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    Condividi Il ghiaccio che scompare nel buio: depositi ipogei di Monte Baldo, Lessini e Asiago tra ricerca scientifica, paleoclima e divulgazione museale Mentre il ritiro dei ghiacciai alpini occupa le pagine dei quotidiani, un altro tipo di ghiaccio scompare lontano dagli occhi. Si tratta del ghiaccio nascosto nelle grotte carsiche delle Prealpi venete: depositi invisibili, silenziosi, che rischiano di dissolversi prima che la scienza riesca a leggere tutto ciò che custodiscono. Questi ambien
     

Ghiacciai nascosti nelle grotte carsiche: gli ultimi archivi climatici delle Prealpi venete

Máj 2nd 2026 at 13:00

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Il ghiaccio che scompare nel buio: depositi ipogei di Monte Baldo, Lessini e Asiago tra ricerca scientifica, paleoclima e divulgazione museale

Mentre il ritiro dei ghiacciai alpini occupa le pagine dei quotidiani, un altro tipo di ghiaccio scompare lontano dagli occhi. Si tratta del ghiaccio nascosto nelle grotte carsiche delle Prealpi venete: depositi invisibili, silenziosi, che rischiano di dissolversi prima che la scienza riesca a leggere tutto ciò che custodiscono. Questi ambienti sotterranei sono archivi climatici, serbatoi d’acqua dolce e habitat unici per comunità biologiche altamente specializzate. La mostra “Ghiacciai Nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio, ultime riserve glaciali nelle Prealpi venete”, inaugurata al Museo di Storia Naturale di Verona il 29 gennaio 2026, ha portato per la prima volta al grande pubblico una ricerca fino ad oggi confinata agli specialisti.[1][2]


Ice cave vs. glacier cave: distinzione fondamentale tra grotte con ghiaccio e grotte di ghiaccio

In geomorfologia e speleologia, i due termini identificano ambienti radicalmente diversi. Con ice cave si indica una grotta scavata nella roccia — tipicamente in calcare carsico — che contiene ghiaccio perenne al suo interno. Con glacier cave (grotta glaciale) si indica invece una cavità scavata direttamente all’interno di un ghiacciaio, le cui pareti sono composte da ghiaccio. La distinzione è spesso ignorata nel linguaggio comune, ma risulta fondamentale per comprendere i processi fisici in gioco.[3][1]

Le grotte carsiche con ghiaccio delle Prealpi venete appartengono alla categoria delle ice cave. La roccia che le ospita è calcare, non ghiaccio. Il ghiaccio che vi si accumula è un deposito secondario, formatosi per processi specifici legati al microclima della cavità. Questa precisione terminologica non è solo accademica: cambia il modo in cui si studia il bilancio di massa, si interpretano i dati paleoclimatici e si valuta la vulnerabilità ai cambiamenti climatici.[1][3]


Come si accumula il ghiaccio nelle grotte carsiche: neve, firn e cicli stagionali ipogei

Nelle Prealpi venete, le grandi cavità carsiche ospitano accumuli pluriannuali di neve, firn e ghiaccio alimentati da due processi principali. Il primo è l’intrusione di neve invernale attraverso grandi ingressi verticali, con successiva diagenesi che trasforma la neve in firn e poi in ghiaccio vero e proprio: le cosiddette glacières, sfruttate storicamente come cave di ghiaccio. Il secondo è il congelamento dell’acqua di infiltrazione, che penetra nel sottosuolo attraverso fratture e fessure della roccia carbonatica, dando origine al cosiddetto congelation ice.[4][1]

Queste grotte esistono grazie a un microclima ipogeo fortemente anomalo. Pur trovandosi in aree dove la temperatura media annua esterna è superiore a 0 °C, alcune cavità mantengono temperature prossime o inferiori al punto di congelamento per tutto l’anno. Il Buso del Vallon, in Lessinia, a quota 1711 m s.l.m., è stato monitorato con data logger tra il 2013 e il 2015: i rilievi hanno documentato una ciclicità annuale con volume massimo del ghiaccio in tarda primavera e minimo a fine estate. Il ciclo stagionale segue quindi dinamiche diverse rispetto ai ghiacciai di superficie, rendendolo un oggetto di studio a sé stante.[5][6][1]


Monte Baldo, Lessini, Asiago: le grotte con ghiaccio più studiate nelle Prealpi venete

Il Museo di Storia Naturale di Verona, in collaborazione con il Gruppo Amici della Montagna e i gruppi speleologici veneti, ha avviato un programma di ricerca sistematica su tre aree principali. Sul Monte Baldo si trova il Bus delle Taccole, cavità che scende fino a circa 140 metri di profondità e conserva al suo interno depositi di ghiaccio ipogeo. In Lessinia, il Buso del Vallon (438 V VR) è una voragine circolare profonda circa 60 metri aperta nei calcari grigi, che fino agli anni recenti ospitava un glacionevato perenne: agli inizi del Novecento veniva sfruttata per estrarre ghiaccio destinato alla pianura. Sull’Altopiano di Asiago è invece presente il Buso del Sieson (detto anche Caverna del Sieson), un altro sito incluso nel programma di monitoraggio biologico e glaciologico coordinato da Leonardo Latella.[6][7][8][4]

La scelta di queste tre aree non è casuale. Monte Baldo, Lessini e Asiago presentano caratteristiche litologiche e morfologiche diverse, consentendo un confronto tra ambienti distinti all’interno della stessa fascia prealpina. La ricerca in queste grotte ha dato vita alla prima indagine biologica completa in Italia dedicata agli ecosistemi delle ice cave. Le specie di ditteri senza ali del genere Chionea — le cosiddette “mosche della neve” — erano presenti nel Buso del Vallon: il loro monitoraggio ha documentato la progressiva scomparsa del glacionevato perenne e, con esso, di intere comunità faunistiche.[2][9][1]


Gli speleotemi di ghiaccio come archivi climatici: paleoclima e segnali del passato

Gli speleotemi di ghiaccio — stalattiti glaciali, pavimenti di ghiaccio congelato, calcite criogenica — intrappolano al loro interno informazioni preziose sul clima passato. Ogni strato depositato conserva bolle d’aria con la composizione atmosferica del momento di formazione, pollini, tracce organiche e segnali isotopici. Una volta fusi, questi archivi scompaiono per sempre.[10][1]

Nelle grotte carsiche dell’arco alpino orientale, i metodi di analisi includono la datazione al radiocarbonio (¹?C) della frazione organica, la datazione U-Th della calcite criogenica e, in un caso recente considerato una prima mondiale, la datazione con argon-39 applicata al ghiaccio della Grotta del Monte Leupa nel massiccio del Canin. Questo studio, pubblicato nel 2026 sul Journal of Glaciology nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate, ha stabilito che il deposito di ghiaccio si è formato rapidamente tra il 1840 e il 1893, alla fine della Piccola Età Glaciale. L’analisi dei pollini intrappolati nel ghiaccio, condotta dall’Università di Innsbruck, ha corroborato questa cronologia.[11][10]

Anche le stalagmiti delle grotte prealpine contribuiscono alla lettura del paleoclima. I rapporti isotopici dell’ossigeno negli speleotemi calcitici registrano con risoluzione annuale le variazioni di temperatura e precipitazione. La Grotta di Ernesto, in Trentino, ha fornito segnali chiari della fine della Piccola Età Glaciale intorno al 1840 e dell’inizio dell’inquinamento industriale attorno al 1960.[12][13][14]


Bilancio di massa del ghiaccio ipogeo e confronto con i ghiacciai di superficie

Il bilancio di massa misura la differenza tra accumulo e ablazione: per i ghiacciai di superficie alpini, tale bilancio è cronicamente negativo dagli anni Ottanta del Novecento. Dal 1995 al 2025, i principali ghiacciai alpini monitorati in Italia hanno registrato perdite cumulate da un minimo di 27 metri di acqua equivalente (ghiacciaio del Basòdino) a un massimo di oltre 53 metri (ghiacciaio di Caresèr), con una perdita media annua superiore a un metro. Per le grotte con ghiaccio, la logica è analoga ma con differenze strutturali: l’accumulo avviene principalmente d’inverno attraverso gli ingressi verticali, mentre la fusione è modulata dal microclima interno, che agisce da tampone rispetto alle variazioni esterne.[15][16][17][6][1]

Uno studio comparativo su ice cave nelle Alpi austriache ha mostrato che, su scale temporali plurisecolari, le dinamiche del bilancio del ghiaccio ipogeo seguono quelle dei ghiacciai superficiali: fasi di accumulo positive corrispondono a periodi freddi, fasi di fusione marcate a periodi caldi come l’Optimum medievale e il riscaldamento contemporaneo. Nel caso del Buso del Vallon, il monitoraggio condotto dal 2011 ha documentato la perdita pressoché totale del glacionevato perenne nell’arco di un decennio. Nel massiccio del Canin, tra il 2012 e il 2020 il deposito della Grotta del Monte Leupa ha perso oltre 180 metri cubi di ghiaccio, e dal 2014 il bilancio annuale è rimasto costantemente negativo.[9][18][11][1]


La mostra al Museo di Storia Naturale di Verona (2026): ghiacciai nascosti al centro della divulgazione scientifica

La mostra “Ghiacciai Nascosti” è rimasta aperta dal 29 gennaio al 12 aprile 2026 presso il Museo di Storia Naturale di Verona, curata da Leonardo Latella e Roberta Salmaso. L’esposizione ha proposto 20 immagini fotografiche di Daniele Sighel, video, modelli in scala di specie adattate agli ambienti glaciali sotterranei, esemplari reali e strumenti di ricerca. L’allestimento ha occupato l’atrio e il cavedio di Palazzo Pompei, sede del Museo, con accesso compreso nel biglietto d’ingresso.[2]

La mostra si è inserita nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il progetto che accompagna i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali con iniziative culturali diffuse sul territorio nazionale. Verona ha ospitato in questo contesto la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi e quella di apertura delle Paralimpiadi. Durante il periodo di apertura sono stati organizzati laboratori per bambini, visite guidate e conferenze dedicate allo stato di salute dei ghiacciai e agli effetti dei cambiamenti climatici. Il 19 marzo 2026 si è tenuta anche la presentazione del volume “Ghiacciai del Trentino. Ecosistemi di alta quota tra storia e ricerca”, con la partecipazione di Leonardo Latella e Antonio Guerreschi, già presidente del Comitato Scientifico Centrale del CAI.[19][2]

L’assessora alla Cultura di Verona, Marta Ugolini, ha sottolineato che la mostra non è stata solo un’esposizione fotografica, ma la restituzione alla città di una ricerca su ecosistemi a rischio di scomparsa, condotta con rigore scientifico e finalità divulgative. Per la comunità speleologica italiana, questo progetto rappresenta il riconoscimento istituzionale di una disciplina — la glaciospeleologia — fino a poco tempo fa confinata ai margini della ricerca. I ghiacciai nascosti nelle grotte carsiche delle Prealpi venete restano, in definitiva, tra gli archivi climatici più preziosi e fragili dell’intero arco alpino.[20][2]

Fonti
[1] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[2] “Ghiacciai nascosti”, la mostra sulle grotte con ghiaccio – Verona News https://www.veronanews.net/ghiacciai-nascosti-la-mostra-sulle-grotte-con-ghiaccio/
[3] Guida completa alle grotte di ghiaccio in Islanda – Guide to Iceland https://guidetoiceland.is/it/la-natura-islandese/guida-completa-grotte-di-ghiaccio-islanda
[4] grotta Buso del Valon – Wikimapia http://wikimapia.org/20236980/it/grotta-Buso-del-Valon
[5] Ghiaccio nelle grotte: il microclima ipogeo tra storia e cambiamento climatico – Scintilena https://www.scintilena.com/ghiaccio-nelle-grotte-il-microclima-ipogeo-tra-storia-e-cambiamento-climatico/07/07/
[6] Buso del Valon – FEDERAZIONE SPELEOLOGICA VENETA http://www.speleologiaveneta.it/index.php/progetti-delle-commissioni/scientifica/item/buso-del-valon-2
[7] Studi sui ghiacciai delle grotte delle Prealpi Venete – Scintilena https://www.scintilena.com/studi-sui-ghiacciai-delle-grotte-delle-prealpi-venete/11/02/
[8] In vista dei Giochi Olimpici, il Museo di Storia Naturale di Verona … https://www.instagram.com/reel/DUGCSlZElw0/
[9] Verona, il team che studia le grotte per capire gli effetti del clima https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/22_dicembre_08/verona-team-che-studia-grotte-capire-effetti-clima-alcune-specie-sono-gia-scomparse-dee7eae2-771e-11ed-a041-b07ba2e7f9ab.shtml
[10] Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella … https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-nascosto-delle-alpi-giulie-svela-le-sue-origini-nella-piccola-eta-glaciale/04/10/
[11] Cambiamento climatico: i segreti del ghiaccio ipogeo sul Monte Leupa https://catastogrotte.regione.fvg.it/dettaglionews/174
[12] Gli Speleotemi Rivelano i Segreti del Clima Passato https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/06/11/
[13] Grotta di Ernesto e la Speleotemia: Un Archivio per l’ … https://www.scintilena.com/grotta-di-ernesto-e-la-speleotemia-un-archivio-per-lantropocene/08/19/
[14] Speleologia e ricerca scientifica: le grotte come laboratori naturali … https://www.scintilena.com/speleologia-e-ricerca-scientifica-le-grotte-come-laboratori-naturali-per-decine-di-discipline/03/11/
[15] AMB_CEB_002 – Bilancio di massa dei ghiacciai https://www.arpa.vda.it/rsa-2021-ambiente-naturale/criosfera-e-biosfera/bilancio-di-massa-dei-ghiacciai-ambceb002
[16] Bilancio di massa del ghiacciaio – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Bilancio_di_massa_del_ghiacciaio
[17] BILANCIO DI MASSA DEI GHIACCIAI | Indicatori ambientali https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/clima/bilancio-di-massa-dei-ghiacciai
[18] Buso del Valòn: il ghiacciaio scomparso sui monti Lessini – Verona … https://www.veronanews.net/buso-del-valon-il-ghiacciaio-scomparso/
[19] La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di … https://www.dcuci.univr.it/?ent=iniziativa&id=14723&lang=en
[20] SPECCHI CLIMATICI SOTTERRANEI: La Mostra “Ghiacciai … https://www.scintilena.com/specchi-climatici-sotterranei-la-mostra-ghiacciai-nascosti-rivela-i-segreti-di-ecosistemi-fragili-nelle-prealpi-venete/01/24/
[21] Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/aac47009-36b6-414c-a17d-a894fd324d3c/Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable-1.pdf
[22] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[23] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[24] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[25] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda – Scintilena https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[26] Tracce di glaciazioni antiche nei Monti Lessini: scoperte … – Scintilena https://www.scintilena.com/tracce-di-glaciazioni-antiche-nei-monti-lessini-scoperte-nelle-prealpi-venete/08/08/
[27] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[28] Scoperte Paleoclimatiche nelle Grotte della Groenlandia: Il Miocene … https://www.scintilena.com/scoperte-paleoclimatiche-nelle-grotte-della-groenlandia-il-miocene-svelato-dai-depositi-minerali/11/05/
[29] Le Rocce Sedimentarie: Gli Archivi Naturali della Storia Terrestre https://www.scintilena.com/le-rocce-sedimentarie-gli-archivi-naturali-della-storia-terrestre/10/04/
[30] Glossario speleologico UIS – Lettera ‘a’ Traduzione in italiano https://www.scintilena.com/glossario-speleologico-uis-lettera-a-traduzione-in-italiano/07/22/
[31] Acqua e speleologia a Bergamo: al Palamonti un convegno per la … https://www.scintilena.com/acqua-e-speleologia-a-bergamo-al-palamonti-un-convegno-per-la-giornata-mondiale-dellacqua-2026/03/18/
[32] [PDF] Raccolta Luglio 2023 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[33] STRUTTURA DELLA CROSTA TERRESTRE IN CORRISPONDENZA DELL’ITALIA CENTRALE (Gran Sasso) https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5864/5797
[34] Temporary dense seismic network during the 2016 Central Italy seismic emergency for microzonation studies https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6761093/
[35] Comportamento di una grande diga sotto il gelo spinto https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5118/5187
[36] Analisi antropologica dei reperti osteologici tardo-antichi provenienti dal contesto ipogeico di Licata. L’ipogeo Zirafi-settore G ? Licata (Sicilia) https://riviste.fupress.net/index.php/aae/article/download/2361/1566
[37] Le grotte di ghiaccio in Islanda https://www.islanda.it/articoli/le-grotte-di-ghiaccio-in-islanda
[38] [PDF] Grotta della Ghiacciaia e i Neandertaliani sui Monti Lessini – Unife https://sfera.unife.it/retrieve/358e96e6-5dd8-4230-97ef-1f7d7fd8f157/Grotta_della_Ghiacciaia_e_i_Neandertaliani_sui_Monti_Lessini.pdf
[39] Le grotte in Islanda | Guide to Iceland https://guidetoiceland.is/it/la-natura-islandese/grotte-in-islanda
[40] Buso del Valon – FEDERAZIONE SPELEOLOGICA VENETA https://speleologiaveneta.it/index.php/progetti-delle-commissioni/scientifica/item/buso-del-valon-2
[41] Grotta di ghiaccio Vatnajokull vs grotta di ghiaccio Katla – Reddit https://www.reddit.com/r/VisitingIceland/comments/12pfgrg/vatnajokull_ice_cave_vs_katla_ice_cave/
[42] Studio della corrosione carsica mediante strumento (micrometro) http://www.speleologiaveneta.it/index.php/progetti-delle-commissioni/scientifica/item/studio-della-corrosione-carsica-mediante-strumento-micrometro
[43] Evoluzione pluriennale di depositi di neve e ghiaccio all’interno di … https://www.isp.cnr.it/index.php/it/lista-archivio-notizie/item/816-evoluzione-pluriennale-di-depositi-di-neve-e-ghiaccio-all-interno-di-cavita-carsiche-a-cielo-aperto
[44] [PDF] PARCO NATURALE DELLA LESSINIA – Comitato Scientifico Centrale https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2018/01/Francesco-Vinco-PARCO-NATURALE-DELLA-LESSINIA.pdf
[45] Robert Peroni e la Red House: il custode dell’umanità inuit … https://www.scintilena.com/robert-peroni-e-la-red-house-il-custode-dellumanita-inuit-nellartico-dimenticato/05/11/
[46] Quanto tempo impiega una stalattite per crescere di un … https://www.scintilena.com/quanto-tempo-impiega-una-stalattite-per-crescere-di-un-centimetro/08/18/
[47] Esplorazione in Groenlandia: una finestra sul passato climatico della Terra – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazione-in-groenlandia-una-finestra-sul-passato-climatico-della-terra/01/22/
[48] Branche scientifiche coinvolte nello studio delle grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/branche-scientifiche-coinvolte-nello-studio-delle-grotte/09/05/
[49] L’anima delle cose https://edizionicafoscari.unive.it/libri/978-88-6969-378-6/
[50] [PDF] università degli studi di milano – Gruppo Grotte Gallarate https://www.gruppogrottegallarate.it/wp-content/uploads/2022/03/Studio-Geochimico-di-speleotemi-Parte-A.pdf
[51] Bilancio di massa dei ghiacciai https://observatoire.espace-mont-blanc.com/it/indicatori/bilancio-di-massa-dei-ghiacciai
[52] [PDF] G l i S p e l e o t e m i s o n o concrezioni di grotta formate da … – INGV https://ww2.pi.ingv.it/wp-content/pdf/RollUp/Ambiente_GliSpeleotemi.pdf
[53] Ghiacciai nascosti – Visit Verona https://www.visitverona.it/it/eventi/ghiacciai-nascosti-71
[54] [PDF] datazioni di speleotemi carbonatici: implicazioni speleogenetiche e … https://www.venadelgesso.it/mm/10.pdf
[55] Museo di Storia Naturale di Verona – Facebook https://www.facebook.com/MSNverona/posts/ghiacciai-nascosti-%EF%B8%8F-%C3%A8-stata-inaugurata-ieri-pomeriggio-la-mostra-%F0%9D%97%9A%F0%9D%97%B5%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%AE%F0%9D%97%B0%F0%9D%97%B0%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%AE%F0%9D%97%B6-%F0%9D%97%BB%F0%9D%97%AE%F0%9D%98%80%F0%9D%97%B0/1542285831230680/
[56] Speleotemi Archivi – CNR Paleoclima https://www.paleoclima.cnr.it/keyword-laboratorio/speleotemi/
[57] Bilancio di massa dei ghiacciai https://climadat.isprambiente.it/dati-e-indicatori/indicatori-di-impatto-dei-cambiamenti-climatici/bilancio-di-massa-ghiacciai/
[58] Lo Co 2769 – Grotta della Betulla http://www.scintilena.com/speleoit/atlas/lombardia/betulla.html
[59] due hotspot di biodiversità ipogea nei Monti Lessini – Scintilena https://www.scintilena.com/la-dimensione-non-e-tutto-due-hotspot-di-biodiversita-ipogea-nei-monti-lessini/03/20/
[60] Aria Sotterranea e Vuoti Irraggiungibili: Il Viaggio del Vento nella … https://www.scintilena.com/aria-sotterranea-e-vuoti-irraggiungibili-il-viaggio-del-vento-nella-montagna-di-santa-croce/01/06/
[61] Pagina 519 di 2356 – Una luce nel buio – il giornale … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/519/?c=16
[62] Pagina 87 di 2329 – Una luce nel buio – Notiziario di … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/87/?c=10
[63] Una luce nel buio – Notiziario di speleologia e del sottosuolo https://www.scintilena.com/page/437/
[64] Pagina 29 di 2340 – Una luce nel buio – Notiziario di … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/29/?c=2
[65] Pagina 57 di 2306 – Una luce nel buio – Notiziario di … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/57/?c=1
[66] Spedizioni Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/spedizioni/
[67] Lo scorso fine settimana c’è stato il ritorno al bus delle Taccole sul … https://www.facebook.com/speleogamvr/posts/lo-scorso-fine-settimana-c%C3%A8-stato-il-ritorno-al-bus-delle-taccole-sul-monte-bald/885192906986285/
[68] [PDF] monte baldo segreto – World Biodiversity Association https://biodiversityassociation.org/wp-content/uploads/2023/05/Sfoglia-il-libro_Monte-Baldo-Segreto_compressed.pdf
[69] [PDF] I segni del passato geologico – Viaggio tra i geositi della provincia di … https://www.research.unipd.it/retrieve/e14fb26c-e57c-3de1-e053-1705fe0ac030/i-segni-del-passato-geologico-web.pdf
[70] [PDF] PROGETTO CARG – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/Media/carg/note_illustrative/46_Longarone.pdf
[71] [PDF] ormea2.pdf – La melodia delle grotte https://www.congressospeleo2020.it/wp-content/uploads/2023/11/ormea2.pdf
[72] [PDF] I depositi di ghiaccio ipogei della Grotta dello Specchio e del … https://caiscuola.cai.it/wp-content/uploads/2021/04/borsato.pdf

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  • L’idrodinamica endoglaciale: cosa succede davvero dentro un ghiacciaio alpino quando nevica o fa caldo
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L’idrodinamica endoglaciale: cosa succede davvero dentro un ghiacciaio alpino quando nevica o fa caldo

Máj 2nd 2026 at 12:00

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Un ghiacciaio non è un blocco di ghiaccio inerte. È un sistema idrodinamico complesso, con reti di gallerie, pozzi verticali e condotti che si rimodellano ogni stagione. Capire come funziona questo “plumbing” naturale è una delle sfide più avvincenti della glaciologia moderna.


La superficie del ghiacciaio: bédières, crepacci e l’ingresso nei mulini glaciali

Quando le temperature si alzano in estate o piove su un ghiacciaio alpino, l’acqua non scompare semplicemente. Si raccoglie in piccoli corsi d’acqua stagionali che si incidono nel ghiaccio formando solchi allungati: le bédières. Questi canali epiglaciali — il termine deriva dal francese — scorrono veloci sulla superficie, sfruttando il basso attrito del ghiaccio.[1]

Il ghiaccio è impermeabile per natura, ma la sua parte più superficiale è attraversata da numerose fratture, i crepacci. Quasi sempre, le bédières spariscono in un inghiottitoio che dà accesso al complesso reticolo idrologico endoglaciale e subglaciale. Questi inghiottitoi prendono il nome di mulini glaciali: cavità verticali attraverso le quali l’acqua turbina verso le profondità del ghiacciaio, proprio come in un mulino ad acqua. Si formano nelle zone pianeggianti e poco crepacciate, dove l’acqua di superficie si concentra in corsi d’acqua ben definiti anziché disperdersi nelle fratture.[2][3][4][5]

L’acqua superficiale, più calda del ghiaccio circostante, fonde il materiale glaciale lungo il suo percorso, allargando le fratture fino a creare pozzi e gallerie. La fusione fisica — non chimica come nelle grotte calcaree — è l’unico meccanismo responsabile di queste strutture. Il risultato è un sistema di cavità che può modificarsi nel giro di pochi giorni o poche settimane, con una velocità di evoluzione senza paragoni nel mondo sotterraneo.[3]


Il viaggio dell’acqua: da 100 a 150 metri di profondità attraverso condotte ad albero

Una volta entrata in un mulino, l’acqua intrapprende un percorso verticale verso la base del ghiacciaio. Le esplorazioni speleologiche hanno raggiunto profondità intorno ai 150 metri, dove la pressione del ghiaccio soprastante fa sì che quello sottostante assuma un comportamento plastico, con la progressiva chiusura delle cavità. I modelli e le osservazioni dirette concordano nel mostrare che le acque assorbite dai mulini fluiscono a profondità di 100–150 metri attraverso una rete di condotte con struttura “ad albero” che connette i vari mulini tra loro.[6][7]

Il percorso non è mai lineare. L’acqua segue le linee di minor resistenza nel ghiaccio — foliazioni, giunture, fratture — scavando pozzi verticali e forre orizzontali. Il calore liberato per attrito durante il moto amplia ulteriormente le condotte. Questo meccanismo è alla base dell’idrologia endoglaciale: l’acqua si crea il proprio percorso fondendo il ghiaccio e allo stesso tempo viene guidata dalla geometria del substrato roccioso sottostante.[2]

Raggiunto il letto glaciale, il flusso si muove verso valle all’interno di condotti subglaciali, confluendo progressivamente in canali sempre più ampi fino alla bocca glaciale alla fronte del ghiacciaio. L’acqua riemerge così come torrente glaciale, spesso torbida di limo di abrasione.[8][2]


Il reticolo endoglaciale: velocità di flusso, connessioni tra mulini e sistema drenaggio subglaciale

Il sistema di drenaggio interno di un ghiacciaio vallivo temperato funziona come una rete di tubazioni naturali in continua evoluzione. I mulini non sono cavità isolate: sono collegati tra loro da un reticolo di gallerie endoglaciali che forma una struttura arborescente, simile a quella di un sistema carsico. La velocità di flusso al loro interno può essere notevole.[6]

Al Ghiacciaio dei Forni, prove con traccianti fluorescenti hanno misurato velocità di 50 metri all’ora per il Tinopal e 66 metri all’ora per la Fluoresceina. Questi valori elevati sono compatibili con la presenza di vie di drenaggio ben strutturate. La differenza di velocità tra i due traccianti suggerisce l’esistenza di percorsi multipli e di eventuali tasche d’acqua endoglaciali che ritardano il transito.[9]

Ogni sistema di mulini è organizzato lungo direzioni preferenziali dettate dalle discontinuità del ghiaccio — foliazioni e giunture — che fungono da guide strutturali per lo sviluppo delle cavità. Nelle zone di forte stress di taglio tra aree a diversa velocità di scorrimento del ghiaccio, il sistema può risultare compartimentato in settori paralleli e indipendenti. La gestione dell’idrologia endoglaciale e il drenaggio subglaciale sono quindi strettamente legati alla dinamica di flusso del ghiaccio stesso.[10]


Inverno: quando il sistema collassa e i mulini si riempiono d’acqua

Con l’arrivo del freddo e la cessazione dell’alimentazione superficiale, il reticolo di gallerie endoglaciali tende a collassare. Il comportamento plastico del ghiaccio a profondità, dove la pressione litostatica è elevata, porta alla chiusura progressiva dei condotti non più mantenuti aperti dal flusso idrico.[6]

Le osservazioni al Ghiacciaio dei Forni hanno fornito un’indicazione inattesa su ciò che accade durante la stagione invernale: la presenza di particolari texture del ghiaccio all’interno dei mulini suggerisce che le cavità glaciali possano riempirsi completamente d’acqua durante l’inverno. Il meccanismo ipotizzato prevede che il congelamento progressivo dei punti di scarico alla fronte del ghiacciaio provochi una risalita della falda idrica interna.[10]

La formazione di ghiaccio secondario all’interno dei condotti — che arriva a riempire completamente le gallerie endoglaciali — sarebbe in realtà la condizione che permette ai mulini di sopravvivere da una stagione all’altra. Senza questo effetto “conservante”, le cavità si chiuderebbero per collasso plastico nel giro di poche settimane dall’interruzione del flusso. La stagione invernale è quindi un momento critico nell’idrologia endoglaciale: non un periodo di quiescenza passiva, ma una fase attiva di riconfigurazione strutturale del sistema.[10]


Ghiacciaio dei Forni in Valtellina: un caso di studio per il drenaggio subglaciale

Il Ghiacciaio dei Forni, nel gruppo Ortles-Cevedale all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio in Alta Valtellina, è il più grande ghiacciaio di tipo vallivo delle Alpi italiane con una superficie di 11,38 km². La sua struttura particolare — originata da tre bacini collettori distinti che confluiscono in un’unica lingua di ablazione — ne fa un laboratorio naturale di primo piano per lo studio dell’idrologia endoglaciale e del drenaggio subglaciale.[11]

A partire dal 1994, i mulini del Ghiacciaio dei Forni sono stati oggetto di osservazione sistematica pluriennale, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi genetici ed evolutivi delle cavità e l’idrodinamica degli acquiferi en- e subglaciali. Nelle ricerche sono stati individuati oltre una cinquantina di mulini principali, concentrati prevalentemente allo sbocco dei ghiacciai laterali nella piana principale. Ogni ghiacciaio laterale genera il proprio torrente sopraglaciale che alimenta i mulini nella zona di confluenza.[9][10]

La vita media di un mulino al Forni è stimata in circa sei anni: dal momento in cui si forma come proto-mulino, una semplice frattura allargata dall’acqua, fino al raggiungimento delle dimensioni massime e alla fossilizzazione per mancanza di alimentazione a monte. La distanza regolare tra i mulini di uno stesso sistema — da 4–5 a 15–20 metri a seconda dell’area — corrisponde al movimento annuo del ghiacciaio, il che permette di ricostruire indirettamente la velocità di scorrimento del ghiaccio in diverse zone dell’apparato. Tra il 1929 e il 1998, lo spessore del ghiacciaio sulla lingua si è ridotto di ben 70 metri, il che modifica profondamente le condizioni di pressione interna e, di conseguenza, la geometria del reticolo di drenaggio endoglaciale.[11][10]


Modelli matematici e osservazione diretta: come si studia il sottosuolo glaciale

La comprensione del sistema di drenaggio subglaciale si basa su due approcci complementari: l’osservazione diretta — attraverso discese speleologiche nei mulini e prove con traccianti — e la modellazione matematica. Per molto tempo i modelli teorici hanno preceduto le verifiche sul campo: solo di recente le esplorazioni sistematiche nei ghiacciai alpini hanno permesso di corraborare, modificare o confutare le ipotesi formulate a tavolino.[12][6][10]

Il progetto europeo GlaDS (2D Glacial Drainage System Model), finanziato dall’UE, ha sviluppato il primo modello bidimensionale affidabile di drenaggio glaciale, validato su ghiacciai alpini. Il modello permette di simulare lo sviluppo delle reti di canali subglaciali, l’interazione con lo strato di acqua distribuita alla base del ghiacciaio e le variazioni stagionali del sistema di drenaggio endoglaciale. Queste simulazioni sono ora utilizzate anche per comprendere la dinamica dei grandi ghiacciai artici e la loro influenza sull’innalzamento del livello del mare.[12]

Sul piano delle tecniche di rilevamento diretto, accanto alle classiche esplorazioni speleologiche, si affiancano oggi l’utilizzo del georadar per individuare cavità endoglaciali senza accesso fisico e i modelli idrologici distribuiti come GEOtop, che integrano le misure di portata, le variazioni del manto nevoso e le caratteristiche del sistema di drenaggio. La combinazione di approcci diversi — esplorazioni in situ, traccianti, georadar e modellazione numerica — resta la via maestra per avanzare nella conoscenza dell’idrologia endoglaciale dei ghiacciai alpini, ambienti in rapida trasformazione dove ogni stagione può modificare significativamente la geometria del sistema sotterraneo.[13][14][15][16]

Idrodinamica endoglaciale dei ghiacciai alpini.


