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Velika Pecina, LiDAR e nuovi dati C14: la grotta di Kameno restituisce tracce dell’età del Bronzo

September 11th 2026 at 12:00

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Il rilievo LiDAR della Velika Pecina presso Herceg Novi costruirà un modello tridimensionale della cavità e aiuterà a leggere la relazione tra focolari, reperti e resti faunistici datati alla tarda età del Bronzo.

Velika Pecina: una nuova fase di documentazione

Nella grotta di Velika Pecina, vicino al villaggio di Kameno nel comune montenegrino di Herceg Novi, si è conclusa una nuova fase di documentazione archeologica. Le attività sono state svolte dall’O?rodek Bada? nad Antykiem Europy Po?udniowo-Wschodniej dell’Università di Varsavia e dal Parco naturale di Orjen – Herceg Novi.

La campagna non ha previsto nuovi scavi. Il lavoro si è concentrato sul riconoscimento dell’estensione dei focolari conservati in situ e sulla preparazione delle procedure per localizzare e cartografare i materiali che non sono stati rimossi dalla loro posizione originaria. È un passaggio utile per una successiva documentazione fotogrammetrica di dettaglio.

L’obiettivo è ricostruire le relazioni spaziali fra i segni delle diverse frequentazioni della cavità. In un sito ipogeo, la posizione di un osso, di un manufatto o di un focolare può essere decisiva per distinguere fasi d’uso diverse e per interpretare le azioni svolte nello spazio sotterraneo. La morfologia articolata di Velika Pe?ina rende questo lavoro particolarmente necessario: grandi sale, accumuli di blocchi, fessure e aperture verticali rendono difficile ridurre l’ambiente a una semplice pianta bidimensionale. [web:24]

Datazioni C14 e tarda età del Bronzo

Un elemento centrale della nuova comunicazione riguarda i risultati delle datazioni al radiocarbonio sulle campionature prelevate negli scavi dell’anno precedente. Sono state ottenute due misure: 2920 ± 30 BP e 3015 ± 30 BP, dove BP indica gli anni prima del presente convenzionalmente fissato al 1950.

Dopo la calibrazione, la prima misura ricade, con probabilità del 95,4%, nell’intervallo 1214–1016 a.C. La seconda comprende più intervalli compresi fra 1390 e 1128 a.C. Le due determinazioni indicano quindi una frequentazione riferibile alla tarda età del Bronzo.

Le date non definiscono da sole la funzione della grotta. Dovranno essere messe in rapporto con gli specifici focolari, con la stratigrafia e con la distribuzione dei reperti. È proprio qui che il rilievo tridimensionale di Velika Pe?ina può rendere più solida l’interpretazione, conservando in un unico sistema di riferimento le coordinate dei contesti archeologici.

Resti faunistici nella grotta di Kameno

Durante il sopralluogo sono state registrate numerose ossa animali visibili in superficie, nelle fessure e fra i blocchi rocciosi. Il riconoscimento preliminare segnala resti attribuibili a pecora o capra e a cinghiale.

I materiali restano oggetto di studio. La loro registrazione spaziale consentirà di verificare se siano associati ai focolari o ad altri indicatori di attività umana. Potrà anche aiutare a separare depositi legati alla frequentazione preistorica da spostamenti successivi causati dalla gravità, dall’acqua, dagli animali o dalle trasformazioni naturali della cavità.

La documentazione in situ evita di perdere informazioni nel momento in cui un reperto viene recuperato. Per questo il progetto di Velika Pe?ina unisce il rilievo della grotta alla registrazione analitica delle evidenze archeologiche.

LiDAR nelle grotte: come funziona il sistema Mandeye–HDMapping

Il rilevamento di Velika Pe?ina è stato eseguito con il sistema Mandeye–HDMapping. LiDAR è l’acronimo di Light Detection and Ranging: il sensore emette impulsi laser e misura il tempo necessario al segnale per tornare allo strumento. Ripetendo queste misure durante il movimento, si ottiene una nuvola di punti, cioè un insieme molto fitto di coordinate che descrive pareti, pavimenti, soffitti, blocchi e altri elementi intercettati dal laser.

Mandeye è una soluzione mobile basata su hardware aperto e software open source. Il sistema utilizza un LiDAR Livox Mid-360, associato a un’unità inerziale, e può essere portato a mano nelle strettoie oppure montato sul casco nei tratti dove serve operare a mani libere. Il sensore non richiede illuminazione per misurare le superfici: una caratteristica adatta all’ambiente sotterraneo. [web:6]

Durante l’acquisizione, il sistema registra scansioni e movimento dello strumento. Il software HDMapping elabora la traiettoria mediante odometria LiDAR e integra le scansioni in una nuvola tridimensionale. Le elaborazioni successive servono a correggere la chiusura degli anelli del percorso, un problema noto come loop closure, a unire rilievi eseguiti in sessioni differenti e a georeferenziare i dati su punti di controllo o coordinate note. I risultati possono essere gestiti come nuvole di punti LAZ e trasformati in piante e profili sviluppati. [web:16]

Per la speleologia, il vantaggio non è la sostituzione automatica del rilievo tradizionale. La ricerca dedicata al Mandeye raccomanda infatti di affiancare la scansione mobile a una poligonale indipendente, utile come controllo e per la georeferenziazione. Nei test pubblicati, la tecnica ha permesso di coprire sia settori ampi sia passaggi stretti, accelerando la raccolta dei dati rispetto al disegno manuale in grotta. Restano necessari controllo degli errori, pulizia della nuvola di punti e verifica dell’accuratezza rispetto allo scopo del rilievo. [web:6]

Un modello 3D per le future analisi di Velika Pe?ina

Nel caso di Velika Pe?ina, la nuvola di punti permetterà di produrre un piano dettagliato e un modello 3D della cavità. Il modello potrà diventare la base per sovrapporre le future acquisizioni fotogrammetriche, la posizione dei focolari e quella dei reperti individuati fra i detriti.

La combinazione fra cronologia radiocarbonica, archeologia di superficie, fotogrammetria e LiDAR può quindi rendere confrontabili dati raccolti in momenti diversi. È un approccio rilevante soprattutto per le grotte archeologiche, dove il contesto spaziale è complesso e le evidenze possono trovarsi su più livelli, dietro blocchi o lungo fessure.

Alla campagna hanno partecipato Ma?gorzata Kot, Željko Star?evi?, Andrija Star?evi?, Dušan Mrdak, Tomasz Paw?owski e Janusz Rec?aw. Il gruppo ha inoltre ringraziato Marina ?urovi? Radonji? per il supporto al progetto. Le analisi future dovranno chiarire la sequenza delle fasi di utilizzo della grotta e il suo ruolo nel paesaggio archeologico dell’area della Bocche di Cattaro. [web:24]

Fonti

Lidar

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  • Grotte e clima: primo piano d’azione per il carsismo e Giornata UNESCO del 13 settembre
    Condividi Il Southeastern Cave Conservancy ha pubblicato un Piano d’Azione per il Clima dedicato a grotte e paesaggi carsici, colmando un vuoto di ricerca e gestione finora concentrato su foreste e oceani. L’iniziativa si inserisce nel contesto della prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo, proclamata dall’UNESCO per il 13 settembre 2026.[1][2][3][4] Perché grotte e carsismo contano per il clima Grotte e sistemi carsici coprono circa il 20% del territorio statunitense e, su sca
     

Grotte e clima: primo piano d’azione per il carsismo e Giornata UNESCO del 13 settembre

September 11th 2026 at 11:00

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Il Southeastern Cave Conservancy ha pubblicato un Piano d’Azione per il Clima dedicato a grotte e paesaggi carsici, colmando un vuoto di ricerca e gestione finora concentrato su foreste e oceani. L’iniziativa si inserisce nel contesto della prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo, proclamata dall’UNESCO per il 13 settembre 2026.[1][2][3][4]

Perché grotte e carsismo contano per il clima

Grotte e sistemi carsici coprono circa il 20% del territorio statunitense e, su scala globale, quasi un quarto delle terre emerse, fornendo acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Questi ambienti non sono semplici “vuoti” nel sottosuolo: funzionano come microrefugia a clima stabile, ospitano specie endemiche sensibili e conservano archivi geologici e archeologici fondamentali per ricostruire il clima del passato.[3][4][5]

Il processo di carsificazione, ossia la dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche da parte di acque leggermente acide, agisce come un “pozzo di carbonio” geologico a lungo termine, rimuovendo CO? dall’atmosfera su scale temporali dell’ordine di 10.000 anni. L’efficienza di questo meccanismo dipende però dalla gestione della superficie: foreste primarie e praterie native favoriscono la sequestrazione, mentre terreni agricoli e fertilizzanti azotati possono ridurla.[4]

Il Climate Action Plan del Southeastern Cave Conservancy

Il Piano d’Azione per il Clima del Southeastern Cave Conservancy (SCCi) propone una gestione attiva dei propri 180+ siti e di quasi 5.000 acri di bacini idrografici nel sud-est degli USA. L’obiettivo è trasformare la protezione passiva in interventi mirati per aumentare la resilienza climatica di grotte, acque sotterranee e biodiversità ipogea.[3][4]

Le linee guida si articolano in quattro assi principali: gestione della superficie e della vegetazione, integrità idrologica, tutela della biodiversità e dei microclimi, monitoraggio e ricerca. Tra le misure concrete figurano il ripristino di coperture vegetali native, la creazione di zone tampone attorno a doline e inghiottitoi, la limitazione del disboscamento e degli scavi profondi per proteggere l’epicarsismo, e la promozione di pratiche agricole conservative per migliorare la capacità di ritenzione idrica dei suoli.[4]

Sul fronte idrologico, il piano invita a regolare il deflusso superficiale verso le doline, a evitare infrastrutture che convoglino grandi volumi d’acqua negli ingressi carsici e a sostenere limiti all’estrazione di acque sotterranee coerenti con i cambiamenti climatici attesi. Per la biodiversità, si propone di monitorare temperatura e umidità delle grotte, di regolare i flussi di visitatori per ridurre carico termico e CO? antropogenica e di identificare “scialuppe climatiche” (climate lifeboats): settori profondi e disaccoppiati dalle oscillazioni superficiali, da proteggere come rifugi prioritari.[4]

Il documento introduce anche un approccio di “triage” gestionale, riconoscendo che non tutte le grotte potranno essere salvate con la stessa intensità di intervento. I siti sono classificati in tre livelli: roccaforti climatiche (sistemi ampi e profondi con buona copertura forestale), riserve adattative (sensibilità moderata, gestibili con riforestazione) e siti educativi (già impattati, utili per sensibilizzare sul cambiamento climatico).[4]

Biospeleologia, pipistrelli e specie a rischio

Uno dei capitoli più rilevanti per la speleologia biologica riguarda la tutela dei chirotteri e degli artropodi cavernicoli. Molte specie di pipistrelli, tra cui quelle colpite dalla Sindrome del Naso Bianco, dipendono da zone fredde e stabili per ibernarsi: un riscaldamento anche limitato delle grotte può far consumare troppo rapidamente le riserve di grasso e portare a mortalità elevate. Alcuni artropodi endemici hanno un limite letale intorno ai 25 °C: ondate di calore che penetrano in grotte mal gestite possono cancellare intere popolazioni in pochi giorni.[4]

Il piano raccomanda di mappare con sensori termici i “cold spots” interni alle grotte, di evitare modifiche agli ingressi che alterino i flussi d’aria e di concentrare le risorse sui siti con maggiore probabilità di stabilità nei prossimi 50 anni. Queste indicazioni sono coerenti con le linee guida di conservazione già adottate in altri contesti carsici, dove si promuovono recinzioni, cartellonistica, restrizioni stagionali e mantenimento della copertura forestale per mitigare stress climatici e antropici.[4][6]

Speleotemi come archivi climatici e rischio di “rumore”

Le stalattiti e le stalagmiti funzionano come “pluviometri naturali”: analizzando gli isotopi di ossigeno e carbonio nei loro strati, è possibile ricostruire andamenti di pioggia e temperatura su scale centenarie e millenarie. I speleotemi registrano anche lo stato della vegetazione in superficie, attraverso la materia organica incorporata nel calcite.[4]

Il cambiamento climatico minaccia però la qualità di questi archivi. Eventi alluvionali estremi possono “lavare via” o contaminare i segnali chimici in formazione, mentre l’aumento della CO? atmosferica può alterare i tassi di precipitazione del calcite, rendendo più difficile leggere il record climatico futuro. Il Piano d’Azione suggerisce di limitare le visite di grandi gruppi in grotte con speleotemi di interesse scientifico, per evitare picchi di CO? dovuti al respiro umano, e di proteggere la vegetazione in superficie sopra i siti di studio per mantenere la purezza delle acque di percolazione.[4]

La Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo UNESCO

Il 13 settembre 2026 si celebrerà la prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo (International Day of Caves and Karst, IDCK), proclamata dall’UNESCO il 12 novembre 2025 su proposta della Slovenia e dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS). La data ricorda il 13 settembre 2021, quando grotte e carsismo furono presentati per la prima volta in sede UNESCO a Parigi.[1][2][5][7]

La celebrazione inaugurale si svolge a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026, con una conferenza scientifica internazionale dal titolo “Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst”, escursioni a Škocjan, Planina, Rakov Škocjan e Cerknica Polje, e una cerimonia ufficiale nella Grotta di Postojna. La UIS Cave Biology Commission organizza inoltre un appuntamento online, “Life in the Dark: From Legacy to the Frontiers of Cave Science”, in diretta Facebook il 12 settembre, dedicato alla biospeleologia e alle nuove frontiere della ricerca sotterranea.[5][8][9][10][11][12][13]

L’IDCK punta a sensibilizzare sull’importanza di grotte e carsismo per la sicurezza idrica, la biodiversità, il patrimonio culturale e l’azione climatica, sostenendo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, in particolare quelli su acqua pulita (SDG 6), città e territori resilienti (SDG 11), azione per il clima (SDG 13) e vita sulla terra (SDG 15).[5]

L’iniziativa “L’Acqua che berremo” in Italia

In Italia, la campagna “L’Acqua che berremo”, promossa dalla Società Speleologica Italiana (SSI), mira a prevenire e mitigare gli impatti negativi sulle acque sotterranee carsiche, sensibilizzando cittadini e istituzioni sul valore di questi acquiferi per le attività umane e la biodiversità. Il progetto, finanziato attraverso un bando di Educazione Ambientale del Ministero dell’Ambiente, sostiene laboratori didattici per scuole primarie e secondarie situate nelle aree dei Parchi Nazionali, coinvolgendo federazioni e gruppi speleologici.[14][15]

Tra gli obiettivi figurano la prevenzione di opere e azioni quotidiane con impatto negativo sugli acquiferi carsici, la rimozione o mitigazione di cause di degrado (inquinanti solidi e liquidi), e il supporto a progetti multidisciplinari di ricerca sulla qualità e tutela della risorsa idrica carsica. La campagna ha prodotto materiali didattici, documentari, brochure e iniziative legate alla Giornata Mondiale dell’Acqua, con attività di mappatura degli acquiferi carsici e challenge fotografiche e video per diffondere la conoscenza del mondo sotterraneo.[14][15]

“L’Acqua che berremo” rappresenta un ponte tra la dimensione scientifica della speleologia e la divulgazione ambientale nelle scuole, in linea con le finalità della Giornata UNESCO: rendere visibile l’invisibile, mostrando come le scelte in superficie determinino la qualità e la quantità dell’acqua che arriva alle nostre case attraverso i sistemi carsici.[5][14][15]

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Grotte e clima, carsismo e cambiamento climatico, Piano d’Azione per grotte e carsismo, Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo UNESCO, acquiferi carsici e acqua potabile, biospeleologia e pipistrelli, speleotemi e archivi climatici, iniziativa “L’Acqua che berremo”.[1][2][3][4][5][14]


