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Miniera di Caporciano, il Senato avvia il riconoscimento come monumento nazionale

Júl 16th 2026 at 06:00

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Il disegno di legge sulla miniera di Caporciano a Montecatini Val di Cecina è in esame parlamentare. Il sito di archeologia mineraria, legato alla storia del rame toscano, attende il completamento dell’iter legislativo.

Il passaggio parlamentare per la miniera di Caporciano

La miniera di Caporciano, nel territorio di Montecatini Val di Cecina, è al centro di un disegno di legge per la dichiarazione di monumento nazionale. Il Senato ha avviato l’esame del ddl n. 1748 nella Commissione Cultura e Istruzione il 25 marzo 2026. Per il riconoscimento definitivo servirà il completamento dell’iter parlamentare, compreso il voto della Camera.

La miniera di Caporciano si trova a circa un chilometro dall’abitato. Il possibile riconoscimento darebbe rilievo istituzionale a un complesso minerario dismesso, recuperato negli ultimi decenni e oggi destinato alla conoscenza del patrimonio industriale e sotterraneo.

Storia mineraria di Caporciano e rame toscano

La miniera di Caporciano fu sfruttata dall’epoca etrusca fino ai primi anni del Novecento, con fasi di interruzione. L’attività estrattiva cessò nel 1907. Nel XIX secolo il giacimento conobbe il suo maggiore sviluppo e la miniera di Montecatini Val di Cecina divenne il più grande impianto europeo per l’estrazione del rame.

La vicenda della miniera di Caporciano è connessa alla nascita della Società Montecatini, poi confluita nella Montedison dopo la fusione con Edison. Il complesso riunisce quindi storia dell’industria, geologia, tecniche di coltivazione mineraria e memoria del lavoro.

Per chi si interessa di speleologia e cavità artificiali, la miniera di Caporciano rappresenta un ambiente sotterraneo articolato e di notevole estensione. L’ISPRA indica dieci livelli di coltivazione, con gallerie che sommano 35 chilometri e pozzi per un dislivello complessivo di 10 chilometri.

Museo delle Miniere e recupero del sito

Dal 2001 l’area è stata interessata da interventi di recupero sostenuti dal Comune di Montecatini Val di Cecina, dalla Comunità Montana, dalla Provincia di Pisa, dalla Regione Toscana e dall’Unione europea. Il Museo delle Miniere è parte di questo percorso di restauro del sito di archeologia industriale.

La miniera di Caporciano consente oggi di collegare gli edifici di superficie ai percorsi nel sottosuolo. Le informazioni regionali segnalano la visita di alcune gallerie ottocentesche, della torre di Pozzo Alfredo e della Discenderia, un accesso con circa 200 scalini che raggiunge una profondità vicina ai 100 metri.

La fruizione del complesso deve restare compatibile con le sue condizioni di conservazione. Documentazione, manutenzione, monitoraggio e gestione dei rischi sono elementi necessari per tutelare cavità artificiali e strutture minerarie storiche.

Monumento nazionale e patrimonio archeominerario

Durante la discussione è stato richiamato un emendamento volto a introdurre criteri generali per riconoscere come monumenti nazionali anche altre miniere storiche italiane. La misura sposterebbe l’attenzione dal solo caso della miniera di Caporciano a una possibile valorizzazione più ampia del patrimonio archeominerario.

In Toscana, il dibattito coinvolge anche le Saline di Volterra, le miniere di lignite del Parco di Monterufoli e il distretto geotermico di Larderello. Si tratta di realtà differenti per storia, caratteristiche ambientali e gestione, accomunate dal rapporto tra paesaggio, risorse del sottosuolo e attività umane.

Per la comunità speleologica, le miniere dismesse sono luoghi da conoscere con un approccio interdisciplinare. L’esplorazione deve essere accompagnata dalla consapevolezza dei rischi, delle trasformazioni ambientali e del valore storico delle opere sotterranee.

Fonti

Fonti
[1] Esplorazione Mineraria in Italia: Quattordici Progetti per l’ … https://www.scintilena.com/esplorazione-mineraria-in-italia-quattordici-progetti-per-lautonomia-delle-materie-prime/08/02/
[3] Museo delle miniere di Montecatini Val di Cecina https://cultura.gov.it/luogo/museo-delle-miniere-di-montecatini-val-di-cecina
[4] Museo delle Miniere di Montecatini Val di Cecina | Visit Tuscany https://www.visittuscany.com/it/attrazioni/museo-delle-miniere-di-montecatini-val-di-cecina/
[5] Sì del Senato per il riconoscimento della miniera di … https://www.pisatoday.it/cronaca/approvazione-senato-monumento-nazionale-miniera-caporciano-montecatini-val-di-cecina.html
[6] Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna – Scintilena https://www.scintilena.com/route-mineraria-del-sud-ovest-della-sardegna/04/10/
[7] Nel Parmense Stop alla riapertura delle miniere di Corchia – Scintilena https://www.scintilena.com/nel-parmense-stop-alla-riapertura-delle-miniere-di-corchia/02/20/
[8] Controversie internazionali sulla conservazione delle grotte https://www.scintilena.com/controversie-internazionali-sulla-protezione-delle-grotte-unanalisi-globale-dei-conflitti-tra-conservazione-e-sviluppo/08/30/
[9] MANOPPELLO (PE) – RINVENUTI REPERTI DELL’ETÀ … – Scintilena https://www.scintilena.com/manoppello-pe-rinvenuti-reperti-delleta-del-bronzo-nel-comprensorio-delle-miniere-della-maiella-8/08/06/
[10] Toscana, un viaggio nel sottosuolo: i musei minerari raccontano secoli di storia industriale – Scintilena https://www.scintilena.com/toscana-un-viaggio-nel-sottosuolo-i-musei-minerari-raccontano-secoli-di-storia-industriale/02/16/
[11] Riforma del catasto speleologico del Friuli Venezia Giulia – Scintilena https://www.scintilena.com/riforma-del-catasto-speleologico-del-friuli-venezia-giulia/01/02/
[12] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/623/?c=7
[13] Miniere e memoria: il patrimonio sotterraneo della Toscana https://www.scintilena.com/miniere-e-memoria-il-patrimonio-sotterraneo-della-toscana/02/05/
[14] Dossena, un viaggio al centro della terra tra miniere e grotte https://www.scintilena.com/dossena-un-viaggio-al-centro-della-terra-tra-miniere-e-grotte/12/07/
[15] Convegno: Cavità di origine antropica, modalità d’indagine, aspetti … https://www.scintilena.com/convegno-cavita-di-origine-antropica-modalita-dindagine-aspetti-di-catalogazione-analisi-della-pericolosita-monitoraggio-e-valorizzazione/11/28/
[16] Miniere della Maiella: al Museo Universitario di Chieti una mostra … https://www.scintilena.com/miniere-della-maiella-al-museo-universitario-di-chieti-una-mostra-racconta-il-patrimonio-minerario-abruzzese/05/20/
[17] Dalle Selci Neolitiche alle Miniere del Papa: a Narni Diecimila Anni … https://www.scintilena.com/dalle-selci-neolitiche-alle-miniere-del-papa-a-narni-diecimila-anni-di-vita-nascosta-nelle-grotte-di-santa-croce/04/29/
[18] Esercitazione soccorso speleologico a Oltre il Colle https://www.scintilena.com/esercitazione-soccorso-speleologico-a-oltre-il-colle-dieci-tecnici-cnsas-si-addestrano-in-miniera-e-in-grotta/03/12/
[19] Parco Archeominerario di San Silvestro: un viaggio nella Miniera del Temperino tra geologia, archeologia e storia mineraria – Scintilena https://www.scintilena.com/parco-archeominerario-di-san-silvestro-un-viaggio-nella-miniera-del-temperino-tra-geologia-archeologia-e-storia-mineraria/07/02/
[20] La Miniera di Caporciano – Montecatini Val di Cecina (PI) https://www.youtube.com/watch?v=2JdmiJnjwo4
[21] Museo delle Miniere e Musei Val di Cecina https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/regioni/musei/museo-delle-miniere-e-musei-val-di-cecina
[22] Miniera di Caporciano – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Miniera_di_Caporciano
[23] Caporciano, l’ex miniera di rame rinasce come polo turistico – Corriere https://www.corriere.it/bello-italia/notizie/caporciano-l-ex-miniera-rame-rinasce-come-polo-turistico-eed675e2-abd6-11ef-918d-9f5f077b1d13.shtml
[24] La più importante miniera di rame d’Europa: Montecatini Val di Cecina http://www.girosognando.it/2018/11/28/visitare-museo-delle-miniere-montecatini-val-di-cecina/
[25] 2026-02-11 MONTECATINI VAL DI C. – PASSATO E PRESENTE DELLA MINIERA DI CAPORCIANO https://www.youtube.com/watch?v=_jpKPVc70sQ
[26] Montecatini Val di Cecina e Il Museo delle Miniere https://www.youtube.com/watch?v=Zx-n97oqN5Y
[27] Monumento nazionale della miniera di Montecatini Val … https://www.senato.it/attualita/archivio-notizie?nid=122323
[28] Miniera di Caporciano | Volterra, Toscana https://volterratur.it/poi/miniera-di-caporciano/
[29] Orari e Ticket online – Museo delle Miniere https://www.museodelleminieremontecatini.it/prenota-online/
[30] Notizie https://www.senato.it/attualita/in-copertina
[31] La miniera è monumento nazionale. Il sì dalla … https://www.lanazione.it/pontedera/cronaca/la-miniera-e-monumento-nazionale-5201b061

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Il megalitismo elbano protagonista a San Piero in Campo, sull’Isola d’Elba: successo per l’incontro dedicato al progetto “Mnemolitica”

Júl 16th 2026 at 05:00

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Grande partecipazione per la serata che ha inaugurato il progetto

Si è svolto domenica 5 luglio 2026, presso la Chiesa di San Nicolò a San Piero in Campo, l’incontro dedicato al tema “Il megalitismo elbano: confronti in area tirrenica e le possibili interpretazioni archeoastronomiche”, appuntamento che ha richiamato appassionati di storia, archeologia e territorio.

Protagonisti della serata sono stati Paolo Nannini ed Henry De Santis, che hanno accompagnato il pubblico in un viaggio attraverso i misteriosi monumenti megalitici dell’Isola d’Elba, mettendoli a confronto con analoghe testimonianze presenti nell’area tirrenica e approfondendo le possibili interpretazioni archeoastronomiche.

Particolare interesse ha suscitato l’intervento di Henry De Santis, del centro di ricerca Archeoastronomia Ligustica, presidente dello SpeleoClub Ribaldone di Genova. Il dott. De Santis, che ha illustrato gli stretti legami tra alcuni siti megalitici e l’osservazione dei fenomeni astronomici. Un approccio che, pur mantenendosi nell’ambito delle ipotesi di ricerca, apre scenari affascinanti sulle conoscenze del cielo possedute dalle antiche popolazioni che frequentavano questi territori.

L’iniziativa ha rappresentato anche il primo appuntamento a sostegno del progetto Mnemolitica, nato con l’obiettivo di promuovere uno studio sistematico del megalitismo elbano. Il progetto intende documentare scientificamente i siti presenti sull’isola, sviluppare confronti con altri contesti archeologici, formulare nuove ipotesi di ricerca e creare le condizioni per future campagne di scavo affidate ad archeologi specializzati nella preistoria.

Accanto all’interesse scientifico, durante l’incontro è emerso anche il valore culturale e turistico di questi monumenti, che potrebbero diventare un’importante risorsa per la valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico dell’Elba, offrendo nuovi itinerari dedicati all’escursionismo culturale e alla conoscenza del territorio.

La buona partecipazione di pubblico e l’attenzione riservata ai temi affrontati confermano come il megalitismo elbano rappresenti un patrimonio ancora in gran parte da scoprire, ma capace di suscitare crescente interesse sia nel mondo della ricerca sia tra gli appassionati di montagna, storia e archeologia.

Le foto dell’articolo sono di Henry De Santis: ‘Sulle tracce del megalitismo elbano

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  • Normalmente Buio: a Montelupo una serata dedicata alla speleologia con GST Speolo
    Condividi La speleologia sarà protagonista il 16 luglio a Montelupo Fiorentino con Normalmente Buio, l’incontro organizzato da FotoLupo ETS insieme ai componenti di GST Speolo, tra racconti di esplorazione, fotografia speleologica e divulgazione del mondo ipogeo. La speleologia arriva a Montelupo con l’incontro “Normalmente Buio” Giovedì 16 luglio 2026, alle ore 21.15, Montelupo Fiorentino ospiterà una serata dedicata alla speleologia e alla fotografia del mondo sotterraneo. L’appuntamento
     

Normalmente Buio: a Montelupo una serata dedicata alla speleologia con GST Speolo

Júl 15th 2026 at 14:00

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La speleologia sarà protagonista il 16 luglio a Montelupo Fiorentino con Normalmente Buio, l’incontro organizzato da FotoLupo ETS insieme ai componenti di GST Speolo, tra racconti di esplorazione, fotografia speleologica e divulgazione del mondo ipogeo.

La speleologia arriva a Montelupo con l’incontro “Normalmente Buio”

Giovedì 16 luglio 2026, alle ore 21.15, Montelupo Fiorentino ospiterà una serata dedicata alla speleologia e alla fotografia del mondo sotterraneo. L’appuntamento, dal titolo “Normalmente Buio”, vedrà la partecipazione dei componenti di GST Speolo, gruppo impegnato da anni nell’esplorazione, nella ricerca e nella divulgazione dell’ambiente ipogeo.

L’iniziativa è inserita nel calendario culturale di FotoLupo ETS e si svolgerà presso il salone teatro del Circolo Il Progresso, in via Rovai 43 a Montelupo Fiorentino. A condurre l’incontro sarà il naturalista e fotografo Marco Cappelletti, mentre gli interventi saranno affidati a Luca Rossi, Lucia Langone, Chiara Giubbani e Duccio Pieri. (FotoLupo ETS?)

Esplorazione delle grotte e fotografia speleologica al centro della serata

L’incontro offrirà al pubblico un racconto dell’attività svolta da GST Speolo, attraverso immagini realizzate in ambiente sotterraneo e testimonianze dirette delle esplorazioni.

Le fotografie costituiranno il filo conduttore della serata, accompagnando il pubblico alla scoperta di ambienti normalmente non accessibili e illustrando le tecniche utilizzate durante le attività di progressione in grotta. Accanto all’aspetto esplorativo sarà dedicato spazio anche al rilievo speleologico, alla ricerca scientifica e alla formazione necessaria per affrontare le cavità naturali in condizioni di sicurezza. (FotoLupo ETS?)

GST Speolo: un gruppo impegnato tra ricerca, formazione e divulgazione

GST Speolo nasce dall’incontro di appassionati accomunati dall’interesse per il mondo ipogeo. Nel corso degli anni il gruppo ha ampliato il proprio campo d’azione, occupandosi di esplorazione di grotte e forre, rilievi topografici, documentazione fotografica e attività formative dedicate alla progressione in ambiente sotterraneo.

La speleologia viene presentata non soltanto come attività esplorativa, ma anche come disciplina che coinvolge aspetti scientifici, ambientali e tecnici. Il racconto delle esperienze sul campo rappresenta quindi un’occasione per far conoscere al pubblico il lavoro svolto dagli speleologi e il valore della documentazione fotografica nella conoscenza delle cavità naturali. (FotoLupo ETS?)

Lo Speleo Foto Contest, riferimento per la fotografia speleologica

Tra le iniziative promosse da GST Speolo trova spazio anche lo Speleo Foto Contest, concorso internazionale di fotografia speleologica giunto nel 2026 alla sua ottava edizione.

Nel corso degli anni il concorso ha raccolto immagini provenienti da numerosi Paesi, contribuendo alla diffusione della fotografia speleologica e alla valorizzazione del patrimonio sotterraneo attraverso il linguaggio delle immagini. La manifestazione rappresenta oggi uno degli appuntamenti più conosciuti nel panorama italiano dedicato alla fotografia in ambiente ipogeo. (FotoLupo ETS?)

Un appuntamento aperto agli appassionati e ai curiosi

La serata è rivolta sia a chi pratica speleologia sia a chi desidera avvicinarsi per la prima volta al mondo delle grotte. Attraverso fotografie, racconti e approfondimenti tecnici sarà possibile conoscere le attività svolte dagli speleologi, comprendere le modalità con cui vengono organizzate le esplorazioni e scoprire come la documentazione fotografica contribuisca alla divulgazione e alla conoscenza degli ambienti sotterranei.

