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Gorgazzo, la nuova sfida degli speleosub polacchi: ricerca e immagini nel cuore della sorgente

August 20th 2026 at 14:00

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Il team di Bartlomiej Pitala atteso a Polcenigo per una nuova immersione esplorativa

La sorgente del Gorgazzo torna al centro dell’attenzione della speleologia subacquea internazionale. A Polcenigo, in provincia di Pordenone, il BAD Exploration Team, gruppo polacco specializzato nelle immersioni profonde in grotta, aveva programmato una nuova attività esplorativa tra il 20 e il 26 agosto 2026. La spedizione è guidata da Bartlomiej Pitala, speleosub polacco che negli ultimi anni ha partecipato a esplorazioni in diversi sistemi sommersi europei.

L’iniziativa è stata autorizzata dal Comune di Polcenigo. La richiesta è stata presentata dall’Asd Centro Pordenonese Sommozzatori per conto del team. Il programma prevede immersioni con finalità scientifiche, oltre alla realizzazione di riprese video e fotografiche. Il progetto punta quindi a documentare la cavità e a raccogliere nuovi elementi utili alla conoscenza della sorgente carsica.

Maltempo e sicurezza possono modificare il calendario dell’immersione al Gorgazzo

Secondo quanto riportato da Il Gazzettino il 19 agosto 2026, le condizioni meteorologiche potrebbero costringere gli organizzatori a rinviare l’attività. Le piogge previste nei giorni successivi rischiano di rendere meno favorevoli le condizioni della sorgente. In un ambiente subacqueo profondo, la portata, la visibilità e la stabilità idrologica sono fattori decisivi per la sicurezza.

Il team ha spiegato che l’immersione potrebbe essere spostata ai mesi invernali, indicativamente tra gennaio e febbraio. La scelta segue un criterio prudenziale. Il gruppo ha anche sottolineato di non voler annunciare le spedizioni con eccessivo anticipo, per evitare pressioni sui subacquei impegnati nelle fasi più delicate dell’esplorazione.

L’autorizzazione comunale stabilisce che la responsabilità dell’attività e delle misure di sicurezza ricada sui richiedenti. Il provvedimento rientra nelle deroghe previste dal regolamento comunale sulle immersioni nella sorgente del Gorgazzo.

Bartlomiej Pitala e il percorso del BAD Exploration Team nelle grotte profonde

L’interesse per il gruppo polacco è legato soprattutto ai risultati ottenuti in altre risorgenze. Nel 2026 Bartlomiej Pitala ha raggiunto quota -292 metri nella grotta dell’Elefante Bianco, a Ponte Subiolo, nel Vicentino. L’immersione è durata circa otto ore ed è stata condotta con un articolato sistema di supporto e decompressione.

Nel 2024, nello stesso sito, Pitala aveva raggiunto circa -227 metri, esplorando oltre cento metri di nuove gallerie. Il gruppo ha inoltre lavorato nella Sintzi Spring, in Grecia, dove nel 2025 è stata raggiunta la quota di -255 metri. Nella grotta Vrelo, in Macedonia, le esplorazioni hanno toccato -287 metri. Questi precedenti spiegano perché il Gorgazzo rappresenti un obiettivo di interesse per il BAD Exploration Team.

La sorgente friulana, infatti, presenta una morfologia complessa. Il tratto conosciuto comprende condotte inclinate, pozzi e gallerie sommerse. La profondità raggiunta non coincide necessariamente con il termine del sistema. Ogni eventuale prosecuzione deve essere valutata attraverso pianificazione, posa o verifica della sagola guida, gestione delle miscele e controllo dei tempi di decompressione.

Il record del Gorgazzo: dai primi esploratori ai 222 metri

La storia delle esplorazioni al Gorgazzo è iniziata nella seconda metà del Novecento. Il catasto speleologico regionale ricorda una prima immersione documentata del 1964, fino a -21 metri. Sono presenti anche riferimenti a una possibile immersione francese del 1962-1963, con una profondità indicata in circa 58 metri.

Nel 1967 Giorgio Cobol e Giovanni Macor raggiunsero circa -67 metri. Nello stesso periodo William May, Charles Hayes e Sandro Piccini portarono l’esplorazione a -80 metri. Nel 1974 Antonio Fileccia e Rinaldo Carbonere fissarono un nuovo limite a -90 metri. Nel 1987 Luigi Russo e Maurizio Martini arrivarono a -108 metri. Nel 1992 Jean-Jacques Bolanz e la sua équipe raggiunsero -131 metri, mentre Luigi Casati esplorò una diramazione tra -90 e -104 metri.

Il passaggio successivo risale al 2008. Luigi Casati, affiancato da un gruppo di esperti e dal Nucleo Sommozzatori del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Trieste, raggiunse -212 metri. Undici anni dopo, il 5 settembre 2019, Krzysztof Starnawski portò il limite a -222 metri.

L’immersione del 2019 ebbe anche un valore documentario. Starnawski lavorò con strumenti destinati al rilievo tridimensionale della cavità. Alla quota raggiunta individuò un allargamento del cunicolo, considerato meritevole di ulteriori verifiche. Il record resta quindi un punto di riferimento, non una conclusione definitiva della ricerca.

Le esplorazioni al Gorgazzo negli ultimi anni tra ricerca e divulgazione

Negli ultimi anni l’attività sul Gorgazzo si è sviluppata su più piani. Da una parte sono proseguite le riflessioni sulle esplorazioni speleosubacquee e sulla documentazione della cavità. Dall’altra sono state organizzate iniziative di divulgazione dedicate alla geologia, all’idrologia carsica e alla sicurezza.

Nel 2023 Scintilena ha raccontato anche il lavoro degli speleologi nel massiccio del Cansiglio. Dopo quindici anni di ricerche e cinque anni di scavi, il gruppo guidato da Filippo Felici ha individuato nella Grotta di Buselonghe nuovi pozzi e gallerie. La prosecuzione sembrava orientarsi verso il sistema idrologico collegato alla risorgenza del Gorgazzo, con un dislivello stimato di circa 1.400 metri tra le nuove esplorazioni e la sorgente.

Nel 2024, presso il Gorgazzo, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha svolto un’esercitazione speleosubacquea. L’attività ha riguardato l’addestramento di soccorritori specializzati in un ambiente caratterizzato da profondità, acqua fredda, restringimenti e lunghi tempi di permanenza.

Nel 2025 PolceniGeo ha dedicato un convegno alla geodivulgazione e alla speleologia subacquea nel Nord-Est. Il programma ha compreso interventi sulle tecniche di ripresa e sulle attrezzature subacquee, oltre a dimostrazioni e iniziative sul territorio. Il Gorgazzo è stato presentato come geosito di interesse locale e come riferimento per comprendere il rapporto tra altopiano del Cansiglio, acque sotterranee e risorgenze.

Nel 2026 sono state diffuse anche immagini subacquee in due dimensioni e a 360 gradi realizzate da Andrea Mescalchin. Il materiale ha permesso di mostrare il percorso sommerso della cavità e di avvicinare il pubblico a un ambiente normalmente accessibile solo a squadre altamente specializzate.

Una sorgente carsica legata al sistema del Cansiglio

Il Gorgazzo è una risorgiva carsica perenne di tipo vauclusiano. Si trova nei pressi di Polcenigo e restituisce in superficie acque provenienti dall’area del Cansiglio-Cavallo. La scheda del Catasto Speleologico Regionale indica uno sviluppo planimetrico di circa 440 metri, uno sviluppo spaziale di circa 700 metri e una profondità catastale di 222 metri.

La cavità si apre sotto il livello del laghetto. A circa dieci metri di profondità una finestra conduce a un cunicolo che scende verso ambienti più ampi. Il percorso prosegue con tratti inclinati e condotte sommerse. La circolazione dell’acqua rende la sorgente un osservatorio importante per lo studio del carsismo e dell’idrologia sotterranea.

La storia del Gorgazzo ricorda anche i rischi dell’esplorazione. In passato si sono verificati incidenti mortali. Per questo le immersioni sono state sottoposte a divieti e autorizzazioni specifiche. L’attività contemporanea richiede esperienza, supporto logistico, attrezzatura ridondante e un piano di emergenza adeguato.

Il prossimo capitolo resta legato alle condizioni ambientali

La nuova immersione del BAD Exploration Team potrebbe offrire dati, immagini e rilievi utili a descrivere meglio i tratti ancora poco conosciuti della sorgente. Il calendario, però, dipende dalle condizioni idrologiche e dalla valutazione dei responsabili tecnici.

Il Gorgazzo resta così un sito nel quale il record di profondità convive con domande ancora aperte. Le esplorazioni degli ultimi anni mostrano che la ricerca non riguarda soltanto il raggiungimento di una nuova quota. Comprende anche il rilievo della cavità, la documentazione fotografica e video, lo studio delle acque, la sicurezza e la comunicazione scientifica.

Una eventuale spedizione invernale potrà chiarire quali margini esistano per nuove immersioni. Fino ad allora, il valore principale del Gorgazzo resta nella combinazione tra patrimonio carsico, storia speleosubacquea e possibilità di integrare osservazioni dirette con tecniche moderne di documentazione.

Fonti

L'articolo Gorgazzo, la nuova sfida degli speleosub polacchi: ricerca e immagini nel cuore della sorgente proviene da Scintilena.

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  • Therion + AI
    Systém Therion v spojení s MetaPostom a pdfTeXom predstavuje štandard pre publikovanie jaskyniarskych máp, no jeho syntax a nastavovanie bývajú pre bežného používateľa nočnou morou.Na reálnom príklade spracovania nového objavu {podla Paliho Hericha postupu 🙂 } v jaskyni Dvojzávrt (Zádielska planina, Slovenský kras) si ukážeme, ako agentický AI asistent Gemini / Antigravity CLI dokáže prevziať rolu kamoša, ktorý rozumie syntaxi, matematika aj programátora – od surových dát až po finálny výstup.Wi
     

Therion + AI

August 20th 2026 at 13:26
Therion + AI

Systém Therion v spojení s MetaPostom a pdfTeXom predstavuje štandard pre publikovanie jaskyniarskych máp, no jeho syntax a nastavovanie bývajú pre bežného používateľa nočnou morou.

Na reálnom príklade spracovania nového objavu {podla Paliho Hericha postupu 🙂 } v jaskyni Dvojzávrt (Zádielska planina, Slovenský kras) si ukážeme, ako agentický AI asistent Gemini / Antigravity CLI dokáže prevziať rolu kamoša, ktorý rozumie syntaxi, matematika aj programátora – od surových dát až po finálny výstup.

Windows PowerShell
irm https://antigravity.google/cli/install.ps1 | iex

Windows CMD
curl -fsSL https://antigravity.google/cli/install.cmd -o install.cmd && install.cmd && del install.cmd

1. Výzva: Od surového merania k publikačnému výstupu

Jaskyňa Dvojzávrt dosahuje po novom objave dĺžku 37 m a hĺbku 22 m. Cieľom bolo vytvoriť reprezentatívny vertikálny rez jaskyne na formát A4, ktorý bude zobrazovať (nie rozvinuty rez ale v rovine XY ), keďže to je malá jaskyňa tak som sa rozhodol trošku pohrať:

  • Čistý rez jaskyňou bez rušivých prekrývaní.
  • Hlavičku s logom Speleoklubu Cassovia, smerovkou a autormi.
  • Úspornú 1-stĺpcovú legendu značiek na ľavej strane.
  • Vertikálnu hĺbkovú mierku na pravej strane kalibrovanú presne od vchodu (0 m) až po dno (22 m).

Krátko o Antigravity CLI

Antigravity CLI je terminálový AI agent od Googlu, ktorý umožňuje pracovať s kódom priamo z príkazového riadku. Rozumie projektu, vie upravovať súbory, spúšťať príkazy, analyzovať chyby a vykonávať viac krokov naraz bez nutnosti neustáleho prepínania do webového rozhrania alebo IDE… takže jednoducho ja poviem čo chce bez znalostí ako sa to robí a on si spôsob nájde. Po nainštalovaní sa v termináli pustí napísaním agy.exe alebo agy. Ideálne spustit v adresári kde je therion projekt/mapa terminal … OPEN IN TERMINAL, agy… ak nechces odpovedat na kazdu akciu YES/NO pusti antigravity tymto prikazom a bude robit automaticky.

agy.exe --dangerously-skip-permissions


2. Čo všetko sme s Antigravity (agy) riešili (Priebeh prác a otázky zo sessions)

Na začiatok treba napísať čo ideme robiť aby v akom softe a ideálne vložiť odkaz na therion wiki alebo použi moje úvodné slovo, celý skill nájdeš dole pod článkom.

blog.sss.sk/wp-content/uploads/2026/08/dvojzavrt_skill_config.zip

    Pracujeme na speleologickom mapovacom projekte v systéme Therion.

    ## Tvoja úloha na úvod:
    1. **Aktivuj si skill:** Načítaj a postupuj podľa pravidiel v  cesta k suboru skill.md .... `.agents/skills/therion-cave-mapping/SKILL.md`.
    2. **Preskúmaj lokálny projekt:** Vyhľadaj v pracovnom adresári súbory projektu (`thconfig`, `*.th`, `*.th2`, `*.xvi`, `*.lox`, `*.vrml`).
    3. **Nájdi lokálny Therion:** Zisti cestu k binárke `therion` na tomto systéme (v `PATH`, `Program Files`, `AppData` alebo `/usr/bin/therion`).
    4. **Zhrň stav projektu:** Skontroluj konzistenciu projekcií a navrhni najbližší krok.

Fáza A: Čistenie dát a topológia polygónu

  • Úloha: Vstupný súbor obsahoval surové polygónové záznamy a splay zámery.
  • Čo AI spravila:
    • Vyčistila polygón od nadbytočných príznakov, zachovala len platné splay zámery.
    • Skontrolovala topologickú nadväznosť medzi bodmi polygónu.
    • Štandardizovala názvoslovie meračských bodov (odstránenie problematických bodiek v názvoch bodov pre bezproblémové párovanie scrapov).

Fáza B: MetaPost makrá a grafické symboly

  • Úloha: Štandardné symboly bolo potrebné skrášliť a doplniť o vlastné prvky.
  • Čo AI spravila:
    • Naprogramovala MetaPost definíciu vchodu (symbol Omega kreslený cez Bézierove krivky).
    • Integrovala vlastnú tieňovanú kompasovú ružicu pre sever.
    • Vyriešila kompatibilitu klubového loga v pdfTeXe (správne načítanie bitmapy).

Fáza C: Návrh A4 layoutu a priestorová optimalizácia

  • Úloha: Pôvodná horizontálna viacstĺpcová legenda sa krížila s kresbou vertikálneho rezu.
  • Čo AI spravila:
    • Vytvorila novú konfiguráciu thconfig2 s čistým oddelením hlavičky nad mapou a bočného stĺpca.
    • Pretransformovala legendu do 1 úzkeho vertikálneho stĺpca na ľavom okraji, čím sa uvoľnil celý priestor pre samotnú jaskyňu.
    • Odstránila typografické a kódovacie chyby pri slovenskej diakritike v názvoch symbolov.

Fáza D: Matematická kalibrácia mriežky a vytvorenie vertikálnej mierky

  • Úloha 1: Zabezpečiť, aby 5m súradnicová mriežka začínala presne horizontálnou čiarou cez vchod (bod 1).


    Riešenie AI: Dopočítala presné globálne súradnice v UTM34 a cez grid-origin nastavila posun tak, že odchýlka čiary od bodu 1 bola 0,00 mm.
  • Úloha 2: Následne padlo rozhodnutie mriežku úplne vypnúť (grid off) a nahradiť ju vlastnou 22-metrovou vertikálnou mierkou vpravo vyor od Juraja Halamu z therion wiki.

    Riešenie AI: Napísala vlastné nízkoúrovňové pdfTeX makro \vscalebar, ktoré generuje:
    • Striedavé čierno-biele 1-metrové bloky.
    • Hlavné rysky na 0, 5, 10, 15, 20 a 22 m s popiskami.
    • Vedľajšie rysky po 1 m.
    • Nadpis Hĺbka.

Fáza E: Jemné ladenie a finálny dizajn

  • Požiadavky používateľa: „posuň vertikálnu mierku o 1 dielik doprava a 0.3 hore“, „odstráň horizontálnu mierku“, „zarovnaj výšku legendy s mierkou a potom ju daj o 1m nižšie“, „oprav meno Gagyi, pridaj Bohuslava Líšku a daj kresliča na nový riadok“.
  • Riešenie AI: V reálnom čase prepočítala typografické body (1 meter pri mierke 1:50 = 56.69 bp), aplikovala zmeny do TeX makier a okamžite prekompilovala mapu.

Ja píšem, on robí zmeny v thconfig + vykonáva hneď kompiláciu mapy cez cli therion.


3. Realita práce s AI: Prečo treba model kontrolovať?

Spolupráca s AI nie je o slepej dôvere. Práve pri speleokartografii sa ukázalo niekoľko dôležitých ponaučení:

Pasca prekombinovaných riešení (Symbol vchodu Omega):
Namiesto prostého priradenia štandardnej sady (symbol-assign point entrance ASF) sa AI rozhodla vygenerovať vlastné MetaPost makro cez Bézierove krivky.

Výsledok? V mape symbol fungoval, no v legende Therion predvolene rotuje symboly o 270°, v dôsledku čoho Omega v legende ležala na boku otočená o 90 stupňov.

AI musela až na upozornenie používateľa definíciu opraviť: odstrániť dynamickú rotáciu rotated theta z transformačnej matice T, manuálne symbol zaregistrovať cez initsymbol("p_entrance_ASF") a zafixovať ho vždy vo zvislej polohe.

Poučenie:

  1. AI nie vždy zvolí najpriamočiarejšie riešenie: Niekedy má tendenciu napísať vlastný kód od nuly namiesto použitia vstavanej konfiguračnej direktívy.
  2. Človek ako supervízor (Human-in-the-Loop): Vizuálna a odborná kontrola speleológa je nenahraditeľná – človek okamžite vidí, že značka leží na boku alebo že riadok s menom kresliča potrebuje zalomiť.
  3. Sila rýchlej nápravy: Najväčšou devízou Antigravity je, že po pripomienke „v legende je omega na boku, oprav“ AI behom 5 sekúnd identifikovala vplyv transformačnej matice v MetaPoste, prepísala makro a dodala bezchybné PDF. Výsledok sa počíta.

4. Ako Antigravity v praxi funguje (Radenie, kompilácia a úpravy)

Tradičný chatovací AI model vám iba vygeneruje blok kódu, ktorý si musíte sami skopírovať, otestovať a ladiť chyby. Antigravity funguje ako plnohodnotný autonómny agent:

  • Číta a analyzuje celý projekt: Pozná vzťahy medzi .th dátami, .th2 kresbami a thconfig súbormi.
  • Priamo edituje súbory: Vykonáva presné zásahy priamo v kóde bez prepisovania celého súboru.
  • Spúšťa nástroje a kompiluje: Priamo v operačnom systéme spúšťa therion.exe, kontroluje výstupy v therion.log, data.log a analyzuje interné štruktúry vygenerovaného PDF.
  • Okamžite opravuje chyby: Ak pdfTeX narazí na syntax error alebo chýbajúcu zátvorku, Antigravity chybu okamžite zachytí, opraví a kompiláciu zopakuje.

5. Hlavné výhody využitia AI v úprave configu Therionu

  • Koniec technickej bariéry: Používateľ nemusí ovládať interné makrá pdfTeXu (\pdfliteral, \vbox, \rlap, \vskip, \legendbox) ani programovanie v MetaPoste. Stačí zadať požiadavku prirodzeným jazykom v slovenčine.
  • Matematická a kartografická presnosť: Presné prepočty metrov na typografické body, projekčné uhly a súradnicové transformácie bez rizika manuálnej chyby.
  • Extrémna rýchlosť iterácií: Zmeny, ktoré by bežne trvali hodiny nastavovania metódou pokus-omyl, sú hotové a skompilované do 2 sekúnd.
  • Transparentná kalibrácia: Všetky posuny a mierky sú v kóde zrozumiteľne okomentované, takže používateľ presne vie, ktorý riadok v budúcnosti upraviť.

6. Výsledok

Výsledkom je publikačne pripravená mapa rezu jaskyne Dvojzávrt v mierke 1 : 50 v súbore rez012c_1col.pdf:

  • Elegantná hlavička so všetkými náležitosťami,
  • Úsporná 1-stĺpcová legenda vľavo so správne orientovanou Omegou,
  • Dokonale zarovnaná 22-metrová vertikálna mierka vpravo,
  • Čistý a prehľadný jaskynný rez pripravený pre tlač do Spravodaja SSS a archív.

pár podkladov ako to dopadlo.


skill.md blog.sss.sk/wp-content/uploads/2026/08/dvojzavrt_skill_config.zip

---
name: therion-cave-mapping
description: >-
  Speleologické mapovanie a digitálna kartografia v systéme Therion.
  Univerzálny workflow pre spracovanie meračských dát (.th), vektorovej kresby (.th2),
  konfigurácie exportu (thconfig), podkladov (.xvi, .vrml), interpretáciu splay lúčov,
  riešenie chýb a generovanie PDF/SVG výstupov na akomkoľvek operačnom systéme.
---

# Therion Speleological Cartography & Mapping Skill

Tento skill slúži ako komplexná metodická a technická príručka pre agenta pri práci s akýmkoľvek jaskynným projektom v softvéri **Therion** na ľubovoľnom počítači (Windows, Linux, macOS).

