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    Condividi Matteo Capurro del CESBIN sarà ospite di Biologia Sotterranea Piemonte per approfondire le ricerche sull’anguilla europea. Lo studio pubblicato nel 2026 è nato dopo due osservazioni nella Grotta di Valdemino, a Borgio Verezzi Domani, mercoledì 28 ottobre alle 20:30, Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca torna con le sue serate divulgative dedicate alle ricerche sul mondo sotterraneo. Ospite dell’incontro online sarà Matteo Capurro del CESBIN, che parlerà di anguille e de
     

Anguille nelle grotte: il 28 ottobre 2026 una serata online sulle ricerche negli ambienti carsici

Október 27th 2026 at 08:30

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Matteo Capurro del CESBIN sarà ospite di Biologia Sotterranea Piemonte per approfondire le ricerche sull’anguilla europea. Lo studio pubblicato nel 2026 è nato dopo due osservazioni nella Grotta di Valdemino, a Borgio Verezzi

Domani, mercoledì 28 ottobre alle 20:30, Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca torna con le sue serate divulgative dedicate alle ricerche sul mondo sotterraneo. Ospite dell’incontro online sarà Matteo Capurro del CESBIN, che parlerà di anguille e del loro rapporto, ancora poco conosciuto, con gli ambienti carsici.

La serata nasce dalle domande suscitate da una recente ricerca dedicata all’anguilla europea (Anguilla anguilla) negli ambienti carsici costieri, pubblicata nel 2026 sulla rivista Environmental Biology of Fishes.

Scintilena aveva già raccontato lo studio lo scorso luglio. La ricerca ha preso avvio da due osservazioni avvenute nel febbraio 2022 e nel dicembre 2023 nel settore non turistico della Grotta di Valdemino, nel complesso delle Grotte di Borgio Verezzi, in Liguria.

A circa 600 metri dal mare, i ricercatori hanno osservato anguille lunghe indicativamente tra 10 e 20 centimetri. Le differenti dimensioni fanno ritenere probabile che si trattasse di due individui distinti.

Da quelle osservazioni è nata una domanda tutt’altro che banale: che cosa ci fanno le anguille dentro una grotta?

Le grotte come rifugio o via di passaggio

Per cercare una risposta, i ricercatori hanno esteso le indagini alle acque superficiali collegate al sistema carsico.

Nel torrente Bottassano sono stati catturati cinque esemplari appartenenti a differenti fasi del ciclo vitale. Il corso d’acqua presenta lunghi tratti temporanei e possibili flussi subalvei, in un territorio nel quale le connessioni tra acque superficiali e sotterranee possono avere un ruolo importante negli spostamenti della fauna acquatica.

Le ipotesi aperte sono diverse.

Le grotte potrebbero rappresentare vie di passaggio utilizzate dalle anguille durante gli spostamenti tra il mare e le acque interne, oppure essere raggiunte attraverso collegamenti carsici con corsi d’acqua vicini. Gli ambienti sotterranei potrebbero anche costituire zone di rifugio, alimentazione o crescita.

Particolarmente interessante è la possibilità che le cavità offrano un riparo durante i periodi di siccità, quando alcuni corsi d’acqua superficiali si riducono o scompaiono.

Si tratta ancora di ipotesi da verificare attraverso nuove ricerche.

Una specie in forte declino

L’anguilla europea compie uno dei cicli migratori più singolari tra i pesci.

Nasce nel Mar dei Sargassi, nell’Atlantico, e le larve raggiungono dopo un lunghissimo viaggio le coste europee. Gli animali possono quindi colonizzare fiumi, laghi, lagune e altri ambienti acquatici prima di tornare, raggiunta la maturità, verso l’Atlantico per riprodursi.

La specie è oggi considerata in pericolo critico dalla Lista Rossa IUCN. La frammentazione dei corsi d’acqua, gli ostacoli alla migrazione, la pesca, le modificazioni degli habitat e i periodi di siccità rappresentano alcune delle pressioni che contribuiscono al suo declino.

Comprendere se anche le acque sotterranee e i sistemi carsici costieri facciano parte degli ambienti utilizzati dall’anguilla potrebbe quindi avere conseguenze importanti per la sua conservazione.

Lo studio del 2026 è firmato da Giacomo Actis Dato, Dario Ottonello, Adriano Fiorucci, Bartolomeo Vigna, Matteo Capurro, Valentina Balestra e Fabrizio Oneto.

Proprio Matteo Capurro approfondirà questi temi durante l’incontro online organizzato da Biologia Sotterranea Piemonte.

La serata inizierà mercoledì 28 ottobre alle 20:30.

