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    PREČO SA OPLATÍ NAVŠTÍVIŤ BRESTOVSKÚ JASKYŇU? 10 ROKOV OD SPRÍSTUPNENIA Brestovská jaskyňa je najdlhšou jaskyňou Oravy a zároveň jedinou sprístupnenou jaskyňou v tomto regióne. Jej krásy a hodnoty obdivujú návštevníci už viac než 10 rokov, odkedy do nej vstúpili prví turisti. Z jaskyne dlhej viac než 2300 m môžu „suchozemci“ navštíviť iba časť po prvý sifón. To je chodba, ktorou v celom jej profile tečie podzemný tok a ktorú dokážu prekonať iba jaskynní potápači. Jaskyňa je vytvorená podzemný
     

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PREČO SA OPLATÍ NAVŠTÍVIŤ BRESTOVSKÚ JASKYŇU?
10 ROKOV OD SPRÍSTUPNENIA

Brestovská jaskyňa je najdlhšou jaskyňou Oravy a zároveň jedinou sprístupnenou jaskyňou v tomto regióne. Jej krásy a hodnoty obdivujú návštevníci už viac než 10 rokov, odkedy do nej vstúpili prví turisti.

Z jaskyne dlhej viac než 2300 m môžu „suchozemci“ navštíviť iba časť po prvý sifón. To je chodba, ktorou v celom jej profile tečie podzemný tok a ktorú dokážu prekonať iba jaskynní potápači.

Jaskyňa je vytvorená podzemným tokom v dvoch vývojových úrovniach – poschodiach, ktorý stále tečie dnom spodnej úrovne. Časť prehliadkovej trasy vedie priamo ponad hladinu podzemnej rieky.

Veľmi pozoruhodné sú charakteristické riečne tvary stien a stropov, ktoré dokladajú „životopis“ jaskyne. Výrazné sú stropné visiaky, vypreparované stenové výčnelky – „dračie zuby“, stropné hrnce, oválne vyhĺbeniny, skalné diery či okná a mnoho iných.

Dno riečiska podzemného toku obýva pestré a bohaté spoločenstvo vodných bezstavovcov. Kôrovce, ako veľký nifargus tatranský (Niphargus tatrensis), či menšia hlbinovka slepá (Bathynella natans) predstavujú typických zástupcov reliktnej podzemnej fauny Tatier.

Prehliadková trasa je významne náročnejšia ako v iných našich jaskyniach. Strmé „mlynárske schody“, stúpačky, nižšie či užšie miesta si vyžadujú určitú pohybovú zdatnosť. Každý návštevník na prehliadku vyfasuje prilbu s čelovkou, ktorá mu bude svietiť na cestu.

Jaskyňa je otvorená do konca októbra každý deň okrem pondelkov. Vstup je potrebné si dopredu rezervovať, nakoľko je vzhľadom na náročnosť prehliadkovej trasy počet návštevníkov obmedzený.

















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  • Visioni Sotterranee 2026: al via la terza edizione del concorso internazionale sull’immagine del mondo sotterraneo
    Condividi Scadenza 20 ottobre 2026 per partecipare a Visioni Sotterranee, concorso di fotografia, rilievi e illustrazione scientifica dedicato alla speleologia È aperta la partecipazione alla terza edizione di Visioni Sotterranee, concorso internazionale di immagine del mondo sotterraneo organizzato da TETIIDE APS in collaborazione con Costacciaro 2026. L’iniziativa raccoglie opere che rappresentano il sottosuolo attraverso fotografia, rilievo, cartografia, illustrazione scientifica e sto
     

Visioni Sotterranee 2026: al via la terza edizione del concorso internazionale sull’immagine del mondo sotterraneo

September 29th 2026 at 10:00

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Scadenza 20 ottobre 2026 per partecipare a Visioni Sotterranee, concorso di fotografia, rilievi e illustrazione scientifica dedicato alla speleologia

È aperta la partecipazione alla terza edizione di Visioni Sotterranee, concorso internazionale di immagine del mondo sotterraneo organizzato da TETIIDE APS in collaborazione con Costacciaro 2026.

L’iniziativa raccoglie opere che rappresentano il sottosuolo attraverso fotografia, rilievo, cartografia, illustrazione scientifica e storica, con l’obiettivo di valorizzare la conoscenza degli ambienti ipogei.

La scadenza per l’invio delle opere è fissata al 20 Ottobre 2026. Le opere selezionate saranno esposte durante il Raduno Internazionale di Speleologia Costacciaro 2026, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 a Costacciaro (PG), e in una galleria online dedicata.

Quattro categorie per raccontare il mondo sotterraneo in Visioni Sotterranee

Il concorso Visioni Sotterranee si articola in quattro categorie principali, pensate per accogliere diversi approcci alla rappresentazione del mondo sotterraneo. Ogni categoria include sotto-temi specifici per guidare i partecipanti nella scelta del soggetto.

  • Fotografia: paesaggio sotterraneo, acqua ipogea, macro e dettaglio, uomo e grotta, grotte turistiche, cavità artificiali.
  • Disegnare il buio: mappa tradizionale, rilievo digitale e 3D, infografica e visualizzazione scientifica.
  • Immaginario e rappresentazione: illustrazione scientifica storica, arte e interpretazione, archivio e storia.
  • Visione strumentale: immagini prodotte da strumentazione scientifica (termico, fotogrammetria, LiDAR, endoscopia), ovvero ciò che l’occhio da solo non raggiunge.

Questa struttura consente di partecipare sia con documentazione tecnica e scientifica, sia con interpretazioni artistiche e storiche del mondo ipogeo. Il concorso Visioni Sotterranee punta a raccogliere un panorama ampio e multidisciplinare della rappresentazione sotterranea.

Come partecipare a Visioni Sotterranee: regole, formati e invio

La partecipazione a Visioni Sotterranee è aperta a livello internazionale. Ogni autore può inviare fino a un massimo di 3 opere totali, con non più di 2 opere nella stessa categoria. Le opere devono avere una risoluzione minima di 2500 pixel sul lato maggiore ed essere in formato JPG.

L’invio avviene esclusivamente via email all’indirizzo undergroundvision@tetide.org. Ogni opera deve essere accompagnata dalle seguenti informazioni: categoria, titolo, descrizione (tecniche usate, ispirazione, luogo di realizzazione), nome dell’autore e contatti.

I partecipanti concedono a TETIIDE APS diritti non esclusivi per l’uso delle opere a fini educativi e promozionali legati al concorso. Il copyright resta in capo agli autori. La direttrice del concorso, Claudia Crema, supervisiona l’intera iniziativa.

Premi, giuria e esposizione delle opere di Visioni Sotterranee a Costacciaro 2026

La selezione delle opere di Visioni Sotterranee prevede un doppio sistema di valutazione: voto del pubblico e voto della giuria. Tutte le opere candidate partecipano automaticamente alla votazione per il Premio del Pubblico, mentre per ogni categoria è previsto un Premio della Giuria.

Le prime opere classificate riceveranno premi offerti dagli sponsor del concorso. Le opere selezionate saranno esposte fisicamente a Costacciaro 2026 e in una galleria online. La premiazione si terrà a chiusura del raduno, tra il 29 ottobre e il 1° novembre 2026.

Visioni Sotterranee e la valorizzazione del patrimonio speleologico

Il concorso Visioni Sotterranee si inserisce in un contesto più ampio di iniziative dedicate alla conoscenza e alla tutela del patrimonio speleologico. Il sottosuolo è lo spazio più vasto e meno conosciuto del pianeta; attraverso immagini, mappe e rappresentazioni, il concorso contribuisce a documentare e comunicare la ricchezza degli ambienti ipogei.

L’abbinamento con Costacciaro 2026, raduno internazionale di speleologia, garantisce visibilità alle opere e favorisce il confronto tra autori, ricercatori e appassionati. In questo modo Visioni Sotterranee sostiene la diffusione di una cultura speleologica basata su documentazione accurata e approcci multidisciplinari.

Fonti

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  • Ico, continuare a esplorare
    Condividi Ricordo di Federico “Ico” Lanaro, socio fondatore e presidente onorario del Gruppo Speleologi Malo A cura di Marcello Manea e Matteo Scapin In copertina, Ico nel 2012 all’uscita del Buso della Rana dopo la storica traversata Pisatela-Rana. Ci sono persone la cui storia finisce per confondersi con quella del gruppo al quale hanno dedicato una parte importante della propria vita. Per Federico Lanaro, per tutti semplicemente Ico, raccontare la sua storia speleologica signific
     

Ico, continuare a esplorare

September 29th 2026 at 09:00

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Ricordo di Federico “Ico” Lanaro, socio fondatore e presidente onorario del Gruppo Speleologi Malo


A cura di Marcello Manea e Matteo Scapin

In copertina, Ico nel 2012 all’uscita del Buso della Rana dopo la storica traversata Pisatela-Rana.


Ci sono persone la cui storia finisce per confondersi con quella del gruppo al quale hanno dedicato una parte importante della propria vita.

Per Federico Lanaro, per tutti semplicemente Ico, raccontare la sua storia speleologica significa inevitabilmente raccontare anche un pezzo importante di quella del Gruppo Speleologi Malo.

Ico c’era fin dall’inizio. Il 12 aprile 1968 era tra quel gruppo di ragazzi della squadra di pallacanestro del Circolo parrocchiale di Malo che decise, quasi per gioco, di avventurarsi nel Buso della Rana.

Erano in dieci, con mezzi che oggi fanno sorridere e forse anche un po’ rabbrividire. Ico ricorderà molti anni dopo che, nelle precedenti incursioni, avevano perfino utilizzato pezzi di copertone di bicicletta accesi per farsi luce.

Quella volta portarono anche una macchina fotografica: provenendo da una famiglia di fotografi professionisti, Ico aveva a disposizione l’attrezzatura e, con Fabio Sartori, documentò quella prima spedizione.

Al ritorno decisero che l’avventura non sarebbe terminata lì: avrebbero continuato a esplorare le grotte. Da quell’esperienza sarebbe nato il Gruppo Speleologi Malo.

Cinquant’anni dopo, raccontando quell’episodio su Papesatàn, Ico si firmava come avrebbe fatto altre volte: “El pi vecio”. E aggiungeva, con orgoglio, “papà”.
Forse proprio queste poche parole raccontano meglio di molte cariche ufficiali il suo rapporto con il GSM.

Da quel 1968 la speleologia diventa una presenza costante nella vita di Ico. Ci sono le grotte, naturalmente, ma soprattutto c’è il desiderio di cercarle, esplorarle, capirle e raccontarle. Il Buso della Rana e l’Altopiano del Faedo-Casaron diventano luoghi privilegiati di questa storia.

Già nel 1976 Ico scrive del Buso della Rana su Monti e Natura. Negli anni successivi il suo nome ritorna nelle esplorazioni, nei rilievi, nelle fotografie, negli articoli e nei bollettini del gruppo. Non è però una storia fatta soltanto di grandi risultati. È fatta anche di domeniche nei boschi, buchi da allargare, strettoie, tentativi andati a vuoto e intuizioni che improvvisamente aprono qualcosa di nuovo.

da sinistra A. “Thony” Tessaro, Armando Stefani e Ico con la tuta gialla.