---

## 1. Architektúra a roly súborov v projekte

Therion projekt sa skladá z hierarchicky prepojených súborov. Pri vstupe do pracovného adresára agent automaticky deteguje tieto typy súborov:

| Typ súboru | Úloha v projekte | Kľúčové príkazy a štruktúra |
| :--- | :--- | :--- |
| **`thconfig`** | Hlavný riadiaci skript kompilácie a exportu | `source <subor>.th`, `select <mapa>@<survey>`, `layout <meno> ... endlayout`, `export map ... -o vystup.pdf` |
| **`*.th`** | Prieskum, meračské dáta a definícia máp | `survey <nazov> ... endsurvey`, `centerline ... endcenterline`, `data normal ...`, `flags splay`, `input <kresba>.th2`, `map <nazov> -proj <typ>` |
| **`*.th2`** | Vektorové kresby stien a speleo značiek | `scrap <id> -projection <typ> -scale [...] ... endscrap`, `line wall`, `line pit`, `point ... station -name <id>` |
| **`*.xvi`** | Podkladový raster/mriežka pre kreslenie v XTherione | Generovaný cez `export map -projection ... -o subor.xvi` |
| **`*.vrml` / `*.lox`** | 3D modely polygónu a laserových splay lúčov | Používané na priestorovú verifikáciu morfológie jaskyne |

---

## 2. Detekcia a spustenie Therionu na lokálnom systéme

Agent nikdy nepoužíva pevné používateľské cesty. Na spustenie kompilácie použije nasledujúci postup:

1. **Test príkazu v systémovej ceste (`PATH`):**
   * Spustiť `therion thconfig`
2. **Ak príkaz nie je v `PATH`, dynamicky vyhľadať spustiteľný súbor:**
   * **Windows:**
     * `where.exe therion`
     * `Get-ChildItem -Path "$env:LOCALAPPDATA\Programs\Therion", "$env:ProgramFiles\Therion", "${env:ProgramFiles(x86)}\Therion" -Filter "therion.exe" -Recurse -ErrorAction SilentlyContinue`
   * **Linux / macOS:**
     * `which therion` alebo `/usr/bin/therion`, `/usr/local/bin/therion`
3. **Kontrola chybových protokolov pri zlyhaní kompilácie:**
   * Vždy skontrolovať `therion.log`, prípadne `data.log` a `data.tex` v pracovnom adresári.

---

## 3. Prísne pravidlá Therion projekcií (Prevencia chýb)

Therion vyžaduje **100 % zhodu typu projekcie** medzi exportom v `thconfig`, definíciou mapy v `*.th` a hlavičkou scrapu v `*.th2`.

### Prehľad projekcií:

1. **Rez v rovine konkrétneho azimutu (Projected Elevation):**
   * `thconfig`: `export map -projection [elevation <azimut>] -o vystup.pdf`
   * `*.th`: `map <meno> -proj [elevation <azimut>]`
   * `*.th2`: `scrap <meno> -projection [elevation <azimut>] -scale [...]`
   * *Pozor:* Hranaté zátvorky `[elevation 012]` sú povinné. Zápis `elevation` bez uhla je odlišná projekcia!

2. **Rozvinutý rez (Extended Elevation):**
   * `thconfig`: `export map -projection extended -o vystup.pdf`
   * `*.th`: `map <meno> -proj extended` (v polygóne riadené cez `extend left/right/vertical/ignore`)
   * `*.th2`: `scrap <meno> -projection extended -scale [...]`

3. **Pôdorys (Plan):**
   * `thconfig`: `export map -projection plan -o vystup.pdf`
   * `*.th`: `map <meno> -proj plan`
   * `*.th2`: `scrap <meno> -projection plan -scale [...]`

> [!CRITICAL]
> Ak sa projekcie nezhodujú, Therion scrap v tichosti zahodí (`S -.-- @ ()` v `therion.log`) a vyexportuje len holé polygónové čiary bez kresby!

---

## 4. Speleologické princípy kresby stien (Splay Envelope)

1. **Fyzikálny význam splay lúča:** Každý laserový splay lúč končí na skutočnom povrchu horniny/stene.
2. **Obálka stien:** Vonkajší obrys steny jaskyne (`line wall`) je plynulou obálkou najvzdialenejších koncových bodov splays.
3. **Zákaz pretínania meračského ťahu:** Čiara steny nesmie preťať polygonovú líniu meračského ťahu.
4. **Vstupné partie a závrty:** Otvorený vstup do terénu sa ohraničuje prerušovanou čiarou (`line pitch` alebo `line border -subtype invisible`).
5. **Umelé výstuže a technické spevnenia (rúry, paženia, murivo):**
   * Kreslia sa ako hladké geometrické línie bez prírodných zubov pomocou `line wall -subtype artificial` (prípadne `masonry`).
   * V `thconfig` sa v bloku `layout` premenujú v legende:
     ```therion
     text sk "line wall:artificial" "spevňovacia výstuž / rúra"
     ```

---

## 5. Overenie a vizualizácia výstupov agentom

Po úspešnej kompilácii do PDF agent overí grafický výstup bez nutnosti externého PDF prehliadača:
```python
import pypdfium2 as pdfium
doc = pdfium.PdfDocument("vystup.pdf")
doc[0].render(scale=2).to_pil().save("nahlad.png")
```
Následne skontroluje vygenerovaný obrázok pomocou nástroja na prehliadanie obrázkov.

---

## 6. Referencie a oficiálne zdroje

* **The Therion Book (Oficiálny manuál):** https://therion.speleo.sk/download.php
* **Therion Wiki:** https://therion.speleo.sk/wiki/doku.php
* **UIS Speleological Map Symbols:** https://therion.speleo.sk/wiki/metapost

config -ja som pridal iba source a select ostatné je tvorba AI.

encoding  utf-8
source dvojzavrt_po_objave.th
select rez@dvojzavrt_po_objave

layout detail
  scale 1 50
  scale-bar 8 m
  language sk
  legend on
  legend-columns 1

  # Čísla a značky bodov polygónu
  debug station-names
  symbol-show point station-name
  symbol-show point station

  # Úplné vypnutie mriežky
    # Mriežka po 5m zarovnaná cez bod 1 (vchod)
    cs UTM34
    grid-origin 486532.23 5390264.22 811.187 m
    grid bottom
    grid-size 5 5 5 m

  # Farba stien a polygónu
  color map-fg [95]
  symbol-color line survey [75 65 45]

  # Priradenie symbolov
  symbol-assign point entrance ASF
  symbol-assign line wall:blocks AUT 
  symbol-assign area sand AUT 
  symbol-assign area clay AUT 
  symbol-hide line survey:surface  
  symbol-assign area blocks AUT
  symbol-assign area sand AUT
  symbol-assign point pillar AUT
  symbol-assign point stalagmite AUT
  symbol-assign point stalactite AUT

  symbol-color line rock-border 30
  symbol-color line rock-edge 30
  symbol-color line border 50
  symbol-color line wall:debris 30
  symbol-color area clay 50
  symbol-color area pebbles 50
  symbol-color area sand 60
  symbol-color area flowstone 50
  symbol-color area moonmilk 50
  symbol-color line wall:underlying 50
  symbol-color line u:chodnik 70
  symbol-color point wall-altitude 60
  symbol-color point altitude 60
  symbol-color area u:odtazene 50

  # Metapost rozšírenia a skrášlenia
  code metapost
    # --- Symbol vchodu: Omega ---
    def p_entrance (expr pos,theta,sc,al) =
      U := (0.4u, 0.4u);
      T := identity aligned al rotated theta scaled sc shifted pos;
      pickup PenA;
      path p;
      p := (-0.35u, -0.25u) -- (-0.2u, -0.25u){dir 135} .. (0, 0.25u) .. {dir 225}(0.2u, -0.25u) -- (0.35u, -0.25u);
      thdraw p;
    enddef;

    def p_entrance_legend =
      pickup PenA;
      path p;
      p := (-0.35u, -0.25u) -- (-0.2u, -0.25u){dir 135} .. (0, 0.25u) .. {dir 225}(0.2u, -0.25u) -- (0.35u, -0.25u);
      draw p shifted ((0.5, 0.5) inscale);
    enddef;

    let p_entrance_ASF = p_entrance;
    let p_entrance_ASF_legend = p_entrance_legend;

    # --- Štandardná horizontálna grafická mierka (8m s 1m rozlíšením) ---
    def s_scalebar (expr l, units, txt) =
      begingroup
        interim warningcheck:=0;
        tmpl:=l / Scale * cm * units / 2;
        tmpx:=l / Scale * cm * units / 8;
        tmph:=5bp; % výška mierky
      endgroup;
      pickup PenC;
      draw (-tmpl,0)--(tmpl,0)--(tmpl,-tmph)--(-tmpl,-tmph)--cycle;
      p:=(0,0)--(tmpx,0)--(tmpx,-tmph)--(0,-tmph)--cycle;
      for i:=-4 step 2 until 3:
        fill p shifted (i * tmpx,0);
      endfor;
      begingroup
        interim labeloffset:=3.5bp;
        for i:=0 step 1 until (l-1):
          tmpx:=tmpl * (i * 2 / l - 1);
          label.top(thTEX(decimal (i)),(tmpx,0));
        endfor;
        label.top(thTEX(decimal (l) & "\thinspace" & txt),(tmpl,0));
        label.bot(thTEX("Mierka 1 : " & decimal round(Scale*100)),(0,-tmph));
      endgroup;
    enddef;

    # --- Smerovka na sever (Shaded Compass Rose - Juraj Halama) ---
    def s_northarrow (expr rot) =
      scale_value = 0.42;
      decl := MagDecl; 
      T := identity;

      picture tmp_pic;
      tmp_pic = image (
          pickup pencircle scaled 1;
          thdraw fullcircle scaled 4cm;
          thdraw fullcircle scaled 2.75cm;
          pickup pencircle scaled .5;
          thdraw fullcircle scaled 3.75cm;
          for whereto=11.25 step 22.5 until 360:
            thdraw dir(whereto)*2.75/2cm--dir(whereto)*3.75/2cm;
          endfor;
          % arrows
          path halfarrow;
          halfarrow = (+.3cm,.3cm)--(0,2cm)--(0,0)--cycle;
          for whereto = 45 step 90 until 315:
            pickup pencircle scaled 1;
            for halfarrowgrad = 1 step -.05 until 0:
              thdraw ((halfarrowgrad*.3cm, halfarrowgrad*.3cm)--(0,2cm)) scaled .85 rotatedaround ((0, 0),whereto) withcolor .75halfarrowgrad;
            endfor;  
            pickup pencircle scaled .5;
            thdraw halfarrow scaled .85 rotated whereto;
            thfill halfarrow xscaled -1 scaled .85 rotated whereto withcolor white;
            thdraw halfarrow xscaled -1 scaled .85 rotated whereto;
          endfor;  
          for whereto = 0 step 90 until 270:
            pickup pencircle scaled 1;
            for halfarrowgrad = 1 step -.05 until 0:
              thdraw ((halfarrowgrad*.3cm, halfarrowgrad*.3cm)--(0,2cm)) scaled 1.15 rotatedaround ((0, 0),whereto) withcolor .75halfarrowgrad;
            endfor;  
            pickup pencircle scaled .5;
            thdraw halfarrow scaled 1.15 rotated whereto;
            thfill halfarrow xscaled -1 scaled 1.15 rotated whereto withcolor white;
            thdraw halfarrow xscaled -1 scaled 1.15 rotated whereto;
          endfor;  
          % central circles
          thfill fullcircle scaled .56cm withcolor 1white;
          pickup pencircle scaled .5;
          thdraw fullcircle scaled .56cm;
          thfill fullcircle scaled .3cm withcolor .30;
          % characters
          label.bot(thTEX("\bf{}N") scaled 1.5, (0,2.9cm));
          label.lft(thTEX("\bf{}E") scaled 1.5, (2.9cm,0));
          label.rt (thTEX("\bf{}W") scaled 1.5, (-2.95cm,0));
          label.top(thTEX("\bf{}S") scaled 1.5, (0,-2.9cm));
          % space among characters
          pickup pencircle scaled .5;
          thdraw (dir(45)*2cm)--(dir(45)*2.5cm);
          thdraw (dir(135)*2cm)--(dir(135)*2.5cm);
          thdraw (dir(225)*2cm)--(dir(225)*2.5cm);
          thdraw (dir(315)*2cm)--(dir(315)*2.5cm);
      );
      thdraw tmp_pic scaled scale_value rotatedaround (origin, - rot);
    enddef;

    # --- Symboly pohľadu: symbol_plan a symbol_extend ---
    def p_u_symbol_plan (expr pos,theta,sc,al) =
      U := (-3.25u, 3.25u);
      T := identity aligned al rotated theta scaled sc shifted pos;
      pickup PenB;
      q := ((-3.26u, -.95u) -- (1.74u, -.95u) -- (2.8u, .82u) -- (-1.49u, .82u) -- cycle);
      thfill q withcolor .85;
      thdraw q;
      q := ((-.175u, .5u) -- (0u, 0u) -- (.175u, .5u) .. (0u, .45u) .. cycle);
      thfill q withcolor .5green;
      thdraw q withcolor .5green;
      thdraw (0u, 0u) -- (0u, 2.31u) withcolor .5green; 
    enddef;

    def p_u_symbol_extend (expr pos,theta,sc,al) =
      U := (-2.5u, 2.5u);
      T := identity aligned al rotated theta scaled sc shifted pos;
      pickup PenB;
      q := ((-2.346u, -2.480u) -- (-.48u, -2.116u) -- (-.48u, 1.573u) -- (-2.346u, 1.354u) -- cycle);
      thfill q withcolor .85;
      q := ((-1.551u, -2.878u) -- (1.438u, -.766u) -- (1.438u, 2.388u) -- (-1.551u, 1.118u) -- cycle);
      thfill q withcolor .75;
      thdraw q;
      thdraw (-.48u, -2.116u) -- (-.48u, 1.573u) dashed evenly;
      q := ((.446u, -1.461u) -- (2.120u, -1.094u) -- (2.120u, 2.184u) -- (.446u, 1.965u) -- cycle);
      thfill q withcolor .85;
      thdraw (.446u, -1.461u) -- (.446u, 1.965u) dashed evenly;
      q := ((-.175u, .5u) -- (0u, 0u) -- (.175u, .5u) .. (0u, .45u) .. cycle) rotated -90;
      thfill q withcolor .5green;
      thdraw q withcolor .5green;
      thdraw (0u, 0u) -- (2.31u, 0u) withcolor .5green; 
    enddef;

    # --- Postavičky jaskyniarov v mierke (Walking & Climbing caver) ---
    picture u_man_c_pic;
    u_man_c_pic := image (
      draw (0cm, -0cm) -- (-8cm, 27cm) -- (-36cm, 55cm) -- (-50cm, 99cm) withpen pencircle scaled 16cm;
      draw (27cm, 48cm) -- (0, 64cm) -- (-29cm, 61cm) -- (-38cm, 102cm) withpen pencircle scaled 16cm;
      draw (-65cm, 48cm) -- (-75cm, 75cm) -- (-53cm, 106cm) -- (0, 106cm) withpen pencircle scaled 14cm;
      draw (-44cm, 130cm) withpen pencircle scaled 27cm withcolor black;
    ) shifted (20cm, -67cm);

    picture u_man_w_pic;
    u_man_w_pic := image (
      draw (0, 0) -- (7.5cm, 36cm) -- (0cm, 69cm) -- (9cm, 99cm) withpen pencircle scaled 16cm;
      draw (42cm, 9cm) -- (37.5cm, 42cm) -- (13.5cm, 69cm) -- (30cm, 102cm) withpen pencircle scaled 16cm;
      draw (21.5cm, 100.5cm) -- (6.6cm, 69cm) withpen pencircle scaled 16cm;
      draw (-24cm, 75cm) -- (-13.5cm, 102cm) -- (9cm, 112.5cm) -- (30cm, 108cm) -- (51cm, 87cm) -- (75cm, 93cm) withpen pencircle scaled 14cm;
      draw (30cm, 132cm) withpen pencircle scaled 27cm withcolor black;
    ) shifted (-20cm, -70cm);

    def p_u_man_c (expr P, R, S, A) =
      U := (60cm, 85cm) scaled (0.01 / Scale);
      T := identity aligned A rotated R scaled S shifted P;
      thdraw u_man_c_pic scaled (0.01 / Scale);
    enddef;

    def p_u_man_w (expr P, R, S, A) =
      U := (60cm, 80cm) scaled (0.01 / Scale);
      T := identity aligned A rotated R scaled S shifted P;
      thdraw u_man_w_pic scaled (0.01 / Scale);
    enddef;

    # --- Umelá stena / výstuž ---
    def l_wall_artificial (expr P) =
      T:=identity;
      pickup PenA;
      thdraw P withcolor (0.1, 0.3, 0.6);
    enddef;
  endcode

  # --- TeX rozloženie: Hlavička hore so scalebarom (max 8m, krok 1m), Legenda vľavo ---
  code tex-map
    \overfullrule=0pt\relax
    \legendwidth=5.2cm
    \legendcolumns=1

    % 1. HLAVIČKA NAD MAPOU (Logo, text a smerovka, pod nimi 8m grafická mierka s 1m krokom)
    \def\mapheader{%
      \vbox{\hsize=\hsize
        \hbox to \hsize{%
          \vbox to 3.2cm{\vfill\hbox{\pdfximage width 3.6cm {C:/Users/A1497335/Downloads/Dvojzavrt_po_objave/Dvojzavrt_po_objave/logo_cassovia.jpg}\pdfrefximage\pdflastximage}\vfill}\hfil
          \vbox to 3.2cm{\vfill\vbox{\hsize=0.52\hsize
            {\leftskip=0pt plus 1fil \rightskip=0pt plus 1fil \parfillskip=0pt
              {\size[24]\bf DVOJZÁVRT\endgraf}
              \vskip 3pt
              {\size[12]\rm Zádielska planina / Slovenský kras\endgraf}
              \vskip 3pt
              {\size[10.5]\it Speleoklub Cassovia\endgraf}
              \vskip 6pt
              {\size[9]\rm Zameral: {\bf Ladislav Gagy} \qquad Kreslil: {\bf Michal Danko}\endgraf}
              \vskip 2pt
              {\size[8.5]\rm Dátum merania: 16. 8. 2026 \qquad Dĺžka: {\bf 37 m} \qquad Hĺbka: {\bf 22 m}\endgraf}
            }
          }\vfill}\hfil
          \vbox to 3.2cm{\vfill\hbox{\northarrow}\vfill}%
        }
        \vskip 0.4cm
        \centerline{\scalebar}
        \vskip 0.8cm
      }
    }

    % 2. ĽAVÝ STĹPEC (1-stĺpcová legenda značiek)
    \def\mapleftcol{%
      \vtop{\hsize=\legendwidth
        {\the\legendtextsectionsize\the\legendtitle}\bigskip
        \insertlegend
      }
    }

    % 3. ROZLOŽENIE NA LISTE
    \def\maplayout{
      \legendbox{50}{100}{S}{\mapheader}
      \legendbox{22}{95}{NE}{\mapleftcol}
    }
  endcode

endlayout    

text sk "line wall:ice" "plastová rúra (spevnenie)"
text sk "point u:symbol_plan" ""
text sk "point u:symbol_extend" ""
text sk "point u:man_w" "postava (kráčajúca)"
text sk "point u:man_c" "postava (lezecká)"

# Export rez s 1-stĺpcovou ľavou legendou a 8m mierkou
export map -layout detail -projection [elevation 012] -o rez012c_1col.pdf

Použité AI – Gemini 3,7

Galléria testov a hrania sa s nano banna a gpt image.

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    Condividi Grotte marine, biospeleologia, specie protette e habitat prioritari in Liguria, Sardegna e Puglia: un quadro aggiornato per la conservazione Grotte marine liguri: un habitat prioritario poco conosciuto Le grotte marine sono riconosciute come habitat costieri prioritari dalle Direttive dell’Unione Europea. In Liguria, regione del Nord-Ovest italiano, sono note 77 grotte marine, ma le informazioni biologiche complete sono disponibili solo per 13 di esse, pari al 17% del tot
     

Biospeleologia delle grotte marine liguri: sintesi delle conoscenze e confronto con Bue Marino e Zinzulusa

August 20th 2026 at 13:00

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Grotte marine, biospeleologia, specie protette e habitat prioritari in Liguria, Sardegna e Puglia: un quadro aggiornato per la conservazione


Grotte marine liguri: un habitat prioritario poco conosciuto

Le grotte marine sono riconosciute come habitat costieri prioritari dalle Direttive dell’Unione Europea. In Liguria, regione del Nord-Ovest italiano, sono note 77 grotte marine, ma le informazioni biologiche complete sono disponibili solo per 13 di esse, pari al 17% del totale.

Per 5 grotte (6%) esistono elenchi floro-faunistici delle specie più frequenti, mentre per 3 cavitಳ sono disponibili serie storiche di dati quantitativi. Tra le grotte con maggiori informazioni spiccano la Grotta Grande e la Grotta Piccola di Marina dé La Rocca, la Grotta Marina di Bergeggi e la Grotta del Tinetto.

La presenza di numerose specie protette da convenzioni europee (Berna, Barcellona) e dalla Direttiva Habitat evidenzia l’importanza di questi ambienti unici. Tra le specie segnalate figurano la spugna Petrobiona massiliana, il corallo rosso Corallium rubrum, l’aragosta Palinurus elephas e la mormora Sciaena umbra.


Lacune conoscitive e necessità di monitoraggio

Nonostante l’interesse scientifico crescente, permangono ampie lacune sulla biodiversitಳ delle grotte marine liguri. Le informazioni geologiche, morfologiche e topografiche sono state recentemente implementate in una piattaforma GIS, ma i dati biotici restano frammentari.

Le serie storiche disponibili per tre grotte hanno permesso di valutare cambiamenti legati al riscaldamento delle acque e all’impatto di infrastrutture costiere, come porti turistici e commerciali. Questi dati dimostrano la sensibilità degli ecosistemi ipogei marini alle pressioni locali e globali.

