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  • Puliamo l’Ovito: bonifica speleologica nell’Inghiottitoio di Pietrasecca
    Condividi Speleologi, associazioni e realtà territoriali hanno rimosso macro-rifiuti e plastiche dal lago interno e dai rami attivi della cavità, contribuendo alla tutela di uno dei più delicati ecosistemi carsici abruzzesi. Si è svolta sabato 26 settembre scorso la giornata “Puliamo l’Ovito”, un’operazione straordinaria di tutela e pulizia del lago interno e dei rami attivi dell’Inghiottitoio dell’Ovito di Pietrasecca. Nelle foto le fasi dell’intervento di pulizia L
     

Puliamo l’Ovito: bonifica speleologica nell’Inghiottitoio di Pietrasecca

Október 2nd 2026 at 07:00

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Speleologi, associazioni e realtà territoriali hanno rimosso macro-rifiuti e plastiche dal lago interno e dai rami attivi della cavità, contribuendo alla tutela di uno dei più delicati ecosistemi carsici abruzzesi.

Si è svolta sabato 26 settembre scorso la giornata “Puliamo l’Ovito”, un’operazione straordinaria di tutela e pulizia del lago interno e dei rami attivi dell’Inghiottitoio dell’Ovito di Pietrasecca.


Nelle foto le fasi dell’intervento di pulizia


L’intervento, promosso dal Gruppo Grotte e Forre “Francesco De Marchi” del CAI L’Aquila, e realizzato nell’ambito del Protocollo d’Intesa tra la Regione Abruzzo e la Federazione Speleologica Abruzzese ETS per l’istituzione del Catasto delle Grotte e delle Aree Carsiche, ha visto la partecipazione e l’impegno in prima linea di speleologi che hanno rimosso nell’ambiente ipogeo macro-rifiuti, plastiche e residui accumulati nel tempo a causa del trasporto idrogeologico del torrente.


Un’azione fondamentale per la salvaguardia di un ecosistema delicato e unico come quello del sistema carsico abruzzese.


Un lavoro di squadra che ha permesso di estrarre ed avviare al corretto smaltimento un ingente quantitativo di materiale inquinante.

La riuscita di un’iniziativa così complessa e importante è stata possibile solo grazie alla sinergia e alla collaborazione di diverse realtà del territorio.

Con la partecipazione della S.A.S di Trieste, la Federazione Speleologica Abruzzese (FSA), i Gruppi Speleologici Federati intervenuti, l’ Associazione Pietralunare e La Pro Loco di Pietrasecca

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  • Cronache Ipogee di settembre: dal Canin alla prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo
    Condividi Nel nuovo numero della rivista speleologica del Friuli Venezia Giulia, la storica celebrazione di Postumia, le esplorazioni sul Canin, i nuovi nati di Charinus ioanniticus nella Kleine Berlin e un ricco panorama di attività, ricerca e divulgazione È disponibile il numero 9/2026 di Cronache Ipogee, le pagine di informazione speleologica dedicate al Friuli Venezia Giulia. Un fascicolo particolarmente ricco, che racconta un settembre segnato da un avvenimento destinato a entrare nella
     

Cronache Ipogee di settembre: dal Canin alla prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo

Október 2nd 2026 at 06:00

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Nel nuovo numero della rivista speleologica del Friuli Venezia Giulia, la storica celebrazione di Postumia, le esplorazioni sul Canin, i nuovi nati di Charinus ioanniticus nella Kleine Berlin e un ricco panorama di attività, ricerca e divulgazione

È disponibile il numero 9/2026 di Cronache Ipogee, le pagine di informazione speleologica dedicate al Friuli Venezia Giulia. Un fascicolo particolarmente ricco, che racconta un settembre segnato da un avvenimento destinato a entrare nella storia della speleologia internazionale: la prima celebrazione della Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo, fissata il 13 settembre.

Dal 10 al 13 settembre Postumia, in Slovenia, è diventata il centro della comunità speleologica internazionale con il convegno Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst e con la prima celebrazione della nuova giornata internazionale, proclamata ufficialmente dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025.

L’iniziativa corona un percorso avviato dall’Union Internationale de Spéléologie e punta a far conoscere a un pubblico sempre più vasto il valore scientifico, ambientale, culturale ed educativo delle grotte e dei territori carsici.

La ricorrenza ha avuto una grande eco anche sul Monte Canin. A Sella Nevea si è tenuta la conferenza Il mondo ipogeo del Canin, organizzata dal Parco Naturale delle Prealpi Giulie insieme alla Regione Friuli Venezia Giulia. Tra gli argomenti affrontati, cinquant’anni di campi speleologici del Club Alpinistico Triestino, le esplorazioni speleosubacquee alla risorgiva del Monte Sart e al Fontanone di Goriuda, la geologia del massiccio e le leggende del Canin.

Proprio il Canin torna nelle pagine del numero con il resoconto del campo speleologico 2026. Alla G1 gli esploratori sono riusciti a superare il meandro che da tempo ostacolava la progressione, senza però trovare per il momento una prosecuzione verso il fondo. Sono proseguiti anche rilievi ed esplorazioni in altre cavità.

Particolarmente interessanti sono le osservazioni sulla neve sotterranea: alcune grotte un tempo ostruite dalla neve stanno lentamente diventando accessibili, mentre altre, nella stessa zona, continuano a conservarla a lungo. Un fenomeno che gli speleologi intendono seguire nel tempo per comprenderne meglio le dinamiche.

Fra le notizie naturalistiche spicca quella proveniente dalla Kleine Berlin di Trieste, dove è stata nuovamente osservata una femmina di Charinus ioanniticus con i piccoli sul dorso. L’aracnide, appartenente all’ordine degli Amblypygi, costituisce una delle presenze zoologiche più singolari del sottosuolo urbano triestino.

La popolazione era stata studiata scientificamente a partire dal 2019 e il nuovo avvistamento conferma che questi animali non si limitano a sopravvivere nelle gallerie artificiali dell’ex rifugio antiaereo, ma riescono a completarvi il proprio ciclo biologico.

Il numero conduce poi i lettori nelle gallerie del Forte Ercole, sulle alture di Gemona del Friuli, dove strutture militari del primo Novecento, infiltrazioni d’acqua, concrezioni e presenza di pipistrelli compongono oggi un ambiente di particolare interesse anche dal punto di vista speleologico.

Spazio inoltre alla geologia e alla paleontologia dell’Alta Val Tagliamento, alla speleodidattica, alla topografia e al rilievo, alla storia della speleologia e alle numerose attività dei gruppi regionali.

42 pagine che si svolgono in un panorama particolarmente ampio: dal campo in Canin al sessantesimo anniversario del Gruppo Speleologico Pradis, dalla Risorgiva di Eolo al corso di armo sostenibile, fino agli appuntamenti di Speleorando e al Convegno Nazionale di Speleologia Grotte e carsismo

https://cronacheipogee.jimdofree.com/cronache-ipogee

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  • Chirotteri e grotte: a Cunardo una giornata di formazione tra teoria, ultrasuoni e osservazione sul campo
    Condividi Sabato 3 ottobre 2026 il Gruppo TAM della Sezione CAI di Varese organizza a Brinzio (VA) una giornata dedicata alla conoscenza e al monitoraggio dei pipistrelli, con una sessione pratica serale all’Orrido di Cunardo Conoscere i chirotteri, imparare a riconoscerli e capire come vengono studiati e monitorati negli ambienti naturali e sotterranei. È questo l’obiettivo dell’iniziativa “Impariamo a conoscere i chirotteri”, in programma sabato 3 ottobre 2026 e organizzata dal Gruppo TAM –
     

Chirotteri e grotte: a Cunardo una giornata di formazione tra teoria, ultrasuoni e osservazione sul campo

Október 2nd 2026 at 05:00

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Sabato 3 ottobre 2026 il Gruppo TAM della Sezione CAI di Varese organizza a Brinzio (VA) una giornata dedicata alla conoscenza e al monitoraggio dei pipistrelli, con una sessione pratica serale all’Orrido di Cunardo

Conoscere i chirotteri, imparare a riconoscerli e capire come vengono studiati e monitorati negli ambienti naturali e sotterranei. È questo l’obiettivo dell’iniziativa “Impariamo a conoscere i chirotteri”, in programma sabato 3 ottobre 2026 e organizzata dal Gruppo TAM – Tutela Ambiente Montano del CAI di Varese.

