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  • Giornata internazionale delle grotte e del carso: alla Heimkehle il debutto tedesco del 12 e 13 settembre
    Condividi La Giornata internazionale delle grotte e del carso entra nel programma della NaturErlebnisHöhle Heimkehle, nel Südharz: visite, attività per famiglie, divulgazione sui pipistrelli, escursioni e una lunga notte dedicata al mondo sotterraneo. La NaturErlebnisHöhle Heimkehle di Uftrungen, nel comune tedesco di Südharz, ospiterà il 12 e 13 settembre 2026 un appuntamento dedicato alla prima celebrazione della Giornata internazionale delle grotte e del carso. L’iniziativa è promossa
     

Giornata internazionale delle grotte e del carso: alla Heimkehle il debutto tedesco del 12 e 13 settembre

September 9th 2026 at 10:00

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La Giornata internazionale delle grotte e del carso entra nel programma della NaturErlebnisHöhle Heimkehle, nel Südharz: visite, attività per famiglie, divulgazione sui pipistrelli, escursioni e una lunga notte dedicata al mondo sotterraneo.

La NaturErlebnisHöhle Heimkehle di Uftrungen, nel comune tedesco di Südharz, ospiterà il 12 e 13 settembre 2026 un appuntamento dedicato alla prima celebrazione della Giornata internazionale delle grotte e del carso. L’iniziativa è promossa sul posto dalla grotta turistica, dal Biosphärenreservat Karstlandschaft Südharz e dal Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher (VdHK), l’associazione tedesca di speleologi e studiosi del carsismo.

Il cuore della ricorrenza cade domenica 13 settembre. La data è stata proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025 come International Day of Caves and Karst. Il 2026 sarà quindi il primo anno di celebrazione internazionale. L’obiettivo dichiarato è accrescere la conoscenza pubblica delle cavità naturali e dei paesaggi carsici, delle loro risorse idriche, della biodiversità e del loro valore geologico e culturale.

Giornata internazionale delle grotte e del carso, una nuova ricorrenza UNESCO

La Giornata internazionale delle grotte e del carso è nata da una proposta dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS), sostenuta dalla Slovenia e approvata durante la Conferenza generale dell’UNESCO a Samarcanda il 12 novembre 2025. Il 13 settembre è stato scelto anche in riferimento alla prima presentazione delle grotte e del carso all’UNESCO, avvenuta in quella data nel 2021.

La ricorrenza richiama temi che vanno oltre la frequentazione speleologica. I sistemi carsici costituiscono riserve e vie di circolazione delle acque sotterranee. Conservano archivi climatici e sedimentari. Ospitano fauna specializzata e spesso vulnerabile. Sono inoltre luoghi di interesse archeologico, storico e paesaggistico.

Il VdHK ha invitato associazioni, federazioni regionali, grotte turistiche e singoli gruppi a partecipare con escursioni, conferenze, attività divulgative e iniziative rivolte alle amministrazioni. In Germania, la Giornata internazionale delle grotte e del carso sarà affiancata il sabato da una “Lange Nacht der Höhlen”, una lunga notte delle grotte in parte proposta anche in collegamento streaming.

Heimkehle e il carsismo del Südharz

La sede scelta per l’appuntamento è la Heimkehle, presso Uftrungen, nell’area del Südharz, in Sassonia-Anhalt. La cavità ha uno sviluppo complessivo indicato in 2.000 metri, dei quali circa 700 sono attrezzati per la visita. Il percorso turistico attraversa il Kleiner Dom, il Riegelgang, il Großer Dom, alto 22 metri, il Riesentunnel e la Thyrahalle, dove si trova il Thyrasee.

La Heimkehle è una grotta carsica, memoriale e sito utilizzato dai pipistrelli. La sua storia impone anche una lettura civile del luogo. Durante la seconda guerra mondiale 1.500 detenuti del sottocampo di Dora furono costretti a realizzare impianti produttivi nella grotta. Un memoriale nel Kleiner Dom ricorda le vittime del regime nazista. Il riconoscimento di Geotopo nazionale, attribuito nel 2019, si affianca quindi alla dimensione naturalistica e alla memoria storica.

Il centro informativo esterno ospita una mostra Natura 2000 con postazioni interattive dedicate ad ambiente, tutela della natura, sostenibilità e specie protette. Questo contesto rende la Heimkehle un luogo adatto a tradurre i temi della Giornata internazionale delle grotte e del carso in attività aperte a pubblici diversi.

Programma alla Heimkehle tra visite, pipistrelli e divulgazione

Secondo il programma diffuso dagli organizzatori, sabato 12 settembre le visite tematiche sotterranee sono previste alle 10, alle 12, alle 14 e alle 16. La proposta delle 14 sarà una visita con torcia; ai partecipanti viene chiesto di portare una propria lampada. Alle 10.30 e alle 14.30 la geologa e speleologa Christel Völker condurrà escursioni in superficie dedicate alle forme carsiche attorno alla Heimkehle.

Dalle 10 alle 17 sarà aperto un punto informativo con conferenze e film dedicati a grotte e carso, realizzati in cooperazione con il VdHK. Il programma per bambini e famiglie comprende osservazioni con lente a bicchiere, attività sulle rocce, laboratori sui pipistrelli e presentazioni di grotte tridimensionali in ambiente virtuale. Alle 19.30 è annunciato, davanti alla grotta, un incontro serale sul mondo dei pipistrelli con il biologo Marcus Fritze. Dal tardo pomeriggio si inserirà la Lange Nacht der Höhlen, con contenuti condivisi anche attraverso il canale YouTube del VdHK.

Domenica 13 settembre, giornata centrale della Giornata internazionale delle grotte e del carso, il centro informativo resterà attivo dalle 10 alle 17. Le visite sotterranee manterranno gli orari delle 10, 12, 14 e 16. La visita di mezzogiorno avrà come tema “La Heimkehle come monumento”; alle 14 tornerà la formula con torcia. Le escursioni di Christel Völker sulle manifestazioni carsiche locali sono previste alle 10.30 e alle 14.30.

Alle 14.30, davanti all’ingresso della Heimkehle, è in calendario un concerto per pianoforte eseguito da Stephan Hohlweg su un pianoforte mobile. Il programma intreccia così divulgazione geologica, conoscenza degli ambienti sotterranei, educazione ambientale e memoria del sito.

Per la visita ordinaria, la Heimkehle comunica l’obbligo del casco, il divieto di accesso ai bambini sotto i tre anni e il divieto di introdurre cani nella grotta e nel centro informativo. Le partenze ordinarie nel periodo aprile-ottobre sono indicate alle 10, 12, 14 e 16; l’ultima visita richiede prenotazione. Le informazioni operative e le eventuali limitazioni delle visite tematiche vanno verificate prima della partenza presso la gestione della grotta.

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  • Grotte del Canin, a Sella Nevea il convegno sul grande sistema carsico delle Alpi Giulie
    Condividi Il 13 settembre 2026 il Parco delle Prealpi Giulie riunisce geologi e speleologi italiani, sloveni e ungheresi per la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo Foto di copertina di Paolo Manca Chiusaforte (UD), 13 settembre 2026 – Le Grotte del Canin saranno al centro di un incontro pubblico dedicato alla geologia, alla ricerca e a decenni di esplorazioni sotterranee. Domenica 13 settembre, dalle ore 10.00, il Centro Polifunzionale di Sella Nevea ospiterà il c
     

Grotte del Canin, a Sella Nevea il convegno sul grande sistema carsico delle Alpi Giulie

September 9th 2026 at 09:00

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Il 13 settembre 2026 il Parco delle Prealpi Giulie riunisce geologi e speleologi italiani, sloveni e ungheresi per la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

Foto di copertina di Paolo Manca

Chiusaforte (UD), 13 settembre 2026 – Le Grotte del Canin saranno al centro di un incontro pubblico dedicato alla geologia, alla ricerca e a decenni di esplorazioni sotterranee.

Domenica 13 settembre, dalle ore 10.00, il Centro Polifunzionale di Sella Nevea ospiterà il convegno “Il mondo ipogeo del Canin”. L’ingresso è gratuito.

L’iniziativa è organizzata dal Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie con il Club Alpinistico Triestino.

È realizzata con il contributo del Servizio geologico della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, ai sensi della legge regionale 15/2016. Il convegno è inserito nella prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, ricorrenza UNESCO fissata ogni anno al 13 settembre.

La data collega l’appuntamento di Sella Nevea a un programma internazionale che avrà uno dei suoi momenti principali a Postumia, in Slovenia. Per il Canin il collegamento è anche geografico e scientifico: il massiccio è condiviso fra Italia e Slovenia e le sue reti sotterranee sono il risultato di una lunga attività esplorativa condotta oltre confine.

Grotte del Canin e geodiversità delle Alpi Giulie

Il Monte Canin è formato in prevalenza da rocce carbonatiche. Calcari e dolomie si sono deposti in ambiente marino circa 200 milioni di anni fa. In particolare, l’estensione e la purezza dei Calcari del Dachstein costituiscono una base favorevole allo sviluppo del carsismo.

L’acqua meteorica penetra nelle fratture e nei piani di stratificazione. Nel tempo allarga i percorsi e costruisce un paesaggio fatto di campi solcati, doline, pozzi, gallerie e grandi risorgive. Sull’altipiano del Foran dal Muss questa morfologia raggiunge una delle espressioni più evidenti delle Alpi Giulie. Il Parco segnala qui la presenza congiunta di fenomeni carsici superficiali e profondi.

Le Grotte del Canin non sono quindi soltanto cavità da esplorare. Sono parte di un sistema idrogeologico di alta quota. Le acque assorbite dall’altipiano riemergono anche in Val Raccolana. Il Fontanon di Goriuda, geosito di interesse nazionale, è una risorgiva perenne posta al contatto fra la Dolomia Principale e i sovrastanti calcari del Dachstein. A questa sorgente sarà dedicato uno degli interventi della mattinata, insieme alla Risorgiva del Monte Sart.

Il Sistema del Monte Canin, quasi 90 chilometri rilevati

Uno dei temi di maggiore rilievo riguarda la dimensione del reticolo ipogeo. Il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia definisce il Sistema del Monte Canin come l’unione del Complesso Foran del Muss e del Complesso Col delle Erbe. La connessione fra la Grotta Clemente e la cavità Rotule Spezzate, realizzata nel 2019, ha collegato i due complessi.

Lo sviluppo spaziale complessivo è stimato vicino ai 90 chilometri. Il dato rende il Sistema del Monte Canin il più lungo d’Italia secondo il Catasto regionale. La stessa scheda segnala un punto importante per la lettura del record: la distinzione fra una grotta a più ingressi, un complesso e un macro-complesso non dispone di standard nazionali o internazionali univoci. La denominazione adottata conserva perciò anche la storia autonoma dei due grandi complessi esplorati.

Le Grotte del Canin raccontano una ricerca iniziata alla fine degli anni Sessanta e proseguita per generazioni. L’evoluzione delle tecniche su corda e l’impiego di bivacchi speleologici hanno reso possibili campagne sempre più articolate su un massiccio vasto, severo e ricco di ingressi. Il confronto fra rilievi, dati catastali ed esplorazioni continua a essere essenziale per definire la struttura del sistema e i suoi rapporti con le risorgenze.

Il programma del convegno sulle Grotte del Canin

Dopo i saluti del sindaco di Chiusaforte Fabrizio Fuccaro e della presidente del Parco naturale delle Prealpi Giulie Anna Micelli, la mattinata si aprirà con Paolo Manca e Massimo Zanetti del Servizio geologico regionale. Il loro intervento sarà dedicato alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico del Friuli Venezia Giulia.

Il geologo Andrea Mocchiutti affronterà la geologia e la geomorfologia del Monte Canin con l’intervento “La fantasia dell’acqua e della roccia”. Franco Gherlizza e Clarissa Brun, per il Club Alpinistico Triestino, ripercorreranno cinquant’anni di campi speleologici del CAT sul Canin.

Il Gruppo speleologico ungherese “Gortani” presenterà trentatré anni di attività nel massiccio. Jure Ti?ar, del Club speleologico Novo Mesto, parlerà invece delle esplorazioni slovene con “Una montagna, due versanti, abissi infiniti”. Franco Riosa e Franco Gherlizza illustreranno le ricerche speleosubacquee alla Risorgiva del Monte Sart e al Fontanon di Goriuda. Gherlizza proporrà anche un intervento dedicato al Monte Canin nelle leggende. La moderazione è affidata al geologo Giuseppe Muscio. Al termine è previsto un momento conviviale.

Grotte del Canin, conoscenza e tutela

La prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo nasce per accrescere l’attenzione sugli ambienti ipogei, sui paesaggi carsici e sulle risorse idriche collegate. Per un’area come il Canin, dove il carsismo di superficie e quello profondo formano un sistema continuo, divulgazione e tutela dipendono dalla qualità delle conoscenze disponibili.

Il convegno di Sella Nevea propone quindi un quadro che unisce geologia, catasto, esplorazione, speleosubacquea e memoria delle associazioni. Le Grotte del Canin saranno raccontate da chi ne ha studiato strutture, acque e percorsi, senza separare il patrimonio naturale dalla storia delle ricerche che ne hanno ampliato la conoscenza.

Informazioni pratiche

  • Evento: Il mondo ipogeo del Canin
  • Quando: domenica 13 settembre 2026, ore 10.00
  • Dove: Centro Polifunzionale, Sella Nevea, Chiusaforte (UD)
  • Ingresso: gratuito
  • Informazioni: info@parcoprealpigiulie.it
  • Sito dell’ente: https://www.parcoprealpigiulie.it/

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Stage di speleologia a Varese: il Gruppo Speleologico Prealpino porta i principianti dal CAI Carnago alle grotte del Campo dei Fiori

September 9th 2026 at 08:00

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Dal 1° al 4 ottobre 2026, teoria, palestra di roccia ad Arcisate e uscita in grotta compongono lo stage di speleologia del Gruppo Speleologico Prealpino. L’iniziativa si inserisce nelle attività di ricerca, divulgazione e tutela del carsismo varesino.

