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Emissario del Lago di Nemi: l’11 ottobre una traversata tra storia dell’acqua e ricerca speleologica

Október 9th 2026 at 07:00

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Doppio appuntamento con Trekking & Divertimento nell’Emissario del Lago di Nemi. Il percorso di circa 1,7 chilometri collega il bacino vulcanico a Vallericcia, sotto Genzano.

Emissario del Lago di Nemi, due gruppi per la visita dell’11 ottobre 2026

Domenica 11 ottobre 2026 Trekking & Divertimento propone una traversata dell’Emissario del Lago di Nemi, antico condotto idraulico dei Castelli Romani. Il programma prevede due gruppi. Il primo ha appuntamento nella fascia dalle 9.30 alle 13.00. Il secondo nella fascia dalle 15.30 alle 17.00. L’iniziativa porta i partecipanti nel sottosuolo tra il lago, Genzano e Vallericcia. La proposta unisce l’osservazione del manufatto al racconto della sua storia e delle tradizioni locali.

Il percorso parte dalle rive del lago e attraversa il bordo dell’edificio vulcanico. Lo sbocco si trova in Vallericcia, sul versante opposto. La lunghezza indicata per la visita è di circa 1,7 chilometri. I rilievi pubblicati nella letteratura speleologica riportano uno sviluppo di 1.653 metri. Il condotto passa sotto Genzano, con una copertura rocciosa che supera i cento metri.

Traversata dell’Emissario del Lago di Nemi: percorso e condizioni di progressione

Il programma indica circa due ore per l’attraversamento sotterraneo. Il ritorno al punto di partenza avverrà con un breve trasferimento in automobile. Questa organizzazione evita di ripercorrere il cunicolo in senso inverso. La divisione in due gruppi punta a contenere il numero di persone presenti contemporaneamente lungo l’itinerario.[1]

L’escursione viene presentata senza particolari difficoltà tecniche. La progressione richiede comunque disponibilità a muoversi in spazi ristretti. Per circa 300 metri il soffitto è alto poco più di 1,40 metri. In alcuni punti la larghezza scende a circa 70 centimetri. Un tratto di circa 500 metri presenta acqua sorgiva, che può arrivare alle caviglie. Sono caratteristiche importanti per valutare la partecipazione, soprattutto per chi soffre di claustrofobia.[1]

Il programma comprende spiegazioni sulla storia e sulle leggende del luogo. È previsto anche un momento facoltativo di socializzazione in un locale dei Castelli Romani. Informazioni e prenotazioni fanno riferimento a Giancarlo Conte, al numero 347 293 1752, preferibilmente tramite WhatsApp. La scheda dell’evento è disponibile sul sito Trekking & Divertimento.[1][5]

Emissario del Lago di Nemi: un’opera idraulica di età arcaica

La galleria appartiene alla storia della gestione delle acque nei Colli Albani. Il lago di Nemi non dispone di un emissario naturale. Il condotto artificiale consentiva di regolarne il livello e convogliare acqua verso Vallericcia. La stessa risorsa poteva così servire i terreni agricoli esterni al bacino.[3]

Le ricerche pubblicate su Opera Ipogea collocano comunemente l’origine dell’opera tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. Il tracciato oggi attraversabile comprende modifiche, approfondimenti e ripristini di epoche successive. Il collegamento con il santuario di Diana Nemorense inserisce questa infrastruttura nella storia religiosa e territoriale del lago. Il controllo delle acque contribuì infatti alla disponibilità degli spazi lungo le sponde.[3][4]

L’Emissario del Lago di Nemi tornò a svolgere un ruolo operativo nel Novecento. Fu riattivato per convogliare le acque estratte durante il recupero delle navi di Caligola. Quei lavori modificarono alcune parti della galleria e produssero documenti utili alle successive ricerche. Dagli anni Novanta le esplorazioni speleologiche hanno approfondito la conoscenza della sua struttura.[3][6]

Emissario del Lago di Nemi e tutela dei pipistrelli

Il patrimonio sotterraneo comprende anche una componente naturalistica. Le indagini del Parco regionale dei Castelli Romani hanno rilevato otto specie di pipistrelli nell’emissario. Il sito offre condizioni favorevoli allo svernamento e alla riproduzione dei chirotteri.[7]

Per proteggere questo rifugio, il Parco adotta provvedimenti di chiusura stagionale. L’ordinanza n. 8 del 27 ottobre 2025 ha vietato l’accesso dal 1° novembre 2025 al 31 marzo 2026. La visita dell’11 ottobre 2026 si inserisce quindi in un luogo dove divulgazione, conservazione e conoscenza scientifica sono strettamente collegate. La frequentazione deve rispettare le disposizioni dell’Ente Parco e la presenza della fauna.[7]

Relazione di approfondimento: Emissario del Lago di Nemi, esplorazioni e studi speleologici

Emissario del Lago di Nemi nel paesaggio vulcanico dei Colli Albani

L’Emissario del Lago di Nemi è una cavità artificiale scavata per trasferire acqua tra due bacini del paesaggio vulcanico laziale. Il punto di partenza è il lago nemorense. Il punto di arrivo è Vallericcia, una conca un tempo occupata anch’essa da uno specchio d’acqua. Il collegamento attraversa la barriera rocciosa che separa i due ambienti.[3][4]

La sua funzione va distinta da quella di un acquedotto destinato principalmente a rifornire un abitato. L’emissario controllava la quota del lago e rendeva disponibile una portata idrica all’esterno del cratere. Era quindi parte di un sistema di regolazione, drenaggio e utilizzazione agricola delle acque. Il lago rimaneva una riserva, mentre il condotto ne governava una parte del deflusso.[3]

La geologia determinò le condizioni del cantiere antico. Nel percorso si alternano materiali vulcanici con diversa resistenza allo scavo. Tufi e pozzolane risultavano relativamente lavorabili. I banchi di roccia lavica opponevano una resistenza maggiore. Questa alternanza aiuta a comprendere le differenze tra i tratti del cunicolo, le deviazioni e la distribuzione dell’avanzamento delle squadre.[3][4]

Il manufatto non presenta una sezione costante. Lo studio del 2012 descrive, dall’incile al secondo bypass, un condotto alto circa due metri e largo circa un metro. Nell’ultima parte la sezione diventa più ridotta e rettangolare. Le misure dell’itinerario escursionistico riguardano invece gli spazi concretamente attraversati dai partecipanti. La forma della galleria conserva così informazioni sia sul lavoro originario sia sulle trasformazioni successive.[1][3]

Origine dell’Emissario del Lago di Nemi e rapporto con Diana Nemorense

La sintesi di Vittoria Caloi, Carla Galeazzi e Carlo Germani, pubblicata nel 2012, colloca comunemente la costruzione tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. L’inquadramento è quello delle grandi opere idrauliche del territorio latino. Il rapporto con il santuario di Diana Nemorense costituisce un elemento importante per comprendere la sistemazione delle rive.[3]

Il controllo del livello lacustre permetteva di conservare superfici utilizzabili lungo il bacino. Aveva quindi conseguenze sulle coltivazioni, sugli insediamenti e sulle aree sacre. Roma Sotterranea mette in relazione il tempio con la presenza dell’emissario: senza una regolazione delle acque, parte degli spazi rivieraschi avrebbe potuto essere occupata dal lago.[4]

Gli scavi nordici presso la villa di Santa Maria hanno aggiunto dati sulla successione degli accessi. La sintesi del 2012 riferisce che il primo incile venne riempito intorno al 300 a.C. La datazione deriva dai materiali ceramici rinvenuti. Il secondo ingresso fu realizzato attraverso più fasi e consentì un abbassamento del livello di circa due metri. Gli autori collegano probabilmente questa trasformazione alla costruzione del grande tempio di Diana.[3]

L’associazione fra il paesaggio sacro e il sistema idraulico non riduce l’opera a una funzione religiosa. La galleria serviva anche la gestione agricola e territoriale. Il lago, le sponde e Vallericcia appartenevano a un medesimo sistema di utilizzo dell’acqua. Le trasformazioni dell’emissario rispecchiano l’evoluzione di quel sistema.[3][4]

Scavo dell’Emissario del Lago di Nemi: coltellatio e fronti contrapposti

La ricostruzione tecnica proposta dagli studi speleologici prevede due fronti di scavo. Una squadra avanzava dal lato del lago. L’altra procedeva da Vallericcia. Il problema fondamentale era trasferire nel sottosuolo una direzione determinata sulla superficie, mantenendo quote compatibili con il deflusso.[3]

Gli studiosi richiamano la tecnica della coltellatio. Il metodo consentiva di impostare l’allineamento esterno attraverso il rilievo del terreno e riferimenti verticali. Pozzi prossimi alle estremità permettevano di riportare la direzione all’interno delle gallerie. Non si trattava di una sequenza continua di pozzi distribuiti su tutto il tracciato. Il tratto centrale veniva affrontato con scavi ciechi, avanzando dalla roccia senza accessi intermedi ravvicinati.[3][4]

La distinzione è rilevante. Numerosi acquedotti antichi furono costruiti attraverso molti pozzi, con più squadre al lavoro contemporaneamente. Per Nemi, la ricostruzione speleologica individua invece un’impostazione a fronti contrapposti e pozzi alle estremità. Quando le squadre si avvicinarono, i rumori prodotti dall’altro fronte poterono guidare la ricerca del punto di collegamento.[3]

L’incontro è individuato a circa 1.300 metri dall’imbocco lacustre. La sintesi del 2012 riporta una differenza di quota di circa due metri tra i fronti. Il punto conserva una discontinuità leggibile nella struttura. La posizione dell’incontro mostra anche che l’avanzamento non fu simmetrico: la squadra dal lago percorse una distanza maggiore rispetto a quella proveniente da valle.[3]

Il comportamento delle rocce contribuisce a spiegare questa differenza. Dal lato lacustre prevalevano materiali più agevoli da scavare. Sul versante opposto, la presenza di banchi lavici rallentava il lavoro. Il risultato dipendeva quindi non soltanto dal controllo topografico, ma anche dalla capacità di adattare il cantiere alle condizioni geologiche.[4]

Incile dell’Emissario del Lago di Nemi: camere, filtri e regolazione dell’acqua

L’incile è il punto di ingresso dell’acqua nel condotto. A Nemi comprende ambienti e strutture che documentano più fasi costruttive. L’accesso oggi utilizzato si collega alla galleria principale attraverso un ramo laterale. Una precedente discenderia appartiene all’impostazione più antica del sistema.[3]

La sintesi pubblicata su Opera Ipogea descrive tre ambienti con pareti in grandi blocchi squadrati di peperino. Gli scavi del Nordic Institute in Rome li hanno interpretati come camere di manovra. Nel settore iniziale, filtri e dispositivi di chiusura permettevano di gestire l’ingresso dell’acqua.[3][4]

Roma Sotterranea segnala una lastra con fori circolari, conservata in parte sul posto. Il suo ruolo era trattenere tronchi e altri materiali trasportati dal lago. Le scanalature nella pietra permettevano l’inserimento di paratie. Queste potevano interrompere il flusso e agevolare la pulizia dei filtri, oltre a intervenire sulla portata.[4]

Gli scavi nordici hanno riconosciuto anche l’impiego idraulico dell’accesso più antico. Il suo riempimento e la costruzione dell’ingresso laterale appartengono a una trasformazione della quota di regolazione. Intorno al 50 a.C. iniziò poi la realizzazione della grande villa soprastante. La nuova costruzione inglobò parte del secondo incile, contribuendo all’assetto architettonico attuale.[3]

Le ricerche del Centro Ricerche Speleo Archeologiche hanno proposto un’ulteriore lettura delle scanalature dell’ingresso. Secondo questa ipotesi, pannelli inseriti nelle sedi verticali avrebbero potuto bloccare il deflusso anche in relazione al varo delle navi di Caligola. Si tratta di una proposta interpretativa, che collega i dispositivi idraulici alle attività svolte sul lago in età imperiale.[8]

Bypass dell’Emissario del Lago di Nemi: frane, lava e trasformazioni del tracciato

Le deviazioni costituiscono uno dei temi principali degli studi speleologici. Dimostrano che la galleria non fu soltanto il risultato di uno scavo rettilineo. Il condotto venne adattato, ripristinato e modificato in risposta a ostacoli o esigenze emerse nel tempo.[3]

Il primo bypass si incontra a circa 800 metri dall’ingresso lacustre. Si sviluppa sulla destra del percorso, in un settore di materiali friabili. Gli studiosi lo interpretano come una soluzione per aggirare un crollo che aveva interrotto la galleria principale. Il ramo venne scavato a una quota più alta e successivamente approfondito per ristabilire il passaggio dell’acqua. Durante i lavori novecenteschi il settore principale ricevette un rivestimento in muratura.[3]

Il secondo bypass si trova intorno a 1.100 metri dall’incile. È un insieme più articolato di deviazioni e scavi. La ricostruzione di Castellani e dei suoi collaboratori lo mette in relazione con l’incontro di un banco lavico particolarmente duro. Sottoescavazioni, sovraescavazioni e rami laterali testimoniano i tentativi di superare o aggirare quel settore.[3]

Le ricerche del CRSA hanno proposto anche una spiegazione legata alle infiltrazioni e alla dispersione d’acqua nel terreno. Le due letture affrontano aspetti diversi dello stesso problema: la resistenza della roccia durante il cantiere e il comportamento idraulico del manufatto durante l’utilizzo. La presenza di interventi successivi rende il bypass un punto centrale per ricostruire la storia operativa dell’emissario.[3][8]

Dopo il settore delle deviazioni, le pareti mostrano segni circolari nella roccia dura. Caloi, Galeazzi e Germani li distinguono dalle consuete tracce di piccone. Gli autori suggeriscono strumenti o metodi differenti e un possibile intervento successivo di rettifica. La lettura delle superfici permette quindi di cercare fasi di lavoro diverse anche dove non esistono elementi architettonici monumentali.[3]

Esplorazioni dell’Emissario del Lago di Nemi e recupero delle navi di Caligola

Le descrizioni dell’emissario compaiono nella letteratura moderna dal Seicento. La documentazione diventa progressivamente più dettagliata. Un passaggio decisivo arriva nel primo Novecento, quando il condotto entra nel progetto di recupero delle due navi imperiali. La sintesi del 2012 collega a questi lavori la prima esplorazione completa e documentata.[3]

Dal 1928 l’ingegnere Guido Ucelli diresse gli interventi necessari al prosciugamento parziale del lago. L’emissario fu ripulito e adattato per smaltire l’acqua estratta dalle idrovore. Non si trattò quindi di svuotare il bacino soltanto per deflusso naturale. Le pompe trasferivano l’acqua nel sistema di scarico costituito dall’antico cunicolo.[4][6]

Il livello del lago fu abbassato di oltre dieci metri. Questa operazione rese accessibili le imbarcazioni adagiate sul fondo. Il recupero unì archeologia, ingegneria e riutilizzo di un’infrastruttura antica. La documentazione prodotta comprende rilievi, fotografie e descrizioni confluiti anche nell’opera Le Navi di Nemi, pubblicata da Ucelli nel 1940.[3][4]

Le navi furono poi esposte nel museo costruito presso il lago. Andarono distrutte nell’incendio del 1944, durante la Seconda guerra mondiale. L’emissario rimase una testimonianza materiale dell’operazione di recupero. Le sue pareti conservano anche gli interventi realizzati per renderla possibile.[3][9]

Speleologi nell’Emissario del Lago di Nemi: Cappa, Castellani ed Egeria

L’abbassamento del livello lacustre e la cessazione del deflusso regolare facilitarono nuove ricognizioni. La sintesi del 2012 colloca dagli anni Novanta un’intensa campagna di esplorazioni speleologiche. L’obiettivo era ricostruire il manufatto nella sua interezza, distinguendo le diverse fasi e verificando il rapporto tra forma della galleria e funzionamento idraulico.[3]

La storia degli studi comprende le ricerche di Cappa e il successivo lavoro di Vittorio Castellani. Le indagini di Castellani proseguirono fino al 2006, anno della sua morte. Il suo contributo si inserisce in una più ampia ricerca sulle opere sotterranee e sulle tecniche antiche di gestione dell’acqua.[3][8]

Un riferimento centrale è lo studio del 2003, L’emissario del Lago di Nemi. Indagine topografico-strutturale. Lo firmano Vittorio Castellani, Vittoria Caloi, T. Dobosz, Carla Galeazzi, S. Galeazzi e Carlo Germani. Il lavoro occupa le pagine 2-76 del fascicolo 2-3/2003 di Opera Ipogea. La pubblicazione affronta gli aspetti storici, topografici e strutturali dell’opera.[3]

Il fascicolo inserisce l’emissario nel contesto degli ipogei di Ariccia, Nemi e Albano. Questa impostazione supera l’osservazione della sola galleria principale. I condotti, i pozzi e le canalizzazioni del territorio diventano parti di una medesima storia idraulica.[3][10]

Nel 2012 Vittoria Caloi, Carla Galeazzi e Carlo Germani pubblicano Gli emissari maggiori dei Colli Albani. Gli autori appartengono alla Commissione Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana e al Centro Ricerche Sotterranee Egeria. La sintesi mette a confronto Nemi e Albano, descrivendo progettazione, struttura e trasformazioni dei due sistemi. Integra inoltre i risultati delle ricerche archeologiche nordiche.[3]

Studi speleoarcheologici nell’Emissario del Lago di Nemi dal 2008

Dal 2008 il Centro Ricerche Speleo Archeologiche ha avviato una campagna dedicata all’emissario. Il programma si propone di integrare le ricerche di Castellani. Le indagini affrontano i bypass, l’ingresso monumentale e il rapporto tra la galleria e gli interventi novecenteschi.[8]

Lo studio di una cavità artificiale richiede di mettere in relazione dati diversi. La planimetria ricostruisce l’andamento del percorso. Le sezioni mostrano le dimensioni e i cambiamenti del profilo. Il rilievo delle quote permette di interpretare la circolazione dell’acqua. Le tracce sulle pareti aiutano a riconoscere strumenti, direzioni di avanzamento e fasi di approfondimento. Nell’emissario questi elementi sono stati utilizzati insieme per elaborare una lettura topografico-strutturale.[3]

La ricerca documentaria completa quella svolta nel sottosuolo. Una mappa del 1926, precedente ai lavori di Ucelli, offre informazioni sulle dimensioni, sulla percorribilità e sulla presenza di pozzi. Consente inoltre di confrontare l’assetto del condotto prima delle trasformazioni del 1928.[11]

Un altro filone riguarda le mappe inedite dell’archivio Ucelli. Il riordino digitale ha restituito documenti, fotografie e rilievi tecnici. Il confronto tra elaborati precedenti e successivi all’avvio dei lavori permette di riconoscere interventi, rettifiche e cambiamenti della struttura. L’archivio diventa così uno strumento per leggere correttamente ciò che gli speleologi osservano sul posto.[6]

Emissario del Lago di Nemi e rete idraulica verso il Tirreno

Il cunicolo tra Nemi e Vallericcia era soltanto il primo tratto di un sistema più esteso. In Vallericcia l’acqua proseguiva lungo un canale di circa 2.100 metri. Attraversava poi il bordo della conca in un’altra galleria, lunga circa 600 metri.[3]

Quest’ultimo manufatto, il cunicolo aricino, venne realizzato attraverso dodici pozzi. La minore altezza del rilievo da superare rendeva praticabile questa tecnica. Il confronto con Nemi mostra come la geometria del terreno condizionasse l’organizzazione del cantiere. A una stessa esigenza idraulica corrispondevano soluzioni costruttive differenti.[3]

Il corso proseguiva verso Fontana di Papa. In questa zona gli studi hanno documentato un ulteriore condotto sotterraneo lungo circa 300 metri. Lo sbocco avviene in una forra profonda una decina di metri, artificiale almeno nel tratto iniziale. Attraverso una successione di fossi, le acque raggiungevano infine il Tirreno con il Fosso dell’Incastro.[3]

La rete chiarisce la scala territoriale dell’opera. Il drenaggio del lago era collegato alla regolazione delle conche, alla distribuzione dell’acqua e al suo recapito finale. Per gli speleologi, studiare l’emissario significa quindi ricostruire un paesaggio idraulico, non soltanto descrivere un percorso sotterraneo.[3]

Emissario del Lago di Nemi, chirotteri e conservazione dell’ipogeo

Il condotto è anche un rifugio faunistico. Secondo le indagini del Parco regionale dei Castelli Romani, ospita otto specie di chirotteri. Il numero corrisponde a circa il 35% delle specie rilevate nella provincia di Roma, secondo il quadro riportato dall’Ente. La cavità presenta condizioni adatte allo svernamento e alla riproduzione.[7]

Tra le specie citate figurano il rinolofo maggiore, Rhinolophus ferrumequinum, e il rinolofo minore, Rhinolophus hipposideros. Entrambe sono incluse negli allegati II e IV della direttiva Habitat. Il Parco richiama inoltre lo studio La Chirotterofauna del Parco Regionale dei Castelli Romani: Ricerche 2018, svolto da Vincenzo Ferri in collaborazione con il personale dell’Ente.[7]

La chiusura invernale risponde alla necessità di limitare il disturbo durante il letargo. L’ordinanza del 2025 ha previsto il divieto di accesso dal 1° novembre al 31 marzo successivo. Sono escluse dal divieto le attività di studio dell’Ente e quelle autorizzate con espresso nulla osta. Il provvedimento vieta anche emissioni sonore ad alto volume vicino agli ingressi.[7]