La giornata sarà condotta dalla dott.ssa Martina Spada e dal dott. Mattia Panzeri dell’Istituto OIKOS e prevede una prima parte teorica a Brinzio, seguita in serata dalla sessione pratica all’Orrido di Cunardo.

Brinzio, piccolo borgo prealpino del Varesotto documentato nelle fonti almeno dal 979, merita peraltro una visita anche per il suo nucleo storico e il paesaggio ai piedi del massiccio del Campo dei Fiori. Il paese è inoltre già familiare agli speleologi lombardi: l’1 e 2 marzo 2025 ha ospitato il 28° Raduno Regionale di Speleologia della Lombardia, organizzato dalla Federazione Speleologica Lombarda in collaborazione con il Gruppo Speleologico CAI Varese e il Gruppo Grotte I Tassi.

Brinzio conserva anche una curiosa tradizione popolare legata al suo laghetto: la leggenda della “balena di Brinzio”, nata secondo la tradizione nel Settecento, quando un grande tronco trascinato nel lago da un temporale fu scambiato dagli abitanti per un enorme cetaceo. La balena è poi diventata uno dei simboli identitari del paese. Magari, tra un pipistrello e l’altro, ci faremo raccontare dagli organizzatori anche la storia della balena di Brinzio.

Laghetto di Brinzio

Il ritrovo è fissato alle ore 15 a Brinzio, presso la struttura Wild Land, in via Dante Alighieri. Dalle 15 alle 18 saranno affrontati diversi temi legati alla biologia dei pipistrelli: riconoscimento delle specie, distribuzione dei chirotteri in Lombardia, principali tecniche di monitoraggio e problematiche legate alla loro gestione e conservazione.

Dopo un aperitivo conviviale e il trasferimento verso Cunardo, alle ore 20 inizierà la parte pratica presso l’Orrido di Cunardo, uno dei più interessanti complessi carsici del Varesotto. Il sistema, scavato nelle rocce carbonatiche della Dolomia del Salvatore, è percorso dal torrente Margorabbia e si sviluppa complessivamente per circa 800 metri, con un dislivello di 53 metri.

La parte più conosciuta è l’Antro dei Morti, grande cavità alla base di una dolina dalla quale si diramano un ramo attivo, tuttora percorso dalle acque, e un ramo fossile, posto a quota superiore e corrispondente a un antico percorso del torrente. Proprio in quest’ultimo si apre una sala significativamente chiamata “Antro dei Pipistrelli”. Sul sito del Gruppo Speleologico Prealpino si evidenzia che i rami fossili dell’Antro dei Morti ospitavano in passato importanti colonie di chirotteri durante lo svernamento, oggi quasi del tutto scomparse, secondo il gruppo, in relazione alla frequentazione umana. Un elemento che rende particolarmente significativo che si svolga proprio qui la parte pratica della giornata dedicata alla conoscenza e alla tutela dei pipistrelli.

Durante la sessione serale saranno infatti illustrate sul campo le tecniche di osservazione, cattura scientifica e rilevamento degli ultrasuoni emessi dai pipistrelli. Gli organizzatori precisano che le attività di cattura saranno svolte nel rispetto degli animali e della normativa vigente, sotto la guida dei docenti.

L’incontro rappresenta un’occasione interessante anche per gli speleologi, che durante le attività in grotta possono incontrare colonie o singoli esemplari di chirotteri. Una corretta conoscenza delle specie e dei loro periodi più delicati è infatti fondamentale per evitare disturbi e contribuire alla tutela degli ambienti ipogei.

La quota di partecipazione è di 25,00 euro per i soci CAI; per i non soci, oltre alla quota di partecipazione, è previsto un supplemento di 13,00 euro per l’assicurazione.

La quota comprende il compenso dei relatori e l’apericena prima del trasferimento verso la grotta.

È consigliato abbigliamento caldo da escursionismo — siamo pur sempre in ambiente sotterraneo — oltre a luce frontale o torcia.

L’iniziativa è patrocinata dal Parco Regionale Campo dei Fiori.

Per informazioni e contatti: Mario De Blasi, 338 8276721; Costanza Rovida, 340 4008118.

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Photos from Jeskyně ČR - Správa jeskyní České republiky's post

O výherci máme jasno! 📸👇
🏆 Hlavní výhru – víkendový pobyt v inspekčním bytě u jeskyně vyhrává paní Markéta G. s fotografií č. 7
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Výherce budeme kontaktovat e-mailem na adresu, ze které soutěžili.
Děkujeme všem za účast a přejeme krásné podzimní dny třeba s návštěvou podzemí.
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  • “Lago sotterraneo grande come il Garda”? No, è una falda. E i titoli dei giornali sono furberie acchiappaclick
    Condividi Di questi tempi, basta un acquifero profondo per inventarsi un “lago sotterraneo” e riempire le homepage. Negli ultimi giorni diversi quotidiani e portali hanno titolato in modo roboante la “scoperta di un enorme lago sotterraneo al Nord Italia, grande quasi come il Garda”. La realtà idrogeologica, però, è ben diversa: non esiste alcuna cavità allagata, ma un sistema di falde confinate in sedimenti sabbiosi, protette da uno strato argilloso. Cosa è stato davvero trovato (e co
     

“Lago sotterraneo grande come il Garda”? No, è una falda. E i titoli dei giornali sono furberie acchiappaclick

Október 1st 2026 at 07:00

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Di questi tempi, basta un acquifero profondo per inventarsi un “lago sotterraneo” e riempire le homepage. Negli ultimi giorni diversi quotidiani e portali hanno titolato in modo roboante la “scoperta di un enorme lago sotterraneo al Nord Italia, grande quasi come il Garda”.

La realtà idrogeologica, però, è ben diversa: non esiste alcuna cavità allagata, ma un sistema di falde confinate in sedimenti sabbiosi, protette da uno strato argilloso.

Cosa è stato davvero trovato (e cosa no)

Tra Cavarzere e Chioggia (VE), nell’ambito del progetto europeo SWAMrisk, sono stati realizzati alcuni carotaggi che hanno intercettato:

  • una falda superficiale, già fortemente influenzata dall’intrusione salina (fino a ~14 g/L);
  • una falda più profonda (tra ~28 e 35 m), con acqua a bassa salinità (~1 g/L), separata dalla prima da un acquitard (spessore di argille e limi compatti, spesso >10 m) a bassa permeabilità.[2][3]

L’estensione stimata del corpo acquifero profondo è di circa 30.000 ettari (~300 km²): da qui l’analogia, usata a sproposito, con la superficie del Garda. Ma 300 km² di acquifero non significano 300 km² di “lago”: l’acqua è contenuta nei pori delle sabbie, non in una grotta o in una cavità con superficie libera.

Perché “lago sotterraneo” è un titolo falso (e ingannevole)

Dal punto di vista speleologico e idrogeologico, la differenza è netta:

  • Un lago sotterraneo (come quelli che si incontrano in grotta) si forma in cavità carsiche, vulcaniche o glaciali: c’è un vuoto aperto, una superficie libera dell’acqua e spesso rive riconoscibili.
  • Un acquifero in pianura alluvionale è un volume di sedimenti (sabbie, ghiaie) in cui l’acqua occupa gli interstizi tra i grani. Non c’è alcuna “caverna-lago”, ma un mezzo poroso saturo d’acqua, con flussi governati da gradienti di pressione.

Titoli come “Scoperto un lago sotterraneo grande come il Garda” o “Enorme lago sotterraneo in provincia di Venezia” sono quindi tecnicamente errati e costruiti per generare click, non per informare.

Creano l’idea di una “riserva magica” pronta all’uso, mentre la realtà è quella di una risorsa da studiare, monitorare e gestire con pozzi, portate sostenibili e controlli di salinità.

