MUNDUS SPELAEUS – 18th EuroSpeleo Forum & Meeting of Croatian Speleologists – Pazin 2026 will take place in the Town of Pazin, Istria, Croatia, from 13 to 15 November 2026.
This year, Croatia will host the international EuroSpeleo Forum for the first time. As Europe’s leading speleological event, the Forum is celebrating its 18th edition this year.
The event is organized under the auspices of the European Speleological Federation (FSE) and is supported by the Croatian Speleologica
MUNDUS SPELAEUS – 18th EuroSpeleo Forum & Meeting of Croatian Speleologists – Pazin 2026 will take place in the Town of Pazin, Istria, Croatia, from 13 to 15 November 2026.
This year, Croatia will host the international EuroSpeleo Forum for the first time. As Europe’s leading speleological event, the Forum is celebrating its 18th edition this year.
The event is organized under the auspices of the European Speleological Federation (FSE) and is supported by the Croatian Speleological Federation (HSS), the Commission for Speleology of the Croatian Mountaineering Association (KS HPS), and the City of Pazin.
The organizer of the Meeting of Croatian Speleologists is the Speleological Society Istra – Pazin. Co-organizers are the Estavela Speleological Association, the Karlovac Speleological Society, and the Ursus spelaeus Speleological Club from Karlovac.
Istria is the largest Croatian peninsula, located in the northeastern Adriatic Sea, and is widely recognized throughout Europe.. The region is a well-known tourist destination, renowned for its karst landscapes and its long tradition of exploration, dating back to the very beginnings of modern European speleology.
The EuroSpeleo Forum and the Meeting of Croatian Speleologists are two events combined into one, attracting numerous cavers, friends of speleology, enthusiasts, and nature lovers from across Croatia and Europe. The aim of the event is to bring together explorers, scientists, and enthusiasts to exchange experiences and present the results of new research, strengthen cooperation among European speleological federations and clubs, promote knowledge sharing and standardization, and support the development of common ethical codes and technical standards for the exploration and protection of caves and karst features.
By attending MUNDUS SPELAEUS, you become part of a unique speleological community where, through lectures, images, words, and films, you can experience the mysterious underground world in which scientific discoveries and adventure merge into an unforgettable experience, creating lifelong passion and friendships. This event is dedicated to all aspects of speleology and is equally valuable to scientists, experienced cavers, beginners, and supporters of speleology, offering interesting lectures and activities for everyone.
Važecká jaskyňa pripravuje menšiu akciu, ktorej priebeh a výsledky si budú môcť pozrieť návštevníci jaskyne. Amatérski výtvarníci z Liptovského Mikuláša si jaskyňu ráno prezrú a následne sa budú svoje dojmy z nej snažiť vyjadriť na maliarskom plátne.
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Važecká jaskyňa pripravuje menšiu akciu, ktorej priebeh a výsledky si budú môcť pozrieť návštevníci jaskyne. Amatérski výtvarníci z Liptovského Mikuláša si jaskyňu ráno prezrú a následne sa budú svoje dojmy z nej snažiť vyjadriť na maliarskom plátne.
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GPR, geolocalizzazione sotterranea, grotte lunari e marziane, addestramento ESA e nuovi scenari per la speleologia planetaria
La ricerca speleologica e planetaria sta convergendo su un punto preciso: capire, misurare e raggiungere il sottosuolo senza dipendere dal GPS tradizionale. Nella stessa traiettoria si collocano il Ground Penetrating Radar, i sistemi di localizzazione sotterranea, i lavatubes lunari e marziani e i programmi ESA che usano le grotte come ambiente di addestr
GPR, geolocalizzazione sotterranea, grotte lunari e marziane, addestramento ESA e nuovi scenari per la speleologia planetaria
La ricerca speleologica e planetaria sta convergendo su un punto preciso: capire, misurare e raggiungere il sottosuolo senza dipendere dal GPS tradizionale. Nella stessa traiettoria si collocano il Ground Penetrating Radar, i sistemi di localizzazione sotterranea, i lavatubes lunari e marziani e i programmi ESA che usano le grotte come ambiente di addestramento.[scintilena]
GPR e sottosuolo
Il Ground Penetrating Radar è diventato uno strumento centrale per leggere il sottosuolo senza scavo. Il principio è semplice: invia impulsi elettromagnetici e registra gli echi riflessi quando il segnale incontra materiali diversi o vuoti, ricostruendo così la geometria interna dei terreni e delle cavità.[ntrs.nasa]
La profondità utile cambia molto in base al contesto. In materiali favorevoli può arrivare a decine di metri, mentre in suoli umidi o argillosi la penetrazione cala drasticamente; nei lavatubes il radar è particolarmente interessante perché il contatto tra vuoto e roccia riflette bene il segnale.[geomodel]
Lavatubes e stabilità
Le grotte laviche di Luna e Marte sono diventate oggetto di studi sempre più serrati perché potrebbero offrire rifugi naturali e, allo stesso tempo, conservare informazioni preziose sulla storia geologica dei pianeti. Le analisi recenti mostrano che la stabilità strutturale dipende da larghezza del tubo, spessore del tetto e stato di stress della roccia.[sciencedirect]
La gravità ridotta favorisce cavità più grandi rispetto alla Terra, ma non elimina il rischio di collasso. Per questo le tecniche geofisiche e i modelli numerici sono diventati essenziali per distinguere un vuoto promettente da una struttura fragile.[europlanet]
Grotte di Marte
Tra le prime immagini che hanno acceso l’interesse per il sottosuolo marziano ci sono le cosiddette “Sette Sorelle”, sette possibili ingressi individuati nei pressi di Arsia Mons. Quelle aperture sono state interpretate come potenziali skylight, cioè bocche di accesso a cavità più profonde, e hanno segnato un passaggio importante nella storia dello studio delle grotte su Marte.[scintilena]
Da allora l’attenzione si è spostata anche su altri siti e su possibili grotte di origine diversa, comprese strutture vulcaniche e, secondo ricerche più recenti, anche cavità modellate dall’acqua. Il quadro che emerge è quello di un sottosuolo marziano più vario di quanto si pensasse in origine.[en.wikipedia][youtube][ca.news.yahoo]
Grotte lunari
La Luna offre un altro scenario chiave. Qui i tubi di lava sono stati studiati sia per la loro grande dimensione potenziale sia per l’interesse operativo che hanno per future missioni umane. Le ricerche mostrano che alcune cavità lunari potrebbero essere molto stabili, ma solo a certe profondità e con tetti sufficientemente spessi.[pressroom.unitn]
Anche in questo caso il GPR è uno dei metodi più utili, perché può rilevare la transizione tra roccia e vuoto e aiutare a stimare la larghezza del condotto. L’esplorazione lunare sotterranea resta però un problema aperto, che richiede missioni robotiche e una forte integrazione tra sensori diversi.[spacearchitect]
Geolocalizzazione sotterranea
Un altro nodo emerso nella chat riguarda il posizionamento in grotta. Il GPS classico non funziona sottoterra perché il segnale satellitare non penetra in modo efficace nella roccia, ma sono stati sviluppati sistemi alternativi che usano trasmettitori in grotta e ricevitori georeferenziati in superficie.[scintilena]
Scintilena ha raccontato anche soluzioni più avanzate, come i sistemi basati sui muoni, pensati per ambienti estremi dove i segnali tradizionali falliscono. In prospettiva, la navigazione sotterranea potrebbe diventare un mix di radio, muoni, rilievo 3D e algoritmi SLAM.[scintilena]
ESA e grotte
Il lato umano di questa evoluzione passa anche dall’addestramento. Loredana Bessone, figura centrale dell’ESA, ha contribuito a sviluppare i programmi CAVES e PANGAEA, che usano le grotte come ambienti analoghi per preparare astronauti alle missioni nello spazio profondo.[euronews]
Questi corsi uniscono lavoro di squadra, isolamento, gestione del rischio e osservazione scientifica. Le grotte diventano così un laboratorio reale, non una semplice simulazione, e offrono anche un ritorno alla speleologia grazie a rilievi, campionamenti e documentazione sul campo.[esa]
Una frontiera comune
L’insieme di questi temi mostra una direzione molto chiara: la speleologia terrestre sta diventando una scuola tecnica per la speleologia planetaria. GPR, radar, gravimetria, geolocalizzazione sotterranea e addestramento astronautico non sono capitoli separati, ma strumenti di una stessa ricerca sul mondo nascosto sotto la superficie.[unige.iris.cineca]
In questo quadro, le grotte lunari e marziane non sono solo un oggetto di curiosità. Sono un banco di prova per la scienza, per la sicurezza e per l’esplorazione del futuro.[digitalcommons.usf]
Un’analisi dei dati radar della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter ha individuato un tunnel lavico accessibile sotto Mare Tranquillitatis, vicino al sito di Apollo 11, aprendo scenari rilevanti per basi lunari, ricerca geologica e future esplorazioni speleologiche.
Il ritrovamento lunare
Un nuovo studio ha individuato la prova diretta dell’esistenza di un tunnel lavico sotto la superficie lunare, nel settore di Mare Tranquillitatis. La struttura appare collegata a una cavità accessibile dal suolo, un elemento che rafforza l’ipotesi di una rete più ampia di cavità nel sottosuolo della Luna.
Il dato è importante anche per la speleologia, perché conferma che i tunnel lavici non sono un fenomeno esclusivo della Terra. Il materiale di riferimento interno allo spazio ricorda che la speleologia planetaria è già parte della riflessione scientifica contemporanea.
Come è stata individuata
L’indagine ha sfruttato dati radar della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter, con un’analisi capace di leggere oltre la semplice immagine di superficie. Le riflessioni radar hanno mostrato un’apertura nel fondo della depressione, interpretabile come accesso a una cavità sotterranea.
La depressione studiata si trova vicino al luogo di allunaggio di Apollo 11 e misura circa 100 metri di larghezza, con una profondità intorno ai 105-170 metri a seconda delle stime dei diversi resoconti. Gli autori hanno testato prima il metodo su grotte terrestri, così da verificare la coerenza tra misure da orbita e rilievi sul terreno.
Perché interessa NASA
Per NASA e programma Artemis, i tunnel lavici rappresentano un possibile rifugio naturale contro radiazione solare, micrometeoriti e forti escursioni termiche. L’assenza di atmosfera e campo magnetico rende il suolo lunare un ambiente ostile per permanenze lunghe.
La prospettiva non riguarda solo la protezione degli astronauti, ma anche l’organizzazione logistica di una base. Secondo i ricercatori, cavità di questo tipo potrebbero servire come depositi, spazi tecnici e ambienti da schermare con meno materiali rispetto a strutture interamente costruite in superficie.
Valore scientifico
Il tunnel lavico è rilevante anche per lo studio della storia geologica lunare. Gli ambienti sotterranei potrebbero conservare rocce non alterate dal vento solare e dai raggi cosmici, offrendo un archivio più integro del vulcanismo antico.
La ricerca richiama direttamente la prospettiva speleologica: le grotte sono ambienti stabili, capaci di conservare tracce del passato per tempi lunghi. Il documento interno sul carsismo e sulla ricerca scientifica sottolinea che il sottosuolo può essere decisivo per ricostruzioni paleoambientali, stratigrafiche e vulcanologiche.
Le criticità da risolvere
L’accesso a una cavità lunare non sarebbe semplice. Un ingresso potrebbe richiedere discesa con sistemi di sicurezza, mentre la stabilità delle volte resta un punto aperto, soprattutto in un ambiente soggetto a possibili “lunotremori”.
Anche la localizzazione pone problemi. Le aree con maggiore presenza di tubi lavici sembrano concentrarsi nelle pianure basaltiche, mentre il programma Artemis punta al polo sud per la disponibilità di acqua. Il risultato è una distanza non banale tra i due obiettivi strategici.
Speleologia oltre la Terra
Per la comunità speleologica, il caso lunare conferma che l’esplorazione delle cavità non riguarda solo il sottosuolo terrestre. Il materiale di riferimento interno allo spazio cita esplicitamente la speleologia planetaria come campo di sviluppo futuro.
In questo quadro, la Luna diventa un laboratorio naturale per studiare processi vulcanici, stabilità dei vuoti, protezione ambientale e progettazione di habitat. La notizia, in sostanza, non parla solo di un possibile rifugio per astronauti, ma anche di un nuovo capitolo per la lettura speleologica dei mondi rocciosi.
Sfide tecniche nell’esplorazione dei tunnel lavici lunari
Accesso, stabilità strutturale, comunicazioni e navigazione autonoma restano i nodi principali per trasformare i tunnel lavici lunari in ambienti esplorabili e, in prospettiva, utilizzabili dalle missioni umane.
Accesso e ingresso
La prima difficoltà riguarda l’accesso alla cavità. I tunnel lavici lunari si aprono spesso attraverso pozzi ripidi, con pareti verticali o molto inclinate, che rendono complessa la discesa di robot e astronauti.
Su questo punto pesa anche la logistica. Portare strumenti, sistemi di ancoraggio e moduli scientifici in un ambiente simile richiede manovre precise e una preparazione molto diversa da quella delle esplorazioni in superficie.
Stabilità della cavità
Il secondo nodo è la stabilità geomeccanica. Non tutti i tunnel lavici possono essere considerati sicuri, perché la resistenza del tetto e delle pareti dipende da geometria, spessore della copertura e proprietà del materiale lunare.
Le simulazioni richiamate dagli studi tecnici indicano che una cavità può restare stabile solo entro certi limiti dimensionali, mentre il collasso locale resta una possibilità concreta. Anche i lunotremori e gli impatti indiretti di meteoriti possono alterare l’equilibrio della struttura.
Navigazione al buio
Dentro un tunnel lavico la luce naturale manca del tutto o quasi. Questo obbliga a usare sistemi di visione artificiale, laser scanner, radar, telecamere e sensori di prossimità per costruire mappe tridimensionali affidabili.
La navigazione autonoma è uno dei problemi più delicati. In assenza di comunicazioni continue con la Terra, i robot devono decidere da soli dove andare, come evitare ostacoli e come tornare indietro in caso di guasto.
Comunicazioni difficili
Le comunicazioni radio all’interno delle cavità possono essere instabili o attenuate dalla roccia. Questo rende difficile trasmettere grandi quantità di dati, immagini e rilievi 3D in tempo reale verso i centri di controllo.
Per questo motivo, molte missioni di studio stanno valutando soluzioni ibride: rilancio del segnale, veicoli relais, memorizzazione locale dei dati e trasmissione selettiva dei contenuti più importanti.
Ambiente estremo
Anche se i tunnel lavici offrono una protezione naturale dalla radiazione e dalle escursioni termiche della superficie, l’interno non è un ambiente semplice. Polveri, detriti, pareti irregolari e passaggi stretti possono mettere in crisi sia i robot sia gli operatori umani.
Le missioni analogiche condotte a Lanzarote mostrano che il terreno lavico è instabile e complesso già sulla Terra. Su scala lunare, la difficoltà aumenta per effetto della gravità ridotta, della distanza operativa e della necessità di usare hardware molto affidabile.
Progettazione dei robot
La robotica per questi ambienti deve essere leggera, resistente e capace di adattarsi. Le proposte tecniche includono rover con ruote deformabili, sistemi calabili con funi, droni per il riconoscimento degli ingressi e piattaforme modulari per la mappatura interna.
La ricerca più recente insiste sul fatto che non basta esplorare il tunnel: occorre anche capire come renderlo accessibile in sicurezza, come proteggerlo da danni accidentali e come usarlo per future basi o depositi.
Il punto speleologico
Per la speleologia, queste sfide sono familiari. Cambiano il corpo celeste e la scala del problema, ma restano centrali gli stessi temi: ingresso, rilievo, stabilità, progressione, sicurezza e lettura geologica della cavità.
La Luna, in questo senso, porta la speleologia in un contesto nuovo. L’esplorazione dei tunnel lavici lunari non è solo una questione di tecnologia spaziale, ma anche di metodo speleologico applicato a un ambiente estremo e ancora poco conosciuto.
Confronto tra tunnel lavici terrestri e lunari per scopi di addestramento
Sulla base delle ricerche, i tunnel lavici terrestri sono il banco di prova più utile per l’addestramento, ma quelli lunari restano più grandi, più ostili e più difficili da replicare davvero. I siti terrestri servono per imparare tecniche, strumenti e procedure; i tunnel lavici lunari aggiungono gravità ridotta, assenza di atmosfera e vincoli operativi molto più severi.
Perché usare tunnel terrestri
I tunnel lavici terrestri offrono accesso reale, geologia osservabile e possibilità di testare sensori, rover e rilievi 3D in condizioni controllate. In Islanda, alle Canarie, alle Hawaii o in altri sistemi basaltici si possono simulare ingressi, passaggi stretti, buio totale e navigazione autonoma.
Per l’addestramento, questo è essenziale perché consente di esercitare squadre miste, procedure di sicurezza e raccolta dati senza i costi e i rischi di una missione spaziale. Gli studi analogici terrestri sono infatti usati per verificare magnetometria, GPR, modellazione 3D e perfino dinamiche di stabilità delle cavità.
Limiti del modello terrestre
Il problema principale è che un analogo terrestre non riproduce tutta la fisica lunare. Sulla Luna la gravità è inferiore, il vuoto cambia il comportamento dei materiali e le escursioni termiche, la radiazione e la polvere hanno effetti che sulla Terra non esistono.
Anche le dimensioni sono diverse. Le analisi comparative indicano che i tubi lavici lunari possono essere molto più grandi di quelli terrestri, quindi l’addestramento sulla Terra prepara il metodo, ma non sempre la scala operativa.
Cosa si può allenare
Nei tubi terrestri si allena soprattutto la catena operativa: mappatura dell’ingresso, discesa, orientamento interno, campionamento e ritorno. Le campagne PANGAEA e le simulazioni in lava tube hanno mostrato che la speleologia terrestre è un ottimo contesto per esercitare astronauti e ingegneri.
Si possono anche addestrare sistemi robotici e algoritmi di navigazione. Missioni concettuali e test sul campo hanno dimostrato che il lavoro coordinato tra rover, droni e sensori è più affidabile se sperimentato prima in grotte terrestri.
Cosa manca ancora
Manca però la dimensione lunare completa. Nessun sito terrestre può replicare in pieno la radiazione cosmica, l’assenza di atmosfera, la comunicazione ritardata con la Terra e la meccanica del suolo lunare.
Per questo i programmi più avanzati combinano tre livelli: grotte terrestri come campo prova, simulazioni digitali e modelli geofisici della Luna. Questo approccio riduce gli errori di progettazione e rende più credibile l’uso futuro dei tunnel lavici lunari come rifugi o basi.
Sintesi operativa
In pratica, i tunnel terrestri servono a preparare uomini e macchine; quelli lunari definiscono il vero obiettivo missione. Il primo ambiente insegna come esplorare, il secondo impone come sopravvivere.
La speleologia ha quindi un ruolo diretto nell’addestramento spaziale: dalle tecniche di progressione alle misure geofisiche, fino alla valutazione della stabilità delle cavità. Nel passaggio dalla Terra alla Luna cambia il contesto, ma non il metodo di fondo.
Luoghi terrestri per simulare tunnel lunari
Islanda, Hawaii, Canarie, Stati Uniti e alcuni campi vulcanici asiatici sono tra i siti più usati per addestrare missioni e testare robot destinati ai tunnel lavici lunari.
Islanda
L’Islanda è uno degli analoghi più citati perché unisce vulcanismo attivo, clima freddo e ampie cavità laviche. I sistemi di Surtshellir-Stefánshellir vengono spesso considerati adatti per habitat analoghi e missioni di prova.
Qui si possono simulare discesa, isolamento, studio dell’ambiente interno e permanenza prolungata. La combinazione di paesaggio aspro e basse temperature aiuta a riprodurre una parte delle condizioni operative previste per la Luna.
Hawaii
Le Hawaii sono molto usate per addestramento e ricerca perché offrono tubi lavici estesi e terreno basaltico giovane. L’area di Mauna Loa e i siti collegati a HI-SEAS sono impiegati per simulazioni di attività umane e robotiche in ambiente lunare o marziano.
Qui si testano anche procedure scientifiche, autonomia dei rover e gestione del lavoro in gruppo. Il contesto è utile perché il terreno lavico è reale, ma resta accessibile e relativamente ben monitorabile.
Canarie
Le Isole Canarie, in particolare Lanzarote e La Palma, sono tra i siti più completi per la geologia planetaria applicata. Le campagne ESA e i test su grotte vulcaniche hanno mostrato che questi ambienti sono adatti per esercitare astronauti e validare strumenti.
Lanzarote è utile per il suo paesaggio vulcanico arido, mentre La Palma ha offerto esempi recenti di tubi lavici formati durante eruzioni basaltiche. Questi luoghi aiutano a simulare ingresso in cavità, mappatura e uso di sistemi di comunicazione in ambienti difficili.