L’iniziativa si inserisce nel programma culturale promosso da FotoLupo ETS, che nel corso dell’anno propone incontri dedicati alla fotografia, alla natura e al territorio, coinvolgendo fotografi, divulgatori e associazioni specializzate. (FotoLupo ETS?)

Fonti

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  • Cryosphere in Motion: il CNR lancia un video contest dedicato alla criosfera, aperto anche alla comunità speleologica
    Condividi Il concorso Cryosphere in Motion, promosso dal CNR attraverso il Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente, invita ricercatori, speleologi, videomaker e appassionati a raccontare la criosfera con brevi video originali. Le candidature sono aperte fino al 15 ottobre 2026. Cryosphere in Motion: un concorso per raccontare la criosfera Il Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (DSSTTA
     

Cryosphere in Motion: il CNR lancia un video contest dedicato alla criosfera, aperto anche alla comunità speleologica

Júl 15th 2026 at 13:00

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Il concorso Cryosphere in Motion, promosso dal CNR attraverso il Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente, invita ricercatori, speleologi, videomaker e appassionati a raccontare la criosfera con brevi video originali. Le candidature sono aperte fino al 15 ottobre 2026.

Cryosphere in Motion: un concorso per raccontare la criosfera

Il Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (DSSTTA-CNR), attraverso il Gruppo di Lavoro Montagne, ha aperto le candidature per il video contest “Cryosphere in Motion”, un’iniziativa dedicata alla divulgazione scientifica e alla valorizzazione della criosfera mediante il linguaggio audiovisivo.

L’obiettivo del concorso è favorire il dialogo tra ricerca scientifica e società, raccogliendo racconti che documentino gli ambienti glaciali, innevati e il permafrost, oggi interessati da cambiamenti sempre più rapidi legati all’evoluzione del clima. Il contest si inserisce nelle attività del CNR dedicate alla comunicazione scientifica sui temi della montagna e della criosfera. (dta.cnr.it?)

La criosfera al centro della divulgazione scientifica

Con il termine criosfera si indica l’insieme delle aree della Terra caratterizzate dalla presenza di acqua allo stato solido: ghiacciai, calotte glaciali, neve, ghiaccio marino e permafrost. Questi ambienti rappresentano uno degli indicatori più sensibili dei cambiamenti climatici e svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione del clima, nella disponibilità delle risorse idriche e nella stabilità degli ecosistemi montani. (dta.cnr.it?)

Attraverso il video contest, il CNR punta a promuovere una comunicazione capace di unire rigore scientifico e capacità narrativa, rendendo accessibili a un pubblico più ampio temi complessi e di grande attualità.

Tre categorie per raccontare gli ambienti glaciali

I partecipanti potranno presentare un video originale scegliendo una delle tre categorie previste dal bando:

  • Vivere la criosfera, dedicata alle esperienze, alle esplorazioni e alle attività professionali negli ambienti glaciali;
  • Science in Action, riservata ai progetti di ricerca, monitoraggio e lavoro sul campo;
  • Sguardi Creativi, pensata per opere artistiche e interpretazioni originali dedicate ai cambiamenti della criosfera.

I video saranno valutati da un comitato composto da esperti delle scienze della criosfera, della comunicazione scientifica e della produzione audiovisiva. Tra i criteri di valutazione figurano la qualità scientifica dei contenuti, l’originalità del messaggio e la qualità tecnica e artistica della realizzazione. (dta.cnr.it?)

Un’opportunità anche per la speleologia

La comunità speleologica può offrire un contributo significativo al concorso. Molti speleologi operano infatti in ambienti glaciali, esplorano grotte di ghiaccio, documentano fenomeni carsici in alta quota e partecipano a progetti di ricerca che riguardano l’evoluzione dei ghiacciai e degli ecosistemi montani.

Le immagini raccolte durante esplorazioni, monitoraggi scientifici e attività di documentazione rappresentano una risorsa preziosa per raccontare l’evoluzione della criosfera e avvicinare il pubblico alla conoscenza di questi ambienti.

Anche fotografi naturalisti, geologi, alpinisti, videomaker e divulgatori scientifici possono partecipare con lavori capaci di descrivere il rapporto tra uomo, ricerca e territorio montano.

Scadenze, premi e modalità di partecipazione

Le candidature dovranno essere completate entro il 15 ottobre 2026.

Per partecipare è necessario compilare il modulo online predisposto dal CNR, inviare la manifestazione di interesse (Allegato A) insieme a una copia del documento d’identità all’indirizzo gdl.montagne@cnr.it e successivamente caricare il video attraverso il link personale ricevuto via e-mail dopo la registrazione. (dta.cnr.it?)

Tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione, i requisiti e la documentazione necessaria sono disponibili nella locandina e al seguente link: https://dta.cnr.it/2026/07/08/cryosphere-in-motion/

La proclamazione dei vincitori è prevista per l’11 dicembre 2026 presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma, nell’ambito delle iniziative dedicate alla Giornata Internazionale della Montagna.

Saranno assegnati tre premi, uno per ciascuna categoria del concorso, consistenti in materiale tecnico per attività in ambiente montano del valore indicativo di 1.000 euro. (dta.cnr.it?)

Fonti

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  • Cuma e l’Acropoli: un viaggio nella prima città della Magna Grecia
    Condividi L’Acropoli di Cuma, l’Antro della Sibilla e i templi di Apollo raccontano oltre duemila anni di storia nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei. Fondata nell’VIII secolo a.C. da coloni greci provenienti dall’Eubea, Cuma rappresenta la prima colonia greca dell’Italia meridionale e dell’intero Mediterraneo occidentale. Da questa città si diffusero nella penisola elementi fondamentali della cultura greca, tra cui l’alfabeto, destinato a influenzare profondamente le popolazioni italiche
     

Cuma e l’Acropoli: un viaggio nella prima città della Magna Grecia

Júl 15th 2026 at 12:00

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L’Acropoli di Cuma, l’Antro della Sibilla e i templi di Apollo raccontano oltre duemila anni di storia nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Fondata nell’VIII secolo a.C. da coloni greci provenienti dall’Eubea, Cuma rappresenta la prima colonia greca dell’Italia meridionale e dell’intero Mediterraneo occidentale. Da questa città si diffusero nella penisola elementi fondamentali della cultura greca, tra cui l’alfabeto, destinato a influenzare profondamente le popolazioni italiche. Nei secoli la città mantenne un ruolo strategico, passando sotto il controllo romano e conoscendo importanti trasformazioni urbanistiche durante l’età augustea.  

La nuova rubrica del Parco Archeologico dei Campi Flegrei dedica il primo approfondimento all’Acropoli di Cuma, cuore monumentale della città antica e luogo dove storia, archeologia e tradizione mitologica si intrecciano in un percorso ancora oggi visitabile.

L’Antro della Sibilla: tra archeologia e tradizione

Il monumento più conosciuto dell’Acropoli è senza dubbio l’Antro della Sibilla, una lunga galleria scavata nel banco di tufo tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C.

Le indagini archeologiche indicano che la struttura nacque probabilmente con una funzione militare, destinata alla difesa dell’Acropoli durante l’età sannitica. La galleria, inizialmente di forma trapezoidale e successivamente modificata in epoca romana, presenta numerosi bracci laterali nei quali furono ricavate cisterne per la raccolta delle acque piovane.

L’identificazione con la dimora della celebre Sibilla Cumana appartiene alla tradizione inaugurata dagli scavi di Amedeo Maiuri negli anni Trenta del Novecento. Sebbene gli studiosi ritengano improbabile che fosse il reale luogo dell’oracolo, il monumento continua a conservare un forte valore simbolico grazie al legame con il racconto dell’Eneide di Virgilio, nel quale Enea consulta la sacerdotessa prima della discesa negli Inferi.  

La Torre Bizantina e la trasformazione dell’Acropoli

Oltrepassato l’Antro della Sibilla si raggiunge la cosiddetta Torre Bizantina, uno dei bastioni della porta monumentale dell’Acropoli.

La struttura deve il proprio nome agli interventi realizzati durante il periodo bizantino, quando il complesso fu trasformato in un castrum nell’ambito della guerra greco-gotica del VI secolo d.C. Questa fase testimonia come il sito abbia mantenuto un ruolo strategico anche molti secoli dopo la fondazione greca.

Il Tempio di Apollo e la continuità dei luoghi di culto

Percorrendo l’antica Via Sacra si raggiunge la terrazza inferiore dell’Acropoli, dove si trova il cosiddetto Tempio di Apollo.

L’edificio originario risale alla fine del VI secolo a.C., ma durante l’età augustea fu quasi completamente ricostruito, conservando soltanto il basamento e acquisendo un monumentale pronao sul lato lungo.

Dal IV secolo d.C. il santuario venne trasformato in una chiesa cristiana, dotata anche di un fonte battesimale. La continuità dell’utilizzo religioso del luogo rappresenta uno degli aspetti più significativi della storia dell’Acropoli, dove gli edifici sacri furono progressivamente adattati alle nuove esigenze spirituali delle diverse epoche.  

Il Tempio Maggiore e la rilettura archeologica

Sulla terrazza superiore si trova il Tempio Maggiore, tradizionalmente identificato come Tempio di Giove.

Le più recenti ricerche archeologiche hanno invece portato a riconsiderarne l’attribuzione, indicando una dedicazione ad Apollo. Anche questo edificio, costruito nel VI secolo a.C., fu convertito in chiesa tra IV e VI secolo d.C.

In questa fase furono realizzati un battistero rivestito di marmi policromi e una cappella, testimonianze ancora oggi in parte visibili. Durante il Medioevo la chiesa accolse le reliquie di San Massimo e Santa Giuliana, assumendo un ruolo importante nella diocesi di Pozzuoli. Dopo il progressivo abbandono della città, anche il complesso fu spogliato dei rivestimenti e lasciato in stato di abbandono.  

Un itinerario per conoscere il patrimonio dei Campi Flegrei

Con la rubrica “Attraversando il Parco”, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei propone un percorso divulgativo dedicato ai principali siti del territorio, da Pozzuoli a Bacoli, da Quarto a Giugliano.

L’iniziativa intende valorizzare sia i monumenti aperti al pubblico sia quelli interessati da attività di restauro e ricerca, offrendo una lettura aggiornata del patrimonio archeologico flegreo. L’Acropoli di Cuma, con l’Antro della Sibilla, la Torre Bizantina e i templi che hanno attraversato oltre due millenni di storia, rappresenta uno dei luoghi più significativi per comprendere l’evoluzione storica, religiosa e culturale dei Campi Flegrei.  

Fonti

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  • Nuovi progressi nel Sistema Alto del Tejuelo: verso il traguardo dei 220 km di gallerie
    Condividi Sistema Alto del Tejuelo, nuovi 384 metri nella Galleria de Nómadas avvicinano il complesso carsico ai 220 km esplorati Il Sistema Alto del Tejuelo e la sua crescita continua Il Sistema Alto del Tejuelo, in Cantabria, è oggi riconosciuto come la grotta più lunga di Spagna e una delle più estese d’Europa, grazie a oltre 217 km di sviluppo esplorato e topografato che continuano ad aumentare anno dopo anno.[web:18][web:23][web:25] Questo grande sistema carsico, situato tra i val
     

Nuovi progressi nel Sistema Alto del Tejuelo: verso il traguardo dei 220 km di gallerie

Júl 15th 2026 at 11:00

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Sistema Alto del Tejuelo, nuovi 384 metri nella Galleria de Nómadas avvicinano il complesso carsico ai 220 km esplorati

Il Sistema Alto del Tejuelo e la sua crescita continua

Il Sistema Alto del Tejuelo, in Cantabria, è oggi riconosciuto come la grotta più lunga di Spagna e una delle più estese d’Europa, grazie a oltre 217 km di sviluppo esplorato e topografato che continuano ad aumentare anno dopo anno.[web:18][web:23][web:25]

Questo grande sistema carsico, situato tra i valli del Miera e dell’Asón, è il risultato del lavoro congiunto di diversi gruppi speleologici coordinati nel Colectivo Alto del Tejuelo, che da decenni portano avanti esplorazioni sistematiche nel massiccio di Porracolina.

Nel fine settimana appena trascorso, le esplorazioni si sono concentrate ancora una volta nel cuore del Sistema Alto del Tejuelo, con nuovi avanzamenti nella Galleria de Nómadas che aggiungono 384 m di gallerie al complesso e lo avvicinano progressivamente alla soglia simbolica dei 220 km di sviluppo complessivo.

Sistema Alto del Tejuelo: il contesto speleologico e geografico

Il Sistema Alto del Tejuelo si sviluppa nel massiccio omonimo, tra i comuni di San Roque de Río Miera, Linto, Bustablado, Arredondo, Socueva e Calseca, in un’area caratterizzata da potenti successioni calcaree e da un articolato paesaggio di lapiaces, doline e grandi pareti rocciose.

La rete sotterranea è alimentata da numerose doline e ingressi verticali, che rappresentano l’unica modalità di accesso al sistema: tutte le entrate note sono infatti pozzi e torche, senza ingressi orizzontali diretti.

Secondo i dati più recenti pubblicati dal collettivo di esplorazione, il Sistema Alto del Tejuelo supera attualmente i 217.989 m di sviluppo e raggiunge un dislivello complessivo di circa 626 m, rendendolo la più grande rete sotterranea conosciuta in Spagna.

Le esplorazioni sono organizzate in settori speleologici e coordinate da un interclub che comprende SECJA di Alcobendas, PROTEUS EXPLO di Cantabria, SPEKUL di Lovanio e ACEM di Mataró, con la collaborazione di altri gruppi e federazioni regionali.

Nuovi 384 metri nella Galleria de Nómadas: avanzamento verso i 220 km

Il messaggio diffuso dagli esploratori riferisce che nel fine settimana appena trascorso sono stati topografati 384 m di nuove gallerie nella Galleria de Nómadas, uno dei rami attivi del Sistema Alto del Tejuelo.

Questo incremento si inserisce in una tendenza di crescita costante del sistema, che negli ultimi anni ha visto numerose connessioni tra cavità preesistenti e nuovi tratti esplorati, con salti significativi nella metrica complessiva del complesso.

Le memorie di esplorazione del C.M.E. PROTEUS riportano, per il solo anno 2023, il passaggio del sistema da circa 183 km a oltre 192.114 m grazie alla connessione della Torca Sin Humo (C1007) con la Galería Futura della Torca Escalones, all’interno del Sistema Canal del Haya, che ha aggiunto circa 9 km di sviluppo in un’unica operazione.

A questi avanzamenti si sommano i progressi nei rami interni come la zona dei “Verticaleros”, le nuove sale e i meandri esplorati, nonché il perfezionamento della topografia digitale e la revisione di vecchie poligonali.

Dalle prime connessioni ai 200 km: tappe principali dello sviluppo

La storia recente del Sistema Alto del Tejuelo è scandita da alcune tappe chiave. Nel corso degli anni Duemila e 2010, la progressiva connessione di diverse cavità ha permesso di passare da singoli abissi isolati a una rete integrata, fino a raggiungere e superare i 150 km di sviluppo secondo i primi ranking speleologici nazionali.

Successivamente, una serie di esplorazioni coordinate ha portato al traguardo dei 190 km, documentato nelle memorie del Colectivo Alto del Tejuelo e nelle sintesi pubblicate in ambito federativo.

Nel gennaio 2024 la Federazione Cántabra de Espeleología ha ufficializzato il superamento dei 206 km di gallerie, con la conclusione della cartografia di una rete che collegava 19 ingressi principali e consolidava il primato del Sistema Alto del Tejuelo come grotta più lunga di Spagna.

Fonti di stampa e divulgazione speleologica hanno poi indicato, nel corso del 2025, un ulteriore salto oltre i 212 km grazie a nuove connessioni tra cavità quali la Torca de Aitken e la Torca de Hormigas, confermando che il sistema continua a crescere.

Situazione attuale: oltre 217 km e obiettivo 220 km

Il sito ufficiale del progetto di esplorazione riporta allo stato attuale una lunghezza complessiva del Sistema Alto del Tejuelo superiore a 217.989 m, con la specifica di un dislivello di 626 m e la partecipazione attiva dei quattro gruppi principali del collettivo.