La conservazione dell’emissario comprende quindi due patrimoni inseparabili. Da una parte vi sono il manufatto e le tracce della sua storia. Dall’altra un ambiente utilizzato dalla fauna. Le visite divulgative e le attività scientifiche trovano il proprio quadro nelle regole di gestione del sito, che proteggono entrambe le componenti.[3][7]

Fonti e collegamenti

Fonti
[1] Avventura Speleologica: l’Emissario di Nemi – Trekking & Divertimento https://www.trekkingedivertimento.it/emissario-nemi-ott26
[2] Prossimi eventi – Trekking & Divertimento https://www.trekkingedivertimento.it/eventi
[3] [PDF] Estratto da: – HYPOGEA http://www.hypogea.it/archivio/2012%20Emissari%20Maggiori%20dei%20Colli%20Albani%20Albano%20e%20Nemi%20OI%201_2012.pdf
[4] Emissario del lago di Nemi – Speleologia per l’Archeologia http://www.romasotterranea.it/emissariodellagodinemi.html
[5] Trekking & Divertimento https://trekkingedivertimento.it/
[6] Emissario di Nemi: Mappe inedite dall’archivio Ucelli.pdf https://www.academia.edu/26589749/Emissario_di_Nemi_Mappe_inedite_dallarchivio_Ucelli_pdf
[7] Chiusura dell’Emissario del lago di Nemi – Parchilazio.it https://www.parchilazio.it/schede-34234-chiusura_dell_emissario_del_lago_di_nemi
[8] L’emissario del Lago di Nemi https://www.academia.edu/10726030/L_emissario_del_Lago_di_Nemi
[9] L’emissario del Lago di Nemi, capolavoro sotterraneo dell’ingegneria antica – Scintilena https://www.scintilena.com/lemissario-del-lago-di-nemi-capolavoro-sotterraneo-dellingegneria-antica/07/02/
[10] [PDF] Opere Idrauliche Nemi_CRS Egeria https://speleology.wordpress.com/wp-content/uploads/2013/01/opera-ipogea-2-3-2003-2-opereidraulichenemi-pr.pdf
[11] Una mappa dimenticata dell’emissario del lago di Nemi, eseguita … https://www.academia.edu/10730684/Una_mappa_dimenticata_dell_emissario_del_lago_di_Nemi_eseguita_prima_dei_lavori_del_1928
[13] Lazio Sotterraneo 2026, itinerari nel patrimonio invisibile tra Roma … https://www.scintilena.com/lazio-sotterraneo-2026-itinerari-nel-patrimonio-invisibile-tra-roma-bellegra-e-nemi/05/12/
[14] L’Emissario del lago di Nemi nella Storia di Genzano – Scintilena https://www.scintilena.com/progetto-paesaggi-ipogei-lemissario-del-lago-di-nemi-nella-storia-di-genzano/01/22/
[15] Alla scoperta dell’emissario sotterraneo del lago di Nemi – Scintilena https://www.scintilena.com/alla-scoperta-dellemissario-sotterraneo-del-lago-di-nemi-unavventura-nel-cuore-della-storia/08/12/
[16] [PDF] OCIETA – Federazione Speleologica Campana https://www.fscampania.it/pubb/atti_napoli91/full%20text_Caloi%20e%20Castellani_Emissario%20Nemi.pdf
[17] Traversata dell’Emissario del Lago di Nemi – Trek – Trekking Italia https://trekkingitalia.org/trek/237728
[18] Dal Lago di Nemi al Lago Albano – CASTELLINFORMA https://www.castellinforma.it/home/event/141731
[19] Emissario del lago di Nemi – archeologiasotterranea.it https://www.archeologiasotterranea.it/sites/emissario-del-lago-di-nemi
[20] Emissario | Nemi – La guida ufficiale ai Castelli Romani https://www.visitcastelliromani.it/guida/emissario/
[21] Giornate Nazionali del Camminare: ecco gli appuntamenti per il 10 e 11 ottobre https://us.headtopics.com/news/giornate-nazionali-del-camminare-ecco-gli-appuntamenti-per-88545644
[22] L’Emissario del Lago di Nemi. – Luigi Plos: Natura & Avventura. E’ un … https://www.luigiplos.it/lemissario-del-lago-di-nemi/
[23] 2-3/2003 Prima serie maggio/dicembre 2003 – Opera Ipogea https://www.operaipogea.it/pubblicazione/2-3-2003-prima-serie/
[24] Índice general de Shupihui: Revista Latinoamericana de Actualidad y Análisis (1976-1990) https://revistas.pucp.edu.pe/index.php/revistaira/article/download/24352/23146
[25] Emissario del lago di Nemi – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Emissario_del_lago_di_Nemi
[26] Emissario del lago di Nemi – Sotterranei di Roma https://www.sotterraneidiroma.it/sites/emissario-del-lago-di-nemi
[27] [PDF] Il misterioso emissario di Nemi | Terra Incognita http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/misterioso_emissario_nemi.pdf
[28] Chiusura stagionale dell’emissario del lago di Nemi https://www.parcocastelliromani.it/s/content/92003020580/1695984785.198
[29] OPERA IPOGEA https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/2003/12/Opera-Ipogea-2-3-2003-1-EmissarioNemi-pr_compressed-1.pdf
[30] Emissario del lago di Nemi: storia, funzione e percorso – Nemora https://www.nemora.it/emissario-del-lago-di-nemi/
[31] Percorso Emissario Lago di Nemi – Wikiloc https://it.wikiloc.com/percorsi-speleologia/emissario-lago-di-nemi-52569126
[32] L’Emissario del lago di Nemi – Parchi Lazio https://www.parchilazio.it/schede-34207-l_emissario_del_lago_di_nemi
[33] Sección bibliográfica https://journals.uio.no/MyN/article/download/11761/9708
[34] Trekking all’emissario di Nemi | 12 giugno 2026 – RomaToday https://www.romatoday.it/eventi/trekking-all-emissario-di-nemi-12-giugno-2026.html
[35] Capas de disco do rock brasileiro (1968-1978) https://revistaecopos.eco.ufrj.br/eco_pos/article/download/27910/15376
[36] Capas da militia: representações da força pública de São Paulo https://periodicos.ufba.br/index.php/rvh/article/download/51928/31061
[37] Avventura Speleologica: l’Emissario di Nemi – Trekking & Divertimento https://www.trekkingedivertimento.it/emissario-nemi-apr26
[38] L’Emissario del Lago di Nemi. | Egeria Centro Ricerche Sotterranee https://speleology.wordpress.com/2013/01/13/emissario-di-nemi/
[39] Il Giro del Lago di Nemi, il Tempio di Diana e l’Emissario https://www.camminesploratori.com/home/lagodinemi0122/
[40] Page 24 – ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA N. 1 https://archeologiasotterranea.com/AS1/files/basic-html/page24.html
[41] Traversata dell’Emissario del Lago di Nemi – Trekking Italia https://www.trekkingitalia.org/trek/233093

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  • Grotte del Brasile, torna l’allarme sulla tutela: gli speleologi chiedono garanzie contro la distruzione
    Condividi La tutela delle grotte del Brasile torna al centro di un appello della comunità speleologica. Il dibattito politico riapre l’attenzione su decreti, attività minerarie e conservazione di un patrimonio che custodisce biodiversità, acqua e testimonianze del passato. https://youtu.be/2mpUXYL8Pg4?is=KfCHvCVvXrySRGeh Tutela delle grotte del Brasile: un nuovo appello alla mobilitazione Un nuovo appello richiama l’attenzione sulla tutela delle grotte del Brasile e sulle conseguenze di
     

Grotte del Brasile, torna l’allarme sulla tutela: gli speleologi chiedono garanzie contro la distruzione

Október 9th 2026 at 06:00

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La tutela delle grotte del Brasile torna al centro di un appello della comunità speleologica. Il dibattito politico riapre l’attenzione su decreti, attività minerarie e conservazione di un patrimonio che custodisce biodiversità, acqua e testimonianze del passato.

https://youtu.be/2mpUXYL8Pg4?is=KfCHvCVvXrySRGeh

Tutela delle grotte del Brasile: un nuovo appello alla mobilitazione

Un nuovo appello richiama l’attenzione sulla tutela delle grotte del Brasile e sulle conseguenze di un possibile indebolimento delle norme ambientali. Il messaggio invita a diffondere informazioni e a discutere della conservazione del sottosuolo anche fuori dalla comunità speleologica.

Al centro della preoccupazione ci sono le pressioni delle attività minerarie e dei grandi progetti infrastrutturali. L’appello collega questi rischi al confronto politico brasiliano e alla prospettiva di una presidenza di Flávio Bolsonaro. Il senatore del Partido Liberal è candidato alla presidenza nelle elezioni del 2026.

Il richiamo non riguarda soltanto gli accessi alle cavità. La normativa brasiliana considera parte dell’ambiente sotterraneo anche le acque, i minerali, la fauna, la flora e il corpo roccioso circostante. La conservazione richiede quindi attenzione all’intero sistema, non soltanto alle sale e alle gallerie visibili.

Decreti sulle grotte del Brasile: dalla mobilitazione al ricorso giudiziario

Il testo dell’appello ricorda una mobilitazione avviata nel maggio 2020, durante il governo di Jair Bolsonaro. Speleologi e ricercatori produssero filmati e materiali divulgativi. Il messaggio richiama anche la consegna di libri ai giudici del Supremo Tribunal Federal, la più alta corte del Paese.

La tutela delle grotte del Brasile è stata poi al centro di una controversia sul decreto n. 10.935 del 12 gennaio 2022. Il provvedimento apriva alla realizzazione di determinati interventi anche nelle cavità classificate di massima rilevanza. Modificava così una protezione che vietava gli impatti negativi irreversibili su questi ambienti.

Nel gennaio 2022 il giudice Ricardo Lewandowski sospese alcune disposizioni del decreto. Il ricorso, identificato come ADPF 935, era stato presentato da Rede Sustentabilidade. Nell’aprile 2024 il Supremo Tribunal Federal confermò la misura cautelare. Tornò così efficace la disposizione precedente che protegge le cavità di massima rilevanza e le loro aree d’influenza dagli impatti irreversibili.

La vicenda mostra quanto le decisioni normative incidano sulla conservazione del patrimonio sotterraneo. Classificare una grotta e stabilire quali interventi siano consentiti determina il suo livello concreto di protezione.

Cavità di massima rilevanza: classificazione e attività minerarie

Le norme brasiliane distinguono quattro livelli di rilevanza: massimo, alto, medio e basso. La valutazione comprende caratteristiche ecologiche, biologiche, geologiche, idrologiche, paleontologiche e storico-culturali. Non dipende quindi soltanto dalle dimensioni della cavità.

Nel marzo 2025 l’ICMBio e il Centro Nacional de Pesquisa e Conservação de Cavernas, Cecav, hanno organizzato a Brasília un seminario tecnico-scientifico. Il confronto riguardava i metodi per identificare le cavità dalle “dimensioni notevoli”, uno degli attributi utilizzati nella classificazione.

Hanno partecipato istituzioni, università, Sociedade Brasileira de Espeleologia, consulenti e imprese del settore minerario. L’incontro rientrava nel percorso di revisione del decreto del 2022. La tutela delle grotte del Brasile resta dunque legata anche alla definizione di criteri tecnici condivisi, capaci di tradurre le conoscenze scientifiche in regole applicabili.

Biodiversità e acqua: perché proteggere le grotte del Brasile

Le cavità naturali conservano ambienti biologici vulnerabili. L’ICMBio ha evidenziato che l’indebolimento delle protezioni aumenterebbe i rischi anche per grotte con specie criticamente minacciate di estinzione.[3]

La protezione interessa inoltre le risorse idriche. I sistemi sotterranei contribuiscono alla ricarica degli acquiferi, collegati all’approvvigionamento di acqua potabile. Alterare questi ambienti può quindi compromettere funzioni che riguardano anche le comunità in superficie.[3]

L’appello ricorda inoltre il valore delle grotte come archivi naturali. Sedimenti, fossili e concrezioni offrono materiali per studiare il clima, la megafauna estinta e la presenza umana. La stessa normativa riconosce gli attributi paleontologici, geologici e storico-culturali tra i criteri di rilevanza delle cavità.[2]

Microorganismi delle grotte e ricerca sugli antimicrobici

Un ulteriore campo di ricerca riguarda i microorganismi sotterranei. Studi condotti in diverse grotte del mondo hanno individuato batteri capaci di produrre composti antimicrobici. Altri aiutano a comprendere l’origine e i meccanismi della resistenza agli antibiotici.[6]

Questi risultati non equivalgono alla disponibilità immediata di nuovi farmaci. Indicano piuttosto un ambito di ricerca che dipende dalla conservazione degli habitat e dalla possibilità di studiarli nel tempo.[6]

La tutela delle grotte del Brasile riguarda quindi anche conoscenze ancora da acquisire. Il nuovo appello chiede di mantenere l’attenzione pubblica sulle scelte ambientali. La distruzione di una cavità elimina il luogo in cui acqua, organismi e testimonianze geologiche possono essere osservati insieme. Proteggerla significa conservare anche le condizioni necessarie per continuare a studiarla.

Fonti consultate e materiale dell’appello

Fonti
[1] g1.globo.com › politica › eleicoesQuem é Flávio Bolsonaro: o candidato do PL à Presidência | G1 https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/noticia/2026/10/04/flavio-bolsonaro-de-filho-do-ex-presidente-a-candidato-do-pl-a-presidencia-da-republica.ghtml
[2] D10935 – Planalto https://www.planalto.gov.br/ccivil_03/_ato2019-2022/2022/decreto/d10935.htm
[3] Cavernas em pauta: seminário discute critério para revisão do … https://www.gov.br/icmbio/pt-br/assuntos/centros-de-pesquisa/cavernas/patrimonio-espeleologico-em-pauta-1/cavernas-em-pauta-seminario-discute-criterio-para-revisao-do-decreto-no-10-935-2022
[4] STF confirma liminar que impede a realização de empreendimentos … https://noticias.stf.jus.br/postsnoticias/stf-confirma-liminar-que-impede-a-realizacao-de-empreendimentos-em-grutas-e-cavernas/
[5] Plenário do STF suspende parcialmente decreto que permitia … https://www.demarest.com.br/plenario-do-stf-suspende-parcialmente-decreto-que-permitia-intervencao-em-cavidades-naturais-subterraneas/
[6] Resistência a antibióticos: superbactérias de cavernas … https://g1.globo.com/ciencia/noticia/2026/04/23/as-poderosas-bacterias-encontradas-em-cavernas-profundas-que-desafiam-a-medicina-resistentes-a-praticamente-todos-os-antibioticos.ghtml
[8] Pesquisa para presidente: Lula e Flávio voltam a empatar no … – BBC https://www.bbc.com/portuguese/articles/cmwyze3r990vo
[9] Datafolha: Lula tem 45% e Flávio Bolsonaro, 42% em válidos – UOL https://www1.folha.uol.com.br/poder/2026/10/datafolha-lula-tem-45-e-flavio-bolsonaro-42-em-votos-validos-na-vespera-do-1o-turno.shtml
[10] Datafolha: Lula tem 45% e Flávio 40% em votos válidos – UOL https://www1.folha.uol.com.br/poder/2026/10/datafolha-lula-tem-45-e-flavio-bolsonaro-40-em-votos-validos-no-1o-turno.shtml
[11] Quaest, 2º turno: Flávio Bolsonaro, 44%; Lula 42% | G1 – Globo https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral/noticia/2026/10/03/quaest-2o-turno-flavio-bolsonaro-44percent-lula-42percent.ghtml
[12] g1.globo.com › politica › eleicoesDatafolha, 2º turno: Lula, 47%; Flávio Bolsonaro, 46% | G1 https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral/noticia/2026/10/03/datafolha-presidente-segundo-turno-3-outubro.ghtml
[13] Pesquisa Datafolha: Lula tem 42% e Flávio Bolsonaro 38% | G1 https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral/noticia/2026/10/01/datafolha-presidente-1-outubro.ghtml
[14] Datafolha, 2º turno: Lula, 48%; Flávio Bolsonaro, 45% | G1 https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral/noticia/2026/10/01/datafolha-presidente-segundo-turno-1-outubro.ghtml
[15] cbn.globo.com › politica › noticiaDatafolha, 2º turno: Lula, 48%; Flávio Bolsonaro, 45% https://cbn.globo.com/politica/noticia/2026/10/01/datafolha-2o-turno-lula-48percent-flavio-bolsonaro-45percent.ghtml
[16] cbn.globo.com › coberturas › eleicoes-2026Quaest: Flávio Bolsonaro tem 44%; Lula, 42%, em cenário de 2º … https://cbn.globo.com/coberturas/eleicoes-2026/noticia/2026/10/03/quaest-flavio-bolsonaro-tem-44percent-lula-42percent.ghtml
[17] Lula tem 46,7% e Flávio Bolsonaro, 43,8%, na véspera da eleição … https://www.jota.info/eleicoes/eleicoes-2026/lula-tem-467-e-flavio-bolsonaro-438-na-vespera-da-eleicao-aponta-pesquisa-atlasintel
[18] Flávio Bolsonaro na pesquisa para presidente para 1º turno hoje https://noticias.uol.com.br/eleicoes/2026/10/03/flavio-bolsonaro-na-pesquisa-para-presidente-para-1-turno-hoje-veja-numeros-atualizados.ghtm
[19] CastelSotterra Project in Brasile – Scintilena https://www.scintilena.com/castelsotterra-project-in-brasile/07/21/
[20] CNT/MDA divulga pesquisa eleitoral para presidente da República https://www.gazetadopovo.com.br/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral-2026/cnt-mda-presidente-outubro-2026-vespera-primeiro-turno/
[21] STF suspende norma que permite empreendimentos em cavernas https://www.migalhas.com.br/quentes/406291/stf-suspende-norma-que-permite-empreendimentos-em-cavernas
[22] STF forma maioria para manter a proibição de construção em … https://www.jota.info/stf/do-supremo/stf-forma-maioria-para-manter-a-proibicao-de-construcao-em-cavernas
[23] Entenda as normas para proteção, classificação e uso de cavidades naturais subterrâneas no Brasil | Rádio Itatiaia https://www.itatiaia.com.br/economia/negocios/eloos/mineracao/entenda-as-normas-para-protecao-classificacao-e-uso-de-cavidades-naturais-subterraneas-no-brasil/
[24] Nuove norme per la sicurezza in grotta: dispositivi intelligenti e … https://www.scintilena.com/nuove-normative-per-la-sicurezza-in-grotta-dispositivi-intelligenti-e-controlli-digitali-obbligatori-dal-2027/04/01/
[25] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[26] 30cbe_215-220 – cavernas https://www.cavernas.org.br/wp-content/uploads/2021/07/30cbe_215-220.pdf
[27] Perfil de resistência antimicrobiana de bactérias isoladas em … https://editorapoisson.com.br/I-0284/capitulo/1/
[28] Bactérias em cavernas profundas apresentam resistência a … https://www.brasilemfolhas.com.br/2026/04/bacterias-cavernas-resistencia-antibioticos/
[29] Atos formalizados contra o Decreto nº 10.935/2022 – Sociedade … https://www.cavernas.org.br/noticia_geral/atos-formalizados-contra-deceto-10-935-2022/
[30] Proteção de cavidades naturais subterrâneas: validade de decreto https://www.cognijus.com/blog/protecao-de-cavidades-naturais-subterraneas-validade-de-decreto-supremo-tribunal-federal-stf
[31] As poderosas bactérias encontradas em cavernas profundas que … https://www.hora1mt.com.br/2026/04/as-poderosas-bacterias-encontradas-em-cavernas-profundas-que-desafiam-a-medicina-resistentes-a-praticamente-todos-os-antibioticos/

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  • Cunicoli di Claudio, il 10 ottobre apertura al pubblico: viaggio nella bonifica del Fucino
    Condividi Sabato 10 ottobre 2026 il Parco archeologico dei Cunicoli di Claudio, ad Avezzano, accoglierà i visitatori dalle 9 alle 13. L’iniziativa «Storie di acqua e di uomini» prevede visite guidate gratuite su prenotazione, nell’ambito del progetto RADICI della Soprintendenza ABAP L’Aquila-Teramo. Il percorso introduce alla storia della bonifica del Fucino, dall’emissario romano al prosciugamento ottocentesco. Cunicoli di Claudio: apertura gratuita ad Avezzano il 10 ottobre Il Parco arch
     

Cunicoli di Claudio, il 10 ottobre apertura al pubblico: viaggio nella bonifica del Fucino

Október 8th 2026 at 14:00

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Sabato 10 ottobre 2026 il Parco archeologico dei Cunicoli di Claudio, ad Avezzano, accoglierà i visitatori dalle 9 alle 13. L’iniziativa «Storie di acqua e di uomini» prevede visite guidate gratuite su prenotazione, nell’ambito del progetto RADICI della Soprintendenza ABAP L’Aquila-Teramo. Il percorso introduce alla storia della bonifica del Fucino, dall’emissario romano al prosciugamento ottocentesco.

