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Durante l’audizione sul disegno di legge n. 1499, la SSI ETS ha chiesto una normativa che riconosca il valore scientifico, ambientale e idrogeologico del patrimonio carsico nazionale e valorizzi le competenze del mondo speleologico
La Società Speleologica Italiana ETS è intervenuta il 15 luglio 2026 in audizione presso la 9ª Commissione permanente del Senato della Repubblica, nell’ambito dell’esame del disegno di legge n. 1499, “Disposizioni per la promozione e la valorizzazione del
Durante l’audizione sul disegno di legge n. 1499, la SSI ETS ha chiesto una normativa che riconosca il valore scientifico, ambientale e idrogeologico del patrimonio carsico nazionale e valorizzi le competenze del mondo speleologico
La Società Speleologica Italiana ETS è intervenuta il 15 luglio 2026 in audizione presso la 9ª Commissione permanente del Senato della Repubblica, nell’ambito dell’esame del disegno di legge n. 1499, “Disposizioni per la promozione e la valorizzazione delle Grotte d’Italia”, presentando osservazioni e proposte di modifica al DDL.
Nel suo intervento, il presidente della SSI ETS, Sergio Orsini, ha espresso apprezzamento per l’iniziativa di dotare il patrimonio carsico e speleologico italiano di una legge nazionale, sottolineando però la necessità che il provvedimento «ponga al centro la tutela ambientale e valorizzi l’interesse scientifico in relazione alla protezione dell’ambiente e dei cittadini».
Il disegno di legge prevede, tra l’altro, l’istituzione presso il Ministero del Turismo di una banca dati nazionale con una mappa digitale delle grotte, la creazione di un Tavolo permanente, la promozione di studi e ricerche scientifiche e campagne di comunicazione dedicate al patrimonio ipogeo italiano.
Nel corso dell’audizione Orsini ha ricordato il ruolo svolto dalla Società Speleologica Italiana nella ricerca scientifica, nel monitoraggio ambientale, nello studio del clima sotterraneo e nella salvaguardia delle risorse idriche. Ha inoltre richiamato le dimensioni del patrimonio speleologico nazionale, costituito da oltre 46.000 grotte censite, per uno sviluppo complessivo di più di 5.300 chilometri.
«Le grotte non sono soltanto luoghi da visitare, ma veri e propri laboratori naturali», ha affermato Orsini, ricordando il contributo della ricerca speleologica allo studio degli ecosistemi sotterranei, delle risorse idriche e della formazione degli astronauti attraverso il programma ESA CAVES.
Tra le proposte avanzate dalla SSI figura l’ampliamento della definizione contenuta nel disegno di legge, includendo, oltre alle grotte, anche grotte turistiche e non turistiche, cavità artificiali e sommerse, aree e sistemi carsici, acquiferi e forre.
La Società ha inoltre invitato a riflettere sull’attribuzione della banca dati nazionale al Ministero del Turismo. «Le grotte sono innanzitutto un patrimonio ambientale, scientifico e idrogeologico», ha evidenziato Orsini, osservando che solo una parte delle cavità è destinata alla fruizione turistica, mentre la maggioranza richiede attività di ricerca, monitoraggio, documentazione e conservazione.
Riguardo al Tavolo permanente previsto dal disegno di legge, la SSI ha chiesto che vi siano rappresentate anche le associazioni che si occupano istituzionalmente delle diverse tipologie di cavità, mettendo a disposizione le competenze maturate nel corso di decenni di attività.
In conclusione dell’intervento, il presidente della Società Speleologica Italiana ha dichiarato: «Condividiamo pienamente l’obiettivo di valorizzare il patrimonio carsico nazionale. Auspichiamo che il testo possa essere migliorato ponendo al centro la tutela ambientale e il coinvolgimento delle competenze tecnico-scientifiche già presenti nel nostro Paese. La Società Speleologica Italiana è disponibile a contribuire a questo percorso».
L’audizione integrale è disponibile sulla WebTV del Senato. L’intervento della Società Speleologica Italiana inizia dal minuto 22:30.
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La Vena del Gesso Romagnola e la Riserva Naturale di Onferno rappresentano alcune delle più importanti aree carsiche italiane in rocce evaporitiche. Dal 2023 fanno parte del sito UNESCO Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale, riconosciuto per il suo valore geologico, geomorfologico e speleologico.
La Vena del Gesso Romagnola: un paesaggio carsico unico nell’Appennino
L’Emilia-Romagna è tra le regioni italiane con la minore estensione di rocce carsificabil
La Vena del Gesso Romagnola e la Riserva Naturale di Onferno rappresentano alcune delle più importanti aree carsiche italiane in rocce evaporitiche. Dal 2023 fanno parte del sito UNESCO Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale, riconosciuto per il suo valore geologico, geomorfologico e speleologico.
La Vena del Gesso Romagnola: un paesaggio carsico unico nell’Appennino
L’Emilia-Romagna è tra le regioni italiane con la minore estensione di rocce carsificabili: meno dell’1% del territorio è costituito da litologie solubili. Nonostante questa limitata diffusione, il patrimonio ipogeo regionale è di grande interesse scientifico. Le esplorazioni speleologiche hanno documentato oltre 900 grotte, per uno sviluppo complessivo vicino ai 100 chilometri, concentrate soprattutto nei rilievi gessosi dell’Appennino romagnolo e bolognese.
Il settore più rappresentativo è la Vena del Gesso Romagnola, una dorsale lunga circa 25 chilometri che attraversa le province di Bologna e Ravenna. Si tratta del più esteso affioramento di gessi selenitici dell’Europa occidentale, modellato nel corso di milioni di anni dall’azione dell’acqua che ha originato doline, valli cieche, inghiottitoi e un articolato reticolo di cavità sotterranee. Questo sistema costituisce uno dei più importanti esempi di carsismo in rocce evaporitiche a livello internazionale.
Le grotte della Vena del Gesso Romagnola aperte al pubblico
Nella Vena del Gesso Romagnola sono censite oltre 200 cavità naturali. Alcune di esse sono visitabili attraverso percorsi guidati organizzati dagli enti gestori del parco.
Tra le più note figura la Grotta di Re Tiberio, che rappresenta il tratto terminale di un articolato sistema sotterraneo sviluppato nei gessi. Frequentata fin dall’antichità, conserva testimonianze archeologiche che documentano la presenza umana dalla preistoria fino all’età romana.
Sono accessibili anche la Tanaccia, una delle cavità più conosciute della zona per le sue caratteristiche geomorfologiche, e la Grotta di Cà Toresina, modificata in epoca romana per l’estrazione del lapis specularis, il gesso trasparente utilizzato come materiale per finestre prima della diffusione del vetro.
Queste grotte consentono di osservare direttamente le forme tipiche del carsismo nei gessi, caratterizzate da gallerie, concrezioni in solfato di calcio e ambienti sotterranei che ospitano specie animali adattate alla vita ipogea.
La Grotta di Onferno e la Riserva Naturale
Nella Romagna orientale si trova la Riserva Naturale di Onferno, istituita per proteggere uno dei più significativi sistemi carsici regionali.
La Grotta di Onferno, conosciuta fin dall’inizio dell’Ottocento, è attraversata da un torrente sotterraneo che ha scavato un lungo traforo naturale nei gessi. Il percorso conserva spettacolari forme erosive, depositi sedimentari e rappresenta uno dei principali siti italiani per lo studio dell’evoluzione del carsismo evaporitico.
La riserva riveste anche un ruolo importante dal punto di vista naturalistico. La grotta ospita infatti una delle più rilevanti colonie di pipistrelli dell’Emilia-Romagna, motivo per cui l’accesso è regolamentato durante i periodi più delicati del ciclo biologico dei chirotteri. Le visite guidate consentono di coniugare divulgazione scientifica e tutela ambientale.
Il riconoscimento UNESCO del sito EKCNA
Dal settembre 2023 la Vena del Gesso Romagnola e la Riserva Naturale di Onferno fanno parte del sito seriale UNESCO “Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale” (EKCNA).
Il riconoscimento comprende anche i gessi triassici dell’Alta Val Secchia e gli affioramenti gessosi del basso Appennino reggiano e bolognese. L’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale è motivata dall’eccezionale valore dei processi geologici che caratterizzano questi ambienti, considerati un riferimento internazionale per lo studio dell’evoluzione del carsismo in rocce evaporitiche.
Il sito rappresenta un laboratorio naturale dove geologia, geomorfologia, idrologia e speleologia consentono di comprendere l’evoluzione del paesaggio e dei sistemi sotterranei, offrendo anche importanti opportunità di ricerca scientifica e divulgazione ambientale.
Visite guidate per conoscere il patrimonio carsico
La valorizzazione della Vena del Gesso Romagnola e della Riserva Naturale di Onferno passa anche attraverso un articolato programma di visite guidate speleologiche organizzate durante l’anno.
