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    Condividi Dall’11 al 27 settembre 2026 la Società Filologica Friulana ospita “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca”. L’iniziativa si inserisce nel programma regionale della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, fissata dall’UNESCO al 13 settembre. Mostra a Udine per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo Udine ospiterà dall’11 al 27 settembre 2026 la mostra “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca. Il patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia”. L
     

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Udine la mostra sul patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia

September 8th 2026 at 09:00

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Dall’11 al 27 settembre 2026 la Società Filologica Friulana ospita “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca”. L’iniziativa si inserisce nel programma regionale della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, fissata dall’UNESCO al 13 settembre.

Mostra a Udine per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

Udine ospiterà dall’11 al 27 settembre 2026 la mostra “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca. Il patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia”. L’esposizione sarà allestita nella sede della Società Filologica Friulana, in via Manin 18. L’apertura è in calendario venerdì 11 settembre alle 17.30.

L’appuntamento rientra nelle iniziative dedicate alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, che ricorre domenica 13 settembre. La mostra è promossa dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia con la Società Filologica Friulana e la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Per l’inaugurazione collaborano anche il Servizio geologico regionale e il Circolo Speleologico e Idrologico Friulano.

Il percorso presenta pannelli esplicativi, fotografie e reperti. L’obiettivo è raccontare le cavità regionali e il lavoro che permette di conoscerle. L’esplorazione non coincide solo con la progressione in grotta. Comprende rilievi, documentazione, studio delle acque, osservazioni biologiche e aggiornamento dei dati catastali.

Patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia tra ricerca e catasto

Il Friuli Venezia Giulia riunisce aree carsiche molto diverse. Il Carso classico, le Prealpi Giulie e il massiccio del Canin mostrano forme, sistemi idrici sotterranei e storie esplorative differenti. In questo quadro il catasto non è un semplice elenco di ingressi. È uno strumento di conoscenza utile per la ricerca, la pianificazione e la tutela.

Secondo i dati richiamati nel programma regionale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il Catasto speleologico regionale censisce 8.691 cavità e 9.540 ingressi. La differenza dipende dal fatto che uno stesso sistema può comprendere più accessi. Il dato restituisce la dimensione di un patrimonio distribuito tra ambienti montani, collinari e carsici.

La mostra di Udine intende rendere leggibile questa complessità a un pubblico ampio. Immagini, oggetti e materiali divulgativi collegano la storia della speleologia alle attività odierne. La documentazione prodotta dai gruppi speleologici conserva la memoria delle esplorazioni e fornisce informazioni che possono diventare rilevanti anche per la protezione degli ecosistemi e delle risorse idriche.

All’inaugurazione sono previsti gli interventi di Fabio Scoccimarro, assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile, di Massimo Zanetti, direttore del Servizio geologico della Regione, di Mauro Kraus, presidente della Federazione Speleologica del Friuli Venezia Giulia, e di Umberto Sello, presidente del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano. Sello ripercorrerà 130 anni di speleologia friulana. Giuseppe Adriano Moro presenterà la Grotta Tirfor, nel Complesso Bernardo Chiappa, catasto 7739/4721 Fr, illustrando gli otto chilometri esplorati nel sottosuolo del Monte Bernadia.

Realtà virtuale e divulgazione della speleologia regionale

Una parte della visita sarà dedicata a contenuti immersivi. Visori per realtà virtuale consentiranno di seguire video a 360 gradi. Schermi proporranno virtual tour e filmati divulgativi. La soluzione permette di osservare ambienti che spesso non sono accessibili al pubblico, senza aumentare la pressione sulle cavità più delicate.

La scelta ha anche un valore didattico. Una grotta è un ambiente con condizioni fisiche specifiche, tempi di formazione lunghi e comunità biologiche spesso vulnerabili. La riproduzione digitale non sostituisce il lavoro sul campo. Può però spiegare come si svolgono rilievo, esplorazione e ricerca, avvicinando visitatori e scuole al patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia.

Nel calendario regionale, la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo è accompagnata anche dall’iniziativa “Grotte aperte”, prevista il 12 e 13 settembre. Cinque grotte turistiche inserite nel Catasto speleologico regionale saranno visitabili gratuitamente. Il programma include inoltre un workshop a Trieste, il 15 settembre, dedicato al centenario di Duemila Grotte di Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan, opera indicata dalla Regione come il primo catasto speleologico al mondo.

La prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo è stata proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025. La ricorrenza annuale cade il 13 settembre. La proposta è stata avanzata dalla Repubblica di Slovenia su impulso dell’Unione Internazionale di Speleologia, con il coinvolgimento del Karst Research Institute ZRC SAZU e della Commissione nazionale slovena per l’UNESCO.

Per il 2026 si tratta della prima celebrazione ufficiale. L’UNESCO indica tra le sue finalità la sensibilizzazione sulle cavità naturali sotterranee, sulle risorse idriche e sui paesaggi geologici. La ricorrenza mette quindi in relazione ricerca, educazione ambientale, tutela e gestione responsabile del carsismo.

Il contesto internazionale sarà vicino al Friuli Venezia Giulia anche dal punto di vista geografico. A Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre è previsto un incontro scientifico internazionale intitolato “Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst”. Il programma annunciato comprende sessioni scientifiche, escursioni in aree carsiche slovene e una celebrazione nella Grotta di Postumia prevista per il 12 settembre.

La mostra udinese colloca così la speleologia regionale in un programma più vasto. La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre un riferimento comune per mostrare che le cavità non sono soltanto luoghi di visita. Sono archivi geologici e culturali, habitat e parti di sistemi idrici che richiedono dati aggiornati, studio e attenzione nella frequentazione.

Informazioni per la visita

Mostra: “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca. Il patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia”
Sede: Società Filologica Friulana, via Manin 18, Udine
Inaugurazione: venerdì 11 settembre 2026, ore 17.30
Periodo di visita: 11–27 settembre 2026

Fonti

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  • Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026: dall’Italia una rete di eventi tra ricerca, acqua e tutela
    Condividi La prima ricorrenza UNESCO del 13 settembre incontra le Giornate Nazionali della Speleologia, con appuntamenti in nove aree italiane dedicati alle cavità, agli acquiferi, alla biodiversità e alla divulgazione. La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo sarà celebrata per la prima volta domenica 13 settembre 2026. La data è stata proclamata dall’UNESCO come ricorrenza annuale per accrescere la conoscenza pubblica delle grotte e dei paesaggi carsici e per promuoverne studi
     

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026: dall’Italia una rete di eventi tra ricerca, acqua e tutela

September 8th 2026 at 08:00

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La prima ricorrenza UNESCO del 13 settembre incontra le Giornate Nazionali della Speleologia, con appuntamenti in nove aree italiane dedicati alle cavità, agli acquiferi, alla biodiversità e alla divulgazione.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo sarà celebrata per la prima volta domenica 13 settembre 2026. La data è stata proclamata dall’UNESCO come ricorrenza annuale per accrescere la conoscenza pubblica delle grotte e dei paesaggi carsici e per promuoverne studio, protezione e gestione sostenibile.

In Italia, la ricorrenza si intreccia con le Giornate Nazionali della Speleologia promosse dalla Società Speleologica Italiana e dal Club Alpino Italiano. Il calendario diffuso sul portale nazionale propone attività dall’8 al 19 settembre, oltre a un intervento di bonifica previsto nel fine settimana del 12 e 13 settembre. Il programma riunisce visite accompagnate, conferenze, laboratori per famiglie, iniziative di documentazione e azioni dirette in ambiente ipogeo.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo porta così sul territorio italiano temi che attraversano l’attività speleologica: la conoscenza delle cavità, la qualità delle acque sotterranee, la tutela dei chirotteri, la gestione delle visite e la trasmissione del patrimonio naturale e culturale.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: il quadro UNESCO

La denominazione ufficiale della nuova ricorrenza è International Day of Caves and Karst, in italiano Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, abbreviata IDCK. In alcuni contesti divulgativi può comparire l’espressione “Giornata mondiale delle grotte e del carsismo”. La data riconosciuta dall’UNESCO è però il 13 settembre, non una generica celebrazione mondiale priva di questa cornice istituzionale.

Secondo UNESCO, i paesaggi carsici e le grotte interessano quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Sono sistemi formati dalla dissoluzione di rocce solubili, soprattutto carbonatiche, che mettono in relazione forme di superficie, cavità, reti di fratture, sorgenti e falde. Ospitano inoltre biodiversità sotterranea e conservano archivi geologici, climatici, archeologici e storici.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo richiama quindi il valore delle cavità oltre la sola dimensione esplorativa. UNESCO la collega agli obiettivi relativi all’acqua, alle città e alle comunità, al clima e alla biodiversità. Il primo appuntamento internazionale è previsto a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026, con una conferenza scientifica e una cerimonia ufficiale.

Giornate Nazionali della Speleologia tra visite e divulgazione

Il calendario italiano mostra una distribuzione geografica ampia. In Emilia-Romagna, il 13 settembre, la Tana della Mussina ad Albinea ospiterà due sessioni di accompagnamento. La giornata terminerà con la proiezione di un video dedicato ai Gessi Messiniani di Borzano, sito UNESCO.

A Trieste, la Caverna III di Basovizza aprirà al pubblico il 13 settembre in due fasce orarie. Il Club Alpinistico Triestino prevede una mostra didattica sui pipistrelli, con dodici pannelli trilingui, e un’attività al microscopio elettronico guidata da Sergio Dolce. L’iniziativa affronterà anche speleogenesi, flora e storia della cavità durante la Seconda guerra mondiale. Sempre a Trieste, il 15 settembre, il workshop “Duemila Grotte. 1926|2026. La speleologia, cent’anni dopo” riprenderà il tema del primo grande inventario delle cavità carsiche.