Cunicoli di Claudio: apertura gratuita ad Avezzano il 10 ottobre

Il Parco archeologico dei Cunicoli di Claudio torna ad aprire al pubblico sabato 10 ottobre 2026. L’appuntamento si svolgerà ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, nella fascia oraria dalle 9:00 alle 13:00. L’ingresso è gratuito e le visite saranno organizzate per gruppi.[1]

L’iniziativa, intitolata «Storie di acqua e di uomini», rientra in RADICI, il Piano di Valorizzazione 2026. Il programma è promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo. La nuova apertura permetterà di conoscere direttamente una delle opere idrauliche romane che hanno segnato la storia della Marsica.[1]

La visita ai Cunicoli di Claudio mette in relazione il patrimonio sotterraneo con il paesaggio della Piana del Fucino. Gallerie, pozzi e accessi raccontano il tentativo di governare le acque di un lago soggetto a forti oscillazioni. La loro storia prosegue nell’Ottocento, quando il sistema fu ripreso e ampliato per completare il prosciugamento del bacino.[2][3]

Visite ai Cunicoli di Claudio: prenotazioni, accesso e sicurezza

Il sito si trova in via Alfredo Nobel ad Avezzano. Per partecipare è obbligatorio prenotare telefonando al numero 0863 455734. Il servizio di prenotazione è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 13:00.[1]

I partecipanti dovranno indossare scarpe antiscivolo. Il casco di protezione è obbligatorio e sarà fornito sul posto dalla Soprintendenza prima dell’ingresso nel percorso sotterraneo. Le visite guidate consentiranno di osservare l’area archeologica e di approfondire il funzionamento dell’opera romana.[1]

L’apertura del 10 ottobre riguarda il parco archeologico e il suo percorso di visita. Il complesso storico comprende anche il lungo emissario sotterraneo e le strutture di servizio distribuite lungo il tracciato. Questi elementi appartengono a un sistema idraulico più ampio, costruito per convogliare le acque verso il fiume Liri.[1][3]

Lago Fucino: perché fu necessaria la bonifica

Prima del prosciugamento, il Fucino occupava il cuore della conca marsicana. La sua superficie media era di circa 155 chilometri quadrati. Per estensione era il terzo lago italiano, dopo il Garda e il Lago Maggiore. La profondità massima raggiungeva circa 22 metri.[4]

Il lago non disponeva di un emissario superficiale stabile. Le acque si smaltivano attraverso l’evaporazione e gli inghiottitoi presenti nel fondo. Questo equilibrio era instabile. Le piogge e gli apporti dei torrenti potevano provocare aumenti del livello, con inondazioni di colture e abitati.[4]

Per le popolazioni rivierasche, il Fucino rappresentava anche una risorsa economica legata alla pesca. Il rapporto con il lago combinava quindi opportunità e rischi. La regimazione delle acque rispondeva alla necessità di proteggere le campagne e rendere più sicuro l’insediamento lungo le sponde.[2][4]

Cunicoli di Claudio e bonifica del Fucino in età romana

L’idea di dare uno sbocco alle acque del Fucino era stata considerata già da Giulio Cesare. Il progetto fu realizzato sotto l’imperatore Claudio. I lavori si svolsero tra il 41 e il 52 d.C. e impegnarono, secondo le testimonianze antiche, circa 30.000 lavoratori.[3]

L’emissario romano attraversava il Monte Salviano e raggiungeva il Liri sul versante di Capistrello. Il canale principale era lungo circa 5.650 metri. Allo scavo erano collegati cunicoli inclinati e numerosi pozzi: nel sistema romano ne sono stati individuati 32.[3][4]

Queste strutture non servivano soltanto al passaggio dell’acqua. I cunicoli consentivano l’accesso dei lavoratori, la movimentazione dei materiali e l’aerazione degli ambienti sotterranei. Pozzi e gallerie di servizio rendevano possibile l’avanzamento di un cantiere sviluppato sotto la montagna.[3]

L’inaugurazione dell’emissario avvenne nel 52 d.C. L’opera permise di abbassare il livello del lago, senza ottenere inizialmente il completo prosciugamento. Seguirono interventi di approfondimento e manutenzione, anche sotto Traiano e Adriano.[4]

Emissario del Fucino: manutenzione e tentativi di recupero

Il funzionamento dell’emissario dipendeva dalla continuità della manutenzione. Con il progressivo deterioramento e l’ostruzione del canale, il sistema perse la capacità di regolare il lago. Dopo la fase romana, le acque tornarono a occupare la conca e ripresero le oscillazioni che minacciavano i terreni circostanti.[3][4]

Nei secoli successivi furono promossi diversi tentativi di recupero. Interventi e progetti sono ricordati sotto Federico II e Alfonso d’Aragona. Alla fine del Settecento e nella prima metà dell’Ottocento ripresero gli studi e le operazioni di ripulitura, senza arrivare a una soluzione definitiva.[3][4]

Nel 1826 Francesco I affidò nuovi lavori alla Direzione Ponti e Strade, guidata dall’ingegnere Carlo Afan de Rivera. Il recupero dell’antico condotto contribuì alla conoscenza dell’infrastruttura. Il passaggio decisivo arrivò poi con il finanziamento privato della bonifica ottocentesca.[3]

Bonifica del Fucino: Alessandro Torlonia e il prosciugamento ottocentesco

Nel 1853 fu costituita una società per avviare il prosciugamento del Fucino. Alessandro Torlonia ne divenne progressivamente il principale protagonista, rilevando le quote degli altri soci. I lavori cominciarono nel 1854. Il progetto coinvolse l’ingegnere svizzero Frantz Mayor de Montricher e, nelle successive fasi, gli ingegneri Bermont e Brisse.[3][4]

Il nuovo emissario riprese e inglobò gran parte della galleria romana. La lunghezza raggiunse circa 6.301 metri, con una sezione ampliata a circa 19,6 metri quadrati. L’obiettivo non era più soltanto contenere le oscillazioni del lago, ma prosciugare il bacino e trasformarlo in terreno agricolo.[3][4]

Lo svuotamento fu completato nel 1875. Il 1° ottobre 1878 il lago venne dichiarato ufficialmente prosciugato. La bonifica del Fucino richiese anche una rete di canali, collettori e opere di regolazione sulla superficie liberata dalle acque.[3][4]

La Grande Cinta raccoglieva gli apporti degli antichi immissari. I canali laterali convogliavano le acque verso il sistema di scolo principale. Il bacinetto, nella parte più depressa della conca, funzionava come area di accumulo in caso di interruzione dell’emissario. Il nuovo paesaggio agricolo dipendeva così da una gestione idraulica organizzata.[4]

Piana del Fucino: dalla bonifica alla storia sociale della Marsica

Il prosciugamento modificò l’economia e l’organizzazione del territorio. Al posto del lago si sviluppò una pianura coltivata, attraversata da strade e canali. La concentrazione di gran parte dei terreni nelle proprietà Torlonia segnò anche i rapporti tra proprietari, affittuari e lavoratori agricoli.[2][4]

Nel Novecento la Piana del Fucino divenne uno dei luoghi delle mobilitazioni contadine per la terra. La riforma agraria del 1950 avviò l’esproprio e la redistribuzione dei terreni ai coltivatori. La storia della bonifica comprende quindi non soltanto le opere ingegneristiche, ma anche i cambiamenti sociali prodotti dalla trasformazione del lago.[2]

L’apertura dei Cunicoli di Claudio permette di rileggere questa vicenda a partire dalle sue strutture sotterranee. Il percorso collega il cantiere romano, il recupero ottocentesco e la formazione della Piana del Fucino. «Storie di acqua e di uomini» porta così l’attenzione sul rapporto tra gestione delle acque, lavoro e trasformazione del paesaggio marsicano.[1][2]

Fonti consultate


Fonti
[1] Apertura straordinaria del Parco dei Cunicoli di Claudio: il 10 Ottobre visite gratuite su prenotazione https://www.terremarsicane.it/apertura-straordinaria-del-parco-dei-cunicoli-di-claudio-il-10-ottobre-visite-gratuite-su-prenotazione/
[2] Il lago scomparso: come i Cunicoli di Claudio hanno scavato … https://www.scintilena.com/il-lago-scomparso-come-i-cunicoli-di-claudio-hanno-scavato-la-storia-del-fucino/08/17/
[3] Storia dell’Emissario https://www.amicidellemissario.it/web/index.php/it/luoghi/emissario/9-emissario
[4] Fucino – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/fucino_(Enciclopedia-Italiana)/
[6] Tunnels of Claudius – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Tunnels_of_Claudius
[7] Cunicoli di Claudio – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Cunicoli_di_Claudio
[8] Da Lettomanoppello al Fucino, alla scoperta dei Cunicoli di Claudio https://www.scintilena.com/da-lettomanoppello-al-fucino-alla-scoperta-dei-cunicoli-di-claudio/11/19/
[9] Cunicoli di Claudio nel Fucino: Firmato protocollo di intesa per la … https://www.scintilena.com/cunicoli-di-claudio-nel-fucino-firmato-protocollo-di-intesa-per-la-valorizzazione-turistica/10/24/
[10] FUCINO. I CUNICOLI DELL’IMPERATORE CLAUDIO E IL PRINCIPE … https://www.reteabruzzo.com/2026/03/22/fucino-i-cunicoli-dellimperatore-claudio-e-il-principe-torlonia-per-prosciugare-il-lago/
[11] Abruzzo Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/abruzzo/
[12] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/1571/
[13] Dei Cunicoli di Claudio. E del prosciugamento del Fucino. http://www.qualcheriga.it/cunicoli-di-claudio/
[14] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/487/?c=6
[15] Notizie regionali Abruzzo – Scintilena https://www.scintilena.com/notizie-regionali-abruzzo/11/21/
[16] La lunga e singolare storia della bonifica del Fucino https://www.piccolagrandeitalia.tv/la-lunga-e-singolare-storia-della-bonifica-del-fucino/
[17] La bonifica del Lago Fucino – Storia Glocale https://storiaglocale.com/la-bonifica-del-lago-fucino/
[18] Parco Archeologico Cunicoli di Claudio – Alba sul Fucino https://www.albafucens.com/cunicoli/

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  • Trentatré ore nel cuore del Matese: il soccorso speleologico alla prova oltre tre laghi sotterranei
    Condividi Nella Grotta Cul di Bove, a Campochiaro, 38 tecnici del CNSAS di Campania-Molise, Lazio, Abruzzo e Puglia hanno simulato il recupero di un infortunato tra pozzi, strettoie e meandri allagati: un’esercitazione interregionale per affinare tecniche, coordinamento e comunicazioni in emergenza. Fonte: Comunicato ufficiale CNSAS Si è conclusa nella notte tra il 3 e il 4 ottobre l’esercitazione interregionale di soccorso speleologico che ha visto impegnati 38 tecnici provenienti dalle D
     

Trentatré ore nel cuore del Matese: il soccorso speleologico alla prova oltre tre laghi sotterranei

Október 8th 2026 at 13:00

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Nella Grotta Cul di Bove, a Campochiaro, 38 tecnici del CNSAS di Campania-Molise, Lazio, Abruzzo e Puglia hanno simulato il recupero di un infortunato tra pozzi, strettoie e meandri allagati: un’esercitazione interregionale per affinare tecniche, coordinamento e comunicazioni in emergenza.

Fonte: Comunicato ufficiale CNSAS

Si è conclusa nella notte tra il 3 e il 4 ottobre l’esercitazione interregionale di soccorso speleologico che ha visto impegnati 38 tecnici provenienti dalle Delegazioni di Campania-Molise, Lazio, Abruzzo e Puglia del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico nella Grotta Cul di Bove, a Campochiaro (CB).

Lo scenario ha simulato il recupero di un infortunato in un tratto profondo della cavità, oltre tre laghi sotterranei.

Ventisette tecnici, organizzati in tre squadre di recupero che si sono date il cambio, hanno trasportato la barella per circa 24 ore lungo un percorso caratterizzato da pozzi verticali, meandri allagati, strettoie e tratti da superare in acqua.

Due sanitari si sono alternati per seguire il ferito simulato durante le fasi del recupero.

Le operazioni sono state coordinate dai direttori delle operazioni di soccorso speleologico provenienti dalle diverse regioni partecipanti. Grazie al Gruppo Speleologico del Matese che ha messo a disposizione il rifugio situato a Sella del Perrone, tutti i partecipanti hanno potuto usufruire di una base logistica per riposare quando non erano impegnati nelle attività, andate avanti ininterrottamente per 33 ore.

Le squadre in grotta erano collegate direttamente con la direzione operazioni attraverso una linea telefonica stesa lungo la cavità, una rete radio mesh e un radio link posizionato all’ingresso della grotta, così da avere una comunicazione continua e costante.

L’obiettivo dell’evento era di addestrare soccorritori di regioni diverse a lavorare insieme, sia per la parte tecnica che di direzione operazioni.

In un intervento reale in grotta, che può durare giorni, infatti, il soccorso richiede il concorso di più Delegazioni e queste esercitazioni congiunte servono a condividere procedure e tecniche per poter essere efficaci in caso di emergenza.

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  • Su Mannau, il campo del 1978 torna in un libro: Silvestro Papinuto presenta la storia a Selargius
    Condividi Il Gruppo Speleologico CSI Specus ospita Silvestro Papinuto e Paolo Salimbeni per raccontare il campo del 1978 a Su Mannau. Incontro gratuito e aperto anche ai non soci nella sede di via Meucci 10. Il campo del 1978 a Su Mannau è al centro del nuovo libro di Silvestro Papinuto, che sarà presentato a Selargius nella sede del Gruppo Speleologico CSI Specus. L’incontro si svolgerà in via Meucci 10 e sarà gratuito. La partecipazione è aperta anche alle persone esterne al gruppo. Acca
     

Su Mannau, il campo del 1978 torna in un libro: Silvestro Papinuto presenta la storia a Selargius

Október 8th 2026 at 12:00

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Il Gruppo Speleologico CSI Specus ospita Silvestro Papinuto e Paolo Salimbeni per raccontare il campo del 1978 a Su Mannau. Incontro gratuito e aperto anche ai non soci nella sede di via Meucci 10.

Il campo del 1978 a Su Mannau è al centro del nuovo libro di Silvestro Papinuto, che sarà presentato a Selargius nella sede del Gruppo Speleologico CSI Specus. L’incontro si svolgerà in via Meucci 10 e sarà gratuito. La partecipazione è aperta anche alle persone esterne al gruppo.

Accanto all’autore interverrà Paolo Salimbeni. Entrambi furono testimoni dell’esperienza raccontata nel volume. La presentazione porterà quindi davanti al pubblico una vicenda della speleologia sarda attraverso la voce di chi la visse direttamente.

Il campo del 1978 a Su Mannau: 540 ore nel sottosuolo

L’esperienza del 1978 appartiene alla storia delle esplorazioni di lunga durata in grotta. Il Gruppo Speleologico CSI Specus la presenta come uno dei primissimi campi esplorativi di questo genere. La ricostruzione storica pubblicata sul sito delle Grotte di Su Mannau attribuisce il campo allo Speleo Club di Cagliari e riporta una permanenza di 540 ore. Il lavoro contribuì alla conoscenza e alla mappatura della cavità.[1]

Si tratta di ventidue giorni e mezzo nel sottosuolo. Il dato permette di comprendere la dimensione temporale dell’esperienza: non una singola uscita esplorativa, ma una permanenza prolungata all’interno del sistema carsico. Il campo del 1978 a Su Mannau costituisce così il riferimento centrale del libro e dell’incontro promosso a Selargius.

Il racconto di Papinuto e Salimbeni mette in relazione quella durata con la memoria dei partecipanti. La presenza dei due testimoni consente di avvicinare una pagina della storia speleologica attraverso il ricordo diretto, mantenendo al centro l’esperienza vissuta nella grotta.

Silvestro Papinuto e Paolo Salimbeni: la memoria della speleologia sarda

La presentazione del libro di Silvestro Papinuto riporta l’attenzione su un’esperienza maturata quasi mezzo secolo fa. A Selargius, il campo del 1978 a Su Mannau diventa il punto di incontro fra una pubblicazione e una testimonianza condivisa.

Il ruolo di Paolo Salimbeni affianca quello dell’autore senza sovrapporvisi: Papinuto presenta il nuovo volume, mentre entrambi partecipano al racconto come testimoni dell’avventura. È questo rapporto fra scrittura e memoria personale a caratterizzare l’appuntamento annunciato dal Gruppo Speleologico CSI Specus.

L’apertura ai non soci allarga il pubblico dell’iniziativa. Il tema riguarda gli speleologi, ma anche chi desidera conoscere la storia delle esplorazioni sotterranee in Sardegna. L’ingresso gratuito e la sede associativa definiscono un incontro dedicato alla divulgazione e alla condivisione della memoria.

La grotta di Su Mannau tra Fluminimaggiore e fiumi sotterranei

La grotta di Su Mannau si trova nel territorio di Fluminimaggiore, nella Sardegna sud-occidentale. Il complesso presenta due rami principali, legati ai corsi d’acqua sotterranei Placido e Rapido. La presenza dell’acqua caratterizza gli ambienti interni, con laghetti e cascatelle.[2]

Il ramo del Rapido è il più esteso e comprende ambienti destinati alla frequentazione speleologica con attrezzature. Il percorso turistico interessa invece una porzione limitata del complesso, lungo un itinerario attrezzato di circa 500 metri. Questa distinzione separa la visita aperta al pubblico dalle attività negli ambienti esplorativi della cavità.[2]

Il contesto aiuta a collocare il campo del 1978 a Su Mannau nella storia di una grotta che conserva interessi diversi. Alle esplorazioni si affianca infatti una componente archeologica: la sala iniziale ospita un tempio ipogeo frequentato fin dall’epoca prenuragica. Le testimonianze rinvenute nell’area rimandano al culto dell’acqua.[2]

Presentazione del libro a Selargius: ingresso gratuito nella sede Specus

Il Gruppo Speleologico CSI Specus ospiterà la presentazione nella propria sede di via Meucci 10, a Selargius. Silvestro Papinuto e Paolo Salimbeni saranno i protagonisti dell’incontro dedicato al campo del 1978 a Su Mannau.

La partecipazione è gratuita e non è riservata agli iscritti. L’appuntamento porta al pubblico la memoria di un campo esplorativo di lunga durata, collegando il nuovo libro alla testimonianza di due persone che presero parte a quella vicenda.

Fonti

Fonti
[1] Storia e Scoperte delle Grotte – Grotte di Su Mannau https://www.sumannau.it/grotte/
[3] Grotte di Su Mannau – Idese – Ministero della cultura https://idese.cultura.gov.it/place/grotte-di-su-mannau/
[4] Grotte Su Mannau – Sardegna Sentieri https://www.sardegnasentieri.it/node/776
[5] Grotte di Su Mannau https://www.sumannau.it/
[6] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[7] https://biblioteche.medialibrary.it/search?idpub=9865 https://biblioteche.medialibrary.it/search?idpub=9865
[8] Grotta di Su Mannau – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_di_Su_Mannau
[9] Orari e Prezzi – Grotte di Su Mannau https://www.sumannau.it/orari-e-prezzi/
[10] Riviste Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/riviste/
[11] scintilena.com Bias & Factuality Rating | Ground News https://ground.news/interest/scintilenacom
[12] Grotte e speleologia: un viaggio nel mondo sotterraneo – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-e-speleologia-un-viaggio-nel-mondo-sotterraneo/12/11/
[13] Come Trovarci – Scintilena https://www.scintilena.com/come-trovarci/03/01/
[14] Grotta di Su Mannau – AGTI https://grotteturistiche.it/grotta-di-su-mannau/
[15] Scintilena Luglio 2025: le scoperte e le esplorazioni speleologiche … https://www.scintilena.com/scintilena-luglio-2025-le-scoperte-e-le-esplorazioni-speleologiche-piu-seguite/07/19/
[16] settantasette – Comune di Bologna https://www.comune.bologna.it/iperbole/asnsmp/settantasette.html
[17] [PDF] Errata corrige al Bollettino del Servizio per il Diritto d’Autore e Diritti … https://biblioteche.cultura.gov.it/export/sites/dgbid/it/documenti/Servizio_III/Bollettini/ECBollettino1978.pdf
[18] Grotte di Su Mannau a Fluminimaggiore: cosa vedere – Italia.it – Italy https://www.italia.it/it/sardegna/grotte-di-su-mannau
[19] Menù completo e carta 2026 – Specus a Valmontone | TheFork https://www.thefork.it/ristorante/specus-r823880/menu
[20] SPECUS, Valmontone – Menu, Prezzo, Ristorante Recensioni … https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g1925778-d7213427-Reviews-Specus-Valmontone_Province_of_Rome_Lazio.html
[21] Visita – Grotte di Su Mannau https://www.sumannau.it/visita/
[22] catalogo Libri Li | Unilibro | 1978 https://www.unilibro.it/libri/f/argomento/li/rad/1978
[23] Prenota visita – Grotte di Su Mannau https://www.sumannau.it/prenota-visita/
[24] https://pavese.medialibrary.it/list/details/896383 https://pavese.medialibrary.it/list/details/896383
[25] Ristorante Specus – Roma – Menu Digitale – leggimenu https://www.leggimenu.it/menu/specus/
[26] Contatti – Grotte di Su Mannau https://www.sumannau.it/contatti/
[27] Le grotte di Su Mannau e l’orco che piange – foglieviaggi https://www.foglieviaggi.cloud/blog-detail/post/223706/le-grotte-di-su-mannau-e-lorco-che-piange

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  • Grotte turistiche, Lorenzo Burzacca confermato nel direttivo ISCA 2026-2030
    Condividi Il 10° congresso in Dordogna rinnova la guida dell’associazione internazionale delle grotte turistiche. Friedrich Oedl resta alla presidenza; nel nuovo mandato trovano spazio conservazione, gestione sostenibile e divulgazione del patrimonio sotterraneo. Grotte turistiche: la conferma di Lorenzo Burzacca nel direttivo ISCA Lorenzo Burzacca è stato confermato nel consiglio direttivo dell’International Show Caves Association per il mandato 2026-2030. L’elezione si è svolta durante i
     

Grotte turistiche, Lorenzo Burzacca confermato nel direttivo ISCA 2026-2030

Október 8th 2026 at 11:00

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Il 10° congresso in Dordogna rinnova la guida dell’associazione internazionale delle grotte turistiche. Friedrich Oedl resta alla presidenza; nel nuovo mandato trovano spazio conservazione, gestione sostenibile e divulgazione del patrimonio sotterraneo.

