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    STOPY DOBY ĽADOVEJ V DEMÄNOVSKEJ DOLINE UKRYTÉ V ZRNKÁCH PIESKU Z JASKYNE SLOBODY Demänovská jaskyňa slobody figurovala na obálke októbrového čísla svetovo významného vedeckého časopisu Geology. No namiesto kvapľov či jazierok je na nej zrnko piesku z jaskynných sedimentov. Čím je toto zrnko také zaujímavé? Na jeho povrchu možno pozorovať ryhovania a schodovité pukliny, ktoré indikujú, že zrno bolo opracované ľadovcom. Hoci stopy dávnych ľadovcov nie sú na našom území novinkou, doposiaľ nie
     

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STOPY DOBY ĽADOVEJ V DEMÄNOVSKEJ DOLINE UKRYTÉ V ZRNKÁCH PIESKU Z JASKYNE SLOBODY

Demänovská jaskyňa slobody figurovala na obálke októbrového čísla svetovo významného vedeckého časopisu Geology. No namiesto kvapľov či jazierok je na nej zrnko piesku z jaskynných sedimentov.

Čím je toto zrnko také zaujímavé? Na jeho povrchu možno pozorovať ryhovania a schodovité pukliny, ktoré indikujú, že zrno bolo opracované ľadovcom.

Hoci stopy dávnych ľadovcov nie sú na našom území novinkou, doposiaľ nie je jasné, kedy presne sa začali v našich relatívne nízkych pohoriach vyskytovať prvé ľadovce. Počas opakovaných cyklov ľadových a medziľadových dôb totiž mladšie ľadovce, ako aj ďalšie povrchové procesy, narušovali a zahladzovali povrchové prejavy starších ľadovcov. Avšak sedimenty, ktoré boli do jaskýň splavené z topiacich sa starších ľadovcov, ostali pred vyčíňaním povrchových procesov uchránené.

Tento "efekt časovej konzervy" využili, spolu s výskumníkmi zo Správy slovenských jaskýň, vedci z troch poľských univerzít (Jagellonská univerzita v Krakove, Sliezska univerzita v Katoviciach a Varšavská univerzita). Výskum ukázal, že ľadovec sa vo vrchných častiach Demänovskej doliny nachádzal už pred viac než 350-tisíc rokmi.

Vďaka tomu sa Demänovská jaskyňa slobody zaradila k jednej z mála európskych horských lokalít, v ktorých boli preukázané prejavy starších zaľadnení. Výrazné stopy po zaľadnení na povrchu bolo možno doposiaľ spoľahlivo prisúdiť iba ľadovcom z poslednej ľadovej doby (približne pred 115 až 12 tisíc rokmi).

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  • Matka Vrelo scende ancora: esplorazione a -338 metri nelle profondità sommerse
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Matka Vrelo scende ancora: esplorazione a -338 metri nelle profondità sommerse

Október 22nd 2026 at 05:00

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La spedizione internazionale polacco-macedone-italiana “Matka Vrelo 300” ha portato Bartlomiej Pitala fino a -338 metri. Oltre otto ore di decompressione e un imponente dispositivo di sicurezza per un’esplorazione che lascia aperta la prosecuzione della grotta

Dentro Matka Vrelo 300: la parola allo speleosub Luca Cavicchioli

Pubblichiamo oggi su Scintilena è il racconto di un’esplorazione eccezionale, che ha portato Bartlomiej Pitala fino a meno 338 metri nelle profondità sommerse di Matka Vrelo, in Macedonia del Nord.

Dietro quel numero – che ci chiediamo sia umano, tanto è portentoso – ci sono preparazione, tecnica, sicurezza e soprattutto un grande lavoro di squadra internazionale.

Tra i protagonisti della spedizione c’è anche l’italiano Luca Cavicchioli, speleosub ed esploratore, che ha partecipato alle attività sul campo e, insieme ad Andrea Mescalchin, ne ha documentato le diverse fasi attraverso immagini e video.

A Bartlomiej, Luca e a tutta la squadra di Matka Vrelo 300 vanno i complimenti di Scintilena per questa straordinaria esplorazione.

Ora lasciamo che sia lui a raccontarla. La parola a Luca:

“IMPRESA STORICA A MATKA VRELO: RAGGIUNTI I -338 METRI, È IL NUOVO RECORD MONDIALE DI IMMERSIONE IN GROTTA

“How deep is your love…” è il motto della spedizione “Matka Vrelo 300” che sposta in avanti i limiti dell’esplorazione speleosubacquea. L’esploratore Bartlomiej Pitala si spinge nell’abisso della Macedonia del Nord fino a raggiungere l’impressionante profondità di -338m “frantumando” in un solo colpo tutti i precedenti record di immersione.

SKOPJE (Macedonia del Nord) — La frontiera di ciò che è umano e tecnicamente possibile nel mondo della speleosubacquea è stata appena ridefinita nel canyon di Matka in Macedonia del Nord. Tra il 10 e il 17 ottobre 2026, una spedizione internazionale Polacca-Macedone-Italiana di altissimo profilo guidata dal BAD Exploration Team in stretta collaborazione con il Dive Club “Vrelo” – Matka ha stabilito il nuovo record mondiale di profondità: -338 metri.

Matka Vrelo è così diventata la grotta sommersa più profonda al mondo esplorata da un essere umano, superando la soglia dei -300 metri — un’impresa riuscita prima d’ora a un solo altro subacqueo al mondo.

Un dispositivo di sicurezza senza precedenti

La riuscita del progetto non è stata solo una prova di coraggio e preparazione atletica, ma anche un capolavoro organizzativo e logistico. La spedizione ha ottenuto l’alto patrocinio onorario della Presidentessa della Repubblica della Macedonia del Nord, Gordana Siljanovska-Davkova, che ha garantito una copertura istituzionale e di emergenza d’élite.

L’apparato di sicurezza vedeva schierati in superficie un elicottero in costante pronta partenza per l’ospedale di Skopje, i mezzi navali e il personale dell’Unità Speciale Antiterrorismo “TIGAR”, un’ambulanza dedicata presso la diga di Matka e uno specialista in medicina iperbarica pronto all’uso della camera di decompressione.

In acqua, la preparazione è stata altrettanto imponente: oltre 30 bombole di sicurezza posizionate lungo la grotta fino a -180 metri, un habitat sommerso allestito a 8 metri dai sub locali Goce Dimitrievski e Bardo Hristijan, e ben tre rebreather gestiti dall’esploratore, di cui uno di scorta consegnato a -140 metri. Un team di sette subacquei di supporto (guidati da Tomasz Wciórka, il sub spintosi più a fondo fino a -190 metri per intercettare la risalita) ha accompagnato senza sosta il diver durante tutta la decompressione.

Cronaca di un tuffo nell’abisso

L’immersione finale è scattata la mattina del 16 ottobre 2026. Accompagnato dai compagni di squadra fino alla quota di -24 metri all’interno della grotta, Bart Pitala si è staccato dal gruppo per proseguire in solitaria nell’inesplorato.

La discesa lungo il pozzo principale fino a -212 metri è durata meno di cinque minuti. Sfruttando la velocità dei suoi scooter subacquei, l’esploratore ha rapidamente superato il punto d’arresto della spedizione 2025 (fermatasi a -287 metri), varcando la soglia dei -300 metri in perfetto stato psicofisico e senza alcun sintomo di sindrome neurologica da alta pressione (HPNS).

Trovandosi di fronte a un maestoso salto verticale che proseguiva nel buio totale, Bart ha deciso di sfruttare gli ultimi secondi della finestra temporale pianificata per la fase esplorativa:

«La grotta indica sempre la strada. In quel momento mi sta offrendo un’opportunità che capita forse una volta nella vita. Non mi sarei mai sentito più pronto di così», ha ricordato l’esploratore.

Spintosi lungo la parete fino a toccare il fondo rilevato a -338 metri, ha scelto di non mettere ulteriormente a rischio la resistenza della strumentazione, rilevando come il passaggio continuasse a scendere ripidamente verso il basso.

Più di 8 ore di decompressione

Raggiunto il punto più profondo, è iniziata la fase più critica e delicata: la risalita. In base agli studi di settore e al contributo teorico di mostri sacri della speleosubacquea come Gigi Casati, Xavier Méniscus e Dr. Andy Pitkin, è stata adottata una strategia di decompressione estremamente conservativa.

Arrestata la risalita rapida a -210 metri, l’esploratore ha iniziato una salita lentissima verso la prima tappa teorica dei -150 metri, aggiungendo un’ora e mezza di margine di sicurezza. Una scelta vincente: dopo oltre otto ore trascorse interamente in acqua, il subacqueo è riemerso sulle proprie gambe e in perfette condizioni di salute, senza la necessità di ricorrere all’habitat a secco.

Un successo dal cuore anche italiano

L’impresa è il risultato di un lavoro di squadra transnazionale in cui anche l’Italia ha giocato un ruolo chiave sul campo, in particolare con il contributo video-fotografico di Andrea Mescalchin e Luca Cavicchioli, entrambi cave-diver ed esploratori di altissimo livello, che hanno documentato tutte le fasi dell’esplorazione.

In attesa dei report dettagliati e dei rilievi 3D che verranno presentati ai prossimi congressi di settore (tra cui la Baltictech Conference 2026 e il Dive-Expo di Anversa), la spedizione lascia una certezza: il limite di Matka Vrelo non è ancora stato scritto. La grotta continua a scendere.”

Grazie Luca! E complimenti a Bartlomiej, Luca e a tutta la squadra di Matka Vrelo 300!

Dietro quei – 338 m ci sono preparazione, competenza, organizzazione e fiducia reciproca: tutte elevate alla massima potenza.

Ore di immersione e decompressione, decine di bombole predisposte lungo il percorso, uomini e donne impegnati sott’acqua e in superficie per rendere possibile e sicura un’esplorazione ai limiti.

E poi c’è quella frase che, per chi ama l’esplorazione, è la più emozionante di tutte, la migliore: la grotta continua.

Da lì, prima o poi, ricomincerà il viaggio. Ma prima, un brindisi!

Bravissimi!

Foto e testo: Luca Cavicchioli / Digitalmovie.it

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SSI ETS al Raduno di Costacciaro, due momenti associativi importanti il 30 ottobre 2026: Assemblea straordinaria e Assemblea ordinaria

Október 22nd 2026 at 04:30

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I Soci della Società Speleologica Italiana ETS sono chiamati a due appuntamenti consecutivi: alle 15.30 l’Assemblea straordinaria per le modifiche statutarie richieste dal MASE, alle 16.00 l’Assemblea ordinaria con il rinnovo degli organi per il triennio 2027-2029

A Costacciaro, durante l’Incontro Internazionale di Speleologia, il pomeriggio di venerdì 30 ottobre 2026 vedrà due momenti molto importanti per la Società Speleologica Italiana ETS: si terranno in seconda convocazione due distinte Assemblee dei Soci, alle 15.30 la straordinaria e alle 16.00 l’ordinaria.

Convocate entrambe il 13 ottobre e ospitate nella Sala San Marco, affrontano questioni diverse ma altrettanto rilevanti per la vita della Società.

Convocate il 13 ottobre scorso nella Sala San Marco, sono altrettanto rilevanti.

Ore 15.30 – Assemblea straordinaria

L’Assemblea straordinaria è fissata in seconda convocazione venerdì 30 ottobre alle 15.30. La prima convocazione è prevista giovedì 29 ottobre alle 21.

All’ordine del giorno, dopo la nomina del Presidente, degli Scrutatori e del Verbalizzante e la verifica dei poteri dell’Assemblea, c’è la discussione e approvazione della variazione di due articoli dello Statuto della SSI ETS, gli articoli 10 e 14, su richiesta del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).

Ore 16.00 – Assemblea ordinaria

Mezz’ora dopo, alle 16.00, è prevista in seconda convocazione l’Assemblea ordinaria. La prima convocazione è fissata per giovedì 29 ottobre alle 21.30.

L’ordine del giorno comprende diversi passaggi della vita della Società:

  • relazione del Presidente e del Consiglio sulle attività del triennio 2024-2026;
  • relazioni di Commissioni e Uffici;
  • definizione delle quote sociali 2027;
  • esiti del concorso “Rilievo: tra arte e tecnica”, del bando 5×1000 e del Premio speleologico internazionale Giovanni Badino;
  • scrutinio delle elezioni e rinnovo degli organi direttivi della SSI ETS per il triennio 2027-2029.

Scintilena ne ha già parlato lo scorso 17 ottobre, in un articolo dedicato all’Assemblea ordinaria e al futuro della Società Speleologica Italiana.

Hanno diritto di voto i Soci in regola con il pagamento della quota associativa 2026 e iscritti da almeno tre mesi.

