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    Condividi Le nuove affermazioni su possibili ambienti oltre le pareti della tomba di Tutankhamon richiedono dati pubblici, controlli indipendenti e autorizzazioni formali prima di parlare di scoperta. KV62 e l’origine dell’ipotesi Nefertiti La tomba KV62, appartenuta a Tutankhamon e scoperta da Howard Carter nel 1922 nella Valle dei Re, resta al centro di un dibattito che intreccia archeologia, rilievi digitali e geofisica. L’interesse nasce anche dalle dimensioni contenute del sepolcro ri
     

Tomba di Tutankhamon, anomalie geofisiche e ipotesi Nefertiti: nessuna camera nascosta è ancora confermata

September 19th 2026 at 11:00

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Le nuove affermazioni su possibili ambienti oltre le pareti della tomba di Tutankhamon richiedono dati pubblici, controlli indipendenti e autorizzazioni formali prima di parlare di scoperta.

KV62 e l’origine dell’ipotesi Nefertiti

La tomba KV62, appartenuta a Tutankhamon e scoperta da Howard Carter nel 1922 nella Valle dei Re, resta al centro di un dibattito che intreccia archeologia, rilievi digitali e geofisica. L’interesse nasce anche dalle dimensioni contenute del sepolcro rispetto al rango del sovrano e da alcune sue caratteristiche architettoniche.

Nel 2015 l’egittologo Nicholas Reeves avanzò l’ipotesi che KV62 potesse costituire una parte di una tomba più ampia, forse progettata in origine per Nefertiti e poi adattata per Tutankhamon. L’ipotesi Nefertiti era basata, fra l’altro, sull’osservazione di immagini ad alta definizione realizzate per la documentazione della tomba. Si tratta di una proposta archeologica verificabile, non della dimostrazione dell’esistenza di ambienti oltre le pareti nord e ovest.

Oggi circolano nuove dichiarazioni attribuite a un gruppo guidato da Mamdouh Eldamaty e con analisi associate al nome di George Ballard. La narrazione parla di georadar, microgravità, rilettura di tomografie elettriche, di un possibile corridoio largo circa due metri e di una cosiddetta “anomalia 7”. Viene inoltre evocata una futura perforazione controllata con strumenti robotici.

Alla data di verifica, questi dettagli non risultano confermati da una pubblicazione primaria accessibile. Il DOI indicato per il presunto contributo del 2026, 10.1038/d41586-026-02621-2, non ha restituito un contenuto consultabile attraverso il resolver.

Anomalie geofisiche a KV62: cosa mostrano davvero gli strumenti

Un’anomalia geofisica non coincide con una camera nascosta. Indica una differenza fisica rispetto al materiale circostante. Il passaggio da segnale a interpretazione archeologica richiede controlli, coordinate precise, valutazione degli errori e confronto fra più tecniche.

Il GPR, o georadar, registra riflessioni di onde elettromagnetiche provocate da variazioni delle proprietà dei materiali. Può rilevare discontinuità, possibili superfici, riempimenti o vuoti. Un riflettore radar non identifica però da solo una parete costruita. La risposta può dipendere dalla geometria dell’oggetto, dall’attenuazione del segnale, dal rumore e dalle condizioni di acquisizione.

La microgravità misura piccole variazioni del campo gravitazionale causate dalla diversa distribuzione delle masse. Un deficit di densità può essere compatibile con un vuoto, ma anche con roccia fratturata, detrito o materiali meno compatti. Non può riconoscere direttamente né oggetti né corredi funerari.

La tomografia elettrica, o ERT, ricostruisce modelli di resistività del sottosuolo mediante elettrodi. Anche in questo caso una zona più conduttiva o più resistiva richiede interpretazioni alternative. Fratture, sali, umidità, detriti e qualità del contatto fra elettrodi e terreno incidono sul risultato. Per KV62, anomalie geofisiche convergenti sarebbero un motivo per approfondire l’indagine, non una prova definitiva di camera nascosta.

La cronologia delle indagini e i risultati discordanti

La storia delle ricerche invita alla prudenza. La prima scansione GPR interna alla tomba, eseguita da Hirokatsu Watanabe nel novembre 2015, fu interpretata come favorevole all’ipotesi Nefertiti. Un secondo rilievo, svolto nel 2016 da un team collegato a National Geographic, non confermò quel risultato.

Lo studio pubblicato nel 2020 da Francesco Porcelli e colleghi in Sensors riferisce anche una terza indagine interna, effettuata nel febbraio 2018. Gli autori dichiarano che i loro dati GPR non sostengono l’ipotesi di Reeves. Il lavoro descrive inoltre campagne ERT attorno alla collina di KV62 nel 2017 e nel 2018. Il modello tridimensionale mostra anomalie conduttive e resistive da spiegare, non camere archeologiche accertate.

Lo stesso studio rende chiari alcuni limiti pratici del sito. Nelle aree con detriti, le elevate resistenze di contatto degli elettrodi hanno richiesto filtraggio dei dati e procedure robuste di inversione. È un dato rilevante per comprendere perché immagini o mappe persuasive non possano essere lette come una risposta univoca.

Ipotesi Nefertiti: quali prove servirebbero

Anche qualora una verifica diretta confermasse un volume oltre una parete di KV62, non basterebbe per attribuirlo a Nefertiti. Una cavità potrebbe essere un corridoio, un deposito, una porzione di cava, una frattura o uno spazio non funerario. E una sepoltura reale non sarebbe automaticamente la tomba di Nefertiti.

Per sostenere un’identificazione sarebbero necessarie prove diagnostiche in contesto primario: iscrizioni, titoli, resti umani identificabili o un corredo attribuibile con chiarezza. Le discussioni sul riuso di oggetti nel corredo di Tutankhamon non sostituiscono questa evidenza.

La formula più corretta resta quindi questa: eventuali anomalie geofisiche, se riproducibili e spazialmente coincidenti, potrebbero giustificare una verifica minimamente invasiva. Non dimostrano al momento l’esistenza di una camera nascosta, né la presenza della tomba di Nefertiti.

Perforazione esplorativa, conservazione e trasparenza dei dati

Un microforo con telecamera o mini-robot potrebbe stabilire se esista un ambiente accessibile senza ricorrere a uno scavo esteso. Sarebbe però un intervento irreversibile in un monumento dipinto e fragile. Prima di autorizzarlo, occorrerebbe pubblicare i dati e i parametri di acquisizione, comprese le incertezze e i risultati negativi.

Servirebbero inoltre una revisione da parte di geofisici indipendenti, modelli alternativi della geologia locale e la dimostrazione della coincidenza tridimensionale fra GPR, microgravità ed ERT. Il progetto conservativo dovrebbe indicare il punto del foro, gli effetti possibili su intonaco e pitture, il controllo di microclima, umidità e sali, oltre alle procedure contro la contaminazione di un eventuale ambiente sigillato.

Finché non saranno disponibili questi elementi e una comunicazione formale delle autorità egiziane, la notizia riguarda anomalie geofisiche da valutare. Non riguarda una scoperta già acquisita. L’ipotesi Nefertiti resta una questione aperta, e proprio per questo richiede un lessico proporzionato alle evidenze.

Fonti

Dossier di studio — KV62, presunte camere nascoste e l’ipotesi Nefertiti

Oggetto: valutazione critica delle nuove dichiarazioni geofisiche su possibili ambienti oltre le pareti nord e ovest della camera funeraria di Tutankhamon.

Stato della verifica: 19 settembre 2026.

Conclusione provvisoria: i dettagli attribuiti a un nuovo studio guidato da Mamdouh Eldamaty e analizzato da George Ballard — corridoio di circa 2 m, microgravità, “anomalia 7”, carotaggi/perforazioni con robot previsti a novembre — non sono stati verificabili in una pubblicazione primaria accessibile nel corso di questa ricerca. Il DOI indicato, 10.1038/d41586-026-02621-2, non è stato recuperato dal resolver e non ha restituito risultati nei motori interrogati. Questi elementi vanno quindi presentati come notizie o dichiarazioni da confermare, non come scoperta dimostrata. La letteratura peer-reviewed disponibile documenta invece una storia di risultati GPR contrastanti e, nel 2020, concludeva che le scansioni interne a KV62 non supportavano l’ipotesi di Reeves.


1. Contesto essenziale

KV62 e il problema archeologico

KV62 è la tomba di Tutankhamon, scoperta da Howard Carter nel 1922 nella Valle dei Re. Il sovrano appartenne alla fine della XVIII dinastia e regnò nel XIV secolo a.C. La sua tomba è insolitamente piccola rispetto allo status regale e presenta caratteristiche architettoniche e decorative che hanno alimentato il dibattito su una possibile preesistenza o adattamento di un sepolcro più ampio.

Nel 2015 l’egittologo Nicholas Reeves formulò un’ipotesi precisa: KV62 sarebbe parte di una tomba originariamente destinata a Nefertiti e riutilizzata/adattata per la sepoltura rapida di Tutankhamon. Il punto cruciale non è soltanto la possibilità di una cavità: è l’identificazione di spazi strutturalmente connessi alla camera funeraria, nella posizione prevista dall’ipotesi, e di elementi archeologici coerenti con una tomba reale della fase amarniana.

Cosa sostiene la nuova narrazione

Il testo oggetto di esame attribuisce al team Eldamaty–Ballard tre linee di indizio:

  • GPR eseguito dall’interno della tomba, con un segnale interpretato come corridoio largo circa 2 m e colmo di detriti, in allontanamento dalla camera funeraria.
  • Microgravità, con anomalie di bassa densità e geometrie apparentemente ortogonali, ritenute compatibili con vani artificiali.
  • Rilettura di dati di tomografia elettrica del 2017 alla luce delle nuove misure.

L’“anomalia 7” sarebbe una zona a densità minore con nucleo relativamente più denso; viene proposta, con linguaggio ipotetico, l’interpretazione di un ambiente contenente materiali od oggetti. Questa è un’inferenza particolarmente fragile: né il GPR né la gravimetria possono identificare direttamente “tesori” o attribuire una cavità a Nefertiti.


2. Cronologia critica delle indagini

Data Evento / risultato Valore probatorio 1922 Howard Carter scopre KV62. Fatto storico consolidato. 2015 Reeves propone che KV62 possa appartenere a un sepolcro più grande associabile a Nefertiti, basandosi anche sull’osservazione di immagini/scansioni ad alta risoluzione. Ipotesi archeologica, non prova diretta di ambienti nascosti. novembre 2015 Hirokatsu Watanabe effettua una prima scansione GPR interna, interpretata come favorevole alla presenza di vuoti. Risultato preliminare e non replicato in modo concorde. 2016 Una seconda indagine radar, collegata a National Geographic, non conferma il risultato iniziale. Contraddizione sperimentale importante. febbraio 2018 Terza indagine GPR interna, eseguita dal gruppo che poi pubblicherà nel 2020. I suoi autori dichiarano che l’ipotesi di Reeves non è supportata dai loro dati GPR. 2017–2018 Campagne ERT attorno alla collina di KV62; i dati sono integrati in un modello 3D. Rilevano anomalie conduttive e resistive che richiedono spiegazione, non camere dimostrate. 2020 Pubblicazione scientifica su rilevamenti geofisici e geomatici integrati nella Valle dei Re. Fonte primaria peer-reviewed, utile per metodo e stato del dibattito. 2026 (da verificare) Nuove misure GPR + microgravità e riesame ERT, attribuite a Eldamaty e Ballard; possibile richiesta di micro-perforazione con robot. Non verificato qui in una fonte primaria accessibile: trattare come preliminare.


3. Come leggere i dati geofisici

Tecnica Che cosa misura Cosa può suggerire Limiti decisivi a KV62 GPR — georadar Riflessioni di onde elettromagnetiche dovute a contrasti nelle proprietà dielettriche. Discontinuità, interfacce, possibili vuoti, riempimenti o pareti. Un riflettore non equivale automaticamente a una parete; un’assenza di segnale può dipendere da attenuazione, geometria, rumore o accoppiamento con la superficie. Interpretazioni diverse dello stesso sito sono già emerse. Microgravità Piccole variazioni del campo gravitazionale legate alla distribuzione delle masse/densità. Un deficit di massa può essere compatibile con un vuoto o con terreno fratturato/meno denso. La soluzione è non univoca: forma, profondità e contrasto di densità possono produrre segnali simili. Correzioni topografiche e geologiche sono essenziali. ERT — tomografia elettrica Distribuzione della resistività elettrica del sottosuolo ricostruita da misure con elettrodi. Contrasti che possono riflettere roccia, fratture, materiali umidi/salini, detriti o vuoti. La resistività non identifica da sola una camera; le inversioni sono modellistiche e influenzate da contatto degli elettrodi, topografia e scelta dei parametri. Integrazione multi-metodo Confronto spaziale e fisico di più dataset indipendenti. Rende più robusta un’anomalia se GPR, gravità ed ERT convergono nella stessa posizione e profondità. La convergenza non elimina l’ambiguità se tutti i modelli dipendono da assunzioni non testate; serve una verifica diretta, minimamente invasiva.

Il criterio corretto: anomalia ? camera

Una anomalia geofisica è una differenza misurata rispetto al comportamento di fondo. Diventa un’ipotesi di camera solo dopo un processo inferenziale: geometria coerente, posizione riproducibile, profondità compatibile, controllo degli effetti geologici e conferma da tecniche indipendenti. Diventa una camera accertata soltanto con una verifica diretta — ad esempio endoscopia, imaging robotico o scavo controllato — che documenti uno spazio costruito.

Nel caso in esame, una geometria “ad angolo retto” aumenterebbe l’interesse archeologico, ma non basta da sola: fratture, superfici di cava, discontinuità naturali e artefatti di inversione possono generare configurazioni apparentemente lineari o angolari.


4. Che cosa dice la fonte scientifica verificata

L’articolo di Porcelli e colleghi, pubblicato in Sensors nel 2020, descrive un progetto integrato nella Valle dei Re che combina mappatura 3D, ERT, GPR e magnetometria. Per l’area di KV62:

  • ricostruisce il conflitto tra la prima scansione GPR del 2015, apparentemente positiva, e la successiva indagine del 2016, che non la confermò;
  • riferisce che il proprio GPR interno, effettuato nel 2018, non supportava l’ipotesi di Reeves;
  • documenta campagne ERT del 2017 e del 2018 attorno alla collina di KV62: il modello 3D mostra anomalie conduttive e resistive “da spiegare”, non un’identificazione conclusiva di camere;
  • segnala difficoltà operative concrete: nell’area della Valle dei Re le resistenze di contatto agli elettrodi possono essere elevate, soprattutto nei detriti, e ciò richiede filtraggio dei dati e controlli robusti dell’inversione.

Questa fonte non “chiude” la questione: dimostra però che il caso KV62 ha già prodotto falsi positivi potenziali e risultati discordanti. Perciò un annuncio nuovo richiede dati completi, metodologia trasparente e revisione indipendente prima di parlare di scoperta.


5. Valutazione dell’ipotesi Nefertiti

Cosa renderebbe plausibile un collegamento

  • La piccola scala e alcune peculiarità di KV62 rispetto ad altre sepolture reali possono giustificare la domanda se la tomba sia stata adattata.
  • L’ipotesi di Reeves individua luoghi specifici — in particolare oltre le pareti nord e ovest — e quindi è falsificabile con un rilievo spazialmente accurato.
  • Se esistesse un ambiente sigillato, con architettura e decorazione coerenti, potrebbe fornire dati inediti sulla successione dopo Akhenaton e sul ruolo di Nefertiti.

Perché non si può concludere oggi

  • Cavità non significa sepoltura. Potrebbe trattarsi di un corridoio, deposito, volume tecnico di cava, frattura o spazio non funerario.
  • Sepoltura non significa Nefertiti. Anche una tomba reale vicina non ne stabilirebbe l’identità senza iscrizioni, resti o corredo con provenienza chiara.
  • Il corredo di Tutankhamon contiene indizi di riuso e riconfigurazione, ma il riuso di oggetti non prova dove fosse stata sepolta Nefertiti né che la sua tomba sia in KV62.
  • Nefertiti potrebbe aver avuto uno status regale elevato e, secondo alcune ricostruzioni, persino una titolatura faraonica; identità, successione e luogo di sepoltura restano però questioni aperte nella ricerca egittologica.

Formula prudente per un testo divulgativo: “Le anomalie, se confermate e spazialmente coincidenti, potrebbero giustificare una verifica endoscopica; non costituiscono al momento una prova dell’esistenza di una camera né, tantomeno, della tomba di Nefertiti.”


6. Verifica diretta e conservazione

La proposta descritta di perforazioni controllate di 7–8 cm con introduzione di mini-robot e camere a 360° avrebbe, in linea di principio, un vantaggio: stabilire se esiste un volume accessibile evitando uno scavo esteso. È però un intervento irreversibile su un monumento dipinto e fragile; richiede autorizzazione, progetto conservativo e una soglia probatoria elevata.

Requisiti minimi prima di perforare

  1. Pubblicare dati grezzi o adeguatamente archiviati, coordinate, parametri strumentali, incertezze e risultati negativi, non solo immagini selezionate.
  2. Far valutare i dataset da geofisici indipendenti, idealmente con analisi “in cieco” rispetto all’interpretazione archeologica desiderata.
  3. Eseguire un’inversione con più modelli geologici plausibili e presentare la sensibilità delle anomalie a profondità, densità/resistività e filtri.
  4. Dimostrare la coincidenza 3D fra GPR, gravità ed ERT e separare gli effetti di roccia fratturata, detriti, sali e umidità.
  5. Progettare il foro nel punto a minimo rischio per intonaco, pitture, stabilità e microclima, con monitoraggio prima-durante-dopo.
  6. Definire in anticipo il protocollo per immagini, campionamento, contaminazione biologica e gestione di un eventuale ambiente sigillato.

Rischi ambientali

L’eventuale influenza di acque meteoriche, deflussi improvvisi e falda merita una valutazione idrogeologica specifica. Tuttavia non basta richiamare genericamente “inondazioni” o “innalzamento della falda” per accelerare un intervento: occorrono serie di monitoraggio, mappa delle vie di infiltrazione, dati su umidità e sali nelle pareti, e un piano di mitigazione. La conservazione non è un argomento a favore o contro la perforazione in astratto; è parte del bilancio tecnico da documentare.


7. Checklist editoriale per aggiornamenti

Prima di pubblicare un titolo come “Nuove prove di camere nascoste”, verificare:

  • Il DOI si risolve e il contenuto è effettivamente quello attribuito?
  • Si tratta di articolo scientifico, news, comunicato, preprint, presentazione congressuale o intervista?
  • Chi sono autori, istituzioni, ruolo di Ballard nell’analisi e disponibilità dei dati?
  • Le misure sono state svolte dentro KV62 o sopra/attorno alla collina? Con quale risoluzione e geometria?
  • “Corridoio di 2 m” è una misura diretta, un modello o un’interpretazione grafica?
  • Dove si trova l’“anomalia 7” in coordinate riferite alla planimetria della tomba? Quali sono profondità e incertezza?
  • L’ERT 2017 viene reinterpretata dagli autori originali o da un gruppo diverso? Esiste una comparazione quantitativa con il modello 3D del 2020?
  • Il Consiglio Supremo delle Antichità ha formalmente autorizzato un foro? Esistono progetto, data e responsabile della conservazione?

Lessico consigliato

Da evitare Preferire “Scoperte le camere di Nefertiti” “Rilevate anomalie compatibili, da verificare, con possibili ambienti non documentati”. “Il radar vede una stanza” “Il GPR registra riflessioni interpretate come possibili discontinuità o vuoti”. “Tesori dietro la parete” “Una eventuale cavità potrebbe essere vuota, riempita di detriti o contenere materiali: la geofisica non lo determina”. “Perforazione imminente” “Una perforazione è stata proposta/annunciata, ma va distinta da un’autorizzazione formalmente confermata”.