Una di queste storie è quella della Spurga del Viperotto. Durante una delle loro tante “sgrottate” sul Faedo, Ico e Armando si imbattono quasi per caso in uno sprofondamento nei pressi di Contrà Zattra.

Armando intuisce che una piccola fessura potrebbe continuare sottoterra; serve qualcosa per fare leva e Ico recupera un palo da recinzione.

Dopo mezz’ora i sassi cominciano a cadere nel vuoto, producendo quei rumori che ogni speleologo conosce bene: sotto c’è qualcosa.

Mentre lavorano, una vipera passa proprio sopra di loro. La nuova grotta ha già trovato il suo nome: Buso del Viperotto.

Le esplorazioni successive porteranno la cavità alla profondità di -151 metri, facendone una delle voragini più verticali dell’altopiano; nel 1993 sarà ancora Ico a raccontarla su Speleologia Veneta, con un titolo che dice molto dell’entusiasmo di quegli anni: Il Faedo ha un abisso: la Spurga del Viperotto.

Per Ico, però, il Faedo non era semplicemente un insieme di grotte. Era una montagna da immaginare anche da sotto.

Un suo disegno del 1993 lo racconta bene. È una grande sezione schematica del Faedo-Casaron: da una parte la Pisatela, dall’altra il Buso della Rana; in mezzo rami, pozzi, quote e soprattutto uno spazio ancora sconosciuto.

Tra il torrente della Pisatela e il Ramo Nero della Rana, Ico disegna alcune frecce, indica circa quattrocento metri e aggiunge un grande punto interrogativo.

È forse una delle immagini più belle da conservare di lui: Ico che disegna ciò che ancora non conosce, cercando di dare una forma possibile al vuoto.

Quello spazio bianco verrà progressivamente riempito dalle esplorazioni. Nel 1993 Ico, assieme a Maurizio Da Meda, supera in immersione il sifone del Ramo Nero e rileva circa 250 metri di nuove gallerie, fermandosi in una sala dove il torrente arriva da una frana. Il luogo viene battezzato, con un certo pessimismo, Ultima Spiaggia.

Ico sul gommone al Lago d’Ops al Buso della Rana (sulla sinistra A. “Thony” Tessaro).


Quasi vent’anni dopo, il 17 marzo 2012, Rana e Pisatela vengono finalmente congiunte. Il sogno di un sistema unico sotto il Faedo diventa realtà.

E il 29 luglio Ico è tra gli speleologi che partecipano alla prima traversata intergruppi Pisatela-Rana.

Sarà ancora lui a raccontarla, iniziando con una frase semplice e bellissima: «Domenica 29 luglio 2012 alle 18 son usciti dal Buso della Rana degli speleologi che non vi erano mai entrati».

Ma c’è un altro Ico che ci piace ricordare. È quello che, con il passare degli anni, entra meno nelle grotte, ma continua a cercarle.
Lo racconta bene una sua mail dedicata alla Spurga di Contrà Bassani, “I Brumbi”. Ico ricorda una grotta esplorata molti anni prima, ragiona con Armando su dove possa trovarsi e decide di andare a cercarla.

Una prima uscita con i cani non porta a nulla. Qualche giorno dopo torna, questa volta partendo da Contrà Bassani. Chiede informazioni a una persona del posto, risale il bosco, ritrova le paretine calcaree. Poi, senza un motivo preciso, decide di salire ancora una decina di metri:
«una strana forza mi mise la mano sulla spalla»
Ed eccola. Un’apertura e un pozzo di una ventina di metri. Il vecchio spit gli conferma che è proprio lei: I Brumbi, ritrovata dopo più di trent’anni.

Nel racconto non dimentica neppure le orchidee selvatiche incontrate durante la ricerca, che fotografa e segnala. E conclude ancora una volta:
El pi vecio.
ICO

Forse dentro questo piccolo episodio c’è molto di lui: la memoria dei luoghi, l’ostinazione di tornare dopo una ricerca fallita, la curiosità, l’ironia e quel rapporto con il territorio che gli permetteva di leggere un bosco non soltanto per quello che appariva in superficie, ma come la traccia di qualcosa che continuava sotto.
E poi c’era il bisogno di lasciare traccia.

Ico ha organizzato e partecipato a spedizioni speleologiche nel vicentino, nel Veneto e in varie regioni di Italia. Ha realizzato splendide fotografie e disegnato rilievi di grotte che sono capolavori. Ha scritto tanto sulle riviste locali come Malo ’74, ma anche sulla rivista Speleologia Veneta (pubblicazione della Federazione Speleologica Veneta), Speleologia (pubblicazione della Società Speleologica Italiana), e nel GSM ha sempre contribuito attivamente alla realizzazione del bollettino interno Papesatan.

Raccontare la speleologia era evidentemente parte del fare speleologia.
E forse è proprio questa una delle eredità più importanti che Ico lascia al Gruppo.
Non soltanto le grotte scoperte o esplorate, i metri di rilievo, le fotografie, gli articoli o gli incarichi ricoperti. Ma un modo di guardare il territorio e di essere parte di un gruppo. La curiosità di chiedersi cosa ci sia dietro una fessura; la pazienza di tornare nello stesso bosco dopo trent’anni; il desiderio di disegnare su un foglio quello che potrebbe esserci dentro una montagna; e soprattutto la necessità di raccontarlo agli altri.

Nel libro Soprattutto sotto, parlando del rapporto del GSM con il Faedo-Casaron, Ico definiva quel grande lavoro di ricerca e documentazione una “dichiarazione d’amore” verso questa porzione di pianeta.

A pensarci oggi, quella dichiarazione d’amore racconta anche qualcosa di lui.
Perché per Ico esplorare non significava soltanto arrivare dove nessuno era arrivato prima. Significava cercare, ricordare, documentare, immaginare e poi consegnare tutto questo a chi sarebbe venuto dopo.
Un modo, forse, per continuare a esplorare.

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  • Andrea Gobetti due sabati fa in Lombardia con “Ma dove sei finito? I diari e i segreti”
    Condividi Lo scrittore, speleologo ed esploratore è stato protagonista di una serata dedicata alle avventure e ai ricordi di una vita oltre i confini CHIAREGGIO. Si è svolto sabato 19 settembre, all’Hotel Chiareggio, l’incontro “Ma dove sei finito? I diari e i segreti” con Andrea Gobetti, scrittore, speleologo, esploratore e alpinista. Nella località valtellinese, situata a 1.612 metri di altitudine, Gobetti ha portato il racconto delle esperienze e delle avventure che hanno segnato il suo
     

Andrea Gobetti due sabati fa in Lombardia con “Ma dove sei finito? I diari e i segreti”

September 29th 2026 at 05:00

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Lo scrittore, speleologo ed esploratore è stato protagonista di una serata dedicata alle avventure e ai ricordi di una vita oltre i confini

CHIAREGGIO. Si è svolto sabato 19 settembre, all’Hotel Chiareggio, l’incontro “Ma dove sei finito? I diari e i segreti” con Andrea Gobetti, scrittore, speleologo, esploratore e alpinista.

Nella località valtellinese, situata a 1.612 metri di altitudine, Gobetti ha portato il racconto delle esperienze e delle avventure che hanno segnato il suo percorso umano e professionale, tra montagne, grotte, viaggi e territori lontani.

Esploratore appassionato e narratore fuori dagli schemi, Andrea Gobetti è conosciuto anche per la capacità di trasformare imprese, ricordi e vicende personali in storie coinvolgenti.

Il suo stile irriverente, ironico e pungente ne fa un cantastorie capace di intrattenere il pubblico senza rinunciare a uno sguardo autentico e personale sul mondo dell’esplorazione.

La serata ha offerto a tutti, speleologi e non, l’occasione per avvicinarsi a una delle figure più originali del panorama speleologico e alpinistico italiano e per riscoprire il valore del viaggio, della curiosità e della ricerca dell’ignoto.

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  • Súhrn speleo noviniek (40. týždeň 2026)
    🔦 Prehľad speleologických noviniek V júli 2022 speleologický tím objavil nové chodby v jaskyni Ledenik na planine Jakupica v Macedónsku, čím rozšíril poznatky o tomto krasovom území [2]. Na Slovensku prebehli záchranné cvičenia v jaskyniach, dokumentované fotografiami z oficiálneho zdroja [3]. Sk_Speleo FB post 📅 2026-09-26 Facebook Jaskyňa Ledenik, planina Jakupica, Macedónsko 📅 2026-09-24 Facebook Photos from Správa slovenských jaskýň's post 📅 2026-09-21 Facebook Cz_Spel
     

Súhrn speleo noviniek (40. týždeň 2026)

September 28th 2026 at 09:10
Súhrn speleo noviniek (40. týždeň 2026)
🔦 Prehľad speleologických noviniek
V júli 2022 speleologický tím objavil nové chodby v jaskyni Ledenik na planine Jakupica v Macedónsku, čím rozšíril poznatky o tomto krasovom území [2]. Na Slovensku prebehli záchranné cvičenia v jaskyniach, dokumentované fotografiami z oficiálneho zdroja [3].

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  • Nel Corchia il soccorso del futuro si prova dentro la montagna: formazione e tecnologia all’Open Day CNSAS 2026
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Nel Corchia il soccorso del futuro si prova dentro la montagna: formazione e tecnologia all’Open Day CNSAS 2026

September 28th 2026 at 06:00

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All’Antro del Corchia tre giorni di formazione della Commissione Tecnica Speleologica – CTS – del CNSAS

Comunicazione, Internet, reti Mesh, diagnostica delle linee telefoniche e un campo interno per gli interventi di lunga durata: e, soprattutto, tecnici arrivati da diverse Delegazioni per imparare, provare e condividere competenze.

STAZZEMA (LU), 26 settembre 2026 – Sul piazzale della cava, ai piedi del Corchia, la mattina inizia con 9 sacchi rossi appoggiati a terra, materiali da distribuire, caschi, imbraghi e persone che si ritrovano intorno ai mezzi del Soccorso Speleologico.

C’è chi indossa già la tuta, chi controlla un’apparecchiatura, chi prepara il materiale, chi discute dell’organizzazione della giornata.

Poi si entra: anzi, entrano.

Li seguirò soltanto in alcuni tratti, osservando e cercando di capire.

E’ subito evidente che è riduttivo definire questa giornata una semplice presentazione di nuove tecnologie.

L’Open Day 2026 della Commissione Tecnica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, organizzato nell’ambito dell’iniziativa programmata dal 25 al 27 settembre a Stazzema, è prima di tutto formazione.

Sabato è il giorno centrale delle tre date dedicate ai tecnici delle Delegazioni, chiamati non soltanto a conoscere nuovi strumenti, ma anche a provarli, comprenderli e imparare a utilizzarli affinché quella conoscenza possa poi essere riportata e diffusa nei rispettivi territori.

Uno degli obiettivi dell’iniziativa è illustrare e testare in ambiente i progetti sviluppati negli ultimi anni dalla Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS, consolidarne l’utilizzo e permettere ai partecipanti di trasferire successivamente quanto appreso all’interno di ogni Delegazione.

La partecipazione è necessariamente contenuta: il programma prevede un massimo di 32 partecipanti e almeno due posti per ciascuna Delegazione, con successiva assegnazione degli eventuali posti rimasti disponibili.