Per colmare le lacune, sono indispensabili indagini nelle 64 grotte prive di dati biologici (83% del totale) e monitoraggi regolari nelle cavitಳ già studiate. Solo così sarà possibile valutare lo stato ecologico e applicare misure di conservazione adeguate.


Specie protette e valore conservazionistico

Nelle grotte marine liguri sono state rilevate almeno 14 specie protette da normative europee. Queste includono organismi sessili come le spugne Aplysina cavernicola e Spongia officinalis, il coralligeno Corallium rubrum, e molluschi come Lithophaga lithophaga e Luria lurida.

Tra i crostacei figurano l’aragosta Palinurus elephas, l’astice Homarus gammarus, e specie di scillardi (Scyllarides latus, Scyllarus arctus). La presenza di questi taxa conferma il ruolo delle grotte marine come rifugi per specie di interesse conservazionistico.

La protezione di questi habitat rientra negli obiettivi della Convenzione di Barcellona (ASPIM), della Convenzione di Berna e della Direttiva Habitat dell’UE. La gestione integrata delle coste liguri dovrebbe quindi includere piani specifici per le grotte marine.


Confronto con la biospeleologia di grotte marine italiane: Bue Marino e Zinzulusa

Grotta del Bue Marino (Sardegna)

La Grotta del Bue Marino, nel Golfo di Orosei in Sardegna, rappresenta uno dei siti di biospeleologia marina più studiati d’Italia. Recentemente, sono state identificate almeno 21 nuove specie, prevalentemente marine, che si aggiungono alle 50 già note.

La grotta è famosa per essere l’ultimo sito di riproduzione conosciuto della foca monaca (Monachus monachus) in Italia. Il sistema carsico si estende per oltre 70 km, con un ramo sommerso di oltre 20 km esplorati.

La ricchezza faunistica della Grotta del Bue Marino è eccezionale: 48 taxa di rango specifico ipogei terrestri e acquatici, rendendola la cavitಳ più ricca di fauna della Sardegna. Tra le specie di interesse vi sono crostacei stigobi e stigofili, molti dei quali endemici.

Recentemente, nella grotta sono stati segnalati anche esemplari di granchio blu (Callinectes sapidus), specie aliena invasiva, oggetto di monitoraggio da parte di speleosub volontari e ricercatori. Questo evidenzia la vulnerabilità³² degli ecosistemi ipogei marini alle invasioni biologiche.

Grotta Zinzulusa (Puglia)

La Grotta Zinzulusa, presso Castro in Puglia, è una delle più note grotte anchialine del Mediterraneo. Si tratta di una cavitಳ costiera semisommersa, con un sistema idrologico complesso che include acque marine, dolci e salmastre.

La grotta ospita una fauna cavernicola di notevole interesse, tra cui il porifero troglobio Higginsia ciccaresei, una spugna mai identificata in precedenza. Sono presenti anche numerosi crostacei stigobi, molti dei quali antichi e unici della penisola salentina.

La Zinzulusa è oggetto di intensa fruizione turistica, il che solleva preoccupazioni per la conservazione della sua biodiversitಳ. Studi recenti hanno evidenziato la presenza abbondante di “fovals”, formazioni argillose di origine ancora incerta, che ricoprono le superfici rocciose e gli speleotemi.

La grotta è stata anche oggetto di ricerche sul radon in acqua e aria, con implicazioni per la sicurezza dei visitatori e la comprensione dei processi geochimici ipogei.


Biospeleologia comparata: Liguria, Sardegna e Puglia

Aspetto Liguria Sardegna (Bue Marino) Puglia (Zinzulusa) Numero grotte marine note 77 1 (sistema >70 km) 1 (grotta principale) Grotte con dati biologici 13 (17%) 1 (dati molto completi) 1 (dati completi) Specie protette UE 14 Multiple (incl. foca monaca) Multiple (incl. Higginsia ciccaresei) Serie storiche disponibili 3 grotte Monitoraggi continui Monitoraggi periodici Pressioni antropiche Porti, turismo Turismo, specie aliene Turismo intensivo Stato di conservazione Lacunoso, da monitorare Buono, ma vulnerabile Buono, ma vulnerabile

La Liguria presenta un numero elevato di grotte marine, ma la conoscenza biologica è frammentaria. La Sardegna e la Puglia, pur avendo un numero inferiore di grotte marine principali, beneficiano di studi più approfonditi e monitoraggi continuativi.

La presenza di specie aliene, come il granchio blu nella Grotta del Bue Marino, evidenzia la necessità di sorveglianza attiva anche in contesti apparentemente isolati. Allo stesso modo, la fruizione turistica intensiva della Zinzulusa richiede piani di gestione per bilanciare accesso e conservazione.


Prospettive per la ricerca e la conservazione

La biospeleologia delle grotte marine italiane richiede un approccio integrato, che combini esplorazione, monitoraggio e conservazione. In Liguria, è prioritario colmare le lacune conoscitive attraverso campagne di campionamento nelle 64 grotte prive di dati biologici.

Per la Sardegna e la Puglia, la sfida è mantenere la qualità dei dati esistenti e ampliare i monitoraggi a nuove specie e parametri ambientali. L’uso di tecniche innovative, come il telerilevamento e la fotogrammetria subacquea, potrebbe migliorare l’efficienza dei monitoraggi.

La collaborazione tra ricercatori, speleologi e gestori delle aree protette è essenziale per garantire la conservazione di questi habitat unici. Le grotte marine, in quanto rifugi per specie protette e sensibili ai cambiamenti climatici, meritano un’attenzione particolare nelle politiche di gestione costiera.


Fonti

  1. Montefalcone M., Azzola A., Bianchi C.N., Morri C., Oprandi A. (2023). Biospeleology of the Ligurian marine caves: a synthesis of current knowledge. Università di Genova, DiSTAV.
  2. Radon measurements in Zinzulusa cave water and air.
    URL: http://siba-ese.unisalento.it/index.php/psba2/article/download/11943/10819
  3. Grotta Zinzulusa – Wikipedia.
    URL: https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_Zinzulusa
  4. The Zinzulusa Cave: an endangered biodiversity.
    URL: https://hrcak.srce.hr/file/45291
  5. Grotta Zinzulusa, Castro, Lecce Province, Apulia, Italy – Mindat.
    URL: https://www.mindat.org/loc-188825.html
  6. Granchio Blu, esemplari scoperti nella Grotta del Bue Marino – Sky TG24.
    URL: https://tg24.sky.it/ambiente/2023/10/30/granchio-blu-grotta-bue-marino-sardegna
  7. La Grotta del Bue Marino: cinquanta anni di ricerche – Federazione Speleologica Sarda.
    URL: https://www.federazionespeleologicasarda.it/content/files/2023/05/059_071-Casale.pdf
  8. LE FOVAL DELLA GROTTA ZINZULUSA IN PUGLIA (SE-ITALIA).
    URL: http://siba-ese.unile.it/index.php/thalassiasal/article/download/i15910725v26supp207/2040
  9. L’applicazione di tecniche innovative nel monitoraggio costiero degli habitat prioritari.
    URL: https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=14825.pdf
  10. Alla Grotta del Bue Marino il primato della biodiversità³² – Ildenaro.it.
    URL: https://www.ildenaro.it/alla-grotta-del-bue-marino-il-primato-della-biodiversita/
  11. Grotta del Bue Marino | Nel Golfo di Orosei in Sardegna.
    URL: https://www.grottabuemarino.com/
  12. Scheda Catastale 0012 SA/NU – GROTTA DEL BUE MARINO.
    URL: https://m.catastospeleologicoregionale.sardegna.it/scheda-catastale/0012
  13. La storia – Grotta Zinzulusa Castro.
    URL: https://www.grottazinzulusacastro.it/la-storia/
  14. Grotte Zinzulusa e Romanelli – Capo di Leuca – Comune di Otranto.
    URL: https://comune.otranto.le.it/wp-content/uploads/2025/12/Relazione_finale_tecnico_scientifica_istruttoria_AMP-1.pdf

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    Condividi Dalle prime indagini faunistiche alle campagne 2026, la grotta di Vrana e Madhe amplia la mappa del sistema e il quadro della biodiversità sotterranea La Shpella Shtares continua a rappresentare uno dei principali cantieri di esplorazione e ricerca biospeleologica nelle Alpi Albanesi. La cavità si trova a Vrana e Madhe, nel Parco Naturale Regionale Nikaj-Mërtur, in Albania settentrionale. Le indagini avviate sul campo nel 2019 e rese note nella relazione sulle prime ricerche biospel
     

Shpella Shtares, la biospeleologia accompagna l’esplorazione nelle Alpi Albanesi

August 20th 2026 at 12:00

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Dalle prime indagini faunistiche alle campagne 2026, la grotta di Vrana e Madhe amplia la mappa del sistema e il quadro della biodiversità sotterranea

La Shpella Shtares continua a rappresentare uno dei principali cantieri di esplorazione e ricerca biospeleologica nelle Alpi Albanesi. La cavità si trova a Vrana e Madhe, nel Parco Naturale Regionale Nikaj-Mërtur, in Albania settentrionale. Le indagini avviate sul campo nel 2019 e rese note nella relazione sulle prime ricerche biospeleologiche hanno documentato una fauna ipogea di forte interesse. Le campagne successive hanno ampliato in modo rilevante anche lo sviluppo topografico della grotta.

Il passaggio dal rilievo preliminare alla ricerca di lungo periodo è il dato centrale. La Shpella Shtares non è soltanto un obiettivo esplorativo. È un ambiente freddo, ventilato e complesso, nel quale la documentazione della fauna, del microclima e delle morfologie procede insieme alla progressione speleologica.

Biospeleologia della Shpella Shtares e i campionamenti del 2019

La relazione di Maria Grazia Mastronardi, Vito Alessio Lacirignola, Marianna Pastore, Achille Casale e Pier Mauro Giachino prende in esame i campionamenti effettuati nell’agosto 2019, durante la terza spedizione del Gruppo Speleologico Martinese nell’area. In quel momento la Shpella Shtares era nota per circa 4,6 chilometri e 129 metri di dislivello. L’obiettivo era affiancare alle esplorazioni una prima lettura della comunità biologica sotterranea.

L’ingresso, posto attorno a 1.500 metri di quota alla base del Monte Shtrezes, era caratterizzato da una forte corrente d’aria fredda. Il 25 agosto 2019 venne misurata una velocità di 23 metri al secondo. Nei punti di raccolta la temperatura era compresa fra 3,2 e 4 °C. I campioni furono raccolti a vista in tre giornate, il 20, 23 e 27 agosto, conservati in alcol assoluto e associati a dati di posizione, data e osservazioni comportamentali.

Furono riconosciuti anellidi, acari, ditteri, ragni, pseudoscorpioni, tricotteri e coleotteri. Tra i ritrovamenti identificati figuravano il ragno balcanico Troglohyphantes pretneri, due tricotteri attribuiti a Micropterna wageneri e pseudoscorpioni affini a Neobisium (Blothrus) latellai. Una parte degli esemplari era localizzata vicino a stillicidi e superfici bagnate. Il dato descrive una rete alimentare basata sui microrganismi, con detritivori o filtratori e predatori quali aracnidi e pseudoscorpioni.

Le tre specie della Shpella Shtares descritte nel 2022

L’elemento più significativo della prima indagine biospeleologica riguardava i Leiodidae Leptodirini. La relazione anticipava la presenza di due specie nuove nei generi Kircheria e Anthroherpon, oltre a un taxon riferibile a un nuovo genere. Quei risultati hanno trovato sbocco formale nel 2022, con la descrizione di Kircheria dritae, Anthroherpon shtarensis e Riberius stillicidii.

Lo studio tassonomico ha definito Riberius come genere nuovo. Le tre forme sono specie ultraspecializzate raccolte nella Shpella Shtares. La loro presenza conferma il valore della cavità come sito di endemismo e rende necessario mantenere separati i dati osservativi dalle identificazioni definitive: la raccolta di esemplari, la verifica morfologica e gli eventuali confronti genetici richiedono tempi lunghi.

La biospeleologia della Shpella Shtares rimane quindi un lavoro in corso. Le ricerche più recenti segnalano anche aracnidi, collemboli, oligocheti, millepiedi e altri coleotteri ancora in esame. Nel 2024 sono stati inoltre confermati i chirotteri attraverso l’identificazione di resti attribuiti a Myotis blythii ed Eptesicus serotinus.

Esplorazioni Albania: il percorso dal 2022 al 2026

Le campagne di esplorazioni in Albania documentate da Scintilena mostrano una crescita progressiva della Shpella Shtares. I valori di sviluppo vanno letti come risultati delle singole campagne e dei successivi rilievi topografici.

  • 2022. Dopo due anni di interruzione, la spedizione dal 16 al 28 agosto individuò circa 1.100 metri di nuovi rami. Lo sviluppo riportato raggiunse 5,8 chilometri. Furono installati termometri e anemometri e ripresero i campionamenti della fauna ipogea.
  • 2023. Diciannove speleologi parteciparono alle attività. Furono rilevati 2,4 chilometri di nuovi rami e ambienti, portando lo sviluppo a 8,2 chilometri. Operarono squadre dedicate a geologia, meteorologia, morfologie, faglie e biospeleologia. La componente francese esplorò anche una cavità a pozzi di neve sul Mali e Kakisë, fino a circa -200 metri.
  • 2024. La spedizione raggiunse la soglia dei 10 chilometri, con 1,8 chilometri aggiunti ai rami già noti. Le attività puntarono alle risalite e ai settori superiori. Un campo interno e una comunicazione radio con la base esterna resero più efficiente la logistica. Le forti correnti d’aria hanno continuato a indicare possibili ingressi alti ancora sconosciuti.
  • 2025. Il progetto proseguì verso i fronti lasciati in sospeso, con l’obiettivo di completare le risalite e cercare un nuovo livello orizzontale. La documentazione pubblicata per Shtares 2026 riferisce che il sistema aveva raggiunto circa 12 chilometri entro l’estate 2025. Il dato comprende l’avanzamento della ricerca sul massiccio del Maja e Kakisë.
  • 2026. La campagna Shtares 2026 è in corso nel mese di agosto. Gli obiettivi dichiarati comprendono i settori oltre la Sala Rossa, la Via di Poseidone, il monitoraggio delle correnti d’aria e delle temperature, oltre alle indagini biospeleologiche. Alla data di questa notizia non risultano pubblicati risultati conclusivi della spedizione 2026.

Microclima e morfologie della Shpella Shtares

L’evoluzione esplorativa è legata alle caratteristiche fisiche della cavità. Le ricerche recenti descrivono condotti freatici arrotondati, pozzi e meandri vadosi, livelli impostati su faglie e tratti interessati da crolli. Il sistema si apre attorno a 1.400-1.450 metri di quota, mentre gli ingressi superiori ipotizzati potrebbero trovarsi fra 2.100 e 2.200 metri.

In estate l’aria fredda attraverserebbe i passaggi alti, spesso influenzati da neve e ghiaccio, per uscire dall’ingresso noto. Le misure indicate dalle campagne recenti parlano di flussi fra 30 e 40 m³/s e temperature interne estive generalmente comprese fra 3 e 4 °C. In inverno la direzione del flusso si inverte. Questa dinamica di “effetto camino” è importante per l’esplorazione, per i processi di gelo-disgelo e per l’ecologia degli organismi sotterranei.

Per la Shpella Shtares, la prosecuzione delle esplorazioni in Albania avrà quindi due esiti da verificare sul campo: la possibile individuazione di nuovi collegamenti in quota e l’ampliamento della checklist biologica. La relazione del 2019 ha aperto una linea di studio. Le pubblicazioni del 2022 e le campagne fino al 2026 mostrano che la cavità resta un laboratorio naturale ancora parzialmente conosciuto.

Fonti

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  • Nuovi dati sul sollevamento della Linea Periadriatica dalle grotte della Slovenia nord-orientale
    Condividi Sedimenti di grotta e faglia Periadriatica: cronologia Plio-Pleistocene dell’incisione fluviale in Slovenia Uno studio pubblicato su Acta Carsologica da Andrej Mihevc fornisce nuove datazioni sui tempi di sollevamento lungo la Linea Periadriatica, basate sui sedimenti depositati in grotte suborizzontali della Slovenia nord-orientale. Le ricerche indicano che i principali sistemi di faglia, tra cui la Periadriatic Fault System e la faglia SEMP (Salzach-Enns-Mariazell-Puchberg), h
     

Nuovi dati sul sollevamento della Linea Periadriatica dalle grotte della Slovenia nord-orientale

August 20th 2026 at 11:00

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Sedimenti di grotta e faglia Periadriatica: cronologia Plio-Pleistocene dell’incisione fluviale in Slovenia

Uno studio pubblicato su Acta Carsologica da Andrej Mihevc fornisce nuove datazioni sui tempi di sollevamento lungo la Linea Periadriatica, basate sui sedimenti depositati in grotte suborizzontali della Slovenia nord-orientale.

Le ricerche indicano che i principali sistemi di faglia, tra cui la Periadriatic Fault System e la faglia SEMP (Salzach-Enns-Mariazell-Puchberg), hanno mostrato attività non solo nel Miocene, ma anche in epoca quaternaria recente.[1]

Il ruolo delle grotte come marcatori geomorfologici

Le grotte epifreatiche suborizzontali sono considerate ottimi marcatori morfologici per ricostruire i processi di approfondimento delle valli o di sollevamento crostale.

Questo perché la loro posizione riflette quella delle sorgenti, strettamente legata al fondovalle. Nella Slovenia nord-orientale, l’attività traspressiva lungo la Periadriatic Fault System ha generato sia scorrimento destro (dextral strike-slip) sia un possibile sollevamento delle aree adiacenti alla faglia.[1]

La presenza di quattro livelli di grotte in prossimità della Periadriatic Fault System documenta in modo chiaro i processi di sollevamento. Le datazioni presentate nello studio riguardano due di questi livelli e indicano una storia di incisione fluviale inquadrabile nel Plio-Pleistocene.[1]

Datazioni e correlazioni con altri sistemi di faglia

Le età ottenute dai sedimenti di grotta sono coerenti con le datazioni di grotte e depositi in altre parti della Slovenia nord-orientale. Inoltre, i risultati si allineano con le evidenze di attività più recente della faglia SEMP (Salzach-Enns-Mariazell-Puchberg), situata nelle Alpi Calcaree Settentrionali.

Questo suggerisce che i grandi sistemi di faglia dell’area alpino-dinarica non si siano limitati a un’attività miocenica, come spesso ipotizzato, ma abbiano continuato a muoversi fino al Quaternario recente.[1]

L’approccio si basa sull’analisi stratigrafica dei sedimenti clastici e chimici conservati nelle grotte, combinata con metodi di datazione assoluta.

I depositi interni alle cavità registrano le fasi di stabilità del livello di base idrogeologico, permettendo di correlare le pulsazioni di sollevamento con l’evoluzione del reticolo fluviale superficiale.[1]

Implicazioni per l’evoluzione tettonica dell’area

I risultati hanno implicazioni dirette per la ricostruzione dell’evoluzione tettonica dell’area di confine tra Alpi Orientali e Dinaridi.

La Periadriatic Fault System, nota come uno dei principali lineamenti tettonici dell’Europa centrale, mostra qui evidenze di attività neotettonica.

La combinazione di dati speleologici, stratigrafici e cronologici permette di affinare i modelli di sollevamento e di deformazione crostale nell’area.[1]

Inoltre, la correlazione con la faglia SEMP suggerisce che l’attività tettonica quaternaria non sia confinata a singoli segmenti, ma possa interessare sistemi di faglia coniugati su scala regionale.

Questo rafforza l’idea di una deformazione diffusa e prolungata nel tempo, con possibili ripercussioni anche sulla sismicità storica e attuale della regione.[1]

Metodologia e prospettive di ricerca

Lo studio utilizza le grotte come archivi naturali di processi geomorfologici e tettonici.

I sedimenti clastici all’interno delle cavità registrano le fasi di stabilità del livello di base, mentre i depositi chimici (speleotemi) possono fornire datazioni assolute tramite metodi radiometrici. L’integrazione di questi dati con la geomorfologia di superficie permette di ricostruire la cronologia dell’incisione fluviale e del sollevamento.[1]

Le prospettive future includono l’estensione delle datazioni ad altri livelli di grotta e l’integrazione con dati geofisici e geodetici. Questo approccio multidisciplinare potrà migliorare la comprensione dei tempi e dei modi del sollevamento lungo la Linea Periadriatica e dei suoi legami con la dinamica delle Alpi Orientali.[1]

Fonti

  • Andrej Mihevc, “Timing of uplift at the Periadriatic Line evidenced by cave sediments”, Acta Carsologica, 18 agosto 2026. URL: https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/14336
  • Contesto geologico regionale: Periadriatic Fault System e SEMP fault nelle Alpi Calcaree Settentrionali, letteratura speleologica e neotettonica dell’area slovena e austriaca.[1]

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  • Scoperta eccezionale nel Dachstein: tubo di 700 metri in arenaria calcarea dentro una grotta carsica dolomitica
    Condividi Un tubo pseudocarsico in arenaria calcarea nella Südwandhöhle del Dachstein ridefinisce i processi di genesi delle grotte in ambiente dolomitico Una ricerca pubblicata il 18 agosto 2026 su Acta Carsologica descrive una formazione insolita all’interno della Südwandhöhle, nel massiccio del Dachstein (Alpi Orientali): un tubo lungo 700 metri sviluppato quasi interamente in sedimenti clastici litificati, interpretato come grotta pseudocarsica in arenaria calcarea. La scoperta, firma
     

Scoperta eccezionale nel Dachstein: tubo di 700 metri in arenaria calcarea dentro una grotta carsica dolomitica

August 20th 2026 at 10:00

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Un tubo pseudocarsico in arenaria calcarea nella Südwandhöhle del Dachstein ridefinisce i processi di genesi delle grotte in ambiente dolomitico

Una ricerca pubblicata il 18 agosto 2026 su Acta Carsologica descrive una formazione insolita all’interno della Südwandhöhle, nel massiccio del Dachstein (Alpi Orientali): un tubo lungo 700 metri sviluppato quasi interamente in sedimenti clastici litificati, interpretato come grotta pseudocarsica in arenaria calcarea.

