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Trasporto della pietra nell’antica Roma: dalle cave ai grandi cantieri imperiali

Júl 29th 2026 at 10:00

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La logistica delle cave romane spiega come i blocchi raggiungevano città, porti e monumenti: una filiera estrattiva romana fondata su lavoro specializzato, infrastrutture e vie d’acqua.

Il trasporto della pietra nell’antica Roma fu una componente decisiva dell’edilizia imperiale.

Templi, acquedotti, anfiteatri e infrastrutture dipendevano da una filiera capace di estrarre, rifinire, movimentare e consegnare materiali molto pesanti.

La scala dei grandi cantieri non va letta solo attraverso gli edifici conservati.

Occorre considerare anche cave, rampe, depositi, strade, approdi e attrezzature di sollevamento.

Come venivano staccati e sagomati i blocchi nelle cave romane?

Nelle cave romane il fronte veniva prima organizzato attorno alle caratteristiche naturali della roccia.

I cavatori sfruttavano piani di stratificazione e fratture già presenti nel banco lapideo.

Il blocco veniva isolato con trincee strette sui lati. Seguiva il distacco alla base, ottenuto con cunei e leve.

La sequenza è spesso descritta con tre azioni principali: incisione di canali attorno al blocco, frattura controllata e scalzamento.

Il materiale poteva essere già sbozzato presso la cava, riducendo il peso inutile da trasferire.

Questa fase costituisce il primo passaggio della filiera estrattiva romana.

Una lavorazione preliminare precisa limitava gli scarti in viaggio e permetteva di preparare elementi più adatti alla funzione prevista nel cantiere.

Quali strumenti usavano i cavatori dell’Impero?

Gli utensili includevano picconi, martelli, scalpelli, leve e cunei. Per alcuni materiali si impiegavano anche seghe metalliche azionate con abrasivi, come sabbia e acqua.

I cunei potevano essere di ferro o di legno. Quelli lignei, una volta bagnati, aumentavano di volume e favorivano l’apertura della frattura lungo una linea preparata.

La scelta dello strumento dipendeva dalla pietra, dalla dimensione richiesta e dalla posizione del blocco nel banco.

Le tracce conservate mostrano che l’estrazione era un’attività specializzata, non un lavoro uniforme e improvvisato.

Nelle cave sotterranee il controllo degli spazi era ancora più importante.

Gallerie, camere e pilastri residui dovevano garantire l’accesso al materiale e la stabilità dei vuoti artificiali.

Come si trasportavano tonnellate di pietra senza mezzi moderni?

La domanda su come i romani trasportavano i blocchi di pietra ha una risposta articolata.

Non esisteva un solo sistema, ma una successione di mezzi adattati al terreno e alla distanza.

Vicino al fronte di cava, i blocchi venivano trascinati con slitte, corde, leve e rulli.

Le piste potevano essere predisposte per guidare il carico durante la discesa o l’avanzamento verso il punto di raccolta.

Sulle tratte terrestri intervenivano carri e animali da tiro.

Il movimento su strada era possibile, ma risultava impegnativo per carichi voluminosi e pesanti.

Per questo il trasporto della pietra nell’antica Roma combinava passaggi brevi via terra e tratte più lunghe lungo fiumi o mare.

La logistica cambiava in base al materiale, all’accessibilità della cava e alla destinazione finale.

Quale ruolo avevano strade, fiumi e porti nella filiera estrattiva?

Strade e porti non furono semplici infrastrutture di contorno.

Erano elementi che potevano orientare la scelta stessa delle aree estrattive.

Lo studio delle cave istriane evidenzia che molte erano poste vicino a insenature, approdi, porti o possibili percorsi stradali romani.

Questa collocazione facilitava il trasferimento della pietra dai luoghi di produzione ai mercati e ai cantieri.

I fiumi permettevano di portare materiali pesanti verso l’interno.

Il trasporto marittimo collegava invece cave costiere e distretti estrattivi lontani ai grandi centri di consumo.

I relitti antichi rappresentano una fonte importante per ricostruire questi flussi.

L’analisi di 82 naufragi considerati in uno studio di sintesi mostra carichi diversi, dalle materie prime fino a statue e sarcofagi.

Quanto incideva la distanza tra cava e cantiere?

La distanza incideva sul costo, sui tempi e sull’organizzazione del lavoro.

Il trasporto terrestre richiedeva risorse maggiori quando il tragitto era lungo o accidentato.

Le pietre comuni potevano quindi provenire da cave relativamente vicine.

Marmi, graniti e materiali di pregio potevano affrontare rotte più ampie, soprattutto quando era disponibile una connessione idrica.

La logistica delle cave romane deve quindi essere osservata come una rete.

Cava, strada, deposito, porto, nave, fiume e cantiere formavano una catena operativa collegata.

Il trasporto della pietra nell’antica Roma non era soltanto il trasferimento di un carico.

Era la condizione materiale che rendeva praticabile la costruzione monumentale su scala imperiale.

Che cosa ci dicono oggi i segni di lavorazione rimasti sulle pareti?

Le pareti di cava conservano solchi di piccone, cavità per cunei, tracce di sega, trincee e piani di lavoro.

Questi indizi consentono di ricostruire le fasi tecniche dell’estrazione.

La classificazione dei segni di utensile aiuta gli archeologi a comprendere i gesti ripetuti dai cavatori.

Può inoltre indicare il livello di specializzazione, il tipo di roccia affrontato e l’organizzazione delle squadre di lavoro.

Per la speleologia, le cave ipogee sono archivi particolarmente rilevanti.

Pozzi, gallerie, rampe e superfici lavorate documentano il rapporto tra attività estrattiva e gestione dei vuoti sotterranei.

La lettura delle tracce non restituisce solo un metodo costruttivo.

Rende visibile l’intera filiera estrattiva romana, dal distacco del blocco fino alla sua movimentazione verso le città dell’Impero.

Fonti

Fonti
[1] Tracce nella roccia: speleologi e archeologi riscoprono le … https://www.scintilena.com/tracce-nella-roccia-speleologi-e-archeologi-riscoprono-le-cave-dei-romani/07/29/
[3] CINECA IRIS Institutional Research Information System https://arpi.unipi.it/handle/11568/1175225
[5] Lapis specularis: scoperto il labirinto sotterraneo dell’impero romano … https://www.scintilena.com/lapis-specularis-scoperto-il-labirinto-sotterraneo-dellimpero-romano-a-segobriga/02/19/
[6] Forum Novum: riprese le ricerche speleo-archeologiche https://www.scintilena.com/forum-novum-riprese-le-ricerche-speleo-archeologiche/02/10/
[7] Ominini già 400.000 Anni Fa Controllavano … https://www.scintilena.com/ominini-400-000-anni-fa-controllavano-consapevolmente-il-fuoco-la-scoperta-dagli-speleotemi-inglesi/12/12/
[8] Le “miniere” a km 0 dei costruttori romani: i Colli Euganei … https://www.scintilena.com/le-miniere-romane-a-km-0-dei-colli-euganei/04/28/
9 Mezzi, vie e tempi del trasporto della pietra nell’Alto … https://www.academia.edu/45058997/Mezzi_vie_e_tempi_del_trasporto_della_pietra_nell_Alto_Adriatico_in_et%C3%A0_romana_il_caso_di_Aquileia
[10] [PDF] il trasporto della pietra di vicenza in età romana. il relitto del fiume … https://research.unipd.it/retrieve/e14fb268-6c82-3de1-e053-1705fe0ac030/II%20bozze%20PREVIATO%20-%20ZARA%20(07_12_2015).pdf
[11] POSTER Analysis of Quarrying Traces – The Potential of 3D Documentation (ASMOSIA XIII, Vienna 2022) https://www.academia.edu/91980159/POSTER_Analysis_of_Quarrying_Traces_The_Potential_of_3D_Documentation_ASMOSIA_XIII_Vienna_2022_
[12] Tra le cave e il Delta del Po : vie di trasporto e dinamiche … https://www.lerma.it/libro/9788891334572/toc/8507
[13] scuola di dottorato in archeologia classica https://iris.uniroma1.it/retrieve/dfbdb743-2754-4e0b-b1a2-a1eaa653b65c/Tesi_dottorato_MESISCA.pdf
[14] Le cave romane e il trasporto della pietra nell’Istria antica https://hrcak.srce.hr/clanak/354704
[15] atlas des meulières européennes http://meuliere.ish-lyon.cnrs.fr/en/artisansalacampagne.htm
[16] Le cave e il trasporto del marmo nell’Antichità – StorieParallele.it https://www.storieparallele.it/cave-marmo/
[17] Quarrying and Stoneworking | The Oxford Handbook of … https://academic.oup.com/edited-volume/28003/chapter/211755113
[18] Roman Quarries and the Transportation of Building Stone in Ancient Istria https://hrcak.srce.hr/clanak/354703
[19] Microsoft Word – TOOLS-PDF.rtf https://artofmaking.ac.uk/media/uploads/uploads/stoneworking_tools_and_toolmarks-wootton_russell_rockwell-v1.0.pdf
[20] [PDF] indicii privind transportul pietrei de carier? pe c?ile navigabile din … https://revistapontica.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/09/pontica-43-pag-129-140.pdf
[21] 4 Stone Transport https://academic.oup.com/book/5066/chapter-abstract/147619631?redirectedFrom=fulltext

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  • Cave sotterranee romane: il lato nascosto dell’estrazione imperiale
    Condividi Dalle gallerie estrattive romane alla speleologia: leggere il sottosuolo costruito dall’uomo Sotto paesaggi e quartieri urbani esiste spesso un’altra geografia. È fatta di camere di coltivazione, pilastri lasciati in posto, pozzi e passaggi artificiali. Le cave sotterranee romane sono uno dei punti in cui archeologia e speleologia si incontrano in modo concreto: raccontano l’approvvigionamento di materiali, le tecniche di scavo e le trasformazioni successive dei vuoti. L’estr
     

Cave sotterranee romane: il lato nascosto dell’estrazione imperiale

Júl 29th 2026 at 09:00

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Dalle gallerie estrattive romane alla speleologia: leggere il sottosuolo costruito dall’uomo

Sotto paesaggi e quartieri urbani esiste spesso un’altra geografia. È fatta di camere di coltivazione, pilastri lasciati in posto, pozzi e passaggi artificiali.

Le cave sotterranee romane sono uno dei punti in cui archeologia e speleologia si incontrano in modo concreto: raccontano l’approvvigionamento di materiali, le tecniche di scavo e le trasformazioni successive dei vuoti.

L’estrazione in sotterraneo epoca romana non fu un episodio marginale.

A Roma l’approvvigionamento di tufo e pozzolana produsse reti di gallerie, talvolta articolate su più livelli, soprattutto nei terreni vulcanici della parte orientale della città. ISPRA segnala che molte cavità furono in seguito riutilizzate per funzioni funerarie, religiose o di deposito.

Esistevano cave romane sotterranee? Le evidenze archeologiche

La risposta è sì. Le cave sotterranee romane sono documentate sia nell’area di Roma sia in numerosi distretti dell’antico impero.

Nella capitale, le gallerie venivano avviate con imbocchi alla base dei versanti e seguivano i livelli sfruttabili di tufo o pozzolana.

Le materie prime avevano destinazioni differenti.

Il tufo forniva blocchi da costruzione.

La pozzolana era essenziale nella preparazione delle malte e del calcestruzzo romano.

In Hispania, attorno a Segóbriga, erano coltivati depositi di lapis specularis, gesso selenitico trasparente tagliato in lastre per chiudere aperture e lucernari.

Il caso di Segóbriga aiuta a comprendere la scala di questi paesaggi produttivi.

Le ricostruzioni recenti indicano una rete superiore a 30 chilometri di gallerie.

Pozzi quadrati, tacche di risalita, nicchie per lucerne e opere di drenaggio mostrano una pianificazione legata alle condizioni del giacimento.

Estrazione in sotterraneo epoca romana: perché scavare in galleria

L’estrazione in sotterraneo epoca romana era conveniente quando il materiale utile si trovava sotto una copertura rocciosa o quando lo scavo a cielo aperto avrebbe comportato grandi rimozioni di sterile.

Le gallerie estrattive romane consentivano di inseguire livelli selezionati e di limitare l’occupazione della superficie.

La scelta dipendeva anche dalla geologia.

Nei tufi e nelle pozzolane dei distretti vulcanici la coltivazione poteva avanzare per fronti, lasciando setti e pilastri di roccia come sostegno.

Nei giacimenti di gesso selenitico, invece, lo sviluppo delle gallerie seguiva vene e cristalli di qualità adatta al taglio.

Non ogni vuoto romano nacque dunque come catacomba o luogo di culto.

La successione delle funzioni è un elemento decisivo per interpretare questi ambienti.

A Roma il riuso di cave di tufo come aree cimiteriali e di culto è indicato tra I e III secolo d.C., in una fase successiva all’estrazione.

Gallerie estrattive romane: rischi statici e ambientali

Le gallerie estrattive romane richiedevano una gestione attenta della stabilità.

Pilastri troppo assottigliati, volte fragili, fratture naturali e infiltrazioni potevano favorire distacchi o crolli.

L’acqua rappresentava un secondo problema: poteva allagare i lavori, alterare la roccia e indebolire le superfici di scavo.

Le fonti materiali permettono di riconoscere alcune risposte tecniche. A Los Espejares, nel distretto di Segóbriga, è documentato un sistema di drenaggio collegato al fiume Cigüela; nelle gallerie sono presenti anche nicchie regolari per le lucerne.

Il rischio non appartiene solo al passato. ISPRA ricorda che cavità sotterranee non censite, insieme a perdite delle reti idriche, possono contribuire al cedimento degli strati superficiali e alla formazione di sinkhole antropogenici.

Per questo il rilievo delle cave sotterranee romane conserva una funzione anche nella pianificazione urbana contemporanea.

Speleologia e cave antiche romane: pilastri, fronti e vuoti

La speleologia e cave antiche romane si incontrano nel metodo di lettura dello spazio ipogeo.

Un rilievo accurato registra geometrie, quote, dislivelli, ingressi e collegamenti tra ambienti.

L’osservazione delle pareti aggiunge le tracce di utensili, i fronti di coltivazione, le nicchie, i segni di trasporto e le eventuali modifiche dovute ai riusi.

Pilastri e setti non sono semplici elementi scenografici. Possono indicare la tecnica di coltivazione e la sequenza di avanzamento del fronte.

Le sezioni, in particolare, aiutano a verificare se la cava procedeva su un unico livello o sfruttava piani sovrapposti, come avviene in diversi sistemi censiti nel sottosuolo romano.

La lettura deve restare interdisciplinare. Geologia, archeologia, topografia ipogea e analisi delle condizioni di conservazione forniscono dati complementari.

Senza questa integrazione, una galleria può essere attribuita in modo frettoloso a una funzione che appartiene invece a una fase successiva.

Speleologia e cave antiche romane: il contributo degli speleologi

Per la speleologia e cave antiche romane, il contributo operativo parte dalla documentazione.

Gli speleologi percorrono ambienti spesso angusti o discontinui, misurano le reti, riconoscono collegamenti occultati e aggiornano la cartografia.

Questi dati rendono confrontabili cavità diverse e supportano le valutazioni archeologiche e geotecniche.

A Roma il censimento promosso da ISPRA coinvolge enti pubblici, istituti di ricerca, Protezione Civile, associazioni speleologiche e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

La carta delle cavità è indicata come uno strumento ancora in perfezionamento, utile a colmare una conoscenza rimasta frammentaria.

Il lavoro speleologico non equivale a una semplice esplorazione.

Il rilievo deve ridurre l’impatto sul sito e rispettare le condizioni di sicurezza, la tutela archeologica e l’eventuale presenza di fauna.

Una cavità artificiale è spesso un archivio stratificato: l’accesso, l’illuminazione e i passaggi ripetuti possono modificare ciò che si cerca di studiare.

Cave sotterranee romane: distinguere naturale e artificiale

Distinguere una cavità naturale da una di origine estrattiva richiede un insieme di indizi.

Le cave sotterranee romane mostrano spesso sezioni regolari, pareti con segni di lavorazione, pilastri disposti secondo una logica produttiva, pozzi di servizio e nicchie per lampade.

Le gallerie possono seguire con precisione il banco roccioso utile.

Una grotta naturale, invece, presenta in genere forme legate alla dissoluzione, al crollo o al deflusso delle acque.

Meandri, condotte, pozzi carsici e depositi alluvionali rispondono a processi geologici, non a un progetto estrattivo.

Esistono anche casi misti: una cavità naturale può essere adattata dall’uomo, oppure una cava può essere trasformata e perdere parte delle sue caratteristiche originarie.

La distinzione non si risolve con un solo dettaglio.

Conta la convergenza tra morfologia, geologia, tracce di scavo, reperti, cronologia dei riusi e confronto con altre gallerie estrattive romane.

È in questa lettura paziente che il sottosuolo restituisce la propria storia tecnica e sociale.