8. Domande di ripasso

  1. Qual è la differenza epistemologica tra un’anomalia geofisica e una camera archeologica accertata?
  2. Perché il GPR può produrre interpretazioni discordanti in una tomba scavata nella roccia?
  3. In che modo una micro-anomalia gravimetrica può essere compatibile tanto con un vuoto quanto con roccia fratturata o detriti meno densi?
  4. Perché la convergenza fra GPR, ERT e microgravità è più persuasiva di un singolo profilo, ma non ancora conclusiva?
  5. Quali passaggi nella cronologia KV62 mostrano che il risultato del 2015 non è stato definitivamente confermato?
  6. Quale evidenza sarebbe necessaria per passare da “esiste una cavità” a “è la sepoltura di Nefertiti”?
  7. Elenca quattro requisiti scientifici e conservativi per autorizzare un microforo esplorativo.
  8. Come cambieresti un titolo sensazionalistico affinché rispetti il grado effettivo di evidenza?

9. Risposte sintetiche

  1. Un’anomalia è un segnale fisico non spiegato; una camera accertata è un ambiente verificato direttamente e interpretato nel suo contesto.
  2. Per attenuazione, geometria dei riflettori, rumore, proprietà del materiale, condizioni di acquisizione ed elaborazione.
  3. La gravità risponde alla massa/densità, non alla funzione archeologica del volume che ha generato il contrasto.
  4. Tecniche indipendenti riducono la probabilità di un artefatto specifico, ma restano possibili modelli geologici alternativi e incertezze di localizzazione.
  5. Un primo GPR positivo (2015), un controllo non confermativo (2016) e una terza indagine interna non favorevole (2018, pubblicata nel 2020).
  6. Evidenza diagnostica: iscrizioni, titoli, resti identificabili e corredo in contesto primario, non soltanto la presenza di una cavità.
  7. Dati riproducibili, revisione indipendente, modellazione delle incertezze, piano di conservazione/monitoraggio, autorizzazioni e protocollo operativo.
  8. Esempio: “Nuove anomalie geofisiche riaprono l’ipotesi di ambienti oltre KV62; nessuna camera è ancora confermata”.

Fonti e nota metodologica

  1. Porcelli, F. et al. (2020). Integrated Geophysics and Geomatics Surveys in the Valley of the Kings. Sensors, 20(6), 1552. DOI: https://doi.org/10.3390/s20061552. Articolo ad accesso aperto: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7146325/
  2. DOI segnalato nel quesito: https://doi.org/10.1038/d41586-026-02621-2. Durante questa ricerca il resolver non ha fornito contenuto e non è stata trovata una pagina indicizzata verificabile: non viene quindi usato come fonte confermativa dei dettagli tecnici del nuovo annuncio.
  3. Il quadro del 2015 (Reeves), le scansioni del 2015–2018 e le campagne ERT 2017–2018 sono discussi e contestualizzati nella fonte n. 1.

Nota per l’uso didattico/editoriale: aggiornare il presente dossier non appena diventano disponibili il testo integrale del contributo 2026, gli allegati tecnici (radargrammi, griglie gravimetriche, modello ERT, coordinate e incertezze) e una comunicazione formale dell’autorità egiziana su autorizzazioni e protocollo di indagine.

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  • Grotta Romanelli oltre il Paleolitico: le nuove date raccontano il riuso medievale di Castro
    Condividi Grotta Romanelli torna al centro della ricerca archeologica con le datazioni di tre sepolture medievali e con una stratigrafia che riporta le più antiche frequentazioni al Pleistocene medio. Martedì 22 settembre, a Castro, un incontro dedicato agli studi in corso. Incontro su Grotta Romanelli a Castro Martedì 22 settembre 2026, alle ore 18, il Castello Aragonese di Castro, in provincia di Lecce, ospiterà l’incontro “Grotta Romanelli. Tra storia e ricerca”. L’appuntamento è annunc
     

Grotta Romanelli oltre il Paleolitico: le nuove date raccontano il riuso medievale di Castro

September 19th 2026 at 10:00

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Grotta Romanelli torna al centro della ricerca archeologica con le datazioni di tre sepolture medievali e con una stratigrafia che riporta le più antiche frequentazioni al Pleistocene medio. Martedì 22 settembre, a Castro, un incontro dedicato agli studi in corso.

Incontro su Grotta Romanelli a Castro

Martedì 22 settembre 2026, alle ore 18, il Castello Aragonese di Castro, in provincia di Lecce, ospiterà l’incontro “Grotta Romanelli. Tra storia e ricerca”. L’appuntamento è annunciato come un momento di aggiornamento sulle campagne di studio e sulla valorizzazione storico-archeologica della celebre cavità salentina.

Interverranno Luigi Coluccia, sindaco di Castro, Francesco D’Andria, direttore del Museo Archeologico di Castro, Rino Bianco, già funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per Brindisi, Lecce e Taranto, e Raffaele Sardella, dell’Università Sapienza di Roma e coordinatore delle ricerche contemporanee nel sito.

Data, orario, sede e relatori sono riportati nell’annuncio. Al momento della pubblicazione non è stata rintracciata una pagina istituzionale autonoma che confermi tutti i dettagli organizzativi. Per accesso, eventuale prenotazione e programma definitivo è quindi opportuno verificare direttamente con gli organizzatori.

Grotta Romanelli e le sepolture medievali

La notizia scientifica più recente riguarda tre resti umani rinvenuti nella cavità all’inizio del Novecento. Per lungo tempo erano stati associati al quadro preistorico del sito sulla base del contesto di recupero storico. Uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Anthropological Sciences ha eseguito per la prima volta datazioni dirette al radiocarbonio AMS su un adulto e due bambini.

Il risultato modifica in modo netto l’interpretazione. L’adulto è datato, con intervalli calibrati al 95,4%, tra il 1302 e il 1369 oppure tra il 1379 e il 1411 d.C. I due bambini sono collocati rispettivamente fra il 1423 e il 1455 e fra il 1435 e il 1489 d.C. Si tratta quindi di sepolture medievali, riferibili a fasi di riuso finora non riconosciute di Grotta Romanelli.

I resti erano stati recuperati tra il 1900 e il 1904 e sono conservati presso il Museo di Antropologia del Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università di Napoli Federico II. Le analisi mostrano quanto le collezioni storiche possano ancora produrre dati nuovi, se rilette con metodi aggiornati e documentazione archeologica più rigorosa.

Le date coincidono, in senso ampio, con secoli segnati anche da epidemie nel Mezzogiorno. Questo elemento non dimostra però un collegamento tra le deposizioni e specifici eventi epidemici. Le cause della morte, le modalità della sepoltura e il motivo del riuso della cavità restano quesiti aperti. Per chiarirli saranno necessarie ulteriori indagini bioantropologiche, paleopatologiche e storiche.

Stratigrafia e Paleolitico di Grotta Romanelli

Grotta Romanelli si apre nelle calcareniti cretacee della falesia costiera presso Castro. È nota da oltre un secolo come riferimento per l’archeologia, la paleontologia e la geomorfologia del Quaternario nel Mediterraneo. Il deposito ha restituito industrie litiche, resti faunistici, tracce di combustione, arte parietale, arte mobiliare e indicatori delle variazioni del livello marino.

Un passaggio decisivo è arrivato con la revisione cronostratigrafica pubblicata nel 2022 su Scientific Reports. Il lavoro ha integrato rilevamenti geomorfologici, analisi sedimentologiche e micromorfologiche, lettura delle successioni interne ed esterne e datazioni uranio-torio su speleotemi. La ricerca ha riesaminato circa sei metri di sequenza ancora conservata nella cavità.

Il quadro proposto supera l’attribuzione tradizionale dell’avvio del riempimento all’ultimo interglaciale, il MIS 5e. Le più antiche frequentazioni umane e faunistiche di Grotta Romanelli vengono invece collocate fra MIS 9 e MIS 7, nel Pleistocene medio. Lo studio indica anche che il mare raggiunse la grotta durante questa fase più antica e che le tacche di battente interne non devono essere riferite automaticamente al MIS 5e.

Questa revisione influisce sulla lettura delle industrie e dei focolari segnalati negli scavi storici. Gli autori considerano possibile che il focolare più basso, posto sui depositi marini inferiori, rappresenti una delle più antiche testimonianze di uso del fuoco nella penisola italiana. È un’ipotesi fondata sulla nuova cornice cronologica del deposito e richiede una lettura prudente, dato che le strutture furono scavate in passato.

Arte paleolitica nella Grotta Romanelli

Le indagini recenti hanno ampliato anche il dossier sull’arte della cavità. Un articolo pubblicato nel 2021 sulla rivista Antiquity ha documentato 31 nuove unità grafiche sulle pareti di Grotta Romanelli. Il lavoro ha riconosciuto figure animali, motivi geometrici e segni lineari, rilevando sovrapposizioni e l’impiego di più tecniche di incisione.

La presenza di pannelli con caratteristiche diverse indica più fasi di attività grafica. Il progetto avviato dal 2016 ha permesso di registrare sistematicamente superfici prima poco note e di confrontare le incisioni con i depositi vicini, con le tecniche adottate e con altre tradizioni dell’arte paleolitica europea.

Anche l’arte mobiliare è oggetto di revisione. Le pietre decorate e le collezioni formate durante gli scavi del primo Novecento richiedono il confronto tra vecchie attribuzioni stratigrafiche, archivi, reperti e analisi attuali. In questa prospettiva, Grotta Romanelli non è soltanto un insieme di materiali già conosciuti: è un archivio complesso, nel quale depositi, oggetti e dati di scavo possono essere nuovamente interrogati.

Ricerca, tutela e nuove domande

Il programma di ricerca attivo dal 2015 e finanziato dal 2016 dal progetto Grandi Scavi della Sapienza riunisce archeologia, geologia, geoarcheologia, geomorfologia, paleontologia, geocronologia e bioantropologia. Alle indagini hanno contribuito, fra gli altri, Sapienza Università di Roma, CNR, Università di Torino, Università di Milano, Università Federico II di Napoli e CEDAD dell’Università del Salento.

L’incontro di Castro può quindi offrire un punto sul rapporto fra ricerca e tutela. La conservazione delle pareti incise, dei depositi residui e della falesia costiera richiede attenzione costante. La restituzione pubblica dei risultati deve procedere insieme alla protezione di un contesto archeologico vulnerabile.

Le sepolture medievali aggiungono una fase inattesa alla lunga storia di Grotta Romanelli. La revisione del Pleistocene medio ne estende invece all’indietro la cronologia. Due risultati diversi convergono nella stessa indicazione: la lettura del sito non può più separare l’archeologia preistorica dalla storia successiva della cavità, dalle collezioni museali e dai processi naturali che hanno costruito e modificato il deposito.

Fonti

Dossier di ricerca — Grotta Romanelli: tra storia e ricerca

Oggetto: incontro annunciato per martedì 22 settembre 2026, ore 18:00, Castello Aragonese di Castro (LE)

Sintesi editoriale

L’incontro si colloca in un momento particolarmente significativo per Grotta Romanelli. La novità scientifica immediatamente più pertinente è lo studio del 2026 che ha datato direttamente tre resti umani storicamente attribuiti alla preistoria: si tratta invece di sepolture medievali, comprese fra il XIV e il XV secolo. Il risultato amplia in modo sostanziale la biografia del sito: Grotta Romanelli non è soltanto un archivio del Paleolitico mediterraneo, ma una cavità riutilizzata in epoche molto più tarde.

Questo esito si innesta su una revisione stratigrafica già decisiva, pubblicata nel 2022: le nuove datazioni U/Th e lo studio sedimentologico hanno retrodatato le prime frequentazioni umane a un intervallo compreso fra MIS 9 e MIS 7, quindi nel Pleistocene medio, molto prima dell’attribuzione tradizionale all’ultimo interglaciale. La grotta conserva inoltre arte parietale e mobiliare, industrie litiche, fauna e tracce di fuoco; le ricerche recenti hanno identificato 31 nuove unità grafiche sulle pareti e hanno riesaminato l’arte mobiliare.

Avvertenza sulla verifica dell’evento

Il testo dell’annuncio indica chiaramente data, ora, sede e relatori. Nelle fonti web indicizzate consultate non è emersa però una pagina istituzionale autonoma del Comune/Museo che confermi tutti i dettagli logistici dell’appuntamento. Nel comunicare l’evento è quindi opportuno citare tali dati come provenienti dall’annuncio ricevuto e richiedere, se necessario, conferma diretta agli organizzatori su accesso, eventuale prenotazione e programma definitivo.

Scheda dell’incontro

Campo Dato Titolo Grotta Romanelli. Tra storia e ricerca Data e ora Martedì 22 settembre 2026, ore 18:00 Luogo Castello Aragonese, Castro (Lecce) Tema Presentazione delle risultanze della campagna di studio a Grotta Romanelli e valorizzazione storico-archeologica del sito Interventi annunciati Luigi Coluccia, sindaco di Castro; Francesco D’Andria, direttore del Museo Archeologico di Castro; Rino Bianco, già funzionario SABAP per Brindisi, Lecce e Taranto; Raffaele Sardella, Sapienza Università di Roma

Perché Grotta Romanelli è un sito chiave

Grotta Romanelli si apre nelle falesie calcaree cretacee della costa sud-orientale pugliese, nei pressi di Castro. La sua posizione costiera e il riempimento sedimentario la rendono insieme un archivio archeologico, paleontologico, geomorfologico e paleoambientale.

  • È uno dei riferimenti storici per lo studio del Paleolitico italiano e mediterraneo.
  • Conserva industrie litiche, resti faunistici, tracce di combustione, arte parietale e arte mobiliare.
  • Le cavità e la falesia circostante conservano indicatori relativi alle oscillazioni del livello marino nel Pleistocene.
  • Il sito è particolarmente importante anche dal punto di vista della storia della ricerca: le indagini del primo Novecento produssero collezioni oggi custodite in più istituzioni, che le tecniche analitiche moderne possono nuovamente interrogare.

Cronologia essenziale della ricerca

Periodo Evento e significato 1874 Prima scoperta della grotta. 1900–1904 Esplorazioni e recupero di reperti, compresi i resti umani poi conservati a Napoli. Dal 1914 Scavi di Gian Alberto Blanc: fondamentale sistematizzazione stratigrafica, paleontologica e archeologica del deposito. 2015–2016 Ripresa delle ricerche multidisciplinari coordinate da Raffaele Sardella/Sapienza, dopo decenni di inattività sul campo. 2017–2021 Apertura di sezioni stratigrafiche, campionamenti sedimentologici, micromorfologici e geocronologici U/Th. 2021 Pubblicazione delle nuove incisioni parietali: 31 unità grafiche riconosciute. 2022 Revisione cronostratigrafica: le evidenze più antiche di frequentazione vengono collocate fra MIS 9 e MIS 7. 2026 Datazione AMS diretta di tre individui: sepolture medievali, non preistoriche.

Risultanze scientifiche da mettere al centro

1. Una sequenza più antica del previsto

Lo studio pubblicato in Scientific Reports nel 2022 ha combinato geomorfologia costiera, litostratigrafia, morfostratigrafia, micromorfologia e datazioni uranio-torio su speleotemi. La conseguenza principale è il superamento dell’idea che l’avvio del riempimento della grotta coincidesse con l’ultimo interglaciale (MIS 5e).

Le datazioni disponibili sui depositi più bassi e sulle concrezioni indicano un quadro più antico. Gli autori propongono che le più antiche frequentazioni umane e faunistiche ricadano fra MIS 9 e MIS 7, in un arco del Pleistocene medio. Fra gli aspetti di maggiore rilievo vi sono:

  • un record di ingressioni marine e oscillazioni del livello relativo del mare conservato nella grotta e lungo la falesia;
  • l’attribuzione delle tacche di battente interne a una fase più antica di quanto ritenuto in passato;
  • la possibilità che un focolare sui depositi marini inferiori rappresenti una delle testimonianze più antiche dell’uso del fuoco nella penisola italiana;
  • una nuova cornice per industrie litiche, grandi mammiferi e dinamiche paleoambientali.

2. Le sepolture medievali: la novità del 2026

L’articolo di Sardella e collaboratori, pubblicato nel 2026 sul Journal of Anthropological Sciences, ha datato con AMS il radiocarbonio i tre individui meglio conservati, uno adulto e due bambini, scavati fra il 1900 e il 1904. In precedenza erano stati riferiti alla preistoria sulla base del contesto stratigrafico, ma non erano mai stati sottoposti a datazione diretta.

I risultati al 95,4% di probabilità sono: Individuo Intervallo calibrato Adulto 1302–1369 e 1379–1411 d.C. Bambino 1 1423–1455 d.C. Bambino 2 1435–1489 d.C.

Il dato dimostra fasi di riuso medievale finora non riconosciute. È una correzione importante, non una semplice aggiunta alla cronologia: obbliga a distinguere con precisione tra reperti paleolitici, deposizioni successive e vicende di formazione/alterazione dell’archivio archeologico. Gli autori osservano che le date si sovrappongono a fasi di ricorrenti epidemie nell’Italia meridionale, ma sottolineano esplicitamente che un nesso causale con mortalità epidemica richiede ulteriori verifiche bioantropologiche e storiche.

3. Arte parietale e mobiliare

Il lavoro pubblicato su Antiquity nel 2021 ha documentato 31 nuove unità grafiche sulle pareti. Le figure includono motivi zoomorfi, geometrici e lineari; la sovrapposizione di segni e l’impiego di almeno quattro tecniche d’incisione indicano più fasi di attività grafica e una conoscenza tecnica adattata a superfici di diversa durezza.

La ricerca sull’arte mobiliare è proseguita nel progetto Dec.O. (Decorated Objects of Romanelli Cave). Una revisione recente di nove pietre con motivi figurativi riconosce 16 figure e colloca l’insieme esaminato, attraverso il riesame di stratigrafia e collezioni, fra circa 13.400 e 10.400 anni fa, nella fase finale dell’Epigravettiano. Il repertorio comprende pesci, bovini, equidi/asini selvatici, cervi, cinghiali, un canide, un animale indeterminato e un leone delle caverne.

Metodo e rete della ricerca

Il valore del progetto deriva dall’integrazione di discipline e istituzioni, non da una singola tecnica:

  • Archeologia e geoarcheologia: lettura delle sequenze, contesti di rinvenimento, tecnologie litiche e processi di formazione dei depositi.
  • Geologia, geomorfologia e sedimentologia: ricostruzione dei depositi interni ed esterni alla cavità, dell’evoluzione della falesia e dei paleoambienti.
  • Geocronologia: U/Th su speleotemi e radiocarbonio AMS su reperti e campioni organici.
  • Paleontologia e paleoecologia: revisione delle faune e loro implicazioni biocronologiche e climatiche.
  • Archeometria dell’arte: analisi di superfici, tecniche d’incisione, repertori e cronologia dell’arte parietale e mobiliare.
  • Bioantropologia: riesame dei resti umani storici e interpretazione prudente delle pratiche funerarie e delle condizioni di vita.

La ripresa delle attività è finanziata dal 2016 dal programma Grandi Scavi della Sapienza. Nelle ricerche sono coinvolti, tra gli altri, Sapienza, CNR, Università di Torino, Università degli Studi di Milano, Università Federico II di Napoli e CEDAD dell’Università del Salento.

Profili dei relatori e chiavi di lettura

  • Luigi Coluccia può collocare la ricerca nella prospettiva civica e territoriale: tutela, identità di Castro, rapporto tra sito, museo e comunità.
  • Francesco D’Andria può affrontare il versante museale, storico-archeologico e della restituzione al pubblico dei risultati della ricerca.
  • Rino Bianco, per la sua esperienza nella tutela statale del patrimonio archeologico, può inquadrare autorizzazioni, conservazione, responsabilità istituzionali e rapporto tra ricerca e protezione.
  • Raffaele Sardella è il riferimento scientifico più direttamente legato alle indagini contemporanee: coordina le ricerche a Grotta Romanelli dal 2015 e figura tra gli autori degli studi recenti sulla stratigrafia e sulle sepolture medievali.

Domande utili per dibattito o intervista

  1. Quali risultati della più recente campagna di studio sono già consolidati e quali restano ipotesi da verificare?
  2. Le sepolture medievali modificano anche la lettura dei vecchi taccuini di scavo, delle planimetrie e delle collezioni museali?
  3. Quali analisi bioantropologiche restano da compiere sui tre individui e quali quesiti potranno realisticamente risolvere?
  4. Esistono elementi concreti per ricostruire le modalità di deposizione e il motivo del riuso medievale della cavità?
  5. Quali settori della grotta sono ancora poco o per nulla investigati e con quali priorità?
  6. Quali misure di conservazione sono necessarie per proteggere pareti incise, depositi residui e contesto costiero?
  7. In che modo saranno resi accessibili al pubblico i dati senza aumentare la vulnerabilità di un sito archeologico delicato?
  8. Come si concilia la valorizzazione del sito con la necessità di mantenere controllato l’accesso alla cavità?