Grotte turistiche: la conferma di Lorenzo Burzacca nel direttivo ISCA

Lorenzo Burzacca è stato confermato nel consiglio direttivo dell’International Show Caves Association per il mandato 2026-2030. L’elezione si è svolta durante il 10° congresso ISCA, ospitato nella Dordogna francese dal 22 settembre al 1° ottobre 2026. Burzacca figura tra i nove direttori della nuova squadra, insieme a rappresentanti di Europa, Americhe e Oceania. [web:5]

La conferma mantiene la presenza italiana nella guida dell’associazione internazionale delle grotte turistiche. Il nuovo direttivo proseguirà il lavoro sulla cooperazione tra i siti aperti al pubblico. Tra le priorità figurano lo scambio di conoscenze, la conservazione e lo sviluppo responsabile del patrimonio sotterraneo. [web:5]

Il congresso ISCA in Dordogna e il confronto sul turismo sotterraneo

Il 10° congresso ISCA si è svolto a Périgueux e nella regione della Dordogna. L’organizzazione ha coinvolto la Fédération Française du Tourisme et du Patrimoine Souterrains, la federazione francese dedicata al turismo e al patrimonio sotterraneo. La Francia ha ospitato per la prima volta questo appuntamento internazionale. [web:4][web:9]

Il programma congressuale ha affiancato presentazioni, laboratori di confronto e assemblea generale. Le attività previste comprendevano anche una rassegna video internazionale e visite a diversi siti del territorio. Tra questi figuravano Lascaux IV, le grotte di Maxange e il Gouffre de Proumeyssac. [web:9]

Il calendario complessivo comprendeva inoltre escursioni prima e dopo le giornate centrali del congresso. Domme, Tourtoirac, Villars e Cougnac erano tra le mete inserite nel programma. La dimensione territoriale dell’incontro ha così affiancato il confronto professionale sulla gestione delle grotte turistiche. [web:9]

Direttivo ISCA 2026-2030: presidente, vicepresidenti e direttori

La presidenza dell’ISCA per il quadriennio 2026-2030 è affidata all’austriaco Friedrich Oedl. Lo spagnolo Rafael Pagés Rodríguez ricopre il ruolo di primo vicepresidente. Il portoghese Nuno Querido Jorge è il secondo vicepresidente. Lo spagnolo Juan José Tíscar Moya assume gli incarichi di segretario e tesoriere. [web:5]

Accanto a queste quattro cariche, il consiglio comprende nove direttori: [web:5]

  • Heros A. Santos Lobo, Brasile;
  • Yvonne Wagner, Germania;
  • Guilhem de Grully, Francia;
  • Peter Gažik, Slovacchia;
  • Jakub Gabris, Repubblica Ceca;
  • Joe Klimczak, Stati Uniti;
  • Lorenzo Burzacca, Italia;
  • Peter Chandler, Nuova Zelanda;
  • Oliver Bowerman, Regno Unito.

La composizione riunisce esperienze provenienti da undici Paesi. Le tredici cariche del consiglio sono distinte dalle presidenze dei comitati e delle commissioni specializzate, annunciate insieme al nuovo direttivo. Questa articolazione affianca alla guida associativa specifiche competenze scientifiche, culturali e comunicative. [web:5]

Grotte turistiche e patrimonio sotterraneo: le commissioni specializzate

Lo spagnolo Juan José Durán Valsero presiede il Comitato scientifico e tecnico. La francese Joëlle Darricau guida la Commissione sulla preistoria. Allo statunitense Rod Graves è affidata la Commissione media, relazioni pubbliche e risorse informative. [web:5]

I tre incarichi riguardano ambiti diversi del patrimonio sotterraneo. La componente scientifica e tecnica affianca il lavoro sulla preistoria e quello sulla comunicazione. Nel mandato 2026-2030, questi settori accompagnano gli obiettivi dichiarati dall’associazione: conservazione, educazione e gestione sostenibile dei siti. [web:5]

ISCA e Italia: una rete internazionale per le grotte turistiche

L’International Show Caves Association riunisce persone, associazioni, società ed enti pubblici che possiedono, gestiscono o conducono grotte aperte alle visite. La sede dell’organizzazione si trova a Genga, in Italia, in largo Leone XII. I congressi e le assemblee generali seguono un ciclo quadriennale. [web:13]

Il rapporto con il territorio italiano comprende anche la storia degli incontri internazionali. Nel 2018 Genga e le Grotte di Frasassi hanno ospitato l’ottavo congresso ISCA. La conferma di Burzacca nel nuovo consiglio prosegue questa presenza italiana nelle strutture dell’associazione. [web:9][web:5]

Per il quadriennio appena avviato, il programma annunciato dall’ISCA mette al centro la cooperazione. Il confronto tra gestori dovrà sostenere lo scambio di esperienze e conoscenze. La fruizione turistica viene collegata alla tutela delle cavità e alla loro funzione educativa, insieme allo sviluppo responsabile del patrimonio sotterraneo. [web:5]

Fonti

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  • Progetto DIVE in Valsesia: il Piemonte prepara la perforazione verso il mantello terrestre
    Condividi Il progetto DIVE porta la ricerca nella Zona Ivrea-Verbano: nell’area di Vocca la transizione tra crosta e mantello è attesa a circa due chilometri. Dopo i carotaggi in Val d’Ossola, la seconda fase punta a studiare rocce profonde, fluidi e proprietà fisiche del sottosuolo. Progetto DIVE in Valsesia: la seconda fase punta sull’area di Vocca La Valsesia si prepara a ospitare una nuova perforazione scientifica dedicata alla struttura profonda della Terra. Il progetto DIVE, acronimo
     

Progetto DIVE in Valsesia: il Piemonte prepara la perforazione verso il mantello terrestre

Október 8th 2026 at 10:00

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Il progetto DIVE porta la ricerca nella Zona Ivrea-Verbano: nell’area di Vocca la transizione tra crosta e mantello è attesa a circa due chilometri. Dopo i carotaggi in Val d’Ossola, la seconda fase punta a studiare rocce profonde, fluidi e proprietà fisiche del sottosuolo.

Progetto DIVE in Valsesia: la seconda fase punta sull’area di Vocca

La Valsesia si prepara a ospitare una nuova perforazione scientifica dedicata alla struttura profonda della Terra. Il progetto DIVE, acronimo di Drilling the Ivrea-Verbano zonE, concentra la seconda fase nell’area di Vocca. Qui le indagini geofisiche indicano una transizione crosta-mantello attesa a circa due chilometri dalla superficie. Una profondità molto inferiore ai circa 35 chilometri medi dei continenti.[1][2]

Il programma è sostenuto dall’International Continental Scientific Drilling Program, noto come ICDP. Riunisce oltre cento ricercatori di diversi Paesi e combina perforazioni, analisi delle rocce e misure geofisiche. La presentazione pubblica della seconda fase è stata annunciata per il 2 ottobre 2026, a Palazzo d’Adda di Varallo. Il nuovo pozzo di ricerca previsto a Vocca porterà l’indagine dalla superficie alle strutture sepolte della Zona Ivrea-Verbano.[1][2]

Zona Ivrea-Verbano: perché il mantello terrestre è vicino alla superficie

La Zona Ivrea-Verbano conserva una sezione di crosta continentale profonda oggi accessibile agli studiosi. Si estende dal settore di Ivrea, attraverso il Piemonte nordorientale, fino all’area di Locarno, in Svizzera. Comprende rocce metamorfiche, grandi corpi magmatici e porzioni di rocce di origine mantellica.[2]

La sua configurazione attuale deriva da una lunga storia geologica. Alla costruzione della crosta antica seguirono il magmatismo permiano e i successivi processi tettonici. La formazione delle Alpi contribuì a portare verso la superficie materiali che si trovavano originariamente a decine di chilometri di profondità. Lungo questa sezione affiorano così livelli normalmente nascosti sotto la crosta superiore.[2]

La collisione coinvolse il margine europeo e la placca adriatica, legata al margine settentrionale africano. Il risultato offre ai ricercatori un archivio delle trasformazioni della crosta e delle sue relazioni con il mantello superiore. Tra le rocce visibili figurano le peridotiti di Balmuccia e Baldissero, testimonianze di materiali mantellici incorporati nella sezione crostale.[2]

Moho e mantello terrestre: che cosa cercherà la perforazione

Il confine geofisico tra crosta e mantello prende il nome di discontinuità di Mohorovi?i?, abbreviata in Moho. La sua identificazione si basa sul cambiamento della velocità delle onde sismiche. Questo segnale registra differenze nelle proprietà dei materiali attraversati.[2]

La Moho non coincide necessariamente con una superficie netta e uniforme. Può corrispondere a una zona di transizione, composta da rocce diverse e strutture complesse. Il progetto DIVE intende collegare il segnale geofisico alla composizione mineralogica e all’organizzazione reale del sottosuolo.[2]

Sotto la Zona Ivrea-Verbano si trova il Corpo Geofisico dell’Ivrea. È una struttura caratterizzata da densità elevata e alte velocità sismiche, individuata vicino alla superficie. Le perforazioni serviranno a caratterizzarne direttamente le rocce e a riconoscere il passaggio verso i materiali del mantello. La profondità di circa due chilometri rappresenta quindi il riferimento scientifico dell’obiettivo, da investigare attraverso il nuovo sondaggio.[2][3]

Progetto DIVE in Val d’Ossola: due pozzi e quasi 1.500 metri di carotaggi

La prima fase del progetto DIVE si è svolta tra ottobre 2022 e aprile 2024. Ha interessato due località della Val d’Ossola: Ornavasso e Megolo di Mezzo, nel comune di Pieve Vergonte.[2]

A Ornavasso il sondaggio ha raggiunto 578,5 metri. Ha attraversato soprattutto rocce metasedimentarie appartenenti alla crosta medio-inferiore. A Megolo il pozzo è sceso fino a 909,5 metri. Qui sono stati campionati gabbri, gabbronoriti, corpi pirossenitici e livelli di rocce metamorfiche.[4]

Il recupero delle carote è stato prossimo al 100% in entrambi i pozzi. Questi cilindri di roccia conservano la successione attraversata dalla perforazione. Consentono di osservare contatti, fratture e variazioni mineralogiche lungo il percorso del sondaggio. Alle descrizioni dei campioni sono state affiancate misure di densità, suscettività magnetica, resistività e velocità delle onde.[5]

I risultati mostrano una crosta inferiore variabile nella composizione e nelle proprietà fisiche. Il confronto tra carote e registrazioni geofisiche permette di interpretare con maggiore precisione anche le strutture non raggiunte dai pozzi.[5]

Perforazione in Valsesia: dalle radici vulcaniche ai campioni profondi

La seconda fase del progetto DIVE sposta l’indagine verso il settore di Balmuccia-Vocca. Il bersaglio comprende le radici del sistema magmatico permiano e la transizione verso il mantello. Il programma procede così dai due sondaggi ossolani a un terzo sito di ricerca in Valsesia.[1][3]

L’interesse non riguarda soltanto la profondità raggiunta. Il carotaggio permette di collegare ogni campione alla sua posizione nel sottosuolo. Le misure eseguite nel pozzo aggiungono informazioni sulle proprietà fisiche e sui fluidi presenti nelle fratture. Insieme, questi dati collegano l’osservazione delle rocce agli assetti ricostruiti dalle indagini geofisiche.[2][5]

L’approccio riprende un percorso discusso nel workshop ICDP di Baveno del maggio 2017. In quella sede furono definite le principali domande scientifiche e valutate le strategie di perforazione nelle sezioni della Valsesia e della Val d’Ossola.[6]

Fluidi profondi, georisorse e biosfera nel progetto DIVE

Il progetto DIVE studia anche la circolazione dei fluidi e gli scambi chimici tra fluidi e rocce. Durante la prima fase sono stati monitorati diversi gas, compresi idrogeno, elio e radon. Il confronto con le misure nel pozzo ha individuato correlazioni tra alcuni segnali gassosi e zone di ingresso dei fluidi.[7]

Le analisi contribuiscono alla conoscenza dei percorsi di migrazione nel basamento cristallino. Affiancano le ricerche sulla formazione delle rocce, sulla distribuzione degli elementi e sulle proprietà termiche del sottosuolo. Il programma comprende inoltre la geomicrobiologia, che indaga la presenza e l’attività dei microrganismi negli ambienti profondi.[2][7]

Lo studio delle georisorse sostenibili rientra negli sviluppi della seconda fase. Il Sesia Val Grande UNESCO Global Geopark collega queste ricerche alla conoscenza del patrimonio geologico e ai temi della transizione energetica. Si tratta di obiettivi scientifici, distinti dall’avvio di attività estrattive.[8]

Ricerca del sottosuolo: il collegamento con la speleologia

Per chi si occupa di speleologia, il progetto offre un confronto tra modalità diverse di esplorazione del sottosuolo. Le cavità naturali consentono osservazioni dirette lungo percorsi accessibili. La perforazione scientifica recupera invece campioni da rocce compatte e permette misure strumentali lungo un foro. Entrambe le prospettive contribuiscono alla conoscenza degli ambienti sotterranei, su scale e con strumenti differenti.[2]

In Valsesia l’obiettivo resta la caratterizzazione di una sezione geologica profonda riportata vicino alla superficie. Il richiamo al «viaggio al centro della Terra» descrive quindi una ricerca sulle fondamenta della crosta continentale. Il mantello superiore, e non il nucleo terrestre, è il riferimento dell’indagine.[2]

Fonti


Fonti
[1] Varallo, domani la presentazione della seconda fase del progetto … https://www.valsesianotizie.it/2026/10/01/leggi-notizia/argomenti/varallo-civiasco/articolo/varallo-domani-la-presentazione-della-seconda-fase-del-progetto-dive-in-valsesia.html
[2] Moho mission to the foundations of continents: the ICDP DIVE drilling project in the Ivrea-Verbano Zone, Alps, Italy – Rendiconti Lincei. Scienze Fisiche e Naturali https://link.springer.com/10.1007/s12210-026-01450-9
[3] DIVE – Drilling the Ivrea-Verbano zonE https://dive2ivrea.org/it/node/1
[4] Completion of the Phase 1 of scientific drilling of the ICDP … https://geology.uga.edu/news/stories/2024/diving-roots-continents-completion-phase-1-scientific-drilling-icdp-sponsored
[5] From the lower crust towards the crust–mantle transition zone: Initial results from the ICDP DIVE project https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU25/EGU25-16604.html
[6] Report on the ICDP workshop DIVE (Drilling the Ivrea–Verbano zonE) https://sd.copernicus.org/articles/23/47/2017/
[7] Continuous Real?Time Detection of H2, He, and 222Rn While Drilling DIVE?1 Boreholes (ICDP) Indicates Deep Fracture Fluid Migration in Crystalline Rocks https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2025GC012168
[8] Il progetto internazionale ICDP-DIVE nel Sesia Val Grande Geopark … https://www.sesiavalgrandegeopark.it/il-progetto-internazionale-icdp-dive-nel-sesia-val-grande-geopark-su-geologicamente/
[10] Project DIVE (Drilling the Ivrea-Verbano zonE) – Trieste – ArTS https://arts.units.it/handle/11368/3099007
[11] Geophysical overview of the planned phase 2 drilling sites of projet … https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2025EGUGA..2712155H/abstract
[12] Moho mission to the foundations of continents: the ICDP DIVE drilling project in the Ivrea-Verbano Zone, Alps, Italy – Rendiconti Lincei. Scienze Fisiche e Naturali https://link.springer.com/article/10.1007/s12210-026-01450-9?error=cookies_not_supported&code=8ee9d846-d751-4425-a01a-5913d43c99b6
[13] Reflection seismic surveys to site the Drilling the Ivrea Verbano zonE (DIVE) proposed drill-holes, Val Sesia and Val d’Ossola, Italy. https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU2020/EGU2020-18146.html
[14] Moho mission to the foundations of continents: the ICDP DIVE … https://link.springer.com/content/pdf/10.1007/s12210-026-01450-9.pdf?error=cookies_not_supported&code=4b6026a5-de19-4647-b22e-7366c85aa515
[15] Progetto internazionale “DIVE”: drilling the Ivrea-Verbano zone – CNR https://www.cnr.it/it/news/9778/progetto-internazionale-dive-drilling-the-ivrea-verbano-zone
[16] New constraints on the shear-wave velocity structure of the Ivrea geophysical body from seismic ambient noise tomography (Ivrea-Verbano Zone, Alps) https://academic.oup.com/gji/article/236/2/1089/7459954
[17] Report on the ICDP workshop DIVE (Drilling the Ivrea–Verbano zonE) https://www.sci-dril.net/23/47/2017/sd-23-47-2017.pdf
[18] Insights Into the Origin and Deformation Style of the Continental Moho: A Case?Study From the Western Alps (Italy) https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1029/2020JB021319
[19] Session ITS5.1/CL0.6 – CO Meeting Organizer https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU26/session/57656
[20] InnovaRig – The New Scientific Land Drilling Facility https://sd.copernicus.org/articles/5/67/2007/sd-5-67-2007.pdf
[21] Home – DIVE – Drilling the Ivrea-Verbano zonE https://dive2ivrea.org/it
[22] Progetto DIVE: Nuove Frontiere nella Geologia Profonda … https://www.scintilena.com/progetto-dive-nuove-frontiere-nella-geologia-profonda-della-valsesia/07/11/
[23] Progetto DIVE – Fase 2 in Valsesia – Sesia Val Grande Geopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/progetto-dive-fase-2-in-valsesia/
[24] [PDF] COMUNE DI VOCCA https://www.servizipubblicaamministrazione.it/servizi/saturnweb/DettaglioFile.aspx?Documento=7984-3180-vcc634&D=true
[25] Home – sesiavalgrandegeopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/
[26] Geologia Archivi – Pagina 19 di 21 https://www.scintilena.com/category/geologia/page/19/
[27] Perforare il Mantello: verso la scoperta diretta del cuore … https://www.scintilena.com/perforare-il-mantello-verso-la-scoperta-diretta-del-cuore-della-terrail-progetto-cinese-meng-xian-e-lesplorazione-italiana-della-moho-aprono-nuove-prospettive-sulla-crosta-e-il-mantello-terr/05/11/
[28] News & Eventi – sesiavalgrandegeopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/news-eventi/
[29] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/436/?c=8
[30] Prepara la tua visita – Sesia Val Grande Geopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/prepara-la-tua-visita/
[31] Il Progetto italiano Phreatic vince l’EuroSpeleo Protection Label … https://www.scintilena.com/il-progetto-italiano-phreatic-vince-leurospeleo-protection-label-2020-della-federazione-speleologica-europea/11/09/
[32] DIVE, la Fase 2 arriva in Valsesia: a Varallo la presentazione del … https://www.eventivalsesia.info/eventi/dive-la-fase-2-arriva-in-valsesia-a-varallo-la-presentazione-del-progetto-scientifico/
[33] Sesia Val Grande Geopark – sesiavalgrandegeopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/il-geoparco/sesia-val-grande-geopark/
[34] Geoturismo con l’Associazione Sesia Val Grande Geopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/geoturismo-con-lassociazione-sesia-val-grande-geopark/
[35] Balmuccia 12-09-25: DIVE – “Drilling the Ivrea-Verbano zonE” https://www.supervulcano.it/index.php/news/archivio-news?view=article&id=429:balmuccia-12-09-25-dive-drilling-the-ivrea-verbano-zone&catid=8
[36] DIVE – “Drilling the Ivrea-Verbano zonE” – sesiavalgrandegeopark https://www.sesiavalgrandegeopark.it/dive-drilling-the-ivrea-verbano-zone/

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  • Grotta Tina Jama, un’ascia in corno di cervo racconta il passaggio dal Mesolitico al Neolitico
    Condividi Nel Carso triestino la quarta campagna di scavo alla grotta Tina Jama indaga un accampamento di circa 8.000 anni fa. Reperti in selce, ornamenti e un dente infantile aiutano a ricostruire la transizione verso agricoltura e allevamento. Visite gratuite il 10 ottobre. La grotta Tina Jama, nel Comune di Sgonico/Zgonik, restituisce nuove testimonianze delle ultime comunità di cacciatori-raccoglitori del Carso triestino. Tra i ritrovamenti della quarta campagna di scavo figurano una rar
     

Grotta Tina Jama, un’ascia in corno di cervo racconta il passaggio dal Mesolitico al Neolitico

Október 8th 2026 at 09:00

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Nel Carso triestino la quarta campagna di scavo alla grotta Tina Jama indaga un accampamento di circa 8.000 anni fa. Reperti in selce, ornamenti e un dente infantile aiutano a ricostruire la transizione verso agricoltura e allevamento. Visite gratuite il 10 ottobre.

La grotta Tina Jama, nel Comune di Sgonico/Zgonik, restituisce nuove testimonianze delle ultime comunità di cacciatori-raccoglitori del Carso triestino. Tra i ritrovamenti della quarta campagna di scavo figurano una rara ascia in corno di cervo, piccoli elementi in selce per le frecce, ornamenti e un dente umano da latte. Le ricerche si concentrano sul passaggio tra Mesolitico e Neolitico nell’Adriatico nord-orientale, dove i primi gruppi neolitici arrivarono circa 7.500 anni fa. Sabato 10 ottobre 2026 il sito sarà visitabile con due visite guidate gratuite. [web:9][web:2]

Grotta Tina Jama: una sequenza archeologica tra Mesolitico e Neolitico

La cavità si trova nell’area del monte Lanaro/Volnik. La quarta campagna, prossima alla conclusione, ha raggiunto un ricco deposito del Mesolitico recente. Questi strati si trovano immediatamente sotto quelli associati ai primi gruppi neolitici.

