V rámci naší spolupráce s MZM jsme byli pozváni Martinou Roblíčkovou a Alešem Plichtou na vernisáž výstavy Šelmy v proměnách času v pavilonu Anthropos. Mohli jsme tak jako jedni z prvních nahlédnout do této unikátní expozice, jejíž hlavní část tvoří čtyři skupiny velkých šelem: medvědi, kočky, hyeny a psi.
Celý článek Šelmy v proměnách času→
V rámci naší spolupráce s MZM jsme byli pozváni Martinou Roblíčkovou a Alešem Plichtou na vernisáž výstavy Šelmy v proměnách času v pavilonu Anthropos. Mohli jsme tak jako jedni z prvních nahlédnout do této unikátní expozice, jejíž hlavní část tvoří čtyři skupiny velkých šelem: medvědi, kočky, hyeny a psi.
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Sottosopra Verticale ASD propone un’uscita promozionale nella “Sa Cava Romana” di Nuxis, una cavità naturale modificata in passato dall’attività estrattiva. L’iniziativa è adatta anche ai neofiti e a chi vuole vivere una prima esperienza nel mondo sotterraneo
Una giornata per avvicinarsi all’ambiente sotterraneo e conoscere una grotta nella quale carsismo e attività umana hanno lasciato insieme le loro tracce. Domenica 25 ottobre 2026 Sottosopra Verticale ASD propone un’uscita promo
Sottosopra Verticale ASD propone un’uscita promozionale nella “Sa Cava Romana” di Nuxis, una cavità naturale modificata in passato dall’attività estrattiva. L’iniziativa è adatta anche ai neofiti e a chi vuole vivere una prima esperienza nel mondo sotterraneo
Una giornata per avvicinarsi all’ambiente sotterraneo e conoscere una grotta nella quale carsismo e attività umana hanno lasciato insieme le loro tracce. Domenica 25 ottobre 2026 Sottosopra Verticale ASD propone un’uscita promozionale alla Cava Romana di Nuxis, in Sardegna.
Nonostante il nome possa far pensare a un ambiente scavato interamente dall’uomo, Sa Cava Romana è una cavità carsica naturale, sviluppata nei calcari e successivamente interessata e modificata da attività estrattive. La grotta è censita nel Catasto speleologico della Sardegna e presenta diversi ingressi, ambienti naturali e testimonianze delle lavorazioni di cava.
Anche il nome “Cava Romana” può trarre in inganno: secondo la documentazione speleologica disponibile, non sarebbe direttamente legato a un’attività estrattiva di epoca romana, ma a successive lavorazioni per l’estrazione di roccia alabastrina, i cosiddetti “onici”.
Una prima esperienza nel sottosuolo
L’iniziativa del 25 ottobre è presentata dagli organizzatori come adatta anche ai neofiti e a chi si trova alla prima esperienza, con un livello di difficoltà tecnica indicato come facile.
L’uscita permetterà così di osservare da vicino un ambiente sotterraneo nel quale le forme naturali della grotta convivono con i segni lasciati dall’uomo, offrendo anche lo spunto per comprendere la differenza tra una cavità naturale e gli ambienti modificati dalle attività estrattive.
Per partecipare sono obbligatorie le scarpe da trekking. Per informazioni sull’organizzazione dell’uscita e sulle modalità di partecipazione è possibile contattare direttamente Sottosopra Verticale ASD attraverso i riferimenti riportati nella locandina.
L’iniziativa è promossa da Sottosopra Verticale ASD, nell’ambito delle attività AICS – Comitato Provinciale di Cagliari.
Informazioni
Cava Romana Luxis – uscita promozionale Domenica 25 ottobre 2026 Grotta “Sa Cava Romana” – Nuxis Difficoltà tecnica: facile Adatta anche ai neofiti Scarpe da trekking obbligatorie Informazioni: 346 844 0354 (Paolo)
Fonti
Locandina dell’iniziativa diffusa da Sottosopra Verticale ASD
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Dal 23 al 26 ottobre lo Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” ospiterà nove speleologi del Greater Houston Grotto. In programma attività nella Riserva naturale di Pietrasecca e nella Grotta della Lupa, nel Parco Nazionale della Maiella
Nove speleologi provenienti dal Texas saranno in Abruzzo dal 23 al 26 ottobre 2026, ospiti dello Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” per quattro giornate dedicate alla conoscenza e all’esplorazione di alcune delle più interessanti cavità della regione
Dal 23 al 26 ottobre lo Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” ospiterà nove speleologi del Greater Houston Grotto. In programma attività nella Riserva naturale di Pietrasecca e nella Grotta della Lupa, nel Parco Nazionale della Maiella
Nove speleologi provenienti dal Texas saranno in Abruzzo dal 23 al 26 ottobre 2026, ospiti dello Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” per quattro giornate dedicate alla conoscenza e all’esplorazione di alcune delle più interessanti cavità della regione.