A questa cifra si aggiungono costantemente piccoli e grandi avanzamenti, man mano che nuove diramazioni vengono esplorate e topografate con strumenti digitali come i DistoX, integrati in software di elaborazione della rete.

I 384 m aggiunti in questi giorni nella Galleria de Nómadas contribuiscono ad avvicinare ulteriormente il complesso alla soglia dei 220 km, un valore simbolico che, nella dinamica di crescita mostrata dal sistema, appare verosimilmente raggiungibile nel breve-medio periodo.

Il ritmo delle scoperte degli ultimi anni, caratterizzato da connessioni tra grandi sottosistemi e da revisione di vecchie cavità, suggerisce che vi siano ancora numerose possibilità di ampliamento, soprattutto lungo gli assi dei principali collettori sotterranei.

Ruolo della Galleria de Nómadas nel disegno complessivo del sistema

La Galleria de Nómadas si inserisce nella trama dei grandi rami del Sistema Alto del Tejuelo, contribuendo alla complessità tridimensionale del reticolo di meandri, sale e pozzi che caratterizza il massiccio di Porracolina.

Sebbene la documentazione ufficiale disponibile al pubblico non entri ancora nel dettaglio topografico di questo ramo specifico, il riferimento a nuove esplorazioni e alla “vueta de tuerca” indica un lavoro di prolungamento e raffinamento lungo una linea già impostata nelle campagne precedenti.

In questo tipo di contesti, anche poche centinaia di metri di nuove gallerie possono avere un significato rilevante, aprendo la strada a future connessioni con altri settori o consentendo di avvicinarsi alle zone di risorgenza ancora non collegate alla rete principale.

L’esperienza maturata in altri rami del sistema mostra come un unico passaggio tra blocchi o una breve diaclasi possano trasformarsi nel punto chiave per integrare cavità fino ad allora considerati sistemi separati.

Tecniche, topografia digitale e lavoro di collettivo

Le esplorazioni nel Sistema Alto del Tejuelo si basano su una combinazione di tecniche di progressione su corda, gestione dei vivac sotterranei e uso intensivo della topografia digitale.

Le memorie del C.M.E. PROTEUS descrivono un lavoro sistematico: definizione delle “punte” di esplorazione, revisione delle vecchie poligonali, uso coordinato dei DistoX, calibrazioni in superficie e in grotta, e successiva integrazione dei dati in modelli tridimensionali del sistema.

L’interclub che gestisce le esplorazioni – SECJA, PROTEUS, SPEKUL e ACEM – garantisce un flusso continuo di squadre sul terreno, affiancando i lavori di esplorazione vera e propria a interventi di manutenzione delle installazioni, balizzazione delle zone sensibili, monitoraggio dello stato delle cavità e attività di divulgazione.

La collaborazione con le federazioni speleologiche, in particolare quella cántabra, consente inoltre di inserire le esplorazioni in un quadro autorizzativo chiaro e di collegare i risultati a iniziative di formazione, sicurezza e tutela ambientale.

Tutela ambientale, pulizia delle cavità e sensibilizzazione

Parallelamente alle esplorazioni, i gruppi impegnati nel Sistema Alto del Tejuelo segnalano un’attenzione crescente agli aspetti ambientali, in linea con l’evoluzione della speleologia contemporanea verso pratiche più sostenibili.

Nelle memorie di area Bustablado, ad esempio, viene riportato il recupero e l’estrazione di oltre 18 kg di rifiuti da un vecchio vivac sotterraneo, situato a circa 200 m di profondità e a diverse ore dall’uscita, nonché la progettazione di interventi di bonifica in doline colmate da pneumatici e altri materiali.

La documentazione evidenzia anche attività di balizzazione interna, volte a limitare il calpestio nelle zone delicate, e progetti di pulizia di cavità periferiche utilizzate in passato come discariche informali.

Questi interventi, uniti a giornate di formazione, corsi e incontri divulgativi, contribuiscono a diffondere nella comunità speleologica locale l’idea che la tutela dell’ambiente ipogeo sia parte integrante del lavoro esplorativo, non un aspetto secondario.

Prospettive future per il Sistema Alto del Tejuelo

Alla luce dei dati più recenti, il Sistema Alto del Tejuelo si conferma un laboratorio d’esplorazione di lungo periodo, in cui ogni campagna aggiunge nuovi tasselli alla comprensione del massiccio e della sua idrologia sotterranea.

Le proiezioni basate sulla cartografia attuale e sulle evidenze di correnti d’aria, linee di frattura e potenziali collettori suggeriscono che il sistema sia ancora lontano dall’essere completamente definito.

Con oltre 217 km già topografati e un nuovo contributo di 384 m nella Galleria de Nómadas, la soglia dei 220 km appare sempre più vicina, ma non rappresenta un punto di arrivo definitivo.

Le esperienze maturate in altri grandi sistemi europei indicano che fasi di stasi apparente possono essere seguite da nuove connessioni capaci di modificare radicalmente il quadro complessivo, e la storia stessa del Tejuelo negli ultimi trent’anni conferma questa dinamica.

Per il mondo speleologico, il Sistema Alto del Tejuelo resta quindi un riferimento centrale: un complesso carsico in continua evoluzione, dove la collaborazione tra gruppi, l’uso di tecnologie aggiornate e la cura per l’ambiente ipogeo procedono di pari passo con l’avanzamento delle punte esplorative verso nuovi tratti ancora sconosciuti.


Fonti principali:

https://www.facebook.com/share/p/1BUDpySitG/?mibextid=wwXIfr

  • Sito ufficiale del progetto “Exploraciones en el Alto del Tejuelo”
    https://altodeltejuelo.com/[1]
  • Memoria di area Bustablado 2023 (Colectivo Alto del Tejuelo – C.M.E. Proteus)
    “Memoria Bustablado 2023” (PDF)
    https://altodeltejuelo.com/descargas/MEMORIABUSTABLADO2023.pdf[2]
  • Federació Catalana d’Espeleologia – scheda evento “206 km Sistema del Alto Tejuelo Porracolina-Cantàbria”
    https://www.espeleologia.cat/ca/agenda/esdeveniments-externs/206-km-sistema-del-alto-tejuelo-porracolina-cantabria/[3]
  • Rànquing de cavitats (Ranquing de Cavidades) – Federació Catalana d’Espeleologia
    https://www.espeleologia.cat/es/catalogo/ranquing-de-cavidades/[4]
  • Federación Cántabra de Espeleología – nota sul superamento dei 206 km
    “El Sistema del Alto del Tejuelo supera los 206 km”
    https://www.espeleocantabria.net/index.php/253-el-sistema-del-alto-del-tejuelo-supera-los-206-km.html[5]
  • Tiempo.com – articolo divulgativo
    “Sistema Alto del Tejuelo: así es la cueva más larga de España”
    https://www.tiempo.com/noticias/actualidad/sistema-alto-del-tejuelo-asi-es-la-cueva-mas-larga-de-espana.html[6]
  • Onda Cero Cantabria – intervista radiofonica
    “Sistema Alto del Tejuelo: la cueva más grande de España”
    https://www.ondacero.es/emisoras/cantabria/audios-podcast/onda-deportiva-cantabria/sistema-alto-tejuelo-cueva-mas-grande-espana_[7]
  • El Confidencial – sezione viaggi
    “Descubre la cueva más larga de España: un desconocido laberinto …” (212+ km)
    https://www.elconfidencial.com/viajes/2025-03-30/sistema-cuevas-mas-larga-espana-mas-200-kilometros-1tna-1qrt_4098466/[8]
  • Scintilena – archivio estero (richiami alle notizie sul Tejuelo)
    Sezione “Estero”, pagina 87
    https://www.scintilena.com/category/aggregatore/estero/page/87/[9]

Fonti
[1] EXPLORACIONES EN EL ALTO DEL TEJUELO https://altodeltejuelo.com/
[3] 206 km Sistema del Alto Tejuelo Porracolina-Cantábria https://www.espeleologia.cat/ca/agenda/esdeveniments-externs/206-km-sistema-del-alto-tejuelo-porracolina-cantabria/
[4] Ranquing de Cavidades – Federació Catalana d’Espeleologia https://www.espeleologia.cat/es/catalogo/ranquing-de-cavidades/
[5] Federación Cántabra de Espeleología https://www.espeleocantabria.net/index.php/253-el-sistema-del-alto-del-tejuelo-supera-los-206-km.html
[6] Sistema Alto del Tejuelo: así es la cueva más larga de España https://www.tiempo.com/noticias/actualidad/sistema-alto-del-tejuelo-asi-es-la-cueva-mas-larga-de-espana.html
[7] Sistema Alto del Tejuelo: La cueva más grande de España https://www.ondacero.es/emisoras/cantabria/audios-podcast/onda-deportiva-cantabria/sistema-alto-tejuelo-cueva-mas-grande-espana_20240125675729fa1258380001f92e29.html
[8] Descubre la cueva más larga de España: un desconocido laberinto …www.elconfidencial.com › viajes › 2025-03-31 › sistema-cuevas-mas-larga… https://www.elconfidencial.com/viajes/2025-03-31/sistema-cuevas-mas-larga-espana-mas-200-kilometros-1tna-1qrt_4098466/
[9] Estero Archivi – Pagina 87 di 177 https://www.scintilena.com/category/aggregatore/estero/page/87/
[10] Campamento Internacional Garma Ciega 2026: due mesi di … https://www.scintilena.com/campamento-internacional-garma-ciega-2026-due-mesi-di-speleologia-nel-secondo-sistema-piu-lungo-della-spagna/04/13/
[11] Vision Underground: Annunciati i Vincitori del Concorso – Scintilena https://www.scintilena.com/vision-underground-annunciati-i-vincitori-del-concorso/11/05/
[12] Miniere d’oro romane dei Pirenei: una scoperta dall’alto – Scintilena https://www.scintilena.com/miniere-doro-romane-dei-pirenei-una-scoperta-dallalto/05/27/
[13] L’Edizione di Settembre 2023 di ‘Sopra e Sotto il Carso’ È … https://www.scintilena.com/ledizione-di-settembre-2023-di-sopra-e-sotto-il-carso-e-ora-disponibile-online/10/03/
[14] Sorgenti e acque sotterranee tra mondo ipogeo e rete idrografica https://www.scintilena.com/sorgenti-e-acque-sotterranee-il-punto-dincontro-tra-mondo-ipogeo-e-rete-idrografica/04/08/
[15] Tracce di glaciazioni antiche nei Monti Lessini https://www.scintilena.com/tracce-di-glaciazioni-antiche-nei-monti-lessini-scoperte-nelle-prealpi-venete/08/08/
[16] Tecnologia SLAM e droni nella Grotta di Bossea – Scintilena https://www.scintilena.com/tecnologia-slam-e-droni-nella-grotta-di-bossea-il-politecnico-di-torino-rivoluziona-il-rilievo-speleologico-3d/03/06/
[17] Grotta della Poesia di Roca: realtà virtuale e intelligenza artificiale … https://www.scintilena.com/grotta-della-poesia-di-roca-realta-virtuale-e-intelligenza-artificiale-per-studiare-le-iscrizioni-messapiche/03/05/
[18] Scintilena https://www.scintilena.com/page/423/
[19] Il sistema dell’Alto Tejuelo raggiunge 205 km e la seconda grotta d … https://www.scintilena.com/il-sistema-dellalto-tejuelo-raggiunge-205-km-e-la-seconda-grotta-deuropa/01/15/
[20] Sistema Alto del Tejuelo: La cueva más grande de España https://www.ondacero.es/emisoras/cantabria/audios-podcast/onda-deportiva-cantabria/sistema-alto-tejuelo-cueva-mas-grande-espana_2024012565b269c2b8340700013a6e28.html
[21] Sistema Alto del Tejuelo – Wikipedia, la enciclopedia libre https://es.wikipedia.org/wiki/Sistema_Alto_del_Tejuelo
[22] el sistema de cuevas más largo de España – Viajes National Geographic https://viajes.nationalgeographic.com.es/ubicacion-exacta/tesoro-oculto-cantabria-sistema-cuevas-mas-largo-espana_20978
[23] EXPLORACIONES EN EL ALTO DEL TEJUELO https://altodeltejuelo.com/tabladesarrollos.html
[24] MEMORIA BUSTABLADO https://altodeltejuelo.com/descargas/MEMORIABUSTABLADO2023.pdf
[25] CT_32_1.indd http://altodeltejuelo.com/descargas/CONEX_MOROS_BERNA.pdf
[26] BOLETIN ESPELEO http://altodeltejuelo.com/descargas/TEJUELO_SECJA_01.pdf
[27] [PDF] ALTAMIRA – Karsteau https://www.karsteau.org/karsteau/docs/ES-3909POR/document/112174_TEJUELO-Altamira%2095-2025.pdf
[28] Revista SEDECK 10_5.pdf http://altodeltejuelo.com/descargas/ALTOTESEDECK2014.pdf

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  • Grotta del Bue Marino: uno studio ricostruisce 6.000 anni di cambiamenti ambientali nel cuore della Sardegna
    Condividi La ricerca del 2024 sulla Grotta del Bue Marino individua nei sedimenti e nei foraminiferi marini nuove tracce dell’evoluzione paleoecologica dell’Olocene, aprendo prospettive per lo studio delle variazioni climatiche negli ambienti carsici costieri. La Grotta del Bue Marino come archivio naturale del clima La Grotta del Bue Marino, sulla costa orientale della Sardegna, continua a confermarsi un laboratorio naturale di grande interesse per le scienze della Terra. Uno studio pubbl
     

Grotta del Bue Marino: uno studio ricostruisce 6.000 anni di cambiamenti ambientali nel cuore della Sardegna

Júl 15th 2026 at 10:00

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La ricerca del 2024 sulla Grotta del Bue Marino individua nei sedimenti e nei foraminiferi marini nuove tracce dell’evoluzione paleoecologica dell’Olocene, aprendo prospettive per lo studio delle variazioni climatiche negli ambienti carsici costieri.

La Grotta del Bue Marino come archivio naturale del clima

La Grotta del Bue Marino, sulla costa orientale della Sardegna, continua a confermarsi un laboratorio naturale di grande interesse per le scienze della Terra. Uno studio pubblicato sulla rivista The Holocene ha ricostruito l’evoluzione paleoecologica della diramazione centrale della cavità durante l’Olocene, utilizzando i sedimenti marini conservati al suo interno come archivio delle trasformazioni ambientali avvenute negli ultimi millenni.  

La ricerca è stata condotta da un gruppo multidisciplinare composto da geologi, sedimentologi e micropaleontologi appartenenti a diverse università ed enti di ricerca italiani. L’obiettivo era comprendere come siano cambiati gli ecosistemi della grotta dopo l’innalzamento del livello del mare che, al termine dell’ultima glaciazione, ha progressivamente allagato parte del sistema carsico.

Sedimenti della Grotta del Bue Marino e datazione dell’Olocene

Lo studio si basa sull’analisi di sette campioni superficiali e di due carotaggi sedimentari prelevati nella diramazione sommersa della Grotta del Bue Marino nel 2018 e nel 2021.

Per la prima volta in un ambiente di questo tipo è stata applicata con successo la datazione mediante luminescenza ai sedimenti depositati in una grotta marina. I risultati indicano un’età di circa 6.040 ± 470 anni per uno degli strati analizzati, collocando il deposito nelle prime fasi successive all’ingressione marina dell’Olocene.  

Gli autori precisano che la sedimentazione all’interno della cavità non è stata continua né uniforme, ma il record conservato risulta comunque sufficientemente affidabile per ricostruire l’evoluzione ambientale del sito.

Foraminiferi e ricostruzione paleoecologica della grotta

Uno degli aspetti centrali della ricerca riguarda lo studio dei foraminiferi bentonici, piccoli organismi unicellulari con guscio calcareo largamente utilizzati come indicatori ambientali.

Confrontando le associazioni fossili con quelle attuali, i ricercatori hanno ricostruito le condizioni ecologiche della Grotta del Bue Marino durante l’Olocene. Le analisi mostrano una sostanziale stabilità dell’ambiente sedimentario, accompagnata da un cambiamento nella composizione delle comunità di foraminiferi.

Nei livelli più antichi prevale la specie Ammonia inflata, mentre nei sedimenti più recenti diventa dominante Eggerelloides advena, specie opportunista associata a differenti condizioni di disponibilità dei nutrienti. Secondo gli autori questo cambiamento potrebbe riflettere modificazioni climatiche e ambientali avvenute durante l’Olocene, anche se saranno necessari ulteriori studi per definire con maggiore precisione le cause di questa evoluzione.  

