Súhrn speleo noviniek (37. týždeň 2026)
Sk_Speleo
Cz_Speleo
Zahraničie
The post Súhrn speleo noviniek (37. týždeň 2026) appeared first on Blog SSS.

The post Súhrn speleo noviniek (37. týždeň 2026) appeared first on Blog SSS.
Aggiornamento: l’intervento è concluso, il ferito è stato portato fuori dalla grotta alle 1:30 di questa notte
Un intervento di soccorso speleologico è in corso al Gouffre des Saints de Glace, nel territorio di Autrans-Méaudre en Vercors, nel dipartimento dell’Isère. L’allarme è scattato nel pomeriggio di domenica, quando un praticante si è infortunato dopo una scivolata in una galleria della cavità.
Secondo le informazioni trasmesse dalla struttura di soccorso, l’uomo ha 56 anni e presenta un trauma alla caviglia. Il punto dell’incidente è stato indicato attorno a 150 metri di profondità. La Prefettura dell’Isère ha attivato le disposizioni specifiche ORSEC per il soccorso in ambiente sotterraneo.
La radio pubblica locale Ici Isère riferisce un primo allertamento attorno alle 15 e conferma il dispiegamento di circa quaranta persone.
L’operazione riunisce volontari dello Spéléo Secours Isère, vigili del fuoco del SDIS 38, personale della CRS Alpes e gendarmi del PGHM dell’Isère.
Partecipano anche un medico e un infermiere del SAMU 38, oltre ai volontari dell’ADRASEC 38, impegnati nelle comunicazioni specialistiche.
Una squadra medica ha raggiunto l’infortunato. Questo passaggio permette di valutarne le condizioni, prestare le prime cure e predisporre il trasferimento in sicurezza.
I soccorritori stanno installando gli equipaggiamenti necessari per la progressione della barella lungo i passaggi sotterranei e verso l’uscita.
In un recupero di questo tipo, il trasporto non coincide con un semplice sollevamento verticale.
La barella deve essere assicurata e guidata attraverso pozzi, meandri, strettoie e tratti inclinati. Le squadre alternano manovre su corda, accompagnamento e gestione delle comunicazioni. I tempi dipendono dalla morfologia della cavità, dalle condizioni della persona soccorsa e dalla necessità di non interrompere l’assistenza sanitaria.
Il Gouffre des Saints de Glace appartiene al sistema del Trou qui souffle, nell’area di Méaudre e Autrans, sul massiccio del Vercors.
Il Gouffre des Saints de Glace non è nuovo a operazioni complesse. La documentazione storica dello Spéléo Secours Isère cita infatti precedenti interventi nell’area. Ogni evento ha caratteristiche proprie, ma la conoscenza della cavità e l’esperienza maturata dai gruppi locali costituiscono una risorsa operativa importante.
L’attivazione delle disposizioni specifiche ORSEC coordina mezzi pubblici, sanitari e tecnici necessari a un’operazione sotterranea. Il dispositivo consente di adattare la risposta alla complessità dell’ambiente, nel quale accesso, comunicazioni e trasporto richiedono competenze specifiche.
In Francia lo Spéléo Secours Français è la commissione specializzata della Fédération Française de Spéléologie. È stato creato nel 1977 e risulta accreditato per le operazioni di sicurezza civile in cavità naturali e artificiali, sia asciutte sia allagate. Le sue funzioni comprendono la formazione dei soccorritori, la prevenzione, l’organizzazione degli interventi e lo sviluppo tecnico. [web:19]
Il coinvolgimento congiunto di volontari speleologi, soccorso sanitario, vigili del fuoco, gendarmeria e unità di montagna risponde proprio alla necessità di integrare competenze differenti. Al momento non è stata comunicata la conclusione del recupero. Le operazioni potrebbero proseguire per diverse ore, anche durante la notte, come indicato dalle prime informazioni disponibili. [web:18]
https://www.speleo-secours.fr/secours-speleologique/
L'articolo Gouffre des Saints de Glace, soccorso speleologico in corso nel Vercors proviene da Scintilena.
Dal 20 settembre all’8 novembre 2026 torna a Castellana Grotte (Bari) il Corso di Introduzione alla Speleologia organizzato dal Gruppo Puglia Grotte APS, giunto alla sua 52ª edizione.
Il corso, omologato dalla Società Speleologica Italiana, sarà diretto da Modesto Tartarelli. Le lezioni teoriche si svolgeranno il martedì e il giovedì, mentre i fine settimana saranno dedicati alle esercitazioni in parete e alle uscite in grotta. La sede delle attività teoriche sarà quella del Gruppo Puglia Grotte, in via Margherita di Savoia 18, a Castellana Grotte.
Il programma affronta progressione su corda, tecniche esplorative, geologia e speleogenesi, prevenzione degli incidenti, ecologia e speleobiologia, cartografia e documentazione delle cavità. Le uscite interesseranno grotte del territorio di Castellana, del Gargano, del Matese e dell’area di Roccamorice.
Ad aprire il percorso sarà, domenica 20 settembre, un’uscita propedeutica alle Grotte di Castellana, aperta anche a chi desidera conoscere più da vicino l’attività speleologica prima di iscriversi. La partecipazione all’uscita non comporta l’iscrizione automatica al corso.
Il Gruppo Puglia Grotte, fondato nel 1971, svolge da oltre cinquant’anni attività di ricerca, esplorazione, formazione e divulgazione speleologica in Puglia, nell’Italia meridionale e all’estero.
Informazioni e iscrizioni: presso la sede del Gruppo il giovedì sera oppure agli indirizzi segreteria@gruppopugliagrotte.it e responsabileuscite@gruppopugliagrotte.it.
L’iscrizione e l’assicurazione SSI saranno effettuate direttamente dal direttore del corso, senza necessità di versamenti anticipati alla SSI.
Fonti:
L'articolo Castellana Grotte, al via il 52° Corso di Speleologia del Gruppo Puglia Grotte proviene da Scintilena.

