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Slovensko si po prvýkrát pripomína Medzinárodný deň jaskýň – objavených je len zlomok tajomstiev krasu - Regióny.sk
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Sedem najkrajších jaskýň sveta: Magický svet ukrytý v hlbinách - galéria - Dromedar.sk
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Sa Rutta ’e S’Edera, il Settimo Sifone si arrende dopo 485 metri: oltre l’acqua appare un enorme lago
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Sa Rutta ’e S’Edera, il Settimo Sifone si arrende dopo 485 metri: oltre l’acqua appare un enorme lago
Nuovo straordinario risultato della Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda: completato il rilievo di S7 e raggiunti grandi ambienti asciutti, mentre una forte corrente d’aria indica possibili prosecuzioni ancora tutte da esplorare
Un entusiasta messaggio di Davide Godani della Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda sulla lista Speleo-it annuncia un grande risultato.
Il Settimo Sifone di Sa Rutta ’e S’Edera si è finalmente arreso!
Dopo 485 metri di immersione, gli speleosub della Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda sono riemersi dall’altra parte, trovandosi davanti a uno scenario che supera le aspettative: nuovi ambienti asciutti e, soprattutto, un lago sotterraneo di proporzioni eccezionali.
È un risultato davvero straordinario, che premia la preparazione, la tenacia e il grande lavoro collettivo sostenuto nel Supramonte di Urzulei.

Le prime immagini esplorative riuscivano soltanto in parte a restituire la vastità dell’ambiente. È stato il rilievo, completato una volta tornati all’esterno, a rivelarne la reale dimensione: la superficie del lago viene stimata in circa 2.000 metri quadrati.
Per rendere immediatamente comprensibile la sua ampiezza, la Commissione ha sovrapposto il rilievo del nuovo lago a quello del Lago di Su Palu. Il confronto cartografico parla da solo e mostra quanto sia imponente lo spazio incontrato oltre S7.
Oltre il sifone, la grotta continua
La scoperta non si limita al grande specchio d’acqua.
Oltre la riemersione, la squadra ha raggiunto e percorso nuovi ambienti asciutti, proseguendo fino a una risalita. Da quel punto proviene un’eco impressionante, apparentemente generata da volumi di grandi dimensioni, accompagnata da una forte circolazione d’aria.

Due segnali che alimentano le speranze per il seguito dell’esplorazione.
È proprio in corrispondenza della risalita che, per questa volta, gli esploratori hanno deciso di arrestarsi. Non si tratta però di una conclusione: tutto lascia pensare che l’“assalto finale” annunciato dalla Commissione possa aprire un nuovo capitolo nella conoscenza di Sa Rutta ’e S’Edera.
Un risultato costruito nel tempo
Il nuovo avanzamento rappresenta un’ulteriore tappa del progetto esplorativo dedicato al grande sistema sotterraneo del Supramonte.
Nei mesi precedenti le squadre avevano raggiunto e superato il limite storico del Settimo Sifone, entrando in ambienti asciutti ancora da esaminare. Ora il rilievo fissa in 485 metri la lunghezza di S7 e permette di comprendere meglio le dimensioni degli spazi scoperti al di là dell’ostacolo sommerso.
Dietro questi numeri ci sono immersioni impegnative, trasporto di materiali, rilievi, documentazione e un’organizzazione collettiva indispensabile per operare in un contesto tanto complesso e remoto.
Alla Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda e a tutte le persone coinvolte va il più caloroso plauso. Raggiungere questi ambienti richiede capacità tecniche eccezionali, prudenza, determinazione e una collaborazione solidissima.
Dopo 485 metri sott’acqua, S’Edera ha restituito alla superficie i suoi esploratori e ha mostrato loro un nuovo, enorme spazio sotterraneo. Ma l’eco e l’aria che arrivano dall’alto sembrano suggerire che la grotta abbia ancora molto da raccontare.
Ora lasciamo la parola agli Esploratori:
GRANDI AMBIENTI OLTRE IL SETTIMO SIFONE
Dopo 485 metri di immersione, S7 si è finalmente arreso.
A poche decine di metri dall’ultima legatura, il sifone ci ha restituito alla superficie.
Ad attendeci poco oltre UN LAGO ENORME.
Le prime immagini esplorative riuscivano solo in parte a raccontarne le proporzioni.
È stato il rilievo, una volta tornati fuori, a darci la reale dimensione di ciò che avevamo davanti.Per renderla comprensibile abbiamo provato a fare qualcosa di molto semplice: sovrapporlo al Lago di Su Palu.
Il risultato parla da solo.
S’Edera aveva però ancora sorprese da riservarci per l’ASSALTO FINALE.
Abbiamo raggiunto e percorso nuovi ambienti asciutti, fino a una risalita.
Sopra di noi, un eco impressionante sembra provenire da ambienti di grandi dimensioni, accompagnato da forte circolazione d’aria.Ed è lì che, questa volta, abbiamo deciso di fermarci.
Dopo quattro anni di esplorazioni, chilometri percorsi, immersioni, trasporti e centinaia di persone coinvolte, S’Edera ha ancora una volta spostato il suo limite.
Questa volta il punto interrogativo davanti a noi è ancora più grande!
La storia di S’Edera non è finita.
È appena riemersa.
La ComSub
Complimenti davvero a tutta la squadra: un’impresa entusiasmante e un nuovo, magnifico risultato per la speleologia sarda e italiana!
Fonte e immagini: Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda

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Premio Adriatico alla memoria di Tony Vincelli, già presidente dell’associazione Speleopop
Condividi Il riconoscimento sarà conferito il 10 ottobre 2026 all’Auditorium comunale di Termoli, durante l’ottava edizione della manifestazione “Un mare che unisce” TERMOLI. Un premio alla memoria di Tony Vincelli per ricordarne l’impegno, la passione per la speleologia e l’instancabile attività di divulgazione del mondo sotterraneo. Il riconoscimento sarà conferito nell’ambito dell’ottava edizione del Premio Adriatico “Un mare che unisce”, in programma sabato 10 ottobre 2026 all’Auditorium
Premio Adriatico alla memoria di Tony Vincelli, già presidente dell’associazione Speleopop
Il riconoscimento sarà conferito il 10 ottobre 2026 all’Auditorium comunale di Termoli, durante l’ottava edizione della manifestazione “Un mare che unisce”
TERMOLI. Un premio alla memoria di Tony Vincelli per ricordarne l’impegno, la passione per la speleologia e l’instancabile attività di divulgazione del mondo sotterraneo. Il riconoscimento sarà conferito nell’ambito dell’ottava edizione del Premio Adriatico “Un mare che unisce”, in programma sabato 10 ottobre 2026 all’Auditorium comunale di Termoli.
Particolarmente commosse le parole del fratello Luca, che ha affidato ai social il proprio pensiero dopo aver appreso la notizia:
«Vi lascio immaginare la mia reazione appena ho saputo della notizia… E sono sicuro che anche tu sei felicissimo per questo premio. Un abbraccio fin lassù, fratellone. Manchi tantissimo a tutti».
Tony Vincelli, presidente dell’associazione Speleopop, è scomparso nel luglio 2025 in seguito a un incidente stradale sulla Bifernina. La sua vita è stata profondamente legata all’esplorazione e alla conoscenza del sottosuolo, ma soprattutto al desiderio di condividere con gli altri quanto appreso durante anni di attività.
“Noi non siamo superficiali”, motto dell’associazione Speleopop, riassumeva bene il suo modo di pensare e di agire: andare oltre ciò che appare, conoscere le formazioni carsiche e gessose, osservare i minerali e comprendere il percorso dell’acqua che alimenta le sorgenti. Un patrimonio di conoscenze che Tony trasmetteva con entusiasmo a quanti avevano il coraggio e la curiosità di seguirlo nel mondo ipogeo.
Tra le esperienze più significative da lui promosse figura il laboratorio didattico “Le pietre di Tony”, un metodo interattivo basato sul contatto diretto con rocce magmatiche, sedimentarie e metamorfiche e con numerosi minerali. Un’attività capace di coinvolgere gli studenti e di trasformarli da semplici osservatori in partecipanti attivi, incoraggiando collaborazione, confronto e discussione.
Il laboratorio continuerà a vivere grazie all’impegno di Nicola Petrella, esperto di mineralogia e studioso del suolo e del sottosuolo, insieme ai soci di Speleopop. Non mancheranno gli strumenti utilizzati da Tony e dai suoi compagni di esplorazione, affinché nuove generazioni possano avvicinarsi alla conoscenza del mondo sotterraneo.
Il Premio Adriatico rappresenta dunque non soltanto un riconoscimento alla memoria, ma anche un modo per mantenere vivo il lavoro di Tony Vincelli e il segno profondo lasciato nella comunità, tra gli amici, gli speleologi e tutte le persone che hanno condiviso con lui la passione per la natura e l’esplorazione.
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Photos from Správa slovenských jaskýň's post
ZO SÉRIE 100 ROKOV OBJAVENIA DOMICE KEDY VZNIKLA TÁTO UNIKÁTNA ÚROVŇOVÁ JASKYŇA? Cezhraničný slovensko-maďarský jaskynný systém Domica-Baradla (Slovenský kras, Aggtelecký kras) s dĺžkou viac ako 32 km pozostáva z vývojových úrovní, ktoré sa vytvorili vo vzťahu k fázovitému vývoju doliny Jósvy (pravostranný prítok Bodvy na maďarskom území) na južnom okraji Západných Karpát. Do vrchnej vývojovej úrovne jaskyne Domica boli tieto štrky splavené z povrchu pred 3,47 ± 0,78 mil. rokov a 2,94 ± 0,50 m
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KEDY VZNIKLA TÁTO UNIKÁTNA ÚROVŇOVÁ JASKYŇA?
Cezhraničný slovensko-maďarský jaskynný systém Domica-Baradla (Slovenský kras, Aggtelecký kras) s dĺžkou viac ako 32 km pozostáva z vývojových úrovní, ktoré sa vytvorili vo vzťahu k fázovitému vývoju doliny Jósvy (pravostranný prítok Bodvy na maďarskom území) na južnom okraji Západných Karpát.
Do vrchnej vývojovej úrovne jaskyne Domica boli tieto štrky splavené z povrchu pred 3,47 ± 0,78 mil. rokov a 2,94 ± 0,50 mil. rokov. Datovanie preukazuje, že bola vytvorená v strednom pliocéne (zankl/piačenz), prípadne v skoršom období (zankl). Neskôr boli riečne sedimenty takmer úplne vyplavené, pôvodné tvary chodieb sa remodelovali a dotvorili do terajšej podoby.
Spodná vývojová úroveň Domice, nachádzajúca sa 12 až 18 m pod vrchnou úrovňou, vznikla v staršom období skorého pleistocénu (gelas). Vek pochovania alochtónnych fluviálnych štrkov v Panenskej chodbe je 1,92 ± 0,25 mil. rokov. V jaskyni Baradla tejto úrovni zodpovedajú priestranné chodby pozdĺž hlavného podzemného riečiska smerom k vyvieračke v doline Jósvy.
Tieto datovania sú založené na kozmogénnych nuklidoch, ktoré umožňujú datovať vek splavenia kremenných okruhliakov a piesku do jaskyne. Keď sa horniny s obsahom kremeňa nachádzajú na zemskom povrchu, sú vystavené kozmickému žiareniu. Jeho reakciou s prvkami v mineráloch (v kremeni SiO2) vznikajú stabilné aj rádioaktívne kozmogénne nuklidy. Na datovanie jaskýň sa využíva dvojica rádioaktívnych nuklidov: berýlium-10 (10Be) a hliník-26 (26Al). Na povrchu vznikajú oba nuklidy v pomere približne 1 : 6,75 v prospech hliníka. Keď sa sedimenty dostanú do podzemia, nadložie jaskyne úplne zablokuje kozmické žiarenie a tvorba nových nuklidov sa zastaví. Oba rádioaktívne nuklidy začnú rádioaktívnzmm rozpadom ubúdať. Keďže majú odlišný polčas rozpadu (26Al približne 705 000 rokov, 10Be približne 1,39 milióna rokov), ich vzájomný pomer sa začne meniť, s pribúdajúcim časom sa znižuje. Z aktuálneho pomeru možno vypočítať, ako dlho je sediment splavený v jaskyni.
