Grotta del Romito, l’uro inciso racconta la memoria rituale del Paleolitico calabrese
L’arte rupestre e le sepolture della Grotta del Romito restituiscono il quadro di una comunità epigravettiana attiva nel territorio di Papasidero. Le nuove analisi su Romito 9 precisano cronologia, sesso e pratiche funerarie del sito.
Un sito chiave nel Paleolitico superiore
La Grotta del Romito si trova in località Nuppolara, nel territorio di Papasidero, in provincia di Cosenza, sul versante settentrionale della Calabria. Il complesso comprende una cavità e un riparo roccioso inseriti nel paesaggio del Pollino, a poca distanza dalla valle del Lao. La sequenza archeologica documenta una frequentazione prolungata, dal Gravettiano all’Epigravettiano, con presenze successive nel Mesolitico e nel Neolitico.
Il deposito archeologico raggiunge diversi metri di spessore. Le ricerche avviate negli anni Sessanta da Paolo Graziosi hanno portato alla luce sepolture, strumenti litici, resti faunistici e testimonianze artistiche. Dal 2000 le indagini sono proseguite con il coinvolgimento dell’Università di Firenze, del Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria e della Soprintendenza competente.
La Grotta del Romito è considerata un sito di riferimento per lo studio delle comunità di cacciatori-raccoglitori dell’Italia meridionale. La sua importanza deriva dall’associazione tra spazi abitativi, aree funerarie e superfici decorate. L’analisi integrata degli ambienti permette di valutare i rapporti tra attività quotidiane e pratiche rituali.
L’incisione dell’uro sulla grande superficie calcarea
L’immagine più nota della Grotta del Romito è l’incisione di un uro, il grande bovide selvatico identificato con la specie Bos primigenius. La figura è tracciata su un masso calcareo collocato tra il riparo e l’ingresso della cavità. Il masso misura circa 230 centimetri ed è inclinato di circa 45 gradi. L’uro inciso raggiunge una lunghezza di circa 120 centimetri.
Il disegno presenta un tratto profondo e regolare. La testa, il dorso, il ventre e gli arti sono restituiti con attenzione alle proporzioni. L’animale appare fermo, privo di una scena narrativa esplicita. Proprio questa scelta accentua la presenza visiva del bovide e il rapporto tra l’immagine, la roccia e lo spazio di passaggio davanti alla grotta.
Paolo Graziosi descrisse l’opera come una delle più significative espressioni del naturalismo preistorico mediterraneo. Il confronto con l’arte franco-cantabrica riguarda soprattutto la precisione anatomica e la capacità di rendere il corpo animale. L’incisione del Romito mantiene però caratteristiche proprie, legate alla tradizione artistica dell’Italia meridionale.
La datazione tradizionale colloca l’uro inciso tra 14.000 e 12.000 anni BP, nel corso dell’Epigravettiano finale. Le cronologie del sito sono articolate e dipendono dai diversi livelli archeologici e dai metodi di datazione. Per questo il riferimento all’opera deve essere mantenuto distinto dalle date più antiche attribuite a Romito 9.
Nove sepolture e pratiche funerarie
Nel complesso della Grotta del Romito sono state riconosciute nove sepolture paleolitiche. Durante gli scavi degli anni Sessanta furono individuati Romito 1 e 2, deposti insieme nel riparo, Romito 3 e 4, collocati singolarmente nella grotta, e Romito 5 e 6, anch’essi deposti in una sepoltura doppia nel riparo.
Le campagne successive hanno aggiunto Romito 7, Romito 8 e Romito 9. Gli individui da Romito 1 a Romito 8 appartengono soprattutto all’Epigravettiano finale e sono datati, secondo la documentazione del sito, tra circa 12.200 e 10.800 anni BP. Il quadro mostra persone adulte e subadulte, uomini e donne, deposte secondo modalità non identiche.
Le sepolture più recenti seguono un modello relativamente sobrio. Il corpo veniva collocato in una fossa, con un corredo limitato o non evidente. Questa modalità è coerente con una trasformazione delle pratiche funerarie nella parte finale del Paleolitico superiore e nel Mesolitico.
Il sito conserva anche informazioni sulla dimensione sociale della comunità. Romito 2 presenta caratteristiche compatibili con una forma di nanismo. Romito 8 mostra invece gli effetti di traumi gravi e di una sopravvivenza prolungata. L’usura dentale e le condizioni dello scheletro indicano che l’individuo visse abbastanza a lungo dopo le lesioni. Questi dati sono stati interpretati come possibili segnali di assistenza e cura da parte del gruppo.
Romito 9: una revisione scientifica
Le ricerche più recenti hanno precisato il quadro relativo a Romito 9, la sepoltura più antica individuata nel sito. Uno studio pubblicato su Quaternary International descrive un individuo di circa 11-12 anni, identificato attraverso l’analisi dei peptidi dell’amelogenina come femmina. La sepoltura è associata a un livello datato a 16.129 ± 100 BP, con una calibrazione compresa tra circa 19.809 e 19.157 anni cal BP.