Rientrata in Italia “Shtares 2026”, la spedizione organizzata dal Gruppo Speleologico Martinese nel villaggio di Vrane e Made
La Shpella Shtares continua a crescere e a sorprendere. La spedizione Shtares 2026 torna dalle Alpi Albanesi con 1,4 chilometri di nuovi ambienti esplorati, nuove vie ancora tutte da inseguire e un complesso sotterraneo che raggiunge ormai circa 13,5 chilometri di sviluppo. Ma questa volta lasciamo subito la parola a chi, per più di due settimane, quei meandri, pozzi e gallerie li ha percorsi, esplorati e studiati.

Si è conclusa con importanti scoperte la recente campagna esplorativa e scientifica Shtares 2026, organizzata dall’8 al 23 agosto sulle Alpi Albanesi dal Gruppo Speleologico Martinese e che ha visto la partecipazione di ben 28 speleologi provenienti da diversi gruppi speleo italiani (Società Alpina delle Giulie; Gruppo Speleo San Giusto – Trieste; CARS Centro Altamurano Ricerche Speleologiche; Gruppo Speleologico Lunense; Gruppo Speleologico Fiorentino; Speleo Club Tanaro; Speleo Club Nuoro; Gruppo Speleologico CAI Padova; Troglobius APS Verona).
La compagine esplorativa ha rilevato 1,4 km di nuovi ambienti, portando così la Shpella Shtares a uno sviluppo complessivo di circa 13,5 km.

«Le attività si sono divise su più fronti del complesso ipogeo – ha commentato Sebastiano Calella, capo spedizione –. Nel Ramo Poseidone le verifiche sui meandri e sui pozzi lasciati in sospeso l’anno passato hanno confermato la ricollegabilità dei passaggi alle condotte già note, mentre nella Sala di Morfeo è stata iniziata una risalita di circa 30 metri che attende ulteriori approfondimenti. Nella Forra dei Ragazzi, il ramo più distante dall’ingresso in cui non si tornava dal 2019, le squadre sono riuscite a bypassare un primo tratto bagnato, dovendosi tuttavia arrestare sotto una seconda risalita per la forte portata d’acqua e la roccia friabile. Il Ramo del Mezzogiorno ha invece regalato l’accesso a un’ampia galleria di circa cento metri dopo una risalita, con il prosieguo attualmente sbarrato da una frana alla base di un salto verticale. La scoperta principale è avvenuta nella zona della Connessione al termine della Via di Oniro, dove una risalita di quaranta metri ha permesso d’intercettare il nuovo Ramo Radio Alice. Quest’ultimo si sviluppa per circa cinquecento metri e presenta diverse condotte e un pozzo da discendere, le cui esplorazioni sono state temporaneamente sospese per l’esaurimento del tempo e dei materiali a disposizione».