Un metodo innovativo per lo studio delle grotte marine

La ricerca rappresenta uno dei primi esempi di applicazione integrata tra micropaleontologia, sedimentologia e datazione con luminescenza in una grotta marina mediterranea.

L’approccio dimostra che i sedimenti conservati nelle cavità costiere possono costituire archivi affidabili per ricostruire le variazioni del livello del mare, i cambiamenti climatici e le modificazioni degli ecosistemi marini nel corso dell’Olocene.

Gli autori evidenziano inoltre che ambienti come la Grotta del Bue Marino possono contribuire alla comprensione degli effetti dei cambiamenti climatici sulle zone costiere, offrendo informazioni complementari rispetto ai tradizionali archivi paleoclimatici.

Prospettive per la ricerca nelle grotte della Sardegna

Lo studio apre nuove prospettive per la ricerca speleologica e geologica nelle cavità sommerse del Mediterraneo. La possibilità di utilizzare i sedimenti della Grotta del Bue Marino come archivio paleoambientale offre infatti un nuovo strumento per ricostruire l’evoluzione delle coste e degli ecosistemi marini nel corso degli ultimi millenni.

Gli autori sottolineano che saranno necessari carotaggi più estesi e ulteriori campagne di campionamento per affinare la cronologia degli eventi e comprendere meglio gli effetti delle variazioni climatiche tardo-oloceniche negli ambienti ipogei costieri. La metodologia sviluppata in questo lavoro potrà essere applicata anche ad altre grotte marine del Mediterraneo, ampliando le conoscenze sull’interazione tra livello del mare, dinamiche sedimentarie ed ecosistemi sotterranei.  

Fonti

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  • Balzi Rossi e geoarcheologia: una rassegna ricostruisce il crocevia paleolitico del Mediterraneo nord-occidentale
    Condividi La geoarcheologia dei Balzi Rossi integra grotte, ripari sotto roccia, siti all’aperto, stratigrafie e variazioni del livello del mare per rileggere le frequentazioni umane tra Paleolitico medio e superiore a Ventimiglia. Una sintesi per i Balzi Rossi Lo studio di D.D. Ryan e collaboratori, pubblicato nel 2024 su Quaternary Science Reviews, propone una revisione geoarcheologica dell’intero complesso dei Balzi Rossi, nell’estremo Ponente ligure. La ricerca non si limita a un s
     

Balzi Rossi e geoarcheologia: una rassegna ricostruisce il crocevia paleolitico del Mediterraneo nord-occidentale

Júl 15th 2026 at 09:00

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La geoarcheologia dei Balzi Rossi integra grotte, ripari sotto roccia, siti all’aperto, stratigrafie e variazioni del livello del mare per rileggere le frequentazioni umane tra Paleolitico medio e superiore a Ventimiglia.

Una sintesi per i Balzi Rossi

Lo studio di D.D. Ryan e collaboratori, pubblicato nel 2024 su Quaternary Science Reviews, propone una revisione geoarcheologica dell’intero complesso dei Balzi Rossi, nell’estremo Ponente ligure. La ricerca non si limita a un singolo deposito. Riunisce invece dati archeologici, geologici, stratigrafici e paleoambientali relativi alle cavità e ai siti esterni dell’area.[1]

La geoarcheologia dei Balzi Rossi considera il complesso un archivio insieme umano e naturale. Gli autori ricostruiscono, quando possibile, le sequenze dei depositi, la storia degli scavi, le occupazioni paleolitiche e gli indizi delle antiche oscillazioni marine.[1]

L’obiettivo è dare una cornice comune a una documentazione molto dispersa. Una parte importante delle fonti storiche è in italiano e francese. Molti reperti sono inoltre conservati in musei e collezioni differenti.[1]

Grotte paleolitiche e corridoio ligure

I Balzi Rossi sorgono presso Ventimiglia, a meno di 300 metri dal confine francese, sul margine meridionale delle Alpi Marittime. Qui le falesie calcaree incontrano il Mar Ligure, in una posizione che collega la pianura padana, l’Italia tirrenica, la valle del Rodano e l’Europa occidentale.[1]

Il complesso comprende sette grotte carsiche, quattro ripari sotto roccia e due siti all’aperto sottoposti a indagine archeologica. Le evidenze indicano frequentazioni discontinue comprese, almeno, tra circa 250 mila e 11 mila anni fa.[1]

La geoarcheologia dei Balzi Rossi permette quindi di osservare un territorio frequentato da diverse popolazioni paleolitiche. Il record viene discusso anche in rapporto alla transizione fra Neanderthal e Homo sapiens anatomicamente moderno, associata nel sito al passaggio tra industrie musteriane e protoaurignaziane.[1]

Il mare come archivio geoarcheologico

Il livello del mare non è un semplice sfondo della vicenda. Nei sedimenti dei Balzi Rossi sono riconosciuti depositi continentali e prossimi alla costa, resti faunistici e molluschi marini. Il lavoro segnala indicatori di almeno tre antichi massimi marini del Pleistocene.[1]

Durante le fasi glaciali, la piattaforma continentale stretta e il riparo offerto dalla morfologia costiera avrebbero favorito la funzione di rifugio ecologico per gruppi umani e fauna. La ricostruzione resta legata alle incertezze cronologiche dei singoli contesti e alla necessità di confronti regionali più precisi.[1]

In questa prospettiva, la geoarcheologia dei Balzi Rossi collega le tracce delle attività umane ai cambiamenti climatici e costieri. Gli autori propongono un approccio multidisciplinare, utile anche per altri siti archeologici costieri del Mediterraneo.[1]

Scavi storici e stratigrafie perdute

La lettura del complesso è condizionata dalla lunga storia delle ricerche. Le prime indagini documentate risalgono alla metà dell’Ottocento. Molti scavi furono condotti tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, prima dell’affermazione degli attuali criteri stratigrafici e di catalogazione.[1]

In numerosi casi furono rimossi grandi volumi di deposito senza una registrazione stratigrafica comparabile agli standard odierni. Cave e ripari subirono anche cave di calcare, lavori ferroviari e altre trasformazioni, con distruzioni parziali o complete di alcune cavità.[1]

Lo studio valorizza perciò disegni, diari, pubblicazioni antiche e collezioni museali. La ricostruzione delle stratigrafie è spesso indiretta. Gli autori segnalano chiaramente i vuoti informativi e distinguono le attribuzioni certe da quelle da verificare.[1]

Patrimonio visitabile e ricerca futura

Il Museo preistorico dei Balzi Rossi e la zona archeologica conservano e presentano una parte rilevante di questo patrimonio. Il sito comprende grotte ai piedi di una parete di calcare dolomitico, frequentate nel Paleolitico, mentre la Grotta del Caviglione è compresa nel percorso di visita in orari stabiliti e con chiusura prevista in caso di maltempo.[2]

Per la speleologia e l’archeologia in grotta, la geoarcheologia dei Balzi Rossi mostra il valore della cavità come archivio complesso. La forma della falesia, i sedimenti, le tracce di frequentazione, le collezioni e il paesaggio sommerso devono essere letti nello stesso quadro.[1]

Le prospettive indicate riguardano nuove verifiche cronologiche, il riesame dei materiali conservati e il raffronto con gli archivi paleoclimatici e marini regionali. Si tratta di passaggi necessari per definire meglio tempi, ambienti e modalità delle occupazioni paleolitiche.[1]

Fonti

Fonti
[1] A geoarchaeological review of Balzi Rossi, Italy: A crossroad of Palaeolithic populations in the northwest Mediterranean https://iris.unive.it/retrieve/9f400f68-0610-4624-8f6a-1b0dd2cbb1b5/1-s2.0-S0277379124000167-main-2.pdf
[2] Museo preistorico dei “Balzi Rossi” e zona archeologica https://cultura.gov.it/luogo/museo-preistorico-dei-balzi-rossi-e-zona-archeologica
[4] Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di … – Scintilena https://www.scintilena.com/perche-le-ai-generative-falliscono-in-geografia-errori-di-localizzazione-prossimita-e-allucinazioni/05/01/
[5] Dalla grotta al Pianeta Rosso. Tunnel lavici lunari e marziani https://www.scintilena.com/dalla-grotta-al-pianeta-rosso-tunnel-lavici-lunari-la-luna-offre-un-possibile-rifugio-per-astronauti-e-una-nuova-frontiera-per-la-speleologia-planetaria/06/16/
[6] Balzi Rossi, nuova carta geomorfologica di Ventimiglia tra grotte … https://www.scintilena.com/balzi-rossi-nuova-carta-geomorfologica-di-ventimiglia-tra-grotte-paleolitiche-e-fondali-costieri/05/14/
[7] Le Omics Rivoluzionano la Biologia Sotterranea: Grotte e Acquiferi … https://www.scintilena.com/le-omics-rivoluzionano-la-biologia-sotterranea-grotte-e-acquiferi-sotto-la-lente-molecolare/04/29/
[8] On Line il Programma del Raduno Nazionale di Speleologia https://www.scintilena.com/on-line-il-programma-del-raduno-nazionale-di-speleologia-caselle-in-pittari-siphonia-2024/10/12/
[9] Assessing bone and antler exploitation at Riparo Mochi … https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S030544031500165X
[10] Rocce Verdi nei Pirenei: la Grotta 338 Rivela 4.000 Anni di … https://www.scintilena.com/rocce-verdi-nei-pirenei-la-grotta-338-rivela-4-000-anni-di-estrazione-preistorica-del-rame/05/05/
[11] I Signori dell’Oscurità: Quando la Scienza Svela i Segreti … – Scintilena https://www.scintilena.com/i-signori-delloscurita-quando-la-scienza-svela-i-segreti-dei-pipistrelli-cavernicoli/01/27/
[12] Mousterian in Balzi Rossi (Ventimiglia, Liguria, Italy) https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1040618215014536
[13] Archeologia in grotta a Poole’s Cavern: il field meeting 2026 del … https://www.scintilena.com/archeologia-in-grotta-a-pooles-cavern-il-field-meeting-2026-del-bcra-cave-archaeology-group/03/01/
[14] Microplastiche nei Sistemi Carsici: l’Inquinamento Silenzioso che … https://www.scintilena.com/microplastiche-nei-sistemi-carsici-linquinamento-silenzioso-che-raggiunge-il-cuore-della-terra/04/26/
[15] A geoarchaeological review of Balzi Rossi, Italy https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0277379124000167
[16] Tesori nascosti del Carso: nuove scoperte archeologiche rivelano … https://www.scintilena.com/tesori-nascosti-del-carso-nuove-scoperte-archeologiche-rivelano-9000-anni-di-storia-nelle-grotte/10/10/
[17] Il record di immersione speleosub di Xavier Meniscus presentato a … https://www.scintilena.com/il-record-di-immersione-speleosub-di-xavier-meniscus-presentato-a-marsiglia/06/14/
[18] Integrating musealized archaeological sediment … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2215016124003492
[19] Prehistoric Museum of the “Balzi Rossi” and archaeological area https://museiliguria.cultura.gov.it/en/museo-preistorico-dei-balzi-rossi-e-zona-archeologica
[20] Museo Nazionale Preistorico dei Balzi Rossi – Liguria – Italy Heritage https://www.italyheritage.com/visit-italy/landmarks/liguria/imperia/ventimiglia-museo-balzi-rossi.htm
[21] Museo preistorico dei “Balzi Rossi” e zona archeologicamuseiliguria.cultura.gov.it › museo-preistorico-dei-balzi-rossi-e-zona-arche… https://museiliguria.cultura.gov.it/museo-preistorico-dei-balzi-rossi-e-zona-archeologica
[22] Naviga IRIS https://iris.unive.it/browse?type=title&sort_by=ASC&order=1&rpp=20&etal=-1&starts_with=G&offset=31109
[23] A geoarchaeological review of Balzi Rossi, Italy: A crossroad of Palaeolithic populations in the northwest Mediterranean https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7AK82rml/
[24] #Balzi Rossi, near the French-Italian border, to enjoy sea … https://www.italyrivieralps.com/2015/06/27/contents/schede/read-more/argomenti/gallery-3/articolo/balzi-rossi-near-the-french-italian-border-to-enjoy-sea-beautiful-nature-and-culture-video-pho-1.html
[25] [PDF] The Balzi Rossi Geocultural Site (Liguro-Provençal Coast, NW Italy) https://air.unimi.it/retrieve/760a3754-9619-47d9-9ff1-5633f06bbf4f/25_BollatiEtAl_SPHeritage_Geoheritage.pdf
[26] Balzi Rossi – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Balzi_Rossi
[27] Caves of Italy: Grotte di Balzi Rossi https://www.showcaves.com/english/it/caves/BalziRossi.html
[28] The Sicilian Lateglacial Rock Art and Graziosi’s Mediterranean province https://www.academia.edu/72337902/The_Sicilian_Lateglacial_Rock_Art_and_Graziosi_s_Mediterranean_province
[29] Museo preistorico dei “Balzi Rossi” e zona archeologica – Direzione generale Musei http://musei.beniculturali.it/en/museums?mid=5919&nome=museo-preistorico-dei-balzi-rossi-e-zona-archeologica
[30] The new arrangement at the Museo dei Balzi Rossi in Ventimiglia https://www.rivieradeifiori.it/en/art-and-culture/the-new-arrangement-at-the-museo-dei-balzi-rossi-ventimiglia/

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  • IDEA-GEO, nasce la prima Scuola nazionale per l’insegnamento delle Scienze della Terra
    Condividi Al via le iscrizioni per i docenti delle scuole secondarie. IDEA-GEO propone un percorso nazionale di formazione sulle Scienze della Terra con attività sul campo, didattica laboratoriale e il coinvolgimento di cinque università italiane. IDEA-GEO punta a rafforzare l’insegnamento delle Scienze della Terra Nasce IDEA-GEO – Scuola Nazionale per l’Insegnamento delle Scienze della Terra, la prima iniziativa italiana dedicata esclusivamente alla formazione dei docenti di Scienze delle
     

IDEA-GEO, nasce la prima Scuola nazionale per l’insegnamento delle Scienze della Terra

Júl 15th 2026 at 08:00

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Al via le iscrizioni per i docenti delle scuole secondarie. IDEA-GEO propone un percorso nazionale di formazione sulle Scienze della Terra con attività sul campo, didattica laboratoriale e il coinvolgimento di cinque università italiane.

IDEA-GEO punta a rafforzare l’insegnamento delle Scienze della Terra

Nasce IDEA-GEO – Scuola Nazionale per l’Insegnamento delle Scienze della Terra, la prima iniziativa italiana dedicata esclusivamente alla formazione dei docenti di Scienze delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Il progetto è stato promosso dalla comunità dei geologi italiani con l’obiettivo di aggiornare gli insegnanti sulle più recenti conoscenze delle Scienze della Terra, favorendo un approccio interdisciplinare, laboratoriale e basato sull’osservazione diretta del territorio.

L’iniziativa nasce in un contesto in cui i temi legati ai rischi naturali, ai cambiamenti climatici, alla gestione delle risorse e alla tutela dell’ambiente assumono un ruolo sempre più rilevante nella formazione dei cittadini. Per questo motivo, gli organizzatori ritengono necessario mettere a disposizione dei docenti strumenti aggiornati e metodologie didattiche che consentano di trasferire in classe le più recenti acquisizioni della ricerca geologica. (Società Geologica Italiana?)

Formazione pratica con laboratori ed escursioni sul territorio

Uno degli elementi distintivi di IDEA-GEO è la forte attenzione alla didattica esperienziale. Il percorso formativo prevede una durata minima di venti ore e si svolgerà prevalentemente durante il periodo estivo e all’inizio dell’anno scolastico, così da permettere ai docenti di utilizzare immediatamente quanto appreso nella programmazione delle lezioni.

La proposta si sviluppa attorno a tre pilastri:

  • attività laboratoriali facilmente riproducibili nelle scuole;
  • escursioni e osservazioni sul terreno, sia in ambiente urbano sia naturale;
  • piena coerenza con le Indicazioni Nazionali per l’insegnamento.

L’obiettivo è trasformare il territorio in un laboratorio a cielo aperto, favorendo un apprendimento basato sull’osservazione diretta dei fenomeni geologici e ambientali. (Società Geologica Italiana?)

Cinque sedi distribuite sul territorio nazionale

Per favorire la partecipazione dei docenti e valorizzare le caratteristiche geologiche delle diverse regioni italiane, IDEA-GEO sarà organizzata in cinque sedi universitarie.

