❌

Základné zobrazenie

  • ✇Scintilena
  • Popoli indigeni e biodiversità: il ruolo dei territori tradizionali nella tutela delle foreste
    Condividi La Giornata internazionale del 9 agosto richiama l’attenzione sul legame tra diritti territoriali, conoscenze indigene, conservazione della biodiversità e gestione delle foreste. Giornata internazionale dei Popoli Indigeni: origine e significato Ogni 9 agosto ricorre la Giornata internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo. La data ricorda la prima riunione del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle popolazioni indigene, svolta a Ginevra nel 1982. È un appuntamento dedicato a
     

Popoli indigeni e biodiversità: il ruolo dei territori tradizionali nella tutela delle foreste

Október 5th 2026 at 12:00

Condividi

La Giornata internazionale del 9 agosto richiama l’attenzione sul legame tra diritti territoriali, conoscenze indigene, conservazione della biodiversità e gestione delle foreste.

Giornata internazionale dei Popoli Indigeni: origine e significato

Ogni 9 agosto ricorre la Giornata internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo. La data ricorda la prima riunione del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle popolazioni indigene, svolta a Ginevra nel 1982. È un appuntamento dedicato ai diritti, alle culture e alle condizioni di vita delle comunità indigene. È anche una ricorrenza utile per osservare il loro rapporto con gli ecosistemi.[1]

Le Nazioni Unite stimano in circa 476 milioni le persone indigene presenti in 90 Paesi. Rappresentano meno del 6% della popolazione mondiale e custodiscono migliaia di culture e gran parte delle circa 7.000 lingue esistenti. La loro condizione sociale resta spesso segnata da esclusione e violazioni dei diritti territoriali.[1]

Territori indigeni, foreste e biodiversità mondiale

I territori indigeni coprono circa il 28% della superficie terrestre del pianeta e comprendono l’11% delle foreste mondiali. In queste aree si concentra una parte rilevante della biodiversità ancora presente sulla Terra. Il dato non deve trasformare le comunità in semplici strumenti di conservazione. Indica invece che tutela della biodiversità e riconoscimento dei diritti indigeni sono questioni strettamente connesse.[1]

La FAO rileva che molti territori gestiti dai Popoli Indigeni coincidono con foreste ecologicamente integre. Le pratiche di governo locale delle risorse, sviluppate nel tempo e adattate ai singoli ambienti, contribuiscono a mantenere habitat, specie e funzioni ecologiche. Per le politiche ambientali, questo significa considerare i titolari dei diritti come soggetti decisionali e non soltanto come destinatari di progetti esterni.[2]

Il rapporto con la biodiversità è quindi anche un tema di gestione del paesaggio. Foreste, corsi d’acqua, zone umide, pascoli, montagne e coste sono spesso parte di territori in cui la presenza umana ha lasciato nel tempo pratiche, limiti e regole di uso delle risorse. La stessa definizione di ambiente “naturale” non può prescindere da queste storie di abitazione, utilizzo e protezione locale.[2]

Conoscenze indigene e gestione sostenibile delle risorse

Le conoscenze indigene comprendono pratiche agricole, pesca, caccia, raccolta, uso delle piante e regole comunitarie per l’accesso alle risorse. Sono sistemi diversi tra loro. Non esiste un unico modello indigeno di gestione del territorio. Il loro tratto comune è il legame costruito nel tempo con ecosistemi specifici, con lingue, istituzioni locali e trasmissione intergenerazionale del sapere.

I sistemi alimentari indigeni possono assicurare tra il 50% e l’80% dell’approvvigionamento alimentare e delle risorse in alcune comunità, secondo le Nazioni Unite. Questo dato evidenzia la loro capacità di sostenere mezzi di sussistenza locali. Evidenzia anche la dipendenza dalla continuità ecologica delle foreste, delle acque interne, dei pascoli e delle aree costiere.[1]

L’UNESCO sottolinea che i saperi locali e indigeni sono parte delle economie, delle culture e dei sistemi spirituali delle comunità. Per questo la documentazione e l’impiego di tali conoscenze nella conservazione devono rispettarne l’integrità. Il programma UNESCO LINKS lavora sul dialogo tra differenti detentori di conoscenza e sulla presenza delle conoscenze indigene nelle politiche e nelle valutazioni relative a biodiversità ed ecosistemi.[3]

La Convenzione sulla diversità biologica, nell’articolo 8(j), invita gli Stati a rispettare, preservare e mantenere conoscenze, innovazioni e pratiche delle comunità indigene e locali rilevanti per la conservazione. La loro applicazione più ampia deve avvenire con l’approvazione e il coinvolgimento dei titolari di tali saperi.[3]

Diritti territoriali contro deforestazione e crisi climatica

Cambiamento climatico, deforestazione, perdita di biodiversità, estrazione di risorse e perdita di controllo sui territori sono pressioni che colpiscono molte comunità indigene. La FAO segnala anche il rischio di estinzione delle lingue e l’erosione del sapere trasmesso tra generazioni. La perdita di una lingua può ridurre la capacità di trasmettere classificazioni locali di specie, pratiche di raccolta e memorie ambientali.[2]

La sicurezza del possesso collettivo e consuetudinario della terra viene indicata dalla FAO come un elemento decisivo per ridurre la deforestazione e rafforzare una conservazione durevole. Il riferimento non riguarda soltanto i confini. Riguarda il riconoscimento effettivo della governance delle comunità, la partecipazione alle decisioni e l’accesso equo ai benefici prodotti dalle politiche ambientali e climatiche.[2]

La Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli Indigeni afferma, nell’articolo 29, il diritto alla conservazione e alla protezione dell’ambiente e della capacità produttiva delle terre, dei territori e delle risorse. La tutela della biodiversità richiede quindi processi informati, partecipati e coerenti con i diritti umani. Nei programmi che interessano foreste e fauna, assume rilievo anche il consenso libero, previo e informato delle comunità coinvolte.[2][3]

Popoli indigeni e biodiversità nelle politiche di conservazione

Il contributo dei Popoli Indigeni alla biodiversità pone una questione concreta alle istituzioni e ai soggetti che progettano aree protette, restauri ecologici e azioni climatiche. La conservazione può produrre risultati più solidi quando integra conoscenze scientifiche, osservazioni locali e forme di governo riconosciute dalle comunità.

Questa integrazione non equivale ad appropriarsi dei saperi tradizionali. Richiede consenso, riconoscimento dei titolari e condivisione dei benefici. Le Nazioni Unite e le agenzie internazionali collocano questo approccio nel quadro più ampio degli obiettivi di sviluppo sostenibile: protezione delle foreste, contrasto alla perdita di biodiversità, sicurezza alimentare, riduzione della povertà e adattamento climatico.[2][3]

La Giornata internazionale del 9 agosto ricorda quindi che i Popoli Indigeni non sono una categoria astratta della politica ambientale. Sono comunità con diritti, competenze e responsabilità territoriali. Proteggere i territori indigeni, le foreste e la biodiversità significa riconoscere queste dimensioni insieme, senza separare la tutela della natura dalla tutela delle persone che vivono e operano nei suoi ecosistemi.

Fonti

Fonti
[1] International Day of the World’s Indigenous Peoples | United … https://www.un.org/en/observances/indigenous-day
[2] Indigenous Peoples and traditional forest-related knowledge … https://www.fao.org/forestry/our-focus/forests-people/indigenous-people-and-traditional-forest-related-knowledge/en
[3] Biodiversity and ecosystems | UNESCO https://www.unesco.org/en/links/biodiversity
[7] International Day of the World’s Indigenous Peoples https://www.indigenous.gov.au/stories/international-day-worlds-indigenous-peoples
[8] In Brief: Indigenous Peoples’ food systems https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/22570239-06f1-4529-a2aa-d5ed50612106/content
[9] Indigenous Peoples’ food systems – Food and Agriculture … https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/b4f735d8-7008-423c-b28a-300ab920c241/content/cb5131en.html
[10] Indigenous Peoples | Indigenous Peoples | FAO https://www.fao.org/indigenous-peoples/who-we-are/indigenous-peoples/en
[11] Traditional knowledge, the Convention on Biological Diversity and … https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000215781
[12] Climate Stories | Indigenous Peoples – World Bank Group https://www.worldbank.org/en/news/feature/2023/08/09/empowering-indigenous-peoples-to-protect-forests
[13] New UNESCO Report: Indigenous Knowledge, Ancestral Places https://www.iau-hesd.net/action/new-unesco-report-indigenous-knowledge-ancestral-places
[14] Efforts to conserve biodiversity must include Indigenous and local … https://www.unep-wcmc.org/en/news/efforts-to-conserve-biodiversity-must-include-indigenous-and-local-knowledge
[15] FAO and ILC join forces to enhance forest monitoring & land … https://www.landcoalition.org/en/latest/fao-and-ilc-join-forces-to-enhance-forest-monitoring-land-mapping/
[16] INDIGENOUS PEOPLES FOOD SYSTEMS FROM THE FRONT LINE OF … https://www.ideassonline.org/public/pdf/FAO-IndigenousPeoples-ENG.pdf

L'articolo Popoli indigeni e biodiversità: il ruolo dei territori tradizionali nella tutela delle foreste proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, a Málaga tre giorni di cinema per speleologia e canyoning
    Condividi Dal 10 al 12 ottobre al Cine Albéniz proiezioni in concorso, premi e una chiusura con dibattito dedicata agli ambienti sotterranei e alle forre Málaga ospiterà dal 10 al 12 ottobre 2026 la prima edizione dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, rassegna cinematografica dedicata alla speleologia, alla speleosubacquea e al canyoning. Il festival si svolgerà nelle sale del Cine Albéniz e proporrà opere audiovisive incentrate sull’esplorazione sotterranea, sulle discese in forra e sug
     

Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, a Málaga tre giorni di cinema per speleologia e canyoning

Október 5th 2026 at 11:00

Condividi

Dal 10 al 12 ottobre al Cine Albéniz proiezioni in concorso, premi e una chiusura con dibattito dedicata agli ambienti sotterranei e alle forre

Málaga ospiterà dal 10 al 12 ottobre 2026 la prima edizione dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, rassegna cinematografica dedicata alla speleologia, alla speleosubacquea e al canyoning. Il festival si svolgerà nelle sale del Cine Albéniz e proporrà opere audiovisive incentrate sull’esplorazione sotterranea, sulle discese in forra e sugli ambienti naturali collegati a queste pratiche.[1][2]

L’iniziativa è organizzata dall’Asociación Española de Espeleología y Barrancos, ASEDEB. Il catalogo della manifestazione è stato reso disponibile online e riunisce il programma delle proiezioni e le schede delle opere selezionate per il concorso. I trailer dei film in gara sono inoltre indicati attraverso il canale YouTube dell’associazione.[3][4]

Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026: due ambiti di concorso

Il regolamento dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 prevede due categorie: “Espeleología y Espeleobuceo” e “Descenso de cañones y barranquismo”. Per entrambe sono ammesse due modalità. I cortometraggi devono avere una durata compresa tra cinque e dieci minuti. I documentari devono superare i quindici minuti.[1]

La selezione comprende quindi produzioni che affrontano sia la frequentazione e l’esplorazione delle cavità naturali, compresi gli itinerari speleosubacquei, sia l’attività nei canyon e nei torrenti incassati. Il perimetro tematico collega pratica, racconto di esplorazione, paesaggio e documentazione audiovisiva.

Le opere concorrenti dovevano essere state prodotte dopo il 1° gennaio 2023. L’iscrizione era gratuita. La data fissata per l’invio dei lavori era il 10 agosto 2026, mentre la programmazione ufficiale è stata annunciata il 10 settembre. Il bando richiedeva l’invio digitale in formato mp4, almeno in alta definizione 1920×1080.[1]

Il cinema tra divulgazione e tutela delle grotte

L’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 nasce con l’obiettivo di usare il linguaggio del cinema per rendere accessibili ambienti che restano normalmente fuori dallo sguardo del pubblico. Grotte, fiumi sotterranei, pareti di forra e paesaggi carsici richiedono tecniche di ripresa specifiche e una preparazione adeguata.

La proposta dell’organizzazione non riguarda soltanto la qualità tecnica delle immagini. Il festival dichiara di voler valorizzare i racconti legati alla collaborazione, alla perseveranza, alla responsabilità individuale e al rispetto per l’ambiente. Sono elementi centrali nelle attività di speleologia, speleosubacquea e canyoning.[1][3]

Il tema della tutela assume un rilievo preciso. Le immagini possono mostrare la complessità di ecosistemi fragili e il carattere non riproducibile di molte cavità e forre. La diffusione audiovisiva può quindi favorire conoscenza e consapevolezza senza trasformare necessariamente ogni luogo in una meta di consumo.

Premi dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026

Per ciascuna categoria e modalità, la giuria assegnerà premi per il miglior cortometraggio, il miglior documentario, il miglior cortometraggio di autore spagnolo e il miglior documentario di autore spagnolo. Ogni riconoscimento della giuria prevede diploma, trofeo e 1.250 euro.[1]

Sono previsti anche premi speciali del pubblico per cortometraggio e documentario, con diploma, trofeo e 625 euro. Il “Memorial José Antonio Berrocal”, assegnato dalla direzione ASEDEB a un’opera realizzata da un socio o una socia dell’associazione, punta a riconoscere la trasmissione di valori connessi allo sport in natura, al compagno di attività, all’etica e al rispetto ambientale. Il premio consiste in diploma, trofeo e materiale sportivo del valore dichiarato di 750 euro.[1]

La giuria sarà composta da tre persone con esperienza nel cinema e nelle discipline di speleologia, speleosubacquea e discesa di canyon. Una stessa opera potrà concorrere a più riconoscimenti, secondo quanto stabilito dal regolamento.[1]

Programma a Málaga e chiusura del festival

Le proiezioni ufficiali dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 sono distribuite nelle tre giornate dal 10 al 12 ottobre al Cine Albéniz di Málaga. I biglietti per le sessioni in concorso sono indicati al prezzo di 3 euro. Per la doppia proiezione conclusiva il prezzo comunicato è di 5 euro.[1][4]

La chiusura è programmata nel pomeriggio del 12 ottobre. Oltre alla consegna dei premi, è prevista la proiezione di un film o documentario commerciale, seguita da una tavola rotonda o da un colloquio con protagonisti dell’opera e con atleti o figure rilevanti nei temi affrontati dalla rassegna.[1]

L’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 propone quindi un appuntamento rivolto a speleologi, torrentisti, autori e pubblico interessato alla narrazione degli ambienti sotterranei e delle forre. La presenza di un concorso strutturato, di premi e di una programmazione pubblica colloca l’iniziativa nel percorso delle rassegne che utilizzano il cinema per documentare esplorazione, tecniche e questioni di conservazione.[1][2]

Fonti

Fonti
[1] Bases de la Convocatoria – Cinema Asedeb https://cinemaasedeb.es/bases-de-la-convocatoria/
[2] Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026: il festival di … – Scintilena https://www.scintilena.com/espeleo-canyoning-cinema-asedeb-2026-il-festival-di-cinema-di-speleologia-e-canyoning-arriva-a-malaga/03/03/
[3] Cinema Asedeb – Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 https://cinemaasedeb.es/
[4] Programa – Cinema Asedeb https://cinemaasedeb.es/programa/
[6] film https://baynews9.com/events/2026/09/27/film_101
[7] Zinemaldia 2026: programa de películas del martes 22 https://www.diariovasco.com/culturas/zinemaldia/programa/zinemaldia-2026-programa-peliculas-martes-22-20260922163238-nt.html
[8] Disponible el catálogo oficial del Espeleo Canyoning Cinema … https://espeleo.com/noticia/disponible-el-catalogo-oficial-del-espeleo-canyoning-cinema-asedeb-2026/
[9] ESPELEO CANYONING CINEMA ASEDEB 2026 – festhome.com https://festhome.com/festival/espeleo-canyoning-cinema-asedeb
[10] ¡La cuenta atrás ha comenzado! Málaga acoge del 10 al 12 de … https://espeleo.com/noticia/la-cuenta-atras-ha-comenzado-malaga-acoge-del-10-al-12-de-octubre-el-espeleo-canyoning-cinema-asedeb-2026/
[11] Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 – FilmFreeway https://filmfreeway.com/EspeleoCanyoningCinemaASEDEB2026
[12] Catálogo Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 https://heyzine.com/flip-book/53524ef2c8.html
[13] Espeleo Canyonig Cinema ASEDEB 2026 Ficha de Inscripción https://cinemaasedeb.es/wp-content/uploads/2026/05/Ficha-inscripcion-Espeleo-Canyoning-Cinema-ASEDEB-2026.pdf
[14] Blog: Film festivals https://festhome.com/en/blog/call-for-entries/page:38
[15] Prossimi Appuntamenti della Speleologia https://www.scintilena.com/prossimi-appuntamenti-della-speleologia/06/12/
[16] Film festivals: Blog https://filmmakers.festhome.com/en/blog/call-for-entries/page:13

L'articolo Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, a Málaga tre giorni di cinema per speleologia e canyoning proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca e tutela del carsismo al centro della quarta edizione
    Condividi Dal 13 al 19 settembre, la conferenza internazionale promossa dal CIRS ETS ha riunito 80 partecipanti da dieci Paesi tra Grotta Monello, Riserva di Vendicari e geositi della Sicilia sud-orientale La quarta edizione di Man and Karst 2026 si è svolta dal 13 al 19 settembre nella Sicilia sud-orientale, con base nella Riserva Naturale Orientata Oasi Faunistica di Vendicari, nel territorio di Noto. Il convegno ha messo in relazione ricerca speleologica, idrogeologia, biodiversità sotterr
     

Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca e tutela del carsismo al centro della quarta edizione

Október 5th 2026 at 10:00

Condividi

Dal 13 al 19 settembre, la conferenza internazionale promossa dal CIRS ETS ha riunito 80 partecipanti da dieci Paesi tra Grotta Monello, Riserva di Vendicari e geositi della Sicilia sud-orientale

La quarta edizione di Man and Karst 2026 si è svolta dal 13 al 19 settembre nella Sicilia sud-orientale, con base nella Riserva Naturale Orientata Oasi Faunistica di Vendicari, nel territorio di Noto. Il convegno ha messo in relazione ricerca speleologica, idrogeologia, biodiversità sotterranea, archeologia e gestione del paesaggio carsico.

Secondo il bilancio fornito dagli organizzatori, Man and Karst 2026 ha registrato 80 partecipanti provenienti da Italia, Libia, Germania, Svizzera, Armenia, Croazia, Albania, Slovenia, Giordania e Stati Uniti. Il programma ha compreso 47 comunicazioni orali e 17 poster. Hanno sostenuto l’iniziativa 13 enti scientifici, 13 enti culturali e 24 sponsor privati.

L’incontro è stato promosso dal CIRS ETS, Centro Ibleo di Ricerche Speleo-Idrogeologiche di Ragusa. La scheda della Federazione Speleologica Europea indica inoltre la collaborazione di TETIDE APS e del Karst Research Institute ZRC SAZU di Postumia. La sede congressuale è stata il Centro Regionale del Germoplasma di contrada Marianelli.[1]

Il risultato dell’appuntamento riguarda la costruzione di un confronto interdisciplinare. Le grotte e il carsismo sono stati esaminati non solo come oggetti di studio speleologico, ma come sistemi che coinvolgono risorse idriche, biodiversità, stabilità del territorio, patrimonio culturale e pianificazione.

Man and Karst 2026 e la Giornata UNESCO delle Grotte e del Carsismo

L’apertura di Man and Karst 2026 ha coinciso con il 13 settembre, prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo. La ricorrenza è stata proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO come appuntamento annuale dedicato alla conoscenza, allo studio, alla tutela e alla gestione sostenibile di grotte e paesaggi carsici.[2]

La coincidenza ha inserito la conferenza siciliana in un quadro di attenzione internazionale. L’UNESCO segnala che paesaggi carsici e cavità interessano quasi un quarto delle terre emerse e contribuiscono all’approvvigionamento di acqua potabile per oltre un miliardo di persone. Si tratta di ambienti fragili, nei quali circolazione idrica sotterranea, biodiversità, archivi geologici e tracce della presenza umana restano strettamente interconnessi.[2]

Per il territorio ibleo, il tema assume un rilievo specifico. Acquiferi, sorgenti, cavità, valloni e coste carbonatiche fanno parte di una stessa rete ambientale. Le pressioni derivanti da inquinamento, uso del suolo, urbanizzazione e frequentazione non regolata possono produrre effetti rilevanti anche nel sottosuolo.

