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Kyklop bez oka a co s lidarem v jeskyni

Technika v podzemí dostává pořádně na frak. Při jedné z výprav za vylepšením skenů v údolí Říčky přišel projekt „Cave-Cyclops“ o své oko (kluzká zlá Malčina). Zásadní úskalí této konstrukce spočívá v tom, že má Kyklop senzor pouze jeden. Použitý modul Unitree L1 má bohužel mechanické otočné části, které jsou poměrně snadno zranitelné. Stačilo lehké ťuknutí do skály které nebylo sice první, ale tentokrát se stalo pro rotaci senzoru kritickým. Motor otáčení svou práci vzdal a z tisíců bodů za sekundu zbyla jen hrstka statečných, což pro výpočet SLAMu nestačí.

Labyrint – Ochozská jeskyně, sken mezi body polygonu.
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Den otevřených dveří v neděli 13. září 2026

Při příležitosti prvního Mezinárodního dne jeskyní a krasu a 70 let CHKO Moravský kras zveme zájemce na prohlídku Ochozské jeskyně.

Obecné informace o návštěvě naleznete na stránce Dny otevřených dveří v Ochozské jeskyni.

K prohlídce je nutná rezervace ZDE.

Aktualizace 2. 9.: Rezervace jsou zaplněné, děkujeme za zájem.

Aktualizace 12. 9.: Kontrola jeskyně proběhla, nedělním návštěvám nic nebrání. Odpoledne může poprchat, ale u nás budete v suchu. 🙂

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Každý metr jeskyně se počítá a ten zmapovaný ještě víc! Přesto je stále dokola slyšet: „Mapování je složité,“ „Nikdo mi nepůjčí DISTO,“ „Správná kalibrace je věda,“ „Neumím to nakreslit…“ Výmluvy a skuhrání! Pojďme to změnit a naučit se mapovat společnými silami. Věřím, že se vzájemně posuneme a přiučíme něčemu novému, sdílet postřehy a zkušenosti je totiž k nezaplacení.

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  • Grotta del Leone, nuovi scavi ad Agnano: il Monte Pisano cerca le tracce del suo passato più antico
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Grotta del Leone, nuovi scavi ad Agnano: il Monte Pisano cerca le tracce del suo passato più antico

Október 10th 2026 at 14:00

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La settima campagna alla Grotta del Leone approfondisce le frequentazioni del Tardo Paleolitico. Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa guida le ricerche, sostenute dal bando ProArcheo 2025-2026 e dalla collaborazione con il Comune di San Giuliano Terme.

Grotta del Leone: iniziata la campagna archeologica di ottobre 2026

Ad Agnano sono ripresi gli scavi alla Grotta del Leone. Nel mese di ottobre 2026 è iniziata la settima campagna nel sito archeologico del Comune di San Giuliano Terme. La cavità si apre in località La Croce, sul versante sudoccidentale del Monte Pisano. Le indagini puntano a ricostruire le frequentazioni del Tardo Paleolitico e a verificare la presenza di testimonianze ancora più antiche, finora non documentate nell’area.[1]

La ricerca riguarda quindi una fase centrale della preistoria locale. L’obiettivo è comprendere meglio quando e come i gruppi umani utilizzarono questo ambiente sotterraneo. La verifica delle sequenze più antiche potrà ampliare il quadro del popolamento del Monte Pisano. Si tratta di un obiettivo della campagna, distinto dai risultati che emergeranno dallo scavo e dalle successive analisi.[1]

Scavi alla Grotta del Leone: direzione scientifica e tutela archeologica

Gli scavi sono condotti in regime di concessione dal Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa. La direzione scientifica è affidata a Jacopo Conforti. La supervisione è svolta da Claudia Rizzitelli, funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno.[1]

Il Museo coordina le ricerche dal 2019. Il progetto integra indagine archeologica, tecnologie digitali e valorizzazione museale. Questo collegamento permette di sviluppare lo studio del sito insieme alla comunicazione dei suoi contenuti al pubblico. Reperti, documentazione e ricostruzioni diventano così parti di uno stesso percorso di conoscenza.[1]

Preistoria del Monte Pisano: dai primi scavi alle ricerche attuali

La storia delle indagini alla Grotta del Leone attraversa più generazioni di studiosi. Ezio Tongiorgi avviò le ricerche dell’Università di Pisa tra il 1947 e il 1950. Antonio Mario Radmilli proseguì gli scavi dal 1970 al 1974. Nel 2015 le attività ripresero a cura di Giovanna Radi, in collaborazione con il Museo. Dal 2019 quest’ultimo è concessionario degli scavi.[2]

I materiali già recuperati documentano usi diversi della cavità. Durante il Paleolitico la grotta servì da riparo a gruppi di cacciatori. Nel Neolitico fu utilizzata anche per attività rituali. Questa successione mostra come uno stesso luogo possa assumere funzioni differenti nel corso della preistoria.[2]

Il sito contribuisce a una lettura più ampia del territorio pisano. Il percorso espositivo del Museo lo mette in relazione con il Riparo la Romita di Asciano e con le Dune del Poggio di Mezzo a San Rossore. I tre contesti aiutano a ricostruire le frequentazioni preistoriche tra Monte Pisano, aree interne e fascia costiera.[2]

ProArcheo 2025-2026 e anello di Agnano: ricerca e valorizzazione del territorio

La campagna alla Grotta del Leone beneficia anche di un finanziamento dell’Università di Pisa attraverso il bando ProArcheo 2025-2026. L’accesso al sostegno è stato reso possibile dalla collaborazione con il Comune di San Giuliano Terme. L’intervento rientra in un progetto di valorizzazione del patrimonio naturalistico, archeologico e storico del Monte Pisano.[1]

Il programma comprende il rinnovo della pannellistica lungo il percorso escursionistico dell’anello di Agnano, finanziato dal Comune. La collaborazione tra amministrazione e Museo era già stata illustrata da Scintilena nell’ambito degli investimenti dedicati al territorio e alla campagna di scavo 2026.[1][3]

L’assessore all’Ambiente Filippo Pancrazzi collega il sostegno alla ricerca alla conoscenza dei luoghi. «Come Amministrazione vogliamo investire sulla conoscenza del territorio», ha dichiarato, richiamando il rafforzamento della collaborazione con l’Università e il Museo. La nuova segnaletica risponde alla stessa impostazione: rendere il Monte Pisano più riconoscibile e favorirne una frequentazione consapevole.[1]

Grotta del Leone e divulgazione: i risultati saranno presentati alla cittadinanza

Al termine della campagna sono previsti incontri aperti alla cittadinanza. Si svolgeranno presso il Museo di Storia Naturale e presso il Comune di San Giuliano Terme. Gli appuntamenti presenteranno l’avanzamento delle ricerche e il lavoro svolto nel sito.[1]

La restituzione pubblica si inserisce in un’attività museale già consolidata. Alla Certosa di Calci, la sala dedicata alla preistoria del Monte Pisano comprende una ricostruzione della Grotta del Leone durante lo scavo. Il percorso espone inoltre reperti e fossili provenienti dai principali contesti preistorici dell’area. La nuova campagna alimenta questo rapporto tra ricerca sul campo, conservazione e divulgazione.[2][4]

Fonti dell’articolo


Speleoarcheologia: metodi, interpretazioni e tutela del patrimonio sotterraneo

Relazione di approfondimento sull’archeologia delle grotte naturali e delle cavità artificiali: dalla formazione dei depositi alle datazioni, dalla documentazione tridimensionale alla conservazione degli ambienti ipogei.

Speleoarcheologia: il rapporto tra esplorazione sotterranea e ricerca archeologica

La speleoarcheologia indica un ambito di ricerca nel quale lo studio delle testimonianze umane nel sottosuolo incontra le competenze dell’esplorazione speleologica. Comprende contesti differenti: grotte naturali frequentate nella preistoria, ambienti funerari, luoghi di culto e opere sotterranee costruite dall’uomo. Il terreno comune è l’analisi del rapporto tra comunità umane e spazi ipogei.[5][6][7]

Le competenze coinvolte restano distinte e complementari. La speleologia contribuisce alla conoscenza degli accessi, della morfologia e delle relazioni tra ambienti. L’archeologia ricostruisce le attività umane attraverso stratigrafie, manufatti e strutture. La geoarcheologia applica metodi delle scienze della Terra alla comprensione dei depositi e dei processi che li hanno trasformati.[6][8]

Questa cooperazione ha anche una dimensione istituzionale. Nel luglio 2025 l’Istituto centrale per l’archeologia del Ministero della Cultura e la Società Speleologica Italiana hanno annunciato un accordo. Il programma riguarda ricerca congiunta, censimento delle cavità con evidenze archeologiche, formazione e divulgazione. L’intesa riconosce il valore scientifico della documentazione speleologica nello studio del patrimonio sotterraneo.[6]

Grotte naturali e cavità artificiali: due contesti della speleoarcheologia

Una grotta naturale precede, di norma, la sua frequentazione umana. La ricerca deve comprendere sia la storia geologica dell’ambiente sia gli usi successivi. Un vano scavato dall’uomo pone invece anche domande sulla progettazione, sulle tecniche di realizzazione e sulla funzione originaria. Le cavità artificiali comprendono, tra gli altri esempi, miniere, acquedotti, abitazioni sotterranee e tombe.[7][9]

La distinzione non elimina le sovrapposizioni. Una cavità naturale può contenere opere e adattamenti antropici. Un ambiente artificiale può essere riutilizzato con finalità diverse da quelle iniziali. L’indagine deve quindi separare la formazione dello spazio, le modifiche umane e le trasformazioni successive. La classificazione tipologica costituisce un punto di partenza, non sostituisce la ricostruzione storica.[10]

Il termine “speleologia urbana” non comprende da solo tutto questo campo. Molte opere ipogee si trovano fuori dai centri abitati. La denominazione “speleologia in cavità artificiali” descrive meglio questa varietà di ambienti e paesaggi.[10]

Archeologia in grotta: ripari, sepolture, santuari e attività produttive

Le grotte hanno ospitato attività differenti nel corso del tempo. Sono state utilizzate come ripari, abitazioni, cimiteri, miniere e santuari. La documentazione didattica della Società Speleologica Italiana presenta questa pluralità come un elemento centrale del rapporto tra uomo e sottosuolo.[11]

La funzione di un sito non deriva soltanto dal tipo di oggetto rinvenuto. Conta la combinazione tra reperti, posizione, tracce d’uso e caratteristiche dei depositi. Anche strumenti simili possono essere impiegati in attività diverse. Per ricostruirle occorre integrare lo studio tecnologico con analisi funzionali, spaziali e ambientali.[12][13]

La Grotta del Leone offre un esempio della variazione degli usi nel tempo. Il Museo documenta un impiego paleolitico come riparo e una frequentazione neolitica legata a pratiche rituali. Queste fasi non vanno sovrapposte in una descrizione generica di “abitazione preistorica”. La successione degli utilizzi è parte della storia del sito.[2]

Sedimenti di grotta e tafonomia: come si forma un archivio archeologico

Il deposito di una grotta non è una semplice pila di livelli intatti. I materiali possono arrivare dall’esterno con acqua, vento o gravità. Altri derivano dalla disgregazione della roccia, dagli animali o dalle attività umane. Il risultato è un archivio composito, nel quale fonti diverse contribuiscono alla formazione della sequenza.[9]

Le grotte possono contenere strati inclinati, accumuli localizzati e superfici interrotte dall’erosione. Un deposito antico può essere rimosso e rideposto in una posizione successiva. Scavare più in profondità non basta quindi a dimostrare automaticamente una maggiore antichità di ogni reperto. La cronologia dipende dalla comprensione delle relazioni stratigrafiche e dei processi di formazione.[9]

La tafonomia studia i processi che intervengono tra la deposizione dei materiali e il loro rinvenimento. In ambito sotterraneo comprende trasporto, frammentazione, alterazione chimica e rimaneggiamento. La bioturbazione indica invece il disturbo prodotto dall’attività degli organismi. Questi fenomeni possono modificare i rapporti originari tra reperti e sedimenti.[9][14]

Analizzarli permette di distinguere un’associazione originaria da una concentrazione secondaria. È una questione decisiva per attribuire un oggetto a una fase di frequentazione. Lo stesso criterio vale per campioni destinati alle datazioni e alle analisi genetiche.[9][15]

Scavo stratigrafico e microstratigrafia: ricostruire gli eventi nel sottosuolo

Lo scavo deve riconoscere differenze tra depositi e rapporti tra superfici. Colore, consistenza, composizione e inclusioni aiutano a individuare i contesti. Le relazioni osservate consentono di ricostruire una successione di eventi, collegando deposizione, erosione e attività umane.[16]

La scala visibile sul campo non esaurisce l’informazione. La micromorfologia esamina campioni di sedimento prelevati senza alterarne la struttura interna. I campioni vengono consolidati e trasformati in sezioni sottili, osservabili al microscopio. La tecnica permette di studiare insieme particelle, piccoli resti e organizzazione del deposito.[17][18]

Alcune tracce di attività formano laminazioni inferiori al millimetro. La microstratigrafia può riconoscere minute deposizioni di cenere e distinguere livelli conservati da materiali rimescolati. In questo modo collega la lettura dello scavo a una ricostruzione più fine degli eventi.[18]

Il vantaggio non consiste soltanto nel trovare nuovi elementi. Consiste anche nel capire se elementi già riconosciuti appartengano allo stesso episodio. Per l’archeologia delle grotte, questa verifica sostiene l’interpretazione delle attività e l’affidabilità della cronologia.[18]

Rilievo 3D e fotogrammetria: documentare le grotte archeologiche

La documentazione tridimensionale collega forma della cavità, superfici di scavo e posizione dei materiali. La fotogrammetria ricava modelli e informazioni metriche da immagini elaborate digitalmente. Le sue applicazioni archeologiche comprendono reperti, strutture, scavi e ricostruzioni virtuali.[19]

Il rilievo rende possibile conservare una rappresentazione delle superfici prima della loro rimozione. Permette inoltre di confrontare distribuzioni spaziali e di integrare osservazioni effettuate in momenti differenti. Nei contesti archeologici e paleontologici di grotta, la fotogrammetria viene impiegata anche per documentazione e monitoraggio delle risorse conservate sul posto.[20]

Il modello digitale va letto insieme alle informazioni archeologiche. Una superficie tridimensionale descrive la geometria; la stratigrafia attribuisce relazioni e significati. Le analisi funzionali aggiungono indicazioni sulle attività. Uno studio su strumenti macrolitici della Grotta di Fumane ha integrato tracce d’uso, modelli 3D, distribuzione spaziale e archeologia sperimentale.[13]

Datazioni in speleoarcheologia: radiocarbonio, uranio-torio e luminescenza

La scelta del metodo dipende dal materiale e dall’evento da datare. Nessuna tecnica fornisce indistintamente l’età della grotta, dei suoi sedimenti e delle sue frequentazioni. Occorre stabilire quale processo abbia avviato l’“orologio” misurato e quale rapporto esista con il contesto archeologico.[15]

Radiocarbonio: la cronologia dei materiali organici

Il radiocarbonio misura il decadimento del carbonio-14 nei materiali di origine biologica. Può essere applicato, in condizioni adeguate, a ossa, resti vegetali e carbone. Per i campioni pleistocenici il problema della contaminazione diventa particolarmente importante. La quantità residua dell’isotopo diminuisce infatti con l’età.[15]

Il limite operativo si colloca generalmente nell’ordine di 50.000-55.000 anni. L’affidabilità effettiva dipende da campione, conservazione e trattamento. Le misure richiedono calibrazione e devono essere accompagnate dai dati di laboratorio. Anche il legame con l’attività umana da ricostruire deve essere verificato.[15]

Uranio-torio: le concrezioni come vincoli cronologici

Il metodo uranio-torio viene utilizzato soprattutto sulle deposizioni di carbonato di calcio, tra cui stalagmiti e colate calcitiche. In condizioni appropriate può raggiungere età nell’ordine di 500.000 anni. Misura la formazione della concrezione, non direttamente quella di un manufatto vicino.[15]

Una colata che sigilla un livello archeologico può stabilire un limite minimo alla sua antichità. Il deposito sottostante deve essersi formato prima. Una concrezione situata sotto il livello può invece fornire un limite massimo. La validità di questi vincoli dipende dalla relazione stratigrafica documentata.[15]

Luminescenza: l’ultima esposizione alla luce o al calore

La luminescenza sfrutta l’energia accumulata nei minerali per effetto della radioattività ambientale. L’OSL, luminescenza otticamente stimolata, stima il tempo trascorso dall’ultima esposizione sufficiente dei granuli alla luce. Altre applicazioni riguardano materiali riscaldati.[15]

Per i sedimenti, il rapporto di base è:

[
t = \frac{D_e}{\dot{D}}
]

Qui (D_e) è la dose equivalente accumulata. (\dot{D}) è la dose assorbita per unità di tempo. Il rapporto fornisce una stima dell’età, con incertezze legate alle misure e alla storia del deposito. L’esposizione incompleta alla luce prima del seppellimento richiede particolare attenzione.[15]

Cronologie integrate: collegare misure e stratigrafia

L’impiego di metodi diversi permette di verificare la coerenza della ricostruzione. Una data sul carbone, una sulle concrezioni e una sui sedimenti descrivono eventi differenti. Il confronto acquista significato quando questi eventi vengono inseriti nella stessa sequenza stratigrafica. Le modellazioni cronologiche possono integrare serie di campioni e rapporti tra contesti.[15]

Reperti litici e tracce d’uso: dalle forme degli strumenti alle attività umane

Lo studio dei manufatti in pietra comprende tecnologia e funzione. L’analisi tecnologica ricostruisce modalità di produzione e lavorazione. L’analisi delle tracce d’uso cerca invece indicatori delle attività svolte con gli strumenti. L’osservazione microscopica viene confrontata con tracce ottenute attraverso sperimentazioni controllate.[12]

Il caso della Ciota Ciara, in Piemonte, mostra il valore di questo approccio. Uno studio ha integrato tracce d’uso con dati geoarcheologici, paleontologici, archeozoologici e tecnologici. I risultati hanno contribuito a ricostruire attività legate alla lavorazione delle risorse animali e differenti fasi di occupazione della grotta.[12]

Le superfici dei reperti conservano informazioni delicate. Le alterazioni successive alla deposizione possono rendere difficile riconoscere le tracce funzionali. Per questo l’analisi comprende anche una valutazione dello stato di conservazione. Il reperto diventa una fonte sulle azioni compiute, non soltanto un elemento da classificare per forma.[12]

Resti biologici e ambiente antico: una lettura integrata della grotta

Ossa, resti vegetali, pollini e altre componenti biologiche contribuiscono alla ricostruzione del paesaggio e delle frequentazioni. Gli studi contemporanei sui depositi di grotta associano questi indicatori a dati mineralogici, geochimici e stratigrafici. Il confronto tra fonti differenti è definito approccio multiproxy.[9]

Un resto biologico può provenire da attività umane, da animali o da trasporto naturale. La sua presenza deve quindi essere collegata al processo di deposizione. La grotta registra il rapporto con l’esterno, ma lo fa attraverso meccanismi selettivi. Non conserva necessariamente tutte le specie e tutte le attività presenti nel territorio.[9]

Questa distinzione permette di utilizzare i dati senza confondere ambiente e comportamento. Una testimonianza di presenza animale non coincide automaticamente con una preda cacciata. La ricostruzione richiede il contributo congiunto dello studio dei resti, dei manufatti e delle modalità di formazione del deposito.[9][12]

DNA antico nei sedimenti: nuove possibilità per la speleoarcheologia

Il DNA antico può essere recuperato anche dai sedimenti, oltre che dai resti biologici riconoscibili. Questa linea di ricerca è indicata con la sigla sedaDNA. Le molecole possono conservarsi associate alle particelle minerali e a piccoli residui organici. Alcuni ambienti di grotta offrono condizioni favorevoli alla loro persistenza.[9]

Una rassegna pubblicata nel 2025 sul Journal of Quaternary Science descrive possibilità e vincoli del metodo. Gli autori, Siobhan Evans, Bastien Llamas e Jamie R. Wood, sottolineano l’importanza di integrare DNA, mineralogia, geochimica, microstratigrafia e dati sul clima della cavità.[9]

Il segnale genetico richiede una lettura contestuale. Contaminazione moderna, rimaneggiamento e possibile spostamento delle molecole tra livelli possono influenzare l’interpretazione. Anche l’assenza di DNA identificabile non dimostra da sola l’assenza antica di una specie. Conservazione e procedure analitiche incidono sui risultati.[9]

Il DNA sedimentario amplia quindi il numero delle testimonianze disponibili. Non sostituisce la documentazione dello scavo. Il suo contributo diventa più solido quando concorda con cronologia, resti biologici e storia del deposito.[9]

Cavità artificiali e archeologia degli ipogei: studiare opere e trasformazioni

Nelle cavità artificiali l’indagine riguarda anche la costruzione degli ambienti. Forma, articolazione e tecniche di lavorazione contribuiscono a chiarire finalità e organizzazione dell’opera. Il confronto tra assetto attuale e trasformazioni del territorio aiuta a ricostruirne la storia.[10]

La Federazione Speleologica Toscana descrive un patrimonio che comprende miniere, acquedotti, passaggi, abitazioni e tombe. La sua Commissione Cavità Artificiali svolge attività di classificazione, registrazione a catasto e conservazione dei dati. Questo lavoro collega esplorazioni locali a sistemi documentari più ampi.[7]

Il censimento non coincide con la sola individuazione dell’ingresso. Deve rendere disponibili posizione, dati metrici e rilievi. L’accordo tra ICA e SSI valorizza proprio la relazione tra archivi speleologici, conoscenza archeologica e strumenti nazionali di documentazione.[6]

Tutela archeologica in grotta: le scoperte fortuite e la conservazione del contesto

In Italia i ritrovamenti fortuiti di beni culturali sono disciplinati dall’articolo 90 del decreto legislativo 42/2004. La disposizione impone la denuncia entro ventiquattro ore al soprintendente, al sindaco oppure all’autorità di pubblica sicurezza. Prevede inoltre la conservazione temporanea nelle condizioni e nel luogo del rinvenimento.[21]

Per i beni mobili la norma contempla una possibilità circoscritta di rimozione. È ammessa quando non sia altrimenti possibile assicurarne custodia, sicurezza e conservazione, in attesa dell’autorità competente. Non costituisce un’autorizzazione generale a raccogliere materiali archeologici.[21]

Il contesto conserva una parte essenziale dell’informazione. Posizione, rapporti stratigrafici e associazioni tra reperti servono a ricostruire gli eventi. La collaborazione tra gruppi speleologici e istituzioni permette di collegare le segnalazioni a percorsi di studio e tutela, come documentato dalle attività in cavità naturali e artificiali della Sabina.[5][15]

Conservazione delle grotte archeologiche e tutela dei pipistrelli

La protezione del patrimonio sotterraneo riguarda insieme testimonianze culturali e organismi viventi. Una cavità può essere un sito archeologico e un rifugio per chirotteri. La programmazione delle attività deve quindi considerare anche le fasi sensibili delle specie presenti.[6][22]

Tutela Pipistrelli richiama in particolare il letargo e il periodo di nascita, crescita e svezzamento dei piccoli. Il disturbo alle colonie durante queste fasi può avere conseguenze sulla sopravvivenza degli individui. Le indicazioni dell’associazione invitano a evitare sopralluoghi presso le colonie nei periodi delicati.[22]

Scintilena approfondisce le possibili fonti di disturbo: avvicinamento, rumore, luce diretta, flash fotografici e permanenza prolungata. Per la gestione di un progetto sotterraneo, questi elementi entrano nella valutazione dell’impatto delle attività. Il calendario biologico non è un aspetto separato dalla tutela del sito.[23]

Museo, paesaggio e divulgazione: la restituzione dei risultati speleoarcheologici

La ricerca produce reperti, archivi, modelli e interpretazioni. La valorizzazione deve collegarli al territorio nel quale sono stati raccolti. Il percorso museale della Grotta del Leone associa la ricostruzione dello scavo all’esposizione dei materiali e al confronto con altri siti pisani.[2]

La campagna 2026 aggiunge una dimensione territoriale. Il rinnovo della pannellistica dell’anello di Agnano e gli incontri pubblici previsti al termine dei lavori affiancano l’attività scientifica. Il progetto mette in relazione conoscenza della cavità, lettura del paesaggio e comunicazione alla cittadinanza.[1]

La speleoarcheologia trova qui una delle sue applicazioni più concrete. L’ambiente sotterraneo viene studiato come parte di un sistema più ampio, non come contenitore isolato di oggetti. La collaborazione tra archeologi, speleologi, musei e istituzioni collega ricerca, documentazione e conservazione del patrimonio.[1][6]

Fonti scientifiche, tecniche e normative della relazione

Il file Markdown allegato contiene l’articolo, la relazione completa e gli URL delle fonti.