Il calendario prevede:

  • Camerino: 13–16 luglio 2026;
  • Napoli: 2–5 settembre 2026;
  • Pavia: 3–5 settembre 2026;
  • Padova: 17 settembre e una seconda giornata in data da definire;
  • Cagliari: 9–10 ottobre 2026.

La sede di Pavia sarà coordinata dalla professoressa Claudia Lupi, del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia, che ricopre anche il ruolo di responsabile scientifico dell’intero progetto e coordinatrice della Divisione Didattica delle Geoscienze della Società Geologica Italiana. (Società Geologica Italiana?)

Una rete tra università e società scientifiche

Alla realizzazione di IDEA-GEO collaborano alcune delle principali società scientifiche italiane del settore geologico. Il Comitato Tecnico Scientifico riunisce rappresentanti della Società Geologica Italiana, della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia e della Società Paleontologica Italiana, insieme a docenti delle università coinvolte.

Le attività saranno affidate a professori universitari e ricercatori con esperienza nelle Geoscienze. Questo modello punta a creare un collegamento stabile tra il mondo della ricerca e quello della scuola, favorendo l’aggiornamento continuo degli insegnanti e la diffusione di contenuti scientificamente aggiornati. (Società Geologica Italiana?)

Un’opportunità anche per la divulgazione della geologia

L’avvio di IDEA-GEO rappresenta anche un passo verso una maggiore diffusione della cultura geologica nel Paese. Una formazione più aggiornata dei docenti può contribuire ad accrescere la consapevolezza degli studenti su temi come il rischio sismico e idrogeologico, la gestione sostenibile del territorio, le risorse naturali e l’evoluzione del pianeta.

Per il mondo della speleologia e delle geoscienze questa iniziativa assume un interesse particolare. La conoscenza dei processi geologici costituisce infatti la base per comprendere fenomeni come il carsismo, la formazione delle grotte, la circolazione delle acque sotterranee e la conservazione degli ambienti ipogei. Rafforzare l’insegnamento delle Scienze della Terra significa quindi offrire alle nuove generazioni strumenti utili per leggere il territorio e comprenderne le dinamiche, favorendo una maggiore attenzione verso il patrimonio geologico e ambientale italiano.

Fonti

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  • Tragedia nella grotta di Chichicazapan: sospese le operazioni di recupero per l’elevato rischio
    Condividi Le operazioni nella grotta di Chichicazapan a Cuetzalan, in Messico, sono state sospese dopo il ritrovamento delle tre vittime che risultavano disperse, senza procedere al recupero dei corpi. Le condizioni del fiume sotterraneo e le piogge continue non consentono di proseguire in sicurezza. Grotta di Chichicazapan: il comunicato di Espeleo Rescate México L’associazione Espeleo Rescate México A.C. (ERM) ha diffuso il 14 luglio 2026 un comunicato ufficiale nel quale ricostruisc
     

Tragedia nella grotta di Chichicazapan: sospese le operazioni di recupero per l’elevato rischio

Júl 15th 2026 at 07:00

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Le operazioni nella grotta di Chichicazapan a Cuetzalan, in Messico, sono state sospese dopo il ritrovamento delle tre vittime che risultavano disperse, senza procedere al recupero dei corpi.

Le condizioni del fiume sotterraneo e le piogge continue non consentono di proseguire in sicurezza.

Grotta di Chichicazapan: il comunicato di Espeleo Rescate México

L’associazione Espeleo Rescate México A.C. (ERM) ha diffuso il 14 luglio 2026 un comunicato ufficiale nel quale ricostruisce le operazioni svolte dopo l’incidente avvenuto nella grotta di Chichicazapan, nel comune di Cuetzalan del Progreso, nello Stato di Puebla.

L’incidente risale al 7 luglio, quando sei turisti e una guida locale sono stati sorpresi da una piena improvvisa del fiume sotterraneo durante la visita alla cavità.

Le autorità municipali avevano inizialmente comunicato che tre persone erano riuscite a mettersi in salvo, mentre quattro risultavano disperse.

Da quel momento è stato attivato il protocollo di intervento di Espeleo Rescate México, con il coinvolgimento della sezione di Cuetzalan e della struttura nazionale. (Puebla?)

Le ricerche nella grotta di Chichicazapan

L’8 luglio i gruppi locali hanno recuperato una delle quattro persone disperse.

Nello stesso giorno sono arrivati sul posto i tecnici di Espeleo Rescate México, che hanno affiancato le squadre già impegnate nelle ricerche.

Secondo il comunicato dell’associazione, il dispositivo di soccorso ha riunito 36 specialisti tra speleologi, esploratori di grotte e professionisti del soccorso in ambiente ipogeo, affiancati da oltre dieci gruppi di soccorso e numerosi volontari locali.

Dopo quattro giorni di lavoro le squadre sono riuscite a localizzare le tre vittime ancora disperse

. I corpi si trovavano a circa due chilometri dall’ingresso della grotta di Chichicazapan, trascinati dalla forza della corrente del sistema idrico sotterraneo.

La localizzazione è stata confermata anche dalle autorità dello Stato di Puebla. (Puebla?)

Piogge e piena del fiume sotterraneo fermano il recupero

La fase di recupero si è rivelata molto più complessa della ricerca.

Il comunicato di Espeleo Rescate México evidenzia come gli stretti passaggi della cavità, uniti alle precipitazioni persistenti, abbiano provocato continue piene del corso d’acqua sotterraneo.

Le condizioni operative sono progressivamente peggiorate, aumentando il rischio per tutti gli operatori impegnati all’interno della grotta.

Anche il Governo dello Stato di Puebla ha riferito che le forti piogge hanno determinato la formazione di sifoni, la perdita completa della visibilità sott’acqua e il trasporto di detriti lungo il percorso, elementi che rendono estremamente pericoloso ogni tentativo di progressione e di estrazione dei corpi. (Puebla?)

Decisione condivisa tra tutti i gruppi di soccorso

Dopo una valutazione tecnica delle condizioni presenti nella grotta di Chichicazapan, tutti i gruppi coinvolti nelle operazioni hanno deciso all’unanimità di sospendere le attività di recupero.

La decisione è stata presa considerando l’elevata esposizione al rischio degli operatori e la possibilità di nuove piene improvvise.

Espeleo Rescate México sottolinea che le operazioni riprenderanno soltanto quando le condizioni meteorologiche e idrologiche consentiranno di lavorare in sicurezza.

Una scelta analoga è stata annunciata anche dalla Protezione Civile dello Stato di Puebla, che ha confermato la sospensione temporanea delle operazioni fino al miglioramento delle condizioni ambientali. (Puebla?)

Il valore della sicurezza nel soccorso speleologico

L’intervento nella grotta di Chichicazapan evidenzia le difficoltà che caratterizzano il soccorso speleologico in ambienti attraversati da corsi d’acqua attivi.

Le piogge possono modificare rapidamente il livello del fiume sotterraneo, trasformando strettoie e sifoni in ostacoli insuperabili anche per squadre altamente specializzate.

Per questo motivo, nelle operazioni di soccorso in grotta, la tutela della vita dei soccorritori rappresenta un principio prioritario.

La sospensione delle attività, pur dolorosa per le famiglie delle vittime, rientra nelle procedure adottate quando il rischio operativo supera i limiti ritenuti accettabili dagli specialisti.

Fonti

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  • Le grotte del Monte Budellone raccontate in un nuovo volume
    Condividi Martedì 21 luglio 2026 a Prevalle la presentazione del libro che raccoglie tre anni di ricerche sulle cavità del rilievo carsico tra Gavardo e Prevalle Dopo tre anni di ricerche, rilievi e aggiornamenti, vede la luce il volume ‘Le grotte del Monte Budellone – Gavardo-Prevalle (BS)’, un’opera divulgativa dedicata al patrimonio speleologico del Monte Budellone, rilievo carsico situato tra i comuni di Gavardo e Prevalle, nella bassa Valle Sabbia, in provincia di Brescia. Martedì 21
     

Le grotte del Monte Budellone raccontate in un nuovo volume

Júl 15th 2026 at 06:00

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Martedì 21 luglio 2026 a Prevalle la presentazione del libro che raccoglie tre anni di ricerche sulle cavità del rilievo carsico tra Gavardo e Prevalle

Dopo tre anni di ricerche, rilievi e aggiornamenti, vede la luce il volume ‘Le grotte del Monte Budellone – Gavardo-Prevalle (BS)’, un’opera divulgativa dedicata al patrimonio speleologico del Monte Budellone, rilievo carsico situato tra i comuni di Gavardo e Prevalle, nella bassa Valle Sabbia, in provincia di Brescia.

Martedì 21 luglio 2026, a Prevalle, la presentazione del libro che raccoglie tre anni di ricerche sulle cavità del rilievo carsico tra Gavardo e Prevalle.

Dopo tre anni di ricerche, rilievi e aggiornamenti, vede la luce il volume “Le grotte del Monte Budellone – Gavardo-Prevalle (BS)”, un’opera divulgativa che documenta il patrimonio speleologico del Monte Budellone, piccolo ma significativo rilievo carsico situato a una ventina di chilometri a est di Brescia.

Il libro, in formato A4 e composto da 84 pagine interamente a colori, nasce da un progetto avviato nel 2023 grazie alla collaborazione tra i Comuni di Prevalle e Gavardo, la Comunità Montana di Valle Sabbia e il Lions Club Valsabbia. L’iniziativa ha inoltre ottenuto il patrocinio della Società Speleologica Italiana ETS e del Sistema Museale della Valle Sabbia.

L’opera presenta una rassegna aggiornata delle 30 cavità censite nel Catasto Regionale Lombardo, arricchita con gli ultimi rilievi topografici, fotografie, cartografie, illustrazioni e approfondimenti naturalistici dedicati all’area. Un lavoro che rappresenta un importante contributo alla conoscenza del patrimonio carsico locale e uno strumento di divulgazione rivolto a che ama speleologia e ambiente.

La presentazione del volume è in programma martedì 21 luglio 2026 alle ore 20.30 presso la sede del Gruppo Alpini di Prevalle, in via Industriale 27.

Nel corso della serata sarà proiettato anche un documentario realizzato dalle associazioni Agartis ODV e Underland ODV, che hanno curato la pubblicazione.

Il volume sarà disponibile già durante la presentazione.

La tiratura iniziale è limita: è possibile prenotarne una copia, con un contributo di 15,00 euro, più le spese di spedizione, scrivendo all’indirizzo progettoagartis2022@libero.it.

Con la pubblicazione, il Monte Budellone entra a pieno titolo tra le aree carsiche lombarde meglio documentate dal punto di vista divulgativo, per meglio valorizzare un territorio ricco di interesse geologico, naturalistico e speleologico.

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Soccorso Alpino Liguria: esercitazione alla falesia di Sant’Anna, a Sestri Levante (GE) per affinare le tecniche di intervento

Júl 15th 2026 at 05:00

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Nei giorni scorsi la Stazione Tigullio – Val d’Aveto del Soccorso Alpino e Speleologico Liguria ha svolto una giornata di addestramento, rafforzando preparazione operativa e lavoro di squadra

La Stazione Tigullio – Val d’Aveto del Soccorso Alpino e Speleologico Liguria ha svolto un’esercitazione presso la falesia di Sant’Anna, tra Sestri Levante e Cavi di Lavagna, con l’obiettivo di mantenere e perfezionare le tecniche operative in ambiente verticale.

L’attività addestrativa ha visto i tecnici impegnati in esercitazioni di movimentazione su falesia, prove di arrampicata e discese su corda, fondamentali per affrontare in sicurezza gli interventi di soccorso in contesti impervi.

Durante la giornata sono state inoltre simulate diverse situazioni di emergenza, tra cui il recupero di un infortunato rimasto sospeso sulle corde. Le prove hanno consentito di approfondire le procedure di avvicinamento, messa in sicurezza, recupero e successiva discesa del paziente, verificando l’efficacia delle tecniche operative e il coordinamento tra le squadre.

Al termine dell’esercitazione, i tecnici hanno preso parte a un momento di confronto per condividere le esperienze maturate durante le simulazioni, analizzare le procedure adottate e consolidare il lavoro di squadra, elemento essenziale per garantire interventi tempestivi ed efficaci.

La formazione continua rappresenta infatti uno dei pilastri dell’attività del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, consentendo agli operatori di mantenere elevati standard di preparazione per affrontare con competenza e sicurezza gli interventi di soccorso in montagna e negli ambienti impervi.

Fonte: post pubblicato sui canali social del CNSAS – Soccorso Alpino e Speleologico – Liguria

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  • Tajomný Komberek – krasový fenomén Malých Karpát: Od histórie speleologického výskumu po súčasnosť
    Útroby vrchu Komberek v Malých Karpatoch už po generácie priťahujú pozornosť jaskyniarov, ale aj niekdajších hľadačov pokladov. Táto výrazná krasová plošina, posiata desiatkami závrtov, starými jamami po ťažbe a zvyškami historických vápeníc, pôsobí na malokarpatské pomery mimoriadne netradične. Ide o málo známu lokalitu, v ktorej sa bohatá história snúbi so špecifickou krasovou morfológiou. V roku 2008 bol v Spravodaji Slovenskej speleologickej spoločnosti publikovaný článok Zhrnutie doterajšie
     

Tajomný Komberek – krasový fenomén Malých Karpát: Od histórie speleologického výskumu po súčasnosť

Júl 14th 2026 at 19:03

Útroby vrchu Komberek v Malých Karpatoch už po generácie priťahujú pozornosť jaskyniarov, ale aj niekdajších hľadačov pokladov. Táto výrazná krasová plošina, posiata desiatkami závrtov, starými jamami po ťažbe a zvyškami historických vápeníc, pôsobí na malokarpatské pomery mimoriadne netradične. Ide o málo známu lokalitu, v ktorej sa bohatá história snúbi so špecifickou krasovou morfológiou.

V roku 2008 bol v Spravodaji Slovenskej speleologickej spoločnosti publikovaný článok Zhrnutie doterajšieho speleologického prieskumu na Komberku (Lačný, 2008). Tento text predstavuje jeho voľné pokračovanie, ktoré je doplnené o aktuálne zistenia a speleologické postupy dosiahnuté v uplynulom období.

 

Geografická a geologická charakteristika

Vrch Kŕč (známy aj pod názvom Komberek, či Komperek) dosahuje nadmorskú výšku 408,7 m n. m. Nachádza sa v blízkosti malokarpatskej obce Horné Orešany, konkrétne miestnej časti Majdánske (Obr. 1). Názov vrchu má s najväčšou pravdepodobnosťou nemecký pôvod. Do regiónu ho zrejme priniesli nemeckí kolonisti, ktorí oblasť osídľovali.

Z geomorfologického hľadiska patrí vrch do Kuchynsko-orešanského krasu (Lačný & Csibri, 2020). Krasová plošina, ktorá formuje vrcholové partie, je podmienená litologickým zložením. Tvoria ju prevažne karbonáty – strednotriasové vápence a dolomity, ktoré pod relatívne nízkym sklonom cca 30° upadajú generálne na severozápad (Lačný et al., 2018).

Komberek sa vyznačuje strmými svahmi zo severnej, východnej i západnej strany. Okolie samotného vrcholu tvorí krasová plošina s rozlohou približne 0,5 km2, na ktorej je zdokumentovaných 35 krasových závrtov a množstvo antropogénnych jám, ktoré sú pozostatkom historickej ťažby súvisiacich s  vápenníctvom. V teréne tu dnes už nenájdeme zachovanú pec. Často išlo o jednorazové alebo sezónne pece. V lese po nich ostali len charakteristické kruhové jamy obohnané haldou hlušiny a prepálenej zeme, tehál, či rôznych spekancov.

Obr. 1. Mapa s vyznačenými lokalitami na digitálnom modeli reliéfu.

 

Prvopočiatky prieskumu a objavitelia jaskyne Driny

Prvý doložený jaskyniarsky prieskum na tejto lokalite sa uskutočnil po prvej svetovej vojne. Vykonali ho Imrich Vajsábel a Ján Banič, ktorí sa neskôr zapísali do histórie ako objavitelia jaskyne Driny (Droppa, 1952). Podľa dobových indícií sa mala na severnom svahu Komberka, neďaleko lievikovitého závrtu, kde sa strácala povrchová voda, nachádzať jaskyňa. Obaja prieskumníci na tomto závrte pracovali ešte pred svojím prelomovým objavom na Drinách.