Punti salienti del documento:

  1. Bédières e mulini — Come l’acqua superficiale si canalizza in torrenti epiglaciali e penetra nel ghiacciaio attraverso i mulini, sfruttando le fratture trasversali preesistenti[scintilena +1]
  2. Viaggio verticale — Discesa fino a 100–150 m di profondità, con dinamiche di pressione piezometrica documentate sperimentalmente (variazioni di livello di decine di metri in pochi minuti)[laventa]
  3. Reticolo ad albero — Struttura gerarchica dei canali di Röthlisberger, con velocità di flusso intorno a 1 m/s, confermata dai tracciamenti con fluoresceina al Ghiacciaio dei Forni (66–81 m/ora)[laventa]
  4. Inverno — Collasso delle condotte al di sotto dei 50–60 m, riempimento dei mulini e “galleggiamento” basale primaverile che accelera il moto del ghiacciaio[laventa]
  5. Ghiacciaio dei Forni — Caso di studio cruciale: dal monitoraggio satellitare (perdita media 4,7 m/anno nel periodo 2009–2021) alle esplorazioni speleologiche e ai tracciamenti del 1993[wikipedia +1]
  6. Modelli vs. campo — Confronto tra il modello GlaDS, le esplorazioni LIDAR/drone del Progetto Inside the Glaciers di La Venta e i tracciamenti fluorescenti del Progetto Speleologia Glaciale[geografia.deascuola +2]

L’idrodinamica endoglaciale: cosa succede davvero dentro un ghiacciaio alpino quando nevica o fa caldo

Introduzione: un sistema idrodinamico nascosto

Un ghiacciaio alpino temperato non è una massa inerte di ghiaccio. È un sistema idrodinamico articolato — con ingressi, condotti, gallerie, falde idriche interne e una “bocca” di uscita — che si rimodella in continuazione al ritmo delle stagioni. Capire come l’acqua entra, viaggia e fuoriesce dall’interno di un ghiacciaio è una delle sfide più avvincenti della glaciologia moderna e della glaciospeleologia, la disciplina che combina tecniche di esplorazione speleologica con quelle della fisica glaciale.[^1][^2][^3][^4]

Le analogie con un sistema carsico calcareo sono talmente forti da aver spinto i ricercatori a parlare di criocarsismo o termocarsismo: le cavità endoglaciali funzionano come inghiottitoi, condotte freatiche e risorgenze, esattamente come accade nelle rocce solubili — con il vantaggio che l’intero ciclo evolutivo del reticolo può essere osservato nell’arco di poche stagioni.[^3][^4]


1. La superficie del ghiacciaio: bédières, crepacci e la porta d’ingresso dei mulini

Tutto comincia in superficie. Nelle giornate calde, il sole scalda il ghiaccio della zona di ablazione e l’acqua di fusione — arricchita dalle precipitazioni piovose estive — si raccoglie nelle depressioni topografiche della lingua glaciale, dando origine ai torrenti epiglaciali detti bédière. Questi canali, spesso meandriformi, possono raggiungere lunghezze superiori al chilometro e seguono le zone più depresse della superficie, orientandosi nella direzione di massima pendenza.[^5][^6][^3]

I ghiacciai vallivi temperati con ampia zona di ablazione poco crepacciata e a bassa pendenza — come il Gorner, l’Aletsch o il Forni — sono i più favorevoli allo sviluppo di questo reticolo epiglaciale. Nei ghiacciai fortemente crepacciati, al contrario, l’acqua si disperde diffusamente nelle spaccature senza riuscire a canalizzarsi in torrenti di portata sufficiente a formare un mulino.[^4]

Le bédière non raggiungono il margine del ghiacciaio: prima di farlo, incontrano quasi sempre una frattura o un piccolo avvallamento dove le acque vengono inghiottite. Se l’energia cinetica del flusso è sufficiente, inizia il processo di scavo del mulino glaciale. I crepacci di tipo trasversale — formatisi per sforzi distensivi perpendicolari alla direzione di scorrimento del ghiaccio — sono le strutture preferenzialmente sfruttate dall’acqua per avviare questo processo.[^7][^3]


2. Il viaggio dell’acqua: da 100 a 150 metri di profondità attraverso condotte ad albero

Una volta inghiottita, l’acqua inizia la sua discesa verticale. La maggior parte dei mulini si apre con un salto verticale iniziale di 40–60 m, in casi eccezionali superiore ai 100 m. Questo primo pozzo si scava per fratturazione idraulica e per la fusione del ghiaccio indotta dal calore cinematico e d’attrito liberato dall’acqua in caduta. Oltre i 50–80 m di profondità, la crescente pressione litostatica costringe il ghiaccio ad assumere un comportamento plastico invece che rigido: i mulini perdono verticalità e le dimensioni tendono a diminuire, trasformandosi spesso in forre strette e inclinate.[^3][^4]

I modelli numerici e le osservazioni dirette concordano nell’indicare che le acque assorbite dai mulini raggiungono profondità di 100–150 m, dove intercettano la superficie piezometrica endoglaciale — uno specchio d’acqua il cui livello varia in funzione dell’alimentazione e dello stadio evolutivo del reticolo di gallerie sommerse. Discese ripetute nello stesso mulino a distanza di poche ore hanno rivelato variazioni del livello della falda anche di diverse decine di metri: nel Ghiacciaio Marconi (Patagonia) è stata documentata una risalita di 30 m in meno di mezz’ora, seguita da un abbassamento di 20 m in meno di 5 minuti.[^4]

Dalla falda endoglaciale, l’acqua prosegue fino al letto del ghiacciaio, dove trova il contatto con il substrato roccioso e si incammina verso la fronte, emergendo infine dalla bocca glaciale come torrente subglaciale.[^8][^3]


3. Il reticolo endoglaciale: velocità, diametri e struttura ad albero

I modelli fisici e il calcolo numerico mostrano che le condotte sommerse si organizzano in un reticolo a struttura arborescente, dove i canali minori si ramificano dai mulini e convergono verso condotte di dimensioni crescenti in direzione della fronte. Questo schema è governato dalla termodinamica dei canali di Röthlisberger: in un condotto a pieno carico, il calore generato dall’attrito viscoso tende ad allargare il canale laddove la portata è elevata. Ne consegue che i rami principali crescono a spese di quelli secondari, determinando la struttura gerarchica tipica dei sistemi carsici.[^9][^10][^4]

Il diametro delle condotte si stabilizza su valori dell’ordine di alcune decine di centimetri, laddove si realizza un equilibrio tra il processo di fusione delle pareti (mantenimento del canale) e il collasso plastico del ghiaccio (chiusura del canale). Le velocità di flusso massime all’interno di questi condotti si aggirano intorno a 1 m/s. I test con traccianti fluorescenti eseguiti nel 1993 al Ghiacciaio dei Forni (Valtellina) hanno confermato queste stime: la fluoresceina sodica ha percorso circa 1.850 m fino alla fronte a una velocità di 66 m/ora, mentre il Tinopal CBS-X ha raggiunto 81 m/ora. Velocità di questo livello sono compatibili esclusivamente con la presenza di vie di drenaggio ben strutturate e organizzate.[^11][^4]

La pressione dell’acqua all’interno dei condotti è variabile: nelle sezioni a pelo libero il flusso avviene a pressione atmosferica, mentre nelle sezioni a pieno carico può superare di diversi ordini di grandezza quella atmosferica. I valori maggiori di pressione si registrano in primavera, quando la ripresa della fusione trova un reticolo ancora insufficiente; in autunno, la pressione scende progressivamente man mano che il reticolo aumenta la propria capacità drenante.[^3]


4. Inverno: quando il sistema collassa e i mulini si riempiono d’acqua

Con l’arrivo dell’inverno e la cessazione dell’alimentazione, il reticolo endoglaciale subisce una trasformazione radicale. I modelli numerici mostrano che al di sotto dei 50–60 m di profondità le gallerie tendono a collassare progressivamente, per la pressione plastica del ghiaccio che non è più contrastata dall’energia del flusso idrico. L’acqua rimasta intrappolata nelle condotte esercita ancora una pressione idrostatica contraria, ma non sufficiente a mantenere aperti i condotti più profondi.[^4]

Il risultato è un “innalzamento” dell’acqua verso la superficie: essa viene progressivamente spinta verso l’alto nelle porzioni del mulino più vicine alla superficie, che in inverno si riempiono parzialmente. Parallelamente, gli ingressi in superficie tendono a chiudersi per regelazione (ricongelamento) e per l’accumulo di neve. In primavera, con la ripresa della fusione, le acque si concentrano nuovamente nelle depressioni precedenti, riattivano i mulini più o meno nelle stesse posizioni — perché quelle posizioni corrispondono a fratture strutturali permanenti nel ghiaccio — e il ciclo ricomincia.[^12][^8][^3][^4]

Questa dinamica stagionale ha conseguenze importanti: le pressioni all’inizio della primavera possono far “galleggiare” temporaneamente il ghiacciaio sul proprio letto, incrementando significativamente la velocità di scivolamento basale. Il ghiacciaio si muove più velocemente quando il sistema di drenaggio è ancora in formazione e l’acqua raggiunge pressioni superiori a quella del ghiaccio.[^3]


5. Ghiacciaio dei Forni in Valtellina: un caso di studio emblematico

Il Ghiacciaio dei Forni, con i suoi circa 11 km² (secondo ghiacciaio delle Alpi italiane per estensione, dopo l’Adamello), è il caso di studio più emblematico dell’idrologia glaciale alpina italiana. Situato nel gruppo Ortles-Cevedale in Alta Valtellina, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, è l’unico ghiacciaio italiano di tipo himalayano, cioè originato dalla confluenza di tre bacini collettori distinti in un’unica lingua di ablazione.[^13][^14]

La spedizione pionieristica del 1993, condotta da speleologi dell’Università di Padova e del Gruppo Speleologico CAI Varese con il coordinamento del Prof. Claudio Smiraglia e il supporto dell’AEM, ha eseguito il primo test multiplo con traccianti fluorescenti sull’idrogeologia interna del ghiacciaio. Le ricerche effettuate — pur non coprendo l’intero ghiacciaio — hanno individuato più di una decina di mulini attivi, concentrati soprattutto allo sbocco dei ghiacciai laterali nella piana principale. Lo spessore del ghiaccio nella piana principale era stimato intorno ai 100 m, suggerendo che alcuni mulini potessero attraversare completamente la massa glaciale fino alla roccia sottostante.[^11]

I risultati del tracciamento hanno mostrato la presenza di vie di drenaggio ben strutturate (velocità 66–81 m/ora), con picchi minori e differenze di velocità tra i due traccianti che segnalano la presenza di una zona satura limitata e una certa anisotropia nella struttura del reticolo drenante. La perdita di volume del Forni è stata quantificata con dati satellitari: tra il 2009 e il 2013 la lingua ha perso mediamente 3,3 m all’anno di spessore, con un’accelerazione a 3,8 m/a nel periodo 2009–2016 e a 4,7 m/a nel periodo 2009–2021.[^15][^11]

Il monitoraggio continua con tecnologie moderne: la campagna dell’Università di Milano–CAI utilizza drone fotogrammetrico (UAV) dal 2014 per rilevare le variazioni morfologiche della lingua terminale. Il Progetto Speleologia Glaciale — attivo dal 2008 e articolato su diversi ghiacciai alpini incluso il Forni — ha documentato in circa vent’anni come l’ampliarsi delle grotte interne e dei canali sotterranei indebolisca progressivamente la struttura del ghiacciaio, con un trend direttamente correlato all’aumento delle temperature.[^16][^17][^8]


6. Modelli matematici vs. osservazione diretta: come si studia il sottosuolo glaciale

La sfida principale è che il sottosuolo glaciale è quasi inaccessibile all’osservazione diretta. I mulini rappresentano la “via più semplice ed economica per raccogliere informazioni dirette sull’interno di un ghiacciaio”, ma la loro percorribilità è stagionale e spesso limitata dalla portata d’acqua. Per questa ragione, la ricerca si avvale di un approccio ibrido che integra tre metodologie distinte.[^4][^3]

Esplorazione speleologica diretta

La discesa dei mulini con tecniche speleologiche ha permesso di rilevare morfologie, profondità e connessioni tra cavità. Il gruppo La Venta Esplorazioni Geografiche ha esplorato oltre duecento mulini in ghiacciai alpini, himalayani e patagonici. Il Progetto “Inside the Glaciers”, avviato nel 2014 al Gorner, ha introdotto strumentazione di mappatura 3D con tecnologia LIDAR (Leica BLK2GO) e drone Flyability Elios 2, permettendo per la prima volta la documentazione tridimensionale di sistemi di gallerie altrimenti inaccessibili durante la stagione di fusione. Il risultato è una visione inedita delle cavità di contatto e dei mulini attivi — con fiumi sotterranei di svariati m³/s — impossibile da ottenere con l’esplorazione umana diretta.[^18][^19][^4]

Tracciamento con fluorescenti

L’immissione di traccianti atossici come la fluoresceina sodica o il Tinopal CBS-X nei mulini, con rilevamento a valle mediante fluocaptori in carbone attivo, permette di ricostruire le velocità di flusso, identificare zone sature interne (laghi endoglaciali), e rilevare l’anisotropia dei percorsi drenanti. Questa tecnica è utilizzata anche nella prevenzione dei rischi: consente di individuare eventuali tasche d’acqua che, se non identificate, potrebbero causare GLOF (Glacial Lake Outburst Flood) con effetti devastanti — come ricordato tragicamente dalla valanga della Marmolada del 3 luglio 2022, in cui l’acqua di fusione infiltratasi aveva compromesso la stabilità della massa glaciale.[^8][^11]

Modelli numerici bidimensionali

Il modello GlaDS (Glacier Drainage System model, sviluppato nell’ambito del progetto europeo omonimo), validato sui ghiacciai alpini, accoppia drenaggio distribuito in cavità basali interconnesse e drenaggio canalizzato in condotti di tipo Röthlisberger. Consente di simulare la transizione stagionale tra un sistema “distribuito” (in primavera, alta pressione) e un sistema “canalizzato efficiente” (a fine estate, bassa pressione). Studi recenti con GlaDS applicati a casi paleoglaciali scandinavi e a ghiacciai alpini hanno confermato la struttura arborescente del reticolo, la localizzazione delle zone di alta pressione idrostatica e la sequenza stagionale di attivazione e collasso del sistema.[^20][^21][^10][^22]

Un limite rilevante rimane la non linearità della plasticità del ghiaccio: i modelli analitici strettamente corretti hanno difficoltà a riprodurre il comportamento reale, in particolare la periodicità annuale del ciclo di apertura e collasso delle condotte. L’integrazione tra dati di campo, tracciamenti e modellistica rappresenta oggi l’approccio più robusto per avanzare nella comprensione di questo “plumbing” sotterraneo, cruciale non solo per la glaciologia fondamentale ma anche per la gestione del rischio e delle risorse idriche alpine.[^23][^24][^4]


Il quadro d’insieme: un sistema in trasformazione

Il sistema idrodinamico endoglaciale dei ghiacciai alpini temperati può essere sintetizzato nelle sue fasi principali come segue: Fase stagionale Stato del sistema Pressione basale Effetto sul moto del ghiaccio Primavera (ripresa fusione) Reticolo insufficiente, sistema distribuito Elevata (possibile galleggiamento) Accelerazione basale Estate (apice fusione) Canali Röthlisberger pienamente sviluppati Bassa (drenaggio efficiente) Rallentamento Autunno (declino portata) Canali persistenti, alta capacità drenante Minima Stabilizzazione Inverno (assenza fusione) Collasso sotto i 50–60 m, riempimento d’acqua Variabile (intrappolamento) Nessuno

Il cambiamento climatico sta alterando questa ciclicità. Temperature medie più elevate incrementano i volumi d’acqua che transitano nei sistemi endoglaciali, le grotte si ampliano, i mulini diventano più attivi e per periodi più lunghi. In cinque mesi di fusione estiva, il Mittelbergferner nelle Alpi Venoste ha perso fino a 4 m di spessore nel 2025. Il risultato complessivo, documentato da due decenni di osservazioni del Progetto Speleologia Glaciale su ghiacciai come Forni, Gorner e Aletsch, è un progressivo indebolimento strutturale delle masse glaciali dall’interno — un fenomeno invisibile dall’esterno ma fondamentale per comprendere la reale dinamica di deglaciazione.[^25][^26][^8]


Glossario dei termini chiave

  • Bédière: torrente epiglaciale che scorre sulla superficie del ghiacciaio, alimentato dalla fusione[^5]
  • Mulino glaciale: cavità verticale scavata dall’acqua di fusione che penetra in una frattura del ghiaccio; funziona da inghiottitoio del sistema endoglaciale[^3]
  • Cavità di contatto: grotta che si forma tra il ghiaccio e il substrato roccioso o morenico, spesso ai margini o alla fronte del ghiacciaio[^3]
  • Criocarsismo / Termocarsismo: insieme dei fenomeni di erosione e formazione di cavità nel ghiaccio per azione dell’acqua, per analogia con il carsismo in rocce solubili[^3]
  • Canale di Röthlisberger: condotto subglaciale a sezione circolare che tende ad ampliarsi in risposta al flusso d’acqua; costituisce il sistema di drenaggio “canalizzato efficiente”[^10][^9]
  • GLOF (Glacial Lake Outburst Flood): inondazione improvvisa causata dallo svuotamento di un lago glaciale, inclusi quelli endoglaciali non visibili in superficie[^8]
  • Superficie piezometrica endoglaciale: livello dell’acqua in pressione all’interno delle condotte sommerse del ghiacciaio[^4]

References

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  3. La Venta – Ice Project – Gorner and Alestch – Ferrino

Fonti
[1] Torrente epiglaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Torrente_epiglaciale
[2] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio … https://www.laventa.it/documenti/morfologia-ed-evoluzione-dei-mulini-del-gorner_35313.pdf
[3] Come si formano le grotte nel ghiaccio, ricerca a cura di … https://www.scintilena.com/come-si-formano-le-grotte-nel-ghiaccio-ricerca-a-cura-di-eni-scuola/06/21/
[4] [PDF] Morfologia dei ghiacciai – CAI SEM Milano https://caisem.org/scuola/didattica/generale/Morfologia_ghiacciai.pdf
[5] Mulino glaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Mulino_glaciale
[6] Grotte e mulini glaciali https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[7] [PDF] bollettino del gruppo grotte cai novara http://www.gruppogrottenovara.it/Labirinti/Labirinti_26.pdf
[8] Il modellamento glaciale (superiori) – Wikiversità https://it.wikiversity.org/wiki/Il_modellamento_glaciale_(superiori)
[9] [PDF] NEL GHIACCIAIO DEI FORNI (ALTA VALTELLINA) https://digilander.libero.it/gsvcai/Pubblicazioni/Poligrotta/pdf/P3_Ghiacciaio_dei_Forni.pdf
[10] Modello genetico ed evolutivo dei mulini glaciali sulla base di … https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/1242
[11] Ghiacciaio dei Forni – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ghiacciaio_dei_Forni
[12] Prima modellazione di drenaggio glaciale | GlaDS Project – CORDIS https://cordis.europa.eu/article/id/151483-first-modelling-of-glacial-drainage/it
[13] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[14] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[15] [PDF] GHIACCIAIO – AINEVA https://aineva.it/wp-content/uploads/2015/12/nv69_6.pdf
[16] Analisi di dati georadar per l’individuazione di cavità endoglaciali = Analysis of georadar data for the detection of endoglacial cavities https://www.semanticscholar.org/paper/a3e42074fb6a78a8a49ec2f4152f4820eccffc3c
[17] Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/aac47009-36b6-414c-a17d-a894fd324d3c/Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable-1.pdf
[18] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[19] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[20] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[21] Relevance and Scale Dependence of Hydrological Changes in Glacierized Catchments: Insights from Historical Data Series in the Eastern Italian Alps https://www.mdpi.com/2073-4441/11/1/89/pdf?version=1546932241
[22] Hydrogeology of continental southern Italy https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/17445647.2018.1454352?needAccess=true
[23] La Carta idrografica d’Italia come fonte per la storia degli opifici idraulici alla fine dell’Ottocento. Il caso toscano https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/1302/924
[24] Development of the critical zone environment in the highly dynamic landscape of the Forni Glacier forefield: Winds, tree vegetation, pedogenesis and surface waters after glacier retreat https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/esp.5983
[25] A Stepwise Modelling Approach to Identifying Structural Features That Control Groundwater Flow in a Folded Carbonate Aquifer System https://www.mdpi.com/2073-4441/14/16/2475/pdf?version=1660214212
[26] Geological monitoring networks for risk management close to large rock cliffs: the case history of Gallivaggio and Cataeggio in the italian Alps https://gh.copernicus.org/articles/76/85/2021/gh-76-85-2021.pdf
[27] Hydrogeological Study of the Glacial—Fluvioglacial Territory of Grandate (Como, Italy) and Stochastical Modeling of Groundwater Rising https://www.mdpi.com/2076-3417/8/9/1456/pdf?version=1535117723
[28] Speleologia Glaciale 2021 al via il progetto “Northen Side of the … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-2021-al-via-il-progetto-northen-side-of-the-alps-con-alessio-romeo-e-francesco-sauro/06/10/
[29] Acque Segrete delle Dolomiti: gli acquiferi di alta quota – Scintilena https://www.scintilena.com/acque-segrete-delle-dolomiti-gli-acquiferi-di-alta-quota/08/19/
[30] A Lettomanoppello viaggio nella speleologia glaciale tra Gorner e … https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-viaggio-nella-speleologia-glaciale-tra-gorner-e-aletsch/11/12/
[31] Le riserve idriche solide delle Alpi: un viaggio nella storia dell’acqua che beviamo – Scintilena https://www.scintilena.com/le-riserve-idriche-solide-delle-alpi-un-viaggio-nella-storia-dellacqua-che-beviamo/02/08/
[32] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[33] Dossier-Le-Acque-di-origine-carsica-una-risorsa-strategica … https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2024/08/Dossier-Le-Acque-di-origine-carsica-una-risorsa-strategica.pdf
[34] La Carovana dei Ghiacciai 2025: un viaggio per … https://www.scintilena.com/la-carovana-dei-ghiacciai-2025-un-viaggio-per-raccontare-il-declino-dei-ghiacciai-alpini/07/23/
[35] Il Pianeta in Bancarotta Idrica: Una Ricerca Approfondita sulla Crisi … https://www.scintilena.com/il-pianeta-in-bancarotta-idrica-una-ricerca-approfondita-sulla-crisi-globale-dellacqua/01/26/
[36] [PDF] valle forni – AINEVA https://aineva.it/wp-content/uploads/Pubblicazioni/Rivista91/NV91-3.pdf
[37] [PDF] ghiacciaio – planpincieux – AINEVA https://aineva.it/wp-content/uploads/Pubblicazioni/Rivista95/NV95_6.pdf
[38] IL VECCHIO GIGANTE DI GHIACCIO: IL GHIACCIAIO DEI FORNI https://www.esero.it/climatedetectives/il-vecchio-gigante-di-ghiaccio-il-ghiacciaio-dei-forni/
[39] [PDF] Il lago epiglaciale del Ghiacciaio del Belvedere a Macugnaga (VB) https://www.arpa.piemonte.it/sites/default/files/media/2023-10/Macugnaga.pdf
[40] [PDF] CALCOLO DISTRIBUITO DELL’ABLAZIONE DEL GHIACCIAIO … https://www.politesi.polimi.it/retrieve/a81cb059-744d-616b-e053-1605fe0a889a/2010_10_Apollonio.pdf
[41] [PDF] RISCHIO GLACIALE E PERIGLACIALE IN AMBIENTE ALPINO https://www.protezionecivile.gov.it/static/b3211a1887bb9799916f0bfb6f293a40/documento-tecnico-glaciale-pag-sing-def.pdf
[42] Ghiacciaio – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ghiacciaio
[43] Sentiero Glaciologico Antonio Stoppani e Ardito Desio al Ghiacciaio … https://sites.unimi.it/glaciol/index.php/it/ita_steps/
[44] Rivelati 332 Canyon Sottomarini Intorno all’Antartide https://www.scintilena.com/rivelati-332-canyon-sottomarini-intorno-allantartide-la-mappa-piu-dettagliata-mai-realizzata/01/04/
[45] tomografia elettrica 3D per decifrare i segreti dei sinkhole https://www.scintilena.com/rivoluzione-nella-speleologia-italiana-tomografia-elettrica-3d-per-decifrare-i-segreti-dei-sinkhole/08/19/
[46] Groenlandia: Inondazione Crea un Vuoto Subglaciale di Due Chilometri – Scintilena https://www.scintilena.com/groenlandia-inondazione-crea-un-vuoto-subglaciale-di-due-chilometri/08/15/
[47] Finisce dopo 130 anni la misurazione tradizionale del … https://www.scintilena.com/finisce-dopo-130-anni-la-misurazione-tradizionale-del-ghiacciaio-del-ventina/08/21/
[48] Monitoraggio delle grotte con geomatica e geofisica: il caso Bossea … https://www.scintilena.com/monitoraggio-delle-grotte-sotterranee-con-geomatica-e-geofisica-il-caso-bossea-mostra-la-risposta-sismica-a-temperatura-e-pioggia-12/09/01/
[49] Quanto tempo impiega una stalattite per crescere di un … https://www.scintilena.com/quanto-tempo-impiega-una-stalattite-per-crescere-di-un-centimetro/08/18/
[50] Dentro i Ghiacciai Alpini: Una Serata di Esplorazioni e Ricerche https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-alpini-una-serata-di-esplorazioni-e-ricerche/11/17/
[51] Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella … https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-nascosto-delle-alpi-giulie-svela-le-sue-origini-nella-piccola-eta-glaciale/04/10/
[52] Terremoti lenti: cosa sono https://www.scintilena.com/terremoti-lenti-cosa-sono/10/24/
[53] Una donnola a caccia di pipistrelli all’ingresso della grotta – Scintilena https://www.scintilena.com/una-donnola-a-caccia-di-pipistrelli-allingresso-della-grotta-documentata-per-la-prima-volta-la-predazione-durante-lemergenza-primaverile/03/04/
[54] “Mezza Europa”: lo speciale del Journal for Nature Conservation … https://www.scintilena.com/now-i-have-enough-information-to-write-the-article-let-me-compose-the-news-piece-according-to-the-space-instructions/03/09/
[55] [PDF] Analisi fotogrammetrica con immagini satellitari dell … – POLITesi https://www.politesi.polimi.it/retrieve/f04797bb-25c9-4fac-9b90-dff5132c0db3/2025_04_Cerina.pdf
[56] [PDF] LE FORME GLACIALI E PERIGLACIALI – Moodle@Units https://moodle2.units.it/pluginfile.php/404160/mod_resource/content/0/17_Geomorfologia_glaciale_2019-2020.pdf
[57] [PDF] Monitoraggio di un ghiacciaio alpino – WebThesis https://webthesis.biblio.polito.it/37116/1/tesi.pdf
[58] [PDF] Lez 6 Morfologia dei ghiacciai A1_2014 – Cai BOZZOLO https://www.caibozzolo.it/Icone/Materiale%20Didattico/Corso%20di%20Alpinismo%202014/Morfologia%20dei%20ghiacciai%20A1_2014.pdf
[59] [PDF] UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRIESTE – OpenstarTs https://www.openstarts.units.it/bitstream/10077/2671/1/TESI_WBF_ADL.pdf
[60] Alpi, 2022 l’anno nero dei ghiacciai. Perdite di neve e ghiaccio … https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/anno-nero-dei-ghiacciai-alpini–in-progress—-660952
[61] [PDF] MORFOLOGIA GLACIALE E PERIGLACIALE https://www.igmi.org/italia-atlante-dei-tipi-geografici/++theme++igm/atlante_tipi_geografici/pdf/morfoglaciale.pdf

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Grotte effimere: la filosofia dello speleologo che entra in un luogo che non rivedrà mai più

Máj 2nd 2026 at 11:00

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Esplorare una cavità destinata a scomparire pone domande etiche e scientifiche inedite. La glaciospeleologia non è solo tecnica: è un confronto con il tempo, con la perdita e con la responsabilità verso ciò che non esiste più


L’effimero come categoria speleologica: esplorare grotte glaciali temporanee

In speleologia si parla spesso di preservare ciò che si trova. Ma cosa si preserva quando l’oggetto dell’esplorazione si trasformerà in acqua di ruscello entro pochi mesi? Le grotte glaciali pongono domande filosofiche che nessun’altra frontiera sotterranea ha mai sollevato con tale urgenza.