Sul fronte logistico, il Campo Base ha garantito il costante funzionamento dei collegamenti radio interni e l’allestimento di otto posti letto, mentre nelle zone più remote della cavità è stato approntato un campo avanzato con amache all’interno del Ramo Apuani in Vacanza. Qui, la progressione è risultata particolarmente tecnica a causa della qualità della roccia presente in parete e si è incentrata su due fronti esplorativi principali. Sono stati, infatti, rilevati circa 500 metri di sviluppo e vari pozzi sono stati discesi, per circa cento metri, fino a una strettoia di complessa percorrenza che costituisce l’attuale limite raggiunto. Questa zona sarà un punto importante per le esplorazioni degli anni a venire.
«Parallelamente alle esplorazioni – ha commentato Alessandro Marraffa, responsabile scientifico della spedizione – abbiamo dedicato ampio spazio al monitoraggio microclimatico e alla ricerca biologica. Sono stati scaricati e riposizionati i termometri di profondità, integrati da un sensore esterno, e sono stati installati due anemometri nelle gallerie della Via di Oniro per analizzare la circolazione dell’aria nelle diverse stagioni dell’anno. In ambito biospeleologico si è proceduto al prelievo di campioni di fauna ipogea – anellidi, irudinei, insetti, collemboli, acari, pseudoscorpioni, miriapodi, aracnidi, tricotteri e oligocheti – oltre alla raccolta di campioni microbiologici di patine e vermicolazioni da analizzare nelle prossime settimane».
L’appuntamento è fissato per l’anno prossimo, quando i Martinesi torneranno nuovamente nel villaggio di Vrane e Made per Shtares 2027, continuando le esplorazioni lasciate in sospeso e i monitoraggi scientifici.
«Continuare a esplorare la Shpella Shtares insieme a diversi speleologi provenienti da varie parti d’Italia è un’occasione di vera e profonda crescita per il nostro gruppo – ha concluso Donatella Leserri, presidentessa del Gruppo Speleologico Martinese –. Ancora una volta l’Albania ci ha accolti a braccia aperte e ci ha fatto sentire a casa. Voglio ringraziare infine, per il sostegno, la SSI, la Federazione Speleologica Pugliese e il Servizio Regionale Puglia del Soccorso Alpino e Speleologico; Korda’s, per averci fornito parte delle corde utilizzate nel corso dell’esplorazione; Tiberino, per gli ottimi pasti liofilizzati; Carmine Lucia, per i caciocavalli, i salami e il miele; e lo Studio dentistico Verboschi».

fotografie e testi degli esploratori.
L'articolo Nuove esplorazioni nel cuore delle Alpi Albanesi: la Shpella Shtares raggiunge lo sviluppo complessivo di 13,5 km proviene da Scintilena.

Le microplastiche non si fermano alla superficie. Per la prima volta uno studio scientifico ha documentato la presenza di microplastiche (MPs) e microfibre (MFs) nelle acque di stillicidio di una grotta, dimostrando come l’inquinamento prodotto dalle attività umane possa raggiungere anche gli ecosistemi sotterranei più delicati.
Scintilena ne ha già parlato a inizio agosto, ma è interessante riproporre l’articolo.
La ricerca è stata condotta nella Grotta delle Torri di Slivia (Pejca v Lazcu), nel Carso Classico, in provincia di Trieste, ed è stata pubblicata sulla rivista internazionale Groundwater for Sustainable Development, edita da Elsevier.
I ricercatori hanno analizzato sette punti di campionamento, rilevando la presenza di particelle di origine antropica in quattro di essi. Oltre l’80% dei materiali individuati era costituito da fibre di cellulosa, prevalentemente cotone, mentre le microplastiche sono state riscontrate in tre punti, con la presenza di PET (polietilene tereftalato) e PU (poliuretano).

Secondo gli autori, le possibili fonti di contaminazione sono riconducibili a rifiuti abbandonati nelle doline, alla vicinanza di infrastrutture come autostrada e ferrovia, oltre che alle attività antropiche diffuse sul territorio. L’inquinamento verrebbe quindi trasferito nel sottosuolo attraverso le connessioni tra aria, acqua e suolo, tipiche degli ambienti carsici.
Lo studio sottolinea come la presenza di microplastiche e microfibre nelle acque di stillicidio possa rappresentare un potenziale rischio per le risorse idriche, gli habitat sotterranei e le specie che li popolano. Per questo motivo gli autori evidenziano la necessità di avviare monitoraggi multidisciplinari sempre più approfonditi, capaci di comprendere le relazioni tra superficie e ambiente ipogeo e di fornire strumenti utili alla conservazione degli ecosistemi carsici.