La successione permette di studiare nello stesso sito due fasi decisive della preistoria locale. Da una parte si trovano le testimonianze delle comunità che vivevano di caccia e raccolta. Dall’altra emergono le tracce delle popolazioni portatrici di nuove pratiche di sussistenza, legate all’agricoltura e all’allevamento.

Secondo Federico Bernardini, direttore scientifico dello scavo, i primi gruppi neolitici raggiunsero il Carso risalendo le coste della Dalmazia e dell’Istria. Il loro arrivo avvenne alcune centinaia di anni dopo rispetto all’Istria meridionale. Lo studio della grotta Tina Jama affronta il ruolo delle ultime comunità mesolitiche in questo processo di trasformazione. [web:9]

L’ascia in corno di cervo e gli strumenti del Mesolitico

Uno dei reperti principali è una grande ascia ricavata da un corno di cervo. Conserva le tracce di una perforazione non completata. Il manufatto trova confronti nell’Europa centrale e settentrionale, mentre reperti analoghi sono molto rari in Italia.

A poca distanza è stato recuperato un secondo oggetto in corno. È lungo circa 11 centimetri e presenta un foro trasversale largo circa un centimetro, oltre a una perforazione longitudinale centrale. Una delle ipotesi è che servisse a raddrizzare le aste delle frecce. La funzione resta oggetto di studio: le analisi dovranno chiarire l’impiego di questo strumento. [web:9]

Il deposito ha restituito anche numerosi manufatti in selce e scarti di lavorazione. Tra questi figurano piccoli elementi trapezoidali impiegati come armature delle frecce, cioè parti inserite nei proiettili. Sono presenti punte in osso, alcune frammentarie e probabilmente appartenenti ad armi da lancio. L’insieme documenta diverse lavorazioni di materiali minerali e animali all’interno dell’accampamento.

Ornamenti, ocra e un dente infantile alla grotta Tina Jama

Gli ornamenti comprendono conchiglie marine e di acqua dolce perforate. Sono stati recuperati anche canini atrofici di cervo, forati per essere utilizzati come pendagli. Uno di questi conserva tracce di ocra.

L’ocra compare in più punti del deposito. In alcuni casi è associata a sostanze adesive ancora conservate sugli strumenti in selce. Questi residui offrono elementi per studiare la preparazione e l’uso degli utensili. [web:10]

Tra i ritrovamenti figura inoltre un dente umano da latte. Il reperto potrà contribuire allo studio delle popolazioni del Mesolitico recente. È stato recuperato anche un frammento osseo con incisioni ravvicinate, probabilmente intenzionali, il cui significato deve essere chiarito.

Un accampamento mesolitico organizzato attorno al focolare

Parte dei materiali proviene da un livello con probabili tracce di un accampamento di circa 8.000 anni fa. Il focolare occupava la zona più riparata della grotta. All’ingresso, una struttura composta da pietre e blocchi delimitava lo spazio.

Lo scavo su un’ampia superficie consente di collegare i reperti alla disposizione delle strutture. La ricerca non riguarda quindi soltanto i singoli oggetti, ma anche l’organizzazione dell’ambiente utilizzato dalle comunità preistoriche.

Alla grotta Tina Jama si affianca lo studio dei resti animali, affidato a Francesco Boschin dell’Università degli Studi di Siena. La buona conservazione dei reperti permette analisi archeozoologiche di dettaglio. L’attenzione si concentra sul cambiamento delle pratiche di sussistenza e dello sfruttamento dell’ambiente carsico con l’arrivo dell’allevamento.

Scavi nel Carso triestino: la collaborazione tra Italia e Slovenia

L’Università Ca’ Foscari Venezia è titolare della concessione di scavo del Ministero della Cultura. La direzione scientifica è affidata a Federico Bernardini, in collaborazione con l’Istituto di Archeologia dello ZRC SAZU, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e l’Università di Siena. Partecipa la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Elena Leghissa è responsabile del progetto per la parte slovena. [web:9]

La campagna 2026 rientra nel progetto «Tina Jama: Stratigraphy of Prehistoric Transitions in the Northern Adriatic», diretto da Leghissa. Il finanziamento ricade nel programma «Archaeological Research (2022–2027)», codice P6-0064.

Le attività sul campo hanno beneficiato della collaborazione dei proprietari del terreno, Marino Pernarcich e Paola Zivec. Il sostegno logistico è arrivato anche dalle aziende agricole Marucelli Omar e Mili? Zagrski.

Le indagini proseguono un percorso già documentato nelle precedenti campagne. Nel 2025 Scintilena aveva riportato risultati relativi a una sequenza compresa tra Mesolitico ed età del Bronzo, insieme al ritrovamento di un raro pugnale in rame di oltre 4.000 anni fa. I nuovi scavi approfondiscono ora le fasi più antiche e la transizione neolitica. [web:7]

Tina Jama e speleologia: la cavità nel Catasto regionale

La grotta è registrata nel Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 6479 e la sigla locale 6189VG. La scheda riporta un ingresso a 473 metri di quota e uno sviluppo planimetrico di 5,5 metri. Sono i dati catastali della cavità, distinti dall’estensione del deposito archeologico indagato.

Il catasto descrive un vano dal suolo terroso, utilizzato in passato come ricovero per ovini. La storia recente della grotta si aggiunge così alle frequentazioni preistoriche documentate dagli scavi. [web:13]

Visite guidate alla grotta Tina Jama il 10 ottobre 2026

Sabato 10 ottobre sono previste due visite guidate gratuite, condotte da Federico Bernardini ed Elena Leghissa. I ritrovi sono fissati alle ore 10.00 e alle ore 14.00. [web:2][web:9]

Il punto di incontro è il parcheggio alla base del sentiero numero 5A per il Lanaro. Si trova circa 300 metri a nord dell’agriturismo Mili? Zagrski. La risalita richiede circa mezz’ora di cammino per persone allenate. Sono consigliati abbigliamento e calzature adeguati al percorso.

Fonti

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  • Caverna III di Basovizza, il 24 ottobre visite gratuite nel sottosuolo del Carso
    Condividi La Caverna III di Basovizza apre al pubblico con il Club Alpinistico Triestino: due turni di visita, approfondimenti sulla vita ipogea con Sergio Dolce e un calco del cranio dell’orso delle caverne. Caverna III di Basovizza: l’apertura del 24 ottobre 2026 Sabato 24 ottobre 2026 la Caverna III di Basovizza sarà aperta al pubblico per una giornata dedicata alla conoscenza del sottosuolo carsico. Il Club Alpinistico Triestino APS organizza visite gratuite accompagnate dai propri Ist
     

Caverna III di Basovizza, il 24 ottobre visite gratuite nel sottosuolo del Carso

Október 8th 2026 at 08:00

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La Caverna III di Basovizza apre al pubblico con il Club Alpinistico Triestino: due turni di visita, approfondimenti sulla vita ipogea con Sergio Dolce e un calco del cranio dell’orso delle caverne.

Caverna III di Basovizza: l’apertura del 24 ottobre 2026

Sabato 24 ottobre 2026 la Caverna III di Basovizza sarà aperta al pubblico per una giornata dedicata alla conoscenza del sottosuolo carsico. Il Club Alpinistico Triestino APS organizza visite gratuite accompagnate dai propri Istruttori di Tecnica Speleologica. Sono previsti due turni: dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16.

L’appuntamento rientra nella serie di iniziative del CAT dedicate alla Giornata internazionale delle grotte e del carsismo. Il programma unisce la visita della cavità alla divulgazione naturalistica. Ad accompagnare i partecipanti sarà anche il dottor Sergio Dolce, già direttore del Museo di Storia Naturale di Trieste.

La Caverna III di Basovizza viene già utilizzata dal Club per attività educative e visite con le scuole. Nel maggio 2026 ha ospitato «Un giorno da speleologo», nell’ambito della Settimana del Geoparco transfrontaliero Kras-Carso. L’apertura di ottobre prosegue questo percorso di avvicinamento del pubblico all’ambiente sotterraneo.[1]

La Caverna III di Basovizza nel Catasto grotte del Friuli Venezia Giulia

La cavità è registrata nel Catasto speleologico regionale con il numero 1146 e con la sigla locale 3461 VG. L’ingresso si trova a 385 metri di quota, in una piccola dolina presso il paese di Basovizza. La scheda catastale riporta uno sviluppo planimetrico di 158 metri e una profondità di 11 metri.[2]

Il percorso ha un andamento prevalentemente orizzontale. L’accesso avviene attraverso una china che conduce a una caverna spaziosa, dalla quale si sviluppano due rami. Questa conformazione consente di presentare al pubblico un ambiente sotterraneo articolato, senza associarlo soltanto all’immagine dei grandi pozzi verticali. L’ingresso richiede comunque attenzione: la descrizione catastale segnala una china ripida, da affrontare seguendo gli accompagnatori.[2]

La Caverna III di Basovizza appartiene inoltre a un insieme di cavità vicine. Secondo la descrizione del Catasto, in passato queste grotte dovevano costituire un sistema sotterraneo più esteso. La visita permette quindi di conoscere una parte di un paesaggio carsico che continua anche sotto la superficie.[2]

Fauna ipogea e speleologia: la visita con Sergio Dolce

L’intervento di Sergio Dolce sarà dedicato agli aspetti naturalistici della cavità, con approfondimenti sulla flora e sulla fauna ipogea. Il percorso offrirà ai partecipanti una lettura dell’ambiente sotterraneo che affianca l’osservazione alla spiegazione scientifica.

La speleologia sarà presentata come attività di esplorazione e come strumento di conoscenza. Rocce, forme della grotta e organismi diventeranno elementi di un racconto comune sulla storia naturale del Carso.

La proposta si inserisce nelle attività divulgative del Club Alpinistico Triestino. Il CAT affianca alle uscite in grotta iniziative di biospeleologia e percorsi didattici. Dal 2011 porta avanti un progetto di educazione ambientale rivolto soprattutto alle scuole, finalizzato alla conoscenza del patrimonio ipogeo del Carso triestino.[3]

Orso delle caverne: un calco per raccontare il passato del Carso

Durante l’apertura sarà esposto il calco del cranio di un orso delle caverne, insieme ad altri manufatti didattici. Il materiale servirà a introdurre il tema degli animali che frequentavano le cavità nel passato.

L’orso delle caverne, Ursus spelaeus, visse in Europa e in Asia durante il Pleistocene medio e superiore. La documentazione del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste colloca alcuni degli ultimi resti conosciuti intorno a 25.000 anni fa. Il museo conserva anche reperti provenienti dalla Caverna Pocala e ne espone due scheletri completi. Il calco previsto per la visita consentirà di collegare l’esperienza in grotta a questo patrimonio paleontologico del territorio.[4]

Giornata internazionale delle grotte e del carsismo: conoscere e proteggere

La ricorrenza internazionale cade il 13 settembre. Proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025, è stata celebrata per la prima volta nel 2026. Le iniziative inaugurali si sono svolte a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con il coinvolgimento dell’Unione Internazionale di Speleologia.[5][6]

La giornata promuove la conoscenza, lo studio e la gestione sostenibile delle grotte e dei territori carsici. L’apertura organizzata dal CAT porta questi temi sul piano della partecipazione diretta: entrare in una cavità accompagnati dagli speleologi e comprenderne il valore naturale.[7]

Visite gratuite alla Caverna III di Basovizza: iscrizioni e contatti

Le iscrizioni saranno aperte dall’8 al 24 ottobre 2026. La partecipazione è gratuita e prevede la registrazione secondo le modalità indicate dagli organizzatori:

  • In sede: Club Alpinistico Triestino, via Raffaele Abro 5/A, Trieste, il martedì dalle 21 alle 23.
  • Via email: scaricare il modulo dal sito www.cat.ts.it e inviarlo compilato a cat@cat.ts.it.
  • Per informazioni: contattare il Club anche tramite WhatsApp al 327 8461635.

L’indirizzo della sede, l’email e il numero di contatto sono riportati anche sul sito ufficiale del CAT.[3]

Fonti


Fonti
[1] Un giorno da speleologo: il Club Alpinistico Triestino … – Scintilena https://www.scintilena.com/un-giorno-da-speleologo-il-club-alpinistico-triestino-apre-la-caverna-iii-ad-est-di-basovizza-il-club-alpinistico-triestino-propone-visite-guidate-gratuite-e-mostre-didattiche-nella-caverna-iii-ad-es/05/20/
[2] Caverna 3ª ad E di Basovizza – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/1146-Caverna_3_ad_E_di_Basovizza
[3] Club Alpinistico Triestino: Home https://www.cat.ts.it/
[4] L’orso delle caverne – Museo Civico di Storia Naturale di Trieste https://museostorianaturaletrieste.it/visita/il-quaternario/lorso-delle-caverne/
[5] UNESCO International Day of Caves and Karst https://www.caveskarstday.org/
[6] First UNESCO International Day of Caves and Karst (Postojna … https://www.geomorph.org/2026/04/first-unesco-international-day-of-caves-and-karst-postojna-slovenia-10-13-september-2026/
[7] International Day of Caves and Karst | UNESCO https://www.unesco.org/en/days/caves-and-karst
[9] Fontanone del Riu Neri – Federazione Speleologica Regionale https://www.fsrfvg.it/?p=11735
[10] The Global Geoparks Network celebrates the International Day of … https://www.globalgeoparksnetwork.org/news/global-geoparks-network-celebrates-international-day-caves-and-karst
[11] Petra “Coda Allegra”: Piccole escursioni a 6 zampe https://codaallegra.blogspot.com/
[12] International Day of Caves and Karst 2026: what to expect – inItaly https://www.initaly.it/en/articolo/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-2026-calendario-e-35259
[13] UNESCO International Day of Caves and Karst – UIS https://uis-speleo.org/index.php/event/unesco-international-day-of-caves-and-karst/
[14] International Day of Caves and Karst (IDCK) https://izrkp.zrc-sazu.si/en/dogodki/international-day-of-caves-and-karst-idck
[15] Calendario – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/calendario/
[16] UNESCO proclaims the International Day of Caves and Karst! https://www.eurospeleo.eu/2025/11/26/unesco-proclaims-the-international-day-of-caves-and-karst/
[17] Kleine Berlin – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/kleine-berlin/
[18] Ciao Susi https://www.fsrfvg.it/?p=7491
[19] Chi siamo – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/chi-siamo/
[20] Orso delle Caverne | Musei di Genova https://www.museidigenova.it/it/orso-delle-caverne
[21] Ursus spelaeus | Itinerari Virtuali – Unipd http://itinerarivirtuali.musei.unipd.it/itinerario/sostenibilita-musei-unipd/obiettivo-13-lotta-ai-cambiamenti-climatici/reperto/ursus-spelaeus
[22] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[23] La Caverna 3° ad E di Basovizza – boegan.it https://www.boegan.it/2004/05/la-caverna-3-ad-e-di-basovizza/
[24] Orso delle caverne: perché si è estinto? L’uomo sul banco degli … https://www.archeostorie.it/orso-delle-caverne-perche-estinto/
[25] ORSO DELLE CAVERNE | Parco della Preistoria https://www.parcodellapreistoria.it/preistoria_orso-delle-caverne
[26] L’orso delle caverne – Museo Storia Naturale Gagliole https://www.museostorianaturalegagliole.com/orso-delle-caverne/
[27] 840 | Caverna 1ª ad E di Basovizza – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/840-Caverna_1_ad_E_di_Basovizza
[28] L’orso delle caverne: i fossili del Museo Civico di Storia https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/percorso-tematico/
[29] PRCS 4938 GROTTA 3° DELLA PINETA DI BASOVIZZA https://www.catastogrotte.it/grotta/4938
[30] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/1267/?nomobile/wp-admin/install_php&wpmp_switcher=mobile

Comunicato ufficiale:

Alla scoperta del mondo sotterraneo: la Caverna III di Basovizza apre al pubblico


Sabato 24 ottobre un’occasione speciale per entrare nel sottosuolo del Carso e scoprire, accompagnati dagli speleologi, un ambiente che custodisce testimonianze della vita animale e della storia naturale del territorio


C’è un mondo che comincia pochi metri sotto i nostri piedi, invisibile a chi percorre ogni giorno il Carso in superficie, ma capace di raccontare una storia antichissima fatta di acqua, roccia, animali e uomini. È il mondo sotterraneo, un patrimonio naturale spesso nascosto e proprio per questo ancora più affascinante, che sabato 24 ottobre sarà possibile conoscere da vicino grazie all’apertura straordinaria al pubblico della Caverna III ad Est di Basovizza, organizzata dal Club Alpinistico Triestino. L’appuntamento fa parte della serie di eventi organizzati dal CAT dedicati alla Giornata Internazionale della Speleologia e del Carsismo.
La giornata, istituita per la prima volta il 13 settembre 2026 su iniziativa dell’UNESCO e dell’UIS, Unione Internazionale di Speleologia, offre l’occasione per avvicinarsi alla speleologia non soltanto come disciplina dedicata all’esplorazione delle grotte, ma anche come strumento per conoscere e comprendere un ambiente fragile e ricco di testimonianze del passato.
Per l’occasione, la Caverna III ad Est di Basovizza sarà aperta ai visitatori, che potranno percorrerla accompagnati in sicurezza dagli Istruttori di Tecnica Speleologica del Club Alpinistico Triestino. La cavità, caratterizzata da uno sviluppo prevalentemente orizzontale e da un accesso relativamente agevole, permette anche a chi non ha mai avuto esperienza del mondo sotterraneo di compiere un primo viaggio nell’ambiente ipogeo, scoprendone caratteristiche, curiosità e peculiarità.

Ad accompagnare la visita ci sarà il dottor Sergio Dolce, già Direttore del Museo di Storia Naturale di Trieste, che illustrerà ai partecipanti alcuni degli aspetti più interessanti legati alla flora e alla fauna ipogea, permettendo di comprendere come la vita riesca ad adattarsi a condizioni ambientali completamente diverse da quelle della superficie.

La visita sarà inoltre un’occasione per fare un salto indietro nel tempo attraverso le testimonianze degli animali che un tempo popolavano le cavità carsiche.

Per l’occasione sarà infatti esposto il calco del cranio di un orso delle caverne, grande mammifero preistorico che frequentò le grotte europee fino a circa 25.000 anni fa, insieme ad altri manufatti che contribuiranno a raccontare la lunga storia naturale del sottosuolo carsico.
L’iniziativa è gratuita e prevede due turni di visita, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16.

Le iscrizioni saranno aperte dall’8 al 24 ottobre 2026 e potranno essere effettuate presso la sede del Club Alpinistico Triestino, in via Raffaele Abro 5/A a Trieste, il martedì dalle 21 alle 23, oppure scaricando il modulo dal sito www.cat.ts.it e inviandolo, una volta compilato, all’indirizzo cat@cat.ts.it.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Club Alpinistico Triestino anche tramite WhatsApp al 327 8461635.
CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS@Web

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  • A Verona non solo Romeo e Giulietta: una serata sul rilievo in grotta l’8 ottobre 2026
    Condividi Verona, una serata dedicata al rilievo in grotta con Giorgio Annichini Giovedì 8 ottobre 2026 il Gruppo Speleologico CAI Verona propone una serata divulgativa dedicata al rilievo in grotta, uno degli strumenti fondamentali per trasformare l’esplorazione speleologica in conoscenza e documentazione del mondo sotterraneo. Come si costruisce la carta di una grotta? Come si passa da una successione di pozzi, meandri e sale percorse sottoterra a una rappresentazione planimetrica e trid
     

A Verona non solo Romeo e Giulietta: una serata sul rilievo in grotta l’8 ottobre 2026

Október 8th 2026 at 07:00

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Verona, una serata dedicata al rilievo in grotta con Giorgio Annichini

Giovedì 8 ottobre 2026 il Gruppo Speleologico CAI Verona propone una serata divulgativa dedicata al rilievo in grotta, uno degli strumenti fondamentali per trasformare l’esplorazione speleologica in conoscenza e documentazione del mondo sotterraneo.

Come si costruisce la carta di una grotta? Come si passa da una successione di pozzi, meandri e sale percorse sottoterra a una rappresentazione planimetrica e tridimensionale utilizzabile per l’esplorazione, la ricerca e il catasto?

A questi temi sarà dedicata la serata “Rilievo in grotta”, in programma giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 21:00 presso la sede del CAI Verona, organizzata dal Gruppo Speleologico CAI Verona.

A condurre l’incontro sarà Giorgio Annichini, responsabile del Catasto Speleologico Veronese. Il suo nome è legato da molti anni alla documentazione delle cavità del territorio veronese e non solo: speleologo dal 1998, laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e istruttore di tecnica della Società Speleologica Italiana, Annichini ha partecipato a esplorazioni e campagne di rilievo in Italia e all’estero. Tra i lavori più significativi figura anche l’aggiornamento del rilievo della Spluga della Preta, al quale è dedicato un suo contributo specifico nella monografia sulla celebre cavità del Corno d’Aquilio.

Il tema della serata assume particolare interesse anche alla luce dell’evoluzione recente del Catasto delle Grotte del Veneto. Con la versione 3.0.0 del database e del Geoportale WISH è stata completata la digitalizzazione dei dati cartacei: il catasto riporta oggi 8.984 cavità naturali censite e 10.294 rilievi topografici, comprendenti anche i primi rilievi tridimensionali ottenuti con tecnologia LIDAR.