Link alla videochiamata:
https://meet.google.com/zpw-rneo-wtk

Fonti

Actis Dato G. et al. – Environmental Biology of Fishes – The role of coastal karst environments for the conservation of Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758) in the Mediterranean area – 2026
https://doi.org/10.1007/s10641-026-01875-z

Politecnico di Torino – Archivio istituzionale della ricerca – The role of coastal karst environments for the conservation of Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758) in the Mediterranean area – 2026
https://iris.polito.it/handle/11583/3016419

ARPAL Liguria – Anguille in grotta: un rifugio per una specie a rischio – 29 luglio 2026
https://www.arpal.liguria.it/home-page/notizie-tematiche/item/anguille-in-grotta-un-rifugio-per-una-specie-a-rischio.html

Scintilena – Anguille e grotte costiere: uno studio apre nuove prospettive sulla conservazione della specie – 13 luglio 2026
https://www.scintilena.com/anguille-e-grotte-costiere-uno-studio-apre-nuove-prospettive-sulla-conservazione-della-specie/07/13/

Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca – 26 ottobre 2026 via social: comunicazione della serata divulgativa del 28 ottobre 2026

Foto Valentina Balestra

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  • Le stalagmiti del Perù raccontano 450.000 anni di monsoni
    Condividi Trenta stalagmiti provenienti da tre grotte delle Ande hanno permesso di ricostruire le variazioni delle piogge in Sud America Uno studio universitario ha dimostrato che la consueta “altalena” tra i monsoni asiatici e sudamericani ha avuto importanti eccezioni Le stalagmiti conservano nella loro crescita una memoria dei climi del passato. Un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato da studiosi dello Union College di New York, con la partecipazione di ricercatori della Uni
     

Le stalagmiti del Perù raccontano 450.000 anni di monsoni

Október 27th 2026 at 04:30

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Trenta stalagmiti provenienti da tre grotte delle Ande hanno permesso di ricostruire le variazioni delle piogge in Sud America

Uno studio universitario ha dimostrato che la consueta “altalena” tra i monsoni asiatici e sudamericani ha avuto importanti eccezioni

Le stalagmiti conservano nella loro crescita una memoria dei climi del passato. Un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato da studiosi dello Union College di New York, con la partecipazione di ricercatori della University of Minnesota, University of Massachusetts Amherst, University at Albany e di collaboratori locali delle grotte peruviane, ha ricostruito circa 450.000 anni di variazioni del monsone estivo sudamericano.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, si basa sulle variazioni degli isotopi dell’ossigeno registrate in 30 stalagmiti, datate con metodi radiometrici. I campioni provengono dalle grotte di Antipayarguna, Huagapo e Pacupahuain, nelle Ande peruviane.

L’altalena dei monsoni non funziona sempre

Normalmente i grandi sistemi monsonici dell’Asia e del Sud America mostrano un comportamento opposto: quando uno si rafforza, l’altro tende a indebolirsi. Una sorta di “altalena” tra i due emisferi, legata anche alle variazioni dell’orbita terrestre e della quantità di radiazione solare ricevuta.

Il lungo archivio conservato nelle stalagmiti peruviane conferma questo comportamento generale, e rivela anche qualcosa di inatteso.

I ricercatori hanno individuato dieci periodi durante i quali i monsoni asiatico e sudamericano si sono mossi nella stessa direzione, rafforzandosi o indebolendosi contemporaneamente. Alcuni di questi episodi sono durati migliaia di anni.

Diversi periodi di indebolimento simultaneo coincidono con le transizioni alla fine delle ere glaciali, caratterizzate da importanti aumenti della temperatura globale e della concentrazione atmosferica di anidride carbonica.

Temperature oceaniche, gas serra e differenze termiche tra gli emisferi potrebbero avere modificato temporaneamente il normale meccanismo che regola i monsoni.

Le grotte rivelano sempre qualcosa di interessante: anche come archivi del clima.

Un esempio vicino a noi arriva dalla Grotta della Bàsura di Toirano, in Liguria, dove un altro studio, pubblicato nel 2026 su Nature Communications e già raccontato da Scintilena, ha utilizzato gli speleotemi per ricostruire le condizioni climatiche durante la Terminazione IV, circa 340.000 anni fa, associata a uno dei più rapidi innalzamenti del livello marino documentati nell’ultimo mezzo milione di anni.

La Grotta della Bàsura di Toirano, in Liguria. Le sue stalagmiti sono state utilizzate in un recente studio paleoclimatico per ricostruire i cambiamenti avvenuti durante la Terminazione IV, circa 340.000 anni fa. Foto: Davide Papalini / Wikimedia Commons – CC BY 2.5

Dalle Ande alla Liguria, le concrezioni delle grotte conservano registrazioni climatiche che possono attraversare centinaia di migliaia di anni, offrendo informazioni preziose sui grandi cambiamenti del sistema terrestre.