Význam jaskyne na Komberku vyzdvihuje aj Anton Droppa (1952), ktorý ju vo svojej práci spomína  spoločne s jaskyňou Driny či jaskynnými chodbami v Havranej skale a jaskyni na Malej skale. O lokalite konkrétne píše:

„Menšia puklinová jaskyňa je i na severnom svahu Komperka (408 m). Rozšírená puklina v podobe kanálu po dĺžke 8 m ústí do širokej siene (5×3 m). Zo siene pokračuje puklina asi 30 m, kde končí zapchatá hlinou. Na jej výskumoch pracovali po prvej svetovej vojne I. Vajsábel s J. Baničom a už vtedy našli zhrdzavené pilníky, čo svedčí o živej činnosti hľadačov pokladov.“

 

Závrt Strapek

Nová kapitola prieskumu sa začala písať presne 14. júla 1962, kedy tu začala pôsobiť novovznikajúca jaskyniarska skupina pod vedením Pavla Nemčeka. Jej členmi boli Leonard Nemček, Urban Nemček, František Nemček, Jozef Nídel, Emil Kulíšek a v tom čase len jedenásťročný syn vedúceho skupiny, Ľubomír Nemček.

Svoje výkopové práce sústredili na závrt, ktorý pomenovali Strapek (Nemček, 1967). Tento názov neskôr prevzala aj celá jaskyniarska skupina, kým sa nepretransformovala na Oblastnú skupinu č. 19 (OS) Dolné Orešany. Pomenovanie závrtu vychádzalo z miestnej legendy o takzvaných „Strapkároch“. Malo ísť o tajomných ľudí z Dolného Rakúska, ktorí do týchto miest prichádzali, zostupovali do závrtov a z podzemia niečo ťažili. Nadobudnuté bohatstvo následne odnášali späť do Rakúska. Ľudia ich nazvali Strapkármi údajne podľa toho, že nosili nohavice ušité do zvonu s rozstrapkanými koncami. Počas svojich výprav zvykli prespávať v susednej obci Lošonec.

Pravdepodobne práve táto legenda inšpirovala Pavla Nemčeka a jeho skupinu k začatiu intenzívnych výkopových prác. Už po krátkom čase kopania narazili v hĺbke na starú drevenú výdrevu. Za zúženým otvorom objavili starú lopatu, mužskú topánku a vedro. Všetko nasvedčuje tomu, že išlo o rovnaký lievikovitý závrt, v ktorom kedysi pracovali Imrich Vajsábel a Ján Banič. Tomu nasvedčuje nielen nález pôvodnej výdrevy, ale aj výrazná ryha pri závrte, ktorou do podzemia stekala povrchová voda.

Vtedajšia zdokumentovaná hĺbka závrtu dosahovala 12 metrov pri šírke 120 až 150 cm (Obr. 2). Samotná podzemná puklina prebiehala v smere severozápad – juhovýchod. V roku 1964 sa jaskyniarom podarilo závrt kompletne vyčistiť a dosiahnuť úroveň niekdajšieho starého ťaženia. Po nasledujúcej tuhej zime sa však drevená výdreva zrútila a celý priestor opätovne zasypala. V osemdesiatych rokoch 20. storočia sa jaskyniari pokúsili obnoviť výkopové práce a preniknúť do pôvodných podzemných priestorov, avšak neúspešne (Obr. 3). Lokalita je dodnes zasypaná a niekdajšiu intenzívnu činnosť v teréne dokumentujú už len staré haldy vyťaženej horniny v okolí závrtu (Obr. 4).

 

Obr. 2. Mapa už neexistujúcej jaskyne Strapek od Pavla Nemčeka (Nemček, 1967).

Obr. 3. Vystužovanie závrtu Strapek sitami v osemdesiatych rokoch minulého storočia. Foto: archív OS Dolné Orešany

 

Obr. 4. Detailná mapa s vyznačením lokalít na digitálnom modeli reliéfu.

Najväčší závrt na Komberku

Približne 150 metrov juhovýchodne od lokality Strapek leží najväčší krasový závrt na celej plošine, ktorý je súčasťou významnej lineárnej závrtovej formácie (Obr. 5). Závrt dosahuje úctyhodný priemer 25 metrov a hĺbku 9 metrov.

V roku 2014 tu bol realizovaný komplexný geofyzikálny výskum s využitím viacerých geofyzikálnych metód (Putiška et al., 2014). Geofyzikálne merania tu úspešne lokalizovali podzemnú anomáliu, ktorá indikuje prítomnosť voľného podzemného priestoru v hĺbke približne 20 metrov pod povrchom. Aj tento závrt bol v minulosti sondážne otváraný, nie je však známe, kto tieto práce vykonal. Na menšej halde priamo pri hrane závrtu dnes rastú tri vzrastlé buky, najstarší z nich môže mať viac ako 60 rokov.

Obr. 5. Najväčší zo závrtov na Komberku. Foto: E. Lačná

 

Vertikálna jaskyňa (Závrtová priepasť)

Od roku 1986 sa jaskyniari z OS Dolné Orešany začali intenzívnejšie sústreďovať na otvor situovaný na severovýchodnej strane masívu (Obr. 6). Medzi blokmi tu objavili voľnejšie priestory a jaskyňu označujú v technických denníkoch ako lokalitu č. 14 jaskyňu č. 1 – Kŕč.  V správe o činnosti z roku 1987 sa spomínajú dve jaskyne v oblasti Komberku, na ktorých sa v tom čase pracovalo: Závrtová priepasť (pravdepodobne Strapek) a Vertikálna jaskyňa. Zo správy za rok 1988 vyplýva, že sa jaskyniari orientovali na čistenie Vertikálnej jaskyne (lokalita č. 14). V nej úspešne prenikli až do hĺbky 15 metrov, pričom pracovisko technicky zabezpečili ťažným zariadením. Činnosť na tejto lokalite prebiehala až do roku 1989, kedy sa práce na Komberku kompletne zastavili.

Obr. 6. Detailná mapa s vyznačením lokalít na digitálnom modeli reliéfu.

 

Tým, že v technických denníkoch boli uvádzané iné označenia pracovísk, ako v správach o činnosti, v roku 2008  prišlo k zámene a táto jaskyňa sa chybne označila za Závrtovú priepasť (Lačný, 2008). Ani pôvodný člen OS Dolné Orešany Peter Halenár vtedy presne nevedel o ktorú jaskyňu ide a preto sme ju v dobrej viere označili ako Závrtová priepasť a ďalej sme toto označenie používali až do súčasnosti. Zaujímavé je v historickom kontexte to, že vo Vertikálnej jaskyni už niekto pravdepodobne v minulosti pracoval (Banič, Vajsábel?). P. Halenár totiž spomínal,  že pri objave voľných  priestorov tu našli vo väčších balvanoch vysekané diery pravdepodobne na nejakú trhavinu.

V roku 2011 sme na lokalite zabezpečili nestabilný vstup a nahradili skorodované sitá z drvičov betónovou platňou s oceľovým uzáverom(Obr. 7 a 8). Sporadicky naša skupina začala pracovať na lokalite od roku 2021. V prvotných fázach sa zabezpečovali nestabilné časti a ťažba kameňov, ktoré do jaskyne padli počas času, kedy bola lokalita speleologicky opustená.

Obr. 7. Pred Vertikálnou jaskyňou počas inštalácie nového zabezpečenia vchodu v roku 2011. Foto: A. Lačný

 

Obr. 8. Matej Zvonár pripravuje vchod do jaskyne na zaliatie betónom. Foto: A. Lačný

 

V roku 2022  tu okrem sondážnych a zabezpečovacích prác bola inštalovaná lanovka. Ťažba prebiehala v najspodnejších častiach jaskyne. Najintenzívnejšie sa tu pracovalo počas celoslovenského jaskyniarskeho týždňa, ktorý v roku 2022 organizovala naša skupina. Na dne sa nachádza puklina, kde sa našlo staré vedro a platňa, ktorá bola využitá ako zábrana pred upchatím pukliny našimi predchodcami z OS Dolné Orešany. Práce prebiehali občasne počas ďalších rokov.

Koncom roka 2025, konkrétne 27.12 sa na dne po vyčistení a rozobratí dvoch veľkých kameňov otvorila puklina, ktorá končila sienkou. Puklina ešte nebola prielezná. Do menšieho priestoru sa až začiatkom roka 2026 dostal Michal Vrbovský. Práce pokračovali intenzívne aj počas ďalších zimných aj jarných mesiacov a sústredili sa na ťažbu sedimentov (Obr. 9).

Obr. 9. Vladimír Harnúšek a Stanislav Volek počas výkopových prác vo Vertikálnej jaskyni. Foto: M. Hanák

 

Po zmapovaní dosiahla jaskyňa dĺžku 26 m a hĺbku 17 m (Obr. 10). Jej morfológia je podmienená výraznou zlomovou štruktúrou. Predovšetkým severovýchodnú stenu tvorí výrazné tektonické zrkadlo s orientáciou plochy S 282/65, ktoré sa tiahne takmer naprieč celým známym podzemným priestorom. Pôvodná zlomová štruktúra je na viacerých miestach korozívne prepracovaná. Jaskyňa je vytvorená v tmavých gutensteinských vápencoch vysockého súvrstvia. Odrazom výraznej tektoniky sú načervenané časti karbonátu.

Pri dne aktuálne známych priestorov bol zaznamenaný prievan. Pre jaskyňu je zároveň charakteristický výskyt rekryštalizovaných sintrových kôr, ktoré majú podobu často hrubokryštalického kalcitu. V nižších polohách sa nachádza skromnejšia krasová výzdoba v podobe sintrových nátekov.

Obr. 10. Mapa Vertikálnej jaskyne

Pod vrcholom Komberka

Asi 100 m východne od vrcholu sa nachádza lokalita, ktorá je značne antropogénne prepracovaná. Ukázal nám ju ešte v roku 2004 Peter Halenár. Výkop je tu značne veľký a nie je jasné načo lokalita slúžila (Obr. 6). Haldy sú tvorené hlinou premiešanou kameňmi, ale aj pozostatkami sintrov (Obr. 11). Práve tie naznačujú speleologický potenciál. Takisto priamo na jednej z vychádzajúcich skál sa nachádza sintrová výzdoba, podobná ako vo Vertikálnej jaskyni (Obr. 12). Dôvod prečo tu niekto kopal nie je známy, pretože v blízkosti sa nenachádzajú stopy po tepelnom spracovaní vápenca. Vzhľadom na výskyt sintrov a nejasný pôvod jamy by bolo vhodné preveriť, či sa v hĺbke nenachádza voľný jaskynný priestor.

Obr. 11. Kus sintra nachádzajúceho sa na halde, kde sa nachádza množstvo takýchto častí krasovej výzdoby. Foto: A. Lačný

 

Obr. 12. Na jednej z vychádzajúcich skál sa nachádza takáto sintrová výzdoba. Foto: A. Lačný

Líščie diery

Niekedy začiatkom roku 2005 nám Peter Halenár ukázal miesto na východnom svahu Komberka, kde sa podľa tvrdenia Pavla Nemčeka nachádzala zasypaná jaskyňa. Sondu sme začali kopať ešte v roku 2005 v skalách, ktoré určil P. Halenár. Práce však nepriniesli žiadaný výsledok a my sme sa dostali do neprielezných častí bez výrazného pokračovania. Sondu sme nazvali podľa dier od líšok a jazvecov ako Líščie diery nad kúpaliskom.

Sporadicky sme na lokalitu chodievali a hlavne v zimných mesiacoch sme si v jej okolí všimli intenzívne výduchy, ktoré sa objavovali zimu po zime asi 8 metrov severozápadne od sondy. Výduchy boli viditeľné aj pri 30 centimetrovej nádielke snehu.

Preto sme sa v jarných mesiacoch roku 2010 rozhodli otvoriť nad spomínanými výduchmi sondu (Lačný, 2010).

Výkop vo svahu dosahoval rozmery 3×2 metre – to preto aby sme zachytili čo najväčší priestor nad výduchmi. Kopali sme v ílovitej zemine s menšími kameňmi.

Práce postupovali pomerne rýchlo a onedlho sa pred nami asi v hĺbke 2 metre začala otvárať malá, asi 20 centimetrová chodbička, ktorú sme začali rozširovať. Medzi nami zavládlo nadšenie, že predsa sa tu môže niečo zaujímavé nachádzať. Po rozšírení sa dalo do chodbičky naplaziť (Obr. 13). Na naše prekvapenie sme však zistili, že chodbička sa rozvetvuje na dva smery – jeden ku skalám, kde sa nachádzajú otvory od zvierat a druhý do masívu, ktorý však po jednom metri končí. Chodbička bola vytvorená prevažne v zemine – iba jednu stranu tvoril kompaktný vápenec a bola vytvorená práve zvieratami, čo dokazujú všadeprítomné škriabance na stenách. Žiadnu jaskyňu sme teda neobjavili. Zaujímavosťou však môže byť ich veľkosť. Normálne stavaný jaskyniar sa môže nimi bezproblémovo plaziť niekoľko metrov.

Lokalitu považujeme v súčasnosti za neperspektívnu a spomínaná jaskyňa v takom rozsahu ako popisoval P. Nemček tu vzhľadom na geologické podložie nemôže byť. Nachádzajú sa tu izolované skaly, tvorené nesúvislými šošovkami tektonitov – rauvakov, označovaných aj ako bunkovité vápence.

Obr. 13. Peter Halenár sa ako prvý snaží sondovať v objavenej chodbičke. foto: M. Zvonár

Čiernodolinková jaskyňa

Pre úplnosť krasových javov je potrebné spomenúť Čiernodolinkovú jaskyňu. V roku 2011 ju objavil Peter Halenár, s ktorým sme na lokalite následne realizovali výkopové práce (Obr. 14). Po prekopaní vchodu sme objavili chodbu, ktorá sa jemne stáča doprava. Jaskyňa dostala svoj názov podľa Čiernej dolinky, v ktorej sa nachádza. Celkovo bolo objavených približne 5 metrov nových priestorov, na konci však jaskyňa vyznieva a z hľadiska ďalšieho prieskumu nie je perspektívna. Vyvinutá je v tmavých gutensteinských vápencoch vysockého súvrstvia. V jej blízkosti sa nachádza ešte jeden vykorodovaný jaskynný komínik vyplnený terra rossou, ktorý však takisto nie je pre speleologický prieskum zaujímavý.

Obr. 14. Prvé výkopové práce v Čiernodolinkovej jaskyni v júli 2011 realizoval Peter Halenár. Foto: A. Lačný

Dovetok na záver

Na záver možno konštatovať, že menšia puklinová jaskyňa, ktorú v úvode opisuje Droppa (1952), nezodpovedá opisu ani priebehu zaniknutej jaskyne Strapek (Nemček, 1967). Rovnako sa nezhoduje s priestormi objavenými vo Vertikálnej jaskyni. Otázne preto zostáva, či v pôvodných prameňoch došlo k nepresnosti a išlo o jaskyňu Strapek, alebo sa v danej lokalite nachádza iná, doposiaľ neznáma jaskyňa so zasypaným vchodom.

Text: Alexander Lačný

Použitá literatúra:

Droppa, A. 1952: Kras na juhovýchodnej strane Malých Karpát. In: Virsík M. et al. (Eds.): Kras a jaskyne Malých Karpát. Sprievodca Slovakotouru. Tatran, Bratislava, 63–138.

Lačný, A., 2008: Zhrnutie doterajšieho speleologického prieskumu na Komberku. Spravodaj SSS, 39, 2, 35–37.

Lačný, A., 2010: Klamlivé výduchy. Spravodaj SSS, 41, 3, 19.

Lačný, A., Šujan, M., Hók, J., Csibri, T., Putiška, R., Dostál, I. & Mojzeš, A., 2018: The Komberek karst area – An example of the basement rock influence on the morphology of karst sinkholes (Malé Karpaty Mts.). Acta Geologica Slovaca, 10, 2, 154–164.

Lačný, A. & Csibri, T., 2020: Súhrn poznatkov o Kuchynsko-orešanskom krase. Slovenský kras, 58/2, 149–168.

Nemček, P.,1967: Pracovný denník skupiny Strapek. Manuskript, archív SMOPaJ, Liptovský Mikuláš, nestránkovaný dokument.