La data del 13 settembre è stata quindi scelta come punto di avvio per una settimana dedicata al rapporto tra ricerca, conservazione e comunità locali. Man and Karst 2026 ha affrontato questi aspetti attraverso contributi scientifici, attività divulgative e visite sul terreno.

Grotta Monello e carsismo ibleo

La prima giornata si è svolta nella Riserva Naturale Integrale Grotta Monello, con l’Università di Catania e l’Area Terza Missione dell’Ateneo. La visita scientifica ha interessato una cavità di riferimento per il carsismo dell’altopiano ibleo, già oggetto di studi speleogenetici e biologici.

La Riserva Naturale Integrale Grotta Monello si trova in contrada Perciata, nel territorio di Siracusa. Occupa circa 60 ettari ed è stata istituita nel 1998. La sua genesi è legata alla dissoluzione carsica prodotta dalle acque meteoriche nelle calcareniti della formazione dei Monti Climiti.[3]

La cavità è articolata su più livelli e conserva concrezioni, stalattiti, stalagmiti e colate calcitiche. Il sito ospita specie di interesse conservazionistico, fra cui l’isopode Armadillidium lagrecai, elemento che ha contribuito all’istituzione della riserva, e il chirottero Rhinolophus ferrumequinum, noto come ferro di cavallo maggiore.[3]

La fruizione turistica all’interno della grotta è vietata dal regolamento della riserva. La presenza dei partecipanti a Man and Karst 2026 ha avuto quindi un carattere scientifico e regolamentato, coerente con il regime di tutela integrale del sito.[3]

Questo passaggio ha collegato direttamente le discussioni del congresso alla realtà concreta di una grotta protetta. Qui processi geologici, fauna sotterranea, concrezioni e gestione della frequentazione impongono un approccio fondato su conoscenza e cautela.

Acque carsiche, biodiversità e archeologia

Le sessioni congressuali del 14 e 15 settembre hanno riguardato la protezione e valorizzazione del paesaggio carsico, la geomorfologia, la speleologia, la biospeleologia e la vulnerabilità idrogeologica. Il programma ha riunito contributi dalla Sicilia, dalla Croazia, dalla Libia, dalla Slovenia, da Cuba, dall’Armenia e da altri contesti internazionali.[4]

Un nucleo rilevante dell’incontro è stato dedicato all’idrogeologia. Negli acquiferi carsici, fratture, fessure e condotti possono favorire un trasferimento rapido dell’acqua e, in caso di contaminazione, anche degli inquinanti. Per questa ragione, la protezione delle falde richiede monitoraggi, controllo delle sorgenti di inquinamento e una pianificazione attenta delle attività in superficie.

Il programma ha incluso anche temi connessi a sinkhole, subsidenza, instabilità delle falesie costiere e analisi territoriale tramite telerilevamento. Sono stati annunciati contributi relativi alla cartografia geologica dell’area di Siracusa e alla lettura dei processi carsici nel Sud-Est della Sicilia.[4]

La biospeleologia ha affrontato la conservazione della fauna sotterranea, gli organismi associati al moonmilk, le ricerche sui biomi di grotta in Armenia e il rischio di diffusione del gambero rosso della Louisiana nei sistemi carsici europei e mediterranei. Tra i temi esposti nei poster figuravano anche monitoraggi di CO2 e radon in cavità, pipistrelli delle grotte della provincia di Siracusa e habitat di Meta menardi nelle grotte laviche etnee.[4]

Spazio anche all’archeologia e alla paleontologia. Il calendario comprendeva ricerche su Grotta Lazzaro a Rosolini, grotta Sbriulia, cavità della Cava di Baulì, Monte Kronio, gli ippopotami fossili di Acquedolci e l’ipogeo di Monte Rotondo a Giarratana.[4]

Escursioni e paesaggi della Sicilia sud-orientale

Le attività sul campo hanno unito le relazioni presentate in sala ai paesaggi della Sicilia sud-orientale. Il 16 settembre il programma ha previsto visite nella Riserva di Vendicari, sull’isola di Capo Passero, al Forte spagnolo e a Marzamemi, con il passaggio nella tonnara storica.[4]

Le iniziative pre e post-conferenza hanno interessato anche la Riserva della Grotta Monello, Portopalo di Capo Passero, la Valle dell’Anapo, Calcinara, Pantalica e Grotta dei Pipistrelli. Il quadro delle escursioni comprendeva inoltre Cava Grande del Cassibile con la Grotta dei Briganti e il Parco archeologico della Neapolis di Siracusa.

Questa impostazione ha permesso di osservare il carsismo nella sua dimensione territoriale. Le cavità non sono elementi isolati. Sono parte di sistemi più estesi, che includono coste, forre, falde, sorgenti, paesaggi rurali, testimonianze archeologiche e aree protette.

Con 64 contributi complessivi tra relazioni orali e poster, Man and Karst 2026 ha rappresentato un momento di confronto sul patrimonio carsico. La presenza di partecipanti da dieci Paesi ha dato alla quarta edizione una dimensione internazionale, mantenendo il Sud-Est siciliano come riferimento geografico e scientifico.

Fonti

Fonti
[1] Man and Karst 2026, International Scientific Conference https://www.eurospeleo.eu/event/man-and-karst-2026-international-scientific-conference/
[2] International Day of Caves and Karst | UNESCO https://www.unesco.org/en/days/caves-and-karst
[3] RNI Grotta Monello – Catania https://www.unict.it/it/terza-missione/riserve-naturali/rni-grotta-monello
[4] Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca, grotte e paesaggi carsici al … https://www.scintilena.com/man-and-karst-2026-a-vendicari-ricerca-grotte-e-paesaggi-carsici-al-centro-dellincontro/09/08/
[7] Man and Karst 2026 in Sicily https://www.riserve-vendicari-cavagrande-pantalica.it/man-and-karst-2026-in-sicily/
[8] The Global Geoparks Network celebrates the International Day of … https://www.globalgeoparksnetwork.org/news/global-geoparks-network-celebrates-international-day-caves-and-karst
[9] UNESCO International Day of Caves and Karst https://www.caveskarstday.org/
[10] First UNESCO International Day of Caves and Karst (Postojna … https://www.geomorph.org/2026/04/first-unesco-international-day-of-caves-and-karst-postojna-slovenia-10-13-september-2026/
[11] UNESCO proclaims the International Day of Caves and Karst! https://www.eurospeleo.eu/2025/11/26/unesco-proclaims-the-international-day-of-caves-and-karst/
[12] Man and Karst 2026 a Vendicari: sette giorni dedicati a carsismo e … https://www.scintilena.com/man-and-karst-2026-a-vendicari-sette-giorni-dedicati-a-carsismo-e-speleologia/08/01/
[13] Man and Karst International Scientific Conference 2026 https://www.socminpet.it/N337/man-and-karst-international-scientific-conference-2026.html
[14] International Day of Caves and Karst (IDCK) https://izrkp.zrc-sazu.si/en/dogodki/international-day-of-caves-and-karst-idck
[15] Man and Karst 2026 a Vendicari, in Sicilia la quarta edizione … https://www.scintilena.com/man-and-karst-2026-a-vendicari-in-sicilia-la-quarta-edizione-dedicata-a-carsismo-e-grotte/06/30/
[16] Slovenia Press Releases https://www.einpresswire.com/channel/c:slovenia?page=3
[17] Man and Karst Vendicari: convegno internazionale carsismo acqua https://siracusapress.it/attualita/a-vendicari-la-quarta-edizione-di-man-and-karst-cento-scienziati-da-tutto-il-mondo-per-parlare-di-ambiente/

L'articolo Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca e tutela del carsismo al centro della quarta edizione proviene da Scintilena.

  • ✇Blog SSS
  • Súhrn speleo noviniek (41. týždeň 2026)
    🔦 Prehľad speleologických noviniek Jaskyniarska skupina Spišská Belá dokumentovala nové priestory v Michalovskej jaskyni, kde prekonali úzky meander za suchých podmienok [1][7], zatiaľ čo Správa slovenských jaskýň zverejnila fotografie z prieskumov a monitoringu jaskynných systémov [2][8]. ZO ČSS 6-15 Holštejnská asistovala pri filmovom projekte, čo ukazuje prepojenie speleológie s praktickými záchrannými a logistickými úlohami [10]. Sk_Speleo Photos from Jaskyniarska skupina Spišská Belá
     

Súhrn speleo noviniek (41. týždeň 2026)

Október 5th 2026 at 09:10
Súhrn speleo noviniek (41. týždeň 2026)
🔦 Prehľad speleologických noviniek
Jaskyniarska skupina Spišská Belá dokumentovala nové priestory v Michalovskej jaskyni, kde prekonali úzky meander za suchých podmienok [1][7], zatiaľ čo Správa slovenských jaskýň zverejnila fotografie z prieskumov a monitoringu jaskynných systémov [2][8]. ZO ČSS 6-15 Holštejnská asistovala pri filmovom projekte, čo ukazuje prepojenie speleológie s praktickými záchrannými a logistickými úlohami [10].

Sk_Speleo

Cz_Speleo

Zahraničie

The post Súhrn speleo noviniek (41. týždeň 2026) appeared first on Blog SSS.

Ponte di terra Sicilia-Malta: le indagini BRIDGES ridisegnano il paesaggio sommerso dell’ultima glaciazione con definizione al mezzo metro

Október 5th 2026 at 09:00

Condividi

La geofisica ad alta risoluzione nel Canale di Sicilia individua rilievi, lagune e depressioni dell’antico corridoio emerso tra Sicilia, Malta e Gozo

Attenzione immagine di copertina di fantasia generata dalla AI

La mappatura del fondale fra Sicilia sud-orientale, Malta e Gozo sta restituendo un quadro più articolato dell’antico ponte di terra Sicilia-Malta, emerso durante l’ultima glaciazione. La campagna oceanografica BRIDGES, conclusa a Catania nel settembre 2026, ha acquisito dati batimetrici e profili geofisici ad alta risoluzione nell’area oggi occupata dal Canale di Sicilia.[1][2]

Il risultato preliminare non descrive una superficie piatta e uniforme. I rilievi raccolti mostrano invece creste discontinue, depressioni e bacini protetti, elementi che permettono di ricostruire un paesaggio costiero sommerso molto più complesso delle carte batimetriche disponibili finora.[1][2]

Ponte di terra Sicilia-Malta durante il massimo glaciale

Circa 22.000 anni fa, nel quadro dell’Ultimo Massimo Glaciale, grandi quantità di acqua erano trattenute nelle calotte dell’emisfero settentrionale. Il livello del mare era quindi circa 120-130 metri più basso rispetto a quello attuale. Ampie parti dell’attuale fondale tra Sicilia e Malta risultavano emerse.[1][3][4]

In questa fase si sviluppò il ponte di terra Sicilia-Malta, un corridoio geografico che collegava la Sicilia sud-orientale alle isole maltesi. Le ricostruzioni indicano che il collegamento non rimase permanente: la risalita del mare legata alla deglaciazione ne determinò la progressiva sommersione. Intorno a 13.000 anni fa il collegamento terrestre era già scomparso.[1][2]

Oggi Sicilia e Malta sono divise da oltre 90 chilometri di mare. La distanza attuale non restituisce quindi la configurazione dei luoghi nel Pleistocene finale. Il ponte di terra Sicilia-Malta rappresenta un caso utile per studiare il rapporto fra variazioni del livello marino, trasformazione delle coste e distribuzione degli ambienti insulari nel Mediterraneo centrale.[1]

Campagna BRIDGES e mappatura geofisica del fondale

La ricerca è stata condotta sulla nave oceanografica Gaia Blu del CNR. Il progetto coinvolge Cnr-Ismar, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, OGS, e Università di Malta. I responsabili scientifici indicati dagli enti sono Maria Filomena Loreto, del Cnr-Ismar, ed Emanuele Lodolo, dell’OGS.[1][3]

La strumentazione di bordo ha prodotto una ricostruzione ad alta risoluzione della batimetria. Le onde acustiche hanno inoltre consentito di esplorare le prime decine di metri sotto il fondale. I carotaggi a gravità hanno recuperato sedimenti con depositi marini antichi. Questi campioni saranno esaminati in laboratorio e datati, dove possibile, con il radiocarbonio su piccoli frammenti fossili.[1][2]

Un precedente rapporto tecnico della missione aveva documentato l’uso di ecoscandaglio multibeam e profili CHIRP. Nella fase iniziale furono acquisiti 344 chilometri di batimetria a strisciata, con un modello digitale preliminare a celle di un metro. Le condizioni meteomarine avevano però limitato quella prima attività. La successiva campagna ha completato il lavoro di ricognizione e campionamento, offrendo un quadro più utile per la lettura geomorfologica del ponte di terra Sicilia-Malta.[4][5]

Rilievi, lagune e possibili barriere dell’antico paesaggio

Le nuove immagini mostrano rilievi discontinui estesi anche per decine di chilometri. Queste strutture delimitano lagune e depressioni. Secondo i ricercatori, l’assetto ricorda per alcuni aspetti le piattaforme costiere tropicali moderne: zone relativamente basse, separate da creste o barriere e accompagnate da bacini più riparati.[1][2]

Questa interpretazione richiede ulteriori verifiche. La geofisica permette di individuare forme e discontinuità, mentre la natura dei materiali e la cronologia delle singole superfici dovranno essere definite dalle analisi sedimentologiche e dalle datazioni. Per questo il ponte di terra Sicilia-Malta non va considerato una semplice strada emersa e continua. È più corretto descriverlo come un paesaggio dinamico, soggetto alle oscillazioni del mare, con settori emersi, ambienti lagunari e possibili elementi di barriera.

La nuova cartografia colma una lacuna importante. Anche in un tratto relativamente vicino alle coste italiane e maltesi, la conoscenza di dettaglio del fondale era rimasta incompleta. Le indagini dimostrano quanto la lettura dei paesaggi sommersi dipenda dalla qualità dei dati batimetrici e sismici.[1][4]

Fauna pleistocenica, archeologia e limiti interpretativi

La ricostruzione del ponte di terra Sicilia-Malta può contribuire allo studio della fauna pleistocenica del Mediterraneo centrale. Conoscere la posizione di aree emerse, passaggi, zone umide e tratti costieri permette di formulare ipotesi più solide sulle possibilità di dispersione degli animali fra Sicilia e arcipelago maltese. Resti di grandi quadrupedi rinvenuti nelle cavità maltesi rendono questa domanda rilevante per la paleontologia e la biospeleologia.[4][6]

Il dato geografico, da solo, non dimostra specifici movimenti di animali o persone. Dovrà essere confrontato con reperti fossili, cronologie affidabili e studi paleoambientali. Lo stesso vale per l’archeologia. La nuova mappa non costituisce la prova di una prima rotta umana verso Malta: le evidenze di cacciatori-raccoglitori sull’isola risalgono a circa 8.500 anni fa, quando il ponte terrestre era già sommerso.[1][2]

L’interesse della campagna BRIDGES risiede quindi nella possibilità di ricostruire un territorio scomparso e di inserirlo in una sequenza ambientale più ampia. Il ponte di terra Sicilia-Malta può aiutare a chiarire come il Mediterraneo centrale sia passato da un mosaico di terre basse, lagune e rilievi emersi all’attuale configurazione marina. Le prossime analisi dei campioni e l’integrazione con dati archeologici, paleontologici e geomorfologici saranno decisive per definire tempi e modalità di questa trasformazione.

Fonti

Fonti
[1] si conclude a Catania la campagna scientifica BRIDGES per lo … https://www.cnr.it/en/news/14614/il-mediterraneo-di-un-tempo-si-conclude-a-catania-la-campagna-scientifica-bridges-per-lo-studio-del-paesaggio-sommerso-tra-sicilia-e-malta
[2] Reconstructing the Ancient Mediterranean: the BRIDGES scientific … https://www.ogs.it/en/news/reconstructing-ancient-mediterranean-bridges-scientific-campaign-investigating-submerged
[3] The BRIDGES expedition begins to explore the ancient land bridge … https://www.ogs.it/en/news/bridges-expedition-begins-explore-ancient-land-bridge-connecting-sicily-and-malta
[4] The former Sicily-Malta land bridge https://www.ismar.cnr.it/wp-content/uploads/2026/01/TR-45.pdf
[5] [PDF] The former Sicily-Malta land bridge https://ricerca.ogs.it/retrieve/bb6db0e3-1c36-4897-b85b-38be307a4742/TR-45.pdf
[6] In search of the ancient land bridge that connected Sicily … https://uisjournal.com/in-search-of-the-ancient-land-bridge-that-connected-sicily-and-malta-22-thousand-years-ago-the-bridges-expedition/
[8] [PDF] Geomorphological evidence of the Malta?Sicily land?bridge during … https://onlinelibrary.wiley.com/doi/am-pdf/10.1002/esp.6061
[9] Submerged land bridge may have helped people cross the Mediterranean https://www.science.org/content/article/submerged-land-bridge-may-have-helped-people-cross-mediterranean
[10] Geomorphological evidence of the Malta-Sicily land-bridge … https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1002/esp.6061
[11] [PDF] Geomorphological evidence of the Malta?Sicily land?bridge during … https://iris.unimo.it/retrieve/6d973c45-b3f8-421a-9564-fa986a89e0e7/ESPL%202025%20-%20Rossi%20et%20al_Malta%E2%80%90Sicily%20LGM%20land%E2%80%90bridge.pdf
[12] Geomorphological evidence of the Malta-Sicily land-bridge during … https://iris.unimore.it/handle/11380/1373368
[13] [PDF] Holocene sea level change in Malta – Moodle@Units https://moodle2.units.it/pluginfile.php/463783/mod_resource/content/0/Furlani_et_al_2013_QI.pdf
[14] Malta e la Sicilia in era glaciale erano unite da un ponte di … https://tg24.sky.it/scienze/2026/09/28/malta-sicilia-unite
[15] «Sicilia e Malta erano collegate da una striscia di terra attraversabile a piedi»: la scoperta sul fondale del Canale di Sicilia https://www.ilmessaggero.it/scienza/sicilia_malta_ponte_di_terra_si_poteva_andare_a_piedi-9788744.html
[16] “Tra la Sicilia e Malta si andava a piedi, c’era una striscia di terra che collegava le due isole”: l’incredibile scoperta che svela un arcipelago sommerso nel mar Mediterraneo – Il Fatto Quotidiano https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/28/tra-la-sicilia-e-malta-si-andava-a-piedi-cera-una-striscia-di-sabbia-che-collegava-le-due-isole-lincredibile-scoperta-che-svela-un-arcipelago-sommerso-nel-mar-mediterraneo/8520287/
[17] N. 45 Gennaio 2026 – www.ismar.cnr.it https://www.ismar.cnr.it/n-45-gennaio-2026/
[18] 13,000 Years Ago, You Could Walk from Sicily to Malta … – Arkeonews https://arkeonews.net/13000-years-ago-you-could-walk-from-sicily-to-malta-now-scientists-are-mapping-the-lost-route/
[19] C’È stato un tempo in cui si poteva passare dalla sicilia a malta a piedi – le nuove scoperte sul… https://www.dagospia.com/cronache/c-e-in-si-poteva-passare-dalla-sicilia-malta-piedi-nuove-scoperte-sul-488248
[20] The BRIDGES expedition begins to explore the ancient land … – sis fvg https://www.sisfvg.it/en/risultati-della-ricerca/the-bridges-expedition-begins-to-explore-the-ancient-land-bridge-connecting-sicily-and-malta-between-late-2025-and-early-2026/
[21] Dalla Sicilia si arrivava a Malta camminando: il fondale del Canale racconta un ponte di terra scomparso https://www.open.online/2026/09/29/sicilia-malta-camminava-fondale-canale-ponte-terra-scomparso/
[22] Oceanographic expedition to explore the ancient Sicily/Malta land … https://timesofmalta.com/article/oceanographic-expedition-explore-ancient-sicilymalta-land-bridge.1121741
[23] La scoperta: il mare che separa Sicilia e Malta nasconde un collegamento antico https://www.libero.it/tecnologia/sicilia-malta-collegate-striscia-terra-124339
[24] [PDF] – The former Scily-malta land bridge – CNR – ISMAR https://www.ismar.cnr.it/wp-content/uploads/2026/09/TR-59.pdf
[25] Aaron Micallef’s Post – LinkedIn https://www.linkedin.com/posts/aaron-micallef-07a4197_a-lost-landscape-between-sicily-and-malta-activity-7508510969749381120-y89H

L'articolo Ponte di terra Sicilia-Malta: le indagini BRIDGES ridisegnano il paesaggio sommerso dell’ultima glaciazione con definizione al mezzo metro proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Settimana della geodiversità 2026: a Pisa, Calci e Livorno sette giorni tra rocce, miniere e paesaggi
    Condividi Dal 3 all’11 ottobre il Museo di Storia Naturale e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa propongono incontri, escursioni, attività didattiche e una nuova sala mineralogica. Nel programma anche georisorse, paleontologia, clima e la storia geologica del Monte Pisano. È iniziata il 3 ottobre la Settimana della geodiversità 2026, iniziativa promossa dal Museo di Storia Naturale e dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. Il calendario si s
     

Settimana della geodiversità 2026: a Pisa, Calci e Livorno sette giorni tra rocce, miniere e paesaggi

Október 5th 2026 at 08:00

Condividi

Dal 3 all’11 ottobre il Museo di Storia Naturale e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa propongono incontri, escursioni, attività didattiche e una nuova sala mineralogica. Nel programma anche georisorse, paleontologia, clima e la storia geologica del Monte Pisano.