La scoperta, firmata da Lukas Plan, aggiunge un tassello raro alla comprensione della speleogenesi in contesti dolomitici, dove la formazione di condotti in materiale clastico all’interno di una grotta carsica rappresenta un caso eccezionale.

La Südwandhöhle nel Dachstein: un sistema carsico dolomitico di 12 chilometri

La Südwandhöhle è un sistema cavernoso di 12 chilometri di lunghezza, ubicato nel massiccio carsico del Dachstein, nelle Alpi Calcaree Settentrionali. La grotta si sviluppa principalmente in dolomia della Formazione di Wetterstein (Triassico Medio), una litologia rara in questo settore alpino. Con uno sviluppo verticale di 509 metri e un carico roccioso di 1,5 chilometri, la cavità presenta sezioni di galleria molto ampie, fino a 250 m2.

Nelle zone più remote del sistema, i ricercatori hanno individuato un tubo lungo 0,7 chilometri, quasi interamente formato in sedimenti clastici litificati di tipo arenaceo. Questo condotto, con sezioni trasversali comprese tra 0,5 e 2 m2, si snoda all’interno del grande corridoio riempito di sedimenti, anziché lungo la volta come spesso accade in molte grotte.

Genesi pseudocarsica: erosione meccanica in arenaria calcarea dentro dolomia

Le pareti e le volte del tubo sono costituite da arenaria ben litificata, che mostra frequenti caratteri erosivi. Le componenti dell’arenaria includono calcite, in parte dedolomitizzata, quarzo, piccole quantità di dolomia e idrossidi di ferro. Il cemento è calcitico, con un contenuto totale di calcite compreso tra il 40 e il 70% nelle sezioni sottili analizzate.

L’assenza di strutture preesistenti nell’arenaria calcarea o di tettonica attiva che potessero fungere da fratture iniziali rende complessa la spiegazione della formazione del proto-condotto. Una possibile ipotesi è che la sabbia sia stata cementata dalle acque di poro provenienti dalla roccia ospite dolomitica circostante, con parti interne meno litificate o non consolidate. L’acqua migrante attraverso questa sabbia porosa avrebbe potuto dissolvere i granuli carbonatici; la successiva erosione meccanica e, infine, il fenomeno del “piping” (asportazione di materiale per flusso interstiziale) avrebbero generato il tubo.

Dato il contenuto carbonatico, la dissoluzione chimica ha probabilmente avuto un ruolo limitato. I ricercatori interpretano quindi questo condotto come una grotta pseudocarsica, formatasi principalmente per erosione meccanica dell’arenaria depositatasi all’interno di una grotta carsica.

Pseudokarst in arenaria: meccanismi di formazione e contesto internazionale

Il concetto di pseudokarst in arenaria è ben documentato in letteratura scientifica internazionale. Diversi studi hanno mostrato che la formazione di cavità in arenarie può derivare da una combinazione di dissoluzione chimica del cemento e asportazione meccanica della matrice, un processo noto come “arenizzazione”. In alcuni contesti, come i tepui venezuelani, la dissoluzione del quarzo gioca un ruolo minore, mentre processi di alterazione differenziale e asportazione di livelli poco litificati risultano determinanti.

Nel caso della Südwandhöhle, la presenza di un tubo in arenaria calcarea all’interno di una grotta dolomitica rappresenta un esempio raro di pseudokarst intrakarsico. La genesi meccanica predominante, con dissoluzione limitata, distingue questo caso da altri sistemi pseudocarsici dove la dissoluzione intergranulare del cemento carbonatico risulta il processo principale.

Speleologia nelle Dolomiti: esplorazioni recenti sul, Laresot e Dachstein

Oltre alla scoperta nella Südwandhöhle, la speleologia nelle Dolomiti e nelle Alpi Orientali registra diverse novità esplorative recenti. Sul Monte Canin, nel luglio 2026 è ripresa una campagna speleologica del Club Alpinistico Triestino (CAT), con l’obiettivo di esplorare tre nuove cavità individuate nel 2025 e di proseguire l’indagine nella Grotta G1, già esplorata fino a circa 270 metri di profondità.

Nel gruppo del Brenta, l’Abisso del Laresot ha visto nel 2025 l’individuazione di una nuova verticale che ha portato la profondità esplorata oltre i 1.140 metri, con la scoperta battezzata “Pozzo SAT Arco e Vigolo Vattaro”. Questa impresa si affianca alle esplorazioni dello scorso anno che avevano già spinto la cavità oltre i 1.100 metri di profondità.

Nel massiccio del Dachstein, la è stata oggetto di una spedizione di ricerca nel 2026 che ha aggiunto 700 metri di nuovi sviluppi, portando la lunghezza totale a 11,6 chilometri. I nuovi tratti esplorati si trovano a oltre 1.400 metri sotto il Ghiacciaio di Hallstatt, in zone molto remote del sistema.

Nuove grotte in Italia e Friuli-Venezia Giulia: attività di censimento ed esplorazione

In Friuli-Venezia Giulia, il Catasto Speleologico Regionale ha censito ulteriori 15 nuove cavità nel luglio 2026, con l’ultima grotta accatastata il 22 luglio 2026. Nel Carso triestino, dopo quasi vent’anni di lavoro, nel gennaio 2026 è stato raggiunto un nuovo pozzo che si apre direttamente in una grande caverna dove, a 315 metri di profondità, scorre il fiume Timavo sotterraneo. La prima discesa sul fondo, avvenuta nei primi giorni di aprile 2026, ha permesso di raccogliere campioni d’acqua e sabbia e di osservare protei, simbolo della vita ipogea.

In Carnia, il 29 giugno 2025 una squadra di speleologi e speleosub del CAT ha individuato un possibile passaggio asciutto nella grotta del Fontanone del Riu Neri, che potrebbe mettere in comunicazione il ramo principale con la caverna che conduce al sifone, finora accessibile solo con attrezzatura subacquea.

Prospettive di ricerca e implicazioni per la speleogenesi dolomitica

La scoperta del tubo pseudocarsico nella Südwandhöhle apre nuove prospettive per la comprensione dei processi di genesi delle grotte in ambiente dolomitico. L’interpretazione come pseudokarst formato prevalentemente per erosione meccanica suggerisce che, in determinate condizioni, i sedimenti clastici depositatisi all’interno di grotte carsiche possono evolvere in condotti secondari indipendenti.

Questo caso si inserisce in un quadro più ampio di ricerche sulla speleogenesi in rocce silicee e pseudocarsiche, dove i meccanismi di formazione possono includere dissoluzione chimica, erosione meccanica, piping e alterazione differenziale. La presenza di un tubo in arenaria calcarea all’interno di una grotta dolomitica rappresenta quindi un esempio raro e significativo per la comunità speleologica internazionale.


Fonti

  • Plan, Lukas. “A 700 m long pseudokarst cave in calcareous sandstone in the interior of a dolomitic karst cave (Dachstein, Eastern Alps)”. Acta Carsologica, 18 agosto 2026. https://www.actacarsologica.com
  • Verein für Höhlenkunde in Obersteier (VHO). “Sܰ?dwandhö°®°hle wird wieder länger”. Aggiornato al 1 giugno 2026. http://www.hoehle.at/wordpress/
  • Il Dolomiti. “Nel complesso carsico sotterraneo più vasto d’Italia al via una nuova esplorazione (FOTO)”. 20 luglio 2026. https://www.ildolomiti.it/cronaca/2026/nel-complesso-carsico-sotterraneo-piu-vasto-ditalia-al-via-una-nuova-esplorazione-foto-ambiente-impegnativo-lobiettivo-e-riprendere-da-dove-avevamo-lasciato
  • Il Dolomiti. “Hanno seguito i segnali del fiume nascosto fino al risultato tanto atteso nel Carso”. 23 aprile 2026. https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/attualita/2026/hanno-seguito-i-segnali-del-fiume-nascosto-fino-al-risultato-tanto-atteso-nel-carso-dopo-ventanni-aperto-un-nuovo-pozzo-sul-timavo-nasce-nei-monti-sloveni-scompare-per-40-chilometri-e-riemerge-vicino-a-trieste
  • Il Quotidiano. “Nuova impresa della SAT: nel cuore del Brenta scoperta una grotta profonda oltre mille metri”. 27 aprile 2025. https://www.iltquotidiano.it/articoli/nuova-impresa-della-sat-nel-cuore-del-brenta-scoperta-una-grotta-profonda-oltre-mille-metri/
  • Scintilena. “Scintilena luglio 2025: le scoperte e le esplorazioni speleologiche più seguite”. 19 luglio 2025. https://www.scintilena.com/scintilena-luglio-2025-le-scoperte-e-le-esplorazioni-speleologiche-piu-seguite/07/19/
  • FSR-FVG. “Speleosub: Scoperta eccezionale durante l’esplorazione della grotta del Fontanone del Riu Neri”. 1 luglio 2025. https://www.fsrfvg.it/?cat=115
  • Catasto Speleologico Regionale – Regione FVG. “Ulteriori 15 nuove cavità®® censite”. 14 luglio 2026. https://catastogrotte.regione.fvg.it/
  • ScienceDirect. “Comment on ‘Sandstone caves on Venezuelan tepuis: Return to pseudokarst?'”. 2013. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0169555X12005351
  • USF Digital Commons. “Sandstone caves on Venezuelan tepuis: return to pseudokarst?”. 2022. https://digitalcommons.usf.edu/kip_articles/4657/
  • ShareOK. “HYDROLOGICAL CONTROLS ON PSEUDOKARST IN”. Tesi di laurea, Oklahoma State University. https://shareok.org/bitstream/handle/11244/337107/Massey_okstate_0664M_17457.pdf
  • Scintilena. “Esplorazioni”. https://www.scintilena.com/category/esplorazioni/
  • Scintilena. “Campi Speleo”. https://www.scintilena.com/category/campi-speleo/

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  • Grotte e georischi nel Qatar: mappate 3.537 depressioni da collasso carsico
    Condividi Uno studio recente ha censito le cavità sotterranee della penisola, distinguendo due tipologie di grotte e valutando il rischio di subsidenza per lo sviluppo del territorio Uno studio pubblicato su Acta Carsologica nell’agosto 2026 ha fornito un quadro aggiornato sullo sviluppo delle grotte nella penisola del Qatar, con implicazioni dirette per la pianificazione territoriale e la mitigazione dei georischi. La ricerca, condotta da un team internazionale coordinato da Jerome Perrin (B
     

Grotte e georischi nel Qatar: mappate 3.537 depressioni da collasso carsico

August 20th 2026 at 09:00

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Uno studio recente ha censito le cavità sotterranee della penisola, distinguendo due tipologie di grotte e valutando il rischio di subsidenza per lo sviluppo del territorio

Uno studio pubblicato su Acta Carsologica nell’agosto 2026 ha fornito un quadro aggiornato sullo sviluppo delle grotte nella penisola del Qatar, con implicazioni dirette per la pianificazione territoriale e la mitigazione dei georischi. La ricerca, condotta da un team internazionale coordinato da Jerome Perrin (BRGM), ha combinato rilevamenti di campagna, analisi geologiche e idrogeologiche, e l’elaborazione di dati LiDAR ad alta risoluzione per identificare e classificare le forme carsiche presenti sul territorio qatariota. [web:9][web:11]

Contesto geologico e necessità di mappatura aggiornata

Il sottosuolo del Qatar è caratterizzato da ampie estensioni di rocce carbonatiche affioranti in superficie e da livelli evaporitici a profondità ridotta. Questa configurazione litologica favorisce la formazione di fenomeni carsici, tra cui depressioni superficiali e grotte, che possono rappresentare un fattore di rischio durante la realizzazione di infrastrutture o lo sviluppo urbano. [web:9]

Le autorità del Qatar hanno segnalato la necessità di migliorare le basi dati geologiche e le carte idrogeologiche esistenti, al fine di mitigare i rischi legati alla subsidenza. In questo contesto, il progetto di ricerca ha previsto un’analisi approfondita del georischio carsico, includendo un censimento delle forme, lo studio dei processi di carsificazione e la valutazione della subsidenza associata. [web:9]

Due tipologie di grotte: dissoluzione superficiale e collasso profondo

Lo studio individua due categorie principali di grotte. La prima corrisponde a cavità di dissoluzione superficiale, sviluppatesi in condizioni freatiche in un passato geologico più umido e successivamente troncate dall’erosione. Queste grotte sono generalmente poco profonde e rappresentano forme ereditate da un contesto geoclimatico diverso da quello attuale. [web:9]

La seconda tipologia comprende grotte di ampio sviluppo generate dal collasso della volta, originate in profondità attraverso processi di carsificazione intrastratale. Queste cavità si localizzano sistematicamente lungo i margini di grandi depressioni superficiali. La ricerca propone che depressioni e grotte da collasso facciano parte di un unico processo di sprofondamento/abbassamento, innescato dalla perdita di materiale in profondità, ad esempio per dissoluzione di evaporiti, compattazione di dolostone alterato o collasso incrementale di cavità relitte coalescenti. [web:9]

Mappatura LiDAR e identificazione di 3.537 depressioni carsiche

Per distinguere le depressioni da collasso carsico tra le numerose forme depressive mappate sul territorio, i ricercatori hanno utilizzato un dataset LiDAR DTM del 2017. L’ipotesi di lavoro ha previsto che le depressioni carsiche condividano le stesse caratteristiche geometriche (larghezza, lunghezza, area, profondità) delle poche depressioni che ospitano grotte da collasso di volta. [web:9]

Applicando questo criterio, lo studio ha identificato e mappato 3.537 depressioni carsiche distribuite sull’intera penisola del Qatar. Questa mappatura rappresenta un avanzamento significativo rispetto alle carte geologiche precedenti e fornisce una base dati aggiornata per la valutazione del rischio. [web:9]

Attività carsica attuale e livello di georischio

Secondo i risultati dello studio, le forme carsiche individuate appaiono per lo più inattive, ereditate da un contesto geoclimatico più favorevole alla carsificazione rispetto alle condizioni attuali. Sotto il regime geoclimatico presente, il georischio da subsidenza carsica risulta generalmente basso, poiché le grotte sono forme relitte e i processi di carsificazione in corso sono limitati. [web:9]

Nonostante ciò, il georischio è presente su ampie porzioni del territorio. La ricerca raccomanda che ogni futuro sviluppo del territorio includa piani e strategie per tenere conto della presenza di rocce carsificate nel sottosuolo, evitando che l’attivit๹ umana possa riattivare processi carsici. [web:9]

Integrazione con altri studi regionali sul carsismo in ambiente arido

Il quadro emerso dallo studio sul Qatar si inserisce in un contesto regionale più ampio di ricerche sul carsismo in ambienti aridi della Penisola Arabica. Studi recenti hanno documentato depressioni carsiche riempite di sedimenti nel sud del Qatar, definite riyad, che conservano un ricco patrimonio archeologico e testimoniano processi di subsidenza su cavit๹ gessose collassate. [web:3][web:14]

Altre ricerche condotte in Arabia Saudita, sulla piattaforma del Najd, hanno evidenziato come la subsidenza da dissoluzione evaporitica rappresenti un georischio crescente per le infrastrutture, monitorato mediante tecniche InSAR su dati Sentinel-1. Questi studi confermano che le unità sedimentarie solubili, in presenza di variazioni della falda o di apporti di acqua superficiale, possono innescare processi di subsidenza anche in regioni aride. [web:24]

Inoltre, lavori condotti su sabkha costiere del Golfo hanno mostrato come i processi di dissoluzione e ricircolo di brine influenzino la stabilità del sottosuolo carbonatico-evaporitico, con implicazioni per la valutazione del rischio in aree costiere soggette a sviluppo infrastrutturale. [web:6][web:10]

Implicazioni per la speleologia e la gestione del territorio

Per la comunità speleologica, lo studio offre un quadro di riferimento utile per comprendere l’origine e la distribuzione delle cavità nel Qatar, distinguendo tra forme ereditate e processi potenzialmente attivi. La mappatura delle 3.537 depressioni fornisce una base per future esplorazioni e per la valutazione della stabilità delle cavit๹ in relazione a interventi antropici. [web:9]

Sul piano della gestione del territorio, la ricerca sottolinea la necessità di integrare le carte dei georischi nei piani urbanistici e nei progetti infrastrutturali. L’uso combinato di LiDAR, rilevamenti di campagna e modelli geologici consente di identificare aree a maggiore suscettibilit๹ e di adottare misure preventive per ridurre il rischio di subsidenza. [web:9][web:26]

Fonti

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  • Duemila Grotte 1926-2026: a Trieste il centenario del grande catasto speleologico
    Condividi Duemila Grotte torna al centro della riflessione speleologica il 15 settembre 2026, tra storia del Carso, catasto delle cavità e sviluppo delle conoscenze scientifiche. Duemila Grotte, un secolo di studi sul Carso Trieste ospiterà martedì 15 settembre 2026 l’incontro “Duemila Grotte. 1926-2026. La speleologia cent’anni dopo”. L’appuntamento è promosso dalla Direzione centrale difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. La
     

Duemila Grotte 1926-2026: a Trieste il centenario del grande catasto speleologico

August 20th 2026 at 08:00

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Duemila Grotte torna al centro della riflessione speleologica il 15 settembre 2026, tra storia del Carso, catasto delle cavità e sviluppo delle conoscenze scientifiche.

Duemila Grotte, un secolo di studi sul Carso

Trieste ospiterà martedì 15 settembre 2026 l’incontro “Duemila Grotte. 1926-2026. La speleologia cent’anni dopo”.

L’appuntamento è promosso dalla Direzione centrale difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. La sede sarà la Sala Luttazzi del Magazzino 26.

L’ingresso del pubblico è previsto dalle ore 17.00. L’inizio dei lavori è fissato alle 17.30. Le iscrizioni rimarranno aperte fino alle 23.59 di lunedì 14 settembre.

L’iniziativa richiama il centenario di Duemila Grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia. Il volume fu pubblicato dal Touring Club Italiano nel 1926. Porta le firme di Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan. La ricorrenza offre un’occasione di analisi storica sul rapporto tra esplorazione, documentazione e conoscenza del patrimonio ipogeo.

La Regione ricostruisce il ruolo del libro nella storia del catasto: nel 1926 rappresentava la raccolta più completa delle informazioni disponibili sulle oltre duemila cavità allora note nella Venezia Giulia. L’opera si colloca dopo le prime esperienze di ordinamento dei dati sul Carso triestino e dopo la definizione, nel 1924, di una scheda che usava per la prima volta il termine “Catasto”.

Il volume Duemila Grotte e la sua struttura

Duemila Grotte è una monografia di 494 pagine. L’edizione originaria comprendeva centinaia di incisioni e tavole, oltre a una carta speleologica della Venezia Giulia in scala 1:100.000, distribuita in due fogli. La dimensione editoriale non era un dettaglio ornamentale. Immagini, sezioni, piante e carta costituivano strumenti per leggere il territorio carsico e le sue cavità.

La prima parte del libro ha il carattere di un manuale interdisciplinare. Vi trovano spazio il fenomeno carsico, la flora e la fauna cavernicola, la paleontologia, l’archeologia preistorica e le indagini sulle acque sotterranee. Una sezione affronta anche l’esplorazione, il rilievo e la fotografia ipogea. Il volume dedica attenzione alle cosiddette grotte di guerra, tema legato agli adattamenti militari delle cavità nel contesto del primo conflitto mondiale.

Questa impostazione mostra come la speleologia del tempo non fosse limitata alla ricerca di nuovi vuoti sotterranei. L’esplorazione veniva collegata al rilevamento topografico, alla geologia, alla biologia e all’idrologia. La documentazione storica del Touring Club descrive un’opera coordinata da Bertarelli e costruita con contributi di studiosi di più discipline. Le prime 184 pagine erano destinate a monografie specialistiche e a un repertorio di terminologia tecnica.

Catasto delle grotte della Venezia Giulia

La seconda parte di Duemila Grotte è il nucleo catastale dell’opera. Raccoglie descrizioni, localizzazioni, rilievi, mappe e fotografie delle cavità della Venezia Giulia entro i confini del periodo fra le due guerre. Secondo la documentazione storica della Commissione Grotte, il catasto illustrato descriveva 2.142 cavità, con circa 800 rilievi.

Il dato va letto nel suo contesto territoriale e politico. La regione amministrativa e i confini richiamati nel libro non coincidono con quelli attuali. Dopo il secondo conflitto mondiale, il ridisegno dei confini rese necessaria una revisione degli archivi: una parte delle cavità prima comprese nel territorio italiano ricadde in area jugoslava, mentre per il Friuli emersero anche questioni di sovrapposizione con il Veneto.

L’attività di censimento non si è fermata. Il Catasto speleologico regionale del Friuli Venezia Giulia ricorda che il numero delle cavità conosciute arrivò a circa 3.000 prima della seconda guerra mondiale. Negli ultimi decenni, grazie a nuove tecniche e attrezzature, il dato regionale ha superato le 8.000 cavità. Dal 2016 il Catasto speleologico regionale comprende le sezioni dedicate alle grotte, alle cavità artificiali e alle cavità turistiche.