La delegazione appartiene al Greater Houston Grotto, gruppo speleologico di Houston affiliato alla National Speleological Society statunitense. L’incontro offrirà agli speleologi abruzzesi e americani la possibilità di confrontare sul campo esperienze e modalità di esplorazione.
Prima tappa nelle grotte di Pietrasecca
Il programma inizierà nella Riserva naturale delle Grotte di Pietrasecca, nel territorio di Carsoli, dove gli speleologi texani, accompagnati dai soci dello Speleo Club Chieti, visiteranno la Grotta dell’Ovito e la Grotta dei Cervi.
Per questa parte dell’iniziativa lo Speleo Club Chieti ha ringraziato il Comune di Carsoli per le autorizzazioni e il sindaco di Sante Marie, Lorenzo Berardinetti, per la disponibilità di una struttura destinata all’accoglienza del gruppo.
Nella Maiella alla Grotta della Lupa
La seconda parte dell’incontro porterà gli speleologi nel Parco Nazionale della Maiella, a Roccamorice, per un’attività nella Grotta della Lupa.
La cavità è particolarmente legata alla storia recente dello Speleo Club Chieti. Scoperta nel 2015 nell’ambito delle ricerche condotte dal GRAIM nelle antiche miniere della Maiella, fu esplorata in profondità proprio dagli speleologi teatini, anche con la collaborazione di altri gruppi. Scintilena ne raccontò la scoperta già nel luglio 2015.
La Grotta della Lupa presenta ambienti meandriformi, canyon e importanti concrezionamenti ed è stata interessata negli anni da ricerche di carattere geologico, paleontologico e ambientale.
Uno scambio tra esperienze speleologiche
Lo Speleo Club Chieti, attivo dal 1963, porta nell’incontro anche la propria esperienza internazionale: nel 2025 alcuni suoi componenti hanno partecipato a una spedizione speleologica in Perù.
La visita degli speleologi del Greater Houston Grotto permetterà ora un confronto direttamente nelle grotte abruzzesi, mettendo in relazione due realtà speleologiche geograficamente molto lontane attraverso l’attività sul campo.
Fonti
Il Giornale di Chieti – Speleologia, gemellaggio tra Chieti e Texas: nove esploratori americani alla scoperta delle grotte abruzzesi, 21 ottobre 2026
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Da una pubblicazione del 2023 un quadro interessante della biodiversità sotterranea
Costa Rica è famoso per la sua biodiversità. Anche sotto foreste e montagne esiste un mondo molto meno conosciuto: quello delle grotte.
Una recente revisione ha raccolto dati storici e osservazioni sul campo, arrivando a censire almeno 123 specie animali in 127 siti sotterranei.
Sembra già molto, ma in realtà il dato è soltanto una parte del quadro: nel paese sono note oltre 435 grotte e cavit
Da una pubblicazione del 2023 un quadro interessante della biodiversità sotterranea
Costa Rica è famoso per la sua biodiversità. Anche sotto foreste e montagne esiste un mondo molto meno conosciuto: quello delle grotte.
Una recente revisione ha raccolto dati storici e osservazioni sul campo, arrivando a censire almeno 123 specie animali in 127 siti sotterranei.
Sembra già molto, ma in realtà il dato è soltanto una parte del quadro: nel paese sono note oltre 435 grotte e cavità artificiali, e solo circa il 30% è stato studiato dal punto di vista biologico.
I pipistrelli sono gli animali meglio documentati, con 36 specie registrate. Molto meno conosciuti sono invece gli invertebrati: insetti, aracnidi, crostacei, collemboli e altri piccoli organismi che spesso non sono stati identificati nemmeno fino alla specie.
Tra i casi più interessanti c’è Pseudothelphusa puntarenas, un granchio d’acqua dolce osservato soltanto sottoterra e considerato, al momento, l’unico vero abitante delle grotte formalmente descritto nel paese. In alcune cavità sono stati trovati anche pesci pallidi e con occhi ridotti, possibili segnali di adattamento alla vita nel buio.
Molte di queste grotte sono anche poco protette. Novantuno siti con presenza faunistica nota si trovano fuori dalle aree protette, esposti a disturbo, turismo, inquinamento e cambiamenti ambientali.
Per colmare le lacune, i ricercatori puntano su nuove tecniche come il DNA ambientale, che può rilevare la presenza di animali anche senza catturarli.
Il dato più interessante, alla fine, è proprio questo: in uno dei paesi più celebri al mondo per la conservazione della natura, gran parte della biodiversità sotterranea resta ancora da scoprire.