Lo Statuto consente la partecipazione per delega: ogni Socio può ricevere al massimo tre deleghe. Per i Soci collettivi valgono le specifiche disposizioni previste per i rappresentanti dei Gruppi.

Due appuntamenti, una partecipazione importante

Le due Assemblee riuniscono nello stesso pomeriggio questioni diverse ma entrambe rilevanti: prima l’adeguamento dello Statuto, poi il bilancio del triennio trascorso e la definizione degli organi che guideranno la SSI dal 2027 al 2029.

Per i Soci presenti a Costacciaro sarà quindi importante tenere presenti entrambi gli orari: 15.30 Assemblea straordinaria, 16.00 Assemblea ordinaria, perché, come in ogni occasione di vita associativa, la partecipazione all’Assemblea è uno dei momenti in cui è possibile esercitare direttamente il proprio ruolo nella vita della Società.

SSI, a Costacciaro si sceglie il futuro della speleologia italiana – 17 ottobre 2026 https://www.scintilena.com/ssi-a-costacciaro-si-sceglie-il-futuro-della-speleologia-italiana/10/17/

Fonti

Società Speleologica Italiana ETS – Convocazione Assemblea Straordinaria dei Soci, 13 ottobre 2026

Società Speleologica Italiana ETS – Convocazione Assemblea Straordinaria dei Soci, ottobre 2026 https://speleo.it/site/convocazione-assemblea-staordinaria-dei-soci-della-societa-speleologica-italiana-ets-10-2026/

Società Speleologica Italiana ETS – Convocazione Assemblea Ordinaria dei Soci, ottobre 2026 https://speleo.it/site/convocazione-assemblea-ordinaria-dei-soci-della-societa-speleologica-italiana-ets-10-2026/

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  • Souhrn speleo novinek (43. týden 2026)
    🔦 Přehled speleologických novinek V Podtatranské oblasti Kriváňa proběhl speleologický průzkum jeskyně Belianka za účasti Pala Staníka, což přineslo nové poznatky o této lokalitě [5][6]. Správa slovenských jaskýň zveřejnila fotodokumentaci z průzkumných aktivit, která doplňuje informace o aktuálních speleologických pracích [7]. ✍️ Pripravil pre vás Miško Ftipkár 🙂 Speleologie V Čr Konečně! Amerika objevena aneb žába v luftě. 📅 2026-10-21 Speleologie V Čr První letošni TOP Expedice M
     

Souhrn speleo novinek (43. týden 2026)

Od: dankez
Október 21st 2026 at 09:10
🔦 Přehled speleologických novinek
V Podtatranské oblasti Kriváňa proběhl speleologický průzkum jeskyně Belianka za účasti Pala Staníka, což přineslo nové poznatky o této lokalitě [5][6]. Správa slovenských jaskýň zveřejnila fotodokumentaci z průzkumných aktivit, která doplňuje informace o aktuálních speleologických pracích [7].
✍️ Pripravil pre vás Miško Ftipkár 🙂

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  • Grind Explo 2026, immersione nel sifone a meno 815 mnella grotta più profonda della Romania
    Condividi Conclusa la spedizione nell’Avenul de sub Vârful Grind: 27 giorni di attività e 37 speleologi impegnati. Radu Puscas ha stabilito il record nazionale rumeno per un’immersione speleologica effettuata alla maggiore profondità verticale rispetto all’ingresso di una grotta Si è conclusa Grind Explo 2026, la spedizione speleologica nell’Avenul de sub Vârful Grind, nel massiccio di Piatra Craiului, la cavità più profonda conosciuta della Romania. Scintilena aveva seguito il progetto fi
     

Grind Explo 2026, immersione nel sifone a meno 815 mnella grotta più profonda della Romania

Október 21st 2026 at 05:00

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Conclusa la spedizione nell’Avenul de sub Vârful Grind: 27 giorni di attività e 37 speleologi impegnati. Radu Puscas ha stabilito il record nazionale rumeno per un’immersione speleologica effettuata alla maggiore profondità verticale rispetto all’ingresso di una grotta

Si è conclusa Grind Explo 2026, la spedizione speleologica nell’Avenul de sub Vârful Grind, nel massiccio di Piatra Craiului, la cavità più profonda conosciuta della Romania.

Scintilena aveva seguito il progetto fin dall’8 giugno 2026, quando aveva annunciato il campo internazionale e i suoi obiettivi esplorativi, per tornare poi sottoterra il 5 ottobre 2026, raccontando la rotazione dei bivacchi e il complesso lavoro di disostruzione e trasporto dei materiali nelle zone profonde.

Ora il bilancio pubblicato dal Clubul de Speologie Silex Brazov permette di ricostruire i risultati complessivi: 27 giorni di attività sul campo, 37 speleologi coinvolti e operazioni condotte fino al sifone terminale a meno 815 metri.

Ringraziamo Alex Pologea per averci segnalato la notizia e per averci permesso di seguire ancora una volta da vicino le esplorazioni del Grind.

Nel sifone a meno 815 metri

Uno dei momenti più importanti della spedizione è stato raggiunto il 23 settembre, quando lo speleosub Radu Puscas si è immerso nel sifone situato al fondo della cavità.

L’operazione ha stabilito un record nazionale rumeno: si tratta dell’immersione speleologica effettuata alla maggiore profondità verticale rispetto all’ingresso di una grotta.

Il dato non deve essere confuso con la profondità raggiunta sott’acqua. Il sifone si trova infatti a meno 815 m rispetto all’ingresso dell’Avenul de sub Vârful Grind, mentre l’acqua nel passaggio ha una profondità inferiore al metro.

Puscas è riuscito a penetrare parzialmente nella strettoia sommersa, ma la morfologia del passaggio non ha consentito di superarla completamente.

Nei giorni successivi gli speleologi hanno continuato quasi quotidianamente i lavori di disostruzione e allargamento, rimuovendo blocchi e roccia sopra il passaggio. Al termine della spedizione il sifone restava ancora impraticabile, ma il lavoro svolto ha preparato il terreno per nuovi tentativi.

Una complessa operazione sotterranea

Portare un subacqueo e tutta l’attrezzatura necessaria fino al sifone ha richiesto una logistica considerevole.

Centinaia di chilogrammi di materiali sono stati trasportati prima fino all’ingresso, situato a 1.922 metri di quota nel ripido terreno carsico sotto la cresta di Piatra Craiului, e successivamente calati nella cavità attraverso una successione di verticali.

Sono stati riattivati i bivacchi sotterranei a meno 540 e meno 775 m, fondamentali per consentire alle squadre di lavorare nei settori più profondi senza dover percorrere ogni volta l’intera cavità.

Circa un terzo dei 37 partecipanti alla spedizione ha raggiunto il terminus, vale a dire l’attuale punto estremo dell’esplorazione, a meno 815 m.

Nuove esplorazioni anche lontano dal fondo

Grind Explo 2026 non si è concentrata soltanto sul sifone terminale.

Nella zona del Pozzo Walter Gutt, a circa meno 450 metri, sono stati rilevati circa 25 metri di nuovi ambienti.

A circa – 400 metri una risalita ha inoltre permesso di raggiungere un grande pozzo, ancora da esplorare verso l’alto. Sono prosecuzioni che mostrano come il sistema conservi possibilità esplorative anche nei livelli superiori rispetto al suo punto più profondo.

Comunicazioni e monitoraggio fino a meno 815 m

Una parte importante della spedizione è stata dedicata anche alle infrastrutture necessarie per proseguire le ricerche.

La linea telefonica sotterranea è stata ripristinata ed estesa fino a meno 815 m, migliorando le comunicazioni tra le squadre impegnate in profondità e quelle in superficie.

Sono stati inoltre installati sensori per registrare la temperatura in diversi punti della cavità, aggiungendo alla componente esplorativa anche una raccolta sistematica di dati ambientali.

Un’esplorazione ancora aperta

Il bilancio di Grind Explo 2026 non chiude l’esplorazione dell’Avenul de sub Vârful Grind.

Il sifone terminale rimane da superare, le disostruzioni potranno proseguire e alcune delle nuove vie individuate attendono ancora di essere percorse.

La spedizione ha però consolidato conoscenze, infrastrutture e logistica necessarie per continuare a lavorare in una cavità nella quale raggiungere il fondo, a 815 m al di sotto dell’l’ingresso, rappresenta già una complessa operazione speleologica.

Per gli speleologi rumeni il Grind resta dunque un sistema ancora aperto, non soltanto verso il basso.

L’immagine di copertina è stata realizzata unendo il volantino ufficiale di Grind Explo 2026 e un’immagine tratta dal resoconto della spedizione pubblicato dal Clubul de Speologie Silex Brazov

I precedenti articoli su Scintilena

8 giugno 2026 – Romania, torna il campo di esplorazione Grind 2026 nella grotta più profonda del Paese https://www.scintilena.com/romania-torna-il-campo-di-esplorazione-grind-2026-nella-grotta-piu-profonda-del-paese/06/08/

5 ottobre 2026 – GrindExplo 2026: rotazione dei bivacchi e disostruzione nella grotta più profonda della Romania https://www.scintilena.com/grindexplo-2026-rotazione-dei-bivacchi-e-disostruzione-nella-grotta-piu-profonda-della-romania/10/05/

Fonti

Clubul de Speologie Silex Brazov – Grind Explo 2026 expedition: National Cave-Diving Record at – 815 Metres in Romania’s Deepest Cave, 18 ottobre 2026 https://speosilex.ro/grind-explo-2026-romanian-expedition/

Scintilena, 8 giugno 2026

Scintilena, 5 ottobre 2026

Altre informazioni: FSE Report — 2025 Expedition/Camps:

https://speosilex.ro/grind/doc/2025/fse_report/ESP_2025_04_Grind_Report.pdf

Grind Explo 2026 Expedition Journal (Romanian):

Grind Explo Facebook Page:

https://www.facebook.com/GrindExplo

About the Cave (Romanian):

https://speosilex.ro/avenul-de-sub-varful-grind/

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  • Grotta di Prohodna, gli “Occhi di Dio” aperti nella volta del carso bulgaro
    Condividi Due grandi finestre naturali illuminano dall’alto una galleria lunga 262 metri nel complesso carsico di Karlukovo. La loro forma ha reso celebre la cavità, ma dietro l’immagine spettacolare c’è una lunga storia di erosione, crolli ed evoluzione del paesaggio sotterraneo Sembrano due grandi occhi rivolti verso chi entra nella grotta. Sono le aperture naturali nella volta della Grotta di Prohodna, in Bulgaria, divenute famose con il nome di “Occhi di Dio”. L’immagine è certamente s
     

Grotta di Prohodna, gli “Occhi di Dio” aperti nella volta del carso bulgaro

Október 20th 2026 at 05:00

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Due grandi finestre naturali illuminano dall’alto una galleria lunga 262 metri nel complesso carsico di Karlukovo. La loro forma ha reso celebre la cavità, ma dietro l’immagine spettacolare c’è una lunga storia di erosione, crolli ed evoluzione del paesaggio sotterraneo

Sembrano due grandi occhi rivolti verso chi entra nella grotta. Sono le aperture naturali nella volta della Grotta di Prohodna, in Bulgaria, divenute famose con il nome di “Occhi di Dio”.

L’immagine è certamente spettacolare, ma osservata con lo sguardo dello speleologo racconta soprattutto un’altra storia: quella dell’evoluzione di una grande cavità carsica progressivamente avvicinatasi alla superficie, nella quale l’erosione e il cedimento della copertura hanno aperto vere e proprie finestre verso il cielo.

Prohodna si trova nei pressi del villaggio di Karlukovo, nel comune di Lukovit, nella Bulgaria centro-settentrionale. È inserita in uno dei paesaggi carsici più importanti del Paese e fa parte del complesso carsico di Karlukovo, area protetta come monumento naturale.

Una grotta che attraversa la montagna

Il nome Prohodna può essere tradotto come grotta di passaggio. La ragione diventa evidente osservandone la morfologia: la cavità è costituita da un’enorme galleria che attraversa il rilievo per circa 262 metri, mettendo in comunicazione due ingressi contrapposti.

Il cosiddetto ingresso piccolo raggiunge circa 35 metri di altezza, mentre quello grande arriva a circa 45 metri. Dimensioni che fanno apparire minuscole le persone che percorrono il fondo della cavità.

La galleria è ampiamente illuminata dalla luce naturale che penetra dagli ingressi e, nella parte centrale, dalle due grandi aperture presenti nella volta.

Sono proprio queste ultime a rendere Prohodna immediatamente riconoscibile.

Cosa sono realmente gli “Occhi di Dio”

In bulgaro le aperture vengono indicate anche come Oknata, cioè “le finestre”.