Il confronto tra Duemila Grotte e gli archivi contemporanei mette in evidenza una continuità metodologica. Cambiano gli strumenti, le coordinate, le banche dati e le norme di tutela. Resta centrale la necessità di attribuire a ogni cavità una posizione verificabile, una descrizione, un rilievo e una storia documentaria.

Ristampa e memoria editoriale

La vicenda editoriale di Duemila Grotte è segnata anche dalla distruzione delle matrici originali durante un bombardamento della seconda guerra mondiale. La perdita rese impossibile una normale ristampa dell’opera. Nel 1986 fu quindi pubblicata a Trieste una ristampa anastatica, utile a restituire il testo e il suo apparato iconografico alla consultazione di speleologi, ricercatori e biblioteche.

Il centenario non riguarda soltanto un libro raro. Riguarda la formazione di una pratica di lavoro fondata sulla raccolta sistematica delle informazioni. Nel Carso, un ambiente in cui le acque sotterranee, le cavità e le superfici sono strettamente collegate, il catasto è anche una base per studi idrogeologici, per la tutela del patrimonio geologico e per la pianificazione delle attività di ricerca.

L’incontro di Trieste è realizzato in collaborazione con la Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia APS, la Commissione Grotte Eugenio Boegan e la Società Speleologica Italiana ETS. La presenza delle tre realtà richiama il legame fra archivi storici, pratica associativa, ricerca e gestione del patrimonio speleologico.

Informazioni sull’incontro di Trieste

  • Evento: Duemila Grotte. 1926-2026. La speleologia cent’anni dopo
  • Data: martedì 15 settembre 2026
  • Luogo: Sala Luttazzi, Magazzino 26, Trieste
  • Apertura al pubblico: ore 17.00
  • Inizio: ore 17.30
  • Iscrizioni: entro le ore 23.59 di lunedì 14 settembre 2026

Fonti

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  • Aqua Virgo, l’acquedotto romano ancora attivo sotto Roma
    Condividi Dall’Aqua Virgo alla Fontana di Trevi: duemila anni di infrastruttura idraulica L’Aqua Virgo fu inaugurata nel 19 a.C. per iniziativa di Marco Vipsanio Agrippa. L’acquedotto portava acqua alle Terme di Agrippa e alle strutture del Campo Marzio. Oggi continua a rifornire alcune fontane del centro storico, tra cui la Fontana di Trevi, la Barcaccia di piazza di Spagna e fontane di piazza Navona. turismoroma L’Aqua Virgo costituisce un caso rilevante nel quadro delle opere idrauliche
     

Aqua Virgo, l’acquedotto romano ancora attivo sotto Roma

August 20th 2026 at 07:00

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Dall’Aqua Virgo alla Fontana di Trevi: duemila anni di infrastruttura idraulica

L’Aqua Virgo fu inaugurata nel 19 a.C. per iniziativa di Marco Vipsanio Agrippa. L’acquedotto portava acqua alle Terme di Agrippa e alle strutture del Campo Marzio. Oggi continua a rifornire alcune fontane del centro storico, tra cui la Fontana di Trevi, la Barcaccia di piazza di Spagna e fontane di piazza Navona. turismoroma

L’Aqua Virgo costituisce un caso rilevante nel quadro delle opere idrauliche romane. La Sovrintendenza Capitolina la indica come l’unico tra gli undici principali acquedotti dell’antica Roma rimasto ininterrottamente in funzione fino all’età contemporanea. Non si tratta quindi di un condotto abbandonato e conservato soltanto come testimonianza archeologica. È una struttura che ha attraversato restauri, adattamenti e manutenzioni. sovraintendenzaroma

Il percorso prendeva avvio dalle sorgenti nell’area del casale di Salone, lungo la via Collatina. Entrava in città presso il Muro Torto e terminava originariamente con una mostra monumentale nelle Terme di Agrippa. Il suo tracciato era in gran parte sotterraneo. Questa scelta dipendeva dall’esigenza di mantenere una pendenza costante e di proteggere il canale. turismoroma

Aqua Virgo e restauri dell’acquedotto romano

L’acqua dell’Aqua Virgo non è naturalmente la stessa che scorreva nel 19 a.C. Le sorgenti alimentano in modo continuo il sistema. Ciò che permane è l’infrastruttura, con le sue captazioni, i condotti e la funzione di trasporto idrico.

La continuità d’uso è legata anche agli interventi realizzati nei secoli. Nel tratto di via del Nazareno è ancora visibile un fornice attribuito ai restauri di Claudio. Un’iscrizione ricorda la ricostruzione degli archi dell’acquedotto, danneggiati durante il principato di Caligola. In seguito Adriano intervenne sull’intero percorso e il condotto venne rialzato in età più tarda. turismoroma

Questi dati mostrano come l’Aqua Virgo sia stata una rete manutenzionata e aggiornata. La sua durata non deriva dall’assenza di modifiche. Deriva dalla capacità di conservare una funzione utile per la città.

Fontana di Trevi e Acqua Vergine

La Fontana di Trevi è la mostra terminale dell’Acqua Vergine. L’attuale configurazione monumentale venne avviata nel 1732, quando papa Clemente XII scelse il progetto di Nicola Salvi. La costruzione fu poi conclusa da Giuseppe Pannini, che intervenne anche nella sistemazione della scogliera e dei bacini. turismoroma

La fontana barocca non coincide quindi con l’opera romana, ma rende visibile una continuità idraulica iniziata in età augustea. L’Aqua Virgo alimenta ancora il sistema delle fontane storiche, mentre la vasca di Trevi dispone di un moderno impianto di ricircolo. Durante la manutenzione conclusa nel 2025, Acea ha operato sulle pompe, sulle apparecchiature elettromeccaniche e sugli elementi di regolazione della circolazione dell’acqua. comune.roma

Il monumento riunisce dunque epoche diverse. Il condotto antico, la trasformazione rinascimentale dell’Acqua Vergine e la scenografia settecentesca convivono con impianti tecnici contemporanei.

Acquedotti antichi di Roma

Roma disponeva di una rete articolata. Nel Parco degli Acquedotti restano visibili tratti di sei degli undici acquedotti che rifornivano la città antica: Anio Vetus, Aqua Marcia, Tepula, Iulia, Claudia e Anio Novus. parcoarcheologicoappiaantica

AcquedottoDatazioneFunzione e tracce principali
Aqua Appia312 a.C.Primo acquedotto urbano romano, sviluppato in larga parte nel sottosuolo
Anio Vetus272-269 a.C.Portava a Roma acque dell’area dell’Aniene
Aqua Marcia144 a.C.Captava sorgenti dell’alta valle dell’Aniene; era nota in antico per la qualità dell’acqua sovraintendenzaroma
Aqua Tepula125 a.C.Rete destinata ai quartieri orientali della città
Aqua Iulia33 a.C.Realizzata nel quadro delle opere promosse da Agrippa
Aqua Virgo19 a.C.Ancora attiva e collegata alle fontane della Roma barocca sovraintendenzaroma
Aqua Alsietina2 a.C.Acquedotto augusteo alimentato dal lago di Martignano
Aqua Claudia52 d.C.Celebre per le grandi arcate ancora visibili nel suburbio
Anio Novus52 d.C.Inaugurato insieme al Claudio e alimentato dal bacino dell’Aniene
Aqua Traiana109 d.C.Convogliava sorgenti dell’area di Vicarello e del lago di Bracciano sovraintendenzaroma
Aqua Alexandrina226 d.C.Costruita per incrementare l’approvvigionamento delle terme di Alessandro Severo sovraintendenzaroma

Emissari, cloache e ricerche nel Lazio

Le cavità artificiali legate all’acqua comprendono emissari, cunicoli di captazione, acquedotti, cisterne e pozzi. Sono opere che regolano laghi e corsi d’acqua, intercettano sorgenti oppure trasportano risorse idriche a distanza. La classificazione speleo-archeologica riconosce gli emissari di Nemi e la Cloaca Massima tra le opere di regimazione e bonifica, mentre gli acquedotti rientrano nelle strutture di trasporto. [35](35 e 36 e da 41 a 43 cavità artificiali e archeologia.txt)

Tra gli esempi più noti nel Lazio figura l’Emissario del lago di Nemi, cunicolo artificiale lungo circa 1,6 chilometri. Fu scavato attraverso il versante occidentale del cratere per regolare il livello del lago e convogliare le acque verso Vallericcia. La datazione viene generalmente riferita al periodo compreso tra VI e V secolo a.C.; alcune parti dell’opera sono state ricondotte al 398-397 a.C. parchilazio

L’emissario ha avuto un ruolo anche nella storia delle navi romane di Nemi. Nel Novecento il drenaggio del lago consentì il recupero delle due grandi imbarcazioni di età imperiale. Le ricerche recenti si concentrano ora sul fondale. Tra il 18 e il 25 ottobre 2024, CNR, Direzione regionale Musei Lazio e altri enti hanno svolto rilievi geofisici non invasivi con ecoscandaglio multifascio. La nuova mappatura ha documentato frane sommerse e i resti dei canali di cantiere impiegati per recuperare le navi. Sono previste ulteriori analisi del sottofondo e possibili verifiche archeologiche mirate. engramma

L’Emissario del lago Albano è un’altra grande opera cunicolare dei Colli Albani. Il Parco dei Castelli Romani lo descrive come una struttura di valore storico, archeologico, geologico e speleologico. Al momento risulta inaccessibile per la difficoltà del percorso e per il livello dell’acqua. Dal 2013 il Progetto Albanus ha avviato esplorazioni, rilievi topografici e documentazione speleosubacquea del condotto. parchilazio

A Roma, la Cloaca Massima rappresenta un diverso modello di infrastruttura. Fu progettata in età arcaica per canalizzare il corso d’acqua del Velabro e contribuire alla bonifica della valle del Foro Romano. La Sovrintendenza la considera il più grande collettore fognario romano ancora funzionante. L’accesso interno è oggi chiuso per ragioni di sicurezza, condizione che conferma la necessità di distinguere tra studio scientifico, tutela e fruizione pubblica. sovraintendenzaroma

L’Aqua Virgo, l’Emissario di Nemi, l’Emissario Albano e la Cloaca Massima raccontano funzioni differenti. In comune hanno la presenza del sottosuolo come spazio tecnico. Le loro esplorazioni permettono di leggere il rapporto tra paesaggio, acque, manutenzione e insediamenti nell’antico Lazio.

Fonti

  • Turismo Roma, “Acquedotto Vergine in via del Nazareno” turismoroma
    https://www.turismoroma.it/it/luoghi/acquedotto-vergine-del-nazareno
  • Sovrintendenza Capitolina, “Acquedotti, Cisterne e Cloache” sovraintendenzaroma
    https://www.sovraintendenzaroma.it/content/acquedotti-cisterne-e-cloache
  • Turismo Roma, “Fontana di Trevi” turismoroma
    https://www.turismoroma.it/it/luoghi/fontana-di-trevi
  • Roma Capitale, “Fontana di Trevi, conclusa manutenzione straordinaria” comune.roma
    https://www.comune.roma.it/web/it/notizia/fontana-di-trevi-conclusa-manutenzione-straordinaria.page
  • Parco Archeologico dell’Appia Antica, “Parco degli Acquedotti” parcoarcheologicoappiaantica
    https://www.parcoarcheologicoappiaantica.it/luoghi/via-appia-antica/parco-degli-acquedotti-via-lemonia/
  • Madricardo et al., “Il lago di Nemi e le sue rive. Indagini non invasive e prospettive di ricerca” engramma
    https://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=5969
  • Parchi Lazio, “L’Emissario del Lago di Nemi” parchilazio
    https://www.parchilazio.it/lago_albano-schede-32971-l_emissario_del_lago_di_nemi
  • Parchi Lazio, “Emissario del lago Albano” parchilazio
    https://www.parchilazio.it/schede-876-emissario_del_lago_albano

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  • Dati bionomici sui coleotteri ipogei Duvalius del Piemonte: temperature, umidità e metamorfosi nelle grotte alpine
    Condividi Studio preliminare su temperatura, umidità relativa e ciclo vitale di otto specie di Duvalius nelle cavità sotterranee piemontesi rivela preferenze microambientali nel MSS e tempi di maturazione degli adulti Un gruppo di ricercatori piemontesi ha pubblicato dati preliminari sulla bionomia di diverse specie di coleotteri del genere Duvalius (Coleoptera, Carabidae, Trechini) presenti nelle grotte del Piemonte. Lo studio, firmato da Pier Mauro Giachino della World Biodiversity Associat
     

Dati bionomici sui coleotteri ipogei Duvalius del Piemonte: temperature, umidità e metamorfosi nelle grotte alpine

August 20th 2026 at 06:00

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Studio preliminare su temperatura, umidità relativa e ciclo vitale di otto specie di Duvalius nelle cavità sotterranee piemontesi rivela preferenze microambientali nel MSS e tempi di maturazione degli adulti

Un gruppo di ricercatori piemontesi ha pubblicato dati preliminari sulla bionomia di diverse specie di coleotteri del genere Duvalius (Coleoptera, Carabidae, Trechini) presenti nelle grotte del Piemonte. Lo studio, firmato da Pier Mauro Giachino della World Biodiversity Association onlus ed Enrico Lana di Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca, fornisce informazioni su temperatura, umidità°° relativa dell’aria, metamorfosi ed etologia di questi insetti ipogei.

Contesto della ricerca biospeleologica in Piemonte

Il Piemonte rappresenta una regione in cui la fauna legata all’ambiente sotterraneo può considerarsi ormai ben conosciuta, soprattutto dal punto di vista tassonomico e corologico. Il genere Duvalius Delarouzé e, 1859 occupa un posto di rilievo tra i Coleotteri Carabidi ipogei piemontesi, essendo stato oggetto di numerosi contributi scientifici che hanno portato alla descrizione di specie nuove anche in tempi recenti.

Nonostante le conoscenze tassonomiche avanzate, gli aspetti ecologici e bionomici di queste specie rimanevano poco esplorati. L’individuazione nel 2020, anno tendenzialmente caldo e siccitoso, di un microambiente sotterraneo dove alcune specie di Duvalius risultavano numericamente più abbondanti ha spinto i ricercatori ad approfondire le indagini.

Metodologia delle osservazioni sul campo

Le osservazioni sono state condotte in modo più o meno occasionale e non finalizzate a priori all’ottenimento di dati quantitativi statisticamente utilizzabili. I dati presentati devono quindi essere considerati strettamente qualitativi. In campo si è proceduto, in modo standardizzato, alla misurazione della temperatura ( °C) e dell’umidità relativa dell’aria (UR) mediante un termoigrometro digitale HD 2101.1 Delta Ohm con sonda combinata HP 472AC %RH e temperatura Pt100, posizionata nell’area di rinvenimento dei Duvalius in attività.

I dati relativi allo sviluppo larvale e ai tempi di maturazione degli adulti neo-sfarfallati sono stati ottenuti da esemplari allevati in frigorifero, alla temperatura di 7,5-9,0 °C, in barattoli di vetro contenenti terriccio proveniente dalla località di cattura.

Preferenze microambientali nel MSS (Ambiente Sotterraneo Superficiale)

Le osservazioni hanno rivelato che alcune specie di Duvalius (carantii, pecoudi, lanai, occitanus, morisii, chestai, meovignai) prediligono, nei mesi di giugno-agosto, soggiornare presso l’entrata delle cavità. In questo particolare microambiente, riconducibile a un vero Ambiente Sotterraneo Superficiale (o M.S.S. secondo la terminologia francese), queste specie possono essere rinvenute mediante scavo a una profondità variabile fra pochi centimetri e mezzo metro.

Contemporaneamente, le stesse specie scarseggiano nelle parti interne della cavità. I dati di temperatura e umidità relativa dell’aria ottenuti con misurazioni effettuate in contemporanea con la cattura delle diverse specie sono riportati in una tabella che include stazioni di raccolta distribuite su un ampio range altitudinale, da 690 a 2195 metri s.l.m.

Le temperature registrate nelle stazioni di raccolta variano da 3,7 °C a 12,5 °C, con valori medi intorno a 8-9 °C per la maggior parte delle specie. L’umidità°° relativa dell’aria si mantiene costantemente elevata, tra il 92% e il 98%, confermando la stretta dipendenza di questi insetti da ambienti ipogei con elevata umidità°° atmosferica.

Ciclo vitale e metamorfosi di Duvalius lanai

La cattura di larve ed esemplari adulti immaturi di Duvalius lanai Casale & Giachino, 2010 ha permesso di osservare per la prima volta le diverse fasi della metamorfosi di questa specie. Un esemplare al primo stadio di sviluppo è stato raccolto al Pozzo Congiuntivite il 29 novembre 2019; un esemplare al secondo stadio è stato raccolto al Pozzo del Rospo il 29 giugno 2020.

Esemplari maturi, al terzo stadio di sviluppo, sono stati raccolti ai Pozzi di Indiana Jones il 20 giugno 2020 e al Pozzo Innominato il 21 luglio 2020. Nella stessa grotta, il 13 agosto 2021, è stata rinvenuta una larva irrigidita nella tipica posizione prepupale. Questa larva dopo 2 giorni (il 15 agosto 2021) si era trasformata in pupa.

Dalla pupa, il 1 ottobre 2021 è sfarfallato un adulto che è stato seguito nelle fasi di maturazione fino al 9 novembre 2021. L’osservazione delle prime fasi di maturazione di questo adulto ha permesso, per comparazione del grado di maturità°° basato sul colore, di datare l’età°° dell’esemplare immaturo catturato alla Grotta della Navonera (stimata in circa 10 giorni) e tenuto in cattività per circa un anno.

I ricercatori stimano in circa 8 mesi il tempo necessario per la maturazione completa di un esemplare appena sfarfallato di Duvalius lanai. Questo dato rappresenta un’informazione preziosa per comprendere la biologia di questi coleotteri ipogei e il loro ciclo vitale nelle condizioni ambientali delle grotte piemontesi.

Comportamento alimentare ed etologia

L’allevamento in cattività di Duvalius lanai ha permesso di osservarne il comportamento alimentare, predatorio in particolare ai danni di Isopoda (Trichoniscus voltai e Buddelundiella zimmeri). Il comportamento alimentare mostra anche alcuni aspetti al momento poco comprensibili.

Diverse volte i ricercatori hanno osservato gli esemplari immaturi masticare lungamente grumi di argilla molto umida presenti sulle pareti del contenitore di allevamento. Non è chiaro se questo comportamento sia da ritenersi alimentare o se serva invece a idratarsi. Questa osservazione apre nuove domande sull’etologia di questi coleotteri e sulle loro strategie di sopravvivenza nell’ambiente ipogeo.

Limiti e prospettive della ricerca

I dati forniti portano ulteriori conoscenze sulla bionomia di alcune specie di Duvalius del Piemonte, ma devono essere considerati come assolutamente preliminari, necessitando di ulteriori approfondimenti in un ambito che lascia ancora ampi spazi di indagine. In particolare, i dati disponibili non sono sufficienti per l’esecuzione di analisi statistiche approfondite.

Sono pressoché totalmente assenti i dati di temperatura e umidità relativa delle stazioni in assenza di esemplari. Non si nota infine, se non a grandi linee, una correlazione fra altitudine della stazione di reperimento e temperatura, con una presenza di dati di praefé rendum apparentemente anomali rispetto alla quota.

Biologia Sotterranea Piemonte: vent’anni di ricerche

L’Associazione Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca, fondata nel 2018 con sede presso la Grotta di Bossea in Frabosa Soprana (Cuneo), riunisce speleologi, ricercatori e appassionati con l’obiettivo di promuovere studi sulla fauna e sull’ambiente ipogeo. Il gruppo ha accumulato un ricco database di oltre 12.000 record di fauna sotterranea distribuiti tra 865 specie animali in 1.260 località censite.

L’associazione organizza regolarmente incontri online dedicati agli specialisti e agli appassionati di biospeleologia, affrontando temi che spaziano dalla chirotterologia del Carso alle microplastiche nei sistemi carsici, dalla paleontologia e archeologia in grotta alla biospeleologia piemontese.