Fonte: Deleva, S., Ulloa, A., Oliveira, H. F. M., Simov, N., Didonna, F., & Chaverri, G. (2023). Cave-dwelling fauna of Costa Rica: current state of knowledge and future research perspectives. Subterranean Biology, 47, 29–62. https://doi.org/10.3897/subtbiol.47.113219
Foto di copertina: Amblypygio nella penisola di Osa, Costa Rica. Foto: Charles J. Sharp / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
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La Federazione speleologica tedesca partecipa alla Conferenza ONU sulla biodiversità in Armenia. Al centro dell’impegno la tutela degli ecosistemi carsici e delle specie che vivono negli ambienti sotterranei
La speleologia entra nel dibattito internazionale sulla tutela della biodiversità. Alla COP17, la 17ª Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, in corsoa Yerevan, in Armenia, dal 19 al 30 ottobre 2026, è presente anche il Verband der
La Federazione speleologica tedesca partecipa alla Conferenza ONU sulla biodiversità in Armenia. Al centro dell’impegno la tutela degli ecosistemi carsici e delle specie che vivono negli ambienti sotterranei
La speleologia entra nel dibattito internazionale sulla tutela della biodiversità. Alla COP17, la 17ª Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, in corsoa Yerevan, in Armenia, dal 19 al 30 ottobre 2026, è presente anche il Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher (VdHK), la Federazione tedesca di speleologia e ricerca sul carsismo.
Per il VdHK, sono presenti Ana K. Celis e Veronika Vogel, con il sostegno della Succow Stiftung.
L’obiettivo è portare all’attenzione della conferenza la biodiversità degli ambienti sotterranei, spesso poco visibile nelle politiche di conservazione nonostante la presenza di specie altamente specializzate e, in molti casi, caratterizzate da areali estremamente limitati. Studi recenti sottolineano infatti come numerose specie strettamente legate alle grotte siano conosciute in popolazioni ridotte o addirittura in singole cavità, una condizione che ne aumenta la vulnerabilità.
L’iniziativa si inserisce nel lavoro internazionale di Karst-Aware, rete che promuove una maggiore considerazione degli ecosistemi carsici e sotterranei nelle decisioni ambientali. Il VdHK è accreditato presso ECOSOC e UNEP dal 2020 e da anni porta nei contesti delle Nazioni Unite i temi della protezione delle grotte, delle acque carsiche e della biodiversità ipogea.
Alla collaborazione partecipano anche realtà internazionali legate alla tutela del carsismo e delle grotte, tra cui il Caves & Karst Specialist Group della IUCN-WCPA, la UIS Karst and Cave Protection Commission e la European Cave Protection Commission della Federazione Speleologica Europea.
Foto
La biodiversità sotterranea al centro dell’impegno speleologico alla COP17 di Yerevan. Immagine diffusa dal Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher (VdHK). Foto: Klaus Bogon
Fonti
Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher e.V. – comunicazione social 20 ottobre 2026
STOPY DOBY ĽADOVEJ V DEMÄNOVSKEJ DOLINE UKRYTÉ V ZRNKÁCH PIESKU Z JASKYNE SLOBODY
Demänovská jaskyňa slobody figurovala na obálke októbrového čísla svetovo významného vedeckého časopisu Geology. No namiesto kvapľov či jazierok je na nej zrnko piesku z jaskynných sedimentov.
Čím je toto zrnko také zaujímavé? Na jeho povrchu možno pozorovať ryhovania a schodovité pukliny, ktoré indikujú, že zrno bolo opracované ľadovcom.
Hoci stopy dávnych ľadovcov nie sú na našom území novinkou, doposiaľ nie
STOPY DOBY ĽADOVEJ V DEMÄNOVSKEJ DOLINE UKRYTÉ V ZRNKÁCH PIESKU Z JASKYNE SLOBODY
Demänovská jaskyňa slobody figurovala na obálke októbrového čísla svetovo významného vedeckého časopisu Geology. No namiesto kvapľov či jazierok je na nej zrnko piesku z jaskynných sedimentov.
Čím je toto zrnko také zaujímavé? Na jeho povrchu možno pozorovať ryhovania a schodovité pukliny, ktoré indikujú, že zrno bolo opracované ľadovcom.
Hoci stopy dávnych ľadovcov nie sú na našom území novinkou, doposiaľ nie je jasné, kedy presne sa začali v našich relatívne nízkych pohoriach vyskytovať prvé ľadovce. Počas opakovaných cyklov ľadových a medziľadových dôb totiž mladšie ľadovce, ako aj ďalšie povrchové procesy, narušovali a zahladzovali povrchové prejavy starších ľadovcov. Avšak sedimenty, ktoré boli do jaskýň splavené z topiacich sa starších ľadovcov, ostali pred vyčíňaním povrchových procesov uchránené.
Tento "efekt časovej konzervy" využili, spolu s výskumníkmi zo Správy slovenských jaskýň, vedci z troch poľských univerzít (Jagellonská univerzita v Krakove, Sliezska univerzita v Katoviciach a Varšavská univerzita). Výskum ukázal, že ľadovec sa vo vrchných častiach Demänovskej doliny nachádzal už pred viac než 350-tisíc rokmi.
Vďaka tomu sa Demänovská jaskyňa slobody zaradila k jednej z mála európskych horských lokalít, v ktorých boli preukázané prejavy starších zaľadnení. Výrazné stopy po zaľadnení na povrchu bolo možno doposiaľ spoľahlivo prisúdiť iba ľadovcom z poslednej ľadovej doby (približne pred 115 až 12 tisíc rokmi).