Viste dal fondo della grotta, la loro forma allungata e la disposizione quasi simmetrica producono una sorprendente somiglianza con due occhi. Il cielo diventa così parte della parete della cavità e l’aspetto cambia continuamente con la luce, le nuvole e le condizioni meteorologiche.

Non occorre però ricorrere a spiegazioni misteriose.

Le aperture sono il risultato dell’evoluzione naturale della volta della cavità, interessata dai processi erosivi e dall’allargamento delle discontinuità della roccia fino all’apertura verso la superficie.

Dal punto di vista geomorfologico sono quindi particolarmente interessanti perché permettono di osservare un momento dell’evoluzione di un sistema carsico nel quale il confine tra ambiente sotterraneo e superficie diventa sempre più sottile.

Il processo che crea una grotta non termina infatti quando una cavità si è formata. Acqua, fratturazione della roccia, gravità, erosione e crolli continuano lentamente a modificarne forma e dimensioni.

Gli “Occhi” sono una manifestazione molto evidente di questa trasformazione.

Un frammento sopravvissuto di un sistema più antico

Prohodna può essere letta anche come ciò che rimane di un’antica cavità progressivamente intercettata dall’abbassamento e dall’evoluzione della superficie esterna.

Gli enormi ingressi, la galleria aperta da un versante all’altro e le finestre nella volta mostrano un paesaggio carsico in una fase molto avanzata della propria evoluzione.

È una situazione particolarmente efficace anche dal punto di vista divulgativo: permette di comprendere che le grotte non sono strutture immutabili, ma elementi di un paesaggio che nasce, si sviluppa e può infine essere progressivamente smantellato dall’erosione.

Il carso di Karlukovo

La cavità non è isolata: il territorio circostante è caratterizzato da un esteso paesaggio carsico nel quale sono conosciute numerose grotte e forme superficiali. Il registro ufficiale bulgaro delle aree protette comprende Prohodna nel complesso carsico di Karlukovo, insieme alle grotte Temnata Dupka, Svirchovitsa, Bankovitsa e Haydushka.

La protezione dell’area risale al 1962.

A poca distanza da Prohodna si trova inoltre il Centro Speleologico Nazionale “Petar Tranteev”, storico punto di riferimento per la speleologia bulgara. Secondo il Comune di Lukovit, nell’area circostante sono presenti oltre 150 grotte e formazioni rocciose.

Un contesto che spiega perché Karlukovo sia strettamente legata alla storia e alle attività della speleologia del Paese.

Una grotta frequentata anche nella preistoria

La storia di Prohodna non riguarda soltanto la geologia.

Nella cavità sono state documentate tracce di frequentazione umana preistorica, attribuite al Neolitico e al Calcolitico, a testimonianza di un rapporto con questo grande ambiente naturale iniziato migliaia di anni fa.

Intorno agli “Occhi di Dio” sono nate nel tempo anche interpretazioni simboliche e racconti legati alla particolare forma delle aperture. È opportuno però distinguere questi aspetti dalla documentazione archeologica: la frequentazione preistorica della grotta è attestata, mentre diverse interpretazioni rituali associate alle aperture appartengono al campo delle ipotesi e delle tradizioni.

Due finestre per leggere l’evoluzione di una grotta

La popolarità degli “Occhi di Dio” ha trasformato Prohodna in una delle cavità più fotografate della Bulgaria: quelle due aperture attirano migliaia di visitatori. Tuttavia, possono diventare uno strumento per raccontare qualcosa di molto più ampio.

Guardandole dal basso si osserva, oltre al curioso gioco della natura, anche il punto in cui superficie e sottosuolo cominciano a incontrarsi, mentre una cavità formatasi nella roccia calcarea continua lentamente la propria evoluzione: il lato di maggiore interesse della Grotta di Prohodna, al di là dello spunto che ha dato il via all’articolo.

Didascalia foto

Gli “Occhi di Dio” visti dall’interno della Grotta di Prohodna, nel complesso carsico di Karlukovo, in Bulgaria. Le due grandi finestre naturali mettono in comunicazione la volta della cavità con la superficie. Foto Franz Maurano.

Fonti

https://eea.government.bg/zpo/en/area.jsp?NEM_Partition=1&areaID=27&categoryID=3

https://www.lukovit.bg/en/national-speleology-center-petar-tranteev

https://visitbulgaria.com/bg/%D0%BF%D0%B5%D1%89%D0%B5%D1%80%D0%B0-%D0%BF%D1%80%D0%BE%D1%85%D0%BE%D0%B4%D0%BD%D0%B0

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  • Súhrn speleo noviniek (43. týždeň 2026)
    🔦 Prehľad speleologických noviniek V Podtatranskej oblasti Kriváňa prebieha intenzívny prieskum jaskyne Belianka, na ktorom sa podieľa aj speleológ Palo Staník [2][3]. Medzinárodná expedícia Mexiko '26 naznačuje aktívny výskum v zahraničí, zatiaľ čo domáce aktivity zahŕňajú dokumentáciu podzemia s viacerými známymi osobnosťami [6][8]. Sk_Speleo FB post 📅 2026-10-18 Facebook Prieskum jaskyne Belianka (Podtatranská oblasť Kriváňa) s Paľom Staníkom 📅 2026-10-16 Facebook Prieskum
     

Súhrn speleo noviniek (43. týždeň 2026)

Od: dankez
Október 19th 2026 at 17:19
Súhrn speleo noviniek (43. týždeň 2026)
🔦 Prehľad speleologických noviniek
V Podtatranskej oblasti Kriváňa prebieha intenzívny prieskum jaskyne Belianka, na ktorom sa podieľa aj speleológ Palo Staník [2][3]. Medzinárodná expedícia Mexiko '26 naznačuje aktívny výskum v zahraničí, zatiaľ čo domáce aktivity zahŕňajú dokumentáciu podzemia s viacerými známymi osobnosťami [6][8].

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  • Soccorso Alpino e Speleologico Umbria: aperte le selezioni per nuovi volontari
    Condividi Candidature fino al 10 novembre 2026 per persone tra 18 e 45 anni con esperienza nelle attività di montagna. Il SASU punta a rafforzare le squadre territoriali, con particolare attenzione alle aree interne della regione Il Soccorso Alpino e Speleologico Umbria (SASU) ha aperto le selezioni per nuovi volontari da inserire nelle proprie squadre territoriali. L’invito è rivolto a persone che praticano alpinismo, speleologia, canyoning e altre attività in ambiente montano e che inten
     

Soccorso Alpino e Speleologico Umbria: aperte le selezioni per nuovi volontari

Október 19th 2026 at 05:00

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Candidature fino al 10 novembre 2026 per persone tra 18 e 45 anni con esperienza nelle attività di montagna. Il SASU punta a rafforzare le squadre territoriali, con particolare attenzione alle aree interne della regione

Il Soccorso Alpino e Speleologico Umbria (SASU) ha aperto le selezioni per nuovi volontari da inserire nelle proprie squadre territoriali.

L’invito è rivolto a persone che praticano alpinismo, speleologia, canyoning e altre attività in ambiente montano e che intendono mettere la propria esperienza a disposizione del sistema di soccorso.

Le candidature sono aperte in tutta l’Umbria e dovranno essere presentate entro il 10 novembre 2026.

I requisiti richiesti

Le selezioni sono rivolte a persone di età compresa tra 18 e 45 anni che possiedano già esperienza e autonomia nella frequentazione dell’ambiente montano.

Tra i requisiti indicati figurano:

  • buona preparazione fisica e resistenza allo sforzo in montagna;
  • sicurezza e autonomia nella progressione su terreno impervio e su tratti esposti;
  • capacità di affrontare semplici passaggi di arrampicata;
  • capacità di effettuare calate in corda doppia;
  • conoscenza e corretto utilizzo dell’attrezzatura individuale di sicurezza;
  • conoscenza del territorio montano umbro;
  • equilibrio e consapevolezza nella valutazione del rischio;
  • attitudine al lavoro di squadra.

A queste capacità tecniche si aggiungono motivazione, disponibilità ad apprendere e soprattutto la possibilità di dedicare tempo alla formazione, all’addestramento e alle attività di soccorso.

Una particolare attenzione alle aree interne

Le candidature possono essere presentate da tutta la regione, ma il SASU ha indicato alcune aree nelle quali è particolarmente importante rafforzare la presenza dei volontari.

Avranno priorità le persone residenti, domiciliate o stabilmente presenti per motivi di lavoro nelle zone del Monte Cucco, del comprensorio eugubino-gualdese e territori limitrofi; Norcia, Cascia e Valnerina; aree interne del Ternano; Media Valle del Tevere.

La presenza di soccorritori che conoscono direttamente questi territori assume particolare importanza negli interventi in zone montane, impervie o difficilmente raggiungibili.

Nel 2025 soccorse e recuperate 225 persone

Il SASU è il servizio regionale umbro del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) e interviene nelle operazioni di soccorso in ambiente montano, impervio e ipogeo.

Tecnici, operatori e personale sanitario – medici e infermieri – garantiscono l’operatività del servizio 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno.

Nel corso del 2025 le squadre del SASU hanno soccorso e recuperato 225 persone nelle aree interne dell’Umbria.

Un’attività che richiede non soltanto preparazione tecnica individuale, ma capacità di operare all’interno di squadre organizzate e disponibilità a mantenere nel tempo un elevato livello di formazione e addestramento.

Come presentare la candidatura

Gli interessati devono inviare la domanda di candidatura accompagnata dal curriculum delle attività svolte in montagna all’indirizzo: selezioni@sasu.it

Il termine per la presentazione delle candidature è fissato al 10 novembre 2026.

Fonti

Soccorso Alpino e Speleologico Umbria – comunicazione sulle selezioni 2026, ripresa dagli enti territoriali umbri.

Comune di Castel Giorgio – Diventa volontario del Soccorso Alpino e Speleologico Umbria: aperte le selezioni per nuovi volontari

https://www.comune.castelgiorgio.tr.it/notizie/2026-selezioni-sasu.html

ANSA Umbria – Il Soccorso alpino e speleologico dell’Umbria cerca nuovi volontari

https://www.ansa.it/umbria/notizie/2026/10/09/il-soccorso-alpino-e-speleologico-dellumbria-cerca-nuovi-volontari_47bd3392-f371-47bc-b168-efbbae511cc8.html

Ed ecco un quadro delle selezioni annunciate pubblicamente, di cui abbiamo parlato fino a d oggi: non pretende di essere esaustivo delle procedure eventualmente attivate dalle singole strutture territoriali del CNSAS.

RegioneTipoData selezioniScadenza candidature
LiguriaSoccorso Speleologico7-8 novembre 202631 ottobre 2026
SiciliaSoccorso Speleologico14-15 novembre 20266 novembre 2026
UmbriaSoccorso Alpino e Speleologicosecondo convocazione10 novembre 2026
Friuli Venezia GiuliaSoccorso Speleologico6-7 febbraio 202710 gennaio 2027

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  • A Genova Julien Riel-Salvatore racconta come l’archeologia può dare nuova vita alle collezioni storiche
    Condividi Lunedì 19 ottobre 2026, all’Università di Genova, l’archeologo dell’Université de Montréal parlerà delle nuove ricerche sui materiali provenienti dal sito neolitico preceramico di Ganj Dareh, in Iran L’incontro, segnalato dall’archeologo Fabio Negrino, è accessibile anche online Tornare su reperti scavati decenni fa utilizzando nuovi metodi e ponendo nuove domande. È questa l’“archeologia dell’archeologia” al centro dell’incontro in programma lunedì 19 ottobre 2026 alle 11.15 all
     

A Genova Julien Riel-Salvatore racconta come l’archeologia può dare nuova vita alle collezioni storiche

Október 18th 2026 at 11:30

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Lunedì 19 ottobre 2026, all’Università di Genova, l’archeologo dell’Université de Montréal parlerà delle nuove ricerche sui materiali provenienti dal sito neolitico preceramico di Ganj Dareh, in Iran

L’incontro, segnalato dall’archeologo Fabio Negrino, è accessibile anche online

Tornare su reperti scavati decenni fa utilizzando nuovi metodi e ponendo nuove domande. È questa l’“archeologia dell’archeologia” al centro dell’incontro in programma lunedì 19 ottobre 2026 alle 11.15 all’Università degli Studi di Genova.

Ospite degli InPrA – Incontri di Preistoria e Antropologia sarà Julien Riel-Salvatore, professore ordinario in archeologia preistorica presso il Département d’anthropologie dell’Université de Montréal, in Canada.

Il titolo dell’incontro è “L’archeologia dell’archeologia: dare nuova vita alle collezioni storiche provenienti dal sito neolitico preceramico di Ganj Dareh (Iran)”.