Il rilievo costituisce infatti uno degli elementi essenziali della documentazione speleologica. Nel sistema catastale vengono registrati, tra gli altri dati, sviluppo spaziale e dislivelli della cavità, localizzazione e gruppi che hanno effettuato il rilievo. Il passaggio dalle vecchie misure effettuate con bussola, clinometro e strumenti analogici ai sistemi digitali, GPS e rilievi tridimensionali ha inoltre consentito di aumentare notevolmente precisione e possibilità di elaborazione dei dati.

L’appuntamento si inserisce nell’attività divulgativa del Gruppo Speleologico CAI Verona: una realtà speleologica importante, che nel 2025 ha celebrato i cento anni dalle prime esperienze, avviate nel 1925 con le discese nella Spluga della Preta e dalla nascita del gruppo all’interno della sezione veronese del Club Alpino Italiano.

L’appuntamento è per giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 21:00 presso la sede del CAI Verona, in Via Porto San Pancrazio 83, a Verona.

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  • Yak X, il DNA antico svela un bovino estinto nelle grotte dell’Altai
    Condividi Dalla grotta di Denisova ai siti della Siberia meridionale, Yak X emerge come un parente degli yak con una storia evolutiva autonoma. Dopo la scoperta mitocondriale del 2025, venti genomi antichi ne ricostruiscono la presenza per circa 200.000 anni. Il DNA antico recuperato da frammenti ossei della grotta di Denisova e di altri siti della Siberia meridionale ha identificato Yak X, un bovino estinto imparentato con gli yak attuali. Il nuovo studio, pubblicato il 5 ottobre 2026 su Cur
     

Yak X, il DNA antico svela un bovino estinto nelle grotte dell’Altai

Október 8th 2026 at 06:00

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Dalla grotta di Denisova ai siti della Siberia meridionale, Yak X emerge come un parente degli yak con una storia evolutiva autonoma. Dopo la scoperta mitocondriale del 2025, venti genomi antichi ne ricostruiscono la presenza per circa 200.000 anni.

Il DNA antico recuperato da frammenti ossei della grotta di Denisova e di altri siti della Siberia meridionale ha identificato Yak X, un bovino estinto imparentato con gli yak attuali. Il nuovo studio, pubblicato il 5 ottobre 2026 su Current Biology, ricostruisce una storia evolutiva separata e una presenza regionale durata circa 200.000 anni.[1]

La ricerca sviluppa i risultati pubblicati nel novembre 2025 su Genome Biology and Evolution. Quel lavoro aveva riconosciuto una linea mitocondriale sconosciuta, denominata «yak X». L’analisi di venti genomi antichi ha ora permesso di caratterizzare più ampiamente questi animali e di riconoscerli come una specie estinta distinta.[1][2]

Yak X e DNA antico

Il primo studio ha esaminato 63 reperti bovini. Cinquantasette provenivano dalla grotta di Denisova; altri sei da siti della Siberia occidentale e meridionale. Le ossa della cavità erano state selezionate anche attraverso ZooMS, una tecnica paleoproteomica che utilizza i profili del collagene per attribuire i frammenti a gruppi animali.[2]

Il confronto delle sequenze ha individuato bovini affini agli yak, bisonti e uri. Fra i genomi mitocondriali ricostruiti con maggiore copertura, dodici campioni formavano un ramo separato rispetto alla diversità conosciuta degli yak moderni e antichi. È questa la linea chiamata Yak X.[2]

La nuova ricerca ha ampliato l’indagine al DNA nucleare. Il gruppo comprende ricercatori del Centre for Palaeogenetics di Stoccolma, dell’Università della California a Santa Cruz e dell’Università di Vienna. Fra gli autori principali figurano Alexandre Gilardet e Jonas Oppenheimer; Love Dalén è l’autore senior. I venti genomi ottenuti coprono un arco temporale di circa 200.000 anni.[1]

Il confronto con altri bovini indica che la separazione dagli antenati degli yak attuali iniziò circa 400.000 anni fa. La divergenza divenne completa intorno a 250.000 anni fa. Le analisi hanno inoltre rilevato tracce trascurabili di incrocio con altri bovini della regione, fra cui bisonti delle steppe e uri.[1]

Denisova conserva la biodiversità scomparsa

La grotta di Denisova è nota per le scoperte sugli ominini arcaici. Le sue raccolte ossee documentano anche una fauna più articolata di quella rappresentata dalle popolazioni viventi. Nella cavità, molti resti sono troppo frammentari per un’identificazione basata soltanto sulla forma. Il recupero delle biomolecole permette di ricostruirne l’appartenenza.[2]

Yak X non era un’apparizione isolata. La linea è stata riconosciuta in più siti e ha attraversato diverse oscillazioni climatiche. La sua lunga presenza riguarda il quadro regionale dell’Asia delle medie latitudini, non una sequenza ininterrotta di ritrovamenti nella sola grotta di Denisova.[2]

Anche gli altri bovini raccontano una perdita di diversità. I bisonti comprendevano la linea mitocondriale «clade X», distinta da Yak X. Gli uri erano meno rappresentati nel campione. I genomi ricostruiti mostrano rami evolutivi oggi assenti dalle popolazioni attuali. L’Altai emerge così come un territorio importante per la diversificazione sia dei bovini sia degli ominini.[2]

Per la ricerca negli ambienti sotterranei, questi risultati mostrano il valore delle raccolte di frammenti ossei. Reperti privi di caratteri morfologici diagnostici possono conservare informazioni utili a riconoscere animali estinti e a ricostruire antiche comunità faunistiche.[1][2]

Yak X tra clima ed estinzione

La nuova analisi genomica suggerisce un ricambio di popolazione durante l’ultimo periodo interglaciale, accompagnato da una riduzione della diversità genetica. Secondo i ricercatori, questo andamento potrebbe riflettere gli effetti del riscaldamento avvenuto circa 120.000 anni fa su un animale adattato al freddo. La serie temporale consente di seguire questi cambiamenti attraverso interi cicli glaciali.[1]

Il reperto più recente analizzato risale a circa 27.000 anni fa. Yak X si estinse successivamente, ma la data precisa e le cause della scomparsa restano da determinare. Questo reperto documenta quindi una presenza tardiva, senza fissare il momento dell’estinzione.[1]

I resti provengono dalla grotta di Denisova e dal più ampio territorio dell’Altai-Sayan e della Siberia meridionale. Gli yak selvatici attuali vivono invece alle alte quote dell’altopiano tibetano. Il confronto amplia la conoscenza della distribuzione geografica dei parenti degli yak durante il Pleistocene.[1]

Yak X e classificazione paleontologica

Yak X rimane una denominazione di ricerca. La distinzione genetica della specie sarà affiancata dal confronto con resti di bovini simili agli yak già descritti nella regione. I ricercatori intendono verificare se questi fossili appartengano allo stesso animale, così da definirne la classificazione formale.[1]

Lo studio del 2025 aveva già proposto un possibile collegamento con lo yak del Baikal, indicato come Bos mutus baikalensis. L’integrazione fra paleogenomica e studio delle ossa potrà collegare la linea genetica a caratteri anatomici riconoscibili. Le grotte dell’Altai continuano così a restituire informazioni sulla fauna e sui paesaggi della Siberia pleistocenica.[1][2]

Fonti

Fonti
[1] Previously unknown extinct bovine species discovered in Siberia https://www.eurekalert.org/news-releases/1145741
[3] Paleogenomics Reveals a Loss of Bovine Lineages in Mid-latitude … https://academic.oup.com/gbe/article/17/11/evaf206/8315343
[4] Paleogenomics Reveals a Loss of Bovine Lineages in Mid-latitude Asia Over the Last 200,000 Years https://academic.oup.com/gbe/article/doi/10.1093/gbe/evaf206/8315343
[5] Ancient genomes reveal an extinct bovine species from mid-latitude … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960982226012522
[6] Discovery of genomes of Neanderthal, Denisova and its impact on modern human https://engine.scichina.com/doi/10.1360/TB-2022-1134
[7] Extinct yak relative discovered from DNA in Denisova cave https://www.newscientist.com/article/2591962-extinct-yak-relative-discovered-from-dna-in-denisova-cave/
[8] Genetic history of an archaic hominin group from Denisova Cave in … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4306417/
[9] Extinct yak relative discovered from DNA in Denisova cave https://www.newscientist.com/article/2591962-2591962/
[10] Pleistocene sediment DNA reveals hominin and faunal turnovers at Denisova Cave https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8277575/
[11] A High-Coverage Genome Sequence from an Archaic Denisovan Individual https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3617501/
[12] Meet “Yak X,” A Newly Discovered Extinct Species Found In … https://www.iflscience.com/meet-yak-x-a-newly-discovered-extinct-species-found-in-siberias-famed-denisova-cave-84845
[13] 100 ancient genomes show repeated population turnovers in Neolithic Denmark https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10781617/
[14] Palaeontology News, Articles | IFLScience https://www.iflscience.com/tags/palaeontology
[15] Middle and Late Pleistocene Denisovan subsistence at Baishiya Karst Cave https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11291277/
[16] Extinct Yak Relative Discovered in Denisova Cave DNA https://scienceofficial.org/discoveries/extinct-yak-relative-identified-from-dna-in-siberian-cave/
[17] Population genomics of post-glacial western Eurasia https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10781627/
[18] Unknown Yak DNA Discovered in Denisova Cave in Altai https://247newsagency.com/unknown-yak-dna-discovered-in-denisova-cave-in-altai/
[19] Ancient genomes reveal insights into ritual life at Chichén Itzá https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11208145/
[20] DNA from broken bones uncovers a lost yak relative from Ice Age … https://www.earth.com/animals/dna-from-broken-bones-uncovers-a-lost-yak-relative-from-ice-age-siberia/
[21] Initial Upper Palaeolithic humans in Europe had recent Neanderthal ancestry https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8026394/
[22] Meet “Yak X,” A Newly Discovered Extinct Species Found In Siberia’s Famed Denisova Cave https://www.newsbreak.com/iflscience-1744888/4926753083463-meet-yak-x-a-newly-discovered-extinct-species-found-in-siberia-s-famed-denisova-cave
[23] A Complete Mitochondrial Genome Sequence from a Mesolithic Wild Aurochs (Bos primigenius) https://dx.plos.org/10.1371/journal.pone.0009255
[24] Previously unknown extinct bovine species discovered in Siberia https://www.su.se/english/news/articles/2026-10-06-previously-unknown-extinct-bovine-species-discovered-in-siberia
[25] Update on Fossil Stomata Paleoecology , Ploidy , Paleoatmospheric Composition , and Developmental Biology : A Review of the Multiple Uses of Fossil Stomata 1 [ OPEN ] https://www.semanticscholar.org/paper/9f1868e3a819b2a422868d92d5f8a640345273d2
[26] Ancient Mongolian aurochs and cattle genomes reveal population … https://www.cell.com/iscience/fulltext/S2589-0042(26)02787-2
[27] Molecular evolution of herpesviruses: genomic and protein sequence comparisons https://journals.asm.org/doi/10.1128/jvi.68.3.1886-1902.1994
[28] The Genomic Legacy of Aurochs hybridization in ancient and … – eLife https://elifesciences.org/reviewed-preprints/93076
[29] Ancient DNA confirms diverse origins of early post-Columbian cattle in the Americas https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10394069/
[30] Genes from cattle’s ancient wild relatives reveal the complex history … http://www.scimex.org/newsfeed/genes-from-cattles-ancient-wild-relatives-reveal-the-complex-history-of-the-modern-cow
[31] Pig Domestication and Human-Mediated Dispersal in Western Eurasia Revealed through Ancient DNA and Geometric Morphometrics https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3603306/
[32] Extinct ice age bovine discovered in Siberian cave https://www.popsci.com/science/extinct-ice-age-bovine-siberian-cave/
[33] Correction for Frantz et al., Ancient pigs reveal a near-complete genomic turnover following their introduction to Europe https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7322036/
[34] Aurochs – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Aurochs
[35] Extinct Ice Age Bovine Discovered in Siberian Cave https://ground.news/article/extinct-ice-age-bovine-discovered-in-siberian-cave_e86d70
[36] Scientists studying ancient Siberian bone fragments used DNA to identify a previously unknown extinct bovine related to modern yaks that followed its own evolutionary path for hundreds of thousands of years https://timesofindia.indiatimes.com/science/archaeology/scientists-studying-ancient-siberian-bone-fragments-used-dna-to-identify-a-previously-unknown-extinct-bovine-related-to-modern-yaks-that-followed-its-own-evolutionary-path-for-hundreds-of-thousands-of-years/articleshow/134738756.cms
[37] Nirm?t? on X: “Ancient genomes reveal an extinct bovine species … https://x.com/En_formare/status/2107210553496420638/photo/2
[38] Paleontology news https://phys.org/biology-news/paleontology/
[39] Paleogenomics Reveals a Loss of Bovine Lineages in Mid-latitude … https://sciact.archaeology.nsc.ru/public/article/2688/en
[40] Extinct bovine species discovered in Siberia reveals lost … https://phys.org/news/2026-10-extinct-bovine-species-siberia-reveals.html
[41] Realtalk: will the aurochs ever come back? http://breedingback.blogspot.com/2026/03/realtalk-will-aurochs-ever-come-back.html

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  • Grotte di Castellana, il mondo sotterraneo può diventare rifugio climatico contro il caldo estremo
    Condividi Durante le ondate di calore la Grave, con una temperatura intorno ai 16 °C, ha accolto anziani e persone fragili Il complesso carsico pugliese sperimenta una nuova funzione sociale, mentre cresce l’attenzione per accessibilità, sostenibilità e nuove forme di fruizione Le Grotte di Castellana, uno dei più importanti complessi carsici turistici italiani, durante l’estate 2026 hanno assunto anche una funzione insolita e particolarmente attuale: quella di rifugio climatico nelle gior
     

Grotte di Castellana, il mondo sotterraneo può diventare rifugio climatico contro il caldo estremo

Október 8th 2026 at 05:00

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Durante le ondate di calore la Grave, con una temperatura intorno ai 16 °C, ha accolto anziani e persone fragili

Il complesso carsico pugliese sperimenta una nuova funzione sociale, mentre cresce l’attenzione per accessibilità, sostenibilità e nuove forme di fruizione

Le Grotte di Castellana, uno dei più importanti complessi carsici turistici italiani, durante l’estate 2026 hanno assunto anche una funzione insolita e particolarmente attuale: quella di rifugio climatico nelle giornate caratterizzate dalle temperature più elevate.

L’iniziativa è stata sperimentata nel mese di luglio, quando la Grave, la grande cavità d’ingresso del sistema sotterraneo, è stata aperta per alcune ore ad anziani, bambini e persone fragili, offrendo loro un ambiente naturalmente fresco nel quale trascorrere parte della giornata. Nel sottosuolo di Castellana la temperatura si mantiene infatti attorno ai 16-16,5 °C per tutto l’anno.

Secondo quanto documentato il 18 luglio dalla TGR Puglia, nella Grave sono state organizzate anche attività di socializzazione e intrattenimento. L’iniziativa non era riservata ai soli abitanti di Castellana Grotte, ma era rivolta anche a persone provenienti dai comuni vicini e dall’area barese. La società di gestione aveva inoltre annunciato la possibilità di riattivare il servizio in occasione di successive ondate di calore.

Il sottosuolo come risposta alle temperature estreme

L’esperienza di Castellana introduce un tema destinato probabilmente ad assumere un interesse crescente: il ruolo degli ambienti sotterranei in presenza di condizioni climatiche estreme.

Le cavità naturali possiedono un microclima molto più stabile rispetto all’ambiente esterno. Nel caso delle Grotte di Castellana, il complesso si sviluppa per oltre tre chilometri e presenta temperature interne sostanzialmente costanti durante l’anno. Una caratteristica normalmente associata alla visita turistica che, durante le giornate di caldo eccezionale, può acquisire anche un valore sociale.

L’esperimento dell’estate è tornato all’attenzione nei giorni scorsi grazie a un articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 3 ottobre, dedicato alle trasformazioni in corso intorno al sito carsico pugliese. Il direttore artistico Giuseppe Savino ha ricordato che, durante l’estate particolarmente calda, le grotte sono state aperte alla cittadinanza nelle ore di maggiore afa proprio con la funzione di rifugio climatico.

Si tratta di un utilizzo che non modifica la destinazione principale delle Grotte di Castellana, ma mette in evidenza come un ambiente naturale ipogeo possa entrare, con le necessarie cautele e valutazioni, anche nelle strategie locali di adattamento alle temperature estreme.

Accessibilità e nuove modalità di conoscenza delle grotte

L’attenzione alla funzione sociale del complesso si accompagna ad altre iniziative rivolte ad ampliare le possibilità di fruizione. Il progetto “Grotte 100% Accessibili”, ad esempio, prevede visite dedicate anche a persone con disabilità fisiche, sensoriali, psichiche e intellettivo-relazionali, con modalità organizzative specifiche e una preventiva valutazione della compatibilità con il microclima e con le caratteristiche dell’ambiente sotterraneo.

Accanto alla visita turistica tradizionale vengono inoltre proposte esperienze che cercano di avvicinare il pubblico alla dimensione esplorativa della grotta.

Con SpeleoFamily, rivolta alle famiglie, parte del percorso viene effettuata al buio e con modalità che richiamano le prime esplorazioni del complesso. L’itinerario comprende anche una deviazione dal normale tracciato turistico verso la Caverna delle Concrezioni Coralline.

SpeleoNight propone invece un percorso di circa tre chilometri che comprende l’esplorazione di un tratto non normalmente inserito nella visita turistica e il passaggio individuale nel Corridoio del Deserto, sfruttando oscurità e silenzio come elementi dell’esperienza sotterranea.

Sono modalità di fruizione molto diverse dalla speleologia esplorativa propriamente detta, ma testimoniano il tentativo di comunicare al grande pubblico aspetti della grotta che vanno oltre la semplice contemplazione delle concrezioni.

Dalla scoperta del 1938 alle nuove funzioni del mondo sotterraneo

La storia moderna delle Grotte di Castellana è legata alla discesa di Franco Anelli nella Grave il 23 gennaio 1938 e alle successive esplorazioni condotte insieme a Vito Matarrese. Fu poi Matarrese, proseguendo le ricerche, a raggiungere nel 1939 la Grotta Bianca, uno degli ambienti più conosciuti del complesso.

A quasi novant’anni dall’inizio di quelle esplorazioni, Castellana mostra così un’altra possibile relazione tra comunità e sottosuolo. La grotta resta innanzitutto un ambiente naturale delicato, da conoscere e tutelare, ma la stabilità del suo microclima mette oggi in evidenza anche una funzione che difficilmente sarebbe stata immaginata dai primi esploratori.

In estati sempre più segnate da episodi di caldo intenso, l’esperienza pugliese offre quindi uno spunto che va oltre il singolo sito turistico: le cavità naturali possono diventare anche luoghi nei quali riflettere concretamente sul rapporto fra ambiente sotterraneo, comunità e adattamento ai cambiamenti climatici, purché ogni utilizzo sia compatibile con la conservazione del sistema carsico e con la sicurezza delle persone.

Fonti: Corriere della Sera, 3 ottobre 2026; Rai TGR Puglia, 18 luglio 2026; Grotte di Castellana Srl, sito istituzionale

Foto: Grave delle Grotte di Castellana – Boboseiptu / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

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  • Gessi Triassici imbrattati di blu: vandalismo nel sito UNESCO del Secchia
    Condividi Vernice sugli affioramenti dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano segnala l’episodio ai Carabinieri Forestali; operatori e speleologi intervengono per ridurre il danno. Gessi Triassici, scoperta e indagini Numerosi affioramenti dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia sono stati imbrattati con vernice blu lungo un percorso escursionistico dell’area UNESCO. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano ha denunciato l’ac
     

Gessi Triassici imbrattati di blu: vandalismo nel sito UNESCO del Secchia

Október 7th 2026 at 14:00

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Vernice sugli affioramenti dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano segnala l’episodio ai Carabinieri Forestali; operatori e speleologi intervengono per ridurre il danno.