Foto di copertina: la Gruta de Huagapo, nella regione di Junín, in Perù, una delle tre grotte dalle quali provengono le stalagmiti utilizzate per ricostruire circa 450.000 anni di variazioni dei monsoni. Foto: Ottocarotto / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

Fonti

Nature – Interhemispheric monsoon dynamics over the past 450,000 years – 2026Studio scientifico originale

https://www.nature.com/articles/s41586-026-11166-3

Phys.org – Ancient stalagmites reveal exceptions to Asia–South America monsoon seesaw over the past 450,000 years – 24 ottobre 2026

https://doi.org/10.1038/s41586-026-11166-3

https://phys.org/news/2026-10-ancient-stalagmites-reveal-exceptions-asiasouth.html

Nature Communications – Protracted ocean circulation slowdown drove exceptional ice-sheet melting during ice age termination IV – 16 giugno 2026

https://www.nature.com/articles/s41467-026-73733-6

Scintilena – Grotta della Bàsura: le stalagmiti raccontano uno dei più rapidi innalzamenti del mare degli ultimi 340 mila anni – 2 luglio 2026 – https://www.scintilena.com/grotta-della-basura-le-stalagmiti-raccontano-uno-dei-piu-rapidi-innalzamenti-del-mare-degli-ultimi-340-mila-anni/07/02/

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  • Boris Hora, una vita tra grotte, montagne e viaggi: uno speleologo ucraino di 57 anni muore in guerra
    Condividi Speleologo, guida e viaggiatore, aveva scelto di vivere vicino alla grotta Mlynky, dove aveva creato una base speleologica Boris Hora aveva fatto delle grotte una parte della propria vita. Speleologo, viaggiatore, guida e formatore di giovani, era una figura conosciuta nella regione di Ternopil, nell’Ucraina occidentale. La notizia della sua morte è stata comunicata dalla figlia Alina. Hora è morto il 19 ottobre 2026, a 57 anni, mentre prestava servizio nelle forze armate ucraine
     

Boris Hora, una vita tra grotte, montagne e viaggi: uno speleologo ucraino di 57 anni muore in guerra

Október 27th 2026 at 04:00

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Speleologo, guida e viaggiatore, aveva scelto di vivere vicino alla grotta Mlynky, dove aveva creato una base speleologica

Boris Hora aveva fatto delle grotte una parte della propria vita. Speleologo, viaggiatore, guida e formatore di giovani, era una figura conosciuta nella regione di Ternopil, nell’Ucraina occidentale.

La notizia della sua morte è stata comunicata dalla figlia Alina. Hora è morto il 19 ottobre 2026, a 57 anni, mentre prestava servizio nelle forze armate ucraine. La famiglia ha precisato di essere ancora in attesa dell’esito dell’esame del DNA.

Nato il 10 marzo 1969 a Ternopil, si è avvicinato giovanissimo alla speleologia. Nel 1998, nell’ambito dell’organizzazione scout ucraina Plast, ha fondato il club turistico Kristal, dedicandosi anche alla formazione dei giovani.

Ha viaggiato dal Caucaso ai Tatra, dagli Urali all’Altaj, ma un luogo ha segnato particolarmente la sua vita: la grotta Mlynky, grande sistema sotterraneo nei gessi della regione di Ternopil. Proprio qui ha conosciuto Svitlana, diventata poi sua moglie, e nel 1991 i due hanno celebrato il loro matrimonio in grotta.

Hora ha scelto successivamente di trasferirsi a Zalissia, a poca distanza da Mlynky, dove ha creato una base speleologica e ha lavorato come guida, accompagnando molte persone alla scoperta del mondo sotterraneo. Si è dedicato anche alle escursioni sul Dniester, al volontariato e alla tutela dell’ambiente.

Dopo l’inizio dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina è entrato nelle forze armate ucraine.

La sua morte tocca anche la comunità speleologica: quella comunità internazionale che nelle grotte, sulle montagne e durante le esplorazioni impara ad affidarsi agli altri, al di là della lingua e della provenienza.

Scintilena ripudia la guerra, ogni guerra, perché porta via vite, affetti, conoscenze e una parte di quel mondo che costruiamo insieme.

Davanti alla morte di un uomo resta una domanda semplice e terribile: chi siamo noi per togliere la vita a un altro essere umano?

Ogni persona che muore porta via con sé una parte irripetibile del mondo, anche del nostro.

A Boris Hora, alla sua famiglia e a quanti hanno condiviso con lui grotte, sentieri e viaggi va il nostro pensiero.

Fonti

https://suspilne.media/ternopil/1435599-zaginuv-speleolog-mandrivnik-gid-boris-gora-z-ternopilsini

https://zaxid.net/na_viyni_zaginuv_ternopilskiy_viyskoviy_i_speleolog_boris_gora_n1648623

https://ternopoliany.te.ua/zhittya/121224-ridni-chekaiut-na-rezultaty-dnk-povidomyly-pro-zahybel-mandrivnyka-z-ternopilshchyny-borysa-hory

https://gazeta.ua/articles/opinions-journal/_sob-realizuvati-sebe-treba-zhiti-dlya-kogos-boris-gora-47-rokiv-speleolog-mandrivnik/728622

Foto di copertina: la grotta Mlynky, nella regione di Ternopil, in Ucraina, alla quale Boris Hora ha legato gran parte della sua vita di speleologo e guida. Foto: Volodymyr Bondar / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0.

