Il proteo si divide in nove specie: il Carso Classico ha il suo anfibio
La revisione tassonomica del 2026 riconosce Proteus maurii tra le linee evolutive del Carso dinarico
Una revisione cambia il quadro del proteo
Il proteo non è un pesce. È un anfibio urodelo della famiglia Proteidae, adattato alla vita nelle acque sotterranee. Per oltre due secoli, la maggior parte delle popolazioni del Carso dinarico è stata ricondotta alla specie Proteus anguinus. Una revisione pubblicata nel 2026 sulla rivista Amphibia-Reptilia riconosce invece nove specie nel genere Proteus.
Lo studio, firmato da Christophe Dufresnes e collaboratori, integra dati genomici e filogeografici, morfologia, distribuzione, modellistica ambientale, valutazioni del rischio e analisi nomenclaturale. Il risultato non indica la comparsa improvvisa di nove animali distinti. Rende visibile una diversità evolutiva già suggerita da precedenti ricerche genetiche.
La revisione descrive il proteo come un esempio di microendemismo sotterraneo. Le nove specie occupano areali molto ristretti nel Carso dinarico, tra Italia nord-orientale, Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina. Il nuovo quadro modifica anche le priorità di conservazione.
Proteo, un anfibio stigionte del Carso dinarico
Il proteo è una salamandra acquatica. Vive in acquiferi, fiumi e laghi sotterranei, sorgenti carsiche e zone di contatto tra ambiente ipogeo ed epigeo. È uno stigionte, cioè un organismo strettamente associato alle acque sotterranee.
Il corpo allungato, la riduzione degli occhi, la pigmentazione generalmente scarsa e le branchie esterne persistenti sono adattamenti alla vita nel buio. La pedamorfosi consente all’animale adulto di conservare caratteri larvali. Il proteo vive e si riproduce in acqua senza completare la metamorfosi terrestre tipica di molte salamandre.
Il nome popolare “pesce delle caverne” è quindi improprio. La denominazione riflette l’aspetto e la vita acquatica, ma non la posizione sistematica dell’animale. Anche il dato sulla longevità, spesso indicata oltre il secolo, va riferito alla letteratura sul complesso storico di P. anguinus. Non può essere trasferito automaticamente a tutte le specie riconosciute nel 2026.
Nove specie e tre nuove descrizioni
La revisione riconosce nove specie di Proteus. Sei corrispondono a nomi già disponibili nella letteratura zoologica. Tre sono descritte formalmente nel nuovo lavoro.
Le specie riconosciute sono:
- Proteus anguinus.
- Proteus xanthostictus.
- Proteus freyeri.
- Proteus carrarae.
- Proteus croaticus.
- Proteus parkelj.
- Proteus ikae.
- Proteus bosniensis.
- Proteus maurii.
Il proteo nero sloveno, Proteus parkelj, viene trattato come specie autonoma. La forma è caratterizzata da pigmentazione più marcata e da occhi maggiormente sviluppati rispetto alle forme bianche troglomorfe.
Le tre specie nuove sono P. ikae, associata all’Istria, P. bosniensis, riferita alla Bosnia nord-occidentale, e P. maurii, legata al Carso Classico. Il lavoro sottolinea che sei nomi erano già disponibili e sono stati recuperati attraverso una verifica storica della nomenclatura.

Proteus maurii, il proteo del Carso Classico
La nuova specie italiana è Proteus maurii. Il suo areale comprende le popolazioni del Carso Classico, nell’area del bacino sotterraneo del Timavo-Reka tra Italia e Slovenia. Il nome specifico rende omaggio al naturalista Edgardo Mauri, impegnato per anni nello studio e nella conservazione del proteo.
La diagnosi non dipende soltanto dall’aspetto esterno. Nel Carso Classico sono stati osservati individui bianchi e longilinei in grotta, ma anche esemplari più robusti e con tonalità dorate presso ambienti superficiali. La variazione fenotipica può dipendere dall’habitat e non basta a identificare una specie.
La delimitazione di Proteus maurii deriva dalla convergenza di più evidenze. I ricercatori hanno considerato la differenziazione genetica, la distribuzione geografica, la morfologia, l’ecologia e la storia dei nomi zoologici. È questo il principio della tassonomia integrativa.
Speciazione e acquiferi carsici isolati
Nel sottosuolo carsico, la continuità apparente del paesaggio non coincide con la connessione delle acque. Fratture, condotti, sifoni, cavità e sorgenti formano reti complesse. La riorganizzazione dei drenaggi, le catture fluviali e le variazioni del livello di base possono interrompere il flusso tra bacini diversi.
Il percorso evolutivo può essere ricostruito in modo semplice. Una popolazione ancestrale occupa le acque sotterranee. Un cambiamento del reticolo carsico isola alcuni gruppi. Il flusso genetico diminuisce. Deriva genetica, selezione e tempo producono lignaggi indipendenti.
Le grotte visitabili sono finestre su acquiferi più ampi. Due cavità vicine in superficie non sono necessariamente collegate in profondità. Due sorgenti lontane possono invece appartenere allo stesso sistema idrogeologico. Questa cautela è essenziale per interpretare la distribuzione del proteo.
Microendemismo e rischio di estinzione
L’abbandono del modello di una sola specie ampiamente distribuita ha conseguenze concrete. Quando tutte le popolazioni erano incluse in P. anguinus, la perdita di una sorgente poteva apparire come un declino locale. Se quella popolazione appartiene a una specie autonoma, lo stesso evento può rappresentare una perdita globale per il taxon.