Datovanie splavenia fluviálnych sedimentov do jaskyne pomocou kozmogénnych nuklidov Správa slovenských jaskýň realizovala v spolupráci S. Braucherom z Francúzskeho národného centra pre vedeckých výskum a M. Šujanom z Prírodovedeckej fakulty Univerzity Komenského v Bratislave. Ďalšie datovania vykonávame aj v maďarskej časti jaskynného systému.
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Puliamo il Torrente Crocetta: volontari in azione nella forra di Quaratica – Riccò del Golfo (SP)
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Puliamo il Torrente Crocetta: volontari in azione nella forra di Quaratica – Riccò del Golfo (SP)
Domenica 27 settembre 2026 il GOA Canyoning e l’Associazione Italiana Canyoning organizzano una giornata di volontariato per raccogliere rifiuti e materiali abbandonati nel Torrente Crocetta, a Quaratica, nel comune di Riccò del Golfo di Spezia. L’iniziativa è rivolta a persone già autonome e attrezzate per muoversi in sicurezza in forra
Una giornata con corde, sacchi e attrezzatura da torrentismo, ma questa volta con un obiettivo particolare: ripulire una forra dai rifiuti.
Domenica 27 settembre 2026, dalle 9 alle 16, è in programma l’iniziativa “Puliamo il Torrente Crocetta”, un’uscita di volontariato organizzata a Quaratica, nel comune di Riccò del Golfo di Spezia, dal GOA Canyoning, il Gruppo torrentistico “GOA Canyoning” insieme all’Associazione Italiana Canyoning (AIC). Tutte le informazioni operative sono riportate nella locandina dell’iniziativa.
Rifiuti da portare fuori dalla forra
Il programma prevede l’ingresso nella forra dal cosiddetto punto 1, con ritrovo alle 9. Una volta entrati nel torrente, i volontari procederanno verso valle raccogliendo rifiuti urbani e materiali di piccola taglia.
L’organizzazione prevede una squadra impegnata direttamente nell’alveo, incaricata di raccogliere e insaccare i materiali, e una squadra all’uscita, che dovrà aprire il collegamento con la strada attraverso la vegetazione. Tra le operazioni previste figura anche la predisposizione di un sistema per recuperare e trasferire i materiali dall’alveo verso la strada.
I sacchi raccolti saranno infine portati al Comune, nei pressi dell’uscita.
Un ambiente che richiede esperienza
La locandina precisa un aspetto importante: non si tratta di una normale passeggiata ecologica.
La partecipazione è pensata per i soci GOA e AIC, ma è aperta anche a chi pratica autonomamente il torrentismo ed è già in grado di muoversi in sicurezza in una forra.
I partecipanti dovranno portare guanti robusti e la propria attrezzatura da torrentismo; i sacchi grandi saranno messi a disposizione dagli organizzatori. Speleo o muta sono indicate soltanto se dovessero risultare effettivamente necessarie.
Il Torrente Crocetta è normalmente asciutto, anche se possono rimanere alcune pozze. Accessi e uscite, inoltre, non sono sempre agevoli e la vegetazione può complicare il percorso.
Gli organizzatori sottolineano quindi chiaramente che chi partecipa deve essere in grado di uscire autonomamente dalla forra con la propria attrezzatura.
Una giornata di torrentismo al servizio dell’ambiente
L’iniziativa porta l’esperienza maturata nella frequentazione delle forre direttamente al servizio del territorio.
Chi pratica canyoning conosce infatti luoghi che spesso rimangono nascosti alla maggior parte delle persone: gole, torrenti incassati e tratti difficilmente raggiungibili dove anche la rimozione di un semplice rifiuto può richiedere capacità tecniche e attrezzature specifiche.
“Puliamo il Torrente Crocetta” diventa così anche un piccolo esempio di cura concreta degli ambienti naturali frequentati dagli appassionati di torrentismo.
Attenzione: Quaratica è un luogo magico, ma con pochissimi parcheggi e strade strette: partecipate numerosi, ma – per piacere – raggiungete la zona con il minor numero possibile di automobili!
Quando: domenica 27 settembre 2026, ore 9:00–16:00
Dove: Torrente Crocetta, Quaratica – Riccò del Golfo di Spezia (SP)
Organizzazione: GOA Canyoning e Associazione Italiana Canyoning

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FOTO Znepokojivé, čo objavili v jaskyni v Závažnej Porube: To snáď nie! Nález ako z hororu - Nový Čas
FOTO Znepokojivé, čo objavili v jaskyni v Závažnej Porube: To snáď nie! Nález ako z hororu Nový Čas
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Barranco di Trevélez, morto un uomo dopo la caduta in una pozza durante il canyoning
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Barranco di Trevélez, morto un uomo dopo la caduta in una pozza durante il canyoning
Nel barranco di Trevélez, nella provincia di Granada, i soccorsi hanno raggiunto l’area impervia ma hanno potuto solo constatare il decesso. La Federazione andalusa aveva già raccomandato di non effettuare il percorso fino a nuova comunicazione.
Un uomo è morto sabato 19 settembre nel barranco di Trevélez, nell’Alpujarra di Granada, dopo essere caduto in una pozza mentre praticava canyoning. L’allarme è arrivato al servizio di emergenza 112 dell’Andalusia alle 14.10. Sul posto sono intervenuti Guardia Civil e Centro di Emergenza Sanitaria 061.
Le fonti disponibili non indicano al momento identità, età e provenienza della vittima. Non sono state rese pubbliche neppure le circostanze tecniche che hanno preceduto la caduta. I soccorritori, una volta raggiunto l’uomo, ne hanno confermato il decesso.
Canyoning nel barranco di Trevélez e il dispositivo di soccorso
La stampa locale riferisce che l’attività era in corso nel barranco di Trevélez, nel territorio comunale di Carataunas, nella comarca dell’Alpujarra. Alcune prime ricostruzioni parlano di discesa in corda doppia; altre definiscono l’attività come barranquismo, il termine spagnolo per canyoning o discesa di canyon.
La zona presenta accessi difficili. Per questo sono stati mobilitati gli specialisti del Gruppo di soccorso e intervento in montagna della Guardia Civil, il GREIM, insieme alle altre componenti dell’apparato di emergenza. Secondo una delle cronache, nel dispositivo ha operato anche l’unità aerea; un particolare che evidenzia la complessità logistica dell’intervento, non le cause dell’incidente.
Il fatto è avvenuto nel corso della giornata di sabato. L’orario della chiamata al 112 è l’elemento cronologico più preciso diffuso dalle fonti consultate. Gli accertamenti sulle dinamiche spettano alle autorità competenti. Non è possibile stabilire dalle informazioni finora rese note se abbiano avuto un ruolo il livello dell’acqua, la configurazione della pozza, l’attrezzatura o altri fattori.
Barranco di Trevélez: caratteristiche e punti critici del percorso
Il barranco di Trevélez è un itinerario fluviale caratterizzato da strettoie, pareti verticali, salti e pozze. La rete provinciale di itinerari di Granada descrive un accesso con una prima calata frazionata e verticale di circa 19 metri, seguito da una successione di manovre su corda, disarrampicate e passaggi in acqua.
La stessa scheda segnala tratti nei quali l’idrodinamica può diventare pericolosa con portata elevata. In particolare, viene indicata una seconda pozza, conosciuta come “la lavadora”, dove una controcorrente poco visibile può ostacolare l’uscita. Nel prosieguo sono segnalati altri punti con forti movimenti d’acqua, controcorrenti e un sifone che può risultare meno riconoscibile quando il flusso aumenta.
Queste informazioni descrivono le criticità generali dell’itinerario e non costituiscono una ricostruzione dell’episodio del 19 settembre. Ogni discesa richiede la verifica diretta delle condizioni del giorno, delle portate e dello stato delle attrezzature fisse, oltre a competenze adeguate per la progressione in ambiente acquatico verticale.
L’avviso sul Cañón del Río Trevélez prima dell’incidente
Nel mese di luglio 2026 la Federazione andalusa di speleologia e discesa di canyon e barranchi, in coordinamento con il GREIM, ha pubblicato una raccomandazione di astensione dalla discesa del Cañón del Río Trevélez fino a nuovo avviso. Il testo attribuisce l’avviso ai cambiamenti geomorfologici intervenuti nel corso d’acqua e ai danni o spostamenti delle installazioni, ancora da verificare.
L’avviso è un elemento rilevante per chi frequenta il barranco di Trevélez. Non permette però di associare automaticamente quelle condizioni alla caduta mortale di sabato. Serviranno eventuali comunicazioni degli inquirenti per chiarire se il divieto tecnico fosse ancora vigente nel punto interessato e quale fosse lo stato effettivo del percorso al momento dell’incidente.
La vicenda richiama l’importanza di distinguere le descrizioni storiche di un canyon dalla sua situazione reale. Piene, trasporto di sedimenti, caduta di blocchi e danneggiamento degli ancoraggi possono modificare rapidamente un tracciato. La consultazione di avvisi federali e dei servizi locali deve precedere ogni ingresso in forra.
Informazioni da attendere sul decesso nel barranco di Trevélez
Al 21 settembre non risultano diffusi dati pubblici ulteriori sulla vittima né una spiegazione ufficiale dell’accaduto. È quindi necessario evitare conclusioni sulle responsabilità e sulle cause. Le informazioni confermate restano la caduta in una pozza, l’attivazione dei soccorsi alle 14.10 e la constatazione del decesso sul posto.
Per la comunità speleologica e torrentistica, il caso ribadisce il valore della pianificazione. La valutazione del rischio deve includere bollettini, portata osservata, aggiornamenti sugli ancoraggi, vie di fuga, capacità del gruppo e tempi di attivazione dei soccorsi. Nel barranco di Trevélez, dove sono presenti tratti acquatici e verticali impegnativi, queste verifiche assumono un rilievo particolare.
Fonti
- IDEAL, “Fallece un hombre tras caer a una poza en el barranco de Trevélez”, 19 settembre 2026: https://www.ideal.es/granada/la-alpujarra/fallece-hombre-tras-caer-poza-barranco-trevelez-20260919184737-nt.html
- El Confidencial, “Muere un hombre al caer a una poza cuando hacía barranquismo en Carataunas (Granada)”, 19 settembre 2026: https://www.elconfidencial.com/espana/2026-09-19/hombre-muere-barranquismo-granada-1tna-1tps_4427526/
- Federazione Andaluza di Speleologia e Discesa di Canyoning e Barranchi, “Recomendación de abstención de descenso: Cañón del Río Trevélez”: https://espeleo.com/noticia/recomendacion-de-abstencion-de-descenso-canon-del-rio-trevelez/
- Red Provincial de Itinerarios de Granada, “Río Trevélez”: https://exploregranada.es/actividades/rio-trevelez/
- Ahora Granada, “Hasta 28 rescates este verano en montañas y barrancos de once pueblos de Granada”, 1 settembre 2026: https://www.ahoragranada.com/noticias/hasta-28-rescates-este-verano-en-montanas-y-barrancos-de-once-pueblos-de-granada/
Canyoning incidente
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Blog SSS

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Súhrn speleo noviniek (39. týždeň 2026)
🔦 Prehľad speleologických noviniek Macedónski speleológovia pokračujú v dlhodobom prieskume jaskyne Solunska glava 5 v pohorí Jakupica, ktorá dosiahla hĺbku 400 metrov [1][2], zatiaľ čo v Česku prebiehajú exkurzie a kontroly jaskýň, ako napríklad v Ondrášových dierach alebo na Mazáku [10]. Na Slovensku sa dokumentujú jaskyne ako Bystrianska či Hrušovská, čo prispieva k ich ochrane a výskumu [5][6]. Sk_Speleo Macedónsko, pohorie Jakupica, jaskyňa Solunska glava 5, – 400 m 📅 2026-09-20 Face
Súhrn speleo noviniek (39. týždeň 2026)
Sk_Speleo
Cz_Speleo
Zahraničie
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Grotta Vittorio Vecchi, a Sezze emerge una tana di iena del Pleistocene
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Grotta Vittorio Vecchi, a Sezze emerge una tana di iena del Pleistocene
La terza campagna di scavo nella cavità dei Monti Lepini ha indagato un livello di antico e ha restituito nuovi materiali del II millennio a.C.