Nel Lazio, il 12 settembre a San Felice Circeo, una conferenza sarà dedicata alla Grotta Spaccata di Torre Paola. Il percorso annunciato collega esplorazione, paleontologia e tradizione omerica. Nelle Marche, dal 14 al 16 settembre, le biblioteche di Cerreto d’Esi, Sassoferrato e Mergo proporranno letture e laboratori per bambine, bambini e famiglie ispirati alla scoperta delle Grotte di Frasassi.

Carsismo, falde e biodiversità nel programma italiano

La tutela degli acquiferi è uno dei temi più ricorrenti della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo. In Veneto, a Valbrenta, l’open day del 13 settembre “Esplorare, capire e proteggere gli acquiferi carsici” prevede tre tappe presso Fontana Moretti, il Laghetto di Ponte Subiolo e la grotta fossile di Ponte Subiolo. Il programma introduce anche l’“Elefante Bianco”, cavità subacquea esplorata fino a meno 292 metri. Il 15 settembre, alle Grotte di Oliero, sarà invece presentata la guida “La fabbrica dell’acqua”.

Sempre nel Vicentino, sull’Altopiano dei Sette Comuni, I Recuperanti di Montagne Terzo Patrimonio svolgeranno una bonifica con rilievo cartografico di una cavità in Val Galmarara. L’attività, fissata il 12 e 13 settembre, riguarda la rimozione di rifiuti come vetro e plastica e la documentazione della grotta.

In Sardegna, l’11 settembre, il Parco di Monte Atzei a Narcao sarà il contesto di un’escursione tra le cavità della foresta del Rio Cannedu. Sulcis Underground annuncia approfondimenti sulla formazione delle grotte, sugli habitat e sui pipistrelli, con identificazione sul campo tramite bat detector.

Anche in Campania il programma prende la forma di un’uscita in cavità. Il 19 settembre, ai Monti Alburni, gruppi provenienti anche da Basilicata, Calabria e Puglia accompagneranno il pubblico alla Grotta di Fra’ Gentile, nell’area di Sant’Angelo a Fasanella. L’iniziativa è presentata come momento di osservazione dello stato degli ambienti ipogei e della fauna autoctona.

Sicilia e Puglia, conoscenza del territorio carsico

La Sicilia concentra diversi appuntamenti. A Noto, dal 13 al 19 settembre, la quarta edizione di “Man and Karst 2026” si svolgerà nell’area di Marianelli, nella Riserva naturale di Vendicari. Il CIRS ETS propone un programma dedicato a tutela, promozione e gestione sostenibile dei paesaggi carsici, degli ecosistemi sotterranei e dei beni culturali collegati.

A Catania, l’11 settembre, la conferenza “Gocce nel Buio” affronterà la salvaguardia delle falde acquifere e l’ecogestione del turismo sotterraneo. Il 13 settembre il Gruppo Grotte Catania CAI condurrà una giornata sul campo alle grotte Mastropietro e Genovese II, con prenotazione obbligatoria. A Palermo, nella Riserva naturale orientata Grotta della Molara, sono previsti due turni di visita con gli operatori della riserva e gli speleologi di ANS Le Taddarite.

In Puglia, l’8 settembre a Bari sarà presentato il volume “Viaggi sotto le Murge – Le radici del paesaggio”, dedicato alla lettura del patrimonio ipogeo in chiave culturale e naturalistica. Il 13 settembre, a Castellana Grotte, l’incontro “La speleologia: conoscere, condividere, divulgare” metterà a confronto associazioni, scuola, federazione e istituzioni. Sono annunciati contributi del Comune, della Federazione Speleologica Pugliese, della Commissione Nazionale Scuola di Speleologia SSI, del Gruppo Puglia Grotte e del Gruppo Speleologico Vespertilio.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre dunque alle Giornate Nazionali della Speleologia un riferimento comune. Il calendario italiano porta l’attenzione sul rapporto fra ricerca e divulgazione, sul ruolo delle comunità locali e sulla fragilità dei sistemi carsici. Chi intende partecipare deve verificare direttamente con gli organizzatori gli orari, i requisiti, le prenotazioni e le eventuali coperture assicurative previste per ciascuna attività.

Fonti

Nota redazionale: date, luoghi, contatti, modalità di accesso e descrizioni del programma italiano sono ripresi dal testo di partenza indicato come proveniente dalla pagina della Società Speleologica Italiana e dal calendario nazionale delle Giornate della Speleologia. Prima della partecipazione è opportuno consultare gli organizzatori.

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  • Kleine Berlin, nuovi nati nel buio: si riproduce ancora il raro amblypigio di Trieste
    Condividi Una femmina di Charinus ioanniticus osservata con i piccoli sul dorso nelle gallerie sotterranee. La popolazione, prima segnalazione di Amblypygi in Italia, continua a riprodursi nell’ex rifugio antiaereo triestino La parola ad Alessandra Ressa TRIESTE – Una femmina con i piccoli appena nati aggrappati al dorso. È la nuova, straordinaria osservazione avvenuta nella Kleine Berlin di Trieste, dove da alcuni anni vive una popolazione di Charinus ioanniticus, piccolo aracnide app
     

Kleine Berlin, nuovi nati nel buio: si riproduce ancora il raro amblypigio di Trieste

September 8th 2026 at 07:03

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Una femmina di Charinus ioanniticus osservata con i piccoli sul dorso nelle gallerie sotterranee. La popolazione, prima segnalazione di Amblypygi in Italia, continua a riprodursi nell’ex rifugio antiaereo triestino

La parola ad Alessandra Ressa

TRIESTE – Una femmina con i piccoli appena nati aggrappati al dorso.

È la nuova, straordinaria osservazione avvenuta nella Kleine Berlin di Trieste, dove da alcuni anni vive una popolazione di Charinus ioanniticus, piccolo aracnide appartenente all’ordine degli Amblypygi.

Una scoperta e una onferma: gli animali non si limitano a sopravvivere nelle gallerie artificiali dell’ex rifugio antiaereo,: riescono a completare al loro interno il ciclo biologico e a riprodursi.

La popolazione triestina di araccnidi , studiata scientificamente a partire dal 2019, rappresentò il primo ritrovamento documentato di un Amblypygi in Italia.A raccontarci la nuova osservazione e la singolare storia di questi abitanti del sottosuolo è Alessandra Ressa, dell’Ufficio Stampa del Club Alpinistico Triestino APS

.La parola ad Alessandra Ressa, quindi.

Nuovi nati nel buio della Kleine Berlin: si riproduce ancora il raro Amblypygi

Nuovo avvistamento nella galleria sotterranea: una femmina con i piccoli sul dorso conferma la capacità della colonia di riprodursi e adattarsi a un ambiente artificiale isolato

Silva de Miranda. Il lavoro, intitolato First record of Amblypygi from Italy: Charinus ioanniticus (Charinidae), venne pubblicato nel volume 18 di Arachnology, alle pagine 642-648, con DOI 10.13156/arac.2020.18.6.642. Le indagini condotte nella Kleine Berlin avevano permesso di riconoscere diversi individui di differenti dimensioni, oltre a numerose esuvie, cioè gli involucri lasciati dagli animali durante la muta, e avevano portato all’osservazione di femmine con uova e successivamente con le cosiddette praenymphae, i giovani che seguono la schiusa.

A prima vista Charinus ioanniticus può sembrare una creatura appartenente a un gruppo di animali molto più conosciuto e inquietante. Il corpo appiattito, i pedipalpi anteriori muniti di spine e soprattutto le lunghissime appendici che si muovono davanti all’animale gli conferiscono un aspetto che può ricordare contemporaneamente un ragno e uno scorpione. Dal punto di vista zoologico, tuttavia, gli Amblypygi costituiscono un ordine distinto degli aracnidi e presentano caratteristiche anatomiche proprie. L’ordine comprende oltre duecento specie e ha una distribuzione prevalentemente tropicale e subtropicale, risultando molto meno rappresentato nelle regioni temperate.

La caratteristica che colpisce maggiormente l’osservatore è rappresentata dal primo paio di zampe, che negli Amblypygi non viene utilizzato per camminare come le altre sei zampe locomotorie. Queste appendici sono diventate estremamente lunghe e sottili e svolgono soprattutto una funzione sensoriale, permettendo all’animale di esplorare l’ambiente attraverso il contatto e le vibrazioni. È proprio osservando un esemplare mentre mantiene queste appendici completamente estese che viene spontaneo pensare all’espressione “rizzare le antenne”, anche se, naturalmente, dal punto di vista anatomico non si tratta di vere antenne.

L’animale si muove con estrema cautela, utilizzando queste lunghe strutture sensoriali per esplorare ciò che lo circonda, mentre i pedipalpi, situati anteriormente e dotati di spine, partecipano alla cattura delle prede. A differenza di quanto potrebbe far pensare il suo aspetto, Charinus ioanniticus non possiede ghiandole velenifere associate ai cheliceri ed è considerato innocuo per l’uomo. Anche gli esemplari osservati nella Kleine Berlin sono descritti dagli studiosi come particolarmente timidi.

La presenza di Charinus ioanniticus nel cuore di Trieste rappresenta un caso particolarmente interessante dal punto di vista ecologico perché l’animale vive all’interno di un ambiente completamente artificiale. La Kleine Berlin è infatti un complesso di gallerie sotterranee realizzato durante la Seconda guerra mondiale, nel 1944, come rifugio antiaereo. Il sistema di cunicoli è rimasto in larga parte conservato e, dal 1996, è affidato al Club Alpinistico Triestino, che ne ha valorizzato il patrimonio storico rendendolo visitabile attraverso un percorso museale.