Le escursioni permettono di conoscere da vicino un patrimonio naturale che, pur sviluppandosi in una regione con una limitata presenza di rocce carsificabili, costituisce uno dei sistemi evaporitici più importanti d’Europa. L’obiettivo è favorire una fruizione consapevole delle grotte, nel rispetto degli equilibri ambientali e delle specie che le abitano, promuovendo al tempo stesso la conoscenza del patrimonio geologico riconosciuto dall’UNESCO.
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Il nuovo numero speciale di Sopra e sotto il Carso accompagna gli speleologi alla scoperta di granulometria e morfometria dei sedimenti, con un approccio rigoroso ma accessibile
È appena uscito un nuovo numero speciale della rivista “Sopra e sotto il Carso”, interamente dedicato a un argomento tanto importante quanto spesso trascurato nella pratica speleologica: lo studio dei sedimenti ghiaiosi e sabbiosi presenti nelle grotte.
Il volume, intitolato “Manuale per speleologi – Gran
Il nuovo numero speciale di Sopra e sotto il Carso accompagna gli speleologi alla scoperta di granulometria e morfometria dei sedimenti, con un approccio rigoroso ma accessibile
È appena uscito un nuovo numero speciale della rivista “Sopra e sotto il Carso”, interamente dedicato a un argomento tanto importante quanto spesso trascurato nella pratica speleologica: lo studio dei sedimenti ghiaiosi e sabbiosi presenti nelle grotte.
Il volume, intitolato “Manuale per speleologi – Granulometria e morfometria dei sedimenti ghiaiosi-sabbiosi”, nasce da un’idea: è stato realizzato dal geologo Graziano Cancian, da decenni punto di riferimento negli studi di geologia carsica, sedimentologia e mineralogia del Carso. Il lavoro offre agli speleologi uno strumento scientificamente rigoroso, ma chiaro e utilizzabile anche da che non ha formazione tecnica.
Il manuale prende le mosse da un problema molto comune: nelle relazioni di esplorazione e nelle descrizioni delle cavità termini come ghiaia, sabbia, limo o argilla vengono spesso impiegati in modo approssimativo. Da qui nasce l’esigenza di fornire criteri condivisi per classificare correttamente i sedimenti, evitando errori interpretativi e rendendo più affidabili le descrizioni delle cavità.
Le prime pagine introducono i concetti fondamentali della granulometria, spiegando come vengono definite le classi dimensionali dei sedimenti secondo la scala di Wentworth e illustrando semplici metodi pratici per riconoscere sul campo le diverse frazioni. Sono ben descritte anche le tecniche di campionamento, all’uso dei setacci e alla costruzione della curva granulometrica cumulativa, uno degli strumenti più utilizzati per descrivere quantitativamente un deposito.
Il lettore poi procede in argomenti più avanzati (la scala phi, il diametro medio, la mediana e la deviazione standard, parametri indispensabili per comprendere il grado di selezione dei sedimenti e ricostruirne i processi di trasporto e deposizione).
Una seconda parte è dedicata alla morfometria, vale a dire lo studio della forma dei granuli e dei ciottoli. Attraverso fotografie, schede comparative e numerosi esempi pratici, sono illustrate le tecniche per valutare l’arrotondamento dei granuli di sabbia e la forma dei ciottoli, informazioni preziose per interpretare la storia sedimentaria delle cavità.
Particolarmente interessante è il ricco apparato iconografico che accompagna il testo. Le fotografie mostrano setacci professionali, curve granulometriche, campioni osservati al microscopio, minerali pesanti presenti nelle sabbie carsiche, esempi di depositi naturali e schede comparative per la classificazione morfometrica. Le immagini non svolgono soltanto una funzione illustrativa, ma diventano parte integrante del percorso didattico, rendendo immediatamente comprensibili concetti che spesso nei manuali di sedimentologia risultano complessi.
Gli esempi sul campo sono tratto tratti direttamente dalle grotte del Carso goriziano e triestino. Numerosi riferimenti bibliografici consentono al lettore di approfondire ulteriormente gli argomenti trattati.
Osservando un semplice granello di sabbia o un ciottolo, sarà possibile leggere una parte della storia del mondo sotterraneo.
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Il Crociglia conta, e non è solo “vento”
Domenica 9 agosto 2026 (data da confermare) torna sul Monte Crociglia la tradizionale Festa della Montagna, nel segno dell’amicizia, dell’incontro, della tutela ambientale e della memoria
La tutela di un territorio riguarda tutti coloro che vivono, frequentano e amano la montagna. E può coincidere con una può coincidere con la festa di una comunità.
Domenica 9 agosto 2026, (data ancora non confermata) il Monte Crociglia ospiterà la 70ª
Domenica 9 agosto 2026 (data da confermare) torna sul Monte Crociglia la tradizionale Festa della Montagna, nel segno dell’amicizia, dell’incontro, della tutela ambientale e della memoria
La tutela di un territorio riguarda tutti coloro che vivono, frequentano e amano la montagna. E può coincidere con una può coincidere con la festa di una comunità.
Domenica 9 agosto 2026, (data ancora non confermata) il Monte Crociglia ospiterà la 70ª edizione della tradizionale Festa della Montagna, uno degli appuntamenti più significativi dell’Appennino ligure-emiliano, che da settant’anni richiama escursionisti, alpinisti e appassionati dell’ambiente montano provenienti da molte parti, in particolare dalle valli del Nure, del Trebbia e dell’Aveto e dal versante ligure. La manifestazione è diventata nel tempo un simbolo di amicizia e di incontro tra le comunità che condividono questo tratto di Appennino, mantenendo vivo un patrimonio di valori fatto di memoria, solidarietà, rispetto della montagna e collaborazione tra Emilia-Romagna e Liguria.
Ma la storia del Crociglia è ancora più antica della festa. Per secoli questo monte è stato il punto d’incontro delle comunità delle alte valli e delle genti che percorrevano le mulattiere tra Liguria ed Emilia. In particolare Torrio, oggi piccolo borgo della Val d’Aveto, ha rappresentato uno dei principali riferimenti per la vita del monte e continua a custodirne la memoria e le tradizioni.
Il Crociglia, gigantesco cupolone dai fianchi dolci e rassicuranti, quasi materni, coperti da praterie, è un territorio da proteggere: dalla vetta il panorama spazia dall’Appennino ligure alla Pianura Padana e alle Alpi, fino al Mar Ligure, oltre la Val d’Aveto. Per la facilità d’accesso, la bellezza delle fioriture primaverili, la presenza del Rifugio Stoto e i vasti panorami, il Crociglia è oggi una delle vette più frequentate e amate del circondario.
Il Rifugio Vincenzo Stoto -foto A. Ferrazin
Il nome richiama l’antica funzione di questo luogo: un crocevia delle mulattiere che collegavano le valli dell’Aveto, del Trebbia, del Nure, della Fontanabuona e della Sturla. Al passo, un tempo, si svolgevano scambi e contrabbando.
È anche per questo che la Festa del Monte Crociglia conserva ancora oggi un carattere profondamente popolare: accanto agli escursionisti e ai soci delle associazioni, sono soprattutto gli abitanti delle vallate a darle vita, spesso raggiungendo la vetta in famiglia, a piedi o con i trattori, rinnovando una tradizione che appartiene anzitutto alle genti del territorio.
Sulla vetta svetta la statua dell’Arcangelo San Raffaele, eretta in memoria della tragedia alpinistica del 1957 sul Piz Palü, nel massiccio del Bernina, che ha assunto la veste di ricordo per tutti i caduti della montagna. Ai suoi piedi, si rinnova ogni anno il ricordo dei caduti della montagna e di tutte le guerre e il messaggio di pace che da sempre accompagna la manifestazione. In tempi come questi, il suo messaggio di pace assume un significato ancora più profondo.
Il Crociglia oggi è al centro del dibattito sul progetto di un impianto eolico di crinale, un tema che richiama l’attenzione sul rapporto tra transizione energetica, conservazione del paesaggio e biodiversità. Il confronto coinvolge e interessa anche il Club Alpino Italiano, quale associazione di protezione ambientale riconosciuta e impegnata nella salvaguardia del patrimonio naturale, insieme a numerose altre realtà che sono intervenute nel dibattito.
Il CAI, attraverso i Gruppi Regionali dell’Emilia-Romagna e della Liguria, ha espresso le proprie valutazioni sulla tutela del crinale appenninico. Un ruolo di supporto e partecipazione è svolto dalla Tutela Ambiente Montano (TAM) del CAI, da sempre impegnata nella salvaguardia dei paesaggi montani e nella promozione di uno sviluppo sostenibile capace di coniugare la transizione energetica con la conservazione del patrimonio naturale e culturale.
Lo stesso impegno anima il GAEP – Gruppo Alpinisti Escursionisti Piacentini – proprietario del Rifugio Stoto, realizzato dal volontariato di generazioni di soci dai ruderi di un’antica Dogana e da loro ampliato e mantenuto in (ottimo) uso: è presidio della montagna, luogo di accoglienza, cultura escursionistica e tutela dell’Appennino. Il GAEP, da sempre impegnato nella cura e nella valorizzazione di questi luoghi, segue con attenzione l’evoluzione dell’iter autorizzativo del progetto eolico. Per sostenere questo impegno, ha avviato una raccolta fondi destinata a coprire le spese per le consulenze tecniche e legali necessarie alla predisposizione delle osservazioni che l’associazione presenterà nell’ambito del procedimento autorizzativo (ulteriori informazioni sono disponibili sul sito e sui canali ufficiali del GAEP).
