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    Condividi Dopo il 13 settembre, le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 proseguono con eventi, tutela e divulgazione sul carsismo in tutta Italia Le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 non si esauriscono con il 13 settembre. La data ha coinciso con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, ma la campagna nazionale resta aperta per tutto settembre e ottobre. Gruppi speleologici, Società Speleologica Italiana, sezioni del Club alpino italiano, scuole di speleo
     

Giornate Nazionali della Speleologia 2026: attività aperte fino a ottobre

September 18th 2026 at 13:00

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Dopo il 13 settembre, le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 proseguono con eventi, tutela e divulgazione sul carsismo in tutta Italia

Le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 non si esauriscono con il 13 settembre.

La data ha coinciso con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, ma la campagna nazionale resta aperta per tutto settembre e ottobre. Gruppi speleologici, Società Speleologica Italiana, sezioni del Club alpino italiano, scuole di speleologia, associazioni e singoli soci possono ancora programmare iniziative rivolte al pubblico e inserirle nel calendario nazionale.

L’invito riguarda attività molto diverse. Sono previste visite guidate, open day, pulizie di cavità, incontri scientifici, laboratori per bambine e bambini, mostre, proiezioni, iniziative culturali e appuntamenti digitali. Il filo comune è la conoscenza del patrimonio ipogeo e dei territori carsici.

Giornate Nazionali della Speleologia e la data del 13 settembre

Il 13 settembre 2026 ha segnato la prima celebrazione della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, denominata in ambito internazionale International Day of Caves and Karst (IDCK). L’UNESCO ha proclamato la ricorrenza nel 2025, su proposta dell’Unione internazionale di speleologia e con il sostegno di oltre 150 organizzazioni. L’obiettivo dichiarato è promuovere conoscenza, tutela e valorizzazione delle grotte e dei sistemi carsici, considerati per il loro rilievo ambientale, scientifico, culturale, economico e paesaggistico. [web:2]

Le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 hanno quindi rappresentato il quadro italiano di una ricorrenza che assume carattere annuale. La coincidenza ha dato maggiore visibilità a iniziative dedicate all’acqua sotterranea, alla biodiversità, alla ricerca e alla frequentazione consapevole delle cavità.

La prima celebrazione internazionale si è svolta anche a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con una conferenza incentrata sulla gestione sostenibile di grotte e carsismo. In Italia, il calendario diffuso prima della ricorrenza raccoglieva appuntamenti in nove aree del Paese, tra visite, attività divulgative e interventi di bonifica. [web:7]

Eventi GNS 2026 fino a ottobre

La prosecuzione delle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 consente di ampliare il programma oltre il fine settimana centrale. Le proposte possono essere organizzate fino alla conclusione di ottobre e registrate attraverso i moduli indicati dal portale dell’iniziativa. L’inserimento nel calendario nazionale permette di rendere pubblica l’attività e di coordinarla con le iniziative già programmate.

Tra le formule indicate rientrano le uscite sul campo, gli open day e le visite in grotte o aree carsiche, sempre nel rispetto delle autorizzazioni necessarie, delle condizioni ambientali e delle regole di sicurezza. Nel calendario 2026 compare, per esempio, un open day ai Monti Alburni presso la Grotta Fra’ Gentile, in programma il 19 settembre a Sant’Angelo a Fasanella, in provincia di Salerno. [web:16]

Sono parte della campagna anche le attività di Puliamo il Buio. Interventi di questo tipo possono unire il recupero di un ambiente degradato alla spiegazione pubblica delle ragioni della tutela. La rimozione dei rifiuti non coincide infatti con una semplice azione pratica. Può diventare un momento per illustrare la vulnerabilità degli ecosistemi sotterranei, i tempi molto lunghi di degradazione dei materiali e il collegamento tra ciò che accade in superficie e la qualità delle acque nel sottosuolo.

Carsismo, acqua e biodiversità al centro

La dimensione divulgativa delle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 riguarda anche il significato più ampio del carsismo. Le grotte non sono ambienti isolati. Sono spesso parte di sistemi nei quali l’acqua attraversa fratture, condotti, risorgenti e acquiferi, con effetti diretti sulle risorse idriche e sugli ecosistemi.

Un esempio viene dal Friuli Venezia Giulia. La Regione segnala che il carsismo interessa circa il 70% delle aree montane e collinari regionali, con quasi 9.000 grotte censite. Le aree carsiche alimentano più di 1.200 sorgenti, molte delle quali sono captate a uso potabile. Nella stessa regione sono presenti ecosistemi sotterranei e specie altamente specializzate. [web:2]

Questo quadro aiuta a comprendere il valore di conferenze, laboratori e mostre fotografiche proposti durante le GNS. Le iniziative possono avvicinare il pubblico al lavoro di chi esplora, rileva e studia le cavità, senza ridurre la grotta a un luogo da visitare. Possono anche spiegare perché la tutela richieda attenzione agli ingressi, ai corsi d’acqua, alla fauna e alla gestione dei flussi di persone.

Come aderire al calendario nazionale

Gruppi e associazioni che intendono aderire alle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 possono consultare il sito della campagna per il calendario aggiornato, il vademecum GNS IDCK26 e i moduli di registrazione. Le proposte possono riguardare anche documentari, presentazioni pubbliche, percorsi didattici e attività online. Questa varietà permette di coinvolgere persone che non praticano speleologia e di raccontare il legame tra grotte, paesaggio e comunità locali.

Nella programmazione è utile indicare con chiarezza luogo, orari, modalità di partecipazione, destinatari, attrezzatura richiesta, eventuale prenotazione e riferimenti organizzativi. Per le attività in ambiente ipogeo restano centrali la valutazione dei rischi, l’adeguatezza degli accompagnatori e il rispetto delle norme che regolano l’accesso alle cavità.

La campagna prosegue dunque fino a ottobre, offrendo alle realtà locali il tempo per costruire occasioni informative e di tutela. L’obiettivo è mantenere visibile il patrimonio sotterraneo anche dopo la data del 13 settembre e favorire una conoscenza più concreta dei sistemi carsici italiani.

Fonti

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  • Soccorso speleologico, tecnologia e medicina in grotta: il CNSAS torna all’Antro del Corchia con l’Open Day 2026
    Condividi Il 26 settembre 2026, all’Antro del Corchia di Stazzema, la Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS presenterà ai giornalisti sistemi di comunicazione, supporto logistico e diagnostica destinati agli interventi di soccorso speleologico in profondità. Open Day 2026 del Soccorso Speleologico all’Antro del Corchia Sabato 26 settembre 2026 l’Antro del Corchia, nel territorio di Stazzema, in provincia di Lucca, ospiterà l’Open Day 2026 organizzato dalla Commissione Tecnica Speleolo
     

Soccorso speleologico, tecnologia e medicina in grotta: il CNSAS torna all’Antro del Corchia con l’Open Day 2026

September 18th 2026 at 12:00

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Il 26 settembre 2026, all’Antro del Corchia di Stazzema, la Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS presenterà ai giornalisti sistemi di comunicazione, supporto logistico e diagnostica destinati agli interventi di soccorso speleologico in profondità.

Open Day 2026 del Soccorso Speleologico all’Antro del Corchia

Sabato 26 settembre 2026 l’Antro del Corchia, nel territorio di Stazzema, in provincia di Lucca, ospiterà l’Open Day 2026 organizzato dalla Commissione Tecnica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

L’iniziativa è rivolta ai giornalisti e permetterà di seguire da vicino una giornata di addestramento dedicata ai tecnici del Soccorso Speleologico. Al centro delle dimostrazioni ci saranno le tecnologie sviluppate e sperimentate per affrontare gli interventi in ambiente ipogeo.

Il programma prevede prove operative sia all’esterno sia nei primi tratti della cavità. Un addetto stampa del CNSAS accompagnerà i giornalisti durante la visita, illustrando le attrezzature e le procedure utilizzate.

L’Antro del Corchia rappresenta un ambiente particolarmente adatto per questo tipo di attività. Il complesso carsico delle Alpi Apuane è infatti caratterizzato da notevole sviluppo, profondità e articolazione degli ambienti. Secondo il CNSAS, nel 2025 il complesso risultava rilevato per circa 80 chilometri, con oltre 20 ingressi e una profondità di circa 1.210 metri.

ERMES porta voce, video e dati nel sottosuolo

Uno dei sistemi che sarà presentato durante l’Open Day 2026 è ERMES, la tecnologia sviluppata dalla Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS per consentire la trasmissione di voce, immagini e dati dall’interno delle grotte verso l’esterno.

Il sistema è basato su apparati collocati in valigette stagne e collegati attraverso una linea di comunicazione. La tecnologia permette di mantenere un collegamento operativo anche quando la normale telefonia mobile e le comunicazioni radio non sono disponibili.

La funzione più rilevante riguarda il soccorso medicalizzato. In un intervento in profondità, il personale sanitario può trasmettere all’esterno informazioni sulle condizioni del paziente, immagini diagnostiche e altri dati clinici. In questo modo specialisti situati in superficie possono contribuire alla valutazione del ferito senza dover raggiungere fisicamente il luogo dell’incidente.

Durante l’Open Day 2025 all’Antro del Corchia ERMES era già stato indicato dal CNSAS come un sistema operativo. In precedenti esercitazioni era stato utilizzato fino a 2.400 metri dall’ingresso della grotta. Il sistema era stato impiegato anche per trasmettere tracciati ECG e immagini ecografiche in tempo reale.

ESTIA per gli interventi speleologici di lunga durata

Un altro elemento della giornata sarà ESTIA, un sistema logistico destinato agli interventi complessi e prolungati in profondità.

Il dispositivo permette di allestire un campo interno per le squadre impegnate nelle operazioni. La configurazione presentata dal CNSAS comprende moduli leggeri e impermeabili, con tende dedicate al riposo e alla permanenza del personale.

La necessità di organizzare campi avanzati nasce dalla particolare durata degli interventi in grotta. La profondità, le strettoie, i pozzi, i tratti allagati e la distanza dall’ingresso possono rendere molto lungo il trasferimento di soccorritori, materiali e paziente.

Un sistema logistico interno consente quindi di ridurre gli spostamenti ripetuti verso l’esterno e di organizzare l’avvicendamento delle squadre. Nell’Open Day 2025 il CNSAS aveva descritto ESTIA come una struttura capace di supportare una squadra di nove tecnici, con sistemi per il comfort termico, l’igiene, la gestione dell’acqua e l’alimentazione.

Il sistema MESH e le comunicazioni dove le radio non arrivano

L’edizione 2026 introduce inoltre la presentazione del sistema MESH, indicato nell’invito stampa come una tecnologia destinata alla trasmissione radio di dati anche nelle zone nelle quali le normali comunicazioni radio non riescono a funzionare.

La possibilità di mantenere collegamenti affidabili rappresenta un aspetto centrale del soccorso speleologico. In una grotta la propagazione delle onde radio può essere ostacolata dalla morfologia della cavità. Pozzi, meandri, cambi di direzione e grandi distanze possono interrompere il collegamento diretto.

La ricerca tecnologica del CNSAS punta quindi a costruire reti di comunicazione adattabili alla conformazione dell’ambiente. L’obiettivo operativo è mantenere il contatto tra le squadre impegnate nella grotta e la Direzione delle Operazioni in superficie.

La simulazione sanitaria: diagnosi e telemedicina in grotta

Durante la giornata è prevista anche una simulazione di intervento condotta dalla Commissione Medica del CNSAS.

Lo scenario prevede un ferito all’interno della cavità. I tecnici dovranno raggiungere il paziente, assisterlo e predisporlo alle successive fasi di recupero. Parallelamente, i sanitari utilizzeranno strumenti multiparametrici per controllarne le condizioni.

La particolarità della dimostrazione sarà la trasmissione dei dati verso l’esterno attraverso ERMES. Dati clinici, immagini, video e voce potranno essere condivisi con centri specialistici esterni.

Il modello risponde a una delle principali difficoltà del soccorso speleologico: l’infortunato può trovarsi a grande distanza dall’ingresso e in un ambiente nel quale l’evacuazione richiede molte ore. La possibilità di mantenere un collegamento medico continuo può quindi contribuire alla gestione del paziente durante le diverse fasi dell’intervento.

Dal Corchia 2025 a Su Bentu: la sperimentazione diventa addestramento

L’Open Day 2026 si inserisce in un percorso già avviato dal CNSAS.

Nell’ottobre 2025, sempre all’Antro del Corchia, la prima edizione dell’Open Day della Commissione Tecnica Speleologica aveva riunito 56 tecnici provenienti da diverse regioni italiane. Per tre giornate furono testati sistemi come ESTIA, ERMES, Ether e un ecometro TDR per la diagnostica delle linee telefoniche.

L’attività della Commissione Tecnica Speleologica non si limita quindi alla progettazione delle apparecchiature. Le tecnologie vengono portate in ambiente reale, sottoposte alle condizioni operative delle grotte e valutate dai tecnici che dovranno utilizzarle durante gli interventi.

Un altro esempio significativo è rappresentato dalla grande esercitazione interregionale svolta nella grotta Su Bentu, in Sardegna, dal 5 al 7 dicembre 2025. L’esercitazione ha coinvolto 165 tecnici provenienti da 11 regioni. Il figurante si trovava a oltre 3.000 metri dall’ingresso e il recupero ha richiesto 44 ore di lavoro.

Durante l’esercitazione è stato utilizzato ERMES per trasmettere all’esterno la valutazione sanitaria del ferito, i parametri vitali e immagini ecografiche. Il collegamento ha permesso anche alla Centrale Operativa del 118 di Sassari di seguire a distanza l’evoluzione clinica dello scenario simulato.

La cooperazione internazionale nel soccorso speleosubacqueo

L’attività recente del Soccorso Speleologico CNSAS comprende anche la cooperazione internazionale.

Nel maggio 2025 si è svolta in Slovenia la prima esercitazione speleosubacquea congiunta tra CNSAS e Soccorso Speleologico Sloveno, la Jamarska Reševalna Služba. L’esercitazione ha coinvolto 14 tecnici speleosubacquei italiani e 10 tecnici sloveni.

In quell’occasione ERMES è stato utilizzato per realizzare un collegamento audiovisivo tra il campo avanzato posto a circa 500 metri dall’ingresso e l’esterno. L’esperienza ha permesso di verificare l’utilità della tecnologia anche in un contesto post-sifone, dove le condizioni operative rendono particolarmente complessa la comunicazione.

La collaborazione internazionale rappresenta una componente importante della preparazione del soccorso speleologico, soprattutto considerando che gli interventi in cavità profonde possono richiedere competenze e risorse distribuite tra più strutture.

Formazione continua e specializzazione dei tecnici

La tecnologia non sostituisce la preparazione degli operatori. Il CNSAS mantiene una struttura nazionale dedicata al Soccorso Speleologico, articolata in 16 delegazioni e 27 stazioni speleologiche, con tecnici formati per operare in grotte, cavità, pozzi, sifoni e ambienti confinati.

La formazione comprende progressione in grotta, tecniche su corda, movimentazione delle barelle, comunicazioni e soccorso sanitario in ambiente ostile. La Scuola Nazionale Tecnici di Soccorso Speleologico rende disponibili anche materiali formativi sulle tecniche operative, riservati al personale addestrato.

Nel 2026 il CNSAS ha inoltre proseguito le attività formative rivolte più in generale al soccorso in ambiente impervio. Il corso nazionale S.A.I. 2026 si è svolto in Toscana dal 16 al 19 aprile, coinvolgendo medici, infermieri e tecnici provenienti da tutta Italia. Il percorso ha unito competenze sanitarie e tecniche in scenari realistici.

Un sistema di soccorso costruito sulla preparazione

I dati più recenti pubblicati dal CNSAS restituiscono il quadro generale dell’attività del Corpo. Nel 2025 sono state registrate 13.037 missioni di soccorso complessive, con 46.927 soccorritori coinvolti nelle attività e oltre 204.000 ore/uomo. Il sistema opera in collaborazione con il numero unico di emergenza 112, il Servizio Sanitario Nazionale e le strutture dell’emergenza sanitaria.

Questi numeri riguardano l’insieme delle attività alpine e speleologiche e non consentono di ricavare da soli il numero degli interventi esclusivamente in grotta. Sono però indicativi del livello di organizzazione necessario per garantire una presenza operativa nazionale.

Nel Soccorso Speleologico la complessità aumenta quando l’incidente avviene lontano dall’ingresso. Ogni fase deve essere pianificata considerando tempi di percorrenza, trasporto dei materiali, assistenza sanitaria, comunicazioni, recupero della barella e avvicendamento delle squadre.

L’Antro del Corchia come laboratorio per il futuro del soccorso speleologico

L’Open Day del 26 settembre 2026 porta quindi all’Antro del Corchia una parte di questo lavoro quotidiano. Le tecnologie saranno mostrate in un ambiente reale e messe in relazione con le procedure operative del Soccorso Speleologico.

La sperimentazione di ERMES, ESTIA e MESH mostra un’evoluzione del modello di intervento. Non si tratta soltanto di raggiungere un infortunato e riportarlo all’esterno. La tendenza è costruire una rete operativa capace di mantenere comunicazioni, supporto sanitario, logistica e coordinamento anche a grande distanza dall’ingresso.

Per la speleologia, questo sviluppo riguarda direttamente la sicurezza delle esplorazioni. Per il sistema di emergenza, significa poter disporre di informazioni più complete e tempestive durante interventi che possono protrarsi per molte ore.

