Lunedì 7 settembre 2026 parte a Narni Scalo il corso di Speleologia per la Terza Età ideato da Andrea Scatolini. Già più di dieci iscritti, tra i 60 e i 78 anni. Quattro incontri per studiare davvero le grotte e, a ottobre, una giornata a Frasassi
NARNI – Si può cominciare a fare speleologia a settant’anni? Se per speleologia immaginiamo soltanto corde, imbraghi, pozzi verticali e strettoie da superare strisciando, la risposta potrebbe sembrare scontata. Invece, è proprio questo l’equivoco che Andrea Scatolini, anima e cuore dell’associazione La Scintilena, vuole provare a rovesciare.
Perché una grotta si deve esplorare anche prima di entrarci. La si può conoscere attraverso la geologia, l’acqua che l’ha scavata, gli animali che la abitano, la storia degli uomini che l’hanno frequentata e degli speleologi che l’hanno studiata. E, soprattutto, non esiste un’età oltre la quale si debba smettere di essere curiosi.
Nasce da qui il Corso di speleologia per la terza età, che prenderà il via lunedì 7 settembre a Narni Scalo, organizzato da La Scintilena in collaborazione con ANCESCAO Narni, Associazione Tutela Pipistrelli APS e UTEC Narni, con il patrocinio del Comune di Narni.
Gli incontri si svolgeranno il 7, 14, 21 e 28 settembre, sempre di lunedì. Il ritrovo è alle 16 alla casetta all’ingresso del Campo Scuola di Narni Scalo, mentre la lezione inizierà alle 16.30.
E ancora prima di cominciare, l’esperimento sembra avere centrato il bersaglio.
Undici iscritti dai 60 ai 78 anni
Sono già undici i partecipanti, provenienti da Narni e Terni, con un’età compresa fra 60 e 78 anni. Un numero che potrebbe crescere ancora: Andrea conta di arrivare almeno a quindici iscritti, forse persino a venti.
Il dato più interessante non è soltanto anagrafico: le età – quelle età – raccontano che a 60, 70 o quasi 80 anni si può decidere di rimettersi a studiare, affrontare qualcosa di completamente nuovo e lasciarsi sorprendere da un mondo che, letteralmente, sta sotto i nostri piedi. Perché, in fondo, non esiste un’età oltre la quale si debba smettere di essere curiosi.
Una filosofia che richiama il celebre “Stay hungry. Stay foolish”: conservare la fame di conoscere, la disponibilità a stupirsi e il coraggio di sentirsi ancora principianti.
Nel caso degli iscritti di Narni e Terni, non è proprio uno slogan: lunedì pomeriggio torneranno davvero sui banchi per imparare come nasce una grotta.
Il corso nasce infatti da un’idea precisa: separare la conoscenza della speleologia dalla necessità di possedere le capacità fisiche richieste dall’esplorazione tecnica.
Scatolini lo spiega con un paragone efficace: «Nessun astronomo è mai andato su una stella a vedere come è fatta».
Allo stesso modo, per capire una grotta non è indispensabile calarsi in un pozzo. Si può imparare a leggere un paesaggio carsico, comprendere dove finisce l’acqua che scompare in un inghiottitoio, scoprire come nasce una stalattite, riconoscere una faglia o una frattura e capire perché, proprio lì, nel corso di migliaia o milioni di anni, l’acqua sia riuscita ad aprirsi una strada nella roccia.
È speleologia anche questa.
Altro che corso “facile”: si comincia dalla speleogenesi
E basta guardare il programma preparato per il primo appuntamento per capire che l’etichetta “terza età” non significa affatto semplificare fino a banalizzare.
La lezione inaugurale, tenuta dallo stesso Andrea, sarà dedicata alla storia della speleologia e alla speleogenesi, vale a dire all’insieme dei processi attraverso i quali si formano le grotte. Il percorso partirà dal rapporto fra uomo e cavità nella preistoria e arriverà alle prime esplorazioni scientifiche, a Édouard-Alfred Martel e alla nascita della speleologia moderna, fino allo sviluppo della disciplina in Italia.
Poi si scenderà, almeno con la mente, sotto terra.