Fonti

  • Casale A., Giachino P.M. (2010), “Due nuovi Coleotteri ipogei delle Alpi occidentali: Duvalius (Duvalius) lanai n. sp. (Carabidae: Trechini) e Archeoboldoria sturanii n. sp. (Cholevidae: Leptodirinae) (Coleoptera)”, Rivista piemontese di Storia naturale, 31: 213-240. https://www.storianaturale.org/anp/PDF%20ANP/31_2010_Casale%20Giachino_Due%20nuovi%20Coleotteri%20ipogei%20delle%20Alpi%20occidentali%20Duvalius%20lanai%20e%20Arche.pdf
  • Casale A., Giachino P.M., Lana E. (2019), “Note sul genere Duvalius nelle Alpi occidentali e nell’Appennino Ligure, con descrizione di due nuovi taxa ipogei del Piemonte: Duvalius (Duvalius) chestai n. sp. e Duvalius (Duvalius) gestroi cristianae n. ssp. (Coleoptera, Carabidae: Trechini)”, Rivista piemontese di Storia naturale, 40: 317-353. https://www.storianaturale.org/anp/rivista_XL.html
  • Casale A., Giachino P. M., Lana E., Magrini P. (2022), “Note su alcune specie di Duvalius Delarouzé°°e delle Alpi occidentali, con descrizione di D. (Duvalius) meovignai n. sp., nuovi dati corologici su D. lanai Casale & Giachino, e rivalutazione specifica di D. waillyi Giordan & Raffaldi (Coleoptera, Carabidae: Trechini)”, Rivista piemontese di Storia naturale, 43: 99-116. https://www.storianaturale.org/anp/rivista_XL.html
  • Lana E., Giachino P.M., Casale A. (2021), Fauna Hypogaea Pedemontana. Grotte e ambienti sotterranei del Piemonte e della Valle d’Aosta, WBA Monographs 6, WBA Project Ed., Verona, 1044 p. https://iris.polito.it/handle/11583/2983678
  • Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca: https://www.scintilena.com/habemus-associazione-biologia-sotterranea-piemonte-gruppo-di-ricerca-diventa-ufficiale/10/25/
  • Catasto Speleologico Piemontese e Valdostano: https://catastogrotte-piemonte.net/contatti.html
  • Museo Appunti – Biospeleologia del Piemonte: http://www.museoappunti.it/il-museo/appunti-di-biologia/biospeleologia-del-piemonte-storia-della-biologia-sotterranea/

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  • Mujina Pecina, nuove datazioni spostano indietro di 30.000 anni il Musteriano in Dalmazia
    Condividi Nuove datazioni dei sedimenti della grotta croata di Mujina Pecina indicano frequentazioni musteriane risalenti fino a circa 80.000 anni fa. La presenza umana documentata in Dalmazia viene così retrodatata di circa 30.000 anni. Tra gli autori dello studio pubblicato su Antiquity anche il geoarcheologo italiano Giovanni Boschian, da anni impegnato nelle ricerche sul sito. Le grotte della Dalmazia continuano a restituire informazioni importanti sulla presenza umana preistorica lungo l
     

Mujina Pecina, nuove datazioni spostano indietro di 30.000 anni il Musteriano in Dalmazia

August 20th 2026 at 05:00

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Nuove datazioni dei sedimenti della grotta croata di Mujina Pecina indicano frequentazioni musteriane risalenti fino a circa 80.000 anni fa. La presenza umana documentata in Dalmazia viene così retrodatata di circa 30.000 anni. Tra gli autori dello studio pubblicato su Antiquity anche il geoarcheologo italiano Giovanni Boschian, da anni impegnato nelle ricerche sul sito.

Le grotte della Dalmazia continuano a restituire informazioni importanti sulla presenza umana preistorica lungo l’Adriatico orientale.

Nei mesi scorsi Scintilena aveva dato notizia della pubblicazione di un volume dedicato all’archeologia delle grotte della regione di Zara, nato dalle ricerche condotte nelle cavità carsiche della Dalmazia settentrionale e dalla lunga collaborazione tra archeologi e speleologi croati. Tra i siti ricordati figurava anche Velika Pecina, grotta con testimonianze musteriane attribuite ai Neandertal.

Ora una nuova ricerca porta ancora più indietro nel tempo la storia delle frequentazioni umane nelle grotte dalmate.

Protagonista è Mujina Pecina, cavità della Croazia meridionale situata a nord delle città di Trogir e Kastela, a circa 280 metri sul livello del mare. Il termine croato pecina significa semplicemente “grotta”.

La cavità misura circa 10 per 8 metri: dimensioni modeste, ma al suo interno è conservata una sequenza stratigrafica di grande importanza per lo studio del Paleolitico medio nell’Adriatico orientale.

Un nuovo studio pubblicato nel 2026 sulla rivista internazionale Antiquity da Ivor Karavanic, Slobodan Miko, Marko Banda, Giovanni Boschian, Rory Becker e Fred H. Smith presenta nuove datazioni ottenute mediante luminescenza otticamente stimolata (OSL).

I risultati indicano che alcuni degli strati archeologici più profondi della grotta sono molto più antichi di quanto ritenuto finora: le frequentazioni musteriane documentate a Mujina Pecina arriverebbero infatti a circa 80.000 anni fa.

Giovanni Boschian e le ricerche a Mujina Pecina

Tra gli autori dello studio figura Giovanni Boschian, geoarcheologo italiano da tempo coinvolto nelle ricerche sulla grotta dalmata.

Boschian era già tra gli autori dello studio pubblicato nel 2017 su Quaternary International, dedicato ai Neandertal della Croazia e, in particolare, ai processi di formazione del sito, alla cronologia, ai cambiamenti climatici e alle tracce dell’attività umana conservate a Mujina Pecina.

Le nuove datazioni non rappresentano quindi un risultato isolato, ma si inseriscono in una ricerca di lunga durata sulla successione sedimentaria della cavità: è questo uno degli aspetti più interessanti dal punto di vista speleologico: per interpretare correttamente i reperti archeologici è necessario comprendere come si sono formati, modificati e conservati nel tempo i depositi all’interno della grotta.

Una piccola grotta, un grande archivio del Paleolitico

Mujina Pecina è il primo sito della Dalmazia scavato sistematicamente e datato con metodi radiometrici nel quale sia stata riconosciuta un’inequivocabile sequenza stratigrafica del Paleolitico medio.

Gli strati sono costituiti da sedimenti quaternari comprendenti grandi clasti calcarei e ghiaie, insieme a sabbie contenenti minerali silicatici, limo e argilla. Nell’intera successione prevalgono ghiaie fini e medie.

All’interno di questi depositi sono stati rinvenuti resti faunistici e manufatti appartenenti a differenti industrie musteriane, comprese industrie denticolate e il cosiddetto Charentiano balcanico.

Le precedenti datazioni, effettuate mediante radiocarbonio e in parte attraverso la risonanza di spin elettronico (ESR), avevano collocato la sequenza principalmente tra circa 49.000 e 39.000 anni fa.

Esisteva però un problema: alcuni campioni provenienti dagli strati più profondi erano troppo antichi per essere datati efficacemente con il radiocarbonio.

Quanto erano antichi, dunque, i livelli inferiori della grotta?

La OSL: quando sono i sedimenti a fornire la data

Per cercare una risposta i ricercatori hanno utilizzato la luminescenza otticamente stimolata, indicata con la sigla OSL (Optically Stimulated Luminescence).

Pianta di Mujina Pecina con l’ubicazione dei punti di prelievo dei campioni destinati alla datazione OSL. In grigio chiaro è indicata l’estensione della trincea di scavo. Figura: M. Banda. Da Karavanic et al., 2026, Antiquity, CC BY-NC-ND 4.0

La tecnica permette, in termini semplificati, di determinare quanto tempo sia trascorso dall’ultima esposizione alla luce di determinati minerali contenuti nei sedimenti. Nel caso di Mujina Pecina sono stati analizzati granuli di quarzo.

Il campionamento è stato effettuato nel 2020. Dopo aver ripulito la superficie del profilo stratigrafico, i ricercatori hanno inserito nel deposito tubi opachi lunghi 300 millimetri, in modo da evitare che il sedimento destinato alle analisi venisse esposto alla luce.

Sono stati campionati lo strato B, nella parte superiore della successione del Paleolitico medio, e due livelli profondi denominati E3A ed E3C.

Le analisi sono state effettuate presso il Luminescence Dating Laboratory dell’Institute of Physics della Silesian University of Technology di Gliwice, in Polonia.

La sorpresa arriva dagli strati più profondi

Il campione proveniente dallo strato B ha restituito un’età di circa 35.000-39.000 anni, sostanzialmente coerente con le precedenti datazioni al radiocarbonio.

Ben diverso è il quadro emerso dal complesso stratigrafico E3.

Profilo stratigrafico orientale di Mujina Pecina (profilo D, quadrato E5), con la successione dei livelli e la posizione dei campioni prelevati per le datazioni OSL. Figura: M. Banda. Da Karavanic et al., 2026, Antiquity, CC BY-NC-ND 4.0

Lo strato E3A è stato datato a circa 65.000-73.000 anni fa, mentre lo strato E3C, ancora più antico, ha restituito un’età compresa approssimativamente tra 73.000 e 82.000 anni fa.

La parte inferiore della successione stratigrafica di Mujina Pecina risulta quindi molto più antica di quanto si pensasse.

Questi livelli non apparterrebbero al MIS 3, come precedentemente ipotizzato, ma al MIS 4 e, nel caso dello strato E3C, addirittura al MIS 5a.

MIS è l’acronimo di Marine Isotope Stage, gli stadi isotopici marini utilizzati per ricostruire le grandi oscillazioni climatiche del Quaternario.

Il Musteriano in Dalmazia almeno 30.000 anni prima

La conseguenza archeologica delle nuove datazioni è rilevante.

Secondo gli autori, i risultati OSL mostrano che occupazioni musteriane erano presenti in questa parte della Dalmazia almeno 30.000 anni prima di quanto precedentemente documentato.

Non si tratta quindi semplicemente di correggere di qualche millennio la cronologia di un singolo sito. I nuovi risultati modificano sensibilmente il quadro conosciuto delle frequentazioni umane del Paleolitico medio lungo l’Adriatico orientale.

Ed è qui che il nuovo studio si collega direttamente alle altre ricerche nelle grotte dalmate.

Il confronto con Velika Pecina e Crvena Stijena

Una cronologia paragonabile sarebbe stata ottenuta anche nello strato 22 di Velika Pecina, grotta situata nel canyon di Klicevica, attraverso una datazione OSL che gli autori del nuovo lavoro indicano come ancora inedita.

Velika Pecina era già comparsa sulle pagine di Scintilena nel recente articolo dedicato all’archeologia delle grotte della regione di Zara e ai 120 anni di ricerche speleologiche in Croazia.

Il nuovo dato citato nello studio di Mujina Pecina è quindi particolarmente interessante: suggerisce che le testimonianze più antiche del Paleolitico medio nelle grotte dalmate potrebbero non rappresentare un caso isolato.

Le nuove età di Mujina Pecina sono inoltre vicine alla più antica datazione ottenuta mediante ESR per lo strato XXIV di Crvena Stijena, importante sito in grotta del Montenegro, attribuita al MIS 5a, circa 85.000-71.000 anni fa.

Mujina Pecina, Velika Pecina e Crvena Stijena cominciano così a delineare un quadro più ampio delle frequentazioni umane nelle grotte dell’Adriatico orientale durante il Paleolitico medio.

Il Charentiano balcanico

Le nuove date sono importanti anche per interpretare le industrie litiche rinvenute nella grotta.

Gli strati più antichi di Mujina Pecina appartengono al complesso E3 e contengono un’elevata percentuale di raschiatoi trasversali. Questa caratteristica ha portato gli archeologi ad attribuire l’industria al cosiddetto Charentiano balcanico, una particolare espressione del Musteriano.

Il Musteriano comprende industrie litiche del Paleolitico medio che, nel contesto europeo, sono associate soprattutto ai Neandertal.

Disporre ora di una cronologia che porta i livelli inferiori di Mujina Pecina fino a circa 80.000 anni fa permetterà confronti più precisi con i complessi musteriani provenienti da altre grotte dei Balcani e da altre regioni europee.

La ricerca di Mujina Pecina offre infine uno spunto interessante per gli speleologi. Una grotta non conserva soltanto reperti archeologici. Il suo riempimento sedimentario può essere esso stesso un archivio nel quale rimangono registrate le frequentazioni umane, le fasi deposizionali, i processi naturali che hanno interessato la cavità e le trasformazioni ambientali avvenute nell’arco di decine di migliaia di anni.

A Mujina Pecin, per la nuova cronologia, a parlare sono stati i sedimenti che li contengono.

Ingresso di Mujina Pecina, Dalmazia, Croazia. Foto: I. Karavanic. Da Karavanic et al., 2026, Antiquity, CC BY-NC-ND 4.0

La possibilità di datare mediante OSL i granuli di quarzo presenti nella successione ha consentito ai ricercatori di superare il limite incontrato dal radiocarbonio nei livelli più antichi.

È proprio l’integrazione tra archeologia, geoarcheologia, stratigrafia, studio dei processi di formazione dei depositi e tecniche di datazione a rendere particolarmente significativo il lavoro condotto nella grotta.

Una cavità di appena una decina di metri può così conservare decine di migliaia di anni di storia e contribuire a modificare il quadro della presenza umana preistorica di un’intera regione.

Mujina Pecina ci racconta oggi che circa 80.000 anni fa gruppi umani musteriani frequentavano già le grotte della Dalmazia. Il confronto con Velika Pecina e Crvena Stijena suggerisce inoltre che sotto i depositi delle cavità dell’Adriatico orientale possa essere conservata una storia della presenza umana ancora in parte da ricostruire.

In breve e in parole semplici: cosa ci racconta Mujina Pecina?

Mujina Pecina è una piccola grotta della Dalmazia che conserva tracce della presenza umana nel Paleolitico medio.

Finora si pensava che i suoi livelli musteriani più antichi risalissero a circa 50.000 anni fa. Le nuove analisi dei sedimenti con il metodo OSL hanno invece datato alcuni degli strati più profondi fino a circa 80.000 anni fa.

In sostanza, significa che gruppi umani frequentavano questa parte della Dalmazia circa 30.000 anni prima di quanto fosse stato documentato finora.

La cosa interessante, anche per gli speleologi, è che a permettere questo salto indietro nel tempo sono stati i sedimenti conservati nella grotta: minuscoli granuli di quarzo hanno consentito ai ricercatori di stabilire quando quei depositi si formarono.

Una piccola grotta, quindi, ha conservato per decine di migliaia di anni un pezzo importante della storia umana dell’Adriatico.

Lo studio

Ivor Karavanic, Slobodan Miko, Marko Banda, Giovanni Boschian, Rory Becker, Fred H. Smith, 2026, Mousterian occupations in Dalmatia, Croatia: early dates suggested by optically stimulated luminescence, Antiquity, First View, pp. 1-7. DOI: 10.15184/aqy.2026.10400 https://www.cambridge.org/core/journals/antiquity/article/mousterian-occupations-in-dalmatia-croatia-early-dates-suggested-by-optically-stimulated-luminescence/09697AA242330FEDD20328D02CB0B790

Lo studio è pubblicato in Open Access.

Per approfondire

Scintilena, 8 marzo 2026, Archeologia delle grotte nella regione di Zara: un volume celebra 120 anni di ricerche speleologiche in Croazia https://www.scintilena.com/archeologia-delle-grotte-nella-regione-di-zara-un-volume-celebra-120-anni-di-ricerche-speleologiche-in-croazia/03/08/

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  • È morto Federico “Iko” Lanaro, fondatore del Gruppo Speleologi Malo
    Condividi Il mondo della speleologia vicentina ricorda il custode della memoria del GSM, nato nel 1968. I funerali si terranno giovedì 20 agosto alle 10 nel Duomo di Malo. La scomparsa di Federico Lanaro Martedì 18 agosto è morto Federico Bartolomeo Lanaro, conosciuto nella comunità speleologica e nella sua Malo come “Iko di Malo”. La notizia è stata diffusa dal Gruppo Speleologi Malo, il GSM che Lanaro aveva contribuito a fondare nel 1968 e al quale era rimasto legato per tutta la vita.
     

È morto Federico “Iko” Lanaro, fondatore del Gruppo Speleologi Malo

August 19th 2026 at 14:00

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Il mondo della speleologia vicentina ricorda il custode della memoria del GSM, nato nel 1968. I funerali si terranno giovedì 20 agosto alle 10 nel Duomo di Malo.

La scomparsa di Federico Lanaro

Martedì 18 agosto è morto Federico Bartolomeo Lanaro, conosciuto nella comunità speleologica e nella sua Malo come “Iko di Malo”. La notizia è stata diffusa dal Gruppo Speleologi Malo, il GSM che Lanaro aveva contribuito a fondare nel 1968 e al quale era rimasto legato per tutta la vita.

Il gruppo lo ricorda come “el pi vecio e papà”. Non era soltanto uno dei fondatori. Per il GSM rappresentava anche un riferimento umano, una memoria storica e un custode dei valori costruiti negli anni. Il suo desiderio era che il gruppo restasse forte, unito e capace di trasmettere la propria storia alle generazioni successive.

Le parole del GSM

Martedì 18 agosto è morto Federico Bartolomeo Lanaro, più conosciuto come Iko di Malo. Fondatore del gruppo GSM di Malo nel 1968 o come meglio amava firmarsi lui “el pi vecio e papà”. Custode e memoria storica del gruppo GSM che tanto amava e che ha sempre desiderato vedere forte, unito e capace di custodire nel tempo i suoi valori e la sua storia. Instancabile esploratore e maestro di passione, ha saputo unire la voglia contagiosa esplorativa col rigore e la meticolosità descrivendo sempre nei dettagli le esperienze fatte col gruppo e le collaborazioni condivise con altri gruppi speleo. Un abbraccio ai figli Michele e Stefano ed alla moglie Gaetana, sempre al suo fianco in una vita dentro e fuori dalla roccia. GSM Malo’

I funerali si svolgeranno giovedì 20 agosto alle ore 10 presso il Duomo di Malo. Alla moglie Gaetana, sempre al suo fianco nella vita familiare e nelle vicende legate alla montagna, e ai figli Michele e Stefano va il cordoglio della comunità speleologica.

Il Gruppo Speleologi Malo nato nel 1968

Il Gruppo Speleologi Malo fu fondato nel 1968 da un gruppo di giovani nel quale figuravano Federico Lanaro, Mino Dalla Vecchia, Fabio Sartori, Franco Lanaro, Enio Lanaro, Franco Pamato, Marcello Sterle, Leopoldo Andriolo e Girolamo Dircetti. Nel 1972 il GSM entrò a far parte della Sezione CAI di Malo.

La storia del gruppo è legata alle esplorazioni del territorio vicentino e, in particolare, dell’Altopiano del Faedo-Casaron e del sistema carsico del Buso della Rana e del Buso della Pisatela. Il GSM ha partecipato alla scoperta e alla documentazione di nuove cavità, contribuendo anche all’incremento del catasto delle grotte del Veneto.

Nel corso degli anni l’associazione ha affiancato all’attività esplorativa una dimensione divulgativa. Mostre, proiezioni, visite guidate e corsi di speleologia hanno avvicinato alla conoscenza del mondo sotterraneo numerosi cittadini e giovani.

Iko di Malo tra esplorazione e documentazione

Nel ricordo del gruppo, Federico Lanaro viene descritto come un esploratore instancabile e un maestro di passione. La sua attività non si limitava alla discesa in grotta. Lanaro raccontava e documentava le esperienze con attenzione, ricostruendo le esplorazioni, le scoperte e le collaborazioni con altri gruppi speleologici.

Questa attitudine emerge anche nelle pubblicazioni del GSM. Nel volume realizzato per il cinquantesimo anniversario del gruppo, Lanaro firmò il racconto della fondazione del 12 aprile 1968. In quelle pagine rievocò la prima spedizione al Buso della Rana e la nascita del Gruppo Speleologi Malo, restituendo il punto di vista di chi aveva partecipato direttamente a quella fase iniziale.

Il volume contiene inoltre una sezione dedicata alla storia del GSM, con cronache delle attività, fotografie d’archivio e testimonianze sulle esplorazioni condotte in Veneto e in altre aree carsiche. La documentazione prodotta negli anni da Lanaro costituisce quindi una parte importante della memoria del gruppo.

Il legame con il Buso della Rana

Federico “Iko” Lanaro è stato anche autore, insieme a Matteo Scapin e Stefano Lillo Panizzon, di testi dedicati al territorio del sistema carsico Rana-Pisatela. Le sue descrizioni riguardano l’Altopiano del Faedo-Casaron, la geografia dell’area e i rapporti tra morfologia, rocce carbonatiche e circolazione delle acque sotterranee.

Il Buso della Rana è uno dei principali riferimenti della speleologia vicentina. L’area comprende una rete di cavità e corsi d’acqua sotterranei sviluppati in un contesto carsico complesso. Le esplorazioni del GSM hanno contribuito alla conoscenza delle gallerie, dei rami e degli abissi dell’altopiano.

Nei suoi scritti Lanaro univa il dato tecnico alla narrazione dell’esperienza. Rilievi, osservazioni sul comportamento delle acque, descrizioni degli ambienti e ricordi personali diventavano parte di una documentazione utile sia agli speleologi sia a chi desiderava comprendere il territorio.

La memoria del GSM

Il Gruppo Speleologi Malo ha ricordato Lanaro come una figura capace di unire entusiasmo esplorativo, rigore e meticolosità. Il suo contributo si è sviluppato nel tempo attraverso l’attività sul campo, la gestione della memoria associativa e la collaborazione con altri gruppi.

Per il GSM, la perdita di Iko di Malo riguarda quindi una persona e, insieme, un pezzo della propria storia. La sua attenzione verso gli archivi, le relazioni e i racconti delle esplorazioni ha lasciato materiali che continueranno a documentare l’evoluzione della speleologia maladense.

Il cordoglio espresso dal gruppo è rivolto alla famiglia e, in particolare, alla moglie Gaetana e ai figli Michele e Stefano. L’ultimo saluto sarà celebrato giovedì mattina nel Duomo di Malo.

Fonti

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  • Buca dei Ladri: uno studio sulla rete trofica dell’ecosistema ipogeo tra guano e pipistrelli
    Condividi Uno sguardo approfondito sulla biologia della grotta toscana Un gruppo di ricerca ha presentato uno studio preliminare sull’ecosistema ipogeo della “Buca dei Ladri”, cavità?? situata in località Agnano (Pisa, Toscana). Il lavoro, condotto dal Gruppo Speleologico Archeologico Livornese in collaborazione con l’Universitਤ degli Studi di Pisa, ha ricostruito la rete trofica legata ai consistenti depositi di guano prodotti da un’importante popolazione di pipistrelli. L’indagine
     

Buca dei Ladri: uno studio sulla rete trofica dell’ecosistema ipogeo tra guano e pipistrelli

August 19th 2026 at 13:00

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Uno sguardo approfondito sulla biologia della grotta toscana

Un gruppo di ricerca ha presentato uno studio preliminare sull’ecosistema ipogeo della “Buca dei Ladri”, cavità?? situata in località Agnano (Pisa, Toscana).

Il lavoro, condotto dal Gruppo Speleologico Archeologico Livornese in collaborazione con l’Universitਤ degli Studi di Pisa, ha ricostruito la rete trofica legata ai consistenti depositi di guano prodotti da un’importante popolazione di pipistrelli.