È iniziata il 3 ottobre la Settimana della geodiversità 2026, iniziativa promossa dal Museo di Storia Naturale e dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. Il calendario si sviluppa fino all’11 ottobre con sette giornate distribuite tra Calci, Pisa, Livorno, Montevarchi e alcune località del territorio pisano.[1]

La Settimana della geodiversità 2026 è realizzata con il Gruppo Geo-Mineralogico Livornese APS e la sezione di Pisa del Club Alpino Italiano. Il programma comprende conferenze, mostre, laboratori, escursioni, cinema e proposte didattiche. Al centro vi sono rocce, minerali, fossili, forme del paesaggio e processi geologici.[1]

Geodiversità e patrimonio geologico: il tema degli incontri

La geodiversità indica l’insieme dei caratteri geologici, geomorfologici, idrologici e pedologici che distinguono un territorio. Non riguarda soltanto gli oggetti conservati nelle collezioni museali. Include le rocce affioranti, le successioni sedimentarie, le cavità, le risorse minerarie, i suoli e le forme del rilievo.

Secondo ISPRA, questi elementi concorrono anche al funzionamento degli ecosistemi e sono strettamente connessi alla biodiversità. Conoscere il substrato e la storia fisica dei luoghi aiuta quindi a leggere la distribuzione degli habitat e delle specie, oltre alle trasformazioni del paesaggio.[2]

Per il pubblico speleologico, la Settimana della geodiversità offre una chiave utile per interpretare le cavità naturali e artificiali. Le grotte, i sistemi carsici e le miniere sono infatti espressioni di processi che coinvolgono litologia, fratturazione, circolazione delle acque e attività estrattive. La tutela del patrimonio geologico interessa anche questi ambienti e la loro documentazione.

ISPRA descrive la geodiversità come un “partner silenzioso” della biodiversità, poiché le caratteristiche geologico-geomorfologiche possono affiancare e condizionare lo sviluppo della vita sulla Terra.[3]

Miniere di magnesite e georisorse nei Monti Livornesi

L’apertura della Settimana della geodiversità 2026 è stata dedicata alle miniere di magnesite dei Monti Livornesi. Sabato 3 ottobre, al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno, un convegno ha affrontato la geologia, la storia e i minerali delle miniere di Rosignano Marittimo. È stata inoltre aperta una mostra temporanea di rocce, minerali e documenti storici relativi alla carbonatazione delle serpentiniti e alla storia mineraria locale.[1]

Domenica 4 ottobre si è svolta l’escursione didattica alla Miniera di Botro Massaccio. Il percorso, lungo circa sei chilometri e della durata prevista di sette ore, parte dalla località Le Forbici presso Castiglioncello. I partecipanti hanno osservato ciottoli di magnesite, affioramenti di serpentiniti e filoni rodingitici, fino agli impianti minerari e all’imbocco della galleria del primo livello di carreggio.[1]

Paleontologia, georisorse e clima nel programma pisano

La giornata del 4 ottobre ha compreso anche la partecipazione al Paleofest di Montevarchi. In piazza Vittorio Veneto si sono svolte attività su paleontologia e fossili, compreso un approfondimento sui grandi vertebrati marini rinvenuti nel deserto di Ica, in Perù. I laboratori del Museo hanno proposto invece esperienze sulla formazione dei fossili, sulle tracce biologiche del passato e sulla ricostruzione virtuale di reperti.[1]

Lunedì 5 ottobre il Cineclub Arsenale di Pisa ospita la proiezione del documentario Il Sale della Terra. L’introduzione curata dal Dipartimento di Scienze della Terra pone l’attenzione sulle georisorse, considerate una base materiale della società contemporanea. L’accesso avviene con biglietto del cinema; non è richiesta un’iscrizione specifica.[1]

Martedì 6 ottobre l’EarthLab del Dipartimento di Scienze della Terra ospita il terzo appuntamento del Laboratorio nelle Geoscienze. Il tema è “Parlare di clima a scuola nel 2026”. L’incontro, destinato a dodici docenti delle scuole superiori, prevede brevi seminari, la visita alla mostra fotografica “+2° ACCELERAZIONE PERICOLOSA” e un confronto su attività didattiche dedicate al clima.[1]

Monte Pisano, pietre da costruzione e minerali toscani

Mercoledì 7 ottobre, al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa a Calci, lo storytelling “Non c’era una volta il Monte Pisano…” ripercorre circa 500 milioni di anni di storia geologica attraverso venti tappe. Rocce, minerali e fossili vengono utilizzati per raccontare antichi oceani, rilievi erosi, movimenti dei continenti e trasformazioni del territorio. L’iscrizione è gratuita ma obbligatoria; i posti disponibili sono venti.[1]

Sabato 10 ottobre la Settimana della geodiversità 2026 prosegue a Pisa con “Alla ricerca della pietra”, una caccia al tesoro geologica lungo le Mura. Dopo un’introduzione alle pietre usate nella costruzione della cinta muraria, le squadre dovranno riconoscere i conci in base a immagini di riferimento. L’attività è gratuita con prenotazione obbligatoria e un massimo di venti partecipanti.[1]

Nel pomeriggio dello stesso giorno, alle 15.30, il Museo di Calci inaugura la nuova sala “Meraviglie mineralogiche della Toscana”. Il nuovo allestimento segue la chiusura della precedente Galleria dei minerali, avvenuta all’inizio del 2023, e presenta una sezione dedicata al patrimonio mineralogico regionale.[1]

L’antico oceano Ligure-Piemontese a Castellina Marittima

La chiusura della Settimana della geodiversità 2026 è prevista domenica 11 ottobre con una geoescursione del CAI Pisa intorno a Castellina Marittima. L’itinerario ad anello segue in parte i Percorsi Verdi e i sentieri CAI delle Colline Pisane.[1]

L’escursione consente di osservare rocce datate tra circa 180 e 120 milioni di anni. Si tratta di formazioni sedimentarie e magmatiche delle Unità Liguri Interne, riferibili alla litosfera dell’antico bacino oceanico Ligure-Piemontese. Nel pomeriggio è prevista una visita guidata all’Ecomuseo dell’Alabastro, dedicato alla lavorazione e all’estrazione della pietra ornamentale.[1]

L’iniziativa è aperta ai soci CAI e ai non soci, con quote diverse e prenotazione obbligatoria. Il programma dettagliato, le modalità di iscrizione, i costi e i contatti per ciascuna attività sono disponibili nella pagina ufficiale del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa.[1]

Fonti

Fonti
[1] Settimana della geodiversità 2026 https://www.msn.unipi.it/it/eventi/settimana-della-geodiversita-2026/
[2] Geositi e Geoparchi (UNESCO) — Italiano – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/tutela-del-patrimonio-geologico-parchi-geominerari-geoparchi-e-geositi/index
[3] Giornata mondiale della geodiversità — Italiano – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2024/10/giornata-mondiale-della-geodiversita
[5] Settimana della geodiversità 2026 – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/calendario-eventi/2026/settimana-della-geodiversita-2026
[6] Geologia – Regione FVG https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/ambiente-territorio/geologia/FOGLIA55/
[7] [PDF] Patrimonio geologico e geodiversità – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00003700/3731-patrimonio.pdf
[8] Settimana della geodiversità – Museo di Storia Naturale dell … https://www.msn.unipi.it/it/eventi/settimana-della-geodiversita/
[9] Eventi Settimana della geodiversità https://www.msn.unipi.it/it/categoria-evento/settimana-della-geodiversita/
[10] Eventi – Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa – UNIPI https://www.msn.unipi.it/it/eventi/
[11] Rocce, fossili e paesaggi: sette giorni alla scoperta della geodiversità con l’Università https://www.lanazione.it/pisa/cronaca/rocce-fossili-e-paesaggi-sette-giorni-alla-scoperta-della-geodiversita-con-luniversita-f15d6486
[12] Sette giorni di eventi alla scoperta della geodiversità – PisaToday https://www.pisatoday.it/eventi/settimana-geodiversita-universita-pisa-ottobre-2026.html
[13] Settimana del Pianeta Terra 2026: 89 Geoeventi in tutta Italia – Pikaia https://pikaia.eu/settimana-pianeta-terra-2026-geoeventi/
[14] Geodiversità: “a portata di mano” tema per la Giornata 2026 https://www.regionieambiente.it/geodiversita-portata-di-mano-tema-giornata-2026/
[15] Settimana della Geodiversità a Pisa e Calci https://www.terredipisa.it/events/settimana-della-geodiversita-al-museo-di-storia-naturale-di-calci/
[16] Geoeventi 2026 – Settimana del Pianeta Terra https://www.settimanaterra.org/geoeventi

L'articolo Settimana della geodiversità 2026: a Pisa, Calci e Livorno sette giorni tra rocce, miniere e paesaggi proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: dieci anni di geologia, esplorazione e amicizia
    Condividi Dalle Dolomiti ai crateri da impatto e ai paesaggi vulcanici di Lanzarote, il lavoro di Riccardo Pozzobon continua a vivere nella preparazione delle future missioni sulla Luna e su Marte L’ESA dedica il corso di addestramento geologico per astronauti al ricercatore scomparso nel 2025 PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: si è conclusa nei giorni scorsi. Un’edizione speciale, quella 2026, di PANGAEA – Planetary ANalogue Geological and Astrobiological Exercise for Astrona
     

PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: dieci anni di geologia, esplorazione e amicizia

Október 5th 2026 at 07:00

Condividi

Dalle Dolomiti ai crateri da impatto e ai paesaggi vulcanici di Lanzarote, il lavoro di Riccardo Pozzobon continua a vivere nella preparazione delle future missioni sulla Luna e su Marte

L’ESA dedica il corso di addestramento geologico per astronauti al ricercatore scomparso nel 2025

PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: si è conclusa nei giorni scorsi.

Un’edizione speciale, quella 2026, di PANGAEA – Planetary ANalogue Geological and Astrobiological Exercise for Astronauts, il programma dell’Agenzia Spaziale Europea dedicato alla formazione geologica degli astronauti destinati alle future missioni di esplorazione della Luna e di Marte.

Nel decimo anniversario dalla nascita del corso, l’intera edizione è stata dedicata alla memoria di Riccardo Pozzobon, giovane geologo planetario e ricercatore dell’Università di Padova, scomparso nel settembre 2025.

Un omaggio che ha avuto un significato particolare per chi, con Riccardo, PANGAEA lo aveva costruito e fatto crescere fin dalle prime edizioni.

Lo ha raccontato anche Francesco Sauro, tra gli istruttori e i protagonisti del programma, ricordando sui social le attività appena concluse:

«Per noi che nei giorni scorsi svolgevamo le lezioni, guidavamo i traversi geologici, curavamo la logistica, era come se lui fosse onnipresente, sempre con noi».

Una bella immagine dal post di Framcesco Sauro

Poi il ricordo di dieci anni trascorsi fra vulcani, tubi lavici, canyon dolomitici, antichi fondali marini e crateri formati dall’impatto di giganteschi asteroidi, ma soprattutto di dieci anni di risate, passioni condivise e amicizia fraterna, anche nei momenti più difficili.

All’edizione 2026 hanno partecipato astronauti di diverse agenzie spaziali, impegnati per tre settimane in attività teoriche e sul terreno in alcuni dei principali ambienti terrestri utilizzati come analoghi dei paesaggi planetari.

Il percorso di PANGAEA porta infatti gli astronauti a confrontarsi con contesti geologici molto diversi: dalle Dolomiti ai grandi crateri da impatto, fino agli ambienti vulcanici di Lanzarote.

Qui osservazione, descrizione, documentazione e campionamento delle rocce vengono trasformati in procedure operative simili a quelle che potranno essere utilizzate durante future missioni extraterrestri.

Riccardo Pozzobon aveva partecipato a PANGAEA praticamente fin dall’inizio, contribuendo in particolare alla lettura del territorio attraverso immagini orbitali, carte geologiche e modelli tridimensionali. Il suo lavoro permetteva di collegare ciò che gli astronauti osservavano direttamente sul terreno con le strutture geologiche riconoscibili dall’alto e dallo spazio.

Remote sensing, modellazione tridimensionale, geologia planetaria e pianificazione dell’esplorazione erano alcuni dei campi nei quali aveva portato il proprio contributo al programma ESA.

Per il mondo speleologico, il nome di Riccardo Pozzobon è strettamente legato allo studio delle cavità planetarie e dei tubi lavici.

Nel 2024, insieme a Leonardo Carrer, Francesco Sauro e altri ricercatori, aveva firmato su Nature Astronomy lo studio che ha fornito nuove evidenze dell’esistenza di un condotto sotterraneo accessibile dal Mare Tranquillitatis Pit, sulla Luna.

L’analisi dei dati radar acquisiti dal Lunar Reconnaissance Orbiter ha indicato la possibile presenza di una cavità che prosegue lateralmente al di sotto della superficie lunare. Pozzobon aveva contribuito alla modellazione tridimensionale del pozzo e della struttura sotterranea e all’interpretazione geologica dei risultati.

Anche in questo caso gli analoghi terrestri hanno avuto un ruolo fondamentale. Le cavità vulcaniche di Lanzarote sono state utilizzate per confrontare le caratteristiche radar dei tubi lavici terrestri con quelle osservate sulla Luna.

È uno dei punti nei quali speleologia, geologia planetaria e astronautica si incontrano in modo più evidente: studiare e comprendere una cavità terrestre significa anche sviluppare metodi e strumenti che potrebbero un giorno permettere di riconoscere, raggiungere ed esplorare grotte sulla Luna o su Marte.

L’edizione 2026 di PANGAEA è stata un corso di formazione e un lungo ricordo condiviso.

«Abbiamo rivissuto 10 anni di avventure, in compagnia di persone straordinarie, camminando tra vulcani, tubi lavici, canyon dolomitici, antichi fondali marini, esplorando crateri formati dall’impatto di giganteschi asteroidi», ha scritto Francesco Sauro. «Ma soprattutto sono stati 10 anni di risate, di passioni condivise, di amicizia fraterna, anche e soprattutto nei momenti più difficili. Riccardo, non ti ringrazieremo mai abbastanza per quei momenti insieme».

Fonte:

  • Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova; ESA – PANGAEA/CAVES; Nature Astronomy;
  • post social di Francesco Sauro

L'articolo PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: dieci anni di geologia, esplorazione e amicizia proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Luigi Bernabò Brea, a 25 anni dalla scomparsa: le Arene Candide e le nuove ricerche sul Mesolitico ligure
    Condividi Pubblicati gli Atti della Giornata di Studi dedicata all’archeologo Fabio Negrino, archeologo e docente di Preistoria e Protostoria all’Università di Genova, ha annunciato con un post social la pubblicazione degli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, tenutasi a Chiavari il 10 ottobre 2024. Riportiamo integralmente il suo testo. “LUIGI BERNABÒ BREA, A 25 ANNI DALLA SCOMPARSA Sono usciti gli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, te
     

Luigi Bernabò Brea, a 25 anni dalla scomparsa: le Arene Candide e le nuove ricerche sul Mesolitico ligure

Október 5th 2026 at 06:00

Condividi

Pubblicati gli Atti della Giornata di Studi dedicata all’archeologo

Fabio Negrino, archeologo e docente di Preistoria e Protostoria all’Università di Genova, ha annunciato con un post social la pubblicazione degli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, tenutasi a Chiavari il 10 ottobre 2024.

Riportiamo integralmente il suo testo.

“LUIGI BERNABÒ BREA, A 25 ANNI DALLA SCOMPARSA

Sono usciti gli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, tenutasi a Chiavari il 10 ottobre 2024 e recentemente pubblicati in un numero speciale della Rivista di Studi Liguri, a cura di Maria Bernabò Brea, Roberto Maggi e Daniela Gandolfi.

Il volume raccoglie i contributi di Maria Bernabò Brea, Roberto Maggi, Fabio Negrino, Piera Melli, Daniela Gandolfi, Massimo Cultraro, Michel Gras, Maria Clara Martinelli, Umberto Spigo, Donatella Failla e Nino Ragusi, dedicati alla figura e all’opera di uno dei grandi protagonisti dell’archeologia italiana del Novecento, spaziando dalla preistoria ligure alla Sicilia e al Mediterraneo, fino alla museografia, alla cultura figurativa e ai suoi interessi per l’arte orientale.

Tra questi, appunto, anche un mio lavoro, “Oltre il paradosso: popolamento e visibilità archeologica tra Mesolitico e primo Neolitico in Liguria”, nel quale riprendo il problema della presenza dei cacciatori-raccoglitori mesolitici nel territorio ligure alla luce delle ricerche e delle scoperte più recenti.

Un tema che si lega direttamente anche alla storia delle ricerche di Luigi Bernabò Brea. Negli anni Quaranta, insieme a Luigi Cardini, scavò alla Caverna delle Arene Candide (Finale Ligure, SV), dove le evanescenti tracce delle frequentazioni del primo Olocene sarebbero state riconosciute e comprese pienamente solo molti decenni più tardi.

Il quadro che emerge oggi è quello di una presenza mesolitica probabilmente meno “invisibile” di quanto a lungo si sia pensato, la cui leggibilità archeologica è stata fortemente condizionata dalla geologia, dalla conservazione dei siti e dalle differenti strategie di insediamento e di sfruttamento delle risorse.

Giovedì 3 dicembre il volume sarà presentato nell’Aula Magna di Via Balbi 2 (DAFIST – Università di Genova). Condividerò più avanti il programma completo dell’incontro.

“Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla scomparsa”, Atti della Giornata di Studi, Chiavari, 10 ottobre 2024, numero speciale della Rivista di Studi Liguri, a cura di Maria Bernabò Brea, Roberto Maggi e Daniela Gandolfi.

Un’occasione per ricordare Luigi Bernabò Brea e, soprattutto, per riflettere su quanto le sue ricerche continuino ancora oggi a dialogare con le nuove scoperte e le nuove domande che emergono dalla ricerca archeologica.”

Fonte: post social di Fabio Negrino.

Luigi Bernabò Brea

Luigi Bernabò Brea nacque a Genova nel 1910 e morì a Lipari nel 1999. È stato una delle figure centrali dell’archeologia preistorica italiana del Novecento.

Dopo la laurea all’Università di Roma e la formazione presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene, entrò nell’amministrazione delle antichità. Dal 1939 al 1941 fu alla guida della Soprintendenza alle Antichità della Liguria; successivamente operò in Sicilia orientale, dove svolse per oltre trent’anni attività di ricerca, tutela e organizzazione museale.