Il venerdì è dedicato alla preparazione e alla parte preliminare; il sabato si entra nell’Antro del Corchia per le prove sul campo; la domenica è il momento del confronto finale, con debriefing, chiarimenti, osservazioni, suggerimenti e nuove proposte.

Ho avuto la possibilità di seguire la giornata di sabato 26 settembre, grazie all’invito degli organizzatori: il giorno in cui ciò che è stato spiegato deve confrontarsi con la montagna.

Dentro la montagna per imparare

Ad accogliermi e accompagnarmi all’avvio della giornata è Alessio Tovani, Delegato della III Zona Speleologica Toscana.

Dietro una giornata come questa c’è il lavoro di molte persone.

È presente Alan De Simone, Coordinatore della Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS, insieme a Umberto Bernasconi, Vicecoordinatore della CTS, uno dei riferimenti dell’organizzazione dell’Open Day. C’è anche Alberto “Lucido” Gabutti, Responsabile Nazionale del Soccorso Speleologico, a rappresentare la struttura nazionale. C’è Luca Longo, referente per il Soccorso Speleologico nel team Comunicazione Nazionale CNSAS: il mio riferimento già nei giorni precedenti per l’organizzazione della visita e per i contatti con la stampa. Mi offre l’opportunità di entrare per qualche ora in un mondo che, da speleo, conosco soprattutto dalla parte di chi sa che il Soccorso esiste e che, se necessario, sarà pronto a intervenire. E’ un evento assolutamente eccezionale che un esponente dei media venga autorizzato non solo a seguire un’esercitazione, ma anche ad accompagnare i tecnici in grotta e a seguire tutte le operazioni.

Poi ci sono i componenti della CTS, i tecnici e i volontari in formazione, arrivati dalle diverse Delegazioni.

Durante la giornata le tecnologie cominciano progressivamente a manifestarsi e chiarirsi, per quanto possibile, prendendo nomi e volti.

C’è chi le ha studiate, chi le sta sviluppando, chi le prova, chi insegna agli altri a utilizzarle e chi, proprio attraverso giornate come questa, dovrà imparare a padroneggiarle senza esitazioni durante un intervento ed a riportare nella propria Delegazione quanto ha imparato

Si riconoscono immediatamente i colori del Soccorso: le tute, i caschi verdi, le luci, gli imbraghi.

Quello che colpisce, più dei colori, è l’atteggiamento partecipativo: si ascolta, si fanno domande, si prova.

Ogni apparecchiatura passa di mano in mano: qualcuno spiega, qualcuno controlla uno smartphone collegato al sistema di comunicazione criptato (la trasmissione radio è sempre in digitale criptata), qualcuno osserva il comportamento di un dispositivo in grotta. Le domande si susseguono, parte viva della dimostrazione.

Dentro la montagna – mi spiegano – non basta sapere che uno strumento esiste: bisogna averlo utilizzato, averne compreso le possibilità e i limiti, e sapere cosa fare quando qualcosa non funziona.

La giornata operativa è organizzata in aree di lavoro all’interno e all’esterno della Buca d’Eolo all’interno del complesso del Corchia, con rotazione dei partecipanti. Il programma prevede l’inizio delle attività alle 8.30 e la conclusione intorno alle 18.30. La parola formazione, in queste ore, assume un significato sempre più concreto.

Comunicare dove in genere non si comunica

La comunicazione, in qualsiasi intervento speleologico complesso è arduo.

E’ un problema comunicare tra squadre che possono trovarsi a grande distanza l’una dall’altra, così come lo è trasmettere informazioni dal luogo dell’incidente, mantenere i contatti con il campo interno e con la Direzione Operazioni collocata all’esterno, e permettere alla componente sanitaria di confrontarsi con specialisti che possono trovarsi a chilometri di distanza.

In intervento niente di tutto questo è semplice: ma i problemi si possono risolvere.

Emerge nell’Open Day – il secondo, dopo quello del 2025 –uno dei tanti aspetti avvincenti del lavoro della Commissione Tecnica Speleologica.

I sistemi presentati non sono un una sola soluzione che possa risolvere ogni problema: sono, invece, strumenti differenti progettati per affrontare esigenze differenti e complementari.

Entra in campo ERMES, il sistema sviluppato dalla CTS per la trasmissione di voce, video, dati e parametri medici in grotta e negli ambienti confinati.

Quando all’esterno è disponibile una connessione Internet, ERMES – attraverso il doppino telefonico già steso dalle prime squadre. permette di portare la connettività virtualmente in tutto il mondo.

Diventa così possibile effettuare videochiamate e trasmettere informazioni e dati, con applicazioni molto importanti in ambito sanitario: possono essere condivisi con l’esterno parametri del paziente, immagini ecografiche, feed da un sistema di monitoraggio multiparametrico e altre informazioni.

Assistere a una videochiamata sullo schermo di uno smartphone mentre ci si trova in grotta, un ambiente dove nessuna onda radio può arrivare, concretizza quanto è stato spiegato prima a parole: e sembrava fantascienza.

Con la realtà di ERMES sul telefono, sullo schermo, dentro la montagna, la tecnologia smette di essere solo tale e diventa esercitazione.

Uno dei discenti interpreta il ruolo dell’infortunato. Accanto a lui c’è Viola, infermiera CNSAS appositamente addestrata per la medicina d’emergenza, che esegue un’ecografia completa direttamente in grotta mentre, attraverso il collegamento reso possibile da ERMES, si confronta con un medico del 118 rimasto all’esterno a decine di km di distanza.

Muove la sonda con competenza sul paziente, e dialoga con il medico, mentre le immagini ecografiche compaiono sullo schermo. Domande, indicazioni, immagini e informazioni possono viaggiare tra chi si trova accanto all’infortunato e chi, al di fuori, può fornire un supporto specialistico.

Non si tratta solo di portare Internet in grotta, ma anche di portare dentro la grotta competenze che fisicamente si trovano altrove: chi sta assistendo un ferito può rapportarsi con l’esterno senza aspettare di uscire di grotta.

Tutto il materiale sanitario è contenuto ordinatamente in tre sacchi chiari, 1, 2 e K, che entrano in grotta per primi.

ETHER: collegare la grotta con il campo base

Un altro problema si presenta quando il campo base e la Direzione delle Operazioni non possono essere collocati vicino all’ingresso della cavità.

Il sistema ETHER – Link Radio-Telefono è stato sviluppato proprio per creare un collegamento fra la linea telefonica della grotta e le comunicazioni radio del campo base.

In pratica, all’ingresso un dispositivo contenuto in una minuscola valigetta stagna collega il doppino telefonico proveniente dal sottosuolo con la radio utilizzata per le comunicazioni all’esterno, permettendo una comunicazione diretta e full-duplex col campo base. In questo modo, la Direzione Operazioni può avere un contatto completo e diretto con i sanitari sull’infortunato e con tutte le squadre in intervento.

Si riduce la necessità di passaggi intermedi delle informazioni e, di conseguenza, anche il rischio di errori nell’interpretazione dei messaggi.

Le comunicazioni radio sono digitali e cifrate e, quando la posizione dell’ingresso o la morfologia del terreno rendono difficile il collegamento, possono essere utilizzate antenne esterne di maggiori dimensioni.

Le abbiamo viste anche sul piazzale di cava al Corchia, montate accanto ai mezzi del Soccorso: fanno comunicare direttamente due mondi che utilizzano sistemi diversi.

Telefoni e doppino: risolvere il problema dei guasti

Con Lorenzo “Zeta” Bozzolan, referente per i telefoni, il discorso torna invece a uno degli strumenti fondamentali della comunicazione speleologica: il doppino.

Durante un soccorso la linea telefonica può percorrere distanze considerevoli all’interno della cavità.

Cosa succede se si interrompe?

Cercare fisicamente il punto esatto di un guasto lungo centinaia o migliaia di metri di linea significa perdere tempo prezioso.

C’è una soluzione anche per questo, ed è una delle apparecchiature protagoniste di dell’Open Day: l’Ecometro TDR, uno strumento adattato dalla CTS all’impiego speleologico per la mappatura della linea telefonica e la ricerca dei guasti.

Durante la posa del doppino è possibile effettuare misurazioni e costruire una mappa delle distanze. In caso di problemi, il sistema consente poi di individuare la distanza – e quindi la posizione esatta – di un’interruzione o di un cortocircuito. I tecnici telefonisti possono così puntare direttamente sul tratto di cavetto in avaria e provvedere a risolvere rapidamente il problema.

E’ uno strumento da laboratorio di ridotte dimensioni e fondamentale quando una linea telefonica è stata stesa per chilometri dentro una montagna.

Accanto all’ l’Ecometro TDR, viene presentato anche CaveEcho, pensato per consentire alle squadre impegnate nella posa del cavo in profondità di verificarne rapidamente l’integrità prima ancora del collegamento con l’esterno. In questo modo, si possono stendere contemporaneamente più tratti di cavetto telefonico con la certezza che ogni tratto sia operativo anche prima di poterlo collegare alla linea completa.

Ancora una volta, la tecnologia è al servizio della sicurezza e della rapidità di intervento, per rimuovere ostacoli, prima che sorgano problemi nella comunicazione.

Mesh: la rete che avanza insieme ai soccorritori

Si passa a una delle sperimentazioni che più mi incuriosiscono: la rete Mesh per la comunicazione wireless in grotta.

Qui parla Fabio Finocchi, che per il rapporto che ha con il progetto mi viene descritto – con una definizione che rende bene l’idea – come il “padre e madre del sistema Mesh”.

Fabio spiega e il dispositivo prende vita: è un sistema sviluppato, open source, in evoluzione con la collaborazione del CNSAS, che viene provato e modificato confrontandolo continuamente con le necessità di chi dovrà utilizzarlo sul campo, negli interventi.

I dispositivi sono grandi come un banale accendino. Hanno un’antennina e possono essere collocati progressivamente lungo il percorso.

Durante la prova ne vedo uno sistemato direttamente sulla roccia. Una luce verde segnala che è attivo. Davvero piccolo, rispetto alle dimensioni della montagna, svolge un compito importante: contribuisce a costruire una rete di comunicazione dove una normale rete non esiste e non può esistere. Con 6/9 giorni di autonomia! E’ fosforescente: se si spegne, sarà poi recuperato.

Il principio del sistema Mesh è proprio questo: i diversi nodi comunicano tra loro, usando le pareti della grotta come guida d’onda, e il sistema individua automaticamente il percorso attraverso il quale far viaggiare l’informazione. Se un ripetitore non è disponibile, la rete può cercare un percorso alternativo.

L’operatore utilizza uno smartphone collegato al proprio apparato e, attraverso un’applicazione dedicata, può inviare e ricevere messaggi testuali.

La distanza raggiungibile non è fissa: dipende dalla disposizione dei ripetitori e soprattutto dalla morfologia della grotta. In grandi ambienti la propagazione può essere maggiore; in frana, lungo meandri articolati e passaggi complessi, può ridursi sensibilmente.

Proprio per questo bisogna effettuare le prove in grotta e non limitarsi alle prove a tavolino.