Perché questa distinzione conta (anche per noi speleologi)

La confusione tra “falda” e “lago sotterraneo” non è solo una questione terminologica:

  • Sfruttamento: non si tratta di un serbatoio da “svuotare”, ma di una falda da gestire con criteri idrogeologici (pozzi, portate, monitoraggio di livello e qualità).
  • Qualità dell’acqua: la falda profonda è meno salina grazie all’acquitard, ma non è automaticamente idonea all’irrigazione o all’uso potabile senza valutazioni specifiche.
  • Percezione pubblica: parlare di “lago” alimenta l’idea di una soluzione miracolosa alla siccità, distogliendo l’attenzione dalle vere questioni (uso efficiente dell’acqua, riduzione delle perdite, gestione integrata delle risorse).

Per chi si occupa di carsismo, grotte e acque sotterranee, la precisione conta: chiamare “lago” ciò che è una falda in sabbia significa banalizzare decenni di studi idrogeologici e speleologici.

In sintesi

  • Sì, è stata individuata una importante falda acquifera profonda tra Chioggia e Cavarzere.
  • No, non è un “lago sotterraneo” nel senso fisico e speleologico del termine.
  • I titoli che parlano di “lago grande come il Garda” sono sensazionalistici e fuorvianti: servono a fare click, non a spiegare cosa c’è davvero sotto la pianura veneta.

Fonti
[1] Scoperto un ‘lago sotterraneo’ grande quasi come il Garda: acqua dolce su quasi 30mila ettari, protetta da strati argillosi https://www.ildolomiti.it/cronaca/2026/scoperto-un-lago-sotterraneo-grande-quasi-come-il-garda-acqua-dolce-su-quasi-30mila-ettari-protetta-da-strati-argillosi
[2] Sotto il Nord Italia una gigantesca riserva d’acqua dolce: si estende quanto il Garda https://www.civonline.it/news/cronaca/1355125/sotto-il-nord-italia-una-gigantesca-riserva-dacqua-dolce-si-estende-quanto-il-garda.html
[3] Veneto, Scoperto un immenso lago sotterraneo: è grande come il Garda https://newsroom24.it/notizia/2026/09/29/veneto-scoperto-un-immenso-lago-sotterraneo-e-grande-come-il-garda
[4] Enorme lago sotterraneo scoperto in provincia di Venezia … https://www.scienzenotizie.it/2026/09/30/enorme-lago-sotterraneo-scoperto-in-provincia-di-venezia-dimensioni-vicine-a-quelle-del-garda-34128416
[5] Scoperto un lago sotterraneo al Nord Italia: è grande quanto … https://www.torinocronaca.it/news/cronaca/703389/scoperto-un-lago-sotterraneo-al-nord-italia-e-grande-quanto-il-garda.html

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  • Frasassi, “Racconti di Roccia” con Mauro e Maurizio Bolognini a 55 anni dalla scoperta
    Condividi Sabato 3 ottobre 2026 La Sosta Frasassi ospita in una serata dedicata all’evoluzione della speleologia nel complesso carsicodue protagonisti delle prime esplorazioni della Grotta Grande del Vento Sabato 3 ottobre 2026, dalle 19:30 alle 20:30, La Sosta Frasassi ospiterà un nuovo appuntamento di “Racconti di Roccia”, dedicato questa volta alla storia e all’evoluzione della speleologia a Frasassi. Protagonisti della serata saranno Mauro Bolognini e Maurizio Bolognini, speleologi del Gr
     

Frasassi, “Racconti di Roccia” con Mauro e Maurizio Bolognini a 55 anni dalla scoperta

Október 1st 2026 at 06:00

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Sabato 3 ottobre 2026 La Sosta Frasassi ospita in una serata dedicata all’evoluzione della speleologia nel complesso carsicodue protagonisti delle prime esplorazioni della Grotta Grande del Vento

Sabato 3 ottobre 2026, dalle 19:30 alle 20:30, La Sosta Frasassi ospiterà un nuovo appuntamento di “Racconti di Roccia”, dedicato questa volta alla storia e all’evoluzione della speleologia a Frasassi. Protagonisti della serata saranno Mauro Bolognini e Maurizio Bolognini, speleologi del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona e testimoni diretti della straordinaria stagione esplorativa iniziata negli anni Settanta.

L’incontro assume un significato particolare perché si svolge a pochi giorni dal 55° anniversario della scoperta della Grotta Grande del Vento, avvenuta il 25 settembre 1971 ad opera degli speleologi del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona.

Mauro e Maurizio Bolognini, protagonisti della speleologia di Frasassi

I due ospiti appartengono alla generazione di speleologi che partecipò alle prime esplorazioni del grande sistema sotterraneo di Frasassi.

La documentazione storica del Gruppo Speleologico Marchigiano ricorda Maurizio Bolognini tra i componenti del gruppo già alla fine degli anni Sessanta. Dopo l’apertura dell’ingresso della Grotta Grande del Vento, fu scelto mediante sorteggio per effettuare la prima discesa nell’Abisso Ancona, il grande pozzo di circa 120 metri che consentì l’accesso agli ambienti profondi.

Mauro Bolognini figura invece tra gli speleologi che presero parte attivamente alle prime esplorazioni della Grotta Grande del Vento. Le fotografie conservate nell’archivio storico del GSM documentano inoltre l’attività speleologica dei fratelli Bolognini già prima della scoperta del 1971.

In occasione del cinquantesimo anniversario della scoperta, Maurizio Bolognini è stato anche relatore del convegno dedicato alle Grotte di Frasassi, intervenendo proprio con il racconto della scoperta e della prima esplorazione.

I due sono inoltre autori di “L’emozione della vita”, testimonianza dedicata alla scoperta della Grotta Grande del Vento, all’Abisso Ancona, alle prime discese, alle successive esplorazioni e alla ricerca di un secondo ingresso.

Dalla scoperta del 1971 alla speleologia contemporanea

Il tema scelto per l’incontro del 3 ottobre sarà “Evoluzione della speleologia a Frasassi”. Attraverso i ricordi di Mauro e Maurizio Bolognini sarà possibile ripercorrere una pagina fondamentale della storia dell’esplorazione sotterranea italiana e osservare quanto sia cambiato il modo di andare in grotta nell’arco di oltre mezzo secolo: dalle attrezzature e dalle tecniche delle prime esplorazioni fino all’attuale conoscenza del sistema carsico.

Nel 1971 molti dei protagonisti della scoperta erano giovanissimi: secondo la documentazione storica del GSM, l’età media degli speleologi del gruppo era di circa vent’anni.

Da quell’esperienza nacque una delle pagine più conosciute della speleologia italiana. La scoperta della Grotta Grande del Vento arrivò dopo anni di ricerche e frequentazione delle cavità della Gola di Frasassi e diede impulso a una lunga stagione di esplorazioni, studi e documentazione del sistema sotterraneo.

Una serata di testimonianze e memoria speleologica

“Racconti di Roccia” propone così un incontro con la storia raccontata direttamente da chi l’ha vissuta.

L’intervista inizierà alle 19:30 di sabato 3 ottobre. Gli organizzatori invitano il pubblico ad arrivare prima per un aperitivo o per qualche chiacchiera; durante l’intervista la cucina resterà chiusa.

L’appuntamento rappresenta un’occasione per ascoltare dalla voce di due protagonisti come siano cambiate in 55 anni l’esplorazione, le tecniche e la conoscenza delle grotte di Frasassi, mantenendo vivo il filo che lega le prime discese del 1971 alle generazioni di speleologi di oggi.

Appuntamento: sabato 3 ottobre 2026
Orario: 19:30–20:30
Evento: Racconti di Roccia – Capitolo 9
Ospiti: Mauro Bolognini e Maurizio Bolognini
Tema: Evoluzione della speleologia a Frasassi
Organizzazione: La Sosta Frasassi

Per approfondire

La ricostruzione storica della scoperta e numerosi documenti, fotografie e testimonianze dei protagonisti sono disponibili sul sito storico del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona.