Stati Uniti
Negli Stati Uniti spiccano siti come Ape Cave, Lava Beds National Monument, Craters of the Moon e altre grotte basaltiche del Nord America. Ape Cave è stata usata come analogico terrestre per modellare misure di gravimetria e geometria dei tubi lavici lunari.
Questi luoghi sono molto utili per i test strumentali. Permettono di confrontare magnetometria, radar a penetrazione del suolo, modellazione 3D e stabilità delle cavità su geometrie naturali diverse.
Cina e altri campi
Anche alcuni campi vulcanici della Cina sono stati proposti come piattaforme analogiche per la simulazione di basi lunari. Uno studio ha indicato cave carsiche di Chongqing come piattaforma di prova per ambienti extraterrestri, mentre altri lavori hanno richiamato il campo vulcanico di Haikou come analogo marziano utile anche per la comparazione con ambienti lunari.
Questi siti sono preziosi quando l’obiettivo è testare sistemi di chiusura, habitat pressurizzati, ciclo dell’aria e circolazione interna. In prospettiva, aiutano a capire come un tunnel lavico possa essere reso utilizzabile senza perdere sicurezza.
Confronto utile
Sito
Punti forti
Uso principale
Sito
Punti forti
Uso principale
Islanda
Clima freddo, vulcani, grandi cavità
Addestramento operativo e habitat analoghi
Hawaii
Basalto giovane, accesso a test missione
Simulazioni umane e robotiche
Canarie
Ottima varietà vulcanica, missioni ESA
Addestramento astronauti e validazione strumenti
Stati Uniti
Siti studiati da decenni, dati abbondanti
Gravimetria, magnetometria, mappatura
Cina
Ambienti geologici e cavità per test
Habitat, sealing, sistemi di supporto vitale
Scelta migliore
Non esiste un luogo perfetto per simulare la Luna, ma esistono siti molto complementari. Se l’obiettivo è allenare esplorazione e navigazione, Hawaii e Canarie sono molto forti; se conta il clima e la sensazione di isolamento, l’Islanda offre un vantaggio; se serve confronto geofisico, i siti degli Stati Uniti sono tra i più solidi.
Per la speleologia applicata allo spazio, la soluzione più efficace è usare più analoghi insieme. Solo così si coprono geologia, strumentazione, sicurezza e comportamento umano in un ambiente sotterraneo vicino, ma non identico, a quello lunare.
Tecnologie robotiche per la mappatura di grotte vulcaniche terrestri
Le tecnologie più efficaci oggi combinano LiDAR, SLAM, fotogrammetria, GPR e robot cooperativi. Per la mappatura delle grotte vulcaniche terrestri, la tendenza è passare da rilievi manuali a sistemi autonomi o semi-autonomi capaci di costruire modelli 3D anche in assenza di GPS.
LiDAR e mappatura 3D
Il LiDAR è una delle soluzioni più mature per generare nuvole di punti ad alta densità. Montato su droni, rover o piattaforme calabili, consente di documentare geometrie complesse e di ricostruire l’andamento della cavità con buona precisione.
Nei contesti lavici, il vantaggio principale è la capacità di lavorare nel buio e di restituire un modello metrico utile per analisi geologiche e geomeccaniche. In grotte e tubi lavici, il LiDAR è spesso integrato con camere ottiche per migliorare interpretazione e texture.
SLAM e navigazione
Gli algoritmi SLAM sono centrali perché permettono al robot di localizzarsi mentre costruisce la mappa. In ambienti sotterranei, dove mancano segnali satellitari, questa funzione è decisiva per evitare smarrimenti e per mantenere il controllo operativo.
Le versioni più recenti usano sensori diversi, dal laser scanner alle telecamere stereo, fino a integrazioni con IMU e odometria. Le applicazioni in grotte laviche mostrano che SLAM e navigazione autonoma sono ormai una base tecnica credibile per missioni più complesse.
Droni e robot
I droni sono utili soprattutto per l’accesso iniziale e per la lettura rapida dello skylight o dell’ingresso. Possono entrare, osservare e tornare in tempi brevi, riducendo il rischio per le persone e per i robot terrestri più pesanti.
Per la parte interna, invece, funzionano meglio rover cingolati, quadrupedi o veicoli ibridi in grado di affrontare ghiaia, sabbia, pendenze e passaggi irregolari. Le missioni recenti a Lanzarote hanno mostrato che robot diversi, con ruoli differenti, possono cooperare nella stessa esplorazione.
Georadar e sensori
Il GPR è fondamentale per vedere oltre la superficie e capire se sotto un soffitto o lungo un condotto esiste ancora spazio vuoto. In ambiente vulcanico, aiuta a identificare il proseguimento dei tubi lavici e a stimare spessori e discontinuità.
A questi strumenti si aggiungono magnetometri, sensori ambientali, camere termiche e sistemi di misura dei gas. La combinazione di più sensori è importante perché nessun singolo strumento basta da solo in una grotta vulcanica complessa.
Operazioni cooperative
Una delle novità più interessanti è l’uso di squadre robotiche eterogenee. Un robot può fare da ricognitore di superficie, un altro può trasportare sensori, un terzo può calarsi all’interno e acquisire dati tridimensionali più dettagliati.
Questo modello riduce il rischio di perdita del sistema e migliora l’affidabilità della missione. È anche il più vicino alla logica delle future esplorazioni lunari, dove la cooperazione tra piattaforme sarà probabilmente essenziale.
Uso speleologico
Per la speleologia, queste tecnologie non servono solo allo spazio. Sono già strumenti utili per cartografare cavità difficili, monitorare instabilità, documentare accessi verticali e produrre rilievi condivisibili in formato digitale.
Il quadro generale è chiaro: la mappatura robotica delle grotte vulcaniche terrestri sta diventando una disciplina matura, utile sia alla ricerca speleologica sia alla preparazione di missioni su Luna e Marte.
Integrazione di droni e rover per esplorazioni speleologiche cooperative
L’integrazione di droni e rover è oggi una delle soluzioni più promettenti per esplorare grotte speleologiche in modo cooperativo. I droni coprono accesso, ricognizione e rilievo delle aree alte o strette, mentre i rover lavorano meglio sul fondo, nelle rampe e nei tratti più lunghi della cavità.
Ruoli complementari
Il vantaggio principale sta nella specializzazione. Un drone può entrare rapidamente nello skylight o in un volume difficile da raggiungere, acquisire immagini e creare una prima mappa, mentre il rover può trasportare sensori più pesanti e avanzare su terreni irregolari con maggiore autonomia operativa.
Nelle missioni cooperative più recenti, il robot a terra è stato usato come base di comunicazione e ricarica, mentre il mezzo aereo o il robot più agile svolgeva la parte esplorativa interna. Questa divisione dei compiti riduce il rischio di perdere il sistema in un ambiente dove il recupero è complesso.
Comunicazioni e rete
Uno dei problemi più critici è la comunicazione dentro ambienti sotterranei. Le rocce schermano i segnali e rendono instabile il collegamento tra robot interni e operatori in superficie, perciò si usano reti mesh, beacon e nodi relais distribuiti lungo il percorso.
Un approccio efficace è il rilascio di piccoli nodi di comunicazione lungo la cavità, quasi come una traccia di riferimenti successivi. Questo consente al sistema di mantenere il contatto con l’esterno anche quando il rover o il drone si spinge lontano dall’ingresso.
Mappatura cooperativa
Cave exploration robot
La mappatura funziona meglio quando i mezzi non operano in modo isolato. Le sperimentazioni a Lanzarote hanno mostrato una sequenza operativa in quattro fasi: rilievo dell’area esterna, caratterizzazione dello skylight, discesa di un mezzo scout e cartografia 3D dell’interno.
Il drone è utile soprattutto per la ricostruzione iniziale e per le zone superiori o instabili. Il rover, invece, può scendere in corda, attraversare la parte più accessibile e raccogliere dati continui su geometria, rugosità e ostacoli del condotto.
SLAM e sensori
L’integrazione tra droni e rover dipende molto da SLAM, LiDAR, fotocamere e IMU. Il SLAM permette ai mezzi di localizzarsi mentre costruiscono la mappa, una funzione indispensabile dove il GPS non arriva e la visibilità è scarsa.
A questi sensori si aggiunge spesso il GPR, più utile per capire cosa succede sotto il pavimento o oltre il fronte di esplorazione. La combinazione tra visione aerea del drone e scansione terrestre del rover aumenta la qualità del modello finale.
Vantaggi operativi
La cooperazione tra droni e rover riduce il numero di ingressi umani e migliora la sicurezza. In una grotta vulcanica, il drone può verificare il percorso, mentre il rover consolida la mappa e controlla i dettagli del suolo con più continuità.
Questo schema è utile anche per la speleologia terrestre. Permette di documentare cavità fragili, minimizzare il disturbo e ottenere modelli tridimensionali molto più completi di quelli basati solo sul rilievo manuale.
Prospettiva futura
Le prove più recenti indicano che la cooperazione drone-rover non è più un’ipotesi teorica. È già un metodo testato in grotte reali, con ricadute dirette sia per la ricerca speleologica sia per l’esplorazione di ambienti lunari e marziani.
Per la speleologia, il valore aggiunto è doppio: migliore documentazione del mondo sotterraneo e trasferimento di tecnologie verso missioni planetarie. La direzione è chiara: cavità esplorate da squadre ibride, con mezzi aerei e terrestri che lavorano come un unico sistema.
Gestione dell’energia e ricarica autonoma in esplorazioni sotterranee prolungate
La gestione dell’energia è uno dei punti più delicati nelle esplorazioni sotterranee prolungate. Nei sistemi cooperativi più avanzati, la soluzione non è solo aumentare la batteria, ma integrare pianificazione, ricarica autonoma e rete di supporto lungo il percorso.
Pianificazione energetica
Le missioni sotterranee devono considerare fin dall’inizio il consumo di batteria, il ritorno alla base e la disponibilità di stazioni di ricarica. Gli studi recenti mostrano che l’esplorazione autonoma funziona meglio quando il robot decide anche dove e quando ricaricarsi senza interrompere il compito.
In pratica, il software deve bilanciare frontiere da esplorare, distanza dalla ricarica e margine residuo di energia. Questo vale sia per rover sia per robot leggeri che operano in grotte, miniere o tubi lavici.
Docking autonomo
La ricarica autonoma dipende da un aggancio preciso alla stazione. I sistemi più maturi usano marker visivi, stato di macchina dedicato e controlli finali di allineamento per far salire il rover sulla base di ricarica senza intervento umano.
Alcune soluzioni prevedono anche stazioni compatte che funzionano sia da punto di ricarica sia da nodo di comunicazione. In ambiente sotterraneo questo è particolarmente utile, perché il mezzo può rinnovare l’energia e inviare dati quando torna vicino all’ingresso o a un relais intermedio.
Tether e relais
Un’altra strategia è l’uso di tether o cavi che forniscono al tempo stesso alimentazione e collegamento dati. In diversi concetti missione, il cavo viene usato come ancoraggio e come infrastruttura per ricaricare il robot che entra nella cavità.
Accanto al tether si stanno sviluppando reti mesh di beacon distribuiti. Questi piccoli nodi estendono la comunicazione e possono anche contribuire alla gestione energetica, perché aiutano i robot a ritrovare il percorso verso zone di ricarica o recupero.
Batterie e autonomia
Le batterie restano il limite principale. Nei sistemi sotterranei non c’è luce solare diretta, quindi non si può contare sulla ricarica locale se non esiste una base attrezzata o un supporto mobile.
Per questo le missioni più efficaci usano piattaforme modulari: un rover padre può restare vicino all’ingresso come base di ricarica e comunicazione, mentre droni o piccoli esploratori interni consumano meno energia e rientrano ciclicamente.
Dati e consumo
Il trasferimento dei dati può assorbire molta energia, talvolta più del movimento stesso. Alcuni studi di pianificazione per ambienti planetari indicano che ridurre il traffico dati e adottare comportamenti di data-muling aiuta a estendere la durata delle missioni.
Questo principio è utile anche in speleologia terrestre. In grotta conviene inviare in superficie solo ciò che serve davvero, mentre il resto viene archiviato a bordo e scaricato quando il robot raggiunge una stazione idonea.
Applicazione speleologica
Per la speleologia, il tema energetico non riguarda solo lo spazio. Anche in una grotta terrestre lunga o complessa, la possibilità di ricarica autonoma aumenta la durata delle esplorazioni e riduce il rischio di bloccare il mezzo in profondità.
Il quadro attuale punta quindi a missioni sotterranee più continue, con ricarica automatica, comunicazioni distribuite e un uso più intelligente delle batterie. È una direzione che avvicina l’esplorazione delle grotte terrestri a quella dei futuri tunnel lavici lunari.
Gli stage dell’ESA CAVES
Gli stage di ESA CAVES si articolano in una fase di preparazione tecnica, scientifica e operativa, seguita da una spedizione sotterranea di più giorni. Il cuore del programma è l’esplorazione di una grotta reale come analogico di una missione spaziale, con compiti di mappatura, documentazione, ricerca scientifica e gestione del campo base.
Fase di preparazione
Nella prima parte del corso gli astronauti imparano a muoversi in grotta, a orientarsi, a usare corde e sistemi di progressione, e a lavorare con procedure di sicurezza simili a quelle delle EVA. Questa fase dura circa cinque giorni ed è pensata per creare una squadra operativa prima dell’ingresso nel sottosuolo.
Durante questa preparazione vengono anche assegnati compiti e problemi di missione. Gli astronauti apprendono come osservare l’ambiente, raccogliere dati, gestire i materiali e comunicare con la base esterna.
Spedizione sotterranea
Dopo l’addestramento in superficie, la squadra entra nella grotta per una spedizione che dura in genere sei giorni e sei notti. In questa fase il gruppo vive in un campo base sotterraneo, senza il ciclo giorno-notte e con risorse limitate, come in una vera missione spaziale.
Gli astronauti devono esplorare nuovi rami, documentare i passaggi, realizzare rilievi, fare campionamenti e condurre esperimenti scientifici. L’obiettivo non è solo tecnico, ma anche comportamentale: leadership, comunicazione, decisione condivisa e gestione dello stress.
Debrief e analisi
Conclusa l’uscita, restano alcuni giorni di debriefing e restituzione dei risultati. In questa fase si analizzano le osservazioni scientifiche, il funzionamento del gruppo e l’efficacia delle procedure adottate in grotta.
Il materiale di riferimento del programma sottolinea che ESA CAVES usa davvero la speleologia come analogico spaziale, e non come semplice esercizio fisico. Per questo ogni stage è costruito come una missione completa, con obiettivi operativi, scientifici e umani.
Versioni e sedi
Le varie edizioni hanno avuto sedi diverse, soprattutto in Sardegna e in Slovenia. In ciascun caso la struttura è rimasta simile: breve addestramento iniziale, missione sotterranea autonoma, ritorno e analisi finale.
Per la speleologia, ESA CAVES è interessante perché traduce in contesto astronautico molte pratiche tipiche dell’esplorazione in grotta: progressione, rilievo, campionamento, vita in base e coordinamento di squadra.
Requisiti psicologici e di team building richiesti agli astronauti
Gli astronauti devono mostrare adattabilità, autocontrollo, capacità di lavorare in gruppo e buona decisione sotto pressione. Nei programmi come ESA CAVES, questi aspetti contano almeno quanto la resistenza fisica, perché l’ambiente isolato e confinato mette alla prova comportamento, comunicazione e leadership.
Competenze chiave
Le competenze richieste includono teamwork, comunicazione efficace, giudizio, problem solving e capacità di vivere in spazi ristretti con poche risorse. Le analisi NASA e ESA indicano che, con missioni più lunghe e più autonome, diventano ancora più importanti la vita in piccolo gruppo, l’indipendenza operativa e il rispetto dei limiti reciproci.
Un altro requisito centrale è la stabilità emotiva. In ambienti chiusi e rischiosi, gli astronauti devono saper gestire stress, incertezza e fatica senza compromettere le decisioni del team.
Dinamica di squadra
Il team building non è un’attività accessoria, ma parte della missione stessa. ESA CAVES usa la grotta per far emergere leadership, followership, fiducia, distribuzione dei ruoli e capacità di adattarsi a un gruppo multiculturale.
La letteratura su ambienti isolati e confinati mostra che la coesione di compito è essenziale all’inizio, ma con il passare del tempo cresce anche il peso della coesione sociale. Per questo il gruppo deve saper lavorare bene e, insieme, convivere bene.
Pressione e adattamento
Le condizioni sotterranee spingono gli astronauti a confrontarsi con buio, disorientamento, privacy minima, igiene limitata e comunicazione ridotta. Questi fattori rendono la grotta un analogo molto efficace delle missioni spaziali, dove i margini di errore sono bassi e il supporto esterno è limitato.
Secondo diversi studi, le caratteristiche personali più utili sono apertura, self-control, hardiness, orientamento al compito e buona qualità del sonno. In pratica, conta la capacità di restare lucidi, flessibili e cooperativi anche quando le condizioni diventano scomode o imprevedibili.
Formazione psicologica
La preparazione psicologica viene trattata come un vero modulo di addestramento. Nei corsi analoghi si lavora sulla gestione delle emozioni, sulla consapevolezza dei propri limiti e sulla comprensione del modo in cui il gruppo reagisce alla pressione.
Questo tipo di formazione serve anche a ridurre conflitti, errori di comunicazione e reazioni impulsive. In un equipaggio spaziale, la qualità delle relazioni interne può incidere direttamente sulla sicurezza e sull’efficienza operativa.
Valore per le missioni
Le agenzie spaziali usano questi criteri perché il profilo psicologico di un astronauta non riguarda solo la personalità, ma il rendimento in missione. L’obiettivo è avere persone capaci di lavorare in autonomia, ma anche di integrarsi in una struttura complessa senza perdere affidabilità.
Per la speleologia applicata allo spazio, questa è una lezione centrale: l’esplorazione non è mai solo tecnica. È anche una prova di equilibrio umano, tenuta del gruppo e capacità di restare funzionali in isolamento.
Integrazione dell’esplorazione robotica nel training degli astronauti
L’integrazione dell’esplorazione robotica nel training degli astronauti è ormai una parte concreta dei programmi ESA, soprattutto in PANGAEA e nelle campagne PANGAEA-X. Qui gli astronauti non si allenano solo a osservare il terreno, ma anche a lavorare con strumenti digitali, rover, teleoperazioni e sistemi di documentazione pensati per missioni umane e robotiche insieme.
Perché conta
L’idea di fondo è che i robot possano preparare il terreno, raccogliere dati preliminari e raggiungere zone troppo rischiose, mentre gli astronauti restano essenziali per fare geologia di alta qualità e prendere decisioni scientifiche sul posto. Le fonti ESA sottolineano che l’obiettivo non è sostituire gli umani, ma farli lavorare in sinergia con sistemi robotici e strumenti di analisi portatili.
Questo approccio è particolarmente rilevante per Luna e Marte, dove il supporto da Terra è lento e i margini operativi sono stretti. L’addestramento serve quindi a sviluppare procedure in cui l’equipaggio sappia usare dati robotici, mappe 3D e analisi remote per scegliere dove andare e cosa campionare.
Cosa cambia nel training
In PANGAEA-X gli astronauti testano tecnologie che uniscono geologia, esplorazione e operazioni robotiche. Tra gli esempi ci sono rilievo 3D, mapping, strumenti di analisi in situ e attività di interazione uomo-robot in scenari realistici di sortita lunare.
Un elemento chiave è l’uso dell’Electronic Field Book, che permette di raccogliere e condividere dati, immagini e note con una squadra scientifica remota. Questo rende più credibile la simulazione di una missione spaziale, dove l’astronauta non lavora mai completamente da solo.
Strumenti e robot
ESA sta anche sperimentando strumenti portatili che combinano più tecniche analitiche, come Raman, LIBS e XRF, con imaging di contesto e collegamento wireless al campo digitale. Questi dispositivi sono pensati per essere utilizzati rapidamente dagli astronauti durante l’esplorazione superficiale.
Sul fronte robotico, il training include teleoperazione, droni autonomi e rover, oltre a test di interazione con sistemi intelligenti in ambienti analoghi. La logica è formare equipaggi capaci di coordinare il lavoro con asset robotici invece di considerarli semplici accessori.
Effetto operativo
L’integrazione robotica cambia anche il modo in cui si pensa alla geologia spaziale. Gli astronauti imparano a usare i robot per ampliare il raggio di osservazione, verificare zone pericolose e ottimizzare il tempo sul terreno, mentre la parte umana resta decisiva per l’interpretazione scientifica.
Questo modello riduce il rischio, migliora la qualità dei dati e rende più fluida la collaborazione con i team a Terra. In pratica, il training non prepara solo “esploratori”, ma sistemi uomo-macchina capaci di operare in modo coordinato su altri mondi.