A Sezze, la terza campagna di scavo archeologico nella Grotta Vittorio Vecchi ha portato all’individuazione di un livello pleistocenico interpretato come tana di iena preistorica. Le indagini hanno riguardato anche i depositi funerari e cultuali del II millennio a.C., nei quali sono stati rinvenuti vasi, fibule in bronzo e manufatti in osso lavorato.
La notizia riguarda una cavità già nota per la sua lunga frequentazione preistorica. Il nuovo dato aggiunge una fase molto più antica alla sequenza di evidenze conservate nella grotta. Secondo quanto comunicato al termine delle ricerche, si tratta della prima testimonianza finora individuata di una tana di iena pleistocenica sui Monti Lepini.
Grotta Vittorio Vecchi e la tana di iena di 50mila anni fa
Le ricerche hanno esaminato per la prima volta un livello del Pleistocene nella Grotta Vittorio Vecchi. Questo livello è stato ricondotto a una tana di iena la cui datazione è ancora in corso. Il riconoscimento, allo stato attuale delle indagini, segnala quindi la presenza di questi carnivori nel territorio lepino durante il Pleistocene superiore.
L’espressione “tana di iena” indica un deposito formato o modificato dalla frequentazione dei grandi carnivori. Nelle grotte, le iene potevano accumulare resti delle prede e lasciare tracce della propria attività. La definizione puntuale del contesto di Sezze dipenderà dagli studi sui reperti faunistici, sulle eventuali tracce di rosicchiamento e sulla stratigrafia del deposito.
Il risultato ha interesse territoriale. Non dimostra soltanto la presenza di fauna pleistocenica nella cavità, ma apre una nuova prospettiva di ricerca sulle dinamiche ambientali e sui popolamenti animali dei Monti Lepini nel periodo considerato. Le comunicazioni disponibili non indicano ancora la specie attribuita né un elenco dei resti faunistici rinvenuti. Questi elementi richiederanno analisi specialistiche e successive pubblicazioni.
Scavi archeologici nella Grotta Vittorio Vecchi
La campagna è stata condotta dal professor Mario Federico Rolfo dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, insieme a Rolfo lo scavo è stato coordinato anche da Angelica Ferracci e Francesca Cortese, dottoranda e ricercatrice di Roma Tor Vergata. L’attività si è svolta con il Comune di Sezze e con l’autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Lazio. Hanno partecipato anche geologi dell’INGV e dell’Università di Pisa, insieme a ricercatori, dottorandi e laureandi.
Nel settore riferibile al II millennio a.C. sono emersi numerosi vasi, fibule in bronzo e oggetti in osso lavorato. I materiali contribuiscono alla lettura delle pratiche cultuali svolte nella Grotta Vittorio Vecchi. La cavità conserva infatti una documentata fase di uso funerario e rituale nella protostoria.
Le ricerche avviate nel 2024 avevano già confermato una frequentazione cultuale e funeraria di circa 4mila anni fa. In quelle indagini erano state segnalate aree di combustione, resti animali di pecore, capre e maiali, semi combusti e numerosi frammenti ceramici. Erano emersi anche resti umani, in parte dispersi nelle zone più strette e impervie della cavità.
Dalla necropoli dell’Età del Bronzo al Pleistocene
La Grotta Vittorio Vecchi era stata scoperta dagli speleologi. Le campagne di scavo del 1988 e del 1989 avevano accertato l’uso della cavità come sepolcreto per oltre 40 persone di una comunità insediata nell’area. Lo studio della ceramica e degli oggetti metallici ha collocato quella utilizzazione tra l’antica e la media Età del Bronzo, nella prima metà del II millennio a.C.
La nuova indagine mette così in relazione due tempi molto distanti della storia della cavità. Da una parte vi è la frequentazione animale attribuita al Pleistocene superiore. Dall’altra vi sono le pratiche funerarie e cultuali delle comunità protostoriche. La continuità delle ricerche consentirà di chiarire la successione dei depositi e le trasformazioni subite dall’ambiente sotterraneo.
La lettura archeologica richiede prudenza. I materiali e le datazioni comunicati sono parte di un lavoro in corso. L’équipe ha annunciato che i risultati saranno illustrati alla cittadinanza in un convegno previsto nell’ambito del Natale Setino. Per la comunità speleologica, la Grotta Vittorio Vecchi resta un caso di interesse perché riunisce in una stessa cavità evidenze paleontologiche, archeologiche e di uso rituale del sottosuolo.
Fonti
- Radio Luna, “Sezze: terminati gli scavi presso la grotta Vittorio Vecchi, scoperta la presenza di tane di iena pleistocenica sui Monti Lepini”, 20 settembre 2026: https://www.radioluna.it/news/2026/09/sezze-terminati-gli-scavi-presso-la-grotta-vittorio-vecchi-scoperta-la-presenza-di-tane-di-iena-pleistocenica-sui-monti-lepini/
- La Scintilena, “Nuovi scavi della Cattedra di Preistoria dell’Università di Roma Tor Vergata a Sezze”, 16 agosto 2024: https://www.scintilena.com/nuovi-scavi-della-cattedra-di-preistoria-delluniversita-di-roma-tor-vergata-a-sezze/08/16/
- Alessandro Guidi e Lucia Rosini, Materiali protostorici dalla grotta Vittorio Vecchi (Sezze Romano, LT), BAR Publishing, 2019: https://www.fulcrum.org/concern/monographs/qr46r256j
- Clemente Pistilli, “Grotta Vittorio Vecchi, scoperta a Sezze una tana di iena preistorica”, la Repubblica, 20 settembre 2026: https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/09/20/news/sezze_grotta_vittorio_vecchi_scoperta_tana_iena_preistorica-425596922/
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Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ritrovato senza vita il sub britannico disperso nel Lot
Condividi Alla résurgence di Calès si sono concluse le ricerche: il corpo è stato localizzato a 88 metri. Attivata l’inchiesta della procura di Cahors Il soccorso speleologico francese è intervenuto alla résurgence di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot, dopo la scomparsa di uno speleosub britannico di 43 anni impegnato nell’esplorazione della parte profonda della cavità. Le ricerche, avviate nella serata di venerdì 18 settembre, si sono concluse domenica con il ritro
Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ritrovato senza vita il sub britannico disperso nel Lot
Alla résurgence di Calès si sono concluse le ricerche: il corpo è stato localizzato a 88 metri. Attivata l’inchiesta della procura di Cahors
Il soccorso speleologico francese è intervenuto alla résurgence di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot, dopo la scomparsa di uno speleosub britannico di 43 anni impegnato nell’esplorazione della parte profonda della cavità.
Le ricerche, avviate nella serata di venerdì 18 settembre, si sono concluse domenica con il ritrovamento del corpo a 88 metri di profondità. La procura di Cahors ha aperto un’indagine per accertare le cause della morte.
Soccorso speleologico francese: l’allarme alla résurgence Saint-Sauveur
Secondo le informazioni disponibili, il sub era entrato venerdì 18 settembre intorno alle 15.30 nel gouffre di Saint-Sauveur. L’allarme è scattato dopo le 20, quando non è riemerso come previsto. Il sito si trova nel territorio di Calès, nel nord del Lot, ed è una risorgenza del fiume Ouysse.
La cavità è conosciuta nell’ambiente della speleologia subacquea. Il sistema comprende gallerie sommerse e richiede elevata preparazione tecnica. La profondità conosciuta supera i 180 metri. In un contesto simile, tempi, profondità, configurazione dei passaggi e logistica delle attrezzature condizionano in modo diretto ogni intervento.
La Prefettura del Lot ha attivato la disposizione specifica ORSEC per il soccorso in ambiente sotterraneo. Il provvedimento permette di organizzare e coordinare risorse specialistiche per incidenti in cavità naturali, artificiali, asciutte o sommerse. L’attivazione ha coinvolto soccorritori speleologici, vigili del fuoco, gendarmeria e autorità locali.
Le squadre SSF e la ricerca nella zona emersa
Il Soccorso speleologico francese del Lot ha diretto le operazioni sotterranee. Sono arrivati rinforzi di tecnici di soccorso dello Spéléo Secours Français dalle aree Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Occitania e Rodano-Alpi-Auvernia. La mobilitazione ha richiesto il trasporto e la gestione di grandi quantitativi di materiale specifico per la progressione e la sicurezza in ambiente ipogeo allagato.
Una parte delle verifiche ha interessato una zona emersa individuata come possibile rifugio. Le ricerche in questo settore non hanno dato esito. Le fonti locali hanno riferito dell’esistenza, attorno agli 80 metri, di una campana d’aria che poteva rappresentare un possibile punto di riparo. Anche quel controllo non ha portato al ritrovamento del sub.
Nella prima comunicazione operativa, diffusa dal Spéléo Secours Français, l’intervento risultava sospeso su decisione delle autorità. Le informazioni diffuse successivamente indicano che le attività di ricerca sono proseguite con nuovi specialisti, compresi i gendarmi della brigata nautica di Marseillan e gli speleosub della Federazione francese di speleologia.
Ritrovamento a 88 metri e indagine aperta
Domenica sera la procuratrice di Cahors, Clara Ribeiro, ha comunicato che il corpo del sub britannico era stato individuato immerso a 88 metri di profondità. Al momento del ritrovamento non era stato possibile procedere al recupero. Le autorità hanno annunciato un nuovo tentativo in tempi rapidi.
L’inchiesta aperta dalla procura dovrà stabilire la dinamica dell’accaduto. Al momento non risultano confermate informazioni su eventuali problemi alle attrezzature, esaurimento della riserva di gas, difficoltà di orientamento, incastri o cause mediche. Per questa ragione, ogni ricostruzione tecnica sulle cause resta prematura.