L’appuntamento di Stazzema sarà quindi anche un momento di divulgazione sul lavoro tecnico che precede e accompagna ogni intervento di Soccorso Speleologico. Dietro una comunicazione in grotta, una diagnosi trasmessa dall’interno o una barella movimentata in un pozzo esiste infatti un percorso fatto di progettazione, addestramento, verifiche e collaborazione tra competenze diverse.

Fonti

Invito stampa CNSAS per l’Open Day 2026, fornito alla redazione.

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  • Il Timavo svela due specie di proteo e un record: un esemplare da 100 grammi
    Condividi ‘Signora sarebbero 96 grammi, facciamo un etto?’ Finalmente è ufficiale, anche se ci sono voluti ben tre secoli di ricerche per confermare ciò che alcuni ricercatori del passato avevano già intuito. Alcuni recenti studi, pubblicati negli ultimi giorni, hanno stabilito che quello che finora era stato considerato un’unica specie, il Proteo, è in realtà un insieme di addirittura nove specie diverse, distribuite dal Carso Giuliano fino alla Bosnia. Ma facciamo un passo indietro, a
     

Il Timavo svela due specie di proteo e un record: un esemplare da 100 grammi

September 18th 2026 at 11:00

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‘Signora sarebbero 96 grammi, facciamo un etto?’

Finalmente è ufficiale, anche se ci sono voluti ben tre secoli di ricerche per confermare ciò che alcuni ricercatori del passato avevano già intuito.

Alcuni recenti studi, pubblicati negli ultimi giorni, hanno stabilito che quello che finora era stato considerato un’unica specie, il Proteo, è in realtà un insieme di addirittura nove specie diverse, distribuite dal Carso Giuliano fino alla Bosnia.

Ma facciamo un passo indietro, al 1762.

Fu Scopoli il primo ricercatore a trovare, in alcune sorgenti esterne alle grotte, degli strani animali allora completamente sconosciuti. Non poteva ancora sapere che stava osservando quello che, di lì a poco, sarebbe diventato uno degli animali più iconici e affascinanti del sottosuolo.

Laurenti, comprendendo l’importanza della scoperta, nel 1768 assegnò a quell’animale il nome di Proteo, facendo però, di fatto, un torto a Scopoli, al quale sfumò così la paternità della scoperta.

Una volta scoperto il Proteo e iniziate le ricerche nelle grotte, gli studiosi che si susseguirono nel tempo notarono alcune differenze tra le varie popolazioni, intuendo che potessero appartenere a specie differenti.

Alcune di queste differenze erano molto evidenti, altre decisamente più difficili da individuare. Proprio questa variabilità ha rallentato per molto tempo la possibilità di suddividere le diverse popolazioni di Proteo in specie distinte.

“Finalmente, grazie alle moderne tecniche di indagini genetiche e scheletriche operate dei colleghi dell’Università di Lubiana, diamo un’identità alle notevoli differenze, sempre osservate da tutti noi che incontriamo i protei nei nostri fiumi carsici”, afferma Nicola Bressi , coature del lavoro e curatore del Museo di Storia Naturale di Trieste.

Dopo le analisi genetiche, scheletriche e morfologiche, si è quindi arrivati alla definizione di queste nuove specie e una di queste, per dar giustizia a un torto di secoli fa, sarebbe bello possa essere dedicata a Scopoli.

Ma non finisce qui.

Nel nostro Timavo, a circa 300 metri sotto la superficie, le indagini condotte dai ricercatori sloveni, insieme alle più recenti ricerche dell’Università di Trieste, hanno evidenziato un fatto davvero straordinario: nelle acque del fiume sotterraneo sono presenti ben due specie di Proteo. Una tipica del Carso italiano, e un’altra che arriva dalla Slovenia ma che ha popolazioni stabili anche in alcuni siti italiani.

Una scoperta che aggiunge un altro tassello alla conoscenza di uno degli ecosistemi sotterranei più affascinanti e misteriosi del nostro territorio.

Marco Restaino della Società Adriatica di Speleologia aggiunge: “ora possiamo dire che, un anno fa, il Proteo da record documentato nella Grotta Luftloch appartiene alla specie propria del Carso Giuliano.
Ma il vero colpo di scena delle ultime settimane è stato quello di aver trovato un altro esemplare da record, appartenente questa volta alla specie proveniente dalla Slovenia.
Quest’ultimo esemplare, é ancora più grande del precedente e con un peso effettivo di 100 grammi, spaccati al decimo!
Possiamo dire che il Timavo oggi custodisce il record di grandezza e peso di ambedue le specie!”

Dal punto di vista morfologico, i due esemplari che sono stati documentati di concerto con l’Università di Trieste, presentano differenze molto marcate, tanto da far ritenere già da tempo che appartenessero a due specie distinte. Per avere però una conferma scientifica definitiva, attendevamo i risultati delle analisi e le conclusioni degli studiosi che da molti anni si occupano della sistematica e della biologia del Proteo.

“Oggi questi risultati ci permettono finalmente di dare un significato preciso a differenze che avevamo osservato sul campo e di comprendere quanto sia ancora più complessa e articolata la biodiversità del nostro ambiente carsico” , afferma Chiara Manfrin , ricercatrice al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, che ha presentato alla prima giornata internazionale del carsismo svoltasi a Postumia, i primi risultati completi di un lavoro promosso dalla Regione FVG, riguardanti la distribuzione del Proteo in Italia.

Ancora una volta è il nostro Carso, con il Timavo e il suo mondo nascosto, a ricordarci quanto poco conosciamo delle meraviglie che scorrono proprio sotto i nostri piedi.

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  • Medaglia bronzea della Città di Trieste allo speleologo Pino Guidi
    Condividi Riconoscimento civico a Giuseppe “Pino” Guidi, speleologo del Carso e già direttore del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, coautore dei volumi sull’infortunistica speleologica in Italia Pino Guidi, storico protagonista della speleologia italiana, ha ricevuto la Medaglia bronzea della Città di Trieste, un riconoscimento civico che valorizza decenni di esplorazioni, ricerca e impegno nel Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia.Il conferimento della Medaglia bronzea della
     

Medaglia bronzea della Città di Trieste allo speleologo Pino Guidi

September 18th 2026 at 10:00

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Riconoscimento civico a Giuseppe “Pino” Guidi, speleologo del Carso e già direttore del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, coautore dei volumi sull’infortunistica speleologica in Italia

Pino Guidi, storico protagonista della speleologia italiana, ha ricevuto la Medaglia bronzea della Città di Trieste, un riconoscimento civico che valorizza decenni di esplorazioni, ricerca e impegno nel Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia.
Il conferimento della Medaglia bronzea della Città di Trieste a Giuseppe “Pino” Guidi lega ancora di più la sua figura alla storia del Carso, della speleologia e del soccorso in grotta.

Scrive Roberto Dipiazza sindaco di Trieste sulla sua pagina Facebook: ‘Questa mattina, nel corso di una cerimonia nel Salotto Azzurro Municipale, ho conferito la Medaglia bronzea della Città di Trieste allo speleologo Giuseppe “Pino” Guidi. Al conferimento erano presenti il vicesindaco Serena Tonel e il presidente della Società Alpina delle Giulie – Sezione CAI di Trieste Massimiliano Reiter, oltre a un nutrito gruppo di parenti e amici dello speleologo.
Mi sono complimentato con Guidi per il suo straordinario percorso. Il vicesindaco Tonel, dopo aver ringraziato lo speleologo per aver portato in alto il nome del capoluogo giuliano fuori dal perimetro della città, ha poi sottolineato come il conferimento celebri “la vera essenza della triestinità e l’amore profondo per il Carso”.
Giuseppe “Pino” Guidi (Venezia, 1938), trasferitosi a Trieste nel primissimo dopoguerra, è una delle figure più importanti della speleologia italiana, disciplina a cui ha dedicato oltre sessant’anni di vita coniugando l’esplorazione geografica al rigore scientifico e all’impegno civile. Lo scorso giugno ha ricevuto la Medaglia d’Oro del Club Alpino Italiano. La sua giovinezza è segnata dalle drammatiche tensioni sul confine orientale: nel novembre del 1953 partecipa ai moti per l’italianità di Trieste sotto il Governo Militare Alleato, rimanendo ferito e subendo la reclusione. In quel contesto stringe una fraterna amicizia con Mario Bussani, insieme al quale inizia l’attività speleologica prima nei sotterranei urbani e poi nel GEST (Gruppo Escursionisti Speleologi Triestini). In quel clima post-bellico, l’attività in grotta sul Carso si trasforma da subito in una missione civile dolorosa e necessaria: la ricerca e il recupero dei resti degli infoibati all’interno delle grandi voragini verticali, un impegno volto a restituire dignità e memoria alle vittime dei conflitti di frontiera.
Iscritto dal 1962 alla prestigiosa Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, di cui custodisce l’Archivio Storico dal 1965, Guidi ha firmato personalmente i rilievi topografici di oltre 400 cavità (principalmente in Friuli Venezia Giulia) e ha guidato importanti campagne sul massiccio del Canin e in tutta Italia. Nel 1977 è stato protagonista della storica spedizione della “Boegan” in Iran, dove ha rilevato 17 grotte e gettato le basi per il primo catasto speleologico nazionale iraniano.
Figura cardine del soccorso sotterraneo, ha ricoperto il ruolo di Direttore del Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia per il CNSAS, firmando come coautore il volume statistico ufficiale “Cinquant’anni di infortunistica speleologica in Italia”. Autore di una monumentale opera documentaria di quasi 1400 scritti tra studi scientifici, storici e bibliografici, ha contribuito in modo determinante alla rinascita del Catasto Speleologico regionale.
Ricevendo l’onorificenza dalle mani del Primo Cittadino, Guidi ha dichiarato: “Accetto con cuore questo riconoscimento a nome di tutti i grottisti triestini. Quello che ho fatto è merito di tutto l’ambiente “grottistico” triestino e regionale”.

Cerimonia per la Medaglia bronzea della Città di Trieste

La Medaglia bronzea della Città di Trieste è stata conferita allo speleologo Pino Guidi nel Salotto Azzurro del Municipio, nel corso di una cerimonia ufficiale presieduta dal sindaco Roberto Dipiazza.

Alla consegna della Medaglia bronzea della Città di Trieste erano presenti la vicesindaca Serena Tonel, il presidente della Società Alpina delle Giulie – sezione CAI di Trieste – Massimiliano Reiter e numerosi parenti, amici e grottisti.


La vicesindaca ha collegato la Medaglia bronzea della Città di Trieste alla “vera essenza della triestinità” e all’amore per il Carso, richiamando il lungo rapporto tra la città, la speleologia e il paesaggio ipogeo.

Speleologo Pino Guidi, una biografia intrecciata con Trieste

Giuseppe “Pino” Guidi nasce a Venezia nel 1938 e si trasferisce a Trieste nel primissimo dopoguerra, inserendosi in un contesto segnato dalle tensioni del confine orientale.


Nel novembre 1953 partecipa ai moti per l’italianità di Trieste sotto il Governo Militare Alleato, viene ferito, incarcerato e in quel periodo stringe la fraterna amicizia con Mario Bussani, futuro compagno di esplorazioni sotterranee.


Per la comunità speleologica, lo speleologo Pino Guidi è oggi ricordato come una figura che ha saputo collegare vicende storiche complesse, pratica esplorativa e costruzione di strumenti di memoria.

Dal Carso triestino alla Commissione Grotte “Eugenio Boegan”

L’attività dello speleologo Pino Guidi comincia nei sotterranei urbani triestini e prosegue nel Gest, Gruppo Escursionisti Speleologi Triestini, in un periodo in cui il Carso è anche luogo di ricerche sui resti degli infoibati.
Le esplorazioni nelle grandi voragini verticali assumono da subito una dimensione civile: recuperare i resti delle vittime e restituire loro dignità e memoria, integrando speleologia e impegno sociale.
Dal 1962 Guidi è socio della Commissione Grotte “Eugenio Boegan” della Società Alpina delle Giulie e dal 1965 ne custodisce l’Archivio Storico, firmando personalmente rilievi topografici di oltre 400 cavità, soprattutto in Friuli Venezia Giulia.
Questa attività sistematica di rilievo e catalogazione ha contribuito in modo diretto alla costruzione del catasto speleologico regionale, rendendo la produzione di Guidi un riferimento per generazioni di speleologi.

Esplorazioni internazionali e catasto speleologico in Iran

Nel 1977 lo speleologo Pino Guidi partecipa alla storica spedizione della Commissione Grotte “Eugenio Boegan” in Iran, durante la quale vengono rilevate 17 grotte e si gettano le basi per il primo catasto speleologico nazionale iraniano.
In quell’occasione, metodi di rilievo e documentazione sviluppati sul Carso triestino vengono applicati in un contesto nuovo, mostrando come la speleologia possa contribuire alla costruzione di strumenti di conoscenza del territorio anche su scala internazionale.
L’esperienza iraniana conferma il ruolo del lavoro di Guidi nel promuovere l’idea di un catasto speleologico strutturato, fondato su dati verificati e rilievi accurati, elemento oggi centrale in molte regioni carsiche.

Direttore del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia e studio dell’infortunistica speleologica

Giuseppe “Pino” Guidi è stato Direttore del Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia per il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), collocandosi al centro della costruzione delle strutture di soccorso in grotta nella regione.
Nel quadro delle attività del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, Guidi firma come coautore il volume statistico ufficiale “Cinquant’anni di infortunistica speleologica in Italia (1947–1997); torrentismo: 12 anni di infortunistica (1985–1997)”, pubblicato nel 2000 nella collana dei manuali tecnici del CNSAS.[10][4]
Il volume sull’infortunistica speleologica analizza 674 incidenti in grotta tra il 1947 e il 1997, con 1039 speleologi coinvolti e 74 deceduti, oltre a 52 incidenti di torrentismo registrati tra il 1985 e il 1997, con 108 coinvolti e 6 morti.[11][4]
Questi dati sull’infortunistica speleologica contribuiscono a definire linee di prevenzione, formazione e gestione del rischio, rendendo il lavoro di Guidi e dei suoi coautori uno strumento ancora oggi citato nei contesti tecnici e didattici.[12][4]

Produzione scientifica, storia associativa e memoria dei grottisti

Oltre alla direzione del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, lo speleologo Pino Guidi è autore di una vasta opera documentaria composta da circa 1400 scritti tra studi scientifici, storici e bibliografici sulla speleologia e sul Carso.[6][1]
Tra questi si contano volumi dedicati agli incidenti speleologici di specifici decenni, aggiornamenti sull’infortunistica speleologica e lavori sulla storia delle associazioni speleologiche del Friuli Venezia Giulia.[11][12][8]
Una parte consistente dei suoi contributi è stata pubblicata attraverso la Commissione Grotte “Eugenio Boegan” e la rete speleologica regionale, rendendo la figura di Guidi centrale anche per la memoria delle strutture associative e dei gruppi grotte.[7][8]

Medaglia d’Oro del CAI e altri riconoscimenti

La Medaglia bronzea della Città di Trieste giunge pochi mesi dopo la Medaglia d’Oro del Club Alpino Italiano, massima benemerenza del sodalizio, conferita a Pino Guidi l’8 giugno 2026 presso la Sala Proiezioni della Società Alpina delle Giulie.[3][5][6]
Nella motivazione della Medaglia d’Oro del CAI si ricordano oltre 415 rilievi topografici e circa 1400 pubblicazioni, che hanno contribuito a migliorare la comprensione del mondo sotterraneo dalle Alpi Giulie al Carso triestino.[5][3]
In passato la città ha già assegnato riconoscimenti a figure di spicco della speleologia triestina, come il Sigillo Trecentesco o la medaglia di bronzo provinciale, segnando una continuità tra il conferimento della Medaglia bronzea della Città di Trieste a Pino Guidi e una tradizione di attenzione verso i grottisti.[13][14]

Il significato della Medaglia bronzea per la comunità speleologica

Ricevendo la Medaglia bronzea della Città di Trieste, Pino Guidi ha dichiarato di accettare il riconoscimento “a nome di tutti i grottisti triestini”, attribuendo il merito al complesso ambiente speleologico cittadino e regionale.[2][1]
Per la speleologia italiana e per il Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, la Medaglia bronzea della Città di Trieste rappresenta un segnale di attenzione istituzionale verso un lavoro che ha unito esplorazione, sicurezza e conservazione della memoria.[9][1]
La storia di Guidi mostra come la speleologia possa dialogare con le amministrazioni e con la società civile, attraverso strumenti come il catasto delle cavità, gli studi sull’infortunistica speleologica e le strutture di soccorso in grotta, contribuendo alla tutela del patrimonio ipogeo e alla gestione del rischio.[4][1]