Si parlerà di rocce carbonatiche e carsismo, di fratture, faglie e stratificazione, di zone vadose e freatiche e soprattutto dell’elemento che più di ogni altro costruisce il mondo sotterraneo: l’acqua.
Persino la chimica entrerà in aula. L’acqua piovana, attraversando atmosfera e terreno, si arricchisce di anidride carbonica; diventa così capace di aggredire lentamente il carbonato di calcio delle rocce. Infiltrandosi nelle discontinuità, allarga progressivamente fratture e condotti, contribuendo alla formazione delle cavità. Il materiale predisposto per gli allievi arriva a presentare anche la reazione chimica fondamentale del processo carsico.
Nessuno sconto sulla curiosità scientifica per ragioni anagrafiche.
Il fascicolo della prima lezione affronta inoltre le diverse famiglie di cavità – carsiche, vulcaniche, marine, glaciali e artificiali – e contiene un glossario con termini come dolina, inghiottitoio, risorgiva, diaclasi, faglia, anticlinale e sinclinale. È stato concepito non soltanto come supporto durante l’incontro, ma come materiale che i partecipanti potranno rileggere e approfondire autonomamente a casa.
Dalle grotte alla storia di Narni
Il luogo scelto per questo esperimento non è casuale.
Narni e il suo territorio hanno con il sottosuolo un rapporto antichissimo. Cavità naturali e artificiali, sorgenti, calcari, cunicoli e ambienti ipogei fanno parte del paesaggio e della storia locale. Insegnare a osservare ciò che avviene sotto i nostri piedi significa quindi anche offrire un modo diverso di leggere il territorio in cui si vive.
Qui emerge un altro aspetto del progetto di Scatolini: portare fuori dalla cerchia degli specialisti una cultura che spesso rimane confinata nei gruppi speleologici.
Non tutti possono o vogliono diventare esploratori. Tutti, invece, possono imparare perché una grotta esiste, quale patrimonio custodisce e perché debba essere rispettata.
La presenza dell’Associazione Tutela Pipistrelli APS consentirà inoltre di affrontare uno degli aspetti più delicati degli ambienti sotterranei: la fauna che li abita. Una grotta non è uno spazio vuoto a disposizione dell’uomo, ma un ecosistema nel quale anche una visita apparentemente innocua può avere conseguenze, soprattutto nei periodi più sensibili del ciclo biologico dei chirotteri.
La collaborazione con UTEC Narni aggiunge al progetto l’esperienza della speleologia del territorio, completando così un corso che vuole tenere insieme divulgazione scientifica, conoscenza locale e tutela.
Alla fine, Frasassi
Dopo i quattro lunedì di settembre arriverà il momento di vedere dal vivo ciò che fino a quel momento sarà stato studiato in aula.
La conclusione è prevista per la prima domenica di ottobre 2026, con una gita alle Grotte di Frasassi e il pranzo insieme al ristorante.

Non sarà un’uscita speleologica tecnica, naturalmente, ma una visita lungo il percorso turistico: l’occasione per riconoscere concretamente sale, concrezioni e forme carsiche e collegarle ai fenomeni spiegati durante le lezioni.
C’è anche un valore sociale, volutamente semplice, in quel pranzo che chiuderà la giornata: il corso nasce per insegnare qualcosa, ma anche per creare occasioni d’incontro e restituire alla terza età spazi di partecipazione, scoperta e condivisione.
In corso comincia nell’anno delle grotte
C’è infine una coincidenza particolarmente significativa. Il corso prende il via proprio nel settembre 2026, il mese della prima Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, fissata al 13 settembre dopo il riconoscimento dell’UNESCO.
Una cornice mondiale per una piccola esperienza che nasce a Narni Scalo, ma che parte dalla stessa convinzione: le grotte non appartengono soltanto agli speleologi che riescono a raggiungerne gli angoli più remoti.
Sono patrimonio di conoscenza.
Questo rende la scommessa più interessante lanciata da Andrea e dalla Scintilena ancora più interessante: riusciranno i nostri eroi a dimostrare che per continuare a esplorare non serve necessariamente essere giovani? E che, a volte, basta continuare a fare domande?
Io credo proprio di sì.

L'articolo A Narni la speleologia non ha età: La Scintilena porta gli over 60 alla scoperta del mondo sotterraneo proviene da Scintilena.