Un importante sito del Neolitico preceramico sui monti Zagros

Ganj Dareh è un sito archeologico situato sui monti Zagros, nell’Iran occidentale, a circa 1.400 metri di quota.

Le sue testimonianze appartengono alle prime fasi del Neolitico e sono particolarmente importanti per lo studio delle trasformazioni economiche e sociali che accompagnarono il passaggio verso nuove forme di sussistenza e allevamento.

Il sito ha restituito importanti testimonianze relative alle prime fasi della domesticazione della capra, risalenti a circa 10.000 anni fa, oltre a strutture in mattoni crudi e numerosi reperti legati alla vita delle comunità neolitiche.

L’incontro genovese affronta anche una questione importante per l’archeologia contemporanea: quanto possono ancora raccontare le collezioni provenienti da scavi effettuati molti anni fa?

Nuove tecniche analitiche, nuovi approcci e nuove domande consentono infatti di tornare sui reperti conservati nei musei e nelle università e ottenere informazioni che non erano disponibili al momento degli scavi: archeologia dell’archeologia”, appunto.

Julien Riel-Salvatore

Julien Riel-Salvatore è professore ordinario in archeologia preistorica presso il Département d’anthropologie dell’Université de Montréal.

La sua attività scientifica riguarda la preistoria e l’archeologia, con particolare attenzione allo studio dei comportamenti umani e delle trasformazioni culturali delle società preistoriche.

Nel capoluogo ligure mostrerà come materiali già scavati e studiati possano essere nuovamente interrogati attraverso gli strumenti e le prospettive della ricerca contemporanea: anche in archeologia – è una battuta- non si butta via niente, come a Genova.

A segnalare l’appuntamento è Fabio Negrino, archeologo dell’Università di Genova, speleologo, e professore di Preistoria e Protostoria presso il DAFIST: svolge da anni attività di ricerca sul Paleolitico e sulla preistoria, con particolare attenzione anche ai siti della Liguria.

Il suo nome è legato, tra l’altro, alle ricerche archeologiche condotte all’Arma delle Manie, nel Finalese, importante sito per lo studio delle frequentazioni neandertaliane.

L’appuntamento, come abbiamo accennato, fa parte di InPrA – Incontri di Preistoria e Antropologia ed è proposto nell’ambito della Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Genova, con il coinvolgimento di DAFIST-DIRAAS e del Corso di laurea triennale in Conservazione dei Beni Culturali.

Per : partecipare:

  • l’incontro si terrà lunedì 19 ottobre 2026 alle ore 11.15, nell’Aula 8, Via Balbi 2, Genova
  • È previsto il collegamento anche online attraverso Microsoft Teams: per gli utenti dell’Università di Genova il codice di accesso è kd44zmo; gli altri interessati possono richiedere l’accesso scrivendo a Fabio Negrino:
    fabio.negrino@unige.it

    FONTI
  • Post social Fabio Negrino
  • Locandina InPrA – Università degli Studi di Genova, Scuola di Scienze Umanistiche, DAFIST-DIRAAS
  • https://www.iranicaonline.org/articles/neolithic-age-in-iran

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  • Grotte come laboratori naturali: a Cagliari il confronto tra speleologia, ricerca e didattica
    Condividi Il 22 ottobre 2026, nella Cittadella universitaria di Monserrato, un seminario riunirà studiosi e speleologi. Dall’ecologia dei geotritoni alla preistoria, le grotte come laboratori naturali collegano discipline diverse. Il caso della Grotta di Bossea mostra come queste ricerche possano svilupparsi nel tempo. Il seminario di Monserrato sulle grotte e le scienze naturali Giovedì 22 ottobre 2026, alle 15.00, l’Aula 16 della Cittadella universitaria di Monserrato ospiterà il seminar
     

Grotte come laboratori naturali: a Cagliari il confronto tra speleologia, ricerca e didattica

Október 18th 2026 at 08:00

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Il 22 ottobre 2026, nella Cittadella universitaria di Monserrato, un seminario riunirà studiosi e speleologi. Dall’ecologia dei geotritoni alla preistoria, le grotte come laboratori naturali collegano discipline diverse. Il caso della Grotta di Bossea mostra come queste ricerche possano svilupparsi nel tempo.

Il seminario di Monserrato sulle grotte e le scienze naturali

Giovedì 22 ottobre 2026, alle 15.00, l’Aula 16 della Cittadella universitaria di Monserrato ospiterà il seminario “Le Grotte e le Scienze Naturali: Attualità e Prospettive, tra Ricerca e Didattica”. L’appuntamento coinvolge il corso di laurea in Scienze Ambientali e Naturali dell’Università di Cagliari e il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano, GSAGS.

Il programma mette in relazione esplorazione, geologia, biologia, fisiologia umana e studio della preistoria. Al centro c’è un approccio comune: considerare le grotte come laboratori naturali, nei quali osservare processi attuali e leggere le tracce del passato.

L’incontro si aprirà con i saluti e l’introduzione. Alle 15.15 interverrà Nicola Sitzia, presidente del GSAGS, con “50 anni di GSAGS!”. Il cinquantenario del gruppo offrirà il punto di partenza per affrontare il rapporto tra attività associativa, conoscenza del territorio e ricerca speleologica.

Speleologia scientifica: dispendio energetico ed esplorazione geologica

Alle 15.35 Giorgia Antoni, del GSAGS, presenterà “Il dispendio energetico in ambiente ipogeo: risultati di ricerca e nuove prospettive per la speleologia scientifica”. L’intervento porterà nel seminario il tema dell’impegno fisico richiesto dalla frequentazione delle cavità e del suo studio attraverso la ricerca.

Alle 15.55 seguirà Giovanni De Falco, indicato nel programma con le affiliazioni CNR e UNICA e come presidente della Federazione Speleologica Sarda. Il suo contributo, “Grotte senza geologi, geologi senza grotte: il rapporto tra esplorazione speleologica e conoscenza geologica”, affronterà il collegamento tra osservazione diretta del sottosuolo e interpretazione scientifica.

L’accostamento dei due interventi amplia il significato della speleologia scientifica. La grotta è sia ambiente di indagine sia luogo nel quale studiare l’attività umana necessaria a condurre esplorazioni e misure.

Chirotteri, biospeleologia e geotritoni nel programma di Cagliari

Alle 16.15 Alessandro Donato, laureato in Scienze Naturali all’Università di Cagliari, parlerà di “Bioacustica applicata al monitoraggio dei Chirotteri: biologia, abitudini comportamentali e metodi di studio”. Il programma proseguirà alle 16.35 con Andrea Rinaldi, UNICA e GSAGS, che proporrà un’“Introduzione alla biospeleologia”.

Alle 16.55 Alessio Mereu, della Federazione Speleologica Sarda, presenterà “La Commissione Biospeleologica della Federazione Speleologica Sarda e lo studio dell’ecologia dei geotritoni in Sardegna”. Questi contributi porteranno l’attenzione sugli organismi che frequentano o popolano gli ambienti sotterranei e sui metodi impiegati per conoscerli.

Il rapporto tra speleologi e specialisti della fauna ha anche una ricaduta nella conservazione. Tutela Pipistrelli dedica una propria sezione alla collaborazione con il mondo speleologico, collegando la protezione dei chirotteri alla tutela delle cavità che li ospitano.[1]

Preistoria e cavità naturali: l’intervento conclusivo

Alle 17.15 Vitale Sparacello, dell’Università di Cagliari, interverrà su “L’utilizzo antropico delle cavità naturali nella preistoria: note bioantropologiche”. La discussione e le conclusioni sono previste alle 17.35.

L’intervento completerà un percorso che passa dai processi geologici agli organismi viventi, fino alla presenza umana nel passato. Le grotte come laboratori naturali comprendono infatti anche archivi sedimentari e biologici utili alla ricostruzione degli ambienti e delle frequentazioni preistoriche. Un esempio è Grotta Mora Cavorso, nel Lazio, dove lo studio di pollini e carboni ha contribuito a ricostruire l’evoluzione della vegetazione tra le fasi finali del Pleistocene e l’Olocene.[2]

La locandina riporta il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Cagliari. Compaiono inoltre la Federazione Speleologica Sarda e Sentieri nel Buio. Per informazioni sono indicati l’indirizzo rinaldi@unica.it e il numero 347 9933912.

Relazione di approfondimento: grotte come laboratori naturali per la ricerca scientifica

Dall’acqua al microclima, dalla biodiversità agli archivi del clima antico: le cavità consentono osservazioni interdisciplinari. La Grotta di Bossea, in Piemonte, offre un esempio di ricerca continuativa fondata su monitoraggi, collaborazione tra enti e attività speleologica.

Grotte come laboratori naturali: un sistema aperto da osservare

Definire le grotte come laboratori naturali significa riconoscere che al loro interno si possono studiare processi nel contesto in cui avvengono. Acqua, roccia, atmosfera e organismi interagiscono nello stesso ambiente. Le misure raccolte permettono di analizzare queste relazioni, invece di esaminare soltanto campioni separati dal luogo di origine.[3][4]

Molti settori profondi presentano oscillazioni termiche attenuate rispetto alla superficie. Questa relativa stabilità facilita alcune osservazioni di lungo periodo. Non equivale a immobilità: ventilazione, infiltrazione, piene e scambi gassosi continuano a modificare il sistema. La ricerca sul microclima ipogeo studia proprio il rapporto tra condizioni interne e sollecitazioni esterne.[4]

Il valore scientifico della cavità nasce quindi dall’incontro tra continuità e variazione. Un ambiente relativamente stabile permette di riconoscere segnali deboli. Gli eventi di pioggia e le variazioni stagionali mostrano invece come il sistema risponde al cambiamento. A Bossea, questo approccio collega le misure del torrente alle precipitazioni, alle temperature e alla composizione delle acque.[3]

Idrogeologia carsica: seguire l’acqua dentro la montagna

Le grotte offrono punti di accesso alle circolazioni sotterranee. Consentono di osservare corsi d’acqua, stillicidi e afflussi laterali, mettendo in relazione i diversi contributi che alimentano un acquifero. Nel laboratorio di Bossea le ricerche comprendono sia i grandi condotti sia i drenaggi minori e i circuiti impostati sulle fratture delle rocce.[3]

Le indagini combinano misure fisiche e chimiche con lo studio dell’assetto geologico. Le marcature mediante traccianti ottici o chimici aiutano a ricostruire i collegamenti idrici. Il monitoraggio continuativo permette poi di confrontare il comportamento dei diversi punti di misura durante le fasi di piena e di magra.[3]

Questo insieme di osservazioni chiarisce una distinzione importante. Il torrente visibile rappresenta soltanto una parte del sistema. Una quota dell’alimentazione può provenire da percorsi meno evidenti, ma significativi nel bilancio complessivo. A Bossea, i circuiti minori nelle rocce fratturate contribuiscono alla portata soprattutto nelle stagioni secche.[3]

Le grotte come laboratori naturali consentono così di passare dalla descrizione di una galleria alla comprensione del funzionamento di un acquifero. L’esplorazione individua i luoghi da osservare. Le misure permettono di interpretarli.[3]

Microclima delle grotte: temperatura, ventilazione e anidride carbonica

La meteorologia ipogea studia le condizioni dell’atmosfera sotterranea e i suoi scambi con l’esterno. Tra i parametri osservati figurano temperatura, pressione, umidità relativa, direzione e velocità delle correnti d’aria. Anche evaporazione e condensazione partecipano al funzionamento dell’ambiente.[3]

La concentrazione di anidride carbonica aggiunge un’altra dimensione. A Bossea viene studiata in relazione sia alla presenza umana sia al regime del torrente. L’osservazione congiunta dei parametri aiuta a distinguere fenomeni che, considerati separatamente, potrebbero apparire simili.[3]

Nelle cavità frequentate dal pubblico, il monitoraggio sostiene anche la gestione. Le ricerche sull’aria di grotta analizzano infatti gli effetti della frequentazione e dell’illuminazione artificiale sulle condizioni ambientali e sulle comunità microbiche. Il laboratorio naturale diventa così anche un luogo nel quale valutare il rapporto tra fruizione e conservazione.[4]

Speleotemi e paleoclima: le concrezioni come archivi ambientali

Stalattiti, stalagmiti e colate sono speleotemi: depositi minerali che possono conservare informazioni sulle condizioni nelle quali si sono formati. Le stalagmiti sono particolarmente utilizzate nelle ricostruzioni paleoclimatiche. Possono crescere per migliaia di anni, essere datate e fornire sequenze ambientali ad alta risoluzione.[5]