Fonti

Fonti
[1] Dal drammatico recupero dei resti degli infoibati alle missioni in Iran e ai 1400 scritti pubblicati: premiato lo speleologo Giuseppe ”Pino” Guidi https://www.ildolomiti.it/societa/2026/dal-drammatico-recupero-dei-resti-degli-infoibati-alle-missioni-in-iran-e-ai-1400-scritti-pubblicati-premiato-lo-speleologo-giuseppe-pino-guidi
[2] Il Sindaco ha conferito la Medaglia bronzea della Città di … https://www.comune.trieste.it/it/novita-227102/comunicati-227104/il-sindaco-ha-conferito-la-medaglia-bronzea-della-citta-di-trieste-allo-speleologo-giuseppe-pino-guidi-327445
[3] Medaglia d’Oro del CAI a Pino Guidi, lo speleologo che ha mappato … https://www.scintilena.com/medaglia-doro-del-cai-a-pino-guidi-lo-speleologo-che-ha-mappato-il-carso-e-fondato-il-soccorso-in-grotta/06/06/
[4] [PDF] del CORPO NAZIONALE SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-nr17-dic-2000.pdf
[5] Medaglia d’oro del Cai all’esploratore degli abissi: Pino Guidi entra nella storia https://www.ilpiccolo.it/cronaca/speleologia-medaglia-oro-cai-pino-guidi-trieste-foefm59y
[6] Pino Guidi, medaglia d’oro del Cai allo storico esploratore … https://www.ildolomiti.it/cronaca/2026/pino-guidi-medaglia-doro-del-cai-allo-storico-esploratore-degli-abissi-cambiano-i-materiali-cambia-la-tecnica-ma-i-pericoli-della-grotta-sono-sempre-gli-stessi
[7] Trieste, in uscita la rivista “Atti e Memorie”, vol.48 – Scintilena https://www.scintilena.com/trieste-in-uscita-la-rivista-atti-e-memorie-vol-48/02/19/
[8] Storia della speleologia e del soccorso https://www.boegan.it/2012/02/storia/
[9] BILANCIO SOCIALE 2024 https://cnsas-fvg.it/images/documents/Bilanci/Bilancio_sociale_2024_Last.pdf
[10] Libri (ordinati per titolo) https://www.gsags.it/wp-content/uploads/LIBRI-ord-x-TITOLO-17042019.pdf
[11] Speleo-incidenti-1981-1990.pdf https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2020/03/Speleo-incidenti-1981-1990.pdf
[12] novembre2003 https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-nr27-dic-2003.pdf
[13] COMMISSIONE http://www.boegan.it/wp-content/uploads/2017/08/Progressione_059.pdf
[14] Articoli correlati https://www.boegan.it/2015/06/m-radacich/
[15] Un Anno di Scoperte e Ricerca con l’ultimo numero on line – Scintilena https://www.scintilena.com/cronache-ipogee-un-anno-di-scoperte-e-ricerca-con-lultimo-numero-on-line/01/03/
[16] [PDF] Raccolta Agosto 2019 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2019_8_Raccolta_Scintilena_Agosto.pdf
[17] Scintilena – il giornale quotidiano della speleologia italiana – Scintilena https://www.scintilena.com/category/0/page/723/?/wp-admin/install_php&wpmp_switcher=desktop
[18] [PDF] Raccolta Gennaio 2015 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2015_1_Raccolta_Scintilena_Gennaio.pdf
[19] [PDF] Raccolta Luglio 2019 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2019_7_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[20] Pagina 21 di 2372 – Una luce nel buio – il giornale … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/21/?wpmp_switcher=desktop
[21] E’ morto Fabio Forti, l’ultimo carsologo. Il ricordo di Pino Guidi – Scintilena https://www.scintilena.com/e-morto-fabio-forti-lultimo-carsologo-il-ricordo-di-pino-guidi/09/17/
[22] Selezioni per Aspiranti Volontari del Soccorso … – Scintilena https://www.scintilena.com/selezioni-per-aspiranti-volontari-del-soccorso-speleologico-in-friuli-venezia-giulia/12/06/
[23] Incidenti in speleologia subacquea: il libro di Michel Ribera analizza decenni di dati e svela i meccanismi fatali – Scintilena https://www.scintilena.com/incidenti-in-speleologia-subacquea-il-libro-di-michel-ribera-analizza-decenni-di-dati-e-svela-i-meccanismi-fatali/02/21/
[24] [PDF] Indice Articoli 2014 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2014_Indice_articoli_Scintilena.pdf
[25] Pubblicata l’edizione inglese di Study of Cave Diving Accidents https://www.scintilena.com/pubblicata-ledizione-inglese-di-study-of-cave-diving-accidents/12/30/
[26] Aperte le Selezioni per Aspiranti Volontari del Soccorso Speleologico – Scintilena https://www.scintilena.com/aperte-le-selezioni-per-aspiranti-volontari-del-soccorso-speleologico/10/13/
[27] [PDF] Raccolta Maggio 2013 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2013_05_Raccolta_Scintilena_Maggio.pdf
[28] Evoluzione della Speleologia in Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/evoluzione-della-speleologia-in-italia-dalle-origini-al-riconoscimento-internazionale-xix-secolo-2009/01/26/
[29] redazione — Trieste Cafe https://www.triestecafe.it/autore/login-redazione
[30] Evacuazione di parapendista http://www.cnsas.it/wp-content/uploads/2016/09/luglio-2016.pdf-1.pdf
[31] Categoria: Attualità – NordestNews | https://www.nordestnews.it/category/attualita/
[32] [PDF] Soccorso speleologico https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-supplemento-nr-65-novembre-2016.pdf
[33] Biblioteca al 12-04.-2022.xlsx https://www.valloverticale.it/openbiblio/opac/catalogo.pdf
[34] Speleo https://www.cnsas.it/soccorso-speleologico/
[35] JK http://www.speleo.it/site/images/speleologia/Speleologia_39_Dic_1998%20OCR.pdf
[36] Elenco libri per sito cai 2003 https://www.cairimini.it/wp-content/uploads/2016/11/Elenco_libri_per_sito_CAI_Rimini_aggiornato_al_21_11_2016.pdf
[37] Cronache Ipogee: Le Ultime Novità dalla Speleologia del Friuli Venezia Giulia – Scintilena https://www.scintilena.com/cronache-ipogee-le-ultime-novita-dalla-speleologia-del-friuli-venezia-giulia/02/06/
[38] Trieste speleologi premiati in Regione per la scoperta della Grotta … https://www.scintilena.com/trieste-speleologi-premiati-in-regione-per-la-scoperta-della-grotta-luftloch/04/08/
[39] [PDF] Raccolta Giugno 2011 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2011_06_Raccolta_Scintilena_Giugno.pdf
[40] Programma XXI Congresso Nazionale di Speleologia (2-5 giugno, Trieste) – Scintilena https://www.scintilena.com/programma-xxi-congresso-nazinale-di-speleologia-2-5-giugno-trieste/05/04/
[41] [PDF] Raccolta Settembre 2016 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2016_09_Raccolta_Scintilena_Settembre.pdf
[42] [PDF] Raccolta Maggio 2012 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2012_05_Raccolta_Scintilena_Maggio.pdf
[43] Grotte Preistoriche del Friuli Venezia Giulia: Un Viaggio nel Patrimonio Speleologico Regionale – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-preistoriche-del-friuli-venezia-giulia-un-viaggio-nel-patrimonio-speleologico-regionale/01/17/
[44] Tutela del patrimonio ipogeo e attività speleologica https://www.scintilena.com/feed/
[45] [PDF] Raccolta Aprile 2006 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2006_4_Raccolta_Scintilena_Aprile.pdf
[46] Archeologia e speleologia insieme per la ricerca e la tutela … https://www.scintilena.com/archeologia-e-speleologia-insieme-per-la-ricerca-e-la-tutela-del-patrimonio-ipogeo-si-parte-con-il-cat-trieste/09/23/
[47] Cavit https://www.scintilena.com/cavit/01/11/
[48] “‘i https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2021/05/GUIDI-Pino-2000-Le-associazioni-speleologiche-del-Friuli-Venezia-Giulia-dagli-inizi-al-2000.-Saggio-cronologico_web.pdf
[49] Sitemap – Il Meridiano https://www.il-meridiano.it/sitemap.html
[50] NordEstNews.com: Home https://www.nordestnews.com/
[51] RassegnaStampa2014LugDic https://www.legambientetrieste.it/RassegnaStampa2014LugDic.htm
[52] [PDF] FEBBRAIO 2012 – Federico Guidi https://www.guidifederico.it/newsletter/FEBBRAIO_2012.pdf

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  • Scintilena, il post numero 25mila parla di pipistrelli e speleologi
    Condividi Il traguardo editoriale del notiziario italiano di speleologia riporta al centro il rapporto tra pipistrelli, grotte, tutela e necessità esplorative: una collaborazione che richiede dati, attenzione stagionale e comportamenti condivisi. Il post numero 25mila di Scintilena è dedicato ai pipistrelli. La scelta mette in evidenza un tema che attraversa da sempre l’attività in grotta: il rapporto tra speleologi e chirotteri. Non è un legame soltanto simbolico. Le cavità naturali sono
     

Scintilena, il post numero 25mila parla di pipistrelli e speleologi

September 18th 2026 at 09:00

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Il traguardo editoriale del notiziario italiano di speleologia riporta al centro il rapporto tra pipistrelli, grotte, tutela e necessità esplorative: una collaborazione che richiede dati, attenzione stagionale e comportamenti condivisi.

Il post numero 25mila di Scintilena è dedicato ai pipistrelli. La scelta mette in evidenza un tema che attraversa da sempre l’attività in grotta: il rapporto tra speleologi e chirotteri.

Non è un legame soltanto simbolico. Le cavità naturali sono luoghi di esplorazione, studio e documentazione. Per molte specie di pipistrelli sono anche rifugi essenziali, usati in momenti diversi del ciclo annuale.

Il binomio speleologi-pipistrelli diventa quindi quasi automatico. Chi percorre una grotta può osservare presenze biologiche rilevanti. Chi studia e tutela i chirotteri ha spesso bisogno della conoscenza tecnica delle cavità, dei loro accessi e delle condizioni ambientali interne.

Pipistrelli e speleologi, il significato del post 25mila di Scintilena

Raggiungere 25mila pubblicazioni significa segnare una tappa nella storia editoriale di Scintilena. La scelta dei pipistrelli come argomento del post numero 25mila richiama una delle responsabilità più concrete della speleologia contemporanea: esplorare senza ignorare gli organismi che vivono nel sottosuolo.

I pipistrelli non occupano tutte le grotte nello stesso modo. Alcune specie sono definite troglofile perché utilizzano con regolarità cavità sotterranee come rifugio. Altre possono alternare grotte, fessure rocciose, edifici, miniere, cavità artificiali e alberi maturi, in funzione della stagione e delle condizioni locali.

La grotta, quindi, non è una semplice struttura geologica. Può essere un sito di riposo diurno, un rifugio riproduttivo, un luogo di svernamento o uno spazio frequentato in autunno per l’attività sociale e l’accoppiamento. Ogni funzione comporta vulnerabilità diverse.

In Italia sono presenti circa 34 specie di chirotteri, secondo la sezione speleologica di Tutela Pipistrelli. L’associazione ricorda anche che le categorie ecologiche non sono rigide: molte specie possono scegliere rifugi differenti nel corso dell’anno.

Tutela dei pipistrelli in grotta e fasi sensibili del ciclo annuale

Il punto più delicato riguarda i periodi sensibili. Durante l’inverno molti pipistrelli entrano in ibernazione. Il torpore consente di ridurre il dispendio energetico quando gli insetti disponibili sono pochi o assenti.

Un disturbo può provocare un risveglio. Questo implica consumo di riserve lipidiche. Se l’episodio si ripete, il rischio per i singoli animali e per l’intera colonia aumenta.

La riproduzione è un’altra fase critica. In primavera e in estate le femmine possono formare colonie riproduttive, dette nursery. In questi siti avvengono gravidanza, parto e allevamento dei piccoli. L’ingresso non programmato, il rumore, la luce diretta e il contatto ravvicinato possono alterare il comportamento degli animali.

Le conoscenze scientifiche richiamano quindi alla prudenza. Una ricerca pubblicata nel 2024 su Scientific Reports, dedicata agli ingressi per censimento nelle cavità di ibernazione, ha rilevato una relazione tra attività dei pipistrelli dopo il sopralluogo e intensità del disturbo, valutata considerando numero di persone e tempo trascorso nella grotta.

La tutela dei pipistrelli non coincide con la rinuncia assoluta alla speleologia. Richiede piuttosto di stabilire dove, quando e come entrare. La pianificazione deve partire dalla funzione biologica del sito e dalle evidenze disponibili.

Esplorazione speleologica sostenibile e comportamenti sul campo

Il rapporto tra pipistrelli e speleologi trova una soluzione operativa in una speleologia attenta al contesto. L’esplorazione produce informazioni importanti su sviluppo, morfologia, microclima, accessi e stato di conservazione delle cavità. Sono dati che possono risultare utili anche ai chirotterologi e agli enti di gestione.

Allo stesso tempo, la prima frequentazione di un ramo o di una cavità comporta una particolare cautela. Il materiale formativo della Società Speleologica Italiana ricorda che la prima esplorazione determina in genere una perdita di naturalità maggiore rispetto alle frequentazioni successive. L’affermazione invita a valutare itinerari, soste, passaggi stretti e modalità di documentazione.

In presenza di pipistrelli, alcune regole restano semplici:

  • Muoversi con calma e senza gridare.
  • Non illuminare direttamente gli animali.
  • Non toccarli e non tentare identificazioni manuali.
  • Mantenere la maggiore distanza compatibile con la sicurezza della progressione.
  • Non alterare il microclima con soste prolungate o interventi non necessari.
  • Evitare attività nelle cavità e nei periodi indicati come sensibili per colonie note.
  • Rinunciare a usare grotte con colonie per corsi o frequentazioni numerose.
  • Registrare osservazioni utili, con data, settore della cavità, numero apparente di individui e comportamento, senza diffondere informazioni che possano favorire il disturbo.

La fotografia può essere utile alla documentazione. Non deve trasformarsi in un fattore di pressione. La priorità resta sempre il benessere degli animali e la conservazione del rifugio.

Monitoraggio dei pipistrelli e contributo degli speleologi

Il contributo degli speleologi può essere decisivo se inserito in protocolli chiari. Rilievi accurati, fotografie ottenute senza disturbo, schede di osservazione e descrizioni dei rami possono aiutare a individuare siti rilevanti e ad aggiornare la conoscenza della distribuzione dei chirotteri.

Il monitoraggio richiede però prudenza metodologica. Una colonia osservata una volta non definisce automaticamente la funzione della cavità. Il numero di individui, la composizione specifica e l’uso stagionale devono essere interpretati da specialisti e, quando necessario, verificati con censimenti programmati.

Tutelare i pipistrelli significa anche proteggere l’habitat. La protezione riguarda i rifugi, le aree di alimentazione e i collegamenti ecologici tra questi elementi. Per le cavità ciò si traduce in gestione degli accessi, conoscenza delle stagioni di utilizzo e prevenzione delle alterazioni fisiche e microclimatiche.

Tutela Pipistrelli propone agli speleologi una scheda per la segnalazione dei pipistrelli in grotta. Il modello valorizza l’informazione raccolta sul campo e la indirizza verso l’individuazione dei rifugi più importanti e delle misure di salvaguardia più appropriate.

Il binomio speleologi-pipistrelli come impegno permanente

Il post numero 25mila di Scintilena usa i pipistrelli per richiamare un tema che non riguarda solo un anniversario editoriale. Il rapporto tra speleologi e pipistrelli è parte della pratica quotidiana nelle cavità naturali e artificiali.

Esplorare significa osservare. Osservare significa anche riconoscere limiti e priorità. In molte situazioni, il dato più utile non è arrivare oltre, ma sapere quando ridurre il disturbo, cambiare programma o segnalare una colonia.

La collaborazione con chirotterologi, associazioni di tutela, enti territoriali e gestori delle aree protette permette di rendere compatibili esigenze conoscitive e conservazione. È questa la direzione indicata dalla letteratura e dalle esperienze di monitoraggio: conoscenza condivisa, accessi valutati caso per caso e protezione effettiva dei rifugi.

Il binomio speleologi-pipistrelli resta così un impegno concreto. La tutela dei pipistrelli passa anche dalla qualità delle esplorazioni, dalla formazione e dalla responsabilità con cui viene frequentato il mondo sotterraneo.

Fonti

  • Tutela Pipistrelli, “La sezione speleo”.
  • Scintilena, “Pipistrelli e grotte: la scienza conferma gli effetti del disturbo umano sulle colonie in ibernazione”, 12 marzo 2026.
  • Whiting et al., “Disturbance of hibernating bats due to researchers entering caves to conduct hibernacula surveys”, Scientific Reports, 2024.
  • Società Speleologica Italiana, materiali formativi “Introduzione alla Speleologia” e “I pipistrelli troglofili”, 2009.
  • Russo, Cistrone e Carotenuto, I chirotteri della Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa.

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  • Bat box a Pavia: Tutela Pipistrelli tra recupero faunistico e informazione
    Condividi Bat box a Pavia e tutela dei pipistrelli al centro dell’incontro «Ali nella notte», annunciato con conferenza a Palazzo Mezzabarba e liberazione nel cortile di Palazzo Saglio. L’incontro annunciato a Pavia Una bat box a Pavia come punto di partenza per parlare di fauna urbana, recupero dei chirotteri e corretta informazione. È il tema dell’iniziativa «Ali nella notte – I pipistrelli tra scienza e leggenda», annunciata da Tutela Pipistrelli APS. Secondo la comunicazione dell’a
     

Bat box a Pavia: Tutela Pipistrelli tra recupero faunistico e informazione

September 18th 2026 at 08:00

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Bat box a Pavia e tutela dei pipistrelli al centro dell’incontro «Ali nella notte», annunciato con conferenza a Palazzo Mezzabarba e liberazione nel cortile di Palazzo Saglio.