Fonti
- Spéléo Secours Français, «Opération secours plongée», aggiornamento sull’intervento a Saint-Sauveur: https://www.speleo-secours.fr/operation-secours-plongee/
- France 3 Occitanie, «Un plongeur porté disparu dans le gouffre de Saint-Sauveur, les recherches se poursuivent»: https://france3-regions.franceinfo.fr/occitanie/lot/cahors/un-plongeur-porte-disparu-dans-le-gouffre-de-saint-sauveur-les-recherches-se-poursuivent-3419969.html
- 20 Minutes, «Un plongeur britannique de 43 ans trouve la mort dans un gouffre du Lot»: https://www.20minutes.fr/faits_divers/4247239-20260921-plongeur-britannique-43-ans-trouve-mort-gouffre-lot
- Fédération française de spéléologie, «Le Spéléo-secours français»: https://ffspeleo.fr/secours.html
- Fédération française de spéléologie, «Le SSF plongée»: https://ffspeleo.fr/efps-ssf.html
- Ministère de l’Intérieur, «Planification et exercices de Sécurité civile»: https://www.interieur.gouv.fr/Le-ministere/Securite-civile/Documentation-technique/Planification-et-exercices-de-Securite-civile
Soccorso speleologico francese
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Suoni e Voci in Grotta dell’Orso: il 26 settembre un ascolto ipogeo a Gabrovizza
Condividi Sottotitolo: Suoni e Voci in Grotta dell’Orso porta il 26 settembre 2026 voce, flauto, handpan e percussioni nella cavità carsica di Sgonico, con il supporto tecnico della Società di Studi Carsici “A. F. Lindner” APS. Suoni e Voci in Grotta dell’Orso il 26 settembre Sabato 26 settembre 2026 la Grotta dell’Orso, in località Gabrovizza nel comune di Sgonico, ospiterà “Suoni e Voci in Grotta … dell’Orso”. L’appuntamento è fissato alle 16:30. Da Gabrovizza partiranno le navette diret
Suoni e Voci in Grotta dell’Orso: il 26 settembre un ascolto ipogeo a Gabrovizza
Sottotitolo: Suoni e Voci in Grotta dell’Orso porta il 26 settembre 2026 voce, flauto, handpan e percussioni nella cavità carsica di Sgonico, con il supporto tecnico della Società di Studi Carsici “A. F. Lindner” APS.
Suoni e Voci in Grotta dell’Orso il 26 settembre
Sabato 26 settembre 2026 la Grotta dell’Orso, in località Gabrovizza nel comune di Sgonico, ospiterà “Suoni e Voci in Grotta … dell’Orso”. L’appuntamento è fissato alle 16:30. Da Gabrovizza partiranno le navette dirette al punto di inizio del sentiero verso la cavità.
L’iniziativa è affidata a Sara, alla voce, al tamburo e ai sonagli, e a Samuel, alla voce, al flauto, all’handpan e ai sonagli. La proposta viene presentata come una cerimonia sonora e come l’avvio di un percorso di esplorazione acustica in cavità naturali. L’intento dichiarato è cercare ambienti nei quali le condizioni dello spazio sotterraneo possano accompagnare differenti pratiche vocali e strumenti provenienti da varie tradizioni.
Nel programma di Suoni e Voci in Grotta dell’Orso sono indicati canto armonico, o overtone singing, canti rituali intuitivi, flauto, handpan, tamburo sciamanico e sonagli. Il repertorio non è quindi annunciato come un concerto convenzionale. Il pubblico sarà invitato a un ascolto raccolto, in relazione con le risonanze e gli echi della galleria.
L’evento è realizzato con il supporto tecnico dei soci della Società di Studi Carsici “A. F. Lindner” APS di Ronchi dei Legionari. La collaborazione associa la proposta musicale alla presenza di persone qualificate per l’accompagnamento lungo il breve tratto iniziale di discesa.
Grotta dell’Orso di Gabrovizza, dati e storia della cavità
La scelta della Grotta dell’Orso colloca Suoni e Voci in Grotta dell’Orso in un sito di rilievo per il Carso triestino. La cavità è censita dal Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 33 e con il numero locale 7VG. Il nome sloveno riportato dal Catasto è Gabrovška pe?ina.
La cavità si trova nel territorio comunale di Sgonico/Zgonik, a quota 211 metri. Il Catasto indica uno sviluppo planimetrico di 175 metri, una profondità di 39 metri e un volume calcolato di 24.092 metri cubi. L’ingresso, di tipo orizzontale, è stimato in 17,7 metri per 7,3 metri. Si apre sul fondo di una dolina boscata.
L’ambiente interno è descritto come una galleria ampia e regolare, con alcune svolte nette. Lo stillicidio è intenso in più punti e può rendere fangosi alcuni tratti. Nella parte finale, colate e concrezioni calcitiche chiudono il passaggio verso ulteriori vani. Questi elementi richiedono una frequentazione attenta e compatibile con la fragilità del luogo.
La Grotta dell’Orso è nota anche per il suo interesse archeologico e paleontologico. La denominazione richiama i resti di Ursus spelaeus rinvenuti nel corso di scavi storici. Nella parte iniziale sono stati svolti scavi in epoche diverse, con il ritrovamento di resti murari preistorici. La scheda regionale ricorda inoltre l’uso della cavità come rifugio durante il primo conflitto mondiale e, nel 1945, durante i bombardamenti del vicino abitato di Gabrovizza.
In questo quadro, Suoni e Voci in Grotta dell’Orso si svolge in uno spazio che non è una grotta turistica. La sua storia naturale e culturale rende necessario distinguere l’esperienza proposta dagli artisti dalla libera fruizione non organizzata della cavità.
Ascolto in grotta e cura dell’ambiente sotterraneo
Portare suoni e voci nel sottosuolo significa confrontarsi con un ambiente dalla risposta acustica diversa da una sala. Pareti, geometrie della galleria, volume e presenza di superfici umide contribuiscono alla percezione dei suoni. Gli organizzatori indicano proprio la ricerca di cavità con particolari condizioni acustiche come punto di partenza del progetto.
La dimensione esperienziale non elimina le regole di attenzione proprie della speleologia. In una cavità con depositi, concrezioni e tracce storiche, il passaggio deve restare sui percorsi indicati. Non vanno toccate le formazioni calcaree né le pareti che conservano segni del passato. Torce e attrezzature personali vanno impiegate con prudenza, evitando di abbandonare oggetti o rifiuti.
Il supporto tecnico annunciato per Suoni e Voci in Grotta dell’Orso assume quindi un ruolo pratico. Serve a rendere ordinato l’accesso e a fornire assistenza nella breve discesa iniziale. La presenza di accompagnatori non sostituisce l’attenzione individuale: ogni partecipante deve scegliere abbigliamento e calzature coerenti con un percorso all’aperto e con un ambiente ipogeo umido.
Informazioni pratiche per partecipare a Suoni e Voci in Grotta
Il ritrovo è previsto alle ore 16:30 di sabato 26 settembre a Gabrovizza, nel comune di Sgonico, in provincia di Trieste. Le navette condurranno i partecipanti verso l’inizio del sentiero per la Grotta dell’Orso. L’organizzazione raccomanda la prenotazione e informa che sarà gradita un’offerta libera.
Per partecipare non sono richieste attrezzature speleologiche. Sono invece consigliati scarponi o stivali di gomma, una torcia preferibilmente frontale e un giubbotto: la temperatura interna indicata dagli organizzatori è di circa 12 °C. Può essere utile portare un tappetino di gomma per sedersi o distendersi durante l’ascolto.
Per informazioni e prenotazioni: Samuel, WhatsApp 340 716 7148; Sara, WhatsApp 347 383 4448; email suonievoicingrotta@gmail.com. I profili Instagram segnalati sono sara.ritual.sounds per Sara Montina e suoni_oltre_lo_specchio per Samuel Codarin.
Fonti
- Turismo FVG, scheda evento “Suoni e Voci in grotta dell’Orso”: https://www.turismofvg.it/eventi/suoni-e-voci-in-grotta-dell-orso
- Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Catasto Speleologico Regionale, scheda n. 33 “Grotta dell’Orso”: https://catastogrotte.regione.fvg.it/schedacompleta/33-Grotta_dellOrso
- Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia APS, avviso dell’evento: https://www.fsrfvg.it/
- Società di Studi Carsici “A. F. Lindner” APS: https://www.studicarsici.it/
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“Bellezza e fragilità”: a Massa le immagini rubate al buio
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“Bellezza e fragilità”: a Massa le immagini rubate al buio
Dal 21 settembre all’11 ottobre, Villa Cuturi a Massa ospita “Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio”, mostra fotografica temporanea promossa dalla Federazione Speleologica Toscana, con il patrocinio del Comune di Massa.
La mostra accompagna il pubblico in luoghi normalmente sottratti allo sguardo: ambienti profondi e silenziosi, nei quali l’acqua, la roccia e il tempo hanno costruito paesaggi di straordinaria suggestione. Le fotografie portate in superficie dagli speleologi non raccontano soltanto la bellezza del mondo sotterraneo, ma ne mettono in evidenza anche la vulnerabilità.
Il titolo scelto racchiude perfettamente questa duplice natura. Le grotte sono scrigni di forme, colori, depositi e testimonianze naturali modellati nell’arco di tempi lunghissimi; allo stesso tempo, però, sono ambienti estremamente delicati, nei quali un gesto distratto o un comportamento poco rispettoso possono lasciare conseguenze permanenti.
Le immagini “rubate al buio” diventano così un mezzo di conoscenza e sensibilizzazione. Dietro ogni scatto ci sono esplorazione, competenza tecnica, studio del territorio e la capacità di muoversi con attenzione in luoghi difficili. C’è soprattutto la volontà di condividere con tutti ciò che soltanto pochi hanno la possibilità di osservare direttamente.
Un’occasione preziosa per tutti: appassionati di fotografia, speleologi, famiglie, studenti e chiunque desideri conoscere meglio il patrimonio carsico e sotterraneo della Toscana. Un patrimonio affascinante, ancora in parte da esplorare, che deve essere studiato, rispettato e protetto.
Un sincero plauso va alla Federazione Speleologica Toscana, realtà sempre attiva e presente nella divulgazione, nella formazione e nella tutela dell’ambiente ipogeo.
“Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio” sarà visitabile a Villa Cuturi, a Massa, dal 21 settembre all’11 ottobre. Un invito a lasciarsi sorprendere dalla bellezza nascosta sotto i nostri piedi e, nello stesso tempo, a riflettere sulla responsabilità collettiva di conservarla.
Fonte e maggiori informazioni: Federazione Speleologica Toscana – “Bellezza e fragilità: immagini rubate al buio”? https://www.speleotoscana.it/2026/09/20/bellezza-e-fragilita-immagini-rubate-al-buio-2/
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Due grotte, mille indizi: a Como il corso nazionale di geologia speleologica
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Due grotte, mille indizi: a Como il corso nazionale di geologia speleologica
Dal 25 al 27 settembre 2026 il Gruppo Speleologico Comasco propone tre giornate dedicate a imparare a leggere la storia delle grotte attraverso forme, rocce, riempimenti e strutture geologiche. Il corso nazionale sarà preceduto da due lezioni online e unirà teoria e osservazioni direttamente sul campo
Le registrazione all’evento appaiono chiuse, ma l’evento è tanto interessante che vale la pena comunque parlarne: gli interessati possono sempre chiedere informazioni su una riedizione del corso
Non basta percorrere una grotta per conoscerla. Pareti, sedimenti, fratture, forme di erosione e riempimenti possono conservare gli indizi di una storia iniziata molto prima dell’arrivo degli speleologi.
È proprio questa capacità di “leggere” una grotta al centro del Corso nazionale di geologia speleologica “Due grotte, mille indizi”, organizzato dal Gruppo Speleologico Comasco, gruppo di attività della Sezione CAI di Como, in programma dal 25 al 27 settembre 2026.
Dalla carta geologica alla grotta
Il percorso formativo prevede due lezioni preliminari a distanza e tre giornate in presenza.
La parte introduttiva è dedicata all’inquadramento geologico e geomorfologico dell’area, alla lettura delle carte geologiche e all’utilizzo di C-Survey, software impiegato per lavorare con i dati dei rilievi delle grotte.
Durante le giornate in presenza teoria e attività sul terreno si alterneranno per affrontare la storia geologica del territorio, i processi speleogenetici, cioè i fenomeni che portano alla formazione e all’evoluzione delle grotte, e le trasformazioni avvenute nel Neogene e nel Quaternario.
Un’attenzione particolare sarà dedicata anche all’acquisizione dei dati strutturali e alla loro rappresentazione, mettendo subito in pratica in grotta quanto appreso durante le lezioni.