L’edizione del Settantesimo della Festa sarà resa ancora più significativa dalla posa di una targa commemorativa che proprio il GAEP dedicherà al compianto presidente Roberto Rebessi, che ha lasciato un’impronta profonda nell’associazione e nella valorizzazione del Rifugio Stoto e del Monte Crociglia.
CAI e GAEP – Roberto Rebessi è il terzo da sinistra
Il progetto e le osservazioni dei territori
Di seguito una sintesi dell’iter autorizzativo e delle principali osservazioni formulate da enti e istituzioni.
Il progetto prevede l’installazione di aerogeneratori di oltre 180 metri di altezza sul crinale tra i comuni di Ferriere (PC) e Santo Stefano d’Aveto (GE).
Dietro al progetto c’è la società Ferriere Wind S.r.l., costituita nel 2019 come società di scopo. A finanziare quella quota è European Wind Farm, emanazione del colosso danese delle energie rinnovabili European Energy. La prima stesura del progetto risale alla fine del 2024.
Il 23 gennaio 2026 i documenti vengono trasmessi ufficialmente ai Comuni di Ferriere e di Santo Stefano d’Aveto, con trenta giorni di tempo per presentare osservazioni. È l’inizio di una mobilitazione che nessuno, forse, aveva previsto così compatta.
Le amministrazioni regionali e locali hanno espresso contrarietà o richieste di modifica, citando l’impatto su paesaggio, biodiversità, percorsi escursionistici e assetti ambientali consolidati.
La Regione Emilia-Romagna ha già reso noto che, pur essendo favorevole allo sviluppo delle rinnovabili, considera il progetto di Ferriere non compatibile con criteri ambientali e paesaggistici, e ha predisposto un parere tecnico negativo nell’ambito della procedura VIA. La petizione pubblica per fermare l’impianto ha raccolto migliaia di firme in pochi giorni. La Regione Emilia-Romagna ha presentato una lunga serie di criticità tecniche, fra cui violazione di limiti altitudinali, presenza in aree tutelate dal piano paesaggistico e documentazione ambientale giudicata carente.
Criticità che saranno valutate nell’ambito del procedimento autorizzativo ancora in corso.
Tuttavia va avanti la procedura per realizzare un parco eolico – da sette pale – sul Crociglia. La società di scopo Ferriere Wind Srl ha presentato al Ministero dell’Ambiente le sue integrazioni alla proposta, dopo la miriade di osservazioni presentate da cittadini, associazioni e istituzioni. Ora c’è tempo fino al 16 luglio per inviare ulteriori osservazioni contro il progetto.
L’importanza di incontrarsi
Mentre il procedimento autorizzativo dell’impianto fa il suo corso, la Festa del Monte Crociglia assume un ulteriore significato: incontro, ascolto e consapevolezza. Consapevolezza che la montagna non è soltanto uno spazio naturale, ma un patrimonio condiviso di storia, cultura, biodiversità e relazioni umane, costruito nel tempo grazie all’impegno delle comunità locali e delle associazioni che la vivono e la custodiscono.
Montagna senza voce Un albero trattiene l’ultima luce
Il Settantesimo rinnova così il legame tra il Rifugio Stoto, la vetta del Monte Crociglia e la statua dell’Arcangelo San Raffaele: tre simboli che raccontano oltre settant’anni di escursionismo, volontariato, desiderio di pace e amore il territorio. E ribadisce il suo significato più autentico: ricordare il passato, rendere omaggio a quanti hanno costruito questa storia, e guardare con responsabilità al futuro di un territorio che appartiene a tutti.
L’invito è rivolto a tutti: escursionisti, alpinisti, speleologi, famiglie, soci delle associazioni e amanti della montagna, affinché il 70° anniversario della Festa del Monte Crociglia sia ancora una volta un’occasione di amicizia, memoria, partecipazione e condivisione nel cuore dell’Appennino.
La montagna non è un sito qualsiasi. Anche la transizione energetica, per essere davvero sostenibile, deve saper riconoscere il valore dei territori che attraversa.
Marina Abisso
CAI Ligure Genova – OrTAM–ONCN
In natura non esistono comparse: anche un solo albero racconta la sua storia
BIOSPELEOLOGICKÝ VÝSKUM VO FATRANSKEJ ZVONICI
Včera sme vykonali biospeleologický výskum vertikálnej jaskyne Zvonica v Šípskej Fatre neďaleko obce Komjatná. Množstvo dreva, vrátane zvyškov kmeňa stromu, ktorý mal v dávnejšej minulosti zastúpiť rebrík pri krkolomnom zostupe na dno jaskyne, predstavuje ideálne podmienky pre výskyt drobných bezstavovcov. Biológ je s výsledkami spokojný, priložené fotky sú o to horšie...
(Feed generated with FetchRSS)
Včera sme vykonali biospeleologický výskum vertikálnej jaskyne Zvonica v Šípskej Fatre neďaleko obce Komjatná. Množstvo dreva, vrátane zvyškov kmeňa stromu, ktorý mal v dávnejšej minulosti zastúpiť rebrík pri krkolomnom zostupe na dno jaskyne, predstavuje ideálne podmienky pre výskyt drobných bezstavovcov. Biológ je s výsledkami spokojný, priložené fotky sú o to horšie...
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La comunità speleologica salentina ricorda Toto Desantis, figura legata a Castro e alle ricerche subacquee nella Grotta Zinzulusa, con un pensiero di vicinanza alla famiglia e a chi ha condiviso con lui le ultime esplorazioni del Cocito.
Il ricordo della comunità speleologica
La notizia della morte di Toto Desantis ha suscitato cordoglio nel mondo della speleologia di Castro e del Salento. Raffaele Onorato, presidente di Apogon ETS, lo ha ricordato come una presenza costante nell
La comunità speleologica salentina ricorda Toto Desantis, figura legata a Castro e alle ricerche subacquee nella Grotta Zinzulusa, con un pensiero di vicinanza alla famiglia e a chi ha condiviso con lui le ultime esplorazioni del Cocito.
Il ricordo della comunità speleologica
La notizia della morte di Toto Desantis ha suscitato cordoglio nel mondo della speleologia di Castro e del Salento. Raffaele Onorato, presidente di Apogon ETS, lo ha ricordato come una presenza costante nelle ultime immersioni di ricerca nel Cocito di Grotta Zinzulusa, sottolineando il suo sostegno pratico e umano durante le attività sul campo. Il ricordo insiste su qualità concrete: la disponibilità, la forza fisica, la gentilezza e un sorriso che accompagnava il lavoro di squadra.[1][2]
Desantis viene descritto come uno speleologo di lungo corso, legato a Castro e alle iniziative di esplorazione subacquea che negli anni hanno mantenuto alta l’attenzione sul tratto sommerso della Zinzulusa. Nelle attività più recenti, secondo quanto riportato, offriva aiuto come una sorta di “sherpa”, trasportando materiali e attrezzature speleosub con energia e continuità.[1]
Totò Desantis nel Cocito della Zinzulusa con Michele Onorato e Alberto Cavedon
Toto Desantis e il Cocito
Il Cocito è la parte sommersa della Grotta Zinzulusa, uno degli ambienti carsici più noti del Salento. La grotta, a Castro, è oggetto di studi e ricerche da decenni per il suo interesse geologico, biologico e speleologico, con una parte accessibile al pubblico e una zona inferiore legata alle immersioni e alle esplorazioni tecniche.[3][1]
Le ricerche condotte nella Zinzulusa hanno portato nel tempo a nuove scoperte sul percorso sommerso oltre il sifone del Cocito. La documentazione disponibile segnala anche un ruolo importante delle campagne speleo-subacquee nel chiarire la morfologia del sistema e nel valorizzare l’area dal punto di vista scientifico.[4][1]
La Grotta Zinzulusa
La Grotta Zinzulusa è una cavità costiera di grande rilevanza per il Salento e per la speleologia italiana. Le fonti consultate ricordano che la sua storia scientifica si è sviluppata attraverso esplorazioni, studi biologici e ritrovamenti archeologici, con una forte attenzione anche alla fauna sotterranea.[1]
Il sito ufficiale della grotta segnala che nel 1996 la campagna “Zinzulusa – SpeleoSub ’96” ha permesso di scoprire un nuovo percorso sommerso di circa 110 metri oltre il Cocito. Questa caratteristica rende la grotta un punto di riferimento per chi studia gli ambienti anchialini e le connessioni tra costa, acqua dolce e acqua marina.[4][1]
Un profilo umano
Il messaggio di cordoglio restituisce anche il profilo umano di Toto Desantis. Non emerge solo il suo legame con la speleologia, ma anche la sua presenza nelle fasi più faticose del lavoro, quando il supporto logistico diventa essenziale per portare avanti le ricerche in ambienti difficili. In questo quadro, la memoria personale si intreccia con quella collettiva della comunità speleologica locale.[1]