L’incontro annunciato a Pavia

Una bat box a Pavia come punto di partenza per parlare di fauna urbana, recupero dei chirotteri e corretta informazione. È il tema dell’iniziativa «Ali nella notte – I pipistrelli tra scienza e leggenda», annunciata da Tutela Pipistrelli APS.

Secondo la comunicazione dell’associazione, il Comune di Pavia ha invitato la realtà romana a intervenire come relatrice in un appuntamento collegato alla posa di una bat box. L’installazione farebbe parte di un più ampio progetto comunale dedicato alla salvaguardia della fauna selvatica.

L’incontro è indicato per il 18 settembre alle 19 nella Sala Consiglio di Palazzo Mezzabarba. Il programma annunciato prevede una conferenza stampa e, in seguito, la liberazione di pipistrelli nel cortile di Palazzo Saglio.

Al momento della verifica non è stata rintracciata una pagina istituzionale del Comune di Pavia indicizzata che riporti il programma completo. Restano quindi da attribuire all’annuncio di Tutela Pipistrelli la data, gli orari, l’esatta collocazione della bat box, le specie coinvolte nel rilascio e gli aspetti autorizzativi dell’operazione. Questa distinzione è utile per descrivere con precisione un’iniziativa che riguarda specie protette e attività specialistiche.

Il titolo scelto ha un precedente rilevante nel contesto cittadino. Il museo Kosmos dell’Università di Pavia ha dedicato nel 2021-2022 una mostra a pipistrelli, biologia, immaginario e conservazione. L’appuntamento annunciato riprende quindi un tema già presente nella divulgazione scientifica pavese.

Tutela Pipistrelli APS e il recupero dei chirotteri

Tutela Pipistrelli APS è nata a Roma nel dicembre 2012. Il sito dell’associazione indica la sede legale in via Valeria Moriconi 52 e una voliera presso Parsec Flor, in via della Marcigliana 532. Tra le finalità pubblicate figurano il raccordo fra ricercatori, mondo scientifico e pubblico, la divulgazione di informazioni corrette sui chirotteri e il dialogo con istituzioni, privati e Centri di recupero animali selvatici.

L’attività descritta non riguarda solo la comunicazione. L’associazione indica anche il primo soccorso, la gestione in cattività, la riabilitazione e il successivo rilascio degli individui idonei. Per gli animali non liberabili sono previste strutture di gestione adeguate. In questo quadro, una liberazione pubblica non va letta come un atto simbolico isolato. Se effettuata con le autorizzazioni richieste e dopo la valutazione sanitaria e comportamentale, rappresenta l’ultima fase di un percorso di recupero.

La presenza di operatori preparati ha anche un valore pratico per i cittadini. Un pipistrello trovato a terra, ferito o in difficoltà non dovrebbe essere raccolto e gestito in modo improvvisato. Le indicazioni vanno richieste ai soggetti competenti sul territorio, così da limitare lo stress per l’animale e adottare procedure corrette.

Bat box a Pavia: utilità, condizioni e monitoraggio

La prospettiva di una bat box a Pavia merita una lettura realistica. Una bat box è un rifugio artificiale. Non è un nido e non assicura che i pipistrelli la occupino subito. Può offrire cavità alternative dove gli habitat disponibili sono pochi, oltre ad avere una funzione educativa per chi vive e frequenta la città.

La sintesi di Conservation Evidence classifica la posa di rifugi artificiali per pipistrelli come intervento «likely to be beneficial», cioè probabilmente benefico. La valutazione riunisce 44 studi. Gli esiti non sono uniformi perché entrano in gioco disegno del manufatto, microclima, specie presenti, supporto, esposizione, paesaggio circostante e durata del controllo.

Un caso italiano riportato nella stessa raccolta aiuta a evitare promesse semplicistiche. In uno studio svolto dal 2007 al 2009, l’uso delle cassette variava dal 12 al 21% nel primo anno, saliva al 26-35% nel secondo e raggiungeva il 40% nel terzo. La frequenza d’uso aumentava con il tempo dalla posa e con l’altezza della cassetta. Si tratta di un risultato utile, non di una previsione automatica per ogni sito.

La revisione di Nathalie Ruegger, basata su 109 pubblicazioni, sottolinea che le cassette vanno programmate per il lungo periodo. Materiali durevoli, più modelli, diverse esposizioni e microclimi, installazioni in gruppi e manutenzione sono elementi da valutare. La stessa revisione richiama un punto essenziale: le bat box non possono diventare una giustificazione per rimuovere alberi con cavità potenzialmente utilizzabili dai chirotteri.

Per questo la bat box a Pavia avrebbe maggiore efficacia se accompagnata da monitoraggi non invasivi e da una strategia più ampia. Conservare alberi maturi e cavità, valutare i rifugi negli edifici, proteggere le aree di foraggiamento, limitare il disturbo e usare con prudenza l’illuminazione notturna sono azioni complementari. Nei siti sotterranei, inoltre, il Centro Regionale Chirotteri raccomanda di minimizzare rumore, fumo e altre fonti di disturbo.

Convivenza urbana e interesse speleologico

La bat box a Pavia collega un gesto visibile a una questione più ampia: la convivenza tra persone e chirotteri. In ambito urbano i conflitti possono nascere dalla presenza di colonie nei fabbricati o dal rinvenimento di giovani esemplari nel periodo estivo. Interventi frettolosi sui rifugi possono creare problemi agli animali e non risolvere la situazione nel tempo.

L’informazione scientifica serve a sostituire paure e leggende con comportamenti verificabili. In questo senso, l’incontro annunciato può mettere in relazione la cura del singolo animale, il rispetto dei rifugi e la gestione degli habitat cittadini. Anche per il pubblico speleologico il tema è vicino: grotte, cavità artificiali ed edifici storici possono ospitare chirotteri in periodi sensibili del loro ciclo biologico. La frequentazione e gli interventi devono quindi essere programmati con attenzione.

Rimangono alcuni dati da chiarire per definire l’iniziativa nel dettaglio: il modello e la posizione della bat box, il soggetto incaricato della manutenzione, le specie e il numero degli animali eventualmente liberati, la loro provenienza e la struttura che coordina le autorizzazioni. La disponibilità di queste informazioni consentirebbe di valutare nel tempo i risultati della bat box a Pavia e di collocarla in un programma urbano di tutela misurabile.

Fonti

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  • Cisterne Romane di Fermo, il sistema idrico sotterraneo che racconta la città di Firmum
    Condividi Trenta camere comunicanti, 2.200 metri quadrati e una rete di raccolta e distribuzione dell’acqua: le Cisterne Romane di Fermo conservano un capitolo rilevante dell’ingegneria idraulica di età romana nelle Marche. Cisterne Romane di Fermo: un impianto sotto il centro storico Le Cisterne Romane di Fermo formano un grande complesso idrico sotterraneo nel cuore dell’antica Firmum. Il nucleo oggi visitabile si trova sotto gli edifici sul lato orientale di Piazza del Popolo e si raggi
     

Cisterne Romane di Fermo, il sistema idrico sotterraneo che racconta la città di Firmum

September 18th 2026 at 07:00

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Trenta camere comunicanti, 2.200 metri quadrati e una rete di raccolta e distribuzione dell’acqua: le Cisterne Romane di Fermo conservano un capitolo rilevante dell’ingegneria idraulica di età romana nelle Marche.

Cisterne Romane di Fermo: un impianto sotto il centro storico

Le Cisterne Romane di Fermo formano un grande complesso idrico sotterraneo nel cuore dell’antica Firmum. Il nucleo oggi visitabile si trova sotto gli edifici sul lato orientale di Piazza del Popolo e si raggiunge dal Museo Civico Archeologico, in via Paccarone 36.

Il complesso è composto da 30 ambienti comunicanti. Le camere sono disposte in tre file parallele e occupano complessivamente circa 2.200 metri quadrati. Fermo Musei colloca la realizzazione dell’impianto nel I secolo d.C.; una lettura più prudente, riportata anche nella documentazione dell’istituto museale, estende l’orizzonte costruttivo tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C. Il Catalogo generale dei beni culturali lo data alla prima età imperiale. [web:10][web:7][web:2]

Le Cisterne Romane di Fermo non sono quindi una cavità naturale. Sono un’opera ipogea costruita per gestire una risorsa essenziale alla città romana. La loro conservazione permette di osservare da vicino l’incontro tra architettura, infrastruttura e organizzazione urbana.

Architettura delle Cisterne Romane di Fermo

La grande vasca misura internamente 65,12 metri per 29 metri. Ogni camera presenta dimensioni che variano approssimativamente tra 5,46 e 5,83 metri per 9,08-9,24 metri. L’altezza interna è compresa fra 5,53 e 5,56 metri. Il volume e la disposizione degli spazi restituiscono l’idea di un impianto unitario e articolato. [web:2]

Le strutture perimetrali sono in opera cementizia con paramento laterizio. Le pareti interne sono invece in opus testaceum. Tutte erano rivestite di opus signinum, il cocciopesto romano ottenuto da frammenti laterizi e calce. Questo rivestimento idraulico rendeva impermeabili le superfici della vasca ed era impiegato anche in altri contesti, come terme e pavimentazioni musive. [web:2][web:17]

Le volte a botte coprono gli ambienti rettangolari. Gli archi a tutto sesto collegano le camere tra loro. La pavimentazione presenta una pendenza, elemento che si collega alla circolazione regolata dell’acqua da un vano all’altro. [web:7]

Sistema idrico romano e funzione urbana

La funzione delle Cisterne Romane di Fermo andava oltre la semplice conservazione dell’acqua. Il complesso raccoglieva risorse idriche, soprattutto piovane secondo le fonti museali, le faceva circolare tra le camere e le distribuiva verso il tessuto urbano. Lungo il lato orientale resta riconoscibile il condotto di alimentazione. Un cunicolo in muratura, orientato verso nord, era destinato allo scarico. Due fistulae plumbee presso l’angolo nord-est indirizzavano l’acqua verso la parte più bassa della città. [web:2][web:7]

La cisterna svolgeva anche una funzione strutturale. La scheda del Catalogo generale dei beni culturali la interpreta infatti come sostruzione dell’area forense soprastante. In altre parole, l’opera contribuiva a sostenere e organizzare lo spazio pubblico della città, unendo esigenze tecniche e urbanistiche. [web:2]

Fermo Musei riferisce una portata massima di circa 15.000 metri cubi. Il valore va presentato come stima di capacità massima indicata dalla fonte, non come quantificazione definitiva del volume effettivamente sfruttabile. La fonte museale ricorda anche ipotesi storiche su un possibile utilizzo per equipaggiamenti navali; l’ipotesi non equivale a una destinazione accertata dell’intero sistema. [web:7]

Girfalco e archeologia del sottosuolo fermano

Le Cisterne Romane di Fermo fanno parte di una rete più ampia nel settore del Girfalco. Le fonti di Fermo Musei menzionano tre serbatoi: un primo ambiente oggi interrato, le Piccole Cisterne e il grande complesso in via degli Aceti. Le Piccole Cisterne sono situate all’ingresso di Piazza del Popolo, mentre le Grandi Cisterne costituiscono il nucleo di maggiore estensione. [web:7]

La conoscenza del sottosuolo cittadino si è arricchita anche con ricognizioni speleologiche. Un approfondimento pubblicato da La Scintilena riferisce delle ricerche del Gruppo Speleologico Cavità Artificiali del CAI di Fermo e segnala altre strutture: il cosiddetto Pozzo del tempio pagano presso la Cattedrale del Girfalco, una cisterna individuata nel 1927 all’estremità orientale del colle e un vano associato alla zona del Teatro Romano. Per il pozzo, la ricostruzione proposta da Massimo Spagnoli lo considera una cisterna autonoma e non un’opera che alimentasse le Grandi Cisterne. [web:11]

Questi elementi invitano a leggere le Cisterne Romane di Fermo dentro un paesaggio sotterraneo complesso. Le attribuzioni funzionali devono restare distinte tra dati visibili, documentazione archeologica e ipotesi interpretative.

Visita alle Cisterne Romane di Fermo

Nel calendario ordinario pubblicato da Fermo Musei, valido dal 15 settembre 2025 al 31 maggio 2027, il lunedì è giorno di chiusura. Dal martedì al venerdì sono previste visite guidate alle 11:00 e alle 16:00. Sabato e domenica l’apertura è indicata dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00. Per i gruppi è consigliata la prenotazione. [web:10]

Gli orari, le eventuali aperture speciali e le modalità di accesso possono cambiare. Prima della visita è utile verificare direttamente gli aggiornamenti sul sito di Fermo Musei. La continuità materiale delle murature, delle volte e dei rivestimenti rende il percorso un osservatorio significativo per chi studia cavità artificiali, archeologia dell’acqua e forme storiche di gestione delle risorse.

Fonti

https://www.facebook.com/share/p/18T8h7yRcf/?mibextid=wwXIfr

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  • Cartografia digitale e GPS per il torrentismo: a ottobre il corso online della SNT
    Condividi La Scuola Nazionale di Torrentismo del Club Alpino Italiano propone il corso T21 dedicato alla cartografia digitale, all’uso di GPS, app e strumenti web e alle tecniche di rilievo. Il corso si svolgerà online nel mese di ottobre 2026, con un massimo di 16 partecipanti. La Scuola Nazionale di Torrentismo (SNT) del CAI organizza dal 1° al 31 ottobre 2026 il corso T21 – Cartografia digitale e GPS, un appuntamento formativo dedicato all’utilizzo degli strumenti digitali per l’orientamen
     

Cartografia digitale e GPS per il torrentismo: a ottobre il corso online della SNT

September 18th 2026 at 06:00

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La Scuola Nazionale di Torrentismo del Club Alpino Italiano propone il corso T21 dedicato alla cartografia digitale, all’uso di GPS, app e strumenti web e alle tecniche di rilievo. Il corso si svolgerà online nel mese di ottobre 2026, con un massimo di 16 partecipanti.

La Scuola Nazionale di Torrentismo (SNT) del CAI organizza dal 1° al 31 ottobre 2026 il corso T21 – Cartografia digitale e GPS, un appuntamento formativo dedicato all’utilizzo degli strumenti digitali per l’orientamento, la navigazione e il rilievo nelle attività di torrentismo e, più in generale, nelle attività outdoor.

Il corso si svolgerà online ed è diretto da Alessandro Rossi. La quota di partecipazione è di 30 euro e i posti disponibili sono limitati a un massimo di 16 iscritti.

Cartografia, GPS e rilievo

L’obiettivo è fornire ai partecipanti una buona conoscenza di base della cartografia digitale e la capacità di utilizzare GPS, applicazioni e strumenti web durante le uscite di torrentismo o altre attività in ambiente.

Il programma affronta inoltre le diverse fasi necessarie per eseguire un rilievo, dalla conoscenza della strumentazione impiegata fino alle tecniche utilizzate per la restituzione grafica dei dati raccolti.

Il corso ha validità come aggiornamento SNT. Non è valido, invece, come aggiornamento SNS.

Informazioni e iscrizioni

Per ulteriori informazioni è possibile contattare IT Alessandro Rossi (alessandro.rossi@mail.com – 349 6985892), INT Greta Coppini (gretacoppini.90@gmail.com – 340 4042902) oppure Lorenzo Grande (Lorgra@libero.it – 339 8869235).

Programma dettagliato del corso (PDF)

Modulo di iscrizione online

Pagina del corso sul sito della Scuola Nazionale di Torrentismo CAI

Fonte: Scuola Nazionale di Torrentismo – Club Alpino Italiano. Informazioni su validità SNT e numero massimo di partecipanti comunicate dall’organizzatore.

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  • Malpasset 1959, quando cede la roccia
    Condividi La storia dell’acqua – Terzo capitolo. Il 2 dicembre 1959 crolla la diga ad arco sul Reyran, nell’entroterra di Fréjus. Per comprendere una delle più gravi catastrofi francesi bisogna guardare sotto il cemento, nelle fratture della montagna e nell’acqua che vi penetra Nomen omen, dicevano i latini: nel nome, il destino. E nel caso di Malpasset il nome sembra quasi una premonizione. L’antico toponimo indicava infatti un luogo di difficile passaggio, un “cattivo passaggio”, una
     

Malpasset 1959, quando cede la roccia

September 18th 2026 at 05:00

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La storia dell’acqua – Terzo capitolo. Il 2 dicembre 1959 crolla la diga ad arco sul Reyran, nell’entroterra di Fréjus. Per comprendere una delle più gravi catastrofi francesi bisogna guardare sotto il cemento, nelle fratture della montagna e nell’acqua che vi penetra

Nomen omen, dicevano i latini: nel nome, il destino.

E nel caso di Malpasset il nome sembra quasi una premonizione.

L’antico toponimo indicava infatti un luogo di difficile passaggio, un “cattivo passaggio”, una zona impervia nella quale, secondo la tradizione locale, i viaggiatori potevano anche rischiare di essere assaliti dai briganti.

Secoli dopo quel nome rimane legato a un’altra terribile storia.

È qui, in una stretta valle attraversata dal Reyran, nell’entroterra di Fréjus, che continua la nostra storia dell’acqua.

Dopo Gleno e Molare siamo ormai vicinissimi alla Liguria.

Ma questa volta, per comprendere ciò che accade, non basta guardare l’acqua.

Non basta neppure guardare la diga.

Bisogna guardare dentro la montagna.

Una diga per l’acqua

Nel dopoguerra la costa del Var cresce rapidamente. Servono acqua per la popolazione, per l’agricoltura e per un territorio nel quale si sta sviluppando anche il turismo.