La glaciospeleologia — la branca della speleologia dedicata all’esplorazione delle cavità nei ghiacciai — opera in un territorio radicalmente diverso da quello classico. Le grotte nel ghiaccio non sono strutture perenni. Si formano per lo più a causa dell’acqua di fusione, che scolpisce nel ghiaccio tunnel e saloni talvolta di dimensioni enormi. Queste strutture possono collassare o sparire nel giro di una stagione. Chi entra in una grotta glaciale non sta esplorando un luogo che rimarrà lì ad attendere i successori. Sta entrando in qualcosa che non esiste già più nella sua interezza, e che domani potrebbe non esistere affatto.[1]

Nelle grotte in roccia, il principio fondamentale è “non lasciare tracce”. Qui, la sfida è opposta: lasciare le tracce più complete possibili, perché quelle grotte glaciali scompariranno comunque. L’etica dell’esplorazione in ambienti glaciali temporanei non riguarda la conservazione fisica, ma la conservazione della memoria. La categoria dell’effimero entra così, per la prima volta nella storia della disciplina, come dato strutturale e non come eccezione.[2]

Il ghiaccio, da questo punto di vista, si comporta come una roccia in versione accelerata. In un sistema carsico classico, fenomeni analoghi richiedono migliaia di anni. In un ghiacciaio, lo speleologo può osservare in scala umana ciò che in natura richiede ere geologiche. È questa compressione del tempo a rendere le grotte glaciali un laboratorio filosofico oltre che scientifico.[1]


Documentare per non dimenticare: fotografia e rilievo speleologico come atti scientifici

La documentazione fotografica e topografica delle grotte glaciali non è un’attività accessoria: è la ragion d’essere dell’esplorazione stessa. In ambienti destinati a scomparire, il rilievo diventa l’unica forma di sopravvivenza della grotta.[3]

Il Progetto Speleologia Glaciale (PSG), attivo dal 2008 e nato dalla collaborazione tra il Gruppo Speleologico CAI Varallo, il Gruppo Grotte Milano CAI SEM e il Gruppo Grotte CAI Saronno, ha fatto della documentazione sistematica il suo metodo principale. In circa vent’anni di attività, il PSG ha registrato grandi cambiamenti sia esterni sia interni ai ghiacciai vallivi delle Alpi, come Aletsch, Gorner e Forni. I rilievi topografici, le fotografie e le misurazioni morfologiche sono l’unico archivio di luoghi che il tempo ha già cancellato o sta cancellando.[4][1]

Paolo Testa, speleologo e presidente del Gruppo Speleologico CAI Varallo, sintetizza questo approccio con una frase precisa: “La fragilità di questi ambienti ci ricorda quanto sia effimero ciò che ci sembra solido, e quanto sia prezioso viverlo e documentarlo — se si è in possesso delle necessarie capacità — finché esiste.” Non è retorica: è un programma operativo. La grotta del Pitzaler Gletscher, esplorata il 31 dicembre 2025 da Testa insieme a Daniele Sighel, Lorenzo Bordin, Maria F. Trombini e altri, è stata documentata con fotografie puntuali durante tutta la progressione, sapendo che l’ambiente sarebbe cambiato radicalmente entro la stagione successiva.[1]

Gli strumenti della documentazione speleologica si sono evoluti. Dalla bussola e dal clinometro tradizionali, si è passati ai distanziometri laser DistoX e poi agli scanner LiDAR, che permettono di acquisire nuvole di punti tridimensionali con elevata accuratezza. In un contesto glaciale, questa evoluzione tecnica ha un peso particolare: più veloce è il rilievo, più alta è la probabilità di documentare la grotta prima che collassi.[5][3]


La responsabilità del primo esploratore in un ambiente glaciale destinato a sparire

Chi esplora per primo una grotta glaciale si trova in una posizione di responsabilità asimmetrica. Non c’è un secondo esploratore che potrà correggere errori o colmare lacune: nella maggior parte dei casi, non ci sarà una seconda esplorazione.[1]

Questa condizione modifica profondamente l’etica dell’esplorazione in ambienti glaciali temporanei. Il primo esploratore non è solo un esploratore: è un testimone, un archivista, uno scienziato. Il racconto di Andrea Benassi sul Gepatschferner (Alpi Venoste, versante austriaco) illustra questa responsabilità nel concreto: “Purtroppo la lingua che scende sul versante austriaco negli ultimi decenni ha subito un forte ritiro sia in lunghezza che in massa. Esploriamo circa 300 metri di condotte subglaciali distribuite su due linee di drenaggio.” Trecento metri di gallerie che, con ogni probabilità, non esisteranno più tra qualche anno.[1]

Il Progetto Speleologia Glaciale ha codificato questa responsabilità in un protocollo di ricerca che include rilievo topografico, fotografia, annotazioni morfologiche e misurazioni idrologiche. Ogni esplorazione in una grotta glaciale è, di fatto, l’unica occasione di documentazione esistente. Il taccuino dello speleologo glaciale diventa così il certificato di nascita e di morte di un luogo. Nessun’altra disciplina speleologica affronta questa condizione con tale sistematicità.[1]

La consapevolezza di operare in ambienti effimeri impone anche una diversa gestione del rischio. I crolli di ghiaccio sono frequenti, le vasche d’acqua interne possono essere imprevedibili, le gallerie si restringono o si bloccano senza preavviso. Il primo esploratore deve bilanciare la profondità dell’esplorazione con la sicurezza: rinunciare a un tratto inesplorato è spesso la scelta più responsabile, anche se quella sezione scomparirà senza mai essere conosciuta.[1]


Il lutto geologico: quando la grotta esplorata scompare nel nulla

C’è una dimensione emotiva nell’attività del glaciospeleologo che raramente viene discussa. Gli speleologi che tornano su un ghiacciaio dopo un anno o due trovano spesso non solo cavità modificate, ma paesaggi completamente trasformati. Il “lutto geologico” non è una metafora: è una risposta psicologica documentabile di fronte alla perdita di luoghi con cui si è instaurato un rapporto di conoscenza diretta.[4]

Paolo Testa documenta questa trasformazione con dati precisi. Sul ghiacciaio del Mont Miné, fotografato nel 2016 e poi nel 2025, la zona di ablazione è ormai ridotta a una distesa di materiale detritico. Le cavità di contatto che il PSG aveva rilevato nei cicli precedenti non esistono più. Non sono cambiate: non ci sono. La grotta che si è esplorata, descritta, fotografata, condivisa con i colleghi, è semplicemente scomparsa.[4]

Nel ghiacciaio del Gorner, oggetto di indagini glaciospeleologiche approfondite, il ritiro è diventato così accentuato da rendere irriconoscibili le aree già esplorate. “Il Gorner ormai non è più connesso al Grenz”, racconta uno speleologo, “e le sue acque contribuiscono alla fusione della lingua principale, aggredendola da sotto.” Una “fusione nascosta”, difficile da rilevare perfino dalle immagini satellitari. Chi ha esplorato quelle gallerie interne porta con sé una testimonianza che non ha riscontro fisico: la memoria di luoghi che non lasciano rovine, solo acqua.[6]

Questo lutto non paralizza l’attività: la stimola. È proprio la consapevolezza della perdita imminente che spinge i glaciospeleologi a tornare, ogni stagione, con strumenti sempre più precisi e con la determinazione di documentare ogni metro esplorabile prima che scompaia.[7]


Grotte glaciali come metafora del cambiamento climatico: un’aula a cielo aperto

Le grotte glaciali non sono solo oggetto di studio del cambiamento climatico: ne sono la rappresentazione più immediata e comprensibile. Entrare in una cavità nel ghiaccio e sapere che non esisterà più tra un anno è un’esperienza pedagogica che nessun grafico o rapporto scientifico può replicare.[8]

I dati confermano la drammaticità del fenomeno. Tra il 2022 e il 2023 si è verificata una perdita del 10% del volume glaciale complessivo delle Alpi italiane. Il ghiacciaio della Marmolada ha registrato picchi di perdita di spessore fino a 7-10 centimetri al giorno durante l’estate, con un arretramento complessivo di 1.200 metri dal 1888. Dal 2000 al 2023, la perdita totale di massa glaciale a livello globale ha raggiunto 6.542 miliardi di tonnellate. L’Europa centrale rischia di perdere il 100% della copertura glaciale entro il 2100.[9][10]

In questo contesto, le grotte glaciali degli Himalaya studiate da Jason Gulley (Università della Florida del Sud) e Doug Benn (Università di St Andrews) funzionano come “tunnel di drenaggio” che accelerano il collasso dei ghiacciai dall’interno. Nei ghiacciai alpini, i mulini glaciali veicolano significativi flussi d’aria, accelerando la fusione del ghiaccio, innescando collassi e sublimazioni. Ciò che lo speleologo documenta entrando in una grotta glaciale è esattamente il meccanismo fisico del cambiamento in atto.[11][7]

Il 2025 è stato proclamato dall’UNESCO Anno Internazionale della Conservazione dei Ghiacciai. In questo quadro, la speleologia glaciale si trova a svolgere un ruolo che va ben oltre l’esplorazione: produce dati di monitoraggio sull’evoluzione interna dei ghiacciai che i sistemi di osservazione classici non possono raggiungere. La grotta glaciale come aula a cielo aperto è, al tempo stesso, un laboratorio scientifico e un promemoria permanente della velocità con cui il pianeta sta cambiando.[8][9]


Speleologi e glaciologi a confronto: il dialogo tra discipline al convegno “Vuoto e Ghiaccio”

Il dialogo tra speleologia e glaciologia non è automatico. Sono discipline con metodi, linguaggi e priorità diverse. Il convegno nazionale “Vuoto e Ghiaccio: speleologia e scienza nelle grotte glaciali italiane”, organizzato dal Gruppo Grotte CAI Novara il 22 settembre 2018 ad Agognate, ha rappresentato uno dei momenti più strutturati di confronto tra questi due mondi.[12][13]

Il convegno si è proposto di favorire la condivisione di conoscenze tra studiosi di ghiacciai e speleologi che ne esplorano l’interno. La contemporanea presenza di ricercatori accademici e speleologi “di campo” ha prodotto un confronto su aspetti morfologici, climatici e documentari delle cavità glaciali italiane. I temi trattati spaziavano dalle esplorazioni nei ghiacciai dell’arco alpino italiano ai “ghiacciai del Monte Rosa sopra e sotto”, fino al dibattito su punti di contatto e interazioni tra speleologia glaciale e scienza glaciologica.[14][15][16]

Il confronto tra discipline è necessario perché i glaciologi osservano i ghiacciai dall’esterno e dall’alto, spesso tramite satellite o misurazioni di superficie. Gli speleologi, al contrario, entrano fisicamente nell’oggetto di studio. Questa prospettiva “dall’interno” produce dati che non possono essere ottenuti in altro modo: morfologia delle gallerie, portate idriche, temperatura locale, struttura degli scallops di parete, presenza di sedimenti. Il Progetto Speleologia Glaciale nasce esattamente per sistematizzare questo contributo e renderlo utilizzabile dalla comunità scientifica più ampia.[1]

A livello internazionale, gli IWIC (International Workshop on Ice Caves) costituiscono il forum scientifico principale su questi temi. L’edizione italiana, la quinta, si è tenuta nel 2012 in Lombardia con ampio contributo degli speleologi del PSG. L’undicesima edizione si è svolta nel febbraio 2026 in Romania. Questi appuntamenti dimostrano che il dialogo tra speleologia e glaciologia non è un fatto episodico: è un campo di ricerca in crescita, reso urgente proprio dalla velocità con cui gli ambienti oggetto di studio stanno scomparendo.[1]

Le grotte glaciali effimere pongono dunque domande che investono insieme l’etica, la scienza e la percezione del tempo. Esplorarle è, in ogni caso, un atto consapevole di conservazione della memoria di un mondo che si sta sciogliendo.[4]

Fonti
[1] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[2] Gruppo di Lavoro Glaciospeleologia | speleolombardia.it https://speleolombardia.wordpress.com/commissione-scientifica/gruppo-di-lavoro-glaciospeleologia/
[3] Mappe dall’Oscurità: Come si Crea la Cartografia del … – Scintilena https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-si-crea-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo/10/05/
[4] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[5] Tecnologia Speleologica: I Nuovi Strumenti per Esplorare le Grotte https://www.scintilena.com/tecnologia-speleologica-i-nuovi-strumenti-per-esplorare-le-grotte/08/21/
[6] Addio alle cattedrali di ghiaccio: a settembre 2024 il Gorner si … https://www.scintilena.com/addio-alle-cattedrali-di-ghiaccio-a-settembre-2025-il-gorner-si-sgretolava-sotto-il-caldo-record/04/20/
[7] I ghiacciai degli speleologi – Lo Scarpone https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/ghiacciai-speleologi/
[8] SPECCHI CLIMATICI SOTTERRANEI https://www.scintilena.com/specchi-climatici-sotterranei-la-mostra-ghiacciai-nascosti-rivela-i-segreti-di-ecosistemi-fragili-nelle-prealpi-venete/01/24/
[9] 2025, l’anno dei ghiacciai: tra perdita del ghiaccio e futuro dell’acqua https://www.scienzainrete.it/articolo/2025-lanno-dei-ghiacciai-tra-perdita-del-ghiaccio-e-futuro-dellacqua/grazia-giampaolo/2025
[10] I ghiacciai stanno scomparendo: miliardi di tonnellate di … https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/i-ghiacciai-stanno-scomparendo-miliardi-di-tonnellate-di-ghiaccio-perse-ogni-anno/
[11] Grotte glaciali himalayane: acceleratori silenziosi dello scioglimento … https://www.scintilena.com/grotte-glaciali-himalayane-acceleratori-silenziosi-dello-scioglimento-dei-ghiacciaisottotitolo-formazioni-sotterranee-scavate-dallacqua-di-fusione-minacciano-linstabilita-idrogeologica-e-le-comu/02/06/
[12] [PDF] “Vuoto e Ghiaccio. Speleologia e scienza nelle grotte glaciali … https://www.estmonterosa.it/images/eventi/2018/2018.09.22-vuoto-e-ghiaccio-speleologia-scienza-grotte-glaciali-italiane-convegno-agognate-cs.pdf
[13] VUOTO E GHIACCIO – Convegno di speleologia glaciale a Novara https://www.scintilena.com/vuoto-e-ghiaccio-convegno-di-speleologia-glaciale-a-novara-22-settembre-2018-prima-circolare/04/05/
[14] CONVEGNO DI GLACIOSPELEOLOGIA – IL PROGRAMMA https://cainovara.it/convegno-di-glaciospeleologia-2/
[15] VUOTO e GHIACCIO – Comitato Scientifico Centrale https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2018/09/PROGRAMMA_NOVARA.pdf
[16] Eventi – Comitato Scientifico Centrale https://csc.cai.it/category/notizie/eventi/page/8/
[17] Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/aac47009-36b6-414c-a17d-a894fd324d3c/Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable-1.pdf
[18] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[19] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[20] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[21] Comunicazione e didattica archeologica in scavi aperti e non ultimati: spunti di riflessione dalla Casa delle bestie ferite (Aquileia) https://www.uco.es/ucopress/ojs/index.php/anarcor/article/download/12449/11128
[22] L’eruzione laterale dell’Etna del 30-6-1942 e susseguenti fenomeni esplosivi al cratere centrale https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6000/5928
[23] Speleo-escursione alla Miniera di Cave del Predil: gallerie turistiche … https://www.scintilena.com/speleo-escursione-alla-miniera-di-cave-del-predil-gallerie-turistiche-e-zona-speleologica-sotto-la-sala-santa-barbara/02/28/
[24] Ghiaccio e fuoco: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda … https://www.scintilena.com/ghiaccio-e-fuoco-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda-firmate-da-speleologi-italiani-sulla-rivista-del-cai/01/16/
[25] La Memoria Radioattiva Nascosta nelle Grotte di Ghiaccio – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-come-archivi-di-radioattivita-ambientale-pre-moderna/07/25/
[26] Dalle Leggende al Metodo Scientifico: La Speleologia nel … https://www.scintilena.com/dalle-leggende-al-metodo-scientifico-la-speleologia-nel-rinascimento/01/22/
[27] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[28] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[29] Sotto ai ghiacciai, scansione 3D dei mulini glaciali – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-ai-ghiacciai-scansione-3d-dei-mulini-glaciali-con-la-venta-inside-the-gorner-glacier/01/27/
[30] speleologia d’esplorazione e d’avventura in Islanda e sulle Alpi https://www.scintilena.com/tra-ghiaccio-e-fuoco-speleologia-desplorazione-e-davventura-in-islanda-e-sulle-alpi/01/22/
[31] Esplorazione in Groenlandia: una finestra sul passato climatico … https://www.scintilena.com/esplorazione-in-groenlandia-una-finestra-sul-passato-climatico-della-terra/01/22/
[32] [PDF] DELLE GROTTE CON GHIACCIO NELLE ALPI PIEMONTESI https://aineva.it/wp-content/uploads/Pubblicazioni/Rivista96/NV96_06.pdf
[33] Scioglimento dei ghiacciai: cos’è, cause, conseguenze https://www.sanpellegrino-corporate.it/impegno-per-ambiente/scioglimento-dei-ghiacciai-cause-conseguenze
[34] [PDF] EMILIANA – la vena del gesso romagnola https://www.venadelgesso.it/2019/se/se12.pdf
[35] Scioglimento dei ghiacciai: cause e conseguenze future – Wise Society https://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/scioglimento-dei-ghiacciai-cause-e-scenari-futuri/
[36] Nel mondo nascosto delle grotte glaciali: il caso del ghiacciaio … https://www.montagna.tv/207787/nel-mondo-nascosto-delle-grotte-glaciali-il-caso-del-ghiacciaio-gruviera-della-vallelunga/
[37] [PDF] GROTTE DI GHIACCIO – Periodici del CAI https://tecadigitale.cai.it/periodici/PDF/Montagne%20360/Montagne%20360_004_010_2015.pdf
[38] [PDF] Speleologia! … Che cos’è? https://www.fsrfvg.it/sopraesotto/Sopra-e-sotto-il-Carso-2017-07.pdf
[39] LA SITUAZIONE DEI GHIACCIAI NELLE ALPI PIEMONTESI https://www.arpa.piemonte.it/sites/default/files/media/2024-06/Ecoscienza_la%20situazione%20dei%20ghiacciai%20nelle%20Alpi%20Piemontesi_2023_1.pdf
[40] Speleologia e psicoterapia – analisi-reichiana.it https://www.analisi-reichiana.it/psicoterapiaanaliticareichiana/index.php/home-page/25-rivista/numero-2-2016/197-speleologia-e-psicoterapia
[41] [PDF] Grotte e fenomeno carsico https://www.ggcr.altervista.org/img/documenti/habitat.pdf
[42] Notulae to the Italian native vascular flora: 10 https://italianbotanist.pensoft.net/article/60743/download/pdf/
[43] Mappe o Capolavori? Scopri come il Rilievo Speleologico … https://www.scintilena.com/mappe-o-capolavori-scopri-come-il-rilievo-speleologico-si-trasforma-in-inaspettata-arte/08/13/
[44] Tracce di glaciazioni antiche nei Monti Lessini: scoperte … – Scintilena https://www.scintilena.com/tracce-di-glaciazioni-antiche-nei-monti-lessini-scoperte-nelle-prealpi-venete/08/08/
[45] [PDF] Raccolta Luglio 2023 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[46] Mappe sotterranee al servizio della sicurezza: quando la cartografia … https://www.scintilena.com/mappe-sotterranee-al-servizio-della-sicurezza-quando-la-cartografia-delle-grotte-diventa-strumento-di-prevenzione/10/06/
[47] Non Solo Mappe, Ma Capolavori: la Cartografia Sotterranea tra … https://www.scintilena.com/non-solo-mappe-ma-capolavori-la-cartografia-sotterranea-tra-scienza-e-arte/04/26/
[48] un webinar sulla misurazione e il rilievo in grotta https://www.scintilena.com/evoluzione-degli-archivi-del-vuoto-un-webinar-sulla-misurazione-e-il-rilievo-in-grotta/03/01/
[49] Mappe dall’Oscurità: come nasce la cartografia del mondo sotterraneo https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-nasce-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo-3/04/25/
[50] GUIDA DIVULGATIVA ALLA SPELEOLOGIA – Scintilena https://www.scintilena.com/guida-accademico-divulgativa-alla-speleologia/01/21/
[51] A Lettomanoppello la presentazione del libro sulla speleologia in … https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-la-presentazione-del-libro-sulla-speleologia-in-cavita-artificiali-pericoli-rischi-e-linee-guida/02/20/
[52] Mappe delle Grotte: Strumento Scientifico per la Sicurezza del … https://www.scintilena.com/mappe-delle-grotte-strumento-scientifico-per-la-sicurezza-del-territorio-e-la-gestione-delle-acque-sotterranee/04/26/
[53] Glaciospeleologia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/glaciospeleologia/
[54] Evoluzione e scomparsa dei ghiacciai delle Alpi, gli … https://www.insalutenews.it/in-salute/evoluzione-e-scomparsa-dei-ghiacciai-delle-alpi-gli-scenari-al-2100/
[55] TopografiaIpogea – Rilievo di Grotta https://sites.google.com/site/topografiaipogea/home/riievo-in-grotta
[56] [PDF] IL GROTTESCONE – Gruppo Grotte Milano http://www.gruppogrottemilano.it/resource/pdf/grottesco/grottesco57.pdf
[57] Evoluzione e scomparsa dei ghiacciai delle Alpi: gli scenari al 2100 https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/9879/evoluzione-e-scomparsa-dei-ghiacciai-delle-alpi-gli-scenari-al-2100
[58] Modulistica per corsi di speleologia – boegan.it https://www.boegan.it/2019/09/modulistica-per-corsi-di-speleologia/
[59] Ritiro dei ghiacciai – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ritiro_dei_ghiacciai

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  • Dai mulini glaciali dell’Alaska ai satelliti di Giove: la speleologia che guarda le stelle
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Dai mulini glaciali dell’Alaska ai satelliti di Giove: la speleologia che guarda le stelle

Máj 2nd 2026 at 10:00

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Il Progetto GEMINI studia le fratture dei ghiacciai dell’Alaska per capire la tettonica di Europa, Ganimede ed Encelado. Una ricerca finanziata dal National Geographic che mette insieme INAF, Università di Padova e La Venta Esplorazioni Geografiche.


Il Progetto GEMINI: obiettivi, partner e finanziamento National Geographic

Il Progetto GEMINI — acronimo di Glacial Environment deformation Mechanisms to INfer Icy satellites tectonics — è un’iniziativa di ricerca scientifica finanziata dal National Geographic Grant Programme. Il riconoscimento è stato assegnato al progetto guidato da Costanza Rossi dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Padova, che ne è la responsabile scientifica.[1][2][3]

Al gruppo di ricerca partecipano il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e l’associazione La Venta Esplorazioni Geografiche, che fornisce supporto tecnico e logistico sul campo. L’obiettivo dichiarato è esplorare il legame tra le fratture osservate nei ghiacciai dell’Alaska e quelle presenti sulla superficie dei satelliti ghiacciati di Giove e Saturno: Ganimede, Europa ed Encelado. Il progetto è sostenuto da sponsor tecnici come Ferrino Outdoor, VIGEA, MilesBeyond, Explorer Cases e Tiberino 1888.[3][4][1]


Juneau Icefield: un campo di ghiaccio dell’Alaska come laboratorio naturale

Il Juneau Icefield, situato nell’area della capitale dell’Alaska, è uno dei più vasti campi di ghiaccio al mondo ed è stato scelto come laboratorio naturale principale del Progetto GEMINI. La zona sta attraversando un significativo ritiro glaciale negli ultimi anni: di recente, il Mendenhall Glacier ha rilasciato improvvisamente acqua di fusione, con un rischio alluvione — fortunatamente scongiurato — per le aree periferiche di Juneau.[2][4][1]

Il Ghiacciaio Taku, che rientra nel sistema di Juneau, raggiunge uno spessore prossimo ai 1.500 metri, rendendolo il ghiacciaio alpino più spesso del mondo. Proprio questa profondità e complessità strutturale lo rende adatto allo studio multiscala delle fratture. Il team combina rilievi diretti sul campo con osservazioni satellitari, costruendo cartografie multiscala che permettono di leggere la geometria delle deformazioni glaciali a diverse scale.[4][1][3]


Fratture nei ghiacciai terrestri e faglie su Europa: le analogie morfologiche

Uno dei punti cardine del Progetto GEMINI è il confronto tra le fratture generate dal flusso glaciale in Alaska e i sistemi di faglie estesi sulla superficie dei satelliti ghiacciati. Europa, Ganimede ed Encelado presentano cros?? di ghiaccio deformate da forze interne che generano vasti sistemi di zone di frattura, spesso interpretati come possibili connessioni con gli oceani liquidi nascosti sotto la superficie.[5][1]

Lo studio di questi corpi celesti si basa quasi esclusivamente sulle immagini acquisite dalle sonde spaziali, che però offrono dati limitati su piccola scala. Per questo motivo, l’analisi degli analoghi terrestri — come i ghiacciai dell’Alaska — diventa fondamentale: il flusso glaciale genera fratture morfologicamente simili a quelle rilevate sui satelliti ghiacciati. Le conoscenze acquisite su scala terrestre vengono poi trasferite all’interpretazione dei dati planetari, dove mancano osservazioni locali dettagliate.[1][2][3]


Il contributo di La Venta: valutare i mulini glaciali come sedi di indagine

Il contributo specifico di La Venta Esplorazioni Geografiche al Progetto GEMINI riguarda la valutazione del potenziale esplorativo dei mulini glaciali. Le prospezioni sono condotte da Alessio Romeo, membro dell’associazione, che nel corso della spedizione 2025 analizza l’idoneità di queste strutture come siti di indagine scientifica.[2][3]

I mulini glaciali sono condotti verticali o quasi verticali nel ghiaccio attraverso i quali l’acqua di fusione scende verso il basso. Nel contesto del Progetto GEMINI, questi canali vengono valutati come possibili simulatori di carotaggi profondi nei ghiacci di Europa o Ganimede. Si tratta, in sostanza, di verificare se i mulini terrestri possano costituire un modello operativo per le future missioni di esplorazione del sottosuolo ghiacciato dei satelliti gioviani. La speleologia glaciale porta così il suo bagaglio tecnico direttamente al servizio della pianificazione astrogeologica.[4][1]


Ganimede, Europa, Encelado: cosa ci aspettiamo di trovare sotto il ghiaccio

Europa, uno dei satelliti galileiani di Giove, ha un diametro equatoriale di circa 3.100 km ed è leggermente più piccola della nostra Luna. Le temperature sulla sua superficie raggiungono i ?227 °C ai poli, ma sotto la crosta di ghiaccio si ritiene nascosto un oceano di acqua liquida mantenuto da forze mareali. Encelado, satellite di Saturno, presenta pennacchi d’acqua che fuoriescono da fessure nel ghiaccio, confermando l’esistenza di un oceano sotterraneo profondo.[6][7]

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha individuato proprio Encelado come obiettivo prioritario del programma Voyage 2050, con una missione di classe large prevista per il lancio intorno agli anni 2040. Su Ganimede, la luna più grande del Sistema Solare, la ricercatrice Costanza Rossi ha a lungo studiato le strutture tettoniche della superficie ghiacciata, rilevando come i tangles di strutture che attraversano il satellite su scala globale rappresentino prove fondamentali di processi geologici passati — e forse ancora attivi — collegati all’oceano sottostante. Il Progetto GEMINI si inserisce esattamente in questo quadro: i dati raccolti in Alaska guideranno le future missioni spaziali nell’identificare le strutture più promettenti per l’esplorazione del sottosuolo ghiacciato.[5][6][1][4]


Perché la speleologia è la disciplina del futuro anche per l’astrogeologia

La speleologia glaciale sta diventando un punto di riferimento per l’esplorazione planetaria. La capacità di entrare fisicamente nelle strutture del ghiaccio — fratture, mulini, canali di scorrimento — fornisce una comprensione dei processi di deformazione che nessuna immagine satellitare può restituire completamente. Il Progetto GEMINI ne è un esempio concreto: unisce l’esplorazione di campo con la modellazione scientifica per colmare il divario tra ciò che le sonde spaziali osservano e ciò che accade realmente all’interno di una crosta ghiacciata.[3][1][2][4]

L’approccio multiscala adottato — che integra rilievi diretti, dati da satellite terrestre e immagini delle sonde planetarie — apre la strada a un modello unificato di analisi delle fratture glaciali e planetarie. Entro la fine del 2025, il progetto prevede di produrre mappe innovative e linee guida operative per le missioni di esplorazione future. In questo scenario, lo speleologo che scende in un mulino dell’Alaska non studia solo il ghiaccio sotto i propri piedi: contribuisce a disegnare le rotte di esplorazione di oceani nascosti a centinaia di milioni di chilometri dalla Terra.[1][2][4]