Imparare a riconoscere gli indizi
L’obiettivo non è soltanto acquisire nozioni di geologia, ma soprattutto imparare un metodo di osservazione.
Morfologie, depositi e strutture possono infatti raccontare fasi diverse della vita di una cavità. Durante il corso i partecipanti saranno guidati a collegare ciò che osservano a fenomeni come il carsismo, la tettonica, i movimenti gravitativi e le successive fasi di riempimento.
Mettendo insieme questi indizi diventa possibile ricostruire, almeno in parte, la successione degli eventi che hanno modellato una grotta e collegarla alla più ampia storia geologica del territorio.
Le attività sul campo
Il corso avrà sede presso l’Oratorio della Parrocchia di San Cassiano, in località Breccia a Como, mentre le attività sul terreno interesseranno il Parco Campo dei Fiori e Grotta Volpe.
Per partecipare è necessario essere soci CAI in regola con il tesseramento 2026 e avere almeno 15 anni; per i minorenni è richiesta l’autorizzazione di chi esercita la responsabilità genitoriale. È inoltre necessario disporre dell’equipaggiamento adatto alle escursioni e alla progressione in grotte suborizzontali, compresi casco omologato, illuminazione principale e di riserva e calzature adeguate.
Il corso è riconosciuto anche come aggiornamento tematico per gli Istruttori titolati e qualificati di Speleologia.
Iscrizioni chiuse
La quota prevista era di 160 euro, comprendente pasti, materiale didattico digitale e coperture assicurative CAI. La scadenza per le iscrizioni era fissata al 6 settembre 2026 e la pagina della Scuola Nazionale di Speleologia indica attualmente che le registrazioni sono chiuse.
Per informazioni resta disponibile l’indirizzo speleologia@caicomo.it; il referente organizzativo indicato è Mario Noseda Pedraglio.
Programma e informazioni sulla pagina ufficiale SNS-CAI
Scintilena ne aveva già parlato
Scintilena aveva presentato “Due grotte, mille indizi” il 14 giugno 2026, raccontando l’impostazione particolare di un corso pensato per trasformare la geologia speleologica in un’esperienza concreta sul campo. Con l’avvicinarsi dell’appuntamento, torniamo a segnalarlo sulla base delle informazioni pubblicate dalla Scuola Nazionale di Speleologia del CAI.
Due grotte, mille indizi: il precedente articolo di Scintilena
Fonte: Scuola Nazionale di Speleologia – Club Alpino Italiano https://www.sns-cai.it/evento/corso-nazionale-di-geologia-speleologica-lombardia-gs-comasco-2026

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Macedónsko, pohorie Jakupica, jaskyňa Solunska glava 5, - 400 m
Macedónsko, pohorie Jakupica, jaskyňa Solunska glava 5, - 400 m. Obrovský dóm na dne 250 x 270 m s výškou do 200 m. foto : L. Štubňa (Feed generated with FetchRSS)
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PICOS 2026, 1.024 metri di rilievi nel carsismo di Castil–Tortorios–Moñas–Urriello
Condividi La campagna estiva nei Picos de Europa amplia le conoscenze del settore e riporta l’attenzione su Moñas, sulle correnti d’aria e sul monitoraggio delle cavità con neve e ghiaccio La campagna PICOS 2026 si è svolta dal 1° al 21 agosto nel settore Castil–Tortorios–Moñas–Urriello del Macizo Central dei Picos de Europa, nelle Asturie. Secondo il resoconto di Zape Speleo riportato nel dossier di campagna, hanno partecipato 26 speleologi. Il lavoro ha aggiunto 1.024 metri di nuovi rilievi
PICOS 2026, 1.024 metri di rilievi nel carsismo di Castil–Tortorios–Moñas–Urriello
La campagna estiva nei Picos de Europa amplia le conoscenze del settore e riporta l’attenzione su Moñas, sulle correnti d’aria e sul monitoraggio delle cavità con neve e ghiaccio
La campagna PICOS 2026 si è svolta dal 1° al 21 agosto nel settore Castil–Tortorios–Moñas–Urriello del Macizo Central dei Picos de Europa, nelle Asturie. Secondo il resoconto di Zape Speleo riportato nel dossier di campagna, hanno partecipato 26 speleologi. Il lavoro ha aggiunto 1.024 metri di nuovi rilievi.
Il totale topografato nei settori indicati supera ora i 39 chilometri. È un dato di campagna che dovrà essere consolidato negli archivi topografici e nelle successive pubblicazioni tecniche. PICOS 2026 conferma comunque che l’area conserva numerosi obiettivi esplorativi aperti.
PICOS 2026 e le prosecuzioni nel settore Moñas
Il settore di Moñas è indicato come il fronte più promettente della campagna PICOS 2026. Le cavità M-15, M-3 e M-101 presentano prosecuzioni ancora aperte. Le squadre hanno inoltre segnalato correnti d’aria, nuovi pozzi e meandri da sviluppare.
In questo tipo di esplorazione l’aria è un indicatore operativo importante. La documentazione storica di Zape Speleo ricorda che, d’estate, una cavità alpina tende in genere a richiamare aria verso l’interno. Una bocca che soffia con temperature esterne elevate può quindi indicare un collegamento con aperture poste a quota maggiore. È una lettura utile per orientare la ricerca, non una dimostrazione di connessione tra due sistemi.
L’interpretazione delle correnti richiede misure ripetute. Direzione, velocità, temperatura esterna e interna, pressione e condizioni meteorologiche vanno registrate nello stesso punto e con protocolli comparabili. Solo così i segnali osservati durante PICOS 2026 potranno essere valutati nel tempo.
Torca del Valle del Agua e i dati del rilievo
La VA-1, Torca del Valle del Agua, è indicata con 9.797 metri di sviluppo ed è la cavità più estesa nella lista di campagna. Il confronto con il valore di 4.414 metri pubblicato dalla stessa realtà esplorativa nel 2009 mostra quanto sia cresciuta la porzione conosciuta e rilevata nel tempo.
Il confronto non descrive necessariamente un’espansione lineare della grotta. Può riflettere nuove vie, ricongiungimenti, riscoperta di rami, revisione dei dati e miglioramento della copertura topografica. La pagina storica di Zape Speleo riferisce anche una rete di tubi freatici alla quota di circa -900 metri, elemento che distingue questa cavità nel quadro di esplorazioni molto verticali.
PICOS 2026 si inserisce quindi in una ricerca di lungo periodo. La revisione di cavità già note resta parte centrale del metodo. Passaggi trascurati, deviazioni non percorse e modifiche delle condizioni interne possono riaprire obiettivi che in precedenza sembravano conclusi.
Carsismo dei Picos de Europa e grandi verticali
La prevalenza di pozzi profondi nei Picos de Europa ha una base geologica e idrogeologica precisa. I calcari carboniferi molto potenti costituiscono il principale acquifero carsico. Il loro spessore supera i 2 chilometri nella sintesi idrogeologica del Parco; altri studi richiamano un impilamento verticale di oltre 3 chilometri in alcuni assetti strutturali.
Conta anche il dislivello. Tra le cime e le incisioni dei fiumi possono esserci fino a 2.300 metri. Fratture, faglie e piani di sovrascorrimento guidano la circolazione sotterranea. Le intercalazioni silicoclastiche, meno permeabili, compartimentano l’acquifero. Limitano molti sviluppi orizzontali e favoriscono l’organizzazione verticale delle simas.
Nel Parco nazionale la ricarica avviene soprattutto per infiltrazione diretta ed è influenzata dalla neve. Le barriere silicoclastiche condizionano la direzione dei flussi, orientati in prevalenza verso nord. Questo inquadramento aiuta a leggere i risultati di PICOS 2026 senza trasformare ipotesi locali in conclusioni generali.
Farfáu de la Viña, neve e ghiaccio nelle cavità
Il dossier richiama l’ipotesi di drenaggio verso la sorgente del Farfáu de la Viña, nel bacino del Cares. La fonte storica del gruppo segnala una colorazione positiva delle acque del settore Castil alla sorgente, posta a circa 8 chilometri in linea d’aria. Per altre cavità e sifoni vengono invece avanzate connessioni per prossimità, quote e lettura delle topografie.
La distinzione è essenziale. Una colorazione positiva fornisce un’evidenza diretta del collegamento idrologico tra il punto immesso e la risorgenza. La continuità ipotizzata per sistemi vicini resta un modello da sottoporre a nuove prove con traccianti, misure di portata e confronto tra eventi idrologici.
Durante PICOS 2026 sono state osservate minore disponibilità d’acqua, ritiro di neve e ghiaccio e ampliamento di sale glaciali. Queste osservazioni meritano attenzione. Le grotte ghiacciate dei Picos sono sensibili ai regimi termici e alle precipitazioni nivali. Studi sul clima della Spagna riportano perdite di masse di ghiaccio in cavità dei Picos e collegano il fenomeno a temperature più alte, minore neve e variazioni degli eventi piovosi.
Una sola campagna non basta per dimostrare una tendenza climatica. Servono serie di misure. Un programma essenziale dovrebbe prevedere fotografie da capisaldi fissi, rilievi periodici di neve e ghiaccio, datalogger di temperatura e umidità, misure della portata alle sorgenti e annotazione delle condizioni meteorologiche. PICOS 2026 può così offrire una base utile per un monitoraggio ripetibile.
Dati da verificare e prossime attività
I 1.024 metri di nuovi rilievi, gli oltre 39 chilometri complessivi e i dati di ogni singola cavità vanno attribuiti al resoconto PICOS 2026. La loro verifica richiederà il deposito o la consultazione delle topografie aggiornate. Anche il dato della VA-1 andrà letto insieme alla data di aggiornamento, al perimetro considerato e alle eventuali connessioni incluse.
Le priorità emerse sono chiare: avanzare nelle prosecuzioni di Moñas, controllare il valore di profondità della M-3, documentare le condizioni microclimatiche delle cavità e rafforzare le verifiche idrologiche nel bacino del Cares. Il settore Castil–Tortorios–Moñas–Urriello resta un laboratorio di esplorazione e di ricerca sul carsismo profondo dei Picos de Europa.
Fonti
- Zape Speleo, “Picos General”: https://zapespeleo.blogspot.com/p/picos.html
- Boletín Geológico y Minero / CSIC, “Hydrogeology of the Picos de Europa National Park (northern of Spain)”, 2019: https://bgm.revistas.csic.es/index.php/bgm/article/view/149
- CSIC, “Factores geológicos condicionantes de la distribución espacial de las cavidades en los Picos de Europa”: https://digital.csic.es/bitstream/10261/277176/1/factores_geol%C3%B3gicos_condicionantes_2017.pdf
- IGME, Guía Geológica del Parque Nacional de los Picos de Europa: https://web.igme.es/librose/guiasgeo/PicosdeEuropa_sp/69/
- CLIVAR-Spain, The CLIVAR-Spain Report on the Climate in Spain: http://adaptecca.es/sites/default/files/2025-03/Libro_THE_CLIVAR-SPAIN_REPORT_on_the_climate_in_Spain_0_0.pdf
- “Ice caves in the face of climate change: Patterns of change in Picos de Europa”: https://www.redalyc.org/journal/5117/511782477008/html/
PICOS 2026 — Dossier di ricerca
Campagna nel Macizo Central dei Picos de Europa: Castil–Tortorios–Moñas–Urriello
Oggetto. Analisi critica del resoconto di campagna 1–21 agosto 2026, con inquadramento geomorfologico, idrogeologico e conservazionistico.