La sua attività scientifica interessò numerosi siti italiani e mediterranei, dalla Liguria alla Sicilia, dalle isole Eolie al Mediterraneo orientale.

In Liguria il suo nome è legato soprattutto alle ricerche nella Caverna delle Arene Candide, nel Finalese, uno dei principali giacimenti preistorici italiani.

Negli anni Quaranta Bernabò Brea condusse nella cavità importanti campagne di scavo insieme a Luigi Cardini. Le ricerche permisero di documentare una lunga e complessa successione stratigrafica, fondamentale per lo studio della preistoria ligure e italiana.

I risultati furono pubblicati anche nei due volumi dedicati agli scavi nella Caverna delle Arene Candide, apparsi nel 1946 e nel 1956.

Le Arene Candide e il Mesolitico

Il contributo di Fabio Negrino pubblicato nei nuovi Atti riprende uno degli aspetti che ancora oggi interessano la ricerca sulle Arene Candide: la presenza umana durante il Mesolitico e il primo Olocene.

Come sottolinea Negrino, le tracce mesolitiche individuate nella cavità erano estremamente deboli. La loro interpretazione è maturata nel corso dei decenni grazie all’evoluzione delle conoscenze, delle metodologie di scavo e delle tecniche di analisi.

Il problema non riguarda soltanto le Arene Candide.

La relativa scarsità di siti mesolitici individuati in Liguria può essere influenzata da numerosi fattori. La geologia del territorio, l’erosione, la sedimentazione, la conservazione dei depositi e le modalità con cui i gruppi umani utilizzavano e attraversavano il territorio possono incidere profondamente sulla possibilità di riconoscerne oggi le tracce.

La presenza di testimonianze archeologiche poco consistenti non implica quindi necessariamente una scarsa presenza umana.

Anche le strategie di insediamento e la mobilità dei gruppi di cacciatori-raccoglitori possono aver prodotto depositi archeologici meno evidenti rispetto a quelli lasciati da comunità più stabili.

Il tema della “visibilità archeologica” è particolarmente significativo. Una cavità non è un ambiente immutabile: nel corso di migliaia di anni può essere interessata da sedimentazione, erosione, circolazione delle acque, crolli, concrezionamento, attività animale e successive frequentazioni umane.

Questi processi possono conservare, spostare, modificare o eliminare parte delle testimonianze archeologiche.

Lo studio di una grotta richiede quindi di ricostruire non soltanto le attività umane che vi si sono svolte, ma anche la storia naturale dei depositi che hanno conservato quelle tracce.

Le Arene Candide rappresentano un esempio particolarmente significativo. La cavità è stata studiata da diverse generazioni di archeologi e le sue stratigrafie sono state progressivamente rilette attraverso nuovi metodi e nuove domande di ricerca.

La pubblicazione degli Atti dedicati a Luigi Bernabò Brea mette così in relazione la storia delle ricerche archeologiche con gli studi più recenti sulla preistoria ligure.

Il volume sarà presentato giovedì 3 dicembre nell’Aula Magna di Via Balbi 2, presso il DAFIST – Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia dell’Università di Genova.

FONTI

Fabio Negrino, post social sulla pubblicazione degli Atti “Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla scomparsa”.

Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, voce “Luigi Bernabò Brea”.

Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, programma della Giornata di Studi “Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla scomparsa”.

DIDASCALIE

Foto 1 – Copertina degli Atti della Giornata di Studi “Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla sua scomparsa”, Chiavari, 10 ottobre 2024.

Foto 2 – Caverna delle Arene Candide, Finale Ligure (Savona). La cavità è uno dei principali siti preistorici italiani e fu oggetto, negli anni Quaranta, delle ricerche di Luigi Bernabò Brea e Luigi Cardini.

L'articolo Luigi Bernabò Brea, a 25 anni dalla scomparsa: le Arene Candide e le nuove ricerche sul Mesolitico ligure proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Brienno, in arrivo un nuovo volume racconta le grotte e il territorio lariano
    Condividi Luana Aimar e Antonio Premazzi tornano a raccontare il territorio dopo anni di ricerche, esplorazioni e documentazione, insieme a Leda Monza e Franco Malacrida Un nuovo volume è in arrivo dedicato a Brienno e al suo territorio, sul Lago di Como. A lasciarlo intuire – ma neppure troppo, visto che la copertina è già comparsa sui social – è un post pubblicato da Luana Aimar. Attraverso una serie di “si sussurra”, Luana conduce il lettore tra il paese di pietra, l’entroterra, le trac
     

Brienno, in arrivo un nuovo volume racconta le grotte e il territorio lariano

Október 5th 2026 at 05:00

Condividi

Luana Aimar e Antonio Premazzi tornano a raccontare il territorio dopo anni di ricerche, esplorazioni e documentazione, insieme a Leda Monza e Franco Malacrida

Un nuovo volume è in arrivo dedicato a Brienno e al suo territorio, sul Lago di Como.

A lasciarlo intuire – ma neppure troppo, visto che la copertina è già comparsa sui social – è un post pubblicato da Luana Aimar. Attraverso una serie di “si sussurra”, Luana conduce il lettore tra il paese di pietra, l’entroterra, le tracce lasciate dall’uomo nella montagna e le grotte che si aprono alle sue spalle.

Dietro poche righe volutamente allusive c’è un lavoro concreto, svolto in anni e anni di frequentazione del territorio, esplorazioni, ricerca sul campo, raccolta di documentazione e ricostruzione delle vicende locali.

L’impegno di Luana Aimar e Antonio Premazzi, dello Speleo Club CAI Erba, è ben conosciuto nell’ambiente speleologico: alla ricerca nelle cavità affiancano da tempo l’attenzione per il paesaggio, le testimonianze storiche e le opere realizzate dall’uomo, cercando di restituire una lettura complessiva di un territorio nel quale ambiente naturale e storia sono strettamente intrecciati.

Con loro sono impegnati Leda Monza e Franco Malacrida, del Gruppo Grotte CAI Busto Arsizio.

La copertina diffusa insieme al post anticipa anche il titolo, “Grotte soe la strada de Brienn”, e i nomi dei quattro autori. Restano invece ancora da scoprire nel dettaglio i contenuti del volume e le informazioni sulla sua uscita.

Gli indizi disseminati da Luana parlano di un entroterra sottratto pazientemente alla vegetazione, di testimonianze lasciate dall’uomo nella montagna, di una galleria legata alla difesa del territorio e, naturalmente, di grotte di particolare interesse.

Quanto basta, per ora, per capire che Brienno e il suo sottosuolo saranno nuovamente al centro di un lavoro nato da una lunga attività di ricerca e documentazione.

Come scrive Aimar, «vox populi, vox dei».

Per il resto, ci fermiamo ai sussurri.

Fonte: post social di Luana Aimar

Le pubblicazioni

Nel 2024, Luana Aimar e Antonio Premazzi hanno pubblicato Panorami sotterranei. Viaggio nelle grotte del Campo dei Fiori, volume fotografico di 144 pagine dedicato alle cavità del massiccio varesino e alla storia delle loro esplorazioni; le fotografie del libro sono di Luana.

Nel 2025, Luana ha contribuito con le sue immagini a Del Buco del Piombo e di altre storie, opera collettiva dello Speleo Club CAI Erba, realizzata per i cinquant’anni del gruppo e dedicata al complesso carsico dell’Alpe del Viceré.

Ora il nuovo lavoro, ancora in itinere, su Brienno, realizzato insieme ad Antonio Premazzi, Leda Monza e Franco Malacrida, aggiungerà un altro tassello al percorso di Luana Aimar di documentazione del territorio e del mondo sotterraneo.

L'articolo Brienno, in arrivo un nuovo volume racconta le grotte e il territorio lariano proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Giulianova sotterranea, incontro dello Speleo Club Teramo sulle cavità urbane della città
    Condividi Sabato 17 ottobre, alle ore 18, la Sala Buozzi di Giulianova ospiterà “Giulianova sotterranea – Alla scoperta della città nascosta”, incontro pubblico promosso dallo Speleo Club Teramo E.T.S. e patrocinato dal Comune di Giulianova. L’iniziativa sarà dedicata ai sotterranei della città e alle testimonianze fotografiche raccolte nel corso delle esplorazioni. Lo Speleo Club Teramo presenterà immagini di alcuni ambienti ipogei urbani, aprendo al tempo stesso uno spazio di ascolto per ci
     

Giulianova sotterranea, incontro dello Speleo Club Teramo sulle cavità urbane della città

Október 4th 2026 at 14:00

Condividi

Sabato 17 ottobre, alle ore 18, la Sala Buozzi di Giulianova ospiterà “Giulianova sotterranea – Alla scoperta della città nascosta”, incontro pubblico promosso dallo Speleo Club Teramo E.T.S. e patrocinato dal Comune di Giulianova.

L’iniziativa sarà dedicata ai sotterranei della città e alle testimonianze fotografiche raccolte nel corso delle esplorazioni. Lo Speleo Club Teramo presenterà immagini di alcuni ambienti ipogei urbani, aprendo al tempo stesso uno spazio di ascolto per cittadini e residenti che possano mettere a disposizione ricordi, segnalazioni, informazioni storiche o indicazioni su accessi e manufatti non più visibili.

L’appuntamento si terrà nella Sala Buozzi, in piazza Bruno Buozzi, nel centro storico di Giulianova.

Fotografie e memoria della città nascosta

Il progetto “Giulianova sotterranea” si inserisce in un contesto locale nel quale la presenza di cunicoli, gallerie e strutture ipogee è già emersa in più occasioni. Le fotografie proposte dallo Speleo Club Teramo intendono documentare una parte di questo patrimonio, ancora in larga misura da conoscere, verificare e cartografare.

L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori non è soltanto divulgativo. La serata servirà anche a raccogliere informazioni utili per ricostruire la distribuzione delle cavità sotto l’abitato e per riportare all’attenzione pubblica una Giulianova meno nota, fatta di percorsi sotterranei, opere di captazione, cisterne e possibili ambienti artificiali legati alle diverse fasi di vita del centro storico.

In questo tipo di ricerca, le fonti orali possono avere un valore iniziale importante. Le indicazioni di chi ha conosciuto pozzi, passaggi, fontanelle, cantine o cedimenti del terreno possono contribuire a orientare successive verifiche tecniche, senza sostituirsi naturalmente alla documentazione diretta e allo studio delle strutture.

Una rete di cunicoli sotto il centro storico

Il Comune di Giulianova ha già segnalato la presenza di ambienti sotterranei con caratteristiche differenti. Alcuni cunicoli risultano poco profondi e attraversano aree sotto strade, piazze e palazzi del centro storico; altri, più profondi, sono stati messi in relazione con la captazione delle acque sorgive. In una precedente ricognizione, gli speleologi abruzzesi hanno percorso circa 200 metri di un tunnel nei pressi del lavatoio delle Fontanelle, lungo la Salita Monte Grappa, fermandosi davanti a un piccolo franamento.[1]

Le indagini avevano anche evidenziato la possibile presenza di diramazioni e di una cisterna, confermando quanto il sottosuolo urbano possa conservare opere idrauliche e manufatti la cui funzione, cronologia e connessione reciproca richiedono approfondimenti. La realizzazione di fotografie, rilievi e mappe rappresenta quindi un passaggio essenziale per distinguere cavità naturali, strutture artificiali, condotti di servizio e opere legate alla gestione storica dell’acqua.[1]

Dalla voragine di via Mazzini alle verifiche speleologiche

L’interesse per Giulianova sotterranea è tornato al centro dell’attenzione anche nell’aprile 2026, quando un cedimento del lastricato in via Mazzini ha portato alla luce una cavità nel centro storico. Le prime informazioni riferivano di un nodo di corridoi sotterranei, con una possibile prosecuzione in direzione di piazza Belvedere. L’episodio ha richiesto la messa in sicurezza dell’area e ha riaperto il confronto sulla natura, l’estensione e le condizioni di stabilità delle strutture ipogee urbane.[2]

In casi simili, l’intervento speleologico può offrire un contributo concreto: osservazione diretta degli ambienti accessibili, documentazione fotografica, valutazione preliminare delle condizioni di percorrenza, rilievo topografico e individuazione delle criticità. Ogni eventuale valorizzazione culturale o turistica deve però dipendere da verifiche di sicurezza, autorizzazioni e tutela del patrimonio.

Un incontro nel cuore della Giulianova storica

La scelta della Sala Buozzi e di piazza Bruno Buozzi colloca l’iniziativa nel nucleo monumentale della città alta. La piazza è parte del tessuto urbano fondato attorno al 1471 per volontà di Giulio Antonio Acquaviva, nella nuova città di Giulia sorta dopo la distruzione del precedente centro di Castel San Flaviano.[3]

Nella stessa piazza si trova il Duomo di San Flaviano, edificio che conserva anche una chiesa inferiore comunemente definita cripta. L’ambiente ipogeo, con pianta ottagonale, deambulatorio e volta “a ombrello”, costituisce una delle più note testimonianze sotterranee accessibili del centro storico giuliese.[3]

L’incontro del 17 ottobre offrirà quindi un’occasione per mettere in relazione il patrimonio storico già conosciuto con quello ancora da individuare e studiare. La raccolta di testimonianze dei cittadini potrà affiancare il lavoro di documentazione degli speleologi, con l’obiettivo di costruire una conoscenza più ordinata della città nascosta sotto Giulianova.

Informazioni sull’incontro

  • Evento: Giulianova sotterranea – Alla scoperta della città nascosta
  • Data: sabato 17 ottobre
  • Orario: 18:00
  • Luogo: Sala Buozzi, piazza Bruno Buozzi, Giulianova
  • Organizzazione: Speleo Club Teramo E.T.S.
  • Patrocinio: Comune di Giulianova
  • Contenuti: fotografie di sotterranei cittadini e raccolta di segnalazioni, memorie e informazioni da parte del pubblico

Fonti

Fonti
[1] Esplorato uno dei cunicoli sotterranei dell’antica rete di captazione … https://www.comune.giulianova.te.it/area_letturaNotizia/553631/pagsistema.html
[2] Voragine nel centro di Giulianova: scoperto un cunicolo … https://www.scintilena.com/voragine-nel-centro-di-giulianova-scoperto-un-cunicolo-sotterraneo/04/26/
[3] Contrada di Piazza: piazza Buozzi, la piazza ducale, e il … https://www.visitgiulianova.com/punto_interesse.php?id=43
[4] Sala Buozzi Giulianova, 1940 post https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1300300898
[5] Giulianova – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Giulianova
[6] Voragine in via Mazzini, spuntano cunicoli sotto Giulianova https://www.giulianova.it/news-giulianova/voragine-in-via-mazzini-spuntano-cunicoli-sotto-giulianova/
[7] Giulianova, iscrizioni aperte al Corso di Protezione Civile https://www.informazioni.it/abruzzo/teramo/giulianova/giulianova-iscrizioni-aperte-al-corso-di-protezione-civile/
[8] Via Mazzini a Giulianova. Voragine nel centro storico svela … https://www.iltrafiletto.it/2026/04/22/via-mazzini-a-giulianova-voragine-nel-centro-storico-svela-cunicoli-sotterranei-nascosti/9-19281.html
[9] Giulianova, cede il lastricato in via Mazzini: scoperto un … https://www.abruzzonews.eu/giulianova-cede-il-lastricato-in-via-mazzini-scoperto-un-nodo-di-cunicoli-sotterranei-687719.html
[10] Sala Buozzi (in lavorazione) | Habitual Tourist https://www.habitualtourist.com/teramo/giulianova/sala-buozzi
[11] sala buozzi Notizie Ultime News sala buozzi NUOVO Cityrumors … https://www.cityrumorsabruzzo.it/argomenti/sala-buozzi
[12] THE 15 BEST Things to Do in Giulianova (2026) – Must-See … https://www.tripadvisor.com/Attractions-g194775-Activities-Giulianova_Province_of_Teramo_Abruzzo.html
[13] A Giulianova la Presentosa racconta l’Abruzzo: in Sala Buozzi … https://www.cityrumorsabruzzo.it/teramo/a-giulianova-la-presentosa-racconta-labruzzo-in-sala-buozzi-il-libro-di-luca-frangioni.html
[14] Giulianova, Luglio 2026: grandi concerti tra piazza Buozzi e … https://www.abruzzonews.eu/giulianova-concerti-luglio-2026-691543.html
[15] Spotlight on Giulianova, Abruzzo https://www.italymagazine.com/featured-story/spotlight-giulianova-abruzzo

L'articolo Giulianova sotterranea, incontro dello Speleo Club Teramo sulle cavità urbane della città proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Nuove scoperte archeologiche nelle grotte dell’Umbria
    Condividi Parrano, la Grotta dei Conoidi entra negli atti scientifici sulla preistoria etrusca La Grotta dei Conoidi, nel sistema del Fosso del Bagno–Tane del Diavolo di Parrano, è ora al centro di un contributo pubblicato negli atti del XVII Incontro di studi Preistoria e Protostoria in Etruria. Le ricerche confermano la rilevanza speleo-archeologica di una cavità rimasta sigillata dai sedimenti per millenni e frequentata dall’uomo dal Neolitico fino a una fase avanzata dell’età del Bronzo.
     

Nuove scoperte archeologiche nelle grotte dell’Umbria

Október 4th 2026 at 13:00

Condividi

Parrano, la Grotta dei Conoidi entra negli atti scientifici sulla preistoria etrusca

La Grotta dei Conoidi, nel sistema del Fosso del Bagno–Tane del Diavolo di Parrano, è ora al centro di un contributo pubblicato negli atti del XVII Incontro di studi Preistoria e Protostoria in Etruria. Le ricerche confermano la rilevanza speleo-archeologica di una cavità rimasta sigillata dai sedimenti per millenni e frequentata dall’uomo dal Neolitico fino a una fase avanzata dell’età del Bronzo.

Il contributo scientifico

Il lavoro si intitola La Grotta dei Conoidi nel Fosso del Bagno di Parrano (Terni). Un nuovo sito archeologico presso il Complesso delle Tane del Diavolo ed è firmato da Felice Larocca, Donata Luiselli, Federico Spiganti, Mirko Traversari e Chantal Milani.

La comunicazione era stata presentata nel settembre 2024 al XVII Incontro di studi “Preistoria e Protostoria in Etruria”, svoltosi tra Bolsena e Saturnia. L’appuntamento, promosso nell’ambito di una consolidata serie di incontri dedicati ai problemi della preistoria e protostoria dell’Italia centrale, aveva inserito la relazione sulla cavità di Parrano nella sessione dedicata a ricerche e scavi.

La pubblicazione negli atti attribuisce quindi una forma scientificamente strutturata ai primi risultati delle indagini svolte nella nuova cavità, scoperta nel 2022 durante le esplorazioni sistematiche condotte nell’area del Fosso del Bagno dal Gruppo Speleologico di Todi.

Una cavità conservata dal sigillo sedimentario

La Grotta dei Conoidi si apre sui ripidi versanti del Fosso del Bagno, nel territorio comunale di Parrano, presso il noto complesso delle Tane del Diavolo. La sua eccezionale conservazione è legata soprattutto alla storia dell’ingresso: la cavità era infatti separata dall’esterno da un riempimento sedimentario, circostanza che ha limitato alterazioni, frequentazioni recenti e rimaneggiamenti del deposito archeologico.

L’individuazione del sistema è avvenuta a partire da una piccola fessura dalla quale fuoriusciva una marcata corrente d’aria. Dopo un accurato intervento di disostruzione, gli speleologi hanno potuto accedere a un ambiente ipogeo articolato e riconoscere la presenza di materiali di interesse archeologico.

Dal punto di vista speleologico, la cavità presenta uno sviluppo planimetrico superiore a 500 metri e una morfologia labirintica, con cunicoli, passaggi angusti, strettoie e sale di dimensioni notevoli: alcune raggiungono altezze prossime ai 20 metri. La presenza di ulteriori correnti d’aria in zone non ancora completamente percorse lascia inoltre aperta la possibilità di prosecuzioni da esplorare.