Fonti

Fonti
[1] Calendar https://www.unesco.org/en/events
[2] UNESCO PROCLAIMS THE INTERNATIONAL DAY OF … https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/download/14935/12805/46110
[3] The Future of Karst – SaveYourCaves.org https://saveyourcaves.org/learn/the-future-of-karst.html
[4] The Future of Karst https://saveyourcaves.org/data/TheFutureOfKarst_Final-compressed.pdf
[5] International Day of Caves and Karst https://www.caveskarstday.org/
[6] Action Plan for the https://wvdnr.gov/wp-content/uploads/2021/10/GreenbrierCFA_Plan.10.04.2021-1.pdf
[7] UNESCO proclaims International Day of Caves and Karst https://www.gov.si/en/news/2025-11-12-unesco-proclaims-international-day-of-caves-and-karst-the-initiative-came-from-slovenia/
[8] Slovenia to Celebrate UNESCO International Day of Caves and Karst for the First Time https://www.gov.si/en/news/2026-09-10-slovenia-to-celebrate-unesco-international-day-of-caves-and-karst-for-the-first-time/
[9] The Global Geoparks Network celebrates the International Day of … https://www.globalgeoparksnetwork.org/news/global-geoparks-network-celebrates-international-day-caves-and-karst
[10] First UNESCO International Day of Caves and Karst (Postojna … https://www.geomorph.org/2026/04/first-unesco-international-day-of-caves-and-karst-postojna-slovenia-10-13-september-2026/
[11] UIS Celebration of the International Day of Caves and Karst https://www.eurospeleo.eu/event/uis-celebration-of-the-international-day-of-caves-and-karst/
[12] First celebration of the UNESCO International Day of Caves and Karst https://izrkp.zrc-sazu.si/en/novice/prvo-praznovanje-unesco-mednarodnega-dneva-jam-in-krasa
[13] Prima Giornata Mondiale delle Grotte e del Carsismo: la UIS porta la biospeleologia in diretta Facebook – Scintilena https://www.scintilena.com/prima-giornata-mondiale-delle-grotte-e-del-carsismo-la-uis-porta-la-biospeleologia-in-diretta-facebook/09/09/
[14] Risorse scaricabili https://www.acquacheberremo.it/risorse/
[15] L’Acqua che Berremo – gli speleologi difendono la risorsa più … https://www.acquacheberremo.it/
[16] Mapping karst groundwater flow paths and delineating … https://www.usgs.gov/data/mapping-karst-groundwater-flow-paths-and-delineating-recharge-areas-fern-cave-alabama-through
[17] Department of the Interior – Mapping karst groundwater flow paths and delineating recharge areas for Fern Cave, Alabama through the use of dye tracing https://catalog.data.gov/dataset/mapping-karst-groundwater-flow-paths-and-delineating-recharge-areas-for-fern-cave-alabama-

The future of karst

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  • Serata speleologia al CAI Massa: il Gruppo Speleologico Archeologico Apuano apre le porte alle grotte delle Alpi Apuane
    Condividi Grotte delle Alpi Apuane e speleologia: appuntamento giovedì 17 settembre alla sede CAI Massa Giovedì 11 settembre alle 21:00 la sede del CAI di Massa ha ospitato una serata dedicata alla speleologia organizzata dal Gruppo Speleologico Archeologico Apuano (GSAA). L’incontro rappresenta un’occasione per avvicinare il pubblico al mondo sotterraneo delle grotte delle Alpi Apuane, uno dei distretti carsici più rilevanti d’Europa. La serata si inserisce in un più ampio contesto di divulg
     

Serata speleologia al CAI Massa: il Gruppo Speleologico Archeologico Apuano apre le porte alle grotte delle Alpi Apuane

September 11th 2026 at 10:00

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Grotte delle Alpi Apuane e speleologia: appuntamento giovedì 17 settembre alla sede CAI Massa

Giovedì 11 settembre alle 21:00 la sede del CAI di Massa ha ospitato una serata dedicata alla speleologia organizzata dal Gruppo Speleologico Archeologico Apuano (GSAA). L’incontro rappresenta un’occasione per avvicinare il pubblico al mondo sotterraneo delle grotte delle Alpi Apuane, uno dei distretti carsici più rilevanti d’Europa. La serata si inserisce in un più ampio contesto di divulgazione scientifica sulla speleologia e sul patrimonio ipogeo apuano, con l’obiettivo di stimolare curiosità e possibili nuovi approcci all’esplorazione sotterranea.

Il Gruppo Speleologico Archeologico Apuano: storia e attività

Il Gruppo Speleologico Archeologico Apuano (GSAA) è stato fondato nel 1981 e opera da oltre quattro decenni nell’ambito della ricerca, dell’esplorazione e della divulgazione speleologica nelle Alpi Apuane. Oltre all’attività di ricerca di nuove cavità e alla diffusione della conoscenza dell’ambiente ipogeo, il gruppo organizza regolarmente corsi di avvicinamento alla speleologia destinati a principianti e appassionati.

La sede operativa del GSAA si trova presso la sezione CAI di Massa, in Via della Posta 8 a Canevara, dove il gruppo si riunisce tradizionalmente ogni giovedì sera alle 21:00. Il gruppo è federato alla Federazione Speleologica Toscana e mantiene una presenza attiva sul territorio attraverso pubblicazioni, incontri pubblici e iniziative di formazione.

Alpi Apuane: un distretto carsico di rilevanza europea

Le Alpi Apuane rappresentano una delle aree carsiche più importanti d’Italia e d’Europa. Sul territorio apuano si contano quasi 2.000 grotte censite, con una concentrazione eccezionale di cavitಲ di grande sviluppo e profondità. Tra le 50 grotte più profonde della penisola, 17 sono apuane; tra le 50 più estese in lunghezza, 8 appartengono a questo distretto.

Le grotte più profonde e estese delle Alpi Apuane

Il record di profondità è detenuto dall’Abisso Paolo Roversi, situato nel territorio di Minucciano (Lucca), sulle pendici del Monte Tambura nell’area della Carcaraia. Con un dislivello di 1.350 metri, è considerata fino ad ora la grotta più profonda d’Italia , ma da fonti certe dovrebbe perdere tra poco il suo primato e la ventitreesima al mondo.

Il Complesso del Monte Corchia, nel territorio di Stazzema (Lucca), è invece la grotta più estesa d’Italia con oltre 60 chilometri di sviluppo e una profondità che supera i 1.180 metri. Una piccola parte di questo gigantesco sistema carsico è accessibile al pubblico attraverso un percorso turistico di circa due chilometri.

Altre cavità di rilievo nelle grotte delle Alpi Apuane includono:

  • Abisso Olivifer (1.215 metri di profondità)
  • Abisso Chimera (1.172 metri)
  • Complesso Saragato-Aria Ghiaccia (oltre 35 km di sviluppo, 1.250 metri di profondità)
  • Abisso Perestrojka (oltre 1.000 metri)
  • Buca del Muschio/Abisso Satanachia (1.040 metri)

Carsismo e speleologia: processi e caratteristiche

Il carsismo è il processo chimico-fisico attraverso il quale le rocce carbonatiche (principalmente calcari e dolomie) vengono dissolte dall’acqua meteorica arricchita di anidride carbonica. La reazione fondamentale può essere schematizzata come: CaCO? + H?CO? ? Ca2+ + 2HCO3-. Questo processo genera nel tempo un’estesa rete di cavitಲ sotterranee, gallerie, pozzi e sistemi di drenaggio ipogeo.

Nelle Alpi Apuane, la maggior parte delle grotte presenta un andamento prevalentemente verticale, con le tipiche caratteristiche degli abissi di alta montagna. Le grotte più profonde si spingono sino alla quota della zona satura, che oscilla prevalentemente fra i 550 e i 300 metri di altitudine.

La speleologia, dal greco spelaion (grotta) e logos (scienza), è la disciplina che studia le grotte e comprende ogni azione svolta volontariamente dall’uomo all’interno di una cavitಲ naturale. In Italia, la speleologia moderna si è sviluppata a partire dall’Ottocento con la costituzione dei primi gruppi speleologici e oggi vede la collaborazione tra strutture nazionali come la Società Speleologica Italiana e il Club Alpino Italiano.

Grotte turistiche e accessibilità nelle Alpi Apuane

Oltre agli abissi riservati agli speleologi esperti, nelle Alpi Apuane sono presenti tre grotte turistiche visitabili durante tutto l’anno: l’Antro del Corchia, la Grotta del Vento e le Grotte di Equi Terme. Questi siti offrono percorsi guidati accessibili al grande pubblico, permettendo di osservare da vicino stalattiti, stalagmiti, colate e altre concrezioni carsiche.

La Grotta del Vento, situata a Fornovolasco nel comune di Fabbriche di Vergemoli (Lucca), è recentemente stata protagonista di un ciclo di appuntamenti estivi dedicati alla divulgazione speleologica, con incontri su fotografia, racconti, scienza ed esplorazioni sotterranee.

Biospeleologia e tutela del patrimonio ipogeo

Il GSAA partecipa attivamente anche ad attività di biospeleologia, la branca della speleologia che studia la fauna e la flora delle grotte. Recentemente il gruppo ha ospitato iniziative come la “Giornata Bio Speleo” della Federazione Speleologica Toscana, con uscite sul campo in grotte dell’area apuana come la Buca della Renella e il Tanone di Torano, seguite da laboratori di analisi dei campioni raccolti.

La tutela delle grotte delle Alpi Apuane e della loro biodiversitಲ rappresenta una priorità per gli speleologi apuani, che collaborano con enti di ricerca e istituzioni per la conservazione di questo patrimonio naturale unico.

Dettagli dell’evento al CAI Massa

  • Data: giovedì 17 settembre 2026
  • Orario: 21:00
  • Luogo: Sede CAI Massa, Via della Posta 8, Canevara (Massa)
  • Organizzatore: Gruppo Speleologico Archeologico Apuano (GSAA)
  • Ingresso: libero, aperto a tutti gli interessati

La serata si propone come momento di incontro e scambio tra speleologi esperti e persone curiose di avvicinarsi per la prima volta al mondo sotterraneo. Per chi volesse approfondire, il GSAA mantiene contatti attraverso il sito web gsaapuano.blogspot.it e la pagina Facebook del gruppo.


Fonti

Gruppo Speleo Archeologico Apuano

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Speleological Rescue Operation in Bosnia and Herzegovina for an Italian Caver

Pećina Provalija (Abyss Cave), Nevesinje – 10 September 2026 The speleological rescue operation at Pećina Provalija (Abyss Cave), one of the largest cave systems in Bosnia and Herzegovina with more than 4,100 metres of explored passages, near Nevesinje, was successfully concluded at 16:00 (CEST) on 10 September. The accident occurred on the evening of 9 […]
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  • La campagna globale Cave Animal of the Year alla 27a International Conference on Subterranean Biology 2026
    Condividi La UIS Biology Commission presenta a Mangalia l’evoluzione della campagna internazionale per la tutela della fauna ipogea; in Italia la Società Speleologica Italiana ha scelto i ragni di grotta come “Animali di Grotta 2026” La UIS Biology Commission è presente alla 27a International Conference on Subterranean Biology (ICSB 2026), in corso a Mangalia, in Romania, con un poster dedicato all’evoluzione globale della campagna «Cave Animal of the Year [web:12] L’iniziativa, nata nel 2008
     

La campagna globale Cave Animal of the Year alla 27a International Conference on Subterranean Biology 2026

September 11th 2026 at 09:00

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La UIS Biology Commission presenta a Mangalia l’evoluzione della campagna internazionale per la tutela della fauna ipogea; in Italia la Società Speleologica Italiana ha scelto i ragni di grotta come “Animali di Grotta 2026”

La UIS Biology Commission è presente alla 27a International Conference on Subterranean Biology (ICSB 2026), in corso a Mangalia, in Romania, con un poster dedicato all’evoluzione globale della campagna «Cave Animal of the Year [web:12] L’iniziativa, nata nel 2008 in Germania per impulso della Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher e.V. (VdHK), mira a trasformare specie sotterranee spesso poco conosciute in ambasciatori della conservazione degli ambienti ipogei. [web:31]

Il poster della UIS Biology Commission a Mangalia 2026

Il poster, intitolato «The global evolution of the “Cave Animal of the Year” campaign, è firmato da Ferdinando Didonna, Ana K. Celis, Luisa Andrea Imamura e Luisa Dainelli. [web:12]

Il lavoro illustra come la campagna tedesca sia divenuta un modello replicato in dodici Paesi: Australia, Austria, Brasile, Francia, Germania, Grecia, India, Italia, Messico, Spagna, Svizzera e Stati Uniti. [web:12]

L’obiettivo è creare una «sinergia globale-locale che unisca comunità speleologiche nazionali attorno a una specie simbolo scelta annualmente, per accrescere la visibilità»» pubblica della biodiversità»» sotterranea. [web:12]

La partecipazione della UIS Biology Commission alla conferenza romena è sostenuta da Luisa Dainelli, Research Fellow del CNR di Verbania Pallanza, che rappresenta la Commissione a Mangalia. [web:12]

L’ICSB 2026 si svolge dal 7 al 12 settembre e coincide con il quarantennale della scoperta della Grotta di Movile, sito di riferimento per la biospeleologia. [web:12]

UNESCO International Day of Caves and Karst 2026: il contesto della conferenza

La conferenza di Mangalia si inserisce in una settimana densa di appuntamenti per la comunità speleologica internazionale. [web:12]

Il 13 settembre 2026 cade la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo (International Day of Caves and Karst, IDCK), proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025 su proposta della Slovenia e dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS). [web:4][web:11]

Le celebrazioni ufficiali si svolgono a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con una conferenza scientifica e una cerimonia nella Grotta di Postumia. [web:2][web:8]

In questo quadro, la UIS Cave Biology Commission ha organizzato per il 12 settembre un incontro online intitolato «Life in the Dark: From Legacy to the Frontiers of Cave Science?, trasmesso in diretta Facebook. [web:7] L’appuntamento intende collegare la memoria scientifica della biospeleologia con le nuove frontiere della ricerca e le politiche globali di conservazione. [web:7]

Animale di Grotta 2026 in Italia: i ragni Meta menardi e Meta bourneti

In Italia, la campagna «Animale di Grotta dell’Anno?è»» coordinata dalla Società Speleologica Italiana (SSI). [web:29] Per il 2026 la scelta è ricaduta su due ragni di grotta del genere Meta: Meta menardi e Meta bourneti. [web:29] Queste specie sono considerate bioindicatori sensibili alle variazioni microclimatiche degli ambienti ipogei e il loro stato di salute riflette le condizioni ecologiche delle grotte. [web:29]

La selezione dei ragni di grotta come «Animali di Grotta 2026?sottolinea il ruolo di sentinelle del cambiamento climatico svolto da queste specie negli ecosistemi sotterranei. [web:29] La campagna italiana mira a diffondere conoscenze sulla biospeleologia e a promuovere azioni di tutela della biodiversità»» ipogea attraverso eventi, comunicazioni e attività di citizen science. [web:32]

La rete internazionale «Cave Animal of the Year e la sinergia globale-locale

La campagna «Cave Animal of the Year?si basa su un meccanismo semplice ed efficace: ogni Paese partecipante sceglie ogni anno una specie sotterranea da proporre come ambasciatrice della conservazione. [web:12] Questa strategia trasforma organismi poco noti al grande pubblico in simboli di campagne educative e di sensibilizzazione. [web:12] La rete internazionale coinvolge dodici nazioni, creando un ponte tra iniziative locali e una narrazione globale sulla vita sotterranea. [web:12]

La Germania resta il Paese di origine dell’iniziativa, con la VdHK che continua a coordinare la campagna nazionale e a fornire linee guida per le edizioni internazionali. [web:31] L’Italia partecipa attivamente attraverso la SSI, che integra la campagna con progetti di ricerca, monitoraggio e divulgazione. [web:29][web:32]

Biodiversità sotterranea e conservazione: il ruolo della biospeleologia

La biospeleologia studia gli organismi che vivono in ambienti sotterranei, dalle grotte carsiche alle cavità vulcaniche, fino agli acquiferi profondi. [web:12] Questi ecosistemi ospitano specie endemiche, spesso con adattamenti estremi come la perdita della vista e la depigmentazione. [web:20] La conservazione di questi habitat è cruciale per mantenere la diversità biologica e i servizi ecosistemici associati, come la depurazione delle acque sotterranee. [web:4]

La campagna «Cave Animal of the Year contribuisce a colmare il divario tra ricerca scientifica e percezione pubblica, rendendo accessibili temi complessi come la biospeleologia e la conservazione degli ipogei. [web:12] In questo senso, la scelta di specie carismatiche o ecologicamente significative aiuta a comunicare l’importanza della tutela della vita sotterranea. [web:29]

Eventi e iniziative per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026

Oltre alla conferenza di Postojna, numerosi eventi sono previsti in tutto il mondo per celebrare la prima IDCK. [web:8] In Italia, il calendario nazionale propone attività dall’8 al 19 settembre, con escursioni, conferenze e interventi di bonifica di cavità. [web:9] I Geoparchi UNESCO sono stati invitati a partecipare con iniziative dedicate alla valorizzazione del patrimonio carsico e alla promozione di pratiche sostenibili. [web:10]

La partecipazione della UIS Biology Commission all’ICSB 2026 e la presenza italiana alla campagna «Cave Animal of the Year si inseriscono in questo contesto di mobilitazione internazionale per la conoscenza e la protezione degli ambienti sotterranei. [web:12][web:29]

Fonti

Animale di grotta dell’anno

L'articolo La campagna globale Cave Animal of the Year alla 27a International Conference on Subterranean Biology 2026 proviene da Scintilena.