Fonti
[1] Al via la settima campagna di scavi a Grotta del Leone – Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa https://www.msn.unipi.it/it/al-via-la-settima-campagna-di-scavi-a-grotta-del-leone/
[2] Sala della preistoria del Monte Pisano https://www.msn.unipi.it/it/la-sala-della-preistoria-dei-monti-pisani/
[3] Monte Pisano, nuovi investimenti per la valorizzazione del territorio https://www.scintilena.com/monte-pisano-nuovi-investimenti-per-la-valorizzazione-del-territorio-aggiornati-i-percorsi-e-riprendono-gli-scavi-alla-grotta-del-leone/07/17/
[4] Benvenuti nel sito del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa https://www.msn.unipi.it/it/
[5] G.S.A.V. – Federazione Speleologica del Lazio https://www.speleo.lazio.it/GROTTA/gsav.php
[6] archeologia-e-cavita-siglato-accordo-di-collaborazione-con-la … https://ica.cultura.gov.it/notizia/archeologia-e-cavita-siglato-accordo-di-collaborazione-con-la-ssi/
[7] Commissione Cavità Artificiali – – Federazione Speleologica Toscana https://www.speleotoscana.it/commissione-cavita-artificiali/
[8] Geoarchaeology (Chapter 13) – Archaeological Science https://www.cambridge.org/core/books/archaeological-science/geoarchaeology/BD56236216D9567D967AEA7E8FE78B2B
[9] Sedimentary ancient DNA from caves: Challenges and opportunities https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jqs.3712
[10] Speleologia in cavità artificiali – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Speleologia_in_cavit%C3%A0_artificiali
[12] Reconstructing Palaeolithic Occupations Through Use-Wear … https://link.springer.com/article/10.1007/s41982-024-00173-3
[13] An integrated method for understanding the function of macro-lithic … https://www.armandofalcucci.com/publication/caricola-et-al_2018_plosone/
14 Mind the gap: geoarchaeology and micromorphology of cave … https://www.academia.edu/33513882/Mind_the_gap_geoarchaeology_and_micromorphology_of_cave_and_rockshelter_sequences_from_the_Kimberley_north_west_Australia
[15] Scientific Dating of Pleistocene Sites: Scientific Dating Methods | Historic England https://historicengland.org.uk/images-books/publications/scientific-dating-pleistocene-sites/scientific-dating-methods/
[16] Cave morphology and human-mediated sediment deposition – PMC https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13189332/
[17] Archaeological Soil Micromorphology | Springer Nature Link https://link.springer.com/rwe/10.1007/978-1-4419-0465-2_227
[18] Microstratigraphic analysis | Paisley Caves – Newcastle University https://research.ncl.ac.uk/americas/aboutourproject/microstratigraphicanalysis/
[19] Photogrammetry as a New Scientific Tool in Archaeology – MDPI https://www.mdpi.com/2071-1050/13/9/5319
[20] Using photogrammetry to document and monitor cave … https://www.academia.edu/19653808/Using_photogrammetry_to_document_and_monitor_cave_paleontological_and_archaeological_sites_in_Grand_Canyon_National_Park
[21] Art. 90 codice dei beni culturali e del paesaggio – Scoperte fortuite https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-seconda/titolo-i/capo-vi/sezione-i/art90.html
[22] Come comportarsi – TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/come-comportarsi/
[23] Disturbo dei pipistrelli in grotta: perché le visite possono … https://www.scintilena.com/disturbo-dei-pipistrelli-in-grotta-perche-le-visite-possono-mettere-a-rischio-colonie-e-letargo/08/23/
[24] 50,000 years of archaeological site stratigraphy and … https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2352409X1730408X
[25] [PDF] sediments, bat guano, and prehistoric footprints at the ponte di … – IRIS https://iris.unive.it/bitstream/10278/5113549/1/Battistel%20et%20al%202025%20QSR.pdf
[26] Alla scoperta della Grotta del Leone. Al via la settima campagna di scavi https://www.lanazione.it/pisa/cronaca/alla-scoperta-della-grotta-del-ecba6c31
[27] Settima campagna di scavi a Grotta del Leone https://www.msn.unipi.it/it/campagna-di-scavi-a-grotta-del-leone-2023/
[28] [PDF] Cave Sediments and Paleoclimate – Digital Commons @ USF https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1783&context=kip_articles
[29] Settima campagna di scavi nella Grotta del Leone sul Monte … https://www.initaly.it/it/articolo/settima-campagna-di-scavi-nella-grotta-del-leone-sul-monte-pisano-39710
[30] Alla scoperta della Grotta del Leone. Al via la settima … https://article.wn.com/view/2026/10/08/Alla_scoperta_della_Grotta_del_Leone_Al_via_la_settima_campa/
[31] Sediment micromorphology and site formation processes during the … https://scispace.com/pdf/sediment-micromorphology-and-site-formation-processes-during-2vnrk499ij.pdf
[32] Fossils and fires: Insights into early modern human activity … https://www.sciencedaily.com/releases/2024/10/241010002142.htm
[33] This Australian cave hid 25,000 years of ritual secrets https://www.sciencedaily.com/releases/2026/09/260914102443.htm
[34] La Grotta del Leone di Agnano (Pisa) : le ricerche 2015-2019 http://digital.casalini.it/10.12871/97888333961256
[35] La Grotta del Leone di Agnano (Com. di San Giuliano, Prov. di Pisa), in: “”, Massarosa : 221-230. https://www.semanticscholar.org/paper/3be5b6627fa43952e4b789137c112daf5bb0bb59
[36] Grotta del Leone: dallo scavo al Museo https://www.msn.unipi.it/it/eventi/grotta-del-leone-dallo-scavo-al-museo/
[37] Revisione ed inquadramento dei materiali della Grotta del Leone (Pisa) https://www.semanticscholar.org/paper/71ce39a7407a3f6bfbfaac04216952e121b33cba
[38] Ripresa degli scavi a Grotta del Leone https://www.msn.unipi.it/it/ripresa-degli-scavi-a-grotta-del-leone/
[39] Ricerche biologiche nell\’acquifero del complesso carsico di Badisco (Otranto) https://ese-journals.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/view/i15910725v27p91
[40] La Grotta del Leone – Il servizio TGR TOSCANA Rai3 08_01_2019 https://www.msn.unipi.it/it/la-grotta-del-leone-il-servizio-tgr-toscana-rai3-08_01_2019/
[41] Experience of archaeological didactics and museal interaction on the Palaeolithic of the Pradis Plateau (Pordenone, Italy) http://annali.unife.it/adfd/article/view/1376
[42] Grotta del Leone scavi 2019-2023. Nuovi dati sul popolamento … – IT https://old.unipi.it/index.php/events/event/7621-grotta-del-leone-scavi-2019-2023-nuovi-dati-sul-popolamento-umano-e-future-prospettive-di-ricerca
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[46] Comune di San Giuliano Terme: Homepage https://www.comune.sangiulianoterme.pi.it/
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[48] Scintilena Luglio 2025: le scoperte e le esplorazioni speleologiche … https://www.scintilena.com/scintilena-luglio-2025-le-scoperte-e-le-esplorazioni-speleologiche-piu-seguite/07/19/
[49] Máscara e mascaramentos femininos http://www.seer.ufu.br/index.php/ouvirouver/article/view/53840
[50] Novità | Comune di San Giuliano Terme https://www.comune.sangiulianoterme.pi.it/novita
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[55] Abrupt onset of intensive human occupation 44,000 years ago on the threshold of Sahul – Nature Communications https://www.nature.com/articles/s41467-024-48395-x
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[62] [PDF] A 75,000-y-old Scandinavian Arctic cave deposit reveals past faunal … https://eprints.bournemouth.ac.uk/41249/1/walker-et-al-a-75-000-y-old-scandinavian-arctic-cave-deposit-reveals-past-faunal-diversity-and-paleoenvi.pdf
[63] Radiocarbon Dates for Las Chimeneas (Cantabria, Spain) Palaeolithic Cave Art: Quality of Radiocarbon and Relevance to Parietal Art https://www.cambridge.org/core/services/aop-cambridge-core/content/view/F68DB6792888DBF1188799BFA9CE5330/S1461957122000407a.pdf/div-class-title-radiocarbon-dates-for-las-chimeneas-cantabria-spain-palaeolithic-cave-art-quality-of-radiocarbon-and-relevance-to-parietal-art-div.pdf
[64] Dating El Sidron Cave (Piloña, Asturias, North Spain); An example of a multi-methodological approach to te dating of Upper Pleistocene sites. https://hal.science/hal-03200074/document
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[67] Application and implications of radiocarbon dating in forensic case work: when medico-legal significance meets archaeological relevance https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11491528/
[69] I pipistrelli sono ancora in letargo, rinviata l’apertura della grotta https://www.lastampa.it/cuneo/2018/04/08/news/i-pipistrelli-sono-ancora-in-letargo-rinviata-l-apertura-della-grotta-1.34002537/
[70] Beni Culturali. Omessa denuncia della scoperta di cose d’antichità o … https://www.lexambiente.it/materie/beni-culturali/cassazione-penale147/beni-culturali-omessa-denuncia-della-scoperta-di-cose-d-antichit%C3%A0-o-d-arte.html
[71] Vuoi fare il volontario per i pipistrelli a Roma? – Scintilena https://www.scintilena.com/vuoi-fare-il-volontario-per-i-pipistrelli-a-roma/05/12/
[72] Corsi – Sotterranei di Roma https://www.sotterraneidiroma.it/didattica/corsi
[73] Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio – Parte Seconda, Titolo … https://generazionediarcheologi.com/2017/05/20/diritto-beni-culturali-codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio-ritrovamenti-e-scoperte-sezione-i/
[74] CORSO SPELEO – Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio https://www.speleovespertilio.it/corsispeleo.htm
[75] Gruppo Grotte Castelli Romani: Speleologia Roma https://www.ggcr.altervista.org/
[76] Chiude la Grotta di Rio Martino a Crissolo, per tutelare il … – Scintilena https://www.scintilena.com/chiude-la-grotta-di-rio-martino-a-crissolo-per-tutelare-il-sonno-dei-pipistrelli/11/06/
[77] Speleologia in cavità artificiali – Gruppo Grotte Gallarate https://www.gruppogrottegallarate.it/cavita-artificiali/
[78] Portable and low-cost solutions to the imaging of Paleolithic art objects https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2352409X16303753
[79] Il disturbo arrecato alle comunità di chirotteri dalla fruizione delle grotte https://ese-journals.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/view/i15910725v26supp277
[80] Progetto Roost Chirotteri Piemonte – Valle d’Aosta. Primo censimento dei siti e priorità di conservazione http://www.italian-journal-of-mammalogy.it/Progetto-Roost-Chirotteri-Piemonte-Valle-d-Aosta-Primo-censimento-dei-siti-e-priorita,77569,0,2.html
[81] [PDF] From excavation to analysis – Ferrara – Unife https://sfera.unife.it/retrieve/a42f1227-0796-4f31-b80a-6fa2f06c145e/1-s2.0-S2352409X25003979-main.pdf
[82] TutelaPipistrelli.it: Sito italiano dedicato ai chirotteri https://www.tutelapipistrelli.it/
[83] Pipistrelli e grotte: la scienza conferma gli effetti del … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-la-scienza-conferma-gli-effetti-del-disturbo-umano-sulle-colonie-in-ibernazione/03/12/
[84] Archaeology Applications with Photogrammetry – PhotoModeler https://www.photomodeler.com/pm-applications/photogrammetry-academics-research/archaeology/
[85] Labs – Association of Archaeological Wear and Residue Analysts https://awrana.org/labs/
[86] Informazioni ipogee | aggrottiamoci https://aggrottiamoci.com/informazioni-ipogee/
[87] Biodiversità della grotta – Grotte di Pastena e Collepardo https://www.grottepastenacollepardo.it/biodiversita-della-grotta/
[88] PCI Archaeology – Peer Community In https://archaeo.peercommunityin.org/PCIArchaeology?order=v_article.recommender

Grotta del Leone San Giuliano https://comune.sangiulianoterme.pi.it/novita/al-la-settima-campagna-di-scavi-grotta-del-leone

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  • Grotte laviche di Harrat Khaybar: sette cavità raccontano il sottosuolo dell’Arabia Saudita
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Grotte laviche di Harrat Khaybar: sette cavità raccontano il sottosuolo dell’Arabia Saudita

Október 10th 2026 at 13:00

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Tra tubi di lava, pozze sotterranee e tracce di antiche frequentazioni, la campagna di aprile 2026 amplia la conoscenza delle grotte laviche saudite. L’indagine collega esplorazione, biospeleologia e archeologia, con prospettive di ricerca che richiamano l’Etna e altri sistemi vulcanici del mondo.

Grotte laviche di Harrat Khaybar: la campagna internazionale del 2026

Sette grotte laviche visitate nel settore centrale di Harrat Khaybar. È il bilancio della campagna condotta all’inizio di aprile 2026 nell’Arabia Saudita occidentale. Il resoconto porta le firme di Dominik Fröhlich, Hassan Al-Rashidi e Boaz Langford. Il documento fornito è tratto dalla newsletter numero 87 della Commissione sulle grotte vulcaniche dell’Unione Internazionale di Speleologia, datata settembre 2026.[1]

Hassan Al-Rashidi, presidente del Cave Depth Explorers Club, ha guidato il gruppo attraverso cavità conosciute grazie alla sua attività pluriennale sul territorio. Alla campagna hanno partecipato anche Daher Al-Juhani, Abdullah Al-Rashidi e Rakan Ibn Hassan Al-Rashidi. Le visite hanno interessato soprattutto le colate associate a Jabal Mishrefa e all’area di Hazm al-Salatin.[1]

Il lavoro ha documentato forme vulcaniche, depositi, fauna e testimonianze della presenza umana. Le descrizioni derivano da osservazioni dirette. Le dimensioni riportate sono indicative, perché durante la campagna non è stato realizzato un rilievo topografico delle cavità. Tutti i materiali osservati sono rimasti sul posto, senza raccolta di reperti, ossa o campioni biologici e geologici.[1]

Harrat Khaybar: grotte laviche in un campo vulcanico di 14.000 chilometri quadrati

Harrat Khaybar si trova a nord di Medina. Occupa circa 14.000 chilometri quadrati e appartiene alla fascia di campi vulcanici sviluppata nell’Arabia occidentale. Il termine harrat identifica questi territori ricoperti da prodotti vulcanici. La loro storia si inserisce nell’evoluzione geologica del Mar Rosso e dello Scudo Arabico.[1]

Il paesaggio comprende colate basaltiche, coni di scorie, aperture eruttive e depressioni da collasso. Le montagne chiare dell’area, note come White Mountains, sono costituite da prodotti vulcanici più ricchi in silice rispetto ai basalti circostanti. Le grotte laviche visitate nel 2026 si collocano soprattutto a sud di questi rilievi.[1]

La lettura delle immagini satellitari e dei rapporti sul terreno indica che la colata di Mishrefa è più giovane del campo di Hazm al-Salatin. Dal cono di Jabal Mishrefa, con cratere a circa 1.540 metri di quota, si sviluppano due principali direttrici laviche. Raggiungono distanze dell’ordine di 20 chilometri dal centro eruttivo.[1]

Hazm al-Salatin: tubi di lava, ossa animali e segni delle piene

Hazm al-Salatin Cave 1 presenta due ingressi e una galleria ampia. Un ramo seguito per circa 150 metri conduce a una sala con ossa animali, interpretate come indizi dell’attività di iene striate. Muri in pietra e accessi modificati documentano precedenti utilizzi della cavità. Il gruppo ha osservato ragni dei generi Artema e Loxosceles, nidi di vespe Eumeninae e uno scorpione probabilmente attribuibile a Compsobuthus khaybari.[1]

Hazm al-Salatin Cave 2 è un tubo lavico lungo circa 200 metri. L’ingresso si apre sul margine di una depressione che trattiene polvere trasportata dal vento. Dopo piogge intense, questa conca può ospitare una pozza stagionale. Nel condotto, le piene lasciano strutture di scorrimento sui sedimenti del pavimento.[1]

Ossa e deiezioni documentano l’utilizzo della seconda grotta da parte delle iene. Tra i resti riconosciuti sul campo figurano soprattutto ossa di cammelli, insieme a corna di stambecco e zoccoli di orice. Questi accumuli costituiscono materiali potenzialmente utili per ricostruire la storia della fauna e delle frequentazioni della cavità.[1]

Hazm al-Salatin Cave 3 misura circa 15 metri. Un’apertura verticale immette in una camera allungata, con pavimento coperto da polvere e fango. La vicinanza alla seconda grotta suggerisce l’appartenenza a uno stesso sistema lavico. Il collegamento rimane un’interpretazione da verificare.[1]

Al-Hayya e Al-Laban: grotte laviche e testimonianze del paesaggio umano

Al-Hayya Cave è un tubo lavico di circa 100 metri. Il nome significa “il serpente” e deriva dall’osservazione di una vipera nei pressi dell’ingresso. La galleria scende verso ovest con una pendenza più marcata rispetto ad altre cavità visitate.[1]

Muschi verdi rivestono parte dell’entrata, in un contesto esterno arido. Gli autori collegano questa presenza all’aria calda e umida proveniente dal sottosuolo. Sopra l’ingresso si trova una struttura in pietra interpretata come santuario all’aperto. Comprende cerchi concentrici e un allineamento verso un ulteriore cerchio.[1]

Al-Laban Cave è una camera di circa 5 × 2 × 2 metri. L’accesso era parzialmente nascosto da un masso. Il nome, traducibile come “lo yogurt”, richiama un contenitore trovato all’ingresso. La posizione suggerisce un rapporto con il sistema di Al-Hayya, senza dimostrare una continuità percorribile.[1]

Mishrefa Cave: pipistrelli, gesso e sviluppo ancora da definire

Due pastori di cammelli hanno indicato al gruppo l’ingresso di Mishrefa Cave. La cavità drena il cratere di Jabal Mishrefa e prosegue verso nord. Nel tratto superiore, aperture da collasso si alternano a ponti di basalto. Un grande Ficus palmata segnala l’accesso alla sezione completamente sotterranea.[1]

Il condotto comprende diverse centinaia di metri di galleria. Durante la visita il pavimento era bagnato e l’umidità elevata. Sono stati osservati scorpioni del genere Nebo e depositi salini sulle pareti, comprese croste di gesso modellate dalla circolazione dell’aria. Nella parte interna è stato trovato lo scheletro completo di un felino di taglia media, probabilmente un caracal.[1]

Presso un crollo che ha fermato l’avanzamento erano presenti molte decine di pipistrelli e un consistente deposito di guano. Lo sviluppo complessivo di Mishrefa Cave rimane sconosciuto. La visita ha documentato solo una parte del sistema.[1]

Kahf al-Khasf: l’acqua attraversa le grotte laviche saudite

Kahf al-Khasf funziona come inghiottitoio delle acque superficiali. Si trova in un wadi, una valle di drenaggio generalmente asciutta che può attivarsi durante le piogge. Alcuni canali confluiscono in aperture verticali. Un’altra depressione sembra funzionare come punto di uscita delle acque più a valle.[1]

Nel tratto visitato si sviluppano pozze che persistono per gran parte dell’anno. La ridotta evaporazione sotterranea favorisce il mantenimento dell’acqua e dell’umidità. Il sopralluogo è avvenuto pochi giorni dopo alcune piene, con livelli prossimi al massimo stagionale. Nelle pozze erano presenti artropodi associati ad acque temporanee, compresi crostacei anostraci.[1]

Un passaggio allagato ha impedito di raggiungere la sezione interna. La prosecuzione delle indagini richiederà una valutazione specialistica, anche speleosubacquea. Restano da chiarire i collegamenti tra gli ingressi e la possibile uscita.[1]

Vulcanospeleologia a Harrat Khaybar: dalle conoscenze locali alla cartografia

La campagna prosegue una storia di documentazione costruita anche grazie alle conoscenze delle comunità locali. Lo studio di John J. Pint, pubblicato nel 2006 su Acta Carsologica, ricostruiva già le esplorazioni nei diversi harrat sauditi. Mostrava l’esistenza di condotti, depositi ossei e materiali utili alla ricerca.[2]

Un riferimento è Umm Jirsan, rilevata per 1.481 metri e composta da tre segmenti separati da grandi crolli. Lo studio archeologico pubblicato da Mathew Stewart e colleghi su PLOS ONE nel 2024 ha documentato ripetute frequentazioni umane. Le evidenze comprendono occupazioni neolitiche e utilizzi successivi, fino alle fasi calcolitiche e dell’età del Bronzo.[3]

Le grotte laviche di Harrat Khaybar conservano quindi informazioni su più aspetti del territorio. Registrano la dinamica delle colate, il passaggio dell’acqua e l’attività degli animali. Custodiscono anche tracce dell’utilizzo umano del sottosuolo. Il prossimo passo indicato dagli autori è la produzione di cartografie sistematiche, attraverso la collaborazione internazionale con il Cave Depth Explorers Club.[1]

Approfondimento — Grotte laviche e vulcanospeleologia: come nasce un tubo di lava

La vulcanospeleologia studia le cavità legate agli ambienti vulcanici, la loro formazione e la loro evoluzione. Comprende i tubi di scorrimento lavico e altre cavità associate agli apparati eruttivi e alle fratture. Non tutte le grotte presenti nel basalto hanno quindi la stessa origine.[4][5]

Un tubo lavico è un condotto coperto nel quale scorre o ha scorso lava. Nel modello più semplice, la superficie di una colata solidifica mentre il materiale sottostante continua a muoversi. Quando l’alimentazione diminuisce, il drenaggio può lasciare una galleria vuota. Se il condotto rimane riempito di lava solidificata, non diventa una grotta percorribile.[6][7]

La ricerca distingue diversi meccanismi, che possono agire insieme:

  • Copertura del canale, o overcrusting: la volta nasce dalla crescita delle croste laterali, dall’accumulo di spruzzi oppure dalla saldatura di placche galleggianti.
  • Rigonfiamento superficiale, o shallow inflation: nuova lava entra sotto porzioni già raffreddate e solleva la crosta.
  • Rigonfiamento profondo ed erosione termica e meccanica: un flusso prolungato amplia vie preesistenti, fonde o asporta materiale e approfondisce il condotto.[4]

La copertura riduce la dispersione del calore. La lava può così raggiungere distanze maggiori rispetto a un flusso completamente esposto. Portata, durata dell’eruzione, pendenza e caratteristiche del substrato contribuiscono a determinare forma e dimensioni del sistema.[4][8]

Morfologia delle grotte laviche: livelli sovrapposti e aperture da collasso

Un tubo di lava non è necessariamente cilindrico. Le sezioni possono essere ellittiche, arcuate, rettangolari o simili a una serratura. Alcuni sistemi presentano biforcazioni, ricongiungimenti e gallerie sovrapposte.[4]

Le mensole laterali registrano livelli ai quali il flusso è rimasto stabile. Quando due mensole si saldano, possono separare il condotto in piani distinti. Striature, rivestimenti e superfici del pavimento permettono di leggere le successive fasi di scorrimento e drenaggio.[7]

Le aperture nel tetto sono spesso definite skylights. Nel lessico hawaiano compare puka, mentre nelle Canarie è comune jameo. Un collasso avvenuto durante il flusso può lasciare pochi blocchi, perché la lava li trasporta. Dopo il drenaggio, il materiale caduto resta generalmente sul pavimento.[4]

Una successione di depressioni in superficie segnala un possibile sistema sotterraneo. Non dimostra da sola l’esistenza di una galleria continua. Anche a Harrat Khaybar, diversi collegamenti richiedono una verifica diretta.[1][4]

Minerali e acqua nei tubi di lava: due fasi della storia sotterranea

Le stalattiti di lava non hanno la stessa origine delle comuni stalattiti di calcite. Derivano da materiale fuso che aderisce alla volta o da rifusione locale, seguita dalla solidificazione. Sono testimonianze della fase calda del condotto.[7]

Dopo l’eruzione, le acque di infiltrazione e l’evaporazione possono generare depositi secondari. Nelle grotte etnee sono stati descritti solfati, cloruri e altri minerali. Alcuni sono effimeri, perché molto solubili o instabili al variare della temperatura. La Grotta Cutrona, formatasi durante l’eruzione del 1991–1993, costituisce un riferimento per lo studio di queste trasformazioni.[7]

L’acqua può anche riutilizzare il condotto come via di drenaggio. Entra da ingressi e fratture, trasporta sedimenti e forma pozze. Sono documentati tratti sommersi, come nel sistema di La Corona a Lanzarote. Kahf al-Khasf mostra una situazione diversa ma collegata: un tubo vulcanico intercetta il deflusso episodico di una valle superficiale.[1][4]

Vulcanospeleologia in Italia: l’Etna e le grotte delle eruzioni storiche

L’Etna è il principale riferimento italiano della disciplina. Scintilena riporta oltre 200 cavità vulcaniche censite. Il patrimonio comprende tubi di scorrimento, cavità degli apparati eruttivi e sistemi di frattura. Il Centro Speleologico Etneo e il Gruppo Grotte Catania CAI contribuiscono all’esplorazione, alla documentazione e alla formazione.[5]