Durante l’attività al Corchia, pochi mesi fa, solo dodici nodi sono stati sufficienti per coprire l’intero percorso della “traversata” dalla Buca d’Eolo all’ingresso Serpente: straordinario, davvero.

Un altro aspetto mi colpisce: il sistema non è presentato come qualcosa di immutabile e definitivo. E’ in evoluzione. Viene provato sul campo, discusso, osservato

Le necessità operative dei tecnici diventano indicazioni per lo sviluppo.

Si ragiona anche sulla possibilità di integrare ancora meglio le informazioni della rete con il rilievo della cavità, così che la disposizione dei nodi e la progressione possano diventare informazioni utili anche nella lettura operativa dello spazio sotterraneo.

Una grotta non è un laboratorio pulito e sterile: ci sono roccia, acqua, fango, strettoie, grandi ambienti, dislivelli, materiali da trasportare e persone che devono continuare a lavorare per molte ore.

La tecnologia deve adattarsi alla grotta, non la grotta alla tecnologia.

Costruire un campo sottoterra avanzato nel cuore della montagna: prima della barella

Quando si immagina un soccorso in grotta, il pensiero va in genere subito alla barella e alle squadre impegnate nel trasporto verso l’esterno del ferito.

Un intervento complesso e prolungato, però, richiede di più.

Se il luogo dell’incidente è molto distante dall’ingresso, bisogna creare sottoterra le condizioni perché i soccorritori possano continuare a operare.

Bisogna mangiare, bere, riposare, proteggersi dal freddo, gestire l’igiene, organizzare materiali e rifiuti.

In altre parole, bisogna costruire una piccola infrastruttura temporanea nel cuore della montagna.

È lo scopo di ESTIA’, il Campo Interno per gli interventi in profondità.

Anche questo sistema è stato sviluppato dalla Commissione Tecnica Speleologica: è un kit modulare, adattabile alle necessità operative e pensato considerando tutte le fasi: trasporto, installazione, utilizzo, smontaggio, recupero e successivo riordino.

Il kit è dimensionato per nove tecnici suddivisi in tre gruppi da tre persone. Comprende tre tende destinate al riposo e una quarta area per le attività della giornata ed è diviso in nove sacchi speleo.

I sacchi dedicati alla notte contengono le dotazioni necessarie per allestire i posti letto; quelli destinati alla vita del campo comprendono materiale per l’igiene, la purificazione dell’acqua, l’alimentazione e la preparazione dei pasti.

Sul piazzale, prima di entrare, i nove grandi sacchi rossi sembravano solo accessori molto robusti: dopo averne compreso il contenuto, diventanoparte di un campo che deve poter essere trasportato dentro una grotta.

Mi spiegano che esistono 2 kit completi di 9 sacchi, uno in Lombardia e uno in Abruzzo: in questo modo, possono pervenire nel più breve tempo possibile dove servono, min caso di intervento. Come le attrezzature del Nazionale, sono messi a disposizione delle varie Delegazioni.

Anche preparare un sacco è formazione

Durante una vera emergenza non conta soltanto avere il materiale necessario.

Conta sapere dove si trova, come è stato confezionato, l’ordine con cui viene trasportato, poter riconoscere rapidamente il contenuto senza dover svuotare tutto tra le rocce di una grotta.

Sono dettagli che fuori appaiono banali: in grotta, dopo ore di attività, con freddo, stanchezza e molte persone impegnate contemporaneamente, non lo sono affatto.

Si comprende bene, ora, perché una formazione di questo tipo duri tre giorni.

La formazione ora riguarda le procedure.

Una freccia sul telo può essere tecnologia

Lo stesso principio ritorna quando vengono spiegate le strutture del Campo Interno.

Mi colpisce che sui teli sia indicato chiaramente quale sia l’ALTO, accompagnato da una freccia.

Quello che appariva un dettaglio non rilevante diventa illuminante, invece quando mi invitano a provare a immaginare di dover montare la struttura sottoterra, con poca luce, dopo molte ore di attività, magari in un ambiente scomodo e con persone che hanno freddo.

La scritta diventa improvvisamente importantissima, a riprova che l’innovazione non coincide sempre con la parte tecnologica.

A volte è un’antenna, a volte un software, a volte è un sistema capace di trovare un guasto lungo una linea che scompare nella montagna. A volte, semplicemente, logica, come una freccia messa nel posto giusto.

Mangiare, bere, dormire: anche questo è soccorso

Nel Campo Interno – battezzato Estià dal nome della dea greca del focolare domestico – anche l’alimentazione è organizzata per ridurre al minimo le complicazioni.

I pasti liofilizzati possono essere preparati aggiungendo acqua calda direttamente nelle confezioni.

Significa meno stoviglie da trasportare, meno materiali da lavare e una gestione più semplice in un ambiente nel quale anche le operazioni quotidiane diventano complicate.

Sono previste inoltre soluzioni differenziate per particolari necessità alimentari: celiaci e intolleranti possono disporre di pasti dedicati alle loro necessità.

Poi ci sono l’acqua da purificare, l’igiene personale e la gestione dei rifiuti prodotti durante una permanenza prolungata: argomenti forse meno spettacolari di una rete digitale che attraversa la montagna, ma altrettanto essenziali.

Un intervento speleologico importante può durare giorni e coinvolgere molte persone.

Le persone devono poter continuare a lavorare in condizioni accettabili e, allo stesso tempo, limitare il più possibile l’impatto sull’ambiente sotterraneo.

Il soccorso è anche logistica, e la logistica è soccorso.

Nel Salone della Tenda, le tracce di chi era entrato prima di noi

Il Corchia regala anche un momento completamente diverso.

Nel Salone della Tenda, mentre intorno a noi si parla di comunicazioni, apparati e organizzazione del soccorso, sulle concrezioni e sulle pareti compaiono vecchie scritte.

Firme, nomi, date: alcune davvero lontane nel tempo. Tra quelle ancora leggibili, compare anche l’anno 1879.

Non provo a decifrare le firme, né a ricostruirne la storia: ora non serve.

Il contrasto è bellissimo: qualcuno è entrato qui quasi un secolo e mezzo fa e ha lasciato il proprio nome sulla roccia. Oggi, poco distante, un piccolo dispositivo con un’antenna e una luce verde cerca di far viaggiare un messaggio testuale attraverso la montagna.

Il Corchia è ancora lì: è cambiato il modo di entrarci, esplorarlo, comprenderlo e, soprattutto, di prendersi cura delle persone che lo percorrono.

Credere nella formazione

Alla fine della giornata, quello ciò che mi resta più impresso sono le persone.

Ho visto tecnici fermarsi ad ascoltare una spiegazione, confrontarsi, fare domande, ripetere una prova, discutere una possibile soluzione.

Ho visto entusiasmo accompagnato da una grande serietà.

Qui imparare a montare correttamente una struttura, individuare un guasto su una linea, posizionare un nodo Mesh o conoscere il contenuto e la funzione di un sacco non serve soltanto a completare un ciclo di formazione, che proseguirà fino al debriefing della domenica.

Potrebbe servire, un giorno, a guadagnare tempo quando quel tempo conterà davvero.

Questo è fine dell’Open Day organizzato dalla Commissione Tecnica Speleologica: comunicare.

Non basta progettare uno strumento: bisogna provarlo.

Non basta che qualcuno sappia utilizzarlo: bisogna insegnarlo a tutti i tecnici in intervento.

La conoscenza non deve restare nelle mani di poche persone, ma circolare, essere condivisa, tornare nelle Delegazioni insieme ai tecnici che hanno partecipato alla formazione e diventare patrimonio di altri soccorritori.

Sorrido a pensare che la conoscenza funzionare un po’ come la rete Mesh: passa da un nodo all’altro e diventa più utile quanto più riesce a raggiungere le persone che ne avranno bisogno.

Aggiunto un ringraziamento personale.

A Luca Longo, per l’accoglienza, la disponibilità e per avermi seguito già nei giorni precedenti, via telefono, rendendo possibile questa visita. E per avermi aiutata a decifrare gli appunti e i ricordi dell’Open Day.

Ad Alessio Tovani, che mi ha accolta sul campo.

Ad Alberto Gabutti, che mi ha accompagnata nella visita presentandomi esperti e tecnici in formazione.

Ai componenti della Commissione Tecnica Speleologica, e in particolare Aad Alan De Simone e ad Umberto Bernasconi. Ma, soprattutto, a tutti i tecnici che, durante la giornata, si sono fermati a spiegare, mostrare, rispondere alle mie domande e condividere quello che stavano facendo.

E naturalmente a Fabio e Lorenzo, perché dietro Mesh, telefoni, cavi, antenne e apparati ci sono persone che dedicano tempo e competenze a studiarli, provarli e migliorarli.

Ringrazio tutti per avermi offerto l’opportunità di conoscere più da vicino le realtà scientifiche e tecnologiche che sono dietro al soccorso in grotta.

Per noi speleo il Soccorso Speleologico del CNSAS è una presenza preziosa.

Certo, sappiamo che esiste e ne siamo fieri: ma avere l’occasione di vedere quanta preparazione, ricerca, sperimentazione, organizzazione e formazione ci siano dietro ogni possibile intervento permette di comprenderne meglio il valore.

Entrare per qualche ora nel loro lavoro, osservare, ascoltare e poter fare domande è stata un’esperienza importante, oltre che entusiasmante.

Noi speleologi amiamo andare in grotta, esplorare, cercare, conoscere.

Diamo per scontato che esista il Soccorso: non è scontato, invece, che donne e uomini dedichino  tempo, competenze e formazione a essere pronti quando qualcosa va storto.

Sul piazzale della Buca d’Eola, sul Corchia, il sole ormai si abbassa in un tramonto eccezionale.

Si tolgono caschi e tute, si scuote la polvere di marmo dalle attrezzature, i materiali tornano verso i mezzi e le ombre delle persone si allungano sul marmo bianco. Compare il rosso delle maglie delle persone in formazione (li chiamo così anche se sono già esperti), il nero indossato da parte dei tecnici CTS che coordinano e formano.

Si continua ancora a parlare, confrontarsi, fare domande.

È questa l’ultima immagine della giornata al Corchia: la formazione può finire con il programma, ma la voglia di comprendere continua.

Fotografie di Luca Longo – referente per il Soccorso Speleologico nel team Comunicazione Nazionale CNSAS

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  • Speleorando 2026: alla scoperta delle grotte del Carso sloveno
    Condividi Il 3 e 4 ottobre 2026 due escursioni guidate per conoscere la fauna cavernicola e il mondo sotterraneo: sabato 3 ottobre nella Grotta Petnjak – domenica 4 ottobre nella Grotta Velika Sprincnica Torna Speleorando, l’iniziativa del Club Alpinistico Triestino giunta alla sedicesima edizione. Quest’anno il percorso conduce in due grotte del Carso sloveno, con un’attenzione speciale agli animali che vivono nel buio. Le uscite sono aperte anche a chi si avvicina per la prima
     

Speleorando 2026: alla scoperta delle grotte del Carso sloveno

September 28th 2026 at 05:00

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Il 3 e 4 ottobre 2026 due escursioni guidate per conoscere la fauna cavernicola e il mondo sotterraneo: sabato 3 ottobre nella Grotta Petnjak – domenica 4 ottobre nella Grotta Velika Sprincnica

Torna Speleorando, l’iniziativa del Club Alpinistico Triestino giunta alla sedicesima edizione.