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  • Sul Monte Gazzo il futuro della speleologia passa dalla memoria
    Condividi Il 13 settembre, a Genova Sestri Ponente, il Museo Speleologico del Monte Gazzo porta i visitatori nella Spluga della Preta con la realtà virtuale. Ma dietro l’iniziativa c’è una storia lunga quasi sessant’anni, fatta di esplorazioni, tutela del territorio, scuole e persone che hanno custodito il Museo con passione “Nel ’59 tra le colline della Val Chiaravagna, una donna del posto ci parlò di un “pertuso con le streghe”, un buco naacosto tra le fasce, temuto e dimenticato.Curiosi, c
     

Sul Monte Gazzo il futuro della speleologia passa dalla memoria

September 11th 2026 at 08:49

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Il 13 settembre, a Genova Sestri Ponente, il Museo Speleologico del Monte Gazzo porta i visitatori nella Spluga della Preta con la realtà virtuale. Ma dietro l’iniziativa c’è una storia lunga quasi sessant’anni, fatta di esplorazioni, tutela del territorio, scuole e persone che hanno custodito il Museo con passione

“Nel ’59 tra le colline della Val Chiaravagna, una donna del posto ci parlò di un “pertuso con le streghe”, un buco naacosto tra le fasce, temuto e dimenticato.
Curiosi, ci mettemmo a cercarlo. Un piccolo foro, appena visibile, sigillato da un grande masso. Con un piccone, provammo a spostarlo….e all’improvviso fu inghiottito dal buio!
Col cuore in gola, attendemmo il rimbombo.
Dieci metri.
Un secondo rimbombo. Trenta metri.
Poi un’eco lontanissimo. Ottanta metri sotto di noi.”
Nasce così il Buranco de Strie – da Pietro Maifredi

Il Museo Speleologico del Monte Gazzo, sulla cima rosicchiata dalle cave che domina Genova Sestri Ponente, appartiene a quest’ultima categoria.

Domenica 13 settembre 2026 avrà un motivo in più per raccontarsi: proprio quest’anno si celebra infatti per la prima volta la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025 su proposta dell’Unione Internazionale di Speleologia e con il sostegno di oltre 150 organizzazioni internazionali.

Per l’occasione il Museo permetterà ai visitatori di compiere un viaggio impossibile per la maggior parte delle persone: entrare nella Spluga della Preta attraverso la realtà virtuale.

Alcuni luoghi conservano oggetti, altri cconservano storie: in altri, più rari, le storie del passato continuano a produrne di nuove.

L’installazione, gentilmente concessa dall’Associazione Culturale Benetticeras APS e messa a disposizione grazie a Francesco Sauro, resterà sul Gazzo per circa un mese. Un visore consentirà di immergersi in uno degli abissi che hanno fatto la storia della speleologia italiana e internazionale.

foto Museo Geopaleontologico di Camposilvano – con l’Associazione Benetticeras al Mineral Show di Verona

La Spluga della Preta si apre sul Corno d’Aquilio, nei Monti Lessini. Le sue esplorazioni iniziarono nel 1925 e per decenni la cavità rappresentò uno dei grandi miti del mondo sotterraneo. Generazioni di speleologi vi hanno sperimentato tecniche, materiali e modi nuovi di affrontare la verticalità.

Portarla virtualmente sul Monte Gazzo significa quindi mettere in comunicazione due luoghi lontani ma accomunati dalla stessa cultura dell’esplorazione.

Un museo nato mentre il monte cambiava

Per capire il significato dell’iniziativa bisogna però tornare indietro nel tempo.

Il Museo di Speleologia del Monte Gazzo fu inaugurato nel maggio 1969, nei locali del Santuario della Madonna della Misericordia sulla sommità del monte. Il CAI di Bolzaneto era l’artefice principale. Nel settembre 1998 venne poi riproposto nell’attuale sede, completamente rinnovato nell’allestimento.

Non è casuale che un museo dedicato alle grotte sia nato proprio qui.

Il Gazzo è un monte di dolomia, scavato dall’acqua ma anche profondamente segnato dall’attività umana e dall’estrazione della pietra. Nel corso del Novecento l’attività delle cave ha modificato pesantemente il paesaggio e alcune cavità sono state distrutte o compromesse.

Proprio la necessità di documentare e salvare almeno la memoria di quel patrimonio sotterraneo è uno degli elementi che spiegano la nascita e il valore del Museo. Rilievi, plastici, reperti e fotografie hanno consentito di conservare testimonianza di grotte che rischiavano di scomparire sotto l’avanzare delle cave.

Oggi al suo interno si trovano attrezzature che raccontano l’evoluzione della speleologia, reperti, ricostruzioni e documentazione sul carsismo del Gazzo. Durante il riallestimento venne persino alla luce una vera parete di roccia, utilizzata per ricostruire un ambiente di grotta con concrezioni provenienti dalle cavità del monte.

foto Antonio Ferrazin

L’impostazione è scientifica, ma anche profondamente didattica.

Ed è forse qui che un piccolo museo mostra la sua forza: ciò che fuori è stato in parte perduto, dentro continua a essere raccontato.

Carlo e Carmen, una vita accanto al Museo

La storia di un museo come questo non si misura soltanto attraverso date, vetrine e reperti.

Si misura anche attraverso le persone che hanno continuato ad aprirne la porta.

Una figura inseparabile dalla memoria del Museo è Carlo Marzio, presidente onorario dello Speleo Club Gianni Ribaldone, profondo conoscitore della Val Chiaravagna e del Monte Gazzo. Per lunghi anni Carlo lo ha seguito, custodito e, nei momenti in cui le energie erano poche, sostanzialmente tenuto in vita. Non per obbligo, ma con quella forma particolare di dedizione che nasce quando un luogo diventa parte della propria esistenza.

Accanto a lui c’era Carmen Decia, sua moglie, presenza dolce e discreta, compagna anche di quella lunga storia speleologica.

Il suo nome compare già nel 1975 accanto a quello di Carlo tra gli autori del primo numero di “Speleorama”, pubblicato dallo Speleo Club Gianni Ribaldone con l’Università Popolare Sestrese e dedicato proprio alle grotte della Val Chiaravagna. In quelle pagine ci sono il Buranco de Strie, l’Antro delle Marmitte, la Grotta dello Scrigno e altre cavità che appartengono alla geografia sotterranea di questo territorio.

Carlo Marzio – foto Antonio Ferrazin

Carlo e Carmen (per noi sempre viva) rappresentano così qualcosa che difficilmente entra nelle cronologie ufficiali: la cura. Quella fatta di presenza, tempo regalato, memoria trasmessa e porte aperte.

Dal Ribaldone alle scuole

Lo Speleo Club Gianni Ribaldone, nato nel 1970 da speleologi già attivi in altri gruppi genovesi, ha costruito gran parte della propria storia con il Monte Gazzo e l’Alta Val Chiaravagna. Non per niente è gruppo speleologico del CAI Sestri Ponente!

Esplorazioni, rilevamenti topografici, fotografie, documentazione delle cavità, tutela ambientale e divulgazione hanno accompagnato negli anni l’attività del gruppo.

Quella vocazione continua ancora oggi.

Loris Leporatti e Ornella Porcile seguono in particolare il rapporto del Museo con le scuole. Ed è un aspetto tutt’altro che secondario. Una grotta osservata su un rilievo, un vecchio attrezzo, una concrezione, il racconto di una discesa possono diventare per un bambino il primo incontro con la geologia, con il carsismo o semplicemente con l’idea che sotto il paesaggio visibile esista un secondo paesaggio da conoscere e rispettare.

Negli anni più recenti anche la comunicazione ha trovato nuovi strumenti: Luca Raveane ha collaborato alla pagina social del Museo, contribuendo a portarne attività e immagini fuori dalle mura della piccola sede sul monte.

Gli Amici del Chiaravagna: dalla difesa alla valorizzazione

Un ruolo importante nella vita attuale del territorio è quello dell’Associazione Amici del Chiaravagna OdV, che collabora all’iniziativa del 13 settembre.

L’associazione nasce nel 1987 in una Val Chiaravagna alle prese con problemi ambientali pesantissimi: le cave, la discarica di Scarpino, gli scarichi nel torrente, il dissesto idrogeologico.

Negli anni l’impegno è passato dalla protesta alla proposta, con iniziative rivolte non soltanto alla tutela, ma anche alla conoscenza e alla valorizzazione del Monte Gazzo, della sua biodiversità, della sua geologia e della sua storia.

È degli Amici del Chiaravagna anche il progetto dell’Area Naturalistica Monte Gazzo, che mette insieme geologia, fauna, flora, storia, sentieri e patrimonio culturale e cerca di rendere riconoscibile alla cittadinanza il valore di questo territorio.

La collaborazione con il Museo appartiene quindi a una visione più ampia: non si protegge ciò che non si conosce.

Dal passato al LiDAR: il Buranco de Strie

Ed è qui che la storia torna al presente.

Giuse Repetto, che oggi segue con particolare attenzione il Museo, sta seguendo l’evolversi del rilievo del Buranco de Strie, una cavità profondamente legata alla storia speleologica dell’Alta Val Chiaravagna e dello stesso Ribaldone. I ragazzi del GS CAI Bolzaneto, con Marco Repetto, e del Ribaldone sono gli esecutori del rilievo, con tecnologia LiDAR.

foto Marina Abisso

Non è una scelta casuale.

Il Buranco de Strie appartiene alle esplorazioni storiche del territorio e ai lunghi lavori condotti dagli speleologi nelle cavità della valle. Oggi quelle esplorazioni possono essere affiancate da strumenti che gli speleologi di allora non avrebbero potuto immaginare.

Il rilievo LIDAR permette di acquisire con grande precisione la geometria degli ambienti sotterranei e di ricostruirli in tre dimensioni.

È un modo nuovo di documentare una grotta, conservarne la memoria e renderla leggibile anche a chi non può entrarvi fisicamente.

L’idea di Giuse è che, terminato il periodo dedicato alla Spluga della Preta, il Museo possa proporre una nuova installazione costruita proprio a partire dal lavoro che sta conducendo nel Buranco de Strie.

Il cerchio, in qualche modo, si chiude.

Il visitatore entrerà prima virtualmente in uno degli abissi più celebri d’Italia e, poco dopo, potrebbe trovarsi immerso in una cavità che si apre a pochi chilometri da casa.

Un museo che non vuole diventare soltanto memoria

La giornata del 13 settembre diventa allora molto più di una ricorrenza.

Lilli e Piero – Foro Daniele Gortan

Dentro quel piccolo Museo sulla sommità del Gazzo si incontrano quasi sessant’anni di storia.

Ci sono le grotte perdute sotto le cave e quelle ancora da studiare. Le fotografie in bianco e nero e le nuvole di punti di un rilievo LIDAR. Le corde e gli attrezzi di ieri e i visori di realtà virtuale.

Ci sono gli speleologi che hanno esplorato il monte, gli Amici del Chiaravagna che continuano a difenderne e valorizzarne il patrimonio, Loris e Ornella con i bambini delle scuole, Giuse con i nuovi progetti, il CAI di Bolzaneto e il Ribaldone sempre presenti. E ci sono Carlo e Carmen, e anche i tanti altri che qui non abbiamo nominato.

Persone grazie alle quali un museo piccolo, lontano dal centro della città e raggiungibile salendo fino alla cima di un monte, ha continuato ad avere una luce accesa e qualcuno disposto ad aprirne la porta.

Forse è proprio questo il filo che unisce tutto.

Custodire non significa fermare il tempo. Significa consegnare ciò che abbiamo ricevuto a chi verrà dopo, aggiungendo qualcosa di nostro.

Al Gazzo è successo così per quasi sessant’anni.

E il 13 settembre, indossando un visore per scendere virtualmente nella Spluga della Preta, quel viaggio continuerà.

Museo Speleologico del Monte Gazzo: Piazza Santuario Gazzo, 2 Genova Sestri Ponente

https://www.museionline.info/musei/museo-di-speleologia-monte-gazzo-di-genova

Info: mail leposen@tiscali.it e poggigirap@gmail.com

Ingresso gratuito

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  • La bellezza Sotto Sopra: escursione nei Gessi Bolognesi UNESCO il 27 settembre
    Condividi A San Lazzaro di Savena un geoevento della Settimana del Pianeta Terra 2026 tra Dolina della Spipola, Altopiano di Miserazzano e speleologia nei Gessi Bolognesi Domenica 27 settembre 2026 il Parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa ospiterà l’iniziativa “EKCNA: La bellezza Sotto Sopra – I Gessi di Bologna”. Il geoevento è inserito nella XIV Settimana del Pianeta Terra. La proposta è dedicata al paesaggio carsico in gesso, alle grotte e alle ricerche speleologich
     

La bellezza Sotto Sopra: escursione nei Gessi Bolognesi UNESCO il 27 settembre

September 11th 2026 at 08:00

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A San Lazzaro di Savena un geoevento della Settimana del Pianeta Terra 2026 tra Dolina della Spipola, Altopiano di Miserazzano e speleologia nei Gessi Bolognesi

Domenica 27 settembre 2026 il Parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa ospiterà l’iniziativa “EKCNA: La bellezza Sotto Sopra – I Gessi di Bologna”. Il geoevento è inserito nella XIV Settimana del Pianeta Terra. La proposta è dedicata al paesaggio carsico in gesso, alle grotte e alle ricerche speleologiche che interessano questo settore dei colli bolognesi.

L’appuntamento è promosso nel sito componente dei Gessi Bolognesi del bene UNESCO “Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale”, indicato con l’acronimo EKCNA. L’attività è a partecipazione gratuita, con prenotazione obbligatoria entro giovedì 24 settembre. Il numero massimo previsto è di 40 partecipanti.

Escursione nei Gessi Bolognesi tra Spipola e Miserazzano

Il ritrovo è fissato alle 15 nel parcheggio di via Pilati, all’angolo con via Benassi, nella frazione Ponticella di San Lazzaro di Savena. Da qui partirà una camminata guidata di circa 5 chilometri. Il percorso attraverserà la Dolina della Spipola e raggiungerà l’Altopiano di Miserazzano, punto panoramico rivolto verso Bologna.