Scintilena – presentazione volume di Fabio Sturba “Abisso Ancona. Frasassi: cronaca di una scoperta”, testimonianza in prima persona sulle esplorazioni che portarono alla scoperta della Grotta Grande del Vento – https://www.scintilena.com/abisso-ancona-il-racconto-di-fabio-sturba-riporta-alle-origini-della-scoperta-delle-grotte-di-frasassi/07/14/

Fonte

Post Instagram La Sosta Frasassi https://www.instagram.com/p/DdwobuCK_Xv/?stkn=dzkwZGgwMGJieTl5

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  • Buso della Casara: nuove esplorazioni e rilievi digitali nei Colli Euganei
    Condividi Nuove esplorazioni, rilievi LiDAR e un progetto per rendere virtualmente accessibile l’antico acquedotto: gli esploratori raccontano le attività più recenti Poco tempo fa, avevamo ripreso la storia del Buso della Casara, l’antico sistema di captazione e adduzione delle acque nascosto nel sottosuolo dei Colli Euganei. L’articolo raccontava il ritorno degli speleologi padovani nella cavità nel 2021, ma si concludeva con una domanda rimasta aperta: che cosa è successo dopo? Scriv
     

Buso della Casara: nuove esplorazioni e rilievi digitali nei Colli Euganei

Október 1st 2026 at 05:00

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Nuove esplorazioni, rilievi LiDAR e un progetto per rendere virtualmente accessibile l’antico acquedotto: gli esploratori raccontano le attività più recenti

Poco tempo fa, avevamo ripreso la storia del Buso della Casara, l’antico sistema di captazione e adduzione delle acque nascosto nel sottosuolo dei Colli Euganei.

L’articolo raccontava il ritorno degli speleologi padovani nella cavità nel 2021, ma si concludeva con una domanda rimasta aperta: che cosa è successo dopo?

Scrivevamo: «Non sappiamo se e come siano poi proseguite le esplorazioni: speriamo che gli esploratori possano raccontarcelo»: la risposta è già arrivata.

Marco Fioraso, del Gruppo Speleologico Padovano CAI, ci ha inviato un nuovo contributo, scritto insieme a Marco Romano, Adriano Menin e Umberto Fortini di ESCA Padova Sotterranea.

Foto di Marco Romano

Racconta le esplorazioni compiute negli anni successivi, il lavoro di documentazione con nuove tecnologie di rilievo e un progetto che potrebbe consentire, in futuro, di entrare virtualmente nel Buso della Casara.

Lasciamo quindi la parola agli esploratori., e in particolare a Marco Fioraso di ESCA Padova Sotterranea. 

“Buso dea Casara”: l’antico acquedotto romano rivive in digitale

Nuove esplorazioni speleologiche, rilievi LiDAR e ricostruzioni tridimensionali per documentare e valorizzare uno dei più affascinanti manufatti ipogei dei Colli Euganei

Negli ultimi cinque anni si è riacceso l’interesse per uno dei manufatti sotterranei più nascosti e meglio conservati dei Colli Euganei: il “Buso della Casara”, o “Buso dea Casara”, un antico sistema di captazione e adduzione delle acque attribuito all’età romana. L’obiettivo delle nuove indagini è esplorare e documentare ciò che ancora si conserva nel sottosuolo, ma soprattutto trovare nuovi strumenti per riportare idealmente “in superficie” un’opera che, per ragioni di sicurezza e tutela, rimane difficilmente accessibile al pubblico.

Un’opera di ingegneria idraulica di duemila anni fa
Già nel 2001 il Gruppo Speleologico Padovano CAI aveva contribuito in maniera significativa alla conoscenza del Buso della Casara attraverso una documentazione fotografica, un dettagliato rilievo realizzato da Adriano Menin e una, per l’epoca avveniristica, ricostruzione tridimensionale prodotta nell’ambito di un lavoro universitario in architettura (Calore & Faggian, 2000).
Quegli studi avevano permesso di far emergere l’abilità degli antichi costruttori e di comprendere meglio le soluzioni adottate da veri e propri ingegneri idraulici ante litteram quasi duemila anni fa.
Il complesso si trova sulle pendici meridionali del Monte Vendevolo, a circa 220 metri di quota, in località Valnogaredo, nel Comune di Cinto Euganeo. Qui, lungo il solco di una piccola valle incisa nelle rocce vulcaniche1 (vedi Carta geologica dei Colli Euganei, 1980), una sorgente porta ancora oggi l’acqua in superficie. L’acqua affiora in alcune vasche dopo essere uscita da una discreta porta metallica.
È proprio ciò che si nasconde dietro quella porta ad aver nuovamente attirato l’attenzione degli speleologi.

Dentro le antiche condotte
Nel 2021 gli speleologi padovani sono tornati a esplorare le antiche condotte. A monte della strada, attraverso un accesso superiore protetto da una botola e utilizzando tecniche proprie dell’esplorazione delle cavità artificiali, è possibile calarsi per circa 15 metri in un pozzo che intercetta direttamente uno dei cunicoli scavati nella montagna.
Da qui si può seguire il corso dell’acqua verso valle per alcune decine di metri, fino a raggiungere la porta metallica dell’accesso inferiore, oppure procedere in senso opposto, risalendo il sistema verso monte.
Il cunicolo, stretto e sinuoso, si inoltra nella roccia conservando sulle pareti le tracce lasciate dagli utensili degli antichi scavatori. Le scalfitture degli scalpelli sono ancora visibili e costituiscono una testimonianza


Proseguendo nell’esplorazione si incontrano alcuni dei tratti più caratteristici e architettonicamente significativi dell’intero collettore: le volte “a cappuccina”, a sezione triangolare (vedi Menin et al., 2022).
Queste strutture furono costruite nei settori geologicamente più instabili, dove l’alterazione delle rocce vulcaniche ha prodotto banchi di argille nel substrato su cui poggiano i manufatti. È qui che l’ingegneria antica mostra con particolare evidenza la propria capacità di adattarsi alle condizioni geologiche della montagna.
Continuando verso monte si raggiungono infine i vuoti che intercettano direttamente le vene d’acqua.
È forse questo uno degli aspetti più suggestivi del “Buso della Casara”: osservare come, già in epoca antica, sia stato possibile individuare nel cuore della montagna la risorsa più preziosa, intercettarla e convogliarla verso valle attraverso un sistema sotterraneo progettato per sfruttare in modo razionale le caratteristiche naturali del territorio.

Dal rilievo tradizionale al LiDAR
Nel 2023 le attività sono proseguite grazie al neoformato gruppo ESCA – Padova Sotterranea che, facendo tesoro dell’esperienza nelle cavità artificiali dei soci fondatori Adriano Menin e Marco Romano, si è proposto di continuare il lavoro di documentazione coinvolgendo in maniera sinergica diverse realtà speleologiche.
Alle attività hanno partecipato, tra gli altri, il Gruppo Speleologico Padovano CAI, Treviso Sotterranea, il Gruppo Speleologico S. Marco e il Gruppo Naturalistico Montelliano.
Un ruolo importante è stato assunto dalle nuove tecnologie di rilievo digitale. L’impiego di sensori LiDAR ha consentito di acquisire scansioni tridimensionali degli ambienti sotterranei del Buso della Casara.
Per completare il lavoro sono state necessarie diverse uscite: durante ogni esplorazione sono state rilevate differenti porzioni del sistema, successivamente unite per ottenere una ricostruzione digitale complessiva dei vuoti.
Il risultato rappresenta non soltanto un nuovo strumento di documentazione speleologica, ma anche il punto di partenza per una diversa forma di valorizzazione del sito.

Portare il Buso della Casara al Museo di Cava Bomba
Le nuove ricostruzioni tridimensionali potrebbero infatti trovare uno spazio ideale all’interno del Museo di Cava Bomba, una delle realtà più significative per la divulgazione del patrimonio geologico e paleontologico dei Colli Euganei.
Il museo, ospitato negli edifici della storica cava di calcare, potrebbe diventare sede del materiale divulgativo e, soprattutto, multimediale prodotto dagli speleologi coinvolti nel progetto.
Nel Buso della Casara speleologia, geologia, archeologia, e architettura si incontrano nello stesso luogo, raccontando una storia antichissima di conoscenza del territorio e di utilizzo consapevole delle sue risorse.
Una futura fruizione virtuale o in realtà aumentata permetterebbe di rendere accessibile il collettore romano non soltanto alla comunità speleologica, ma anche alle migliaia di persone che frequentano i Colli Euganei senza conoscere ciò che si cela pochi metri sotto i loro passi. Un patrimonio invisibile non perché meno importante, ma semplicemente perché sotterraneo.