Proprio alcune caratteristiche fisiche delle gallerie sembrano aver creato condizioni favorevoli all’insediamento dell’aracnide. Gli esemplari sono stati osservati sulle pareti verticali, spesso in corrispondenza di concrezioni calcaree, fratture e superfici caratterizzate dalla presenza di umidità. Le ricerche scientifiche hanno evidenziato come gli animali siano stati osservati frequentemente coperti da piccole gocce d’acqua e come alcuni individui tendessero a rimanere nella stessa porzione di parete. Le caratteristiche del luogo, con elevata umidità, assenza di luce solare diretta e condizioni microclimatiche relativamente stabili, ricreano almeno in parte quelle che gli Amblypygi incontrano negli ambienti naturali sotterranei.

È proprio questo microambiente a rendere la Kleine Berlin un vero e proprio laboratorio naturale nel quale osservare il processo di adattamento di una specie a un ambiente molto diverso da quello esterno. Nel sottosuolo artificiale di Trieste l’animale trova infatti alcune delle condizioni fondamentali di cui necessita: oscurità pressoché permanente, umidità e una superficie verticale ricca di piccole irregolarità nelle quali può muoversi e trovare rifugio.

Quando la popolazione triestina venne studiata scientificamente, la sua presenza rappresentava un enigma biogeografico. Charinus ioanniticus era conosciuto nell’area mediterranea orientale, con segnalazioni provenienti dalla Turchia, dalle isole greche di Rodi e Kos e da altre aree del Mediterraneo orientale; nel 2019 era stata inoltre documentata la presenza della specie ad Atene, primo ritrovamento allora noto nell’Europa continentale. Gli studiosi avevano quindi già ipotizzato che la presenza in un ambiente urbano potesse essere collegata anche a un trasporto accidentale operato dall’uomo.

Per quanto riguarda Trieste, lo studio del 2020 prese in considerazione diverse possibili modalità di arrivo. Gli autori valutarono, tra le altre ipotesi, un eventuale trasporto accidentale associato a materiali speleologici o oggetti storici introdotti nel sistema sotterraneo nel corso degli anni, ma non trovarono collegamenti affidabili fra le attività speleologiche del CAT nelle aree in cui la specie era presente e l’arrivo dell’aracnide nella Kleine Berlin.

È proprio a questo punto che la storia della popolazione triestina diventa particolarmente interessante. Una delle ipotesi storiche considerate dagli studiosi riguarda infatti un possibile trasporto accidentale legato ai movimenti di uomini e materiali durante il periodo bellico dell’ultimo conflitto mondiale. L’ipotesi è compatibile con la biologia della specie e con il fatto che popolazioni di Charinus ioanniticus siano state individuate anche in ambienti artificiali e in prossimità di insediamenti umani, ma non è stato possibile dimostrare quale sia stato l’effettivo vettore che portò gli animali a Trieste. Per questo motivo non è corretto affermare come fatto acquisito che siano stati necessariamente i militari tedeschi in ritirata dalla Grecia a trasportare gli Amblypygi nelle casse di materiale militare. Gli stessi ricercatori che hanno studiato la popolazione hanno sottolineato l’impossibilità di stabilire quando siano arrivati i primi esemplari e attraverso quale mezzo.

Se l’origine della popolazione rimane incerta, ancora più interessante è ciò che è accaduto successivamente. La prima osservazione scientificamente documentata risale al 2019, ma gli studi condotti nei due anni successivi dimostrarono che nella galleria non era presente un individuo isolato. Furono riconosciuti esemplari adulti e giovani di diverse dimensioni, insieme a numerose esuvie, segno che gli animali completavano il proprio ciclo di crescita all’interno dell’ex rifugio antiaereo di Trieste. Le osservazioni ripetute di individui già riconosciuti e marcati dimostrarono inoltre che alcuni esemplari rimanevano nel sistema sotterraneo nel corso del tempo.

Ancora più significativa fu l’osservazione di femmine con uova e successivamente con giovani. Nello studio scientifico sono documentate, in particolare, una femmina con uova osservata il 6 luglio 2020 e una femmina con praenymphae osservata il 1° ottobre dello stesso anno.

La biologia riproduttiva di Charinus ioanniticus aggiunge un ulteriore elemento di interesse. La specie è nota per la capacità di riprodursi per partenogenesi in alcune popolazioni, cioè attraverso una riproduzione nella quale la femmina può produrre prole senza la fecondazione da parte di un maschio. La letteratura scientifica ha documentato questo fenomeno nella specie, in particolare nelle popolazioni di Rodi, anche se la modalità riproduttiva delle popolazioni di altre aree, compresa quella italiana, richiede valutazioni specifiche. È quindi più prudente parlare della popolazione triestina come di una popolazione costituita da sole femmine e capace di riprodursi, senza attribuirle automaticamente una modalità riproduttiva definitivamente dimostrata per ogni generazione.

La presenza, oggi, di una femmina con giovani sul dorso rappresenta quindi un’osservazione particolarmente interessante perché documenta nuovamente una fase riproduttiva all’interno della galleria e mostra che la popolazione continua a trovare nell’ambiente sotterraneo condizioni compatibili con il proprio ciclo biologico.

Il fatto che questi animali siano presenti nella Kleine Berlin da anni non significa che siano facilmente osservabili durante le normali visite. Gli Amblypygi hanno abitudini prevalentemente notturne e sono estremamente discreti; inoltre gli esemplari possono rimanere immobili sulle pareti per lunghi periodi, mimetizzandosi contro superfici grigie, concrezioni e zone d’ombra. La loro individuazione richiede quindi attenzione e conoscenza dell’habitat.

Per la Kleine Berlin, inoltre, la presenza di Charinus ioanniticus costituisce un ulteriore elemento di valore naturalistico che si affianca alla straordinaria importanza storica delle gallerie. Il rifugio non rappresenta quindi soltanto una testimonianza architettonica e militare del Novecento, ma è diventato nel corso dei decenni anche un ambiente nel quale una specie insolita ha trovato condizioni sufficientemente favorevoli per insediarsi e riprodursi.

L’osservazione del 28 agosto aggiunge dunque un nuovo tassello alla conoscenza della popolazione triestina di Charinus ioanniticus. La femmina con i giovani sul dorso non rappresenta semplicemente un’immagine curiosa o spettacolare, ma testimonia la complessità di un processo biologico iniziato almeno diversi anni fa e tuttora osservabile all’interno di una galleria artificiale.

La Kleine Berlin continua così a custodire due storie apparentemente lontanissime: quella degli uomini che nel 1944 scavarono e costruirono il rifugio sotterraneo e quella, molto più antica e silenziosa, dell’evoluzione di un aracnide capace di adattarsi all’oscurità, all’umidità e alla stabilità microclimatica del sottosuolo.

Quando un esemplare viene illuminato dalla luce di una torcia, quelle che sembrano antenne si distendono sulla parete e cominciano a esplorare lo spazio circostante. È un movimento lento, quasi impercettibile, ma racchiude una delle storie naturalistiche più singolari del sottosuolo triestino: quella di una specie mediterranea che, per ragioni ancora non completamente chiarite, è arrivata in una città dell’Alto Adriatico, ha trovato rifugio in una struttura costruita dagli uomini durante la guerra e, contro ogni previsione, ha trasformato quelle gallerie in una casa capace di sostenerne il ciclo vitale.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

Via R. Abro, 5/A
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Ufficio Stampa: Alessandra Ressa

Ufficio Stampa: Alessandra Ressa

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Viaggi sotto le Murge a Bari: il libro di Vincenzo Iurilli nel percorso verso la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

September 8th 2026 at 07:00

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Il Museo di Scienze della Terra ospita la presentazione l’8 settembre

Martedì 8 settembre 2026, alle ore 18, il Museo di Scienze della Terra del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari ospiterà la presentazione di Viaggi sotto le Murge, volume di Vincenzo Iurilli. L’appuntamento si terrà nel Campus universitario di via Edoardo Orabona 4.

L’incontro con il pubblico sarà presentato dal professor Giuseppe Mastronuzzi e vedrà la partecipazione di Alfredo De Giovanni.

La data cade nei giorni che precedono la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo riconosciuta dall’UNESCO.

La ricorrenza internazionale è fissata al 13 settembre di ogni anno. Nel 2026 la celebrazione inaugurale si svolgerà a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre.

La presentazione barese propone quindi un momento di approfondimento sul paesaggio murgiano e sui processi che ne hanno formato il sottosuolo.

La scelta del Museo di Scienze della Terra rafforza il legame tra divulgazione, ricerca universitaria e conoscenza del territorio.

Viaggi sotto le Murge e la lettura del paesaggio carsico pugliese

Viaggi sotto le Murge è indicato nelle presentazioni pubbliche come un lavoro rivolto alla geologia e alla speleologia pugliese.

Il volume collega le forme visibili in superficie con la struttura ipogea e con i processi di dissoluzione delle rocce solubili. Il sottotitolo riportato nelle comunicazioni precedenti è Le radici del paesaggio.

Le Murge costituiscono un contesto significativo per questo tipo di lettura. Doline, lame, inghiottitoi, cavità naturali e percorsi sotterranei non sono elementi isolati. Fanno parte di sistemi nei quali le acque meteoriche interagiscono nel tempo con le rocce calcaree. Lo studio del carsismo aiuta a comprendere la circolazione idrica, l’evoluzione delle forme del rilievo e la vulnerabilità degli acquiferi.