L’itinerario presenta una difficoltà media e un dislivello complessivo di circa 200 metri. È quindi rivolto a persone con un minimo di allenamento alla camminata. Sono richieste calzature adatte all’escursionismo e abbigliamento comodo. L’organizzazione segnala che non è necessaria un’assicurazione dedicata.

La scelta della Dolina della Spipola permette di osservare uno dei più riconoscibili elementi del carsismo nei Gessi Bolognesi. La depressione supera i 600 metri di larghezza e raggiunge quasi 100 metri di profondità. È considerata la più grande dolina in gesso d’Europa. Attorno ad essa, l’acqua superficiale e sotterranea ha inciso nel tempo un paesaggio fatto di inghiottitoi, valli cieche, cavità e affioramenti di selenite.

Speleologia e storia del sistema Spipola-Acquafredda

Alle 17 il programma prevede lo spostamento al Circolo La Terrazza, in via del Colle 1, sempre a Ponticella. Qui si terrà un incontro di circa un’ora sulla speleologia, sulle attività di ricerca e sui progetti collegati al territorio. Interverranno Tiberio Rabboni, per l’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Orientale, Massimo Ercolani e Luca Pisani della Federazione Speleologica Regionale Emilia-Romagna, e Paolo Grimandi del Gruppo Speleologico Bolognese-Unione Speleologica Bolognese.

Nel corso dell’incontro verrà presentato un nuovo volume del GSB-USB dedicato alla storia delle esplorazioni del sistema carsico Spipola-Acquafredda. Nei Gessi Bolognesi, il Sistema Acquafredda-Spipola-Prete Santo sfiora gli 11 chilometri di sviluppo. Ospita la più estesa grotta epigenica in gesso conosciuta al mondo. Le sue gallerie documentano l’azione dell’acqua in un litotipo solubile e fragile, dove la protezione del reticolo ipogeo richiede attenzione anche nelle attività svolte in superficie.

La conclusione della giornata è prevista alle 18 al Circolo La Terrazza, con un brindisi e un rinfresco conviviale. L’iniziativa integra il cammino all’aperto con un momento di restituzione scientifica e storica. In questo modo mette in relazione il paesaggio osservabile con le cavità che ne proseguono lo sviluppo nel sottosuolo.

Perché il sito UNESCO dei Gessi Bolognesi è importante

I Gessi Bolognesi costituiscono il sito componente numero 4 del bene seriale UNESCO EKCNA, iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel settembre 2023. Il bene riunisce sette aree distribuite fra le province di Reggio Emilia, Bologna, Ravenna e Rimini. Il riconoscimento riguarda le forme carsiche e le grotte sviluppate nelle rocce evaporitiche, in particolare gesso e sale.

L’importanza dei Gessi Bolognesi UNESCO non dipende soltanto dalla presenza delle grotte. Il territorio conserva una sequenza completa di forme carsiche di superficie e sotterranee, in stretta connessione idrologica. Le circa 200 cavità censite nell’area compresa tra Savena e Idice superano complessivamente 30 chilometri di sviluppo. Questo patrimonio è un riferimento per lo studio del carsismo evaporitico, favorito anche dalla vicinanza a Bologna e dalla lunga storia delle ricerche.

La tutela ha anche un valore biologico e storico. L’area ricade interamente in un parco regionale e nella rete Natura 2000. Ospita habitat, flora e fauna legati a boschi, pareti e ambienti ipogei. Nelle cavità del Farneto e Serafino Calindri sono state inoltre riconosciute testimonianze della frequentazione umana nell’età del Bronzo. I Gessi Bolognesi UNESCO mostrano quindi come geologia, biodiversità, archeologia e presenza umana siano elementi inseparabili.

La visita guidata non coincide con un’esplorazione in grotta. Propone invece una lettura del paesaggio esterno, utile per comprendere l’origine delle cavità e la necessità di conservarne gli equilibri. Per un’area vicina a una grande città e sottoposta nel passato a escavazioni e trasformazioni, la divulgazione sul posto è parte della tutela.

Informazioni per partecipare all’evento EKCNA

La prenotazione per “EKCNA: La bellezza Sotto Sopra – I Gessi di Bologna” è obbligatoria entro venerdì 24 settembre 2026. Si può contattare l’organizzazione al numero 333 2660329, al numero 051 6254821 oppure scrivendo a eventi@enteparchi.bo.it. Il ritrovo è alle 15 presso il parcheggio di via Pilati, angolo via Benassi, a Ponticella di San Lazzaro di Savena. La conclusione è alle 18 presso il Circolo La Terrazza, via del Colle 1.

L’evento è gratuito. La partecipazione richiede scarpe da escursione, abbigliamento adeguato e una condizione fisica compatibile con i 5 chilometri di percorso e i 200 metri di dislivello. L’iniziativa offre un’occasione di approfondimento sul sito UNESCO EKCNA e sui Gessi Bolognesi, unendo conoscenza del paesaggio, ricerca speleologica e attenzione per un ambiente carsico delicato.

Fonti

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  • ✇ZO 6-11 Královopolská – Jeskyně v Údolí Říčky a další
  • Den otevřených dveří v neděli 13. září 2026
    Při příležitosti prvního Mezinárodního dne jeskyní a krasu a 70 let CHKO Moravský kras zveme zájemce na prohlídku Ochozské jeskyně. Obecné informace o návštěvě naleznete na stránce Dny otevřených dveří v Ochozské jeskyni. K prohlídce je nutná rezervace ZDE. Aktualizace 2. 9.: Rezervace jsou zaplněné, děkujeme za zájem. Aktualizace 11. 9.: Deštivé počasí posledních dní způsobilo zvýšení průtoků na Hostěnickém potoce, a tím pádem i větší průtok v Ochozské jeskyni. Do neděle sice v
     

Den otevřených dveří v neděli 13. září 2026

Při příležitosti prvního Mezinárodního dne jeskyní a krasu a 70 let CHKO Moravský kras zveme zájemce na prohlídku Ochozské jeskyně.

Obecné informace o návštěvě naleznete na stránce Dny otevřených dveří v Ochozské jeskyni.

K prohlídce je nutná rezervace ZDE.

Aktualizace 2. 9.: Rezervace jsou zaplněné, děkujeme za zájem.

Aktualizace 11. 9.: Deštivé počasí posledních dní způsobilo zvýšení průtoků na Hostěnickém potoce, a tím pádem i větší průtok v Ochozské jeskyni. Do neděle sice voda z větší části opadne, ale v jeskyni zůstanou kaluže a bláto. Prosíme návštěvníky, aby s tímto stavem počítali a přizpůsobili tomu své oblečení, především pak obuv (holínky se budou opravdu hodit).

Pokud se situace změní a nebudete moci přijít, napište nám prosím zprávu (na mail csszo611@gmail.com), ať místa uvolníme. Pokud se na vás nedostalo a půjdete kolem, můžeme vás zkusit zařadit místo někoho, kdo bez omluvy nedorazí (i to se bohužel stává).

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  • Speleo-geodetické okénko „Přehled klasických technologií“
    Dnes se krátce podíváme na klasické pomůcky pro mapování jeskyní, tedy na přístroje typu Disto. Ty všichni dobře známe a v průzkumu jeskyní mají stále své nezastupitelné místo. Během posledních měsíců ožilo několik projektů, které se na tuto problematiku zaměřují. Objevili se nástupci přístroje DistoX/SAP, kteří jsou opět k dostání. Pokud si tedy nechcete stavět „vlastní“ kus, otevírá se nyní možnost si přístroj pořídit plně sestavený a otestovaný. DistoX2 „ukončená Legenda“ https
     

Speleo-geodetické okénko „Přehled klasických technologií“

Dnes se krátce podíváme na klasické pomůcky pro mapování jeskyní, tedy na přístroje typu Disto. Ty všichni dobře známe a v průzkumu jeskyní mají stále své nezastupitelné místo. Během posledních měsíců ožilo několik projektů, které se na tuto problematiku zaměřují. Objevili se nástupci přístroje DistoX/SAP, kteří jsou opět k dostání. Pokud si tedy nechcete stavět „vlastní“ kus, otevírá se nyní možnost si přístroj pořídit plně sestavený a otestovaný.

DistoX2 „ukončená Legenda“

https://paperless.bheeb.ch

Klasika, o které slyšel každý a od které se všichni další výrobci odrazili. Švýcarský jeskyňář Beat Heeb přišel s úpravou laserového dálkoměru Leica X310, kterou přizpůsobil potřebám jeskyňářů (integroval kompas a sklonoměr). Přístroj umožňuje okamžitý bezdrátový přenos dat do kapesního počítače či tabletu přímo během mapování podzemí.

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  • Marmarole sotterranee, lo Speleo Team Conegliano riapre l’Abisso Tiziano: esplorazione fino a -150 metri
    Condividi Il campo Marmarole sotterranee del 10-16 agosto 2026 ha riportato gli speleologi del CAI Conegliano nell’Abisso Tiziano, sulle Dolomiti Cadorine, dopo decenni di assenza. L’esplorazione ha raggiunto circa 150 metri di profondità senza arrivare al fondo, aprendo una nuova fase di ricerca nei Lastoni delle Marmarole. Marmarole sotterranee, una nuova campagna esplorativa nel cuore delle Dolomiti Una nuova campagna di esplorazione speleologica ha riportato l’attenzione sul carsismo d
     

Marmarole sotterranee, lo Speleo Team Conegliano riapre l’Abisso Tiziano: esplorazione fino a -150 metri

September 11th 2026 at 07:00

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Il campo Marmarole sotterranee del 10-16 agosto 2026 ha riportato gli speleologi del CAI Conegliano nell’Abisso Tiziano, sulle Dolomiti Cadorine, dopo decenni di assenza. L’esplorazione ha raggiunto circa 150 metri di profondità senza arrivare al fondo, aprendo una nuova fase di ricerca nei Lastoni delle Marmarole.

Marmarole sotterranee, una nuova campagna esplorativa nel cuore delle Dolomiti

Una nuova campagna di esplorazione speleologica ha riportato l’attenzione sul carsismo d’alta quota dei Lastoni delle Marmarole, nel Centro Cadore. Lo Speleo Team Conegliano, gruppo della Sezione CAI di Conegliano, ha organizzato dal 10 al 16 agosto 2026 un campo esplorativo con base al Rifugio Tiziano.

L’iniziativa nasce da una serie di precedenti ricognizioni condotte dal gruppo nelle aree alpine del Veneto. La documentazione della Sezione CAI di Conegliano indica infatti le Marmarole, insieme al Sorapis, tra le zone interessate dalle battute di ricerca del 2025. Per il 2026 era stata programmata una presenza più strutturata in quota, con più giorni consecutivi dedicati alla ricerca.

Il campo Marmarole sotterranee si inserisce quindi in un progetto di più lungo periodo. L’obiettivo non è soltanto scendere in una cavità conosciuta, ma verificare il potenziale carsico dell’intero settore, individuando nuovi ingressi e cercando di comprendere i collegamenti tra le cavità già note.

L’Abisso Tiziano e la storia delle esplorazioni

La zona non è nuova alla speleologia. Già negli anni Ottanta la Ronda Speleologica Imolese aveva effettuato ricerche sistematiche nella balconata carsica nei pressi del bivacco dei Fratelli Toso. Le esplorazioni avevano portato all’inserimento a catasto di numerosi ingressi.

Tra le cavità più importanti figura l’Abisso Tiziano, dedicato al grande pittore di Pieve di Cadore. Il Catasto delle Grotte del Veneto identifica la cavità con il numero 5000 e la colloca nel territorio di Auronzo di Cadore, presso il Bivacco Tiziano, a circa 2270 metri di quota. La documentazione catastale disponibile indica una profondità storica di 301 metri e uno sviluppo di 790 metri.

Il dato storico è importante per comprendere il significato della nuova campagna. L’attuale squadra non si è trovata davanti a una cavità sconosciuta, ma a un abisso esplorato decenni fa e rimasto per lungo tempo senza nuove discese. Il ritorno degli speleologi permette quindi di rileggere un ambiente già conosciuto alla luce delle tecniche, delle attrezzature e delle conoscenze attuali.

A -150 metri senza raggiungere il fondo

Durante la settimana di permanenza al campo, gli speleologi sono riusciti a dedicare quattro giornate all’attività sotterranea. La discesa ha permesso di raggiungere circa 150 metri sotto la superficie.

Il risultato più significativo è anche una conferma: l’Abisso Tiziano appare più complesso di quanto suggerisse il rilievo storico utilizzato come riferimento prima della spedizione. La conformazione della cavità e la presenza di diversi passaggi hanno richiesto tempi di esplorazione maggiori rispetto alle previsioni iniziali.

La squadra non ha raggiunto il fondo. Il lavoro, quindi, non può essere considerato concluso. Al contrario, la campagna ha aperto un nuovo cantiere esplorativo.

Questa è la caratteristica principale delle Marmarole sotterranee: l’obiettivo non coincide con una semplice profondità da raggiungere, ma con la possibilità di ricostruire un sistema ipogeo più articolato.

La logistica dell’esplorazione d’alta quota

Le difficoltà non sono soltanto sotterranee. I Lastoni delle Marmarole sono un ambiente d’alta quota nel quale anche il trasporto delle attrezzature rappresenta una parte rilevante della spedizione.

Il materiale deve essere portato fino alla zona degli ingressi attraverso un percorso con circa 1.200-1.300 metri di dislivello positivo, a seconda del punto di partenza e dell’itinerario utilizzato. Il Rifugio Tiziano costituisce un importante punto d’appoggio.

Un problema specifico è rappresentato dall’acqua. In quota non sono disponibili con facilità sorgenti utilizzabili per sostenere una permanenza prolungata. Per il campo 2026 una parte dell’attrezzatura e delle riserve idriche è stata trasportata in quota anche con l’ausilio di un elicottero, grazie al contributo della Sezione CAI di Conegliano.

La logistica diventa quindi parte integrante dell’esplorazione. Più giorni in quota significano più materiale, più acqua e una pianificazione precisa delle attività.

Ricerca di nuovi ingressi e carsismo delle Marmarole

L’attività dello Speleo Team Conegliano non si limita all’Abisso Tiziano. Una parte importante del progetto riguarda la prospezione superficiale.

Le ricerche precedenti avevano già evidenziato il potenziale carsico dei Lastoni. La pagina dedicata al gruppo speleologico della Sezione CAI Conegliano ricorda inoltre le prospezioni effettuate nel Van delle Sasse, sui Lastoi del Formin e sulle Marmarole, con risultati considerati incoraggianti.

La ricerca in alta montagna presenta caratteristiche diverse rispetto alla speleologia condotta in aree più accessibili. Ogni nuovo ingresso può richiedere una lunga marcia, il trasporto dell’attrezzatura e successive discese di verifica.

Per questo il progetto Marmarole sotterranee dovrà necessariamente proseguire attraverso una combinazione di ricerca esterna, rilievo topografico, esplorazione degli abissi già conosciuti e verifica delle possibili connessioni.

Le attività recenti dello Speleo Team Conegliano

L’attività dello Speleo Team Conegliano comprende anche ricerca, formazione, documentazione e divulgazione.

Il gruppo è nato nel 2018 con l’obiettivo di ricercare e mappare le cavità naturali della sinistra Piave, della fascia pedemontana tra Cesen e Visentin e dell’area del Cansiglio. Negli anni successivi ha esteso l’attività alla speleologia alpina, con campagne nei massicci del Veneto.

Nel 2025 il gruppo ha svolto numerose battute di ricerca nelle aree di Sorapis e Marmarole. Nello stesso periodo ha continuato l’esplorazione nei Piani Eterni, dove una cavità in corso di studio potrebbe intercettare il grande sistema sotterraneo principale. Sono state inoltre effettuate attività di posizionamento e riesplorazione in Cansiglio, nella zona di Pian Rosada e Valmenera.