Stage di speleologia: tre appuntamenti tra Carnago, Arcisate e Campo dei Fiori

Il Gruppo Speleologico Prealpino e la sezione CAI di Carnago propongono uno stage di speleologia in tre giornate, destinato a chi desidera avvicinarsi in modo guidato all’ambiente ipogeo. Il calendario è fissato per giovedì 1°, sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026.

Il primo incontro si terrà il 1° ottobre, dalle 21 alle 23.30. La serata teorica affronterà la storia della speleologia, le attrezzature personali e collettive, i materiali e le nozioni di carsismo e speleogenesi. Spazio anche alla lettura delle forme carsiche, sia in superficie sia sottoterra, e al ruolo dell’esplorazione nella conoscenza delle cavità.

Lo stage di speleologia propone quindi un percorso progressivo. Prima si acquisiscono riferimenti tecnici e ambientali. Poi si passa alla pratica controllata. L’ultima tappa è la grotta.

Palestra di roccia ad Arcisate: le manovre prima della grotta

Sabato 3 ottobre i partecipanti si ritroveranno alla palestra di roccia di Arcisate. Sotto la supervisione degli istruttori CAI, il programma prevede l’impiego di imbragatura e attrezzatura specifica, con esercizi di salita e discesa su corda e le principali manovre in parete.

Questa fase è centrale per uno stage di speleologia rivolto a esordienti. La progressione verticale richiede infatti familiarità con dispositivi, corde e procedure. La palestra permette di esercitarsi in un ambiente esterno, prima dell’ingresso in cavità dove spazi, umidità, buio e morfologie rendono la gestione dei movimenti più complessa.

La domenica successiva, 4 ottobre, è prevista l’escursione nelle grotte del Monte Campo dei Fiori. Gli allievi saranno accompagnati dagli speleologi. Dovranno presentarsi con abbigliamento adeguato; le attrezzature tecniche e la copertura assicurativa sono comprese nella quota di 85 euro. Possono iscriversi persone che abbiano compiuto 15 anni. Per i minorenni è richiesta l’autorizzazione di chi esercita la responsabilità genitoriale.

Grotte del Campo dei Fiori e carsismo varesino

La scelta del Campo dei Fiori colloca lo stage di speleologia in uno dei principali contesti carsici della provincia di Varese. Nel parco sono censite oltre 130 grotte, per uno sviluppo complessivo di gallerie stimato in circa trenta chilometri. Il patrimonio comprende cavità note al pubblico e settori che restano invece riservati alla pratica speleologica e alla ricerca.

Tra le cavità più conosciute figura la Grotta Remeron, sulle pendici del monte nel territorio di Comerio. La sua porzione visitabile è distinta dalle parti che richiedono preparazione e competenze speleologiche. Questa separazione chiarisce un punto essenziale della frequentazione responsabile: una grotta non è un ambiente ricreativo privo di rischi, ma un sistema geologico, idrologico e biologico da conoscere e rispettare.

Carsismo significa anche acque sotterranee. Le fratture e i condotti dei calcari regolano percorsi spesso poco visibili dalla superficie. La loro protezione dipende dalla qualità dell’intero bacino di alimentazione. Per questo le attività formative collegano la tecnica di progressione alla conoscenza del territorio.

Gruppo Speleologico Prealpino: esplorazioni, documentari e divulgazione

Fondato ad Arcisate nel 2002 su iniziativa di Guglielmo Ronaghi, il Gruppo Speleologico Prealpino opera nella Valceresio, sul Campo dei Fiori e in altre aree carsiche del Varesotto. La sua attività comprende ricerca, esplorazione e studio delle cavità naturali e delle acque ipogee.

Accanto alle uscite esplorative, il Gruppo Speleologico Prealpino sviluppa iniziative per scuole, associazioni, gruppi e famiglie. Organizza visite guidate in grotta, percorsi didattici e interventi sulla tutela degli ambienti sotterranei. Collabora inoltre con enti locali e associazioni nel recupero di siti ipogei di interesse storico-culturale, compresi i rifugi antiaerei di Varese.

Tra gli aggiornamenti più recenti legati alla documentazione delle esplorazioni vi è la disponibilità online di Luci nel buio – Storia ed esplorazioni della Grotta Remeron. Il documentario, ideato da Ronaghi e realizzato dalla speleologa e regista Claudia Crema, è strutturato in cinque capitoli. Ripercorre circa un secolo di esplorazioni della Remeron e tratta anche gli studi su idrogeologia ed ecosistemi della cavità.

Nel 2026 il Gruppo Speleologico Prealpino ha inoltre partecipato alla formazione specialistica con il Corso nazionale di biospeleologia ed ecologia degli ambienti ipogei, organizzato a Clivio dal 15 al 17 maggio con il Gruppo Grotte CAI Carnago. Ad agosto e settembre, nell’ambito del Festival del Benessere in Natura del Parco Campo dei Fiori, le guide del gruppo hanno condotto due appuntamenti di “Voci di pietra” all’Orrido di Cunardo. Le attività hanno associato l’esplorazione guidata all’ascolto dell’ambiente sotterraneo.

Iscrizioni e prospettive dopo lo stage di speleologia

Lo stage di speleologia può costituire un primo orientamento, non una sostituzione di una formazione continuativa. Dopo l’esperienza, gli interessati possono valutare l’ingresso nel Gruppo Speleologico Prealpino e la partecipazione alle sue iniziative annuali. L’obiettivo dichiarato dal sodalizio resta unire pratica, ricerca e divulgazione, mantenendo al centro la tutela delle grotte e delle acque carsiche.

Per informazioni e iscrizioni: Gruppo Speleologico Prealpino, telefono 331 3721046, e-mail info@speleoprealpino.it.

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  • Puliamo il Buio e Puliamo il Mondo: rifiuti rimossi dal canyon del Temete alle Conche di Laviano
    Condividi L’anteprima nazionale di Puliamo il Mondo 2026 nell’Alta Valle del Sele chiude con oltre 20 sacchi raccolti. L’intervento nel canyon conferma il legame tra Puliamo il Buio, speleologia, canyoning e tutela delle acque. Puliamo il Mondo 2026 nelle Conche di Laviano Il canyon del torrente Temete, nelle Conche di Laviano, è stato al centro della sesta e ultima anteprima nazionale di Puliamo il Mondo 2026. L’iniziativa si è svolta nell’Alta Valle del Sele, in provincia di Salerno, e h
     

Puliamo il Buio e Puliamo il Mondo: rifiuti rimossi dal canyon del Temete alle Conche di Laviano

September 9th 2026 at 07:00

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L’anteprima nazionale di Puliamo il Mondo 2026 nell’Alta Valle del Sele chiude con oltre 20 sacchi raccolti. L’intervento nel canyon conferma il legame tra Puliamo il Buio, speleologia, canyoning e tutela delle acque.

Puliamo il Mondo 2026 nelle Conche di Laviano

Il canyon del torrente Temete, nelle Conche di Laviano, è stato al centro della sesta e ultima anteprima nazionale di Puliamo il Mondo 2026. L’iniziativa si è svolta nell’Alta Valle del Sele, in provincia di Salerno, e ha coinvolto volontari e volontarie dell’Associazione Italiana Canyoning, Legambiente, il Comune di Laviano e realtà locali.

L’azione ha interessato un ambiente inciso dall’acqua e difficile da raggiungere. Per lavorare in sicurezza sono state necessarie competenze specifiche e attrezzature tecniche proprie della progressione in canyon. La scelta operativa ha permesso di intervenire anche nei tratti dove il recupero dei materiali non sarebbe stato possibile con una normale attività di raccolta lungo sentieri o sponde.

Il bilancio comunicato dagli organizzatori supera i 20 sacchi di rifiuti. Dal canyon del Temete sono stati rimossi pneumatici di camion e trattori, reti metalliche, pezzi di ferro, bottiglie, flaconi e una vecchia impastatrice per cemento. Si tratta di materiali diversi per volume, peso e possibile impatto, rinvenuti in un corso d’acqua inserito in un paesaggio naturale di pregio.

Rifiuti nel torrente Temete e tutela delle acque

Il recupero alle Conche di Laviano richiama il percorso che i rifiuti possono compiere nei sistemi idrici. Gli oggetti lasciati in prossimità di impluvi, torrenti e forre non restano necessariamente nel punto di abbandono. Le piene li possono spostare verso valle, frammentarli o trascinarli nei fiumi, fino agli ambienti costieri e marini.

Pneumatici, metalli e rifiuti plastici richiedono tempi e modalità di gestione differenti. La loro presenza dentro un canyon aumenta anche la complessità del recupero. I volontari devono valutare accessi, ancoraggi, calate, movimentazione dei carichi e sicurezza del gruppo. In questi contesti la prevenzione dell’abbandono resta quindi la misura più efficace.

L’intervento nelle Conche di Laviano mostra anche il valore del canyoning come competenza applicata alla cura del territorio. Le tecniche di progressione in forra consentono di raggiungere tratti stretti, salti e pozze che costituiscono barriere fisiche alla raccolta. La collaborazione tra praticanti, associazioni ambientali e istituzioni locali rende possibile trasformare una segnalazione di degrado in un’azione concreta e documentata.

Puliamo il Buio nelle Giornate Nazionali della Speleologia

L’esperienza campana si collega ai temi affrontati da Puliamo il Buio, la campagna promossa dalla Società Speleologica Italiana e da Legambiente per la salvaguardia degli ambienti ipogei. Puliamo il Buio porta l’attenzione nelle grotte naturali, nelle cavità artificiali, negli inghiottitoi e nelle aree carsiche, dove l’abbandono dei rifiuti può rimanere nascosto per lungo tempo.

L’iniziativa non si limita alla rimozione dei materiali. Puliamo il Buio punta anche a individuare e documentare le situazioni di degrado, a rendere visibile il problema e a diffondere conoscenze sul patrimonio sotterraneo. Grotte e carsismo ospitano habitat specializzati e, in molti territori, svolgono un ruolo rilevante per la ricarica e la protezione delle acque sotterranee.

Nel 2026, Puliamo il Buio entra inoltre nel calendario delle iniziative connesse alle Giornate Nazionali della Speleologia. La mobilitazione italiana di settembre e ottobre, promossa dalla Società Speleologica Italiana e dal Club Alpino Italiano, si sviluppa attorno al 13 settembre, data della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo istituita dall’UNESCO. Tra le attività previste figurano visite, incontri scientifici, laboratori, mostre e giornate di pulizia ambientale.

Da Cagliari a Molazzana, interventi nei luoghi nascosti

Le attività del 2026 hanno già offerto esempi diversi di Puliamo il Buio. Il 6 giugno a Tuvixeddu, a Cagliari, il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano e Legambiente Sardegna hanno effettuato una pulizia nella cavità di una dolina e nelle aree circostanti. Il resoconto dell’iniziativa indica 62 sacchi raccolti e il recupero di un’automobile abbandonata, oltre a rifiuti ingombranti, pneumatici e altri materiali.

Il 13 settembre è programmato un altro intervento alla Buca di Pianiza dell’Alpe S. Antonio, nel comune di Molazzana, in provincia di Lucca. La Federazione Speleologica Toscana aderisce a Puliamo il Buio nel giorno della prima ricorrenza internazionale dedicata a grotte e carsismo. L’appuntamento sottolinea un punto comune alle diverse iniziative: conoscere un ambiente sotterraneo o incassato significa anche riconoscerne le fragilità e contribuire alla sua tutela.

Le Conche di Laviano non sono una cavità carsica. Il caso del Temete conserva però una chiara continuità con Puliamo il Buio. Canyon, torrenti, inghiottitoi e grotte fanno parte di sistemi nei quali acqua, roccia e rifiuti possono entrare in relazione diretta. Per questo gli interventi nei luoghi meno visibili hanno anche un valore informativo: riportano in superficie un problema che, senza il lavoro sul campo, resterebbe spesso fuori dallo sguardo pubblico.

Puliamo il Buio, prevenzione e responsabilità territoriale

Puliamo il Mondo e Puliamo il Buio operano su scale e ambienti differenti, con un obiettivo condiviso: contrastare l’abbandono dei rifiuti e rafforzare la responsabilità verso i luoghi frequentati. L’attività svolta a Laviano chiude il ciclo delle anteprime nazionali 2026 di Puliamo il Mondo con un intervento in un’area dove l’impegno tecnico è parte essenziale del risultato.

La rimozione dei rifiuti non sostituisce le politiche di prevenzione, il conferimento corretto e il controllo del territorio. Può però fornire indicazioni utili sulle criticità locali e coinvolgere cittadini, praticanti e amministrazioni in una lettura più attenta di torrenti, forre e ambienti sotterranei. In questa prospettiva, Puliamo il Buio resta uno strumento di tutela che unisce speleologia, monitoraggio e divulgazione.

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  • Lecco, dalle grotte nei ghiacciai alla speleologia: serata sulla glaciospeleologia e corso di avvicinamento
    Condividi Il 29 settembre 2026 Mauro Inglese, Paola Tognini e Andrea Ferrario raccontano le esplorazioni del Progetto Speleologia Glaciale. Dal 14 al 18 ottobre il Gruppo Speleologico Lecchese CAI apre invece le porte ai nuovi speleologi con uno stage introduttivo Il Gruppo Speleologico Lecchese CAI Lecco propone tra settembre e ottobre 2026 due appuntamenti dedicati al mondo sotterraneo: una serata sulla speleologia glaciale, per conoscere le cavità che si formano all’interno dei ghiacciai a
     

Lecco, dalle grotte nei ghiacciai alla speleologia: serata sulla glaciospeleologia e corso di avvicinamento

September 9th 2026 at 06:00

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Il 29 settembre 2026 Mauro Inglese, Paola Tognini e Andrea Ferrario raccontano le esplorazioni del Progetto Speleologia Glaciale. Dal 14 al 18 ottobre il Gruppo Speleologico Lecchese CAI apre invece le porte ai nuovi speleologi con uno stage introduttivo

Il Gruppo Speleologico Lecchese CAI Lecco propone tra settembre e ottobre 2026 due appuntamenti dedicati al mondo sotterraneo: una serata sulla speleologia glaciale, per conoscere le cavità che si formano all’interno dei ghiacciai alpini, e uno stage/corso di avvicinamento alla speleologia, rivolto a chi desidera provare per la prima volta tecniche e ambienti della speleologia.