Gessi Triassici, scoperta e indagini

Numerosi affioramenti dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia sono stati imbrattati con vernice blu lungo un percorso escursionistico dell’area UNESCO. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano ha denunciato l’accaduto. I Carabinieri Forestali hanno avviato le indagini per individuare i responsabili. La notizia è stata riportata da Il Resto del Carlino il 7 ottobre 2026.[1]

I segni sono stati individuati durante il sopralluogo che precedeva l’escursione di domenica 4 ottobre, intitolata “La bellezza sotto sopra – I Gessi Triassici raccontano”. Alla verifica del percorso hanno partecipato il Parco e il Gruppo Speleo “G. Chierici”. Il vandalismo ha interessato diversi affioramenti rocciosi lungo il sentiero.[1][2]

Operatori e volontari hanno dedicato una giornata alle operazioni di pulizia delle superfici imbrattate. L’intervento è stato svolto per ridurre il danno e ripulire le rocce. Dell’episodio sono stati informati anche il Comune di Villa Minozzo, le associazioni locali e le sezioni CAI di Reggio Emilia e Castelnovo ne’ Monti.[2]

Gessi Triassici e patrimonio UNESCO

Le rocce coinvolte appartengono a un paesaggio geologico che conserva una storia lunga oltre 200 milioni di anni. I Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia risalgono a circa 220 milioni di anni fa. Nell’area affiorano anche anidriti, dolomie e calcari cavernosi, che contribuiscono alla varietà delle forme del territorio.[1][3]

L’Alta Valle Secchia è una delle sette componenti del sito seriale “Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale”. Il riconoscimento UNESCO risale al settembre 2023. Il bene comprende paesaggi e sistemi sotterranei distribuiti in diverse aree dell’Emilia-Romagna, accomunati dai fenomeni carsici nelle rocce evaporitiche.[3]

L’acqua svolge un ruolo centrale nella formazione di questi ambienti. La dissoluzione di rocce come il gesso contribuisce allo sviluppo di doline, inghiottitoi, risorgenti e grotte. Le forme osservabili lungo i sentieri sono quindi collegate alla circolazione idrica nel sottosuolo. Per la speleologia, questo rapporto permette di leggere insieme il paesaggio esterno e i sistemi ipogei.[3]

Speleologia lungo i Gessi Triassici

L’escursione del 4 ottobre ha riunito circa cinquanta partecipanti. La giornata ha coinvolto il Parco nazionale, l’Università di Modena e Reggio Emilia, il mondo speleologico, la Regione, l’Ordine dei geologi e le guide ambientali escursionistiche. L’obiettivo era conoscere il territorio attraverso geologia, natura e storia delle comunità locali.[1]

Il gruppo si è ritrovato a Sologno, nell’ex scuola recuperata dal Parco e destinata a diventare un ostello. Dopo una presentazione iniziale, i partecipanti hanno percorso il sentiero 621C. L’itinerario ha permesso di osservare una vecchia fornace per la cottura del gesso, affioramenti modellati dall’acqua e forre nelle rocce evaporitiche. Il percorso ha raggiunto anche le pareti di Monte Rosso e Monte Merlo.[1]

Gli speleologi hanno accompagnato il gruppo in prossimità del principale sistema carsico dell’area. Sono stati osservati gli ingressi del Tanone e del Tanino della Gaggiolina. L’escursione è poi proseguita fino alle Fonti di Poiano, collegando la lettura delle rocce alla presenza delle acque carsiche.[1]

Tutela dei Gessi Triassici

L’iniziativa rientrava nel programma della Settimana del Pianeta Terra, svoltasi dal 27 settembre al 4 ottobre 2026. Gli appuntamenti dedicati alle evaporiti dell’Appennino hanno messo in relazione divulgazione geologica, ricerca speleologica e conservazione.[3]

Dopo il vandalismo, il Parco ha richiamato la responsabilità collettiva nella tutela di questi luoghi. L’ente ha sottolineato che imbrattare una roccia danneggia un patrimonio appartenente alla comunità e da trasmettere alle generazioni future. Ha inoltre invitato gli stessi autori dei segni blu a partecipare ai prossimi appuntamenti divulgativi. La conoscenza della storia dei Gessi Triassici è al centro dell’appello al rispetto del territorio.[2]

Fonti

Fonti
[1] I gessi triassici imbrattati con la vernice blu https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/i-gessi-triassici-imbrattati-con-f6e13504
[2] «Rocce imbrattate di vernice blu nel cuore dell’area Unesco … https://www.redacon.it/2026/10/06/rocce-imbrattate-di-vernice-blu-nel-cuore-dellarea-unesco/
[3] La bellezza sotto sopra: i gessi dell’Appennino in mostra … – Scintilena https://www.scintilena.com/la-bellezza-sotto-sopra-i-gessi-dellappennino-in-mostra-durante-la-settimana-del-pianeta-terra/09/17/
[4] Gessi Triassici dell’Alta Val Secchia, quattro escursioni gratuite tra … https://www.scintilena.com/gessi-triassici-dellalta-val-secchia-quattro-escursioni-gratuite-tra-geologia-e-paesaggio-unesco/06/20/
[5] Manifestazioni culturali sui Gessi Triassici – Scintilena https://www.scintilena.com/manifestazioni-culturali-sui-gessi-triassici/09/26/
[6] Gessi Triassici – Luoghi Di Interesse Naturalistico – Ambiente e Natura https://www.appenninoreggiano.it/it/scheda/gessi-triassici
[7] Geologia Archivi – Pagina 3 di 23 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/geologia/page/3/
[8] Gessi Triassici, Uomini, Lupi e Pipistrelli: chi fa più paura … – Scintilena https://www.scintilena.com/gessi-triassici-uomini-lupi-e-pipistrelli-chi-fa-piu-paura-e-progetto-gypsum/03/02/
[9] Scintilena, Autore presso Scintilena – Pagina 1581 di 2018 https://www.scintilena.com/author/scintilena/page/1581/
[10] Convegno Internazionale sulle Aree Carsiche nei Gessi dell’Emilia … https://www.scintilena.com/convegno-internazionale-sulle-aree-carsiche-nei-gessi-dellemilia-romagna/08/10/

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  • Pulizia grotte a Santa Cesarea Terme: gli speleologi di Tricase rimuovono i rifiuti portati dal mare
    Condividi La pulizia grotte a Santa Cesarea Terme ha coinvolto otto volontari del Gruppo Speleologico Tricase. Nei pressi del Bagno Marino Archi sono stati recuperati legname, boe, ciabatte e frammenti di polistirolo, con un intervento dedicato alla tutela della costa e alla sensibilizzazione dei bagnanti. Pulizia grotte a Santa Cesarea Otto persone impegnate a trasportare grandi sacchi di rifiuti dalla grotta fino alla strada. È la scena descritta dal Gruppo Speleologico Tricase nel resoc
     

Pulizia grotte a Santa Cesarea Terme: gli speleologi di Tricase rimuovono i rifiuti portati dal mare

Október 7th 2026 at 13:00

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La pulizia grotte a Santa Cesarea Terme ha coinvolto otto volontari del Gruppo Speleologico Tricase. Nei pressi del Bagno Marino Archi sono stati recuperati legname, boe, ciabatte e frammenti di polistirolo, con un intervento dedicato alla tutela della costa e alla sensibilizzazione dei bagnanti.

Pulizia grotte a Santa Cesarea

Otto persone impegnate a trasportare grandi sacchi di rifiuti dalla grotta fino alla strada. È la scena descritta dal Gruppo Speleologico Tricase nel resoconto di una domenica dedicata alla pulizia di una cavità costiera. L’intervento si è svolto nei pressi dello stabilimento balneare Bagno Marino Archi, a Santa Cesarea Terme.

Gli speleologi hanno rimosso parte dei materiali accumulati nell’invaso, dove i marosi avevano trasportato oggetti di dimensioni e natura diverse. Il lavoro ha interessato una raccolta eterogenea di rifiuti. Accanto alle tavole di legno e alle grandi boe, i volontari hanno trovato numerose ciabatte e infradito. A queste si aggiungevano abbondanti quantità di polistirolo, ormai ridotto in piccoli frammenti.

La bonifica ha avuto carattere parziale, come spiegato dallo stesso gruppo. La pulizia grotte a Santa Cesarea Terme ha quindi rimosso una parte dell’accumulo, intervenendo concretamente su un tratto del patrimonio sotterraneo costiero. La raccolta e il trasporto dei sacchi hanno costituito il nucleo dell’attività raccontata dai partecipanti.

Rifiuti marini nelle grotte costiere

Il materiale recuperato racconta il problema dei rifiuti marini attraverso oggetti immediatamente riconoscibili. Ciabatte, infradito, boe e frammenti di imballaggio diventano presenze estranee nell’ambiente della grotta. Nel caso descritto dal Gruppo Speleologico Tricase, il mare aveva convogliato questi materiali all’interno della cavità.

Il quadro nazionale aiuta a collocare l’intervento nella più ampia questione della pulizia delle coste. Secondo ISPRA, nel 2024 la mediana dei rifiuti spiaggiati sui litorali italiani è stata di 252 oggetti ogni 100 metri. Il valore risultava vicino a quello del 2023, pari a 250. La soglia europea indicata per il raggiungimento del buono stato ambientale è invece di 20 oggetti ogni 100 metri.[1]

Le plastiche monouso rappresentavano circa il 28% dei rifiuti registrati. Il monitoraggio viene svolto dalle ARPA costiere in primavera e in autunno, su 69 spiagge distribuite lungo il litorale italiano. Sono conteggiati gli oggetti di dimensioni superiori a 2,5 centimetri. Questi dati descrivono le spiagge monitorate e offrono un riferimento generale sul fenomeno dei rifiuti lungo le coste.[1]

La pulizia grotte a Santa Cesarea Terme porta l’attenzione anche sugli accumuli presenti negli spazi costieri meno visibili. L’intervento degli speleologi ha riguardato proprio uno di questi luoghi, raggiunto dai materiali trasportati dai marosi.

Speleologia e tutela delle grotte

L’attività di bonifica affianca il lavoro di conoscenza e divulgazione svolto dal Gruppo Speleologico Tricase. Nel maggio 2025, Scintilena ha raccontato il convegno organizzato per il decennale del gruppo. L’incontro ha riunito speleologi, ricercatori e istituzioni intorno alle ricerche nel sottosuolo e alle testimonianze preistoriche conservate nelle grotte.[2]

Tra gli argomenti affrontati figurava anche la conservazione delle cavità archeologiche. Il confronto comprendeva la tutela delle stratigrafie e la collaborazione tra comunità speleologica e istituzioni. La salvaguardia del patrimonio ipogeo emergeva così accanto alle attività di ricerca e alla condivisione delle conoscenze.[2]

La pulizia grotte a Santa Cesarea Terme si inserisce in questa attenzione per gli ambienti sotterranei. In questa iniziativa, il contributo del gruppo si è tradotto nella rimozione dei rifiuti e nel loro trasferimento fuori dalla cavità.

Pulizia grotte e sensibilizzazione ambientale

Il lavoro si è svolto mentre altre persone facevano il bagno nelle vicinanze. Gli otto partecipanti, impegnati nel trasporto dei sacchi fino alla strada, hanno reso visibile un’attività che spesso resta lontana dallo sguardo dei frequentatori della costa.

Nel messaggio diffuso dal gruppo, l’obiettivo dichiarato è anche quello di sensibilizzare chi ha osservato la raccolta. Il passaggio dei volontari con i rifiuti recuperati poteva suscitare domande sulla provenienza di quei materiali e sulle condizioni della grotta.

La bonifica unisce quindi un risultato materiale e un intento divulgativo. Da una parte, vengono rimossi gli oggetti accumulati nella cavità. Dall’altra, l’intervento richiama l’attenzione sulla cura degli ambienti costieri. Il resoconto del Gruppo Speleologico Tricase propone la pulizia come una forma concreta di partecipazione alla tutela delle grotte e del mare.

Fonti

Fonti
[1] MONITORAGGIO STRATEGIA MARINA – RIFIUTI MARINI SPIAGGIATI https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/acque-marino-costiere-e-transizione/monitoraggio-strategia-marina-rifiuti-marini-spiaggiati
[2] Speleologi, grotte e preistoria: il bilancio di dieci anni di ricerche del … https://www.scintilena.com/speleologi-grotte-e-preistoria-il-bilancio-di-dieci-anni-di-ricerche-del-gruppo-speleologico-tricase/05/30/
[3] Mare e coste — Italiano – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/banche-dati/banche-dati-folder/mare
[4] Data aggiornamento scheda: 2025-12-31 – Indicatori ambientali https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/temi/179
[5] [PDF] Con i rifiuti abbiamo toccato il fondo e il 75% è plastica – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files2019/area-stampa/comunicati-stampa/COMUNICATOSTAMPA9ott2.pdf
[6] Sos polistirolo in Campania, è l’8,5% di tutti i rifiuti spiaggiati in regione https://www.ansa.it/campania/notizie/2026/09/18/sos-polistirolo-in-campania-e-l85-di-tutti-i-rifiuti-spiaggiati-in-regione_fea0731e-4f7d-4633-bb6a-5fcbfa70c674.html
[7] La “grotta del leone” liberata dai rifiuti dal Gruppo speleologico di … https://www.lecceprima.it/green/la-grotta-del-leone-liberata-dai-rifiuti-dal-gruppo-speleologico-di-tricase.html
[8] Ispra, il 77% dei rifiuti in mare è plastica: Sicilia discarica sottomarina https://tg24.sky.it/ambiente/2019/10/09/ispra-rifiuti-mare-plastica
[9] Grotte di Castellana: pulizia della Grave e ripartenza del Progetto … https://www.scintilena.com/grotte-di-castellana-pulizia-della-grave-e-ripartenza-del-progetto-lampenflora-per-la-tutela-del-patrimonio-carsico/07/07/
[10] Rifiuti Marini – Superset https://superset.isprambiente.it/superset/dashboard/p/Vzaw8lBwB7G/
[11] Gruppo Speleologico Tricase: GST http://www.gruppospeleotricase.it/
[12] Gruppo Speleologico Tricase – Openspeleo.org https://www.openspeleo.org/openspeleo/groups-view-152.html
[13] Puglia Archivi – Pagina 27 di 30 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/puglia/page/27/
[14] [PDF] RIFIUTI MARINI https://strategiamarina.isprambiente.it/wp-content/uploads/2024/02/6.1-medocc_Rifiuti-marini.pdf
[15] Rifiuti in mare: abbiamo toccato il fondo – Wise Society https://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/rifiuti-in-mare-ispra-plastica-fiumi/

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  • Shpella Shtares 2026: a Costacciaro il racconto di una grotta lunga 13,5 chilometri
    Condividi Vito Alessio Lacirignola porterà al Raduno Internazionale di Speleologia le nuove esplorazioni e gli studi della Shpella Shtares 2026. A dieci anni dalla scoperta, la cavità delle Alpi Albanesi continua ad ampliare il proprio sviluppo e le conoscenze sulla fauna sotterranea. Shpella Shtares 2026 a Costacciaro Le esplorazioni della Shpella Shtares 2026 saranno al centro di un incontro con Vito Alessio Lacirignola, del Gruppo Speleologico Martinese. La conferenza rientra nel progra
     

Shpella Shtares 2026: a Costacciaro il racconto di una grotta lunga 13,5 chilometri

Október 7th 2026 at 12:00

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Vito Alessio Lacirignola porterà al Raduno Internazionale di Speleologia le nuove esplorazioni e gli studi della Shpella Shtares 2026. A dieci anni dalla scoperta, la cavità delle Alpi Albanesi continua ad ampliare il proprio sviluppo e le conoscenze sulla fauna sotterranea.

Shpella Shtares 2026 a Costacciaro

Le esplorazioni della Shpella Shtares 2026 saranno al centro di un incontro con Vito Alessio Lacirignola, del Gruppo Speleologico Martinese. La conferenza rientra nel programma del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro, in calendario dal 29 ottobre al 1° novembre 2026. L’intervento, intitolato “Shpella Shtares 2026: nuovi studi ed esplorazioni”, presenterà il lavoro svolto ad agosto nelle Alpi Proclezie, nel nord dell’Albania.[1]

Il tema unisce avanzamento esplorativo e ricerca scientifica. La spedizione più recente ha aggiunto 1,4 chilometri di ambienti rilevati. Lo sviluppo complessivo della grotta ha così raggiunto circa 13,5 chilometri. Parallelamente sono proseguiti i monitoraggi microclimatici e i campionamenti della fauna ipogea.[2]

A Costacciaro, il racconto della Shpella Shtares 2026 porterà quindi l’attenzione su una ricerca continuativa. Le nuove prosecuzioni si inseriscono in un percorso iniziato dieci anni fa. Le osservazioni degli invertebrati troglobi affiancano la documentazione di gallerie, pozzi e collegamenti ancora da esplorare.

Shpella Shtares, dieci anni di esplorazioni

La Shpella Shtares fu scoperta nell’agosto 2016 durante la spedizione Curraj. L’individuazione dell’ingresso avvenne grazie alle indicazioni dei pastori locali, in particolare della famiglia Kolbucaj. Dal 2017 il Gruppo Speleologico Martinese ha concentrato nella cavità una parte consistente delle proprie attività in Albania.[3]

La grotta si trova presso Vrane e Madhe, nel Parco Naturale Regionale Nikaj-Mërtur. L’ingresso si apre a circa 1.400 metri di quota, alla base della cresta calcarea del Maja e Kakisë. Il contesto montano e la complessità dei passaggi hanno accompagnato l’organizzazione delle diverse campagne.[3][4]

Lo sviluppo conosciuto è cresciuto attraverso successive spedizioni e rilievi. Nel 2024 furono aggiunti 1,8 chilometri di nuovi rami e ambienti, raggiungendo la soglia dei dieci chilometri. Le campagne successive hanno ampliato ulteriormente la mappa del sistema. La Shpella Shtares 2026 rappresenta l’ultima tappa di questo lavoro sul campo.[2][5]

La spedizione di agosto si è svolta dall’8 al 23 e ha coinvolto 28 speleologi. Accanto al gruppo martinese hanno partecipato esploratori di diverse associazioni italiane. La collaborazione ha consentito di distribuire le squadre su più fronti e di sostenere le attività nelle zone più lontane dall’ingresso.[2]

Shpella Shtares 2026, nuovi rami

Una delle principali novità è il Ramo Radio Alice. È stato raggiunto nella zona della Connessione, al termine della Via di Oniro, dopo una risalita di quaranta metri. Il nuovo settore si sviluppa per circa cinquecento metri. Presenta diverse condotte e un pozzo ancora da discendere.[2]

Altri avanzamenti hanno interessato il Ramo del Mezzogiorno. Qui una risalita ha aperto l’accesso a una galleria lunga circa cento metri. La prosecuzione incontra una frana alla base di un salto verticale. Nella Sala di Morfeo è stata invece avviata una risalita di circa trenta metri.[2]

Le verifiche nel Ramo Poseidone hanno confermato collegamenti con condotte già conosciute. Nella Forra dei Ragazzi è stato superato un primo tratto bagnato. Più avanti, acqua abbondante e roccia friabile hanno fermato la progressione sotto una seconda risalita.[2]

Per sostenere le esplorazioni più remote è stato allestito un campo avanzato con amache nel Ramo Apuani in Vacanza. In quel settore sono stati rilevati circa cinquecento metri di sviluppo e discesi diversi pozzi. Il limite raggiunto è una strettoia di complessa percorrenza. I collegamenti radio e gli otto posti letto del campo base hanno supportato l’organizzazione interna.[2]

Biospeleologia e microclima della Shpella Shtares

La conferenza dedicata alla Shpella Shtares 2026 comprenderà anche gli studi sull’ambiente sotterraneo. Durante la spedizione sono stati scaricati e riposizionati i termometri di profondità. La rete è stata integrata con un sensore esterno. Due anemometri sono stati installati nella Via di Oniro per studiare la circolazione stagionale dell’aria.[2]

La ricerca biospeleologica ha raccolto campioni di diversi gruppi di invertebrati. Tra questi figurano collemboli, acari, pseudoscorpioni, miriapodi, aracnidi e altri insetti. Sono state campionate anche patine e vermicolazioni per le analisi microbiologiche.[2]

Queste attività proseguono una linea di indagine già avviata nelle precedenti campagne. Vito Alessio Lacirignola figura fra gli autori della relazione sulle prime ricerche biospeleologiche effettuate nella grotta nel 2019. Quel lavoro ha affiancato alle esplorazioni la documentazione della comunità biologica sotterranea.[6]

Nel 2022 sono state descritte tre specie di coleotteri raccolte nella cavità: Kircheria dritae, Anthroherpon shtarensis e Riberius stillicidii. Per quest’ultima è stato istituito anche il nuovo genere Riberius. Sono risultati che documentano l’interesse della Shpella Shtares per lo studio della fauna specializzata degli ambienti ipogei.[6]

L’incontro di Costacciaro collegherà questi studi alle nuove esplorazioni di agosto. Il programma di ricerca proseguirà con Shtares 2027, dedicato ai fronti rimasti aperti e alla continuità dei monitoraggi scientifici.[2]

Fonti

Fonti
[1] Raduno Internazionale di Speleologia 2026 | Costacciaro https://radunocostacciaro.it/
[2] Nuove esplorazioni nel cuore delle Alpi Albanesi: la Shpella Shtares … https://www.scintilena.com/nuove-esplorazioni-nel-cuore-delle-alpi-albanesi-la-shpella-shtares-raggiunge-lo-sviluppo-complessivo-di-135-km/09/07/
[3] Il progetto “Shtares 2026” – Scintilena https://www.scintilena.com/il-progetto-shtares-2026autore-del-thread-sebastiano-data-di-inizio-venerdi-alle-2235venerdi-alle-2235/05/18/
[4] Shpella Shtares raggiunge i 10km di sviluppo https://gsmartinese.it/2024/09/30/shpella-shtares-raggiunge-i-10km-di-sviluppo/
[5] La grotta Shpella Shtares raggiunge la soglia dei 10 km – Scintilena https://www.scintilena.com/la-shpella-shtares-raggiunge-la-soglia-dei-10-km-conclusa-la-spedizione-del-gruppo-speleologico-martinese-sulle-alpi-albanesi/09/27/
[6] Shpella Shtares, la biospeleologia accompagna l’esplorazione nelle … https://www.scintilena.com/shpella-shtares-la-biospeleologia-accompagna-lesplorazione-nelle-alpi-albanesi/08/20/
[8] Programma Eventi | Raduno Internazionale di Speleologia 2026 https://radunocostacciaro.it/programma/
[9] International Speleology Meeting Costacciaro 2026 https://www.eurospeleo.eu/event/international-speleology-meeting-costacciaro-2026-in-italy/
[10] Speleologi di Martina Franca sulle Alpi Albanesi, partita la … https://www.buonasera24.it/gallery/cronaca/926516/speleologi-di-martina-franca-sulle-alpi-albanesi-partita-la-spedizione-shtares-2026-con-28-esploratori-le-foto.html
[11] Costacciaro 2026, attacchi informatici al sito del Raduno … https://www.scintilena.com/costacciaro-2026-attacchi-informatici-al-sito-del-raduno-early-bird-prorogato-al-10-settembre/08/31/
[12] Scintilena https://www.scintilena.com/
[13] RADUNO SPELEO 2026 – KONG https://www.kong.it/it/post/raduno-speleo-2026/
[14] Gli speleologi di Martina Franca portano un «pezzo» di città nelle … https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/taranto/2126911/gli-speleologi-di-martina-franca-portano-un-pezzo-di-citta-nelle-grotte-albanesi.html
[15] Shpella Shtares raggiunge i 5,7km di sviluppo https://gsmartinese.it/2022/12/17/shpella-shtares-raggiunge-i-5-7km-di-sviluppo/
[16] Costacciaro 2026, si sta delineando un sogno: cinque elementi per … https://www.scintilena.com/costacciaro-2026-si-sta-delineando-un-sogno-cinque-elementi-per-raccontare-il-mondo-sotterraneo/08/29/

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  • Grotte glaciovulcaniche in Islanda: Fire under Ice arriva a Costacciaro
    Condividi Andrea Benassi e il Gruppo Speleologico Sacile porteranno al Raduno Internazionale di Speleologia Costacciaro 2026 i risultati della spedizione Vatnajökull 2026 – Fire under Ice. Al centro dell’incontro, le grotte glaciovulcaniche in Islanda e la scoperta di Freyja Hellir, un complesso di circa 1,5 chilometri tra ghiaccio, fumarole e lava. Fire under Ice a Costacciaro 2026 Le esplorazioni delle grotte glaciovulcaniche in Islanda entrano nel programma del Raduno Internazionale di
     

Grotte glaciovulcaniche in Islanda: Fire under Ice arriva a Costacciaro

Október 7th 2026 at 11:00

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Andrea Benassi e il Gruppo Speleologico Sacile porteranno al Raduno Internazionale di Speleologia Costacciaro 2026 i risultati della spedizione Vatnajökull 2026 – Fire under Ice. Al centro dell’incontro, le grotte glaciovulcaniche in Islanda e la scoperta di Freyja Hellir, un complesso di circa 1,5 chilometri tra ghiaccio, fumarole e lava.