Il territorio permette di associare numerose grotte a eruzioni storiche conosciute. Paolo Mammino e Francesco Santonocito, nelle Memorie descrittive della Carta geologica d’Italia, hanno analizzato cavità originate dalla colata del 1669 presso Belpasso. Lo studio descrive biforcazioni, mensole, stalattiti, rotoli lavici e aperture da crollo.[7]

La Grotta dei Tre Livelli mostra un sistema di condotti sovrapposti. La Grotta del Gelo documenta un altro percorso evolutivo: una cavità lavica conserva ghiaccio grazie al proprio assetto e al microclima. Il monitoraggio collega così la speleologia vulcanica allo studio dei depositi glaciali sotterranei.[5]

Il valore scientifico dell’Etna non dipende soltanto dal numero delle grotte. Risiede anche nella possibilità di confrontare cavità di età diverse e di leggere la loro evoluzione dopo il raffreddamento.[7]

Grotte laviche nel mondo: Hawaii, Canarie, Islanda, Jeju e Undara

Le Hawaii ospitano alcuni dei sistemi più sviluppati. Kazumura, sull’isola di Hawai?i, raggiunge circa 65,5 chilometri secondo la revisione scientifica del 2025. Il National Park Service la indica come il più lungo tubo lavico conosciuto. Il valore riguarda lo sviluppo complessivo del sistema sotterraneo.[4][9]

Nelle Canarie, La Corona a Lanzarote è un riferimento per lo studio dei grandi condotti e dei tratti sommersi. Le ricerche dell’Università di Padova evidenziano il ruolo di un livello piroclastico nello sviluppo del sistema. Questo aiuta a comprendere come la lava possa utilizzare e ampliare orizzonti relativamente deboli del substrato.[8]

In Islanda, Surtshellir occupa un posto nella storia delle osservazioni scientifiche dei tubi lavici. La revisione del 2025 richiama descrizioni settecentesche e ottocentesche che interpretavano questi ambienti attraverso il movimento della lava e la solidificazione della copertura.[4]

A Jeju, in Corea del Sud, il sistema di Geomunoreum fa parte del sito UNESCO Jeju Volcanic Island and Lava Tubes. Le gallerie presentano pareti laviche scure e concrezioni carbonatiche secondarie. Il riconoscimento del 2007 collega tutela delle cavità, storia geologica e gestione del territorio sovrastante.[10][11]

In Australia, Undara conserva tubi lavici con ecosistemi specializzati e importanti colonie di pipistrelli. L’ente parco del Queensland descrive numerose specie cavernicole e, in alcuni condotti, elevate concentrazioni di anidride carbonica. Il sistema mostra quanto le condizioni biologiche e atmosferiche possano variare tra grotte di origine simile.[12]

Biospeleologia e archeologia delle grotte laviche

Un animale osservato in grotta non è automaticamente una specie esclusivamente cavernicola. Nel rapporto saudita sono distinte le presenze dirette di pipistrelli, ragni e scorpioni dalle tracce indirette dei carnivori. Per alcuni scorpioni e per lo scheletro attribuito al caracal, le identificazioni restano probabilistiche.[1]

Le cavità basaltiche possono ospitare anche comunità microbiche. La revisione di Léveillé e Datta del 2010 collega disponibilità d’acqua, microbiologia e formazione di minerali secondari. Questi processi interessano l’astrobiologia, perché possono produrre o conservare biosignature, ossia tracce riconducibili all’attività biologica.[13]

Sul piano archeologico, il riparo sotterraneo può favorire la conservazione di materiali esposti in superficie a vento, calore e forti oscillazioni termiche. A Umm Jirsan, scavi, datazioni e analisi isotopiche hanno permesso di ricostruire frequentazioni e aspetti della mobilità pastorale.[3]

Muri e ingressi modificati, come quelli osservati nel 2026, documentano utilizzi precedenti. Non assegnano automaticamente una data alle frequentazioni. Preservare la posizione dei reperti e distinguere gli accumuli prodotti dagli animali dalle attività umane consente di mantenere leggibile il contesto.[1][3]

Tutela delle grotte laviche: sicurezza, atmosfera e patrimonio culturale

La presenza di basalto non garantisce la stabilità di un ingresso o di una volta. Gli ambienti sotterranei possono inoltre trattenere gas. A Undara, l’ente parco segnala in alcuni tubi concentrazioni di CO? fino al 6% e consente l’accesso alle gallerie soltanto attraverso visite guidate.[12][14]

La tutela riguarda anche i valori culturali. Alle Hawaii, alcune grotte sono luoghi di sepoltura sacri e il parco ne vieta l’ingresso. A Jeju, l’UNESCO richiama il controllo dei visitatori e delle attività agricole che possono influire sul sottosuolo. Proteggere una grotta significa quindi considerare anche il territorio sovrastante.[9][11]

La campagna saudita ha adottato una documentazione senza raccolta. La prosecuzione delle ricerche potrà affiancare al rilievo l’analisi dei settori allagati, dei depositi e delle comunità animali, mantenendo questa attenzione alla conservazione.[1]

Tubi di lava sulla Luna e su Marte: il ruolo degli analoghi terrestri

Le grotte laviche terrestri aiutano a interpretare aperture, catene di collasso e anomalie osservate su altri corpi del Sistema solare. Sulla Luna e su Marte, gran parte della ricostruzione dipende dal telerilevamento e dai modelli. Non dispone dello stesso livello di verifica diretta delle grotte esplorate sulla Terra.[4]

Questi ambienti vengono studiati come possibili protezioni da radiazioni, micrometeoriti e forti escursioni termiche. Su Marte interessano anche per la conservazione di eventuali tracce biologiche. Sono obiettivi di ricerca, non dimostrazioni di abitabilità operativa o di vita extraterrestre.[4][13]

Il confronto con Etna, Hawaii, Canarie e Arabia Saudita permette di studiare sul terreno i processi che le osservazioni orbitali possono soltanto suggerire. Per questo la cartografia delle grotte laviche e la comprensione della loro evoluzione hanno un valore che supera il singolo campo vulcanico.[4][8]


Il file Markdown allegato contiene l’articolo e la relazione estesa, per circa 3.500 parole, con ulteriori sezioni su rilievo, idrologia, mineralogia e domande di ripasso.

Fonti
https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf
[2] Vulcanospeleology in Saudi Arabia | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/247
[3] First evidence for human occupation of a lava tube in Arabia: The archaeology of Umm Jirsan Cave and its surroundings, northern Saudi Arabia https://doi.org/10.1371/journal.pone.0299292
[4] Lava Tubes on Earth, the Moon, and Mars – Springer Nature https://link.springer.com/article/10.1007/s11214-025-01260-9
[5] L’Etna Sotto l’Etna https://www.scintilena.com/letna-sotto-letna-le-200-grotte-vulcaniche-quante-sono-e-dove-si-trovano/05/06/
[6] Lava Caves/Tubes – Caves and Karst (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/subjects/caves/lava-caves-or-tubes.htm
[7] Le gallerie laviche del Monte Etna: le grotte dell’eruzione del … https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-102/memdes_102_mammino2.pdf
[8] Inception and Evolution of La Corona Lava Tube System https://www.geoscienze.unipd.it/en/inception-and-evolution-la-corona-lava-tube-system-0
[9] Lava Tubes – Hawai?i Volcanoes – National Park Service https://www.nps.gov/havo/learn/nature/lava-tubes.htm
[10] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/
[11] Decision – 31 COM 8B.12 – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/decisions/1310/
[12] Nature, culture and history | Undara Volcanic National Park https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/about/culture
[13] Lava tubes and basaltic caves as astrobiological targets on Earth … https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0032063309001603
[14] Things to do | Undara Volcanic National Park – Queensland Parks https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/things-to-do
[15] The Rare Trachyandesitic Lavas at Mount Etna: A Case Study to Investigate Eruptive Process and Propose a New Interpretation for Magma Genesis https://www.mdpi.com/2075-163X/11/3/333/pdf
[16] Time and space scattered volcanism of Mt. Etna driven by strike-slip tectonics https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6702169/
[17] Lava Tube Caves on the Earth: A Review of Published Data Aimed … https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2023LPICo2697.1005C/abstract
[18] Explosive Paroxysmal Events at Etna Volcano of Different Magnitude and Intensity Explored through a Multidisciplinary Monitoring System https://www.mdpi.com/2072-4292/14/16/4006/pdf?version=1660737435
[19] [PDF] The Astrobiology of the https://ntrs.nasa.gov/api/citations/20170005255/downloads/20170005255.pdf
[20] Sicily and southern Calabria focal mechanism database: a valuable tool for local and regional stress-field determination https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6109/6210
[21] The VEI 2 Christmas 2018 Etna Eruption: A Small But Intense Eruptive Event or the Starting Phase of a Larger One? https://www.mdpi.com/2072-4292/12/6/905/pdf
[22] [PDF] Lunar and Martian Lava Tube Exploration as Part of an Overall … https://www.lpi.usra.edu/decadal/leag/AndrewWDagaFINAL.pdf
[23] Large dyke intrusion and small eruption: The December 24, 2018 Mt. Etna eruption imaged by Sentinel?1 data https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1111/ter.12403
[24] Newly selected NASA mission will hunt for caves on the Moon https://www.astronomy.com/science/newly-selected-nasa-mission-will-hunt-for-caves-on-the-moon/
[25] L’eruzione laterale dell’Etna del 30-6-1942 e susseguenti fenomeni esplosivi al cratere centrale https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6000/5928
[26] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/489/
[27] Intrusive Seismic Swarms as Possible Precursors of Destructive Earthquakes on Mt. Etna’s Eastern Flank https://downloads.hindawi.com/journals/ijge/2022/8565536.pdf
[28] [PDF] 2025 Volcanic Caving in Saudi Arabia https://speleo.nl/wp-content/uploads/2026/04/2025-Saudi-Arabia.pdf
[29] 3D seismic velocity models from local earthquake tomography furnish new insights on the Mount Etna volcano (Southern Italy) https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11574274/
[30] grotta glaciale Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/tag/grotta-glaciale/
[31] Bryophyte Diversity and Distribution Patterns along Elevation Gradients of the Mount Etna (Sicily), the Highest Active Volcano in Europea https://www.mdpi.com/2223-7747/12/14/2655/pdf?version=1689406007
[32] Grotta di Manjanggul, Jeju – Prenota biglietti e tour – GetYourGuide https://www.getyourguide.com/it-it/grotta-di-manjanggul-l91352/
[33] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES – SYMPOSIA https://www.vulcanospeleology.org/sym22/22ndsymposia.html
[34] La Grotta del Gelo dell’Etna: Il Ghiacciaio più Meridionale d’Europa … https://www.scintilena.com/la-grotta-del-gelo-delletna-il-ghiacciaio-piu-meridionale-deuropa-custodisce-un-equilibrio-fragile-tra-lava-e-ghiaccio/10/04/
[35] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/news.html
[36] CALENDAR – COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/calendar.html
[37] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/menu.html
[38] Ragni di grotta sull’Etna: la temperatura decide chi sopravvive https://www.scintilena.com/ragni-di-grotta-sulletna-la-temperatura-decide-chi-sopravvive/08/25/
[39] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES – SYMPOSIA https://www.vulcanospeleology.org/symposia.html
[40] Manjanggul – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Manjanggul
[41] Caverna di Manjanggul a Gujwa: tour e visite guidate | Expedia.it https://www.expedia.it/Caverna-Di-Manjanggul-Gujwa.d6119690.Punti-di-Interesse
[42] Guida a Manjanggul: Orari, Biglietti e Cosa Aspettarsi 2026 https://www.jeju-escape.com/it/guide/grotta-lavica-di-manjanggul/
[43] MANJANGGUL LAVA TUBE: Tutto quello che c’è da sapere (2026) https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g297885-d34469345-Reviews-Manjanggul_Lava_Tube-Jeju_Jeju_Island.html
[44] [PDF] 22nd Symposium – The Commission on Volcanic Caves – UIS https://www.vulcanospeleology.org/sym22/ISV22%20second%20circular%2015042026_final.pdf
[45] https://www.jeju.go.kr/003896355596/003829246732/j… https://www.jeju.go.kr/003896355596/003829246732/jejuwnh/unesco/world.htm
[46] Hex Code-based Geological Cross-sections Describing Landscape Dynamics in the Jeju Geomunoreum Lava Tube System http://www.korseaj.org/selectArticleInfo.do?article_a_no=HGNHB8_2022_v41n1_65&ano=HGNHB8_2022_v41n1_65
[47] Hydrochemical characteristics of dripwater in the Geomunoreum lava tube system in Jeju Island and interpretation of its origin through comparison with rainwater http://www.dbpia.co.kr/Journal/ArticleDetail/NODE12485820
[48] A Study on the Blasting Vibration Characteristics of Geomunoreum Lava Tubes System, Jeju Island http://koreascience.or.kr/journal/view.jsp?kj=JJGHBG&py=2021&vnc=v31n1&sp=103
[49] About | Undara Volcanic National Park – Queensland Parks https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/about
[50] A study on the vehicles and construction equipments vibration characteristics of Geomunoreum lava tube system, Jeju Island http://www.dbpia.co.kr/Journal/ArticleDetail/NODE10550001
[51] The Geomunoreum Lava Tube System in the northeastern Jeju Island, Korea https://www.semanticscholar.org/paper/c08f31504a103dfb7c446d9e6e7092add77ed93b
[52] Rare or threatened animals of Undara Lava Tubes DIWA nationally … https://wetlandinfo.detsi.qld.gov.au/wetlands/facts-maps/wildlife/?&AreaID=diwa-wetland-undara-lava-tubes&Kingdom=animals&SpeciesFilter=RareOrThreatened
[53] Spring Water and Water Culture on Jeju Island https://ngwa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1745-6584.2011.00862.x
[54] Undara Volcanic National Park – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Undara_Volcanic_National_Park
[55] Jeju: South Korea’s premier island geotourism destination https://www.semanticscholar.org/paper/f9912caf7f2c36297238beb1582c8ea264aded28
[56] Kazumura Cave – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Kazumura_Cave
[57] ???????? ???? ??? ?? https://www.semanticscholar.org/paper/4933be4a0669685a4fc329824831fd4c3ae06c13
[58] Visit The Undara Lava Tubes | Cairns & Great Barrier Reef https://tropicalnorthqueensland.org.au/articles/must-visit-undara-lava-tubes/
[59] The Survey of Lava Tube Distribution in Jeju Island by Multi-Source Data Fusion https://www.mdpi.com/2072-4292/14/3/443/pdf?version=1642504389
[60] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Videos – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/video
[61] Volcaniclastic tide-modulated tempestite in a coastal tuff ring, Jeju Island, Korea https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6401065/
[62] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Documents https://whc.unesco.org/en/list/1264/documents/
[63] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Gallery – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/gallery/
[64] [PDF] WHV – Jeju – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/document/140591
[65] Senza titolo https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/citationstylelanguage/get/turabian-fullnote-bibliography?submissionId=247
[66] Senza titolo https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/citationstylelanguage/get/vancouver?submissionId=247
[67] Acta Carsologica – ZRC SAZU, Založba ZRC https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica
[68] Author Details | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/user/setLocale/en_US?source=/carsologica/search/authors/view?firstName=Luca&middleName=&lastName=Zini&affiliation=&country=IT
[69] About the Journal | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/about
[70] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes (1264) – Basic Webpage – WII https://c2c.wii.gov.in/jeju-volcanic-island-and-lava-tubes
[71] Nella penisola arabica, tra lava e vuoto, un sistema di grotte … https://www.scintilena.com/jabal-al-hil-nella-penisola-arabica-tra-lava-e-vuoto-un-sistema-di-grotte-basaltiche-sfida-i-limiti-dellesplorazione/04/11/
[72] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – IUCN World Heritage Outlook https://worldheritageoutlook.iucn.org/node/1146

Grotte Laviche

https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf

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  • Grotte laviche di Harrat Kishb: tre siti e dieci pozzi sul vulcano Jabal Umm Arqiba
    Condividi La ricognizione dell’aprile 2026 amplia le conoscenze sulle grotte laviche di Harrat Kishb, in Arabia Saudita. A Jabal Umm Arqiba sono stati documentati tre siti ipogei e una catena di sprofondamenti legata al drenaggio della lava. Grotte laviche di Harrat Kishb: i risultati della ricognizione Tre siti di cavità e dieci depressioni allineate sul fianco di un cono vulcanico. Sono gli elementi documentati dalla ricognizione speleologica condotta nell’aprile 2026 a Jabal Umm Arqiba,
     

Grotte laviche di Harrat Kishb: tre siti e dieci pozzi sul vulcano Jabal Umm Arqiba

Október 10th 2026 at 12:00

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La ricognizione dell’aprile 2026 amplia le conoscenze sulle grotte laviche di Harrat Kishb, in Arabia Saudita. A Jabal Umm Arqiba sono stati documentati tre siti ipogei e una catena di sprofondamenti legata al drenaggio della lava.

Grotte laviche di Harrat Kishb: i risultati della ricognizione

Tre siti di cavità e dieci depressioni allineate sul fianco di un cono vulcanico. Sono gli elementi documentati dalla ricognizione speleologica condotta nell’aprile 2026 a Jabal Umm Arqiba, nel settore settentrionale di Harrat Kishb, in Arabia Saudita. Le osservazioni forniscono evidenze dirette del passaggio sotterraneo della lava anche in questa porzione del campo vulcanico.[1]

Il rapporto è firmato da Boaz Langford, Noam Hecht, Noam Ganz, Ayal Alexander e Dominik Frohlich. È pubblicato nel numero 87, datato settembre 2026, della newsletter della Commissione sulle Grotte Vulcaniche dell’Union Internationale de Spéléologie. L’indagine prosegue il lavoro svolto attorno a Jabal Al-Hil, nel settore meridionale, descritto nella newsletter del 2025.[1]

I tre siti prendono il nome di Umm Arqiba Cave 1, Cave 2 e Cave 3. Il primo comprende passaggi sotterranei percorsi per alcune decine di metri. Il secondo è una piccola cavità sviluppata lungo una frattura. Il terzo è un ingresso in parete, ancora da raggiungere con tecniche su corda.[1]

Harrat Kishb e i basalti Hil: il contesto delle grotte laviche

Harrat Kishb occupa circa 5.892 chilometri quadrati nell’Arabia Saudita centro-occidentale. La sua successione vulcanica comprende tre unità principali: i basalti Diakah, Nafrat e Hil, dal più antico al più recente. L’evoluzione del campo è stata descritta da Victor E. Camp, Michael J. Roobol e Peter R. Hooper in uno studio pubblicato nel 1992 sul Geological Society of America Bulletin.[1][2]

Le grotte laviche di Harrat Kishb finora documentate si trovano nei basalti Hil. Questa unità, più giovane di un milione di anni, affiora soprattutto in due aree distinte, una meridionale e una settentrionale. Le precedenti ricerche si erano concentrate principalmente sulla prima.[1]

Le ricognizioni del Saudi Geological Survey e di John Pint avevano già individuato tubi lavici e ingressi di grotta. Nel 2025, nuove indagini attorno a Jabal Al-Hil avevano aggiornato i rilievi e aggiunto una prosecuzione di 30 metri a Ghostly Cave. La visita del 2026 sposta ora l’attenzione verso l’affioramento settentrionale dei basalti Hil.[1]

Jabal Umm Arqiba nella catena dei sette coni vulcanici

Jabal Umm Arqiba è il cono più settentrionale di un allineamento di sette rilievi di scorie vulcaniche. La catena segue una direzione approssimativamente nord-sud. I coni emergono per circa 100 metri dalla pianura basaltica circostante. La sommità di Umm Arqiba raggiunge approssimativamente 1.400 metri di quota.[1]

Sul versante nord-occidentale, una colata ha attraversato il bordo del cratere ed è scesa lungo il pendio. Questa struttura, indicata nel rapporto come “lava fall”, ospita la sequenza dei dieci pozzi. All’interno del cratere si conserva anche un terrazzo basaltico. Gli autori lo interpretano come una traccia del livello di un antico lago di lava, formatasi probabilmente durante una riduzione dell’alimentazione eruttiva.[1]

La presenza di condotti vuoti vicino ai centri eruttivi è già descritta nelle ricerche sulle grotte saudite. Il drenaggio della lava può lasciare spazi sotterranei quando il materiale ancora fluido defluisce da una struttura già delimitata da roccia solidificata. È uno dei processi illustrati da Roobol per le cavità dell’area di Jabal Hil.[3]

Dieci pozzi di collasso lungo la colata di Jabal Umm Arqiba

Le depressioni sono numerate da P1 a P10. Si distribuiscono tra circa 1.370 e 1.240 metri sul livello del mare. Scendendo verso la base del cono, diventano generalmente meno profonde e meno ripide. Il loro allineamento suggerisce l’esistenza di un precedente percorso sotterraneo della lava.[1]

Il rapporto le interpreta come pukas, aperture di collasso sopra un tubo lavico o un condotto poco profondo. La ricognizione non ha individuato una galleria accessibile continua fra i pozzi. La geometria della sequenza richiama quella osservata a Jabal Al-Hil, dove sono presenti soltanto collegamenti limitati fra i segmenti percorribili.[1]

P1 presenta una parete sud-orientale alta fino a circa dieci metri. Il fondo raccoglie polveri fini e sedimenti argillosi e può ospitare acqua dopo le piogge. Durante la visita erano presenti piante annuali di Blepharis attenuata. Fra i blocchi di crollo è stato percorso un breve passaggio basso, con ossa ed escrementi attribuiti alla frequentazione di iene.[1]

P2 e P3 conservano margini più scoscesi verso sud ed est. Sul fondo di P4 sono stati osservati bassi muretti in pietra, testimonianza di un uso umano dello spazio riparato. La loro funzione e la loro età non sono state determinate. P5 mostra una morfologia simile a un canale; P6-P10 sono stati localizzati sulle immagini satellitari, senza ispezione diretta sul terreno.[1]

Umm Arqiba Cave 1: aria calda, condotti e pipistrelli

Fra le grotte laviche di Harrat Kishb descritte nella ricognizione, Umm Arqiba Cave 1 offre le prospettive esplorative più concrete. L’ingresso si trova vicino al bordo settentrionale del cratere. Un breve pozzo, profondo circa 1,5 metri, introduce a un passaggio basso e alla prima di due piccole sale.[1]

Dalla seconda sala prosegue un condotto lavico inclinato di circa 15 gradi verso il basso. Durante la visita, la cavità appariva insolitamente calda e umida. Era inoltre attraversata da una corrente d’aria marcata, osservata in una giornata con vento forte anche all’esterno.[1]

Seguendo il flusso d’aria, gli esploratori hanno raggiunto un cunicolo polveroso e una strettoia non superata. L’aria calda e umida suggerisce la possibile presenza di altri vuoti collegati oltre il limite raggiunto. Si tratta di un’indicazione per future esplorazioni, non della dimostrazione di una prosecuzione già percorribile.[1]

Nella grotta sono stati osservati circa venti pipistrelli insettivori, attribuiti preliminarmente al genere Rhinopoma. Sono presenti anche ossa, escrementi di iena e altre deiezioni, forse di volpe, ricche di resti di coleotteri. Rivestimenti bianchi sulle superfici potrebbero essere costituiti da gesso o calcite; la composizione resta da verificare con analisi.[1]

Umm Arqiba Cave 2 e Cave 3: fratture e ingressi in parete

Umm Arqiba Cave 2 si apre nella parete settentrionale del cratere. Il suo ingresso ampio conduce a un ambiente poco profondo e illuminato, sviluppato lungo una frattura di tensione. La fessura può essere seguita per pochi metri, prima di restringersi.[1]

Umm Arqiba Cave 3 è invece visibile nella parete meridionale. La forma dell’apertura ricorda la sezione di un tubo lavico. Poco più a ovest compare un secondo ingresso orizzontale, apparentemente associato a un ampio riparo. Nessuna delle due aperture è stata raggiunta durante la visita: l’accesso richiede corde e una ricognizione tecnica dedicata.[1]

Grotte laviche di Harrat Kishb: ricerca e patrimonio geologico

I risultati ampliano verso nord la distribuzione conosciuta delle strutture legate al drenaggio sotterraneo della lava. La catena di pozzi rende leggibile in superficie un antico percorso di deflusso. Cave 1 conserva invece un tratto accessibile del sistema ipogeo, insieme a elementi di interesse faunistico e microclimatico.[1]

Il confronto con Jabal Al-Hil suggerisce che il sistema di Umm Arqiba sia meno conservato e forse relativamente più antico. Questa interpretazione dovrà essere verificata mediante ulteriori rilievi e datazioni. Le priorità indicate dal rapporto comprendono il riesame della strettoia di Cave 1 e l’accesso tecnico agli ingressi meridionali.[1]

Il cono vulcanico, la colata sul pendio, i pozzi di collasso e il terrazzo interno al cratere compongono un paesaggio di interesse geologico. Insieme al vicino Jabal Aslaj, già segnalato nella letteratura sul patrimonio vulcanico saudita, Jabal Umm Arqiba offre nuovi elementi per lo studio e la valorizzazione delle grotte laviche di Harrat Kishb.[1]


Fonti

https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf
[2] The Arabian continental alkali basalt province: Part III. Evolution of … https://pubs.geoscienceworld.org/gsa/gsabulletin/article/104/4/379/182657/The-Arabian-continental-alkali-basalt-province
[3] LAVA FIELDS OF SAUDI ARABIA – Saudicaves http://www.saudicaves.com/lava/introobl.htm
[4] Collective Memory and Narrative Cohesion: A Computational Study of
Palestinian Refugee Oral Histories in Lebanon https://arxiv.org/abs/2501.13682
[5] The 1256 AD Al Madinah historic eruption geosite as the youngest … https://link.springer.com/article/10.1007/s00531-013-0878-4
[6] Critical Literature Study on Habaib Identity in the constellation of Islamic studies in Indonesia from the colonial period to the present https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/23311983.2022.2096286?needAccess=true
[7] [PDF] Geologic Map of the Northern Harrat Rahat Volcanic Field, Kingdom … https://pubs.usgs.gov/sim/3428/sim3428_pamphlet.pdf
[9] Refined chronology of late Quaternary eruptions at Harrat Khaybar … https://www.usgs.gov/publications/refined-chronology-late-quaternary-eruptions-harrat-khaybar-saudi-arabia-implications
[11] Harrat Kishb – Smithsonian Institution | Global Volcanism Program https://volcano.si.edu/volcano.cfm?vn=231071
[12] Camp, V. E., & Roobol, M. J. (1989). The Arabian continental alkali … https://www.mindat.org/reference.php?id=15930574
[13] Harrat Kishb – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Harrat_Kishb
[14] Archive pdf | Kuwait Times Newspaper https://kuwaittimes.com/archive-pdf/
[15] Alhurra|Newsletters https://alhurra.com/en/product/newsletters
[16] [PDF] AN ABSTRACT OF THE THESIS OF https://fac.ksu.edu.sa/sites/default/files/alhejjisuhail2019_0.pdf
[17] http://alshaqab.com/ar/newsletter-issue-1 http://alshaqab.com/ar/newsletter-issue-1
[18] Fire Forts .. a 30-Million-Year-Old Land That Reveals the History of … https://www.spa.gov.sa/en/N2143073
[19] Ads https://www.argaam.com/en/tags/id/25704/1/ads

Vulcanospeleologia in Arabia

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  • Sistema Delissea alle Hawaii: 190 chilometri di grotte laviche e nuove connessioni sul vulcano Hual?lai
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Október 10th 2026 at 11:00

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Il sistema Delissea raggiunge 70 chilometri di gallerie collegate e percorribili in continuità. L’aggiornamento delle esplorazioni descrive nuovi settori, resti di pipistrelli, depositi di ossa di uccelli estinti e prospettive di ricerca con il LiDAR.