Il presidente di Apogon ETS ha espresso vicinanza alla famiglia e ha chiuso il suo ricordo con parole di affetto e rispetto. La scomparsa di Desantis lascia un vuoto in un ambiente dove la continuità delle relazioni, la fiducia reciproca e la collaborazione sul terreno contano quanto le scoperte scientifiche.[1]
[2] 2017 Oltre il Cocito di Grotta Zinzulusa: Risultati e Prospettive” https://www.scintilena.com/1957-2017-oltre-il-cocito-di-grotta-zinzulusa-risultati-e-prospettive/05/16/ [3] Grotta Zinzulusa, Castro, Lecce Province, Apulia, Italy https://www.mindat.org/loc-188825.html [4] La storia https://www.grottazinzulusacastro.it/la-storia/ [5] Nella Gruta del Toro cento anni dopo Casteret – Scintilena https://www.scintilena.com/nella-gruta-del-toro-cento-anni-dopo-casteret-lesplorazione-subacquea-torna-protagonista-ai-pirenei/04/25/ [6] Scopri i Segreti Sottomarini: Workshop di Speleologia … https://www.scintilena.com/scopri-i-segreti-sottomarini-workshop-di-speleologia-subacquea-a-nardo/02/18/ [7] Il Catasto speleologico: molto più di un archivio di grotte – la parola a Fabrizio Toso – Scintilena https://www.scintilena.com/il-catasto-speleologico-molto-piu-di-un-archivio-di-grotte-la-parola-a-fabrizio-toso/07/07/ [8] [PDF] Raccolta Gennaio 2004 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2004_1_Raccolta_Scintilena_Gennaio.pdf [9] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/945/?c=2 [10] La Palude del Capitano si trasforma in un laboratorio di … https://www.scintilena.com/la-palude-del-capitano-si-trasforma-in-un-laboratorio-di-ricerca-sulle-doline-carsiche-del-salento/12/06/ [11] CastelSotterra Project in Brasile – Scintilena https://www.scintilena.com/castelsotterra-project-in-brasile/07/21/ [12] Programma del Raduno Nazionale Puglia Underground … https://www.scintilena.com/programma-del-raduno-nazionale-puglia-underground-2014/05/22/ [13] [PDF] Raccolta Agosto 2018 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2018_8_Raccolta_Scintilena_Agosto.pdf [14] [PDF] Raccolta Aprile 2006 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2006_4_Raccolta_Scintilena_Aprile.pdf [15] Un giovane speleologo messo in salvo in Francia allo Scialet Robin – Scintilena https://www.scintilena.com/un-giovane-speleologo-messo-in-salvo-in-francia-allo-scialet-robin/08/22/ [16] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf [17] Scintilena – il giornale quotidiano della speleologia italiana – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2095/ [18] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/1792/?ec3_ical [19] ISSN 0394-9761 http://www.speleo.it/site/images/speleologia/Speleologia_35_Dic_1996%20OCR.pdf [20] ALLA GROTTA ZINZULUSA CON GLI SPELEOSUB https://s736caa7b9cbc9152.jimcontent.com/download/version/1631522017/module/5523102851/name/Zinzulusa1.pdf [21] the title! https://www.luciopesce.net/gw/caves/zinzul1.html [22] Grotta Zinzulusa – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_Zinzulusa [23] Grotta Zinzulusa https://de.wikipedia.org/wiki/Grotta_Zinzulusa [24] Grotta della Zinzulusa… (Castro – Lecce) https://www.speleosubtek.com/archivio/schede-sifoni-puglia/ [25] GROTTA ZINZULUSA RICERCHE NEL COCITO https://www.youtube.com/watch?v=5_rKkzG6Vbg [26] Adventuring in the Zinzulusa Cave https://www.beautifulpuglia.com/zinzulusa-cave/ [27] IL PIANETA COCITO http://siba-ese.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/viewFile/i15910725v22p47/1876 [28] Grotta Zinzulusa https://visit.puglia.it/de/zinzulusa-hoehle [29] Among the 10 most important caves in the world is the Zinzulusa cave – italiani.it https://en.italiani.it/cave-zinzulusa-salento/ [30] 49 http://siba-ese.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/download/22707/19074 [31] Nel cuore del centro storico di Grotte di Castro, l’aria profuma … https://www.facebook.com/tusciafotografia/videos/nel-cuore-del-centro-storico-di-grotte-di-castro-laria-profuma-di-storia-e-dediz/1477357484072133/
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Uno studio e un recente articolo divulgativo richiamano l’attenzione sulle grotte di ibernazione dei pipistrelli in Messico, evidenziando il valore degli hibernacula e le sfide legate alla loro conservazione.
Le grotte di ibernazione dei pipistrelli in Messico al centro dell’attenzione
Un recente articolo pubblicato dalla ricercatrice Denise Correa Hernández ha riportato l’attenzione sul fenomeno dell’ibernazione dei pipistrelli in Messico, riassumendo le conoscenze disponibili s
Uno studio e un recente articolo divulgativo richiamano l’attenzione sulle grotte di ibernazione dei pipistrelli in Messico, evidenziando il valore degli hibernacula e le sfide legate alla loro conservazione.
Le grotte di ibernazione dei pipistrelli in Messico al centro dell’attenzione
Un recente articolo pubblicato dalla ricercatrice Denise Correa Hernández ha riportato l’attenzione sul fenomeno dell’ibernazione dei pipistrelli in Messico, riassumendo le conoscenze disponibili su un aspetto ancora poco studiato della fauna cavernicola del Paese.
Il contributo descrive le principali caratteristiche degli hibernacula, le grotte utilizzate dai pipistrelli durante il periodo invernale, e presenta le specie per le quali il comportamento di ibernazione è già stato documentato. Tra queste figurano Corynorhinus mexicanus, Corynorhinus townsendii, Eptesicus fuscus, Myotis ciliolabrum, Myotis occultus, Myotis thysanodes, Myotis velifer, Myotis volans, Myotis yumanensis e Perimyotis subflavus.
L’argomento riveste interesse anche per la comunità speleologica, poiché le grotte di ibernazione dei pipistrelli in Messico rappresentano ambienti delicati, nei quali la conservazione del microclima è essenziale per la sopravvivenza delle colonie.
Torpore e ibernazione: due strategie fisiologiche differenti
Uno dei temi affrontati nell’articolo riguarda la distinzione tra torpore e ibernazione, termini spesso utilizzati come sinonimi ma che indicano condizioni differenti.
Il torpore è una riduzione temporanea della temperatura corporea e del metabolismo, che può durare alcune ore o pochi giorni e consente ai pipistrelli di risparmiare energia in presenza di basse temperature o scarsità di cibo.
L’ibernazione è invece uno stato fisiologico di lunga durata, caratterizzato da una marcata diminuzione delle funzioni metaboliche che permette agli animali di superare l’inverno consumando lentamente le riserve energetiche accumulate nei mesi precedenti.
Comprendere questa distinzione è fondamentale anche per la gestione delle visite speleologiche e delle attività di ricerca, poiché il disturbo di un animale in ibernazione può provocare un consumo energetico tale da comprometterne la sopravvivenza fino alla primavera.
Il Messico ospita decine di hibernacula ancora poco conosciuti
Grazie alla sua posizione geografica, il Messico rappresenta un’area di transizione tra la regione Neartica e quella Neotropicale. Questa condizione favorisce la presenza di specie con differenti strategie ecologiche, comprese quelle che ricorrono all’ibernazione.
Secondo quanto riportato dalla ricercatrice, nel Paese sono stati censiti circa 90 hibernacula, distribuiti soprattutto tra gli stati settentrionali e quelli del Messico centrale.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha ampliato in modo significativo le conoscenze disponibili. Un ampio studio pubblicato nel Journal of Mammalogy ha documentato 78 siti di ibernazione contenenti oltre 6.000 pipistrelli appartenenti a dieci specie, aumentando di oltre il 50% il numero delle specie note per l’ibernazione in grotta e quadruplicando il numero degli hibernacula conosciuti rispetto ai dati storici. (OUP Academic?)
Le cavità censite si trovano prevalentemente tra i 1.000 e i 3.600 metri di quota, nelle principali catene montuose del nord e del centro del Paese, spesso in aree occupate da boschi di querce e conifere. (OUP Academic?)
Conservazione delle grotte e minacce agli hibernacula
L’articolo evidenzia anche alcuni problemi che interessano le grotte di ibernazione dei pipistrelli in Messico.
Molti hibernacula non ricadono all’interno di aree protette e risultano difficili da raggiungere, circostanza che rende complesso il monitoraggio scientifico. Altri siti sono esposti agli effetti dell’estrazione del guano e del turismo non regolamentato, attività che possono alterare il microclima delle cavità o provocare il disturbo delle colonie durante il periodo più delicato del loro ciclo biologico.