Lo studio è stato realizzato da Valentina Balestra, Raffaella Mossotti, Luca Zini e Rossana Bellopede, con la collaborazione del CNR-STIIMA, dell’Università di Trieste, di Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca e del gestore della Grotta delle Torri di Slivia, Corrado Greco.
Fonte: Valentina Balestra, Raffaella Mossotti, Luca Zini e Rossana Bellopede, Falling from the ceiling: first evidence of microplastic and microfibre pollution in cave dripping waters, pubblicato nel 2026 sulla rivista Groundwater for Sustainable Development, Volume 34, articolo 101669 (Elsevier)
Per approfondire:
L'articolo Microplastiche anche nelle acque di stillicidio delle grotte: uno studio apre nuove prospettive sulla tutela del Carso proviene da Scintilena.
Dal 9 al 12 ottobre a San Juan de los Terreros quattro giorni dedicati al mondo sotterraneo, tra grotte attrezzate, conferenze, fotografia e speleologia inclusiva.
Trent’anni di esplorazioni, passione per il mondo sotterraneo e condivisione. Lo Speleoclub Resaltes festeggia il suo 30° anniversario con un appuntamento speciale: il Campamento Espeleológico Regional, in programma dal 9 al 12 ottobre a San Juan de los Terreros, in provincia di Almería.
Le iscrizioni sono ufficialmente aperte e gli organizzatori invitano gli interessati a prenotare il proprio posto prima dell’esaurimento delle disponibilità.
Il programma annunciato dalla locandina presenta un incontro pensato per vivere la speleologia sotto diversi punti di vista. Tra le attività previste figurano visite a grotte attrezzate, conferenze, esposizione fotografica e iniziative di speleologia inclusiva, affiancate dall’ospitalità per i partecipanti e da una borsa regalo dedicata all’evento.
L’incontro rappresenterà soprattutto un’occasione per celebrare la storia di Resaltes e riunire speleologi e appassionati attorno a quella curiosità per il sottosuolo che, da trent’anni, accompagna l’attività del club.
Un anniversario che guarda quindi alla storia, ma anche al futuro della speleologia: alla divulgazione, all’accessibilità e alla capacità di creare legami tra persone e realtà diverse accomunate dall’esplorazione e dalla conoscenza degli ambienti ipogei.
L’evento è realizzato con il sostegno e la collaborazione di diverse istituzioni e realtà del territorio e del mondo speleologico, alle quali gli organizzatori hanno rivolto un ringraziamento per il contributo alla realizzazione dell’iniziativa.
Le iscrizioni sono già aperte attraverso il modulo ufficiale indicato dagli organizzatori.
Quando: 9, 10, 11 e 12 ottobre
Dove: San Juan de los Terreros (Almería, Spagna)
Evento: Campamento Espeleológico Regional – 30° anniversario Resaltes
L'articolo Resaltes celebra 30 anni di speleologia con un grande camp regionale in Andalusia proviene da Scintilena.