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La spedizione internazionale polacco-macedone-italiana “Matka Vrelo 300” ha portato Bartlomiej Pitala fino a -338 metri. Oltre otto ore di decompressione e un imponente dispositivo di sicurezza per un’esplorazione che lascia aperta la prosecuzione della grotta
Dentro Matka Vrelo 300: la parola allo speleosub Luca Cavicchioli
Pubblichiamo oggi su Scintilena è il racconto di un’esplorazione eccezionale, che ha portato Bartlomiej Pitala fino a meno 338 metri nelle profondità sommers
La spedizione internazionale polacco-macedone-italiana “Matka Vrelo 300” ha portato Bartlomiej Pitala fino a -338 metri. Oltre otto ore di decompressione e un imponente dispositivo di sicurezza per un’esplorazione che lascia aperta la prosecuzione della grotta
Dentro Matka Vrelo 300: la parola allo speleosub Luca Cavicchioli
Pubblichiamo oggi su Scintilena è il racconto di un’esplorazione eccezionale, che ha portato Bartlomiej Pitala fino a meno 338 metri nelle profondità sommerse di Matka Vrelo, in Macedonia del Nord.
Dietro quel numero – che ci chiediamo sia umano, tanto è portentoso – ci sono preparazione, tecnica, sicurezza e soprattutto un grande lavoro di squadra internazionale.
Tra i protagonisti della spedizione c’è anche l’italiano Luca Cavicchioli, speleosub ed esploratore, che ha partecipato alle attività sul campo e, insieme ad Andrea Mescalchin, ne ha documentato le diverse fasi attraverso immagini e video.
A Bartlomiej, Luca e a tutta la squadra di Matka Vrelo 300 vanno i complimenti di Scintilena per questa straordinaria esplorazione.
Ora lasciamo che sia lui a raccontarla. La parola a Luca:
“IMPRESA STORICA A MATKA VRELO: RAGGIUNTI I -338 METRI, È IL NUOVO RECORD MONDIALE DI IMMERSIONE IN GROTTA
“How deep is your love…” è il motto della spedizione “Matka Vrelo 300” che sposta in avanti i limiti dell’esplorazione speleosubacquea. L’esploratore Bartlomiej Pitala si spinge nell’abisso della Macedonia del Nord fino a raggiungere l’impressionante profondità di -338m “frantumando” in un solo colpo tutti i precedenti record di immersione.
SKOPJE (Macedonia del Nord) — La frontiera di ciò che è umano e tecnicamente possibile nel mondo della speleosubacquea è stata appena ridefinita nel canyon di Matka in Macedonia del Nord. Tra il 10 e il 17 ottobre 2026, una spedizione internazionale Polacca-Macedone-Italiana di altissimo profilo guidata dal BAD Exploration Team in stretta collaborazione con il Dive Club “Vrelo” – Matka ha stabilito il nuovo record mondiale di profondità: -338 metri.
Matka Vrelo è così diventata la grotta sommersa più profonda al mondo esplorata da un essere umano, superando la soglia dei -300 metri — un’impresa riuscita prima d’ora a un solo altro subacqueo al mondo.
Un dispositivo di sicurezza senza precedenti
La riuscita del progetto non è stata solo una prova di coraggio e preparazione atletica, ma anche un capolavoro organizzativo e logistico. La spedizione ha ottenuto l’alto patrocinio onorario della Presidentessa della Repubblica della Macedonia del Nord, Gordana Siljanovska-Davkova, che ha garantito una copertura istituzionale e di emergenza d’élite.
L’apparato di sicurezza vedeva schierati in superficie un elicottero in costante pronta partenza per l’ospedale di Skopje, i mezzi navali e il personale dell’Unità Speciale Antiterrorismo “TIGAR”, un’ambulanza dedicata presso la diga di Matka e uno specialista in medicina iperbarica pronto all’uso della camera di decompressione.
In acqua, la preparazione è stata altrettanto imponente: oltre 30 bombole di sicurezza posizionate lungo la grotta fino a -180 metri, un habitat sommerso allestito a 8 metri dai sub locali Goce Dimitrievski e Bardo Hristijan, e ben tre rebreather gestiti dall’esploratore, di cui uno di scorta consegnato a -140 metri. Un team di sette subacquei di supporto (guidati da Tomasz Wciórka, il sub spintosi più a fondo fino a -190 metri per intercettare la risalita) ha accompagnato senza sosta il diver durante tutta la decompressione.
Cronaca di un tuffo nell’abisso
L’immersione finale è scattata la mattina del 16 ottobre 2026. Accompagnato dai compagni di squadra fino alla quota di -24 metri all’interno della grotta, Bart Pitala si è staccato dal gruppo per proseguire in solitaria nell’inesplorato.
La discesa lungo il pozzo principale fino a -212 metri è durata meno di cinque minuti. Sfruttando la velocità dei suoi scooter subacquei, l’esploratore ha rapidamente superato il punto d’arresto della spedizione 2025 (fermatasi a -287 metri), varcando la soglia dei -300 metri in perfetto stato psicofisico e senza alcun sintomo di sindrome neurologica da alta pressione (HPNS).