Quest’anno il percorso conduce in due grotte del Carso sloveno, con un’attenzione speciale agli animali che vivono nel buio.

Le uscite sono aperte anche a chi si avvicina per la prima volta alla speleologia.

Per il programma e le informazioni su come partecipare, lasciamo la parola ad Alessandra Ressa, dell’ufficio stampa del Club Alpinistico Triestino.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

“SPELEORANDO”, ALLA SCOPERTA DELLE GROTTE E DELLA FAUNA CAVERNICOLA DEL CARSO
Trieste, 26 settembre 2026 – Il Club Alpinistico Triestino rinnova anche quest’anno l’appuntamento con “Speleorando”, giunto alla sua sedicesima edizione, iniziativa dedicata alla conoscenza del mondo sotterraneo e rivolta a chi desidera avvicinarsi alla speleologia attraverso escursioni in grotte di facile accesso, accompagnati da esperti, istruttori di speleologia e guide speleologiche.

L’edizione 2026 sarà dedicata in particolare a “Le grotte e la fauna cavernicola” e proporrà due giornate di esplorazione nel Carso sloveno, in programma sabato 3 e domenica 4 ottobre. L’obiettivo dell’iniziativa è far conoscere l’ambiente ipogeo nel modo più semplice e divertente possibile, sempre nel rispetto delle condizioni di sicurezza e con un pizzico di avventura, offrendo ai partecipanti l’opportunità di entrare in alcune cavità particolarmente interessanti dal punto di vista morfologico e naturalistico.

Le grotte sono state infatti selezionate per le loro caratteristiche e per la possibilità di essere percorse senza particolari difficoltà, consentendo ai visitatori di assaporare con tranquillità il fascino del mondo sotterraneo e di osservare da vicino concrezioni, forme e ambienti modellati nel corso del tempo dall’acqua e dai processi carsici. Il programma sarà accompagnato da approfondimenti dedicati alla formazione delle grotte, al carsismo e soprattutto agli organismi che hanno sviluppato particolari adattamenti per vivere in questi ambienti privi di luce.

La prima uscita è prevista sabato 3 ottobre alle ore 9, con ritrovo nel parcheggio del quadrivio di Opicina, sul lato destro per chi arriva dall’Obelisco. La destinazione sarà la Grotta Petnjak, identificata con il numero 397 nel catasto speleologico storico del Friuli Venezia Giulia (VG) e con il numero 952 del Catasto Speleologico Sloveno. Nel corso dell’escursione i partecipanti potranno conoscere più da vicino la vita nel sottosuolo e la fauna cavernicola terrestre.

Domenica 4 ottobre, sempre con ritrovo alle ore 9 nel parcheggio del quadrivio di Opicina, si entrerà invece nella Grotta Velika Sprincnica, registrata con il numero 3390 VG e il numero 6495 del Catasto Speleologico Sloveno. In questa occasione è prevista anche una proiezione all’interno della grotta dedicata alla fauna cavernicola e ad alcuni aspetti del carsismo, per permettere ai partecipanti di approfondire gli argomenti affrontati durante l’escursione direttamente nell’ambiente sotterraneo.

A guidare gli incontri sarà il biologo Sergio Dolce, che accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle caratteristiche delle cavità e degli organismi che le abitano. Una particolare attenzione sarà riservata alla fauna cavernicola e alle straordinarie strategie di adattamento sviluppate dagli animali che trascorrono la propria vita, o parte di essa, nel buio del sottosuolo. Il percorso didattico si concluderà inoltre con un approfondimento sull’utilizzo del bat-detector, lo strumento che consente di rendere udibili gli ultrasuoni emessi dai chirotteri, permettendo di avvicinarsi anche al mondo dei pipistrelli attraverso una tecnologia specificamente utilizzata nello studio e nell’osservazione di questi animali.

“Speleorando” nasce con l’intento di rendere accessibile la conoscenza della speleologia anche a chi non ha mai avuto occasione di entrare in una grotta. Le uscite sono concepite come vere e proprie esperienze di scoperta, nelle quali l’osservazione diretta dell’ambiente si unisce alle spiegazioni degli accompagnatori, permettendo di comprendere come si formano le cavità carsiche e quali forme di vita riescono a sopravvivere in condizioni ambientali estremamente particolari.

Le iscrizioni sono aperte fino a sabato 3 ottobre 2026, data della prima uscita, e possono essere effettuate presso la sede del Club Alpinistico Triestino, in via Raffaele Abro 5/A, il martedì sera dalle 21 alle 23, oppure attraverso il modulo scaricabile dal sito del CAT, www.cat.ts.it, e inviandolo all’indirizzo cat@cat.ts.it.

La quota di partecipazione, stabilita a titolo di contributo spese, è di 10 euro per gli adulti e 5 euro per i minori di 10 anni. I caschetti con illuminazione frontale saranno forniti dal Club Alpinistico Triestino; si raccomanda di presentarsi alle escursioni con abbigliamento adeguato e calzature adatte alla percorrenza in grotta.

La partecipazione è limitata a un massimo di 20 persone. Per i minori, l’età minima consentita è di 8 anni ed è obbligatoria la presenza di uno dei genitori o di chi ne fa le veci, oltre al consenso scritto degli stessi. I partecipanti dovranno attenersi alle disposizioni impartite dagli istruttori e dagli accompagnatori; il mancato rispetto delle indicazioni potrà comportare, a insindacabile giudizio dei responsabili dell’iniziativa, l’esclusione dall’escursione.

Con “Speleorando” il Club Alpinistico Triestino propone dunque ancora una volta un modo diretto e coinvolgente per entrare nel cuore del mondo carsico, conoscere gli ambienti sotterranei e scoprire la sorprendente biodiversità che si nasconde sotto la superficie, trasformando la visita a una grotta in un’esperienza di osservazione, divulgazione scientifica e conoscenza del territorio.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

Via R. Abro, 5/A
34144 Trieste
cell.: 348 5164550
codice fiscale: 80016650329
e-mail:cat@cat.ts.it
pec:cat.trieste@pec.csvfvg.it
http://www.cat.ts.it

Ufficio Stampa: Alessandra Ressa +39 348 3515270

Due appuntamenti da non perdere, per scoprire il Carso anche sotto la superficie: sabato 3 ottobre nella Grotta Petnjak e domenica 4 ottobre nella Grotta Velika Sprincnica; forme modellate dall’acqua e incontri con la fauna cavernicola.

Quota di partecipazione ad uscita: euro 10,00 ad adulto, euro 5,00 a minore

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  • Grotte di Pastena, cento anni di storia e nuovo direttivo per l’Associazione Città delle Grotte
    Condividi A Pastena le celebrazioni per il centenario del complesso carsico e l’assemblea nazionale dell’associazione. Michele Giannini succede a Fabio Caputo alla presidenza. Al centro del confronto anche il DDL 1499 sulle Grotte d’Italia PASTENA (FR) – Due giornate dedicate al patrimonio sotterraneo italiano, tra il centenario delle Grotte di Pastena, la visita ai sistemi carsici di Pastena e Falvaterra e il rinnovo degli organismi dell’Associazione Nazionale Città delle Grotte. Il 22 se
     

Grotte di Pastena, cento anni di storia e nuovo direttivo per l’Associazione Città delle Grotte

September 27th 2026 at 05:30

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A Pastena le celebrazioni per il centenario del complesso carsico e l’assemblea nazionale dell’associazione. Michele Giannini succede a Fabio Caputo alla presidenza. Al centro del confronto anche il DDL 1499 sulle Grotte d’Italia

PASTENA (FR) – Due giornate dedicate al patrimonio sotterraneo italiano, tra il centenario delle Grotte di Pastena, la visita ai sistemi carsici di Pastena e Falvaterra e il rinnovo degli organismi dell’Associazione Nazionale Città delle Grotte.

Il 22 settembre 2026 Pastena ha celebrato i cento anni dalla scoperta e dall’avvio della conoscenza e valorizzazione delle sue grotte, uno dei complessi carsici più noti del Lazio. La manifestazione, organizzata dal Comune di Pastena in collaborazione con Regione Lazio e LAZIOcrea, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo speleologico e delle realtà impegnate nella gestione e valorizzazione del patrimonio ipogeo.

Il centenario fa riferimento alle esplorazioni iniziate nella primavera del 1926. Nel programma ufficiale delle celebrazioni è stato ricordato un percorso storico avviato il 26 aprile 1926 e proseguito fino al 29 maggio 1927.

Durante la giornata sono stati presentati anche il logo del centenario, realizzato nell’ambito di un’iniziativa dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, e il volume I cento anni delle Grotte di Pastena: Storie di lungimiranza, di impegno e di riconoscenza, curato da Simona Savone in collaborazione con il Circolo Speleologico Romano. Nel piazzale delle grotte è stato inoltre presentato il monumento del centenario, opera del maestro Sergio Lombardi.

Da Pastena a Falvaterra

Alle iniziative istituzionali si sono affiancate le visite nel mondo sotterraneo, con un percorso che ha coinvolto le Grotte di Pastena e le Grotte di Falvaterra, due importanti realtà carsiche della provincia di Frosinone.

Proprio il rapporto tra patrimonio naturale, ricerca, fruizione turistica e sviluppo delle comunità locali costituisce uno dei temi sui quali opera l’Associazione Nazionale Città delle Grotte, che riunisce amministrazioni comunali italiane caratterizzate dalla presenza di importanti sistemi carsici.

L’assemblea di Città delle Grotte e il nuovo presidente

Il 23 settembre, nella Sala Consiliare di Pastena, si è svolta l’Assemblea ordinaria dell’Associazione Nazionale Città delle Grotte.

L’assemblea ha affrontato i programmi futuri dell’associazione e il disegno di legge n. 1499, “Disposizioni per la promozione e la valorizzazione delle Grotte d’Italia”, attualmente all’esame parlamentare.

Alla guida dell’associazione Michele Giannini, sindaco di Fabbriche di Vergemoli (Lucca), succede a Fabio Caputo, esponente di Castellana Grotte e presidente uscente.

Nel nuovo Consiglio direttivo entrano Antonio Di Bartolomeo, sindaco di San Demetrio ne’ Vestini; Lucio Laudadio, consigliere di Lama dei Peligni; Luigi Deidda, vicesindaco di Ulassai; Augusto Carè, vicesindaco di Falvaterra; Manuel Cavalli, vicesindaco di Gemmano; e Giovanni Filoramo, consigliere di Taranta Peligna.

Con la conferma di Antonio Di Bartolomeo nel direttivo prosegue inoltre la presenza del Comune di San Demetrio ne’ Vestini e delle Grotte di Stiffe negli organismi dell’associazione.

Il confronto sul DDL 1499

Particolarmente significativo per il mondo speleologico è il confronto sul DDL 1499, provvedimento del quale Scintilena ha già seguito l’iter.

Il disegno di legge prevede, tra le altre misure, una banca dati nazionale delle Grotte d’Italia, un Tavolo permanente presso il Ministero del Turismo e iniziative per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio ipogeo.