Angolatura per un articolo

Titolo possibile:
Grotta Romanelli oltre il Paleolitico: le nuove date rivelano tre sepolture medievali a Castro

Attacco possibile:

A Grotta Romanelli la ricerca non aggiunge soltanto reperti a una storia già nota: ne corregge la cronologia e ne estende l’orizzonte. Le datazioni al radiocarbonio di tre scheletri recuperati oltre un secolo fa dimostrano che la celebre cavità di Castro fu riutilizzata nel Medioevo, fra Trecento e Quattrocento, mentre le indagini stratigrafiche degli ultimi anni hanno già retrodatato le più antiche frequentazioni umane al Pleistocene medio. L’incontro al Castello Aragonese offre l’occasione per fare il punto su un sito che continua a trasformare le domande degli studiosi.

Punti di cautela redazionale:

  • Non descrivere le sepolture medievali come prova di peste: la sovrapposizione cronologica con epidemie è un’ipotesi di contesto, non una dimostrazione causale.
  • Non attribuire tutti i resti umani della grotta a un’unica fase o cultura.
  • Distinguere tra il dato diretto (datazioni AMS degli individui) e interpretazioni più ampie sul riuso della cavità.
  • Evitare la formula generica “scoperta di una nuova grotta”: è una revisione analitica di un sito noto e di collezioni storiche.

Bibliografia e fonti essenziali

  1. Pieruccini, P. et al. (2022), “Stratigraphic reassessment of Grotta Romanelli sheds light on Middle-Late Pleistocene palaeoenvironments and human settling in the Mediterranean”, Scientific Reports, 12, 13530. DOI: 10.1038/s41598-022-16906-9. URL: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9358667/
  2. Sardella, R. et al. (2026), “Direct radiocarbon dating reveals medieval reuse at the prehistoric site of Grotta Romanelli (Castro, Apulia, Italy)”, Journal of Anthropological Sciences, 104, 1–13. DOI: 10.4436/JASS.10405. Scheda bibliografica e abstract: https://expertise.unimi.it/resource/item/1633644?language=en-US
  3. Sapienza Università di Roma (14 settembre 2026), “The Grotta Romanelli mystery: three bodies and a millennia-long enigma”. URL: https://www.uniroma1.it/en/notizia/grotta-romanelli-mystery-three-bodies-and-millennia-long-enigma
  4. Sigari, D. et al. (2021), “Birds and bovids: new parietal engravings at the Romanelli Cave, Apulia”, Antiquity, 95, 1387–1404. DOI: 10.15184/aqy.2021.128. URL: https://www.cambridge.org/core/journals/antiquity/article/birds-and-bovids-new-parietal-engravings-at-the-romanelli-cave-apulia/5CCCB947B1E6C9D69D1F9208064603EF
  5. Sigari, D. et al. (2026), “The figurative motifs in the portable art of Grotta Romanelli (southern Italy) within the late Pleistocene art tradition of southwestern Europe”, Journal of Archaeological Science: Reports, 71, 105630. DOI: 10.1016/j.jasrep.2026.105630.

Glossario rapido

  • AMS (Accelerator Mass Spectrometry): tecnica di spettrometria di massa con acceleratore impiegata, tra l’altro, per datazioni radiocarboniche molto sensibili.
  • Datazione U/Th: metodo basato sul disequilibrio tra uranio e torio, utile per datare concrezioni carbonatiche come stalagmiti e flowstone.
  • MIS (Marine Isotope Stage): suddivisione delle oscillazioni climatiche del Quaternario ricavata soprattutto da record isotopici marini; numeri diversi indicano fasi glaciali/interglaciali.
  • Arte mobiliare: oggetti decorati trasportabili, a differenza dell’arte realizzata direttamente sulle pareti.
  • Epigravettiano: complesso culturale del Paleolitico superiore finale diffuso in Italia e in altre aree dell’Europa meridionale.
  • Cronostratigrafia: ricostruzione della successione e dell’età degli strati geologici/archeologici.

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  • Spedizione Kosovo 2026, un nuovo abisso raggiunge i 200 metri nelle montagne di Hajla
    Condividi La spedizione Kosovo 2026 bulgaro-kosovara ha individuato una cavità verticale che, allo stato delle esplorazioni, risulta la più profonda del Paese per dislivello negativo. Le attività si sono concluse davanti a un grande meandro ancora da percorrere. La spedizione Kosovo 2026 ha aperto un nuovo capitolo nella conoscenza delle cavità verticali del Paese balcanico. Una squadra congiunta bulgaro-kosovara ha esplorato una nuova grotta nel massiccio di Hajla, nelle Bjeshkët e Nemuna, f
     

Spedizione Kosovo 2026, un nuovo abisso raggiunge i 200 metri nelle montagne di Hajla

September 19th 2026 at 09:00

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La spedizione Kosovo 2026 bulgaro-kosovara ha individuato una cavità verticale che, allo stato delle esplorazioni, risulta la più profonda del Paese per dislivello negativo. Le attività si sono concluse davanti a un grande meandro ancora da percorrere.

La spedizione Kosovo 2026 ha aperto un nuovo capitolo nella conoscenza delle cavità verticali del Paese balcanico. Una squadra congiunta bulgaro-kosovara ha esplorato una nuova grotta nel massiccio di Hajla, nelle Bjeshkët e Nemuna, fino alla profondità di 200 metri.

La notizia è emersa su Facebook attraverso gli aggiornamenti diffusi dai partecipanti. Il primo dato comunicato indicava il raggiungimento di -150 metri. L’esplorazione è poi proseguita. Al termine della campagna, svolta dal 12 al 16 settembre 2026, gli speleologi hanno attestato la progressione a -200 metri, sul ciglio di un grande meandro che prosegue oltre il punto raggiunto.

L’esplorazione non risulta esaurita. La mancanza di corde sufficienti e il tempo disponibile hanno imposto lo stop delle operazioni. L’équipe ha quindi programmato di riprendere l’esplorazione in una prossima spedizione.

In base alle informazioni rese note, il nuovo abisso rappresenta al momento la cavità più profonda del Kosovo per dislivello negativo. Il dato dovrà essere consolidato con il rilievo completo e con la prosecuzione delle verifiche sul terreno.

Spedizione Kosovo 2026, dal massiccio Hajla al nuovo abisso

La spedizione Kosovo 2026 era la quinta campagna speleologica realizzata con la partecipazione di gruppi bulgari e kosovari.

Il programma iniziale indicava la ricerca di cavità verticali nei rilievi settentrionali e nord-occidentali del Kosovo, in prossimità dei confini montani.

Il lavoro è iniziato nel massiccio di Hajla, chiamato Hajlë in albanese. L’area appartiene al sistema delle Bjeshkët e Nemuna, noto anche come Prokletije o Alpi Albanesi.

La montagna si trova lungo il confine tra Kosovo e Montenegro e culmina a 2.403 metri. Il rilievo è formato da un lungo crinale e presenta, nelle quote elevate, estesi affioramenti calcarei alternati a settori con rocce vulcaniche.

Questo quadro geologico rende il territorio interessante per la ricerca speleologica.

Nei calcari, l’acqua può infiltrarsi lungo fratture e discontinuità, ampliandole nel tempo e dando origine a pozzi, meandri e sistemi sotterranei.

Non tutte le depressioni o ingressi conducono a cavità profonde. Per questo la ricognizione, l’attrezzamento e il rilievo sono passaggi indispensabili.

Nella prima fase sul massiccio, la squadra ha cartografato una grotta orizzontale e un pozzo d’alta quota profondo 45 metri. Queste attività hanno preceduto l’individuazione e l’attrezzamento della nuova cavità verticale. La scoperta del pozzo da -200 metri è il risultato più rilevante della spedizione Kosovo 2026.

Hajla e Bjeshkët e Nemuna, il contesto carsico della ricerca

Hajla occupa una posizione di confine tra Kosovo e Montenegro. Sul versante meridionale, le acque drenano verso la Pe?ka Bistrica, il corso d’acqua che ha inciso la gola di Rugova. Sul lato settentrionale si trova invece l’area sorgentizia dell’Ibar. La presenza di differenti bacini idrografici e di grandi masse calcaree rende utile studiare con attenzione le possibili vie di assorbimento e circolazione sotterranea.

La nuova esplorazione non permette ancora di definire il collegamento idrologico della cavità. Non sono stati diffusi dati sullo sviluppo, sulle quote dell’ingresso, sulla presenza di acqua o sulle caratteristiche del meandro terminale. Sono informazioni che potranno arrivare solo con il rilievo speleologico e con future discese.

Il termine “più profonda” va quindi letto nel suo significato tecnico. Si riferisce al dislivello negativo misurato dal punto di ingresso verso il basso. Non indica automaticamente la grotta con il maggiore sviluppo planimetrico, né esclude che altre cavità kosovare possano fornire dati diversi dopo nuove esplorazioni o revisioni catastali.

Il grande meandro individuato a -200 metri rende prematuro stabilire la profondità finale. I meandri sono condotti spesso stretti e sinuosi, modellati dal flusso dell’acqua o dalla dissoluzione lungo fratture. Possono interrompersi rapidamente oppure condurre a nuovi pozzi, gallerie e livelli di drenaggio. La ripresa della spedizione Kosovo 2026 servirà proprio a chiarire questa continuità.

Mokna e la continuità del programma speleologico in Kosovo

Dopo la fase operativa sul massiccio di Hajla, il gruppo si è trasferito nella montagna di Mokna, o Mokra, dove era previsto il lavoro nella cavità denominata “I Gemelli”. La scelta delle aree conferma un’impostazione basata sulla ricerca di ingressi verticali e sulla verifica di sistemi poco documentati.

La collaborazione tra la Bulgarian Caving Society e le istituzioni kosovare non nasce con questa campagna. Il programma di ricerca sul carsismo del Kosovo è iniziato nel 2016 con una licenza pluriennale. Prima della spedizione Kosovo 2026 erano state svolte quattro campagne, nel 2017, 2018, 2019 e 2022. Le ricerche precedenti hanno interessato varie aree del Paese e hanno prodotto dati su cavità, rilievi e fauna sotterranea.

Nel 2017, per esempio, una squadra di otto speleologi ha esplorato e rilevato cinque grotte nell’area di Zatriq, sul Monte Akovan. Le cinque cavità totalizzavano 199,72 metri di sviluppo planimetrico e 99,72 metri di dislivello complessivo. La ricerca aveva incluso anche il prelievo di campioni di fauna cavernicola. Nel 2022, una spedizione nei monti Mokna ha documentato tre abissi per complessivi 198 metri di profondità e una grotta orizzontale di 55 metri.

Questi precedenti aiutano a inquadrare il nuovo risultato. L’abisso di Hajla, raggiunto a -200 metri e ancora aperto alla prosecuzione, supera il livello delle profondità rese note per le cavità esplorate durante la precedente campagna di Mokna. La verifica definitiva richiederà una documentazione tecnica completa e il confronto con l’inventario nazionale delle grotte.

Rilievo speleologico e prossime verifiche della nuova cavità

Per la nuova cavità di Hajla restano aperte diverse domande. La prima riguarda la prosecuzione del meandro. La seconda riguarda l’eventuale presenza di ulteriori verticali, che potrebbe modificare in modo significativo il dislivello totale. La terza riguarda il rilievo: profondità, sviluppo, morfologia e posizione dell’ingresso devono essere restituiti con dati misurati e rappresentazioni cartografiche.

Il rilievo non è un passaggio formale. Serve a rendere confrontabili i risultati e a valutare le relazioni tra la grotta, la geologia locale e la rete idrica sotterranea. È utile anche per la sicurezza delle esplorazioni successive, perché registra pozzi, ancoraggi, strettoie, punti di diramazione e zone potenzialmente instabili.

La spedizione Kosovo 2026 lascia quindi un risultato provvisorio, ma concreto: un nuovo abisso esplorato fino a -200 metri in un settore carsico ancora poco conosciuto. La prosecuzione della ricerca potrà chiarire se il grande meandro terminale conduce a nuovi livelli della cavità e quale sarà la profondità definitiva del sistema.

Fonti

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  • Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ricerche in corso per un sub disperso nella risorgenza di Calès
    Condividi La Prefettura del Lot attiva l’ORSEC per il soccorso speleologico francese; lo Spéléo Secours Français coordina le operazioni sotterranee nella zona profonda della cavità Soccorso speleologico francese alla risorgenza di Saint-Sauveur Un’operazione di soccorso speleologico francese è in corso dalla serata di venerdì 18 settembre alla risorgenza di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot. Le ricerche riguardano un subacqueo straniero che si era diretto verso la zo
     

Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ricerche in corso per un sub disperso nella risorgenza di Calès

September 19th 2026 at 08:00

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La Prefettura del Lot attiva l’ORSEC per il soccorso speleologico francese; lo Spéléo Secours Français coordina le operazioni sotterranee nella zona profonda della cavità

Soccorso speleologico francese alla risorgenza di Saint-Sauveur

Un’operazione di soccorso speleologico francese è in corso dalla serata di venerdì 18 settembre alla risorgenza di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot. Le ricerche riguardano un subacqueo straniero che si era diretto verso la zona profonda della cavità e che non ha fatto ritorno.

La notizia è stata diffusa dallo Spéléo Secours Français, la struttura di soccorso degli speleologi francesi. L’organizzazione comunica che sul posto opera il nucleo dipartimentale del Lot, incaricato di dirigere gli interventi nell’ambiente sotterraneo.

La Prefettura del Lot ha attivato la disposizione specifica ORSEC per il soccorso in ambiente sotterraneo. Si tratta della procedura che consente di organizzare e coordinare le risorse necessarie in un’emergenza complessa. In questo caso, le operazioni devono confrontarsi con un sistema sommerso e con le difficoltà proprie della speleosubacquea profonda.

Al momento dell’ultimo aggiornamento pubblico non sono state comunicate informazioni sull’identità del disperso, sulla sua posizione precisa né sull’esito delle ricerche. Ogni ricostruzione ulteriore resta quindi prematura.

Saint-Sauveur di Calès e il sifone profondo

La risorgenza di Saint-Sauveur si trova nel territorio di Calès, nel settore nord-occidentale del dipartimento del Lot. È una sorgente carsica collegata al sistema idrogeologico dell’Ouysse. L’acqua riaffiora in una vasca e alimenta uno dei rami del corso d’acqua.

Per la speleosubacquea francese, Saint-Sauveur è un sito noto da tempo. Il condotto sommerso presenta infatti uno sviluppo e una profondità che richiedono pianificazione, attrezzature specialistiche e lunghi tempi di permanenza. Le informazioni storiche diffuse dai vigili del fuoco del Lot descrivono un primo tratto in discesa fino a circa 70 metri di profondità, seguito da un tratto pressoché orizzontale di circa 550 metri. Il sifone prosegue poi verso quote prossime o superiori a 180 metri di profondità.

Questi dati aiutano a comprendere il contesto dell’attuale soccorso speleologico francese. La profondità non è il solo elemento critico. In un ambiente allagato incidono anche la lunghezza della penetrazione, la necessità di gestire gas respiratori adeguati, le tappe di decompressione, il possibile deterioramento della visibilità e la complessità delle comunicazioni con l’esterno.

ORSEC e comando delle operazioni sotterranee

L’attivazione della disposizione ORSEC riconosce formalmente la specificità dell’emergenza. Il dispositivo mette in relazione l’autorità prefettizia, i servizi di soccorso pubblici, le squadre specializzate e le competenze speleologiche necessarie per intervenire nel sottosuolo.

Nel comunicato disponibile, lo Spéléo Secours Français del Lot viene indicato come soggetto responsabile della direzione dei soccorsi sotterranei. Questa funzione è essenziale perché la valutazione di un sifone profondo non coincide con un normale intervento subacqueo in acque libere. Occorre definire la progressione, la sicurezza delle squadre, la logistica delle bombole e dei rebreather, le comunicazioni e l’eventuale recupero.

Il soccorso speleologico francese si fonda anche sulla collaborazione tra speleologi formati e servizi istituzionali. Lo stesso Spéléo Secours Français presenta le proprie squadre come volontari provenienti dalla Fédération Française de Spéléologie, impegnati sia nella prevenzione sia nel salvataggio in ambiente sotterraneo.

Precedenti a Calès e cautela sulle informazioni

Saint-Sauveur ha già richiesto interventi di emergenza. Nell’agosto 2020 i Sapeurs-Pompiers del Lot soccorsero un subacqueo riemerso senza rispettare le previste tappe di decompressione dopo un problema tecnico. La persona, cosciente ma in condizioni gravi, fu trasferita con urgenza verso un centro dotato di camera iperbarica. Quel precedente riguarda un episodio distinto dall’operazione odierna e non permette di dedurre cause o dinamiche della scomparsa attuale.

Nel caso in corso, la priorità rimane la localizzazione del subacqueo e la sicurezza dei soccorritori. Il soccorso speleologico francese procede quindi in un contesto che richiede tempi tecnici e valutazioni progressive. Le prossime comunicazioni ufficiali della Prefettura del Lot e dello Spéléo Secours Français saranno necessarie per conoscere l’evoluzione dell’intervento.

Fonti

  • Spéléo Secours Français, “Opération secours plongée”, aggiornamento sulle operazioni in corso: https://www.speleo-secours.fr/category/s-secours/encours/
  • Spéléo Secours Français, pagina istituzionale e notizie di intervento: https://www.speleo-secours.fr/
  • Sapeurs-Pompiers du Lot, “Accident de plongée spéléo à Calès”, precedente intervento e descrizione del sito: https://www.pompiersdulot.fr/actualites/interventions/accident-de-plongee-speleo-a-cales

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  • Soccorritore ligure cade durante un addestramento in Trentino, elitrasportato a Trento
    Condividi L’incidente durante un’esercitazione del gruppo Forre del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino a Passo San Giovanni. Il soccorritore, classe 1961, è caduto per circa sei metri Un soccorritore ligure, classe 1961, è rimasto ferito nella tarda mattinata di venerdì 18 settembre durante un addestramento del gruppo Forre del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, in una falesia nei pressi di Passo San Giovanni, nel territorio di Nago-Torbole. Secondo quanto presente sul sito e su
     

Soccorritore ligure cade durante un addestramento in Trentino, elitrasportato a Trento

September 19th 2026 at 07:00

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L’incidente durante un’esercitazione del gruppo Forre del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino a Passo San Giovanni. Il soccorritore, classe 1961, è caduto per circa sei metri

Un soccorritore ligure, classe 1961, è rimasto ferito nella tarda mattinata di venerdì 18 settembre durante un addestramento del gruppo Forre del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, in una falesia nei pressi di Passo San Giovanni, nel territorio di Nago-Torbole.

Secondo quanto presente sul sito e sui social del Soccorso Alpino trentino, l’uomo è caduto per circa sei metri, battendo la schiena. I primi soccorsi sono stati prestati immediatamente dai corsisti e dagli istruttori presenti all’esercitazione, insieme al personale sanitario intervenuto sul posto.

La chiamata al Numero Unico di Emergenza 112 è arrivata intorno alle 11.40. La Centrale Unica di Emergenza ha quindi attivato l’elisoccorso. Dopo la valutazione e le prime cure, il soccorritore è stato recuperato con il verricello dal tecnico di elisoccorso e trasportato in elicottero all’ospedale Santa Chiara di Trento per ulteriori accertamenti.

In base alle prime informazioni, l’uomo per fortuna non sembrerebbe aver riportato gravi conseguenze. Meglio così!

E, in tutti i casi, in bocca al lupo e guarisci presto!

L’intervento si è concluso intorno alle 12.30.