In questo quadro, Viaggi sotto le Murge offre un tema utile anche al pubblico non specialista. La speleologia non riguarda soltanto la visita delle grotte. Comprende l’osservazione delle cavità, il rilievo, la ricerca geologica, biologica e archeologica, oltre alla documentazione e alla tutela dei luoghi sotterranei. Il volume di Vincenzo Iurilli si inserisce nella necessità di rendere leggibili questi rapporti tra paesaggio, acqua e mondo ipogeo.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: perché il 13 settembre

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, conosciuta anche con l’acronimo IDCK, è stata proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025. Dal 2026 ricorrerà ogni 13 settembre. È importante distinguere la data della presentazione di Bari, l’8 settembre, dalla data ufficiale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il 13 settembre.

L’iniziativa punta a far conoscere ecosistemi fragili e spesso poco visibili. Secondo UNESCO, i paesaggi carsici e le grotte interessano quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Ospitano inoltre biodiversità sotterranea specializzata, archivi geologici e climatici, testimonianze della storia umana e beni culturali.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo collega questi temi agli obiettivi di protezione, studio e gestione sostenibile. L’UNESCO richiama in particolare le relazioni con l’acqua, lo sviluppo urbano, l’azione climatica e la biodiversità. Non si tratta quindi di una ricorrenza rivolta soltanto agli speleologi. Interessa comunità locali, scuole, enti di ricerca, amministrazioni e gestori delle aree protette.

Da Bari a Postumia, ricerca e divulgazione sul mondo sotterraneo

Il primo programma internazionale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo sarà ospitato a Postumia. Sono previsti una conferenza scientifica, attività sul terreno e una cerimonia ufficiale. L’Unione Internazionale di Speleologia invita inoltre associazioni, musei, università, geoparchi, grotte turistiche e scuole a organizzare iniziative locali nei giorni vicini al 13 settembre e a registrarle nel calendario della ricorrenza.

In questo contesto, l’appuntamento dedicato a Viaggi sotto le Murge assume il valore di una proposta divulgativa locale inserita nella settimana della prima celebrazione UNESCO. Il confronto con l’autore, con il professor Mastronuzzi e con Alfredo De Giovanni potrà riportare l’attenzione sul patrimonio carsico pugliese, sui metodi per raccontarlo e sulla responsabilità connessa alla sua conservazione.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre anche l’occasione per chiarire un punto essenziale: le cavità e gli acquiferi carsici sono sistemi con equilibri delicati. La loro tutela richiede conoscenza scientifica, comportamenti prudenti nella frequentazione e pianificazione territoriale. Per il pubblico, la presentazione di Bari rappresenta un invito a leggere le Murge non soltanto come paesaggio esterno, ma come territorio legato a un’estesa dimensione sotterranea.

Informazioni sull’incontro

  • Evento: presentazione del volume Viaggi sotto le Murge di Vincenzo Iurilli
  • Data e ora: martedì 8 settembre 2026, ore 18
  • Sede: Museo di Scienze della Terra, Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, Campus Universitario, via Edoardo Orabona 4, Bari
  • Intervengono: Vincenzo Iurilli, prof. Giuseppe Mastronuzzi e Alfredo De Giovanni
  • Ricorrenza UNESCO: Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, 13 settembre 2026

Fonti

L'articolo Viaggi sotto le Murge a Bari: il libro di Vincenzo Iurilli nel percorso verso la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo proviene da Scintilena.

  • ✇Speleologický klub ORCUS Bohumín
  • Exkurze v Sala Mastodonta v Jaskini Niedźwiedziej
    Jaskinia Niedźwiedzia – Medvědí jeskyně v masívu Králického Sněžníku (Śnieżnika) byla objevena v roce 1966 při těžbě mramorového ložiska v lomu Kletno III a v roce 1983 byla turisticky zpřístupněna. Jeskyně byla vytvořena krasovými procesy v čočkách předkambrických krystalických vápenců (mramorů).  Jejich stáří je okolo 600 milionů let. V květnu roku 2012 se speleologům podařilo proniknout v Jaskinii Niedźwiedziej do  neznámých, obřích partií, které byly nazvány  Sala Mastodonta a to byl náš cíl
     

Exkurze v Sala Mastodonta v Jaskini Niedźwiedziej

September 8th 2026 at 06:38

Jaskinia Niedźwiedzia – Medvědí jeskyně v masívu Králického Sněžníku (Śnieżnika) byla objevena v roce 1966 při těžbě mramorového ložiska v lomu Kletno III a v roce 1983 byla turisticky zpřístupněna. Jeskyně byla vytvořena krasovými procesy v čočkách předkambrických krystalických vápenců (mramorů).  Jejich stáří je okolo 600 milionů let. V květnu roku 2012 se speleologům podařilo proniknout v Jaskinii Niedźwiedziej do  neznámých, obřích partií, které byly nazvány  Sala Mastodonta a to byl náš cíl.

Tuto výjimečnou  domluvil náš kamarád speleolog z Bielsko Bialej Lubek. A nebylo to jednoduché, neboť Sál Mastodontů je návštěvám nepřístupný. U vstupu do jeskyně Pepu, Kubu, Honzu a Lubka čeká sám ředitel  Jaskinii Niedźwiedziej Artur Sawicki, sám aktivní speleolog. Dovídáme se, že do nových částí byla v bílých mramorových vrstvách již proražena chodba, dlouhá 160 metrů a tou se vydáváme do jeskyně. V jeskyni probíhají aktivní zpřístupňovací práce, procházíme po schodištích a visutých lávkách vyrobených z kompozitních materiálů. Tyto partie mají být zpřístupněny turistům v roce 2027 -2028, ale to se nám ani Arturowi moc nezdá. Do nižších pater povede asi 10 m hluboké točité schodiště. Na to že se pohybujeme v mramorech je jeskyně přebohatě vyzdobena nejrůznějšími sekundárními formami.

Sala Mastodonta

 

Zde bude točité schodiště

Velmi rychle upozorňujeme na Artura na několik problémů, které po zpřístupnění jeskyně turistům vidíme. Tím hlavním je skutečnost, že těsně nad hlavami jsou stovky křehkých stalaktitů, lehce dosažitelných rukou. Jak známe “turisty”, lámání krápníků a odnášení si jej jako suvenýr je jejich hobby. Bez zabezpečení síty nebo plexisklem to nepůjde. 

Krápníky budou na dosah ruky

Co si ale vážíme, je skutečnost, že pří všech vrtacích, sbíjecích … pracích se snaží v jeskyni způsobit, co nejmenší její devastaci. Zvláště krápníkových forem, který z velké části překryli plachtami.

Zakryté krápníkové formy

Sala Mastodonta je úžasná s krásnou bílou krápníkovou výzdobou. Sami sebe se tážeme, zda měla být turisticky zpřístupněna a zda toto dílo přírody nemělo být zachováno tak, jak jej příroda vytvořila.

 

Místo, ve kterém byla proražena chodba do Sálu Mastodonta

 

 

 

Visutá lávka

 

 

Stopy po vrtacích pracích

 

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  • Molare 1935, quando l’acqua trovò un’altra strada
    Condividi La storia dell’acqua – Secondo capitolo. Il 13 agosto 1935 cede lo sbarramento secondario della Sella Zerbino. Oltre 30 milioni di metri cubi d’acqua si riversano nella Valle dell’Orba: 111 persone perdono la vita Siamo nell’Appennino ligure-piemontese, nell’Alto Monferrato, a poca distanza dal confine con la Liguria, in una valle dove l’acqua dell’Orba viene trasformata in energia. Qui continua la nostra storia dell’acqua: dopo il Gleno sono trascorsi appena dodici anni. È il
     

Molare 1935, quando l’acqua trovò un’altra strada

September 8th 2026 at 06:00

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La storia dell’acqua – Secondo capitolo. Il 13 agosto 1935 cede lo sbarramento secondario della Sella Zerbino. Oltre 30 milioni di metri cubi d’acqua si riversano nella Valle dell’Orba: 111 persone perdono la vita

Siamo nell’Appennino ligure-piemontese, nell’Alto Monferrato, a poca distanza dal confine con la Liguria, in una valle dove l’acqua dell’Orba viene trasformata in energia.

Qui continua la nostra storia dell’acqua: dopo il Gleno sono trascorsi appena dodici anni.

È il 13 agosto 1935.

Piove con una violenza eccezionale. In poche ore sul bacino dell’Orba, siccitoso, cade una quantità enorme d’acqua. Il livello dell’invaso dell’Ortiglieto sale rapidamente, mentre il torrente a valle è già in piena.

Ma per comprendere ciò che sta per accadere bisogna prima osservare la forma della valle, perché quella che viene ricordata come la “diga di Molare” è in realtà una storia di due sbarramenti.

Due dighe, una sola tragedia

La diga principale di Bric Zerbino, costruita sull’Orba, trattiene le acque dell’invaso.

Poco distante, però, la conformazione naturale del terreno presenta una sella: con l’innalzamento del livello del bacino, l’acqua potrebbe trovare proprio lì una via di fuga.

Per chiudere quel passaggio viene quindi costruito un secondo sbarramento, più piccolo.

È la diga secondaria della Sella Zerbino.

Ed è qui che, quella mattina, si concentra la tragedia.

Le precipitazioni sono eccezionali: oltre 400 millimetri di pioggia in circa otto ore. L’invaso cresce rapidamente e l’acqua comincia a tracimare.

La diga principale di Bric Zerbino resiste.

La Sella Zerbino no.

La roccia sotto la diga

È uno degli aspetti che rendono Molare particolarmente interessante nella nostra storia dell’acqua.

Una diga non poggia semplicemente “sulla montagna”. Poggia su rocce con caratteristiche precise: fratture, discontinuità, alterazioni e differenti capacità di resistere all’acqua e alle sollecitazioni.

Gli studi condotti sul disastro evidenziano la scadente qualità geotecnica delle rocce sulle quali viene impostato lo sbarramento secondario.

La geologia non può fare da sfondo alla storia, ma ne diventa inevitabilmente protagonista.