NARNI – Si può cominciare a fare speleologia a settant’anni? Se per speleologia immaginiamo soltanto corde, imbraghi, pozzi verticali e strettoie da superare strisciando, la risposta potrebbe sembrare scontata. Invece, è proprio questo l’equivoco che Andrea Scatolini, anima e cuore dell’associazione La Scintilena, vuole provare a rovesciare.
Perché una grotta si deve esplorare anche prima di entrarci. La si può conoscere attraverso la geologia, l’acqua che l’ha scavata, gli animali che la abitano, la storia degli uomini che l’hanno frequentata e degli speleologi che l’hanno studiata. E, soprattutto, non esiste un’età oltre la quale si debba smettere di essere curiosi.
Nasce da qui il Corso di speleologia per la terza età, che prenderà il via lunedì 7 settembre a Narni Scalo, organizzato da La Scintilena in collaborazione con ANCESCAO Narni, Associazione Tutela Pipistrelli APS e UTEC Narni, con il patrocinio del Comune di Narni.
Gli incontri si svolgeranno il 7, 14, 21 e 28 settembre, sempre di lunedì. Il ritrovo è alle 16 alla casetta all’ingresso del Campo Scuola di Narni Scalo, mentre la lezione inizierà alle 16.30.
E ancora prima di cominciare, l’esperimento sembra avere centrato il bersaglio.
Sono già undici i partecipanti, provenienti da Narni e Terni, con un’età compresa fra 60 e 78 anni. Un numero che potrebbe crescere ancora: Andrea conta di arrivare almeno a quindici iscritti, forse persino a venti.
Il dato più interessante non è soltanto anagrafico: le età – quelle età – raccontano che a 60, 70 o quasi 80 anni si può decidere di rimettersi a studiare, affrontare qualcosa di completamente nuovo e lasciarsi sorprendere da un mondo che, letteralmente, sta sotto i nostri piedi. Perché, in fondo, non esiste un’età oltre la quale si debba smettere di essere curiosi.
Una filosofia che richiama il celebre “Stay hungry. Stay foolish”: conservare la fame di conoscere, la disponibilità a stupirsi e il coraggio di sentirsi ancora principianti.
Nel caso degli iscritti di Narni e Terni, non è proprio uno slogan: lunedì pomeriggio torneranno davvero sui banchi per imparare come nasce una grotta.
Il corso nasce infatti da un’idea precisa: separare la conoscenza della speleologia dalla necessità di possedere le capacità fisiche richieste dall’esplorazione tecnica.
Scatolini lo spiega con un paragone efficace: «Nessun astronomo è mai andato su una stella a vedere come è fatta».
Allo stesso modo, per capire una grotta non è indispensabile calarsi in un pozzo. Si può imparare a leggere un paesaggio carsico, comprendere dove finisce l’acqua che scompare in un inghiottitoio, scoprire come nasce una stalattite, riconoscere una faglia o una frattura e capire perché, proprio lì, nel corso di migliaia o milioni di anni, l’acqua sia riuscita ad aprirsi una strada nella roccia.
È speleologia anche questa.
E basta guardare il programma preparato per il primo appuntamento per capire che l’etichetta “terza età” non significa affatto semplificare fino a banalizzare.
La lezione inaugurale, tenuta dallo stesso Andrea, sarà dedicata alla storia della speleologia e alla speleogenesi, vale a dire all’insieme dei processi attraverso i quali si formano le grotte. Il percorso partirà dal rapporto fra uomo e cavità nella preistoria e arriverà alle prime esplorazioni scientifiche, a Édouard-Alfred Martel e alla nascita della speleologia moderna, fino allo sviluppo della disciplina in Italia.
Poi si scenderà, almeno con la mente, sotto terra.
Si parlerà di rocce carbonatiche e carsismo, di fratture, faglie e stratificazione, di zone vadose e freatiche e soprattutto dell’elemento che più di ogni altro costruisce il mondo sotterraneo: l’acqua.
Persino la chimica entrerà in aula. L’acqua piovana, attraversando atmosfera e terreno, si arricchisce di anidride carbonica; diventa così capace di aggredire lentamente il carbonato di calcio delle rocce. Infiltrandosi nelle discontinuità, allarga progressivamente fratture e condotti, contribuendo alla formazione delle cavità. Il materiale predisposto per gli allievi arriva a presentare anche la reazione chimica fondamentale del processo carsico.
Nessuno sconto sulla curiosità scientifica per ragioni anagrafiche.
Il fascicolo della prima lezione affronta inoltre le diverse famiglie di cavità – carsiche, vulcaniche, marine, glaciali e artificiali – e contiene un glossario con termini come dolina, inghiottitoio, risorgiva, diaclasi, faglia, anticlinale e sinclinale. È stato concepito non soltanto come supporto durante l’incontro, ma come materiale che i partecipanti potranno rileggere e approfondire autonomamente a casa.
Il luogo scelto per questo esperimento non è casuale.
Narni e il suo territorio hanno con il sottosuolo un rapporto antichissimo. Cavità naturali e artificiali, sorgenti, calcari, cunicoli e ambienti ipogei fanno parte del paesaggio e della storia locale. Insegnare a osservare ciò che avviene sotto i nostri piedi significa quindi anche offrire un modo diverso di leggere il territorio in cui si vive.
Qui emerge un altro aspetto del progetto di Scatolini: portare fuori dalla cerchia degli specialisti una cultura che spesso rimane confinata nei gruppi speleologici.
Non tutti possono o vogliono diventare esploratori. Tutti, invece, possono imparare perché una grotta esiste, quale patrimonio custodisce e perché debba essere rispettata.
La presenza dell’Associazione Tutela Pipistrelli APS consentirà inoltre di affrontare uno degli aspetti più delicati degli ambienti sotterranei: la fauna che li abita. Una grotta non è uno spazio vuoto a disposizione dell’uomo, ma un ecosistema nel quale anche una visita apparentemente innocua può avere conseguenze, soprattutto nei periodi più sensibili del ciclo biologico dei chirotteri.
La collaborazione con UTEC Narni aggiunge al progetto l’esperienza della speleologia del territorio, completando così un corso che vuole tenere insieme divulgazione scientifica, conoscenza locale e tutela.
Dopo i quattro lunedì di settembre arriverà il momento di vedere dal vivo ciò che fino a quel momento sarà stato studiato in aula.
La conclusione è prevista per la prima domenica di ottobre 2026, con una gita alle Grotte di Frasassi e il pranzo insieme al ristorante.