Visione futura
Le attività ESA mostrano una traiettoria chiara: il futuro dell’esplorazione sarà misto, con astronauti, rover, droni e software che lavorano insieme. I programmi analoghi in grotta e in campo servono proprio a capire quali compiti convenga affidare ai robot e quali debbano restare nelle mani degli astronauti.
In questo quadro, l’esplorazione robotica non è un tema separato dal training umano. È una componente integrata della preparazione, utile per rendere le missioni più sicure, più efficienti e più scientificamente produttive.
L’attività in Italia
In Italia, l’attività legata a ESA CAVES si concentra soprattutto in Sardegna, dove per anni si sono svolti corsi e spedizioni sotterranee in sistemi carsici come il Supramonte e Sa Grutta. Più di recente, il programma ha coinvolto anche aree del Molise e del Campania, mentre altre grotte italiane sono state valutate come possibili sedi future.
Sardegna
La Sardegna è stata il principale laboratorio italiano di ESA CAVES. Le grotte del Supramonte e il sistema di Sa Grutta sono stati usati per addestrare astronauti di diverse agenzie nello stesso formato di missione: preparazione in superficie, discesa, vita in base e attività scientifiche nel sottosuolo.
Qui gli astronauti hanno lavorato su orientamento, rilievo, campionamento e convivenza in un ambiente isolato. La scelta della Sardegna dipende anche dalla varietà del contesto carsico e dalla possibilità di simulare bene la separazione dal mondo esterno.
Matese e Appennino
Nel 2025 il massiccio del Matese è stato indicato come sede del settimo corso CAVES in Italia. Il resoconto descrive un ambiente adatto a esercitazioni in profondità, con prove di progressione, sicurezza, misurazioni ambientali e raccolta di campioni microbiologici.
Il passaggio al Matese mostra che ESA CAVES non è legato a un solo sito. L’Italia offre più scenari utili, e l’Appennino centrale entra così tra le aree di interesse per l’addestramento speleologico-spaziale.
Lazio e Falvaterra
Anche il Lazio è entrato nel perimetro di interesse con le Grotte di Falvaterra e Pastena. Un sopralluogo dell’ESA ha valutato il sistema ipogeo del Monte della Lamia come possibile sito per il programma CAVES Pangaea, con attenzione alla dinamicità delle parti allagate e alla varietà del percorso.
Questa proposta è importante perché amplia la geografia italiana dell’addestramento analogico. Le grotte laziali offrono condizioni utili per testare esplorazione, sicurezza e lavoro di squadra in un ambiente complesso ma ben collegato.
Molise e Campania
Nel 2024 è stata annunciata la conclusione di un’edizione di CAVES svolta in Molise e Campania, con un crew internazionale. Il programma ha incluso lezioni tecniche, attività all’aperto e una spedizione di più giorni in isolamento sotterraneo.
Questo passaggio mostra che l’Italia non ospita solo grotte-scena, ma un vero sistema di siti e territori utilizzabili per l’addestramento. L’obiettivo resta lo stesso: preparare gli astronauti a esplorare, comunicare e lavorare in ambienti estremi.
Altri contesti italiani
Oltre ai siti di addestramento direttamente legati a ESA CAVES, in Italia esistono molte cavità e contesti ipogei usati per formazione, monitoraggio e ricerca. Le attività speleologiche italiane includono anche rilievi digitali, gestione sostenibile e progetti di tutela che rafforzano il ruolo del paese come base per analoghi spaziali.
In sintesi, l’attività italiana di ESA CAVES ruota attorno a Sardegna, Appennino centrale, Lazio e, in alcune edizioni, Molise e Campania. L’Italia resta uno dei paesi più importanti per questo tipo di addestramento, perché unisce varietà geologica, esperienza speleologica e continuità operativa.
Loredana Bessone
Loredana Bessone è una figura centrale dell’addestramento astronauti dell’ESA, soprattutto nei programmi CAVES e PANGAEA. Le fonti ESA e speleologiche la descrivono come responsabile dei programmi di addestramento analogico e come progettista e coordinatrice di corsi in grotta e in ambienti geologici simulati.
Ruolo all’ESA
Bessone dirige l’unità dedicata ai test analoghi sul campo e all’esplorazione, con responsabilità su CAVES, su parte della formazione di tipo geologico e su attività collegate al comportamento di squadra in ambienti estremi. Il suo profilo professionale la indica come responsabile dell’unità “Analogue Field Testing and Exploration Training” dell’Agenzia Spaziale Europea.
Nel programma CAVES ha avuto un ruolo di mission director e course designer, occupandosi della scelta dei siti, dell’organizzazione delle campagne e della definizione degli obiettivi formativi per astronauti di più agenzie spaziali.
Legame con la speleologia
Il suo lavoro ha collegato in modo diretto speleologia e addestramento spaziale. Le grotte vengono usate come ambienti analoghi perché impongono isolamento, confinamento, perdita dei riferimenti esterni e gestione del rischio, cioè condizioni simili a quelle di una missione spaziale.
In questo quadro, Bessone ha contribuito a trasformare la grotta da semplice campo di prova a vero strumento educativo e scientifico. I corsi CAVES includono attività operative reali, non solo simulate, con benefici anche per la comunità speleologica e scientifica.
PANGAEA e grotte lunari
Accanto a CAVES, Bessone ha avuto un ruolo anche in PANGAEA, il corso ESA dedicato alla geologia planetaria. In queste attività l’obiettivo non è solo l’addestramento tecnico, ma anche la capacità degli astronauti di osservare, descrivere e prendere decisioni sul terreno come farebbe un geologo.
Il suo nome compare inoltre nei progetti che hanno portato ESA a ragionare sull’esplorazione delle grotte lunari, con l’idea di sviluppare missioni future verso cavità sotterranee sulla Luna.
Presenza pubblica
Bessone è citata in numerosi incontri, interviste e comunicati di settore, spesso accanto a speleologi e ricercatori italiani coinvolti nei programmi ESA. Questo l’ha resa una figura molto nota sia nella comunità spaziale sia in quella speleologica.
In sintesi, Loredana Bessone è una delle personalità che hanno reso stabile il ponte tra grotte terrestri ed esplorazione spaziale. Il suo contributo riguarda soprattutto formazione, progettazione operativa e costruzione di ambienti analoghi per astronauti.
Jo de Waele e Francesco Sauro
Ho de Waele e Francesco Sauro
Jo De Waele e Francesco Sauro sono due figure centrali della speleologia italiana contemporanea, con un ruolo molto visibile anche nella ricerca legata a Luna e Marte. Lavorano spesso in modo complementare: De Waele con un forte profilo accademico e geomorfologico, Sauro con un ruolo di esploratore, formatore e riferimento per le grotte come analoghi planetari.
Jo De Waele
Jo De Waele è docente all’Università di Bologna ed è noto per gli studi su carsismo, morfologia ipogea e grotte vulcaniche. Nei materiali dell’Ateneo e in vari contributi scientifici compare in lavori su grotte sarde, sistemi carsici e analisi geomorfologiche, con una forte attenzione al rapporto tra forma del vuoto e processi geologici.
Il suo nome è anche legato alla divulgazione scientifica sulla speleologia come disciplina utile alla comprensione dei paesaggi sotterranei e delle loro dinamiche. In eventi pubblici e pubblicazioni recenti, De Waele viene presentato come uno dei riferimenti italiani per la lettura scientifica delle grotte.
Francesco Sauro
Francesco Sauro è speleologo, geologo planetario ed esploratore. Le fonti lo descrivono come una figura chiave nelle esplorazioni di ambienti estremi, dai Tepui venezuelani alle grotte laviche e alle cavità subglaciali, con un forte legame tra esplorazione terrestre e studio dei mondi planetari.
Sauro ha anche un ruolo diretto nei programmi ESA CAVES e PANGAEA, dove svolge funzioni tecniche e formative. In questo contesto, le grotte diventano un laboratorio per l’addestramento degli astronauti e per la preparazione alle missioni su Luna e Marte.
Il lavoro comune
Il legame tra i due è particolarmente forte nel quadro della speleologia scientifica italiana e dell’addestramento spaziale. In un articolo dell’Università di Bologna, entrambi vengono citati come figure di riferimento del programma ESA CAVES: Sauro come responsabile tecnico del corso, De Waele come responsabile scientifico.
Questa collaborazione mostra bene il doppio livello del loro lavoro. Da un lato c’è la ricerca sulle grotte terrestri, dall’altro il trasferimento di competenze verso l’esplorazione planetaria, un campo in cui l’Italia ha acquisito una posizione molto riconoscibile.
Rilievo per la speleologia
Per la speleologia, il loro contributo è importante perché unisce esplorazione, geomorfologia, geologia planetaria e formazione degli astronauti. Il loro lavoro ha contribuito a far vedere le grotte non solo come oggetti naturali da studiare, ma anche come ambienti di addestramento e di ricerca applicata.
In sintesi, De Waele rappresenta più la lettura scientifica del vuoto sotterraneo, mentre Sauro incarna di più la dimensione esplorativa e planetaria. Insieme hanno reso la speleologia italiana molto più presente nel dialogo internazionale tra Terra, Luna e Marte.
Contributi di Francesco Sauro alla missione ESA PANGAEA
Francesco Sauro ha avuto un ruolo centrale in ESA PANGAEA come course designer, coordinatore e direttore tecnico del programma. Le fonti ESA e i lavori successivi lo indicano anche come istruttore di geologia planetaria, responsabile della parte di campo e del collegamento tra geologia terrestre e addestramento astronautico.
Ruolo nel programma
In PANGAEA Sauro ha contribuito a costruire la struttura didattica del corso. Il programma prepara gli astronauti a osservare paesaggi, scegliere campioni, interpretare le rocce e prendere decisioni scientifiche durante traversi sul terreno.
Le fonti lo descrivono come direttore tecnico in tutte le edizioni PANGAEA, con un coinvolgimento continuo nella progettazione degli esercizi e nell’uso di strumenti come l’Electronic Field Book. Questo sistema serve a registrare immagini, note e dati di campo in modo ordinato e operativo.
Contributo scientifico
Sauro ha portato nel programma la sua esperienza di speleologo, geologo planetario ed esploratore di ambienti estremi. Il suo contributo è stato importante soprattutto per collegare le tecniche di osservazione geologica con contesti terrestri analoghi alla Luna e a Marte, come vulcani, campi lavici e grotte.
Ha anche contribuito alla costruzione di un approccio più operativo alla geologia planetaria, in cui gli astronauti non si limitano a guardare il terreno, ma imparano a formulare ipotesi, selezionare campioni e comunicare risultati in tempo reale.
Siti e prove sul campo
PANGAEA ha usato luoghi come Lanzarote, il cratere di Ries, i Dolomiti e altre aree analoghe, e Sauro ha avuto un ruolo chiave nella selezione e nell’interpretazione di questi ambienti. Le sessioni sul campo servono a rendere gli astronauti più efficaci nelle future missioni lunari e marziane.
In particolare, il suo lavoro ha aiutato a integrare le grotte e le cavità vulcaniche nel quadro dell’addestramento planetario. Questo aspetto è coerente con la sua ricerca sulle grotte come archivi geologici e come analoghi per l’esplorazione spaziale.
Impatto complessivo
Il contributo di Sauro a ESA PANGAEA non è solo organizzativo. Ha inciso sulla filosofia del programma, che mira a trasformare gli astronauti in esploratori scientifici più autonomi, più attenti al contesto geologico e più capaci di lavorare in squadra durante missioni complesse.
In sintesi, Sauro ha contribuito a fare di PANGAEA un corso di geologia planetaria applicata, con una forte impronta di campo e una chiara connessione tra speleologia terrestre ed esplorazione della Luna e di Marte.
Il contributo di Pozzobon
Il contributo di Riccardo Pozzobon a ESA PANGAEA è stato soprattutto quello di istruttore di geologia planetaria e responsabile dei materiali di addestramento, con un ruolo diretto nel trasferire agli astronauti le competenze di osservazione e interpretazione del terreno. Le fonti dell’Università di Padova e di ESA lo indicano anche come field instructor e science operations officer durante i traversi geologici.
Ruolo nel corso
Pozzobon ha lavorato alla costruzione dell’impianto didattico che porta gli astronauti a leggere un paesaggio come farebbe un geologo. Il suo compito non era solo spiegare le rocce, ma anche insegnare come selezionare siti, raccogliere campioni e adattare il percorso alle nuove osservazioni.
Nei materiali ESA è citato come il ricercatore che ha fornito i requisiti principali per strumenti e flussi operativi, inclusi il sistema di field book elettronico e la gestione delle informazioni in tempo reale. Questo ha reso il corso più vicino a una vera missione scientifica.
Competenze trasmesse
Il suo contributo riguarda soprattutto l’interpretazione geologica di ambienti analoghi alla Luna e a Marte. Pozzobon ha lavorato su lava tube, crateri da impatto, rocce vulcaniche e paesaggi che servono agli astronauti per imparare a leggere strutture, processi e storia geologica.
Una parte importante del suo insegnamento è la decisione scientifica sul campo. Gli astronauti devono capire rapidamente quali rocce osservare, dove andare e quali campioni hanno più valore, spesso con il supporto di una squadra scientifica remota.
Strumenti e innovazione
Pozzobon ha avuto un ruolo anche nell’introduzione di strumenti digitali. In PANGAEA ha seguito l’uso dell’Electronic Field Book, che integra immagini, appunti, audio e dati analitici, migliorando documentazione e comunicazione tra campo e centro di controllo.
Nel corso 2023-2024 gli astronauti hanno testato anche la HULC, una fotocamera destinata ad Artemis III. L’uso di questo tipo di tecnologia è coerente con il suo lavoro, perché unisce osservazione, registrazione e supporto alla scelta dei campioni.
Legame con la Luna
Il contributo di Pozzobon va oltre l’addestramento. Nel 2024 ha fornito la chiave geologica per interpretare l’esistenza di una cavità accessibile sotto il Mare Tranquillitatis Pit, contribuendo a trasformare una lettura radar in una spiegazione geologica credibile.
Questo aspetto è molto rilevante per ESA PANGAEA, perché collega direttamente la formazione degli astronauti alla futura esplorazione lunare. In altre parole, il suo lavoro aiuta a passare dal terreno terrestre analogico alla lettura dei veri ambienti lunari.
Sintesi
In sintesi, Pozzobon ha portato nel programma la combinazione di didattica, geologia planetaria e operatività sul campo. Il suo contributo ha reso PANGAEA più robusto dal punto di vista scientifico e più utile per le missioni spaziali future.
Se Sauro ha dato al programma una forte impronta esplorativa e speleologica, Pozzobon ha rafforzato la parte di lettura del paesaggio, selezione dei campioni e interpretazione dei dati. Insieme hanno reso PANGAEA un modello molto efficace di addestramento planetario.
Differenze tra addestramento geologico ESA e NASA
Le differenze principali sono nel focus e nella struttura: l’ESA usa due programmi complementari, CAVES e PANGAEA, mentre la NASA concentra la formazione geologica soprattutto su lezioni in aula, esercitazioni sul campo e training mirato alle missioni Artemis. ESA CAVES insiste molto su comportamento, team building e lavoro in ambiente confinato; PANGAEA invece punta sulla geologia planetaria e sulla decisione scientifica sul terreno.
Obiettivo formativo
L’addestramento ESA PANGAEA ha come obiettivo principale formare astronauti capaci di leggere paesaggi, scegliere campioni e interpretare il terreno come farebbe un geologo. L’addestramento NASA, secondo i materiali disponibili, è più integrato con la preparazione missione-specifica per Artemis e con la gestione delle attività geologiche da svolgere sulla superficie lunare.
In altre parole, ESA lavora molto su competenze di campo e ambienti analoghi europei, mentre NASA costruisce il proprio training attorno al ritorno operativo sulla Luna e all’uso delle abilità geologiche nel contesto delle EVA.
Struttura del corso
PANGAEA alterna strettamente aula e terreno, con passaggi rapidi tra teoria e pratica. Il corso usa siti analoghi come Dolomiti, Ries, Lanzarote e Lofoten per far studiare sedimentologia, impatti, vulcanismo e rocce lunari in contesti realistici.
La NASA, invece, secondo gli aggiornamenti recenti, organizza la formazione in moduli distribuiti su più anni, con una prima parte introduttiva e una seconda parte più avanzata dedicata a Luna, altri pianeti e lavoro sul campo.
Competenze sviluppate
ESA PANGAEA sviluppa soprattutto autonomia scientifica, documentazione efficiente, capacità di collaborare con un team scientifico remoto e abilità nel prendere decisioni rapide durante traversi geologici. Il corso vuole trasformare l’astronauta in un esploratore capace di osservare, interpretare e campionare con metodo.
NASA punta alle stesse abilità di base, ma con un taglio più orientato alla missione e all’operatività lunare. Nei materiali NASA emergono in particolare l’uso del linguaggio geologico, la lettura del paesaggio e la preparazione alle attività Artemis.
Ambiente di addestramento
ESA CAVES aggiunge un elemento che la NASA non usa come asse principale nel training geologico: l’ambiente ipogeo. In grotta si allenano isolamento, leadership, comunicazione multiculturale e gestione del rischio in spazi ristretti e privi di riferimenti visivi.
La NASA usa invece ambienti terrestri analoghi alla Luna, come campi vulcanici e terreni desertici, per simulare il lavoro geologico sulla superficie lunare. Questo rende il training più vicino alle future operazioni Artemis, mentre ESA mantiene una doppia linea: grotte per il comportamento e analoghi geologici per la scienza.
Sintesi comparativa
Aspetto
ESA
NASA
Focus principale
Geologia planetaria e comportamento in ambienti estremi
Preparazione missione-specifica per Artemis
Ambienti usati
Grotte, Dolomiti, Lanzarote, Ries, Lofoten
Campi vulcanici, deserti e siti lunari analoghi
Competenze chiave
Team building, autonomia, decision-making, lavoro con team remoto
Lettura del paesaggio, geologia di campo, operazioni lunari
In sintesi, ESA mette insieme speleologia, geologia planetaria e dinamiche di gruppo, mentre NASA costruisce un percorso più direttamente legato alle missioni lunari. Le due impostazioni si somigliano negli obiettivi finali, ma differiscono nel modo in cui preparano gli astronauti ad arrivarci.
I lavatubes e gli ingressi scoperti sulla Luna
I lavatubes lunari sono oggi una delle ipotesi più solide per future basi umane sulla Luna, e diversi “ingressi” o skylight sono stati individuati o interpretati come aperture verso questi condotti sotterranei. Le prove più forti arrivano da radar e da reinterpretazioni di immagini orbitali, in particolare nel caso del Mare Tranquillitatis e dell’area di Marius Hills.
Che cosa sono
I lavatubes sono tunnel formati da antiche colate laviche. Quando il tetto crolla, può comparire in superficie un pozzo o skylight, cioè un’apertura che mette in comunicazione con il vuoto sotterraneo.
Sulla Luna questi ambienti interessano molto perché offrono protezione da radiazioni, micrometeoriti ed escursioni termiche estreme. Per questo le agenzie spaziali li considerano tra i luoghi più promettenti per l’esplorazione abitata.
Ingressi individuati
Il caso più importante è il pit del Mare Tranquillitatis, dove nel 2024 un gruppo di ricerca ha trovato evidenze radar di un condotto accessibile sotto la superficie. Lo studio indica che una parte dei segnali può essere attribuita a una cavità lunga decine di metri, collegata a un sistema sotterraneo più ampio.
Un altro sito chiave è Marius Hills, dove già da anni si sospettava l’esistenza di un ingresso a un tubo lavico. Studi con radar lunare e gravimetria hanno rafforzato questa ipotesi, mostrando tracce compatibili con vuoti di grandi dimensioni sotto il suolo.
Perché sono importanti
Questi ingressi non sono solo curiosità geologiche. Se confermati e raggiungibili, potrebbero diventare rifugi naturali per astronauti e aree strategiche per la costruzione di basi lunari.
In più, i lavatubes potrebbero conservare un archivio quasi intatto della storia vulcanica lunare. A differenza della superficie esposta, il sottosuolo è meno alterato da radiazione e impatti continui.
Come si studiano
La scoperta degli ingressi avviene soprattutto con radar orbitale, modelli geometrici e simulazioni. In alcuni casi si usano anche modelli di intelligenza artificiale per individuare skylight e depressioni compatibili con aperture verso cavità sotterranee.
L’ESA sta già lavorando a missioni e strumenti per esplorare questi punti di accesso, con l’idea di scendere in una fossa, documentare l’ingresso e poi penetrare nel condotto. Il progetto europeo legato a queste cavità punta a missioni dedicate entro i prossimi anni.
Prospettiva scientifica
La conferma di ingressi accessibili sulla Luna cambia il modo in cui si pensa alla presenza umana fuori dalla Terra. Non si parla più solo di osservare la superficie, ma di esplorare spazi sotterranei già presenti e potenzialmente abitabili.