La loro composizione dipende dall’acqua che raggiunge la grotta. Questa risente delle precipitazioni, della temperatura, della vegetazione e dei processi che avvengono lungo il percorso di infiltrazione. Gli isotopi stabili dell’ossigeno e del carbonio, insieme agli elementi in traccia, costituiscono alcuni dei principali indicatori studiati.[5]

Un indicatore climatico non è una registrazione diretta e isolata della temperatura. Il segnale deriva da più processi collegati. Per interpretarlo servono cronologie affidabili e conoscenza del contesto ambientale. La rete di laboratori del CNR comprende preparazione di microcampioni, analisi isotopiche, studio degli elementi in traccia e datazioni uranio-torio.[5][6]

La Grotta di Ernesto, nell’Italia nordorientale, offre un esempio concreto. Uno studio sulla stalagmite ER 76 ha combinato isotopi stabili, spessore delle lamine, radiocarbonio e datazioni delle serie dell’uranio per esaminare la variabilità climatica dell’Olocene. Il lavoro mostra come più metodi concorrano alla lettura di uno stesso archivio.[7]

Biospeleologia: biodiversità e relazioni ecologiche nel sottosuolo

La biospeleologia studia gli organismi degli ambienti sotterranei e le loro relazioni con l’habitat. Le ricerche comprendono inventari faunistici, identificazione delle specie, distribuzione geografica e cicli vitali. La conoscenza della fauna acquista maggiore significato quando viene collegata alle condizioni fisiche e idrologiche della cavità.[3]

Bossea documenta questo percorso. Le ricerche biologiche furono presenti fin dalle prime fasi del laboratorio. Un inventario del 1991 riportava 50 specie animali. Le indagini successive ampliarono il quadro e portarono anche all’identificazione di specie nuove per la scienza. Questi dati descrivono tappe della ricerca, non un censimento definitivo della biodiversità attuale.[3]

La continuità delle osservazioni conta quanto la singola scoperta. Il laboratorio permette infatti di tornare negli stessi ambienti e approfondire aspetti differenti del popolamento. Lo studio dei cicli vitali dei coleotteri ipogei, documentato nella storia di Bossea, mostra come la ricerca possa andare oltre il semplice elenco delle presenze.[3]

Microbiologia delle grotte: minerali, comunità e ricerca applicata

Le cavità ospitano comunità microbiche che partecipano ai cicli degli elementi e alle trasformazioni dei minerali. La ricerca combina osservazioni ambientali, colture e strumenti molecolari. Questi approcci permettono di esaminare sia gli organismi coltivabili sia componenti delle comunità difficili da studiare con i soli metodi tradizionali.[4]

La microbiologia sotterranea riguarda anche la conservazione. Frequentazione e illuminazione possono modificare gli equilibri delle comunità presenti. Studiare tali variazioni aiuta a comprendere l’effetto delle attività umane sull’ecosistema e sulle superfici della grotta.[4]

Un ulteriore settore è la ricerca di sostanze e funzioni biologiche utilizzabili in ambito biotecnologico. Le revisioni scientifiche descrivono il microbioma delle grotte come un campo di indagine ancora ampio. Il potenziale applicativo richiede sperimentazione e va accompagnato da pratiche di campionamento sostenibili. Non coincide automaticamente con la disponibilità di prodotti o terapie.[8]

Chirotteri e geotritoni: ricerca scientifica e tutela degli habitat

Il seminario di Monserrato dedicherà spazio alla bioacustica dei chirotteri e all’ecologia dei geotritoni sardi. I due temi introducono organismi differenti e metodi di studio specifici. Condividono l’attenzione al rapporto tra presenza animale e caratteristiche dell’ambiente frequentato.

Per i pipistrelli, la collaborazione tra speleologi e chirotterologi consente di collegare le osservazioni raccolte durante l’attività in grotta alle competenze degli specialisti. Tutela Pipistrelli indica questa collaborazione come una risorsa per la conoscenza e la protezione delle cavità.[1]

La ricerca deve inoltre considerare i periodi sensibili del ciclo biologico. Nei siti di svernamento il disturbo può provocare risvegli e consumo delle riserve energetiche. La conservazione degli animali entra quindi nella pianificazione della frequentazione e delle attività di osservazione.[9]

Archeologia e bioantropologia: le grotte conservano la storia umana

Le cavità possono custodire sedimenti, resti animali e umani, carboni e pollini. L’interesse scientifico non riguarda soltanto i singoli reperti. Conta il contesto stratigrafico, cioè la posizione dei materiali e il loro rapporto con gli strati che li contengono. Lo studio integrato permette di collegare la frequentazione umana all’evoluzione dell’ambiente.[2]

A Grotta Mora Cavorso, sui Monti Simbruini, l’analisi dei pollini e dei carboni è stata affiancata allo studio della vegetazione attuale. Il confronto ha contribuito alla ricostruzione del paesaggio tra Pleistocene finale e Olocene, in una cavità con un patrimonio preistorico paleontologico e antropologico.[2]

Questo esempio chiarisce il collegamento con l’intervento di Vitale Sparacello. La bioantropologia si inserisce in una ricerca che mette insieme storia delle popolazioni, uso degli spazi e condizioni ambientali.

Grotta di Bossea: dal 1969 un laboratorio carsologico sotterraneo

La Grotta di Bossea si trova in Val Corsaglia, nel comune di Frabosa Soprana, in provincia di Cuneo. L’ingresso è a 836 metri di quota. La parte inferiore fu attrezzata per le visite nel 1874. Nel 1969 venne istituita la Stazione Scientifica, poi sviluppata nel Laboratorio Carsologico Sotterraneo di Bossea.[10]

La struttura nacque dall’iniziativa di soci del Gruppo Speleologico Alpi Marittime del CAI di Cuneo. Alle prime attrezzature seguirono strumenti e programmi più articolati. La collaborazione continuativa con il Politecnico di Torino iniziò nel 1981 e contribuì all’ampliamento delle indagini.[3]

Il quadro descritto dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente nel 2024 vede la Struttura Operativa Bossea del CAI Centrale collaborare con il DIATI del Politecnico di Torino, ARPA Piemonte, ARPA Valle d’Aosta e INRiM. Le attività comprendono idrogeologia carsica, meteorologia ipogea, radioattività naturale e biospeleologia.[10]

Bossea rappresenta dunque un esempio di interdisciplinarità costruita attraverso una sede permanente. Lo stesso sistema sotterraneo permette di osservare fenomeni diversi, mantenendo una base comune di dati ambientali.[3][10]

Idrogeologia di Bossea: grandi condotti e circuiti nelle fratture

Il sistema di Bossea presenta condizioni utili allo studio di differenti forme di drenaggio. Le osservazioni riguardano il collettore principale, le acque percolanti e gli apporti minori. Le rocce fratturate che circondano i calcari partecipano alla circolazione e contribuiscono all’alimentazione del sistema.[3]

Le ricerche hanno progressivamente integrato stazioni di misura distribuite in punti diversi della cavità. L’automazione permette acquisizioni continuative anche nei settori meno accessibili. Il Politecnico ha inoltre sviluppato la trasmissione di dati verso un elaboratore esterno consultabile via web.[3]

La serie temporale diventa parte essenziale dell’esperimento naturale. Una misura descrive un momento. Una sequenza di misure permette di seguire l’evoluzione del fenomeno e confrontarla con piogge, variazioni di portata e caratteristiche chimiche delle acque.[3]

Radon a Bossea: un tracciante degli scambi tra rocce, acqua e aria

Uno degli indirizzi di ricerca più caratteristici di Bossea riguarda il radon. Questo gas radioattivo naturale può passare dalle rocce alle acque e all’atmosfera della grotta. Le sue variazioni aiutano a studiare i meccanismi di generazione, trasporto e scambio nel sistema sotterraneo.[10]

A Bossea il quadro geologico permette di esaminare sia l’emissione dalle rocce sia il trasporto attraverso l’acqua. La successiva liberazione del gas nell’atmosfera collega il circuito idrico alla ventilazione della cavità. La lettura del dato richiede quindi il confronto con le condizioni meteorologiche e idrologiche.[3]

Scintilena ha dedicato a questa attività un approfondimento sulla collaborazione tra CAI, Politecnico e agenzie ambientali. Le conoscenze prodotte hanno interesse anche per la prevenzione sanitaria, con gli adattamenti necessari ai diversi contesti territoriali.[10][11]

Strumenti e qualità dei dati nei laboratori sotterranei

Un laboratorio in grotta richiede strumenti capaci di funzionare in condizioni impegnative. L’umidità e la condensa possono interferire con le apparecchiature. La continuità delle misure dipende quindi anche da alimentazione elettrica, manutenzione e verifica delle catene di acquisizione.[10]

Un intervento descritto da SNPA nel febbraio 2024 documenta concretamente questo lavoro a Bossea. Gli operatori ripristinarono strumenti danneggiati dalla condensa e confrontarono differenti sistemi per misurare il radon nell’acqua. Furono impiegati un dispositivo di degassificazione realizzato dai tecnici ARPA e campioni sigillati destinati alle analisi di laboratorio.[10]

Il confronto tra misure indipendenti costituisce parte della ricerca. Permette di verificare che le variazioni registrate appartengano al fenomeno studiato e non dipendano dal sistema di rilevamento. È un passaggio essenziale per trasformare l’osservazione in un risultato scientificamente utilizzabile.[10]

Didattica e volontariato: il laboratorio naturale come luogo di formazione

La storia di Bossea mette in relazione competenze scientifiche e attività volontaria. Gli operatori del CAI hanno contribuito all’installazione, alla manutenzione e al funzionamento del laboratorio. Le collaborazioni con università ed enti hanno ampliato strumenti, metodi e possibilità di interpretazione.[3]

Alla ricerca si sono affiancati convegni, pubblicazioni e corsi rivolti a docenti e operatori naturalistici. Il laboratorio ha così sviluppato una funzione didattica, oltre a quella di raccolta dei dati. La conoscenza prodotta nel sottosuolo è stata trasferita attraverso formazione e divulgazione.[3]

Il seminario del 22 ottobre a Monserrato si inserisce in questa relazione tra ricerca e didattica. Il programma porta nello stesso incontro esperienza associativa, scienze della Terra, studio degli organismi e bioantropologia. L’esempio di Bossea mostra come questo dialogo possa tradursi in osservazioni continuative, strumenti condivisi e formazione scientifica.