Fonti
[1] La Venta Esplorazioni Geografiche – Facebook https://www.facebook.com/laventateam/posts/-%F0%9D%90%80%F0%9D%90%8B%F0%9D%90%80%F0%9D%90%92%F0%9D%90%8A%F0%9D%90%80-%F0%9D%9F%90%F0%9D%9F%8E%F0%9D%9F%90%F0%9D%9F%93-%F0%9D%90%86%F0%9D%90%84%F0%9D%90%8C%F0%9D%90%88%F0%9D%90%8D%F0%9D%90%88-%F0%9D%90%8F%F0%9D%90%91%F0%9D%90%8E%F0%9D%90%89%F0%9D%90%84%F0%9D%90%82%F0%9D%90%93the-gemini-project-glacial-environment-deformation-me/1069635945343917/
[2] From Alaskan Glaciers to Icy Moons: Unraveling Space Mysteries on … https://www.geoscienze.unipd.it/en/alaskan-glaciers-icy-moons-unraveling-space-mysteries-earth
[3] In Alaska per studiare i meccanismi di deformazione dell’ambiente … https://www.geoscienze.unipd.it/alaska-studiare-i-meccanismi-di-deformazione-dellambiente-glaciale-e-dedurre-la-tettonica-dei
[4] Progetto GEMINI in Alaska 2025: collegamenti tra ghiacciai e satelliti … https://www.scintilena.com/progetto-gemini-in-alaska-2025-collegamenti-tra-ghiacciai-e-satelliti-ghiacciati/09/03/
[5] GeoLog | Tectonics on Ice…. learning about Jupiter’s Icy Moons and … https://blogs.egu.eu/geolog/2023/01/25/tectonics-on-ice-learning-about-jupiters-ice-moons-and-the-juice-mission/
[6] Dopo Marte, più in là di Giove: l’Esa vuole Encelado https://www.media.inaf.it/2024/04/10/esa-encelado-alice-lucchetti/
[7] Europa: Jupiter’s icy moon | Natural History Museum https://www.nhm.ac.uk/discover/europa-icy-moon.html
[12] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[13] L’ultimo rifugio dei Neanderthal: sopravvissuti fino a 12mila … https://www.scintilena.com/lultimo-rifugio-quando-il-neanderthal-sopravvisse-il-doppio-di-quanto-credevamo/01/22/
[15] Grotta Norvegese di 75.000 Anni Rivela Tesori della Fauna … https://www.scintilena.com/grotta-norvegese-di-75-000-anni-rivela-tesori-della-fauna-artica-preistorica/08/09/
[17] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[18] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[21] ALASKA 2025 – PROGETTO “GEMINI” Oggi, 26 agosto … – Instagram https://www.instagram.com/p/DN0F9JJWhul/
[22] Analogue Icy Moon Simulations | AIMS | Project | Fact Sheet – CORDIS https://cordis.europa.eu/project/id/101171589

[25] Icy Worlds and their Analog Sites | News – NASA Astrobiology https://astrobiology.nasa.gov/news/icy-worlds-and-their-analog-sites/
[26] Pisa, 17-19 dicembre 2025 – Il risveglio di Encelado. Un’indagine … https://www.fondazionereturn.it/blog/2025/11/19/il-risveglio-di-encelado-unindagine-transdisciplinare-sul-rischio-e-il-disastro-geologico/

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  • La Venta e i ghiacciai: come un’associazione italiana è diventata riferimento mondiale nella speleologia glaciale
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La Venta e i ghiacciai: come un’associazione italiana è diventata riferimento mondiale nella speleologia glaciale

Máj 2nd 2026 at 09:00

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Nata nel 1991 in seno alla speleologia italiana, La Venta Esplorazioni Geografiche ha costruito in quarant’anni un corpus scientifico sulle cavità glaciali di tutto il mondo che non ha eguali. Dalla Patagonia all’Alaska, la storia di un primato tutto italiano nella glaciospeleologia


Il progetto Ghiaccio: le radici negli anni Ottanta

La storia della glaciospeleologia italiana affonda le radici nella prima metà degli anni Ottanta. È Giovanni Badino, Leonardo Piccini e Mario Vianelli — destinati a diventare soci fondatori di La Venta — a dare il via alle prime esplorazioni sul Ghiacciaio del Gorner, in Svizzera, nel 1985. Mario Vianelli è considerato il fondatore della speleologia glaciale in Italia: percorse molti ghiacciai alpini e comprese subito l’eccezionalità del Gorner.[1][2]

L’associazione La Venta Esplorazioni Geografiche viene fondata ufficialmente nel 1991 da un gruppo di amici con la passione per la speleologia. Quando nasce, il “progetto Ghiaccio” era già avviato: molti dei futuri soci fondatori avevano già partecipato a spedizioni sulle Alpi e persino in Patagonia. La nuova associazione dà un impulso decisivo a quella che Alessio Romeo, oggi coordinatore del progetto, definisce «una banca della speleologia glaciale» a livello mondiale.[3][4]

Le prime campagne sul Gorner risalgono agli anni 1985, 1986 e 1989. In quelle stagioni vengono esplorati una ventina di mulini glaciali fino a profondità di circa 140 metri. Nel 1989 viene scoperta e rilevata una complessa cavità epidermica sub-orizzontale di circa 200 metri di sviluppo al margine del ghiacciaio. Sono gli anni in cui la speleologia glaciale si consolida come disciplina autonoma, con i ricercatori italiani tra i più attivi al mondo.[5]


Il Gorner: la campagna simbolo tra il 1999 e il 2004

Il Ghiacciaio del Gorner, secondo ghiacciaio delle Alpi per estensione con circa 65 km², diventa il terreno privilegiato della glaciospeleologia italiana. La sua superficie di ablazione è caratterizzata da torrenti epiglaciali, piccole vallecole e profondi mulini glaciali che assorbono le acque di fusione trasferendole nelle profondità del ghiaccio. Nelle campagne di ricerca che si sono succedute nel tempo sono state individuate circa trenta grotte, con morfologie assai diverse: dai lunghi meandri subglaciali ai pozzi profondi più di cento metri.[2]

Tra il 1999 e il 2000 la ricerca sui mulini del Gorner entra in una fase particolarmente intensa. Nel 1999 Alessio Romeo compie i rilievi fotografici documentati nella pubblicazione scientifica sulla morfologia ed evoluzione dei mulini. I mulini classificati G10, G17 e G18 diventano oggetto di studio sistematico, rivelando tipologie distinte legate ai fattori glacio-strutturali del ghiacciaio. I ricercatori dimostrano che i mulini di maggiori dimensioni hanno un periodo di attività variabile tra i tre e i cinque anni, in funzione della velocità locale di movimento del ghiacciaio.[6][7]

Nel 2004 una vasta zona nei pressi della fronte del Gorner cede, rivelando una sala subglaciale lunga circa sessanta metri, larga trenta e alta una ventina. Quell’autunno segna un momento cruciale: il ghiaccio aveva smesso il suo scorrimento a valle da anni e le grotte, anziché essere forme di transito, restano stabili da una stagione all’altra. La scoperta dimostra che il carsismo glaciale può produrre ambienti di dimensioni insospettate persino in ghiacciai alpini relativamente contenuti.[2]


Patagonia, Islanda, Antartide: le spedizioni che hanno fatto scuola

Parallelamente alle ricerche alpine, La Venta costruisce un programma internazionale di spedizioni speleologiche sui ghiacciai extraeuropei che non ha precedenti in Italia. Le prime spedizioni extraalpine riguardano il Biafo e il Batura in Karakorum nel 1987 e 1993, e l’Enylchek in Pamir nel 1992. La svolta avviene però con i ghiacciai patagonici: il Moreno nel 1994, il Marconi nel 1995, il Viedma nel 1998 e il Tyndall nel 2000.[5]

La Patagonia rappresenta quello che Alessio Romeo chiama «il secondo step del progetto Ghiaccio, ma certamente il più affascinante». I ghiacciai patagonici offrono condizioni uniche: si trovano a livello del mare, hanno origine da una calotta e mostrano fenomeni di carsismo glaciale di intensità eccezionale. Sul ghiacciaio Marconi, ad esempio, i ricercatori documentano una risalita del livello dell’acqua di 30 metri in meno di mezz’ora, seguita da una discesa di circa 20 metri in meno di cinque minuti. Un fenomeno idrologico estremo, ancora parzialmente inesplicato.[1][5]

Nel 1997 La Venta organizza la spedizione Islanda ’97 sul ghiacciaio Kviarjokull, una lingua glaciale discendente dal Vatnajokull. La ricerca correla la forma e il tipo delle cavità con la struttura tensionale della lingua glaciale. Nel febbraio 2000, una spedizione leggera si reca in Antartide nella penisola di King George, dimostrando per la prima volta la presenza di grotte glaciali al di sotto del circolo polare antartico. Nel 2017 la spedizione MaGPat (Microalgae and Glaciers of Patagonia) vede La Venta collaborare con l’associazione francese Spélé’Ice sui ghiacciai Perito Moreno e Tyndall, ampliando l’agenda scientifica alla microbiologia glaciale.[8][2][5]


Le pubblicazioni scientifiche: “Grotte di cielo” e i lavori fondamentali

Il lavoro sul campo di La Venta si traduce in un corpus pubblicistico di rilievo internazionale. Il saggio “Grotte e mulini glaciali” di Giovanni Badino e Leonardo Piccini, pubblicato nel 1999 sul sito dell’associazione, sintetizza i risultati delle ricerche condotte in varie aree del globo e afferma senza ambiguità che «i ricercatori italiani, provenienti dall’ambiente della speleologia, e in particolare quelli che operano all’interno dell’Associazione La Venta, sono i più attivi al mondo» nel campo delle cavità endoglaciali.[5]

Nel 2004 esce il volume “Grotte di cielo, viaggio nel cuore dei ghiacciai”, curato da Giovanni Badino, Antonio De Vivo e Leonardo Piccini. Pubblicato in italiano, inglese e spagnolo e patrocinato dall’UNESCO per la sua importanza dal punto di vista ecologico-ambientale, il libro rappresenta il primo bilancio organico di vent’anni di speleologia glaciale italiana. Stampato in tricromia — tecnica ibrida tra bianco/nero e quadricromia — ricostruisce la struttura interna dei ghiacciai temperati e i processi di formazione dei mulini.[9]

Nel 2022, in collaborazione con la società svizzera Flyability, La Venta realizza la prima scansione LIDAR 3D dell’interno di un mulino glaciale del Gorner. Il modello tridimensionale, ottenuto con il drone Elios 2 e il mobile mapping LIDAR Leica BLK2GO, consente di documentare con precisione inedita le strutture interne del ghiaccio. Si inserisce nel progetto “Inside the Glaciers”, ideato nel 2014 da Alessio Romeo e Francesco Sauro con l’obiettivo di creare collaborazioni tra ricercatori di diverse discipline e speleologi.[10][11]


Il Progetto GEMINI in Alaska: i mulini come laboratori spaziali

Nel 2025 La Venta partecipa al Progetto GEMINI (Glacial Environment deformation Mechanisms to INfer Icy satellites tectonics), spedizione scientifica finanziata dal National Geographic Grant Programme e guidata da Costanza Rossi dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Padova. La ricerca studia le fratture nei ghiacciai dell’icefield di Juneau, in Alaska, per tracciare analogie con le superfici dei satelliti ghiacciati di Giove e Saturno: Ganimede, Europa ed Encelado.[12][13]

All’interno del progetto, i soci di La Venta sono incaricati di valutare il potenziale esplorativo dei mulini glaciali come possibili sedi di indagine per simulare carotaggi sul sottosuolo di corpi celesti come Europa o Ganimede. Il Taku Glacier, uno dei ghiacciai dell’icefield di Juneau, ha uno spessore che si avvicina ai 1.500 metri, offrendo condizioni di pressione paragonabili a quelle ipotizzate su alcuni satelliti ghiacciati. I risultati attesi dalla campagna dovevano guidare future missioni spaziali con un modello unificato di analisi delle fratture glaciali e planetarie.[12]

La spedizione è però segnata da una tragedia: il 4 settembre 2025, Riccardo Pozzobon, geologo e responsabile scientifico della missione, cade nelle acque di un fiume superficiale del ghiacciaio Mendenhall durante l’attività sul campo e risulta disperso. Pozzobon era una figura di riferimento per gli studi internazionali sulle dinamiche glaciali e la geologia dei corpi celesti. In suo onore, nel 2026 l’Unione Astronomica Internazionale ha intitolato a Riccardo Pozzobon l’asteroide 86029 della fascia principale del Sistema Solare, già noto con la denominazione provvisoria 1999 LV32.[14][15]


Alessio Romeo e la nuova generazione della glaciospeleologia

Alessio Romeo, geologo nato a Firenze nel 1971, incarna la continuità tra la prima generazione dei fondatori e quella attuale della glaciospeleologia italiana. Ha conseguito la laurea in geologia nel 2000 con una tesi intitolata “Aspetti morfologici ed evolutivi delle cavità glaciali del ghiacciaio Gorner (Svizzera)” e da allora ha proseguito la ricerca sia sui ghiacciai alpini che extraeuropei, in Patagonia e Groenlandia. È socio La Venta dal 2005, ma collabora con l’associazione dal 1997.[16]

Il suo battesimo nella speleologia glaciale avviene proprio in Patagonia nel 1997, aggregandosi a una spedizione di La Venta organizzata da Giovanni Badino. «La Patagonia ti catapulta direttamente dall’altra parte del mondo, su un ghiacciaio che per me era il primo viaggio fuori dall’Europa, la prima spedizione speleologica», racconta Romeo nel podcast dell’associazione. Da quel primo viaggio sono seguite oltre cinquanta spedizioni in tutto il mondo, accompagnate da un lavoro fotografico che ha portato le immagini dei mulini glaciali italiani sulle pagine di National Geographic nel marzo 2019.[4]

Nel 2014, insieme a Francesco Sauro, Romeo fonda il progetto “Inside the Glaciers”, un programma di ricerca multidisciplinare sulla superficie e all’interno dei principali ghiacciai delle Alpi svizzere. Nel giugno 2025, al Museo Kosmos dell’Università di Pavia, Romeo e Sauro presentano la conferenza “Gli ultimi ghiacci”, con un videomessaggio dell’astronauta Luca Parmitano sull’esperienza condivisa con La Venta sul Gorner. Una presenza che certifica il riconoscimento internazionale del lavoro che i glaciospeleologi italiani portano avanti ormai da quattro decenni.[11][17]

Fonti
[1] Nelle profondità del ghiaccio con La Venta – Ferrino e C SpA https://ferrino.it/news/nelle-profondit-del-ghiaccio-con-la-venta/
[2] Ghiacciai alpini – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/it/ghiacciai-alpini
[3] La Venta Esplorazioni Geografiche, un mondo ancora tutto da scoprire https://www.greenplanetnews.it/la-venta-esplorazioni-geografiche-un-mondo-ancora-tutto-da-scoprire/
[4] Le grotte glaciali – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=G5CV3H5LXDk
[5] [PDF] Grotte e mulini glaciali – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[6] [PDF] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio del Gorner … https://www.laventa.it/documenti/morfologia-ed-evoluzione-dei-mulini-del-gorner_35313.pdf
[7] [PDF] Moulins and marginal contact caves in the Gornergletscher … https://www.laventa.it/documenti/moulins-and-marginal-contact-caves_66080.pdf
[8] La Venta – Parte oggi la spedizione di glaciospeleologia in Patagonia https://www.scintilena.com/la-venta-parte-oggi-la-spedizione-di-glaciospeleologia-in-patagonia/03/23/
[9] Libri – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/it/libri
[10] Sotto ai ghiacciai, scansione 3D dei mulini glaciali – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-ai-ghiacciai-scansione-3d-dei-mulini-glaciali-con-la-venta-inside-the-gorner-glacier/01/27/
[11] La fragilità dei giganti di ghiaccio https://www.laventa.it/it/blog/712-la-fragilita-dei-giganti-di-ghiaccio
[12] Progetto GEMINI in Alaska 2025: collegamenti tra ghiacciai e satelliti … https://www.scintilena.com/progetto-gemini-in-alaska-2025-collegamenti-tra-ghiacciai-e-satelliti-ghiacciati/09/03/
[13] ALASKA 2025 – “GEMINI” PROJECT Today, 26 August … – Instagram https://www.instagram.com/p/DN0DIoX2gNL/
[14] Incidente durante la spedizione GEMINI in Alaska https://www.scintilena.com/incidente-durante-la-spedizione-gemini-in-alaska-disperso-il-ricercatore-riccardo-pozzobon/09/07/
[15] Un asteroide porta il nome di Riccardo Pozzobon, geologo … https://www.scintilena.com/un-asteroide-porta-il-nome-di-riccardo-pozzobon-geologo-planetario-e-pioniere-delle-grotte-lunari/04/16/
[16] [PDF] Alessio ROMEO – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/curriculum/ROMEO.pdf
[17] Gli ultimi ghiacci: incontro e apertura serale al Museo Kosmos di Pavia https://www.scintilena.com/gli-ultimi-ghiacci-incontro-e-apertura-serale-al-museo-kosmos-di-pavia/06/06/

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  • Giovanni Badino: dalla fisica delle particelle alla scienza dei ghiacciai
    Condividi Il fisico torinese che ha trasformato la glaciospeleologia in una disciplina rigorosa, lasciando un’eredità scientifica che continua a influenzare la ricerca mondiale Giovanni Badino speleologo e fisico: una carriera fuori dagli schemi Giovanni Badino nasce a Savona il 17 luglio 1953 e si trasferisce a Torino per laurearsi in Fisica negli anni ’70. Fin dal liceo mostra un interesse tenace per il mondo sotterraneo, interesse che cresce parallelamente alla sua formazione sc
     

Giovanni Badino: dalla fisica delle particelle alla scienza dei ghiacciai

Máj 2nd 2026 at 08:00

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Il fisico torinese che ha trasformato la glaciospeleologia in una disciplina rigorosa, lasciando un’eredità scientifica che continua a influenzare la ricerca mondiale


Giovanni Badino speleologo e fisico: una carriera fuori dagli schemi

Giovanni Badino nasce a Savona il 17 luglio 1953 e si trasferisce a Torino per laurearsi in Fisica negli anni ’70. Fin dal liceo mostra un interesse tenace per il mondo sotterraneo, interesse che cresce parallelamente alla sua formazione scientifica universitaria. Il suo primo articolo su una grotta è pubblicato nel 1971, quando è ancora studente.[1][2]

Dopo la laurea entra come ricercatore al Dipartimento di Fisica Generale dell’Università di Torino, dove diventerà Professore Associato. In quella fase della carriera lavora nel campo della fisica delle particelle cosmiche, in particolare sulla rilevazione sotterranea di neutrini da supernova: contribuisce all’esperimento LSD sotto il Monte Bianco e all’esperimento LVD nei Laboratori del Gran Sasso. Tra il 1979 e il 2003 pubblica oltre 180 lavori scientifici internazionali in questo campo.[2]

La sua attività speleologica esplorativa prosegue in parallelo, ai massimi livelli: l’Antro del Corchia in Toscana e la Grotta di Piaggia Bella nel Marguareis sono le prime palestre, prima di passare a esplorazioni in tutto il mondo. Badino è anche tra i soci fondatori dell’Associazione La Venta, uno dei sodalizi di esplorazione geografica più attivi a livello internazionale.[3][1]


Dalla fisica cosmica alla termodinamica del sottosuolo: la svolta scientifica

A partire dagli anni ’90, le competenze di Badino nella fisica delle particelle trovano una nuova applicazione: lo studio della termodinamica del sottosuolo e del trasporto dei fluidi nelle montagne. Questo passaggio non è una rottura, ma una trasposizione: gli stessi strumenti matematici usati per modellare fenomeni cosmici si rivelano adatti a descrivere i flussi d’aria e d’acqua nelle cavità ipogee.[4][5]

Nel 1995 pubblica Fisica del Clima Sotterraneo, primo libro organico sulla fisica dell’ambiente ipogeo, che affronta tutti gli aspetti del microclima delle grotte. È un testo che stabilisce un paradigma nuovo: la grotta non è solo un oggetto da esplorare, ma un sistema fisico da modellare quantitativamente. Nel contempo, le sue ricerche si concentrano sulla meteorologia ipogea e sulla speleogenesi, con applicazioni che spaziano dal carsismo classico al ghiaccio.[6][1]

Il trasferimento metodologico dalla fisica astroparticellare alla geofisica sotterranea è riconosciuto come uno dei contributi più originali di Badino. Come scrivono Arrigo Cigna e Paolo Forti sull’International Journal of Speleology nel 2017, Badino ha prodotto circa 500 lavori scientifici, molti dei quali rappresentano vere pietre miliari nella scienza carsica.[1]


I primi modelli matematici delle gallerie endoglaciali: una rivoluzione metodologica

Il contributo più innovativo di Badino alla speleologia glaciale è la costruzione dei primi modelli matematici in grado di mostrare forme e dimensioni delle gallerie endoglaciali. Prima del suo lavoro, l’interno dei ghiacciai era inaccessibile sia fisicamente che teoricamente: non esistevano strumenti computazionali per prevedere dove e come si formassero le cavità nel ghiaccio.[7][3]

Badino chiama questo approccio Fisica dei Buchi nell’Acqua: un metodo che integra termodinamica dell’acqua, meccanica del ghiaccio, perdite di carico e pressioni per delineare la struttura dei reticoli di drenaggio subglaciale. I modelli numerici mostrano che le acque assorbite dai mulini glaciali fluiscono a profondità di 100-150 metri attraverso reti di condotte con struttura “ad albero”. Questi calcoli, verificabili sul campo, rappresentano una rottura epistemologica: per la prima volta la glaciospeleologia dispone di uno strumento predittivo.[8][9]

Il modello interpretativo di Badino chiarisce anche la natura delle grotte endoglaciali come strutture dinamiche: non sono cavità permanenti, ma si riformano stagionalmente negli stessi punti del ghiacciaio, come vortici in un fiume. “Le grotte nella roccia sono memorie di epoche antiche, quelle nei ghiacci si riformano anno dopo anno” scrive Badino in Trent’anni di Abissi di Ghiaccio (2015). Questo cambio di prospettiva trasforma il modo in cui la comunità scientifica interpreta la dinamica glaciale.[9]


Le spedizioni glaciali: dal Gorner alla Patagonia, dall’Islanda all’Antartide

Il punto di partenza delle esplorazioni di Badino nei ghiacciai è il ghiacciaio del Gorner, nelle Alpi svizzere, dove scende per la prima volta in un pozzo dedicato a Louis Agassiz, padre della glaciologia. L’esperienza lo convince: da quel momento la glaciospeleologia diventa uno degli assi portanti del suo lavoro sul campo.[9]

Negli anni successivi guida e partecipa a spedizioni in ogni parte del mondo: Karakorum, Islanda, Svalbard, Patagonia. In Patagonia il ghiaccio scorre particolarmente veloce, il che consente di osservare la formazione e la trasformazione rapida delle grotte glaciali su scale temporali molto brevi. All’inizio degli anni 2000 partecipa alla XVI Spedizione Italiana in Antartide, dove studia lo sviluppo di grotte carsiche nel ghiaccio in condizioni di temperatura media annua di –18°C. Qui scopre che la formazione delle cavità avviene per sublimazione, senza la presenza di acqua liquida, grazie a differenze di temperatura tra il suolo e la volta delle grotte.[1][9]

Dal 2005 si sposta verso ambienti radicalmente diversi: le grotte di Naica in Messico, dove dirige il Proyecto Naica, incentrato sull’esplorazione di cavità a 46°C di temperatura con cristalli di gesso giganti. Per operare in quelle condizioni, Badino progetta personalmente una tuta dotata di un sistema di raffreddamento a ghiaccio, che consente circa un’ora di lavoro utile. Anche questo è un gesto emblematico del suo metodo: unire esplorazione fisica e invenzione tecnica al servizio della ricerca.[10][1]


L’eredità scientifica di Badino nella glaciospeleologia mondiale

Giovanni Badino muore l’8 agosto 2017 a Savona, dopo una lunga malattia, all’età di 64 anni. La sua eredità scientifica nella glaciospeleologia è misurata in tre dimensioni: i modelli teorici, le tecniche di esplorazione e la formazione di una comunità di ricercatori.[10]

I ricercatori italiani che operano all’interno dell’Associazione La Venta sono oggi riconosciuti come i più attivi al mondo nell’esplorazione e nello studio delle cavità endoglaciali. Spedizioni successive in Groenlandia, come il progetto Inside the Glaciers supportato da Moncler e presentato su National Geographic nel 2019, portano avanti il programma esplorativo avviato da Badino. Anche la stima – diventata un riferimento bibliografico citato a livello internazionale – secondo cui nelle montagne della Terra esistano tra i 20 e i 50 milioni di chilometri di gallerie naturali è opera di Badino.[11][12][8]

La Società Speleologica Italiana e La Venta hanno istituito il Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino, destinato a progetti innovativi nel campo della speleologia. Giunto alla seconda edizione nel 2025, il premio premia ricerche che combinano rigore metodologico, innovazione tecnica e divulgazione scientifica: esattamente i tre pilastri su cui Badino ha costruito la sua carriera. La commissione valuta originalità, chiarezza degli obiettivi scientifici e contributo alla conoscenza.[13][6]


Trent’anni di Abissi di Ghiaccio: il bilancio di una vita sul campo

Nel 2015, su Montagne360, Badino pubblica Trent’anni di Abissi di Ghiaccio: un testo autobiografico e scientifico insieme, in cui ripercorre le tappe della ricerca glaciospeleologica italiana dagli anni ’80 in poi. Il testo è anche una riflessione sul metodo: Badino ammette di aver sottovalutato, nelle prime esplorazioni, il valore documentale dei rilievi, concentrandosi sulla profondità raggiunta piuttosto che sulla morfologia delle cavità.[9]

Nel saggio emergono i temi centrali del suo pensiero: l’effimero come categoria scientifica, il valore dei modelli numerici per andare dove le corde non arrivano, la connessione tra dinamica interna dei ghiacciai e cambiamenti climatici. Badino scrive che la comprensione del collasso dei reticoli di drenaggio profondo può spiegare fenomeni come i jökulhlaup (piene improvvise) e i surge glaciali (avanzate rapide), con implicazioni dirette per la previsione degli effetti del riscaldamento globale.[9]

Il saggio si chiude con una consapevolezza lucida: “Avevamo iniziato per estetica, continuato perché avevamo finalmente trovato una speleologia senza conquista in effimere grotte di un mondo fluttuante, e ci siamo trovati ad avanzare in una bizzarra miniera d’oro di complessi risultati scientifici, che abbiamo appena iniziato a sondare”. È la sintesi migliore di un percorso che ha trasformato la speleologia glaciale da pratica esplorativa in disciplina con strumenti propri, capace di dialogare con la climatologia e la glaciologia internazionale.[9]

Fonti
[1] Giovanni Badino – di Arrigo Cigna e Paolo Forti https://www.scintilena.com/giovanni-badino-tributo-dellinternational-journal-of-speleology-di-arrigo-cigna-e-paolo-forti/11/22/
[2] Giovanni Badino – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Badino
[3] Gruppo Puglia Grotte – Didattica – Chi è Giovanni Badino? https://www.gruppopugliagrotte.it/corso/25/badino.htm
[4] La ricerca speleologica – Scintilena http://www.scintilena.com/utec/old/utec/vento.htm
[5] [PDF] Giovanni BADINO https://www.laventa.it/documenti/curriculum/BADINO.pdf
[6] Premio Badino – seconda edizione 2025: un riconoscimento all … https://www.scintilena.com/premio-badino-2025-al-via-la-seconda-edizione-del-riconoscimento-speleologico-internazionale/04/14/
[7] Grotte e Speleologi – Giovanni Badino https://digilander.libero.it/speleologia/html/badino.html
[8] Grotte e mulini glaciali https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[9] [PDF] Trent’anni di Abissi di Ghiaccio – IRIS-AperTO https://iris.unito.it/retrieve/e27ce428-5ae5-2581-e053-d805fe0acbaa/44-49_abissi%20di%20ghiaccio_badino.pdf
[10] Giovanni Badino: Le tre dimensioni degli abissi sotterranei – GognaBlog https://gognablog.sherpa-gate.com/giovanni-badino/
[11] Il continente buio: perché il mondo sotterraneo resta in gran parte … https://www.scintilena.com/il-continente-buio-perche-il-mondo-sotterraneo-resta-in-gran-parte-sconosciuto/04/25/
[12] Sul National Geographic di Marzo la spedizione “Inside the Glaciers … https://www.scintilena.com/sul-national-geographic-di-marzo-le-spedizioni-la-venta-inside-the-glaciers-in-groenlandia/03/06/
[13] Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino – Scintilena https://www.scintilena.com/premio-speleologico-internazionale-giovanni-badino-unopportunita-per-la-ricerca-avanzata/10/01/

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  • I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica che li scava
    Condividi Centinaia di metri cubi d’acqua di fusione si gettano ogni estate in buchi perfettamente cilindrici nel cuore dei ghiacciai alpini. La spiegazione è fisica pura, e i dati raccolti da speleologi e glaciologi rivelano un mondo sotterraneo complesso e poco conosciuto. Mulino glaciale: definizione e origine del nome Un mulino glaciale è una cavità tubulare verticale attraverso cui l’acqua di fusione penetra in un ghiacciaio dalla superficie. Il nome deriva dal comportamento d
     

I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica che li scava

Máj 2nd 2026 at 07:00

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Centinaia di metri cubi d’acqua di fusione si gettano ogni estate in buchi perfettamente cilindrici nel cuore dei ghiacciai alpini. La spiegazione è fisica pura, e i dati raccolti da speleologi e glaciologi rivelano un mondo sotterraneo complesso e poco conosciuto.