Per la speleologia planetaria, questi luoghi rappresentano un passaggio decisivo. Gli ingressi scoperti o ipotizzati sulla Luna sono il punto in cui geologia, robotica e futura esplorazione umana iniziano a incontrarsi davvero.
Quanti sono e come vengono classificate e censite le grotte lunari
Al momento non esiste un censimento unico e definitivo delle grotte lunari, ma le stime più citate parlano di oltre 200 cavità o ingressi potenziali individuati sulla Luna dalle immagini del Lunar Reconnaissance Orbiter e da analisi successive. Una parte di questi è stata interpretata come possibile skylight o apertura verso tubi di lava sotterranei; il totale dipende quindi da come si definisce “grotta lunare”.
Quante sono
Le fonti più aggiornate indicano che sulla Luna sono stati identificati più di 200 possibili ingressi, con diametri che vanno da pochi metri fino a centinaia di metri. In alcuni articoli ESA e NASA si parla di “centinaia” di pozzi o pit, ma solo una parte è considerata davvero promettente come accesso a cavità.
La conferma diretta di una cavità accessibile è arrivata nel 2024 sotto il Mare Tranquillitatis, dove il radar ha suggerito un condotto ancora integro sotto il pit. Questo però non significa che tutti gli altri ingressi siano già confermati come grotte esplorabili.
Come si classificano
La classificazione più usata distingue prima di tutto tra pit, skylight e lava tube candidate. Un pit è una depressione o un foro osservato in superficie; uno skylight è un’apertura che sembra mettere in comunicazione con un vuoto sottostante; una lava tube candidate è un’apertura che probabilmente conduce a un tubo lavico.
Per Marte esiste un catalogo molto più articolato, con categorie come pit crater atipici, pinholes e ingressi laterali. Per la Luna, invece, la classificazione è più semplice e ruota soprattutto attorno alla relazione con i mari basaltici e con le colate laviche che hanno generato i tubi.
Come si censiscono
Il censimento avviene tramite immagini orbitali ad alta risoluzione, soprattutto del Lunar Reconnaissance Orbiter e delle missioni SELENE/Kaguya, integrate da radar, gravimetria e modelli digitali. Le analisi più recenti usano anche algoritmi e reti neurali per cercare apertures compatibili con ingressi sotterranei.
ESA parla di una futura missione per mappare e sondare le grotte lunari, mentre NASA ha già catalogato numerosi pit e ne ha confermato alcuni come possibili finestre su vuoti sotterranei. Il problema principale resta che molti ingressi sono visibili, ma non ancora verificabili direttamente.
Cosa resta incerto
L’incertezza maggiore riguarda il numero di cavità davvero accessibili e la loro geometria interna. Un pit visibile dall’orbita non coincide sempre con una grotta esplorabile, perché può essere un crollo isolato o una frattura senza un grande condotto dietro.
In sintesi, le grotte lunari vengono censite come potenziali ingressi, classificate in base alla morfologia e al legame con i tubi di lava, e monitorate con telerilevamento e radar. Il numero più prudente da usare oggi è “oltre 200 candidate”, ma le cavità realmente confermate restano poche.
Su Marte: Grotte marziane, lavatubes, quante sono e dove si trovano
Su Marte non esiste un censimento unico e definitivo delle grotte, ma le stime più usate parlano di oltre 1.000 candidate cave entrances e di centinaia di skylight collegati soprattutto ai grandi vulcani di Tharsis. Le aree più ricche sono Arsia Mons, Pavonis Mons, Ascraeus Mons e, in alcuni cataloghi, anche Elysium Planitia, Hellas e altre province vulcaniche.
Quante sono
Il catalogo USGS delle candidate cave entrances su Marte supera le mille unità. Un’analisi del 2024 riportava 1.029 buoni candidati e 349 possibili skylight di tubi lavici distribuiti in 27 tubi per circa 1.250 km complessivi di sviluppo ipotizzato.
Altri studi recenti parlano di circa 1.036 cave-like features documentate, mentre modelli basati su immagini visibili e machine learning hanno aggiunto decine di nuovi ingressi potenziali. In pratica, il numero cresce man mano che migliorano le immagini e gli algoritmi di riconoscimento.
Dove si trovano
La concentrazione principale è nella provincia vulcanica di Tharsis, in particolare sui fianchi di Arsia Mons e Pavonis Mons. Qui si trovano molti skylight e pit crater attribuiti al collasso di lavatubes, alcuni dei quali sono stati osservati anche da HiRISE e THEMIS.
Fuori da Tharsis, i candidati più interessanti compaiono in Elysium Planitia, Acidalia Planitia e Margaritifer Terra. Un lavoro sul radar SHARAD citato nei materiali USRA indica che quasi tutti gli skylight esaminati si trovano nel settore di Tharsis, con poche eccezioni in altre regioni.
Come vengono classificati
Le cavità marziane vengono in genere divise in tre gruppi: lava-tube skylight, pit crater e volcano-tectonic fracture cave candidates. I primi sono gli ingressi più promettenti verso tubi lavici; i secondi sono pozzi o crolli che possono oppure no collegarsi a cavità; i terzi sono aperture legate a fratture e strutture tettoniche.
In alcuni cataloghi più recenti si distinguono anche ingressi in base al contesto geomorfologico, alla forma del bordo, alla presenza di depressioni lineari e alla possibile continuità del tubo sotto la superficie. Questa classificazione resta però probabilistica, perché dall’orbita non si vede direttamente l’interno della cavità.
Censimento e metodi
Il censimento è costruito combinando immagini orbitali, analisi termiche, radar e revisione manuale dei candidati. Le missioni Mars Odyssey, Mars Reconnaissance Orbiter e i dati THEMIS, HiRISE e CTX sono centrali in questo lavoro.
Negli ultimi anni l’uso del machine learning ha ampliato il numero di ingressi riconosciuti, soprattutto in aree già note per alta densità di cave. Questo significa che il “censimento” marziano è dinamico: non è un elenco chiuso, ma un archivio in continua revisione.
Sintesi geografica
Se si guarda alla distribuzione, Marte mostra una forte prevalenza di grotte e ingressi in territori vulcanici giovani o molto estesi. Tharsis resta il principale polo di interesse, mentre Hellas e alcune pianure settentrionali offrono casi più isolati ma scientificamente rilevanti.
In sintesi, su Marte le grotte candidate sono almeno più di mille, con una concentrazione nettissima nei dintorni dei grandi vulcani di Tharsis. Le “vere” cavità interne restano però in gran parte da verificare, per cui il censimento attuale è soprattutto un elenco di accessi potenziali al sottosuolo marziano.
Un pò di storia: “Le Sette Sorelle” le prime grotte scoperte su Marte
Le “Sette Sorelle” sono le prime grotte candidate individuate su Marte e la notizia, rilanciata da Scintilena nel 2007, descrive sette ingressi possibili sui fianchi di Arsia Mons, nel grande complesso vulcanico di Tharsis. Le cavità furono associate a sette nomi propri: Dena, Chloe, Wendy, Annie, Abbey, Nicki e Jeanne.
La scoperta
Secondo il resoconto pubblicato da Scintilena, le aperture furono osservate nelle immagini della sonda Mars Odyssey e apparvero come pozzi molto ampi, con diametri stimati tra 100 e 250 metri. La profondità delle cavità venne allora stimata tra 70 e almeno 130 metri.
Il fatto che non si vedesse il fondo fu considerato un indizio importante. Per i ricercatori, quella geometria suggeriva l’esistenza di possibili accessi a grotte o tubi di lava sotterranei, piuttosto che semplici depressioni superficiali.
Dove si trovano
Le Sette Sorelle sono localizzate lungo i fianchi di Arsia Mons, un grande vulcano marziano vicino alla Valle dei Mariner. Questa area appartiene alla regione vulcanica di Tharsis, una delle più interessanti per lo studio dei lavatubes e delle cavità marziane.
La posizione è rilevante anche dal punto di vista esplorativo. I grandi vulcani a scudo possono avere estesi sistemi di condotti lavici, e le aperture osservate da orbita sono state interpretate come possibili “skylight” verso tali strutture sotterranee.
Perché interessano
La rilevanza scientifica della scoperta è stata subito chiara. Le grotte marziane potrebbero offrire protezione da radiazione, micrometeoriti e forti escursioni termiche, cioè condizioni molto più favorevoli rispetto alla superficie del pianeta.
Per questo le Sette Sorelle entrarono presto nel dibattito sull’abitabilità del sottosuolo marziano. Se confermate come cavità reali, avrebbero rappresentato uno dei primi obiettivi per future missioni robotiche e, in prospettiva, umane.
Riletture successive
Negli anni successivi, lo studio delle grotte marziane è avanzato molto. Oggi si sa che Marte ospita numerosi candidati a ingressi di caverne e tubi di lava, soprattutto nell’area di Tharsis, e le Sette Sorelle restano un riferimento storico nelle cronache di questa ricerca.
In sintesi, le Sette Sorelle sono il nome dato alle prime grotte candidate su Marte, scoperte nei pressi di Arsia Mons, e hanno segnato l’inizio dell’interesse moderno per il sottosuolo marziano.
Confronto tra condizioni ambientali di grotte lunari e marziane
Le grotte marziane e i lavatubes sono, in generale, più ospitali della superficie di Marte, ma restano ambienti estremi. Rispetto alle grotte lunari, quelle marziane hanno meno escursioni termiche, una pressione leggermente più alta e un possibile interesse biologico maggiore per la presenza di ghiaccio o volatili.
Temperatura
Sulla Luna il problema principale è l’estrema variabilità termica. Nei tubi lavici lunari la temperatura può essere molto più stabile della superficie, e in alcuni modelli si parla di valori intorno a -20 C o anche più bassi in zone in ombra permanente.
Su Marte la situazione è meno estrema, ma comunque severa. La superficie varia molto tra giorno e notte, mentre all’interno dei lavatubes il clima tende a essere più stabile e spesso più mite rispetto all’esterno.
Radiazione
Le grotte lunari sono particolarmente preziose perché sulla Luna manca un’atmosfera protettiva e la radiazione cosmica è molto più forte. I lavatubes lunari offrono quindi un rifugio naturale molto importante contro raggi cosmici e micrometeoriti.
Su Marte la radiazione è ancora un problema, ma la sottile atmosfera offre già una protezione maggiore rispetto alla Luna. Per questo i lavatubes marziani restano interessanti come rifugi, anche se il vantaggio relativo rispetto alla superficie è meno drastico che sulla Luna.
Ghiaccio e volatili
Nei lavatubes lunari il ghiaccio è possibile soprattutto vicino ai poli o in condizioni di cold-trapping. Alcuni studi suggeriscono che il sottosuolo possa conservare ghiaccio in zone molto fredde e ombreggiate.
Su Marte, invece, la possibilità di trovare ghiaccio dentro i tubi di lava è ritenuta più alta e più diffusa. L’atmosfera marziana è più ricca di H2O rispetto a quella lunare, e questo aumenta la probabilità che alcune cavità contengano depositi di ghiaccio o volatili.
Stabilità e abitabilità
I lavatubes lunari tendono a essere più stabili come temperatura e protezione, quindi migliori come potenziali basi umane. Il prezzo da pagare è un ambiente molto più inospitale e povero di risorse immediatamente disponibili.
Su Marte le grotte sono meno estreme e quindi più promettenti anche per astrobiologia, perché potrebbero aver conservato meglio tracce di acqua o vita microbica passata. In questo senso, Marte è spesso visto come il contesto più interessante per cercare segnali biologici, mentre la Luna è più forte come sito di rifugio e base.
Confronto rapido
Fattore
Grotte lunari
Grotte marziane
Temperatura
Molto stabile, ma più fredda e priva di atmosfera
Stabile e in genere meno estrema della superficie
Radiazione
Vantaggio enorme, schermatura quasi decisiva
Vantaggio importante, ma meno radicale
Ghiaccio
Più probabile ai poli o in ombra permanente
Probabilità più alta e più diffusa
Astrobiologia
Interesse soprattutto operativo
Interesse forte anche per possibili biosignature
In sintesi, le grotte lunari sono più adatte come rifugi naturali per future basi, mentre quelle marziane sono più promettenti per la ricerca di ghiaccio e di eventuali tracce di vita passata. Entrambe sono ambienti chiave per l’esplorazione spaziale, ma con ruoli diversi.
Impatto della gravità ridotta sull’instabilità strutturale delle grotte
La gravità ridotta tende ad aumentare la dimensione potenziale dei tubi di lava, ma non li rende automaticamente più sicuri. Il punto decisivo è che, su Luna e Marte, il peso del tetto è minore, mentre contano molto anche spessore della copertura, stratificazione, regolite e fratture da impatto.
Effetto della gravità
In un ambiente a gravità più bassa, la roccia esercita meno carico verso il basso. Questo favorisce la formazione di cavità molto più grandi di quelle terrestri, con stime che per la Luna arrivano a dimensioni enormemente superiori rispetto alla Terra e per Marte a valori intermedi.
La stessa riduzione di peso, però, non elimina i meccanismi di collasso. Se il tetto è troppo sottile o se la geometria del vuoto è sfavorevole, la cavità può diventare instabile anche in condizioni di bassa gravità.
Cosa destabilizza
Le ricerche mostrano che la stabilità dipende soprattutto da larghezza del tubo, spessore del tetto e stato di tensione iniziale della roccia. Modelli teorici indicano che un tubo lunare può restare stabile anche se molto ampio, ma solo con un tetto sufficientemente spesso e una profondità adeguata.
Un altro fattore importante è la regolite, cioè il materiale friabile che ricopre la superficie. Se si accumula sul tetto, aggiunge carico e può ridurre la stabilità delle cavità lunari, soprattutto quando il soffitto è già sottile.
Luna e Marte
Sulla Luna la bassa gravità favorisce cavità molto grandi, ma anche qui il rischio di collasso cresce se il tetto è fratturato o se il tubo ha sezioni variabili. Studi recenti mostrano che le forme non circolari e la presenza di strati nel soffitto abbassano la stabilità rispetto ai modelli ideali.
Su Marte la gravità è maggiore che sulla Luna, quindi le cavità tendono a essere meno enormi, ma restano comunque molto più grandi di quelle terrestri. Anche lì la stabilità dipende dalla geometria interna e da processi successivi come impatti, fratturazione e accumulo di detriti.
Collasso e rischio
Il collasso non avviene solo per il peso proprio del tetto. Su Luna e Marte gli impatti meteoritici e la fratturazione progressiva possono aprire nuove instabilità o allargare quelle già esistenti.
Per questo i modelli più recenti non si limitano a misurare la dimensione del vuoto, ma studiano anche il comportamento del soffitto in funzione della gravità e degli strati rocciosi. In altre parole, la bassa gravità è un vantaggio per la formazione delle grotte, ma non garantisce la loro sicurezza strutturale.
Sintesi operativa
Il risultato più utile per l’esplorazione spaziale è che grotte lunari e marziane possono essere enormi proprio grazie alla gravità ridotta. Ma per capire se siano abitabili o esplorabili servono modelli geomeccanici dettagliati, perché un grande spazio sotterraneo può essere stabile solo in certe condizioni precise.
Tecniche geofisiche per valutare l’integrità strutturale dei lavatubes
Le tecniche più utili per valutare l’integrità strutturale dei lavatubes combinano geofisica di superficie, radar e modelli numerici. La strategia più solida è usare più metodi insieme, perché una sola tecnica raramente basta a descrivere geometria, spessore del tetto e zone deboli.
Tecniche principali
La tomografia di resistività elettrica è una delle tecniche più usate per individuare vuoti e differenze litologiche attorno ai tubi di lava. Funziona bene per mappare limiti tra unità vulcaniche, presenza di cavità e possibili zone di frattura o alterazione.
La sismica è altrettanto importante. I profili sismici attivi e passivi permettono di vedere anomalie sopra le cavità, ricostruire la geometria del sottosuolo e stimare se il tetto risponde in modo stabile o mostra segnali di indebolimento.
Metodi radar
Il Ground Penetrating Radar è particolarmente adatto quando il tetto è poco profondo o quando si lavora su analoghi terrestri. In prove su grotte laviche della California, il GPR ha risolto bene soffitto e larghezza della cavità, ma diventa meno affidabile se la geometria è molto complessa o fuori piano.
Per i contesti planetari, il radar orbitale a bassa frequenza è una delle poche opzioni disponibili. Studi sulla Luna mostrano che un sistema multibanda è preferibile, perché frequenze diverse servono per cavità di dimensioni diverse e migliorano la probabilità di rilevare tubi stabili.
Gravità e magnetismo
Le misure di gravità aiutano a riconoscere deficit di massa associati a vuoti sotterranei o tubi di lava colmati solo in parte. Nel caso lunare, le anomalie gravitazionali sono uno dei segnali più forti per inferire grandi cavità sotto i mari basaltici.
Le misure magnetiche possono aggiungere un livello di dettaglio, soprattutto quando sono combinate con la gravità. In studi recenti sulla Luna, l’analisi congiunta di magnetismo e gravità ha aiutato a vincolare posizione, dimensioni e struttura interna del tubo.
Immagini e rilievo 3D
Il rilievo LiDAR e la fotogrammetria sono essenziali per costruire modelli tridimensionali di precisione. Questi modelli servono sia a descrivere il vuoto sia a verificare se le anomalie geofisiche corrispondono davvero a una cavità reale.
Nelle missioni analoghe, anche i droni e i sistemi SLAM consentono di mappare cavità difficili da raggiungere. Questo è utile perché il confronto tra modello 3D e dati geofisici riduce gli errori di interpretazione.
Valutazione dell’integrità
Per capire se un lavatube è strutturalmente integro, i ricercatori confrontano diversi indicatori: spessore del tetto, presenza di fratture, distribuzione degli sforzi e variazioni di densità o velocità sismica. I modelli numerici, spesso basati su FEM o metodi a elementi di contorno, servono a trasformare questi dati in una stima di stabilità.
Gli studi più recenti indicano che i metodi empirici sono utili come primo filtro, ma quelli numerici descrivono meglio il comportamento reale della cavità. La combinazione di dati geofisici e modellazione resta quindi l’approccio più affidabile.
Conclusione operativa
In pratica, la sequenza più efficace è: immagini orbitali per individuare i candidati, radar e gravità per confermare il vuoto, sismica ed ERT per definire il contorno, LiDAR per validare la geometria e modelli geomeccanici per stimare la sicurezza. È questo approccio integrato che permette di valutare davvero l’integrità strutturale dei lavatubes, sulla Terra e nei mondi planetari.
A quale profondità arriva il Ground Penetrating Radar e come funziona
Il Ground Penetrating Radar, o GPR, funziona inviando impulsi elettromagnetici nel sottosuolo e registrando gli echi riflessi quando il segnale incontra materiali con proprietà elettriche diverse. La profondità raggiunta varia molto: in terreni favorevoli può arrivare a decine di metri, mentre in argille umide può fermarsi a pochi centimetri o metri.
Come funziona
Il GPR trasmette onde radio nel terreno con un’antenna. Quando le onde incontrano un cambio di permittività, densità o umidità, una parte dell’energia torna in superficie e viene letta dal ricevitore.
Il tempo impiegato dall’eco per tornare indietro permette di stimare la profondità del bersaglio. Il risultato è un radargramma, cioè una sezione del sottosuolo che mostra strati, vuoti, tubi, rocce o altri contrasti.
A che profondità arriva
La profondità dipende soprattutto da frequenza dell’antenna e conducibilità del terreno. Con frequenze alte si ottiene più dettaglio ma meno profondità; con frequenze basse si vede più in profondità ma con minore risoluzione.
In condizioni favorevoli, come sabbie asciutte, ghiaccio o rocce poco conduttive, il GPR può arrivare a circa 30 metri o più, e in casi eccezionali anche oltre. In suoli umidi o argillosi, invece, la penetrazione può scendere a meno di 1 metro.
Frequenza e dettaglio
Le antenne tra 900 e 1600 MHz sono adatte a profondità molto basse ma con alta risoluzione, per esempio in cemento o per piccoli oggetti. Le antenne tra 100 e 400 MHz sono più usate per indagini geologiche, cavità e infrastrutture sepolte, perché offrono un buon compromesso tra profondità e dettaglio.
Per strutture più profonde si scende ancora di frequenza, ma la qualità dell’immagine cala. Questo è il motivo per cui il GPR va sempre scelto in funzione del problema da risolvere, non come strumento universale.
Cosa influenza la portata
Il fattore più importante è il tipo di materiale: argilla, acqua salata e terreni molto conduttivi attenuano rapidamente il segnale. Al contrario, ghiaccio, sabbia secca, granito e calcari asciutti consentono profondità molto maggiori.
Conta anche la potenza dello strumento, la lunghezza d’onda e il rumore del contesto. In missioni planetarie, come il radar WISDOM di ExoMars, si punta a risoluzione centimetriche e a profondità di circa 3 metri nel suolo marziano, proprio perché il comportamento del sottosuolo dipende molto dal materiale.