Sistema Delissea: il nuovo bilancio delle esplorazioni alle Hawaii

Il sistema Delissea, sull’isola di Hawai?i, ha raggiunto 190 chilometri di sviluppo rilevato. La rete di grotte laviche si estende sul versante settentrionale del vulcano Hual?lai, nell’area protetta di Pu?u Wa?awa?a. Il dislivello complessivo è di 1.654 metri, fra quote di 2.296 e 642 metri.

Il nuovo bilancio è presentato da Peter Bosted nell’articolo “The Delissea System of Hawai’i Island — The Cave that Won’t Quit”. Il contributo compare nel numero 87 della newsletter della Commissione UIS sulle grotte vulcaniche, datato settembre 2026. La carta generale che accompagna il resoconto è aggiornata ad agosto 2026.

Nel 2024, al simposio internazionale di vulcanospeleologia delle Galápagos, Bosted aveva illustrato una rete di 150 chilometri. Il nuovo aggiornamento porta quindi il totale a 40 chilometri in più. Dal 2008 il progetto ha continuato ad ampliare la documentazione, con almeno dieci chilometri di nuove gallerie rilevate ogni anno secondo il resoconto dell’esploratore.

Grotte laviche di Delissea: 190 chilometri di sistema e 70 in continuità

I 190 chilometri comprendono l’intera rete documentata del sistema Delissea. Al suo interno, 70 chilometri appartengono alla porzione definita “caver contiguous”: gallerie collegate lungo un percorso che uno speleologo può seguire mantenendosi sotto una copertura rocciosa. Questa può essere anche il margine aggettante di un’apertura o di una trincea.

La distinzione è importante per leggere correttamente i dati esplorativi. Lo sviluppo complessivo del sistema e quello della parte percorribile in continuità descrivono due grandezze diverse. Per quest’ultima il dislivello è di 1.254 metri.

Negli ultimi due anni sono stati collegati alla rete continua i settori Bat Sanctuary e Lower Delissea. Ne fanno parte anche Delissea Top, Upper Delissea, Pig Fence, Ambigua, Hapuu e Middle Delissea.

La rete presenta una struttura intrecciata. In alcune aree si affiancano fino a trenta gallerie quasi parallele. Le interruzioni fra i tratti cartografati dipendono da occlusioni laviche, crolli e passaggi ancora da rilevare.

Tubi lavici del vulcano Hual?lai: come nasce una rete sotterranea

Le grotte laviche si formano quando la superficie di una colata si raffredda e solidifica, mentre la lava continua a scorrere all’interno. La crosta crea una copertura che isola il flusso. Quando l’alimentazione termina e il condotto si svuota, può rimanere una galleria sotterranea. Anche le stalattiti laviche possono formarsi mentre la lava è ancora presente nel tubo. [web:19]

Nel sistema Delissea, sovrapposizioni e ramificazioni producono una geometria articolata. Il progetto registra un’inclinazione media di 9,9 gradi, considerata elevata per una grotta vulcanica. Le esplorazioni documentano ambienti ampi, cunicoli bassi, ingressi da crollo e livelli sovrapposti.

Il settore Delissea Top ne offre un esempio. Qui sono stati riconosciuti cinque livelli distinti, distribuiti su circa trenta metri di dislivello.

Pu?u Wa?awa?a e Delissea: dalle piante rare alle prime esplorazioni

La storia del sistema Delissea nasce anche dalla ricerca sulla vegetazione. Nei primi decenni del Novecento, parte della foresta originaria fu eliminata per fare spazio al pascolo. Negli anni Novanta il biologo Jon Giffin studiò ciò che restava dell’ecosistema nativo.

Le piante sopravvivevano soprattutto nei luoghi inaccessibili a bovini, maiali, capre e pecore. Fra questi figuravano gli ingressi ripidi delle grotte e le aperture nella volta, chiamate “puka”. Giffin ne cartografò numerosi e individuò piante rare, fra cui un esemplare vivente di Delissea ritenuto scomparso.

Le aperture divennero così punti di partenza per le esplorazioni sotterranee. Giffin assegnò alle cavità nomi ispirati alle piante locali. Quelle considerate inizialmente grotte separate si rivelarono poi settori di una rete più ampia.

La tutela della vegetazione resta parte della gestione dell’area. La Division of Forestry and Wildlife delle Hawaii documenta interventi di controllo degli ungulati, recinzioni per le piante rare e rimozione di specie vegetali non native avviati dal 1990. Il piano di gestione di Pu?u Wa?awa?a riconosce inoltre il valore dei tubi lavici per i depositi di ossa e gli invertebrati sotterranei. [web:2][web:8]

Esplorazione del sistema Delissea: da Giffin e Medville al progetto Bosted

Nel 1999 Giffin coinvolse la speleologa e conservazionista Barbara Schaeffer per rilevare un settore ricco di ossa di uccelli. Furono cartografati circa due chilometri della cavità chiamata Umini Manu, ossia “trappola per uccelli”. Un lavoro successivo interessò Ambigua Cave, con la partecipazione di Doug e Hazel Medville.

Dal 2008 Doug Medville e Nevin Davis ottennero un permesso per rilevare altre grotte dell’area. Peter e Annie Bosted entrarono nel progetto nel 2010. Nel 2015 Peter Bosted ne assunse la responsabilità principale, mentre diventava evidente l’appartenenza di molte cavità allo stesso sistema.

Dal 2016 Bosted ha effettuato mediamente circa cinquanta uscite all’anno a Delissea. La distanza dalla sua abitazione di Ocean View e gli accessi lungo piste richiedono una logistica articolata. I soggiorni di più giorni nelle strutture disponibili nell’area hanno consentito di concentrare il lavoro sul campo.

Il progetto coinvolge speleologi statunitensi e di altri Paesi. Steve Lewis contribuisce alle esplorazioni e alla cartografia. Dal 2024 Ron DeLano, trasferitosi a Kona, è diventato un compagno regolare delle uscite. Fra i collaboratori più assidui figurano anche Tomislav Gracanin, Veda Hackell, Carol Vesely, Bob Richards, Annie Bosted, Doug Medville e Allan Cobb.

Bat Sanctuary: resti di pipistrelli nelle grotte laviche di Delissea

Una delle scoperte recenti riguarda Bat Sanctuary, a circa 2.100 metri di quota. Gli esploratori hanno osservato una dozzina di scheletri di pipistrello. Alcuni conservavano ancora tracce di pelliccia. Attraverso passaggi stretti, il settore è stato collegato al resto del sistema Delissea in due punti.

Oggi la cavità presenta un solo ingresso. Bosted propone che altre aperture siano state chiuse da una colata successiva. Lava nera più recente compare infatti alle terminazioni verso monte di numerose gallerie parallele. Si tratta dell’interpretazione avanzata nel resoconto per spiegare la configurazione osservata.

Il pipistrello hawaiano comunemente chiamato ??pe?ape?a riposa prevalentemente sugli alberi e si alimenta di insetti, soprattutto falene. Il National Park Service precisa che non occupa abitualmente grotte e tubi lavici. Il ritrovamento dei resti a Bat Sanctuary aggiunge quindi un elemento alla documentazione naturalistica del sistema, senza implicare la presenza di una colonia attuale. [web:4]

Il settore conserva anche pavimenti e formazioni laviche dalle colorazioni arancioni. Alcuni passaggi ancora da esplorare si trovano nella parte più remota della rete, a circa due ore dall’ingresso più vicino.

Delissea Top, Branta Rhuax e Henahena: i nuovi rilievi speleologici

Le campagne recenti hanno interessato più fronti. Nel settore Pua?akuhinia è stato rilevato circa un chilometro di gallerie. Il nome deriva da una pianta endemica osservata all’ingresso. La cavità si trova circa cento metri a est della rete già conosciuta e in allineamento con Ambigua. La ricerca di ingressi intermedi potrà verificare una possibile connessione.

A Delissea Top è stato esplorato un cunicolo lungo circa settecento metri, privo di diramazioni e ingressi intermedi. Corre a meno di due metri dalla superficie. Altri settecento metri di gallerie sono stati rilevati a oltre trenta metri di profondità, in ambienti umidi e freddi, con depositi viscidi.

Dopo un infortunio di Bosted alla fine del 2025, il lavoro si è concentrato anche su accessi inferiori vicini alle strade. Ventidue uscite nella parte orientale di Branta Rhuax hanno prodotto oltre sei chilometri di rilievo. Le gallerie sono relativamente superficiali e spesso percorribili in piedi. Radici robuste si sviluppano lungo pavimenti e pareti, talvolta per più di dieci metri.

Nell’ultimo anno, almeno trenta uscite intorno a Henahena Corral hanno portato al rilievo di circa sedici chilometri di gallerie, in gran parte non documentate. Il lavoro ha incluso nuove misurazioni in Prow Cave, Petrel Bone Cave e Upper Petrel Bone Cave. Due prosecuzioni sono state raggiunte con una scala telescopica. Le ricognizioni in superficie hanno individuato altri ingressi, comprese tre aperture su grandi gallerie sconosciute.

Ossa di uccelli estinti e fauna sotterranea nel sistema Delissea

Le grotte conservano un archivio della fauna hawaiana. Il resoconto descrive resti di uccelli appartenenti a diversi gruppi, comprese oche incapaci di volare e petrelli. Fra i reperti figurano ossa dell’oca estinta Branta rhuax, che ha dato il nome a un settore del sistema.

Secondo la ricostruzione presentata da Bosted, la rete ha un’età superiore a 1.500 anni. Le numerose aperture avrebbero funzionato da trappole naturali: gli uccelli incapaci di volare, una volta caduti, non potevano risalire. Il piano di gestione dell’area conferma la presenza nei tubi lavici di resti subfossili di uccelli estinti e riconosce l’importanza di questi depositi. [web:8]

Gli ingressi contengono anche ossa di bovini, maiali, capre e pecore. La fauna vivente osservata comprende ragni adattati alla vita sotterranea, piccoli insetti saltatori e insetti dalle zampe filiformi. Radici, piante protette nei puka e ambienti sotterranei mostrano il legame fra la grotta e la foresta sovrastante.

Cartografia e LiDAR: le prossime ricerche nelle grotte laviche di Delissea

La documentazione del sistema Delissea comprende circa 760 uscite di rilievo, 34.000 misure fra stazioni e 28.000 stazioni topografiche. Circa 1.500 stazioni presso gli ingressi dispongono di posizioni determinate con GPS. Sono stati registrati 1.250 circuiti chiusi di rilievo, utili al controllo della coerenza della rete.

La carta è suddivisa in duecento tavole, ciascuna relativa a un’area di 200 per 320 metri. I dettagli del pavimento e le sezioni vengono aggiunti progressivamente, soprattutto da Steve Lewis, Derek Wolfe e Bosted. Dopo ogni uscita sono aggiornati l’elenco degli ingressi e il modello tridimensionale consultabile in Google Earth. L’archivio fotografico conta 1.601 immagini, associate a codici, date, descrizioni e stazioni di riferimento.

Restano centinaia di prosecuzioni da verificare. Un nuovo insieme di dati derivati dal LiDAR statale segnala migliaia di depressioni della superficie. Per il progetto rappresenta uno strumento di ricognizione soprattutto nelle aree boscate, dove le immagini satellitari sono meno utili. Le depressioni potranno orientare le ricerche di ulteriori aperture.

Le attività si svolgono con il permesso della Division of Forestry and Wildlife del Department of Land and Natural Resources delle Hawaii. Il programma prosegue così lungo due direttrici: estendere il rilievo delle grotte laviche e documentarne il patrimonio geologico, biologico e paleontologico.

Fonti

Vulcanospeleologia

L'articolo Sistema Delissea alle Hawaii: 190 chilometri di grotte laviche e nuove connessioni sul vulcano Hual?lai proviene da Scintilena.

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  • Gran Pertus, 500 anni del tunnel di Colombano Romean che porta ancora acqua in Val di Susa
    Condividi Il Gran Pertus, scavato a mano tra il 1526 e il 1533, continua a irrigare Ramats e Cels. Il cinquecentenario riunisce storia, speleologia e iniziative culturali tra Chiomonte ed Exilles. Il Gran Pertus compie cinquecento anni dall’avvio dei lavori e continua a svolgere la funzione per cui venne realizzato. La galleria porta l’acqua dalla Val Clarea ai terreni delle borgate di Ramats, nel comune di Chiomonte, e di Cels, nel comune di Exilles. A scavarla fu Colombano Romean, minatore
     

Gran Pertus, 500 anni del tunnel di Colombano Romean che porta ancora acqua in Val di Susa

Október 10th 2026 at 10:00

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Il Gran Pertus, scavato a mano tra il 1526 e il 1533, continua a irrigare Ramats e Cels. Il cinquecentenario riunisce storia, speleologia e iniziative culturali tra Chiomonte ed Exilles.

Il Gran Pertus compie cinquecento anni dall’avvio dei lavori e continua a svolgere la funzione per cui venne realizzato. La galleria porta l’acqua dalla Val Clarea ai terreni delle borgate di Ramats, nel comune di Chiomonte, e di Cels, nel comune di Exilles. A scavarla fu Colombano Romean, minatore e scalpellino originario delle Ramats. L’opera attraversa la montagna nei pressi dei Quattro Denti, a circa 2.000 metri di quota. Nel 2026, il progetto «Colombano 500» ne ripercorre la storia attraverso appuntamenti culturali, scientifici e artistici. [web:4][web:23][web:25]

Gran Pertus: un acquedotto sotterraneo per i campi di Ramats e Cels

Il Gran Pertus nasce da una necessità concreta: fornire acqua a un versante montano povero di risorse idriche. Campi e prati delle comunità di Ramats e Cels avevano bisogno di irrigazione. Sul versante opposto, nel vallone di Touilles, tributario della Val Clarea, l’acqua era disponibile. La soluzione consisteva nel farla passare attraverso la montagna, collegando i due versanti con un condotto scavato nella roccia. [web:4][web:25]

La galleria, conosciuta anche come Trou de Touilles, misura 433,24 metri. La sua sezione ha un’altezza media di circa 1,80 metri e una larghezza di un metro. Si trova nel territorio di Exilles, vicino alla Cima Quattro Denti. Il suo tracciato consente di trasferire l’acqua verso il versante soleggiato della Valle della Dora Riparia. Ancora oggi alimenta l’irrigazione dei terreni delle due borgate. [web:25][web:5]

Colombano Romean e il contratto del Gran Pertus del 1526

Il 20 ottobre 1526 le comunità di Cels e Ramats formalizzarono l’incarico davanti al notaio Jehan Rostollan. Per realizzare l’acquedotto si erano riunite in consorzio. Romean portava con sé l’esperienza maturata come cavatore e scalpellino a Saint-Gilles, nel sud della Francia. [web:25]

Il contratto stabiliva un compenso proporzionato all’avanzamento: cinque fiorini per ogni tesa scavata, una misura corrispondente a circa 1,80 metri. Per la lunghezza complessiva dell’opera, il valore del compenso era di circa 1.210 fiorini. Le comunità dovevano inoltre fornire vino, segale e legumi. Una baracca presso l’imbocco avrebbe ospitato il lavoratore e le sue provviste. [web:25]

Lo scavo del Gran Pertus è legato al lavoro di un solo uomo, ma anche al sostegno delle comunità committenti. Gli abitanti procuravano gli attrezzi e rimuovevano il materiale di risulta. Fornivano inoltre carbone, mantici e quanto serviva per l’illuminazione. Romean provvedeva a riparare gli utensili, riforgiarli e riaffilarne le punte. [web:25]

Lo scavo del Gran Pertus tra scalpelli, lampade e tracce nella roccia

I lavori si svilupparono tra il 1526 e il 1533. Mazze, martelli, cunei e scalpelli permisero di avanzare nel sottosuolo senza mezzi meccanici. Il contributo di Andrea Milone, «Un acquedotto sotterraneo a 2000 metri di quota: il Pertus di Chiomonte e il minatore Colombano Romean», pubblicato su Opera Ipogea e presentato da Scintilena, ricostruisce l’opera attraverso la documentazione storica. Opera Ipogea è la rivista dedicata alle cavità artificiali della Società Speleologica Italiana. [web:4]

I racconti locali indicano un avanzamento di circa venti centimetri al giorno. All’interno si conservano segni degli scalpelli, nicchie e incisioni. Le piccole mensole ricavate nelle pareti vengono associate all’impiego di candele allineate, utilizzate come riferimento per mantenere la direzione dello scavo. Il contratto prevedeva anche la fornitura di un lume e dell’olio necessario ad alimentarlo. [web:6][web:25]

Questi elementi rendono il condotto interessante per la speleologia in cavità artificiali. Il Gran Pertus conserva insieme la funzione idraulica e le tracce materiali della sua costruzione cinquecentesca. [web:4][web:6]

Le leggende di Colombano Romean e la memoria del Gran Pertus

Alla storia dell’acquedotto si sono affiancati racconti sulla morte del suo costruttore. Una leggenda parla di avvelenamento per evitare il pagamento del compenso. Un’altra attribuisce la morte a una malattia, indicata nella tradizione come idropisia e associata alle condizioni del lavoro sotterraneo. Sono narrazioni che appartengono alla memoria locale della figura di Romean. [web:6]

Un ulteriore racconto assegna al suo cane il compito di raggiungere le Ramats e riportare il cibo al padrone. Queste storie accompagnano da tempo la conoscenza del tunnel e del rapporto fra il minatore e le comunità della montagna. [web:6]

Gran Pertus e Colombano 500: le iniziative del cinquecentenario

La ricorrenza del 2026 riguarda l’avvio dei lavori, non il completamento della galleria, avvenuto nel 1533. Il progetto «Colombano 500» è promosso dal Comune di Exilles. Collaborano ArTeMuDa APS, i Parchi Alpi Cozie con l’Ecomuseo Colombano Romean e altre realtà del territorio. [web:23]

Il programma comprende il convegno «Oltre la roccia. Il Pertus di Colombano Romean tra storia, scienza e tradizione alpina», visite guidate, teatro e proiezioni cinematografiche. La pubblicazione degli atti del convegno è prevista nel 2027, in un nuovo Cahier dell’Ecomuseo. [web:23]

Il 17 ottobre 2026 è in programma a Exilles l’appuntamento conclusivo del percorso annuale. L’incontro celebrerà simbolicamente i cinquecento anni dall’inizio dello scavo. È previsto anche il lancio di due concorsi, uno letterario e uno fotografico, con premiazioni nel 2027. [web:23]

Visitare il Gran Pertus: sentieri e condizioni del percorso sotterraneo

L’imbocco si raggiunge attraverso i sentieri che salgono verso i Quattro Denti. Fra gli accessi figura la salita da Grange Rigaud, nel territorio di Chiomonte. La visita interna viene consigliata in autunno, quando la portata dell’acqua è generalmente più limitata. Restano determinanti le condizioni effettive del condotto al momento dell’escursione. [web:5][web:13]

Il Comune di Chiomonte indica una torcia, preferibilmente frontale, e abbigliamento resistente al fango e allo sfregamento sulle rocce. Le descrizioni del percorso segnalano anche l’impiego di stivali e la possibilità di informarsi sulle visite accompagnate. Il tunnel è stretto, umido e ancora attraversato dall’acqua: la visita richiede una preparazione adeguata all’ambiente sotterraneo. [web:13][web:6]

A cinque secoli dall’avvio dello scavo, il Gran Pertus rimane un’opera idraulica in esercizio. La sua storia collega il lavoro minerario, la gestione dell’acqua e l’agricoltura delle comunità alpine. [web:4][web:25]

Fonti

Chiomonte

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  • Grotte del Diavolo: dai cunicoli degli Alburni al regno sotterraneo della Sibilla
    Condividi Grotte del Diavolo, culto di San Michele e leggende degli inferi: un viaggio tra Castelcivita, cavità italiane e mito della Sibilla Appenninica Grotte del Diavolo: a Castelcivita il nome racconta una storia del sottosuolo Le Grotte del Diavolo non identificano un solo luogo. Il nome ricorre nella geografia italiana e raccoglie racconti diversi. A Castelcivita, in provincia di Salerno, è uno degli appellativi storici del complesso carsico degli Alburni. Le stesse cavità sono conos
     

Grotte del Diavolo: dai cunicoli degli Alburni al regno sotterraneo della Sibilla

Október 10th 2026 at 09:00

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Grotte del Diavolo, culto di San Michele e leggende degli inferi: un viaggio tra Castelcivita, cavità italiane e mito della Sibilla Appenninica

Grotte del Diavolo: a Castelcivita il nome racconta una storia del sottosuolo

Le Grotte del Diavolo non identificano un solo luogo. Il nome ricorre nella geografia italiana e raccoglie racconti diversi. A Castelcivita, in provincia di Salerno, è uno degli appellativi storici del complesso carsico degli Alburni. Le stesse cavità sono conosciute anche come Grotte di Spartaco e Grotte del Principe di Piemonte. Il loro nome conserva una parte della storia culturale del territorio, accanto alle testimonianze geologiche e archeologiche. [web:35]

Il sistema si apre tra il fiume Calore e il versante sud-occidentale dei Monti Alburni. L’ingresso è a 94 metri di quota. Il sito ufficiale indica uno sviluppo complessivo di circa 4.800 metri. Gallerie, sale e strettoie compongono un ambiente modellato dai processi carsici e arricchito da concrezioni calcaree. [web:88]

Nel nome Grotte del Diavolo confluiscono due temi ricorrenti nella cultura del sottosuolo. Il primo è religioso e riguarda il confronto tra il demonio e San Michele Arcangelo. Il secondo nasce dalle percezioni dell’ambiente sotterraneo: buio, rumori, correnti d’aria e profondità difficili da valutare. Le raccolte di folklore speleologico mostrano quanto questi elementi abbiano alimentato racconti di presenze nascoste e luoghi proibiti. [web:61]