Nel 1950 viene approvata la costruzione di una diga sul Reyran, torrente quasi asciutto per gran parte dell’anno ma capace di piene violente.

Nasce una grande diga a volta sottile, alta circa 60 metri.

È una struttura elegante: la pressione dell’acqua non viene contrastata soltanto dal peso del cemento, ma trasferita attraverso la volta alle pareti rocciose della valle.

Ed è proprio qui che si nasconde il punto debole.

Ed è proprio qui che si nasconde il punto debole.

La diga e la montagna

Per una diga ad arco il terreno di fondazione non è semplicemente il luogo sul quale costruire.

Fa parte della struttura.

La spinta dell’acqua viene trasferita attraverso la volta agli appoggi laterali. La sicurezza dell’opera dipende quindi anche dalla resistenza delle pareti della valle, dalla disposizione delle fratture, dalle discontinuità e dalla circolazione dell’acqua.

A Malpasset il calcestruzzo della diga risulterà di buona qualità.

Il problema è nelle fondazioni.

L’acqua penetra nelle fratture e genera pressioni, mentre l’aumento delle sollecitazioni modifica il comportamento dell’ammasso sul quale poggia lo sbarramento.

Sono fenomeni di meccanica delle rocce che all’epoca non sono ancora adeguatamente conosciuti.

Qui la nostra storia diventa anche storia dell’acqua sotterranea.

Quella che non vediamo.

2 dicembre 1959

Da giorni piove intensamente.

Il livello del bacino continua a salire. Il 2 dicembre l’acqua raggiunge quote mai toccate prima e, nel tardo pomeriggio, viene ordinata l’apertura dello scarico.

Ma ormai la situazione è critica.

Poco dopo le 21.10, la diga cede.

Circa 50 milioni di metri cubi d’acqua precipitano nella valle del Reyran.

In pochi istanti una massa enorme di acqua, fango e detriti si mette in movimento verso Fréjus.

L’onda travolge tutto ciò che incontra: abitazioni, strade, ponti, campi e infrastrutture.

Quando raggiunge la pianura, la sua forza è ancora devastante.

Il bilancio è terribile: 423 morti e dispersi.

Cercare sotto terra

C’è un particolare della storia di Malpasset che interessa particolarmente chi si occupa di sottosuolo.

Durante la costruzione non viene realizzata la consueta galleria provvisoria di deviazione del torrente, anche perché il Reyran rimane asciutto per gran parte dell’anno.

Le analisi successive metteranno in evidenza un elemento sorprendente: una galleria scavata nella sponda interessata avrebbe potuto attraversare una delle principali discontinuità geologiche coinvolte nel cedimento.

Non possiamo sapere se questo avrebbe evitato la tragedia.

Ma quello scavo avrebbe consentito di osservare dall’interno la struttura geologica e avrebbe potuto fornire informazioni preziose.

Per chi esplora grotte e cavità artificiali è un concetto familiare: il sottosuolo può mostrare ciò che la superficie nasconde.

Fratture, faglie e infiltrazioni diventano leggibili quando è possibile osservarle direttamente.

A Malpasset, ciò che non si vede diventa determinante.

Dopo Malpasset

Le indagini sulla catastrofe durano anni.

La giustizia francese non individua responsabilità penali dei costruttori. Gli studi tecnici concentrano invece l’attenzione sulle condizioni delle fondazioni, sulle pressioni generate dall’acqua e sull’assetto geologico della sponda sinistra.

Malpasset diventa così un caso fondamentale per lo sviluppo della moderna meccanica delle rocce applicata alle grandi dighe.

La tragedia contribuisce anche a modificare il sistema francese di controllo delle grandi opere idrauliche, rafforzando le verifiche sui progetti, sulla geologia dei siti e sulla sorveglianza degli sbarramenti.

La lezione è chiara: una grande opera non può essere separata dalla conoscenza profonda del territorio nel quale viene inserita.

Le rovine

Oggi Malpasset è ancora lì.

Non una diga ricostruita, ma una diga spezzata.

Una parte della volta rimane aggrappata alla parete della valle, mentre enormi blocchi di calcestruzzo giacciono sul fondo, alcuni trascinati lontano dalla violenza dell’acqua.

Camminare tra quelle rovine significa leggere ciò che è accaduto.

I frammenti dello sbarramento e i massi disseminati lungo il Reyran raccontano ancora fisicamente la potenza dell’onda.

Quek che resta della diga di Malpasset nella valle del Reyran. Foto: Bonho1962 / Wikimedia Commons – pubblico dominio

È archeologia industriale, geologia e memoria nello stesso luogo.

Dopo Gleno e Molare, Malpasset aggiunge così un nuovo elemento alla nostra storia.

Non basta conoscere l’acqua che vediamo.

Bisogna comprendere anche quella che non vediamo, capace di penetrare nelle fratture ed esercitare pressioni profonde.

La storia dell’acqua continua

Passano appena quattro anni.

È il 9 ottobre 1963.

Torniamo in Italia, in una stretta valle tra Veneto e Friuli.

Davanti a noi c’è una diga ancora più alta.

Ma al Vajont la diga non crolla.

Rimane in piedi.

Questa volta sarà la montagna a entrare nell’acqua.

E comincerà un nuovo, terribile capitolo della nostra storia.

Le rovine di Malpasset e, sulla destra, la zona del “dièdre” interessata dall’asportazione della massa rocciosa durante il cedimento. Foto: 5053PM / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

Capitolo 0: Glori Castellaro https://www.scintilena.com/la-galleria-glori-castellaro-viaggio-nel-cuore-della-valle-argentina/08/22/

Capitolo 1 Gleno, la Diga spezzata https://www.scintilena.com/gleno-la-diga-spezzata/09/01/

Capitolo 2 Molare 1935, quando l’acqua trovò un’altra strada https://www.scintilena.com/molare-1935-quando-lacqua-trovo-unaltra-strada/09/08/

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  • Alla scoperta dell’Acquedotto del Triglio: visita guidata nel sottosuolo tarantino con il Gruppo Speleo Statte
    Condividi Un’infrastruttura idraulica storica nel cuore delle Murge tarantine L’Acquedotto del Triglio è una delle più imponenti opere di ingegneria idraulica antica della Puglia. Si tratta di un sistema complesso che attraversa i territori di Statte, Crispiano e Taranto, nella provincia ionica. L’opera combina gallerie artificiali scavate nella roccia, sorgenti naturali, pozzi verticali e un tratto monumentale in elevato caratterizzato da una successione di arcate. Il Gruppo Speleo Statte
     

Alla scoperta dell’Acquedotto del Triglio: visita guidata nel sottosuolo tarantino con il Gruppo Speleo Statte

September 17th 2026 at 14:00

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Un’infrastruttura idraulica storica nel cuore delle Murge tarantine

L’Acquedotto del Triglio è una delle più imponenti opere di ingegneria idraulica antica della Puglia. Si tratta di un sistema complesso che attraversa i territori di Statte, Crispiano e Taranto, nella provincia ionica. L’opera combina gallerie artificiali scavate nella roccia, sorgenti naturali, pozzi verticali e un tratto monumentale in elevato caratterizzato da una successione di arcate.

Il Gruppo Speleo Statte organizza iniziative di visita guidata in un tratto ipogeo di questo acquedotto, offrendo ai partecipanti l’opportunitಳ di osservare da vicino un’infrastruttura normalmente invisibile. La visita si svolge in ambiente sotterraneo, con accesso regolamentato e accompagnamento da parte di speleologi esperti che studiano il sistema da anni.

Il sistema idraulico del Triglio: percorso, sorgenti e struttura

L’acquedotto prende il nome dalla località e dalla valle del Triglio, sul versante meridionale delle Murge tarantine. Il sistema intercetta e raccoglie acque provenienti da sorgenti situate nell’area del Monte Crispiano e le convoglia verso Taranto. Secondo la scheda del Comune di Statte, le gallerie sono alimentate da sei sorgenti, alcune attive e altre fossili, con nomi come Boccaladrona, Lazzarola, Rosamarina, Alezza, Miola e Monte Specchia.

Le acque vengono raccolte mediante raccordi e convogliate in un collettore, quindi nella galleria principale che passa sotto la collina di Montetermiti, attraversa Statte in corrispondenza della Via delle Sorgenti, raggiunge la Fontana Vecchia e prosegue verso Taranto. Il percorso è in parte sotterraneo e in parte esterno. L’ultimo tratto storico verso Taranto era caratterizzato da una successione di archi-canale.

Il sito CartApulia descrive il ponte dell’acquedotto lungo circa un chilometro, con arcate a tutto sesto larghe mediamente cinque metri e alte tra quattro e sei metri. La struttura presenta muratura a sacco, paramenti esterni in conci di tufo e crolli parziali. Le torrette in tufo visibili lungo Via delle Sorgenti non sono semplici elementi decorativi: sono pozzetti di aerazione, ispezione e manutenzione. Durante lo scavo servivano anche a organizzare il lavoro da più punti e a estrarre il materiale di risulta.

Lunghezza e datazione: cosa dicono le fonti

Esiste una differenza significativa tra le lunghezze riportate dalle diverse fonti, che va esplicitata chiaramente. Il Comune di Statte descrive l’opera come un sistema di circa otto chilometri di gallerie sotterranee. La letteratura scientifica segnala però una lunghezza complessiva del sistema fino a circa 18 km, includendo diramazioni e tratti non completamente sovrapponibili nelle diverse ricostruzioni.

La datazione dell’Acquedotto del Triglio non è univoca ed è importante distinguere tra dati documentati, ipotesi storiche e interpretazioni archeologiche. Il Comune di Statte riporta una tradizionale interpretazione secondo cui il primo tratto, dalle sorgenti fino a Statte, sarebbe stato realizzato nel 123 a.C., in relazione alla colonia Neptunia o Maritima e all’insediamento di ville suburbane. La stessa pagina comunale precisa però che questa ipotesi è stata superata da studi più recenti, orientati a interpretare l’opera come infrastruttura destinata al porto di Taranto.

Lo studio scientifico di Leucci, Parise, Sammarco e Scardozzi presenta il Triglio come acquedotto scavato in epoca romana e destinato a fornire acqua alla Tarentum antica. Gli autori ricordano comunque che sulla cronologia del canale principale permangono problemi archeologici: alcuni studiosi propongono l’etಳ romana, altri una fase bizantina.

Il tratto monumentale in elevato verso Taranto non deve essere automaticamente considerato contemporaneo alla galleria ipogea. Secondo lo studio CNR, la parte finale lunga circa tre chilometri, con oltre 200 arcate, assunse la forma monumentale nel XIV secolo. La banca dati CartApulia propone una lettura ancora più articolata: il tratto da Triglio a Statte potrebbe essere romano, mentre la parte restante sarebbe stata realizzata o modificata in epoca medievale. La scheda indica come periodo di riferimento l’Alto Medioevo (VII-X secolo), ma segnala l’incertezza dell’epoca di realizzazione.

Uso dell’acquedotto fino all’età contemporanea

Lo studio CNR segnala che l’infrastruttura rimase in uso fino al 1928, con restauri successivi, e che ancora in tempi recenti alcune parti sono utilizzate per l’irrigazione agricola. Una pubblicazione speleologica del 2007 riporta invece il 1922 come data di cessazione dell’approvvigionamento della città di Taranto. La differenza può dipendere dalla distinzione tra uso urbano potabile, uso residuo e uso agricolo.

Secondo quanto riportato dal professor Angelo Conte, l’acquedotto del Triglio fu costruito dai Romani fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. La condotta ipogea proveniente dal territorio fra Crispiano e Statte convoglia le acque provenienti da sei gravine che, a una profondità di circa 9-10 metri, danno origine a un’unica condotta idrica che si dirige verso Taranto.

Struttura tecnica e indagini geofisiche

La galleria principale è un condotto scavato nel banco roccioso. Nella zona di Boccaladrona, studiata con rilievi speleologici e geofisici, il canale presenta un’altezza variabile fra circa 1,40 e 2,00 metri e una larghezza intorno ai 70 centimetri. Il soffitto è generalmente arcuato.

I pozzi verticali hanno dimensioni indicative di circa 80 × 80 centimetri e, in alcuni settori, sono distanziati di circa 20–42 metri. Le loro funzioni erano molteplici: ventilazione del condotto, accesso per ispezioni e manutenzione, rimozione dei detriti, controllo della profondità e della pendenza durante lo scavo, organizzazione del lavoro di avanzamento della galleria.

Alcuni tratti della volta e delle pareti sono stati rinforzati con piccoli blocchi di calcare. Lo studio CNR osserva che tali rinforzi possono essere riferiti a interventi compresi fra il V e il X secolo d.C., ma la cronologia delle singole opere di consolidamento richiede cautela.

Un lavoro pubblicato su Archaeological Prospection ha integrato archeologia, topografia, georadar (GPR) e tomografia elettrica di resistività (ERT). L’obiettivo era riconoscere e mappare un tratto sotterraneo minacciato dall’espansione di una cava vicina all’area industriale ILVA. Le indagini hanno documentato quattro pozzi verticali e circa 400 metri di galleria orizzontale. Il GPR ha permesso di riconoscere riflessioni associate alla volta del condotto, mentre l’ERT ha contribuito a ricostruire la stratigrafia e a distinguere le strutture artificiali da fratture o cavità carsiche riempite di sedimento.

Il contesto geologico e idrogeologico

Il settore del Triglio si trova sul versante meridionale dell’altopiano delle Murge, in un paesaggio caratterizzato da calcari e calcari dolomitici cretacici, ricoperti localmente da calcareniti e argille plio-pleistoceniche. Le gravine costituiscono incisioni vallive di origine fluvio-carsica.

Lo studio scientifico individua due livelli principali di acqua sotterranea nell’area: una falda superficiale sospesa, prossima alla superficie e localmente sostenuta da livelli argillosi, e una falda più profonda nei calcari cretacici. La progettazione dell’acquedotto presupponeva la capacità di intercettare la falda superficiale; le diramazioni secondarie furono probabilmente realizzate per aumentare la quantità d’acqua raccolta.

Questo quadro spiega perché l’acquedotto non sia soltanto un canale di trasporto: è anche un sistema di captazione e drenaggio, costruito adattandosi alla stratigrafia e alla circolazione idrica sotterranea.

L’iniziativa del Gruppo Speleo Statte

Il Gruppo Speleo Statte studia da anni la parte meno conosciuta del Triglio e ha contribuito al rilievo e alla documentazione del tracciato ipogeo. Le attività speleologiche hanno fornito dati utili per ricostruire le fasi costruttive, le tecniche di scavo e il funzionamento dell’opera.

Le visite guidate trasformano questo patrimonio specialistico in un’esperienza di divulgazione. Il valore dell’iniziativa non è soltanto turistico: consente di mostrare come la speleologia possa contribuire alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione delle cavità artificiali.

ȳ opportuno non presentare la visita come accesso libero a tutto l’acquedotto. Il percorso visitabile dipende dal tratto scelto dagli organizzatori, dallo stato della galleria, dalla presenza d’acqua, dalle condizioni meteorologiche e dalle autorizzazioni.

Un precedente evento “Statte Segreta”, documentato da La Scintilena nel 2025, prevedeva ritrovo al Rifugio Parco del Triglio, suddivisione in gruppi, attrezzatura fornita dall’organizzazione, contributo di 10 euro, massimo 25 partecipanti e indicazione di portare ricambi e guanti. Queste informazioni sono riferite a quell’edizione e non devono essere attribuite automaticamente all’annuncio attuale.

Informazioni pratiche e sicurezza

L’annuncio propone un’escursione esclusiva nei cunicoli dell’Acquedotto ipogeo del Triglio, con turni e piccoli gruppi. L’attrezzatura tecnica viene fornita dall’organizzazione e la prenotazione è obbligatoria per telefono al numero 353 4123514.

Il testo promozionale non specifica data e orari dell’evento, luogo esatto di ritrovo, durata della visita, importo del contributo, età minima o eventuali limiti fisici, abbigliamento personale obbligatorio, accessibilitಳ per persone con difficoltà motorie, condizioni di annullamento in caso di pioggia o piena, eventuali autorizzazioni o liberatorie, tratto preciso dell’acquedotto visitato.

Questi elementi devono essere richiesti al Gruppo Speleo Statte prima di pubblicare una scheda informativa definitiva. L’ambiente ipogeo richiede prudenza anche quando l’attrezzatura è fornita dagli organizzatori. Prima della visita è consigliabile chiarire se il percorso comporta passaggi bassi, acqua o fango, se è necessario camminare in acqua e fino a quale altezza, se sono presenti pozzi, scale, corde o tratti verticali, quali sono le condizioni minime di salute e mobilità, come viene gestita un’eventuale emergenza, se la visita viene sospesa dopo piogge intense, quali indumenti e calzature deve portare il partecipante.

Durante la visita è importante seguire esclusivamente il gruppo, non toccare murature, concrezioni o reperti, non abbandonare rifiuti, non entrare nei pozzi non inclusi nel percorso e non separarsi dagli accompagnatori. In un acquedotto storico la presenza di acqua, sedimenti e strutture fragili rende dannoso ogni comportamento esplorativo non autorizzato.

Il contesto carsico aumenta inoltre la vulnerabilità alle contaminazioni: gli acquiferi carsici hanno spesso rapida circolazione e limitata capacità di filtrazione naturale. Anche per questo la tutela dell’acqua e l’assenza di sostanze estranee nell’ambiente ipogeo devono essere considerate parte integrante della sicurezza e della conservazione.