Gli studiosi ricordano inoltre che la conoscenza degli hibernacula assume un’importanza crescente anche in relazione alla possibile diffusione della White-nose Syndrome, la malattia fungina che ha causato il declino di numerose popolazioni di pipistrelli nel Nord America. Sebbene il fungo responsabile non sia ancora stato rilevato in Messico, la sua presenza negli Stati Uniti, in prossimità del confine, rende necessario mantenere un’attività di monitoraggio costante. (OUP Academic?)
La ricerca speleologica come strumento per la tutela dei pipistrelli
Le informazioni raccolte negli ultimi anni confermano il ruolo della speleologia e della biospeleologia nella conservazione dei pipistrelli. L’individuazione e il monitoraggio degli hibernacula consentono di comprendere meglio la distribuzione delle specie, le condizioni microclimatiche necessarie all’ibernazione e gli effetti delle attività umane sugli ecosistemi sotterranei.
La protezione delle grotte che ospitano colonie svernanti rappresenta quindi un elemento essenziale per la conservazione della biodiversità, soprattutto in un Paese come il Messico, dove la posizione geografica e la varietà degli ambienti favoriscono la presenza di una ricca comunità di chirotteri.
Fonti
Articolo divulgativo di Denise Correa Hernández (Roosting Ecology).
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Il 18 e 19 luglio Equi Terme ospita il Weekend della Geodiversità, un’iniziativa dedicata alla conoscenza del patrimonio geologico delle Alpi Apuane con escursioni, visite nelle grotte, laboratori e attività scientifiche legate al progetto europeo CAVESTOUR.
Il Weekend della Geodiversità valorizza il patrimonio di Equi Terme
Il Weekend della Geodiversità porta a Equi Terme due giornate dedicate alla scoperta del territorio attraverso la geologia, il carsismo e le grotte delle Alp
Il 18 e 19 luglio Equi Terme ospita il Weekend della Geodiversità, un’iniziativa dedicata alla conoscenza del patrimonio geologico delle Alpi Apuane con escursioni, visite nelle grotte, laboratori e attività scientifiche legate al progetto europeo CAVESTOUR.
Il Weekend della Geodiversità valorizza il patrimonio di Equi Terme
Il Weekend della Geodiversità porta a Equi Terme due giornate dedicate alla scoperta del territorio attraverso la geologia, il carsismo e le grotte delle Alpi Apuane. L’iniziativa, in programma sabato 18 e domenica 19 luglio, propone un calendario di attività rivolto a famiglie, appassionati di natura e visitatori interessati alle Scienze della Terra.
Le iniziative si svolgono nel Geo-Archeo-Adventure Park di Equi Terme e coinvolgono il Centro Visite del Parco Regionale delle Alpi Apuane, il museo interattivo ApuanGeoLab e il sistema delle Grotte di Equi, uno dei principali siti carsici della Toscana.
Grotte di Equi e progetto CAVESTOUR per una gestione sostenibile
Uno degli aspetti centrali del Weekend della Geodiversità riguarda la presentazione del progetto europeo CAVESTOUR, sviluppato nell’ambito del programma Interreg Italia-Francia Marittimo.
Il progetto, coordinato dall’Istituto per la Bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBE), punta a sviluppare strategie condivise per la gestione sostenibile delle grotte turistiche nei territori transfrontalieri. Tra i partner figura il Parco Regionale delle Alpi Apuane – UNESCO Global Geopark, che utilizza le Grotte di Equi come sito pilota per attività di monitoraggio ambientale e ricerca scientifica.
Durante il fine settimana guide, geologi e ricercatori del CNR accompagneranno i partecipanti alla scoperta delle tecnologie impiegate per il rilievo tridimensionale delle cavità, il monitoraggio del microclima e la tutela degli ecosistemi ipogei.
Geo-escursioni, visite in grotta e laboratori per conoscere la geodiversità
Il programma alterna momenti divulgativi ed esperienze sul campo.
Sabato pomeriggio è prevista la presentazione del progetto CAVESTOUR direttamente all’ingresso delle Grotte di Equi, seguita da una visita guidata all’interno della cavità insieme ai ricercatori coinvolti nelle attività di monitoraggio scientifico.
Domenica il programma prosegue con una geo-escursione nel Solco di Equi e nella Valle del Lucido, dove sarà possibile osservare da vicino le forme del paesaggio carsico, le pareti calcaree e le sorgenti che caratterizzano quest’area delle Alpi Apuane.
Nel pomeriggio sono in programma visite guidate nelle grotte e geo-laboratori dedicati ai bambini, con attività pratiche pensate per avvicinare i più giovani alla geologia e ai fenomeni naturali. La giornata si conclude con una merenda riservata ai partecipanti iscritti.
ApuanGeoLab e il valore della divulgazione scientifica
Per tutta la durata del Weekend della Geodiversità sarà visitabile gratuitamente l’ApuanGeoLab, il museo interattivo di Scienze della Terra ospitato nel Centro Visite del Parco.
La struttura propone installazioni multimediali, modelli geologici e percorsi didattici dedicati all’evoluzione delle Alpi Apuane, alla formazione delle grotte, ai fossili e ai processi geomorfologici che hanno modellato il territorio.
L’iniziativa si inserisce nelle attività di valorizzazione del patrimonio naturale e culturale di Equi Terme, promuovendo un approccio che unisce turismo, ricerca scientifica ed educazione ambientale.
Informazioni per partecipare
Le attività del Weekend della Geodiversità si svolgeranno il 18 e 19 luglio a Equi Terme.
Per le visite guidate e i laboratori della domenica è richiesta la prenotazione obbligatoria. Le informazioni e le iscrizioni sono disponibili telefonicamente o tramite WhatsApp al numero 338 5814482.
L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il Comune di Fivizzano, il Parco Regionale delle Alpi Apuane, la Cooperativa AlterEco e i partner del progetto europeo CAVESTOUR.
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Antiche Luci 2026 riporta alla Miniera Gaffione di Schilpario tre giornate dedicate a minerali, fossili, lampade da minatore e archeologia industriale, con espositori, collezionisti, visite in miniera e un appuntamento culturale al Museo dell’Illuminazione.
Antiche Luci 2026: appuntamento alla Miniera Gaffione di Schilpario
Dal 31 luglio al 2 agosto 2026 la Miniera Gaffione di Schilpario, in Val di Scalve (Bergamo), ospiterà una nuova edizione di Antiche Luci 2026, manifestazione
Antiche Luci 2026 riporta alla Miniera Gaffione di Schilpario tre giornate dedicate a minerali, fossili, lampade da minatore e archeologia industriale, con espositori, collezionisti, visite in miniera e un appuntamento culturale al Museo dell’Illuminazione.
Antiche Luci 2026: appuntamento alla Miniera Gaffione di Schilpario
Dal 31 luglio al 2 agosto 2026 la Miniera Gaffione di Schilpario, in Val di Scalve (Bergamo), ospiterà una nuova edizione di Antiche Luci 2026, manifestazione dedicata al patrimonio minerario e al collezionismo. L’iniziativa riunisce appassionati di mineralogia, paleontologia, archeologia industriale e storia dell’attività estrattiva in uno dei siti minerari più rappresentativi delle Orobie bergamasche. (Gruppo Mineralogico Lombardo?)
L’evento propone una mostra-scambio di minerali, fossili, lampade da minatore, libri, fotografie, utensili e oggetti legati alla tradizione mineraria, offrendo uno spazio di incontro tra collezionisti, ricercatori e visitatori interessati a conoscere la storia dell’estrazione nelle Alpi lombarde.
La Miniera Gaffione e il patrimonio minerario della Val di Scalve
La scelta della Miniera Gaffione come sede di Antiche Luci 2026 non è casuale. Il complesso minerario rappresenta una delle principali testimonianze dell’attività estrattiva della Val di Scalve, dove per secoli sono stati coltivati giacimenti di siderite destinati alla produzione del ferro.
Oggi il sito fa parte del Parco Minerario “Andrea Bonicelli”, aperto al pubblico con percorsi guidati che consentono di percorrere una parte delle gallerie storiche, utilizzando anche il trenino minerario originale. L’itinerario permette di osservare gli ambienti di lavoro, le tecniche di coltivazione del minerale e le attrezzature impiegate dai minatori, contribuendo alla conservazione della memoria di un’attività che ha segnato profondamente l’economia locale. (ISPRA?)
Mostra-scambio di minerali, fossili e lampade da minatore
Il cuore di Antiche Luci 2026 sarà la tradizionale mostra-scambio, nella quale espositori provenienti da diverse regioni presenteranno campioni mineralogici, fossili, lampade da minatore di varie epoche e materiali dedicati all’archeologia industriale.
L’iniziativa è rivolta sia ai collezionisti sia a chi desidera avvicinarsi al mondo della mineralogia e della storia mineraria. La presenza di esperti offre occasioni di confronto sull’identificazione dei minerali, sulle tecniche estrattive storiche e sulla conservazione degli oggetti provenienti dalle miniere.
Manifestazioni come Antiche Luci 2026 rappresentano anche un momento di divulgazione scientifica, favorendo la conoscenza del patrimonio geologico e industriale italiano attraverso il contatto diretto con reperti e documentazione storica. (L’Eco di Bergamo?)