Fonti: programma del seminario e documentazione scientifica


Fonti
[1] La sezione speleo | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/la-sezione-speleo/
[2] Pollen record of the Late Pleistocene–Holocene stratigraphic sequence and current plant biodiversity from Grotta Mora Cavorso (Simbruini Mountains, Central Italy) https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9643123/
[3] Il laboratorio carsologico della grotta di Bossea https://csc.cai.it/il-laboratorio-carsologico-della-grotta-di-bossea/
[4] insights prehistoric caves can offer to our modern-day understanding https://link.springer.com/article/10.1007/s44274-025-00276-w
[5] Aree Tematiche – Cnr-Isp https://www.isp.cnr.it/index.php/it/earth/itemlist/category/53-aree-tematiche
[6] Speleotemi Archivi – CNR Paleoclima https://www.paleoclima.cnr.it/keyword-laboratorio/speleotemi/
[7] Holocene climate variability in north-eastern Italy: potential influence of the NAO and solar activity recorded by speleothem data https://cp.copernicus.org/articles/8/1367/2012/cp-8-1367-2012.pdf
[8] Microbiome of caves for bioprospecting: a critical review https://journal.hep.com.cn/smab/EN/10.1007/s43393-024-00322-3
[9] Bat Week 2026: dal 24 al 31 ottobre i pipistrelli al centro della tutela delle grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/bat-week-2026-dal-24-al-31-ottobre-i-pipistrelli-al-centro-della-tutela-delle-grotte/10/15/
[10] Le ARPA e gli studi nella Grotta di Bossea – SNPA https://www.snpambiente.it/notizie/snpa/arpa-piemonte/le-arpa-e-gli-studi-nella-grotta-di-bossea/
[11] Grotta di Bossea: ARPA e CAI insieme per la ricerca sul radon https://www.scintilena.com/grotta-di-bossea-arpa-e-cai-insieme-per-la-ricerca-sul-radon/02/17/
[13] La Nostra Storia – CAI BOSSEA https://organizzazione.cai.it/struttura-operativa-bossea/chi-siamo/la-nostra-storia/
[14] Study of a complex karst system feeding: the case of Bossea cave https://www.semanticscholar.org/paper/dc6a048a3af6e51cc739d94c137a1af09255b07a
[15] STUDIO IDROGEOCHIMICO SUL CONTENUTO DI LANTANIDI NELLE ACQUE SOTTERRANEE https://www.semanticscholar.org/paper/44d228f6bfbc5baff1ba8582cefc2ad4f070e1bd
[16] Analisi delle concentrazioni di radon rilevate nella Grotta di Bossea … https://webthesis.biblio.polito.it/30350/
[17] Three pillars of sustainability in the wake of COVID-19: A systematic review and future research agenda for sustainable development https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8580193/
[18] Quei giovani degli anni 60 stregati dai segreti delle Grotte di Bossea https://www.lastampa.it/cuneo/2026/10/16/news/quei_giovani_degli_anni_60_stregati_dai_segreti_delle_grotte_di_bossea-15767305/
[19] An Integrated Approach for the Environmental Characterization of a Wide Potentially Contaminated Area in Southern Italy https://www.mdpi.com/1660-4601/14/7/693/pdf
[20] Aste di ottobre in Italia e all’estero – Finestre sull’Arte https://www.finestresullarte.info/mercato/aste-settimana-15-21-ottobre-2026
[21] An urban biorefinery for food waste and biological sludge conversion into polyhydroxyalkanoates and biogas. https://zenodo.org/record/3784607/files/Moretto%20Watres%202020%20-%201-s2.0-S0043135419311455-main.pdf
[22] Roma, dal 16 al 22 ottobre una settimana tra arte … https://www.lextra.news/roma-eventi-musei-mostre-visite-guidate-16-22-ottobre-2026/
[23] Temporary dense seismic network during the 2016 Central Italy seismic emergency for microzonation studies https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6761093/
[24] Un ottobre da record tra Parigi e New York: Monet guida le … https://insideart.eu/2026/10/16/un-ottobre-da-record-tra-parigi-e-new-york-monet-guida-le-vendite-la-lamborghini-miura-conquista-i-collezionisti/
[25] dal laboratorio sotterraneo alla fauna – Grotta di Bossea https://www.grottadibossea.com/esplora-la-grotta
[26] [PDF] Assetto geologico ed idrogeologico del Sistema Carsico di Bossea … https://iris.polito.it/retrieve/handle/11583/2869389/e384c434-c18b-d4b2-e053-9f05fe0a1d67/Assetto_Vigna%20Bossea%202020_.pdf
[27] [PDF] Fauna ipogea del sistema sotterraneo di Bossea e recenti ricerche https://iris.polito.it/retrieve/handle/11583/2938432/550877/Fauna%20ipogea%20min.pdf
[28] L’autunno a Roma con nuove mostre, visite guidate e la … https://www.revenews.it/cultura/2026/10/14/roma-eventi-culturali-16-22-ottobre-2026/
[29] Eventi astronomici 2026/2027: date e calendario del cielo https://www.sterngucker.de/it/eventi-astronomici/
[30] Notizie ed Eventi CNR https://dta.cnr.it/outreach/notizie-ed-eventi/
[31] Between history, work and passion: medieval castle, mud volcanoes and Ferrari https://iris.unimore.it/bitstream/11380/1067632/1/2015Sciarraetal.GFTsalse.pdf
[32] Carbonati biogenici Archivi – CNR Paleoclima https://www.paleoclima.cnr.it/keyword-laboratorio/carbonati-biogenici/
[33] Olimpiadi delle Scienze, brillano gli studenti di Genzano e Velletri https://www.castellinotizie.it/2026/03/28/olimpiadi-delle-scienze-brillano-gli-studenti-di-genzano-e-velletri-vailati-e-landi-tra-i-migliori-del-lazio/
[34] Analitico Archivi – CNR Paleoclima https://www.paleoclima.cnr.it/categoria-laboratorio/analitico/
[35] Biospeleologia, 445 specie in 16 grotte brasiliane: la biodiversità si decide nei microhabitat – Scintilena https://www.scintilena.com/biospeleologia-445-specie-in-16-grotte-brasiliane-la-biodiversita-si-decide-nei-microhabitat/10/13/
[36] Autunno dei pipistrelli https://valtellinamobile.it/autunno-dei-pipistrelli/
[37] Microfossili Archivi – CNR Paleoclima https://www.paleoclima.cnr.it/keyword-laboratorio/microfossili/
[38] Analisi elementare Archivi – CNR Paleoclima https://www.paleoclima.cnr.it/keyword-laboratorio/analisi-elementare/
[39] Biomarker Archivi – CNR Paleoclima https://www.paleoclima.cnr.it/keyword-laboratorio/biomarker/
[40] Suoli e sedimenti Archivi – CNR Paleoclima https://www.paleoclima.cnr.it/keyword-laboratorio/suoli-e-sedimenti/
[41] Microrganismi delle grotte e gas serra: il clima passa anche dal sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/microrganismi-delle-grotte-e-gas-serra-il-clima-passa-anche-dal-sottosuolo/10/13/
[42] Speleologia e ricerca scientifica: le grotte come laboratori naturali … https://www.scintilena.com/speleologia-e-ricerca-scientifica-le-grotte-come-laboratori-naturali-per-decine-di-discipline/03/11/
[43] Guano di pipistrelli al Camino del Hierro: la ricerca collega … https://www.scintilena.com/guano-di-pipistrelli-al-camino-del-hierro-la-ricerca-collega-salute-pubblica-e-tutela-delle-grotte/10/13/
[44] Classificazione genetica, caratteri petrologici distintivi e valori isotopici correlati di calcari incrostanti deposti da acque scorrenti (Travertini – Calcareous Tufa – Speleotemi) http://www.socgeol.it/792/rend_online_soc_geol_it_vol_27_2013_doi_10_3301_rol_2013_17.html
[45] Ricostruzioni paleoclimatiche e paleoambientali da concrezioni di grotta https://www.semanticscholar.org/paper/fc4da3f82dad26d4e0ca2cc14d26e56f13ddb345
[46] Microbiome of caves for bioprospecting: a critical review – OUCI https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/lebR1WJ9/
[47] The Cave Environment – jstor https://www.jstor.org/stable/1727057
[48] Pollen-based reconstruction of Holocene vegetation and climate in Southern Italy: the case of Lago di Trifoglietti https://www.clim-past.net/8/1973/2012/cp-8-1973-2012.pdf
[49] [PDF] WORKSHOP – CNR Solar http://eprints.bice.rm.cnr.it/19020/1/Voume%20abstract%20Workshop%20paleoclima%20aggiornato.pdf
[50] The last 7 millennia of vegetation and climate changes at Lago di Pergusa (central Sicily, Italy) https://cp.copernicus.org/articles/9/1969/2013/cp-9-1969-2013.pdf
[51] Il Consiglio Direttivo | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/il-consiglio-direttivo/
[52] Contrasting patterns of climatic changes during the Holocene across the Italian Peninsula reconstructed from pollen data https://cp.copernicus.org/articles/9/1233/2013/cp-9-1233-2013.pdf
[53] Burst-like swarms in the Campi Flegrei caldera accelerating unrest from 2021 to 2024 https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11814350/
[54] Contenuti_italiano – Cnr-Isp https://www.isp.cnr.it/index.php/it/chi-siamo/storia/itemlist/category/1-contenuti-italiano?start=336
[55] Informazioni ipogee | aggrottiamoci https://aggrottiamoci.com/informazioni-ipogee/
[56] LINK SITI – Circolo Speleologico Romano https://www.circolospeleologicoromano.it/csr/collegamenti-esterni
[57] Vuoi fare il volontario per i pipistrelli a Roma? – Scintilena https://www.scintilena.com/vuoi-fare-il-volontario-per-i-pipistrelli-a-roma/05/12/
[58] [PDF] primo convegno italiano sul recupero e la riabilitazione dei chirotteri http://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2015/10/Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf
[59] From the Alps to the Arctic, the Politecnico Di Torino Guides Research Towards Zero Emission Scientific Bases https://ground.news/article/from-the-alps-to-the-arctic-the-politecnico-di-torino-guides-research-towards-zero-emission-scientific-bases
[60] RomaNatura dedica il calendario 2014 alle Secche di Tor Paterno https://www.tutelapipistrelli.it/2013/12/06/romanatura-dedica-il-calendario-2014-alle-secche-di-tor-paterno/
[61] Emergenza nel Mondo dei Pipistrelli: Tutela Pipistrelli Chiede Aiuto … https://www.scintilena.com/emergenza-nel-mondo-dei-pipistrelli-tutela-pipistrelli-chiede-aiuto-ai-cittadini/07/28/

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Speleoarcheologia, Lamalunga e Digital Twin: a Bari la tutela collega grotte e paesaggio

Október 18th 2026 at 07:00

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Rilievi 3D, GIS e conservazione al centro di MetroArchaeo 2026: la speleoarcheologia di Lamalunga e lo studio delle orme di dinosauro indicano strumenti condivisi per documentare il patrimonio pugliese.

MetroArchaeo 2026: dalla speleoarcheologia di Lamalunga ai siti con orme fossili

La speleoarcheologia, i modelli digitali e la gestione dei dati territoriali entrano nel confronto sulla conservazione del patrimonio pugliese. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari ha partecipato a MetroArchaeo 2026 con due contributi. Il primo riguarda il sistema carsico di Lamalunga. Il secondo affronta la diagnostica conservativa dei siti con impronte di dinosauro del territorio barese.

Il convegno internazionale IMEKO TC26, dedicato alla metrologia applicata all’archeologia e ai beni culturali, si è svolto a Bari dal 14 al 16 ottobre 2026. Il suo campo di lavoro comprende produzione, interpretazione e affidabilità delle misure. Tra i temi figurano diagnostica non distruttiva, geomatica, modellazione tridimensionale e gestione digitale delle informazioni. [web:4]

I due lavori della Soprintendenza condividono una prospettiva operativa. La documentazione scientifica viene organizzata per sostenere il monitoraggio, riconoscere le vulnerabilità e orientare la conservazione. Le testimonianze studiate restano differenti per età, natura e ambiente. Il collegamento riguarda gli strumenti di conoscenza e tutela.

Lamalunga e Uomo di Altamura: la speleoarcheologia considera l’intero sistema carsico

Il contributo “From Neanderthal to Landscape: Protection Strategies and Digital Twin Approaches for the Lamalunga Cave System (Altamura – Apulia, Southern Italy)” presenta una ricerca multidisciplinare. Il lavoro parte dall’Uomo di Altamura e amplia l’indagine alla grotta e al paesaggio circostante.

Gli autori sono F.R. Paolillo, E. Dellù, C. Annese, F. Banfi, D. Blanco, S. Urbini, I. Nicolosi, T. Rinaldi, A. Quagliariello, S. Sivilli, A. Tenore e I. Fiore.

Il fossile fu scoperto il 3 ottobre 1993 nella grotta di Lamalunga, durante esplorazioni speleologiche. Gli studi morfologici e paleogenetici lo attribuiscono a Homo neanderthalensis. Le ricerche collocano l’individuo in un intervallo generalmente indicato fra circa 172.000 e 130.000 anni fa. La cronologia deriva anche dalle datazioni delle concrezioni carbonatiche associate ai resti. [web:38][web:46]

Per la speleoarcheologia, Lamalunga mostra quanto sia importante conservare il rapporto fra reperto e ambiente. Le ossa sono inglobate nelle concrezioni. La loro posizione, i sedimenti e la geometria degli spazi concorrono alla ricostruzione del contesto. La cavità che ospita lo scheletro richiede tecniche speleologiche per essere raggiunta. [web:40]

Digital Twin e rilievi 3D per la conservazione di Lamalunga

Il progetto presentato a MetroArchaeo integra rilievi tridimensionali, indagini scientifiche e approcci Digital Twin. L’obiettivo è collegare conoscenze diverse e sviluppare strumenti per il monitoraggio dell’intero sistema.

Un gemello digitale applicato al patrimonio non coincide con una semplice immagine tridimensionale. È un ambiente informativo che può associare geometrie, documentazione, analisi e aggiornamenti. Nel quadro scientifico del convegno, questi strumenti sono collegati alla manutenzione, alla conservazione preventiva e alla valutazione degli interventi. [web:8]

Lamalunga possiede già una storia di documentazione digitale. Un lavoro pubblicato nel 2004 descriveva il rilievo topografico tridimensionale dei resti e delle loro relazioni spaziali. Nel 2023, uno studio su Communications Biology ha ricostruito virtualmente il cranio mediante laser scanning e fotogrammetria. Le parti non direttamente osservabili furono acquisite con una fotocamera montata su una sonda. [web:44][web:40]

Queste esperienze mostrano una funzione concreta della documentazione 3D. Le tecnologie consentono di studiare dettagli difficili da raggiungere e di confrontare dati senza dover osservare ogni volta direttamente tutte le superfici. [web:40]

GIS e impronte di dinosauro: la tutela della rete dei siti baresi

Il secondo contributo è il poster “GIS-Based Conservation Diagnostics and Spatial Data Integration for the Management of Open-Air Ichnological Heritage: The Bari Dinosaur Tracksites Network (Southern Italy)”. Gli autori sono F.R. Paolillo, C. Annese ed E. Dellù.