Nel luglio scorso la Società Speleologica Italiana ETS è intervenuta in audizione presso la 9ª Commissione permanente del Senato, chiedendo che nel provvedimento assumano un ruolo centrale la tutela ambientale, il valore scientifico e idrogeologico delle grotte e le competenze tecniche e scientifiche maturate dal mondo speleologico (Scintilena)

L’incontro di Pastena inserisce quindi il centenario in un quadro più ampio: non soltanto la celebrazione di un secolo di esplorazioni e valorizzazione turistica, ma anche il confronto sul futuro della gestione, della conoscenza e della tutela delle grotte italiane.

Fonte: comunicazione pubblica di Antonio Di Bartolomeo; Grotte di Pastena e Collepardo; LAZIOcrea.
Foto: dal post Facebook https://www.facebook.com/61571795627269/posts/122169287846726520/?rdid=AEhP1byd4Bc9dV1y#

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  • Tarquinia, a Gravisca emergono nuove strutture etrusche sotto la città romana
    Condividi Gli scavi nell’antico porto di Tarquinia hanno raggiunto livelli precedenti alla colonia romana. Individuate murature, strutture produttive e grandi blocchi di macco appartenenti a un edificio ancora da interpretare TARQUINIA – Nuove strutture di epoca etrusca stanno tornando alla luce a Gravisca, l’antico porto di Tarquinia, sotto i livelli occupati in seguito dalla colonia romana. Viterbo è un luogo affascinante, il cui territorio corrisponde in gran parte all’area storico geog
     

Tarquinia, a Gravisca emergono nuove strutture etrusche sotto la città romana

September 27th 2026 at 05:00

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Gli scavi nell’antico porto di Tarquinia hanno raggiunto livelli precedenti alla colonia romana. Individuate murature, strutture produttive e grandi blocchi di macco appartenenti a un edificio ancora da interpretare

TARQUINIA – Nuove strutture di epoca etrusca stanno tornando alla luce a Gravisca, l’antico porto di Tarquinia, sotto i livelli occupati in seguito dalla colonia romana.

Viterbo è un luogo affascinante, il cui territorio corrisponde in gran parte all’area storico geografica della Tuscia: confina a nord con la Toscana (Grosseto e Siena) e l’Umbria (Terni), a est con Rieti, a sud con la Città metropolitana di Roma Capitale e a ovest con il Mar Tirreno.

Le indagini archeologiche nel nuovo settore di scavo stanno raggiungendo strati sempre più profondi e antichi dell’insediamento, aggiungendo nuovi elementi alla ricostruzione della lunga storia del sito.

La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale aveva già indicato nei mesi scorsi l’area come sede di un “nuovo ritrovamento archeologico”, spiegando che le recenti attività di ricerca stavano restituendo nuove testimonianze. Nel settembre 2026, insieme all’Università degli Studi di Perugia, ha inoltre organizzato visite al vecchio e al nuovo settore di scavo per presentare al pubblico le evidenze più recenti.

Sotto i livelli romani, la fase etrusca

Secondo le informazioni diffuse durante l’attuale campagna di indagine, al di sotto delle strutture appartenenti alle fasi romane sono stati raggiunti livelli riferibili all’insediamento etrusco.

Sono emerse murature realizzate con ciottoli, associate probabilmente a edifici le cui parti superiori erano costruite con materiali deperibili. Gli scavi hanno inoltre individuato sistemi legati alla raccolta e alla conservazione dell’acqua e strutture produttive, comprese alcune fornaci.

Il rinvenimento che sta attirando maggiormente l’attenzione è però costituito da grandi blocchi di macco, una calcarenite largamente utilizzata nell’architettura antica dell’Etruria meridionale. Le strutture si trovano a una profondità considerevole rispetto all’attuale piano di campagna ed erano state completamente coperte dalle successive occupazioni del sito.

Un edificio ancora da identificare

Al momento gli archeologi mantengono cautela sull’interpretazione del ritrovamento.

Le dimensioni dei blocchi, la tecnica costruttiva e la posizione stratigrafica hanno fatto ipotizzare che le strutture possano appartenere alle fondazioni o al basamento di un edificio di notevoli dimensioni, ma non è stata ancora stabilita con certezza né la funzione né l’estensione del complesso. Saranno il proseguimento dello scavo e lo studio dei materiali associati a fornire elementi più precisi per la cronologia e l’interpretazione.

Si tratta quindi di una scoperta importante, ma sarebbe prematuro presentarla come il ritrovamento di una “città etrusca sconosciuta”.

Gravisca è infatti conosciuta da decenni come porto della Tarquinia etrusca e importante centro di scambi con il Mediterraneo. L’Università degli Studi di Perugia descrive il sito come sede di un rilevante santuario emporico frequentato da mercanti greci, mentre le ricerche archeologiche hanno documentato un abitato etrusco di estensione maggiore rispetto alla successiva colonia romana.

Una lunga stratificazione archeologica

La particolare importanza delle nuove indagini deriva proprio dalla possibilità di leggere, nella stessa area, una successione di fasi diverse.

Gravisca fu lo scalo marittimo della Tarquinia etrusca già in età arcaica. Nel II secolo a.C. nell’area venne fondata la colonia romana di Graviscae, tradizionalmente datata al 181 a.C.

Le costruzioni delle fasi successive coprirono o trasformarono quelle precedenti, creando una stratificazione che oggi consente agli archeologi di procedere, livello dopo livello, verso le fasi più antiche dell’insediamento.

La campagna del 2026 rientra nella prosecuzione delle ricerche archeologiche concesse dal Ministero della Cultura all’Università degli Studi di Perugia. Il relativo provvedimento ministeriale è stato emesso il 24 luglio 2026.

Le prossime indagini dovranno chiarire se i grandi blocchi di macco appartengano realmente a un edificio monumentale e quale ruolo avesse la struttura nell’organizzazione del porto etrusco.

Per Gravisca non si tratta della scoperta improvvisa di una città perduta, ma dell’apertura di una nuova finestra sulle parti ancora sepolte dell’antico porto di Tarquinia.

Fonti

  • Soprintendenza ABAP Viterbo ed Etruria meridionale – comunicazioni ufficiali sul nuovo ritrovamento e sulle visite al nuovo settore di Gravisca.
  • Ministero della Cultura – concessione 2026 per la prosecuzione delle ricerche archeologiche dell’Università di Perugia.
  • Università degli Studi di Perugia – documentazione scientifica e istituzionale sulle ricerche a Gravisca e sul santuario emporico.
  • Etruria News / La Fune – cronaca dei rinvenimenti del settembre 2026; utili per i dettagli dell’attuale scavo, da leggere però insieme alle fonti istituzionali.
  • Treccani – quadro storico e archeologico generale di Gravisca

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  • Guardiani del buio: la UIS svela i vincitori del 2° Concorso Fotografico Internazionale di Speleologia
    Condividi A Postojna la mostra dedicata alla vita invisibile delle grotte, tra biodiversità sotterranea e tutela del carsismo La Commissione Arti e Lettere dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha reso pubblici i vincitori del 2° UIS Photo Contest, il concorso fotografico internazionale dedicato al mondo ipogeo. L’annuncio è arrivato l’11 settembre 2026 durante il Congresso Internazionale di Speleologia svoltosi in Slovenia, nell’ambito delle iniziative collegate alla prima Giorn
     

Guardiani del buio: la UIS svela i vincitori del 2° Concorso Fotografico Internazionale di Speleologia

September 26th 2026 at 12:00

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A Postojna la mostra dedicata alla vita invisibile delle grotte, tra biodiversità sotterranea e tutela del carsismo

La Commissione Arti e Lettere dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha reso pubblici i vincitori del 2° UIS Photo Contest, il concorso fotografico internazionale dedicato al mondo ipogeo.

L’annuncio è arrivato l’11 settembre 2026 durante il Congresso Internazionale di Speleologia svoltosi in Slovenia, nell’ambito delle iniziative collegate alla prima Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo (IDCK), celebrata il 13 settembre a Postojna.

Il tema del concorso fotografico speleologico: vita invisibile e impatto umano

La seconda edizione del concorso fotografico UIS portava il titolo “Invisible Life, Visible Impact: Guardians of the Dark” (“Vita Invisibile, Impatto Visibile: i Guardiani del Buio”). Il tema chiedeva ai partecipanti di documentare la vita nascosta negli ambienti sotterranei, dai microrganismi alle specie endemiche adattate al buio, insieme ai segni dell’impatto delle attività umane su questi ecosistemi fragili.

Il concorso fotografico è stato organizzato dalla Commissione Arti e Lettere della UIS in collaborazione con la Commissione di Biologia delle Grotte e la Commissione per la Protezione delle Grotte e del Carsismo. La collaborazione tra le tre commissioni ha permesso di dare alle immagini partecipanti anche un valore scientifico e conservazionistico, oltre che estetico, mettendo in relazione la fotografia speleologica con i temi della biospeleologia e della tutela ambientale.

I numeri della selezione: fotografi e paesi rappresentati

Alla galleria finale sono arrivate 45 fotografie selezionate, realizzate da 27 fotografi provenienti da 21 paesi diversi. Le opere sono state valutate da una giuria internazionale composta da esperti di fotografia e speleologia, incaricata di individuare le immagini più efficaci nel raccontare la biodiversità sotterranea e le storie dietro ogni scatto.

Il regolamento del concorso prevedeva l’assegnazione di attestati ufficiali UIS ai vincitori e ai finalisti, senza premi in denaro. Le iscrizioni erano aperte dalla primavera 2026, con scadenza fissata al 30 giugno dopo una proroga, e la selezione finale si è svolta tra luglio e agosto, in vista della premiazione di settembre.

La mostra a Postojna per la Giornata delle Grotte e del Carsismo

Le immagini vincitrici sono state presentate al pubblico attraverso una mostra fotografica all’aperto allestita a Postojna, in concomitanza con la prima celebrazione mondiale dell’International Day of Caves and Karst (IDCK). La giornata, proclamata dall’Assemblea Generale UNESCO il 12 novembre 2025 su iniziativa della Slovenia e con il coinvolgimento della UIS, ha avuto la sua prima edizione ufficiale dal 10 al 13 settembre 2026, articolata in una conferenza scientifica internazionale organizzata dal Karst Research Institute ZRC SAZU, escursioni nelle principali grotte slovene e una cerimonia ufficiale svoltasi la sera del 12 settembre all’interno della Grotta di Postojna.

L’esposizione delle fotografie vincitrici ha permesso di portare all’attenzione del pubblico presente a Postojna immagini legate alla vita nascosta delle grotte, un contenuto coerente con gli obiettivi divulgativi della IDCK: promuovere la conoscenza, la ricerca e la protezione degli ambienti carsici a livello globale.

Il ruolo delle commissioni scientifiche della UIS

Nel comunicato diffuso dalla Commissione Arti e Lettere, un ringraziamento è stato rivolto alla giuria internazionale per il lavoro svolto nella selezione e nell’analisi delle storie dietro ogni fotografia. Un riconoscimento specifico è stato riservato anche alla Commissione di Protezione delle Grotte e del Carsismo e alla Commissione di Biologia delle Grotte della UIS, per il contributo dato nel mettere in evidenza i messaggi di conservazione e la vita nascosta del mondo sotterraneo.