Non sarà un’uscita speleologica tecnica, naturalmente, ma una visita lungo il percorso turistico: l’occasione per riconoscere concretamente sale, concrezioni e forme carsiche e collegarle ai fenomeni spiegati durante le lezioni.
C’è anche un valore sociale, volutamente semplice, in quel pranzo che chiuderà la giornata: il corso nasce per insegnare qualcosa, ma anche per creare occasioni d’incontro e restituire alla terza età spazi di partecipazione, scoperta e condivisione.
C’è infine una coincidenza particolarmente significativa. Il corso prende il via proprio nel settembre 2026, il mese della prima Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, fissata al 13 settembre dopo il riconoscimento dell’UNESCO.
Una cornice mondiale per una piccola esperienza che nasce a Narni Scalo, ma che parte dalla stessa convinzione: le grotte non appartengono soltanto agli speleologi che riescono a raggiungerne gli angoli più remoti.
Sono patrimonio di conoscenza.
Questo rende la scommessa più interessante lanciata da Andrea e dalla Scintilena ancora più interessante: riusciranno i nostri eroi a dimostrare che per continuare a esplorare non serve necessariamente essere giovani? E che, a volte, basta continuare a fare domande?
Io credo proprio di sì.

L'articolo A Narni la speleologia non ha età: La Scintilena porta gli over 60 alla scoperta del mondo sotterraneo proviene da Scintilena.
Il Soccorso Alpino e Speleologico Toscano apre le selezioni per gli speleologi interessati a entrare nella componente speleologica del SAST. Le verifiche di ingresso si svolgeranno il 24 e 25 ottobre 2026. Le domande vanno presentate entro il 30 settembre 2026.
Il 24 e 25 ottobre 2026 si svolgeranno le verifiche di ingresso per gli aspiranti soci della componente speleologica del Soccorso Alpino e Speleologico Toscano (SAST).
Gli speleologi interessati a partecipare alla selezione dovranno presentare entro il 30 settembre 2026 il proprio curriculum speleologico, illustrando l’attività svolta negli ultimi anni.
Per accedere alle selezioni è richiesta la totale autonomia nella progressione in grotta, insieme a una buona capacità nell’attrezzamento e nell’installazione di ancoraggi in cavità verticali e alla conoscenza delle tecniche di risalita in artificiale.
Le verifiche rappresentano il percorso di ingresso per gli aspiranti volontari che intendono entrare a far parte della squadra speleologica del SAST.
Le selezioni si terranno sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026.
Termine per la presentazione della domanda: 30 settembre 2026.
Per informazioni e modalità di partecipazione è possibile contattare:
Email: g.dellacroce@sast.it
Telefono: 329 8144695
Fonte e immagine: Soccorso Alpino e Speleologico Toscano (SAST).
L'articolo Soccorso Speleologico Toscano: selezioni il 24 e 25 ottobre 2026 per nuovi volontari proviene da Scintilena.



Dal 5 al 13 settembre 2026 speleologi provenienti da Italia, Germania e Slovacchia saranno impegnati in una spedizione internazionale nell’area di Nevesinje, in Bosnia-Erzegovina, nella Republika Srpska.
Tra i partecipanti italiani ci sarà il Gruppo Speleologico Bolognese – Unione Speleologica Bolognese (GSB-USB), insieme a speleologi del GSPGC, GSPT e GSP Torino.
Obiettivo principale della spedizione sarà la prosecuzione delle esplorazioni nella Grotta Provalija, importante sistema carsico che attualmente supera i 4 chilometri di sviluppo conosciuto.
Accanto alle attività all’interno della cavità, il campo avrà anche un secondo importante obiettivo: avviare nuove ricerche sistematiche nell’area circostante, con ricognizioni sul territorio finalizzate all’individuazione e alla documentazione di ulteriori fenomeni carsici e possibili nuovi ingressi.

Il campo base e gli aspetti logistici della spedizione saranno organizzati con il supporto delle associazioni locali e del Provalija Speleological Club di Kifino Selo, località del territorio di Nevesinje.
La collaborazione internazionale permetterà di riunire esperienze e competenze provenienti da diversi gruppi europei, rafforzando allo stesso tempo il rapporto con gli speleologi bosniaci che da anni operano nell’area.
Nove giorni di attività, per spingere oltre i limiti conosciuti la Grotta Provalija, e ampliare la conoscenza speleologica di un territorio ancora ricco di potenzialità esplorative.
La spedizione prenderà il via sabato 5 settembre e proseguirà fino a domenica 13 settembre 2026.
Buone esplorazioni a tutti i partecipanti!
Fonte: Gruppo Speleologico Bolognese – Unione Speleologica Bolognese (GSB-USB), post social
L'articolo Bosnia-Erzegovina, spedizione speleologica internazionale nell’area di Nevesinje dal 5 al 13 settembre proviene da Scintilena.