Fonte: Soccorso Alpino e Speleologico Trentino https://soccorsoalpinotrentino.it/2026/09/18/caduta-in-falesia-durante-unesercitazione-soccorritore-elitrasportato-a-trento/?fbclid=IwY2xjawUaFrhwZG9mAWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR6s3XlKZCoPf_BfsocImGTkD2mKvFbfDJrh3ijB8v-ZG5jUNeAdZIms67Vv8g_aem_KVyAsGnRazaW-wT-cIkDgQ

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  • GIS avanzato per speleologia e torrentismo: corso nazionale a Treviso
    Condividi Tre lezioni online e un fine settimana di attività in presenza per approfondire QGIS, QField, cartografia digitale, modelli 3D, nuvole di punti, droni e fotogrammetria. Il corso nazionale si terrà tra settembre e ottobre 2026 ed è rivolto ai soci CAI e SSI. Iscrizioni entro il 20 settembre, per un massimo di 20 partecipanti. Dalla gestione del catasto delle grotte alla documentazione delle cavità, passando per cartografia digitale, rilievi tridimensionali, droni e fotogrammetria: so
     

GIS avanzato per speleologia e torrentismo: corso nazionale a Treviso

September 19th 2026 at 06:00

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Tre lezioni online e un fine settimana di attività in presenza per approfondire QGIS, QField, cartografia digitale, modelli 3D, nuvole di punti, droni e fotogrammetria. Il corso nazionale si terrà tra settembre e ottobre 2026 ed è rivolto ai soci CAI e SSI. Iscrizioni entro il 20 settembre, per un massimo di 20 partecipanti.

Dalla gestione del catasto delle grotte alla documentazione delle cavità, passando per cartografia digitale, rilievi tridimensionali, droni e fotogrammetria: sono numerose le applicazioni che i GIS, i sistemi informativi geografici, possono avere oggi nell’attività speleologica e torrentistica.

A questi strumenti è dedicato il Corso nazionale GIS avanzato Treviso 2026, organizzato con il coinvolgimento della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI (SNS), della Scuola Nazionale di Torrentismo (SNT), della Società Speleologica Italiana (SSI) e del Gruppo Grotte Associazione XXX Ottobre.

Il percorso inizierà con tre lezioni online, in programma nelle serate di lunedì 28 settembre, mercoledì 30 settembre e lunedì 5 ottobre 2026. Questa prima parte servirà ad allineare le conoscenze dei partecipanti su GIS e cartografia, datum geodetici e sistemi di proiezione, software e plugin, tabelle, join e utilizzo di QField.

Dalla cartografia alle nuvole di punti

Il cuore del corso sarà poi il fine settimana in presenza a Treviso, durante il quale si entrerà nelle applicazioni più avanzate di QGIS e QField.

Il programma comprende il posizionamento dei rilievi 2D e 3D, l’utilizzo delle Carte Tecniche Regionali (CTR) e dei servizi cartografici WMS/WMFS, la georeferenziazione delle immagini raster e l’analisi dei DEM, i modelli digitali che descrivono l’andamento altimetrico del terreno.

Si lavorerà inoltre sulle elaborazioni altimetriche e sulla gestione di mesh e nuvole di punti, strumenti ormai fondamentali quando si vogliono rappresentare digitalmente ambienti e superfici complesse.

Uno spazio specifico sarà riservato a droni e fotogrammetria e all’utilizzo sul terreno degli strumenti GIS per il catasto delle grotte e la documentazione delle cavità.

Strumenti professionali applicati alla speleologia

L’obiettivo dichiarato è aumentare le competenze dei partecipanti nella gestione dei sistemi informativi territoriali, utilizzando strumenti e metodologie impiegati anche in ambito accademico e professionale, ma adattandoli alle esigenze concrete della speleologia e del torrentismo.

Il corso vuole essere anche un’occasione di confronto tra partecipanti provenienti da realtà e territori differenti, mettendo in comune soluzioni utili non soltanto all’esplorazione, ma anche alla didattica, alla divulgazione e all’analisi delle aree carsiche.

Il corso a Treviso

La sede delle attività in presenza sarà il Parco dello Storga a Treviso, presso la sede del Gruppo Grotte Treviso, in via Cal di Breda 132.

La struttura dispone di aula con proiettore, cucina e foresteria ed è prevista la possibilità di pernottare in camerata. Ai partecipanti viene richiesto di portare il proprio computer portatile e uno smartphone con i programmi utilizzati durante il corso già installati.

Possono partecipare i soci CAI o SSI in regola con il tesseramento 2026, con più di 15 anni e conoscenze di base di cartografia. Per i minorenni è necessaria l’autorizzazione di chi esercita la responsabilità genitoriale.

Iscrizioni entro il 20 settembre

La quota di partecipazione è di 180,00 euro e comprende l’alloggio, i materiali didattici e i pasti indicati nel programma, dalla cena del venerdì al pranzo della domenica.

Le iscrizioni dovranno essere effettuate entro il 20 settembre 2026 e sono disponibili al massimo 20 posti.

Il corso ha inoltre valore formativo per entrambe le realtà coinvolte: è valido come aggiornamento per titolati e qualificati SNS e SNT del CAI ed è omologato come corso di II livello SSI e valido come aggiornamento CNSS. L’iniziativa è patrocinata dalla Federazione Speleologica Veneta.

Per informazioni è possibile scrivere ad Annamaria Dalla Valle all’indirizzo annamaria.dallavalle@sns-cai.it.

Segreteria del corso:gruppogrottetreviso@gmail.com

Programma e informazioni sul sito SNS-CAI

Modulo online per l’iscrizione

Locandina: https://www.sns-cai.it/wp-content/uploads/2026/06/Corso-Nazionale-GIS-Avanzato-per-Speleologi-e-Torrentisti_2026.pdf

Fonte: Scuola Nazionale di Speleologia CAIhttps://www.sns-cai.it/evento/corso-nazionale-gis-avanzato-treviso-2026/

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  • Cavità artificiali, nuovo corso della Federazione Speleologica Toscana: teoria online e uscite sul campo
    Condividi Dal 4 novembre al 12 dicembre 2026 nove appuntamenti dedicati alla conoscenza e alla classificazione delle cavità artificiali. Le lezioni teoriche saranno aperte gratuitamente a tutti online, mentre per il corso completo sono previste tre uscite a Vitozza, alle Miniere del Frigido e ai Bottini di Siena Continua l’intensa attività di formazione e divulgazione della Federazione Speleologica Toscana APS, che per l’autunno propone un nuovo percorso dedicato questa volta alle cavità arti
     

Cavità artificiali, nuovo corso della Federazione Speleologica Toscana: teoria online e uscite sul campo

September 19th 2026 at 05:00

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Dal 4 novembre al 12 dicembre 2026 nove appuntamenti dedicati alla conoscenza e alla classificazione delle cavità artificiali. Le lezioni teoriche saranno aperte gratuitamente a tutti online, mentre per il corso completo sono previste tre uscite a Vitozza, alle Miniere del Frigido e ai Bottini di Siena

Continua l’intensa attività di formazione e divulgazione della Federazione Speleologica Toscana APS, che per l’autunno propone un nuovo percorso dedicato questa volta alle cavità artificiali, un settore della speleologia che permette di leggere il territorio anche attraverso le opere realizzate dall’uomo nel corso dei secoli.

Il Corso di Tipologie e Classificazione delle Cavità Artificiali 2026 si svolgerà dal 4 novembre al 12 dicembre, articolandosi in nove appuntamenti tra lezioni teoriche online e attività sul campo.

È un’altra iniziativa che testimonia l’attenzione della Federazione Toscana alla formazione continua degli speleologi, ma anche alla diffusione della cultura speleologica al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori. Una scelta particolarmente significativa è infatti quella di rendere le lezioni teoriche gratuite e liberamente accessibili in diretta sul canale YouTube della Federazione, anche a chi non prenderà parte al corso completo.

Dalle abitazioni rupestri agli acquedotti

Il programma consentirà di conoscere le principali tipologie di cavità artificiali e i criteri utilizzati per classificarle. Si parlerà degli insediamenti abitativi rupestri di Vitozza, delle opere estrattive e delle miniere e degli acquedotti.

Alla teoria si affiancheranno tre uscite che porteranno i partecipanti a osservare direttamente realtà molto diverse fra loro: Vitozza, nel territorio di Sorano, le Miniere del Frigido a Massa e i Bottini di Siena. Tre luoghi che permetteranno di mettere in pratica quanto appreso durante le lezioni e di confrontarsi con differenti forme di cavità create dall’uomo.

A tenere gli incontri saranno esperti provenienti dalla Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana ETS, dalla Scuola Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali, dall’Università degli Studi di Firenze e dall’Università di Urbino.

Iscrizioni entro il 25 ottobre 2026

Il corso completo, comprendente lezioni e attività in presenza, costa 30 euro. Il numero massimo è di 15 partecipanti, con priorità ai soci dei gruppi aderenti alla Federazione Speleologica Toscana che abbiano frequentato almeno un corso di introduzione alla speleologia. Le iscrizioni devono pervenire entro il 25 ottobre 2026.

Il corso è inoltre riconosciuto come aggiornamento per i qualificati ISS OTTO CAI e per i qualificati AI e IT SNS SSI.

Per chi invece desidera semplicemente approfondire l’argomento, resta la possibilità di seguire gratuitamente tutte le lezioni teoriche online: un modo concreto per mettere conoscenze e competenze a disposizione dell’intera comunità speleologica e di chiunque sia curioso di conoscere il mondo, spesso poco visibile, delle cavità artificiali.

Programma di massima:

Il corso si svolgerà dal 4 novembre al 12 dicembre 2026, secondo i seguenti appuntamenti:
1 – mercoledì 4/11 lezione teorica online, “Classificazione e tipologie delle cavità artificiali, parte prima”.
Relatrice Carla Galeazzi, membro del Centro Ricerche Sotterranee Egeria di Roma e della Commissione
Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana.
2 – mercoledì 11/11 lezione teorica online, “Classificazione e tipologie delle cavità artificiali, parte seconda”.
Relatrice Carla Galeazzi, membro del Centro Ricerche Sotterranee Egeria di Roma e della Commissione
Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana.
3 – mercoledì 18/11 lezione teorica online, “Gli insediamenti abitativi rupestri di Vitozza, San Quirico di
Sorano (GR)”. Relatrice Carmela Crescenzi, professore associato presso il Dipartimento di Architettura
dell’Università degli Studi di Firenze.
4 – sabato 21 e domenica 22/11 escursione all’insediamento abitativo di Vitozza, San Quirico di Sorano
(GR).
5 – mercoledì 25/11 lezione teorica online, “Opere estrattive, prima parte”. Relatori Maria Luisa Garberi,
membro della Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana, e
Giovanni Belvederi, direttore della Scuola Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali (SNSCA) della Società
Speleologica Italiana.
6 – mercoledì 2/12 lezione teorica online, “Opere estrattive, seconda parte”. Relatori Maria Luisa Garberi,
membro della Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana, e
Giovanni Belvederi, direttore della Scuola Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali (SNSCA) della Società
Speleologica Italiana.
7 – sabato 5/12 escursione alle Miniere del Frigido, Massa (MS).
8 – mercoledì 9/12 lezione teorica online, “Gli acquedotti”. Relatore Michele Betti, biologo e professore
presso l’Università degli Studi di Urbino, coordinatore della Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA)
della Società Speleologica Italiana.
9 – sabato 12/12 escursione ai Bottini di Siena (SI).

Le lezioni online potranno essere fruite liberamente da tutti gli interessati.


Numero massimo dei partecipanti (lezioni teoriche online ed escursioni): 15 speleologi, con priorità ai soci
dei Gruppi grotte aderenti alla Federazione Speleologica Toscana aps e che abbiano frequentato almeno un
corso di introduzione alla speleologia.

I partecipanti all’escursione alle Miniere del Frigido dovranno utilizzare
la propria attrezzatura di progressione omologata e in corso di validità.

Programma, modulo di iscrizione e tutte le informazioni sul sito della Federazione Speleologica Toscana

Canale YouTube: https://www.youtube.com/@speleotoscana

Fonte: Federazione Speleologica Toscana APS

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  • Giornate Nazionali della Speleologia 2026: attività aperte fino a ottobre
    Condividi Dopo il 13 settembre, le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 proseguono con eventi, tutela e divulgazione sul carsismo in tutta Italia Le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 non si esauriscono con il 13 settembre. La data ha coinciso con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, ma la campagna nazionale resta aperta per tutto settembre e ottobre. Gruppi speleologici, Società Speleologica Italiana, sezioni del Club alpino italiano, scuole di speleo
     

Giornate Nazionali della Speleologia 2026: attività aperte fino a ottobre

September 18th 2026 at 13:00

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Dopo il 13 settembre, le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 proseguono con eventi, tutela e divulgazione sul carsismo in tutta Italia

Le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 non si esauriscono con il 13 settembre.

La data ha coinciso con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, ma la campagna nazionale resta aperta per tutto settembre e ottobre. Gruppi speleologici, Società Speleologica Italiana, sezioni del Club alpino italiano, scuole di speleologia, associazioni e singoli soci possono ancora programmare iniziative rivolte al pubblico e inserirle nel calendario nazionale.

L’invito riguarda attività molto diverse. Sono previste visite guidate, open day, pulizie di cavità, incontri scientifici, laboratori per bambine e bambini, mostre, proiezioni, iniziative culturali e appuntamenti digitali. Il filo comune è la conoscenza del patrimonio ipogeo e dei territori carsici.

Giornate Nazionali della Speleologia e la data del 13 settembre

Il 13 settembre 2026 ha segnato la prima celebrazione della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, denominata in ambito internazionale International Day of Caves and Karst (IDCK). L’UNESCO ha proclamato la ricorrenza nel 2025, su proposta dell’Unione internazionale di speleologia e con il sostegno di oltre 150 organizzazioni. L’obiettivo dichiarato è promuovere conoscenza, tutela e valorizzazione delle grotte e dei sistemi carsici, considerati per il loro rilievo ambientale, scientifico, culturale, economico e paesaggistico. [web:2]

Le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 hanno quindi rappresentato il quadro italiano di una ricorrenza che assume carattere annuale. La coincidenza ha dato maggiore visibilità a iniziative dedicate all’acqua sotterranea, alla biodiversità, alla ricerca e alla frequentazione consapevole delle cavità.

La prima celebrazione internazionale si è svolta anche a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con una conferenza incentrata sulla gestione sostenibile di grotte e carsismo. In Italia, il calendario diffuso prima della ricorrenza raccoglieva appuntamenti in nove aree del Paese, tra visite, attività divulgative e interventi di bonifica. [web:7]

Eventi GNS 2026 fino a ottobre

La prosecuzione delle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 consente di ampliare il programma oltre il fine settimana centrale. Le proposte possono essere organizzate fino alla conclusione di ottobre e registrate attraverso i moduli indicati dal portale dell’iniziativa. L’inserimento nel calendario nazionale permette di rendere pubblica l’attività e di coordinarla con le iniziative già programmate.

Tra le formule indicate rientrano le uscite sul campo, gli open day e le visite in grotte o aree carsiche, sempre nel rispetto delle autorizzazioni necessarie, delle condizioni ambientali e delle regole di sicurezza. Nel calendario 2026 compare, per esempio, un open day ai Monti Alburni presso la Grotta Fra’ Gentile, in programma il 19 settembre a Sant’Angelo a Fasanella, in provincia di Salerno. [web:16]

Sono parte della campagna anche le attività di Puliamo il Buio. Interventi di questo tipo possono unire il recupero di un ambiente degradato alla spiegazione pubblica delle ragioni della tutela. La rimozione dei rifiuti non coincide infatti con una semplice azione pratica. Può diventare un momento per illustrare la vulnerabilità degli ecosistemi sotterranei, i tempi molto lunghi di degradazione dei materiali e il collegamento tra ciò che accade in superficie e la qualità delle acque nel sottosuolo.

Carsismo, acqua e biodiversità al centro

La dimensione divulgativa delle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 riguarda anche il significato più ampio del carsismo. Le grotte non sono ambienti isolati. Sono spesso parte di sistemi nei quali l’acqua attraversa fratture, condotti, risorgenti e acquiferi, con effetti diretti sulle risorse idriche e sugli ecosistemi.

Un esempio viene dal Friuli Venezia Giulia. La Regione segnala che il carsismo interessa circa il 70% delle aree montane e collinari regionali, con quasi 9.000 grotte censite. Le aree carsiche alimentano più di 1.200 sorgenti, molte delle quali sono captate a uso potabile. Nella stessa regione sono presenti ecosistemi sotterranei e specie altamente specializzate. [web:2]

Questo quadro aiuta a comprendere il valore di conferenze, laboratori e mostre fotografiche proposti durante le GNS. Le iniziative possono avvicinare il pubblico al lavoro di chi esplora, rileva e studia le cavità, senza ridurre la grotta a un luogo da visitare. Possono anche spiegare perché la tutela richieda attenzione agli ingressi, ai corsi d’acqua, alla fauna e alla gestione dei flussi di persone.

Come aderire al calendario nazionale

Gruppi e associazioni che intendono aderire alle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 possono consultare il sito della campagna per il calendario aggiornato, il vademecum GNS IDCK26 e i moduli di registrazione. Le proposte possono riguardare anche documentari, presentazioni pubbliche, percorsi didattici e attività online. Questa varietà permette di coinvolgere persone che non praticano speleologia e di raccontare il legame tra grotte, paesaggio e comunità locali.

Nella programmazione è utile indicare con chiarezza luogo, orari, modalità di partecipazione, destinatari, attrezzatura richiesta, eventuale prenotazione e riferimenti organizzativi. Per le attività in ambiente ipogeo restano centrali la valutazione dei rischi, l’adeguatezza degli accompagnatori e il rispetto delle norme che regolano l’accesso alle cavità.

La campagna prosegue dunque fino a ottobre, offrendo alle realtà locali il tempo per costruire occasioni informative e di tutela. L’obiettivo è mantenere visibile il patrimonio sotterraneo anche dopo la data del 13 settembre e favorire una conoscenza più concreta dei sistemi carsici italiani.

Fonti

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  • Soccorso speleologico, tecnologia e medicina in grotta: il CNSAS torna all’Antro del Corchia con l’Open Day 2026
    Condividi Il 26 settembre 2026, all’Antro del Corchia di Stazzema, la Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS presenterà ai giornalisti sistemi di comunicazione, supporto logistico e diagnostica destinati agli interventi di soccorso speleologico in profondità. Open Day 2026 del Soccorso Speleologico all’Antro del Corchia Sabato 26 settembre 2026 l’Antro del Corchia, nel territorio di Stazzema, in provincia di Lucca, ospiterà l’Open Day 2026 organizzato dalla Commissione Tecnica Speleolo
     

Soccorso speleologico, tecnologia e medicina in grotta: il CNSAS torna all’Antro del Corchia con l’Open Day 2026

September 18th 2026 at 12:00

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Il 26 settembre 2026, all’Antro del Corchia di Stazzema, la Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS presenterà ai giornalisti sistemi di comunicazione, supporto logistico e diagnostica destinati agli interventi di soccorso speleologico in profondità.

Open Day 2026 del Soccorso Speleologico all’Antro del Corchia

Sabato 26 settembre 2026 l’Antro del Corchia, nel territorio di Stazzema, in provincia di Lucca, ospiterà l’Open Day 2026 organizzato dalla Commissione Tecnica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

L’iniziativa è rivolta ai giornalisti e permetterà di seguire da vicino una giornata di addestramento dedicata ai tecnici del Soccorso Speleologico. Al centro delle dimostrazioni ci saranno le tecnologie sviluppate e sperimentate per affrontare gli interventi in ambiente ipogeo.

Il programma prevede prove operative sia all’esterno sia nei primi tratti della cavità. Un addetto stampa del CNSAS accompagnerà i giornalisti durante la visita, illustrando le attrezzature e le procedure utilizzate.

L’Antro del Corchia rappresenta un ambiente particolarmente adatto per questo tipo di attività. Il complesso carsico delle Alpi Apuane è infatti caratterizzato da notevole sviluppo, profondità e articolazione degli ambienti. Secondo il CNSAS, nel 2025 il complesso risultava rilevato per circa 80 chilometri, con oltre 20 ingressi e una profondità di circa 1.210 metri.

ERMES porta voce, video e dati nel sottosuolo

Uno dei sistemi che sarà presentato durante l’Open Day 2026 è ERMES, la tecnologia sviluppata dalla Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS per consentire la trasmissione di voce, immagini e dati dall’interno delle grotte verso l’esterno.

Il sistema è basato su apparati collocati in valigette stagne e collegati attraverso una linea di comunicazione. La tecnologia permette di mantenere un collegamento operativo anche quando la normale telefonia mobile e le comunicazioni radio non sono disponibili.