L’acqua tracima, investe la struttura e il terreno circostante, l’erosione procede rapidamente.

Poi la Sella Zerbino cede.

L’onda

Oltre 30 milioni di metri cubi d’acqua si riversano improvvisamente nell’Orba, già gonfio per le precipitazioni.

L’onda percorre la valle trascinando alberi, rocce, terra e detriti. Travolge ponti, strade, abitazioni, campi e stabilimenti.

Raggiunge Ovada e continua la sua corsa verso valle.

Quando l’acqua si ritira, 111 persone hanno perso la vita.

Il disastro di Molare viene talvolta definito il “Vajont dimenticato”.

Ma Molare non ha bisogno di essere paragonato al Vajont per essere ricordato.

Ha una storia propria, avvenuta ventotto anni prima, con cause e dinamiche differenti e con domande che ancora oggi riguardano il rapporto fra progettazione, geologia, eventi meteorologici estremi e responsabilità umane.

Governare l’acqua, dentro e fuori la montagna

Anche a Molare, come abbiamo visto al Gleno, una grande opera idroelettrica non coincide soltanto con il muro della diga.

L’acqua deve essere raccolta, scaricata, derivata e condotta verso gli impianti che ne trasformano la forza in energia.

Attorno all’invaso nasce quindi un sistema di prese, scarichi, canali, condotte e opere artificiali.

È la parte meno evidente di queste grandi infrastrutture e forse, per chi guarda il territorio con gli occhi della speleologia e dell’archeologia industriale, anche una delle più interessanti.

Sono opere costruite per dare all’acqua una strada precisa.

A Molare, quella mattina del 13 agosto 1935, l’acqua ne trova un’altra.

Quello che rimane

A più di novant’anni di distanza, il territorio conserva ancora le tracce di quella storia.

Restano strutture e opere idrauliche, ruderi e un paesaggio profondamente legato alla presenza dell’antico invaso dell’Ortiglieto.

Ma rimane soprattutto la memoria.

Ogni 13 agosto le comunità tornano a ricordare le vittime. Una camminata commemorativa da Molare a Ovada ripercorre simbolicamente i luoghi della tragedia e mantiene vivo il ricordo delle 111 persone che perdono la vita nel 1935.

Anche questo appartiene alla storia dell’acqua.

Non soltanto ciò che costruiamo per governarla, ma ciò che scegliamo di ricordare dopo il suo passaggio.

La storia dell’acqua continua

Gleno e Molare sono due tragedie diverse.

Dodici anni le separano. Diverse sono le dighe, le valli e le dinamiche dei due disastri.

Ma entrambe ci ricordano che un’opera idraulica non può essere separata dal territorio sul quale viene costruita.

Il libro principale sulla tragedia è Storia della diga di Molare. Il Vajont dimenticato, (ERGA EDIZIONI), scritto da Vittorio Bonaria: ve le consiglio.

Conoscere l’acqua significa conoscere anche la roccia.

Il 2 dicembre 1959, nell’entroterra di Fréjus, in Francia, cede la diga di Malpasset.

E sarà proprio la roccia a tornare protagonista nel prossimo capitolo della nostra storia.

Siamo molto più vicini alla Liguria di quanto possa sembrare.

Ancora una volta, per capire perché una diga crolla, dovremo guardare anche sotto di essa.

Capitolo 0: https://www.scintilena.com/la-galleria-glori-castellaro-viaggio-nel-cuore-della-valle-argentina/08/22/

Capitolo 1:

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  • Timavo, nel sottosuolo del Carso l’acqua potabile della Trieste del futuro
    Condividi Un articolo di Lorenzo Giroffi su TGR Rai Friuli Venezia Giulia dal titolo accattivante “Esplorare il Timavo, l’acqua potabile della Trieste del futuro” – 1 settembre 2026 Sotto il Carso triestino, l’esplorazione speleologica guarda sempre più al futuro dell’acqua. Su una ciclabile al confine tra Italia e Slovenia, a Trebiciano, parte il cammino che conduce alla dolina nella quale una caverna porta fino al fiume Timavo.  Nell’Abisso di Trebiciano, a circa 300 metri di profon
     

Timavo, nel sottosuolo del Carso l’acqua potabile della Trieste del futuro

September 8th 2026 at 05:00

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Un articolo di Lorenzo Giroffi su TGR Rai Friuli Venezia Giulia dal titolo accattivante “Esplorare il Timavo, l’acqua potabile della Trieste del futuro” – 1 settembre 2026

Sotto il Carso triestino, l’esplorazione speleologica guarda sempre più al futuro dell’acqua.

Su una ciclabile al confine tra Italia e Slovenia, a Trebiciano, parte il cammino che conduce alla dolina nella quale una caverna porta fino al fiume Timavo

Nell’Abisso di Trebiciano, a circa 300 metri di profondità, la Società Adriatica di Speleologia monitora il Timavo sotterraneo attraverso una stazione sperimentale che registra livello del fiume, concentrazione di anidride carbonica e altri parametri ambientali.

Il tema supera ormai i confini dell’esplorazione. Le falde di pianura, dalle quali dipende gran parte degli acquedotti europei, sono sottoposte a pressioni crescenti anche per effetto dei cambiamenti climatici. Le acque carsiche potrebbero quindi assumere un ruolo strategico per la sicurezza idrica di Trieste.

Esplorare e comprendere il corso sotterraneo del Timavo significa così raccogliere oggi informazioni che potrebbero diventare essenziali domani. L’articolo originale è brve e interessante: va letto.

Conferma la funzione della speleologia come osservatorio privilegiato del sottosuolo: non soltanto scoperta geografica, ma ricerca, monitoraggio ambientale e conoscenza di una risorsa fondamentale.

Fonte: TGR Rai Friuli Venezia Giulia, servizio di Lorenzo Giroffi, “Esplorare il Timavo, l’acqua potabile della Trieste del futuro”, 1 settembre 2026 – https://www.rainews.it/tgr/fvg/articoli/2026/09/esplorare-il-timavo-lacqua-potabile-della-trieste-del-futuro-grotta-abisso-trebiciano-acqua-risorse-idriche-societa-adriatica-speleologica-riccardo-mincigrucci-paolo-guglia-fiume-carsico-falde-acquifere-acquedotto-fee8948d-54b3-4356-9ef2-ee25b0df3e68.html

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Chýnovská jeskyně u Tábora rozhodně stojí za návštěvu, připomíná houslový virtuoz Jaroslav Svěcený

Chýnovská jeskyně u Tábora rozhodně stojí za návštěvu, připomíná houslový virtuoz Jaroslav Svěcený. Navštívit ji lze v září denně kromě pondělí od 9 do 15:30.



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  • Súhrn speleo noviniek (37. týždeň 2026)
    🔦 Prehľad speleologických noviniek Slovenskí speleológovia objavili v Macedónsku na planine Jakupica významnú Slovačku jamu s hĺbkou -700 m a dĺžkou presahujúcou 4 km, čo predstavuje jeden z najväčších úspechov slovenskej speleológie v zahraničí [2]. V Moravskom krase prebiehajú praktické práce na údržbe jaskynných systémov, vrátane hľadania elektrikára pre prevádzkové zabezpečenie [6], zatiaľ čo jaskyňa Na Špičáku zaznamenala rekordnú návštevnosť [7]. Sk_Speleo www.cervenevrchy-speleo.sk
     

Súhrn speleo noviniek (37. týždeň 2026)

September 7th 2026 at 09:10
Súhrn speleo noviniek (37. týždeň 2026)
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Slovenskí speleológovia objavili v Macedónsku na planine Jakupica významnú Slovačku jamu s hĺbkou -700 m a dĺžkou presahujúcou 4 km, čo predstavuje jeden z najväčších úspechov slovenskej speleológie v zahraničí [2]. V Moravskom krase prebiehajú praktické práce na údržbe jaskynných systémov, vrátane hľadania elektrikára pre prevádzkové zabezpečenie [6], zatiaľ čo jaskyňa Na Špičáku zaznamenala rekordnú návštevnosť [7].

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  • Gouffre des Saints de Glace, soccorso speleologico in corso nel Vercors
    Condividi Al Gouffre des Saints de Glace, ad Autrans-Méaudre en Vercors, è stato attivato il dispositivo ORSEC per un infortunio in profondità. Circa quaranta soccorritori sono impegnati nell’evacuazione in barella. Gouffre des Saints de Glace: l’allarme nel pomeriggio Aggiornamento: l’intervento è concluso, il ferito è stato portato fuori dalla grotta alle 1:30 di questa notte Un intervento di soccorso speleologico è in corso al Gouffre des Saints de Glace, nel territorio di Autrans-Mé
     

Gouffre des Saints de Glace, soccorso speleologico in corso nel Vercors

September 7th 2026 at 06:00

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Al Gouffre des Saints de Glace, ad Autrans-Méaudre en Vercors, è stato attivato il dispositivo ORSEC per un infortunio in profondità. Circa quaranta soccorritori sono impegnati nell’evacuazione in barella.

Gouffre des Saints de Glace: l’allarme nel pomeriggio

Aggiornamento: l’intervento è concluso, il ferito è stato portato fuori dalla grotta alle 1:30 di questa notte

Un intervento di soccorso speleologico è in corso al Gouffre des Saints de Glace, nel territorio di Autrans-Méaudre en Vercors, nel dipartimento dell’Isère. L’allarme è scattato nel pomeriggio di domenica, quando un praticante si è infortunato dopo una scivolata in una galleria della cavità.

Secondo le informazioni trasmesse dalla struttura di soccorso, l’uomo ha 56 anni e presenta un trauma alla caviglia. Il punto dell’incidente è stato indicato attorno a 150 metri di profondità. La Prefettura dell’Isère ha attivato le disposizioni specifiche ORSEC per il soccorso in ambiente sotterraneo.