Un patrimonio da rendere accessibile, anche virtualmente
Insieme al collettore della “Bot” di Asolo, il “Buso della Casara” rappresenta una delle più antiche testimonianze di opere di captazione idrica presenti nel territorio veneto.
Manufatti di questo genere meritano di essere studiati, documentati e raccontati anche a chi, per motivi di sicurezza, conservazione o difficoltà tecniche, non potrà mai percorrerne fisicamente i cunicoli.
Le tecnologie di scansione tridimensionale e le esperienze immersive offrono oggi una possibilità che fino a pochi anni fa sarebbe stata difficilmente immaginabile: entrare virtualmente nel cuore della montagna, seguire il percorso dell’acqua e osservare da vicino un’opera realizzata quasi duemila anni fa.
È un modo nuovo di fare divulgazione speleologica, ma anche di restituire alla collettività una parte nascosta della storia dei Colli Euganei.
Si ringrazia il Comune di Cinto Euganeo per aver consentito l’accesso al Buso della Casara e per la disponibilità alla condivisione della proposta di valorizzazione.

A cura di:

Marco Fioraso – GSP CAI

Marco Romano, Adriano Menin, Umberto Fortini – ESCA Padova Sotterranea 

Note

  1. Lave riolitiche e basaltiche; tufi e ialoclastiti.

Note bibliografiche

  • Calore F., Faggian C., 2000, La sorgente sotto il monte. Il “Buso della Casara” a Cinto Euganeo – Rilievo e rappresentazione di un acquedotto romano ipogeo, Tesi di Laurea IUAV, A.A. 1999-2000, p. 54.
  • Istituto di Geologia dell’Università di Padova, Memorie di Scienze Geologiche vol. XXXIV, 1980, Carta Geologica dei Colli Euganei.
  • Menin A., Davolio D., Romano M., 2022, L’antico collettore idraulico “Buso della Casara” di Cinto Euganeo (Padova, Veneto), Opera Ipogea 2, 2022, pp. 19-20 https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/2022/12/1-Menin-et-a-cmp.pdf
Foto di Marco Romano

Ringraziamo Marco Fioraso, Marco Romano, Adriano Menin e Umberto Fortini per aver raccolto il nostro invito e per averci raccontato come sono proseguite le esplorazioni e le ricerche sul Buso della Casara.

Già l’articolo di poche settimane fa aveva suscitato in noi e nei lettori di Scintilena un grandissimo interesse alla Buca della Casara! Gli aggiornamenti aggiungono ora un capitolo ancora più affascinante a una storia nella quale speleologia, archeologia, geologia e nuove tecnologie si incontrano.

Particolarmente interessante è l’evoluzione del progetto: non si tratta più soltanto di esplorare e documentare il Buso della Casara, ma di trovare il modo di renderlo accessibile anche a chi non potrà percorrerne fisicamente i cunicoli.

Le scansioni LiDAR, realizzate nel corso di diverse uscite e successivamente riunite in una ricostruzione tridimensionale complessiva, aprono infatti la strada a una possibile fruizione virtuale o in realtà aumentata, con la proposta di portare il materiale multimediale anche al Museo di Cava Bomba.

È un modo molto bello di restituire alla collettività quello che gli speleologi scoprono, studiano e documentano nel sottosuolo.

Complimenti quindi a tutti coloro che stanno lavorando al progetto, e grazie per aver condiviso con noi e con i lettori di Scintilena gli sviluppi di questa storia. Continueremo a seguirla con grande interesse.

Precedenti articoli su Scintilena sul Buso della Casara:

Fonti:

L'articolo Buso della Casara: nuove esplorazioni e rilievi digitali nei Colli Euganei proviene da Scintilena.

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  • Caselle, fornaci e ghiacciaie dell’Alta Val Tanaro: incontro ed escursione a Ormea (CN) il 3/10/2026
    Condividi Sabato 3 ottobre 2026 una giornata dedicata alle antiche opere in pietra a secco, alle cavità artificiali e alla storia del territorio, nell’ambito della Settimana del Pianeta Terra Sabato 3 ottobre 2026, a Ormea (CN), si terrà una giornata dedicata a caselle, fornaci e ghiacciaie dell’Alta Val Tanaro, antiche opere che raccontano il rapporto tra le comunità locali, le risorse del territorio e la pietra. L’incontro fa parte della 14ª edizione della Settimana del Pianeta Terra, in
     

Caselle, fornaci e ghiacciaie dell’Alta Val Tanaro: incontro ed escursione a Ormea (CN) il 3/10/2026

September 30th 2026 at 05:00

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Sabato 3 ottobre 2026 una giornata dedicata alle antiche opere in pietra a secco, alle cavità artificiali e alla storia del territorio, nell’ambito della Settimana del Pianeta Terra

Sabato 3 ottobre 2026, a Ormea (CN), si terrà una giornata dedicata a caselle, fornaci e ghiacciaie dell’Alta Val Tanaro, antiche opere che raccontano il rapporto tra le comunità locali, le risorse del territorio e la pietra.

L’incontro fa parte della 14ª edizione della Settimana del Pianeta Terra, in programma dal 27 settembre al 4 ottobre 2026, e si svolgerà dalle 10:00 alle 18:00 nel Salone della Croce Bianca, in viale Cagna 76 a Ormea.

Al centro della giornata saranno le antiche opere in pietra a secco dell’Alta Val Tanaro, messe anche a confronto con le note tipologie diffuse nelle valli imperiesi. Si parlerà inoltre delle strutture utilizzate in passato per la conservazione del ghiaccio, delle fornaci per la produzione della calce e del censimento delle cavità artificiali presenti sul territorio.

Ghiacciaie, neviere e l’antico commercio del ghiaccio

Giampiero Laiolo e Carlo Grippa apriranno uno degli approfondimenti dedicati a ghiacciaie e neviere dell’entroterra ligure e all’antico commercio del ghiaccio.

Prima dell’avvento della refrigerazione moderna, ghiacciaie e neviere permettevano di conservare neve e ghiaccio raccolti durante l’inverno e costituiscono oggi interessanti testimonianze delle attività e delle tecniche sviluppate dalle comunità del passato.

Vincenzo Belli concentrerà invece il proprio intervento sulla ghiacciaia di Ponte di Nava, località posta lungo l’alta valle del Tanaro.

Dalle caselle alle stelle

Un altro tema centrale sarà quello delle caselle, caratteristiche costruzioni in pietra a secco.

Paolo Gollo e Nicola Ferrarese proporranno l’intervento dal titolo “Dalle caselle alle stelle – Dalla pietra a secco alle astronavi”.

Paolo Gollo, architetto, si è occupato dello studio e della divulgazione delle costruzioni in pietra a secco, mentre Nicola Ferrarese è tra gli autori del lavoro divulgativo realizzato da Wepesto sulle caselle e sul paesaggio in pietra a secco del Ponente ligure.

L’AGSP e il censimento delle cavità artificiali della Valle Tanaro

Particolarmente vicino ai temi di Scintilena sarà l’intervento di Davide Barberis e Aldo Acquarone, dedicato all’AGSP e al censimento delle cavità artificiali della Valle Tanaro, con particolare riferimento a caselle, ghiacciaie e fornaci.

L’AGSP – Associazione Gruppi Speleologici Piemontesi, costituita nel 1979, è il riferimento associativo regionale della speleologia piemontese e cura il Catasto Speleologico Piemontese e Valdostano, nel quale vengono raccolti e organizzati i dati relativi alle cavità naturali e artificiali del territorio.

Davide Barberis è presidente dello Speleo Club Tanaro di Garessio, fa parte della Commissione Catasto Cavità Naturali della SSI ETS ed è impegnato nelle attività legate alla documentazione e al catasto speleologico regionale.

Il censimento delle opere artificiali rappresenta un importante strumento per conservare la memoria di strutture che, pur essendo spesso poco appariscenti o nascoste nel territorio, testimoniano attività produttive, tecniche costruttive e modi di vivere ormai in gran parte scomparsi.