Valore culturale e divulgativo dell’Acquedotto del Triglio

Il Triglio è un esempio di patrimonio ipogeo complesso. Non è soltanto una galleria romana, né soltanto un acquedotto monumentale: è un sistema stratificato, modificato e riutilizzato in epoche diverse.

La sua lettura richiede il confronto fra fonti storiche e cartografiche, archeologia dell’architettura, speleologia delle cavitಳ artificiali, idrogeologia e geologia del carsismo, rilievi topografici e tecniche geofisiche, documentazione degli interventi di restauro e delle trasformazioni recenti.

La visita guidata può quindi essere raccontata come un’esperienza di archeologia pubblica: il pubblico entra in contatto con un’opera normalmente invisibile e comprende il rapporto fra acqua, roccia, insediamento umano e sviluppo della città di Taranto.

Fonti

  1. Comune di Statte, “L’Acquedotto del Triglio” – https://www.comune.statte.ta.it/l-acquedotto-del-triglio
  2. Leucci G., Parise M., Sammarco M., Scardozzi G., “Ancient Hydraulic Works: The Triglio Underground Aqueduct (Apulia, Southern Italy)”, Archaeological Prospection (CNR-IRPI) – https://iris.cnr.it/retrieve/db94d25a-6fbf-4574-a399-e6f6f2a7d261/prod_355134-doc_115237.pdf
  3. CartApulia, scheda “Acquedotto del Triglio” – https://www.cartapulia.it/esplora-la-carta/-/rcp/ricercaCartapulia_INSTANCE_1yi8w0oVRO9u/dettaglio/28232
  4. Made in Taranto, “Acquedotto del Triglio: l’opera di ingegneria idraulica con più di …” – https://www.madeintaranto.org/acquedotto-del-triglio/
  5. La Scintilena, “Statte Segreta: visita speleologica all’acquedotto romano ipogeo del Parco del Triglio”, 26 luglio 2025 – https://www.scintilena.com/statte-segreta-visita-speleologica-allacquedotto-romano-ipogeo-del-parco-del-triglio/07/26/
  6. Fondo Ambiente Italiano, “ACQUEDOTTO DEL TRIGLIO | I Luoghi del Cuore” – https://fondoambiente.it/luoghi/acquedotto-del-triglio?ldc
  7. Salento a Colori, “L’Acquedotto del Triglio fra Statte e Taranto” – https://www.salentoacolory.it/lacquedotto-del-triglio-fra-statte-taranto/
  8. Crispianonline, “Conosciamo la Gravina di Triglie” – https://www.crispianonline.com/wp/2018/09/conosciamo-la-gravina-di-triglie/
  9. Fame di Sud, “Acquedotto del Triglio. Un’antica opera d’ingegneria idraulica da salvare. Incontro a Taranto” – https://www.famedisud.it/acquedotto-del-triglio-unantica-opera-dingegneria-idraulica-da-salvare-incontro-a-taranto/
  10. Lab Green and Blue, “Cronache d’acqua – Giulia Parlato – Taranto sotterranea” – https://lab.greenandblue.it/2024/cronache-acqua-immagini-sud-italia-cambiamento-climatico/articolo/giulia-parlato/taranto-sotterranea/
  11. Tripadvisor, “Acquedotto del Triglio (2025)” – https://www.tripadvisor.com/Attraction_Review-g4013729-d6560801-Reviews-Acquedotto_del_Triglio-Statte_Province_of_Taranto_Puglia.html
  12. Blog Puglia, “Statte, rassegna ‘Le vie dell’acqua: lungo il Triglio’ dal 23 al 25 settembre 2026” – https://www.blog.puglia.it/le-vie-dell-acqua-lungo-il-triglio-statte-23-25-settembre-2026/

Acquedotto del Triglio

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    Condividi L’edizione 2026 della campagna nazionale “Puliamo il Buio” si è conclusa con un intervento di bonifica nell’inghiottitoio di Monte Carello, al confine tra Noci e Alberobello. Il GASP! – Gruppo Archeologico Speleologico Pugliese della Sezione CAI di Gioia del Colle “Donato Boscia” ha guidato le operazioni di pulizia, rimuovendo rifiuti accumulati in decenni e richiamando l’attenzione sulla tutela del patrimonio carsico e ipogeo. L’intervento di Puliamo il Buio 2026 a Monte Carello
     

Puliamo il Buio 2026: bonifica all’inghiottitoio di Monte Carello tra Noci e Alberobello

September 17th 2026 at 13:00

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L’edizione 2026 della campagna nazionale “Puliamo il Buio” si è conclusa con un intervento di bonifica nell’inghiottitoio di Monte Carello, al confine tra Noci e Alberobello. Il GASP! – Gruppo Archeologico Speleologico Pugliese della Sezione CAI di Gioia del Colle “Donato Boscia” ha guidato le operazioni di pulizia, rimuovendo rifiuti accumulati in decenni e richiamando l’attenzione sulla tutela del patrimonio carsico e ipogeo.

L’intervento di Puliamo il Buio 2026 a Monte Carello

L’inghiottitoio di Monte Carello è una cavità carsica di rilievo, situata in un’area di confine tra i comuni di Noci e Alberobello, nelle vicinanze delle storiche cave di alabastro. La conformazione della cavità ha richiesto l’impiego di tecniche e attrezzature speleologiche, con operazioni di discesa, raccolta e rimozione dei materiali in sicurezza.

Tra i rifiuti rinvenuti figurano vecchi medicinali, pezzi d’auto, carcasse di animali e persino siringhe, materiali che testimoniano un uso improprio della cavità protratto nel tempo. La presenza di questi materiali rappresenta un rischio per le acque sotterranee e per la fauna ipogea, oltre a deturpare un ambiente di valore naturalistico e geologico.

All’intervento hanno partecipato i soci del GASP!, che hanno dedicato tempo, energie e competenze per garantire il successo dell’iniziativa. La bonifica è stata accompagnata da attività di documentazione e sensibilizzazione, con l’obiettivo di rendere visibili le criticità e favorire interventi di recupero e segnalazione.

La presenza delle istituzioni e l’interesse dei media

Particolarmente significativa è stata la presenza dei sindaci di Noci e Alberobello, insieme a rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato locale. La posizione dell’inghiottitoio, che interessa entrambi i territori comunali, ha reso ancora più importante la partecipazione congiunta delle due amministrazioni.

L’iniziativa ha suscitato l’interesse dei media locali, con la presenza della televisione Telenorba, che ha documentato l’attività e contribuito a portare all’attenzione del pubblico il valore della tutela del patrimonio ipogeo. Le riprese e le interviste hanno coinvolto Luca Benedetto, presidente del GASP!, la speleologa Anna Eva De Tomaso e i sindaci Francesco Intini (Noci) e Francesco De Carlo (Alberobello).

Puliamo il Buio: storia e attività nel corso degli anni

“Puliamo il Buio” è la campagna nazionale promossa dalla Società Speleologica Italiana (SSI) in collaborazione con Legambiente, attiva dal 2005. L’iniziativa si collega a “Puliamo il Mondo”, l’appuntamento annuale di Legambiente legato a Clean-up the World, il più grande evento di volontariato ambientale del mondo.

Dal 2005 al 2012, la SSI ha raccolto 130.817 kg di materiali, recuperati e avviati a discarica autorizzata, grazie all’opera volontaria di centinaia di speleologi. Complessivamente, dal 2005 sono stati realizzati 171 interventi di ripristino in Italia, con 163.000 kg di spazzatura raccolti in 64.000 ore di lavoro.

L’obiettivo di “Puliamo il Buio” è triplice: ripulire le cavità naturali e artificiali, documentare i livelli di inquinamento e valutare i rischi, proponendo soluzioni concrete alle autorità locali. La campagna contribuisce all’aggiornamento del censimento delle cavità a rischio ambientale (CRA), avviato nel 1995 e ora in seno alla SSI.

Risultati e interventi significativi

Nel corso degli anni, “Puliamo il Buio” ha interessato numerose regioni italiane, con interventi di bonifica in grotte e cavità artificiali. In Sardegna, nel 2019, 50 speleologi hanno pulito la Voragine di Tiscali, rimuovendo 152 kg di rifiuti. In Lombardia, nel 2018, sono stati portati via 500 kg di materiale dalle Grotte del Brunino. In Umbria, nel 2006, 28 speleologi hanno prelevato 250 kg di immondizie dalla Grotta di Orlando.

In Veneto, negli anni Novanta, dalla grotta Spluga della Preta sono stati estratti 840 sacchi di rifiuti per un totale di 21.000 kg di immondizia, con operazioni di bonifica durate quasi cinque anni. In Puglia, il Parco dell’Alta Murgia, con le sue 550 grotte nella sola provincia di Bari, è stato più volte utilizzato per eliminare materiale illegale, tra cui carcasse di auto e camion.

Riconoscimenti e dimensione europea

La storia di “Puliamo il Buio” ha ricevuto un riconoscimento europeo: nel 2018 il progetto italiano ha ottenuto l’EuroSpeleo Protection Label. L’iniziativa si estende anche a livello europeo con il progetto “Clean Up the Dark”, che coinvolge la comunità speleologica di diversi paesi, tra cui Croazia, Germania e Slovenia.

Nel 2026, “Puliamo il Buio” entra nel calendario delle iniziative connesse alle Giornate Nazionali della Speleologia, promosse dalla SSI e dal Club Alpino Italiano. La mobilitazione italiana di settembre e ottobre si sviluppa attorno al 13 settembre, data della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo istituita dall’UNESCO.

Il ruolo del GASP! e la tutela del carsismo pugliese

Il GASP! – Gruppo Archeologico Speleologico Pugliese della Sezione CAI di Gioia del Colle “Donato Boscia” partecipa da anni a “Puliamo il Buio”, contribuendo alla bonifica delle cavità carsiche in Puglia. L’edizione 2026 conferma l’impegno del gruppo nella conoscenza, nella tutela e nella valorizzazione dell’ambiente carsico e ipogeo pugliese.

L’attività di bonifica non si limita alla rimozione dei rifiuti, ma include la documentazione delle criticità e la sensibilizzazione delle comunità locali. La presenza delle istituzioni e dei media durante l’intervento di Monte Carello dimostra l’importanza di fare rete tra associazioni, speleologi, cittadini e istituzioni per preservare un patrimonio che appartiene a tutti.

Fonti

Puliamo il buio GASP

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  • Cavità artificiali, la Federazione Speleologica Toscana propone un corso tra teoria e campo
    Condividi Dal 4 novembre al 12 dicembre 2026 nove appuntamenti su classificazione, insediamenti rupestri, miniere e sistemi idraulici. Le lezioni online saranno gratuite e aperte a tutti; le uscite pratiche avranno posti limitati. Un percorso dedicato alle cavità artificiali La Federazione Speleologica Toscana APS organizza il Corso di Tipologie e Classificazione delle Cavità Artificiali 2026, percorso formativo dedicato allo studio degli ambienti ipogei realizzati o modificati dall’uomo.
     

Cavità artificiali, la Federazione Speleologica Toscana propone un corso tra teoria e campo

September 17th 2026 at 12:00

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Dal 4 novembre al 12 dicembre 2026 nove appuntamenti su classificazione, insediamenti rupestri, miniere e sistemi idraulici. Le lezioni online saranno gratuite e aperte a tutti; le uscite pratiche avranno posti limitati.

Un percorso dedicato alle cavità artificiali

La Federazione Speleologica Toscana APS organizza il Corso di Tipologie e Classificazione delle Cavità Artificiali 2026, percorso formativo dedicato allo studio degli ambienti ipogei realizzati o modificati dall’uomo. L’iniziativa combina lezioni teoriche in diretta streaming e tre attività sul campo.

Il calendario comprende nove appuntamenti e si svolgerà dal 4 novembre al 12 dicembre 2026. Le lezioni online saranno trasmesse sul canale YouTube “Federazione Speleologica Toscana”. La partecipazione alle dirette sarà gratuita e aperta a tutti, senza obbligo di iscrizione.

La parte pratica sarà riservata agli iscritti. Sono disponibili al massimo 15 posti. La priorità sarà assegnata ai soci dei gruppi grotte aderenti alla FST che abbiano già frequentato almeno un corso di introduzione alla speleologia.

Classificazione delle cavità artificiali e casi di studio

Il programma affronta i criteri utilizzati per riconoscere e descrivere le diverse cavità artificiali. La classificazione non si limita alla forma degli ambienti. Considera soprattutto la funzione per cui una struttura è stata realizzata e gli eventuali riutilizzi nel tempo.

Tra gli argomenti figurano le principali tipologie e modalità di classificazione, gli insediamenti abitativi rupestri di Vitozza, le opere estrattive e minerarie, gli acquedotti e i sistemi idraulici sotterranei.

Le uscite permetteranno di collegare la terminologia alla lettura diretta dei luoghi. La prima sarà dedicata a Vitozza, nel territorio di Sorano, in provincia di Grosseto. Il sito conserva un articolato insediamento rupestre, utile per esaminare ambienti abitativi e strutture connesse alla vita quotidiana.

La seconda uscita si svolgerà alle Miniere del Frigido, a Massa. Il tema sarà quello delle opere estrattive e delle tracce lasciate dalle attività minerarie. La terza interesserà i Bottini di Siena, rete storica di cunicoli e manufatti legati all’approvvigionamento idrico della città.

Le sette macro-tipologie SSI e UIS

La classificazione delle cavità artificiali elaborata dalla Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana risale agli anni Ottanta. Il sistema è stato poi discusso e condiviso in ambito internazionale attraverso i confronti promossi dalla Union Internationale de Spéléologie.

L’albero tipologico comprende sette macro-tipologie, indicate con le lettere dalla A alla G:

  • A, opere idrauliche, come acquedotti, cisterne, pozzi, fognature e ghiacciaie;
  • B, insediamenti civili, tra cui abitazioni rupestri, opifici, magazzini, cantine e stalle;
  • C, opere di culto e sepolture, come chiese rupestri, eremi, catacombe e necropoli;
  • D, opere militari, comprese fortificazioni, gallerie, postazioni e rifugi;
  • E, opere estrattive, come cave, miniere e sondaggi minerari;
  • F, vie di transito, tra cui gallerie stradali, ferroviarie e cunicoli pedonali;
  • G, opere non identificate o non riconducibili alle categorie precedenti.

Nel contributo pubblicato su Opera Ipogea nel 2023, Carla Galeazzi e Carlo Germani propongono un aggiornamento della classificazione tipologica SSI/UIS. Le macro-tipologie A-G restano invariate. Anche le sottotipologie numeriche mantengono la continuità con il sistema precedente. Il nuovo livello delle sottoclassi, indicato per esempio con formule come A.1a, consente di precisare meglio la funzione originaria e gli eventuali riutilizzi.

Formazione, catasto e tutela del patrimonio ipogeo

La classificazione delle cavità artificiali ha ricadute concrete sulla documentazione speleologica. Una descrizione coerente facilita l’inserimento dei dati nel Catasto nazionale delle Cavità Artificiali della SSI e rende più confrontabili le informazioni raccolte in aree diverse.

La Commissione Cavità Artificiali della FST svolge attività di catalogazione tipologica, registrazione catastale e conservazione dei dati relativi alle opere ipogee toscane. La federazione segnala inoltre il rapporto con gli enti impegnati nella tutela del patrimonio storico e archeologico.

Lo studio di questi ambienti coinvolge discipline differenti. Le miniere richiedono conoscenze geologiche e minerarie. Gli insediamenti rupestri richiamano l’archeologia e la storia del territorio. Gli acquedotti e i bottini permettono di analizzare tecniche idrauliche, organizzazione urbana e gestione delle risorse.

Docenti e aggiornamento delle qualifiche

Il corpo docente comprende esperti della Commissione Nazionale Cavità Artificiali della SSI e della Scuola Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali. Sono inoltre coinvolti docenti e ricercatori delle Università degli Studi di Firenze e di Urbino.

Il corso è riconosciuto come aggiornamento per i qualificati ISS OTTO CAI e per i qualificati AI e IT della SNS SSI. Il requisito rende l’iniziativa pertinente per istruttori, aiuto-istruttori e tecnici sociali che operano nella formazione speleologica.

Iscrizioni e partecipazione

La quota per il corso completo, comprensivo di lezioni online e uscite, è di 30 euro per persona. Le lezioni online resteranno gratuite e accessibili anche a chi non partecipa alle attività pratiche.

Le iscrizioni alla parte in presenza devono essere effettuate entro il 25 ottobre 2026. Il modulo compilato dovrà essere inviato all’indirizzo segretario@speleotoscana.it. La partecipazione alle escursioni sarà confermata nei limiti dei 15 posti disponibili, secondo le priorità indicate dalla federazione.

Per seguire le lezioni è possibile utilizzare il canale YouTube della Federazione Speleologica Toscana. Il percorso offre così un accesso pubblico ai contenuti teorici e una dimensione operativa riservata agli iscritti alle uscite.

