Domus de Janas di Fossada, a Escalaplano una necropoli neolitica nel paesaggio del Gerrei
Le tombe ipogeiche di Fossada raccontano la Sardegna prenuragica
Nel territorio di Escalaplano, nella Sardegna sud-orientale, la necropoli di Fossada conserva una testimonianza del popolamento neolitico dell’isola. Il complesso, conosciuto anche come Sa Fossada e collegato all’area rurale di San Giovanni o Santu Giuanni, è generalmente descritto come formato da sette domus de janas. Si tratta di tombe ipogeiche scavate direttamente nella roccia, non di abitazioni sotterranee.
Il sito si trova a circa tre chilometri dal centro di Escalaplano, nei pressi della chiesa campestre di San Giovanni e lungo la strada provinciale 10 in direzione di Orroli. Le informazioni sulla percorribilità e sulle modalità di visita possono cambiare. Prima di raggiungere l’area è quindi opportuno verificare le indicazioni locali e l’eventuale necessità di un accompagnamento.
Fossada e il paesaggio archeologico di Escalaplano
La necropoli di Fossada deve essere letta all’interno del paesaggio storico del Gerrei. L’area di Escalaplano comprende infatti testimonianze di epoche diverse, dalle domus de janas ai nuraghi, fino alle fonti e ai pozzi di età nuragica e alle tracce di frequentazione romana.
La presenza di monumenti appartenenti a periodi differenti non dimostra da sola una continuità diretta tra le comunità che li realizzarono. Mostra però che lo stesso territorio fu attraversato, abitato e reinterpretato per millenni. La valle di Fossada, gli affioramenti rocciosi e i percorsi rurali costituiscono quindi parte integrante della lettura archeologica del sito.
Il progetto territoriale regionale “ViviAmo il Sarrabus-Gerrei” inserisce il patrimonio archeologico e naturalistico di Escalaplano nella rete degli attrattori culturali dell’area. L’obiettivo dichiarato è promuovere una fruizione integrata, con attenzione al turismo attivo, alla tutela paesaggistica e alla conoscenza dei beni locali.
La cronologia delle domus de janas
Le domus de janas di Fossada sono attribuite al Neolitico finale e, in particolare, al quadro culturale di Ozieri. Le fonti divulgative collocano le sette tombe dell’area di Sant’Uanni e Fossada nel IV millennio avanti Cristo. Per il complesso è preferibile usare una cronologia generale compresa tra la seconda metà del IV e gli inizi del III millennio avanti Cristo, evitando di attribuire ogni dettaglio architettonico a una sola fase.
Il quadro regionale è più ampio. L’UNESCO descrive le domus de janas come un insieme di sepolture e necropoli create in Sardegna tra il V e il III millennio avanti Cristo. Nel luglio 2025 il sito seriale “Tradizioni funerarie nella Preistoria della Sardegna – Le domus de janas” è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale.
Il riconoscimento riguarda una selezione di complessi rappresentativi del fenomeno regionale. Non significa che ogni necropoli sarda, compresa Fossada, sia automaticamente inclusa nell’elenco dei beni costitutivi del sito seriale. Il valore di Fossada va quindi presentato sulla base delle informazioni specifiche disponibili per il territorio di Escalaplano.
Architettura funeraria scavata nella roccia
Una domus de janas può comprendere un ingresso, un breve corridoio, un’anticella e una o più camere funerarie. In alcuni casi gli ambienti comunicano tra loro e riproducono elementi della casa dei vivi, come soglie, pilastri, partizioni e banchine.
Le tombe di Fossada sono descritte come non molto grandi, ma caratterizzate da schemi planimetrici differenziati. Questo dato è importante perché indica una certa varietà nella progettazione degli ipogei. Le differenze possono dipendere dalla conformazione dell’affioramento roccioso, dalla funzione degli ambienti, da fasi successive di intervento o da pratiche rituali non identiche.
La planimetria, da sola, non permette di ricostruire l’intero significato della necropoli. Per formulare interpretazioni più solide sarebbero necessari rilievi archeologici completi, analisi delle superfici, dati stratigrafici e informazioni sui materiali rinvenuti.
Ossidiana, selce e attività produttive
Uno degli elementi di interesse segnalati per Fossada riguarda le raccolte di superficie. Nell’area sono stati riferiti numerosi manufatti e scarti di lavorazione in ossidiana e selce. La concentrazione dei reperti è stata collegata alla possibile presenza di officine litiche.
Il dato suggerisce che la frequentazione della zona non fosse limitata alla funzione funeraria. Le comunità preistoriche potevano svolgere attività tecniche nelle vicinanze delle tombe, oppure utilizzare un’area più ampia comprendente spazi produttivi e percorsi di collegamento.
Il termine “officina” deve essere usato con prudenza. Per dimostrare una produzione organizzata servirebbero la distribuzione spaziale dei reperti, l’analisi tecnologica dei manufatti, il confronto con altri siti e, soprattutto, un contesto stratigrafico controllato. Le raccolte di superficie offrono un’indicazione utile, ma non sostituiscono lo scavo scientifico.