Acqua, pietra e produzione della calce

Il programma proseguirà con Luca Fazio, che parlerà delle “tracce nascoste tra Cisano e il Pizzo Ceresa: lecci, acqua e pietra”.

Carlo Grippa e Aldo Acquarone affronteranno invece il tema della trasformazione dalla pietra calcarea alla produzione della calce viva, ricostruendo un’attività strettamente legata alla presenza delle fornaci e allo sfruttamento delle risorse geologiche locali.

A introdurre e moderare l’incontro sarà Giorgio Ferraris, sindaco di Ormea.

Nel pomeriggio visita alle caselle di Ormea

La giornata non si svolgerà soltanto in sala.

Alle ore 15:00 è prevista una breve escursione con visita ad alcune caselle tipiche del Comune di Ormea, offrendo ai partecipanti la possibilità di osservare direttamente sul territorio alcune delle strutture al centro dell’incontro.

L’appuntamento mette così insieme speleologia in cavità artificiali, ricerca storica, geologia, cultura della pietra a secco e conoscenza del territorio, richiamando l’attenzione su manufatti che hanno avuto funzioni differenti ma conservano importanti testimonianze della vita e delle attività delle comunità dell’Alta Val Tanaro.

L’iniziativa è promossa dall’Associazione Culturale Ulmeta, con la Città di Ormea, la Sezione CAI di Ormea e Wepesto – associazione di promozione sociale.

  • Appuntamento sabato 3 ottobre 2026, dalle ore 10:00 alle 18:00, al Salone della Croce Bianca, viale Cagna 76, Ormea (CN).
  • Nel pomeriggio, dalle ore 15:00, breve escursione con visita alle caselle tipiche del territorio di Ormea.

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  • Pomoc s transportem při natáčení filmu – ZO ČSS 6-15 Holštejnská
    Naši kluci J. Sýkora, L. Michalík, M. Gerža doplnili 4 členy  ZO ČSS 6-15 Holštejnská a pomáhali v jeskyni Lipovecká 26.9.2026  při natáčení filmu. A jak to probíhalo popisuje J. Sýkora Vede nás Vlastík, vstupujeme Lipoveckou ventarolou, procházíme postupně Balvanitý dóm, Meandrový dóm, zde si dáváme cajky a proklouzneme Klíčovou dírkou na Shořelého balkón a už jsme na místě natáčení v Dómu šavlozubých veverek. Milan slaňuje až úplně dolů, má za úkol nasvětlovat scénu zespodu, já s Láďou zůstává
     

Pomoc s transportem při natáčení filmu – ZO ČSS 6-15 Holštejnská

September 29th 2026 at 14:00

Naši kluci J. Sýkora, L. Michalík, M. Gerža doplnili 4 členy  ZO ČSS 6-15 Holštejnská a pomáhali v jeskyni Lipovecká 26.9.2026  při natáčení filmu. A jak to probíhalo popisuje J. Sýkora

Vede nás Vlastík, vstupujeme Lipoveckou ventarolou, procházíme postupně Balvanitý dóm, Meandrový dóm, zde si dáváme cajky a proklouzneme Klíčovou dírkou na Shořelého balkón a už jsme na místě natáčení v Dómu šavlozubých veverek. Milan slaňuje až úplně dolů, má za úkol nasvětlovat scénu zespodu, já s Láďou zůstáváme o patro výše s kameramanem a umísťujeme světla. Dotáčejí se poslední scény z připravovaného filmu Viktora Kuny – „Příběh z vody a kamene“. Bohužel při transportu jedno světlo vypovědělo službu, tak voláme Milana nahoru a scéna se natáčí nadvakrát. 

 Po dotočení posledních záběrů jdeme na obhlídku, dále pokračujeme dolů do Jiné dimenze, proplazíme se až ke Zmrzlinovému dómu a potom ještě kousek na úplný konec Krasu. Vracíme se prozkoumat koncové partie Nové Rasovny. Jdeme zpět, posbíráme osvětlovací lampy a šplháme Dómem šavlozubých veverek k východu.

 

 

 

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    PREČO SA OPLATÍ NAVŠTÍVIŤ BRESTOVSKÚ JASKYŇU? 10 ROKOV OD SPRÍSTUPNENIA Brestovská jaskyňa je najdlhšou jaskyňou Oravy a zároveň jedinou sprístupnenou jaskyňou v tomto regióne. Jej krásy a hodnoty obdivujú návštevníci už viac než 10 rokov, odkedy do nej vstúpili prví turisti. Z jaskyne dlhej viac než 2300 m môžu „suchozemci“ navštíviť iba časť po prvý sifón. To je chodba, ktorou v celom jej profile tečie podzemný tok a ktorú dokážu prekonať iba jaskynní potápači. Jaskyňa je vytvorená podzemný
     

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PREČO SA OPLATÍ NAVŠTÍVIŤ BRESTOVSKÚ JASKYŇU?
10 ROKOV OD SPRÍSTUPNENIA

Brestovská jaskyňa je najdlhšou jaskyňou Oravy a zároveň jedinou sprístupnenou jaskyňou v tomto regióne. Jej krásy a hodnoty obdivujú návštevníci už viac než 10 rokov, odkedy do nej vstúpili prví turisti.

Z jaskyne dlhej viac než 2300 m môžu „suchozemci“ navštíviť iba časť po prvý sifón. To je chodba, ktorou v celom jej profile tečie podzemný tok a ktorú dokážu prekonať iba jaskynní potápači.

Jaskyňa je vytvorená podzemným tokom v dvoch vývojových úrovniach – poschodiach, ktorý stále tečie dnom spodnej úrovne. Časť prehliadkovej trasy vedie priamo ponad hladinu podzemnej rieky.

Veľmi pozoruhodné sú charakteristické riečne tvary stien a stropov, ktoré dokladajú „životopis“ jaskyne. Výrazné sú stropné visiaky, vypreparované stenové výčnelky – „dračie zuby“, stropné hrnce, oválne vyhĺbeniny, skalné diery či okná a mnoho iných.

Dno riečiska podzemného toku obýva pestré a bohaté spoločenstvo vodných bezstavovcov. Kôrovce, ako veľký nifargus tatranský (Niphargus tatrensis), či menšia hlbinovka slepá (Bathynella natans) predstavujú typických zástupcov reliktnej podzemnej fauny Tatier.

Prehliadková trasa je významne náročnejšia ako v iných našich jaskyniach. Strmé „mlynárske schody“, stúpačky, nižšie či užšie miesta si vyžadujú určitú pohybovú zdatnosť. Každý návštevník na prehliadku vyfasuje prilbu s čelovkou, ktorá mu bude svietiť na cestu.

Jaskyňa je otvorená do konca októbra každý deň okrem pondelkov. Vstup je potrebné si dopredu rezervovať, nakoľko je vzhľadom na náročnosť prehliadkovej trasy počet návštevníkov obmedzený.

















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  • Visioni Sotterranee 2026: al via la terza edizione del concorso internazionale sull’immagine del mondo sotterraneo
    Condividi Scadenza 20 ottobre 2026 per partecipare a Visioni Sotterranee, concorso di fotografia, rilievi e illustrazione scientifica dedicato alla speleologia È aperta la partecipazione alla terza edizione di Visioni Sotterranee, concorso internazionale di immagine del mondo sotterraneo organizzato da TETIIDE APS in collaborazione con Costacciaro 2026. L’iniziativa raccoglie opere che rappresentano il sottosuolo attraverso fotografia, rilievo, cartografia, illustrazione scientifica e sto
     

Visioni Sotterranee 2026: al via la terza edizione del concorso internazionale sull’immagine del mondo sotterraneo

September 29th 2026 at 10:00

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Scadenza 20 ottobre 2026 per partecipare a Visioni Sotterranee, concorso di fotografia, rilievi e illustrazione scientifica dedicato alla speleologia

È aperta la partecipazione alla terza edizione di Visioni Sotterranee, concorso internazionale di immagine del mondo sotterraneo organizzato da TETIIDE APS in collaborazione con Costacciaro 2026.

L’iniziativa raccoglie opere che rappresentano il sottosuolo attraverso fotografia, rilievo, cartografia, illustrazione scientifica e storica, con l’obiettivo di valorizzare la conoscenza degli ambienti ipogei.