Conferenza al Museo dell’Illuminazione e visite in miniera
Il programma prevede inoltre, nella serata di sabato, una conferenza presso il Museo dell’Illuminazione, dedicata alla storia delle lampade da miniera e all’evoluzione dei sistemi di illuminazione impiegati nel lavoro sotterraneo.
Durante i tre giorni saranno disponibili anche le visite guidate alla Miniera Gaffione, permettendo ai partecipanti di integrare l’esperienza della mostra con la conoscenza diretta degli ambienti estrattivi e della vita quotidiana dei minatori. Nelle precedenti edizioni queste attività hanno rappresentato uno degli aspetti più apprezzati della manifestazione. (Valseriana e Val di Scalve?)
Un evento dedicato alla memoria delle miniere
Nel panorama delle manifestazioni italiane dedicate alla mineralogia e alla cultura mineraria, Antiche Luci 2026 continua a rappresentare un punto di riferimento per la valorizzazione del patrimonio industriale alpino.
L’incontro tra collezionismo, divulgazione e visite nel sito minerario contribuisce a mantenere viva la memoria delle comunità che hanno lavorato nelle miniere della Val di Scalve e offre al pubblico l’opportunità di approfondire la conoscenza di un settore che ha avuto un ruolo importante nello sviluppo economico delle vallate bergamasche.
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Il cratere da impatto individuato inizialmente su Google Maps nel Québec è stato verificato sul campo da un gruppo internazionale di ricercatori. Le analisi hanno confermato l’origine meteoritica della struttura, larga circa 25 chilometri e risalente al Devoniano.
Google Maps porta alla scoperta di un antico cratere da impatto
Un’anomalia osservata su Google Maps durante la pianificazione di un itinerario escursionistico si è trasformata in una scoperta geologica di rilievo. Joël
Il cratere da impatto individuato inizialmente su Google Maps nel Québec è stato verificato sul campo da un gruppo internazionale di ricercatori. Le analisi hanno confermato l’origine meteoritica della struttura, larga circa 25 chilometri e risalente al Devoniano.
Google Maps porta alla scoperta di un antico cratere da impatto
Un’anomalia osservata su Google Maps durante la pianificazione di un itinerario escursionistico si è trasformata in una scoperta geologica di rilievo. Joël Lapointe, appassionato di astronomia e campeggio, nel 2024 stava studiando la regione della Côte-Nord, nel Québec orientale, quando ha notato una grande depressione circolare centrata sul lago Marsal.
La struttura, dal diametro di circa 25 chilometri, presentava una forma quasi perfettamente anulare, insolita per un normale rilievo naturale. Convinto che potesse trattarsi di qualcosa di particolare, Lapointe ha contattato il geofisico francese Pierre Rochette, che ha riconosciuto nella morfologia del terreno caratteristiche compatibili con un possibile cratere da impatto.
Le verifiche sul terreno confermano l’origine meteoritica
L’ipotesi iniziale richiedeva prove dirette. I primi campioni di roccia avevano evidenziato la presenza di zirconi, minerali che possono formarsi anche durante eventi da impatto ad altissima energia. Questo elemento, da solo, non era sufficiente per attribuire con certezza l’origine della struttura a un meteorite.
Nell’ottobre 2025 una spedizione guidata dal geologo planetario Gordon Osinski della Western University ha raggiunto l’area, situata in una zona remota e difficilmente accessibile del Québec. La missione si è svolta in condizioni ambientali particolarmente impegnative, tra rilievi accidentati e fitta vegetazione.
L’indagine ha portato all’identificazione di due elementi diagnostici fondamentali. Il primo è rappresentato dagli shatter cones, particolari strutture coniche che si sviluppano nelle rocce esclusivamente in seguito alle onde d’urto generate da un impatto meteoritico o da un’esplosione nucleare. Il secondo è costituito da estesi affioramenti di rocce fuse dall’impatto, prodotte dalle temperature e dalle pressioni estreme sviluppate durante la collisione.
Un cratere da impatto risalente a circa 390 milioni di anni fa
Le analisi di laboratorio sui campioni raccolti hanno permesso di datare l’evento a circa 390 milioni di anni fa, nel periodo Devoniano. In quell’epoca la configurazione dei continenti era molto diversa da quella attuale e l’area oggi occupata dal Québec si trovava in una posizione differente rispetto all’attuale Nord America.
Il sito è stato denominato cratere Uhaachatik, in accordo con la comunità Innu di Ekuanitshit, valorizzando anche il legame con il territorio locale. La struttura entra così a far parte del ristretto elenco dei crateri da impatto confermati sulla Terra.
Secondo gli studiosi sono conosciuti poco più di 200 crateri meteoritici terrestri, dei quali 31 si trovano in Canada. Ogni anno vengono confermate mediamente una o due nuove strutture, generalmente di dimensioni inferiori ai 10 chilometri di diametro. Il nuovo cratere da impatto del Québec rappresenta quindi uno dei ritrovamenti più significativi degli ultimi anni per estensione.
Il contributo delle immagini satellitari alla ricerca geologica
La scoperta evidenzia anche il ruolo crescente delle immagini satellitari e delle piattaforme cartografiche nella ricerca scientifica. Strumenti come Google Maps e Google Earth consentono di individuare forme del paesaggio che possono sfuggire durante le normali osservazioni sul terreno, soprattutto in regioni vaste e poco esplorate.
Gli stessi ricercatori ricordano che la quasi totalità delle segnalazioni ricevute da cittadini si rivela infondata. In questo caso, invece, l’intuizione iniziale è stata confermata da un’indagine geologica completa, dimostrando come l’osservazione attenta possa contribuire all’avanzamento delle conoscenze scientifiche quando viene verificata con rigorosi metodi di ricerca.
Proseguono gli studi sul nuovo cratere da impatto
Le ricerche sul cratere da impatto del Québec proseguiranno nei prossimi anni. Gli studiosi intendono approfondire gli effetti che un evento di queste dimensioni può aver avuto sull’evoluzione geologica, climatica e biologica dell’area.
L’obiettivo è ricostruire con maggiore precisione le caratteristiche dell’asteroide, l’energia liberata durante l’impatto e le trasformazioni subite dalla crosta terrestre. I dati raccolti contribuiranno anche al confronto con altri grandi crateri terrestri e con le strutture da impatto osservate sulla Luna e su Marte, ampliando la conoscenza dei processi che hanno modellato i pianeti del Sistema Solare.
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La Settimana del Pianeta Terra 2026 propone il programma “La bellezza sotto sopra”, un calendario di escursioni, conferenze e visite guidate dedicate al sito UNESCO Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale, con appuntamenti dal 18 settembre al 4 ottobre in Emilia-Romagna.
La Settimana del Pianeta Terra valorizza il sito UNESCO EKCNA
Dal 18 settembre al 4 ottobre 2026 il sito UNESCO Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale partecipa al
La Settimana del Pianeta Terra 2026 propone il programma “La bellezza sotto sopra”, un calendario di escursioni, conferenze e visite guidate dedicate al sito UNESCO Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale, con appuntamenti dal 18 settembre al 4 ottobre in Emilia-Romagna.
La Settimana del Pianeta Terra valorizza il sito UNESCO EKCNA
Dal 18 settembre al 4 ottobre 2026 il sito UNESCO Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale partecipa alla 14ª Settimana del Pianeta Terra con il programma “La bellezza sotto sopra”, una rassegna di otto geoeventi pensata per avvicinare il pubblico alla conoscenza del patrimonio geologico, carsico e speleologico dell’Appennino emiliano-romagnolo.
La manifestazione nazionale, dedicata alle Geoscienze e alla divulgazione scientifica, coinvolge ogni anno università, enti di ricerca, parchi, musei, associazioni e amministrazioni pubbliche con iniziative rivolte a cittadini, scuole e appassionati. L’obiettivo è promuovere la conoscenza dei processi che hanno modellato il territorio italiano e favorire la tutela del patrimonio geologico e ambientale. (Ambiente Regione Emilia-Romagna?)
Il programma dedicato al sito UNESCO è coordinato dalla Regione Emilia-Romagna insieme agli Enti di gestione delle aree protette, alle Università e alla Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna.
Il riconoscimento UNESCO delle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale
Il sito Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale, conosciuto anche con l’acronimo EKCNA, è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO il 19 settembre 2023.
Il riconoscimento riguarda un sito seriale composto da sette aree distribuite tra le province di Reggio Emilia, Bologna, Ravenna e Rimini. Il suo valore universale deriva dall’eccezionale conservazione dei fenomeni carsici sviluppati nelle rocce evaporitiche, che documentano eventi geologici fondamentali della storia della Terra, dalla formazione dei gessi triassici fino agli effetti della crisi di salinità del Mediterraneo avvenuta circa sei milioni di anni fa. (ekcna.it?)
Nel 2026 la Regione Emilia-Romagna ha inoltre approvato la Strategia di Gestione e il Piano di Gestione dell’Esperienza di Visita del sito UNESCO, strumenti destinati a coordinarne tutela, ricerca scientifica e valorizzazione. (BURERT?)