“Grotte glaciali, un mondo che scompare” : primo appuntamento il 29 settembre alle ore 21.00

Il primo appuntamento è in programma martedì 29 settembre alle ore 21.00, presso la sede CAI Lecco, in via Papa Giovanni XXIII 11.

La serata, dal titolo “Grotte glaciali, un mondo che scompare”, vedrà la partecipazione di Mauro Inglese, Paola Tognini e Andrea Ferrario, protagonisti da molti anni delle attività del Progetto Speleologia Glaciale.

Attraverso immagini, esperienze di esplorazione e osservazioni condotte sul campo, l’incontro accompagnerà il pubblico dentro un ambiente tanto spettacolare quanto effimero: quello delle cavità endoglaciali e subglaciali, forme che possono nascere, trasformarsi profondamente o scomparire nell’arco di tempi molto brevi.

Il Progetto Speleologia Glaciale, attivo dal 2008, riunisce speleologi provenienti da diversi gruppi italiani e svolge attività di esplorazione, documentazione e monitoraggio delle cavità presenti nei ghiacciai alpini. Le osservazioni effettuate negli anni, tra l’altro sui ghiacciai dei Forni e del Morteratsch, permettono di seguire dall’interno alcuni dei profondi cambiamenti che interessano le masse glaciali alpine.

La serata è organizzata dal Gruppo Speleologico Lecchese, in collaborazione con il Progetto Speleologia Glaciale, nell’ambito della rassegna Monti Sorgenti 2026 del CAI Lecco.

I relatori

Mauro Inglese, speleologo del Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, è da molti anni impegnato nella documentazione fotografica e nello studio delle cavità glaciali. Fa parte del gruppo di lavoro lombardo dedicato alla glaciospeleologia e ha partecipato alle attività del Progetto Speleologia Glaciale fin dalle sue prime fasi.

Paola Tognini, geologa e speleologa del Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, ha svolto attività accademica nel campo della geografia fisica e della geomorfologia ed è impegnata da decenni nello studio del carsismo e della speleologia glaciale. Le sue prime ricerche in questo settore risalgono agli anni Novanta.

Andrea Ferrario, speleologo del Gruppo Grotte CAI Saronno e Istruttore di Speleologia CAI, pratica speleologia glaciale dal 2008 e ha partecipato a numerosi campi esplorativi sui ghiacciai dell’arco alpino. È stato presidente della Federazione Speleologica Lombarda.

I tre speleologi hanno condiviso nel tempo numerose attività di ricerca e divulgazione e sono stati tra gli autori del lavoro dedicato alla speleologia glaciale pubblicato nel 2012 sulla rivista Speleologia della Società Speleologica Italiana ETS.

Screenshot

Dal 14 al 18 ottobre uno stage di avvicinamento alla speleologia: secondo appuntamento

Pochi giorni dopo la serata, il Gruppo Speleologico Lecchese passerà dalla divulgazione alla pratica con lo stage/corso di avvicinamento alla speleologia, in programma dal 14 al 18 ottobre 2026.

L’iniziativa è aperta a soci CAI e non soci a partire dai 15 anni — per i minorenni è necessaria l’autorizzazione dei genitori — ed è pensata per chi desidera scoprire il mondo ipogeo e acquisire le prime conoscenze sulla progressione in grotta.

Il corso prevede un massimo di 10 partecipanti.

La prima lezione si terrà mercoledì 14 ottobre alle ore 20.00 nella sede CAI Lecco e affronterà, tra gli altri argomenti, esposizione al rischio e sua mitigazione, materiali, carsismo e speleogenesi.

Sabato 17 ottobre è prevista una giornata pratica in palestra esterna, dedicata alla conoscenza delle attrezzature e alle tecniche di progressione. La partecipazione a questa esercitazione è obbligatoria per prendere parte all’uscita successiva.

Domenica 18 ottobre gli allievi entreranno infatti in una cavità della zona per una giornata pratica in grotta.

L’organizzazione mette a disposizione imbragatura completa, attrezzatura per la progressione su corda, casco e lampade frontali. Ai partecipanti sono richiesti abbigliamento e calzature adatti all’ambiente di grotta, guanti e zaino.

Il costo complessivo è di 70,00 euro, sia per i soci, sia per i non soci CAI, ed è comprensivo del noleggio dell’attrezzatura e dell’utilizzo del materiale di gruppo.

Al termine viene rilasciato un attestato della Scuola Nazionale di Speleologia CAI, con una frequenza minima richiesta del 70%.

Iscrizioni alllo stage entro il 9 ottobre 2026, online attraverso il modulo predisposto dal Gruppo Speleologico Lecchese:

Modulo di iscrizione: https://forms.gle/eSUgRA1mygUK7SPh7

Per informazioni è possibile contattare il Gruppo Speleologico Lecchese all’indirizzo speleologia@cai.lecco.it.

Sono due appuntamenti diversi, ma strettamente collegati: prima il racconto di un ambiente sotterraneo fragile e in continua trasformazione, quello scavato dall’acqua nel ghiaccio; poi l’occasione di indossare casco e imbrago e compiere i primi passi nel mondo della speleologia. Con l’auspicio di visitare successivamente anche gli ambienti speloglaciali!

L'articolo Lecco, dalle grotte nei ghiacciai alla speleologia: serata sulla glaciospeleologia e corso di avvicinamento proviene da Scintilena.

Dentro l’oro nero di Liguria: le cave di ardesia raccontano il sottosuolo di Uscio, nell’immediato entroterra di Recco (GE)

September 9th 2026 at 05:00

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Sabato 12 settembre un’escursione sulle alture di Uscio, tra i monti Tugio e Rosso, porterà alla riscoperta delle antiche cave di ardesia. Un viaggio tra geologia, paesaggio, storia del lavoro e cavità artificiali, alla scoperta dell’“oro nero” della Liguria.

Il sottosuolo non racconta soltanto la storia scritta dall’acqua e dai fenomeni carsici. Esistono cavità nelle quali alla geologia si sovrappone un’altra storia, quella lasciata dall’uomo: gallerie, fronti di scavo e vuoti sotterranei aperti per seguire e conquistare la roccia.

È il mondo delle antiche cave, materia particolarmente vicina a chi frequenta e studia gli ambienti ipogei.

Sabato 12 settembre 2026, sulle alture di Uscio, nell’entroterra ligure, un’escursione ad anello condurrà alla riscoperta delle vecchie cave di ardesia situate alle pendici dei monti Tugio e Rosso.

“U pan che dorme”, il pane che dorme, è il titolo dell’evento: è un’espressione entrata nella storia dell’ardesia della Val Fontanabuona. Intorno al 1870 don Giovanni Battista Arata, parroco di Orero, incoraggiava i suoi parrocchiani ad aprire nuove cave ricordando loro che “qui sotto c’è del pane che dorme”. Quel pane era l’ardesia nascosta nella montagna: una risorsa che, una volta estratta, diventava lavoro e sostentamento per intere famiglie. Il “pane che dorme” era dunque la pietra ancora custodita nel sottosuolo, destinata a diventare l’“oro nero” della Liguria.

Protagonista della giornata sarà proprio l’ardesia, il celebre “oro nero di Liguria”, una roccia che per secoli ha segnato profondamente il paesaggio, l’economia, l’architettura e la cultura di questo territorio.

Dietro una lastra di ardesia si nasconde molto più di un materiale da costruzione. C’è una lunga storia geologica, ma c’è anche quella degli uomini che hanno imparato a riconoscere gli strati migliori, a entrare nella montagna, a estrarre la pietra e infine a lavorarla.

L’escursione permetterà di conoscere diversi aspetti di questo patrimonio, dall’estrazione alla lavorazione dell’ardesia, osservando al tempo stesso il territorio che circonda le cave, i suoi sentieri e le tracce lasciate nel paesaggio dalle attività del passato.

Ad accompagnare i partecipanti saranno la prof.ssa Clara Manzamilla, geologa, e la Guida Ambientale Escursionistica Fabio Casazza (Scarpinate).

Per gli speleologi e, più in generale, per chi si interessa al mondo sotterraneo, le antiche cave rappresentano ambienti di grande fascino. Qui la roccia conserva contemporaneamente due memorie: quella della propria formazione geologica e quella dell’attività umana che l’ha attraversata e trasformata.

I vuoti di cava diventano così veri e propri documenti del territorio. Le pareti, i fronti di estrazione, gli accessi e le tracce degli antichi lavori consentono di leggere una storia che dalla superficie continua sottoterra.

Sarà l’occasione, dunque, di camminare insieme sulle alture di Uscio, ma anche per guardare il paesaggio ligure anche dall’interno, seguendo le tracce di quella pietra scura che è diventata uno dei simboli della regione.

Informazioni sull’escursione

L’appuntamento è fissato per sabato 12 settembre alle ore 10:00, con partenza dalla Pieve di Uscio.

Il percorso è un anello di circa 7 chilometri, con un dislivello positivo di circa 380 metri. La durata prevista è di circa 6 ore, comprese le soste dedicate agli interventi e la pausa pranzo.

È richiesto equipaggiamento adeguato: scarpe da trekking con suola scolpita, borraccia e pranzo al sacco.

L’evento è organizzato da Tigullio Verticale, con il patrocinio del Comune di Uscio.

La prenotazione è obbligatoria. I posti disponibili sono al massimo 25.

Informazioni e prenotazioni:
Fabio Casazza – Scarpinate
Tel. 331 2851961

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  • Esplorazioni speleologiche in Montenegro: a Hidden Earth 2026 il racconto della spedizione UBSS a Kameno More
    Condividi Le esplorazioni speleologiche in Montenegro saranno al centro di una conferenza di Daniel Rose dedicata alla missione UBSS nel Kameno More, mentre le campagne italiane nello Žijovo, nel sud-est del Paese e sul Durmitor aggiornano il quadro della ricerca carsica balcanica. Hidden Earth 2026 e la spedizione UBSS Le esplorazioni speleologiche in Montenegro approdano al programma di Hidden Earth 2026. La conferenza internazionale dedicata alla speleologia ospiterà infatti UBSS Mo
     

Esplorazioni speleologiche in Montenegro: a Hidden Earth 2026 il racconto della spedizione UBSS a Kameno More

September 8th 2026 at 13:00

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Le esplorazioni speleologiche in Montenegro saranno al centro di una conferenza di Daniel Rose dedicata alla missione UBSS nel Kameno More, mentre le campagne italiane nello Žijovo, nel sud-est del Paese e sul Durmitor aggiornano il quadro della ricerca carsica balcanica.

Hidden Earth 2026 e la spedizione UBSS

Le esplorazioni speleologiche in Montenegro approdano al programma di Hidden Earth 2026. La conferenza internazionale dedicata alla speleologia ospiterà infatti UBSS Montenegro Expedition – Kameno More, un intervento di 30 minuti presentato da Daniel Rose.

L’incontro è dedicato alla spedizione organizzata quest’anno dall’UBSS, l’University of Bristol Speleological Society, insieme ad altri speleologi. Il gruppo ha scelto di lavorare nella regione di Kameno More, espressione traducibile come “mare di pietra”. Si tratta di un’area carsica montenegrina nella quale il paesaggio superficiale e le cavità costituiscono un campo di ricerca ancora aperto.

Secondo la presentazione della sessione, la missione segna la ripresa di una presenza esplorativa britannica nella zona dopo un’interruzione che durava dal 2013. Il racconto non sarà limitato ai risultati sul terreno. Affronterà anche la costruzione pratica della spedizione: la scelta dell’area, l’organizzazione in tempi brevi, la composizione della squadra e le difficoltà affrontate da un gruppo giovane, senza precedenti esperienze dirette nell’allestimento di una spedizione autonoma.

Questo elemento rende la relazione utile anche oltre la cronaca delle cavità visitate. Le esplorazioni speleologiche in Montenegro richiedono infatti preparazione tecnica, lettura del territorio, capacità logistica e collaborazione con le realtà locali. Il contributo UBSS propone quindi una testimonianza sul metodo organizzativo, senza anticipare dati di rilievo o nuove profondità non ancora pubblicati nel programma dell’evento.

Kameno More nel quadro del carsismo montenegrino

Kameno More è stato già indicato come area di interesse internazionale. Nell’agosto 2024 la spedizione Stone Sea aveva programmato qui ricognizioni e la prosecuzione delle ricerche in tre cavità denominate Meandar, Dvestotka e PT4. Il ritorno di una squadra britannica segnala la continuità dell’attenzione verso questo settore montano.

Il Montenegro riunisce massicci calcarei di alta quota, zone fortemente fratturate e paesaggi modellati dall’azione congiunta dell’acqua e dei processi glaciali. In simili contesti, la ricerca può riguardare ingressi nuovi, pozzi, cavità a sviluppo orizzontale, sistemi con ghiaccio sotterraneo e reti idrologiche complesse. La documentazione topografica e ambientale è essenziale per passare dalla sola individuazione delle grotte alla loro conoscenza scientifica.

Il quadro più recente del Durmitor aiuta a comprendere la scala di questo patrimonio. Sul massiccio sono censite 415 cavità, esplorate integralmente o solo in parte. Una campagna svolta nel luglio 2026 da ricercatori delle Università di Belgrado e del Montenegro ha riguardato Vodena pecina, Zelenovirska pecina e Ledena pecina. La Zelenovirska pecina raggiunge 830 metri di sviluppo esplorato ed è rilevante perché le grotte a prevalente andamento orizzontale sono meno frequenti in un carsismo d’alta quota dominato da forme verticali.

Esplorazioni speleologiche italiane in Montenegro

Le esplorazioni speleologiche in Montenegro vedono da alcuni anni una presenza italiana articolata. Nel 2024 la Commissione Grotte Eugenio Boegan di Trieste ha operato sullo Žijovo, nelle Ku?ke Planine, vicino al confine albanese. Dopo ricognizioni preliminari svolte tra il 2022 e il 2023, sei partecipanti hanno esplorato e rilevato 15 grotte in sei giorni di attività.