La scadenza per l’invio delle opere è fissata al 20 Ottobre 2026. Le opere selezionate saranno esposte durante il Raduno Internazionale di Speleologia Costacciaro 2026, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 a Costacciaro (PG), e in una galleria online dedicata.

Quattro categorie per raccontare il mondo sotterraneo in Visioni Sotterranee

Il concorso Visioni Sotterranee si articola in quattro categorie principali, pensate per accogliere diversi approcci alla rappresentazione del mondo sotterraneo. Ogni categoria include sotto-temi specifici per guidare i partecipanti nella scelta del soggetto.

  • Fotografia: paesaggio sotterraneo, acqua ipogea, macro e dettaglio, uomo e grotta, grotte turistiche, cavità artificiali.
  • Disegnare il buio: mappa tradizionale, rilievo digitale e 3D, infografica e visualizzazione scientifica.
  • Immaginario e rappresentazione: illustrazione scientifica storica, arte e interpretazione, archivio e storia.
  • Visione strumentale: immagini prodotte da strumentazione scientifica (termico, fotogrammetria, LiDAR, endoscopia), ovvero ciò che l’occhio da solo non raggiunge.

Questa struttura consente di partecipare sia con documentazione tecnica e scientifica, sia con interpretazioni artistiche e storiche del mondo ipogeo. Il concorso Visioni Sotterranee punta a raccogliere un panorama ampio e multidisciplinare della rappresentazione sotterranea.

Come partecipare a Visioni Sotterranee: regole, formati e invio

La partecipazione a Visioni Sotterranee è aperta a livello internazionale. Ogni autore può inviare fino a un massimo di 3 opere totali, con non più di 2 opere nella stessa categoria. Le opere devono avere una risoluzione minima di 2500 pixel sul lato maggiore ed essere in formato JPG.

L’invio avviene esclusivamente via email all’indirizzo undergroundvision@tetide.org. Ogni opera deve essere accompagnata dalle seguenti informazioni: categoria, titolo, descrizione (tecniche usate, ispirazione, luogo di realizzazione), nome dell’autore e contatti.

I partecipanti concedono a TETIIDE APS diritti non esclusivi per l’uso delle opere a fini educativi e promozionali legati al concorso. Il copyright resta in capo agli autori. La direttrice del concorso, Claudia Crema, supervisiona l’intera iniziativa.

Premi, giuria e esposizione delle opere di Visioni Sotterranee a Costacciaro 2026

La selezione delle opere di Visioni Sotterranee prevede un doppio sistema di valutazione: voto del pubblico e voto della giuria. Tutte le opere candidate partecipano automaticamente alla votazione per il Premio del Pubblico, mentre per ogni categoria è previsto un Premio della Giuria.

Le prime opere classificate riceveranno premi offerti dagli sponsor del concorso. Le opere selezionate saranno esposte fisicamente a Costacciaro 2026 e in una galleria online. La premiazione si terrà a chiusura del raduno, tra il 29 ottobre e il 1° novembre 2026.

Visioni Sotterranee e la valorizzazione del patrimonio speleologico

Il concorso Visioni Sotterranee si inserisce in un contesto più ampio di iniziative dedicate alla conoscenza e alla tutela del patrimonio speleologico. Il sottosuolo è lo spazio più vasto e meno conosciuto del pianeta; attraverso immagini, mappe e rappresentazioni, il concorso contribuisce a documentare e comunicare la ricchezza degli ambienti ipogei.

L’abbinamento con Costacciaro 2026, raduno internazionale di speleologia, garantisce visibilità alle opere e favorisce il confronto tra autori, ricercatori e appassionati. In questo modo Visioni Sotterranee sostiene la diffusione di una cultura speleologica basata su documentazione accurata e approcci multidisciplinari.

Fonti

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  • Ico, continuare a esplorare
    Condividi Ricordo di Federico “Ico” Lanaro, socio fondatore e presidente onorario del Gruppo Speleologi Malo A cura di Marcello Manea e Matteo Scapin In copertina, Ico nel 2012 all’uscita del Buso della Rana dopo la storica traversata Pisatela-Rana. Ci sono persone la cui storia finisce per confondersi con quella del gruppo al quale hanno dedicato una parte importante della propria vita. Per Federico Lanaro, per tutti semplicemente Ico, raccontare la sua storia speleologica signific
     

Ico, continuare a esplorare

September 29th 2026 at 09:00

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Ricordo di Federico “Ico” Lanaro, socio fondatore e presidente onorario del Gruppo Speleologi Malo


A cura di Marcello Manea e Matteo Scapin

In copertina, Ico nel 2012 all’uscita del Buso della Rana dopo la storica traversata Pisatela-Rana.


Ci sono persone la cui storia finisce per confondersi con quella del gruppo al quale hanno dedicato una parte importante della propria vita.

Per Federico Lanaro, per tutti semplicemente Ico, raccontare la sua storia speleologica significa inevitabilmente raccontare anche un pezzo importante di quella del Gruppo Speleologi Malo.

Ico c’era fin dall’inizio. Il 12 aprile 1968 era tra quel gruppo di ragazzi della squadra di pallacanestro del Circolo parrocchiale di Malo che decise, quasi per gioco, di avventurarsi nel Buso della Rana.

Erano in dieci, con mezzi che oggi fanno sorridere e forse anche un po’ rabbrividire. Ico ricorderà molti anni dopo che, nelle precedenti incursioni, avevano perfino utilizzato pezzi di copertone di bicicletta accesi per farsi luce.

Quella volta portarono anche una macchina fotografica: provenendo da una famiglia di fotografi professionisti, Ico aveva a disposizione l’attrezzatura e, con Fabio Sartori, documentò quella prima spedizione.

Al ritorno decisero che l’avventura non sarebbe terminata lì: avrebbero continuato a esplorare le grotte. Da quell’esperienza sarebbe nato il Gruppo Speleologi Malo.

Cinquant’anni dopo, raccontando quell’episodio su Papesatàn, Ico si firmava come avrebbe fatto altre volte: “El pi vecio”. E aggiungeva, con orgoglio, “papà”.
Forse proprio queste poche parole raccontano meglio di molte cariche ufficiali il suo rapporto con il GSM.

Da quel 1968 la speleologia diventa una presenza costante nella vita di Ico. Ci sono le grotte, naturalmente, ma soprattutto c’è il desiderio di cercarle, esplorarle, capirle e raccontarle. Il Buso della Rana e l’Altopiano del Faedo-Casaron diventano luoghi privilegiati di questa storia.

Già nel 1976 Ico scrive del Buso della Rana su Monti e Natura. Negli anni successivi il suo nome ritorna nelle esplorazioni, nei rilievi, nelle fotografie, negli articoli e nei bollettini del gruppo. Non è però una storia fatta soltanto di grandi risultati. È fatta anche di domeniche nei boschi, buchi da allargare, strettoie, tentativi andati a vuoto e intuizioni che improvvisamente aprono qualcosa di nuovo.

da sinistra A. “Thony” Tessaro, Armando Stefani e Ico con la tuta gialla.


Una di queste storie è quella della Spurga del Viperotto. Durante una delle loro tante “sgrottate” sul Faedo, Ico e Armando si imbattono quasi per caso in uno sprofondamento nei pressi di Contrà Zattra.

Armando intuisce che una piccola fessura potrebbe continuare sottoterra; serve qualcosa per fare leva e Ico recupera un palo da recinzione.

Dopo mezz’ora i sassi cominciano a cadere nel vuoto, producendo quei rumori che ogni speleologo conosce bene: sotto c’è qualcosa.

Mentre lavorano, una vipera passa proprio sopra di loro. La nuova grotta ha già trovato il suo nome: Buso del Viperotto.

Le esplorazioni successive porteranno la cavità alla profondità di -151 metri, facendone una delle voragini più verticali dell’altopiano; nel 1993 sarà ancora Ico a raccontarla su Speleologia Veneta, con un titolo che dice molto dell’entusiasmo di quegli anni: Il Faedo ha un abisso: la Spurga del Viperotto.

Per Ico, però, il Faedo non era semplicemente un insieme di grotte. Era una montagna da immaginare anche da sotto.