Trovandosi di fronte a un maestoso salto verticale che proseguiva nel buio totale, Bart ha deciso di sfruttare gli ultimi secondi della finestra temporale pianificata per la fase esplorativa:
«La grotta indica sempre la strada. In quel momento mi sta offrendo un’opportunità che capita forse una volta nella vita. Non mi sarei mai sentito più pronto di così», ha ricordato l’esploratore.
Spintosi lungo la parete fino a toccare il fondo rilevato a -338 metri, ha scelto di non mettere ulteriormente a rischio la resistenza della strumentazione, rilevando come il passaggio continuasse a scendere ripidamente verso il basso.
Più di 8 ore di decompressione
Raggiunto il punto più profondo, è iniziata la fase più critica e delicata: la risalita. In base agli studi di settore e al contributo teorico di mostri sacri della speleosubacquea come Gigi Casati, Xavier Méniscus e Dr. Andy Pitkin, è stata adottata una strategia di decompressione estremamente conservativa.
Arrestata la risalita rapida a -210 metri, l’esploratore ha iniziato una salita lentissima verso la prima tappa teorica dei -150 metri, aggiungendo un’ora e mezza di margine di sicurezza. Una scelta vincente: dopo oltre otto ore trascorse interamente in acqua, il subacqueo è riemerso sulle proprie gambe e in perfette condizioni di salute, senza la necessità di ricorrere all’habitat a secco.
Un successo dal cuore anche italiano
L’impresa è il risultato di un lavoro di squadra transnazionale in cui anche l’Italia ha giocato un ruolo chiave sul campo, in particolare con il contributo video-fotografico di Andrea Mescalchin e Luca Cavicchioli, entrambi cave-diver ed esploratori di altissimo livello, che hanno documentato tutte le fasi dell’esplorazione.
In attesa dei report dettagliati e dei rilievi 3D che verranno presentati ai prossimi congressi di settore (tra cui la Baltictech Conference 2026 e il Dive-Expo di Anversa), la spedizione lascia una certezza: il limite di Matka Vrelo non è ancora stato scritto. La grotta continua a scendere.”
Grazie Luca! E complimenti a Bartlomiej, Luca e a tutta la squadra di Matka Vrelo 300!
Dietro quei – 338 m ci sono preparazione, competenza, organizzazione e fiducia reciproca: tutte elevate alla massima potenza.
Ore di immersione e decompressione, decine di bombole predisposte lungo il percorso, uomini e donne impegnati sott’acqua e in superficie per rendere possibile e sicura un’esplorazione ai limiti.
E poi c’è quella frase che, per chi ama l’esplorazione, è la più emozionante di tutte, la migliore: la grotta continua.
Da lì, prima o poi, ricomincerà il viaggio. Ma prima, un brindisi!
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I Soci della Società Speleologica Italiana ETS sono chiamati a due appuntamenti consecutivi: alle 15.30 l’Assemblea straordinaria per le modifiche statutarie richieste dal MASE, alle 16.00 l’Assemblea ordinaria con il rinnovo degli organi per il triennio 2027-2029
A Costacciaro, durante l’Incontro Internazionale di Speleologia, il pomeriggio di venerdì 30 ottobre 2026 vedrà due momenti molto importanti per la Società Speleologica Italiana ETS: si terranno in seconda convocazione due
I Soci della Società Speleologica Italiana ETS sono chiamati a due appuntamenti consecutivi: alle 15.30 l’Assemblea straordinaria per le modifiche statutarie richieste dal MASE, alle 16.00 l’Assemblea ordinaria con il rinnovo degli organi per il triennio 2027-2029
A Costacciaro, durante l’Incontro Internazionale di Speleologia, il pomeriggio di venerdì 30 ottobre 2026 vedrà due momenti molto importanti per la Società Speleologica Italiana ETS: si terranno in seconda convocazione due distinte Assemblee dei Soci, alle 15.30 la straordinaria e alle 16.00 l’ordinaria.
Convocate entrambe il 13 ottobre e ospitate nella Sala San Marco, affrontano questioni diverse ma altrettanto rilevanti per la vita della Società.
Convocate il 13 ottobre scorso nella Sala San Marco, sono altrettanto rilevanti.
Ore 15.30 – Assemblea straordinaria
L’Assemblea straordinaria è fissata in seconda convocazione venerdì 30 ottobre alle 15.30. La prima convocazione è prevista giovedì 29 ottobre alle 21.
All’ordine del giorno, dopo la nomina del Presidente, degli Scrutatori e del Verbalizzante e la verifica dei poteri dell’Assemblea, c’è la discussione e approvazione della variazione di due articoli dello Statuto della SSI ETS, gli articoli 10 e 14, su richiesta del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
Ore 16.00 – Assemblea ordinaria
Mezz’ora dopo, alle 16.00, è prevista in seconda convocazione l’Assemblea ordinaria. La prima convocazione è fissata per giovedì 29 ottobre alle 21.30.