La missione ha utilizzato anche un drone con camera ad alta definizione per migliorare la lettura del terreno e individuare ulteriori ingressi. Tra le cavità descritte figurano l’Abisso Ledo, la Grotta Prepih e la Grotta Armada. Ledo presenta un pozzo superiore ai 100 metri, con pareti in larga parte ricoperte da ghiaccio; sul fondo è stata misurata una temperatura dell’aria di 1,7 °C. La Grotta Armada, profonda 34 metri e sviluppata per 100 metri, conserva invece evidenze di origine idrologica, mentre un crollo impedisce la prosecuzione verso livelli inferiori.

Nel 2025 la stessa Commissione ha programmato una nuova campagna sullo Žijovo dal 21 al 31 agosto. Gli obiettivi erano completare la mappatura delle cavità individuate nel 2024, cercare nuovi ingressi mediante prospezioni mirate e acquisire dati geologici e materiali multimediali. Il lavoro integrava droni, GIS, modello digitale del terreno e fotografie aeree. Le esplorazioni speleologiche in Montenegro proseguono quindi con una sequenza di ricognizione, verifica, rilievo e documentazione.

Un secondo filone italiano è quello del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia. Durante la Montenegro Speleo Expedition 2024, attiva tra il monte Pasjak e la cresta del Surdup nel sud-est del Paese, il gruppo ha scoperto, esplorato e rilevato 24 nuove grotte in dieci giorni. Alla campagna hanno partecipato anche speleologi di gruppi italiani e austriaci.

Il progetto ha associato alla ricerca esplorativa misure fisiche dell’aria in cavità, comprendenti temperatura, acidità, anidride carbonica, radon e radioattività. La seconda spedizione Seppenhofer è partita il 4 luglio 2025 con l’obiettivo di proseguire lo studio di nuove cavità e dei loro caratteri geologici e ambientali. I risultati preliminari diffusi per la campagna 2025 indicavano 12 pozzi esplorati, con profondità tra 15 e 34 metri, e nuove acquisizioni su CO? e radon.

Ricerca, rilievo e tutela delle grotte

La presenza di squadre britanniche, italiane, montenegrine e serbe mostra come le esplorazioni speleologiche in Montenegro siano oggi legate a una dimensione internazionale. Le attività sul campo producono dati utili per cartografia, geomorfologia, idrologia sotterranea, biologia e valutazione dei rischi. Non ogni cavità è destinata alla frequentazione, e la documentazione può essere il primo strumento di tutela.

Il caso della Ledena pecina nel Durmitor è indicativo. I ricercatori hanno segnalato condizioni di degrado e proposto di rimuovere corde danneggiate, delimitare l’area dell’ingresso e vietare chiaramente la discesa. Il mantenimento delle formazioni di ghiaccio e del microclima richiede infatti una gestione prudente. I Parchi nazionali del Montenegro hanno dichiarato che adotteranno misure nell’ambito delle loro competenze.

La conferenza di Hidden Earth 2026 si inserisce in questo contesto. Il resoconto UBSS su Kameno More potrà offrire un aggiornamento diretto su una campagna recente e mettere in comune esperienze organizzative, tecniche di esplorazione e problemi aperti. Per le esplorazioni speleologiche in Montenegro, la condivisione dei risultati resta una parte decisiva del lavoro: consente di confrontare dati, evitare sovrapposizioni e costruire conoscenza su aree carsiche che restano solo parzialmente investigate.

Fonti

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  • Festa della Speleologia a Trýpa tou Voriá: memoria esplorativa e ricerca nel Peloponneso
    Condividi Trýpa tou Voriá torna al centro di un appuntamento previsto il 12 settembre 2026 a Metamorfosi, in Laconia: visita all’ingresso, racconti degli esploratori e un calendario dedicato alla grotta. La ricorrenza richiama anche le esplorazioni speleologiche nel Peloponneso, dalle ricerche italiane e greche nella Lakonia alle recenti immersioni nella sorgente di Sintzi. La festa di Trýpa tou Voriá Metamorfosi, nel territorio di Molai in Laconia, si prepara a dedicare una giornata a
     

Festa della Speleologia a Trýpa tou Voriá: memoria esplorativa e ricerca nel Peloponneso

September 8th 2026 at 12:00

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Trýpa tou Voriá torna al centro di un appuntamento previsto il 12 settembre 2026 a Metamorfosi, in Laconia: visita all’ingresso, racconti degli esploratori e un calendario dedicato alla grotta. La ricorrenza richiama anche le esplorazioni speleologiche nel Peloponneso, dalle ricerche italiane e greche nella Lakonia alle recenti immersioni nella sorgente di Sintzi.

La festa di Trýpa tou Voriá

Metamorfosi, nel territorio di Molai in Laconia, si prepara a dedicare una giornata alla Trýpa tou Voriá, nome greco che significa “Buco della Bora”.

L’iniziativa, annunciata per sabato 12 settembre 2026, unirà attività all’aperto, divulgazione per le nuove generazioni e testimonianze dedicate alla storia esplorativa della cavità.

Il programma prevede alle 8 la partenza a piedi lungo il sentiero situato di fronte all’azienda agricola di Nikolaos Panaritis.

Il percorso di andata e ritorno è indicato in circa 1.200 metri. I partecipanti raggiungeranno l’area dell’ingresso della grotta. L’obiettivo è mostrare ai ragazzi la posizione della bocca, spiegare l’estensione del sistema attraverso riferimenti posti sul terreno e assistere alle fasi di preparazione e discesa degli speleologi.

Gli organizzatori chiedono che i minori siano iscritti entro le 18 dell’11 settembre, accompagnati da un genitore. È raccomandato portare acqua. La scelta di svolgere l’attività fuori dalla cavità consente di avvicinare il pubblico alla speleologia e alla sicurezza in ambiente verticale, senza trasformare un ingresso impegnativo in una visita non attrezzata.

Alle 20 si terranno proiezioni fotografiche e video, con interventi dedicati alle prime campagne di ricerca.

Il testo dell’iniziativa annuncia la presenza di Nino Larocca, indicato come componente del Gruppo Speleologico Sparviere e tra gli esploratori che operarono nell’area con attività di documentazione, rilievo e formazione rivolta agli abitanti. È inoltre previsto un richiamo alle esplorazioni di Giannis Kofinas del 1998.

La giornata comprenderà la consegna di targhe al Gruppo Speleologico Sparviere e alla Fondazione di pubblica utilità “Eugenia Anastasiadou Smyrnaiou” del Gruppo Anastassiadis. Quest’ultima ha sostenuto la realizzazione del calendario da collezione 2027, “Dentro la Trýpa tou Voriá”, che sarà distribuito gratuitamente ai presenti. Il calendario raccoglierà immagini delle concrezioni della grotta.

Trýpa tou Voriá e la storia della Bora

La Trýpa tou Voriá si apre nei pressi di Metamorfosi, nella Laconia sud-orientale. La denominazione locale è legata alla forte corrente d’aria fresca che esce da una piccola apertura. Nella tradizione greca Boreas è il vento del Nord. Il nome della grotta traduce quindi un fenomeno fisico ben percepibile da chi si avvicina al suo ingresso.

Una ricostruzione pubblicata nel 2011 dalla rivista della Società Speleologica Italiana documenta le campagne svolte dal Gruppo Speleologico Sparviere nel Peloponneso sud-orientale.

Le prime ricognizioni italiane nell’area, con base nei pressi di Molai, risalgono al periodo 28 dicembre 1989-6 gennaio 1990. La cavità venne poi individuata ed esplorata durante la seconda spedizione, nelle festività 1990-1991.

L’accesso era noto ai pastori locali, ma le dimensioni ridotte della bocca e il pozzo iniziale avevano reso difficile ogni discesa. Il primo pozzo fu rilevato con una profondità di 47 metri. Alla base furono segnalati resti ossei umani e materiali bellici inesplosi, elementi che impongono la massima prudenza e che appartengono alla complessa storia del luogo.

La prima fase di esplorazione e rilievo raggiunse circa 500 metri di gallerie e la quota di -140 metri. Le ricerche successive ampliarono la conoscenza del sistema. Il rilievo pubblicato nel 2011 attribuisce alla Trýpa tou Voriá uno sviluppo spaziale di 988 metri e una profondità di 140 metri. Sono dati storici di rilievo, non una certificazione di eventuali sviluppi realizzati dopo quella pubblicazione.

Le esplorazioni speleologiche in Peloponneso

La festa permette di collocare la Trýpa tou Voriá in un territorio dove la speleologia ha costruito nel tempo una rete di collaborazioni internazionali. Nella Lakonia, le spedizioni del Gruppo Speleologico Sparviere, dell’Associazione Speleologica Barese e dei gruppi greci hanno interessato non solo il Buco della Bora, ma anche i distretti di Niata, Molai e Zarakas.

Nel 1997 un campo interno nella grotta portò al rilievo di circa altri 350 metri di gallerie e a un secondo rilievo di precisione. Nel 1998 intervennero gruppi greci, tra cui S.P.E.L.E.O. di Atene e Speleo Club Parnon-Taigetos Poseidon di Sparta, con studi geologici e documentazione fotografica. Nel 1999 furono effettuate risalite nella zona della Torre, che consentirono di raggiungere il settore chiamato Trono di Poseidone. Un incontro italo-greco del 2004 puntò al completamento del rilievo, alla topografia ipogea e alla ricognizione di ulteriori aree della Lakonia e della Messinia.

Gli ambienti descritti nel rilievo storico comprendono grandi saloni, settori labirintici, pozzi e ricche concrezioni calcitiche. La cavità è impostata lungo fratture opposte ed è interessata da una corrente d’aria. Questi elementi mantengono interesse per la lettura morfologica e per eventuali prosecuzioni da verificare con metodi aggiornati, autorizzazioni e competenze adeguate.

Nello stesso Peloponneso, la ricerca continua anche in ambiente sommerso. Tra aprile e maggio 2025 il gruppo polacco BAD Exploration ha esplorato oltre 100 metri aggiuntivi nella sorgente di Sintzi, nella regione di Kandila. La progressione ha raggiunto -255 metri, lungo un tratto orizzontale. La missione ha prodotto rilievi e proiezioni 3D e ha lasciato una sagola di 150 metri per future attività. Sintzi viene indicata dalle fonti di spedizione come la grotta sommersa più profonda della Grecia.

Le due vicende mostrano approcci diversi. La Trýpa tou Voriá racconta decenni di ricerca in una cavità verticale concrezionata della Lakonia. Sintzi Spring rappresenta invece una frontiera speleosubacquea profonda, dove distanza, gestione dei gas, tempi di fondo e decompressione definiscono il margine operativo. In entrambi i casi, rilievo, documentazione e cooperazione fra gruppi restano strumenti centrali per trasformare l’esplorazione in conoscenza condivisa.

Divulgazione, sicurezza e territorio

L’appuntamento di Metamorfosi non è una visita turistica alla grotta. La prevista osservazione dell’ingresso e delle manovre dall’esterno ha un valore educativo. Rende visibile il lavoro preparatorio che precede ogni discesa e separa la divulgazione dalla pratica speleologica tecnica.

L’incontro dedicherà spazio anche alle piante endemiche lungo i sentieri che conducono alle cavità dell’area. Il tema collega la Trýpa tou Voriá al paesaggio superficiale. La tutela di una grotta non riguarda solo le sale interne. Coinvolge l’accesso, le acque, la vegetazione, le tracce storiche e il comportamento di chi frequenta il territorio.

Il ritorno degli esploratori e la distribuzione di immagini possono rendere accessibile un patrimonio sotterraneo che non può essere aperto indistintamente al pubblico. La fotografia e il rilievo svolgono qui una funzione precisa: documentare la cavità, conservarne la memoria e offrire strumenti per leggere le esplorazioni speleologiche in Peloponneso senza aumentare la pressione diretta sugli ambienti più delicati.

Fonti

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  • Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca, grotte e paesaggi carsici al centro dell’incontro
    Condividi Man and Karst 2026 apre in Sicilia nella prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo, con sessioni scientifiche, visite alla Grotta Monello e itinerari nei geositi del Sud-Est Dal 13 al 19 settembre la Sicilia sud-orientale ospiterà Man and Karst 2026, quarta edizione della conferenza internazionale promossa dal CIRS ETS – Centro Ibleo di Ricerche Speleo-Idrogeologiche di Ragusa. L’appuntamento riunirà ricercatori, speleologi, geologi, biospeleologi, archeologi e opera
     

Man and Karst 2026 a Vendicari: ricerca, grotte e paesaggi carsici al centro dell’incontro

September 8th 2026 at 11:00

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Man and Karst 2026 apre in Sicilia nella prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo, con sessioni scientifiche, visite alla Grotta Monello e itinerari nei geositi del Sud-Est

Dal 13 al 19 settembre la Sicilia sud-orientale ospiterà Man and Karst 2026, quarta edizione della conferenza internazionale promossa dal CIRS ETS – Centro Ibleo di Ricerche Speleo-Idrogeologiche di Ragusa. L’appuntamento riunirà ricercatori, speleologi, geologi, biospeleologi, archeologi e operatori impegnati nello studio e nella tutela del patrimonio carsico. Il programma diffuso dall’organizzazione, a cura di Rosario Ruggieri, concentra le sessioni congressuali dal 14 al 16 settembre al Centro Regionale del Germoplasma di contrada Marianelli, nella Riserva naturale di Vendicari, nel territorio di Noto.

L’apertura è prevista domenica 13 settembre, data che coincide con la prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo istituita dall’UNESCO. La giornata inaugurale si svolgerà presso la Riserva naturale integrale Grotta Monello, nel Siracusano, con l’accoglienza dell’Università di Catania e una visita scientifica guidata da Sandro Privitera e Rosario Ruggieri.

Man and Karst 2026 e la Grotta Monello nel carsismo ibleo

La scelta della Grotta Monello collega Man and Karst 2026 a uno dei principali siti ipogei protetti degli Iblei. La riserva si trova in contrada Perciata, nel territorio di Siracusa, occupa circa 60 ettari ed è stata istituita nel 1998. L’Università di Catania ne evidenzia il valore geologico e biologico, oltre al regime di tutela integrale che vieta la fruizione turistica della grotta.