Mulino glaciale: definizione e origine del nome

Un mulino glaciale è una cavità tubulare verticale attraverso cui l’acqua di fusione penetra in un ghiacciaio dalla superficie. Il nome deriva dal comportamento dell’acqua al suo ingresso: il flusso turbina vorticosamente, come in un mulino ad acqua tradizionale.[1][2]

I mulini glaciali si aprono soprattutto sulle lingue glaciali estese, poco crepacciate e con scarsa pendenza, tipiche dei ghiacciai vallivi di ambiente temperato. Non si tratta di semplici buchi. Sono le porte d’accesso a un sistema idrodinamico sotterraneo che regola l’intero comportamento del ghiacciaio.[3][4]

Nei ghiacciai di tipo temperato — come quelli delle Alpi italiane e svizzere — l’acqua allo stato liquido è presente per diversi mesi all’anno. Questa condizione è indispensabile perché i mulini si formino. I grandi ghiacciai polari, dove anche d’estate la fusione superficiale è trascurabile, ne sono in genere privi.[4][1]

La glacio-speleologia, branca della speleologia dedicata allo studio di queste cavità, è una disciplina relativamente giovane. I primi gruppi organizzati che la praticano in modo sistematico vengono da Italia, Francia, Svizzera e Polonia. In Italia, i ricercatori dell’Associazione La Venta sono tra i più attivi al mondo nell’esplorazione e nello studio dei mulini glaciali.[4]


La fisica della formazione dei mulini glaciali: energia cinetica, calore e fusione

Il processo che dà origine a un mulino glaciale è fisico, non chimico. A differenza delle grotte carsiche — scavate dalla dissoluzione chimica del calcare — i mulini glaciali si formano per fusione termica.[1]

In estate, l’acqua di fusione superficiale si raccoglie in piccoli torrenti chiamati bédières. Questi corsi d’acqua epiglaciali seguono la pendenza della superficie e, prima di raggiungere i margini del ghiacciaio, incontrano fratture aperte nel ghiaccio. Quando il flusso trova una discontinuità, si incunea in profondità.[3]

Il meccanismo di scavo è diretto: l’acqua in movimento libera energia cinetica e di attrito sotto forma di calore. Questo calore locale provoca la fusione del ghiaccio circostante, allargando progressivamente la frattura iniziale. Il processo si autoalimenta: più acqua scende, più calore si genera, più il condotto si amplia.[3]

Un secondo meccanismo aggrava ulteriormente la fratturazione. Quando una frattura si riempie d’acqua, la differenza di densità tra acqua e ghiaccio genera una pressione idraulica che propaga la frattura verso il basso. Questo fenomeno, noto come fratturazione idraulica, può portare le fessure a propagarsi fino al letto roccioso del ghiacciaio, a profondità di centinaia di metri.[3]

I mulini glaciali non si formano ovunque sul ghiacciaio. Nelle zone ricche di crepacci, l’acqua di fusione si disperde in modo diffuso e non si concentra abbastanza da innescare lo scavo. Servono zone pianeggianti con ghiaccio intatto, dove i torrenti superficiali possono accumularsi e convogliare portate d’acqua significative verso pochi punti di assorbimento.[4][3]


Da frattura a canyon: le fasi evolutive di un mulino glaciale

Lo studio sistematico condotto sul Ghiacciaio dei Forni, in alta Valtellina, ha permesso di ricostruire un modello genetico ed evolutivo dettagliato dei mulini glaciali nelle Alpi italiane. Le osservazioni, condotte dalla ricercatrice Paola Tognini a partire dal 1994, documentano tutte le fasi di vita di queste cavità.[5]

Tutto inizia da quello che i ricercatori chiamano proto-moulin: una semplice frattura nel ghiaccio, allargata dall’attrito dell’acqua e dalla fusione locale. In questa fase iniziale il pozzo può avere un diametro di pochi centimetri o decimetri, ma già una profondità significativa rispetto alle sue dimensioni.[5]

Con il passare delle settimane, se la portata d’acqua è sufficiente, il proto-mulino evolve in un pozzo sub-circolare. Le dimensioni crescono progressivamente: il diametro può raggiungere alcuni metri, la profondità supera i 40 metri. A questo stadio il mulino è pienamente attivo e inghiotte quantità consistenti di acqua.[5]

Osservazioni sul Ghiacciaio del Gorner, in Svizzera, mostrano che i mulini più sviluppati hanno un primo salto verticale che varia generalmente tra 40 e 60 metri, con casi eccezionali fino a 100 metri. Alla base del pozzo iniziale si apre tipicamente una forra stretta, con inclinazione compresa tra 15° e 45°, percorsa da flusso di tipo vadoso.[4][3]

Oltre i 50-80 metri di profondità, il comportamento del ghiaccio cambia radicalmente. A quella pressione il ghiaccio non si comporta più come un solido rigido: diventa plastico, fluisce lentamente e tende a richiudere i condotti dall’esterno. Le dimensioni del mulino tendono a diminuire con la profondità proprio per questo effetto di compressione plastica.[4]

Il ciclo di vita di un mulino glaciale, nelle Alpi, dura mediamente circa sei anni. Dopo aver raggiunto le dimensioni massime, il mulino viene progressivamente “sorpassato” da nuovi inghiottitoi che si formano a monte. Privato dell’alimentazione idrica, il vecchio mulino si fossilizza.[5]


Le profondità raggiunte: dai 40 ai 140 metri e oltre

Le misurazioni dirette nei mulini glaciali alpini hanno prodotto dati precisi. Sul Ghiacciaio del Gorner, speleologi italiani scesero nel 1985 e 1986 fino a profondità di 90 e 140 metri, un record assoluto a quell’epoca. Oggi le esplorazioni hanno documentato profondità variabili tra 30 e 140 metri dalla superficie.[6][4]

Le esplorazioni si fermano invariabilmente davanti a specchi d’acqua. A profondità variabili tra 70 e 150 metri si raggiunge la superficie di una falda idrica interna al ghiacciaio. Al di sotto, le cavità continuano allagate e inaccessibili.[4]

Il livello di questa falda non è stabile. Discese ripetute nello stesso mulino a distanza di poche decine di ore hanno mostrato variazioni del livello dell’acqua anche di diverse decine di metri. Sul Ghiacciaio Marconi, in Patagonia, è stata documentata una risalita di 30 metri in meno di mezz’ora, seguita da una discesa di 20 metri in meno di 5 minuti.[4]

Le variazioni di livello seguono un ritmo giornaliero correlato al ciclo termico: portate massime nel tardo pomeriggio, minime nelle ore prima dell’alba. A questi cicli si sovrappongono variazioni stagionali, con portate crescenti dall’inizio del disgelo fino al culmine dell’estate e decrescenti poi in autunno.[4]


Il reticolo sotterraneo: come i mulini si connettono a 100–150 metri di profondità

I modelli numerici sviluppati dai ricercatori dell’Associazione La Venta mostrano che le acque assorbite dai mulini fluiscono a profondità di 100-150 metri attraverso una rete di condotte con struttura ad albero. Questa struttura connette i diversi mulini tra loro, convogliando il flusso verso il letto roccioso del ghiacciaio e poi verso la bocca glaciale di valle.[4]

Il sistema è del tutto analogo a quello di un massiccio carsico. Esiste una superficie piezometrica interna al ghiacciaio, la cui quota varia in funzione dell’alimentazione e dello stato evolutivo del reticolo sommerso. Quando la pressione dell’acqua in profondità supera quella del ghiaccio sovrastante, si produce il cosiddetto galleggiamento del ghiacciaio, con aumento della velocità di scivolamento basale.[3][4]

I condotti immersi si mantengono aperti grazie a un equilibrio delicato tra due processi opposti. Da un lato, l’energia liberata dall’acqua in movimento asporta ghiaccio dalle pareti, mantenendo il condotto. Dall’altro, il collasso plastico del ghiaccio tende a richiuderlo. Il reticolo si stabilizza con diametri di sezione tali da equilibrare i due processi antagonisti, con velocità di flusso massime intorno al metro al secondo.[4]

Un aspetto fisicamente controintuitivo riguarda il comportamento dell’acqua nelle condotte profonde. Le acque che scendono verso zone più profonde riescono a sciogliere ulteriore ghiaccio anche raffreddandosi. Al contrario, le acque che risalgono depositano ghiaccio sulle pareti, tendendo a ostruire i condotti ascendenti. Questo processo tende a far migrare i condotti verso il basso nel tempo.[4]

La portata totale che transita attraverso i mulini di un grande ghiacciaio alpino in periodo di fusione intensa può raggiungere i 10 metri cubi al secondo. Un dato che rende questi inghiottitoi naturali tra i più attivi condotti idrici dell’intero arco alpino.[6]


La morte del mulino: fossilizzazione e collasso plastico del ghiaccio

La fine di un mulino glaciale è determinata da due fattori distinti. Il primo è la perdita dell’alimentazione idrica, dovuta alla formazione di nuovi mulini a monte che sottraggono il torrente che lo alimentava. Il secondo è il comportamento plastico del ghiaccio in profondità.[5]

Quando il mulino viene privato dell’acqua che lo percorreva, il ghiaccio circostante riprende a fluire lentamente verso il centro della cavità. Il processo di collasso plastico restringe progressivamente il condotto fino a obliterarlo. In condizioni normali, un mulino fossilizzato può scomparire nel giro di poche settimane.[5][4]

In inverno, con la cessazione completa dell’alimentazione idrica, i mulini tendono a collassare a profondità superiori a 50-60 metri. La pressione dell’acqua rimasta intrappolata nei condotti profondi controbilancia la spinta del ghiaccio, impedendo un collasso totale immediato. Gli ingressi in superficie, invece, tendono a chiudersi per rigelo e per l’accumulo di neve.[4]

Paradossalmente, questo allagamento invernale è probabilmente ciò che permette ai mulini di sopravvivere da una stagione all’altra. Quando il condotto si riempie d’acqua si forma ghiaccio secondario che consolida le pareti. In primavera, con la ripresa della fusione, i mulini che hanno superato l’inverno in questo stato si riattivano spesso nella medesima posizione dell’anno precedente.[3][5]

La posizione dei mulini sul ghiacciaio non è casuale. Le osservazioni sul Ghiacciaio dei Forni mostrano che i nuovi mulini si formano ogni anno nella stessa posizione rispetto al substrato roccioso, probabilmente in corrispondenza di rilievi del letto che creano tensioni nel ghiaccio sovrastante. Il movimento del ghiacciaio sposta il mulino vecchio verso valle, mentre uno nuovo si apre a monte, nello stesso punto topograficamente significativo: un ciclo che si ripete stagione dopo stagione.[5]

Studiare questi pozzi verticali significa accedere a informazioni dirette sull’interno di un ghiacciaio che altrimenti resterebbero inaccessibili. I mulini glaciali sono al tempo stesso oggetto di studio e strumento di indagine — una finestra aperta, per poche settimane all’anno, sulla fisica nascosta dei ghiacciai alpini.[7][8][3]

Fonti
[1] Come si formano le grotte nel ghiaccio, ricerca a cura di … https://www.scintilena.com/come-si-formano-le-grotte-nel-ghiaccio-ricerca-a-cura-di-eni-scuola/06/21/
[2] Mulino glaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Mulino_glaciale
[3] [PDF] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio del Gorner … https://www.laventa.it/documenti/morfologia-ed-evoluzione-dei-mulini-del-gorner_35313.pdf
[4] [PDF] Grotte e mulini glaciali – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[5] Modello genetico ed evolutivo dei mulini glaciali sulla base di … https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/1242
[6] 2313gorner.qxd https://www.laventa.it/documenti/moulins-and-marginal-contact-caves_66080.pdf
[7] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[8] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[14] Comportamento di una grande diga sotto il gelo spinto https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5118/5187
[16] Groenlandia: Inondazione Crea un Vuoto Subglaciale di Due Chilometri – Scintilena https://www.scintilena.com/groenlandia-inondazione-crea-un-vuoto-subglaciale-di-due-chilometri/08/15/
[17] Gli speleologi alla ricerca di grotte glaciali in Val Venosta https://www.scintilena.com/gli-speleologi-alla-ricerca-di-grotte-glaciali-in-val-venosta/08/26/
[18] Grotte glaciali himalayane: acceleratori silenziosi dello scioglimento dei ghiacciai – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-glaciali-himalayane-acceleratori-silenziosi-dello-scioglimento-dei-ghiacciaisottotitolo-formazioni-sotterranee-scavate-dallacqua-di-fusione-minacciano-linstabilita-idrogeologica-e-le-comu/02/06/
[19] Glossario speleologico UIS – Lettera ‘a’ Traduzione in italiano https://www.scintilena.com/glossario-speleologico-uis-lettera-a-traduzione-in-italiano/07/22/
[20] Morteratsch 2015 https://www.scintilena.com/morteratsch-2015/10/20/
[21] La Memoria Radioattiva Nascosta nelle Grotte di Ghiaccio https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-come-archivi-di-radioattivita-ambientale-pre-moderna/07/25/
[22] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[23] Coleotteri Troglobi: Nuova Ricerca Rivela Come Profondità … https://www.scintilena.com/coleotteri-troglobi-nuova-ricerca-rivela-come-profondita-e-connettivita-influenzano-la-variabilita-morfologica/10/04/
[25] Dentro i Ghiacciai Alpini: Una Serata di Esplorazioni e Ricerche https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-alpini-una-serata-di-esplorazioni-e-ricerche/11/17/
[26] Vulnerabilità degli acquiferi carsici in ambiente alpino https://www.scintilena.com/vulnerabilita-degli-acquiferi-carsici-in-ambiente-alpino-nuovo-approccio-di-modellazione-numerica/08/07/
[27] Suppl. Geogr. Fis. Dinam. Quat. http://www.glaciologia.it/wp-content/uploads/Supplementi/FullText/SGFDQ_V_FullText/18_SGFDQ_V_Piccini_151_156.pdf
[28] Cervinia, torrenti con acqua di fusione sul versante italiano del … https://www.youtube.com/watch?v=2U-j9BoQPKg
[29] “I turisti si fanno i selfie, ma quel laghetto di fusione in fondo al … https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/attualita/2025/i-turisti-si-fanno-i-selfie-ma-quel-laghetto-di-fusione-in-fondo-al-ghiacciaio-a-3185-metri-e-una-lapide-e-ogni-anno-diventa-piu-grande
[30] [PDF] Morfologia dei ghiacciai – CAI SEM Milano https://caisem.org/scuola/didattica/generale/Morfologia_ghiacciai.pdf
[31] Con gli scienziati al capezzale dei ghiacciai in fusione. – Corriere https://www.corriere.it/animali/biodiversita/25_settembre_03/con-gli-scienziati-al-capezzale-dei-ghiacciai-in-ritirata-calo-drammatico-ma-si-puo-ancora-provare-a-resistere-e78faf5b-d9f1-4575-ac2a-8247f1e68xlk.shtml
[32] [PDF] Glaciologia e geomorfologia glaciale – Forme epiglaciali https://ssu.elearning.unipd.it/pluginfile.php/1054056/mod_folder/content/0/Lezione%20GLACIO_02-Forme%20epiglaciali.pdf?forcedownload=1
[33] Permafrost e risorse idriche – Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/permafrost-risorse-idriche
[34] [PDF] I GHIACCIAI, UN BENE GEOMORFOLOGICO IN RAPIDA … https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/6944/6262
[35] [PDF] 1.2. Caratteristiche geologiche e idrogeologiche https://www.atobergamo.it/allegati/39_2_67_Capitolo%201.2%20Caratteristiche%20geologiche%20e%20idrogeologiche.pdf

L'articolo I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica che li scava proviene da Scintilena.

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Dentro il Ghiaccio che Scompare: la Glaciospeleologia e le Grotte che Esistono Solo per Qualche Estate

Máj 2nd 2026 at 06:00

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Esplorare cavità endoglaciali che si formano e si dissolvono in una stagione: la glaciospeleologia alpina come disciplina scientifica di frontiera, tra tecniche d’esplorazione estreme e sfida della documentazione contro il tempo


Immagina di esplorare una grotta che non esisterà più il prossimo anno. Non perché qualcuno la chiuderà, ma perché si scioglierà. Benvenuto nel mondo della glaciospeleologia, dove ogni discesa è un documento scientifico che potrebbe non avere un secondo atto.

Glaciospeleologia: una branca della speleologia con regole proprie

La glaciospeleologia è la branca della speleologia che studia ed esplora le cavità presenti nei ghiacciai. Si tratta di ambienti dinamici, effimeri e mutevoli nel tempo, capaci di offrire uno sguardo diretto sui processi idrologici interni e sulla morfologia del ghiaccio. A differenza delle grotte in roccia calcarea, dove stalattiti e stalagmiti crescono nell’arco di millenni, le grotte glaciali nascono e muoiono nell’arco di una stagione.[1]

La disciplina ha mosso i primi passi nella seconda metà dell’Ottocento, secolo di scienziati ed esploratori. Poi ha conosciuto decenni di abbandono, per tornare a interessare la comunità speleologica italiana sul finire degli anni Settanta del Novecento, quando nuove tecniche e nuovi materiali hanno reso possibile l’esplorazione sistematica. Oggi, con l’accelerazione del cambiamento climatico, la glaciospeleologia si presenta come uno strumento di analisi privilegiato per comprendere lo stato di salute dei ghiacciai alpini.[2][3]

Per praticarla non basta la preparazione speleologica. Occorre anche la tecnica alpinistica per raggiungere il luogo di discesa nel ghiacciaio. Chi la pratica deve saper leggere il ghiaccio, gestire le basse temperature, superare pareti verticali.[4][5]


Grotte effimere: ambienti dinamici che nascono e muoiono con le stagioni

All’interno dei ghiacciai vallivi possono formarsi tre tipi principali di cavità. I mulini glaciali si originano nel periodo estivo, quando l’acqua di fusione penetra in piccole fratture e fonde il ghiaccio creando vuoti endoglaciali. Sui fianchi dei ghiacciai si formano invece le cavità di contatto, generate da torrenti laterali che si infilano tra ghiaccio e substrato roccioso. Alla fronte del ghiacciaio si trova infine la bocca, una risorgenza glaciale da cui fuoriescono le acque di fusione interne.[6][1]

Il comportamento del ghiaccio è paragonabile a quello di una roccia carsica: l’acqua dissolve e scolpisce, creando morfologie simili a quelle delle grotte in calcare, salvo che il processo qui è accelerato in modo estremo. Il glaciologo e speleologo Paolo Testa, fondatore del Gruppo Speleologico CAI Varallo, ha osservato che bastano poche settimane, o una stagione, perché un sistema di gallerie venga completamente modificato o cancellato. In questo senso, il ghiacciaio funziona come un laboratorio carsico in scala ridotta e accelerata.[1][2]

Le cavità endoglaciali si sviluppano a profondità variabili tra i 40 e i 60 metri dalla superficie esterna, mentre i mulini più profondi possono raggiungere tra i 70 e i 150 metri. A quella profondità, gli speleologi incontrano spesso specchi d’acqua che impediscono la progressione: dati che sembrano confermare l’esistenza di una vera e propria falda freatica all’interno dei ghiacciai.[7][8]


Come si esplorano le cavità endoglaciali in sicurezza

L’esplorazione delle grotte glaciali richiede un equipaggiamento specifico che integra quello speleologico classico con quello dell’alpinismo su ghiaccio. I ramponi sono indispensabili per progredire sulle superfici gelate, gli scarponi da montagna sostituiscono gli stivali per garantire calore e rigidità di appoggio. Un piolet o una piccozza servono per creare appoggi nelle cascate ghiacciate e per posizionare i chiodi da ghiaccio negli ancoraggi.[9]

Per la progressione verticale si utilizzano tecniche miste: corde, discensori, bloccanti, e chiodi da ghiaccio per gli armi. Il freddo costituisce uno dei principali rischi: guanti foderati sostituiscono quelli da grotta, sottotuta pesante e passamontagna sono essenziali nei mulini glaciali dove circolano correnti d’aria gelida. La finestra temporale di esplorazione in sicurezza è breve: in estate i torrenti di fusione possono investire senza preavviso chi si trova nelle gallerie, mentre d’inverno le temperature estreme rendono la progressione assai più difficile.[5][10][9]

L’esplorazione sul Pitzaler Gletscher condotta dal Gruppo CAI Varallo nell’inverno 2025 ha mostrato i limiti imposti dalla morfologia stessa del ghiaccio: grandi vasche d’acqua, crolli di blocchi e detriti hanno fermato la progressione in più punti. In alcuni casi serve la muta stagna per attraversare i laghi interni. La sicurezza passa sempre dalla valutazione del contesto: se il soffitto mostra segni di instabilità o i crolli si moltiplicano, la progressione viene interrotta.[1]


Grotta Effimera a Macugnaga: la grotta glaciale più lunga delle Alpi italiane

Nei mesi di settembre e ottobre 2012, speleologi del Gruppo Grotte CAI Novara e del GSBi di Biella hanno esplorato nel Ghiacciaio del Belvedere di Macugnaga, sul versante est del Monte Rosa, una grotta glaciale di dimensioni inaspettate. La grotta prende il nome di Grotta Effimera, come il lago glaciale che si era formato nei pressi e che era già quasi scomparso. Al momento della scoperta il suo sviluppo superava gli 587 metri con una profondità di 73 metri.[10][11]

Nelle successive campagne del 2013 e 2014, il sistema si rivelò ancora più esteso, con oltre 700 metri di sviluppo e 78 metri di profondità. Si tratta del sistema glaciale più lungo dell’arco alpino, secondo le conoscenze documentate al momento della scoperta. La grotta si apre a quota 2.150 metri con un pozzo iniziale di oltre 30 metri interamente scavato nel ghiaccio. Sul fondo scorre un impetuoso torrente glaciale, e la galleria si sviluppa in un meandro attivo sia verso monte che verso valle.[12][13][14]

Nei pressi della Grotta Effimera, gli stessi speleologi hanno documentato il Sistema Zamboni, un’altra cavità di circa 500 metri collegata all’esterno tramite cinque pozzi a cielo aperto, percorsa da un torrente che si getta con una cascata al centro del ghiacciaio. L’attività esplorativa al Belvedere era iniziata nel 2005 e ha portato alla scoperta di un sistema di grotte esteso e diversificato.[14][12]


Il paradosso della documentazione: fotografare ciò che scomparirà

Esplorare una grotta destinata a sparire impone una riflessione sul senso stesso della documentazione scientifica. La speleologia glaciale produce rilievi topografici, fotografie, campionamenti idrologici e misurazioni di portata che documentano ambienti irripetibili. Il Progetto Speleologia Glaciale (PSG), attivo dal 2008 grazie alla collaborazione tra gruppi speleologici di diverse regioni italiane, si è dato proprio questo obiettivo: esplorare, monitorare e documentare nel tempo le cavità endoglaciali e subglaciali dei principali ghiacciai alpini.[4][1]

Il contributo di queste esplorazioni è unico rispetto alla glaciologia classica: gli speleologi riescono a registrare fenomeni spesso effimeri che sfuggirebbero alle osservazioni di superficie. Il tracciamento delle acque con la fluoresceina, un colorante atossico immesso a monte attraverso i mulini, permette di identificare la presenza di laghi interni e di misurare i tempi di transito dell’acqua. Questi dati hanno importanti implicazioni per la prevenzione dei GLOF (Glacial Lake Outburst Flood), le improvvise inondazioni causate dal collasso di bacini interni ai ghiacciai.[6][1]

La tragedia della Marmolada del 3 luglio 2022, quando il crollo di un seracco di circa 65.000 metri cubi ha provocato 11 vittime, ha reso evidente quanto sia critica la comprensione dei processi idrologici interni ai ghiacciai. L’acqua di fusione infiltratasi all’interno aveva compromesso la stabilità della massa glaciale, in modo non visibile dall’esterno.[6]


Cambio climatico e glaciospeleologia: i laboratori naturali alpini si riducono

I dati raccolti dal PSG in quasi vent’anni di attività mostrano che i ghiacciai non si stanno solo ritirando in superficie: si stanno trasformando anche internamente. Con temperature sempre più elevate, sempre più acqua si infiltra all’interno della massa glaciale. I vuoti si ampliano, i torrenti sotterranei trasportano portate crescenti per periodi più lunghi, le grotte diventano progressivamente più grandi e instabili.[6]

Le campagne di monitoraggio sui ghiacciai di Vallelunga e delle Alpi Venoste, condotte dal 2022, hanno già individuato e documentato oltre due chilometri di cavità subglaciali. Il Sistema degli Uomini Cavi, rilevato in quell’area, supera i 1.000 metri di sviluppo. Sul Mittelbergferner, in cinque mesi di osservazione il ghiacciaio ha perso fino a 4 metri di spessore, mentre gli speleologi documentavano una traversata di circa 1,2 chilometri attraverso gallerie e forre glaciali attive.[15][16]

I dati ISPRA relativi al bilancio di massa dei ghiacciai italiani dal 1995 al 2025 mostrano perdite cumulate che vanno da quasi 27 metri di acqua equivalente per il ghiacciaio del Basòdino a oltre 53 metri per il ghiacciaio di Caresèr. Il ghiacciaio del Lys, al Monte Rosa, ha perso il 33% della superficie dal 1860; il Fellaria in Valtellina il 46% nello stesso periodo. Entro la fine del secolo, secondo le previsioni correnti, circa l’80% dei ghiacciai oggi esistenti sarà scomparso.[17][18][19]

In questo contesto, la glaciospeleologia non è solo esplorazione: è raccolta sistematica di dati su ambienti in via di estinzione. Ogni discesa in una grotta glaciale produce documentazione che, una volta che il ghiaccio si sarà sciolto, non potrà essere ripetuta. Le grotte endoglaciali funzionano anche come archivi climatici, conservando segnali idrologici, chimici e biologici che le future generazioni potranno studiare con tecnologie ancora non disponibili.[20][1]