La funzione più rilevante riguarda il soccorso medicalizzato. In un intervento in profondità, il personale sanitario può trasmettere all’esterno informazioni sulle condizioni del paziente, immagini diagnostiche e altri dati clinici. In questo modo specialisti situati in superficie possono contribuire alla valutazione del ferito senza dover raggiungere fisicamente il luogo dell’incidente.

Durante l’Open Day 2025 all’Antro del Corchia ERMES era già stato indicato dal CNSAS come un sistema operativo. In precedenti esercitazioni era stato utilizzato fino a 2.400 metri dall’ingresso della grotta. Il sistema era stato impiegato anche per trasmettere tracciati ECG e immagini ecografiche in tempo reale.

ESTIA per gli interventi speleologici di lunga durata

Un altro elemento della giornata sarà ESTIA, un sistema logistico destinato agli interventi complessi e prolungati in profondità.

Il dispositivo permette di allestire un campo interno per le squadre impegnate nelle operazioni. La configurazione presentata dal CNSAS comprende moduli leggeri e impermeabili, con tende dedicate al riposo e alla permanenza del personale.

La necessità di organizzare campi avanzati nasce dalla particolare durata degli interventi in grotta. La profondità, le strettoie, i pozzi, i tratti allagati e la distanza dall’ingresso possono rendere molto lungo il trasferimento di soccorritori, materiali e paziente.

Un sistema logistico interno consente quindi di ridurre gli spostamenti ripetuti verso l’esterno e di organizzare l’avvicendamento delle squadre. Nell’Open Day 2025 il CNSAS aveva descritto ESTIA come una struttura capace di supportare una squadra di nove tecnici, con sistemi per il comfort termico, l’igiene, la gestione dell’acqua e l’alimentazione.

Il sistema MESH e le comunicazioni dove le radio non arrivano

L’edizione 2026 introduce inoltre la presentazione del sistema MESH, indicato nell’invito stampa come una tecnologia destinata alla trasmissione radio di dati anche nelle zone nelle quali le normali comunicazioni radio non riescono a funzionare.

La possibilità di mantenere collegamenti affidabili rappresenta un aspetto centrale del soccorso speleologico. In una grotta la propagazione delle onde radio può essere ostacolata dalla morfologia della cavità. Pozzi, meandri, cambi di direzione e grandi distanze possono interrompere il collegamento diretto.

La ricerca tecnologica del CNSAS punta quindi a costruire reti di comunicazione adattabili alla conformazione dell’ambiente. L’obiettivo operativo è mantenere il contatto tra le squadre impegnate nella grotta e la Direzione delle Operazioni in superficie.

La simulazione sanitaria: diagnosi e telemedicina in grotta

Durante la giornata è prevista anche una simulazione di intervento condotta dalla Commissione Medica del CNSAS.

Lo scenario prevede un ferito all’interno della cavità. I tecnici dovranno raggiungere il paziente, assisterlo e predisporlo alle successive fasi di recupero. Parallelamente, i sanitari utilizzeranno strumenti multiparametrici per controllarne le condizioni.

La particolarità della dimostrazione sarà la trasmissione dei dati verso l’esterno attraverso ERMES. Dati clinici, immagini, video e voce potranno essere condivisi con centri specialistici esterni.

Il modello risponde a una delle principali difficoltà del soccorso speleologico: l’infortunato può trovarsi a grande distanza dall’ingresso e in un ambiente nel quale l’evacuazione richiede molte ore. La possibilità di mantenere un collegamento medico continuo può quindi contribuire alla gestione del paziente durante le diverse fasi dell’intervento.

Dal Corchia 2025 a Su Bentu: la sperimentazione diventa addestramento

L’Open Day 2026 si inserisce in un percorso già avviato dal CNSAS.

Nell’ottobre 2025, sempre all’Antro del Corchia, la prima edizione dell’Open Day della Commissione Tecnica Speleologica aveva riunito 56 tecnici provenienti da diverse regioni italiane. Per tre giornate furono testati sistemi come ESTIA, ERMES, Ether e un ecometro TDR per la diagnostica delle linee telefoniche.

L’attività della Commissione Tecnica Speleologica non si limita quindi alla progettazione delle apparecchiature. Le tecnologie vengono portate in ambiente reale, sottoposte alle condizioni operative delle grotte e valutate dai tecnici che dovranno utilizzarle durante gli interventi.

Un altro esempio significativo è rappresentato dalla grande esercitazione interregionale svolta nella grotta Su Bentu, in Sardegna, dal 5 al 7 dicembre 2025. L’esercitazione ha coinvolto 165 tecnici provenienti da 11 regioni. Il figurante si trovava a oltre 3.000 metri dall’ingresso e il recupero ha richiesto 44 ore di lavoro.

Durante l’esercitazione è stato utilizzato ERMES per trasmettere all’esterno la valutazione sanitaria del ferito, i parametri vitali e immagini ecografiche. Il collegamento ha permesso anche alla Centrale Operativa del 118 di Sassari di seguire a distanza l’evoluzione clinica dello scenario simulato.

La cooperazione internazionale nel soccorso speleosubacqueo

L’attività recente del Soccorso Speleologico CNSAS comprende anche la cooperazione internazionale.

Nel maggio 2025 si è svolta in Slovenia la prima esercitazione speleosubacquea congiunta tra CNSAS e Soccorso Speleologico Sloveno, la Jamarska Reševalna Služba. L’esercitazione ha coinvolto 14 tecnici speleosubacquei italiani e 10 tecnici sloveni.

In quell’occasione ERMES è stato utilizzato per realizzare un collegamento audiovisivo tra il campo avanzato posto a circa 500 metri dall’ingresso e l’esterno. L’esperienza ha permesso di verificare l’utilità della tecnologia anche in un contesto post-sifone, dove le condizioni operative rendono particolarmente complessa la comunicazione.

La collaborazione internazionale rappresenta una componente importante della preparazione del soccorso speleologico, soprattutto considerando che gli interventi in cavità profonde possono richiedere competenze e risorse distribuite tra più strutture.

Formazione continua e specializzazione dei tecnici

La tecnologia non sostituisce la preparazione degli operatori. Il CNSAS mantiene una struttura nazionale dedicata al Soccorso Speleologico, articolata in 16 delegazioni e 27 stazioni speleologiche, con tecnici formati per operare in grotte, cavità, pozzi, sifoni e ambienti confinati.

La formazione comprende progressione in grotta, tecniche su corda, movimentazione delle barelle, comunicazioni e soccorso sanitario in ambiente ostile. La Scuola Nazionale Tecnici di Soccorso Speleologico rende disponibili anche materiali formativi sulle tecniche operative, riservati al personale addestrato.

Nel 2026 il CNSAS ha inoltre proseguito le attività formative rivolte più in generale al soccorso in ambiente impervio. Il corso nazionale S.A.I. 2026 si è svolto in Toscana dal 16 al 19 aprile, coinvolgendo medici, infermieri e tecnici provenienti da tutta Italia. Il percorso ha unito competenze sanitarie e tecniche in scenari realistici.

Un sistema di soccorso costruito sulla preparazione

I dati più recenti pubblicati dal CNSAS restituiscono il quadro generale dell’attività del Corpo. Nel 2025 sono state registrate 13.037 missioni di soccorso complessive, con 46.927 soccorritori coinvolti nelle attività e oltre 204.000 ore/uomo. Il sistema opera in collaborazione con il numero unico di emergenza 112, il Servizio Sanitario Nazionale e le strutture dell’emergenza sanitaria.

Questi numeri riguardano l’insieme delle attività alpine e speleologiche e non consentono di ricavare da soli il numero degli interventi esclusivamente in grotta. Sono però indicativi del livello di organizzazione necessario per garantire una presenza operativa nazionale.

Nel Soccorso Speleologico la complessità aumenta quando l’incidente avviene lontano dall’ingresso. Ogni fase deve essere pianificata considerando tempi di percorrenza, trasporto dei materiali, assistenza sanitaria, comunicazioni, recupero della barella e avvicendamento delle squadre.

L’Antro del Corchia come laboratorio per il futuro del soccorso speleologico

L’Open Day del 26 settembre 2026 porta quindi all’Antro del Corchia una parte di questo lavoro quotidiano. Le tecnologie saranno mostrate in un ambiente reale e messe in relazione con le procedure operative del Soccorso Speleologico.

La sperimentazione di ERMES, ESTIA e MESH mostra un’evoluzione del modello di intervento. Non si tratta soltanto di raggiungere un infortunato e riportarlo all’esterno. La tendenza è costruire una rete operativa capace di mantenere comunicazioni, supporto sanitario, logistica e coordinamento anche a grande distanza dall’ingresso.

Per la speleologia, questo sviluppo riguarda direttamente la sicurezza delle esplorazioni. Per il sistema di emergenza, significa poter disporre di informazioni più complete e tempestive durante interventi che possono protrarsi per molte ore.

L’appuntamento di Stazzema sarà quindi anche un momento di divulgazione sul lavoro tecnico che precede e accompagna ogni intervento di Soccorso Speleologico. Dietro una comunicazione in grotta, una diagnosi trasmessa dall’interno o una barella movimentata in un pozzo esiste infatti un percorso fatto di progettazione, addestramento, verifiche e collaborazione tra competenze diverse.

Fonti

Invito stampa CNSAS per l’Open Day 2026, fornito alla redazione.

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  • Il Timavo svela due specie di proteo e un record: un esemplare da 100 grammi
    Condividi ‘Signora sarebbero 96 grammi, facciamo un etto?’ Finalmente è ufficiale, anche se ci sono voluti ben tre secoli di ricerche per confermare ciò che alcuni ricercatori del passato avevano già intuito. Alcuni recenti studi, pubblicati negli ultimi giorni, hanno stabilito che quello che finora era stato considerato un’unica specie, il Proteo, è in realtà un insieme di addirittura nove specie diverse, distribuite dal Carso Giuliano fino alla Bosnia. Ma facciamo un passo indietro, a
     

Il Timavo svela due specie di proteo e un record: un esemplare da 100 grammi

September 18th 2026 at 11:00

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‘Signora sarebbero 96 grammi, facciamo un etto?’

Finalmente è ufficiale, anche se ci sono voluti ben tre secoli di ricerche per confermare ciò che alcuni ricercatori del passato avevano già intuito.

Alcuni recenti studi, pubblicati negli ultimi giorni, hanno stabilito che quello che finora era stato considerato un’unica specie, il Proteo, è in realtà un insieme di addirittura nove specie diverse, distribuite dal Carso Giuliano fino alla Bosnia.

Ma facciamo un passo indietro, al 1762.

Fu Scopoli il primo ricercatore a trovare, in alcune sorgenti esterne alle grotte, degli strani animali allora completamente sconosciuti. Non poteva ancora sapere che stava osservando quello che, di lì a poco, sarebbe diventato uno degli animali più iconici e affascinanti del sottosuolo.

Laurenti, comprendendo l’importanza della scoperta, nel 1768 assegnò a quell’animale il nome di Proteo, facendo però, di fatto, un torto a Scopoli, al quale sfumò così la paternità della scoperta.

Una volta scoperto il Proteo e iniziate le ricerche nelle grotte, gli studiosi che si susseguirono nel tempo notarono alcune differenze tra le varie popolazioni, intuendo che potessero appartenere a specie differenti.

Alcune di queste differenze erano molto evidenti, altre decisamente più difficili da individuare. Proprio questa variabilità ha rallentato per molto tempo la possibilità di suddividere le diverse popolazioni di Proteo in specie distinte.

“Finalmente, grazie alle moderne tecniche di indagini genetiche e scheletriche operate dei colleghi dell’Università di Lubiana, diamo un’identità alle notevoli differenze, sempre osservate da tutti noi che incontriamo i protei nei nostri fiumi carsici”, afferma Nicola Bressi , coature del lavoro e curatore del Museo di Storia Naturale di Trieste.

Dopo le analisi genetiche, scheletriche e morfologiche, si è quindi arrivati alla definizione di queste nuove specie e una di queste, per dar giustizia a un torto di secoli fa, sarebbe bello possa essere dedicata a Scopoli.

Ma non finisce qui.

Nel nostro Timavo, a circa 300 metri sotto la superficie, le indagini condotte dai ricercatori sloveni, insieme alle più recenti ricerche dell’Università di Trieste, hanno evidenziato un fatto davvero straordinario: nelle acque del fiume sotterraneo sono presenti ben due specie di Proteo. Una tipica del Carso italiano, e un’altra che arriva dalla Slovenia ma che ha popolazioni stabili anche in alcuni siti italiani.

Una scoperta che aggiunge un altro tassello alla conoscenza di uno degli ecosistemi sotterranei più affascinanti e misteriosi del nostro territorio.

Marco Restaino della Società Adriatica di Speleologia aggiunge: “ora possiamo dire che, un anno fa, il Proteo da record documentato nella Grotta Luftloch appartiene alla specie propria del Carso Giuliano.
Ma il vero colpo di scena delle ultime settimane è stato quello di aver trovato un altro esemplare da record, appartenente questa volta alla specie proveniente dalla Slovenia.
Quest’ultimo esemplare, é ancora più grande del precedente e con un peso effettivo di 100 grammi, spaccati al decimo!
Possiamo dire che il Timavo oggi custodisce il record di grandezza e peso di ambedue le specie!”

Dal punto di vista morfologico, i due esemplari che sono stati documentati di concerto con l’Università di Trieste, presentano differenze molto marcate, tanto da far ritenere già da tempo che appartenessero a due specie distinte. Per avere però una conferma scientifica definitiva, attendevamo i risultati delle analisi e le conclusioni degli studiosi che da molti anni si occupano della sistematica e della biologia del Proteo.

“Oggi questi risultati ci permettono finalmente di dare un significato preciso a differenze che avevamo osservato sul campo e di comprendere quanto sia ancora più complessa e articolata la biodiversità del nostro ambiente carsico” , afferma Chiara Manfrin , ricercatrice al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, che ha presentato alla prima giornata internazionale del carsismo svoltasi a Postumia, i primi risultati completi di un lavoro promosso dalla Regione FVG, riguardanti la distribuzione del Proteo in Italia.

Ancora una volta è il nostro Carso, con il Timavo e il suo mondo nascosto, a ricordarci quanto poco conosciamo delle meraviglie che scorrono proprio sotto i nostri piedi.

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Medaglia bronzea della Città di Trieste allo speleologo Pino Guidi

September 18th 2026 at 10:00

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Riconoscimento civico a Giuseppe “Pino” Guidi, speleologo del Carso e già direttore del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, coautore dei volumi sull’infortunistica speleologica in Italia

Pino Guidi, storico protagonista della speleologia italiana, ha ricevuto la Medaglia bronzea della Città di Trieste, un riconoscimento civico che valorizza decenni di esplorazioni, ricerca e impegno nel Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia.
Il conferimento della Medaglia bronzea della Città di Trieste a Giuseppe “Pino” Guidi lega ancora di più la sua figura alla storia del Carso, della speleologia e del soccorso in grotta.

Scrive Roberto Dipiazza sindaco di Trieste sulla sua pagina Facebook: ‘Questa mattina, nel corso di una cerimonia nel Salotto Azzurro Municipale, ho conferito la Medaglia bronzea della Città di Trieste allo speleologo Giuseppe “Pino” Guidi. Al conferimento erano presenti il vicesindaco Serena Tonel e il presidente della Società Alpina delle Giulie – Sezione CAI di Trieste Massimiliano Reiter, oltre a un nutrito gruppo di parenti e amici dello speleologo.
Mi sono complimentato con Guidi per il suo straordinario percorso. Il vicesindaco Tonel, dopo aver ringraziato lo speleologo per aver portato in alto il nome del capoluogo giuliano fuori dal perimetro della città, ha poi sottolineato come il conferimento celebri “la vera essenza della triestinità e l’amore profondo per il Carso”.
Giuseppe “Pino” Guidi (Venezia, 1938), trasferitosi a Trieste nel primissimo dopoguerra, è una delle figure più importanti della speleologia italiana, disciplina a cui ha dedicato oltre sessant’anni di vita coniugando l’esplorazione geografica al rigore scientifico e all’impegno civile. Lo scorso giugno ha ricevuto la Medaglia d’Oro del Club Alpino Italiano. La sua giovinezza è segnata dalle drammatiche tensioni sul confine orientale: nel novembre del 1953 partecipa ai moti per l’italianità di Trieste sotto il Governo Militare Alleato, rimanendo ferito e subendo la reclusione. In quel contesto stringe una fraterna amicizia con Mario Bussani, insieme al quale inizia l’attività speleologica prima nei sotterranei urbani e poi nel GEST (Gruppo Escursionisti Speleologi Triestini). In quel clima post-bellico, l’attività in grotta sul Carso si trasforma da subito in una missione civile dolorosa e necessaria: la ricerca e il recupero dei resti degli infoibati all’interno delle grandi voragini verticali, un impegno volto a restituire dignità e memoria alle vittime dei conflitti di frontiera.
Iscritto dal 1962 alla prestigiosa Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, di cui custodisce l’Archivio Storico dal 1965, Guidi ha firmato personalmente i rilievi topografici di oltre 400 cavità (principalmente in Friuli Venezia Giulia) e ha guidato importanti campagne sul massiccio del Canin e in tutta Italia. Nel 1977 è stato protagonista della storica spedizione della “Boegan” in Iran, dove ha rilevato 17 grotte e gettato le basi per il primo catasto speleologico nazionale iraniano.
Figura cardine del soccorso sotterraneo, ha ricoperto il ruolo di Direttore del Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia per il CNSAS, firmando come coautore il volume statistico ufficiale “Cinquant’anni di infortunistica speleologica in Italia”. Autore di una monumentale opera documentaria di quasi 1400 scritti tra studi scientifici, storici e bibliografici, ha contribuito in modo determinante alla rinascita del Catasto Speleologico regionale.
Ricevendo l’onorificenza dalle mani del Primo Cittadino, Guidi ha dichiarato: “Accetto con cuore questo riconoscimento a nome di tutti i grottisti triestini. Quello che ho fatto è merito di tutto l’ambiente “grottistico” triestino e regionale”.

Cerimonia per la Medaglia bronzea della Città di Trieste

La Medaglia bronzea della Città di Trieste è stata conferita allo speleologo Pino Guidi nel Salotto Azzurro del Municipio, nel corso di una cerimonia ufficiale presieduta dal sindaco Roberto Dipiazza.

Alla consegna della Medaglia bronzea della Città di Trieste erano presenti la vicesindaca Serena Tonel, il presidente della Società Alpina delle Giulie – sezione CAI di Trieste – Massimiliano Reiter e numerosi parenti, amici e grottisti.


La vicesindaca ha collegato la Medaglia bronzea della Città di Trieste alla “vera essenza della triestinità” e all’amore per il Carso, richiamando il lungo rapporto tra la città, la speleologia e il paesaggio ipogeo.

Speleologo Pino Guidi, una biografia intrecciata con Trieste

Giuseppe “Pino” Guidi nasce a Venezia nel 1938 e si trasferisce a Trieste nel primissimo dopoguerra, inserendosi in un contesto segnato dalle tensioni del confine orientale.


Nel novembre 1953 partecipa ai moti per l’italianità di Trieste sotto il Governo Militare Alleato, viene ferito, incarcerato e in quel periodo stringe la fraterna amicizia con Mario Bussani, futuro compagno di esplorazioni sotterranee.


Per la comunità speleologica, lo speleologo Pino Guidi è oggi ricordato come una figura che ha saputo collegare vicende storiche complesse, pratica esplorativa e costruzione di strumenti di memoria.

Dal Carso triestino alla Commissione Grotte “Eugenio Boegan”

L’attività dello speleologo Pino Guidi comincia nei sotterranei urbani triestini e prosegue nel Gest, Gruppo Escursionisti Speleologi Triestini, in un periodo in cui il Carso è anche luogo di ricerche sui resti degli infoibati.
Le esplorazioni nelle grandi voragini verticali assumono da subito una dimensione civile: recuperare i resti delle vittime e restituire loro dignità e memoria, integrando speleologia e impegno sociale.
Dal 1962 Guidi è socio della Commissione Grotte “Eugenio Boegan” della Società Alpina delle Giulie e dal 1965 ne custodisce l’Archivio Storico, firmando personalmente rilievi topografici di oltre 400 cavità, soprattutto in Friuli Venezia Giulia.
Questa attività sistematica di rilievo e catalogazione ha contribuito in modo diretto alla costruzione del catasto speleologico regionale, rendendo la produzione di Guidi un riferimento per generazioni di speleologi.