Un suo disegno del 1993 lo racconta bene. È una grande sezione schematica del Faedo-Casaron: da una parte la Pisatela, dall’altra il Buso della Rana; in mezzo rami, pozzi, quote e soprattutto uno spazio ancora sconosciuto.

Tra il torrente della Pisatela e il Ramo Nero della Rana, Ico disegna alcune frecce, indica circa quattrocento metri e aggiunge un grande punto interrogativo.

È forse una delle immagini più belle da conservare di lui: Ico che disegna ciò che ancora non conosce, cercando di dare una forma possibile al vuoto.

Quello spazio bianco verrà progressivamente riempito dalle esplorazioni. Nel 1993 Ico, assieme a Maurizio Da Meda, supera in immersione il sifone del Ramo Nero e rileva circa 250 metri di nuove gallerie, fermandosi in una sala dove il torrente arriva da una frana. Il luogo viene battezzato, con un certo pessimismo, Ultima Spiaggia.

Ico sul gommone al Lago d’Ops al Buso della Rana (sulla sinistra A. “Thony” Tessaro).


Quasi vent’anni dopo, il 17 marzo 2012, Rana e Pisatela vengono finalmente congiunte. Il sogno di un sistema unico sotto il Faedo diventa realtà.

E il 29 luglio Ico è tra gli speleologi che partecipano alla prima traversata intergruppi Pisatela-Rana.

Sarà ancora lui a raccontarla, iniziando con una frase semplice e bellissima: «Domenica 29 luglio 2012 alle 18 son usciti dal Buso della Rana degli speleologi che non vi erano mai entrati».

Ma c’è un altro Ico che ci piace ricordare. È quello che, con il passare degli anni, entra meno nelle grotte, ma continua a cercarle.
Lo racconta bene una sua mail dedicata alla Spurga di Contrà Bassani, “I Brumbi”. Ico ricorda una grotta esplorata molti anni prima, ragiona con Armando su dove possa trovarsi e decide di andare a cercarla.

Una prima uscita con i cani non porta a nulla. Qualche giorno dopo torna, questa volta partendo da Contrà Bassani. Chiede informazioni a una persona del posto, risale il bosco, ritrova le paretine calcaree. Poi, senza un motivo preciso, decide di salire ancora una decina di metri:
«una strana forza mi mise la mano sulla spalla»
Ed eccola. Un’apertura e un pozzo di una ventina di metri. Il vecchio spit gli conferma che è proprio lei: I Brumbi, ritrovata dopo più di trent’anni.

Nel racconto non dimentica neppure le orchidee selvatiche incontrate durante la ricerca, che fotografa e segnala. E conclude ancora una volta:
El pi vecio.
ICO

Forse dentro questo piccolo episodio c’è molto di lui: la memoria dei luoghi, l’ostinazione di tornare dopo una ricerca fallita, la curiosità, l’ironia e quel rapporto con il territorio che gli permetteva di leggere un bosco non soltanto per quello che appariva in superficie, ma come la traccia di qualcosa che continuava sotto.
E poi c’era il bisogno di lasciare traccia.

Ico ha organizzato e partecipato a spedizioni speleologiche nel vicentino, nel Veneto e in varie regioni di Italia. Ha realizzato splendide fotografie e disegnato rilievi di grotte che sono capolavori. Ha scritto tanto sulle riviste locali come Malo ’74, ma anche sulla rivista Speleologia Veneta (pubblicazione della Federazione Speleologica Veneta), Speleologia (pubblicazione della Società Speleologica Italiana), e nel GSM ha sempre contribuito attivamente alla realizzazione del bollettino interno Papesatan.

Raccontare la speleologia era evidentemente parte del fare speleologia.
E forse è proprio questa una delle eredità più importanti che Ico lascia al Gruppo.
Non soltanto le grotte scoperte o esplorate, i metri di rilievo, le fotografie, gli articoli o gli incarichi ricoperti. Ma un modo di guardare il territorio e di essere parte di un gruppo. La curiosità di chiedersi cosa ci sia dietro una fessura; la pazienza di tornare nello stesso bosco dopo trent’anni; il desiderio di disegnare su un foglio quello che potrebbe esserci dentro una montagna; e soprattutto la necessità di raccontarlo agli altri.

Nel libro Soprattutto sotto, parlando del rapporto del GSM con il Faedo-Casaron, Ico definiva quel grande lavoro di ricerca e documentazione una “dichiarazione d’amore” verso questa porzione di pianeta.

A pensarci oggi, quella dichiarazione d’amore racconta anche qualcosa di lui.
Perché per Ico esplorare non significava soltanto arrivare dove nessuno era arrivato prima. Significava cercare, ricordare, documentare, immaginare e poi consegnare tutto questo a chi sarebbe venuto dopo.
Un modo, forse, per continuare a esplorare.

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  • Andrea Gobetti due sabati fa in Lombardia con “Ma dove sei finito? I diari e i segreti”
    Condividi Lo scrittore, speleologo ed esploratore è stato protagonista di una serata dedicata alle avventure e ai ricordi di una vita oltre i confini CHIAREGGIO. Si è svolto sabato 19 settembre, all’Hotel Chiareggio, l’incontro “Ma dove sei finito? I diari e i segreti” con Andrea Gobetti, scrittore, speleologo, esploratore e alpinista. Nella località valtellinese, situata a 1.612 metri di altitudine, Gobetti ha portato il racconto delle esperienze e delle avventure che hanno segnato il suo
     

Andrea Gobetti due sabati fa in Lombardia con “Ma dove sei finito? I diari e i segreti”

September 29th 2026 at 05:00

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Lo scrittore, speleologo ed esploratore è stato protagonista di una serata dedicata alle avventure e ai ricordi di una vita oltre i confini

CHIAREGGIO. Si è svolto sabato 19 settembre, all’Hotel Chiareggio, l’incontro “Ma dove sei finito? I diari e i segreti” con Andrea Gobetti, scrittore, speleologo, esploratore e alpinista.

Nella località valtellinese, situata a 1.612 metri di altitudine, Gobetti ha portato il racconto delle esperienze e delle avventure che hanno segnato il suo percorso umano e professionale, tra montagne, grotte, viaggi e territori lontani.

Esploratore appassionato e narratore fuori dagli schemi, Andrea Gobetti è conosciuto anche per la capacità di trasformare imprese, ricordi e vicende personali in storie coinvolgenti.

Il suo stile irriverente, ironico e pungente ne fa un cantastorie capace di intrattenere il pubblico senza rinunciare a uno sguardo autentico e personale sul mondo dell’esplorazione.

La serata ha offerto a tutti, speleologi e non, l’occasione per avvicinarsi a una delle figure più originali del panorama speleologico e alpinistico italiano e per riscoprire il valore del viaggio, della curiosità e della ricerca dell’ignoto.

L'articolo Andrea Gobetti due sabati fa in Lombardia con “Ma dove sei finito? I diari e i segreti” proviene da Scintilena.

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  • Súhrn speleo noviniek (40. týždeň 2026)
    🔦 Prehľad speleologických noviniek V júli 2022 speleologický tím objavil nové chodby v jaskyni Ledenik na planine Jakupica v Macedónsku, čím rozšíril poznatky o tomto krasovom území [2]. Na Slovensku prebehli záchranné cvičenia v jaskyniach, dokumentované fotografiami z oficiálneho zdroja [3]. Sk_Speleo FB post 📅 2026-09-26 Facebook Jaskyňa Ledenik, planina Jakupica, Macedónsko 📅 2026-09-24 Facebook Photos from Správa slovenských jaskýň's post 📅 2026-09-21 Facebook Cz_Spel
     

Súhrn speleo noviniek (40. týždeň 2026)

September 28th 2026 at 09:10
Súhrn speleo noviniek (40. týždeň 2026)
🔦 Prehľad speleologických noviniek
V júli 2022 speleologický tím objavil nové chodby v jaskyni Ledenik na planine Jakupica v Macedónsku, čím rozšíril poznatky o tomto krasovom území [2]. Na Slovensku prebehli záchranné cvičenia v jaskyniach, dokumentované fotografiami z oficiálneho zdroja [3].

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