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  • Súhrn speleo noviniek (44. týždeň 2026)
    🔦 Prehľad speleologických noviniek Výskumná expedícia v jaskyni Rača v Gruzii priniesla nové objavy nepreskúmaných priestorov [6], zatiaľ čo v Mexiku prebieha významná expedícia s cieľom preskúmať a zdokumentovať miestne jaskynné systémy [11]. Záchranné akcie v slovenských jaskyniach boli zdokumentované prostredníctvom fotografií, ktoré zobrazujú prácu speleológov [2][5][8]. Sk_Speleo STRAŠIDLÁ VO VAŽECKEJ JASKYNI 📅 2026-10-24 Facebook Photos from Správa slovenských jaskýň's post 📅
     

Súhrn speleo noviniek (44. týždeň 2026)

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Október 26th 2026 at 09:10
Súhrn speleo noviniek (44. týždeň 2026)
🔦 Prehľad speleologických noviniek
Výskumná expedícia v jaskyni Rača v Gruzii priniesla nové objavy nepreskúmaných priestorov [6], zatiaľ čo v Mexiku prebieha významná expedícia s cieľom preskúmať a zdokumentovať miestne jaskynné systémy [11]. Záchranné akcie v slovenských jaskyniach boli zdokumentované prostredníctvom fotografií, ktoré zobrazujú prácu speleológov [2][5][8].

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  • L’acquedotto romano di Albintimilium: a Genova le nuove ricerche sul sistema sotterraneo
    Condividi Mercoledì 28 ottobre a Palazzo Ducale l’archeologo Stefano Costa presenterà le ricerche e i recenti ritrovamenti sull’antico acquedotto romano di Ventimiglia Un sistema ancora in parte da ricostruire, studiato negli ultimi anni anche attraverso l’esplorazione delle sue gallerie sotterranee con il contributo della speleologia ligure GENOVA – Le gallerie sotterranee, le opere di captazione e le nuove tracce dell’acquedotto che quasi duemila anni fa portava l’acqua alla città romana
     

L’acquedotto romano di Albintimilium: a Genova le nuove ricerche sul sistema sotterraneo

Október 26th 2026 at 04:30

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Mercoledì 28 ottobre a Palazzo Ducale l’archeologo Stefano Costa presenterà le ricerche e i recenti ritrovamenti sull’antico acquedotto romano di Ventimiglia

Un sistema ancora in parte da ricostruire, studiato negli ultimi anni anche attraverso l’esplorazione delle sue gallerie sotterranee con il contributo della speleologia ligure

GENOVA – Le gallerie sotterranee, le opere di captazione e le nuove tracce dell’acquedotto che quasi duemila anni fa portava l’acqua alla città romana di Albintimilium saranno al centro di un incontro in programma mercoledì 28 ottobre 2026 alle ore 17 a Palazzo Ducale, a Genova.

Nella Sala Borlandi della Società Ligure di Storia Patria, l’archeologo e speleologo Stefano Costa, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria, terrà la conferenza “L’acquedotto romano di Albintimilium. Ricerche e ritrovamenti recenti”.

L’incontro è organizzato dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri – Sezione di Genova, in collaborazione con la Società Ligure di Storia Patria e con il Comune di Genova.

Un acquedotto da ricostruire anche sottoterra

L’antico sistema di approvvigionamento idrico di Albintimilium, la città romana sorta nell’area dell’attuale Ventimiglia, è oggetto da tempo di studi e ricognizioni.

Particolarmente interessante per la speleologia è l’area del Rio Seborrino, a Camporosso, dove si conservano opere sotterranee legate alla captazione delle acque.

Tra queste figura una galleria di circa 40 metri, scavata in parte nella roccia e realizzata per intercettare e convogliare l’acqua verso l’acquedotto.

La ricostruzione del sistema non è semplice: molti tratti sono scomparsi, altri sono nascosti dalla vegetazione o dalle trasformazioni che il territorio ha subito nel corso dei secoli. Le ricerche moderne stanno quindi mettendo insieme archeologia, fonti storiche, ricognizioni sul terreno, rilievi ed esplorazione delle strutture ipogee.

Archeologi e speleologi insieme nelle ricerche

Alle indagini condotte negli ultimi anni hanno partecipato studiosi e speleologi liguri.

Accanto a Stefano Costa, hanno contribuito alle ricerche Giulio Montinari, archeologo della Direzione Regionale Musei Liguria, e Alessandro Pastorelli, coordinatore dello Speleo Club CAI Sanremo e referente del Catasto Speleologico Ligure per la provincia di Imperia.

Nelle ricerche e nello studio dell’acquedotto è stato coinvolto anche Henry De Santis, speleologo, archeologo, presidente dello Speleo Club Gianni Ribaldone di Genova, da anni impegnato nello studio e nella documentazione delle cavità artificiali e degli antichi sistemi idraulici.