Fonti

Fonti
[1] Carta delle cavità sotterranee di Roma – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/cartografia/carta-delle-cavita-sotterranee-di-roma
[3] Lapis specularis: scoperto il labirinto sotterraneo dell’impero romano … https://www.scintilena.com/lapis-specularis-scoperto-il-labirinto-sotterraneo-dellimpero-romano-a-segobriga/02/19/
[4] 35 km di gallerie sotterranee a Roma la cava romana dell’Appia Antica diventa un museo – Scintilena https://www.scintilena.com/35-km-di-gallerie-sotterranee-a-roma-la-cava-romana-dellappia-antica-diventa-un-museo/05/27/
[5] Sicurezza e mappatura delle cavità sotterranee nel Parco … https://www.scintilena.com/sicurezza-e-mappatura-delle-cavita-sotterranee-nel-parco-regionale-dellappia-antica/07/04/
[6] Roma sotto Roma https://www.scintilena.com/roma-sotto-roma/06/16/
[7] Esplorazione Sotterranea nella Caffarella: Un Viaggio nel … https://www.scintilena.com/esplorazione-sotterranea-nella-caffarella-un-viaggio-nel-cuore-di-roma/10/31/
[8] Cavit https://www.scintilena.com/cavit/01/11/
[9] Nuovo Numero di Opera Ipogea: Un Viaggio nel Cuore … https://www.scintilena.com/nuovo-numero-di-opera-ipogea-un-viaggio-nel-cuore-delle-cavita-artificiali/01/05/
[10] Scoprire il Salento Sotterraneo: Un Viaggio tra Storia e … https://www.scintilena.com/scoprire-il-salento-sotterraneo-un-viaggio-tra-storia-e-sudore/07/19/
[11] Sinkhole in Italia https://www.scintilena.com/sinkhole-in-italia-il-progetto-ispra-aggiorna-la-mappa-degli-sprofondamenti-naturali-e-antropici/05/21/
[12] Convegno: Cavità di origine antropica, modalità d’indagine, aspetti … https://www.scintilena.com/convegno-cavita-di-origine-antropica-modalita-dindagine-aspetti-di-catalogazione-analisi-della-pericolosita-monitoraggio-e-valorizzazione/11/28/
[13] È in libreria per Giunti “Viaggio nell’Italia sotterranea” di … https://www.scintilena.com/e-in-libreria-per-giunti-viaggio-nell%E2%80%99italia-sotterranea-di-fabrizio-ardito/11/15/
[14] Le miniere dismesse della Maiella al Raduno … https://www.scintilena.com/le-miniere-dismesse-della-maiella-al-raduno-internazionale-di-speleologia-di-costacciaro/10/15/
[15] Acquae Imperatorum: dieci anni di esplorazioni speleosubacquee … https://www.scintilena.com/acquae-imperatorum-dieci-anni-di-esplorazioni-speleosubacquee-svelano-il-sistema-idrico-nascosto-di-roma/03/02/
[16] A Napoli riapre il Cimitero delle Fontanelle https://www.scintilena.com/a-napoli-riapre-il-cimitero-delle-fontanelle/04/29/
[17] Le miniere abbandonate della Maiella: un patrimonio da … https://www.scintilena.com/le-miniere-abbandonate-della-maiella-un-patrimonio-da-riscoprire-attraverso-la-conferenza-del-graim/11/07/
[18] Viterbo sotterranea, cavità e sinkhole nella banca dati … https://www.scintilena.com/viterbo-sotterranea-cavita-e-sinkhole-nella-banca-dati-nazionale-ispra/07/08/
[19] “Sentieri nel Buio” in mostra 50 anni di speleologia a Cagliari https://www.scintilena.com/sentieri-nel-buio-il-gruppo-speleo-archeologico-giovanni-spano-porta-in-mostra-50-anni-di-speleologia-a-cagliari/04/30/
[20] Cave del Tempio di Claudio https://www.turismoroma.it/it/luoghi/cave-del-tempio-di-claudio
[21] Miniera di Raibl, nuove esplorazioni nelle gallerie storiche … https://www.scintilena.com/miniera-di-raibl-nuove-esplorazioni-nelle-gallerie-storiche-di-cave-del-predil-riportano-alla-luce-il-patrimonio-minerario/07/01/
[22] Lazio Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/lazio/
[23] Un’avventura speleologica nel cuore di Roma: i laghetti … https://www.visiteromasotterranea.it/un-avventura-speleologica-nel-cuore-di-roma-le-cave-del-tempio-di-claudio.html
[24] Grotte e cavità dei Colli Euganei: un viaggio nel sottosuolo … https://www.scintilena.com/grotte-e-cavita-dei-colli-euganei-un-viaggio-nel-sottosuolo-tra-storia-e-geologia/03/26/

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  • Tufo, travertino e marmo romano: la logica delle pietre nell’edilizia antica
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Tufo, travertino e marmo romano: la logica delle pietre nell’edilizia antica

Júl 29th 2026 at 08:00

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Dalla differenza tra tufo travertino e marmo romano alle tracce lasciate nelle cave, i materiali da costruzione nell’antica Roma mostrano un sistema fondato su disponibilità locale, prestazioni meccaniche e valore simbolico.

Non tutte le pietre erano uguali, e i Romani lo sapevano bene. Dietro ogni blocco di tufo, elemento in travertino o rivestimento marmoreo si riconosce una scelta tecnica, economica e politica, capace di raccontare molto più della semplice edilizia.

Quali erano le pietre più usate nell’edilizia romana?

La differenza tra tufo travertino e marmo romano riguarda prima di tutto origine, comportamento e funzione.

Il tufo è una roccia vulcanica, diffusa nei dintorni di Roma e facilmente lavorabile.

Il travertino è una roccia calcarea sedimentaria, più resistente e cavata in particolare nell’area tiburtina.

Il marmo, infine, fu impiegato soprattutto per finiture, elementi architettonici e programmi decorativi di alto profilo.

Tra le pietre più usate dai Romani rientravano anche lave, pozzolane e altri litotipi vulcanici.

La loro presenza nel territorio laziale rese possibile un’edilizia basata, almeno nelle fasi iniziali, sullo sfruttamento delle risorse vicine alla città.

La selezione non era casuale. Gli studi petrografici e le analisi fisiche sui materiali mostrano che i costruttori romani avevano maturato una conoscenza pratica della resistenza, della porosità e della durabilità delle diverse varietà di tufo.

Perché il tufo era così diffuso nelle prime fasi di Roma?

Il tufo fu centrale nei primi materiali da costruzione nell’antica Roma per la sua abbondanza nei distretti vulcanici dei Monti Sabatini e dei Colli Albani.

Era relativamente leggero, si tagliava con facilità e poteva essere ricavato in blocchi regolari.

Le strutture repubblicane ed imperiali più antiche utilizzarono tufi provenienti da almeno sette depositi piroclastici.

Ogni deposito forniva pietre con qualità differenti, e questa variabilità influenzava le scelte costruttive.

Alcuni tufi, come il Tufo del Palatino e il Tufo Giallo della Via Tiberina, erano più vulnerabili al degrado.

L’assorbimento d’acqua e l’esposizione alle piogge ne favorivano il deterioramento nel tempo.

Per questo le superfici venivano spesso protette con intonaco.

In altri casi, il nucleo in tufo era rivestito da travertino o marmo, materiali più adatti a resistere agli agenti atmosferici.

Il sottosuolo romano conserva ancora la conseguenza di questa economia della pietra.

Nelle aree vulcaniche di Roma si svilupparono reti di cave, gallerie, catacombe e cunicoli, scavati in larga parte nei terreni tufacei.

Quando e perché il travertino divenne strategico?

Le cave di travertino epoca romana ebbero un ruolo crescente quando l’edilizia monumentale richiese materiale più robusto.

Il travertino, estratto nell’area di Tivoli, offriva una maggiore resistenza rispetto ai tufi più porosi.

Nel Tempio di Portuno, datato tra il 90 e l’80 a.C., il Tufo Lionato fu rinforzato con travertino.

Il caso mostra un uso combinato dei litotipi, nel quale ogni pietra rispondeva a una specifica esigenza strutturale.

Anche nelle tabernae del Foro di Cesare, completate nel 46 a.C., la distribuzione dei materiali seguiva una logica precisa.

Il piano superiore era realizzato con tufo più leggero, mentre pilastri e archi impiegavano materiali più resistenti, compreso il travertino.

La differenza tra tufo travertino e marmo romano è quindi visibile anche nel modo in cui le pietre venivano associate.

Il travertino non sostituì completamente il tufo: lo integrò nelle parti dell’edificio sottoposte a maggiori sollecitazioni.

Quale ruolo aveva il marmo nelle architetture imperiali?

Il marmo assunse un valore architettonico e rappresentativo nelle architetture dell’età imperiale.

Rivestimenti, colonne, pavimenti e elementi decorativi trasformavano gli edifici pubblici in strumenti visibili di prestigio e potere.

Nella differenza tra tufo travertino e marmo romano, il marmo si distingue soprattutto per la funzione di finitura e rappresentazione.

Tufo e travertino potevano costituire parti portanti o di rinforzo; il marmo rendeva leggibile all’esterno la qualità monumentale dell’opera.

Il rivestimento marmoreo contribuiva anche alla protezione delle strutture interne.

La scelta combinata di un nucleo meno durevole e di una superficie più resistente rispondeva a esigenze pratiche, oltre che estetiche.

L’analisi dei segni sugli elementi marmorei è oggi essenziale per ricostruire tecniche, sequenze operative e organizzazione del lavoro.

La ricerca archeologica considera le tracce degli utensili una fonte diretta per comprendere la produzione lapidea antica.

Come si riconoscono oggi i segni di estrazione sui diversi litotipi?

I segni di coltivazione delle cave comprendono tracce di picconi, scalpelli, cunei, gradini di avanzamento e superfici di distacco.

La loro lettura deve distinguere le impronte antiche dalle alterazioni causate da riusi, restauri o fenomeni naturali.

Nei materiali teneri, come molti tufi, le impronte degli attrezzi possono essere riconoscibili ma anche più esposte a erosione.

Il rilievo delle cavità artificiali aiuta a documentare geometrie delle gallerie, pilastri residui e modalità di estrazione.

Un riferimento utile viene dalle miniere romane di lapis specularis, dove sono state rilevate densità medie di circa quaranta segni di utensile per metro quadrato.

Anche se si tratta di un materiale diverso, il dato evidenzia quanto le pareti di cava possano conservare informazioni sul lavoro estrattivo.

Nella Cava romana dell’Appia Antica, le gallerie furono scavate per estrarre pozzolana e arrivano complessivamente a circa 35 chilometri.

L’attività estrattiva, proseguita dal periodo imperiale fino al Novecento, ha prodotto una stratificazione di funzioni e trasformazioni.

Che cosa possono insegnare queste cave agli studiosi del sottosuolo?

Le cave di travertino epoca romana, le gallerie nel tufo e gli altri ipogei estrattivi sono archivi del rapporto tra città e risorse geologiche.

Permettono di studiare le tecniche di scavo, i percorsi di trasporto, la stabilità dei vuoti e il riuso degli ambienti.

Il caso della Caffarella mostra questa continuità. Dopo l’estrazione della pozzolana, alcune gallerie furono utilizzate come catacombe, fungaie e rifugi antiaerei.

Anche il sottosuolo di Orte conserva una lunga sequenza di interventi.

Cunicoli, cisterne e ambienti di servizio si sono formati e trasformati nell’arco di quasi 2.500 anni, adattandosi alle necessità idriche e urbane delle diverse epoche.

Per la speleologia urbana, la differenza tra tufo travertino e marmo romano non è solo una classificazione geologica.

È uno strumento per leggere stabilità delle pareti, tecniche di lavorazione, vulnerabilità delle superfici e storia dei riusi.

Le pietre più usate dai Romani continuano quindi a offrire dati concreti per archeologi, geologi e speleologi.

Fonti

Fonti
[1] THE JUDICIOUS SELECTION AND PRESERVATION OF TUFF AND TRAVERTINE BUILDING STONE IN ANCIENT ROME* https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1475-4754.2005.00215.x
[2] Roman Stone Masonry: Volcanic Foundations of the Ancient City | July 2006 (110.3) | American Journal of Archaeology https://ajaonline.org/article/152/
[3] Sinkholes in aree vulcaniche: quando il rischio non è solo … https://www.scintilena.com/sinkholes-nelle-aree-vulcaniche-quando-il-rischio-non-e-solo-carsico/05/06/
[4] Problems of Identification and Interpretation of Tool Marks on Ancient Marbles and Decorative Stones https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-94-015-7795-3_5
[5] 2. Stoneworking Tools and Toolmarks – W. Wootton, B. … https://artofmaking.ac.uk/content/essays/2-stoneworking-tools-and-toolmarks-w-wootton-b-russell-p-rockwell/
[6] Lapis specularis: scoperto il labirinto sotterraneo dell’impero romano … https://www.scintilena.com/lapis-specularis-scoperto-il-labirinto-sotterraneo-dellimpero-romano-a-segobriga/02/19/
[8] Orte sotterranea, il labirinto di tufo che racconta 2500 anni … https://www.scintilena.com/orte-sotterranea-il-labirinto-di-tufo-che-racconta-2500-anni-di-storia/06/24/
[9] Il Pozzo Etrusco di Perugia: ingegneria antica e … https://www.scintilena.com/il-pozzo-etrusco-di-perugia-ingegneria-antica-e-archeologia-sotto-il-centro-storico/06/10/
[11] Acquae Imperatorum: dieci anni di esplorazioni speleosubacquee … https://www.scintilena.com/acquae-imperatorum-dieci-anni-di-esplorazioni-speleosubacquee-svelano-il-sistema-idrico-nascosto-di-roma/03/02/
[12] Perugia Sotterranea: due giorni di speleologia urbana tra … https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-due-giorni-di-speleologia-urbana-tra-millenni-di-storia-nascosta/04/13/
[13] Carta degli antichi acquedotti: gli speleologi italiani … https://www.scintilena.com/carta-degli-antichi-acquedotti-gli-speleologi-italiani-mappano-duemila-anni-di-ingegneria-idraulica/05/04/
[16] Le Vie Cave Etrusche: Un Viaggio nel Cuore della Storia https://www.scintilena.com/le-vie-cave-etrusche-un-viaggio-nel-cuore-della-storia/10/11/
[17] Alla scoperta delle Grotte di Marmore: speciale travertino https://www.scintilena.com/alla-scoperta-delle-cavita-di-marmore-speciale-tra-travertino-e-mistero/01/24/
[19] Catasto Nazionale Cavità Artificiali – Scintilena https://www.scintilena.com/utec/old/utec/artificiali.htm
[20] Scoprire il Salento Sotterraneo: Un Viaggio tra Storia e Sudore – Scintilena https://www.scintilena.com/scoprire-il-salento-sotterraneo-un-viaggio-tra-storia-e-sudore/07/19/
[21] 35 km di gallerie sotterranee a Roma la cava romana dell’Appia Antica diventa un museo – Scintilena https://www.scintilena.com/35-km-di-gallerie-sotterranee-a-roma-la-cava-romana-dellappia-antica-diventa-un-museo/05/27/
[22] Esplorazione Sotterranea nella Caffarella: Un Viaggio nel Cuore di Roma – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazione-sotterranea-nella-caffarella-un-viaggio-nel-cuore-di-roma/10/31/
[24] Nel Sottosuolo di Cutrofiano la Ricerca Svela i Segreti delle Cavità … https://www.scintilena.com/nel-sottosuolo-di-cutrofiano-la-ricerca-svela-i-segreti-delle-cavita-ipogee-pugliesi-ora-ho-informazioni-sufficienti/01/31/

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  • Tracce nella roccia: speleologi e archeologi riscoprono le cave dei Romani
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Tracce nella roccia: speleologi e archeologi riscoprono le cave dei Romani

Júl 29th 2026 at 07:10

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Tra fronti a cielo aperto e gallerie ipogee, le cave romane rivelano l’organizzazione tecnica e logistica che portò tufi, travertini, marmi e bitume fino ai grandi cantieri dell’Impero.

Le cave romane erano sistemi estrattivi estremamente organizzati, a cielo aperto e sotterranei, che fornivano all’Impero tufi, travertino, marmi, gessi, minerali e bitume, estratti con tecniche raffinate e trasportati lungo vie terrestri e fluviali fino alle città.

Oggi speleologia e archeologia riescono a leggere sulle pareti di questi vuoti artificiali il “dietro le quinte” materiale che ha reso possibile la costruzione di templi, anfiteatri, acquedotti e infrastrutture romane.

Segni di utensili, pozzi, rampe e vie di trasporto raccontano oggi il dietro le quinte materiale della costruzione di acquedotti, anfiteatri e città romane.

Che cosa si intende per cava romana?

Per “cava romana” si intende un sito stabile di estrazione di pietra da costruzione o di materiali lapidei – calcari, tufi, travertino, marmi, gessi, graniti – dotato di fronti di scavo, rampe, aree di stoccaggio e infrastrutture per il taglio e la movimentazione dei blocchi.

Le evidenze archeologiche mostrano sia cave a cielo aperto, ricavate su versanti e pianori, sia complessi ipogei dove si inseguivano in galleria gli strati più pregiati della roccia, come nelle cave sotterranee di lapis specularis in Spagna o nelle cave di calcare di Ksour Essaf.

Le indagini tra speleologia e archeologia leggono nelle cavità artificiali le tecniche estrattive, il lavoro umano e i paesaggi produttivi nascosti dell’età romana.

In età imperiale molte cave di pietre di pregio (marmi colorati, porfidi, graniti) erano proprietà diretta dell’imperatore e amministrate da suoi rappresentanti, mentre cave di materiali “comuni” vicino alle città erano gestite da imprenditori privati o comunità locali.

L’insieme di fronti di cava, piste di scorrimento, magazzini, alloggi e sistemi di drenaggio costituisce un vero paesaggio produttivo oggi indagato dalla speleologia in cavità artificiali.

Quali materiali estraevano i Romani e perché erano così importanti?

A Roma e nel Lazio i monumenti repubblicani e imperiali sono costruiti soprattutto con tufi vulcanici provenienti da almeno sette depositi piroclastici dei Monti Sabatini e dei Colli Albani, scelti per leggerezza e facilità di taglio.

Dal II secolo a.C. si afferma il travertino di Tivoli, pietra resistente usata per elementi strutturali e facciate monumentali come Colosseo e Teatro di Marcello.

Dalle cave di tufo del Lazio ai labirinti sotterranei del lapis specularis, un patrimonio ipogeo che spiega come Roma trasformò la pietra in potere.

In molti territori carsici italiani si cavavano calcari e dolomie, impiegati per murature e blocchi squadrati, in stretta relazione con grotte naturali e acquiferi carsici che oggi sappiamo vulnerabili all’inquinamento.

A partire dall’età tardo-repubblicana l’architettura romana integra marmi bianchi e colorati (Carrara, Grecia, Asia Minore) e pietre egiziane come porfido rosso e graniti, destinati a colonne, rivestimenti e pavimenti di forte valore simbolico.

Un materiale meno noto ma fondamentale era il lapis specularis, gesso selenitico trasparente cavato in miniere sotterranee come quelle di Segobriga: i Romani ne tagliavano sottili lastre per chiudere finestre di domus, terme e serre.

Esistevano inoltre miniere di bitume, come quella della Majella su più livelli, usato per impermeabilizzazioni e altre applicazioni tecniche, testimoniate da teleferiche storiche e strutture di trasporto ancora visibili.

Come avveniva l’estrazione della pietra nell’Impero romano?

Gli studi di tecnologia estrattiva concordano sul fatto che l’estrazione romana si basava su tre principi: channelling (scavo di trincee e canali), splitting (frattura con percussione e cunei) e levering (scalzamento con leve).

  1. Il blocco veniva innanzitutto isolato scavando strette trincee verticali con picconi e scalpelli lungo il perimetro, spesso perpendicolari alla stratificazione o seguendo piani di frattura naturali.
  2. Una volta isolato sui lati, si procedeva al distacco alla base inserendo cunei di ferro o di legno in fori appositi; i cunei di legno, bagnati, si dilatavano e fratturavano la roccia lungo una linea controllata, mentre i cunei metallici venivano martellati fino al distacco del blocco.
  3. Il blocco veniva poi ribaltato e trascinato via dal fronte di cava mediante leve, rulli e slitte su piste predisposte, evitando che i detriti soffocassero le zone di lavoro.