Fonti

Corso Cavità Artificiali

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  • La bellezza sotto sopra: i gessi dell’Appennino in mostra durante la Settimana del Pianeta Terra
    Condividi Escursioni e grotte nel sito UNESCO dell’Appennino settentrionale Dal 27 settembre al 4 ottobre 2026 torna la Settimana del Pianeta Terra, festival nazionale dedicato alla divulgazione delle Geoscienze. In Emilia-Romagna il programma propone una serie di appuntamenti riuniti sotto il titolo “La bellezza Sotto Sopra”. Escursioni, visite guidate, conferenze e incontri con ricercatori accompagneranno il pubblico tra i paesaggi dell’Appennino settentrionale, con particolare attenzione a
     

La bellezza sotto sopra: i gessi dell’Appennino in mostra durante la Settimana del Pianeta Terra

September 17th 2026 at 11:00

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Escursioni e grotte nel sito UNESCO dell’Appennino settentrionale

Dal 27 settembre al 4 ottobre 2026 torna la Settimana del Pianeta Terra, festival nazionale dedicato alla divulgazione delle Geoscienze. In Emilia-Romagna il programma propone una serie di appuntamenti riuniti sotto il titolo “La bellezza Sotto Sopra”. Escursioni, visite guidate, conferenze e incontri con ricercatori accompagneranno il pubblico tra i paesaggi dell’Appennino settentrionale, con particolare attenzione al carsismo nelle evaporiti, alle grotte di gesso e al rapporto tra geologia, biodiversità e storia del territorio.

L’iniziativa interesserà i sette componenti del sito UNESCO “Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale”: Alta Valle Secchia, Bassa Collina Reggiana, Gessi di Zola Predosa, Gessi Bolognesi, Vena del Gesso Romagnola, Evaporiti di San Leo e Gessi di Onferno. Il sito è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel settembre 2023. Secondo UNESCO, comprende oltre 900 grotte e circa 100 chilometri di cavità, insieme a sorgenti evaporitiche, minerali, speleotemi e testimonianze paleontologiche.

Carsismo nelle evaporiti e ricerca speleologica

Il carsismo nelle evaporiti si sviluppa in rocce come gesso e anidrite, solubili in acqua. La circolazione idrica può creare doline, valli cieche, inghiottitoi, risorgenti e sistemi sotterranei. Le grotte costituiscono quindi una parte visibile solo in superficie di un sistema più ampio, nel quale acqua, roccia e clima interagiscono nel tempo.

La speleologia contribuisce a documentare questi ambienti attraverso esplorazione, rilievo, studio geologico e monitoraggio biologico. Il materiale didattico allegato ricorda che la speleologia è la scienza delle grotte e comprende le attività volontarie svolte dall’uomo nell’ambiente ipogeo. La ricerca speleologica permette di collegare la morfologia delle cavità ai processi geologici e di fornire dati utili alla tutela.

La manifestazione propone proprio questo collegamento tra conoscenza e conservazione. Le attività non saranno limitate alla visita dei paesaggi esterni. In diversi appuntamenti il pubblico potrà conoscere anche gli ambienti sotterranei, le acque carsiche, la biodiversità e le tracce dell’uso umano delle evaporiti.

Gessi Bolognesi: dalla Spipola alla ricerca

Il primo appuntamento indicato nel programma si terrà domenica 27 settembre alle 15 nel Parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, a San Lazzaro di Savena. L’escursione porterà all’altopiano di Miserano e alla zona della Spipola.

A seguire è previsto un incontro pubblico dedicato al ruolo della ricerca speleologica. Saranno affrontati i temi della conoscenza del sito, dei progetti di tutela e delle attività di studio. L’appuntamento offrirà una lettura integrata del paesaggio, dalle forme carsiche superficiali alle cavità che si sviluppano nel sottosuolo.

Onferno e la vita nelle grotte

Venerdì 2 ottobre alle 15 la Riserva Naturale di Onferno ospiterà una visita guidata in grotta e una conferenza sulla geobiologia. L’incontro sarà dedicato agli organismi ipogei e alle relazioni che si sviluppano negli ambienti sotterranei.

La grotta di Onferno ospita una delle più importanti colonie regionali di pipistrelli. La Regione Emilia-Romagna segnala la presenza di oltre 8.000 individui appartenenti a sette specie, tra cui il miniottero, considerato in pericolo a livello europeo. La visita sarà svolta con abbigliamento adeguato e calzature con suola tassellata. Caschetto e lampada saranno forniti ai partecipanti. Per la visita è prevista una capienza massima di 20 persone e l’iscrizione preventiva è consigliata.

San Leo, cave romane e Vena del Gesso

Sempre venerdì 2 ottobre, alle 20.30, la Fortezza Rinascimentale di San Leo ospiterà una conferenza sul valore storico del parco e sul progetto multidisciplinare dedicato allo studio del Monte San Leo.

Sabato 3 ottobre alle 9, a Borzano di Albinea, la Bassa Collina Reggiana sarà al centro di una conferenza e di un’escursione. Il percorso raggiungerà una cava romana nei pressi del Castello di Borzano e proseguirà verso la Tana della Mussina. L’iniziativa approfondirà le grotte romane, l’uso del lapis specularis e le particolarità del sito UNESCO.

Nella stessa giornata, alle 9, a Zola Predosa è prevista una conferenza con escursione sul Sentiero dei Gessi. Il programma affronterà l’origine geologica dei gessi bolognesi, il loro utilizzo nel corso dei secoli e il rapporto tra le comunità locali e il paesaggio carsico.

Alle 14, il Museo del Gesso di Brisighella proporrà una conferenza e una visita guidata sulla Vena del Gesso Romagnola. Geologia, biodiversità e risorse del territorio saranno collegati in un percorso dedicato alla storia naturale e culturale dell’area.

Gessi Triassici e cambiamenti climatici

Domenica 4 ottobre alle 9.30 il progetto “Raccontare i Gessi” proporrà a Sologno l’escursione “La bellezza sotto sopra: i Gessi Triassici raccontano”. Il percorso sarà dedicato ai paesaggi carsici e ai cambiamenti climatici che hanno segnato l’evoluzione del paesaggio.

I Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia risalgono a circa 220 milioni di anni fa. L’area comprende affioramenti di gessi, anidriti, dolomie e calcari cavernosi. Il sito ospita inoltre oltre 550 specie floristiche e 21 habitat di interesse comunitario. L’escursione permetterà di osservare il rapporto tra litologia, forme del rilievo, acque superficiali e ambienti sotterranei.

Informazioni e partecipazione

Il calendario regionale si inserisce nella XIV edizione della Settimana del Pianeta Terra, che coinvolgerà numerose località italiane. Il programma ufficiale comprende anche altri geoeventi in Emilia-Romagna, tra cui iniziative dedicate alle acque carsiche e ai gessaroli.

Date, modalità di partecipazione, eventuali prenotazioni e aggiornamenti sono disponibili sui siti ufficiali della Settimana del Pianeta Terra e del progetto EKCNA. Per l’escursione sui Gessi Triassici è indicato come contatto Carlotta, al numero 347 301 8546.

La bellezza sopra e sotto questi paesaggi dipende dalla lettura congiunta di ciò che emerge e di ciò che resta nascosto. Le attività della Settimana del Pianeta Terra 2026 metteranno in relazione geologia, speleologia, biodiversità, archeologia e storia locale, offrendo strumenti per conoscere e proteggere un patrimonio distribuito tra superficie e sottosuolo.

Fonti

La bellezza sopra e sotto

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  • Posledná šanca prihlásiť snímky do Speleofotografie 2026: Galéria a verejné hlasovanie sú spustené!
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Posledná šanca prihlásiť snímky do Speleofotografie 2026: Galéria a verejné hlasovanie sú spustené!

September 17th 2026 at 10:08
Posledná šanca prihlásiť snímky do Speleofotografie 2026: Galéria a verejné hlasovanie sú spustené!

Uzávierka 23. ročníka medzinárodnej súťaže Speleofotografia 2026 klope na dvere. Ak máte v archíve alebo na pamäťových kartách zábery z tajuplného podzemia, teraz je ten správny čas ich prihlásiť. Zároveň sme oficiálne sprístupnili online galériu, kde môže každý návštevník anonymne hlasovať za najlepšie zábery a rozhodnúť o držiteľovi Ceny verejnosti!

Posledné dni na prihlásenie fotografií

Prihlasovanie fotografií je úplne bezplatné a otvorené pre všetkých autorov – od skúsených jaskynných fotografov až po občasných prieskumníkov. Do súťaže môžete prihlásiť fotografie v dvoch tradičných kategóriách:

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Organizátormi podujatia sú Slovenské múzeum ochrany prírody a jaskyniarstva, Slovenská speleologická spoločnosť, Štátna ochrana prírody SR – Správa slovenských jaskýň a Mesto Liptovský Mikuláš.

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  • Apolje 2027: al via il tavolo di lavoro di Altamura per il Raduno Nazionale di Speleologia a Gravina in Puglia
    Condividi Primo appuntamento operativo per costruire insieme il raduno 2027 Il fine settimana del 26 e 27 settembre 2026 segna l’avvio concreto del percorso che porterà ad Apolje 2027, il Raduno Nazionale di Speleologia in programma a Gravina in Puglia tra il 29 e il 31 ottobre 2027, con possibile prosecuzione al 1? novembre. L’incontro si terrà al Centro Visite di Lamalunga, ad Altamura (BA), ed è stato concepito come un tavolo di lavoro aperto a associazioni, gruppi e singoli speleologi
     

Apolje 2027: al via il tavolo di lavoro di Altamura per il Raduno Nazionale di Speleologia a Gravina in Puglia

September 17th 2026 at 10:00

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Primo appuntamento operativo per costruire insieme il raduno 2027

Il fine settimana del 26 e 27 settembre 2026 segna l’avvio concreto del percorso che porterà ad Apolje 2027, il Raduno Nazionale di Speleologia in programma a Gravina in Puglia tra il 29 e il 31 ottobre 2027, con possibile prosecuzione al 1? novembre.

L’incontro si terrà al Centro Visite di Lamalunga, ad Altamura (BA), ed è stato concepito come un tavolo di lavoro aperto a associazioni, gruppi e singoli speleologi.

Lo scopo è condividere lo stato dell’organizzazione, raccogliere proposte e attivare gruppi di lavoro sui diversi aspetti dell’evento: logistica, attività in grotta, formazione, comunicazione, rapporti istituzionali e tutela ambientale. [1][2][5]

Apolje 2027 e la rete associativa: C.A.R.S. ETS-APS e Vibrazioni Carsiche APS

L’evento è promosso da due realtà associative del territorio, il C.A.R.S. ETS-APS e Vibrazioni Carsiche APS, che firmano come Comitato Organizzatore Apolje 2027.

La scelta di Gravina in Puglia e dell’area delle Murge non è casuale: si inserisce in un contesto territoriale già molto attivo sul fronte della divulgazione carsica e speleologica.

Ne sono prova le recenti iniziative legate alla Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo (13 settembre 2026), con eventi in Puglia, tra cui Castellana Grotte e presentazioni di volumi sul patrimonio ipogeo delle Murge. [1][2][3]

Lamalunga, Altamura: il valore simbolico del Centro Visite per Apolje 2027

Il Centro Visite di Lamalunga, a pochi chilometri da Altamura, è un punto di riferimento per la didattica sul carsismo, la speleologia e la grotta di Lamalunga, nota per il ritrovamento dell’“Uomo di Altamura”.

Il centro, gestito dal Comune di Altamura all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, propone percorsi espositivi e didattici sul fenomeno carsico, sull’ambiente dell’Alta Murgia e sulle attività speleologiche che hanno portato alla scoperta e allo studio della grotta.

Scegliere Lamalunga come sede del primo tavolo di lavoro rafforza il legame tra ricerca scientifica (antropologia, paleontologia, geologia del carsismo), pratica speleologica e valorizzazione del patrimonio ipogeo e delle grotte della Puglia. [1][4][5]

Programma e modalità di partecipazione al tavolo di lavoro di Altamura

Secondo l’avviso diffuso dal comitato organizzatore, il tavolo di lavoro si svolgerà sabato 26 e domenica 27 settembre 2026 al Centro Visite di Lamalunga, Altamura (BA).

Il programma completo e le informazioni logistiche sono stati pubblicati sul sito dedicato, mentre un modulo online permette ai partecipanti di confermare la presenza e indicare le attività di interesse. L’invito è rivolto ad associazioni, gruppi, singoli speleologi e collaboratori interessati a contribuire all’organizzazione del raduno.

Il modulo consente di segnalare disponibilità, aree di interesse (gestione logistica, attività tecniche, formazione, comunicazione, rapporti con enti, tutela ambientale) ed eventuali proposte di attività o laboratori da inserire nel programma di Apolje 2027. [1][2]

Apolje 2027 a Gravina in Puglia: un raduno partecipato nel cuore del carsismo delle Murge

Il raduno vero e proprio è annunciato come Apolje 2027 – Raduno Speleologico Nazionale, a Gravina in Puglia, dal 29 al 31 ottobre 2027, con possibile estensione al 1? novembre.

Il sito dedicato (apolje.it) prevede già una sezione “Contribuisci”, a conferma dell’impostazione partecipativa dell’evento: l’organizzazione vuole coinvolgere attivamente la comunità speleologica nazionale nella costruzione del programma e nella gestione operativa.

In un territorio ricco di grotte, doline (come il Pulo di Altamura) e cavit๹ artificiali, il raduno potrà integrare escursioni e attività tecniche in grotta, momenti formativi e scientifici, iniziative di divulgazione e tutela del patrimonio carsico. [1][2][3]

Il territorio delle Murge: Pulo di Altamura, grotte e patrimonio carsico

Il contesto territoriale scelto per Apolje 2027 è particolarmente significativo dal punto di vista speleologico e carsico. L’area delle Murge, con il Pulo di Altamura e la grotta di Lamalunga, rappresenta un laboratorio naturale per lo studio del carsismo, della speleologia e della valorizzazione del patrimonio ipogeo. La dolina del Pulo di Altamura rivela il sottosuolo dell’Alta Murgia, mentre la grotta di Lamalunga custodisce i resti dell’Uomo di Altamura, un reperto di eccezionale valore per l’antropologia e la paleontologia. Questi elementi rendono il territorio un luogo ideale per un raduno che unisca esplorazione, formazione e tutela ambientale. [1][3][4]

Partecipazione e proposte: come contribuire ad Apolje 2027

Per chi desidera partecipare al tavolo di lavoro o contribuire all’organizzazione di Apolje 2027, il comitato ha reso disponibili due strumenti online: la pagina con il programma completo e le informazioni logistiche (https://apolje.it/tavolo-lavoro) e un modulo Google per confermare la presenza e indicare le aree di interesse (https://forms.gle/5pmbkgst6YuQeWYA7). L’invito è rivolto a tutti gli attori della comunità speleologica nazionale, con l’obiettivo di costruire insieme un raduno ricco di contenuti, attività e iniziative di tutela del patrimonio carsico. [1][2]


Fonti

[1] Pulo di Altamura, la dolina carsica che rivela il sottosuolo dell’Alta Murgia – Scintilena
https://www.scintilena.com/pulo-di-altamura-la-dolina-carsica-che-rivela-il-sottosuolo-dellalta-murgia/09/14/

[2] Apolje 2027 — Contribuisci
https://apolje.it/contribuisci

[3] Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026 – Scintilena
https://www.scintilena.com/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-2026-dallitalia-una-rete-di-eventi-tra-ricerca-acqua-e-tutela/09/08/

[4] Uomo di Altamura – archeologiavocidalpassato
https://archeologiavocidalpassato.com/tag/uomo-di-altamura/

[5] Grotta di Lamalunga – archeologiavocidalpassato
https://archeologiavocidalpassato.com/tag/grotta-di-lamalunga/

[6] Centro visita Lamalunga – Comune di Altamura
https://www.comune.altamura.ba.it/it/vivere/centro-visita-lamalunga

[7] Apolje 2027 — Raduno Speleologico
https://apolje.it/

[8] Apolje 2027 — Programma
https://apolje.it/programma

Apolje 2027 Raduno Nazionale di Speleologia

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  • 124. speleopodujatie: Otvorenie výstavy 100 rokov jaskyne Domica
    Usporiadatelia: Slovenské múzeum ochrany prírody a jaskyniarstva, Štátna ochrana prírody SR, Správa slovenských jaskýň a Slovenská speleologická spoločnosť. Program: Otvorenie výstavy 100 rokov jaskyne Domica spojené s prednáškou o hodnotách tejto lokality. Termín a miesto Dátum: 14. október 2026 Čas: 16:00 hod. Miesto: SMOPaJ, Školská 121/4, Liptovský Mikuláš Kontakt / Info: 0904 333 613 Čítaj ďalej 124. speleopodujatie: Otvorenie výstavy 100 rokov jaskyne Domica at Speleoclub Nicolaus.
     

124. speleopodujatie: Otvorenie výstavy 100 rokov jaskyne Domica

September 17th 2026 at 09:55
124. speleopodujatie: Otvorenie výstavy 100 rokov jaskyne Domica

Usporiadatelia:
Slovenské múzeum ochrany prírody a jaskyniarstva, Štátna ochrana prírody SR, Správa slovenských jaskýň a Slovenská speleologická spoločnosť.

Program:
Otvorenie výstavy 100 rokov jaskyne Domica spojené s prednáškou o hodnotách tejto lokality.

Termín a miesto

  • Dátum: 14. október 2026
  • Čas: 16:00 hod.
  • Miesto: SMOPaJ, Školská 121/4, Liptovský Mikuláš

Kontakt / Info: 0904 333 613

Čítaj ďalej 124. speleopodujatie: Otvorenie výstavy 100 rokov jaskyne Domica at Speleoclub Nicolaus.