In breve
Il GPR è uno strumento non invasivo che “legge” il sottosuolo con onde elettromagnetiche. Può arrivare da pochi centimetri fino a circa 30 metri o più in condizioni ideali, ma la profondità reale dipende sempre da terreno, frequenza e obiettivo dell’indagine.
GPS che funzionano sottoterra
I GPS “classici” non funzionano sottoterra, perché il segnale satellitare non attraversa bene roccia, acqua e coperture dense. Su Scintilena, però, si parla di sistemi alternativi di localizzazione sotterranea che collegano un trasmettitore in grotta con ricevitori georeferenziati in superficie.
Cosa dice Scintilena
L’articolo di Scintilena del 2017 spiega che il progetto svizzero usa una trasmittente portata nello spazio sotterraneo e alcuni rilevatori posizionati in superficie, a contatto col terreno. I ricevitori, già georeferenziati via GPS, calcolano la posizione del punto sotterraneo tramite ritardo e attenuazione del segnale.
Lo stesso testo precisa che il sistema può essere usato anche in mare. Questo lo rende interessante non solo per la speleologia, ma anche per contesti subacquei e di ricerca operativa.
Come funziona
Il principio non è quello del GPS satellitare diretto, ma di una triangolazione tra trasmettitore sotterraneo e ricevitori esterni. In pratica, il segnale parte dal sottosuolo, viene captato dalla superficie e poi il software ricostruisce la posizione relativa.
La soluzione è utile perché in grotta il GPS tradizionale non riceve il segnale dei satelliti. Scintilena sottolinea proprio questo limite, comune a tutti i sistemi satellitari quando si entra nel sottosuolo.
Sistemi alternativi
Accanto a questo progetto, Scintilena ha raccontato anche altre tecnologie di posizionamento estremo, come i sistemi basati sui muoni. Questi non sono GPS in senso stretto, ma servono allo stesso scopo: localizzare persone o robot in ambienti dove il segnale satellitare non arriva.
Per la speleologia, questo significa che il futuro della localizzazione sotterranea non dipenderà da un singolo “GPS per grotte”, ma da più soluzioni integrate: radio, muoni, rilievo topografico e strumenti digitali di mappatura.
Limiti pratici
Il sistema descritto da Scintilena richiede comunque apparecchiature dedicate e una parte della rete di riferimento in superficie. Non è quindi un GPS autonomo che funziona come uno smartphone, ma una soluzione tecnica per misurare posizioni sotterranee con maggiore precisione.
In sintesi, sottoterra il GPS normale non funziona, ma esistono tecnologie ispirate alla geolocalizzazione che permettono di ricostruire la posizione in grotta. Scintilena mostra che questa frontiera è già in sperimentazione e interessa da vicino la speleologia moderna.
Fonti attendibili sui temi trattati: grotte lunari e marziane, GPR, geofisica, geolocalizzazione sotterranea, ESA CAVES
Questo file raccoglie le fonti più attendibili emerse nella conversazione sui principali temi trattati: confronto tra grotte lunari e marziane, stabilità dei lavatubes, tecniche geofisiche per valutarne l’integrità, funzionamento e profondità del Ground Penetrating Radar, sistemi di localizzazione sotterranea e ruolo di Loredana Bessone nei programmi ESA legati alla speleologia planetaria. Le fonti privilegiano Scintilena per la parte divulgativa e di contesto speleologico, integrate da ESA, NASA e letteratura tecnico-scientifica quando necessarie per i dati più solidi.[1][2][3]
Criteri di selezione
Sono state considerate più attendibili le fonti che presentano almeno una di queste caratteristiche: pubblicazione su sito istituzionale ESA o NASA, articolo scientifico o abstract tecnico, oppure articolo di Scintilena che richiama direttamente attività, progetti o studi riconducibili a enti e ricercatori identificabili.[1][4][2]
Per rispettare la richiesta, l’elenco non include link a file interni eventualmente presenti nello spazio. I link riportati sono pagine web pubbliche emerse nella ricerca.[5][6][3]
Fonti principali per argomento
1. Grotte lunari e marziane: contesto scientifico e confronto ambientale
Tema
Fonte
Perché è utile
Link
Grotte lunari e marziane, quadro generale
ESA: progetto sulle grotte lunari [1]
Contestualizza l’interesse operativo e scientifico per l’esplorazione delle cavità lunari.
Di seguito una lista rapida delle fonti che, nel complesso della chat, risultano le più forti per affidabilità, rilevanza e qualità del soggetto emittente.[2][4][27]
Per i temi divulgativi e di memoria storica della speleologia planetaria, Scintilena è stata la fonte guida più coerente lungo tutta la conversazione. Per i dati tecnici su radar, geofisica, stabilità dei lavatubes e programmi astronautici, le fonti più affidabili restano ESA, NASA e la letteratura specialistica richiamata in questo documento.[6][3][2][27]
FSE scholarships to encourage young cavers to attend the 18th EuroSpeleo Forum in Pazin, Croatia from 13-15 November 2026
The annual EuroSpeleo Forum is a unique opportunity to discover karst areas around Europe, exchange knowledge about recent karst research, discoveries and cave protection activities on an international level. But most importantly, it is the place to become part of the European speleological community, where old and new friends as well as different generations
FSE scholarships to encourage young cavers to attend the 18th EuroSpeleo Forum in Pazin, Croatia from 13-15 November 2026
The annual EuroSpeleo Forum is a unique opportunity to discover karst areas around Europe, exchange knowledge about recent karst research, discoveries and cave protection activities on an international level. But most importantly, it is the place to become part of the European speleological community, where old and new friends as well as different generations of cave enthusiasts meet. It is the place to get connected to Speleology in Europe.
For this reason the FSE supports especially the attendance of young speleologists active in caving, karst research or karst protection to the 18th EuroSpeleo Forum in 2026 in Croatia.
The FSE grants two scholarships to young speleologists for attending the 18th EuroSpeleo Forum in Pazin, Istria, Croatia.
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Una Guida sull’immenso patrimonio con la Carta delle Cavità Sotterranee di Roma 2026
1. Introduzione: una città sopra un labirinto
Sotto strade, monumenti e quartieri di Roma si sviluppa una “città sotto la città”, un reticolo di cave, catacombe, cunicoli idraulici e altri ipogei scavato in oltre duemila anni di storia.
L’aggiornamento 2026 della Carta delle Cavità Sotterranee di Roma, curato da ISPRA, CNR-IGAG e Università della Tuscia, mostra che oltre 100 km2 del territorio
Una Guida sull’immenso patrimonio con la Carta delle Cavità Sotterranee di Roma 2026
1. Introduzione: una città sopra un labirinto
Sotto strade, monumenti e quartieri di Roma si sviluppa una “città sotto la città”, un reticolo di cave, catacombe, cunicoli idraulici e altri ipogei scavato in oltre duemila anni di storia.
L’aggiornamento 2026 della Carta delle Cavità Sotterranee di Roma, curato da ISPRA, CNR-IGAG e Università della Tuscia, mostra che oltre 100 km2 del territorio urbano sono interessati da cavità artificiali, di cui quasi 61 km2 ricadono in aree a elevata densità di cavità.
Questa cartografia non ha solo valore culturale e scientifico, ma costituisce una base tecnica per la pianificazione urbanistica, la gestione del rischio di sinkhole antropogenici e la tutela del patrimonio storico?archeologico della Capitale.
2. Estensione e distribuzione delle cavità
Secondo i dati presentati da ISPRA nel 2026, la mappatura copre circa 350 km2 del territorio urbano romano caratterizzato dalla presenza di sistemi ipogei.
All’interno di quest’area sono stati censiti circa 5.600 elementi puntuali (cavità note ma senza estensione definita) e circa 1.600 elementi lineari o poligonali che rappresentano cunicoli e volumi di cavità mappati planimetricamente.
Le zone a maggiore densità di cavità risultano concentrate soprattutto nei Municipi I, II, IV, V e VIII, in corrispondenza delle aree storicamente interessate dallo sfruttamento di pozzolane e tufi e dalla presenza di estesi sistemi catacombali.
I settori nord-occidentali e occidentali della città mostrano invece una densità minore, in relazione alla diversa natura litologica dei terreni e alla più limitata attività estrattiva storica.
3. Tipologie principali di cavità sotterranee romane
La Carta delle Cavità Sotterranee di Roma distingue diverse categorie di vuoti artificiali, che riflettono funzioni, epoche e litologie differenti:
Cave di tufo e pozzolana:
Scavate prevalentemente nei terreni vulcanici che bordano a est e sud-est il centro storico.
Sono le cavità più diffuse e spesso organizzate in sistemi di gallerie a più livelli, con imbocchi alla base dei versanti.
Cave di conglomerati e sabbie:
Localizzate soprattutto nel settore sud-occidentale della città.
Generalmente meno estese delle cave di tufo e, a differenza di queste, non riutilizzate come necropoli, ma successivamente impiegate come depositi, fungaie o ambienti di servizio.
Catacombe e ipogei cimiteriali:
Rappresentano la seconda tipologia per estensione dopo le cave di tufo.
Utilizzate in particolare tra I e III secolo d.C. come luoghi di sepoltura e culto, spesso ricavate all’interno o in continuità con antiche gallerie estrattive.
Ipogei privati e strutture religiose (mitrei, cripte, ambienti di culto sotterranei):
Testimoniano usi rituali e residenziali del sottosuolo, spesso con forte valore archeologico.
Cunicoli idraulici e infrastrutture sotterranee:
Comprendono antichi acquedotti, drenaggi, condotte storiche e infrastrutture più recenti (gallerie di servizio, sottoservizi).
Riusi moderni:
Durante il Novecento molte cavità sono state sfruttate come rifugi antiaerei, depositi e fungaie, come testimoniato, ad esempio, nel comprensorio della Caffarella.
Questo mosaico di funzioni spiega la complessità della rete ipogea romana, con sistemi pluripiano a profondità variabile, spesso parzialmente sconosciuti, sotto quartieri densamente edificati.
4. Genesi storica: oltre duemila anni di scavi
Le cavità mappate hanno origine interamente antropica: sono il risultato cumulativo di attività estrattive, infrastrutturali, religiose e belliche svolte dall’età romana fino al XX secolo.
In età romana, le cave nei tufi e nelle pozzolane hanno garantito per secoli l’approvvigionamento dei materiali da costruzione per la città e il suo territorio.
Tra I e III secolo d.C., molte gallerie estrattive vennero riconvertite o affiancate da catacombe e ipogei cimiteriali, legati in particolare alle comunità cristiane.
Nel medioevo e nell’età moderna, alcune cavità continuarono a essere utilizzate per scopi agricoli e di servizio (conservazione, coltivazioni sotterranee, approvvigionamento idrico).
Nel Novecento, in particolare durante la Seconda guerra mondiale, ampi tratti di sottosuolo furono adattati come rifugi antiaerei, magazzini e percorsi di servizio.
L’immagine contemporanea è quindi quella di un sottosuolo multicronico, dove si intersecano cave antiche, catacombe, infrastrutture idrauliche e riusi moderni, spesso privi di una documentazione unitaria fino ai progetti ISPRA degli ultimi anni.
5. La prima Carta ISPRA (2017) e il salto al 2026
Prima della sistematizzazione curata da ISPRA, Roma non disponeva di una cartografia d’insieme né di un database completo che restituissero l’effettiva estensione delle cavità.
Gli studi archeologici e geotecnici avevano spesso carattere locale e risultavano dispersi in archivi differenti.
Nel 2017 ISPRA ha prodotto la prima Carta delle Cavità Sotterranee di Roma, affiancando ai dati puntuali una mappatura areale delle principali cavità e organizzando le informazioni in un sistema cartografico strutturato a quadranti.
Per raccogliere e uniformare i dati è stato creato un Gruppo di Lavoro che coinvolge Roma Capitale, CNR, Protezione Civile Nazionale, Roma Metropolitane, le principali associazioni speleologiche romane (tra cui Roma Sotterranea e Sotterranei di Roma) e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
L’aggiornamento 2026 rappresenta un salto di scala rispetto al 2017, sia per l’estensione dell’area coperta (circa 350 km² contro valori più limitati in precedenza) sia per la densità dei dati e l’integrazione con altre basi informative (cartografie archeologiche, archivi storici, database istituzionali, risultati di indagini dirette).
6. Fonti dati e metodologia di mappatura
La Carta delle Cavità Sotterranee di Roma 2026 è costruita integrando diverse categorie di fonti:
Letteratura scientifica e tecnica su archeologia del sottosuolo, geologia urbana, geotecnica e sinkhole.[web:18][web:17]
Archivi cartografici storici (mappe catastali, piante antiche, rilievi di cave e catacombe).[web:18][web:24]
Database istituzionali (archivi comunali, dati di Roma Metropolitane, progetti di monitoraggio ISPRA).[web:18][web:17]
Cartografie archeologiche prodotte da soprintendenze e Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.[web:18][web:24]
Indagini dirette e rilievi speleologici/geotecnici recenti, comprendenti anche contributi delle associazioni speleologiche romane.[web:18][web:24]
Dal punto di vista cartografico, la carta combina:
Dati puntuali: localizzazioni di cavità note prive di estensione geometrica precisa.
Dati lineari: tracciati di cunicoli, gallerie, percorsi ipogei.[web:24]
Dati poligonali: planimetrie e ingombri areali delle cavità maggiormente conosciute, cave, catacombe e grandi ipogei.[web:24]
Su questa base geometrica è costruita una mappa di densità dei sistemi ipogei, che esprime la concentrazione spaziale delle cavità e consente di individuare zone di maggiore o minore intensità di vuoti nel sottosuolo.[web:16][web:24]
7. Cavità sotterranee e sinkhole antropogenici a Roma
La presenza di cavità non note o non bonificate, in combinazione con perdite della rete idrica e dei sottoservizi, può produrre il collasso dei livelli superficiali del terreno con la formazione di sinkhole antropogenici (voragini urbane).[web:18][web:17]
Secondo il censimento ISPRA, dal XIX secolo a oggi a Roma sono stati registrati migliaia di eventi di sinkhole antropogenico, con una stima di circa 4.500 episodi e una media dell’ordine di decine/centinaia di nuovi casi all’anno nei periodi più recenti.[web:17][web:3]
Più di 30 km² del territorio urbano risultano essere stati interessati da fenomeni di sprofondamento nel corso di poco più di un secolo.[web:17]
Per analizzare questo fenomeno, ISPRA e CNR-IGAG hanno sviluppato dal 2017 un progetto specifico sulla suscettibilità agli sprofondamenti nel centro urbano di Roma, aggiornato nel 2025.[web:17][web:3]
Il progetto ha portato alla definizione di una mappa di suscettibilità ai sinkhole antropogenici, che classifica il territorio in base alla propensione al dissesto, superando la distinzione tradizionale rischio/pericolosità a favore di un’analisi probabilistica a lungo termine.[web:17][web:3]
Le aree a suscettibilità più elevata coincidono in larga parte con le zone di alta densità di cavità e con i settori caratterizzati da litologie vulcaniche più adatte allo scavo (tufi e pozzolane), confermando il legame tra rete ipogea, natura dei terreni e fenomeni di sprofondamento.[web:17][web:24]
8. Pianificazione urbanistica e gestione del rischio
La Presidente di ISPRA e i tecnici coinvolti nel progetto sottolineano come la conoscenza dettagliata del sottosuolo sia ormai indispensabile per la pianificazione dello sviluppo urbano di Roma e per la prevenzione dei rischi legati ai sinkhole.[web:24][web:27]
La Carta delle Cavità Sotterranee di Roma 2026 e la mappa di suscettibilità ai sinkhole possono essere utilizzate per:
Supportare la pianificazione urbanistica:
Identificando le aree dove nuovi carichi edilizi o infrastrutturali richiedono studi geotecnici di dettaglio e interventi di consolidamento.[web:18][web:17]
Definire priorità di monitoraggio e manutenzione:
Pianificando controlli mirati sulla rete idrica e sui sottoservizi nei quartieri con maggiore densità di cavità e più alta suscettibilità agli sprofondamenti.[web:17][web:3]
Gestire il rischio per infrastrutture strategiche (metropolitane, grandi vie di comunicazione, reti di servizio):
Incrociando i tracciati infrastrutturali con la mappa delle cavità per valutare interferenze e necessità di opere di mitigazione.[web:18][web:24]
Supportare la Protezione Civile:
Nella valutazione preventiva degli scenari di emergenza legati a voragini urbane e nell’individuazione delle aree critiche a scala comunale e metropolitana.[web:18][web:17]
In questo senso la carta non è un semplice prodotto descrittivo, ma un vero strumento operativo per amministrazioni, progettisti, servizi di emergenza e gestori delle reti.[web:18][web:24]
9. Valore culturale, archeologico e speleologico
Oltre agli aspetti di pericolosità, la carta restituisce il quadro di un patrimonio ipogeo straordinario, che intreccia geologia vulcanica, archeologia, storia urbana e pratiche sociali.[web:18][web:10] Per la comunità speleologica e per chi si occupa di speleologia urbana, la mappa costituisce:
Una base di conoscenza per orientare esplorazioni, studi e progetti di documentazione del sottosuolo romano.
Uno strumento di dialogo con enti pubblici (Roma Capitale, ISPRA, CNR, Protezione Civile) per valorizzare i dati raccolti dalle associazioni speleologiche e integrarli nei database istituzionali.
Un punto di partenza divulgativo per raccontare al grande pubblico la “Roma nascosta”, come dimostrano gli articoli e le iniziative promosse da realtà come Scintilena e dai gruppi di esplorazione dei sotterranei.
Esempi concreti sono le esplorazioni e le visite guidate nel Parco della Caffarella, dove si possono osservare cave di pozzolana, catacombe, un mitreo e una fungaia, condensando in un solo contesto molti degli usi storici del sottosuolo romano.
10. Spunti per un approfondimento speleologico su Roma
Per chi volesse trasformare la Carta delle Cavità Sotterranee in materiale per articoli, conferenze o corsi di speleologia urbana, alcuni possibili filoni di approfondimento sono:
La geologia come chiave di lettura del sottosuolo urbano:
Differenze tra terreni vulcanici (tufi, pozzolane) e terreni sedimentari (sabbie, conglomerati) nel controllo della distribuzione delle cavità.
Dalle cave alle catacombe:
Processi di riuso delle gallerie estrattive come spazi funerari e religiosi tra I e III secolo d.C., con esempi lungo l’Appia Antica.
Sinkhole antropogenici e città contemporanea:
Lettura integrata tra mappa delle cavità e mappa di suscettibilità agli sprofondamenti, casi studio di quartieri con alta frequenza di voragini.
Citizen science speleologica:
Modalità con cui le associazioni possono contribuire con rilievi, segnalazioni e dati verificati all’aggiornamento continuo dei database ISPRA.
Confronto con altre città sotterranee:
Paragoni metodologici con esperienze analoghe a Napoli o Parigi, in termini di cartografia ipogea, gestione del rischio e valorizzazione turistica.
11. Domande di ripasso e verifica
Per utilizzare questo materiale come guida di studio (ad esempio in vista di un articolo o di una relazione speleologica), possono essere utili alcune domande di controllo:
Quali sono le principali tipologie di cavità sotterranee censite a Roma e in quali settori della città tendono a concentrarsi?
Che differenze esistono tra le cave di tufo/pozzolana e le cave di conglomerati e sabbie, sia dal punto di vista geologico sia per gli usi storici?
Quali sono le principali fonti dati utilizzate da ISPRA per costruire la Carta delle Cavità Sotterranee di Roma 2026?
In che modo la mappa di densità dei sistemi ipogei viene costruita a partire da dati puntuali, lineari e poligonali?
Che cosa si intende per sinkhole antropogenico e quale relazione lega questi fenomeni alla presenza di cavità sotterranee e alle perdite di rete idrica?
Quali sono i principali risultati del progetto ISPRA–CNR IGAG sulla suscettibilità agli sprofondamenti nel centro urbano di Roma?[
In che modo la Carta delle Cavità e la mappa di suscettibilità possono essere utilizzate nella pianificazione urbanistica della Capitale?
Perché la partecipazione delle associazioni speleologiche romane è considerata strategica per l’aggiornamento continuo della carta?
Quali esempi concreti di valorizzazione del patrimonio ipogeo romano (tour, esplorazioni guidate, percorsi didattici) sono citati nelle fonti?
In che senso la Carta delle Cavità di Roma può diventare un modello o un termine di confronto per altre grandi città con estesi sistemi sotterranei?
Rispondere a queste domande aiuta a consolidare non solo i dati quantitativi (estensione, densità, numero di cavità), ma soprattutto la comprensione del rapporto tra sottosuolo, storia urbana, rischio geologico e pianificazione.