Gli strumenti includevano picconi da cava (escoude) con testa in ferro appuntita, martelli e scalpelli a punta, piatti o dentati (innovazione romana), oltre a seghe litiche: una lunga lama di ferro mossa avanti e indietro, con sabbia e acqua come abrasivo, permetteva di ottenere lastre sottili di marmo o gesso.

Con il passaggio a picchi più pesanti, a fine I–inizio II secolo d.C., aumentava la velocità di scavo delle trincee ma anche la quantità di scarto, lasciando in cava caratteristici solchi “a festoni” e grandi colline di detriti.

Cave sotterranee e ambienti ipogei

Quando gli strati migliori si esaurivano in superficie, i Romani aprivano cave ipogee: gallerie e camere scavate direttamente dentro il banco roccioso.

Nelle miniere di lapis specularis di Segobriga, ad esempio, si osservano pozzi verticali quadrangolari di circa 2 metri per lato, con tacche per mani e piedi, da cui partono gallerie che inseguono le vene cristalline irregolari.

Le pareti sono punteggiate da migliaia di nicchie rettangolari per lucerne a olio, distanziate regolarmente per illuminare il lavoro, e collegati sistemi di drenaggio convogliano l’acqua verso fiumi vicini per evitare allagamenti.

Dal punto di vista speleologico queste strutture rientrano nelle “cavità artificiali”, e richiedono oggi le stesse attenzioni di monitoraggio microclimatico e tutela ambientale applicate alle grotte naturali.

Chi lavorava nelle cave romane?

Le cave romane coinvolgevano una forza lavoro composita, articolata per competenze e status giuridico.

  • Operai specializzati (quarrymen) erano responsabili di riconoscere piani di frattura, impostare trincee, maneggiare picconi e scalpelli; i segni di lavorazione mostrano un alto livello di abilità e una divisione modulare del lavoro, con blocchi pre-sbozzati direttamente in cava.
  • Schiavi e condannati erano impiegati soprattutto nelle cave imperiali di marmi e nelle miniere metallifere, assegnati ai compiti più pesanti e ripetitivi, come rimozione di detriti e trasporto.
  • Lavoratori liberi operavano invece nelle cave locali di tufi, calcari e travertino, in squadre coordinate con i cantieri urbani e rurali, suggerendo un rapporto stretto tra cava e costruzione.
  • In Egitto e in alcune cave strategiche la gestione era militare: guarnigioni controllavano siti come Mons Porphyrites, con forti, piste e stazioni che garantivano ordine e sicurezza lungo le vie di estrazione e trasporto.

In diverse cave imperiali compaiono iscrizioni su blocchi che registrano zona di estrazione, squadra e talvolta anno, indice di un sistema di contabilità e controllo delle forniture di pietra tipico di una gestione centralizzata.

In che modo la pietra veniva trasportata dai siti estrattivi alle città?

Il trasporto della pietra combinava movimentazione locale e sistemi di lunga distanza, sfruttando gravità, vie terrestri e fluviali.

Dalla cava al piede del monte i blocchi venivano trascinati su slitte e rulli lungo piste predisposte, spesso bordate da blocchi-guida per controllare corde e carichi, analoghe alle lizza dei moderni distretti lapidei.

Per le pietre “comuni” l’approvvigionamento si basava su trasporto terrestre con carri trainati lungo strade consolari, motivo per cui si privilegiavano cave vicine ai centri urbani.

Per marmi, porfidi e graniti il trasporto avveniva per via d’acqua: blocchi caricati su chiatte fluviali o navi costiere raggiungevano porti come Ostia e Portus, da cui la pietra veniva risalita lungo il Tevere fino a Roma.

Sul cantiere, sistemi di gru, carrucole e dispositivi di sollevamento – bossages e lifting pins inseriti in cavità nella pietra – consentivano di alzare e posizionare blocchi pesanti; prove sperimentali indicano che a cedere era di solito la pietra più che il sistema metallico, a dimostrazione dell’efficienza di queste tecniche.

Esempi documentati da progetti speleologici contemporanei, come la miniera romana di bitume alla Majella con teleferiche storiche per il trasporto a valle, mostrano come infrastrutture di trasporto fossero integrate nel rilievo, sfruttando valloni e dislivelli per ridurre la fatica.

Quali tracce speleologiche e archeologiche restano oggi nelle cave antiche?

Sulle pareti e nei vuoti delle cave romane si leggono ancora numerose tracce utili a ricostruire tecniche e organizzazione del lavoro.

Si osservano segni d’utensile (solchi paralleli da piccone, cavità per cunei, tracce di sega), trincee di separazione dei blocchi, piattaforme di lavoro gradonate e piste di scorrimento per le slitte; la densità di segni, come i ~40 segni di utensile per metro quadrato misurati nelle miniere di lapis specularis, restituisce l’intensità del lavoro.

Pozzi verticali e gallerie ipogee ricordano da vicino i putei e le gallerie degli acquedotti sotterranei romani, oggi censiti dagli speleologi italiani nella “Carta degli antichi acquedotti”.

In contesti carsici la sovrapposizione tra grotte naturali e cavità artificiali di cava rende gli acquiferi particolarmente vulnerabili: rocce fessurate e condotti favoriscono un trasferimento rapido di inquinanti dalla superficie alle falde, con scarsa capacità di autodepurazione, motivo per cui le linee guida italiane insistono sul monitoraggio e sulla tutela delle aree di ricarica.

La collaborazione tra speleologia e archeologia – accesso sicuro, rilievi tridimensionali, scavi e datazioni – è oggi fondamentale per interpretare questi sistemi ipogei e garantirne la conservazione.


Fonti
[2] Lapis specularis: scoperto il labirinto sotterraneo dell’impero romano … https://www.scintilena.com/lapis-specularis-scoperto-il-labirinto-sotterraneo-dellimpero-romano-a-segobriga/02/19/
[3] Carta degli antichi acquedotti: gli speleologi italiani … – Scintilena https://www.scintilena.com/carta-degli-antichi-acquedotti-gli-speleologi-italiani-mappano-duemila-anni-di-ingegneria-idraulica/05/04/
[4] THE JUDICIOUS SELECTION AND PRESERVATION OF TUFF AND TRAVERTINE BUILDING STONE IN ANCIENT ROME* https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1475-4754.2005.00215.x
[5] Quarrying and Stoneworking | The Oxford Handbook of … https://academic.oup.com/edited-volume/28003/chapter/211755113
[6] Building materials, late Roman | Oxford Classical Dictionary https://academic.oup.com/edited-volume/61673/chapter-abstract/548214147?redirectedFrom=fulltext
[7] Roman Stone Quarries https://www.unrv.com/economy/stone-quarries.php
[8] [PDF] Geoarchaeology of Roman Underground Quarries at Ksour Essaf … https://utm.rnu.tn/visirech/Fr/utm/DOWNLOAD_1481102768.pdf
[9] quarries https://academic.oup.com/edited-volume/61673/chapter-abstract/550489613?redirectedFrom=fulltext
[11] Cavità Artificiali Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/cavita-artificiali/
12 The Roman quarry and installations in Wadi Umm Wikala and … https://www.academia.edu/5739361/The_Roman_quarry_and_installations_in_Wadi_Umm_Wikala_and_Wadi_Semna
[13] building techniques and materials, Roman https://academic.oup.com/edited-volume/61673/chapter/548074537
[14] Concluso a Manoppello il progetto “La Majella una miniera di risorse” – Scintilena https://www.scintilena.com/concluso-a-manoppello-il-progetto-la-majella-una-miniera-di-risorse/05/08/
[15] Fact Sheet 5 Principles of stone extraction http://www.quarryscapes.no/text/Publications/factsheet5.pdf
[16] L’archéologie des carrières de pierre de taille en France méditerranéenne https://books.openedition.org/pupvd/33569?lang=en
[17] What Techniques Did Romans Use To Cut Stone Blocks? https://www.youtube.com/watch?v=MJs9BUUxlW0
[18] Mining in ancient Rome – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Mining_in_ancient_Rome
[19] The Roman granite quarries in the Tyrrhenian sea during the imperial period: a technological study https://shs.hal.science/halshs-03511122v1/document
[20] Ancient Roman Mining and Quarrying Techniques https://learn.saylor.org/mod/book/tool/print/index.php?id=67204&chapterid=60810
[21] Groma, corobate e dioptra: i tre strumenti con cui i Romani … https://www.scintilena.com/groma-corobate-e-dioptra-i-tre-strumenti-con-cui-i-romani-costruivano-acquedotti-perfetti-senza-un-computer/05/08/
[22] Speleologia e Archeologia: Scoperte nelle Grotte Italiane – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-e-archeologia-scoperte-nelle-grotte-italiane/04/08/
[23] Archeologia e speleologia insieme per la ricerca e la tutela … https://www.scintilena.com/archeologia-e-speleologia-insieme-per-la-ricerca-e-la-tutela-del-patrimonio-ipogeo-si-parte-con-il-cat-trieste/09/23/
[24] Padova Il vuoto sotto la città: ESCA esplora e racconta il patrimonio … https://www.scintilena.com/padova-il-vuoto-sotto-la-citta-esca-esplora-e-racconta-il-patrimonio-ipogeo-della-provincia-patavina/04/14/
[25] Acquae Imperatorum: dieci anni di esplorazioni speleosubacquee … https://www.scintilena.com/acquae-imperatorum-dieci-anni-di-esplorazioni-speleosubacquee-svelano-il-sistema-idrico-nascosto-di-roma/03/02/
[26] VIII Convegno Nazionale Cavità Artificiali, gli Interventi e i Poster – Scintilena https://www.scintilena.com/viii-convegno-nazionale-cavita-artificiali-gli-interventi-e-i-poster/08/12/
[27] Cosa si nasconde sotto i nostri piedi? Viaggio tra i misteri delle … https://www.scintilena.com/cosa-si-nasconde-sotto-i-nostri-piedi-viaggio-tra-i-misteri-delle-grotte-italiane/08/12/
[28] Cavit https://www.scintilena.com/cavit/01/11/
[29] Storia delle esplorazioni speleologiche in Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/storia-delle-esplorazioni-speleologiche-in-italia/05/12/
[30] Calabria 2014 – L’intensa attività speleologica di agosto – Scintilena https://www.scintilena.com/calabria-2014-lintensa-attivita-speleologica-di-agosto/12/07/
[31] Ancient Roman Mining and Quarrying Techniques – Brewminate https://brewminate.com/ancient-roman-mining-and-quarrying-techniques/

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  • Croazia, la sorgente di Bakovac continua a sorprendere: Casati apre una nuova galleria oltre il secondo sifone
    Condividi Lo speleosub varesino, tra i più forti esploratori di cavità sommerse al mondo, guida una spedizione internazionale che vuole svelare nuovi segreti della sorgente carsica di Bakovac: scoperti 100 metri di galleria oltre i 90 metri di profondità La sorgente di Bakovac, situata nella regione della Lika, una decina di chilometri a nord di Gracac, è uno dei più promettenti sistemi carsici sommersi della Croazia. Le prime esplorazioni speleosubacquee risalgono al 2001, ma è stato soprat
     

Croazia, la sorgente di Bakovac continua a sorprendere: Casati apre una nuova galleria oltre il secondo sifone

Júl 29th 2026 at 06:00

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Lo speleosub varesino, tra i più forti esploratori di cavità sommerse al mondo, guida una spedizione internazionale che vuole svelare nuovi segreti della sorgente carsica di Bakovac: scoperti 100 metri di galleria oltre i 90 metri di profondità

La sorgente di Bakovac, situata nella regione della Lika, una decina di chilometri a nord di Gracac, è uno dei più promettenti sistemi carsici sommersi della Croazia. Le prime esplorazioni speleosubacquee risalgono al 2001, ma è stato soprattutto negli ultimi anni che le ricerche hanno iniziato a rivelarne il potenziale. Nel 2013 erano stati esplorati e rilevati circa 186 metri di galleria fino a 60 metri di profondità, fermandosi davanti a una prosecuzione di grandi dimensioni che lasciava intuire ulteriori sviluppi.

È proprio su quella prosecuzione che, in questo caldo luglio del 2026, sta lavorando il gruppo guidato da Luigi “Gigi” Casati, uno degli speleosub più autorevoli a livello internazionale, che quest’anno ha compiuto 40 anni di esplorazioni.

Nei decenni di esperienza nelle esplorazioni di cavità sommerse, Casati ha firmato alcune tra le più importanti scoperte speleosubacquee degli ultimi decenni, contribuendo allo sviluppo delle tecniche di immersione in ambiente ipogeo e partecipando a spedizioni in Italia, Europa, Asia e Sud America. A Bakovac la sua esperienza si sta rivelando determinante per affrontare un sistema complesso, dove profondità elevate, acqua a soli 8°C e passaggi angusti rendono ogni avanzamento una vera impresa.

In ognuna mette coraggio, esperienza, metodo e precisione quasi maniacale. E una grande modestia.

L’obiettivo è ambizioso: spingersi oltre il secondo sifone della sorgente di Bakovac, un sistema carsico ancora in gran parte sconosciuto, dove ogni metro conquistato può cambiare la conoscenza dell’intera cavità.

Come spesso accade nelle grandi esplorazioni, il successo nasce molto prima dell’immersione. Le immagini diffuse da Casati raccontano giornate dedicate alla preparazione delle attrezzature, alla ricarica delle bombole, alla sistemazione del materiale sul Defender e sul carrello che dovrà trasportare centinaia di chilogrammi di equipaggiamento fino all’ingresso della sorgente. Un lavoro lungo e faticoso, indispensabile per affrontare immersioni tanto profonde quanto complesse.

Il 14 luglio è arrivato un primo risultato importante. Andrea Scipioni ha esplorato 105 metri di gallerie completamente vergini nel secondo sifone, raggiungendo la profondità di 51 metri. Il giorno successivo Casati, insieme allo stesso Scipioni e a Frank Giordani, ha trasportato fino al secondo sifone le bombole di emergenza necessarie per le immersioni successive. Un’attività logistica tutt’altro che semplice, resa ancora più impegnativa dai continui attraversamenti del primo sifone, che dopo tre giorni consecutivi iniziano inevitabilmente a farsi sentire.

Nei giorni successivi Casati è tornato sott’acqua per valutare la prosecuzione della cavità. Superata una stretta frattura iniziale che conduce fino a 21 metri di profondità, la galleria scende a 35 metri e cambia completamente aspetto. Qui si apre una spettacolare frattura quasi verticale che precipita fino a 81 metri. Alla base compare una grande frana, apparentemente senza uscita. Ma l’occhio dell’esploratore nota un piccolo passaggio sulla destra che potrebbe rappresentare la prosecuzione della cavità.

Quella ricognizione, però, viene interrotta da un inconveniente. A soli quattro metri di profondità un guanto stagno si lacera contro la roccia estremamente tagliente. Con un’acqua a soli 8 gradi, proseguire sarebbe troppo rischioso e Casati è costretto a rinviare l’esplorazione.

La perseveranza viene premiata il 23 luglio. In compagnia di Andrea Scipioni e Riccardo Denaro, Casati raggiunge nuovamente il secondo sifone. Questa volta utilizza un piccolo “scooter” subacqueo Suex per arrivare rapidamente alla base della frattura. Superato il restringimento, si apre davanti ai suoi occhi una galleria straordinaria, completamente inesplorata, che penetra nel cuore della montagna.

L’emozione lascia subito spazio al lavoro. Casati posa altri 100 metri di sagola guida nella nuova galleria, esplorandola tra gli 85 e i 95 metri di profondità. È una scoperta che conferma l’enorme potenziale della sorgente di Bakovac e apre prospettive estremamente promettenti per le prossime immersioni.

Alla spedizione, raccontata a più ondate da Gigi sui social, partecipano anche Alan Kovacevic, Andrea Scipioni, Frank Giordani, Gordan Polic, Riccardo Denaro, Massimiliano C. e Argo Sid Secondo: costituiscono un gruppo internazionale di grande competenza ed esperienza, necessarie per affrontare una delle esplorazioni speleosubacquee più interessanti del momento.

Per chi osserva dall’esterno possono sembrare soltanto numeri: 100 metri di galleria, 95 metri di profondità, acqua a 8 gradi. Per gli esploratori, invece, sono tasselli preziosi che ampliano la conoscenza di un mondo nascosto, dove ogni immersione richiede competenza, pazienza e una straordinaria capacità di lavorare in squadra. E per noi, che possiamo seguire le imprese attraverso i loro racconti e le loro immagini, rappresentano risultati eccezionali, capaci di aggiungere un nuovo frammento alla conoscenza del grande patrimonio sotterraneo del nostro pianeta.

Le fotografie sono state attinte dalla pagina social di Gigi Casati.


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  • Fire under Ice: il racconto di Katia “Joker” Zampatti sulla spedizione in Islanda
    Condividi Il resoconto personale della spedizione scientifica “Vatnajökull 2026 – Fire under Ice”: esplorazione e ricerca scientifica in ambienti estremi Il Gruppo Grotte Brescia “Corrado Allegretti” annuncia la pubblicazione del resoconto di Katia “Joker” Zampatti, protagonista della spedizione scientifica “Vatnajökull 2026 – Fire under Ice”, appena conclusa in Islanda. “Finalmente la nostra Joker ha avuto il tempo di scrivere un piccolo resoconto della bella avventura che si è appena co
     

Fire under Ice: il racconto di Katia “Joker” Zampatti sulla spedizione in Islanda

Júl 29th 2026 at 05:00

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Il resoconto personale della spedizione scientifica “Vatnajökull 2026 – Fire under Ice”: esplorazione e ricerca scientifica in ambienti estremi

Il Gruppo Grotte Brescia “Corrado Allegretti” annuncia la pubblicazione del resoconto di Katia “Joker” Zampatti, protagonista della spedizione scientifica “Vatnajökull 2026 – Fire under Ice”, appena conclusa in Islanda.

“Finalmente la nostra Joker ha avuto il tempo di scrivere un piccolo resoconto della bella avventura che si è appena conclusa in Islanda.

La Spedizione scientifica “Vatnajökull 2026 Fire under Ice”, realizzata in Islanda nel mese di luglio sotto il coordinamento del Consorzio Speleologi Ipogenici (CSI), aveva come obiettivo l’esplorazione e la documentazione di cavità glaciovulcaniche ovvero generate dall’interazione tra attività vulcanica di tipo idrotermale e criosfera.

Non possiamo che complimentarci con lei e con tutto il gruppo per i risultati ottenuti.