L’ordine del giorno comprende diversi passaggi della vita della Società:
relazione del Presidente e del Consiglio sulle attività del triennio 2024-2026;
relazioni di Commissioni e Uffici;
definizione delle quote sociali 2027;
esiti del concorso “Rilievo: tra arte e tecnica”, del bando 5×1000 e del Premio speleologico internazionale Giovanni Badino;
scrutinio delle elezioni e rinnovo degli organi direttivi della SSI ETS per il triennio 2027-2029.
Scintilena ne ha già parlato lo scorso 17 ottobre, in un articolo dedicato all’Assemblea ordinaria e al futuro della Società Speleologica Italiana.
Hanno diritto di voto i Soci in regola con il pagamento della quota associativa 2026 e iscritti da almeno tre mesi.
Lo Statuto consente la partecipazione per delega: ogni Socio può ricevere al massimo tre deleghe. Per i Soci collettivi valgono le specifiche disposizioni previste per i rappresentanti dei Gruppi.
Due appuntamenti, una partecipazione importante
Le due Assemblee riuniscono nello stesso pomeriggio questioni diverse ma entrambe rilevanti: prima l’adeguamento dello Statuto, poi il bilancio del triennio trascorso e la definizione degli organi che guideranno la SSI dal 2027 al 2029.
Per i Soci presenti a Costacciaro sarà quindi importante tenere presenti entrambi gli orari: 15.30 Assemblea straordinaria, 16.00 Assemblea ordinaria, perché, come in ogni occasione di vita associativa, la partecipazione all’Assemblea è uno dei momenti in cui è possibile esercitare direttamente il proprio ruolo nella vita della Società.
🔦 Přehled speleologických novinek
V Podtatranské oblasti Kriváňa proběhl speleologický průzkum jeskyně Belianka za účasti Pala Staníka, což přineslo nové poznatky o této lokalitě [5][6]. Správa slovenských jaskýň zveřejnila fotodokumentaci z průzkumných aktivit, která doplňuje informace o aktuálních speleologických pracích [7].
✍️ Pripravil pre vás Miško Ftipkár 🙂
Speleologie V Čr
Konečně! Amerika objevena aneb žába v luftě.
📅 2026-10-21
Speleologie V Čr
První letošni TOP Expedice M
V Podtatranské oblasti Kriváňa proběhl speleologický průzkum jeskyně Belianka za účasti Pala Staníka, což přineslo nové poznatky o této lokalitě [5][6]. Správa slovenských jaskýň zveřejnila fotodokumentaci z průzkumných aktivit, která doplňuje informace o aktuálních speleologických pracích [7].
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Conclusa la spedizione nell’Avenul de sub Vârful Grind: 27 giorni di attività e 37 speleologi impegnati. Radu Puscas ha stabilito il record nazionale rumeno per un’immersione speleologica effettuata alla maggiore profondità verticale rispetto all’ingresso di una grotta
Si è conclusa Grind Explo 2026, la spedizione speleologica nell’Avenul de sub Vârful Grind, nel massiccio di Piatra Craiului, la cavità più profonda conosciuta della Romania.
Scintilena aveva seguito il progetto fi
Conclusa la spedizione nell’Avenul de sub Vârful Grind: 27 giorni di attività e 37 speleologi impegnati. Radu Puscas ha stabilito il record nazionale rumeno per un’immersione speleologica effettuata alla maggiore profondità verticale rispetto all’ingresso di una grotta
Si è conclusa Grind Explo 2026, la spedizione speleologica nell’Avenul de sub Vârful Grind, nel massiccio di Piatra Craiului, la cavità più profonda conosciuta della Romania.
Scintilena aveva seguito il progetto fin dall’8 giugno 2026, quando aveva annunciato il campo internazionale e i suoi obiettivi esplorativi, per tornare poi sottoterra il 5 ottobre 2026, raccontando la rotazione dei bivacchi e il complesso lavoro di disostruzione e trasporto dei materiali nelle zone profonde.
Ora il bilancio pubblicato dal Clubul de Speologie Silex Brazov permette di ricostruire i risultati complessivi: 27 giorni di attività sul campo, 37 speleologi coinvolti e operazioni condotte fino al sifone terminale a meno 815 metri.
Ringraziamo Alex Pologea per averci segnalato la notizia e per averci permesso di seguire ancora una volta da vicino le esplorazioni del Grind.
Nel sifone a meno 815 metri
Uno dei momenti più importanti della spedizione è stato raggiunto il 23 settembre, quando lo speleosub Radu Puscas si è immerso nel sifone situato al fondo della cavità.
L’operazione ha stabilito un record nazionale rumeno: si tratta dell’immersione speleologica effettuata alla maggiore profondità verticale rispetto all’ingresso di una grotta.