Fonti:
Fonti principali • ISPRA — Carta delle Cavità Sotterranee di Roma 2026 https://www.isprambiente.gov.it/it/news/carta-delle-cavita-sotterranee-di-roma-2026[isprambiente] • ISPRA — Carta delle cavità sotterranee di Roma https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/cartografia/carta-delle-cavita-sotterranee-di-roma[isprambiente] • ISPRA — La Città nascosta https://www.isprambiente.gov.it/it/news/la-citta-nascosta[gov] • ISPRA — Progetto “Studio della suscettibilità agli sprofondamenti nel centro urbano di Roma” https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/sinkholes-e-cavita-sotterranee/i-sinkholes-antropogenici/progetti-e-collaborazioni/progetto-studio-della-suscettibilita-agli-sprofondamenti-nel-centro-urbano-di-roma[scintilena] • ISPRA — I sinkholes antropogenici a Roma https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/sinkholes-e-cavita-sotterranee/i-sinkholes-antropogenici/i-sinkholes-antropogenici-a-roma[scintilena] Fonti Scintilena • Scintilena — Roma sotto Roma, la nuova carta delle cavità sotterranee arriva il 10 giugno https://www.scintilena.com/roma-sotto-roma-la-nuova-carta-delle-cavita-sotterranee-arriva-il-10-giugno/05/19/[scintilena] • Scintilena — Sicurezza urbana e sinkhole a Roma: aggiornata la mappa di suscettibilità https://www.scintilena.com/sicurezza-urbana-e-sinkhole-a-roma-aggiornata-la-mappa-di-suscettibilita/07/28/[scintilena] • Scintilena — Sicurezza e mappatura delle cavità sotterranee nel Parco Regionale dell’Appia Antica https://www.scintilena.com/sicurezza-e-mappatura-delle-cavita-sotterranee-nel-parco-regionale-dellappia-antica/07/04/[scintilena] • Scintilena — Esplorazione Sotterranea nella Caffarella: Un Viaggio nel Cuore di Roma https://www.scintilena.com/esplorazione-sotterranea-nella-caffarella-un-viaggio-nel-cuore-di-roma/10/31/[scintilena] • Scintilena — Pagina categoria Lazio https://www.scintilena.com/category/lazio/[scintilena] • Scintilena — Roma presentata la prima mappa del sottosuolo con Sotterranei di Roma e Roma Sotterranea https://www.scintilena.com/roma-presentata-la-prima-mappa-del-sottosuolo-con-sotterranei-di-roma-e-roma-sotterranea/06/29/[scintilena] Altre fonti citate • Città Metropolitana di Roma — “Carta delle cavità sotterranee di Roma” a cura di ISPRA http://geologico.cittametropolitanaroma.it/pubblicazioni/carta-cavita-sotterranee-roma-cura-ispra[cittametropolitanaroma] • CN Geologi — ISPRA: Roma sotto Roma, la nuova carta delle cavità sotterranee https://www.cngeologi.it/2026/06/05/ispra-la-nuova-carta-delle-cavita-sotterranee/[cngeologi] • Roma Capitale — Inquinamento dei terreni e delle falde acquifere https://www.comune.roma.it/web/it/scheda-servizi.page?contentId=INF121302[roma]
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Il 19 giugno al Palazzo Monte di Pietà il G.S. Talpe del Carso propone un incontro pubblico dedicato alla nuova cavità esplorata tra Italia e Slovenia, con il relatore Matej Husu.
Conferenza speleologica a Gradisca d’Isonzo
Venerdì 19 giugno, alle 20:30, il Palazzo Monte di Pietà di Gradisca d’Isonzo ospiterà una conferenza pubblica a ingresso libero organizzata dal G.S. Talpe del Carso JK Kraški Krti.
L’appuntamento sarà dedicato alla Matejeva Jama, indicata come una delle s
Il 19 giugno al Palazzo Monte di Pietà il G.S. Talpe del Carso propone un incontro pubblico dedicato alla nuova cavità esplorata tra Italia e Slovenia, con il relatore Matej Husu.
Conferenza speleologica a Gradisca d’Isonzo
Venerdì 19 giugno, alle 20:30, il Palazzo Monte di Pietà di Gradisca d’Isonzo ospiterà una conferenza pubblica a ingresso libero organizzata dal G.S. Talpe del Carso JK Kraški Krti.
L’appuntamento sarà dedicato alla Matejeva Jama, indicata come una delle scoperte speleologiche più rilevanti del Carso classico degli ultimi decenni.[1][2]
La serata vedrà come relatore Matej Husu, speleologo del Club di Sežana e protagonista della scoperta della cavità, che nel 2025 ha richiamato l’attenzione della stampa speleologica e locale per estensione, caratteristiche morfologiche e posizione transfrontaliera.
L’incontro si inserisce in una programmazione già avviata a Gradisca d’Isonzo nel segno della divulgazione scientifica legata al Carso e alle sue cavità.[2][3][4][1]
La scoperta di Matejeva Jama
La Matejeva Jama si trova in area carsica vicino a Orlek, con ingresso in Slovenia e gran parte dello sviluppo sotterraneo che prosegue in territorio italiano.
Le fonti consultate descrivono una grande sala interna, con misure rilevanti già emerse nelle prime fasi di esplorazione: circa 90 metri di lunghezza, 40 di larghezza e almeno 100 di altezza, con margini di verifica ancora in corso.[4][5][2]
La scoperta è stata presentata come un passaggio significativo per la speleologia del Carso classico, sia per l’importanza morfologica della cavità sia per il valore delle future campagne di rilievo e studio.
Nelle ricostruzioni diffuse da Scintilena, la grotta viene anche letta come un esempio di esplorazione attenta, capace di coniugare osservazione, misurazione e tutela dell’ambiente ipogeo.[3][2]
Un ciclo dedicato al Carso
La conferenza del 19 giugno chiuderà un ciclo di incontri che a Gradisca d’Isonzo ha affrontato temi diversi ma collegati al territorio: geologia, paleontologia, fauna carsica e divulgazione speleologica.
Il programma ha coinvolto realtà consolidate del territorio, tra cui il Museo Carsico e il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”, insieme al Gruppo Speleologico Talpe del Carso.
La presenza di questi soggetti conferma il ruolo di Gradisca d’Isonzo come punto di incontro per una divulgazione che lega esplorazione, ricerca e identità carsica.[6][1]
Il profilo di Matej Husu
Matej Husu è indicato nelle fonti come uno speleologo cresciuto nell’area carsica di Orlek e attivo con il Club Speleologico di Sežana dal 2014.
Nell’intervista pubblicata da Scintilena, Husu racconta una pratica speleologica radicata nella familiarità con il Carso e nella continuità familiare, con l’attività del padre come riferimento formativo.[7][2]
Le fonti riportano anche un precedente ritrovamento paleontologico legato a una prosecuzione di grotta, con resti attribuiti a bisonte delle steppe risalenti a circa 30.000 anni fa.
Questo elemento rafforza il quadro di una speleologia che non si limita all’esplorazione, ma produce anche dati utili alla lettura del paesaggio e della sua storia naturale.[2][7]
Valore scientifico e tutela
L’annuncio della conferenza richiama anche un tema più ampio: la necessità di esplorare e studiare le grotte mantenendo attenzione alla loro fragilità.
Le stesse fonti sottolineano che la Matejeva Jama è considerata interessante non solo per le dimensioni, ma anche per le potenzialità di ricerca su forme del carsismo, depositi e microambienti sotterranei.[3][2]
Nel contesto del Carso classico, la presentazione di una nuova grotta di grande sviluppo si collega quindi a un doppio livello di lettura: da un lato la scoperta speleologica, dall’altro la conservazione di un ambiente delicato.
La conferenza di Gradisca d’Isonzo offrirà così un’occasione di aggiornamento per il pubblico interessato alla speleologia e al patrimonio carsico transfrontaliero.[1][2]
Fonti
Scintilena, “Gradisca d’Isonzo, al via il ciclo di conferenze…”.[1]
Scintilena, “Matejeva Jama: scoperta una nuova grotta monumentale nel Carso sloveno”.[2]
Scintilena, “La Matejeva Jama: il nuovo gioiello nascosto del Carso”.[3]
Il Piccolo, “Scoperta sul Carso la Matejeva Jama…”.[5][4]
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Buche del vento, Grotta Fiorita e visite a Vorgozzo, Vorgozzino ed Elce-Barile hanno segnato la chiusura del campo, con circa 50 speleologi impegnati e una linea di lavoro orientata anche al plastic free.
Campo speleo Elce-Barile 2026: il bilancio delle attività
Si è concluso oggi il campo speleo Elce-Barile 2026, appuntamento che ha riunito circa 50 speleologi provenienti da Marche, Lazio, Puglia e da diverse aree dell’Umbria.
L’iniziativa ha alternato momenti di esplorazion
Buche del vento, Grotta Fiorita e visite a Vorgozzo, Vorgozzino ed Elce-Barile hanno segnato la chiusura del campo, con circa 50 speleologi impegnati e una linea di lavoro orientata anche al plastic free.
Campo speleo Elce-Barile 2026: il bilancio delle attività
Si è concluso oggi il campo speleo Elce-Barile 2026, appuntamento che ha riunito circa 50 speleologi provenienti da Marche, Lazio, Puglia e da diverse aree dell’Umbria.
L’iniziativa ha alternato momenti di esplorazione, lavoro tecnico e attività di gruppo, con un obiettivo operativo chiaro: proseguire la disostruzione delle Buche del vento.
Il cantiere, secondo quanto riferito dagli organizzatori, ha permesso di estrarre svariati metri cubi di detriti e resterà aperto per ulteriori interventi.
Il campo si è inserito in un contesto di attività speleologiche già noto nell’area, dove la continuità delle campagne di lavoro è considerata decisiva per avanzare nelle esplorazioni.
La partecipazione è stata definita propositiva e ha coinvolto gruppi differenti, con una collaborazione che ha dato sostanza alla parte più impegnativa dell’evento.
Le fasi operative sono state accompagnate da visite ripetute ad alcune cavità della zona, segno di un programma che ha unito lavoro di scavo e osservazione diretta del territorio ipogeo.
Buche del vento: disostruzione e cantiere aperto
L’intervento alle Buche del vento è stato il fulcro del campo speleo Elce-Barile 2026.
La disostruzione ha richiesto un’azione costante, con la rimozione di materiale accumulato nel tempo e il progressivo alleggerimento del fronte di lavoro.
La quantità di detriti estratti conferma la complessità del sito e lascia intendere che le prossime fasi richiederanno ancora tempo e organizzazione.
La prosecuzione del cantiere è stata indicata come parte del programma futuro.
In ambito speleologico, questi interventi sono spesso decisivi per verificare continuità, passaggi d’aria e possibili sviluppi della cavità.
Anche in questo caso, l’attenzione resta alta sulla lettura del contesto geologico e sulla possibilità di avanzare con metodi prudenti e progressivi.
Grotta Fiorita: armamento e correnti d’aria
Un altro punto centrale del campo speleo Elce-Barile 2026 è stato il lavoro alla Grotta Fiorita, dove è stato sistemato l’armo fino all’attuale fondo, oltre i 40 metri di profondità.
L’intervento ha reso più agevole la progressione e ha permesso di raggiungere una quota utile per ulteriori osservazioni speleologiche.
Durante le operazioni è stato utilizzato anche un fumogeno, strumento che ha consentito di verificare con chiarezza la zona di deflusso delle correnti d’aria interne.
Questo dato è particolarmente rilevante per chi lavora in grotta, perché le correnti possono segnalare spazi ancora da esplorare o sistemi ipogei collegati.
La Grotta Fiorita resta quindi un punto di interesse per le future campagne.
Visite alle cavità dell’area
Nel corso del campo sono state visitate ripetutamente anche le grotte del Vorgozzo, del Vorgozzino ed Elce-Barile.
Le visite hanno avuto una funzione conoscitiva e di confronto tra speleologi, oltre che di verifica delle condizioni dei diversi ambienti sotterranei.
L’insieme delle cavità coinvolte mostra un territorio ricco di potenzialità esplorative e capace di richiedere una presenza tecnica costante.
La frequentazione ripetuta di queste grotte conferma anche l’interesse per una lettura più ampia del sistema carsico locale.
In un campo di questo tipo, le osservazioni dirette, la condivisione delle informazioni e il lavoro comune diventano parte integrante del risultato finale.
Plastic free e gestione dei rifiuti
Un elemento significativo dell’edizione 2026 è stato l’avvio della filosofia plastic free, proposta dal GGP e adottata con una formula pratica che ha chiesto ai partecipanti di usare posate e stoviglie personali, evitando la produzione di rifiuti usa e getta.
Il Consiglio Direttivo ha inoltre acquistato all’ingrosso posate e tazze di metallo, poi rivendute ai partecipanti, con l’obiettivo di rendere stabile questa abitudine.
Il bilancio finale della gestione dei rifiuti è stato molto contenuto: una cassetta di vetro da smaltire e due sacchi di indifferenziato.
Il dato mostra una scelta organizzativa concreta, legata alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività speleologiche.
Per un campo che insiste in un ambiente fragile come quello carsico, la gestione dei materiali e dei rifiuti rappresenta un aspetto non secondario del lavoro complessivo.
Ringraziamenti e prospettive
L’evento si è chiuso con un ringraziamento ai principali organizzatori, riconosciuti per il supporto dato alla riuscita del campo.
La partecipazione ampia e la varietà dei gruppi presenti hanno confermato la capacità dell’iniziativa di attrarre speleologi da più regioni e di costruire un confronto operativo utile per le attività future.
Resta ora aperto il lavoro sulle Buche del vento, mentre Grotta Fiorita e le altre cavità visitate continueranno a essere osservate nel quadro delle prossime uscite.
Il campo speleo Elce-Barile 2026 si chiude così con risultati concreti sul piano tecnico e con una sperimentazione organizzativa orientata alla riduzione dei rifiuti.
Fonte: Paolo Boccaccini, Gruppo Grotte Pipistrelli CAI Terni
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Un’iniziativa globale punta a valorizzare il ruolo ecologico dei chirotteri, tra divulgazione, tutela e coinvolgimento delle comunità
Nel 2027 sarà celebrato l’Anno internazionale dei pipistrelli, iniziativa promossa dalla Global Union of Bat Diversity Networks, nota come GBatNet, con l’obiettivo di accendere l’attenzione sul ruolo dei pipistrelli negli ecosistemi e sulle minacce che ne mettono a rischio la sopravvivenza.
L’annuncio rilancia un tema centrale anche per la speleol
Un’iniziativa globale punta a valorizzare il ruolo ecologico dei chirotteri, tra divulgazione, tutela e coinvolgimento delle comunità
Nel 2027 sarà celebrato l’Anno internazionale dei pipistrelli, iniziativa promossa dalla Global Union of Bat Diversity Networks, nota come GBatNet, con l’obiettivo di accendere l’attenzione sul ruolo dei pipistrelli negli ecosistemi e sulle minacce che ne mettono a rischio la sopravvivenza.
L’annuncio rilancia un tema centrale anche per la speleologia italiana, perché molti pipistrelli dipendono da grotte, cavità naturali e ambienti ipogei per rifugio, svernamento e riproduzione.[1][2][3][4]
Pipistrelli e speleologia
I pipistrelli sono i soli mammiferi capaci di volare e svolgono funzioni essenziali come il controllo degli insetti e, in varie aree del pianeta, anche l’impollinazione e la dispersione dei semi.
Per il mondo speleologico, questa notizia ha un rilievo diretto, perché la conservazione delle cavità coincide spesso con la tutela delle colonie che le abitano o le utilizzano in periodi chiave dell’anno.
Nel materiale di riferimento della Società Speleologica Italiana viene ricordato anche il valore degli ambienti di grotta per la biologia e per la conservazione degli equilibri sotterranei.[3][1]
Obiettivi dell’iniziativa
GBatNet indica tre priorità: aumentare la consapevolezza sull’importanza dei pipistrelli, connettere le comunità attraverso eventi condivisi e promuovere la conservazione a livello globale.
La campagna punta su scienza, narrazione e partecipazione pubblica, con un calendario di eventi internazionali in preparazione.
È stata inoltre aperta una call per un logo ufficiale, rivolta ad artisti, studenti, designer e appassionati, con scadenza fissata al 31 ottobre 2025.[2][3]
Il ruolo delle grotte
La scelta di dedicare il 2027 ai pipistrelli si lega in modo naturale alla speleologia, perché le grotte sono tra gli ambienti più importanti per molte specie di chirotteri.
Nelle grotte si trovano spesso condizioni stabili di temperatura, umidità e quiete, elementi fondamentali per il letargo e per altri comportamenti vitali.
Il tema richiama anche la necessità di monitoraggio e gestione attenta degli accessi, un principio già presente nella riflessione speleologica sulla protezione dell’ambiente ipogeo.[1]
Valore per il pubblico italiano
Per il pubblico interessato alla speleologia, l’Anno internazionale dei pipistrelli può diventare un’occasione di divulgazione concreta, con attività nelle scuole, nelle grotte turistiche, nei gruppi speleologici e nei territori carsici.
In Italia il tema tocca anche il rapporto tra fruizione e conservazione, già discusso nella letteratura speleologica, che sottolinea la necessità di controlli ambientali e di comportamenti responsabili.
La ricorrenza del 2027 potrebbe quindi favorire una comunicazione più ampia su biodiversità, tutela delle cavità e conoscenza dei chirotteri.[4][2][1]
Prospettiva internazionale
L’iniziativa si inserisce in un quadro globale di attenzione crescente verso la conservazione dei pipistrelli, con campagne e strategie già attive in vari paesi.
Il messaggio lanciato da GBatNet è chiaro: i pipistrelli sono spesso fraintesi, ma svolgono un ruolo utile e misurabile negli ecosistemi.
Per la comunità speleologica, il 2027 potrebbe diventare un anno di collaborazione tra ricerca, divulgazione e gestione attenta delle cavità frequentate da questi animali.[5][2][3][4][1]
Tutela Pipistrelli e Scintilena verso il 2027
L’Anno Internazionale dei Pipistrelli può diventare un terreno di collaborazione per divulgazione, grotte e conservazione in Italia
L’Anno Internazionale dei Pipistrelli 2027 può offrire un nuovo spazio di collaborazione tra l’Associazione Tutela Pipistrelli e Scintilena, già unite da progetti editoriali e iniziative di divulgazione sui chirotteri.
La notizia mette al centro un punto rilevante per la speleologia italiana: la tutela dei pipistrelli passa anche dalla protezione delle grotte e dalla gestione responsabile delle cavità frequentate da queste specie.[1][2][3][4]
Una collaborazione già attiva
Il rapporto tra Scintilena e Tutela Pipistrelli non nasce oggi.
Le due realtà hanno già dato vita alla rubrica “Pipistrelli al Crepuscolo” e a un magazine mensile dedicato alla divulgazione scientifica, alle buone pratiche e alla sensibilizzazione del pubblico.
In altre parole, esiste già una base concreta su cui costruire iniziative collegate al 2027, con contenuti, incontri e attività di comunicazione rivolti sia agli speleologi sia al pubblico generale.[2][5][1]
Grotte e rifugi da proteggere
Per l’Italia il tema è particolarmente sensibile, perché molte specie di pipistrelli usano grotte naturali, miniere e cavità artificiali come rifugi stabili o stagionali.
La letteratura speleologica ricorda che il disturbo umano può incidere sull’equilibrio di questi ambienti, soprattutto quando si tratta di colonie in letargo o riproduzione.
In questo quadro, una collaborazione con Tutela Pipistrelli potrebbe aiutare a diffondere regole semplici ma essenziali per la frequentazione delle grotte.[3][6][2]
Ruolo di Tutela Pipistrelli
L’Associazione Tutela Pipistrelli svolge attività di recupero, riabilitazione, monitoraggio e divulgazione scientifica sui chirotteri, con una presenza consolidata nel panorama italiano.
La presidente Alessandra Tomassini ha più volte dialogato con il mondo speleologico, rafforzando il legame tra conservazione dei pipistrelli e conoscenza degli ambienti ipogei.
Questa competenza può risultare preziosa nel 2027, quando crescerà l’interesse pubblico per eventi, notti del pipistrello, incontri informativi e campagne di sensibilizzazione.[7][2]
Un ponte con Scintilena
Scintilena, da parte sua, ha già costruito un archivio di contenuti dedicati ai pipistrelli, anche in collaborazione con l’associazione.
Una possibile partecipazione congiunta agli eventi del 2027 potrebbe tradursi in articoli, schede divulgative, interviste, materiali per gruppi speleologici e aggiornamenti sulle attività locali.
Per un notiziario speleologico, questa sarebbe anche l’occasione per rafforzare il racconto delle grotte come habitat da conoscere e non solo come luoghi da esplorare.[5][1][2][3]
Ricadute per il territorio
La collaborazione potrebbe avere un impatto concreto anche a livello regionale e locale.