Grotte del Diavolo e San Michele: la grotta tra paura e protezione

Una delle interpretazioni proposte per l’antico appellativo richiama il culto di San Michele. L’arcangelo, rappresentato nell’atto di vincere il demonio, esprime la protezione divina contro il male. Questa lettura si inserisce in una storia religiosa nella quale numerose cavità sono diventate luoghi di culto. Non costituisce un’origine comune per tutte le grotte che portano il nome del diavolo. [web:4][web:61]

Il riferimento principale è il santuario di Monte Sant’Angelo, sul Gargano. Qui una grotta naturale costituisce il centro del complesso sacro. Il santuario precede l’arrivo dei Longobardi, che ne fecero un importante riferimento della propria devozione. Dal 2011 le sue testimonianze longobarde appartengono al sito UNESCO «I Longobardi in Italia. I luoghi del potere». [web:73]

Anche negli Alburni il legame tra grotte e culto micaelico è concreto. A Sant’Angelo a Fasanella una cavità ospita il santuario di San Michele. A Pertosa-Auletta, le Grotte dell’Angelo conservano un’edicola votiva dedicata all’arcangelo. Sono luoghi distinti da Castelcivita, ma appartengono allo stesso quadro territoriale di devozione negli ambienti sotterranei. [web:4][web:43]

Grotte del Diavolo e rumori misteriosi: quando il paesaggio diventa leggenda

La tradizione popolare attribuisce spesso a esseri soprannaturali i suoni provenienti dalle cavità. Un rimbombo lontano può diventare una voce. Una corrente d’aria può essere raccontata come un respiro. Le raccolte dedicate alle leggende delle grotte includono rumori indefiniti, oscurità e forme delle rocce tra gli elementi che hanno favorito queste interpretazioni. [web:61]

A Santa Maria di Leuca il rapporto è particolarmente evidente. La Grotta del Diavolo si apre a Punta Ristola. Le tradizioni locali collegano il nome ai lamenti e ai rimbombi provenienti dall’interno. Le descrizioni del sito riconducono questi suoni al movimento dell’aria e dell’acqua nelle fessure e negli ambienti della cavità. [web:23][web:27]

Le Grotte del Diavolo diventano così un punto d’incontro tra ambiente fisico e memoria collettiva. Il nome non descrive un fenomeno soprannaturale. Documenta il modo in cui una comunità ha interpretato un luogo e ne ha trasmesso il racconto. [web:61]

Grotte del Diavolo e archeologia: la storia umana oltre il racconto

A Castelcivita, la dimensione leggendaria si affianca a una frequentazione umana molto più antica. Nel 1972 furono individuati importanti depositi archeologici all’ingresso. Strumenti in pietra e resti fossili hanno documentato presenze risalenti a circa quarantamila anni fa. [web:88]

Le campagne dell’Università di Siena, condotte con la Soprintendenza e gli enti locali, hanno studiato anche livelli del Paleolitico superiore. Vi sono stati riconosciuti focolari, manufatti litici, ornamenti e resti degli animali consumati dai gruppi umani. Queste evidenze raccontano attività quotidiane, tecnologie e uso del territorio. [web:94]

La grotta ha quindi più storie. È un sistema naturale, un sito archeologico e un luogo nominato attraverso racconti. La toponomastica, cioè lo studio dei nomi dei luoghi, consente di leggere quest’ultimo livello senza separarlo dal paesaggio. Le Grotte del Diavolo appartengono a una rete di memorie che attraversa l’Italia e trova nella Grotta della Sibilla Appenninica uno dei suoi esempi più articolati. [web:61][web:57]

Relazione di approfondimento: Grotte del Diavolo, demoni e accessi agli inferi

Grotte del Diavolo in Italia: lo stesso nome, origini e racconti differenti

Il toponimo «Grotta del Diavolo», con le sue varianti, non identifica una categoria geologica. Può riferirsi a cavità con forme, dimensioni e contesti diversi. A unirle è l’attribuzione culturale di una presenza inquietante. Anche le vicende narrate cambiano: tesori custoditi, persone scomparse, rumori interpretati come lamenti, scontri tra esseri celesti e demoni. [web:2][web:6][web:27][web:90]

Il confronto tra questi luoghi permette di riconoscere temi condivisi. Non impone una spiegazione identica per ogni nome. La singola leggenda resta legata al territorio, alle comunità che la raccontano e alle caratteristiche percepibili della cavità. Gli atti della tavola rotonda «Le grotte nella leggenda», svolta a Taipana il 29 luglio 2023, documentano proprio questa varietà regionale e transfrontaliera. [web:61]

Grotte del Diavolo di Castelcivita: una cavità, più denominazioni

Castelcivita offre un caso significativo di sovrapposizione dei nomi. «Grotte del Diavolo», «Grotte di Spartaco» e «Grotte del Principe di Piemonte» rimandano a registri narrativi differenti. Il sistema naturale resta lo stesso, mentre cambia il riferimento attraverso cui viene riconosciuto e presentato. [web:35]

La denominazione legata a Spartaco richiama la tradizione del rifugio del gladiatore. È una leggenda associata al luogo, distinta dalle evidenze della frequentazione paleolitica. Queste ultime sono documentate dai depositi archeologici e dalle ricerche sui manufatti e sui resti animali. [web:91][web:94]

Il caso mostra come una grotta possa conservare più identità contemporaneamente. La descrizione speleologica ne ricostruisce gli ambienti. L’archeologia studia le tracce umane. Il folklore raccoglie i racconti che hanno accompagnato la conoscenza della cavità. [web:88][web:61]

Grotta del Diavolo di Leuca: i rimbombi di Punta Ristola

A Santa Maria di Leuca, nel Salento, la Grotta del Diavolo ha uno sviluppo prevalentemente orizzontale di circa quaranta metri. Si apre nella lingua rocciosa di Punta Ristola, in un ambiente costiero dove il mare entra nella storia del nome. [web:23]

Il racconto locale interpreta i suoni interni come lamenti del demonio. Il movimento dell’acqua e dell’aria fornisce il corrispettivo fisico di questa percezione. La stessa cavità può quindi essere descritta attraverso due linguaggi: quello della tradizione e quello dei processi naturali. [web:20][web:27]

Il rumore non è un dettaglio secondario. Rende percepibile una parte nascosta della grotta, senza mostrarne la sorgente. Proprio suoni vaghi e difficili da localizzare ricorrono tra gli elementi che le raccolte di folklore associano alla nascita dei racconti sotterranei. [web:61]

Grotta del Diavolo di Capracotta: il tesoro come prova proibita

Sul monte San Nicola, tra Agnone e Capracotta, una Grotta del Diavolo è legata al motivo del tesoro custodito. La tradizione raccolta dall’associazione Amici di Capracotta racconta ricchezze nascoste e punizioni per chi tenta di impadronirsene. Tre giovani decidono di varcare la soglia, ignorando i divieti. [web:6]

In questo racconto il demonio svolge il ruolo di guardiano. La grotta separa il mondo ordinario da uno spazio nel quale valgono altre regole. Il desiderio di ricchezza spinge i protagonisti a superare il confine. La vicenda collega quindi l’ambiente sotterraneo a una prova morale, oltre che alla paura del pericolo. [web:6]

Grotta del Diavolo di Brusson: draghi e ricchezze incantate

In Valle d’Aosta, presso la località Servaz di Brusson, la Grotta del Diavolo compare nel repertorio di leggende pubblicato dal portale turistico regionale. Il luogo sarebbe stato popolato da draghi e vitelli incaricati di custodire tesori incantati. [web:2]

Qui la presenza diabolica si accompagna a figure animali fantastiche. Il tema del tesoro resta centrale, ma cambia la forma dei custodi. Il confronto con Capracotta mostra come un motivo narrativo possa adattarsi a contesti locali differenti, conservando l’idea di una ricchezza nascosta e difficilmente accessibile. [web:2][web:6]

Grotta del Diavolo Zoppo di Monfalcone: il conflitto tra angelo e demonio

Il Catasto speleologico regionale del Friuli Venezia Giulia conserva una leggenda legata alla Grotta del Diavolo Zoppo. Un angelo e un demonio custodiscono un forziere d’oro. Il disaccordo sulla destinazione del tesoro provoca uno scontro. Il diavolo prevale, ma durante la fuga il forziere gli cade addosso e gli ferisce una gamba. [web:90]

L’appellativo deriva quindi da un episodio preciso del racconto. La zoppia rende riconoscibile il personaggio e lega la sua condizione al luogo. La presenza di un angelo accanto al demonio richiama il contrasto tra bene e male, senza identificare automaticamente l’essere celeste con San Michele. [web:90]

Grotte e San Michele Arcangelo: il sottosuolo come santuario

Il culto micaelico mostra che la grotta non è stata soltanto uno spazio temuto. È diventata anche un luogo di preghiera e pellegrinaggio. Nel santuario garganico, la cavità naturale resta il centro dell’esperienza religiosa e dell’architettura costruita attorno a essa. [web:73]

La devozione dei Longobardi contribuì alla sua importanza. Il santuario di Monte Sant’Angelo divenne un riferimento per il culto dell’arcangelo anche fuori dall’Italia. La Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO lo descrive come una delle componenti del sito seriale dedicato ai luoghi del potere longobardo. [web:70]

In Campania questa relazione assume forme territoriali concrete. A Sant’Angelo a Fasanella, la Grotta di San Michele è un santuario cristiano all’interno di una cavità frequentata in epoche precedenti. A Pertosa-Auletta, l’edicola dell’arcangelo testimonia la devozione nella Grotta dell’Angelo. [web:4][web:43]

Nel 2025 la Fondazione MIdA dedicò a questo rapporto la mostra «San Michele e il Vallo di Diano. Un culto tra grotte e fede». L’esposizione, allestita dal 29 settembre al 31 ottobre negli spazi esterni delle Grotte di Pertosa-Auletta, raccontava cavità intese come luoghi di passaggio, guarigione e spiritualità. [web:43]

Il rapporto tra grotta e demonio non esaurisce quindi la storia religiosa del sottosuolo. La stessa forma del paesaggio può accogliere paura, protezione e devozione. Le denominazioni diaboliche e quelle angeliche esprimono modi diversi di attribuire un significato a un ambiente nascosto. [web:4][web:43][web:61]

Grotte come accessi agli inferi: il caso scientifico di Hierapolis

L’associazione tra cavità e mondo dei morti precede il cristianesimo. A Hierapolis, nell’attuale Turchia, il Plutonion era considerato un accesso al regno sotterraneo. Strabone e Plinio descrissero il luogo, legato a emissioni capaci di uccidere gli animali. La grotta apparteneva a un contesto religioso dedicato alle divinità degli inferi. [web:55]

Uno studio pubblicato nel 2018 su Archaeological and Anthropological Sciences ha misurato le concentrazioni di anidride carbonica nell’area. Nella cavità sotto il tempio di Plutone furono rilevati valori fino al 91%. Gli autori hanno collegato le emissioni alla struttura tettonica attiva che attraversa la città antica. [web:55]

Il gas offre una spiegazione delle morti descritte nelle fonti. Le misure aiutano anche a comprendere i rituali nei quali venivano condotti animali presso l’ingresso. Le emissioni erano interpretate come il respiro delle profondità infernali o di Cerbero, il guardiano dell’oltretomba. [web:55]

Hierapolis permette di distinguere tre piani. Esiste un fenomeno naturale misurabile. Esistono testimonianze antiche sulla sua osservazione. Esiste un’interpretazione religiosa che attribuisce quel fenomeno al mondo dei morti. La ricerca li mette in relazione senza confonderli. [web:55]

Grotte del Diavolo in Europa: il nome sonoro di Peak Cavern

Il rapporto tra suoni e nomi diabolici compare anche fuori dall’Italia. A Castleton, nel Derbyshire inglese, Peak Cavern conserva l’appellativo «Devil’s Arse». Il nome, traducibile letteralmente come «sedere del diavolo», richiama il particolare rumore prodotto dall’acqua quando defluisce dalla grotta. [web:85]

La BBC ha descritto il fenomeno in un servizio del gennaio 2023, dopo un episodio di allagamento. Il caso offre un parallelo con Leuca. In entrambi i luoghi un suono naturale è stato associato a una figura diabolica, pur attraverso immagini e tradizioni differenti. [web:85][web:27]

Grotta della Sibilla Appenninica: la montagna come porta di un altro mondo

La Grotta della Sibilla si trova presso la vetta del Monte Sibilla, nel territorio di Montemonaco e nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Il monte raggiunge 2.173 metri. Nel resoconto pubblicato da Scintilena nel novembre 2018, l’area dell’antico ingresso è descritta come una dolina di crollo ingombra di massi. [web:22]

Il mito colloca oltre quella soglia il regno della Regina Sibilla. Non si tratta soltanto di una dimora di demoni. È un mondo di bellezza, ricchezza e piaceri, nel quale l’attrazione si accompagna al rischio della dannazione. La grotta diventa l’accesso a un paradiso apparente, separato dalla vita ordinaria. [web:57]

Il saggio di Tea Fonzi «La Sibilla dell’Appennino: una risorsa dimenticata», pubblicato nel 2015 sulla rivista dell’Università di Macerata Il Capitale culturale, ricostruisce la formazione letteraria e la diffusione del racconto. Due opere hanno avuto un ruolo centrale: il Guerrin Meschino di Andrea da Barberino e il Paradiso della Regina Sibilla di Antoine de La Sale. [web:57]

Sibilla Appenninica e Antoine de La Sale: dal viaggio del 1420 alla narrazione

Antoine de La Sale visitò la grotta nel 1420. Il suo Paradiso della Regina Sibilla fu reso pubblico nel 1442 all’interno di La Salade. Il viaggio e la successiva composizione del testo appartengono quindi a due momenti differenti. [web:57]

La narrazione unisce la descrizione dei luoghi ai racconti ascoltati sul posto. Oltre il tratto iniziale compaiono prove tipiche del viaggio fantastico: una corrente d’aria violenta, un abisso attraversato da un ponte, dragoni e porte pericolose. Il superamento degli ostacoli conduce alla corte della regina. [web:61]

Nel mondo sotterraneo non esistono vecchiaia e sofferenza. La condizione dei suoi abitanti rivela però un’altra natura. Nella versione riferita da De La Sale, tra il venerdì e il sabato essi assumono forme serpentine. La trasformazione interrompe l’apparenza del paradiso e ne mostra il carattere demoniaco. [web:61]

Il racconto del cavaliere tedesco introduce il problema del ritorno. L’uscita dalla grotta non risolve automaticamente il destino del protagonista. Anche il rapporto con il perdono e con l’autorità religiosa entra nella vicenda. Il regno sotterraneo funziona così come luogo di tentazione e di scelta. [web:61]

Sibilla Appenninica e Guerrin Meschino: conoscenza, seduzione e fede

Il Guerrin Meschino circolava manoscritto dal principio del Quattrocento e fu stampato nel 1473. La sua fortuna contribuì alla diffusione della leggenda sibillina. Il protagonista cerca la propria identità e si rivolge alla Sibilla per ottenere una conoscenza che non possiede. [web:57]

La promessa di sapere si accompagna alla seduzione. La regina e la sua corte offrono un’esistenza di delizie, mentre il cavaliere deve affrontare una prova religiosa. Restare nel regno sotterraneo significa esporsi alla perdita della salvezza. La grotta diventa quindi anche il luogo dove viene verificata la fedeltà del protagonista. [web:57]

In questo modello il male non appare soltanto attraverso una figura mostruosa. Può presentarsi come bellezza e appagamento. È uno dei caratteri che rendono il racconto della Sibilla diverso dalle leggende più semplici di un demonio nascosto in una cavità. [web:57]

Sibilla Appenninica, Melusina e Venusberg: le relazioni del mito medievale

La vicenda sibillina appartiene a una rete di racconti europei. Il saggio di Fonzi evidenzia i rapporti con Melusina, la figura femminile che assume forma serpentina, e con Venere, signora del Venusberg, il «Monte di Venere». Sono tradizioni nelle quali l’incontro con una donna soprannaturale può mettere in pericolo il cavaliere. [web:57]

Questi confronti spiegano il ruolo della trasformazione e della seduzione. Il regno dentro la montagna non è soltanto un luogo geografico. È uno spazio narrativo dove il tempo, il desiderio e la salvezza seguono regole diverse da quelle del mondo esterno. [web:57]

La diffusione non rimase confinata ai libri. I racconti entrarono nella cultura orale delle comunità appenniniche. Il saggio ricorda il ruolo dei pastori, della conoscenza dei poemi cavallereschi e della trasmissione durante la transumanza. Letteratura e oralità contribuirono insieme alla persistenza del mito. [web:57]

Grotta della Sibilla e ricerca speleologica: il paesaggio reale dietro la leggenda

La presenza del mito ha accompagnato l’interesse per la cavità concreta. L’8 novembre 2018 iniziarono sul Monte Sibilla attività di studio geologico e di messa in sicurezza. La campagna prevedeva piccoli sondaggi, indicati con diametri inferiori a quindici centimetri, e videoispezioni. [web:22]

I lavori seguivano indagini geoelettriche che avevano individuato vuoti presso l’ingresso. Il coordinamento scientifico era affidato a Piero Farabollini dell’Università di Camerino. Il geologo Maurizio Maniero dirigeva i lavori. Un’équipe guidata da Tullio Bernabei curava videoispezioni e riprese. Regione Marche e Comune di Montemonaco finanziavano le attività. [web:22]

Questa campagna appartiene alla storia delle ricerche del 2018. Il suo interesse riguarda la struttura dell’ammasso roccioso, le cavità e la frana che occupa l’accesso. La dimensione speleologica si affianca alla tradizione senza trasformare i personaggi letterari in presenze reali. [web:22][web:57]

Grotte del Diavolo e patrimonio culturale: conservare luoghi e racconti

I casi esaminati mostrano funzioni narrative diverse. A Leuca e a Peak Cavern il suono entra nel nome. A Capracotta e Brusson il tesoro organizza il racconto. A Monfalcone il conflitto tra angelo e demonio spiega un appellativo. Nella Grotta della Sibilla, il passaggio sotterraneo apre una vicenda complessa di conoscenza, seduzione e destino. [web:27][web:85][web:6][web:2][web:90][web:57]

La speleologia incontra questo patrimonio quando raccoglie denominazioni locali, testimonianze e tradizioni. Gli atti di Taipana mostrano il contributo di gruppi, studiosi e associazioni alla documentazione del folklore ipogeo. La raccolta dei racconti conserva un rapporto con il paesaggio che rischia di perdersi insieme alla memoria delle comunità. [web:61]

Il valore delle Grotte del Diavolo comprende quindi anche i loro nomi. Accanto a rilievi, depositi archeologici e osservazioni geologiche, le leggende documentano la storia culturale del sottosuolo. Descrivere una cavità significa anche riconoscere come sia stata abitata, temuta, venerata e raccontata. [web:88][web:61]

Fonti online e studi consultati

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  • Speleologia in Indonesia: il viaggio verso le grotte comincia nei villaggi
    Condividi La speleologia in Indonesia raccontata da Robin Cuesta su InDEPTH: dalle esplorazioni di Goa Laulawi al ruolo dei MAPALA, tra conoscenze locali, acque sotterranee e responsabilità ambientali. Speleologia in Indonesia: la guida di Robin Cuesta su InDEPTH L’esplorazione di una grotta sommersa può iniziare molto prima dell’immersione. In Indonesia, il primo indizio arriva spesso da una conversazione. Una sorgente utilizzata per irrigare i campi, un’apertura nel terreno o un luogo do
     

Speleologia in Indonesia: il viaggio verso le grotte comincia nei villaggi

Október 10th 2026 at 08:00

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La speleologia in Indonesia raccontata da Robin Cuesta su InDEPTH: dalle esplorazioni di Goa Laulawi al ruolo dei MAPALA, tra conoscenze locali, acque sotterranee e responsabilità ambientali.

Speleologia in Indonesia: la guida di Robin Cuesta su InDEPTH

L’esplorazione di una grotta sommersa può iniziare molto prima dell’immersione. In Indonesia, il primo indizio arriva spesso da una conversazione. Una sorgente utilizzata per irrigare i campi, un’apertura nel terreno o un luogo dove le famiglie raccolgono acqua possono orientare una ricerca speleologica. È questo il punto di partenza dell’articolo di Robin Cuesta, pubblicato l’8 settembre 2026 su InDEPTH Magazine. Il contributo, intitolato “Indonesia’s Hidden Underworld, Part 1: A Field Guide to Cave Exploration in the Archipelago”, descrive il lavoro che precede le esplorazioni subacquee nell’arcipelago.[1]

Il racconto mette al centro le comunità locali, gli speleologi indonesiani e la lettura del territorio. Cartografia e attrezzature restano importanti. Da sole non bastano a trasformare una segnalazione in un progetto. La speleologia in Indonesia richiede anche permessi, relazioni di fiducia e una conoscenza delle risorse idriche utilizzate dagli abitanti.[1]

Goa Laulawi: dalle prime immersioni alla ricerca scientifica

Cuesta si è stabilito a Baubau, nel Sulawesi sudorientale, nell’agosto 2016. Nel 2018 ha individuato Goa Laulawi e ne ha esplorato inizialmente circa 200 metri. Nel 2020 la progressione ha raggiunto ambienti più ampi, con grandi sale sommerse, concrezioni e acqua particolarmente limpida. In quell’anno l’esploratore ha posato quasi tre chilometri di sagola, il filo guida utilizzato durante la progressione subacquea.[1]

Le esplorazioni successive hanno ampliato la conoscenza del sistema. Nel 2024 il coinvolgimento di Nixie Expéditions ha aggiunto al lavoro una dimensione internazionale e scientifica. Il resoconto della spedizione Buteng, pubblicato da Seacraft, riporta 5,2 chilometri di rete sommersa cartografata. La stessa fonte presenta Laulawi come il più lungo sistema di grotte subacquee conosciuto del Sud-est asiatico. Sono state documentate anche 22 grotte asciutte, cinque delle quali rilevate integralmente.[1][2]

La campagna ha affiancato alla topografia indagini biologiche, geologiche e idrologiche. Il gruppo ha raccolto campioni di acqua, sedimenti e DNA ambientale. Le osservazioni hanno documentato l’interazione tra acqua dolce e acqua salata, collegando l’esplorazione alla comprensione dell’acquifero e della sua importanza per il territorio.[2]

Carsismo tropicale e speleologia in Indonesia: un territorio frammentato

L’arcipelago impone distanze e condizioni operative molto diverse. Cuesta richiama il dato di 17.380 isole ufficialmente riconosciute, riferito al 2024 dall’agenzia geospaziale indonesiana BIG. La distribuzione delle terre tra gli oceani Indiano e Pacifico rende complessi gli spostamenti di persone, bombole e materiali. Una grotta vicina a un centro abitato sulla carta può richiedere ore di viaggio.[1]

Il carsismo indonesiano comprende grotte asciutte, risorgenze, cavità costiere e passaggi allagati. Piogge tropicali, sollevamenti tettonici e rapporti con il mare contribuiscono alla varietà dei sistemi. Su molte piccole isole calcaree, le acque superficiali permanenti sono limitate. L’acqua dolce si accumula e circola soprattutto nel sottosuolo. Per questo una sorgente modesta può essere collegata a una rete sotterranea molto più estesa.[1]

Anche il clima richiede valutazioni locali. Monsoni, fenomeni legati a El Niño e La Niña e differenze regionali nelle precipitazioni possono modificare portate, visibilità e accessibilità. La distinzione generale tra stagione secca e piovosa non descrive tutte le condizioni incontrate nelle singole isole.[1]

MAPALA e speleologia indonesiana: gli esploratori locali vengono prima

Un passaggio centrale riguarda i MAPALA, acronimo di Mahasiswa Pecinta Alam, traducibile come “studenti amanti della natura”. Queste organizzazioni universitarie sono presenti in Indonesia dagli anni Sessanta e Settanta. Le attività possono comprendere alpinismo, arrampicata, conservazione, soccorso e speleologia. Numerosi gruppi hanno sviluppato competenze nell’esplorazione, nel rilievo e nella documentazione delle grotte.[1]

Cuesta riconosce che alcune cavità inizialmente considerate nuove erano già state visitate e studiate dagli speleologi indonesiani. L’assenza di informazioni nelle fonti consultate da un visitatore non equivale quindi all’assenza di esplorazioni precedenti. I MAPALA conservano conoscenze su ingressi, itinerari, condizioni stagionali e rapporti con le comunità. Sono interlocutori scientifici ed esplorativi, non semplici accompagnatori.[1]

Questa collaborazione aiuta a ricostruire la storia delle ricerche. Permette inoltre di distinguere una nuova esplorazione subacquea da una cavità già conosciuta nella sua parte terrestre. Riconoscere il lavoro locale diventa parte della documentazione speleologica.[1]

Grotte in Indonesia: le segnalazioni degli abitanti e la verifica sul terreno

La ricerca degli ingressi passa spesso attraverso agricoltori, pescatori e residenti. Chi utilizza una sorgente conosce le variazioni dell’acqua. Chi frequenta la costa può osservare correnti insolite o fuoriuscite di acqua dolce. Anche un cedimento del terreno può rivelare una cavità nascosta. Queste informazioni diventano indizi da confrontare con la geologia e con le osservazioni dirette.[1]