Qui potete leggere il suo resoconto https://www.ggb.it/fire-under-ice e vedere anche altre foto oltre a quelle pubblicate qui!”

Resoconto e foto: post e sito del Gruppo Grotte Brescia Corrado Allegretti – autrice Latia Zampatti https://www.ggb.it/fire-under-ice

Complimenti a Katia e a tutto il gruppo per aver portato a termine con successo questa importante spedizione scientifica!

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  • Quante e quali sono le specie di pipistrello che vivono in Italia
    Condividi In Italia vivono 36 specie di pipistrelli, tutte appartenenti all’ordine dei Chirotteri e tutte sottoposte a protezione rigorosa. Il totale è stato aggiornato rispetto alle precedenti checklist, che riportavano 34 o 35 specie, grazie al progresso delle ricerche tassonomiche e distributive.[1][2] Specie presenti in Italia Rinolofi: rinolofo euriale (Rhinolophus euryale), maggiore (R. ferrumequinum), minore (R. hipposideros) e di Méhely (R. mehelyi). Vespertilioni: vesperti
     

Quante e quali sono le specie di pipistrello che vivono in Italia

Júl 28th 2026 at 11:00

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In Italia vivono 36 specie di pipistrelli, tutte appartenenti all’ordine dei Chirotteri e tutte sottoposte a protezione rigorosa.

Il totale è stato aggiornato rispetto alle precedenti checklist, che riportavano 34 o 35 specie, grazie al progresso delle ricerche tassonomiche e distributive.[1][2]

Specie presenti in Italia

  • Rinolofi: rinolofo euriale (Rhinolophus euryale), maggiore (R. ferrumequinum), minore (R. hipposideros) e di Méhely (R. mehelyi).
  • Vespertilioni: vespertilio di Alcathoe (Myotis alcathoe), di Bechstein (M. bechsteinii), di Brandt (M. brandtii), di Capaccini (M. capaccinii), di Daubenton (M. daubentonii), smarginato (M. emarginatus), maggiore (M. myotis), minore (M. blythii), mustacchino (M. mystacinus), di Natterer (M. nattereri), criptico (M. crypticus), maghrebino (M. punicus) e di Escalera (M. escalerai).
  • Pipistrelli del genere Pipistrellus: albolimbato (Pipistrellus kuhlii), di Nathusius (P. nathusii), nano (P. pipistrellus) e pigmeo (P. pygmaeus).
  • Nottole e specie affini: nottola comune (Nyctalus noctula), di Leisler (N. leisleri) e gigante (N. lasiopterus); serotino comune (Eptesicus serotinus), di Nilsson (E. nilssonii) e bicolore (Vespertilio murinus).
  • Altre specie: barbastello (Barbastella barbastellus), pipistrello di Savi (Hypsugo savii), miniottero (Miniopterus schreibersii), molosso di Cestoni (Tadarida teniotis), orecchione bruno (Plecotus auritus), grigio (P. austriacus), alpino (P. macrobullaris), sardo (P. sardus), di Gaisler (P. gaisleri) e dei Balcani (P. kolombatovici).[2][3]

Un gruppo protetto

I pipistrelli italiani appartengono a quattro famiglie: Rhinolophidae, Vespertilionidae, Miniopteridae e Molossidae. Sono tutte specie prevalentemente insettivore e rappresentano circa un terzo dei mammiferi terrestri nazionali.[4][5]

Scheda identificativa delle 36 specie di pipistrelli in Italia

Sottotitolo: Panoramica accademica delle specie di pipistrelli in Italia per identificazione e tutela dei chirotteri


Introduzione: pipistrelli in Italia e tutela

In Italia sono attualmente riconosciute 36 specie di pipistrelli, tutte appartenenti all’ordine dei Chirotteri.[1][2]
Queste specie rappresentano circa un terzo dei mammiferi terrestri italiani e hanno un ruolo chiave nel controllo degli insetti.[3][4]
La scheda identificativa qui proposta è pensata per speleologi, naturalisti e tecnici che operano in cavità ipogee e ambienti antropizzati.[5][3]
Le informazioni derivano da checklist GIRC, documenti ISPRA e inventari regionali sui chirotteri italiani.[6][7]


Famiglie e quadro generale delle specie di pipistrelli in Italia

Le 36 specie di pipistrelli in Italia appartengono a quattro famiglie: Rhinolophidae, Vespertilionidae, Miniopteridae e Molossidae.[7][1]
Il gruppo più numeroso è quello dei Vespertilionidae, che comprende vespertili, pipistrelli comuni, nottole e orecchioni.[6][7]
La famiglia Rhinolophidae include i rinolofi, caratterizzati dalla tipica “foglia nasale” usata per l’ecolocalizzazione.[3][7]
Miniopteridae e Molossidae sono rappresentate rispettivamente da una specie, il miniottero, e dal molosso di Cestoni.[7][6]

La maggior parte delle specie di pipistrelli in Italia è strettamente tutelata dalla Direttiva Habitat e dalla normativa nazionale.[4][3]
Molte specie sono inserite nelle Liste Rosse nazionali come vulnerabili, minacciate o in pericolo critico.[8][3]


Specie di pipistrelli in Italia: elenco accademico sintetico

Di seguito una scheda accademica sintetica delle specie di pipistrelli in Italia, raggruppate per famiglia, con nome italiano e nome scientifico.[6][7]

Rhinolophidae – rinolofi

  • Rinolofo euriale – Rhinolophus euryale
    Specie troglofila, frequenta grotte e cavità artificiali, con colonie riproduttive in ambienti ipogei temperati.[3][6]
  • Rinolofo maggiore – Rhinolophus ferrumequinum
    Utilizza grotte, edifici storici e strutture rurali, sensibile alla distruzione dei rifugi tradizionali.[3][6]
  • Rinolofo minore – Rhinolophus hipposideros
    Specie di pipistrelli in Italia legata a piccoli rifugi ipogei e sottotetti, spesso oggetto di monitoraggi in rete Natura 2000.[6][3]
  • Rinolofo di Méhely – Rhinolophus mehelyi
    Presenza limitata e frammentata, considerata di grande interesse conservazionistico.[3][6]

Vespertilionidae – vespertili, pipistrelli comuni, nottole, orecchioni

Gruppo Myotis (vespertili):

  • Vespertilio di Alcathoe – Myotis alcathoe
    Piccola specie criptica, riconosciuta solo di recente nei popolamenti di pipistrelli in Italia.[1][7]
  • Vespertilio di Bechstein – Myotis bechsteinii
    Associato a boschi maturi con presenza di cavità nei tronchi; indicatore di foreste vetuste.[7][3]
  • Vespertilio di Brandt – Myotis brandtii
    Specie forestale, ecologia simile al mustacchino ma distinta geneticamente.[7][6]
  • Vespertilio di Capaccini – Myotis capaccinii
    Fortemente legato a grotte e corpi idrici, spesso monitorato in cavità ipogee.[6][3]
  • Vespertilio di Daubenton – Myotis daubentonii
    Caccia sopra corsi d’acqua, rifugi in ponti, alberi e talvolta grotte.[7][3]
  • Vespertilio smarginato – Myotis emarginatus
    Specie troglofila che usa grotte e edifici, diffusa in molte regioni italiane.[3][7]
  • Vespertilio maggiore – Myotis myotis
    Grande specie di pipistrelli in Italia, forma colonie numerose in grotte e sotterranei.[7][3]
  • Vespertilio minore – Myotis blythii
    Ecologia simile al maggiore, spesso coesistente nelle stesse cavità ipogee.[3][7]
  • Vespertilio mustacchino – Myotis mystacinus
    Piccola specie, diffusa in ambienti forestali e rurali.[6][7]
  • Vespertilio criptico – Myotis crypticus
    Taxon riconosciuto di recente, strettamente collegato ai complessi carsici dell’Italia centro-meridionale.[1][7]
  • Vespertilio maghrebino – Myotis punicus
    Presente in Italia soprattutto nelle regioni insulari, con legami biogeografici nordafricani.[1][7]

Nottole e serotini:

  • Nottola comune – Nyctalus noctula
    Specie migratrice, utilizza cavità arboree, talvolta edifici alti.[9][7]
  • Nottola di Leisler – Nyctalus leisleri
    Più piccola della nottola comune, frequenta boschi misti e parchi urbani.[9][7]
  • Nottola gigante – Nyctalus lasiopterus
    Grande specie di pipistrelli in Italia, rara e prioritaria per la conservazione.[9][7]
  • Serotino comune – Eptesicus serotinus
    Associato ad ambienti agricoli e insediamenti rurali.[9][7]
  • Serotino di Nilsson – Eptesicus nilssonii
    Presenza soprattutto nelle regioni settentrionali, legato a climi più freschi.[9][7]
  • Serotino bicolore – Vespertilio murinus
    Specie con mantello bicolore, spesso rinvenuta in aree urbane e periurbane.[6][7]

Pipistrelli comuni (genere Pipistrellus):

  • Pipistrello albolimbato – Pipistrellus kuhlii
    Tra le più comuni specie di pipistrelli in Italia, fortemente sinantropa.[7][6]
  • Pipistrello di Nathusius – Pipistrellus nathusii
    Specie migratrice, associata a grandi corridoi fluviali e costieri.[6][7]
  • Pipistrello nano – Pipistrellus pipistrellus
    Storicamente considerato la specie più comune nei centri urbani.[7][6]
  • Pipistrello pigmeo – Pipistrellus pygmaeus
    Molto simile al nano, differenziato tramite bioacustica e genetica.[6][7]

Orecchioni (genere Plecotus):

  • Orecchione bruno – Plecotus auritus
    Utilizza boschi, edifici e talvolta cavità ipogee, riconoscibile per le grandi orecchie.[7][6]
  • Orecchione grigio – Plecotus austriacus
    Più diffuso nelle aree aperte e agricole.[6][7]
  • Orecchione alpino – Plecotus macrobullaris
    Specie montana, presente in contesti alpini e prealpini.[7][6]
  • Orecchione sardo – Plecotus sardus
    Endemismo della Sardegna, importante tra le specie di pipistrelli in Italia insulari.[6][7]
  • Orecchione di Gaisler – Plecotus gaisleri
    Presenza confermata in parte dell’Italia meridionale, con affinità mediterranee.[1][7]
  • Orecchione dei Balcani – Plecotus kolombatovici
    Taxon balcanico, segnalato anche nel territorio italiano.[1][7]

Miniopteridae – miniottero

  • Miniottero di Schreibers – Miniopterus schreibersii
    Specie fortemente troglofila, forma grandi colonie riproduttive in grotte e gallerie.[3][7]

Molossidae – molosso

  • Molosso di Cestoni – Tadarida teniotis
    Pipistrello di grande taglia, volo rapido e planato, spesso osservato vicino a pareti rocciose e edifici alti.[9][7]

Uso della scheda in ambito speleologico e gestionale

Questa scheda identificativa delle specie di pipistrelli in Italia può supportare censimenti in cavità ipogee e valutazioni di impatto su rifugi sotterranei.[5][3]
La conoscenza puntuale dell’elenco delle specie di pipistrelli facilita l’applicazione delle Linee guida ISPRA e degli indirizzi di monitoraggio nazionale.[1][3]
Per approfondimenti su protocolli, stato di conservazione e normativa, si rimanda alla documentazione ISPRA e alle risorse di Tutela Pipistrelli.[10][3]

Per ulteriori informazioni:
http://www.tutelapipistrelli.it

Fonti
[1] Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/public_files/MLG-210-2025.pdf
[3] Layout.qxp https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/conservazione-natura/files/6769_28_qcn_Linee_guida_chirotteri.pdf
[4] ?Tutela dei pipistrelli: pubblicate le linee guida per il … https://www.facebook.com/ISPRAmbiente/posts/tutela-dei-pipistrelli-pubblicate-le-linee-guida-per-il-recupero-la-riabilitazio/1271546408345013/
[6] Lista delle specie di chirotteri segnalate in Italia e in … https://www.centroregionalechirotteri.org/download/Inventario%20specie.pdf
[7] Specie – Mammiferi https://www.mammiferi.org/girc/specie/
[8] [PDF] I Chirotteri del Parco https://www.parcopan.org/wp-content/uploads/2021/08/Quaderno-7-Chirotteri.pdf
[9] i chirotteri del parconazionale dellavalgrande (vb) indagine … https://www.parcovalgrande.it/pdf/Chirotteri.Toffoli.pdf
[10] Pipistrelli, cosa dice la legge in Italia https://www.tutelapipistrelli.it/2012/09/28/pipistrelli-cosa-dice-la-legge-in-italia/
[11] Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf http://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2015/10/Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf
[12] Notte Internazionale dei Pipistrelli 2025: Grande … https://www.scintilena.com/notte-internazionale-dei-pipistrelli-2025-grande-mobilitazione-per-la-conservazione-dei-chirotteri/08/30/
[14] Olena Godlevska, la scienziata che ha portato i pipistrelli … https://www.scintilena.com/olena-godlevska-la-scienziata-che-ha-portato-i-pipistrelli-ucraini-fuori-dalloscurita/03/09/
[16] Monitoraggio biologico nelle grotte. censiti pipistrelli … https://www.scintilena.com/pero-gli-americani-fanno-anche-cose-buone/03/04/
[20] [PDF] INDIRIZZI E PROTOCOLLI PER IL MONITORAGGIO DELLO STATO … https://www.centroregionalechirotteri.org/download/chirotteri_monitoraggio_nazionale.pdf
[21] Specie esotiche invasive – Ministero dell’Ambiente e … https://www.mase.gov.it/portale/specie-esotiche-invasive
[22] [PDF] PIANO D’AZIONE PER I CHIROTTERI DEL PIEMONTE bozza http://www.centroregionalechirotteri.org/download/Piano%20azione%20chirotteri.pdf
[23] [PDF] Chirotteri – Regione Marche https://ambiente.regione.marche.it/Portals/0/Ambiente/Biodiversita/2010/2010_10_15/scaravelli_dino_bioecologia.pdf
[24] https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:sta… https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2025-12-31;210
[25] DECRETO 21 maggio 2025 – Gazzetta Ufficiale https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2025-07-12&atto.codiceRedazionale=25A03919&elenco30giorni=true
[26] dipartimento di scienze agrarie alimentari e ambientali https://tesi.univpm.it/retrieve/6dc057bf-f5d4-4102-bbbb-5b822d762324/Tesi_AuroraGuerrini.pdf
[27] Decreto Ministeriale n° 686834 del 19 dicembre 2025 https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/23911
[28] Piano d’azione per i chirotteri in Lombardia https://www.regione.lombardia.it/content/dam/rl/canali-tematici-servizi/06-ambiente-e-territorio/05-biodiversita/piani-azione-specie-di-interesse-comunitario/allegati/piano-di-azione-per-i-chirotteri-in-lombardia.pdf
[29] Regolamento di esecuzione (UE) 2025/356 della Commissione, del 21 febbraio 2025, che modifica il regolamento di esecuzione (UE) 2022/1941 per quanto riguarda il divieto di introduzione, spostamento, detenzione, moltiplicazione o rilascio di determinati organismi nocivi – Publications Office of the EU https://op.europa.eu/it/publication-detail/-/publication/a196ef9b-f255-11ef-981b-01aa75ed71a1/language-it

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Grotte glaciovulcaniche in Islanda, le esplorazioni internazionali che hanno preceduto Vatnajökull 2026

Júl 28th 2026 at 10:00

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Dalle spedizioni svizzere degli anni Ottanta alle campagne italiane del 2025, l’area del Kverkfjöll conserva una storia esplorativa rilevante. Le cavità cambiano rapidamente e rendono indispensabili rilievi ripetuti e collaborazioni tra gruppi di diversi Paesi.

Esplorazioni internazionali al Kverkfjöll

Le grotte glaciovulcaniche in Islanda sono state oggetto di poche spedizioni, a causa della loro rarità, dell’isolamento delle aree di ricerca e della rapida trasformazione delle cavità.

La zona più nota è il Kverkfjöll, sul margine settentrionale del Vatnajökull, dove l’attività geotermica interagisce con grandi masse di ghiaccio.

Le grotte glaciovulcaniche, indicate anche come Fumarolic Ice Caves, sono diverse dalle comuni cavità glaciali.

Il calore magmatico o idrotermale si somma infatti all’azione dell’acqua e dell’aria, modificando in tempi brevi gallerie, ingressi e condizioni atmosferiche interne.

Le missioni svizzere degli anni Ottanta

Il primo capitolo rilevante delle esplorazioni di grotte glaciovulcaniche in Islanda è legato alle spedizioni svizzere condotte negli anni Ottanta da Gérald Favre.

In quel periodo furono documentate al Kverkfjöll le cavità chiamate Rivière chaude e Rivière supérieur.

La Rivière supérieur raggiunse nel 1986 uno sviluppo di circa 2.800 metri e un dislivello superiore a 500 metri.

Per molti anni ha rappresentato uno dei più grandi sistemi glaciovulcanici documentati al mondo.

Le spedizioni svizzere furono fondamentali perché dimostrarono l’esistenza di grandi reti sotterranee generate da acque termali e fumarole sotto il ghiacciaio.

I rilievi storici costituiscono oggi un riferimento per misurare le trasformazioni delle cavità islandesi.

Il riesame del 2004

Una spedizione successiva, realizzata nel 2004, verificò un forte cambiamento della Rivière supérieur.

Il rilievo indicò una perdita superiore a 500 metri di sviluppo e oltre 100 metri di profondità rispetto ai dati degli anni Ottanta.

Questo confronto ha reso evidente la natura effimera delle grotte glaciovulcaniche.

Il bilancio tra fusione, rigelo, crolli dei seracchi, circolazione idrica e attività idrotermale può modificare un sistema in pochi anni.

La perdita di accessibilità non equivale necessariamente alla scomparsa completa dei rami profondi.

Nelle cavità glaciovulcaniche, un tratto può persistere ma diventare irraggiungibile per il collasso degli ingressi o per l’apertura di crepacci e laghi subglaciali.

La spedizione italiana del 2025

Nel luglio 2025 una spedizione italiana formata da Andrea Benassi, Lorenzo Bordin, Cristian Monticone e Maria F. Trombin ha effettuato una ricognizione nel settore settentrionale del Vatnajökull.

L’obiettivo era verificare lo stato delle cavità storiche e individuare nuovi sistemi glaciovulcanici.

La ricognizione ha riscontrato che gli ingressi noti della Rivière supérieur non erano transitabili.

Grandi seracchi, crolli e cambiamenti della morfologia glaciale impedivano l’accesso ai percorsi esplorati in precedenza.

Nella stessa area sono stati identificati nuovi ingressi associati a calderoni glaciali e a fenomeni geotermici.