La radio pubblica locale Ici Isère riferisce un primo allertamento attorno alle 15 e conferma il dispiegamento di circa quaranta persone.

Soccorso al Gouffre des Saints de Glace: squadre e sanità

L’operazione riunisce volontari dello Spéléo Secours Isère, vigili del fuoco del SDIS 38, personale della CRS Alpes e gendarmi del PGHM dell’Isère.

Partecipano anche un medico e un infermiere del SAMU 38, oltre ai volontari dell’ADRASEC 38, impegnati nelle comunicazioni specialistiche.

Una squadra medica ha raggiunto l’infortunato. Questo passaggio permette di valutarne le condizioni, prestare le prime cure e predisporre il trasferimento in sicurezza.

I soccorritori stanno installando gli equipaggiamenti necessari per la progressione della barella lungo i passaggi sotterranei e verso l’uscita.

In un recupero di questo tipo, il trasporto non coincide con un semplice sollevamento verticale.

La barella deve essere assicurata e guidata attraverso pozzi, meandri, strettoie e tratti inclinati. Le squadre alternano manovre su corda, accompagnamento e gestione delle comunicazioni. I tempi dipendono dalla morfologia della cavità, dalle condizioni della persona soccorsa e dalla necessità di non interrompere l’assistenza sanitaria.

Il sistema carsico del Vercors e il Gouffre des Saints de Glace

Il Gouffre des Saints de Glace appartiene al sistema del Trou qui souffle, nell’area di Méaudre e Autrans, sul massiccio del Vercors.

Il Gouffre des Saints de Glace non è nuovo a operazioni complesse. La documentazione storica dello Spéléo Secours Isère cita infatti precedenti interventi nell’area. Ogni evento ha caratteristiche proprie, ma la conoscenza della cavità e l’esperienza maturata dai gruppi locali costituiscono una risorsa operativa importante.

ORSEC e il ruolo del soccorso speleologico

L’attivazione delle disposizioni specifiche ORSEC coordina mezzi pubblici, sanitari e tecnici necessari a un’operazione sotterranea. Il dispositivo consente di adattare la risposta alla complessità dell’ambiente, nel quale accesso, comunicazioni e trasporto richiedono competenze specifiche.

In Francia lo Spéléo Secours Français è la commissione specializzata della Fédération Française de Spéléologie. È stato creato nel 1977 e risulta accreditato per le operazioni di sicurezza civile in cavità naturali e artificiali, sia asciutte sia allagate. Le sue funzioni comprendono la formazione dei soccorritori, la prevenzione, l’organizzazione degli interventi e lo sviluppo tecnico. [web:19]

Il coinvolgimento congiunto di volontari speleologi, soccorso sanitario, vigili del fuoco, gendarmeria e unità di montagna risponde proprio alla necessità di integrare competenze differenti. Al momento non è stata comunicata la conclusione del recupero. Le operazioni potrebbero proseguire per diverse ore, anche durante la notte, come indicato dalle prime informazioni disponibili. [web:18]

Fonti

https://www.speleo-secours.fr/secours-speleologique/

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  • Castellana Grotte, al via il 52° Corso di Speleologia del Gruppo Puglia Grotte
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Castellana Grotte, al via il 52° Corso di Speleologia del Gruppo Puglia Grotte

September 7th 2026 at 05:00

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Dal 20 settembre all’8 novembre 2026 torna a Castellana Grotte (Bari) il Corso di Introduzione alla Speleologia organizzato dal Gruppo Puglia Grotte APS, giunto alla sua 52ª edizione.

Il corso, omologato dalla Società Speleologica Italiana, sarà diretto da Modesto Tartarelli. Le lezioni teoriche si svolgeranno il martedì e il giovedì, mentre i fine settimana saranno dedicati alle esercitazioni in parete e alle uscite in grotta. La sede delle attività teoriche sarà quella del Gruppo Puglia Grotte, in via Margherita di Savoia 18, a Castellana Grotte.

Il programma affronta progressione su corda, tecniche esplorative, geologia e speleogenesi, prevenzione degli incidenti, ecologia e speleobiologia, cartografia e documentazione delle cavità. Le uscite interesseranno grotte del territorio di Castellana, del Gargano, del Matese e dell’area di Roccamorice.

Ad aprire il percorso sarà, domenica 20 settembre, un’uscita propedeutica alle Grotte di Castellana, aperta anche a chi desidera conoscere più da vicino l’attività speleologica prima di iscriversi. La partecipazione all’uscita non comporta l’iscrizione automatica al corso.

Il Gruppo Puglia Grotte, fondato nel 1971, svolge da oltre cinquant’anni attività di ricerca, esplorazione, formazione e divulgazione speleologica in Puglia, nell’Italia meridionale e all’estero.

Informazioni e iscrizioni: presso la sede del Gruppo il giovedì sera oppure agli indirizzi segreteria@gruppopugliagrotte.it e responsabileuscite@gruppopugliagrotte.it.

L’iscrizione e l’assicurazione SSI saranno effettuate direttamente dal direttore del corso, senza necessità di versamenti anticipati alla SSI.

Fonti:

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  • Nuove esplorazioni nel cuore delle Alpi Albanesi: la Shpella Shtares raggiunge lo sviluppo complessivo di 13,5 km
    Condividi Rientrata in Italia “Shtares 2026”, la spedizione organizzata dal Gruppo Speleologico Martinese nel villaggio di Vrane e Made La Shpella Shtares continua a crescere e a sorprendere. La spedizione Shtares 2026 torna dalle Alpi Albanesi con 1,4 chilometri di nuovi ambienti esplorati, nuove vie ancora tutte da inseguire e un complesso sotterraneo che raggiunge ormai circa 13,5 chilometri di sviluppo. Ma questa volta lasciamo subito la parola a chi, per più di due settimane, quei meandr
     

Nuove esplorazioni nel cuore delle Alpi Albanesi: la Shpella Shtares raggiunge lo sviluppo complessivo di 13,5 km

September 7th 2026 at 02:00

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Rientrata in Italia “Shtares 2026”, la spedizione organizzata dal Gruppo Speleologico Martinese nel villaggio di Vrane e Made

La Shpella Shtares continua a crescere e a sorprendere. La spedizione Shtares 2026 torna dalle Alpi Albanesi con 1,4 chilometri di nuovi ambienti esplorati, nuove vie ancora tutte da inseguire e un complesso sotterraneo che raggiunge ormai circa 13,5 chilometri di sviluppo. Ma questa volta lasciamo subito la parola a chi, per più di due settimane, quei meandri, pozzi e gallerie li ha percorsi, esplorati e studiati.

Si è conclusa con importanti scoperte la recente campagna esplorativa e scientifica Shtares 2026, organizzata dall’8 al 23 agosto sulle Alpi Albanesi dal Gruppo Speleologico Martinese e che ha visto la partecipazione di ben 28 speleologi provenienti da diversi gruppi speleo italiani (Società Alpina delle Giulie; Gruppo Speleo San Giusto – Trieste; CARS Centro Altamurano Ricerche Speleologiche; Gruppo Speleologico Lunense; Gruppo Speleologico Fiorentino; Speleo Club Tanaro; Speleo Club Nuoro; Gruppo Speleologico CAI Padova; Troglobius APS Verona).

La compagine esplorativa ha rilevato 1,4 km di nuovi ambienti, portando così la Shpella Shtares a uno sviluppo complessivo di circa 13,5 km.

«Le attività si sono divise su più fronti del complesso ipogeo – ha commentato Sebastiano Calella, capo spedizione –. Nel Ramo Poseidone le verifiche sui meandri e sui pozzi lasciati in sospeso l’anno passato hanno confermato la ricollegabilità dei passaggi alle condotte già note, mentre nella Sala di Morfeo è stata iniziata una risalita di circa 30 metri che attende ulteriori approfondimenti. Nella Forra dei Ragazzi, il ramo più distante dall’ingresso in cui non si tornava dal 2019, le squadre sono riuscite a bypassare un primo tratto bagnato, dovendosi tuttavia arrestare sotto una seconda risalita per la forte portata d’acqua e la roccia friabile. Il Ramo del Mezzogiorno ha invece regalato l’accesso a un’ampia galleria di circa cento metri dopo una risalita, con il prosieguo attualmente sbarrato da una frana alla base di un salto verticale. La scoperta principale è avvenuta nella zona della Connessione al termine della Via di Oniro, dove una risalita di quaranta metri ha permesso d’intercettare il nuovo Ramo Radio Alice. Quest’ultimo si sviluppa per circa cinquecento metri e presenta diverse condotte e un pozzo da discendere, le cui esplorazioni sono state temporaneamente sospese per l’esaurimento del tempo e dei materiali a disposizione».

Sul fronte logistico, il Campo Base ha garantito il costante funzionamento dei collegamenti radio interni e l’allestimento di otto posti letto, mentre nelle zone più remote della cavità è stato approntato un campo avanzato con amache all’interno del Ramo Apuani in Vacanza. Qui, la progressione è risultata particolarmente tecnica a causa della qualità della roccia presente in parete e si è incentrata su due fronti esplorativi principali. Sono stati, infatti, rilevati circa 500 metri di sviluppo e vari pozzi sono stati discesi, per circa cento metri, fino a una strettoia di complessa percorrenza che costituisce l’attuale limite raggiunto. Questa zona sarà un punto importante per le esplorazioni degli anni a venire.