Una importante scultura neolitica è stata scoperta nel sito di Karahantepe, nella Turchia sudorientale. Raffigura un essere umano seduto sul dorso di un leopardo ed è stata trovata ancora nella sua posizione originaria all’interno di una piccola struttura. Il ritrovamento è autentico e recentissimo, ma sul suo significato l’archeologia, per ora, lascia aperte molte più domande che risposte.
Una figura umana siede sul dorso di un leopardo. La scena è stata scolpita nella pietra circa 11.000 anni fa e proviene da Karahantepe, uno dei grandi siti neolitici dell’Anatolia sudorientale, nella provincia turca di ?anl?urfa.
La scoperta è stata annunciata il 25 agosto 2026 dal ministro turco della Cultura e del Turismo Mehmet Nuri Ersoy e proviene dalla campagna di scavo attualmente in corso nel sito.
La scultura misura circa 70 centimetri di altezza e riunisce nello stesso manufatto una figura umana e un grande felino. Ma uno degli aspetti archeologicamente più interessanti non è soltanto ciò che rappresenta: è dove è stata trovata.
Secondo il comunicato ufficiale del Ministero turco della Cultura e del Turismo, l’opera è stata rinvenuta nel luogo in cui era stata lasciata circa 11.000 anni fa.
Si trovava su una panca in pietra che corre lungo la parete di una piccola struttura di circa tre metri di diametro, il cui pavimento era rivestito di pietre piatte.
È un’informazione fondamentale.
Un oggetto archeologico rinvenuto nel proprio contesto può raccontare molto più di un manufatto isolato. La posizione rispetto alle pareti, agli accessi, agli altri reperti e all’organizzazione dello spazio può contribuire a ricostruirne l’uso e, almeno in parte, il significato.
Nel caso della nuova scultura di Karahantepe, però, queste informazioni dettagliate non sono ancora disponibili.
Il Ministero la definisce una «scultura composita» realizzata secondo uno stile del quale nel sito non erano stati precedentemente trovati esempi.
Al momento dell’annuncio non risulta ancora pubblicato un rapporto scientifico completo sul ritrovamento che permetta di conoscere nel dettaglio la stratigrafia, la cronologia e la funzione della struttura e dell’oggetto.
È la domanda inevitabile, ed è anche quella alla quale, per ora, non possiamo rispondere.
L’immagine è potentissima: un essere umano sopra uno dei più grandi predatori dell’ambiente neolitico anatolico.
È facile vedere nella scena un’immagine di dominio dell’uomo sull’animale, oppure immaginare un significato rituale, religioso o mitologico. Potremmo pensare a un individuo particolare, a una figura sovrannaturale, a un racconto condiviso dalla comunità o a una rappresentazione simbolica del rapporto fra esseri umani e mondo selvatico.
Sono tutte possibilità, ma nessuna, allo stato attuale, è una spiegazione dimostrata.
Qui che la scoperta diventa particolarmente interessante.
Nel comunicato del 25 agosto il Ministero turco non attribuisce infatti alla scena uno di questi significati. Non parla di dominio sulla natura, né identifica la figura come divinità, sciamano o personaggio mitologico.
Il ministro Ersoy afferma invece che il ritrovamento apre «nuove domande» sulle fasi più antiche della storia umana.
Una formulazione prudente, almeno fino a quando il contesto archeologico non sarà pubblicato in modo più completo.
Il nuovo reperto non compare però in un vuoto iconografico.
A Karahantepe il rapporto fra figure umane e grandi felini è già documentato e proprio il confronto con le immagini precedenti rende questa scoperta particolarmente intrigante.
In altre rappresentazioni rinvenute nel sito il rapporto appare infatti rovesciato: è il felino a trovarsi sul dorso della figura umana.
Nella scultura scoperta nel 2026 accade il contrario.
È l’uomo a stare sul leopardo.
Non sappiamo se questa inversione possedesse un significato preciso per chi realizzò le immagini. Il confronto, tuttavia, pone una domanda affascinante: siamo davanti a episodi differenti di uno stesso racconto, a immagini rituali, a rappresentazioni di identità oppure a qualcosa che apparteneva a un sistema simbolico che oggi non siamo più in grado di decifrare?
Per il momento possiamo soltanto osservare la ricorrenza, ed evitare di trasformarla prematuramente in una bella narrazione.
Karahantepe si trova nella regione di ?anl?urfa ed è uno dei siti compresi nel progetto archeologico Tas Tepeler, le “Colline di Pietra”, insieme a Göbekli Tepe e ad altri insediamenti preistorici dell’Anatolia sudorientale.
Gli scavi a Karahantepe sono iniziati nel 2019 e hanno restituito strutture monumentali, pilastri scolpiti, figure umane e numerose rappresentazioni animali.