Fonti e metodo. Il nucleo dei dati 2026 è il resoconto fornito dall’utente, attribuito alla pagina Picos General del blog Zape Speleo. La pagina ricostruisce anche la logica esplorativa storica del settore: esplorazione prevalentemente verticale, ricerca e interpretazione delle correnti d’aria, revisioni di vecchie vie e modello di drenaggio verso il Farfáu de la Viña. Il contesto scientifico è verificato con lavori di Università di Oviedo/IGME e guida IGME del Parco. I dati 2026, salvo dove indicato, sono quindi dati di campagna da considerare provvisori fino a pubblicazione di rilievi e catasto aggiornati.
- Fonte primaria: Zape Speleo, “Picos General”.
- Contesto geologico e patrimoniale: Ballesteros et al., El patrimonio subterráneo del Parque Nacional de los Picos de Europa.
- Controlli geologici della speleogenesi: Ballesteros et al., 2017, Factores geológicos condicionantes….
- Quadro divulgativo-geologico ufficiale: IGME–OAPN, Guía Geológica del Parque Nacional.
- Tema delle cavità glaciali: Gómez Lende & Serrano, 2025, Las cuevas heladas ante el cambio climático.
1. Sintesi esecutiva
La campagna ha prodotto 1.024 m di nuovo rilievo topografico e ha portato il patrimonio documentato nei settori Castil–Tortorios–Moñas–Urriello a oltre 39 km di condotti. Hanno partecipato 26 speleologi, in periodi frazionati dal 1° al 21 agosto, provenienti da 11 gruppi di Spagna, Portogallo e Francia.
Il risultato più importante non è un nuovo grande record di profondità, ma l’apertura di un portafoglio di obiettivi coerenti con il modello del carsismo dei Picos:
- Moñas è il settore più dinamico. M-15 e M-3 restano apertamente in esplorazione; M-101 aggiunge una nuova verticale attiva; sei nuove entrate incrementano il potenziale di connessioni.
- Le correnti d’aria guidano le decisioni. La perdita, l’inversione o la riapparizione dell’aria viene usata per scegliere tra meandri, risalite, finestre e bypass di blocchi.
- Ghiaccio e neve sono una variabile esplorativa e ambientale. Assenza di nevai presso il campo, minore portata della Fuente del Valle del Agua e revisione di cavità storicamente ostruite da ghiaccio sono segnali osservativi rilevanti, ma non costituiscono da soli una serie climatica.
- La topografia modifica anche i valori “noti”. Il caso CZ-1/2, cresciuto da 319 a 589 m e da -169 a -191 m senza nuove prosecuzioni, mostra quanto bocche, precisione strumentale e chiusure topografiche possano cambiare il dato catastale.
- L’interesse idrogeologico resta alto. Il modello storico del gruppo mette in relazione Castil-Carbonal, Valle del Agua, Carnizoso, Piedras Verdes e Urriello con la sorgente del Farfáu de la Viña; questa è un’ipotesi sostenuta per parte del settore da colorazioni e coerenza topografica, ma le nuove connessioni non sono ancora dimostrate.
2. Contesto del Macizo Central
Perché i Picos producono simas così profonde
I Picos de Europa sono un carsismo alpino di calcari carboniferi, scolpito anche da glacialismo e intensa incisione fluviale. Nel Parco sono state riconosciute migliaia di cavità e centinaia di chilometri di condotti. La ricerca geologica attribuisce l’eccezionale concentrazione di grandi verticali a tre fattori combinati:
- sovrapposizione tettonica di oltre 3 km di serie carbonatica;
- fino a circa 2.300 m di dislivello tra le quote alte e gli alvei profondamente incisi;
- decenni di documentazione speleologica sistematica.
Gli acquitardi silicoclastici, spesso molto inclinati o subverticali, compartimentano lateralmente l’acquifero carsico. Ne risulta una forte continuità verticale, favorevole a pozzi e simas profonde, ma una continuità laterale più limitata: per questo molti sistemi sono verticalmente spettacolari senza raggiungere gli sviluppi orizzontali di alcuni grandi carsismi alpini o cantabrici.
Cosa significa per la campagna 2026
Nel lessico operativo del rapporto:
- torca: cavità/sima, normalmente a prevalente sviluppo verticale;
- meandro: condotto stretto e tortuoso, spesso strutturalmente guidato;
- P-40: pozzo di circa 40 m;
- cabecera de pozo: testa del pozzo;
- pasamanos: traverso attrezzato su corda;
- ventana: apertura o livello sospeso che può dare accesso a un ramo;
- cota -X: dislivello verticale rispetto alla quota di ingresso, non quota assoluta sul livello del mare;
- sifone: tratto completamente allagato;
- nevero: accumulo di neve persistente; non è automaticamente equivalente a ghiaccio di grotta.
La strategia descritta da Zape Speleo è tecnicamente coerente con questo ambiente: le fratture e i pozzi offrono accessi verticali; i meandri, le finestre e i punti d’aria sono i luoghi in cui cercare la continuità di rete. La revisione di vie date per chiuse è altrettanto importante della prospezione di nuove bocche.
3. Risultati per settore
Moñas
Cavità Dati 2026 Stato e interpretazione
M-15, Torca del Coterón de Moñas sviluppo 551 ? 617 m (+66 m); nuovi rami fino a -139 m; via storica a -146 m Una sequenza di pozzi conduce alla base di una grande verticale/chimenea >60 m. Il meandro di fondo pareva terminale, ma un passaggio superiore scoperto nell’ultimo giorno riapre l’esplorazione in un reticolo labirintico con flussi d’aria aspiranti ed espiranti. Ipotesi dichiarata: possibile collegamento a CT-1, con sistema potenziale di circa -999 m; non dimostrato.
M-3, Torca de las Moñas sviluppo totale 1.485 m; profondità massima -385 m; rami a -200, -281 e ramo attuale a circa -343 m La stretta prosecuzione bassa è stata superata da un “equipo mini”, che ha percorso ~100 m di meandro fino a una testa di pozzo. Finestre e traversi verso altri rami non hanno dato prosecuzioni. Una via storica è stata spinta a circa -281 m. È il principale target di profondità del settore Moñas.
M-101, Torca de la Jorcadina de las Moñas145 m di sviluppo; -108 m Forte corrente d’aria iniziale, temporaneamente persa in un tappo di blocchi e fango. Superato il tappo, nuovi pozzi portano a una sala con due opzioni: condotto discendente instabile e diaclasi diagonale alta percorribile con lavoro. Ramo genuinamente aperto.
M-103 non quantificato Bocca nota dal 2025, saggiata nel 2026; aria e qualche sviluppo.
M80 circa -30 m Pozzo nascosto con aria espirante che diventa aspirante al fondo. Le piccole bocche vicine con aria possono essere indizi di un sistema di interconnessioni superficiali.
Lettura speleogenetica. M-15 e M-3 non sono solo “cavità che continuano”: sono nodi in un’area dove l’aria suggerisce comunicazioni tra ingressi e quote diverse. In estate, secondo l’impostazione presentata dal gruppo, una bocca che espira con temperatura esterna elevata può comportarsi da ingresso basso connesso a aperture superiori; è un criterio euristico utile, da verificare con temperatura, pressione e morfologia, non una prova di connessione.
Jou de Castil e laderas
Cavità Dati 2026 Stato e interpretazione PC-31 nessuna nuova prosecuzione Riesaminata l’ultima incognita lasciata nel 2024; cavità disattrezzata. È un esempio di chiusura metodica di un obiettivo. PC-3 profondità raggiunta -63 m Riscoperta una cavità con importante tappo di ghiaccio. Un meandro sospeso, con forte aria, conduce a un P-40; l’aria si perde alla testa del pozzo. Risalite e traversi sopra, a metà e alla base non hanno ancora restituito una prosecuzione. Il fondo esplorato è sotto la quota del ghiaccio, stimata attorno a -40 m.
Significato. PC-3 segnala sia un potenziale di esplorazione oltre la barriera glaciale sia una vulnerabilità: in ambienti glacio-carsici, l’arretramento del ghiaccio può rendere fisicamente accessibili spazi prima ostruiti, ma può anche destabilizzare blocchi e sedimenti e trasformare il regime idrico e termico della cavità.
Valle del Agua e Carnizoso
Cavità / sistema Dati 2026 Stato e interpretazione VA-9, Cueva Valleyu dati metrici non ancora pubblicati Nuova cavità remota; l’ingresso è un meandro sospeso che approfondisce con dimensioni non esigue. Obiettivo appena avviato. CZ-1 e CZ-2 sviluppo 319 ? 589 m (+270 m); profondità -169 ? -191 m (+22 m) Riesplorazione di cavità con neve/ghiaccio interno in diminuzione. Le sale profonde di ghiaccio risultano ampliate, ma non sono state trovate nuove prosecuzioni. Il rapporto attribuisce prudenzialmente il salto di dati anche a differenze tra bocche e al rilievo elettronico: non va letto automaticamente come 270 m di nuova scoperta.
4. Sistemi principali e scala dei dati
Quadro dichiarato nel rapporto 2026
Sistema o cavità Sviluppo Profondità / rami terminali Nota Piedras Verdes (PC-26) 3.043 m -1.165 m; sifone -22 m, quindi -1.187 m Uno dei grandi obiettivi verticali del settore. Sistema Castil–Carbonal (PC-15–CT-14) 4.786 m -1.019 m; sifone -9 m, quindi -1.028 m Sistema idrogeologicamente centrale nel modello del gruppo. Torca del Valle del Agua (VA-1) 9.797 m rami a -468, -906, -925, -974 m Il maggiore sviluppo nella lista di campagna. Torca de la Pared de Carbonal (CT-1) 7.781 m rami a -331, -378, -993, -956 m Possibile riferimento per M-15; nessuna connessione confermata. Sistema de Carnizoso (CZ-3–VA-5) 4.130 m -687 m Sistema distinto da CZ-1/2. Torca de las Moñas (M-3) 1.485 m -385 m; rami a -200, -281 e ~-343 m in esplorazione Il valore “-3343 m” nel testo fornito è manifestamente un refuso: contesto e frase precedente indicano circa -343 m. Torca del Coterón de Moñas (M-15) 617 m -146 e -139 m In esplorazione.
La somma dei soli sette sistemi elencati è 31.639 m. Il totale di “oltre 39 km” per i settori comprende quindi almeno 7.361 m ulteriori di cavità minori, rami e sistemi non inclusi nella lista sintetica. Questa differenza è normale in un inventario di settore e non è un’incoerenza.
Cosa dicono i confronti storici
Il sito Zape Speleo registra per VA-1, nel 2009, 4.414 m di sviluppo a -900 m e ricorda la presenza di una rete di tubi freatici attorno a -900 m. Il dato 2026 di 9.797 m mostra quindi, sul lungo periodo, più del raddoppio della lunghezza topografata. Il confronto è utile per misurare la crescita esplorativa, non per desumere automaticamente un aumento della cavità fisica: la grotta non “si è allungata”, è aumentata la sua parte conosciuta e rilevata.
La letteratura scientifica colloca il contesto in una delle maggiori concentrazioni mondiali di simas profonde. Uno studio del 2017 riporta che, nei Picos, il 14% delle simas oltre 1 km allora considerate a scala mondiale ricadeva nel massiccio; il dato è storico e non va trasformato in una classifica attuale senza un aggiornamento globale omogeneo.
5. Idrogeologia: aria, acqua e possibili connessioni
Il modello Farfáu de la Viña
La pagina storica di Zape Speleo afferma che una colorazione ha dato esito positivo alla surgencia del Farfáu de la Viña, nel Río Cares, a circa 8 km in linea d’aria dall’area descritta. Il gruppo propone che Sistema Castil–Carbonal, Carnizoso, Piedras Verdes, Valle del Agua e Torca Urriello drenino, totalmente o in parte, verso quell’asse di recapito.