Il lessico locale richiede attenzione. Lubang indica un’apertura o un “buco”, ma non ne definisce le dimensioni. Mata air significa sorgente, letteralmente “occhio d’acqua”. Goa e gua indicano una grotta. Nessuno di questi termini garantisce la presenza di gallerie percorribili o di un sistema sommerso. L’esploratore deve ricostruire luogo, circostanze e caratteristiche della segnalazione.[1]

Le immagini satellitari e i sistemi informativi geografici integrano questa ricerca. Possono evidenziare doline allineate, fratture, zone umide e corsi d’acqua che scompaiono. La vegetazione fitta può nascondere gli ingressi. Le trasformazioni agricole possono rendere ambigua la lettura della superficie. Il sopralluogo resta il passaggio che verifica le ipotesi.[1]

Acque sotterranee e grotte sommerse: seguire il funzionamento dell’acquifero

Per la speleosubacquea, trovare un ingresso non è sufficiente. Occorre capire da dove arriva l’acqua e dove prosegue. Variazioni di livello, risposta alle piogge, salinità e influenza delle maree aiutano a interpretare i collegamenti sotterranei. Un grande portale può appartenere a una cavità asciutta isolata. Una piccola apertura può invece dare accesso a un sistema idrologicamente attivo.[1]

La scelta degli obiettivi nasce dall’incrocio di più elementi. Le testimonianze vengono confrontate con cartografia, geologia, condizioni logistiche e rischi. Carte geologiche, stratigrafia e fratture aiutano a individuare le aree favorevoli. I modelli elaborati per altri territori carsici devono essere verificati nelle condizioni delle isole tropicali.[1]

Spedizioni speleosubacquee in Indonesia: permessi, logistica e tempi locali

L’accesso può coinvolgere proprietari, famiglie, responsabili dei villaggi, autorità consuetudinarie e amministrazioni. La posizione di una grotta non coincide con il diritto di entrarvi. Cerimonie, incontri e decisioni collettive possono modificare il calendario di una spedizione. Anche un obiettivo promettente può richiedere un rinvio quando il contesto sociale non consente di procedere.[1]

Cuesta richiama l’espressione jam karet, il “tempo elastico”, per descrivere una gestione dei tempi diversa da quella attesa da molti visitatori. L’osservazione riguarda la necessità di adattamento, non un giudizio sulle comunità. Giornate senza immersioni possono essere dedicate a sopralluoghi, incontri o preparazione dei materiali.[1]

La logistica aggiunge altre variabili. Compressori, gas, bombole, ricambi e mezzi di trasporto non sono disponibili ovunque. Lo stesso vale per le risorse mediche di emergenza. Per la speleologia in Indonesia, la preparazione comprende quindi margini di tempo e alternative operative, oltre all’organizzazione delle attività sotterranee.[1]

Tutela delle grotte e dell’acqua: cosa rimane dopo l’esplorazione

Le cavità possono essere fonti idriche, luoghi di memoria e spazi di valore culturale o spirituale. La loro frequentazione coinvolge interessi che precedono l’arrivo degli esploratori. Cuesta collega perciò la ricerca alla documentazione, allo studio e alla protezione delle acque sotterranee. La responsabilità continua dopo la conclusione dell’immersione.[1]

Questa impostazione trova riscontro nelle linee guida IUCN per la protezione delle grotte e del carsismo, aggiornate nel 2022. Il documento considera insieme patrimonio geologico, biodiversità e risorse idriche. Ricorda inoltre che circa il 10% della popolazione mondiale ottiene acqua da sorgenti o falde carsiche. La conservazione del sottosuolo riguarda quindi anche l’approvvigionamento delle comunità.[3]

Il contributo di InDEPTH apre una serie dedicata alle esplorazioni nell’arcipelago. La seconda parte annunciata affronterà accessi, permessi, ricognizioni, logistica, prime immersioni, rilievi e denominazione delle cavità. Il testo non è un manuale tecnico: l’autore precisa che la speleosubacquea richiede formazione specifica, esperienza e decisioni prudenti. La prima parte chiarisce soprattutto come una segnalazione possa diventare un progetto condiviso, prima ancora della posa della sagola.[1]


Il file Markdown scaricabile contiene il testo completo dell’articolo.

Fonti
[1] Cave Exploration in Indonesia: A Field Guide, Part 1 https://indepthmag.com/cave-exploration-in-indonesia-part-1/
[2] Expedition Buteng – Seacraft https://seacraft.eu/go-deeper/environment/expedition-buteng/
[3] Guidelines for cave and karst protection : second edition – IUCN https://iucn.org/resources/jointly-published/guidelines-cave-and-karst-protection-second-edition
[5] Guidelines for cave and karst protection – resource | IUCN https://iucn.org/resources/jointly-published/guidelines-cave-and-karst-protection
[6] Beyond Exploring: Cultivating a New Generation of Cave Divers https://shearwater.com/en-ca/blogs/community/beyond-exploring
[7] Guidelines for Cave and Karst Protection https://portals.iucn.org/library/efiles/documents/1997-026.pdf
[8] The Who’s Who of Sidemount – InDEPTH Magazine https://indepthmag.com/sidemount-robin-cuesta/
[9] A Second Edition of the IUCN Guidelines for Cave and Karst … https://ackma.org/wp-content/uploads/2025/01/117/A-Second-Edition-of-the-IUCN-Guidelines-for-Cave-and-Karst-Protection-Prof-David-Gillieson.pdf
[10] Resources UIS-IUCN Guidelines for Cave and Karst Protection … https://ackma.org/wp-content/uploads/2025/01/127/Guidelines-for-Cave-and-Karst-Protection-David-Gillieson.pdf
[11] Cave Archives – InDEPTH https://indepthmag.com/category/cave/
[12] v8.10 Archives – InDEPTH https://indepthmag.com/tag/v8-10/
[13] #expeditionbuteng #expeditionbuteng #expeditionbuteng | NIXIE … https://www.linkedin.com/posts/nixie-expeditions_expeditionbuteng-expeditionbuteng-expeditionbuteng-activity-7249069430406541312-Z7Xd
[14] Guidelines for Cave and Karst Protection (2nd Edition) https://engage.iucn.org/system/files/2023-04/Guidelines-for-Cave-and-Karst-Protection-2022.pdf
[15] Guidelines for Cave and Karst Protection – IUCN Engage https://engage.iucn.org/topic/guidelines-cave-and-karst-protection
[16] ESP / Projects / Southeast Sulawesi Caves https://exploration.xdeep.eu/projects/sulawesi-caves-exploration-diving-indonesia

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  • Bat Week 2026: speleologi e ricercatori insieme per proteggere i pipistrelli delle grotte
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Bat Week 2026: speleologi e ricercatori insieme per proteggere i pipistrelli delle grotte

Október 10th 2026 at 07:00

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La Bat Week 2026 porta online il confronto tra speleologia e conservazione dei pipistrelli. Il 25 ottobre la Commissione Biologia UIS e Bat Conservation International promuovono un incontro su ricerca, tutela delle grotte e collaborazione internazionale.

Bat Week 2026: il 25 ottobre un incontro online su grotte e pipistrelli

Domenica 25 ottobre 2026 la Commissione Biologia dell’Union Internationale de Spéléologie (UIS) e Bat Conservation International organizzano una sessione online dedicata al rapporto tra speleologi, grotte e pipistrelli. L’incontro sarà trasmesso su Facebook Live. Riunirà la comunità speleologica internazionale e quella impegnata nella conservazione dei chirotteri.

La Bat Week 2026 diventa così il contesto di un confronto tra esplorazione, ricerca scientifica e protezione degli habitat sotterranei. Gli organizzatori intendono valorizzare gli speleologi come sentinelle dei rifugi dei pipistrelli. Al centro ci saranno anche le collaborazioni tra biologi, associazioni e comunità locali.

L’appuntamento rientra nella settimana internazionale dedicata ai pipistrelli, che si svolge ogni anno dal 24 al 31 ottobre. La campagna promuove la conoscenza del loro ruolo ecologico e sensibilizza sulla necessità di conservarli. Anche Scintilena ha raccontato questa iniziativa come un momento di divulgazione sulla protezione dei chirotteri. [web:6][web:35]

Speleologia e conservazione dei pipistrelli: gli obiettivi della Bat Week 2026

La sessione propone un dialogo operativo tra chi frequenta le grotte e chi studia le popolazioni di pipistrelli. Il programma punta a collegare le conoscenze scientifiche alle attività di conservazione. Prevede inoltre la presentazione di modelli di collaborazione replicabili in contesti diversi.

Gli obiettivi annunciati comprendono cinque ambiti:

  • riconoscere il contributo degli speleologi alla conoscenza e alla tutela dei rifugi sotterranei;
  • avvicinare ricerca scientifica e interventi di conservazione delle comunità di pipistrelli;
  • condividere esperienze di cooperazione tra speleologi, biologi e comunità locali;
  • mettere in relazione ricercatori, educatori e gruppi speleologici di continenti diversi;
  • aumentare l’attenzione del pubblico e dei decisori verso il valore ecologico delle grotte e dei sistemi carsici.

Il coinvolgimento di Bat Conservation International inserisce l’appuntamento in una prospettiva internazionale. L’organizzazione opera attraverso ricerca, recupero delle specie minacciate, protezione degli habitat e progetti costruiti con le comunità. Questi ambiti rendono centrale il collegamento tra conoscenza dei siti e interventi sul territorio. [web:39]

Grotte e pipistrelli: perché i rifugi sotterranei sono importanti

Le grotte non rappresentano soltanto luoghi di esplorazione. Per numerose specie di pipistrelli sono rifugi essenziali, utilizzati in fasi diverse del ciclo annuale. Nelle regioni temperate ospitano colonie durante l’ibernazione e, per alcune specie, durante la riproduzione. Nelle regioni più calde possono accogliere comunità numerose lungo tutto l’anno. [web:2]

La conservazione dei pipistrelli richiede quindi attenzione sia agli ambienti sotterranei sia ai territori circostanti. La perdita dei rifugi e delle aree di alimentazione può compromettere la sopravvivenza delle colonie. Tra le pressioni documentate figurano l’estrazione del calcare, lo sviluppo turistico delle grotte e il disturbo legato alle attività umane. [web:2]

Il valore dei chirotteri si estende oltre gli ingressi delle cavità. Le diverse specie contribuiscono al consumo di insetti, all’impollinazione e alla dispersione dei semi. Sono funzioni differenti, legate alla loro ecologia e alimentazione, che connettono la tutela dei rifugi alla conservazione degli ecosistemi. [web:46]

Speleologi e chirotterologi: la collaborazione per tutelare le colonie

In Italia esistono già strumenti per collegare la frequentazione speleologica alla raccolta di informazioni sui pipistrelli. La sezione speleo di Tutela Pipistrelli propone un questionario per segnalare la presenza di chirotteri in grotta. Le segnalazioni contribuiscono a individuare i rifugi importanti e a studiare le misure più adatte alla loro salvaguardia. [web:45]

Questo approccio mostra il ruolo concreto della collaborazione tra speleologi e chirotterologi, cioè gli specialisti che studiano i pipistrelli. La conoscenza delle cavità può sostenere la ricerca quando le osservazioni vengono condivise con competenze biologiche specifiche. Tutela Pipistrelli richiama proprio questa collaborazione come una risorsa per proteggere gli animali e i loro habitat. [web:45]

La Bat Week 2026 porterà questo rapporto al centro del confronto internazionale. L’obiettivo annunciato è condividere modelli che possano essere adattati alle condizioni locali. Il coinvolgimento delle comunità aggiunge una dimensione territoriale alla tutela delle colonie.

Pipistrelli in letargo: ridurre il disturbo durante le attività in grotta

La presenza umana nei rifugi richiede particolare attenzione durante l’ibernazione. I risvegli indotti dal disturbo comportano un consumo delle riserve energetiche accumulate dai pipistrelli. La letteratura scientifica descrive questo meccanismo come un fattore capace di incidere sulla sopravvivenza invernale. [web:2]

Anche il monitoraggio deve considerare tale sensibilità. Uno studio pubblicato nel 2024 ha rilevato, nelle cavità esaminate, una relazione tra la probabilità di uscita dei pipistrelli dopo i censimenti e il numero di ricercatori moltiplicato per il tempo trascorso in grotta. Il risultato sostiene la necessità di pianificare con attenzione le attività nei siti di ibernazione. [web:8]

Le indicazioni di Tutela Pipistrelli invitano a evitare le cavità occupate durante il letargo. In caso di incontro con una colonia, raccomandano di limitare la permanenza, ridurre il rumore e non illuminare direttamente gli animali. La tutela dei rifugi passa quindi anche dalle modalità con cui vengono frequentati. [web:55]

Bat Week 2026 su Facebook Live: data e orari annunciati

L’incontro è previsto per domenica 25 ottobre 2026, in diretta su Facebook Live. L’annuncio degli organizzatori riporta questi orari:

  • Città del Messico: ore 10:00;
  • Europa centrale: ore 18:00;
  • Kenya: ore 19:00.

La sessione si rivolge a speleologi, ricercatori, educatori e persone interessate alla conservazione dei pipistrelli. Il confronto metterà al centro la relazione tra conoscenza delle grotte, protezione delle colonie e consapevolezza pubblica del valore dei sistemi carsici.

Fonti

Pipistrelli sotto la superficie https://www.facebook.com/share/1F3Z5g4Ckt/?mibextid=wwXIfr

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  • Sorgenti della Valbrenta, quale acqua berremo? A Oliero una serata sulla siccità del 2026
    Condividi Il 23 ottobre il Gruppo Grotte Giara Modon presenterà una riflessione sulle sorgenti della Valbrenta e sui dati raccolti durante la siccità. L’incontro rientra nelle iniziative per il sessantesimo anniversario dell’alluvione del 1966. Quanta acqua sarà disponibile e quali caratteristiche avrà quella destinata al consumo umano? Sono le domande al centro della serata «Quanta sarà (e come sarà) l’acqua che berremo?», organizzata dal Gruppo Grotte Giara Modon. L’appuntamento è venerdì 2
     

Sorgenti della Valbrenta, quale acqua berremo? A Oliero una serata sulla siccità del 2026

Október 10th 2026 at 06:00

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Il 23 ottobre il Gruppo Grotte Giara Modon presenterà una riflessione sulle sorgenti della Valbrenta e sui dati raccolti durante la siccità. L’incontro rientra nelle iniziative per il sessantesimo anniversario dell’alluvione del 1966.

Quanta acqua sarà disponibile e quali caratteristiche avrà quella destinata al consumo umano? Sono le domande al centro della serata «Quanta sarà (e come sarà) l’acqua che berremo?», organizzata dal Gruppo Grotte Giara Modon. L’appuntamento è venerdì 23 ottobre 2026, alle ore 20:30, nella Sala delle Grotte di Oliero, nel territorio di Valstagna, comune di Valbrenta, in provincia di Vicenza. L’ingresso è libero.

Al centro dell’incontro ci saranno le sorgenti della Valbrenta. La serata affronterà il loro stato di salute e le prospettive della risorsa idrica in un contesto di mutamenti ambientali. Il programma darà ampio spazio ai dati raccolti durante la siccità del 2026, ancora in corso secondo la comunicazione degli organizzatori.

Sorgenti della Valbrenta: la siccità del 2026 al centro dell’incontro

Le osservazioni raccolte durante il periodo siccitoso costituiranno uno dei principali temi della serata. Per alcuni aspetti, questa fase ha permesso di analizzare situazioni estreme mai osservate prima nel territorio, come riportato nell’annuncio del Gruppo Grotte Giara Modon.

Il tema non riguarda soltanto la quantità d’acqua. Il titolo dell’incontro richiama anche le sue caratteristiche e la salute delle sorgenti. Disponibilità e qualità saranno quindi i due elementi attorno ai quali sviluppare la riflessione sull’acqua destinata alla popolazione.

Il confronto partirà dal territorio e dai dati raccolti. Sullo sfondo ci sono eventi piovosi violenti e siccità sempre più intense, indicati dagli organizzatori come fattori di un’epoca incerta. La serata porterà questi interrogativi davanti al pubblico, collegando l’esperienza del monitoraggio alle domande sul futuro dell’approvvigionamento idrico.

Grotte di Oliero e sorgenti della Valbrenta: il legame con l’Altopiano dei Sette Comuni

La scelta di Oliero colloca l’incontro presso uno dei principali punti di emersione delle acque sotterranee locali. Le sorgenti dell’Oliero rappresentano infatti gli scarichi idrici più importanti del massiccio carsico dei Sette Comuni. Dalle cavità inferiori del complesso nasce il fiume Oliero.[1]

Il paesaggio dell’altopiano aiuta a comprendere questo collegamento. Alla scarsità della circolazione idrica superficiale si contrappone una consistente circolazione sotterranea. L’acqua attraversa un territorio ricco di cavità e riemerge lungo i versanti, rendendo lo studio del sottosuolo parte integrante della conoscenza delle risorse idriche.[2]

Le sorgenti della Valbrenta non sono dunque separate dalla montagna che le alimenta. Studiare i percorsi sotterranei permette di mettere in relazione le acque dell’altopiano con quelle che raggiungono il fondovalle. Per la speleologia, questo significa affiancare all’esplorazione delle grotte la ricerca idrogeologica.

Monitoraggio delle acque sotterranee: il precedente del tracciamento in Val Frenzela

Un esempio concreto di questa attività è il progetto «Tracciamento Val Frenzela 2024». L’indagine ha coinvolto Etra, Arpav, l’Istituto Agrario Parolini di Bassano del Grappa, il Consiglio di Bacino Brenta e il Gruppo Grotte Giara Modon. Il lavoro ha studiato il movimento delle acque sotterranee delle Prealpi Venete.[3]

La fluoresceina sodica, utilizzata come tracciante, è stata immessa nel torrente Frenzela a Gallio. Una rete di venti punti di controllo ha seguito il suo passaggio tra Valbrenta, Valsugana e Valle dell’Astico. Dopo venti giorni dall’immissione, il tracciante è stato rilevato alle sorgenti dell’Oliero.[3]

L’indagine ha collegato ricerca, gestione della risorsa e formazione. Gli studenti dell’Istituto Parolini hanno partecipato alle rilevazioni di portata e alle analisi dei campioni. Le sorgenti dell’Oliero hanno inoltre un ruolo nell’approvvigionamento di acqua potabile gestito da Etra. Conoscere direttrici e tempi di percorrenza delle acque aiuta a tutelare la risorsa anche in caso di contaminazione accidentale.[3]

Alluvione del 1966 in Valbrenta: dalla memoria alla gestione dell’acqua

La serata si inserisce nel sessantesimo anniversario dell’alluvione del 1966. Nel novembre di quell’anno, l’esondazione del Brenta e le frane colpirono Valstagna e gli abitati vicini. Il programma commemorativo del 2026 comprende mostre, testimonianze e iniziative dedicate al rapporto tra comunità e fiume.[4]

L’incontro sulle sorgenti della Valbrenta porta in questo percorso un tema complementare: la disponibilità dell’acqua e la conoscenza dei sistemi sotterranei. Accanto alla memoria delle piene, trova spazio la riflessione sui periodi di scarsità. Il filo conduttore resta il rapporto fra territorio, risorsa idrica e popolazione.

Serata sulle sorgenti della Valbrenta: orario, sede e contatti

L’incontro «Quanta sarà (e come sarà) l’acqua che berremo?» si terrà venerdì 23 ottobre 2026 alle ore 20:30. La sede è la Sala delle Grotte di Oliero, a Valstagna, nel comune di Valbrenta (VI).

L’iniziativa è organizzata dal Gruppo Grotte Giara Modon. L’ingresso è libero. Per informazioni è disponibile l’indirizzo email segreteriagggmodon@gmail.com.


Fonti
[1] Dettaglio Immagine – Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/burvGalleryDettaglio.aspx?id=785
[2] L’acqua e il territorio – Museo dell’acqua – Asiago (VI) http://www.museodellacqua7comuni.it/l-acqua-e-sezioni-museali/il-territorio
[3] L’Oliero si tinge di verde fluorescente: un progetto per proteggere le … https://www.scintilena.com/loliero-si-tinge-di-verde-fluorescente-un-progetto-per-proteggere-le-risorse-idriche/01/18/
[4] Acqua, fango e… una linea. A 60 anni dall’alluvione in Valbrenta – La Difesa del Popolo https://www.difesapopolo.it/acqua-fango-e-una-linea-a-60-anni-dallalluvione-in-valbrenta/
[6] STORIE D’ACQUA. LUNGO LA CORRENTE – Ministero della cultura https://cultura.gov.it/evento/storie-dacqua-lungo-la-corrente
[7] Meteo https://meteo.ilgazzettino.it/italia/veneto/valbrenta/6/
[8] Alto Adige, revocata l’emergenza idrica: l’allerta siccità torna al livello basso https://www.altoadige.it/tag/Siccit%C3%A0
[9] Valstagna. La Biblioteca vivente racconta l’alluvione del ’66 – La Difesa del Popolo https://www.difesapopolo.it/valstagna-la-biblioteca-vivente-racconta-lalluvione-del-66/
[10] Alluvione 1966, verso il 60° anniversario: firmato il … https://www.055firenze.it/art/242166/alluvione-1966-firmato-il-protocollo-per-il-60-anniversario-tra-comune-regione-unifi
[11] Grotta Acqua Nera: 300 metri nuovi e immersioni fino a 103 metri https://www.scintilena.com/grotta-acqua-nera-300-metri-nuovi-e-immersioni-fino-a-103-metri/10/06/
[12] 1966-2026: A SESSANT’ANNI DALL’ALLUVIONE – eventbrite.it https://www.eventbrite.it/e/biglietti-1966-2026-a-sessantanni-dallalluvione-2002990488470
[13] 1966-2026. A sessant’anni dall’alluvione. Convegno nazionale … https://www.archiviodistatovenezia.it/it/eventi/news/1966-2026-a-sessant-anni-dall-alluvione-convegno-nazionale-a-firenze-9-ottobre-2026.html
[14] Convegno: 1966 – 2026 A sessant’anni dall’alluvione https://soprintendenzafirenze.cultura.gov.it/convegno-1966-2026-a-sessantanni-dallalluvione/
[15] Flood of 1966. Great Celebrations https://ground.news/article/flood-of-1966-great-celebrations
[16] RI-EMERGERE, un programma di mostre, performance e ricerca a … https://fondazionecrfirenze.it/ri-emergere-1966-2026-larchivio-di-stato-di-firenze-celebra-i-sessantanni-dallalluvione-con-un-programma-di-mostre-performance-e-ricerca/
[17] “’66 ore https://www.firenzedintorni.it/it/articolo/48174/66-ore-un-fiume-una-citta-un-popolo-per-le-celebrazioni-per-il-60-anniversario-dellalluvione-di-firenze.html
[18] Giani: ‘Difesa suolo prioritaria in programmazione delle opere pubbliche’ https://www.firenzedintorni.it/it/articolo/47509/giani-difesa-suolo-prioritaria-in-programmazione-delle-opere-pubbliche-il-4-novembre-di-60-anni-fa-la-portata-dellarno-raggiunse-i-4300-metri-cubi-dacqua-al-secondo.html
[19] Flash Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/flash/
[20] Grotte di Oliero – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotte_di_Oliero
[21] Quando finirà l’acqua dolce nel mondo? – Area Sosta https://areasosta.com/faq/quando-finira-lacqua-dolce-nel-mondo
[22] Scoprire il mondo sotterraneo con il Corso di Avvicinamento alla … https://www.scintilena.com/scoprire-il-mondo-sotterraneo-con-il-corso-di-avvicinamento-alla-speleologia-del-gruppo-grotte-giara-modon-di-valstagna/04/23/
[23] La naturale bellezza misteriosa delle Grotte di Oliero – Ivan Team https://www.ivanteam.com/grotte-oliero-da-scoprire/
[24] Le Grotte di Oliero – Valstagna https://www.valstagna.info/index.php/le-grotte-di-oliero
[25] Atlante delle sorgenti d’acqua – Gruppo Speleologico Settecomuni https://www.gruppospeleo7c.it/ecologia-in-altopiano/atlante-delle-sorgenti-d-acqua
[26] Grotte di Oliero – Parco naturale e grotte carsiche | Valbrenta https://www.grottedioliero.it/
[27] Grotte di Oliero – Le Fate Corbezzole https://www.corbezzole.it/grotte-di-oliero/
[28] Gruppo Grotte Giara Modon http://www.speleologiaveneta.it/index.php/gruppi-aderenti/item/gruppo-grotte-giara-modon
[29] Conoscere la biospeleologia a Valstagna: visita guidata alla grotta … https://www.scintilena.com/conoscere-la-biospeleologia-a-valstagna-visita-guidata-alla-grotta-del-subiolo-e-laboratorio-sul-campo/06/27/
[30] La Speleologia secondo ChatGPT – Scintilena https://www.scintilena.com/la-speleologia-secondo-openai-chatcgp/03/18/
[31] Oliero nascosto – Musei AltoVicentino https://www.museialtovicentino.it/evento/oliero-nascosto/

Acqua https://www.facebook.com/share/p/1EE1QWzbdE/?mibextid=wwXIfr

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  • CNSAS Liguria cerca nuovi volontari: selezioni per il Soccorso Speleologico il 7 e 8 novembre 2026
    Condividi La XIII Zona Speleologica apre le candidature per entrare nella squadra del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Richieste esperienza in grotta, iscrizione CAI, certificato medico e curriculum speleologico Il Soccorso Speleologico ligure cerca nuovi volontari. Sabato 7 e domenica 8 novembre 2026 si svolgeranno le selezioni per gli speleologi interessati a entrare nel Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) e mettere la propria esperienza in grotta al serviz
     

CNSAS Liguria cerca nuovi volontari: selezioni per il Soccorso Speleologico il 7 e 8 novembre 2026

Október 10th 2026 at 05:00

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La XIII Zona Speleologica apre le candidature per entrare nella squadra del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Richieste esperienza in grotta, iscrizione CAI, certificato medico e curriculum speleologico

Il Soccorso Speleologico ligure cerca nuovi volontari. Sabato 7 e domenica 8 novembre 2026 si svolgeranno le selezioni per gli speleologi interessati a entrare nel Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) e mettere la propria esperienza in grotta al servizio delle operazioni di soccorso.