Il dato aggiorna alcune descrizioni divulgative precedenti, nelle quali Romito 9 era indicato come maschio. Anche il numero delle conchiglie è stato definito con maggiore precisione. L’analisi del corredo ha documentato quasi 1.462 conchiglie marine perforate, 99 canini atrofici di cervo perforati e altri elementi ornamentali.
La giovane fu deposta su uno strato di ocra rossa. La distribuzione dei reperti suggerisce la presenza di una copertura decorata, forse realizzata con pelle, pelliccia o stuoia. I canini di cervo sembrano costituire almeno un bracciale e un ornamento applicato all’avambraccio. La fossa fu danneggiata da interventi successivi, che alterarono la posizione di parte delle ossa e degli oggetti.
Romito 9 occupa una posizione importante nella storia delle pratiche funerarie del Paleolitico superiore. Il suo corredo ricco richiama tradizioni associate al Gravettiano. Le altre sepolture del Romito mostrano invece forme più semplici, riferibili all’Epigravettiano finale. Il sito documenta quindi una trasformazione nel tempo, non un unico modello funerario.
L’uro tra simbolo e identità comunitaria
Il significato dell’uro inciso non può essere stabilito in modo definitivo. La sua collocazione e la qualità dell’esecuzione indicano però che l’immagine occupava una posizione rilevante nello spazio della grotta. Sotto la figura principale sono stati riconosciuti altri segni e abbozzi taurini, interpretati da alcuni studiosi come possibili elementi protettivi.
A questa evidenza si aggiungono resti di uro associati ad alcune sepolture. Nel contesto di Romito 1 e 2 è stato segnalato un corno. A Romito 3 sono state attribuite due punte di zagaglia decorate. L’associazione tra il bovide, i reperti faunistici e le deposizioni ha portato a proporre una possibile valenza totemica dell’animale.
L’ipotesi deve essere formulata con cautela. Il termine “totemico” appartiene a un’interpretazione antropologica e non descrive un fatto direttamente osservabile. I dati archeologici permettono però di discutere il ruolo dell’uro nella memoria collettiva, nella caccia e nelle pratiche simboliche della comunità.
Il bovide rappresentava una risorsa animale concreta e, nello stesso tempo, un soggetto capace di concentrare significati sociali. La Grotta del Romito mostra così come gli spazi abitati potessero diventare luoghi di sepoltura, produzione artistica e costruzione dell’identità.
Ricerca digitale e valorizzazione del sito
Gli studi sulla Grotta del Romito hanno utilizzato anche strumenti GIS, rilievi tridimensionali e laser scanner. Queste tecniche consentono di integrare documentazione cartacea, fotografie storiche, rilievi topografici e dati digitali. L’obiettivo è ricostruire la relazione spaziale tra incisioni, sepolture, depositi e aree di attività.
La modellazione tridimensionale permette di valutare l’aspetto del complesso durante le diverse fasi di frequentazione. Può inoltre aiutare a distinguere gli spazi domestici dagli ambienti con possibile funzione rituale. Nel caso dell’uro inciso, la posizione del masso diventa parte dell’analisi, non un elemento isolato dal resto del sito.
La Grotta del Romito è oggi visitabile attraverso percorsi organizzati e strutture di accoglienza. Il sito dispone di materiali didattici e di un antiquarium. La fruizione pubblica deve accompagnarsi alla conservazione delle superfici incise e dei depositi archeologici, che costituiscono una risorsa non rinnovabile.
La ricerca continua a fornire nuovi dati. Le analisi su Romito 9 mostrano quanto le interpretazioni possano cambiare quando vengono applicati metodi antropologici, stratigrafici e radiometrici aggiornati. Per la speleologia e l’archeologia ipogea, il Romito resta un caso di studio sul rapporto tra cavità, paesaggio, arte e memoria funeraria.
Fonti
- https://iris.unisalento.it/retrieve/d23df7a7-68d8-4482-a063-4824de476144/1-s2.0-S1040618225003635-main-5_compressed.pdf
- https://www.grottaromito.com/it/la-grotta-del-romito/le-sepolture/le-inumazioni
- https://ojs.unife.it/museologia/article/download/1527/1425
- https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_del_Romito
- https://www.preistoriainitalia.it/scheda/sepolture-della-grotta-del-romito-papasidero-cs/
- https://uispp2020.sciencesconf.org/365324/365324.pdf
- https://guideincalabria.it/itinerari/turismo-culturale-in-calabria/la-grotta-del-romito-a-papasidero-e-il-picasso-della-preistoria/
- https://www.calabriaportal.com/papasidero/4955-grotta-del-romito.html
- https://www.unife.it/interfacolta/lm.preistoria/insegnamenti/archeozoologia-1/materiale-didattico/a-a-2013-2014/presentazioni-8-13-14-gennaio/13-gennaio/craig-et-al-2011_jas.pdf
- https://journals.itb.ac.id/index.php/sostek/article/download/12745/5159
- https://sciencepress.mnhn.fr/sites/default/files/articles/pdf/comptes-rendus-palevol2006v5f1-2a22.pdf
- https://hal.science/hal-03806719/file/PaginedaPalaeolithicrockartoftheItalianpeninsula_SIGARI.pdf
- https://www.grottaromito.com/it/la-grotta-del-romito/le-sepolture/romito-1-2
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