Esplorazioni internazionali e catasto speleologico in Iran

Nel 1977 lo speleologo Pino Guidi partecipa alla storica spedizione della Commissione Grotte “Eugenio Boegan” in Iran, durante la quale vengono rilevate 17 grotte e si gettano le basi per il primo catasto speleologico nazionale iraniano.
In quell’occasione, metodi di rilievo e documentazione sviluppati sul Carso triestino vengono applicati in un contesto nuovo, mostrando come la speleologia possa contribuire alla costruzione di strumenti di conoscenza del territorio anche su scala internazionale.
L’esperienza iraniana conferma il ruolo del lavoro di Guidi nel promuovere l’idea di un catasto speleologico strutturato, fondato su dati verificati e rilievi accurati, elemento oggi centrale in molte regioni carsiche.

Direttore del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia e studio dell’infortunistica speleologica

Giuseppe “Pino” Guidi è stato Direttore del Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia per il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), collocandosi al centro della costruzione delle strutture di soccorso in grotta nella regione.
Nel quadro delle attività del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, Guidi firma come coautore il volume statistico ufficiale “Cinquant’anni di infortunistica speleologica in Italia (1947–1997); torrentismo: 12 anni di infortunistica (1985–1997)”, pubblicato nel 2000 nella collana dei manuali tecnici del CNSAS.[10][4]
Il volume sull’infortunistica speleologica analizza 674 incidenti in grotta tra il 1947 e il 1997, con 1039 speleologi coinvolti e 74 deceduti, oltre a 52 incidenti di torrentismo registrati tra il 1985 e il 1997, con 108 coinvolti e 6 morti.[11][4]
Questi dati sull’infortunistica speleologica contribuiscono a definire linee di prevenzione, formazione e gestione del rischio, rendendo il lavoro di Guidi e dei suoi coautori uno strumento ancora oggi citato nei contesti tecnici e didattici.[12][4]

Produzione scientifica, storia associativa e memoria dei grottisti

Oltre alla direzione del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, lo speleologo Pino Guidi è autore di una vasta opera documentaria composta da circa 1400 scritti tra studi scientifici, storici e bibliografici sulla speleologia e sul Carso.[6][1]
Tra questi si contano volumi dedicati agli incidenti speleologici di specifici decenni, aggiornamenti sull’infortunistica speleologica e lavori sulla storia delle associazioni speleologiche del Friuli Venezia Giulia.[11][12][8]
Una parte consistente dei suoi contributi è stata pubblicata attraverso la Commissione Grotte “Eugenio Boegan” e la rete speleologica regionale, rendendo la figura di Guidi centrale anche per la memoria delle strutture associative e dei gruppi grotte.[7][8]

Medaglia d’Oro del CAI e altri riconoscimenti

La Medaglia bronzea della Città di Trieste giunge pochi mesi dopo la Medaglia d’Oro del Club Alpino Italiano, massima benemerenza del sodalizio, conferita a Pino Guidi l’8 giugno 2026 presso la Sala Proiezioni della Società Alpina delle Giulie.[3][5][6]
Nella motivazione della Medaglia d’Oro del CAI si ricordano oltre 415 rilievi topografici e circa 1400 pubblicazioni, che hanno contribuito a migliorare la comprensione del mondo sotterraneo dalle Alpi Giulie al Carso triestino.[5][3]
In passato la città ha già assegnato riconoscimenti a figure di spicco della speleologia triestina, come il Sigillo Trecentesco o la medaglia di bronzo provinciale, segnando una continuità tra il conferimento della Medaglia bronzea della Città di Trieste a Pino Guidi e una tradizione di attenzione verso i grottisti.[13][14]

Il significato della Medaglia bronzea per la comunità speleologica

Ricevendo la Medaglia bronzea della Città di Trieste, Pino Guidi ha dichiarato di accettare il riconoscimento “a nome di tutti i grottisti triestini”, attribuendo il merito al complesso ambiente speleologico cittadino e regionale.[2][1]
Per la speleologia italiana e per il Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, la Medaglia bronzea della Città di Trieste rappresenta un segnale di attenzione istituzionale verso un lavoro che ha unito esplorazione, sicurezza e conservazione della memoria.[9][1]
La storia di Guidi mostra come la speleologia possa dialogare con le amministrazioni e con la società civile, attraverso strumenti come il catasto delle cavità, gli studi sull’infortunistica speleologica e le strutture di soccorso in grotta, contribuendo alla tutela del patrimonio ipogeo e alla gestione del rischio.[4][1]


Fonti

Fonti
[1] Dal drammatico recupero dei resti degli infoibati alle missioni in Iran e ai 1400 scritti pubblicati: premiato lo speleologo Giuseppe ”Pino” Guidi https://www.ildolomiti.it/societa/2026/dal-drammatico-recupero-dei-resti-degli-infoibati-alle-missioni-in-iran-e-ai-1400-scritti-pubblicati-premiato-lo-speleologo-giuseppe-pino-guidi
[2] Il Sindaco ha conferito la Medaglia bronzea della Città di … https://www.comune.trieste.it/it/novita-227102/comunicati-227104/il-sindaco-ha-conferito-la-medaglia-bronzea-della-citta-di-trieste-allo-speleologo-giuseppe-pino-guidi-327445
[3] Medaglia d’Oro del CAI a Pino Guidi, lo speleologo che ha mappato … https://www.scintilena.com/medaglia-doro-del-cai-a-pino-guidi-lo-speleologo-che-ha-mappato-il-carso-e-fondato-il-soccorso-in-grotta/06/06/
[4] [PDF] del CORPO NAZIONALE SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-nr17-dic-2000.pdf
[5] Medaglia d’oro del Cai all’esploratore degli abissi: Pino Guidi entra nella storia https://www.ilpiccolo.it/cronaca/speleologia-medaglia-oro-cai-pino-guidi-trieste-foefm59y
[6] Pino Guidi, medaglia d’oro del Cai allo storico esploratore … https://www.ildolomiti.it/cronaca/2026/pino-guidi-medaglia-doro-del-cai-allo-storico-esploratore-degli-abissi-cambiano-i-materiali-cambia-la-tecnica-ma-i-pericoli-della-grotta-sono-sempre-gli-stessi
[7] Trieste, in uscita la rivista “Atti e Memorie”, vol.48 – Scintilena https://www.scintilena.com/trieste-in-uscita-la-rivista-atti-e-memorie-vol-48/02/19/
[8] Storia della speleologia e del soccorso https://www.boegan.it/2012/02/storia/
[9] BILANCIO SOCIALE 2024 https://cnsas-fvg.it/images/documents/Bilanci/Bilancio_sociale_2024_Last.pdf
[10] Libri (ordinati per titolo) https://www.gsags.it/wp-content/uploads/LIBRI-ord-x-TITOLO-17042019.pdf
[11] Speleo-incidenti-1981-1990.pdf https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2020/03/Speleo-incidenti-1981-1990.pdf
[12] novembre2003 https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-nr27-dic-2003.pdf
[13] COMMISSIONE http://www.boegan.it/wp-content/uploads/2017/08/Progressione_059.pdf
[14] Articoli correlati https://www.boegan.it/2015/06/m-radacich/
[15] Un Anno di Scoperte e Ricerca con l’ultimo numero on line – Scintilena https://www.scintilena.com/cronache-ipogee-un-anno-di-scoperte-e-ricerca-con-lultimo-numero-on-line/01/03/
[16] [PDF] Raccolta Agosto 2019 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2019_8_Raccolta_Scintilena_Agosto.pdf
[17] Scintilena – il giornale quotidiano della speleologia italiana – Scintilena https://www.scintilena.com/category/0/page/723/?/wp-admin/install_php&wpmp_switcher=desktop
[18] [PDF] Raccolta Gennaio 2015 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2015_1_Raccolta_Scintilena_Gennaio.pdf
[19] [PDF] Raccolta Luglio 2019 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2019_7_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[20] Pagina 21 di 2372 – Una luce nel buio – il giornale … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/21/?wpmp_switcher=desktop
[21] E’ morto Fabio Forti, l’ultimo carsologo. Il ricordo di Pino Guidi – Scintilena https://www.scintilena.com/e-morto-fabio-forti-lultimo-carsologo-il-ricordo-di-pino-guidi/09/17/
[22] Selezioni per Aspiranti Volontari del Soccorso … – Scintilena https://www.scintilena.com/selezioni-per-aspiranti-volontari-del-soccorso-speleologico-in-friuli-venezia-giulia/12/06/
[23] Incidenti in speleologia subacquea: il libro di Michel Ribera analizza decenni di dati e svela i meccanismi fatali – Scintilena https://www.scintilena.com/incidenti-in-speleologia-subacquea-il-libro-di-michel-ribera-analizza-decenni-di-dati-e-svela-i-meccanismi-fatali/02/21/
[24] [PDF] Indice Articoli 2014 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2014_Indice_articoli_Scintilena.pdf
[25] Pubblicata l’edizione inglese di Study of Cave Diving Accidents https://www.scintilena.com/pubblicata-ledizione-inglese-di-study-of-cave-diving-accidents/12/30/
[26] Aperte le Selezioni per Aspiranti Volontari del Soccorso Speleologico – Scintilena https://www.scintilena.com/aperte-le-selezioni-per-aspiranti-volontari-del-soccorso-speleologico/10/13/
[27] [PDF] Raccolta Maggio 2013 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2013_05_Raccolta_Scintilena_Maggio.pdf
[28] Evoluzione della Speleologia in Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/evoluzione-della-speleologia-in-italia-dalle-origini-al-riconoscimento-internazionale-xix-secolo-2009/01/26/
[29] redazione — Trieste Cafe https://www.triestecafe.it/autore/login-redazione
[30] Evacuazione di parapendista http://www.cnsas.it/wp-content/uploads/2016/09/luglio-2016.pdf-1.pdf
[31] Categoria: Attualità – NordestNews | https://www.nordestnews.it/category/attualita/
[32] [PDF] Soccorso speleologico https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-supplemento-nr-65-novembre-2016.pdf
[33] Biblioteca al 12-04.-2022.xlsx https://www.valloverticale.it/openbiblio/opac/catalogo.pdf
[34] Speleo https://www.cnsas.it/soccorso-speleologico/
[35] JK http://www.speleo.it/site/images/speleologia/Speleologia_39_Dic_1998%20OCR.pdf
[36] Elenco libri per sito cai 2003 https://www.cairimini.it/wp-content/uploads/2016/11/Elenco_libri_per_sito_CAI_Rimini_aggiornato_al_21_11_2016.pdf
[37] Cronache Ipogee: Le Ultime Novità dalla Speleologia del Friuli Venezia Giulia – Scintilena https://www.scintilena.com/cronache-ipogee-le-ultime-novita-dalla-speleologia-del-friuli-venezia-giulia/02/06/
[38] Trieste speleologi premiati in Regione per la scoperta della Grotta … https://www.scintilena.com/trieste-speleologi-premiati-in-regione-per-la-scoperta-della-grotta-luftloch/04/08/
[39] [PDF] Raccolta Giugno 2011 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2011_06_Raccolta_Scintilena_Giugno.pdf
[40] Programma XXI Congresso Nazionale di Speleologia (2-5 giugno, Trieste) – Scintilena https://www.scintilena.com/programma-xxi-congresso-nazinale-di-speleologia-2-5-giugno-trieste/05/04/
[41] [PDF] Raccolta Settembre 2016 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2016_09_Raccolta_Scintilena_Settembre.pdf
[42] [PDF] Raccolta Maggio 2012 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2012_05_Raccolta_Scintilena_Maggio.pdf
[43] Grotte Preistoriche del Friuli Venezia Giulia: Un Viaggio nel Patrimonio Speleologico Regionale – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-preistoriche-del-friuli-venezia-giulia-un-viaggio-nel-patrimonio-speleologico-regionale/01/17/
[44] Tutela del patrimonio ipogeo e attività speleologica https://www.scintilena.com/feed/
[45] [PDF] Raccolta Aprile 2006 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2006_4_Raccolta_Scintilena_Aprile.pdf
[46] Archeologia e speleologia insieme per la ricerca e la tutela … https://www.scintilena.com/archeologia-e-speleologia-insieme-per-la-ricerca-e-la-tutela-del-patrimonio-ipogeo-si-parte-con-il-cat-trieste/09/23/
[47] Cavit https://www.scintilena.com/cavit/01/11/
[48] “‘i https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2021/05/GUIDI-Pino-2000-Le-associazioni-speleologiche-del-Friuli-Venezia-Giulia-dagli-inizi-al-2000.-Saggio-cronologico_web.pdf
[49] Sitemap – Il Meridiano https://www.il-meridiano.it/sitemap.html
[50] NordEstNews.com: Home https://www.nordestnews.com/
[51] RassegnaStampa2014LugDic https://www.legambientetrieste.it/RassegnaStampa2014LugDic.htm
[52] [PDF] FEBBRAIO 2012 – Federico Guidi https://www.guidifederico.it/newsletter/FEBBRAIO_2012.pdf

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  • Scintilena, il post numero 25mila parla di pipistrelli e speleologi
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Scintilena, il post numero 25mila parla di pipistrelli e speleologi

September 18th 2026 at 09:00

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Il traguardo editoriale del notiziario italiano di speleologia riporta al centro il rapporto tra pipistrelli, grotte, tutela e necessità esplorative: una collaborazione che richiede dati, attenzione stagionale e comportamenti condivisi.

Il post numero 25mila di Scintilena è dedicato ai pipistrelli. La scelta mette in evidenza un tema che attraversa da sempre l’attività in grotta: il rapporto tra speleologi e chirotteri.

Non è un legame soltanto simbolico. Le cavità naturali sono luoghi di esplorazione, studio e documentazione. Per molte specie di pipistrelli sono anche rifugi essenziali, usati in momenti diversi del ciclo annuale.

Il binomio speleologi-pipistrelli diventa quindi quasi automatico. Chi percorre una grotta può osservare presenze biologiche rilevanti. Chi studia e tutela i chirotteri ha spesso bisogno della conoscenza tecnica delle cavità, dei loro accessi e delle condizioni ambientali interne.

Pipistrelli e speleologi, il significato del post 25mila di Scintilena

Raggiungere 25mila pubblicazioni significa segnare una tappa nella storia editoriale di Scintilena. La scelta dei pipistrelli come argomento del post numero 25mila richiama una delle responsabilità più concrete della speleologia contemporanea: esplorare senza ignorare gli organismi che vivono nel sottosuolo.

I pipistrelli non occupano tutte le grotte nello stesso modo. Alcune specie sono definite troglofile perché utilizzano con regolarità cavità sotterranee come rifugio. Altre possono alternare grotte, fessure rocciose, edifici, miniere, cavità artificiali e alberi maturi, in funzione della stagione e delle condizioni locali.

La grotta, quindi, non è una semplice struttura geologica. Può essere un sito di riposo diurno, un rifugio riproduttivo, un luogo di svernamento o uno spazio frequentato in autunno per l’attività sociale e l’accoppiamento. Ogni funzione comporta vulnerabilità diverse.

In Italia sono presenti circa 34 specie di chirotteri, secondo la sezione speleologica di Tutela Pipistrelli. L’associazione ricorda anche che le categorie ecologiche non sono rigide: molte specie possono scegliere rifugi differenti nel corso dell’anno.

Tutela dei pipistrelli in grotta e fasi sensibili del ciclo annuale

Il punto più delicato riguarda i periodi sensibili. Durante l’inverno molti pipistrelli entrano in ibernazione. Il torpore consente di ridurre il dispendio energetico quando gli insetti disponibili sono pochi o assenti.

Un disturbo può provocare un risveglio. Questo implica consumo di riserve lipidiche. Se l’episodio si ripete, il rischio per i singoli animali e per l’intera colonia aumenta.

La riproduzione è un’altra fase critica. In primavera e in estate le femmine possono formare colonie riproduttive, dette nursery. In questi siti avvengono gravidanza, parto e allevamento dei piccoli. L’ingresso non programmato, il rumore, la luce diretta e il contatto ravvicinato possono alterare il comportamento degli animali.

Le conoscenze scientifiche richiamano quindi alla prudenza. Una ricerca pubblicata nel 2024 su Scientific Reports, dedicata agli ingressi per censimento nelle cavità di ibernazione, ha rilevato una relazione tra attività dei pipistrelli dopo il sopralluogo e intensità del disturbo, valutata considerando numero di persone e tempo trascorso nella grotta.

La tutela dei pipistrelli non coincide con la rinuncia assoluta alla speleologia. Richiede piuttosto di stabilire dove, quando e come entrare. La pianificazione deve partire dalla funzione biologica del sito e dalle evidenze disponibili.

Esplorazione speleologica sostenibile e comportamenti sul campo

Il rapporto tra pipistrelli e speleologi trova una soluzione operativa in una speleologia attenta al contesto. L’esplorazione produce informazioni importanti su sviluppo, morfologia, microclima, accessi e stato di conservazione delle cavità. Sono dati che possono risultare utili anche ai chirotterologi e agli enti di gestione.

Allo stesso tempo, la prima frequentazione di un ramo o di una cavità comporta una particolare cautela. Il materiale formativo della Società Speleologica Italiana ricorda che la prima esplorazione determina in genere una perdita di naturalità maggiore rispetto alle frequentazioni successive. L’affermazione invita a valutare itinerari, soste, passaggi stretti e modalità di documentazione.

In presenza di pipistrelli, alcune regole restano semplici:

  • Muoversi con calma e senza gridare.
  • Non illuminare direttamente gli animali.
  • Non toccarli e non tentare identificazioni manuali.
  • Mantenere la maggiore distanza compatibile con la sicurezza della progressione.
  • Non alterare il microclima con soste prolungate o interventi non necessari.
  • Evitare attività nelle cavità e nei periodi indicati come sensibili per colonie note.
  • Rinunciare a usare grotte con colonie per corsi o frequentazioni numerose.
  • Registrare osservazioni utili, con data, settore della cavità, numero apparente di individui e comportamento, senza diffondere informazioni che possano favorire il disturbo.

La fotografia può essere utile alla documentazione. Non deve trasformarsi in un fattore di pressione. La priorità resta sempre il benessere degli animali e la conservazione del rifugio.

Monitoraggio dei pipistrelli e contributo degli speleologi

Il contributo degli speleologi può essere decisivo se inserito in protocolli chiari. Rilievi accurati, fotografie ottenute senza disturbo, schede di osservazione e descrizioni dei rami possono aiutare a individuare siti rilevanti e ad aggiornare la conoscenza della distribuzione dei chirotteri.

Il monitoraggio richiede però prudenza metodologica. Una colonia osservata una volta non definisce automaticamente la funzione della cavità. Il numero di individui, la composizione specifica e l’uso stagionale devono essere interpretati da specialisti e, quando necessario, verificati con censimenti programmati.

Tutelare i pipistrelli significa anche proteggere l’habitat. La protezione riguarda i rifugi, le aree di alimentazione e i collegamenti ecologici tra questi elementi. Per le cavità ciò si traduce in gestione degli accessi, conoscenza delle stagioni di utilizzo e prevenzione delle alterazioni fisiche e microclimatiche.

Tutela Pipistrelli propone agli speleologi una scheda per la segnalazione dei pipistrelli in grotta. Il modello valorizza l’informazione raccolta sul campo e la indirizza verso l’individuazione dei rifugi più importanti e delle misure di salvaguardia più appropriate.

Il binomio speleologi-pipistrelli come impegno permanente

Il post numero 25mila di Scintilena usa i pipistrelli per richiamare un tema che non riguarda solo un anniversario editoriale. Il rapporto tra speleologi e pipistrelli è parte della pratica quotidiana nelle cavità naturali e artificiali.

Esplorare significa osservare. Osservare significa anche riconoscere limiti e priorità. In molte situazioni, il dato più utile non è arrivare oltre, ma sapere quando ridurre il disturbo, cambiare programma o segnalare una colonia.

La collaborazione con chirotterologi, associazioni di tutela, enti territoriali e gestori delle aree protette permette di rendere compatibili esigenze conoscitive e conservazione. È questa la direzione indicata dalla letteratura e dalle esperienze di monitoraggio: conoscenza condivisa, accessi valutati caso per caso e protezione effettiva dei rifugi.