Sempre in Cansiglio, il gruppo ha collaborato nel 2025 alla pulizia e al ripristino di una piccola cavità in zona Valmenera, dalla quale è stato rimosso circa un quintale di rifiuti. È stato inoltre avviato un progetto per il censimento della fauna ipogea del Bus della Genziana e un’attività di censimento delle sorgenti sul versante del lago di Santa Croce, in vista di un futuro progetto di tracciamento delle acque sotterranee.

Queste attività mostrano come l’esplorazione venga affiancata da una crescente attenzione alla documentazione, alla ricerca ambientale e alla conoscenza del territorio.

Dai Piani Eterni alle Marmarole: una ricerca che continua

Un altro fronte importante è quello dei Piani Eterni. La storia esplorativa di questa area è documentata nella pubblicazione Speleologia Veneta 2024. Il sistema è stato interessato da decenni di ricerche e ha raggiunto profondità superiori ai mille metri.

Lo Speleo Team Conegliano partecipa a questo percorso esplorativo e, secondo la relazione della Sezione CAI, continua a lavorare su una cavità che potrebbe intercettare il grande sistema principale dei Piani Eterni.

La ricerca nelle Marmarole segue una logica analoga. Si parte da cavità note e da aree già individuate come interessanti, poi si procede con nuove prospezioni e verifiche. In alta montagna, la distanza tra un ingresso e l’altro può essere breve in linea d’aria, ma molto impegnativa da percorrere in superficie.

Formazione e divulgazione: il programma 2026

Lo Speleo Team mantiene anche una forte componente formativa. La Sezione CAI Conegliano ha organizzato nel 2025 uno stage di avvicinamento alla speleologia in collaborazione con la Scuola Nazionale di Speleologia.

Per il 2026 è stato inoltre programmato il 7° corso di avvicinamento alla speleologia, previsto tra settembre e ottobre. Il corso rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali il gruppo continua a coinvolgere nuovi praticanti e a trasmettere tecniche di progressione, sicurezza e conoscenza dell’ambiente sotterraneo.

La divulgazione passa anche dalle attività con altri gruppi e dalle iniziative rivolte ai giovani. Nel marzo 2026, per esempio, lo Speleo Team Conegliano ha accompagnato un’uscita di Alpinismo Giovanile al Bus della Rana insieme agli speleologi del Gruppo Grotte CAI Schio.

Un cantiere speleologico ancora aperto

La campagna 2026 nell’Abisso Tiziano non consegna un nuovo record di profondità. Consegna qualcosa di più utile per la ricerca: una serie di interrogativi nuovi.

Raggiungere circa -150 metri senza arrivare al fondo significa che una parte significativa dell’abisso deve ancora essere verificata con le nuove esplorazioni. Il rilievo storico dovrà essere confrontato con le osservazioni effettuate durante la nuova campagna.

Le Marmarole sotterranee tornano quindi al centro dell’attività dello Speleo Team Conegliano. La prospettiva è quella di continuare la ricerca nei prossimi anni, combinando esplorazione, rilievo e prospezione in superficie.

L’alta quota impone tempi lunghi e una logistica complessa. Proprio per questo il campo estivo non rappresenta un episodio isolato, ma l’avvio di una nuova fase di lavoro. Le prossime campagne dovranno stabilire quanto lontano possa portare questa nuova esplorazione dell’Abisso Tiziano e quali rapporti esistano tra le cavità dei Lastoni delle Marmarole.

Fonti

Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, Gruppo Speleologico:
https://www.caiconegliano.it/gruppi/gruppo-speleologico/

Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, Assemblea generale 2026, relazione sulle attività speleologiche 2025 e programmi 2026:
https://www.caiconegliano.it/wp-content/uploads/2026/03/Assemblea_2026.pdf

Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, Campo Speleologico Marmarole 2026:
https://www.caiconegliano.it/eventi/elenco/?eventDisplay=past

Catasto delle Grotte del Veneto, elenco catastale:
https://www.catastogrotteveneto.it/Content/Document/elencocatasto%20WISH-1.1.3.pdf

? Speleologia Veneta, volume 24, 2024 – “Alla ricerca della porta per Samarcanda”:
https://www.speleologiaveneta.it/index.php/pubblicazioni-speleologia-veneta/speleologia-veneta?element=8199f541-542f-4f18-a940-62bff135323f&format=raw&item_id=753&method=download&task=callelement

? Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, notiziario Montagna Insieme n. 60:
https://www.caiconegliano.it/pubblicazioni_sezionali/Montagna_Insieme/Montagna_Insieme_60_-_Dicembre_2024.pdf

? Scintilena, attività scientifica e di monitoraggio nel Bus de la Genziana:
https://www.scintilena.com/la-stazione-geofisica-ipogea-del-bus-de-la-genziana-in-cansiglio-compie-20-anni/01/25/

? Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, calendario attività 2026:
https://www.caiconegliano.it/eventi/

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  • Slovenia, prima celebrazione della Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo
    Condividi Il 13 settembre 2026 si celebra per la prima volta la ricorrenza promossa dalla Slovenia e riconosciuta dall’UNESCO. A Postumia una conferenza scientifica internazionale e una cerimonia con speleologi, ricercatori e rappresentanti istituzionali La Slovenia si prepara a celebrare per la prima volta la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, istituita dall’UNESCO e fissata ogni anno al 13 settembre. La prima edizione della nuova ricorrenza internazionale si svolgerà domen
     

Slovenia, prima celebrazione della Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo

September 11th 2026 at 06:00

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Il 13 settembre 2026 si celebra per la prima volta la ricorrenza promossa dalla Slovenia e riconosciuta dall’UNESCO. A Postumia una conferenza scientifica internazionale e una cerimonia con speleologi, ricercatori e rappresentanti istituzionali

La Slovenia si prepara a celebrare per la prima volta la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, istituita dall’UNESCO e fissata ogni anno al 13 settembre. La prima edizione della nuova ricorrenza internazionale si svolgerà domenica 13 settembre 2026, con un programma di iniziative che pone ancora una volta la Slovenia al centro della ricerca, della speleologia e della tutela degli ambienti carsici e sotterranei.

L’istituzione della giornata ha un significato particolare proprio per il Paese balcanico: la proposta è infatti nata dalla Unione Internazionale di Speleologia (UIS), che ha sede a Postumia, ed è stata formalmente presentata all’UNESCO dalla Repubblica di Slovenia. Nel novembre 2025 la Conferenza Generale dell’UNESCO ha approvato all’unanimità la proclamazione del 13 settembre come International Day of Caves and Karst.

Quattro giorni dedicati alla ricerca e alla tutela del carsismo

Tra gli appuntamenti principali della prima celebrazione figura la conferenza scientifica internazionale “Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst”, in programma a Postumia dal 10 al 13 settembre.
L’incontro riunisce ricercatori e specialisti attorno ai temi dello studio delle grotte e dei territori carsici, della loro conservazione e della gestione sostenibile di un patrimonio naturale particolarmente delicato.

Il momento istituzionale centrale si terrà invece sabato 12 settembre nella Grotta di Postumia, con la partecipazione di scienziati, speleologi, rappresentanti dell’UNESCO, autorità, esponenti del corpo diplomatico e ospiti provenienti dalla Slovenia e dall’estero.
Le celebrazioni si svolgono sotto il patrocinio onorario della Presidente della Repubblica di Slovenia Nataša Pirc Musar e con il patrocinio dell’UNESCO. Partecipano inoltre la Commissione nazionale slovena per l’UNESCO, le Grotte di Postumia, il Parco delle Grotte di Škocjan, i comuni di Postumia e Pivka e l’Associazione Speleologica Slovena.

La Slovenia, terra simbolo del Carso mondiale

Il riconoscimento UNESCO rappresenta anche un tributo alla lunga tradizione slovena negli studi carsici e nella speleologia. È proprio dal Carso classico, tra Slovenia e Italia, che deriva il termine internazionale “karst”, oggi utilizzato in tutto il mondo per indicare i paesaggi e i fenomeni prodotti dalla dissoluzione delle rocce solubili.A Postumia ha sede l’Unione Internazionale di Speleologia, mentre nel Paese opera anche una Cattedra UNESCO dedicata alla carsologia. Le Grotte di Škocjan, inoltre, sono inserite dal 1986 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, una delle più importanti testimonianze naturali del carsismo sotterraneo europeo.

La nascita di una giornata internazionale dedicata specificamente alle grotte e al carsismo punta però soprattutto a richiamare l’attenzione sulla loro fragilità e sulla necessità di proteggerli.
Le aree carsiche interessano quasi un quinto delle terre emerse e costituiscono una fondamentale riserva di acqua potabile per oltre un miliardo di persone. Le grotte conservano inoltre ecosistemi unici, testimonianze paleontologiche, archivi climatici e tracce della presenza umana, ma rimangono ambienti ancora poco conosciuti e particolarmente vulnerabili alle trasformazioni e all’inquinamento.

Con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il mondo sotterraneo entra così ufficialmente nel calendario delle ricorrenze UNESCO, offrendo alla comunità speleologica un’importante occasione internazionale per diffondere conoscenza, promuovere la ricerca e sottolineare il valore della tutela delle grotte e dei paesaggi carsici per le generazioni future.

Fonte notizia e foto: Governo della Repubblica di Slovenia – GOV.SI / Slovenian Tourist Board

Anche l’Italia partecipa alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo attraverso la Società Speleologica Italiana ETS, membro nazionale italiano dell’Unione Internazionale di Speleologia. La SSI, insieme al Club Alpino Italiano, ha promosso per settembre e ottobre 2026 una nuova edizione delle Giornate della Speleologia, con il 13 settembre come momento centrale della mobilitazione nazionale.

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  • Machu Picchu, il LiDAR rivela antichi percorsi Inca: uno potrebbe condurre a una montagna sacra
    Condividi Oltre 2,5 chilometri di percorsi preispanici nascosti dalla fitta vegetazione sono stati individuati nell’area di Machu Picchu grazie alla tecnologia LiDAR. Uno dei tracciati potrebbe avere avuto una funzione rituale ed essere diretto verso la montagna sacra di Yanantin. Una tecnologia ben nota anche agli speleologi, che da anni utilizzano LiDAR e laser scanner per studiare il carsismo e realizzare modelli tridimensionali delle grotte. Una rete di antichi percorsi nascosta dalla veg
     

Machu Picchu, il LiDAR rivela antichi percorsi Inca: uno potrebbe condurre a una montagna sacra

September 11th 2026 at 05:00

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Oltre 2,5 chilometri di percorsi preispanici nascosti dalla fitta vegetazione sono stati individuati nell’area di Machu Picchu grazie alla tecnologia LiDAR. Uno dei tracciati potrebbe avere avuto una funzione rituale ed essere diretto verso la montagna sacra di Yanantin. Una tecnologia ben nota anche agli speleologi, che da anni utilizzano LiDAR e laser scanner per studiare il carsismo e realizzare modelli tridimensionali delle grotte.

Una rete di antichi percorsi nascosta dalla vegetazione è stata individuata nei dintorni di Machu Picchu, in Perù, grazie a rilievi effettuati con tecnologia LiDAR.

Le indagini condotte nell’area della cosiddetta Muralla de Mandor, a est della celebre città inca, hanno permesso di identificare oltre 2,5 chilometri di percorsi preispanici, insieme a possibili piattaforme e terrazzamenti. Tra le evidenze individuate spicca un tracciato principale lungo almeno 1,2 chilometri, con caratteristiche compatibili con tecniche costruttive di epoca inca, tra cui un andamento a zig-zag. (gob.pe)

Il ritrovamento risale alle ricognizioni effettuate nel luglio 2026 ed è stato annunciato ufficialmente il 10 agosto dal Ministero della Cultura del Perù. Le ricerche sono frutto della collaborazione tra la Dirección Desconcentrada de Cultura di Cusco e il Centro de Estudios Andinos dell’Università di Varsavia, con la partecipazione di specialisti di diverse istituzioni. (gob.pe)

Forse un percorso verso una montagna sacra

Le prime interpretazioni dei risultati aggiungono ora un elemento particolarmente affascinante.

In un’intervista pubblicata il 31 agosto dall’agenzia peruviana Andina, Nino Del Solar Velarde, responsabile delle ricerche archeologiche di Machu Picchu della DDC Cusco, ha spiegato che il percorso potrebbe essere collegato a una destinazione di carattere rituale.

L’attenzione degli archeologi si concentra sulla cosiddetta Muralla de Mandor, una struttura che in alcuni settori raggiunge i due o tre metri di altezza e che potrebbe, a prima vista, suggerire una funzione difensiva.

Del Solar invita però alla prudenza: nell’area non esiste al momento un contesto archeologico tale da dimostrare la necessità di una fortificazione. Inoltre, la struttura sembra seguire la conformazione naturale del terreno.

Soprattutto, il suo orientamento conduce verso Yanantin, una montagna che raggiunge circa 4.100 metri di quota e che viene indicata come luogo sacro nella concezione andina.

Da qui nasce l’ipotesi che la “muraglia” possa essere interpretata diversamente: potrebbe trattarsi di un percorso sopraelevato con una funzione rituale, orientato verso la montagna sacra.

È un’ipotesi suggestiva, ma non ancora una conclusione definitiva. Lo stesso Ministero della Cultura peruviano, nell’annuncio iniziale, sottolineava la necessità di ulteriori indagini archeologiche per stabilire cronologia, funzione e rapporti dei tracciati con gli altri elementi del paesaggio di Machu Picchu.

Il LiDAR ha permesso di guardare sotto la vegetazione

Determinante per la scoperta è stata la tecnologia LiDAR, Light Detection and Ranging, un sistema di telerilevamento basato sull’emissione di impulsi laser e sulla misurazione del tempo impiegato dalla luce per ritornare al sensore.

Nel caso di Machu Picchu il rilievo è stato effettuato anche con drone, ottenendo dati ad altissima risoluzione e modelli tridimensionali del territorio.

La caratteristica particolarmente preziosa nelle zone ricoperte da foreste è la possibilità di elaborare i dati separando digitalmente la vegetazione dal terreno sottostante.

Strade, terrazzamenti, muri e altre modificazioni artificiali del suolo possono così diventare leggibili nei modelli digitali anche quando, osservando direttamente il territorio, sono quasi completamente nascosti dagli alberi.

Nell’area di Mandor il LiDAR non ha soltanto consentito di seguire gli antichi percorsi: ha confermato alcuni recinti circolari già conosciuti e ha permesso di individuare nuove strutture e piattaforme sotto la vegetazione.

Una tecnologia già ampiamente utilizzata in speleologia

Il LiDAR è ben conosciuto anche nel mondo della speleologia e della ricerca sul carsismo, dove le tecnologie di scansione laser sono ormai utilizzate per numerose applicazioni.

All’esterno delle grotte, i rilievi LiDAR aerotrasportati o effettuati con drone permettono di ottenere modelli estremamente dettagliati della superficie terrestre. Eliminando digitalmente la vegetazione possono diventare più evidenti doline, depressioni, inghiottitoi, scarpate, fratture e altre forme del paesaggio carsico.

Il LiDAR di superficie, naturalmente, non attraversa la roccia e non permette di vedere direttamente una grotta sotterranea. La lettura dettagliata della morfologia può però fornire informazioni preziose per indirizzare le ricognizioni e individuare aree potenzialmente interessanti per l’esplorazione speleologica.

Ancora più diffuso è l’impiego delle tecnologie LiDAR direttamente all’interno delle cavità.

Laser scanner terrestri e, sempre più spesso, sistemi mobili e portatili consentono di acquisire grandi quantità di punti e costruire modelli tridimensionali dettagliati degli ambienti sotterranei. Le applicazioni comprendono rilievo, studio geomorfologico, analisi delle fratture, documentazione archeologica e monitoraggio della stabilità delle cavità. Recenti ricerche hanno integrato, per esempio, LiDAR portatile, laser scanner terrestre e rilievi da drone per produrre cartografie geomorfologiche tridimensionali ad alta risoluzione di ambienti carsici.