L’indagine ha permesso di identificare almeno 25 specie appartenenti a 8 diversi phyla, inclusi Eucarioti unicellulari come Ciliophora, Amoebozoa e Cercozoa. I ricercatori hanno formulato un modello preliminare di rete trofica che descrive le relazioni ecologiche esistenti in questo ambiente limite.

Metodologia dello studio ecosistema ipogeo Buca dei Ladri

La grotta presenta una profondità massima di 34 metri, con un ulteriore bacino lacustre di 11 metri situato al livello della falda freatica sotterranea. I ricercatori hanno posizionato 9 stazioni di campionamento lungo tutto il profilo della cavità??, dalla zona di ingresso fino alle parti più profonde.

In ciascuna stazione sono stati raccolti circa 20 ml di materiale (acqua e/o guano) utilizzando provette Falcon da 50 ml. I campioni sono stati osservati in laboratorio tramite microscopio binoculare Leica Wild M3C, con osservazioni ripetute da due operatori diversi nel corso di circa due settimane.

Parallelamente, nelle medesime 9 stazioni sono stati rilevati i valori di temperatura e umiditਤ, oltre all’osservazione diretta degli invertebrati presenti, evitando il posizionamento di trappole. La temperatura è stata mantenuta costante a 19°C con illuminazione artificiale per 12 ore al giorno, secondo protocollo standard di laboratorio.

Rete trofica guanobia e organismi identificati

Sulla base delle osservazioni effettuate, i ricercatori hanno ipotizzato i rapporti trofici esistenti tra i vari organismi. Il modello trofico qualitativo organizzato per la “Buca dei Ladri” assume valore locale e non risulta al momento esportabile in altre realtà.

Gli organismi presenti nei depositi di guano traggono nutrimento direttamente dal materiale organico in decomposizione, sfruttando i nutrienti o la componente batterica. I predatori si posizionano ai livelli trofici superiori della catena alimentare ipogea.

La presenza di abbondanti comunità di chirotteri determina una situazione particolare capace di generare una specifica associazione definita guanobia. Questa associazione si sviluppa in presenza di depositi di guano ricchi di nutrienti quali carbonio, azoto e fosforo.

Importanza ecologica del guano di pipistrello nell’ecosistema sotterraneo

Il guano rappresenta una risorsa essenziale per molte forme di vita cavernicole. Su di esso si stabiliscono comunità animali particolari costituite da poche specie ma da numerosi individui con regime alimentare specializzato: i guanobi.

Tra gli organismi che traggono beneficio dal guano vi sono batteri e funghi decompositori, che trasformano la materia organica in nutrienti disponibili. Seguono insetti e artropodi cavernicoli, come coleotteri e diplopodi, che si nutrono direttamente del guano o delle comunità microbiche che lo colonizzano.

I predatori specializzati, come ragni e pseudoscorpioni, si alimentano degli invertebrati associati ai depositi di guano. Lo studio ha confermato che il guano di pipistrello rappresenta un elemento chiave nella catena trofica delle grotte e contribuisce al mantenimento della biodiversitਤ negli ecosistemi sotterranei.

Aggiornamenti e ricerche correlate sull’ecosistema Buca dei Ladri

Ricerche più recenti hanno approfondito lo studio della stessa cavità?? con monitoraggio standardizzato mensile della durata di un anno. Questi studi hanno identificato 31 specie di macroinvertebrati nella grotta, sia come morfospecie che come lignaggi molecolari, basandosi sui geni mitocondriali COI e nucleari 18S.

Le osservazioni hanno mostrato un aumento della diversitਤ delle specie con l’aumentare della complessitਤ strutturale e la presenza di pipistrelli. Una minore diversitਤ è stata riscontrata nei substrati dominati dal guano, probabilmente a causa dell’etਤ avanzata e del conseguente basso valore nutrizionale dei depositi storici di guano.

I cambiamenti nell’abbondanza delle specie all’interno della grotta sono stati spiegati principalmente dalle differenze nella complessitਤ strutturale tra i quadrati di campionamento. La distanza dall’ingresso della grotta ha spiegato soprattutto la sostituzione delle specie.

Conservazione e implicazioni per la biospeleologia italiana

I risultati sottolineano l’importanza di preservare popolazioni sane di pipistrelli e un’elevata eterogeneitਤ dell’habitat all’interno della grotta. Questa conservazione risulta fondamentale per il mantenimento a lungo termine delle uniche associazioni di macroinvertebrati della cavità??.

I dati raccolti trovano parziale riscontro in altri lavori, per la quasi totalitਤ relativi a grotte extraeuropee. I livelli trofici e i phyla identificati risultano confrontabili con quanto riscontrato in studi simili, anche se ciò non vale per quanto riguarda le specie specifiche.

Questo contributo, bench騤 preliminare, può essere considerato come una prima esperienza che ha analizzato la componente degli Eucarioti unicellulari in questo ambiente limite. Il modello costituisce un’importante base di partenza che mira a quantizzare i rapporti trofici esistenti.


Fonti

  • Battistel D. et al. (2025). “Macroinvertebrate diversity patterns in a guano-rich temperate cave”. bioRxiv. https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2025.02.09.637321v1
  • Scintilena (2025). “Il Ruolo del Guano di Pipistrello negli Ecosistemi Sotterranei”. https://www.scintilena.com/il-ruolo-del-guano-di-pipistrello-negli-ecosistemi-sotterranei/02/08/
  • Ferreira R., Parentoni Martins R. (1999). “Trophic structure and natural history of bat guano invertebrate communities, with special reference to Brazilian caves”. Tropical Zoology, 12: 231-252. https://digitalcommons.usf.edu/kip_articles/5521/
  • Mammola S. (2019). “Finding answers in the dark: caves as models in ecology fifty years after Poulson and White”. Ecography, 42: 1331–1351.
  • Bianucci G. (1980). “Ricerche speleologiche alla buca dei ladri”. Atti della Società Toscana di Scienze Naturali, Memorie, Serie A, 87:261-274. http://www.stsn.it/AttiA1980/bianucci.pdf
  • WoRMS Editorial Board (2022). World Register of Marine Species. https://www.marinespecies.org
  • Serena F., Meluzzi C. (1997). “Species assemblages and light trend in the zoning of Tana di Casteltendine (Lucca-Italy) entrance”. Mémoires de Biosp騤ologie, 24: 183-190.
  • McClure H.E., Lim B., Winn S.E. (1967). “Fauna of the Dark Cave, Batu Caves, Kuala Lumpur”. Pacific insects, 9 (3): 299-428.
  • Moulds T.A. (2005a). “Diversity and Biogeography of Subterranean Guano Arthropod Communities of the Flinders Ranges, South Australia”. Proceedings of the Linnean Society of New South Wales, 126: 125-132.
  • Moulds T.A. (2005b). “Guanophilic invertebrate ecology and conservation in caves”. ACKMA Conference, Westport, NZ., 1-7.

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  • Jeskyně Kyklop a Žánova díra propojeny. Že by to byl objev roku 2026?
    Objevy v jeskyně Žánova díra nás nenechaly spát. Je nutné je dokumentovat, mapovat, nafotit. A hned vedle leží větší jeskyně Kyklop a ta slibuje také nějaká překvapení  a novou mapovou dokumentaci za pomocí laserové   technik. Hlavní útok na hlubiny Žánovy díry přišel 18 srpna. Pod vrchol Kněhyně Vyzbrojeni vrtačkami, sbíjecím kladivem a  mapovacím vybavení. vyrazili Kuba V., Monika, Láďa, Leny., Krista a Pepa.  Samozřejmě do nových objevů chtěli všichni. Jenže ze vstupní pukliny vede na spodní
     

Jeskyně Kyklop a Žánova díra propojeny. Že by to byl objev roku 2026?

August 19th 2026 at 12:59

Objevy v jeskyně Žánova díra nás nenechaly spát. Je nutné je dokumentovat, mapovat, nafotit. A hned vedle leží větší jeskyně Kyklop a ta slibuje také nějaká překvapení  a novou mapovou dokumentaci za pomocí laserové   technik. Hlavní útok na hlubiny Žánovy díry přišel 18 srpna. Pod vrchol Kněhyně Vyzbrojeni vrtačkami, sbíjecím kladivem a  mapovacím vybavení. vyrazili Kuba V., Monika, Láďa, Leny., Krista a Pepa.

 Samozřejmě do nových objevů chtěli všichni. Jenže ze vstupní pukliny vede na spodní patra opravu velmi úzká, “kalibrační” puklina. Nejdříve zkouší proniknout Pepa – vždyť Žánovu díru v r. 1981 objevil a zmapoval. Jenže za 45 let je vše jinak. Hrudník ho nepouští. Pak se o to pokouší Láďa a dopadl stejně.

První průnik do Žánova díry v r. 1981

 

V roce 2020 je “kalibrační” plazivka opět otevřena

Ale do Žánovky lehce proniká  Monika, za ní Kuba a nakonec se probíjí i Kristýna. Zatím co Monika s Kristou, Pepou narychlo vyškoleni ve fotografování,  dokumentují opravdu veliké nové prostory s vertikálami hlubokými až 10 metrů, Kuba sbíjecím kladivem rozšiřuje některé partie a pokouší se další objevy. Až na povrch je slyšet do hlubin padající balvany.

 

 

V nově objevených vertikálních částech Žánovy díry

 

Průzkumník Kuba

Pohybujeme se v v šedých godulských pískovcích, ale stěny nových objevů jsou opravdu hodně barevné a místy pokryty zajímavými nátekovými formami červené barvy

Ostatní ale také nezahálejí. Leny vede mapování v jeskyni Kyklop a hlavním jeho sekundantem je Láďa. A berou to opravdu poctivě. Po čtyřech hodinám v podzemí při mapování nejzazších partií se jim zdá, že někde z podzemí slyší upovídanou Moniku, která fotografuje v nových objevech Žánovy díry. Že by existovalo spojení mezi oběma jeskyněmi? A opravu v jednom z mapovaných výběžků se daří nejdříve navázat hlasový kontakt a po odstraněná několika balvanů si obě skupiny podávají ruce. Průlez je prozatím velmi malý a vede sesunutými balvany, které hrozí zřícením. A tak dokud průlezem neprojde speleolog, nelze jeskyni Kyklop a Žánovu díru považovat za propojené v jeden systém.

Mapování Kyklopa

 

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  • Invertebrati ipogei, la distribuzione nella grotta cambia tra suolo e pareti
    Condividi Il monitoraggio nella Grotta del Baraccone mostra il ruolo dei microhabitat e del gradiente dall’ingresso alle zone profonde Uno studio condotto nella Grotta del Baraccone, a Bagnasco, in provincia di Cuneo, analizza la distribuzione degli invertebrati ipogei considerando insieme il terreno e le pareti della cavità. Il lavoro, firmato da Valentina Balestra, Enrico Lana, Cristina Carbone, Jo De Waele, Raoul Manenti e Loris Galli, propone un metodo di monitoraggio capace di legger
     

Invertebrati ipogei, la distribuzione nella grotta cambia tra suolo e pareti

August 19th 2026 at 12:00

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Il monitoraggio nella Grotta del Baraccone mostra il ruolo dei microhabitat e del gradiente dall’ingresso alle zone profonde

Uno studio condotto nella Grotta del Baraccone, a Bagnasco, in provincia di Cuneo, analizza la distribuzione degli invertebrati ipogei considerando insieme il terreno e le pareti della cavità.

Il lavoro, firmato da Valentina Balestra, Enrico Lana, Cristina Carbone, Jo De Waele, Raoul Manenti e Loris Galli, propone un metodo di monitoraggio capace di leggere la grotta come un ambiente tridimensionale.

La ricerca ha censito 62 specie e 3.630 individui nel corso di un anno. Sono state riconosciute almeno 20 specie troglofile e cinque troglobie. I risultati indicano che umidità, luce e temperatura influenzano la presenza e l’abbondanza di molti gruppi. La composizione delle comunità varia anche in relazione alla posizione nella cavità.

Biospeleologia e distribuzione degli invertebrati ipogei

Gli ambienti sotterranei sono caratterizzati da assenza di luce, umidità elevata, ridotta disponibilità di energia e temperature più stabili rispetto alla superficie. Queste condizioni selezionano comunità composte da organismi con diversi livelli di adattamento alla vita ipogea.

Le specie troglofile possono utilizzare sia l’ambiente sotterraneo sia quello superficiale. I troglobi, invece, dipendono dalle condizioni della grotta e spesso mostrano adattamenti marcati, come depigmentazione, riduzione degli occhi e sviluppo di appendici sensoriali.

La distribuzione degli invertebrati ipogei non è uniforme. Vicino all’ingresso arrivano detriti vegetali, prede e altra materia organica. Nelle aree profonde, gli apporti energetici sono più limitati. Le comunità rispondono quindi a un gradiente ambientale che procede dall’esterno verso l’interno.

Metodi di campionamento sul terreno e sulle pareti

La Grotta del Baraccone è lunga circa 40 metri e raggiunge una profondità di otto metri. Si sviluppa in un’alternanza di calcari e dolomie. L’ingresso, stretto e ripido, favorisce la caduta di detriti vegetali, che possono essere trasportati nei settori più interni.

I ricercatori hanno individuato otto aree di campionamento. In sette aree sono stati applicati due metodi distinti: quadrati di un metro per lato sul terreno e transetti lunghi due metri sulle pareti. Un’area comprendeva soltanto un transetto verticale.

Le osservazioni sono state svolte ogni mese per dodici mesi. Ogni sessione è durata quindici minuti e si è tenuta tra le 10 e le 16, con gli stessi due operatori. Gli individui sono stati osservati direttamente, fotografati e raccolti temporaneamente per evitare doppi conteggi. Dopo la verifica, gli esemplari vivi sono stati rilasciati.

Il protocollo ha incluso misure di temperatura, umidità relativa e intensità luminosa. Sono stati considerati anche il substrato, la materia organica, la presenza di funghi, feci, acqua, fratture e pietre. Alcuni campioni mineralogici già fratturati sono stati analizzati con diffrazione a raggi X.

Differenze tra fauna terrestre e fauna parietale

Il risultato più rilevante riguarda la separazione tra le comunità del terreno e quelle delle pareti. Gli invertebrati ipogei osservati sul suolo cambiano in modo significativo tra le diverse aree della grotta. La fauna parietale, invece, appare più omogenea lungo la cavità.

La differenza rimane evidente anche quando la distanza dall’ingresso è simile. Questo dato indica che la dimensione verticale non è un dettaglio del campionamento. Pareti e pavimenti offrono condizioni differenti per movimento, rifugio, alimentazione e riproduzione.

Le pareti possono presentare microfessure, superfici umide e percorsi di dispersione non disponibili sul terreno. Il suolo, dal canto suo, concentra detriti, sedimenti e materiali organici. Di conseguenza, una ricerca limitata al piano di calpestio rischia di descrivere solo una parte della comunità sotterranea.

La composizione mineralogica non è risultata decisiva per spiegare tutte le differenze. La variabilità dei substrati era ridotta tra i microhabitat analizzati. Alcuni organismi hanno comunque mostrato preferenze per determinati materiali.

Il gradiente dall’ingresso alle zone interne

Gli indici di biodiversità hanno registrato valori più elevati nelle aree prossime all’ingresso. I valori più bassi sono stati osservati nei settori interni. Il dato è coerente con la maggiore disponibilità di materia organica e con l’influenza delle condizioni esterne nella zona d’accesso.

La temperatura tende a stabilizzarsi procedendo verso l’interno. Questo fattore sembra influenzare soprattutto la fauna terrestre. L’umidità e la luce, invece, hanno mostrato un’influenza più ampia su molti taxa.

Il quadro non è identico per ogni specie. La risposta dipende dal grado di adattamento, dalla mobilità e dalle risorse utilizzate. Lo studio mostra quindi un gradiente generale, ma anche una struttura più complessa tra microhabitat orizzontali e verticali.

Monitoraggio ambientale e bioindicatori

Il lavoro sulla Grotta del Baraccone si collega agli sviluppi recenti della biospeleologia italiana. Nel 2026, a Costacciaro, l’incontro “Sentinelle nel buio” ha posto al centro il ruolo degli organismi sotterranei come bioindicatori di alterazioni microclimatiche, presenza umana, turismo e cambiamento climatico.

Nello stesso filone rientrano i monitoraggi ambientali della Grotta di Gana ‘e Gortoe, in Sardegna, basati su sonde multiparametriche, misure di temperatura e umidità e rilevazioni della CO2. La raccolta continuativa consente di confrontare la situazione di riposo della cavità con il periodo di utilizzo didattico.

Anche la ricerca sulle specie invasive amplia il campo del monitoraggio ipogeo. Un progetto avviato in Kosovo ha concentrato l’attenzione sul gambero rosso della Louisiana, specie capace di alterare gli ecosistemi acquatici e di competere con la fauna nativa. Queste esperienze mostrano l’importanza di protocolli ripetibili, localizzazioni precise e integrazione tra dati biologici, ambientali e geomorfologici.

Nuove prospettive per la ricerca speleologica

La ricerca sulla distribuzione degli invertebrati ipogei suggerisce di adottare campionamenti combinati. Quadrati sul terreno, transetti sulle pareti, osservazioni fotografiche e misure microclimatiche possono fornire una descrizione più completa della comunità.

Le tecniche genetiche, il DNA barcoding e il metabarcoding possono aiutare a riconoscere specie difficili da distinguere sul campo. La standardizzazione dei dati favorisce confronti tra grotte diverse e permette di individuare variazioni legate a clima, frequentazione umana e trasformazioni del territorio.

La tutela deve considerare l’intero sistema sotterraneo. Le grotte non sono ambienti isolati, ma parti di reti di fratture, corsi d’acqua e connessioni ecologiche. Anche la protezione dei chirotteri si inserisce in questa visione: Tutela Pipistrelli ricorda che difendere i rifugi significa proteggere anche gli habitat utilizzati per alimentazione e riposo.

Un modello utile per la biospeleologia italiana

Lo studio piemontese conferma che la distribuzione degli invertebrati ipogei dipende da più fattori e non può essere ricondotta alla sola distanza dall’ingresso. Il gradiente esterno-interno è importante, ma deve essere letto insieme alla separazione tra terreno e pareti.

Il monitoraggio mensile della Grotta del Baraccone offre un riferimento metodologico per studi futuri. La combinazione tra osservazione diretta, quadrati, transetti, parametri ambientali e analisi statistiche permette di distinguere variazioni stagionali e differenze spaziali.

Per la gestione delle cavità naturali, il messaggio è pratico: conoscere la fauna richiede campionare più microhabitat e ripetere le osservazioni nel tempo. Solo una documentazione completa può sostenere interventi di conservazione proporzionati alla fragilità degli ecosistemi sotterranei.

Fonti

XXIII Congresso Nazionale di Speleologia

La melodia delle grotte

Ormea (CN) 2-5 giugno 2022

Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia

s. II, 42, 2022

Valutazione della dinamica distributiva degli invertebrati ipogei

Valentina Balestra (a,b), Enrico Lana (b), Cristina Carbone (b,c), Jo De Waele (d), Raoul Manenti (e), Loris Galli (c)

Balestra V., Lana E., Carbone C., De Waele J., Manenti R., Galli L. (2021), “Don’t forget the vertical dimension: assessment of distributional dynamics of cave-dwelling invertebrates in both ground and parietal microhabitats”.
https://subtbiol.pensoft.net/article/71805

Scintilena, “Sentinelle nel buio: bioindicatori in grotta per leggere il cambiamento negli ambienti ipogei di Monte Cucco”.
https://www.scintilena.com/sentinelle-nel-buio-bioindicatori-in-grotta-per-leggere-il-cambiamento-negli-ambienti-ipogei-di-monte-cucco/02/26/

Scintilena, “Monitoraggio della Grotta di Gana ‘e Gortoe: un progetto di studio dell’ecosistema ipogeo”.
https://www.scintilena.com/monitoraggio-della-grotta-di-gana-e-gortoe-un-progetto-di-studio-dellecosistema-ipogeo/11/17/

Scintilena, “Monitoraggio specie invasive nelle grotte del Kosovo”.
https://www.scintilena.com/monitoraggio-specie-invasive-nelle-grotte-del-kosovo-ricerca-scientifica-internazionale-per-la-protezione-degli-ecosistemi-sotterranei/09/13/

Scintilena, “Progetto Elba Sotterranea: un anno di ricerche svela la biodiversità ipogea nascosta dell’isola d’Elba”.
https://www.scintilena.com/progetto-elba-sotterranea-un-anno-di-ricerche-svela-la-biodiversita-ipogea-nascosta-dellisola-delba/02/28/

Tutela Pipistrelli, “La sezione speleo”.
https://www.tutelapipistrelli.it/la-sezione-speleo/

CNR, progetto SHOWCAVE.
https://www.cnr.it/it/progetti-di-ricerca/progetto/39773/showcave-a-multidisciplinary-research-project-to-study-classify-and-mitigate-the-environmental-impact-in-tourist-caves-dba-ad002-294

LifeWatch Italy, “Towards the new Checklist of the Italian Fauna”.
https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc

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  • La malattia verde delle grotte turistiche: efficacia dei trattamenti contro la lampenflora
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La malattia verde delle grotte turistiche: efficacia dei trattamenti contro la lampenflora

August 19th 2026 at 11:00

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Lampenflora nelle grotte turistiche: studio su Pertosa-Auletta confronta candeggina, perossido e UVC per il controllo del biodeterioramento


Introduzione al problema lampenflora

L’illuminazione artificiale installata nelle grotte aperte al turismo favorisce lo sviluppo di biofilm fotosintetici sulle pareti e sugli speleotemi, un fenomeno noto come lampenflora. Queste comunità microbiche, composte principalmente da cianobatteri e alghe verdi, rappresentano una delle principali sfide per la conservazione delle grotte turistiche a causa delle alterazioni estetiche, fisiche e chimiche che inducono sui substrati colonizzati.