Fire under Ice a Costacciaro 2026

Le esplorazioni delle grotte glaciovulcaniche in Islanda entrano nel programma del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro. La manifestazione si svolgerà dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, nel territorio del Parco del Monte Cucco. La conferenza «Vatnajökull 2026 – Fire under Ice» vedrà la partecipazione di Andrea Benassi e del Gruppo Speleologico Sacile. L’incontro presenterà il lavoro svolto durante la spedizione scientifica dedicata alle cavità generate dall’interazione tra attività geotermica e ghiaccio.[1]

Benassi, consigliere della Società Speleologica Italiana e partecipante alla missione, illustrerà un’esperienza che unisce esplorazione, documentazione e ricerca microbiologica. La spedizione, coordinata dal Consorzio Speleologi Ipogenici, ha coinvolto tredici speleologi. Complessivamente sono stati esplorati e documentati quasi 2,5 chilometri di nuove cavità glaciovulcaniche.[2][3]

Il contributo porterà quindi a Costacciaro non soltanto il racconto di una scoperta. Offrirà anche una lettura dei processi che modellano questi ambienti sotterranei e delle attività avviate per seguirne l’evoluzione. Rilievi, fotografie e campionamenti costituiscono parti complementari dello stesso percorso di ricerca.[3]

Grotte glaciovulcaniche tra ghiaccio e lava

La spedizione Vatnajökull 2026 ha proseguito le ricerche iniziate con la ricognizione italiana del 2025. Le attività si sono concentrate su due aree. La prima è la caldera settentrionale del Kverkfjöll, sul ghiacciaio Vatnajökull. La seconda è il distretto vulcanico della caldera del Torfa, nel comprensorio del Torfajökull, nella parte meridionale dell’Islanda.[3]

Le grotte glaciovulcaniche in Islanda si formano dove il calore geotermico incontra le masse glaciali. Fumarole, sorgenti calde e acque di fusione contribuiscono a modellare gallerie e sale. Sono ambienti diversi dalle cavità glaciali prodotte dalla sola circolazione dell’acqua: l’attività idrotermale introduce un’ulteriore componente nella loro formazione e trasformazione.[3]

Al Kverkfjöll, gli esploratori hanno installato strumenti e fotocamere per monitorare alcune cavità già visitate nel 2025. Il lavoro è stato impostato in collaborazione con un gruppo internazionale di speleologi e ricercatori nordamericani. Il confronto fra osservazioni, immagini e rilievi permette di studiare i cambiamenti delle strutture sotterranee nel corso della stagione.[3]

Freyja Hellir, 1,5 chilometri sotterranei

Nel settore del Torfa è stato scoperto e documentato il complesso Freyja Hellir, dedicato alla divinità della mitologia norrena. Con circa 1,5 chilometri di sviluppo, è la più lunga grotta glaciovulcanica attualmente esistente documentata in Islanda. Per sviluppo, occupa il secondo posto tra quelle documentate sul pianeta, dopo il complesso del monte Rainier, negli Stati Uniti.[3]

Freyja Hellir comprende gallerie e sale sviluppate tra il ghiaccio e un substrato di lava riolitica. L’elevata densità delle emissioni fumaroliche alimenta un sistema nel quale agiscono anche sorgenti calde e corsi d’acqua. Lungo il percorso sono stati osservati solchi e marmitte scavati nei depositi vulcanici e nella roccia. Queste forme aggiungono alla documentazione speleologica elementi utili per studiare la storia del drenaggio sotterraneo.[3]

Tra gli ambienti descritti figura la Sala del Graal. Qui una sorgente con acqua a quasi 60 °C, e una portata di diversi litri al secondo, contribuisce a modellare una grande cavità nel ghiaccio. L’acqua termale confluisce poi nel torrente principale. Il complesso mostra così la compresenza di fumarole, calore geotermico e circolazione idrica.[3]

Microbiologia nelle grotte glaciovulcaniche

Lo studio delle grotte glaciovulcaniche in Islanda comprende anche la ricerca sulle comunità microbiche. La spedizione ha effettuato campionamenti in diversi siti, in accordo con il Parco nazionale del Vatnajökull. I materiali raccolti sono destinati alle analisi condotte attraverso la collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca.[3][4]

Gli ambienti campionati rientrano nella categoria DOVE, acronimo di Dark Oligotrophic Volcanic Environments: ambienti vulcanici bui e poveri di nutrienti. Nei siti studiati sono presenti alte temperature e atmosfere caratterizzate da gas come idrogeno solforato, anidride carbonica e metano. Queste condizioni rendono le cavità interessanti per la ricerca sugli organismi estremofili e sui possibili analoghi planetari utilizzati negli studi di esobiologia.[3]

Le stesse caratteristiche richiedono attenzione durante l’esplorazione. Il resoconto della missione descrive l’impiego di strumenti per individuare accumuli di gas e il lavoro su tecniche, materiali e protocolli di sicurezza. La presenza del ghiaccio non esclude temperature elevate, mentre l’aspetto di una sala non permette di riconoscere ogni pericolo atmosferico.[3]

La conferenza di Costacciaro riunirà questi diversi aspetti della spedizione Fire under Ice. La scoperta di Freyja Hellir sarà presentata insieme al monitoraggio delle cavità e alle ricerche microbiologiche. Un contributo dedicato al rapporto fra esplorazione speleologica e studio degli ambienti glaciovulcanici.[3]

Fonti

Fonti
[1] Raduno Internazionale di Speleologia 2026 | Costacciaro https://radunocostacciaro.it/
[2] Islanda: il 9 luglio prende il via la spedizione glaciospeleologica … https://www.scintilena.com/islanda-il-9-luglio-prende-il-via-la-spedizione-glaciospeleologica-vatnajokull-2026-fire-under-ice/06/30/
[3] Islanda, sotto il Vatnajokull la scoperta di Freyja Hellir https://www.scintilena.com/islanda-sotto-il-vatnajokull-la-scoperta-di-freyja-hellir-la-seconda-grotta-glaciovulcanica-piu-estesa-del-pianeta/07/28/
[4] Vatnajökull 2026 – Fire under Ice https://www.speleo.lazio.it/home/2026/07/21/vatnajokull-2026-fire-under-ice/
[10] Islanda – si è conclusa la spedizione glaciospeleologica “Fire under … https://www.scintilena.com/islanda-si-conclude-la-spedizione-glaciospeleologica-fire-under-ice-2026/07/27/
[11] Grotte glaciovulcaniche in Islanda, le esplorazioni internazionali che … https://www.scintilena.com/grotte-glaciovulcaniche-in-islanda-le-esplorazioni-internazionali-che-hanno-preceduto-vatnajokull-2026/07/28/
[12] Grotte glaciovulcaniche sul Vatnajökull 2026, nuove scoperte tra … https://www.scintilena.com/grotte-glaciovulcaniche-sul-vatnajokull-2026-nuove-scoperte-tra-kverkfjoll-e-torfa/07/28/
[13] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda – Scintilena https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[16] Vatnajokull National Park 2026 – Islanda – Tripadvisor https://www.tripadvisor.it/Tourism-g612424-Vatnajokull_National_Park_East_Region-Vacations.html
[17] Freia – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Freia
[19] Iscrizioni Costacciaro 2026 | Raduno Internazionale di Speleologia https://radunocostacciaro.it/registrazione-partecipanti-2/
[20] Programma Eventi | Raduno Internazionale di Speleologia 2026 https://radunocostacciaro.it/programma/
[21] Comunicazione – Costacciaro 2026 https://radunocostacciaro.it/comunicazione/
[22] International Speleology Meeting Costacciaro 2026 https://www.eurospeleo.eu/event/international-speleology-meeting-costacciaro-2026-in-italy/
[23] ATTIVITA’ 2026 OK – Costacciaro 2026 https://radunocostacciaro.it/attivita-2026-ok/
[24] Aperte le iscrizioni al Raduno Internazionale di Speleologia … https://www.scintilena.com/aperte-le-iscrizioni-al-raduno-internazionale-di-speleologia-costacciaro-2026/07/22/
[25] Costacciaro 2026 accende i motori: online la piattaforma per … https://www.scintilena.com/costacciaro-2026-accende-i-motori-online-la-piattaforma-per-partecipare-al-raduno-internazionale-di-speleologia/03/17/
[26] RADUNO SPELEO 2026 – Kong Italy https://www.kong.it/it/post/raduno-speleo-2026/
[27] Come nasce il Raduno Internazionale di Speleologia 2026 https://radunocostacciaro.it/costruiamo-il-raduno/
[29] Prossimi Appuntamenti della Speleologia https://www.scintilena.com/prossimi-appuntamenti-della-speleologia/06/12/
[30] [PDF] 2026 – CAI L’Aquila https://cailaquila.it/wp-content/uploads/2026/03/CAI26-web.pdf
[31] RADUNO SPELEO 2026 https://kongfareast.cn/en/post/raduno-speleo-2026/

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  • Tracce invisibili: a Costacciaro le grotte raccontano il passaggio umano
    Condividi La mostra fotografica di Natasha Milosevic porta al Raduno Internazionale di Speleologia il tema delle tracce lasciate nelle grotte. Una conferenza accompagnerà la presentazione del progetto, nel programma di Costacciaro 2026, dal 29 ottobre al 1° novembre. Tracce invisibili al raduno speleologico Le tracce del passaggio umano nelle grotte sono al centro di “Tracce invisibili”, la mostra fotografica di Natasha Milosevic annunciata nel programma del raduno di Costacciaro. L’esposi
     

Tracce invisibili: a Costacciaro le grotte raccontano il passaggio umano

Október 7th 2026 at 10:00

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La mostra fotografica di Natasha Milosevic porta al Raduno Internazionale di Speleologia il tema delle tracce lasciate nelle grotte. Una conferenza accompagnerà la presentazione del progetto, nel programma di Costacciaro 2026, dal 29 ottobre al 1° novembre.

Tracce invisibili al raduno speleologico

Le tracce del passaggio umano nelle grotte sono al centro di “Tracce invisibili”, la mostra fotografica di Natasha Milosevic annunciata nel programma del raduno di Costacciaro. L’esposizione sarà accompagnata da una conferenza di presentazione. Il Raduno Internazionale di Speleologia si terrà nel paese umbro dal 29 ottobre al 1° novembre 2026.[1]

Il progetto affronta un tema vicino all’esperienza di chi frequenta il sottosuolo: il rapporto tra l’esplorazione e i segni della presenza umana. Le grotte non sono soltanto luoghi da raggiungere, osservare e documentare. Sono anche ambienti nei quali il passaggio delle persone diventa parte della storia del luogo.

“Tracce invisibili” concentra l’attenzione proprio su questa relazione. Il titolo invita a spostare lo sguardo dall’immagine complessiva della cavità al tema del passaggio. Al centro della proposta non c’è soltanto la grotta fotografata, ma il rapporto che chi la attraversa stabilisce con essa.

Fotografia e grotte a Costacciaro

La presenza di una mostra fotografica nel programma si inserisce nella storia dei raduni di Costacciaro. Nel 1980, l’incontro “Costacciaro Immagini dalle Grotte” nacque dalla volontà di condividere fotografie delle esplorazioni. Le immagini, sviluppate da rullini da 35 millimetri, permettevano di raccontare esperienze e luoghi sotterranei alla comunità speleologica.[2]

“Tracce invisibili” riprende questo legame tra fotografia e racconto delle grotte, scegliendo un argomento specifico: i segni del nostro passaggio. La proposta di Natasha Milosevic porta quindi nel contesto del raduno una domanda di interesse comune. Che rapporto esiste tra il desiderio di conoscere un ambiente e la presenza di chi lo esplora?

La conferenza di presentazione affiancherà la visita alla mostra. Fotografie e incontro costituiscono due momenti dello stesso progetto: da una parte l’osservazione delle immagini, dall’altra la presentazione del tema che le riunisce. È una formula che mette in relazione il linguaggio visivo con il confronto tra persone impegnate nella frequentazione delle grotte.

Tracce nelle grotte e ricerca

Il tema delle tracce trova un riferimento concreto anche nelle ricerche sull’ambiente sotterraneo. La Scintilena ha documentato iniziative dedicate alle microplastiche nelle grotte e negli acquiferi carsici. Tra queste figura MicroplastiCave, un percorso di approfondimento e monitoraggio delle cavità lombarde.[3]

Questo contesto dà rilievo al tema proposto da “Tracce invisibili”. La presenza umana nel sottosuolo può essere affrontata attraverso linguaggi diversi. La ricerca analizza fenomeni e campioni. La fotografia offre invece un punto di osservazione, dal quale possono nascere domande e approfondimenti.

Tracce invisibili nel programma

A Costacciaro, la mostra di Natasha Milosevic propone al pubblico speleologico un percorso dedicato al passaggio umano nelle grotte. L’appuntamento unisce esposizione fotografica e conferenza di presentazione, mantenendo al centro la relazione fra persone e ambiente sotterraneo.

Il raduno offre una cornice coerente con questa proposta. Il sito ufficiale di Costacciaro 2026 prevede spazi per mostre fotografiche e rilievi, esposizioni e installazioni. Le attività si inseriscono nelle quattro giornate del Raduno Internazionale di Speleologia.[1]

“Tracce invisibili” aggiunge a questo programma un’occasione di osservazione e confronto. La mostra invita a considerare le grotte non soltanto attraverso il racconto delle esplorazioni, ma anche attraverso ciò che il passaggio umano lascia dietro di sé.

Fonti

Fonti
[1] COSTACCIARO 2026 https://www.radunocostacciaro.it/
[3] Studio e ricerca delle tracce invisibili dell’inquinamento … https://www.scintilena.com/studio-e-ricerca-delle-tracce-invisibili-dellinquinamento-plastico/04/25/
[5] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[9] RADUNO SPELEO 2026 – Kong Italy https://www.kong.it/it/post/raduno-speleo-2026/
[10] Università degli Uomini Originari di Costacciaro – Via Ghigi, 1 – 06021 Costacciaro (Pg) – info@uominioriginaricostacciaro.it https://www.uominioriginaricostacciaro.it/wp-content/uploads/2024/01/GIORNALINO-UOMINI-ORIGINARI-DI-COSTACCIARO-2023-5.pdf
[11] [PDF] 2026 – CAI L’Aquila https://cailaquila.it/wp-content/uploads/2026/03/CAI26-web.pdf

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  • Beyond the Surface: Silvia Arrica porta le grotte in mostra a Costacciaro
    Condividi La mostra fotografica Beyond the Surface, di Silvia Arrica del Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano di Cagliari, nel programma del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro, dal 29 ottobre al 1° novembre 2026. Un viaggio per immagini dedicato alla varietà del mondo sotterraneo. Beyond the Surface a Costacciaro Grotte diverse, mondi diversi, un unico viaggio oltre la superficie. La mostra fotografica Beyond the Surface di Silvia Arrica porta a Costacciaro uno sguard
     

Beyond the Surface: Silvia Arrica porta le grotte in mostra a Costacciaro

Október 7th 2026 at 09:00

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La mostra fotografica Beyond the Surface, di Silvia Arrica del Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano di Cagliari, nel programma del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro, dal 29 ottobre al 1° novembre 2026. Un viaggio per immagini dedicato alla varietà del mondo sotterraneo.

Beyond the Surface a Costacciaro

Grotte diverse, mondi diversi, un unico viaggio oltre la superficie. La mostra fotografica Beyond the Surface di Silvia Arrica porta a Costacciaro uno sguardo sugli ambienti sotterranei e sulle differenze che rendono ogni grotta un paesaggio da conoscere. L’esposizione fa parte del programma del raduno e rappresenta un appuntamento per chi segue la fotografia speleologica, pratica l’esplorazione o desidera avvicinarsi al sottosuolo attraverso le immagini.

Il Raduno Internazionale di Speleologia si svolgerà dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, nell’area del Parco del Monte Cucco. Mostre, incontri, conferenze, workshop ed escursioni compongono il programma della manifestazione, che riunisce la comunità speleologica e offre spazio a diversi modi di raccontare le grotte. In questo contesto, Beyond the Surface propone il linguaggio della fotografia. [web:4][web:13]

Andare oltre ciò che appare in superficie. Le fotografie diventano il punto d’incontro tra l’esperienza di chi frequenta gli ambienti ipogei e la curiosità di chi li osserva dall’esterno. Al centro resta la pluralità delle grotte, richiamata dal messaggio che accompagna la mostra.

Silvia Arrica e fotografia speleologica

Silvia Arrica appartiene al Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano di Cagliari. Il suo lavoro fotografico trova spazio in raccolte dedicate al patrimonio sotterraneo della Sardegna e nella divulgazione speleologica. La Sardegna DigitalLibrary conserva immagini dell’autrice realizzate a Su Bentu, nel territorio di Oliena, e nella grotta del Bue Marino, a Dorgali. Tra i soggetti figurano la galleria dal fondo sabbioso e l’ambiente denominato «Il Ciclope». [web:10][web:21]

Le sue fotografie sono presenti anche nella galleria del Catasto Speleologico Regionale della Sardegna. La raccolta comprende scatti di Sa Rutta ’e Su Crabargiu, Eliches Artas e della grotta del Sorell. Altri lavori riguardano il sistema carsico della Codula Ilune e Lovettecannas. Queste presenze documentano il legame dell’autrice con la rappresentazione degli ambienti ipogei sardi. [web:26]

Anche La Scintilena ha ospitato il suo lavoro. Nel 2017 il notiziario ha pubblicato «Acqua e pietra», una fotografia della grotta di Su Palu, all’interno di un articolo dedicato alla fotografia sotterranea. Beyond the Surface porta ora il racconto fotografico di Arrica nel contesto espositivo del raduno di Costacciaro. [web:19]

Giovanni Spano e cultura speleologica

La partecipazione di Silvia Arrica si lega all’attività del Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano, con sede a Cagliari. Nella scheda del Comitato Regionale Speleologico Sardo, l’autrice figura anche tra gli Istruttori di Tecnica del gruppo. Fotografia e formazione sono quindi due componenti del suo percorso nella speleologia. [web:10]

La mostra porta al raduno questa esperienza, affidando alle immagini il compito di raccontare il sottosuolo. Il richiamo a «grotte diverse» invita a considerare gli ambienti ipogei nella loro varietà. Il viaggio evocato dal titolo non si esaurisce nel passaggio sotto terra: propone al pubblico un cambiamento di prospettiva, dal paesaggio esterno ai mondi che custodisce.

Per gli speleologi, Beyond the Surface sarà un momento di incontro attorno al racconto fotografico. Per gli altri visitatori, offrirà un punto di accesso al tema delle grotte e alla cultura dell’esplorazione. La scelta di inserire l’esposizione nel raduno avvicina questi pubblici e affianca la dimensione visiva alle altre attività della manifestazione.

Fotografia e raduno di Costacciaro

A Costacciaro, Beyond the Surface si inserisce in un programma che mette in relazione esplorazione, conoscenza e divulgazione. La presenza delle mostre accanto a conferenze ed escursioni dà alla fotografia uno spazio nel confronto tra speleologi, ricercatori, associazioni e appassionati. [web:13]

L’appuntamento con Silvia Arrica invita a dedicare tempo all’osservazione delle immagini, oltre ai racconti e alle esperienze condivise durante il raduno. «Grotte diverse. Mondi diversi» diventa così il filo conduttore di una visita dedicata al paesaggio sotterraneo. Dal 29 ottobre al 1° novembre, Costacciaro sarà la cornice di questo incontro tra fotografia e speleologia. [web:4]

Fonti

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