Frequentazioni tra Neolitico e Bronzo

Le indagini archeologiche hanno restituito evidenze attribuite a un ampio arco cronologico, compreso tra una fase antica del Neolitico e un momento avanzato dell’età del Bronzo. Non si tratterebbe, almeno allo stato attuale delle ricerche, di una grotta stabilmente abitata, ma di un luogo frequentato in diverse epoche, la cui funzione dovrà essere definita attraverso lo studio stratigrafico, dei reperti e delle analisi specialistiche.

Tra i materiali segnalati nelle prime comunicazioni pubbliche figurano frammenti ceramici, tra cui anse e parti di recipienti, ceramiche di impasto e resti faunistici. Particolare interesse riveste inoltre il rinvenimento di un’emimandibola umana, elemento che potrà offrire ulteriori dati attraverso indagini antropologiche e, se le condizioni di conservazione lo consentiranno, biomolecolari.

La sequenza documentata nella Grotta dei Conoidi amplia quindi il quadro delle presenze preistoriche nell’area di Parrano, una porzione dell’Umbria sud-occidentale dove la disponibilità di cavità naturali, forre e risorse idriche ha favorito nel tempo l’uso umano del paesaggio sotterraneo.

Ricerca condivisa e tutela

Le attività sono state avviate su autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria e in intesa con il Comune di Parrano. Al progetto collaborano il Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo dei Medici”, il Gruppo Speleologico di Todi — scopritore della cavità — e ricercatori delle Università di Bari e Bologna.

L’approccio interdisciplinare appare decisivo per un sito di questo tipo: all’esplorazione e al rilievo speleologico si affiancano infatti la lettura archeologica dei depositi, lo studio dei manufatti ceramici, l’analisi dei resti ossei umani e animali e la ricostruzione delle dinamiche ambientali che hanno portato al sigillamento dell’ingresso.

La Grotta dei Conoidi rappresenta perciò non soltanto una nuova cavità nel complesso delle Tane del Diavolo, ma un deposito archeologico potenzialmente capace di fornire informazioni di lunga durata sulle comunità che frequentarono il territorio di Parrano tra preistoria e protostoria.

Accesso al contributo

Il contributo pubblicato negli atti è soggetto a embargo editoriale di 12 mesi. Per esigenze di studio e ricerca può essere richiesto agli autori e al Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo dei Medici” scrivendo a:

crsenzodeimedici@gmail.com

Fonti

Fonti
[1] Importante scoperta speleo-archeologica a Parrano: – Parrano https://parrano.it/2024/06/24/importante-scoperta-speleo-archeologica-a-parrano/
[2] Incontro di Studi Preistoria e Protostoria in Etruria https://archeologiavocidalpassato.com/tag/incontro-di-studi-preistoria-e-protostoria-in-etruria/
[3] “I tesori della Grotta dei Conoidi”, frequentata già da prima … https://www.orvietonews.it/cultura/2025/03/17/i-tesori-della-grotta-dei-conoidi-frequentata-gi-da-prima-dell-et-del-bronzo-113947.html
[4] Incontri di Studi – CSP Centro studi di preistoria e archeologia http://www.preistoria.mi.it/1/incontri_di_studi_1062306.html
[5] Scoperta Archeologica a Parrano: La Grotta dei Conoidi Rivela i … https://www.scintilena.com/scoperta-archeologica-a-parrano-la-grotta-dei-conoidi-rivela-i-suoi-segreti/09/09/
[6] PARRANO (Tr). Nuove scoperte alle Tane del Diavolo. Presentati i … https://www.archeomedia.net/parrano-tr-nuove-scoperte-alle-tane-del-diavolo-presentati-i-risultati-degli-studi-degli-esperti-nel-sottosuolo/
[7] Tesoro nascosto rivelato: la Grotta dei Conoidi a Parrano svela i … https://www.scintilena.com/tesoro-nascosto-rivelato-la-grotta-dei-conoidi-a-parrano-svela-i-suoi-segreti-archeologici/06/27/
[8] Terni, trovata grotta preistorica. Eccezionale scoperta a … https://corrieredellumbria.it/news/terni/300397/terni-trovata-grotta-preistorica-eccezionale-scoperta-a-parrano-nei-cunicoli-ossa-umane-e-di-animali.html
[9] La grotta dei conoidi – RaiNews https://www.rainews.it/tgr/umbria/articoli/2025/03/la-grotta-dei-conoidi-3d8a602b-2831-4c52-bea8-35ce06d0f8fa.html
[10] Grotta dei Conoidi – Comune di Parrano https://comune.parrano.tr.it/vivere-il-comune/luoghi/grotta-dei-conoidi/
[11] XVIII Incontro di Studi “Preistoria e Protostoria in Etruria” PPE https://www.iipp.it/call-for-papers-xviii-incontro-di-studi-preistoria-e-protostoria-in-etruria-ppe/
[12] Nuova scoperta speleo-archeologica nel Fosso del Bagno … https://www.scintilena.com/nuova-scoperta-speleo-archeologica-nel-fosso-del-bagno-minerale-di-parrano-la-grotta-dei-conoidi/04/27/
[13] Importante scoperta speleo-archeologica a Parrano: la Grotta dei … https://www.orvietonews.it/cultura/2024/07/06/importante-scoperto-speleo-archeologica-a-parrano-la-grotta-dei-conoidi-109591.html
[14] Grotta dei Conoidi Map – Cave – Parrano, Umbria, Italy – Mapcarta https://mapcarta.com/N14155985891
[15] Parrano, la grotta dei Conoidi: Conferenza di presentazione GST Todi https://www.fugs.it/archives/1883
[16] XVIII Incontro di Studi: Preistoria e Protostoria in Etruria https://comune.camaiore.lu.it/novita/xviii-incontro-di-studi-preistoria-e-protostoria-in-etruria-didattica-accessibilita-e-comunicazione-della-preistoria-al-cmac/
[17] Curriculum Vitae – Dott.ssa Chantal Milani https://www.identificazionepersonale.it/cv.html
[18] San Lorenzo Bellizzi (Cs). Nella Grotta del Conoide di Pietra … https://archeologiavocidalpassato.com/2025/05/05/san-lorenzo-bellizzi-cs-nella-grotta-del-conoide-di-pietra-santangelo-al-via-la-prima-campagna-di-ricerche-speleo-archeologiche-del-2025/
[19] Grotta del Conoide: concluse ricerche archeologiche – UNIMOL https://www3.unimol.it/ateneo/dettaglio-notizia/ricerche-grotta-conoide
[20] [PDF] Dott.ssa Chantal Milani, DMD, PhD – SIOF https://siofonline.it/images/Perfezionati/curriculum_perfezionati/CV_Chantal_Milani_-_breve.pdf
[21] Età del bronzo – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Et%C3%A0_del_bronzo
[22] Chantal Milani – Antropologo & Odontologo Forense – LinkedIn https://www.linkedin.com/in/chantal-milani
[23] la straordinaria carriera di chantal milani antropologa e odontologa … https://www.managementodontoiatrico.it/a/interviste/280722-milani/la-straordinaria-carriera-di-chantal-milani-antropologa-e-odontologa-forense
[24] Chantal Milani in cucina – TGEVENTS.it https://www.tgevents.it/chantal-milani-in-cucina/

https://www.facebook.com/share/p/1DdNHhp1zF/?mibextid=wwXIfr

L'articolo Nuove scoperte archeologiche nelle grotte dell’Umbria proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Duemila Grotte a Trieste: il centenario del volume che ordinò il Carso sotterraneo
    Condividi Il workshop del 15 settembre 2026 ha messo in dialogo il catasto speleologico storico, la ricerca contemporanea e la prima Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo Trieste ha dedicato il 15 settembre 2026 un workshop a Duemila Grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia, il volume pubblicato dal Touring Club Italiano nel 1926 e firmato da Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan. L’incontro, intitolato “Duemila Grotte 1926-2026. La speleologia cent
     

Duemila Grotte a Trieste: il centenario del volume che ordinò il Carso sotterraneo

Október 4th 2026 at 12:00

Condividi

Il workshop del 15 settembre 2026 ha messo in dialogo il catasto speleologico storico, la ricerca contemporanea e la prima Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo

Trieste ha dedicato il 15 settembre 2026 un workshop a Duemila Grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia, il volume pubblicato dal Touring Club Italiano nel 1926 e firmato da Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan. L’incontro, intitolato “Duemila Grotte 1926-2026. La speleologia cent’anni dopo”, si è svolto alla Sala Luttazzi del Magazzino 26, nel Porto Vecchio.[1][2]

L’appuntamento ha riunito storia della speleologia, documentazione, rilievo, catasto e comunicazione. Il centenario del libro ha offerto un punto di osservazione sul cambiamento delle pratiche speleologiche nel Carso e sul valore degli archivi per le ricerche attuali.[1][3]

Duemila Grotte e il catasto speleologico della Venezia Giulia

Duemila Grotte occupa un posto centrale nella bibliografia speleologica italiana. Il volume conta 494 pagine, comprende incisioni, tavole a colori e una carta speleologica alla scala 1:100.000. La sua struttura associa divulgazione e organizzazione dei dati.[2][4]

La prima parte è costruita come un manuale di speleologia. Tratta il carsismo, la flora e la fauna ipogee, la paleontologia, l’esplorazione, il rilievo, la fotografia, le grotte di guerra e l’idrologia sotterranea. La seconda parte raccoglie il catasto delle cavità della Venezia Giulia nei confini dell’epoca tra le due guerre.[2]

Il censimento descriveva 2.142 cavità e conservava circa 800 rilievi. Mappe, localizzazioni, descrizioni e disegni consentivano di trasformare osservazioni raccolte in decenni in un patrimonio consultabile. Per la speleologia del Carso, il libro rappresentò quindi anche un modello di metodo: esplorare, misurare, ordinare e restituire le informazioni.[3][5]

La storia editoriale dell’opera è significativa. Le matrici originarie furono distrutte durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel 1986 fu realizzata una ristampa anastatica, che rese nuovamente disponibile il testo e ne preservò la consultazione.[2]

Workshop Duemila Grotte: archivi, rilievo e ricerca sul Carso

Il workshop Duemila Grotte è stato organizzato dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia APS con la Commissione Grotte Eugenio Boegan della Società Alpina delle Giulie, sezione di Trieste del Club Alpino Italiano. L’iniziativa ha avuto i patrocini della Società Speleologica Italiana e del Servizio geologico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.[1]

Nel programma hanno trovato spazio la genesi del volume, le grotte di guerra, il rilievo ipogeo e l’evoluzione degli strumenti di misura. La parte contemporanea ha affrontato il Catasto speleologico regionale, la comunicazione della speleologia, le grotte turistiche, l’archeologia carsica, le cavità artificiali, le acque e la biodiversità sotterranee.[3]

Ha partecipato anche il Centro Italiano di Documentazione Speleologica della Società Speleologica Italiana ETS. La sua presenza ha richiamato un tema essenziale: le pubblicazioni speleologiche non sono soltanto testimonianze storiche. Sono strumenti per conservare dati, rendere confrontabili le osservazioni e trasmettere conoscenze a ricercatori, gruppi e pubblico.

Nel caso di Duemila Grotte, questa funzione emerge con particolare chiarezza. L’opera racconta le cavità e il paesaggio carsico, ma registra anche le tecniche e gli interessi della speleologia del primo Novecento. Il confronto con i catasti digitali e con il rilievo strumentale attuale permette di seguire l’evoluzione della ricerca senza separarla dalla sua documentazione.

UNESCO e Duemila Grotte nella Giornata delle grotte e del carsismo

La data del workshop si è collocata nel calendario della prima Giornata internazionale delle grotte e del carsismo. La ricorrenza UNESCO cade ogni 13 settembre ed è dedicata alla conoscenza, alla protezione, allo studio e alla gestione sostenibile degli ambienti carsici.[6][7]

Secondo l’UNESCO, grotte e paesaggi carsici coprono quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a più di un miliardo di persone. Sono anche ambienti fragili, con biodiversità sotterranea, archivi geologici e testimonianze culturali che richiedono attenzione specifica.[6]

In Friuli Venezia Giulia, le iniziative per la ricorrenza hanno incluso aperture al pubblico, attività divulgative e appuntamenti dedicati al patrimonio ipogeo. Il workshop Duemila Grotte ha collegato questa dimensione internazionale alla storia locale del Carso triestino.[7]

Il nesso è concreto. Un catasto speleologico aggiornato contribuisce alla lettura dei sistemi sotterranei, alla pianificazione della tutela e alla conoscenza delle risorse idriche. Gli inventari storici permettono inoltre di confrontare dati, toponimi, accessi e condizioni delle cavità nel tempo.

Dal volume del 1926 alla documentazione speleologica attuale

A cento anni dalla pubblicazione, Duemila Grotte resta un riferimento per comprendere il rapporto tra esplorazione e scrittura scientifica. Il suo impianto riuniva discipline diverse e dava forma a un archivio territoriale del Carso.[1][2]

La speleologia contemporanea utilizza strumenti digitali, banche dati geografiche, rilievi tridimensionali e misure sempre più precise. Rimane invariata la necessità di verificare, archiviare e condividere i risultati. In questo senso, il workshop Duemila Grotte ha proposto una lettura attuale del libro: non un oggetto soltanto celebrativo, ma una fonte utile per discutere qualità della documentazione e continuità della ricerca.

La giornata triestina ha così riportato l’attenzione sul valore delle pubblicazioni speleologiche. Ogni rilievo, scheda catastale, fotografia e relazione può diventare parte di una memoria collettiva del sottosuolo. È una base necessaria per studiare e proteggere le grotte del Carso.

Fonti

Fonti
[1] FSR-FVG APS e La Gazzetta dello speleologo: Federazione … https://www.fsrfvg.it/
[2] DUEMILA GROTTE. 1926-2026 La speleologia cent’anni dopo – Eventi http://eventi.regione.fvg.it/Eventi/dettaglioEvento.asp?evento=28441
[3] Duemila Grotte, a Trieste il centenario del volume che ha dato forma … https://www.scintilena.com/duemila-grotte-a-trieste-il-centenario-del-volume-che-ha-dato-forma-al-catasto-carsico/09/12/
[4] Duemila grotte : quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia http://www.librinlinea.it/titolo/duemila-grotte-quarantanni-di-esplora/LO10249460
[6] International Day of Caves and Karst | UNESCO https://www.unesco.org/en/days/caves-and-karst
[7] Giornata internazionale delle grotte e del carsismo – IDCK https://catastogrotte.regione.fvg.it/pagina/39/idck-giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo
[8] [PDF] Luigi Vittorio Bertarelli, colui che ha saputo valorizzare il patrimonio … https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2009/12/Bertarelli_-Sopra-e-sotto-il-Carso-11-2020.pdf
[9] Workshop di speleologia cent’anni dopo “Duemila Grotte” https://www.triesteallnews.it/2026/09/workshop-di-speleologia-centanni-dopo-duemila-grotte/
[10] Duemila Grotte. 1926-2026, La Speleologia, cent’anni dopo https://salaluttazzi.comune.trieste.it/eventi/duemila-grotte-1926-2026-la-speleologia-centanni-dopo/
[11] Archivio per Agosto 2026 https://www.fsrfvg.it/?m=202608&ec3_listing=disable
[12] Duemila grotte – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Duemila_grotte
[13] Duemila grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia da … https://www.abebooks.it/Duemila-grotte-Quarantanni-esplorazioni-Venezia-Giulia/32457996339/bd
[14] Luigi Vittorio Bertarelli – boegan.it https://www.boegan.it/2009/12/luigi-vittorio-bertarelli/
[15] UNESCO International Day of Caves and Karst https://www.caveskarstday.org/
[16] Luigi Vittorio Bertarelli http://www.gwferrari.it/RivisteSpeleo/BiblioPersone/BiblioBertarelli/BiblioBertarelli.html
[17] “Duemila grotte: quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia” di … https://www.cacciatoredilibri.com/duemila-grotte-quarantanni-di-esplorazioni-nella-venezia-giulia-di-luigi-vittorio-bertarelli-ed-eugenio-boegan-touring-club-italiano-1926/
[18] Duemila grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia https://www.vialibri.net/years/books/911163630/1926-bertarelli-l-v-e-boegan-e-duemila-grotte-quarantanni-di-esplorazioni-nella
[19] Rifiuti abbandonati nelle grotte. Gli speleologi ne recuperano 400 kg https://www.lanazione.it/lucca/cronaca/rifiuti-abbandonati-nelle-grotte-gli-a8bc4db9
[20] Il mondo alla rovescia – RTV SLO https://www.rtvslo.si/capodistria/radio-capodistria/notizie/friuli-venezia-giulia/il-mondo-alla-rovescia/793791
[21] Resoconto del workshop Duemila Grotte – 1926 | 2026 https://www.fsrfvg.it/?p=12363
[22] Giornate della Speleologia – Il buio è portato alla luce, l’Italia … https://www.giornatedellaspeleologia.it/
[23] Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Postumia la … https://www.scintilena.com/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-a-postumia-la-prima-celebrazione-unesco/09/12/
[24] Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026 – ESCA https://www.esca-pdsotterranea.it/portal/index.php/dalla-rete/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-2026
[25] Duemila Grotte. 1926-2026, La Speleologia, cent’anni dopo https://triestecultura.it/evento/duemila-grotte-1926-2026-la-speleologia-centanni-dopo/
[26] Duemila Grotte. 1926-2026, La Speleologia, cent’anni dopo https://triestecultura.it/evento/duemila-grotte-1926-2026-la-speleologia-centanni-dopo-3/
[27] CELEBRATI CON UN WORKSHOP I 100 ANNI DEL “DUEMILA … https://caisag.ts.it/cgeb-un-workshop-per-i-100-anni-del-2000-grotte-2026/
[28] giornata internazionale delle grotte e del carsismo Archivi https://grottadelvento.com/it/tag/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo/
[29] Sito web ufficiale – Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino … https://www.ekcna.it/

L'articolo Duemila Grotte a Trieste: il centenario del volume che ordinò il Carso sotterraneo proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Sopra e Sotto il Carso, online il numero di settembre 2026 tra memoria, ricerca e speleologia
    Condividi Il numero di settembre 2026 di Sopra e Sotto il Carso riunisce attività associative, studi sul carsismo, formazione tecnica, memoria del terremoto del Friuli e aggiornamenti di biospeleologia nel territorio nord-orientale. È disponibile il numero di settembre 2026 di Sopra e Sotto il Carso, rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia. La pubblicazione propone un sommario ampio, dedicato alla speleologia, alla storia del territorio, alla tutela degli ambie
     

Sopra e Sotto il Carso, online il numero di settembre 2026 tra memoria, ricerca e speleologia

Október 4th 2026 at 11:00

Condividi

Il numero di settembre 2026 di Sopra e Sotto il Carso riunisce attività associative, studi sul carsismo, formazione tecnica, memoria del terremoto del Friuli e aggiornamenti di biospeleologia nel territorio nord-orientale.

È disponibile il numero di settembre 2026 di Sopra e Sotto il Carso, rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia. La pubblicazione propone un sommario ampio, dedicato alla speleologia, alla storia del territorio, alla tutela degli ambienti sotterranei e alla divulgazione scientifica.

La rivista è consultabile e scaricabile gratuitamente attraverso il sito dell’associazione. Il nuovo fascicolo tiene insieme cronaca delle attività del Centro, contributi di approfondimento e segnalazioni rivolte alla comunità speleologica. Nel sommario compaiono anche appuntamenti, corsi e aggiornamenti della biblioteca virtuale.[1][2]

Sopra e Sotto il Carso e la divulgazione speleologica

Sopra e Sotto il Carso è una pubblicazione digitale collegata alle attività del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”. Il Centro opera a Gorizia dal 1978 e affianca all’esplorazione delle cavità iniziative di ricerca, documentazione, formazione e divulgazione sul carsismo.

La rivista definisce il proprio campo di interesse nella conoscenza delle aree carsiche e delle grotte. Il numero di settembre 2026 riprende questa impostazione con un editoriale dal titolo Il respiro segreto del Carso: memorie che riaffiorano, scoperte che avanzano. Il tema mette in relazione le nuove osservazioni con la conservazione della memoria speleologica.