“Condividi la passione per la grotta. Unisciti alla nostra squadra: entra nel CNSAS” è l’invito rivolto agli speleologi nella campagna della XIII Zona Speleologica – Liguria.

Non un corso di speleologia, ma l’ingresso nel percorso del Soccorso

Le selezioni sono rivolte a persone che possiedono già esperienza speleologica. Entrare nel CNSAS non significa infatti iniziare a praticare speleologia, ma mettere una preparazione già acquisita a disposizione di un’organizzazione specializzata nel soccorso in ambiente ipogeo.

Il candidato deve avere familiarità con la progressione in grotta e con le tecniche speleologiche.

L’ammissione apre poi la strada allo specifico percorso di formazione e addestramento del CNSAS.

Il Soccorso Speleologico opera in condizioni spesso estremamente complesse, dove il recupero di una persona può richiedere molte ore o giorni e il coinvolgimento di numerose squadre. Per questo la preparazione tecnica, la capacità di lavorare in gruppo e l’addestramento continuo costituiscono elementi fondamentali dell’attività.

Il CNSAS dispone di una propria struttura nazionale dedicata alla formazione dei tecnici speleologici, con l’obiettivo di uniformare tecniche e procedure e permettere a soccorritori provenienti da diverse regioni di operare insieme durante gli interventi più complessi.

I requisiti per candidarsi

La locandina del CNSAS indica tra i documenti necessario da inviare per partecipare alle selezioni del 7 e 8 novembre 2026:

  • iscrizione al Club Alpino Italiano (CAI);
  • certificato medico agonistico;
  • curriculum vitae speleologico.

Per l’ammissione ordinaria come socio tecnico CNSAS è inoltre necessario essere maggiorenni e non aver superato il 45° anno di età, fermo restando che lo Statuto contempla la possibilità di deroghe motivate deliberate dalle strutture regionali o provinciali competenti.

Accanto ai soci tecnici, il CNSAS prevede anche la figura del socio collaboratore, che può mettere a disposizione particolari competenze gestionali, amministrative o logistiche e svolgere attività di supporto senza essere impiegato nella progressione speleologica e nelle manovre tecniche proprie dei soccorritori operativi.

Il Soccorso Speleologico in Liguria

La Liguria costituisce la XIII Zona Speleologica del CNSAS, inserita nell’organizzazione nazionale del Soccorso Speleologico.

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è una sezione nazionale del Club Alpino Italiano e svolge un servizio di pubblica utilità. Tra i suoi compiti rientrano il soccorso, la ricerca, il recupero e il trasporto sanitario degli infortunati e delle persone in pericolo negli ambienti montani, ipogei e impervi.

Nel caso della speleologia, l’ambiente sotterraneo impone problematiche particolari: verticali, strettoie, meandri, corsi d’acqua, basse temperature e grande distanza dall’esterno possono rendere estremamente impegnativo anche il trasporto di un singolo infortunato.

È proprio per affrontare scenari di questo tipo che il Soccorso Speleologico necessita di volontari già abituati all’ambiente di grotta e disponibili a intraprendere un percorso di formazione specialistica e di addestramento continuo.

Come presentare la candidatura

Gli interessati alle selezioni del 7 e 8 novembre 2026 possono contattare il delegato Gianmarco De Astis al numero 3357271943, oppure scrivere all’indirizzo cnsasliguria.speleo@gmail.com.

Per informazioni relative alla logistica delle giornate, agli orari, al luogo di ritrovo e al materiale necessario, è opportuno fare riferimento direttamente agli organizzatori.

Le selezioni rappresentano una grande opportunità e un vero atto di servizio e buona volontà: gli speleologi che vogliono compiere un bel passo avanti, possono trasformare l’esperienza maturata nell’esplorazione delle grotte in competenza al servizio di chi, proprio in quell’ambiente, può trovarsi in difficoltà.

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Speleofotografia 2026 / Speleophotography 2026

Október 9th 2026 at 18:05
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  • Canyoning Handbook UIAA e Fondazione Petzl: un manuale per la sicurezza in forra
    Condividi Il Canyoning Handbook, disponibile in inglese e francese, affronta ambiente, idrologia, progressione e soccorso. La pubblicazione apre un approfondimento sulla sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici, dalla marcatura CE ai controlli delle attrezzature. Canyoning Handbook: pubblicato il manuale UIAA e Fondazione Petzl La UIAA, Federazione internazionale di arrampicata e alpinismo, e la Fondazione Petzl hanno pubblicato il Canyoning Handbook. Il manuale è uscito
     

Canyoning Handbook UIAA e Fondazione Petzl: un manuale per la sicurezza in forra

Október 9th 2026 at 14:00

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Il Canyoning Handbook, disponibile in inglese e francese, affronta ambiente, idrologia, progressione e soccorso. La pubblicazione apre un approfondimento sulla sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici, dalla marcatura CE ai controlli delle attrezzature.

Canyoning Handbook: pubblicato il manuale UIAA e Fondazione Petzl

La UIAA, Federazione internazionale di arrampicata e alpinismo, e la Fondazione Petzl hanno pubblicato il Canyoning Handbook. Il manuale è uscito nel settembre 2026. È disponibile come pubblicazione digitale in inglese e francese, con il titolo francese Mémento Canyonisme. Si rivolge a praticanti, istruttori e responsabili delle uscite che intendono approfondire conoscenze e tecniche di progressione in forra.[1][2]

Il Canyoning Handbook supera le cento pagine. Abbina spiegazioni sintetiche a illustrazioni tecniche dettagliate. L’impostazione consente una lettura formativa e una consultazione mirata, anche per riprendere argomenti già affrontati durante corsi e attività sul terreno. La pubblicazione riunisce competenze provenienti da professionisti e istruttori di torrentismo.[2]

L’acquisto avviene attraverso la piattaforma Payhip. Il prezzo indicato nella presentazione commerciale fornita è di 10 dollari statunitensi per ciascuna versione linguistica. La pagina di vendita permette di accedere alla pubblicazione digitale.[3]

Canyoning Handbook e formazione: il contributo degli istruttori

Le tecniche raccolte nel Canyoning Handbook sono state sottoposte a più revisioni. Hanno partecipato istruttori federali, professionisti del canyoning, membri della Federazione internazionale di canyoning e della Commissione alpinismo UIAA. Il lavoro ha cercato principi chiari e utilizzabili in contesti diversi, rispettando le differenze tra tradizioni tecniche nazionali.[1]

Tra gli organismi citati nei crediti figurano l’Associazione Italiana Canyoning, Canyoning Equipment 4 You e CREPS Auvergne-Rhône-Alpes. Sono presenti anche la Federazione internazionale di canyoning, la Federazione internazionale delle associazioni delle guide alpine e le strutture UIAA dedicate a sicurezza e formazione. La Fondazione Petzl ha partecipato allo sviluppo della pubblicazione.[1]

Olivier Moret, segretario generale della Fondazione Petzl, chiarisce il criterio adottato. Le soluzioni illustrate non rappresentano le sole tecniche possibili. Sono state selezionate perché hanno ottenuto un ampio consenso per chiarezza e facilità d’impiego. Il manuale propone quindi una base condivisa per la formazione, senza trasformare una singola impostazione tecnica in una regola universale.[1]

Idrologia e ambiente nel Canyoning Handbook

La prima parte affronta l’ambiente naturale delle forre. Comprende ecosistemi, biodiversità, fattori di rischio e preparazione dell’uscita. L’idrologia e l’idrogeomorfologia collegano la lettura dell’acqua alle forme del terreno. Il manuale tratta le piene improvvise e le configurazioni idrauliche pericolose.[2]

La sicurezza nel canyoning viene così collocata dentro il funzionamento del corso d’acqua. La scelta di una tecnica non può essere separata dalle condizioni incontrate. Preparazione, osservazione del terreno e valutazione delle difficoltà precedono l’impiego delle attrezzature. La pubblicazione comprende anche un sistema di classificazione e valutazione dei canyon, utile a confrontare il percorso con la preparazione del gruppo.[1][2]

Attrezzature da canyoning, progressione su corda e soccorso

Il capitolo sui materiali presenta abbigliamento, equipaggiamento e scelta delle corde. Affronta anche il significato delle attrezzature certificate UIAA. Le sezioni tecniche comprendono comunicazione, nodi, ancoraggi e movimento su terreni diversi. Seguono progressione in acqua viva, passaggi esposti e discese verticali.[2]

Il Canyoning Handbook dedica spazio all’accesso agli ostacoli, ai corrimani e agli ancoraggi supplementari. Descrive soste di calata, sistemi svincolabili e gestione delle vasche di arrivo. Considera inoltre l’usura delle corde. Una parte specifica raccoglie uscite di emergenza e tecniche di soccorso, comprese manovre che prevedono il taglio della corda alla sosta.[1][2]

Questi contenuti appartengono alla formazione tecnica. La lettura integra l’addestramento, ma non dimostra da sola la capacità di eseguire una manovra. Le indicazioni Petzl richiedono utenti formati e competenti nell’impiego delle attrezzature. Il passaggio dal disegno alla pratica richiede quindi esercitazioni controllate e supervisione adeguata.[4]

Speleologia e canyoning: il legame con la ricerca sui materiali

Per il pubblico speleologico, la pubblicazione richiama un tema già presente nella formazione italiana: il comportamento reale dei materiali. La Scintilena documentò nel 2013 un corso nazionale della Scuola nazionale di speleologia del CAI a Costacciaro. Il programma riguardava attrezzature speleoalpinistiche e da canyoning.[5]

Il Gruppo lavoro materiali della scuola presentava risultati di due anni di ricerche. Le prove comprendevano cadute, allungamenti e risposte a differenti velocità di deformazione. Il collegamento con il nuovo manuale riguarda proprio questo approccio: conoscere le attrezzature significa comprenderne l’impiego, non soltanto riconoscerne il marchio.[5]

Relazione: sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici

Sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici: tre livelli da distinguere

La sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici comprende tre livelli distinti. Il primo riguarda la conformità del prodotto ai requisiti applicabili. Il secondo riguarda la sua idoneità all’impiego previsto e la compatibilità con gli altri componenti. Il terzo riguarda condizioni, manutenzione e competenza dell’utilizzatore. Regolamento europeo, standard UIAA e documentazione tecnica dei fabbricanti intervengono su questi aspetti con funzioni differenti.[4][6][7]

Un prodotto certificato non rende automaticamente sicuro ogni assemblaggio. Una corda e un dispositivo devono funzionare insieme nelle condizioni ammesse dalle rispettive istruzioni. Anche un componente conforme può diventare inadatto per usura, danneggiamento o uso diverso da quello previsto. La documentazione tecnica costituisce quindi parte integrante della valutazione dell’attrezzatura.[4][6]

Questa relazione illustra criteri di scelta e gestione. Non costituisce una procedura operativa per armare pozzi, effettuare calate o eseguire soccorsi. Per queste attività restano necessari formazione specifica, istruzioni del modello impiegato e valutazione delle condizioni effettive.[4]

Marcatura CE e DPI: cosa stabilisce il Regolamento UE 2016/425

Il riferimento europeo per i dispositivi di protezione individuale è il Regolamento UE 2016/425. Il testo disciplina progettazione, fabbricazione e immissione sul mercato. La marcatura CE indica che il fabbricante dichiara la conformità del prodotto ai requisiti della normativa europea applicabile, dopo la procedura di valutazione prevista. Non è un premio commerciale.[6]

I DPI destinati a proteggere dalle cadute dall’alto appartengono alla categoria III. Questa categoria riguarda rischi capaci di provocare morte o danni irreversibili alla salute. Per tali dispositivi è previsto l’esame UE del tipo, modulo B. Segue una procedura di controllo della produzione: modulo C2 oppure modulo D.[8][9]

Il modulo C2 comprende controlli del prodotto a intervalli casuali sotto supervisione. Il modulo D riguarda la garanzia della qualità del processo produttivo. Per i DPI di categoria III, il marchio CE è seguito dal numero identificativo dell’organismo notificato coinvolto nel controllo della produzione. Quel numero non esprime una classe di resistenza.[8][9]

La classificazione riguarda la funzione protettiva del prodotto. Non consente di attribuire automaticamente la stessa categoria a ogni oggetto presente nello zaino. Caschi, dispositivi anticaduta e accessori devono essere valutati secondo la propria destinazione e documentazione. Il regolamento distingue inoltre le regole di commercializzazione dalle disposizioni nazionali sull’impiego dei DPI.[6]

Norme EN e certificazione UIAA: obblighi e standard tecnici

Le norme EN definiscono requisiti e metodi di prova per famiglie di prodotti. Quando una norma armonizzata è richiamata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, la sua applicazione offre una presunzione di conformità ai requisiti coperti. Il riferimento a una norma deve quindi essere letto insieme alla dichiarazione UE di conformità e alle istruzioni del prodotto.[6]

La UIAA sviluppa standard internazionali per l’attrezzatura alpinistica. Collabora con il CEN, Comitato europeo di normazione. Alcuni standard UIAA prevedono prove aggiuntive rispetto ai corrispondenti requisiti europei. Il Safety Label attesta che campioni del prodotto hanno superato le prove previste dallo standard pertinente, presso un laboratorio indipendente accreditato.[7][10]

Il Safety Label è una certificazione distinta dalla marcatura CE. Il suo ottenimento passa attraverso una richiesta del fabbricante alla UIAA. Non sostituisce gli obblighi europei applicabili al prodotto. La presenza del marchio può essere verificata nella banca dati pubblica delle attrezzature certificate, cercando il modello interessato.[6][11][12]

Per la sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici, questa distinzione evita due equivoci. CE e UIAA non sono sinonimi. Inoltre, la certificazione di un modello non equivale a un controllo individuale permanente di ogni esemplare utilizzato. Le ispezioni successive restano necessarie.[4][10]

Attrezzature speleoalpinistiche: le principali norme di riferimento

La tabella riassume famiglie normative ricorrenti. Non sostituisce la verifica delle edizioni e dei riferimenti riportati nella documentazione del singolo prodotto.

I numeri UIAA indicano standard della federazione, non una graduatoria di qualità.[7][13]

Attrezzatura Riferimento EN Standard UIAA pertinente

Corde dinamiche EN 892 UIAA 101

Corde a basso allungamento EN 1891 UIAA 107

Cordini accessori EN 564 UIAA 102

Anelli di fettuccia EN 566 UIAA 104

Imbracature alpinistiche EN 12277 UIAA 105

Caschi alpinistici EN 12492 UIAA 106

Connettori alpinistici EN 12275 UIAA 121

Ancoraggi da roccia EN 959 UIAA 123

Bloccanti EN 567 UIAA 126 Carrucole EN 12278 UIAA 127

Dispositivi di frenaggio alpinistici EN 15151, nelle parti applicabili UIAA 129

Le corrispondenze riportate derivano dagli elenchi UIAA e dalle famiglie EN pubblicate da Singing Rock. Non implicano l’identità completa dei requisiti dei due sistemi.[7][13]

Per le attrezzature professionali compaiono altri riferimenti. EN 361 riguarda le imbracature anticaduta, EN 813 quelle con cosciali per gli impieghi previsti dalla norma. EN 362 riguarda i connettori dei sistemi di protezione dalle cadute. EN 12841 riguarda dispositivi di regolazione della corda nei sistemi di accesso su fune. Le funzioni non vanno confuse con quelle delle sole attrezzature alpinistiche.[13]

Corde speleologiche e da canyoning: basso allungamento e arresto delle cadute

Le corde a basso allungamento sono impiegate in speleologia, canyoning, risalita su fune e recupero. La norma EN 1891 comprende prodotti di tipo A e B. Gli esempi Petzl mostrano questa distinzione: CLUB 10 mm è dichiarata di tipo A, PUSH 9 mm di tipo B. La destinazione d’uso va letta per ciascun modello, senza dedurla soltanto dal diametro.[14][15][16]

Le corde dinamiche EN 892 rispondono a esigenze differenti. Le prove comprendono una caduta normalizzata e la misurazione della forza d’arresto. Nella descrizione Petzl, la prova utilizza un fattore di caduta di 1,77. Il limite della forza trasmessa è 12 kN per corde singole e gemelle, 8 kN per mezze corde, nelle rispettive configurazioni di prova. Questi valori descrivono un test. Non rappresentano un carico operativo da riprodurre sul terreno.[17]

Una corda a basso allungamento non diventa una corda dinamica perché possiede un elevato carico di rottura. Petzl specifica, per esempio, che CLUB 10 mm non è adatta all’arrampicata da primo. Resistenza alla trazione e capacità di limitare una sollecitazione di caduta sono caratteristiche diverse.[17][18]

Anche il dato di resistenza cambia con la configurazione. Per PUSH 9 mm, Petzl indica 20 kN di resistenza a rottura e 12 kN con nodo a otto. Il confronto riguarda quel prodotto e quella prova. Non autorizza a trasformare il valore in un numero di persone sostenibili o in una portata universale.[19]

Le corde specialistiche richiedono una verifica ancora più attenta. Materiali, costruzione e basso allungamento possono modificare il comportamento del sistema. La Scintilena ha dedicato una comunicazione formativa alle implicazioni delle corde iperstatiche nel canyoning. La scelta deve restare collegata all’impiego dichiarato e alla preparazione tecnica, non al solo vantaggio di peso o ingombro.[4][20]

Imbracature, longe e caschi: la funzione precede la somiglianza

La norma EN 12277 distingue quattro tipi di imbracatura alpinistica. Il tipo A è completo. Il tipo B è destinato a corporature piccole. Il tipo C è un’imbracatura bassa. Il tipo D è un’imbracatura pettorale. La norma comprende requisiti sulle parti che trasmettono il carico, sulle cuciture e sul comportamento delle regolazioni.[21]

Un pettorale e un’imbracatura bassa non devono essere considerati intercambiabili. La configurazione consentita dipende dalle istruzioni dei componenti. Lo stesso criterio riguarda le longe: materiale, lunghezza, collegamenti e funzione dichiarata devono essere coerenti con il sistema. Una fettuccia conforme alla propria norma non va automaticamente trattata come un assorbitore di energia. EN 566 e gli standard per sistemi dissipativi identificano famiglie diverse.[4][13]

Per i caschi, EN 12492 riguarda l’alpinismo. I cataloghi professionali riportano anche EN 397 e altre certificazioni, secondo il modello. La presenza di una lampada o la somiglianza esterna non definiscono la protezione offerta. La scelta richiede la lettura delle certificazioni effettive e delle limitazioni riportate dal fabbricante.[22][23]

Connettori, discensori e bloccanti: verificare la compatibilità

Connettori, bloccanti, carrucole e dispositivi di frenaggio hanno standard distinti. Questa separazione riflette funzioni diverse nella catena di progressione. Un dispositivo non deve essere scelto perché assomiglia a un altro, ma perché la documentazione ne ammette l’impiego previsto.[7][13]

Le istruzioni tecniche contengono nomenclatura, verifiche, prove funzionali e precauzioni d’uso. Per l’abbinamento con una corda devono essere controllati tipologia e diametri ammessi. Anche orientamento, collegamenti e stato dei meccanismi rientrano nella verifica del sistema. La conformità dei singoli elementi non elimina queste valutazioni.[4]

Le procedure Petzl mostrano inoltre quanto contino le parti nascoste. Nel controllo di una longe regolabile, per esempio, vengono verificati corda, cuciture, connettori, dispositivo di regolazione e protezioni. È prevista anche una prova funzionale a bassissima altezza. Tale procedura resta specifica del prodotto e non deve essere trasferita indiscriminatamente ad altre attrezzature.[24]

Ancoraggi in grotta e in forra: resistenza, corrosione e installazione

Gli ancoraggi collegano il sistema alla roccia. Per questa famiglia, la norma UIAA 123 si basa su EN 959 e introduce requisiti ulteriori. Il documento esaminato comprende prove di corrosione, qualificazione delle saldature e tracciabilità dei materiali. La valutazione riguarda l’ancoraggio completo, non soltanto la placchetta o il corpo inserito nel foro.[11]

Le classi UIAA distinguono LC, GC e SCC. LC identifica la classe a minore resistenza alla corrosione prevista dallo standard. GC riguarda la resistenza alla corrosione generale. SCC comprende requisiti contro la corrosione sotto tensione, oltre a quelli contro la corrosione generale. La classe deve essere scelta in rapporto all’ambiente.[11]

La corrosione sotto tensione combina condizioni ambientali e tensioni nel materiale. Può produrre fessurazioni pericolose. Le indicazioni UIAA richiamano concentrazione di cloruri, temperatura, umidità e tensioni introdotte dalla fabbricazione o dall’installazione. Il fenomeno non è limitato alle falesie marine.[11][25]

La dicitura «acciaio inox» non basta a dimostrare l’idoneità dell’ancoraggio a qualunque sito. Conta la classe del prodotto completo. Conta anche la posa: caratteristiche della roccia, dimensioni del foro, pulizia, serraggio o sistema di incollaggio. Le istruzioni del fabbricante restano il riferimento operativo.[11][26]

La UIAA raccomanda di non mescolare componenti di produttori o classi di corrosione differenti. Per gli ancoraggi resinati richiede materiali di incollaggio approvati dal fabbricante. Devono essere rispettati i tempi di indurimento prima del carico. Un prodotto certificato non certifica automaticamente la qualità della roccia o dell’installazione realizzata sul posto.[11]

Sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici: documenti e tracciabilità

La dichiarazione UE di conformità identifica il prodotto e i riferimenti normativi applicati. Il fabbricante deve fornirla insieme al DPI oppure indicare nelle istruzioni l’indirizzo internet dove può essere consultata. Il regolamento richiede inoltre elementi identificativi, come tipo, lotto o numero di serie, con le eccezioni previste per dimensioni e natura del dispositivo.[6]

Per gruppi speleologici, scuole e utilizzatori, questi dati permettono di costruire un archivio. La scheda di controllo dovrebbe collegare ogni attrezzatura alla sua identità e alla sua storia. Petzl prevede moduli associati al numero di serie, oppure a lotti omogenei quando necessario.[4]

Un registro può raccogliere:

  • Fabbricante, modello, identificativo e riferimenti normativi.
  • Date di fabbricazione, acquisto e primo utilizzo, quando disponibili.
  • Istruzioni e dichiarazione di conformità.
  • Controlli effettuati, anomalie e interventi consentiti.
  • Eventi eccezionali e decisione di mantenimento, quarantena o ritiro.