Il modello è geologicamente plausibile nel quadro di un acquifero carsico ad alta energia verticale e di sorgenti a bassa quota, ma va espresso correttamente:
- una colorazione positiva dimostra una connessione idraulica tra punto di immissione e punto di restituzione nelle condizioni del test;
- prossimità geografica, quote e analogie topografiche rafforzano un’ipotesi, ma non sostituiscono un test di tracciamento per ogni cavità;
- un sifone terminale non identifica di per sé la sorgente finale; può essere un tratto locale di un percorso più lungo.
Correnti d’aria: valore e limiti
L’aria è il “tracciante” operativo più immediato della campagna. Il rapporto usa tre segnali:
- aria forte in un ingresso o meandro: priorità esplorativa;
- perdita dell’aria in un tappo o in un pozzo: ricerca del bypass, ad esempio in alto in una chimenea o dietro blocchi;
- aria aspirante/espirante in punti diversi: possibile differenza di quota e connessione tra bocche.
L’interpretazione deve però incorporare meteo, ciclo diurno, temperatura esterna, volume della cavità e geometria delle aperture. Per trasformare un indizio in dato robusto sarebbero utili serie di temperatura, umidità, pressione e velocità/direzione dell’aria alle bocche, correlate con la meteorologia esterna.
6. Ghiaccio, neve e cambiamento ambientale
Il resoconto 2026 registra tre osservazioni dirette:
- nessun nevaio vicino al campo e trasporto d’acqua a spalla dalla Fuente del Valle del Agua;
- riduzione percepita della portata della sorgente;
- riesame di simas con neve/ghiaccio interno, tra cui CZ-1/2 e PC-3, perché l’abbassamento dei ghiacci può aprire nuovi volumi.
Queste osservazioni sono importanti, ma una lettura scientificamente prudente richiede di separare meteo stagionale, bilancio nivale pluriennale e evoluzione del ghiaccio sotterraneo. Le cavità glaciali dei Picos sono oggetto di ricerca specifica e sono considerate archivi climatici fragili; una pubblicazione del 2025 tratta esplicitamente i loro cambiamenti negli ultimi quindici anni. Il dato di una singola campagna non consente tuttavia di quantificare un trend climatico locale né di attribuirne la causa.
Protocollo utile per le prossime campagne
- Fotografare le fronti di ghiaccio dagli stessi punti fissi, con scala e coordinate.
- Rilevare periodicamente quota e morfologia della superficie del ghiaccio con distanziometro/laser scanner o fotogrammetria.
- Installare datalogger in aria e, dove appropriato, nel ghiaccio: temperatura, umidità e pressione.
- Misurare la portata della Fuente del Valle del Agua con metodo replicabile e annotare data, precipitazioni, fusione nivale e ora.
- Tenere separati in catasto: nuova prosecuzione, disostruzione di passaggio preesistente, correzione strumentale e revisione di collegamento tra bocche.
- Valutare la stabilità di blocchi e sedimenti dopo il ritiro del ghiaccio prima di riattrezzare le vie.
7. Valutazione critica dei risultati
Punti forti
- Esplorazione multi-obiettivo. La campagna non concentra risorse su un solo fondo: combina nuove bocche, grandi sistemi, revisioni e verifiche di ghiaccio.
- Capacità di revisione. M-15, M-3 e PC-3 mostrano che una chiusura apparente può dipendere dalla prospettiva, dalla taglia del team, dall’attrezzatura o dalla lettura dell’aria.
- Rilievo come risultato scientifico. I 1.024 m topografati sono un prodotto durevole, fondamentale per la comparazione interannuale e il modello idrogeologico.
- Logistica cooperativa. L’uso di elicottero e la disponibilità delle strutture di Casa Cipriano hanno ridotto il peso dei trasporti; ciò permette di dedicare più tempo alle attività sotterranee, pur richiedendo gestione rigorosa dell’impatto ambientale.
Limiti e cautele
- Le potenziali connessioni M-15–CT-1 e le destinazioni idrologiche sono ipotesi operative, non fatti acquisiti.
- La profondità dei rami va riferita sempre alla singola bocca e alla topografia chiusa; una connessione non implica automaticamente il valore di profondità prospettato senza calcolare quote assolute e percorso del sistema.
- Il dato CZ-1/2 include dichiaratamente possibili differenze dovute a bocche e tecnica di misura; non deve essere presentato come nuova esplorazione netta di 270 m.
- La diminuzione di neve, ghiaccio o portata osservata nel 2026 è un segnale da documentare, non una prova autonoma di causalità climatica.
8. Domande d’esame / flashcard
- Perché i Picos de Europa ospitano molte simas profonde ma relativamente pochi sistemi molto lunghi?
Per la potente serie calcarea e il grande dislivello topografico, che favoriscono lo sviluppo verticale, mentre acquitardi subverticali compartimentano lateralmente l’acquifero e limitano la continuità orizzontale. - Che cosa indica una corrente d’aria in una cavità alpina?
Può indicare una comunicazione con altri volumi o bocche e guidare la ricerca di prosecuzioni; da sola non dimostra una connessione né la direzione del drenaggio idrico. - Qual è il risultato numerico principale della campagna 2026?
1.024 m di nuovi rilievi e oltre 39 km complessivi topografati nei settori considerati. - Quali sono i principali obiettivi aperti a Moñas?
M-15, M-3 e M-101, oltre alle nuove bocche M-103 e M80. - Perché CZ-1/2 richiede prudenza nell’interpretazione?
L’aumento di sviluppo e profondità è associato al ritiro del ghiaccio, ma il rapporto segnala anche differenze tra bocche e maggiore precisione del rilievo elettronico, senza nuove prosecuzioni trovate. - Che cosa rende importante la sorgente del Farfáu de la Viña?
È il recapito indicato da una colorazione per parte delle acque del settore ed è centrale nel modello di drenaggio verso il Río Cares. - Quale cavità ha il maggior sviluppo nella lista 2026?
Torca del Valle del Agua (VA-1), con 9.797 m. - Che errore editoriale è presente nel testo fornito?
Il valore “-3343 m” attribuito al ramo in esplorazione di M-3 è incoerente con il testo e va letto con ogni probabilità come “circa -343 m”.
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Etna, a ottobre il corso nazionale di speleologia in ambiente vulcanico
Condividi Dall’8 all’11 ottobre 2026 sull’Etna il corso nazionale di aggiornamento dedicato alla vulcanospeleologia, organizzato dalla Sezione dell’Etna del CAI. Conferenze, grotte laviche, crateri sommitali, rilievo 3D ed escursioni sul campo per conoscere uno degli ambienti sotterranei più particolari d’Italia. Si avvicina l’appuntamento con il corso nazionale “La Speleologia in ambiente vulcanico”, in programma dall’8 all’11 ottobre 2026 sulle pendici dell’Etna, con sede logistica nel terr
Etna, a ottobre il corso nazionale di speleologia in ambiente vulcanico
Dall’8 all’11 ottobre 2026 sull’Etna il corso nazionale di aggiornamento dedicato alla vulcanospeleologia, organizzato dalla Sezione dell’Etna del CAI. Conferenze, grotte laviche, crateri sommitali, rilievo 3D ed escursioni sul campo per conoscere uno degli ambienti sotterranei più particolari d’Italia.
Si avvicina l’appuntamento con il corso nazionale “La Speleologia in ambiente vulcanico”, in programma dall’8 all’11 ottobre 2026 sulle pendici dell’Etna, con sede logistica nel territorio di Milo, in provincia di Catania.
Organizzato dalla Sezione dell’Etna del Club Alpino Italiano, il corso è un aggiornamento culturale valido per Titolati e Qualificati di Speleologia del CAI ed è aperto anche agli speleologi in possesso dei requisiti tecnici richiesti.
Prima la teoria, poi l’Etna
Il percorso formativo comincerà ancora prima dell’arrivo in Sicilia, con due conferenze in FAD, cioè a distanza: la prima il 29 settembre, dedicata al vulcanismo e agli aspetti petrografici, e la seconda il 6 ottobre, dedicata agli aspetti morfologici. Entrambi gli incontri sono previsti alle ore 21.
Dall’8 ottobre ci si sposterà invece direttamente sull’Etna, alternando lezioni ed escursioni.
Il programma affronta il vulcanismo etneo, la vulcanospeleogenesi, cioè i processi attraverso i quali si formano le cavità in ambiente vulcanico, la flora e la fauna delle grotte laviche e le tecniche di rilevamento topografico, comprese quelle tridimensionali.
Dentro le grotte vulcaniche dell’Etna
Una parte importante del corso sarà naturalmente dedicata alle attività sul terreno.
Sono previste escursioni ai crateri sommitali dell’Etna, alle gallerie di scorrimento lavico della Grotta di KTM e della Grotta dei Tre Livelli, ai basalti colonnari dell’Alcantara e alle cavità legate alle fratture eruttive, tra cui la Grotta delle Palombe e i Pozzi dell’Eruzione del 1923.
Il programma comprende anche un’uscita in battello lungo la costa, da Catania a Santa Maria la Scala, per osservare le testimonianze delle eruzioni sottomarine e costiere.
L’alternanza fra teoria e osservazione diretta consentirà quindi di affrontare la vulcanospeleologia da diversi punti di vista: dalla genesi delle cavità alla loro morfologia, fino agli aspetti biologici e alle moderne tecniche utilizzate per documentarle.
Chi può partecipare
Per partecipare è necessario avere almeno 18 anni, essere soci CAI con tessera in corso di validità ed essere in grado di procedere autonomamente su sola corda. È richiesto inoltre il certificato medico previsto per l’attività sportiva.
La priorità è riservata agli istruttori della Scuola Nazionale di Speleologia CAI — INS, IS e ISS — ma il corso è aperto anche agli altri speleologi che possiedono i requisiti richiesti.
Il numero massimo indicato è di 20 partecipanti non residenti.
Quota, alloggio e organizzazione
La quota di partecipazione è di 150 euro, comprensiva di vitto, alloggio e materiale didattico.
La sede sarà una struttura riservata sulle pendici dell’Etna, nel territorio di Milo, dotata di posti letto, servizi e docce. I pasti saranno preparati e serviti nella struttura.
Per chi raggiungerà Catania con i mezzi pubblici è prevista la possibilità di organizzare un servizio navetta, contattando preventivamente la segreteria. Gli spostamenti durante le escursioni saranno effettuati con mezzi dell’organizzazione.
Per informazioni è possibile contattare Giuseppe Priolo al 347 603 0335 (giuseppe.priolo@sns-cai.it) oppure Giovanni Fichera al 338 843 0763 (giovanni.fichera@sns-cai.it). La segreteria del Gruppo Grotte Catania risponde all’indirizzo segreteria@gruppogrottecatania.it.
Programma completo, iscrizioni e informazioni sul sito SNS-CAI
Scintilena aveva già presentato il corso lo scorso 18 febbraio, quando era stato diffuso il primo programma dell’iniziativa. Ora, con l’avvicinarsi delle date, torniamo a segnalarlo facendo riferimento alle informazioni pubblicate sulla pagina ufficiale della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI : Etna 2026, speleologia in ambiente vulcanico – il precedente articolo di Scintilena
Fonte: Scuola Nazionale di Speleologia – Club Alpino Italiano – https://www.sns-cai.it/evento/corso-la-speleologia-in-ambiente-vulcanico-sicilia-ggc-ottobre-2026/


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Dalle cave del Vicentino alle grotte della Luna: una telecamera per esplorare i lava tube
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Dalle cave del Vicentino alle grotte della Luna: una telecamera per esplorare i lava tube
Sui Monti Lessini è stata sperimentata DaedalusCam, una speciale telecamera panoramica progettata per scendere nei grandi pozzi della Luna e ricostruirne le pareti in tre dimensioni. Dopo i test nei tunnel lavici di Lanzarote, in futuro le prove potrebbero continuare nelle grotte dell’Etna.