Il principale sistema documentato superava i 900 metri di sviluppo, con quattro accessi e un camino glaciale di circa 50 metri che conduceva verso un lago di acqua molto calda e un lago subglaciale.

Collaborazioni e ricerca globale

Le esplorazioni islandesi si inseriscono in una rete internazionale ancora limitata.

Le grotte glaciovulcaniche studiate con maggiore continuità si trovano sul Monte Rainier e sul Monte St. Helens, nella Cascade Range degli Stati Uniti, oltre che su alcuni vulcani dell’Antartide e in Kam?atka.

Il sistema del Monte Rainier è indicato come il più sviluppato tra quelli attualmente conosciuti, con circa 3.500 metri documentati. Altre cavità di riferimento sono Mothra e Rodans, sul Monte St. Helens, e MC3 sul Monte Melbourne in Antartide.

Area e sistemaPeriodo di ricercaApporto alle esplorazioni glaciovulcaniche
Kverkfjöll, Islanda – Rivière chaude e Rivière supérieurAnni OttantaLe spedizioni svizzere hanno documentato i grandi sistemi geotermici sotto il Vatnajökull. 
Kverkfjöll, Islanda – rilievi successivi2004Il confronto con i dati storici ha mostrato una rapida riduzione delle dimensioni e dell’accessibilità della Rivière supérieur
Kverkfjöll, Islanda – nuovi sistemi2025La squadra italiana ha verificato le cavità storiche e ha documentato un sistema di oltre 900 metri. 
Cascade Range, Stati UnitiRicerca pluridecennaleI sistemi del Monte Rainier e del Monte St. Helens sono riferimenti per studi su morfodinamica, microclima e atmosfere pericolose. 
AntartideRicerca pluridecennaleLe cavità fumaroliche su Erebus, Melbourne, Rittmann e Berlin sono importanti per geobiologia e astrobiologia. 

Dal 2025 al Vatnajökull 2026

La spedizione Vatnajökull 2026 si collega direttamente alla ricognizione dell’anno precedente, ampliandone la scala esplorativa e scientifica.

Nel 2025 il lavoro aveva aggiornato il quadro delle cavità note; nel 2026 l’obiettivo comprende anche il monitoraggio strumentale, i campionamenti microbiologici e il confronto dei dati con gruppi nordamericani.

La futura raccolta dei dati da parte di speleologi e ricercatori canadesi e statunitensi sul Kverkfjöll potrà offrire un confronto a breve intervallo tra rilievi, immagini e parametri ambientali.

Questa continuità è rilevante in ambienti dove la morfologia può mutare prima della successiva stagione esplorativa.

Fonti

Le missioni svizzere degli anni ‘80: Il primo capitolo rilevante delle esplorazioni di grotte glaciovulcaniche in Islanda

Le missioni svizzere degli anni ’80 al Kverkfjöll hanno aperto la strada allo studio sistematico delle grotte glaciovulcaniche islandesi, documentando per la prima volta la struttura e l’estensione di sistemi come Rivière chaude e Rivière supérieur.

Queste spedizioni sono oggi considerate il vero “atto di nascita” della glaciospeleologia glaciovulcanica in Islanda.[1][2][3]

Contesto delle esplorazioni svizzere

Negli anni Ottanta il glaciologo e speleologo svizzero Gérald Favre guidò una serie di campagne esplorative sul margine settentrionale del Vatnajökull, in corrispondenza del vulcano Kverkfjöll.[2][1]

L’interesse era rivolto alle cavità scavate da acque termali e gas geotermici al contatto tra ghiaccio e substrato vulcanico, un ambiente fino ad allora quasi sconosciuto dal punto di vista speleologico.[4][1]

Rivière chaude e Rivière supérieur

In quel periodo vennero descritte e rilevate due grotte chiave: Rivière chaude, posta al fronte della lingua glaciale del Kverkjökull, e Rivière supérieur, un sistema più interno e profondo.[2][4]

Le misurazioni degli anni ’80 attribuivano alla caverna glaciale del Kverkfjöll uno sviluppo di circa 2,8 chilometri e un dislivello di 525 metri, valori che la collocavano fra i massimi esempi di grotta glaciovulcanica noti a livello mondiale.[3][1]

Significato scientifico e storico

Le spedizioni svizzere dimostrarono che sotto e dentro il Vatnajökull esistevano veri e propri “fiumi caldi” in galleria, alimentati da sorgenti geotermiche, e non semplici condotti effimeri di fusione glaciale.

Questo cambiò la percezione delle grotte glaciali, trasformandole in oggetti di studio per la vulcanologia, la glaciologia e la speleologia.[1][2]

I rilievi di Favre forniscono ancora oggi il principale termine di confronto per valutare la perdita di sviluppo e la trasformazione morfologica di queste cavità, poi ridimensionate da crolli e fusione del ghiaccio nel corso dei decenni.[5][1]

Eredità per le ricerche successive

Il lavoro svolto negli anni ’80 al Kverkfjöll ha influenzato sia gli studi europei sulle grotte sotto i ghiacciai sia le ricerche più recenti sulle fumarolic ice caves in altre regioni vulcaniche fredde.[6][7]

Per questo le missioni svizzere sono considerate un capitolo fondativo nello sviluppo della glaciospeleologia glaciovulcanica, e le cavità Rivière chaude e Rivière supérieur conservano un ruolo di riferimento nelle ricostruzioni storiche e scientifiche di questi ambienti.[1][2]

Fonti
[1] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[2] 2022 – N°78 Explorations spéléologiques https://hypogees.ch/wp-content/uploads/2024/05/Hypogees_No78.pdf
[3] Caverna glaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Caverna_glaciale
[4] Les grottes sous-glaciaires : des Kverkfjöll au glacier du Trient – Futura https://www.futura-sciences.com/planete/dossiers/geologie-grottes-cavernes-secrets-profondeurs-592/page/3/
[5] Islanda Sotterranea: Dai Tunnel di Lava alla Camera Magmatica Più … https://www.scintilena.com/islanda-sotterranea-dai-tunnel-di-lava-alla-camera-magmatica-piu-profonda-del-mondo-una-mappa-per-esploratori/05/06/
[6] Geothermal ice caves on Mt Erebus, Ross Island, Antarctica https://www.scilit.com/publications/b173540f623eeea644b8985f5211a4cf
[7] Implications of the study of subglacial volcanism and glaciovolcanic cave systems https://link.springer.com/article/10.1007/s00445-022-01525-z
[8] “Di ghiaccio e di fuoco”: Andrea Benassi racconta le grotte … https://www.scintilena.com/di-ghiaccio-e-di-fuoco-andrea-benassi-racconta-le-grotte-glaciovulcaniche-a-lugo-di-romagna/03/19/
[9] Ghiaccio e fuoco: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda firmate da speleologi italiani sulla Rivista del CAI – Scintilena https://www.scintilena.com/ghiaccio-e-fuoco-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda-firmate-da-speleologi-italiani-sulla-rivista-del-cai/01/16/
[10] Fingal’s Cave: la cattedrale di basalto che suona l’Atlantico – Scintilena https://www.scintilena.com/fingals-cave-la-cattedrale-di-basalto-che-suona-latlantico/11/27/
[11] Crolla caverna di ghiaccio in Islanda: un morto e due dispersi – Scintilena https://www.scintilena.com/crolla-caverna-di-ghiaccio-in-islanda-un-morto-e-due-dispersi/08/26/
[12] Esplorazioni speleoglaciali: un viaggio allucinante sotto … – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazioni-speleoglaciali-un-viaggio-allucinante-sotto-il-mittelbergferner/10/27/
[14] Convegno a Novara: VUOTO e GHIACCIO Speleologia e scienza … https://www.scintilena.com/convegno-a-novara-vuoto-e-ghiaccio-speleologia-e-scienza-nelle-grotte-glaciali-italiane/07/18/
[15] Speleologia Glaciale 2021 al via il progetto “Northen Side of the … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-2021-al-via-il-progetto-northen-side-of-the-alps-con-alessio-romeo-e-francesco-sauro/06/10/
[16] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[17] LE GROTTE GLACIALI SCOPERTE ED ESPLORATE AL … – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-scoperte-ed-esplorate-al-ghiacciaio-del-belvedere-di-macugnaga-vb/03/15/
[18] speleologia d’esplorazione e d’avventura in Islanda e sulle Alpi https://www.scintilena.com/tra-ghiaccio-e-fuoco-speleologia-desplorazione-e-davventura-in-islanda-e-sulle-alpi/01/22/
[19] Géomorphologie / Geomorphology http://www.gwferrari.it/RivisteSpeleo/ATTI/Proc18ICS-V4-Index.pdf
[20] Confpress 2006 https://www.emdat.be/sites/default/files/Confpress%202006.pdf
[21] Caves of Iceland: Kverkfjöll Ice Cave – Showcaves.com https://www.showcaves.com/english/is/caves/Kverkfjoell.html
[22] A new investigation of volcano-ice interactions in the crater of Mount St. Helens : climatic and geoscientific analysis of glaciovolcanic cave systems https://hss-opus.ub.ruhr-uni-bochum.de/opus4/frontdoor/deliver/index/docId/10625/file/diss.pdf
[23] Gérald Favre | LinkedIn https://www.linkedin.com/in/g%C3%A9rald-favre-65445020
[24] Kverkfjöll https://en.wikipedia.org/wiki/Kverkfj%C3%B6ll
[25] Glacier cave – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Glacier_cave
[26] Kverkfjoll Iceland Cave Tour – Volcano & Glacier https://www.icelandtravel.is/attractions/kverkfjoll/
[27] team-ice-poster-v1 https://science.gsfc.nasa.gov/MajorRandAThemes/docs/2018/Annual_Review/GIFT/team-ice-poster-v1.pdf

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    Condividi Una squadra di tecnici del CNSAS Lombardo ha affrontato quattordici calate nel torrente Serio, sopra le Cascate del Serio. La prova notturna ha verificato progressione, gestione dei materiali e coordinamento operativo in ambiente di forra. Le operazioni in forra richiedono competenze specifiche. Acqua corrente, pareti strette, salti verticali e comunicazioni difficili possono modificare rapidamente le condizioni di lavoro. Di notte, alla complessità dell’ambiente si aggiunge la
     

Esercitazione notturna CNSAS sul torrente Serio: a Valbondione la formazione per il soccorso in forra

Júl 28th 2026 at 09:00

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Una squadra di tecnici del CNSAS Lombardo ha affrontato quattordici calate nel torrente Serio, sopra le Cascate del Serio. La prova notturna ha verificato progressione, gestione dei materiali e coordinamento operativo in ambiente di forra.

Le operazioni in forra richiedono competenze specifiche. Acqua corrente, pareti strette, salti verticali e comunicazioni difficili possono modificare rapidamente le condizioni di lavoro. Di notte, alla complessità dell’ambiente si aggiunge la ridotta visibilità.

Comunicato CNSAS su Facebook:

VALBONDIONE (BG) – Le operazioni notturne sono tra le situazioni in cui le squadre territoriali fanno spesso la differenza durante interventi e ricerche. In questi scenari, diventano fondamentali la capacità di muoversi in sicurezza e la conoscenza del territorio. Per allenare queste competenze, nei giorni scorsi a squadra forra del CNSAS Lombardo – Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha organizzato una esercitazione di progressione nel torrente Serio, a Valbondione, alla quale ha partecipato una decina di tecnici di soccorso in forra. Sono saliti a piedi, con i materiali, fino all’ingresso della forra del torrente, che ha origine a monte delle Cascate del Serio, tra le più alte in Italia. Dal punto d’ingresso le squadre hanno affrontato la discesa del torrente con quattordici calate, per una durata complessiva di quattro ore. Al termine della serata i partecipanti si sono ritrovati alla sede operativa del Soccorso Alpino di Valbondione per il debriefing. Un ringraziamento alla Stazione di Valbondione e a ENEL per la gestione del corso d’acqua durante le attività svolte nell’alveo.

Soccorso in forra sul torrente Serio

Nella notte tra venerdì 24 e sabato 25 luglio, la squadra forra del CNSAS Lombardo ha svolto un’esercitazione nel torrente Serio, nel territorio di Valbondione, in provincia di Bergamo. Hanno partecipato circa dieci tecnici specializzati nel soccorso in forra.

L’obiettivo dell’attività era mantenere e verificare la capacità di muoversi in sicurezza in un alveo inciso. La progressione in forra è una fase essenziale del soccorso in forra, perché permette alle squadre di raggiungere persone bloccate o in difficoltà in canyon e torrenti incassati.

Esercitazione notturna CNSAS a Valbondione

L’attività è iniziata con l’avvicinamento a piedi verso l’accesso della forra. I tecnici hanno trasportato corde, dispositivi individuali e materiale collettivo necessario per la discesa e per l’organizzazione delle manovre.

Il tratto scelto è situato a monte delle Cascate del Serio. Le cascate si trovano in alta Val Seriana e sono formate da tre salti, per un dislivello complessivo di 315 metri; il loro regime è influenzato dalla diga del Barbellino e dalla gestione idroelettrica del corso d’acqua.

Nel torrente Serio il gruppo ha superato quattordici calate, completando il percorso in circa quattro ore. La prova è stata centrata sulla continuità della progressione, sulla gestione ordinata dei passaggi verticali e sull’operatività della squadra in condizioni notturne.

Tecniche di progressione e sicurezza

La formazione del soccorso in forra unisce competenze proprie degli ambienti speleologici e alpinistici. La Scuola Nazionale Tecnici Soccorso in Forra del CNSAS è nata nel 2005 per formare volontari e definire tecniche operative destinate agli interventi in forre e canyon.

In una esercitazione notturna, l’illuminazione individuale non sostituisce la pianificazione. I tecnici devono riconoscere gli ostacoli, verificare gli ancoraggi, gestire le corde e mantenere il contatto tra i componenti della squadra. Ogni passaggio richiede procedure coerenti con l’ambiente.

L’addestramento serve anche a consolidare un linguaggio tecnico comune. Le sessioni del CNSAS puntano a uniformare metodi di lavoro e affiatamento tra i volontari, elementi rilevanti nel soccorso in forra, dove spazi ristretti e rumore dell’acqua rendono più difficili le comunicazioni.[3]

Per chi pratica canyoning o frequenta corsi d’acqua incassati, in caso di emergenza il riferimento resta il Numero unico 112. Il CNSAS indica il 112 come canale per richiedere soccorso quando necessario.[4]

Debriefing e collaborazione locale

Al termine della discesa, i partecipanti si sono riuniti nella sede operativa del Soccorso Alpino di Valbondione. Il debriefing ha permesso di esaminare lo svolgimento della prova e di condividere le osservazioni emerse durante l’attività.[1]

Il CNSAS Lombardo ha ringraziato la Stazione di Valbondione ed Enel. La collaborazione ha riguardato la gestione del corso d’acqua durante le operazioni nell’alveo, permettendo ai tecnici di svolgere l’esercitazione in condizioni di sicurezza.[1]

L’esercitazione sul torrente Serio rientra nella preparazione continua del soccorso in forra. La ripetizione delle manovre e la conoscenza diretta dei luoghi contribuiscono a preparare risposte organizzate agli interventi reali, soprattutto quando avvicinamento, comunicazioni e recupero diventano più complessi.

Fonti

Fonti
[1] Esercitazione notturna nel torrente Serio: i tecnici del … https://www.valseriananews.it/2026/07/27/esercitazione-notturna-nel-torrente-serio-i-tecnici-del-soccorso-alpino-si-addestrano-nelle-operazioni-in-forra/
[2] Cascate del Serio – Turismo Valbondione – eventi – L’Eco di Bergamo https://www.ecodibergamo.it/eventi/eppen/dettaglio/outdoor/valbondione/cascate-del-serio_178706/
[4] Soccorso Speleologico – CNSAS https://www.cnsas.it/soccorso-speleologico/
[5] Gli Acquiferi Carsici d’Italia — Una Risorsa Strategica – Scintilena https://www.scintilena.com/guida-di-studio-gli-acquiferi-carsici-ditalia-una-risorsa-strategica/03/21/
[6] Secondo Appuntamento Formativo per Aspiranti Soccorritori in Forra … https://www.scintilena.com/secondo-appuntamento-formativo-per-aspiranti-soccorritori-in-forra-della-squadra-cnsas-lombardo/10/06/
[7] Isnello, chiude il percorso formativo degli aspiranti … https://www.scintilena.com/isnello-chiude-il-percorso-formativo-degli-aspiranti-operatori-di-soccorso-speleologico-del-cnsas-sicilia/05/27/
[8] Torrentisti italiani a caccia delle 13 cascate più alte del mondo https://www.scintilena.com/torrentisti-italiani-a-caccia-delle-13-cascate-piu-alte-del-mondo-il-progetto-ewa-di-vertical-water/03/04/
[9] Lombardia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/lombardia/
[10] Esercitazione squadra forra CNSAS Lombardo https://www.scintilena.com/esercitazione-squadra-forra-cnsas-lombardo-formazione-e-scenari-operativi-in-val-parina/05/13/
[11] Raccolta Luglio 2023 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[12] Formazione e Addestramento: Due Eventi Chiave per la Squadra Forra del Soccorso Alpino – Scintilena https://www.scintilena.com/formazione-e-addestramento-due-eventi-chiave-per-la-squadra-forra-del-soccorso-alpino/09/14/
[13] Maxi esercitazione di soccorso speleologico nell’Abisso … https://www.scintilena.com/maxi-esercitazione-di-soccorso-speleologico-nellabisso-del-laresot-sulle-dolomiti-di-brenta/08/29/
[14] Risorgiva di Eolo: superati i sifoni terminali, esplorati 300 metri di … https://www.scintilena.com/risorgiva-di-eolo-superati-i-sifoni-terminali-esplorati-300-metri-di-nuove-gallerie-oltre-il-limite-noto/03/01/
[15] Addestramento Speleologico sul Monte Arera: Un Esercizio di Coordinazione e Sicurezza – Scintilena https://www.scintilena.com/addestramento-speleologico-sul-monte-arera-un-esercizio-di-coordinazione-e-sicurezza/07/23/
[16] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/1240/?ts=fENsZWFuUGVwcGVybWludEJsYWNrfHw1Y2U4NHxidWNrZXQwODF8fHx8fHw2MDYyN2M0YWRiODg4fHx8MTYxNzA2NzA4Mi45MTU0fDliYmIyOTdkNzg0YjU0ZmU4NmIyYzY3ZDQ3NTkxNTQzOGQzMmNhOGN8fHx8fDF8fDB8MHx8fHwxfHx8fHwwfDB8fHx8fHx8fHx8MHwxfHwwfDB8MXwwfDB8VzEwPXx8MXxXMTA9fGM1YTNjODVhY2RmZTZmYzEyOGMxMGJlZmE1MGMyZmFjMjExZDU0MDh8fGRwLXRlYW1pbnRlcm5ldDA5XzNwaA==
[17] Elefante Bianco 2004 – Scintilena https://www.scintilena.com/elefante-bianco-2004/01/29/
[18] Soccorso Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/soccorso/
[19] Lecce nei Marsi, esercitazione notturna per la XV … https://www.scintilena.com/lecce-nei-marsi-esercitazione-notturna-per-la-xv-delegazione-speleologica-abruzzo/05/27/
[20] Cascate del Serio https://it.wikipedia.org/wiki/Cascate_del_Serio
[21] Esercitazione notturna CNSAS Lombardo sul torrente … https://www.instagram.com/p/DbTb7wqtk57/
[22] Cascades du Serio — Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Cascades_du_Serio
[23] Soccorso Alpino e Speleologico Lombardia – CNSAS | Lecco https://www.facebook.com/CnsasLombardia/?locale=it_IT
[24] L’apertura notturna delle cascate del Serio: un evento da non perdere https://duepertrefacinque.it/2016/06/lapertura-notturna-delle-cascate-del-serio-un-evento-da-non-perdere.html
[25] Addestramento in forra del corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico Molise – L’Eco https://ecoaltomolise.net/addestramento-in-forra-del-corpo-nazionale-soccorso-alpino-e-speleologico-molise/
[26] Valbondione – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Valbondione
[27] Soccorso forre e canyon | CNSAS Calabria https://www.sasc.it/soccorso-forre-e-canyon-cnsas-calabria.html
[28] Soccorso in Forra https://www.cnsas.sicilia.it/soccorso-in-forra/
[29] Manuale tecnico di soccorso in forra – Monti In Città https://libridimontagna.net/manuali/medicina-e-soccorso-in-montagna/manuale-tecnico-di-soccorso-in-forra-9788895656021
[30] Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha … https://www.instagram.com/p/DbTb91zDaT3/
[31] Corpo Nazionale Soccorso Alpino e S https://libridimontagna.net/brands?id_manufacturer=298