Il contributo della speleologia assume particolare importanza proprio nei settori sotterranei, dove rilievo, documentazione fotografica e osservazione diretta delle strutture permettono di raccogliere informazioni difficilmente ottenibili dalla superficie.

Dalle ricerche del Novecento alle riscoperte del XXI secolo

Lo studio dell’acquedotto di Albintimilium ha radici lontane. Già Pietro Barocelli, durante le ricerche archeologiche condotte nei primi decenni del Novecento, aveva affrontato il problema dell’approvvigionamento idrico della città romana.

Le indagini più recenti hanno permesso di individuare nuovi elementi e di tornare sulle strutture conosciute, cercando di ricostruire il percorso dell’acqua dalle zone di captazione fino alla città e al suo importante complesso termale.

Scintilena aveva già dedicato un approfondimento all’argomento il 29 aprile 2026, in occasione dell’incontro organizzato al Museo Civico di Sanremo dal titolo “L’acquedotto di Albintimilium. Dalla prima descrizione alle riscoperte del XXI secolo”.

La conferenza del 28 ottobre a Genova offrirà ora l’occasione per fare il punto sulle ricerche e sui ritrovamenti più recenti, riportando l’attenzione su un’opera nella quale archeologia e speleologia si incontrano per ricostruire una parte ancora poco conosciuta del paesaggio sotterraneo della Liguria romana.

Informazioni

L’acquedotto romano di “Albintimilium”. Ricerche e ritrovamenti recenti
Mercoledì 28 ottobre 2026 – ore 17
Palazzo Ducale – Sala Borlandi, Società Ligure di Storia Patria
Genova

Relatore: Stefano Costa, funzionario archeologo – Soprintendenza ABAP per la Liguria.

Fonti

Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria – “L’acquedotto romano di Albintimilium”

Scintilena – “Acquedotto romano di Albintimilium: speleologi e archeologi lo riscoprono nel XXI secolo”, 29 aprile 2026

Locandina dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri – Sezione di Genova, in collaborazione con la Società Ligure di Storia Patria.

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  • “Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva a Imperia: il bosco raccontato oltre le apparenze
    Condividi Mercoledì 28 ottobre alle 20.45 il documentario sarà proiettato al Cinema Imperia di Oneglia, in collaborazione con il CAI Imperia. La serata sarà introdotta dalla presidente Simonetta Genta con una presentazione curata con il contributo degli operatori TAM Marina Abisso e Leonardo Moretti Dopo diverse proiezioni in Liguria e in tutta Italia, “Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva anche a Imperia. Il documentario diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon sarà proiettato
     

“Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva a Imperia: il bosco raccontato oltre le apparenze

Október 26th 2026 at 04:00

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Mercoledì 28 ottobre alle 20.45 il documentario sarà proiettato al Cinema Imperia di Oneglia, in collaborazione con il CAI Imperia. La serata sarà introdotta dalla presidente Simonetta Genta con una presentazione curata con il contributo degli operatori TAM Marina Abisso e Leonardo Moretti

Dopo diverse proiezioni in Liguria e in tutta Italia, “Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva anche a Imperia. Il documentario diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon sarà proiettato mercoledì 28 ottobre 2026 alle ore 20.45 al Cinema Imperia di Oneglia, in una serata organizzata in collaborazione con la Sezione CAI di Imperia.

Il costo del biglietto è unico: 6,50 euro a persona.

A introdurre la proiezione sarà Simonetta Genta, presidente del CAI Imperia. La presentazione è stata preparata, per gli aspetti legati alla tutela dell’ambiente, con gli operatori TAM Marina Abisso e Leonardo Moretti.

Un film che parla del bosco anche a chi non lo conosce

Non occorre conoscere la selvicoltura, avere esperienza del lavoro forestale o sapere già che cosa abbia significato per le foreste alpine la tempesta Vaia per entrare nel racconto di Forest.

Il documentario parte dal bosco e dalle persone che vi lavorano per affrontare questioni che riguardano il rapporto tra uomo e ambiente: che cosa significa prendersi cura di una foresta? Un bosco lasciato alla propria evoluzione è sempre la soluzione migliore? Tagliare un albero significa necessariamente danneggiare l’ambiente? E quali scelte sono possibili quando eventi estremi e parassiti modificano rapidamente interi versanti?

Sono domande sulle quali il film non costruisce risposte semplicistiche. Sono soprattutto le parole delle persone, il lavoro nel bosco e le immagini a portare lo spettatore dentro una realtà spesso osservata soltanto dall’esterno.

Nel bosco delle Melette

Il film è ambientato nel bosco del Monte Meletta, nel territorio di Gallio, sull’Altopiano dei Sette Comuni, in Veneto. Un paesaggio nel quale boschi e pascoli si alternano sulle dorsali e sui versanti e dove la presenza dell’uomo ha lasciato tracce profonde.

Tra queste ci sono le caratteristiche “Puche”, termine di origine cimbra che significa faggio: vecchi alberi dalle forme che ricordano grandi candelabri, modellati dalle antiche pratiche di capitozzatura, con le quali il tronco veniva tagliato a qualche metro da terra per favorire la produzione di nuovi rami.