L’ipogeo, scoperto nel 1948, si sviluppa su più livelli per circa 540 metri. Ospita concrezioni e comunità faunistiche legate all’ambiente sotterraneo. La visita prevista per l’apertura assume quindi un carattere scientifico e istituzionale, coerente con le limitazioni poste a protezione del sito. Interverranno rappresentanti dell’Ateneo catanese, del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali e del Libero Consorzio comunale di Siracusa.

La coincidenza con la ricorrenza UNESCO aggiunge un quadro internazionale all’incontro. La Giornata del 13 settembre è dedicata alla conoscenza, alla protezione, allo studio e alla gestione sostenibile di grotte e sistemi carsici. Per le aree mediterranee, in cui falde, sorgenti, coste e cavità sono spesso strettamente connessi, il tema interessa sia la ricerca sia le politiche territoriali.

Paesaggio carsico e speleologia nelle sessioni di Vendicari

Lunedì 14 settembre, dopo i saluti istituzionali e la presentazione di Man and Karst 2026 da parte di Rosario Ruggieri, inizieranno le sessioni di lavoro. La prima sarà dedicata alla protezione e alla valorizzazione del paesaggio carsico. Gli interventi porteranno casi di studio dalla Croazia, dalla Libia e dalla Sicilia, con contributi sui geositi regionali, sul geoturismo e sui processi educativi legati al patrimonio naturale.

La sessione successiva affronterà geomorfologia e speleologia. Il programma comprende ricerche sul Carso classico triestino, sul fluviocarsismo della Slovenia centrale, sui karren tropicali di Cuba, sui Monti Sibillini e sui paesaggi carsici dell’Oklahoma. Un intervento illustrerà inoltre le ricerche 2025-2026 nell’area dell’Al Jabal al Akhdar, in Cirenaica.

Nel pomeriggio spazio alla biospeleologia e alla biodiversità. Tra i temi annunciati figurano la conservazione della fauna sotterranea della Sicilia orientale, la valutazione del rischio d’invasione del gambero rosso della Louisiana nei sistemi carsici europei e mediterranei, gli organismi associati al moonmilk e nuove prospettive di ricerca sui biomi di grotta in Armenia. Sono argomenti che mostrano come il sottosuolo non sia un ambiente isolato: le acque, gli ingressi, le modificazioni climatiche e le pressioni antropiche possono influire sugli equilibri biologici delle cavità.

La quarta sessione, infine, sarà riservata a miniere e antichi acquedotti nelle aree carsiche. Sono previsti contributi sul rilievo 3D dell’acquedotto Galermi con iPhone LiDAR, sugli ipogei naturali e artificiali del Passo dell’Orco, sulle miniere di zolfo e potassio della Sicilia e sul lungo sistema di gallerie idriche di Yarmouk-Decapolis, in Giordania.

Rischio carsico, acque sotterranee e archeologia

Martedì 15 settembre il programma di Man and Karst 2026 proseguirà con geologia e pericolosità carsica. Sinkhole, instabilità delle falesie costiere, subsidenza e analisi con telerilevamento saranno al centro di studi riferiti alla Libia, al Friuli, alla Puglia e alla Sicilia sud-orientale. È previsto anche un contributo sulla nuova carta geologica CARG Siracusa in scala 1:50.000 e sulle sue implicazioni per la lettura dei processi carsici.

Seguirà la sessione dedicata a idrogeologia e vulnerabilità. L’attenzione sarà posta sulle sorgenti carsiche, sui modelli idrogeologici e sui problemi di contaminazione delle acque sotterranee. Il caso del sistema Oro-Scribano Misericordia, nel Sud-Est siciliano, sarà presentato come esempio di inquinamento in un acquifero carsico. Il tema è rilevante perché la circolazione in rocce fratturate e dissolte può trasferire rapidamente gli inquinanti dalle superfici alle falde e alle sorgenti.

Il pomeriggio sarà dedicato ad archeologia e paleontologia in grotta. Il calendario include lavori su Grotta Lazzaro a Rosolini, sulla grotta Sbriulia e su due cavità inedite nella Cava di Baulì, entrambe nel territorio di Noto, oltre a ricerche sul Monte Kronio, sugli ippopotami fossili di Acquedolci e sull’ipogeo di Monte Rotondo a Giarratana. Le due sessioni poster completeranno il quadro con approfondimenti su protezione delle acque carsiche, monitoraggi di CO2 e radon in cavità, pipistrelli delle grotte della provincia di Siracusa, habitat di Meta menardi nelle grotte laviche etnee e risorse carsiche dell’Albania.

Escursioni di Man and Karst 2026 sul territorio siciliano

Mercoledì 16 settembre sarà dedicato alle attività sul campo nella Riserva di Vendicari, sull’isola di Capo Passero e a Marzamemi. Il programma indica una visita guidata nella riserva, le escursioni sull’isola e al Forte spagnolo, quindi un passaggio alla tonnara storica di Marzamemi. La chiusura è prevista con una serata conclusiva.

Il calendario generale comprende anche escursioni pre e post-conferenza dal 13 al 19 settembre. L’elemento territoriale non costituisce una parte separata dell’incontro: mette in relazione i temi discussi in sala con geositi, coste carbonatiche, cavità, paesaggi rurali e testimonianze storiche della Sicilia. In questo quadro, Man and Karst 2026 propone un confronto tra casi mediterranei e internazionali, mantenendo nel Sud-Est siciliano il proprio riferimento geografico e scientifico.

Fonti

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Concluso Eurokarst 2026 a Neuchâtel: all’incontro hanno partecipato 250 specialisti provenienti da tutti i continenti.

September 8th 2026 at 10:00

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Al congresso europeo dedicato all’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici, Liviu Valenas ha presentato un contributo su geomorfologia e idrochimica delle cavità d’acqua in arenaria del Nord-Est della Thailandia.,

Eurokarst 2026, un confronto internazionale sulle acque sotterranee

Eurokarst 2026 si è svolto a Neuchâtel, in Svizzera, dal 31 agosto al 4 settembre.

La conferenza europea biennale è dedicata all’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici. Riunisce ricercatori universitari, tecnici e professionisti impegnati nello studio delle acque sotterranee e degli ambienti carsici.

La sede non è casuale. Neuchâtel si trova ai piedi del Giura, in un territorio segnato da rocce calcaree e dalla circolazione idrica sotterranea. La città aveva già ospitato la prima edizione dell’incontro nel 2016. Per l’edizione 2026, l’Università di Neuchâtel e l’Istituto svizzero di speleologia e carsologia hanno avuto un ruolo centrale nell’organizzazione e nel contesto scientifico locale.

Il sito ufficiale descrive Eurokarst come un forum di confronto tra ricerca accademica e pratica professionale. Nel programma è stata inclusa anche la riunione della Karst Commission dell’International Association of Hydrogeologists, organismo internazionale attivo sui temi della gestione delle risorse idriche in acquiferi carsici.

Eurokarst 2026, numeri e temi del programma scientifico

Secondo quanto riferito da Mónica Ponce, presidente della Commissione Materiali e Tecniche dell’Unione Internazionale di Speleologia, a Eurokarst 2026 hanno partecipato 250 specialisti provenienti da tutti i continenti. Il dato restituisce la dimensione internazionale dell’incontro.

Prima dell’avvio della conferenza, la comunicazione dell’Università di Neuchâtel indicava la presenza attesa di circa 200 specialisti dell’idrogeologia delle rocce calcaree. La differenza tra previsione e numero riportato dopo l’apertura può essere letta come un possibile incremento della partecipazione effettiva; il dato di 250 resta attribuito alla comunicazione di Ponce.

Il programma diffuso dalla Karst Commission comprendeva cinque relazioni principali, circa 100 comunicazioni orali e 90 poster. Erano previsti anche corsi brevi nella giornata del 30 agosto e tre escursioni successive alla parte congressuale. Le sessioni hanno affrontato la modellazione dei flussi sotterranei, l’infiltrazione delle precipitazioni, la qualità delle acque, la protezione delle captazioni e l’uso di dati di campo per migliorare i modelli idrogeologici.

Questi temi hanno rilievo anche per la speleologia. Nei sistemi carsici, la rapida connessione fra superficie e sottosuolo rende spesso più vulnerabili le falde. Misure, tracciamenti, analisi chimiche e osservazioni geomorfologiche permettono di ricostruire percorsi dell’acqua, tempi di trasferimento e possibili sorgenti di contaminazione.

Arenarie quarzifere della Thailandia al Poster Blitz di Eurokarst 2026

Nella giornata del 31 agosto, nella sezione Poster Blitz di Eurokarst 2026, Liviu Valenas ha presentato lo studio dedicato alla geomorfologia e all’idrochimica delle pozze d’acqua sviluppate nelle arenarie quarzifere del Nord-Est della Thailandia. Il lavoro è firmato da Liviu Valenas, Christine Viehweger e Stephanie Gimmler della Technical University of Freiberg, in Germania.

Il contributo porta l’attenzione su forme e processi che non coincidono con il carso classico in roccia carbonatica. Le arenarie quarzifere sono costituite in larga misura da granuli di quarzo. La loro evoluzione superficiale e sotterranea può dipendere dall’alterazione dei minerali, dalla disgregazione fisica della roccia, dall’erosione e dalla persistenza dell’acqua nelle depressioni.

Le pozze d’acqua in roccia, spesso indicate in letteratura internazionale come rock pools o weathering pits, possono conservare informazioni sull’azione combinata dell’acqua e dei sedimenti. Lo studio integrato della forma delle cavità e della composizione chimica dell’acqua può aiutare a distinguere i processi dominanti. Può inoltre documentare la relazione tra caratteristiche della roccia, stagionalità delle piogge e condizioni locali di drenaggio.

La presenza di questo lavoro a Eurokarst 2026 amplia quindi il confronto oltre i soli acquiferi carbonatici. La geomorfologia delle arenarie e l’idrochimica delle acque raccolte in piccole cavità costituiscono un terreno di dialogo tra geologia, idrologia e studio dei paesaggi di alterazione.

Eurokarst 2026 e divulgazione sul patrimonio sotterraneo

Accanto alle sessioni scientifiche, Eurokarst 2026 ha previsto iniziative aperte al pubblico. Il 30 agosto si è tenuta l’esecuzione corale Inception Horizon alla Chapelle de la Maladière. Il 31 agosto l’Aula des Jeunes-Rives ha ospitato un incontro sulla grotta Cosquer e sul cambiamento climatico, con Bruno Arfib dell’Università di Aix-Marseille.

La scelta di affiancare divulgazione e ricerca riflette la natura applicata dei temi discussi. Le acque sotterranee, le grotte e le aree carsiche riguardano la disponibilità idrica, gli ecosistemi, i rischi ambientali e la conoscenza del patrimonio naturale. Per la comunità speleologica, Eurokarst 2026 ha rappresentato anche uno spazio utile per seguire metodi e risultati provenienti dall’idrogeologia, dalla geomorfologia e dalle scienze della Terra.

Fonti

L'articolo Concluso Eurokarst 2026 a Neuchâtel: all’incontro hanno partecipato 250 specialisti provenienti da tutti i continenti. proviene da Scintilena.

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  • Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Udine la mostra sul patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia
    Condividi Dall’11 al 27 settembre 2026 la Società Filologica Friulana ospita “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca”. L’iniziativa si inserisce nel programma regionale della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, fissata dall’UNESCO al 13 settembre. Mostra a Udine per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo Udine ospiterà dall’11 al 27 settembre 2026 la mostra “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca. Il patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia”. L
     

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Udine la mostra sul patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia

September 8th 2026 at 09:00

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Dall’11 al 27 settembre 2026 la Società Filologica Friulana ospita “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca”. L’iniziativa si inserisce nel programma regionale della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, fissata dall’UNESCO al 13 settembre.

Mostra a Udine per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

Udine ospiterà dall’11 al 27 settembre 2026 la mostra “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca. Il patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia”. L’esposizione sarà allestita nella sede della Società Filologica Friulana, in via Manin 18. L’apertura è in calendario venerdì 11 settembre alle 17.30.

L’appuntamento rientra nelle iniziative dedicate alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, che ricorre domenica 13 settembre. La mostra è promossa dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia con la Società Filologica Friulana e la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Per l’inaugurazione collaborano anche il Servizio geologico regionale e il Circolo Speleologico e Idrologico Friulano.

Il percorso presenta pannelli esplicativi, fotografie e reperti. L’obiettivo è raccontare le cavità regionali e il lavoro che permette di conoscerle. L’esplorazione non coincide solo con la progressione in grotta. Comprende rilievi, documentazione, studio delle acque, osservazioni biologiche e aggiornamento dei dati catastali.

Patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia tra ricerca e catasto

Il Friuli Venezia Giulia riunisce aree carsiche molto diverse. Il Carso classico, le Prealpi Giulie e il massiccio del Canin mostrano forme, sistemi idrici sotterranei e storie esplorative differenti. In questo quadro il catasto non è un semplice elenco di ingressi. È uno strumento di conoscenza utile per la ricerca, la pianificazione e la tutela.

Secondo i dati richiamati nel programma regionale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il Catasto speleologico regionale censisce 8.691 cavità e 9.540 ingressi. La differenza dipende dal fatto che uno stesso sistema può comprendere più accessi. Il dato restituisce la dimensione di un patrimonio distribuito tra ambienti montani, collinari e carsici.

La mostra di Udine intende rendere leggibile questa complessità a un pubblico ampio. Immagini, oggetti e materiali divulgativi collegano la storia della speleologia alle attività odierne. La documentazione prodotta dai gruppi speleologici conserva la memoria delle esplorazioni e fornisce informazioni che possono diventare rilevanti anche per la protezione degli ecosistemi e delle risorse idriche.