Il dato non deve essere confuso con la profondità raggiunta sott’acqua. Il sifone si trova infatti a meno 815 m rispetto all’ingresso dell’Avenul de sub Vârful Grind, mentre l’acqua nel passaggio ha una profondità inferiore al metro.
Puscas è riuscito a penetrare parzialmente nella strettoia sommersa, ma la morfologia del passaggio non ha consentito di superarla completamente.
Nei giorni successivi gli speleologi hanno continuato quasi quotidianamente i lavori di disostruzione e allargamento, rimuovendo blocchi e roccia sopra il passaggio. Al termine della spedizione il sifone restava ancora impraticabile, ma il lavoro svolto ha preparato il terreno per nuovi tentativi.
Una complessa operazione sotterranea
Portare un subacqueo e tutta l’attrezzatura necessaria fino al sifone ha richiesto una logistica considerevole.
Centinaia di chilogrammi di materiali sono stati trasportati prima fino all’ingresso, situato a 1.922 metri di quota nel ripido terreno carsico sotto la cresta di Piatra Craiului, e successivamente calati nella cavità attraverso una successione di verticali.
Sono stati riattivati i bivacchi sotterranei a meno 540 e meno 775 m, fondamentali per consentire alle squadre di lavorare nei settori più profondi senza dover percorrere ogni volta l’intera cavità.
Circa un terzo dei 37 partecipanti alla spedizione ha raggiunto il terminus, vale a dire l’attuale punto estremo dell’esplorazione, a meno 815 m.
Nuove esplorazioni anche lontano dal fondo
Grind Explo 2026 non si è concentrata soltanto sul sifone terminale.
Nella zona del Pozzo Walter Gutt, a circa meno 450 metri, sono stati rilevati circa 25 metri di nuovi ambienti.
A circa – 400 metri una risalita ha inoltre permesso di raggiungere un grande pozzo, ancora da esplorare verso l’alto. Sono prosecuzioni che mostrano come il sistema conservi possibilità esplorative anche nei livelli superiori rispetto al suo punto più profondo.
Comunicazioni e monitoraggio fino a meno 815 m
Una parte importante della spedizione è stata dedicata anche alle infrastrutture necessarie per proseguire le ricerche.
La linea telefonica sotterranea è stata ripristinata ed estesa fino a meno 815 m, migliorando le comunicazioni tra le squadre impegnate in profondità e quelle in superficie.
Sono stati inoltre installati sensori per registrare la temperatura in diversi punti della cavità, aggiungendo alla componente esplorativa anche una raccolta sistematica di dati ambientali.
Un’esplorazione ancora aperta
Il bilancio di Grind Explo 2026 non chiude l’esplorazione dell’Avenul de sub Vârful Grind.
Il sifone terminale rimane da superare, le disostruzioni potranno proseguire e alcune delle nuove vie individuate attendono ancora di essere percorse.
La spedizione ha però consolidato conoscenze, infrastrutture e logistica necessarie per continuare a lavorare in una cavità nella quale raggiungere il fondo, a 815 m al di sotto dell’l’ingresso, rappresenta già una complessa operazione speleologica.
Per gli speleologi rumeni il Grind resta dunque un sistema ancora aperto, non soltanto verso il basso.
L’immagine di copertina è stata realizzata unendo il volantino ufficiale di Grind Explo 2026 e un’immagine tratta dal resoconto della spedizione pubblicato dal Clubul de Speologie Silex Brazov
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Due grandi finestre naturali illuminano dall’alto una galleria lunga 262 metri nel complesso carsico di Karlukovo. La loro forma ha reso celebre la cavità, ma dietro l’immagine spettacolare c’è una lunga storia di erosione, crolli ed evoluzione del paesaggio sotterraneo
Sembrano due grandi occhi rivolti verso chi entra nella grotta. Sono le aperture naturali nella volta della Grotta di Prohodna, in Bulgaria, divenute famose con il nome di “Occhi di Dio”.
L’immagine è certamente s
Due grandi finestre naturali illuminano dall’alto una galleria lunga 262 metri nel complesso carsico di Karlukovo. La loro forma ha reso celebre la cavità, ma dietro l’immagine spettacolare c’è una lunga storia di erosione, crolli ed evoluzione del paesaggio sotterraneo
Sembrano due grandi occhi rivolti verso chi entra nella grotta. Sono le aperture naturali nella volta della Grotta di Prohodna, in Bulgaria, divenute famose con il nome di “Occhi di Dio”.
L’immagine è certamente spettacolare, ma osservata con lo sguardo dello speleologo racconta soprattutto un’altra storia: quella dell’evoluzione di una grande cavità carsica progressivamente avvicinatasi alla superficie, nella quale l’erosione e il cedimento della copertura hanno aperto vere e proprie finestre verso il cielo.
Prohodna si trova nei pressi del villaggio di Karlukovo, nel comune di Lukovit, nella Bulgaria centro-settentrionale. È inserita in uno dei paesaggi carsici più importanti del Paese e fa parte del complesso carsico di Karlukovo, area protetta come monumento naturale.