La speleologia resta il filo conduttore del fascicolo. Le notizie raccolte attraversano ambienti naturali e cavità artificiali, archivi, musei, libri e attività sul terreno. Questo approccio permette di collegare la ricerca sul carsismo alla documentazione storica e alla vita delle associazioni.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

Tra i contributi annunciati figura la relazione sulla Prima Conferenza Scientifica Internazionale per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, identificata anche dall’acronimo IDCK 2026. La prima celebrazione della ricorrenza si è svolta il 13 settembre 2026, dopo la proclamazione UNESCO della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo.

La data richiama l’attenzione sui sistemi carsici come risorse ambientali fragili. Le grotte ospitano ecosistemi specializzati, custodiscono archivi geologici e archeologici e sono spesso collegate a importanti riserve idriche sotterranee.

Nel programma editoriale compare anche la manifestazione per i cento anni dalla stampa del 2000 Grotte. L’opera è ricordata come un riferimento storico per la documentazione delle cavità del Carso triestino e goriziano. La ricorrenza offre lo spunto per riflettere sul valore dei catasti, dei rilievi e delle fonti storiche nella speleologia contemporanea.

Formazione speleologica e tecnologie al Corchia

Il fascicolo dedica spazio a tre giorni di formazione al Corchia, sintetizzati nel titolo Tecnici e tecnologie sottoterra. L’iniziativa richiama l’attività della Commissione Tecnica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico nel complesso dell’Antro del Corchia.

Le attività di settembre hanno previsto momenti dedicati a comunicazioni, reti Mesh, verifica delle linee telefoniche e gestione operativa degli interventi in profondità. Nel Corchia la formazione tecnica si confronta con condizioni che richiedono pianificazione, autonomia e cooperazione tra squadre.

La presenza di questi temi in Sopra e Sotto il Carso mostra come la speleologia includa non solo l’esplorazione, ma anche la preparazione al soccorso e l’uso consapevole delle tecnologie di comunicazione sotterranea.

Terremoto del Friuli 1976 e memoria speleologica

Un’ampia parte del numero di settembre 2026 è dedicata al cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli. I contributi annunciati ripercorrono il sisma del 1976 e la scossa più forte di settembre, oltre a presentare documentazione fotografica dell’impiego della brigata corazzata “Pozzuolo del Friuli” nelle operazioni di soccorso.

Il dossier affronta anche il cambiamento prodotto dall’emergenza nella speleologia del Friuli Venezia Giulia. Il terremoto rese evidenti le necessità di coordinamento, conoscenza del territorio e capacità operative in contesti difficili. La ricostruzione della memoria locale diventa quindi parte della documentazione speleologica e civile.

Nel numero compaiono inoltre Come eravamo… La speleologia degli anni ’70 e un ricordo di Franco Cucchi. Questi materiali collocano le attività contemporanee dentro una storia associativa più lunga.

Kleine Berlin, Amblypygi e patrimonio sotterraneo

Tra le notizie naturalistiche è segnalata la riproduzione di un amblipigio nella Kleine Berlin di Trieste. Le osservazioni riguardano Charinus ioanniticus, aracnide dell’ordine Amblypygi, noto anche come ragno frusta e innocuo per l’uomo.

Una femmina è stata osservata con la covata appena schiusa sul dorso. Il dato conferma che la popolazione presente nelle gallerie sotterranee artificiali continua a riprodursi. La Kleine Berlin è un complesso di rifugi antiaerei della Seconda guerra mondiale, con una parte civile e una parte militare tedesca.

Il caso interessa la biospeleologia perché documenta la stabilità di una popolazione in un ambiente ipogeo artificiale. Il sommario ospita anche un contributo sulla Grotta Tirfor, una sezione dedicata ai coralli fossili di Russiz nel progetto Tropico del Collio e un articolo sull’impronta dei Ritter nelle case di Gorizia.

Biblioteca, corso e contatti del Seppenhofer

Completano il numero di settembre 2026 le rubriche Speleocollezionisti, dedicate in questa uscita alle schede telefoniche, Speleolibri, Quattro elementi e gli aggiornamenti mensili di agosto della biblioteca virtuale. È annunciata anche l’apertura delle iscrizioni al 28° Corso di avvicinamento alla speleologia e una rassegna degli appuntamenti del settore.

Per consultare Sopra e Sotto il Carso e scaricare i fascicoli, il riferimento indicato è il sito del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”. Per inviare notizie, interviste, video, collegamenti utili, richieste di comunicati o informazioni sulle attività associative, il recapito comunicato è seppenhofer@libero.it.

Fonti

Fonti
[1] Sopra e Sotto il Carso – Seppenhofer https://www.seppenhofer.org/sopra-e-sotto-il-carso/
[2] Rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer … https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2026/09/Sopra-e-sotto-il-Carso-8-2026-1-1.pdf
[3] [PDF] Rivista on line del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” https://www.fsrfvg.it/sopraesotto/Sopra-e-sotto-il-Carso-2018-09.pdf
[4] Al Seppenhofer di Gorizia torna il ciclo di conferenze sulla speleologia e il carsismo – Scintilena https://www.scintilena.com/al-seppenhofer-di-gorizia-torna-il-ciclo-di-conferenze-sulla-speleologia-e-il-carsismo/04/28/
[5] Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca, grotte e paesaggi carsici al … https://www.scintilena.com/man-and-karst-2026-a-vendicari-ricerca-grotte-e-paesaggi-carsici-al-centro-dellincontro/09/08/
[6] Puliamo il Buio 2026 alla Buca di Pianiza dell’Alpe – Scintilena https://www.scintilena.com/puliamo-il-buio-2026-alla-buca-di-pianiza-dellalpe-la-speleologia-toscana-per-la-tutela-delle-grotte/09/10/
[7] Il 2000 grotte – boegan.it https://www.boegan.it/2025/04/il-2000-grotte/
[8] Nel Corchia il soccorso del futuro si prova dentro la montagna https://www.scintilena.com/openday-cnsas-dentro-la-montagna/09/28/
[9] Nel rifugio bellico ‘Kleine Berlin’ di Trieste il raro ragno Amblypygi si … https://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2026/09/02/nella-kleine-berlin-di-trieste-il-raro-ragno-amblypygi-si-riproduce-ancora_46cd058d-1c30-4c6f-9a83-030832f9f477.html
[10] Kleine Berlin – Ministero della cultura https://cultura.gov.it/luogo/kleine-berlin
[12] Carso: Tutte le ultime notizie in tempo reale su Carso https://www.quotidiano.net/itinerari/tag/carso
[13] salute-eventiCorriere della Sera https://www.corriere.it/salute/eventi/
[14] [PDF] Carso C Storia Speleologia TS .pdf – Moodle@Units https://moodle2.units.it/pluginfile.php/562402/mod_resource/content/0/Carso%20C%20Storia%20Speleologia%20TS%20.pdf
[15] Tutti gli appuntamenti e manifestazioni da venerdì 18 a … https://www.sanremonews.it/2026/09/18/amp/argomenti/agenda-manifestazioni/articolo/tutti-gli-appuntamenti-e-manifestazioni-da-venerdi-18-a-domenica-20-settembre-2026-in-riviera-e-co.html
[16] “Sopra e sotto il Carso”, online il numero di agosto 2026 … https://www.scintilena.com/sopra-e-sotto-il-carso-online-il-numero-di-agosto-2026-ricerca-esplorazioni-e-memoria-speleologica/09/03/
[17] [PDF] Rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” aps https://www.cavernas.org.br/wp-content/uploads/2022/07/Sopra-e-sotto-il-Carso-1-2022.pdf
[18] [PDF] Rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” aps https://www.cavernas.org.br/wp-content/uploads/2023/11/Sopra-e-sotto-il-Carso-7-2023.pdf
[19] [PDF] SOPRA E SOTTO IL CARSO https://www.speleo.cz/Data/files/sekretariat/Ostatni/Sopra%20e%20sotto%20il%20Carso%2010.pdf
[20] Sopra e Sotto il Carso – Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” https://www.seppenhofer.it/
[21] tornano a riprodursi nel buio sotterraneo della «Kleine Berlin» di … https://www.corriere.it/animali/biodiversita/26_settembre_03/i-ragni-frusta-tornano-a-riprodursi-nel-buio-sotterraneo-della-kleine-berlin-di-trieste-perche-e-una-scoperta-importante-05df73e2-82a2-48e1-93a2-285091d8bxlk.shtml
[22] Corchia Park: con i tuoi alunni in gita scolastica per vivere una … https://www.tuttoscuola.com/corchia-park-con-i-tuoi-alunni-in-gita-scolastica-per-vivere-una-montagna-di-emozioni/
[23] Il 2021 è l’Anno Internazionale delle grotte e del carsismo: speleologia, che passione https://www.ladige.it/tag/Grotte
[24] Kleine Berlin, l’amblipigio si riproduce ancora: femmina con i piccoli … https://www.triesteallnews.it/2026/09/kleine-berlin-lamblipigio-si-riproduce-ancora-femmina-con-i-piccoli-nelle-gallerie-antiaeree/
[25] Eccezionale nei sotterranei di Trieste: scoperto un aracnide mai … https://www.triesteprima.it/green/amblypygi-italia-trieste.html
[26] Giornate Nazionali della Speleologia – Gruppo Puglia Grotte https://www.gruppopugliagrotte.it/archivio-storico/bollettini/2003/lovece2/
[27] archeologia Archivi – Fondazione MIdA https://fondazionemida.com/tag/archeologia
[28] TRE SERATE DEDICATE ALLA SPELEOLOGIA – Grotta del Vento https://grottadelvento.com/it/novita/tre-serate-dedicate-alla-speleologia/
[29] Scuole – CorchiaPark https://www.corchiapark.it/scuole/
[30] Kleine Berlin – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Kleine_Berlin

https://www.facebook.com/share/p/1JH5J7rUWp/?mibextid=wwXIfr

L'articolo Sopra e Sotto il Carso, online il numero di settembre 2026 tra memoria, ricerca e speleologia proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Soccorso speleologico in addestramento tra Urzulei e Baunei: tecnici CNSAS al lavoro in due grotte verticali
    Condividi Nel Nuorese le stazioni CNSAS di Cagliari, Sassari e Iglesias hanno svolto un’esercitazione nelle grotte di Nurra de su Neulacoro e Nurra de Su Lenzonargiu, affrontando recuperi in barella, contrappeso, riprese di ancoraggi e manovre di uscita dalla verticale sotto la supervisione degli istruttori regionali. ESERCITAZIONE DI SOCCORSO SPELEOLOGICO – Comunicato CNSAS URZULEI E BAUNEI (NU) – Per mantenere elevati standard operativi è necessario un addestramento continuo, esperienza
     

Soccorso speleologico in addestramento tra Urzulei e Baunei: tecnici CNSAS al lavoro in due grotte verticali

Október 4th 2026 at 10:00

Condividi

Nel Nuorese le stazioni CNSAS di Cagliari, Sassari e Iglesias hanno svolto un’esercitazione nelle grotte di Nurra de su Neulacoro e Nurra de Su Lenzonargiu, affrontando recuperi in barella, contrappeso, riprese di ancoraggi e manovre di uscita dalla verticale sotto la supervisione degli istruttori regionali.

ESERCITAZIONE DI SOCCORSO SPELEOLOGICO – Comunicato CNSAS

URZULEI E BAUNEI (NU) – Per mantenere elevati standard operativi è necessario un addestramento continuo, esperienza in ambiente e una grande intesa di squadra. È con questo obiettivo che lo scorso weekend i nostri tecnici appartenenti alle stazioni di Cagliari, Sassari e Iglesias hanno preso parte a una esercitazione di soccorso speleologico che si è svolta in due differenti grotte: Nurra de su Neulacoro il sabato e Nurra de Su Lenzonargiu la domenica. Entrambe a sviluppo verticale, con una serie di terrazzamenti e di pozzi, sono state uno scenario perfetto per l’addestramento sulle tipologie di recupero della barella che vengono utilizzate in cavità di questo genere, quali quella con la tecnica del contrappeso, il recupero con riprese di ancoraggi e le diverse varianti di uscita dalla verticale, manovra critica nelle reali operazioni di soccorso. In entrambe le giornate erano presenti a turno 2 istruttori della Scuola Regionale Tecnici di Soccorso Speleologico che hanno supervisionato tutte le attività.

Fonti
[1] Esercitazione Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/tag/esercitazione/
[2] Esercitazione di soccorso alla Grotta di Cittareale – Scintilena https://www.scintilena.com/esercitazione-di-soccorso-alla-grotta-di-cittareale/02/24/
[3] Scintilena https://www.scintilena.com/
[4] Notizie Speleo Regionali – Scintilena https://www.scintilena.com/servizi-per-la-speleologia/notizie-speleo-regionali/
[5] Scintilena – Pagina 2 di 2508 – Una luce nel buio – il … https://www.scintilena.com/page/2/
[6] Archivio Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/archivio/
[7] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 http://www.gwferrari.it/RivisteSpeleo/NAZ/Scintilena/2023/Scintilena2023-V21-F7-Indice.pdf
[8] La Scintilena, 25.000 articoli e una luce che resta sul Web https://www.scintilena.com/la-scintilena-25-000-articoli-e-una-luce-che-resta-sul-web/09/17/
[9] Chi Siamo – Scintilena https://www.scintilena.com/chi-siamo/
[10] La Scintilena – speleologiaveneta.it https://speleologiaveneta.it/index.php/la-scintilena
[11] Scintilena – Indice Articoli 2022 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2022_Indice_articoli_Scintilena.pdf
[12] Scintilena (@Scintilena) / Posts / X https://x.com/Scintilena
[13] Artificial Cavities, the Speleological Federation of Tuscany Proposes a Course Between Theory and Field – Scintilena https://ground.news/article/artificial-cavities-the-speleological-federation-of-tuscany-proposes-a-course-between-theory-and-field-scintilena
[14] Ico, Continue Exploring – Scintilena https://ground.news/article/ico-continue-exploring-scintilena
[15] @scintilena – Telegram – t.me https://t.me/s/Scintilena?before=8721

https://www.facebook.com/share/1C5HGUjYiR/?mibextid=wwXIfr

L'articolo Soccorso speleologico in addestramento tra Urzulei e Baunei: tecnici CNSAS al lavoro in due grotte verticali proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Diversamente Speleo 2026 a Falvaterra: sedici partecipanti in grotta con una rete di 76 speleologi
    Condividi L’ edizione di Diversamente Speleo 2026 si è svolta il 27 settembre alle Grotte di Falvaterra. L’iniziativa ha coinvolto associazioni di cinque regioni, famiglie, operatori e volontari, nel Monumento naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco. Diversamente Speleo 2026, i numeri della giornata Falvaterra, in provincia di Frosinone, ha ospitato la decima edizione di Diversamente Speleo 2026. La giornata si è svolta domenica 27 settembre nel complesso delle Grotte di Falvaterra. S
     

Diversamente Speleo 2026 a Falvaterra: sedici partecipanti in grotta con una rete di 76 speleologi

Október 4th 2026 at 09:00

Condividi

L’ edizione di Diversamente Speleo 2026 si è svolta il 27 settembre alle Grotte di Falvaterra. L’iniziativa ha coinvolto associazioni di cinque regioni, famiglie, operatori e volontari, nel Monumento naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco.

Diversamente Speleo 2026, i numeri della giornata

Falvaterra, in provincia di Frosinone, ha ospitato la decima edizione di Diversamente Speleo 2026. La giornata si è svolta domenica 27 settembre nel complesso delle Grotte di Falvaterra.

Secondo il resoconto degli organizzatori, 16 partecipanti di Diversamente Speleo sono entrati in grotta con il supporto di 76 speleologi. Alla giornata hanno preso parte anche familiari e operatori delle associazioni coinvolte. Il bilancio complessivo è di 120 presenze.

Diversamente Speleo 2026 ha riunito persone provenienti da territori diversi. L’accompagnamento è stato costruito come attività di gruppo, con la presenza di speleologi volontari lungo il percorso e con il coinvolgimento delle reti familiari e associative.

L’iniziativa si colloca nel percorso avviato nel 2012 da un gruppo di speleologi dell’Italia centrale. Nel corso degli anni il progetto ha mantenuto il proprio obiettivo: rendere possibile una conoscenza diretta dell’ambiente ipogeo per persone con disabilità, modulando i percorsi e l’assistenza sulle esigenze concrete dei partecipanti.

Speleologia inclusiva e accompagnamento in grotta

Diversamente Speleo 2026 non va letto come una semplice visita turistica. Il centro della giornata è stato l’accompagnamento in grotta, reso possibile dal lavoro coordinato di persone con competenze speleologiche, volontari e operatori.

Le precedenti esperienze hanno adottato modalità differenti: accompagnamenti per persone deambulanti, attività multisensoriali e, dove necessario, impiego di barelle. La soluzione tecnica dipende sempre dalle condizioni della cavità, dal meteo, dal livello idrico e dalle necessità della persona accompagnata.

Nel 2025, alla Grotta Scura di Bolognano, l’edizione della rete Abruzzo, Lazio e Italia centrale aveva riunito 22 partecipanti con disabilità e 73 speleologi tutor e accompagnatori. A Falvaterra, nel 2026, il numero dei partecipanti in grotta è stato più contenuto, mentre la presenza dei volontari è rimasta ampia. Il dato evidenzia il carattere organizzativo e collettivo dell’appuntamento.

Gruppi speleologici da cinque regioni

Alla decima edizione di Diversamente Speleo 2026 hanno aderito gruppi e speleologi di Abruzzo, Lazio, Umbria, Emilia-Romagna e Veneto. Erano inoltre presenti numerosi speleologi non affiliati a gruppi.

Dall’Abruzzo hanno partecipato il Gruppo GES CAI “Andrea Pietrolungo” di Pescara, il Gruppo Grotte e Forre CAI L’Aquila “Francesco de Marchi”, il Gruppo Grotte e Forre CAI Teramo e il CNSAS Abruzzo.

Dal Lazio sono arrivati il Gruppo Speleologico “La Stalattite Eccentrica”, lo Speleo Club Roma, l’Associazione Speleo “Montefascia”, il Gruppo GS-CAI Roma, il CAI Colleferro, il CAI di Palestrina, Roma Sotterranea e il CNSAS Lazio.

L’Umbria è stata rappresentata dal Gruppo Speleologico UTEC Narni e dall’Associazione La Scintilena. Hanno aderito anche lo Speleo Club Forlì e il Gruppo Grotte Ariminum GGA CAI Rimini per l’Emilia-Romagna, insieme al Gruppo Speleologico Settecomuni e al GEO CAI Bassano del Grappa per il Veneto.

La presenza di gruppi provenienti da aree geografiche diverse conferma una dimensione interregionale consolidata. Diversamente Speleo 2026 si basa infatti sulla disponibilità di una rete che si attiva per una giornata, condividendo attrezzature, competenze e tempi organizzativi.

Grotte di Falvaterra e Rio Obaco, il contesto dell’evento

Diversamente Speleo 2026 si è svolta nel Monumento naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco. L’area protetta si trova sulle pendici settentrionali dei monti Ausoni ed è stata istituita dalla Regione Lazio nel 2007. Si estende per 133 ettari ed è gestita dal Comune di Falvaterra.

Il sistema carsico di Falvaterra è vicino alle Grotte di Pastena. Le fonti locali descrivono un complesso ipogeo superiore a due chilometri, con percorsi turistici e speleoturistici in ambiente acquatico.

La scelta della cavità richiede attenzione alle condizioni ambientali. Le visite speleoturistiche possono essere annullate in caso di piogge intense, allerta meteo o aumento della portata del corso d’acqua sotterraneo. Sicurezza, tutela della cavità e adeguamento dell’esperienza ai partecipanti restano quindi elementi inseparabili.

Patrocini e organizzazione

L’evento ha ricevuto il patrocinio del Monumento naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco e del Comune di Falvaterra. Hanno collaborato la Protezione Civile di Falvaterra, la Misericordia di Roccasecca, la Regione Lazio, la Pro Loco di Falvaterra, I Percorsi di Tommaso e la Polizia municipale di Falvaterra.