All’inaugurazione sono previsti gli interventi di Fabio Scoccimarro, assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile, di Massimo Zanetti, direttore del Servizio geologico della Regione, di Mauro Kraus, presidente della Federazione Speleologica del Friuli Venezia Giulia, e di Umberto Sello, presidente del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano. Sello ripercorrerà 130 anni di speleologia friulana. Giuseppe Adriano Moro presenterà la Grotta Tirfor, nel Complesso Bernardo Chiappa, catasto 7739/4721 Fr, illustrando gli otto chilometri esplorati nel sottosuolo del Monte Bernadia.

Realtà virtuale e divulgazione della speleologia regionale

Una parte della visita sarà dedicata a contenuti immersivi. Visori per realtà virtuale consentiranno di seguire video a 360 gradi. Schermi proporranno virtual tour e filmati divulgativi. La soluzione permette di osservare ambienti che spesso non sono accessibili al pubblico, senza aumentare la pressione sulle cavità più delicate.

La scelta ha anche un valore didattico. Una grotta è un ambiente con condizioni fisiche specifiche, tempi di formazione lunghi e comunità biologiche spesso vulnerabili. La riproduzione digitale non sostituisce il lavoro sul campo. Può però spiegare come si svolgono rilievo, esplorazione e ricerca, avvicinando visitatori e scuole al patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia.

Nel calendario regionale, la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo è accompagnata anche dall’iniziativa “Grotte aperte”, prevista il 12 e 13 settembre. Cinque grotte turistiche inserite nel Catasto speleologico regionale saranno visitabili gratuitamente. Il programma include inoltre un workshop a Trieste, il 15 settembre, dedicato al centenario di Duemila Grotte di Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan, opera indicata dalla Regione come il primo catasto speleologico al mondo.

La prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo è stata proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025. La ricorrenza annuale cade il 13 settembre. La proposta è stata avanzata dalla Repubblica di Slovenia su impulso dell’Unione Internazionale di Speleologia, con il coinvolgimento del Karst Research Institute ZRC SAZU e della Commissione nazionale slovena per l’UNESCO.

Per il 2026 si tratta della prima celebrazione ufficiale. L’UNESCO indica tra le sue finalità la sensibilizzazione sulle cavità naturali sotterranee, sulle risorse idriche e sui paesaggi geologici. La ricorrenza mette quindi in relazione ricerca, educazione ambientale, tutela e gestione responsabile del carsismo.

Il contesto internazionale sarà vicino al Friuli Venezia Giulia anche dal punto di vista geografico. A Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre è previsto un incontro scientifico internazionale intitolato “Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst”. Il programma annunciato comprende sessioni scientifiche, escursioni in aree carsiche slovene e una celebrazione nella Grotta di Postumia prevista per il 12 settembre.

La mostra udinese colloca così la speleologia regionale in un programma più vasto. La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre un riferimento comune per mostrare che le cavità non sono soltanto luoghi di visita. Sono archivi geologici e culturali, habitat e parti di sistemi idrici che richiedono dati aggiornati, studio e attenzione nella frequentazione.

Informazioni per la visita

Mostra: “Le Grotte: tra esplorazione e ricerca. Il patrimonio speleologico del Friuli Venezia Giulia”
Sede: Società Filologica Friulana, via Manin 18, Udine
Inaugurazione: venerdì 11 settembre 2026, ore 17.30
Periodo di visita: 11–27 settembre 2026

Fonti

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  • Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026: dall’Italia una rete di eventi tra ricerca, acqua e tutela
    Condividi La prima ricorrenza UNESCO del 13 settembre incontra le Giornate Nazionali della Speleologia, con appuntamenti in nove aree italiane dedicati alle cavità, agli acquiferi, alla biodiversità e alla divulgazione. La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo sarà celebrata per la prima volta domenica 13 settembre 2026. La data è stata proclamata dall’UNESCO come ricorrenza annuale per accrescere la conoscenza pubblica delle grotte e dei paesaggi carsici e per promuoverne studi
     

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026: dall’Italia una rete di eventi tra ricerca, acqua e tutela

September 8th 2026 at 08:00

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La prima ricorrenza UNESCO del 13 settembre incontra le Giornate Nazionali della Speleologia, con appuntamenti in nove aree italiane dedicati alle cavità, agli acquiferi, alla biodiversità e alla divulgazione.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo sarà celebrata per la prima volta domenica 13 settembre 2026. La data è stata proclamata dall’UNESCO come ricorrenza annuale per accrescere la conoscenza pubblica delle grotte e dei paesaggi carsici e per promuoverne studio, protezione e gestione sostenibile.

In Italia, la ricorrenza si intreccia con le Giornate Nazionali della Speleologia promosse dalla Società Speleologica Italiana e dal Club Alpino Italiano. Il calendario diffuso sul portale nazionale propone attività dall’8 al 19 settembre, oltre a un intervento di bonifica previsto nel fine settimana del 12 e 13 settembre. Il programma riunisce visite accompagnate, conferenze, laboratori per famiglie, iniziative di documentazione e azioni dirette in ambiente ipogeo.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo porta così sul territorio italiano temi che attraversano l’attività speleologica: la conoscenza delle cavità, la qualità delle acque sotterranee, la tutela dei chirotteri, la gestione delle visite e la trasmissione del patrimonio naturale e culturale.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: il quadro UNESCO

La denominazione ufficiale della nuova ricorrenza è International Day of Caves and Karst, in italiano Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, abbreviata IDCK. In alcuni contesti divulgativi può comparire l’espressione “Giornata mondiale delle grotte e del carsismo”. La data riconosciuta dall’UNESCO è però il 13 settembre, non una generica celebrazione mondiale priva di questa cornice istituzionale.

Secondo UNESCO, i paesaggi carsici e le grotte interessano quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Sono sistemi formati dalla dissoluzione di rocce solubili, soprattutto carbonatiche, che mettono in relazione forme di superficie, cavità, reti di fratture, sorgenti e falde. Ospitano inoltre biodiversità sotterranea e conservano archivi geologici, climatici, archeologici e storici.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo richiama quindi il valore delle cavità oltre la sola dimensione esplorativa. UNESCO la collega agli obiettivi relativi all’acqua, alle città e alle comunità, al clima e alla biodiversità. Il primo appuntamento internazionale è previsto a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026, con una conferenza scientifica e una cerimonia ufficiale.

Giornate Nazionali della Speleologia tra visite e divulgazione

Il calendario italiano mostra una distribuzione geografica ampia. In Emilia-Romagna, il 13 settembre, la Tana della Mussina ad Albinea ospiterà due sessioni di accompagnamento. La giornata terminerà con la proiezione di un video dedicato ai Gessi Messiniani di Borzano, sito UNESCO.

A Trieste, la Caverna III di Basovizza aprirà al pubblico il 13 settembre in due fasce orarie. Il Club Alpinistico Triestino prevede una mostra didattica sui pipistrelli, con dodici pannelli trilingui, e un’attività al microscopio elettronico guidata da Sergio Dolce. L’iniziativa affronterà anche speleogenesi, flora e storia della cavità durante la Seconda guerra mondiale. Sempre a Trieste, il 15 settembre, il workshop “Duemila Grotte. 1926|2026. La speleologia, cent’anni dopo” riprenderà il tema del primo grande inventario delle cavità carsiche.

Nel Lazio, il 12 settembre a San Felice Circeo, una conferenza sarà dedicata alla Grotta Spaccata di Torre Paola. Il percorso annunciato collega esplorazione, paleontologia e tradizione omerica. Nelle Marche, dal 14 al 16 settembre, le biblioteche di Cerreto d’Esi, Sassoferrato e Mergo proporranno letture e laboratori per bambine, bambini e famiglie ispirati alla scoperta delle Grotte di Frasassi.

Carsismo, falde e biodiversità nel programma italiano

La tutela degli acquiferi è uno dei temi più ricorrenti della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo. In Veneto, a Valbrenta, l’open day del 13 settembre “Esplorare, capire e proteggere gli acquiferi carsici” prevede tre tappe presso Fontana Moretti, il Laghetto di Ponte Subiolo e la grotta fossile di Ponte Subiolo. Il programma introduce anche l’“Elefante Bianco”, cavità subacquea esplorata fino a meno 292 metri. Il 15 settembre, alle Grotte di Oliero, sarà invece presentata la guida “La fabbrica dell’acqua”.

Sempre nel Vicentino, sull’Altopiano dei Sette Comuni, I Recuperanti di Montagne Terzo Patrimonio svolgeranno una bonifica con rilievo cartografico di una cavità in Val Galmarara. L’attività, fissata il 12 e 13 settembre, riguarda la rimozione di rifiuti come vetro e plastica e la documentazione della grotta.

In Sardegna, l’11 settembre, il Parco di Monte Atzei a Narcao sarà il contesto di un’escursione tra le cavità della foresta del Rio Cannedu. Sulcis Underground annuncia approfondimenti sulla formazione delle grotte, sugli habitat e sui pipistrelli, con identificazione sul campo tramite bat detector.

Anche in Campania il programma prende la forma di un’uscita in cavità. Il 19 settembre, ai Monti Alburni, gruppi provenienti anche da Basilicata, Calabria e Puglia accompagneranno il pubblico alla Grotta di Fra’ Gentile, nell’area di Sant’Angelo a Fasanella. L’iniziativa è presentata come momento di osservazione dello stato degli ambienti ipogei e della fauna autoctona.

Sicilia e Puglia, conoscenza del territorio carsico

La Sicilia concentra diversi appuntamenti. A Noto, dal 13 al 19 settembre, la quarta edizione di “Man and Karst 2026” si svolgerà nell’area di Marianelli, nella Riserva naturale di Vendicari. Il CIRS ETS propone un programma dedicato a tutela, promozione e gestione sostenibile dei paesaggi carsici, degli ecosistemi sotterranei e dei beni culturali collegati.

A Catania, l’11 settembre, la conferenza “Gocce nel Buio” affronterà la salvaguardia delle falde acquifere e l’ecogestione del turismo sotterraneo. Il 13 settembre il Gruppo Grotte Catania CAI condurrà una giornata sul campo alle grotte Mastropietro e Genovese II, con prenotazione obbligatoria. A Palermo, nella Riserva naturale orientata Grotta della Molara, sono previsti due turni di visita con gli operatori della riserva e gli speleologi di ANS Le Taddarite.

In Puglia, l’8 settembre a Bari sarà presentato il volume “Viaggi sotto le Murge – Le radici del paesaggio”, dedicato alla lettura del patrimonio ipogeo in chiave culturale e naturalistica. Il 13 settembre, a Castellana Grotte, l’incontro “La speleologia: conoscere, condividere, divulgare” metterà a confronto associazioni, scuola, federazione e istituzioni. Sono annunciati contributi del Comune, della Federazione Speleologica Pugliese, della Commissione Nazionale Scuola di Speleologia SSI, del Gruppo Puglia Grotte e del Gruppo Speleologico Vespertilio.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre dunque alle Giornate Nazionali della Speleologia un riferimento comune. Il calendario italiano porta l’attenzione sul rapporto fra ricerca e divulgazione, sul ruolo delle comunità locali e sulla fragilità dei sistemi carsici. Chi intende partecipare deve verificare direttamente con gli organizzatori gli orari, i requisiti, le prenotazioni e le eventuali coperture assicurative previste per ciascuna attività.

Fonti

Nota redazionale: date, luoghi, contatti, modalità di accesso e descrizioni del programma italiano sono ripresi dal testo di partenza indicato come proveniente dalla pagina della Società Speleologica Italiana e dal calendario nazionale delle Giornate della Speleologia. Prima della partecipazione è opportuno consultare gli organizzatori.

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  • Kleine Berlin, nuovi nati nel buio: si riproduce ancora il raro amblypigio di Trieste
    Condividi Una femmina di Charinus ioanniticus osservata con i piccoli sul dorso nelle gallerie sotterranee. La popolazione, prima segnalazione di Amblypygi in Italia, continua a riprodursi nell’ex rifugio antiaereo triestino La parola ad Alessandra Ressa TRIESTE – Una femmina con i piccoli appena nati aggrappati al dorso. È la nuova, straordinaria osservazione avvenuta nella Kleine Berlin di Trieste, dove da alcuni anni vive una popolazione di Charinus ioanniticus, piccolo aracnide app
     

Kleine Berlin, nuovi nati nel buio: si riproduce ancora il raro amblypigio di Trieste

September 8th 2026 at 07:03

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Una femmina di Charinus ioanniticus osservata con i piccoli sul dorso nelle gallerie sotterranee. La popolazione, prima segnalazione di Amblypygi in Italia, continua a riprodursi nell’ex rifugio antiaereo triestino

La parola ad Alessandra Ressa

TRIESTE – Una femmina con i piccoli appena nati aggrappati al dorso.

È la nuova, straordinaria osservazione avvenuta nella Kleine Berlin di Trieste, dove da alcuni anni vive una popolazione di Charinus ioanniticus, piccolo aracnide appartenente all’ordine degli Amblypygi.

Una scoperta e una onferma: gli animali non si limitano a sopravvivere nelle gallerie artificiali dell’ex rifugio antiaereo,: riescono a completare al loro interno il ciclo biologico e a riprodursi.

La popolazione triestina di araccnidi , studiata scientificamente a partire dal 2019, rappresentò il primo ritrovamento documentato di un Amblypygi in Italia.A raccontarci la nuova osservazione e la singolare storia di questi abitanti del sottosuolo è Alessandra Ressa, dell’Ufficio Stampa del Club Alpinistico Triestino APS

.La parola ad Alessandra Ressa, quindi.

Nuovi nati nel buio della Kleine Berlin: si riproduce ancora il raro Amblypygi

Nuovo avvistamento nella galleria sotterranea: una femmina con i piccoli sul dorso conferma la capacità della colonia di riprodursi e adattarsi a un ambiente artificiale isolato

Silva de Miranda. Il lavoro, intitolato First record of Amblypygi from Italy: Charinus ioanniticus (Charinidae), venne pubblicato nel volume 18 di Arachnology, alle pagine 642-648, con DOI 10.13156/arac.2020.18.6.642. Le indagini condotte nella Kleine Berlin avevano permesso di riconoscere diversi individui di differenti dimensioni, oltre a numerose esuvie, cioè gli involucri lasciati dagli animali durante la muta, e avevano portato all’osservazione di femmine con uova e successivamente con le cosiddette praenymphae, i giovani che seguono la schiusa.