Sulle Melette sono visibili anche trasformazioni molto più recenti. La tempesta Vaia del 2018 ha abbattuto milioni di alberi sulle Alpi orientali e negli anni successivi la diffusione del bostrico ha interessato vaste superfici di abete rosso.

È dentro questo paesaggio in trasformazione che Forest racconta il lavoro forestale e il difficile equilibrio tra intervento umano, evoluzione naturale, sicurezza, biodiversità e gestione del territorio.

Un film che lascia spazio al confronto

Nelle diverse occasioni in cui Forest è già stato presentato in Liguria, le proiezioni hanno registrato una buona partecipazione e hanno lasciato spazio al dibattito con il pubblico.

Si può conoscere il lavoro in bosco oppure non conoscerlo affatto. Si può sapere che cosa è stata la tempesta Vaia, avere qualche conoscenza di selvicoltura oppure avvicinarsi a questi temi per la prima volta. Non è questo l’importante. Forest merita di essere visto per ciò che racconta, per le parole delle persone, per le immagini e per le emozioni che riesce a trasmettere. Perché il bosco è un ambiente vivo, fatto di relazioni, di lavoro, di scelte e anche di contraddizioni. E forse, in un mondo che sembra diventare sempre più asettico, abbiamo bisogno di tornare a percepire anche questa complessità.

La proiezione di Imperia offrirà quindi anche l’occasione per continuare quel confronto già nato nelle precedenti serate liguri: che cosa intendiamo davvero quando parliamo di proteggere un bosco?

Informazioni

Forest – Il futuro ha radici antiche
Mercoledì 28 ottobre 2026 – ore 20.45
Cinema Imperia – Imperia Oneglia
Ingresso: 6,50 euro a persona

Serata organizzata in collaborazione con la Sezione CAI di Imperia.

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  • ESP 2026-06 Exploration of the connection Križna and Nova Križna caves, Slovenia
    The project Exploration and Scientific Study of the Connection Between Križna and Nova Križna caves was carried out in southern Slovenia from 27 June to 12 July 2026. It was the inaugural project organised under NOVA Projects and brought together nine cave divers from Slovenia, Belgium, Germany and France, working closely with Slovenian cavers and researchers. The primary exploration question was whether a physically passable underwater connection exists between Križna Jama and Nova Križna Jama.
     

ESP 2026-06 Exploration of the connection Križna and Nova Križna caves, Slovenia

Október 25th 2026 at 16:34

The project Exploration and Scientific Study of the Connection Between Križna and Nova Križna caves was carried out in southern Slovenia from 27 June to 12 July 2026. It was the inaugural project organised under NOVA Projects and brought together nine cave divers from Slovenia, Belgium, Germany and France, working closely with Slovenian cavers and researchers. The primary exploration question was whether a physically passable underwater connection exists between Križna Jama and Nova Križna Jama. The two systems are known to be hydrologically connected, but a hydrological connection does not necessarily imply a passage large enough for human passage.

The expedition combined underwater exploration with quantitative guideline surveying, biological sampling, depth-stratified water sampling, photography, video and photogrammetry. The central objective of establishing a human-passable connection was not achieved. However, the project materially changed the basis on which that question can be investigated. Nova Križna Jama was explored to 153 m underwater and remained open at the turnaround point. Approximately 190 m of unique guideline was surveyed from the shallow part of the siphon to 118 m depth. The section from approximately 118 m to the 153 m exploration limit remains unsurveyed. In Križna Jama, approximately 163 m of guideline network was surveyed, new underwater passages and chambers were found, and probable submerged cave-bear remains were documented in situ.

The survey data are one of the most important outputs of the expedition because they do not currently support a simple convergence of the known underwater routes. That result should be interpreted carefully. It does not demonstrate that no physical connection exists. The deepest section of Nova Križna Jama remains unsurveyed, newly discovered sections in Križna Jama require further integration.

The expedition team thanks the European Speleological Federation for supporting the project through the EuroSpeleo Projects programme. As sponsor of the FSE we have also received support from Aventure Verticale (https://www.aventureverticale.com/ ).