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  • Pipistrelli e cantieri: In Scozia multa di 17000 Sterline dopo la morte di 150 esemplari
    Condividi Pipistrelli e cantieri, tutela dei rifugi e formazione delle imprese al centro del caso scozzese Una società di costruzioni è stata condannata in Scozia a una multa di 17.000 sterline (circa 20mila Euro) dopo la morte di più di 150 pipistrelli, rimasti intrappolati in un edificio durante lavori di manutenzione. Il caso richiama l’attenzione sul rapporto tra pipistrelli e cantieri, sulle verifiche preventive e sulla formazione necessaria per evitare danni ai rifugi. Il caso di Loc
     

Pipistrelli e cantieri: In Scozia multa di 17000 Sterline dopo la morte di 150 esemplari

Júl 28th 2026 at 08:00

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Pipistrelli e cantieri, tutela dei rifugi e formazione delle imprese al centro del caso scozzese

Una società di costruzioni è stata condannata in Scozia a una multa di 17.000 sterline (circa 20mila Euro) dopo la morte di più di 150 pipistrelli, rimasti intrappolati in un edificio durante lavori di manutenzione. Il caso richiama l’attenzione sul rapporto tra pipistrelli e cantieri, sulle verifiche preventive e sulla formazione necessaria per evitare danni ai rifugi.

Il caso di Lochmaben

I fatti risalgono all’estate del 2023, nel centro abitato di Lochmaben, nel Dumfries and Galloway. La società City Building (Glasgow) LLP stava eseguendo lavori presso l’immobile di 1 Blacklocks Vennel, utilizzato per edilizia residenziale assistita.

Secondo quanto emerso davanti al Dumfries Sheriff Court, gli operai bloccarono le aperture impiegate dai pipistrelli per entrare e uscire dal rifugio. L’intervento causò la morte di circa 150 esemplari di pipistrello soprano o pipistrello pigmeo (Pipistrellus pygmaeus). Molti animali erano giovani.

Il tribunale ha definito l’episodio il più grande caso di questo tipo registrato in Scozia e uno dei maggiori nel Regno Unito.

La sanzione, inizialmente fissata a 25.000 sterline, è stata ridotta a 17.000 sterline in considerazione dell’ammissione anticipata di responsabilità da parte dell’impresa.

Pipistrelli e cantieri: obblighi in Scozia

In Scozia tutte le specie di chirotteri sono considerate specie europee protette.

La normativa vieta di uccidere, ferire o catturare i pipistrelli, ma proibisce anche di ostacolare l’accesso ai loro rifugi e di danneggiare o distruggere siti di riproduzione e riposo.

La protezione riguarda quindi il rifugio, non soltanto l’animale osservato al suo interno.

Una fessura in un muro, un’intercapedine del tetto o un accesso sotto una tegola possono essere utilizzati con continuità o in specifici periodi dell’anno.

Nei progetti che coinvolgono edifici, tetti, muri, alberi maturi e strutture abbandonate, il tema di pipistrelli e cantieri deve essere affrontato prima dell’apertura dei lavori.

Le linee di indirizzo britanniche indicano la necessità di evitare il danno, ridurre l’impatto con misure di mitigazione e ricorrere, quando previsto, alle autorizzazioni dell’autorità competente.

Formazione e prevenzione

La società coinvolta ha dichiarato di avere introdotto nuove procedure operative e rafforzato il proprio programma di formazione ambientale.

È un passaggio rilevante, perché il riconoscimento di possibili rifugi non può essere lasciato all’improvvisazione del personale di cantiere.[1]

Le attività più sensibili includono rifacimenti di coperture, ristrutturazioni, conversioni edilizie, demolizioni, interventi su facciate e installazione di illuminazione vicino alle aperture dei rifugi. Anche la chiusura di un piccolo varco può impedire il rientro degli adulti o intrappolare gli animali presenti all’interno.[4]

Per questo, nel rapporto tra pipistrelli e cantieri, la verifica ecologica deve precedere le lavorazioni. Se viene accertata la presenza di chirotteri, l’intervento va riprogettato o programmato con modalità e tempi compatibili con il ciclo biologico della colonia.

Il quadro normativo italiano

Anche in Italia i pipistrelli sono soggetti a protezione. Il DPR 357 del 1997 dà attuazione alla Direttiva Habitat 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e della flora e fauna selvatiche.

Le specie di chirotteri sono incluse negli allegati della direttiva e, come ricordato dall’associazione Tutela Pipistrelli, non devono essere molestate nelle fasi sensibili del ciclo riproduttivo o dell’ibernazione; i siti di riproduzione e riposo non devono essere danneggiati o distrutti.

La presidente dell’Associazione Tutela Pipistrelli, dottoressa Alessandra Tomassini, ha commentato con amarezza la notizia: «Vorremmo che anche in Italia si applicassero questi criteri e che le ditte facessero dei corsi per impedire che fatti del genere accadano nuovamente».

Il caso scozzese mostra come pipistrelli e cantieri richiedano responsabilità condivise tra committenti, progettisti, imprese e tecnici faunistici. La prevenzione passa da sopralluoghi adeguati, formazione del personale e rispetto delle prescrizioni di tutela, prima che un lavoro edilizio trasformi un rifugio in una trappola.

Articolo realizzato in collaborazione con Tutela Pipistrelli

Fonti

Fonti
[1] Construction firm fined over deaths of 150 bats in Lochmaben https://www.bbc.com/news/articles/c4gj21nkkzzo
[2] Protected species: bats https://www.nature.scot/professional-advice/protected-areas-and-species/protected-species/protected-species-z-guide/protected-species-bats
[3] Standing advice for planning consultations – Bats https://www.nature.scot/doc/standing-advice-planning-consultations-bats
[4] Bats: protection and licences https://www.gov.uk/guidance/bats-protection-surveys-and-licences
[5] Normattiva – Il portale della legge vigente https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?!vig=urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1997;357
[6] Monitoraggio Chirotteri nel Lazio: accordo Arp-Tutela … https://www.tutelapipistrelli.it/2014/04/01/monitoraggio-chirotteri-nel-lazio-accordo-arp-tutela-pipistrelli/
[7] Diffida alle Grotte di Castellana: richiesta sospensione attività … https://www.scintilena.com/diffida-alle-grotte-di-castellana-richiesta-sospensione-attivita-turistiche-da-tutela-pipistrelli/01/01/
[8] Pipistrelli, cosa dice la legge in Italia https://www.tutelapipistrelli.it/2012/09/28/pipistrelli-cosa-dice-la-legge-in-italia/
[12] Bat Conservation Trust https://cdn.bats.org.uk/uploads/pdf/Resources/Bat_Survey_Guidelines_2016_NON_PRINTABLE.pdf?v=1542281971
[13] Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf http://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2015/10/Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf
[14] statuto https://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2015/07/statuto-tutela-pipistrelli-onlus1.pdf
[15] Norme di tutela – Mammiferi – Associazione Teriologica Italiana https://www.mammiferi.org/pipistrelli/norme-di-tutela/
[16] DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 8 settembre 1997, n. 357 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1997/10/23/097G0390/sg
[17] Learn all about bats in Scotland https://nocturne.org.uk/learn-all-about-bats-in-scotland
[18] habitat naturali http://web.tiscali.it/liguriambiente/leggi/dprhabitat.htm
[19] Bat persecution – Wildlife Crime in Scotland 2024 https://www.gov.scot/publications/wildlife-crime-in-scotland-2024/pages/bat-persecution/
[20] Bat Advice https://www.scottishspca.org/advice/bat/
[21] NatureScot axes free service for people needing advice on bats https://theferret.scot/bats-service-scotland-axed/
[22] Bats and the Law https://www.dorsetwildlifetrust.org.uk/sites/default/files/2019-01/Bats%20%20the%20Law_Basic%20Intro.pdf
[23] Bats and the law – Advice https://www.bats.org.uk/advice/bats-and-the-law
[24] A development site nightmare: How bats can haunt your planning proposals | Brodies LLP https://brodies.com/insights/living/a-development-site-nightmare-how-bats-can-haunt-your-planning-proposals/

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  • Grotte glaciovulcaniche sul Vatnajökull 2026, nuove scoperte tra Kverkfjöll e Torfa
    Condividi La spedizione scientifica “Fire under Ice” del “Consorzio Speleologi Ipogenici” ha documentato circa 2,5 chilometri di grotte glaciovulcaniche in Islanda. Avviati monitoraggi, campionamenti microbiologici e una collaborazione internazionale sul Vatnajökull. Grotte glaciovulcaniche in Islanda La spedizione scientifica “Vatnajökull 2026 Fire under Ice” si è svolta in Islanda nel mese di luglio, sotto il coordinamento del “Consorzio Speleologi Ipogenici”. L’attività ha riguardat
     

Grotte glaciovulcaniche sul Vatnajökull 2026, nuove scoperte tra Kverkfjöll e Torfa

Júl 28th 2026 at 07:00

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La spedizione scientifica “Fire under Ice” del “Consorzio Speleologi Ipogenici” ha documentato circa 2,5 chilometri di grotte glaciovulcaniche in Islanda. Avviati monitoraggi, campionamenti microbiologici e una collaborazione internazionale sul Vatnajökull.

Grotte glaciovulcaniche in Islanda

La spedizione scientifica “Vatnajökull 2026 Fire under Ice” si è svolta in Islanda nel mese di luglio, sotto il coordinamento del “Consorzio Speleologi Ipogenici”.

L’attività ha riguardato l’esplorazione, il rilievo e la documentazione delle grotte glaciovulcaniche, cavità originate dall’incontro fra criosfera e calore di origine idrotermale o vulcanica.

Le ricerche hanno interessato due aree. La prima è la caldera settentrionale del Kverkfjöll, sul grande ghiacciaio Vatnajökull.

La seconda è il distretto vulcanico della caldera del Torfa, nel settore meridionale dell’isola.

Le grotte glaciovulcaniche non sono semplici cavità nel ghiaccio.

Alle azioni dell’acqua e dell’aria, tipiche delle grotte glaciali, si aggiunge il calore proveniente dal sottosuolo.

Questo apporto energetico influenza la fusione, la circolazione delle acque e la stabilità delle pareti.

La loro evoluzione può quindi essere molto rapida.[scintilena]

Il Kverkfjöll ospita una delle aree geotermiche ad alta temperatura più attive dell’Islanda.

Il Parco Nazionale del Vatnajökull segnala la presenza di ghiacciai posti tra 1.600 e 1.700 metri di quota, sorgenti calde e acque geotermiche che modellano cavità sul margine del ghiacciaio.[vatnajokulsthjodgardur]

Monitoraggio delle grotte glaciovulcaniche sul Kverkfjöll

Uno degli obiettivi principali della spedizione era comprendere le trasformazioni osservate in una parte del Kverkfjöll.

Gli speleologi segnalano un’accelerazione dei processi di fusione. Restano da definire i rapporti tra il progressivo assottigliamento del ghiaccio, la conseguente riduzione della pressione e una possibile variazione dell’attività idrotermale.

Per raccogliere dati confrontabili nel tempo sono stati installati strumenti e fotocamere in alcune cavità già esplorate nel 2025. Il programma prevede un secondo controllo nel mese di settembre.

Una squadra di speleologi e ricercatori canadesi e statunitensi, collegata alla National Speleological Society e attiva da anni nelle cavità della Cascade Range, tornerà sul medesimo sito per recuperare i dati.

Il confronto fra rilievi, fotogrammetrie e parametri ambientali dovrebbe offrire una prima base per valutare l’evoluzione stagionale delle grotte glaciovulcaniche.

L’approccio internazionale risponde alla natura interdisciplinare della ricerca, che coinvolge speleologia, glaciologia, geologia, geochimica e microbiologia.

Le precedenti osservazioni nell’area hanno già mostrato quanto queste cavità siano vulnerabili.

La storica Rivière supérieur, esplorata dagli speleologi svizzeri negli anni Ottanta, risultava in larga parte non accessibile nel 2025 per crolli e modifiche della massa glaciale.[scintilena]

Frejya Hellir e nuove esplorazioni

Dal punto di vista esplorativo, la spedizione ha documentato circa 2,5 chilometri di nuove grotte glaciovulcaniche.

Il risultato più rilevante è il complesso denominato Frejya Hellir, dedicato alla divinità norrena Freyja.

Secondo i dati preliminari della spedizione, Frejya Hellir raggiunge circa 1,5 chilometri di sviluppo.

Il sistema presenta grandi gallerie e sale impostate nel contatto tra ghiaccio e substrato di lava riolitica.

Le emissioni fumaroliche, molto dense in alcuni settori, avrebbero contribuito a mantenere un sistema di drenaggio attivo nel tempo.

L’acqua ha inciso ceneri e lapilli, ma anche la riolite più compatta.

Solchi e marmitte osservati lungo il percorso indicano una lunga azione erosiva.

La cavità viene indicata dal gruppo come la più lunga grotta glaciovulcanica oggi documentata in Islanda e come una delle maggiori conosciute a livello mondiale.

Le cavità di questo tipo restano ambienti instabili.

Il ghiaccio può fondere, ricongelare o collassare in tempi brevi. Nel Kverkfjöll, inoltre, le acque di fusione possono accumularsi in piccoli laghi e svuotarsi improvvisamente, generando un ulteriore elemento di rischio segnalato anche dal Parco Nazionale del Vatnajökull.[vatnajokulsthjodgardur]

Ricerca microbiologica nelle cavità glaciovulcaniche

La spedizione ha eseguito campionamenti microbiologici in diversi siti, in accordo con il Parco Naturale del Vatnajökull.

I materiali saranno studiati nell’ambito della collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Le aree investigate rientrano nella definizione di DOVE, acronimo di Dark Oligotrophic Volcanic Environments.

Sono ambienti bui, poveri di sostanza organica e caratterizzati dalla presenza di reagenti chimici che possono sostenere comunità microbiche senza il contributo diretto della fotosintesi.[escholarship]

Nelle cavità campionate sono state segnalate alte temperature legate ai vapori fumarolici e concentrazioni significative di idrogeno solforato, anidride carbonica e metano.

Queste condizioni rendono necessarie procedure di sicurezza rigorose, compreso il controllo continuo dell’atmosfera mediante strumenti multigas.

Le ricerche condotte in precedenza su sorgenti calde alimentate dal ghiaccio al Kverkfjöll hanno individuato comunità batteriche e archeali associate a temperature elevate, basso ossigeno disciolto e composti dello zolfo.

Per questo le grotte glaciovulcaniche rappresentano siti importanti nello studio degli organismi estremofili e dei possibili analoghi terrestri di habitat extraterrestri.[pubmed.ncbi.nlm.nih]

Sicurezza e attività futura

Le condizioni operative hanno richiesto la definizione di tecniche e protocolli specifici.

Gli esploratori hanno lavorato in ambienti con vapore intenso, acque molto calde, cupole di ghiaccio, pozzi e possibili accumuli invisibili di anidride carbonica.

La CO2, più pesante dell’aria, può concentrarsi nei punti depressi delle cavità.

La carenza di ossigeno e i gas vulcanici costituiscono quindi un rischio primario.

Le precedenti esplorazioni islandesi avevano già documentato atmosfere ipossiche nelle cavità della zona, con necessità di misurazione costante dei gas e, in determinati settori, di dispositivi respiratori autonomi.[scintilena]

Nei prossimi mesi il gruppo elaborerà rilievi, immagini, dati strumentali e campioni.

Il lavoro dovrebbe confluire in presentazioni e pubblicazioni dedicate alla morfodinamica, alla geochimica e alla biologia delle grotte glaciovulcaniche.

La prosecuzione del monitoraggio sul Kverkfjöll consentirà di verificare l’entità e i tempi delle trasformazioni in atto.

Alla spedizione hanno partecipato Andrea Benassi, Tommaso Biondi, Lorenzo Bordin, Marco Ettrapini, Mattia Gerbaudo, Cristian Monticone, Lorenzo Scialò, Paolo Testa, Maria F. Trombini, Paolo Turrini, Carlo Urbanet, Ivan Vicenzi e Katia Zampatti.