Fonti
[1] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[2] Nel mondo nascosto delle grotte glaciali: il caso del ghiacciaio “gruviera” della Vallelunga – Montagna.TV https://www.montagna.tv/207787/nel-mondo-nascosto-delle-grotte-glaciali-il-caso-del-ghiacciaio-gruviera-della-vallelunga/
[3] Gruppo di Lavoro Glaciospeleologia | speleolombardia.it https://speleolombardia.wordpress.com/commissione-scientifica/gruppo-di-lavoro-glaciospeleologia/
[4] A Lettomanoppello viaggio nella speleologia glaciale tra Gorner e … https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-viaggio-nella-speleologia-glaciale-tra-gorner-e-aletsch/11/12/
[5] Glacio Speleologia – Avventura Italia http://www.avventuraitalia.it/Glacio-speleologia.html
[6] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[7] Aspetti morfologici ed evolutivi delle cavità endoglaciali di origine … https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/634?articlesBySimilarityPage=2
[8] Grotte e mulini glaciali https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[9] 10.5 Speleologia glaciale https://digilander.libero.it/gsvcai/Manuale/m_10/m_105.htm
[10] Monte Rosa, scoperta la grotta glaciale più lunga delle Alpi https://www.montagna.tv/44041/monte-rosa-scoperta-la-grotta-glaciale-piu-lunga-delle-alpi/
[11] Grotte Glaciali – Serata sulla Grotta Effimera a Macugnaga il 29 … https://www.scintilena.com/grotte-glaciali-serata-sulla-grotta-effimera-a-macugnaga-il-29-dicembre/12/26/
[12] LE GROTTE GLACIALI SCOPERTE ED ESPLORATE AL … – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-scoperte-ed-esplorate-al-ghiacciaio-del-belvedere-di-macugnaga-vb/03/15/
[13] Scoperta la più lunga grotta glaciale dell’intero arco alpino a … https://www.scintilena.com/scoperta-la-piu-lunga-grotta-glaciale-dellintero-arco-alpino-a-macugnaga-vb/11/09/
[14] La GROTTA EFFIMERA del ghiacciaio del Belvedere di Macugnaga https://www.youtube.com/watch?v=jIRbPWAuBa8
[15] Speleologia Glaciale nelle Alpi Venoste: L’evento di Bolzano sui … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-nelle-alpi-venoste-levento-di-bolzano-sui-ghiacciai-e-le-grotte-glaciali/11/11/
[16] Esplorazioni speleoglaciali: un viaggio allucinante sotto … – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazioni-speleoglaciali-un-viaggio-allucinante-sotto-il-mittelbergferner/10/27/
[17] 2025, l’anno dei ghiacciai: tra perdita del ghiaccio e futuro dell’acqua https://www.scienzainrete.it/articolo/2025-lanno-dei-ghiacciai-tra-perdita-del-ghiaccio-e-futuro-dellacqua/grazia-giampaolo/2025
[18] BILANCIO DI MASSA DEI GHIACCIAI | Indicatori ambientali https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/clima/bilancio-di-massa-dei-ghiacciai
[19] Ghiacciai alpini, entro otto anni il picco dello scioglimento https://economiacircolare.com/ghiacciai-alpini-picco-scioglimento/
[20] Ice Memory Sanctuary: il primo archivio mondiale dei ghiacci in … https://masterx.iulm.it/today/today-mondo/ice-memory-sanctuary-il-primo-archivio-mondiale-dei-ghiacci-in-antartide/
[25] Glacial dynamics in pre-Alpine narrow valleys during the Last Glacial Maximum inferred by lowland fluvial records (northeast Italy) https://www.earth-surf-dynam.net/6/809/2018/esurf-6-809-2018.pdf
[26] L’eruzione laterale dell’Etna del 30-6-1942 e susseguenti fenomeni esplosivi al cratere centrale https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6000/5928
[27] Comportamento di una grande diga sotto il gelo spinto https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5118/5187
[28] Glaciares rocosos del sector central de la Montaña Cantábrica: indicadores paleoambientales https://publicaciones.unirioja.es/ojs/index.php/cig/article/download/1259/1178
[29] Sustainable Geotourism in the Chiusella Valley (NW Italian Alps): A Tool for Enhancing Alpine Geoheritage in the Context of Climate Change https://www.mdpi.com/2076-3263/14/7/175/pdf?version=1719217548
[30] Gli speleologi alla ricerca di grotte glaciali in Val Venosta – Scintilena https://www.scintilena.com/gli-speleologi-alla-ricerca-di-grotte-glaciali-in-val-venosta/08/26/
[31] Il regno ghiacciato di Eisriesenwelt – Scintilena https://www.scintilena.com/il-regno-ghiacciato-di-eisriesenwelt/01/23/
[32] Geoturismo: Il turismo a tema geologico https://www.scintilena.com/geoturismo-il-turismo-a-tema-speleologico/07/19/
[33] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[34] Karstologia pratica: esplorazione e studio delle grotte nei … https://www.scintilena.com/karstologia-pratica-esplorazione-e-studio-delle-grotte-nei-calcari-dellaptiano-albiano-dei-pirenei/06/11/
[35] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[36] Nuove Esplorazioni in Vallelunga: Speleologia Glaciale – Scintilena https://www.scintilena.com/nuove-esplorazioni-in-vallelunga-speleologia-glaciale/01/01/
[37] Classifica delle grotte più lunghe d’Italia http://www.scintilena.com/speleoit/atlas/longest_caves.html
[38] I ghiacciai degli speleologi – Lo Scarpone https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/ghiacciai-speleologi/
[39] CAVITÀ SOTTO LE PARETI DEL PIC CHIADENIS (FR 2714) https://www.museofriulanostorianaturale.it/images/pubblicazioni/gortania-40-geo/Grotta-ghiaccio.pdf
[40] Grotta Effimera e altre bellezze del ghiacciaio del Belvedere – Il Rosa https://www.ilrosa.info/natura/ghiacciaio-belvedere-grotta-effimera
[41] [PDF] bollettino del gruppo grotte cai novara http://www.gruppogrottenovara.it/Labirinti/Labirinti_26.pdf
[42] Ghiacciaio del Belvedere – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ghiacciaio_del_Belvedere
[43] VORTICE BLU | Trento Film Festival https://trentofestival.it/archivio/1996/vortice-blu/
[44] Applying SLAM-Based LiDAR and UAS Technologies to Evaluate the Rock Slope Stability of the Grotta Paglicci Paleolithic Site (Italy) https://www.mdpi.com/2624-795X/5/2/24/pdf?version=1716630198
[45] An Integrated Geophysical and Unmanned Aerial Systems Surveys for Multi-Sensory, Multi-Scale and Multi-Resolution Cave Detection: The Gravaglione Site (Canale di Pirro Polje, Apulia) https://www.mdpi.com/2072-4292/15/15/3820/pdf?version=1690879299
[46] Geological monitoring networks for risk management close to large rock cliffs: the case history of Gallivaggio and Cataeggio in the italian Alps https://gh.copernicus.org/articles/76/85/2021/gh-76-85-2021.pdf
[47] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[48] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda – Scintilena https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[49] Glaciospeleologia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/glaciospeleologia/
[50] Dove la luce scompare, inizia il magico mondo delle grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/dove-la-luce-scompare-inizia-il-magico-mondo-delle-grotte/01/05/
[51] Neanderthal “alpinisti estremi”: il kit da viaggio scoperto a 1.450 metri https://www.scintilena.com/perfetto-ora-posso-procedere-con-la-generazione-del-rapporto-finale-ho-raccolto-sufficiente-materiale-su/01/28/
[52] Esplorazioni Glaciali in Alaska: La Grotta di Ghiaccio del Ghiacciaio … https://www.scintilena.com/esplorazioni-glaciali-in-alaska-la-grotta-di-ghiaccio-del-ghiacciaio-castner/11/12/
[53] I Monti Pisani rivelano 500 milioni di anni di storia della Terra https://www.scintilena.com/i-monti-pisani-rivelano-500-milioni-di-anni-di-storia-della-terra/08/30/
[54] La Grotta del Gelo dell’Etna: Il Ghiacciaio più Meridionale d’Europa … https://www.scintilena.com/la-grotta-del-gelo-delletna-il-ghiacciaio-piu-meridionale-deuropa-custodisce-un-equilibrio-fragile-tra-lava-e-ghiaccio/10/04/
[55] Sotto l’Altare di San Michele Dorme una Civiltà Paleolitica https://www.scintilena.com/sotto-laltare-di-san-michele-dorme-una-civilta-paleolitica-la-grotta-che-racconta-la-storia-del-gargano/01/27/
[56] “Di ghiaccio e di fuoco”: Andrea Benassi racconta le grotte … https://www.scintilena.com/di-ghiaccio-e-di-fuoco-andrea-benassi-racconta-le-grotte-glaciovulcaniche-a-lugo-di-romagna/03/19/
[57] I Primi Artisti della Storia: Viaggio nella Penombra delle Grotte … https://www.scintilena.com/i-primi-artisti-della-storia-viaggio-nella-penombra-delle-grotte-dipinte-che-svelano-i-segreti-del-paleolitico/08/13/
[58] Il Continente Buio Sotto i Nostri Piedi: L’Enigma del Mondo … https://www.scintilena.com/il-continente-buio-sotto-i-nostri-piedi-lenigma-del-mondo-sotterraneo-ancora-inesplorato/10/06/
[59] Il Pianeta in Bancarotta Idrica: Una Ricerca Approfondita sulla Crisi … https://www.scintilena.com/il-pianeta-in-bancarotta-idrica-una-ricerca-approfondita-sulla-crisi-globale-dellacqua/01/26/
[60] L’evoluzione dei ghiacciai alpini in un contesto di … https://organizzazione.cai.it/gp-alto-adige/wp-content/uploads/sites/61/2024/10/5-Maggi-Valter-Lo-stato-dei-ghiacciai-italiani.pdf
[61] [PDF] booklet.pdf – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://laventa.it/archivio/booklet.pdf
[62] [PDF] III edizione ANNO 2022 – Legambiente https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2022/12/Rapporto-carovana-ghiacchiai_2022.pdf
[63] “C3 – CAVE’S CRYOSPHERE AND CLIMATE” 2016 – 2020 https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/

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  • A spasso nel tempo a Ceranesi: escursione tra storia e speleologia
    Condividi Passeggiata storico culturale da Lencisa a Vacarezza, nell’entroterra genovese, con il contributo di Alessandro Vernassa La Pro Loco Ceranesi organizza per domenica 24 maggio 2026 “A spasso nel tempo”, una passeggiata storico-culturale aperta a tutti lungo il percorso tra Lencisa e Vacarezza, nel territorio di Ceranesi, nell’entroterra genovese. Ceranesi è un comune alle spalle della città di Genova, ai piedi del massiccio del Monte Figogna. Il territorio è noto per i suoi paesag
     

A spasso nel tempo a Ceranesi: escursione tra storia e speleologia

Máj 2nd 2026 at 05:00

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Passeggiata storico culturale da Lencisa a Vacarezza, nell’entroterra genovese, con il contributo di Alessandro Vernassa

La Pro Loco Ceranesi organizza per domenica 24 maggio 2026 “A spasso nel tempo”, una passeggiata storico-culturale aperta a tutti lungo il percorso tra Lencisa e Vacarezza, nel territorio di Ceranesi, nell’entroterra genovese.

Ceranesi è un comune alle spalle della città di Genova, ai piedi del massiccio del Monte Figogna. Il territorio è noto per i suoi paesaggi naturali, i percorsi escursionistici e per la presenza del Santuario della Guardia, uno dei principali luoghi di culto della Liguria.

Il percorso si svilupperà nell’area carsica di Lencisa e dei Torbi, uno dei contesti più interessanti della zona, dove affioramenti rocciosi e particolari condizioni ambientali favoriscono la presenza di fenomeni carsici e cavità minori.

M. Abisso

L’area carsica si estende tra le località di Lencisa e Torbi ed è costituita da affioramenti di dolomie del Monte Gazzo, calcari di Gallaneto e calcari di Lencisa. Al suo interno sono conosciute grotte di piccole dimensioni. Non si tratta di un’area nota per grandi sistemi ipogei, ma rappresenta comunque, nel contesto ligure, un territorio significativo anche come presidio ambientale, nelle zone vicine interessato dall’attività estrattiva. Tra le cavità, il Ribaldone ha riesplorato nel 2021 la Tann-a do Vento, che da un ingresso a dolina sii dirama, per raggiungere lo sviluppo di circa un centinaio di metri.

Tann-a do Vento – Alessandro Vernassa

L’escursione sarà guidata dal professor Roberto Balestrino, studioso e autore di pubblicazioni dedicate alla storia e al territorio genovese, da anni impegnato nella ricerca e nella divulgazione locale. Balestrino sarà accompagnato da Alessandro Vernassa, direttore tecnico dello Speleo Club Ribaldone. Vernassa – l’ideatore del NASO, proprio lui – vive in zona e conosce questo territorio in modo diretto e approfondito: lo frequenta fin da giovanissimo, e qui ha iniziato l’attività speleologica, già da ragazzino, dopo essere rimasto affascinato dalla lettura di un libro, Sussi e Biribissi, che non a caso aveva (e ha) come sottotitolo Storia di un viaggio verso il centro della Terra: un destino annunciato.

Ha come sottotitolo Storia di un viaggio verso il centro della Terra, con riferimento al romanzo Viaggio al centro della Terra di Jules Verne.

Gli accompagnatori arricchiranno il percorso con racconti, curiosità locali — si narra, ad esempio, che una cavità della zona sia stata distrutta durante la costruzione della strada Torbi-Lencisa — e approfondimenti legati al territorio e al mondo sotterraneo.

Il ritrovo è fissato alle ore 9:00 in piazza a Lencisa. L’attività ha una durata di circa 2 ore e 30 minuti (più il ritorno) e prevede un dislivello di 150 metri, risultando adatta a un pubblico ampio, purché con un minimo di abitudine al cammino.

La partecipazione è a offerta libera: i contributi raccolti saranno destinati a sostenere le iniziative della Pro Loco Ceranesi. E’ consigliata la prenotazione (tel 329 70 11 178 – mail prolococeanesi@gmail.com e robertobalestrino63@gmail.com) .

Si raccomandano abbigliamento comodo, scarpe da trekking o sportive e una scorta d’acqua. Il pranzo è libero. In caso di maltempo l’evento sarà annullato.

Tann-a do Vento – Gestionale Speleologico Ligure

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    OTVÁRAME HARMANECKÚ JASKYŇU Zajtra, teda 1. mája, po sezónnej uzávere opäť otvárame Harmaneckú jaskyňu neďaleko Banskej Bystrice. Tento pradávny podzemný labyrint svojich návštevníkov nadchne majestátnymi sieňami a rútenými dómami, pospájanými menšími chodbami. Rozmanitosť priestorov a ich tvarov je podmienená ich zložitým vývojom, ktorý potrápil nemálo jaskyňovedcov. Aj výzdoba jaskyne je veľmi bohatá. Jej nezameniteľným symbolom sú mohutné stalagmity s výškou až 12 m, sintrové vodopády, či st
     

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OTVÁRAME HARMANECKÚ JASKYŇU
Zajtra, teda 1. mája, po sezónnej uzávere opäť otvárame Harmaneckú jaskyňu neďaleko Banskej Bystrice. Tento pradávny podzemný labyrint svojich návštevníkov nadchne majestátnymi sieňami a rútenými dómami, pospájanými menšími chodbami. Rozmanitosť priestorov a ich tvarov je podmienená ich zložitým vývojom, ktorý potrápil nemálo jaskyňovedcov. Aj výzdoba jaskyne je veľmi bohatá. Jej nezameniteľným symbolom sú mohutné stalagmity s výškou až 12 m, sintrové vodopády, či steny pokryté bielym mäkkým sintrom. Jaskyňa patrí medzi najvýznamnejšie lokality výskytu netopierov na Slovensku.

Ideálny námet na výlet pre turistov, ktorí ocenia výstup krásnym lesom a nevadia im ani početné schody v jaskyni. Na výstupovej trase sme obnovili náučný chodník, kde sa dozviete mnoho zaujímavého o jaskyni aj prírode v okolí.... a ak by ste cestou hore nevládali, môžete sa vydýchať pri nových paneloch a tváriť sa, že ste zastavili výlučne zo študijných dôvodov 🙂













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  • Progetto Bellamar 2026: la spedizione della fratellanza porta i primi aiuti a Cuba
    Condividi I materiali arrivano a Matanzas: speleologi cubani ricevono la solidarietà italiana I primi colli del Progetto Bellamar 2026 sono già arrivati a destinazione, nella casa degli speleologi Matanceros. È il risultato concreto di un’azione collettiva che ha coinvolto centinaia di speleologi italiani e cittadini da tutto il mondo, mobilitati su iniziativa di Antonio Danieli, ideatore del Proyecto Bellamar insieme al cubano Esteban Grau fin dal 2003. Questa spedizione non porta attrez
     

Progetto Bellamar 2026: la spedizione della fratellanza porta i primi aiuti a Cuba

Máj 1st 2026 at 14:00

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I materiali arrivano a Matanzas: speleologi cubani ricevono la solidarietà italiana

I primi colli del Progetto Bellamar 2026 sono già arrivati a destinazione, nella casa degli speleologi Matanceros. È il risultato concreto di un’azione collettiva che ha coinvolto centinaia di speleologi italiani e cittadini da tutto il mondo, mobilitati su iniziativa di Antonio Danieli, ideatore del Proyecto Bellamar insieme al cubano Esteban Grau fin dal 2003. Questa spedizione non porta attrezzatura speleo né obiettivi di esplorazione: porta pasta, riso, medicinali, prodotti per l’igiene e tutto ciò che serve a famiglie in difficoltà.[1][2]

Ventitré anni di speleologia italo-cubana dietro un gesto di solidarietà

Il Proyecto Bellamar nasce nel 2003 dall’idea di Antonio Danieli e Esteban Grau, con la collaborazione del Gruppo Speleologico San Marco di Venezia e il Comitè Espeleológico de Matanzas. L’obiettivo originario era creare una banca di immagini tridimensionali del patrimonio carsico cubano, con il patrocinio della Società Speleologica Italiana e della Sociedad Espeleológica de Cuba. In 23 anni di attività, il progetto ha prodotto risultati che vanno ben oltre la speleofotografia: ha contribuito alla nascita di parchi naturali, alla costruzione di un centro educativo e alla proposta di candidatura delle Grotte di Bellamar come sito UNESCO.[2][3][4]

I pionieri del 2003: un legame che dura da oltre due decenni

Tra i primi a credere nel progetto nel 2003 ci fu il Gruppo Speleologico San Marco, con Massimo Arvali e Armando Lazzari, insieme ad Alessandra Carnevali. Quel sodalizio diede vita a una serie di spedizioni congiunte che videro la partecipazione crescente di speleologi da tutta Italia, dal Veneto alla Liguria fino a Roma. Sono proprio queste reti di amicizia e collaborazione costruite nel tempo a rendere possibile oggi una risposta rapida e capillare all’emergenza cubana.[5][6]

Cuba in crisi: perché gli speleologi italiani si sono attivati

Cuba attraversa oggi una fase di difficoltà economica acuta. La Società Speleologica Italiana, il Proyecto Bellamar, l’associazione Speleopolis di Casola e Finalmentespeleo della Liguria — guidata da Fabio Siccardi — hanno risposto con un’iniziativa di raccolta organizzata, con spedizioni sia via container che via aerea. Gli aiuti vengono distribuiti direttamente alle famiglie degli speleologi cubani più bisognosi, in coordinamento con la direttiva della Società Speleologica Cubana e il Comitato Speleologico.[1]

Cosa viaggia nei pacchi: alimenti e medicinali per gli speleo cubani

La raccolta si articola su due canali. Via container — spedizione prevista per giugno — vengono inviati medicinali con scadenza minima di un anno, materiali sanitari, alimenti a lunga conservazione, prodotti per l’igiene personale e sedie a rotelle, destinati all’intera popolazione cubana. Via aerea, in pacchi da 20 kg, arrivano invece direttamente agli speleologi cubani prodotti alimentari come pasta, riso, latte in polvere, tonno, carne in scatola, legumi secchi, zucchero, pomodoro concentrato e olio.[1]

Una rete di solidarietà che attraversa l’Italia

All’iniziativa hanno aderito speleologi e cittadini comuni da tutta Italia. Tra i protagonisti di questa mobilitazione figurano Fabio Siccardi e Finalmentespeleo per la Liguria, gli speleologi e i cittadini di Genova, Stefania Impa, Fabio Nigro, Alessandra Geraci e gli speleologi di Roma, oltre a Ester Stella Carbonetti. Il primo invio è già a casa degli speleologi Matanceros, ma altri pacchi sono in viaggio e saranno distribuiti sul territorio cubano nelle prossime settimane.[1]

Bellamar 2026: la spedizione più umana del progetto

Chi ha animato questa iniziativa la definisce “la più bella di tutte le spedizioni”, non per i risultati esplorativi ma per il suo valore umano. La frase che accompagna questo viaggio di solidarietà è quella dello scalatore e alpinista cubano che recita: “Salire montagne, sorella uomini”, un richiamo alla fratellanza universale che la speleologia, nei suoi momenti migliori, sa incarnare. Non è escluso che nel 2026 speleologi italiani e cubani possano incontrarsi fisicamente, continuando una storia di amicizia che dura da oltre vent’anni.[2][1]

Fonti
[1] Gli speleologi italiani aiutano Cuba: ecco come partecipare https://www.scintilena.com/gli-speleologi-italiani-aiutano-cuba-ecco-come-partecipare/03/14/
[2] PROYECTO BELLAMAR by Antonio Danieli and Esteban Grau https://www.proyectobellamar.com/english-1/
[3] Gruppo Speleologico San Marco – Venezia – speleosanmarco https://www.speleosanmarco.it/progetti
[4] Cuba – Le grotte di Bellamar proposte come Sito Unesco – Scintilena https://www.scintilena.com/cuba-le-grotte-di-bellamar-proposte-come-sito-unesco/11/05/
[5] Italia – Cuba – Projecto Bellamar 2009 – Scintilena https://www.scintilena.com/italia-cuba-projecto-bellamar-2009/05/25/
[6] Spedizione a Cuba del Gruppo Speleologico San Marco – Scintilena https://www.scintilena.com/spedizione-a-cuba-del-gruppo-speleologico-san-marco/03/27/
[11] Mostra stereoscopica a Sacile – Scintilena https://www.scintilena.com/mostra-stereoscopica-a-sacile/12/05/
[12] Commissione scientifica della Federazione Speleologica Veneta a … https://www.scintilena.com/commissione-scientifica-della-federazione-speleologica-veneta-a-cuba/10/19/
[13] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/1792/?ec3_ical
[14] Proyecto Bellamar 2013 – in questi giorni, la spedizione del Team La … https://www.scintilena.com/proyecto-bellamar-2013-in-questi-giorni-la-spedizione-del-team-la-salle-a-cuba/02/26/
[15] Scintilena, Autore presso Scintilena – Pagina 1680 di 1931 https://www.scintilena.com/author/scintilena/page/1680/
[16] Cuba: Sapo de Bellamar – Scintilena https://www.scintilena.com/cuba-sapo-de-bellamar/11/29/
[17] Cuba in 3D a Pordenone – Federazione Speleologica Regionale https://www.fsrfvg.it/?p=6094
[18] Cuba: Italiani e Cubani lavorano insieme al progetto nella Ciènaga … https://www.scintilena.com/cuba-italiani-e-cubani-lavorano-insieme-al-progetto-nella-cienaga-di-zapada/08/08/
[19] Gli speleologi italiani aiutano Cuba: ecco come partecipare … https://www.facebook.com/Scintilena/posts/gli-speleologi-italiani-aiutano-cuba-ecco-come-parteciparespeleopolis-finalmente/1552795316852999/
[20] Di ritorno dal Proyecto Bellamar – Cuba – Scintilena https://www.scintilena.com/di-ritorno-dal-proyecto-bellamar-cuba/11/02/
[21] Cuevas de Bellamar – la storia – Benvenuti su proyectobellamar! https://www.proyectobellamar.com/italiano/grotta-di-bellamar-la-storia/
[22] Antonio – Gran Paleocaverna de Bellamar – CUBA | Facebook https://www.facebook.com/AntonioDanieliPhotography/photos/gran-paleocaverna-de-bellamar-cuba/806374492742274/
[23] PROYECTO BELLAMAR di Antonio Danieli ed Esteban Grau. https://www.proyectobellamar.com/italiano/
[24] Venezia – speleosanmarco – Gruppo Speleologico San Marco https://www.speleosanmarco.it/bellamar
[25] Gli speleologi italiani aiutano Cuba: ecco come partecipare https://www.facebook.com/groups/1478140665796298/posts/4323121624631507/

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  • Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di Localizzazione, Prossimità e Allucinazioni
    Condividi Il report analizza nove aree chiave: La natura strutturale del problema — gli LLM predicono testo, non calcolano geometrie: è come navigare usando solo recensioni di ristoranti invece di una mappa.[scintilena] Le allucinazioni come proprietà emergente inevitabile — non un bug occasionale, ma una conseguenza delle proprietà geometriche degli spazi latenti ad alta dimensionalità.[scintilena] Il bias gerarchico spaziale — forse l’errore più documentato: GPT-4 sbaglia nell’87% de
     

Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di Localizzazione, Prossimità e Allucinazioni

Máj 1st 2026 at 13:00

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Il report analizza nove aree chiave:

  1. La natura strutturale del problema — gli LLM predicono testo, non calcolano geometrie: è come navigare usando solo recensioni di ristoranti invece di una mappa.[scintilena]
  2. Le allucinazioni come proprietà emergente inevitabile — non un bug occasionale, ma una conseguenza delle proprietà geometriche degli spazi latenti ad alta dimensionalità.[scintilena]
  3. Il bias gerarchico spaziale — forse l’errore più documentato: GPT-4 sbaglia nell’87% dei casi quando la direzione reale tra due città contradice la gerarchia del paese/regione di appartenenza (es. Toronto percepita “a nord” di Portland perché il Canada è nord degli USA).[suprmind]
  4. Disambiguazione toponimica fragile — la stessa frase riformulata produce risultati opposti; GPT-4 non riesce a concludere che 24 miglia è più vicino di 276 miglia.[sas]
  5. Bias verso il Global North — Africa sub-sahariana, America Latina, Medio Oriente sistematicamente penalizzati per scarsità di dati nelle lingue dominanti.[ibm +1]
  6. Il test della Mongolia (2025) — 9 LLM su 12 affermavano con sicurezza che il Kazakhstan confina con la Mongolia, il che è falso.[arxiv +1]
  7. Implicazioni per la speleologia — grotte, sistemi carsici e aree sotterranee sono tra le entità geografiche più sottorapresentate nei corpus di addestramento.[moxoff +1]
  8. Tassi di allucinazione — da 0,7% (Gemini Flash) fino al 48% su compiti specifici (o4-mini), con perdite economiche globali da 67,4 miliardi di dollari nel 2024.[singlegrain +1]
  9. Soluzioni — RAG riduce le allucinazioni del 71%; l’integrazione con motori GIS esterni è la strada maestra per la precisione spaziale.

Limitazioni Strutturali Profonde

Le intelligenze artificiali generative basate su Large Language Models (LLM) presentano limitazioni strutturali profonde quando si confrontano con domande geografiche. Non elaborano mappe, non calcolano coordinate, non comprendono la geometria dello spazio reale: si limitano a predire testo sulla base di associazioni statistiche apparse durante l’addestramento. Questo porta a errori sistematici di localizzazione, di prossimità e di orientamento, oltre a vere e proprie allucinazioni geografiche — ovvero invenzioni di luoghi, confini, distanze e relazioni spaziali che non esistono. Il tasso globale medio di allucinazioni tra tutti i modelli si attesta intorno al 9,2% per domande di conoscenza generale, con picchi del 18,7% su domande giuridiche e del 15,6% su domande mediche.[^1][^2][^3]


1. Cosa sono gli LLM e perché non “capiscono” lo spazio

Gli LLM (Large Language Models), come GPT-4, Gemini o Claude, sono sistemi addestrati su enormi corpus testuali — miliardi di pagine di testo estratte da web, libri, articoli, forum. Il loro meccanismo fondamentale è la predizione statistica del token successivo: data una sequenza di parole, il modello calcola quale parola è più probabile che segua, in base ai pattern visti durante l’addestramento.[^4][^5]

Questo approccio ha prodotto risultati straordinari nella comprensione e produzione del linguaggio, ma porta con sé un limite fondamentale: i modelli non elaborano mappe né costruiscono rappresentazioni mentali di luoghi. Non calcolano distanze, non tracciano percorsi su reti stradali, non interpretano coordinate geografiche come un sistema GIS. Come ha osservato HERE Technologies nel 2026: “Chiedere a un LLM di calcolare relazioni spaziali è come chiedere a qualcuno di navigare in una città usando solo recensioni di ristoranti e blog di viaggio, invece di una mappa e una bussola”.[^6]

Quando si chiede a un LLM di trovare il panificio più vicino a un parco londinese, il modello recupera informazioni testuali e suggerisce un luogo — ma non calcola la distanza effettiva sulla rete stradale tra il parco e le opzioni disponibili. Il risultato può sembrare corretto ma spesso non lo è. La distanza è una proprietà geometrica, non linguistica: un LLM non può calcolarla affidandosi solo al testo.[^6]


2. Il fenomeno delle allucinazioni: origini e meccanismi

2.1 Definizione e natura strutturale

Le “allucinazioni” nei testi generati dall’AI si manifestano con l’inserimento di informazioni inesatte, inventate o completamente errate, pur mantenendo una struttura linguistica apparentemente plausibile e fluente. Il termine è usato metaforicamente: l’AI non ha coscienza né percezione, ma produce contenuti che sembrano coerenti pur essendo falsi. Non si tratta di un difetto occasionale: secondo ricercatori dell’Università di arXiv (2025), le allucinazioni sono un’emergenza inevitabile di qualsiasi modello generativo che tenti di produrre dati strutturati complessi.[^2][^7][^8][^9][^4]

La spiegazione geometrica è rigorosa: i modelli generativi imparano una mappatura da dati ad alta dimensionalità a rappresentazioni latenti. I dati reali si distribuiscono su sottospazi a bassa dimensione all’interno di uno spazio molto più grande. Quando il modello campiona regioni dello spazio latente non supportate dai dati di addestramento, il risultato è una allucinazione. L’enorme compressione dell’addestramento garantisce quasi matematicamente che molti output vengano generati in zone dove i dati forniscono poca guida.[^8]

2.2 Cause tecniche principali

Dati di addestramento incompleti o errati. I modelli vengono addestrati su corpus testuali che possono contenere informazioni errate, obsolete, incomplete o fortemente sbilanciate. La mancanza di aggiornamenti in tempo reale e l’assenza di selezione accurata delle fonti portano il modello a fare affidamento su dati imprecisi.[^10][^5][^2]

Assenza di sistemi di verifica integrati. Gli LLM producono testi sulla base di probabilità statistiche, senza effettuare confronti con fonti attendibili in tempo reale. Non dispongono di meccanismi di verifica incrociata autonoma: il modello non “sa” di aver sbagliato e non si autocorregge.[^9][^2]

Bias nel processo di addestramento. Se il dataset di addestramento contiene pregiudizi culturali, sociali o geografici, il modello apprende comportamenti incoerenti e produce risposte “allucinate” che riflettono tali distorsioni.[^5][^9]

Plausibilità locale vs. coerenza globale. I modelli generativi catturano dipendenze a breve raggio molto meglio di quelle a lungo raggio. Producono frasi localmente coerenti che falliscono a livello di argomento esteso o di struttura complessiva. Un LLM può produrre paragrafi geograficamente plausibili che si contraddicono a distanza di pochi capoversi.[^7]


3. Errori geografici specifici: le quattro categorie principali

3.1 L’assenza di ragionamento spaziale vero

La categoria di errore più fondamentale riguarda l’incapacità strutturale degli LLM di ragionare nello spazio geometrico. I modelli inferiscono la prossimità da descrizioni testuali, non dal calcolo delle distanze tramite coordinate geografiche e reti stradali. Due luoghi che appaiono spesso menzionati insieme in testi simili finiscono per avere embedding vicini nello spazio vettoriale del modello — anche se nella realtà geografica potrebbero essere a migliaia di chilometri di distanza.[^11][^6]

Uno studio del GDELT Project del 2025-2026 ha dimostrato che GPT-4, tra i modelli più avanzati disponibili, fallisce in modo consistente nella disambiguazione spaziale anche in casi elementari: il modello identificava correttamente le coordinate di due città ma poi, interrogato sulla direzione tra esse, forniva una risposta errata — incapace di utilizzare le stesse coordinate che aveva appena enunciato per calcolare la risposta corretta.[^12]

3.2 Il bias gerarchico spaziale (Hierarchical Spatial Bias)

Uno degli errori più documentati e sistematici è il bias gerarchico spaziale, identificato da ricercatori della Heidelberg University. Gli LLM tendono a inferire la posizione relativa di città basandosi sulla posizione relativa delle regioni o paesi che le contengono, anziché sulle coordinate reali. Questo rispecchia un errore cognitivo umano ben documentato in psicologia cognitiva (Tversky, 1992): gli esseri umani organizzano la memoria spaziale gerarchicamente, per stati e paesi.[^13]

Il caso emblematico è Portland-Toronto: Toronto si trova geograficamente a sud di Portland, Oregon. Eppure quasi tutti gli LLM (e molti esseri umani) rispondono che Toronto è a nord, perché il Canada si trova a nord degli Stati Uniti. In un benchmark di 14 domande di direzione intercardinalità condotto su GPT-3.5, GPT-4 e Llama-2, i risultati sono stati eloquenti:[^13] Categoria di domanda GPT-4 GPT-3.5 Llama-2 Senza bias gerarchico sospetto 85,7% 85,7% 88,6% Con bias gerarchico sospetto 32,9%15,7%7,1% Accuratezza complessiva 55,3% 47,3% 44,7%

GPT-4 — il modello più avanzato testato — commette errori nell’87% dei casi in cui entrano in gioco le gerarchie geografiche e la direzione reale va contro la percezione gerarchica. Il modello fallisce su Monaco ? Chicago (tutti i modelli 0/20 risposte corrette), su Reno vs. San Diego, su Toronto vs. Portland.[^13]