Questa organizzazione applica il principio di controllo documentato e tracciabilità individuale illustrato dalla documentazione Petzl. La registrazione non sostituisce l’ispezione, ma permette di seguirne gli esiti nel tempo.[4][24]

Ispezioni delle attrezzature speleologiche: prima dell’uso e periodiche

La gestione comprende controlli ordinari e ispezioni approfondite. Petzl raccomanda una verifica dettagliata da parte di una persona competente ogni dodici mesi. Richiede una nuova valutazione dopo eventi eccezionali. Frequenza e modalità devono restare coerenti con intensità d’impiego, istruzioni del prodotto e regole applicabili al contesto.[4][27]

L’intervallo annuale non deve essere presentato come una regola sufficiente per ogni attività. Non sostituisce i controlli prima e durante l’uso. Neppure autorizza a mantenere in servizio un componente danneggiato fino alla scadenza prevista.[4][27]

Per i tessili, le procedure considerano tagli, usura, residui chimici e condizioni delle cuciture. La verifica tattile può individuare zone indurite, gonfie, schiacciate o anormalmente morbide. Per i componenti metallici vengono esaminati deformazioni, fessure, corrosione e parti mobili. I punti esatti dipendono dal dispositivo.[24][27]

Un degrado inatteso richiede la quarantena del prodotto, in attesa di una verifica approfondita. La separazione dal materiale utilizzabile evita un rientro accidentale in servizio. Non sono appropriate prove improvvisate di sovraccarico per «dimostrare» che un’attrezzatura sospetta sia ancora affidabile: la valutazione deve seguire le procedure del fabbricante.[4][24]

Durata dei DPI, manutenzione e criteri di ritiro

La durata massima non coincide con la durata garantita. Petzl indica dieci anni dalla fabbricazione per i propri prodotti tessili e plastici. Per quelli metallici non stabilisce una durata massima generale. Un evento particolare può imporre il ritiro anche dopo un solo utilizzo. Queste indicazioni appartengono a quel fabbricante e non vanno estese automaticamente ad altri marchi.[28]

Ambienti aggressivi, spigoli, temperature estreme e sostanze chimiche possono abbreviare la vita del prodotto. L’assenza di un limite temporale per il metallo non significa assenza di usura o corrosione. La decisione dipende da stato effettivo, storia e criteri di controllo.[27][28]

Pulizia, asciugatura, trasporto e deposito devono seguire le istruzioni specifiche. Petzl pubblica documenti di manutenzione distinti per famiglia di attrezzatura. Non è corretto scegliere detergenti, lubrificanti o trattamenti sulla base di abitudini generiche. Anche la marcatura aggiuntiva e le modifiche richiedono precauzioni compatibili con il prodotto.[4]

La sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici dipende quindi anche dalle informazioni conservate. Un acquisto usato con storia incompleta rende più difficile valutarne l’idoneità. Prima del rientro in servizio servono identificazione e verifica secondo i criteri del fabbricante; il solo aspetto esterno non ricostruisce gli eventi subiti.[4][24]

Richiami e materiali condivisi: la responsabilità nella gestione

Il Regolamento UE 2016/425 prevede misure correttive, ritiro dal mercato e richiamo quando un DPI non è conforme. Per gli utilizzatori, ciò richiede attenzione alle comunicazioni del fabbricante. La UIAA mette a disposizione informazioni sulle attrezzature certificate e sui richiami.[6][29]

Una comunicazione di sicurezza va confrontata con modello e identificativi reali. Il ritiro, l’ispezione richiesta o l’eventuale sostituzione devono seguire il contenuto dell’avviso. La Scintilena ha riportato, per esempio, una richiesta di ispezione relativa a pettorine Petzl ASTRO e CANYON GUIDE. Quel caso mostra l’importanza di associare gli avvisi al materiale effettivamente presente negli archivi.[30]

Per attrezzature condivise, prestito e restituzione devono lasciare traccia degli eventi rilevanti. Una caduta, un contatto chimico o un’anomalia non comunicati interrompono la continuità della valutazione. Le schede individuali e la segnalazione degli eventi eccezionali aiutano a mantenere questa continuità.[4][24][28]

Formazione e sicurezza in canyoning: oltre il certificato del materiale

La certificazione affronta le prestazioni e la conformità delle attrezzature. Non descrive da sola le condizioni di una forra o di una grotta. Il Canyoning Handbook affianca infatti i materiali a idrologia, comunicazione, gestione del gruppo, valutazione dei percorsi e soccorso. Questa struttura mette in relazione il componente tecnico con il contesto di impiego.[1][2]

Per scuole e gruppi, il lavoro formativo comprende dunque lettura delle istruzioni, scelta dei sistemi compatibili e addestramento pratico. La gestione dei materiali richiede anche controlli documentati e conoscenza dei criteri di ritiro. Il manuale UIAA e Fondazione Petzl si inserisce in questo percorso come riferimento di studio e consultazione, accanto alla formazione sul terreno.[2][4]

Fonti consultate e indirizzi web

Il file Markdown allegato contiene l’articolo, la relazione completa e gli indirizzi delle fonti.

Fonti
[1] UIAA and Petzl Foundation release new Canyoning Handbook https://www.theuiaa.org/uiaa-and-petzl-foundation-release-new-canyoning-handbook/
[2] Canyoning Handbook – UIAA https://www.theuiaa.org/canyoning-handbook/
[3] UIAA Canyoning Handbook https://payhip.com/b/s6CNw
[4] Petzl Guidance for Maintaining PPE https://www.petzl.com/INT/en/Professional/News/2021-5-14/Petzl-Guidance-for-Maintaining-PPE
[5] Corso “Caratteristiche e Resistenza dei Materiali Speleo-alpinistici e … https://www.scintilena.com/corso-caratteristiche-e-resistenza-dei-materiali-speleo-alpinistici-e-canyoning/04/27/
[6] Regulation – 2016/425 – EN – EUR-Lex – European Union https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2016/425/oj/eng
[7] www.theuiaa.org › safety › safety-standardsSafety Standards – UIAA https://www.theuiaa.org/safety/safety-standards/
[8] [PDF] REGULATION (EU) 2016/ 425 OF THE EUROPEAN PARLIAMENT … https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:32016R0425
[9] PPE Regulation (Regulation (EU) 2016/425), explained – Conphora https://www.conphora.com/regulations/ppe/
[10] Safety Label – UIAA https://www.theuiaa.org/safety/uiaa-safety-label/
[11] UIAA 123 https://www.theuiaa.org/documents/safety-standards/UIAA_123_V5_0.pdf
[12] Certified Equipment – UIAA https://www.theuiaa.org/safety/certified-equipment/
[13] Standards – SingingRock.cz https://www.singingrock.com/climbing-standards
[14] 10 mm low stretch kernmantle rope for canyoning and caving – Petzl https://www.petzl.com/LU/en/Sport/Ropes/CLUB-10-mm
[15] 9 mm low stretch kernmantle rope for canyoning and caving – Petzl https://www.petzl.com/PT/en/Sport/Ropes/PUSH-9-mm
[16] Ropes – Petzl Luxembourg | Sport https://www.petzl.com/LU/en/Sport/Ropes
[17] Impact force – standards – Petzl Other https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Impact-force—standards
[18] CLUB 10 mm, 10 mm low stretch kernmantle rope for canyoning – Petzl https://www.petzl.com/NL/en/Operators/Ropes/CLUB-10-mm
[19] PUSH 9 mm, 9 mm low stretch kernmantle rope for canyoning – Petzl https://www.petzl.com/LU/en/Operators/Ropes/PUSH-9-mm
[20] NON USARE LE CORDE IPERSTATICHE NEL CANYONING PRIMA … https://www.scintilena.com/non-usare-le-corde-iperstatiche-nel-canyoning-prima-di-questa-live-masterclass-tecnica-online-su-corde-iperstatiche-e-sicurezza-in-torrentismo/04/06/
[21] EN 12277: 2015 + A1: 2018 Mountaineering Harnesses – SATRA https://www.satra.com/ppe/EN12277.php
[22] Petzl – 2024 professional catalog https://catalogs.petzl.com/Petzl-pro-catalog-2024/en/34-Helmets.html
[23] Petzl – 2025 professional catalog https://catalogs.petzl.com/Petzl-pro-catalog-2025/en/32-Helmets.html
[24] [PDF] Inspection procedure – Petzl https://www.petzl.com/sfc/servlet.shepherd/version/download/068bK00000vsjcAQAQ
[25] Rock Anchors – UIAA https://www.theuiaa.org/safety/rockanchors/
[26] [PDF] to the climbing community – UIAA https://www.theuiaa.org/documents/safety/Letter%20to%20boltersV1_GBR_UIAA.pdf
[27] PPE Inspection Inspection form – m.petzl.com https://m.petzl.com/sfc/servlet.shepherd/version/download/0685I000000NpyGQAS
[28] What is the lifetime of my Petzl equipment? – Petzl USA https://www.petzl.com/US/en/Tactical/FAQ/what-is-the-lifetime-of-my-petzl-equipment
[29] Climber Safety – UIAA https://www.theuiaa.org/safety/
[30] Richiesta di Ispezione per Pettorine Astro e Canyon Guide di Petzl https://www.scintilena.com/richiesta-di-ispezione-per-pettorine-astro-e-canyon-guide-di-petzl-sicurezza-in-primo-piano/10/26/
[31] What is the lifetime of my Petzl equipment? – Petzl Canada https://www.petzl.com/CA/en/Professional/FAQ/what-is-the-lifetime-of-my-petzl-equipment
[33] 02016R0425-20260529 – EN – EUR-Lex – European Union https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2016/425/2026-05-29/eng
[34] Ensuring safe personal protective equipment for users – EUR-Lex https://eur-lex.europa.eu/EN/legal-content/summary/ensuring-safe-personal-protective-equipment-for-users.html
[35] Personal protective equipment | EUR-Lex – European Union https://eur-lex.europa.eu/EN/legal-content/summary/personal-protective-equipment.html
[36] [PDF] PPE Regulation (EU) 2016/425 Guidelines – 1st Edition – DGUV https://www.dguv.de/medien/dguv-test-medien/pdf_zip_doc_ppt/agb-und-pzo/ppe_regulation__eu__2016_425_guidelines___1st_edition___april_2018__1.pdf
[37] Securite-memento-pour-clubs-montagne – Petzl Foundation https://fondation.petzl.com/s/securite-memento-pour-clubs-montagne?language=en_US
[38] Regulation (EU) 2016/425 | ATG® Intelligent Glove Solutions https://www.atg-glovesolutions.com/en/support/standards/regulation-eu-2016425
[39] Understanding the PPE Regulation (EU) 2016/425 | WISE Worksafe https://www.wiseworksafe.com/blog/view/understanding-the-ppe-regulation-eu-2016-425
[40] New updated UIAA Standards · ICAR – International Commission … https://www.alpine-rescue.org/articles/1677
[41] Impact force – standards – Petzl Canada https://www.petzl.com/CA/en/Operators/Impact-force—standards
[42] UIAA: Nuovi Standard di Sicurezza per Ancoraggi in Roccia https://www.scintilena.com/certamente-ecco-una-versione-piu-dettagliata-e-con-un-taglio-tecnico-pensata-specificamente-per-la-comunita-speleologica-italiana-e-per-la-pubblicazione-su-la-scintilena/05/17/
[43] Canyoning Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/canyoning/
[44] PETZL I’D S INSPECTION PROCEDURE Pdf Download https://www.manualslib.com/manual/3164747/Petzl-I-D-S.html
[45] Tips for protecting your equipment Harnesses – felixsafety.com https://felixsafety.com/wp-content/uploads/2022/11/Onderhoudtips-Petzl.pdf
[46] En + drawings, Petzl general information, Lifetime / when to … https://www.manualsdir.com/manuals/236807/petzl-rig.html?page=5
[47] Ultra-durable, low stretch, 10 mm kernmantle rope for canyoning https://www.petzl.com/INT/en/Operators/Ropes/CLUB-PLUS-10-mm
[48] [PDF] CORROSION AND STRESS CORROSION CRACKING FAILURE OF … https://theuiaa.org/documents/safety/09122020_UIAA_ClimbingAnchors_Update_123.pdf
[49] Petzl USA https://www.petzl.com/COM/en
[50] Canyoning – Petzl Portugal https://www.petzl.com/PT/en/Sport/product-set-sport-en/Canyoning
[51] PETZL – Helmet pro https://campaigns.petzl.com/helmetpro/en-us/
[52] Petzl Pulse https://www.petzl.com/int/en/professional/we-are-petzl/petzl-pulse
[53] Petzl Guidance for Maintaining PPE https://www.petzl.com/fi/en/professional/we-are-petzl/framing-and-roofing/petzl-guidance-for-maintaining-ppe/All-PPE-Documentations_PRO_a7C680000008OYcEAM.html
[54] What is the UIAA Safety Label? https://www.theuiaa.org/what-is-the-uiaa-safety-label/
[55] DS/EN 12277:2015+A1:2018 – Mountaineering equipment … https://webstore.ansi.org/standards/ds/dsen122772015a12018
[56] [PDF] UIAA SAFETY LABEL https://theuiaa.org/documents/safety/Safety_Label_Booklet_A5_UIAA_English_WEB.pdf
[57] Safety Label Holder Login – UIAA https://www.theuiaa.org/safety-label-login/
[58] UIAA: Home https://www.theuiaa.org/
[59] BS EN 12277:2015+A1:2018 Mountaineering equipment. Harnesses … https://www.en-standard.eu/bs-en-12277-2015-a1-2018-mountaineering-equipment-harnesses-safety-requirements-and-test-methods/

Manuale attrezzatura Canyoning di Petzl – Pagina Facebook: https://www.facebook.com/share/14s9Y6Gatf3/?mibextid=wwXIfr

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  • Pot Trumps, le grotte diventano carte da gioco per sostenere il soccorso speleologico
    Condividi Il gioco di carte Pot Trumps, realizzato da Descent, mette a confronto le grotte di Gran Bretagna e Irlanda: cinque sterline per ogni mazzo venduto saranno destinate al British Cave Rescue Council Le grotte di Gran Bretagna e Irlanda diventano protagoniste di Pot Trumps, un gioco di carte realizzato dalla rivista Descent per raccogliere fondi a favore del soccorso speleologico. Per ogni mazzo venduto, cinque sterline saranno destinate al British Cave Rescue Council, l’organismo che
     

Pot Trumps, le grotte diventano carte da gioco per sostenere il soccorso speleologico

Október 9th 2026 at 13:00

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Il gioco di carte Pot Trumps, realizzato da Descent, mette a confronto le grotte di Gran Bretagna e Irlanda: cinque sterline per ogni mazzo venduto saranno destinate al British Cave Rescue Council

Le grotte di Gran Bretagna e Irlanda diventano protagoniste di Pot Trumps, un gioco di carte realizzato dalla rivista Descent per raccogliere fondi a favore del soccorso speleologico. Per ogni mazzo venduto, cinque sterline saranno destinate al British Cave Rescue Council, l’organismo che rappresenta le organizzazioni volontarie di soccorso sotterraneo delle isole britanniche. L’iniziativa unisce un prodotto dedicato agli appassionati a un contributo economico per la rete dei soccorritori. [web:7][web:8][web:9]

Pot Trumps: un gioco di carte dedicato alle grotte britanniche e irlandesi

Il progetto porta sul tavolo da gioco le cavità di Gran Bretagna e Irlanda, mettendole a confronto attraverso le carte. Al centro ci sono le grotte e le fotografie che ne raccontano gli ambienti. Il materiale promozionale di Descent presenta infatti un mazzo illustrato con immagini realizzate da fotografi specializzati nel mondo sotterraneo.

Pot Trumps nasce all’interno della comunità speleologica e si rivolge a chi conosce le grotte, ma anche a chi le incontra attraverso le immagini. La scelta di trasformarle nei soggetti di un gioco permette di affiancare alla dimensione ricreativa un richiamo al patrimonio sotterraneo britannico e irlandese.

La realizzazione del mazzo è confermata anche dal British Cave Rescue Council. Nel resoconto della propria partecipazione a Hidden Earth 2026, il consiglio ringrazia Descent per il gioco e ricorda la vendita delle confezioni presso entrambi gli stand. [web:8]

Fotografia sotterranea e divulgazione nel progetto Pot Trumps

Le fotografie costituiscono una parte centrale dell’iniziativa. Le carte non propongono soltanto il nome di una cavità: mettono in circolazione immagini del sottosuolo, presentate in un formato che può essere utilizzato e condiviso anche fuori dalle abituali occasioni di incontro speleologico.

Il contributo dei fotografi collega il gioco a una delle attività che accompagnano l’esplorazione delle grotte: la documentazione visiva. Nel messaggio di presentazione pubblicato su UK Caving, Descent ringrazia i fotografi coinvolti e indica la possibilità di acquistare il mazzo allo stand di Hidden Earth, con la successiva distribuzione attraverso il proprio sito. [web:7]

Cinque sterline per mazzo al British Cave Rescue Council

La finalità solidale distingue Pot Trumps da un semplice prodotto dedicato alle grotte. La quota annunciata è di cinque sterline per ciascuna confezione venduta. Il destinatario è il British Cave Rescue Council, noto con la sigla BCRC.

Fondato nel 1967, il BCRC rappresenta e sostiene le organizzazioni aderenti, favorendo lo scambio di informazioni e una voce comune a livello nazionale e internazionale. Riunisce sedici organizzazioni volontarie di soccorso sotterraneo. Non è un organismo di governo delle squadre: queste rimangono autonome e indipendenti. [web:9]

Il lavoro dei volontari comprende preparazione tecnica, addestramento e attività di supporto. Il BCRC spiega che i componenti delle squadre non sono retribuiti. Accanto agli speleologi operativi trovano spazio anche volontari impegnati nei trasporti, nelle comunicazioni in superficie, nella manutenzione e nella raccolta fondi. [web:6]

Pot Trumps a Hidden Earth, tra incontri speleologici e raccolta fondi

La presentazione del gioco si inserisce nel contesto di Hidden Earth, la conferenza speleologica annuale della British Cave Research Association. La manifestazione riunisce centinaia di speleologi e propone incontri dedicati all’esplorazione, alla ricerca e alla condivisione delle esperienze. [web:13]

L’edizione 2026 si è svolta dal 25 al 27 settembre a Llangollen, nel Galles settentrionale. Gli organizzatori indicati nel calendario della Federazione Speleologica Europea sono la British Cave Research Association e la British Caving Association. [web:22]

Secondo la comunicazione di Descent, le confezioni hanno incontrato una buona risposta durante la manifestazione. Il resoconto del BCRC conferma la presenza del gioco sia allo stand della rivista sia a quello del consiglio. La distribuzione di Pot Trumps prosegue attraverso il negozio online di Descent, associando a ogni acquisto la quota annunciata per il soccorso speleologico. [web:8]

Fonti

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  • Grotta Cul di Bove, avviso agli speleologi: possibile danno alla corda del grande scivolo
    Condividi La Federazione Speleologica Campana invita alla prudenza nella grotta Cul di Bove. Durante un’esercitazione di soccorso, la caduta di un masso potrebbe avere danneggiato la corda del grande scivolo. Il CNSAS ha collocato un cartello al primo pozzo. Grotta Cul di Bove: la segnalazione della Federazione Speleologica Campana La Federazione Speleologica Campana ha diffuso sulla propria pagina Facebook un avviso rivolto agli speleologi che frequentano la grotta Cul di Bove. La segnala
     

Grotta Cul di Bove, avviso agli speleologi: possibile danno alla corda del grande scivolo

Október 9th 2026 at 12:00

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La Federazione Speleologica Campana invita alla prudenza nella grotta Cul di Bove. Durante un’esercitazione di soccorso, la caduta di un masso potrebbe avere danneggiato la corda del grande scivolo. Il CNSAS ha collocato un cartello al primo pozzo.

Grotta Cul di Bove: la segnalazione della Federazione Speleologica Campana

La Federazione Speleologica Campana ha diffuso sulla propria pagina Facebook un avviso rivolto agli speleologi che frequentano la grotta Cul di Bove. La segnalazione riguarda la corda presente sul grande scivolo, che potrebbe essere stata danneggiata dalla caduta di un masso durante la scorsa esercitazione di soccorso.

Lo stato della corda non è stato verificato direttamente. Per questo, la Federazione invita a considerarla potenzialmente compromessa fino al controllo. L’indicazione è di non fare affidamento su quell’attrezzatura e di affrontare la frequentazione della cavità con la massima prudenza.

L’avviso interessa un punto preciso della progressione sotterranea. La raccomandazione riguarda la corda del grande scivolo e resta legata alla verifica delle sue condizioni, come specificato nella comunicazione della Federazione.

Sicurezza nella grotta Cul di Bove: il cartello del CNSAS al primo pozzo

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha posizionato un cartello di avviso all’altezza del primo pozzo. La segnalazione rende disponibile l’informazione anche all’interno della grotta Cul di Bove, prima di raggiungere il tratto interessato.

Il messaggio diffuso dalla Federazione affianca quindi un avvertimento sul posto. Sono due canali che permettono di informare sia chi sta programmando un’uscita, sia gli speleologi già impegnati nella progressione.

La richiesta di condividere la segnalazione è parte del comunicato. Gruppi e associazioni che frequentano la cavità sono chiamati a far circolare l’avviso, mantenendo chiara l’indicazione centrale: quella corda non deve essere considerata affidabile fino alla verifica.

Cul di Bove nel Matese: un abisso dalla progressione impegnativa

La grotta Cul di Bove appartiene al contesto carsico del Matese, vicino all’abisso Pozzo della Neve. La scheda della Guida Turistica del Matese riporta una profondità di 913 metri e uno sviluppo spaziale di circa 3.900 metri. L’ingresso si trova a quota 1.360 metri sul livello del mare.[1]

La descrizione degli Speleologi Molisani restituisce il carattere tecnico della cavità. Il percorso comprende salti, meandri, condotte, laghi, cascate e frane. Raggiungere il fondo e tornare in superficie richiede, secondo la stessa scheda, circa trenta ore anche con la grotta già attrezzata. Il trasporto dei materiali per i tratti verticali comporta un ulteriore impegno fisico.[2]

Anche l’acqua condiziona la progressione. Dopo quasi tre chilometri, il grande meandro conduce a una serie di ampi pozzi attraversati dal ruscello. Le piogge esterne possono provocare piene e rendere problematiche sia la discesa sia la risalita.[2]

Esplorazione della grotta Cul di Bove e prevenzione speleologica

La storia esplorativa dell’abisso ebbe una svolta nel luglio 1989. Il lavoro di disostruzione di tre speleologi aprì la strada a una campagna che, nel corso della stessa estate, raggiunse la profondità di 906 metri. La ricostruzione degli Speleologi Molisani descrive una fase di intensa partecipazione alle esplorazioni.[2]

In un ambiente con queste caratteristiche, l’informazione sulle attrezzature presenti lungo il percorso riguarda direttamente la sicurezza della frequentazione. La segnalazione attuale porta l’attenzione sul grande scivolo e sulla necessità di attendere un controllo prima di fare affidamento sulla corda indicata.

La prevenzione rientra anche nelle attività specialistiche del soccorso speleologico. Il CNSAS organizza la propria componente sotterranea in zone territoriali; Campania e Molise fanno parte della XIV Zona. Le commissioni speleologiche svolgono attività di aggiornamento, studio di materiali e tecniche e promozione di iniziative preventive.[3]

Per chi frequenta la grotta Cul di Bove, il riferimento operativo resta dunque l’avviso diffuso dalla Federazione Speleologica Campana e riportato dal cartello al primo pozzo: non fare affidamento sulla corda del grande scivolo fino alla verifica delle sue condizioni.


Il file Markdown con il testo completo dell’articolo è allegato.

Fonti
[1] Abisso Cul di Bove – Guida Turistica del Matese https://matese.guideslow.it/poi/abisso-cul-bove-matese/
[2] Cul di Bove – Speleologi Molisani https://www.speleomolise.it/cul-di-bove/
[3] Soccorso Speleologico – CNSAS https://www.cnsas.it/soccorso-speleologico/
[5] A Scuola di Soccorso Speleologico – CNSAS https://www.cnsas.it/2021/01/25/a-scuola-di-soccorso-speleologico/
[6] Resoconto uscita con corda spezzata nel discensore al Cul di Bove https://www.scintilena.com/resoconto-uscita-con-corda-spezzata-nel-discensore-al-cul-di-bove/08/04/
[7] Abisso Cul di Bove: escursione da Campitello Matese tra … https://ilovecampitellomatese.com/il-matese/escursioni-il-matese/abisso-cul-di-bove-escursione-da-campitello-matese-tra-faggete-doline-e-una-delle-grotte-piu-profonde-deuropa/
[8] Monti Del Matese – Cul Di Bove e Pozzo Della Neve – Wikiloc https://www.wikiloc.com/hiking-trails/monti-del-matese-cul-di-bove-e-pozzo-della-neve-16-luglio-2017-18697581
[9] Giro Matese: Costa Alta – Pozzo della Neve – Cul di Bove https://www.alltrails.com/trail/italy/abruzzo/giro-matese-costa-alta-pozzo-della-neve-cul-di-bove
[10] Gli abissi del Matese – Trekking sui Monti del Matese https://www.matesediscovery.it/events/gli-abissi-del-matese-trekking-sui-monti-del-matese/
[11] Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico https://www.cnsas.it/
[12] sicurezza Archivi – CNSAS News https://news.cnsas.it/tag/sicurezza/
[13] Montagna e Tecnici Alpini – CNSAS https://www.cnsas.it/portfolio-item/tecnici-alpini/
[14] Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Corpo_nazionale_soccorso_alpino_e_speleologico
[15] CNSAS Lombardo https://www.sasl.it/
[16] Grotte a ambienti allagati: gli speleosub – CNSAS https://www.cnsas.it/portfolio-item/scuola-nazionale-speleo-sub/

Cul di Bove corda lesionata https://www.facebook.com/share/1EzzE5BL53/?mibextid=wwXIfr

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