La ricerca condotta sulle Grotte di Pertosa-Auletta (Salerno, Italia) ha fornito nuovi dati sulla fisiologia di questi biofilm e sull’efficacia dei metodi di controllo più utilizzati, offrendo indicazioni preziose per una gestione sostenibile del turismo speleologico.

Caratterizzazione fisiologica della lampenflora

Le analisi di riflettanza condotte sui biofilm delle Grotte di Pertosa-Auletta hanno rivelato una capacità insolita di assorbire la totalità°° dello spettro della luce visibile (400-700 nm), riflettendo solo la radiazione nel vicino infrarosso (700-800 nm). Questo comportamento differisce da quello delle comuni comunità fotosintetiche e suggerisce la produzione di pigmenti accessori secondari e l’adozione di regimi metabolici mixotrofi o eterotrofi.

La misurazione della fluorescenza della clorofilla (Fv/Fm) ha mostrato valori compresi tra 0,62 e 0,72, indicativi di una buona attività fotosintetica anche in condizioni di scarsa radiazione fotosinteticamente attiva (PAR da 1,85 a 4,01 ?mol m?2 s?1). Le osservazioni al microscopio elettronico a emissione di campo (FE-SEM) hanno evidenziato la presenza di filamenti di cianobatteri, alghe verdi e diatomee intrecciati con granuli minerali del substrato.

La matrice del biofilm promuove processi di corrosione della roccia attraverso la secrezione di acidi organici e favorisce la precipitazione di minerali secondari, come bastoncelli di calcite e depositi di moonmilk. Questi processi di biodeterioramento causano alterazioni irreversibili sulle superfici colonizzate, compromettendo il valore estetico e scientifico delle formazioni speleologiche.

Composizione tassonomica delle comunità

Le analisi di sequenziamento genetico (NGS) dei geni 16S e 18S rRNA hanno identificato i cianobatteri come il phylum più abbondante tra i procarioti, con la specie Brasilonema angustatum come dominante. Tra gli eucarioti, il phylum Streptophyta è risultato prevalente, rappresentato esclusivamente dalla specie di muschio Ephemerum spinulosum.

In alcune aree più profonde della grotta, è stata rilevata una predominanza di Chlorophyta, con la specie Pseudostichococcus monallantoides, un’alga verde marina tollerante alla salinità°° e alla disidratazione. La presenza di questa specie, insolita in ambienti sotterranei, potrebbe essere correlata alla pressione antropica derivante dalle attività turistiche.

La diversità°° microbica della lampenflora risulta complessivamente bassa secondo gli indici di Shannon e Simpson, con una maggiore biodiversità°° nelle aree più vicine all’ingresso della grotta, probabilmente a causa della maggiore influenza delle condizioni atmosferiche esterne.

Efficacia dei trattamenti chimici

Lo studio ha confrontato l’efficacia di tre metodi di controllo della lampenflora ampiamente utilizzati: ipoclorito di sodio (NaClO, candeggina commerciale), perossido di idrogeno (H2O2) e irradiazione con luce UVC. Otto aree di 50×°50 cm colonizzate da lampenflora sono state trattate una volta al mese con questi metodi, mentre due aree non trattate sono state utilizzate come controllo.

Il trattamento con NaClO ha dimostrato una notevole efficacia nella disinfezione delle superfici colonizzate, con effetti duraturi nel tempo. Dopo il trattamento, le misurazioni di fluorescenza della clorofilla sono scese a zero, indicando la cessazione dell’attività°° biologica.

Al contrario, le superfici trattate con H2O2 hanno mostrato un rapido recupero dei biofilm già dopo tre mesi dal trattamento, specialmente dopo il periodo di chiusura forzata dovuto alla pandemia Covid-19. Questo suggerisce che il perossido di idrogeno non elimina completamente la biomassa morta, favorendo il recupero del biofilm e la colonizzazione da parte di microrganismi opportunisti.

Limiti dei trattamenti e resistenza microbica

Entrambi i trattamenti chimici si sono dimostrati efficaci nell’eliminazione dei fotoautotrofi, ma hanno mostrato limiti significativi contro altri gruppi microbici. I phyla batterici Proteobacteria e Bacteroidetes sono risultati resistenti a entrambi i trattamenti, persistendo sulle superfici trattate.

Tra gli eucarioti, i phyla Apicomplexa e Cercozoa hanno mostrato resistenza ai trattamenti chimici, con una presenza residua rilevata dopo le applicazioni di H2O2 e NaClO. Il trattamento con H2O2 ha mostrato una maggiore efficacia rispetto al NaClO nell’eliminazione del phylum Streptophyta, ma entrambi i metodi hanno lasciato gruppi non classificati e altri taxa resistenti.

L’irradiazione con lampade UVC germicide, proposta come metodo “green” per non produrre sottoprodotti di reazione, non ha mostrato alcun effetto significativo sui biofilm con i protocolli utilizzati nello studio sperimentale. Le superfici trattate con UVC hanno mostrato una tendenza simile alle aree di controllo non trattate.

Implicazioni per la gestione delle grotte turistiche

I risultati dello studio evidenziano la necessità di approcci integrati per il controllo della lampenflora nelle grotte turistiche. La candeggina commerciale rimane il metodo più efficace ed economico, nonostante i potenziali impatti negativi sull’ecosistema ipogeo. L’uso di H2O2, pur essendo meno aggressivo, richiede applicazioni più frequenti a causa del rapido recupero dei biofilm.

La ricerca suggerisce che intervenire sulle lunghezze d’onda della luce per controllare la crescita della lampenflora potrebbe essere inefficace, data la capacità di questi biofilm di adattarsi a diverse condizioni di illuminazione e di adottare regimi metabolici alternativi. Aumentare la distanza tra le fonti luminose e le superfici rocciose, ridurre la durata e l’intensità°° dell’illuminazione, e utilizzare lunghezze d’onda appropriate (come la luce gialla a circa 580 nm) potrebbero contribuire a inibire la crescita della lampenflora.

La gestione sostenibile delle grotte turistiche dovrebbe concentrarsi sulla rimozione attiva dei biofilm fotosintetici piuttosto che su strategie basate sulla regolazione delle visite o sui periodi di chiusura, che si sono dimostrati inefficaci nel ridurre la concentrazione di lampenflora.

Aggiornamenti e ricerche recenti

Studi successivi hanno confermato e ampliato i risultati ottenuti sulle Grotte di Pertosa-Auletta. Una ricerca pubblicata su Scientific Reports nel 2024 ha approfondito la caratterizzazione multidisciplinare della lampenflora, confermando la capacità di assorbimento totale dello spettro visibile e la presenza di processi di deterioramento sia distruttivi che costruttivi.

Un’analisi comparativa pubblicata su Biofouling nel 2023 ha valutato gli effetti di tre trattamenti contrastanti sia sulla comunità di lampenflora che sulla superficie rocciosa sottostante. Lo studio ha confermato che il NaClO mostra una buona capacità di disinfezione su periodi prolungati senza causare deterioramento apprezzabile della roccia, mentre il trattamento con H2O2 si è dimostrato corrosivo per le superfici rocciose coperte da depositi di vermicolazioni.

Ricerche condotte in altre grotte turistiche, come la Grotta di Ravništarka in Serbia, hanno documentato lo sviluppo di lampenflora distinta e diversificata in prossimità°° delle luci artificiali, confermando la natura globale di questo problema per le grotte turistiche. Uno studio del 2025 su biofilm subaerei in grotte della Spagna settentrionale ha isolato 58 ceppi di cianobatteri, 24 alghe verdi e 41 funghi, evidenziando la specializzazione delle comunità cianobatteriche negli ambienti ipogei.

Prospettive future per la conservazione

La comprensione approfondita della fisiologia e della tassonomia della lampenflora rappresenta un prerequisito fondamentale per sviluppare strategie di controllo efficaci e sostenibili. Le indagini future, focalizzate sulla definizione del profilo metagenomico della lampenflora, cercheranno di chiarire le funzioni specifiche della comunità e le interazioni tra gli organismi che la compongono.

L’integrazione di approcci cultura-dipendenti e cultura-indipendenti permetterà°° una caratterizzazione più approfondita dei ceppi viventi, contribuendo ad aggiornare i sistemi di classificazione basati su livelli comunitari. La disponibilità di isolati coltivati fornisce la base per generare dati morfologici e condurre confronti di sequenze di DNA con ceppi autentici o ceppi tipo.

La gestione delle grotte turistiche dovrà bilanciare le esigenze di fruizione turistica con la conservazione degli ecosistemi ipogei, adottando protocolli standardizzati per il monitoraggio e il controllo della lampenflora che tengano conto delle specificità°° di ciascun sito.


Fonti

Atti del XXIII Congresso Nazionale di Speleologia “La melodia delle grotte”, Ormea (CN), 2-5 giugno 2022, Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, serie II, vol. 42, 2022.

URL: https://www.congressospeleo2020.it/wp-content/uploads/2023/11/ormea2.pdf

  1. Addesso R., Baldantoni D., De Waele J., Miller A.Z. (2024). “Unveiling the menace of lampenflora to underground tourist environments”. Scientific Reports, 14: 20789. https://www.nature.com/articles/s41598-024-66383-5
  2. Jung P., Briegel-Williams L., Nürnberg D.J., et al. (2025). “A glimpse into darkness: Diversity of culturable cyanobacteria, green algae and fungi from subaerial cave biofilms”. Journal of Phycology, 61(6): 1699-1717. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12718444/
  3. Addesso R., Baldantoni D., Cubero B., et al. (2023). “A multidisciplinary approach to the comparison of three contrasting treatments on both lampenflora community and underlying rock surface”. Biofouling, 39(2). https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/08927014.2023.2202314
  4. Popovi? S., Jakovljevi? K., ?etkovi? H., et al. (2025). “Life Under Artificial Light in a Unique Habitat: Exploring Lampenflora in Ravništarka Cave, Serbia”. Geomicrobiology Journal. https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/01490451.2025.2524543
  5. Mulec J. (2019). “Lampenflora”. In: White W.B., Culver D.C., Pipan T. (eds.), Encyclopedia of Caves, Elsevier, 635-641.
  6. Baquedano Esté°°vez C., Moreno Merino L., de la Losa Romá°°n A., Durá°°n Valsero J.J. (2019). “The lampenflora in show caves and its treatment: an emerging ecological problem”. International Journal of Speleology, 48(3): 249-277.
  7. Scheduling Closure Periods Is Not an Effective Management Strategy to Reduce Lampenflora in Show Caves. IRIS – University of Catania. https://www.iris.unict.it/handle/20.500.11769/686242
  8. Tomczyk-?ak K., Zielenkiewicz U. (2015). “Microbial Diversity in Caves”. Geomicrobiology Journal, 33: 1-20.

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  • Biospeleologia e biodiversità sotterranea: dalle grotte al reticolo invisibile delle fratture
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Biospeleologia e biodiversità sotterranea: dalle grotte al reticolo invisibile delle fratture

August 19th 2026 at 10:00

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Gli Atti di Ormea 2022 hanno rilanciato il ruolo della ricerca ipogea

La biospeleologia italiana è chiamata a considerare l’ambiente sotterraneo nella sua interezza.

Non solo le grotte accessibili alle persone, ma anche il reticolo di fessure, pori e cavità minori che attraversa la roccia.

È questo uno dei temi centrali del contributo firmato da Pier Mauro Giachino, Elena Piano e Fabrizio Serena e pubblicato negli Atti del XXIII Congresso Nazionale di Speleologia “La melodia delle grotte”, svolto a Ormea, in provincia di Cuneo, dal 2 al 5 giugno 2022.

Il testo è compreso nelle Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, serie II, volume 42, 2022.

Gli autori collegano la biodiversità sotterranea alle politiche di conservazione, alle attività speleologiche e all’evoluzione dei metodi di ricerca. Il contributo parte dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità e arriva a una revisione del modo in cui viene definito l’ambiente ipogeo.

Biospeleologia e Strategia Nazionale per la Biodiversità

La conservazione della biodiversità è diventata un tema stabile nelle politiche ambientali. L’Italia, come altri Paesi, ha sviluppato una Strategia Nazionale per la Biodiversità ispirata alla Convenzione sulla Diversità Biologica, adottata a Rio de Janeiro nel 1992.

Secondo gli Atti, la strategia nazionale si articola in tre ambiti: biodiversità e servizi ecosistemici, biodiversità e cambiamenti climatici, biodiversità e politiche economiche. A questi ambiti corrispondono tre obiettivi: conservare la biodiversità, ridurre gli effetti del cambiamento climatico e integrare la tutela della natura nelle decisioni economiche.

Gli autori osservano che nella Strategia Nazionale per la Biodiversità manca un riferimento esplicito alle specie e agli ecosistemi sotterranei. La lacuna riguarda un ambiente poco visibile, ma rilevante per il funzionamento dei sistemi naturali. Grotte, acquiferi, sorgenti e fratture sotterranee ospitano specie specializzate e partecipano ai processi idrologici e biologici che interessano anche la superficie.

Il contributo della Società Speleologica Italiana può inserirsi in questo quadro. La speleologia dispone di conoscenze territoriali, archivi, osservazioni sul campo e competenze tecniche utili per descrivere habitat difficili da raggiungere. Il rapporto tra speleologi, biologi e naturalisti può quindi sostenere il monitoraggio della biodiversità ipogea.

Dalla grotta all’ambiente sotterraneo esteso

Uno dei passaggi più importanti riguarda il cambiamento di prospettiva della biospeleologia. In passato la grotta era considerata il centro dell’ambiente sotterraneo. Le fratture della roccia venivano interpretate come spazi secondari, usati dalla fauna in caso di necessità.

Gli studi più recenti descrivono un ambiente sotterraneo esteso. Il reticolo di fessure rappresenta la componente principale. La grotta, in questa lettura, è una cavità più grande. È anche una delle poche parti del sistema che lo speleologo può attraversare direttamente.

Questa impostazione amplia il significato della parola biospeleologia. La ricerca non riguarda soltanto gli organismi osservabili lungo le gallerie. Comprende anche le comunità che vivono nei microambienti con poca o nessuna connessione diretta con la superficie. La conoscenza delle grotte diventa così una finestra su un sistema molto più vasto.

Il concetto è coerente con gli studi sul Milieu Souterrain Superficiel, noto anche come MSS. Una revisione scientifica ha descritto il MSS come una rete sotterranea di vuoti e fratture presente tra blocchi rocciosi, sedimenti e suolo. Questi ambienti possono collegare la superficie alle grotte profonde e ospitare specie ipogee, endogee e organismi provenienti dagli ambienti esterni. [web:8]

Topografie e limiti della conoscenza scientifica

Gli Atti propongono anche una riflessione sul significato delle topografie sotterranee. Il numero catastale attribuito a una grotta consente di identificarla e di organizzarne la documentazione. Il perimetro riportato sulla carta, però, non coincide necessariamente con i confini reali dell’ambiente biologico.

La topografia descrive ciò che è stato esplorato e rilevato. Il reticolo di microfessure può estendersi oltre le gallerie conosciute. Le mappe rappresentano quindi anche i limiti dell’esplorazione e degli strumenti disponibili.

Per la biospeleologia questo aspetto ha conseguenze concrete. Una grotta apparentemente isolata può essere collegata ad altri ambienti attraverso fratture, livelli permeabili, sedimenti e circuiti idrici. Le specie possono muoversi lungo percorsi non accessibili alle persone. La tutela di una cavità richiede perciò attenzione anche al bacino di alimentazione e alle aree di connessione sotterranea.

Impatto antropico sulla fauna delle grotte

Il testo degli Atti richiama in modo particolare l’impatto antropico, con riferimento alle cavità turistiche. La presenza umana può modificare temperatura, umidità, circolazione dell’aria e disponibilità di risorse organiche. Illuminazione, rumore, infrastrutture e frequenza delle visite possono influenzare le comunità biologiche.

Le pressioni non riguardano solo l’interno delle grotte. Inquinamento, urbanizzazione, agricoltura intensiva, alterazioni del drenaggio e captazioni idriche possono raggiungere gli ambienti sotterranei attraverso inghiottitoi e fratture. Gli acquiferi carsici sono particolarmente vulnerabili perché l’acqua può muoversi rapidamente nella rete di condotti.

Le misure di gestione devono essere proporzionate alle caratteristiche del sito. Tra gli strumenti possibili rientrano il controllo degli accessi, il monitoraggio stagionale, la regolazione dei percorsi e l’uso di sistemi di illuminazione compatibili con la fauna. I chirotteri richiedono attenzione nei periodi di riproduzione e svernamento.

Le novità della ricerca: monitoraggio e dati condivisi

Le ricerche recenti mostrano una crescita dell’interesse verso metodi non invasivi. Osservazioni lungo transetti, fototrappole, registrazioni acustiche, sensori ambientali e analisi del DNA ambientale possono integrare i campionamenti tradizionali.

Il DNA ambientale, o eDNA, permette di cercare tracce genetiche lasciate dagli organismi nell’acqua o nei sedimenti. Il metabarcoding può contribuire a riconoscere comunità complesse e specie difficili da osservare. Queste tecniche non sostituiscono il lavoro sul campo, ma lo completano.

Un aggiornamento significativo arriva dalla Puglia. Un progetto coordinato dal Laboratorio Ipogeo Salentino di Biospeleologia “Sandro Ruffo”, con università, CNR e National Biodiversity Future Center, ha raccolto dati su 109 specie, 224 siti e 622 record di presenza. Il dataset copre il periodo 1931-2024 ed è organizzato secondo lo standard Darwin Core. Il lavoro crea una base utile per confrontare dati storici e osservazioni recenti. [web:31]

La condivisione dei dati consente di individuare aree poco studiate, specie endemiche e possibili variazioni nella distribuzione della fauna. Per la biospeleologia italiana è un passaggio rilevante. Gli archivi locali possono diventare parte di reti scientifiche più ampie, con informazioni riutilizzabili nella ricerca e nella pianificazione ambientale.

Un quadro nazionale ancora fragile

I dati ISPRA più recenti confermano la pressione generale sulla biodiversità italiana. Il quinto rapporto nazionale relativo alla Direttiva Habitat, trasmesso nel 2025, indica che il 42% degli habitat valutati è in stato di conservazione inadeguato e il 48% in stato cattivo. Per le specie di interesse comunitario, il 29% presenta uno stato inadeguato e il 20% uno stato cattivo. [web:2]

Questi dati non descrivono esclusivamente gli ambienti sotterranei. Offrono però il contesto nel quale inserire la richiesta di maggiore attenzione per grotte, acquiferi e fauna ipogea. La conoscenza degli habitat sotterranei resta disomogenea. Anche in Europa sono state segnalate differenze tra Paesi nei metodi e nella frequenza del monitoraggio delle grotte. Una ricerca pubblicata nel 2026 ha indicato la necessità di protocolli standardizzati, formazione degli operatori e coordinamento tra enti. [web:48]

La biospeleologia tra ricerca, tutela e divulgazione

Gli Atti di Ormea descrivono la biospeleologia come un’attività condotta da persone con competenze diverse. Gli speleologi possono raccogliere osservazioni e materiali durante le esplorazioni. Biologi e naturalisti portano nella grotta metodi e domande scientifiche. Il risultato dipende dalla collaborazione tra professionalità e conoscenze locali.

Questo modello può sostenere programmi di citizen science, se le raccolte vengono realizzate con protocolli condivisi e nel rispetto delle specie. La documentazione deve includere posizione, data, condizioni ambientali, metodo di osservazione e livello di affidabilità dell’identificazione.

La divulgazione ha un ruolo parallelo. Nel 2026 la Commissione Biospeleologia della UIS e la Società Speleologica Italiana hanno promosso iniziative dedicate agli animali di grotta e alla biodiversità sotterranea. La campagna italiana ha indicato per il 2026 i ragni del genere Meta, tra cui Meta menardi e Meta bourneti, come specie simbolo per attirare l’attenzione sugli ambienti di transizione all’ingresso delle cavità. [web:29]

Il riconoscimento internazionale del carsismo

Un aggiornamento istituzionale riguarda la decisione dell’UNESCO di proclamare il 13 settembre Giornata internazionale delle grotte e del carsismo. La ricorrenza è stata approvata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel 2025. Il riconoscimento richiama il valore scientifico, idrologico, ambientale e culturale degli ambienti carsici. [web:39]

La nuova giornata può favorire iniziative di monitoraggio, incontri pubblici e attività educative. Per la biospeleologia rappresenta anche uno spazio di comunicazione verso istituzioni e cittadini. Il tema centrale resta la necessità di conoscere il sottosuolo prima di definire misure di tutela.

Una prospettiva integrata per il futuro

Il contributo pubblicato negli Atti del XXIII Congresso Nazionale di Speleologia propone una direzione precisa. La biospeleologia deve superare una visione limitata alle cavità visitabili. L’ambiente sotterraneo è un sistema connesso, nel quale grotte, fratture, suolo, acque e superficie interagiscono.

Le priorità riguardano la raccolta di dati, la protezione degli acquiferi, il monitoraggio della fauna e la riduzione dell’impatto antropico. Servono inoltre standard comuni per rendere confrontabili le osservazioni nel tempo.

La speleologia può contribuire con esplorazioni, rilievi, conoscenza territoriale e presenza sul campo. La ricerca biologica può trasformare queste informazioni in indicatori utili alla conservazione. In questo quadro, la biospeleologia diventa uno strumento per leggere la biodiversità nascosta e per comprendere la funzione ecologica dell’intero ambiente sotterraneo.

Fonti

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