Il binomio speleologi-pipistrelli resta così un impegno concreto. La tutela dei pipistrelli passa anche dalla qualità delle esplorazioni, dalla formazione e dalla responsabilità con cui viene frequentato il mondo sotterraneo.

Fonti

  • Tutela Pipistrelli, “La sezione speleo”.
  • Scintilena, “Pipistrelli e grotte: la scienza conferma gli effetti del disturbo umano sulle colonie in ibernazione”, 12 marzo 2026.
  • Whiting et al., “Disturbance of hibernating bats due to researchers entering caves to conduct hibernacula surveys”, Scientific Reports, 2024.
  • Società Speleologica Italiana, materiali formativi “Introduzione alla Speleologia” e “I pipistrelli troglofili”, 2009.
  • Russo, Cistrone e Carotenuto, I chirotteri della Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa.

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  • Bat box a Pavia: Tutela Pipistrelli tra recupero faunistico e informazione
    Condividi Bat box a Pavia e tutela dei pipistrelli al centro dell’incontro «Ali nella notte», annunciato con conferenza a Palazzo Mezzabarba e liberazione nel cortile di Palazzo Saglio. L’incontro annunciato a Pavia Una bat box a Pavia come punto di partenza per parlare di fauna urbana, recupero dei chirotteri e corretta informazione. È il tema dell’iniziativa «Ali nella notte – I pipistrelli tra scienza e leggenda», annunciata da Tutela Pipistrelli APS. Secondo la comunicazione dell’a
     

Bat box a Pavia: Tutela Pipistrelli tra recupero faunistico e informazione

September 18th 2026 at 08:00

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Bat box a Pavia e tutela dei pipistrelli al centro dell’incontro «Ali nella notte», annunciato con conferenza a Palazzo Mezzabarba e liberazione nel cortile di Palazzo Saglio.

L’incontro annunciato a Pavia

Una bat box a Pavia come punto di partenza per parlare di fauna urbana, recupero dei chirotteri e corretta informazione. È il tema dell’iniziativa «Ali nella notte – I pipistrelli tra scienza e leggenda», annunciata da Tutela Pipistrelli APS.

Secondo la comunicazione dell’associazione, il Comune di Pavia ha invitato la realtà romana a intervenire come relatrice in un appuntamento collegato alla posa di una bat box. L’installazione farebbe parte di un più ampio progetto comunale dedicato alla salvaguardia della fauna selvatica.

L’incontro è indicato per il 18 settembre alle 19 nella Sala Consiglio di Palazzo Mezzabarba. Il programma annunciato prevede una conferenza stampa e, in seguito, la liberazione di pipistrelli nel cortile di Palazzo Saglio.

Al momento della verifica non è stata rintracciata una pagina istituzionale del Comune di Pavia indicizzata che riporti il programma completo. Restano quindi da attribuire all’annuncio di Tutela Pipistrelli la data, gli orari, l’esatta collocazione della bat box, le specie coinvolte nel rilascio e gli aspetti autorizzativi dell’operazione. Questa distinzione è utile per descrivere con precisione un’iniziativa che riguarda specie protette e attività specialistiche.

Il titolo scelto ha un precedente rilevante nel contesto cittadino. Il museo Kosmos dell’Università di Pavia ha dedicato nel 2021-2022 una mostra a pipistrelli, biologia, immaginario e conservazione. L’appuntamento annunciato riprende quindi un tema già presente nella divulgazione scientifica pavese.

Tutela Pipistrelli APS e il recupero dei chirotteri

Tutela Pipistrelli APS è nata a Roma nel dicembre 2012. Il sito dell’associazione indica la sede legale in via Valeria Moriconi 52 e una voliera presso Parsec Flor, in via della Marcigliana 532. Tra le finalità pubblicate figurano il raccordo fra ricercatori, mondo scientifico e pubblico, la divulgazione di informazioni corrette sui chirotteri e il dialogo con istituzioni, privati e Centri di recupero animali selvatici.

L’attività descritta non riguarda solo la comunicazione. L’associazione indica anche il primo soccorso, la gestione in cattività, la riabilitazione e il successivo rilascio degli individui idonei. Per gli animali non liberabili sono previste strutture di gestione adeguate. In questo quadro, una liberazione pubblica non va letta come un atto simbolico isolato. Se effettuata con le autorizzazioni richieste e dopo la valutazione sanitaria e comportamentale, rappresenta l’ultima fase di un percorso di recupero.

La presenza di operatori preparati ha anche un valore pratico per i cittadini. Un pipistrello trovato a terra, ferito o in difficoltà non dovrebbe essere raccolto e gestito in modo improvvisato. Le indicazioni vanno richieste ai soggetti competenti sul territorio, così da limitare lo stress per l’animale e adottare procedure corrette.

Bat box a Pavia: utilità, condizioni e monitoraggio

La prospettiva di una bat box a Pavia merita una lettura realistica. Una bat box è un rifugio artificiale. Non è un nido e non assicura che i pipistrelli la occupino subito. Può offrire cavità alternative dove gli habitat disponibili sono pochi, oltre ad avere una funzione educativa per chi vive e frequenta la città.

La sintesi di Conservation Evidence classifica la posa di rifugi artificiali per pipistrelli come intervento «likely to be beneficial», cioè probabilmente benefico. La valutazione riunisce 44 studi. Gli esiti non sono uniformi perché entrano in gioco disegno del manufatto, microclima, specie presenti, supporto, esposizione, paesaggio circostante e durata del controllo.

Un caso italiano riportato nella stessa raccolta aiuta a evitare promesse semplicistiche. In uno studio svolto dal 2007 al 2009, l’uso delle cassette variava dal 12 al 21% nel primo anno, saliva al 26-35% nel secondo e raggiungeva il 40% nel terzo. La frequenza d’uso aumentava con il tempo dalla posa e con l’altezza della cassetta. Si tratta di un risultato utile, non di una previsione automatica per ogni sito.

La revisione di Nathalie Ruegger, basata su 109 pubblicazioni, sottolinea che le cassette vanno programmate per il lungo periodo. Materiali durevoli, più modelli, diverse esposizioni e microclimi, installazioni in gruppi e manutenzione sono elementi da valutare. La stessa revisione richiama un punto essenziale: le bat box non possono diventare una giustificazione per rimuovere alberi con cavità potenzialmente utilizzabili dai chirotteri.

Per questo la bat box a Pavia avrebbe maggiore efficacia se accompagnata da monitoraggi non invasivi e da una strategia più ampia. Conservare alberi maturi e cavità, valutare i rifugi negli edifici, proteggere le aree di foraggiamento, limitare il disturbo e usare con prudenza l’illuminazione notturna sono azioni complementari. Nei siti sotterranei, inoltre, il Centro Regionale Chirotteri raccomanda di minimizzare rumore, fumo e altre fonti di disturbo.

Convivenza urbana e interesse speleologico

La bat box a Pavia collega un gesto visibile a una questione più ampia: la convivenza tra persone e chirotteri. In ambito urbano i conflitti possono nascere dalla presenza di colonie nei fabbricati o dal rinvenimento di giovani esemplari nel periodo estivo. Interventi frettolosi sui rifugi possono creare problemi agli animali e non risolvere la situazione nel tempo.

L’informazione scientifica serve a sostituire paure e leggende con comportamenti verificabili. In questo senso, l’incontro annunciato può mettere in relazione la cura del singolo animale, il rispetto dei rifugi e la gestione degli habitat cittadini. Anche per il pubblico speleologico il tema è vicino: grotte, cavità artificiali ed edifici storici possono ospitare chirotteri in periodi sensibili del loro ciclo biologico. La frequentazione e gli interventi devono quindi essere programmati con attenzione.

Rimangono alcuni dati da chiarire per definire l’iniziativa nel dettaglio: il modello e la posizione della bat box, il soggetto incaricato della manutenzione, le specie e il numero degli animali eventualmente liberati, la loro provenienza e la struttura che coordina le autorizzazioni. La disponibilità di queste informazioni consentirebbe di valutare nel tempo i risultati della bat box a Pavia e di collocarla in un programma urbano di tutela misurabile.

Fonti

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  • Cisterne Romane di Fermo, il sistema idrico sotterraneo che racconta la città di Firmum
    Condividi Trenta camere comunicanti, 2.200 metri quadrati e una rete di raccolta e distribuzione dell’acqua: le Cisterne Romane di Fermo conservano un capitolo rilevante dell’ingegneria idraulica di età romana nelle Marche. Cisterne Romane di Fermo: un impianto sotto il centro storico Le Cisterne Romane di Fermo formano un grande complesso idrico sotterraneo nel cuore dell’antica Firmum. Il nucleo oggi visitabile si trova sotto gli edifici sul lato orientale di Piazza del Popolo e si raggi
     

Cisterne Romane di Fermo, il sistema idrico sotterraneo che racconta la città di Firmum

September 18th 2026 at 07:00

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Trenta camere comunicanti, 2.200 metri quadrati e una rete di raccolta e distribuzione dell’acqua: le Cisterne Romane di Fermo conservano un capitolo rilevante dell’ingegneria idraulica di età romana nelle Marche.

Cisterne Romane di Fermo: un impianto sotto il centro storico

Le Cisterne Romane di Fermo formano un grande complesso idrico sotterraneo nel cuore dell’antica Firmum. Il nucleo oggi visitabile si trova sotto gli edifici sul lato orientale di Piazza del Popolo e si raggiunge dal Museo Civico Archeologico, in via Paccarone 36.

Il complesso è composto da 30 ambienti comunicanti. Le camere sono disposte in tre file parallele e occupano complessivamente circa 2.200 metri quadrati. Fermo Musei colloca la realizzazione dell’impianto nel I secolo d.C.; una lettura più prudente, riportata anche nella documentazione dell’istituto museale, estende l’orizzonte costruttivo tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C. Il Catalogo generale dei beni culturali lo data alla prima età imperiale. [web:10][web:7][web:2]

Le Cisterne Romane di Fermo non sono quindi una cavità naturale. Sono un’opera ipogea costruita per gestire una risorsa essenziale alla città romana. La loro conservazione permette di osservare da vicino l’incontro tra architettura, infrastruttura e organizzazione urbana.

Architettura delle Cisterne Romane di Fermo

La grande vasca misura internamente 65,12 metri per 29 metri. Ogni camera presenta dimensioni che variano approssimativamente tra 5,46 e 5,83 metri per 9,08-9,24 metri. L’altezza interna è compresa fra 5,53 e 5,56 metri. Il volume e la disposizione degli spazi restituiscono l’idea di un impianto unitario e articolato. [web:2]

Le strutture perimetrali sono in opera cementizia con paramento laterizio. Le pareti interne sono invece in opus testaceum. Tutte erano rivestite di opus signinum, il cocciopesto romano ottenuto da frammenti laterizi e calce. Questo rivestimento idraulico rendeva impermeabili le superfici della vasca ed era impiegato anche in altri contesti, come terme e pavimentazioni musive. [web:2][web:17]

Le volte a botte coprono gli ambienti rettangolari. Gli archi a tutto sesto collegano le camere tra loro. La pavimentazione presenta una pendenza, elemento che si collega alla circolazione regolata dell’acqua da un vano all’altro. [web:7]

Sistema idrico romano e funzione urbana

La funzione delle Cisterne Romane di Fermo andava oltre la semplice conservazione dell’acqua. Il complesso raccoglieva risorse idriche, soprattutto piovane secondo le fonti museali, le faceva circolare tra le camere e le distribuiva verso il tessuto urbano. Lungo il lato orientale resta riconoscibile il condotto di alimentazione. Un cunicolo in muratura, orientato verso nord, era destinato allo scarico. Due fistulae plumbee presso l’angolo nord-est indirizzavano l’acqua verso la parte più bassa della città. [web:2][web:7]

La cisterna svolgeva anche una funzione strutturale. La scheda del Catalogo generale dei beni culturali la interpreta infatti come sostruzione dell’area forense soprastante. In altre parole, l’opera contribuiva a sostenere e organizzare lo spazio pubblico della città, unendo esigenze tecniche e urbanistiche. [web:2]

Fermo Musei riferisce una portata massima di circa 15.000 metri cubi. Il valore va presentato come stima di capacità massima indicata dalla fonte, non come quantificazione definitiva del volume effettivamente sfruttabile. La fonte museale ricorda anche ipotesi storiche su un possibile utilizzo per equipaggiamenti navali; l’ipotesi non equivale a una destinazione accertata dell’intero sistema. [web:7]

Girfalco e archeologia del sottosuolo fermano

Le Cisterne Romane di Fermo fanno parte di una rete più ampia nel settore del Girfalco. Le fonti di Fermo Musei menzionano tre serbatoi: un primo ambiente oggi interrato, le Piccole Cisterne e il grande complesso in via degli Aceti. Le Piccole Cisterne sono situate all’ingresso di Piazza del Popolo, mentre le Grandi Cisterne costituiscono il nucleo di maggiore estensione. [web:7]

La conoscenza del sottosuolo cittadino si è arricchita anche con ricognizioni speleologiche. Un approfondimento pubblicato da La Scintilena riferisce delle ricerche del Gruppo Speleologico Cavità Artificiali del CAI di Fermo e segnala altre strutture: il cosiddetto Pozzo del tempio pagano presso la Cattedrale del Girfalco, una cisterna individuata nel 1927 all’estremità orientale del colle e un vano associato alla zona del Teatro Romano. Per il pozzo, la ricostruzione proposta da Massimo Spagnoli lo considera una cisterna autonoma e non un’opera che alimentasse le Grandi Cisterne. [web:11]

Questi elementi invitano a leggere le Cisterne Romane di Fermo dentro un paesaggio sotterraneo complesso. Le attribuzioni funzionali devono restare distinte tra dati visibili, documentazione archeologica e ipotesi interpretative.

Visita alle Cisterne Romane di Fermo

Nel calendario ordinario pubblicato da Fermo Musei, valido dal 15 settembre 2025 al 31 maggio 2027, il lunedì è giorno di chiusura. Dal martedì al venerdì sono previste visite guidate alle 11:00 e alle 16:00. Sabato e domenica l’apertura è indicata dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00. Per i gruppi è consigliata la prenotazione. [web:10]

Gli orari, le eventuali aperture speciali e le modalità di accesso possono cambiare. Prima della visita è utile verificare direttamente gli aggiornamenti sul sito di Fermo Musei. La continuità materiale delle murature, delle volte e dei rivestimenti rende il percorso un osservatorio significativo per chi studia cavità artificiali, archeologia dell’acqua e forme storiche di gestione delle risorse.

Fonti

https://www.facebook.com/share/p/18T8h7yRcf/?mibextid=wwXIfr

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  • Cartografia digitale e GPS per il torrentismo: a ottobre il corso online della SNT
    Condividi La Scuola Nazionale di Torrentismo del Club Alpino Italiano propone il corso T21 dedicato alla cartografia digitale, all’uso di GPS, app e strumenti web e alle tecniche di rilievo. Il corso si svolgerà online nel mese di ottobre 2026, con un massimo di 16 partecipanti. La Scuola Nazionale di Torrentismo (SNT) del CAI organizza dal 1° al 31 ottobre 2026 il corso T21 – Cartografia digitale e GPS, un appuntamento formativo dedicato all’utilizzo degli strumenti digitali per l’orientamen
     

Cartografia digitale e GPS per il torrentismo: a ottobre il corso online della SNT

September 18th 2026 at 06:00

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La Scuola Nazionale di Torrentismo del Club Alpino Italiano propone il corso T21 dedicato alla cartografia digitale, all’uso di GPS, app e strumenti web e alle tecniche di rilievo. Il corso si svolgerà online nel mese di ottobre 2026, con un massimo di 16 partecipanti.

La Scuola Nazionale di Torrentismo (SNT) del CAI organizza dal 1° al 31 ottobre 2026 il corso T21 – Cartografia digitale e GPS, un appuntamento formativo dedicato all’utilizzo degli strumenti digitali per l’orientamento, la navigazione e il rilievo nelle attività di torrentismo e, più in generale, nelle attività outdoor.

Il corso si svolgerà online ed è diretto da Alessandro Rossi. La quota di partecipazione è di 30 euro e i posti disponibili sono limitati a un massimo di 16 iscritti.

Cartografia, GPS e rilievo

L’obiettivo è fornire ai partecipanti una buona conoscenza di base della cartografia digitale e la capacità di utilizzare GPS, applicazioni e strumenti web durante le uscite di torrentismo o altre attività in ambiente.

Il programma affronta inoltre le diverse fasi necessarie per eseguire un rilievo, dalla conoscenza della strumentazione impiegata fino alle tecniche utilizzate per la restituzione grafica dei dati raccolti.

Il corso ha validità come aggiornamento SNT. Non è valido, invece, come aggiornamento SNS.

Informazioni e iscrizioni

Per ulteriori informazioni è possibile contattare IT Alessandro Rossi (alessandro.rossi@mail.com – 349 6985892), INT Greta Coppini (gretacoppini.90@gmail.com – 340 4042902) oppure Lorenzo Grande (Lorgra@libero.it – 339 8869235).

Programma dettagliato del corso (PDF)

Modulo di iscrizione online

Pagina del corso sul sito della Scuola Nazionale di Torrentismo CAI

Fonte: Scuola Nazionale di Torrentismo – Club Alpino Italiano. Informazioni su validità SNT e numero massimo di partecipanti comunicate dall’organizzatore.

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  • Malpasset 1959, quando cede la roccia
    Condividi La storia dell’acqua – Terzo capitolo. Il 2 dicembre 1959 crolla la diga ad arco sul Reyran, nell’entroterra di Fréjus. Per comprendere una delle più gravi catastrofi francesi bisogna guardare sotto il cemento, nelle fratture della montagna e nell’acqua che vi penetra Nomen omen, dicevano i latini: nel nome, il destino. E nel caso di Malpasset il nome sembra quasi una premonizione. L’antico toponimo indicava infatti un luogo di difficile passaggio, un “cattivo passaggio”, una
     

Malpasset 1959, quando cede la roccia

September 18th 2026 at 05:00

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La storia dell’acqua – Terzo capitolo. Il 2 dicembre 1959 crolla la diga ad arco sul Reyran, nell’entroterra di Fréjus. Per comprendere una delle più gravi catastrofi francesi bisogna guardare sotto il cemento, nelle fratture della montagna e nell’acqua che vi penetra

Nomen omen, dicevano i latini: nel nome, il destino.

E nel caso di Malpasset il nome sembra quasi una premonizione.

L’antico toponimo indicava infatti un luogo di difficile passaggio, un “cattivo passaggio”, una zona impervia nella quale, secondo la tradizione locale, i viaggiatori potevano anche rischiare di essere assaliti dai briganti.

Secoli dopo quel nome rimane legato a un’altra terribile storia.

È qui, in una stretta valle attraversata dal Reyran, nell’entroterra di Fréjus, che continua la nostra storia dell’acqua.

Dopo Gleno e Molare siamo ormai vicinissimi alla Liguria.

Ma questa volta, per comprendere ciò che accade, non basta guardare l’acqua.

Non basta neppure guardare la diga.

Bisogna guardare dentro la montagna.

Una diga per l’acqua

Nel dopoguerra la costa del Var cresce rapidamente. Servono acqua per la popolazione, per l’agricoltura e per un territorio nel quale si sta sviluppando anche il turismo.

Nel 1950 viene approvata la costruzione di una diga sul Reyran, torrente quasi asciutto per gran parte dell’anno ma capace di piene violente.

Nasce una grande diga a volta sottile, alta circa 60 metri.

È una struttura elegante: la pressione dell’acqua non viene contrastata soltanto dal peso del cemento, ma trasferita attraverso la volta alle pareti rocciose della valle.

Ed è proprio qui che si nasconde il punto debole.

Ed è proprio qui che si nasconde il punto debole.

La diga e la montagna

Per una diga ad arco il terreno di fondazione non è semplicemente il luogo sul quale costruire.

Fa parte della struttura.

La spinta dell’acqua viene trasferita attraverso la volta agli appoggi laterali. La sicurezza dell’opera dipende quindi anche dalla resistenza delle pareti della valle, dalla disposizione delle fratture, dalle discontinuità e dalla circolazione dell’acqua.

A Malpasset il calcestruzzo della diga risulterà di buona qualità.

Il problema è nelle fondazioni.