La galleria completa delle fotografie vincitrici del 2° UIS Photo Contest è consultabile attraverso i canali social ufficiali della UIS, dove sono state pubblicate le immagini premiate insieme alle informazioni sugli autori. Il concorso fotografico si inserisce in un percorso avviato dalla UIS negli ultimi anni per valorizzare la fotografia speleologica come strumento di comunicazione scientifica, dopo la prima edizione del contest dedicata al tema della “Responsible Caving” nel 2024-2025.

Prospettive per le prossime edizioni del concorso UIS

L’esperienza del 2° UIS Photo Contest, unita alla visibilità garantita dalla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, apre la strada a future edizioni del concorso fotografico. La UIS ha già dimostrato negli anni un interesse crescente verso la fotografia come mezzo di divulgazione, affiancando ai concorsi fotografici anche iniziative editoriali come il premio letterario “Subterranean Myths”, lanciato nel 2026 dalla stessa Commissione Arti e Lettere.

La combinazione tra fotografia speleologica, biospeleologia e tutela del carsismo, al centro di questa edizione del concorso, riflette l’approccio multidisciplinare che caratterizza sempre più le iniziative internazionali della speleologia organizzata, in un contesto in cui la conoscenza degli ambienti ipogei viene considerata funzionale anche alla loro salvaguardia.

La galleria completa con le immagini vincitrici è pubblicata sul profilo Facebook della UIS Arts and Letters Commission: https://www.facebook.com/media/set/?vanity=uisartsandletters&set=a.122096716209487114


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  • La miniera di Praborna e il segreto del cristallo veneziano: dalle Alpi al cannocchiale di Galileo
    Condividi Un Quaderno dell’Accademia delle Scienze di Torino ricostruisce la storia mineraria del Vallone di Saint-Marcel e il suo legame con la produzione del vetro cristallo e con l’ottica del Seicento Il giacimento minerario nel Vallone di Saint-Marcel Nel Vallone di Saint-Marcel, in Valle d’Aosta, si trova la miniera di Praborna, un sito che custodisce un patrimonio mineralogico riconosciuto a livello internazionale. Il giacimento si colloca alla base del versante sinistro del vallone,
     

La miniera di Praborna e il segreto del cristallo veneziano: dalle Alpi al cannocchiale di Galileo

September 26th 2026 at 11:00

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Un Quaderno dell’Accademia delle Scienze di Torino ricostruisce la storia mineraria del Vallone di Saint-Marcel e il suo legame con la produzione del vetro cristallo e con l’ottica del Seicento

Il giacimento minerario nel Vallone di Saint-Marcel

Nel Vallone di Saint-Marcel, in Valle d’Aosta, si trova la miniera di Praborna, un sito che custodisce un patrimonio mineralogico riconosciuto a livello internazionale. Il giacimento si colloca alla base del versante sinistro del vallone, a circa 1.900 metri di quota, all’interno delle unità ofiolitiche del Piemonte, formazioni di origine oceanica risalenti al periodo giurassico. La miniera di Praborna è nota e sfruttata almeno dal 1415, con un’attività estrattiva che si è protratta, in modo discontinuo, fino ai primi decenni del Novecento. Il minerale principale estratto è la braunite, un ossido di manganese che qui raggiunge concentrazioni particolarmente elevate. Il sito è inoltre la località di riferimento per diverse varietà mineralogiche, tra cui la piemontite, l’alurgite e il violano, quest’ultimo osservabile quasi esclusivamente in questo giacimento alpino.

Il manganese di Praborna e la nascita del cristallo veneziano

Per secoli il manganese estratto dalla miniera di Praborna ha avuto un ruolo nella produzione del cristallo veneziano, il celebre vetro trasparente messo a punto a Murano attorno al 1450 dal maestro vetraio Angelo Barovier. Il biossido di manganese veniva impiegato come agente decolorante: neutralizzava le tinte verdognole e giallastre dovute alle impurità di ferro presenti nella silice fusa, ottenendo così un vetro incolore e limpido, paragonabile al cristallo di rocca. La Repubblica di Venezia concesse a Barovier, attorno al 1455, l’esclusiva sulla produzione di questo materiale, che da allora venne chiamato anche “cristallo veneziano”. Il manganese proveniente dal Piemonte, secondo diverse fonti storiche e mineralogiche, contribuì a questa produzione, rappresentando un anello della filiera che collegava le miniere alpine alle fornaci muranesi.

Il legame con le osservazioni astronomiche di Galileo Galilei

La tradizione mineraria di Praborna si intreccia, secondo le fonti storiche, anche con le osservazioni astronomiche di Galileo Galilei. Le lenti dei primi cannocchiali richiedevano vetro di qualità ottica elevata, privo di bolle e di colorazioni parassite. Il cristallo veneziano, grazie alla purezza raggiunta con il processo di decolorazione al manganese, offriva caratteristiche più adatte alla realizzazione di strumenti ottici rispetto ai vetri comuni dell’epoca. Questo passaggio, dalla miniera di Praborna alle lenti utilizzate per le osservazioni del cielo, viene ricostruito nel volume dedicato al sito, che unisce la storia della geologia mineraria a quella della scienza rinascimentale.

Il Quaderno n. 47 dell’Accademia delle Scienze di Torino

Il percorso storico e scientifico della miniera di Praborna è raccontato nel Quaderno n. 47 dell’Accademia delle Scienze di Torino. Il volume è frutto di una ricerca decennale condotta da tre geologi, che hanno incrociato il lavoro sul territorio con lo studio degli archivi storici. Il testo ricostruisce le vicende estrattive del sito, dal 1415 fino all’abbandono novecentesco, e ne descrive il patrimonio mineralogico, riconosciuto come uno dei più significativi delle Alpi occidentali per la varietà e la qualità degli esemplari rinvenuti. Il volume approfondisce anche i legami tra la miniera di Praborna e l’industria vetraria veneziana, ricostruendo la filiera che portava il manganese dal Piemonte alle fornaci di Murano.

Come consultare il volume online

Il Quaderno n. 47 dell’Accademia delle Scienze di Torino, dedicato alla miniera di Praborna, è consultabile online sul sito dell’Accademia. La pubblicazione si inserisce in un percorso di approfondimento sul sito già avviato dall’Accademia, che nel 2025 ha dedicato un convegno al tema, intitolato “Il segreto del cristallo veneziano: la miniera di Praborna”, con presentazioni sugli aspetti culturali, storici, tecnologici e scientifici del giacimento.

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  • Soccorso speleologico europeo, a Kranj il 19° ECRA Meeting dal 1° al 4 ottobre 2026
    Condividi Il soccorso speleologico si riunisce in Slovenia per esercitazioni e confronto tecnico. Dal 26 settembre il pre-meeting tra grotte, speleosubacquea e visite ai siti carsici. Il 19° European Cave Rescue Meeting si terrà a Kranj, in Slovenia, dal 1° al 4 ottobre 2026. L’incontro è organizzato dalla Jamarska reševalna služba (JRS), il servizio sloveno di soccorso speleologico, per conto della European Cave Rescue Association (ECRA). Il pre-meeting prende avvio il 26 settembre. Le circo
     

Soccorso speleologico europeo, a Kranj il 19° ECRA Meeting dal 1° al 4 ottobre 2026

September 26th 2026 at 10:00

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Il soccorso speleologico si riunisce in Slovenia per esercitazioni e confronto tecnico. Dal 26 settembre il pre-meeting tra grotte, speleosubacquea e visite ai siti carsici.

Il 19° European Cave Rescue Meeting si terrà a Kranj, in Slovenia, dal 1° al 4 ottobre 2026. L’incontro è organizzato dalla Jamarska reševalna služba (JRS), il servizio sloveno di soccorso speleologico, per conto della European Cave Rescue Association (ECRA). Il pre-meeting prende avvio il 26 settembre. Le circolari dell’associazione indicano il 30 settembre come data di chiusura di questa fase, anche se il calendario delle attività comprende alcune proposte il 1° ottobre. [web:2][web:4]

Soccorso speleologico europeo: il programma di Kranj

Il meeting riunirà organizzazioni impegnate nel soccorso speleologico per discutere procedure operative, tecniche e formazione. La seconda circolare ECRA annuncia workshop pratici, sessioni tecniche e mediche, attività legate al soccorso in immersione e incontri delle commissioni. Sono previste anche le presentazioni delle organizzazioni partecipanti e l’assemblea generale dell’associazione. Il programma dettagliato del meeting, secondo la circolare, deve ancora essere pubblicato. [web:4]

La struttura degli incontri riflette le quattro aree di lavoro dell’ECRA: soccorso speleosubacqueo, medicina, allargamento dei passaggi e tecniche di soccorso. La commissione tecnica è presieduta da Giuseppe Conti, del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico italiano. Per l’ECRA, lo scambio di esperienze serve anche a migliorare la collaborazione e le capacità operative delle organizzazioni aderenti. [web:4][web:6][web:13]

Pre-meeting ECRA 2026: grotte e speleosubacquea

Prima delle sessioni principali, il pre-meeting propone attività sul territorio sloveno. Il calendario diffuso dall’ECRA include visite in grotta, immersioni speleosubacquee, escursioni e itinerari turistici. Le uscite in cavità non attrezzate richiedono esperienza e attrezzatura adeguata. Per il programma di immersioni sono richiesti certificazione per la speleosubacquea, assicurazione valida, certificato medico ed equipaggiamento completo. Le attività potranno cambiare in base alle condizioni meteorologiche e alle esigenze organizzative. [web:4]

Tra le destinazioni indicate figurano il laboratorio ipogeo Tular e il SOS Proteus Information Centre, a Kranj. La visita riguarda il proteo, anfibio delle acque sotterranee, e la tutela del suo habitat. Il programma cita anche le grotte di Škocjan, con due percorsi di visita proposti per il 1° ottobre. Completano le opzioni le escursioni nell’area del lago di Bled e delle Alpi Giulie, oltre a canyoning e rafting. Non tutte le attività hanno lo stesso costo o gli stessi requisiti tecnici. [web:4]

Le immersioni previste toccano diverse località, tra cui Veliko e Malo Okence, Bilpa e Šteberk. Per la miniera di Mežica la circolare segnala che l’attività non è ancora pienamente confermata. I partecipanti interessati dovranno quindi verificare disponibilità, condizioni di accesso e aggiornamenti prima della partenza. [web:4]

Jamarska reševalna služba e logistica del meeting

La JRS opera nell’ambito della federazione speleologica slovena, Jamarska zveza Slovenije. Secondo la federazione, dispone di sette centri di soccorso, uno dei quali si trova proprio a Kranj. La scelta della città colloca quindi il meeting anche in un territorio legato all’organizzazione del soccorso in grotta. [web:7]

La seconda circolare fissa la quota del meeting a 100 euro per le iscrizioni effettuate dopo il 3 settembre 2026 o sul posto. Il prezzo di 80 euro era riservato alle iscrizioni precedenti. La quota comprende alloggio e pasti durante l’incontro principale, ma non copre le spese del pre-meeting. L’allestimento annunciato prevede tende collettive, spazi per tende personali e camper e servizi igienici nelle vicinanze. L’ECRA indica inoltre trasferimenti dall’aeroporto di Lubiana e dalle stazioni ferroviaria e degli autobus di Kranj. [web:4]

Presentazioni e documenti devono essere in inglese. Le proposte possono essere inviate a info@caverescue.eu; per le informazioni organizzative è disponibile helpdesk@caverescue.eu. Chi intende partecipare alle attività di soccorso speleologico o alle escursioni può consultare gli aggiornamenti sul sito ECRA. Il programma delle esercitazioni e alcuni dettagli logistici restano soggetti a conferma. [web:4]

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    Minulý týždeň v dňoch str-sob. prebiehali akcie v Čachtickej jaskyni. Dva dni sme sa venovali kopaniu v našich sondách spolu s transportom materiálu na svoje stanoviská. V Sonde č.1 v malej kaverne nie tak ďaleko od vchodu sa zahlbukejeme asi o meter po prvotnom vytažení zakliesneného zasintreného bloku. Tažil sa napadaný bahenný materiál konzistencie betónu ale smerom do dola sa ukazujú dutiny a pôvodné čisté kamene. Kaverna tvorí akýsi odskok od diery ktorá je v dne dómu a slúži na odtok kv
     

Photos from OS Čachtice's post

September 25th 2026 at 12:08
Minulý týždeň v dňoch str-sob. prebiehali akcie v Čachtickej jaskyni.