L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio di enti speleologici, accademici e associativi italiani, fra cui Società Speleologica Italiana ETS, CAI Nazionale, Società Geografica Italiana e Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Fonti

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  • Islanda, sotto il Vatnajokull la scoperta di Freyja Hellir: la seconda grotta glaciovulcanica più estesa del pianeta
    Condividi La spedizione scientifica “Vatnajokull 2026 – Fire under Ice”, coordinata dal Consorzio Speleologi Ipogenici, ha esplorato quasi 2,5 chilometri di nuove cavità glaciovulcaniche, avviando anche importanti attività di monitoraggio e ricerca microbiologica in uno degli ambienti più estremi della Terra La parola ad Andrea Benassi: “Prime note sull’Islanda…“ Tra ghiaccio, vulcani e vapori geotermici, l’Islanda continua a rivelare ambienti straordinari e ancora in gran parte sconosciut
     

Islanda, sotto il Vatnajokull la scoperta di Freyja Hellir: la seconda grotta glaciovulcanica più estesa del pianeta

Júl 28th 2026 at 06:00

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La spedizione scientifica “Vatnajokull 2026 – Fire under Ice”, coordinata dal Consorzio Speleologi Ipogenici, ha esplorato quasi 2,5 chilometri di nuove cavità glaciovulcaniche, avviando anche importanti attività di monitoraggio e ricerca microbiologica in uno degli ambienti più estremi della Terra

La parola ad Andrea Benassi: “Prime note sull’Islanda…

Tra ghiaccio, vulcani e vapori geotermici, l’Islanda continua a rivelare ambienti straordinari e ancora in gran parte sconosciuti. La spedizione scientifica “Vatnajokull 2026 – Fire under Ice”, coordinata dal Consorzio Speleologi Ipogenici (CSI), ha portato a risultati di grande rilievo dal punto di vista esplorativo e scientifico.

Dalla scoperta del complesso di Freyja Hellir, oggi la più lunga grotta glaciovulcanica esistente in Islanda e la seconda al mondo per sviluppo, alle attività di monitoraggio dei cambiamenti in atto sul ghiacciaio Vatnajokull e ai campionamenti microbiologici in ambienti estremi, la missione conferma il ruolo della speleologia come strumento di ricerca multidisciplinare.

Discesa verso il calderone di Encelado durante le esplorazioni

Di seguito pubblichiamo integralmente il resoconto di Andrea Benassi:

La Spedizione scientifica “Vatnajokull 2026 Fire under Ice”, realizzata in Islanda nel mese di luglio sotto il coordinamento del Consorzio Speleologi Ipogenici (CSI), aveva come obiettivo l’esplorazione e la documentazione di cavità glaciovulcaniche ovvero generate dall’interazione tra attività vulcanica di tipo idrotermale e criosfera.

Si tratta di una tipologia di cavità molto particolare e chiaramente legate a contesti ambientali rari. In questa prospettiva l’Islanda con decine di sistemi vulcanici attivi e i suoi immensi ghiacciai è decisamente un luogo di ricerca privilegiato.

Dopo la spedizione realizzata nel 2025, due sono state le zone scelte per continuare le ricerche: l’area della caldera settentrionale del Kverkfjoll sul ghiacciaio del Vatnajokull e il distretto vulcanico della caldera del Torfa, nella parte meridionale dell’isola.

I processi che coinvolgono formazione ed evoluzione delle cavità glaciovulcaniche sono particolarmente complessi e ancora poco chiari. Rispetto alle normali cavità glaciali, l’attività geotermica aggiunge ulteriore complessità ad un processo già estremamente dinamico. Su una parte del Kverkfjoll si sta assistendo in questi anni ad una accelerazione non lineare dei processi di fusione. Attualmente non è chiaro se questo sia spiegabile solo in relazione alla diminuzione dello spessore del ghiaccio e della conseguente pressione o anche ad un reale aumento dell’attività idrotermale, nonché quali relazioni possano legare in parte questi due processi.

In questa prospettiva e  grazie alla collaborazione stretta con un altro gruppo di ricerca speleologico internazionale, per cercare di comprendere i cambiamenti in corso sul Kverkfjoll abbiamo deciso di posizionare strumenti e fotocamere per realizzare un monitoraggio di alcune delle cavità esplorate nel 2025  Tra due mesi, in settembre, una spedizione composta da speleologi e ricercatori canadesi e statunitensi (NSS) attivi da molti anni proprio in cavità glaciovulcaniche sul Cascade Range (USA), si recherà infatti nel medesimo sito sul Kverkfjoll per raccogliere i dati del monitoraggio, ottenendo così una base di dati nonché fotogrammetrie e altro da comparare con quelle da noi realizzate a luglio. La complessità interdisciplinare delle competenze scientifiche e tecniche necessarie per studiare le cavità glaciovulcaniche, nonché il numero esiguo di speleologi che vi si dedicano, rendono infatti la collaborazione e lo scambio di esperienze a livello internazionale la strada migliore da intraprendere.

Sempre nel segno di una esplorazione scientifica multidisciplinare, abbiamo realizzato campionamenti microbiologici in numerosi siti. Dal punto di vista ecologico si tratta di ambienti definiti DOVE (Dark Oligotrophic Volcanic Environments), e nello specifico di quelli campionati caratterizzati da atmosfere tossiche, con alte concentrazioni di idrogeno solforato, anidride carbonica e metano, nonché alte temperature legate ai vapori fumarolici. Contesti di questo genere rappresentano una frontiera nel campo della ricerca sugli organismi estremofili, nonché potenziali analoghi planetari per ricerche di esobiologia. I materiali, raccolti in accordo con il Parco naturale del Vatnajokull, saranno quindi oggetto di ricerche grazie alla collaborazione avviata con l’Università di Milano Bicocca.

Dal punto di vista esplorativo, durante la spedizione sono state esplorati e documentati quasi 2.5 chilometri di nuove cavità glaciovulcaniche, tra cui spicca per importanza e bellezza il complesso di Freyja Hellir. Una struttura che si sviluppa con enormi gallerie e sale di tipo Nye channel scavate tra ghiaccio e il substrato di lava riolitica. Qui una altissima densità di emissioni fumaroliche ha creato un sistema di drenaggio stabile nel tempo, dove l’acqua è riuscita  a scavare non solo i teneri depositi di ceneri e lapilli, ma anche la dura riolite, creando solchi e marmitte che testimoniano l’antichità del sistema. Questa grotta, che abbiamo voluto dedicare a Freyja, divinità della mitologia norrena dell’amore della bellezza e della magia, con circa 1.5 chilometri rappresenta attualmente per sviluppo, la seconda grotta glaciovulcanica documentata sul pianeta, dopo quella presente sul monte Raimer negli Stati Uniti, nonché la più lunga attualmente oggi esistente di questo tipo in Islanda. La famosa Riviera superiore, esplorata in Islanda negli anni ‘80 dagli speleologi svizzeri e ancora in parte esistente fino ai primi anni del nuovo millennio con uno sviluppo di circa 2 chilometri, appare infatti purtroppo oggi in parte scomparsa e in parte non più accessibile a causa della fusione del ghiacciaio dove si sviluppava.

Freyja Hellir

A prescindere dai numeri, le grotte glaciovulcaniche sono mondi vivi: bellissimi e surreali. Mondi dove gli estremi si incontrano. Luoghi dove ci si muove tra grandi sorgenti di acque bollenti o pozze simili a geyser sotto enormi cupole di ghiaccio alte oltre trenta metri come nella Sala del Graal, o in enormi pozzi di ghiaccio come sul fondo  del calderone di Encelado. Luoghi dove ci si trova immersi in nuvole di bianchi e innocui vapori capaci di cancellare ogni forma oppure dove all’improvviso si scopre, grazie agli strumenti, di essere finiti in una invisibile bolla di anidride carbonica capace di uccidere. Ambienti caldi e fumosi come un bagno turco eppure scavati nel ghiaccio, sale enormi e maestose eppure fragili e pericolose come castelli di carte: luoghi capaci di entusiasmare e confondere i sensi e le menti degli esploratori.

Quelli passati tra i ghiacciai dell’Islanda sono stati giorni densi ed entusiasmanti, sia dal punto di vista umano che scientifico. Giorni in cui tra dubbi e paure ci siamo tutti confrontati con qualcosa di nuovo e diverso, studiando e mettendo a punto tecniche, materiali, protocolli di sicurezza, spunti esplorativi e ipotesi. Anche se le domande restano sempre superiori alle certezze, sentiamo di aver fatto molti passi avanti nel percorrere e capire questi luoghi: dove cercarli, come esplorarli e dove fermarsi.

Formazione biologiche simile a snottiti ma non ph neutro, che crescono in corrispondenza di fumarole ad alta temperatura e con atmosfera caratterizzata da alta percentuale di metano

Le prossime settimane e mesi ci vedranno impegnati nell’elaborazione di dati, foto, rilievi e analisi per pubblicazioni e presentazioni, ma abbiamo già la certezza che questa avventura avrà un seguito.  

Alla spedizione Vatnajokull 2026, hanno partecipato 13 speleologi: Andrea Benassi, Tommaso Biondi, Lorenzo Bordin, Marco Ettrapini, Mattia Gerbaudo (Jerba), Cristian Monticone (Lazzaro), Lorenzo Scialò, Paolo Testa, Maria F. Trombini, Paolo Turrini, Carlo Urbanet, Ivan Vicenzi, Katia Zampatti. 

La spedizione si è avvalsa del patrocinio di: Società Speleologica Italiana ETS; CAI Nazionale; Società Geografica Italiana; Università degli Studi di Milano Bicocca; Federazione Speleologica Regionale Friuli Venezia Giulia; Federazione Umbra Gruppi Speleologici; Associazione Gruppi Speleologici Piemontesi; Federazione Speleologica del Lazio; Ipogenica APS; Gruppo Grotte Brescia “Corrado Allegretti”.

Preparazione dei campionamenti nella grotta FullGas, caratterizzata da elevate concentrazioni di idrogeno solforato

Grazie ad Andrea per il contributo, condiviso tempestivamente via social: racconta, oltre all’importante impresa esplorativa, il valore della collaborazione internazionale e della ricerca scientifica in ambienti estremi, destinata a proseguire nei prossimi mesi con nuove analisi e future spedizioni.

Fonte foto e testo: resoconto di Andrea Benassi

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  • La Settimana del Pianeta Terra 2026 porta le Geoscienze in tutta Italia
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La Settimana del Pianeta Terra 2026 porta le Geoscienze in tutta Italia

Júl 28th 2026 at 05:00

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Dal 27 settembre al 4 ottobre centinaia di geoeventi animeranno il Paese

Tra i protagonisti, il sito UNESCO “Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale” con il programma “La bellezza sotto sopra”

Dal 27 settembre al 4 ottobre 2026, torna la Settimana del Pianeta Terra, la principale manifestazione italiana dedicata alla divulgazione delle Geoscienze e alla valorizzazione del patrimonio geologico nazionale. L’iniziativa coinvolge ogni anno università, enti di ricerca, parchi, musei, associazioni e amministrazioni locali, proponendo un calendario di escursioni, visite guidate, conferenze e laboratori distribuiti in tutte le regioni italiane.

I geoeventi nazionali sono in un programma on line (https://www.settimanaterra.org/geoeventi?tid%5B%5D=8), che si può filtrare per regione, per tema, per tipo di eventi e per tipologia di partecipante.

“La bellezza sotto sopra” in Emilia-Romagna

Tra i programmi più ricchi dell’edizione 2026 spicca “La bellezza sotto sopra”, dedicato al sito UNESCO “Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale”. Il progetto propone una serie di appuntamenti tra il 18 settembre e il 4 ottobre, con escursioni, visite alle grotte, incontri con ricercatori e speleologi, conferenze e attività divulgative nei diversi settori del sito seriale riconosciuto Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2023.

Le iniziative accompagneranno il pubblico alla scoperta dei Gessi Bolognesi, dei Gessi di Onferno, della Vena del Gesso Romagnola, dei Gessi di San Leo, dei Gessi di Zola Predosa, della Bassa Collina Reggiana e dei Gessi Triassici dell’Alta Valle Secchia. Ogni appuntamento approfondirà un diverso aspetto del patrimonio carsico: dalla geologia alla biodiversità, dalle acque sotterranee all’archeologia, fino al rapporto tra uomo e paesaggio.

Screenshot

L’iniziativa richiama anche l’impegno di quanti, nel corso degli anni, hanno contribuito alla valorizzazione del patrimonio geologico, carsico e ambientale della regione. Il pensiero va a Mauro Chiesi, scomparso recentemente, che con passione ha sostenuto la divulgazione, la tutela del territorio e la promozione di numerose iniziative dedicate alla conoscenza dell’ambiente e del territorio dell’Emilia-Romagna.

Il programma completo

La Settimana del Pianeta Terra, che dal 2012 comunica le Geoscienze e la cultura ambientale, proporrà numerosi geoeventi in tutte le regioni italiane, per offrire l’opportunità di avvicinarsi ai geositi, ai paesaggi, alle grotte e ai fenomeni naturali che raccontano la storia della Terra.

Il programma completo della manifestazione e l’elenco di tutti i geoeventi sono disponibili sul sito della Settimana del Pianeta Terra.

Fino al 31 luglio, è possibile proporre i propri Geoeventi e così contribuire a svelare la Geologia e l’immensa bellezza d’Italia (https://www.settimanaterra.org).

Approfondimenti:

Abbiamo “catturato” le schermate degli eventi nazionali, aggiornate ad oggi:

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Přátelé, kamarádi, příznivci a obdivovatelé Hranické propasti! V měsíci červenci máme za sebou další akce, o kterých bych Vás chtěl informovat. Akce 2. 7. byla zaměřena na stažení dataloggerrů ze Suché rotundy, protože nám v nich docházely baterky. S Čanisem jsme přetransportovali k prostorám rotundy Suché i jeden díl hliníkového žebříku pro následnou snažší výměnu těchto čidel na hůře dostupných místech. Akce se účastnil i mladý Čanis - jeden z našich možných nástupců 💪Tom Ježek během našeho ponoru opravil vrátek, který teď maká na 100 %. V příloze dávám pár fotek, které jsou chronologicky řazené dle jednotlivých akcí. Druhá akce proběhla 11.7. a byla zaměřena na vědeckou činnost. Provedli jsme umístění nabitých 3 kusů datalogerových čidel do Suché rotundy a vyzdvižení 3 kusů pastiček, kterými se mělo ověřit, zda v Propasti žijí blešivci, což jsou drobní bentičtí korýši. Výzkumní pracovníci hydrobiolog, lektor RNDr. Petr Jan Juračka, Ph.D., QEP z katedry ekologie Přírodovědecké fakulty Univerzity Karlovy, a jeho student druhého ročníku bakalářského studia na výše uvedené fakultě Matěj Ešpandr nám po rozevření všech 3 pastiček sdělili, že jsou prázdné a potvrdili tak výsledky z předešlých výzkumů,, a to že voda Propasti je k životu nehostinná. Dobrou zprávou pro nás je, že na akci byl další potenciální náš nástupce Ríša Fryšák. V příloze přikládám opět pár fotek z této akce. Další červencová akce proběhla 25.7. a byla zaměřena na vyčištění hladiny Jezírka od menších klád, klacků a haluzí. Kluci a holky si na akci pěkně mákli a co šlo, to vytáhli. Byla provedena i kontrola zalanování - vodicích šňůr v Jezírku a Severozápadním
kanálu. Vše je v pořádku a nachystané na celkem výjimečnou akci, která proběhne v měsíci srpnu, ale o tom Vám napíši podrobněji až příště. V příloze opět dávám pár fotek, ať si uděláte představu jak makáme i na “suchu “.
Chtěl bych Vám i našim stálým partnerům: www.divesoft.com, www.mesto-hranice.cz, www.lola.cz, www.olkraj.cz, www.agama-diving.cz, www.messer.cz, www.trespresidentes.eu www.erk1466.cz poděkovat za neustálou podporu. Samozřejmě děkuji i všem účastníkům akcí za profi přístup a maximální nasazení. Děkuji také vědeckým pracovníkům z Mendelovy a Karlovy univerzity za super spolupráci. Výsledky této spolupráce vždy přikládáme ke každoroční závěrečné zprávě.

























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Co udělá jeskyňář, když za sintrovou ucpávkou navrtá volnou dutinu? Sezve kamarády, půjčí si velké kladivo a vydá se zkoumat, co by tam mohlo být zajímavého. Od pátku 24. do neděle 26. července probíhal další pokus o odhalení tajemství našeho aktuálního pracoviště v Křížově jeskyni. Povedlo se nám odkrýt a vyklidit kapsu světlých jílovo-písčitých sedimentů o rozměrech zhruba 100 × 150 × 30 cm (šířka × délka × výška). Prostor je vymezený skalními bloky či výčnělky na dně a sintrem na stropě, a tak jediná možná cesta vede vpřed. Držte nám palce.

Děkujeme za výpomoc kolegům ze Speleoklub Brno ZO 6-12, Holštejnská výzkumná skupina a Speleohistorický klub Brno ZO 6-26.











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  • Genoma del Molosso di Cestoni: pubblicata la sequenza di Tadarida teniotis
    Condividi Il genoma del Molosso di Cestoni entra nelle risorse genomiche del progetto Darwin Tree of Life e di Bat1K. La nuova assemblatura riguarda una femmina rinvenuta a Ginevra e offre una base per approfondire biologia, evoluzione e conservazione della specie mediterranea. Genoma del Molosso di Cestoni e ricerca scientifica È stata pubblicata il 21 luglio 2026 la prima versione dello studio dedicato al genoma del Molosso di Cestoni, Tadarida teniotis. L’articolo, firmato da Manuel Rue
     

Genoma del Molosso di Cestoni: pubblicata la sequenza di Tadarida teniotis

Júl 27th 2026 at 13:00

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Il genoma del Molosso di Cestoni entra nelle risorse genomiche del progetto Darwin Tree of Life e di Bat1K. La nuova assemblatura riguarda una femmina rinvenuta a Ginevra e offre una base per approfondire biologia, evoluzione e conservazione della specie mediterranea.