L’acqua penetra nelle fratture e genera pressioni, mentre l’aumento delle sollecitazioni modifica il comportamento dell’ammasso sul quale poggia lo sbarramento.

Sono fenomeni di meccanica delle rocce che all’epoca non sono ancora adeguatamente conosciuti.

Qui la nostra storia diventa anche storia dell’acqua sotterranea.

Quella che non vediamo.

2 dicembre 1959

Da giorni piove intensamente.

Il livello del bacino continua a salire. Il 2 dicembre l’acqua raggiunge quote mai toccate prima e, nel tardo pomeriggio, viene ordinata l’apertura dello scarico.

Ma ormai la situazione è critica.

Poco dopo le 21.10, la diga cede.

Circa 50 milioni di metri cubi d’acqua precipitano nella valle del Reyran.

In pochi istanti una massa enorme di acqua, fango e detriti si mette in movimento verso Fréjus.

L’onda travolge tutto ciò che incontra: abitazioni, strade, ponti, campi e infrastrutture.

Quando raggiunge la pianura, la sua forza è ancora devastante.

Il bilancio è terribile: 423 morti e dispersi.

Cercare sotto terra

C’è un particolare della storia di Malpasset che interessa particolarmente chi si occupa di sottosuolo.

Durante la costruzione non viene realizzata la consueta galleria provvisoria di deviazione del torrente, anche perché il Reyran rimane asciutto per gran parte dell’anno.

Le analisi successive metteranno in evidenza un elemento sorprendente: una galleria scavata nella sponda interessata avrebbe potuto attraversare una delle principali discontinuità geologiche coinvolte nel cedimento.

Non possiamo sapere se questo avrebbe evitato la tragedia.

Ma quello scavo avrebbe consentito di osservare dall’interno la struttura geologica e avrebbe potuto fornire informazioni preziose.

Per chi esplora grotte e cavità artificiali è un concetto familiare: il sottosuolo può mostrare ciò che la superficie nasconde.

Fratture, faglie e infiltrazioni diventano leggibili quando è possibile osservarle direttamente.

A Malpasset, ciò che non si vede diventa determinante.

Dopo Malpasset

Le indagini sulla catastrofe durano anni.

La giustizia francese non individua responsabilità penali dei costruttori. Gli studi tecnici concentrano invece l’attenzione sulle condizioni delle fondazioni, sulle pressioni generate dall’acqua e sull’assetto geologico della sponda sinistra.

Malpasset diventa così un caso fondamentale per lo sviluppo della moderna meccanica delle rocce applicata alle grandi dighe.

La tragedia contribuisce anche a modificare il sistema francese di controllo delle grandi opere idrauliche, rafforzando le verifiche sui progetti, sulla geologia dei siti e sulla sorveglianza degli sbarramenti.

La lezione è chiara: una grande opera non può essere separata dalla conoscenza profonda del territorio nel quale viene inserita.

Le rovine

Oggi Malpasset è ancora lì.

Non una diga ricostruita, ma una diga spezzata.

Una parte della volta rimane aggrappata alla parete della valle, mentre enormi blocchi di calcestruzzo giacciono sul fondo, alcuni trascinati lontano dalla violenza dell’acqua.

Camminare tra quelle rovine significa leggere ciò che è accaduto.

I frammenti dello sbarramento e i massi disseminati lungo il Reyran raccontano ancora fisicamente la potenza dell’onda.

Quek che resta della diga di Malpasset nella valle del Reyran. Foto: Bonho1962 / Wikimedia Commons – pubblico dominio

È archeologia industriale, geologia e memoria nello stesso luogo.

Dopo Gleno e Molare, Malpasset aggiunge così un nuovo elemento alla nostra storia.

Non basta conoscere l’acqua che vediamo.

Bisogna comprendere anche quella che non vediamo, capace di penetrare nelle fratture ed esercitare pressioni profonde.

La storia dell’acqua continua

Passano appena quattro anni.

È il 9 ottobre 1963.

Torniamo in Italia, in una stretta valle tra Veneto e Friuli.

Davanti a noi c’è una diga ancora più alta.

Ma al Vajont la diga non crolla.

Rimane in piedi.

Questa volta sarà la montagna a entrare nell’acqua.

E comincerà un nuovo, terribile capitolo della nostra storia.

Le rovine di Malpasset e, sulla destra, la zona del “dièdre” interessata dall’asportazione della massa rocciosa durante il cedimento. Foto: 5053PM / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

Capitolo 0: Glori Castellaro https://www.scintilena.com/la-galleria-glori-castellaro-viaggio-nel-cuore-della-valle-argentina/08/22/

Capitolo 1 Gleno, la Diga spezzata https://www.scintilena.com/gleno-la-diga-spezzata/09/01/

Capitolo 2 Molare 1935, quando l’acqua trovò un’altra strada https://www.scintilena.com/molare-1935-quando-lacqua-trovo-unaltra-strada/09/08/

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  • Alla scoperta dell’Acquedotto del Triglio: visita guidata nel sottosuolo tarantino con il Gruppo Speleo Statte
    Condividi Un’infrastruttura idraulica storica nel cuore delle Murge tarantine L’Acquedotto del Triglio è una delle più imponenti opere di ingegneria idraulica antica della Puglia. Si tratta di un sistema complesso che attraversa i territori di Statte, Crispiano e Taranto, nella provincia ionica. L’opera combina gallerie artificiali scavate nella roccia, sorgenti naturali, pozzi verticali e un tratto monumentale in elevato caratterizzato da una successione di arcate. Il Gruppo Speleo Statte
     

Alla scoperta dell’Acquedotto del Triglio: visita guidata nel sottosuolo tarantino con il Gruppo Speleo Statte

September 17th 2026 at 14:00

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Un’infrastruttura idraulica storica nel cuore delle Murge tarantine

L’Acquedotto del Triglio è una delle più imponenti opere di ingegneria idraulica antica della Puglia. Si tratta di un sistema complesso che attraversa i territori di Statte, Crispiano e Taranto, nella provincia ionica. L’opera combina gallerie artificiali scavate nella roccia, sorgenti naturali, pozzi verticali e un tratto monumentale in elevato caratterizzato da una successione di arcate.

Il Gruppo Speleo Statte organizza iniziative di visita guidata in un tratto ipogeo di questo acquedotto, offrendo ai partecipanti l’opportunitಳ di osservare da vicino un’infrastruttura normalmente invisibile. La visita si svolge in ambiente sotterraneo, con accesso regolamentato e accompagnamento da parte di speleologi esperti che studiano il sistema da anni.

Il sistema idraulico del Triglio: percorso, sorgenti e struttura

L’acquedotto prende il nome dalla località e dalla valle del Triglio, sul versante meridionale delle Murge tarantine. Il sistema intercetta e raccoglie acque provenienti da sorgenti situate nell’area del Monte Crispiano e le convoglia verso Taranto. Secondo la scheda del Comune di Statte, le gallerie sono alimentate da sei sorgenti, alcune attive e altre fossili, con nomi come Boccaladrona, Lazzarola, Rosamarina, Alezza, Miola e Monte Specchia.

Le acque vengono raccolte mediante raccordi e convogliate in un collettore, quindi nella galleria principale che passa sotto la collina di Montetermiti, attraversa Statte in corrispondenza della Via delle Sorgenti, raggiunge la Fontana Vecchia e prosegue verso Taranto. Il percorso è in parte sotterraneo e in parte esterno. L’ultimo tratto storico verso Taranto era caratterizzato da una successione di archi-canale.

Il sito CartApulia descrive il ponte dell’acquedotto lungo circa un chilometro, con arcate a tutto sesto larghe mediamente cinque metri e alte tra quattro e sei metri. La struttura presenta muratura a sacco, paramenti esterni in conci di tufo e crolli parziali. Le torrette in tufo visibili lungo Via delle Sorgenti non sono semplici elementi decorativi: sono pozzetti di aerazione, ispezione e manutenzione. Durante lo scavo servivano anche a organizzare il lavoro da più punti e a estrarre il materiale di risulta.

Lunghezza e datazione: cosa dicono le fonti

Esiste una differenza significativa tra le lunghezze riportate dalle diverse fonti, che va esplicitata chiaramente. Il Comune di Statte descrive l’opera come un sistema di circa otto chilometri di gallerie sotterranee. La letteratura scientifica segnala però una lunghezza complessiva del sistema fino a circa 18 km, includendo diramazioni e tratti non completamente sovrapponibili nelle diverse ricostruzioni.

La datazione dell’Acquedotto del Triglio non è univoca ed è importante distinguere tra dati documentati, ipotesi storiche e interpretazioni archeologiche. Il Comune di Statte riporta una tradizionale interpretazione secondo cui il primo tratto, dalle sorgenti fino a Statte, sarebbe stato realizzato nel 123 a.C., in relazione alla colonia Neptunia o Maritima e all’insediamento di ville suburbane. La stessa pagina comunale precisa però che questa ipotesi è stata superata da studi più recenti, orientati a interpretare l’opera come infrastruttura destinata al porto di Taranto.

Lo studio scientifico di Leucci, Parise, Sammarco e Scardozzi presenta il Triglio come acquedotto scavato in epoca romana e destinato a fornire acqua alla Tarentum antica. Gli autori ricordano comunque che sulla cronologia del canale principale permangono problemi archeologici: alcuni studiosi propongono l’etಳ romana, altri una fase bizantina.

Il tratto monumentale in elevato verso Taranto non deve essere automaticamente considerato contemporaneo alla galleria ipogea. Secondo lo studio CNR, la parte finale lunga circa tre chilometri, con oltre 200 arcate, assunse la forma monumentale nel XIV secolo. La banca dati CartApulia propone una lettura ancora più articolata: il tratto da Triglio a Statte potrebbe essere romano, mentre la parte restante sarebbe stata realizzata o modificata in epoca medievale. La scheda indica come periodo di riferimento l’Alto Medioevo (VII-X secolo), ma segnala l’incertezza dell’epoca di realizzazione.

Uso dell’acquedotto fino all’età contemporanea

Lo studio CNR segnala che l’infrastruttura rimase in uso fino al 1928, con restauri successivi, e che ancora in tempi recenti alcune parti sono utilizzate per l’irrigazione agricola. Una pubblicazione speleologica del 2007 riporta invece il 1922 come data di cessazione dell’approvvigionamento della città di Taranto. La differenza può dipendere dalla distinzione tra uso urbano potabile, uso residuo e uso agricolo.

Secondo quanto riportato dal professor Angelo Conte, l’acquedotto del Triglio fu costruito dai Romani fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. La condotta ipogea proveniente dal territorio fra Crispiano e Statte convoglia le acque provenienti da sei gravine che, a una profondità di circa 9-10 metri, danno origine a un’unica condotta idrica che si dirige verso Taranto.

Struttura tecnica e indagini geofisiche

La galleria principale è un condotto scavato nel banco roccioso. Nella zona di Boccaladrona, studiata con rilievi speleologici e geofisici, il canale presenta un’altezza variabile fra circa 1,40 e 2,00 metri e una larghezza intorno ai 70 centimetri. Il soffitto è generalmente arcuato.

I pozzi verticali hanno dimensioni indicative di circa 80 × 80 centimetri e, in alcuni settori, sono distanziati di circa 20–42 metri. Le loro funzioni erano molteplici: ventilazione del condotto, accesso per ispezioni e manutenzione, rimozione dei detriti, controllo della profondità e della pendenza durante lo scavo, organizzazione del lavoro di avanzamento della galleria.

Alcuni tratti della volta e delle pareti sono stati rinforzati con piccoli blocchi di calcare. Lo studio CNR osserva che tali rinforzi possono essere riferiti a interventi compresi fra il V e il X secolo d.C., ma la cronologia delle singole opere di consolidamento richiede cautela.

Un lavoro pubblicato su Archaeological Prospection ha integrato archeologia, topografia, georadar (GPR) e tomografia elettrica di resistività (ERT). L’obiettivo era riconoscere e mappare un tratto sotterraneo minacciato dall’espansione di una cava vicina all’area industriale ILVA. Le indagini hanno documentato quattro pozzi verticali e circa 400 metri di galleria orizzontale. Il GPR ha permesso di riconoscere riflessioni associate alla volta del condotto, mentre l’ERT ha contribuito a ricostruire la stratigrafia e a distinguere le strutture artificiali da fratture o cavità carsiche riempite di sedimento.

Il contesto geologico e idrogeologico

Il settore del Triglio si trova sul versante meridionale dell’altopiano delle Murge, in un paesaggio caratterizzato da calcari e calcari dolomitici cretacici, ricoperti localmente da calcareniti e argille plio-pleistoceniche. Le gravine costituiscono incisioni vallive di origine fluvio-carsica.

Lo studio scientifico individua due livelli principali di acqua sotterranea nell’area: una falda superficiale sospesa, prossima alla superficie e localmente sostenuta da livelli argillosi, e una falda più profonda nei calcari cretacici. La progettazione dell’acquedotto presupponeva la capacità di intercettare la falda superficiale; le diramazioni secondarie furono probabilmente realizzate per aumentare la quantità d’acqua raccolta.

Questo quadro spiega perché l’acquedotto non sia soltanto un canale di trasporto: è anche un sistema di captazione e drenaggio, costruito adattandosi alla stratigrafia e alla circolazione idrica sotterranea.

L’iniziativa del Gruppo Speleo Statte

Il Gruppo Speleo Statte studia da anni la parte meno conosciuta del Triglio e ha contribuito al rilievo e alla documentazione del tracciato ipogeo. Le attività speleologiche hanno fornito dati utili per ricostruire le fasi costruttive, le tecniche di scavo e il funzionamento dell’opera.

Le visite guidate trasformano questo patrimonio specialistico in un’esperienza di divulgazione. Il valore dell’iniziativa non è soltanto turistico: consente di mostrare come la speleologia possa contribuire alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione delle cavità artificiali.

ȳ opportuno non presentare la visita come accesso libero a tutto l’acquedotto. Il percorso visitabile dipende dal tratto scelto dagli organizzatori, dallo stato della galleria, dalla presenza d’acqua, dalle condizioni meteorologiche e dalle autorizzazioni.

Un precedente evento “Statte Segreta”, documentato da La Scintilena nel 2025, prevedeva ritrovo al Rifugio Parco del Triglio, suddivisione in gruppi, attrezzatura fornita dall’organizzazione, contributo di 10 euro, massimo 25 partecipanti e indicazione di portare ricambi e guanti. Queste informazioni sono riferite a quell’edizione e non devono essere attribuite automaticamente all’annuncio attuale.

Informazioni pratiche e sicurezza

L’annuncio propone un’escursione esclusiva nei cunicoli dell’Acquedotto ipogeo del Triglio, con turni e piccoli gruppi. L’attrezzatura tecnica viene fornita dall’organizzazione e la prenotazione è obbligatoria per telefono al numero 353 4123514.

Il testo promozionale non specifica data e orari dell’evento, luogo esatto di ritrovo, durata della visita, importo del contributo, età minima o eventuali limiti fisici, abbigliamento personale obbligatorio, accessibilitಳ per persone con difficoltà motorie, condizioni di annullamento in caso di pioggia o piena, eventuali autorizzazioni o liberatorie, tratto preciso dell’acquedotto visitato.

Questi elementi devono essere richiesti al Gruppo Speleo Statte prima di pubblicare una scheda informativa definitiva. L’ambiente ipogeo richiede prudenza anche quando l’attrezzatura è fornita dagli organizzatori. Prima della visita è consigliabile chiarire se il percorso comporta passaggi bassi, acqua o fango, se è necessario camminare in acqua e fino a quale altezza, se sono presenti pozzi, scale, corde o tratti verticali, quali sono le condizioni minime di salute e mobilità, come viene gestita un’eventuale emergenza, se la visita viene sospesa dopo piogge intense, quali indumenti e calzature deve portare il partecipante.

Durante la visita è importante seguire esclusivamente il gruppo, non toccare murature, concrezioni o reperti, non abbandonare rifiuti, non entrare nei pozzi non inclusi nel percorso e non separarsi dagli accompagnatori. In un acquedotto storico la presenza di acqua, sedimenti e strutture fragili rende dannoso ogni comportamento esplorativo non autorizzato.

Il contesto carsico aumenta inoltre la vulnerabilità alle contaminazioni: gli acquiferi carsici hanno spesso rapida circolazione e limitata capacità di filtrazione naturale. Anche per questo la tutela dell’acqua e l’assenza di sostanze estranee nell’ambiente ipogeo devono essere considerate parte integrante della sicurezza e della conservazione.

Valore culturale e divulgativo dell’Acquedotto del Triglio

Il Triglio è un esempio di patrimonio ipogeo complesso. Non è soltanto una galleria romana, né soltanto un acquedotto monumentale: è un sistema stratificato, modificato e riutilizzato in epoche diverse.

La sua lettura richiede il confronto fra fonti storiche e cartografiche, archeologia dell’architettura, speleologia delle cavitಳ artificiali, idrogeologia e geologia del carsismo, rilievi topografici e tecniche geofisiche, documentazione degli interventi di restauro e delle trasformazioni recenti.

La visita guidata può quindi essere raccontata come un’esperienza di archeologia pubblica: il pubblico entra in contatto con un’opera normalmente invisibile e comprende il rapporto fra acqua, roccia, insediamento umano e sviluppo della città di Taranto.

Fonti

  1. Comune di Statte, “L’Acquedotto del Triglio” – https://www.comune.statte.ta.it/l-acquedotto-del-triglio
  2. Leucci G., Parise M., Sammarco M., Scardozzi G., “Ancient Hydraulic Works: The Triglio Underground Aqueduct (Apulia, Southern Italy)”, Archaeological Prospection (CNR-IRPI) – https://iris.cnr.it/retrieve/db94d25a-6fbf-4574-a399-e6f6f2a7d261/prod_355134-doc_115237.pdf
  3. CartApulia, scheda “Acquedotto del Triglio” – https://www.cartapulia.it/esplora-la-carta/-/rcp/ricercaCartapulia_INSTANCE_1yi8w0oVRO9u/dettaglio/28232
  4. Made in Taranto, “Acquedotto del Triglio: l’opera di ingegneria idraulica con più di …” – https://www.madeintaranto.org/acquedotto-del-triglio/
  5. La Scintilena, “Statte Segreta: visita speleologica all’acquedotto romano ipogeo del Parco del Triglio”, 26 luglio 2025 – https://www.scintilena.com/statte-segreta-visita-speleologica-allacquedotto-romano-ipogeo-del-parco-del-triglio/07/26/
  6. Fondo Ambiente Italiano, “ACQUEDOTTO DEL TRIGLIO | I Luoghi del Cuore” – https://fondoambiente.it/luoghi/acquedotto-del-triglio?ldc
  7. Salento a Colori, “L’Acquedotto del Triglio fra Statte e Taranto” – https://www.salentoacolory.it/lacquedotto-del-triglio-fra-statte-taranto/
  8. Crispianonline, “Conosciamo la Gravina di Triglie” – https://www.crispianonline.com/wp/2018/09/conosciamo-la-gravina-di-triglie/
  9. Fame di Sud, “Acquedotto del Triglio. Un’antica opera d’ingegneria idraulica da salvare. Incontro a Taranto” – https://www.famedisud.it/acquedotto-del-triglio-unantica-opera-dingegneria-idraulica-da-salvare-incontro-a-taranto/
  10. Lab Green and Blue, “Cronache d’acqua – Giulia Parlato – Taranto sotterranea” – https://lab.greenandblue.it/2024/cronache-acqua-immagini-sud-italia-cambiamento-climatico/articolo/giulia-parlato/taranto-sotterranea/
  11. Tripadvisor, “Acquedotto del Triglio (2025)” – https://www.tripadvisor.com/Attraction_Review-g4013729-d6560801-Reviews-Acquedotto_del_Triglio-Statte_Province_of_Taranto_Puglia.html
  12. Blog Puglia, “Statte, rassegna ‘Le vie dell’acqua: lungo il Triglio’ dal 23 al 25 settembre 2026” – https://www.blog.puglia.it/le-vie-dell-acqua-lungo-il-triglio-statte-23-25-settembre-2026/

Acquedotto del Triglio

L'articolo Alla scoperta dell’Acquedotto del Triglio: visita guidata nel sottosuolo tarantino con il Gruppo Speleo Statte proviene da Scintilena.

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