Dva dni sme sa venovali kopaniu v našich sondách spolu s transportom materiálu na svoje stanoviská.

V Sonde č.1 v malej kaverne nie tak ďaleko od vchodu sa zahlbukejeme asi o meter po prvotnom vytažení zakliesneného zasintreného bloku. Tažil sa napadaný bahenný materiál konzistencie betónu ale smerom do dola sa ukazujú dutiny a pôvodné čisté kamene. Kaverna tvorí akýsi odskok od diery ktorá je v dne dómu a slúži na odtok kvapkajúcej a stekajúcej vody do tých miest.

V sonde č.2 nám treba zdolať jeden výbežok a uvidíme čo nás čaká ďalej, práce v zúžených podmienkach sú však zdlhavé a náročné.

Tretí deň sme sa rozhodli prekotviť pár starých rebríkov po rozšírení prístupových ciest a lán.
Zámerom je budúci prieskum a hľadanie možných pokračovaní + domapovanie partií chýbajúcich v mape.

ŠTVRTÝ DEŇ=ŠTVRTÝ SIFÓN.

Nebol to zámer, pôvodný plán bol íst až na koniec jaskyne. Vyzbrojený meračom na CO sme chceli ísť až na koniec BRČKOVEJ CHODBY.
Zistiť ako to tam vyzerá, za ním sú nezamerané komíny(nevylezene ?) a aký je tam vzduch,vzhľadom na príbehy a záznamy o nedýchatelnosti.
Štvrtý sifón (skor piesčito-blatový polosifón) však bol zasedimentovaný do neprielezna avšak spoza neho vanul jemný prievan čerstvého vzduchu. Určiťe sa ešte vrátime lepšie vyzbrojený. Pri treťom sifóne bol dokonca netopier na stene.
-je tam prekrásna výzdoba a zaslúžila by si isto profi dokumentáciu.
-zaujímavým sa javí miesto pred 4 sifónom, ktoré opisuje Ivan Demovič.
-jednu dve akcie ešte určite skúsime aj v mieste ktoré z priestorov Brčkovej opisuje Martin Sluka

Vďaka všetkým za pomoc.

























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  • È morto Franco Cucchi, geologo e speleologo che ha studiato il Carso
    Condividi La Società Adriatica di Speleologia ricorda Franco Cucchi, docente dell’Università di Trieste e studioso del Carso, delle grotte e delle acque sotterranee. Il ricordo di Franco Cucchi nella speleologia triestina Ieri è morto Franco Cucchi, geologo e speleologo legato alla ricerca sul Carso. A darne notizia è la Società Adriatica di Speleologia (SAS) sulla sua pagina Facebook, che lo ricorda come socio, membro del proprio Comitato Scientifico e punto di riferimento per le attività
     

È morto Franco Cucchi, geologo e speleologo che ha studiato il Carso

September 26th 2026 at 09:00

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La Società Adriatica di Speleologia ricorda Franco Cucchi, docente dell’Università di Trieste e studioso del Carso, delle grotte e delle acque sotterranee.

Il ricordo di Franco Cucchi nella speleologia triestina

Ieri è morto Franco Cucchi, geologo e speleologo legato alla ricerca sul Carso. A darne notizia è la Società Adriatica di Speleologia (SAS) sulla sua pagina Facebook, che lo ricorda come socio, membro del proprio Comitato Scientifico e punto di riferimento per le attività di studio.

Il ricordo della Società Adriatica di Speleologia parte da un incontro recente. «Soltanto l’altro giovedì Franco era passato in sede», scrivono i soci. Avevano trascorso alcune ore insieme a lui, parlando di ricerca, speleologia e idee da realizzare. Nel comunicato emerge il rapporto personale costruito nel tempo, accanto al riconoscimento del suo contributo scientifico.

Per la SAS, Franco Cucchi è stato più di un socio. L’associazione richiama la sua disponibilità a condividere conoscenze e a metterle al servizio delle indagini nel mondo sotterraneo. Lo definisce un ponte con la propria storia e ricorda il suo lavoro nel Comitato Scientifico. Sono parole che restituiscono il ruolo svolto nella vita associativa, oltre a quello ricoperto nell’università.

Franco Cucchi tra geologia del Carso e acque sotterranee

Franco Cucchi ha insegnato Geografia fisica all’Università di Trieste. Un profilo pubblicato dal laboratorio di comunicazione scientifica della SISSA ricorda anche il suo insegnamento di Geologia applicata e la laurea in Scienze geologiche conseguita a Trieste nel 1972. Nello stesso profilo, i suoi interessi di ricerca comprendono geomorfologia carsica, morfologie di superficie e sotterranee, speleologia, idrologia e vulnerabilità del territorio.[web:10]

Il Carso è stato uno dei principali ambiti del suo lavoro. Studiare questo territorio significa osservare insieme rocce, forme del paesaggio, cavità e circolazione delle acque. Sono aspetti collegati: la conoscenza geologica aiuta a interpretare la distribuzione delle grotte, mentre lo studio degli ambienti ipogei contribuisce a ricostruire l’evoluzione del massiccio carsico.

Tra i lavori documentati nell’archivio dell’Università di Trieste figura il capitolo Geologia e geomorfologia del Carso Classico. Pubblicato nel 2015, porta le firme di Franco Cucchi, Sara Biolchi, Luca Zini, Bogdan Jurkovšek e Tea Kolar-Jurkovšek. Il contributo è inserito nel volume dedicato alle acque del Carso Classico e al progetto Hydrokarst, in un contesto di ricerca che coinvolge il territorio italiano e quello sloveno.[web:7]

La Grotta Impossibile e la ricerca nelle cavità

Un episodio concreto del rapporto tra geologia e speleologia emerge dalla documentazione sulle prime esplorazioni della Grotta Impossibile di Cattinara. Durante i lavori per la viabilità triestina, iniziati nel 2004, una commissione fu incaricata di valutare le cavità incontrate dagli scavi. La direzione venne affidata a Franco Cucchi, indicato dal resoconto anche come direttore, all’epoca, del Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia.[web:11]

Quel lavoro coinvolse ricercatori universitari e speleologi di diversi gruppi. Le indagini geologiche e morfologiche affiancarono l’esplorazione e il rilievo delle cavità intercettate dal cantiere. Il caso mostra un aspetto ricorrente dell’attività di Franco Cucchi: il confronto tra ricerca accademica, conoscenza del sottosuolo e lavoro delle associazioni speleologiche.[web:11]

Anche lo studio del patrimonio archeologico delle grotte rientra tra le iniziative alle quali è associato il suo nome. Un articolo pubblicato da Scintilena nel maggio 2026 lo indica tra i coordinatori del CRIGA, il Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche. Il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia descrive l’integrazione dei dati del progetto nelle proprie attività di documentazione delle cavità di interesse archeologico.[web:18][web:32]

Il saluto della Società Adriatica di Speleologia

Nel messaggio della SAS, il docente e lo studioso lasciano spazio anche all’amico. I soci ricordano le discussioni, i progetti condivisi e la curiosità per ciò che resta da scoprire. Alla famiglia e alle persone che gli sono state vicine rivolgono il proprio cordoglio.

L’associazione conclude con l’impegno a portare avanti quanto era stato progettato insieme. Non vengono precisati, nel testo diffuso, i contenuti o i tempi di quelle iniziative. Il ricordo di Franco Cucchi resta così legato sia agli studi sul Carso sia al lavoro che la comunità speleologica intende proseguire.

Fonti

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  • Anche alle Grotte di Pertosa-Auletta torna ‘Diversamente Speleo’
    Condividi Il 27 settembre una giornata dedicata all’inclusione e all’esplorazione del mondo sotterraneo. L’edizione campana sarà dedicata e sosterrà una raccolta fondi per “Il Sorriso di Samuele”  Esplorare il mondo sotterraneo superando barriere fisiche e culturali. È lo spirito di “Diversamente Speleo”, l’iniziativa in programma domenica 27 settembre alle Grotte di Pertosa-Auletta, in provincia di Salerno. “Diversamente Speleo” permetterà a persone con diverse abilità di vivere l’esperie
     

Anche alle Grotte di Pertosa-Auletta torna ‘Diversamente Speleo’

September 26th 2026 at 08:00

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Il 27 settembre una giornata dedicata all’inclusione e all’esplorazione del mondo sotterraneo. L’edizione campana sarà dedicata e sosterrà una raccolta fondi per “Il Sorriso di Samuele”

 Esplorare il mondo sotterraneo superando barriere fisiche e culturali. È lo spirito di “Diversamente Speleo”, l’iniziativa in programma domenica 27 settembre alle Grotte di Pertosa-Auletta, in provincia di Salerno.

“Diversamente Speleo” permetterà a persone con diverse abilità di vivere l’esperienza dell’esplorazione sotterranea, accompagnate da speleologi, tecnici e volontari lungo il percorso e nel rispetto delle necessarie condizioni di sicurezza.

Le attività inizieranno alle ore 10.00, mentre l’ingresso e la visita in grotta sono previsti intorno alle ore 11.00. A fare da scenario saranno le Grotte Turistiche di Pertosa-Auletta.

La giornata vuole dimostrare come anche un ambiente naturale apparentemente difficile da raggiungere possa diventare un luogo di partecipazione, condivisione e superamento delle barriere, unendo conoscenza del territorio, inclusione e solidarietà.

La giornata è organizzata dal Gruppo Speleologico CAI Salerno, con la collaborazione della Federazione Speleologica Campana, del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – Servizio regionale della Campania, della Fondazione MIdA, del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dell’associazione Ascoltami Onlus, della GOPI Protezione Civile ODV di Caggiano e dei Comuni di Pertosa e Auletta.

Contemporaneamente alle Grotte di Falvaterra, vicino di Frosinone, gli speleologi saranno impegnati nell’edizione 2026 di Diversamente Speleo Lazio Abruzzo e Italia Centrale, che prevede la partecipazione di una ventina di persone diversamente abili e di un centinaio tra speleologi e accompagnatori. https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-2026-a-falvaterra-litalia-centrale-torna-in-grotta/09/24/

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