Read the full report

Kittlova Brezna in Krizna Jama, photo by Maja Mušič
Transport of gear in bags of Aventure Verticale, photo by Maja Mušič
Transport chain in Nova Krizna Jama, photo by Maja Mušič
Impressions of Krizna Jama, photo by Maja Mušič
Crossing the lakes in Krizna Jama, photo by Maja Mušič
Boats on lake in Nova Krizna Jama, photo by Maja Mušič
Transport of gear in bags of Aventure Verticale, photo by Maja Mušič
Divers in Krizna Jama, photo by Nick Derutter
Divers on surface Nova Krizna Jama, photo by Nick Derutter
Final checks on the rebreather in Krizna Jama, photo by Maja Mušič
Into the Dark in Krizna Jama, photo by Maja Mušič
Max surfacing in Nova Katedrala in Krizna Jama, photo by Maja Mušič
Kjento doing biological sampling, photo by Nick Derutter
Exploration dry parts new chamber, phoyo by Nick Derutter
Dive team in front of Krizna Jama, photo by Nick Derutter
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    STRAŠIDLÁ VO VAŽECKEJ JASKYNI Blíži sa november a do jaskýň sa na zimný spánok sťahujú netopiere, salamandry, plchy či iní zimní spachtoši. DO VAŽECKEJ JASKYNE SA VŠAK CHYSTAJÚ AJ STRAŠIDLÁ! (či tiež na zimný spánok zatiaľ nevedno). Tešia sa na Vás budúcu sobotu počas špeciálnych strašidelných prehliadok a my sa bojíme už teraz... (Feed generated with FetchRSS)
     

STRAŠIDLÁ VO VAŽECKEJ JASKYNI

STRAŠIDLÁ VO VAŽECKEJ JASKYNI

Blíži sa november a do jaskýň sa na zimný spánok sťahujú netopiere, salamandry, plchy či iní zimní spachtoši. DO VAŽECKEJ JASKYNE SA VŠAK CHYSTAJÚ AJ STRAŠIDLÁ! (či tiež na zimný spánok zatiaľ nevedno). Tešia sa na Vás budúcu sobotu počas špeciálnych strašidelných prehliadok a my sa bojíme už teraz...



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  • Archeologia subacquea e patrimonio sommerso: a Napoli la X edizione di ArcheoCamp
    Condividi Il 27 ottobre 2027, a Villa Doria d’Angri, studiosi, archeologi e professionisti del mondo subacqueo si confrontano sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, sulle competenze legate al mare e sulle prospettive dell’archeologia sommersa NAPOLI – Archeologia subacquea, patrimonio sommerso, ricerca, turismo e nuove competenze legate al mare saranno tra i temi della X edizione di ArcheoCamp, in programma martedì 27 ottobre 2026 a Napoli, nella sede di Villa Doria d’Angri,
     

Archeologia subacquea e patrimonio sommerso: a Napoli la X edizione di ArcheoCamp

Október 25th 2026 at 04:30

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Il 27 ottobre 2027, a Villa Doria d’Angri, studiosi, archeologi e professionisti del mondo subacqueo si confrontano sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, sulle competenze legate al mare e sulle prospettive dell’archeologia sommersa

NAPOLI – Archeologia subacquea, patrimonio sommerso, ricerca, turismo e nuove competenze legate al mare saranno tra i temi della X edizione di ArcheoCamp, in programma martedì 27 ottobre 2026 a Napoli, nella sede di Villa Doria d’Angri, in via Francesco Petrarca 80.

La giornata, promossa dal Centro Sub Campi Flegrei e dall’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, riunirà rappresentanti del mondo universitario, delle istituzioni, dell’archeologia e delle attività subacquee per discutere delle prospettive di conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, con particolare attenzione alle risorse legate al mare.

Patrimonio culturale e archeologia sommersa

I lavori inizieranno alle 9.30, dopo i saluti istituzionali, con una prima tavola rotonda dedicata alla “Valorizzazione del patrimonio culturale: opportunità e sfide per il futuro”.

Tra i partecipanti, molto studiosi e professionisti provenienti da università, istituzioni e realtà impegnate nell’archeologia e nella tutela del patrimonio, tra cui rappresentanti del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli e dell’Istituto Italiano per l’Archeologia Marittima e delle Strutture Sommerse.

La seconda sessione, dalle 11.30 alle 13.30, sarà dedicata alle “Competenze blu per il futuro: sfide, innovazione e prospettive di sviluppo”, affronterà il rapporto tra formazione, ricerca, innovazione e nuove professionalità connesse al mare.

Attività subacquee e valorizzazione della risorsa mare

Nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 16, il confronto si concentra su “L’attività sportiva e le blue competence per la valorizzazione turistica della risorsa mare”.

La tavola rotonda coinvolge esperti del settore subacqueo, universitario e della formazione, affrontando il ruolo delle competenze tecniche e della pratica subacquea nella conoscenza e nella fruizione responsabile del patrimonio sommerso.

Un tema particolarmente significativo in un territorio come quello dei Campi Flegrei, dove ambiente marino, archeologia e paesaggio costituiscono un patrimonio strettamente connesso.

La giornata si concluderà con la consegna del Premio Ulisse.

ArcheoCamp giunge quest’anno alla sua decima edizione, confermando il confronto tra discipline e professionalità diverse come uno degli strumenti per affrontare le nuove sfide legate alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico sommerso.

Fonte

Programma ufficiale della X edizione di ArcheoCamp – Centro Sub Campi Flegrei / Università degli Studi di Napoli “Parthenope”.