«Parallelamente alle esplorazioni – ha commentato Alessandro Marraffa, responsabile scientifico della spedizione – abbiamo dedicato ampio spazio al monitoraggio microclimatico e alla ricerca biologica. Sono stati scaricati e riposizionati i termometri di profondità, integrati da un sensore esterno, e sono stati installati due anemometri nelle gallerie della Via di Oniro per analizzare la circolazione dell’aria nelle diverse stagioni dell’anno. In ambito biospeleologico si è proceduto al prelievo di campioni di fauna ipogea – anellidi, irudinei, insetti, collemboli, acari, pseudoscorpioni, miriapodi, aracnidi, tricotteri e oligocheti – oltre alla raccolta di campioni microbiologici di patine e vermicolazioni da analizzare nelle prossime settimane».

L’appuntamento è fissato per l’anno prossimo, quando i Martinesi torneranno nuovamente nel villaggio di Vrane e Made per Shtares 2027, continuando le esplorazioni lasciate in sospeso e i monitoraggi scientifici.

«Continuare a esplorare la Shpella Shtares insieme a diversi speleologi provenienti da varie parti d’Italia è un’occasione di vera e profonda crescita per il nostro gruppo – ha concluso Donatella Leserri, presidentessa del Gruppo Speleologico Martinese –. Ancora una volta l’Albania ci ha accolti a braccia aperte e ci ha fatto sentire a casa. Voglio ringraziare infine, per il sostegno, la SSI, la Federazione Speleologica Pugliese e il Servizio Regionale Puglia del Soccorso Alpino e Speleologico; Korda’s, per averci fornito parte delle corde utilizzate nel corso dell’esplorazione; Tiberino, per gli ottimi pasti liofilizzati; Carmine Lucia, per i caciocavalli, i salami e il miele; e lo Studio dentistico Verboschi».

fotografie e testi degli esploratori.

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  • Microplastiche anche nelle acque di stillicidio delle grotte: uno studio apre nuove prospettive sulla tutela del Carso
    Condividi La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Groundwater for Sustainable Development (Elsevier), documenta per la prima volta la presenza di microplastiche e microfibre nelle acque di stillicidio della Grotta delle Torri di Slivia, evidenziando il legame esistente tra attività umane in superficie e ambiente sotterraneo Le microplastiche non si fermano alla superficie. Per la prima volta uno studio scientifico ha documentato la presenza di microplastiche (MPs) e microfibre (MF
     

Microplastiche anche nelle acque di stillicidio delle grotte: uno studio apre nuove prospettive sulla tutela del Carso

September 6th 2026 at 05:30

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La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Groundwater for Sustainable Development (Elsevier), documenta per la prima volta la presenza di microplastiche e microfibre nelle acque di stillicidio della Grotta delle Torri di Slivia, evidenziando il legame esistente tra attività umane in superficie e ambiente sotterraneo

Le microplastiche non si fermano alla superficie. Per la prima volta uno studio scientifico ha documentato la presenza di microplastiche (MPs) e microfibre (MFs) nelle acque di stillicidio di una grotta, dimostrando come l’inquinamento prodotto dalle attività umane possa raggiungere anche gli ecosistemi sotterranei più delicati.

Scintilena ne ha già parlato a inizio agosto, ma è interessante riproporre l’articolo.

La ricerca è stata condotta nella Grotta delle Torri di Slivia (Pejca v Lazcu), nel Carso Classico, in provincia di Trieste, ed è stata pubblicata sulla rivista internazionale Groundwater for Sustainable Development, edita da Elsevier.

I ricercatori hanno analizzato sette punti di campionamento, rilevando la presenza di particelle di origine antropica in quattro di essi. Oltre l’80% dei materiali individuati era costituito da fibre di cellulosa, prevalentemente cotone, mentre le microplastiche sono state riscontrate in tre punti, con la presenza di PET (polietilene tereftalato) e PU (poliuretano).

Secondo gli autori, le possibili fonti di contaminazione sono riconducibili a rifiuti abbandonati nelle doline, alla vicinanza di infrastrutture come autostrada e ferrovia, oltre che alle attività antropiche diffuse sul territorio. L’inquinamento verrebbe quindi trasferito nel sottosuolo attraverso le connessioni tra aria, acqua e suolo, tipiche degli ambienti carsici.

Lo studio sottolinea come la presenza di microplastiche e microfibre nelle acque di stillicidio possa rappresentare un potenziale rischio per le risorse idriche, gli habitat sotterranei e le specie che li popolano. Per questo motivo gli autori evidenziano la necessità di avviare monitoraggi multidisciplinari sempre più approfonditi, capaci di comprendere le relazioni tra superficie e ambiente ipogeo e di fornire strumenti utili alla conservazione degli ecosistemi carsici.

Lo studio è stato realizzato da Valentina Balestra, Raffaella Mossotti, Luca Zini e Rossana Bellopede, con la collaborazione del CNR-STIIMA, dell’Università di Trieste, di Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca e del gestore della Grotta delle Torri di Slivia, Corrado Greco.

Fonte: Valentina Balestra, Raffaella Mossotti, Luca Zini e Rossana Bellopede, Falling from the ceiling: first evidence of microplastic and microfibre pollution in cave dripping waters, pubblicato nel 2026 sulla rivista Groundwater for Sustainable Development, Volume 34, articolo 101669 (Elsevier)

Per approfondire:

http://scintilena.com/microplastiche-nelle-acque-di-stillicidio-il-carso-di-slivia-entra-nello-studio-sulle-contaminazioni-sotterranee/08/07/

L'articolo Microplastiche anche nelle acque di stillicidio delle grotte: uno studio apre nuove prospettive sulla tutela del Carso proviene da Scintilena.

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  • Resaltes celebra 30 anni di speleologia con un grande camp regionale in Andalusia
    Condividi Resaltes celebra 30 anni di speleologia con un grande camp regionale in Andalusia Dal 9 al 12 ottobre a San Juan de los Terreros quattro giorni dedicati al mondo sotterraneo, tra grotte attrezzate, conferenze, fotografia e speleologia inclusiva. Trent’anni di esplorazioni, passione per il mondo sotterraneo e condivisione. Lo Speleoclub Resaltes festeggia il suo 30° anniversario con un appuntamento speciale: il Campamento Espeleológico Regional, in programma dal 9 al 12 ottobre a
     

Resaltes celebra 30 anni di speleologia con un grande camp regionale in Andalusia

September 6th 2026 at 05:00

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Resaltes celebra 30 anni di speleologia con un grande camp regionale in Andalusia

Dal 9 al 12 ottobre a San Juan de los Terreros quattro giorni dedicati al mondo sotterraneo, tra grotte attrezzate, conferenze, fotografia e speleologia inclusiva.

Trent’anni di esplorazioni, passione per il mondo sotterraneo e condivisione. Lo Speleoclub Resaltes festeggia il suo 30° anniversario con un appuntamento speciale: il Campamento Espeleológico Regional, in programma dal 9 al 12 ottobre a San Juan de los Terreros, in provincia di Almería.

Le iscrizioni sono ufficialmente aperte e gli organizzatori invitano gli interessati a prenotare il proprio posto prima dell’esaurimento delle disponibilità.

Il programma annunciato dalla locandina presenta un incontro pensato per vivere la speleologia sotto diversi punti di vista. Tra le attività previste figurano visite a grotte attrezzate, conferenze, esposizione fotografica e iniziative di speleologia inclusiva, affiancate dall’ospitalità per i partecipanti e da una borsa regalo dedicata all’evento.

L’incontro rappresenterà soprattutto un’occasione per celebrare la storia di Resaltes e riunire speleologi e appassionati attorno a quella curiosità per il sottosuolo che, da trent’anni, accompagna l’attività del club.

Un anniversario che guarda quindi alla storia, ma anche al futuro della speleologia: alla divulgazione, all’accessibilità e alla capacità di creare legami tra persone e realtà diverse accomunate dall’esplorazione e dalla conoscenza degli ambienti ipogei.

L’evento è realizzato con il sostegno e la collaborazione di diverse istituzioni e realtà del territorio e del mondo speleologico, alle quali gli organizzatori hanno rivolto un ringraziamento per il contributo alla realizzazione dell’iniziativa.

Le iscrizioni sono già aperte attraverso il modulo ufficiale indicato dagli organizzatori.

Quando: 9, 10, 11 e 12 ottobre
Dove: San Juan de los Terreros (Almería, Spagna)
Evento: Campamento Espeleológico Regional – 30° anniversario Resaltes

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  • A Narni la speleologia non ha età: La Scintilena porta gli over 60 alla scoperta del mondo sotterraneo
    Condividi Lunedì 7 settembre 2026 parte a Narni Scalo il corso di Speleologia per la Terza Età ideato da Andrea Scatolini. Già più di dieci iscritti, tra i 60 e i 78 anni. Quattro incontri per studiare davvero le grotte e, a ottobre, una giornata a Frasassi NARNI – Si può cominciare a fare speleologia a settant’anni? Se per speleologia immaginiamo soltanto corde, imbraghi, pozzi verticali e strettoie da superare strisciando, la risposta potrebbe sembrare scontata. Invece, è proprio questo l’e
     

A Narni la speleologia non ha età: La Scintilena porta gli over 60 alla scoperta del mondo sotterraneo

September 5th 2026 at 05:30

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Lunedì 7 settembre 2026 parte a Narni Scalo il corso di Speleologia per la Terza Età ideato da Andrea Scatolini. Già più di dieci iscritti, tra i 60 e i 78 anni. Quattro incontri per studiare davvero le grotte e, a ottobre, una giornata a Frasassi

NARNI – Si può cominciare a fare speleologia a settant’anni? Se per speleologia immaginiamo soltanto corde, imbraghi, pozzi verticali e strettoie da superare strisciando, la risposta potrebbe sembrare scontata. Invece, è proprio questo l’equivoco che Andrea Scatolini, anima e cuore dell’associazione La Scintilena, vuole provare a rovesciare.