Un ringraziamento è stato rivolto ad Augusto Carè e Giuseppe Rinna, riferimenti per l’area speleoturistica, per l’accoglienza e per il grande contributo all’organizzazione della giornata.

Lo staff organizzativo di Diversamente Speleo 2026 era composto da Alejandra Meda, Giulia Pascucci, Lia Sisino, Aurelio Ferreo, Maria Fierli, Nerio Leonori, Giancarlo Tanda, Andrea Scatolini, Giulio Foschi ed Elena Di Labio. Il resoconto ricorda anche il contributo delle persone impegnate nella preparazione logistica e nell’accoglienza.

La decima edizione si è chiusa con l’appuntamento al 2027. Il valore dell’iniziativa sta nella continuità di una rete che unisce speleologia, associazionismo e partecipazione, senza separare l’esperienza sotterranea dalle condizioni di sicurezza e di cura necessarie per condividerla.

Fonti

https://www.facebook.com/share/1C5yzFLxRF/?mibextid=wwXIfr

Fonti
[1] Diversamente Speleo 2026 a Falvaterra: l’Italia centrale … https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-2026-a-falvaterra-litalia-centrale-torna-in-grotta/09/24/
[2] Monumento Naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco – Parchilazio https://www.parchilazio.it/falvaterra
[3] Grotte di Falvaterra https://www.grottedifalvaterra.it/
[4] Orari di visita, APERTURA TUTTO L’ANNO https://www.grottedifalvaterra.it/orari_di_visita_6.html
[6] Grotte di Falvaterra e il Lago Blu a cuore – Visit Lazio https://www.visitlazio.com/grotte-di-falvaterra-e-il-lago-blu-a-cuore/
[7] prezzi – Grotte di Falvaterra https://www.grottedifalvaterra.it/prezzi_7.html
[8] Speleoturismo – grottedifalvaterra.it https://www.grottedifalvaterra.it/speleoturismo_15.html
[9] Monumento naturale delle Grotte di Falvaterra e Rio Obaco https://it.wikipedia.org/wiki/Monumento_naturale_delle_Grotte_di_Falvaterra_e_Rio_Obaco
[10] GROTTE DI FALVATERRA E RIO OBACO – ACI Club https://club.aci.it/syc_puntovendita/grotte-di-falvaterra-e-rio-obaco/
[11] Speleoturismo nelle Grotte di Falvaterra e Risorgenza … https://www.tesoridellazio.it/outdoor/speleoturismo-nelle-grotte-di-falvaterra-e-rio-obaco-falvaterra-frosinone/
[12] Grotte di Falvaterra, orario di apertura. – Musei Online https://www.museionline.info/tipologie-museo/grotte-di-falvaterra
[13] GROTTE DI FALVATERRA: Tutto quello che c’è da sapere (2026) https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g3723968-d5008032-Reviews-Grotte_di_Falvaterra-Falvaterra_Province_of_Frosinone_Lazio.html
[14] Grotte di Falvaterra – Visita Speleoturismo – All You SHOULD … https://www.tripadvisor.com/Attraction_Review-g3723968-d10799654-Reviews-Grotte_di_Falvaterra_Visita_Speleoturismo-Falvaterra_Province_of_Frosinone_Lazi.html
[15] Alle Grotte di Pertosa-Auletta torna “Diversamente Speleo”: l … https://www.italia2news.it/2026/09/24/alle-grotte-di-pertosa-auletta-torna-diversamente-speleo-ledizione-2026-in-favore-de-il-sorriso-di-samuele/
[16] ALLE GROTTE DI PERTOSA-AULETTA TORNA “DIVERSAMENTE SPELEO” https://www.news-express.it/2026/09/24/alle-grotte-di-pertosa-auletta-torna-diversamente-speleo/

L'articolo Diversamente Speleo 2026 a Falvaterra: sedici partecipanti in grotta con una rete di 76 speleologi proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Clean Your Backyard 2026, bonificata la forra del Rio Chignolo a Comerio
    Condividi Cinquanta volontari tra CAI Varese, associazioni locali e amministrazione comunale hanno rimosso rifiuti e ostruzioni dal torrente, intervenendo anche nei due tratti ipogei del percorso di speleo-torrentismo urbano. Clean Your Backyard 2026: l’intervento nel Rio Chignolo Si è conclusa a Comerio la quinta edizione di Clean Your Backyard, iniziativa dedicata alla pulizia ambientale e alla cura del territorio. Domenica 27 settembre circa cinquanta volontari hanno lavorato lungo il R
     

Clean Your Backyard 2026, bonificata la forra del Rio Chignolo a Comerio

Október 4th 2026 at 08:00

Condividi

Cinquanta volontari tra CAI Varese, associazioni locali e amministrazione comunale hanno rimosso rifiuti e ostruzioni dal torrente, intervenendo anche nei due tratti ipogei del percorso di speleo-torrentismo urbano.

Clean Your Backyard 2026: l’intervento nel Rio Chignolo

Si è conclusa a Comerio la quinta edizione di Clean Your Backyard, iniziativa dedicata alla pulizia ambientale e alla cura del territorio. Domenica 27 settembre circa cinquanta volontari hanno lavorato lungo il Rio Chignolo, torrente che attraversa l’abitato e incide una piccola forra nella roccia maiolica.

All’operazione hanno partecipato il CAI Varese con il Gruppo Speleologico e gli specialisti di torrentismo, il Gruppo Antincendio Boschivo di Comerio, il Gruppo Alpini locale e rappresentanti dell’amministrazione comunale. L’intervento ha interessato sia le porzioni aperte dell’alveo, più semplici da raggiungere, sia le sezioni incassate e intombate.

Clean Your Backyard 2026 ha quindi avuto una funzione ambientale e operativa. La presenza congiunta di volontari, tecnici e amministratori ha consentito di lavorare in un contesto dove manutenzione ordinaria, conoscenza del terreno e sicurezza in ambiente di forra devono procedere insieme.

Rio Chignolo e speleo-canyonismo urbano a Comerio

Il Rio Chignolo è conosciuto dagli appassionati per una caratteristica poco comune. Il suo breve percorso comprende due lunghi tratti ipogei artificialmente intombati: uno sotto il rione Orocco e uno nell’area dell’ex Whirlpool. La documentazione del CAI Varese descrive l’itinerario come un raro caso di speleo-torrentismo urbano.

La forra misura circa 500 metri di sviluppo, con un dislivello di 100 metri. La scheda tecnica indica roccia maiolica, bacino idrografico di un chilometro quadrato e difficoltà v2 a2 II. Sono dati che definiscono un ambiente di progressione specialistica, non una semplice passeggiata in alveo.

Le indicazioni del CAI ricordano inoltre che il torrentismo comporta rischi specifici e che condizioni meteorologiche e portate possono cambiare rapidamente. Per questa ragione il miglioramento degli ancoraggi svolto durante Clean Your Backyard 2026 va letto nel quadro della manutenzione del percorso da parte di persone con competenze tecniche, senza sostituire la necessaria preparazione individuale di chi affronta una forra.

Rifiuti rimossi e riduzione delle ostruzioni

Nel corso della giornata sono stati raccolti ferro, plastica, vetro, scarti edili, tubazioni, elettrodomestici dismessi e pneumatici. I materiali sono stati convogliati in un container per avviarli allo smaltimento. La bonifica ha richiesto l’impiego di dieci esperti di torrentismo del CAI Varese, calati nei passaggi più impervi per raggiungere detriti non accessibili ai normali mezzi comunali.

L’azione non ha riguardato solo i rifiuti. I partecipanti hanno rimosso anche tronchi e piante cadute nell’alveo. In una forra stretta, la presenza di materiale legnoso può favorire sbarramenti locali durante le piene, con effetti sulla circolazione dell’acqua e sulla sicurezza delle aree circostanti.

La pulizia del Rio Chignolo mostra il valore pratico della collaborazione tra associazioni di montagna, volontariato di protezione del territorio e amministrazioni. Le conoscenze maturate nella mappatura delle forre delle Prealpi Varesine hanno permesso di individuare un luogo di interesse ambientale e speleologico, ma anche di documentare l’accumulo di rifiuti che ne comprometteva la fruizione.

Ispezione nei tratti intombati e prevenzione idrogeologica

Un ulteriore elemento di Clean Your Backyard 2026 è stata l’ispezione diretta delle opere e del torrente nei tratti intombati, effettuata con la presenza degli assessori comunali. Questo sopralluogo offre elementi utili per programmare attività di controllo e prevenzione del rischio idrogeologico.

Nei corsi d’acqua coperti, infatti, l’osservazione delle condizioni interne può essere più complessa rispetto ai tratti a cielo aperto. L’accumulo di rifiuti, vegetazione o materiali trasportati dalla corrente può ridurre localmente la sezione utile al deflusso. La verifica sul campo permette di distinguere le necessità di manutenzione ordinaria da eventuali interventi più strutturati.

La giornata si è conclusa alla sede degli Alpini di Comerio con un momento conviviale rivolto ai partecipanti. Il risultato dell’iniziativa resta soprattutto nel lavoro svolto lungo il Rio Chignolo: pulizia dell’alveo, rimozione delle potenziali ostruzioni, osservazione dei tratti sotterranei e manutenzione degli ancoraggi di una forra che conserva un interesse specifico per il canyoning e la speleologia urbana.

Fonti

Fonti
[1] Pulizia straordinaria al Rio Chignolo a Comerio: volontari e tecnici in azione nel tratto intubato https://www.varesenews.it/2026/09/pulizia-straordinaria-al-rio-chignolo-a-comerio-volontari-e-tecnici-in-azione-nel-tratto-intubato/2691694/
[2] [PDF] RIO CHIGNOLO – CAI Varese https://www.caivarese.it/wp-content/uploads/forre/Chignolo.pdf
[3] Il canyon del Rio Chignolo ripulito da cumuli di rifiuti grazie ai Rospi … https://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/il-canyon-del-rio-chignolo-0444dc86
[4] Comerio, volontari in campo per ripulire la gola del Rio Chignolo https://www.laprovinciadivarese.it/comerio-volontari-in-campo-per-ripulire-la-gola-del-rio-chignolo-411211/
[6] “Clean Your Backyard”: in 50 ripuliscono il Rio Chignolo – VareseNews – Foto https://www.varesenews.it/photogallery/clean-your-backyard-in-50-ripuliscono-il-rio-chignolo/foto/10/
[7] Ecologia e comunità nella pulizia del torrente a Comerio – Prealpina https://www.prealpina.it/news/valli-e-laghi/392477/ecologia-e-comunita-nella-pulizia-del-torrente-a-comerio.html
[8] Comerio ottiene dalla Regione 100 mila euro per la lotta al dissesto … https://www.varesenews.it/2021/03/comerio-ottiene-dalla-regione-100-mila-euro-la-lotta-al-dissesto-idrogeologico/1323591/
[9] Green waste dumping event https://www.2news.com/news/local/green-waste-dumping-event/video_9cb8040a-94c7-540b-9786-2b26d0bae143.html
[10] “Clean Your Backyard”: in 50 ripuliscono il Rio Chignolo – VareseNews – Foto https://www.varesenews.it/photogallery/clean-your-backyard-in-50-ripuliscono-il-rio-chignolo/foto/5/
[11] [PDF] COMUNE DI COMERIO Tav. 1/a – AWS https://bussola.s3.eu-west-1.amazonaws.com/119529/Tavola%201a.pdf
[12] “Clean Your Backyard” Quinta Edizione: a Comerio ci si mobilita per … https://speleolombardia.wordpress.com/2026/09/01/clean-your-backyard-quinta-edizione-a-comerio-ci-si-mobilita-per-la-pulizia-del-rio-chignolo/
[13] Clean your Backyard. Comerio pulizia Forra Rio Chignolo – Hikr.org https://www.hikr.org/tour/post204525.html
[14] Nella Forra per Ripulire il Torrente 50 Volontari al Lavoro sul Rio … https://www.virgilio.it/italia/comerio/notizielocali/nella_forra_per_ripulire_il_torrente_50_volontari_al_lavoro_sul_rio_chignolo_a_comerio-77433194.html
[15] Forre – CAI Varese https://www.caivarese.it/gruppi-sezionali/speleologia-torrentismo/forre/
[16] MALTEMPO – Campania, allerta meteo gialla dalle ore 22:00 di giovedì 24 alle ore 16:00 di venerdì 25 settembre https://napolimagazine.com/attualita/articolo/maltempo-campania-allerta-meteo-gialla-dalle-ore-22-00-di-gioved-24-alle-ore-16-00-di-venerd-25-set-24-09-2026

L'articolo Clean Your Backyard 2026, bonificata la forra del Rio Chignolo a Comerio proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Grotte glaciali dei Forni, il monitoraggio dall’interno documenta trasformazioni sempre più rapide
    Condividi Il Progetto Speleologia Glaciale segue le cavità del ghiacciaio dei Forni e del Morteratsch: rilievi, immagini e tracciamenti aiutano a leggere l’evoluzione del drenaggio interno e i rischi legati ai collassi Grotte glaciali dei Forni, un ambiente che cambia stagione dopo stagione Le grotte glaciali dei Forni sono cavità temporanee, modellate dall’acqua di fusione e dal movimento stesso della massa di ghiaccio. Pozzi, condotti, forre e camere di contatto con la roccia possono nas
     

Grotte glaciali dei Forni, il monitoraggio dall’interno documenta trasformazioni sempre più rapide

Október 4th 2026 at 07:00

Condividi

Il Progetto Speleologia Glaciale segue le cavità del ghiacciaio dei Forni e del Morteratsch: rilievi, immagini e tracciamenti aiutano a leggere l’evoluzione del drenaggio interno e i rischi legati ai collassi

Grotte glaciali dei Forni, un ambiente che cambia stagione dopo stagione

Le grotte glaciali dei Forni sono cavità temporanee, modellate dall’acqua di fusione e dal movimento stesso della massa di ghiaccio. Pozzi, condotti, forre e camere di contatto con la roccia possono nascere, ampliarsi e scomparire nel giro di una sola stagione. Per questo la loro esplorazione non è soltanto attività speleologica: costituisce una forma di osservazione diretta dei processi che interessano il ghiacciaio dall’interno.

A richiamare l’attenzione su questo lavoro è Paola Tognini, geologa e speleologa del Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, impegnata nel Progetto Speleologia Glaciale insieme, tra gli altri, a Mauro Inglese e Andrea Ferrario. In occasione del festival Monti e Sorgenti, al CAI di Lecco, il gruppo ha presentato i risultati delle campagne condotte nelle Alpi, con particolare riferimento al ghiacciaio dei Forni in Valfurva e al Morteratsch in Svizzera.[1]

Le osservazioni sul ghiacciaio dei Forni risalgono agli anni Novanta. Il Progetto Speleologia Glaciale, nato nel 2008 dalla collaborazione tra Gruppo Speleologico CAI Varallo, Gruppo Grotte CAI Saronno e Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, ha poi raccolto competenze provenienti da più realtà italiane. Il suo obiettivo è seguire nel tempo le grotte glaciali, documentandone sviluppo, instabilità e relazione con il ritiro delle masse di ghiaccio.

Speleologia glaciale e rilievi nelle cavità effimere

La speleologia glaciale opera in condizioni diverse dalle cavità carsiche. Il substrato è in continuo movimento. L’acqua può modificare rapidamente i percorsi. Crepacci, massi inglobati, inghiottitoi attivi e collassi rendono ogni ingresso dipendente dalle condizioni del momento. Anche le operazioni di soccorso sarebbero complesse.

Nelle grotte glaciali dei Forni, la documentazione combina fotografie, video, rilievi topografici e osservazioni delle forme di drenaggio. Il valore di questo lavoro sta soprattutto nella continuità delle serie di dati. Una cavità rilevata in una stagione può non essere più accessibile, o può essere completamente scomparsa, l’anno successivo.

Secondo Tognini, negli ultimi anni sono state osservate grandi grotte di contatto, sviluppate fra il ghiaccio e il substrato roccioso, poi non più presenti nelle campagne successive. La comparsa di vuoti profondi e instabili indica una trasformazione della struttura interna. Quando il ghiaccio si assottiglia e i crepacci raggiungono il letto roccioso, i circuiti idrici e le discontinuità possono favorire ulteriori cedimenti.

Il Club Alpino Italiano ha evidenziato come il monitoraggio delle cavità glaciali permetta di studiare il rapporto tra evoluzione delle grotte e trasformazione del ghiacciaio. I flussi d’aria nelle cavità, il passaggio dell’acqua e i collassi contribuiscono a modificare la massa glaciale. Le esplorazioni dall’interno completano quindi le misure di superficie e le osservazioni da remoto.

Ghiacciaio dei Forni, acqua di fusione e laghi nascosti

Un punto centrale dell’attività sulle grotte glaciali dei Forni riguarda l’idrologia endoglaciale e subglaciale. L’acqua superficiale entra nei mulini glaciali, percorre condotti interni e può raggiungere la base del ghiacciaio. La configurazione di questa rete non è fissa. Cambia con la fusione, con la pressione dell’acqua e con l’evoluzione del ghiaccio.

In una precedente campagna, il Progetto Speleologia Glaciale ha utilizzato GPS professionali per verificare lo spostamento annuale dei mulini, ha effettuato misure di spessore e ha condotto tracciamenti multipli delle acque. I test hanno mostrato risposte differenti in due settori del ghiacciaio. In un caso il transito del tracciante era rapido e poco diluito, compatibile con una rete di condotte efficiente. Nell’altro caso la restituzione più lenta suggeriva un drenaggio meno diretto oppure la presenza di un ostacolo o di un serbatoio interno.

Queste indagini sono importanti anche per valutare la possibile presenza di laghi endoglaciali o subglaciali. Un accumulo d’acqua, se liberato in seguito al cedimento di una soglia di ghiaccio o di detrito, può generare una piena improvvisa. Non ogni anomalia idrologica corrisponde a un pericolo imminente, ma riconoscere i percorsi e i tempi di deflusso aiuta a definire i fenomeni da sorvegliare.

Il ritiro del ghiacciaio e la necessità di serie storiche

Il ghiacciaio dei Forni è uno dei casi più seguiti nelle Alpi lombarde. Le informazioni riportate dalle campagne recenti della Carovana dei ghiacciai indicano un arretramento di circa tre chilometri dall’inizio del secolo. Tra il 2014 e il 2022 la fronte avrebbe perso oltre 400 metri e, in alcune porzioni, lo spessore del ghiaccio sarebbe diminuito fino a 70 metri. Sono dati che descrivono una tendenza di lungo periodo e che vanno letti insieme alle variazioni annuali di neve, temperatura e precipitazioni.

Dentro questa trasformazione, le grotte glaciali dei Forni sono indicatori molto rapidi. Non sostituiscono i bilanci di massa, la glaciologia di superficie o i rilievi aerofotogrammetrici. Aggiungono però informazioni che quegli strumenti non possono ottenere direttamente: forma e posizione dei condotti, geometria delle cavità di contatto, comportamento dell’acqua e segnali di instabilità localizzata.

La continuità delle osservazioni è decisiva. Un ambiente tanto effimero richiede confronti nel tempo, archivi ordinati e un linguaggio comune fra speleologi, glaciologi e tecnici del territorio. La documentazione prodotta sul campo può essere utile anche per interpretare eventi avvenuti dopo la chiusura o il collasso di una cavità.

Grotte glaciali dei Forni, ricerca sul campo e sicurezza

L’aumento della rapidità dei cambiamenti rende più ristrette le finestre operative per le esplorazioni. Gli ingressi possono risultare inaccessibili, le cavità possono diventare pericolose e le condizioni meteorologiche incidono in modo diretto sulla sicurezza. Per gli speleologi non si tratta di inseguire record, ma di scegliere con prudenza quando e dove sia possibile lavorare.

Il Progetto Speleologia Glaciale mostra il ruolo specifico della speleologia nella ricerca sui ghiacciai. Rilievi, immagini e tracciamenti restituiscono una lettura ravvicinata delle trasformazioni che avvengono sotto la superficie. Nel caso delle grotte glaciali dei Forni, questo patrimonio di osservazioni consente di collegare l’evoluzione delle cavità ai processi di fusione, drenaggio e collasso.