L’abstract dello studio afferma che le nove specie sono in immediato pericolo di estinzione. La pubblicazione associa alla delimitazione tassonomica anche valutazioni di Lista Rossa e modelli di distribuzione. L’obiettivo è fornire una base per la gestione della conservazione a scala di specie.
Il caso di P. parkelj mostra la fragilità delle distribuzioni minime. Per il proteo nero sloveno viene indicata un’estensione di presenza di circa 3 chilometri quadrati, compatibile con una valutazione di In Pericolo Critico. P. bosniensis è riferito ai bacini superiori di Una e Sana, nella Bosnia nord-occidentale, con un’area occupata molto più piccola dell’estensione complessiva stimata.
Acquiferi carsici e pressioni ambientali
Il proteo dipende dalla qualità dell’acqua sotterranea. Gli acquiferi carsici sono vulnerabili perché l’acqua può infiltrarsi rapidamente attraverso fessure e inghiottitoi. I contaminanti possono transitare lungo i condotti e raggiungere sorgenti e habitat sotterranei con limitata filtrazione naturale.
Le pressioni principali includono nitrati, pesticidi, reflui civili, scarichi industriali, idrocarburi e rifiuti. Si aggiungono captazioni, emungimenti, cave, infrastrutture e cambiamenti nell’uso del suolo. Siccità e variazioni della ricarica possono modificare portate, livelli di falda e temperatura dell’acqua.
La tutela del proteo non può limitarsi al punto in cui viene osservato. Deve comprendere il bacino di ricarica, le connessioni idrogeologiche e le attività svolte in superficie. La documentazione sul progetto SOS Proteus richiama la necessità di integrare il monitoraggio chimico con quello ecologico delle acque sotterranee.
Monitoraggio e ruolo della speleologia
La conservazione richiede dati affidabili e raccolti con metodi a basso impatto. L’eDNA può rilevare tracce genetiche nell’acqua senza catturare direttamente gli animali. Le osservazioni standardizzate alle sorgenti, le fototrappole a infrarossi e il monitoraggio idrochimico possono completare il quadro.
La speleologia può contribuire alla conoscenza delle connessioni tra cavità, sorgenti e sistemi di drenaggio. Il lavoro sul campo deve rispettare protocolli rigorosi. Manipolazioni non necessarie, contaminazione delle attrezzature e divulgazione indiscriminata di località sensibili possono aumentare i rischi.
La gestione dovrebbe coinvolgere speleologi, idrogeologi, zoologi, enti gestori, laboratori genetici e comunità locali. Nessuna disciplina osserva da sola l’intero acquifero. La nuova tassonomia rende necessario coordinare le informazioni biologiche con la cartografia delle falde.
Una nuova scala per la conservazione
La revisione del 2026 modifica il modo di leggere il proteo. Non si tratta più soltanto di una specie simbolo del Carso dinarico, ma di un insieme di linee evolutive legate a sistemi sotterranei distinti. Proteus maurii porta questa revisione direttamente nel Carso Classico italiano.
Il punto centrale riguarda il rapporto tra specie e habitat. Una linea evolutiva isolata in un acquifero piccolo richiede una tutela commisurata alla sua distribuzione reale. La protezione della sorgente è importante, ma deve essere accompagnata dalla salvaguardia del bacino di ricarica e delle acque che lo alimentano.
Per la speleologia, il proteo conferma il valore scientifico delle cavità e delle sorgenti carsiche. Per la conservazione, mostra quanto la diversità sotterranea possa rimanere nascosta fino a quando genetica, idrogeologia e ricerca sul campo non vengono integrate.
Fonti
- Dufresnes, C. et al. (2026), Olm sweet olm: unearthing nine species of Proteus hidden beneath the Dinaric Karst, Amphibia-Reptilia, DOI 10.1163/15685381-bja10266. URL: https://orbi.uliege.be/handle/2268/347905
- Brill, Amphibia-Reptilia, articolo scientifico. URL: https://brill.com/view/journals/amre/aop/article-10.1163/15685381-bja10266/article-10.1163/15685381-bja10266.xml
- Università degli Studi di Milano, “Il proteo non è una sola specie: una ricerca ne riconosce nove, tra cui una italiana”. URL: https://lastatalenews.unimi.it/proteo-non-sola-specie-ricerca-ne-riconosce-nove-cui-italiana
- La Scintilena, “Il proteo non è più solo: nove specie nelle acque sotterranee dei Balcani”. URL: https://www.scintilena.com/il-proteo-non-e-piu-solo-nove-specie-nelle-acque-sotterranee-dei-balcani/08/17/
- Trontelj, P. et al. (2026), “Four new species of the genus Proteus (Amphibia: Proteidae)”, Natura Sloveniae. URL: https://journals.uni-lj.si/NaturaSloveniae/article/view/29865
- Society for Cave Biology, SOS Proteus, “Implementation of monitoring and practical actions”. URL: https://journals.uni-lj.si/NaturaSloveniae/article/download/16745/14135/51729
- Tular Cave Laboratory, “With Proteus we share dependence on groundwater”. URL: https://www.tular.si/images/pdf/Threats_on_Proteus_and_groundwater.pdf
- Materiale di progetto, file di riferimento.txt, sezione “Biologia & grotte”.
https://rivistanatura.com/il-pesce-delle-caverne-non-e-piu-il-solo/
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