Prima di scendere in una grotta sulla Luna, meglio fare qualche prova sulla Terra: è quello che stanno facendo i ricercatori impegnati nello sviluppo di DaedalusCam, un sistema di telecamere progettato per esplorare i lava tube lunari: grandi cavità di origine vulcanica che si trovano sotto la superficie della Luna.
La scorsa estate lo strumento è stato provato sui Monti Lessini, nel Vicentino. Per il test è stata scelta la Cava Bertocchi, tra San Pietro Mussolino e Nogarole Vicentino, dove il tipo di basalto presente è considerato un buon equivalente terrestre delle rocce vulcaniche che la missione potrebbe incontrare sulla Luna.
Questa volta DaedalusCam non è stata calata in una grotta: è stata montata sotto un drone e fatta volare sopra la cava. L’obiettivo era verificare se le immagini raccolte dalle sue quattro telecamere potessero essere utilizzate per ricostruire in tre dimensioni un ambiente roccioso complesso.
Il risultato, secondo i ricercatori, è stato positivo.
Le grotte della Luna
Quando parliamo di grotte lunari non dobbiamo immaginare cavità scavate dall’acqua come molte delle grotte che conosciamo sulla Terra: sono soprattutto tunnel di lava, o lava tube.
Il principio è quello che conosciamo anche nei territori vulcanici terrestri: durante un’eruzione, la parte superficiale di una colata può raffreddarsi e solidificarsi mentre al di sotto la lava continua a scorrere. Quando il flusso termina, può rimanere un condotto vuoto: una vera e propria grotta vulcanica.
Sulla Luna sono stati individuati grandi pozzi che sembrano costituire l’accesso a sistemi sotterranei molto più estesi. Secondo quanto spiegato da Emanuele Simioni, ricercatore dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica, il principale ente pubblico italiano dedicato alla ricerca in astronomia e astrofisica) di Padova, alcune di queste strutture potrebbero proseguire per decine di chilometri sotto la superficie lunare. È proprio lì sotto che vorremmo riuscire a guardare.
Andare sottoterra sulla Luna
Le grotte lunari interessano i geologi, naturalmente, ma sono considerate importanti anche pensando a una futura presenza umana sulla Luna. Il motivo è abbastanza intuitivo: la roccia sopra la testa è un ottimo tetto.
All’interno dei lava tube la temperatura potrebbe essere più stabile rispetto alla superficie e la copertura rocciosa offrirebbe protezione dai meteoriti, dai raggi cosmici e dalle radiazioni. Inoltre queste cavità sono considerate interessanti anche per la possibile presenza di ghiaccio d’acqua.
Con il “piccolo” problema che si conosce l’esistenza di alcuni ingressi, ma non si sa praticamente nulla di ciò che si trova sotto.
Da qui nasce Daedalus, il progetto dell’Agenzia spaziale europea (ESA) per mandare un robot dove un astronauta, almeno per ora, non potrebbe andare.
Un robot appeso a una corda sopra un pozzo lunare
L’idea di Daedalus ha qualcosa di sorprendentemente familiare per uno speleologo.
Un rover, cioè un veicolo robotico capace di muoversi sulla superficie lunare, dovrebbe raggiungere il bordo di uno dei grandi pozzi che danno accesso alle cavità sotterranee. Da lì, un robot di forma sferica verrebbe calato nel vuoto mediante un cavo, un po’ come una sonda che scende in un pozzo.
Il cavo avrebbe due funzioni fondamentali: fornire energia e permettere la trasmissione dei dati.
La discesa prevista è di circa 50 metri. Durante questo tratto le telecamere fotograferebbero continuamente le pareti, permettendo di ricostruire la forma del pozzo e di osservare come cambiano gli strati geologici con la profondità. Poi dovrebbe accadere qualcosa di ancora più interessante: arrivato in fondo, il robot potrebbe sganciarsi dal cavo e proseguire da solo nella grotta.
Non è previsto che torni indietro. Una volta staccato dal cavo e addentratosi nel buio, le telecamere non potrebbero più essere utilizzate, perché il sistema non dispone di una propria illuminazione. L’esplorazione proseguirebbe quindi con gli altri sensori del robot.
L’obiettivo: un pozzo di 50 metri sulla Luna
Uno dei siti scelti come possibile obiettivo di Daedalus si trova nella regione dei Marius Hills, nell’Oceanus Procellarum, vicino all’equatore lunare. L’ingresso ha un diametro di circa 50 metri e soprattutto presenta una caratteristica che rende l’esplorazione tutt’altro che semplice: è praticamente verticale.
In altre parole, prima ancora di esplorare la grotta bisogna riuscire a superarne il pozzo d’ingresso: qui entra in gioco DaedalusCam.
Quattro occhi per vedere quasi tutto
Il nome può sembrare complicato, ma il principio di DaedalusCam è abbastanza semplice.
Lo strumento è composto da quattro PanCam. PanCam significa sostanzialmente panoramic camera, cioè camera panoramica.
Ognuna possiede un campo visivo enorme, ancora più ampio di quello dei comuni obiettivi fisheye. Riesce quindi a vedere non soltanto ciò che ha davanti, ma anche molto di ciò che si trova lateralmente.
Mettendo insieme quattro di queste camere, il robot può avere una visione praticamente completa di ciò che lo circonda.
Avere tanti “occhi” serve: se un particolare della parete viene fotografato da più posizioni e angolazioni, un computer può confrontare le immagini e ricavarne la posizione nello spazio. In questo modo una serie di fotografie può diventare un modello tridimensionale della grotta. In sostanza, è fotogrammetria, un termine non nuovo per chi frequenta le grotte: fotografie parzialmente sovrapposte dello stesso ambiente possono essere utilizzate per ricostruirne digitalmente forme e dimensioni.
Le PanCam hanno inoltre una zona centrale capace di riprendere con una risoluzione circa tre volte maggiore rispetto alla parte panoramica: una sorta di “vista d’aquila” destinata a osservare in dettaglio particolari delle pareti. Con appositi filtri potrà fornire anche informazioni sulla loro composizione.
Come fa il computer a capire dove si trova? Qui compare una di quelle sigle che fanno sembrare tutto molto più difficile di quanto sia: SLAM. Significa Simultaneous Localization and Mapping: più o meno, localizzarsi e costruire contemporaneamente una mappa.
Immaginiamo di entrare in una grotta che nessuno ha mai rilevato. Mentre avanziamo dobbiamo fare due cose nello stesso momento: capire dove ci troviamo rispetto al punto da cui siamo partiti e costruire progressivamente la mappa dell’ambiente che stiamo attraversando.
Un algoritmo SLAM cerca di farlo automaticamente. Il computer osserva le immagini, riconosce punti e forme già incontrati – uno spigolo, una roccia, una particolare geometria della parete – e li utilizza come riferimenti. Dal modo in cui questi elementi cambiano posizione da un’immagine alla successiva può ricostruire sia il movimento della telecamera sia la geometria dell’ambiente.
Sono tecniche utilizzate anche dai robot e nei sistemi di navigazione autonoma.
Nel caso di DaedalusCam servono quindi a prendere una quantità enorme di fotografie panoramiche e rimetterle al posto giusto, fino a ricostruire digitalmente la cavità.
La prova nella cava dei Monti Lessini
Il test nel Vicentino era importante perché per la prima volta sono state utilizzate tutte e quattro le PanCam insieme.
Il Politecnico di Milano ha realizzato la parte meccanica necessaria per montare DaedalusCam su un drone, che è stato quindi fatto volare sopra la cava.
La campagna è durata due giorni: uno dedicato alla preparazione e alla programmazione e uno alle operazioni vere e proprie.
Al lavoro hanno partecipato il Dipartimento di Geologia, il Politecnico di Milano, Planetek, l’Agenzia spaziale italiana e l’INAF, con ricercatori di Padova e Napoli.
Anche fotografare una cava, però, si è rivelato meno semplice del previsto.
na telecamera che vede quasi dappertutto ha un evidente vantaggio, ma anche un inconveniente: rischia di vedere anche il Sole. E avere il Sole direttamente nell’inquadratura non è la condizione ideale per ottenere fotografie utilizzabili.
Durante il test è stato quindi necessario studiare attentamente il percorso e l’orientamento del drone per evitare che la luce solare entrasse direttamente nel campo visivo delle quattro camere: le immagini sono state comunque acquisite con successo e successivamente elaborate per ottenere un modello tridimensionale della cava.
Ora arriverà una verifica importante: confrontare questa ricostruzione con misure indipendenti dell’intera cava ottenute mediante un laser altimetro. In questo modo sarà possibile capire quanto il modello costruito utilizzando soltanto le immagini corrisponda alla realtà.
Prima della Luna, le grotte della Terra
La cava vicentina non è il primo ambiente terrestre utilizzato per mettere alla prova questa tecnologia.
Le singole PanCam erano già state sperimentate nei tunnel lavici di Lanzarote, alle Isole Canarie. In quel caso si trattava di vere grotte accessibili alle persone e la camera era stata trasportata direttamente all’interno delle cavità.

Sui Monti Lessini si è fatto un passo diverso: utilizzare per la prima volta le quattro camere insieme, montate su un drone, e verificare la capacità dell’intero sistema di ricostruire un ambiente delle dimensioni paragonabili a quelle del pozzo lunare scelto come obiettivo. Il prossimo esperimento potrebbe interessare molto da vicino gli speleologi italiani.
Il gruppo sta infatti valutando una futura campagna di test nelle grotte vulcaniche dell’Etna. Resta da stabilire quale sia la stagione migliore per effettuarla.
E ora viene da chiedersi quando entreremo davvero in una grotta lunare, ma occorre frenare un po’ l’entusiasmo.
Nelle prime fasi del progetto si era parlato del 2033 per la missione Daedalus. Quella data, però, non è mai stata confermata. Le indicazioni successive hanno spostato l’orizzonte oltre il 2033 e al momento non esiste una data di lancio definitiva.
La tecnologia, intanto, continua a essere sviluppata e provata sulla Terra, aspetto ugualmente affascinante, soprattutto per gli speleologi.
Per esplorare per la prima volta una cavità di un altro corpo celeste bisogna affrontare problemi che, nella loro essenza, sono sorprendentemente familiari: come scendere in un pozzo, come vedere nel buio, come capire dove ci troviamo e come costruire una mappa di un ambiente nel quale nessuno è mai entrato.
Cambiano la gravità, la tecnologia e – parecchio – la distanza da casa.
Il problema di partenza, però, resta il solito, quello di ogni esplorazione speleologica: c’è un buco, e vogliamo sapere cosa c’è sotto.
Fonte: Valentina Guglielmo, “Dalle cave del Vicentino alle grotte sulla Luna”, Media INAF, 14 settembre 2026. L’articolo originale è pubblicato con licenza CC BY-NC-SA 4.0 – https://www.media.inaf.it/2026/09/14/dalle-cave-del-vicentino-alle-grotte-sulla-luna/
NB: non ho una mente scientifica e ho cercato di raccontare tutto questo nel modo più semplice possibile, prima di tutto per capirlo io. Se ho commesso errori o imprecisioni, vi chiedo di segnalarli: correggerò volentieri.
L'articolo Dalle cave del Vicentino alle grotte della Luna: una telecamera per esplorare i lava tube proviene da Scintilena.
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Počas prieskumu / od roku 1992 - doposiaľ/ na planine Jakupica v Macedónsku sme navštívili - preskúmali aj takúto jaskyňu, Ledenik. - 120 m. foto L. Štubňa (Feed generated with FetchRSS)
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