In un contesto in cui molte forme glaciali durano pochi mesi, la rapidità della documentazione diventa parte integrante del metodo. Ogni campagna aggiunge elementi a una serie storica che aiuta a comprendere non solo ciò che resta del ghiacciaio, ma anche il modo in cui sta cambiando.

Fonti

Fonti
[1] Nelle viscere dei ghiacciai. ‘Sfidiamo il pericolo ed esploriamo l’effimero’ https://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/speleo-glaciologi-ghiacciaio-forni-r7dpq9vw
[2] I ghiacciai degli speleologi – Lo Scarpone https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/ghiacciai-speleologi/
[3] Gruppo di Lavoro Glaciospeleologia – speleolombardia.it https://speleolombardia.wordpress.com/commissione-scientifica/gruppo-di-lavoro-glaciospeleologia/
[4] Speleologia Glaciale -Tutti al gelo nel Forni – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-tutti-al-gelo-nel-forni/10/24/
[5] Sos ghiacciaio dei Forni, Legambiente denuncia: “In Valfurva perde fino a 10 centimetri di spessore al giorno” https://www.quotidiano.net/luce/attualita/ghiacciaio-forni-legambiente-valfurva-perde-10-centimetri-spessore-al-giorno-k4gv8jwj
[7] Alpi e ghiacciai, estate horribilis 2026: dati e crolli dalla … https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/07/ghiacciai-alpi-estate-2026-carovana-legambiente-notizie/8498920/
[8] [PDF] VUOTI E GHIACCIO. Speleologia e ricerca nelle grotte glaciali … https://www.estmonterosa.it/images/eventi/2018/2018.09.22-vuoto-e-ghiaccio-speleologia-scienza-grotte-glaciali-italiane-programma-convegno-agognate.pdf
[9] [PDF] VUOTO e GHIACCIO – CAI Novara https://cainovara.it/wp-content/uploads/2018/07/convegno.pdf
[10] [PDF] VUOTO E GHIACCIO Speleologia e scienza nelle grotte glaciali … https://www.gruppogrottenovara.it/assets/files/Labirinti37.pdf
[11] Glaciospeleologia | speleolombardia.it https://speleolombardia.wordpress.com/category/glaciospeleologia/
[12] [PDF] PAOLA TOGNINI – Premio Marcello Meroni https://premiomarcellomeroni.it/wp-content/uploads/2017/09/2012-Paola-Tognini.pdf
[13] Lecco, dalle grotte nei ghiacciai alla speleologia: serata sulla glaciospeleologia e corso di avvicinamento – Scintilena https://www.scintilena.com/lecco-dalle-grotte-nei-ghiacciai-alla-speleologia-serata-sulla-glaciospeleologia-e-corso-di-avvicinamento/09/09/
[14] 2° Incontro di Speleologia Glaciale – Scintilena https://www.scintilena.com/2-incontro-di-speleologia-glaciale-2/03/03/
[15] L’idrodinamica endoglaciale: cosa succede davvero dentro un … https://www.scintilena.com/lidrodinamica-endoglaciale-cosa-succede-davvero-dentro-un-ghiacciaio-alpino-quando-nevica-o-fa-caldo/05/02/
[16] Convegno a Novara: VUOTO e GHIACCIO Speleologia e scienza … https://www.scintilena.com/convegno-a-novara-vuoto-e-ghiaccio-speleologia-e-scienza-nelle-grotte-glaciali-italiane/07/18/

L'articolo Grotte glaciali dei Forni, il monitoraggio dall’interno documenta trasformazioni sempre più rapide proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Armo sostenibile, a Spelaion 2026 un corso sugli ancoraggi per la speleologia
    Condividi Il 5 e 6 dicembre a Bari un corso tecnico-pratico dedicato agli ancoraggi di nuova “vecchia” generazione. L’iniziativa si inserisce nel programma di Spelaion 2026, dedicato quest’anno al tema “Sostenibilità in profondità” In occasione di Spelaion 2026, in programma a Bari dal 4 al 6 dicembre, si terrà il Corso di Armo Sostenibile, un appuntamento tecnico-pratico dedicato agli ancoraggi e alle modalità di attrezzamento delle grotte. Il corso si svolgerà nelle giornate del 5 e 6 di
     

Armo sostenibile, a Spelaion 2026 un corso sugli ancoraggi per la speleologia

Október 4th 2026 at 06:00

Condividi

Il 5 e 6 dicembre a Bari un corso tecnico-pratico dedicato agli ancoraggi di nuova “vecchia” generazione. L’iniziativa si inserisce nel programma di Spelaion 2026, dedicato quest’anno al tema “Sostenibilità in profondità”

In occasione di Spelaion 2026, in programma a Bari dal 4 al 6 dicembre, si terrà il Corso di Armo Sostenibile, un appuntamento tecnico-pratico dedicato agli ancoraggi e alle modalità di attrezzamento delle grotte.

Il corso si svolgerà nelle giornate del 5 e 6 dicembre 2026 ed è presentato dagli organizzatori come un percorso sugli “ancoraggi di nuova (vecchia) generazione”, espressione che richiama il recupero e la rilettura di soluzioni già conosciute alla luce delle attuali esigenze di sicurezza, efficacia e sostenibilità.

L’iniziativa è indicata come corso omologato CAI e SSI di II livello. La direzione è affidata all’IT SSI S. Sterchele e all’IS SNS CAI D’Adduzio.

Armo e sostenibilità degli ambienti sotterranei

13-09-2026 Auronzo di Cadore Buse del Socento Marmarole: “Speleo Team sempre al lavoro. Oggi dopo aver vagato tra mughi e versanti quasi impraticabili, finalmente abbiamo raggiunto una delle risorgenze dei Lastoni delle Marmarole. Non sappiamo quantificare la portata, ma è davvero tanta. Vedere quell’acqua uscire con tanta pressione da una fessura nella roccia è stato incredibile. Le Marmarole“

Il tema si inserisce pienamente nel filo conduttore scelto per Spelaion 2026: “Sostenibilità in profondità”.

L’incontro regionale della speleologia pugliese vuole infatti porre l’attenzione non soltanto sull’esplorazione, ma anche sulla responsabilità degli speleologi nella conoscenza, documentazione e protezione degli ambienti carsici.

In questo contesto, parlare di armo sostenibile significa aprire una riflessione anche sul modo in cui vengono attrezzate e frequentate le cavità, sull’impiego degli ancoraggi e sull’impatto che le attività speleologiche possono avere nel tempo sulle pareti e sugli ambienti sotterranei.

Il corso offrirà quindi un’occasione di formazione e confronto tecnico su un aspetto fondamentale della progressione speleologica.

Dalle esplorazioni nelle Marmarole a Spelaion

Al corso parteciperà anche lo SpeleoTeam di Conegliano, che presenterà l’esperienza maturata durante il campo esplorativo svolto nell’agosto 2026 nelle Marmarole, sulle Dolomiti bellunesi. Le attività hanno riportato il gruppo nell’Abisso Tiziano, cavità dei Lastoni delle Marmarole ancora in esplorazione, dove sono stati raggiunti ambienti fino a circa 150 metri di profondità, con possibili prosecuzioni ancora da indagare. Ne abbiamo già parlato: metto sotto il link.

Nelle settimane successive lo SpeleoTeam ha proseguito le ricognizioni nell’area, raggiungendo anche una delle risorgenze dei Lastoni delle Marmarole, dalla quale è stata osservata una consistente fuoriuscita d’acqua. Le nuove osservazioni confermano l’interesse del gruppo per la comprensione della circolazione idrica sotterranea e per le possibili prosecuzioni del sistema.

A Spelaion lo SpeleoTeam anticipa inoltre la presentazione di una novità che consentirà, secondo il gruppo, di «osservare le grotte con occhi nuovi». I dettagli saranno illustrati durante l’appuntamento di Bari.

Il Corso di Armo Sostenibile è uno degli appuntamenti tecnici di Spelaion 2026, manifestazione organizzata dal Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari, in collaborazione con la Federazione Speleologica Pugliese e con il patrocinio del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – Puglia.

L’edizione di quest’anno avrà inoltre un significato particolare: sarà l’occasione per celebrare il 50° anniversario della fondazione del Gruppo Speleologico Vespertilio di Bari, affiancando alla memoria di mezzo secolo di attività una riflessione sulle tecniche e sulle responsabilità della speleologia contemporanea: ne parleremo!

Informazioni

Corso di Armo Sostenibile
Date: 5–6 dicembre 2026
Luogo: Bari, nell’ambito di Spelaion 2026
Tipologia: corso tecnico-pratico sugli ancoraggi di nuova “vecchia” generazione
Corso: omologato CAI e SSI – II livello
Direttori: S. Sterchele (IT SSI) e V. D’Adduzio (IS SNS CAI)
Informazioni e iscrizioni: info@vespertilio.it

Fonti e approfondimenti

Programma e informazioni ufficiali di Spelaion 2026 – Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari https://vespertilio.it/spelaion-2026

Post SpeleoTeam Corso di Armo Sostenibile

L'articolo Armo sostenibile, a Spelaion 2026 un corso sugli ancoraggi per la speleologia proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Messico, le fosse dei mammut: cosa raccontano 13.000 anni dopo
    Condividi A Tultepec, nella grande conca del Messico, oltre 1.500 ossa appartenenti ad almeno 14 mammut sono state trovate all’interno di due grandi fosse Gli archeologi ritengono che possano essere state utilizzate come trappole dai cacciatori preistorici. Nuove analisi sui denti e sulle ossa degli animali aggiungono oggi altri particolari alla storia La curiosità è nata leggendo un articolo pubblicato da Focus, dedicato al mistero di una “trappola per mammut” risalente a circa 15.000 ann
     

Messico, le fosse dei mammut: cosa raccontano 13.000 anni dopo

Október 4th 2026 at 05:00

Condividi

A Tultepec, nella grande conca del Messico, oltre 1.500 ossa appartenenti ad almeno 14 mammut sono state trovate all’interno di due grandi fosse

Gli archeologi ritengono che possano essere state utilizzate come trappole dai cacciatori preistorici. Nuove analisi sui denti e sulle ossa degli animali aggiungono oggi altri particolari alla storia

La curiosità è nata leggendo un articolo pubblicato da Focus, dedicato al mistero di una “trappola per mammut” risalente a circa 15.000 anni fa.

Una storia abbastanza affascinante da meritare qualche ricerca in più.

le fonti scientifiche e quelle dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH), l’ente pubblico messicano che si occupa della ricerca e della tutela del patrimonio archeologico, antropologico e paleontologico. E’ emersa una storia ancora più interessante: non soltanto grandi fosse e centinaia di ossa, ma nuove datazioni, analisi dei denti e delle ossa e perfino indizi sugli spostamenti dei mammut che vivevano nella regione alla fine del Pleistocene.

Tutto comincia con due grandi buche nel terreno e una quantità impressionante di ossa.

Ricostruzione della caccia al mammut, Museo Nazionale di Antropologia, Città del Messico. Foto: José Luiz Bernardes Ribeiro / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

Siamo a Tultepec, nello Stato del Messico, una quarantina di chilometri a nord di Città del Messico. Qui, durante alcuni lavori effettuati nel 2019 in un’area destinata a una discarica, gli archeologi dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) hanno portato alla luce più di 1.500 resti ossei appartenenti ad almeno 14 mammut.

Della scoperta colpisce, più ancora del notevole numero di resti, il fatto che le ossa si trovassero all’interno di due grandi fosse, profonde circa un metro e settanta e larghe una ventina di metri. Secondo gli archeologi, potrebbero essere state scavate intenzionalmente e utilizzate dagli antichi abitanti della regione per intrappolare i mammut.

Se questa interpretazione è corretta, Tultepec conserva la testimonianza di una forma di caccia molto più organizzata di quanto si potrebbe immaginare pensando ai gruppi umani della fine del Pleistocene.

Grandi lavori per catturare animali ancora più grandi

Scavare quelle fosse non doveva essere semplice.

Secondo le stime dell’INAH, per realizzarle sarebbe stato necessario rimuovere complessivamente circa 400 metri cubi di terreno. Un lavoro che fa pensare a un’attività collettiva e programmata.

Gli archeologi ipotizzano inoltre che nella zona possano esistere altre strutture simili, forse disposte a poche decine di metri l’una dall’altra.

L’idea è affascinante: invece di limitarsi ad approfittare di mammut morti naturalmente o rimasti accidentalmente bloccati nel terreno, gli uomini potrebbero aver imparato a indirizzare gli animali verso punti scelti in precedenza, trasformando il paesaggio in un vero strumento di caccia. È bene però usare un po’ di prudenza.

Le fosse vengono interpretate dagli archeologi come trappole sulla base dell’insieme delle evidenze raccolte nel sito. Non abbiamo, naturalmente, la possibilità di osservare direttamente come venissero utilizzate 13.000 anni fa. Anche in documenti dell’INAH relativi ad altri siti della stessa regione si parla infatti delle “possibili trappole” di Tultepec.

Non soltanto ossa: a rendere interessante il sito è anche il modo in cui sono stati ritrovati i resti

Gli archeologi hanno osservato tracce di intervento umano sulle ossa e differenze nel modo in cui le carcasse furono trattate. Alcune sembrano essere state sfruttate quasi completamente, altre soltanto in parte. Sono stati trovati anche strumenti realizzati in osso. In alcuni casi la disposizione dei resti sembra inoltre tutt’altro che casuale. Intorno a un cranio di mammut, ad esempio, alcune vertebre e una zanna appartenente a un altro animale sembrerebbero essere state sistemate intenzionalmente.

L’archeologo Luis Córdoba Barradas, responsabile delle ricerche, ha proposto che alcuni di questi comportamenti potessero avere anche un significato rituale. dimostrare rispetto alla semplice osservazione delle ossa e della loro posizione: proprio per questo va considerata come interpretazione, non come certezza.

Nel sito sono comparsi anche resti di altri grandi animali, tra cui cavalli e cammelli, che facevano parte della fauna presente nella regione alla fine del Pleistocene.

Cosa mangiavano i mammut?

Negli ultimi anni la storia di Tultepec ha acquistato un nuovo capitolo.

Gli scienziati hanno infatti cominciato a interrogare direttamente denti e ossa dei mammut per capire qualcosa in più sulla loro vita. Un primo studio, pubblicato nel 2023 sul Journal of South American Earth Sciences, ha analizzato l’usura dei denti di undici mammut provenienti dai siti di Tultepec.

I denti, proprio come accade negli animali attuali, si consumano in maniera differente a seconda di ciò che viene mangiato. Studiandone le superfici è quindi possibile ottenere indicazioni sul tipo di vegetazione consumata durante la vita. Il risultato mostra animali con una dieta piuttosto varia, compatibile con un ambiente formato da zone erbose alternate ad aree con alberi e arbusti. La maggior parte degli individui studiati era relativamente giovane: cinque avevano meno di 18 anni e soltanto uno avrebbe raggiunto circa 45 anni.

Le informazioni nascoste nello smalto dei denti

Nel 2025 un nuovo studio ha fatto procedere ancora. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, ha combinato diversi tipi di analisi su undici mammut di Tultepec.

Senza addentrarsi troppo nella chimica, il principio è semplice: quello che un animale mangia e beve lascia una piccola firma chimica nei suoi denti e nelle sue ossa: una “firma” che si conserva a lungo, per migliaia di anni.

Analizzandola, i ricercatori hanno scoperto che dieci degli undici mammut studiati avevano un’alimentazione mista. Non erano quindi legati a un solo tipo di vegetazione, ma sembrano aver sfruttato risorse differenti. Soltanto uno degli animali mostra caratteristiche compatibili con una dieta maggiormente basata su foglie e vegetazione arbustiva.

Solo un piccolo dettaglio, che contribuisce a restituire l’immagine di animali capaci di adattarsi ad ambienti diversi.

Mammut locali e mammut viaggiatori

Anche l’acqua bevuta da un animale lascia una traccia riconoscibile nei suoi tessuti. Studiando le differenze, i ricercatori hanno osservato che non tutti i mammut di Tultepec sembrano avere la stessa storia. Alcuni potrebbero essere vissuti stabilmente nella regione, mentre altri potrebbero essere arrivati da zone differenti.

Gli autori dello studio parlano della possibile presenza di individui residenti e individui migratori.

Non conosciamo le loro rotte, non possiamo ricostruire sulla carta gli spostamenti delle mandrie: però, sembra che alcuni animali si siano mossi attraverso territori più ampi.

Allora, se gli uomini di Tultepec utilizzavano davvero grandi fosse per catturare i mammut, dovevano probabilmente conoscere molto bene, oltre al territorio, anche le abitudini e gli spostamenti degli animali.

La datazione

Nelle prime notizie sulla scoperta si è parlato spesso di “trappole per mammut di 15.000 anni fa”.

L’INAH colloca il contesto archeologico di Tultepec in un intervallo compreso approssimativamente tra 15.000 e 13.000 anni fa.

Lo studio pubblicato nel 2025 ha però permesso di ottenere qualcosa di ancora più preciso: tre mandibole di mammut sono state datate direttamente con il metodo del radiocarbonio: i risultati sono compresi tra circa 13.170 e 13.450 anni fa.

Questo non significa che tutto il sito abbia esattamente la stessa età, ma permette di collocare con maggiore precisione nel tempo alcuni degli animali studiati e di aggiungere un nuovo tassello alla ricostruzione archeologica di Tultepec.

Una storia scritta sotto terra

Tultepec è interessante perché discipline diverse stanno ricostruendo pezzi differenti della stessa storia.

L’archeologia studia le fosse, la posizione delle ossa e le tracce lasciate dagli uomini. La paleontologia ricostruisce età e caratteristiche degli animali. Lo studio dei denti permette di capire cosa mangiavano. Le analisi chimiche di denti e ossa possono persino suggerire se alcuni di quei mammut fossero vissuti sempre nello stesso territorio oppure fossero arrivati da più lontano.

Alla fine, le due fosse raccontano qualcosa che va oltre la spettacolare immagine della “trappola per mammut”: un paesaggio oggi scomparso, popolato da grandi erbivori, e gruppi umani che sembrano aver imparato a conoscere molto bene quel territorio e gli animali che lo attraversavano.

Spunto

Focus, 30 settembre 2026 – “C’è un mistero nella trappola per mammut di 15.000 anni fa” https://www.focus.it/scienza/scienze/il-mistero-della-trappola-per-mammut-di-15000-anni-fa

Fonti scientifiche

Rodríguez-Franco S., Pérez-Crespo V.A., Barrón-Ortiz C.I., Córdoba-Barradas L., Arroyo-Cabrales J., Rivals F., Cienfuegos-Alvarado E., Otero F.J., Loredo-Jasso A.U., Beramendi-Orosco L.E. (2025) – Dietary reconstruction of Mammuthus columbi from Tultepec, Estado de México, México: A multiproxy approach, Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, 666, 112829. DOI: 10.1016/j.palaeo.2025.112829 – https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0031018225001142

Rodríguez-Franco S., Pérez-Crespo V.A., Barrón-Ortiz C.I., Córdoba-Barradas L., Arroyo-Cabrales J. (2023) – Dental mesowear analysis of the Columbian mammoth (Mammuthus columbi) from Tultepec, Estado de México, México, Journal of South American Earth Sciences, 125, 104320. DOI: 10.1016/j.jsames.2023.104320 – https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0895981123001311

Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) – El megasitio de mamuts de Tultepec revela la cultura de los antiguos cazadores de la Cuenca de México, comunicazione istituzionale sulle ricerche archeologiche condotte da Luis Córdoba Barradas – https://www.inah.gob.mx/boletines/el-megasitio-de-mamuts-de-tultepec-revela-la-cultura-de-los-antiguos-cazadores-de-la-cuenca-de-mexico

Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) – Los mamuts de Tultepec: vestigios de un paisaje remoto, sintesi sul sito paleoarcheologico Tultepec II – https://www.inah.gob.mx/foto-del-dia/los-mamuts-de-tultepec-vestigios-de-un-paisaje-remoto

L'articolo Messico, le fosse dei mammut: cosa raccontano 13.000 anni dopo proviene da Scintilena.

❌