Una grotta che attraversa la montagna
Il nome Prohodna può essere tradotto come grotta di passaggio. La ragione diventa evidente osservandone la morfologia: la cavità è costituita da un’enorme galleria che attraversa il rilievo per circa 262 metri, mettendo in comunicazione due ingressi contrapposti.
Il cosiddetto ingresso piccolo raggiunge circa 35 metri di altezza, mentre quello grande arriva a circa 45 metri. Dimensioni che fanno apparire minuscole le persone che percorrono il fondo della cavità.
La galleria è ampiamente illuminata dalla luce naturale che penetra dagli ingressi e, nella parte centrale, dalle due grandi aperture presenti nella volta.
Sono proprio queste ultime a rendere Prohodna immediatamente riconoscibile.
Cosa sono realmente gli “Occhi di Dio”
In bulgaro le aperture vengono indicate anche come Oknata, cioè “le finestre”.
Viste dal fondo della grotta, la loro forma allungata e la disposizione quasi simmetrica producono una sorprendente somiglianza con due occhi. Il cielo diventa così parte della parete della cavità e l’aspetto cambia continuamente con la luce, le nuvole e le condizioni meteorologiche.
Non occorre però ricorrere a spiegazioni misteriose.
Le aperture sono il risultato dell’evoluzione naturale della volta della cavità, interessata dai processi erosivi e dall’allargamento delle discontinuità della roccia fino all’apertura verso la superficie.
Dal punto di vista geomorfologico sono quindi particolarmente interessanti perché permettono di osservare un momento dell’evoluzione di un sistema carsico nel quale il confine tra ambiente sotterraneo e superficie diventa sempre più sottile.
Il processo che crea una grotta non termina infatti quando una cavità si è formata. Acqua, fratturazione della roccia, gravità, erosione e crolli continuano lentamente a modificarne forma e dimensioni.
Gli “Occhi” sono una manifestazione molto evidente di questa trasformazione.
Un frammento sopravvissuto di un sistema più antico
Prohodna può essere letta anche come ciò che rimane di un’antica cavità progressivamente intercettata dall’abbassamento e dall’evoluzione della superficie esterna.
Gli enormi ingressi, la galleria aperta da un versante all’altro e le finestre nella volta mostrano un paesaggio carsico in una fase molto avanzata della propria evoluzione.
È una situazione particolarmente efficace anche dal punto di vista divulgativo: permette di comprendere che le grotte non sono strutture immutabili, ma elementi di un paesaggio che nasce, si sviluppa e può infine essere progressivamente smantellato dall’erosione.
Il carso di Karlukovo
La cavità non è isolata: il territorio circostante è caratterizzato da un esteso paesaggio carsico nel quale sono conosciute numerose grotte e forme superficiali. Il registro ufficiale bulgaro delle aree protette comprende Prohodna nel complesso carsico di Karlukovo, insieme alle grotte Temnata Dupka, Svirchovitsa, Bankovitsa e Haydushka.
La protezione dell’area risale al 1962.
A poca distanza da Prohodna si trova inoltre il Centro Speleologico Nazionale “Petar Tranteev”, storico punto di riferimento per la speleologia bulgara. Secondo il Comune di Lukovit, nell’area circostante sono presenti oltre 150 grotte e formazioni rocciose.
Un contesto che spiega perché Karlukovo sia strettamente legata alla storia e alle attività della speleologia del Paese.
Una grotta frequentata anche nella preistoria
La storia di Prohodna non riguarda soltanto la geologia.
Nella cavità sono state documentate tracce di frequentazione umana preistorica, attribuite al Neolitico e al Calcolitico, a testimonianza di un rapporto con questo grande ambiente naturale iniziato migliaia di anni fa.
Intorno agli “Occhi di Dio” sono nate nel tempo anche interpretazioni simboliche e racconti legati alla particolare forma delle aperture. È opportuno però distinguere questi aspetti dalla documentazione archeologica: la frequentazione preistorica della grotta è attestata, mentre diverse interpretazioni rituali associate alle aperture appartengono al campo delle ipotesi e delle tradizioni.
Due finestre per leggere l’evoluzione di una grotta
La popolarità degli “Occhi di Dio” ha trasformato Prohodna in una delle cavità più fotografate della Bulgaria: quelle due aperture attirano migliaia di visitatori. Tuttavia, possono diventare uno strumento per raccontare qualcosa di molto più ampio.
Guardandole dal basso si osserva, oltre al curioso gioco della natura, anche il punto in cui superficie e sottosuolo cominciano a incontrarsi, mentre una cavità formatasi nella roccia calcarea continua lentamente la propria evoluzione: il lato di maggiore interesse della Grotta di Prohodna, al di là dello spunto che ha dato il via all’articolo.
Didascalia foto
Gli “Occhi di Dio” visti dall’interno della Grotta di Prohodna, nel complesso carsico di Karlukovo, in Bulgaria. Le due grandi finestre naturali mettono in comunicazione la volta della cavità con la superficie. Foto Franz Maurano.