In Italia esistono già esempi di iniziative che uniscono divulgazione e tutela, come eventi pubblici, uscite serali e attività di osservazione in grotta o presso siti di rifugio.
Per il pubblico interessato alla speleologia, il 2027 può quindi diventare un anno utile per trasformare la curiosità verso i pipistrelli in partecipazione informata e in rispetto degli ambienti sotterranei.[8][2][3][7]
Prospettiva 2027
Se la collaborazione tra Tutela Pipistrelli e Scintilena verrà sviluppata in modo organico, l’Anno Internazionale dei Pipistrelli potrà diventare una piattaforma di lavoro comune tra divulgazione, monitoraggio e tutela delle grotte.
Il punto centrale resta uno: proteggere i pipistrelli significa proteggere anche le cavità che li ospitano e gli equilibri naturali che le rendono idonee alla loro presenza.
In questo senso, la collaborazione sarebbe coerente con le esigenze della speleologia italiana e con l’attenzione crescente verso la biodiversità ipogea.[4][1][2][3]
Fonti
Le informazioni utilizzate provengono da materiali di Scintilena dedicati a Tutela Pipistrelli e ai progetti comuni già attivi, oltre a contenuti sull’Anno Internazionale dei Pipistrelli e su studi relativi ai chirotteri in Italia. Il contesto speleologico generale è stato integrato con il materiale di riferimento presente nello spazio.[6][1][2][3][4][5]
[1] Pipistrelli al Crepuscolo: il Magazine che illumina la … – Scintilena https://www.scintilena.com/pipistrelli-al-crepuscolo-il-magazine-che-illumina-la-notte-dei-chirotteri/02/04/ [2] L’importanza dell’Associazione Tutela Pipistrelli https://www.scintilena.com/limportanza-dellassociazione-tutela-pipistrelli/01/06/ [4] Bats conservation & the management of Gypsum habitats https://www.europarc.org/news/2019/07/bats-conservation-gypsum-habitats-italy/ [5] Al via la Rubrica Giornaliera ‘Pipistrelli al Crepuscolo’ – Scintilena https://www.scintilena.com/al-via-la-rubrica-giornaliera-pipistrelli-al-crepuscolo-sul-sito-di-scintilena/01/01/ [6] Distribution and diversity of cave bats of Latium (Central Italy … http://www.italian-journal-of-mammalogy.it/Distribution-and-diversity-of-cave-bats-of-Latium-Central-Italy-Distribuzione-e-diversita,77880,0,2.html [7] La Notte Internazionale dei Pipistrelli: Un Evento Globale per la … https://www.scintilena.com/la-notte-internazionale-dei-pipistrelli-un-evento-globale-per-la-conservazione/08/18/ [8] I Signori dell’Oscurità: Quando la Scienza Svela i Segreti … – Scintilena https://www.scintilena.com/i-signori-delloscurita-quando-la-scienza-svela-i-segreti-dei-pipistrelli-cavernicoli/01/27/ [9] Vuoi fare il volontario per i pipistrelli a Roma? – Scintilena https://www.scintilena.com/vuoi-fare-il-volontario-per-i-pipistrelli-a-roma/05/12/ [10] BAT NIGHT DI “TUTELA PIPISTRELLI ONLUS” | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/2016/07/19/bat-night-di-tutela-pipistrelli-onlus/ [11] Salvaguardia dei pipistrelli: collaborazione tra CRAS Genova ed … https://www.scintilena.com/salvaguardia-dei-pipistrelli-collaborazione-tra-cras-genova-ed-esperti-volontari/02/21/ [12] Tutela Pipistrelli: uno strepitoso 2014! – Scintilena https://www.scintilena.com/tutela-pipistrelli-uno-strepitoso-2014/12/29/ [13] Primo soccorso ai pipistrelli in difficoltà: stasera l’incontro con … https://www.scintilena.com/primo-soccorso-ai-pipistrelli-in-difficolta-stasera-lincontro-con-alessandra-tomassini-di-tutela-pipistrelli/06/18/ [14] Echi Notturni: Alla Scoperta dei Pipistrelli a Terni – Scintilena https://www.scintilena.com/echi-notturni-alla-scoperta-dei-pipistrelli-a-terni/09/08/ [15] Associazione Tutela Pipistrelli – dona il tuo 5 per mille – Scintilena https://www.scintilena.com/associazione-tutela-pipistrelli-dona-il-tuo-5-per-mille/04/28/ [16] Tutela Pipistrelli Genova (@tutelapipistrelligenova) – Instagram https://www.instagram.com/tutelapipistrelligenova/ [17] Tutela Pipistrelli: nasce la prima sezione ligure dell’associazione … https://www.scintilena.com/tutela-pipistrelli-nasce-la-prima-sezione-ligure-dellassociazione-nazionale/01/30/ [18] Pipistrelli al crepuscolo Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/pipistrelli-al-crepuscolo/ [19] TUTELA PIPISTRELLI, BAT NIGHT 2014 AL PARCO DELLA MARCIGLIANA https://www.youtube.com/watch?v=MSj40OJSnqc [20] I Pipistrelli – Scintilena https://www.scintilena.com/i-pipistrelli/04/07/
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A Principina a Mare apre uno spazio con biblioteca scientifica, archivio fotografico, riunioni e materiali etnografici, dopo l’inaugurazione del 13 giugno.
La nuova sede a Principina a Mare
La Società Naturalistica Speleologica Maremmana ha aperto una nuova sede in via del Pesce Luna 5, a Principina a Mare, nel comune di Grosseto.
L’immobile è stato concesso dal Comune e, dopo una risistemazione, è stato inaugurato sabato 13 giugno con la presenza di rappresentanti istituzion
A Principina a Mare apre uno spazio con biblioteca scientifica, archivio fotografico, riunioni e materiali etnografici, dopo l’inaugurazione del 13 giugno.
La nuova sede a Principina a Mare
La Società Naturalistica Speleologica Maremmana ha aperto una nuova sede in via del Pesce Luna 5, a Principina a Mare, nel comune di Grosseto.
L’immobile è stato concesso dal Comune e, dopo una risistemazione, è stato inaugurato sabato 13 giugno con la presenza di rappresentanti istituzionali e del mondo speleologico locale.
La sede sostituisce una precedente collocazione indicata negli indirizzi della federazione regionale, confermando un percorso di consolidamento organizzativo per il gruppo maremmano.
Il nuovo spazio si propone come luogo stabile per attività associative, documentazione e incontri con il pubblico.[1][2]
Biblioteca scientifica e archivi
Nei locali trova posto una ricca biblioteca scientifica con volumi autoprodotti e materiali di studio, insieme a un’area per le riunioni e a una mostra fotografica dedicata alle ricerche dell’associazione.
Sono previsti anche filmati e proiezioni, così da rendere la sede fruibile nelle serate estive e trasformarla in un punto di divulgazione per visitatori e interessati.
La presenza di libri, immagini e documentazione rafforza il ruolo della sede come archivio della memoria speleologica maremmana.
Per un gruppo che opera da decenni tra ricerca e divulgazione, lo spazio fisico diventa parte del lavoro scientifico e culturale.[2]
Ricerca speleologica in Maremma
L’associazione, fondata dal professor Giuseppe Guerrini nel 1961 e guidata dal 1989 da Carlo Cavanna, ha dichiarato di aver affiancato indagini speleologiche e archeologiche nel territorio maremmano.
Nel tempo sono stati documentati numerosi siti di rilievo, tra cui La Fabbrica, Vado all’Arancio, il Riparo Cavanna, la Grotta dell’Artofago, la Buca di Spaccasasso, l’Aia del Castellare, Poggetti Vecchi, la Grotta Gianninoni e la Buca della Iena di Roselle.
Le attività sotto il Duomo di Grosseto hanno inoltre portato alla documentazione di un grande ambiente sotterraneo e di una cisterna prima ignoti.
Questa rete di ricerche rende la nuova sede uno snodo utile per consultare materiali e ripercorrere un lavoro lungo e stratificato.[3]
Le missioni in Etiopia
Un capitolo importante riguarda le 28 spedizioni archeologiche e umanitarie svolte in Etiopia dal 1995.
Le missioni hanno ottenuto in più occasioni il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Regione Toscana, soprattutto per i progetti di cooperazione culturale e internazionale.
Nel corso delle spedizioni sono stati documentati oltre 70 siti con arte rupestre inediti e sono stati seguiti interventi di collaborazione concreta, come la costruzione e l’allestimento di scuole presso le missioni dei frati cappuccini.
Tra i progetti citati figurano anche la realizzazione di una strada e di un bacino per uso irriguo. La nuova sede custodirà migliaia di fotografie e filmati legati a queste campagne.[3]
Un presidio per la divulgazione
L’apertura della sede risponde anche a un’esigenza di divulgazione verso il pubblico locale e verso i visitatori che arrivano in Maremma.
La presenza di oggetti etnici provenienti dall’Etiopia affianca la documentazione scientifica e rende leggibile il legame tra ricerca, cooperazione e territorio. In questo modo la sede non è solo un punto logistico, ma un presidio per raccontare la speleologia come attività di esplorazione, studio e tutela.
Durante le serate estive, il pubblico potrà accedere a materiali che mettono insieme grotte, archeologia, memoria associativa e cooperazione internazionale.[2][3]
Fonti [1] Indirizzi Toscani – Scintilena http://www.scintilena.com/speleoit/indirizzi/toscana/toscana.html [2] La società spelologica maremmana ha una nuova sede – Il Giunco https://www.ilgiunco.net/2026/06/09/la-societa-spelologica-maremmana-ha-una-nuova-sede-tutto-pronto-per-linaugurazione/ [5] Misteri etruschi e archeologia speleologica in proiezione al Museo … https://www.scintilena.com/a-grosseto-la-proiezione-del-documentario-campo-della-fiera-e-il-pozzo-del-tempo-il-18-luglio/07/16/ [6] Hidden Bussento 2026: torna l’esplorazione internazionale nel … https://www.scintilena.com/hidden-bussento-2026-torna-lesplorazione-internazionale-nel-cuore-carsico-del-cilento/04/03/ [7] Scintilena https://www.scintilena.com/page/332/ [8] Corso di Introduzione alla Speleologia del GS Maremmano CAI https://www.scintilena.com/corso-di-introduzione-alla-speleologia-del-gs-maremmano-cai-2/09/28/ [9] Speleonauta 2026: il corso di speleologia per principianti torna sul … https://www.scintilena.com/speleonauta-2026-il-corso-di-speleologia-per-principianti-torna-sul-carso-con-quattro-uscite-tra-aprile-e-maggio/03/12/ [10] Aprile 2026 – Pagina 8 di 18 – Scintilena https://www.scintilena.com/2026/04/page/8/ [11] Blade Runner seconda parte – Scintilena https://www.scintilena.com/blade-runner-seconda-parte/11/29/ [12] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2120/?t=50654352&wpmp_switcher=desktop [13] La società spelologica maremmana ha una nuova sede – Il Giunco https://www.ilgiunco.net/2026/06/09/la-societa-spelologica-maremmana-ha-una-nuova-sede-tutto-pronto-per-linaugurazione?amp=1 [14] Dal 16 gennaio al 21 giugno 2026, un nuovo Viaggio … https://www.scintilena.com/dal-16-gennaio-al-21-giugno-2026-lutec-narni-propone-un-nuovo-percorso-formativo-tra-aula-parete-e-grotte-per-avvicinarsi-alla-speleologia-con-metodo-e-passione/12/08/ [15] Società naturalistica speleologica maremmana http://www.speleomaremma.it [16] 29 maggio 2026 Sala Pegaso, Palazzo della Provincia, Grosseto … https://www.instagram.com/p/DYzRQdEAMJB/ [17] Stillicidio, nuovo numero di giugno 2026 per il Gruppo Triestino … https://www.scintilena.com/stillicidio-nuovo-numero-di-giugno-2026-per-il-gruppo-triestino-speleologi/06/13/ [18] inaugurazione nuova sede – Facebook https://www.facebook.com/groups/197228797279649/posts/2859027161099786/ [19] Elenco gruppi federati – https://www.speleotoscana.it/gruppi-federati/ [20] Openspeleo http://www.openspeleo.org/openspeleo/groups-view-16.html
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All’Abisso Dolly, nel comprensorio di Prato Nevoso-Artesina, la Prima Delegazione del CNSAS ha verificato sul campo tecniche alleggerite, comunicazioni radio-telefono e organizzazione operativa per il soccorso speleologico in grotta[sasp-piemonte]
Esercitazione soccorso speleologico Monte Mondolé
Si è svolta sabato 13 giugno un’esercitazione della Prima Delegazione di Soccorso Speleologico del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico presso l’Abisso Dolly, cavità che si apr
All’Abisso Dolly, nel comprensorio di Prato Nevoso-Artesina, la Prima Delegazione del CNSAS ha verificato sul campo tecniche alleggerite, comunicazioni radio-telefono e organizzazione operativa per il soccorso speleologico in grotta[sasp-piemonte]
Esercitazione soccorso speleologico Monte Mondolé
Si è svolta sabato 13 giugno un’esercitazione della Prima Delegazione di Soccorso Speleologico del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico presso l’Abisso Dolly, cavità che si apre sul versante nord-orientale del Monte Mondolé, nell’area di Prato Nevoso-Artesina, in provincia di Cuneo. L’attività ha simulato il recupero di un infortunato da 160 metri di profondità e ha avuto come obiettivo principale la verifica sul campo delle tecniche alleggerite sviluppate nell’ambito della formazione nazionale del CNSAS per accelerare l’evacuazione in ambiente ipogeo.[destination.marittimemercantour]
Tecniche alleggerite CNSAS nell’Abisso Dolly
La simulazione è stata condotta da una squadra di dieci tecnici, tra i quali una medica esperta in soccorso in ambiente impervio, che ha operato lungo un sistema di pozzi alternati a strettoie, una configurazione che rende il trasporto della barella più complesso e richiede una gestione molto precisa dei carichi e delle progressioni. Il recupero si è concluso in dieci ore, un tempo contenuto per uno scenario di questo tipo, e il dato rafforza l’interesse operativo verso assetti più compatti, già sperimentati in altre esercitazioni recenti del soccorso speleologico CNSAS.[scintilena]
Recupero infortunato da -160 metri e passaggi stretti
Le operazioni sono partite dai meandri sub-orizzontali posti a quota -160 metri e si sono concluse in prossimità dell’ultimo pozzo, poco sotto l’ingresso della cavità. In un intervento reale, l’ultima strettoia avrebbe potuto richiedere il supporto dei tecnici della Commissione Disostruzione, il settore specializzato nell’allargamento in sicurezza dei tratti più angusti quando il passaggio della barella non è possibile con le sole manovre ordinarie.[formazione.cnsas]
Comunicazioni radio-telefono nel soccorso speleologico
Un elemento centrale dell’esercitazione sul Monte Mondolé ha riguardato le comunicazioni tra l’interno della grotta e il campo di direzione del soccorso, allestito nei pressi del Rifugio Balma. Il collegamento è stato mantenuto in modo continuo tramite il sistema radio-telefono sviluppato dal CNSAS per consentire il contatto diretto tra la squadra in cavità e un campo base anche distante dall’ingresso, un aspetto decisivo nella gestione di tempi, coordinamento e sicurezza.[formazione.cnsas]
Addestramento permanente e valore operativo
L’esercitazione rientra nel programma di addestramento permanente del CNSAS, che punta a migliorare procedure, tecniche di recupero e capacità di coordinamento in scenari sotterranei complessi. Nel caso del soccorso speleologico sul Monte Mondolé, la prova ha confermato il valore dell’esperienza maturata dalla Prima Delegazione piemontese, che sul piano organizzativo rappresenta uno dei nuclei storici del soccorso speleologico nazionale.[it.wikipedia]
Fonte: Comunicato stampa CNSAS:
Dieci tecnici recuperano un infortunato da -160 m in sole 10 ore: si trasforma in un blitz l’esercitazione di soccorso speleologico sul Monte Mondolé (CN)
La Prima Delegazione del CNSAS ha simulato il recupero di un infortunato con tecniche alleggerite. Si è svolta sabato 13 giugno un’esercitazione della Prima Delegazione di Soccorso Speleologico del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) presso l’Abisso Dolly, cavità che si apre a quota 1775 metri sul versante nord-orientale del Monte Mondolé, nel comprensorio di Prato Nevoso-Artesina (Cuneo).
L’attività ha permesso una nuova verifica sul campo delle tecniche di recupero alleggerite sviluppate dalla Scuola Nazionale Tecnici di Soccorso Speleologico del CNSAS. Queste sono finalizzate a rendere più rapide ed efficienti le operazioni di evacuazione di un infortunato in ambiente ipogeo.
Una squadra composta da soli dieci tecnici – fra i quali un medico esperta in soccorso in ambiente impervio – ha simulato il recupero di una barella con un infortunato, risalendo attraverso il sistema di pozzi alternati a strettoie che caratterizza la cavità.
Le operazioni sono state avviate all’inizio dei meandri sub-orizzontali che si sviluppano a 160 metri di profondità e si sono concluse quando la barella con il figurante ha raggiunto l’ultimo pozzo, a breve distanza dall’ingresso. In uno scenario operativo reale, quest’ultima strettoia particolarmente angusta avrebbe reso necessario l’intervento dei tecnici della Commissione Disostruzione del CNSAS, specializzati nell’allargamento in sicurezza dei tratti più stretti mediante tecniche specifiche.
Durante tutte le operazioni, la direzione del soccorso – allestita a poche centinaia di metri dal Rifugio Balma, a quota 1890 metri – ha mantenuto un contatto continuo con la squadra impegnate in grotta grazie al sistema di comunicazione radio-telefono sviluppato dalla Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS per consentire il collegamento diretto tra l’interno della cavità e un campo base posto anche a notevole distanza dall’ingresso.
L’intero recupero si è concluso in sole dieci ore. Il risultato ottenuto ha confermato l’efficacia delle tecniche di movimentazione alleggerite e l’elevato livello di preparazione e affiatamento dei tecnici coinvolti, evidenziando come l’esperienza maturata e l’aggiornamento continuo rappresentino elementi fondamentali per affrontare con efficacia le operazioni di soccorso in ambiente sotterraneo.
L’attività rientra nel programma di addestramento permanente del CNSAS e contribuisce al costante sviluppo delle procedure e delle tecniche impiegate negli interventi di soccorso speleologico, con l’obiettivo di garantire standard sempre più elevati di sicurezza ed efficienza operativa.
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La ristampa anastatica dell’opera del 1907 riporta alla luce le origini degli studi archeologici nelle Grotte di Pertosa-Auletta
Presentazione il 18 giugno 2026 nell’ambito della XIV edizione di Salerno Letteratura, in un incontro promosso dalla Fondazione MIdA
Le Grotte di Pertosa-Auletta si trovano in Campania, in provincia di Salerno, nei comuni di Pertosa e Auletta.
Sono un sito unico in Europa, celebre per il suo straordinario villaggio preistorico su palafitta e per il
La ristampa anastatica dell’opera del 1907 riporta alla luce le origini degli studi archeologici nelle Grotte di Pertosa-Auletta
Presentazione il 18 giugno 2026 nell’ambito della XIV edizione di Salerno Letteratura, in un incontro promosso dalla Fondazione MIdA
Le Grotte di Pertosa-Auletta si trovano in Campania, in provincia di Salerno, nei comuni di Pertosa e Auletta.
Sono un sito unico in Europa, celebre per il suo straordinario villaggio preistorico su palafitta e per il suggestivo percorso sotterraneo attraversato da un fiume. Un tesoro da visitare e da conoscere.
Tornano ora più alla ribalta nel panorama culturale nazionale anche grazie alla ristampa anastatica di La Grotta preistorica di Pertosa, il volume pubblicato nel 1907 da Paolo Carucci, tra i pionieri delle ricerche archeologiche nel celebre complesso carsico campano. L’opera sarà presentata il 18 giugno 2026 nell’ambito della XIV edizione di Salerno Letteratura, durante un incontro promosso dalla Fondazione MIdA.
La ristampa anastatica del volume di Paolo Carucci sarà presentata il 18 giugno 2026 nell’ambito della XIV edizione di Salerno Letteratura, in un incontro promosso dalla Fondazione MIdA dedicato alle origini delle esplorazioni archeologiche delle Grotte di Pertosa-Auletta.
La nuova edizione restituisce agli studiosi e agli appassionati un testo fondamentale per comprendere le prime indagini scientifiche condotte nelle grotte. Medico, naturalista e studioso originario di Caggiano, Paolo Carucci fu tra i primi a esplorare sistematicamente il sito tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, individuando importanti testimonianze della frequentazione preistorica della cavità. Le sue ricerche portarono alla scoperta di reperti ceramici e resti ossei che aprirono la strada a oltre un secolo di studi archeologici.