Il lavoro propone l’integrazione di informazioni territoriali e conservative attraverso sistemi GIS. Questi strumenti permettono di mettere in relazione la posizione dei siti, le osservazioni sul loro stato e le vulnerabilità individuate. Il risultato atteso è un supporto alle strategie di conservazione della rete di giacimenti.

Le impronte appartengono al patrimonio icnologico, cioè alle testimonianze delle attività degli organismi del passato. Nel territorio di Altamura, Cava Pontrelli conserva una vasta superficie con tracce di dinosauri del Cretacico superiore. La Società Paleontologica Italiana ricostruisce la scoperta del sito nel 1999 e i successivi ritrovamenti nell’area. [web:59][web:62]

Il rapporto con Lamalunga non è cronologico. Le orme dei dinosauri precedono di decine di milioni di anni il Neanderthal. I due progetti si incontrano sul piano della gestione: documentare le testimonianze, comprenderne il contesto e trasformare i dati in decisioni di tutela. La speleoarcheologia si inserisce in questo dialogo mantenendo riconoscibili le competenze archeologiche, paleoantropologiche, paleontologiche e geologiche.

Relazione di approfondimento: la speleoarcheologia tra ricerca, documentazione e conservazione

La speleoarcheologia studia le testimonianze umane negli ambienti sotterranei attraverso il rapporto fra esplorazione, archeologia e scienze della Terra. Lamalunga offre un punto di partenza per comprendere metodi, responsabilità e sviluppi della ricerca.

Speleoarcheologia: campo di studio e rapporti con le altre discipline

La speleoarcheologia può essere descritta come un ambito interdisciplinare dedicato alle tracce della presenza umana nelle grotte e nei contesti ipogei. L’interesse non si limita agli oggetti. Comprende spazi, depositi, resti biologici e trasformazioni del sottosuolo. Le attività speleologiche italiane comprendono anche lo studio delle cavità artificiali di interesse storico e antropologico. [web:30][web:80]

È utile distinguere i principali campi coinvolti:

  • L’archeologia ricostruisce le attività umane attraverso le testimonianze materiali e i loro rapporti.
  • La paleoantropologia studia i resti umani antichi e l’evoluzione delle popolazioni.
  • La paleontologia analizza gli organismi del passato; l’icnologia considera anche le tracce delle loro attività.
  • La geologia e la sedimentologia chiariscono formazione della cavità, origine dei depositi e trasformazioni del contesto.
  • La speleologia fornisce conoscenze dell’ambiente sotterraneo, documentazione topografica e competenze esplorative.

Il caso di Altamura rende visibili queste connessioni. L’attribuzione del fossile deriva da dati anatomici e genetici. La cronologia richiede lo studio dei carbonati. L’accesso e la documentazione dipendono anche dalle condizioni della grotta. Nessuna di queste componenti sostituisce le altre. [web:46][web:40]

Grotte naturali e cavità artificiali nella speleoarcheologia

Le grotte naturali possono conservare tracce di frequentazione, depositi contenenti resti umani e animali, manufatti o testimonianze simboliche. Le cavità artificiali documentano invece anche il progetto di scavo e le funzioni assegnate al sottosuolo. La distinzione riguarda l’origine dello spazio, non il suo valore storico. [web:33][web:80]

Il Catasto Nazionale Cavità Artificiali comprende opere idrauliche, insediative civili, di culto, militari, estrattive e di transito. Acquedotti, cisterne, miniere e ipogei richiedono quindi letture differenti. Forma, tecnica costruttiva e collegamenti con la superficie concorrono a interpretarne la funzione. [web:83][web:30]

Una cavità può attraversare più fasi d’uso. La ricerca deve ricostruire queste trasformazioni attraverso le evidenze disponibili. Lo studio delle strutture considera anche i rapporti fra parti costruite, modifiche e contesto territoriale, secondo l’approccio dell’archeologia dell’architettura. [web:9][web:19]

Depositi di grotta e stratigrafia: come si forma l’archivio sotterraneo

Una grotta non è un contenitore immobile. Acqua, gravità, crolli e apporti esterni possono introdurre, spostare o asportare materiali. Anche le precipitazioni carbonatiche trasformano il deposito. Per questo l’interpretazione archeologica richiede una ricostruzione dei processi di formazione. [web:33]

I sedimenti possono provenire dalle pareti della cavità oppure dall’esterno. Tra gli apporti figurano detriti di versante, materiali trasportati dai corsi d’acqua, particelle infiltrate dal suolo e depositi eolici. Le concrezioni costituiscono invece depositi chimici. La loro crescita può ricoprire reperti e superfici preesistenti. [web:33]

La stratigrafia mette in relazione queste componenti. La posizione di un oggetto acquista significato insieme al sedimento che lo contiene e alle trasformazioni subite. Un reperto trasportato dall’acqua non documenta automaticamente un’attività umana nel punto esatto del ritrovamento. La lettura del contesto deve considerare anche erosione e rideposizione. [web:33]

La tutela riguarda quindi l’intero deposito. Un sedimento apparentemente uniforme può contenere informazioni sulla storia della grotta, sulle condizioni ambientali e sulle relazioni fra resti e processi geologici. La perdita di questi rapporti riduce le possibilità di interpretazione. [web:33]

Tafonomia e micromorfologia nella ricerca speleoarcheologica

La tafonomia studia i processi che intervengono fra la morte di un organismo e la conservazione dei suoi resti. In grotta aiuta a interpretare la distribuzione delle ossa, le trasformazioni del deposito e il rapporto fra accumulo biologico e attività umana. La microstratigrafia aggiunge una lettura a scala molto fine. [web:76]

A Lamalunga lo scheletro è disarticolato e rivestito da calcite. La disposizione dei resti e le condizioni della cavità sono parte della ricerca. Il rilievo tridimensionale pubblicato nel 2004 permise di esaminare le relazioni fra elementi scheletrici anche da punti di osservazione non accessibili direttamente. [web:44][web:40]

La micromorfologia analizza la struttura dei sedimenti attraverso campioni preparati per l’osservazione microscopica. Il suo valore consiste nel collegare le componenti minute alla loro posizione nel deposito. A Denisova, questi approcci sono stati integrati anche con lo studio del DNA antico conservato nei sedimenti. [web:76][web:84]

Scavo archeologico in grotta: documentazione e competenze

Lo scavo richiede un progetto scientifico e le autorizzazioni previste. In Italia, una ricerca finalizzata al rinvenimento di beni archeologici non può essere avviata come semplice prosecuzione di un’esplorazione speleologica. La documentazione ministeriale distingue esplicitamente le ricerche autorizzate dai ritrovamenti fortuiti. [web:22][web:26]

L’attività sul campo deve mantenere collegati descrizioni, fotografie, posizione dei materiali e informazioni stratigrafiche. I sistemi informativi digitali servono proprio a organizzare questi rapporti. Un caso metodologico pubblicato nel 2023 affronta l’acquisizione e l’archiviazione dei dati durante scavi archeologici in emergenza. [web:13]

Negli ambienti sotterranei, il progetto scientifico deve confrontarsi anche con le condizioni di accesso. Il caso di Lamalunga mostra una soluzione mirata: l’impiego di sonde fotografiche ha consentito di documentare parti del cranio separate dagli operatori da una cortina di concrezioni. La tecnica di acquisizione è stata adattata al contesto. [web:40]

Datazioni nella speleoarcheologia: radiocarbonio, uranio-torio e luminescenza

Non esiste un metodo di datazione valido per tutti i materiali. La scelta dipende dal campione, dall’età attesa e dal processo che si vuole ricostruire. Le rassegne sui depositi di grotta considerano radiocarbonio, serie dell’uranio, luminescenza e risonanza di spin elettronico. [web:32]

Il radiocarbonio è utilizzabile su materiali contenenti carbonio di origine biologica, quando le condizioni di conservazione lo permettono. Il suo campo operativo arriva, in termini generali, a circa 50.000 anni. Non è quindi il metodo adatto a collocare direttamente un individuo antico quanto l’Uomo di Altamura. [web:27][web:46]

Le datazioni uranio-torio sono particolarmente importanti per i carbonati di grotta. Misurano la formazione del materiale analizzato. Se una concrezione ricopre un reperto, la relazione stratigrafica permette di ricavare un vincolo cronologico. La data della calcite non va confusa automaticamente con quella dell’evento umano. [web:27][web:40]

La luminescenza permette di costruire cronologie dei depositi sedimentari. A Denisova, le datazioni ottiche sono state integrate con reperti, resti faunistici e DNA sedimentario. Lo studio pubblicato nel 2025 utilizza complessivamente 150 età ottiche per ricostruire la sequenza pleistocenica delle diverse camere. [web:75]

Il risultato più utile nasce dall’incrocio dei metodi. Una data misura un processo specifico. La ricostruzione storica richiede che quel processo sia collegato correttamente al contesto archeologico. [web:32][web:75]

DNA antico nei sedimenti: nuove informazioni per la speleoarcheologia

I depositi possono conservare informazioni genetiche anche quando non restituiscono resti umani riconoscibili. Il DNA sedimentario amplia quindi le possibilità di ricerca. Il suo impiego richiede una stretta integrazione con stratigrafia e cronologia. [web:73][web:75]

Nel 2021, uno studio su Denisova ha analizzato 728 campioni di sedimento. DNA mitocondriale umano antico è stato recuperato in 175 campioni. I risultati hanno documentato la presenza di Denisoviani, Neanderthal e Homo sapiens in differenti fasi della sequenza. [web:73]

Le ricerche successive hanno esteso il quadro. Lo studio del 2025 integra 963 campioni di sedimento e identifica DNA mitocondriale di ominini in 213 di essi. Questi numeri riguardano campioni analizzati, non individui vissuti nella grotta. Il dato genetico deve essere interpretato insieme alle altre evidenze. [web:75]

Rilievo 3D e fotogrammetria: misurare senza separare il reperto dal contesto

La documentazione tridimensionale registra forma e relazioni spaziali. Laser scanning e fotogrammetria possono essere combinati quando le condizioni di osservazione cambiano all’interno dello stesso sito. La ricerca sul cranio di Altamura costituisce un esempio concreto di questa integrazione. [web:40]

Nello studio del 2023, la parte frontale fu acquisita con laser scanner. Le porzioni posteriori furono documentate mediante fotogrammetria con una fotocamera su sonda. I due insiemi digitali furono successivamente ricomposti attraverso un protocollo basato sul confronto morfologico. [web:40]

La distinzione fra misura e ricostruzione è essenziale. La superficie acquisita deriva da un’osservazione strumentale. Il riallineamento delle parti richiede anche procedure interpretative. Dichiarare questi passaggi rende il modello utilizzabile per confronti scientifici e non soltanto per la visualizzazione. [web:40][web:8]

GIS e Digital Twin nella gestione del patrimonio sotterraneo

Il GIS organizza le informazioni nello spazio. Nel patrimonio culturale, l’integrazione fra dati geometrici e informazioni tematiche permette di collegare elementi, materiali, alterazioni e contesto territoriale. Il modello digitale diventa così interrogabile, anziché limitarsi a rappresentare una forma. [web:47]

Il Digital Twin sviluppa ulteriormente questo orientamento. Un sistema utile alla conservazione deve collegare il modello ai dati e prevedere il loro aggiornamento. Le applicazioni discusse a MetroArchaeo comprendono monitoraggio, gestione preventiva e scenari di intervento. [web:8]

Per la speleoarcheologia, questa impostazione suggerisce una gestione unitaria delle informazioni. Il rilievo della cavità può essere collegato a schede dei reperti, documentazione delle indagini e dati conservativi. Si tratta di una direzione metodologica, non della semplice produzione di un ambiente virtuale destinato alla visita. [web:8][web:13]

La qualità del risultato dipende dalla tracciabilità. Strumenti, procedure di acquisizione e margini di incertezza devono rimanere riconoscibili. Il programma scientifico di MetroArchaeo pone proprio l’affidabilità delle misure al centro del confronto. [web:4][web:8]

Conservazione delle grotte archeologiche e tutela dei pipistrelli

La conservazione del patrimonio sotterraneo comprende anche l’ambiente che lo ospita. Le modalità di accesso devono considerare la fragilità delle testimonianze e la presenza di organismi viventi. La tutela culturale non elimina le esigenze di protezione biologica. [web:40][web:85]