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  • Nelle grotte del Brasile le rane non sono lì per caso
    Condividi Uno studio pubblicato su Neotropical Biology and Conservation e ripreso da Bioengineer.org suggerisce che alcune rane brasiliane utilizzino stabilmente le grotte come habitat Per molto tempo le rane osservate nelle grotte brasiliane sono state considerate semplici presenze accidentali: animali entrati sottoterra occasionalmente, destinati prima o poi a uscire oppure a morire. Un lavoro pubblicato su Neotropical Biology and Conservation propone però di rivedere questa interpretazi
     

Nelle grotte del Brasile le rane non sono lì per caso

Október 25th 2026 at 04:00

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Uno studio pubblicato su Neotropical Biology and Conservation e ripreso da Bioengineer.org suggerisce che alcune rane brasiliane utilizzino stabilmente le grotte come habitat

Per molto tempo le rane osservate nelle grotte brasiliane sono state considerate semplici presenze accidentali: animali entrati sottoterra occasionalmente, destinati prima o poi a uscire oppure a morire.

Un lavoro pubblicato su Neotropical Biology and Conservation propone però di rivedere questa interpretazione.

Secondo gli autori, diverse specie di anuri utilizzano infatti le grotte in modo regolare. L’ambiente sotterraneo offre condizioni particolarmente favorevoli agli anfibi: umidità elevata e stabile, temperature poco variabili, disponibilità d’acqua, invertebrati di cui nutrirsi e riparo dai predatori.

Le osservazioni provengono da grotte distribuite in diverse regioni del Brasile e scavate in rocce molto differenti, dal calcare alla quarzite fino alle formazioni ferrifere.

Per questo i ricercatori propongono che almeno alcune di queste rane vengano considerate trogloxene: animali che utilizzano abitualmente l’ambiente sotterraneo per rifugiarsi, alimentarsi o riprodursi, pur non essendo necessariamente legati alle grotte per l’intero ciclo vitale.

La distinzione non è soltanto terminologica. Considerare gli anuri fauna accidentale significa attribuire loro poco peso negli studi e nelle valutazioni ambientali delle grotte brasiliane. Riconoscere invece che le cavità possono costituire un vero habitat apre nuove domande sulla loro ecologia e sulla necessità di includerli nei programmi di monitoraggio e conservazione.

Restano molte cose da capire: se alcune specie possano riprodursi stabilmente sottoterra, quanto a lungo vi rimangano e quale parte del loro ciclo vitale dipenda realmente dalle grotte.

Ma il punto di partenza cambia: quelle rane potrebbero non essersi perse affatto. Potrebbero essere esattamente dove vogliono stare.

Fonte: Sperandei V.D.F., Alvarenga D.D.A., Araújo M.S.D. & Pereira C.C. (2023). Are caves true habitats for anurans or more a favorable rocky environment? A discussion of habitat occupation by frogs in Neotropical caves. Neotropical Biology and Conservation, 18(3), 131–137. DOI: 10.3897/neotropical.18.e100778

Approfondimento: Bioengineer, “Frogs in Brazilian caves are residents, not lost visitors, study argues” https://bioengineer.org/frogs-in-brazilian-caves-are-residents-not-lost-visitors-study-argues/

Foto di copertina: Leptodactylus labyrinthicus, una delle specie di anuri segnalate nelle grotte brasiliane. Foto: Mario Barroso / Wikimedia Commons – CC BY 4.0

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    JESEŇ V JASKYNIACH Sezóna sprístupnených jaskýň sa pomaly končí a väčšina z nich bude od prvého novembra zatvorená, no nadchádzajúci posledný týždeň sezóny sa javí ako ideálny na ich návštevu. Najmä tých, ku ktorým cesta vedie krásnym jesenným lesom, čo je samo o sebe zážitok. Tu vyhrávajú Harmanecká jaskyňa neďaleko Banskej Bystrice a západoslovenská jaskyňa Driny neďaleko Trnavy. Veď posúďte sami, hoci počasie na najbližší týždeň zaručiť nevieme 🙂 (Feed generated with FetchRS
     

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JESEŇ V JASKYNIACH

Sezóna sprístupnených jaskýň sa pomaly končí a väčšina z nich bude od prvého novembra zatvorená, no nadchádzajúci posledný týždeň sezóny sa javí ako ideálny na ich návštevu. Najmä tých, ku ktorým cesta vedie krásnym jesenným lesom, čo je samo o sebe zážitok. Tu vyhrávajú Harmanecká jaskyňa neďaleko Banskej Bystrice a západoslovenská jaskyňa Driny neďaleko Trnavy. Veď posúďte sami, hoci počasie na najbližší týždeň zaručiť nevieme 🙂



















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  • Výskum, využívanie a ochrana jaskýň: 16
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Výskum, využívanie a ochrana jaskýň: 16

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V dňoch 6. až 8. októbra 2026 sa v Liptovskom Mikuláši a Rožňave uskutočnila 16. vedecká konferencia Výskum, využívanie a ochrana jaskýň. Tohtoročné podujatie bolo výnimočné aj tým, že sa konalo pri príležitosti 100. výročia objavenia jaskyne Domica, jednej z najvýznamnejš...

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