Otto geoeventi tra escursioni, speleologia e divulgazione scientifica
Il calendario prenderà il via il 18 settembre a Bologna con la presentazione ufficiale della rassegna e una visita guidata dedicata alla selenite e alla sua presenza nella storia della città.
Dal 27 settembre al 4 ottobre seguiranno gli appuntamenti distribuiti nei sette componenti del sito UNESCO:
27 settembre – San Lazzaro di Savena (BO):I Gessi di Bologna.
2 ottobre – Gemmano (RN):La vita nelle grotte.
2 ottobre – San Leo (RN):Il valore universale dei Gessi di San Leo.
3 ottobre – Albinea (RE):Cave romane e Lapis Specularis nel sito UNESCO.
3 ottobre – Borgo Tossignano (BO):Le acque carsiche del sito.
3 ottobre – Vignola (MO):Impatti di materiali extraterrestri: meteoriti, impattiti e tectiti.
3 ottobre – Zola Predosa (BO):Carsismo intramessiniano e gessaroli.
4 ottobre – Monteveglio, Valsamoggia (BO):Il laboratorio del piccolo geologo.
4 ottobre – Villa Minozzo, località Sologno (RE):I gessi triassici raccontano cambiamenti climatici ed evoluzione del paesaggio.
Gli incontri comprendono escursioni guidate, conferenze, visite a grotte e musei, attività divulgative e momenti di approfondimento dedicati alla geologia, alle acque sotterranee, alla biodiversità, all’archeologia e alla storia delle comunità locali. (Ambiente Regione Emilia-Romagna?)
L’escursione ai Gessi Triassici dell’Alta Valle del Secchia
Tra gli appuntamenti conclusivi figura quello di domenica 4 ottobre a Sologno, nel comune di Villa Minozzo, dedicato ai Gessi Triassici dell’Alta Valle del Secchia.
L’escursione accompagnerà i partecipanti lungo un itinerario che attraversa affioramenti di gesso risalenti a circa 200 milioni di anni fa. Il percorso offrirà l’occasione per osservare da vicino forme carsiche superficiali, comprendere l’evoluzione del paesaggio e approfondire il rapporto tra geologia e cambiamenti climatici attraverso il racconto di ricercatori ed esperti.
L’iniziativa rappresenta uno degli eventi dedicati al componente settentrionale del sito UNESCO e mette in evidenza il ruolo dei gessi triassici come archivio naturale della storia geologica dell’Appennino.
Informazioni per partecipare
La partecipazione ai geoeventi è soggetta alle modalità indicate dagli organizzatori. Il programma completo, gli aggiornamenti e le informazioni per la prenotazione sono disponibili sul portale ufficiale del sito UNESCO EKCNA.
L’iniziativa si inserisce nel percorso di valorizzazione del patrimonio geologico riconosciuto dall’UNESCO e propone attività rivolte sia agli appassionati di speleologia e geologia sia a un pubblico interessato alla conoscenza del territorio attraverso esperienze sul campo.
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Il concorso fotografico We and Caves torna con la quattordicesima edizione. Le immagini selezionate saranno esposte durante il Balkan Cavers’ Camp 2026, in programma nella Repubblica della Macedonia del Nord dal 16 al 20 settembre.
Il concorso fotografico We and Caves rinnova l’appuntamento con la speleologia dei Balcani
È aperta la partecipazione alla 14ª edizione del Balkan Photo Contest “We and Caves”, il concorso fotografico dedicato alla speleologia che ogni anno invita
Il concorso fotografico We and Caves torna con la quattordicesima edizione. Le immagini selezionate saranno esposte durante il Balkan Cavers’ Camp 2026, in programma nella Repubblica della Macedonia del Nord dal 16 al 20 settembre.
Il concorso fotografico We and Caves rinnova l’appuntamento con la speleologia dei Balcani
È aperta la partecipazione alla 14ª edizione del Balkan Photo Contest “We and Caves”, il concorso fotografico dedicato alla speleologia che ogni anno invita esploratori e fotografi a raccontare il rapporto tra l’uomo e il mondo sotterraneo attraverso le immagini.
L’iniziativa rappresenta uno degli appuntamenti culturali collegati alla comunità speleologica dei Balcani e offre l’opportunità di condividere fotografie realizzate durante esplorazioni, attività di ricerca, documentazione scientifica o semplici momenti vissuti in grotta. L’obiettivo è valorizzare il patrimonio ipogeo e le esperienze maturate durante le attività speleologiche, mettendo in evidenza sia gli aspetti naturalistici sia quelli umani.
Gli organizzatori invitano i partecipanti a presentare gli scatti che meglio raccontano i momenti più significativi trascorsi nel sottosuolo, immagini capaci di trasmettere emozioni, collaborazione e scoperta.
Balkan Cavers’ Camp 2026 ospiterà la mostra fotografica
Le fotografie premiate, insieme a una selezione delle opere inviate, saranno esposte nel corso del Balkan Cavers’ Camp 2026, in programma nella Repubblica della Macedonia del Nord dal 16 al 20 settembre 2026.
Il raduno rappresenta uno dei principali incontri della comunità speleologica balcanica e riunisce ogni anno speleologi provenienti da numerosi Paesi europei. Accanto alle attività esplorative e scientifiche trovano spazio momenti dedicati alla divulgazione, allo scambio di esperienze e alla valorizzazione della fotografia speleologica come strumento di documentazione.
La mostra costituisce una panoramica sulle diverse realtà carsiche dei Balcani e di altri territori, offrendo ai visitatori immagini di cavità, concrezioni, ambienti ipogei, spedizioni e attività di gruppo.
Scadenza il 31 agosto per partecipare al concorso fotografico
Le fotografie potranno essere inviate entro il 31 agosto 2026 all’indirizzo e-mail we.and.caves@gmail.com.
Gli organizzatori invitano tutti gli appassionati di speleologia a consultare il regolamento completo del concorso prima dell’invio delle immagini, così da verificare requisiti tecnici, modalità di partecipazione e condizioni relative ai diritti d’autore.
Come nelle precedenti edizioni, il concorso è aperto agli autori che desiderano contribuire alla diffusione della cultura speleologica attraverso immagini originali realizzate durante le proprie attività.
La fotografia speleologica racconta esplorazione e ricerca
La fotografia in grotta costituisce da molti anni uno degli strumenti più efficaci per documentare il lavoro degli speleologi. Oltre al valore artistico, gli scatti rappresentano una testimonianza delle esplorazioni, delle ricerche scientifiche e degli ambienti sotterranei spesso non accessibili al grande pubblico.
Manifestazioni come We and Caves favoriscono la diffusione della cultura speleologica, creando un archivio di immagini che racconta l’evoluzione delle esplorazioni e delle tecniche fotografiche in ambiente ipogeo. L’esposizione prevista durante il Balkan Cavers’ Camp 2026 offrirà anche quest’anno un’occasione di confronto tra autori provenienti da diverse realtà speleologiche europee.
Fonti
Annuncio ufficiale del 14th Balkan Photo Contest “We and Caves”.
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La nuova Carta Idrogeologica d’Italia realizzata da ISPRA fotografa acquiferi, sorgenti, pozzi e fontanili del Paese. Lo strumento rappresenta un riferimento per la gestione delle risorse idriche sotterranee e per affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
La Carta Idrogeologica d’Italia aggiorna la conoscenza delle acque sotterranee
L’Italia dispone di un patrimonio idrico sotterraneo di grande valore, da cui proviene oltre l’84% dell’acqua potabile destinata al consumo u
La nuova Carta Idrogeologica d’Italia realizzata da ISPRA fotografa acquiferi, sorgenti, pozzi e fontanili del Paese. Lo strumento rappresenta un riferimento per la gestione delle risorse idriche sotterranee e per affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
La Carta Idrogeologica d’Italia aggiorna la conoscenza delle acque sotterranee
L’Italia dispone di un patrimonio idrico sotterraneo di grande valore, da cui proviene oltre l’84% dell’acqua potabile destinata al consumo umano. A quarant’anni dall’ultima ricognizione nazionale, ISPRA ha presentato la nuova Carta Idrogeologica d’Italia alla scala 1:500.000 (CII500K), uno strumento che offre una rappresentazione omogenea degli acquiferi e delle principali risorse idriche sotterranee presenti sul territorio nazionale. (ISPRA?)
La Carta Idrogeologica d’Italia è stata sviluppata dal Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia di ISPRA insieme al Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio” dell’Università degli Studi di Milano, con la collaborazione di ISTAT, CMCC, del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, delle Regioni, delle Autorità di Bacino Distrettuali e della comunità scientifica. Il progetto rappresenta il primo esempio di cartografia partecipata dedicata alle acque sotterranee su scala nazionale. (ISPRA?)
Acquiferi, sorgenti e fontanili: il patrimonio delle acque sotterranee italiane
La nuova cartografia evidenzia che circa il 66% del territorio italiano ospita acquiferi con capacità produttiva medio-alta, concentrati soprattutto nella Pianura Padano-Veneta e lungo l’Appennino centrale e meridionale.