3.3 Disambiguazione toponimica fragile e instabile

Un’altra criticità grave è la disambiguazione dei toponimi: la capacità di determinare a quale luogo si riferisce un nome quando esistono molti luoghi con lo stesso nome. Negli USA ci sono almeno 11 città chiamate “Urbana”; in tutto il mondo migliaia di esempi simili. In teoria, gli LLM dovrebbero eccellere in questo compito avendo “visto” quasi ogni possibile frase contenente il termine “Paris” nei diversi contesti (France vs. Illinois). In pratica, la realtà è molto meno incoraggiante.[^14]

Il GDELT Project ha documentato nel 2025 una fragilità estrema: GPT-4 correttamente disambiguava “Champaign” come città dell’Ohio quando veniva detto che il soggetto non aveva mai lasciato l’Ohio — ma la stessa input, riformulato diversamente, faceva tornare il modello alla risposta default “Champaign, Illinois”. Perfino aggiungendo esplicitamente la distanza geografica (“24 miglia da una città dell’Ohio vs. 276 da Illinois”), GPT-4 continuava a localizzare il luogo in Illinois, incapace di ragionare che 24 miglia è molto più vicino di 276. La disambiguazione dipende quasi interamente dalla formulazione esatta della domanda, non dal ragionamento logico-spaziale.[^12][^14]

3.4 Bias occidentale e sottorappresentazione geografica

Gli LLM mostrano un forte bias verso regioni geografiche ben documentate in inglese e nelle lingue occidentali — specialmente USA, Europa occidentale, paesi anglosassoni. Le regioni meno documentate, come piccoli comuni, borghi rurali, aree montane o sotterranee, risultano poco o malamente rappresentate nei corpus di addestramento.[^15][^1]

Il GDELT Project ha riscontrato che LLM avanzati estraggono correttamente i nomi geografici di luoghi molto noti in copertura globale (media occidentale), ma falliscono miseramente nell’identificare nomi più localizzati meno presenti nel web anglofono — escludono perfino capitali come Mosca in alcune esecuzioni, con risultati diversi ad ogni run.[^15]

Lo studio WorldBench (ACM FAccT 2024) ha quantificato queste disparità confrontando le prestazioni degli LLM su domande di conoscenza fattuale relative a diversi paesi: gli errori erano significativamente più elevati per i paesi dell’Africa sub-sahariana rispetto al Nord America. Un’analisi separata su fact-checking geografico (arXiv 2025) ha confermato: tutti gli LLM testati mostrano performance peggiori per le affermazioni provenienti dal Global South — Africa, America Latina, Medio Oriente — con differenze statisticamente significative (p ? 0.01).[^16][^17]


4. Errori di prossimità: come gli LLM “stimano” le distanze

Il problema della prossimità è sottile ma pervasivo. Gli LLM deducono la “vicinanza” di due luoghi dalla frequenza con cui appaiono insieme in contesti simili nei testi di addestramento — non da calcoli geometrici. Due luoghi turisticamente famosi e spesso menzionati insieme (es. Roma e Firenze, o Parigi e Versailles) finiranno per avere embedding “vicini” nello spazio vettoriale del modello, il che porta il modello a considerarli “vicini” anche in risposta a domande geografiche dirette.[^11]

Il fenomeno “lost-in-distance“, documentato da Firooz et al. (2024-2025 in arXiv), evidenzia che la performance degli LLM su compiti che richiedono di ragionare su relazioni tra elementi distanti nel contesto degrada significativamente con l’aumentare della distanza tra i punti informativi rilevanti. Questo vale sia per grafi informativi astratti che — per estensione — per relazioni geografiche che dipendono da combinazioni di informazioni distribuite nel testo.[^18][^19]

Marzo 2025: ricercatori dell’Università di Toronto hanno testato 12 LLM principali chiedendo di elencare tutti i paesi confinanti con la Mongolia. Nove modelli su dodici hanno risposto con sicurezza che il Kazakhstan confina con la Mongolia, nonostante i due paesi non condividano alcun confine. I modelli si basavano su co-occorrenze testuali (“paesi dell’Asia centrale”, “ex repubbliche sovietiche vicine”) invece di verificare la topologia reale.[^20][^21]


5. Bias nei dati di addestramento: radici strutturali del problema

5.1 La geografia come specchio dell’internet

I dati su cui vengono addestrati gli LLM rispecchiano la distribuzione dell’informazione disponibile su internet e nelle biblioteche digitali — e questa distribuzione è profondamente squilibrata. Le nazioni con alta produzione editoriale digitale in inglese, francese, spagnolo e tedesco sono massivamente sovrarappresentate. Aree rurali, lingue minority, regioni povere o a bassa digitalizzazione sono sottorappresentate o del tutto assenti.[^22][^23]

La ricerca “Large Language Models are Geographically Biased” (arXiv, 2024) ha dimostrato che gli LLM mostrano bias sistematici in previsioni geospaziali oggettive, e che questi bias si correlano con indicatori socioeconomici — i modelli producono output sistematicamente peggiori per regioni con PIL pro capite più basso. In ambito di bias regionale pre-addestramento (HERB, arXiv 2022), i bias su gruppi regionali sono risultati fortemente influenzati dal clustering geografico: regioni percepite come “lontane” o “periferiche” nel corpus di addestramento ricevono trattamenti meno accurati.[^23][^24][^22]

5.2 Il problema della geografia dinamica

Anche dove i dati esistono, la geografia è in continua evoluzione: comuni che si accorpano o si scindono, infrastrutture nuove, modifiche dei confini amministrativi, rinumerazione delle strade, cambiamenti di denominazione. I modelli addestrati su dati con un certo anno di cutoff rispecchiano la realtà geografica di quell’anno — non quella attuale. Senza accesso a database aggiornati in tempo reale, l’AI rischia di fornire informazioni obsolete.[^1][^6]

5.3 Errori di correlazione linguistica e toponimi esteri

L’AI può commettere errori di correlazione linguistica: associare luoghi a paesi o regioni sbagliate semplicemente perché appaiono frequentemente insieme nei testi. La gestione di toponimi stranieri è particolarmente problematica quando i nomi sono omografi in lingue diverse (es. “Lima” può essere la capitale del Perù o una città in Ohio, Pennsylvania, Ohio…) o quando i nomi locali sono diversi dai nomi in lingua di addestramento.[^1]

Il GDELT Project ha documentato come gli LLM avanzati mostrino instabilità estrema nella estrazione geografica: la stessa identica domanda genera liste di luoghi diverse ad ogni esecuzione, include città che non erano menzionate nel testo originale (allucinazione di luoghi), e può escludere città capitali importanti come Mosca in modo del tutto casuale.[^15]


6. Implicazioni per la divulgazione scientifica specialistica

6.1 Il caso della speleologia

Nel contesto della divulgazione scientifica specialistica — come quella speleologica — le criticità geografiche degli LLM si manifestano in modi particolarmente insidiosi. Le grotte, i sistemi carsici, i massicci montuosi, i bacini idrografici sotterranei sono entità geografiche di per sé scarsamente rappresentate nei dati di addestramento: molto pochi testi digitali descrivono accuratamente la posizione di un abisso specifico, le sue relazioni topologiche con le grotte vicine, la sua appartenenza a un determinato sistema carsico.[^1]

Questo porta a errori tipici: confusione tra cavità con nomi simili, localizzazione errata di sistemi carsici (es. indicare una grotta in una regione sbagliata), allucinazione di distanze e relazioni tra ingressi, confusione tra sistema carsico e il comune administrativo o la montagna in cui si trova. La Scintilena ha documentato come tali allucinazioni si manifestino spesso in “piccoli particolari che possono sfuggire al controllo umano” — un dettaglio errato su una quota, una misura sbagliata, una relazione spaziale invertita.[^2][^1]

6.2 L’importanza del controllo umano esperto

In ambito divulgativo scientifico, l’accuratezza delle informazioni è fondamentale per garantire la fiducia dei lettori e la sicurezza degli esploratori. Le allucinazioni geografiche nei testi speleologici possono avere conseguenze concrete: informazioni errate su percorsi, ingressi, pericoli idrologici o relazioni tra cavità. L’approccio più corretto è un sistema ibrido dove l’AI accelera la produzione di bozze e sintesi, ma un controllo umano esperto verifica sistematicamente tutti i dati geografici prima della pubblicazione.[^2]


7. Dati quantitativi sul tasso di allucinazione

Il tasso di allucinazione varia significativamente tra modelli e tipologie di compito: Modello Tasso generale (2025) Contesto di misurazione Google Gemini-2.0-Flash-001 0,7% Benchmark Vectara (riassunti) Google Gemini-2.0-Pro-Exp 0,8% Benchmark Vectara OpenAI o3-mini-high 0,8% Benchmark Vectara GPT-4o 1,5% Benchmark Vectara Claude 3.5 Sonnet 4,4% Benchmark Vectara Claude 3 Opus 10,1% Benchmark Vectara Media su tutti i modelli ~9,2% Conoscenza generale OpenAI o3 (reasoning) 33% Domande su persone specifiche OpenAI o4-mini (reasoning) 48% Domande su persone specifiche

[^25][^3]

I dati mostrano un paradosso inquietante: i modelli di “reasoning” avanzato — progettati per ragionare meglio — mostrano tassi di allucinazione ben peggiori su domande specifiche. Le perdite economiche globali legate alle allucinazioni AI hanno raggiunto 67,4 miliardi di dollari nel 2024, e il 47% dei dirigenti d’azienda ha preso almeno una decisione importante basandosi su contenuti AI poi rivelatisi falsi.[^3]


8. Soluzioni e strategie di mitigazione

8.1 Retrieval-Augmented Generation (RAG)

La tecnica più efficace ad oggi è la Retrieval-Augmented Generation (RAG), che riduce le allucinazioni del 71% se implementata correttamente. Il RAG non si affida esclusivamente alla conoscenza parametrica del modello, ma integra in tempo reale documenti recuperati da database affidabili e aggiornati. Per applicazioni geografiche, questo significa collegare il modello a gazetteers, database GIS, OpenStreetMap o altri sistemi cartografici.[^21][^20][^25]

8.2 Integrazione con motori GIS esterni

Diversi studi identificano l’integrazione degli LLM con motori GIS esterni come la strada più promettente per i compiti che richiedono precisione spaziale. Il modello gestisce l’interpretazione del linguaggio naturale dell’utente e la comunicazione dei risultati, mentre calcoli di distanza, buffer, routing e relazioni topologiche vengono delegati a sistemi computazionali deterministici (es. QGIS, ArcGIS, PostGIS, HERE, Google Maps API). Questo approccio combina i punti di forza di entrambe le tecnologie.[^6][^13]

8.3 Modelli specializzati per dominio geografico

Ricerche del GDELT Project hanno dimostrato che piccoli modelli compatti addestrati specificamente sul dominio geografico superano sistematicamente modelli generali molto più grandi per compiti di geocoding e disambiguation. Un modello da pochi miliardi di parametri addestrato su corpus geografici curati, gazetteers e dati georeferenziati produce risultati più affidabili di GPT-4 nelle applicazioni geografiche specializzate.[^14]

8.4 Architetture multimodali e location encoders

Una direzione di ricerca promettente è l’introduzione di location encoders — funzioni neurali che convertono coordinate geografiche in embedding direzionali preservando distanza, direzione e contesto spaziale. Questo tenterebbe di “tokenizzare” i dati spaziali in modo che gli LLM possano leggerli come testo arricchito di struttura geometrica. Tuttavia, gli esperti avvertono che anche con embedding migliori, gli LLM non sono motori spaziali e non possono unire poligoni, bufferizzare linee costiere o filtrare raster per valori di pixel.[^26]

8.5 Alta qualità dei dati di addestramento

Come indicato dalla ricerca di Heidelberg University, poiché il bias gerarchico spaziale deriva almeno in parte direttamente da errori e semplificazioni nelle descrizioni di entità geografiche nei dati di addestramento, dati di alta qualità con descrizioni dettagliate possono migliorare la performance del modello. Il modello può anche essere addestrato direttamente sulle relazioni spaziali di interesse, per migliorare sia la memoria che la capacità di inferenza su relazioni non note.[^13]


9. Prospettive future e limiti irreducibili

La ricerca teorica indica che le allucinazioni nei modelli generativi non sono un problema che scomparirà con il semplice aumento della scala del modello o dei dati di addestramento. Come argomentato in uno studio arXiv del 2025, anche massivi aumenti nella quantità di dati di addestramento non elimineranno le allucinazioni di tipo strutturale, poiché queste derivano da proprietà geometriche intrinseche degli spazi latenti ad alta dimensionalità.[^8]

Il problema del ragionamento spaziale geografico richiede probabilmente soluzioni architetturali fondamentalmente diverse: sistemi ibridi neuro-simbolici, integrazione con motori computazionali specializzati, o architetture multimodali che integrino mappe e immagini satellitari come modalità di input accanto al testo. Proposte come il Geospatial Awareness Layer (GAL) — che ancora agenti LLM in dati strutturati della Terra (terreno, infrastrutture, dati demografici, meteo) — rappresentano tentativi concreti di superare il gap tra ragionamento linguistico e intelligenza spaziale reale.[^27]

L’evoluzione verso sistemi ibridi dove automazione e controllo umano si integrano — e dove le limitazioni geografiche degli LLM sono note e gestite — rappresenta la strada più realistica per un utilizzo affidabile dell’AI generativa in contesti dove la precisione geografica è criticamente importante


Immagina un armadio gigantissimo

Quando un’AI impara, è come se riempisse un armadio enorme — grande come un palazzo — con milioni di cassetti. In ogni cassetto mette un “pezzo di conoscenza” preso dai testi che ha letto: un fatto su Roma, una ricetta, la storia di un personaggio, la posizione di una città…

Il problema è che i cassetti sono tantissimi — miliardi — e i fatti veri che ha imparato riempiono solo una piccola parte di tutti quei cassetti.


Cosa succede quando le viene fatta una domanda?

Quando le fai una domanda, l’AI non va a cercare la risposta giusta in un libro o su internet. Invece, apre i cassetti più vicini a quello che hai chiesto e combina quello che trova lì dentro.

Se la domanda cade esattamente su un cassetto che ha dati veri ? risposta giusta

Ma se la domanda cade su uno dei miliardi di cassetti vuoti o quasi vuoti… l’AI non dice “non lo so”. Invece inventa qualcosa di plausibile, combinando pezzi dai cassetti vicini. Il risultato sembra giusto, suona bene — ma è falso. Questa è un’allucinazione.


Perché “inevitabile”?

Perché i cassetti vuoti ci saranno sempre. Non importa quanto grande sia l’armadio o quanti libri l’AI abbia letto: ci saranno sempre zone dell’armadio dove non è arrivata abbastanza informazione. È una questione matematica — come dire che in una biblioteca grandissima ci saranno sempre degli scaffali polverosi che nessuno ha ancora riempito bene.

Quindi non è che gli ingegneri hanno fatto un errore: è che la struttura stessa del sistema — quegli spazi latenti ad alta dimensionalità, cioè quell’armadio enorme — contiene per forza delle zone buie dove l’AI “brancola nel buio” e inventa.


In sintesi: l’AI non mente apposta. Semplicemente, quando non sa una cosa, non si ferma — riempie il vuoto con la risposta più probabile, anche se è sbagliata. Ed è impossibile eliminare completamente tutti i vuoti. ??

Fonti


Conclusioni

Le AI generative falliscono in geografia per ragioni profonde e strutturali: non sono progettate per il ragionamento spaziale, ma per la previsione testuale. I loro bias geografici riflettono squilibri nei dati di addestramento, errori cognitivi umani codificati nei testi, l’impossibilità intrinseca di calcolare distanze e orientamenti senza computazione geometrica. Il bias gerarchico spaziale porta GPT-4 a sbagliare nell’87% dei casi di domande con tensione tra gerarchia e realtà geografica; la disambiguazione toponimica è fragile e dipende dalla formulazione esatta; il Global South è sistematicamente penalizzato; e anche i modelli più avanzati allucinano luoghi con sicurezza.[^17][^20][^16][^12][^15][^13]

La consapevolezza di questi limiti — unita all’adozione di strategie di mitigazione come RAG, integrazione GIS e controllo umano esperto — è il primo e più importante passo verso un utilizzo responsabile ed efficace dell’intelligenza artificiale generativa in tutti i contesti dove la precisione geografica è non negoziabile: dalla divulgazione speleologica alla gestione delle emergenze, dalla pianificazione territoriale alla ricerca scientifica sul campo.


References

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[52] Dal cuore della Grigna: cronaca diretta del 23° Campo InGrigna! 2025 https://www.scintilena.com/si-e-concluso-il-16-agosto-2025-il-23campo-ingrigna/08/21/
[53] Luigi Casati riceve il Premio Duilio Marcante 2025 – Scintilena https://www.scintilena.com/luigi-casati-riceve-il-premio-duilio-marcante-2025/02/17/
[54] National Cave and Karst Management Symposium 2025 https://www.scintilena.com/national-cave-and-karst-management-symposium-2025-un-appuntamento-cruciale-per-la-speleologia-mondiale/09/01/
[55] GORGAZZO – POLCENIGO 2025: https://www.scintilena.com/gorgazzo-polcenigo-2025/08/29/
[56] Gli articoli più visti del 2024 su Scintilena https://www.scintilena.com/gli-articoli-piu-visti-del-2024-su-scintilena/01/03/
[57] Notte Internazionale dei Pipistrelli 2025: Grande … https://www.scintilena.com/notte-internazionale-dei-pipistrelli-2025-grande-mobilitazione-per-la-conservazione-dei-chirotteri/08/30/
[58] On Line il Programma del Raduno Nazionale di Speleologia https://www.scintilena.com/on-line-il-programma-del-raduno-nazionale-di-speleologia-caselle-in-pittari-siphonia-2024/10/12/
[59] Speleologia in Lombardia: echi dal 28° Raduno Regionale di Brinzio – 1 e 2 marzo 2025 – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-in-lombardia-echi-dal-28-raduno-regionale-di-brinzio-1-e-2-marzo-2025/03/05/
[60] Aria Sotterranea e Vuoti Irraggiungibili: Il Viaggio del Vento nella … https://www.scintilena.com/aria-sotterranea-e-vuoti-irraggiungibili-il-viaggio-del-vento-nella-montagna-di-santa-croce/01/06/
[61] Are Large Language Models Geospatially Knowledgeable? https://dl.acm.org/doi/pdf/10.1145/3589132.3625625
[62] Evaluation of Geographical Distortions in Language Models: A Crucial
Step Towards Equitable Representations http://arxiv.org/pdf/2404.17401.pdf
[63] Towards Understanding the Geospatial Skills of ChatGPT: Taking a Geographic Information Systems (GIS) Exam https://dl.acm.org/doi/pdf/10.1145/3615886.3627745
[64] Can Large Language Models be Good Path Planners? A Benchmark and
Investigation on Spatial-temporal Reasoning https://arxiv.org/pdf/2310.03249.pdf
[65] Dspy-based Neural-Symbolic Pipeline to Enhance Spatial Reasoning in LLMs https://arxiv.org/pdf/2411.18564v1.pdf
[66] Correctness Comparison of ChatGPT-4, Gemini, Claude-3, and Copilot for
Spatial Tasks https://arxiv.org/pdf/2401.02404.pdf
[67] Evidence for Systematic Bias in the Spatial Memory of Large … https://giscienceblog.uni-heidelberg.de/2024/05/27/evidence-for-systematic-bias-in-the-spatial-memory-of-large-language-models/
[68] Coordinates from Context: Using LLMs to Ground Complex Location … https://arxiv.org/html/2510.08741v1
[69] JOURNAL OF SPATIAL INFORMATION SCIENCE https://www.cs.cmu.edu/~gelern/pdfs/geocoding.pdf
[70] Large Language Models: Testing Their Capabilities to Understand and Explain Spatial Concepts https://drops.dagstuhl.de/storage/00lipics/lipics-vol315-cosit2024/LIPIcs.COSIT.2024.31/LIPIcs.COSIT.2024.31.pdf
[71] Large Language Models for Geolocation Extraction in Humanitarian … https://arxiv.org/html/2602.08872v1
[72] Tecnologie mobili e rilievo ipogeo: strumenti, esperienze e confronti nel prossimo webinar dei “Mercoledì Catastali” della Commissione Catasto Cavità Naturali SSI https://www.scintilena.com/tag/lidar/feed/
[73] Speleologia in Campo dei Fiori: Mitragliatore e Pistole … https://www.scintilena.com/speleologia-in-campo-dei-fiori-mitragliatore-e-pistole-nascoste-in-una-grotta/01/26/
[74] Progetto Sebino, denti e ossa di orso delle caverne emergono dal … https://www.scintilena.com/progetto-sebino-denti-e-ossa-di-orso-delle-caverne-emergono-dal-fango-dellabisso-di-bueno-fonteno/03/08/
[75] InDEPTH Magazine: il numero di marzo 2026 tra archeologia … https://www.scintilena.com/indepth-magazine-il-numero-di-marzo-2026-tra-archeologia-subacquea-alle-egadi-grotte-sommerse-e-immersioni-tecniche/03/07/
[76] La newsletter BCRA di marzo 2026 annuncia workshop, escursioni … https://www.scintilena.com/ora-ho-raccolto-informazioni-sufficienti-per-scrivere-larticolo-procedo-con-la-stesura/03/05/
[77] Mauro Kraus eletto presidente della Federazione Speleologica del Friuli … https://www.scintilena.com/mauro-kraus-eletto-presidente-della-federazione-speleologica-del-friuli-venezia-giulia-il-nuovo-direttivo-2026-2028/03/01/
[78] Convegno: Cavità di origine antropica, modalità d’indagine, aspetti … https://www.scintilena.com/convegno-cavita-di-origine-antropica-modalita-dindagine-aspetti-di-catalogazione-analisi-della-pericolosita-monitoraggio-e-valorizzazione/11/28/
[79] Complesso carsico Bueno Fonteno-Nueva Vida: 750 metri di nuove … https://www.scintilena.com/complesso-carsico-bueno-fonteno-nueva-vida-750-metri-di-nuove-gallerie-esplorati-in-una-sola-giornata/03/03/
[80] Monitoraggio biologico nelle grotte. censiti pipistrelli tricolore … https://www.scintilena.com/pero-gli-americani-fanno-anche-cose-buone/03/04/
[81] A Kranj il 19° Incontro Europeo del Soccorso Speleologico – Scintilena https://www.scintilena.com/a-kranj-il-19-incontro-europeo-del-soccorso-speleologico/04/26/
[82] La Ruta de las Alas e Refugio IKA: il corridoio di grotte che … https://www.scintilena.com/la-ruta-de-las-alas-e-refugio-ika-il-corridoio-di-grotte-che-puo-salvare-un-pipistrello-fantasma/02/06/
[83] Editorial https://www.icaseonline.net/journal/index.php/sei/article/view/882
[84] Tackling Bias in Pre-trained Language Models: Current Trends and
Under-represented Societies https://arxiv.org/pdf/2312.01509.pdf
[85] Fairness in LLM-Generated Surveys http://arxiv.org/pdf/2501.15351.pdf
[86] Where Are We? Evaluating LLM Performance on African Languages https://arxiv.org/html/2502.19582v1
[87] How Geographic Origin Influences LLMs’ Entity Deduction Capabilities https://openreview.net/forum?id=hJtvCfDfs1&noteId=Z84uEMzjYI
[88] AI Hallucinations Nearly Double — Here’s Why They’re Getting … https://www.vktr.com/ai-technology/ai-hallucinations-nearly-double-heres-why-theyre-getting-worse-not-better/
[89] Reducing hallucination in structured outputs via Retrieval … https://arxiv.org/abs/2404.08189
[90] Detecting Hallucinations in Retrieval-Augmented Generation via … https://arxiv.org/abs/2601.03052
[91] How to Prevent AI Hallucinations with Retrieval Augmented … https://www.itconvergence.com/blog/how-to-overcome-ai-hallucinations-using-retrieval-augmented-generation/
[92] Real human data from South Africa to finetune your LLM models https://www.geopoll.com/real-human-data-from-south-africa-to-finetune-your-llm-models/
[93] Reducing Hallucinations in Clinical LLMs Using Retrieval … https://www.makebot.ai/blog-en/clinical-llm-rag-hallucination-mitigation
[94] How Geographic Origin Influences LLMs’ Entity Deduction Capabilities https://arxiv.org/html/2508.05525v1
[95] Are AI Hallucinations Getting Better or Worse? We Analyzed the Data https://www.scottgraffius.com/blog/files/ai-hallucinations-2026.html
[96] Understanding Retrieval Augmented Generation (RAG). A response … https://www.ontoforce.com/blog/understanding-retrieval-augmented-generation-rag.-a-response-to-hallucinations

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  • “L’Ultima Grotta” di Rino Bregani in scena al Gruppo Grotte Milano
    Condividi Giovedì 7 maggio la sede CAI-SEM di Milano ospita la lettura del racconto vincitore del premio letterario “Racconti in Grotta”, accompagnata dalle fotografie di Mauro Inglese Il Gruppo Grotte Milano ha organizzato per giovedì 7 maggio alle ore 21:00 una serata dedicata alla letteratura speleologica. L’appuntamento si tiene presso la sede CAI-SEM di Milano, in Piazza Coriolano 2, nella suggestiva Sala Ipogea. La serata è a cura di Rino Bregani e prevede la presentazione del l
     

“L’Ultima Grotta” di Rino Bregani in scena al Gruppo Grotte Milano

Máj 1st 2026 at 12:00

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Giovedì 7 maggio la sede CAI-SEM di Milano ospita la lettura del racconto vincitore del premio letterario “Racconti in Grotta”, accompagnata dalle fotografie di Mauro Inglese

Il Gruppo Grotte Milano ha organizzato per giovedì 7 maggio alle ore 21:00 una serata dedicata alla letteratura speleologica.

L’appuntamento si tiene presso la sede CAI-SEM di Milano, in Piazza Coriolano 2, nella suggestiva Sala Ipogea. La serata è a cura di Rino Bregani e prevede la presentazione del libro Buio Pesto – 13 storie di grotta, con lettura del racconto vincitore L’ultima grotta, accompagnata dalle fotografie di Mauro Inglese.


Il libro “Buio Pesto”: speleologia e letteratura si incontrano

Buio Pesto – 13 storie di grotta è un’antologia pubblicata dalla casa editrice Carabba di Lanciano il 20 marzo 2026. Il volume raccoglie i racconti selezionati dalla prima edizione del concorso letterario “Racconti in Grotta”, promosso dall’Associazione Cotopaxi di Taranta Peligna in memoria di Angelantonio Moschetta. Al concorso hanno partecipato oltre 80 racconti ispirati al mondo sotterraneo, provenienti da autori di tutta Italia.[1][2][3]

Tra i quattro racconti vincitori figura L’ultima grotta di Rino Bregani. Gli altri racconti premiati sono Senza trucco di Lorenzo Bassi, Le vene segrete di Capo Quirino di Stefano Gambari e La biblioteca di pietra di Lorenzo Mugnai. I testi premiati, insieme ad altri nove racconti selezionati come meritevoli, formano l’antologia che compone il volume.[2]

Il libro ha un prezzo di copertina di 24,00 euro ed è acquistabile online a 22,80 euro su piattaforme come IBS e Libreria Universitaria. Chi lo ordina tramite l’Associazione può beneficiare di un prezzo speciale di 18,00 euro con spedizione inclusa.[1]


“L’ultima grotta”: il racconto premiato di Rino Bregani

Il racconto L’ultima grotta si distingue per la sua profondità letteraria e la sua struttura narrativa. Secondo le note della premiazione, il testo richiama le Metamorfosi di Apuleio (libri IV-VI), con il tema del viaggio dell’anima attraverso prove difficili fino all’immortalità. Un racconto che usa la grotta come spazio simbolico e metaforico, capace di parlare anche a chi non frequenta il mondo sotterraneo.[4]

La serata del 7 maggio offre la possibilità di ascoltare il racconto in un formato di reading, un genere narrativo che sta riscuotendo attenzione crescente anche nell’ambito della divulgazione speleologica. La lettura sarà accompagnata dalle fotografie di Mauro Inglese, speleofotografo del Gruppo Grotte Milano con una lunga esperienza documentativa.[3][5][6]


Chi è Rino Bregani: medico, speleologo e scrittore

Rino Bregani è una figura di riferimento nel panorama speleologico milanese. È membro attivo del Gruppo Grotte Milano, dove nel corso degli anni ha contribuito come formatore nei corsi di introduzione alla speleologia, tenendo lezioni su temi legati all’alimentazione e al soccorso in grotta. Il suo profilo professionale unisce la competenza medica alla passione per l’esplorazione sotterranea.[5]

Bregani è anche autore di narrativa: tra le sue opere figura Cassandra, metamorfosi di una dea. La sua produzione letteraria si inserisce nel filone della narrativa ispirata all’esperienza diretta delle grotte, trasformando vissuti speleologici in racconti di respiro più ampio. Nel giugno 2024, aveva già tenuto presso la sede GGM una serata intitolata Solidarietà Sotterranea, dedicata alle storie di soccorso speleologico.[4][7]


Mauro Inglese: la fotografia speleologica come documento e arte

Mauro Inglese è fotografo speleologico associato al Gruppo Grotte Milano. Le sue immagini documentano ambienti sotterranei in Italia e nel mondo, con una particolare attenzione alla speleologia glaciale: ha fotografato le grotte del Ghiacciaio dei Forni in Val Furva e ha partecipato al progetto di studio delle grotte della Val di Scerscen. Il suo lavoro unisce rigore documentativo e sensibilità estetica.[5][6][8]

Inglese ha contribuito anche a pubblicazioni scientifiche dedicate alle grotte glaciali lombarde. Per la serata del 7 maggio, le sue fotografie fungeranno da contrappunto visivo alla lettura del racconto di Bregani, creando un’esperienza che intreccia parola e immagine in uno spazio dedicato alla cultura speleologica.[9]


Il Gruppo Grotte Milano e la sede CAI-SEM

Il Gruppo Grotte Milano (GGM) è uno dei gruppi speleologici più antichi d’Italia. Fondato nel 1897, conta oltre 125 anni di attività. È una sezione interna della SEM – Società Escursionisti Milanesi, a sua volta parte del Club Alpino Italiano. La sede si trova in Piazza Coriolano 2 a Milano, in zona Cimitero Monumentale, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici.[10][11][12]

La Sala Ipogea della sede è lo spazio in cui il GGM organizza regolarmente serate pubbliche, corsi, proiezioni e conferenze dedicate alla speleologia e all’esplorazione sotterranea. La serata del 7 maggio si inserisce in un calendario consolidato di eventi culturali che il gruppo promuove per avvicinare la comunità milanese al mondo delle grotte.[13][14]

L’ingresso è aperto al pubblico. La serata inizia alle ore 21:00.