La diffusione della tecnologia è arrivata anche a strumenti molto più piccoli: uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Archaeological Science ha valutato persino l’impiego dei sensori LiDAR incorporati negli smartphone per applicazioni archeologiche e speleologiche, evidenziandone le possibilità nella documentazione tridimensionale delle cavità.

Il modello digitale non sostituisce l’esplorazione

Il caso di Machu Picchu mostra però anche un principio familiare agli speleologi: individuare qualcosa a distanza non equivale ad averlo esplorato e compreso.

I dati raccolti nell’area di Mandor costituiscono una base sulla quale indirizzare le prossime indagini. Le strutture riconosciute digitalmente dovranno essere raggiunte e studiate sul terreno per verificarne caratteristiche, cronologia e funzione.

Secondo quanto dichiarato da Del Solar ad Andina, le prospezioni sul posto sono previste tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. La zona presenta inoltre particolari condizioni ambientali e le attività richiederanno le necessarie autorizzazioni per operare nell’area protetta. (

Soltanto queste verifiche potranno chiarire se il percorso individuato fosse realmente legato a pratiche rituali e quale rapporto avesse con Yanantin e con la più vasta organizzazione territoriale di Machu Picchu.

La fitta foresta nebulare nell’area di Machu Picchu, dove il LiDAR permette di leggere la morfologia del terreno nascosta dalla vegetazione. Foto: Jason Hollinger / Wikimedia Commons – CC BY 2.0

Il LiDAR ha dunque fatto quello che sa fare particolarmente bene: ha reso visibili tracce che il paesaggio aveva nascosto.

Ora comincia la parte più antica del mestiere, comune in fondo ad archeologi e speleologi: andare sul terreno, osservare, esplorare e verificare.

Fonti:

Agencia Peruana de Noticias Andina, 31 agosto 2026 https://andina.pe/agencia/noticia-camino-inca-recientemente-hallado-machu-picchu-era-ruta-a-un-destino-uso-ritual-1089500.aspx

Ministerio de Cultura del Perú – Dirección Desconcentrada de Cultura de Cusco, 10 agosto 2026 https://www.gob.pe/institucion/cultura/noticias/1427676-identifican-mas-de-2-5-kilometros-de-caminos-prehispanicos-en-el-entorno-de-la-muralla-de-mandor-en-machupicchu

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  • Intervento di soccorso speleologico in Bosnia ed Erzegovina per una speleologa italiana
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Intervento di soccorso speleologico in Bosnia ed Erzegovina per una speleologa italiana

September 10th 2026 at 16:20

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Comunicato Ufficiale CNSAS

Pe?ina Provalija (Grotta dell’Abisso),

Nevesinje – 10 settembre 2026

 

Si è concluso alle 16:00 del 10 settembre l’intervento di soccorso speleologico presso la Pe?ina Provalija (Grotta dell’Abisso), una delle più estese cavità della Bosnia ed Erzegovina con oltre 4.100 metri di sviluppo esplorato, situata nei pressi di Nevesinje.

L’incidente è avvenuto nella serata del 9 settembre durante un campo esplorativo organizzato dal Gruppo Speleologico Bolognese, al quale partecipavano speleologi provenienti da diverse regioni italiane.

Una speleologa italiana è precipitata per circa cinque metri nel corso di un’arrampicata esplorativa, riportando una sospetta frattura scomposta della caviglia.

Il punto dell’infortunio si trovava a circa un’ora e mezza di progressione dall’ingresso della grotta, lungo un tratto a sviluppo prevalentemente suborizzontale.

Tra i partecipanti alla spedizione erano presenti sei tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), provenienti dalle delegazioni di Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte e Veneto.

I soccorritori hanno immediatamente raggiunto la ferita, provvedendo alla sua messa in sicurezza, alla somministrazione di antidolorifici e generi di conforto e al consulto telefonico con una dottoressa appartenente al CNSAS piemontese – specializzata in interventi di soccorso medicalizzato in ambiente impervio – che ha fornito le prime indicazioni sanitarie per la gestione dell’infortunio.

Valutata la complessità dello scenario e le difficoltà morfologiche del recupero, i tecnici hanno allertato il Delegato della XII Delegazione Speleologica Emilia-Romagna e il Responsabile Nazionale del Soccorso Speleologico.

Il CNSAS ha quindi attivato, attraverso la European Cave Rescue Association, la Gorska Služba Spašavanja Bosne i Hercegovine, il Servizio di Soccorso Alpino della Bosnia ed Erzegovina, che ha assunto la direzione delle operazioni di soccorso intervenendo sul posto con 15 tecnici specializzati.

Nel corso delle prime 18 ore dall’incidente, i tecnici italiani presenti nella spedizione hanno completato l’attrezzamento dei principali punti critici del percorso di evacuazione, realizzando in particolare le teleferiche necessarie per il trasporto della barella nei tratti più impegnativi e collaborando con le squadre bosniache durante tutte le fasi del recupero.

L’evacuazione è iniziata alle ore 6:30 del 10 settembre. L’infortunata è rimasta sempre cosciente e collaborativa e, alle ore 12:00, con l’ingresso della prima squadra del soccorso speleologico bosniaco, era già stata completata circa la metà del percorso verso l’uscita.

Una successiva valutazione del tratto finale della grotta, particolarmente stretto e impegnativo, ha consentito di escludere la necessità delle complesse operazioni di disostruzione inizialmente ipotizzate. È stato comunque necessario procedere al disgaggio di alcune rocce che avrebbero impedito il passaggio della barella.

All’esterno della cavità la ferita è stata affidata al personale sanitario del servizio di soccorso bosniaco e trasferita in ambulanza all’ospedale. Le operazioni si sono concluse alle ore 16:00 del 10 settembre.

Il CNSAS desidera esprimere un sincero ringraziamento alla Gorska Služba Spašavanja Bosne i Hercegovine per la professionalità, la disponibilità e l’eccellente collaborazione dimostrate. L’intervento conferma il valore della rete di cooperazione tra i servizi di soccorso speleologico europei e l’importanza dei rapporti costruiti attraverso la European Cave Rescue Association, fondamentali per garantire un rapido ed efficace supporto reciproco negli interventi internazionali.

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  • Santin Cave, il monitoraggio ambientale misura l’impatto delle visite sull’arte rupestre
    Condividi Uno studio pubblicato su Geosciences analizza temperatura, anidride carbonica e particolato nella grotta cantabrica. I dati indicano che la gestione degli accessi deve considerare la ventilazione stagionale e i tempi di recupero del microclima. Conservazione preventiva nelle grotte con arte rupestre La gestione delle grotte con pitture preistoriche richiede dati ambientali ad alta risoluzione. Un recente studio dedicato alla Santin Cave, in Cantabria, Spagna settentrionale, h
     

Santin Cave, il monitoraggio ambientale misura l’impatto delle visite sull’arte rupestre

September 10th 2026 at 14:00

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Uno studio pubblicato su Geosciences analizza temperatura, anidride carbonica e particolato nella grotta cantabrica. I dati indicano che la gestione degli accessi deve considerare la ventilazione stagionale e i tempi di recupero del microclima.

Conservazione preventiva nelle grotte con arte rupestre

La gestione delle grotte con pitture preistoriche richiede dati ambientali ad alta risoluzione. Un recente studio dedicato alla Santin Cave, in Cantabria, Spagna settentrionale, ha valutato la risposta del sistema sotterraneo a visite sperimentali controllate. Il lavoro, pubblicato nel 2026 sulla rivista Geosciences, propone un metodo basato su un anno di osservazioni in condizioni indisturbate e su successive prove di accesso regolato.

L’obiettivo è distinguere le normali oscillazioni naturali dagli effetti prodotti dalla presenza umana. In una grotta decorata, anche variazioni limitate possono modificare l’equilibrio dell’aria e delle superfici. La respirazione dei visitatori introduce calore, vapore acqueo e anidride carbonica. Il movimento può inoltre rimettere in sospensione particelle e favorire il trasporto di microrganismi.

Santin Cave e i settori con pitture paleolitiche

La Santin Cave si trova presso Velo, nel comune di Piélagos. La cavità si sviluppa in calcari e calcareniti cretacici. La planimetria conosciuta raggiunge circa 205 metri. Le gallerie sono disposte prevalentemente lungo una direttrice nord-ovest sud-est e si sviluppano quasi su un unico livello.

Le pitture sono organizzate in due complessi. Il Conjunto I si trova a circa 75 metri dall’ingresso, in una sala più ampia della galleria principale. Il Conjunto II è collocato a circa 120 metri dall’ingresso e comprende diversi pannelli con simboli rossi attribuiti al Paleolitico. Il pannello principale misura circa 5 metri per 1,5 e presenta due fregi verticali.

L’accesso alla grotta è attualmente limitato da un cancello metallico. Le autorità locali e regionali hanno valutato la possibilità di inserire il sito in un’offerta di turismo culturale sotterraneo. Prima di qualsiasi apertura, lo studio sottolinea la necessità di definire una base ambientale affidabile.

Monitoraggio ambientale ad alta risoluzione

La prima fase della ricerca ha seguito la grotta per un intero ciclo annuale, dal novembre 2021 al novembre 2022. Sono stati registrati temperatura dell’aria, umidità relativa, concentrazione di CO2 e radon. Altri sensori hanno misurato le condizioni termiche in diversi punti delle gallerie.

La temperatura media interna è risultata di 13,45 °C. L’umidità relativa è rimasta prossima alla saturazione. I settori vicini all’ingresso hanno mostrato una maggiore influenza delle condizioni esterne. Le gallerie profonde, dove si trovano le pitture, sono apparse molto più stabili. Le oscillazioni termiche annuali nei punti associati ai complessi decorati sono state comprese tra 0,04 e 0,07 °C.

Il comportamento dei gas ha evidenziato due fasi stagionali. Da novembre ad aprile la ventilazione è più attiva e la CO2 nelle zone interne si mantiene generalmente tra 800 e 850 ppm. Dalla tarda primavera l’aria esterna più calda riduce gli scambi. La concentrazione media mensile di CO2 è arrivata a 1.249 ppm in giugno e a 1.405 ppm in luglio. Nello stesso periodo è aumentato anche il radon.

Visite sperimentali e risposta del microclima

La seconda fase si è svolta dal 26 al 28 giugno 2023, durante il periodo di ventilazione ridotta. Sono stati simulati diversi scenari di visita. Il primo giorno sono entrati tre gruppi di cinque persone. Il secondo giorno si sono alternati gruppi di cinque e sei visitatori. Il terzo giorno sono entrati consecutivamente gruppi composti da sette, sette, otto e sei persone.

I ricercatori hanno misurato l’aumento prodotto da ogni gruppo, il segnale residuo prima dell’ingresso successivo, il recupero parziale tra le visite e il tempo necessario per il ritorno alle condizioni precedenti.

Nel settore più vicino all’ingresso, il passaggio ha prodotto anomalie termiche contenute, tra 0,01 e 0,02 °C. Nei pressi delle pitture la risposta è stata più evidente. L’aumento medio ha raggiunto 0,11 °C nel Conjunto I e 0,28 °C nel Conjunto II. Il valore massimo registrato è stato di 0,37 °C. Il settore più interno ha mostrato anche tempi di recupero più lunghi.

CO2 e particolato come indicatori di gestione

L’anidride carbonica ha evidenziato il comportamento cumulativo più chiaro. Nel Conjunto I gli incrementi giornalieri associati alle visite hanno raggiunto 268 ppm il 27 giugno e 368 ppm il 28 giugno. Nel Conjunto II sono stati misurati aumenti di 327 e 376 ppm.

Il recupero notturno è rimasto incompleto. Nel Conjunto I sono rimasti segnali residui di 127 e 212 ppm. Nel Conjunto II i valori residui sono stati di 120 e 94 ppm. Secondo gli autori, la CO2 può quindi rappresentare il principale indicatore operativo per modulare gli accessi nel breve periodo.

Anche il particolato sospeso è aumentato con l’intensità delle visite. Con gruppi distanziati di cinque persone, le concentrazioni sono rimaste inferiori a 300 particelle per litro. Due gruppi consecutivi di sei persone hanno portato il valore a 561 particelle per litro. La sequenza più intensa ha raggiunto 686 particelle per litro, con un tempo di recupero di 13,6 ore.

Gli autori precisano che per il particolato non era disponibile una serie storica completa in assenza di visite nel punto più sensibile. I dati devono quindi essere interpretati soprattutto come variazioni relative associate alla presenza dei visitatori.

Accesso pubblico e tutela del patrimonio

Lo studio sulla Santin Cave non propone soglie definitive valide per ogni grotta. I valori dipendono dalla stagione, dalla morfologia, dalla ventilazione, dalla posizione delle pitture e dalla sensibilità delle superfici. Le soglie individuate devono quindi essere considerate preliminari e specifiche per il sito.

La ricerca indica una procedura applicabile anche ad altri contesti. Prima occorre documentare il ciclo annuale senza visite. Poi si possono svolgere prove controllate con gruppi di dimensione diversa. Il monitoraggio deve proseguire durante e dopo ogni ingresso.

La conservazione preventiva delle grotte decorate passa così da una semplice limitazione numerica degli accessi a una gestione basata sulla risposta reale dell’ambiente. La Santin Cave mostra che i settori più stabili sono anche quelli più vulnerabili alle perturbazioni. Per questo, la fruizione pubblica richiede tempi di recupero, controllo della CO2 e una verifica continua delle condizioni sotterranee.

Fonti

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    Condividi Sabato 5 settembre 2026, alla Polisportiva di Opicina, l’evento sportivo dedicato alle famiglie ha ospitato anche un’attività di divulgazione speleologica curata dal Gruppo Speleologico San Giusto, confermando il ruolo della speleologia nella crescita educativa e motoria dei più piccoli. L’evento Famiglie in Movimento a Opicina La quinta edizione di “Famiglie in Movimento” si è svolta sabato 5 settembre 2026 negli impianti della Polisportiva Opicina, in via degli Alpini 128 a Tri
     

Famiglie in Movimento 2026: il Gruppo Speleologico San Giusto avvicina i bambini alla speleologia

September 10th 2026 at 13:00

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Sabato 5 settembre 2026, alla Polisportiva di Opicina, l’evento sportivo dedicato alle famiglie ha ospitato anche un’attività di divulgazione speleologica curata dal Gruppo Speleologico San Giusto, confermando il ruolo della speleologia nella crescita educativa e motoria dei più piccoli.

L’evento Famiglie in Movimento a Opicina

La quinta edizione di “Famiglie in Movimento” si è svolta sabato 5 settembre 2026 negli impianti della Polisportiva Opicina, in via degli Alpini 128 a Trieste, dalle 10 alle 18. La manifestazione, promossa da Monica Canciani e Simona Pilotti in collaborazione con la Polisportiva, ha trasformato l’area sportiva in un grande spazio dedicato all’attivitಲ fisica, al divertimento e alla curiosità, con oltre venti discipline sportive a disposizione dei bambini e numerose proposte anche per gli adulti, tra cui zumba, balli caraibici, arti marziali, orienteering e fitness [web:2][web:3][web:6][web:10].

All’interno di questo ricco programma, il Gruppo Speleologico San Giusto ha partecipato con entusiasmo, proponendo ai più piccoli un primo approccio al mondo sotterraneo. L’obiettivo dell’iniziativa è stato avvicinare i bambini alla speleologia, mostrando loro il fascino delle grotte e delle cavità naturali, in un contesto ludico e sicuro. La presenza del gruppo speleologico ha arricchito l’offerta dell’evento, inserendo la cultura della montagna e del sottosuolo tra le attività motorie e ricreative proposte alle famiglie triestine [web:2][web:3].