Putiška, R., Kušnirák, D., Dostál, I., Lačný, A., Mojzeš, A., Hók, J., Pašteka, R., Krajňák, M. & Bošanský, M., 2014: Integrated geophysical and geological investigations of karst structures in Komberek, Slovakia. Journal of Cave and Karst Studies, v. 76, no. 3, p. 155–163.

 

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  • Riesending Hole, la grotta più profonda della Germania al centro di una nuova spedizione esplorativa internazionale
    Condividi Una spedizione nella grotta Riesending ha raggiunto i campi profondi del sistema carsico dell’Untersberg, proseguendo le esplorazioni verso nuovi rami e ricordando il celebre soccorso speleologico del 2014 che coinvolse Johann Westhauser. La grotta Riesending continua a offrire nuove prospettive di esplorazione La Riesending-Schachthöhle, nel massiccio dell’Untersberg, tra la Baviera e il confine con l’Austria, è stata nuovamente teatro di una spedizione speleologica internaziona
     

Riesending Hole, la grotta più profonda della Germania al centro di una nuova spedizione esplorativa internazionale

Júl 14th 2026 at 14:00

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Una spedizione nella grotta Riesending ha raggiunto i campi profondi del sistema carsico dell’Untersberg, proseguendo le esplorazioni verso nuovi rami e ricordando il celebre soccorso speleologico del 2014 che coinvolse Johann Westhauser.

La grotta Riesending continua a offrire nuove prospettive di esplorazione

La Riesending-Schachthöhle, nel massiccio dell’Untersberg, tra la Baviera e il confine con l’Austria, è stata nuovamente teatro di una spedizione speleologica internazionale dedicata all’esplorazione e al miglioramento delle infrastrutture interne della cavità.

La grotta, scoperta nel 1996 e oggetto di intense ricerche dal 2004, rappresenta oggi il sistema sotterraneo più profondo della Germania con una profondità di 1.149 metri e uno sviluppo superiore ai 26 chilometri.

L’accesso alla cavità è situato a circa 1.840 metri di quota, in un ambiente alpino che richiede un avvicinamento impegnativo e una pianificazione accurata.

La partecipazione alle esplorazioni è riservata a spedizioni organizzate, coordinate dal gruppo di ricerca che da anni segue lo sviluppo del sistema carsico.

Organizzazione della spedizione e logistica nei campi sotterranei

La spedizione ha avuto come base esterna il rifugio alpino Stöhrhaus, poco sotto la vetta del Berchtesgadener Hochthron. Da qui sono iniziate le operazioni di trasferimento del materiale verso l’ingresso della grotta.

Uno degli aspetti evidenziati dai partecipanti è stato il livello di organizzazione necessario per operare in un sistema verticale di queste dimensioni.

La preparazione ha riguardato la distribuzione dei materiali, la gestione delle scorte alimentari, la pianificazione delle squadre e la predisposizione delle attrezzature necessarie per diversi giorni di permanenza nel sottosuolo.

Durante la spedizione sono stati inoltre installati nuovi punti di segnalazione lungo il percorso principale, con targhette identificative e marcatori riflettenti destinati a facilitare l’orientamento delle future squadre esplorative.

Il lavoro nei campi profondi della Riesending

L’obiettivo iniziale della squadra è stato raggiungere il vecchio Campo 6, situato intorno ai 900 metri di profondità, per poi trasferire materiali verso il nuovo Campo 6A, destinato a diventare la base operativa delle successive attività di ricerca.

Dopo l’allestimento del nuovo campo sotterraneo, gli esploratori hanno concentrato il lavoro sull’avanzamento delle esplorazioni. Dal termine conosciuto raggiunto dalla spedizione precedente è stato individuato un nuovo ramo ascendente, che potrebbe contribuire a verificare una possibile connessione con il vicino sistema della grotta Kolovrat, uno degli obiettivi esplorativi perseguiti da tempo dai ricercatori dell’Untersberg.

Le attività hanno compreso anche il trasporto di materiali, il miglioramento dell’attrezzatura fissa e la documentazione delle nuove diramazioni.

Il contributo di Uli Meyer alle esplorazioni della Riesending

Tra i componenti della spedizione era presente Uli Meyer, considerato il principale esploratore della Riesending e tra i protagonisti della sua storia esplorativa.

Nel corso degli anni Meyer ha coordinato gran parte delle ricerche che hanno portato la cavità a diventare il sistema più profondo della Germania. Durante questa spedizione ha condiviso con i partecipanti la propria conoscenza del complesso reticolo di gallerie e pozzi, illustrando le caratteristiche dei diversi settori della grotta e le strategie utilizzate nelle esplorazioni profonde.

Secondo quanto riportato dal resoconto della spedizione, Meyer guarda oggi alla formazione di una nuova generazione di esploratori che possa proseguire il lavoro di ricerca sviluppato negli ultimi due decenni.

Il ricordo del soccorso speleologico del 2014

Uno dei momenti più significativi della spedizione è stato il passaggio nel settore dove, nel giugno del 2014, avvenne il grave incidente che coinvolse lo speleologo Johann Westhauser.

Westhauser fu colpito da una caduta di massi a circa 1.000 metri di profondità, dando origine a una delle più grandi operazioni di soccorso speleologico mai organizzate in Europa. Per undici giorni oltre 700 soccorritori provenienti da Germania, Austria, Italia, Svizzera e Croazia collaborarono per riportarlo in superficie attraverso una lunga successione di pozzi e strettoie.

Nel punto dell’incidente sono ancora visibili alcune tracce dell’operazione di soccorso, comprese le marcature realizzate lungo il percorso e parte delle installazioni utilizzate durante quei giorni. Questi elementi rappresentano oggi una testimonianza della complessità dell’intervento e dell’importanza della pianificazione nei grandi sistemi sotterranei.

Le condizioni ambientali durante il rientro

La fase di uscita dalla grotta è stata suddivisa in due giornate per limitare lo sforzo fisico richiesto dalla lunga risalita.

Nel frattempo, forti precipitazioni in superficie avevano provocato un sensibile aumento della portata delle acque sotterranee. Gli esploratori hanno osservato numerose cascate attive all’interno della cavità, mantenendosi lungo percorsi che non risultavano interessati direttamente dall’incremento del flusso idrico.

Questa situazione conferma come le condizioni meteorologiche esterne possano modificare rapidamente l’ambiente interno delle grandi grotte alpine, rendendo indispensabile un costante monitoraggio durante le spedizioni.

Johann Westhauser continua a sostenere le esplorazioni

Una delle coincidenze più significative emerse al termine della spedizione riguarda proprio Johann Westhauser.

Lo speleologo tedesco, protagonista del celebre soccorso del 2014, ha fornito alla spedizione il sistema di comunicazione sotterranea CaveLink, tecnologia utilizzata per mantenere i collegamenti tra i campi interni e la superficie.

Nonostante l’incidente subito oltre dieci anni fa, Westhauser continua a partecipare attivamente alle attività della comunità speleologica dell’Untersberg, collaborando alle spedizioni e contribuendo allo sviluppo delle tecnologie dedicate alle esplorazioni profonde.

Riesending rimane uno dei principali laboratori della speleologia europea

Le ricerche nella Riesending proseguono con l’obiettivo di ampliare la conoscenza del sistema carsico dell’Untersberg e verificare eventuali connessioni con altre cavità del massiccio.

L’ampiezza degli ambienti, la complessità del reticolo di gallerie e la presenza di numerosi rami ancora inesplorati rendono questa grotta uno dei più importanti cantieri di ricerca della speleologia europea, dove la collaborazione internazionale continua a svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo delle esplorazioni.

Fonti

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  • Picos de Europa, vietato l’accesso alle grotte senza autorizzazione: allarme per la Cueva del Hielo di Peñacastil
    Condividi Il Parco Nazionale dei Picos de Europa rafforza le misure di tutela della Cueva del Hielo di Peñacastil dopo l’aumento delle visite. Il divieto di accesso mira a proteggere un ambiente carsico fragile e a prevenire gravi incidenti. Picos de Europa: cresce la pressione sulle grotte del Parco Nazionale Il Parco Nazionale dei Picos de Europa ha emanato un nuovo avviso rivolto ai visitatori per ricordare che l’accesso alle grotte presenti nell’area protetta è vietato, salvo espre
     

Picos de Europa, vietato l’accesso alle grotte senza autorizzazione: allarme per la Cueva del Hielo di Peñacastil

Júl 14th 2026 at 13:00

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Il Parco Nazionale dei Picos de Europa rafforza le misure di tutela della Cueva del Hielo di Peñacastil dopo l’aumento delle visite. Il divieto di accesso mira a proteggere un ambiente carsico fragile e a prevenire gravi incidenti.

Picos de Europa: cresce la pressione sulle grotte del Parco Nazionale

Il Parco Nazionale dei Picos de Europa ha emanato un nuovo avviso rivolto ai visitatori per ricordare che l’accesso alle grotte presenti nell’area protetta è vietato, salvo espressa autorizzazione. La decisione arriva dopo un significativo incremento delle visite registrato negli ultimi mesi, con particolare attenzione alla Cueva del Hielo di Peñacastil, una delle cavità più delicate dal punto di vista ambientale.

Secondo la direzione del Parco, il crescente interesse suscitato da fotografie e contenuti diffusi sui social media ha favorito un aumento delle presenze in un’area caratterizzata da un equilibrio naturale molto fragile. I ricercatori impegnati nel monitoraggio dei depositi di ghiaccio permanenti hanno osservato che alcuni visitatori sono entrati nella cavità e hanno camminato direttamente sulla superficie ghiacciata, ignorando i divieti esistenti. (parquenacionalpicoseuropa.es?)

La Cueva del Hielo di Peñacastil e il rischio delle superfici ghiacciate

La Cueva del Hielo di Peñacastil è conosciuta per la presenza di un deposito di ghiaccio che viene monitorato dagli studiosi come indicatore dell’evoluzione climatica dell’area montana dei Picos de Europa.

Il ghiaccio presente nella cavità può apparire compatto, ma in alcuni punti forma una sottile crosta sospesa sopra un pozzo profondo. Camminare su questa superficie comporta un rischio elevato di cedimento improvviso, con la possibilità di precipitare nel vuoto. Per questo motivo il Parco ricorda che è severamente vietato calpestare il ghiaccio o entrare nella cavità senza autorizzazione.

Ai visitatori viene chiesto di rimanere esclusivamente sul terreno roccioso esterno, evitando qualsiasi accesso all’interno della grotta e rispettando integralmente la segnaletica presente sul posto. (parquenacionalpicoseuropa.es?)

Conservazione delle grotte e tutela del patrimonio carsico

Oltre agli aspetti legati alla sicurezza, il provvedimento è motivato dalla necessità di preservare un ambiente carsico di elevato valore scientifico e naturalistico.

Le grotte con presenza di ghiaccio permanente costituiscono archivi naturali che conservano informazioni sul clima del passato e ospitano un microclima estremamente delicato. Anche un aumento della frequentazione umana può alterare le condizioni ambientali, modificando temperatura, umidità e stabilità delle formazioni di ghiaccio.

La gestione del Parco sottolinea che la conservazione di questi ambienti richiede comportamenti responsabili da parte di tutti i frequentatori della montagna, in linea con gli obiettivi di tutela previsti per le aree protette spagnole. Le norme generali del Parco invitano inoltre i visitatori a seguire esclusivamente gli itinerari consentiti e a rispettare le indicazioni del personale di sorveglianza. (Ministero Transizione Ecologica?)

Sanzioni fino a oltre 3.000 euro

Il mancato rispetto del divieto può comportare l’avvio di un procedimento sanzionatorio. L’amministrazione del Parco ricorda che le multe possono superare i 3.000 euro, oltre alle eventuali responsabilità derivanti da interventi di soccorso in caso di incidente.

L’avviso rappresenta anche un richiamo alla responsabilità individuale. La tutela delle grotte dei Picos de Europa dipende non soltanto dai controlli, ma anche dalla consapevolezza dei visitatori nel rispettare un ambiente particolarmente vulnerabile.

Per la comunità speleologica il provvedimento conferma un principio ormai condiviso: la conoscenza e la conservazione delle cavità naturali devono procedere insieme, limitando gli accessi quando la sicurezza delle persone o la protezione degli ecosistemi sotterranei lo rendono necessario.

Fonti

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Spedizione speleologica “Central Balkan – Steneto 2026”: in Bulgaria quattro giorni dedicati all’esplorazione delle grotte del Parco Nazionale

Júl 14th 2026 at 12:00

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Dal 23 al 26 luglio 2026 la spedizione speleologica Central Balkan – Steneto 2026 riunirà speleologi provenienti da diversi club bulgari per attività di esplorazione, rilievo GPS, documentazione fotografica e ricerca di nuove prosecuzioni nelle cavità del Parco Nazionale dei Balcani Centrali.

La spedizione speleologica Central Balkan – Steneto 2026

Dal 23 al 26 luglio 2026 si svolgerà in Bulgaria la spedizione speleologica “Central Balkan – Steneto 2026”, appuntamento nazionale promosso dalla Federazione Speleologica Bulgara insieme a numerosi club del Paese. L’iniziativa interesserà una delle aree carsiche più importanti del Parco Nazionale Central Balkan, con base logistica presso il rifugio Orlovo Gnezdo, dove sarà allestito il campo tendato per tutti i partecipanti.  

L’organizzazione è affidata alla Federazione Speleologica Bulgara, in collaborazione con i club speleologici di Kazanlak, Salamander di Stara Zagora, Iskar di Sofia, Paldin di Plovdiv e Prista di Ruse. La spedizione prosegue una tradizione di campagne esplorative che da anni coinvolgono gli speleologi bulgari nell’area del massiccio dei Balcani Centrali.  

Esplorazione delle grotte nel Parco Nazionale Central Balkan

L’obiettivo principale della spedizione speleologica sarà l’esplorazione sistematica delle cavità situate nelle aree di Suhata Reka, Chaushov Dol e Borov Dol. Le squadre effettueranno ricognizioni sul terreno alla ricerca di nuovi ingressi, rilievi GPS, documentazione fotografica e verifiche nelle grotte già conosciute, con particolare attenzione all’individuazione di eventuali prosecuzioni esplorabili.

Il programma prevede quindi sia attività di prospezione esterna sia lavoro all’interno delle cavità, secondo una metodologia ormai consolidata nelle spedizioni organizzate dalla comunità speleologica bulgara. Le precedenti edizioni hanno consentito di ampliare la conoscenza del patrimonio carsico dell’area e di aggiornare la documentazione speleologica nazionale.  

Requisiti per partecipare alla spedizione speleologica

La partecipazione richiede una registrazione preventiva tramite posta elettronica. L’accesso alle grotte è riservato agli speleologi in possesso della certificazione nazionale di base (“Caver”) e con esperienza nella progressione in cavità orizzontali e verticali, comprese quelle caratterizzate da strettoie e blocchi instabili.

È inoltre richiesta la conoscenza delle tecniche di progressione su corda utilizzate dalla speleologia bulgara. Gli organizzatori raccomandano ai partecipanti di essere autonomi nella gestione delle attività in ambiente ipogeo e di possedere un’adeguata preparazione tecnica.

Attrezzatura e sicurezza durante l’esplorazione

Ogni partecipante dovrà provvedere alla propria attrezzatura da campeggio, comprese tenda, materassino e materiale personale. Sarà inoltre necessario disporre dell’equipaggiamento individuale per la progressione in grotte orizzontali e verticali.

Il materiale collettivo destinato alle verticali sarà fornito principalmente dagli organizzatori, anche se viene suggerito ai partecipanti di mettere a disposizione corde e moschettoni personali per agevolare le operazioni esplorative.

Tra le condizioni previste figura anche la sottoscrizione di una polizza assicurativa contro gli infortuni con copertura minima di 500 euro. La registrazione costituisce inoltre dichiarazione di idoneità fisica alla partecipazione.

Per gli equipaggi che raggiungeranno il campo base con veicoli fuoristrada sarà necessario comunicare anticipatamente i dati del mezzo e del conducente, così da ottenere le autorizzazioni previste per l’accesso nell’area.

Il valore speleologico della riserva di Steneto

La riserva di Steneto costituisce una delle aree naturalistiche più importanti del Parco Nazionale Central Balkan. I suoi rilievi calcarei ospitano numerose cavità naturali, molte delle quali ancora oggetto di studio da parte degli speleologi bulgari.