Perché una grotta si deve esplorare anche prima di entrarci. La si può conoscere attraverso la geologia, l’acqua che l’ha scavata, gli animali che la abitano, la storia degli uomini che l’hanno frequentata e degli speleologi che l’hanno studiata. E, soprattutto, non esiste un’età oltre la quale si debba smettere di essere curiosi.

Nasce da qui il Corso di speleologia per la terza età, che prenderà il via lunedì 7 settembre a Narni Scalo, organizzato da La Scintilena in collaborazione con ANCESCAO Narni, Associazione Tutela Pipistrelli APS e UTEC Narni, con il patrocinio del Comune di Narni.

Gli incontri si svolgeranno il 7, 14, 21 e 28 settembre, sempre di lunedì. Il ritrovo è alle 16 alla casetta all’ingresso del Campo Scuola di Narni Scalo, mentre la lezione inizierà alle 16.30.

E ancora prima di cominciare, l’esperimento sembra avere centrato il bersaglio.

Undici iscritti dai 60 ai 78 anni

Sono già undici i partecipanti, provenienti da Narni e Terni, con un’età compresa fra 60 e 78 anni. Un numero che potrebbe crescere ancora: Andrea conta di arrivare almeno a quindici iscritti, forse persino a venti.

Il dato più interessante non è soltanto anagrafico: le età – quelle età – raccontano che a 60, 70 o quasi 80 anni si può decidere di rimettersi a studiare, affrontare qualcosa di completamente nuovo e lasciarsi sorprendere da un mondo che, letteralmente, sta sotto i nostri piedi. Perché, in fondo, non esiste un’età oltre la quale si debba smettere di essere curiosi.

Una filosofia che richiama il celebre “Stay hungry. Stay foolish”: conservare la fame di conoscere, la disponibilità a stupirsi e il coraggio di sentirsi ancora principianti.

Nel caso degli iscritti di Narni e Terni, non è proprio uno slogan: lunedì pomeriggio torneranno davvero sui banchi per imparare come nasce una grotta.

Il corso nasce infatti da un’idea precisa: separare la conoscenza della speleologia dalla necessità di possedere le capacità fisiche richieste dall’esplorazione tecnica.

Scatolini lo spiega con un paragone efficace: «Nessun astronomo è mai andato su una stella a vedere come è fatta».

Allo stesso modo, per capire una grotta non è indispensabile calarsi in un pozzo. Si può imparare a leggere un paesaggio carsico, comprendere dove finisce l’acqua che scompare in un inghiottitoio, scoprire come nasce una stalattite, riconoscere una faglia o una frattura e capire perché, proprio lì, nel corso di migliaia o milioni di anni, l’acqua sia riuscita ad aprirsi una strada nella roccia.

È speleologia anche questa.

Altro che corso “facile”: si comincia dalla speleogenesi

E basta guardare il programma preparato per il primo appuntamento per capire che l’etichetta “terza età” non significa affatto semplificare fino a banalizzare.

La lezione inaugurale, tenuta dallo stesso Andrea, sarà dedicata alla storia della speleologia e alla speleogenesi, vale a dire all’insieme dei processi attraverso i quali si formano le grotte. Il percorso partirà dal rapporto fra uomo e cavità nella preistoria e arriverà alle prime esplorazioni scientifiche, a Édouard-Alfred Martel e alla nascita della speleologia moderna, fino allo sviluppo della disciplina in Italia.

Poi si scenderà, almeno con la mente, sotto terra.

Si parlerà di rocce carbonatiche e carsismo, di fratture, faglie e stratificazione, di zone vadose e freatiche e soprattutto dell’elemento che più di ogni altro costruisce il mondo sotterraneo: l’acqua.

Persino la chimica entrerà in aula. L’acqua piovana, attraversando atmosfera e terreno, si arricchisce di anidride carbonica; diventa così capace di aggredire lentamente il carbonato di calcio delle rocce. Infiltrandosi nelle discontinuità, allarga progressivamente fratture e condotti, contribuendo alla formazione delle cavità. Il materiale predisposto per gli allievi arriva a presentare anche la reazione chimica fondamentale del processo carsico.

Nessuno sconto sulla curiosità scientifica per ragioni anagrafiche.

Il fascicolo della prima lezione affronta inoltre le diverse famiglie di cavità – carsiche, vulcaniche, marine, glaciali e artificiali – e contiene un glossario con termini come dolina, inghiottitoio, risorgiva, diaclasi, faglia, anticlinale e sinclinale. È stato concepito non soltanto come supporto durante l’incontro, ma come materiale che i partecipanti potranno rileggere e approfondire autonomamente a casa.

Dalle grotte alla storia di Narni

Il luogo scelto per questo esperimento non è casuale.

Narni e il suo territorio hanno con il sottosuolo un rapporto antichissimo. Cavità naturali e artificiali, sorgenti, calcari, cunicoli e ambienti ipogei fanno parte del paesaggio e della storia locale. Insegnare a osservare ciò che avviene sotto i nostri piedi significa quindi anche offrire un modo diverso di leggere il territorio in cui si vive.

Qui emerge un altro aspetto del progetto di Scatolini: portare fuori dalla cerchia degli specialisti una cultura che spesso rimane confinata nei gruppi speleologici.

Non tutti possono o vogliono diventare esploratori. Tutti, invece, possono imparare perché una grotta esiste, quale patrimonio custodisce e perché debba essere rispettata.

La presenza dell’Associazione Tutela Pipistrelli APS consentirà inoltre di affrontare uno degli aspetti più delicati degli ambienti sotterranei: la fauna che li abita. Una grotta non è uno spazio vuoto a disposizione dell’uomo, ma un ecosistema nel quale anche una visita apparentemente innocua può avere conseguenze, soprattutto nei periodi più sensibili del ciclo biologico dei chirotteri.

La collaborazione con UTEC Narni aggiunge al progetto l’esperienza della speleologia del territorio, completando così un corso che vuole tenere insieme divulgazione scientifica, conoscenza locale e tutela.

Alla fine, Frasassi

Dopo i quattro lunedì di settembre arriverà il momento di vedere dal vivo ciò che fino a quel momento sarà stato studiato in aula.

La conclusione è prevista per la prima domenica di ottobre 2026, con una gita alle Grotte di Frasassi e il pranzo insieme al ristorante.

Grotte di Frasassi – Foto Accurimbono/Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Non sarà un’uscita speleologica tecnica, naturalmente, ma una visita lungo il percorso turistico: l’occasione per riconoscere concretamente sale, concrezioni e forme carsiche e collegarle ai fenomeni spiegati durante le lezioni.

C’è anche un valore sociale, volutamente semplice, in quel pranzo che chiuderà la giornata: il corso nasce per insegnare qualcosa, ma anche per creare occasioni d’incontro e restituire alla terza età spazi di partecipazione, scoperta e condivisione.

In corso comincia nell’anno delle grotte

C’è infine una coincidenza particolarmente significativa. Il corso prende il via proprio nel settembre 2026, il mese della prima Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, fissata al 13 settembre dopo il riconoscimento dell’UNESCO.

Una cornice mondiale per una piccola esperienza che nasce a Narni Scalo, ma che parte dalla stessa convinzione: le grotte non appartengono soltanto agli speleologi che riescono a raggiungerne gli angoli più remoti.

Sono patrimonio di conoscenza.

Questo rende la scommessa più interessante lanciata da Andrea e dalla Scintilena ancora più interessante: riusciranno i nostri eroi a dimostrare che per continuare a esplorare non serve necessariamente essere giovani? E che, a volte, basta continuare a fare domande?

Io credo proprio di sì.

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  • Soccorso Speleologico Toscano: selezioni il 24 e 25 ottobre 2026 per nuovi volontari
    Condividi Il Soccorso Alpino e Speleologico Toscano apre le selezioni per gli speleologi interessati a entrare nella componente speleologica del SAST. Le verifiche di ingresso si svolgeranno il 24 e 25 ottobre 2026. Le domande vanno presentate entro il 30 settembre 2026. Il 24 e 25 ottobre 2026 si svolgeranno le verifiche di ingresso per gli aspiranti soci della componente speleologica del Soccorso Alpino e Speleologico Toscano (SAST). Gli speleologi interessati a partecipare alla selezion
     

Soccorso Speleologico Toscano: selezioni il 24 e 25 ottobre 2026 per nuovi volontari

September 5th 2026 at 05:00

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Il Soccorso Alpino e Speleologico Toscano apre le selezioni per gli speleologi interessati a entrare nella componente speleologica del SAST. Le verifiche di ingresso si svolgeranno il 24 e 25 ottobre 2026. Le domande vanno presentate entro il 30 settembre 2026.

Il 24 e 25 ottobre 2026 si svolgeranno le verifiche di ingresso per gli aspiranti soci della componente speleologica del Soccorso Alpino e Speleologico Toscano (SAST).

Gli speleologi interessati a partecipare alla selezione dovranno presentare entro il 30 settembre 2026 il proprio curriculum speleologico, illustrando l’attività svolta negli ultimi anni.

I requisiti richiesti

Per accedere alle selezioni è richiesta la totale autonomia nella progressione in grotta, insieme a una buona capacità nell’attrezzamento e nell’installazione di ancoraggi in cavità verticali e alla conoscenza delle tecniche di risalita in artificiale.

Le verifiche rappresentano il percorso di ingresso per gli aspiranti volontari che intendono entrare a far parte della squadra speleologica del SAST.

Date e contatti

Le selezioni si terranno sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026.

Termine per la presentazione della domanda: 30 settembre 2026.

Per informazioni e modalità di partecipazione è possibile contattare:

Email: g.dellacroce@sast.it
Telefono: 329 8144695

Fonte e immagine: Soccorso Alpino e Speleologico Toscano (SAST).

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