Particolarmente significativa fu l’identificazione dell’antico villaggio su palafitta realizzato all’interno della grotta lungo il corso del fiume Negro, una struttura unica nel panorama europeo che ancora oggi rappresenta uno degli elementi più straordinari del sito speleo-archeologico di Pertosa-Auletta.
La ristampa, curata dalla Fondazione MIdA, si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione della memoria delle esplorazioni e delle ricerche che hanno contribuito a fare delle Grotte di Pertosa-Auletta uno dei più importanti siti archeologici in ambiente ipogeo d’Europa.
L’appuntamento di Salerno Letteratura fa ripercorrere le origini della ricerca archeologica nelle grotte e rende omaggio alla figura di uno studioso che, con le sue intuizioni e le sue esplorazioni, ha lasciato un segno profondo nella conoscenza del patrimonio sotterraneo italiano.
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Vadu Crisului (Romania) – È stata inaugurata presso lo Chalet di Vadu Cri?ului, nella contea di Bihor, una mostra dedicata ai disegni paleolitici della Grotta di Coliboaia, considerati i più antichi finora conosciuti nell’Europa centrale. L’esposizione offre al pubblico la possibilità di ammirare riproduzioni fedeli delle pitture rupestri senza compromettere la conservazione del sito originale.
Le immagini, realizzate oltre 31.000 anni fa con carbone vegetale sulle pareti della grot
Vadu Crisului (Romania) – È stata inaugurata presso lo Chalet di Vadu Cri?ului, nella contea di Bihor, una mostra dedicata ai disegni paleolitici della Grotta di Coliboaia, considerati i più antichi finora conosciuti nell’Europa centrale. L’esposizione offre al pubblico la possibilità di ammirare riproduzioni fedeli delle pitture rupestri senza compromettere la conservazione del sito originale.
Le immagini, realizzate oltre 31.000 anni fa con carbone vegetale sulle pareti della grotta, raffigurano animali come bisonti, orsi, rinoceronti e grandi felini. Le datazioni radiometriche hanno attribuito ai disegni un’età di circa 31.640 anni, collocandoli nel Paleolitico superiore e rendendoli una delle testimonianze artistiche più antiche del continente.
La Grotta di Coliboaia, nei Monti Apuseni, è salita all’attenzione della comunità scientifica internazionale nel 2009, quando le pitture furono individuate durante un’esplorazione speleologica. Da allora il sito è stato oggetto di studi approfonditi e di rigorose misure di tutela.
Per proteggere questo patrimonio estremamente fragile, l’accesso alla grotta è fortemente limitato. La mostra di Vadu Crisului consente quindi ai visitatori di avvicinarsi a queste opere straordinarie attraverso riproduzioni in scala reale, realizzate con tecniche che restituiscono fedelmente l’aspetto delle pitture originali.
La Grotta di Coliboaia è stata recentemente inserita nella lista propositiva della Romania per il riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, un passaggio che ne conferma l’eccezionale valore storico e culturale.
Un ponte di oltre trentamila anni
Quando si parla di arte paleolitica, il pensiero corre spesso alle celebri grotte francesi di Lascaux e Chauvet.
Coliboaia ricorda che anche l’Europa centrale custodisce testimonianze artistiche di straordinaria antichità.
C’è qualcosa di profondamente emozionante nell’osservare questi segni tracciati oltre trentamila anni fa. Dietro ogni figura di bisonte o di orso si può immaginare un essere umano che, alla luce tremolante di una torcia, ha sentito il bisogno di lasciare una traccia del proprio passaggio nel mondo. Un gesto lontanissimo nel tempo, eppure sorprendentemente vicino alla sensibilità dell’uomo contemporaneo.
La scelta di esporre copie delle pitture, anziché aprire indiscriminatamente il sito originale al turismo, segue le migliori pratiche internazionali di conservazione: proteggere il delicato equilibrio ambientale della grotta significa garantire che queste testimonianze possano essere studiate e ammirate anche dalle generazioni future.
La Grotta di Coliboaia è attualmente inclusa nella lista propositiva della Romania per il Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, primo passo verso il riconoscimento come sito di valore universale eccezionale.
La mostra sarà aperta ai visitatori fino al mese di ottobre 2026, dal martedì alla domenica, dalle 9:00 alle 16:30, con accesso incluso nel biglietto d’ingresso alla Grotta di Vadu Crisului.
Foto: Pittura rupestre paleolitica della Grotta di Coliboaia (Romania), tra le più antiche testimonianze artistiche conosciute dell’Europa centrale. Foto: Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.
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Martedì 16 giugno 2026, dalle 20 alle 21, su Radio Fragola, la rubrica Racconti dal Buio sarà dedicata al Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia.
Ospiti della puntata saranno Moreno Tommasini, del Club Alpinistico Triestino, e Alberto Dal Maso, dell’Associazione XXX Ottobre Trieste – sezione del CAI, entrambi appartenenti al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – CNSAS FVG.
Nel corso della trasmissione si parlerà dell’organizzazione del soccorso in ambiente ipo
Martedì 16 giugno 2026, dalle 20 alle 21, su Radio Fragola, la rubrica Racconti dal Buio sarà dedicata al Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia.
Ospiti della puntata saranno Moreno Tommasini, del Club Alpinistico Triestino, e Alberto Dal Maso, dell’Associazione XXX Ottobre Trieste – sezione del CAI, entrambi appartenenti al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – CNSAS FVG.
Nel corso della trasmissione si parlerà dell’organizzazione del soccorso in ambiente ipogeo, delle modalità operative degli interventi in grotta e delle difficoltà affrontate dai tecnici chiamati a intervenire in situazioni complesse e potenzialmente pericolose.
Parleranno da protagonisti, per spiegare come opera il CNSAS per soccorrere chi, durante l’attività speleologica, si trova in serie difficoltà e rischia la vita.
Senza enfasi, con concretezza, come sempre: ascoltarli sarà utile per meglio comprendere in quali condizioni operano i soccorritori e i rischi a cui sono esposti, e anche le giuste azioni da intraprendere per far intervenire e agevolare l’arrivo dei soccorritori.
Racconti dal Buio va in onda ogni martedì dalle 20 alle 21 su Radio Fragola, in FM 104.6-104.8 per la provincia di Trieste e in streaming su www.radiofragola.com.
Per intervenire durante la diretta è possibile inviare un messaggio WhatsApp al numero +39 340 191 6542.
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Il consiglio comunale approva l’operazione sui giardini dell’ex ospedale e sulle grotte sottostanti. L’acquisto rientra nell’accordo di programma del 2015 e punta a integrare patrimonio, servizi e gestione del percorso sotterraneo.
Acquisizione e valori economici
Il Comune di Orvieto ha approvato l’acquisizione dell’area degli ex giardinetti dell’ospedale di piazza Duomo e delle grotte ipogee sottostanti, note nel circuito turistico come Orvieto Underground.
La delibera è
Il consiglio comunale approva l’operazione sui giardini dell’ex ospedale e sulle grotte sottostanti. L’acquisto rientra nell’accordo di programma del 2015 e punta a integrare patrimonio, servizi e gestione del percorso sotterraneo.
Acquisizione e valori economici
Il Comune di Orvieto ha approvato l’acquisizione dell’area degli ex giardinetti dell’ospedale di piazza Duomo e delle grotte ipogee sottostanti, note nel circuito turistico come Orvieto Underground.
La delibera è stata votata con 13 sì e una astensione, dando attuazione all’accordo di programma sottoscritto nel 2015 tra Comune, Usl Umbria 2 e Regione Umbria.
Il valore complessivo delle aree è stato fissato in 946 mila euro, mentre il credito del Comune per i lavori eseguiti sull’ex ospedale è di circa 890 mila euro.
Dopo la compensazione tra le reciproche posizioni, il corrispettivo finale da versare all’Usl è pari a circa 56 mila euro.[1]
Un percorso amministrativo lungo
L’operazione chiude un passaggio amministrativo aperto da anni e riguarda beni legati al complesso del Santa Maria della Stella.
Il consiglio comunale ha dato mandato agli uffici di procedere con l’atto pubblico di trasferimento e con gli adempimenti necessari al perfezionamento dell’acquisizione.
Il Comune subentrerà anche nei contratti di gestione già in essere, con l’obiettivo di mantenere continuità nell’uso delle aree e nella fruizione del percorso sotterraneo.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio che intreccia gestione urbana, tutela del sottosuolo e funzioni pubbliche nel centro storico.[1]
Orvieto Underground e speleologia urbana
Orvieto Underground è un sistema di cavità artificiali scavato nel tufo, composto da oltre 1.200 tra grotte, cunicoli, pozzi e cisterne.
Il percorso di visita si sviluppa nel sottosuolo della rupe e conserva tracce etrusche, medievali e moderne, con elementi come i colombai e i resti del mulino di Santa Chiara.
Per la speleologia, questo tipo di patrimonio rientra nella categoria delle cavità artificiali, un ambito che studia gli spazi ipogei creati dall’uomo e la loro evoluzione storica.
La loro gestione pubblica assume rilievo anche in termini di conservazione, perché il sottosuolo urbano è fragile e richiede monitoraggio, uso controllato e programmazione attenta.[2][3][4]
Impatto su servizi e turismo
Secondo l’amministrazione, l’acquisizione rafforza il controllo pubblico su un’area strategica per il centro storico e per l’accessibilità ai servizi.
Il parcheggio dei giardini dell’ex ospedale avrà un ruolo ancora più importante in vista dell’apertura della Casa di comunità, contribuendo alla funzionalità del presidio sanitario. Sul fronte turistico,
il Comune punta a integrare Orvieto Underground con gli altri attrattori culturali della città, mantenendo una gestione coordinata del percorso ipogeo.
In questo quadro, la valorizzazione delle grotte turistiche diventa anche un tema di equilibrio tra fruizione, tutela e governance pubblica.[5][2][1]
Una scelta per il sottosuolo
L’operazione conferma il peso del sottosuolo orvietano nella storia urbana della città e nella sua offerta culturale.
Il passaggio al patrimonio comunale permette di ricondurre gli ipogei a una regia unica, utile sia per la gestione sia per la promozione.
Per il mondo speleologico, il caso di Orvieto mostra come le cavità artificiali possano diventare parte stabile delle politiche cittadine, senza perdere il loro valore storico e documentario.
In una città costruita sopra e dentro la rupe, il rapporto tra superficie e ipogeo resta un elemento decisivo della pianificazione locale.[3][4][2][1]
**Úvodník** V sobotu 20. března se v rámci Mezinárodního dne jeskyní a krasu UNESCO konaly akce v Malužinské jeskyni a v bance Zubaustollen, doplněné o novou expozici o jeskynnictví a těžbě. V následujících dnech proběhne jarní výprava do Slovinska 2026 a připravuje se letní program jeskynního léta 2026, včetně účasti na Petrbokově memoriálu. Správa slovenských jeskyní zve návštěvníky Demänovské jeskyně Svobody k dalšímu prohlídce a zveřejnila aktuální fotodokumentaci.
Slovenska Speleologická S
**Úvodník** V sobotu 20. března se v rámci Mezinárodního dne jeskyní a krasu UNESCO konaly akce v Malužinské jeskyni a v bance Zubaustollen, doplněné o novou expozici o jeskynnictví a těžbě. V následujících dnech proběhne jarní výprava do Slovinska 2026 a připravuje se letní program jeskynního léta 2026, včetně účasti na Petrbokově memoriálu. Správa slovenských jeskyní zve návštěvníky Demänovské jeskyně Svobody k dalšímu prohlídce a zveřejnila aktuální fotodokumentaci.
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La Società Speleologica Italiana ETS, in occasione della giornata mondiale dell’ambiente, apre il Bando 5×1000 SSI 2026, dedicato a programmi educativi strategici per coinvolgere comunità locali, giovani e gruppi speleologici nella salvaguardia degli ambienti ipogei.
Il bando sostiene progetti di educazione ambientale da realizzare in cavità naturali o artificiali, con l’obiettivo di promuovere consapevolezza, partecipazione, competenze pratiche e nuove forme di comunicazione per ra
La Società Speleologica Italiana ETS, in occasione della giornata mondiale dell’ambiente, apre il Bando 5×1000 SSI 2026, dedicato a programmi educativi strategici per coinvolgere comunità locali, giovani e gruppi speleologici nella salvaguardia degli ambienti ipogei.
Il bando sostiene progetti di educazione ambientale da realizzare in cavità naturali o artificiali, con l’obiettivo di promuovere consapevolezza, partecipazione, competenze pratiche e nuove forme di comunicazione per raccontare il valore degli ecosistemi sotterranei.
Grazie ai fondi del 5×1000, per il 2026 saranno premiati due progetti, con un importo complessivo di 2.547,81 euro. Tutti i progetti ritenuti validi potranno inoltre essere promossi sul sito SSI ETS, per dare visibilità alle iniziative e favorire nuove collaborazioni.
Possono partecipare soci e socie singolarmente o gruppi soci SSI in regola con la quota associativa 2026.
Le proposte devono essere inviate entro il 30 settembre 2026 a: segreteria@socissi.it.
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Il cane domestico più antico del mondo confermato geneticamente arriva da P?narba??, in Anatolia, e mostra che il rapporto uomo-cane era già presente 15.800 anni fa in una comunità di cacciatori-raccoglitori.
Una nuova ricerca pubblicata su Nature colloca in Anatolia la più antica prova genetica certa della presenza del cane domestico e arretra di circa 5.000 anni il precedente record genetico noto, fermo attorno a 10.900 anni fa.
Il sito di P?narba??, nella Turchia centrale, ha
Il cane domestico più antico del mondo confermato geneticamente arriva da P?narba??, in Anatolia, e mostra che il rapporto uomo-cane era già presente 15.800 anni fa in una comunità di cacciatori-raccoglitori.
Una nuova ricerca pubblicata su Nature colloca in Anatolia la più antica prova genetica certa della presenza del cane domestico e arretra di circa 5.000 anni il precedente record genetico noto, fermo attorno a 10.900 anni fa.
Il sito di P?narba??, nella Turchia centrale, ha restituito resti datati a circa 15.800 anni fa e lega il cane domestico più antico del mondo a gruppi umani del Paleolitico finale, quando l’agricoltura non era ancora comparsa.[2][3][1]
Cane domestico in Turchia
La notizia ha un peso particolare perché non riguarda un’ipotesi morfologica o un confronto parziale, ma una conferma genetica ottenuta su resti paleolitici che separa con chiarezza il cane dal lupo in una fase molto antica della preistoria.
In termini cronologici, il cane domestico più antico del mondo finora verificato sposta indietro la documentazione diretta del legame uomo-cane e rafforza l’idea che la domesticazione sia iniziata durante l’ultima era glaciale, molto prima dell’arrivo delle prime specie domestiche legate all’agricoltura.
La prudenza resta necessaria sul luogo esatto dell’origine della domesticazione, ma il dato di P?narba?? offre oggi il punto fermo più antico disponibile sul piano genetico.[3][4][2]
DNA antico del Paleolitico
Per arrivare a questa identificazione, il team internazionale ha recuperato genomi nucleari e mitocondriali da resti di canidi rinvenuti a P?narba?? e li ha confrontati con oltre 1.000 cani e lupi antichi e moderni provenienti da diverse aree del mondo.
L’analisi ha confermato che quelle ossa appartenevano a cani e non a lupi, superando uno dei problemi classici degli studi sulle prime fasi della domesticazione, quando le differenze scheletriche erano ancora difficili da riconoscere nei contesti archeologici.
Il risultato non è isolato, perché lo studio inquadra questi dati dentro una serie più ampia di campioni europei e anatolici che mostrano una diffusione già avanzata del cane nell’Eurasia occidentale.[5][6][3]
Rapporto uomo-cane
Il contesto di P?narba?? non documenta soltanto la presenza di un animale domestico antico, ma suggerisce anche una relazione quotidiana già strutturata fra esseri umani e cani.
Le analisi isotopiche indicano che in quel sito gli umani probabilmente nutrivano i cani con pesce, mentre la deposizione intenzionale dei resti segnala pratiche funerarie che richiamano una forma di attenzione culturale verso questi animali.
In una società ancora composta da cacciatori-raccoglitori, questo elemento rende il cane domestico più antico del mondo rilevante non solo per la cronologia della domesticazione, ma anche per la storia sociale del rapporto uomo-cane.[7][3]
Grotte e diffusione
Il quadro ricostruito dai ricercatori non si ferma alla Turchia, perché lo stesso studio ha identificato un altro cane di circa 14.300 anni fa a Gough’s Cave, nel Regno Unito, oltre a campioni provenienti da siti mesolitici della Serbia. I
dati complessivi indicano che i cani erano già diffusi nell’Eurasia occidentale entro 14.000 anni fa e che una popolazione geneticamente omogenea era presente tra Europa e Anatolia nel Tardo Paleolitico superiore.
Per chi segue la ricerca in ambito speleologico, la presenza di Gough’s Cave tra i siti chiave conferma ancora una volta il ruolo dei contesti di grotta nella conservazione dei resti e nella ricostruzione delle relazioni tra comunità umane e fauna del passato.[6][1][2][3][5]
Diffusione in Eurasia
Secondo gli autori, i cani paleolitici analizzati erano molto simili sul piano genetico nonostante le grandi distanze geografiche, un elemento che suggerisce una rapida espansione della prima popolazione canina tra circa 18.500 e 14.000 anni fa.
Lo studio propone che questa diffusione possa essere collegata agli spostamenti dei gruppi umani o a scambi fra comunità culturalmente e geneticamente distinte, un’ipotesi coerente con la presenza del cane in contesti differenti dell’Eurasia occidentale.
Il cane domestico più antico del mondo, individuato a P?narba??, non chiude quindi il dibattito sulle origini assolute della domesticazione, ma offre una base più solida per studiare quando il rapporto uomo-cane entrò stabilmente nella vita delle società paleolitiche.[4][2][3][5]
Je vidět, že i v Údolí Říčky je stále co objevovat. Gratulujeme kolegům a kolegyním a těšíme se na další výsledky výzkumu.
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Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, conferenza e visite sul terreno dal 10 al 13 settembre 2026
La prima celebrazione della Giornata internazionale delle grotte e del carsismo si terrà a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026. L’iniziativa è organizzata dal Karst Research Institute ZRC SAZU e dalla International Union of Speleology, dopo la proclamazione dell’UNESCO del 13 settembre come data dedicata a grotte e paesaggi carsici.[1][2]
L’evento avrà l
Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, conferenza e visite sul terreno dal 10 al 13 settembre 2026
La prima celebrazione della Giornata internazionale delle grotte e del carsismo si terrà a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026. L’iniziativa è organizzata dal Karst Research Institute ZRC SAZU e dalla International Union of Speleology, dopo la proclamazione dell’UNESCO del 13 settembre come data dedicata a grotte e paesaggi carsici.[1][2]
L’evento avrà la forma di una conferenza scientifica internazionale, con relazioni invitate e contributi orali dei partecipanti. Il tema indicato per il programma preliminare è la gestione sostenibile di grotte e carsismo, con attenzione a protezione, educazione e ricerca.[3][1]
Il programma a Postojna
Il calendario provvisorio prevede escursioni sul terreno, incontri tra speleologi e momenti pubblici legati alla ricorrenza. Tra le uscite annunciate figurano le Grotte di Škocjan e i laghi intermittenti di Pivka, oltre alla Grotta di Planina, ai ponti naturali di Rakov Škocjan e al campo carsico di Cerknica.[2][1]
Sono previsti anche una presentazione 3D di grotte, un Meeting of Speleologists e la cerimonia ufficiale dell’IDCK nella Grotta di Postojna, riservata ai partecipanti registrati e agli invitati. La cerimonia si affiancherà a un programma culturale e a una reception.[4][1]
Scadenze e iscrizioni
Il termine per l’invio degli abstract è fissato al 26 giugno 2026. La registrazione alla conferenza e alla cerimonia chiuderà il 28 agosto 2026.[1][2]
Per gli operatori e per la comunità speleologica, la Giornata internazionale delle grotte e del carsismo rappresenta un nuovo riferimento nel calendario internazionale. Il fatto che il debutto avvenga a Postojna, in un’area carsica di forte valore scientifico e simbolico, rafforza il legame tra ricerca, divulgazione e tutela del patrimonio ipogeo.[5][2]
Un riconoscimento per il carsismo
La proclamazione del 13 settembre è arrivata nel 2025 e ha dato forma a una ricorrenza annuale dedicata alla conoscenza delle grotte e dei territori carsici. Il messaggio che accompagna l’iniziativa insiste sulla conservazione, sull’educazione e sulla sensibilizzazione del pubblico.[6][7]
La prima celebrazione di settembre 2026 sarà quindi un passaggio importante per il settore. A Postojna si intrecceranno ricerca scientifica, confronto internazionale e valorizzazione dei siti carsici sloveni, con una proposta che punta a dare visibilità globale ai temi della speleologia e della geoconservazione.[5][1]