L’area è inserita nella rete delle riserve della Bulgaria e tutela ecosistemi forestali, gole calcaree e ambienti carsici di elevato interesse naturalistico. La presenza di numerose grotte rende questa zona uno dei principali centri delle attività esplorative nazionali, che proseguono da decenni grazie alle campagne organizzate dalla Federazione Speleologica Bulgara e dai club locali.  

Fonti

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  • Acquifero carbonatico del Gran Sasso, lo studio sulle sorgenti tra fratture e carsismo
    Condividi L’analisi di sei emergenze idriche nel massiccio abruzzese collega assetto geologico, statistiche di portata e curve di esaurimento. I risultati indicano una prevalenza della circolazione in fratture rispetto ai grandi condotti carsici. Acquifero carbonatico del Gran Sasso e risorsa idrica L’acquifero carbonatico del Gran Sasso è al centro di uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista internazionale Sustainability. La ricerca è firmata da Giacomo Medici, Valeria Lorenzi, Chiara
     

Acquifero carbonatico del Gran Sasso, lo studio sulle sorgenti tra fratture e carsismo

Júl 14th 2026 at 11:00

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L’analisi di sei emergenze idriche nel massiccio abruzzese collega assetto geologico, statistiche di portata e curve di esaurimento. I risultati indicano una prevalenza della circolazione in fratture rispetto ai grandi condotti carsici.

Acquifero carbonatico del Gran Sasso e risorsa idrica

L’acquifero carbonatico del Gran Sasso è al centro di uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista internazionale Sustainability. La ricerca è firmata da Giacomo Medici, Valeria Lorenzi, Chiara Sbarbati, Mauro Manetta e Marco Petitta.[1]

Il lavoro esamina il comportamento delle sorgenti del massiccio, un’area in cui le acque sotterranee hanno rilievo per gli ecosistemi del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e per gli utilizzi idropotabili. L’obiettivo è comprendere come la struttura delle rocce condizioni il deflusso sotterraneo e la disponibilità d’acqua nel corso dell’anno.[1]

Nel Gran Sasso, calcari e dolomie di età meso-cenozoica ospitano un sistema idrico sotterraneo complesso. La circolazione avviene attraverso fratture, piani di stratificazione, discontinuità tettoniche e, in misura variabile, forme carsiche.[1]

Le principali sorgenti del massiccio restituiscono complessivamente tra 18 e 25 metri cubi d’acqua al secondo. La piana di Campo Imperatore costituisce una delle principali aree di ricarica, anche grazie al contributo dello scioglimento nivale.[1]

Sorgenti del Gran Sasso analizzate nello studio

Lo studio sull’acquifero carbonatico del Gran Sasso prende in esame sei sorgenti o recapiti idrici situati nel settore settentrionale del massiccio. Sono Vacelliera Alta, Vacelliera Bassa, la sorgente del Traforo Autostradale Sud, Vitella d’Oro, Mortaio d’Angri e Chiarino.[1]

I ricercatori hanno utilizzato serie giornaliere di portata, con intervalli temporali diversi a seconda della sorgente. I dati disponibili coprono periodi compresi tra il 2005 e il 2022.[1]

Le sorgenti sono state distinte in tre gruppi strutturali. Vacelliera Alta e Vacelliera Bassa dipendono da un contatto stratigrafico tra calcari permeabili e livelli marnosi meno permeabili.[1]

Vitella d’Oro, Mortaio d’Angri e Chiarino sono invece associate a soglie di permeabilità condizionate da sovrascorrimenti tettonici. La sorgente collegata al Traforo Autostradale Sud è stata interpretata in relazione a una faglia normale e al nucleo meno permeabile della struttura di faglia.[1]

Questa classificazione mostra come l’emergenza dell’acqua non dipenda solo dalla quota topografica. Il ruolo delle faglie, delle pieghe e dei contatti tra litologie diverse è decisivo nel dirigere e ostacolare il flusso sotterraneo.[1]

Portate e stabilità delle sorgenti carsiche

Le portate medie rilevate variano dai 57,3 litri al secondo di Vacelliera Alta ai 467,2 litri al secondo del recapito del Traforo Autostradale Sud. Vitella d’Oro presenta una portata media di 304,6 litri al secondo, mentre Mortaio d’Angri raggiunge 251,9 litri al secondo.[1]

Secondo gli indici adottati dagli autori, la sorgente del Traforo Sud risulta la più costante e affidabile tra quelle analizzate. Vitella d’Oro e Chiarino mostrano a loro volta valori di affidabilità elevati.[1]

Vacelliera Alta e Mortaio d’Angri evidenziano invece una maggiore variabilità tra le portate minime e massime. Ciò non significa che siano sorgenti intermittenti, ma che risentono in modo più marcato delle fasi di ricarica e svuotamento dell’acquifero carbonatico del Gran Sasso.[1]

L’analisi delle curve di durata delle portate indica un quadro generale di buona regolarità. Le sei sorgenti mantengono una componente di deflusso di base significativa anche nei periodi meno favorevoli dell’anno idrologico.[1]

Fratture, carsismo e curve di esaurimento

Uno degli aspetti principali della ricerca riguarda il confronto tra circolazione in condotti carsici e flusso nelle fratture. I risultati suggeriscono che nell’acquifero carbonatico del Gran Sasso la componente dominante sia legata soprattutto a giunti, fratture e piani di stratificazione.[1]

Il confronto con sorgenti della Slovacchia, impostato dagli autori attraverso le curve di durata delle portate, mostra una minore incidenza dei grandi condotti carsici nel caso abruzzese. Le curve di recessione delle sorgenti del Gran Sasso sono più dolci rispetto a quelle rilevate in altri acquiferi carsici vicini, un comportamento coerente con un rilascio dell’acqua più graduale da una rete di fratture.[1]

La recessione è la fase in cui la portata diminuisce dopo la ricarica prodotta da piogge o scioglimento della neve. È un parametro utile per valutare la capacità di un acquifero di conservare e rilasciare acqua nel tempo.[1]

Per la speleologia, questo dato contribuisce a definire il rapporto tra carsismo visibile, paleocarsismo e circolazione idrica profonda. Il Gran Sasso presenta grandi doline e forme carsiche superficiali, ma non è caratterizzato dalla presenza diffusa di grandi cavità conosciute paragonabili a quelle di altri massicci calcarei italiani.[1]

Gestione dell’acquifero carbonatico del Gran Sasso

Lo studio propone un metodo che integra geologia strutturale, idrogeologia quantitativa e analisi statistica delle portate. Questo approccio può essere applicato anche ad altri acquiferi carbonatici interessati da faglie, sovrascorrimenti e pieghe.[1]

Gli autori rilevano che il comportamento relativamente stabile delle sorgenti può ridurre l’esposizione immediata a episodi di siccità estiva. La valutazione resta legata alla necessità di monitoraggi continui, perché le variazioni climatiche possono modificare infiltrazione, innevamento e ricarica degli acquiferi.[1]

La conoscenza dell’acquifero carbonatico del Gran Sasso assume quindi importanza anche nella pianificazione delle captazioni. Nel massiccio sono presenti prelievi per uso potabile e il sistema è inserito in un’area protetta, dove disponibilità idrica, qualità dell’acqua e tutela degli ambienti sotterranei devono essere considerate insieme.[1]

Fonti

  • Medici, G., Lorenzi, V., Sbarbati, C., Manetta, M., & Petitta, M. (2023). Structural Classification, Discharge Statistics, and Recession Analysis from the Springs of the Gran Sasso (Italy) Carbonate Aquifer; Comparison with Selected Analogues Worldwide. Sustainability, 15(13), 10125. URL: https://doi.org/10.3390/su151310125[2]
  • Versione open access dell’articolo, archivio istituzionale Sapienza Università di Roma. URL: https://iris.uniroma1.it/retrieve/3462d0ae-5883-42d8-b04c-9f2a1a6adfe9/Medici_Structural_2023.pdf[1]
  • Approfondimento sul progetto KARMA e sulle acque carsiche del Gran Sasso, La Scintilena. URL: https://www.scintilena.com/sul-gran-sasso-un-progetto-internazionale-sulla-gestione-delle-acque-carsiche-karma-project/12/12/[3]

Fonti

Medici, G., Lorenzi, V., Sbarbati, C., Manetta, M., & Petitta, M. (2023). Structural classification, discharge statistics, and recession analysis from the springs of the Gran Sasso (Italy) carbonate aquifer; comparison with selected analogues worldwide. Sustainability, 15(13), 10125.[24]https://doi.org/10.3390/su151310125
[3] Sul Gran Sasso un progetto internazionale sulla gestione delle acque carsiche, KARMA Project – Scintilena https://www.scintilena.com/sul-gran-sasso-un-progetto-internazionale-sulla-gestione-delle-acque-carsiche-karma-project/12/12/
[10] Test di pompaggio “atipici” e acquifero carbonatico del Gran Sasso https://www.scintilena.com/test-di-pompaggio-atipici-e-acquifero-carbonatico-del-gran-sasso-un-nuovo-studio-idrodinamico/07/12/
[11] Sotto il Gran Sasso si nasconde un acquifero “parlante” – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-il-gran-sasso-si-nasconde-un-acquifero-parlante-la-scienza-spiega-il-boato-di-ferragosto-2023/04/09/
[12] Festa della Sezione CAI Roma 2026 Grotta a Male – Scintilena https://www.scintilena.com/festa-della-sezione-cai-roma-2026-grotta-a-male-due-uscite-speleologiche-aperte-a-tutti/05/08/
[13] Le sorgenti del Gargano, l’acquifero carbonatico nascosto tra … https://www.scintilena.com/le-sorgenti-del-gargano-lacquifero-carbonatico-nascosto-tra-carsismo-e-intrusione-marina/03/01/
[14] Gli Acquiferi Carsici d’Italia — Una Risorsa Strategica – Scintilena https://www.scintilena.com/guida-di-studio-gli-acquiferi-carsici-ditalia-una-risorsa-strategica/03/21/
[15] ITALIA PREISTORICA IN GROTTA – Scintilena https://www.scintilena.com/italia-preistorica-in-grotta/08/09/
[16] Isotopi come Bussola per le Acque Sotterranee dell’Appennino … https://www.scintilena.com/isotopi-come-bussola-per-le-acque-sotterranee-dellappennino-centrale/04/29/
[17] Il Magnesio come Tracciante Naturale negli Acquiferi Carsici Italiani https://www.scintilena.com/il-magnesio-come-tracciante-naturale-negli-acquiferi-carsici-italiani/09/03/
[18] Abruzzo speleologico: grotte, carsismo e acque sotterranee nella … https://www.scintilena.com/abruzzo-speleologico-grotte-carsismo-e-acque-sotterranee-nella-regione-dei-grandi-massicci/03/05/
[19] Il Miracolo dell’Acqua nel Sottosuolo: Il Caso della Vora Fago nella … https://www.scintilena.com/il-miracolo-dellacqua-nel-sottosuolo-il-caso-della-vora-fago-nella-serra-di-supersano/01/27/
[20] Tracking flowpaths in a complex karst system through … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2405844024006947
[21] Structural Classification, Discharge Statistics, and … https://ideas.repec.org/a/gam/jsusta/v15y2023i13p10125-d1179655.html
[22] Dossier-Le-Acque-di-origine-carsica-una-risorsa-strategica … https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2024/08/Dossier-Le-Acque-di-origine-carsica-una-risorsa-strategica.pdf
[23] Recharge assessment of the Gran Sasso aquifer (Central Italy): Time-variable infiltration and influence of snow cover extension https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2214581822001033
[24] Investigation of multi-annual groundwater response to rainfa https://ideas.repec.org/a/spr/nathaz/v120y2024i3d10.1007_s11069-023-06303-4.html
[25] Pubblicazioni dei soci :: IAH Italy ETS https://www.iahitaly.it/pubblicazioni-soci
[26] Acquifero Carsico della Grigna sotto la lente della speleologia – Scintilena https://www.scintilena.com/acquifero-carsico-della-grigna-sotto-la-lente-della-speleologia/09/08/
[27] Scoperti 16 immensi serbatoi sotterranei di acqua potabile nelle Alpi … https://www.scintilena.com/scoperti-16-immensi-serbatoi-sotterranei-di-acqua-potabile-nelle-alpi-centrali-lombarde/09/09/
[28] Sorgenti e acque sotterranee tra mondo ipogeo e rete idrografica https://www.scintilena.com/sorgenti-e-acque-sotterranee-il-punto-dincontro-tra-mondo-ipogeo-e-rete-idrografica/04/08/

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  • Speleologia in lutto: muore lo speleologo Erkin Lika, uno degli esploratori di Lengarices
    Condividi Erkin Lika, lo speleologo albanese tra i fondatori della Società Speleologica dell’Albania, è stato ritrovato senza vita dopo un incidente avvenuto nei pressi del Ponte di Vasha Si sono concluse tragicamente le ricerche di Erkin Lika, lo speleologo albanese scomparso nei pressi del Ponte di Vasha, nella zona di Klos, in Albania. Dopo ore di ricerche, il suo corpo è stato recuperato dai sommozzatori nelle acque del fiume. L’incidente è avvenuto nel pomeriggio di sabato 11 luglio 2
     

Speleologia in lutto: muore lo speleologo Erkin Lika, uno degli esploratori di Lengarices

Júl 14th 2026 at 10:03

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Erkin Lika, lo speleologo albanese tra i fondatori della Società Speleologica dell’Albania, è stato ritrovato senza vita dopo un incidente avvenuto nei pressi del Ponte di Vasha

Si sono concluse tragicamente le ricerche di Erkin Lika, lo speleologo albanese scomparso nei pressi del Ponte di Vasha, nella zona di Klos, in Albania. Dopo ore di ricerche, il suo corpo è stato recuperato dai sommozzatori nelle acque del fiume.

L’incidente è avvenuto nel pomeriggio di sabato 11 luglio 2026, ma il corpo di Erkin Lika è stato recuperato dopo ore di ricerche. Il ritrovamento è stato reso noto lunedì 13 luglio 2026.

Secondo le prime ricostruzioni diffuse dalle autorità, Erkin sarebbe precipitato dall’alto, accidentalmente, cadendo in un corso d’acqua sottostante. Le informazioni preliminari indicano che potrebbe essere finito in una cavità del fiume, circostanza che avrebbe reso impossibile il soccorso in tempi brevi. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente.

Residente a Tirana, Erkin lavorava come specialista nelle reti in fibra ottica. Al di fuori della sua professione, era conosciuto per la sua profonda passione per la natura, la fotografia, l’alpinismo e l’esplorazione speleologica.

Era molto impegnato nel mondo della speleologia: era uno speleologo esperto e qualificato, che aveva seguito percorsi di formazione con il Club Alpino Italiano e la Società Speleologica Italiana.

Era tra i fondatori della Società Speleologica Albanese, ed era Vice Presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Albanese.

11 giugno 2026 riunione tra il Presidente knorario della Balkan Speleological Union, Aleksey Zhalov, e Ornold Bazaj ed Erkin Lika

Come Vice Presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Albanese, contribuiva alle attività di organizzazione, collaborazione ed esplorazione sul campo. Era conosciuto anche per la sua passione per la fotografia naturalistica e per l’impegno nella documentazione degli ambienti naturali.

Nel 2026 aveva preso parte alla spedizione internazionale nel sistema ipogenico della Lengarices, in Albania meridionale: l’ultima spedizione del Consorzio Speleologi Ipogenici (CSI), che ha portato alla scoperta di nuovi settori e all’estensione del sistema oltre i 14 chilometri di sviluppo, consolidandone il primato di più estesa cavità carsica attualmente conosciuta dell’Albania. Ne avevamo parlato non molto tempo fa, grazie a un bel resoconto di Lazzaro, al secolo Cristian Monticone (https://www.scintilena.com/albania-dove-la-speleologia-continua-a-scrivere-nuove-pagine-di-esplorazione/06/02/). Ai compagni di esplorazione siamo particolarmente vicini.

Un profondo dolore avvolge i familiari, gli amici e l’intera comunità speleologica albanese.

Scintilena e la speleologia italiana si unisce al cordoglio per la perdita del giovane speleologo che, con passione, competenza e generosità, ha contribuito alla crescita dell’esplorazione, nel segno della collaborazione internazionale.

Fonte: JOQ Albania
Link: https://joq-albania.com/artikull/1377467.html

Per approfondire l’esplorazione di Lengarices: Scintilena https://www.scintilena.com/albania-dove-la-speleologia-continua-a-scrivere-nuove-pagine-di-esplorazione/06/02/

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