Genoma del Molosso di Cestoni e ricerca scientifica

È stata pubblicata il 21 luglio 2026 la prima versione dello studio dedicato al genoma del Molosso di Cestoni, Tadarida teniotis. L’articolo, firmato da Manuel Ruedi, Sonja C. Vernes, Emma C. Teeling e numerosi gruppi di ricerca internazionali, è ospitato da Wellcome Open Research nel gateway Tree of Life. Al momento della pubblicazione il lavoro è indicato come in attesa di revisione paritaria.[1]

La ricerca presenta l’assemblaggio genomico ottenuto da un singolo esemplare femmina. Il materiale biologico è stato raccolto a Ginevra, in Svizzera, il 26 ottobre 2022. L’animale era stato trovato con un’ala gravemente lesionata e non recuperabile. Dopo il decesso, il reperto è stato conservato nelle collezioni del Museo di storia naturale di Ginevra.[1]

Il progetto riunisce il Darwin Tree of Life, impegnato nel sequenziamento delle specie eucariotiche della Gran Bretagna e dell’Irlanda, e Bat1K, iniziativa che punta a produrre genomi di riferimento per tutte le specie viventi di chirotteri.[1]

Dati del genoma di Tadarida teniotis

L’assemblaggio del genoma del Molosso di Cestoni comprende due aplòtìpi. Il primo raggiunge una lunghezza complessiva di 2.587,88 megabasi, mentre il secondo misura 2.416,25 megabasi. La maggior parte delle sequenze è stata organizzata in 24 pseudomolecole cromosomiche per ciascun aplòtipo.[1]

La quota organizzata a livello cromosomico è pari al 94,1% per il primo aplòtipo e al 97,35% per il secondo. Nell’assemblaggio è incluso anche il cromosoma sessuale X. I ricercatori hanno inoltre ricostruito il genoma mitocondriale, lungo 16,88 kilobasi.[1]

Per ottenere questi dati sono state utilizzate tecnologie di sequenziamento PacBio HiFi, Hi-C e RNA sequencing. L’identità dell’esemplare è stata verificata attraverso caratteri morfologici e sequenze di DNA mitocondriale.[1]

Un genoma di riferimento non risponde da solo alle domande sulla conservazione della specie. Può però rendere più solide le analisi future. Sarà possibile confrontare popolazioni, esaminare la diversità genetica e studiare gli adattamenti legati a comportamento, fisiologia e ambiente.

Molosso di Cestoni tra rocce e città

Il Molosso di Cestoni è l’unico rappresentante europeo della famiglia Molossidae. È riconoscibile per la coda che si estende oltre il patagio interfemorale, per le orecchie ampie e per il muso con labbra rugose. L’apertura alare può avvicinarsi ai 45 centimetri e il peso degli adulti è compreso indicativamente tra 30 e 50 grammi.[2][1]

In Italia, Tadarida teniotis figura tra i chirotteri di maggiori dimensioni. La specie occupa fessure di pareti rocciose, gole, ponti ed edifici alti. Questi rifugi sono spesso difficili da individuare, perché le colonie possono utilizzare cavità strette e poco accessibili.[3][1]

Il genoma del Molosso di Cestoni riguarda quindi una specie strettamente collegata anche ai paesaggi costruiti. Osservazioni svolte in area suburbana a Latina hanno documentato l’uso di un’intercapedine presso una canna fumaria. Il dato evidenzia la capacità della specie di sfruttare strutture antropiche, quando presentano condizioni termiche e rifugi adatti.[4]

Ecologia del Molosso di Cestoni

La dieta è incentrata soprattutto su lepidotteri notturni, in particolare falene. Il Molosso di Cestoni caccia in spazi aperti e può emettere segnali di ecolocalizzazione a bassa frequenza, in parte udibili dall’uomo.[2][1]

Una caratteristica di rilievo è l’attività invernale. Lo studio genomico ricorda che Tadarida teniotis è l’unica specie europea nota per non entrare in torpore, una condizione che limita la sua presenza alle aree con clima favorevole.[1]

La distribuzione copre il bacino del Mediterraneo e si estende verso il Caucaso e il Mar Caspio. In Europa la specie è classificata dalla IUCN come “Least Concern”, cioè a minor preoccupazione. Resta soggetta alle misure di protezione previste dalla Direttiva Habitat dell’Unione europea e da altri accordi internazionali.[5]

Conservazione e monitoraggio genetico

La disponibilità del genoma del Molosso di Cestoni potrà sostenere studi sui collegamenti tra popolazioni e sulla loro variabilità genetica. Questi aspetti sono rilevanti per una specie presente in contesti differenti: falesie, ambienti montani, aree urbane e infrastrutture.[3][1]

Tra i temi da considerare rientrano la conservazione dei rifugi, la disponibilità di falene e l’impatto potenziale degli impianti eolici lungo le rotte di volo. Una scheda svizzera dedicata alla specie segnala anche il disturbo dei rifugi rupestri, comprese le attività di arrampicata in pareti frequentate dai pipistrelli.[2]

In Italia, il Molosso di Cestoni è stato recentemente registrato anche a 3.046 metri al Colle della Torre, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il dato mostra l’interesse di un monitoraggio esteso a quote e ambienti diversi.[6]

Il genoma del Molosso di Cestoni diventa così una risorsa aperta per chirotterologi, genetisti e studiosi della biodiversità. La pubblicazione mette a disposizione dati di base utili per indagini successive sulla specie e sulle popolazioni mediterranee.

Fonti

  • Ruedi M. et al., “The genome sequence of the European Free-tailed Bat, Tadarida teniotis (Rafinesque, 1814) (Chiroptera: Molossidae)”, Wellcome Open Research: https://wellcomeopenresearch.org/articles/11-454
  • La Scintilena, “Tadarida teniotis: il Molosso di Cestoni nel Mediterraneo”: https://www.scintilena.com/tadarida-teniotis-il-molosso-di-cestoni-nel-mediterraneo/06/29/
  • European Environment Agency, scheda specie Tadarida teniotis: https://eunis.eea.europa.eu/species/1566
  • Swiss Bat Conservation, “Species Fact Sheet: Tadarida teniotis”: https://fledermausschutz.ch/sites/default/files/2024-04/SpeciesFactSheet_Tadten_0.pdf
  • La Scintilena, “Pipistrelli da record: Sulle Alpi a oltre 3000 metri”: https://www.scintilena.com/125317-2/04/23/

Fonti
[1] The genome sequence of the European Free-tailed Bat … https://wellcomeopenresearch.org/articles/11-454
[2] [PDF] Species fact sheet Tadarida teniotis https://fledermausschutz.ch/sites/default/files/2024-04/SpeciesFactSheet_Tadten_0.pdf
[3] Tadarida teniotis: il Molosso di Cestoni nel Mediterraneo https://www.scintilena.com/tadarida-teniotis-il-molosso-di-cestoni-nel-mediterraneo/06/29/
[4] The European free-tailed bat, Tadarida teniotis, in a suburban area of Latina, Latium (Central Italy) / Il Molosso di Cestoni, Tadarida teniotis, nell’ambiente suburbano di Latina, Lazio (Italia centrale) http://www.italian-journal-of-mammalogy.it/The-European-free-tailed-bat-Tadarida-teniotis-in-a-suburban-area-of-Latina-Latium,77863,0,2.html
[5] European free-tailed bat – Tadarida teniotis – (Rafinesque, 1814) https://eunis.eea.europa.eu/species/1566
[6] Pipistrelli da record: Sulle Alpi a oltre 3000 metri … https://www.scintilena.com/125317-2/04/23/
[8] Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf http://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2015/10/Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf
[9] Articles from gateway Tree of Life https://wellcomeopenresearch.org/gateways/treeoflife/darwintreeoflife
[10] Articles from gateway Tree of Life https://wellcomeopenresearch.org/gateways/treeoflife
[11] Ho trovato un pipistrello 2 https://www.tutelapipistrelli.it/ho-trovato-un-pipistrello-2/
[12] Diversità e ruolo ecologico dei pipistrelli https://www.scintilena.com/diversita-e-ruolo-ecologico-dei-pipistrelli-2/05/10/
[13] Roma, vi aspettiamo per conoscere i pipistrelli tutti i … https://www.tutelapipistrelli.it/2013/12/22/roma-vi-aspettiamo-per-conoscere-i-pipistrelli-tutti-i-weekend-di-ottobre-al-bioparco/
[14] Cuccioli | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/photogallery/cuccioli/
[15] TORNANO I WEEKEND CON I PIPISTRELLI AL … https://www.scintilena.com/tornano-i-weekend-con-i-pipistrelli-al-bioparco-di-roma/04/02/
[16] Notte Internazionale dei Pipistrelli 2025: Grande … https://www.scintilena.com/notte-internazionale-dei-pipistrelli-2025-grande-mobilitazione-per-la-conservazione-dei-chirotteri/08/30/
[17] Photogallery | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/photogallery/
[18] Al Bioparco di Roma tornano i weekend con i pipistrelli https://www.tutelapipistrelli.it/2014/03/26/al-bioparco-di-roma-tornano-i-weekend-con-i-pipistrelli/
[19] [PDF] Guidelines for bat monitoring – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/conservazione-natura/files/6732_19bisEngChirotteri_completo.pdf
[20] AGREEMENT ON THE CONSERVATION OF BATS IN EUROPE https://www.eurobats.org/sites/default/files/documents/pdf/National_Reports/nat_rep_It_2006_rev1.pdf
[21] European free-tailed bat – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/European_free-tailed_bat
[22] BAT RESEARCH NEWS https://www.eaglehill.us/programs/journals/nabr/BRN-archives/Volume46.pdf
[23] Journal of Bat Research & Conservation https://secemu.org/wp-content/uploads/2022/05/Prylutska_et_al_2020.pdf
[24] Microsoft Word – REPORT FINALE POSTA FIBRENO.doc https://www.parchilazio.it/documenti/schede/tecnici_65_allegato1.pdf
[25] TutelaPipistrelli.it: Sito italiano dedicato ai chirotteri https://www.tutelapipistrelli.it/
[26] BioOne sees sustainable scholarly publishing as an inherently collaborative enterprise connecting authors, nonprofit https://downloads.regulations.gov/FWS-R4-ES-2019-0106-0002/attachment_58.pdf
[27] Distribution and status of Bats (Mammalis, Chiroptera) in alpine and prealpine areas of Lombardy (Northern Italy) https://www.academia.edu/664693/Distribution_and_status_of_Bats_Mammalis_Chiroptera_in_alpine_and_prealpine_areas_of_Lombardy_Northern_Italy_

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  • Glaciospeleologia, lo studio delle grotte nei ghiacciai
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Glaciospeleologia, lo studio delle grotte nei ghiacciai

Júl 27th 2026 at 12:00

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La glaciospeleologia osserva cavità effimere, corsi d’acqua interni e mulini glaciali: dati utili per comprendere l’evoluzione dei ghiacciai e i rischi legati alla loro rapida trasformazione.

Glaciospeleologia: cosa studia la disciplina

La glaciospeleologia è il settore della speleologia dedicato all’esplorazione, al rilievo e allo studio delle cavità che si sviluppano nei ghiacciai. Sono ambienti molto diversi dalle grotte carsiche. La loro forma cambia in tempi brevi, spesso durante una sola stagione di fusione.[1]

Le grotte glaciali possono essere interne al ghiaccio, alla sua base oppure lungo il contatto tra ghiaccio e roccia. L’acqua di fusione è il principale agente che ne determina l’apertura. Torrenti superficiali e cascate vengono inghiottiti da fratture e pozzi, scavando tunnel, meandri e saloni nel corpo del ghiacciaio.[2]

La glaciospeleologia comprende quindi l’osservazione di condotti idrici, cavità endoglaciali, spazi subglaciali e mulini glaciali. Questi ultimi sono pozzi quasi verticali, spesso tubolari, nei quali l’acqua superficiale entra in profondità e alimenta il drenaggio interno del ghiacciaio.[3][4]

Grotte glaciali e acqua di fusione

L’evoluzione delle grotte nel ghiaccio dipende dalla temperatura, dalla quantità d’acqua, dalla pressione esercitata dalla massa glaciale e dal movimento del ghiacciaio. Un condotto può allargarsi, restringersi o chiudersi in pochi giorni.[1]

In estate, la fusione genera portate importanti. L’acqua percorre la superficie, raggiunge crepacci o inghiottitoi e viene trasferita verso la base del ghiacciaio. In questo modo, le cavità glaciali mostrano direttamente il funzionamento della rete idrologica interna.[2]

La loro instabilità è una caratteristica centrale. Crolli, collassi delle volte, improvvise variazioni di portata e aperture di crepacci rendono questi ambienti difficili da frequentare. La glaciospeleologia richiede quindi preparazione speleologica, alpinistica e una valutazione continua delle condizioni sul campo.[5][1]

Glaciospeleologia alpina e monitoraggio

In Italia la ricerca sulle grotte di ghiaccio si è sviluppata in modo rilevante a partire dagli anni Ottanta. Le tecniche di progressione su corda e una crescente specializzazione hanno consentito di affrontare cavità prima osservate solo in modo episodico.[6]

Le attività non si limitano all’esplorazione. Gli speleologi realizzano rilievi topografici, fotografie, confronti tra campagne successive e documentazione delle variazioni dei condotti. Questi dati permettono di verificare come cambino gli spazi interni in relazione al ritiro e alla perdita di massa dei ghiacciai.[7][6]

Il Progetto Speleologia Glaciale, attivo dal 2008 e articolato tra diversi gruppi italiani, ha raccolto osservazioni sui ghiacciai vallivi dell’arco alpino. Le ricerche hanno evidenziato che la trasformazione dei ghiacciai riguarda anche i loro sistemi interni, non soltanto le fronti e le superfici visibili.[8][6]

Esperienze citate nelle ricerche italiane riguardano, tra gli altri, il Ghiacciaio dei Forni in Lombardia e il Morteratsch in Svizzera. Il confronto ripetuto tra cavità e morfologie esterne può aiutare a leggere la relazione tra circolazione dell’acqua, dinamica glaciale e arretramento delle masse di ghiaccio.[6]

Cambiamento climatico e cavità effimere

La glaciospeleologia si inserisce oggi nello studio del cambiamento climatico perché i ghiacciai sono sottoposti a una trasformazione rapida. L’aumento della fusione può aprire nuove cavità e modificare quelle esistenti, incrementando anche l’imprevedibilità degli ambienti interni.[5]

Una grotta di ghiaccio non è un archivio stabile come una grotta in roccia. Può sparire prima che sia possibile completarne il rilievo. Per questo, la documentazione diventa parte essenziale dell’attività: fotografie, misure e cartografie conservano dati su forme che potrebbero non essere più presenti l’anno successivo.[9][10]

La ricerca glaciospeleologica è utile anche per comprendere la gestione delle risorse idriche. I canali interni regolano il trasferimento dell’acqua di fusione verso valle e condizionano la pressione alla base del ghiacciaio. Osservare questi percorsi consente di integrare il punto di vista speleologico con glaciologia e idrologia.[3][5]

Sicurezza nella speleologia glaciale

La frequentazione delle cavità glaciali non può essere assimilata alla visita di una grotta turistica o di una cavità carsica stabile. Il ghiaccio è in movimento, le pareti mutano e l’acqua può aumentare rapidamente di portata.[1][2]

Le esplorazioni devono essere condotte da persone formate, con attrezzature adeguate e una pianificazione legata alle condizioni meteorologiche e stagionali. La valutazione del rischio include la stabilità degli ingressi, la presenza di scariche d’acqua, l’evoluzione dei crepacci e la possibilità di crolli.[5][1]

La glaciospeleologia mantiene quindi una doppia funzione. Da una parte documenta un patrimonio naturale transitorio. Dall’altra produce osservazioni sullo stato dei ghiacciai, in una fase nella quale il cambiamento delle loro forme interne è sempre più rapido.[8][9]

Fonti

Fonti
[1] documentazione dell’esplorazione delle grotte glaciali https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[2] Nel cuore dei ghiacciai: la speleologia glaciale dalle Alpi, … https://www.scintilena.com/nel-cuore-dei-ghiacciai-la-speleologia-glaciale-dalle-alpi-alla-patagonia-e-alla-groenlandia/01/16/
[3] Ghiaccio, ultima frontiera: gli speleologi italiani dentro i … https://www.scintilena.com/ghiaccio-ultima-frontiera-gli-speleologi-italiani-dentro-i-ghiacciai-alpini-tra-storia-scienza-e-urgenza-climatica/05/03/
[4] I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica … https://www.scintilena.com/i-mulini-glaciali-i-pozzi-verticali-piu-misteriosi-delle-alpi-e-la-fisica-che-li-scava/05/02/
[5] Incontro di Speleologia Glaciale a Bergamo https://www.scintilena.com/incontro-di-speleologia-glaciale-a-bergamo/03/17/
[6] I ghiacciai degli speleologi https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/ghiacciai-speleologi/
[7] Nuove Esplorazioni in Vallelunga: Speleologia Glaciale https://www.scintilena.com/nuove-esplorazioni-in-vallelunga-speleologia-glaciale/01/01/
[8] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[9] Dentro il Ghiaccio che Scompare: la Glaciospeleologia e le … https://www.scintilena.com/dentro-il-ghiaccio-che-scompare-la-glaciospeleologia-e-le-grotte-che-esistono-solo-per-qualche-estate/05/02/
[10] Grotte effimere: la filosofia dello speleologo che entra in un … https://www.scintilena.com/grotte-effimere-la-filosofia-dello-speleologo-che-entra-in-un-luogo-che-non-rivedra-mai-piu/05/02/
[13] Come si formano le grotte nel ghiaccio, ricerca a cura di … https://www.scintilena.com/come-si-formano-le-grotte-nel-ghiaccio-ricerca-a-cura-di-eni-scuola/06/21/
[14] La Venta e i ghiacciai: come un’associazione italiana è … https://www.scintilena.com/la-venta-e-i-ghiacciai-come-unassociazione-italiana-e-diventata-riferimento-mondiale-nella-speleologia-glaciale/05/02/
[15] Tra ghiaccio e fuoco: speleologia d’esplorazione in Islanda … https://www.scintilena.com/tra-ghiaccio-e-fuoco-speleologia-desplorazione-e-davventura-in-islanda-e-sulle-alpi/01/22/
[16] Glaciospeleologia Archivi https://www.scintilena.com/category/glaciospeleologia/
[17] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[18] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[19] Video You Tube – Glaciospeleologia https://www.scintilena.com/video-you-tube-glaciospeleologia/01/06/
[20] Glaciospeleologia Archivi – Pagina 11 di 11 https://www.scintilena.com/category/glaciospeleologia/page/11/
[21] untitled http://www.speleo.it/site/images/speleologia/Speleologia_68_Giu_2013.pdf
[22] 2325vianelli.qxd https://www.nimbus.it/meteoshop/Estratti/Nimbus/2325vianelli.pdf
[23] Quante cose si sono accalcate https://www.congressospeleo2020.it/wp-content/uploads/2023/11/ormea2.pdf
[24] [PDF] Trent’anni di Abissi di Ghiaccio – IRIS-AperTO https://iris.unito.it/retrieve/e27ce428-5ae5-2581-e053-d805fe0acbaa/44-49_abissi%20di%20ghiaccio_badino.pdf
[25] Dieci anni di esplorazioni nelle grotte della Groenlandia: il Greenland Caves Project e le nuove frontiere della speleologia artica – Scintilena https://www.scintilena.com/dieci-anni-di-esplorazioni-nelle-grotte-della-groenlandia-il-greenland-caves-project-e-le-nuove-frontiere-della-speleologia-artica/07/28/

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