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  • Spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis: scoperti 7,7 chilometri tra grotte e miniere di stagno
    Condividi La spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis ha documentato dieci cavità della Nakawan Range, in un paesaggio carsico dove rilievo speleologico, storia mineraria, acque sotterranee e tutela della biodiversità richiedono una lettura comune. La spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis ha rilevato 7,7 chilometri di sviluppo complessivo in dieci grotte del nord della Malaysia peninsulare. Il dato è contenuto nel report della campagna svolta dal 24 gennaio al 3 febbraio 2026 nell’area di Kaki
     

Spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis: scoperti 7,7 chilometri tra grotte e miniere di stagno

September 17th 2026 at 09:00

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La spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis ha documentato dieci cavità della Nakawan Range, in un paesaggio carsico dove rilievo speleologico, storia mineraria, acque sotterranee e tutela della biodiversità richiedono una lettura comune.

La spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis ha rilevato 7,7 chilometri di sviluppo complessivo in dieci grotte del nord della Malaysia peninsulare. Il dato è contenuto nel report della campagna svolta dal 24 gennaio al 3 febbraio 2026 nell’area di Kaki Bukit–Wang Mu, sul margine orientale della Nakawan Range.

La missione ha riunito il Department of Geology dell’Universiti Malaya, la Malaysian Cave and Karst Conservancy e la Swiss Speleological Society. Hanno partecipato anche realtà locali, guide della comunità di Kaki Bukit e il Perlis Forestry Department. L’iniziativa è stata annunciata dalla European Speleological Federation fra gli EuroSpeleo Projects del 2026.

La spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis ha un valore che va oltre la somma delle nuove poligonali. Le cavità esplorate sono state infatti trasformate in più fasi dall’estrazione dello stagno. Condotti naturali, camere di dissoluzione, gallerie artificiali, pozzi, ponti di legno degradati e laghi minerari formano oggi un unico paesaggio sotterraneo. Rilevarlo significa documentare insieme carsismo e archeologia industriale.

Spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis: i rilievi del 2026

Secondo il report della spedizione, Gua Kelam 2 rappresenta il sistema più esteso della campagna, con circa 3,8 chilometri rilevati. Seguono Wang Mu, con 1,3 chilometri, e Fai Soo Long, con 1,2 chilometri. Per Foh Thye viene segnalato il ritrovamento dell’accesso al pozzo di superficie e la discesa del pozzo principale. Il documento menziona inoltre pozzi superiori a 140 metri, senza associare nel sommario ogni valore a una cavità e senza fornire la profondità finale dei sistemi.

Questi numeri vanno attribuiti con precisione al report di spedizione. Per una piena confrontabilità tecnica serviranno tavole di rilievo, datum cartografico, accuratezza degli strumenti, poligonali, coordinate degli ingressi e una legenda capace di separare i tratti naturali dalle gallerie minerarie e dai passaggi artificialmente ampliati.

Il confronto con la letteratura storica mostra un elemento interessante. Liz Price ha pubblicato per Gua Kelam 2 uno sviluppo di 3.748 metri e quattro ingressi. Il valore dichiarato nel 2026 appare quindi vicino alla documentazione già nota. La nuova campagna può offrire un aggiornamento utile, soprattutto se il materiale cartografico verrà reso consultabile e confrontato con i diari delle esplorazioni precedenti.

Carsismo della Nakawan Range e Setul Formation

La spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis si è svolta in una catena di rilievi che corre lungo il confine fra lo Stato malese del Perlis e la provincia thailandese di Satun. La Nakawan Range è riconosciuta come Key Biodiversity Area. La sua superficie è di 126,33 chilometri quadrati e la copertura di aree protette indicata nella scheda è del 39,83 per cento.

La parte meridionale dell’area di Wang Mu è costituita dal calcare grigio scuro della Setul Formation. Si tratta di una successione compresa tra Ordoviciano e Devoniano inferiore, considerata la più antica formazione calcarea della penisola malese. Nella catena sono presenti grotte, concrezioni e corsi d’acqua sotterranei permanenti.

Il contesto geologico aiuta a leggere la distribuzione delle cavità. Le rocce carbonatiche favoriscono la dissoluzione e lo sviluppo di condotti. Gli assetti strutturali, le fratture e il gradiente idraulico guidano la circolazione sotterranea. Il rilievo delle grotte può quindi contribuire alla ricostruzione dell’idrologia locale, ma per dimostrare collegamenti tra sistemi diversi servono misure ripetute e test con traccianti autorizzati.

Stagno nelle grotte del Perlis: il paesaggio minerario

La particolarità delle cavità di Kaki Bukit è legata alla cassiterite, il principale minerale dello stagno, con formula SnO?. Le acque hanno concentrato questo minerale pesante nei depositi alluvionali. Una quota dei sedimenti è stata intrappolata in condotti e sale delle grotte calcaree.

Nel XX secolo i depositi furono estratti in modo esteso. Price descrive il caso del Perlis come eccezionale per ampiezza dell’estrazione di stagno da profonde cavità calcaree. I minatori seguirono vuoti naturali e realizzarono accessi, allargamenti e infrastrutture per la movimentazione e il lavaggio dei sedimenti.

La conseguenza è leggibile ancora oggi. Alcuni percorsi sono naturali. Altri sono gallerie scavate. In altri punti, l’attività mineraria ha collegato settori prima separati o ha alterato i riempimenti sedimentari. La lunghezza totale di una cavità ex mineraria richiede quindi una descrizione qualitativa oltre al dato metrico. Questa distinzione serve alla speleogenesi, alla sicurezza e alla corretta comunicazione del patrimonio.

Biodiversità e protezione delle grotte del Perlis

La spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis ha operato in un’area di rilevanza naturalistica. La scheda della Nakawan Range segnala oltre 215 specie vegetali in 65 famiglie associate agli habitat calcarei. Il 22 per cento risulta endemico della Malaysia e otto specie sono indicate come endemiche del Perlis.

Le cavità ospitano anche importanti popolazioni di pipistrelli, comprese Hipposideros diadema e Hipposideros larvatus. La presenza di fauna in grotta impone modalità di lavoro prudenti. Il passaggio delle squadre, la fotografia, l’uso di luci e ogni eventuale campionamento devono limitare il disturbo ai rifugi e agli ambienti acquatici.

Il report della campagna cita osservazioni di pipistrelli, invertebrati, pesci, rettili e resti ossei. Si tratta di indicazioni preliminari. Non equivalgono a un censimento biologico o a determinazioni paleontologiche definitive. Per trasformarle in dati pubblicabili occorrono metodo di osservazione, georeferenziazione, documentazione fotografica, identificazioni specialistiche e, quando necessario, autorizzazioni per ogni prelievo.

Anche il turismo speleologico richiede cautela. La raccolta illegale di concrezioni e uno sviluppo turistico non adeguato sono segnalati fra le minacce per il Perlis State Park. Le cavità minerarie aggiungono rischi specifici: instabilità delle strutture, vuoti non visibili, materiali degradati, acqua profonda e possibili modifiche rapide delle condizioni idrologiche.

Dati da pubblicare dopo la spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis

Il risultato di 7,7 chilometri in dieci grotte costituisce una base di lavoro significativa. Il suo valore scientifico crescerà con la pubblicazione di una cartografia completa e di metadati tecnici. La priorità riguarda le planimetrie e le sezioni, l’elenco univoco delle cavità, le coordinate, i criteri di classificazione dei tratti e le informazioni sulla precisione del rilievo.

Sarebbe utile anche un inventario georeferenziato delle strutture minerarie. Binari, passerelle, tubazioni, paratie, fronti di scavo e zone allagate possono essere registrati come elementi distinti. Questo lavoro renderebbe più chiaro il rapporto tra morfologia naturale e trasformazioni antropiche.

La componente idrologica merita un programma dedicato. Misure stagionali di portata, temperatura, conducibilità, pH, torbidità e principali ioni possono definire meglio le acque sotterranee della Nakawan Range. Solo in seguito, con un protocollo ambientale e i necessari permessi, eventuali prove con traccianti potrebbero verificare le connessioni ipotizzate fra Foh Thye, Fai Soo Long, Wang Mu e gli altri settori.

La spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis riporta così l’attenzione su un settore in cui la conoscenza speleologica è strettamente connessa alla gestione del territorio. Le nuove mappe possono sostenere la ricerca, la prevenzione dei rischi, la tutela della fauna e la conservazione della memoria mineraria. Il passaggio decisivo sarà rendere i dati verificabili e utilizzabili da speleologi, geologi, biologi, enti del parco e comunità locali.

Fonti

Spedizione Eurospeleo

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  • CRYOSPHERE IN MOTION, il CNR invita a raccontare la criosfera anche attraverso la speleologia
    Condividi Video amatoriali sulla montagna, la ricerca e le trasformazioni di ghiaccio, neve e permafrost: candidature entro le ore 12 del 15 ottobre 2026 Il Consiglio Nazionale delle Ricerche apre la selezione CRYOSPHERE IN MOTION, un video contest promosso dal Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente, il DSSTTA-CNR, insieme al Gruppo di Lavoro Montagne. L’iniziativa ha finalità divulgative e culturali, non commerciali, e mira a raccogliere contributi audiovis
     

CRYOSPHERE IN MOTION, il CNR invita a raccontare la criosfera anche attraverso la speleologia

September 17th 2026 at 08:00

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Video amatoriali sulla montagna, la ricerca e le trasformazioni di ghiaccio, neve e permafrost: candidature entro le ore 12 del 15 ottobre 2026

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche apre la selezione CRYOSPHERE IN MOTION, un video contest promosso dal Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente, il DSSTTA-CNR, insieme al Gruppo di Lavoro Montagne.

L’iniziativa ha finalità divulgative e culturali, non commerciali, e mira a raccogliere contributi audiovisivi capaci di spiegare al pubblico le trasformazioni della criosfera e il rapporto tra scienza, ambiente e società. [web:2][web:14]

La scadenza è fissata alle ore 12:00 del 15 ottobre 2026. La candidatura sarà completa solo quando saranno stati inviati i documenti richiesti, compilato il modulo online e caricato il video attraverso il link personale trasmesso dal sistema. [web:2]

Criosfera e cambiamenti climatici nelle aree montane

Con il termine criosfera si indicano le componenti del sistema Terra che contengono acqua allo stato solido.

La definizione comprende neve, ghiacciai, calotte e piattaforme glaciali, ghiaccio marino, ghiaccio lacustre e fluviale, permafrost e suoli stagionalmente congelati. Il permafrost, in particolare, è il terreno che rimane a una temperatura uguale o inferiore a 0 °C per almeno due anni consecutivi. [web:22][web:34]

Nelle montagne la criosfera svolge un ruolo diretto nel ciclo dell’acqua. Neve e ghiaccio alimentano torrenti e sorgenti durante la fusione stagionale. Le variazioni della loro estensione e della loro durata possono influire sulle risorse idriche, sugli ecosistemi, sulla stabilità dei versanti e sulla sicurezza delle attività in quota.

Il Gruppo di Lavoro Montagne del DSSTTA affronta questi temi attraverso osservazioni, analisi degli impatti, scenari futuri e attività di formazione e comunicazione. Tra gli ambiti indicati dal gruppo figurano anche le ricostruzioni paleoclimatiche ottenute tramite carote di ghiaccio, sedimenti, torbiere e speleotemi. [web:48]

Tre categorie per raccontare la criosfera

Il bando prevede tre tematiche. La prima, “Vivere la Criosfera – Sperimentare i cambiamenti della criosfera”, è rivolta alle esperienze delle comunità montane, dei professionisti e delle persone che frequentano la montagna.

Un video può concentrarsi su un cambiamento osservato in un luogo preciso, come la durata dell’innevamento, la disponibilità d’acqua o l’accessibilità di un itinerario.

La seconda categoria, “Science in action – Storie di ricerca sulla criosfera”, riguarda il lavoro di scienziati e studenti. Il racconto può mostrare strumenti, misure, sopralluoghi, campionamenti e discussioni sull’interpretazione dei dati. L’attenzione è posta sul processo della ricerca, compresi i suoi limiti e le sue incertezze.

La terza categoria, “Sguardi creativi – Reimmaginare la criosfera attraverso il video”, accoglie interpretazioni artistiche e innovative. Sono possibili materiali d’archivio, montaggi comparativi, animazioni e paesaggi sonori. Restano necessari il rispetto dei diritti e la chiarezza delle eventuali informazioni scientifiche utilizzate. [web:2]

La glaciospeleologia come possibile chiave narrativa

La comunità speleologica può collegarsi al contest attraverso la glaciospeleologia, la disciplina che studia le cavità presenti nei ghiacciai. Le grotte glaciali sono modellate soprattutto dall’acqua di fusione. Fratture, pozzi e gallerie possono svilupparsi rapidamente e modificarsi nel corso di una stagione. [web:44][web:55]

Il tema è distinto da quello delle grotte in roccia che contengono ghiaccio perenne, spesso chiamate ice cave. In Italia sono state censite numerose cavità con neve, firn o ghiaccio pluriennale. Questi ambienti possono offrire informazioni sulla circolazione dell’acqua, sulle condizioni termiche sotterranee e sulla risposta degli ecosistemi alle variazioni climatiche. [web:42][web:56]

Un video speleologico sarà pertinente solo se il legame con la criosfera è dimostrato. Una grotta non diventa automaticamente un soggetto criosferico perché si trova in montagna. Il nesso può essere documentato attraverso il ghiaccio sotterraneo, l’acqua di fusione, il permafrost, la ricerca sul microclima o il confronto tra immagini realizzate in periodi diversi.

Anche gli speleotemi possono contribuire a un racconto scientifico. Le loro caratteristiche chimiche e isotopiche vengono utilizzate in studi paleoclimatici, pur richiedendo metodi di datazione, interpretazione e controllo delle incertezze. Il file di riferimento sulla storia e sull’introduzione alla speleologia richiama il valore delle grotte come ambienti di ricerca e documenta l’interesse della disciplina per il ghiaccio antartico, le cavità glaciali e gli archivi ambientali sotterranei. [file:1][web:23][web:48]

Requisiti e procedura di candidatura

Possono partecipare persone fisiche maggiorenni, singolarmente o in gruppo. Ogni partecipante può presentare un solo video e scegliere una sola tematica. Il filmato deve avere una durata massima di cinque minuti, essere in formato MOV, MP4, AVI o MKV, e utilizzare l’italiano o l’inglese. Deve inoltre essere originale e non violare diritti di terzi. [web:2]

La procedura prevede quattro adempimenti principali:

  • invio a gdl.montagne@cnr.it della Manifestazione di interesse, compilata e firmata, insieme a un documento di identità valido;
  • trasmissione di eventuali permessi per droni, del modulo SIAE per musiche acquistate con diritti d’autore e delle altre autorizzazioni pertinenti;
  • compilazione del modulo online, con indicazione della categoria e una relazione illustrativa di massimo 4.000 caratteri;
  • caricamento del video tramite il link personale ricevuto via e-mail dopo la compilazione del modulo.

L’avviso non indica un limite temporale per la realizzazione dei video. Un filmato d’archivio può quindi essere valutato in linea di principio, se è originale, utilizzabile dal punto di vista dei diritti e coerente con una delle tre categorie. La precedente pubblicazione non sostituisce la verifica della titolarità delle immagini, delle musiche, delle liberatorie e delle autorizzazioni sui luoghi ripresi.

Valutazione e presentazione dei video selezionati

Un Comitato di valutazione composto da cinque membri esaminerà i contributi. Nel comitato potranno essere presenti esperti di scienze della criosfera, comunicazione e divulgazione, produzione audiovisiva e rappresentanti del Gruppo di Lavoro Montagne. I criteri sono la coerenza con la tematica e il valore scientifico, l’originalità e la creatività del messaggio, oltre alla qualità tecnica e artistica. [web:2][web:14]

Saranno scelti tre video vincitori, uno per categoria. A ciascun vincitore sarà assegnato materiale tecnico per attività in ambiente montano, con un valore indicativo di 1.000 euro. La proclamazione e la presentazione dei contributi selezionati sono previste l’11 dicembre 2026, in occasione della Giornata Internazionale della Montagna, presso la sede centrale del CNR di Roma, in Piazzale Aldo Moro 7. [web:14]

Indicazioni per le riprese in grotta

Per le proposte speleologiche è importante distinguere sempre tra osservazioni dirette, interpretazioni e dati pubblicati. Le fonti scientifiche possono essere indicate nella relazione illustrativa o nei titoli di coda. Il racconto deve inoltre rispettare le condizioni di sicurezza e le regole di tutela dei siti.

Le riprese non devono favorire l’accesso improprio a cavità vulnerabili. Coordinate e dettagli sensibili possono essere omessi quando la loro diffusione espone il sito a danneggiamenti o disturbo. In presenza di chirotteri, la pianificazione deve evitare stress e interferenze durante i periodi più delicati del ciclo biologico. Sono necessarie anche le liberatorie delle persone riconoscibili e le autorizzazioni di proprietari, gestori, aree protette o autorità competenti, quando richieste.

Per la speleologia, CRYOSPHERE IN MOTION offre quindi uno spazio per raccontare il ghiaccio sotterraneo, l’acqua di fusione, la ricerca in grotta e il rapporto tra ambienti ipogei e cambiamenti della montagna. La solidità della candidatura dipenderà dalla coerenza scientifica del soggetto e dalla completezza della procedura, oltre che dalla qualità delle immagini.

Fonti

L'articolo CRYOSPHERE IN MOTION, il CNR invita a raccontare la criosfera anche attraverso la speleologia proviene da Scintilena.

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