Secondo quanto riportato dal gruppo, la manifestazione si è rivelata un grande successo, “pieno di curiosità e sorrisi”, confermando l’interesse del pubblico per le attività all’aria aperta e per la scoperta di ambienti naturali meno conosciuti come le grotte. L’hashtag #Speleologia@Web, utilizzato dal Gruppo Speleologico San Giusto nei propri canali social, sottolinea l’impegno del gruppo nella divulgazione digitale della speleologia, rendendo accessibili a un pubblico più ampio le esperienze e le conoscenze maturate sul campo [web:2][web:3].

Il ruolo del Gruppo Speleologico San Giusto nella divulgazione

Il Gruppo Speleologico San Giusto è una delle realtà storiche della speleologia triestina, attiva da decenni nell’esplorazione, nello studio e nella valorizzazione del patrimonio carsico del Carso classico e delle aree limitrofe. Oltre all’attività esplorativa, il gruppo svolge un importante lavoro di divulgazione scientifica, organizzando eventi, conferenze e iniziative aperte al pubblico per far conoscere il mondo sotterraneo e promuovere una cultura della tutela delle grotte e della biodiversità cavernicola.

La partecipazione a eventi come “Famiglie in Movimento” rientra in questa strategia di apertura verso la comunità locale, portando la speleologia fuori dagli ambienti specialistici e rendendola accessibile anche ai non addetti ai lavori, in particolare ai più giovani. Questo tipo di iniziative contribuisce a formare una coscienza ambientale fin dall’infanzia, insegnando il rispetto per gli ecosistemi sotterranei e la loro fragilità [web:8][web:18].

Attività recente e scoperte del Gruppo Speleologico San Giusto

Oltre all’impegno divulgativo, il Gruppo Speleologico San Giusto è attivo anche sul fronte dell’esplorazione e della ricerca scientifica. Nel 2026 il gruppo ha partecipato a diverse campagne esplorative, sia in ambito locale che nazionale e internazionale.

Spedizione Shtares 2026 in Albania

Una delle attività più significative a cui il Gruppo Speleologico San Giusto ha preso parte nel 2026 è stata la spedizione “Shtares 2026”, organizzata dal Gruppo Speleologico Martinese sulle Alpi Albanesi, nel Parco Regionale Nikaj-Mërtur. La campagna, svoltasi dall’8 al 23 agosto 2026, ha visto la partecipazione di 28 speleologi provenienti da diversi gruppi italiani, tra cui il Gruppo Speleo San Giusto di Trieste, la Società Alpina delle Giulie, il Gruppo Speleologico Lunense, il Gruppo Speleologico Fiorentino, lo Speleo Club Tanaro e altri [web:4][web:17].

L’obiettivo della spedizione è stato proseguire le esplorazioni nella Shpella Shtares, una delle cavitಲ più importanti delle Alpi Albanesi. I risultati sono stati notevoli: sono stati rilevati 1,4 chilometri di nuovi ambienti, portando lo sviluppo complessivo del sistema a circa 13,5 chilometri. La spedizione ha anche individuato nuove vie ancora da esplorare, confermando il potenziale inesplorato di questa grotta [web:4][web:17].

La partecipazione del Gruppo Speleologico San Giusto a questa campagna internazionale dimostra la capacità del gruppo di collaborare con altre realtà speleologiche italiane e di contribuire attivamente all’avanzamento della conoscenza speleologica in contesti di rilevanza europea e mediterranea [web:4][web:17].

Grotta Valentina di Visogliano: apertura al pubblico per la Giornata Internazionale delle Grotte

Un’altra iniziativa di rilievo curata dal Gruppo Speleologico San Giusto nel 2026 è stata l’apertura al pubblico della Grotta Valentina di Visogliano, in occasione delle giornate dedicate alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, istituita dall’UNESCO e celebrata il 13 settembre 2026. La grotta, normalmente chiusa al pubblico, è stata resa accessibile grazie alla disponibilità del gruppo, che ha organizzato visite guidate per permettere alla comunità locale di conoscere da vicino questo importante sito carsico [web:8][web:23].

L’iniziativa rientra nel più ampio programma “Grotte Aperte”, che ha coinvolto le cinque grotte turistiche del Friuli Venezia Giulia (Grotta di Pradis, Grotta di San Giovanni d’Antro, Grotta Gigante, Grotta Torri di Slivia e Grotta Nuova di Villanova), offrendo ingressi gratuiti il 12 e 13 settembre. A Trieste, l’evento è stato accompagnato da una mostra didattica sui pipistrelli curata dal Club Alpinistico Triestino e da attività al microscopio elettronico, sottolineando il legame tra speleologia, biodiversitಲ e tutela ambientale [web:8][web:18][web:19].

Contributo alla ricerca sul Timavo sotterraneo

Il Gruppo Speleologico San Giusto è inoltre coinvolto, attraverso la Commissione Grotte “E. Boegan”, nelle attività di ricerca sul Timavo sotterraneo, uno dei sistemi idrogeologici più importanti del Carso triestino. Nel gennaio 2026, dopo vent’anni di lavori a Fernetti, la Commissione ha aperto una quarta finestra italiana sul fiume sotterraneo, superando l’ultimo ostacolo nell’Abisso Luciano Filipas (catastato come 104 VG). La prima discesa completa al corso d’acqua è avvenuta nei primi giorni di aprile 2026, a circa 315 metri sotto il piano di campagna [web:9].

Questa scoperta rappresenta un importante traguardo per la conoscenza del sistema del Timavo e per la gestione delle risorse idriche del Carso, confermando il ruolo del Gruppo Speleologico San Giusto e della Commissione Boegan nella ricerca speleologica e idrogeologica di lungo periodo [web:9].

Prospettive future

La partecipazione del Gruppo Speleologico San Giusto a eventi come “Famiglie in Movimento” e a campagne esplorative di rilevanza internazionale dimostra la vitalitಲ del gruppo e la sua capacità di coniugare ricerca, esplorazione e divulgazione. Le prossime sfide includono il proseguimento delle esplorazioni in Albania, il monitoraggio delle cavità locali e la partecipazione a iniziative come la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, che nel 2026 ha visto una rete di eventi in nove aree italiane dedicati alle cavità, agli acquiferi, alla biodiversità e alla divulgazione scientifica [web:4][web:17][web:18][web:19].


Fonti

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  • Puliamo il Buio 2026 alla Buca di Pianiza dell’Alpe: la speleologia toscana per la tutela delle grotte
    Condividi Puliamo il Buio 2026 porterà volontari e gruppi speleologici alla Buca di Pianiza dell’Alpe S. Antonio, nel Comune di Molazzana: l’iniziativa della Federazione Speleologica Toscana coincide con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo. Puliamo il Buio 2026 a Molazzana La Federazione Speleologica Toscana aderisce anche nel 2026 a Puliamo il Buio, l’iniziativa promossa dalla Società Speleologica Italiana in collaborazione con Legambiente e collegata alla campagn
     

Puliamo il Buio 2026 alla Buca di Pianiza dell’Alpe: la speleologia toscana per la tutela delle grotte

September 10th 2026 at 12:00

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Puliamo il Buio 2026 porterà volontari e gruppi speleologici alla Buca di Pianiza dell’Alpe S. Antonio, nel Comune di Molazzana: l’iniziativa della Federazione Speleologica Toscana coincide con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo.

Puliamo il Buio 2026 a Molazzana

La Federazione Speleologica Toscana aderisce anche nel 2026 a Puliamo il Buio, l’iniziativa promossa dalla Società Speleologica Italiana in collaborazione con Legambiente e collegata alla campagna nazionale Puliamo il Mondo. L’appuntamento regionale è fissato per domenica 13 settembre alla Buca di Pianiza dell’Alpe S. Antonio, cavità censita con il numero 2385 T/LU e situata nel territorio comunale di Molazzana, in provincia di Lucca.

Il ritrovo è previsto alle ore 9 davanti al Comune di Molazzana. Da qui saranno organizzati equipaggi, trasferimenti e squadre di lavoro. L’attività verrà svolta da speleologi volontari della Federazione, con il patrocinio dell’amministrazione comunale e con attrezzature e procedure adatte a operare in sicurezza in ambiente sotterraneo.

L’intervento di Puliamo il Buio 2026 sarà dedicato alla raccolta dei materiali presenti nella cavità e alla loro documentazione. Per partecipare o chiedere informazioni, la Federazione indica l’indirizzo info@speleotoscana.it.

Buca di Pianiza dell’Alpe e rifiuti nelle grotte

Grotte, pozzi e inghiottitoi sono stati usati in molti contesti come luoghi di abbandono dei rifiuti. È una forma di degrado che richiede attenzione perché il sottosuolo conserva i materiali a lungo e rende più complesso sia il recupero sia l’accertamento dell’impatto ambientale.

Nelle aree carsiche il tema riguarda anche le acque sotterranee. Il carsismo mette infatti in relazione forme superficiali e reti ipogee attraverso fratture, condotti e vie di drenaggio. L’UNESCO ricorda che paesaggi carsici e grotte coprono quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. La qualità delle acque, la biodiversità sotterranea e il patrimonio geologico sono quindi elementi strettamente connessi.

In questo quadro, Puliamo il Buio non consiste soltanto nella rimozione dei materiali recuperabili. L’iniziativa punta a individuare le criticità, registrare le condizioni delle cavità, segnalare situazioni che necessitano di interventi più articolati e alimentare una prevenzione basata sulla conoscenza del territorio. La documentazione prodotta può offrire elementi utili alle amministrazioni e agli enti competenti per valutare azioni di bonifica e misure di tutela.

La Buca di Pianiza dell’Alpe diventa perciò il luogo concreto in cui l’attività speleologica unisce lavoro sul campo, osservazione ambientale e comunicazione pubblica. La presenza di volontari formati è importante anche per distinguere i rifiuti rimovibili dalle situazioni che, per quantità, posizione o natura dei materiali, richiedono il coinvolgimento di soggetti specializzati.

13 settembre, Giornata UNESCO delle grotte e del carsismo

La data scelta per Puliamo il Buio 2026 aggiunge un elemento di rilievo. Il 13 settembre 2026 sarà celebrata per la prima volta la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, denominata in inglese International Day of Caves and Karst. La Conferenza generale dell’UNESCO ha proclamato questa ricorrenza annuale per accrescere la consapevolezza sul valore di ecosistemi fragili e favorirne protezione, studio e gestione sostenibile.

La prima celebrazione internazionale è prevista a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con una conferenza scientifica e una cerimonia ufficiale. La coincidenza tra l’appuntamento toscano e la nuova giornata UNESCO lega un’azione locale a un messaggio più ampio: le grotte non sono spazi isolati, ma archivi geologici e climatici, habitat di specie adattate al sottosuolo, elementi del paesaggio e componenti dei sistemi idrici.

L’UNESCO indica tra gli obiettivi della ricorrenza la diffusione delle conoscenze sul carsismo presso cittadini, decisori e comunità, oltre al collegamento con gli obiettivi di sviluppo sostenibile relativi all’acqua, alle città, al clima e alla biodiversità. Una giornata di lavoro come Puliamo il Buio traduce questi principi in un’attività territoriale riconoscibile e verificabile.

Federazione Speleologica Toscana: attività e azioni

La Federazione Speleologica Toscana, FST APS, è stata costituita il 14 maggio 1967. Riunisce e favorisce la collaborazione tra i gruppi grotte toscani, mantenendo rapporti con realtà speleologiche italiane e straniere. La sua funzione non riguarda soltanto l’esplorazione: comprende ricerca, studio, documentazione, tutela e valorizzazione del patrimonio ipogeo e del paesaggio carsico superficiale.

Tra le principali azioni della Federazione rientrano:

  • La promozione della collaborazione fra gruppi speleologici e della ricerca sul territorio toscano.
  • La protezione delle grotte e la tutela delle aree carsiche di superficie.
  • La cura del Catasto Grotte attraverso una commissione dedicata.
  • La raccolta e l’aggiornamento di dati topografici, rilievi, documenti e informazioni sulle cavità.
  • La collaborazione con il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico del CAI nella prevenzione degli incidenti in grotta.
  • La diffusione di conoscenze utili per amministrazioni, ricercatori, gruppi e cittadini.

Il Catasto Online FST rende consultabili dati sulle cavità e permette ricerche, visualizzazione degli ingressi su cartografia e ortofoto, accesso a rilievi e documentazione dell’archivio storico. Per gli utenti registrati sono previste anche funzioni per proporre nuove cavità o segnalare correzioni. È uno strumento che collega il lavoro dei gruppi al quadro conoscitivo necessario per la gestione del territorio.

L’impegno della Federazione si colloca inoltre nel contesto della normativa toscana sulla tutela e valorizzazione del patrimonio speleologico. La legge regionale n. 20 del 1984 istituisce il Catasto regionale delle grotte e delle aree carsiche e prevede che vi confluiscano dati topografici e geologici, rilievi e documentazione relativa anche a inquinamento, deturpazioni e danni. In questo senso, le attività di censimento e segnalazione hanno una funzione ambientale oltre che scientifica.

Una tutela basata sulla conoscenza

L’adesione della FST a Puliamo il Buio 2026 conferma il ruolo della speleologia come pratica di conoscenza diretta degli ambienti ipogei. Gli speleologi possono rilevare segnali di alterazione, documentare i luoghi e mettere a disposizione competenze tecniche per affrontare situazioni difficili da osservare dall’esterno.

La tutela delle grotte richiede continuità. Richiede dati affidabili, comportamenti responsabili e interlocuzione con gli enti pubblici. La giornata del 13 settembre a Molazzana riunirà questi aspetti nella Buca di Pianiza dell’Alpe S. Antonio, associando la pulizia della cavità alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo.

Fonti

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  • Grotta di Bianfu: scoperto il primo osso dell’avambraccio di un Denisoviano in Cina
    Condividi La Grotta di Bianfu nello Yunnan diventa il secondo sito più ricco di fossili di Denisoviano al mondo, dopo la Grotta di Denisova in Siberia, grazie al ritrovamento di un radio e altri resti umani del tardo Pleistocene medio. Una scoperta che cambia la mappa dei Denisoviani Una scoperta eccezionale arriva dalla Cina sud?occidentale: nella Grotta di Bianfu, nello Yunnan, i ricercatori hanno identificato il primo radio di Denisoviano mai trovato, insieme ad altri resti uman
     

Grotta di Bianfu: scoperto il primo osso dell’avambraccio di un Denisoviano in Cina

September 10th 2026 at 11:00

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La Grotta di Bianfu nello Yunnan diventa il secondo sito più ricco di fossili di Denisoviano al mondo, dopo la Grotta di Denisova in Siberia, grazie al ritrovamento di un radio e altri resti umani del tardo Pleistocene medio.


Una scoperta che cambia la mappa dei Denisoviani

Una scoperta eccezionale arriva dalla Cina sud?occidentale: nella Grotta di Bianfu, nello Yunnan, i ricercatori hanno identificato il primo radio di Denisoviano mai trovato, insieme ad altri resti umani risalenti al tardo Pleistocene medio.

I Denisoviani sono un gruppo di ominidi arcaici noti quasi solo grazie al DNA. I fossili sono rarissimi, soprattutto quelli postcraniali. Per questo la scoperta di cinque resti denisoviani — tra cui due ossa parietali, un radio e due denti — è considerata un passo fondamentale per capire come vivevano e come erano fatti questi antichi parenti dell’uomo moderno.


Il metodo innovativo del team di Fu Qiaomei

Il team guidato da Fu Qiaomei (IVPP, Accademia Cinese delle Scienze) ha utilizzato una strategia innovativa per identificare i resti:

  • Pre?screening morfologico per selezionare i frammenti più promettenti tra oltre 60.000 frammenti ossei.
  • ZooMS, una tecnica proteomica che identifica le specie tramite peptidi del collagene.
  • Analisi paleoproteomiche complete su osso, dentina e smalto.

Tutti e cinque i campioni mostrano varianti proteiche specifiche dei Denisoviani, confermate anche da alberi filogenetici coerenti con i dati genomici. L’estrazione di DNA antico non è stata possibile, ma le proteine hanno permesso l’identificazione con sicurezza.