Il sito appartiene a una fase cruciale della preistoria del Vicino Oriente, quando gruppi di cacciatori-raccoglitori stavano sperimentando nuove forme di aggregazione, costruzione monumentale e organizzazione sociale nel lungo processo che avrebbe accompagnato la nascita delle società neolitiche.
Le immagini hanno un ruolo sorprendentemente importante in questo mondo.
Felini, serpenti, uccelli rapaci, bovidi e figure umane compaiono ripetutamente nell’arte monumentale e negli oggetti della regione. Non sembrano semplici rappresentazioni naturalistiche: animali ed esseri umani vengono messi in relazione attraverso posture, associazioni e composizioni intenzionali.
Capire che cosa quelle immagini significassero è molto più difficile.
Non disponiamo di testi che possano spiegarle e interpretarle attraverso mitologie o religioni conosciute migliaia di anni più tardi rischia di proiettare sul Neolitico categorie che appartengono ad altre società.
Anche la cronologia merita una precisazione: il comunicato ufficiale parla di una scultura risalente a circa 11.000 anni fa. È quindi corretto utilizzare questa indicazione come datazione generale del reperto.
Non è ancora disponibile, nell’annuncio pubblico, una datazione scientifica dettagliata associata alla scultura, con l’indicazione della fase stratigrafica o di eventuali analisi radiocarboniche del contesto.
“11.000 anni” deve quindi essere letto, per il momento, come l’inquadramento cronologico comunicato dalle autorità archeologiche turche, non come una data assoluta del manufatto determinata con precisione all’anno.
È una distinzione lieve solo in apparenza.
La nuova scultura di Karahantepe è un ritrovamento eccezionale senza bisogno di attribuirle immediatamente un significato misterioso.
Sappiamo che una comunità vissuta nell’Anatolia sudorientale circa undici millenni fa scolpì una figura umana seduta sul dorso di un leopardo.
Sappiamo che quell’immagine non era un oggetto abbandonato casualmente: fu ritrovata su una panca, all’interno di una struttura organizzata e pavimentata.
Sappiamo inoltre che uomini e grandi felini erano già stati messi in relazione nelle immagini di Karahantepe.
Non sappiamo ancora perché:la motivazione è però un dato importante.
In archeologia una scoperta non diventa significativa solo quando più rapidamente riusciamo a darle un significato. A volte accade esattamente il contrario: è la capacità di conservare una domanda aperta, finché nuovi dati non permettono di restringere le possibilità, a rendere davvero prezioso un ritrovamento.
L’uomo sul leopardo di Karahantepe, almeno per ora, appartiene a questa categoria.
Fonte principale: Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia, comunicato del 25 agosto 2026; Anadolu Agency, 25 agosto 2026; Archaeology Magazine, 27 agosto 2026. La scoperta è stata annunciata nell’ambito degli scavi 2026 del progetto “Gelece?e Miras” (Patrimonio per il Futuro)
La notizia è stata ripresa in Italia il 28 agosto da Il Giornale dell’Arte, che riferisce correttamente gli elementi principali del ritrovamento: la provenienza da Karahantepe, la datazione indicativa a circa 11.000 anni fa e la presenza di una figura umana sul dorso di un leopardo.
L’articolo introduce tuttavia anche interpretazioni che richiedono maggiore cautela rispetto ai dati finora resi pubblici. La posizione dell’uomo viene letta come possibile espressione di «dominio e controllo sulla natura» e la rappresentazione viene collegata a concetti di potere, virilità e autorità.
Sono ipotesi suggestive, ma non sono conclusioni archeologiche dimostrate dal ritrovamento.
Nel comunicato ufficiale del Ministero turco della Cultura e del Turismo del 25 agosto, queste interpretazioni non compaiono. La fonte primaria descrive la posizione delle due figure e il contesto della scoperta, sottolineandone l’eccezionalità, ma non attribuisce alla scena un significato preciso.
La distinzione è importante: dire che una figura umana è rappresentata sul dorso di un leopardo descrive ciò che possiamo osservare; affermare che quella figura domini il leopardo significa già interpretare l’immagine.
In attesa della pubblicazione scientifica completa del contesto, è quindi preferibile mantenere separate le due cose.
Fonte italiana: Il Giornale dell’Arte, «Una rara e particolare scultura di un leopardo risalente al Neolitico è stata scoperta in Turchia», 28 agosto 2026

L'articolo Karahantepe, un uomo sul dorso di un leopardo 11.000 anni fa: cosa sappiamo davvero della nuova scoperta proviene da Scintilena.