Fonti
[1] “Buio Pesto”: l’antologia dei Racconti in Grotta è disponibile per l … https://www.scintilena.com/buio-pesto-lantologia-dei-racconti-in-grotta-e-disponibile-per-lacquisto-online/03/05/
[2] Buio pesto: la grotta diventa racconto – Scintilena https://www.scintilena.com/buio-pesto-la-grotta-diventa-racconto/02/19/
[3] A TARANTA PELIGNA PER IL PREMIO “RACCONTI IN GROTTA” https://www.stefanoardito.it/2026/02/27/a-taranta-peligna-per-il-premio-racconti-in-grotta/
[4] a Taranta Peligna premiati i racconti della grotta – AbruzzoLive.tv https://www.abruzzolive.tv/cultura-spettacoli/dalla-speleologia-alla-letteratura-a-taranta-peligna-premiati-i-racconti-della-grotta-it38835.html
[7] Solidarietà Sotterranea a Milano: Storie di Soccorso con Rino Bregani https://www.scintilena.com/solidarieta-sotterranea-a-milano-storie-di-soccorso-con-rino-bregani/06/27/
[8] [PDF] le grotte all’interno dei ghiacciai si formano … – Regione Lombardia https://www.regione.lombardia.it/wps/wcm/connect/361282dc-f689-4ec0-897c-3fd35baae40d/tognini-grotte-ghiacciaio-forni.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=ROOTWORKSPACE-361282dc-f689-4ec0-897c-3fd35baae40d-lUfyRk9
[9] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[10] Il Gruppo Grotte Milano compie 110 anni – Scintilena https://www.scintilena.com/il-gruppo-grotte-milano-compie-110-anni/09/04/
[11] News, appuntamenti e gite sociali https://www.caisem.org/sezione/index.asp
[12] Gruppo Grotte Milano http://www.speleofantasy.it/index.php/gruppo-grotte-milano/
[13] Gigi Casati e l’esplorazione speleosubacquea – Scintilena https://www.scintilena.com/gigi-casati-e-lesplorazione-speleosubacquea-due-nuovi-appuntamenti-a-milano-e-roma/11/15/
[14] A Milano Il 74° Corso di Introduzione alla Speleologia – Scintilena https://www.scintilena.com/a-milano-il-74-corso-di-introduzione-alla-speleologia-un-viaggio-nel-cuore-della-terra/01/19/

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  • Le doline più grandi del mondo: cinque approfondimenti per esplorare gli abissi più imponenti del pianeta
    Condividi Una serie di approfondimenti speleologici guida i lettori attraverso le più grandi cavità naturali da crollo, dai tiankeng cinesi ai blue hole, dalle foreste sommerse venezuelane alle sorprese italiane Le doline più grandi del mondo, un tema che la speleologia studia da decenni Le doline più grandi del mondo rappresentano uno dei fenomeni carsici più studiati e, al tempo stesso, meno conosciuti dal grande pubblico. Si tratta di cavità naturali formatesi nel corso di millenni
     

Le doline più grandi del mondo: cinque approfondimenti per esplorare gli abissi più imponenti del pianeta

Máj 1st 2026 at 11:00

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Una serie di approfondimenti speleologici guida i lettori attraverso le più grandi cavità naturali da crollo, dai tiankeng cinesi ai blue hole, dalle foreste sommerse venezuelane alle sorprese italiane


Le doline più grandi del mondo, un tema che la speleologia studia da decenni

Le doline più grandi del mondo rappresentano uno dei fenomeni carsici più studiati e, al tempo stesso, meno conosciuti dal grande pubblico. Si tratta di cavità naturali formatesi nel corso di millenni attraverso processi di dissoluzione chimica, crollo di volte sotterranee o subsidenza progressiva del suolo. Le loro dimensioni possono raggiungere centinaia di metri di profondità e larghezza. Sul fondo di alcune di esse crescono foreste vergini mai toccate dall’uomo.

Scintilena ha dedicato a questo argomento una serie di cinque articoli. Ogni contributo affronta una dolina o un gruppo di doline specifico, con dati tecnici, storia delle esplorazioni e contesto geologico. L’obiettivo è offrire un percorso di lettura strutturato, adatto sia agli speleologi esperti sia a chi si avvicina per la prima volta alla geomorfologia carsica.


Primo articolo: il tiankeng cinese che detiene tutti i primati

Il primo articolo della serie è dedicato allo Xiaozhai Tiankeng, nel Chongqing. È considerata la dolina più profonda del mondo, con 662 metri di profondità e un volume stimato di circa 119 milioni di metri cubi. La cavità ospita un fiume sotterraneo parzialmente inesplorato e un ecosistema con oltre 1.200 specie vegetali e animali.

L’articolo spiega anche cos’è un tiankeng, termine tecnico introdotto nel 2001 per distinguere le grandi doline da collasso carsico dalle cavità di minor scala.

Xiaozhai Tiankeng: dentro la dolina più profonda del mondo, dove una foresta primordiale sopravvive nell’ombra dell’abisso — [LINK 1]


Secondo articolo: la battaglia dei record tra le doline sommerse

Le doline marine, chiamate blue hole, sono cavità formatesi durante le glaciazioni quaternarie e successivamente sommerse dall’innalzamento del livello del mare. Il secondo articolo mette a confronto il Great Blue Hole del Belize — 318 metri di diametro, conosciuto in tutto il mondo grazie alle esplorazioni di Jacques Cousteau — con il Taam Ja’ Blue Hole in Messico, rimisurazioni del 2023, che con i suoi oltre 420 metri di profondità potrebbe superare qualsiasi altra dolina sottomarina conosciuta.

L’articolo analizza anche le difficoltà tecniche di misurazione e il confine sempre più sfumato tra speleologia e oceanografia.

Great Blue Hole vs Taam Ja’: la guerra dei record tra le doline sommerse che nessuno riesce a misurare davverohttps://www.scintilena.com/great-blue-hole-vs-taam-ja-la-guerra-dei-record-tra-le-doline-sommerse-che-nessuno-riesce-a-misurare-davvero/05/01/


Terzo articolo: la dolina impossibile sulla cima di un tepui venezuelano

La Sima Humboldt, nel Parco Nazionale Jaua-Sarisariñama in Venezuela, rappresenta un caso anomalo nella geomorfologia delle doline. Si trova sulla sommità di un tepui, la tipica montagna a tavola dell’America del Sud, ed è scavata nella quarzite. Si tratta di un materiale che i manuali di geologia descrivono come sostanzialmente insolubile. Eppure la dolina esiste: 314 metri di profondità, pareti verticali, e una foresta sul fondo mai raggiunta prima del 1974.

Il terzo articolo ripercorre la storia delle esplorazioni e spiega il meccanismo di dissoluzione dei silicati che rende possibile questo tipo di carsismo non convenzionale.

Sima Humboldt: la dolina nella quarzite che ha sfidato la geologia, nascosta sulla cima di un tepui venezuelano — [LINK 3]


Quarto articolo: il Geoparco UNESCO dove le doline crescono a decine

Nel Guangxi cinese, il Geoparco di Leye-Fengshan concentra oltre trenta doline carsiche in un territorio circoscritto. È un laboratorio naturale unico per lo studio del carso tropicale. Nel maggio 2022 una spedizione dell’Institute of Karst Geology ha individuato una nuova cavità — 306 metri di lunghezza, 150 di larghezza, 192 di profondità — con tre grotte nelle pareti e una foresta di alberi alti quaranta metri sul fondo.

Il quarto articolo descrive la scoperta, i dati rilevati sul campo e il ruolo del territorio nella ricerca speleologica internazionale.

Doline Carsiche nel Guangxi: nel Geoparco UNESCO di Leye-Fengshan ce n’è una con una foresta vergine sul fondo — [LINK 4]


Quinto articolo: la dolina europea che sorprende anche gli esperti

L’ultimo articolo avvicina il tema delle doline più grandi del mondo al territorio italiano. La Pozzatina, nel Gargano, è una dolina da crollo che le misurazioni del 2020 — condotte dal Gruppo Speleologico Speleoteam Montenero in collaborazione con il professor Michele Morsilli dell’Università di Ferrara — hanno riclassificato tra le più grandi d’Europa per la sua tipologia morfologica.

L’articolo contestualizza la scoperta nel panorama del carsismo garganico, spesso sottovalutato rispetto ad altri sistemi carsici italiani, e offre un collegamento tra la tradizione speleologica italiana e i grandi record mondiali.

In Puglia la Pozzatina del Gargano: perché la dolina più grande d’Europa è praticamente sconosciuta, anche tra gli speleologi italiani — [LINK 5]


Un percorso nelle doline più grandi del mondo tra scienza ed esplorazione

I cinque articoli coprono tipologie diverse di dolina — carsica, da quarzite, marina, da crollo — e aree geografiche distanti tra loro. Insieme costruiscono un quadro aggiornato di questo settore della geomorfologia. I processi che generano le doline più grandi del mondo sono per lo più lenti, misurati in decine di migliaia di anni. Le scoperte, invece, arrivano spesso all’improvviso, come dimostra la sequenza di ritrovamenti degli ultimi anni in Cina e in Messico.

La serie è disponibile integralmente su Scintilena.

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In Puglia la Pozzatina del Gargano: perché la dolina più grande d’Europa è praticamente sconosciuta, anche tra gli speleologi italiani

Máj 1st 2026 at 10:00

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Immagine di copertina distribuita con Licenza Creative Commons

Le misurazioni del 2020 hanno ridefinito le dimensioni della dolina da crollo di San Nicandro Garganico. Con 132 metri di profondità e oltre 1.800 metri di perimetro, la Pozzatina si candida come una delle doline da crollo più grandi del mondo intero.


La dolina Pozzatina del Gargano: una morfologia carsica fuori dal comune

Nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, al confine tra i territori di San Nicandro Garganico e Apricena, esiste una depressione carsica di dimensioni notevoli. Si chiama Pozzatina.[1]

Non è una semplice conca nel terreno. La dolina Pozzatina del Gargano è una dolina da crollo: una struttura che si forma non per dissoluzione progressiva della roccia, ma per il collasso del soffitto di una cavità preesistente.[2]

Questa distinzione è fondamentale. Le doline di dissoluzione si formano lentamente, per azione dell’acqua acida sul calcare. Le doline da crollo presentano pareti subverticali e profondità spesso superiori al diametro superficiale. La Pozzatina appartiene alla seconda categoria. Ed è per questo che le sue dimensioni la rendono un caso raro nel panorama carsico europeo.[2]

Eppure, fuori dal territorio garganico, la dolina Pozzatina è quasi sconosciuta.[3]


Dolina da crollo sul Gargano: i dati aggiornati dopo le misurazioni del 2020

Nel settembre 2020, il Gruppo Speleologico Speleoteam Montenero di San Marco in Lamis ha condotto una nuova campagna di rilievi all’interno della dolina. I lavori sono stati effettuati con la collaborazione scientifica del Prof. Michele Morsilli, docente di Geologia e Sedimentologia presso l’Università di Ferrara.[4]

I risultati hanno sorpreso anche gli addetti ai lavori. La profondità della dolina Pozzatina è stata misurata in 132 metri, 32 in più rispetto ai circa 100 considerati in precedenza. Le nuove misure hanno stabilito un perimetro superiore di 1.836 metri e un perimetro inferiore di 522 metri.[5][4]

I dati sono stati presentati pubblicamente nel corso del convegno “Geografia e geologia del suolo carsico: la dolina pozzatina e l’ambiente garganico”, tenutosi al Parco Paleontologico dei Dinosauri di San Marco in Lamis.[5]

Le nuove tecnologie di misurazione, con una precisione molto superiore ai rilievi tradizionali, hanno permesso di ottenere questi risultati. Il Prof. Morsilli ha dichiarato: “Questa nuova misurazione ha permesso di inquadrare la dolina come una delle più grandi d’Europa, e molto probabilmente, data la sua particolarità e tipologia, come una delle più grandi al mondo.”[5]


Il carsismo del Gargano: un laboratorio naturale di speleologia poco studiato

Il Gargano è costituito in grande prevalenza da masse calcaree e dolomitiche del Cretaceo e del Giurassico. Queste rocce carbonatiche, fessurate e soggette a dissoluzione, hanno creato nel corso di milioni di anni un sistema carsico articolato e complesso.[6]

Sotto il promontorio garganico scorre un acquifero nascosto. Si stima che circa il 50% dell’alimentazione idrica del Gargano generi risorse sotterranee il cui recapito finale non è ancora noto. Circa 6.500 litri al secondo si riversano in mare senza che si conosca l’esatta ubicazione delle sorgenti.[7]

Il Gargano è, di fatto, un laboratorio naturale di idrogeologia carsica. Ma la ricerca speleologica sistematica su questo territorio rimane discontinua. La dolina Pozzatina ne è un esempio eloquente: le sue reali dimensioni sono state accertate solo nel 2020.[3]

Le rocce calcaree del promontorio si sono formate in ambienti marini poco profondi circa 160 milioni di anni fa, in condizioni simili alle odierne isole Bahamas. Da queste piattaforme carbonatiche deriva l’intensa carsificazione che oggi caratterizza il territorio.[8]


Speleologia carsica e record europeo: perché la Pozzatina potrebbe essere tra le più grandi del mondo

La particolarità della dolina Pozzatina non riguarda solo le dimensioni assolute. Riguarda la tipologia morfologica. Le doline da crollo con queste dimensioni sono rare a livello globale.[5]

Il Prof. Morsilli ha precisato che è proprio la combinazione tra tipologia (dolina da crollo) e dimensioni (profondità di 132 metri, perimetro di quasi 2 chilometri) a rendere la Pozzatina un caso potenzialmente rilevante anche nella letteratura scientifica internazionale.[9]

Le doline da crollo presentano pareti subverticali. Nel caso della Pozzatina, queste pareti frastagliate caratterizzano in particolare il versante nord-occidentale, mentre i declivi meridionali e orientali risultano più dolci. La forma complessiva è ellittica, simile a un anfiteatro naturale.[3]

La classificazione ufficiale dell’ISPRA definisce la dolina da crollo come una cavità con forma a pozzo, nei calcari e nelle rocce solubili, formatasi per il crollo del soffitto di grotte sottostanti. La Pozzatina corrisponde pienamente a questa definizione. Ed è per questo che il confronto con le grandi doline da crollo mondiali risulta pertinente.[10]


Come visitare la dolina Pozzatina: territorio tra San Nicandro Garganico e Apricena

La dolina Pozzatina si trova in un’area che ricade per circa quattro quinti nel territorio del comune di San Nicandro Garganico e per il restante quinto nel territorio di Apricena.[11]

Il sito è raggiungibile percorrendo la SP 48 San Nicandro Garganico–San Marco in Lamis fino al tredicesimo chilometro. Da qui, una stradina asfaltata sulla destra conduce nei pressi della dolina, in una posizione sopraelevata vicino a un’azienda agricola.[1]

La conca è circondata da un bosco di lecci e querce. Al centro è presente un pozzo artesiano. Le rocce sono permeabili: l’acqua piovana si infiltra nelle cavità sotterranee senza formare un laghetto.[12]

L’area ricade all’interno del Parco Nazionale del Gargano. La visita è accessibile, ma il sito non è attrezzato per un turismo di massa.


Doline da crollo in Italia e nel mondo: cosa ci insegna il carsismo garganico

Il termine dolina è una parola di origine slovena. Deriva da dol, che in quella lingua significa “valle”. Lo studio del carsismo superficiale si è sviluppato proprio nelle osservazioni condotte nella regione del Carso, al confine tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia. Da lì il termine si è diffuso in tutto il mondo scientifico.[13][14]

La tradizione speleologica del Carso triestino, con gruppi come la Commissione Grotte E. Boegan, ha contribuito a costruire il vocabolario tecnico del carsismo moderno.[15]

La dolina Pozzatina del Gargano si inserisce in questo quadro come un caso di speleologia carsica con caratteristiche morfologiche che meritano approfondimento scientifico. Le misurazioni del 2020 hanno aperto un nuovo capitolo nella conoscenza di questa struttura.[5]

Durante la campagna di rilievi dello Speleoteam Montenero, all’interno della Pozzatina sono stati individuati elementi che potrebbero ricondurre alla presenza dell’uomo nell’area già nel periodo musteriano, tra 300.000 e 30.000 anni fa. Tra questi: un monolite usato come segnacolo, un graffito triangolare sulla roccia e un’incavatura a forma di coppella.[5]

La dolina Pozzatina non è solo una struttura geologica. È anche un archivio di presenza umana antica, nel mezzo di un sistema carsico che l’Italia conosce ancora in parte.[3]

Fonti
[1] Dolina Pozzatina – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Dolina_Pozzatina
[2] [PDF] Morfologia Carsica epigea https://www.gslucchese.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/CarsismoCB1.pdf
[3] Dolina di Pozzatina tra nuove misurazioni e ritrovamenti straordinari https://www.vincenzogalasso.eu/dolina-di-pozzatina-tra-nuove-misurazioni-e-ritrovamenti-straordinari/
[4] Dolina Pozzatina, è la più grande d’Europa. Aggiornata la sua profondità: 132 metri – Gazzetta H24 https://www.gazzettah24.it/dolina-pozzatina-e-la-piu-grande-deuropa-aggiornata-la-sua-profondita-132-metri/
[5] Dolina Pozzatina, è la più grande d’Europa. Aggiornata la sua profondità: 132 metri https://www.youtube.com/watch?v=nMllpbCWCso
[6] 13. – AREA IDROGEOLOGICA DEL https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-92/memdes_92_2_13_area_idro_gargano.pdf
[7] Le sorgenti del Gargano, l’acquifero carbonatico nascosto tra … https://www.scintilena.com/le-sorgenti-del-gargano-lacquifero-carbonatico-nascosto-tra-carsismo-e-intrusione-marina/03/01/
[8] La geografia del Gargano – – vincenzogalasso.eu https://www.vincenzogalasso.eu/la-geografia-del-gargano/
[9] Dolina Pozzatina, è la più grande d’Europa. Aggiornata … – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=NsKIouLv6k8
[10] la classificazione dei fenomeni di sprofondamento in base alla … https://sgi.isprambiente.it/sinkholeweb/classificazione.html
[13] Dolina carsica – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Dolina_carsica
[15] Doline e Speleobotanica – boegan.it https://www.boegan.it/2008/12/doline-e-speleobotanica/

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Doline Carsiche nel Guangxi: nel Geoparco UNESCO di Leye-Fengshan ce n’è una con una foresta vergine sul fondo

Máj 1st 2026 at 09:00

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Immagine di copertina distribuita sotto Licenza Creative Commons

Scoperta nel maggio 2022 la trentesima dolina carsica della contea di Leye: sul fondo, alberi alti 40 metri e tre grotte nelle pareti. Potrebbe ospitare specie animali e vegetali mai catalogate dalla scienza


Nel maggio 2022, una squadra di speleologi in Cina ha calato le corde in una voragine e ha trovato sul fondo un mondo che sembrava non aver mai visto la luce del sole: alberi alti come edifici di dieci piani, felci giganti, e un silenzio che nessun essere umano aveva mai rotto prima. Era la trentesima dolina carsica scoperta nella stessa contea. Probabilmente non sarà l’ultima.[1][2]


Il Geoparco UNESCO di Leye-Fengshan: 30 doline carsiche in un unico territorio

Il Geoparco di Leye-Fengshan si trova nella regione autonoma di Guangxi Zhuang, nel sud della Cina. È incastonato tra l’Altopiano Yunnan-Guizhou e il Bacino del Guangxi.[3]

Nel 2010 è entrato a far parte della Rete Mondiale dei Geoparchi UNESCO. Nel 2018 è stato rivalidato. La denominazione ufficiale lo descrive come “il territorio delle grotte e del ponte naturale più lungo del mondo”.[4][5][3]

Le rocce del parco sono prevalentemente sedimentarie. Oltre il 60% è costituito da carbonati di spessore superiore a 3.000 metri, risalenti al Devoniano e al Permiano. Questa configurazione geologica ha favorito, in decine di milioni di anni, la formazione di sistemi carsici tra i più spettacolari del pianeta.[3]

Le forme carsiche presenti nel parco sono molteplici: doline carsiche, canyon, poljes, fiumi sotterranei e sorgenti. Il cluster di Dashiwei comprende da solo 35 doline collassate lungo il corso del fiume sotterraneo Bailang. La più imponente raggiunge i 600 metri di larghezza e 613 metri di profondità.[3]

Con la scoperta di maggio 2022, il numero di doline giganti note nella sola contea di Leye è salito a 30.[2][6]


La scoperta del maggio 2022: la dolina 306×150×192 m classificata “large sinkhole”

La scoperta è avvenuta durante un’esplorazione condotta dall’Institute of Karst Geology of China Geological Survey. Zhang Yuanhai, ingegnere senior dell’istituto, ha reso pubblici i dati ufficiali.[6][1]

La dolina carsica si trova vicino al villaggio di Ping’e, nel circondario di Luoxi. Misura 306 metri di lunghezza, 150 metri di larghezza e 192 metri di profondità. Il volume supera i 5 milioni di metri cubi: l’equivalente di circa 2.000 piscine olimpioniche.[7][8][1]

Per le sue dimensioni, la struttura rientra nella categoria ufficiale delle large sinkhole. Nella terminologia cinese, queste voragini giganti vengono chiamate tiankeng, che significa “pozzo celeste”.[8][9][1]

Il team ha raggiunto il fondo della dolina carsica dopo aver sceso in corda singola più di 100 metri di parete verticale, proseguendo poi a piedi per diverse ore attraverso la vegetazione. L’intera spedizione si è conclusa in sicurezza la sera stessa.[2][8]


Gli alberi di 40 metri sul fondo: la foresta vergine intatta

Chen Lixin, leader della spedizione del team Guangxi 702, ha descritto il paesaggio incontrato sul fondo. Gli alberi antichi cresciuti nella dolina raggiungono quasi 40 metri di altezza.[6][2]

La vegetazione arbustiva densa arriva all’altezza delle spalle. Per muoversi all’interno della foresta vergine è stato necessario aprire un varco tra le piante.[2]

Le condizioni che hanno permesso questo sviluppo biologico sono ben precise. Sul fondo della dolina carsica arriva abbastanza luce solare. La materia organica in decomposizione fornisce sostanze nutritive in modo continuo. L’acqua non manca: i sistemi carsici funzionano come acquiferi naturali.[10][11]

Temperature elevate e umidità costante completano un ecosistema stabile e produttivo. Questo isolamento ha consentito alle specie vegetali e animali di evolversi in modo autonomo rispetto alla superficie.[11]

George Veni, direttore esecutivo del National Cave and Karst Research Institute, ha dichiarato al Washington Post che la foresta potrebbe ospitare specie animali di piccole dimensioni ancora sconosciute alla scienza. Chen Lixin ha aggiunto: “Non sarei sorpreso di scoprire che in queste grotte vi sono specie che non sono mai state segnalate o descritte dalla scienza fino ad ora”.[12][13][14]


Le tre grotte nelle pareti: come le aperture svelano l’evoluzione della dolina

Durante l’esplorazione del fondo e delle pareti, il team ha individuato tre grandi aperture. Zhang Yuanhai le ha descritte come i resti delle prime fasi evolutive della dolina carsica.[1][2]

Queste cavità laterali non sono un elemento secondario. Raccontano la storia geologica della voragine. Ogni apertura corrisponde a una fase in cui la cavità sotterranea preesistente si è aperta verso l’interno, prima che il soffitto cedesse definitivamente.[9][15]

In giugno 2022 è stata condotta una seconda spedizione con un team allargato e una troupe televisiva. Gli esploratori sono penetrati nelle tre aperture e hanno trovato cavità interne già collassate. Questo dato conferma l’ipotesi sull’evoluzione per fasi successive.[15]

La presenza di grotte laterali è un elemento tipico dei tiankeng più complessi. Indica che il sistema carsico sotterraneo ha avuto un percorso evolutivo articolato nel tempo.[9]


Come il carsismo costruisce le doline carsiche passo dopo passo

Le doline carsiche si formano attraverso un processo che può durare migliaia o milioni di anni. La roccia coinvolta è quasi sempre il calcare, composto da carbonato di calcio.[16][17]

L’acqua piovana, assorbendo anidride carbonica dall’atmosfera e dal suolo, diventa leggermente acida. Questa soluzione di acido carbonico attacca chimicamente il carbonato di calcio, trasformandolo in bicarbonato di calcio solubile. Il materiale viene poi disciolto e trasportato via dall’acqua.[18][16]

Il processo scava lentamente fessure sempre più ampie. Col tempo, si formano cavità e gallerie sotterranee percorse da fiumi. Quando il tetto di una cavità diventa troppo sottile per reggersi, collassa. Si apre così la dolina carsica in superficie.[17][9]

Nel caso dei tiankeng come quelli di Leye-Fengshan, il processo è amplificato dalla presenza di fiumi sotterranei. L’acqua che scorre nel sottosuolo rimuove i detriti del crollo, impedendo che la voragine si riempia e permettendole di mantenersi aperta e profonda.[9]

La roccia del Guangxi ha subito questo processo per circa 70 milioni di anni. Il risultato è una concentrazione di doline carsiche senza eguali nel mondo.[5]


Speleologia in Cina: il Guangxi come laboratorio mondiale del carsismo

La Cina detiene la maggior parte dei tiankeng conosciuti sul pianeta. Dopo Cina, le regioni con la più alta densità di queste strutture sono il Messico e la Papua Nuova Guinea.[8][9]

Il Geoparco di Leye-Fengshan ha già attratto spedizioni internazionali. Anche speleologi italiani hanno esplorato l’area, nel 2017.[11]

Le tecnologie di rilevamento si sono evolute rapidamente. La dolina scoperta nel 2022 è stata individuata attraverso immagini satellitari e fotografie da drone, prima di essere confermata sul campo. La ricercatrice Wu Hongying, nota come “Crow”, ha identificato la struttura a partire dalle immagini aeree.[7][15]

Il lavoro sul campo nella dolina carsica appena scoperta non si è fermato alla prima spedizione. L’Institute of Karst Geology ha avviato un programma di ricerca su flora, fauna e sviluppo geologico della voragine. Gli obiettivi includono la valutazione del valore scientifico e conservativo dell’ecosistema.[7]

Il Guangxi rimane oggi uno degli scenari più attivi per la speleologia in Cina e nel mondo. La trentesima dolina carsica di Leye è solo l’ultima di una lunga serie. Secondo gli esperti, il territorio ne custodisce ancora molte altre, ancora da individuare.[3][9]


Fonti principali: Xinhua News Agency, China Daily, Institute of Karst Geology of China Geological Survey, UNESCO Global Geopark – Leye-Fengshan, Scintilena.com[4][10][1][2][3]

Fonti
[1] Cina, scoperta enorme dolina carsica: sul fondo una foresta fossile https://tg24.sky.it/mondo/2022/05/12/cina-dolina-carsica
[2] Giant karst sinkhole discovered in China’s Guangxi https://regional.chinadaily.com.cn/guangxi/2022-05/09/c_1032829.htm
[3] Leye Fengshan UNESCO Global Geopark https://www.unesco.org/en/iggp/leye-fengshan-unesco-global-geopark
[4] GGN- Geopark Annual Report 2022 https://www.globalgeoparksnetwork.org/sites/default/files/2024-04/Leye-Fengshan-UNESCO-Global-Geopark.pdf
[5] World largest sinkhole geopark in Leye and Fengshan[1] – China Daily https://www.chinadaily.com.cn/m/guangxi/hechi/2014-11/10/content_18894678.htm
[6] China discovers giant sinkhole with an ancient forest at the bottom https://watchers.news/2022/05/12/china-discovers-giant-sinkhole-with-an-ancient-forest-at-the-bottom/
[7] Sinkhole in China springs subterranean surprise https://asianews.network/sinkhole-in-china-springs-subterranean-surprise/
[8] Cina: gigantesca dolina carsica scoperta nella regione di Guangxi https://www.scienzenotizie.it/2022/05/11/cina-gigantesca-dolina-carsica-scoperta-nella-regione-di-guangxi-4855482
[9] I Tiankeng Cinesi: Giganteschi Portali verso Mondi Sotterranei … https://www.scintilena.com/i-tiankeng-cinesi-giganteschi-portali-verso-mondi-sotterranei-nascosti/08/21/
[10] Cina l’esplorazione di una gigantesca dolina rivela sul fondo una foresta primordiale e tre possibili grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/cina-lesplorazione-di-una-gigantesca-dolina-rivela-sul-fondo-una-foresta-primordiale-e-tre-possibili-grotte/05/27/
[11] La scoperta incredibile: una foresta primordiale nascosta nel cuore di una gigantesca dolina in Cina! – Scintilena https://www.scintilena.com/la-scoperta-incredibile-una-foresta-primordiale-nascosta-nel-cuore-di-una-gigantesca-dolina-in-cina/11/25/
[12] Ancient Forest Discovered in Chinese Sinkhole – ICMGLT https://icmglt.org/ancient-forest-discovered-in-chinese-sinkhole/
[13] Scoperta in Cina un’antica foresta nascosta: è dentro una voragine profonda 192 metri e potrebbe ospitare un tesoro di biodiversità https://www.ohga.it/scoperta-in-cina-unantica-foresta-nascosta-e-dentro-una-voragine-profonda-192-metri/
[18] Cenni sulla vegetazione delle doline, dei baratri e delle Grotte del Carso per i corsi di introduzione alla speleologia https://www.boegan.it/2008/12/doline-e-speleobotanica/

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