Il radio di Bianfu: un fenotipo a mosaico

Il frammento di radio (BFD771) è particolarmente importante: ha caratteristiche simili ai Neanderthal nella parte prossimale, ma la forma generale ricorda gli esseri umani moderni.

Un vero fenotipo a mosaico, che suggerisce adattamenti biomeccanici e comportamentali unici. Secondo i ricercatori, questa conformazione “probabilmente forniva vantaggi funzionali per una manipolazione leggera e precisa”.


La Grotta di Bianfu: cronologia e contesto ambientale

La Grotta di Bianfu, datata tra 167.000 e 134.000 anni fa, diventa così il secondo sito più ricco di fossili denisoviani al mondo, dopo la celebre Grotta di Denisova in Siberia.

Durante lo stadio glaciale MIS 6, il clima relativamente mite dello Yunnan potrebbe aver favorito la sopravvivenza a lungo termine di queste popolazioni. Gli scavi hanno restituito anche più di 1.300 utensili litici e ossa animali con tracce di taglio, che raccontano le strategie di sussistenza dei Denisoviani nella regione.


Il sito di Denisova: la culla della scoperta

La Grotta di Denisova, situata nei Monti Altai in Siberia meridionale, è il luogo dove nel 2008 fu scoperto il primo resto attribuibile a questo gruppo di ominidi: un osso del dito di una mano.

Da allora, la Grotta di Denisova è rimasta l’unico sito con evidenze genetiche e fossili certe di Denisoviani, insieme a Neanderthal e umani moderni. Il nuovo ritrovamento nella Grotta di Bianfu amplia notevolmente la distribuzione geografica conosciuta di questi antichi umani.


Implicazioni per l’evoluzione umana

Questa scoperta colma una lacuna geografica cruciale e apre nuove prospettive sulla distribuzione, l’anatomia e l’evoluzione dei Denisoviani.

La Grotta di Bianfu conferma che i Denisoviani non erano confinati solo alla Siberia e all’altopiano tibetano, ma occupavano anche regioni più meridionali dell’Asia orientale.


Fonti

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  • Križna Jama, nuovi passaggi sommersi e ricerca biologica: la spedizione sostenuta da XDEEP
    Condividi La ricognizione speleosubacquea tra Križna Jama e Nova Križna Jama ha raggiunto 153 metri di profondità, aperto nuovi fronti esplorativi e raccolto dati utili sul patrimonio paleontologico e sulla fauna delle acque sotterranee. Esplorazione Križna Jama: la domanda sulla connessione tra le cavità Una spedizione internazionale di speleosubacquea ha riportato nuovi risultati dal sistema carsico sloveno formato da Križna Jama e Nova Križna Jama. Il quesito iniziale era preciso: verif
     

Križna Jama, nuovi passaggi sommersi e ricerca biologica: la spedizione sostenuta da XDEEP

September 10th 2026 at 10:00

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La ricognizione speleosubacquea tra Križna Jama e Nova Križna Jama ha raggiunto 153 metri di profondità, aperto nuovi fronti esplorativi e raccolto dati utili sul patrimonio paleontologico e sulla fauna delle acque sotterranee.

Esplorazione Križna Jama: la domanda sulla connessione tra le cavità

Una spedizione internazionale di speleosubacquea ha riportato nuovi risultati dal sistema carsico sloveno formato da Križna Jama e Nova Križna Jama. Il quesito iniziale era preciso: verificare l’eventuale esistenza di un collegamento sommerso tra le due cavità.

Al termine di due settimane di attività, l’obiettivo non risulta risolto in modo definitivo. L’esplorazione ha però individuato nuovi passaggi e nuove direzioni di ricerca. Nella Nova Križna Jama i subacquei hanno raggiunto la profondità di 153 metri. È un avanzamento rispetto ai 124 metri ottenuti nel 2009 dal subacqueo speleologico sloveno Simon Burja.

Nella Križna Jama sono stati esplorati ambienti sommersi non frequentati in precedenza. Il gruppo ha inoltre documentato sale con ricche concrezioni. Le attività hanno incluso l’osservazione di resti di orso delle caverne sommersi e il prelievo di dati scientifici in settori che restano difficili da raggiungere anche per specialisti esperti.

Maja Karmen Muši?, responsabile della spedizione, ha sottolineato che ogni nuovo rinvenimento ha aperto ulteriori possibilità di prosecuzione. La ricerca sulla possibile connessione tra Križna Jama e Nova Križna Jama resta quindi un tema aperto, da affrontare con future campagne e con una pianificazione compatibile con la fragilità dell’ambiente ipogeo.

Križna Jama e Nova Križna Jama: dati biologici dalle acque profonde

La spedizione Križna Jama ha avuto anche una componente biologica. La biologa Maja Zagmajster, dell’Università di Lubiana, ha fornito consulenza nella fase di preparazione e nel campionamento delle acque sotterranee. I partecipanti hanno ricevuto indicazioni sulle tecniche di osservazione, raccolta e conservazione degli organismi rinvenuti durante le immersioni.

I campioni raccolti dovranno essere esaminati e determinati. Il loro interesse non dipende solo dall’eventuale presenza di specie non ancora segnalate. Anche dati relativi a specie già note possono chiarire le profondità frequentate, la distribuzione e le condizioni ecologiche degli habitat sommersi.

La Križna Jama è considerata una delle cavità più ricche al mondo per biodiversità sotterranea. Sono state registrate 60 specie strettamente legate al mondo ipogeo. Per Nova Križna Jama, invece, la campagna ha permesso di ottenere i primi dati sulle specie acquatiche. La vicinanza e la possibile connessione idrologica fra le due grotte facevano ipotizzare una composizione faunistica simile, ma mancavano dati diretti.

La spedizione non ha osservato il proteo, Proteus anguinus. La sua presenza nella Križna Jama era stata riportata da una segnalazione storica mai confermata. Il mancato avvistamento in questa campagna non equivale a una prova assoluta di assenza, ma rafforza il quadro attuale, nel quale la specie non viene considerata parte accertata della fauna della cavità.

Orso delle caverne e tutela del patrimonio di Križna Jama

La Križna Jama è nota per i laghi sotterranei, le barriere di concrezione e i depositi paleontologici. Le ricerche storiche hanno portato alla raccolta di oltre 2.000 ossa e frammenti appartenenti a più di cento orsi delle caverne. Oggi la presenza di resti ossei in situ rappresenta un elemento di grande valore scientifico e conservazionistico.

La documentazione dei resti sommersi effettuata durante la spedizione amplia la conoscenza della distribuzione di questo patrimonio nei rami allagati. Il dato richiede prudenza operativa. In grotte come Križna Jama, l’accesso subacqueo, il rilievo e l’eventuale campionamento devono ridurre al minimo il disturbo a sedimenti, concrezioni, fauna e reperti.

L’interesse scientifico della spedizione nasce anche dall’incontro tra competenze diverse. I subacquei possono raggiungere zone precluse agli speleobiologi che lavorano dalle rive o nei tratti asciutti. I ricercatori, a loro volta, definiscono obiettivi e protocolli che trasformano l’immersione esplorativa in un’occasione di raccolta di dati verificabili.

XDEEP Exploration Support Program: che cosa fa l’attività di XDEEP

Il sostegno alla spedizione è arrivato dall’XDEEP Exploration Support Program. XDEEP è un’azienda europea che progetta e produce attrezzatura per immersioni tecniche. Attraverso il programma, avviato nel 2012, sostiene esploratori, ricercatori e soggetti impegnati nella conservazione dell’ambiente acquatico. Secondo l’azienda, l’iniziativa ha sponsorizzato oltre 40 progetti esplorativi in diverse aree del mondo.

L’attività di XDEEP non consiste soltanto nella fornitura di materiali. Il programma seleziona progetti che puntano a conoscere, documentare e proteggere ambienti sommersi quali grotte allagate, miniere, laghi e relitti. Il supporto può comprendere attrezzature progettate per immersioni complesse, confronto tecnico con i team e sviluppo di soluzioni nate dalle esigenze riscontrate sul campo.

Nel modello descritto da XDEEP, il rapporto fra produttore e speleosubacquei è bidirezionale. Le necessità emerse durante immersioni profonde e di lunga penetrazione contribuiscono alla progettazione e alla verifica dell’equipaggiamento in condizioni operative severe. Per una spedizione come quella di Križna Jama, nella quale i sub restano per molte ore lontani dall’uscita e affrontano obblighi di decompressione, affidabilità, configurazione e gestione della ridondanza sono aspetti centrali della sicurezza.

Il risultato della campagna slovena non chiude quindi la ricerca sulla connessione tra Križna Jama e Nova Križna Jama. Definisce invece nuove priorità: proseguire l’esplorazione dei passaggi individuati, studiare i campioni biologici raccolti e proteggere un sistema sotterraneo che unisce valore carsico, biodiversità e paleontologia.

Fonti

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  • 35° Corso di Speleologia a Faenza: il Gruppo Speleologico Faentino apre le iscrizioni
    Condividi Dal 15 ottobre al 12 dicembre 2026 lezioni, palestra di roccia e grotte per avvicinarsi al carsismo della Romagna Il Gruppo Speleologico Faentino organizza il 35° Corso di primo livello di speleologia, in programma dal 15 ottobre al 12 dicembre 2026. L’iniziativa è rivolta a chi desidera avvicinarsi in modo strutturato all’ambiente sotterraneo, alle grotte e alle tecniche di progressione su corda. La presentazione pubblica è fissata per giovedì 8 ottobre 2026, alle ore 21. L’inco
     

35° Corso di Speleologia a Faenza: il Gruppo Speleologico Faentino apre le iscrizioni

September 10th 2026 at 09:00

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Dal 15 ottobre al 12 dicembre 2026 lezioni, palestra di roccia e grotte per avvicinarsi al carsismo della Romagna

Il Gruppo Speleologico Faentino organizza il 35° Corso di primo livello di speleologia, in programma dal 15 ottobre al 12 dicembre 2026. L’iniziativa è rivolta a chi desidera avvicinarsi in modo strutturato all’ambiente sotterraneo, alle grotte e alle tecniche di progressione su corda.

La presentazione pubblica è fissata per giovedì 8 ottobre 2026, alle ore 21. L’incontro si terrà nella sede del Gruppo Speleologico Faentino, ospitata dal Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza, in via Medaglie d’Oro 51.

Il corso è omologato dalla Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana. Il programma annunciato unisce lezioni teoriche, attività in palestra di roccia e uscite in grotta. La formula consente di affrontare gli argomenti di base prima della pratica in ambiente.

La quota indicata è di 200 euro, con riduzione prevista per gli studenti. Le informazioni e le iscrizioni fanno riferimento a Carlotta, al numero 338 991 9155, all’indirizzo info@gsfaentino.it e al sito del gruppo.

Corso di speleologia: grotte, acque sotterranee e mondi verticali

Il 35° Corso di Speleologia propone un’introduzione a diversi aspetti della disciplina. Il materiale diffuso dal Gruppo Speleologico Faentino indica tra i temi l’esplorazione, la geografia del mondo sotterraneo, le immagini e la documentazione, le acque sotterranee, i gessi e le rocce carsiche.

Spazio è previsto anche per il carsismo, la vita nelle grotte e la conoscenza degli ambienti verticali. La parte tecnica riguarda attrezzature, manovre e modalità di progressione. Nelle attività pratiche la palestra di roccia permette di apprendere e verificare le manovre in un contesto controllato. Le uscite in grotta collegano invece l’apprendimento tecnico all’osservazione diretta degli ambienti carsici.

Un corso di speleologia di primo livello non coincide con una semplice visita guidata. Offre le basi per leggere il territorio e per muoversi con preparazione in un ambiente che richiede attenzione, metodo e rispetto. La distinzione è importante soprattutto nei Gessi della Vena del Gesso romagnola, dove acque, fratture, crolli e morfologie evolvono in tempi geologicamente rapidi.

Il corso di speleologia prosegue una proposta formativa che il gruppo realizza periodicamente attraverso la propria Scuola di Speleologia.

Gruppo Speleologico Faentino: una storia nata nel 1966

Il Gruppo Speleologico Faentino è la realtà nata dalla fusione, avvenuta nel 1966, di due gruppi cittadini costituiti dieci anni prima: il Gruppo Speleologico “Città di Faenza” e il Gruppo Speleologico “Vampiro”. Le loro ricerche si inserirono nella storia esplorativa dei Gessi di Monte Mauro e del sistema carsico Rio Stella-Rio Basino, uno dei riferimenti della speleologia romagnola.

Tra il 1957 e il 1964 gli speleologi faentini completarono la traversata sotterranea tra l’Inghiottitoio del Rio Stella e la Grotta risorgente del Rio Basino. Quel lavoro contribuì alla conoscenza del sistema e fu accompagnato da rilievi e pubblicazioni. Nel tempo il Gruppo Speleologico Faentino ha continuato a svolgere esplorazioni, rilievi, ricerche e attività divulgative.

La sede presso il Museo Civico di Scienze Naturali “Domenico Malmerendi” colloca il gruppo in un contesto utile anche per la conservazione della documentazione e per il dialogo con il pubblico. La storia della speleologia faentina è legata anche a Paolo Biondi, tra i protagonisti della fondazione del gruppo nel 1966 e per anni impegnato nella valorizzazione della Vena del Gesso, del museo e della Grotta Tanaccia.

Esplorazioni nei Gessi di Monte Mauro e ricerca speleologica

L’attività del Gruppo Speleologico Faentino comprende l’esplorazione delle cavità, la loro documentazione topografica e lo studio del carsismo gessoso. Nei decenni successivi alla fondazione, le ricerche del gruppo hanno riguardato varie aree dei Gessi di Monte Mauro, nella Vena del Gesso romagnola.

Tra i risultati ricordati nella letteratura specialistica figura la scoperta, nel 1990, dell’Abisso Luciano Bentini, allora denominato F10. La cavità venne esplorata fino a circa 200 metri di profondità e le ricerche hanno proseguito nel tempo. Il Gruppo Speleologico Faentino ha inoltre lavorato nell’area dell’Abisso Vincenzo Ricciardi, esplorato nell’autunno 1992, e in altre cavità del settore di Monte Mauro e Monte della Volpe.

Le ricerche locali non riguardano soltanto l’avanzamento esplorativo. Rilievi, osservazioni geologiche, studio delle acque, biospeleologia e tutela fanno parte di un approccio multidisciplinare. Nel Progetto Stella-Basino, promosso dalla Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna tra il 2007 e il 2010 con il contributo di numerosi gruppi, lo sviluppo conosciuto del sistema carsico Stella-Basino è passato da 1.500 a 4.800 metri grazie alle nuove esplorazioni e al rilievo aggiornato.

In questo quadro, il Gruppo Speleologico Faentino svolge un’attività che unisce formazione, ricerca sul campo, memoria delle esplorazioni e divulgazione. Il 35° Corso di Speleologia rappresenta la porta di ingresso per chi intende conoscere questa pratica con un percorso organizzato.

Date, costi e contatti del 35° Corso di Speleologia

  • Presentazione: giovedì 8 ottobre 2026, ore 21
  • Sede della presentazione: Gruppo Speleologico Faentino, Museo Civico di Scienze Naturali, via Medaglie d’Oro 51, Faenza (RA)
  • Svolgimento del corso: dal 15 ottobre al 12 dicembre 2026
  • Struttura: lezioni teoriche, palestra di roccia e uscite in grotta
  • Omologazione: Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana
  • Quota: 200 euro, con sconto studenti
  • Telefono: 338 991 9155, Carlotta
  • E-mail: info@gsfaentino.it
  • Sito: www.gsfaentino.it

Fonti

L'articolo 35° Corso di Speleologia a Faenza: il Gruppo Speleologico Faentino apre le iscrizioni proviene da Scintilena.

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