A prima vista Charinus ioanniticus può sembrare una creatura appartenente a un gruppo di animali molto più conosciuto e inquietante. Il corpo appiattito, i pedipalpi anteriori muniti di spine e soprattutto le lunghissime appendici che si muovono davanti all’animale gli conferiscono un aspetto che può ricordare contemporaneamente un ragno e uno scorpione. Dal punto di vista zoologico, tuttavia, gli Amblypygi costituiscono un ordine distinto degli aracnidi e presentano caratteristiche anatomiche proprie. L’ordine comprende oltre duecento specie e ha una distribuzione prevalentemente tropicale e subtropicale, risultando molto meno rappresentato nelle regioni temperate.

La caratteristica che colpisce maggiormente l’osservatore è rappresentata dal primo paio di zampe, che negli Amblypygi non viene utilizzato per camminare come le altre sei zampe locomotorie. Queste appendici sono diventate estremamente lunghe e sottili e svolgono soprattutto una funzione sensoriale, permettendo all’animale di esplorare l’ambiente attraverso il contatto e le vibrazioni. È proprio osservando un esemplare mentre mantiene queste appendici completamente estese che viene spontaneo pensare all’espressione “rizzare le antenne”, anche se, naturalmente, dal punto di vista anatomico non si tratta di vere antenne.

L’animale si muove con estrema cautela, utilizzando queste lunghe strutture sensoriali per esplorare ciò che lo circonda, mentre i pedipalpi, situati anteriormente e dotati di spine, partecipano alla cattura delle prede. A differenza di quanto potrebbe far pensare il suo aspetto, Charinus ioanniticus non possiede ghiandole velenifere associate ai cheliceri ed è considerato innocuo per l’uomo. Anche gli esemplari osservati nella Kleine Berlin sono descritti dagli studiosi come particolarmente timidi.

La presenza di Charinus ioanniticus nel cuore di Trieste rappresenta un caso particolarmente interessante dal punto di vista ecologico perché l’animale vive all’interno di un ambiente completamente artificiale. La Kleine Berlin è infatti un complesso di gallerie sotterranee realizzato durante la Seconda guerra mondiale, nel 1944, come rifugio antiaereo. Il sistema di cunicoli è rimasto in larga parte conservato e, dal 1996, è affidato al Club Alpinistico Triestino, che ne ha valorizzato il patrimonio storico rendendolo visitabile attraverso un percorso museale.

Proprio alcune caratteristiche fisiche delle gallerie sembrano aver creato condizioni favorevoli all’insediamento dell’aracnide. Gli esemplari sono stati osservati sulle pareti verticali, spesso in corrispondenza di concrezioni calcaree, fratture e superfici caratterizzate dalla presenza di umidità. Le ricerche scientifiche hanno evidenziato come gli animali siano stati osservati frequentemente coperti da piccole gocce d’acqua e come alcuni individui tendessero a rimanere nella stessa porzione di parete. Le caratteristiche del luogo, con elevata umidità, assenza di luce solare diretta e condizioni microclimatiche relativamente stabili, ricreano almeno in parte quelle che gli Amblypygi incontrano negli ambienti naturali sotterranei.

È proprio questo microambiente a rendere la Kleine Berlin un vero e proprio laboratorio naturale nel quale osservare il processo di adattamento di una specie a un ambiente molto diverso da quello esterno. Nel sottosuolo artificiale di Trieste l’animale trova infatti alcune delle condizioni fondamentali di cui necessita: oscurità pressoché permanente, umidità e una superficie verticale ricca di piccole irregolarità nelle quali può muoversi e trovare rifugio.

Quando la popolazione triestina venne studiata scientificamente, la sua presenza rappresentava un enigma biogeografico. Charinus ioanniticus era conosciuto nell’area mediterranea orientale, con segnalazioni provenienti dalla Turchia, dalle isole greche di Rodi e Kos e da altre aree del Mediterraneo orientale; nel 2019 era stata inoltre documentata la presenza della specie ad Atene, primo ritrovamento allora noto nell’Europa continentale. Gli studiosi avevano quindi già ipotizzato che la presenza in un ambiente urbano potesse essere collegata anche a un trasporto accidentale operato dall’uomo.

Per quanto riguarda Trieste, lo studio del 2020 prese in considerazione diverse possibili modalità di arrivo. Gli autori valutarono, tra le altre ipotesi, un eventuale trasporto accidentale associato a materiali speleologici o oggetti storici introdotti nel sistema sotterraneo nel corso degli anni, ma non trovarono collegamenti affidabili fra le attività speleologiche del CAT nelle aree in cui la specie era presente e l’arrivo dell’aracnide nella Kleine Berlin.

È proprio a questo punto che la storia della popolazione triestina diventa particolarmente interessante. Una delle ipotesi storiche considerate dagli studiosi riguarda infatti un possibile trasporto accidentale legato ai movimenti di uomini e materiali durante il periodo bellico dell’ultimo conflitto mondiale. L’ipotesi è compatibile con la biologia della specie e con il fatto che popolazioni di Charinus ioanniticus siano state individuate anche in ambienti artificiali e in prossimità di insediamenti umani, ma non è stato possibile dimostrare quale sia stato l’effettivo vettore che portò gli animali a Trieste. Per questo motivo non è corretto affermare come fatto acquisito che siano stati necessariamente i militari tedeschi in ritirata dalla Grecia a trasportare gli Amblypygi nelle casse di materiale militare. Gli stessi ricercatori che hanno studiato la popolazione hanno sottolineato l’impossibilità di stabilire quando siano arrivati i primi esemplari e attraverso quale mezzo.

Se l’origine della popolazione rimane incerta, ancora più interessante è ciò che è accaduto successivamente. La prima osservazione scientificamente documentata risale al 2019, ma gli studi condotti nei due anni successivi dimostrarono che nella galleria non era presente un individuo isolato. Furono riconosciuti esemplari adulti e giovani di diverse dimensioni, insieme a numerose esuvie, segno che gli animali completavano il proprio ciclo di crescita all’interno dell’ex rifugio antiaereo di Trieste. Le osservazioni ripetute di individui già riconosciuti e marcati dimostrarono inoltre che alcuni esemplari rimanevano nel sistema sotterraneo nel corso del tempo.

Ancora più significativa fu l’osservazione di femmine con uova e successivamente con giovani. Nello studio scientifico sono documentate, in particolare, una femmina con uova osservata il 6 luglio 2020 e una femmina con praenymphae osservata il 1° ottobre dello stesso anno.

La biologia riproduttiva di Charinus ioanniticus aggiunge un ulteriore elemento di interesse. La specie è nota per la capacità di riprodursi per partenogenesi in alcune popolazioni, cioè attraverso una riproduzione nella quale la femmina può produrre prole senza la fecondazione da parte di un maschio. La letteratura scientifica ha documentato questo fenomeno nella specie, in particolare nelle popolazioni di Rodi, anche se la modalità riproduttiva delle popolazioni di altre aree, compresa quella italiana, richiede valutazioni specifiche. È quindi più prudente parlare della popolazione triestina come di una popolazione costituita da sole femmine e capace di riprodursi, senza attribuirle automaticamente una modalità riproduttiva definitivamente dimostrata per ogni generazione.

La presenza, oggi, di una femmina con giovani sul dorso rappresenta quindi un’osservazione particolarmente interessante perché documenta nuovamente una fase riproduttiva all’interno della galleria e mostra che la popolazione continua a trovare nell’ambiente sotterraneo condizioni compatibili con il proprio ciclo biologico.

Il fatto che questi animali siano presenti nella Kleine Berlin da anni non significa che siano facilmente osservabili durante le normali visite. Gli Amblypygi hanno abitudini prevalentemente notturne e sono estremamente discreti; inoltre gli esemplari possono rimanere immobili sulle pareti per lunghi periodi, mimetizzandosi contro superfici grigie, concrezioni e zone d’ombra. La loro individuazione richiede quindi attenzione e conoscenza dell’habitat.

Per la Kleine Berlin, inoltre, la presenza di Charinus ioanniticus costituisce un ulteriore elemento di valore naturalistico che si affianca alla straordinaria importanza storica delle gallerie. Il rifugio non rappresenta quindi soltanto una testimonianza architettonica e militare del Novecento, ma è diventato nel corso dei decenni anche un ambiente nel quale una specie insolita ha trovato condizioni sufficientemente favorevoli per insediarsi e riprodursi.

L’osservazione del 28 agosto aggiunge dunque un nuovo tassello alla conoscenza della popolazione triestina di Charinus ioanniticus. La femmina con i giovani sul dorso non rappresenta semplicemente un’immagine curiosa o spettacolare, ma testimonia la complessità di un processo biologico iniziato almeno diversi anni fa e tuttora osservabile all’interno di una galleria artificiale.

La Kleine Berlin continua così a custodire due storie apparentemente lontanissime: quella degli uomini che nel 1944 scavarono e costruirono il rifugio sotterraneo e quella, molto più antica e silenziosa, dell’evoluzione di un aracnide capace di adattarsi all’oscurità, all’umidità e alla stabilità microclimatica del sottosuolo.

Quando un esemplare viene illuminato dalla luce di una torcia, quelle che sembrano antenne si distendono sulla parete e cominciano a esplorare lo spazio circostante. È un movimento lento, quasi impercettibile, ma racchiude una delle storie naturalistiche più singolari del sottosuolo triestino: quella di una specie mediterranea che, per ragioni ancora non completamente chiarite, è arrivata in una città dell’Alto Adriatico, ha trovato rifugio in una struttura costruita dagli uomini durante la guerra e, contro ogni previsione, ha trasformato quelle gallerie in una casa capace di sostenerne il ciclo vitale.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

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Ufficio Stampa: Alessandra Ressa

Ufficio Stampa: Alessandra Ressa

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Viaggi sotto le Murge a Bari: il libro di Vincenzo Iurilli nel percorso verso la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

September 8th 2026 at 07:00

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Il Museo di Scienze della Terra ospita la presentazione l’8 settembre

Martedì 8 settembre 2026, alle ore 18, il Museo di Scienze della Terra del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari ospiterà la presentazione di Viaggi sotto le Murge, volume di Vincenzo Iurilli. L’appuntamento si terrà nel Campus universitario di via Edoardo Orabona 4.

L’incontro con il pubblico sarà presentato dal professor Giuseppe Mastronuzzi e vedrà la partecipazione di Alfredo De Giovanni.

La data cade nei giorni che precedono la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo riconosciuta dall’UNESCO.

La ricorrenza internazionale è fissata al 13 settembre di ogni anno. Nel 2026 la celebrazione inaugurale si svolgerà a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre.

La presentazione barese propone quindi un momento di approfondimento sul paesaggio murgiano e sui processi che ne hanno formato il sottosuolo.

La scelta del Museo di Scienze della Terra rafforza il legame tra divulgazione, ricerca universitaria e conoscenza del territorio.

Viaggi sotto le Murge e la lettura del paesaggio carsico pugliese

Viaggi sotto le Murge è indicato nelle presentazioni pubbliche come un lavoro rivolto alla geologia e alla speleologia pugliese.

Il volume collega le forme visibili in superficie con la struttura ipogea e con i processi di dissoluzione delle rocce solubili. Il sottotitolo riportato nelle comunicazioni precedenti è Le radici del paesaggio.

Le Murge costituiscono un contesto significativo per questo tipo di lettura. Doline, lame, inghiottitoi, cavità naturali e percorsi sotterranei non sono elementi isolati. Fanno parte di sistemi nei quali le acque meteoriche interagiscono nel tempo con le rocce calcaree. Lo studio del carsismo aiuta a comprendere la circolazione idrica, l’evoluzione delle forme del rilievo e la vulnerabilità degli acquiferi.

In questo quadro, Viaggi sotto le Murge offre un tema utile anche al pubblico non specialista. La speleologia non riguarda soltanto la visita delle grotte. Comprende l’osservazione delle cavità, il rilievo, la ricerca geologica, biologica e archeologica, oltre alla documentazione e alla tutela dei luoghi sotterranei. Il volume di Vincenzo Iurilli si inserisce nella necessità di rendere leggibili questi rapporti tra paesaggio, acqua e mondo ipogeo.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: perché il 13 settembre

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, conosciuta anche con l’acronimo IDCK, è stata proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025. Dal 2026 ricorrerà ogni 13 settembre. È importante distinguere la data della presentazione di Bari, l’8 settembre, dalla data ufficiale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il 13 settembre.

L’iniziativa punta a far conoscere ecosistemi fragili e spesso poco visibili. Secondo UNESCO, i paesaggi carsici e le grotte interessano quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Ospitano inoltre biodiversità sotterranea specializzata, archivi geologici e climatici, testimonianze della storia umana e beni culturali.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo collega questi temi agli obiettivi di protezione, studio e gestione sostenibile. L’UNESCO richiama in particolare le relazioni con l’acqua, lo sviluppo urbano, l’azione climatica e la biodiversità. Non si tratta quindi di una ricorrenza rivolta soltanto agli speleologi. Interessa comunità locali, scuole, enti di ricerca, amministrazioni e gestori delle aree protette.

Da Bari a Postumia, ricerca e divulgazione sul mondo sotterraneo

Il primo programma internazionale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo sarà ospitato a Postumia. Sono previsti una conferenza scientifica, attività sul terreno e una cerimonia ufficiale. L’Unione Internazionale di Speleologia invita inoltre associazioni, musei, università, geoparchi, grotte turistiche e scuole a organizzare iniziative locali nei giorni vicini al 13 settembre e a registrarle nel calendario della ricorrenza.

In questo contesto, l’appuntamento dedicato a Viaggi sotto le Murge assume il valore di una proposta divulgativa locale inserita nella settimana della prima celebrazione UNESCO. Il confronto con l’autore, con il professor Mastronuzzi e con Alfredo De Giovanni potrà riportare l’attenzione sul patrimonio carsico pugliese, sui metodi per raccontarlo e sulla responsabilità connessa alla sua conservazione.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre anche l’occasione per chiarire un punto essenziale: le cavità e gli acquiferi carsici sono sistemi con equilibri delicati. La loro tutela richiede conoscenza scientifica, comportamenti prudenti nella frequentazione e pianificazione territoriale. Per il pubblico, la presentazione di Bari rappresenta un invito a leggere le Murge non soltanto come paesaggio esterno, ma come territorio legato a un’estesa dimensione sotterranea.

