massa di neve potenzialmente pericolosa e perché non disponeva di corda sufficiente per completarne la discesa.
Il successivo confronto dei rilievi ha mostrato qualcosa di sorprendente: l’ultimo caposaldo della 1823 si trova a circa un metro da quello del Pifferaio.
La giunzione non è ancora avvenuta fisicamente e dovrà quindi essere verificata sul posto.
Il grande pozzo potrebbe avvicinarsi ai 100 metri. Se la connessione verrà confermata, potrebbe nascere un nuovo complesso con nove ingressi.
Andrea Maconi lo aspetta da parecchio tempo: «È da 15 anni che sogno la giunzione».
Un metro dopo quindici anni.
Sulla carta sembra pochissimo.
Sotto la Grigna può essere ancora un mondo.
La neve sopra, l’aria sotto
L’inverno sta arrivando sul Moncodeno e la neve potrebbe rendere presto molto più difficile tornare alla Buzio.

Sottoterra, però, il lavoro lasciato in sospeso è enorme.
Ci sono i freatici, le finestre intorno a -400, il ramo dei Liguri, la vicinanza con il Complesso del Ghiaccio e soprattutto quella grande via del fondo.
L’ultima punta si è fermata davanti a un P40 soltanto perché erano finiti i materiali.
Da sotto arriva molta aria.
Nel gruppo qualcuno ha sintetizzato la situazione con l’entusiasmo del momento: «O si giunta o si va a meno mille!».
Naturalmente nessuno può ancora sapere dove porterà quella via.
Una cosa, però, è certa: l’Abisso Alberto Buzio è arrivato a -545m. E la Grigna non ha ancora finito di raccontare cosa c’è là sotto.
Fonti

InGrigna! – Resoconti delle esplorazioni all’Abisso Alberto Buzio e delle attività sul Grignone – settembre-ottobre 2026.
Scintilena – Campo InGrigna! 2026: una piccola panoramica dai resoconti dei partecipanti – 21 agosto 2026
https://www.scintilena.com/campo-ingrigna-2026-una-piccola-panoramica-dai-resoconti/08/21/
Scintilena – Giunzione Abisso Buzio-Capitano Paff: in Grigna nasce il Complesso del Moncodeno! – 1 settembre 2026
https://www.scintilena.com/giunzione-abisso-buzio-capitano-paff-in-grigna-nasce-il-complesso-del-moncodeno-ingrigna-allopera/09/01/
Scintilena – Dal cuore della Grigna: cronaca diretta del 23° Campo InGrigna! 2025 – 21 agosto 2025
https://www.scintilena.com/si-e-concluso-il-16-agosto-2025-il-23campo-ingrigna/08/21/
Scintilena – Concluso con successo ed allegria il 22° Campo InGrigna! 2024 – 18 agosto 2024
https://www.scintilena.com/concluso-con-successo-ed-allegria-il-22-campo-ingrigna-2024/08/18/
Federazione Speleologica Lombarda – Alberto Buzio è venuto a mancare – 19 dicembre 2021
https://speleolombardia.wordpress.com/2021/12/19/alberto-buzio-e-venuto-a-mancare/
Gruppo Grotte Milano – Il Buziesco, ricordi e testimonianze su Alberto Buzio
https://www.gruppogrottemilano.it/resource/pdf/buziesco/buziesco.pdf
I video di Alex Rinaldi – Ma dove siamo?
Foto di Francesca Cassina e Andrea Maconi
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