Per i pipistrelli, i periodi di ibernazione e riproduzione richiedono particolare attenzione. Il disturbo invernale può provocare risvegli e consumo delle riserve energetiche. L’illuminazione diretta e la permanenza ravvicinata presso le colonie devono essere evitate. La programmazione delle attività deve rispettare le limitazioni di accesso e le esigenze dei rifugi occupati. [web:85]

La documentazione remota offre anche una possibilità di divulgazione compatibile con siti difficilmente accessibili. Modelli e ambienti virtuali possono estendere l’esperienza senza trasformare ogni luogo di ricerca in uno spazio di visita diretta. La comunicazione deve distinguere evidenze, interpretazioni e ricostruzioni. [web:8]

Ritrovamenti in grotta: obblighi di legge e ruolo degli speleologi

Lo speleologo può contribuire in modo decisivo attraverso l’osservazione, il rilievo e la segnalazione. La storia di Lamalunga mostra il rapporto fra scoperta speleologica e successivo sviluppo della ricerca paleoantropologica. Scintilena ha documentato anche le attività di assistenza e sorveglianza svolte dal CARS in relazione al sito. [web:6][web:12]

In presenza di una scoperta fortuita, l’articolo 90 del Codice dei beni culturali prevede la denuncia entro ventiquattro ore. La comunicazione può essere indirizzata alla Soprintendenza competente, al sindaco o all’autorità di pubblica sicurezza. I beni devono essere conservati temporaneamente nelle condizioni e nel luogo del rinvenimento. [web:22]

La condotta operativa conseguente è prudente: interrompere le azioni che potrebbero alterare il contesto, non raccogliere i materiali e trasmettere la segnalazione alle autorità. La rimozione non è un passaggio ordinario dell’esplorazione. La normativa ammette esigenze specifiche di sicurezza e conservazione, che non autorizzano raccolte autonome. [web:22][web:26]

Il contributo dei gruppi speleologici resta quindi distinto dallo scavo archeologico. Conoscenza degli accessi, cartografia e continuità di osservazione possono sostenere i progetti coordinati dagli enti competenti. La collaborazione conserva valore quando ruoli e responsabilità sono chiari. [web:12][web:22]

Speleoarcheologia e patrimonio paleontologico: il significato del confronto pugliese

Lamalunga e i siti con orme di dinosauro appartengono a storie differenti. Nel primo caso, la ricerca riguarda un essere umano fossile e il suo contesto carsico. Nel secondo, studia tracce biologiche impresse in superfici molto più antiche. Le impronte non costituiscono testimonianze archeologiche della presenza umana. [web:46][web:59]

La connessione riguarda la documentazione e la gestione. Entrambi i patrimoni richiedono misure affidabili, lettura del contesto e conservazione delle relazioni spaziali. Il confronto proposto a MetroArchaeo colloca questi problemi nel più ampio campo delle tecnologie applicate ai beni culturali. [web:4][web:8]

Per la speleoarcheologia, la prospettiva più produttiva è l’integrazione. L’esplorazione individua e documenta gli ambienti. L’archeologia e le scienze naturali interpretano le testimonianze. La gestione digitale collega i risultati. La tutela conserva il sito e le informazioni che ancora contiene. [web:30][web:33][web:8]

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  • Le ferite della Grotta di Shanidar: Neanderthal in Iraq
    Condividi Una nuova analisi dei resti di un Neanderthal rinvenuto nella cavità del Kurdistan iracheno documenta un trauma penetrante alla scapola: si riapre anche il tema delle deposizioni intenzionali nella grotta Una lesione nella scapola di un Neanderthal vissuto circa 75.000 anni fa potrebbe essere stata provocata da una lancia di legno. È quanto emerge dallo studio di Shanidar A, uno degli individui rinvenuti nella Grotta di Shanidar, nel Kurdistan iracheno. La ricerca, coordinata
     

Le ferite della Grotta di Shanidar: Neanderthal in Iraq

Október 18th 2026 at 06:00

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Una nuova analisi dei resti di un Neanderthal rinvenuto nella cavità del Kurdistan iracheno documenta un trauma penetrante alla scapola: si riapre anche il tema delle deposizioni intenzionali nella grotta


Una lesione nella scapola di un Neanderthal vissuto circa 75.000 anni fa potrebbe essere stata provocata da una lancia di legno.

È quanto emerge dallo studio di Shanidar A, uno degli individui rinvenuti nella Grotta di Shanidar, nel Kurdistan iracheno.

La ricerca, coordinata da Emma Pomeroy dell’Università di Cambridge e pubblicata il 15 ottobre 2026 su Scientific Reports, ha analizzato una perforazione quasi circolare, larga circa 15 millimetri, presente sulla scapola sinistra.

Le caratteristiche della frattura indicano che il trauma avvenne quando l’osso era ancora fresco.

La traiettoria ricostruita suggerisce inoltre che l’oggetto fosse penetrato dalla parte anteriore del torace verso la schiena prima di raggiungere la scapola.

La perforazione individuata sulla scapola sinistra di Shanidar A. Le analisi macroscopiche, microscopiche e µCT indicano un trauma penetrante avvenuto intorno al momento della morte, compatibile con l’impatto di una lancia di legno. Immagine: A. Pantoja-Pérez e N. Sala, da Pomeroy et al., Scientific Reports (2026) – CC BY 4.0.

Una possibile arma di legno
La forma della lesione è stata confrontata con dati sperimentali relativi all’impiego di lance.

Secondo i ricercatori, risulta compatibile con la penetrazione di una punta lignea dalla sezione arrotondata.

Una ferita di questo tipo avrebbe potuto interessare il polmone e importanti vasi sanguigni ed essere quindi letale.
Lo studio non permette però di stabilire le circostanze dell’episodio.

Gli autori considerano possibile un atto di violenza interpersonale, ma non escludono un incidente durante una battuta di caccia.
La lesione è una possibile testimonianza indiretta dell’impiego di armi interamente in legno, materiali che solo eccezionalmente riescono a conservarsi per periodi così lunghi.

Una precedente ferita al volto
Le analisi di Shanidar A hanno evidenziato anche un trauma più antico.
Un incisivo inferiore è gravemente danneggiato e altri elementi dentari mostrano alterazioni riconducibili a un forte trauma al volto.

La presenza di tartaro sulla superficie danneggiata indica che l’individuo era sopravvissuto per un certo periodo dopo la ferita.

Secondo gli studiosi, questo dato potrebbe indicare assistenza da parte degli altri membri del gruppo, come già ipotizzato per altri Neanderthal rinvenuti nella stessa grotta.


Più individui nello stesso settore della grotta
Shanidar A proviene da un piccolo settore della cavità, posto dietro un grande masso, nel quale sono stati identificati i resti di almeno cinque Neanderthal: quattro adulti e un bambino.
Le analisi stratigrafiche indicano che gli individui non furono deposti contemporaneamente. Il luogo sarebbe stato utilizzato in momenti diversi, forse nell’arco di anni o decenni.
Questo elemento contribuisce al dibattito sulla possibilità che i Neanderthal deponessero intenzionalmente i propri morti in luoghi determinati, anche se l’interpretazione dei comportamenti funerari neanderthaliani continua a essere oggetto di discussione scientifica.


Le nuove ricerche a Shanidar
La Grotta di Shanidar, sui monti Zagros, è uno dei principali siti per lo studio dei Neanderthal del Vicino Oriente.
Gli scavi condotti da Ralph Solecki tra il 1951 e il 1960 portarono alla scoperta dei resti di numerosi individui, alcuni dei quali presentavano patologie e traumi sopravvissuti a lungo.

Le ricerche sono riprese nel 2015, con un progetto diretto da Graeme Barker dell’Università di Cambridge. L’applicazione delle moderne tecniche di scavo e analisi sta permettendo di ricostruire con maggiore precisione la posizione dei resti e la successione degli eventi avvenuti nella cavità.


Il caso di Shanidar A aggiunge ora un nuovo elemento: una ferita penetrante compatibile con una lancia di legno, senza che sia ancora possibile stabilire se sia stata provocata intenzionalmente o accidentalmente.


Fonti


Pomeroy E., Hunt C.O., López-Polín L. et al., Evidence for funerary behaviour and lethal trauma in a new Neanderthal individual from Shanidar Cave, Scientific Reports, 2026.

https://www.nature.com/articles/s41598-026-69193-z


DOI
?https://doi.org/10.1038/s41598-026-69193-z


University of Cambridge, 15 ottobre 2026
?https://www.cam.ac.uk/stories/neanderthal-spear-wound-shanidar-cave


BBC News

https://www.bbc.com/news/articles/c6jrwn3y3xe9o
?

Foto di copertina: grotta di Shanidar, nel Kurdistan iracheno, uno dei principali siti per lo studio dei Neanderthal nel Vicino Oriente. Qui sono stati rinvenuti anche i resti di Shanidar A, oggetto del nuovo studio pubblicato su Scientific Reports. Foto: Osama Shukir Muhammed Amin FRCP(Glasg) / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

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  • Soccorso Speleologico CNSAS Friuli Venezia Giulia: aperte le selezioni per nuovi aspiranti volontari
    Condividi Le prove si svolgeranno il 6 e 7 febbraio 2027. Candidature entro il 10 gennaio: richieste esperienza speleologica, capacità di attrezzamento, autosoccorso e competenze di progressione in ambiente verticale e invernale Sono aperte in Friuli Venezia Giulia le selezioni per gli aspiranti volontari del Soccorso Speleologico del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS). Le selezioni della II Delegazione – Friuli Venezia Giulia per l’anno 2027 si svolgeranno nelle giorna
     

Soccorso Speleologico CNSAS Friuli Venezia Giulia: aperte le selezioni per nuovi aspiranti volontari

Október 18th 2026 at 05:00

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Le prove si svolgeranno il 6 e 7 febbraio 2027. Candidature entro il 10 gennaio: richieste esperienza speleologica, capacità di attrezzamento, autosoccorso e competenze di progressione in ambiente verticale e invernale

Sono aperte in Friuli Venezia Giulia le selezioni per gli aspiranti volontari del Soccorso Speleologico del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS).

Le selezioni della II Delegazione – Friuli Venezia Giulia per l’anno 2027 si svolgeranno nelle giornate di sabato 6 e domenica 7 febbraio 2027.

Gli interessati in possesso dei requisiti richiesti dovranno presentare la domanda e la relativa documentazione entro il 10 gennaio 2027.

I requisiti per accedere alle selezioni

L’accesso al percorso richiede una preparazione speleologica già consolidata. Non si tratta infatti di un corso per avvicinarsi alla speleologia, ma di una selezione rivolta a persone che possiedono già autonomia ed esperienza nella progressione in ambiente ipogeo.

I candidati devono avere un’età compresa tra 18 e 45 anni ed essere soci del Club Alpino Italiano.

Tra le competenze richieste figurano:

  • ottima capacità di progressione in grotta;
  • ottime capacità di attrezzamento;
  • conoscenza delle tecniche di autosoccorso di base;
  • capacità di progressione in corda doppia;
  • padronanza delle tecniche di arrampicata libera fino al IV grado UIAA;
  • padronanza delle tecniche di arrampicata artificiale;
  • capacità di progressione e avvicinamento in ambiente invernale utilizzando attrezzature adeguate.

Il quadro dei requisiti evidenzia la preparazione tecnica richiesta a chi intende intraprendere il percorso per diventare volontario del Soccorso Speleologico.

Dalla speleologia al soccorso

L’attività del Soccorso Speleologico si svolge in ambienti nei quali le normali operazioni di emergenza diventano particolarmente complesse.

Pozzi, meandri, strettoie, corsi d’acqua sotterranei, grandi verticali e lunghi percorsi lontani dall’ingresso possono rendere necessario trasportare una persona infortunata per molte ore, talvolta per giorni.

Alle competenze proprie dello speleologo devono quindi aggiungersi una formazione specifica nelle tecniche di soccorso, la capacità di operare all’interno di squadre organizzate e un’attività costante di addestramento.

Le selezioni rappresentano il primo passaggio di questo percorso e servono a verificare che gli aspiranti possiedano le basi tecniche necessarie per affrontare la successiva formazione.

Informazioni e documentazione

Per informazioni sulle selezioni e per ottenere la documentazione necessaria è possibile contattare Stefano Gobessi, responsabile della Scuola regionale: tel. 348 3861322 – e-mail: stefano.gobessi@cnasas.it

Le candidature dovranno essere presentate entro e non oltre il 10 gennaio 2027.

Le selezioni degli aspiranti volontari del Soccorso Speleologico CNSAS del Friuli Venezia Giulia si svolgeranno sabato 6 e domenica 7 febbraio 2027.

Fonte

Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia APS – Selezione aspiranti soccorso speleologico CNSAS FVG ODV – 6-7 febbraio 2027

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