Informazioni sull’incontro

  • Evento: presentazione del volume Viaggi sotto le Murge di Vincenzo Iurilli
  • Data e ora: martedì 8 settembre 2026, ore 18
  • Sede: Museo di Scienze della Terra, Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, Campus Universitario, via Edoardo Orabona 4, Bari
  • Intervengono: Vincenzo Iurilli, prof. Giuseppe Mastronuzzi e Alfredo De Giovanni
  • Ricorrenza UNESCO: Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, 13 settembre 2026

Fonti

L'articolo Viaggi sotto le Murge a Bari: il libro di Vincenzo Iurilli nel percorso verso la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo proviene da Scintilena.

  • ✇Speleologický klub ORCUS Bohumín
  • Exkurze v Sala Mastodonta v Jaskini Niedźwiedziej
    Jaskinia Niedźwiedzia – Medvědí jeskyně v masívu Králického Sněžníku (Śnieżnika) byla objevena v roce 1966 při těžbě mramorového ložiska v lomu Kletno III a v roce 1983 byla turisticky zpřístupněna. Jeskyně byla vytvořena krasovými procesy v čočkách předkambrických krystalických vápenců (mramorů).  Jejich stáří je okolo 600 milionů let. V květnu roku 2012 se speleologům podařilo proniknout v Jaskinii Niedźwiedziej do  neznámých, obřích partií, které byly nazvány  Sala Mastodonta a to byl náš cíl
     

Exkurze v Sala Mastodonta v Jaskini Niedźwiedziej

September 8th 2026 at 06:38

Jaskinia Niedźwiedzia – Medvědí jeskyně v masívu Králického Sněžníku (Śnieżnika) byla objevena v roce 1966 při těžbě mramorového ložiska v lomu Kletno III a v roce 1983 byla turisticky zpřístupněna. Jeskyně byla vytvořena krasovými procesy v čočkách předkambrických krystalických vápenců (mramorů).  Jejich stáří je okolo 600 milionů let. V květnu roku 2012 se speleologům podařilo proniknout v Jaskinii Niedźwiedziej do  neznámých, obřích partií, které byly nazvány  Sala Mastodonta a to byl náš cíl.

Tuto výjimečnou  domluvil náš kamarád speleolog z Bielsko Bialej Lubek. A nebylo to jednoduché, neboť Sál Mastodontů je návštěvám nepřístupný. U vstupu do jeskyně Pepu, Kubu, Honzu a Lubka čeká sám ředitel  Jaskinii Niedźwiedziej Artur Sawicki, sám aktivní speleolog. Dovídáme se, že do nových částí byla v bílých mramorových vrstvách již proražena chodba, dlouhá 160 metrů a tou se vydáváme do jeskyně. V jeskyni probíhají aktivní zpřístupňovací práce, procházíme po schodištích a visutých lávkách vyrobených z kompozitních materiálů. Tyto partie mají být zpřístupněny turistům v roce 2027 -2028, ale to se nám ani Arturowi moc nezdá. Do nižších pater povede asi 10 m hluboké točité schodiště. Na to že se pohybujeme v mramorech je jeskyně přebohatě vyzdobena nejrůznějšími sekundárními formami.

Sala Mastodonta

 

Zde bude točité schodiště

Velmi rychle upozorňujeme na Artura na několik problémů, které po zpřístupnění jeskyně turistům vidíme. Tím hlavním je skutečnost, že těsně nad hlavami jsou stovky křehkých stalaktitů, lehce dosažitelných rukou. Jak známe “turisty”, lámání krápníků a odnášení si jej jako suvenýr je jejich hobby. Bez zabezpečení síty nebo plexisklem to nepůjde. 

Krápníky budou na dosah ruky

Co si ale vážíme, je skutečnost, že pří všech vrtacích, sbíjecích … pracích se snaží v jeskyni způsobit, co nejmenší její devastaci. Zvláště krápníkových forem, který z velké části překryli plachtami.

Zakryté krápníkové formy

Sala Mastodonta je úžasná s krásnou bílou krápníkovou výzdobou. Sami sebe se tážeme, zda měla být turisticky zpřístupněna a zda toto dílo přírody nemělo být zachováno tak, jak jej příroda vytvořila.

 

Místo, ve kterém byla proražena chodba do Sálu Mastodonta

 

 

 

Visutá lávka

 

 

Stopy po vrtacích pracích

 

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  • Molare 1935, quando l’acqua trovò un’altra strada
    Condividi La storia dell’acqua – Secondo capitolo. Il 13 agosto 1935 cede lo sbarramento secondario della Sella Zerbino. Oltre 30 milioni di metri cubi d’acqua si riversano nella Valle dell’Orba: 111 persone perdono la vita Siamo nell’Appennino ligure-piemontese, nell’Alto Monferrato, a poca distanza dal confine con la Liguria, in una valle dove l’acqua dell’Orba viene trasformata in energia. Qui continua la nostra storia dell’acqua: dopo il Gleno sono trascorsi appena dodici anni. È il
     

Molare 1935, quando l’acqua trovò un’altra strada

September 8th 2026 at 06:00

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La storia dell’acqua – Secondo capitolo. Il 13 agosto 1935 cede lo sbarramento secondario della Sella Zerbino. Oltre 30 milioni di metri cubi d’acqua si riversano nella Valle dell’Orba: 111 persone perdono la vita

Siamo nell’Appennino ligure-piemontese, nell’Alto Monferrato, a poca distanza dal confine con la Liguria, in una valle dove l’acqua dell’Orba viene trasformata in energia.

Qui continua la nostra storia dell’acqua: dopo il Gleno sono trascorsi appena dodici anni.

È il 13 agosto 1935.

Piove con una violenza eccezionale. In poche ore sul bacino dell’Orba, siccitoso, cade una quantità enorme d’acqua. Il livello dell’invaso dell’Ortiglieto sale rapidamente, mentre il torrente a valle è già in piena.

Ma per comprendere ciò che sta per accadere bisogna prima osservare la forma della valle, perché quella che viene ricordata come la “diga di Molare” è in realtà una storia di due sbarramenti.

Due dighe, una sola tragedia

La diga principale di Bric Zerbino, costruita sull’Orba, trattiene le acque dell’invaso.

Poco distante, però, la conformazione naturale del terreno presenta una sella: con l’innalzamento del livello del bacino, l’acqua potrebbe trovare proprio lì una via di fuga.

Per chiudere quel passaggio viene quindi costruito un secondo sbarramento, più piccolo.

È la diga secondaria della Sella Zerbino.

Ed è qui che, quella mattina, si concentra la tragedia.

Le precipitazioni sono eccezionali: oltre 400 millimetri di pioggia in circa otto ore. L’invaso cresce rapidamente e l’acqua comincia a tracimare.

La diga principale di Bric Zerbino resiste.

La Sella Zerbino no.

La roccia sotto la diga

È uno degli aspetti che rendono Molare particolarmente interessante nella nostra storia dell’acqua.

Una diga non poggia semplicemente “sulla montagna”. Poggia su rocce con caratteristiche precise: fratture, discontinuità, alterazioni e differenti capacità di resistere all’acqua e alle sollecitazioni.

Gli studi condotti sul disastro evidenziano la scadente qualità geotecnica delle rocce sulle quali viene impostato lo sbarramento secondario.

La geologia non può fare da sfondo alla storia, ma ne diventa inevitabilmente protagonista.

L’acqua tracima, investe la struttura e il terreno circostante, l’erosione procede rapidamente.

Poi la Sella Zerbino cede.

L’onda

Oltre 30 milioni di metri cubi d’acqua si riversano improvvisamente nell’Orba, già gonfio per le precipitazioni.

L’onda percorre la valle trascinando alberi, rocce, terra e detriti. Travolge ponti, strade, abitazioni, campi e stabilimenti.

Raggiunge Ovada e continua la sua corsa verso valle.

Quando l’acqua si ritira, 111 persone hanno perso la vita.

Il disastro di Molare viene talvolta definito il “Vajont dimenticato”.

Ma Molare non ha bisogno di essere paragonato al Vajont per essere ricordato.

Ha una storia propria, avvenuta ventotto anni prima, con cause e dinamiche differenti e con domande che ancora oggi riguardano il rapporto fra progettazione, geologia, eventi meteorologici estremi e responsabilità umane.

Governare l’acqua, dentro e fuori la montagna

Anche a Molare, come abbiamo visto al Gleno, una grande opera idroelettrica non coincide soltanto con il muro della diga.

L’acqua deve essere raccolta, scaricata, derivata e condotta verso gli impianti che ne trasformano la forza in energia.

Attorno all’invaso nasce quindi un sistema di prese, scarichi, canali, condotte e opere artificiali.

È la parte meno evidente di queste grandi infrastrutture e forse, per chi guarda il territorio con gli occhi della speleologia e dell’archeologia industriale, anche una delle più interessanti.

Sono opere costruite per dare all’acqua una strada precisa.

A Molare, quella mattina del 13 agosto 1935, l’acqua ne trova un’altra.

Quello che rimane

A più di novant’anni di distanza, il territorio conserva ancora le tracce di quella storia.

Restano strutture e opere idrauliche, ruderi e un paesaggio profondamente legato alla presenza dell’antico invaso dell’Ortiglieto.

Ma rimane soprattutto la memoria.

Ogni 13 agosto le comunità tornano a ricordare le vittime. Una camminata commemorativa da Molare a Ovada ripercorre simbolicamente i luoghi della tragedia e mantiene vivo il ricordo delle 111 persone che perdono la vita nel 1935.

Anche questo appartiene alla storia dell’acqua.

Non soltanto ciò che costruiamo per governarla, ma ciò che scegliamo di ricordare dopo il suo passaggio.

La storia dell’acqua continua

Gleno e Molare sono due tragedie diverse.

Dodici anni le separano. Diverse sono le dighe, le valli e le dinamiche dei due disastri.

Ma entrambe ci ricordano che un’opera idraulica non può essere separata dal territorio sul quale viene costruita.

Il libro principale sulla tragedia è Storia della diga di Molare. Il Vajont dimenticato, (ERGA EDIZIONI), scritto da Vittorio Bonaria: ve le consiglio.

Conoscere l’acqua significa conoscere anche la roccia.

Il 2 dicembre 1959, nell’entroterra di Fréjus, in Francia, cede la diga di Malpasset.

E sarà proprio la roccia a tornare protagonista nel prossimo capitolo della nostra storia.

Siamo molto più vicini alla Liguria di quanto possa sembrare.

Ancora una volta, per capire perché una diga crolla, dovremo guardare anche sotto di essa.

Capitolo 0: https://www.scintilena.com/la-galleria-glori-castellaro-viaggio-nel-cuore-della-valle-argentina/08/22/

Capitolo 1:

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  • Timavo, nel sottosuolo del Carso l’acqua potabile della Trieste del futuro
    Condividi Un articolo di Lorenzo Giroffi su TGR Rai Friuli Venezia Giulia dal titolo accattivante “Esplorare il Timavo, l’acqua potabile della Trieste del futuro” – 1 settembre 2026 Sotto il Carso triestino, l’esplorazione speleologica guarda sempre più al futuro dell’acqua. Su una ciclabile al confine tra Italia e Slovenia, a Trebiciano, parte il cammino che conduce alla dolina nella quale una caverna porta fino al fiume Timavo.  Nell’Abisso di Trebiciano, a circa 300 metri di profon
     

Timavo, nel sottosuolo del Carso l’acqua potabile della Trieste del futuro

September 8th 2026 at 05:00

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Un articolo di Lorenzo Giroffi su TGR Rai Friuli Venezia Giulia dal titolo accattivante “Esplorare il Timavo, l’acqua potabile della Trieste del futuro” – 1 settembre 2026

Sotto il Carso triestino, l’esplorazione speleologica guarda sempre più al futuro dell’acqua.

Su una ciclabile al confine tra Italia e Slovenia, a Trebiciano, parte il cammino che conduce alla dolina nella quale una caverna porta fino al fiume Timavo

Nell’Abisso di Trebiciano, a circa 300 metri di profondità, la Società Adriatica di Speleologia monitora il Timavo sotterraneo attraverso una stazione sperimentale che registra livello del fiume, concentrazione di anidride carbonica e altri parametri ambientali.

Il tema supera ormai i confini dell’esplorazione. Le falde di pianura, dalle quali dipende gran parte degli acquedotti europei, sono sottoposte a pressioni crescenti anche per effetto dei cambiamenti climatici. Le acque carsiche potrebbero quindi assumere un ruolo strategico per la sicurezza idrica di Trieste.

Esplorare e comprendere il corso sotterraneo del Timavo significa così raccogliere oggi informazioni che potrebbero diventare essenziali domani. L’articolo originale è brve e interessante: va letto.

Conferma la funzione della speleologia come osservatorio privilegiato del sottosuolo: non soltanto scoperta geografica, ma ricerca, monitoraggio ambientale e conoscenza di una risorsa fondamentale.

Fonte: TGR Rai Friuli Venezia Giulia, servizio di Lorenzo Giroffi, “Esplorare il Timavo, l’acqua potabile della Trieste del futuro”, 1 settembre 2026 – https://www.rainews.it/tgr/fvg/articoli/2026/09/esplorare-il-timavo-lacqua-potabile-della-trieste-del-futuro-grotta-abisso-trebiciano-acqua-risorse-idriche-societa-adriatica-speleologica-riccardo-mincigrucci-paolo-guglia-fiume-carsico-falde-acquifere-acquedotto-fee8948d-54b3-4356-9ef2-ee25b0df3e68.html

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Chýnovská jeskyně u Tábora rozhodně stojí za návštěvu, připomíná houslový virtuoz Jaroslav Svěcený

Chýnovská jeskyně u Tábora rozhodně stojí za návštěvu, připomíná houslový virtuoz Jaroslav Svěcený. Navštívit ji lze v září denně kromě pondělí od 9 do 15:30.



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