Le domus de janas nella cultura sarda
L’espressione domus de janas significa “case delle fate”. Il nome appartiene alla tradizione popolare sarda, che interpretò le piccole aperture nella roccia come dimore di esseri fantastici. L’archeologia identifica invece queste strutture come tombe preistoriche, spesso destinate a deposizioni collettive.
La scelta di scavare la roccia trasformava il pendio in uno spazio funerario durevole. L’ipogeo separava il mondo dei morti da quello dei vivi, ma restava collegato alla comunità attraverso l’ingresso e le eventuali riaperture. In molte necropoli sarde sono documentati riusi, modifiche e ampliamenti delle tombe.
Per Fossada non è corretto attribuire decorazioni o simboli specifici senza una documentazione archeologica puntuale. Nel repertorio regionale compaiono corna bovine, spirali, false porte, motivi geometrici e dettagli architettonici scolpiti. Questi elementi sono stati interpretati in modi diversi, ma nessuna lettura generale può essere trasferita automaticamente a ogni ipogeo.
Ricerca, rilievo e conservazione
Fossada potrebbe essere studiata con strumenti oggi utilizzati anche nella documentazione speleologica e archeologica. Fotogrammetria, laser scanner, rilievo tridimensionale e sistemi GIS permetterebbero di registrare geometrie, superfici, accessi e rapporti con il paesaggio.
Il rilievo digitale non sostituisce la ricerca archeologica sul campo. Può però creare una base documentaria utile per il monitoraggio, la comparazione tra gli ipogei e la progettazione di interventi compatibili con la tutela. Ogni attività deve essere autorizzata e coordinata dagli enti competenti.
Le tombe ipogeiche sono esposte a infiltrazioni, ruscellamento, crescita delle radici, distacco di frammenti, accumulo di sedimenti e variazioni microclimatiche. Anche i graffiti, il contatto con le pareti e la raccolta di reperti rappresentano fattori di rischio.
Una visita rispettosa del sito
La fruizione della necropoli dovrebbe avvenire lungo percorsi autorizzati e senza modificare lo stato dei luoghi. Non bisogna toccare le superfici, spostare pietre, raccogliere ossidiana, selce o frammenti ceramici. È inoltre necessario evitare gessi, sostanze coloranti e strumenti che possano danneggiare incisioni o pareti.
Un progetto di valorizzazione può unire pannelli essenziali, accompagnamento qualificato, documentazione fotografica controllata e monitoraggio periodico. L’uso di modelli 3D e visite digitali può contribuire a ridurre la pressione sulle tombe più vulnerabili.
Un patrimonio da documentare
Le Domus de Janas di Fossada rappresentano un bene archeologico di interesse per almeno quattro ragioni: documentano la presenza neolitica nel territorio di Escalaplano, mostrano una varietà di soluzioni planimetriche, sono associate a una significativa presenza di industria litica e fanno parte di un paesaggio archeologico più ampio.
La ricerca disponibile invita a mantenere distinti i dati accertati dalle ipotesi. Il numero più ricorrente nelle fonti territoriali è quello di sette tombe. Restano da verificare, con una scheda archeologica aggiornata, lo stato di conservazione dei singoli ipogei, la denominazione ufficiale del complesso, le coordinate, la natura delle attività litiche e le modalità di accesso.
La conoscenza di Fossada passa quindi dalla divulgazione, ma anche dalla documentazione scientifica. Raccontare le domus de janas significa collegare archeologia, paesaggio e memoria locale senza trasformare le tombe in semplici attrazioni. La tutela deve rimanere parte centrale di ogni progetto di visita e valorizzazione.
Fonti
- UNESCO World Heritage Centre, “Funerary Tradition in the Prehistory of Sardinia – The domus de janas”: https://whc.unesco.org/en/list/1730
- Regione Autonoma della Sardegna, “Le domus de janas diventano patrimonio culturale dell’umanità”: https://www.regione.sardegna.it/notizie/le-domus-de-janas-diventano-patrimonio-culturale-dell-umanita-riconosciute-dall-unesco-la-presidente-todde-un-traguardo-storico-che-apre-nuove-opportunita-l-assessora-portas-testimonianza-di-valore-inestimabile-della-sardegna-preistorica
- Regione Autonoma della Sardegna, “A Sassari primo anniversario del riconoscimento UNESCO del sito seriale Domus de Janas”: https://www.regione.sardegna.it/notizie/a-sassari-primo-anniversario-del-riconoscimento-unesco-del-sito-seriale-dom
- Visita Escalaplano, “Punti d’interesse”: https://escalaplanoturismo.it/punti-dinteresse/
- Donna Nuragica, “Domus de Janas Sa Fossada, Escalaplano”: https://www.donnanuragica.com/siti-archeologici-sardi/domus-de-janas/sa-fossada/
- Donna Nuragica, “Siti archeologici di Escalaplano”: https://www.donnanuragica.com/sardegna-archeologica/siti-archeologici-di-escalaplano/
- Regione Autonoma della Sardegna, Accordo di Programma Quadro “ViviAmo il Sarrabus-Gerrei”: https://old.sardegnaprogrammazione.it/documenti/35_1080_20230810115836.pdf
Domus de Janas
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