La ricognizione ha censito 957 grandi sorgenti con portate superiori a 10 litri al secondo. Da queste vengono captati ogni anno circa 2,7 miliardi di metri cubi di acqua potabile, pari all’80% dell’acqua sorgiva utilizzata per gli usi civili.
Il lavoro comprende anche la mappatura di circa 60.000 pozzi, 241 sorgenti termominerali e oltre 60 sorgenti sottomarine e costiere. Queste ultime, oggi disperse in mare, sono considerate una possibile risorsa per future strategie di approvvigionamento idrico.
Particolare attenzione è stata dedicata anche ai fontanili della Pianura Padano-Veneta, sorgenti naturali che testimoniano la ricchezza delle falde superficiali e il ruolo del sottosuolo nel mantenimento degli ecosistemi agricoli e delle disponibilità idriche. (ISPRA?)
La Carta Idrogeologica d’Italia come strumento per la gestione della risorsa idrica
La Carta Idrogeologica d’Italia non è soltanto una rappresentazione cartografica. È accompagnata da una banca dati online, consultabile e costantemente aggiornata, che costituisce la base per ulteriori sviluppi.
Tra gli obiettivi annunciati figurano la realizzazione della Banca Dati Nazionale delle Sorgenti e di una carta dedicata alle aree con maggiore propensione alla ricarica delle falde. Queste informazioni potranno contribuire a individuare le zone più idonee per accumulare acqua negli acquiferi naturali durante i periodi piovosi, riducendo la necessità di costruire nuovi invasi artificiali in superficie. (Cultura e Consapevolezza?)
Acque sotterranee e cambiamento climatico
Secondo ISPRA, le acque sotterranee rappresentano una risorsa strategica anche perché risultano generalmente meno vulnerabili agli effetti immediati delle siccità rispetto ai corsi d’acqua superficiali.
Conoscere con maggiore precisione la distribuzione degli acquiferi, i percorsi di infiltrazione e le direzioni dei flussi sotterranei permette di pianificare interventi più efficaci per la tutela della risorsa idrica e di migliorare le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.
Per il mondo della speleologia e delle scienze del carsismo, la nuova Carta Idrogeologica d’Italia costituisce anche uno strumento di interesse scientifico. La conoscenza delle acque sotterranee è infatti strettamente collegata allo studio dei sistemi carsici, delle sorgenti, delle cavità naturali e dei processi che modellano il sottosuolo. Una cartografia aggiornata degli acquiferi favorisce una migliore comprensione delle relazioni tra territorio, circolazione idrica e ambienti ipogei, contribuendo sia alla ricerca sia alla tutela di ecosistemi particolarmente delicati. (ISPRA?)
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Il 29 luglio 2026 il biologo statunitense terrà un incontro online dedicato ai metodi di studio e valutazione della biodiversità degli ambienti sotterranei
La sfida di misurare la biodiversità sotterranea: webinar del Karst Waters Institute con David Culver
Il 29 luglio 2026 il biologo statunitense terrà un incontro online dedicato ai metodi di studio e valutazione della biodiversità degli ambienti sotterranei.
Il Karst Waters Institute prosegue il suo ciclo di webinar con un
Il 29 luglio 2026 il biologo statunitense terrà un incontro online dedicato ai metodi di studio e valutazione della biodiversità degli ambienti sotterranei
La sfida di misurare la biodiversità sotterranea: webinar del Karst Waters Institute con David Culver
Il 29 luglio 2026 il biologo statunitense terrà un incontro online dedicato ai metodi di studio e valutazione della biodiversità degli ambienti sotterranei.
Il Karst Waters Institute prosegue il suo ciclo di webinar con un appuntamento dedicato a uno dei temi più complessi della biospeleologia: la misura della biodiversità sotterranea.
Mercoledì 29 luglio 2026 il professor David Culver presenterà la conferenza online dal titolo “The Struggle to Measure Subterranean Biodiversity” (“La sfida di misurare la biodiversità sotterranea”), affrontando le difficoltà scientifiche legate allo studio della fauna che vive nelle grotte e negli altri ambienti ipogei.
David Culver è uno dei massimi esperti mondiali di ecologia e biodiversità degli ecosistemi sotterranei e ha contribuito in modo determinante allo sviluppo delle conoscenze sulla distribuzione e la conservazione della fauna cavernicola. Tra i suoi lavori figura anche il volume “Mapping Subterranean Biodiversity”, dedicato proprio alla distribuzione globale della biodiversità sotterranea.
L’incontro si svolgerà online alle ore 19.00 (Central Time, USA), corrispondenti alle 2.00 del mattino del 30 luglio in Italia (CEST). La partecipazione è libera tramite Zoom. Per chi non potrà seguire la diretta, la registrazione sarà successivamente pubblicata sul canale YouTube del Karst Waters Institute.
“Please join us for our the next lecture in our webinar series, The Struggle to Measure Subterranean Biodiversity, presented by Dr. David Culver on July 29 at 7:00 pm central time.
You can join us at the link below!
And, as always, a recording of the talk will be available on or YouTube Channel if you’re unable to join us on the 29!
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Riflessioni a margine di un articolo pubblicato dal Sacramento Bee
Un recente articolo del quotidiano statunitense The Sacramento Bee racconta due delle più note grotte turistiche della California: Black Chasm Cavern, nella contea di Amador, e California Cavern, nella contea di Calaveras. Il servizio descrive questi ambienti come una piacevole alternativa al caldo estivo, accompagnando il lettore tra sale ricche di concrezioni, laghi sotterranei e percorsi accessibili alle famiglie.
Riflessioni a margine di un articolo pubblicato dal Sacramento Bee
Un recente articolo del quotidiano statunitense The Sacramento Bee racconta due delle più note grotte turistiche della California: Black Chasm Cavern, nella contea di Amador, e California Cavern, nella contea di Calaveras. Il servizio descrive questi ambienti come una piacevole alternativa al caldo estivo, accompagnando il lettore tra sale ricche di concrezioni, laghi sotterranei e percorsi accessibili alle famiglie.
È una lettura piacevole, capace di trasmettere lo stupore che ogni ambiente ipogeo suscita. Tra le righe, però, emerge anche una domanda che riguarda tutti noi speleologi.
Durante la visita, una guida racconta che molte concrezioni hanno smesso di crescere perché, nel corso dei decenni, migliaia di visitatori le hanno toccate con le mani. Gli oli naturali della pelle impediscono all’acqua di depositare il carbonato di calcio e la crescita si arresta. Un gesto che dura pochi secondi può interrompere un processo naturale iniziato migliaia di anni fa.
Poco dopo, l’articolo racconta un episodio ancora più significativo. Negli anni Sessanta alcuni giovani speleologi, che studiavano dell’Università della California, scoprirono una nuova sala della California Cavern, oggi nota come Jungle Room. Invece di renderla pubblica, decisero di mantenerne segreta l’esistenza per circa quindici anni, temendo che potesse essere danneggiata.
Una formazione calcarea all’interno della grotta (CC BY 3.0, Steve Howe) Wikipedia Commons
Due modi diversi di guardare allo stesso patrimonio.
Da una parte c’è la volontà di far conoscere luoghi straordinari, rendendoli accessibili e contribuendo, attraverso il turismo, alla loro valorizzazione e alla loro gestione. Dall’altra c’è la consapevolezza che una grotta è un ambiente estremamente fragile, dove ogni presenza umana, anche la più rispettosa, lascia inevitabilmente un’impronta.
Le grotte turistiche hanno avuto, e continuano ad avere, un ruolo importante. In molti casi hanno salvato cavità che sarebbero state distrutte dall’attività estrattiva, dall’abbandono o dal vandalismo. Hanno permesso a milioni di persone di conoscere il mondo sotterraneo e, spesso, hanno alimentato la curiosità che porta qualcuno a diventare speleologo.
Ma il mondo ipogeo segue tempi completamente diversi da quelli del turismo. Una stalattite cresce nell’arco di secoli, talvolta di millenni. Una semplice impronta lasciata da una mano può alterarne lo sviluppo per sempre.
Forse, allora, la domanda non è se una grotta debba essere aperta o chiusa al pubblico. La vera domanda è come trovare un equilibrio tra divulgazione e conservazione, tra il desiderio di condividere una meraviglia e il dovere di trasmetterla integra a chi verrà dopo di noi.
Per noi speleologi questa non è una riflessione teorica.
È parte della nostra responsabilità.
Ogni volta che entriamo in una cavità siamo ospiti di un ambiente che esiste da milioni di anni e che continuerà a esistere solo se sapremo attraversarlo con rispetto, discrezione e, qualche volta, anche con la rinuncia a mostrare tutto.
Fonte
Camila Pedrosa, Rare formations, cool temps: Why Northern CA’s caves are a top summer adventure, The Sacramento Bee, 10 luglio 2026
Foto:
Ingresso della California Cavern (CC BY 2.0, Eric Vanderpool) Wikipedia Commons
Una formazione calcarea all’interno della grotta (CC BY 3.0, Steve Howe) Wikipedia Commons